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Quesiti di Analisi Matematica A

1. Insiemi e strutture numeriche


0. Dati due insiemi A e B, cosa significa che A è sottoinsieme di B?
Diremo che A è un sottoinsieme di B se ogni elemento di A è anche un elemento di B.
1. Che cos'è una funzione?
Siano A e B insiemi. Una funzione f di dominio A a valori in B è un modo qualunque di associare a
ogni elemento di A uno e un solo elemento di B.
2. Che cosa significa che una funzione è iniettiva (suriettiva)?
Siano A e B insiemi e f una funzione di dominio A a valori in B. Diremo che f è iniettiva se, presi
due elementi qualunque a e a' in A tali che f(a)=f(a'), segue sempre che a=a'
Siano A e B insiemi e f una funzione di dominio A a valori in B. Diremo che f è suriettiva (su B)
se: f(A)=B
3. Che cos'è l'immagine di una funzione?
Siano A e B insiemi e f una funzione di dominio A a valori in B. Chiameremo immagine di f:
{b € B | Ǝ a € A: f(a)=b}
4. Che cos'è una biiezione?
Siano A e B insiemi e f una funzione di dominio A a valori in B. Diremo che f è una biiezione tra A
e B se è iniettiva e suriettiva (su B).
5. Che cosa si intende per funzione inversa di una biiezione?
Siano A e B insiemi e f una biiezione tra A e B. Diremo funzione inversa di f la funzione f-1:B→A
tale che ∀b ∈ B f-1(b) è l'unico elemento di A soddisfacente f(f-1(b))=b.
6. Che cosa si intende per composizione di due funzioni?
Siano A, B, C insiemi, f e g funzioni con f:A→B, g:B→C. Definiamo composizione tra f e g la
funzione g ¤ f: A→C tale che
(g ¤ f)(a)=g(f(a)) ∀ a ∈ A
7. Sotto quali condizioni si può definire?
La condizione che deve essere soddisfatta è che per ogni a del dominio A di f l'elemento f(a)
appartenga al dominio di g, in ogni modo che sia definito g(f(a)). In altre parole bisogna che, se B è
il domnio di g, f(A)⊆ B. Ciò equivale a poter scegliere B come codominio di f.
8. Che cosa si intende per unione di due insiemi?
Siano A e B insiemi. Definiamo la loro unione A∪B come segue:
A∪B={a|a ∈ Α oppure a ∈ B}
L'espressione “oppure” va intesa in senso debole: non si escludono gli elementi a appartenenti sia
ad A che a B.
9. Che cosa si intende per intersezione di due insiemi?
Siano A e B insiemi. Definiamo l'intersezione A∩B come segue:
A∩B={a|a ∈ Α e a ∈ B}
In altre parole, A∩B è l'insieme costituito dagli oggetti che appartengono sia ad A che a B.
10. Che cosa si intende per differenza di due insiemi?
Siano A e B insiemi. Chiameremo differenza tra A e B e indicheremo col simbolo A \ B l'insieme
così definito:
A \ B={x ∈ Α|x ∉ B}
In altre parole, A \ B è l'insieme degli elementi di A che non appartengono a B.
11. Che cosa si intende per prodotto cartesiano di due insiemi?
Siano A e B insiemi. Chiamiamo prodotto cartesiano tra A e B e indichiamo col simbolo A × B
l'insieme:
A × B={(a,b)|a ∈ Α, b ∈ B}
12. Quali sono gli assiomi algebrici di campo?
Dato un insieme R dotato di due operazioni + e *, chiamate rispettivamente, somma e prodotto, che
godono delle seguenti proprietà:
(AC1) Proprietà commutativa:
∀a,b ∈ R a+b=b+a a*b=b*a
(AC2) Proprietà associativa:
∀a,b,c ∈ R (a+b)+c=a+(b+c) (a*b)*c=a*(b*c)
(AC3) Proprietà distributiva a destra del prodotto rispetto alla somma:
∀a,b,c ∈ R (a+b)*c=(a*c)+(b*c)
(AC4) Esiste un elemento di R chiamato “zero” e indicato col simbolo 0, tale che
∀a ∈ R a+0=0+a=a
(AC5) Esiste un elemento di R chiamato “uno” e indicato col simbolo 1, tale che 1≠0 e
∀a ∈ R a*1=1*a=a
(AC6) Per ogni a in R esiste un elemento -a in R tale che
a+(-a)=(-a)+a=0
(AC7) Per ogni a in R \ {0} esiste un elemento a-1 in R tale che
a*a-1=a-1*a=1
13. Ne conoscete qualche conseguenza importante?
I. In R vale la proprietà distributiva a sinistra del prodotto rispetto alla somma:
∀a,b,c ∈ R c(a+b)=ca+cb;
II. vale la proprietà di cancellazione per la somma: se a,b,c sono elementi di R tali che
a+c=b+c, allora a=b;
III. vale la seguente proprietà di cancellazione per il prodotto: se a,b,c, sono elementi di R
tali che ac=bc e c≠0, allora a=b;
IV. gli elementi 0 e 1 che godono delle proprietà indicate con AC4 e AC5 sono unici;
V. per ogni a ∈ R a*0=0;
VI. consideriamo l'“equazione algebrica di primo grado”
ax=b
in R, nell'incognita x, con a e b assegnati; allora se a≠0, tale equazione ha l'unica soluzione x= a-1b;
VII. ∀a ∈ R -(-a)=a;
VIII. ∀a ∈ R\{0} si ha a-1≠0 e(a-1)-1=a;
IX. ∀a,b ∈ R (-a)+(-b)=-(a+b) e -(ab)=(-a)b;
X. siano a e b in R; allora ab=0 se e solo se almeno uno tra a e b coincide con 0;
XI. siano a e b in R\{0}; allora ab≠0 e (ab)-1=a-1b-1
14. Quali sono gli assiomi di ordine per R?
(AO1)∀a ∈ R, non vale a<a;
(AO2)∀a,b ∈ R, se vale a<b, non vale b<a;
(AO3)∀a,b,c ∈ R, se valgono a<b e b<c, vale anche a<c;
(AO4)∀a,b ∈ R con a≠b, vale a<b oppure b<a (uno solo dei due in base a (AO2));
(AO5)∀a,b,c ∈ R, se vale a<b, vale anche a+c<b+c;
(AO6)∀a,b,c ∈ R, se vale a<b e 0<c, vale anche ac<bc.
15. Quali sono gli elementi di N, Z, Q?
N numeri naturali. N⊆R+ se n∈N, -n∉N.
Z numeri interi. Z:=N∪{0}∪{-n:n∈N}.
Q numeri razionali. Q:={m/n :m∈Z,n∈Z,n≠0}.
16. Che cosa si intende per minimo (massimo) di un sottoinsieme di R?
Siano A ⊆ R e M ∈ R. Diremo che M è il massimo di A se soddisfa le seguenti condizioni:
I. M ∈ A
II.∀a ∈ A a ≤ M
in questo caso scriveremo M=maxA.
Siano A ⊆ R e m ∈ R. Diremo che m è il minimo di A se soddisfa le seguenti condizioni:
I. m ∈ A
II.∀a ∈ A m ≤ a
in questo caso scriveremo m=minA.

17. Che cosa si intende per maggiorante (minorante) di un sottoinsieme di R?


Siano A ⊆ R e z ∈ R. Diremo che z è un maggiorante (minorante) di A se
a ≤ z ∀a ∈ A
(z ≤ a ∀a ∈ A).
18. Sapreste fare qualche esempio?

