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Fabrizio Cerri Ezio Venturi

Giuliano Ortolani

3 CORSO DI SISTEMI
AUTOMATICI
Nuova Edizione OPENSCHOOL
Per l’articolazione ELETTROTECNICA
degli Istituti Tecnici settore Tecnologico

Edizione OPENSCHOOL
1 LIBRODITESTO
2 E-BOOK+
3

HOEPLI
RISORSEONLINE
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FABRIZIO CERRI GIULIANO ORTOLANI EZIO VENTURI

CORSO DI SISTEMI
AUTOMATICI
Nuova Edizione OPENSCHOOL

Per l’articolazione Elettrotecnica


degli Istituti Tecnici settore Tecnologico

VOLUME 3

EDITORE ULRICO HOEPLI MILANO


Copyright © Ulrico Hoepli Editore S.p.A. 2017
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III

Indice

Prefazione XII A3 Conversione digitale-analogico 24

SISTEMI DI ACQUISIZIONE 3.1 Funzionalità e caratteristica del DAC


FUNZIONALITÀ DEL DAC
24
24
E DISTRIBUZIONE DATI CARATTERISTICA DEL DAC
IMPIEGHI DEL DAC
25
25
Modulo A 3.2 Schema realizzativo del DAC
SCHEMA
27
27
Conversione digitale-analogico e analogico-digitale 3 ESPRESSIONE MATEMATICA 27
3.3 Significato e importanza del quanto q 28
A1 Tecniche digitali 4
1.1 Analogico e digitale 4 Memo A3 Memo CLIL 30
GRANDEZZE DIGITALI 4
ANALOGICO E DIGITALE A CONFRONTO 5 Test di verifica 31
SEGNALI ANALOGICI E DIGITALI 5 Esercizi di verifica 32
1.2 Vantaggi delle tecniche digitali 6
MULTIPLAZIONE DI CONVERSAZIONI 6 A4 Campionamento 34
ELABORAZIONE NUMERICA 7 4.1 Cosa è il campionamento e perché è necessario 34
CONTROLLO DEGLI ERRORI DI TRASMISSIONE 8 PERCHÉ È NECESSARIO CAMPIONARE 34
RIGENERAZIONE DEL SEGNALE E IMMUNITÀ AL RUMORE 8 COSA SIGNIFICA CAMPIONARE 34
4.2 Frequenza di campionamento e capacità di memoria 35
Memo A1 Memo CLIL 9 FREQUENZA DI CAMPIONAMENTO 35
CAPACITÀ DI MEMORIA 36
Test di verifica 10 4.3 Teorema del campionamento e aliasing 37
A2 Acquisizione, digitalizzazione e distribuzione dati 11 TEOREMA DEL CAMPIONAMENTO
EQUIVOCAZIONE O ALIASING
37
38
2.1 Acquisizione, elaborazione, distribuzione 11
ACQUISIZIONE, ELABORAZIONE, DISTRIBUZIONE 11 4.4 Analisi spettrale 39
DIGITALIZZAZIONE 11 ARMONICHE E SPETTRO 39
2.2 La catena di acquisizione e distribuzione 12 SPETTRO DI UN SEGNALE CAMPIONATO 40
CATENA DI ACQUISIZIONE E DISTRIBUZIONE 12 RICOSTRUZIONE E ALIASING 41
TRASDUTTORE 13
CONDIZIONATORE 13 Memo A4 Memo CLIL 42
SELETTORE ANALOGICO AMUX E DISTRIBUTORE ANALOGICO ADEMUX 14
SAMPLE & HOLD 15 Test di verifica 43
ADC ANALOG TO DIGITAL CONVERTER 16 Esercizi di verifica 44
MICROPROCESSORE O COMPUTER 18
DAC DIGITAL TO ANALOG CONVERTER 18 A5 Conversione analogico-digitale 47
FILTRO PASSA-BASSO 20 5.1 Schema, funzionalità e caratteristica dell’ADC 47
SCHEMA E FUNZIONALITÀ ADC 47
Memo A2 Memo CLIL 21 QUANTIZZAZIONE 48
5.2 Tempo di conversione 49
Test di verifica 22 REQUISITI TEMPORALI 49
IV Indice

CONVERSIONE SINUSOIDE 51 B2 Condizionamento 89


SAMPLE & HOLD 52 2.1 Adattamento hardware livelli e intervalli 89
5.3 Interfacciamento tra ADC e microprocessore 53 NECESSITÀ DI ADATTAMENTO 89
GESTIONE HARDWARE 53 USCITA TRASDUTTORE 90
SINCRONIZZAZIONE 53 INGRESSO ADC 91
GESTIONE SOFTWARE 54 ADATTAMENTO LIVELLI E INTERVALLI 91
2.2 Rappresentazione dei dati 93
Memo A5 Memo CLIL 57
Memo B2 Memo CLIL 94
Test di verifica 58
Esercizi di verifica 59 Test di verifica 95
Esercizi di verifica 95
A6 Applicazioni 61
SCHEDA 1 ALGORITMO PER SVILUPPO NEGATIVO (A1) 61 B3 Applicazioni 97
SCHEDA 2 INDICAZIONE ANALOGICA E DIGITALE (A1) 61 SCHEDA 1 TELECOMANDO DI UN ROBOT LEGO TRAMITE
SCHEDA 3 RIPRODUZIONE INVERSA DI UN BRANO (A2) 62 TELEFONINO – REALIZZAZIONE GRAFICA (B1) 97
SCHEDA 4 CONVERTITORE DAC (A3) 65 SCHEDA 2 TELECOMANDO DI UN ROBOT LEGO TRAMITE
SCHEDA 5 REALIZZAZIONE DI UN ADC TIPO FLASH (A5) 66 TELEFONINO – PROGRAMMAZIONE (B1) 99
SCHEDA 6 DIGITALIZZAZIONE E RICOSTRUZIONE (A5) 67
CLIL Module A Digital to Analog CLIL Module B Principles of Interfacing 101
and Analog to Digital Conversion 69
Area digitale
Area digitale Approfondimenti
s Sistemi distribuiti
Approfondimenti s Sistemi embedded e real-time
s DAC realizzato con rete a scala Applicazioni
s ADC ad anello s Trasmissione seriale di bit
Applicazioni s Monitoraggio reazione chimica
s Verifica di un integrato DAC Video
s Aliasing s Programmazione myDAQ con LabVIEW
Video Esercizi
s Riproduzione inversa di un brano
Esercizi

