Sei sulla pagina 1di 21

Gioco e movimento al nido - A.

Ceciliani
Psicologia Dello Sviluppo
Università degli Studi di Bergamo
20 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
GIOCO E MOVIMENTO AL NIDO – Andrea Ceciliani
INDICE
- Sottocapitolo: 1.3 Il bambino è il proprio corpo al mondo
- Sottocapitolo: 1.4 Il bambino è intelligenza senso-motoria
- Capitolo 3: Il bambino motorio
- Sottocapitolo: 4.6 Giocare al nido
- Capitolo 5: Esperienze didattiche nell’ambito del corpo e movimento
- Capitolo 6: Il gioco senso-motorio
- Sottocapitolo: 7.2 Il gioco di manipolazione
- Sottocapitolo: 7.3 Giochi di manualità fine
CAPITOLO 1: (21/28)
1.3 Il bambino è il proprio corpo al mondo
Tutto lo sviluppo del bambino è veicolato dal corpo e dal movimento, nel continuo adattamento
all’ambiente in cui vive e alle risposte che ottiene in relazione al soddisfacimento dei suoi bisogni.
La prima esperienza che il bambino fa di sé e del mondo che lo circonda si attua attraverso
sensazioni e percezioni collegate prioritariamente al tono muscolare definito dal vissuto emotivo.
Dal dialogo tonico dei primi mesi alle esperienze senso-motorie dei periodi successivi, l’attività
motoria deve essere favorita dall’adulto assecondando l’agire naturale del bambino, verso le
situazioni che lo attraggono e lo interessano a scapito di quelle che non stimolano la sua curiosità.
Tramite questa particolare propensione all’azione e al movimento, il bambino si relaziona al mondo
che lo circonda con elevata intensità.
1.4 Il bambino è intelligenza senso-motoria
Il bambino sviluppa la sua intelligenza grazie all’azione senso-motoria sollecitata dalla curiosità di
conoscenza e di appropriazione degli spazi, oggetti, situazioni scelti tra quelli che l’ambiente offre.
La pratica senso-motoria, nella fascia 0/3 anni, diviene il dispositivo fondamentale per assecondare
lo sviluppo intellettivo del bambino grazie ad esperienza da cui derivano conoscenze, abilità e
competenze. L’esplorazione, il gioco, la manipolazione, non sono altro che l’agire intelligente
dell’essere in relazione con l’ambiente.
L’intelligenza è la manifestazione concreta dell’unità corpo-mente. Mai come nel periodo
dell’intelligenza senso-motoria il bambino integra l’agire-pensare con il pensare-agire, cioè
manifesta il pensiero mentre compie l’azione a dimostrazione di un’unitarietà mente-corpo che
evolve integrando tutto il proprio sé al mondo.
CAPITOLO 3: IL BAMBINO MOTORIO (79/118)
3.2 Il ruolo guida del corpo e del movimento nello sviluppo infantile (80)
Lo sviluppo del bambino è un processo complesso in cui la componente corporea e motoria,
integrata dalle componenti cognitiva, emotiva, affettiva e sociale, gioca un ruolo guida importante
in un contesto di reciproca influenza.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
Riflessi neonatali e abilità motorie
Il movimento e l’azione sono determinanti in tutti gli organismi viventi in relazione al loro bisogno
di sviluppo e autonomia. Il neonato presenta un repertorio di riflessi, ovvero comportamenti motori
automatici, da cui originano le abilità motorie di base grazie alla relazione con l’ambiente. Per
abilità si intende un comportamento osservabile e misurabile. E in altri termini, è abile chi esegue
un determinato compito motorio con efficacia e/o precisione ogni volta che gli è richiesto dalle
situazioni o dalla sua intenzionalità.
Riflessi presenti alla nascita:
Riflesso di suzione, riflesso di prensione o grasping reflex, riflesso di rotazione del capo o rooting
reflex, Riflesso di moro o di abbraccio, riflesso di marcia automatica, riflesso di raddrizzamento
antigravitatorio o estensorio.
È proprio attraverso il movimento conseguente all’esperienza percettiva che è possibile migliorare
l’organizzazione del gesto e la coordinazione tra i segmenti corporei. Già dai primi mesi di vita i
movimenti globali del neonato assumono un’importanza decisiva per l’apprendimento delle varie
posizioni fondamentali, dei comportamenti motori a esse associati e della manipolazione. La
motricità alla sua matrice nei riflessi neonatali da cui originano due fondamentali gruppi di abilità:
- Le abilità grosso motorie: (derivanti dai riflessi di moro, di marcia automatica e di
raddrizzamento) da cui evolvono comportamenti quali gattonare, camminare, correre,
arrampicare, saltare, stare in equilibrio…
A questa abilità si collegano le tre fondamentali tipologie di equilibrio: statico, dinamico e di
volo. Consentono al bambino di padroneggiare l’ambiente circostante, di orientarsi nello spazio,
di raggiungere oggetti o luoghi che le interessano, di mettere alla prova il controllo globale del
corpo.
- Le abilità fino motorie: (derivanti dal riflesso di prensione) da cui evolvono comportamenti
manipolatori quali afferrare, tenere, portare, lanciare, accarezzare…
A questa abilità si collega lo sviluppo della percezione tattile nel rapporto manipolatoria con
l’ambiente e gli oggetti. Consente al bambino di padroneggiare gli oggetti, di entrare in contatto
senso-motorio con essi, di comprenderne le proprietà, di scoprirne le modalità d’uso usuali e
divergenti.
Le abilità grosso e fino motorie sono assolutamente Integrate tra loro: le prime sostengono le
seconde consentendo al bambino di raggiungere nello spazio tutto ciò che serve e decide di
manipolare.

Le abilità fino motorie assumono grande importanza ancora prima che il bambino sia in grado di
utilizzare le abilità grosso motorie per spostamenti autonomi. Grazie al riflesso di prensione, infatti,
i bambini entrano in relazione con il mondo che li circonda e con le sensazioni derivanti dal
contatto con le persone e gli oggetti attraverso la prima forma di manipolazione: l’afferrare.

Il bambino afferra inizialmente in modo involontario, ma in pochi mesi inizia a prendere gli oggetti
in forma intenzionale, anche se non ancora completamente consapevole: è l’attrazione verso gli
oggetti, che percepisce nel suo campo visivo, che lo spinge a tendere la mano. Tutta l’esperienza
tattile viene costruita dal bambino attraverso la manipolazione dell’ambiente, grazie alla quale
conosce e distingue le caratteristiche degli oggetti che, successivamente, vengono integrate dagli
altri organi sensoriali. La discriminazione tattile dell’ambiente inizia nello spazio prossimo in cui
bambino è costretto, nei primi mesi, dalla sua incapacità di spostarsi autonomamente e da un focus
visivo a breve distanza. Quando il bambino sarà in grado di controllare la posizione seduta, la
manipolazione potrà svilupparsi con maggiore facilità grazie alla possibilità di controllare meglio lo
spazio prossimo e raggiungere gli oggetti in esso collocati.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
Le abilità grosso motorie, già presenti nello strisciare, rotolare, gattonare si realizzano
definitivamente con l’apprendimento della deambulazione sicura, della corsa e del saldo. Tale
abilità consentono al bambino non solo di padroneggiare lo spazio con maggiore velocità, ma di
liberare completamente la mano per una manipolazione più precisa ed efficace. L’integrazione tra
abilità grosso e fino motoria determina l’inizio di una fase esplorativa in cui:
- non esistono quasi più limiti spaziali
- sì padroneggiano sempre meglio direzioni e orientamenti
- aumentano le possibilità di manipolare oggetti
- si sviluppa la coordinazione occhio-mano

Le abilità grosso motorie hanno anche una loro particolare valenza, oltre a quella di sostegno alle
abilità fino motorie, riferita ad una serie di comportamenti motori utilizzati dal bambino per
superare i momenti di insicurezza nel costante cammino verso l’indipendenza e l’autonomia. Sono
attività al limite delle proprie capacità (giochi di vertigine) che il bambino realizza per mediare
alcune sue ansie, o verificare fino a dove può spingersi e consolidare così la sua autostima.

Giochi di ilinx o di vertigine


Con il termine ilinx, Caillois definisce tutte le attività in cui si perde momentaneamente il controllo
dell’azione e si mettono in gioco valenze emotive particolarmente pregnanti ed impegnative e.
Esempio: salto in basso in cui il bambino, quando decide di saltare da un piano sopraelevato, si
lascia andare al non-controllo della fase di volo fino al momento in cui, giunto di nuovo al suolo,
ritorna padrone della situazione.