19. Che cosa vuol dire che un sottoinsieme di R e superiormente (inferiormente) limitato?
Sia A ⊆ R. Diremo che A è superiormente limitato (inferiormente limitato) se possiede dei
maggioranti (minoranti).
20. Che cosa vuol dire che un sottoinsieme di R e limitato?
Sia A ⊆ R. Diremo che A è limitato se è sia superiormente che inferiormente limitato. Quindi se
possiede sia maggioranti che minoranti.
21. In cosa consiste l'assioma dell'estremo superiore?
Sia A ⊆ R non vuoto e superiormente limitato. Allora l'insieme dei suoi maggioranti ammette
minimo. In altre parole, esiste supA.
Sia A ⊆ R non vuoto e inferiormente limitato. Allora l'insieme dei suoi minoranti ammette
massimo. In altre parole, esiste infA.
Sia A ⊆ R superiormente limitato. Indichiamo con C l'insieme dei maggioranti di A (non vuoto). Se
C ammette minimo e S=minC, diremo che S è l'estremo superiore di A e scriveremo
S=supA
Sia A ⊆ R inferiormente limitato. Indichiamo con D l'insieme dei minoranti di A (non vuoto). Se D
ammette massimo e I=maxD, diremo che I è l'estremo inferiore di A e scriveremo
I=infA
22. Come si definisce il valore assoluto di un numero reale?
Sia a ∈ R. Definiamo valore assoluto o modulo di a il numero reale |a| seguente:
|a|:={a se a ≥ 0; -a se a ≤ 0}
23. Quali sono le sue principali proprietà?
Sia a ∈ R.
I. |a|≥ 0;
II. |-a|=|a|
III. |a| è il massimo tra a e -a, vale a dire:
|a|:={a se -a ≤ a; -a se a ≤ -a}
24. Come si definiscono le potenze a esponente naturale di un numero reale?
Siano a ∈ R e n ∈ N, poniamo
an=a*a*...*a (n volte)
25. Come si definiscono le potenze a esponente intero di un numero reale non nullo?
Sia a ∈ R e a ≠ 0; poniamo allora
I a0:=1
II ∀n ∈ N a-n:=(an)-1.

26. Come si definisce la radice n-esima di un numero reale non negativo?


Siano a ∈ R, con a ≥ 0, e n ∈ N. Indichiamo con il simbolo n√a e chiamiamo radice n-esima di a
l'unico numero reale non negativo(cioè ≥ 0) ξ tale che ξn=a. Se n=2 usiamo anche la notazione √a.
27. Come si definiscono le potenze a esponente razionale di un numero reale positivo?
Siano a ∈ R, a ≥ 0 e b ∈ Q, b > 0, b=m/n con m e n naturali. Poniamo per definizione
ab= n√am
28. Quali sono le principali proprietà delle potenze?
Siano a e b elementi di R+ , m e n numeri razionali. Allora:
I. aman=am+n;
II. (am)n=amn;
III. (ab)n=anbn.
29. In ciascuno dei casi precedenti sapreste spiegare le limitazioni poste sulla base per poter
definire la potenza?
No.
30. Sapreste discutere l'equazione xn = a, con n ∈ N e a ∈ R?
Siano a ∈ R e n ∈ N, consideriamo l'equazione xn = a.
I. Se n è dispari, l'equazione ha per ogni a ∈ R un'unica soluzione reale:
x=sistema n
√a se a ≥ 0
-n√|a| se a<0
II. Se n è pari e a>0, l'equazione ha due soluzioni reali distinte: n√a e -n√a;
III. Se n è pari e a=0, l'equazione ha la sola soluzione 0;
IV. Se n è pari e a<0, l'equazione non ha alcuna soluzione reale.
31. Sapreste discutere la generica equazione algebrica di secondo grado in R?
Data ax2+bx+c=0 con a, b, c reali e a≠0. Nello studio di questa equazione svolge un ruolo chiave il
numero: ∆:=b2-4ac, detto anche discriminante dell'equazione.
I. Sia ∆ > 0 allora ax2+bx+c=0 ha due soluzioni reali distinte: (-b+√∆)/2a e (-b-√∆)/2a;
II. Sia ∆ = 0 allora ax2+bx+c=0 ha due soluzioni reali coincidenti -b/2a;
III. Sia ∆ < 0 allora ax2+bx+c=0 non ha soluzioni reali.
32. Come si definiscono le potenze a esponente reale dei numeri reali positivi?
Siano c ∈ R e a ∈ R+. Definiamo:
I. 1c=1;
II. se a > 1, ac:=sup{ab:b ∈ Q, b ≤ c};
III. se 0 < a < 1, ac:=sup{ab:b ∈ Q, b ≥ c}.
33. Quali sono le principali proprietà delle funzioni esponenziali?
Sia a ∈ R+. Consideriamo la seguente funzione fa:R→R tale che fa(x)=ax ∀x∈R. Chiameremo tale
funzione, funzione esponenziale di base a. Essa gode delle seguenti proprietà:
I. Se a=1, fa(x)=1 ∀x∈R;
II. se a ∈ R+ \ {1}, l'immagine di fa coincide con R+;
III. se a>1, x e y appartengono a R e x<y, allora fa(x)<fa(y);
IV. se 0<a<1, x e y appartengono a R e x<y, allora fa(x)>fa(y).
34. Quali sono le principali proprietà dei logaritmi?
Sia a ∈ R+. Definiamo loga (funzione logaritmo in base a) la funxione inversa di fa.
Le principali proprietà di loga sono:
Siano a e b elementi di R+ \{1}. Allora:
I. Il dominio di loga è R+ e la sua immagine è R;
II. se a>1 e x e y sono elementi di R+ tali che x<y, allora loga(x)<loga(y);
III. se0<a<1 e x e y sono elementi di R+ tali che x<y, allora loga(x)>oga(y);
IV. se x e y sono elementi di R+, allora loga(xy)=loga(x)+loga(y);
V. se x ∈ R+ y ∈ R, allora loga(xy)=yloga(x);
VI. ∀x ∈ R+ avremo: logb(x)=logb(a)loga(x);
VII. loga(1)=0 loga(a)=1.
35. Sapreste tracciare i grafici qualitativi di esponenziali e logaritmi?