CONTROLLO AUTOMATICO
Modulo B
Principi di interfacciamento 71
Modulo C
Controlli automatici 105
B1 Interfacciamento 72
1.1 Interfacce 72 C1 Il controllo automatico 106
1.2 Interfaccia NI myDAQ 73 1.1 Caratteristiche generali dei sistemi di controllo 106
1.3 Modalità laboratorio integrato NI myDAQ 75 SISTEMA SOTTO CONTROLLO, VARIABILI DI CONTROLLO E CONTROLLATE 106
1.4 Modalità simulazione NI myDAQ con Multisim 76 DISTURBI 107
1.5 Modalità programmazione NI myDAQ DEFINIZIONI 107
con LabVIEW 77 MODELLIZZAZIONE E CONTROLLO 108
UTILIZZO DI DAQ ASSISTANT 77 1.2 Controllo ad anello aperto 109
UTILIZZO DI BLOCCHI DAQMX 78 1.3 Controllo ad anello chiuso 110
1.6 Interfaccia Lego Mindstorms 79 POLITICA DI CONTROLLO 110
OBIETTIVI DEL CONTROLLO AD ANELLO CHIUSO 111
Memo B1 Memo CLIL 84 TRASDUTTORE E ATTUATORE 112
TIPOLOGIE DI CONTROLLO 113
Test di verifica 85 1.4 Basi matematiche: blocchi integratore
Esercizi di verifica 85 e derivatore 113
Indice V
INTEGRALE E BLOCCO INTEGRATORE 113 C5 Controllo digitale 166
DERIVATA E BLOCCO DERIVATORE 114 5.1 Controllo digitale ad anello aperto 166
CONTROLLO 166
Memo C1 Memo CLIL 116 SISTEMA CONTROLLATO 166
CONTROLLORE 167
Test di verifica 117 5.2 Controllo ad anello aperto
Esercizi di verifica 119 di un motore passo-passo 168
ANALISI DEL MOTORE PASSO-PASSO 169
C2 Controllo statico e dinamico 123 SEQUENZE DI PILOTAGGIO 170
2.1 Controllo statico 123 PROGRAMMA DI CONTROLLO DI MOTORI 170
PRECISIONE STATICA 123 5.3 Controllo digitale ad anello chiuso 171
ANALISI QUANTITATIVA 124 CONTROLLO A COMPARATORE DIGITALE 171
UTILIZZO DEL TEOREMA DEL VALORE FINALE 124 CONTROLLO DIGITALE CON CALCOLATORE 172
ANALISI DELLO SCHEMA 125
CALCOLO DELL’ERRORE DI REGOLAZIONE 125 Memo C5 Memo CLIL 173
SISTEMI DEI RISULTATI 128
2.2 Effetto della retroazione sui disturbi 128 Test di verifica 174
DISTURBI AGENTI SULLA LINEA DI ANDATA A VALLE E A MONTE DELLA G(S) 129 Esercizi di verifica 176
DISTURBI AGENTI SULLA LINEA DI RETROAZIONE 130
2.3 Controllo dinamico 133 C6 Controllo di potenza 177
6.1 Controllo di potenza in corrente alternata 177
INNALZAMENTO DI POTENZA 177
Memo C2 Memo CLIL 135
CONVERTITORE CONTROLLATO 178
GENERATORE DI IMPULSI DI INNESCO 180
Test di verifica 136
Esercizi di verifica 138
Memo C6 Memo CLIL 182
C3 Controllori PID 141
3.1 Controlli P, I, D 141 Test di verifica 183
REGOLATORE PROPORZIONALE 141
REGOLATORE INTEGRALE 141 C7 Applicazioni 184
REGOLATORE DERIVATIVO 143 SCHEDA 1 CONTROLLO SFERA MAGNETICA (C2) 184
CONTROLLO PROPORZIONALE 144 SCHEDA 2 CONTROLLO PROPORZIONALE (C2) 186
CONTROLLO INTEGRALE 145 SCHEDA 3 CONTROLLO PROPORZIONALE INTEGRALE
E PROPORZIONALE DERIVATIVO (C3) 190
CONTROLLO DERIVATIVO 145
CONTROLLORI PID 146 SCHEDA 4 LABVIEW CONTROL DESIGN ASSISTANT (C3) 192
3.2 Analisi e progetto dei PID 148 SCHEDA 5 CONTROLLO PID COMPLETO CON IL METODO
DI ZIEGLER-NICHOLS (C3) 194
FUNZIONE DI TRASFERIMENTO DI UN PID 148
COMPORTAMENTO STATICO DEI PID 149 SCHEDA 6 CONTROLLO ON-OFF SERBATOIO (C4) 196
COMPORTAMENTO DINAMICO DEI PID 151 SCHEDA 7 COMANDO MOTORE PASSO-PASSO (C5) 198
PROCEDURA DI ZIEGLER-NICHOLS 153 SCHEDA 8 COMANDO DI MACCHINA UTENSILE CON ARDUINO (C5) 200
SCHEDA 9 PARZIALIZZAZIONE SEMIONDA (C6) 202
Memo C3 Memo CLIL 154
CLIL Module C Automatic Controls 203
Test di verifica 155 Area digitale
Esercizi di verifica 156
Approfondimenti
C4 Controllo ON-OFF 159 s Controllo di potenza mediante tiristori
4.1 Controllo ON-OFF 159 s Controllo di potenza mediante convertitori
LOGICA DI FUNZIONAMENTO 159 rigenerativi
CARATTERISTICA DEL PROCESSO 160 Applicazioni
CARATTERISTICA DEL CONTROLLORE 160 s Algoritmo per il calcolo dell’integrale
s Comando di un motore passo-passo con Excel VB
Memo C4 Memo CLIL 162 Video
s Controllo sfera magnetica
Test di verifica 163 Esercizi
Esercizi di verifica 164
VI Indice

Modulo D Area digitale


Stabilità e stabilizzazione 205 Approfondimenti
s Progetto di una rete anticipatrice
D1 Il problema della stabilità 206 s Progetto di una rete ritardatrice
1.1 Grado di stabilità di un sistema 206 Applicazioni
ANALISI VISIVA 206 s Stabilità di uno schema a blocchi
ANALISI GRAFICA 207 s Dimensionamento di un sistema con dato margine
di fase
1.2 Funzione di trasferimento e stabilità 208
RISPOSTE AL DISTURBO 208 Video
s Progetto di una rete anticipatrice
EFFETTO DEI POLI 209
1.3 Criterio di Nyquist 211 Esercizi
DIAGRAMMA DI NYQUIST COMPLETO 211
CRITERIO DI NYQUIST 211
CRITERIO DI NYQUIST RISTRETTO 212

Memo D1 Memo CLIL 214


AUTOMAZIONE
Test di verifica 215 Modulo E
Esercizi di verifica 217 Sensori e trasduttori 255

D2 Stabilizzazione dei sistemi 219 E1 Generalità e parametri dei trasduttori 256


2.1 Criterio di Bode 219 1.1 Introduzione 256
CONDIZIONI DI STABILITÀ E INSTABILITÀ IN RETROAZIONE 219 FAMIGLIE DI SENSORI 256
CRITERIO DI BODE 220 TRASDUTTORI ANALOGICI E DIGITALI 257
RETI CORRETTRICI 221 TIPOLOGIE DI PARAMETRI 258
2.2 Metodi di stabilizzazione 221 1.2 Caratteristica statica 258
STABILIZZAZIONE MEDIANTE RIDUZIONE DEL GUADAGNO DI ANELLO 221 CARATTERISTICHE TECNICHE 259
STABILIZZAZIONE MEDIANTE SPOSTAMENTO 1.3 Caratteristica dinamica 261
A DESTRA DI UN POLO (RETE ANTICIPATRICE) 223 RISPOSTA DEL TRASDUTTORE NEL DOMINIO DEI TEMPI 261
STABILIZZAZIONE MEDIANTE SPOSTAMENTO RISPOSTA DEL SENSORE NEL DOMINIO DELLE FREQUENZE 261
A SINISTRA DI UN POLO (RETE RITARDATRICE) 225
Memo E1 Memo CLIL 263
Memo D2 Memo CLIL 227
Test di verifica 264
Test di verifica 228 Esercizi di verifica 265
Esercizi di verifica 229
E2 Sensori per il controllo di posizione
D3 Dimensionamento di reti correttrici 232 e di spostamento 266
3.1 Reti correttrici 232 2.1 Potenziometri rettilinei e rotativi 266
RETE RITARDATRICE 232 POTENZIOMETRI RETTILINEI 266
RETE ANTICIPATRICE 234 POTENZIOMETRI ROTANTI 268
3.2 Progetto analitico di reti correttrici 235 2.2 Trasduttori a riga ottica 268
PROGETTO ANALITICO RETE ANTICIPATRICE 235 PRINCIPIO OTTICO O DI MOIRÈ 268
PROGETTO ANALITICO RETE RITARDATRICE 238
PRINCIPIO DELLA LUCE TRASMESSA 268
PRINCIPIO DELLA LUCE RIFLESSA 269
Memo D3 Memo CLIL 239 PRINCIPIO INTERFERENZIALE 270
ELABORAZIONE DEI SEGNALI A INTERPOLAZIONE MEDIANTE RETI RESISTIVE 270
Test di verifica 240
ELABORAZIONE DEI SEGNALI CON INTERPOLAZIONE DIGITALE MEDIANTE TABELLA
271
Esercizi di verifica 240
ELABORAZIONE DEI SEGNALI A INTERPOLAZIONE DIGITALE
D4 Applicazioni 243 MEDIANTE CALCOLATORE DELL’ARCOTANGENTE 271
SCHEDA 1 CRITERIO DI NYQUIST (D1) 243 CAMPI DI APPLICAZIONE DEI TRASDUTTORI A RIGA OTTICA 271
SCHEDA 2 SPOSTAMENTO A DESTRA DI UN POLO (D2) 244 2.3 Trasduttori a risoluzione lineare (trasduttori
SCHEDA 3 DIMENSIONAMENTO DI UNA RETE RITARDATRICE (D3) 248 lineari a trasformatore differenziale variabile) 272
CAMPI DI APPLICAZIONE DEI TRASDUTTORI LINEARI
CLIL Module D Stability and Stabilization 250 A TRASFORMATORE DIFFERENZIALE VARIABILE 273
Indice VII

