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COMPENDIO DI GEOGRAFIA

7/03 – Lez. 2

GEOGRAFIA: Il termine deriva da due parole greche ( geo + grafia) e significa “ scrittura della
terra”.

Essa può essere:

• Fisica: Studia gli ambienti e le componenti naturali. È basata sul metodo scientifico
( Scienze naturali)

• Umana: Si occupa degli esseri umani sulla terra. È basata sul metodo delle scienze
sociali. La geografia umana è una delle tante branche della geografia che studia le tracce
lasciate dal’uomo nelle diverse aree geografiche. Essa non può però prescindere dalla
geografia fisica. Il sostrato fisico, infatti, condiziona le scelte degli individui che vi si
stanziano. Un esempio è il clima che condiziona il modo di vestire, di mangiare, ecc…

NATURA: tutto ciò che è altro rispetto all’essere umano. È anche il modo in cui qualcosa viene
percepito dall’essere umano. L’idea di natura cambia nel tempo.

CULTURA: Accumulo diacronico di conoscenze che riguarda l’uomo. Essa è una costruzione
sociale fatta di pratiche e credenze condivise. Tutte le scelte dell’uomo sono espressione di
cultura, che cambia e si evolve. È un sistema complesso e dinamico plasmato dalle persone e
dalla collettività che ne vengono a loro volta plasmate.

• Costruzione sociale: fattori economici, politici, sociali, ambientali.

• Sistema dinamico complesso: culture che interagiscono tra loro.

• Accumulo diacronico: evolve e si modifica nel tempo.

Le culture si differenziano su base geografica. Esse vanno contestualizzate.

Il luogo è qualcosa che può essere facilmente contraddistinto da una serie di caratteristiche
fisiche, sociali, culturali. Esso è ogni parte della superficie terrestre di cui si può dare una
collocazione attraverso l’impiego delle coordinate geografiche ( latitudine, longitudine,
altitudine) oppure attraverso i concetti di sito e posizione, ovvero, il posto in cui è sorto il luogo
ed i rapporti che esso intesse con l’intorno. Il luogo è fondamentale per l’uomo. Egli, infatti, si
forma sul sentimento di appartenenza.

SPAZIO: è un concetto molto più astratto di quello di luogo. Esso, infatti, esiste a prescindere
dall’uomo. Può essere inteso come una parte della superficie terrestre di dimensioni non
precisate. Si distinguono spazio:

• Assoluto: è una sorta di contenitore, è l’area di tutti quei luoghi a cui possiamo dare una
ubicazione.

• Relativo: nello spazio assoluto è possibile trovare luoghi che non hanno molto in comune
o che sono distanti. In questo caso la distanza può essere misurata non in termini di
spazio, ma di tempo.

• Relazionale: è lo spazio dovuto ai diversi rapporti tra comunità (es: uno spazio
relazionale per eccellenza è facebook)
TERRITORIO: è espressione del rapporto tra uomo e natura.

TERRITORIALIZZAZIONE: inscrizione dell’uomo in un’area geografica.

PAESAGGIO: è difficile da definire. Riguarda sempre la percezione, è fisicamente riconoscibile,


viene inteso nella sua totalità ed è percepito in modo differente dai diversi individui. Anch’esso
è fondamentale espressione del dualismo uomo-ambiente. Il concetto di paesaggio cambia nel
tempo come il concetto di natura.

La DIFFUSIONE SPAZIALE ( movimento nello spazio) può avvenire per:

• Contagio : Ci si trasmette informazioni e notizie, ma soprattutto abilità.

• Rilocalizzazione: Gli individui si muovono e vanno a ricollocarsi in un0area geografica


diversa. Un esempio sono le migrazioni.

• Stimolo: Un’idea nasce, qualcun altro la recepisce e la diffonde.

