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Ci siamo dedicati ormai a lungo all�analisi dei principi, colti prima dentro la

storia della Scienza, nella sua parabola di quattro secoli tesa tra Rinascimento e
Novecento, poi dentro quella storia pi� lunga che ha per oggetto i criteri della
convivenza tra gli uomini, ovvero l�evolversi del Diritto e della Politica. Cos� ci
ha accompagnato una parola, �crisi�, che esplicitava la caduta di certi punti di
riferimento per l�Occidente. Prima di chiudere questa seconda parte del viaggio ci
soffermiamo sul suo significato

Il vero senso della parola crisi

1 A questo termine � attribuibile un valore positivo, per esempio se ci si


riferisce alla caduta del nazismo o del comunismo 2 Alla guerra non si pu� dare
sempre il significato di crisi. Il conflitto franco-prussiano (1870)fu benefico per
entrambi i Paesi 3 Un campo che trae giovamento da questi eventi, � la creativit�.
L�arte ha prodotto correnti quali astrattismo, dadaismo o surrealismo 4 La poesia
trasmette, invece,un senso di malinconica tragedia: si distacca dalla Storia,da
ogni fatto oggettivo, dai sentimenti

Vittorino Andreoli

Ci siamo a lungo dedicati all'analisi dei principi, colti prima entro la storia
della Scienza e poi entro quella, pi� lunga, che ha per oggetto i criteri della
convivenza tra gli uomini indirizzata dal Diritto e dalla Politica. Ci ha
accompagnato un termine, quello di crisi, che esplicitava la caduta e l'oblio di
quei principi. Prima di chiudere questa parte del viaggio ci soffermiamo su tale
termine.

LA PAROLA CRISI. Al termine crisi si pu� attribuire anche un valore positivo: lo si