2.4 Trasduttori synchro 273 CARATTERISTICHE DELLE TERMORESISTENZE 307


FUNZIONAMENTO DI UN TRASDUTTORE SYNCHRO 274 5.3 Termocoppie 308
CAMPI DI APPLICAZIONE DEI TRASDUTTORI SYNCHRO 274 FUNZIONAMENTO DELLE TERMOCOPPIE 308
2.5 Trasduttori resolver 275 CARATTERISTICHE DELLE TERMOCOPPIE 308
FUNZIONAMENTO DI UN RESOLVER 275 TIPI DI TERMOCOPPIE 309
2.6 Trasduttori inductosyn 277 ELEMENTI COSTITUTIVI 310
CAMPI DI APPLICAZIONE DEI TRASDUTTORI INDUCTOSYN 278 CAVI DI ESTENSIONE E DI COMPENSAZIONE 310
2.7 Encoder ottici 278
Memo E5 Memo CLIL 312
SPECIFICHE MECCANICHE ED ELETTRICHE DI UN ENCODER 279
ENCODER INCREMENTALI 281 Test di verifica 314
ENCODER ASSOLUTI 282 Esercizi di verifica 314
CODICE BCD 283
CODICE BINARIO PURO 283 E6 Trasduttori per il controllo della luminosità 316
CODICE GRAY 284 6.1 Fotoresistenze 316
CODICE ECCESSO GRAY 284 FUNZIONAMENTO 316
CAMPI DI APPLICAZIONE DEGLI ENCODER ASSOLUTI 284 CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE 317
6.2 Fotodiodi 318
Memo E2 Memo CLIL 285 FUNZIONAMENTO 318
POLARIZZAZIONE 318
Test di verifica 287 6.3 Fototransistor 319
Esercizi di verifica 288 FUNZIONAMENTO 319
E3 Sensori per il controllo di peso 6.4 Cella fotovoltaica
FUNZIONAMENTO
320
320
e di deformazione 291
DROGAGGIO 321
3.1 Sensori estensimetrici 291
6.5 Fotoaccoppiatore 321
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEGLI ESTENSIMETRI 292
PRESTAZIONI TECNICHE DEGLI ESTENSIMETRI 292 Memo E6 Memo CLIL 322
LEGHE UTILIZZATE PER LA COSTRUZIONE DELLA GRIGLIA DEGLI ESTENSIMETRI 293
PRINCIPALI FUNZIONI DEL SUPPORTO 294 Test di verifica 323
APPLICAZIONI DEGLI ESTENSIMETRI 294 Esercizi di verifica 323
3.2 Celle di carico 294
METODI DI DEFORMAZIONE 295 E7 Applicazioni 325
TIPOLOGIE DI CELLE DI CARICO 296 SCHEDA 1 APERTURA E CHIUSURA PORTA COMANDATE
FATTORI DA CONSIDERARE NELLA UTILIZZAZIONE DELLE CELLE DI CARICO 297 DA UN INTERRUTTORE CREPUSCOLARE (E6) 325
SCHEDA 2 REGOLAZIONE AUTOMATICA DELLA VELOCITÀ
Memo E3 Memo CLIL 298 DI UNA VENTOLA CON TERMISTORE NTC (E5) 327
SCHEDA 3 REGOLAZIONE AUTOMATICA DELLA VELOCITÀ
Test di verifica 299 DI UNA VENTOLA CON SENSORE DI TEMPERATURA (E5) 328
Esercizi di verifica 299 SCHEDA 4 PROPOSTE APPLICATIVE (E5) 329
E4 Sensori per il controllo di velocità 300
E8 Sensori per il controllo di prossimità
4.1 Dinamo tachimetrica 300
QUALITÀ PRINCIPALI DELLA DINAMO TACHIMETRICA 300 8.1 Introduzione
4.2 Ruota dentata con sensore di prossimità 302 CLASSIFICAZIONE DEI SENSORI DI PROSSIMITÀ IN BASE ALLO STADIO DI USCITA
FUNZIONAMENTO DEL RILEVATORE DI VELOCITÀ 303 8.2 Sensori a induzione
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO DEI SENSORI A INDUZIONE
Memo E4 Memo CLIL 304 PRINCIPALI PARAMETRI CHE VINCOLANO I SENSORI A INDUZIONE
ALL’OGGETTO DA RILEVARE
Test di verifica 305 FATTORI CHE VINCOLANO IL MONTAGGIO DEI SENSORI DI PROSSIMITÀ
Esercizi di verifica 305 A INDUZIONE
TIPI DI CUSTODIE E SPECIFICHE APPLICAZIONI DEI SENSORI DI PROSSIMITÀ
E5 Sensori per il controllo di temperatura 306 FUNZIONI DI CONTROLLO SVOLTE DAI SENSORI DI PROSSIMITÀ INDUTTIVI
5.1 Termistori 306 FUNZIONI DI RILEVAMENTO SVOLTE DAI SENSORI DI PROSSIMITÀ INDUTTIVI
RISCALDAMENTO DIRETTO E INDIRETTO 306 8.3 Sensori a effetto Hall
RESISTORI NTC 307 STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DEI SENSORI A EFFETTO HALL
RESISTORI PTC 307 8.4 Sensori magnetici a contatto reed
5.2 Rivelatori RTD o termoresistenze 307 STRUTTURA DI UN CONTATTO REED
VIII Indice

PRINCIPALI CARATTERISTICHE DI UN’AMPOLLA REED Area digitale


SENSORI CON CONTATTO REED COMANDATI DA UN MAGNETE PERMANENTE
SENSORI CON CONTATTO REED COMANDATI DA UN ELETTROMAGNETE Video
8.5 Sensori capacitivi s Applicazioni industriali dei trasduttori
8.6 Sensori pneumatici
Esercizi
TIPI DI SENSORI PNEUMATICI
SENSORE PNEUMATICO DI PROSSIMITÀ
8.7 Sensori a ultrasuoni
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
SENSORE A ULTRASUONI CON TRASDUTTORE PIEZOELETTRICO
Modulo F
SENSORE A ULTRASUONI CON CONDENSATORE Motori, servomotori e azionamenti 333
AMBITI DI UTILIZZO DEI SENSORI A ULTRASUONI
8.8 Sensori optoelettronici F1 Generalità e classificazioni 334
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO 1.1 Classificazione 334
SENSORI OPTOELETTRONICI A DIFFUSIONE AZIONAMENTO ELETTRICO 334
SENSORI OPTOELETTRONICI A RETRORIFLESSIONE SERVOSISTEMI 334
SENSORI OPTOELETTRONICI A SBARRAMENTO CLASSIFICAZIONE MOTORI 336
SENSORI OPTOELETTRONICI E TIPI DI SEGNALI DISPONIBILI IN USCITA PRINCIPALI GRANDEZZE ELETTRICHE E MECCANICHE CHE
Esercizi di verifica CARATTERIZZANO I MOTORI ELETTRICI 337