• Gerarchia: Può avvenire che, come in un sistema a piramide, qualcuno dall’alto diffonde
una moda a cascata ( top-down)

INTERAZIONE SPAZIALE: Quando si parla di spazio è impossibile non pensare alla globalizzazione (
insieme di identità nato dall’interazione tra diverse aree geografiche e comunità). L’interazione
spaziale può avvenire secondo i princìpi della:

• Complementarità: due aree possono avvantaggiarsi se sono geograficamente vicine

• Trasferibilità: Siamo nell’epoca della trasferibilità ( es: le notizie viaggiano


incredibilmente veloce). Più la cosa è semplice da spostare maggiore è la sua
trasferibilità.

• Opportunità alternativa: è la possibilità di avere alternative che genera movimento.

Ci può essere interazione spaziale purché vi sia accessibilità.

8/03 –Lez. 3

SCUOLE GEOGRAFICHE

Anche la geografia ha conosciuto un’evoluzione nel tempo. Le varie correnti di pensiero sono
state sistematizzate in scuole geografiche (cap 2- Geocartografia) a partire dalla seconda metà
del ‘700.

Inizialmente la geografia era la semplice descrizione della Terra. Col tempo è diventata una
disciplina che dovrebbe fornire varie spiegazioni ai fatti che accadono.

GRECI : la geografia per loro aveva una finalità puramente speculativa, di studio.

ROMANI: per loro la geografia era principalmente pratica. I Romani erano conquistatori. Le carte
( tabulae) gli servivano per conoscere i territori che stavano dominando.

MEDIOEVO: la geografia vede una battuta d’arresto. Il dogma religioso aveva stabilito verità
inconfutabili. Inoltre la curiosità, motore propulsore della geografia, era spesso guardata con
sospetto.
‘500: fondamentali saranno le scoperte geografiche.

‘600, OLANDA: Grande diffusione ebbe la geografia in Olanda, cuore della cultura geografica.
Essa visse un periodo di grande splendore ( rivoluzione protestante aveva avuto la meglio sul
cattolicesimo; la borghesia aveva sconfitto l’aristocrazia). In questi anni sorgono le maggiori
università olandesi. In Olanda due studiosi furono molto attivi:

Cluverio: Scrisse l’opera Introduzione delle cose dell’universo tanto vecchie quanto nuove. Egli
notò una grande incongruenza tra la produzione geografica del passato e quella a lui
contemporanea. I geografi poco tenevano conto della TOPONOMASTICA di cui, invece, egli tenne
conto per risolvere il problema. Scrive l’ Italia antiqua.

Varenio: Nel 1650 pubblica la Geografia generale. Per la prima volta si fa riferimento alle
affectiones humanae ( caratteristiche dell’uomo). Prima si studiavano solo gli elementi naturali.
A lui si fa risalire la nascita delle geografia umana. Egli distingue anche la geografia:

• Universale: caratteri generali della Terra.

• Regionale : caratteri di una regione ( non amministrativa). Si parla anche di corografia


(cora= regione)

‘700, GERMANIA: Si diffondono le idee dell’Illuminismo. Nell’ambito geografico tali idee si


risolsero in una scuola di pensiero in Germania. Secondo i tedeschi il rapporto con l’ambiente è
unidirezionale: la natura influenza l’uomo ( rapporto di causa-effetto), ma all’uomo non è
riconosciuta nessuna possibilità di interagire con l’ambiente. La scuola prende il nome di
determinismo ambientalistico ( è l’ambiente a determinare qualcosa). Gli esponenti principali
sono:

Humbolt: autore di Kosmos. Egli si soffermò soprattutto sull’interdipendenza dei fenomeni,


ovvero, il modo in cui qualcosa influenzasse tutto il resto. Utilizzò il metodo dell’indagine
diretta, infatti, è il prototipo del geografo esploratore.

Ritter: quasi contemporaneo di Humbolt. Scrisse La conoscenza della Terra (Erdkunde). Si


avvicina molto alla filosofia spiritualista. Credeva che la natura non fosse determinata da leggi
meccanicistiche, ma dal disegno divino. Ritter procedeva per comparazione tra le cose accadute
nel presente e nel passato per scoprire se esse fossero accadute sempre alla stessa maniera.

