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CORSO

Libro come prodotto fisico, materiale. Dalla pergamena ai bit

Percorso sulla materialità del libro, tipografi ed editori 1520-30 coincidono per poi continuare in cose diverse

Storia della stampa

Fasi

1. 1450-1550 secolo creativo, gli inizi di tutto quello che possiamo riconoscere anche adesso. Novità di
usufruirne dl libro stesso
2. 1550-1800 l’era del consolidamento, perfezionamento di quanto raggiunto ma nell’ottica dello spirito
conservatore. Periodo dove nasce la figura dell’autore, si riconosce il lavoro della propria penna, diritti di autore
e periodo della censura. Libro qui vive come prodotto culturale
3. Dal 1800 alla fine del 1900: innovazioni tecniche che mutarono modi di produzione e distribuzione 1830
usata come data di cesura per definire il libro moderno. SI PARLA DI LIBRO MODERNO DAL 1830 PRIMA
ERA TUTTO LIBRO ANTICO.
4. Fino ad oggi uso del digitale, modifica e sta modificando l’oggetto libro, modifica i sistemi di promozione e
distribuzione del libro, modifica il sistema per raggiungere il libro e modifica anche la grafica del libro stesso.

AMAZON opportunità per editori

Importanza della stampa senza la stampa non ci sarebbe editoria, l’editoria nasce con l’introduzione dei caratteri mobili.

DEFINIZIONE DI EDITORIA educere, in latino vuol dire portare fuori. Rendere accessibili dei contenuti, non importa
la forma. Bisogna anche capire qual è il mezzo per rendere fruibile quello che si vuole pubblicare.

COS’E’ LA STORIA DELL’EDITORIA

Attraverso l’editoria si specchia la società

CAMBIAMENTI

Velocità prima ragionavamo sulla pesantezza dell’editoria (codici, pergamena, fino alla carta (più leggero) e il digitale
che è un supporto immateriale) e passiamo ad un discorso di velocità

 Dalla scrittura al codice: 4200 anni


 Dal codice ai caratteri mobili: 1250 anni
 Dai caratteri mobili a internet: 524 anni
 Da internet ai motori di ricerca: 17 anni
 Dai motori di ricerca al relevance ranking algoritmico di google: 7 anni.
 ????

Velocità per accesso ai contenuti è sempre più corta

Scrittura nasce per ragioni commerciali

Codice libro manoscritto che ha la forma di quello che sarà la stampa

COS’E’ UN LIBRO

Il libro è un oggetto fisico

Il primo che si chiede cos’è un libro è Kant (seconda metà del 700)

a) Libro come opus mechanicum frutto, oggetto


b) Discorso indirizzato al pubblico come da uno scrittore o da un editore che ne abbia ricevuto il mandato.
 Contraffazione (di tipo materiale e dell’appropriamento legittimo del contenuto) del libro è vietata dal diritto:
ogni riproduzione fatta da un legittimo mandato non si può fare.

Libro è la concretizzazione di un contenuto che un autore chiede che venda pubblicato, editato. Esiste ed è obbligatoria la
mediazione dell’editore perché il contenuto vada dal produttore al lettore.

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Anna Frank arrivata in casa editrice (Einaudi) nel 53.

Diritti d’autore scadono dopo 70 anni della morte dell’autore.

È un oggetto/bene materiale e quindi l’acquirente ne diventa il legittimo proprietario? Oppure è l’autore a che ne conserva
la proprietà indipendentemente come dice Kant, comunque vada la riproduzione? Siamo proprietari di un opus
mechanicum o di un lavoro creato, pensato e voluto da un autore? Siamo proprietari del contenuto, quindi il contenitore
diventa uno strumento per poter arrivare a quel contenuto. L’editore salvaguarda il suo contenitore (libro che non va
fotocopiato) e salvaguarda il contenuto (perché quando pubblico un autore faccio un contratto con l’autore dove
salvaguardo il suo diritto intellettuale, dandoli una percentuale infima per questo suo lavoro)

18/02

Sommario raccoglie il contenuto del libro

Produrre un libro è composto da due attività, intellettuale (di chi scrive il testo) e l’altra attività tecnica, con l’editore che
porta avanti il processo che porta il testo da chi l’ha creato al lettore.

2 personaggi si sono confrontati a metà del 700 per questo concetto di libro, Diderot (Enciclopedie di Diderot e Lambert)
e Condolse (politico francese che si è suicidato), Diderot afferma come uomo di scienza/illuminista che chi ha pensato
l’opera è da proteggere, da salvaguardare quindi il diritto di salvaguardare il diritto inalienabile della proprietà intellettuale
viene da Diderot. Condolse dice che una volta che si è pensato, pubblicato, editato un contenuto questo è pubblico,
liberamente accessibile e usufruibile. Il ragionamento alla base tra Condolse e Diderot e la situazione attuale nasce da una
domanda, Platone fa dire a Socrate (Fedro di Platone) che la scrittura, il cristallizzare un pensiero con è da fare, è nocivo,
quasi da vietare perché Platone era un filosofo che lavorare sull’esercizio della memoria, e solo la trasmissione del
contenuto attraverso la memoria avrebbe permesso la dialettica. C’è un’altra parte della medaglia che dice solo se il testo
trasmesso come sottoforma di scrittura o libro può garantire il testo una sopravvivenza. Senza la scrittura l’autore non
esisterebbe.

Significato della parola libro la radice viene da “liber”, liber è la pare dietro alla corteccia dell’albero, c’è la corteccia e
prima del tronco c’è una sorta di pellicola che è stata usata come i primi supporti di struttura. Quindi il supporto che dà
nome a un prodotto. “Papier”, “Paper” papiro che era un supporto, quindi supporto che dà origine a un vero e proprio
oggetto usato per la struttura. Per finire il libro nella sua sostanza concettuale abbiamo la parola librarietà che riassumo
tutte le caratteristiche che hanno i libri quindi la librarietà è una qualità.

Per avere un libro devo avere le pagine che sono legate tra di loro, altrimenti potrebbe essere un manifesto o un volantino
ma non un libro, quindi una superficie piana che sia legata con altre superficie piane. La successione dev’essere logica. La
strutturazione logica dei libri dev’essere funzionale alla lettura. La logica non è applicabile sono al contenuto ma anche
alla struttura del libro, questo significa che quando vado a impostare il libro devo sapere dove inserire la mia pagina
composta nella forma che va sotto la macchina di stampa. Altra caratteristica che ha il libro è che può contenere un
messaggio di carattere verbale ma anche di carattere visivo, cioè testo. (16 min)

19/02

L’idea di editoria come lo conosciamo oggi arriva tardi, tanto che le figure dell’editore e dello stampatore coincido nella
seconda metà del 500.

Prima di Gutenberg il libro a stampa non era sconosciuto, si sviluppa in oriente.

Primo esempio, libro stampato 1377 in Corea, libro originale conservato nella biblioteca nazionale di Parigi. Primo libro a
stampa perché è stato fatto a caratteri mobili a legno, un testo buddista, lingua cinese ma scritto in coreano in immagini
così era più facile tradurre.

Non è funzionale nel 1377 usare i caratteri mobili. Arriva un altro progetto chiamato la stampa tabellare, che è il primo
sistema per poter trasmettere su supporto per la Cina (carta di gesso9 per noi pergamena, primi libri stampati in forma
tabellare sono libri di carattere religioso e carte da gioco. Questa tecnica consiste in una incisione su un pezzo di legno
dell’immagine, inchiostrare la figura il rilievo, si appoggiava sopra un foglio di carta ed in maniera speculare abbiamo
stampato quello che si voleva fare, si chiama stampa a stile xilografico

Il legno ha problemi, è una materia viva (umidita), non è resistente (si usura). Un’altra caratteristica è che non si può
stampare fronte retro se no solo su un lato per volta. Abbiamo una serie di elementi che mettono la voglia di innovare,

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perché la cultura si sta facendo sempre più ampia, c’è bisogno di trasmettere sempre testi più lunghi. Il legno si presta
poco e male ad una incisione precisa. I tempi sono maturi per il carattere mobile.

Xilografia prodotto di carattere artigianale, poche copie.

Serie di fogli stampati con tecnica xilografica, legati assieme che trasmettono un testo di immagini

Dalla stampa xilografica arrivano i caratteri di Gutenberg. Con un carattere preparato al piombo si può pensare di
diventare il libro un prodotto seriale. Il libro come prodotto seriale fa perdere la funzioni a tutti quegli elementi per poter
scrivere, leggere, ecc., tipo le vetrate delle chiese, il libro distrugge questo (scritto a Notre-Dame), capiscono quello che
leggono vedendo le immagini.

Con Gutenberg la prima Bibbia viene venduta nella fiera di Francoforte, il percorso è difficile e lento, la stampa comincia
nel 1450. Nel 70 il 10% dei libri era stampa e nel 1530 il 90% dei libri in commercio erano a stampa.

Federico di Montefeltro fa copiare da un amanuense un libro a stampa. Nel 1490 dice che i libri belli sono quelli sono
manoscritti e non vuole nella sua biblioteca un libro a stampa perché gli sembra degradante. Il copista dichiara che ha
copiato un libro a stampa e dice che l’ha fatto perché nel 1490 la stampa era meretrice.

Papa Giulio II, nel 1479 aveva fatto scrivere un libro a mano quando invece il libro era già stato divulgato come testo a
stampa. Nel 1472 a Venezia viene stampato la Guerra Civile d’Appiano ma il papa Giulio II lo voleva scritto. La stampa
mi dà la possibilità di cambiare genero.

La stampa a caratteri mobili non vuol dire che abbiamo meccanizzato la scrittura. La meccanizzazione della scrittura
avviene con la macchina da scrivere (strumento 800). Con la stampa meccanismo la copiatura, non ho più un amanuense
ma una persona che lavora al torchio. La scrittura manuale sopravvive non solo per Giulio II o Federico e sopravvive
anche la xilografia.

GUTENBERG

Esperimenta l’uso dei caratteri mobili. Sembra die essere nato con questa genialità nel 1450-55. Lui aveva un background
perché era figlio di un orafo (sapeva fondere i metalli) e aveva lavorato per un certo periodo nel mondo degli specchi
(stampa è un attività speculare- avere un immagine al contrario e saperla mettere bene), aveva un’altra peculiarità, i soldi,
si fa finanziare da due banchiere ed ha la possibilità di mettersi a lavoro e di far si che tutti quelli caratteri a legno
diventino di piombo con una dimensione molto piccola e diventano strumento per contenere tanto testo in un solo libro.

Succede che lui mette insieme queste sue capacità e introduce blocchetti di metallo, presi da un meccanizzato, li mette
insieme e li mette in un compositoio per dare origine alle parole scritti (caratteri non lettere), perché fusi su questi
blocchetti di piombo ci sono anche i segni di punteggiature. Nel XVI secolo venti milioni di libri a stampa circolavano per
l’Europa.

Incunabolo libri nella cula, primi libri a stampa. Si parla di incunaboli fino al dicembre del 1500.

Quella di Gutenberg era una rivoluzione non un’innovazione. Il torchio è noto, per la spremitura delle olive o dell’uva,
Gutenberg mette tutto insieme e lo aggiunge nel mondo della stampa. Il libro manoscritto per Gutenberg fa gioco per due
motivi:

1. Costi si riducono
2. Gli fa da modello Il libro a stampa quando viene fuori è identico al manoscritto solo che con un sistema
meccanico. Modello anche dal punto di vista del contenuto (è una Bibbia, testi che maggiormente giravano e
perché c’era una garanzia di acquisto da qualcuno). Serve anche per la scrittura da applicare (il gotico, perché
non poteva essere scritta in un altro modo). Vede anche le miniature (immagini) e lui tira fuori un libro senza
neanche una figura, allora lui lascia lo spazio per fare le miniature fuori il laboratorio tipografico, però stampare
vuol dire che c’è velocita però inviando questi libri al miniatore si perde tempo ed anche la miniatura costava,
quindi lui tiene le immagini xilografiche per illustrare i libri. Il carattere e le immagini sono in rilievo, quindi
sono nello stesso piano.

Fust e Schoffer vogliono i soldi indietro che hanno dato a Gutenberg ma lui non ce li ha lo buttano fuori della società ma
continuano la loro attività. Fanno la Bibbia invece di 42 linee a 36 linee quindi il libro si riduce. Continuano a lavorare
non solo con edizioni impegnative ma anche con fogli d’indulgenze, avvisi, prove di stampa.

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Indulgenze primi fogli a stampa. Chiesa che lascia una ricevuta che tu hai versato del denaro che ti garantisce
l’assoluzione dei tuoi peccati

Chiesa primo grande committente di prodotto librari

Le università continuavano a scrivere i testi a mani, ma con un sistema che ottimizzava i tempi, sistema della pecia (in
latino pezzo), quindi copiavano i testi a pezzi (uno di qua ed uno di là. Tipo dispense)

Il gotico finisce di essere applicato come un carattere per stampare libri fino alla Seconda guerra mondiale (durante, con
Hitler) perché si capisce che è una scrittura che nessuno sa leggere. Resta abbastanza confinato perché quelli che arrivano
in Italia usano la scrittura romana.

Bibbia 42 linee due volumi, primo il nuovo testamento e il secondo il vecchio testamento. Primo libro a stampa 150
copie in carta e sono conosciuti 47 esemplari e 34 copie in pergamena di cui sono conosciute 12 (Bill Gates ne possiede
un esemplare). Carta, foglio – pagina, fronte-retro.

“L’invenzione” di Gutenberg

I caratteri mobili avevano il vantaggio di acconsentire la correzione dei libri prima della stampa chiamata correzione in
piombo, perché io che ho composto il mio libro ho la capacità di vedere i caratteri specchiati e sono in grado di
correggere. Tutto questo rimane tale fino ad oggi, noi applichiamo un progresso di carattere tecnologico su quelli che
erano state dei processi di correzione di caratteri mobili, allineamento di caratteri mobili e poi stampa dei caratteri mobile.

Altro elemento di innovazione che porta il libro, viene stampato/prodotto attraverso un macchinario che ha delle
componenti che sono intercambiabili. Col il torchio tipografico ho il primo concetto di intercambiabilità. Il torchio si può
smontare, cosa se succedere perché i tipografi non lavoreranno sempre dove hanno cominciato perché si spostavano con il
torchio dove dovevano stampare, si spostavano per le guerre e questa è stata la ragione perché la stampa di Magonza si è
spostata in Europa. Altra ragione è la competizione della concorrenza; Venezia si impesta di tipografi che ad un certo
punto c’è una produzione che non può essere tuta venduta, ha più offerta che domanda. L’attività di stampa diventa
un’attività industriale, perché? Ci sono tre ragioni:

1. Personale bisogno di un compositore, di chi inchiostra, chi fa le risme della carta stampata, quindi concetto di
dipendente
2. Procurarsi la materia prima a basso costo e calcolare esattamente di quanta materia mi serviva piccolo
manager crescono.
3. L’impresa ha bisogno di vendere, quindi preparano cataloghi che promuovono quello che hanno stampato

IL PERCORSO DEL LIBRO- ALTRI INCUNABOLI

1457Satlerio stampato da Schoffer dove appare per la prima volta un colophon e una marca tipografica

1460 Bibbia a 36 linee

1460Catholicon

1460 abbiamo un testo che non è cattolico il Catholicon (enciclopedia medievale), enciclopedia nota dal 1200, merita
assolutamente di essere menzionata perché dal punto di vista tecnico si cambia il carattere (non lo stesso della Bibbia).
Ricordato anche per una tipologia di libro che apre una strada alla cultura della borghesia e anche perché è un
sempreverde (best seller), recupero di testi antichi. Ha un colophon attribuibile a Gutenberg perché la Bibbia a 42 linee
non si può dire sia di Gutenberg. Se Gutenberg è attribuibile questo colophon vuol dire che nel suo progetto non c’è solo
quello di rendere riproducibile in meno tempo in più copie un testo che poteva essere prodotto in forma manoscritta (tutti
potevano imparare qualcosa – non solo monasteri)

Primi incunaboli non aveva Frontespizio tutto quello che avevano veniva raccontato nel colophon

Colophon composizione tipografica di 4-5 righe dove venivano riassunti il titolo dell’opera, l’autore, dove e da chi era
stato stampato e quando era stato stampato. Concentrato di informazioni tipografiche ed editoriali.

IL PERCORSODEL LIBRO - ITALIA

Primo paese straniero in cui si va ad utilizzare questo tipo di stampa

Questi tipografi arrivano in Italia (Roma) chiamati dal cardinale per stampare una grammatica latina in gotico (Lattanzio)

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1465 primo libro stampato in Italia a caratteri mobili LATTANZIO prodotta in 275 esemplari

24/02

SUPPORTI SCRITTORI

PAPIRO

Tra i primi supporti che sono stati utilizzati per la stampa, per la preparazione di uno strumento che potesse essere
adeguato a riportare un contenuto scritto o disegnato. La radice del termine ha lasciato la sua traccia nel corso degli anni,
“papier” (francese).

È stato il primo mezzo che ha alleggerito la trasmissione della struttura, prima si usavano supporti che rendevano pesanti
la trasmissione del sapere e questi erano mezzi per tener i conti. Trasmetteva testi più lunghi e in formato leggero.

Papiro pianta che nasce sulle sponde del Nilo in Egitto e anche lungo il Nilo in Siria, Palestina ed Etiopia, grandi paesi
di poche risorse acquifere ma con la presenza di grandi fiumi dove nasce questa pianta. Il busto del papiro veniva lavorato
tagliano trasversalmente il midollo della pianta stessa e il taglio era fatto a sezione triangolare e uscivano delle striscioline
sottili che poi venivano distese perché erano strette e allungate e venivano disposte in maniera longitudinale in modo che
poi potevano essere accostate l’une con le altre. Distese queste striscioline di carta potevano essere avvicinate l’une e le
altre e facendo utilizzo in maniera naturale del collante vegetale della pianta queste striscioline leggermente sovrapposte
una sopra le altre si attaccavano e costruivano un piano. Questo piano era tenuto unito in maniera più solida ponendo
perpendicolarmente di altre striscioline di papiro, questo creava una sorta di reticolo.

Prima dicevamo che la pianta è immersa per metà nell’acqua ed erano proprio le parti immerse in acqua (più scure oppure
carnose) che venivano utilizzate per mettere le striscioline perpendicolarmente l’una con le altre, quindi si creava una
parte del foglio della pagina chiara (quella sopraelevante dall’acqua) e l’altra più scura ma serviva per far si che tutte le
striscioline siano sempre unite.

Nel foglio di papiro si poteva scrivere solo da un lato perché l’altra parte era meno pregiata. In questo modo venivano
costruiti singoli fogli che con lo stesso principio di leggera sovrapposizione di collante vegetale venivano legati gli uni
agli altri. Le parti che componevano il rotolo del papiro si chiamano plagule e da qui arriva il termine ‘pagina’.

La prima pagina del rotolo si chiamava e si chiama protocollo, si chiama così perché ha un numero identificativo che aiuta
ad identificare il documento che è posto nella prima pagina. L’ultima pagina del rotolo si chiama escatocollo. Le pagine
legate assieme per creare il rotolo venivano appiattite il più possibile ed essiccate al sole dopo potevano essere arrotolate
attorno ad un bastoncino dal latino ‘umbilicus’, che sostanzialmente sarebbe un legno o un osso di animale abbastanza
lungo e rigido attorno al quale si poteva arrotolare il nostro rotolo. Questo ‘umbilicus’ terminava con una certa chiusura
(cornua) che permetteva che il rotolo scivolasse via dal bastoncino ma permetteva ci si potesse attaccare delle etichette
fate a carta di pergamena che riportavano il titolo, l’autore, informazione minimamente necessarie per recuperare il nostro
contenuto perché questi papiri erano rotolati, sovrapposti uno sopra l’altro e poi era difficile andare a recuperare il
documento che poteva essere utile, queste indicazioni bibliografiche si chiamano pinax, termine greco che erano i versi di
Callimaco che faceva piccoli epigrammi.

Il rotolo è la prima forma libraria che noi conosciamo, composta da un materiale vegetale, poi il supporto sarà animale per
tornare di carattere vegetale quando parleremo di carta. Su questo materiale si poteva scrivere con uno stilo, si poteva
scrivere da un solo lato e soprattutto si scriveva in una scrittura continua, l’inchiostro utilizzato era a base d’acqua, foligile
e colla. C’era questa scrittura continua perché bisognava risparmiare più materiale possibile e poi quando la scrittura si è
presentata per raccogliere e raccontare opere e testi sacri non aveva ancora conosciuto una separazione logica formale,
quindi si preferiva fare piccole e strette colonne parallele che correvano lungo le fibre orizzontali della pergamena, erano
molto corte le righe e man mano venivano lette il lettore svolgeva nella sua mano il rotolo di pergamena.

Il rotolo spesso è chiamato volumen, ma si usa anche per indicare il libro. Volume, viene dal verbo volvere, significa
rotolare e srotolare il roto che veniva svolto o da sx verso dx oppure dal basso verso l’alto, una volta che le linee venivano
elette il rotolo veniva rotolato su sé stesso. Abbiamo l’dea che il libro e la lettura del suo contenuto abbia con sé la
caratteristica della solennità, cioè il rotolo è un formato che conferisce una certa sacralità all’atto della lettura soprattutto
quando veniva davanti al pubblico, però contemporaneamente un veicolo privilegiato almeno fino a quando viene
introdotta la pergamena. Il rotolo più delle tavolette cerate consente alla scrittura di diventare meno estemporanea meno
provvisoria e meno occasionabile. Il rotolo è come poi lo sarà il libro uno strumento che enfatizza la solennità dei
contenuti.

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Sappiano queste metodologie di preparazione del rotolo da Plinio il Vecchio che nella sua opera ‘Naturalis Historia’ va a
raccontarci sebbene lui non abbia mai assistito alla preparazione del papiro, ci racconta come va trattato ma soprattutto ci
racconta il successo commerciale grazie alla sua versatilità e soprattutto perché era uno strumento che poteva dare luogo a
rotoli molto lunghi, quindi la versatilità era data anche al fatto che il papiro poteva avere l’estensione che ci interessava
che potesse avere. Il suo uso risale al terzo millennio avanti Cristo, ma sappiamo che la sua fortuna fu più che millenaria
perché attorno all’anno mille presso alla cancelleria di papa Leone XI il papiro era ancora usato, era ancora uno strumento
o supporto per la scrittura papale.

Il più antico rotolo di papiro che noi oggi consociamo è conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi è il rotolo chiamato
‘Prisse’ che prende il nome di Emile Prisse D’Avennes che è stato il suo scopritore, questo pezzo di papiro risale al 2000
vanti Cristo e contiene un’opera morale di un sovrano egizio della V dinastia che riguarda delle massime. Cosa decreta il
suo disuso? Fu sostanzialmente una modalità d’imbarco, il Re Tolomeo Epifane d’Egitto fu costretto all’imbarco del
papiro perché fu vietato il commercio o esportazione verso Pergamo, quindi il papiro comincia ad essere in difficolta
perché cominciano ad essere ridotti i territori dello smercio e del commercio. Da qui parte la leggenda che pergamo on
trovandosi sufficiente materiale scrittorio a disposizione non fece altro che inventare la pergamena. Per che la pergamena
venisse perfezionata e sistematizzata nell’uso bisogna aspettare il secondo secolo avanti Cristo quindi il papiro continuo
ad essere usato sebbene in quantità minore nei territori fuori alla propria produzione proprio per il problema dell’imbarco

LA PERGAMENA

La pergamena non si prestava al ritmo di una attività con caratteri mobili.

Quando si introdusse la forma rotolo resto invariata, cioè la forma applicata, utilizzata rimase anche per la pergamena,
infatti la pergamena ne medioevo era utilizzata per tramandare la poesia lirica, storia universale, i compendi di storia
sacra, i testi liturgici e poi anche i cosiddetti Esultet.

Exultet rotoli di supporto membranaceo che contenevano le preghiere per la benedizione del clero pasquale, recitata dal
Diacono durante la celebrazione del Sabato Santo, la recitazione era accompagnata dallo svolgere del volumen e questo
permetteva ai fedeli di poter scorrere e vedere le immagini con i quali questa preghiera era arricchita all’interno dei rotoli,
queste immagini messe in senso inverso alla scrittura.

La pergamena aveva un vantaggio rispetto al papiro che era che poteva essere prodotta in qualsiasi area, non era
necessario la condizione ambientale ma poteva essere ricavata in qualsiasi luogo perché era prodotta da pelle di animale
che si potevano allevare ovunque.

La presenza della pergamena facilito l’uso del libro soprattutto a partire del IV secolo anche se la storia della preparazione
della pergamena risale al secondo secolo dopo Cristo (pelli servivano per coprirsi). A specializzarsi su questa attività
furono i monasteri che per anni ebbero il monopolio della produzione della pergamena e divennero i centri scrittori più
importanti, basta ricordare il Vivarium di Cassiodoro, il Monastero di San Gallo e il Monastero di Montecassino fondato
da San Benedetto, cioè scrittori che divennero centri monopolistici della preparazione dei codici, che preparavano sia per
le chiese ma anche per le corti dove venivano consultati o utilizzati per la formazione dei principi della corte o
semplicemente messi ad abbellimento delle proprie biblioteche. Lo sviluppo maggiore delle Scriptoria si ha tra il VI e il
VII secolo dopo Cristo.

Vantaggi rispetto al papiro

 Flessibile consente allo strumento non solo di essere arrotolato ma di essere anche piegato, essere piegato
significava poter costruire dei fascicoli, i fascicoli sono l’unita minima di un libro perché se legati assieme lungo
il dorso facevano in modo che nascesse una nuova forma di libro, forma a CODEX (codice) e che conferivano la
possibilità al codex di tenerlo in una sola mano e da qui viene il termine ‘manuale’. La sua presenza, struttura,
consentì una usufruizione migliore dei testi che erano scritti sul papiro.
 Il libro costruito di pergamena poteva essere posto vicino al corpo del lettore più facile la lettura e poteva
stare appoggiato su un piano e contemporaneamente aperto senza dover faticosamente anche tenerlo in mano
 Facile da collocare a scaffale più compatto, più facile da localizzarlo ed estrarlo. Poi ovviamente quando il
libro i arricchisce da copertina sul dorso della copertina veniva inserito il titolo e autore in forma abbreviate.
 Un valore aggiunto del tipo di materiale era che si poteva scrivere in entrambe le facciate e si poteva risparmiare
in qualche modo il materiale scrittorio necessario.
 Si poteva registrare piccoli testi di uso commerciale e quotidiano come conti, ricevute, messaggi commerciali,
tutti quei contenuti che precedentemente erano registrati solo ed esclusivamente sulle tavolette.

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 Poteva essere riutilizzato si grattava via la scrittura precedente e questo permetteva di lasciar spazio alla
pagina ancora pulita, che poteva essere ancora segnata dal calamo. Questi codici che hanno subito questo
processo di riscrittura di chiamano palinsesti, ‘palin’ in greco vuol dire scritto due volte. La traccia della
scrittura precedente non si perdeva completamente perché era frutto di un incisione, segno di qualcosa che
veniva lasciato come traccia sulla pelle, non era spesso visibile ad occhio nudo ma è possibile scoprire, leggere
dei palinsesti, cioè far emergere la scrittura inferiore rispetto a quella superiore che è stata sovrapposta grazie al
utilizzo della lampada UV, tecnica moderna perché già nel 800 si era cercato di leggere le scritture sottostanti,
sottoponendo la pergamena a trattamenti acidi ma questo con il tempo ha provveduto a deteriorare la pelle
stessa.
 Potevo pensare di suddividere il testo in maniera logica riesco a individuare, a pensare nelle prime parti
dei libri, ma poter usufruire abbastanza facilmente di un prodotto che poteva essere svogliato, potesse contenere
l’indice, che non era troppo stretto ma neanche troppo lungo fa che diventi un elemento importante per l’attività,
sia di studio, preparazione religiosa, educazione ai fedeli.

Questi vantaggi non resero rapidamente obsoleto il rotolo perché la forma libro/codice ci mesi ben 8 secoli per imporsi ma
dopo 4 millenni di fortuna del rotolo sebbene si continuasse a parlare di libro (liber) che sebbene le pagine non fossero più
arrotolate su sé stesse e nemmeno ricavate da una pianta il codice ha la base pergamenacea (sopravvento)ma non
sostituisce rapidamente e di maniera indolore lo stesso rotolo.

Quando penso al papiro non posso pensare al rotolo e quando penso alla pergamena non posso pensare alla forma libro
fatta a codice perché i rotoli potevano essere a pergamena e i libri (fogli piegati) poteva essere fatto di papiro anche se non
fosse duttile nella piega. La forma codice fu universalmente adotta dalla fine del primo secolo dopo Cristo quando co
micia a percorrere le strade dall’Oriente all’Occidente per trasmettere il sapere dell’antica civiltà.

La pergamena raggiunge una certa supremazia sul codice anche se questo raggiungimento è stato graduale e progressivo,
la ragione di questa progressiva supremazia del codice sul volume e soprattutto sul volume del papiro è da trovare
sostanzialmente nel carattere pratico nel quale si poteva godere con i libri in pergamena.

L’Impero Romano ad un certo punto, alla perdita della sua unita, perse anche unita di scrittura e il tipo di scrittura che
andava a formarsi e strutturarsi si presentava sempre più adatto ad essere utilizzato dentro le pagine di pergamena. Il
codice rimase inalterato nella sua struttura per sempre, nel senso che la struttura codice è la medesima della struttura libro
che oggi conosciamo, questa resiste al cambiamento dei popoli e potenziando le sue caratteristiche strutturali e funzionali,
diventando l’unico ed esclusivo elemento adatto alla scrittura e anche alla lettura. Cambiarono la modalità di preparazione
dei codici, cambia e si migliora la preparazione della pergamena, la preparazione che partiva da un prodotto organico che
andava trattato e sistemato per renderlo idoneo alla struttura.

Con la pergamena il libro diventa di carattere animale e non più vegetale come il papiro. Gli animali venivano uccisi,
l’attività era di spellare la loro pelle, su questa pelle si doveva scrivere con un calamo (penna ricavata dagli alberi, specie
di cannuccia molto rigida) ma più avanti lo strumento per scrivere divenne la penna (ricavata dagli uccelli che veniva
intinto in un inchiostro).

A raccontarci come si fa la pergamena fu sempre Plinio il Vecchio (?), che attraverso i suoi scritti ha raccontato come la
pelle veniva preparata e conciata, perché una volta tolta dal animale doveva essere pulita e liberata dallo strato grasso e
anche del vello (starato peloso, esterna la corpo), dopo fatta questa attività di pulizia la pelle veniva immersa in un bagno
di calce, che aveva due poteri: quella di sciogliere il grasso e tutto il materiale impuro e anche la capacita o funzione di
pulire fino in fondo il materiale. La pelle usciva bagnata e umida quindi facile per poi ripulirla di nuovo. Per fare questa
attività c’erano dei maestri conciatori i quali procedevano fono alla fine per la preparazione dei fogli di pergamena che poi
venivano utilizzati all’interno dei contri scrittori. La fase successiva che li vedeva coinvolti era di immergere la pelle in
acqua tiepida pulita, acqua che contribuisse a sgrassare sempre di più la pelle e poi stendere questa pelle in telai. Questo
sistema di legare la pelle ad un telaio poteva creare dei buchi o perché la pelle era troppo tirata o perché l’animale era
stato molto ferito e quindi una volta tirata questa parte si strappava. Le pelli potevano essere di pecora, vitello o capra,
venivano lisciata sempre stesi su questi telai e se si fossero verificati dei buchi sarebbe stato relativamente importante per
il certo scrittorio perché o si faceva in modo che questi buchi andassero a coincidere con la rifinitura del libro o nella
piegatura dei fogli di pergamena o rimanevano presenti come buco in mezzo alla pagina attorno alla quale la scrittura si
sarebbe mossa.

La pelle non veniva utilizzata tutta come supporto scrittorio, quindi veniva tagliata in un quadrato o rettangolo il più
grande possibile e tutte le parti di marginatura o di smarginatura che restavano inutilizzate come supporto per la scrittura
venivano invece utilizzate per creare dei fili che potessero essere poi al momento della legatura dei vari fascicoli oppure
per creare delle fibbie per le coperte che venivano preparate por contenere i fascicoli piegati. Il massimo della misura che

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si poteva ottenere erano dei fogli che andavano dai 70-80 cm di altezza ai 50-60 di larghezza, ogni tipo di animale
conferiva delle misure diverse e la tipologia di animale caratterizzava quel foglio nella consistenza, morbidezza e nel
colore. Esisteva anche la pergamena che veniva ricavata da animale abortiti o che non avevano mai brucato erba quindi
che non erano mas stati svezzati, questi fogli erano molto pregiati ed erano denominati “velan” perché la pelle era molto
sottile e ancora oggi lo portiamo al termine di carta velina o virginia, cioè molto sottile.

Il sistema di preparare la pergamena rimane invariato per circa un millennio. A Pergamo c’erano già le capacità tecniche
per conciare la pelle: una volta che la pelle era pronta poteva essere anche abbellita, poteva essere inserita in un bagno di
porpora quindi la pelle diventava di colore rosso e questo rendeva la pagina pregiate e suntuosa sulla quale si scriveva con
inchiostri in oro e argento, parliamo di supporti pergamenacei che erano destinati a reali, alte cariche clericali.

La struttura era pieghevole, ola pelle era flessibile e quindi consentiva l’apertura a 180 gradi del libro (poteva essere
appoggiato su un piano), potevo avere a disposizione 2 facciate che in qualche modo rendevano il codice estremamente
bello da vedere perché prima di tutto non aveva una vista monolaterale di quello che era scritto e poi la piegatura
consentiva alle pagine che stavano nel lato vello (pelo) di combaciare tra di loro cosi come quelle che combaciavano nel
lato carne, questa è una regola che si chiama ‘vis-a-vis’ e anche nota come ‘legge digrevole’ in modo che io quando
aprivo il codice avevo davanti a me due pagine chiare oppure due scure (parte del pelo), questa parte s riconosce
facilmente perché sono visibili ad occhio nudo i bulbi peliferi.

Il codice fu utilizzato per volontà di papa Gregorio nel V secolo e divenne lo strumento principali per la formazione del
clero. Le prime comunità cristiane erano composte da gente prive di possibilità economiche, modesta formazione ed era
esclusa da ogni ceto sociale. Il cristianesimo non era altro che la possibilità di sentirsi parte integrante di una società certo
che però la religione per essere un elemento di coesione di tipo culturale e sociale doveva essere facilmente trasmessa,
quindi ecco l’oggetto pergamenaceo pronto per assolvere questa esigenza ma soprattutto ad assolvere questa esigenza
perché rispetto al papiro e al rotolo con aveva condizioni più duttili nell’utilizzo ma aveva anche un costo minore. Il
concetto di libro era in cambiamento, era un o scambio culturale molto rapido quello che poteva avvenire grazie al libro,
ecco perché non è più un oggetto sacro, nemmeno riservato a pochi ma lentamente si avvicina ad una realtà di tutti e
soprattutto comincia a circolare fuori dai monasteri e cattedrali per far girare i testi biblici, testi di culto, tutto quello che
serviva per divulgare il cristianesimo ma rimane anche chiuso negli spazi di governo, negli spazi destinati a pochi. Quindi
la versatilità della pergamena è sfruttata fino in fondo.

Questa versatilità non è da riscontrare solo nel uso pratico ma è anche da vedere applicata nella suddivisione del testo
perché visto che i libri di pergamena erano composti da una serie di fascicoli, nessuno vietava di aggiungere altri fascicoli
ai volumi (nel senso di codice), quindi la possibilità di fare libri con tanti fascicoli portava in se la possibilità di
assemblare più opere, possiamo dire che la creazione della pergamena da la possibilità di creare i primi libri miscellanei.

SCRITTURA IN PERGAMENA

1. Preparare uno schema con delle righe che venivano segnate sul voglio attraverso uno strumento appuntito che
lasciava un leggere solco per mantenere l’andamento dritto della scrittura
2. Verso la fine del 11 secolo queste righe erano tracciate con una piccola mina che a sua volta lasciava traccia
sulla pagina.

Passaggio fondamentale da tenere presente sui processi di stampa e scrittura è quello legato a uno spazio che è una pagina
ben precisa con delle misure e spazio ben preciso nel quale potersi muovere impaginando il testo ma lasciando anche
spazio per numerare queste pagine e lasciare le spazio anche per poter are degli appunti attorno al testo, ecco le
paginazione con dei bordi molto larghi in modo da consentire al lettore di scrivere (non era possibile sul rotolo di papiro).

Il libro pergamenaceo aprì di fatto l’area di scrittura all’impaginazione. L’impaginazione è fatta di tanti elementi che con
il manoscritto e il carattere pergamenaceo si vanno ristrutturando senza che la lettura venisse disturbata. Altro elemento
che il libro pergamenaceo porta con sé è che alla fine veniva indicato chi aveva scritto il libro, qual era il titolo, chi era il
copista e quando il copista aveva finito di fare il libro. Queste informazioni di carattere in parte tipografico e in parte
editoriale le traviamo nei libri a stampa soprattutto agli inizi del 500 che ora prendono il posto dei frontespizio, i
frontespizi non esistevano ei manoscritto nemmeno nei libri a stampa perché queste informazioni si presentavano nel
colophon, che era posto nell’ultima pagina e dava tutte le info funzionali per capire i che libro si trattasse, teniamo
presente che il contenuto delle pagine era spesso dichiarato nell’incipit del volume (prime righe).

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25/02

In Egitto adesso si scrive ancora su papiro per gadget turistici, ma il sistema per che le fibre si leghino una con le altre è
chimico perché permette di usare colori di caratteri sintetico e di far si che permangano nel tempo.

Il papiro rimane nel tempo un supporto affidabile, non conosciamo al momento nessun supporto scrittorio che dia una
garanzia sufficiente per mantenere per millenni le informazioni. Le informazioni legate al mondo nucleare sono scritte su i
nostri file, computer ma le info essenziali di quando risalgono le scorie, dove sono state prodotte e da che cosa sono scritte
in fogli di papiro che accompagnano i barili che vengono stoccati, tutto questo per avere la garanzia che il contenuto
rimanga per anni.

REGOLA DEL VIS-A-VIS

Le facciate combaciano tra di loro rispetto alla piegatura e al lato della pergamena. Doveva essere lato carne con lato
carne e lato pelo con lato pelo, perché con questa regola il codice veniva presentato con una certa estetica apprezzata dal
lettore.

LA CARTA

È stata l’ultimo elemento che ha dato il via al successo definitivo del libro.

