Sei sulla pagina 1di 2

L’essere delle cose create è diverso da quello divino perché è un essere ricevuto da Dio per

partecipazione. Le creature sono simili a Dio nella misura in cui prendono parte all’essere divino, ma
sono nel frattempo molto diverse da lui, essere infinitamente perfetto. Ecco perché tra l’uomo e Dio vi è
un rapporto di Analogia

Tra l’essere di Dio e quello delle creature non vi è né identità né assoluta


opposizione bensì analogia. Le creature, in quanto esistenti, sono simili
a Dio ma Dio non è simile a loro : ecco il principio della analogicità
dell’essere (analogo = simile ma di proporzioni diverse). In più, le
creature hanno l’essere perché viene dato loro da Dio, il quale partecipa
(=dona) loro l’esistenza. Così le creature hanno l’essere per
partecipazione, mentre Dio è l’essere per essenza. La distinzione fra
l’essere creato e l’essere eterno di Dio porta con sé due importanti
conseguenze

San Tommaso come dunque Aristotele insisteva sull’individualità dell’animo, l’uomo infatti possiede la
propria anima il quale non si mischierà mai con le altre e, la quale può anche vivere senza corpo. L’anima
infatti non è eterna ma immortale poiché è stata creata da Dio, dunque anche se un uomo è finito puo
rapportarsi all’infinito, poiché l’anima può vivere senza il corpo al contrario della dottrina di Averroe il
quale suppone che l’anima muore insieme al corpo



“Perciò il piano stesso col quale Dio, come principe dell'universo, governa le cose ha natura di
legge. E poiché la mente divina non concepisce niente nel tempo, essendo il suo pensiero
eterno … questa legge deve essere eterna”.

La legge eterna è la ragione stessa di Dio, in quanto re dell’universo. Soltanto Dio e i beati
conoscono la legge eterna.

“Tutte le cose soggette alla divina provvidenza sono regolate e misurate dalla legge eterna …
tutte partecipano più o meno della legge eterna, perché dal suo influsso ricevono
un'inclinazione ai propri atti e ai propri fini”.

L’uomo ne partecipa in modo diverso

La legge naturale è la parte di legge eterna che s’irradia nella ragione umana. Tutti gli uomini,
in quanto esseri razionali, la conoscono. La legge naturale non è, quindi, l’istinto, non è “ciò
che la natura ha insegnato a tutti gli esseri animati”, come dice Ulpiano5. E’ razionale.

La ragione umana, se non è turbata dalle passioni, realizza una conoscenza piena, non
umbratile, uguale a quella divina, della quale non ha però l’infinita estensione. La legge
naturale è solo parte di quella eterna, ma non ne è una copia imperfetta: nella parte in cui
coincide con quella eterna è identica ad essa. L’uomo può conoscere come Dio, non quanto
Dio. L’uomo con la sua ragion pratica partecipa dell’essenza stessa di Dio.

In Dio volontà e ragione coincidono ed egli non può volere se non ciò che è razionale.
Tommaso è razionalista: nello scontro teologico medievale tra chi riconduce la fonte della
giustizia alla ragione divina e chi alla volontà divina, si colloca senza esitazione tra i primi.

Potrebbero piacerti anche