36. Sapreste tracciare i grafici qualitativi delle funzioni potenza?

37. Che cosa sono i numeri complessi ? Specificare l'insieme di base e definire le operazioni.
Il così detto campo dei numeri complessi C, è un estensione di R In esso ogni funzione polinomiale
non costante possiede degli zeri. Consideriamo l'insieme R R delle coppie ordinate di numeri reali
e indichiamolo con il simbolo C.
Le operazioni di somma e prodotto vengono così definite in C:
Siano v:=(a,b) e w:=(c,d) con a, b, c, d reali. Poniamo:
v+w:=(a + c,b + d), e vw=v*w:=(ac – bd, ad + bc)
38. Quali sono le loro principali proprietà algebriche?
L'insieme C dei numeri complessi con le operazioni di somma e prodotto precedentemente definite
è un campo. L'elemento “zero”, per cui vale la proprietà (AC4), è la coppia (0,0). L'elemento “uno”,
per cui vale la proprietà (AC5), è la coppia (1,0). In C valgono quindi tutti gli assiomi di campo.
39. In che senso i complessi sono un'estensione dei reali?
C è un ampliamento di R nel senso che dati a e b elementi di R è immediato verificare che, per ogni
scelta di a e b in R, le operazioni di somma e prodotto coincidono esattamente con la somma e il
prodotto in C. Ponendo, inoltre, i=(0,1) osserveremo che i2=(0,1)*(0,1)=(-1,0) oppure i2=-1.
40. Come si definisce il coniugato di un numero complesso?
Sia z ∈ C, z=a+ib. Poniamo: z:=a-ib. Diremo che z è il complesso coniugato di z.
41. Quali sono le principali proprietà del complesso coniugato?
Siano v e z elementi di C. Allora:
I. z=z se e solo se z ∈ R;
II. z=z;
III. Re(z)=(z+z)/2, Im(z)=(z-z)/2;
IV. zz=Re(z)2+Im(z)2;
V. z+v=z+v, zv=z*v;
VI. se v ≠ 0, (z/v)=z/v.
42. Che cosa si intende per valore assoluto di un numero complesso?
Sia z ∈ C, poniamo: |z|:=(Re(z)2+Im(z)2)1/2.
43. Quali ne sono le principali proprietà?
Siano z e v numeri complessi. Allora:
I. max {|Re(z)|,|Im(z)|} ≤ |z| ≤ |Re(z)| + |Im(z)|;
II. |zv|=|z|*|v|;
III. |z+v| ≤ |z| + |v|
44. Come si definisce la lunghezza di un arco di circonferenza?
Sia S:={z ∈ C: |z| = 1} e sia z ∈ S. Poniamo
l(z):=sup{∑nj=1 |zj-zj-1| : n ∈N, z0 = 1, zn = z, zj - 1∈ A(zj) ∀j = 1, ..., n}.
45. Come si definiscono le funzioni sin e cos?
Sia x ∈ R, con 0 ≤ x < 2π. Sia poi z l'unico elemento in S tale che l(z)=x. Poniamo
cos(x) := Re(z), sin(x) := Im(z).
Estendiamo cos e sin a tutto R come funzioni periodiche di periodo 2π. Vale a dire: se x ∈ [0,2π[,
poniamo:
cos(x+2kπ) :=cos(x), sin(x+2kπ) :=sin(x) ∀ k ∈ Z.
46. Quali sono le principali proprietà di sin e cos?
I. ∀ x ∈ R sin2(x)+cos2(x)=1;
II. cos è una funzione pari; vale a dire cos(-x)=cos(x) ∀ x ∈ R;
III. sin è una funzione dispari; vale a dire sin(-x)=-sin(x) ∀ x ∈ R;
IV. cos(x+y)=cos(x)cos(y)-sin(x)sin(y) ∀ x, y ∈ R;
V. sin(x+y)=sin(x)cos(y)+sin(y)cos(x) ∀ x, y ∈ R.
47. Come si definisce eix con x ∈ R?
Sia x ∈ R. poniamo eix := cos(x)+isin(y).
48. Dati n ∈ N e v ∈ C, quali sono le soluzioni dell'equazione zn = v?
I. Se v=0, l'equazione ha in C la sola soluzione z=0.
II. Se v≠0, l'equazione ha in C n soluzioni distinte: precisamente tutti e soli i numeri complessi
della forma:
z=n√|v| ei(θ+2kπ)/n, con k ∈ Z, 0 ≤ k ≤ n−1,
ove θ è un elemento arbitrario di arg(v).
49. Sapreste dire come si arriva alla formula risolutiva?
Se z è soluzione di zn = v allora, |z|n=|zn|=v. Essendo allora |z| un numero reale non negativo, deve
valere necessariamente |z|=n√|v|. Nel caso, allora, che sia v=0 otteniamo|z|=0, che implica z=0.
Supponiamo adesso v≠0. Siano v=|v|eiθ e z=|z|eiφ. Sappiamo già che deve valere |z|=n√|v|, per cui si
tratta di determinare φ. Deve essere
|v|eiθ=zn =(n√|v|eiφ)n=|v|einφ.
Poiché |v|≠0, otteniamo
nφ= θ+2kπ, k ∈ Z e φ.= (θ+2kπ)/n, k ∈ Z.
Perciò z è necessariamente della forma
zk=n√|v| ei(θ+2kπ)/n,
per qualche k ∈ Z. Viceversa, se z è di tale forma,
z=(n√|v| ei(θ+2kπ)/n)n=|v| ei(θ+2kπ)=|v|eiθ=v.
50. Discutere l'equazione algebrica di secondo grado in C.
Data az2+bz+c=0. Supponiamo che a, b, c siano elementi di C, a ≠ 0. Si può dimostrare che
az2+bz+c=0≡(x+b/2a)2=∆/4a2,
con ∆:=b2 – 4ac. Se ∆=0, otteniamo (x+b/2a)2=0, da cui x+b/2a=0. In questo caso c'è l'unica
soluzione x=-b/2a. Se ∆≠0, l'equazione: v2 = ∆/4a2 ha due soluzioni distinte: se indichiamo con w
una fissata soluzione di w2 = ∆, queste coincideranno con ±w/2a. Otterremo allora che; se ∆≠0, la
nostra equazione possiede due soluzioni distinte (-b+w)/2a e (-b-w)/2a, ove w è tale che w2=∆.
2. Funzioni reali di una variabile reale
1. Che cosa vuol dire che una funzione e inferiormente (superiormente) limitata?
Sia A un insieme arbitrario e f : A→R. Diremo che f è inferiormente limitata (superiormente
limitata) se l'immagine f(A) è inferiormente limitata (superiormente limitata).
2. Che cosa vuol dire che una funzione e limitata?
Diremo che f è limitata se f(A) è limitato, vale a dire, f è sia inferiormente che superiormente
limitata.
3. Che cosa si intende per estremo inferiore (superiore) di una funzione (specificare bene
quando esiste)?
Sia A≠∅. Se f è inferiormente limitata, poniamo infA f := inf f(A), diremo che infA f è l'estremo
inferiore di f. Esiste per AES: sia A ⊆ R non vuoto e inferiormente limitato. Allora l'insieme dei
suoi minoranti ammette massimo. In altre parole, esiste infA.
Sia A≠∅. Se f è superiormente limitata, poniamo supA f := sup f(A), diremo che supA f è l'estremo
superiore di f. Esiste per AES: sia A ⊆ R non vuoto e superiormente limitato. Allora l'insieme dei
suoi maggioranti ammette minimo. In altre parole, esiste supA.
4. Che cosa si intende per minimo (massimo) di una funzione?
Minimo. Sia f: R→R e m ∈ R. Esiste x ∈ R tale che f(x)≥m ∀x ∈ R.
Massimo. Sia f: R→R e M ∈ R. Esiste x ∈ R tale che f(x)≤Μ ∀x ∈ R.
5. Che cosa vuol dire che una funzione e monotona non decrescente (non crescente)?
Siano A ⊆ R, f: A → R. Diremo che:
f è monotona non decrescente se ∀x, y ∈ A con x < y si ha f(x) ≤ f(y)
f è monotona non crescente se ∀x, y ∈ A con x < y si ha f(x) ≥ f(y)
6. Che cosa vuol dire che una funzione e crescente (decrescente)?
Siano A ⊆ R, f: A → R. Diremo che:
f è monotona crescente se ∀x, y ∈ A con x < y si ha f(x) < f(y)
f è monotona decrescente se ∀x, y ∈ A con x < y si ha f(x) > f(y)
7. Sapreste applicare le precedenti definizioni alle funzioni potenza, logaritmo, esponenziali e
trigonometriche?

