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Significato di vita consacrata (Studio comparativo tra il Vaticano II e il CIC '83)

Author(s): J. F. Castaño
Source: Angelicum , 1995, Vol. 72, No. 2 (1995), pp. 243-279
Published by: Pontificia Studiorum Universitas a Sancto Thomas Aquinate in Urbe

Stable URL: https://www.jstor.org/stable/44617500

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Significato di vita consacrata (1)
(Studio comparativo tra il Vaticano II e il CIC *83)

Il CIC '83 accoglie la dottrina conciliare sul concetto di


vita consacrata ? Anzi, il Concilio Vaticano II adoperò questa
terminologia, o piuttosto ci troviamo davanti ad una espressio-
ne postconciliare ? Ecco la questione che vogliamo affrontare
nel nostro studio. Come ovvio, più che dal « giurista », il saggio
è stato redatto dal « teologo ». Crediamo infatti che il diritto
della Chiesa, specialmente in materia così teologica com'è la
vita consacrata, non può essere capito senza l'appoggio della
teologia sacramentale e della ecclesiologia. La nostra afferma-
zione è valida per l'intero diritto della Chiesa, ma, a nostro
avviso, è ancora più cogente allorché si tratta del diritto speci-
fico della vita consacrata. Di fatto la vita consacrata - come
vedremo più avanti - si colloca nella « sfera » eminentem
pneumatica della Chiesa; e ciò comporta una visione ancor

0) Il Prof. Castaño ha scritto su questo argomento i seguenti saggi:


De Institutis saecularibus iuxta Concilii Vaticanum II (Romae 1966);
Naturaleza de los Institutos seculares a la luz del Vaticano II, in Revista
Española de Derecho Canònico 21 (1966) 217-239; Gli Istituti secolari nel
nuovo Codice della Chiesa, in Angelicum 45 (1968) 44-67; De elementis
quae iuxta doctrinam Concilii Vaticani II statum religiosum constituant ,
in « Acta Conventus Internationalis Canonistarum », 20-25 maii 1968
(Romae 1970) 426-455; De consecratione in saeculo tamquam nota mem-
brorum Institutorum saecularium specifica, in Angelicum 49 (1972) 416-
451; De Institutorum saecularium natura (Romae 1972); Il carisma della
secolarità consacrata, in Angelicum 53 (1976) 319-361; Lo « status conse -
cratorum » nell'attuale legislazione della Chiesa, in Angelicum 60 (1983)
190-223; Il contesto ecclesiale della vita consacrata, in AA.VV., Il nuovo
diritto dei religiosi (Roma 1984) 41-60; « Condicio laicalis » e « status
consecratorum » nel nuovo Codice, in Angelicum 65 (1988) 325-339; Ri-
flessioni sulla terminologia della vita consacrata. Un « concetto » da
chiarire, in Vita Consacrata 30 (1994) 535-543.

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244 J. F. Castaño, O.P.

più teologica degli altri « istituti » dell'o


Dividiamo la nostra trattazione nelle d
rispondono a tale storia: studio dello s
status consecratorum o vita consacrata .

Status perfectionis

1. Prima del Concilio Vaticano II:

La tradizione teologica e giuridica, specialmente do


sistematizzazione fatta da San Tommaso, identifica lo status
religiosus con lo status perfectionis. Innanzitutto, status , cioè un
« modo di vita stabile » che, nel diritto, « colloca » alcune persone
in una determinata « categoria tipologica », la quale appunto si

(2) Trattandosi di uno studio comparativo tra la dottrina conciliare


e quella codicíale, ci sembra che dobbiamo cominciare proponendo i
testi dei canoni più attinenti al nostro caso. Sono: can. 573: § 1. «La
vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici è una
forma stabile di vita con la quale i fedeli, seguendo Cristo più da vicino
per l'azione dello Spirito Santo, si danno totalmente a Dio amato sopra
ogni cosa. In tal modo, dedicandosi con nuovo e speciale titolo al suo
onore, alla edificazione della Chiesa e alla salvezza del mondo, sono
in grado di tendere alla perfezione della carità nel servizio del Regno
di Dio e, divenuti nella Chiesa segno luminoso, preannunziamo la gloria
celeste. - § 2. Negli istituti di vita consacrata, eretti canonicamente dalla
competente autorità della Chiesa, una tale forma di vita viene libera-
mente assunta dai fedeli che mediante i voti, o altri vincoli sacri a se-
conda delle leggi proprie degli istituti, professano di volere osservare
i consigli evangelici di castità, di povertà e di obbedienza e per mezzo
della carità, alla quale i consigli stessi conducono, si congiungono in
modo speciale alla Chiesa e al suo mistero ». - can. 574: « § 1. Lo stato
di coloro che professano i consigli evangelici in tali istituti appartiene
alla vita e alla santità della Chiesa e deve perciò nella Chiesa essere
sostenuto e promosso da tutti. - § 2. A questo stato alcuni fedeli sono
da Dio chiamati con speciale vocazione, per usufruire di un dono pecu-
liare nella vita della Chiesa e, secondo il fine e lo spirito del proprio
istituto, giovare alla sua missione di salvezza».
Questi due canoni servono di fondamento ai canoni disciplinari che
seguono, giacché il loro contenuto è di natura squisitamente teologica.
Come vedremo più avanti, il legislatore ha voluto raccogliere in questi
canoni la dottrina del Concilio Vaticano II sull'argomento. Credo che
si possa domandare se l'intento è stato raggiunto.

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Significato di vita consacrata 245

chiama status iuridicus , e che consiste in un « ins


doveri » molto concreti. Nella Chiesa esistono tre
a dire, che si escludono mutuamente. Sono: lo stato clericale,
lo stato laicale e lo stato che attualmente viene chiamato status
consecratorum (*) . Però lo stato in questione è accompagnato
dall'aggettivo perfectionis . Si dice che una cosa è perfetta quan-
do non le manca niente, quando ha tutti gli elementi che la
costituiscono. Altrimenti la cosa non può essere qualificata
perfetta. Nell'ordine soprannaturale la perfectio si riferisce alla
perfezione della carità, alla santità. Lo status perfectionis dun-
que dice una relazione diretta alla santità come status , come
qualcosa vissuta stabilmente. Da notare però che nella tradizione
teologica e giuridica si trattava della perfezione che ancora non
è stata raggiunta (perfectio acquirenda), non di quella già in
possesso (perfectio acquisita ), che, secondo la teologia dell'epo-
ca, era propria dello stato episcopale. Per questo San Tomma-
so, con la esattezza che lo caratterizza, dice: « Colui che entra

(3) La Cost. Lumen gentium adopera l'espressione status laicalis


nei nn. 11, 30 e 31, e status religiosus nei nn. 11, 13, 31 (due volte), 39, 43,
44, 45. Invece, anche se sembra strano, nella Costtiuzione non appare
mai il termine status clericalis. Per quanto riguarda il Codice del 1983,
notiamo che ha accolto la distribuzione tripartita dei fedeli nelle tre
categorie tipologiche, non solo per quanto concerne la loro natura , ma
anche per quanto riguarda la qualifica status. Il c. 216 parla dello status
in generale, includendo i tre stati puri. Nel c. 535 §§ 2-3 viene ricordato
lo status canonicus dei fedeli; ebbene anche in questo canone sono
considerati, benché indirettamente, lo status clericalis , lo status laicalis
e lo status consecratorum . Contrariamente a quanto abbiamo visto nella
Cost. Lumen gentium , il Codice '83 è prodigo di canoni dove viene
espressamente usata la formula status clericalis (cc. 194 § 1, Io; 278 § 1
e § 3; 285 § 2; 289 §§ 1-2; 290-293; 1317; 1336 § 1, 5°; 1350 §§ 1-2; 1364 § 2;
1367; 1370 § 1; 1395 §§ 1-2; 1425 § 1, 2°; 1712, e la Rubrica del Cap. IV,
Tit. III, Parte I, Lib. II. Per lo status consecratorum in concreto si ve-
dano i canoni seguenti: 207 § 2; 274 §§ 1-2; 598 § 2 e 604 § 2. A quanto
mi risulta, nel nuovo Codice, nonostante si parli sovente della categoria
teologica laicalis non si trova espressamente la espressione status laicalis
(per contro il Codice '17 usava spesso la espressione status laicalis. Si
vedano, ad esempio ,i cc. +211 §§ 1-2; +212, §§ 1-2; +213; 214 § 2; +648
§ 2, e la Rubrica del Tit. VI della Parte I del Lib. II).
Per la questione dei tre stati si veda: J. F. Castaño, Lo « status con-
secratorum » nell'attuale legislazione della Chiesa, in Angelicum 60
(1983) 190-223; « Condicio laicalis » e « status consecratorum » nel nuovo
Codice, in Angelicum 65 (1988) 325-339.

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in religione non fa professione di ess


applicarsi per diventarlo» { Summa T
E' per questo che la tradizione teolog
giosa come scuola, apprendistato, tiro
stiana o santità. Secondo questa tradizione la vita religiosa
consiste nel tendere alla santità. Con ciò si vuole significare
una delle note caratteristiche di questa vita: il suo dinamismo,
la tensione verso la perfezione della carità. Lo stato di perfe-
zione però non si ferma alla santificazione personale del reli-
gioso, ma comporta altresì un servizio ecclesiale. Alla domanda
« se è necessario che esistano nella Chiesa diversi uffici o sta-
ti », San Tommaso risponde sì. E la prima ragione della sua
affermazione è: « per la perfezione della stessa Chiesa » (II-II,
183 2). La Cost. Lumen gentium al n. 44 raccoglie questo servi-
zio ecclesiale, allorché afferma: « Siccome i consigli evangelici,
per mezzo della carità alla quale conducono, congiungono in
modo speciale i loro seguaci alla Chiesa e al suo mistero, la
loro vita spirituale deve pure essere consacrata al bene di tutta
la Chiesa. Da qui ne deriva il dovere di lavorare, secondo le
forze e il genere della propria vocazione, sia con la preghiera,
sia anche con l'opera attiva, a radicare e consolidare negli animi
il Regno di Cristo e a dilatarlo in ogni parte della terra ». Perciò
la vita religiosa, sempre secondo la Lumen gentium, è segno,
manifesta, testimonia, dimostra, preannunzia a tutta la Chiesa
la trascendenza di Dio « e la infinita potenza dello Spirito San-
to, mirabilmente operante nella Chiesa ».
Il Codice ha accolto nei cc. 573-574 l'idea di servizio ecclesiale,
come caratteristica della vita religiosa, esplicitandola ancora di
più, nei cc. 673-676. Ci troviamo dunque davanti a tre « realtà »:
1*) stato, 2") santificazione personale e 3a) servizio della Chiesa. In
primo luogo, la vita religiosa è uno status. « un modo stabile di vi-

(4) A questo proposito San Tommaso cita nella Summa Theologiae,


II-II, 186, 1, il seguente testo di Origene: « Colui che ha scambiato la
ricchezza con la povertà per divenire perfetto, non lo diventa nello
stesso istante in cui distribuisce i suoi beni ai poveri, ma a partire da
questo momento la contemplazione di Dio comincia a incamminarlo
verso tutte le virtù» (Origenis, In Mt., trat. 15: MG 13, 1301).

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Significato di vita consacrata 247

vere la vita cristiana », che consiste nella professi


evangelici per mezzo dei voti pubblici. Nonostan
stato , è uno stato del tutto particolare giacché, co
to testé, non si ferma nella stabilità, bensì nel suo
ta con sé il tendere costantemente - non senza una certa ten-
sione - alla perfezione cristiana. Di conseguenza, lo stato di
perfezione, anche se la nostra affermazione può sembrare co
traddittoria, è uno stato dinamico. Inoltre lo status consecra -
torum, per propria natura, è servizio nella Chiesa, ha una por-
tata eminentemente ecclesiale. Ricordiamo il testo dei cc. 573
e 574 in cui si dice:

Dedicandosi con nuovo e speciale titolo alla edificazione della


Chiesa [...] e divenuti nella Chiesa segno luminoso (c. 573 § 1);
si congiungono in modo speciale alla Chiesa e al suo mistero
(§ 2); lo stato [...] appartiene alla vita e alla santità della Chiesa
(c. 574 § 1); a questo stato alcuni fedeli sono da Dio chiamati
con speciale vocazione, per usufruire di un dono peculiare nella
vita della Chiesa (§ 2).

