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Gli elementi costitutivi della musica pertanto sono la melodia, il ritmo, l’armonia.
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successivamente dal nostro orecchio. settembre 2015
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L’Armonia è la scienza e l’arte che studia la genesi e la concatenazione degli accordi. giugno 2015
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La melodia e l’armonia hanno un’origine comune, le stesse tendenze e la stessa
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importanza. Unendo simultaneamente i suoni di cui è formata una melodia si possono febbraio 2015
formare successioni armoniche e dalla disposizione successiva e simmetrica dei suoni che gennaio 2015
dicembre 2014
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L’armonia viene ripartita in 3 generi: diatonica, cromatica, enarmonica. settembre 2014
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L’armonia diatonica si basa sui modi maggiore e minore e studia gli accordi consonanti giugno 2014
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L’armonia cromatica si occupa delle alterazioni di uno o più suoni negli accordi febbraio 2014
diatonici. gennaio 2014
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L’armonia enarmonica si occupa del vario aspetto sotto il quale può essere considerato ottobre 2013
uno stesso suono o uno stesso accordo. In altri termini è la sostituzione di un accordo settembre 2013
agosto 2013
mediante un altro omofono ma non omologo, cioè avente gli stessi suoni ma non lo stesso
luglio 2013
nome. Tale sostituzione cambiando l’essenza dell’accordo produce risoluzioni impreviste giugno 2013
che portano in tonalità lontane da quella di partenza. Maggio 2013
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L’elemento base dell’armonia è l’intervallo che rappresenta la distanza tra due suoni. Nel febbraio 2013
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Scala cromatica: si ha quando la scala procede per soli semitoni, sia diatonici che
cromatici e può svolgersi sia in senso ascendente che discendente.

La scala cromatica può salire o scendere sia per diesis che per bemolli indifferentemente.

I sette suoni della scala diatonica sono chiamati gradi della scala e generalmente vengono
indicati con i numeri romani. Essi sono: tonica, sopratonica, mediante (o nota
caratteristica), sottodominante, dominante, sopradominante, sensibile.

Si parla di sensibile quando la distanza tra il settimo grado e la tonica è pari ad un


semitono. Quando tale distanza è un tono il VII grado viene chiamato VII grado minore.

A seconda del differente criterio con il quale vengono considerati, gli intervalli possono
distinguersi in diatonici, cromatici, consonanti, dissonanti, enarmonici.

Gli intervalli diatonici sono quelli formati da due suoni appartenenti a una scala
diatonica la cui tonica è rappresentata dal più basso dei due suoni che formano l’intervallo.

Gli intervalli cromatici sono quelli formati da due suoni di cui quello inferiore viene
considerato come tonica di una scala diatonica e quello superiore, non rientrando fra i
suoni di quella scala perchè alterato, viene considerato come se facesse parte di una scala
cromatica.

Il nome di un intervallo è diviso in due parti: terza maggiore. La prima parte si trova
contando il numero di note costituenti l’intervallo (do-mi è una terza per via delle note do-
re-mi) mentre la seconda parte è determinata mediante un confronto con la scala
maggiore formata a partire dalla nota più grave costituente l’intervallo.

A seconda della distanza calcolata soltanto in gradi, l’intervallo viene denominato di


seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima, ottava.

Se l’ampiezza di un intervallo non supera l’ottava l’intervallo viene definito semplice


mentre in caso contrario composto.

Gli intervalli consonanti sono quelli che danno l’idea di riposo producendo
un’impressione di suoni che stanno bene insieme e che riescono gradevoli all’orecchio. Gli
intervalli consonanti sono:

unisono
terza maggiore
terza minore
quarta giusta
quinta giusta
sesta maggiore
sesta minore
ottava

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Gli intervalli dissonanti sono quelli che danno l’idea di movimento. Sono tutti quelli
non compresi tra i consonanti:

seconda
settima (di qualsiasi specie)
intervalli aumentati
intervalli diminuiti

La cosidetta risoluzione di un intervallo dissonante consiste nel passare da un intervallo


dissonante ad un altro intervallo consonante.