Arriva dalla Cina che aveva già esperimentato la preparazione della carta che veniva preparata e strutturata alle piante del
Gelso. Questi fogli di carata sono ancora prodotti e pregiati, utilizzati per cose ufficiali in oriente. Questo modo di
produrre la carta (dalle piante) fece un salto ulteriore soprattutto nel second secondo avanti Cristo in Medio Oriente perché
la carta comincio ad essere ricavata alle fibre degli stracci. La leggenda che lega la produzione della carta è da riferire ad
un ufficiale di corte chiamato Cai Lun che nel 105 a.C. osservava delle donne che lavavano dei panni ai fiumi, questi
panni rilasciavano delle fibre che grazie all’acqua si legavano insieme, legarsi assieme faceva una sorta di ‘scottex’ che
una volta di lisciata ed asciugata si rivelò ben presto uno strumento utile per poterci scrivere sopra. Cai Lun non scoprì la
carta ma perfeziona il sistema per poter fare in modo che queste fibre legate insieme potessero essere utili per trattenere
l’inchiostro per poterci scrivere. Con le fibre della stoffa siam tornati ad una produzione di carta vegetale com’era il
papiro.

La carta fatta di stracci è una materia che ancora oggi salva guarda testi rispetto alla carta chimica che usiamo noi
quotidianamente, esempio alluvione di Firenze.

La tipologia del tessuto dava una resa diversa anche sulla tipologia di carta, in base al supporto primario si ottenevano dei
fogli di carta diversi.

L’arte della carata venne poi applicata dal mondo giapponese e poi l’arabo ed è proprio attraverso gli arabi che la carta è
giunta in Europa. 751 d.C. quando gli arabi si scontrano in una battaglia presso la loro citta di Samarcanda e appresero
l’arte di preparare la carta, in quel momento la tecnica cinese di preparare questi fogli superò i confini dell’Impero celeste
per poterlo fare circolare su tutta l’area del mediterraneo. Dopo Samarcanda la carta diventa famosa, un elemento il quale
tutti i popoli, stati, governi, guardano con interesse e cominciarono ad applicare la tecnica di preparazione a:

 Bagdad 794-795
 Spagna 1056 attuale Valencia
 Italia 1109 in Sicilia.
- Abbiamo una testimonianza di una lettera della vedova di Ruggero I che scrive in un foglio di carta ma il vero
successo della carta si ha a Fabriano nel 1276 dove inizia una nuova elaborazione del supporto scrittorio,
infatti al centro Marchigiano la carta diventa un oggetto cristiano, cioè a Fabriano si applicano delle
innovazione rispetto alla carta araba perché c’era la necessità di far diventare quella carta un prodotto europeo
perché non era gradito che fosse un prodotto arabo quindi la prima attività che compiono i maestri fabrianesi è
quella di caratterizzare la carta con degli elementi che conducessero alla cristianità. La seconda novità che
venne introdotta a Fabriano era quella di trattare la carta con una collatura di carattere animale e non vegetale
perché i fogli di carta quello poltiglioso non era adatto ad assorbire l’inchiostro era necessario fare un processo
di collatura (verniciatura) che potesse rendere la carta meno assorbente all’inchiostro, questa attività gli arabi
la facevano con delle sostanze ricavate da vegetali e a Fabriano questa attività di incollatura era fatto con
sostanze di provenienza animale (grasso animale). Questo ha fatto fare un salto di qualità di carta perché il
grasso animale rendeva ka carta meno attaccabile dagli agenti patogeni esterni quindi la carta ha potuto
travalcare i secoli con più facilita e con meno problemi portati dagli agenti patogeni.

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COSTRUZIONE DEL FOGLIO

L’attività partiva da chi raccoglieva gli stracci, questo era portato avanti dagli stracciaioli che erano operai che andavano
per le case a raccogliere indumenti de canapa, cotone e lino, indumenti sempre più presenti nelle case perché attorno al
300 nel medioevo si profila la moda della biancheria intima, questi indumenti venivano raccolti, poi suddivisi tra quelli
chiari e scuri poi venivano nei laboratori, grazie ad una attività fatta dalle donne, tagliati quindi resi già in micro parti e
poi venivano lasciati a macerare.

La bottega in cui tutto veniva preparato si chiamava la gualchiera quindi tutta la lavorazione ma soprattutto la
macerazione veniva fatto qui, queste erano poste vicino a sorgenti d’acqua perché per far andare i macchinari c’era
bisogno della forza motrici che solo la forza dell’acqua poteva portare. Inoltre, essendo necessario che il prodotto fosse di
buona qualità, lo straccio veniva trattato, lavato e sistemato in acqua che fosse limpida. A Fabriano mettono insieme certe
competenze e aggiungono alla capacita di collare diversamente la carta e anche all’intuito di dover utilizzare corrente
(limpida e pulita), si mettono a sistema il macchinario per produrre i fogli di carta, questo macchinario è chiamata pila
idraulica a magli multipli, questa è composta da i magli, erano dei martelli che andavano a battere i pezzettini di stracci
immersi nell’acqua con un po’ di calce (sbianca e disinfettante) tutti questi pezzi di stoffa per sfibrarli, questi magli
battevano battere all’interno di questa pila perché erano attaccati ad un tronco, da questo sporgevano degli elementi che si
chiamano palmole o camme che girando assieme al tronco che a sua volta ha mosso dalla forza idraulica toccavano questi
martelli che si alzavano e si abbassavano in modo che gli stracci potessero essere pestati. In ogni pila battevano almeno 3
tipologie di magli:

1. Pestare lo straccio caratterizzati da chiodi appuntiti che servivano a disgrossare, sfilettare il più possibile
2. Piatti testa che serviva a raffinare o sfilacciare il più possibile la stoffa
3. Privi di chiodo serviva per affiorare, rendere più compatto la poltiglia (ora la chiameremo pisto perché il
risultato finale che usciva dalla gualchiera era un pisto)

LAVORO AL TINO

La carta nasce grazie ad un telaio che veniva immerso nel pisto e preparato nelle vasche della pila a maglie multipli. C’era
un addetto chiamato ‘levatore’ che immergeva questa forma all’interno di questa botte e poi c’era un ragazzo addetto a
togliere il foglio da questa forma lo depositava a pile e poi lo andava a sistemare.

Il levatore aveva in mano una sorta di reticolo che era costituito da una serie di fili intrecciati tra di loro in modo
perpendicolare, i fili erano di rame paralleli lungo il lato corto e lungo di questa forma e avevano la funzione di trattenere
il pisto raccolto in questo tino. Il reticolo aveva dei filamenti che aveva un nome particolare:

 posti lungo il lato lungo filoni


 posti lungo il lato corto vergelle

Succedeva che raccogliendo il pisto il reticolo tratteneva la cresce di pasta, l’acqua percolava e creavo questo primo
quadrato di foglio tutto bagnato. Per che questa poltiglia non percolasse all’esterno una vota che veniva raccolta dal tino
c’era una sorta di cornice di legno che il levatore tiene in mano che tratteneva nei lati la fuoriuscita, lo spessore di questa
cornice determinava anche lo spessore della carta perché più alta era la cornice più carta riuscivo a far trattenere nel mio
setaccio e più il foglio poteva risultare spesso.

L’attività che faceva il levatore era molto rapida: inseriva questa forma una volta sollevata dall’acqua la scuoteva in modo
che la cresce di pasta si distribuisce uniformemente, la passa a quello che era il ponitore che toglieva la cornice che
tratteneva la cresce di pasta e faceva girare di 90-120 gradi il foglio sopra dei feltri, i feltri avevano la funzione di
assorbire l’acqua in eccesso (acqua ancora presente in maniera sostanziale), poi veniva posto un altro feltro e poi si
procedeva con un altro foglio, cioè una pila di fogli una sopra l’altra intercalati da questi feltri che assorbivano sopra
l’acqua, poi tutto il pacchetto andava sottoposto ad una pressa, la pressa schiacciava bene i feltri ed i fogli e l’acqua in
eccesso andava persa, il fogli pero era ancora bagnato ed andava steso, perciò nelle gualchiere c’era un grande terrazzo
dove c’era luce, arieggiato e quindi la corrente aiutava ad asciugare questi fogli. Il foglio quando usciva dall’asciugatura
non era pronto per essere usato alla scrittura perché l’altro passaggio era legato alla collatura (calandratura), vengono resi
impermeabili all’inchiostro, l’inchiostro doveva essere contento ma non trapassato dal foglio. I pacchetti di fogli venivano
immersi in una sostanza gelatinosa ricava dalla bollitura dai nervi degli animali questo creava del grasso che era utilizzato
per calandrare i fogli stesi. Il processo era fatto velocemente perché i fogli non potevano ricevere troppo grasso quindi a
pacchetti venivano immersi.

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Fatto questo il foglio andava ulteriormente lisciato, andava livellati il più possibile, processo fatto ancora una volta dalle
donne che lavoravano in queste botteghe che lavoravano con una velocita tale per portare rapidamente a processo finale la
costruzione di un foglio.

Foglio venduto in balle, ogni balla aveva 50 risme e una risma è fatta da 500 fogli.

La carta diventa cristiana grazie all’introduzione della FILIGRANA che riportava dei simboli di carattere religioso o
richiamante la cristianità. Nella slide che ci mostra vediamo un interno foglio di carta creato da questo setaccio e in una
prima meta veniva posto sopra il reticolo n disegno fatto sempre con l’attorcigliare del ferro spesso di rame che produceva
un’immagine. Le prime immagine utilizzate erano di carattere cristiano tipo la testa di bue (richiama San Luca) o la croce
o di altri elementi che appunto la carta assume delle caratteristiche sue proprie. Un’altra caratteristica che assume la carta
attraverso l’utilizzo della filigrana è quella in cui si identifica la carta, quindi diventano marchi di qualità, sono immagine
visibile in contro luce perché essendoci il reticolo di metallo, sopra l’immagine costruita è evidente che veniva depositata
meno cresce di pasta, cioè lo spessore era inferiore e questo consente di vedere in contro luce queste caratteristiche del
foglio.

L’altro elemento è capire a cosa servono oggi questi filoni, se nella fase di costruzione erano utili a trattenere la carta e
farsi che il foglio venisse realizzato (trattenere il pisto e farsi che io potesse avere un foglio adeguato alla scrittura) sono
anche utili questi elementi per capire e recuperare i formati dei libri antichi, infatti a seconda delle posizioni dei filoni e
delle vergelle che noi troviamo e leggiamo in controluce su una pagina di un libro antico, infatti il formato in foglio che
conosciamo, il formato che nasceva da una sola piegatura dal foglio che usciva dal tino aveva i filoni verticali e le vergelle
orizzontali, se il foglio veniva piegato in formato in quarto, la filigrana veniva tagliata, divisa dal ulteriore piegatura che io
andavo a fare al foglio, quindi se guardo in controluce devo trovarmi la filigrana dentro la piegatura, i filoni diventano
orizzontali mentre le vergelle verticali. Se piego ulteriormente il mio voglio, la filigrana rimane nel lato interno della
piegatura, i filoni tornano ad essere verticali e le vergelle orizzontali.

La carta rimase a lungo riservata alla scrittura della pratica quotidiana non abbiamo avuto uno esplua subito dell’utilizzo
della carta, rimasta alla quotidianità. Questa teneva con sé il principio del progresso e ben presto diventa l’alleata del libro,
della produzione del libro a stampa. Come valore aggiunto possiamo dire che la carta era un po’ più economica rispetto
alla produzione del papiro ed era molto duttile per la piegatura del foglio stesso e per la costruzione del fascicolo

LA CARTA NELL’800

Qui la carta conosce nuovi progressi e passaggi, ed è stato dettato dalla materia prima che era la cellulosa, quindi la cara
rimase un prodotto di carattere vegetale ma prodotta grazie alla fibra del legno e non più degli stracci.

Il primo passaggio prima di arrivare alla macchina Fourdrinier (macchina continua che noi oggi conosciamo per la
produzione della carta) c fu l’introduzione di un cilindro che diede il nome alla macchina olandese dove la carta veniva
contemporaneamente triturata o sfilettata (rese nelle fibre minime) all’interno di un tino, il risultato era quello di una carta
fine ed omogena ma forse meno resistente, perché se prima i chiodi pigiavano la carta, la mettevano nelle condizioni di
legarsi sovrapponendosi invece questa macchina (cilindro) porto a tagliare in tanti pezzettini le fibre rendendo la carta un
po’ meno resistente perché le fibre non erano schiacciati ma tagliati.

Cambia anche in processi di sbiancamento della carta (prima calce e l’acqua limpida di corrente) perché intervennero gli
elementi chimici anche per la collatura, ma questo rende la carta non solo forse meno resistente ma anche più pesanti.
Trattata con un agente chimico chiamato Bario, questo rende la carta bella, adatta alla stampa per ola resa visiva
dell’opera d’arta ma sostanzialmente molto pesante

Ultimo passaggio e quello di conoscere la macchina continua dove sostanzialmente la cresce di pasta, lo straccio triturato,
tagliato e immerso nell’acqua viene versato in vasche molto grandi ma non molto alte sulle quali è tesa una maglia
finissima (setaccio, usato primi operatori) sopra il quale passa un rullo che distribuisce e appiattisce meglio tutto il
materiale ed è seguito da un altro rullo che assorbe l’acqua in eccesso, assorbendo l’acqua la schiaccia ulteriormente e poi
un’attività di asciugatura ad aria calda asciuga contemporaneamente il foglio, i fogli lunghi viene arrotolando nelle
bobine, poi venduto a bobina oppure tagliato per usi di macchine a stampa.

La filigrana viene apposta su questa attività perché sopra questa poltiglia passa un altro rullo che ha in rilievo delle
immagini che roteando continuamente sopra la distesa della cresce di pasta lascia un’impronta, che viene chiamata falsa
filigrana).

LA CARTA OGGI

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Siamo alla fine del 700, epoca industriale, questa macchina funziona grazi e alla corrente elettrica e grazie ad un processo
di automazione e di trasformazione rende la carta producibile e preparabile in meno tempo ma con delle caratteristiche
diverse rispetto alla carta che noi consociamo fatta con gli stracci.

26/02

TORCHIO TIPOGRAFICO (prima macchina tipografica)

Fu sviluppato nel momento in cui si misero insieme una serie due competenze già note al livello tecnico e meccanico.

La prima immagine di un torchio conosciuta risale al 1499 “Dance de la mort” (xilografica), significativa per due
questioni:

1. Sono rappresentati degli scheletri della morte che vanno a prendersi materialmente e fisicamente tutti coloro che
lavoravano in una bottega tipografica. Significa che ce una certa sensibilità a pochi anni dallo sviluppo della
stampa a caratteri mobili verso questo tipo di attività, una attività molto riconosciuta ma poco salubre
2. Ci fa vedere tutto quello che doveva esserci all’interno di una bottega artigiana, e soprattutto mostra una certa
continuità tra quello che è una attività di produzi0one libraria e di vendita.

Ci sono degli errori di carattere filologico:

1. Lato alto dx della vignetta mostra libri che sono con la copertina, legati, sicuramente almeno fino al 1515-1520 i
libri venivano venduti a fascicoli, non era assolutamente possibile che fossero presentati o venduti già legati, la
legatura veniva fatta in una bottega separata ed era frutto di scelte che venivano fatte dal compratore,
committente, che tipo di copertina/legatura volesse.
2. Per terra ci sono dei caratteri che sono caduti al compositore, vuol dire che forse era un compositore troppo
distratto perché i caratteri erano molto preziosi e costosi e farli cadere non era gradito a che dirigeva la bottega
3. Era sostanzialmente difficile se non impossibile di rimettere giù tutti i caratteri e le linee su quel piccolo spazio
4. La barra è al contrario, è programmata come se il torcoliere fosse abituato ad usare il braccio sinistro e non il
destro perché l’attività al torchio e come l’attività della voga, si spinge e poi si torna, si torna e poi si spinge. Il
torcoliere doveva essere posizionato dalla parte dello scheletro

Il torchio ha sempre suscitato un certo interesse. Quello di Da Vinci che aveva provato a pensare ad una macchina
che poi è stata ripresa tale e quale per stampare. Siamo quasi certi che il disegno di Da Vinci non sia mai stato
realizzato, ma ci son una serie di elementi che ci conducono al torchio come noi possiamo pensare che fosse costruito

LA STRUTTURA DEL TORCHIO

A noi non è pervenuto nessun torchio quattrocentesco, erano strutture completamente in legno e quindi sono andate
distrutte, abbiamo solo una ricostruzione conservata a Lion (Francia). Sono prevenuti dei documenti che descrivono
questa macchina tipografica ma soprattutto la struttura, risultato finale del libro stampato ha permesso di ricostruire a
ritroso tutta l’attività di stampa e la macchina che era utilizzata per stampare i libri.

La forma tipografica che corrisponde ad un lato del foglio da stampare veniva posta sopra questo carrello che
assieme alla leva costituisce le due parti mobili del torchi, nel mentre le 2 parti fisse sono fatte dalla struttura del
torchio stesso (di legno per la maggior parte del tempo bisogna aspettare all’800 per avere una costituzione
importante delle parti in legno con il metallo) e queste due montanti (legami) che ancoravano il torchio ad una base
perché l’attività che veniva svolta al torchio era forte, il colpo che veniva dato per pressare il foglio sulla
composizione tipografica, inchiostrata doveva reggere alla struttura e per questo veniva ancorata.

Parti fondamentali:

 Legata al piano dove abbiamo il carrello è costituita da questo appoggio che si chiama timpano e da un
altro che si chiama fraschetta.
 Sul timpano veniva appoggiato il foglio che doveva essere stampato, cioè il lato del foglio che doveva poi
venire direttamente a contatto con la forma che era stata inchiostrata, poi su questo timpano veniva
rovesciata, piegata sopra la fraschetta.
 La freschetta era una sorta di telaio che aveva dei buchi che corrispondeva al numero e alla misura della
composizione tipografica che erano poste sopra al carro, chiusa su sé stessa aveva la funzione di proteggere
i bordi del foglio che non andavano stampati, tiene il più possibile fermo nelle parti che andavano stampate
e proteggono contemporaneamente il foglio da eventuali macchie.

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 Il foglio andava fissato sul timpano con dei chiodini, qualcosa che lo poteva tenere fermo sopra il telaio del
timpano (costituito da pelle sul quale di poteva facilmente fissare qualcosa), i chiodini avevano anche la
funzione di riposizionare il foglio nello stesso identico punto sul timpano quando il foglio doveva essere
stampato dall’altra carta quando la carta dopo essere stata stampata sul retro e poi anche sul verso, quindi i
chiodini sono dei punti guida che erano d’aiuto per fare in modo che i l foglio venisse correttamente
giustificato.
 Succedeva poi che la fraschetta veniva chiusa sul timpano, il tutto veniva chiuso sopra la forma tipografica,
il carrello permetteva di spingere sotto all’azione della stampa i testi che erano state composte. La stampa
avveniva come avveniva attraverso una pressa chiamata ‘platina’ che era fatta alzare e abbassare attraverso
l’utilizzo di una leva, questa leva permetteva scorrendo su una vite senza fine di far alzare o di far
abbassare questo piano che permetteva il contatto, il colpo tra la parte inchiostrata e il foglio che doveva
essere stampato.
 La barra una volta alzata liberava il piano con i caratteri composti, una leva o manualmente si tirava fuori
questa forma tipografica, si apriva tutto, si toglieva il foglio stampato, lo si ammucchiava in una pila di
fogli e poi si procedeva ad inserire un altro foglio e si procedeva con la stampa

Tutto questo meccanismo di abbassare e alzare un piano era già noto per quando Gutenberg si è approcciato per la prima
volta a mettere in funzione questi macchinari. Esistevano perché si esprimevano le olive o l’uva quindi il concetto del
torchio, del piano era già conosciuto.

Prima soluzione che è stata strutturata su questo torchio tipografico:

 Vite in metallo questo consentiva una maggiore agilità nello spostamento della platina in modo che
potesse andare rapidamente e in maniera esatta (stessa pressione e stessa forza) a contatto con il foglio.
Introdotta verso la meta del 16 secolo a Norimberga, aumento la precisione e la forza per poter fare una
stampa più nitida e più corretta possibile
 Allargare il piano, la misura, le dimensioni della platina che andavano a contatto con la forma
tipografica per poter stampare un foglio dovevo passare due volte la mia forma tipografica sotto la
platina per stampare una prima meta della mia forma e poi la seconda metà. Quando la platina viene
allargata, aumentata la dimensione del piano che può fare la pressione sui caratteri inchiostrati ottengo un
risultato migliore perché velocizzo il mio processo di stampa (invece di fare 2 colpi per stampare un lato
del foglio faccio uno solo) e soprattutto con lo stesso movimento o con lo stesso abbassamento della platina
riesco a stampare uniformemente tutto il foglio.
 Scorrimento del piano della forma tipografica perché spostarlo a mano aveva un certo peso, invece ad
un certo punto è stata introdotta una sorta di leva che permetteva di far scorrere più agevolmente il piano
sulle rotaie.
 Come si posizione l’inchiostro e inserito sui grafismi che dovevano essere stampati lo faceva un
garzone all’interno della bottega che aveva in mano due mazze che erano dei semicerchi alle cui estremità
o a metà de semicerchio era inserito una sorta di maniglia che consentiva di essere non solo tenuti in mano
ma soprattutto de poter farsi che i semicerchi potessero mettersi insieme, toccarsi in maniera circolare o
semicircolare in maniera che l’inchiostro venisse ben distribuito su questi mezzi cerchi. Erano rivestiti di
pelli quindi assorbivano l’inchiostro che a sua volta poi veniva distribuito con un movimento rotatorio di
questi due mazzi sopra ai caratteri. I caratteri erano in rilievo quindi era facile sporcarli tutti d’inchiostro.
 L’inchiostro per i caratteri mobili, anche qui c’à stato un po’ l’intervento, la capacità di Gutenberg, era un
inchiostro grasso, oleoso che aveva due particolarità:
1. Essendo grasso si distribuiva in maniera uniforme senza percolare e veniva subito rappreso dai disegni
in rilievo
2. Si ossidava velocemente perché quando io andavo a stampare e ritornavo indietro con il mio
carrello e staccavo il foglio dal mio timpano quel foglio doveva essere già asciutto e già pronto per
essere impilato e pronto per un foglio successivo

OPERAI CHE LAVORAVA AL TORCHIO

Compositore prepara le pagine, la forma tipografica, deve preparare il testo composto a caratteri mobili. Quindi era
colui che aveva il compito di preparare il materiale che doveva essere inchiostrarlo. Componeva a rovescio e aveva
l’abilita di capire se c’era qualcosa che non funzionava.

Torcoliere/tiratorecolui che applicava il foglio al timpano, lo chiudeva con la fraschetta, faceva scorrere il carello
sotto la platina in modo che fosse sistemato in maniera corretta quando la latina si abbassava andare direttamente a

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contatto con la parte inchiostrata e infine doveva azionare la leva del torchio, quella che abbassava questa platina, in modo
che la platina esercitasse la sua pressione sul timpano perché i caratteri venissero a contatto con il foglio che era da
stampare. Il movimento in senso contrario della leva permetteva alla platina di alzarsi e di tornare a disposizione per un
altro colpo mentre il carrello veniva fatto scorrere di nuovo all’esterno per poter cambiar il foglio e per poter mettere a
registro attraverso l’uso di questi chiodini il nuovo foglio.

Battitore quello che ha in mano queste due mazze che aveva il compito di distribuire in maniera più uniforme possibile
l’inchiostro sui caratteri. Queste mazze vengono sostituite da un rullo con il quale è molto più facile la distribuzione in
maniera uniforme

Correttore di bozze aveva più ruoli all’interno di una bottega e poteva essere un lavoro portato avanti da più figure. La
prima figura che fungeva da correttore di bozze era il compositore stesso, lui con l’occhio allenato a sistemare,
posizionare le lettere nella forma capiva se le lettere erano posizionate nel senso sbagliato, capiva se mancasse qualche
parola, quindi faceva la lettura in forma o in piombo, cioè leggeva al contrario quindi la prima correzione a piombo. Se le
prove di stampa risultava qualche errore si interveniva di nuovo grazie al compositore e ad accorgersi di questi eventuali
errori c’era il torcoliere stesso (non sapeva leggere) o andava in bottega l’autore o il committente di quel testo, questi non
erano sempre in bottega ad aspettare che venisse stampata forma dopo forma, questo comportava due particolarità: la
prima che bisognava tenere la forma tipografica composta perché altrimenti si doveva ricomporre tutto per andare sotto al
torchio con le correzioni e questo non era molto possibile perché i caratteri erano in quantità alta ma non infinita e se io
dovevo comporre le altre pagine avevo bisogno di caratteri tipografici e poi comportava che non uscivano, venivano
messe in commercio delle stampe con gli errori, con le variante perché se il correttore di bozze arrivava in bottega e aveva
appena finito di stampare un tot di fogli la forma rimaneva ancora composta ma lui trovava degli errori, si correggeva la
forma e si procedeva con la stampa degli ulteriori fogli ma quelli precedentemente preparati on andavano buttati via,
venivano inseriti negli esemplari che poi andavano venduti. Questo ruolo poteva essere impersonato anche dl tipografo,
non possiamo dire editore perché la figura dell’editore tarda ad arrivare, nel 400 e anche 600 queste due figure
coincidevano. Spesso il correttore di bozze era un intellettuale, un amico che passava per la bottega che era andato a
stampare le sue opere e che svolgeva un’attività di correzione anche per lo stampatore, es. Erasmo di Rotterdam che fu un
correttore di bozze on solo dei testi ma anche di altre opere presso la bottega di Aldo Manuzio.

Mulinello manovella che portava la forma sulle rotaie sotto la platina (introdotto dal ‘600)

I torcolieri erano in grado di stampare 1250 fogli retro e verso, quindi al torchio venivano eseguite 2500 azioni. Un foglio
ogni 20 secondi. Bisogna lavorare a ritmi sostenuti e bisognava garantire che la lettura delle bozze avvenisse in tempi
rapidi.

C’era un garzone che aiutava a spostare tutti questi fogli, questi fogli usciva che non erano piegato, erano fogli solo
stampati.

COSTI

a) Attrezzatura  inchiostri, sostituire le mazze


b) Attività di composizione che fa oggi l’editing
c) Lettura delle bozze 
d) Carta materia prima, la carta in fase di stampa è un investimento elevato.
e) Lavoro degli stampatori

La somma di questi costi andava suddivisa con il numero delle copie. Se fossero rimaste invendute le copie con il libro
antico sarebbero state applicato dei tentativi di poter rimettere nel commercio il libro Veniva effettuata un’attività
chiamata di rinfrescatura ì, attraverso la quale si aggiornavano dei dati, soprattutto la data di stampa. Questo
aggiornamento avveniva sostituendo il frontespizio (quando entra ad assumere la funzione che adesso noi conosciamo), si
tagliava e veniva sostituito con una nuova pagina riportante lo stesso titolo, autore, ecc., ma con un titolo diverso. Queste
attività di rinfrescatura sono facilmente visibile perché il foglio messo al posto del frontespizio si vede che è un altro
foglio, anche dai caratteri utilizzate o si deduce leggendo il libro.

I compositori con guadagnavano molto, nel 500-600 lavoravano per 6 lire al giorno, ma tutto andava secondo una serie di
variazioni contingenti.

L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Le Istruzioni pratiche ad un novello capo stampa (1998) sorta di manuale per chi andava ad approcciarsi all’attività.
Libro tecnico e nato dentro una bottega tipografica e ci racconta quali erano gli aspetti che andavano maggiormente

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seguiti e tutto era finalizzato a migliorare il processo di organizzazione del lavoro, era finalizzato a degli accorgimenti che
potessero migliorare la qualità stessa el prodotto e ad ottimizzare l’attività che veniva svolta dentro una bottega. La stessa
cosa accadeva nella stampa nell’attività contemporanea, si cerca di avere le macchine attive tante ore di fila, avere tanti
lavori pronti per la stampa, spesso non conviene attivare le macchine per pochi titoli, si cerca di utilizzare la carta che può
essere stata avanzata.

È sempre subordinata a due persone, allo stampatore editore o adesso all’editore per quello che riguarda la casa editrice e
allo stampatore per quello che riguarda l’industria che fa l’attività tipografica, prima queste due figure coincidevano ma
sono coloro che devono costantemente relazione perché le tempistiche e le attività procedano in maniera meccanica però
certamente con la minor soluzione di contenita possibile.

CORREZIONE DELLE BOZZE

Errori dipendono da:

1. quando si scrive quel testo  quando si tratta di composizione al torchio io avevo un testo manoscritto copiavo
quel testo con i miei caratteri mobili e poi questi avrebbero formato le righe e pagine da andare a stampare
2. può esserci l’errore fatto dall’autore stesso che va a consegnare il suo manoscritto e chi va a leggere il
manoscritto, va a intervenire o va a fare un lavoro di editing legge qualcosa di sbagliato oppure sistemato un
errore ne fa un altro
3. scegliere i caratteri sbagliati all’interno della cassa tipografica un compositore non esperto, come adesso
possiamo fare errori di battitura e sono quelli errori che scappano nelle fasi di correzioni delle bozze
4. Errori involontari nella cassa tipografica c’erano tutti i cassettini che contenevano tutti i caratteri, la forma
tipografica una volta andata stampata veniva sciolta, i caratteri venivano riposizionati nei cassettini se un
carattere andava a finire nel cassettino sbagliato poi chi ricomponeva il testo prelevava involontariamente il
carattere sbagliato

Tutto e frutto di una serie di passaggi:

1. Confronto con l’autore


2. Bisognava verificare che le correzioni apposte fossero poste correttamente
3. Ultimo giro di bozze fino a quando l’autore dal pene placet firmata alla stampa

QUINDI dopo che l’autore o il committente di quella edizione dice che le bozze vanno bene, che le correzioni nelle bozze
sono corrette, che l’impaginazione è corretta, le immagini sono sufficientemente di un livello adeguato per la stampa, cioè
tutti gli elementi che compongono un libro si dà il cosiddetto sistampis, questi grava di ogni responsabilità lo stampata
perché lui non fa altro che mettere in macchina quelli che gli si e ordinato di inserire.

Graduale 14 Biblioteca Civica di Verona. Correzione fatta direttamente sul foglio, prima prova di cancellino. Graduale
antifonario sono questi testi molto grandi, più grandi di un incunabolo, nel quale veni8va stampata sia le note musicali, il
rigo e il testo. Tecnica particolare perché significava fare almeno 2 passaggi sotto al torchio, uno per fare il pentagramma
(scritto in rosso) e poi le note.

Come si interviene per fare le correzioni:

1. Si corregge direttamente a mano all’inizio di tutto il lavoro e si corregge ala forma tipografica
2. Viene aggiungo l’errata corrige, quella pagina che fa l’elenco di tutti gli errori presenti all’interno del volume,
questo foglio viene posto alla fine della tiratura.
3. Si sostituisce il foglio con gli errori, cioè si aggiungi un foglio chiamato cancellans (una carta che sostituisce
un’altra carta o un fascicolo che sostituisce un altro fascicolo)

Tutte queste attività di correzione, interventi, nuove tirature porta a non parlare sempre e solo di edizioni diverse ma parte
anche con il tenere di considerazione le serie di varanti che possono essere volontariamente o involontariamente legate a
quella attività di stampa. Infatti, dobbiamo parlare di:

 Edizione insieme delle copie che escono dalla medesima composizione tipografica. Radice è ‘edere’ che in
latino vuol dire dare alla luce, quindi vuol dire che sono tutte le copie di un libro che hanno in comune la stessa
opera che però alla sua volta può essere divisa in impressione, emissione e stato. Parlo di una nuova edizione
quando le varianti, novità e diversità introdotte e in un numero di tirature sono diverse, aumentato, rintracciabili
e riferibili almeno al 50% di differenza rispetto all’edizione princeps (edizione originaria). Il libro antico è pieno
di varianti.

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 Impressione vuol dire stampa, quindi ogni edizione ha almeno un’impressione. Tutti gli esemplari stampati
sono stati stampati in un'unica attività/azione. Definizione molto legata all’attività tipografica. Un’impressione
può avere più di una emissione.
 Emissione smercio, distribuzione del libro insieme. Gli esemplari di una edizione o un esemplare di
un’impressione offerta al pubblico in una sola volta, quindi questa offerta al pubblico da l’idea della
distribuzione, cioè dell’emissione sul mercato, cioè le metto al fuori da parte dell’editore o da parte dello
stampatore del proprio prodotto editoriale. Esempio sono le ristampe, non hanno nulla di diverso rispetto alle
edizioni originali, devono essere uguali senza differenze del contenuto, struttura, impaginazione. Ristampe
anastatiche sono una sorta di una nuova emissione, ma queste sono sostanzialmente la fotografia dell’edizione
che viene riproposta.
 Stato piccole variante che succedo nell’attività di composizione, presenti nei libri antichi che riguardano sia
l’attività di composizione, che c’è qualcosa che non funziona nel testo e quindi bisogna correggere l’errore
oppure c’è un autore famoso che continuava ad andare i bottega per farsi sistemare i versi e il testo, era Ariosto
e qui ci sono stati diversi studi per trovare il princeps perché son stati messi a confronto tutti gli esemplari per
trovare fino a che punto è intervenuto l’autore. Si calcola che potrebbe essere stata risparmiata più carta e allora
si rimodula la forma tipografica, si mette più pagine da stampare e questo crea delle varianti di stato rispetto alle
versioni precedenti stampate. Delle varianti di stato sono anche le operazioni di rinfrescatura.

02/03 – VIDEO

03/02 – VIDEO

04/02

IL FOGLIO DI STAMPA E IL FORMATO

Questi vanno a braccetto, il rapporto tra il formato e il foglio stesso viene dato dalla forma del mio telaio con il quale io ho
raccolto questo pisto di carta e mi hanno consentito di fare il mio foglio di carta. Sulle nuove macchine di preparazione
della carta il formato del foglio dipende dalla forma di costruzione di quel foglio, se io voglio in formato grande ho
bisogno di un foglio grande e se voglio un formato piccolo ho bisogno un foglio piccolo. La differenza sostanziale sta che
se nella fabbricazione del libro antico io ho una forma tipografica y quella forma tipografica mi vincola a una determinata
misura del foglio nella parte della costruzione moderna le forme sono assecondabili indipendentemente da come la carta
esce dalla mia macchina, la maggior parte delle carte esce a bobina, le bobine o vanno messe in macchina a forma di
bobina oppure vengono tagliate a seconda della necessita del formato del foglio che ho bisogno per formare, costruire o
stampare quella determinata forma tipografica e per formare quel determinato libro.

Il foglio è un elemento fondamentale per la costruzione del libro antico e moderno, di qualsiasi prodotto che sia di
carattere cartaceo perché ne determina:

 La dimensione quanto dev’essere grande


 Tipo di fascicolazione come questi fogli piegati insieme vanno costruiti
 Consistenza quanto grande dev’essere il mio fascicolo, di quante carte dev’essere fatto, quanti fascicoli
insieme formano quel libro di tot pagine.

Quando io ho la mia composizione tipografica devo costruirla quella forma tipografica, questa attività della costruzione
della forma tipografica si chiama imposizione (anche oggi).

Il formato in folio vanno preparati sono ed esclusivamente piegando il foglio dopo che è stato stampato una volta sola.
C’è una certa perizia di chi compila e prepara il foglio per andare alla stampa mettere nella posizione corretta. Utilizzato
per i trattati, dizionari.

Foglio termine standard universale

Carta linguaggio e termine sostanzialmente italiano

Foglio di stampa= foglio macchina quello che va in macchina

Foglio carta fatto di due facciate

Pagina una facciata sola

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Formato in quarto viene piegato due volte. Formato utilizzato per i testi di letteratura più popolari, i testi destinati
anche alle opere cavalleresche è il formato più diffuso in Italia almeno fino alla prima meta del 600 perché è un formato
maneggevole, robusto (avendo tanti fascicoli piegati insieme), formato prediletto per i lettori non professionisti, non è il
formato per i testi religiosi. Filigrana si divide nella piegatura e resta al centro e i filoni diventano orizzontali e le vergelle
diventano verticali

Formato in ottavo si piega tre volte. Posso fare la piega dal lato lungo oppure per il lato corto a seconda di come
veniva piegato il libro i filoni e le vergelle son disposte in maniere diversa. Filigrana mi resta in un angolino interno del
mio foglio, i filoni tornano verticali e le vergelle tornano orizzontali (lato lungo), filigrana resta nel bordo interno e i filoni
sono orizzontali e le vergelle verticali (lato corto). Utilizzato soprattutto per gli opuscoli, usato per i canzonieri, libretti
devozionali, formato dei classici. La fortuna del in ottavo è il formato che noi oggi conosciamo come paperback, tutte
queste collane che hanno adottato questo tipo di formato trovano la loro vita in due tipografi, Manuzio (le ha inventate) e
Giolito (uso massiccio di questo formato). Per questo formato si è stato pensato un carattere più piccolo (interviene
Manuzio) e doveva essere anche leggibile.

I formati si arriva fino al 64°, adesso il foglio a macchina prevede il 128° perché le macchine da stampa hanno i fogli che
sono stati costruiti per questa macchina sono molto più ampie e si riesce a piegare molte più volte

 Formato in dodicesimo
 Formato in sedicesimo formato molto diffuso nel 500 per gli almanacchi, formati il cui contenuti sono
destinati ad una vita breve.

IL FASCICOLO

Originato grazie a questa piegatura del foglio. Deriva della parola fascio che vuol dire piccolo libretto messo insieme da
una serie di pagine.

Ha degli elementi che in qualche modo sono contraddistinti:

 Segnatura questo serviva al compositore di mettere nella forma tipografica in modo corretto i caratteri
composti ma serviva anche ai legatori per mettere nella successione corretta i fascicoli.

Questi fascicoli potevano essere messi, o legati accostandoli uno all’altro o interpolandoli cioè infilandoli uno all’altro,
non cambia nulla, cambia solo come si pongono i numeri delle pagine.

Per poter sfogliare le pagine devo tagliarle.

Come si fa a mettere nella posizione corretta la mia forma tipografica?  non solo devo metterla al posto giusto
perché poi quando è piegata la successione si aggiusta ma devo metterla anche nella direzione giusta perché se è la pagina
giusta ma è stampata al contrario la lettura non è fattibile. Negli antichi e anche adesso, vengono utilizzati dei richiami/dei
segni posti in genere o nell’ultima riga della composizione tipografica che sono di solito una parola o la parte di una
parola che non è altro che la stessa parte con la quale inizia una nuova pagina, il richiamo facilita chi prepara la forma
tipografica, facilita i legatore se il richiamo è posta sull’ultima pagina della forma tipografica quindi quando io vado a
legare il libro vedi l’ultima parola del mio foglio piegato e la prima dell’altro foglio che voglio legare insieme, mi facilita
la composizione e la strutturazione. Questa struttura non è Gutemberghiana è veneziana ed è stata inventata e applicata
per la prima volta da Giovanni D’Aspira a Venezia nel 1469.

09/03

IL CONTESTO STORICO DELLO SVILUPPO DELLA STAMPA

Il processo della storia della stampa e dell’editoria è stato possibile perché si sono commissionate una serie di situazioni e
tra queste non dobbiamo scordare quella che è stata la situazione politica, culturale, sociale ed economica che ah dato
anche spunto allo sviluppo della stampa e della tipografia.

