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CAPITOLO 4

Rapporti patrimoniali tra coniugi trattati nel capo VI del libro 1 CC + nell’art 143.
Delineato regime patrimoniale primario e regime patrimoniale secondario.
- Regime patrimoniale primario → realizza il momento contributivo. Scopo: stabilire come
provvedere a esigenze comuni.
- Regime patrimoniale secondario → attua momento distributivo della ricchezza. Scopo: individuare
chi ha acquistato i beni nel momento del matrimonio. → Insieme di regole sulla circolazione dei
beni dei coniugi.
1975 → Riforma che modifica disciplina per attuare modelli di solidarietà ed eguaglianza. Modifica
principale: trasforma la comunio ne in regime patrimoniale legale → i beni appartengono a entrambi i
coniugi contemporaneamente.
Ragioni riforma → molteplici
1. Valorizzazione del lavoro casalingo della donna (anche se non è previsto uno strumento per vautare
lavoro effettivo)
2. Comunione = espressione di valori comunitari e solidaristici.
MA non è la scelta di comunione o separazione a essere solidaristica, bensì lo è la regolamentazione di
entrambi i casi. → Disciplina italiana si mostra rispettosa di eguaglianza in entrambi i casi.
- Regime di comunione → i beni comuni appartengono a entrambi i coniugi
- Regime di separazione → attua eguaglianza pov formale
Per scegliere quale dei due regimi attuare va considerato che esistono più tipi differenti di famiglia (→ non
più così presente quella basata sul lavoro solo dell’uom)
(Nel CC 1942 → separazione (non comunione) dei beni)
La comunione dei beni opera solo se i coniugi non hanno espresso volontà contraria. Tale deroga si realizza
mediante la stipula di una convenzione matrimoniale. L’autonomia privata quindi incontra solo i limiti
indicati dal codice:
1. Art 160 → gli sposi non possono derogare diritti o doveri previsti dalla legge per effetto di
matrimonio
2. Art 161 → durante la redazione di convenzioni matrimoniali non si può fare riferimento a usi o leggi
straniere
3. Arti 166 bis → Nulla la convenzione della dote (eliminata dalla riforma del 1975 in quanto andava
contro al principio di eguaglianza)
4. Art 210 → I coniugi possono, secondo le regole dell’art 162, modificare il regime della comunione
legale dei beni a meno che non si vada in contrasto con art 161.
Restano fuori dall’ambito delle convenzioni matrimoniali anche quelle stipulate in occasione della
separazione e del divorzio, le donazioni fatte in considerazione di matrimonio e le donazioni tra coniugi.
Alcuni tipi di convenzioni: 1. Comunione convenzionale; 2. Separazione dei beni; 3. Fondo patrimoniale. È
possibile costituire regimi diversi e atipici a patto che si rispettino i limiti degli articoli 160 – 164.
Forma delle convenzioni → atto pubblico e presenza di due testimoni. Possono essere stipulate sia prima
che dopo il matrimonio. Per opponibilità ai terzi è richiesta l’annotazione. Quando l’atto ha come oggetto
beni immobili → trascrizione sui registri immobiliari.
Le convenzioni possono essere modificate → consenso dei coniugi, consenso dei testimoni, con atto
pubblico.
La comunione non è soggetta a particolari forme di pubblicità. Per comunione → pubblicità negativa. I beni
evidenziati alle lettere A – D all’art 177 entrano a far parte della comunione automaticamente (≠ da
convenzioni in deroga al regime legale, soggette ad annotazioni nei registri di stato civile.) → SE:
Oggetto = bene immobile (fondo patrimoniale, convenzioni che escludono bene immobile dalla comunione,
atti di scioglimento della comunione, atti acquisto beni personali, acquisto di beniche entrano a far parte
del patrimonio in comunione successivamente) → trascrizione nei registri immobiliari.
Non va trascritto se si opta per separazione dei beni.
RIASSUMENDO: 2 forme di pubblicità
- Mediante annotazione nel registro di stato civile
- Nei registri immobiliari
Il regime legale non è soggetto a pubblicità, mentre lo sono le eccezioni a esso.

