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Perché è amaro

Traduzione Nives – Revisione Hypa www.shadowhunters-italia.com

La scena si svolge nelle pagine 170-174 di City of Ashes, nel capitolo riguardante La Corte Seelie,
qui dal punto di vista di Jace. Gli ho anche dato un nome - "Perché è amaro." Perché ragazzi, Jace
è amaro qui.

"Ma mi piace!
Perché è amaro,
E perché è il mio cuore. " - Stephen Crane

"So che non lascerò mia sorella qui, nella vostra Corte," disse Jace, "e poiché non vi è nulla
da imparare da lei o da me, forse potrebbe farci il favore di liberarla?"

La Regina sorrise. Era un bellissimo, terribile sorriso. La regina era una bella donna;
possedeva quel fascino disumano caratteristico delle fate, che la rendeva simile più ad un cristallo
multicolore che ad un essere umano. La Regina non pareva avere un’età particolare: avrebbe potuto
essere tanto sedicenne quanto quarantacinquenne. Jace supponeva vi fossero state persone che
l’avevano trovata affascinante – persone che erano morte per lei - ma a lui dava una sensazione di
freddo al petto, come se avesse ingerito acqua gelata troppo velocemente. "E se ti dicessi che
potrebbe essere liberata da un bacio?"

Fu Clary a rispondere, sconcertata: "Tu vuoi che Jace ti baci?"

Come la Regina e la Corte scoppiarono a ridere, la sensazione di ghiaccio nel petto di Jace si
intensificò. Clary non capiva le fate, pensò. Aveva cercato di spiegarglielo, ma non vi era una vera
spiegazione. Qualunque cosa la Regina volesse da loro, non era un suo bacio; avrebbe potuto
chiederlo senza troppe cerimonie. No, ciò che voleva, era vederli infilzati a lottare come farfalle in
cerca della libertà. È così che ti rende l’immortalità, si era spesso trovato a pensare: offusca i sensi,
le emozioni; le forti, incontrollabili, miserabili attrattive dell’essere umano erano necessarie alle fate
come il sangue fresco per un vampiro. Era qualcosa di vivo. Qualcosa che loro non possedevano.
"Nonostante il suo fascino", disse la Regina, lanciando uno sguardo verso Jace - aveva gli
occhi verdi, come Clary, ma non esattamente come i suoi - "quel bacio non libererebbe la ragazza."

“Potrei baciare Meliorn", suggerì allora Isabelle, stringendosi nelle spalle. La Regina scosse
la testa lentamente. "Né lui, né nessun altro della mia Corte. "

Isabelle alzò le mani; Jace avrebbe voluto chiederle cosa aspettava - baciare Meliorn non
l’avrebbe ferita o danneggiata emotivamente, quindi ovviamente alla Regina non importava. Pensò,
per una frazione di secondo, che fosse stato carino da parte sua offrirsi di farlo, ma Iz, almeno,
avrebbe dovuto sapere che non avrebbe funzionato. Aveva già avuto a che fare con delle fate in
precedenza.

Forse non bastava solo conoscere come la Corte Fatata pensava, rifletté Jace. Forse
bisognava capire la gente che godeva facendo delle crudeltà ad altri. Isabelle era spensierata, a volte
vana, ma non era crudele. L’osservò tirarsi indietro i capelli scuri e accigliarsi. "Non bacerò nessun
altro di voi", disse con fermezza. "Questo è sicuro."

"Non sembra strettamente necessario", dichiarò Simon, facendosi avanti. "Se solo di un
bacio si tratta... "

Fece un passo verso Clary, che non si allontanò. Il ghiaccio nel petto di Jace si trasformò in
fuoco liquido; come Simon prese delicatamente Clary per le braccia e abbassò lo sguardo verso di
lei, Jace si costrinse a mantenere le braccia rigide lungo i fianchi. Clary appoggiò con naturalezza le
mani sul petto di Simon, come se l’avesse fatto già un milione di volte prima di allora. E, per quanto
a Jace era dato sapere, avrebbe anche potuto essere così. Era cosciente del fatto che Simon
l’amasse, l'aveva capito fin da quando li aveva visti insieme in quello stupido coffe shop, il ragazzo
soffocava per riuscire a pronunciare due stupide parole come "Ti amo" mentre lei, Clary, si
guardava intorno senza sosta, i vivaci occhi verdi che guizzavano ovunque. Lei non è interessata a
te, ragazzo mondano, aveva pensato con soddisfazione, allora. Lasciala perdere. E si era poi
sorpreso di averlo pensato davvero. Che differenza faceva per lui ciò che voleva quella ragazza che
conosceva a malapena?