8. Che cos'è un punto di accumulazione per un sottoinsieme di R?


Siano A ⊆ R e x0 ∈ R. Diremo che x0 è un punto di accumulazione per A se ∀r > 0 A∩I(x0,r)
contiene qualche elemento distinto da x0.
9. Definire con precisione la scrittura limx→x0 f(x) = l nel caso di x0 e l reali (specificare dove
deve stare x0).
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ D(A), l ∈ R. Scriveremo
limx→x0 f(x) = l
se ∀ε > 0 esiste δ(ε) > 0 tale che ∀x ∈ A∩I(x0,δ(ε)) con x ≠ x0 si ha |f(x) – l|<ε. Diremo che f tende
a l o ha per limite l per x che tende a x0.
10. In cosa consiste il teorema di unicità del limite?
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ D(A), l, l' ∈ R. Supponiamo che valgano contemporaneamente
limx→x0 f(x) = l e limx→x0 f(x) = l'. Allora l=l'
11. Quali sono i principali risultati su limiti di somme, prodotti, quozienti?
Siano A ⊆ R, f,g : A → R, x0 ∈ D(A), l, m ∈ R e valgano limx→x0 f(x) = l e limx→x0 g(x) = m. Allora:
I. esiste limx→x0 (f(x) + g(x)) e vale l + m;
II. esiste limx→x0 f(x)g(x) e vale lm;
III. supponiamo anche che g(x)≠0 ∀x ∈ A e m ≠0; allora esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale l/m.
12. Definire con precisione la scrittura limx→x0 f(x) = ±∞ nel caso di x0 reale (specificare dove
deve stare x0).
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ D(A). Scriveremo
limx→x0 f(x) = +∞
se ∀M ∈ R esiste δ(Μ) > 0 tale che ∀x ∈ A∩I(x0,δ(Μ)) con x ≠ x0 si ha f(x) > M. Diremo che f
tende a +∞ o ha per limite +∞ per x che tende a x0.
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ D(A). Scriveremo
limx→x0 f(x) = -∞
se ∀M ∈ R esiste δ(Μ) > 0 tale che ∀x ∈ A∩I(x0,δ(Μ)) con x ≠ x0 si ha f(x) < M. Diremo che f
tende a -∞ o ha per limite -∞ per x che tende a x0.
13. Come si estendono i risultati su limiti di somme, prodotti, quozienti nel caso in cui si abbia a
che fare con funzioni che tendono a ±∞?
Somma
Siano A ⊆ R, f,g : A → R, x0 ∈ D(A), l ∈ [−∞,+∞] e valga limx→x0 f(x) = l. Allora:
I. se l ∈ ]−∞,+∞] e limx→x0 g(x) = +∞, esiste limx→x0 (f(x)+g(x)) e vale +∞;
II. se l ∈ ]−∞,+∞] e limx→x0 g(x) = -∞, esiste limx→x0 (f(x)+g(x)) e vale -∞.
Prodotto
Siano A ⊆ R, f,g : A → R, x0 ∈ D(A), l, m ∈ [−∞,+∞] e valgano limx→x0 f(x) = l e limx→x0 g(x) = m.
Allora:
I. se 0 < l ≤ +∞ e m = +∞ esiste limx→x0 f(x)g(x) e vale +∞;
II. se -∞ ≤ l < 0 e m = +∞ esiste limx→x0 f(x)g(x) e vale -∞;
III. se 0 < l ≤ +∞ e m = -∞ esiste limx→x0 f(x)g(x) e vale -∞;
IV. se -∞ ≤ l < 0 e m = -∞ esiste limx→x0 f(x)g(x) e vale +∞.
Quoziente
Siano A ⊆ R, f,g : A → R, x0 ∈ D(A), l, m ∈ [−∞,+∞] e valgano limx→x0 f(x) = l e limx→x0 g(x) = m.
Sia poi g(x) ≠ 0 ∀x ∈ A. Allora:
I. se l∈ R e m = ±∞ esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale 0;
II. se l = +∞ e 0 < m < +∞, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale +∞;
III. se l = +∞ e -∞ < m < 0, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale -∞;
IV. se l = -∞ e 0 < m < +∞, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale -∞;
V. se l = -∞ e -∞ < m < 0, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale +∞;
VI. se 0 < l ≤ +∞, m = 0 e g(x)>0 ∀x ∈ A, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale +∞;
VII. se 0 < l ≤ +∞, m = 0 e g(x)<0 ∀x ∈ A, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale -∞;
VIII. se -∞ ≤ l < 0, m = 0 e g(x)>0 ∀x ∈ A, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale -∞;
IX. se -∞ ≤ l < 0, m = 0 e g(x)<0 ∀x ∈ A, esiste limx→x0 f(x)/g(x) e vale +∞.
14. Come si definisce limx→+∞ f(x)(limx→-∞ f(x))? Precisare bene le condizioni sul dominio di f.
Siano A ⊆ R tale che sup A= +∞, f: A → R, l ∈ R. Scriveremo limx→+∞ f(x) = l se ∀ε > 0 esiste
δ(ε)∈ R tale che ∀x ∈ A con x > δ(ε) si ha |f(x) – l| < ε.
Porremo invece limx→+∞ f(x) = +∞ se ∀M ∈ R esiste δ(M) ∈ R tale che ∀x ∈ A con x > δ(M) si ha
f(x) > M.
Porremo invece limx→+∞ f(x) = -∞ se ∀M ∈ R esiste δ(M) ∈ R tale che ∀x ∈ A con x > δ(M) si ha
f(x) < M.
Siano A ⊆ R tale che inf A= -∞, f: A → R, l ∈ R. Scriveremo limx→-∞ f(x) = l se ∀ε > 0 esiste
δ(ε)∈R tale che ∀x ∈ A con x < δ(ε) si ha |f(x) – l| < ε.
Porremo invece limx→-∞ f(x) = +∞ se ∀M ∈ R esiste δ(M) ∈ R tale che ∀x ∈ A con x < δ(M) si ha
f(x) > M.
Porremo invece limx→-∞ f(x) = -∞ se ∀M ∈ R esiste δ(M) ∈ R tale che ∀x ∈ A con x < δ(M) si ha
f(x) < M.
15. Che cosa si intende per punto di accumulazione e per derivato generalizzato?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ [−∞,+∞]. Diremo che x0 è un punto di accumulazione generalizzato per x0 se ∀I
intorno circolare di x0 A ∩ I contiene qualche elemento distinto da x0.
Indicheremo con Ď(A) e chiameremo derivato generalizzato di A l'insieme dei punti di
accumulazione generalizzati di A.
16. Qual e la definizione generale di limite che incorpora tutte le precedenti?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ Ď(A), f: A → R, l ∈ [−∞,+∞]. Scriveremo allora che limx→x0 f(x) = l se ∀I intorno
circolare di l esiste J intorno circolare di x0 tale che ∀x ∈ J∩A, con x ≠ x0 , si ha f(x) ∈ I
17. Che cosa si intende per restrizione di una funzione?
Siano A, B, C insiemi, con A ⊆ B e f : B → C. Indicheremo con f |A la funzione di dominio A a
valori in C tale che f |A(a) =f(a) ∀a ∈ A. Diremo che f |A è la restrizione di f ad A.
18. Che cosa si può dire sul limite di una restrizione?

19. Sotto quali condizioni dall'esistenza del limite della restrizione si può dedurre l'esistenza del
limite della funzione?