Si noti che la frase del c. 574 § 1, cioè « lo stato [...] appar-


tiene alla vita e alla santità della Chiesa » riproduce, usando
una formula più concentrata, quando si dice nel c. 207 § 2, vale
a dire: « il loro stato, quantunque non riguardi la struttura
gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia alla sua vita e alla
sua santità ». La fonte di questa frase la si trova nella Cost.
Lumen gentium al n. 44:

Lo stato dunque che è costituito dalla professione dei consi-


gli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della
Chiesa, appartiene tuttavia fermamente [ inconcusse ] alla sua
vita e alla sua santità (5).

(5) Nel progetto della Lex Ecclesiae Fundamentalis venivano propo-


sti due canoni [27 § 2 e 29] in cui era raccolta la dottrina del Concilio
in proposito. Mancando la promulgazione della LEF, il contenuto di
questi canoni passò ai cc. 207 § 2 e 573-574 del Codice, ragione per cui
questi tre canoni hanno valore « costitutivo ». Ecco i testi della LEF:
c. 27 § 2: « Ex utraque hac parte habentur f ideies, qui per profes-

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Da parte sua il Papa Paolo VI ha detto:

[ La vita consacrata ] è un segno della perfetta identificazione


con la Chiesa [...]; è l'espressione della [ vostra ] indivisa appar-
tenenza a Cristo e alla Chiesa (6).

Dalla lettura attenta del brano conciliare testé citato appa-


re quanto segue: il testo del Concilio introduce la parola struc -

sionem consiliorum evangelicorum ab ecclesiastica auctoritate sancitam


suo peculiari modo Deo consecrantur et Ecclesiae missioni salvificae
prosunt; religiosorum status, licet ad Ecclesiae structuram hierarchicam
non spectet, ad eius tarnen vitam et sanctitatem inconcusse pertinent ».
(Facciamo notare che nel testo della LEF c'è l'avverbio inconcusse (come
nella LG 44), che - non si sa per quale ragione - non passò al testo
codiciale dei cc. 207 § 2 e 574 § 1).
c. 29: « Qui Consilia evangelica publice prof i ten tur, speciali modo
Ecclesiae bono se devovent, secundum formam propriae vocationis, sive
oratione sive actuosa quoque opera adlaborantes ut Regnum Christi in
animis radicetur et roboretur atque ad omnes plagas dilatetur; in variis
formis vitae solitariae aut communis, bona coelestia iam in hoc saeculo
praesentia omnibus credentibus manifestant, et Regni Dei super omnia
terrestria elevationem eiusque summas necessitudines peculiari modo
patefaciunt ».
Schema Legis Ecclesiae Fundamentalis . Textus emendatus cum re-
latione de ipso schemate deque emendai ionibus receptis (Typis Poly-
glottis Vaticanis, Città del Vaticano 1971).
(6) Disc. In questo giorno : AAS 64 (1972) 207.209. Per una esposizione
più ampia sull'argomento, cf. J. F. Castaño, Naturaleza de los Institutos
seculares a la luz del Vaticano II, in Revista Española de Derecho Ca-
nònico 21 (1966) 217-239; Gli Istituti secolari nel nuovo Codice della
Chiesa , in Angelicum 45 (1968) 44-67; De elementis quae iuxta doctrinam
Concilii Vaticani II statum religiosum constituunt, in «Acta Conventus
ïnternationalis Canonistarum », 20-25 maii 1968 (Romae 1970) 426455;
De consecratione in saeculo tamquam nota membrorum Institutorum
saecularium specifica , in Angelicum 49 (1972) 416451; Il carisma della
secolarità consacrata , in Angelicum 53 (1976) 319-361; Lo « status conse-
cratorum » nell'attuale legislazione della Chiesa , in Angelicum 60 (1983)
190-223; Il contesto ecclesiale della vita consacrata, in AA.VV., Il nuovo
diritto dei religiosi (Roma 1984) 41-60; « Condicio laicalis » e « status con -
secratorum » nel nuovo Codice, in Angelicum 65 (1988) 325-339; Rifles-
sioni sulla terminologia della vita consacrata. Un « concetto » da chia-
rire, in Vita Consacrata 30 (1994) 535-543. - A. Bandera, La vida religiosa
en el misterio de la Iglesia. Concilio Vaticano II y Santo Tomás de
Aquino (Madrid 1984); Eclesiologia de la vida religiosa . ¿Hacia un retro-
ceso?, in Angelicum 66 (1989) 577-602.

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Significato di vita consacrata 249

turam immediatamente dopo Ecclesiae e prim


cam ; inoltre il testo del Concilio aggiunge, tra
tatem e pertinet, l'avverbio, carico di forza, inc
manca nel testo del canone. Il Concilio però no
termine « olocausto » per qualificare l'offerta di q
termine caro alla tradizione teologica e che si
mente nella fonte a cui ha attinto la Lumen gen
Theologiae di San Tommaso. Infatti nella Su
« Antonomastice religiosi dicuntur illi qui se t
pant divino servitio quasi holocaustům Deo offe
186, 1). Al Concilio pareva troppo impegnativo
vocabolo « olocausto », che però compara i cons
sto che, vergine e povero, redense e santificò g
sua obbedienza spinta fino atta morte di croce (
Orbene, l'olocausto è il più perfetto dei sacrifi
tutto è offerto a Dio (niente per i sacerdoti o per
la vittima veniva bruciata sull'altare dei sacrifici e le ceneri
erano sparse fuori dell'accampamento. Proprio per questo gli
Evangelisti e San Paolo considerano il sacrificio di Cristo com
il vero olocausto.
Ecco dunque il significato completo della vita religiosa
sotto l'aspetto di status perfectionis, come era considerata nella
tradizione teologica e giuridica prima del Concilio Vaticano II,
e nella Cost. Apost. Provida Mater Ecclesia di Papa Pio XII C).
Da notare però che, mediante questa Costituzione, il Papa esten-
de il concetto di status perfectionis, che era stato sempre iden-
tificato con la vita religiosa, agli Istituti secolari. Da quel mo-
mento lo status perfectionis [ acquirendae] si converte in una
realtà analoga che include due analogati: lo stato religioso e
gli istituti secolari. Com'è ovvio, si dovrebbe spiegare qual è
il senso di questa analogia. Però per ragioni di metodologia, la
sua natura e la sua estensione sarà studiata più tardi, quando
tratteremo dello status consecratorum che è la terminologia
adoperata dall'attuale CIC.

(7) Cost. Apost. Provida Mater Ecclesia del 2 febbraio 1947, Pars
Introductiva: AAS 39 (1947) 114-124.

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2. Nel Concilio Vaticano II:

Nonostante che sin dall'inizio alcuni Padri conciliari chie-


dessero la « revisione » della qualifica status perfectionis ap-
plicata allo stato religioso , i primi progetti dei documenti re-
lativi ai religiosi hanno come titolo De statu perfectionis (LG
dell'anno 1962); De statibus perfectionis acquirendae (PC del-
l'anno 1963) (8). Gli argomenti più salienti esposti nell'aula con-
ciliare contro l'uso dell'espressione status perfectionis sono
questi: lo stato di perfezione non est monopolium religiosorum
né un quid proprium et exclusivum dei medesimi, giacché tutti
i cristiani sono chiamati alla perfezione cristiana o santità (9).
Questa opinione s'impose, e nei due documenti specifici per la
vita religiosa [ Lumen gentium e Perfectae cantatisi non appare
mai la locuzione status perfectionis . Solo nel primo documen-
to conciliare, vale a dire, nella Costituzione sulla sacra liturgia
Sacrosanctum Concilium (promulgato il 4 dicembre 1963), nei
nn. 98 e 101 § 2, si parla di stato di perfezione (10). Come una
specie di concessione - o forse disguido - troviamo nel n. 45
della Cost. Lumen gentium la locuzione istituti di perfezione.
Pensiamo che i Padri conciliari sono stati troppo facili nel cri-
ticare l'uso della espressione status perfectionis. A nostro av-
viso, almeno dovrebbero aver saputo che tale espressione, al
tempo del Concilio, significava lo « status perfectionis acqui -

(8) Ecco i titoli dei diversi schemi: LG 1962: De statu evangelicae


perfectionis. - LG 1963: De iis qui Consilia evangelica profitentur. - LG
1963: De religiosis. - LG, cap. VI, nn. 43-47 del testo promulgato il 21 no-
vembre 1964: De religiosis . - PC 1963: De statibus perfectionis acquiren-
dae. - PC 1965: De accommodata renovatione vitae religiosae. - PC, testo
promulgato il 28 ottobre 1965: De accommodata renovatione vitae re-
ligiosae.
(9) Le parole esatte sono: « Status perfectionis videtur significare
ipsam christianam perfectionem esse quid proprium et exclusivum reli-
giosorum, vel saltem eorum perfectionem esse specifice diversam a per-
fezione laicorum et clerico rum » (Schema Decreti De religiosis, Appen-
dix [Romae 1964] 40). E ancora: « Oportet ut tollatur impressio quod
perfectio et sanctitas sit quasi monopolium religiosis reservátům » ( Re -
latio ad Schema Cost. Lumen gentium, 3 Iulii 1964 [Romae 1964] 176).

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Significato di vita consacrata 251

rendae » (non « status perfectionis acquisitae »)


Cost. Provida Mater Ecclesia di Pio XII (2 febbraio 1947), non
veniva usata solo per la vita religiosa, ma anche per gli istituti
secolari, i cui membri non sono religiosi. A questo proposito
mi sembrano stupende le recenti parole di Papa Giovanni Pao*
lo II :

La vita dei consigli evangelici è stata spesso chiamata via


della perfezione; e lo stato di vita consacrata : stato di perfezione.
Questi termini si trovano anche nella Costituzione Lumen gen-
tium (cfr. n. 45), mentre il Decreto sul rinnovamento della vita
religiosa porta il titolo Perfectae caritatis e ha come argomento
il raggiungimento della carità perfetta per mezzo dei consigli
evangelici (PC, 1). Via di perfezione significa evidentemente via
di una perfezione da acquistare, e non di una perfezione già
acquisita, come spiega chiamamente san Tommaso d'Aquino
(cfr. Summa Theol., //-//, 184, 5 et 7). Coloro che sono impegnati
nella pratica dei consigli evangelici non pretendono affatto la
perfezione. Essi si riconoscono peccatori come tutti gli uomini,
peccatori salvati. Ma si sentono e sono chiamati più espressa-
mente a tendere verso la perfezione, che consiste essenzialmente
nella carità (cfr. ib., 184, 1 et 3). Non si può certo dimenticare
che tutti i cristiani sono chiamati alla perfezione. A questa vo-
cazione fa cenno lo stesso Gesù Cristo : Siate voi perfetti come
è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48). Il Concilio Vatica-
no II, trattando dell'universale vocazione della Chiesa alla san-
tità, dice che tale santità si esprime in varie forme presso i sin-
goli, i quali nel loro grado di vita tendono alla perfezione della
carità ed edificano gli altri (LG, 39; cfr. 40). Tuttavia questa
universalità della vocazione non esclude che alcuni siano chia-
mati in modo più particolare ad una via di perfezione. Secondo
il racconto di Matteo, Gesù rivolge il suo appello al giovane ricco
con le parole: Se vuoi essere perfetto... (Mt 19, 21). E' la fonte
evangelica del concetto di via della perfezione: il giovane ricco
aveva interrogato Gesù su ciò che è buono, e in risposta aveva
ricevuto l'enumerazione dei comandamenti; ma, al momento della
chiamata, egli è invitato ad una perfeziozne che va al di là dei
comandamenti: è chiamato a rinunziare a tutto per seguire Gesù.
La perfezione consiste nel dono più completo di se stesso a
Cristo. E' in questo senso che la via dei consigli evangelici è via
di perfezione per coloro che vi sono chiamati (n).