coglie bene se ci si riferisce, ad esempio, alla crisi del nazismo o a quella della
dittatura sovietica. Qui, partendo dal significato negativo del regime di
riferimento, la crisi non pu� che annunciare una buona novella: naturale che queste
crisi siano apprezzate.
Lo stesso avviene per �rivoluzione�: se lo �status quo� e il conservatorismo
tendono a protrarre una condizione che risulta deleteria per alcuni settori della
popolazione, � evidente che l'evento che vi pone fine con un cambiamento pu�
addirittura essere visto addirittura come premessa di un futuro radioso.
Il termine mantiene invece valore semantico negativo per chi in quel sistema era al
comando o comunque ne era beneficiario, o per chi preferisce che i regimi si
consumino senza eventi acuti.
Basterebbe al proposito ricordare la caduta della Repubblica di Venezia, la
Serenissima, che appare come il lento consumarsi di una candela che aveva bruciato,
e con fiamma vivissima, per mille anni. Come se il Senato della Repubblica avesse
deciso di accantonare ogni impegno per andare al Lido a prendere il sole. Un altro
esempio � dato dalla caduta dell'Impero Romano che, tra infinite difficolt�, ha
impiegato ben quattro secoli per compiersi, mentre � ancora oggi difficile
individuare momenti precisi e acuti o, almeno, evidenziare problemi che, senza
esigere una strategia radicalmente nuova, non potessero essere affrontati e risolti
con strumenti e misure che gi� avevano funzionato in precedenza.
Il termine �crisi� � usato anche in biologia o almeno nella biologia relativa alle
fasi della vita umana. La crisi della vecchiaia - come decadenza fisica e mentale,
riguardando anche il cervello che sovrintende alle attivit� intellettive o
superiori - � ben diversa da quella dell'adolescenza, pur definita col medesimo
termine.
Nel primo caso, da una vita adulta che si pensava piena e matura, si passa alla
perdita e alla progressiva esclusione dai ruoli conquistati e occupati fino a quel
momento con dignit�. Anche volendo negare quanto affermato da Lucio Anneo Seneca
con la celebre frase: �ipsa senectus morbus est� [la vecchiaia � essa stessa
malattia], e invece definire la vecchiaia semplicemente come una vita in cui le
doti sono s� diverse, ma non per questo prive di valore, non si pu� negare che di
crisi si tratta, per il venir meno dell'efficienza precedente.
Ma nel caso dell'adolescenza la crisi � positiva, anzi necessaria; ci preoccupiamo
se non avviene e l'aspettiamo con ansia per assicurarci che non si prolunghi
eccessivamente l'infanzia, che pure � un mondo strutturato, la cui fine segna la
perdita di tante caratteristiche straordinarie - se non proprio la ingenuit� e la
purezza, almeno la creativit� e il senso di potenza che ogni bambino possiede -.
Se non si verifica tale crisi, siamo in presenza della cosiddetta �sindrome di
Peter Pan�, cio� del rifiuto di crescere, atteggiamento non ammesso, per esempio,
da una societ� caratterizzata dall'evoluzione e dal cambiamento.
La crisi adolescenziale � dunque un evento positivo, anche se nel suo svolgersi
possono prodursi difficolt�.
Pur senza rifarsi a dottrine o teorie del ciclo continuo tra vita e morte, non
possiamo non ricordare che la nascita � un cominciare a morire e che la crescita �
un continuo morire e rinascere. Ci� appare drammaticamente evidente se solo si
considera che le nostre cellule del sangue si rinnovano completamente nel giro di
pochi giorni e che non vi � nulla di perenne dentro di noi: ogni elemento del no
stro organismo � soggetto a un ricambio totale, pi� o meno rapido. Ci� che rimane �
semmai la percezione di una identit�, intesa almeno come continuit� e come filo
conduttore. La vita pu� dunque essere definita una morte perpetua, poich� frutto di
continua distruzione, anche se meno poeticamente dovremmo definire tale processo
con il termine scientifico di catabolismo, da accoppiare con anabolismo, che � il
suo rovescio, e cio� la parte construens.
Bisogna guardarsi, quindi, quando si osserva una crisi, dal colorarla sempre a
tinte fosche. Del resto, l'abito scuro indossato per una cerimonia funebre, pu�
talvolta venire usato per un battesimo o per un matrimonio, appuntamenti che aprono
a progetti e nuova vita.
Persino la guerra, una crisi acuta che va a braccetto con la morte, ci aiuta a
discernere una molteplicit� di significati, poich� da una morte intesa nel senso
drammatico di estinzione dell'esistenza, si passa a una alla quale si attribuiscono
significati eroici. Morire in battaglia pu� essere interpretato come gesto di amore
sublime, ricordato sulle piazze delle nostre citt� da molti monumenti, come pure da
tante medaglie incorniciate o custodite religiosamente nei cassetti delle nostre
case. Uccidere, inteso come omicidio, in tempo di pace � un reato tra i pi� gravi,
ma compiuto in guerra pu� diventare addirittura atto di eroismo; il cui valore -
magari da segnalare con un riconoscimento - � associato sovente al numero di nemici
uccisi.
Alla guerra non si pu�, peraltro, attribuire sempre il significato di crisi. Il
conflitto franco-prussiana del 1870-71 appare come una una �benedizione�,
nell'immediato per la Germania, ma anche, nel medio periodo, per la Francia.
Otto von Bismarck aveva innescato la guerra per impedire una crisi interna che
avrebbe potuto sfociare in una guerra civile. Additando l'obbiettivo di sconfiggere
il comune nemico francese riusc� a riunire gli Stati tedeschi, fino ad allora in
endemica lotta reciproca.
La Francia, che usc� economicamente distrutta dal conflitto, negli anni
immediatamente successivi svilupp� una forza vitale e una volont� di reazione tali
che nel giro di pochi anni la resero il Paese economicamente pi� forte d'Europa.
Quale senso, dunque, dobbiamo attribuire al termine �crisi�?
L'impressione che si ha � che il termine abbia un contenuto che dipende dalla
condizione da cui si parte - che pu� anche cambiare - e da quella di arrivo; certo
dipende anche da chi ne � coinvolto: in seguito alle crisi alcuni protagonisti
scompaiono dal palcoscenico della Storia, mentre altri li sostituiscono. La
Rivoluzione Francese, ad esempio, � crisi della monarchia e grandezza dei
�citoyens�, poi certo bisogna approfondire. Guardando a guerre pi� vicine nel
tempo, possiamo notare come siano una benedizione per i mercanti di armi, mentre
rappresentano una crisi per chi muore, da soldati o pi� spesso da civili, almeno da
quando le guerre investono anche le citt� e non pi� unicamente i campi di battaglia
e i soldati.
Il 25 aprile 1945 erano in molti in piazza a festeggiare la pace e la libert�
ritrovata, ma allo stesso tempo tanti, che avevano praticato il mercato nero e si
erano arricchiti o avevano ricoperto una posizione di rilievo nel regime fascista,
hanno vissuto quell'evento come una crisi tremenda, e hanno pianto vedendo
svaligiare i loro depositi, pur sapendo che la gente, cominciando dai bambini, fino
ad allora aveva patito la fame.
Anche noi ci serviamo del termine �crisi� sfruttando la sua �double face�, per cui
la crisi di un principio rivela positivit� per chi, in seguito a essa, sta meglio,
e negativit� per chi invece viveva bene nello �status quo ante� e perci� non
vorrebbe vederlo in crisi.
Il significato di �crisi� tiene dunque conto di quanto c'era prima (e del
significato che gli si attribuiva) e di quello che segue (e del valore che a esso
si d�). Ovviamente tali valutazioni non sono univoche, come si pu� verificare ogni
giorno anche di fronte a eventi di natura po litica: in una consultazione
elettorale c'� chi si esprime per eliminare uno status che considera disastroso e
chi invece si adopera per difenderlo perch� il disastro, se mai, riguarda gli
altri, non chi grazie a esso campa magnificamente con evidenti vantaggi personali o
magari di clan (anche ammettendo che ci possa essere chi lo sostiene o lo combatte
per principi esclusivamente ideologici).
Un anarchico considera ogni istituzione statale una disgrazia, mentre c'� chi pensa
che l'individuo sia solo l'espressione di un egoismo esasperato che determina una
lotta continua e sogna un regime che vi ponga termine e garantisca a tutti
un'esistenza tranquilla.