Il controllo dell’ansia, del timore legato al saldo, consente al bambino di mediare la paura attraverso
una maggiore fiducia in se stesso e nella consapevolezza di “essere capaci di“.

Il connubio tra abilità grosso e fino motorie consente al bambino di controllare e combinare insieme
i vari segmenti corporei ponendo le basi per lo sviluppo della maestria motoria o destrezza, ovvero
la competenza di risolvere con efficacia e rapidità situazioni o compiti motori attivati dei bisogni o
dall’intenzionalità. Il controllo e la regolazione dell’azione motoria intenzionale divengono
l’espressione dell’intelligenza agita attraverso comportamenti di adattamento e di conquista
dell’ambiente circostante.
3.3 Lo sviluppo naturale nel primo anno e mezzo di vita (l’esperienza di Lóczy) (87)
Nello sviluppo motorio infantile sono esaltate alcune tappe ritenute determinanti per la crescita:
decubito prono (a pancia in giù), posizione seduta, posizione eretta, deambulazione. Tali traguardi
del controllo motorio sono attesi dagli adulti e la loro comparsa tardiva rispetto all’età lì allarma e
spaventa. Da tale atteggiamento nasce l’infondata convinzione che si debba aiutare il bambino in
questi casi per anticipare il momento in cui potrà controllare la deambulazione sicura. Montessori e
altri studi successivi nell’esperienza all’orfanotrofio di Loczy hanno dimostrato l’infondatezza di
questa concezione, sostenendo l’idea che aiutare il bambino significa assecondare il naturale e
autonomo sviluppo motorio, senza forzature o anticipazioni sollecitato dall’esterno. Tale forzatura,
poco rispettosa dei bisogni infantili, non è una necessità naturale del bambino, ma è un’esigenza
della cultura in cui viviamo in cui, secondo l’adulto, devono essere acquisiti determinati
comportamenti in età ben precise: la posizione di decubito prono a tre mesi, la posizione seduta a
sei-sette mesi, la posizione eretta a 12 mesi e, subito dopo, la deambulazione.
Questo fatto è una sorta di specializzazione precoce il che significa indurre il bambino ad acquisire
posizioni difettose, sbagliate e ad esercitare movimenti non coordinati; su queste riflessioni Pikler
fornisce alcune considerazioni pedagogiche inappuntabili:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Ogni volta che il bambino viene messo in posizioni che non riesce a controllare da solo, cioè
ad assumere e ad abbandonare autonomamente, diviene completamente dipendente
dall’adulto
- Il bambino ha un forte bisogno di muoversi come spinta primaria allo sviluppo e quindi, se
posto in posizioni che non riesce a controllare, viene condannato ad essere in attivo,
irrequieto e insoddisfatto
- Non potendosi muovere nelle posizioni in cui viene collocato forzatamente, tende a
richiamare l’attenzione dell’adulto per essere spostati in altre posizioni
- Le posizioni e movimenti più evoluti, una volta provati, attraggono il bambino, il quale,
quindi, anche se non può controllarli, chiederà di esservi posto
Il risultato di tutto ciò è che il bambino si abitua posizioni attraenti che non so controllare, ma poi
stancando si chiede l’aiuto dell’adulto per modificarle e, così facendo, si abitua ad essere
costantemente aiutato da qualcuno per realizzare le sue attività. Prima di raggiungere il controllo
della posizione eretta, invece, il bambino deve poter sperimentare tutte le posture e azioni che gli
garantiscono il movimento di cui ha diritto e bisogno e bisogno. Se l’adulto, per anticipare
l’acquisizione delle posizioni fondamentali, impedisce la sperimentazione di tutti gli altri
movimenti intermedi, non fa altro che ridurre le possibilità di azione del bambino ed il suo piacere
di realizzare e controllare in autonomia il proprio sviluppo motorio.

Fasi naturali dello sviluppo motorio fino a 18 mesi


1. Si gira dalla schiena al fianco e Siri gira sulla schiena (17-18 settimane)
2. Si gira sulla pancia (24-25 settimane)
3. Si gira dalla pancia alla schiena (29-30 settimane)
4. Striscia sulla pancia (39-40 settimane)
5. Cammina gattoni (44-46 settimane)
6. Si siede, è seduto e si sdraia di nuovo (44-46 settimane)
7. Si mette diritto in ginocchio, Siri mette seduto o sdraiato (47-48 settimane)
8. Si mette in piedi e si rimette a gattoni possiede (49-51 settimane)
9. Incomincia a camminare senza tenersi (64-66 settimane)
10. Cammino con sicurezza e si serve di questa abilità per spostarti nella vita quotidiana (68-
72 settimane)
Le fasi da 4 a 8 non si succedono sempre secondo l’ordine cronologico, ma si manifestano tutte
dopo la fase 3 e prima della fase 9. La fase 7 precede sempre la fase 8. Le fasi 5 e 6 si manifestano
approssimativamente nello stesso periodo. Nel 90% dei casi la fase 6 precede la 8, nel 10% dei
casi accade il contrario o si manifestano lo stesso tempo. Tali fasi si riferiscono ad un bambino che
è lasciato libero di muoversi senza condizionamenti e senza forzature o aiuti esterni dati
dall’adulto.

Lasciare libertà di movimento al bambino, nel primo anno di vita, significa non forzare
assolutamente alcuna posizione un movimento che lui non possa raggiungere e abbandonare o
modificare da solo. I bambini lasciati liberi di conquistare autonomamente le posizioni e movimenti
intermedi e fondamentali si muovono con grande frequenza, sono molto attivi anche il periodo in
cui non compiono spostamenti, ma cambiano solo posizione e manipolano oggetti o giocattoli.

Forzatura della posizione di decubito prono


Esiste la tendenza forzare nel bambino la posizione di decubito prono perché si pensa possa
tonificare e rinforzare la muscolatura posteriore del busto e anticipare il controllo del capo sul
tronco. Tale posizione, invece, fino a che non è controllata dal bambino, cioè fino a quando non è
in grado di raggiungerla e abbandonarlo da solo, produce rigidità muscolari che possono
prolungarsi anche nelle fasi successive dello sviluppo. In più, È una posizione scomoda in cui il
bambino può solo cercare di sollevare la testa per poi farla ricadere al suolo e nulla di più.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
Viceversa, quando il bambino giunge da solo al controllo di tale posizione inizia anche a sollevare
il busto con le mani e poi a strisciare, modificando completamente le potenzialità e le possibilità
che essa offre.
La possibilità di controllare più posizioni, oltre ad aumentare la quantità di movimento realizzato,
consente ai bambini di iniziare a coordinare il passaggio da una posizione all’altra tramite
movimenti adeguati (ribaltamento o rotolamento). Nel momento in cui la postura dominante diviene
il decubito prono (pancia in giù) lo strisciare diviene la modalità di spostamento più frequente.

Insieme allo strisciare si rafforza il controllo della posizione semiseduta e quadrupedica, a cui si
aggiunge la posizione in ginocchio con relative posture. Da queste posture intermedie si giunge alla
posizione seduta senza aiuto delle mani, sempre più libere nelle loro azioni manipolatorie. La
posizione quadrupedica sfocia poi nella forma di spostamento che rende il bambino più veloce e
agile, rispetto allo strisciare (gattonare). Successivamente il bambino inizia a sperimentare la
posizione eretta. Raggiunta la posizione eretta, prima aggrappandosi e poi senza aggrapparsi, il
bambino completa l’apprendimento di tutte le posizioni fondamentali. La deambulazione, seppure
preferita come modalità di spostamento, non elimina completamente il ricorso ai collaudati sistemi
del gattonare e, a volte, dello strisciare. E fatti, seguendo l’istinto naturale di auto educazione, il
bambino, una volta preso un nuovo movimento di cui non è ancora sicuro, continua ad usare quelli
precedenti e, comunque, non li abbandona completamente, alternando il loro uso a seconda delle
necessità e delle situazioni. Nel loro sviluppo motorio naturale, i bambini raggiungono i nuovi
traguardi gradualmente, passo dopo passo, da un apprendimento ad un altro, come risultato della
loro iniziativa, dell’apprendimento per prove ed errori, padroni di iniziare o abbandonare qualsiasi
movimento opposizione, in altre parole liberi di agire.
Apprendimento naturale e forzato a confronto
Apprendimento naturale:
- Graduale, nel pieno rispetto dei tempi del bambino e delle sue fasi di sviluppo biologico e
neurologico
- Esperienza di una grande quantità di movimenti
- Grande frequenza e variabilità nella regolazione e nel controllo autonomo dei movimenti e
delle posizioni apprese
- Continuum evolutivo e senza lacune da una posizione all’altra che porta il bambino dal
decubito alla posizione eretta
- Maggiore possibilità di relazionarsi con l’ambiente (manipolazione e soluzione dei problemi)
grazie all’autonomia di spostamento nelle posizioni
- Maggiore controllo sullo stato tonico-posturale adeguato al suo livello evolutivo. Il bambino
sceglie come stare, evitando rigidità e tensioni
- Spostarsi prima ancora di levarsi in piedi utilizzando i movimenti intermedi: strisciare,
gattonare, rotolare…
- Maggiore indipendenza, autostima e autonomia dall’adulto