(n) Giovanni Paolo II, La via della perfezione. Catechesi del Merco-
ledì 9 novembre 1994. L'Osservatore Romano del 10 novembre 1994, p. 4.

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3. Negli schemi del Codice dell'anno 1983 :


La prima Commissione di studio veniva chiamata De reli -
giosis (1966), mentre la seconda aveva la qualifica De institutis
perfectionis (1968). Tale denominazione però fu abbandonata,
e a partire dello Schema dell'anno 1977 si impose la rubrica:
De institutis vitae consecratae per professionem consiliorum
evangelicorum. Quindi la espressione vita consacrata s'impone
definitivamente, ma nello Schema dell'anno 1978 ancora appare
il termine « per Consilia evangelica »: De vita consecrata per
Consilia evangelica. Finalmente negli Schemi del 1980, 1981 e
1982, come anche nel testo promulgato il 27 novembre 1983, la
rubrica è più sobria: De institutis vitae consecratae (C/C, Lib.
II, Pars III, Sect. I, cc. 573-730) (12). La conclusione è che at-
tualmente i testi legislativi non parlano più de statu perfectionis ,
ma de vita consecrata , de institutis vitae consecratae e de statu
consecratorum (cc. 207 § 2, 277 §§ 1-2, 588 § 1, 598 § 2; nel
c. 535 § 2 si parla de statu canonico in riferimento allo stato dei
religiosi).
Prima di passare avanti, ci sembra necessario chiarire ima
questione di capitale importanza per la retta comprensione dello
status religiosus . Ci riferiamo al contenuto del § 2 del c. 207. La
redazione di questo paragrafo, dal punto di vista teologico, non

(12) Nella sessione XVI del gruppo di studio (6-9 maggio 1974) si
dubitava ancora sulla rubrica da eleggere. Così si legge negli Atti: « Tres
appellationes propositae fuerunt cum sequenti exitu. Rubrica De Insti-
tutis Perfectionis unanimiter reiecta fuit. Alia quae sic inscribebatur:
De Institutis evangelica Consilia profitentibus (vel profitentium) etiam
reiecta fuit, licet quibusdam Consultoribus piacerei . Tertia, quae maiori-
tate suffragiorum acceptata fuit, est sequens: De Institutis vitae con-
secratae per professionem consiliorum evangelicorum. Haec proinde de-
bet esse appellatio officialis Schematis. Postea tarnen brevitatis gratia
permittitur usus expressionis: De Insttiutis vitae consecratae quando
nulla equivocatio est possibilis » (Communications 7 [1975] 90).
Per la questione dell'Iter degli Schemi prima di arrivare al testo
promulgato, si può vedere il recente lavoro, assai dettagliato, del Prof.
F. J. Ramos, Lo stato religioso nel CIC del 1983 e in vista del Sinodo dei
Vescovi del 1994, in Angelicum 71 (1994 223-258). Da notare che il Prof.
Ramos non si limita ad esporre l'Iter della formazione del testo, ma offre
pareri personali di rilievo.

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Significato di vita consacrata 253

è molto felice, e impoverisce la esatta visione, ricca d


ecclesiologico. Infatti il testo del c. 207 § 2 accogl
parte del testo della Lumen gentium , n. 43b, lascia
menti che, dal punto di vista teologico, crediamo f
Da notare che questo testo, insieme al n. 13 della
costituzione, serve da fonte immediata al suddetto c.
Il c. 207 § 2 si esprime:

Dagli uni e dagli altri [Ex utraque hac parte ] provengono fe-
deli i quali , con la professione dei consigli evangelici mediante
voti o altri vincoli sacri , riconosciuti e sanciti dalla Chiesa , sono
consacrati in modo speciale a Dio e danno incremento alla mis-
sione salvifica della Chiesa ; il loro stato , quantunque non ri-
guardi la struttura gerarchica della Chiesa , appartiene tuttavia
alla sua vita e alla sua santità.

Invece al n. 43b della Lumen gentium afferma:

(13) Secondo la spiegazione del teologo Prof. Armando Bandera del-


l'Università di Salamanca, questo testo è « criptico » e « contraddittorio ».
Infatti, dopo che la frase dello schema « se si riguarda la divina costitu-
zione della Chiesa » [ratione habita divinae Ecclesiae constitutionis ] fu
completata con la espressione et herarchicae [«divinae et herarchicae »],
si può « adivinare » o « presupporre » che esiste una « realtà » che senza
appartenere alla costituzione « divina et herarchica », sì appartiene alla
costituzione « meramente divina ». Gli ecclesiologi e i canonisti identificano
la costituzione divina con la costituzione gerarchica della Chiesa. La verità
è che il testo promulgato ha voluto evitare tale identificazione [il Prof.
Bandera dice: « il concilio evitò intenzionalmente »], ma lo ha fatto con
un « testo inintelligibile ». Ma non basta. Sempre secondo il Prof. Bandera,
il testo non è chiaro ancora per un altro capitolo, cioè: sembra che il
testo conciliare affermi che la « realtà » che appartiene alla costituzione
divina della Chiesa, non è la vita religiosa, ma lo stato religioso [status
huiusmodi ]. Alla fine di questo excursus teologico possiamo domandarci
se il testo promulgato ha superato l'idea che Möns. Chaure aveva proposto
e difeso nell'aula conciliare, cioè che i religiosi sono una struttura nella
Chiesa, ma non una struttura della Chiesa. E' questo un problema che,
fino alle intuizioni del Prof. Bandera, non è stato proposto da alcun teo-
logo e, meno ancora, da alcun canonista; cf. A. Bandera, Sínodo-94. Entre
código y cristologia : Cap. 2 y 3 (Salamanca 1994) 59-80.81-123; Dificul-
tades sobre la Vida Religiosa durante la celebración del Vaticano 7/, in
Vida sobrenatural 575 (1994) 329-337; Instrumentum laboris (Note datti-
lografiche) (Salamanca 1994) n. 6,d; Institutos de vida consagrada. De-
recho canónico y teología (Madrid 1987) 40-53.

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254 J. F. Castaño, O.P.

Un simile stato , se si riguardi la divin


zione della Chiesa , non è intermedio tra la condizione elencale
e laicale , ma da entrambe le parti alcuni fedéli sono chiamati
da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa
e ad aiutare , ciascuno a suo modo , la sua missione salvifica.

1°) Il testo conciliare asserisce innanzitutto che lo status


religiosus « non est intermedins » tra le condizioni clericale e lai-
cale, cosa che il CIC tace, dando luogo alla conseguente confu-
sione tra gli autori. Secondo questo testo conciliare, lo status
consecratorum del c. 207 § 2 non est intermedius , cioè gode di
propria « personalità », di propria « indipendenza » per quanto
riguarda gli stati clericale e laicale; insomma, è uno dei tre sta-
tus purus della Chiesa (14). 2°) La LG non solo ci offre questa
affermazione fondamentale per la retta comprensione dello sta-
to religioso, ma fornisce anche la ragione teologica. Di fatto la
ragione invocata dalla LG è la « divina e gerarchica costituzione »
della Chiesa. La stessa costituzione precisa al numero 44, che
« lo stato religioso non concerne la struttura gerarchica della
Chiesa, bensì appartiene fermamente alla sua vita e alla sua san-
tità. Dunque, non concerne la struttura gerarchica della Chiesa,
ma, stando al n. 44, appartiene ( pertinet = si riferisce) incon-
cusse alla sua struttura divina. Più avanti vedremo come l'ultima
radice di questa appartenenza essenziale dello stato religioso
alla costituzione divina della Chiesa consiste, secondo il n. 13
della LG, nella caratteristica ecclesiale degli ordinēs che, insieme
alle chiese particolari, integrano la communio ecclesialis (IS). 3°)

(14) Non siamo ďaccordo con la spiegazione che i Prof f. Manzanares


(Università di Salamanca) e Hervada (Università di Navarra) offrono del
c. 207 § 2, soprattutto della frase non est intermedius. Invece sono total-
mente d'accordo con l'interpretazione del Prof. Armando Bandera. Cf.
J. Manzanares, Código de Derecho Canónico (Salamanca 19899) 136-137;
J. Hervada, Código de Derecho Canónico (Pamplona 1983) 171-172; A. Ban-
dera, opere citate alla nota precedente.
(15) Crediamo che la ragione « ontologica » dell'appartenenza dello
stato religioso al mistero della Chiesa consiste nel concetto di communio
ecclesialis - così caro agli Orientali - che il Concilio Vaticano II ha ri-
cuperato come centro della Ecclesiologia (cf. LG 13 § 3). Proprio per
questo, perché forma parte della communio ecclesiale, lo stato religioso

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Significato di vita consacrata 255

Un'ultima osservazione: il testo del CIC mette in risalto altre


due caratteristiche teologiche dello status religiosus : a) la chia-
mata personale di Dio; b) la possessione e fruizione di un « pe-
culiare dono » nella vita della Chiesa. Queste due caratteristiche
arricchiscono in modo straordinario lo status religiosus , in quan-
to che la prima si richiama alla pura iniziativa divina, frutto del-
l'amore di predilezione (cf. Mc 10, 17-22 [21]) (16); la seconda,
forma parte del centuplo che il Signore promise a chi avesse ri-
nunziato a tutto per il suo nome e lo avesse seguito (17). Proprio
per questo il Concilio Vaticano II afferma che la Chiesa « proteg-
ge e favorisce l'indole propria dei diversi istituti religiosi » ( LG
44); « Perciò il Sacro Concilio conferma e loda gli uomini e le
donne, Fratelli e Sorelle, i quali nei monasteri, o nelle scuole e
negli ospedali, o nelle missioni, con perseverante e umile fedeltà
alla predetta consacrazione [religiosa], onorano la Sposa di Cri-
sto, e a tutti gli uomini prestano generosi e diversissimi servizi »
(LG 46). Da parte sua il c. 574 § 1 dice: « Lo stato di coloro che
professano i consigli evangelici in tali istituti appartiene alla
vita e alla santità della Chiesa e deve perciò nella Chiesa essere
sostenuto e promosso da tutti ».

Vita consacrata

Si è imposta ormai la espressione vita consacrata pe


lificare la determinata forma di vita cristiana che consiste nella

in quanto tale, ha le sue radici nella costituzione divina della Chiesa, e


quindi non può essere considerato come qualcosa « aggiunto » alla sua
struttura costitutiva. Lo stesso vale, analogicamente, per l'attuale stato
dei consacrati.
(16) Per queste precisazioni teologiche, cf. le opere del Prof. Armando
Bandera citate alla nota 13.
(17) « Allora Pietro prendendo la parola disse: Ecco, noi abbiamo la-
sciato tutto e ti abbiamo seguito ; che cosa dunque ne otterremo ? E Gesù
disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova crea-
zione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria,
siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli,
o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la
vita eterna» (Mt 19,27-29).