DENTRO L'UMANO. Il problema si trasferisce sul piano dei principi particolari e di


cosa li possa sostituire, e dunque il termine �crisi� va posto con grande
attenzione e precauzione. C'� infatti il rischio, affatto teorico, di entrare in
crisi sulla crisi dei principi.
Dichiariamo in premessa la convinzione che il tempo presente abbia distrutto la
stessa categoria di principio: la gravit� della situazione va quindi ben oltre
l'analisi di quali principi debbano essere considerati ancora validi e come possano
essere valutati. Rimane indubbio che essi risentono del senso che si attribuisce
all'uomo, al suo aggregarsi, e persino al senso della vita. E forse questi sono i
principi primi o i fondamenti dei principi, perch� � chiaro che se la vita ha un
senso originario, fondativo, essa dev'essere rispettata da parte di tutti, sempre e
comunque; se invece � un semplice accadimento, un mero fenomeno, allora pu�
risultare trascurabile, pu� essere perfino soppressa in certe situazioni economiche
o di salute, e si pu� addirittura giungere a non considerarla reale se non ha un
valore economico o non risponde a requisiti estetici (come il colore della pelle).
I riferimenti sottintesi non sono pure teorie o fantasie perverse, ma si legano a
precisi accadimenti storici.
Tutto ci� per dire che la questione dei principi � st raordinariamente importante;
si radica in qualcosa che � gi� dentro la vita delle persone e anche in quella
delle comunit�. E la crisi, messa di fronte all'esistenza umana nelle sue
manifestazioni pi� intense, risulta simile a un camaleonte che pu� cambiare in
rapporto agli ambienti e alle situazioni.
Del resto, la condizione culturale in cui i principi sono affermati sotto l'egida
dell'assoluto, e quindi della certezza e persino del dogma, � quella delle
religioni, in cui � Dio a dare i princ�pi e in qualche caso persino a formularli o
a dettarli.