Apprendimento forzato:
- Apprendimento precoce che anticipa quanto il bambino non è ancora in grado di fare da solo
- Mancata esperienza sui movimenti intermedi e minore competenza motoria
- Minore quantità e frequenza di movimento per fissità dovuta a posizioni non controllate e
aiutati dagli adulti
- Impossibilità di coordinare autonomamente il passaggio da una posizione all’altra e di
maturare una buona percezione di sé
- Minore possibilità di relazionarsi con l’ambiente e soprattutto di manipolare
- Consolidamento di rigidità muscolare dovuta al controllo di posizioni premature per il
bambino

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Apprendimento della posizione eretta e della deambulazione senza aver sperimentato lo
strisciare, il gattonare, l’andatura in ginocchio
- Maggiore dipendenza dall’aiuto dell’adulto

3.4 Le posizioni/posture intermedie prima della stazione eretta (95)


Il bambino supino:

Nei primi mesi la posizione fondamentale del bambino è il decubito supino (pancia in su), almeno
fino a quando non è in grado di passare ad un’altra posizione da solo. Tale posizione rimane molto
comune anche nelle età successive e viene assunta quotidianamente, non solo per riposare, ma
anche come postura rilassante che consente al bambino le prime attività motorie. In questa
posizione i bambini, già dal primo mese, girano la testa a destra e a sinistra con facilità e seguono
Cogliati tutto ciò che, posto sul pavimento, attira la loro attenzione.

Dopo qualche settimana fanno conoscenza con le mani, ne seguono i movimenti e con questi
esercitano la coordinazione occhio-braccio-mano come requisito per le successive attività
manipolativi. I movimenti delle braccia e delle gambe si realizzano in uno spazio dove è facilitata la
loro mobilitazione e, soprattutto, la loro osservazione. Nella fase di decubito supino il bambino:
- Calcia con le gambe, afferra i piedi li porta alla bocca
- Batte le mani una contro l’altra o sulle gambe, l’incrocia
- Orienta le mani in avanti, a destra e a sinistra per raggiungere oggetti posti di fianco e poterli
afferrare
- Lascia la testa al suolo pure ruotandola a destra e a sinistra per esplorare l’ambiente prossimo e
accompagnare il movimento delle braccia
Spesso queste attività sono accompagnate da sorrisi e gorgheggi a testimonianza della soddisfazione
senso-motoria provato dal bambino. Grazie queste esperienze il bambino è sollecitato a ruotare sul
fianco fino a girarsi in decubito laterale e ad interagire con oggetti posti ai lati del suo corpo.

Quando ciò accade, il bambino apprende gradualmente il controllo della postura di decubito supino,
il relativo passaggio alla postura di decubito laterale e il ritorno al decubito supino attraverso il
movimento del girarsi.

Riflesso di Rooting: rotazione del capo destra e sinistra, permette al bambino decubito supino di
vedere gli oggetti posti al suolo nelle immediate vicinanze. Sarebbe meglio non appendere gli
oggetti sopra la testa del bambino, ma a terra, al suo fianco, per sollecitare la rotazione della testa
e poi del tronco nell’atto di raggiungerli afferrarli.
Questa posizione garantisce una certa libertà motoria in una situazione di equilibrio stabile che
consente al bambino di sperimentare i movimenti segmentari degli arti superiori e inferiori, che
osserva attentamente durante il loro uso.
Il bambino prono:
La posizione di decubito prono (pancia in giù), derivata da ulteriori movimenti realizzati dal
decubito laterale per afferrare e manipolare gli oggetti, deve essere appresa è controllata dal
bambino prima di poter produrre effetti positivi allo sviluppo motorio. Se posto precocemente in
questa posizione e il bambino potrà solo e levare il capo con grande fatica, irrigidendo la
muscolatura del rachide cervicale (collo) e della schiena, con scarse possibilità di azione e
movimento. Inoltre non potrebbe osservare le mani escludendo così la possibilità di manipolare e di
stimolare la coordinazione oculo-motoria. Nel momento in cui ha preso il controllo della posizione

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
può realizzare una serie di apprendimenti che, gradualmente, lo porteranno a strisciare, gattonare e
sedersi. Questi apprendimenti avvengono nel continuo passaggio dal decubito prono, posizione che
inizialmente stanca il bambino, al decubito supino, posizione più rilassante e comoda. Questa
posizione consente al bambino di sperimentare nuove sensazioni corporee dovuta al contatto con il
piano su cui appoggiato.
Il passaggio dalla posizione supina a quella laterale e prona è il preludio del rotolare che si
manifesterà quando il bambino sarà in grado di effettuare un giro completo su se stesso.
Il bambino seduto:
La posizione seduta, soprattutto nel momento del gioco, è molto utilizzata dal bambino perché
facilita sia l’osservazione dell’ambiente prossimo al bambino sia la manipolazione. Anche in questo
caso i vantaggi della posizione seduta sono reali e concreti solo quando il bambino ha imparato a
controllarla autonomamente e nonna quando vi è posto in modo forzato. La forza di questa
posizione sta anche nel suo essere un crocevia di passaggio per raggiungere tutte le altre posizioni o
prepararsi per qualsiasi altra azione. La posizione seduta, soprattutto nel momento del gioco, è
molto utilizzata dal bambino perché facilita sia l’osservazione dell’ambiente prossimo al bambino
sia la manipolazione. Anche in questo caso i vantaggi della posizione seduta sono reali e concreti
solo quando il bambino ha imparato a controllarla autonomamente e nonna quando vi è posto in
modo forzato. La forza di questa posizione sta anche nel suo essere un crocevia di passaggio per
raggiungere tutte le altre posizioni o prepararsi per qualsiasi altra azione.
Nella posizione seduta le variabili posturali consentono al bambino di sperimentare il controllo
dell’equilibrio statico attraverso variazioni dell’appoggio prevalente su un gluteo, piuttosto
dell’altro, con oscillazioni del busto avanti e indietro o laterali.
Il bambino a gattoni:
Rappresenta una modalità di movimento intermedia che consente al bambino di sperimentare
l’equilibrio dinamico, attraverso spostamenti ampi e veloci nello spazio, in una condizione di pieno
controllo visto l’ampio appoggio che la presa a quattro arti garantisce. Lo spostamento a gattoni
consente al bambino di ampliare notevolmente la padronanza dello spazio circostante che, ora, può
raggiungere facilmente.
La quadrupedia è una posizione richiamata dal bambino anche nelle età successive, utilizzata anche
dopo il primo apprendimento della deambulazione, come modalità più sicura e stabile di
spostamento oppure come postura per giocare. Dalla quadrupedia il bambino può facilmente
passare alla postura semiseduta e seduta senza appoggio delle mani, poi alla posizione in ginocchio
e da questa di nuovo alla quadrupedia.
A questo punto il bambino è in grado di spostarsi con grande sicurezza nello spazio attraverso i
movimenti appresi e il controllo delle diverse posizioni. Ora tutti gli oggetti che entrano nel campo
visivo sono raggiungibili, se non posti troppo in alto, e stimolano l’azione del bambino che può
muoversi in tutto lo spazio disponibile.
3.5 Il bambino eretto (101)
L’acquisizione della stazione eretta si collega a tutte le esperienze in cui il bambino, quando è al
suolo, tende a raddrizzarsi. Tutte queste attività stimolano la funzione di appoggio e di base stabile
degli arti inferiori ed è per questo che non dovrebbero venire meno, nell’esperienza dei bambini, per
la fretta degli adulti di vederli in piedi il più presto possibile. Non solo, il bambino che gattona,