Memo F1 Memo CLIL 339


E9 Sensori per il controllo di vibrazioni
9.1 Accelerometri Test di verifica 340
TRASDUTTORI PIEZOELETTRICI Esercizi di verifica 340
TRASDUTTORI CAPACITIVI
Esercizi di verifica F2 Motori in corrente alternata 341
2.1 Introduzione 341
E10 Sensori per il controllo di livello PRINCIPALI PARTI DI UN MOTORE IN CORRENTE ALTERNATA
2.2 Motori sincroni monofase
341
342
10.1 Trasduttori a ultrasuoni
MOTORE SINCRONO A RILUTTANZA 342
10.2 Trasduttori a microonde
MOTORE SINCRONO A ISTERESI 343
10.3 Trasduttori a lamelle vibranti
MOTORI SINCRONI A MAGNETI PERMANENTI 344
10.4 Trasduttori capacitivi
2.3 Motori sincroni trifase 344
10.5 Trasduttori a conduttività
2.4 Motori monofase a induzione
10.6 Trasduttori a tratteggio elettromeccanico
con avvolgimento ausiliario 345
Esercizi di verifica 2.5 Motori asincroni trifase 346
DEFINIZIONE 346
E11 Sensori per il controllo di portata TIPI DI SERVIZIO DI UN MOTORE ASINCRONO TRIFASE 347
11.1 Introduzione PARAMETRI CHE INFLUENZANO LA SCELTA DI UN MOTORE
11.2 Trasduttori magneto-induttivo ASINCRONO TRIFASE 348
11.3 Trasduttori volumetrici a vortice PREGI DI UN MOTORE ASINCRONO TRIFASE 348
11.4 Trasduttori di portata ad area variabile CONSIDERAZIONI PER UN CORRETTO IMPIEGO
11.5 Trasduttori a ultrasuoni DI UN MOTORE ASINCRONO TRIFASE 348
11.6 Strozzamenti a pressione variabile MOTORI ASINCRONI TRIFASE CON ROTORE A GABBIA
11.7 Trasduttori a massa reale mediante l’effetto Coriolis DI SCOIATTOLO SEMPLICE 349
Esercizi di verifica MOTORI ASINCRONI TRIFASE CON ROTORE A GABBIA DI SCOIATTOLO DOPPIA 349
FUNZIONAMENTO DI UN MOTORE ASINCRONO TRIFASE CON ROTORE
E12 Sensori per il controllo di pressione A GABBIA DI SCOIATTOLO 349
COLLEGAMENTI TRIANGOLO E STELLA 350
12.1 Introduzione
MOTORI ASINCRONI TRIFASE CON ROTORE AVVOLTO 351
12.2 Trasduttori capacitivi
MOTORI ASINCRONI TRIFASE A PIÙ POLARITÀ 352
12.3 Trasduttori estensimetrici
MOTORI ASINCRONI TRIFASE SCHRAGE 352
12.4 Trasduttori potenziometrici
MOTORI AUTOFRENANTI 352
12.5 Trasduttori piezoelettrici
FRENO PROGRESSIVO IN C.C. 353
Esercizi di verifica FRENI AD ALTA COPPIA IN C.C. 353
CLIL Module E Sensors and transducers 331 MOTORI AD ALTA COPPIA IN C.A. 354
MOTORI A COLLETTORE 355
Indice IX
ECCITAZIONE SERIE 355
Memo F5 Memo CLIL 397
A COLLETTORE A REPULSIONE 356
A MAGNETE PERMANENTE 356
Test di verifica 398
A COLLETTORE CON ECCITAZIONE IN DERIVAZIONE 356
Esercizi di verifica 398
A COLLETTORE CON ECCITAZIONE COMPOSTA 356

Memo F2 Memo CLIL 357


F6 Motori brushless 399
6.1 Motore bushless 399
SVILUPPO COSTRUTTIVO DEL MOTORE BRUSHLESS 399
Test di verifica 359 MOTORE BRUSHLESS TRAPEZOIDALE 401
Esercizi di verifica 360 MOTORE BRUSHLESS SINUSOIDALE 401
F3 Regolazione della velocità dei motori trifase 363
Memo F6 Memo CLIL 403
3.1 Introduzione 363
CALCOLO DELLA VELOCITÀ DI UN MOTORE 363
Esercizi di verifica 404
3.2 Variazione della velocità mediante
commutazione di polarità 363 F7 Motori lineari 405
COMMUTAZIONE DI POLARITÀ 363 7.1 Motori lineari 405
3.3 Variazione della velocità mediante reostato 367 VANTAGGI DELLA TECNOLOGIA DIRECT DRIVE 405
REGOLAZIONE VELOCITÀ IN MOTORE CON ROTORE AVVOLTO 367 MOTORI LINEARI PASSO 406
3.4 Variazione della velocità mediante inverter 368 MOTORI LINEARI X-Y 406
CONVERTITORE STATICO DI FREQUENZA 368 MOTORI LINEARI ASINCRONI 407
A TRANSISTOR 369 MOTORI LINEARI SINCRONI 407
A SCR 370 CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLA FORMA COSTRUTTIVA 407
A IMPULSI MODULATI IN LARGHEZZA 372
PWM 373 Memo F7 Memo CLIL 408
3.5 Variazione della frequenza mediante
cicloconverter 374 Esercizi di verifica 409
CICLOCONVERTER 374
F8 Applicazioni 410
Memo F3 Memo CLIL 376 SCHEDA 1 IMPIANTO DI CIRCOLAZIONE DI ACQUA SURRISCALDATA
MEDIANTE UNA POMPA ORIZZONTALE COMANDATA DA UN
Test di verifica 378 MOTORE ASINCRONO TRIFASE CON RESISTENZE STATORICHE
Esercizi di verifica 378 A DUE GRADINI (F2) 410
SCHEDA 2 IMPIANTO DI ASPIRAZIONE INDUSTRIALE MEDIANTE UN
F4 Motori in corrente continua 380 VENTILATORE COMANDATO DA UN MOTORE ASINCRONO
4.1 Introduzione 380 TRIFASE CON AUTOTRASFORMATORE(F2) 412
PRINCIPALI ELEMENTI DI UN MOTORE IN C.C. 380 SCHEDA 3 COMANDO DELL’INVERSIONE DI MARCIA DI UN NASTRO
4.2 Motori in corrente continua tradizionali 381 TRASPORTATORE CON UN MOTORE ASINCRONO MONOFASE (F2) 414
MOTORI A ECCITAZIONE INDIPENDENTE 381 SCHEDA 4 PILOTAGGIO UNIPOLARE SU MOTORE PASSO-PASSO
MOTORI A ECCITAZIONE DERIVATA 382 MEDIANTE TRANSISTOR (F2) 417
MOTORI A ECCITAZIONE IN SERIE 383 SCHEDA 5 PROPOSTE APPLICATIVE (F2) 420
MOTORI A ECCITAZIONE COMPOSTA 383
CLIL Module F Motors, servo motors, and drives 424
4.3 Motori in corrente continua speciali 384
MOTORI CON NUCLEO IN FERRO 384
MOTORI CON BOBINA IN MOVIMENTO 384
Area digitale
MOTORI BRUSHLESS 385
Esercizi
Memo F4 Memo CLIL 387

Test di verifica
Esercizi di verifica
388
388
Modulo G
Controllori Logici Programmabili (PLC) 427
F5 Motori passo-passo 389
5.1 Introduzione 389 G1 Linguaggi di programmazione
5.2 Motori a riluttanza variabile 391 per il PLC: programmazione avanzata 428
5.3 Motori a magnete permanente 392 1.1 Focus: ambiente di programmazione TIA
5.4 Motori ibridi 393 Portal e istruzioni disponibili 428
X Indice

TIA PORTAL 428 CLIL Module G Programmable Logic


ISTRUZIONI 429 Controllers (PLC) 489
VARIABILI 429
1.2 Istruzioni per funzioni matematiche, Area digitale
logiche a parola e di conversione 430
Approfondimenti
ISTRUZIONI MATEMATICHE 430 s Contatore/temporizzatore rapido
COMBINAZIONI LOGICHE A PAROLA 434 s Istruzioni per la comunicazione: blocco testo
FUNZIONI DI CONVERSIONE 437 Esercizi
FUNZIONI STRING + CHAR 440
1.3 Istruzioni per la gestione del tempo (Data e ora) 442
TIPOLOGIE DI FUNZIONI ORARIE 442

Memo G1 Memo CLIL 445


Modulo H
Altri elementi specifici dell’automazione 491
Test di verifica 447
Esercizi di verifica 447 H1 Domotica 492
1.1 Generalità 492
G2 Regolazione P.I.D. (Proporzionale ELEMENTI COSTITUTIVI E FUNZIONALI DI UN SISTEMA BUS 494
Integrativa Derivativa) mediante PLC 449 SETTORI DI APPLICAZIONE 495
2.1 Regolazione PID e Simatic S7-1200 449 1.2 Sistemi BUS: gli standard 496
PARTI DI UN SISTEMA DI REGOLAZIONE 450 STANDARD EUROPEI 496
CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI REGOLATI 450 STANDARD AMERICANI 497
TIPI DI ISTRUZIONE PID CONFIGURABILI 452 STANDARD INTERNAZIONALI 497
2.2 Istruzione PID_Compact 452 KONNEX ASSOCIATION 498
PARAMETRI DI CONFIGURAIZONE 453 SISTEMI PROPRIETARI 499
FINESTRA DI CONFIGURAIZONE 454 1.3 Normativa: EN50090 e modello
FORMULA DELL’ALGORITMO PID_COMPACT 456 di riferimento “OSI” 499
2.3 Istruzione PID_3Step 457 ELEMENTI CARATTERISTICI 500
COMPONENTI DEL REGOLATORE PID_3STEP 457 PARTI COMPONENTI LA NORMA EN50090 500
FORMULA DELL’ALGORITMO PID_3STEP 457
2.4 Istruzione PID_Temp 458 Memo H1 Memo CLIL 503
COMPONENTI DEL REGOLATORE PID_TEMP 458
Test di verifica 505
Memo G2 Memo CLIL 463 Esercizi di verifica 505