20. Che cosa si intende per limx→x0± f(x)? (precisare bene sotto quali condizioni si possono
definire).
Siano A ⊆ R, x0 ∈ R. Diremo che x0 appartiene al derivato destro di A (x0 ∈ D+(A)) se x0 appartiene
a D(A∩] x0, +∞[). Diremo che x0 appartiene al derivato sinistro di A (x0 ∈ D-(A)) se x0 appartiene a
D(A∩]+∞, x0[).
Siano A ⊆ R, x0 ∈ D+(A), f: A → R. Diremo che f ammette limite per x che tende a x0 da destra se
esiste limx→x0f|A∩]x0, +∞[. Indicheremo tale limite con la scrittura limx→x0+f(x).
Siano A ⊆ R, x0 ∈ D-(A), f: A → R. Diremo che f ammette limite per x che tende a x0 da sinistra se
esiste limx→x0f|]-∞, x0[∩A. Indicheremo tale limite con la scrittura limx→x0-f(x).
21. Quando esistono entrambi i limiti per x→x0± cosa si può dire sull'esistenza del limite?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ D+(A)∩D-(A), f: A → R. Le seguenti condizioni sono equivalenti:
I. esisite limx→x0f(x);
II. esistono limx→x0+f(x) e limx→x0-f(x) e coincidono.
22. Che cosa si intende con la scrittura f = o(g) (x→x0)? (precisare bene sotto quali condizioni si
può definire).
Che f è trascurabile rispetto a g per x→ x0.
Siano A ⊆ R, x0 ∈ Ď(A), f, g : A → R. Diremo che f è un o piccolo di g per x tendente a x0 e
scriveremo f=o(g)(x→x0) se g(x) ≠ 0 ∀x ∈Α e limx→x0f(x)/g(x)=0.
23. Quali sono le principali proprietà di questa relazione?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ Ď(A), f, f1, f2, g, h, k funzioni di dominio A a valori in R. Siano g(x)≠0, k(x)≠0
∀x ∈Α. Allora:
I. f1= o(g) (x→x0) e f2= o(g) (x→x0), anche f1 + f2=o(g) (x→x0).
II. Se f = o(g) (x→x0) ed esiste limx→x0g(x)=l (∈ [−∞, +∞]), esiste anche limx→x0(g(x)+f(x))=l.
III. Siano f = o(g) (x→x0) e h = o(k) (x→x0); supponiamo che valga limx→x0g(x)/k(x) = m
(∈ [−∞, +∞]); poniamo B:={ x ∈ A\ {x0}: k(x) + h(x) ≠ 0}. Allora x0 ∈ Ď(B); inoltre la
funzione x→(g(x)+f(x))/(k(x)+h(x)), di dominio B, ammette limite uguale a m per x→x0.
24. Come si definisce la continuità di una funzione in x0 ? Precisare dove deve stare x0?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ A, f : A → R. Diremo che f è continua in x0 se ∀ε > 0 esiste δ(ε) > 0 tale che ∀x
∈ I(x0, δ(ε))∩Α si ha |f(x) – f(x0)| < ε.
Diremo che f è continua in A in corrispondenza di ogni x0 ∈ A.
25. Che legame c'è tra continuità e limite?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ A, f : A → R. Allora:
I. se x0 ∈ A \ D(A), f è continua in x0;
II. se x0 ∈ A∩D(A), f è continua in x0 se e solo se esiste limx→x0f(x) e coincide con f(x0).
26. Quali relazioni ci sono tra continuità e le operazioni algebriche standard?
Siano A ⊆ R, x0 ∈ A, f : A → R, g : A → R. Sia x0 ∈ A e siano f e g continue in x0. Allora:
I. f + g è continua in x0;
II. fg è continua in x0;
III. se g(x) ≠ 0 ∀x ∈ A, f/g è continua in x0.
27. Come si definisce la funzione "tangente"?
Sia A:={x ∈ R : cos(x) ≠ 0}. Poiché tra 0 e 2π il coseno si annulla in π/2 e in 3π/2 = π/2 + π, A
coincide con R\{π/2 + kπ : k ∈ Z}. Se x ∈ A, poniamo tan(x):=sin(x)/cos(x).
28. Quali sono i principali risultati sul limite di una funzione composta?