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256 J. F. Castaño, O.P.

professione istituzionalizzata dei consigl


qualificazione non è ammessa pacificame
avviso, può esserlo, perché è artificiale
zione può sembrare troppo radicale, m
varla nel corso del lavoro. La frase vita consacrata è diventata
oggi talmente normale per definire la vita di coloro che prof
sano i consigli evangelici, che desterebbe meraviglia il sempl
fatto di metterla in dubbio. Invece, la storia di tale espressio
dimostra che non sempre è stata una questione pacifica; anz
ancora oggi non tutti i teologi e canonisti sono d'accordo n
definire questa peculiare forma di vita cristiana come vita co
sacrata o, almeno noi, non condividiamo il significato che no
malmente le attribuiscono la dottrina e la legislazione.
E' stato il Concilio Vaticano a qualificare come vita consa
crata lo stato di coloro che si obbligano all'osservanza dei tr
consigli evangelici « con i voti o altri sacri legami, per loro
tura simili ai voti » (LG 44) e che il Concilio identifica con lo
stato religioso (19). Infatti nella Cost. Lumen gentium si legge:
« [Il cristiano che si mancipa totalmente a Dio] è consacrato (20)

(18) Già nell'anno 1983 avevamo scritto: « E' necessario precisare il


significato odierno di questa terminologia [ vita consacrata ] perché ormai
si è imposto il vocabolo consacrato per qualificare sia la persona che lo
stato delle persone che fanno la professione dei consigli evangelici. Quin-
di, si parla di vita consacrata, di stato dei consacrati, della persona con-
sacrata, ecc. Tale terminologia, come propria e specifica per tutto quanto
riguarda il genere di vita ohe risulta dalla professione dei consigli, non
mi piace per niente ». J. F. Castaño, Lo « status consecratorum » nell'at-
tuale legislazione della Chiesa, in Angélicum 60 (1983) 206. Oggi la mia
espressione non sarebbe così radicale; però il mio parere è identico.
(19) « Lineamenta [IX Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi-1994] apelan a la constitución Lumen gentium, pero no parecen
advertir que los términos en que se expresa la definición dada han sufrido
un 'lavado' al pasar por el Código de Derecho Canónico, que es del que
se toma el texto. En Lumen gentium casi todo tiene por sujeto la vida
religiosa ; aquí, en cambio, todo es vida consagrada . El Código cambia el
sujeto y mantiene los predicados ». A. Bandera, Sínodo-94 . Entre código
y cristologia (Salamanca 1994) 61.
(20) II testo latino dice « divino obsequio intimius consecratur », cioè
adopera il verbo nella forma passiva. Ricordiamo che il verbo latino è
consecro, as, re. Quindi, non è il religioso che si consacra, come traduce
l'edizione Dehoniana dell'anno 1966, ma è consacrato da Dio.

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Significato di vita consacrata 257

più intimamente a Dio » (n. 44); « La Chiesa [...] la pr


[la professione religiosa] come stato consacrato a D
Anche il Decreto Perfectae caritatis dice: « [...] e condu
scuno a loro modo, una vita consacrata a Dio » (n. 1); « Tutta la
loro vita, infatti, è stata posta al servizio di Dio, e ciò costituisce
una peculiare consacrazione » (n. 5). Per quanto concerne gli
schemi del Codice di diritto canonico, già abbiamo notato che
nei due primi schemi si diceva De statu perfectionis. A partire
però dallo schema del 1977 già appare la qualificazione di vita
consacrata . In questo schema si dice: De institutis vitae conse-
cratae per professionem consiliorum evangelicorum ; in quello
del 1978, De vita consecrata per consiliorum evangelicorum ; e,
finalmente, tanto negli schemi del 1980/81/82 come nel testo
promulgato, troviamo l'espressione De institutis vitae consecratae.
Da questa visione panoramica possiamo ritenere che non
si arrivò pacificamente alla qualificazione di vita consacrata ,
ma solo attraverso incertezze e non pochi contrasti tra gli auto-
ri. Ad ogni modo, una cosa è certa: come abbiamo detto, d'ora
in poi possiamo ritenere come « definizione ufficiale » di questa
forma di vita cristiana, non più status perfectionis né status
religiosus neppure vita religiosa , ma istituta vitae consecratae
o semplicemente vita consacrata (cf. c. 604 § 1) e status conse -
cratorum (cf. cc. 207 § 2, 574 §§ 1-2, 588 § 1, 598 § 2).
Da notare che questa peculiare vita consacrata si riferisce
ai cristiani che totaliter mancipantur (21) mediante la profes-
sione dei consigli evangelici, professione però fatta in maniera

(21) Per il significato della espressione totaliter mancipatur e l'in-


flusso della dottrina di San Tommaso sulla Cost. Lumen gentium, grazie
alla ispirazione del Padre Congar, cf. J. F. Castaño, De elementis quae
iuxta doctrinam Concilii Vaticani II statum religiosum constituant , in
« Acta Conventus Internationalis Canonistarum », Romae, diebus 20-25
maii 1968 celebrati. Romae 1970) 426455; De consecratione in saeculo tam-
quam nota membrorum institutorum saecularium specifica, in Angelicum
49 (1972) 416451; Il carisma della secolarità consacrata, in Angelicum 53
(-976) 319-361; Lo « status consecratorum » nelV attuale legislazione della
Chiesa, in Angelicum 60 (1983) 190-223; Riflessioni sulla terminologia della
vita consacrata. Un « concetto » da chiarire, in Vita Consacrata 30 (1994)
535-543.

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258 J. F. Castaño, O.P.

istituzionale , cioè per remissione di


a norma del can. 573, che rispecchi
cordiamo che il can. 573 dice, § 1: « La vita consacrata median-
te la professione dei consigli evangelici è una forma stabile di
vita con la quale i fedeli [...] si dedicano totalmente a Dio ».
- § 2: « Negli istituti di vita consacrata [...] una tale forma viene
liberamente assunta dai fedeli che mediante i voti, o altri vincoli
sacri ». Il n. 44 della LG a cui s'ispira il canone, è più preciso :
« Con i voti o altri sacri legami, per loro natura simili ai voti,
con i quali il fedele si obbliga all'osservanza di tre predetti
consigli evangelici, egli si mancipa totalmente a Dio somma-
mente amato ». I sacri vincoli dunque devono essere « per loro
natura assimilati ai voti » (22). Soltanto così possono essere con-
siderati sacri , e la persona « votata » considerata consacrata .
La ragione teologica della nostra affermazione è la seguente:
il « voto » è uno degli atti della virtù della « religione », virtù
che a sua volta è parte potenziale della virtù della « giustizia ».
La virtù della « giustizia » ha come oggetto dare a ognuno

(22) Sarebbe interessante fare uno studio teologico sull'importanza


del termine, assimilato. Il Prof. Bandera afferma: « A la luz de la cristo-
logia se capta bien la diversidad entre institutos seculares e institutos
religiosos en lo referente a la práctica de los consejos. El Código pre-
supone, falsamente, que los institutos seculares, por el hecho de que
asumen los consejos, los asumen en igual medida que los institutos re-
ligiosos. No. Los consejos, tal como Cristo los practicó y tal como los
propone el texto transcripto [ Lineamenta , 7a], implican la concentración
de todo el ser en 'las cosas del Padre'; una parte de su contenido es la
renuncia a la gestión de lo temporal. Ahora bien, el instituto secular,
cuya vocación se inserta en lo temporal, no puede asumir la renuncia a
lo temporal, y, por lo mismo, no puede expresar ni 'representar' los con-
sejos en la totalidad de su contenido. La vida religiosa, en cambio, re-
nuncia a lo temporal, no por miedo al mundo ni por huir de él, sino por
vivir para vivir 'la gracia de la conformación con Cristo', con la concreta
'forma de vida' que él escogió para sí y que es necesario 'representar'
o hacer perpetuamente presente 'en la Iglesia' [...]. El Código, con su
categoría 'vida consagrada', presupone que el contenido cristológico de
los consejos es el mismo en los institutos seculares y en los religiosos.
Es un presupuesto inadmisible y demoledor. La fijación del concepto
de consejo evangélico no es competencia del Código, sino de la cristologia
en cuanto principio o fuente de la ecclesiologia ». A. Bandera, Sínodo-94.
Entre código y cristologia (Salamanca 1994) 71-72.

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Significato di vita consacrata 259

quello che gli appartiene secondo equalitate [ alteri


quod ei debetur secundum aequalitatem ]. La virtù d
ligione », in linea con la virtù della « giustizia » di c
ha come oggetto rendere a Dio il culto, l'onore e la d
che l'uomo gli deve. Ma, com'è ovvio, tutto ciò che l
a Dio, lo ha ricevuto dallo stesso Dio e quindi è sem
bito con Lui. Segue che l'uomo mai può raggiungere
nelle relazioni di giustizia con Dio, secondo le parole del Sal-
mista: « Quid rétribuant Domino pro omnibus quae retribuit
mihi?» ( Ps 115, 3). E' per questo che alla «giustizia stretta»
si aggiunge la virtù della « religione » (23). Ebbene, tra gli atti
mediante i quali viene attuata la virtù della « religione » (che
rende culto a Dio), il più perfetto è il voto , soprattutto se è
stata « votata » la persona stessa. « Per la propria salvezza è
necessario offrire qualche cosa al servizio di Dio. Ma offrirsi
[deputeť] totalmente uno stesso e tutti i beni al culto divino
è proprio della religione , anzi è un atto continuo della virtù di
religione. « Se uno totam vitam suam divino servido deputei,
l'intera vita sarà un continuo atto di religione » (24). Consacra-
zione quindi quando la professione dei tre consigli evangelici
è fatta mediante voti o altri vincoli che però debbono essere
assimilati ai voti e perciò si dicono sacri . Solo così il « consa-
crato » è un « votato a Dio », è un « religioso » nel significato
teologico del termine (25).

(23) « Et secundum hoc adiungitur iustitiae religio, quae Tulius dicit:


superius cuiusdam naturae , quam divinam vocant , curam caeremoniamque
vel cultum offert ». S. Thomas, Summa Theologiae II-II, 80, 1. (Cicero, De
invent, rhetor., lib. 2, c. 53).
(24) « Ad religionem pertinent non solum oblationes sacrificiorum et
alia huiusmodi quae sunt religioni propria: sed etiam actus omnium vir-
tutum, secundum quod referunt ad Dei servitium et honorem, efficiuntur
actus religionis. Et secundum hoc, si aliquis totam suam vitam divino
servitio deputet, tota vita sua ad religionem pertinebit ». Summa Theo-
logiae IMI, 186 1 ad 1/2.
(25) Il Papa Pio XII nella Cost. Provida Mater Ecclesia del 2 febbraio
1947, e nel MP Primo feliciter del 12 marzo 1948 diceva a proposito degli
istituti secolari, che « obtineri certo posse satis strictam atque efficacem
suipsius, non internam tantum, sed externam et fere religiosam, Domino
consecrationem » {PME, n. 9: AAS 39 [1947] 19); «nihil ex plena christia-

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260 J. F. Castaño, O.P.