CREATIVIT�. C'� un campo che sembra trarre beneficio dalle crisi dei singoli
soggetti o delle societ�: � l'arte, la creativit�.
� fuori di dubbio che nei momenti di crisi, di smarrimento, l'uomo manifesta una
particolare forza espressiva, al punto da convalidare il paradosso che senza crisi
l'arte muore. Anche di questa affermazione, tuttavia, non vogliamo fare un
principio: semplicemente constatiamo la correlazione.
Nel periodo della crisi da noi individuato, nel campo della pittura abbiamo
assistito alla scomparsa del realismo, ma ci� non ha certo significato
impoverimento dell'arte, sia nella visione degli impressionisti, sia in quella
degli espressionisti, ma anche nelle correnti successive quali il surrealismo, il
dadaismo, l'astrattismo... In questo contesto si avverte la necessit� di richiamare
un elemento della cultura e della vita umana - la poesia - che amo particolarmente:
infatti mi preme far notare come dentro a quel momento di crisi, l'espressione
poetica abbia raggiunto vertici straordinari.
� un'autentica �creatura� della crisi, un elemento positivo sviluppatosi entro la
distruttivit�, come se si affermasse che la morte � s� tragica, ma che la bellezza
di un teschio � un elemento di vera e propria �grandeur� dell'estetica.
Un riferimento macabro, che per� si � realmente affacciato nella storia non solo
nelle �dances macabres� tardo medievali, ma anche in una vera e propria cultura
della morte e nel culto della fine e del dissolvimento.
Ma la poesia non � forse l'entit� che rende meno triste la nostra esistenza?
Ripercorrer� questo breve riferimento dentro la poesia del periodo che � a cavallo
tra l'Ottocento e il Novecento, riferendomi a Poesia e Poetica di Arturo Pasa (in
Poesia e critica, nn. 1, 2, 3, 1961).
Pasa � stato un amico, professore di filosofia e storia, con cui ho discusso di
filosofia e di principi per tutto il tempo in cui � stato su questa terra. Dalle
note stese mentre discutevo con lui dell'uomo e della societ�, e dai suoi appunti
per le lezioni che teneva al liceo, ho tratto tante delle considerazioni che hanno
dato contenuto a quanto finora ho messo in luce.
L'Ottocento in campo poetico rimanda subito ai canti patriottici, alla poesia
celebrativa delle vittorie e delle guerre, con particolare riguardo agli eroi.
Marzo 1821 di Alessandro Manzoni; Luglio 1830 di Eug�ne Delacroix. Ma ricordiamo
anche che nel 1840, quando sembrava dovesse scoppiare il conflitto sul Reno, ci si
limit� a combattere in versi: La Guardia sul Reno di Max Schneckenburger e l'ode di
risposta di Alfred de Musset, L'abbiamo avuto il vostro Reno tedesco e ancora La
Marsigliese della pace di Alphonse de Lamartine.
Ma a partire dalla guerra franco-prussiana del 1870 la poesia si acquieta, non
celebra gesta, semmai trasmette un senso di malinconica tragedia. Questo
cambiamento si coglie nettamente in occasione del primo conflitto mondiale, che non
vede versi celebrativi, ma poesia del dolore. Ma non si assiste a un distacco
soltanto dalla Storia, segnata in modo indelebile dalle guerre; si fa strada un
progressivo allontanamento da ogni fatto oggettivo e persino, come si vedr�, dai
sentimenti e dalle passioni, da sempre fonte di ispirazione poetica: basti
ricordare il primo romanticismo.
La meta � un vuoto di contenuti e la poesia pura.
Questo nuovo genere poetico ha il suo maggiore esponente in St�phane Mallarm�
(1842-1898). Dentro la crisi, questa poesia grandissima, ad alcuni sembrer� non
poesia. Housman, rivolgendosi a Andr� Gide nel 1917, chiede: �Comment expliquez-
vous, monsieur Gide, qu'il n'y a pas de po�sie fran�aise?� [Come spiega, signor
Gide, che non esiste una poesia francese?].
� vero: muore non solo la poesia della Storia, ma anche quella del sentimento, si
procede verso un vuoto che per� non � �nulla�, � poesia pura: con essa il nulla
acquista persino una valenza poetica.
I richiami di Mallarm� sono rivolti al potere evocatore della parola: �Peindre non
la chose, mais l'effet qu'elle produit� [dipingere non la cosa, ma l'effetto che
essa produce]. La poesia tende a ��voquer par une mirage interne des mots m�me�
[evocare attraverso un miraggio interno delle stesse parole] (Mario Luzi, Studio su
Mallarm�, Sansoni, Firenze 1952). �Il verso non deve dunque essere composto di
parole, ma di intenzioni e tutte le parole devono sparire di fronte alla
sensazione� (A. Pasa, loc. cit., n. 1, pp. 111-12) e cos�, dalla sintassi della
frase e del verso si passa a una sintassi di emozioni e di sensazioni.
In una lettera a Henri Cazalis (1840-1909) del 1866, Mallarm� scrive: �Je suis
depuis un mois dans les plus purs glaciers de l'Esth�tique, qu'apr�s avoir trouv�
le N�ant j'ai trouv� le Beau� [Da un mese mi trovo nei pi� puri ghiacciai
dell'Estetica, dopo aver trovato il Nulla ho scoperto il Bello]. Ecco, dunque: la
Bellezza e il Nulla. La perdita di ogni riferimento, il Nulla appunto, che per�
diventa la Bellezza; per paradosso solo dentro il Nulla si scopre la Bellezza, e
qui ritorna il fascino della pagina bianca che prima di essere di Mallarm� aveva
catturato anche Gustave Flaubert (1821-1880).
Ecco allora che il fallimento che ha portato al nulla e che ha permesso alla poesia
di attingere la purezza supera tutto il passato poetico centrato sui sentimenti. Si
giunge cos� al nulla puro: Nulla e Purezza.
� evidente che il poeta avverte la crisi del mondo della scienza e delle leggi
della convivenza umana fin qui analizzate, ed � questa crisi che lo solleva alla
vera poesia o almeno alla �nuova� poesia. La pura pagina bianca, nemmeno pi� il
suono, la musicalit� del verso: �La fille de Minos et de Pasiphae�.
In questa evanescenza si scopre la poesia orientale fatta di frammenti: �Una poesia
fatta di niente, quasi incorporea� (A. Pasa, ibid., p. 129).
Di fronte alla crisi della societ� industriale perennemente in corsa, in cui i
prodotti hanno finito per staccarsi dai bisogni dell'uomo e imporsi come animati di
vita propria che condiziona l'agire umano, mentre una burocrazia invadente
controlla ogni attivit� umana, e mentre il mondo � pieno di comitati per regolare
la follia dello stesso, Vladimir V. Majakovskij, in Le smanie per le sedute scrive:
�Oh, se ci fosse / ancora / una sola seduta / per estirpare tutte le sedute�. Si
arriva all'implicito, al banale, al nulla.
Del resto, cos'� la vita? Ce lo dice Jacques Pr�vert (1900-1977) in Familiale.
...
Le fils est tu� il ne continue plus
Le p�re et la m�re vont au cimeti�re
Ils trouvent �a naturel le p�re et la m�re
La vie continue la vie avec le tricot la guerre les affaires
Les affaires la guerre le tricot la guerre
Les affaires les affaires et les affaires
La vie avec le cimeti�re.