Ratzel: Anche se l’ultimo in ordine cronologico è considerato il caposcuola perché si è potuto


avvalere di una famosissima teoria che si era diffusa in quel periodo: la teoria di Darwin della
selezione naturale in cui si fa riferimento all’influenza dell’ambiente naturale su qualsiasi specie
vivente che, quando non è in grado di interagire con la natura, soccombe. La teoria di Darwin
rappresentò per la scuola tedesca la giustificazione ( Giustificazione epistemologica).

Scrisse l’ Antropogeografia ( si legge Antropogheografia)- 1882

La geografia diventa oggetto di un vero e proprio trattato in cui Ratzel indagò i fenomeni fisici

La data di nascita del determinismo ambientalistico è proprio il 1882 perché è l’anno di


pubblicazione dell’opera di riferimento dell’intera scuola.

FINE ‘800 –INIZIO ‘900, FRANCIA: Con la guerra franco-prussiana non intercorrevano buoni
rapporti tra la Prussia e la Francia, quindi, tutto ciò che arrivava dalla scuola tedesca era in
Francia rigettato. Inoltre si aggiungeva la sfiducia sorta nell’ambito del positivismo che non
riusciva più a risolvere certi dilemmi. Nacque perciò una nuova scuola geografica francese nel
1908. Essa è chiamata Possibilismo ( o ecologismo umanista: ammettere che l’uomo abbia la
possibilità di interagire con la natura). Esiste anche una data che segna la fine di questa scuola:
il 1954. Questo è il tempo più lungo nel quale è stata in auge una scuola geografica. È una scuola
più completa di quella tedesca. Teorizza un nuovo rapporto con l’ambiente: la natura influenza
l’uomo, ma anche l’uomo può interagire con la natura. Questo rapporto viene definito biunivoco
( o bidirezionale). La lunga durata di questa scuola di pensiero le permette di ottenere anche il
titolo di “geografia classica”. La natura impone dei limiti a quello che l’uomo può fare, ma gli
offre anche delle possibilità. L’uomo o soccombe o sfrutta le opportunità attraverso il suo
sapere. Egli compie delle scelte e riesce ad interagire con la natura. L’incontro tra natura e
uomo, opportunità e scelta si chiama regione ( in senso vidaliano).

Paul Vidal de la Blache è il caposcuola del Possibilismo ed è colui che ha enunciato i tre principi
fondamentali di questa scuola:

• Paesaggio: insieme organico di forme umane e fisiche, come l’espressione che nasce
dall’incontro fra uomo e natura, ovvero, come l’insieme degli elementi caratterizzanti e
distintivi di un’area geografica.

• Genere di vita: insieme dei comportamenti abituali di un gruppo umano, è il modo di


organizzarsi e di ottenere dall’ambiente naturale il proprio sostentamento, è la scelta
fatta dal gruppo umano in risposta agli stimoli ambientali.

• Regione: rapporto natura- uomo, che non è sempre uguale per tutte le comunità.

Si indica il 1954 come fine della scuola francese-classica perché è anche l’anno in cui fu
pubblicata un’opera che rompeva gli schemi con la tradizione precedente. Innanzitutto c’è un
cambiamento di baricentro: dall’Europa all’America.

L’opera è Geografia intesa come interazione spaziale scritta da Edward Ullmann, indicato poi
come caposcuola del Funzionalismo( o analisi spaziale).

Il Funzionalismo guardava solo all’uomo, alle espressioni delle diverse comunità umane e non
alla natura.

DIFFERENZE

POSSIBILISMO:

• Rapporti verticali: l’uomo e la natura si trovano su piani diversi. Per far interagire due
entità su piani sfalsati bisogna salire e scendere.

• Natura

• Induttivo: dal particolare all’universale.

FUNZIONALISMO:

• Rapporti orizzontali

• Uomo

• Deduttivo: dall’universale al particolare.