Sembrava fossero passati anni. Non era più una ragazza che conosceva appena: era Clary.
Lei era ciò che contava di più nella sua vita, lei era la sua vita, e guardare Simon che metteva le
mani su di lei, ovunque, dove più gli aggradava, lo faceva sentire malato, debole e mortalmente
arrabbiato. Il bisogno di avvicinarsi e strapparlo da lei era così forte da fargli mancare il respiro.
Clary si voltò a guardarlo, i capelli rossi che le scivolavano da sopra la spalla. Sembrava…
preoccupata. Il che era ancora peggio. Non poteva sopportare che provasse pena per lui. Distolse
rapidamente lo sguardo da lei, e la sua attenzione fu calamitata da quello della Regina della Corte
Seelie, scintillante di gioia e delizia: come aveva immaginato, era questo ciò che voleva . Il loro
dolore, la loro agonia.

"No", disse la Regina a Simon, con una voce morbida come un coltello affilato che affonda
nel burro. "Non è questo ciò che voglio."

Simon si allontanò da Clary, a malincuore. Il sollievo passò come sangue per le vene di Jace,
attutendo le voci che lo circondavano. Per un attimo, solo per un attimo, tutto ciò che gli importò fu
la certezza che non avrebbe dovuto guardare Clary che baciava Simon. Poi anche quell’attimo
passò, come tutti gli altri, e Jace mise nuovamente a fuoco il viso della ragazza. Pareva stessa
nuotando tra le fiamme: era molto pallida, e lui non poté fare a meno di chiedersi cosa stesse
pensando. Era delusa di non essere stata baciata da Simon? Sollevata, come era lui in quel
momento? Jace riportò alla mente l’immagine di Simon che le baciava la mano, il giorno prima, e la
spinse via brutalmente, ancora fissando la sorella. Guarda in alto, pensò. Guarda me. Se mi ami,
guardami.

Clary incrociò le braccia sul petto, come faceva quando aveva freddo o era turbata. Ma non
alzò lo sguardo. La conversazione andava spegnendosi attorno a loro in un mare di domande: chi
doveva baciare chi, che cosa stava per accadere. Una profonda e graffiante rabbia invase Jace e,
come al solito, trovò la sua via di fuga in un commento sarcastico. "Beh, io non bacerò il mondano,"
disse. "Preferisco marcire quaggiù per sempre."

"Per sempre?" disse Simon. I suoi occhi erano grandi, scuri e terribilmente seri. "Per sempre
è un tempo terribilmente lungo."

Jace si voltò a guardare quegli occhi. Simon probabilmente era un bravo ragazzo, pensò.
Amava Clary, voleva prendersi cura di lei e renderla felice. Sarebbe stato un fidanzato grandioso.
Ed era quello che logicamente, supponeva, avrebbe dovuto volere per la sorella. Ma non poteva
guardare Simon senza sentire la voglia improvvisa di uccidere qualcuno. "Lo sapevo," disse
sgarbatamente. "Vuoi baciarmi, non è vero?"

"Certo che no. Ma se-"

"Credo sia vero quello che dicono. Non ci sono uomini veri in trincea."
"Quello è atei, somaro." Simon era rosso come un pomodoro maturo. "Non ci sono atei in
trincea." Fu la Regina ad interromperli, piegandosi in avanti in modo da far chiaramente vedere i
seni ed il pallido collo da sopra la scollatura dell’elegante e succinto abito che portava. "Tutto
questo è molto divertente, ma il bacio che libererà la ragazza sarà quello che lei più desidera," disse.
"Solo questo, e nulla di più".

Simon passò dal rosso al bianco. Se il bacio che Clary desiderava di più non era di Simon,
allora... Il modo in cui la Regina stava fissando Jace, spostando lo sguardo da lui a Clary, fu una
risposta più che sufficiente. Il cuore di Jace cominciò ad accelerare. Inchiodò gli occhi della Regina
con i suoi. "Perché state facendo questo?"

"Ma come, credevo di farti un favore!" esclamò lei di rimando. "Il desiderio non è sempre
attenuato dal disgusto. Né può essere accordato, come un favore, a coloro che più lo meritano. E
dato che le mie parole legano la mia magia, così tu da esse puoi trarre una verità. Se lei non desidera
il tuo bacio, non sarà liberata da esso.”