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
prima di elevarsi in piedi, sperimenta in forma sicura e adeguata l’equilibrio dinamico che, in
seguito, ritroverà nel controllo della deambulazione.
Nel momento in cui inizia a controllare la stazione eretta, il bambino acquisisce la prima immagine
unitaria di sé riferita alla verticalità di tutto il corpo e alla consapevolezza della postura
antigravitaria. Si tratta di una percezione in cui l’altezza, il senso di peso corporeo e una nuova
visione dello spazio circostante amplificano la sensazione di poter dominare l’ambiente. Il bambino
passa da un’esperienza di ampio contatto con la superficie d’appoggio a una di minimo contatto
attraverso i piedi. Questo passaggio aiuta notevolmente la differenziazione del sé rispetto
all’ambiente e alle altre persone; ora la confusione tra corpo ed esterno viene meno.
Il tampone terminale: i piedi
I piedi sono la parte corporea di sostegno maggiormente coinvolta nel contatto con la superficie di
appoggio e con il dispositivo di controllo dell’equilibrio corporeo. Per tali motivi essi rivestono
una grande importanza per lo sviluppo delle possibilità motorie: i piedi permettono di
padroneggiare lo spazio attraverso la deambulazione, la corsa e il salto. Nella postura dei piedi
sono coinvolti anche gli aspetti psicologici: è diffusa l’idea che il persistere della deambulazione
sulle punte dei piedi può essere sintomo di disagio o malessere se mantenuta a lungo dal bambino
dell’arco delle attività quotidiane.
I piedi sono la parte corporea di sostegno maggiormente coinvolta nel contatto con la superficie di
appoggio e con il dispositivo di controllo dell’equilibrio corporeo. Per tali motivi essi rivestono
una grande importanza per lo sviluppo delle possibilità motorie: i piedi permettono di
padroneggiare lo spazio attraverso la deambulazione, la corsa e il salto. Nella postura dei piedi
sono coinvolti anche gli aspetti psicologici: è diffusa l’idea che il persistere della deambulazione
sulle punte dei piedi può essere sintomo di disagio o malessere se mantenuta a lungo dal bambino
dell’arco delle attività quotidiane.
Stare in piedi diviene un desiderio irresistibile per le potenzialità che apri al movimento. Il bambino
si sente più alto, più forte, più dinamico e, ma anche più instabile e quindi molto prudente
nell’esercitare ripetutamente la stazione eretta ed il passo con appoggio delle mani. All’inizio lo
vedremo spesso gattonare poi fermarsi e aggrapparsi a qualche arredo per mettersi in piedi, tale
procedura proseguirà fino a quando senso di sicurezza nel controllo della stazione eretta senza
appoggio lo convincerò che è ora di provare a camminare.
All’inizio il bambino camminerà reggendosi agli arredi e tornerà volentieri alla posizione a gattoni
fino a che non riuscirà ad eseguire i primi passi liberi. L’avvento dei passi liberi è preludio al
camminare sicuro che, in poco tempo, diverrà il mezzo di spostamento più utilizzato. La
deambulazione e gli spostamenti sollecitano il bambino al controllo della direzione, della velocità,
degli arresti e anche della caduta che, inevitabilmente, farà parte delle sue esperienze. È importante
stimolare il controllo della deambulazione sollecitando il bambino a camminare in tutte le
condizioni possibili, non solo su superfici piane e comode.
Il controllo stesso dell’equilibrio dinamico (imparare a muoversi evitando gli ostacoli, statici o
dinamici che siano, cioè non urtando le persone le cose) può essere stimolato attraverso diverse
attività proposte:
- Camminare su linee, superando ostacoli piccoli posti al suolo
- Camminare trasportando recipienti pieni di liquidò da non versare
- Camminare afferrando oggetti durante il tragitto senza fermarsi

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Camminare al ritmo di una canzone
- Giocare a rincorrersi
Grazie questa variabilità applicativa il bambino diverrà consapevole del controllo dell’equilibrio
dinamico e padrone della deambulazione.
3.6 Gli aspetti emotivi del camminare e del correre (105)
L’acquisizione del controllo sicuro della posizione eretta e della deambulazione, senza forzature
esterne, consentono al bambino di allargare le sue possibilità di controllo motorio in situazioni ad
alto coinvolgimento emotivo. Queste situazioni sono attività che svolgono un’importante funzione
della consapevolezza legata ad aspetti di controllo motorio, e voi emotivi e affettivi. L’acquisizione
del controllo sicuro della posizione eretta e della deambulazione, senza forzature esterne,
consentono al bambino di allargare le sue possibilità di controllo motorio in situazioni ad alto
coinvolgimento emotivo.
Trovare il piacere senso-motorio nell’attività rivolta all’ambiente esterno può rappresentare una
vera e propria attività transizionale che rassicura il bambino rispetto all’angoscia da separazione.
Tra i due-tre anni il gioco psicomotorio troverà la sua migliore espressione proprio traverso gli ampi
spostamenti garantiti dalla deambulazione dalla corsa. Consentirà al bambino di appropriarsi
dell’ambiente, di manipolare gli oggetti e di padroneggiare le tre dimensioni dello spazio. Oppure
gli consentirà di giocare con la caduta, uno scivolamento suolo, uno scontro controllato con un altro
bambino o di lanciare e rincorrere un oggetto. In tutte queste attività possiamo intravedere la
consapevolezza del proprio corpo, la conoscenza del mondo e soprattutto l’affermazione di sé.
3.7 La caduta e il controllo emotivo (107)
Il bambino sicuro di sé, della propria posizione eretta e della propria deambulazione (intorno ai 18
mesi), che non vive le ansie della mamma o del papà, non solo si arrampica, ma gioca anche a
cadere, a perdere l’equilibrio aumentando la sicurezza di sé e il livello di destrezza motoria.
Secondo Aucouturier il bambino, quando gioco con la caduta, mette anche alla prova gli adulti,
verifica loro livello di angoscia, la loro sicurezza mentre lui si disequilibrio e gioca con la propria
paura anche quando non hai realmente paura.
La presenza adulta deve sostenere il bambino e non allarmarlo, deve rimetterlo in condizioni di
ripartire, di riprovare. E il supporto affettivo non protettivo, che rassicura il bambino Insta
riprovare.
Giocare con la caduta è un buon segno perché significa che il bambino ha la certezza di poter
recuperare la postura eretta, di avere il controllo della situazione, è un modo di verificare la propria
sicurezza, un’affermazione della propria autonomia e dipendenza dagli adulti. Giocare a cadere,
inoltre, è un esercizio tonico-posturale caratterizzato dal passaggio dalla tensione antigravitaria
(posizione eretta) a rilassamento parziale (posizione seduta) o totale (posizione sdraiata). È una
trasformazione tonico-emozionale che procura piacere.
Il graduale controllo dell’equilibrio dinamico porta il bambino al passaggio dalla deambulazione
alla corsa, grazie alla quale sperimenta l’ebrezza della velocità, matura una nuova esperienza di
controllo sullo spazio e di gestione della caduta. Correre diviene un piacere perché è liberazione di
motricità e di emozioni.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
Il controllo e il piacere della caduta vengono spesso ripresi dal bambino sia in termini regressivi
(dondolare, rotolare), Sia come ricerca di nuovi piaceri ed emozioni motorie. Una di queste è il salto
in basso come esperienza che si lega il piacere di volare, di liberarsi nel vuoto.