Il Funzionalismo utilizzava metodi scientifici. Fu definita anche “new geography”. L’oggetto di


studio di questa scuola è la funzione= attività. La realtà è formata da funzioni che sono come
dei poli magnetici ( es: l’Università è una funzione ed è un polo magnetico).
Da questo momento in poi la natura non sarà più presa in considerazione. Si parla solo di uomo.
Non è un caso che in America sia stata messa da parte la natura. Siamo negli anni del boom
industriale. Si ricominciò a parlare di natura con la diffusione di idee ecologiste, con i primi
problemi d’inquinamento e la crescente discrasia tra paesi industrializzati e non.

ANNI ’60, AMERICA: Behavioural devolution, giunta in Italia con il nome di Geografia della
percezione (o del comportamento). Questa volta la geografia sposa i contenuti della psicologia
per teorizzare in maniera scientifica dei meccanismi che si mettono in atto in ciascun individuo.
Ciascun individuo possiede una visione soggettiva dell’ambiente nel quale vive. Rispetto a questa
visione, l’individuo agisce. Questo fa sì che, accanto al mondo naturale, venga aggiunto anche
un altro spazio, quello percepito da ognuno, un mondo soggettivo che si affianca a quello reale.
L’anello di congiunzione tra questo mondo esterno e quello soggettivo è la percezione ( una
delle varie fasi di questo processo di conoscenza).

Esistono diverse fasi del processo cognitivo:

• Sensazione

• Percezione

• Pertinenza

• Conoscenza

• Formazione dell’immagine

Per collegarci al mondo esterno, la prima cosa che facciamo è attivare i sensi. Attraverso i sensi
è possibile percepire. La percezione è una variabile, sempre diversa, tra lo stimolo esterno e la
risposta soggettiva che ci porta a produrre la conoscenza. Si crea, dunque, un’idea,
un’immagine in cui affonda l’origine di tutti i nostri comportamenti. Quest’idea non solo cambia
da persona a persona, ma cambia nel tempo anche nello stesso individuo. Inoltre non
tratteniamo tutto quello che percepiamo: tratteniamo solo quello che ci serve, quello che è
pertinente alla costruzione del nostro mondo.

FINE ‘900: Geografia sistemica che fa riferimento alla teoria del sistema generale inventata da
Fon …. Alla fine degli anni ’60.

TEORIA: Un sistema deve essere inteso come qualcosa che all’interno di qualcosa, in vista di
qualcosa, compie qualcosa per mezzo di qualcosa che si trasforma nel tempo.

L’oggetto di studio di questa scuola di pensiero è la regione, intesa come regione sistemica. La
regione è un sistema:

• Complesso: perché mette in collegamento due cose ( uomo e natura).

• Bimodulare: formato da due componenti.

• Autopoietico ( “poieo” in greco= fare) : si genera da sé.

• Autoreferenziale: si riferisce solo a se stesso.

L’obiettivo è la sostenibilità, lo sviluppo sostenibile ( Compendio – pgg. 93-98)


13/03 –Lez. 4

CARTOGRAFIA: nozioni propedeutiche.

Allo scopo di spostarsi da un punto all’altro, per stabilire una direzione, per determinare un
punto sulla superficie terrestre, fin dall’antichità, l’uomo ha seguito il corso apparente ( perché
in passato si credeva alla teoria geocentrica) del Sole.

Le stelle ed il sole sembrano sorgere tutti dalla stessa parte e calare nella parte opposta. Tra le
infinite direzioni sulla Terra ce ne sono quattro in particolare:

• Levante: punto in cui sorge il sole.

• Ponente: punto in cui cala il sole.

• Mezzogiorno: punto intermedio tra levante e ponente.

• Mezzanotte: punto opposto al mezzogiorno.