29. Che cosa si può dire sulla composizione di funzioni continue?

30. Che cosa si intende per frontiera di un sottoinsieme di R?


Siano A ⊆ R, b ∈ R. Diremo che b appartiene alla frontiera di A, e scriveremo b ∈ Fr(A), se ogni
intorno circolare di b contiene sia elementi appartenenti ad A, sia elementi non appartenenti ad A.
31. Che cosa si intende per insieme chiuso?
Sia A ⊆ R. Diremo che A è chiuso se Fr(A) ⊆ A.
32. Cosa dice il teorema di Weierstrass?
Siano A ⊆ R non vuoto, chiuso e limitato, f : A → R continua. Allora f è limitata e possiede minimo
e massimo.
33. Che cos'è un intervallo?
Sia A ⊆ R. Diremo che A è un intervallo se, comunque si prendano a e b elementi di A, con a ≤ b, si
ha [a, b] ⊆ A.
34. Che cosa dice il teorema di Bolzano?
Siano A un intervallo in R, f : A → R continua. Allora f(A) è un intervallo.
Perciò data una funzione continua su un intervallo, se essa assume due valori a e b, fissato
arbitrariamente c ∈ [a, b], potremo dire che l'equazione f(x)= c possiede almeno una soluzione in A.
35. Conoscete un teorema di continuità della funzione inversa?
Siano A un intervallo in R, f : A → R continua e strettamente monotona. Allora:
I. f(A) è un intervallo;
II. f è iniettiva e f-1 (la funzione inversa) è strettamente monotona dello stesso tipo di f;
III. f-1 è continua.
36. L'inversa di una funzione continua e sempre continua? Conoscete un controesempio?
L'inversa di una funzione iniettiva e continua non è necessariamente continua.
Vediamo il seguente esempio: siano A := [0, 1] ∪]2, 3], f : A → R così definita
x se x∈[0, 1],
f(x)=
x-1 se x∈]2, 3].
Si verifica facilmente che f è continua. Si ha anche che f(A)=[0, 2], f è iniettiva e ∀y∈ [0, 2],
y se y∈[0, 1],
f-1(y)=
y+1 se y∈]1, 2].
f-1 non è continua, in quanto limy→1+f-1(y)= 2 ≠ f-1(1).
37. Come si definisce la funzione "arcoseno"?
Consideriamo la restrizione della funzione seno all'intervallo [−π/2, π/2]. Questa funzione è
continua e crescente. La sua immagine è[−1, 1]. Inoltre, sin(−π/2) = −1 e sin(π/2) = 1. Quindi per il
teorema di Bolzano, [-1, 1]⊆sin([−π/2, π/2]). Poniamo per definizione arcsin := (sin|[−π/2, π/2])-1. La
funzione arcoseno è crescente è continua. Dato y ∈ [-1, 1], è conveniente pensare a arcsin(y) come
all'unica soluzione x appartenente a [−π/2, π/2] dell'equazione sin(x) = y. Si ha allora
sin(arcsin(y))=y ∀y ∈ [-1, 1]. La condizione arcsin(sin(x))=x vale invece solo se x ∈ [−π/2, π/2].
38. Come si definisce la funzione "arcocoseno"?
Consideriamo la restrizione della funzione coseno all'intervallo [0, π]. Questa funzione è continua e
decrescente. La sua immagine è[−1, 1]. Inoltre, cos(0)=1 e cos(π)=-1. Quindi per il teorema di
Bolzano, [-1, 1]⊆cos([0, π]). Poniamo per definizione arccos := (cos|[0, π])-1. La funzione arcocoseno
è decrescente è continua. Dato y ∈ [-1, 1], è conveniente pensare a arccos(y) come all'unica
soluzione x appartenente a [0, π] dell'equazione cos(x) = y. Si ha allora
cos(arccos(y))=y ∀y ∈ [-1, 1]. La condizione arccos(cos(x))=x vale invece solo se x ∈ [0, π].
39. Come si definisce la funzione "arcotangente"?
Consideriamo la restrizione della funzione tangente all'intervallo ]−π/2, π/2[. Questa restrizione è
crescente. Valgono inoltre limx→−π/2+tan(x)=−∞, limx→π/2-tan(x)=+∞. Dunque, per il teorema di
Bolzano, l'immagine è un intervallo che non è né inferiormente, né superiormente limitato. Ci si
convince allora che tan(]−π/2, π/2[) = R. Poniamo allora arctan := (tan|]−π/2, π/2[)−1. La funzione
arcotangente è crescente e continua. Dato y ∈ R, arctan(y) è l'unica soluzione x appartenente a ]-
π/2, π/2[ dell'equazione tan(x)=y. Si ha allora tan(arctan(y)) = y ∀y ∈ R. La condizione
arctan(tan(x)) = x vale invece solo se x ∈ ]−π/2, π/2[.
40. Come si definisce il numero e?
La costante di nepero si definisce e = limx→+∞(1+1/x)x.
41. Che cos'è una successione?
Sia a un insieme (non necessariamente un sottoinsieme di R). Una successione di valori in A è una
funzione qualunque da N ad A. Si usa la notazione (an)n∈N in alternativa a f : N→A, f(n) = an ∀n∈N.
42. Conoscete qualche risultato sui limiti di successioni monotone?
Sia (an)n∈N una successione a valori in R monotona non decrescente. Allora esiste limn→+∞an.
Se la successione è superiormente limitata, tale limite è reale e coincide con sup{an : n∈N}.
Se la successione non è superiormente limitata, il limite vale +∞.
Sia (an)n∈N una successione a valori in R monotona non crescente. Allora esiste limn→+∞an.
Se la successione è inferiormente limitata, tale limite è reale e coincide con inf{an : n∈N}.
Se la successione non è inferiormente limitata, il limite vale -∞.
3 Calcolo differenziale per funzioni di una variabile reale
1. Come si definisce la derivata? (Precisare bene tutte le condizioni richieste)
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A∩D(A). Chiamiamo derivata di f in x0 e indichiamo con la scrittura
f'(x0) o Df(x0) o df/dx(x0) il limx→x0rf,x0 (x)=limx→x0(f(x)-f(x0))/(x-x0).
Se il limite esiste ed è un numero reale si dice che f è derivabile in x0.
Se B ⊆ A e f è derivabile in ogni punto di B, diremo che f è derivabile in B.
2. Che cosa vuol dire che una funzione e derivabile?
Vuol dire che esiste il limite: limx→x0(f(x)-f(x0))/(x-x0).
3. Che cosa vuol dire che una funzione ammette derivata destra (sinistra)?(Precisare bene tutte
le condizioni richieste)
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A∩D+(A) (x0 ∈ A∩D-(A)). Chiamiamo derivata destra (derivata
sinistra) di f in x0 e indichiamo con la scrittura f'+(x0) (f'-(x0)) o D+f(x0) (D-f(x0)) o il limx→x0+rf,x0 (x)
(limx→x0-rf,x0 (x)).
Se il limite esiste ed è un numero reale si dice che f è derivabile a destra in x0 (derivabile a sinistra
in x0).
4. Che legame c'e tra derivabilità e continuità?
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A∩D(A). Supponiamo che f sia derivabile in x0. Allora f è continua in
x0 .
5. Come si calcolano le derivate di somme, prodotti, quozienti?
Siano A ⊆ R, f, g : A → R, x0 ∈ A∩D(A) tali che f e g siano derivabili in x0. Allora
I. f+g è derivabile in x0 e (f+g)'(x0)=f'(x0) + g'(x0);
II. fg è derivabile in x0 e (fg)'(x0)=f'(x0)g(x0) + f(x0)g'(x0);
III. nell'ipotesi supplementare che g(x) ≠ 0 ∀x ∈Α, f/g è derivabile in x0 e
(f/g)'(x0)=(f'(x0)g(x0) – f(x0)g'(x0))/g(x0)2.
6. Conoscete un teorema di derivazione di una funzione composta?
Siano A e B sottoinsiemi di R, f: A → R, g: B → R, x0 ∈ A∩D(A). Supponiamo inoltre f(A)⊆B,
f(x0)∈ D(B), derivabile in x0 e g derivabile in f(x0). Allora g ¤ f è derivabile in x0 e
(g ¤ f)'(x0)=g'(f(x0))f'(x0).
7. Conoscete un teorema di derivazione di funzione inversa?
Siano a un intervallo in R con almeno due punti, f: A → R continua e strettamente monotona, x0 ∈
A. Supponiamo che f sia derivabile in x0 e f'(x0)≠ 0. Allora f(x0)∈ f(A)∩D(f(A)), la funzione
inversa f-1 è derivabile in f(x0) e Df-1(f(x0))= 1/f'(x0),
8. Sapreste utilizzare il teorema precedente per calcolare la derivata di alcune funzioni
importanti?
Poniamo f:]−π/2, π/2[→R, f(x)=tan(x). Ricordiamo che f è continua strettamente crescente e la sua
inversa è la funzione arctan, di dominio R=tan(]−π/2, π/2[). Sia y ∈ R. Allora y=f(x0), con
x0=arctan(y). Si ha f'(x0)=1+ tan2 (arctan(y))=1+y2 , che non si annulla mai in R, allora arctanè
derivabile in y e arctan'(y)=1/(1+y2 ).
9. Cosa si intende per punto di minimo (massimo) relativo?
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A. Diremo che x0 è un punto di minimo(massimo) relativo per f se