3.8 La manipolazione (108)


L’azione manipolatoria sull’ambiente e sulle oggetti è un comportamento quel bambino accede
precocemente già partire dei primi mesi di vita, grazie all’innata tendenza esplorativa sostenuta
dalla curiosità e il desiderio di conoscere quanto lo circonda.
Già a 4-6 mesi il bambino in grado di afferrare un oggetto in movimento grazie ad azioni di
anticipazione motoria rispetto alla collocazione spaziale dell’oggetto e al suo spostamento.
Attraverso la manipolazione il bambino esercita le sue funzioni esplorative ed osservative, cerca di
comprendere e testare le qualità degli oggetti con diverse e variate azioni: dibatte, li rigira nelle
mani, cerca di incastrarli ad altri oggetti, prova infilare le dita nelle eventuali cavità. La
manipolazione permette ai bambini di conoscere le proprietà fisiche degli oggetti, ma anche la loro
funzionalità, cioè le varie modalità di gioco ad esse applicabili. La sua intenzionalità è già così
presente che il bambino indica con il dito gli oggetti lontani che vorrebbe conoscere, oggetti che
afferra e manipola, attraverso la ripetizione dei gesti, con due finalità prioritaria:
- Esercitare il piacere senso-motorio che il gesto stesso può produrre grazie alla sua ripetizione
- Esercitare l’uso subordinato degli oggetti per un altro scopo
L’intenzionalità, espressione dell’intelligenza senso-motoria, può manifestarsi sia in assenza di
applicazione (autoriferita al proprio piacere corporeo) sia subordinata queste (orientata verso altri
scopi, come lanciare una palla e verificarne gli effetti).
Hughes descrisse la correlazione tra lavoro esplorativo e gioco: la prima fase di contatto con un
oggetto nuovo è esplorativa e tende alla conoscenza dell’oggetto, solo dopo tale fase inizia il gioco
vero e proprio tendente a produrre effetti o a introdurre un gioco simbolico. Il passaggio da una fase
all’altra si evidenza attraverso alcuni indicatori:
- L’esplorazione è caratterizzata da un atteggiamento serio mentre il gioco da una rilassata e
sorridente
- Durante l’esplorazione il bambino si isola dal contesto e lavora in modo solitario, durante il
gioco tende a mostrare quanto sa fare o a coinvolgere altri partner
L’azione senso-motoria del bambino l’ho portato a care gli ho getti più che guardarli perché senza
questa azione, sull’oggetto, non è possibile l’astrazione. L’azione motoria sull’ambiente e sulle
oggetti consente di vivere concretamente quanto successivamente potrà essere astratto solo del
pensiero. È in questo connubio che si realizzano l’agire il pensare e il pensare l’agire. È quello che
la Montessori ha definito come astrazione materializzata.
Movimento e intelligenza cinestetico-motoria
Esiste un rapporto bivalente tra l’intelligenza cinestetico-motoria e il movimento, poiché la prima
può condizionare l’efficacia del gesto, mentre il secondo può modificare il costrutto intellettivo.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
La conoscenza del bambino si fonda sulla sua azione attiva nell’ambiente: l’azione motoria che
permette la padronanza dello spazio e la manipolazione degli oggetti in esso contenuti e anche
azione mentale, intenzione verso quello spazio quello getto completata dalle esperienze sensoriali
ed emotive as essa connesse.
L’esperienza manipolatoria, sviluppata attraverso l’azione concreta sugli oggetti, apri il bambino
all’uso dell’intelligenza senso-motoria come comportamento che garantisce l’acquisizione di
conoscenze altrimenti inaccessibili le quali, successivamente, verranno incorporate nell’astrazione.
L’intelligenza senso-motoria e alla base di tutte le successive forme di intelligenza e la fascia di età
0-3 anni è il periodo della sua massima espressione.
La manipolazione è quindi la testimonianza dell’agire intelligenza del bambino, sollecitato
dall’intenzionalità di conoscere. Per soddisfare il suo bisogno esplorativo, il bambino mette in atto
comportamenti intelligenti basati sulla coordinazione delle abilità grosso motorie, utilizzate per
spostarsi nello spazio e per portare la mano a raggiungere e ad afferrare gli oggetti, e delle abilità
fino motorie, che realizzano concretamente la manipolazione. In tale agire la manipolazione è un
comportamento fondamentale non solo per lo sviluppo delle aree motorie della corteccia cerebrale,
ma anche per l’attivazione delle aree associative che rendono significativo ogni singolo movimento.
La completa conoscenza visiva di un oggetto non può venire se prima non si realizza la sua
conoscenza senso-motoria: la vista innesca e stimolazione verso l’oggetto non conosciuto, la mano
esplora e lo conosce e così riduzioni si integrano in un’astrazione che consente alla vista,
osservando l’oggetto, di anticipare le sensazioni che esso produce.
Tutta l’attività di esplorazione senso-motoria, inoltre, si collega lo sviluppo della capacità
linguistiche infantile a traversi termini comprensibili con quel bambino descrivere oggetti o le
azioni che compie. Contestualmente mette in relazione, per imitazione, i termini corretti usati
dall’adulto e inizia ad ampliare il proprio vocabolario. Ne deriva che ad un’ampia manipolazione
consegue un ampio vocabolario e viceversa: l’agire senso-motorio del bambino anticipa la parola e
rappresenta la manifestazione intenzionale della sua intelligenza.
Un ultimo aspetto che collega l’intelligenza senso-motoria alla manipolazione e la creatività, una
delle espressioni più elevate dell’agire umano. Il collegamento tra esplorazione manuale e creatività
si realizza grazie agli elementi che la sostengono, come lo stupore e la meraviglia verso l’ambiente.
Proprio questi due elementi sorreggono il desiderio di conoscenza del bambino e lo spingono a
dedicare a questa attività parte del suo tempo attraverso il gioco solitario.
3.9 Considerazioni conclusive (114)

Abilità grosso motorie Abilità fini motorie


3 mesi Solleva il capo e la parte superiore del torace Osserva le mani dalla posizione supina, gioca a
appoggiate sulla avambraccio in posizione prona prendere e chiudendole, allunga le braccia per
tentare di afferrare

6 mesi Solleva il capo anche in posizione supina Osserva quanto si muove intorno a lui, USA,
allunga entrambe le braccia contemporaneamente
per afferrare un oggetto e utilizza la prensione
palmare. Lascia cadere gli oggetti, passa lo getto di
mano in mano

5-9 mesi Sta seduto da solo, è in grado di chinarsi in Percepisce la profondità e la posizione relativa
avanti per raccogliere un oggetto senza perdere degli oggetti nello spazio. Di fronte agli oggetti
l’equilibrio. Rotola, striscia e va a carponi. Può nuovi tende ad osservarli con attenzione. Afferrò

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
sollevarsi in posizione eretta aggrappandosi ad oggetti movimento. Afferra tra indice e pollice
un sostegno per alcuni istanti, ma non è in grado (prensione a pinzetta)
di rimetterti seduto per cui cade all’indietro
12 mesi Sto seduto e passa dalla posizione supina a Prensione a pinzetta ben sviluppata, lascia cadere
(1 anno) quella seduta. Si spostano strisciando, intenzionalmente gli oggetti. Può mostrare
gattonando, si alza in stazione eretta e si risiede preferenze nell’uso delle mani
aggrappandosi, si muove lateralmente tenendosi
ad un appoggio, cammina se tenuto per mano

15 mesi Cammina con passi irregolari, tenendo i piedi Chiede gli oggetti al di fuori della sua portata
molto distanti tra loro e le braccia flesse per indicandoli con il dito, toglie e mette oggetti da un
tenere l’equilibrio. Si rimette in piedi da solo contenitore e manipola dei cubi. Afferra una matita
quando cade, si inginocchia senza aiuto e si con la prensione palmare e scarabocchio sul foglio
arrampica sulle scale

18 mesi Cammina bene, si ferma senza problemi e non Scarabocchia e costruisce torri di tre cubi, raccoglie
usare braccia per tenersi in equilibrio. Corre con piccoli oggetti e mette e toglie piccoli oggetti dei
prudenza. Si arrampica sulle sedie, si accovaccia contenitori, gira le pagine di un libro
per raccogliere un oggetto senza appoggiare le
mani sul pavimento

24 mesi Corre sicuro evitando gli ostacoli. Si accovaccia Buone abilità manipolatoria, fa picco di puzzle,
(2 anni) e si alza senza aiutarsi con le mani. Sale e tiene la matita verso la punta e scarabocchio
scende le scale da solo appoggiandosi al
corrimano o alla parete. Si arrampica sui mobili.
30 mesi Corre con scioltezza, sale e scende le scale Costruisce torri usando la mano preferita e incastra
senza problemi, si arrampica sulle attrezzature, puzzle. Tiene la matita comprensione a tripode
calcia una palla di grosse dimensioni (pollice, indice e medio)

34 mesi Sale e scende le scale portando oggetti, trascina Costruisce torri di 9 o 10 cubi, disegna una persona
giocattoli di grosse dimensioni, si arrampica con la testa, usa le forbici
agevolmente sul attrezzature di gioco

CAPITOLO 4: (134/147)
Autonomia
L’autonomia si rafforza con l’autostima, cioè con la consapevolezza delle proprie capacità in
riferimento alla scelta di comportamenti adeguati per il raggiungimento di uno scopo. Questo non
è sufficiente perché, nel gioco libero, il bambino sperimenta l’assunzione di responsabilità rispetto
alle conseguenze delle sue scelte, perché il giocare liberamente e puramente soggettivo, proprio,
intimo.
Lo sviluppo del senso di autonomia
L’autonomia:
- Si attua in una relazione continua con gli altri bambini e gli adulti
- È assume la responsabilità rispetto ai comportamenti
- È percepire la fiducia dell’adulto
- È fare da soli chiedendo aiuto solo se necessario
- Si fonda sui concetti di autodeterminazione e autocontrollo
- Non può svilupparsi attraverso imposizioni di attività e comportamenti
- Sì educa attraverso la libera esplorazione e la soluzione di problemi
- Si esprime nella creatività, anche divergente, nel rispetto delle regole e degli altri