Questi punti, geometricamente parlando, corrispondono agli estremi dei due diametri del piano
che taglia in due la Terra, diametri che s’incrociano perpendicolarmente nei quattro punti
sopraindicati. Questi punti furono indicati dagli antichi con il nome di cardines, estremità del
mondo allora conosciuto. Solo in un secondo momento furono indicati con il nome di:

• Nord

• Sud

• Est

• Ovest

Termini che appartengono alla tradizione germanica. Ma non essendo sufficienti solo quattro
direzioni, gli antichi ne aggiunsero altre quattro, dette intermedie:

• Nord-est

• Sud-est

• Nord-ovest

• Sud-ovest

Il complesso di queste otto direzioni forma la rosa dei venti perché gli antichi abbinarono a
ciascuna delle direzioni la provenienza di venti differenti. Generalmente i venti freddi
provengono da Nord, quelli caldi da Sud.

La ricerca dei punti cardinali viene definita orientamento perché gli antichi, per capire dove si
trovassero, ricercavano per primo l’Oriente. Ci si può orientare o con l’osservazione del corso
apparente del sole oppure attraverso la bussola. Ma il Nord della bussola non è il nord
geografico, bensì quello magnetico. La Terra, infatti, è regolata da un campo magnetico. La
distanza angolare tra il nord geografico ed il nord magnetico viene definita declinazione
magnetica ed è indicata nelle carte con la lettera greca δ.

Varie parti, convenzionali, della superficie terrestre che vengono utilizzate per calcolare le
coordinate geografiche:

• Poli: La Terra compie un moto di rotazione su se stessa, ovvero, attorno al proprio asse.
L’asse della Terra, che è interno ad essa, geometricamente parlando, incontra la
superficie terrestre in due punti: il polo nord ( o artico) ed il polo sud ( o antartico). Dal
greco πολερω ( polero) significa proprio “volgere”.

• Equatore: Il piano circolare che taglia perpendicolarmente l’asse terrestre. Questo piano
taglia in due emisferi uguali il globo: un emisfero settentrionale ( o boreale) ed un
emisfero meridionale ( o australe). L’equatore è la circonferenza massima della Terra, è
anche la circonferenza di riferimento per calcolare la latitudine. L’equatore ha latitudine
0.

• Meridiano: dal latino meridies= semicirconferenza che unisce ( idealmente) tutti i punti
della Terra che vivono in mezzogiorno nello stesso momento. È fondamentale per
calcolare la longitudine. Il meridiano non è facile da definire perché, se l’equatore, che
è la circonferenza massima della Terra, è unico, di meridiani ce ne sono infiniti. Per
convenzione, alla fine dell’ ‘800, gli stati hanno scelto come meridiano di riferimento il
meridiano di Greenwich, indicato col valore 0. I meridiani non sono circonferenze, ma
per definizione sono semicirconferenze che tagliano perpendicolarmente l’equatore e
tutti i paralleli. Partono dal polo e terminano nell’altro polo. Ciascun meridiano,
dall’altra parte del mondo, ha il suo completamento: si parla allora di circolo meridiano.
I meridiano sono tanti quanti sono i punti della Terra nei quali passano. Si dice che siano
360 ( angolo giro) per convenzione di studio.
• Parallelo: L’equatore è il parallelo massimo, tutte le altre circonferenze della Terra,
invece, vanno via via restringendosi fino a coincidere con i poli.

L’insieme di paralleli e di meridiani dà vita ad una rete alla quale viene dato il nome di
reticolato geografico.

• Latitudine: la distanza di un punto dall’equatore espressa dall’arco di meridiano


interposto fra essi e misurata in gradi o frazioni di gradi.

• Longitudine: la distanza di un punto dal meridiano fondamentale ( Greenwich) espressa


dall’arco di parallelo interposto fra essi e misurata in gradi o frazioni di gradi.

Poiché la superficie terrestre non è morfologicamente omogenea, per dare l’esatta posizione di
un punto su di essa, ci vuole una terza coordinata geografica:

• Altitudine: è l’altezza di un punto sul livello del mare. Il parametro di riferimento è il


livello di mare, che è indicato ovunque come livello 0, dal quale si comincia a contare in
senso verticale. È Indicata in msl ( metro sul livello del mare)

Per alcuni studiosi nemmeno queste coordinate sarebbero sufficienti. Si utilizza allora la
coordinata tempo poiché le terre emerse sulla terra non sono state caratterizzate sempre dalla
stessa posizione geografica, ma nel tempo ci sono stati dei movimenti avvenuti in ere
geologiche.