Jace sentì il sangue fluire sul viso. Sentì a malapena la voce di Simon che tentava di spiegare
che quello che lei chiedeva non era possibile, che Jace e Clary erano fratello e sorella, che non era
giusto, ma lui lo ignorò. La Regina continuava la fissarlo, i suoi occhi come il mare prima di una
tempesta mortale, e tutto ciò che Jace avrebbe voluto dire era grazie. Grazie.

E quella era la cosa più pericolosa di tutte, pensò, mentre attorno a lui i suoi compagni
discutevano della richiesta della Regina, riguardo a cosa Clary e Jace avrebbero dovuto fare, o a
proposito di ciò che nessuno di loro sarebbe stato disposto a fare per sfuggire alla Corte. Consentire
alla Regina di darti ciò che desideri -ciò che desideri davvero, nel profondo dell’anima –
significava mettere se stessi in suo potere. Come aveva potuto, semplicemente guardandolo, riuscire
a capire? Capire che era tutto lì ciò che lui pensava, voleva, sognava, quando si svegliava
ansimante e sudato? Che quando si era ritrovato a pensare, pensare davvero, che non avrebbe mai
più potuto baciare Clary, avrebbe voluto uccidersi o ferirsi o sanguinare così tanto da ottenere
qualcosa, una speranza di consolazione che non c’era; che se ne era andato in soffitta e in treno da
solo per ore, finché non era diventato così esausto da non avere altra scelta se non tornare. Aveva
lividi, contusioni, tagli e la pelle raschiata ogni mattina e se avesse potuto dare un nome a tutte le
ferite quello sarebbe stato: Clary, Clary, Clary.

Simon stava ancora parlando, dicendo qualcosa, di nuovo arrabbiato. "Non devi farlo, Clary,
è un trucco-"
"Non è un trucco," disse Jace. La tranquillità della propria voce sorprese lui per primo. "È un
test." Guardò Clary. Si stava mordendo le labbra, la sua mano ferita incastrata in un ricciolo di
capelli ribelle; quei gesti erano così caratteristici, così tanto parte di lei, da spezzagli il cuore. Simon
ora stava discutendo con Isabelle, cercando di convincere almeno lei, mentre la Regina ridacchiava
e li guardava come un elegante, sinuoso ed affascinante gatto. Isabelle sembrava esasperata. “Chi se
ne frega, comunque? E 'solo un bacio.”

"Proprio così," disse Jace. Clary alzò lo sguardo, finalmente, gli occhi così profondamente
verdi spalancati su di lui. Si mosse verso di lei e, come succedeva sempre, il resto del mondo
scomparve finché non rimasero che loro, come se l’unica luce fosse puntata su di loro in un teatro
vuoto.

Le mise una mano sulla spalla, girandola verso di lui. Aveva smesso di mordersi le labbra e
le guance erano arrossate, gli occhi di un verde brillante. Riusciva a percepire chiaramente la
tensione del proprio corpo, lo sforzo di trattenersi, di non premerla contro il suo e sfruttare
quell’occasione, un pensiero pericoloso e stupido, e insensato, e baciarla nel modo in cui aveva
pensato che non avrebbe mai, in vita sua, potuto più baciarla.

"È solo un bacio," disse, e udì l’asprezza nella sua voce, e si chiese se anche lei l’avesse
sentita. Non che importasse, non c'era modo di nasconderlo. Era troppo. Non l’aveva mai voluto
così tanto prima. C’erano sempre state le ragazze. Si era chiesto, nel cuore della notte, guardando le
pareti della sua stanza vuota, cosa avesse reso Clary così diversa. Era bella, ma anche le altre
ragazze erano belle. Era intelligente, ma c'erano state altre ragazze intelligenti. Ma, lei lo capiva, lei
rideva quando lui rideva, aveva buttato giù le difese che lui aveva eretto fino ad arrivare a ciò che
c'era sotto, la sua parte più intima e profonda. Non vi era Jace Wayland più reale di quello che
vedeva nei suoi occhi quando lei lo guardava.

Ma forse, avrebbe ancora potuto trovare tutto questo da qualche altra parte. Le persone
s’innamorano, si perdono, e vanno avanti. Ma Jace non aveva idea del perché per lui non fosse così.
Non sapeva nemmeno perché non riusciva nemmeno a provarci. Sapeva solo che tutto ciò per cui
era debitore all'Inferno o al Paradiso per quell’opportunità, l’avrebbe ampiamente ripagato.