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
4.6 Giocare al nido
Tra le attività preferite dai bambini al nido compaiono il manipolare, lo scivolare, l’arrampicarsi e,
appena sono in grado, il correre. I bambini amano manipolare e per farlo si muovono costantemente
nell’ambiente alla ricerca di stimoli o per raggiungere gli oggetti.
In tali azioni e si mettono in gioco e le abilità grosso motorie, al fine di spostarsi e raggiungere
luoghi e oggetti, per poi, una volta entrati in loro possesso, agire con le abilità fino motorie legate
all’uso della mano.
In generale possiamo affermare che nella fascia di età 0-3 anni le attività ludiche si sviluppano
fondamentalmente attraverso il gioco senso-motorio, il gioco presimbolico e le prime forme di
gioco simbolico
4.6.1 Il gioco senso-motorio e le sue varie manifestazioni
Il gioco senso-motorio soddisfa il naturale bisogno di movimento del bambino attraverso attività
piacevoli ed emotivamente pregnanti, che sostengono il concetto di essere il proprio corpo al mondo
in continua relazione con l’ambiente.
Potremmo dire che le attività senso-motoria garantiscono il passaggio dai movimenti riflessi,
presenti alla nascita, alle azioni basate su abilità motorie sempre più articolate e complesse.
Il bambino, spinto a muovere il proprio corpo e tutti suoi segmenti, tenderà a riprodurre i movimenti
che hanno prodotto piacere e li ambierà gradualmente. Questo meccanismo naturale di azione
motoria favorisce lo sviluppo del sistema nervoso e stimolando la proliferazione Dei collegamenti
tra i neuroni e delle connessioni tra le varie aree cerebrali. È la prima intenzionalità motorie del
bambino, quindi, tende a riprodurre le sensazioni propriocettive legate al piacere che il movimento
produce. La ripetizione delle esperienze piacevoli fa sì che il bambino interiorizzi i movimenti a
esse collegati in quelle che sono definite le reazioni circolari primarie, cioè riferite al proprio corpo
e non all’ambiente esterno.
Il gioco senso-motorio si manifesta attraverso diverse attività:
- Esplorazione del proprio corpo: il gioco si realizza soprattutto attraverso l’uso delle mani
che toccano, afferrano, stringono, graffiano le altre parti del corpo in una continua
esperienza di sé tendente a comprendersi ed a delimitarsi. Le dita delle mani, poi, divengono
strumenti elettivi per la scoperta delle cavità orale, delle narici, dei condotti uditivi e anche
dell’ombelico e le mani, dell’oro continua manipolare, scoprono di piedi, che vengono
afferrate portati alla bocca, sulla testa e sul tronco. E non me ne importanti sono i movimenti
più passivi che, da decubito supino, portano il bambino alla scoperta del decubito laterale in
relazione ai movimenti della testa che ruota per esplorare visivamente lo spazio.
Successivamente il bambino trasferisce il gioco senso-motorio all’ambiente esterno
attraverso la fase di esplorazione di quanto lo circonda.
- L’esplorazione dell’ambiente circostante: con il progredire degli spostamenti autonomi e
l’acquisizione di posture che facilitano l’uso della mano, il bambino trasferisce il suo
desiderio di esplorazione all’ambiente che lo circonda a. La attività verso l’oggetto esterno
assorbe anche valenza simbolica affettiva ed emotiva come, ad esempio, nel caso
dell’oggetto transizionale. È attraverso l’azione della mano, sia palmare sia digitale, che il
bambino inizia a memorizzare le caratteristiche degli oggetti attraverso l’effetto senso-

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
motorio che producono. In particolare la manipolazione digitale porta il bambino ad infilare
le dita nelle cavità degli oggetti o dell’ambiente scoprendo un interno ed uno esterno,
stimolata dal desiderio di occupare tutti gli spazi osservati, anche quelli nascosti e di cui si
intravede solo l’orifizio di accesso. La ripetizione delle azioni manipolatorie si realizza
attraverso le reazioni circolari secondarie e terziarie, Grazie alle quali il bambino scopre
l’oggetto, ripete la gestualità con delle variazioni, inventa nuove gestualità per poi
abbandonarle alla ricerca di nuovi oggetti da manipolare.
Sebbene la mano resti lo strumento principale nelle attività senso-motorie sull’ambiente, il
bambino usa anche altre parti del corpo, come i piedi per calciare, calpestare o spostare gli
oggetti con cui entra in relazione.
Il bambino, spinto dalla curiosità e dal desiderio di conoscere, non resto mai a lungo su una
determinata situazione e sposta la sua attenzione alla ricerca di altri oggetti o situazioni
percepite nell’ambiente
Le reazioni circolari e la ripetizione delle condotte motorie

Reazioni circolari Reazioni circolari Reazioni circolari terziarie


primarie (0-4 mesi) secondarie (4-10 mesi) (12-18 mesi)
Riferite al corpo proprio Riferite all’ambiente Riferite all’ambiente
Stimolate da gesti Stimolate dagli oggetti Stimolate dalla sperimentazione
piacevoli attiva
Ripetizione intesa a Ripetizione intesa a Ripetizione intesa a scoprire
riprodurre il gesto riprodurre l’effetto mezzi ed effetti nuovi
piacevole dell’azione
Gesti scoperti per caso Producono una prima Producono nuove modalità per
differenziazione dei mezzi ottenere gli effetti attesi
dai fini
Generano schemi che il Ricercano nuovi effetti Stimolano la soluzione di
bambino può riprodurre prodotti dall’azione problemi attraverso prove ed
errori

- I giochi di ilinx o giochi di vertigine: includono diverse abilità come correre velocemente,
corre lungo un pendio, saltare in basso, cadere, scivolare… Sono attività che il bambino
inizia a svolgere non appena è in grado di controllare la deambulazione sicura e la corsa e,
nella maggior parte delle situazioni, mettono alla prova il controllo e la perdita
dell’equilibrio, ovvero gli effetti che le forze fisiche esercitano sul corpo in movimento:
 Forza d’inerzia (correre velocemente/arrestarsi/ripartire)
 Forza centrifuga (correre su traiettorie circolari o semicircolari)
 Forza centripeta (girare velocemente su se stessi o rotolare)
 Forza di gravità (saltare in basso o scivolare lungo uno scivolo)
Queste esperienze sono fondamentali per garantire uno sviluppo psicomotorio completo ed
efficace, che consenta la maturazione di una adeguata destrezza e maestria motoria basata
sull’abilità naturali
- Correre velocemente: nel momento in cui il bambino inizia controllare la deambulazione
tende ad abbozzare la corsa. In questa azione, spersonalizzata andando incontro all’adulto, il
bambino comincia a sperimentare il limite tra il controllo e la perdita del controllo. Non è
raro vedere un bambino che accelera verso l’adulto e poi ride allargando le braccia perché si