esiste un intorno circolare I di x0, tale che f(x0) ≤ f(x) (f(x) ≤ f(x0)) ∀x ∈ I∩A. Chiameremo estremi
relativi i punti di massimo o minimo relativo.
10. Cosa si puo dire della derivata in un punto di minimo (massimo) relativo?(Precisare bene
tutte le condizioni richieste)
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A∩D+(A)∩D-(A). Supponiamo che x0 sia un estremante relativo per f
e che f possieda derivata in x0. Allora f'(x0)=0.
11. Sapreste esibire degli esempi che mostrino che le ipotesi relative alla risposta precedente
non sono superflue?
Prima di tutto, non è detto che, in corrispondenza di un estremante relativo x0 esista f'(x0). Ad
esempio, la funzione f : R→R, f(x)=|x| ha in 0 un punto di minimo (non solo relativo). Tuttavia non
esiste f'(0).
In secondo luogo se non è soddisfatta la condizione x0 ∈ A∩D+(A)∩D-(A) ma soltanto x0 ∈
A∩D(A), l'eventuale valore di f'(x0) non è necessariamente 0. Si consideri, in proposito, l'esempio
seguente: sia f : [0, 1]→R, f(x)=x. Allora 0 è punto di minimo (anche qui non solo relativo) e
f'(0)=1. Si osservi che 0∉D-(A). Nello stesso modo, 1 è punto di massimo e ancora f'(1)=1. Si
osservi che 1∉D+(A).
12. Che cosa dice il teorema di Rolle?
Sia f : [a, b]→R, con -∞ < a < b < +∞. Supponiamo che f sia continua in [a, b] derivabile in]a, b[ e
valga f(a)=f(b). Allora esiste c∈]a, b[ tale che f'(c)=0.
13. Che cosa dice il teorema di Cauchy?
Siano f, g : [a, b]→R, con -∞ < a < b < +∞. Supponiamo che f e g siano continue in [a, b] e
derivabili in]a, b[. Allora esiste c∈]a, b[ tale che g'(c)[f(b)-f(a)]=f'(c)[g(b)-g(a)].
14. Che cosa dice il teorema di Lagrange?
Sia f : [a, b]→R, con -∞ < a < b < +∞. Supponiamo che f sia continua in [a, b] e derivabile in]a, b[.
Allora esiste c∈]a, b[ tale che f(b)-f(a)=f'(c)(b-a).
15. Che cosa si può dire della derivata di una funzione monotona?(Precisare bene tutte le
condizioni richieste)
Siano A ⊆ R, f: A → R, x0 ∈ A∩D(A). Supponiamo che f possiede derivata in x0. Allora
I. se f è non decrescente, si ha f'(x0)≥0;
II. se f è non crescente, si ha f'(x0)≤0
16. Conoscete dei risultati che permettano di ottenere informazioni sulla monotonia da
informazioni sulla derivata?
Sia A un intervallo con interno non vuoto e f: A → R continua in A, derivabile in Ȧ. Allora sono
equivalenti le due condizioni seguenti:
a) f è non decrescente;
b) f'(x)≥0 ∀x ∈ Ȧ.
Sono inoltre equivalenti le due condizioni seguenti:
c) f è non crescente;
d)f'(x)≤0 ∀x ∈ Ȧ.
17. Relativamente alla risposta precedente, si può eliminare l'ipotesi che il dominio sia un
intervallo?
Naturalmente, l'ipotesi che A sia un intervallo è essenziale: poniamo, ad esempio f: R\{0}→R, tale
che
 x+1 se x<0,
f(x)= 
 x se x>0.
È chiaro che f non è non decrescente, in quanto f(-1/4)=3/4>1/2=f(1/2). Tuttavia, f'(x) > 0 ∀x ∈ R.
18. Conoscete dei risultati che permettano di ottenere informazioni sulla monotonia stretta da
informazioni sulla derivata?
Sia A un intervallo con interno non vuoto e f: A → R continua in A, derivabile in Ȧ. Allora:
I. se f'(x)>0 ∀x ∈ Ȧ, f è crescente;
II. se f'(x)<0 ∀x ∈ Ȧ, f è decrescente.
19. Si possono invertire?
Naturalmente, ci si può chiedere se, data f crescente (in senso stretto), la derivata, ove esista, sia
necessariamente positiva. Ci si convince subito che , in generale, non è così. Basta considerare il
seguente esempio: f:R→R, f(x)= x3 ∀x ∈ R. f è crescente ma f'(0)=0. Naturalmente, f'(x)=3x2 ≥ 0
∀x ∈ R.
20. Come si definiscono le derivate di ordine superiore?
Siano A ⊆ R, f: A → R. Sia A1 :={x ∈ A∩D(A): f è derivabile in x}.
Su A1 è definitala funzione f', che associa a ogni elemento x di A1 la derivata f'(x). Se x ∈
A1∩D(A1), può esistere la derivata(f')'(x) di f' in x. Essa viene chiamata derivata seconda di f in x e
viene indicata con uno dei simboli f''(x), d2f/dx2(x), D2f(x).
Iterando il procedimento, si possono definire la derivata terza come derivata della derivata seconda,
la derivata quarta come derivata della derivata terza ecc.. Dato n ∈ N, l'eventuale dertivata di ordine
n di f in x si indica con una delle scritture f(n)(x),dnf/dxn(x), Dnf(x).
Talvolta si usa la scrittura f(0) per indicare la f.
21. Che cosa vuol dire che una funzione e derivabile n volte?
Siano A ⊆ R non vuoto con A ⊆ D(A), f: A → R. Se in ogni punto x di A sono definite le derivate
f(j) per ogni j≤n, con n ∈ N, si dice che f è derivabile n volte in A. Se tutte le derivate fino all'ordine
n sono continue in A, si dice che f è di classe Cn.
Se sono definite in ogni punto di A le derivate di ogni ordine (reali) si dice che f è di classe C∞.
22. Che cosa vuol dire che una funzione e di classe Cn?
Se tutte le derivate fino all'ordine n sono continue in A, si dice che f è di classe Cn.
Se sono definite in ogni punto di A le derivate di ogni ordine (reali) si dice che f è di classe C∞.
23. Sapete enunciare i teoremi di L'Hopital?
I. Siano -∞ < a < b ≤ +∞, f, g : ]a, b[→R derivabili in ]a, b[. Supponiamo inoltre che
a. ∀x ∈ ]a, b[ g(x)≠0, g'(x)≠0;
b. limx→af(x)=limx→ag(x)=0;
c. vale limx→af'(x)/g'(x)=l con l ∈ [−∞, +∞].
Allora esiste limx→af(x)/g(x) e coincide con l.
II. Siano -∞ ≤ a < b < +∞, f, g : ]a, b[→R derivabili in ]a, b[. Supponiamo inoltre che
a. ∀x ∈ ]a, b[ g(x)≠0, g'(x)≠0;
b. limx→bf(x)=limx→bg(x)=0;
c. vale limx→bf'(x)/g'(x)=l con l ∈ [−∞, +∞].
Allora esiste limx→bf(x)/g(x) e coincide con l.
III. Siano -∞ < a < b ≤ +∞, f, g : ]a, b[→R derivabili in ]a, b[. Supponiamo inoltre che
a. ∀x ∈ ]a, b[ g(x)≠0, g'(x)≠0;
b. limx→af(x) ∈ {−∞, +∞}, limx→ag(x) ∈ {−∞, +∞};
c. vale limx→af'(x)/g'(x)=l con l ∈ [−∞, +∞].
Allora esiste limx→af(x)/g(x) e coincide con l.
IV. Siano -∞ ≤ a < +∞, f, g : ]a, +∞[→R derivabili in ]a, b[. Supponiamo inoltre che
a. ∀x ∈ ]a, b[ g(x)≠0, g'(x)≠0;
b. limx→+∞f(x)=limx→+∞g(x)=0 oppure limx→+∞f(x)∈ {−∞, +∞}, limx→+∞g(x)∈ {−∞, +∞};
c. vale limx→+∞f'(x)/g'(x)=l con l ∈ [−∞, +∞].
Allora esiste limx→+∞f(x)/g(x) e coincide con l.
24. Nell'ipotesi che non esista il limite del quoziente delle derivate, si può dire che non esiste il
limite del quoziente delle funzioni di partenza?
No.
25. In cosa consiste la formula di Taylor?
Siano A un intervallo con interno non vuoto in R, x0 ∈ A, f : A→R di classe Cn, per un certo n ∈ N.
Allora esiste ed è univocamente determinata una funzione polinomiale Pn di grado non superiore a
n, tale che f - Pn = o((x – x0)n (x→x0). Pn ha la seguente espressione:
Pn(x)=∑k=0n (f(k)(x0)/k!)(x-x0)k=f(x0) + f'(x0)(x-x0)+ … + (f(k)(x0)/k!)(x-x0)k + … + (f(n)(x0)/n!)(x-x0)n.
26. Cosa vuol dire che una funzione e convessa ? (Precisare come deve essere il dominio)
Siano A un intervallo con interno non vuoto, f : A→R continua in A e derivabile in Ȧ. Diremo che f
è convessa se f' è non decrescente in Ȧ. Diremo invece che f è concava se f' è non crescente in Ȧ.
4 Integrale di Riemann per funzioni di una variabile reale
1. Che cosa si intende per scomposizione di un intervallo?
Siano a e b numeri reali con a < b. Sia poi σ ⊆ [a, b]. Diremo che σ è una scomposizione di [a, b] se
I. σ ha un numero finito di elementi;
II. a e b appartengono a σ.
Indicheremo con Σ(a,b) l'insieme delle scomposizioni di [a, b]. Date due scomposizioni σ e τ di
[a,b], diremo che τ è più fine di σ se σ ⊆ τ.
2. Che cosa si intende per somma superiore (inferiore) relativa alla funzione f e alla
scomposizione? ( precisare bene le ipotesi su f)
Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata, σ ∈ Σ(a,b).
Chiamiamo somma superiore relativa a f e a σ, il numero reale
S(f,σ) :=sup[x0,x1]f*(x1 - x0) + … + sup[xn-1,xn]f*(xn – xn-1) = Σ n
sup[x f*(xk – xk-1).
,x ]
k=1 k-1 k