Secondo il nostro parere, il cardine


men gentium sulla vita consacrata è c
totaliter mancipatur. L'espressione co
testo perfettamente definito, cioè: «
ter mancipatur , ita ut ipse ad Dei se
rem novo et peculiari titulo referatur
Summa Theologiae di San Tommaso, in cui si legge: « Et
ideo antonomastice religiosi dicuntur illi qui se totaliter man-
cipant divino servitio, quasi holocaustům Deo offerentes »
(II-II, 186, 1). Da notare l'identità delle due formule, con una
piccola differenza: San Tommaso adopera il verbo mancipare
in forma attiva, mentre la Lumen gentium lo usa in forma pas-
siva (26). E' interessante notare che già il Papa Pio XII si era
ispirato a San Tommaso per qualificare lo status perfectionis
come mancipatio di tutta la vita. Infatti, nella Cost. Apost. Pro-
vida Mater Ecclesia il Papa afferma:
Provida Mater Ecclesia , quanto studio maternoque affectu
contenderà ut sane praedilectionis filios, qui totam vitam Christo
mancipantes (27).

nae perfectionis professione, evangelicis consiliis solide fundata et quoad


suhstantiam vere religiosa, detrahendum [Inst, saec.] erit » ( PF , n. II:
AAS 40 [1948] 284). In conformità con questi testi del Pontefice, l'Istru-
zione della S. Congregazione De Religiosis del 19 marzo 1948, il cui titolo
è Cum Sanctissimus, dice che i membri degli Isttitui secolari sono quoad
suhstantiam veri religiosi (Inst. De Jnst. saec., n. 7: AAS 40 [1948] 297).
Com'è ovvio, il Papa e la Congregazione si riferiscono alla qualifica « reli-
giosa », non in senso giuridico, ma teologico.
(26) Più avanti il Santo spiega: « Respondeo dicendum quod religionis
status potest consideran tripliciter [...]; tertio modo, secundum quod est
quoddam holocaustům per quod aliquis totaliter se et sua offert Deo [...].
Similiter etiam ' holocaustům est cum aliquis totum quod habet, offert
Deo', ut Gregorius dicit Super Ez. Habet autem homo triplex bonům,
secundum Philosophum in I Ethic. Primo quidem exteriorum rerum. Quas
quidem totaliter aliquis Deo offert per votum voluntariae pauper tatis.
Secundum autem, bonum proprii corporis. Quod aliquis praecipue offert
per votum continentiae, quod abrenuntia maximis delectationibus corpo-
ris. Tertium autem bonum est animae. Quod aliquis totaliter Deo offert
per oboedientiam , qua aliquis offert Deo propriam voluntatem, per quam
homo utitur omnibus potentiis et habitibus animae » (II-II, 186, 7).
(27) Cost. Apost. Provida Mater Ecclesia: AAS 39 (1947) 114.

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Significato di vita consacrata 261

Il can. 573 § 1, forse a causa di un falso « pud


re la parola latina manciparsi, così piena di cont
di una venerabile tradizione, snaturalizza l'espr
liare. Infatti, anziché usare il termine mancipa
dire dedicantur. Ricordiamo che il termine man
esiste nella lingua latina, ma anche in tutte le l
vengono dal latino. D'altra parte, il termine ded
forza semantica né la carica storico-giuridica d
manciparsi.
Dobbiamo precisare ancora che si tratta dell
fettiva dei tre consigli evangelici; quindi, non b
affettiva o « vivere in spirito » i consigli evang
bligatoria per tutti i cristiani - . E' per questo
professione istituzionalizzata (28). Il candidato
offre, si dona) a Dio, e Dio lo consacra. Si noti che diciamo
« Dio consacra ». Infatti consacrare è azione esclusiva della di-
vinità, giacché solo Dio può « cambiare, santificare, sacrare,
consacrare una persona nell'intimo del suo essere sino a farla
partecipare della Sua stessa santità » (29). Prima però che Dio

(28) Per di più, la professione istituzionalizzata viene richiesta dal


c. 573 § 2, in quanto la professione deve essere emessa in un istituto
« eretto canonicamente dalla competente autorità della Chiesa ».
(29) Cf. J. F. Castaño, Lo status consecratorum nell'attuale legislazione
della Chiesa , in Angelicum 60 (1983) 211. «La consacrazione è precisa-
mente il passaggio stabile o per un tempo determinato, di una persona
o di una cosa, dalla sfera del profano a quella del sacro. Tre sono i mo-
menti della consacrazione: la purificazione, necessaria nel caso che il pro-
fano sia anche impuro, e quindi, per precauzione contro ogni eventuale
impurità, sempre richiesta; il distacco dal mondo profano, per lo più
per mezzo della separazione locale, e talvolta più radicalmente, per mezzo
della distruzione, che è senz'altro consacrazione, ma puramente negativa,
detta dai Latini devotio , dai Greci anathema e dagli Ebrei herem' l'am-
missione nel mondo sacro, con la appropriazione della forza o spirito di-
vino, per cui il consacrato diviene esso stesso sacro [...]. La via diretta
per passare dall'ordine profano a quello sacro è la comunicazione che
di se stesso fa il divino , sia pure per un casuale contatto, quando non
ne segua, come nel caso di Oza (II Reg 6, 7; Ex 19, 24) la morte [...]. Per
ciò che riguarda lo scopo positivo, la comunicazione della forza sopran-
naturale divina, essa si opera per mezzo della parola o dell'azione o di

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262 J. F. Castaño, O.P.

consacri, l'uomo deve prepararsi alm


10 svuotamento di sé e la mancipaz
Nella consacrazione quindi troviam
so dall'azione dello Spirito [vocatio
gnifica liberarsi « da tutto »], si puri
si mancipa a Dio; ed allora è il mom
cratrice di Dio viene incontro all'azione oblativa dell'uomo col
risultato che il « mancipato » diventa « consacrato ». Ecco la con-
sacrazione nel suo significato teologico . Invece nel senso sociolo
gico o personale, la « consacrazione » altro non è che « dedicar-
si » a una determinata attività, mestiere o missione.
Da quest'analisi si apprende tutto il valore teologico e tutta
la pregnanza ascetica del verbo « consecratur » usato dalla « Lu-
men gentium », n. 44, per spiegare la consistenza della vita con-
sacrata. In primo luogo esso esprime l'azione divina (il fedele
consacrato da Dio). Dio è il soggetto ; secondariamente o conse-
quenzialmente è la persona che risponde alla chiamata, all'atto
di Dio , e si consacra a Lui. La parola « quadäs » di Geremia 1 , 5
sta a dirci come in realtà sia Dio a consacrare e a prendere
l'iniziativa: « Prima di formarti nel grembo materno, ti conosce-
vo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato (quadäs) »;
dove il « conoscere » da parte del Signore equivale a scegliere
e predestinare (cf. Am 3, 2; Is 49, 1.5 ; Le 1, 15; Rm 8, 29) e « con-
sacrare », essere messo a parte, separare, di cui in Rm 1, 1
(« horizein » = riservare, destinare, prescegliere ). Dopo quest'azio-
ne divina (consecratur a Deo), quella del fedele che risponde
alla chiamata, si dona e si offre fino ad essere mancipato di
Dio (30).

Ma la espressione totaliter mancipatur che richiede la radi-


calità della donazione nel pieno senso della parola, è composta
dall'avverbio totaliter e dal verbo mancipare. Per quanto riguarda
11 verbo manciparsi notiamo che esso aveva già nel diritto romano
un significato giuridico perfettamente definito, cioè « la forma-

entrambe congiunte insieme ». Enciclopedia Italiana, vol. XI (Milano 1931)


182.
(30) V. Fagiolo, Identità teologica e canonica della vita consacrata
nella Chiesa, in Rivista di Scienze Religiose 7 (1993) 427.

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Significato di vita consacrata 263

solenne di trasferimento del dominio su cose determinate, che


si compiva in presenza di cinque testimoni e di un libripende, se-
condo un rituale e una formula prefissati » (31). « Se la realtà man-
cipata non era una "cosa" ma una "persona", questa diventava
uno schiavo con un preciso status nell'ordinamento di allora.
La evoluzione delle lingue ha fatto sì che oggi non sia usato questo
termine, benché ancora esista nei vocabolari. Invece si usa spesso
la parola contraria, cioè emanciparei emancipar su Nel diritto ro-
mano anche la emancipazione era un atto giuridico determinato
con effetti per lo status della persona emancipata. Attualmente
la parola emancipare , tanto cara a un settore della nostra società,
non ha il significato radicale che aveva un tempo. Dal diritto ro-
mano passò al diritto medievale, con un contenuto più mitigato.
E così il servo della gleva si mancipava al signore feudale per
mezzo del giuramento di fedeltà che faceva nelle mani dello stesso
signore. Questa pratica di promettere obbedienza nelle mani del
signore la troviamo nella cerimonia della professione religiosa
d'allora [...]. La professione dei consigli evangelici è una manci -
pazione di sé al servizio ed onore , non di un uomo ma di Dio (cf.
LG 44). Perciò, l'offerta volontaria come servo , espressa perfetta-
mente mediante il vocabolo manciparsi, costituisce un grande
onore poiché ha Dio come termine ( servire Deo regnare est) » (32).
San Tommaso, nella sua elaborazione teologica della professione
religiosa, prende la formula classica, dandole un significato teo-
logico-giuridico, e l'applica alla professione religiosa. Donazione
quindi di sé, offerta come servo, insomma, mancipazione a Dio (33).
Affinché la mancipazione non perdesse nulla del suo profon-
do significato, San Tommaso - e lo stesso ha fatto il Concilio -
antepone l'avverbio totaliter al verbo mancipare. Quindi, dona-

(31) N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana. Voce mancipa-


zione (Milano 197110).
(32) J. F. Castaño, Lo « status consecratorum » nell'attuale legislazio-
ne della Chiesa, in Angelicum 60 (1983) 190-223.
(33) Molti ordini monastici e mendicanti - come ad esempio l'ordi-
ne domenicano - conservano ancora oggi questa bellissima cerimonia
di fare la professione religiosa nelle mani dei loro superiori, in quanto
« vices gerentes Dei ».

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264 J. F. Castaño, O.P.

zionę totaliter, di tutto, sia per quant


cipata [i tre consigli evangelici], sia pe
della donazione (34). I tre consigli, dun
tesi tutto ciò che in un modo o in un
che si mancipa, costituiscono la mat
ciò che è esterno alla persona, che le a
prietà (povertà); b) la propria perso
fettiva (castità), e c ) la persona in
intimo di sé, la propria coscienza, l'i
guenza, non rimane niente fuori di
Signore. E' proprio per questo che la
Ma, affinché si possa parlare di totalit
nazione deve essere totaliter riguard
temporale, quindi, è soltanto un pas
visoria, per raggiungere la vera prof
suo significato teologico, che è la pr
Questa visione della totalità-radical
zione: manca ancora la dimensione p
trattava della dimensione quantitativ
sione; visione orizzontale). Ma è nece
dimensione qualitativa (in profondi
quando la donazione viene fatta con
l'amore e in maniera esclusiva . Adesso sì che siamo davanti alla
« mancipazione di totalità » o « tensione permanente e radical
verso la santità » di cui parlava Paolo VI (36). Così intesa, la vit
consacrata tradurrebbe in pratica le massime scritturistiche e pa-
tristiche: cor Deo indivisum (1 Co 7, 32-34), soli Deo vacari (PC
5)(37). Radicalità, quindi, che risponde alle parole taglienti del

(34) San Tommaso e la Cost. Lumen gentium hanno adoperato l'av-


verbio totaliter anziché l'aggettivo totalis , poiché, a quanto pare, l'av-
verbio ha più forza dell'aggettivo. Perciò è più radicale dire che uno si
mancipa totaliter.
(35) Cf. il testo della Summa Theologiae , II-II, 186, 7, citato alla
nota 26.
(36) Disc. In questo giorno del 2 febbraio 1972: AAS 64 (1972) 206-212.
(37) « Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si

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Significato di vita consacrata 265

Signore: « Seguimi e lascia i morti seppellire i lor


8, 20); « Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri
e seguimi » ( Mt 19, 21) (38). Tutto ciò è stato espres
Vaticano II con l'espressione sequela Christi , che com
tica esterna, sociale, impegnativa, la professione pub
vanti alla comunità ecclesiale, di vivere in conformit
sigli evangelici. E' per questo che la sequela Christi n
ca con la imitado Christi che appartiene alla sfera
persona, all'ordine morale della sua vita (imitare Cris
re nella propria vita le virtù del Signore). La sequela C
ce, significa « un modo esterno e stabile di seguire C
ciò è « segno , che può e deve attirare efficacemente t
della Chiesa a compiere con slancio i doveri della v
stiana. « Poiché [...] lo stato religioso, rende più li
guaci dalle cure terrene, meglio anche manifesta a tu
i beni celesti già presenti in questo mondo, meglio
vita nuova ed eterna [...] e meglio preannuncia la f
rezione e la gloria del Regno celeste » (LG 44). E' o

preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è
sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere
alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la ver-
gine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e
nello spirito; la donna sposava invece si preoccupa delle cose del mondo,
come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene,
non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi
tiene uniti al Signore senza distrazioni» (I Co 7,32-35). E' ovvio, che
le persone sposate devono preoccuparsi delle cose proprie del matrimo-
nio: il « bonum coniugum », cioè tutto ciò che appartiene alla moglie/
marito, come pure il « bonum filiorum », vale a dire, tutto ciò che appar-
tiene alla cura dei figli. Se la persona sposata trascura i doveri del ma-
trimonio e della paternità per dedicarsi alla « vita devota », mancherebbe
agli obblighi della vita cristiana. Ecco perché, secondo la dottrina del-
l'Apostolo, le persone sposate hanno il « cuore diviso » tra Dio e gli ob-
blighi inerenti il matrimonio, cosa che non accade nelle persone che
hanno offerto totaliter il proprio cuore al Signore.
(38) Da questo testo di Matteo risulta con chiarezza che l'elemento
formale della Sequela Christi consiste nel seguirlo [«vieni e seguimi»].
« Vendere il possesso » e « darlo ai poveri » sono atti previ all'elemento
specifico del seguimento di Cristo: significano liberarsi da tutta la za-
vorra e attuare la carità di aiutare i poveri.