CARTA GEOGRAFICA (cap 1- Geocartografia ): è una rappresentazione della superficie terrestre


1) ridotta, 2) approssimata (quanto più vicina al reale) e 3) simbolica.
C’è una diretta corrispondenza tra le caratteristiche di una carta geografica ed i mezzi per
realizzarla: perché sia ridotta è necessaria la scala, perché sia approssimata c’è bisogno delle
proiezioni, perché sia simbolica sono necessari i simboli cartografici, il simbolismo.

1) SCALA ( cap 4, pag. 45- Geocartografia) : Consente al cartografo di rimpicciolire la superficie


terrestre. La scala è un rapporto tra lunghezze e non tra aree, tra la lunghezza riportata sulla
carta e la corrispondente lunghezza sul terreno. Distinguiamo la scala:

• Numerica: è indicata sottoforma di frazione. Il numeratore, che indica la scala, è sempre


1 ( unità geografica), il denominatore cambia poiché indica il numero delle volte in cui
quell’unità è stata ridotta. L’unità di misura viene specificata dal cartografo.

• Grafica: è un segno, un segmento diviso in parti corrispondenti a determinate lunghezze


sul terreno, sul quale è indicato, ad ogni suddivisione, il valore della corrispondente
distanza reale sul terreno. Le suddivisioni costituiscono le unità grafiche.

In base alle scale si distinguono diverse tipologie di carte:

• Carte a grande e grandissima scala: se il denominatore è un numero basso, la carta


viene definita a grande o a grandissima scala perché la superficie rappresentata è
abbastanza piccola e quindi piena di dettagli (es: carte degli appartamenti).

• Carte a media scala

• Carte a piccola e piccolissima scala: se il denominatore è un numero molto grande. Vi


troveremo una grande parte di superficie terrestre rappresentata, quindi, non molto
dettagliata.

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2) PROIEZIONI ( cap 3- Geocartografia): La difficoltà delle carte geografiche consiste nel


riportare una superficie sferica ( la Terra) su una superficie piana e bidimensionale ( la carta). Le
proiezioni sono la soluzione al problema, servono a ridurre il margine d’errore nella
trasposizione di una sfera su un piano. A seconda dell’area geografica che si vuole rappresentare
si utilizza un determinato tipo di proiezione. Si distinguono due famiglie di proiezioni:

VERE: si affidano a principi matematico-geometrici. Si dividono in proiezioni:

• Prospettiche azimutali: Si ottengono proiettando, seguendo le regole della prospettiva, i


punti della superficie terrestre su un piano ( detto “di proiezione”) che sia tangente ad
esso, a partire dal punto di proiezione prefissato. Il piano deve essere bidimensionale; il
piano, il foglio di carta, deve essere poggiato su esso. Rispetto alla posizione, avremo
proiezioni diverse ( es: se il piano di proiezione è tangente al polo, avremo proiezioni
polari). È possibile ottenere proiezioni polari, equatoriali, oblique.

• Per sviluppo: Si ottengono immaginando di avvolgere il globo terrestre con un solido


( *cilindro o cono), immaginando di proiettare, a partire da un punto prefissato, il
reticolato geografico sulla superficie laterale del solido.

*I solidi scelti sono il cono o il cilindro per le seguenti caratteristiche: hanno entrambi base
circolare, la medesima della Terra, che è una sfera ; hanno la superficie laterale sviluppabile in
piano, ovvero srotolabile.

CONVENZIONALI: sono quelle empiriche, non sono basate sulla matematica.


Tutti gli Stati, nel momento in cui vanno a costituirsi, affidano a qualcuno la creazione delle
carte dei propri territori. Il regno d’Italia, alla fine dell’ 800, affidò questo compito all’Istituto
geografico militare ( esiste ancora oggi e ha sede a Firenze) che ha redatto la carta topografica
d’Italia con la proiezione cilindrica del cartografo Mercatore: proiezione cilindrica trasversa.