Lo sviluppo dell’arte della stampa probabilmente sarebbe avvenuto comunque ma trova terreno fertile nella seconda meta
del 400 perché nel 1454 abbiamo un punto di arrivo per trovare un equilibrio politico che mancava da molto tempo, un
equilibrio politico che l’Europa non conosceva da tempo e quindi dalla Pace di Lodi si conosce un equilibrio politico che
dura ben 40 anni. Questa pace è sottoscritta tra Milano e Venezia e porre fine a quella che era stata la guerra legata alla
secessione del ducato di Milano. Milano e Venezia furono dei centri importanti per lo sviluppo della stampa, soprattutto
Venezia.

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La Pace di Lodi fu sottoscritta anche da altre realtà, in primis Firenze, lo stato pontificio, Napoli fino a formare quella che
è nota come la Lega Italica, questo pero se da una parte è stata una garanzia di equilibrio, dall’altra parte porta ad un certo
immobilismo, una stasi che pero è stigata utili alo studio dei classici (letteratura latina e greca), cioè lo spazio ce venne
sottratto dalle lotte territoriale è stato occupato dagli intellettuali che sereni da un equilibrio politico tra gli stati raggiunto
a fatica ma l’assenza completa di conflitti permisi all’uomo di sviluppar e di cresce spiritualmente, moralmente ed
intellettualmente, prendendo spunto dai classici, ecco perché poi la stampa fotograferà questa situazione, la stampa non
andrà a produrre sono ed esclusivamente testi religiosi a anche testi legati alla classicità.

Altro elemento che rese possibile lo sviluppo della stampa fu lo sviluppo delle Signorie, lo sviluppo delle signorie
contribuì allo sviluppo della cultura e l’arte, quindi è un importante mecenatismo che fece poi da base, punto di partenza
per lo sviluppo della cittadinanza. In questa fase di immobilismo da una parte dove non c’era lo spunto o la competizione
di guadagnare territori di vincere sopra i nemici, i mercati persero un predominio almeno nel territorio italiano perché poi
ci si furono nei mercati stranieri, dall’altra parte c’è chi investe per uscire da quello che era il medioevo. Se le Signorie
investirono attraverso il mecenatismo nella cultura dall’altra parte divennero le padrone della situazione e diventarono un
po’ anche conservatrici del loro sistema o macchina operativa, pero nella loro chiusura divennero dei veri e propri centri
culturali, quindi abbiamo un passaggio da quelli che erano i centri culturali monastici nel medioevo dove si copiavano a
mano i libri a centri dove invece venivano stampati i libri ma non solo venivano stampati o veniva richiesto che fossero
stampati ma nel centro stesso venivano anche letti, usati, consultati, scambiati (solo tra le signorie).

Dalla seconda meta del 400 si vive con queste Signorie (piccoli o grandi stati) che si industriano per essere più prestigiosi
gli uni rispetto agli altri, un motivo di prestigio era avere presso la propria corte autori intellettuali capaci di istruire i
medici di turni, gli aristocratici di turno, cioè avere fisicamente dei beni che potessero dimostrare i livello di prestigio che
ognuno di questi stati potevano dimostrare e questi oggetti non potevano che essere anche i libri.

Bettino da Trizzo dice che i libri servono a sviluppare l’intelletto di chi a voglio e interesse di studiare.

Quindi la stampa con sua capacità di mettere sul mercato tanti testi a una velocità rapida o comunque una velocita non
conosciuta mai sviluppo non sol degli elementi tecnologiche ma anche cambia lo status delle persone.

La Biblioteca già nel 300 diventa strumento di insegnamento, diventa strumento per accesso al sapere, non strumento di
tipo settoriale, l’idea è una biblioteca universale che potesse contenere non solo testi teologici ma anche testi della
letteratura classica anche di autori pagani, testi legati alla medicina, alle nuove scoperte geografiche che venivano fatte.
Quando a Roma vengono istallati le prime botteghe tipografiche uno dei libri che giro rapidamente fu la lettera di
Cristoforo Colombo che raccontava al Re di Spagna delle sue scoperte, quindi poter anche informarsi, poter anche venir a
conoscenza di quello che succedeva.

La stampa trova terreno fertile nell’ambiente amministrativo, presto la Chiesa, così come gli stati così come i vari regni si
resero conto che avere a disposizione una tecnica per far conoscere le proprie decisioni, per stampare moduli, bollettini,
piccoli fogli che raccontassero quello che succede, questi si resero conto che la stampa può permettere un ampia e rapida
divulgazione di tutto ciò, non a caso Gutenberg aveva stampato per la Chiesa fogli precompilati per la distribuzione e la
certificazione delle indulgenze ai propri fedeli.

La stampa con il libro che esce dai torchi si impone con questi due grandi novità dei classici e non più i monasteri ma
corti, dobbiamo affiancare il mondo dell’università che sarebbe l’altro ambiente dove la stampa trova territorio fertile per
il proprio sviluppo. Nel mondo dell’università la distribuzione dei libri non era del tutto sconosciuta perché nel mondo del
manoscritto le università si erano organizzate col sistema della pecia, viene dal latino pezzo e sta a significare che gli
autori dividevano a pezzi il proprio testo e a pezzi lo facevano copiare presso dei copisti professionisti che lavoravano
all’interno delle città. Questi fascicoli, parti di opere, giravano e gli studenti andavano a recuperarli da questi copisti
chiamati stazionari e avevano disposizione in tempo ragionevole tutto il documento che poi all’interno dell’università
durante le lezioni veniva letto e spiegato.

I centri di stampa diventano fondamentali anche per la distribuzione del sapere pratico, del sapere legati agli sviluppi e
studi che si facevano all’interno dell’università.

Biblioteca Universale si parla in maniera esplicita nella seconda meta del 500, nel 1545 con Ghesner, lui parlava di
biblioteca universale, cioè che potesse contenere tutto il sapere.

Biblioteca Selecta soggetto coinvolto in questo tipo di definizione di biblioteca è il possevino, che puntava a
determinate branchie del sapere.

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Cambia la figura dell’autore nella seconda meta del 400 che cominciano a frequentare l’università, cominciarono a
frequentare i circoli umanistici che poi vediamo proiettati nelle accademie settecentesche, quindi un sapere di carattere
enciclopedico.

Altro elemento che ci lega alla parte tecnica che e la questione della carta, la carta era molto costosa quindi per stampare
oltre a sviluppare le capacita tecniche del lavoro al torchio bisogna avere anche la materia prima per poter stampar che
sarebbe il figlio di carta. La carta non si produceva ovunque e quindi bisognava andarla ad acquistare da quelli che la
producevano cioè da altri stati e quindi andarla ad acquistarla in altri stati bisognava pagare dei dazi di entrata e di uscita,
quindi è anche costosa perché bisogna pagare delle tasse. Ci sono dei centri a Venezia che cercano di diventare autonomi
anche per la produzione della materia prima, Venezia e una delle città che ci riesce ad essere autosufficiente nella
fornitura della carta. Uno dei motivi per le quale soprattutto Venezia che quando l’arte della stampa arrivo sul territorio
italiano conobbe la fortuna e l’utilizzo dell’arte della stampa è legata anche alla possibilità di aver a disposizione di
materia prima quindi una serie di vantaggia che Venezia non si fece scappare come tanti altri vantaggi.

RAGIONI PER LE QUALI SI PORTA LA STAMPA IN GIRO PER L’EUROPA

Ragione di carattere politico, ragioni legata ad una sorta di guerra civile che si realizzo a Magonza nel 1462, quindi a
pochissimi anni dell’introduzione dell’arte della stampa che costrinse i tipografi a migrare.

Schoffer aveva fatto scrivere ai propri dipendenti un patto che gli obbligava a non far conoscere l’arte della stampa fuori
Magonza ma a quel punto Magonza era una città sotto assedio quindi i tipografi erano svincolati da questo obbligo ed
ecco che noi in Italia abbiamo potuto usufruire dell’arte della stampa.

Il percorso verso il sud d’Italia fu un percorso naturale anche perché in Italia grazie a certe università, tra le quali Padova
(in territorio veneziano) conosceva molto studenti tedeschi che erano venuti a studiare verso le nostre università ma
soprattutto questi studenti universitari tedeschi che per poter vivere e mantenersi aiutavano nelle botteghe, aiutavano nella
parte commerciale della città. Arrivano i compaesani con un’arte nuova e loro sono i primi che si mettono a disposizioni
per aiutarli perché conoscono il meccanismo di un’attività commerciale.

Primo luogo certo che ospito i primi tipografi venuti direttamente da Magonza fu Subiaco, che diventa presto un centro
tipografico a partire dal 1654, quindi la stampa arriva in Italia in quel anno, i due stampatori sono Sweynheym e Pannartz
che chiamati dal cardinal Torquemada arrivano in Italia per praticare la loro arte, Torquemada aveva già sentito la voce
che si era stampata una Bibbia con in caratteri mobili quindi è curioso e invita questi stampatori che probabilmente
stavano cercando dove sviluppare l’arte della stampa presa probabilmente dello stesso Gutenberg, arrivano ad una località
vicino a Roma (Subiaco) e prendono sede presso un monastero benedettino. Loro non stamparono in un primo momento
un testo religioso ma una grammatica di latino (libro della formazione) e anche un Lattanzio, un autore pagano e questo
può fare riflettere come l territorio italiano fosse pronto ad un’altra tipologia di libri. Questi libri vengono stampati con
caratteri romani quei caratteri che richiamavano un po’ la scrittura carolina, questi stampatori costruiscono una polizza di
caratteri che allontana al gotico tedesco in Italia, quindi siamo al pieno umanesimo perché abbiamo un recupero della
classicità.

Gli stampatori non conobbero gran fortuna con la sua arte neanche quando si trasferiscono a Roma (centro per eccellenza
della sede papale) nel 1473, non riuscirono a sfrondare con la loro arte tipografica sebbene proposero un progetto
editoriale che dava spazio agli umanisti di poter usufruire dell’arte della stampa e contemporaneamente anche al mondo
religioso di sfruttare questa nuova arte. Sweynheym e Pannartz assieme a una letteratura non cristiana stampano anche un
Sant’Agostino quindi autori che fotografano un progetto editoriale ben preciso, per noi tutto questo nella storia del libro e
della stampa è significativo perché ci fa capire che comunque i progetti editoriale sin dall’inizio sono pensati, i lor progetti
editoriale li vediamo distribuiti in poco tempo in tutta Italia.

In Italia arrivano dalla Germania circa 40 tipografi, due di questi prenderanno anche locazione e spazio e Venezia e sono
questi tipografi che per primi esercitano quell’arte, solo 4 erano italiani che per primi si prodigarono a tentare questi nuovi
esperimenti, tra questi Clemente da Padova.

Per la fine del 400, in Italia, circolavano circa 12 mila incunaboli, una produzione molto vasta dal punto di vista
percentuale perché meta della produzione europea veniva dal territorio italiano.

Questi stampatori ci hanno la lasciato la possibilità di aver accesso alle opere e hanno trovato i codici, libri manoscritti a
cui fare riferimento per avere del materiale da copiare e renderlo a stampa, lo fecero in quantità importanti e significative,
pensiamo ad esempio che dell’opera del Lattanzio furono prodotti 275 esemplari e attualmente abbiamo conservati il 10%.

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Il Donato non è pervenuto perché era una grammatica (manuale, libro d’suo), non bisognava essere conservato, era anche
un libro piccolo. Alcuni esemplari di Cicerone, Sweynheym e Pannartz hanno stampato anche un Cicerone (De Oratore),
datato 1465 come il Lattanzio è rimasta solo una copia ma questa copia è stata distrutta durante i bombardamenti della
Seconda guerra mondiale.

L’arrivo della stampa in Italia è una novità assoluta sotto il punto di vista tecnico, contenutistico e un po meno dal punto
di vista economico perché Sweynheym e Pannartz non godettero di molta fortuna, le loro edizioni rimasero per molti
esemplari invendute per quello che riguarda al Lattanzio perciò a noi ci sono arrivate un alta percentuale di libri perché
sono state conservate in biblioteche, non sono mai state comprate dai private e poi venduti e persi. Nel 1472 Papa Sisto IV
s vide recapitare una lettera nella quale si legge che Sweynheym e Pannartz non godono i tanti benefici economici, molto
de loro opere sono rimaste invendute, hanno stampato tra Subiaco e Roma ben 28 opere, gli esemplari che avevano
prodotto sfioravano le 12500 copie (numeri impossibile nell’epoca- significa con una media molto elevata 440 copie per
ogni opera): chiedono aiuto al papa che ad intercedere per loro è Niccolò Da Lira e conosciamo anche le opere che
Sweynheym e il Pannartz hanno stampato proprio da questa supplica portata avanti da Niccolò perché cita alcuni di questi
titolo (Cicerone, Lattanzio, san Gerolamo), da questo elenco possiamo evincere che i testi religiosi su 28 titoli proposti
solo c’erano 9.

1471 prima Bibbia che risale in Italia

C’era una visione ottimistica che ebbe delle forti ripercussioni sul piano culturale e anche sociale.

10/03

DIFFUSIONE DELL’ARTE DELLA STAMPA IN ITALIA

CENTRI EDITORIALE (1472-1480)

 Napoli, 1470
 Milano, 1470
 Bologna, 1470
 Firenze
 Genova
 Padova
 Subiaco primo centro editoriale italiano
 Roma, 1465-1467
 Norimberga, 1468
 Venezia, 1469
 Foligno, 1472
 Mantova, 1472  anche il ducato milanese conosce centri tipografici come gli stava conoscendo Venezia.
 1471, città piccole e poco significative nella cartina geografica dell’Italia ma sono dei centri che diventano
fondamentali perché i tipografi viaggiavano, erano chiamati dalle corti e quindi questi centri che sembrano
minori vanno ricordati perché hanno trovato la nascita alcune opere fondamentali. Sono state punto di
riferimento di molti tipografi veneziani perché tutti volevano andare a Venezia per stampare:
- Ferrara Ariosto, opera per noi fondamentale nella letteratura italiana.
- Treviso parte della serenissima, per la serenissima a Venezia ogni posizione geografica veniva sfruttata per
quello che poteva e sapeva dare, Treviso ha dato degli stampatori.
 1473, anno dove la stampa non si limita a svilupparsi in Italia ma in altri centri come Spagna con Barcellona,
Cracovia, Francia con Lione.
 Vicenza, 1474
 Messina a Sant’Orzo centro in cui ancora sono i religiosi a fare i committenti perché l’arte della stampa
potesse essere sviluppata in quel territorio.
 Piove di Sacco (Padova), 1476 nel 1475 di trovare l’arte della stampa
 Trento, 1475 si ha la prima manifestazione di utilizzo dell’arte della stampa come propaganda il protagonista
di questa azione è il vescovo di Trento che si serve dell’arte nera per screditare gli ebrei. La pubblicazione di un
opuscolo che racconta l’omicidio per incolpare gli ebrei svolge un’attività di propaganda, su Simonino da
Trento ci sono stati studi non solo di caratteri teologico e religiosi ma anche studi legati alle edizioni, ristampe
più esemplari che son state stampate dal Vescovo per avvisare la popolazione che gli ebrei erano colpevoli di
questo omicidio.

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 Stampa a Poiano, 1476 città nel veronese che conosce anche l’arte della stampa, i tipografi vanno dove ci
sono nuovi spazi per poter mettere su la propria attività
 Torino, 1476
 1477 sviluppi fuori confini italiani
 Nel 1478 la stampa arriva in centri minori ma che grazie alla stampa diventano centri tipografici importante,
esempli è Colle Valdelsa qui molti tipografi mettono radici e da qui usciranno bellissimi esemplari di libri a
stampa
 Toscolano, 1479 c’era una ricca, importante e fortunata produzione della carta e i nostri stampatori si
mettevano vicino a dove potevano trovare la materia prima anche perché era tutto finalizzato nella riduzione dei
costi
 Londra (centro), Friuli, Salamanca, 1480
 Nonantola, 1480 il monastero abbandona l’attività della scrittura a mano e si avvicina all’arte della stampa
 Introduzione dell’arte della stampa a Udine, 1484
 Vicito Clooney, 1492 centro famoso per il suo monastero. L’Ablazia Cloney erano un centro di produzione di
manoscritto all’avanguardia, lavoravano tanti amanuensi e producevano tante copie.
 Orbino, 1493 ci stavano gli oppositori della introduzione dell’arte della stampa, Federico I da Montefeltro
non voleva che venissero introdotti nella sua biblioteca libri scritti con la stampa ma voleva avere a disposizione
solo libri manoscritti tanto che ha fatto copiare la guerra d’apiano che era a stampa lo ha fatto copiare a mano

ROMA

Nel 1467 Sweynheym e Pannartz si traferiscono a Roma. Non ebbero grande successo finanziario con le loro stampe e
sono costretti a rivolgersi al papa attraverso Bussi che era un Vescovo nel circolo degli umanisti che è venuto a contatto
con questi prototipografi romani e che voleva far stampare a loro le postille alla Bibbia, i tipografi si lamentano che hanno
un sacco di copie invendute in magazzino e che quindi non hanno la liquidita di poter affrontare le spese e di poter mettere
in programma una nuova edizione così impegnativa. Il Bussi prende iniziativa di scrivere al papa e dice che questi
tipografi sono bravi e da ricordare e supplica al papa di intervenire economicamente per far si che questi possano
continuare a lavorare.

Oltre alla figura di Sweynheym e Pannartz Roma non conosce grandi stampatori, nonostante questo lascia dei segni, ci fa
capire la produzione romana quali siano le direzioni, ci fa capire che la stampa è un mezzo di comunicazione, 2 esempi ce
gli abbiamo a Roma:

 stampa della lettera di Colombo al mondo (ma indirizzata al Re di Spagna) dove racconta delle sue nuove
scoperte, opuscolo stampato da Planck
 Meraviglia Urbis guida turistica preparata per tutti i pellegrini che visitavano Roma è una guida medievale
che risale al 1140, questa guida ci dà il contesto di cosa ha contribuito a sviluppare la stampa

Il centro romano non esplode con l’arte della stampa, i tipografi no fanno grandi fortune ma soprattutto non sono in grado
di fare dell’arte della stampa un punto di partenza per ulteriori fortune, la qualità di produzione resta mediocre, ma ci
manco poco ad arrivare ai livelli della produzione quasi artistica che Manuzio riuscì ad inserire nel nostro sviluppo
nell’arte della stampa.

Altri 2 stampatori da ricordare a Roma:

 Ludovico degli Arrighi maestro calligrafo, scrive bene per la cancelleria apostolica per la quale è funzionario.
D fronte al mondo della stampa capisce che può perdere il lavoro allora attraverso dei disegnatori e degli esperti
nella fusione al piombo non fa altro che portare i suoi bei caratteri calligrafici in piombi quindi crea un carattere
che trova ispirazione nella sua scrittura calligrafica e quindi pubblica un catalogo nel 1522 il primo campionario
a stampa per insegnare agli apprendici l’uso di un carattere che è l’uso della litera cancelleresca, cioè quel
carattere che veniva utilizzato obbligatoriamente per i brevi apostolici. Queste lettere incise da un esperto
grafico ebbero un successo fondamentale tanto che nel 1524 Arrighi fonda una società di stampatori per la
stampa di edizioni in cancelleresca quindi tutti i documenti che prima uscivano dalla cancelleria apostolica
scritti a mano da Ludovico vengono invece curati da Ludovico però sottoforma di testi a stampa. Perugino era
un esperto orafo che fece società con Arrighi per fondare questa società e portarla a successo, un successo tale
che Gian Giorgio Trissino (noto poeta che ha introdotto i versi sciolti appunto in versi) partecipa con le sue
quote a questa società, è stato lui a introdurre la differenza tra la lettera u e la v che è abbastanza fondamentale
perché la lettura diventa più facile, il libro si industria con queste introduzione di carattere ortografico che
avvantaggiano il lettore. Muore nel 1527

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 Antonio Blado ha una attività che inizia nel 16esimo secolo (1515-1567). Lui è il tipografo camerale dal
1549, il tipografo che viene nominato ufficialmente dalla cita di Roma come stampatore ufficiale per tutte le
pubblicazioni che riguardano la gestione della città (ordini, proclami), materiale amministrativo, materiale che
serviva a far conoscere le decisioni che venivano prese in camp politico e amministrativo. Il suo successo è tale
che poi diventa anche stampatore apostolico e con questo incarico va a stampare il primo index di libri proibiti
nel 1559. Va anche ricordato perché fu uno stampatore eterogeneo, se Sweynheym e Pannartz avevano una
scrittura un obiettivo o un percorso editoriale abbastanza preciso che possiamo etichettare con umanesimo
cristiano, Blado è molto più eterogeneo. stampa il Principi di Machiavelli nel 1532, ma nello stesso tempo anche
gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola nel 1548, usa il carattere di Ludovico, quindi un carattere che è
armonioso e bello e questo carattere dobbiamo ricordare che giunto fino a noi è stato trasformato perché la
grafia dei caratteri è sempre in continuo mutamento e spostamento. Morrison nel 1923 ha preso in mano i
caratteri incisi e pensati da Arrighi presi poi da Blado e non ha fatto altro che farli diventare Times and New
Roman, carattere che usiamo per le nostre scritture a video non arriva altro dalla fine del 1400 inizi 1500 da
Ludovico degli Arrighi reso famoso e importante da Blado che stampa opere importanti, libri che hanno avuto
una certa fortuna tipografica che hanno portato il carattere fino a grafici moderni come Morrison, che hanno poi
studiato le proporzioni di questi caratteri bianchi, neri e le caratteristiche di ogni singolo carattere.

Loro travalicano nel 15esmo secolo, li troveremo a lavorare nel 1500 ma hanno vissuto in pieno la fine del periodo
umanistico e hanno anche contribuito a modularlo quindi hanno nelle vene un sangue che circola legato alla voglia di
conoscere la classicità, di conoscere i testi antichi, di studiarli e soprattutto di diffonderli.

I tipografi sono sostanzialmente a servizio, del governo, della città, della santa sede e contribuiscono a far conoscere
decisioni, di carattere amministrativo, di carattere teologico-religioso come l’indici che non potevano essere né stampati e
tanto meno posseduti.

Foligno con uno stampatore Giovanni de Neumeister che stampo la Divina Commedia nel 1472 per volontà di un
mecenate che accoglie il nostro pellegrino, probabilmente questo stampatore proveniva direttamente dalla scuola di
Gutenberg, dopo aver fatto questa esperienza a Foligno torno a Magonza e da qui porta la stampa a Lione per richiesta di
un cardinale D’Amboise per il quale stampo un missale (Missale secundum usum Lugdun) secondo l’uso lionese nel 1487,
purtroppo questo cardinale non fece molto di più per lo stampatore venuto da Magonza, la sua assistenza non era
abbastanza per garantirgli una sussistenza adeguata per poter vivere del proprio lavoro. Lione era un centro ancora in fase
di sviluppo, non venivano venduti tanti libri e al nostro stampatore non rimase altro che chiudere la bottega com’era
successo a tanti tipografi nei decenni precedenti. Va ricordato perché la Divina Commedia trova la prima edizione proprio
a Foligno nel 1472 grazie a questo stampatore migranti, fa parte di quel circolo di professionisti che si sono spostati da
Magonza proprio a seguito del sacco alla città stessa.

11/03

Venezia
La stampa arriva a Venezia nel 1467, ci sono 2 tedeschi Giovanni e Vindelino da Spira che arrivano anche loro da
Magonza e trovano spazio a Venezia. Se Sweynheym e Pannarz avevano trovano ospitalità a Subiaco presso un monastero
dove potevano trovare un centro già strutturata per la costruzione del libro, i nostri fratelli si siano avvicinati a Venezia
perché l’hanno fotografata come una sede importante per il commercio e loro la capacità di riparare i libri ce l’avevano e
si allocano a Venezia. Venezia non è completamente strana al mondo della stampa perché si eseguivano stampe tabellari
(stampe che sono frutto di una stampa che si può fare attraverso dell’incisione di un legno o immagine che venivano
preparati attraverso l’utilizzo di uno scalpello e dal tronco di legno potevano affiorare, venivano inchiostrati e poi sopra si
appoggiava il foglio, si schiacciava con qualcosa di pesante per avere poi il riscontro sul foglio. A Venezia la pratica della
stampa tabellare era riservata a due tipologie di libri, salteri e donati, cioè testi d’uso, non opere lunghe e complesse.

Giovanni e Vindelino stampano il loro primo libro il 18 settembre del 1467, mettono sul mercato le epistole Ad Familiares
di Cicerone, stampano un testo di letteratura classica (si respira nel 1467 tutto l’umanesimo che in tutta Italia si sta
profilando), loro dichiarano nel frontespizio che l’arte del calamo o del manoscritto e ormai superata e la presa di
coscienza di questo superamento è testimoniata dalla loro stampa del loro Cicerone. Hanno un successo strepitoso, si
stimano 300 copie, vennero rapidamente esaurite e fecero una ristampa che andò esaurita nel giro di pochi mesi. Questi
libri contengono delle informazioni molto importanti:

 Informazioni che possiamo trovare sul colophon (ultima parte del libro) dove troviamo informazioni di carattere
editoriali

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 Informazioni che possiamo trovare nelle parti para testuali (iniziali), cioè quelle parti destinati o a raccontare la
storia del tipografo, o a raccontare la genesi di quella produzione tipografica o anche destinate ad ottenere delle
protezioni, denaro, di re, papi, cioè destinare uno spazio alla pubblicità dell’opera stessa oppure per ringraziare
chi quell’opera l’ha voluta e per chi ha sostenuto le spese.

Nel 1469 Giovanni da Spira firma la storia Naturale di Plinio il Vecchio, quindi un’altra opera abbastanza significativa, da
una parte Cicerone, re dell’attività oratoria, Plinio possiamo dire il re classico della letteratura che ci racconta le arti,
science e esperimenti e accanto a questo non poteva mancare un’opera di carattere religioso e Vindelino da Spira stampa il
Civitate Dei di S. Agostino, quindi c’è un progetto editoriale ben preciso che sarebbe coprire le branche, scienze, interessi
del sapere. Quello che Giovanni ottiene dalla Repubblica di Venezia è il monopolio, cioè ottiene di essere l’unico di poter
esercitare la nuova arte a Venezia e gli concede 5 anni di privilegi (solo lui poteva stampare a Venezia). Giovanni muore
del 1470 e quindi il privilegio dura molto poco e questo permette ad altri stampatori di poter esercitare l’arte della stampa
all’interno di Venezia. Venezia ha avuto abbastanza tempo per capire quanto avessi a mano un bel asso da poter giocare
tanto che Venezia dice che non concederà più nessun monopolio a nessun singolo stampatore perché Venezia è una citta
aperta al mercato e alla concorrenza e non ha nessun interesse di chiudere questo tipo di fortuna, però vuole concedere il
privilegio a chi viene stampare da loro, quindi li stampatore erano obbligati a chiedere al Consiglio Ducale di poter
stampare.

Il sistema di privilegio porta a Venezia nella condizione di controllare cosa venisse stampato, sapere quali erano i testi che
circolavano nella propria Repubblica e in qualche modo moderare il contenuto dei testi stessi, perché Venezia sta molto
attento di quello che si dice su di lei.

A Giovanni lo sostituisce il fratello, prende lui l’eredita del lavoro e comincia a portare delle novità ai libri stampati in
Italia:

1. Nelle sue edizioni a partire da quell’anno (edizioni di classici latini) comincia a numerare le pagine prima
c’era solo l’enumerazione delle carte, quindi ogni lato stampato aveva in alto a destra o al centro la
numerazione della pagina.
2. Vindelino si prodiga per pubblicare classici della letteratura italiana ed è il caso del Canzoniere di Petrarca
stampato nel 1470, nonché una traduzione della Bibbia nel 1471. Sostanzialmente il sapere è coperto, i nostri
tipografi che possiamo considerare veneziano arrivano con un progetto editoriale ben preciso che vanno a
ricoprire anche i testi della nostra letteratura.

Canzoniere di Petrarca

 Lo specchio di stampa è lo stesso ma la pagina è miniata


 Vediamo una pagina del manoscritto stampato da Vindelino e un altro stampato da Cristoforo Walferer (?) che
aveva la stessa cornice miniata. Quello di Vindelino ha un carattere romano, carattere che posso leggere
facilmente e il testo si scivola difronte al lettore con tutta l’agevolezza che l’occhio si auspica.

VENEZIA

Nicolas Jenson arriva a Venezia nel 1468, questo è un tipografo francese che arriva a Venezia dopo essere stato in
Germania ad imparare l’arte della stampa. Lui in Germania arriva perché voleva informarsi sulla nuova invenzione, lo
aveva inviato il Re di Francia Carlo VII che gli affido nel 1458 il compito di andare a Magonza per imparare l’arte della
stampa. Erano usciti i primi saggi, la lettera che annunciava la presenza di questa nuova invenzione che ormai aveva
cominciato a circolare, quindi il Re di Francia molto attento agli sviluppi manda a Jenson che era maestro di zecca (avere
a che fare con i grafismi) lo spedisce a Magonza, lui non fa altro che obbedire, pero nel tempo che va e tempo che torna il
Re Carlo VII muore e il nuovo re, Luigi XI, non era interessato all’arte della stampa, sa he c’è questa missione in corso
ma non vuole richiamare Jenson per introdurre l’arte della stampa in Franca, quindi Jenson vago per l’Europa e l’approdo
naturale è l’Italia. Arriva a Venezia dove morirà nel 1480. In questi anni lui diventa un tipografo di vaglia, il suo
battesimo a Venezia è legato ancora una volta alla stampa di un’opera di Cicerone, le Epistole e la Retorica, anche molto
legata alla stampa di un Eusebio (letteratura classica latina). Di lui si conoscono 98 edizioni, anche esso fu un editore
eterogeneo nel senso che andò a stampare anche classici della chiesa, era interessato ai padri della chiesa oltre che ai
classici latini, era anche interessata alla bellezza dei testi tanto che a lui viene riconosciuto la creazione di un nuovo
carattere tipografico, ‘carattere Jenson’, caratteri lineari, caratteri quasi a livello artistico, caratteri che riuscì a fare perché
lui godeva di un certo prestigio anche in Italia, tanto che quando muore, muore protetto dal papa Sisto IV. Le lettere
dimostrano che ha una capacità nell’attività scultorea, lo dimostrano perché in qualche modo testimoniano la sensibilità di
Jenson verso la classicità perché queste lettere, soprattutto le maiuscole, ricordano la capitale romana, la chiarezza del
testo che veniva scritto con questi caratteri sulle lapide dei romane perché potessero essere facilmente leggibili. Molti

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secoli dopo questi caratteri sono stati presi da altri disegnatori di caratteri e hanno fatto un po’ la sua fortuna perché la
base della ostruzione di questi caratteri non è più legata al mondo del manoscritto, non è più legata ai vecchi modelli dei
libri compilati dagli amanuensi, c’è nel carattere il concetto del principio tipografico.

A differenza dei suoi contemporanei Jenson porta delle novità a monte, cioè nello stesso carattere, questo lo porta ad un
notevole successo, i suoi testi sono famosi, pare che nella sua bottega lavorassero ben 12 torchi e questo gli consente di far
fare un passaggio ulteriore alla storia della stampa che è legato ala politica societaria, mai fino adesso dei tipografi si
erano messi in società, Jenson è stato il primo a lanciare delle società, la prima nel 1475 e l’altra nel 1480 con altri
stampatori. Associarsi significava mettere insieme dei capitali, condividere un progetto editoriale, dividere ilo rischio di
impresa ma soprattutto raggiungere mercati sempre più ampi, un’espansione dell’area di smercio dei libri che venivano
prodotti.

Nella sua morte questi caratteri hanno continuato ad essere la base di altri caratteri, tipo:

 Centauro, 1914
 Old style chiostro

Naturalis Historia di Plinio stampata nel 1472 wiki e 1476 prof da Jenson

 Desiderio di riempire la pagina con cose estetiche


 Comprata dalla famiglia Strozzi che si vede dallo stemma al piede di pagina
 Testo moderno dal punto di vista del carattere, della scrittura (umanistica) e anche dal punto di vista che è una
traduzione

La marca tipografica Jenson per la prima volta al colophon il tipografo porta il suo marchio, porta la sua immagine o
logo. Questo porta a garantire la qualità di quella pubblicazione ma soprattutto protegge quell’opera, una sorta di
antiplagio. Questa marca spesso Jenson la stampa in rosso, quindi per la prima volta l’introduzione di un coloro diverso
dal nero nell’arte della stampa, vuol dire che il foglio che contiene quell’immagine viene messo sotto al torchio due volte,
prima s’inchiostra la parte nera necessaria e poi si pulisce dal nero dopo aver fatto le stampe necessarie, si mette la forma
sotto la platina ma la forma sotto la platina a quel punto ha lo stemma, il marchio colorato.

Officium B. Virginis- 1475 stampato da Jenson

 È il libro antico più piccolo che noi possiamo conoscere e che è stato frutto di un’attività al torchio e non di un
manoscritto, è il più antico libro conosciuto stampato in questo formato
 Arricchimento della miniatura
 Stemma del committente
 Capilettera esagerato che copre quasi tutto lo specchio di stampa
 Sembra che Manuzio abbia preso spunto da questo formato per stampare libri piccoli ma con più contenuto
all’interno della pagina, quindi Manuzio ha ridotto le dimensioni dei caratteri per mantenere lo stesso formato
piccolo (inchiridium- libro che può stare in un a mano che però deve avere il più contenuto possibile)

Ristampa frutto di una nuova produzione tipografica

16/03

Kalendarius del Regiomontano- 1476

 Prodotta da pochi anni dell’invenzione di Gutenberg


 È un prodotto editoriale che segue un po’ l’usanza del tempo, quella di preparare dei calendari, degli strumenti
che potessero essere utili all’attività quotidiana.
 Hanno la caratteristica di essere un prodotto editoriale che facilmente viene venduto ed è anche studiato
 Questa edizione è piena di appunti e margini il libro a stampa prende dal manoscritto gli spazi marginali, lo
specchio di stampa non andrà mai a coprire tutta la facciata, lascerà spazi per appunti ed eventuali commenti
 Ha la caratteristica antiliteram di portare un frontespizio semplice

REGIO MONTANO

Nome italianizzato dal latino Regiomontanus ma in realtà l’autore è un certo Johannes Muller. L’uso comune del tempo
era quello di farsi chiamare in forma latinizzata, infatti Johannes Muller ha come luogo di provenienza Der Konengberger,
il rispetto italiano è Regio monte, Regio monte è lo pseudonimo che viene poi latinizzato Regiomontanus e poi

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italianizzato Regio Montano. Era un matematico e astronomo, un genio che aveva studiato all’università di Lipsia in
Sassonia, aveva studiato poi in Austria, soprattutto in Vienna dove entro nella simpatia dell’imperatore, queste le fece
ottenere nel 1487 il titolo di magister artium e questo gli permise di girare nei circoli degli umanisti ed avere conoscere tra
i letterati, quindi studiare anche la teologia, letteratura antiche e i classici. La sua fortuna è legata a Mattia Corvino che era
re di Ungheria e per il quale il Regio Montano costruì degli astrolabi e poi anche alla conoscenza del cardinale Giovanni
Bessarione. Bessarione lo dobbiamo ricordare per la sua attività religiosa oppure apostolica in Medio Oriente e quando
cade Costantinopoli nel 1453 (data che si invita a ricordare perché è la data immediatamente antecedente alla messa sul
mercato la bibbia di Gutenberg) ed è quella data che permise vista la caduta dell’Impero di portare in Occidente
manoscritti, libri preziosi, materiale che diventa l’esemplare per stampare i nostri incunaboli. Bessarione è quello che
porta a Venezia casse di codici che avrebbero dovuto trovate luogo in una biblioteca che il Senato Veneto aveva deciso di
costruire nella citta di Venezia, perché la biblioteca di carattere pubblico trovi spazio a Venezia ci vorrà un po’ di tempo,
anche perché i primi tentativi di costruire quella che oggi conosciamo come la Biblioteca Marciana (piazza San Marco)
ebbe delle difficolta architettonico perché la destinazione di questa biblioteca era proprio sopra a dove attualmente si
trovano i musei di Palazzo Correr in un corridoio che una volta a botte a tutto sesto, la costruzione di questo corridoio, idi
esta ala del palazzo fu affidata al Sansovino pero la botte crollo per problemi di calcolo quindi la biblioteca ci mise un po’
ad avere una propria sede, ma il nucleo della Biblioteca Marciana trovo spazio nella galleria di Sansovino dove
attualmente ci sono i musei di Palazzo Correr. Bessarione ha del materiale, dei libri ai quali Venezia in qualche modo può
attingere, il primo a poterne attingere potrebbe essere stato Aldo Manuzio, le cronache non ci attestano questo rapporto
diretto di Manuzio con i libri di Bessarione. Manuzio era molto amico del Bembo e il Bembo aveva avuto modo di
conoscere i codici di Bessarione. Regio Montano visse presso il Bessarione quando questo stava a Roma e li Regio
Montano si prodigo come scrittore di cose astrologiche e di cose che riguardavano la matematica, a lui spetta un’opera
sulla trigonometria e si intitola De Triangulis ed è uno dei primi libri sulla trigonometria.

È tipico di questi intellettuali di muoversi e in cerca di nuove sedi per svolgere la loro attività e tra vari passaggi arriva
anche lui a Roma chiamato di Sisto VI nel 1475(papa che ha protetto l’attività di Sweynheym e Pannarz, papa sensibile
allo sviluppo della cultura umanistica nella città di Roma) per riformare il calendario, purtroppo da li a poco nel 1476
mori misteriosamente, è possibile che Regio Montano fosse stato anche vittima di un assassinio o forse per la peste.