Gli Intervalli enarmonici sono quelli che pur differendo tra loro per il diverso nome
con il quale vengono chiamati i suoni che li compongono costituiscono in realtà gli stessi
suoni.

Il rivolto di un intervallo consiste nell’invertire l’ordine dei suoni che lo compongono.


Indicando gli intervalli compresi nell’ottava con una serie di numeri (da 1 a 8) e il
rispettivo rivolto con un’altra serie di numeri inversa (da 8 a 1), sovrapponendo le due
serie avremo che la somma dell’intervallo e del rispettivo rivolto darà sempre il numero 9.

Nell’intervallo rivoltato oltre che cambiare il numero dei gradi intermedi cambia anche il
numero dei toni e dei semitoni e quindi anche il nome.

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Gli intervalli maggiori rivoltati diventano minori e viceversa.

Gli intervalli eccedenti rivoltati diventano diminuiti e viceversa.

Gli intervalli giusti rivoltati rimangono tali.

Per effetto del sistema temperato avviene spesso che suonando al pianoforte due intervalli
diversi sulla carta essi risultano uguali: per esempio la seconda eccedente e la terza
minore. In questi casi si dice che un intervallo è l’equivalente armonico dell’altro.
Anche le singole note possono essere equivalenti enarmonici (Fa# e Solb) come anche le
tonalità (RebM e Do#M).

l’accordo è la combinazione di due o più intervalli armonici. Ognuno dei suoni di cui è
formato prende il nome di parte. Il nome più basso prende il nome di nota
fondamentale o basso fondamentale. Nel caso dei rivolti, quando la nota fondamentale
si trova in una delle parti superiori piuttosto che in quella più grave, la nota che è nel basso
è chiamata nota del basso. Se l’accordo è allo stato fondamentale la nota del basso e la
fondamentale dell’accordo sono costituite dalla stessa nota.

Gli accordi si distinguono in varie categorie a seconda del criterio con il quale vengono
considerati ovvero relativamente al numero di suoni che li compongono oppure alla specie
degli intervalli di cui sono formati.

A seconda del numero di suoni di cui sono composti si possono avere accordi di 3, 4, 5, 6, 7
suoni.

Nell’armonia tonale e modale l’accordo è generato dalla sovrapposizione di terze


successive su una nota base; le terze possono essere al massimo sei.

A seconda della specie degli intervalli di cui sono composti gli accordi si distinguono in
diatonici, cromatici, consonanti, dissonanti.

Gli accordi diatonici sono quelli formati di tutti intervalli diatonici.

Gli accordi cromatici sono quelli formati di uno o più intervalli cromatici.

Gli accordi consonanti sono quelli formati di tutti gli intervalli consonanti.

Gli accordi dissonanti sono quelli formati di uno o più intervalli dissonanti.

parte 2

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sound designer, docente di tecnologie musicali (Conservatorio S. Cecilia, Saint
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18 risposte a Appunti di teoria ed armonia musicale – parte 1

Michele Galvagno ha detto:


28 gennaio 2013 alle 11:42

Fantastico Silvio, grazie mille!


Tra l’altro, ma quanto è bello il font Plantin?
Rispondi

silviorelandini ha detto:
28 gennaio 2013 alle 11:46

prego Michele, si è vero il font piace molto anche a me


Rispondi

Donato Giovinazzo ha detto:


28 gennaio 2013 alle 15:27

Preziosissimo!…. davvero ben fatto!


Rispondi

silviorelandini ha detto:
28 gennaio 2013 alle 15:32

grazie Donato
Rispondi

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setedibaco ha detto:
12 aprile 2014 alle 23:21

grazie
Rispondi

setedibaco ha detto:
12 aprile 2014 alle 23:39

L’ha ribloggato su setedibaco's Blog.


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