Test di verifica 464 H2 PLC CIM, comunicazione e supervisione 506


Esercizi di verifica 464 2.1 PLC e CIM (Computer Integrated
Manufacturing) 506
G3 Applicazioni di programmazione avanzata 465 OBIETTIVI DEL CIM 506
3.1 Confezionamento con calcolo dello scarto 465 LIVELLI DEL CIM 507
3.2 Punzonatura di manufatti 469 2.2 Comunicazione 508
3.3 Controllo di qualità prodotti 474 TIPI DI RETE DI COMUNICAZIONE 508
3.4 Smistamento prodotti 479 CLASSIFICAZIONE DELLE RETI 509
MODALITÀ OPERATIVE 510
Memo G3 Memo CLIL 486 COLLEGAMENTO TRA RETI 511
VANTAGGI DATI DALL’IMPIEGO DELLE RETI 512
Test di verifica 487 COMUNICAZIONE PARALLELA 512
Esercizi di verifica 487 COMUNICAZIONE SERIALE 512
CARATTERISTICHE DI COMUNICAZIONE SERIALE ASINCRONA 514
G4 Linguaggi grafici e letterali normalizzati STRUTTURA DEL MESSAGGIO 515
secondo CEI-EN 61131 CALCOLO CODICE DI RIDONDANZA 515
4.1 Linguaggi grafici 2.3 Supervisione 517
LADDER DIAGRAM (LD) SCADA 518
FUNCTION BLOCK DIAGRAM (FBD) ALLEN BRADLEY, RSVIEW32 519
SEQUENTIAL FUNCTION CHART (SFC) GE FANUC, CIMPLICITY HMI 521
4.2 Linguaggi letterali OMRON, CX SUPERVISOR 521
INSTRUCTION LIST PROGEA, MOVICON 521
Indice XI
SCHNEIDER ELECTRIC, MONITOR PRO 523
Memo H4 Memo CLIL 567
GLOSSARIO CONTESTUALE 523

Memo H2 Memo CLIL 524 Test di verifica 570


Esercizi di verifica 571
Test di verifica
Esercizi di verifica
526
527
H5 Oleodinamica 575
5.1 Introduzione 575
H3 Tecnologie bus: PROFIBUS, CAN BUS, MODBUS 528 COMPONENTI DI UN SISTEMA OLEODINAMICO 575
3.1 Introduzione 528 VANTAGGI 576
BUS 528 SVANTAGGI 576
BUS DI CAMPO FIELDBUS 528 5.2 Impianto oleodinamico 576
3.2 Sistema PROFIBUS 529 PARTI DI UN SISTEMA OLEODINAMICO 576
PROFIBUS FMS 530 FLUIDI IDRAULICI 578
PROFIBUS DP 531 5.3 Cilindri 578
PROFIBUS PA 532 FORZA DI UN PISTONE 578
3.3 Sistema CAN BUS 533 TIPOLOGIE DI CILINDRI 579
PHYSICAL LAYER 535 5.4 Pompe e motori idraulici 580
TRANSFER LAYER 535 PORTATA DI UNA POMPA 580
OBJECT LAYER 536 POMPE A INGRANAGGI ESTERNI 581
3.4 Sistema MODBUS 537 POMPE A INGRANAGGI INTERNI 581
MODALITÀ ASCII E RTU 537 POMPE A VITI 582
POMPE A PALETTE 582
Memo H3 Memo CLIL 539 POMPE A PISTONI RADIALI 582
POMPE A PISTONI ASSIALI 583
Test di verifica 540 MOTORI OLEODINAMICI 583
Esercizi di verifica 540 MOTORI A PISTONI RADIALI MULTICORSA 584
MOTORI A PISTONI ASSIALI MULTICORSA 584
H4 Pneumatica 542 5.5 Valvole oleodinamiche 584
4.1 Introduzione 542 VALVOLE DI PRESSIONE 585
VANTAGGI DEI SISTEMI PNEUMATICI 542 VALVOLE DI PORTATA 585
SVANTAGGI 542 VALVOLE DIREZIONALI 586
CICLO DI UNA AUTOMAZIONE PNEUMATICA 543 5.6 Accumulatori idraulici e sistemi di filtraggio 586
4.2 Trattamento dell’aria compressa 545 PARTI PRINCIPALI DI UN FILTRO 586
FILTRI 546
REGOLATORI 546 Memo H5 Memo CLIL 588
LUBRIFICATORI 547
4.3 Rilevatori ed elementi di comando Esercizi di verifica 590
a bassa pressione 548
SENSORI 548 H6 Applicazioni 593
APPARECCHI DI COMANDO 551 SCHEDA 1 DOMOTICA: APPLICAZIONI SISTEMA BUS (H1) 593
4.4 Apparecchi automatici e per l’elaborazione SCHEDA 2 DOMOTICA: PROPOSTA DI APPLICAZIONI SISTEMA BUS (H1) 600
pneumatica 552 SCHEDA 3 PNEUMATICA: APPLICAZIONI CON CILINDRI
TEMPORIZZATORI 552 A SEMPLICE E DOPPIO EFFETTO (H4) 601
SEQUENZIATORI 553 SCHEDA 4 PNEUMATICA: PROPOSTE DI APPLICAZIONI CON CILINDRI
ELEMENTI LOGICI 554 A SEMPLICE E DOPPIO EFFETTO (H4) 608
4.5 Memorie 555
CLIL Module H Other specific elements
TIPI DI MEMORIE 555 of automation 609
4.6 Interfacce elettro-pneumatiche e pneumo-elettriche 556
TIPI DI INTERFACCE 556
Area digitale
4.7 Distributori 557
Esercizi
TIPI DI DISTRIBUTORI 557
VALVOLE 560
4.8 Attuatori 561 Temi d’esame 611
TIPI DI ATTUATORI 561 Come utilizzare il coupon per scaricare
4.9 Raccordi, tubi e giunti rapidi 565 la versione digitale del libro (eBook+) e i
4.10 Generatore di vuoto 565 contenuti digitali integrativi (risorse online) 642
XII

Prefazione

Questo Corso di sistemi automatici è rivolto ai nuovi Istituti Tecnici, settore tecnologico, per l’indirizzo Elettronica
ed Elettrotecnica nelle sue tre articolazioni Elettrotecnica, Elettronica e Automazione e risponde alle nuove linee guida
per la materia.
L’opera trae spunto dal lavoro quotidiano svolto con gli studenti e ad essi intende fornire le conoscenze concettuali
e formali di base per lo studio dei sistemi e insegnare a progettare e sperimentare semplici apparati.
Funzionale a questo obiettivo è la presenza di schede di laboratorio che afiancano costantemente la teoria, per una didat-
tica basata sul “fare”, che alimenti nello studente il piacere di apprendere, guidandolo attraverso l’osservazione e la scoperta.
Le parti teoriche sono esposte con linguaggio semplice, chiaro, diretto e sintetico ed integrate costantemente da
esempi che inseriscono elementi di interesse e attualità.
Il formalismo matematico è commisurato ai livelli di conoscenza degli studenti.
Le esercitazioni guidate, che concludono ciascuna unità didattica, assistono lo studente nel suo percorso auto-
nomo di apprendimento e risultano altresì utili come sussidio per l’insegnante, che può così coinvolgere la classe nelle
esercitazioni.
Le applicazioni di simulazione delle schede di laboratorio utilizzano software molto apprezzati e diffusi in ambi-
to scolastico e professionale forniti su DVD o scaricabili da internet, sia in forma di software freeware sia di demo.
Le applicazioni sono implementate con il software del quale viene fornita la relativa schermata, ma possono essere
condotte con qualsiasi software di simulazione a disposizione della scuola.
La struttura modulare del libro permette al docente di scegliere tra una pluralità di percorsi, modiicabili di anno
in anno ino a trovare quella che possa essere l’impostazione ideale.