Liber Chronicarum - 1493

 Conosciuto come Cronache di Norimberga


 Stampata a Norimberga da Anton Koberger, lui ebbe l’occasione di imparare l’arte della stampa presso lo
stesso Gutenberg e fa parte di quei tipografi itineranti che dopo il Sacco di Magonza si spostarono in cerca di
fortune e di spazi per poter svolgere la loro arte. Venne ricordato per essere un vero e proprio imprenditore del
mondo del libro. Koberger è anche un libraio (commerciante), colui che fece il cartello del libro dove l’antitrust
internazionale avrebbe qualcosa da dire perché diventò un vero e proprio capitalista investendo nel mondo del
libro. La sua bottega aveva 24 torchi a lavoro.
 Fotografa sempre il viaggiare e muoversi per l’Europa degli stampatori
 Non ha un autore tanto che il colophon ci dice dove, quando e da chi è stato stampato, chi sono stati i traduttori
dal tedesco al latino, chi sono stati i disegnatori. C’è il nome del compilatore Hartmann Schedel, lui mette
insieme questi testi che non sono altro che una narrazione in forma biblica della storia del mondo. Lo Schedel fa
delle scelte su questi testi, non è proprio oggetti perché ha questo taglio che segue la dottrina, segue i dettami
però nell’insieme è per noi oggetto molto importante pe rinformarci della storia e di quello che succedeva.
 È importante per noi come fonte storica, informazione, come fonte di analisi cronologica anche per le
illustrazioni che questo contiene, è il libro più generosamente illustrato del 400, non abbiamo nessun’altra
edizione a noi nota così illustrata come questo
 È arricchito da 1809 illustrazioni, hanno la caratteristica che queste illustrazioni xilografiche (incisione su
legno) sono state ricavate solo da 645 xilografie, vuol dire che molte immagini si ripetono più di una volta,
anche a discapito della veridicità del testo. Si ripete la stessa immagine perché il Liber Chronicarum dovendosi
avvalere di tanti torchi, compositori e specialisti ha avuto la possibilità di essere stampato molto velocemente,
non c’era tempo di preparare tanto immagini, e non tutti conoscevano i posti o le persone (sono raffigurati
papi e re). Solo Elisabetta I fa girare i suoi ritratti per l’Europa perché vengano conosciute le sue sembianze.
Incidere le xilografie erano costose e quindi si facevano con quello che c’era in bottega.
 Libro che riporta queste 1809 illustrazione, 596 sono ritratti di imperatori, papi o di personaggi famosi
dell’epoca, anche queste si ripetono perché sono tratte da solo 72 xilografie.
 Tra il 1486 e 1489 Dürer lavorasse come apprendice incisore nella bottega di colui che ha preparato le incisioni
dell’libro Chronicarum, Michael Wolgemut. È possibile che alcune di queste xilografie siano state intagliate
dallo stesso Dürer

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 Dettagli poco curati, tratto spesso, non esiste ombreggiatura (solo alcune parti)
 Carattere gotico
 Frontespizio messo a sistema in gotico, mi dice subito di cosa stiamo parlando. Queste cronache insieme a il
Calendario di Regio Montano sono considerati come i primi che portano un vero frontespizio
 Il 23 dicembre nel 1493 l’opera venne stampata anche in tedesco per diffonderla maggiormente nel senso che
non tutti potevano capire il latino quindi si fa circolare anche nella versione volgare.
 La tiratura del 12 luglio del 1493 è stata effettuata in 1400 copie
 La colorazione è stata a mano.
 U esemplare completo in tutti i suoi fascicoli in lingua tedesca (ci sono meno copie in giro) e colorato è stato
battuto all’aste nel 2000 per un valore di 2 mila euro

L’imprenditorialità del libro si è sviluppa strada facendo, soprattutto quando la figura dello stampatore e dell’editore si
sono divise, qui sono la stessa persona, rivestono lo stesso ruolo.

KOBERGER

Esisteva un po’ di concorrenza e le corporazioni a quel punto erano uniti a queste strutture, queste sono gelose e contro
un’attività così imprenditoriale e ovviamente di successo d questo tipografo e lo obbliano a scegliere la professione, o fa il
tipografo, l’editore o il distributore. A Koberger viene vietato di fare tanti mestieri. Teniamo presente che lui aveva
costruito una rete di colleghe, ha lavorato in associazione con altri stampatori per anche ammortizzare le spese che doveva
affrontare per mandare avanti una bottega con 100 operai e 24 torchi attivi, per dividere i costi delle singole edizioni,
questa rete non la fa solo a Norimberga, ma anche con Lipsia, Lione e Venezia, quindi aveva creato un vero a proprio
sistema anche distributivo attraverso il quale far conoscere la propria opera. La opera la fa conoscere attraverso un
volantino, novità introdotta da Koberger fu la pubblicità, quindi lui stampa un foglio dove stampa i titoli e promuove
l’attività di questo Liber Chronicarum e la elogia e così si fa promozione e arrivano ordini per comprare questo libro.

Koberger sceglie di fare solo l’editore, lui aveva alle spalle l’arte, probabilmente aveva anche i capitali a disposizione,
aveva anche un senso non solo di affari ma anche di responsabilità non solo verso i propri autori e pubblico.

La sua fortuna fini nel 1526 quando la bottega venne chiusa, gli eredi di Koberger non seppero raccogliere la sua eredita e
capacità e quindi il suo sistema cade velocemente.

LE TRE ETA DEL MONDO/LIBER

Strutturata sulla narrazione biblica della vita del mondo. La sesta età del mondo è destinata ad avere immediatamente
dopo il diluvio e il libro si attesta, si conforma a questa idea che era quella che mancasse molto poco all’ultima età del
mondo, che l’arrivo dell’anticristo fosse alle porte, tanto che l’edizione presenta pagine bianche alla fine della sesta età ma
le pagine bianche erano poche quindi si aspettava arrivasse a breve. Poi c’è il racconto dell’arrivo che è interessante sotto
due punti di vista:

1. Lo stampatore si conforma alla credenza, a quello che si pensava dovesse arrivare e consuma pagine (carta,
costosa), ma nel fascicolo prevede delle pagine bianche che forse una volta che si andava avanti con la storia e
veniva magari sfascicolato il libro e si procedeva alla stampa di queste pagine bianche. Investe e mette un
piccolo spazio nel lasciare delle pagine ancora d compilare
2. Quanto il processo di stampa fosse veloce perché la pagina che è estata stampata lascia l’ombra
dell’inchiostratura della pagina su quella bianche quindi non c’era neanche il tempo tecnico per far asciugare
rapidamente l’inchiostro

Gli incunaboli hanno tutti la caratterizzazione di indicare nel colophon il giorno e il mese di quando la stampa è stata
effettuata. Questo ci è stato molto utile perché quando studiamo gli spostamenti di questi stampatori conosciamo quando
hanno lavorato in un posto piuttosto che in un altro.

17/03

TRA IL 400 E IL 500

 Avviene il sorpasso dei libri a stampa sui libri manoscritti. Sorpasso importante che per esempio noi adesso non
possiamo riportare per i testi elettronici perché non si avvicinano al trend di crescita del libro stampato
 La presenza dei libri a stampa comincia ad essere pari e addirittura a superare il mondo del manoscritto verso il
1470/71
 Il libro stampato a tutti gli effetti si usa come un vero e proprio veicolo di contenuti

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Uno tra i veicolatori di contenuti su il quale dobbiamo soffermarci è:

ALDO MANUZIO

 Nato a Bassiano a Roma


 Morto nel 1515
 Per mantenersi faceva il maestro
 Negli anni 90 del 400 si approccia all’attività dello stampatore
 Aveva un amore per la classicità e viveva a pieno il mondo dell’umanesimo, lui filtra in qualche l’umanesimo e
fa l’umanesimo proprio attraverso lo studio dei classici ma non scrive, non è un autore, è solo un maestro.
 Primo contratto importante di insegnamento è con la famiglia Picco della Mirandola la famiglia Picco è una
famiglia impegnata intellettualmente, culturalmente oltre che economicamente nello sviluppo dell’umanesimo.
Manuzio ha la fortuna di incontrare Picco, da lui impara ad amare, conoscere e far proprie per poter dopo
condividerle le proprie conoscenze sulla lingua latina, classica e greca e su i testi scritti in greco e latino.
 Diventa precettore dei principi Pio da Carpi perché la madre di loro era la sorella di Picco della Mirandola,
quindi queste famiglie che operano per istruire i propri figli in un contesto quasi sempre chiuso ma che allo
stesso tempo è aperto a nuove esperienze con il legame di quella che è la nostra cultura umanistica. Presso i
principi Pio da Carpi lui fa il maestro, scrive una lettera alla madre dei principi scrivendo quanto è importante lo
studio dei classici, questa lettera la troveremo poi pubblicata nella prima edizione di Aldo Manuzio ma è una
delle pochissime tracce che ci raccontano la sua storia
 Lascia poca documentazione
 Lascia briciole di Hansel e Gretel che ci permettono di ricostruire la sua storia ci raccontano un po’ di quello
che ha fatto ma non ci racconta niente del suo passato ma della sua attività di stampatore e di tipografo
 Attività di stampatore inizia a Venezia, lui arriva a Venezia tra il 1489 e 1490 dove Venezia conosce già l’arte
della stampa (de Spira), probabilmente aveva anche conosciuto il materiale a stampa, frequentava i Pio e Picco
cioè persone che si avevano circondati di libri a stampa. Aldo appena arriva a Venezia fa la valutazione che ha
bisogno di soldi per la sua attività tipografica, in parte gli sono stati dati da Picco (per potersi trasferire da Carpi
a Venezia) e tra i primi socie che lui trova è il Torresani.
 Passaggi a Ferrara
 Impara il greco grazie a Battista Guarini
 Lui non stampa mai niente con le sue mani ma aveva la bottega, era una figura anti litteram come editore,
voleva produrre una determinata tipologia di libri
 Torresani tipografo che aveva cominciato la sua attività di stampatore a Venezia, aveva i suoi rapporti, crede
in Aldo Manuzio che gli racconta la sua vita ma lui non conosce ancora il progetto di Aldo Manuzio. Nel suo
curriculum aveva messo a sistema di aver lavorato con Jenson stesso, di Jenson il Torresani recupero tutta
l’attrezzatura nel 1487.
 Sposa la figlia di Torresani si mette nella condizione di entrare in una famiglia di stampatori quando lui
stampatore on era non aveva mai ad esserlo, impara a Venezia.
 Il suo progetto editoriale voleva stampare i testi classici privi di commento, quindi in Cicerone, Virgilio,
alcuni classici della letteratura e filosofia (Aristotele) per mettere a disposizione degli studenti i testi classici dei
nostri autori greci e latini senza commento perché il fine era imparare la lingua senza la super affettazione dei
commenti che arricchivano i testi manoscritti e anche quelli a stampa. Progetto che porta avanti per tutta la vita
e anche molto legato alla sua idea di essere un maestro, pedagogo e quindi di insegnare le lingue classiche.
Torresani condivide questo progetto perché in Italia si apre l’opportunità di un certo interesse verso i classici.
Venezia si era già concentrata in una produzione di testi classici, infatti dopo il 1473 è possibile osservare a
Venezia un passaggio lento ma inesorabile verso i testi che potessero garantire un mercato sicuro (perché a
Venezia esiste l’overbooking) e questo era sicuramente dato dall’università che aveva il sistema della pecia
quindi non corre presto ai servizi della stampa senno quando si rende conto della velocita di riproduzione dei
testi e soprattutto in un'unica soluzione non testi venduti a fascicoli. Il mondo dell’università per motivi di
lavoro ed insegnamento cerca manuale di diritto, filosofia, scolastica e anche di manuali di teologia. Si
abbandona sempre di più l’utilizzo dei caratteri gotici, l’esperienza del romano è stata fatta con Sweynheym e
Pannarz e la via che si sta tracciando è quella di un’industria di capitale intensivo con un mercato che seppur
lentamente poteva generare profitto, Aldo Manuzio arriva in questa realtà, arriva grazie all’opportunità offerta
da Picco
 Picco della Mirandola frequentava il poliziano e c’è una lettera di Manuzio al poliziano stesso datata 1484 in
cui Aldo offre la propria amicizia a poliziano e gliela offre nella maniera umanistica del tempo, cioè il mettersi a
servizio e nella stessa lettera Manuzio esprime tutta la sua ammirazione per una lettera che Poliziano aveva

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scritto in greco quindi esprime il piacere dell’utilizzo di una lingua. Si auspica che si possano un giorno
conoscere e condividere le loro biblioteche
 Altro faro al qualche Manuzio guarda per il mondo del greco è Giano Lascaris era un insegnate di greco,
aveva visitato a Venezia la biblioteca di Ermolao Barbaro (uno della cerchia di Lorenzo de Medici) aveva dei
libri, le opere in greco di Aristotele dal quale Manuzio prenderà spunto per fare la sua prima grande opera.
Lascaris aveva progettato una tipografia greca a Firenze nel 1494 e quindi tutto l’entourage al quale Manuzio
vuole arrivare è piuttosto preparato per dare ad Aldo gli spunti per poter proseguire con il suo progetto, tanto
che Manuzio si mise in bottega Marco Musuro morto probabilmente nel 1517 come curatore principale delle
stampe in greco. Lascaris stampa Erotemata, una grammatica, prima edizione stampata da Manuzio, non era la
prima volta che compariva sul suolo italiano questa grammatica greca perché c’era già un editio princeps a
Milano nel 1476. Probabilmente Manuzio stampa questa edizione nel 1494 (secondo calendario More Veneto,
anno iniziava il primo marzo quindi in realtà risale al 1495 del calendario usuale) però la semplifico rispetto
all’opera stampata a Milano nel 1476 e la arricchì di un corredo paratestuale che mancava nell’edizione
milanese, cioè una introduzione strutturata su questa grammatica, allo studio, insegnamento della grammatica
greca e l’arricchì con alcuni testi molto semplici per fare esercizi. In questa grammatica possiamo vedere il
progetto di Manuzio perché è la sua prima dichiarazione pubblica nel nostro possesso per capire cosa volesse
fare, lui dichiara ce quest’opera non è mai stata stampata (in realtà esisteva già a Milano) e poi lui dice di aver
usato il manoscritto di questa grammatica e in realtà non fece altro che proporre la grammatica milanese.
 Musuro discepolo, protetto dello stesso Lascaris
 Trova un altro socio che è un Pierfrancesco Barbarigo, nipote e figlio di doge nonché di papa. Barbarigo
risedeva a Padova, era un curioso, umanista nel vero senso della parola che voleva poi ritornare alla classicità e
in una percentuale importante partecipa come socio al progetto di Aldo Manuzio. Manuzio è il ‘pesce piccolo’
di questa società perché non aveva capitale ma aveva un’idea che il Torresani e Barbarigo si sottoscrivano,
Torresani alla bottega e al materiale (lui è stampatore) e Barbarigo ai soldi quindi investono in Manuzio.
 Non sappiamo perché scelse Venezia ma tra le poche frasi che ci lascia di lui stesso scrive che Venezia è il
luogo più simile a un ondo intero che a una citta, quindi vede Venezia come il mondo e non solo come città e in
questo mondo lui è sicuro che trova i manoscritti da dove poter stampare perché lui sa a Venezia era arrivato il
nostro Bessarione nel 1468 pero Manuzio non arrivo tanto facilmente ai testi del Bessarione, stavano chiuse
nelle casse ed erano in attesa di essere posti nella biblioteca Marciana pero lui capisce che Venezia può dare
molto anche dal punto divista materiale sul arte della stampa.
 Tipografo che lascia delle caratteristiche tangibili sul libro che ancora oggi conosciamo
 Gesner nel 1565 arrivo a definire Aldo Manuzio come un tipografo che fu grande tanto quanto Gutenberg.
Gesner è colui che aveva ipotizzato l’esistenza di una biblioteca universalis, cioè di una biblioteca che potesse
contenere tutto il sapere, però Aldo Manuzio non è il tipografo/editore che ha l’idea di costruire un progetto
tipografico basato su tutto il sapere, è più selettivo quindi forse più vicino alla biblioteca selecta
 Selezione di Aldo Manuzio basata e pensata su testi destinati alla scuola, a che voleva imparare le lingue
classiche (greco e latino)
 Si approccia all’arte della stampa tardi, quando aveva 40 anni
 Primo testo che Aldo ha avuto l’onore di stampare è il Musarum Panagiris Assemblea delle Muse in italiano,
stampato nel 1491 è un libretto con una collezione di poesie in latino dedicate ad Alberto Pio (quello che lo ha
avvicina al mondo che citavamo prima) e in questo libretto e stampata la lettera a Caterina Pio dove Manuzio
traccia le linee importanti di un programma per imparare la lingua. Il libretto è dedicato a il marito di Caterina
Pio, Leonello Pio. Forse questa dedica serviva ad Aldo per far vedere che era un protetto, che veniva spinto
all’attività tipografica da una famiglia che la sapeva lunga di tutto il sistema che circolava o forse è stato
semplicemente una prova di Manuzio di stampa, voleva capire se fosse l’uomo giusto al posto giusto per andare
a intraprendere l’arte tipografica.
 L’impresa di Manuzio non è un’impresa che nasce dal nulla, la sua attività inizia la sua opera da
editore/stampatore, trova come primo approdo non un’edizione insignificante/irrilevante ma trova l’opera Omini
di Aristotele, quindi un opera abbastanza impegnativa per Manuzio, gli occupa 3 anni di lavoro dal 1495-1498, è
in 5 volume e ha il nome di Organun dal greco, è un’edizione tutta in greco e è un azzardo sul mercato anche
perché mettere sul mercato 5 volumi tutti in greco per lo più di un autore filosofico non era una cosa che si
vendeva facilmente pero Manuzio intraprende questa impresa e riesce ad intraprenderla grazie all’aiuto di un
eccellente incisore di caratteri chiamato Grifo. Grifo studia per Aldo Manuzio i caratteri tipografici in greco, li
disegna e fonde, quindi prepara le casse tipografiche che Manuzio ha utilizzato per stampare il suo Aristotele.
Più avanti Manuzio non si mette mai più un’impresa cosi fantasmagorica ma su questa aveva tutti i
finanziamenti che servivano e perché non cominciare con un’impresa che servisse agli studenti per usufruire
un’opera completa. L’Aristotele è in formato in folio e il carattere che viene studiato da Grifo è un carattere che

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ricorda la calligrafia, è come una scrittura, facile da leggere. Manuzio dichiara di aver stampato a novembre di
1495 l’ultimo volume, il Senato gli dà il privilegio di mettere sul mercato quest’opera.
 Hipnerotomachia Poliphili  ‘machia’ battaglia in greco, cioè Battaglia in Sogno. Del 1499 è forse il libro più
studiato nella storia ma il meno letto, è di una lettura difficile. Opera considerata volgare perché Manuzio era
stato formato in un ambiente che seguiva un canone, una regola che era quella cristiana cattolica. Stampa questo
Polifilo (riferito così) perché probabilmente è stato stampato da lui perché dietro c’è un committente che glielo
chiede. Manuzio è un uomo molto rigoroso e stampa forse il libro più bello che conosciamo del periodo
umanistico
 Bembo è un amico di Manuzio, Manuzio viene probabilmente a conoscenza dei libri di Bessarione grazie a
Bembo. Bembo era un umanista, anche questo inserito nell’entourage della serenissima, anche nella terra ferma
Veneta lo troviamo attivo spesso a Padova, aveva una discreta biblioteca. Aldo Manuzio lo considera il nuovo
maestro per lui, colui a cui deve delle migliorie introdotte nella sua arte della stampa e quindi non poteva che
stampargli delle opere, non poteva che renderli omaggio a questo umanista stampandoli due opere, De Aetna
(1496) e Gli Asolani (1503).
 Manuzio capisce nel 1505, bel po’ di anni dopo rispetto all’Aristotele, che ha in mano un potenziale che
Venezia probabilmente ancora non era riuscita a sfruttare quest’arte della stampa, tanto che corre ai ripari, vuole
proteggere le sue opere di stampatore. Manuzio è uno stampatore che è stato copiato (prima in Francia a Lione e
poi anche nei Paesi Bassi) nelle sue edizioni e la sua marca tipografica quindi Manuzio chiese a Venezia il
privilegio di poter solo lui stampare ad esempio Gli Asolani del Bembo, un privilegio che Venezia gli concesse
per 10 anni quindi a protezione della sua attività di stampatore

Milano luogo dove si stampano libri completamente in greco ma solo per greci, cioè per chi la lingua greca la
conosceva ma Manuzio voleva stampare libri in greco per insegnare agli studenti questa lingua.

18/05

Simonino da Trento bambino cristiano che della cui uccisione il Vescovo EinerBach aveva accusato gli ebrei di aver
commesso un assassinio di carattere rituale. Fu un’edizione di successo e la cronaca nera oggi come allora attirano
l’attenzione.

CONTINUAZIONE MANUZIO

 Il 25 febbraio del 1495 fa la domanda di un privilegio al senato per poter stampare solo lui in territorio
Veneziano le opere in greco, non sappiamo cos’hanno risposto ma siamo sicuri che nel 1498 molte botteghe che
stamparono testi in greco a Venezia furono costrette a chiudere quindi il monopolio ella stampa gli venne
concesso indirettamente
 Aristotele Opera Omini è l’opera completa di Arsitole, 5 volumi stampati dal 1495 al 98 che divenne per gli
umanisti rinascimentali una vera fonte, era stato un amico di Aldo Manuzio, Ermolao Barbaro, che chiede la
pubblicazione in lingua originale del corpus di tutte le opere di Aristotele. Le opere di Aristotele non erano tutte
a disposizione perché questi volumini contengono non solo le opere pervenute del nostro filosofo ma anche le
opere di Teofrasto che non fu altro che un successore di Aristotele stesso e altri te9sti di cultura filosofica greca.
Solo l’Organon (in greco vuol dire strumento) datato 1495, era l’ultimo dei libri di Aristotele, era lo strumento
di analisi della filosofia antica. Ad intagliare il carattere di Aristotele è Grifo. Opera fu molto impegnativa e
costosa, nel senso che i volumi erano molto cari. Un professore dell’Università di Bologna si lamenta che
Aristotele è piena di errori e dice che gli sembra strano che nella prefazione lo stampatore dice che l’edizione è
bella e corretta ma in realtà è piena di errori, quindi si ha il dubbio che questo mito di Aristotele possa cadere
davanti a problemi che le edizioni Aldine hanno presentato.
 Poliphili Non lo sottoscrive. Legata a testi greci e latini ma c’è questo testo che esce nel 1499, subito dopo
Aristotele. Manuzio pero è ancora nel periodo dove crede molto nel suo progetto di far studiare il greco
attraverso la lettura del greco quindi Polifillo appare un o fuori sistema e lo dimostra il fatto che Manuzio oltre
al Polifillo stampa anche un Esiodo, Teocrito, Aristofane perché convinto di essere una guida verso il greco
parlato (greco attico), in contemporanea sono gli anni duranti i quali Manuzio ha la possibilità di prendere in
mano libri di piccolo formato che potevano avere per lui un’utilità formativa per gli studenti che si
appropinquavano allo studio, pero ben presto il mercato che Aldo aveva in mente (risolutamente accademico)
non garanti ad Aldo il successo sul quale confidava, quindi c’è un cambiamento di rotta non definitivo, ma c’è
in cantiere questo Polifillo che sta assolutamente fuori linea con quello che è il progetto di Aldo. C’è un
cambiamento di lingua, lo scrive in volgare, ma non è un volgare facilmente leggibile, tanto che si dice sia il
libro più studiato della storia ma meno letto, ma che ha lasciato un segno nella vita tipografica e editoriale di
Manuzio. Nel momento che Manuzio stampa quest’opera muore anche il finanziatore della società,

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Pierfrancesco Barbarigo. Torresani e Manuzio si fecero qualche domanda, avevano appena stampato le copie
dell’Aristotele (3700 pagine in formato in folio) e aveva imposto un impegno di denaro non indifferente quindi
il Polifillo probabilmente fu un’opera su commissione che Manuzio si è trovato ad eseguire per garantire alla
società di continuare ad esistere. L’autore di questo Polifillo potrebbe essere un certo Franceso Colonna (1433-
1527), si pensa che sia lui perché il suo nome viene fuori sciogliendo l’acrostico delle eleganti maiuscole
xilografico che iniziano ogni capitolo del libro. Il committente che permette Manuzio di intraprendere questa
impresa è un certo Leonardo Gassi che ammortizzo i costi, era un protonotario papale di origine veronese,
amico di Ermolao Barbaro. Grassi scrive all’amico Guidobaldo di Montefeltro che avevano pagato
l’impressione di quest’opera. È quasi certo fossi stato il Grassi perché circa 10 anni dopo la stampa del Polifillo,
si trovò a chiedere un privilegio al senato Veneziano perché potesse essere protetto almeno nel territorio
Veneziano. Si dice che il libro non avevo avuto successo di edizione, che era rimasto invenduto ma imputa la
causa della non vendita alla situazione politica che si viveva, era un ostato tumultuoso, la pace che si era vista
per 40 anni dalla pace di Lodi non è più in essere, lo Stato Italiano ma soprattutto la Serenissima contro il ducato
di Milano sono sempre impegnati in continue guerre ma soprattutto a fronteggiare le pestilenze, lamenta il fatto
che questo libro non poteva avere un mercato etero perché era scritto in italiano e il Polifillo resta invenduto,
pero oltre ad essere il primo esempio per Aldo Manuzio, di un opera eseguita su comissi9one, quindi realizzata
totalmente a rischio dei finanziatori, l’opera è straordinaria, il libro forse più bello del rinascimento perché la
sua forza sta proprio nella maestria di Manuzio di aver saputo ben sposare il testo assieme alle immagini.
Questo è un romanzo stampato in due volumi che racconta il simbolico sogno di Polifillo della sua storia
d’amore per Polia, che era una nobildonna di Treviso per la quale Polifillo sostiene una lotta d’amore durante il
sogno, quindi una storia legata alla fantasia e la perizia di Manuzio ci fa toccare con la fantasia quello che e
stato il sogno del Polifillo. In questa edizione si registra anche una diminuzione su la produzione in greco di
Manuzio, il progetto un po alla volta non trova il riscontro, quindi diciamo che l’epoca eroica della stampa in
geco di Aldo Manuzio si conclude con l’arrivo del 1500 anche se con il tempo Manuzio riuscì a completare il
suo progetto, a completare la presentazione che lui aveva in mente di dare al pubblico in questa lingua.
L’esempio che non si dedica solo ed esclusivamente alle stampe in greco viene dato alla stampa nel 1499
dell’opera del Perotti, la Cornucopia, rallento il passo delle edizioni in greco di Manuzio ma questa edizione
attesta per la prima volta la comparsa dell’impaginazione, prima le pagine si cartulavano cioè andava numerata
una carta ma non la facciata, infatti Manuzio lo dice esplicitamente nel suo apparato paratestuale che inserisce
l’indicazione della paginazione per rendere più la consultazione, d’altra parte è un testo destinato alo studio lo
studio del commento della lingua latina dei testi latini, un Enciclopedia della lingua latina sottoforma di
epigrammi ma comunque è uno strumento da consultare e leggere.
 Technopaegnion Manuzio pratica la tecnica di intercalare i testi insieme alle immagini in questa
composizione. Era la possibilità di costruire attraverso la composizione tipografica delle immagini. Raffigurare
un’immagine attraverso l’uso di caratteri tipografici. Armonia nell’unione dei caratteri, iniziali e illustrazioni.
Le illustrazioni sono particolarmente belle e curate anche se si trattano si xilografie, tanto che gli studiosi che si
occupano del Polifillo e di Manuzio sono abbastanza certi che chi ha operato un tal senso conosceva Andre
Mantegna e Giovanni Bellini. Manuzio cura nei dettagli l’edizione, la cura coprendo tutta la pagina, il chiudere
con anche delle semplici stelline tutto lo spazio tipografico a disposizione, non ha lasciato delle righe in sospeso
e tutto il bianco sotto, lui ha abbellito tutta la pagina movendo il testo in questo modo. Il testo ha avuto delle
critiche, è stato considerato un testo di carattere eroico, ci sono delle immagini richiamanti la sessualità, le parte
erotiche di un corpo umano questo sembrava strano per l’epoca e anche per la visione religiosa che Manuzio
sentiva fortemente.
 Marca tipografica un ancora attorno alla quale si attorciglia un delfino, il motto che accompagna questa
marca tipografica è ‘festina lente’ cioè affrettati ma lentamente che porta a dire che il tipografo era attivo,
veloce in bottega ma allo stesso tempo aveva attenzione a quello che stava facendo. L’ancora è presente anche
nel Polifillo e il moto in greco ‘Semper Bradeos’ nel carattere in greco, appare che questo motto sia stato
utilizzato da Giulio Cesare quando era il momento di condurre in battaglia le sue legioni, raccomandava ai
soldati festina lente (ossimoro che gli invitava a stare attenti a quello che andavano facendo).
 Manuzio abbandona non senza essere rimproverato dallo stesso Lascaris e Musuro da aver abbandonato il suo
progetto originale
 Lettere di Santa Caterina non fanno altro che rafforzare l’idea della forte cristianità che Aldo sentiva e
viveva ma soprattutto vanno ricordate perché abbiano nel cartiglio tenuto nella mano destra di Santa Caterina un
primo esempio di carattere corsivo. L’opera è stata voluta e commissionata la stampa nel settembre del 1500, a
commissionarla è stata la vedova di Jenson. Opera che per lui è anche un’occasione di riscatto di aver stampato
il Polifillo e quindi queste testimoniano la profonda religiosità di Aldo tanto che la dedica è destinata al futuro
papa Pio III.

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 Assieme al corsivo Manuzio va avanti con il progetto dei libri Enchiridion (libri che si possono tenere
nella mano
). Venezia non è in una situazione ottima, ha subito delle importanti sconfitte militari, ci sono state le
battaglie dei turchi e si è in un periodo di problemi economici dove molte società fallirono e molti
editori sono costretti a chiudere bottega. Il Torresani e Manuzio hanno bisogno di cose nuove, hanno
bisogno di tipi nuovi di edizione per conquistare un nuovo mercato e poter avere a disposizione
caratteri piccoli come caratteri corsivi che sono stati voluti da Manuzio e incisi da Grifo significava
avere a disposizione una nuova cassa tipografica per proporre un modello completamente nuovo nella
stampa. Per l’epoca l’arrivo del corsivo fu un’apparizione straordinaria e soprattutto appare come un
carattere elegante, tanto che Erasmo da Rotterdam gli andò a descrivere come i caratteri più graziosi al
mondo. Col suo disegno compatto delle lettere permise la riduzione della carta, nel momento di crisi
che si stava vivendo, poter risparmiare carta era fondamentale. La prima edizione scritta
esclusivamente con caratteri corsivi è il Virgilio ed è apparsa al pubblico nell’aprile del 1501.
 Aldo è impegnato in un altro progetto che potremmo chiamare ‘Libeli Portatiles’, quindi piccoli libri,
non più libri in folio, non più libri destinato agli studiosi umanistici di alto livello o ai professori
dell’Università ma libri che potessero essere alla portata di tutti anche di coloro che volessero
occupare il tempo libri quindi stiamo parlando di politici, diplomatici, donne di corte, etc., ricordiamo
che Manuzio era un fornitore di libri a Isabella D’Este (che gli rimandi di ritorno perché gli considera
troppo costosi).
 Oltre ai caratteri si riduce anche il formato, quindi in ottavo.
 Rapporto con il Bembo colui che lo inserisce negli umanisti Veneziani, quello che gli fa conoscere i formati
dei libri piccoli, colui che mette a sistema l’uso della punteggiatura, Manuzio fa tesoro della competenza
linguistica di Bembo e per la pria volta utilizza il segno del punto e virgola nei testi Il primo testo in cui al
momento vediamo applicato l’utilizzo del punto e virgola è in ‘De Aetna’, Bembo in visita sopra l’Etna in
Sicilia racconta la storia al padre della sua visita in Sicilia e scrive un libello che fa stampare a Manuzio con
l’introduzione di questa miglioria grafica (ulteriore passaggio nella leggibilità del testo). Grifo ha inciso anche
un punzone e con questo ha battuto la matrice e da questo è nato il carattere mobile da inserire nel testo.
 Gli Asolani stampati da Manuzio nel 1505, unica edizione completamente in volgare pero anche qui è una
testimonianza di amicizia nei confronti del Bembo ed è simpatico ricordare che è uscita in due emissioni diverse
perché un’emissione ha come dedica Lucrezia Borgia ma c’è anche un’emissione più neutra che è priva della
dedica alla Borgia. E’ un’opera destinata alla lettura aristocratica perché tratta di una discussione su se esiste
l’amore platonico o solo l’amore di carattere carnale, quindi gli aristocratici si siedono e discutono su questo
argomento e lo fanno n ella frescura di Asolo (cittadina veneta)
 Stampatore che ha avuto molte impressioni contraffatte, a contraffare le opere di Manuzio furono soprattutto i
francesi, a Lione.
 Erasmo da Rotterdam entra nell’attività di Manuzio tardi, Manuzio ormai erano anni che lavora come
stampatore e la sua fama si espanse, alla sua porta bussa Erasmo che gli chiede di ristampare le sue traduzioni
latine di Oripide, l’edizione era già stata stampata in Francia, aveva avuto un discreto successo ma voleva
fossero stampate da Manuzio per darle valore aggiunto alla sua opera. Si auto finanzia quest’attività perché si
impegna ad acquistare 200 copie della sua opera stampata da Aldo e poi decide di lasciare Venezia, ma si
trattine più del previsto presso Aldo Manuzio e affascinato dell’attività di Manuzio gli chiede la stampa nel
1508 dei suoi Adagia, un testo che aveva avuto la prima edizione a Parigi nel 1500, un testo che Erasmo durante
il periodo Veneziano rivede un amplia modifica e chiede a Manuzio di stampare la nuova edizione che vede la
luce a settembre del 1508. Gli Adagia sono una collezione di proverbi proveniente dalla classicità che Erasmo
commenta. Sono anni duri per Manuzio, Erasmo non smette di elogiarlo tanto che nei suoi commenti Erasmo
commenterà la stessa marca tipografica di Manuzio dicendo che il disegno che ha ispirato Grifo (disegnatore
della marca) non viene altro che da un’antica moneta romana donata da Bembo a Aldo. Aldo è costretto ad
interrompere la sua attività grazie alla minaccia dovuta dalla lega di Cambre che sostanzialmente è un’alleanza
anti-veneziana portata avanti da Giulio III, Aldo si sente poco sicuro a Venezia e si trasferisce a Milano in cerca
di nuovi manoscritti ma vuole preservare la sua persona sotto i due status, cioè come stampatore Veneziano,
Romano di cittadinanza che però stava a Milano, quindi stava dalla parte dei vincitori. Quando tona a Venezia
Manuzio viene arrestato ma poi liberato per tornare a lavorare nel 1512 nella sua Venezia.
 Nel 1513 viene eletto papa Leone X figlio di Lorenzo de Medici, il papa nel quale Manuzio pone la sua fiducia
per introduzione delle guerre nate dopo la morte del padre (Lorenzo de Medici) gli dedica l’opera di Platone e si
augura che il papa potesse portare la pace e questo avrebbe permesso di poter lavorare in tranquillità
 Nel 1513 abbiamo un'altra opera in greco che Manuzio stampa (progetto continua) ma Manuzio è vecchio,
malato, aveva già stilato due cataloghi che raccogliessero tutta la sua opera.

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 Nel 1515 prima della sua morte stampa la sua ultima opera, il De rerum natura d Lucrezio, formato in ottavo in
latino per l’uso e lo studio di latino, ecco ancora una volta l’idea di insegnamento ma quello che fa più riflettere
e su quello che vale la pena fare un considerazione è che questa opera è l’opera meno cristiana quindi lui stampa
l’opera, apprezza Lucrezio e questo gli da la possibilità di mostrarlo attraverso lo strumento che lui fino a quelli
anni (20 anni) aveva a disposizione che era l’arte della stampa quindi tipografica.

23/03

LA PROPAGANDA

Opuscoli stampati durante la Prima guerra mondiale e che avevano lo scopo di fare propaganda. Gli opuscoli sono degli
elementi con caratteristiche materiali ben precise. Gli opuscoli sono piccoli e costavano poco. Non superano le 100 pagine
e sono facili da leggere e percepire.

Ricerche svolte presso due luoghi:

 Archivio centrale dello stato funzione di raccogliere tutta la documentazione prodotta dal governo. C’è un
fondo che si chiama Guerra Europea e qui ci sono tutte le cose che si sono prodotte. Dà la fonte primaria
 Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma richiama tutti quelli scritti che nella fonte primaria
sono stati scritti.

Propaganda concetto che risale all’epoca romana ed è legato a quell’espressione ‘Panem Etetiocensen’ dare al popolo
di dare il cibo e intrattenimento per tenerlo buono. All’epoca elementi di propaganda: scultura, scrizione, le monete (effige
dei re e imperatori, elementi circolanti, con caratteristiche artistiche e pittoriche per trasmettere dei contenuti). Non è una
novità della Prima guerra mondiale. Strategia per far avere un senso alla guerra.

Massa estraneo fino ai primi anni del 900, novità della Prima guerra mondiale

Pubblicità nasce negli USA verso la fine dei 800, mette insieme il concetto di massa, tante persone raggiunte in poco
tempo. Viene fatto un uso intensivo che è stato fattibile soprattutto per i mezzi che erano potenti, pronti. Altra differenza
che consiste nel fatto che la propaganda che si racconta è quella degli imperatori, nella Prima guerra mondiale era una
propaganda sociale per far vedere alle persone quello che succedeva. La propaganda punta sui sentimenti, se in
precedenza era solo l’esaltazione di una sola azione nella Prima guerra mondiale si punta alla nobiltà dei sentimenti. Gli
editori si trovano ad avere due elementi da usare (caratteristica che fino a poco tempo fa non si pensava).

La stampa si converte a un ruolo informativo preparando prodotti che fossero finalizzati ad informare. Quando l’Italia
entra in guerra il conflitto era già iniziato da un anno, ci si chiede se è il caso di entrare in guerra o rimanere neutrale e si
usano gli Opuscoli per convincere se entrare o no e nel maggio del 1915 Italia fu coinvolta.

Gli opuscoli attraversano 3 fasi:

1. Primi mesi/anno dell’Italia in Guerra, che è la fase che invita ad entrare in guerra perché c’è la questione della
conquista territoriale di dover proteggere e allargare i propri confini. E quindi gli Opuscoli mettono in copertina
le carte geografiche dell’Italia, territorio da proteggere.
2. Fase che attraverso gli Opuscoli vede l’esigenza di supportare la guerra, si chiedere non solo i soldati ma anche
a quelli che stavano a casa.
3. Opuscoli perdono importanza, cioè non sono più destinati alla massa ma ai singoli ufficiale quelli che dovevano
spronare le truppe

Le copertine e opuscoli in generale hanno avuto di sottofondo o punto di riferimento i finanziamenti cioè quando il
governo stesso finanziavano questo tipo di propaganda attraverso gli opuscoli.

Sistema di propaganda in Italia entra solo nel 1916, ma quando entra i nostri editori migliorano la qualità e sono efficiente
ed efficaci.

Editori puntano sull’effetto dell’immagini sulle persone viene da secoli, non invenzione della Prima Guerra Mondiale.

Luciano Ramo (sottotenente di artiglieria)  incitamento e dichiarazione e che la RECLAM (uso immagini) è in funzione
e pronto a partire ad essere applicato

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Far leva sul sentimento si passa dai primi opuscoli che parlavano della rivendicazione delle terre irredente e i suoi eroi
(Nazario Sauro- marinai alla conquista), pubblicato in italiano, inglese e francese, un po’ tutte le copertine hanno un
richiamo della classicità (verticalismo (statue romane), colori (rosso- rimane impresso nell’immagine delle persone))

Delegazione della Croce Rossa italiana in Montevideo Nemico rappresentato dell’aquila austriaca, stemma
dell’Ungheria e Austria e a sorgere abbiamo in verticale l’Italia.

Patria richiamo da parte degli illustratori ad essere eroi, richiamo alla classicità è legato al fatto che attraverso la
partecipazione della guerra si potesse salvare non solo la nazione ma anche l’anima. Andare in guerra significava avere
equilibri per riunirsi sotto un’unica bandiera. La bandiera era difesa dalla spada. Nemico va odiato ed ucciso, e si dice che
ognuno dovesse agire nel modo più consono senza usare l’uso della forza.