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266 J. F. Castaño, O.R

sequela Christi presuppone Yimitatio


vuota di contenuto.

Davanti a questa dottrina, così esigente ed impegnativa, mi


sembra che sia lecito dubitare che tale radicalità si addica a tutti
coloro che sono inclusi nella definizione « ufficiale » di vita con-
sacrata, o, piuttosto, la si debba riferire soltanto ai religiosi nella
loro forma di vita più esigente [professi solenni ], così come an-
che agli anacoreti che ubbidiscono a quanto detto nel c. 603
§ 2 (39). Vogliamo dire che, a nostro avviso e parlando con pro-
prietà, la vera professione sarebbe la professione solenne (40),

(39) Gli anacoreti non appartengono a nessun istituto di vita consa-


crata, ma nondimeno, se compiono i requisiti del can. 603 § 2, sono con
pieno diritto nella vita consacrata. Infatti, il § 1 dice: « Oltre agli istituti
di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica
con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel
silenzio della solitudine e nella continua preghiera ». - E il § 2 afferma:
« L'eremita è riconosciuto dal diritto come dedicato a Dio nella vita
consacrata se con voto, o con altro vincolo sacro, professa pubblica-
mente i tre consigli evangelici nelle mani del Vescovo diocesano ».
A questo proposito mi sembra interessante notare che le vergini
considerate nel can. 604, propriamente parlando, non appartengono alla
vita consacrata della quale stiamo trattando. Il canone, infatti, dice:
« A queste diverse forme di vita consacrata è assimilato ( accedit ) l'or-
dine delle vergini ». La ragione è chiara: queste vergini non fanno la pro-
fessione dei tre consigli evangelici. Lo stesso si dice dei membri delle
società di vita apostolica dei canoni 731-746. Già nel primo canone (731
§ 1) viene precisato: « Agli istituti di vita consacrata sono assimilate
( accedunt ) le società di vita apostolica ». Anche in questo caso la ra-
gione è ovvia: i membri non hanno né voti né altri vincoli sacri per
sua natura assimilati ai voti; invece hanno come elemento specifico la
vita fraterna in comunità.
(40) Non mancano autori che ritengono che i voti solenni sono stati
aboliti, e trovano la prova nel can. 668 §§ 4-5 dove non si parla di voti
solenni o di professione solenne, ma di istituti « che per natura ». La
verità, però, è un'altra. Infatti, gli ordini religiosi continuano ad avere
i voti solenni come fondamento della professione solenne loro propria.
In questo senso le costituzioni - che, a norma del c. 587 § 1, costitui-
scono il codex fundamentalis degli istituti di vita consacrata - consi-
derano i voti solenni e ne regolano la obbligatorietà. Inoltre il can. 1192
§ 2 ricorda esplicitamente i voti solenni come realtà esistente attual-
mente nella Chiesa. Ecco le parole del canone: « § 2. [Il voto] è solenne,
se è riconosciuto come tale dalla Chiesa; diversamente è semplice ».

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Significato di vita consacrata 267

poiché solo in essa si rinunzia sic et simpliciter, r


riserve , a tutto ciò che appartiene alla persona co
to, il can. 668 § 4-5 stabilisce: « Chi per la natu
deve compiere la rinunzia radicale ai suoi beni » (§
so che per la natura dell'istituto ha compiuto la ri
ai suoi beni perde la capacità di acquistare e di
conseguenza pone invalidamente ogni atto contr
povertà » (§ 5). In buona filosofia e strettament
questo professo vive realmente la peculiare vita co
ché la vive con la radicalità propter Regnum. S
logica, crediamo che si dovrebbe dire che gli altri
vano nella vita consacrata solo per « analogia ».

Dimensione teologica della vita consacrata

Il c. 573 afferma: Io) coloro che si trovano nella vita


crata sono un segno luminoso [ praeclarum ] per la
preannunciano la gloria celeste; 3°) sono dediti [ vota
l'amore di Dio, all'edificazione della Chiesa, alla salvezza del
mondo; 4°) si congiungono in modo speciale alla Chiesa e al
suo mistero. Da parte sua la Cost. Lumen gentium al n. 44 affer-
ma che la vita di coloro che si trovano nella « Vita consacrata »
[propriamente si riferisce alla vita « religiosa »] : Io) rende più
liberi dalle cose terrene; 2°) manifesta a tutti i beni celesti già
presenti in questo mondo [escatologia]; 3°) testimonia la vita
nuova ed eterna; 4°) imita più fedelmente e rappresenta continua-
mente nella Chiesa la forma di vita che Gesù abbracciò; 5°) di-
mostra: la preeminente grandezza della virtà di Cristo regnante
e la infinita potenza dello Spirito Santo mirabilmente operante
nella Chiesa.

C'è ancora un testo della Lumen gentium , al numero 13, che,


a nostro avviso, costituisce il cardine della dimensione teologico-
ecclesiale della vita dei consacrati [mossi dal rigore scientifico
dobbiamo dire che la LG parla dello stato religioso ]. Il numero
13, diviso in quattro paragrafi, si riferisce direttame alla univer-

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268 J. F. Castaño, O.P.

salita [cattolicità] e alla comunione d


come abbiamo detto, costituisce il c
Concilio Vaticano II. Lasciando la considerazione del § 4, a noi
interessano gli altri tre paragrafi. Nel § 1 si dice che tutti gli
uomini sono chiamati a formar parte del Popolo di Dio. Lo stesso
testo conciliare afferma come logica conseguenza che il Popolo
di Dio rimane uno e unico ( unus et unicus manens). Ciò avviene
in forza dello Spirito Santo che è per la Chiesa e per tutti e sin-
goli i credenti il principio congregationis et unitatis (41). Il § 2
sviluppa l'idea dell'« universalità » nell'« unità » dello Spirito,
sub Capite Christo (42). Ma, a nostro avviso, è il § 3 che costituisce
il nucleo della dottrina ecclesiologica a proposito della questione

(41) Ecco il testo del n. 13 § 1 della LG: « Tutti gli uomini sono chia-
mati a formare parte del Popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur re-
stando uno e unico si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli,
affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio
creò la natura umana una, e volle in fine radunare insieme i suoi figli,
che erano dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mandò il Figlio
suo, al quale conferì il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perché
fosse Maestro, Re e Sacerdote di tutti, Capo del nuovo e universale
popolo dei figli di Dio. Per questo, Dio mandò pure lo Spirito del Figlio
suo, Signore e Vivificatore, il quale per tutta la Chiesa e per tutti e sin-
goli i credenti è principio di unione e di unità nell'insegnamento degli
Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr.
At 2,42) ».
(42) « In tutte quindi le nazioni della terra è radicato un solo Popolo
di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo
Regno, non terreno ma celeste. E infatti tutti i fedeli sparsi per il mon-
do, comunicano con gli altri nello Spirito Santo, e così 'chi sta in Roma
sa che gli Indi sono sue membra'. Siccome, dunque, il regno di Cristo
non è di questo mondo (cfr. Gv 18,36), la Chiesa, cioè il Popolo di Dio,
introducendo questo Regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi
popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia di capacità
e le consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le
purifica, le consolida ed eleva. Poiché essa bene ricorda di dover rac-
cogliere con quel Re, al quale sono state date in eredità le genti (cfr.
Sai 2,8), e nella cui città portano i loro doni e offerte (cfr. Sai 71 [72],
10; Is 60,4-7; Ap 21,24). Questo carattere di universalità che adorna e
distingue il Popolo di Dio, è dono dello stesso Signore, e con esso la
Chiesa cattolica efficacemente e senza soste tende ad eccentrare tutta
l'umanità, con tutti i suoi beni, in Cristo Capo nell'unità dello Spirito
di Lui ».

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Significato di vita consacrata 269

che ci interessa. Dopo una affermazione di carattere


forza della cattolicità, ognuna delle « parti » della C
bora, con i propri doni, con altre « parti » e con tut
in modo che il « tutto » e ognuna delle « parti » si ar
e tendono alla pienezza dell'unità), il paragrafo afferma
che la communio tra le diverse chiese particolari, è la n
e portante del Popolo di Dio. In questo momento il t
duce un dato nuovo: il Popolo di Dio non solo « risul
congregazione di diversi popoli [ non tantum ex div
congregetur ], ma anche è integrato da vari « ordini »
in seipso ex variis ordinibus confletur']. Occorre far
perché il concetto di « ordini » nella dottrina conc
significato tecnico molto preciso: il posto che l'attu
logia assegna allo « stato religioso ». Forse qualcuno s
che cosa sono questi « ordini ». Sarà lo stesso testo c
a darci al risposta. Infatti tra i membri della Chiesa
te l'« unità » e proprio in forza di essa - esiste « div
per quanto riguarda gli « uffici », in quanto alcuni me
Chiesa esercitano il « sacro ministero » in favore dei fratelli, sia
per quanto concerne la « condizione » e lo « stato di vita », giac-
ché molti [ plures ], nello « stato religioso », stimolano i fratelli
col proprio esempio, tendendo alla santità con uno stile di vita
più esigente [ ardore via ad sanctitatem tendentes , fratres exem-
plo suo stimulant ] (43). La conclusione che scaturisce da questa
dottrina è: gli « ordini » costituiscono l'unico Popolo di Dio. Uno
di questi « ordini » che procede da una determinata condizione
e stato di vita è lo « stato religioso »; ciò vuol dire che detto stato

(43) « In virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri


doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, e così tutto e le singole sono
rafforzate, comunicando ognuna con le altre e concordemente operando
per il completamento nell'unità. Ne consegue che il Popolo di Dio non
solo si raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso interno si compone
di vari ordini. Poiché fra i suoi membri c'è diversità sia per ufficio,
essendo alcuni impegnati nel sacro ministero in bene dei loro fratelli,
sia per lo stato e tenore di vita, dato ohe molti nello stato religioso, ten-
iendo alla santità per una via più stretta, sono di stimolo ai fratelli col
loro esempio [...] ».