Struttura PARTE APPLICAZIONI


Il processo di apprendimento può essere con-
MODULO SCHEDE DI LABORATORIO
siderato suddiviso in tre fasi:
• sapere (conoscenza teorica); UNITÀ DIDATTICA ATTIVITÀ PRATICHE
• saper fare (competenza nel risolvere casi Q Attività guidate
problematici); PARAGRAFO Q Attività guidate
• saper applicare (capacità di applicare in- Q Sottoparagrafo QUESITI
tegrando sapere e saper fare). Q Sottoparagrafo Q Quesito
Coerentemente con questi gradi di appren- Q Quesito
ATTIVITÀ GUIDATE
dimento ogni unità didattica è formata da: SCHERMATE
Q Esercitazione guidata
• una parte teorica; Q Esercitazione guidata
• una sezione esercitativa;
• schede di laboratorio.
Il volume è strutturato secondo il seguen-
te schema gerarchico lineare:
• PARTE: divisione in macrosezioni per una prima distinzione dei contenuti del volume;
• MODULO: insieme di contenuti affini, convergenti al perseguimento di capacità;
• UNITÀ DIDATTICA: unità minima di programmazione, finalizzata a specifici requisiti di conoscenza e com-
petenza:
– PARAGRAFO: sezione teorica principale;
– SOTTOPARAGRAFO: microunità breve che identifica un importante nucleo concettuale;
– ATTIVITÀ GUIDATE: esercizi strutturati a risoluzione guidata;
• APPLICAZIONI: sezione di fine modulo comprendente schede di laboratorio.
Prefazione XIII

Contenuti del volume 3


Questo terzo volume del Corso di sistemi automatici per l’articolazione Elettrotecnica si concentra essenzialmente sui
sistemi di controllo dei processi.
Inizialmente vengono introdotti il principio della Catena di Acquisizione e Distribuzione e i principi base del Con-
trollo Automatico. Successivamente si spazia attraverso i diversi sistemi di controllo impiegati nei processi di Auto-
mazione civile e industriale, con l’impiego di PLC, tecnologie BUS, tecnologie Pneumatiche e Oleodinamiche. Di
fondamentale importanza sono i moduli che approfondiscono i sensori, gli attuatori e i PLC che costituiscono nell’ordine
i tre elementi principali di un sistema ovvero: ingressi, uscite, unità di elaborazione. Viene anche trattata la Domotica,
ovvero l’automazione domestica, una tecnologia di ultima generazione per la supervisione e il controllo delle abitazioni.
Tutti i moduli sono trattati con una impostazione squisitamente applicativa, che mira a mettere lo studente in
condizione di operare in autonomia in ambito laboratoriale e di accrescere progressivamente il suo bagaglio e le sue
capacità, in una costante dialettica tra il “sapere”, il “saper fare” e il “saper applicare”.
• Il Modulo A analizza e sperimenta la conformazione della catena di acquisizione che mette in contatto la realtà
materiale dei sistemi fisici con la realtà virtuale dei sistemi informatici.
• Il Modulo B mette in pratica le tecniche di interfacciamento tra realtà materiale e realtà virtuale.
• Il Modulo C insegna e sperimenta i diversi tipi di sistemi di controllo automatico.
• Il Modulo D approfondisce e sperimenta la problematica della stabilità.
• Il Modulo E presenta una rassegna completa dei sensori e trasduttori impiegati nei sistemi automatici.
• Il Modulo F è un approccio essenziale alle tematiche che riguardano gli attuatori e in particolare ai vari tipi di
motori.
• Nel Modulo G viene ripreso l’argomento PLC con un’analisi dettagliata delle varie modalità di programmazione e
dell’impiego di istruzioni avanzate e di moduli speciali, con una vasta gamma di applicazioni svolte e proposte.
• Nel Modulo H vengono analizzate ulteriori tematiche riguardanti l’automazione: la domotica negli ambienti civili
e del terziario, i sistemi bus nell’industria, cenni sulla pneumatica e l’oleodinamica, il tutto corredato da applica-
zioni proposte che possono agevolmente essere svolte nel laboratorio dagli allievi.

Caratteristiche della Nuova Edizione Openschool


In questa nuova edizione Openschool il testo è stato rivisto e aggiornato per tener conto delle esigenze didattiche di
docenti e studenti e della fruibilità del libro digitale. In particolare:
• sono state introdotte le schede riassuntive (schede Memo) al termine di ogni unità, con l’obiettivo di fornire agli
studenti un utile strumento di ripasso e di memorizzazione dei concetti fondamentali dell’unità;
• sono state potenziate le proposte di esercitazioni di laboratorio;
• sono stati declinati gli obiettivi di ogni modulo in conoscenze e abilità riferite alle linee guida ministeriali;
• sono stati resi interattivi i vari quesiti a risposta chiusa;
• per ogni modulo sono stati inseriti dei video tutorial sui programmi utilizzati nel testo e sui principali contenuti;
• sono stati aggiunti tra i materiali digitali, richiamati nel testo, strumenti per avviare un’attività CLIL, sotto forma
di schede Memo CLIL e parti estratte dal testo tradotte e lette in lingua inglese;
• sono state inserite le soluzioni dei più recenti temi d’esame, precedute da indicazioni utili per lo svolgimento delle
tracce.

Area digitale
L’area digitale dell’e-Book+ comprende:
materiali didattici integrativi scaricabili: lezioni, approfondimenti e applicazioni aggiuntive;

test di verifica interattivi a scelta multipla;

video tutorial sui programmi di simulazione utilizzati nelle esercitazioni guidate dei test, per consentire lo svol-
gimento delle esperienze pratiche proposte;
file audio con sintesi CLIL in formato mp3.

Materiali online hoepliscuola.it


Sul sito www.hoepliscuola.it sono presenti altri materiali aggiuntivi:
• soluzioni dei test e degli esercizi di verifica e delle schede di laboratorio;
• materiale integrativo: approfondimenti teorici e schede aggiuntive di laboratorio, dispense, temi d’esame aggiornati.
L’OFFERTA DIDATTICA HOEPLI
L’edizione Openschool Hoepli offre a docenti e studenti tutte le potenzialità
di Openschool Network (ON), il nuovo sistema integrato di contenuti e servizi
per l’apprendimento.

Edizione OPENSCHOOL

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LIBRO eBOOK+ RISORSE PIATTAFORMA
DI TESTO ONLINE DIDATTICA

Il libro di testo L’eBook+ è la versione Il sito della casa editrice La piattaforma didattica
è l’elemento cardine digitale e interattiva offre una ricca dotazione è un ambiente digitale
dell’offerta formativa, uno del libro di testo, di risorse digitali che può essere utilizzato
strumento didattico agile utilizzabile su tablet, per l’approfondimento in modo duttile, a misura
e completo, utilizzabile LIM e computer. e l’aggiornamento. delle esigenze della classe
autonomamente Aiuta a comprendere Nella pagina web dedicata e degli studenti.
o in combinazione con e ad approfondire al testo è disponibile Permette in particolare di
il ricco corredo digitale i contenuti, rendendo MyBookBox, condividere contenuti ed
offline e online. Secondo l’apprendimento più attivo il contenitore virtuale esercizi e di partecipare
le più recenti indicazioni e coinvolgente. Consente che raccoglie i materiali a classi virtuali.
ministeriali, volume di leggere, annotare, integrativi che Ogni attività svolta viene
cartaceo e apparati sottolineare, effettuare accompagnano l’opera. salvata sul cloud e rimane
digitali sono integrati ricerche e accedere Per accedere sempre disponibile
in un unico percorso direttamente alle ai materiali è sufficiente e aggiornata.
didattico. Le espansioni numerose risorse registrarsi al sito La piattaforma consente
accessibili attraverso digitali integrative. www.hoepliscuola.it inoltre di consultare
l’eBook+ e i materiali Scaricare l’eBook+ e inserire il codice coupon la versione online
integrativi disponibili è molto semplice. che si trova nella terza degli eBook+ presenti
nel sito dell’editore È sufficiente seguire pagina di copertina. nella propria libreria.
sono puntualmente le istruzioni riportate Per il docente nel sito È possibile accedere
richiamati nel testo nell’ultima pagina sono previste ulteriori alla piattaforma attraverso
tramite apposite icone. di questo volume. risorse didattiche dedicate. il sito www.hoepliscuola.it.
SISTEMI DI ACQUISIZIONE
E DISTRIBUZIONE DATI
Modulo A
Conversione
digitale-analogico
e analogico-digitale
A1 Tecniche digitali
A2 Acquisizione, digitalizzazione e distribuzione dati
A3 Conversione digitale-analogico
A4 Campionamento
A5 Conversione analogico-digitale
A6 Applicazioni