La carta geografica è una rappresentazione simbolica, per essere tale ha bisogno della
simbologia.

3) SIMBOLI CARTOGRAFICI: sono dei segni a cui il cartografo attribuisce un significato specifico
che viene esplicitato in legenda.

LEGENDA: è una conquista della cartografia. È stata introdotta solo a partire dal XVI secolo. Fino
a quel momento le carte geografiche erano “a corredo” dei volumi, che bisognava leggere per
comprendere le carte. Essa rende la carta un documento autosufficiente ed autoreferenziale ( le
carte non sono più poste a corredo di volumi necessari per comprenderle). La carta è composta
da un insieme di segni convenzionali ( simboli) a cui si associa un preciso significato per
rappresentare gli elementi della superficie terrestre sia fisici che antropici.

I simboli cartografici devono essere chiari ( il segno deve essere snello, pulito) e leggibili ( la
carta non può essere piena di simboli o la carta non si leggerebbe più. Il cartografo deve
scegliere un criterio rispetto al quale predilige certi elementi ad altri. La carta non deve essere
affollata di segni). I simboli devono riferirsi ad elementi naturali ed antropici.

Da non sottovalutare è la toponomastica.

(Vedi cap 6, pag 83- Geocartografia)

DIAGRAMMI E CARTOGRAMMI ( comunemente chiamati “GRAFICI”)

Le problematiche geografiche possono essere rappresentate anche attraverso l’ausilio di basi


geo-cartografiche.

I diagrammi: sono rappresentazioni grafiche di dati quantitativi, fenomeni statistici. In esse vige
una regola fondamentale: mantenere, tra le grandezze rappresentate nel grafico, lo stesso
rapporto che esiste nella realtà tra le grandezze che vengono messe a confronto. Il
mantenimento del rapporto è fondamentale perché l’immagine deve essere immediata. Essi
possono essere di tre tipi:

• Lineari ( o cartesiani): sono diagrammi che si usano quando occorre rappresentare


l’andamento di fenomeni secondo una variabile. Per farlo si ricorre all’ausilio del
sistema di assi cartesiani.

• Areali: utilizzano le aree delle figure geometriche piane le cui superfici sono
proporzionali all’entità del fenomeno da rappresentare.

• Volumetrici: utilizzano i solidi geometrici che, con la propria volumetria, aiutano a


rappresentare dati relativi a masse e volumi.

I cartogrammi sono delle rappresentazioni di fenomeni che variano per quantità e frequenza da
area ad area. Hanno base cartografica sulla quale è rappresentata la distribuzione o l’entità di
questi fenomeni. A seconda dei sistemi utilizzati si distinguono i cartogrammi:
• A mosaico: utilizza il cromatismo o le punteggiate o i tratteggi per indicare, con la
propria intensità, la diversa entità del fenomeno, le diverse classi di valore.

• Areale ( o volumetrico, a seconda che si utilizzino le figure piane o solide): assume delle
dimensioni proporzionali all’entità del fenomeno.

• A punti: usa dei punti. Ad ogni punto viene dato un valore per indicare un certo numero
di unità del fenomeno rappresentato.

L’unione di diagrammi e cartogrammi dà origine ai cartodiagrammi, una doppia


rappresentazione.

Nel secondo dopoguerra vennero formulate tre categorie di sviluppo. La prima è quella che
interessa l’ambito economico.

SVILUPPO ECONOMICO

Negli anni ’60 del ‘900 ( dopoguerra) i paesi cercarono di risollevare le sorti dei propri abitanti
attraverso il perseguimento di un’economia più produttiva. Soprattutto i paesi più
industrializzati avevano come obiettivo principale la crescita economica. Crescita intesa proprio
in senso di quantità: maggiore occupazione, che avrebbe incrementato il reddito pro capite, che
avrebbe aiutato l’espansione del PIL ( prodotto interno lordo). Le aree sottosviluppate erano un
peso per i paesi più sviluppati. Ciò comportò la loro rimozione ( in senso figurato).