La guerra porta distruzione e si rendono conto che ci sono i morti, vittime che sono rimaste sul campo e allora abbiamo
opuscoli che raccontano questi sacrifici.

Ammonimenti per la guerra sangue versato, sacrificio andava immolato per far si che le morti non siano state inutili.
Abbiamo un parallelismo con la Salome di Oscar Wilde (1), concetto del sangue che gocciola è quello che viene ripreso
dalla Prima guerra mondiale.

Demonizzazione del nemico non è altro che un nuovo modo di fare propaganda, trovare nell’altro il colpevole che stava
succedendo. La guerra era da scongiurare o da combattere per evitare che il nemico entrasse in casa

Relazione ufficiale della Commissione costituita dal Governo francese per l’accertamento dei fat (COMPLETARE)
racconto quello che i tedeschi erano capaci di fare, bambino con le mani mozzate e con sangue che scola da tutte le parte.
Si usano immagine forti per far vedere che i tedeschi erano atroci e per convivere che la guerra era la scelta giusta.

I comandamenti di Dio, 1915  tedesco è destinato ad essere incoronato dalla morte e raffigurato da un maiale.
Opuscolo ironico dove il comandamento ‘non uccidere’ c’era il tedesco che uccideva quindi si traspongono i
comandamenti di Dio.

Al Valoroso Soldato della grande guerra, 1917 soldato italiano uccide un soldato ma viene incoronato dalla gloria.
La ferocia non manca mai in nessuna dei due.

 Immagini che hanno una funzionalità para (prima in greco) testuale copertina forse fratello minore della
copertina (?).

Tutti dovevano contribuire alla -- . Richiamo a lavorare per i soldati che sono al fronte quindi non stanno a fare niente,
abbiamo le tre generazioni delle donne che aspettano il soldato che va al fronte. La donna rimane a casa e non è quella
della Seconda guerra mondiale (forzosa, che ha un ruolo fondamentale nella guerra, combattono anche loro).

Editore impegnato durante la prima guerra mondali è:

 Bemporad (è una casa editrice. DICE QUALCOSA DELLA SCUOLA ASCOLTARE), si mette a servizio per
stampare le pubblicazioni patriotiche
 Sonzogno macchina distributiva ben organizzata, arrivavano rapidamente e sono molto sottili

Fumetto viene utilizzato come propaganda e racconta qualcosa di terribile che succede in Belgio e Francia grazie ai
tedeschi, quindi si utilizza per colpire la società.

Disegno carboncino che viene eseguito e poi stampato.

Duomo in fiamme che si discosta da tutte le altre immagini immagine totalmente diversa a quelle delle altre pagine,
possiamo pensare che l’autore voleva figurare il comandamento ‘ricordati di santificare le feste’ ??, oppure immagine
forte di come figurare questi comandamenti e i tedeschi che non sapevano come farlo.

3 fase

Attività del lavoro, quello che potevano fare gli italiani per sostenere lo sforzo bellico. Ruota segno del lavoro, non ho
capito come si chiama la persona che sta appoggiata la tipa e schiaccia il tedesco in questo opuscolo si invita a non
usare le cose tedesche ma solo i prodotti italiani, guerra economica.

Società italianaEroismo del soldato morto, opuscoli che rappresentano la morte dei nostri eroi ma lo rappresentano in
una figura dipinta, come se la morte fosse raccontata poeticamente nel minor modo cruente possibile.

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V prestito nazionale, 1915 copertina presa da un opuscolo. Soldato che scrive, invito a versare dei soldi perché si
potesse finanziare ancora la guerra (ultimo aspetto della guerra), serviva un messaggio immediato che non richiamasse il
denaro immediatamente ma per fare in modo he si aprisse il portafoglio ma il senso era lavorare per la vittoria.

Prigionia degli italiani propaganda doveva tenere alti gli spiriti e questo opuscolo riporta a storia dei prigioni italiani in
Austria. Doppia lingua, italiano e tedesco per far conoscere la storia.

24/03

MANUZIO

Ha dato alla storia del libro e anche alla storia del materiale del libro stesso una visione che fino a quel momento non si
conosceva.

Ricordiamo che è vissuto a cavallo tra il 400-500, uomo pienamente umanista, uomo che vive il recupero dei classici e gli
interessi nei confronti dei latini e via dicendo.

Peri il contesto storico che si è trovato a vivere ha avuto anche la possibilità di pensare al libro come un prodotto anche
diverso.

Si dice che l’Enchiridio ebbe tanto successo che perfino le prostitute potevano girare con il loro Petrarca in mano, perché
allora la cultura era trending, far finta di essere acculturati era di moda.

Manuzio costruì de modelli all’interno del libro e per il libro che sono stati portati avanti nei secoli che sono i modelli
nostri, se noi oggi pensiamo ai tascabili pensiamo a Manuzio. Le “collane” stesse dei nostri testi nascono appunto da
questi piccoli libri in ottavo che nascevano della piegatura di 3 volte del foglio e che potevano contenere più testo anche
perché Manuzio introduce l’uso del corsivo (anche definito italico). Il corsivo aldino divenne un modello come la forma
del libro che noi adesso usiamo e riprendiamo solo per scrivere citazioni o dialoghi, ma Aldo Manuzio l’usa anche per
scrivere un testo completo, sappiamo che dietro tutto questo c’è anche Francesco Griffo che è colui che tradisce in parte
Manuzio perché si trasferisce a Lione in Francia dove ripete l’esperienza di intagliatore e disegnatore di caratteri e lui ha il
background dei caratteri manuziani e gli riporta nella produzione francese e questo consente ai francesi di produrre delle
edizioni che sembrano uscite dalla bottega di Manuzio

Il Virgilio nel 1501 è il prototipo di un libro moderno, piccolo, maneggevole, scritto in corsivo e non pensato per
abbassare i costi (negli anni si diceva che i libri piccoli, scritti in corsivo con poca carta e senza commenti (anche questi
avevano un costo, perché quello che andava a commentare era un letterato che doveva essere pagato per la sua attività)),
pero diffonde il libro in questo formato una cultura che prima non era così facile o agevola da usare e usufruire quindi il
libro diventa un oggetto diverso perché se ne fa un uso diverso, un uso meno legato allo spazio dello studio ma legato e
sempre più aperto allo spazio personale, non necessariamente a uno spazio costituito da letterati e soprattutto l’in-ottavo fu
un formato che lascio i libri religiosi ma prendeva spazio anche per i libri di letteratura, per i classici della letteratura e che
secondo Manuzio e secondo anche un progetto (quello della sua vita, far imparare senza l’uso dei commenti e note la
lingua greca), la stessa cosa l’usa per il libro a stampa, cioè avere a disposizione il testo ‘nudo e crudo’ che non distoglie
dalla concentrazione ed è facile a fattibile poterlo leggere dove si vuole e quando si vuole.

Con Manuzio è anche compresa la numerazione delle pagine perché non si studiavano le pagine cosi facilmente con l’uso
degli incunaboli, non ci si orientava facilmente. Tutto questo insieme all’introduzione della punteggiatura fanno si che il
libro acquisti un modello che Manuzio introduca dei cannoni che valgono e sono sostanzialmente ripetuti e ripresi per altri
300 anni (fino all’800).

È abbastanza significativo quello che un uomo è riuscito a fare ed è riuscito a farlo a Venezia. Abbiamo detto che Venezia
è una sede fondamentale per lo smercio del libro soprattutto tra 400 e 500, aveva conosciuto il Jenson, Griffo, aveva una
rete commerciale significativa, era anche una città che non era assolutamente legata all’ortodossia cattolica-cristiana
(Manuzio era fortemente cristiano). A Venezia non interessa molto quello che la curia o il papato va a prescrivere, da altra
parte pensiamo al Polifillo che poteva solo essere stampato a Venezia, quindi sostanzialmente Venezia era il luogo ideale
per stampare che causa che si intasi, c’è una sorta di overbooking di tipografi che vanno a Venezia.

Manuzio non è l‘unico che stampa a Venezia (ci sono altri 3) ma è una citta che contribuisce notevolmente alla crescita
della produzione, i 15 mila incunaboli che sono stati prodotti allo scadere del 1500 abbiamo una percentuale che porta al
42% di caratterizzazione veneziana. Quelle 12-15 mila edizioni italiani che corrispondono al 50% della produzione
europea, calcoliamo che girassero sul mercato circa 30 mila incunaboli e che il 42% era di produzione Venezia per una
serie di circostanze, tipo Jenson, Manuzio e via dicendo ma anche la qualità della carta, carta prodotta nel bresciano e nel

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bergamasco dove Manuzio si approvvigionava a costi contenuti perché era carta prodotta dalla Serenissima stessa, non
c’era il problema di passare e migrare il materiale per pagare poi dazi e mettendo in pericolo il passaggio delle merci
(spesso assaltati). A Venezia sono tanti gli aristocratici, c’è un impegno economico anche dagli aristocratici.

Il numero dei volumi che girarono nel 15 secolo era elevato.

Venezia soffre un po’ che molti stampatori e tipografi sono da lei ospitati perché possano partecipare e contribuire allo
sviluppo e stampa di libri. Ci sono allora due leggi del mercato:

1. Diversificare la produzione per poter essere concorrenti


2. Gli stampatori che si trovavano a Venezia devono trovarsi dei nuovi committenti fuori dalla citta, quindi
spostarsi (tipografi itineranti). Molti accettano di andare a servizio presso altri signori che chiedono loro un
servigio per avere l’arte della stampa presso il proprio piccolo regno, ducati, diventa prestigioso avere qualcuno
che lavori al proprio soldo. Molti stampatori se ne vanno da Venezia e prendono sede in altre citta piccole e
spesso sconosciute, ma trovano per esempio l’opportunità di stampare l’Ariosto che è stato stampato perché l’ha
voluto la vedova che chiama presso di sé degli stampatori che venivano da Venezia per stampare i poemi
dell’Ariosto.

Rimane a Venezia ma diversifica, tra i diversificatori abbiamo:

 Francesco Marcolini che veniva da Forlì (tipografo itinerante):


 Editore veneziano dal 1534
 Visse fino al 1559
 Risedete sempre a Venezia tranne dal 1543-46 dove si trovava a Cipro per ragioni salutari
 Visse nella cerchia di Pietro Aretino (fu il suo editore) autore da ricordare perché ha eseguito una
serie di raffigurazioni nei sui sonetti (sonetti dell’Aretini) che all’epoca erano erotiche. Marcolini
compila i suoi componimenti e li fa illustrare con delle raffigurazioni scabrose che prendono spunto
da un altro artista che è Giulio Romano. Le immagini stavano a significare come la cultura girasse,
come la sensibilità rispetto alla produzione artistica travalicasse facilmente i confini.
 Marcolini a differenza di Manuzio propone di stampare delle stampe che sono di letteratura italiana
(non riprende i classici della letteratura greco-latina)
 Venne ricordato per la prima forma della stampa della musica bisogna fare 3 passaggi col torchio,
prima il rigo musicale, la nota e se è necessario anche il testo quando devo stampare dei corali.
 Stampo alcuni testi di tecnica dall’architettura alla matematica, quindi diversifico la sua produzione
 Era un po’ un eclettico ma aveva bisogno anche lui di protezione, che trova in Ercole D’Este che lo
patrocino come mecenate fino alla fine della sua vita
 Si presenta al mondo del libro anche come libraio, lui porta questa sua capacità anche a Venezia, lui
non è capace di stampare perché nasce come libraio e si rivolge a degli stampatori molto famosi a
Venezia che venivano da Bresci che sono i Nicolini da Sabio (che tornano a Brescia), e fa stampare da
loro la passione di Cristo composta dall’Aretino.
 Frequento tutti gli umanisti che giravano per Venezia ed ebbe abbastanza successo perché questi
umanisti erano molto curiosi. Un senso di curiosità l’abbiamo anche da questa edizione ‘Le sorti’
(1540) di Francesco Marcolini, era di moda mettere la propria effige all’interno dei libri, era un modo
di far sapere agli altri il proprio volto e quindi gli autori o stampatori usavano spesso la tecnica di
inserire un incisione della loro effige all’interno del libro, non sempre solo la loro effige ma nella
maggior parte dei casi l’effige di chi gli aveva protetti, di chi aveva permesso a loro di andare avanti
col lavoro dentro la bottega. La troviamo nell’indice dei libri proibiti. In 40 anni diventa subito un
mezzo per essere fuori dagli schemi dell’ortodossia non per niente nel giro di pochi anni si aprirà il
Concilio di Trento per controllare non solo l’andamento degli ecclesiastici ma anche per controllare
quello che veniva stampato.

 Famiglia di Giolito
 Ad arrivare su territorio Veneziano fu Giovanni Giolito de Ferrari che arriva nel 1538
 Lui assieme a tutta la sua famiglia prende un filone di stampa che riguarda la letteratura nazionale
italiana
 Sono gli stampatori dell’Ariosto, Petrarca e Boccaccio almeno fino a quando la chiesa non comincio a
porre un veto su questi autori o a metterli in dubbio nella loro autorevolezza e ortodossia

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 Giovanni Giolito de Ferrari ha avuto un’intensa attività veneziana ma con gli altri membri della sua
famiglia apri una sorta di filiali in giro per l’Italia. Parliamo fi filiali a Bologna, Ferrara e Napoli per
distribuire l’amplia produzione nella quale furono coinvolti e si spandono in Spagna.
 I Giolito non lavoravano solo ed esclusivamente il prodotto libro ma erano dei mercati di sale, stoffe,
quindi altre materie che viaggiavano tra confini per l’Europa, e portando il sale e le stoffe portavano
anche i libri decretando il successo delle opere italiane anche fuori.
 Petrarca stampano 22 edizioni, 8 quelle del Decameron, 28 volte stampato l’Orlando furioso autori
contemporanei (solo l’Ariosto), sono tra quelli autori che fa rientrare nella categoria dei
contemporanei, quindi la possibilità di far conoscere la produzione contemporanea anche fuori dai
confini
 A loro va anche una stampa della Commedia definita anche divina (prima non era definita Divina),
sotto un marchio riconoscibile dappertutto che ha come simbolo la fenice che risorge dalle sue ceneri
(vediamo sotto le iniziali del suo nome), quindi un marchio che diventa riconoscibile e anche
testimone della qualità, marchio che viene più volte elaborato. Questo è il marchio tipografico che fa
muovere il Giolito per tutta Italia
 La famiglia aveva preso spazio in territorio veneziano ancora prima della fine del 400, Giovanni vi
opera come stampatore al 500 inoltrato assieme al fratello Bernardino (Stagnino), si prodigano
notevolmente nella loro attività commerciali e tra queste inseriscono anche la produzione dei libri.
 Delle mille edizioni che sono a catalogo sono state stampate a Venezia dai Giolito, molte di queste
sono in italiano e solo il 5% sono edizioni in latino. Catalogo importante, circa 300 autori (anche
contemporanei) che fanno si che i libri italiano e la cultura italiana venga distribuita e conosciuta
all’interno dell’Italia ma anche per tutti i confini europei.
 I Giunta (forse è la famiglia di Giolito) sono una dinastia, lavorano per più di un secolo e questo li fa non solo
bypassare guerre, etc., ma li mette in contatto con tante persone e relata, imperatori, re, etc., quindi possiamo già
ipotizzare che nel 500 grazie alla figura dei Giolito e Giunta si profilano, si delineando quelle che sono le
caratteristiche di un imprenditore moderno.

STAMPATORE/EDITORE (figure non sono ancora sostanzialmente divise)

Farsi riconoscere

 Colophon primo mezzo che gli stampatori/editore hanno a disposizione per farsi conoscere, per far conoscere
quale parte avesse avute nel procedimento tecnico. Per assicurassi anche i suoi diritti legati allo sfruttamento
commerciale del prodotto finito.
 Nei primi tempi il colophon faceva da parte informativa per tutti quei dati che poi sono stati migrati o
spostati all’interno del frontespizio.
 Il colophon porta gli elementi che sono legati al nome dell’autore e stampatore e quando e dove il
lavoro era stato eseguito.
 Colophon in greco vuol dire fine, termine e anche estremità e per questo era posto alla fine dei libri.
 Gutenberg come singolo stampatore utilizzo per la prima volta il colophon nel Catholicon del 1460, il
suo colophon aveva la dichiarazione che quel libro era stato stampato e non era opera dell’attività
manoscritta.
 Il colophon che comprende anche il nome del titolo non è da subito cosi usuale, solo nel Psalmorum
Codex stampato da Schoffer e da Fust (due concorrenti di Gutenberg) hanno iniziato a mettere un
titolo nel colophon stesso e nello Psalmorum ci sono alcuni esemplari che circolano con delle varianti
che erano i giochi o errori del mestiere, con la data (14 agosto del 1457), ma per la prima volta
inseriscono i loro nomi e il nome dell’opera. Fust e Schoffer avevano fatto un ulteriore passo che era
quello di porre il loro nome in primis e anche il nome dell’opera.
 Prende spunto dai manoscritti, nei manoscritti gli amanuensi ponevano i dati di quando hanno finito e
ponevano “Grazie Dei”.
 Il colophon cade in disuso nel 1600 nel XVII secolo quando il frontespizio si sistemata
definitivamente.
 Frontespizio la prima presenza di frontespizio ce l’abbiamo nella Divina Commedia scritto solo Commedia,
però non è un vero frontespizio perché è solo il titolo posto in un foglio bianco. Ci vuole più di mezzo secolo
perché il frontespizio assuma il significato con il quale noi adesso lo conosciamo.
 Il primo esempio vero ce l’abbiamo con il ‘Kalendarium de Regiomontano” stampato a Venezia da
Raddot che però anche qui non è un titolo, un luogo di stampa o magari una marca tipografica, è un
sonetto che ci racconta di cosa sia il contenuto.

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 Nel 1487 abbiamo la Biblia stampata da Giorgio Arrivabene a Venezia, che anche qui c’è solo la
parola Biblia perché in realtà il frontespizio non aveva altro che una funzione protettiva, era una sorta
di cartellina con sopra il titolo (aiutava a non fare confusione) nella quale venivano messe dentro tutti
i fascicoli che dovevano essere legati insieme, che dovevano essere poi collegati gli uni agli altri
attraverso una cucitura presso la bottega del legatore.
 Il frontespizio non è altro che la cartina di tornasole del gusto dei contemporanei, i frontespizi, come
oggi le copertine, rispecchiavano i gusti dei contemporanei, erano spesso arricchiti di disegni, prima
xilografici e poi calcografici, oppure dall’utilizzo di tanti tipo di caratteri, spesso anche resi illeggibili.
 Erano densi di informazione nel 600 quanto poco densi lo erano nel 700.
 Bodoni utilizza un frontespizio semplice, con poche informazioni, togliendo tutte quelle informazioni
che avevamo nel 500-600, soprattutto nelle Tabarocca del 17esimo secolo.
 Il primo passaggio furono quelli dei frontespizi completamente incisi e questo portò ad avere gli
esemplari con delle caratteristiche diverse.
 Poi a volte il frontespizio era talmente bisognoso di ringraziamenti nei confronti di chi aveva ospitato,
voluto, commissionato quell’opera che non poteva tenere tante parole, tanti elogi e allora si sdoppia il
frontespizio diventando da un’altra parte antiporta, cioè una anteposizione al frontespizio dove veniva
riportato l’immagine di colui che quell’opera l’aveva voluta, di colui al quale l’opera stessa era
dedicata per avere un riscontro di denaro o anche di protezione per quello che si era prodotto.
 Il frontespizio si snellisce, non è più solo ed esclusivamente xilografico ma le xilografie contornano il
testo scritto a caratteri mobili, frontespizi che appaiono con delle incisioni, con delle cornici, fregi,
rilievi che accompagnano il titolo, tutte le informazioni che sono apposte.
 La marca tipografica è quella sorta di comunicazione che si prevedeva e si pensava per che si
conoscesse rapidamente la provenienza della bottega o del tipografo, garanzia anche della qualità, di
chi metteva la faccia su quell’opera, su quel lavoro.
 Illustrazione è parte integrante del libro e l’abbiamo capito nel 1499 con il Polifillo di Manuzio. È parte
integrante per leggere il testo e sciogliere quel testo, spesso però le illustrazioni vengono usate con poca
attenzione tanto che abbiamo una bibbia stampata nel 1472 recante il nuovo testamento che è stata illustrata con
la Metamorfosi di Ovidio, immagini lontane a quello che c’è scritto. La stampa del Valturio che è il ‘De Re
Militari’ è la prima opera che noi abbiamo di carattere tecnico che risale al 1472 (prima del lavoro di Manuzio),
dove Valturio stampata questo testo su come condurre la guerra e ci sono una serie di immagini di argomento
tecnico che raccontano quali sono i meccanismi per andare in guerra, le strutture, le armi, tutto quello che
poteva essere utilizzato e messo in campo per andare in guerra.

25/03

I PRIMI BEST SELLERS

I best seller sono sempre esistiti.

Quello che fa un best seller sono i cambiamenti, le modifiche, i passaggi storici e numerici.

Per capire cos’è un best seller bisogna partire da quante tirature sono uscite per quel titolo, facciamo fatica a saperlo per i
libri antichi, noi ci possiamo basare sugli esemplari che sono a noi pervenute e che sono ora conservate nelle biblioteche.
Ora è più facile perché abbiamo i dati di mercato e anche perché è più facile di quante copie ha prodotto l’editore.

Noi capiamo i best seller quando cogliamo immediatamente e visibilmente il suo successo, cioè il successo dev’essere
visibile e istantaneo, però possiamo anche dire che il successo di un best seller dev’essere ponderabile.

Un best seller non è solo fatto di numeri ma può essere quel testo che ha condizionato un sistema e ha influenzato una
società.

Il Capitale di Marx non ha avuto grande diffusione, copie stampate numericamente non sono state tante ma ha avuto un
ruolo capitale per condizionare un sistema economico che noi prima conoscevamo diversamente.

Il best seller per lo storico del libro non è altro che una cartina di tornasole per far capire quali fossero i gusti di quel
momento/epoca/periodo storico. Ci viene anche chiederci quale categoria di libri entrano nella definizione di best sellers,
sicuramente non dobbiamo mettere in conto i testi scolastici, i libri di carattere informativo, dobbiamo mettere dentro i
testi di narrativa, però il romanzo non possiamo tenerlo preste per considerarlo un best seller nel 400-500, ci vorrà il 600
perché il secolo del romanzo storico sarà il 19esimo, quindi ci sono dei generi di libri che non venivano prodotti. Quindi

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quali sono i best seller da poter valutare come best seller nell’epoca antica, vengono in campo o i classici della letteratura
greco-latina ma soprattutto i testi di carattere religioso.

E’ difficile conoscere se è stato un best seller o meno perché a noi mancano i numeri delle edizioni pero se l’editore o lo
stampatore attraverso la documentazione archivistica ma anche attraverso le prefazioni, premesse; abbiamo detto che Aldo
Manuzio per primo e poi altri tipografi hanno utilizzato il paratesto per raccontare quelle edizioni, quindi possiamo
meravigliarci di certe tirature perché ce lo raccontano loro stessi, un esempio è dato dal Donato che fu stampato in 24
edizioni quindi anche se ciascuna edizione avesse avuto le 200-300 copie che era la tiratura del libri al torchio, vuol dire
che il Donato può essere considerato un libro tra i best seller. Il Donato era una grammatica ma era un testo per eruditi,
non un te9sto scolastico, non era in un formato agevole.

Primo best seller della storia De imitatione Christi, stampato D’Augusta in prima edizione nel 1471 e rimase con le
sue 99 edizioni il libro più letto e venduto nella storia, perché un altro dato che ci manca e ci serve nel valutare i best seller
è sapere e conoscere quante copie sono state prodotte ma anche lette e vendute. Anche lui è diventato uno long seller
come la Bibbia perché ancora oggi è tra i libri più venduti e più studiati.

Poi abbiamo Gli Adagia di Erasmo, con 34 edizioni e 1000 copie vendute in meno di 20 anni (1500-1520).

Tra questi best seller non possiamo non metterci la Bibbia, ma la Bibbia è un long seller, quei libri che hanno sempre,
costantemente venduto anche se lontani dalla loro prima pubblicazione.

LUTERO E I BEST SELLER

Lutero con le sue 95 tesi uscite nel 1517, ha lasciato non solo il segno ma di più, perché ricordiamoci che poi dalle
proteste di Martin Lutero è nato anche (da li a un ventennio) il Concilio di Trento (quando la chiesa si mette in
discussione, ma il moto propulsore è stato Lutero con la riforma a la quale appunto la chiesa ha risposto con la
controriforma). Le 95 testi non sono altro la spiegazione di come Martin Lutero abbia capito la potenza della stampa, la
potenza di avere del materiale stampato, queste 95 tesi non potevano che essere distribuite affiggendole alle porte delle
chiese, erano un piccolo opuscolo che hanno lasciato il segno nella storia.

Il ragionamento per valutare un best seller non dev’essere guidato dal costo, cioè non è detto che perché un libro costi
poco ha sicuramente più diffusione e più successo. Abbiamo detto che i libri erano venduti a prezzi piuttosto elevati, non
erano venduti a prezzi convenienti, però se un libro era di successo, anche se costoso, può guadagnarsi il titolo di best
seller. Quindi la variante costo non è la variante che agevola il risultato per far entrare il libro come best seller.

Quando un libro è famoso/noto abbiamo anche l’alternativa che il plagio si moltiplichi. Esempio è Manuzio perché le sue
edizioni erano curate, belle e di successo e quindi molto sono stati i tipografi dislocati in altri paesi che le hanno plagiati.
Il plagio, la falsa edizione, falso luogo di emissione non conta nel numero di copie vendute, nel ritmo di produzione e
quindi nella capacità di valutare se quel titolo è definibile un best seller.

Quali sono i best seller stampati che hanno avuto particolare successo in Italia?

Orlando Furioso stampato per la prima volta nel 1532, ha avuto un sacco di edizione e anche questo possiamo dire che
nella storia del libro italiano è quello che ha raggiunto maggior successo.

Su quale copia è venduta una edizione che io posso fare il calcolo che si tratti o meno di un best seller, ma questo conto
non posso farlo agevolmente per i libri del 400-800, ma possiamo capire quali son i parametri dal 800 in poi, perché nel
800 sono stati introdotte delle nuove tecniche tipografiche, il vecchio torchio di Gutenberg fu abbandonato e ci si ispirò ad
altre meccanismi e macchine.

1829 con Pomba si introduce in Italia l’uso della rotativa quindi altre tecniche di produzione libraria. La tecnica ha fatto si
che aumentassero il numero di esemplari.

Nel 1800 (inteso come secolo) il volume di vendita per far si che un titolo fosse considerato un best seller doveva superare
almeno le 10.000 copie, nel momento di emissione nel mercato, nel momento in cui il libro veniva presentato al pubblico.
Sempre nel 800 si passa alle 50.000 mila copie in un anno, una sorta di numero potenzialmente molto alto ma bassissimo
se lo rapportiamo a i best seller che sono stati venduti nella seconda meta del 900 dove il ragionamento sono le 100.000
copie subito e le 500.000 in un anno.

Non ci sono delle regole ben precise per trovare un best seller. L’unica cosa sulla quale possiamo essere certi è che ora noi
abbiamo della strumentazione/mezzi diversa per far raggiungere rapidamente il libro al lettore (meccanismi di

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distribuzione, promozione, autori che si presentano, incontri presso le librerie, canali social), in poco tempo si raggiunge il
picco della vendita.

I libri che sono best seller non sono libri di secondo ordine, o almeno non tutti, soprattutto se consideriamo questo
discorso nell’ambito della narrativa, ci sono dei capolavori della narrativa che sono diventati best seller.

Alla fine dell’800 abbiamo Pinocchio, Carlo Lorenzini (Collodi), inviava una bambinata al redattore del giornale per
bambine che pubblico le storie di Pinocchio a puntate tra il 1881-1883, decisero di mettere insieme tutte queste puntate,
tutti i racconti stampati sul giornale, quindi il volume divenne una vera e propria storia, questo proto al 1907 di vedere
Pinocchio stampato fino a 500 mila copie e porto poi al 1920 porto la cifra ad un milione di copie.

1923 anche Cuore raggiunge un milione di copie però tra il 1886 (anno di uscita del romanzo) fino al 1910 aveva
pubblicato 500.000 copie, quindi un successo come quello di Pinocchio ma dilatato nel tempo.

Best seller un libro che appena uscito superi di gran lunga la richiesta considerata in quel tempo stabilito, in quel
contesto e poi continui quel successo, anche se poi cade nell’oblio nelle vendite, ma ce lo ricordiamo e sappiamo è stato
un libro di grande successo. È difficile valute se i best seller siano frutto di un entusiasmo momentaneo, certamente adesso
è un po’ più difficile che l’entusiasmo nasca dal nulla, c’è la pubblicità, marketing, parte promozionale che decreta il
successo di un libro, non è sempre il parare bene di quel libro è anche criticare quel libro che apre alla curiosità e al voler
leggero se quelle critiche siano fondate, sensate e corrette.

AUTORE DA BEST SELLER

 Dan Brown
 Joanne Rowling
 Wilbur Smith
 Sepùlveda
 Allende
 Coelho

Sono quei autori che si sono creati un pubblico fedele e trasversale di tutte le età.

Chi cerca l’autore di successo fa anche delle operazione legate ad acquistare diritti di un autore giovane, emergente prima
che il libro diventi di successo, quindi che entri a pieno titolo nel catalogo di quel editore, si cerca di acquistare
rapidamente i diritti di un autore, stampato fuori anche Italia perché possa essere poi “curato” da un editore italiano o da
un altro editore straniero, la compra vendita dei diritti è spesso fatta per cercare l’autore esordiente perché i diritti si
pagano meno prima dell’esplosione.

AUTORE DA BEST SELLER ITALIANI

 Camilleri
 Moccia
 Carofiglio candidato allo Strega
 Volo
 Ammaniti
 Mazzatinti è stata rubata dagli editori originali perché i suoi libri sono stati di successo ed un editore l’ha
acquistata come autrice confidando che sempre i libri potessero essere di successo perché ormai l’autore si era
già creato il suo pubblico.
 Saviano

Molti editori nei loro cataloghi hanno un autore che ha sollevato le sorti.

BEST SELLER NELLA SAGGISTICA

 Vespa
 Rampini
 Travaglio
 Severgnini
 Stella (La casta)
 Saviano (Gomorra)

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Libri che hanno un legame con la realtà.

L’ERA DEL CONSOLIDAMENTO

Parlando di best seller siamo già transitati sull’epoca moderna del libro, chiamata l’era del consolidamento. L’abbiamo
vissuta molto e in maniera stesa per quello che riguarda almeno fino alla prima meta del 500, abbiamo parlato ti tipografi,
stampatori, novità, best seller, cioè quali sono stati gli elementi, poi i cambiamenti tra 600-800 non furono tanti e tali da
dedicare tanto spazio.

Il 600 vede un arricchimento di frontespizi, una pulitura e sistemazione del frontespizio per quello che sono le edizioni
uscite nel 18esmo secolo, Goldoni pulisce completamente il frontespizio.

Nella seconda meta del 500 l’inserimento delle antiporte, cosa che non scompare nel 700.

Periodo storico che dura abbastanza (1550-1800), durante il quale al libro come oggetto non succede più nulla, venne
stampato come Gutenberg, ci sono le caratteristiche alle quali Manuzio da una svolta, però se l’oggetto di per sé non
cambia molto cambia invece la filiera, si profila sempre di più una filiera moderna e di tipo contemporaneo. Il primo
passaggio fondamentale è legato che la figura dello stampatore, la figura di chi metteva in macchine voleva anche spesso
stampare quell’opera, è sostanzialmente la volontà di un editore, lo stampatore e l’editore andavano a coincidere e anche
coincideva a volte con a figura del libraio, cioè 3 figure che ora come ore sono separate, con ruoli, attività completamente
diverse ma che restano uguali fino alla prima meta del 500, poi con il tempo cambiano le funzioni, cambiano le attività
che questi svolgono, si delinea una separazione.

La prima edizione che appare con solo il nome dell’editore è il Don Chisciotte, quindi il nome dello stampatore pasa in
secondo piano, quindi si delinea l’uomo editore, colui che prende in mano solo il progetto editoriale, non si occupa
dell’esecuzione di quel progetto, fa anche degli investimenti, delle scelte su cosa stampare e pubblicare però della parte
esecutiva si interessa sempre meno.

Cambia anche il ruolo dell’autore, l’autore passa da una figura al soldo di qualcuno, qualcuno che lo patrocina, qualcuno
che vuole che l’autore si esprima dentro una corte o struttura e che quindi diventa l’autore una figura a servizio se vuole
continuare a vivere. Invece con il 700 la figura dell’autore diventa autonoma, è l’autore che propone i suoi testi ad un
editore, non ha più bisogno di un patrocinatore ed in base al successo della vendita dei sui testi può vivere della propria
penna. L’autore con il riconoscimento che viene dato alla sua nuova figura ha come bisogno di essere tutelato, bisogno
che non si era sentita in precedenza, il riconoscimento della figura dell’autore come tutela dei suoi diritti inizia a farsi
sostanziale all’inizio del 700. Con il copyright del 19esimo secolo si va a stabilire qual è la proprietà di un autore sul testo,
quel testo dev’essere sempre lo stesso e non può venire modificato indipendentemente da quale sia la forma di
pubblicazione. Nel 700 l’unica forma che si conosceva era la stampa, però c’è uno strumento alternativo al libro che era il
teatro, quindi anche l’autore di testi teatrali deve fare tutelare il suo testo, anche quando il suo testo non solo viene
stampato, pubblicato e messo nel mercato sottoforma di libro ma anche quanto viene editato, pubblicato e messo al
pubblico nella forma del teatro.

La paternità intellettuale è quel diritto che è inalienabile, però di quel testo io come editore (non può come stampatore)
posso farlo diventare un libro, posso comprare e far sottoscrivere all’autore la concessione di usare i diritti patrimoniali,
diritti che posso disfarmi, quali sono questi diritti commerciali:

 Diritto di stampa
 Diritti di riproduzione
 Diritto di traduzione
 Diritto di rappresentazione

La c che troviamo nei libri sono i diritti commerciali.

Porta alla figura dell’autore ad una piccola modifica all’interno del libro (ci diceva che i libri avevano delle dediche,
ringraziamenti per un certo senso vantarsi della sua opera), con il delinearsi della figura dell’autore basta solo il titolo e la
sua opera e si crea i suoi fedeli/lettori.

Come si faceva a vendere?

Si creavano dei sistemi come quello degli abbonamenti dove l’editore perdeva un pochino il ruolo del libraio. Gli
abbonamenti sono un sistema di sottoscrizione fatta direttamente dal lettore per garantire all’editore l’acquisto di un

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numero congruo di copie che gli permetta vivere del proprio lavoro. Però di converso, l’editore deve tutelare l’autore,
l’editore riconosce all’autore una percentuale per retribuirli il lavoro intellettuale.

Per rendere spendibili (proteggibili) le attività, il lavoro di un editore c’erano due sistemi:

1. Deposito legale di stampa l’editore si impegnava a depositare presso un’istituzione () le sue edizioni. Si pensa
ad esempio alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ma si pensa soprattutto dopo all’unita di Italia a due
biblioteca: la Biblioteca Centrale di Firenze e di Roma, che hanno avuto il compito di deposito legale, cioè ogni
opera che veniva e anche oggi viene stampata dev’essere depositata in una di queste biblioteche. Dev’essere
depositata alla Biblioteca Centrale di Firenze quelle opere italiane (stampate, pubblicate in Italia o scritte in
italiano) che riguardano l’Italia e nella Biblioteca Centrale di Roma vanno le opere straniere stampate fuori
Italia ma che riguardano l’Italia o che nella nostra lingua sono state pubblicate. Questo era un modo per dire che
avevi fatto l’opera, l’hai depositata legalmente e che se un editore di un’altra città o stato ho la prova che non è
opera tua. Sistema di salvaguardare l’editore ma anche la produzione da parte dell’autore è quello di pensare,
istruire una sorta di tariffario, cioè di decidere quale potrebbe essere il prezzo dei libri, perché il profitto fosse
ragionevole per l’editore che doveva pagare le spese e per l’autore che doveva vivere della propria penna. Per
raggiungere i profitti più alti, per poter accontentare sia l’autore che l’editore perché non chiudessero la loro
attività, profilassi soprattutto del secolo 19esimo abbiamo attività come la pubblicità, editori che si rapportano
con il pubblico, capiscono cosa vuole e desidera il pubblico e cominciano ad ipotizzare quante copie potrebbero
vendere di quel libro, che tiratura potrebbero fare. Quindi i gusti del pubblico (prima era l’editore/stampatore)
che cominciano ad attrarre gli editori. Per raggiungere più lettori e far in modo che più lettori conoscano le
opere/titoli serve la pubblicità, ma serve anche che vengano stampate non più centinaia di copie ma migliaia di
copie. Un passaggio che fu reso possibile grazi all’introduzione dell’19esimo secolo di alcune macchine come la
linotype e monotype che accelerano il processo di produzione.

Linotype compone e fonde in un'unica linea il testo con torchio perfettamente trasportabile. Fu caricata sul Titanic per
stampare i menu del ristorante e le informazioni che via radio arrivavano da terra.

Monotype fonde ogni singolo carattere e lo alinea pronto poi per la fase della stampa

Queste macchine sono nella categoria delle macchine di composizione e fusione in contemporanea.

L’effetto che a noi importa di queste macchine è che alzarono notevolmente il numero delle copie, perché si velocizzarono
i processi.

Si affermano le edizioni economiche, non è che siamo in una società cosi aperta al libro, abbiamo un tasso alto di
analfabetismo, ama certamente l’edizione nell’idea di quel manuale che possono stare in mano costano meno perché è
meno l’investimento richiesto per produrle (costo della carta e i tempi di produzione)

Il libro tra il 500-800 conosce trasformazioni piuttosto importanti, non è più un testo religioso oppure un testo di
letteratura classica ma è anche un libro legato alla professione e attività che fanno si che il libro sia utile a imparare o
eseguire quel mestiere, ma non basta perché la stampa è anche un mezzo per far conoscere, per far girare i progressi
scientifici, per far muovere un sistema di sviluppo sempre più fattibile.

La parabola che conduce a tutto questo inizia ben prima dell’editoria industriale, parliamo di editoria industriale con i
primi del 900 con la figura di Mondadori, invece tutto questo processo inizia in un contesto storico che è quello che vede
la nascita del ceto medio (non esisteva prima), ora c’è chi lavora, guadagna ed ha anche tempo oltre che denaro da
investire nella cultura, nel prepararsi, nel poter studiare o svagarsi attraverso un libro.