Obiettivi
Conoscenze Abilità
• Sistemi di acquisizione dati • Distinguere i sistemi digitali da quelli
• Linguaggi di programmazione visuale per analogici in base alle proprietà
l’acquisizione dati • Analizzare e sperimentare l’architettura di
• Interfacciamento dei convertitori analogico- una catena di acquisizione dati
digitali e digitali-analogici • Rappresentare ed elaborare i risultati
• Elementi fondamentali dei dispositivi di utilizzando anche strumenti informatici
controllo e di interfacciamento • Programmare sistemi di acquisizione ed
elaborazione dati
• Sviluppare programmi applicativi per il
monitoraggio e il controllo di semplici
sistemi

Area digitale
Approfondimenti
s DAC realizzato con rete a scala
s ADC ad anello
Applicazioni
s Verifica di un integrato DAC
s Aliasing

Video
s Riproduzione inversa di un brano

Esercizi
Soluzioni Puoi scaricare il file anche da
hoepliscuola.it
4

Tecniche digitali
A1
Digitale è un termine entrato di prepotenza nel moderno fra-
Area digitale
sario: macchina fotografica digitale, telecamera digitale, digi-
Riproduzione inversa tale terrestre... Le tecniche digitali hanno ormai preso il posto
di un brano di quelle analogiche, arricchendo i campi dell’informatica e
dell’elettronica di applicazioni performanti e sofisticate. Il brano
musicale, che un tempo era inciso meccanicamente su disco di
vinile, ora è un file digitale che può essere scaricato da internet
e riprodotto da un computer.

1.1 Analogico e digitale


Grandezze digitali La parola digitale evoca generalmente un concetto vago e sfumato legato alla tecnologia
moderna, all’informazione che risiede su file, oppure che transita nelle reti di computer.
Tuttavia, per avere una spiegazione rigorosa e chiara è necessario ricorrere al signi-
ficato etimologico del termine: digitale è un neologismo derivato dal termine digit,
ovvero cifra. Per questo, quando si parla di informazioni digitali, ci si riferisce a dati di
qualsiasi natura fisica, codificati come lunghe sequenze di numeri.

Esempi di alcune delle innumerevoli grandezze digitali, codificate come sequenze


numeriche sono:
• file audio digitali di vario tipo, come MP3, WMA, WAV...;
• fotografie e video digitali in formato BMP, GIF, MPEG...;
• i canali della televisione digitale terrestre;
• i dati presenti in internet.

Dato che tutte le informazioni digitali hanno un’unica matrice comune nel numero,
i sistemi digitali:
• sono strutturalmente simili;
• possono essere integrati in un unico sistema;
• sono supportati dal medesimo sistema di comunicazione.

Per esempio i file audio e video, che per la sensibilità umana appartengono a diversi
mondi sensoriali, sono gestiti allo stesso modo dal computer, mediante opportuni al-
goritmi numerici. Perciò è possibile, con opportuni programmi, eseguire un montaggio
video, ritoccando quanto si vuole il lavoro, inserire dissolvenze e altri effetti video e
sovrapporre fonti audio. Così pure è possibile scattare una fotografia con una fotoca-
mera digitale, applicarvi un fotoritocco e spedirla in rete.
A1 • Tecniche digitali 5

Le grandezze digitali sono un prodotto della tecnologia, mentre le grandezze analogi-


Analogico
che sono presenti in natura; in termini specialistici si dice che: e digitale a
• le grandezze digitali sono espressioni di una realtà virtuale; confronto
• le grandezze analogiche sono espressioni della realtà fisica.
Da qui deriva una caratteristica essenziale che differenzia digitale e analogico:
• i sistemi analogici sono continui, infatti la natura non fa salti e i processi naturali,
salvo eccezioni, sono soggetti a inerzie e lentezze;
• i sistemi digitali sono discontinui o, con un termine più specialistico, discreti, infatti:
– essendo virtuali non possono riprodurre la varietà infinita della realtà,
– sono limitati nella codifica dei dati dalle limitazioni numeriche e di memoria,
– i loro stati sono separati da intervalli finiti, detti gradini.

Termometro digitale e termometro analogico ESEMPIO 1


Il classico termometro a colonnina di mercurio è un termometro analogico. In esso la grandezza
da misurare è rappresentata in forma continua, ovvero a ogni valore di temperatura corrisponde
una diversa altezza della colonnina. Se immaginiamo il caso ideale di assenza di attrito e tensioni
superficiali tra il mercurio e l’ampolla di vetro, possiamo
affermare che differenti valori di temperatura, anche vici- termometro
nissimi tra loro, portano l’indicazione in posizioni diverse; analogico
questo è appunto il significato di variazione continua.
Nel termometro digitale le grandezze sono invece rappre- termometro
sentate in forma discreta, cioè con un numero finito di li- digitale
velli. Per esempio, se il termometro è a due cifre, vengono
rappresentati solo i valori di temperatura distanziati di un
grado, ovvero 36 °C, 37 °C, 38 °C ecc. I valori di tempera-
tura che non coincidono con questi vengono approssimati al
livello discreto più prossimo.

La discontinuità presente a livello macroscopico nei sistemi digitali caratterizza anche


Segnali analogici
a livello peculiare i segnali digitali. e digitali
Se potessimo visualizzare i segnali circuitali di un sistema digitale come il com-
puter, osserveremmo delle interminabili sequenze di 1 e 0, cioè delle onde impulsive
a due livelli.

segnale
digitale

1 1 1 1

t
0 0 0

Tutto questo perché:


• le grandezze digitali sono codificate mediante numeri;
• i numeri sono codificati in codice binario;
• il codice binario utilizza solo i due livelli 0 e 1.
Pertanto:
• i segnali digitali possono assumere un numero finito di livelli;
• i segnali analogici possono assumere infiniti livelli all’interno del campo di varia-
bilità della grandezza.
6 Modulo A • Conversione digitale-analogico e analogico-digitale

ESEMPIO 2 Sistema analogico microfono


Il funzionamento del microfono è basato sulle oscillazioni continue che il suono provoca su una
membrana, le quali vengono convertite in tensione analogica.
Come chiarito dalla figura, poiché il suono può assumere infiniti gradi di intensità, anche la
corrispondente forma d’onda elettrica è soggetta a infinite variazioni.

s (t)

t
s (t) segnale audio trasdotto dal microfono

1.2 Vantaggi delle tecniche digitali


La codifica in formato numerico delle informazioni è il denominatore comune di tutte
le applicazioni digitali. Il formato numerico apre infinite prospettive, legate alla possi-
bilità di manipolazione dei numeri, offerte dagli algoritmi matematici implementati
con sistemi informatici. Di seguito sono riportati esempi di tecniche digitali, che mo-
strano l’importanza e l’invasività delle tecnologie digitali.

Multiplazione di
Multiplare significa disporre più informazioni sul medesimo mezzo.
conversazioni In campo telefonico la multiplazione permette di veicolare più conversazioni su
un singolo cavo dorsale, senza che si verifichino sovrapposizioni tra le diverse comu-
nicazioni.

s1

s2 cavo dorsale

s3

Come descritto dai grafici, i segnali digitali vocali s1, s2, s3 dei tre parlatori vengo-
no miscelati entro un singolo segnale digitale M, assegnando a ogni conversazione una
ripartizione temporale privilegiata detta time-slot (fascia temporale).
In ricezione è possibile recuperare le singole conversazioni tramite un algoritmo di
separazione il quale:
• estrae i livelli logici dei diversi slot temporali;
• li riassegna alle tre diverse fonti.
A1 • Tecniche digitali 7

s1

t
s2

t
s3

t
slot0 slot0
slot1 slot1
slot2 slot2

Ogni dato in forma digitale è una sequenza di numeri e di conseguenza può essere
Elaborazione
agevolmente: numerica
• visualizzato in varie forme grafiche, anche tridimensionali;
• analizzato matematicamente, per l’estrazione di parametri caratteristici;
• processato da opportuni algoritmi DSP (Digital Signal Processing = Trattamento
Digitale dei Segnali).
Un esempio è l’analisi del battito cardiaco mediante elettrocardiogramma digitale
che offre:
• una diagnosi con programma interpretativo validabile dal medico;
• archiviazione e gestione anagrafica del paziente;
• confronto di esami con possibilità di zoom.
Un ulteriore esempio, meno impegnativo, è quello dell’imaging, cioè del tratta-
mento di immagini digitali. Codificando una immagine in uno degli innumerevoli for-
mati di file è possibile applicare a essa innumerevoli effetti. Una fotografia scattata con
una macchina fotografica digitale può essere aperta in un programma di fotoritocco
e ritoccata in dimensione, luminosità, gradazioni ed effetti di colore: possono anche
essere inseriti dei tasselli nuovi o cancellate parti indesiderate.