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
rende conto che non controlla più l’equilibrio e può cadere oppure essere preso dal genitore.
Ride perché la perso il controllo è un’esperienza intensa che produce piacere
- Cadere: la caduta e l’hanno operata dai bambini tra gli schemi d’azione con i termini
“inciampare“ e “cadere“. Giocare il cadere è un’attività importante per il bambino perché gli
consente di maturare consapevolezza nel controllo dell’equilibrio, perdendolo e
ripristinandolo. In questo modo egli acquista fiducia nel suo agire perché sicuro di poter
cadere e di potersi rialzare in forma autonoma. Perdere l’equilibrio allora non rappresenta
più un problema ho un ansia, ma diviene un’esperienza controllabile e, quindi, replicabile
- Il salto in basso: a partire dal saltello (caratterizzato da una breve fase aerea) il bambino
scopre il piacere e l’emozione dell’equilibrio in volo. I bambini già 2 anni si mostrano in
grado di saltare in basso da soli da altezze liberamente scelte. Il salto in basso, come tutte le
altre attività considerate “rischiose” rappresenta un’esperienza importante, motivante e
piacevole, un mettersi in gioco per capire comprendersi
- Girare su se stessi e rotolare: sono altre due attività che esprimono il gioco senso-motorio.
Anche questi provocano l’emozione della perde il controllo sull’equilibrio che è
estremamente motivante e permette al bambino di comprendere il funzionamento dei
recettori labirintici. Il rotolamento, rispetto alla piroetta (eseguita in posizione eretta)
estremamente sicuro perché avviene con tutto il corpo a terra e non vi può essere una caduta
al suolo come accade invece nel votare in piedi. La perdita il ripristino dell’equilibrio
sollecita una sorta di autonomia decisionale che porta il senso di indipendenza
nell’accettazione delle conseguenze legate al gioco scelto e alla modalità di realizzarlo
- Arrampicare: è un’attività che i bambini sono in grado di realizzare pienamente ancora
prima di controllare la deambulazione. La rompicazzo movimento naturale che deriva dal
gattonare, come azione tendente a risolvere i problemi. Spesso i bambini per raggiungere un
oggetto posto troppo in alto sono in grado di spostare arredi per accostarli ad altri e
arrampicarcisi per raggiungere e afferrare quanto aveva attirato la loro attenzione. In breve
tempo sono capaci trasferire questa abilità a situazioni diverse come, ad esempio, risalire al
contrario scivolo. Nessuno insegnamento è necessario affinché il bambino apprende ad
arrampicarsi, tanto è vero che gli adulti difficilmente lo insegnano, anzi, in generale lo
vietano perché considerato pericoloso. Arrampicarsi, invece, è un’attività che impegna il
bambino e lo soddisfa pienamente in quanto riferita alla conquista dello spazio verticale.
In breve tempo sono capaci trasferire questa abilità a situazioni diverse come, ad esempio,
risalire al contrario scivolo. Nessuno insegnamento è necessario affinché il bambino
apprende ad arrampicarsi, tanto è vero che gli adulti difficilmente lo insegnano, anzi, in
generale lo vietano perché considerato pericoloso. Arrampicarsi, invece, è un’attività che
impegna il bambino e lo soddisfa pienamente in quanto riferita alla conquista dello spazio
verticale
4.6.2 Il gioco presimbolico
Rappresenta l’attività ludica di passaggio tra il gioco senso-motorio e quello simbolico vere proprio.
Si realizza attraverso l’uso appropriato degli oggetti al di fuori del loro contesto originario, tramite
le reazioni circolari secondarie, e attraverso il gioco di paura (l’essere in corso al lupo o dall’orco,
essere divorati…). Aucouturier colloca i giochi di rassicurazione profonda tra quelli di piacere
senso-motorio, sottolineando come loro caratteristica preponderante la componente oculo-manuale.
Il gioco di rassicurazione rappresenta una cornice ludica che agevola il bambino a mediare diverse
istanze del processo maturativo grazie ad attività tonico-emotive basato su azioni simboliche che
richiamano la presenza/assenza, l’esserci/non esserci, l’avere/non avere:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Riempire barra svuotare, costruire bar a distruggere: sono giochi collegati alla metafora
della presenza barra assenza
- Avvolgersi dei teli, nascondersi ed essere trovati: sono giochi sostenuto il desiderio di
essere protetti e al sicuro, oppure cercati e trovati
- Scappare ed essere presi, essere aggrediti bar aggredire: giocare essere inseguiti (il lupo) e
rischiare di essere divorati (per finta) fino all’identificazione con l’inseguitore, nel momento
in cui bambino accetta di invertire ruoli e di divenire lui lupo; questo comportamento
sottende la conquista della fiducia in se stesso
- La casa: costruzione di rifugio, capanne e case rispecchia la metafora del corpo proprio, un
ambiente conosciuto, protettivo, che richiama anche la casa della propria famiglia. Questi
giochi sono importanti nei primi anni di vita, per aiutare il bambino a sopportare, fino a
controllarlo, il periodo di stacco materno attraverso attività senso-motorie che provocano
esperienze emotive positive.
4.6.3 Il gioco simbolico
Il gioco simbolico bere proprio a inizio al termine del nido d’infanzia, intorno ai tre anni, evolvendo
dal gioco presimbolico. Il simbolo, riconosciuto nell’oggetto, rende possibile mediare importanti
Stati emozionali riducendo le ansie, le paure e ristabilendo un accettabile equilibrio affettivo interno
ed esterno. Tale dispositivo si realizza attraverso la sostituzione del significato o oggetto reale (ciò
che al momento non c’è) con un suo significante o oggetto sostitutivo (simbolo che lo sostituisce).
CAPITOLO 5: ESPERIENZE DIDATTICHE NELL’AMBITO DEL CORPO E
MOVIMENTO (153/178)
5.2 La zona di sviluppo prossimale (153)
La zona di sviluppo prossimale e teorizzata da Vygotskij ed interpretata da Winnicott come area
intermedia tra i protagonisti del processo educativo, intesa come lo spazio psicofisico in cui
bambina sollecitato a sviluppare le proprie potenzialità assistito da un adulto o da un pari più
evoluto. Accompagnare il bambino nella sua zona di sviluppo prossimale significa aiutarlo a
spostarsi dall’area effettiva di sviluppo, per la quale ho già maturato competenze adeguate, all’area
potenziale di sviluppo, dove può prendere più competenze se opportunamente assistito dall’adulto.
Questa zona si può pensare caratterizzata dai seguenti elementi:
- La libertà di espressione e di autoregolazione
- Il setting didattico
- L’ambiente
- Il tempo
- Il confine della regola
- Lo sfondo integratore
- L’adulto facilitatore-animatore
5.3 – 5.8 (155/166) – Scanner
Delimitare la zona di sviluppo prossimale

La libertà espressiva e - Massima libertà d’azione all’interno di regole date


l’autoregolazione - Sollecitazione della produzione creativa-divergente
- Strutturazione o destrutturazione degli apprendimenti
- Enfasi sulla qualità della situazione a forte impronta emotiva

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Valorizzazione di tutte le esperienze, anche quello impreviste,
considerate negative o di conflitto

Il setting didattico - Palcoscenico adozione in cui poter agire nel rispetto dei propri
bisogni e di quelli altrui
- Predisposizione tendente a favorire le attività del bambino, anche
quelle spesso vietate
- Facilitazione nell’uso dei sensi come sostegno allo sviluppo
dell’intelligenza corporeo-cinestesica o senso-motoria
- Sostegno alla ricerca dei propri limiti personali per una corretta
autostima e senso di sé rispetto quanto si può o non si può fare

L’ambiente - Ambiente interno ambiente esterno


- Spazi strutturati, semi strutturati, destrutturati
- Spazi articolati, come laboratori o atelier, predisposti per particolari
attività o azioni
- Spazi relazionali per diversi tipi di attività come gioco solitario, gioco
parallelo, gioco cooperativo
- Spazi per le diverse tipologie di giochi come senso-motorio,
manipolativi, creativo-artistico, presimbolico

Il tempo - Rispettoso dei ritmi lenti del bambino (slow education)


- Tempo non scandito dalle attese degli adulti, ma dal vissuto dei
bambini
- Tempo di gioco (che cosa voglio fare), che caratterizza le esperienze
vissute, tipico del bambino
- Tempo di lavoro (che cosa devo fare), caratterizza le esperienze
svolte, tipico dell’adulto

Il confine della regola - Che cosa si può fare da soli


- Che cosa non si può fare da soli
- Che cosa si può fare con l’assistenza dell’educatrice
- Regolamentazione delle esperienze per valorizzare e non vietarle o
inibirle
Lo sfondo integratore - Predisposizione di uno scenario fantastico-narrativo che immerge i
bambini in una storia, un evento o li collega ad un personaggio, e che
integra il loro agire con elementi o attori della situazione immaginata
o richiamata