Il passaggio obbligatorio prima dell’industrializzazione è quello dove si creano le prime aziende, dal tipografo, bottega e
lo stampatore si passa all’azienda grazie alla figura del ceto medio che è interessato al libro come nel 400-500, cioè sono
una persona di prestigio e ho una bella biblioteca da mostrare, ma che sono interessato al libro per il mio diletto, per la
mia formazione, addirittura sono anche un utente che chiede la stampa di un libro. Abbiamo visto l’esempio di Collodi,
storie che appaiono a fascicoli nei giornali e che poi diventano vere e proprie opere, quindi le puntate che sono poi
raccolte da un editore che si accorge che quel testo piace. Gli autori venivano pagati per queste puntate e questo
consentiva un’autonomia sempre maggiore per l’autore, bastava scrivere e far pubblicare i propri pezzi e si viveva e si
poteva continuare a lavorare, uno di questi è stato D’Annunzio e Onore de Bezac.

Onore de Bezac nel 1831chiede con insistenza un denaro per la pubblicazione dei suoi racconti perché era un dissipatore,
quindi è forse quell’inizio di genio dissipatezza che poi torva l’apice con D’Annunzio che nasce nella figura dell’autore.

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Quando parliamo di azienda non parliamo in termini moderni, son poche quelle che si sviluppano sulla base industriale,
l’attività dello stampatore ed editore rimane sempre un’attività nella 2quale bisognava investire, bisognava avere dei forti
capitali per poterlo fare, quindi resta il taglio della struttura che noi fin adesso abbiamo conosciuto, ma segnali e alcuni
passaggi salienti ci sono. Ci sono grazie anche ad un tipo di produzione diversa, chi poteva trasformarsi in aziende era chi
era in grado di pubblicare i testi dei contemporanei, essere al passo con i tempi, stampare e pubblicare i romanzi
d’appendici, quindi mettere sul mercato dei testi stampati a grandi tirature, con una veste grafica anche molto fitta (si
risparmiava carta), spesso un due colonne (ritorno testi antichi), ma le due colonne permettevano all’occhio di seguire
meglio la riga se era molto stretta. La macchina quindi parte per un sistema di produzione rapida per nuovi generi come il
romanzo.

Acquistano poi particolare interesse gli autori stranieri che vengono stampati in lingua italiana e spesso illustrati.

Un altro passaggio è che l’editore come azienda commissiona dei titoli, in funzione di quello che ritiene possa avere
successo, Manuzio ritornava ai classici e invece qui si commissionano, si cercano nuove idee, nuovi spunti per un
pubblico nuovo (ceto medio) che si sta presentando con un certo modo. L’editore a questo punto assume la figura del
mediatore tra l’autore e il pubblico, quindi un carattere sempre più industriale, un carattere che abbandona notevolmente
le caratteristiche di cui abbiamo parlato fino adesso, se aggiungono realtà nuove e contenuti nuovi:

 Cronaca nera
 Romanzo poliziesco
 I periodici per far pubblicità l’autore, escono le prime recensioni.

Vuol dire che l’editore a differenza dello stampatore con l’800 sa riconoscere i nuovi progetti, sa coinvolgere letterati,
scrittori con un occhio ma al pubblico, quello che viene fatto o pensa di fare lo fa non per un ideale ma con un occhio
attento al mercato. I confini tra libraio, editore e stampatore non sono netti, i confini tra una bottega e una azienda sono
ancora molto mobili, non ben definita però sappiamo che il libro può girare sempre di più, pensiamo alla rapidità del
trasporto delle merci, i primi battelli che trasportano, l’uso del telefono, primi pacchi postali, quindi il libro è un oggetto
che comincia a muoversi come una vera e propria merce. Si apre la legge della domanda e la legge dell’offerta, l’apertura
di luoghi deputati solo per vendere libri (librerie), luoghi dove i libri vengono conservati (biblioteca), la biblioteca come
centro di aggregazione ma anche come centro che permette de avere accesso al contenuto se il costo è troppo elevato,
oppure come luogo dove vado a fare uno studio, torvi i libri che ti aiutano a completare questo studio.

Problemi:

 Il libro costava tanto


 Sconti revisione della legge Levi, gli sconti possono essere massino fino al 5% perché così il costo rimane
alto.

06/04

Nell’800 il prodotto libro subisce solo delle diverse tecniche di produzione, però non ha più grosse trasformazioni.

L’800 è un momento particolare per l’editoria. A meta secolo si vive l’unita d’Italia.

I PRIMI EDITORI OTTOCENTESCHI

Fanno delle scelte editoriali che un po’ alla volta porteranno ad un cambiamento definitivo nel mondo dell’editoria che
avverrà nei primi dell’900 e ovviamente Mondadori sarà uno dei protagonisti, dove sarà l’editore a cogliere che cosa
poteva interessare al pubblico, cioè se prima abbiamo una editoria di carattere religioso, scolastico e preparazione
universitaria, scientifico (questo soprattutto per il 600-700), l’800 è invece il secolo per l’editoria pensata per il
bambini/scolastica, editoria pensata per lo svago (nascita dei romanzi), è il secolo dove l’editore lavora per la cultura ma
lavora per la cultura in un ambiente che è in completo sviluppo, un ambiente che si sta aprendo alla cultura, non è più quel
ambiente chiuso delle corti o delle accademie del 700, è quel ambiente che diventa recettivo alla cultura, non
dimentichiamoci che immediatamente dopo l’unita d’Italia si è aperto il capitolo dell’alfabetizzazione che comincia ad
essere sentita, è un problema pesante all’interno della società.

1802 nascita della società tipografica de’ i classici italiani. Questa società è nata sotto la spinta di Vincenzo Ferrario, era
un bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Brera, che poi decide anche di far l’editore e come editore pubblicherà i
‘Promessi Sposi’. L’idea era che questa società pubblicasse in questa collana intitolata i classici italiani, tutte le opere
classiche però legate all’Italia, di autori solo italiani. L’idea è un po’ manuziana perché la stampa, edizione e

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pubblicazione dovevano essere senza le impalcature di carattere scolastico (commenti, rimandi), cioè lasciare il piacere al
lettore di cogliere il testo.

1808Questo è il secolo anche di pubblicare i nostri compositori musicali (Rossini, Verdi, Puccini). Ricordi è l’editore
che ha fatto scuola, ha tracciato la strada sull’editoria musicale.

1810 Anton Fortunato Stella, va ricordato assieme a Sonzogno (nasce nel 1861), sono gli editori che hanno tracciato la
storia dell’editoria in un luogo particolare che è Milano. Altra craterizzazione che si porta dietro l’800 è la costruzione di
centri nevralgici per la storia dell’editoria, Milano divenne proprio nell’800 un centro propulsore in grado di stampare
milioni di copie (grazie a nuove tecniche di stampa). L’800 è anche il secolo della stampa periodica (giornali) attraverso la
quale si potevano promuovere i prodotti editoriali che uscivano dagli editori. Gli editori in questo secolo cominciarono a
conoscere una nuova realtà con la quale rapportarsi che era quella della distribuzione libraria, non si poteva più rimanere
fermo in un mercato locale, questo significava tarparsi le ali. Nell’800 il libro viaggia, chi non ci riesce sono gli editori del
Sud e restano penalizzati. Il mercato che si muove è sempre solo dentro i confini italiani. Con l’unita d’Italia faciliterà
ulteriormente la distribuzione anche all’interno dell’Italia.

1827 Vincenzo Ferrario (pubblica Promessi sposi)

1828 Pomba (editore/tipografo), nome da ricordare perché introduce la meccanizzazione del torchio (rotativa)
all’interno del sistema produttivo librario. Pomba nel 1830 va fisicamente a recuperare le macchine rotative per portarle in
Italia e finalizzarle alla stampa di tante copie sempre in meno tempo. Lui alla data dei primi del 1830 che possiamo parlare
di libro moderno (prima si parlava di libro antico). Va ricordato anche per quelli che sono i piccoli volumi da lui richiesti
di 150 pagine che venivano proposti a cadenza settimanale e costavano molto poco (50 centesimi) con una tiratura molto
elevata che si aggirava attorno le 10.000 copie e che fanno di Pomba un vero e proprio precursore dell’impresa libraria ed
editoriale. Un’altra ragione per ricorda Pomba è che aveva pensato proprio nell’ottica della distribuzione di creare un
magazzino/spazio dove potessero essere conservati tutti i volumi che venivano stampati, una sorta di piacenza dove si
potesse da una parte raccogliere in modo che i librai potessero andare a recuperare i libri per poterli vendere nelle proprie
librerie ma anche come luogo di raccolta per prendere coscienze di che cosa venisse stampato oppure pubblicato.

PROBLEMI

Fino all’unita d’Italia abbiamo frontiere e dogane da bypassare, monete diverse, problemi di pirateria.

Problema dell’analfabetismo impiccio grave da risolvere ma qui bisognerebbe aspettare almeno 70 anni perché si
cominci ad affrontare a livello istituzionale la questione.

Sono pochi gli autori che possono vivere del lavoro della propria penna, gli intellettuali si esprimono ma non hanno grandi
mezzi per poterlo fare. Adesso tutti pubblicano tutto e si sentono sufficientemente autoriale per poter dire qualsiasi cosa.
Per di più questi autori se sono intellettuali (provengono da un ceto alto) hanno da che vivere, hanno le loro entrate,
invece, mancano gli autori del ceto medio e quando gli autori del ceto medio si profilano, presentano l’orizzonte questi
vanno protetti, vanno sostanzialmente protetti nella loro produzione intellettuale ed un po’ alla volta si arriverà anche alla
protezione editoriale ma fino al 1840 non c’è nulla che salvaguardi il diritto d’autore (IN ITALIA). La prima convezione
sul diritto d’autore viene stipolata nel 1840 ma ci cominceranno ad affrontare seriamente i problemi dopo l’unita d’Italia.

Assenza di capitale, cioè essere il Pomba della situazione, andare a prendere le macchine e poterle mettere in moto, farle
girare, acquistare la carta e inchiostro, pagare gli operai serve il capitale e ancora non c’è un sistema editoria che consente
investimenti da capitalista.

L’EDITORE CREATORE

L’editore diventa il progettista del suo progetto editoriale, è lui che pensa che cosa voler produrre, lui che diventa
l’artefice della sua fortuna, lui che deve mettersi in gioco/in campo per poter far girare gli affari.

L’ideale sono quelli editori sono Gobetti che sono dei piccoli imprenditori, che hanno l’occhio sull’attività tipografica ma
anche su una cartiera, questo perché dovevano controllare i costi/prezzi, non potevano permettersi che i costi fossero
superiori ai guadagni. Poi, era bene se fossero anche distributori, cioè che avessero anche la sua propria libreria per non
dire qualche giornale, qualche controllo attraverso i quali promuovere il proprio lavoro, quindi cosi diversificandosi. Per i
nuovi editori non serve essere ricchi per poter emergere e poter fare una fortuna attraverso l’attività editoriale.

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CENTRI EDITORIALI

Milano è il centro vincente, è il centro dove la maggior parte di case editrici si concentra. Nel 1816 si contano 35
stampatori/librai. Milano nasce/cresce un ceto diverso e quindi significa nuovi lettori non solo numericamente ma nuovi
proprio nella voglia di parare, nella voglia di avere in mano altro materiale.

A Milano si stampa Il Conciliatore, un giornale di intellettuali, un giornale che promuove le idee e quindi poi le idee si
trovano nei giornali ma poi si traducono in libri, opuscoli sostanziosi per diffondere e fare cultura, ma non solo perché più
avanti (NON ORA) vedremo che l’editoria si piega sulla politica.

Ci sono editori come Vallardi, lui era come casa editrice, come famiglia già nota nel 1750, transita nel secondo
cinquantennio del 18esimo secolo per arrivare nel secolo nuovo come editore. La famiglia comincia ad accarezzare l’idea
di percorrere l’attività editoriale nel 1799 e poi rimarrà editore per sempre, abbandonando quell’attività di librario che
l’aveva visto crescere e formarsi.

UTET (Unione Tipografica di Editori torinesi) che nasce nel 1854 e va ricordata perché è un unione/fusione, dentro c’è
anche Pomba con la sua capacità che si era un po’ costruito e che aveva un po’ sviluppato e diventa poi un centro/sede per
la diffusione della cultura su larga scala. Scriveva con un carattere abbastanza informativo che questa unione tipografica
ha dato a la propria produzione editoriale.

CENTRO ITALIA (FIRENZE)

In centro Italia degna di nota come punto di sviluppo editoriale è Firenze, Firenze si distinguerà a lungo dentro il
panorama italiano soprattutto per un’editoria di cultura, un’editoria che è leggermente diversa rispetto ad un’editoria un
po’ di impresa o di affanno. A differenza di Milano è un luogo dove si sviluppano, cercano, nascono dei nuovi centri
culturali, cioè un rinnovato senso si sviluppo forse anche lontano dagli intellettuali che vedeva Milano.

Abbiamo Le Monnier come grande rappresentante di quest’area di produzione, ha il suo catalogo ancora aperto, torva
origine nel 1837, i suoi passaggi sono stati legati da un’editoria di carattere politico e culturale, a lui si deve la discussione
degli ideali nazionali in un Italia ancora divisa fino ad un’editoria scolastica che è l’editoria che consociamo oggi di Le
Monnier. Le Monnier è ancora attivo, guidata da due fratelli (uno la libreria online, l’altro invece la parte editoriale), e poi
hanno anche sviluppato un filone editoriale che si rivolge a un pubblico colto e di professionisti, quindi non il semplice
manuale scolastico ma anche il testo professionalizzante, quindi il tema, la presenza e quasi la necessita che ci sia ancora
un pubblico, un pubblico anche ristretto perché la cultura è ancora un obiettivo/argomento di carattere elitario, pero la
strada di questi editori non può che andare verso un’apertura.

L’EDITORIA ITALIANA E NEL VIVO

Altri sono i tipografi o meglio gli editori che in questo clima si sviluppano e si prendono degli spazi a partire dalla
seconda metà dell’800 perché ci sono gli editori creatori, gli editori che credono fortemente nel loro progetto editoriale,
per esempio Sonzogno (1861) e La Salani (1862- ha vissuto qualche decennio fa momenti critici del tipo economico e
finanziario fino a quando ha deciso di pubblicare autori e titoli di successo), po’ ci sono degli editori che invece fanno un
percorso di formazione tra cui ci sono Hoepli, che inventa i manuali, inventa questo nome nel senso che noi conosciamo
oggi, la prima collana che curo Hoepli risale al 1875 e ebbe come primo titolo ‘Il Manuale del pittore’, un manuale per
imparare a maneggiare i colori. Hoepli arriva a Milano nel 1870, aveva aperta una libreria, aveva anche costruito una rete
tra Milano, Napoli, Pisa e Triste facendo girare nelle proprie librerie titoli anche di vaglia, però poi ha fatto questo salto in
un’editoria che fino a quel momento non era conosciuta che era la cosiddetta l’editoria specializzata, imparare a fare
qualcosa avendo in mano un manuale.

La presenza o meno di questi editori in certe regioni piuttosto che in altre ha fatto sì che avessero fortuna o che non
l’avessero affatto. Abbiamo casi di editori che (perché restavano nei propri confini o perché il pubblico non era pronto a le
loro proposte editoriali) rimasero fermi, non ebbero nessuna possibilità di sviluppo, però ci furono (per esempio Le
Monnier) che anche partendo da molto lontano sono librai che tentando la sorte dell’editori fanno fortuna.

Abbiamo esempi importanti come:

 Piemonte con i fratelli Bocca, già noti nel 1775 e prendono spazio/settore dell’editoria sviluppando 2 collane,
‘La piccola biblioteca’ e ‘Biblioteca di scienze moderne’ tra le quali spicca anche il titolo di Nietzsche che poi
passa al catalogo Adelfi ed è ancora adesso un autore di questo catalogo. Sono due collane che conobbero una
grande fortuna a Milano e soprattutto riuscirono a rimanere attive, queste bypassarono le scure del fascismo,
riuscirono a rimanere in vita e ad essere produttive.

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 Einaudi produce durante il periodo fascista. C’è tutta una vasta letteratura su Natalia Ginzburg, sul marito, su
tutti gli intellettuali che giravano attorno la casa Einaudi ma anche loro bypassarono una serie di difficolta
oggettive di poter continuare a produrre grazie a delle collane che hanno garanzia di vendita/successo e della
UTET ricordiamo la collana dei classici e la collana di letteratura moderna contemporanea. Collane che
raccoglievano a 360 gradi un po’ tutta la produzione italiana.

Aprire una collana sembra facile ma c’è sempre un intellettuale dietro, c’è sempre l’editore che ci fa il progetto, ma è
difficile tenerle attive, implementare contesti che rispecchino quella collana e quindi si aprivano spesso.

FINE DELL’OTTOCENTO

Si vive ancora che l’Italia almeno fino alla non unita le difficolta sono sempre le stesse:

 Legate dalle strozzature distributive


 Insufficienza delle librerie
 Scarsa competenza dei librai
 Non era neanche disciplinato il costo del libro

C’era un po’ una confusione ancora alla fine dell’800. Non bisogna dimenticare che lo sviluppo tecnologico nella
produzione non era uguale in tutta Italia, questo pero è il contesto dove si sviluppano i numeri dei titoli.

A partire dell’800 ci fu un continuo incremento di libri messi sul mercato. I titoli erano di carattere storico, letterario e
narrativo, tre filoni che si sviluppano nell’800, tutto finalizzato a raggiungere quella media o piccola borghesia che poteva
permettersi di comprare il libro a fini di svago. Andavano bene i libri dei professionisti (scientifici), manuali, ma
soprattutto i libri storici/letterari/narrativi che portavano svago alla media o piccola borghesia e che avevano un potere
contrattuale tale che poteva spendere comprando libri, ora purtroppo la media borghesia non ha un potere contrattuale
molto alto per acquistare libri, perché c’è un ambiente culturale che si respira. La Milano dell’800 è di teatri, dei giornali,
la Milano che attraverso i giornali promuove la narrativa, sono gli anni anche dei primi romanzi che raccontano altre realtà
(pensiamo a Giovanni Verga o anche a titoli che sono legate a tematiche come l’Eros), quindi c’è un clima di forte crescita
dove non può non trovare spazio l’editoria scolastica.

L’editoria scolastica anche oggi è uno dei filoni più ricchi sotto tutti i punti di vista della nostra produzione editoriale ed è
destinato ad arricchirsi, svilupparsi soprattutto questo filone con l’unita d’Italia, l’unificazione porta ad una produzione
per le scuole, questa produzione diventa un cardine dell’editori, come d’altra parte diventa un cardine/priorità, dopo
l’unita, sviluppare l’istruzione. C’era stato un primo tentativo con la legge Casate nel 1859 ma in realtà è la legge Coppino
del 1877 che obbliga l’istruzione fino ai 9 anni ma non solo si costruiscono delle scuole, cioè per poter combattere
l’analfabetismo si cominciano a costruire dei luoghi adatti ad ospitare gli studenti, ecco quindi un sacco di editori che si
rivolgono al mondo della scuola: Louscherang che si sviluppa a Torino nel 1861 pe non parlare della Zanichelli (nome
attuale sul campo della scolastica ma anche università), ha forti legami con l’università di Firenze e Le Monnier che anche
lui con difronte all’obbligatorietà scolastica della seconda meta dell’800 possiamo dire che converte la sua produzione e
programmi per cavalcare l’onda scolastica.

Quello che si respira è la diffusione di un clima positivista, da una parte studi eruditi, filosofici, letterari, dall’altro invece
editoria ci affianca la scuola, che si avvicina ai lettori che lo fanno per svago però è un’editoria che ancora non perde
l’aggettivazione di editoria di cultura, i numeri sono ancora bassi. Se facciamo un rapporto con la Germania (teniamo ad
esempio il discorso della Germania quando parleremo di Benedetto Croce) la tiratura di editorie di cultura, di libri
definibile come editoria di cultura, in Italia aveva una diffusione un titolo pari alle 2.000 copie quando invece in Germani
parliamo di 5.000 copie (più del doppio). La ragione di tutto questo è che in Italia rispetto alla Germani e Francia, in Italia
mancavano autori (le 2.000 copie bastavano per far diffondere le loro idee pero non erano abbastanza per gli autori che
volevano vivere dalla propria penna), librai (la distribuzione non è sempre facile, non era facile neanche proccurarsi i
libri), probabilmente in Italia almeno fino a quando la legge Coppino va a regime manca il pubblico, problema vero che si
ripercuoterà anche con i primi anni del 900 quando invece grazie a editori che sono stati più imprenditori, il pubblico
l’hanno costruito, non hanno aspettato di raggiungere un pubblico poco esistenze, poco recettivo nonostante le opportunità
ma lo hanno creato. Tutte queste difficoltà, questi passaggi che non sono stati semplici gli troveremo anche all’inizio del
secolo successivo anche se le soluzione si profilano già nel’800 come per esempio il tentativo di pubblicizzare i propri
prodotto editoriali, per esempio possiamo citare Soma Ruga, era uno stampatore/editore romano, aveva lavorato dal 1881-
1885 ma aveva capito come si faceva la pubblicità attraverso le copertine, l’800 vede anche il profilare delle copertine che
non erano mai state viste. Le copertine di Soma Ruga sono state giudicate per l’epoca, ricordiamoci che il proprio
D’Annunzio litigò con Soma Ruga per la copertina del libro delle vergini (romanzo di D’annunzio) perché D’annunzio
aveva considerato quella copertina particolarmente scabrosa. Quindi ci sono degli stampatori che si portano dietro

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un’eredità pesante dell’800 ma che nell’800 questa eredita si era cercato di risolverla, di non farla andare oltre nel secolo
successivo.

Bisognava uscire era del problema della distribuzione, e cercano di farlo con la distribuzione attraverso bancarelle di
strada, facendo circolare brevi volumi di autori che erano molto noti (garanzia di successo), la loro opera non veniva
stampata tutta per raggiungere più pubblico possibile, ovviamente non c’era capitale e si investiva poco nel materiale
(scarso, povero) per cercare di vendere anche a sottocosto i volumi. Se l’editore portava a casa il titolo di successo e
l’autore di successo faceva la fortuna della sua vita e salvaguardava le perdite dovute a tutti gli altri titoli, un esempio e
proprio dato da Sonzogno che ha pubblicato con successo i romanzi di Verne, lanciando anche l’importanza/necessita di
far leggere, far fantasticare anche il lettore medio, quindi un po’ alla volta un’editoria che si avvicina al carattere popolare,
che si mette a regime su un canale che fino a quel momento non era noto, conosciuto e non si pensava poteva essere
seguito e sviluppato.

07/04

Ci sono state delle trasformazioni dettate da un processo tecnologico che è arrivato lentamente, però tanto è stato lento il
suo arrivo dal sistema Gutemberghiano tanto poi è stato veloce il suo progredire. Per più di 350 dalle tecniche
Gutemberghiane non è cambiato nulla.

L’800 porta una serie di novità, passaggi fondamentali perché il ritmo di produzione ha fatto la differenza rispetto a quelli
che erano i ritmi all’epoca ma possibile col torchio a mano.

LA MECCANIZZAZIONE DEL TORCHIO

Nell’800 si vede una prima progressione sul torchio Gutemberghiano, intanto viene costruito tutto il metallo e permette di
stampare sostanzialmente tutte e due le forme con un colpo solo, cioè con due colpi si riesce a passare tutte e due le forme,
cioè vuol dire che io riuscivo a stampare sia la bianca che la volta, questo è un torchio in metallo più leggero, con la
platina e carrello molto più lungo e stretto che consentiva di velocizzare il lavoro.

Un altro aspetto d velocizzazione del lavoro è stato portato avanti dalla stereotipia, cono quelle prime lastre con tutto il
testo (fascicolo) che poteva essere stampato sul foglio. La stereotipia è una matrice che ha già tutto il testo a sottoforma di
matrice che viene inchiostrato e poi lascia la stampa sopra il foglio. Ci sono stati dei problemi per i quali la stereotipia è
stata abbandonata in fretta:

 Le lastre matrici erano ingombranti e pesanti


 Dovevano essere conservate in magazzino
 Poteva essere conveniente avere la stampa in stereotipia quando si iniziava a fare delle ristampe

Con la stereotipia avevo già la matrice composta (non come i caratteri mobili che si doveva comporre tutto da capo).

In contemporanea con la stereotipia partono altre due “macchine”, linotype e monotype, queste non sono macchine da
stampa, sono delle strutture che servivano a comporre e fondere contemporaneamente il carattere tipografico. Il processo
era, per entrambe, quello che un operatore con difronte una sorta di macchina da scrivere digitava un testo, ogni
digitazione corrispondeva ad una lettera, si apriva attraverso un sistema meccanico una specie di canale che andava a
prelevare (in una cassa tipografica che ricorda a quella dello stampatore) la matrice di quella lettera, queste matrici una
volta prelevate, allineate insieme, formavano la parola e poi le righe con gli spazi interposti e poi i pezzettini del testo
andavano ad essere fusi, cioè l’intera riga di un testo andava preparata e fusa insieme. La linotype era una macchina
perfettamente trasportabile. Stampava sostanzialmente giornali.

La monotype che è sempre una macchina di composizione e fusione però veniva fuso un grafismo alla volta e quindi
portava con sé dei vantaggi, soprattutto quello della correzione perché se io facevo una correzione al piombo, notavo gli
errori, potevo facilmente estrarre il mio singolo carattere mobile e andare a porre rimedio sempre giustificando come
facevamo con i torchi a mano. Quindi la linotype e la monotype avevano un po’ la stessa funzione che era quella di
stampare ottimizzando i temi di composizione e fusione. La monotype fino all’introduzione della rotativa è quel strumento
che permette comporre e fondere contemporaneamente testi di libri, quindi più duttile alla stampa di libri e non di
periodici, in particolar modo alla stampa di libri di carattere scientifico e matematico dove si usano formule, paretesi,
grafismi dove era anche abbastanza facile sbagliarsi e dove era necessario intervenire correggendo.

Migliorano le macchine che producevano la carta. Nel 1830 la carta non è più prodotta al tino con il nostro punitore,
levatore, ma è prodotta da una ruota continua, in un’unica pasta veniva versata la pasta che era stata macerata e triturata e
poi attraverso un sistema di rulli veniva schiacciata, fatta percolare dall’acqua, addirittura si infila una falsa filigrana

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come, un cilindro portava a rilievo le marche di filigrana, passava sopra questa poltiglia sottile distesa su queste vasche
lunghe qualche decina di metri ed essendo umida come uno scottex lasciava un’impronta. Questo è un sistema che avvina
anche la carta ad essere conservata e raccolta in bobine, questo è fondamentale perché poi avremo l’offset e in special
modo la roto offset, tecniche di stampa che hanno usufruito e che usufruiscono tutt’ora della carta che è raccolta da bobine
e non alimentata a foglio.

Nel 1812 Koenig inventa questa macchina tipografica chiamata “piano-cilindrica” vuol dire che invece di esserci una
platina che dà forza su un timpano sul quale è appoggiato il foglio, fa passare sopra a questo foglio un cilindro appoggiato
sempre sopra caratteri mobili in rilievo e sempre appoggiati in piano, la pressione non è più portata avanti da un torchio
con una platina che si alza e si abbassa attraverso la quale si fa pressione e attraverso questa si permette che il foglio
venga a contatto con l’inchiostro (forma inchiostrata) ma è un cilindro che viene fatto ruotare sopra e fa la pressione.
Koenig vende la sua realizzazione al Times di Londra e grazie all’introduzione della macchina a vapore la piano-cilindrica
riesce a portare la tiratura delle copie a 1.600 orarie, sostanzialmente i giornali sono i primi ad usufruire di queste
macchine da stampa. Ormai la strada verso la rotativa è tracciata perché la rotativa non è altro che il passaggio del mettere
la forma tipografica che sulla piano-cilindrica sta appoggiata invece mettere la forma tipografica attorno un cilindro, cioè
a fissare la forma (quello che andava stampato) attorno a qualcosa che era destinato a ruotare.

Dalla rotativa che possiamo vederla introdotta a regime dalla seconda meta dell’800 all’alimentazione fatta con i rotoli di
carta, il passaggio è breve/minimo, temporalmente e tecnicamente.

La platina perché prima che la forma venisse arrotolata attorno al cilindro si è passati a quest’altra macchina, è una
macchina che viene utilizzata oggi per stampare i menu ai ristoranti, piccole cose in sostanza e la parte da stampare è
messa in verticale, il foglio viene alimentato da una risma con un sistema meccanico viene risucchiato, appoggiato,
meccanicamente c’è una mezza rotazione che fa mettere a contatto il foglio con questa forma precedentemente
inchiostrata da queste rulli che salgono e scendono ad inchiostrare quanto basta la mia forma, questa è la platina dove il
sistema porta a tener fermo tutto il mio piano di stampa da riuscire a metterlo in verticale. Il “problema” è che se io
stampo un foglio in bianco e retto devo metterlo giusto per quando stampo il retto.

LA ROTATIVA

Il passaggio alla rotativa è dietro l’angolo. Dire stampa rotative è molto generico/labile ed è sostanzialmente una macchina
che si contrappone all’alimentazione a foglio come abbiamo visto, qui quando io dico ‘rotativa’ penso che l’alimentazione
del foglio è su cilindro, su bobina, quindi avremo la rotocalco piuttosto che la roto offset dove i mie fogli da stampare
sono avvolti attorno una bobina che ruota.

Si vede non solo la carta a bobina ma anche avvolto attorno un cilindro la stessa forma tipografica è l’introduzione della
stampa offset. È un processo che arriva da lontano ma tutto il principio di inchiostrare con un calamaio, fare un tipo di
pressione diversa, di alimentare poi la carta non solo a foglio, sono tutti i passaggi che sono stati riassunti/ottimizzati
attraverso la stampa offset.

Nasce da un processo calcografico (dall’incisione). Abbiamo cilindri ramati, il cilindro andava prima ramato e poi
cromato e poi portato all’attività d’incisione che oggi come oggi viene fatta con delle punte di diamante (costoso), il
diamante è molto duro e riesce a micron a incidere il cilindro più il solco e la tecnica cavografica, permette il solco
profondo della lettera e poi questa lettera destinata a riempirsi maggiormente d’inchiostro e quindi ad apparire come una
lettera spessa o quasi stampata in grassetto.

Si stampa sempre a 4 colori ma posso stampare sia in bianca che in volta quindi vuol dire che il mio foglio una volta
entrato in macchina esce dalla macchina stampato da tutti i due i lati. Sono macchine impegnative dal punto di vista
dell’allestimento, anche nella preparazione tecnica per dare il via alla stampa.

E’ interessante sapere che la rotativa è destinata ai rotocalchi, è destinata ai giornali, perché ha una velocita di copia molto
elevata (milioni di copie) e poi la rotativa pur avendo il difetto che le lettere (singole lettere) non sono mai perfettamente a
registro, le lettere hanno una sorta di ombra, e ci accorgiamo guardando l’insieme della pagina, una lettura che non è
nitida/facile come se fosse sfocata, ma è importante perché sono giornali (rotocalchi), materiali di bassa destinazione o di
destinazione momentanea (giornale dura un girono) e quindi non importa se non c’è la perfezione di stampa, anche perché
è impensabile che si possa fermare la macchina perché ci sono degli errori.

Rotocalco ha quella capacità di tenere una carta sottile senza che si spezzi in macchina.

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STAMPA OFFSET

L’unico passaggio fondamentale è che per la stampa offset non ho più i caratteri in rilievo ma preparo una lastra con i
caratteri incisi con una stampa litografica, basata su un’attività di segnare i grafismi attraverso una sostanza grassa su un
piano e poi con un’attività di ipofilia/idrofilia, cioè parte che trattiene l’inchiostro e parte che non lo trattiene ma lo fa
lavare via è la basa della nostra stampa offset.

La stampa offset è il modo di stampare indiretto perché la lastra che viene preparata e avvolta attorno il cilindro no viene
messa direttamente a contatto con il foglio che deve essere stampato ma c’è un altro passaggio che è questo un cilindro
rivestito da una gomma (cilindro di caucciù) che raccoglie il grafismo dal cilindro portaforma dalla forma e lo porta lui sul
foglio che deve essere stampato quindi la particolarità è che sulla forma la scritta la vedo dritta, poi la vedo rovescia ma
dopo attraverso la caratteristica della stampa, la specularità io riesco ad avere il foglio con il testo corretto per la mia
lettura.

Il roto offset invece di avere la pila di fogli che vengono pescati dal portafoglio che vengono semplicemente arrotolati
attorno una bobina, la bobina viene direttamente a contatto col nostro caucciù per poi uscire direttamente di nuovo
arrotolati o direttamente tagliati ma già stampati. Poi c’è la filiera del confezionamento, del fascicolo della legatura del
libro e dopo c’è l’altra filiera che va avanti. Si stampano ancora oggi in offset, si stampano libri soprattutto oggi a colori, i
cosiddetti le macchine offset a 4 colori.

L’offset così come la rotativa hanno dei costi di impianto piuttosto alti, costruire e sviluppare delle lastre per l’offset o
incidere il cilindro per la rotativa ha tempi tecnici piuttosto lunghi e impegnativi anche dal punto di vista economico,
quindi spesso se le copie non sono tante (fino alle 500) si sceglie l’offset.

Ci accorgiamo se la stampa che abbiamo in mano è a offset o a rotativa (rotocalco) dalle fibre della carta, perché se
prendiamo dal lato corto del nostro libro e facciamo uno strappo (lo apriamo in due) ci accorgiamo Che tipo di stampa che
tipo di stampa ha subito, perché se è stato prodotto in rotocalco, lo strappo sarà netto (non prende strane pieghe) perché
questo è dovuto al tipo di carta che è preparato per la rotocalco che ha le fibre della Foudrinier (la mia macchina continua-
macchina che produce la carta a livello industriale), in questa preparazione le fibre (cellulosa) che sono disposte in questa
vasca si dispongono orizzontalmente le une alle altre, ecco perché lo strappo viene netto, è quella carta molto sottile
perché la rotocalco ha una grammatura inferiore rispetto a quella dell’offset.

L’offset ha spesso una carta dove le fibre nella loro preparazione non sono allineate e parallele le une alle altre quindi
quando si strappa lo strappo non è mai netto ma tende a ripiegare da qualche parte.

XX SECOLO

E’ il secolo propizio per l’editoria, ormai la figura dell’editore si è ben delineata e consolidata, tutto quello che riguarda lo
stampatore, buttato al fondo nel colophon, perché tutto lo spazio del frontespizio e della copertina se lo prende l’editore
anche con l’utilizzo di loghi (marchi tipografici, che dal XX secolo si chiamano ‘loghi’) che lo identificano.

La produzione fa un salto da una produzione esclusivamente prodotta da intellettuali e per intellettuali ma anche una
produzione di intrattenimento e di consumo di possibilità di raggiungere un ampio pubblico, quindi è il profilarsi di quella
che è la massa (concetto che inizia all’inizio del 900), sono quei lettori che sono destinati ad essere raggiunti d’opere che
noi ancora oggi leggiamo, per esempio Pirandello ‘I fumati a pascal’ stampato nel 1910 da Treves a Milano, anche
D’Annunzio.

La narrativa è un genere che si fa sempre vincente, non è il genere di questo secolo, la narrativa già con Treves a Milano
aveva trovato spazi nella collana intitolata ‘Biblioteca amena’ di Treves aveva trovato una vasta diffusione.

Un titolo che possiamo ricordare è ‘Cuore’ di De Amicis, uscito nel 1886, ancora nel campo della narrativa. Questi editori
hanno capitale e liquidita e si possono permettere di pagare i loro autori, ecco autori come D’Annunzio che cominciano a
vivere del lavoro della propria penna e fanno la loro fortuna con testi di narrativa (romanzi). Questi sono un po’ le
caratteristiche che vedono all’orizzonte alcuni tipografi.

Un’altra casa editrice che possiamo ricordare è ‘Laterza’ con sede a Bari ma nasce a cavallo tra 800-900, questa ha un
grande rapporto con Croce che detterà la linea editoriale di Laterza. Non possiamo dimenticare a Firenze è ‘Vallecchi’,
editore nel 1913 sotto spinta di quello che vedremo essere un dibattito tra gli intellettuali, quelli intellettuali che
protestavano contro un’Italia che non si era unita completamente secondo le aspettative risorgimentali che erano state
tradite e sono poi quelli intellettuali che porteranno all’entrata in guerra per quelle terre mai avute. Il contesto storico per
questi editori fa sempre la differenza.

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De Agostini e la Nuova Italia De Agostini (1901) e la Nuova Italia (Venezia, 1925) e poi si trasferisce a Firenze nel
1930. Sono quelle case editrici che sono destinate alla scuola, alla formazione, l’altro modello che si affianca a quello
della narrativa

08/04

Croce per 50 anni ha lavorato per Laterza, ha progettato delle collane, ha scelto i titoli che dovevano andare pubblicati in
quelle collane e ha fatto una serie di scelte grafiche e anche paratestuali che hanno dato un’impronta a quella casa editrice,
per esempio lui ha collaborato a quello che è stato il primo simbolo/logo della casa editrice, le iniziali in un rosone. Ha
stato colui ad indicare gli italiani che cosa dovessero leggere riguardanti la teoria, filosofia e la critica, quindi un’impronta
molto importante quella delle collane volute e pensate la Croce per Laterza è stata dedicata alla saggistica, ala critica e lo
scrivere su libri, Laterza pubblica libri anche di natura più commerciale. Laterza è la casa editrice che con Gentile vive
molto lo scontro del ventennio fascista, Croce entra direttamente in contrasto con Gentile, era troppo intellettuale Croce
che non volveva la prima guerra mondiale e tutte le scelte editoriali che fa fare la casa editrice, le collane che va a creare
al sua impronta contro l’intervento in guerra lasciano dei segni forti evidente dall’altra parte invece abbiamo Gentile che
progetta l’enciclopedia italiana quindi ha altri progetti che invece è tra quei politici che pensano che la prima guerra
mondiale sia una fonte di riscatto. Croce che nel 1925 pubblica un pamphlet contro il manifesto voluto dagli intellettuali
fascisti patrocinati e guidati dallo stesso Gentile contro i quali si scaglia pesantemente, quindi un contrato che nasce con la
Prima guerra mondiale che si sviluppa anche durante tutto il periodo fascista. Ricordiamo che Benedetto Croce ha curato
la storia d’Europa, ovviamente è una storia antifascista e che appena fu pubblicata nel 1932 fu subito censurata.

Mai come in questo momento, l’inizio del 900, l’editoria è figlia del proprio tempo, le case editrici sono condizionate
molto dal contesto storico e anche spesso un contesto storico non nazionale perché ad esempio se pensiamo la prima
guerra mondiale di nazione non si aveva ancora di cosa fosse ma anche a livello di regionalismi, difronte a un contesto
storico dove le classi popolari, le classi proletarie, non avevano molto da dire o potessero godere molto dello sviluppo
editoriale.