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270 J. F. Castaño, O.P.

non è qualcosa aggiunta o secondaria a


senza della Chiesa, ma appartiene alla su
Da questi testi possiamo dedurre alme
logici della vita consacrata: teocentrico, c
escatologico e apostolico.
Aspetto teocentrico : Coloro che appa
sacrata hanno come centro diretto il culto
a Dio Uno e Trino (45). Il c. 607 § 1 aggi
« manifesta nella Chiesa il mirabile connubio istituito da Dio ».
Perciò il religioso « porta a compimento la sua totale donazione

(44) E' del tutto inesplicabile che il nuovo C/C ignori radicalmente,
specie nei cc. 207 e 573-574, questo elemento essenziale della Chiesa: cioè,
gli « ordini » che mette insieme la « diversità » e l'« unità » necessarie
per la communio ecclesialis. Da notare che gli « ordinēs » non sono una
figura ornamentale nella Chiesa, ma « il Popolo di Dio [...] è integrato
in se stesso da diversi ordini » [ « Inde fit ut Populus Dei non tantum
ex diversis populis congregetur, sed edam in se ipso ex variis ordinibus
confletur »]. Uno di questi « ordini », « in forza della condizione e stato
di vita » dei cristiani è, secondo il testo conciliare, lo « stato religioso ».
Di conseguenza, senza gli « ordini » - e senza le diverse chiese partico-
lari - non può esistere la « diversitas » che è una delle caratteristiche
della communio ecclesialis di cui parla il n. 13 della Lumen gentium.
Dobbiamo pensare che il C/C ha dimenticato gli « ordini » come for-
mando parte della communio della Chiesa? Anzi, secondo il nostro pa-
rere, il nuovo C/C non ha recepito il punto basilare della ecclesiologia
conciliare: la communio. Certo che il C/C adopera il termine communio ,
ma non con l'ampiezza e profondità teologica che le conferisce il Vati-
cano II. Infatti la communio del C/C è « parziale » giacché si riferisce
solo al rapporto tra i Vescovi e il Romano Pontefice (cc. 204 § 2, 336)
e tra i « christif ideies » e la Chiesa cattolica (c. 205). Resta fuori della
considerazione del C/C la communio in quanto « elemento costitutivo »
del Popolo di Dio. Mancando questa visione della communio, non c'è
meraviglia che il C/C dimentichi uno dei componenti di questa dimen-
sione ecclesiale, gli « ordini », e quindi la sua visione dello status reli-
gio sus (e dell'intera « vita consacrata ») è incompleta, giacché è sprov-
vista di una delle sue note essenziali.
(45) Abbiamo accennato alla realtà « cultuale » dei fedeli che « si
danno totalmente a Dio amato sopra ogni cosa [...], dedicandosi con
nuovo e speciale titolo al suo onore » (c. 573 § 1). A sua volta la Costitu-
zione Lumen gentium afferma: « egli si dona totalmente [totalit er man -
cipatur ] a Dio sommamente amato, così da essere con nuovo e speciale
titolo destinato al servizio e all'onore di Dio [...] si consacra più inti-
mamente al servizio di Dio » (n. 44).

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Significato di vita consacrata 271

come sacrificio offerto a Dio, e con questo l'intera


diviene un ininterrotto culto a Dio nella carità » [
consummat donationem veluti sacrificium Deo oblatu
ipsius existentia fit continuus Dei cultus in caritate
to che la vita consacrata consiste nel « seguire Cr

(46) Mi piace citare il seguente brano del Card. Vincenzo Fagiolo:


« Il fondamento della professione religiosa, la vita consacrata, i consigli
evangelici, e, possiamo dire, tutto ciò ohe in questo campo è sostanziale
e rilevante sia sotto l'aspetto teologico sia sotto l'aspetto giuridico, apo-
stolico ed ascetico scaturisce ed è una esplicitazione delle esigenze del-
l'adesione di fede e di vita (homologhia), dell'« alleanza sponsale », del
foedus, del connubio con Dio ». V. Fagiolo, Identità teologica della vita
consacrata nella Chiesa , in Rivista di Scienze Religiose 7 (1993) 428.
A questo proposito è obbligatorio citare le recenti parole dell'attuale
Romano Pontefice: « I religiosi, secondo il Decreto conciliare Perfectae
caritatis, davanti a tutti i fedeli sono un richiamo di quel mirabile con-
nubio operato da Dio, e che si manifesterà pienamente nel secolo futuro,
per cui la Chiesa ha Cristo come suo unico Sposo (PC 12). E' in questo
connubio che si scopre il valore fondamentalmente della verginità o ce-
libato in ordine a Dio. E' per questa ragione che si parla di verginità
consacrata [...]. Come Sposo invita a rispondere a questo dono di amo-
re: tutti sono chiamati a rispondere con amore all'amore. Ad alcuni
chiede una risposta più piena, più forte, più radicale: quella della ver-
ginità o celibato per il Regno dei cieli [...]. Per questo il Concilio può
affermare che nella Chiesa la vita consacrata si realizza in profonda sin-
tonia con la Beata Vergine Maria (cfr. Lumen gentium, 41), la quale è
presentata dal Magistero della Chiesa come la consacrata nel modo più
perfetto (cfr. Redemptionis Donum, 17) [...]. Nel mondo cristiano una
nuova luce è scaturita dalla parola di Cristo e dall'esemplare oblazione
di Maria, conosciuta ben presto dalle prime comunità. Il riferimento
all'unione nuziale di Cristo e della chiesa conferisce allo stesso matri-
monio la sua più alta dignità: in particolare, il sacramento del Matri-
monio fa entrare gli sposi nel mistero di unione del Cristo e della Chiesa.
Ma la professione di verginità o celibato fa partecipare i consacrati al
mistero di queste nozze in una maniera più diretta. Mentre l'amore
coniugale va al Cristo-Sposo mediante un congiunto umano, l'amore ver-
ginale va direttamente alla persona di Cristo tramite una unione imme-
diata con Lui, senza intermediari: uno sposalizio spirituale veramente
completo e decisivo. E' così che nelle persone di coloro che professano
e vivono la castità consacrata la Chiesa realizza al massimo la sua
unione di Sposa con Cristo-Sposo. Per questo si deve dire che la vita
verginale si trova al cuore della Chiesa. Giovanni Paolo II, La castità
consacrata nell'unione nuziale di Cristo e della Chiesa. Catechesi del
Mercoledì 23 novembre 1994. L'Osservatore Romano del 24 novembre
1994, p. 4.

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27 2 J. F. Castaño, O.P.

Christi ] più da vicino per l'azione dello Spi


totalmente a Dio amato sopra ogni cosa »
la dimensione non solo « teologica » [da
mensione specificamente trinitaria (Spiri
Aspetto cristocentrico : La vita consacrat
anzi, è fondata sull'insegnamento e sull'esem
consiste sostanzialmente nella Sequela Chr
la vita consacrata ha una dimensione emine
Cristo quindi è la fonte , il centro , Y esem
della vita consacrata. Ecco come si esprim
caritatis :

Il raggiungimento della carità perfetta per mezzo dei consi-


gli evangelici trae origine dalla dottrina e dagli esempi del Divi-
no Maestro , ed appare come una splendida caratteristica del
Regno dei Cieli [...]. Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono
uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evange-
lici intesero seguire Cristo con maggiore libertà ed imitarlo più
da vicino [...]. Si consacrarono in modo speciale al Signore, se-
guendo Cristo che, vergine e povero ( cfr . Matth 8, 20; Luc 9, 58)
redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza spinta fino
alla morte di croce (cfr. Phil 2, 8) [...]. Sempre più vivono per
Cristo e per il suo Corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1, 24). Quanto
più fervorosamente, adunque, si uniscono a Cristo con questa
donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arric-
chisce la vitalità della Chiesa ed il suo apostolato diviene vigo-
rosamente fecondo. (Deer. PC, n. 1).

Aspetto ecclesiale : Ciò equivale a dire che la vita consacrata


deve essere considerata nel suo « contesto ecclesiale » (47). Innan-
zitutto ricordiamo che lo « stato religioso » [oggi si dice « vita
consacrata »] appartiene a uno degli « ordini » che, insieme alle
chiese particolari, costituiscono la communio ecclesialis (LG 13).
Ciò sarebbe sufficiente per smettere una volta per sempre di of-
frire una visione parziale e quindi erronea, della Chiesa. L'essenza

(47) Cf. J. F. Castaño, Il contesto ecclesiale della vita consacrata, in


AA.VV., Il nuovo diritto dei religiosi (Roma 1984) 41-60.

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Significato di vita consacrata 273

della Chiesa non dipende dalla dottrina dei teologi e dei


ma dalla esplicita volontà del suo divino Fondatore, t
viene proclamato nel n. 13 della LG. Ebbene, secondo
della LG, la essenza del popolo di Dio consiste nella c
la quale è integrata dagli « ordini ». Inoltre, la stessa C
conciliare afferma: a) i consigli evangelici (non si dice
la vita consacrata) sono « un dono divino che la Chiesa ha rice-
vuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva » (LG
43); b) lo stato che è costituito dalla professione dei consigli evan-
gelici, « pur non concernendo [non spectet ] la struttura gerarchi-
ca della Chiesa, appartiene tuttavia fermamente [ inconcusse ] alla
vita e alla santità della Chiesa » (n. 44) (48). Quest'ultimo testo
ha una portata di capitale importanza per capire la dimensione
ecclesiologica della vita consacrata, giacché si può conclude-
re che questa appartiene alla struttura « pneumatica » o « cari-
smatica » della Chiesa, non a quella « gerarchica » [sociale]. Na-
turalmente le due strutture formano un insieme « inscindibile »:
tra loro c'è una specie di « travaso » e « osmosi » continui, in
modo da costituire un'unica realtà: la Chiesa di Cristo. Infatti tra
le due « strutture », « elementi » o « aspetti » della Chiesa, pneu-
matico e gerarchico, esiste la stessa analogia che c'è tra l'anima
e il corpo: il pneumatico sarebbe l'« anima » che « informa » il
gerarchico, e questo non esiste se non « animato = informato »
da quello (49).

(48) Il Codice adopera due volte questa frase della Lumen gentium
(cc. 207 § 2 e 574 § 2); però in nessuno dei due passi si trova l'avverbio
inconcusse . Perché?
(49) « La società costituita di organismi gerachici e il corpo mistico
di Cristo , la comunità visibile e quella spirituale, la Chiesa terrestre e
la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare
come due cose diverse, ma formando una sola complessa realtà risul-
tante di un duplice elemento, umano e divino. Per una debole analogia,
quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la
natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a Lui
indissolubilmente unito, in modo non dissimile l'organismo sociale della
Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica per la crescita del
corpo». Cost. Lumen gentium . 8. - Per una esposizione ampia e scienti-
fica su questo argomento, cf. J. F. Castaño, Introduzione al Diritto Costi -

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274 J. F. Castaño, O.P.

C'è una conclusione immediata sul « ruolo » della vita con-


sacrata nella Chiesa. Come abbiamo visto, il Decreto conciliare
Perfectae caritatis dice al n. 1 : « con questa donazione di sé che
abbraccia tutta la vita, tanto più arricchisce la vita della Chiesa
e il suo apostolato diviene più rigorosamente fecondo ». A noi
pare che queste parole sono gravide della più esigente ecclesio-
logia. Certo che l'apostolato dei consacrati « diviene più rigorosa-
mente fecondo »; ma crediamo che è ancora più importante il
fatto che la stessa « vita consacrata in sé arricchisce continua-
mente la vita della Chiesa ». E' così che la vita consacrata esprime
il meglio della sua ecclesialità. Ancora di più. Proprio perché la
sua dimensione è ecclesiale, la vita consacrata include gli aspetti
escatologico ed apostolico. Infatti, la vita consacrata è per propria
natura al servizio della Chiesa, diventa segno luminoso [praecla-
ro] della medesima e preannunzia già qui la gloria celeste che
poi sarà vissuta con ogni sicurezza e definitivamente nella gloria
futura. Tutto ciò è stato magnificamente accolto nei cc. 673-676.
Aspetto escatologico : Già il Papa Pio XII aveva detto che
i religiosi erano « sicut angeli Dei ». Il Concilio Vaticano II rico-
nosce espressamente questa dimensione escatologica della vita
consacrata allorché afferma che tale vita « non ha qui città per-
manente, ma va in cerca della futura »; meglio manifesta a tutti
i beni celesti già presenti in questo mondo »; « meglio testimonia
la vita nuova ed eterna »; meglio preannunzia la futura resurre-
zione e la gloria del Regno celeste » (LG 44). Ciò costituisce un
continuo richiamo ai membri degli Istituti di vita consacrata
affinché la loro vita risponda all'aspettativa della Chiesa. Altri-
menti sarebbe il caso di ricordare il detto di S. Tommaso: cor-
ruptio optimi pessima .