Si chinò e le prese le mani, avvolgendo le dita di Clary con le sue, e le sussurrò in un


orecchio: "Puoi chiudere gli occhi e pensare all’Inghilterra, se preferisci,". I suoi occhi si chiusero e
le sue ciglia disegnavano linee ramate sulla pelle pallida e fragile. "Non ci sono mai nemmeno stata,
in Inghilterra," sussurrò lei, e la morbidezza, l'ansia nella sua voce gli sciolsero qualcosa dentro.
Non aveva mai baciato una ragazza senza essere sciuro che anche lei lo volesse, di solito più di
quanto lo volesse lui; ma questa era Clary, e Jace non sapeva mai cosa lei volesse. Fece scivolare le
mani su di lei, seguendo le maniche della sua camicia, sulle spalle. I suoi occhi erano ancora chiusi,
ma lei ebbe un brivido, e si appoggiò a lui - leggermente, ma era sufficiente come permesso.

La sua bocca trovò infine quella di lei. E bastò. Tutto l’autocontrollo che aveva esercitato
nelle ultime settimane si frantumò, come l'acqua si schianta passando attraverso una diga rotta. Le
braccia di Clary gli circondarono il collo e lui la tirò a sé, e lei era morbida e flessibile, ma lo
stringeva con una forza sorprendente, come nessun altro prima l’aveva stretto. Le sue mani erano
appiattite contro la sua schiena, lo premevano contro di lei, e Clary, protesa verso di lui sulla punta
dei piedi, lo baciava con la stessa ferocia e con la stessa brama che sentiva lui. Sfiorò le sue labbra
con la lingua, aprendole la bocca con la sua, e lei aveva al tempo stesso il sapore dell’acqua fatata e
del sale. Le si aggrappò addosso più strettamente, intrecciando le dita con i suoi capelli, cercando di
sussurrarle, con il profilo della bocca su quella di lei, tutte le cose che non avrebbe mai potuto dirle
ad alta voce: io ti amo, ti amo e non m’importa che tu sia mia sorella, non stare con lui, non lo
voglio, non andare con lui. Stai con me. Scegli me. Resta con me.

Non so come fare senza di te.

Le mani gli scivolarono giù, giù fino alla vita, e la stavano tirando ancora di più contro di
lui; era completamente perso in una spirale di sensazioni di pelle, sangue e ossa, e non aveva idea di
cosa avrebbe fatto o detto successivamente, se sarebbe stato qualcosa che non avrebbe mai più
potuto dimenticare o riportare indietro; ma allora udì un sibilo dolce di riso - la Regina malvagia -
nelle orecchie, e fu questo a riportarlo agli scossoni della realtà. Si allontanò da Clary, prima che
fosse troppo tardi, sciogliendole le dita dal collo e facendo un passo indietro. Era come tagliarsi la
pelle viva, ma lo fece.

Clary lo stava fissando. Le sue labbra erano socchiuse, le mani ancora aperte. I suoi occhi
erano spalancati. Dietro di lei, Isabelle era immobile e stupefatta; Simon lo guardò come se stesse
per vomitare.

Lei è mia sorella, fu il primo pensiero sensato. Mia sorella. Ma le parole non significavano
nulla. Avrebbero anche potuto essere in una lingua straniera. Se ci fosse mai stata anche solo una
minima speranza che egli avrebbe potuto pensare a Clary soltanto come ad una sorella, questo -
quello che era appena accaduto tra loro – l’aveva fatta in mille pezzi, come un meteorite
schiantatosi a terra. Provò a leggere l’espressione di Clary – provava le stesse cose, gli stessi
sentimenti? Pareva che non volesse far altro che voltarsi e fuggire. So che lo sentivi, le disse con gli
occhi, ed era un mezzo trionfo amaro ed implorante. So che lo sentivi anche tu. Ma non ci fu
nessuna risposta per lui sul suo viso: si limitò a circondarsi il petto con le braccia, come faceva
sempre quand’era sconvolta, e strinse, come se avesse freddo. Posò lo sguardo il più possibile
lontano da lui.

Jace si sentì come se il suo cuore fosse stato frantumato da un pugno. Si girò verso la
Regina. "Era sufficiente" chiese. “È bastato ad intrattenervi?"

La Regina lo guardò: un’occhiata speciale e segreta, solo per loro due. L’avevi messa in
guardia da noi, sembrava dire. L’avevi avvisata che le avremmo fatto del male, spezzare come si
potrebbe spezzare un ramoscello tra le dita. Ma tu, tu che pensavi di esser intoccabile – sei stato tu
ad essere spezzato. "Ci siamo divertiti molto, grazie." disse. "Ma immagino, non tanto quanto voi
due."