CARABBA

Collabora con Papini (tra gli interventisti) colui che nel 1908 fonda la rivista ‘La Voce’ per poi creare anche l’editrice
della voce e andrà dichiarare che La Voce smetterà di esprimersi e di dare la sua opinione nel momento stesso che l’Italia
deciderà di entrare in guerra, infatti così fu, La Voce come rivista cessò di essere pubblica nel maggio del 1915 quando
l’Italia entro in guerra. Però nel mondo dell’editoria o della produzione editoriale Papini fu molto attivo creando le
edizioni della libreria La Voce.

IL MOVIMENTO FUTURISTA

Sono tra quelli intellettuali che hanno patrocinato, voluto, pensato che la guerra potesse essere un motivo di riscatto,
questi intellettuali sono quelli che si sono prodigati a gridare all’armi che invitava a partecipare perché erano fortemente
motivati da un senso legato al nazionalismo, erano fortemente nazionalisti.

Il futurismo è quel movimento che si è maggiormente confrontato anche oc i prodotti tipografico-editoriali sconfinando
anche in quelli che possono essere considerati non di largo uso/consumo, e che non avevano a che vedere con i 15/20
centesimi del costo degli opuscoli stampati dagli editori come Sonzogno e Treves.

I loro ideali che sono stati definiti macchinisti, cioè come la macchina fosse protagonista e tuti gli elementi che sono
caratterizzanti del funzionamento di una macchina fossero protagonisti dello sviluppo quasi moderno della cultura. Si
parla di questo movimento libro-macchinismo, questo nasce e si sviluppa in Italia all’inizio del nuovo secolo e prima di
essere una espressione artistica è una attitude di pensiero, una forma quasi letteraria del pensiero che vide coinvolti alla
testa di tutto questo, poeti, artisti che in una lunga e quasi inesauribile rappresentazione teatrale, grafica di parole, cioè
tutta una serie degli aspetti possibili, sono stati protagonisti di quella che per loro doveva essere una rivoluzione.

In un arco temporale che supera l’inizio del ventennio (1927-34) gli ideali futuristi trovano concretamente realizzazione
nel libro, cioè nell’attività a stampa è il periodo dove si concretizzano gli ideali e si traducono materialmente anche
attraverso i libri. Gli scrittori sostanzialmente prendono coscienza di poter avere a disposizione il prodotto libro pensato e
costruito su materiali diversi della carta per dare sfogo alla loro creatività, quindi vogliono concretizzare le loro teorie di
avanguardia attraverso la produzione/creazione di libri.

La rappresentazione/la lettura è quella di una descrizione di uno spazio architettonico ed è così che vogliono vedere il
libro. Loro non destrutturano il libro, destrutturano più il testo/contenuto, il libro rimane stampato e trasmesso attraverso
dei materiali che non sono esclusivamente cartacei, ma sono la latta e l’alluminio ma la forma del libro non viene tradita,

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rimane l’idea di uno spazio fisico ben delineato dove magari le parole non seguono in layout di pagina, sono in liberta, ma
il libro come ormai si conosceva ai tempi del codice per il futurismo rimane ancora tale, cambia solo il loro supporto
(materiale d’appoggio) che diventa la latta o l’alluminio. Ci sono dei protagonisti in tutta questa diffusione, uno dei
protagonisti principali è la Libreria Moneta di Savona che era sulla linea creativa di un futurista di nome Tulio Abisola,
protagonista soprattutto nel 1932 con la sua latta riformista futurista, su questa libreria Aldo Grasso che ha curato ina
pubblicazione di titolo ‘Cuore di Carta’ racconta quello che si ricorda, il protagonista aveva pubblicato questo nuovo
libro, un testo che raccoglieva una storia sui libri in latta che erano stati stampati/pubblicati durante il periodo futurista.

Marinetti era tra le persone intellettuali più vive per proporre questo tipo di edizioni/pubblicazioni. È riuscito anche a
coinvolgere Munari, grande illustratore che ha collaborato e pensato ad alcune illustrazioni grafiche per queste nostre
edizioni. Queste pubblicazioni toccano i libri d’arte, non il libro per la massa, non perché costavano un po’ ma perché
sono anche difficili da utilizzare e da capire, siamo proprio sula linea dell’artista, e per questi motivi queste copie erano
costruite e pensate in numero molto limitato.

Idea del futurismo di creare edizioni che potessero coinvolgere tutti i 5 sensi sotto tutti i punti di vista., con questa idea
nasce il libro ‘Le parole in libertà futuristiche’ di Marinetti, composto di 15 pagine in cromolitografia, lo stampatore è
Vincenzo Losenzo, la parte grafica è di Tulio, è abbastanza singolare anche la parte del dorso, un dorso tubolare sempre in
latta che rende facile la estrazioni dal nostro cofanetto, questo libro ha avuto due versioni, la prima con la marca editoria
litolatta con il riferimento al meccanico che si è occupato di strutturare quest’opera e l’altra è quella con la scritta duce
undicesimo la riproduzione dell’arco di trionfo in latta e vetro che era stato costruito da Giovanni Acquaviva e esposto nel
1932 in occasione di una visita a Savona dove appunto vennero create queste litolatta. Non c’è indicazione di presso, il
prezzo sul mercato sappiamo che sia 150 lire ed è una dimostrazione di una genesi libraria che ha avuto un certo successo
e soprattutto seguita tecnicamente in maniera attiva, delineata, precisa,

Libro fonico sonoro che Depero aveva in mente di pubblicare dopo la sua esperienza a New York, lui si trasferisce a New
York tra il 1927-28 è l’unico futurista che sta a vivere in questa citta per qualche anno, purtroppo dopo la depressione del
1929 è obbligato a tornare pero torna con un carico di emozioni, un carico di sensazioni e anche suggestioni che lui vuole
portare in un libro chiamo New York film vissuto appunto perché questo libro doveva contenere non solo i testi che
raccontava le sue esperienze anche attraverso articoli newyorchesi che parlavano di lui oppure di incontri che aveva fatto
con la parte ricca della citta aecia, ma anche questo libri doveva essere accompagnato da un disco che portava la
registrazione della voce di Depero che raccontava alcune pagine contenute in questo libro, il libro non è mai stato
pubblicato, le ragioni sono le più svariate, probabilmente non riuscì a combinare con le registrazioni (che porta avanti con
altre edizioni), oppure per i costi.

Formiggini nel 1908 pubblica dei testi di letteratura e filosofia anche loro collocati in collane che sono un punto in
comune di questi editori, una collana che per esempio potremmo ricordare di Formiggini è ‘I classici del ridere’ che viene
pubblicata in un momento storico che è quello del ventennio fascista per criticare, scontrarsi con questa nuova realtà che
Formiggini la contrastava così forte che decise di manifestare il proprio dissenso buttandosi dalla torre di Bologna e si era
buttato con i soldi in tasca, non voleva far vedere che si era ucciso perché era in difficolta economica ma per protesta
contri il fascismo, una letteratura non specialistica, che non aveva bisogno di grandi doti. accanto a questa c’è anche
l’editoria del mondo scolastico, abbiamo parlato che con l’unita d’Italia si pone il problema della scolarizzazione,
pensiamo che nel 1914 la casa editrice Le Pauline (ancora esistente) piuttosto che la Scuola di Brescia (casa editrice
ancora molto attiva) che dal 1914 tracciano la strada alla scolastica magari curata dal punto di vista religioso come le
Pauline o ai semplici manuali di storia, geografia o di letteratura che cura la scuola di Brescia, quindi un aggregarsi di
nuovi tipografi, di nuove case editrici che si aggiungono alla Zanichelli che portano in auge a portata di tutti una serie di
letteratura per aggiungere dei destinatari che sarebbero stati difficilmente raggiungibili se non ci fosse stata la scuola che
avesse unito e avesse contribuito a strutturare il mondo dell’editoria. Un’intrusione pesante e anche una strutturazione
pesante nel mondo dell’editoria abbiamo proprio con gli anni 20 e con l’arrivo del fascismo.

15/04

ANNI VENTI

Periodo legato al fascismo, dove il contesto storico vede operare il mondo dell’editoria in un contesto di regime, questo fa
sentire gli editori o responsabili, legati rispetto al fascismo oppure contro, l’aspetto è che non dobbiamo generalizzare,
perché dobbiamo sempre tenere presente che il mondo dell’editoria/libro è legato fortemente alla contingenza storica e
quindi è la contingenza storica che fa fare delle scelte all’editore. Il regime ha condizionato molti editori e possiamo dire
che alcuni titoli non sarebbero mai apparsi se l’editore non sarebbe stato in qualche modo allineato con il regime, quello
che è certo è che gli anni 20 sono gli anni segnati dalla fine della prima guerra mondiale quindi se prima gli editori
lavoravano a fini propagandistici oppure a fini di istruzione (costruire vestiti per i soldati, gestire armi), c’erano delle

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esigenze legate alla guerra ovviamente adesso che la guerra è finita gli editori in qualche modo si rimuovono anche perché
la situazione alla fine della prima guerra mondiale non è così rosia, l’economia deve sollevarsi e per lo più c’è ancora
un’idea, un filone di una guerra dalla quale l’Italia era uscita mutilata, mancano territori come ad esempio Trieste che si
dovevano conquistare e che in un momento restano privi di italianità, uno di questi anche il fiume, abbiamo ancora la
corrente di nazionalisti, abbiamo gli intellettuali che erano sul filone del nazionalismo, cioè quelli che avevano bisogno di
entrare in guerra, per loro la guerra significava una rinascita, ripresa dei territori ma anche id uno scossone forte per
l’Italia che l’avrebbe fatta risorgere veramente perché gli ideali risorgimentali non erano stati perseguiti fino in fondo.

Tra queste c’era D’Annunzio, quello che porta avanti l’impresa di fiume ed era tra coloro che vedevano la guerra come
punto di rinascita.

Altro fattore che condizione l’industria ma anche il mondo dell’editoria è la consapevolezza che gli operatori dei settori
prendono del loro lavoro, cioè anche i semplici operai della struttura tipografica capiscono che hanno dei diritti e vogliono
applicarli e gli vogliono riconosciuti, ecco che quindi i lavoratori applicano gli scioperi, molti di questi sono sopravvissuti
la guerra, tornano ed hanno una forte aspettativa dello stato e anche per la loro rinascita personale ed economica.

Ceto del contadino, ceto che è sempre stato attivo durante la prima guerra mondiale, coloro che erano andati al fronte
molto giovani senza sapere perché, non riconoscevano l’dea di nazione sotto la quale si propagandava l’entrata in guerra e
nello stesso tempo potevano stare a casa o erano rimasti a casa a fare la loro attività, la filiera agricola, perché dovevano
comunque dar da mangiare al paese e teniamo presente che molto uomini erano al fronte ma a casa rimanevano donne,
bambini e vecchi,

La guerra aveva in qualche modo un po’ livellato la situazione e quindi il potere economico e contrattuale di ciascuno si
era indebolito ed eco i ceti medi, quelli che nella seconda metà dell’800 avevano cominciato a vivere del proprio lavoro,
avevano cominciato ad avere disposizione del tempo libero per le loro attività e anche avere la possibilità di acquistare i
libri perché nel mentre si istruivano, pero con la prima guerra mondiale si ha timore che questi ruoli vengano persi, queste
piccole conquiste avute nella seconda metà dell’800 con l’unita d’Italia, quei ceti che potevano accedere ed avevano
iniziato ad andare a scuola ad alfabetizzarsi sono un po’ più deboli, quindi devono riconquistarsi degli spazi e spesso
questo significa partire dal mondo della cultura.

Quelli che erano rimasti insoddisfatti hanno trovato sistemazione nel partito nazionale fascista.

L’ERA FASCISTA

Già nel 1922 l’era fascista ha in programma allearsi con quello che è il mondo dell’industria e delle banche, l’industria è
un settore da controllare così come quello economico fino a quando il partito nazionale fascista prende la guida dello stato
il lavoro che viene fatto è quello di inserirsi nella filiera, controllare la filiera produttiva/industriale ed economica. Il
regime di rende conto che se vuole affermare la sua dittatura e se vuole operare avendo anche delle basi
culturali/strutturali deve comunque fare riferimento agli intellettuali, deve basarsi/appoggiarsi su chi aveva il potere di
stampare/scrivere e di farlo assecondando gli ideali del regime.

Il 1926 vede l’affermazione della dittatura nelle istituzione politico-sociali e quindi porta ad una diffusione capillare di
questa situazione legata ad un regime, per farlo bisogna entrare nel tessuto sociale e questo non può essere raggiunto o
preso in considerazione attraverso la produzione di libri e giornali, quindi un’attività che era sempre stata perseguita, il
giornale e l’editoria sono sempre stati i mezzi per raggiungere e condizionare il popolo e ovviamente il regime fascista fa
propri questi insegnamenti del passato ma lo fa regolamentandoli, se prima gli intellettuali/scrittori avevano le scelte,
libertà di pensiero, non si erano controllati dal punto di vista civile, se c’era censura era una censura di carattere religioso,
quello che succede on l’era fascista sono i contenuti politico ed economico ad essere controllati. Non a caso il regime
fascista andò ad inserire e a fissare delle regole che controllassero e moderassero la produzione editoriale, tutto sfocia con
la Seconda guerra mondiale, c’è una voglia, un’esaltazione di supremazie che l’Italia non poteva che ancora una volta
entrare in un conflitto mondiale. L’Italia entra in un conflitto mondiale quando il mondo dell’editoria si era ripreso da
quelli che erano stati gli eventi bellici della Prima guerra mondiale, l’editoria riparte a pieno ritmo con una produzione
eterogenea, con autori e soprattutto editori che si riconquistano profili che si erano disegnati nel tempo passato, basta
ricorda Rizzoli che nel 1930 iniziava a pieno ritmo la sua attività e produsse cominciando a strutturare il suo catalogo
attraverso delle collane, attraverso titoli ben scelti, ben mirati; stessa cosa ha fatto Einaudi che apri la sua casa editrici nel
1933.

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DIFFICOLTA DURANTE IL VENTENNIO

Poter reperire la carta sempre stata un elemento chiave per la produzione editoriale, sempre costata tanto e costa tanto
anche nel rigeme di guerra e costa tanto anche quando dal conflitto bellico si era uscito e c’è anche difficolta pratiche e
fisiche di poterle recuperare perché le fabbriche/industrie non erano tutte operative e attive.

Necessità di finanziamenti abbiamo visto che man mano che le imprese editoriale diventa impresa e poi addirittura
industria i capitali sono un elemento fondante, questo anche con Manuzio, quindi la necessita di finanziamenti e di
capitali.

Non dobbiamo dimenticare la parte distributiva finita la guerra bisogna creare nuovi gruppi di librerie, bisogna cercare
uno spalmarsi sul territorio, per poter avere la possibilità di distribui5reqre libri. Nel 1919 è nato messaggerie italiane, è
uno dei maggiori distributori editoriali del momento e diede origine alla società delle librerie italiane unite. Messaggerie
aveva una particolarità che curava la posta, cioè aveva il monopolio postale, monopolio che nel corso delll’800 aveva
perso e si è riconvertita come distributore di libri.

E’ un periodo dove sono in crisi le pubblicazioni scientifiche, è un momento storico, quello della fine della prima guerra
mondiale, che la scienza va avanti a fatica, anche se voliamo i nostri studi umanistici, prime della entrata in guerra,
l’Italia, il mondo classico e il mondo europeo faceva riferimento al mondo germanico per tutto quello che era la
produzione di ricerche che guardavano la filologia, l’archeologia, la storia, cioè quelle scienze che aiutano a capire le
civiltà, sono quelle scienze che ci fotografano quello che succede all’interno di una civilta e prima della prima guerra
mondiale la Germania in tal senso era un punto di riferimento, invece con lo scopo della prima guerra mondiale e
l’antipatia nel confronto del tedesco aveva fatto smettere la stampa di editori tedeschi e anche l’importazione di libri di
autori dal mondo tedesco, contro questo di era battuto fortemente Benedetto Croce, però affermava che era impossibile
che gli intellettuali che avevano costruito le basi del progresso storico, scientifico non potevano essere più considerati
perché si era in guerra con la loro nazione, quindi era contro al evolversi della prima guerra mondiale perché lui non
voleva prendere il punto di riferimento culturale che la Germania fino a quel momento era riuscita a dare e a fare.

Esempio di editori che hanno lavorato in questo periodo:

 Treves crea con Zanichelli e Le Monnier l’anonima libreria italiana è un’esigenza quella di riunirsi alla
ricerca di nuove filiere distributive. Questa anonima libreria italiana che nasce da editori come Treves,
Zanichelli e Le Monnier che vogliono creare delle basi per distribuire i propri libri per trovare il mercato per il
loro materiale. Treves costituì assieme a Tuminelli quello che è la prima concessionaria dell’enciclopedia
italiana, l’enciclopedia italiana è nata durante il periodo fascista, qui ha trovato i due protagonisti, uno contra
l’altro, molto impegnati nell’attivazione, creazione nell’enciclopedia, da una parte Croce e dall’altra Gentile. Il
termine enciclopedia vuol dire enciclico dal greco, significa girare attorno al sapere, scienza, conoscenza, dare
informazioni e conoscenza, quindi non un’editoria scientifica, tecnica ma una che potesse raggiungere un
pubblico più vasto, sempre un pubblico che potesse permettersi di comprare e consultare l’enciclopedia.
L’enciclopedia sotto il regime fascista prende una serie di lemmi che sono spiegati e presentati sempre un po’
nell’ottica dell’apologia fascista, però ancora oggi l’enciclopedia italiana costruita negli anni 20 del 900 è il
punto di riferimento al quale noi tutti ci rivolgiamo per qualsiasi tipo di ricerca.

L’editoria diventa il vero e proprio strumento per il consenso, non è la prima volta, parliamo di consenso attraverso
l’editoria ancora dal caso di Simonino da Trento, pero adesso diventa un’editoria del consenso un po’ più strutturata tanto
che il governo nomina Ciarlantini, presidente della federazione nazionale fascista dell’industria editoriale, siamo quindi ad
una svolta, cioè un settore del governo e del nostro regime che è deputato a curare l’industria editoriale, la cura che lo
stato fornisce è anche di carattere economico. I primi progetti di respiro come l’enciclopedia Italia che nasce come primo
spunto di progetto nel 1925 non ci sarebbe mai stata se non ci fosse stato un finanziatore, non ci fosse stato dietro il nostro
regime. Si prepararono così progetti a grande respiro, grandi stampatori, anche pensatori, Croce si dissocia di questa idea e
anche Formiggini (lui aveva ipotizzato l’idea di un’enciclopedia italiana però era stata rubata ma aveva capito che il
progetto rischiava di prendere una piega che non perseguiva i suoi ideali e aveva abbandonato il progetto che poi ha
cavalcato Gentile).

Abbiamo un sistema editoriale legato alle piccole realtà produttive, l’editoria è ancora un’editoria da bottega, ancora
un’editoria artigianale, esistono ancora dei piccoli editori ma un po’ alla volta questi editori verranno fagocitati oppure
assemblati in grandi gruppi seguendo un po’ la catena di un’editoria che diventa industria e non più solo ed
esclusivamente impresa e tanto meno impresa artigianale.

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Condividere gli ideali fascisti ma anche le condizioni che il regime fascista andava a imporre agli editori significava poter
continuare a lavorare, per esempio è Mondadori che fu costretto a lasciare l’Italia e rifugiarsi nella Svizzera, tanti sono gli
editori che sono obbligati a lasciare la produzione in Italia perché non graditi al regime fascista.

L’editore deve essere un editore fortemente nazionalista, cioè deve diffondere i valori nazionali, ecco le ragioni per i quali
il regime fascista si allontana da tutta l’editoria straniera, si allontana dalla produzione oltre confine, lontanarsi della
produzione oltre confine non significava solo non far arrivare in Italia libri stampati altrove ma non accettare che in Italia
venissero stampati autori stranieri. Questo ha portato a una crisi culturale per gli italiani ma era talmente un’impronta
nazionalista quella che si era data che no si poteva fare diversamente, cioè essere allineati significava avere una certa
garanzia di lavoro.

La censura di carattere politico viene fortemente regolamentata. Nel 1935 passo dalla competenza del ministero
dell’interno al ministero per la stampa e propaganda e durante il regime fascista fu costruito questo ministero , abbastanza
importante questa istituzione di controllo, controllo che si sostanzia nel 1938 con le leggi raziali e l’istituzione di una
commissione per la bonifica libraria, quindi l’editoria di consenso ma l’editoria che è vincolata anche ai dei controlli e
quindi se anche non vuole essere di consenso, se vuole lavorare, se vuole mantenere in piedi la filiera deve stare attenta a
quello che pubblica perché si incorre al controllo dettato e voluto dalla leggi raziali.

GENERI LETTERARI

La narrativa è il settore dominante, perché? Perché la saggistica avrebbe dato spazio a pensieri, ragionamenti, ricerche, a
relata e ad analisi della realtà che non era il caso di dare in mano alla popolazione, la popolazione andava istruita
facendola leggere, quindi bisognava mettere in mano, dare la possibilità al popolo di leggere, svagarsi, attraverso la lettura
di romanzi, e nello stesso tempo però essere diciamo condizionato dalle letture che doveva fare. Chi non condivideva fino
in fondo gli ideali fascisti pubblicava storia, filosofia, erano le armi di contrasto, la saggistica aumenta solo con un paio di
editori che sono Ricciargi e la nuova Italia che si era trasferita a Venezia nel 1930 dopo essere stata fondata a Venezia nel
1926 pero sono quei editori che pubblicano filosofia, sono quei editori che vogliono dare una preparazione, vogliono
essere di contrasto a un’editoria di regime, a un condizionamento delle persone.

Gli editori che vanno ricordati sono:

 Formiggini diede vita allo istituto per la propaganda italiana per la diffusione del libro, quando lui si rese
conta la piega che stava prendendo il mondo dell’editoria manifesto il suo dissenso suicidandosi. Lui aveva in
mente come progetto editoriale, per contrastare il dilagare di un condizionamento il mettere a disposizione una
letteratura che potesse far riflettere, una letteratura che pur abbordabile, tanto che lui diede origine ala collana
l’Italia che scrive, ma era una collana di editori facili, leggibili e simpatici e allora attraverso una forma di
editoria voleva far aprire gli occhi. In questo periodo abbiamo un editore protagonista, che fa le sue scelte
editoriali, perché lui è consapevole che attraverso le scelte editoriali raggiunge determinati obiettivi.
 Gobetti struttura la sua casa editrice a Torino, editore che muoveva le sue fila per far girare le teste, per far
movimentare le idee. Era un liberare ma era in grado di comunicare e confrontarsi con i socialisti era anche un
valente critico letterario e forse questo gli costo la persecuzione fascista o la fuga a Parigi dove muore nel 1926,
quindi Gobetti è uno tra gli editori del dissenso, dissenso moderato e del dialogo ma nonostante questo gli è
costata la vita. “Osse di seppia e di montale” pubblicato per la prima volta da Gobetti.

Gli editori fanno scelte di escamotage, cioè pubblicare autofinanziandosi (gli autori) pagare prima gli editori prima che
facessero il lavoro o assicurare la copertura dei costi o facendo sottoscrivere le edizioni, cioè facendo prenotare e quindi
pagando in anticipo i libri cioè una sorta di garanzia per l’editore per non perdere ma anche per coprire le spese.

Vista la necessita di farsi conoscere, necessita di raggiungere tutto il territorio italiano (ormai formato), bisogna farsi fare
della promozione e un sistema per fare questo è quello di non solo far scrivere le recensioni sul giornale o pubblicare a
parti un romanzo ma anche distribuendo delle cartoline per la comunicazione, facendo una sorta di pubblicità oppure
acquistando anche spazi all’interno dei giornali, già avvenuto con la prima guerra mondiale con Sonzogno che l’utilizza
per elencare i suoi titoli a catalogo, quindi attività di marketing.

20/04

GLI ANNI TRENTA

 Sono gli anni più lontani della Prima guerra mondiale, l’Italia si sta risollevando.
 Incremento dei titoli che venivano pubblicati annualmente. Negli anni 30 venivano pubblicati quasi 11 mila
titoli rispetto ai 7 mila pubblicati negli anni 20

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EDITORI NEGLI ANNI 30

 Ci sono editori in questi anni che chiudono la loro attività oppure che cominciano a consorziarsi con altri editori,
esempio dato da Treves che chiude nel 1939 e va a confluire nella casa editrice Garzanti, casa editrice simile
nello sviluppo, nell’idea, nel progetto editoriale che aveva in mente Treves, cioè un idea di fare libri per la
scuola, libri che fossero formativi oltre che informativi, ma Treves è un po’ l’editore della narrativa, l’editore
che interviene proprio alla fine della prima guerra mondiale per creare degli spazi di sollievo dal periodo storico
dal quale si usciva. Confluisce in Garzanti che è quell’editore di cui bisogna ricordare le Garzatine.
 Bemporad è aiutato nella sua attività dai finanziamenti richiesti al regime fascista, li riceve da Mussolini nel
1934 pero sostanzialmente non riesce a superare il 38 che è l’anno che abbiamo detto sia delle leggi raziali,
questo porta la chiusura di Bemporad. A lui lo ricordiamo come un editore protagonista durante la Prima guerra
mondiale ma non arriva alla seconda
 Bompiani and Co, avevano una impostazione diversa da quello che era un po’ l’editore della fine 800 e primi
900.
 Bompiani assieme a Mondadori uno dei rappresentanti maggiori del dopo guerra perché fu in grandi
di imprimere e di dare alla sua casa editrice una forte personalizzazione che riguardava sia la scelta
dei titoli (quale testo pubblicare) e sia il modo di veicolare il prodotto.
 L’impronta che da Bompiani è un’impronta fortemente editoriale/letteraria quindi nulla che è vicino
alla scolastica di Garzanti o al progetto di Treves.
 Negli anni 30 Bompiani fa crescere notevolmente le collane di narrativa e valorizza molto il genere
del romanzo soprattutto quello italiano.
 Nel suo quindicennio di attività Bompiani diede vita a circa 21 collane, cioè un numero elevato che
rendono però in 15 anni di vita l’dea di come l’attività e la produzione di Bompiani fossero variegate,
cioè le collane in genere ospitano dei titoli che hanno delle connessioni tra di loro, quindi più collane
va a significare che tante diversificate erano le proposte.
 Bompiani lo troviamo attivo fino a quando decise di cedere l’azienda e di affidarsi ad un gruppo
editoriale dove specializzazione era rivolta alla saggistica popolare e un po’ meno alla narrativa, certo
fu un momento di segnare la produzione degli anni 30, andando anche verso al taglio popolare che era
già stato proprio di Treves nonché di Sonzogno e anche di Nerbini che sarà la casa editrice che sarà
assorbita da Mondadori.
 Moravia, viene pubblicato per la prima volta nel 1929 da un editore chiamato Alpes che era una casa editrice
voluta da Ciarlantini nel 1921 (quello che ha avuto a che fare con il ministero della propaganda e dell’editoria).
Attività di Ciarlantini dura circa un decennio ed è colui che da una testimonianza della cultura italiana sotto il
regime fascista, però era una casa editrice molto eterogenea, molto elastica nella scelta di prodotti quella di
Ciarlantini questo Alpes che pubblica sia testi fortemente nazionalisti, cioè aveva un’impronta rivolta alla
nazionalizzazione pero nello stesso tempo era anche piegato, interessato ad autori stranieri, non è stato in grado
di raggiungere il successo che raggiungerà Mondadori con gli stranieri perché lui applica un sistema
distributivo/un sistema di veicolazione del volume completamente diverso da questi stampatori/editori che non
sono grandi dal punto di capitali investiti.
 Bompiani di Moravia pubblica “L’imbroglio” che era stato un titolo che aveva già rifiutato Mondadori
(la storia di Mondadori è piena di titoli rifiutati, l’unico in ordine di tempo che ha fatto scalpore è
Harry Potter, pero questo costo rifiuto di pubblicare Moravia, costo a Mondadori la perdita completa
di questo autore di vaglia nel suo catalogo).
 Il Moravia aveva tentato di entrare nel catalogo di Mondadori col titolo “Le ambizioni sbagliate” però
il rifiuto del “l’Imbroglio” da parte dell’editore ha fatto sì che l’autore scelse di rimanere con
Bompiani.

Le ragioni per i quali l’autore decida di rimanere presso un editore e sono altrettante le ragioni per le quali un autore
decide di lasciare quell’editore, oggi come oggi è molto basata sull’offerta di denaro, quando un editore vuole prendere in
carico un autore gli offre del denaro e anche dei diritti d’autore più vantaggiosi. Forse a Moravia piaceva Bompiani perché
era quell’editore che manteneva i rapporti con i suoi autori, scriveva direttamente a tutti loro, era una persona molto
preparata e acculturata e scriveva gli autori dando consigli sulla scrittura, il suo era un lavoro non solo di editore ma anche
di letterato.

 Rizzoli inizia la propria attività nel 1929, a differenza di Bompiani non era acculturato, non aveva avuto una
buona formazione.
 Coglieva le richieste del mercato, dei nuovi lettori, era pero forte e lo è anche adesso sulle
pubblicazioni periodiche, quindi avere uno spazio periodico dove poter non solo raccontare quello che
succedeva ma anche promuovere i testi letterari o narrativi era sicuramente un grande vantaggio.

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 Torva anche ragione di investimento in quelle che sono le produzioni cinematografiche.
 Einaudi nasce come editore nel 1933, storia affascinante.
 Ha una serie di collaboratori molto stretti e fidati, tra i quali dobbiamo ricordare Leone Ghinsburg
(marito di Natalia Ghinsburg, colui che ha fatto crescere questa scrittrice, Natalia accompagna il
marito nella sua attività di consulente/intellettuale per la casa Einaudi e la stessa è divenuta un pilastro
della casa Einaudi anche se in un certo periodo è uscita del suo catalogo) e Pavese.
 Sono quelli intellettuali/scrittori che aiutano ad Einaudi a capire forse prima di molti altri che gli
intellettuali sono non tanto interessati all’idea di nazionalismo con il quale si arriva alla prima guerra
mondiale ma quelli intellettuali che erano interessati a una nuova produzione di saggistica, saggi che
dovevano riguardare la storia, filosofia, economia, quindi quelli che riuscivano anche dare una lettura
alla storia e tutte le discipline che contribuivano a fare e creare la storia.
 Non dimentichiamo tra gli autori Essa Morante che fu una amiche/nemica di Natalia, donna molto
dura ma che influenza molto Natalia nella scrittura perché temeva molto i giudizi di Essa Morante.
 Casa editrice che nasce a Torino e poi apre una sede anche a Roma quindi gli intellettuali erano
costretti a spostarci o cercar di stare in connessione tra loro creano per Einaudi un vero investimento
culturale e quindi diventa anche un investimento commerciale però a differenza di molte case editrici
Einaudi ha quel ritorno economico molto lento e forse questo ha contribuito Einaudi a rimanere sul
mercato un autore di successo. Queste sono un o l’idea di questa industria culturale che fa cadere
quelli che erano i modelli ottocenteschi di una dimensione famigliare, una dimensione protagonista
all’interno delle mura domestiche, cioè l’attività artigianale dell’attività dell’editore in questo periodo
prende dei nuovi profili e delle nuove caratteristiche.
 Molti sono gli editori che hanno comunque il riferimento legato al fascismo e al nuovo modello di industria
culturale che il fascismo va a delimitare, ci sono poi gli intellettuali che si ribellano a questa ideologia, per
esempio Croce che aveva protestato con un suo scritto “Manifesto contro gli intellettuali fascisti” contro Gentile
che aveva pubblicato con lo stesso titolo ma lui era contro agli intellettuali (Croce).
 Croce tra il 1871 e il 1915 aveva scritto la storia di Italia e nel 1932 aveva scritto la storia di Europa,
questi due titoli sono finiti sotto censura, cioè il regime fascista non gli lasciava distribuire e quindi è
tra gli intellettuali che pagano sostanzialmente la presenza di un regime, non è arrivato a pagarlo con
la vita ma non vede le sue opere più ricche/strutturate pubblicate e per lui è una grossa perdita e
sconfitta morale.
 Molti di questi editori avevano avuto e subito delle crisi delle quali più o meno qualcuno è stato
capace di risollevarsi altri invece sono stati costretti a chiudere.
 Gli editori che funzionano durante il fascismo sono quelli editori che stampano e pubblicano testi che sono in
qualche modo allineati al fascismo, quindi da una parte gli intellettuali Einaudi contro gli intellettuali fascisti,
Einaudi soffrirà questa posizione e sarà sempre in difficolta a mantenere la sua linea produttiva.
 Quello che non soffriva o soffriva meno era l’editore Sansoni, che pubblicava i testi, gli scritti, i saggi
filosofici di Gentile, la pubblicazione dei saggi di filosofia di Gentile del 1932, Sansoni allinea le
proprie pubblicazioni a quella che è un po’ l’ortodossia della cultura fascista creando anche nuove
collane senza dimenticare le sue origini che erano legate alla scuola.
 Questi protagonisti, allineati o meno hanno contribuito a creare e strutturare la culturale dell’epoca,
hanno contribuito partecipando attivamente alle stesse attività editoriali, o era un direttore di collana
oppure erano consiglieri di amministrazione (lo stesso Gentile era consigliere di amministrazione di
Valacchi) o erano esponenti di vagli all’interno del regime fascista o dell’istituto fascista di cultura per
non parlare dell’istituto italiano degli studi germanici nell’attività nei quali si cercava promozione,
finanziamento per nuove e numerose edizioni librarie, quindi loro sono intellettuali attivi non son per
il loro pensiero ma anche perché comunque erano parte integrante di questo nuovo sistema che si
andava profilando e che aveva come grande cappello/cupola sotto la quale decidere a stare o non stare
che era legata al sistema o al periodo fascista.