Chiamiamo somma inferiore relativa a f e a σ, il numero reale


s(f,σ) :=inf[x0,x1]f*(x1 - x0) + … + inf[xn-1,xn]f*(xn – xn-1) = Σ n
inf[x ,x ]
f*(xk – xk-1).
k=1 k-1 k

3. Che cosa si intende per integrale superiore (inferiore)?


Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata.
Chiamiamo integrale superiore di f su [a,b], e indichiamo con la scrittura ∫ ab f(x)dx, il numero reale
∫ ab f(x)dx := inf{S(f,σ): σ∈Σ(a,b)}.
Chiamiamo integrale inferiore di f su [a,b], e indichiamo con la scrittura ∫ab f(x)dx, il numero reale
∫ab f(x)dx := sup{s(f,σ): σ∈Σ(a,b)}.
4. Che relazione c'è tra l'integrale inferiore e l'integrale superiore?
Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata. Allora ∀σ ∈ Σ (a,b)
s(f,σ) ≤ ∫ab f(x)dx ≤ ∫ ab f(x)dx ≤ S(f,σ).
5. Quando si dice che una funzione e integrabile?
Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata. Diremo che f è integrabile secondo
Riemann in [a,b](o, più semplicemente, che è integrabile) se ∫ab f(x)dx = ∫ ab f(x)dx. Chiameremo
integrale su [a,b] d f e indicheremo con la notazione ∫ab f(x)dx il valore comune a ∫ab f(x)dx e ∫ ab
f(x)dx.
6. In cosa consiste il criterio di integrabilità di Riemann?
Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata. Le condizioni seguenti sono equivalenti:
I. f è integrabile;
ΙΙ. ∀ε > 0 esiste σ in Σ(a,b) tale che S(f,σ) – s(f,σ) < ε.
7. Conoscete delle condizioni sufficienti per l'integrabilità di una funzione?
Siano a e b numeri reali con a < b, f : [a,b]→R limitata e con un numero finito di punti di
discontinuità. Allora f è integrabile.
8. Che cosa vuol dire che una funzione e uniformemente continua?
Siano A ⊆ R, A chiuso e limitato, f: A → R continua. Allora f è uniformemente continua, vale a
dire, ∀ε > 0 esiste δ(ε) > 0 tale che, ∀x, y ∈ Α, con |x - y| < δ(ε), vale |f(x) – f(y)| < ε.
9. Che cosa dice il teorema di Heine-Cantor?
Siano A ⊆ R, A chiuso e limitato, f: A → R continua. Allora f è uniformemente continua, vale a
dire, ∀ε > 0 esiste δ(ε) > 0 tale che, ∀x, y ∈ Α, con |x - y| < δ(ε), vale |f(x) – f(y)| < ε.
10. Conoscete qualche esempio di funzione continua, ma non uniformemente continua?
No.
11. Che cosa sapete dire sull'integrabilità di somme, prodotti, quozienti?
Siano a e b numeri reali con a < b, f, g :[a,b]→R integrabili. Allora:
I. f + g è integrabile e ∫ab(f(x) + g(x))dx= ∫ab f(x)dx + ∫ab g(x)dx;
II. fg è integrabile;
III. se esiste m > 0 tale che |g(x)| > m ∀x ∈ [a,b], allora f/g è integrabile;
IV. se c ∈ R, cf è integrabile e ∫abcf(x)dx = c∫abf(x)dx.
12. Che cosa dice il teorema della media integrale?
Siano a e b numeri reali con a < b, f :[a,b]→R integrabile. Allora inf[a,b]f< 1/(b–a)∫abf(x)dx < sup[a,b]f.
13. Che cosa dice il teorema fondamentale del calcolo integrale?
Siano A un intervallo in R con interno non vuoto, f : A→R integrabile su ogni sottointervallo chiuso
e limitato di A. Fissiamo a ∈ A e per x ∈ A, poniamo F(x) :=∫axf(t)dt. Allora:
I. F è continua;
II. se x ∈ A e f è continua in x, allora F è derivabile in x e F'(x) = f(x)
14. Che cosa si intende per primitiva di una funzione?
Siano A un intervallo in R con interno non vuoto, f, g : A→R. Diremo che g è una primitiva di f se
è derivabile in A e g'(x) = f(x) per ogni x ∈ A.
15. Quali funzioni possiedono sicuramente delle primitive?
16. Che relazione c'e tra primitive della stessa funzione?
Siano A un intervallo in R con interno non vuoto, f : A→R. Allora
I. se g1 e g2 sono primitive di A, g1 - g2 è costante in A;
II. se f è continua, essa possiede delle primitive.
17. Nota una primitiva di una funzione continua, come si può calcolare l'integrale?
Siano a e b in R con a < b, f : [a,b]→R continua, g : [a,b]→R. una primitiva di f. Allora
∫abf(x)dx = g(b) – g(a).
18. Come segue il risultato precedente dal teorema fondamentale?
19. In cosa consiste la formula di integrazione per sostituzione?
Siano a e b numeri reali con a < b, A un intervallo con interno non vuoto, Φ : [a,b]→R di classe C1,
f : A→R continua. Supponiamo che Φ([a,b]) ⊆ A e F sia una primitiva di f. Allora
∫abf(Φ(x))Φ'(x)dx = F(Φ(b) – F(Φ(a)) = ∫Φ(a)Φ(b)f(y)dy.
20. In cosa consiste la formula di integrazione per parti?
Siano a e b numeri reali con a < b, f, g : [a,b]→R di classe C1. Allora
∫abf'(x)g(x)dx = [f(x)g(x)]ab - ∫abf(x)g'(x)dx.
5 Serie
1. Che cosa si intende per serie associata alla successione (an)n∈N?
Sia (an)n∈N una successione a valori in R. Per ogni n∈N poniamo sn := Σk=1nak= a1 + … + an.
Chiameremo sn n-esima somma parziale.
Chiameremo la successione (sn)n∈N serie associata alla successione (an)n∈N. Indicheremo la
successione (sn)n∈N con la scrittura Σn=1∞an.
Chiameremo an n-esimo termine della serie.
2. Che cosa significa che la serie Σn=1∞an è convergente?*
Sia (an)n∈N una successione a valori in R e Σn=1∞an la serie corrispondente. Diremo che tale serie è
convergente se ammette limite s reale. In altre parole, la serie è convergente se esiste in R
s := limn→+∞sn.
Chiameremo s somma della serie e la indicheremo con il simbolo Σn=1∞an.
3. Sapete discutere la convergenza di una serie geometrica?

4. Se si sa che la serie Σn=1∞an è convergente, che cosa si può dire di limn→+∞an?


Sia (an)n∈N una successione a valori in R. Supponiamo che la serie Σn=1∞an sia convergente. Allora,
necessariamente, limn→+∞an = 0.
5. L'enunciato si può invertire?
No. Se vale limn→+∞an = 0, la serie Σn=1∞an non è necessariamente convergente.
6. Qual e la principale proprietà delle serie a termini non negativi?
Sia (an)n∈N una successione a valori in [0, +∞[. Allora la corrispondente successione delle somme
parziali (sn)n∈N ha limite per n→+∞. In particolare, la serie Σn=1∞an è convergente se e solo se la
successione (sn)n∈N è superiormente limitata.
7. In cosa consiste il criterio del confronto?*
Siano (an)n∈N e (bn)n∈N successioni a valori in [0, +∞[, tali che 0 ≤ an ≤ bn ∀n∈N. Allora:
I. se la serie Σn=1∞bn è convergente, lo e anche Σn=1∞an;
II. se la serie Σn=1∞an non è convergente, non lo e neanche Σn=1∞bn.
8. In cosa consiste il criterio della radice?*
Sia (an)n∈N una successione a valori in [0, +∞[ tale che esiste l := limn→+∞n√an. Allora:
I. se 0 ≤ l < 1, la serie Σn=1∞an è convergente;
II. se l > 1, la serie Σn=1∞an non è convergente.
9. In cosa consiste il criterio del rapporto?*
Sia (an)n∈N una successione a valori in ]0, +∞[ tale che esiste l := limn→+∞an+1/an. Allora:
I. se 0 ≤ l < 1, la serie Σn=1∞an è convergente;
II. se l > 1, la serie Σn=1∞an non è convergente.
10. Per quali α ∈ R converge la serie Σn=1∞1/nα?*
La serie Σn=1∞1/nα converge se e solo se α > 1.
11. Quale ulteriore criterio di convergenza se ne può trarre?
Siano (an)n∈N una successione in R+, α > 0 e valga limn→+∞annα = l con l ∈ [0, +∞]. Allora:
I. se α > 1 e l < +∞, la serie Σn=1∞an è convergente;
II. se α ≤ 1 e l > 0, la serie Σn=1∞an non è convergente.
12. Che cosa vuol dire che una serie e assolutamente convergente?*
Sia Σn=1∞an una serie a termini reali. Diremo che è assolutamente convergente se la serie Σn=1∞|an| è
convergente
13. Che relazione c'è tra convergenza e assoluta convergenza?*
Ogni serie assolutamente convergente è convergente.
14. In cosa consiste il criterio di Leibniz?*
Sia, per n ∈ N, an = (-1)nbn, con bn ≥ 0 bn+1 ≤ bn ∀n ∈ N e limn→+∞bn = 0. Allora la serie Σn=1∞an è
convergente.
15. Che cosa si intende per sviluppo decimale di un numero reale non negativo?
Sia a ∈ R+. Allora ∀n ∈ N, è univocamente determinato un elemento an ∈ N0, con an < 10, in modo
che
I. a = [a] + Σn=1∞an/10n;
II. ∀n ∈ N esiste n' ∈ N, n' > n, tale che an' ≠ 9.
Qui [a] indica la parte intera di a.
16. Che cosa vuol dire che Q e R \ Q sono densi in R?
Siano a e b in R, con a < b. Allora ]a,b[∩Q ≠ ∅ e ]a,b[∩(R \ Q) ≠ ∅.