Codifica numerica di una immagine ESEMPIO 3


La superficie di una immagine digitale è divisa in un insieme discreto di punti detti pixels.
Per comprendere come una immagine si possa rappresentare in formato numerico consideriamo
per semplicità la figura elementare visualizzata a fian-
co e costituita da una matrice di 8=8 pixel. immagine memoria
Possiamo inventare un sistema digitale che associ al
bianco il numero ‘1’ e al nero lo ‘0’.
Scandendo la matrice da sinistra a destra una riga dopo
l’altra, come nella scansione televisiva, ricaviamo la
sequenza di ‘0’ e ‘1’ a fianco.
L’immagine sarà pertanto rappresentata in memoria da
una serie di numeri.
Poiché l’informazione nel PC viene memorizzata entro
successioni di byte (8 bit), nella memoria del PC l’im-
magine occuperà 8 byte.
Un semplice algoritmo numerico DSP di manipolazione
dell’immagine potrebbe commutare i valori dei bit, da ‘0’
a ‘1’ e da ‘1’ a ‘0’, per ricavare in tempo reale l’immagine
in negativo, senza l’ausilio di una camera di sviluppo.
8 Modulo A • Conversione digitale-analogico e analogico-digitale

Controllo Le tecniche digitali, grazie a particolari algoritmi che sfruttano la ridondanza dell’in-
degli errori di formazione, permettono la rilevazione e, in una certa misura, la correzione degli errori
trasmissione commessi in fase di trasmissione, a causa dei disturbi che si sovrappongono al segnale.

ESEMPIO 4 La tecnica più comune utilizzata per riconoscere la presenza di un errore di trasmissione entro
un byte utilizza un nono bit detto “di parità”.
Il bit di parità, accodato al byte in trasmissione, viene impostato in modo che il numero com-
plessivo di bit ‘1’ nei nove bit dell’informazione sia pari.
Ad esempio nel caso 11001110 1, data la presenza nel byte di un numero dispari di ‘1’, il bit di
parità deve essere impostato a 1, mentre in 10001110 0 il bit di parità deve essere 0, perché il
byte contiene 4 bit impostati a ‘1’.
In ricezione un opportuno dispositivo controlla che il dato contenga un numero pari di bit, altri-
menti richiede la ritrasmissione.
Questo sistema non è in grado di intercettare un errore presente su due bit. Tuttavia, aumentando
il numero di bit ridondanti, è possibile intercettare errori contemporanei e addirittura individua-
re in quale posizione si sono verificati, per autocorreggere senza richiesta di ritrasmissione.

Rigenerazione Un dispositivo digitale è spesso dotato di una maggiore immunità al rumore rispetto
del segnale al suo corrispondente analogico. La semplicità di codifica, legata al numero ridotto di
e immunità livelli di tensione, rende infatti riconoscibili e individuabili le componenti indesiderate
al rumore
del disturbo.
Si consideri il caso in figura, dove si ipotizza che al segnale analogico sAN(t) si
sovrapponga un disturbo d(t). La forma d’onda del segnale complessivo sAN(t) + d(t)
è irrimediabilmente alterata, i due segnali si sono mescolati e si è persa la traccia del
segnale originale.

sAN(t) + d(t)
sAN(t)

d(t)

Il segnale digitale a due livelli permette invece un recupero dell’informazione ori-


ginaria. Infatti il rumore, pur distorcendo il segnale utile, non lo snatura del tutto. Con
un dispositivo discriminatore di livello è possibile depurare il segnale dal disturbo,
confrontandolo con una soglia inferiore INF e una superiore SUP:
• se sAN(t) + d(t) > SUP A sDIG(t) = livello alto
• se sAN(t) + d(t) < INF A sDIG(t) = livello basso
sAN(t) + d(t) discriminatore sDIG(t)
di livello

SUP > SUP ?


t < INF ? t
INF

segnale originale recuperato


A1 • Tecniche digitali 9

Tecniche digitali

Memo A1
Digitale

Definizione
Digitale è un neologismo derivato dal termine digit, ovvero cifra. Per questo, quando si parla di in-
formazioni digitali, ci si riferisce a dati di qualsiasi natura fisica, codificati come lunghe sequenze
di numeri.

Tecniche digitali e analogiche


Le grandezze digitali sono un prodotto della tecnologia, mentre le grandezze analogiche sono pre-
senti in natura; in termini specialistici si dice che:
• le grandezze digitali sono espressioni di una realtà virtuale;

Memo CLIL
• le grandezze analogiche sono espressioni della realtà fisica.

Sistemi continui e discreti


I sistemi analogici sono continui, infatti la natura non fa salti e i processi naturali,
salvo eccezioni, sono soggetti a inerzie e lentezze.
I sistemi digitali sono discontinui o, con un termine più specialistico, discreti, non
potendo riprodurre la varietà infinita della realtà in ragione dei limiti di codifica nume-
rica e di memoria.

Segnali continui e discreti


Le grandezze digitali sono codificate mediante numeri, i numeri sono codificati in
codice binario, il codice binario utilizza solo due livelli 0 e 1.
Pertanto i segnali digitali possono assumere un numero finito di livelli.
I segnali analogici possono viceversa assumere infiniti livelli all’interno del campo di
variabilità della grandezza.

Vantaggi delle tecniche digitali

Multiplazione
Multiplare significa veicolare più informazioni sul medesimo mezzo.

Elaborazione numerica
Possibilità di analizzare o processare (Digital Signal Processing) i dati mediante op-
portuni algoritmi informatico – numerici.

Controllo degli errori di trasmissione


Le tecniche digitali, grazie a particolari algoritmi che sfruttano la ridondanza dell’in-
formazione, permettono la rilevazione e, in una certa misura, la correzione degli er-
rori commessi in fase di trasmissione.

Immunità al rumore
La semplicità di codifica, legata al numero ridotto di livelli di tensione, rende facil-
mente riconoscibili e individuabili le componenti indesiderate del disturbo.
10 Modulo A • Conversione digitale-analogico e analogico-digitale

Test di verifica Area digitale


Esercitazioni

Quesiti a scelta multipla


1 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)
a I file MP3 sono digitali.
b Una informazione digitale non può transitare in internet.
c “Informazione digitale” significa “dato digitato tramite tastiera”.
d “Digitale” significa numerico.

2 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


Nel linguaggio tecnico il termine “discreto” significa:
a a gradini.
b continuo.
c di medio livello.
d rappresentato da un numero finito di livelli.

3 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


a I segnali analogici sono sequenze di bit.
b I segnali digitali variano con continuità entro un range di valori.
c I segnali digitali sono di tipo impulsivo.
d I segnali digitali sono generalmente codificati in binario.

4 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


La multiplazione:
a è la moltiplicazione di due bit digitali.
b consiste nel veicolare più fonti su un singolo supporto trasmissivo.
c è implementata sommando le fonti.
d è implementata con una tecnica a divisione di tempo.

5 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


a Un pixel in B/N è codificato mediante un byte.
b Una grandezza digitale può essere manipolata da algoritmi DSP.
c Una immagine digitale è codificata mediante sequenze di cifre binarie.
d Una grandezza digitale non può essere analizzata matematicamente.

6 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


Sia 00110001 un byte trasmesso con il bit di parità, allora:
a se viene ricevuto 00110000 l’errore è rilevabile.
b se viene ricevuto 00010000 l’errore è rilevabile.
c il bit di parità deve valere 0.
d se viene ricevuto 10110001 l’errore è rilevabile.

7 Indicare le frasi corrette. (2 risposte esatte)


Mediante il discriminatore di livello:
a il segnale rigenerato viene deteriorato.
b il disturbo viene eliminato sottraendolo matematicamente.
c viene operato un confronto tra il segnale e due soglie.
d si può discriminare il rumore dal segnale utile.

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