La comunione legale ha ad oggetto gli acquisti compiuti durante il matrimonio e le aziende coniugali.
Esclusi: beni personali (art 179) e temporaneamente anche i beni che costituiscono la comunione differita.
Tre categorie di BENI:
1. Beni che cadono direttamente in comunione
2. Beni che sono oggetto di comunione differita
3. Beni che non cadono in comunione
La comunione legale può essere definita come:
- Parziale (non universale)
- Derogabile (non necessaria)
- Vincolata (non consente la piena esplicazione di autonomia tra coniugi)
Comunione → costituisce una forma di comproprietà ≠ da comunione ordinaria → ha come oggetto l’intero
patrimonio (non i singoli beni); manca una ripartizione per quote; viene riconosciuta l’efficacia di atti
unilaterali sul bene. → comunione legale come comproprietà solidale dei coniugi (proprietari solidalmente
dello stesso bene → no quote)

SONO OGGETTO DELLA COMUNIONE: Acquisti, aziende,


NON SONO OGGETTO DELLA COMUNIONE: Beni personali,

Gli acquisti compiuti separatamente o congiuntamente sono oggetto della comunione. L’acquisto si verifica
automaticamente in capo alla comunione, e l’acquisto compiuto separatamente da un coniuge si estende
automaticamente anche all’altro.
ACQUISTO A TITOLO DERIVATIVO
- Contratto → può essere concluso congiuntamente o separatamente → non soggetto a regola
dell’agire congiunto. La trascrizione però non può avvenire anche a favore del coniuge non
intervenuto all’atto → trascrizione avviene a favore o contro i soggetti formalmente coinvolti.
L’acquisto si compie a favore della comunione a prescindere dalla provenienza del corrispettivo → acquisto
sempre comune.
ACQUISTO A TITOLO ORIGINARIO
Complesso.
- Può costituire dal risultato di un’attività privata del coniuge (es. pesca) → Sì comunione (di residuo)
- Acquisto a non dominio (= di chi non è padrone) di un bene mobile non personale → NO
comunione
- Usucapione →Un bene usucapito durante il matrimonio entra in comunione indipendentemente da
quando è iniziato il possesso esclusivo e da quando viene avviata la causa per l’accertamento
dell’usucapione. Conta il momento esatto nel quale scade il ventennio. Se lo stesso si compie
quando la coppia si è sposata l’immobile usucapito cade in comunione, anche se gran parte del
periodo si è consumato prima delle nozze.
Il problema relativo alla comunione dei beni acquistati a titolo originario si verifica nel momento in cui si
decide di costruire un immobile su un terreno di proprietà di uno solo dei coniugi. Secondo la Corte di
Cassazione, l’immobile non cade in comunione. Il coniuge non proprietario è tutelato sul piano
obbligatorio, in quanto gli spetta un diritto di credito pari alla metà del costo dei materiali impiegati nella
costruzione di tale immobile.
Altra questione di dibattito → comunione dei diritti di credito. Problema: due situazioni: 1. Crediti che
derivano da un contratto preliminare d’acquisto stipulato separatamente; 2. Vendite obbligatorie e
assegnazioni di alloggi in cooperativa;
1. Secondo Corte di Cassazione, è escluso che i crediti nascenti dal preliminare entrino in comunione
→ il coniuge che non è stato parte del preliminare non ha legittimazione in relazione a giudizi
riguardanti il preliminare stesso.
2. La Corte di Cassazione attribuisce rilevanza al momento formale dell’acquisto della proprietà (dato
che assegnazione è precaria)
Situazione: caduta in comunione delle partecipazioni sociali. Si tende a distinguere tra:
A. La partecipazione determina l’esercizio di attività dell’impresa da parte del coniuge-socio → Art
178
B. Partecipazione a società di capitali → costituisce un investimento → cade in comunione immediata
(salvo che non venga provato che la situazione ricade nel punto A)
Per quanto riguarda le aziende, 2 tipi →
1. Costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi → cade subito in comunione →
oggetto della comunione è l’azienda
2. Appartenente a uno dei due coniugi da prima del matrimonio ma gestita da entrambi i coniugi →
comunione de residuo (cadono in comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento, art
178) → oggetto della comunione sono gli utili e gli incrementi → art. 177 ult. co.
La gestione comune dell’azienda determina la comunione.
La disciplina vuole la partecipazione di entrambi i coniugi comunque mantenendo la garanzia dlla libertà di
iniziativa economica.
Comunione di residuo → riguarda beni che entrano in comunione solo al momento del suo scioglimento.
Chiamata anche “comunione differita” → la caduta in comunione non è attuale.
Questi beni sono:
- Frutti di beni propri
- Guadagni dell’attività separata di ciascun coniuge
- Utili e incrementi dell’azienda
- Beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei due coniugi
Fino allo scioglimento della comunione, i beni appartengono al patrimonio personale del coniuge
precettore ( → beni provvisoriamente personali). Questi beni possono essere utilizzati per contribuire ai
bisogni della famiglia, fare acquisti che cadranno in comunione, acquisti personali, o risparmiarli.
Fino al momento dello scioglimento della comunione, il coniuge non precettore non ha strumenti di tutela.
Per quanto riguarda i rapporti con terzi, il coniuge non precettore non entra in possesso di titolarità diritto
di credito verso il terzo, bensì verso il coniuge precettore → salvaguardata la posizione del terzo.