E Antonin Artaud (1896-1948) in Ci-Git:


... se refaire une existence
libre de mopi
sur mon cadavre
�t�
du vide m�me...
Je suis mon p�re, ma m�re
Et moi.

Il poeta della crisi � un primitivo che cerca di dar vita a un nuovo mondo, anzi
soltanto di vederlo anche se forse non esiste.
La crisi si fa musa e diventa poesia, si muove tra nulla e sperimentalismo, ma
attraverso questo tentativo forse alla fine nasce qualcosa, magari
inconsapevolmente prende avvio una nuova genesi e cos� appare un nuovo mondo che
non pu� che nascere dal nulla. Il niente allora si fa materia d'un nuovo big bang.

EPICRISI. Questa divagazione su un termine, crisi, e sui suoi molteplici


significati potrebbe ampliarsi fino a estenuarsi, le gandoci al senso delle parole
senza poter mai giungere a un approdo conclusivo, ma noi dobbiamo ammettere che la
vita non � poesia e che noi non siamo poeti. Ci preoccupiamo della morte dei
principi e di una vita che senza di essi ci appare morte, mentre noi, da non poeti,
odiamo la morte, ma non la sappiamo cantare perch� il dolore diventa
insopportabile.
E una vita senza regole produce dolore, il dolore dell'assenza dei principi, della
loro morte.

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