5.9 L’adulto facilitatore-animatore (167)


I ruoli educatore deve ricondursi a quello del facilitatore-animatore, cioè colui che offre opportunità
ed esperienze educative orientate verso i bisogni dei bambini, facilitanti la loro libera e naturale
espressione.
L’azione facilitatrice dell’adulto si realizza nella predisposizione del setting didattico, in relazione
all’organizzazione degli spazi e dei materiali secondo alcuni approcci fondamentali:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
- Proposta libera: lasciare completamente liberi i bambini di agire come meglio credono, nel
rispetto delle norme comportamentali date
- Proposta semistrutturata o orientata: orientare l’attività dei bambini secondo due criteri:
 Predisposizione della situazione educativa: un ambiente privo di piccoli oggetti e
predispone verso attività dinamiche legate alle abilità grosso motorie, in caso
contrario la motricità sollecitata sarebbe più statica e manipolativa
 Mettersi momentaneamente in gioco, ovvero animare la situazione educativa
- Proposta strutturata: strutturare le attività qualora queste siano di particolare impegno
motorio o emotivo. In questi casi la guida dell’educatore può essere indispensabile, almeno
inizialmente, per aiutare i bambini
- Proposta casuale (l’imprevisto): spesso, inaspettatamente, l’attività prendo la piega non
programmata che coinvolge e motiva i bambini. In questi casi l’educatore deve essere pronto
a sostenere l’attività avviate casualmente o in seguito a un imprevisto, sia rispettando la
libertà interpretativa dei bambini si orientandole, quando possibile, verso obiettivi ritenuti
importanti.
L’azione di animazione si realizza quando l’adulto si mette in gioco insieme al bambino,
assecondando le sue attività o riavviandolo e quando sembrano attenuarsi, senza la pretesa di
produrre o detenere determinate prestazioni. Animare l’esperienza educativa significa sostenere il
bambino nel suo processo di sviluppo e coinvolgerlo nell’azione educativa come attore primario e
singolare. Lo stile di animazione non può seguire canoni prestabiliti perché fa riferimento alla
personalità dell’adulto, alla sua esperienza, alla sua emotività.
L’educatrice, facilitatrice-animatrice, considera ogni bambino una persona colma di potenzialità da
sviluppare in un setting educativo il più possibile libero, a volte strutturato, ma sembra aperto
l’interpretazione individuale, non orientato verso prestazioni prestabilite.
Animare l’esperienza educativa

Osservare i bambini - Cogliere le loro esigenze


- Mostrare interesse per quanto fanno producono

Giocare - Mettersi in gioco quando richiesto o far ripartire l’attività


momentaneamente - Fornire un esempio da imitare liberamente senza imposizioni o attese
personali
- Sollecitare risposte personali e divergenti

Aiutare i bambini - Affiancarle senza sostituirsi a loro


- Porli nella condizione di poter provare l’esperienza
- Incoraggiare la loro iniziativa
- Rinforzare il loro impegno piuttosto che il risultato, ovvero dare
importanza al processo del fare
Condividere le - Piacere, gioia, stupore e meraviglia, per una data esperienza, devono
emozioni essere vissuti anche dall’adulto per sintonizzare al massimo la
relazione reciproca

Facilitare la relazione - Mettersi da parte per lasciare i bambini iniziativa relazionale


- Non risolvere da autorità i conflitti, ma dare tempo ai bambini o
aiutarli a mediare le liti

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
In questo agire la relazione affettiva che l’adulto offre al bambino si deve basare sull’azione di
sostegno (scaffolding) alternata all’azione di dissolvenza (fading), una sorta di allontanamento teso
a favorire l’azione autonoma del bambino: si tratta di assistere il bambino, di riattivare la sua
partecipazione se ve ne fosse bisogno, di gratificare il suo impegno per quanto riuscito a fare.
L’educatrice non deve salvaguardare il bambino dall’insuccesso delle sue attività, anche quando
sembrano fallire agli occhi dell’adulto, ma deve offrire una partecipazione affettiva rassicurante,
pronta a riconoscere l’operato svolto e ad aprire nuove opportunità e possibilità di esplorazione.
CAPITOLO 6: IL GIOCO SENSO-MOTORIO (179/202)
L’attività senso-motoria (dai 13 ai 15 mesi circa)
Definizione:
Espressione del bisogno di relazione del bambino con l’ambiente che lo circonda e gli oggetti in
esso contenuti. Si caratterizza per l’intenso vissuto emozionale collegato alla scoperta delle
potenzialità e dei limiti del proprio agire corporeo e concorre alla formazione di un primordiale
senso di identità personale. Il piacere che ne deriva, appunto senso-motorio, si realizza nella
continua alternanza di stati in cui il corpo viene sollecitato con azioni brusche, a volte contrastanti,
di cui si può anche perdere il controllo e aumentando il gusto nel gesto in sé più che nel suo
risultato finale.
Funzioni:
- Sostituire gradualmente il dialogo tonico, che tende a manifestarsi per tempi più brevi o in
momenti regressivi, aumentando il tempo dedicato all’esplorazione e alla conoscenza di se
stesso e dell’ambiente
- Soddisfare il naturale bisogno di relazione del bambino con l’ambiente e matura la conoscenza
di sé e di quanto lo circonda
- Sollecitare la ricerca e la ripetizione delle esperienze piacevoli, rispetto a quelle spiacevoli,
prima assunzione di responsabilità associata alle conseguenze dei compiti realizzati
- Garantire il passaggio dei movimenti riflessi, presenti alla nascita alle azioni intenzionali
basati su abilità motorie sempre più articolate e complesse. La ripetizione delle attività
consente al bambino di consolidare le azioni e i gesti divenendone sempre più consapevole e
padrone
- Sostenere il piacere di provare emozioni agendo con il proprio corpo anche in azioni al limite
delle proprie possibilità (zona di sviluppo prossimale)
CAPITOLO 7: (207/222)
7.2 Il gioco di manipolazione
Gli oggetti sono tanto più interessanti, per il bambino, quanto più consentono di variare l’azione
manipolatoria su di essi. A tale scopo devono essere semplici e non tecnici, naturali e non artificiali,
in modo da stimolare la fantasia e la creatività senza normalizzare i comportamenti motori su azioni
specifiche standardizzate. Più gli oggetti sono semplici e aspecifici e più è facile la loro
trasformazione e il loro adattamento a diversi tipi di gioco o di attività. L’oggetto deve sollecitare il
desiderio di agire su di esso, deve essere preso, manipolato, conosciuto e poi usato nel gioco
inseguendo la libera interpretazione del bambino. I materiali dovrebbero essere in numero
sufficiente per soddisfare tutti bambini, ma il numero insufficiente per la tipologia in modo da

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)
stimolare processi di attesa ho the turnazione del loro utilizzo e favorire così il processo di
autocontrollo e di autodeterminazione del rispetto degli altri bambini e nella gestione delle proprie
emozioni. I bambini dovrebbero essere trattati come piccoli scienziati, liberi di sperimentare e
sperimentarsi nel contatto attivo con quanto viene messa disposizione della loro azione
sull’ambiente e dell’ambiente. L’azione libera consente al bambino di modificare continuamente
suo modo di lavorare con gli oggetti e sugli oggetti, una trasformazione continua stimolata dalla
fantasia e dal desiderio di ritirare forme diverse di apprendimento rispetto a quelle già sperimentate.
La manipolazione è una peculiare manifestazione del controllo coordinativo umano in riferimento al
segmento più raffinato dell’organismo: la mano. L’uso della mano, oltre che nella sensibilità tattile,
si manifesta in una serie di movimenti delicati e fluidi in cui assume una particolare importanza il
dosaggio della quantità con cui eseguire i gesti, soprattutto con piccoli oggetti che impegnano anche
la capacità di attenzione e di concentrazione. In genere, quando il bambino impegnato nella
manualità fine tende a frenare la dinamicità del suo agire, si mostra più statico a causa dell’impegno
mentale e coordinativo imposta il controllo fine della mano e delle dita. Possiamo affermare che è
più raffinato livello della manipolazione richiesta e più si deve ricorrere a situazioni statiche,
cognitive, in cui la senso-motricità manuale-digitale e la percezione oculo-manuale la fanno da
padrone impegnando completamente il bambino.
7.3 Giochi di manualità fine
Le attività nei diversi laboratori di produzione artistica organizzati per i bambini rappresentano un
laboratorio per lo sviluppo dell’abilità fino motorie inerenti il controllo della mano e della
coordinazione oculo-manuale. L’atelier è il laboratorio dei vari linguaggi e dell’estetica nei processi
di conoscenza e di apprendimento, cioè un ambiente che coinvolge e stimola tutta la sensorialità del
bambino. L’educazione motoria dei bambini piccoli non è definita da momenti particolari o speciali
relegati alla sala di psicomotricità. L’azione motoria caratterizza ogni singolo momento della
giornata al nido e ogni momento richiamo una determinata azione, specifica e diversa. L’atelier è
una palestra psicomotoria per l’educazione della motricità fino motoria, manuale, e come tale deve
essere organizzato consapevolmente dall’educatore per stimolare aspetti coordinative molto
raffinati.
L’attività motoria relativa alla relazione con gli oggetti è molto varia e adesso può privilegiare le
abilità grosso motorie e quelle fino motorie, oppure, integrarle insieme in una serie di giochi dove le
prime diventano funzionali alle altre. L’animazione, da parte dell’educatrice, sta proprio nel saper
alimentare la naturale curiosità, fantasia, meraviglia dei bambini affinché possano dare voce alla
creatività che li caratterizza.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: giw1 (giorgio.garotta98@gmail.com)