Aspetto apostolico : Come abbiamo ricordato sopra, il nuov


Codice offre in quattro canoni [cc. 673-676] una sintesi veramen
te teologica della esigenza apostolica della vita religiosa secon

tuzionàle della Chiesa (Roma 19942), Cap. 2: Natura della Chiesa in


quanto soggetto dello « lus Constitutionale ».

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Significato di vita consacrata 275

le diverse sfumature: a) apostolato di tutti i religiosi; b


lato degli istituti dediti interamente alla contemplazion
stolato degli istituti dediti a 'Y apostolato; e) apostolato
tuti dediti alle opere di misericordia spirituale e cor
condo questi testi codiciali l'apostolato appartiene a
stessa della vita religiosa (forse si potrebbe estender
fermazione all'intera vita consacrata). Insomma, per
della loro mancipatio totaliter « al culto ed onore di
sieme al servizio dei fratelli », la vita consacrata, in forza della
consacrazione , porta con sé il « diritto » e l'« obbligo » dell'apo-
stolato. Il « consacrato » che, malato, non potesse lasciare il letto,
solo con il battito del suo cuore sta arricchendo la Chiesa con
il tesoro del suo apostolato. Di ciò tratteremo espressamente
un'altra occasione, cioè nel commentario ai cc. 673-676.

Conclusioni

Ia. Come abbiamo detto, la visione del CIC sullo status re -


ligiosus (e sull'intera « vita consacrata ») poteva essere più ricca,
se avesse accolto la dottrina conciliare sugli ordinēs come ele-
mento costitutivo della communio . E' per questo che la vita con-
sacrata viene privata di una delle sue note caratteristiche: l'ap-
partenenza essenziale alla communio ecclesialis . Lo stesso si dica
per quanto riguarda la visione « monca » dello « stato dei consa-
crati » che offre il c. 207 § 2. Ricordiamo che questo canone non
ha raccolto tutto il contenuto del numero 43 della LG, ma ha
tralasciato affermazioni molto importanti come: a) lo stato reli-
gioso non est intermedius tra le condizioni clericale e laicale;
b) questa caratteristica proviene dalla « costituzione divina della
Chiesa ». Così facendo, il CIC priva i « consacrati » di parecchie
note essenziali della « vita consacrata ».

2a. Nonostante le distinzioni che abbiamo fatto, l'uso del-


l'espressione vita consacrata per definire una determinata forma
di vita cristiana, non è esente da contraddizioni. Infatti, nella
Chiesa ci sono altre forme di vita consacrata non meno impor-
tanti della vita di coloro che professano i consigli evangelici.

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276 J. F. Castaño, O.P.

Anzi, la più importante, la prima, fondam


te, è la consacrazione per il battesimo ;
diritto, può essere ritenuta la consacrazi
sare dalla morte alla vita, dal peccato a
non essere all'essere; ci fa diventare fig
Cristo e alla Chiesa, e quindi ci fa diventa
La vita cristiana, dunque, la vita di tutti i
consacrata; i cristiani sono persone consacrate. E' per questo
che tutte le altre consacrazioni nella Chiesa sono come « aggiun-
te » alla consacrazione battesimale (50). Ricordiamo le parole di
Paolo VI: « la consacrazione battesimale della grazia si fa co-
sciente e si esprime in consacrazione morale, voluta, allargata ai
consigli evangelici » (53). E tutto ciò perché la consacrazione bat-
tesimale è la consacrazione più importante e sulla quale tutte le
altre consacrazioni nella Chiesa, proprio perché sono consacra-
zioni cristiane , si fondano, sono in essa intimamente radicate ,
e per questo si può affermare che si trovano in linea baptismi.
Ecco l'esattezza delle parole del Decreto Perfectae caritatis in
proposito: « Tutta la loro vita, infatti, è stata posta al servizio
di Dio, e ciò costituisce una speciale consacrazione che ha le sue
profonde radici nella consacrazione battesimale , e ne è un'espres-
sione più perfetta » (n. 5). Di conseguenza, possiamo ripetere
quanto già abbiamo detto, cioè che « la consacrazione per la pro-
fessione dei consigli evangelici non è ontologicamente distinta da
quella battesimale , ma piuttosto uno sviluppo, una applicazione
o radicalizzazione » (52).

(50) « Ita fit, ut professio votorum [consiliorum] evangelicorum


adiungatur consecrationi , quae propria est baptismatis ». Paolo VI, Di-
scorso Magno gaudio : AAS 56 (1964) 567.
(51) Paolo VI, Discorso Siate i benvenuti !: AAS 62 (1970) 622.
(52) E. Mazzoli, Gli Istituti secolari nella Chiesa (Milano 1969) 42.
Cf. J.B. Fuertes, Professio religiosa complementum baptismi, in Com-
mentarium pro Religiosis 45 (1964) 291-319; E. Ramírez, La profesión de
los consejos evangélicos expresión perfecta de la consagración bautismal ,
in Mysterium 25 (1966) 276 ss.; C. Palmés, Battesimo e vita religiosa ,
Bologna 1976; J. Galot, Consacrazione battesimale e consacrazione reli-
giosa, in Vita Consacrata 14 (1978) 590-600; A. (De) Bonhome, La consa-
crazione per mezzo dei consigli evangelici è una consacrazione nuova?,

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Significato di vita consacrata 277

3a. Stando così le cose, non è chiara la ragione p


scelta l'espressione vita consacrata per definire
che professano i consigli evangelici, anziché l'es
perfectionis. Usando le stesse parole di alcuni
possiamo domandarci : l'uso dell'espressione vita
sta ad indicare che la vita consacrata è un quid
questi determinati cristiani? La vita dei battezzati
sacrata? E quanti hanno ricevuto l'ordine sacro no
si nella vita consacrata , persone consacrate? Pe
stato coniato questo termine per definire una d
cristiana? Proprio per ovviare l'incongruenza di
posizione da parte del legislatore ecclesiastico, i
fici completano l'espressione vita consacrata con
liare (Paolo VI), per il Regno (Giovanni Paolo II
peculiare vita consacrata, vita consacrata per i
- come gli autori - sanno bene che se si dicesse
vita consacrata, ciò potrebbe applicarsi anche all
vita consacrata, specialmente alla consacrazione
battesimo. C'è un fatto che potrebbe essere dete
storia di questa materia. Siccome ad alcuni Padr
piaceva l'espressione status perfectionis [ acquir
sembrava un quid proprium et exclusivum , un
religiosi (53), tale espressione è stata abbandonata

in Vita Consacrata 15 (1979) 35-47. - Il Card. Fagiolo osserva giustamente:


« D'accordo che sarebbe insensato (e aggiungerei quasi ingiurioso) dire
che ci sono due piani di vocazione: quello della vita religiosa un po' più
in alto e quello della vita cristiana un po' più in basso. Ma vivere il
battesimo nello stato laicale o nello stato di coloro che professano i
consigli evangelici in una forma stabile di vita, comporta una tale mo-
dalità di consacrazione e di impegno da determinare due stati di vita
riconoscibili e sul piano teologico e sul piano giuridico, ancorché è sco-
prire l'identità teologica della vita consacrata, con la conseguente iden-
tità giuridica nell'ambito dell'ordinamento canonico, dove lo Status per-
sonarum è il riflesso normativo della qualificazione teologica ». V. Fa-
giolo, Identità teologica e canonica della vita consacrata nella Chiesa,
in Rivista di Scienze Religiose 1 (1993) 424.
(53) « Status perfectionis videtur significare ipsam christianam per-
fectionem esse quid proprium et exclusivum religiosorum, vel saltem
eorum perfectionem esse specifice diversam a perfectione laicorum et

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278 J. F. Castaño, O.P.

la locuzione, vita consacrata. Orbene, ch


espressione, presa come definizione d
tre consigli evangelici, un quid propri
nopolium di questi cristiani, in quanto
le altre forme di vita consacrata nella C
che dopo tante discussioni, la difficolt
4' Riprendendo l'ultima affermazione, e dato che ormai si
è imposto l'uso della locuzione vita consacrata per qualificare
la vita peculiare di coloro che fanno la professione dei consigli
evangelici, crediamo che sia necessario approfondire il modo
come i diversi « gruppi » di persone partecipano alla vita consa-
crata (54). Innanzitutto, la vita consacrata è una realtà analoga
partecipata da diversi analogati, che sono i religiosi, gli anacoreti
del can. 603 § 2 e i membri degli istituti secolari. Tra i religiosi
esiste ancora una gamma di analogati poiché alcuni sono religiosi
di voti semplici , mentre altri lo sono di voti solenni . Anche i mem-
bri degli istituti secolari differiscono tra loro, in quanto la pro-
fessione dei consigli evangelici per mezzo di « altri sacri vincoli,
assimilati ai voti », è assai varia. Di fatto, ci sono i voti [semipub-
blici], il giuramento [promissorio], le promesse , la « consacra-
zione ». Non è il caso di entrare nella specificazione di questa
analogia. Per ora basti dire che, stando alla dottrina comune, si
tratterebbe dell'analogia di attribuzione intrinseca , in cui la real-
tà partecipata {vita consacrata) si trova essentialiter , benché con
diversa intensità , in tutti coloro che professano i consigli evange-
lici (55). Dico « stando alla dottrina comune », che peraltro è aval-

clericorum ». Schema Decreti « De Religiosis », Appendix (Romae 1964)


40. « Oportet ut tollatur impressio quod perfectio et sanctitas sit quasi
monopolium Religiosis reservátům ». Rélatio ad schema Const. Lumen
gentium , 3 iulii 1963 (Romae 1964) 176. Ricordiamo il brano dell'attuale
Papa, riportato sopra (cf. nota 11).
(54) Per questa analogia cf. J. F. Castaño, Lo « status consecratorum »
nell'attuale legislazione della Chiesa, in Angelicum 60 (1983) 214-220; Ri-
flessioni sulla terminologia della vita consacrata. Un « concetto » da chia-
rire , in Vita Consacrata 30 (1994) 535-543.
(55) Per prevenire possibili scandali, ecco le parole del Papa Paolo VI
indirizzate ai membri degli istituti secolari: « Vivete una vera e propria

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Significato di vita consacrata 279

lata dai discorsi dei Romani Pontefici elencati nella nota; il mio
parere però è, che nel nostro caso, Yanalogia tra i religiosi e i
membri degli istituti secolari è soltanto di proporzionalità pro-
pria , giacché, dal punto di vista della teologia della vita consa-
crata, trovo difficoltà nel vedere la stessa consacrazione parteci-
pata essenzialmente agli istituti religiosi e secolari.

J. F. Castaño, O.P.

consacrazione secondo i consigli evangelici, ma senza la pienezza, la vi-


sibilità propria della consacrazione religiosa', visibilità che è costituita,
oltre che dai voti pubblici, da una più stretta vita comunitaria e dal
segno dell'abito religioso » (Discorso Ancora una volta : AAS 64 (1972)
618). Le parole del Papa, a loro volta, trovano giustificazione nel seguente
testo della Cost. Lumen gentium, 44: « La consacrazione poi sarà tanto
più perfetta, quanto più solidi e stabili sono i vincoli ».
Queste affermazioni hanno le loro radici nel patrimonio storico-dot-
trinale della Chiesa. Infatti, già Pio XII aveva detto: « Nam vota sol-
lemnia, quae arctiorem ac pleniorem quam alia publica vota Deo con-
secrationem secum ferunt, notam canonice necessariam et potissimam
Ordinum exhibent». Cost. Apost. Sponsa Christi del 23 novembre 1951:
AAS 43 (1951) 11 (cf. S. Thomas, In IV Sententiarum, dist. 38, 1, 2, q. 1,
artt. 1-2).

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