MONDADORI

 Casa editrice che per eccellenza ha segnato il 20esimo secolo


 Il suo nome va legata la trasformazione di un’attiva aziendale imprenditoriale, cioè con Mondadori l’editoria ha
questa caratterizzazione che è di un imprenditore e non più solo ed esclusivamente di un’impresa
 Strada che lui percorre è lunga, trova vita nell’ambiente editoriale a partire dei primi anni del 900.
 Arnoldo vive tutta la prima guerra mondali e un po’ alla volta introduce delle trasformazioni.
 Comincia a capire che il pubblico al quale adesso ci si deve rivolgere è un pubblico della massa, un concetto che era
sconosciuto fino alla fine dell’800, pubblico assolutamente più ampio al quale a cui Mondadori si rivolge per

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destinare a loro titoli di narrativa ma anche di saggistica fino agli editori che abbiamo citato prima che sono quelli
editori che hanno un peso specifico sul mondo della saggistica e meno sulla parte della narrativa che è quella che
Mondadori cura di più e se lui cura la saggistica lo fa in maniera divulgativa anche se questo non significa che
Mondadori abbia dimenticato testi di qualità pur che non fossero testo sperimentali perché il suo obbiettivo era
quello di raggiungere il mercato per vendere i libri (imprenditore per eccellenza).
 Esempio di chi si stacca dall’editore protagonista, cioè colui che ha a sua linea editoriale, fa la scelta dei titoli, autori
che può andare bene o no, invece Mondadori punta ad un mercato sicuro, lui introduce quella che anche oggi sono le
linee programmatiche di una casa editrice (chi stampare e quando).
 I problemi finanziari per aprire poi l’attività vengono risolti dal senatore Borletti con il quale Arnoldo era entrato in
contatto, entro nella società e così Mondadori poteva dare il via al suo impero.
 La sua attività inizio con il giornale di propaganda per il fronte (La Traviata) dove Mondadori esperimenta il mondo
del periodico ma sarà un mondo che non curerà dal punto di vista del quotidiano, lui non abbraccerà mai la strada
dei quotidiani ma ben si dei giornali,
 Nel 1919 sposta in struttura la sua casa editrice a Verona, aveva assorbito la casa editrice Nerbini che aveva
esperimentato/applicato delle tecniche della cromolitografia, aveva quindi esperimentato delle nuove attività di
stampa e particolarità di modo si stampare. La sua casa editrice rimane a Verona per qualche decennio per poi
lasciare a Verona la parte di stampa per spostarsi a Milano che è dedicata alla parte redazione della Mondadori, non
è dedicata più alla stampa.
 La prima attività che Mondadori mette in atto è quella di costruire delle collane, la prima collana Mondadoriana
sono le scie, le scie è la collana che ospita una biografia, piuttosto scottante per l’epoca ma richiesta e voluta dallo
stesso regime, perché la biografia che viene pubblicata nella collana “le scie” si intitola ducks, quindi il riferimento
alla storia di Mussolino scritto dalla Sarfatti. Le scie conterranno per tutta la loro esistenza biografie, autobiografie,
memorie, quindi questa è l’impronta che viene data alla collana, pero la Mondadori imposta una serie di altre
collane con l’obbiettivo di raggiungere un pubblico ampio e nuovo, qui ci refiriamo ai libri gialli noti per la loro
copertina per non dimenticarsi della collana “Libri azzurri” sono autori che vengono pubblicati nei libri azzurri
italiani, e poi i libri neri e romanzi rivolti al mondo femminile (pubblico che Mondadori terra sempre presente), un
pubblico femminile che si può approcciare a una rivista, rotocalco che non è semplicemente “soap opera” o scandalo
ma ci sono degli articoli di carattere politico, moda, gestione della famiglia.
 Nel 1932 Mondadori deriva anche da Nerbini il titolo “Topolino” grande fumetto che è nato e chiesto nei primi del
900 (Google), rivista che i suoi decenni alle spalle, viene rilevato da Mondadori come titolo e ha un notevole
successo. La fumettistica italiana origina a topolino pubblicato da Mondadori anche se il padre di Topolino era stato
Nerbini
 Un’altra collana è “La Medusa”, la Mondadori in tutto questo sistema costruisce anche delle collane che sono
destinate, che possano essere stati destinati agli scrittori novecenteschi ma non italiani, pensiamo agli inglesi,
francesi e tedeschi. Chiaro che queste collane soffrono o sono in pericolo nella loro esistenza, soprattutto nel
momento che gli scontri sociali e le guerre vedono contrapposte dei pensieri (fascismo, nazionalismo, nazismo) a
tutti chi si opponeva a questi pensieri e ovviamente opporsi significava non acquistare questi titoli, l’editoria è anche
un’arma di dissenso da parte del lettore, cioè il lettore può scegliere di non leggere certi libri.
 Nel 1930 pubblicava 80 titoli e nel 1933 pubblicata 287. Questo anche all’introduzione delle rotative litografiche.
Le aziende che non riescono a fare investimenti tecnologici sono state destinate a chiudere.
 Mondadori non chiude non solo perché ha investimenti ma anche perché ha dei finanziamenti che arrivano
direttamente dal regime fascista
 La prima grande sperimentazione per applicare i finanziamento Mondadori la fece nel 1929 con la collana dei gialli
e arrivo a stampare 125 mila copie, numero esorbitante per l’epoca con il titolo “L’enigma dell’alfiere” è un
prodotto che si caratterizza subito nel mercato, torva un propria spazio, si caratterizza dalla copertina, quindi
Mondadori introduce per la prima volta l’uso della copertina con un ruolo fortemente identificativo, non era stato
cosi negli anni 800, qualche timido accenno c’era stato all’inizio del 900, Sonzogno e Treves, pero erano sempre le
copertine che portavano dei disegni che potevano illustrare il contento, la collana ma non erano fortemente
identificative del produttore/editori. I gialli Mondadori, gialli nella copertina, ben visibili sugli scaffali, segnano
bene quello che è il percorso che Mondadori aveva intrapreso. Gli autori erano sconosciuti, cioè lui decide di non
pubblicare autori di vaglia e sostanzialmente l’ambientazione anche straniera ma soprattutto queste collane a partire
dai gialli, vengono vendute nelle edicole, Mondadori ha un punto di forza nuovo, che fino allora era sconosciuto che
era quello legato alla distribuzione.
 La distribuzione, Mondadori supera i problemi distributivi brillantemente perché dietro c’è il regime che le dà una
mano, c’è la “federazione nazionale fascista delle industrie editoriale”, in questa federazione erano seduti molti
editori e queste federazione chiedeva a gran voce che gli impianti di produzione, impianti tecnici di stampa,
venissero modernizzati, cioè che passasse al livello industriale, pane per i propri denti per il fascismo cioè
l’industrializzazione è stato uno dei punti forti del regime e quindi il regime mette a disposizione del denaro perché

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le aziende si modernizzano e una di queste è Mondadori. Cosa vuole in cambio il regime fascista? Vuole che
vengano recuperati quelli autori che possano appoggiare il regime, ma non tanto che fossero allineati o meno ma che
portassero avanti idee di carattere nazionalista, il nazionalismo è un punto forte per il regime, quindi servivano degli
editori che potessero stampare degli autori con queste idee nazionaliste.
 La distribuzione che a Mondadori torna molto utile è quella del libro unico. Il libro unico non è altor che il
sussidiario richiesto dal regime fascista a Mondadori perché potesse essere distribuito alle scuole elementari e che
fosse di istruzione ai bambini che iniziavano a scrivere. Questo “libro unico” è perché erano stesso identico
sussidiario utilizzato da tutte le scuole. Mondadori ha l’appalto di questa stampa, la cosa mesi in crisi la concorrenza
e quelle case editrici che avevano basato la loro attività sula stampa dei libri delle elementari sono state costrette a
chiudere mentre Mondadori ha il monopolio, questo monopolio va alzare il suo fatturato che nel 1932-33 era intorno
a un milione e cinquecentomila lire, lo fece duplicare tra il 35 e il 36 per portarlo tre milioni centosessantamila lire.
Questa distribuzione a livello nazionale lo fa conoscere dappertutto, cioè c’è un suo libro che va a toccare tutte le
famiglie che avevano bambini che andavano a scuola.
 Arriva a vivere la Seconda guerra mondiale.
 La tradizione mondadoriana trova concretezza nei primi anni del 900.
 Mondadori porta ancora questo nome ma nessun membro della famiglia Mondadori è in casa editrice.
 Passaggi importanti:
 Fa affidamento su dei forti capitali per sviluppare la propria azienda e nello stesso tempo anche di una capacità
distributiva che pochi avevano conosciuto, una capacita distributiva che non solo si è spettata nella distribuzione del
libro unico ma anche la distribuzione all’interno delle edicole.
 Mondadori non passa completamente indenne la Seconda guerra mondiale, è costretto a migrare per un periodo ma
quando torna in Italia l’attività editoriale riprende più consolidata di prima e il punto forte rimane ancora quello che
ha sempre sviluppato Mondadori, cioè la nascita/crescita di collane ben specifiche e precise. Queste collane non
fanno altro che allargare il mondo dei lettori, solo che per Mondadori è un mondo che è ancora aperto un po’ a tutti
 I classici contemporanei italiani (1946)
 I classici contemporanei stranieri (1947)  con la Seconda guerra mondiale e le leggi raziali, molti autori stranieri
erano stati banditi dal territorio italiano e quindi non potevano essere pubblicati e distribuiti e Mondadori era un
editore che aveva a catalogo un numero cospicuo di autori stranieri e con la Seconda guerra mondiale ha dovuto
ridimensionare il suo catalogo in tal senso. Con il ritorno dell’attività a pieno regime gli autori stranieri sono stati
ripresi in considerazione perché è anche l’anno dove si sviluppa molto l’attività della traduzione (Fernanda Pivano e
casa editrice Einaudi)
 La medusa degli italiani (1947)
 La biblioteca moderna Mondadori (1948)

GUERRA E DOPOGUERRA

 La carta costa, il regime anche capace di organizzare la distribuzione della carta e i costi della carta, però ala
carta se mai veniva usata liberamente era per stampare i giornali non è libri.
 Censure e sequestri di libri tutto quello che non era allineato o pro-regime veniva studiato, analizzato e messo
o a rogo o sequestrato
 Guerra bombarda strutture di editori molto importanti (Mondadori a Verona colpito dalle bombe slanciate nella
Seconda guerra mondiale) Hoepli, Sonzogno, Einaudi e Paravia
 Il regime impone un prezzo sui libri per le scuole, un prezzo vincolato che non permette agli editori di
modificarlo in base all’aumento dei costi che loro devono affrontare, quindi quello che succede senza dubbio ma
fisiologicamente è quello che la produzione libraria cala. Dal 1942 vengono pubblicato solo mille titoli all’anno.
 Vengono pubblicati meno testi di medicina e arte e ovviamente una contrazione è anche nell’arte letteraria, lo
sviluppo, l’interesse nell’area letteraria viene meno perché parliamo di un paese in guerra
 Epurazione dei contenuti nei testi scolastici, l’editoria è sicuramente in crisi
 Dal 1945 al 50 la scuola tornerà a risorgere, e anche la letteratura perché ci fu l’ansia di nuovi scrittori, autori
che volevano aprire la cultura anche alla democrazia, cioè sempre meno autori chiusi in sé stessi, intellettuali
che parlava ad intellettuali.
 Nascono nuove case editrici, Roma e Milano, e un po’ alla volta, la strada che troverà il boom negli anni 60,
conclusione brillantemente avvenuta della seconda guerra mondiale di l’apertura di nuovi canali privilegiati per
trasmettere un fervore intellettuale, un’idea intellettuale, la volontà che gli autori hanno di trasmettere le loro
esperienze, le loro idee, non viene solo espressa, scritta per chi come loro o dello stesso ceto, rango, cultura e
preparazione, si approccia ma viene sempre più messa a disposizione della massa, quindi ecco l’onda di
Mondadori che lascia questi testi difficili per fare romanzi, pubblicare gialli, libri di lettura, svago, ma una

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caratterizzazione diversa che un po’ alla volta si troverà anche nella saggistica, quindi una letteratura che possa
essere a dimensione di tanti altri o di una massa un po’ più importante.

24/04

EINAUDI

Avvio per la collana “I millenni” nel 1947 la stampa dei classici. Einaudi è un editore molto attento alla narrativa, ma
anche molto attento alla saggistica, è un editore che si muove in un panorama molto variegato, è molto attento anche ai
giovani e alle figure femminili (Ghinsburg). Lui vive con sofferenza il momento storico perché ha un’impostazione ancora
dell’editore di cultura, ricordiamoci che tra gli intellettuali, consiglieri, tra coloro che costruirono il catalogo Einaudi,
appoggiarono le scelte Einaudi ci fu Cesare Pavese, ma non solo, ci stava un gruppo di intellettuale che fece la differenza
sulle scelte editoriali di Einaudi. La casa editrice subì degli alti e bassi, dei periodi di crisi, soprattutto negli anni 80 ma
nonostante questo riuscì a mantenere quell’impostazione di editore protagonista.

Einaudi soffriva perché il mondo andava dove andava Mondadori, un po’ la massificazione della cultura, letture meno
impegnate, letture che avevano sempre meno attenzione al mondo della saggistica mentre Einaudi e Laterza teneva alto a
questo patrimonio culturale e non solo italiano fatto da storici, filosofi e matematici.

CULTURA RELIGIOSA

Si stava sviluppando anche un’editoria molto legata alla cultura religiosa, se fino a questo momento possiamo parlare di
cultura religiosa perché vengono pubblicati testi di filosofi oppure testi classici della cultura religiosa, agli 50 si apre un
filone anche di saggistica d carattere religioso di ispirazione cristiana.

Il contributo viene dalla Francia e molte case editrici italiane raccolgono lo stimolo nonché gli autori stranieri per proporle
al pubblico, tipo testi di riflessione sulla stori religiosa, di riflessione anche sulla crescita spirituale, ci sono stati dei testi
che hanno raggiunto il titolo di best-seller all’interno della produzione del genere religioso.

L’editoria religiosa oggi è come un po’ la scolastica, che ha un certo successo, un certo spazio nel mercato e poi se
capitano momenti di fortuna, spazi fortunati questa editoria conosce parti di isole felici. Nel 2018 vede la vendita di ben
500 mila copie per il testo “Gaudet ed Esultte” testo di Papa Francesco edito dalle Pauline. Di papa Franceso son ostati
pubblicati tanti titoli, quasi 600 edizioni che sono critiche, antologie, analisi dei suoi discorsi/interventi. La cultura
religiosa come genere di produzione editoriale ha radici molto antiche, citiamo la Morcelliana che è la casa editrice che ha
pubblicato Giovanni Montini che era destinato al soglio pontificio ma anche altri autori come Carlo Bo, Giovanni Papini
che erano già attività durante la guerra quelli che erano anche gli intellettuali in grado di scrivere ed opporsi alla cultura
bellica a contrario di alcuni intellettuali che invece erano sempre per l’intervento.

LA SAGGISTICA

Verso gli anni 50 si fa un altro spazio che è legato alla politica, la politica prende sempre più spazio, non poteva non
trovare un riscontro/vita nella produzione editoriale. Teniamo presente che l’Italia era Repubblica da poco tempo e questo
è fondamentale la nascita dei partiti, non dimentichiamo tutta l’analisi fatta sul fascismo, storici come Renzo de Felice che
pubblicano saggi di riflessione su quello che era stato, quello che si era appena concluso, ci sono sempre gli editori attenti
ad un pubblico vasto, il concetto critico di massa è creato e strutturato e ci sono degli editori che si rivolgono sempre di
più alla massa mantenendo sempre un livello di cultura di stile e quello che mantiene un certo stile editoriale non solo
nella scelta die titoli o degli autori ma anche proprio nello stile di preparazione e di strutturazione dell’oggetto libro è la
Rizzoli.

1949: La BUR (Biblioteca Universale Rizzoli)

Progetto che vuole dar vita a una raccolta, produzione di letteratura che potesse andare dalla classicità, cioè dai classici
greci fino ai nostri giorni. LA caratterizzazione era il formato, il prezzo era più contenuto, è una tipologia di libro dal
quale prenderà spunto Mondadori negli anni 50 con la collana degli oscar. L’iniziativa di Rizzoli è quella di ampliare i
ristretti margini di un pubblico medio e questo pubblico medio andava raggiunto con un prodotto semplice è anche
facilmente riconoscibile, hanno un’immagine al centro delle scritte capitali, ha il vantaggio e la caratterizzazione che non
avranno gli Oscar Mondadori che per i testi classici c’è la lingua, il testo originale a fronte. Quindi ampliare, raggiungere
più pubblico medio, ma un pubblico medio acculturato che non vuole allontanarsi dal testo in lingua originale, sono più
costosi degli Oscar della Mondadori.

BUR propone opere di carattere capitale, si antiche che moderne ma anche opere di culture, di divulgazione
particolarmente significative. Pare che con la BUR nel 1949 in Italia sia stato introdotto il formato tascabile, il formato

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che già si era conosciuto con la Penguin, il costo era abbastanza esiguo (50 lire a volume) però se l’opera era magari in più
volumi il pezzo poteva salire a 200-400 lire. La collana si apre con un testo classico, Promessi Sposi di Alessandro
Manzoni ma tra gli autori oltre alla letteratura greca latina, nei classici della BUR appariranno ben presto autori stranieri
come Oscar Wilde, Emile Zola, Shakespeare, etc., si capisce da questi nomi che è un catalogo molto variegato, anche da
un punto di vista politico ma anche di genere.

Un difetto della collana della BUR è da rintracciare in un’impostazione molto scolastica, questa parte d critica (note, testo
a fronte, traduzioni curate) da alla BUR un impressione di testo scolastico perché era forse alle prime armi della letteratura
e degli studi dei classici latini greci ma anche italiani stranieri e quindi dalla BUR sono rimasti fuori i movimenti politici,
filosofici, movimenti che avevano bisogno di confronto, cioè non erano solo testi classici ma avevano quei testi che
avevano bisogno di attenzione e richiesta di confronto, questi dovevano necessari amente trovare spazio da altri editori
tipo Einaudi o anche Laterza (collana universale) che si fanno un pochino in parte alla BUR, per il formato sono piccoli e
maneggevoli ma sono destinati a un pubblico completamente diversi, quasi professionista o professionale, quel pubblico
che di professione è un insegnante, docente, intellettuale, qualcuno che legge i classici della letteratura come base per la
sua professione ma che ha bisogno di saggi per poter crescere maturare e svilupparsi.

PRIMA META DELL’900

La meta del 900 è alle porte, ci sono un’miriade di novità anche dal punto di vista della confezione del libro, migliora
anche la qualità della carta e poi ci sono una serie di autori che spingono all’utilizzo del libro, scelta della lettura, a livello
alto. L’Italia esce dal clima bellico e fa fiorire l’attività editoriale grazie ad alcuni autori tipo Munari (libri non libri, libri
destinati ai ragazzi) quindi uno sviluppo che doveva essere sensibilizzato dal basso. È un’economia nuova quella che si
torva a vivere l’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale.

I titoli che superano ogni soglia, previsione sono quei titoli di carattere politico ed economico, vengono pubblicati titoli di
questo genere, con caratteristiche specifiche, ben 1263 titoli nella seconda meta del 900 su un totale di 9 mila titoli che in
quelli anni venivano pubblicati. Poi c’è anche una visone della cultura del libro diversa che è portata avanti di giornali, la
carta stampata si impegna molto per promuovere la cultura, per recensire libri, per dare uno spazio all’interno dei
quotidiani ma ogni quotidiano lascia uno spazio alla cultura, una recensione piuttosto che una segnalazione di un autore,
quindi una sorta di pubblicità.

L’altra trasformazione che porta l’editori ad un carattere imprenditoriale è quello che l’organizzazione aziendale
all’interno della produzione viene divisa a settori autonomi (chi fa la promozione, la produzione, servizio marketing) in
case editrici come Rizzoli, Mondadori, fratelli Fabbri, Feltrinelli (1954), inseriscono a catalogo edizioni dalla seconda
meta del 900 caratterizzati da una riproduzione suddivisa in parti all’interno della casa editoriale e si affidano sempre più
ai distributori, pensiamo a Messaggerie, sempre in grado di potenziare la distribuzione del libro su tutto il territorio
nazionale. Ci sono editori che fanno la scelta di curare/gestire anche la propria rete distributiva attraverso le catene delle
librerie, cosa che in primis aveva sviluppato Feltrinelli nella seconda metà degli anni 50 del 900. Mondadori adesso non
cura la distribuzione, è un’attività che esternalizza ma nella seconda meta del 900 questa reazione avevano una potenza di
fuoco che erano capaci di coprire dei settori in una maniera autonoma.

L’obbiettivo è stare sul mercato, aumenta la produzione, sappiamo che l’editore ha bisogno di fatturare ma di converso c’è
l’aspetto che le librerie stanno vendendo, vendono i titoli a catalogo, i titoli che avevano in libreria, titoli che non sono
stati resi perché non c’è stato nuova emissione del mercato e tra l’altro con una quota bassa per quello che riguarda
Amazon.

Nella seconda meta dl 900 la distribuzione si organizza perché si può fare più affidamento sulla pubblicità e sulle
associazione che aiutano a comunicare il libro, il libro va comunicato attraverso le associazioni, noi abbiamo
l’associazione editoria libraria italiana (AELI), attraverso l’associazione dei librai ma anche attraverso un’attività intensa
di vita associativa, pensiamo a quanti libri si presentano nelle librerie, fiere e biblioteche, vengono presentati perché si
possano vendere, promuovere il libro e tutto questo si organizza dalla meta del 900, prima se c’era pubblica del libro era
legata ai giornali, ai fogli della seconda meta dell’800, allo sviluppo dei quotidiani della prima meta dell’900 ma
bisognava compralo il giornali, invece nella vita associativa nei momenti di organizzazione e presentazione facevano da
volano allo sviluppo del libro.

SECONDA META DEL’900

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Si apre con due protagonisti già citati, Mondadori e Rizzoli, sono i rivali che si giocano il mercato. Sono quelli editori che
hanno, o dimostrano più spirito di iniziativa con la ricerca di nuove collane, lo stesso fa anche Einaudi, una nuova collana
che nasce e che si sviluppa in 6 anni, tra il 51 e il 57 sono i gettoni di Einaudi, dietro questo c’era l’intellettuale Vittorini,
quindi dobbiamo ancora pensare che l’editoria è curata e seguita da personalità di rilievo ed è la collana dove Einaudi
decidi di inserire i giovani autori che dicevamo prima.

E’ il momento storico di altri media, radio, televisione e cinema e questo al loro sviluppo ci si chiede se saranno destinata
a sostituire tempo alla lettura perché il tempo libero veniva usato con questi nuovi sistemi di comunicazione, in realtà il
libro ha sempre tenuto, è ormai obsoleto che un nuovo media o strumento superi un precedente, è sicuramente un nuovo
mezzo che si affiana agli altri e nello stesso tempo può contribuire a promuoverlo, a svilupparlo ulteriormente, cioè a dare
al nuovo arrivato degli spazi di promozione e di distribuzione. La parte di radio e di televisione, nella seconda meta del
900 non era per tutti, cioè erano degli spazi lussuosi che non tutti si potevano concedere, ricordiamoci che ancora negli
anni 60 la televisione ce l’aveva un condomino per palazzo e tutti andavano a guardare la televisione da che ce l’aveva,
quindi non dobbiamo pensare a radio-televisione come siamo abituati a concepirli noi adesso. Il libro rimane ancora un
canale di istruzione e di divulgazione, se possiamo aggiungere una nuova caratteristica nella seconda meta del 900, il libro
è anche quello che diventa divulgativo, non è una strada intrapresa e percorsa da parte dei grandi editori ma è anche una
parte che viene invece portata avanti da piccole case editrici che magari non hanno un vero e proprio programma ma sono
lanciati su quelli chiamati stand book, quindi piccole case editrici che sviluppano piccoli temi, legati e seguiti da gruppo di
persone e che non sono quelle persone destinate ad indottrinarsi attraverso il libro ma semplicemente ad essere informate.

FELTRINELLI

In questa meta dell’900 vede la luce un editore che ha fatto storia nel mondo della distribuzione con le proprie librerie,
Feltrinelli.

Nasce nel 1954 per dare spazio/voce al movimento operaio. Nel 1954 aveva rilevato la collana universale economica della
colip e attraverso una politica di carattere social-popolare diede voce alle richieste dal basso che diedero vita a dei veri e
propri fermenti politici. Il momento clue della Feltrinelli non è altro che l’edizione del Gattopardo del 1958, Tommasi di
Lampedusa autore del Gattopardo è ancora un autore in catalogo della Feltrinelli ed è quel romanzo storico che dalla
fotografia delle due realtà, nobile-borghese e contadina, è quanto il vissuto di questi aristocratici nobili cominciava a
perdere smalto nella società dell’800 e si deve confrontare con le classi emergenti (borghesia in primis), ma soprattutto
con il confronto con i miseri della società.

Dottor Zivago nel 1957 aveva già dato spunto allo sviluppo di queste tematiche, aveva già delineato il catalogo Feltrinelli,
cioè che cosa Feltrinelli sarebbe andato a toccare e cosa avrebbe maggiormente curato con la sua produzione editoriale.
Feltrinelli si riconosce come un punto anche per la distribuzione perché è tra i primi editori che mette insieme una catena
distributiva di librerie a marchio Feltrinelli che torva spazio in molte aree geografiche, anzi se adesso pensiamo alla
Feltrinelli sono a Verona ce ne sono 2, molte sono le Feltrinelli inserite nel mondo dei viaggiatori, punti chiamati
monobrand all’interno di substrati cittadini più o meno noti, cioè la catena delle librerie è una catena che con la vendita
del retail tiene bene il mercato e soprattutto fa rimanere tutto in casa quella che è la filiera, cioè dalla produzione alla
distribuzione diretta dei volumi nelle librerie.

Molti di questi titoli trovano successo in produzioni cinematografiche (Gattopardo è une esempio). Il libro dagli anni della
fine 50 o 60 diventa oggetto di pellicole cinematografiche, questo non fa altro che aumentare o raddoppiare i lettori, il
cinema o il film poi avvicina il lettore a leggere anche il libro, non per altro poi spesso alcune edizioni del Gattopardo
della Feltrinelli riportano nella copertina immagini tratte dal film. Quindi la narrativa trova anche in questo periodo trova
un certo sprint proprio dall’estensione del consumo di massa, un’estensione di capire come raggiungere sempre più e
sempre meglio un maggior numero di pubblico, utenti e lettori.

Abbiamo anche la letteratura straniera che si consola, ad esempio Hemingway, oppure anche autori che noi tutti
ricordiamo e che hanno fatto la fortuna di alcuni editori come la figura di Don Camillo di Guareschi, titoli usciti per la
prima volta nel 1953 che poi quando hanno trovato lo spazio nel film c’è stata l’esplosione.

Nella seconda metà dell’900 non nascono nuove case editrici, possiamo dire che si consolidano ulteriormente le
conosciute, possiamo dire che molte di queste da azienda diventano vere e proprie imprese, cioè si aumenta il loro ritmo di
produzione, il loro ritmo di produzione, anche il numero di addetti assunti. Gli editori che ci sono aumentano il numero
dei titoli (aumento del 43,4%). Buona arte del fatturato degli editori cresce e non aspetta altro che nuove emissioni di titoli
sul mercato per poter vedere movimento e azione di ricrescita, il trend non nasce oggi ma ha radici profonde.

IL SAGGIATORE

60
Poi ci sono le case editrici che si differenziano meglio nella seconda metà degli 50 e una di questa è “Il saggiatore” che
nasce nel 1958 da una costola diretta di Arnaldo Mondadori, il figlio Alberto si rende autonomo dal padre, lascia un po’
l’impostazione mondadoriana per rivolgersi al mondo della saggistica/degli intellettuali, tra gli intellettuali dei quali si
serve Alberto c’è sicuramente De Benedetti (critico letterario) , D’Amico (musicologo) e Argan (grande storico dell’arte),
si stacca dalla costola paterna, costruisce un vero e proprio marchio, un logo completamente nuovo per lasciare anche la
distribuzione di vecchio stile, non più le edicole, non più la massificazione della cultura ma le librerie con meno titoli
all’anno ma titoli scelti di vaglia. Il saggiatore ha dei momenti di crisi, adesso grazie a Luca Formentone (erede diretto
della famiglia Mondadori) la casa editrice vive ancora ed è ancora sugli scaffali.

Una scelta che Alberto non aveva condiviso per proseguire, per raggiungere un certo mercato che aveva applicato come
scelta Arnoldo era quella di vendere per corrispondenza. Arnoldo aveva come obbiettivo raggiungere sempre e
costantemente dei nuovi lettori, lui voleva raggiungere quelli lettori che non andavano in libreria ma neanche in edicole
quindi la vendita per corrispondenza era una pratica per raggiungere nuovi clienti, era un nuovo approccio che vedeva
degli spunti molto interessanti, dal punto di vista dei contenuti, venivano in genere venduti per corrispondenza i romanzi
di autore contemporanei ma non per questo di meno qualità, c’era un vantaggio di prezzo molto conveniente.

28/04

ANNI 60

Gli anni 60 sono gli anni abbastanza topici del periodo storico del 900 perché sono gli anni nei quali la produzione non è
più esclusivamente aziendale ma è diventata industriale, il capofila del percorso è stato Mondadori, vuol dire che
all’interno del mondo editoriale vengono investiti i capitali che non sono più capitali da investire per l’aggiornamento
delle macchine (rotative, 4 colori, offset, etc) ma l’investimento del capitale è nel personale, dagli anni 60 la filiera
editoriale con l’aumento del capitale permette l’assunzione un numero tale di persone, esperti nei vari campi per integrare
i processi di produzione, cioè la parola chiave nella seconda meta dell’900 è l’integrazione del sistema, una filiera degna
di questo nome, cioè da quando l’autore pensa il libro e la casa editrice l’accetta nel proprio catalogo e lo segue fino a
quando il libro arriva fisicamente in mano al lettore.

Gli anni 60 sono caratterizzati da una crescita esponenziale del mercato editoriale perché c’è potere d’acquisto, sono stati
gli anni che il mercato aveva tra le mani un potere d’acquisto da fare usare molto elevato e se a questo ci mettiamo
assieme la possibilità di comunicare i prodotti che venivano messi sul mercato il libro trova lo spazio che gli serve, uno
spazio che prima era legato ad una colonna di un giornale, rivista, con una recensione spesso pesanti e riservate ai letterati,
con gli anni 60 ci sono delle attività tipo le fiere e premi letterari, cioè diventano quelle cose di massa che mettono più
libri sul mercato.

Si esperimentano nuovi sistemi di lancio, cioè comunicare le novità, pero è già in questi anni che si esperimentano quelle
che tecnicamente si chiamano lanci editoriali oppure sono gli anni dove si recuperano degli autori che hanno raggiunto
l’apice del successo nel momento della loro pubblicazione e poi sono stati dimenticati ma con gli anni 60 il momento
storico del contesto vengono riletti alla luce di quelli anni, uno di questi autori è Nietzsche, è stato riaccolto nel 1962 ed è
ancora un autore in catalogo del Adelfi, lui nel 1962 grazie a Di Foa che era già direttore de Adelfi cura le collane e tra le
collane inserisce Nietzsche per decretare anche il successo di questo filosofo.

SI crea la scuola media unificata, la suola media unificata con i programmi di insegnamento strutturati, pensati, condivisi
consolida la produzione scolastica (il ramo della scolastica è un ramo che va ancora forte nell’editoria). L’altro elemento
che si delinea direttamente legato alla scolarizzazione e ai programmi delle scuole medie è la lettura, i romanzi come il
Gattopardo stampato dalla Feltrinelli e I Giardini di Finzi Contini (Einaudi), sono romanzi che hanno avuto grande
successo grazie alla scolarizzazione. La scuola porta le dispense, cioè piccoli libri a riassunti. Quindi l’effetto immediato
dovuto alla scuola media unificata porta un effetto diretto sulla produzione editoriale, però succede che aumentano i titoli
e questo porta alla saturazione del mercato, c’è sempre questo flusso all’interno della nostra storia.

Mondadori (seconda metà degli anni 60) è ancora protagonista, e ci sta dagli anni 60 attraverso le edicole, cioè una
rivoluzione dal punto di vista della distribuzione libraria. La distribuzione dei libri attraverso le edicole negli anni 90 ha
salvato tante testate di giornali (anche adesso succede), allegato ai giornali c’è un romanzo, un testo filosofico, un saggio,
etc., con queste cose le testate che sono oggi in edicola sottoforma cartacea è perché hanno dei “gadget” che vengono
venduti nelle edicole e che tengono su il mercato del quotidiano, perché il mercato analoghi del quotidiano non esiste.

“Addio alle armi” id Hemingway ha venduto in una settimana 210 mila copie, dopo arriva alle 320 mila in pochi mesi, un
romanzo di successo perché c’è un recupero della letteratura America, dietro ci sono grandi personaggi che si danno da
fare nella traduzione. Per Einaudi quello che traduceva e faceva conoscere gli autori stranieri era Natalia Ginzburg con il

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marito, quindi il recupero della letteratura del 900 straniera, se facciamo mente nei primi 50 titoli che stavano in classifica
38 erano opere di autori stranieri però si apre un problema che c’è ancora oggi che è troppa emissione di titoli, troppi libri
pubblicati. Le 70 mila copie a titolo, quando i titoli aumentano sono tante, la saturazione del mercato non è mai stata una
grande amica dello sviluppo editoriale, pero nell’altra parte ci sono gli editori (anche oggi) che hanno bisogno di fatturare,
e fatturano emettendo nuovi titoli, pero purtroppo c’è un circolo vizioso perché questi titoli restano poco fuori perché la
libreria ha lo spazio che ha e quindi settimanalmente ci sono resi e questi costano tantissimo. Quindi l’emissione mercato,
un’ipotesi che si sta profilando è fare i titoli, ci sono degli editori che non sono soddisfatti di questa scelta ma si sono resi
conto che con la saturazione del mercato dovuta alla contingenza ha portato la vendita di titoli che loro avevano a
catalogo, le librerei si sono date da fare a vendere i titoli che avevano a catalogo gli editori.

1517 Anno della pubblicazione delle tesi di Martin Lutero (best seller)

Fine anni 60 gli editori cercano di orientare meglio il lettore costruendo ulteriori collane:

 Garzanti scrive Garzanti per tutti


 Capolavori Sansoni
 Pocket (Longanesi)
 Grande universale Mursia

Perché incanalando nelle collane si incanala nelle tipologie di libri e quindi si arriva ad orientare più facilmente il lettore.

Sviluppo della letteratura per ragazzi l’abbiamo collegata alla scuola

Lo sviluppo dell’editori legata al Concilio Vaticano II passaggio abbastanza fondamentale per la produzione a carattere
religioso, abbiamo visto che la produzione di carattere religioso ha un trend molto alto. Questa produzione di carattere
religioso si sviluppa negli anni 60 perché il concilio vaticano II da quell’input per rinnovare la chiesa, quindi i fedeli che si
avvicinano si avvicinano da un altro punto di vista e nascono anche case editrici che si occupano di questo. Rifioritura
delle biblioteche religiose che nei passaggi dell’unita d’Italia sono diventate biblioteche pubbliche.

META DEGLI ANNI 60

Problema delle lotte di classe (68). Questa è un’editoria che si riprofila di nuovo, non è più un’editoria di conoscenza ma
di dibattitto, cioè l’ideologia che diventa forse come lo era stato nella seconda metà dell’800 nel momento del
risorgimento italiano, editoria di coscienza/ideologica che si confrontava su grandi temi, quindi una volta che questi temi
si svolgevano andavano tutti sul macero. Quindi un’editoria che vive di quel momento, ma non vive di quel momento
perché nasce dal nulla, se io penso alla meta degli anni 60 il “capitale di Marx” era un libro fondante, quindi l’editoria si
limita sempre su quello che è stato fatto, pensato e creato precedentemente ma non per questo vuol dire inutile.

Il risvolto dell’aumento della produzione (scolastica, narrativa, politica) è quello che i libri tornato dietro (rese) e
diminuiscono le tirature, non vale più la pena di investire capitali per tenere alto il numero delle tirature.

ULTIMO TRENTENNIO XX SECOLO

L’editoria diventa la fotografia dei nuovi aspetti politici che si sono formate, dalle brigate rosse, c’è anche un degrado
della cultura, il modo di fare cultura ha limitato notevolmente l’uso del latino (lettere classiche) gli ha riservati solo ai
licei, il greco solo liceo classico, quindi un abbassamento della qualità della preparazione perché c’è un decadimento di
carattere etico morale. Gli editori di qualità chiusero o addirittura assorbiti, cioè gli editori di cultura che avevamo
conosciuto nell’800 possiamo dire che con la fine dell’900 è definitivamente morto, non esiste più.

I nuovi titoli sono ancora alti, molti di questi rimangono invenduti, si abbassano le tirature. Ogni sfaccettatura (l’attività
degli editori vengono guardate sotto tante sfaccettature non solo una) porta al successo determinati titoli e autori:

 L’aborto (lettera ad un bambino mai nato) pubblicato da Rizzoli nel 1975


 Brigate Rosse
 La strage di piazza fontana del 69
 Storia pubblicata di Essa Morante (1974) pubblicato per Einaudi ed è ancora in catalogo.
 Storia del gabbiano Jonaton 1973
 Siddharta di armanes

Anni 70 anni della provocazione, gli anni della moralità ma anche gli anni che hanno fissato delle pietre miliari

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I grossi editori pubblicano romanzi rosa, momento nel quale la donna acquista dei propri diritti, quindi si incanalano sulla
maniera leggera.

La televisione (i talkshow) aiuta a incanalare, a promuovere i libri che vengono pubblicati perché se ne parla e tanti
guardano la televisione. Alle famiglie viene data la possibilità di acquistare ratealmente le opere importanti o per
corrispondenza.

Il mondo del libro è terra di conquista negli ultimi tre decenni, tanti editori che nascono, attualmente autori sulla carta
sono circa 5 mila, quelli attivi forse la meta, però è da questi anni che si abbonda notevolmente nel numero degli editori,
perché sono editori che si cimentano negli spazi.

Protagonisti

Mercato dominato da Mondadori, Rizzoli, Bompiani e Garzanti; infine Einaudi (editori di cultura, attrae alle sue fila a
Calvino che lo aiuta, siamo nel 1979, lo aiuta a scalare le classifiche).

Il primo gruppo editoriale fu Fabbri (Bompiani, Sonzogno, Etas Kompas). Kompas scala le classifiche e si inserisce in un
settore che è legato all’editori professionale, soprattutto all’economia perché ci sono gli esami di stato per i professionisti.
Negli anni Ottanta esplode il romanzo rosa. Non dimentichiamo il regno della fantasia, regno della creatività, nemmeno il
regno della leggerezza. Fotoromanzi altra tipologia narrativa.

Harmony (1981)

(Associazione italiana degli editori. Giornale dell’editoria)

Si fa rete perché si dividono costi e benefici.

I piccoli (sono piccoli quando pubblicano da 1 a 10 titoli all’anno) sopravvivono grazie ai rapporti con i propri autori e
accordi con i distributori. Quindi questi sopravvivono perché hanno un autore in casa con il quale hanno fidelizzato i
propri lettori, prendono anche accordi distributivi un po’ più vantaggiosi per far arrivare i loro libri nelle librerie. Sulla
mia struttura Non ho più l’editore protagonista come lo avevamo conosciuto e definito nell’800, quello che aveva dato il
nome alla casa editrice (Einaudi – stava lui dietro, Rizzoli, Bemporad, Treves). Gli editori protagonisti scompaiono
completamente nella fine del 900 perché sono assorbiti, chiudono i battenti, non hanno capitale per rinnovarsi o perché il
mercato non è pronto a leggere i loro titoli. Gli editori corrono dietro ad un best seller perché fa una campagna mediatica
molto grande che va molto oltre alla cultura e al contenuto.

Si reagisce aumentando tascabili, libri a basso costo, tirature basse rispetto alle tirature degli anni 60 alla fine degli anni 80
crollano in meno di due decenni, salvo il fantasy (Harry Potter – milione di copie vendute e di traduzioni), il fantasy alla
fine degli anni 80 regge per il numero di copie e quindi alto numero di tirature.

ANNI NOVANTA

Inizia la parabola discendente

Si riducono le spese tagliano ancora le tirature quindi meno copie, si tagliano anche i costi di produzione riducendo le
pagine da stampare (meno attività di editing, correzione, grafica e di impaginazione).

Tentativo di riscossa fenomeno delle 1000lire (1992), fenomeno promosso da una casa editrice chiamata “stampa
alternativa” (romana” e ha pubblicato la lettera sulla felicita di Epicuro che è diventato un best seller nel 1993, questo vuol
dire che l apolitica editoriale è sempre più orientata al marketing, quindi altri scienze, altre discipline che vanno a
regolamentare diversamente rispetto a quello che era stato fatto negli anni precedenti tutto il processo editoriale (es. “I
miti Mondadori” (1995) libri venduti a 5900lire pero sono tentativi di restare sul mercato ma di spostarsi dove va il
mercato, il mercato lo devo regolamentare e me lo regolamento il marketing). Non ce più l’editore di cultura ma ci sono
solo fenomeni.

 Città della gioia


 Il silenzio degli innocenti
 Il Varone Vampante di Calvino

Titoli che sono distribuiti dalla maggior parte degli editori nelle edicole, perché le edicole sono ancora un punto fermo
nella distribuzione. Mondadori sugli anni 90 compre il 39% del mercato, che è la percentuale che copre tutt’ora anche se
in realtà oggi Mondadori è fatto di una serie di altre piccole realtà editoriale, assorbite/interne.

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2016 Mondadori assorbe recessi libri (?)

Non è una filiera ricca se questa filiera non si diversifica entrando in altre produzioni. L’editoria oggi è il rendere pubblico
non solo pubblicare un libro ma restare in un sistema di produzione di contenuti.

27/07

Che cosa è oggi l’editoria?

Abbiamo fatto un passaggio rapido ma funzionale tra l’editoria del ventesimo secolo e quella degli anni 2000 dove
possiamo sottolineare che gli editori si stanno prodigando per riscoprire la cultura de carattere locale,

E’ un’editoria che ha cambiato più volte faccia e si è sempre adeguata e modulata a seconda delle necessità, una necessita
come quella contingente lascerà sicuramente il segno sullo sviluppo dell’editoria.

La parte importante è legata al fatto che il libro on ha mai smesso di essere un oggetto e va trattato e come tale va trattato
e va comunicato. Oggi l’editoria più che mai è un’attività di comunicazione che può essere vista come un puro costo ma
anche come un costo che possono diventare dei ricavi.

La comunicazione in questi mesi ha cambiato faccia, perché non ci sono stati degli eventi per presentare dei libri e
probabilmente è venuto meno il mecenatismo culturale, cioè enti pubblici o anche singoli privati (aziende) che hanno
sempre investito nel tempo nell’editoria per poter promuovere una mostra oppure la propria azienda, propri archivi; erano
forme vive di mecenatismo (mecenatismo contemporaneo).

Non è mai cambiato l’obbiettivo dell’editore, è sicuramente cambiato il pubblico e l’editoria si adegua. Il pubblico oggi
come oggi ha un’attenzione particolare da parte degli editori, gli editori usano sistemi di comunicazione basati sul mondo
social, organizza degli eventi e questi eventi hanno avuto uno stop (covid) ma sicuramente sono legati ai sistemi di
comunicazione di massa. Il mondo del libro è sempre visto come un’attività di servizio, un’attività che mi permette di
entrare in possesso di contenuti, testi per la semplice lettura, svago, oppure per l amia professione oppure per migliorare le
conoscenze, certo che si amplifica il piano del concetto culturale, perché è un concetto di servizio (ti do un prodotto, lo
utilizzi, e questo prodotto lascia il tempo che trova) ed è tutto quello che fino al ventesimo secolo non pensavamo sul libro
e per il libro, non è ancora passato ad un concetto vero e proprio di servizio ma si sta profilando su questa strada
soprattutto nell’ambiente del mondo digitale, pero i servizi hanno una tassazione pari al 20-21% mentre il libro solo 4%
(come oggetto culturale) quindi ci sono delle incongruenze

Oggi si lavora per una casa editrice e non in una casa editrice perché sono sempre meno gli assunti nella casa editrici ma
sono tante le professioni che ruotano attorno la casa editrice che lavorano come terzi.

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