Beni personali (definitivamente esclusi dalla comunione):


a. I beni di cui un coniuge era titolare prima del matrimonio
Tutto il periodo anteriore alle nozze è escluso alla comunione.
b. I beni acquisiti dopo il matrimonio attraverso donazione o successione
Problema: riconoscere donazioni indirette (es. genitori di coniuge comprano parte della casa → bene
rimane nel patrimonio personale del ricevente)
Problema 2: Occorre che, nel caso, il beneficio alla comunione venga espresso.
c. I beni di uso strettamente personale
Vi sono problemi di definizione. Secondo alcuni, degli oggetti personali sono “investimenti” (libro raro
costoso) e quindi non rientrano in questa categoria.
d. I beni destinati allo svolgimento della professione del coniuge
Problema maggiore riguarda definizione della professione. Va anche rimarcata la differenza tra attività
professionale e attività d’impresa.
- Beni immobili per impresa → esclusi da comunione. Beni relativi a esercizio impresa →comunione
de residuo.
- Beni immobili per professione → occorre dichiarazione e partecipazione all’atto del coniuge →
però rimangono strettamente personali.
e. I beni ottenuti a titolo di risarcimento
f. I beni acquisiti con il trasferimento dei beni personali (purché sia esplicitamente dichiarato).
Si vuole impedire l’automatica caduta in comunione di beni acquistati con beni personali e spostare
ricchezza da un coniuge all’altro. Deve esserci un’apposita dichiarazione. Se riguarda l’acquisto di beni
immobili o mobili registrati, l’altro coniuge deve partecipare all’atto d’acquisto anche se non ne diventa
“comproprietario” → occorre il riconoscimento della natura personale del bene, altrimenti esso cade in
comunione automaticamente.
Anche nel caso di beni mobili deve esserci il consenso del coniuge non proprietario per non farlo cadere in
comunione.
La dichiarazione è necessaria quindi quando la provenienza dal trasferimento di beni personali è incerta.
Problema principale → valore della dichiarazione dell’altro coniuge. La dichiarazione è un atto ricognitivo
del carattere personale del bene. È necessaria ma non basta, infatti è richiesto anche un dato oggettivo,
ovvero la possibilità di ricondurre l’acquisto all’articolo 179.
In quanto alla prova:
- Dichiarazione di carattere programmatico → oggetto: destinazione del bene. Per impugnarla:
dichiarare che il bene è stato utilizzato con altra destinazione.
- Dichiarazione di natura ricognitiva → oggetto: situazione di fatto. Revocabile nei limiti della
revocabilità della confessione.
Disposizione inderogabile → i poteri di amministrazione del bene in comunione e la rappresentanza in
giudizio spettano a entrambi i coniugi (Art. 180):
- Disgiuntamente se ordinaria amministrazione ( → tendono al normale godimento del patrimonio)
- Congiuntamente se straordinaria amministrazione ( → influiscono su consistenza o composizione
del bene) + per gli atti con cui si concedono diritti personali di godimento (non inserito comunque
in art. 180). Quando uno dei due coniugi rifiuta il consenso per il compimento di un atto di S. A.,
l’altro può chiedere autorizzazione per svolgere lo stesso l’atto se è necessario per andamento
famiglia o azienda.
In caso di lontananza di uno dei due coniugi, è permesso richiedere una autorizzazione grazie alla
quale un coniuge può compiere tutti gli atti di amministrazione per i quali occorre il consenso. È
quindi ammesso il rilascio di procura da un coniuge a favore dell’altro.
L’esclusione dall’amministrazione si verifica quando: 1. Il coniuge è minorenne; 2. Non può
amministrare; 3. Ha mal amministrato.
Art 184 riguarda gli atti di disposizione che hanno per oggetto: beni mobili registrati, immobili, o beni
mobili diversi dai precedenti.
- Oggetto: beni mobili registrati → sanzione = annullabilità proposta dal codice entro l’anno dalla
trascrizione.
- Oggetto: beni mobili non registrati → il coniuge è obbligato a ricostituire la comunione nello stato
in cui era prima del compimento dell’atto. → Sanzione = annullabilità e non inefficacia (come
sarebbe secondo regole generali)
Differenze tra comunione legale e comunione ordinaria:
- Legale → comunione per quote
- Ordinaria → comunione senza quote in cui i coniugi sono solidalmente titolari del bene
Corte di cassazione → tutti gli atti compiuti da un solo coniuge senza il consenso dell’altro sono validi ed
efficaci. Sono sottoposti all’annullamento solo nei limiti dell’art 184. Stessa cosa per contratti preliminari
Coniuge che ha concluso il preliminare decide di non accettare il definitivo → altro coniuge può decidere di
adempiere.
Annullamento del contratto preliminare → un terzo richiede il risarcimento dell’interesse negativo.