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“Arte” archetipo e no-vax

Alessandro F. Spata

Sarebbe interessante riflettere su quanto l’arte sia effettivamente “liberatoria” di un “inconscio rimosso” o se
sia manifestazione più di un “inconscio collettivo”. Questione retorica? Ok! Allora, forse più semplicemente
l’Arte è “bella o brutta” a seconda dalla sua capacità di sbalordire, di strabiliarci in qualche modo, di
“ingenerare” nel nostro “(in)conscio” di spettatori una qualche forma di “straniamento”.
Forse invano cercheremo gli “Archetipi” nei deliri di soggetti gravemente psicotici. È invece più probabile
che un certo «inconscio», si esprima realmente nella visione del mondo e nelle illusioni altrettanto deliranti
di coloro che avanzano certe argomentazioni strampalate, irrazionali o cosmogoniche per negare le evidenze
della pandemia e dei suoi effetti. E propongono cause del contagio altrettanto bizzarre e rimedi miracolosi
che al confronto quelli della “nonna” emergono come soluzioni rigorosissime e inconfutabili.
E forse le espressioni artistiche di certi pazienti questo ci insegnano, che bisognerebbe tornare non dico a
certe “epoche oscure” di beata ignoranza che lasciavano balenare ad esempio l’idea che l'«anima pesasse 21
grammi». Questo no! Ma ad un tempo almeno in cui l'inconscio non aveva bisogno di certi “professionisti
dell’anima” per “manifestarsi”. Guardate come gli archetipi junghiani si sono ridotti in certi pseudo test che
più che indagare l’inconscio servono a stilare l’oroscopo del divino otelma.
A proposito vorrei offrire questi “21 grammi” di anima ai “trasgressivi-ribelli-” no-vax e ai loro accaniti
sostenitori che avranno così un altro “valido” argomento da aggiungere a tutto il loro armamentario farlocco
di teorie di stampo biblico-new age. Potrebbero utilizzare l’ottimo spunto del “peso dell’anima” sui social o
in qualche manifestazione non autorizzata di piazza e, con il loro solito tono pacato e pacifico, opporlo a
quella pletora di - fanatici, decadenti, positivisti, conformisti e pure un poco totalitari - che si affidano ancora
“ingenuamente” alla scienza per curare le malattie e le epidemie assortite. Così almeno ci spiegheranno
finalmente come farebbe una roba immateriale come l’anima ad avere un peso. Potrei suggerire anche lo
slogan per la prossima pandemia: “I vaccini uccidono la tua anima”: "Stateve accuorte". Ovviamente poco
importa che sia vero o falso. Poco importa oltretutto a chi parte da un presupposto che non ha nessuna voglia
di sottoporre a prova o di provare a confutare. L’Archetipo illuminista che parla dentro di me mi dice che
forse - l’anima ha sì un peso che dipende però dal valore che ciascuno vorrà assegnarle concretamente nella
guida della propria esistenza e quotidiana -. Questo solo per dire che accolgo la proposta di un « Archetipo
vuoto», nell’accezione di “possibilità preformata”, o di “tendenza innata” a modellare potenzialmente
pensieri, comportamenti, visioni del mondo. Quindi un contenitore da riempire diversamente nel corso delle
epoche e dalle culture dei diversi popoli. L’archetipo come risultato della - sedimentazione o meglio della
evoluzione storica delle “immagini”, si potrebbe dire -. Dunque, gli archetipi sarebbero dei processi definiti
culturalmente e non purezze ideologiche, naturali, antropologiche o scientifiche. Quindi, respingiamo
qualsiasi ipotesi che proponga l’Archetipo nella forma di “destino” ineluttabile o di tragica fatalità. In
sostanza, non si tratta di un monito, una norma morale atavica alla quale sono sottoposto, né di una virtù
personale o collettiva da esibire come una medaglia olimpica e da “esportare” a beneficio dei paesi meno
“sviluppati” all’occorrenza; ma di un mezzo personale e/o collettivo di espressione (nel bene e nel male),
semmai. O così mi piace pensarlo.. Ci siamo ritrovati pertanto una vasta platea, seppure ancora minoranza
per fortuna, che ironia della sorte annovera tutti quelli che rifiutano i “feticci della coscienza”. E la scienza
come massima espressione e più diretta dell’attività mentale e psicologica umana si ritrova oggi ad essere
investita paradossalmente da una parte dello scomodo ruolo “oscurantista” di totem assoluto di questa
moderna società della tecnica. Il mondo è davvero sottosopra. Cresceva così in tanti di noi un’attitudine
sprezzante e qualunquista. Insieme ad un’inclinazione al sospetto che si univa al contempo furiosamente alla
proclamazione di una metafisica ingenua e a un misticismo reazionario rappresentazioni concrete non
proprio dell’inconscio, ma di certe “degenerazioni di pensiero incontrollato”, per così dire, di sicuro.
Insomma, eccoli qui i nostri giovani e vecchi furiosi espressioni a loro modo di un “inconscio dadaista” che
si scagliano eroicamente contro le “convenzioni” politiche, istituzionali e scientifiche del nostro tempo.
Peccato che questi moderni signori e signore della trasgressione fasulla non posseggano nemmeno la
parvenza dell’afflato rivoluzionario e antibellico e nemmeno l’umorismo e l’autoironia degli antichi dadaisti
dei primi del ‘900.
Comunque se non avete particolari velleità scientifiche e scientiste e nemmeno dadaiste potrebbe essere
questa una buona occasione per rivedere “21 grammi” il film di  Alejandro G. Iñárritu, al limite.
Non sono tanto sicuro dopotutto che fossero così belli i tempi in cui l’inconscio parlava il suo linguaggio
indecifrabile senza bisogno di “levatrici” che ne ufficializzassero il riconoscimento. So però che mi piace
quell’inconscio che si esprime da solo tante volte: ad esempio attraverso una fantasia, una leggenda, una
favola, un’utopia, un pensiero richiamato da una poesia, un desiderio; la compassione, il senso di protezione
che ti invadono alla vista di un cucciolo qualunque sia la specie cui appartiene; o che emerge con lo spavento
che ti prende dinnanzi ad un film Horror e che diventa l’allegro pretesto per abbracciarti ancora più forte con
chi ami di più. Bello l’intricato mosaico dell’inconscio che riaffiora dal “sottosuolo” di certi romanzi.
Oppure che si affaccia dal dipinto di un paziente che non so quanto arrivi a chiarire di sé a se stesso, ma che
di sicuro allieta il cammino della sua esistenza e forse anche un po' della nostra di operatori delle professioni
di aiuto, qualche volta. Chissà!

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