OBIETTIVI:

• Piena occupazione

• Espansione del Pil e crescita del reddito individuale

• Rimozione delle aree sottosviluppate

Nel 1964 tutti i paesi che non appartenevano ad alcun polo industrializzato cominciarono a
manifestare una serie di esigenze in merito a questo discorso. Nell’ambito delle nazioni unite si
formò il gruppo dei 77 ( dal numero dei paesi presenti in questo gruppo) e furono sottolineate
certe condizioni da rispettare. Esso sollecitò l’elaborazione di un concetto di sviluppo differente
per introdurre parametri qualitativi oltre che quantitativi. Ciò comportò una serie di problemi.
Aumentarono i vincoli in ragione degli aspetti sociali di cui tener conto; alcune esternalità
divennero internalità.

La posizione di uno stato non veniva più stimata solo in base alla ricchezza, ma anche sulla base
di altri parametri, specialmente l’ISU ( indice di sviluppo umano) che l’ONU ha creato per
rendere confrontabili tutti gli stati del mondo. Viene formulata la seconda categoria di sviluppo.

SVILUPPO UMANO

Nasce negli anni ’70.

OBIETTIVI:

• Crescita economica

• Qualità della vita

• Libertà politica
C’è una differenza tra “crescita economica” e “sviluppo economico”. Nel primo caso si tratta di
puro accrescimento economico per accumulo. Lo sviluppo, invece, ha a che fare anche con la
qualità.

Negli anni ’90 fino ad oggi è sorta una nuova categoria di sviluppo.

SVILUPPO SOSTENIBILE

OBIETTIVI:

• Integrità dell’economia

• Efficienza economica: quando possono essere utilizzate energie rinnovabili.

• Equità sociale ( sia in senso intragenerazionale che intergenerazionale)

Sostenibilità significa fare di tutto per consegnare alle generazioni future la stessa quantità di
risorse di cui noi oggi disponiamo.. Lo sviluppo sostenibile ha attraversato due fasi:

1) 1984-1987 – Elaborazione.

2) 1987- 1992 –Enunciazione

Il primo ministro norvegese, Gro Brundtland, nel rapporto di Brundtland, presentò lo sviluppo
sostenibile.

L’Agenda XXI ( agenda per il ventunesimo secolo): Per la prima volta non compaiono una serie di
vincoli, ma questo documento sociale implica i settori sociali ed economici in cui si può e si deve
intervenire per perseguire la sostenibilità:

• Agricoltura

• Industria

• Energia ( rinnovabile)

• Trasporti

• Turismo

• Rifiuti


26/04 –Lez. 17

GEOCARTOGRAFIA PT. 2 ( Cap 2- Geocartografia / Compendio- pgg. 25-43)

L’idea di rappresentare gli elementi topografici è antichissima. La prima forma di


rappresentazione dello spazio è la rappresentazione del corpo umano che dà una primitiva
percezione dello spazio. Lo stesso corpo umano, infatti, rappresenta il primo modello spaziale. I
primitivi incidevano segni su cortecce d’albero, ossi, argilla, cuoio, pelli, pareti.

MESOPOTAMIA: La prima rappresentazione cartografica è stata ritrovata in Mesopotamia


(2400-2200 a.C): una testimonianza fatta di icone, segni e codici.
Gli antichi Egizi produssero carte per scopi catastali: appezzamenti coltivati ed opere di
irrigazione. Gli Eschimesi realizzavano sculture in legno su cui tracciavano la linea di costa per
la pesca.

Non ci è giunto molto di cartografia. Tra i pochi reperti cartografici ancora conservati c’è la
Mappa di Bedolina: in Val Canonica, in Lombardia, si è conservata una mappa incisa su roccia
che rappresenta campi, pascoli, recinti per animali e abitazioni di un villaggio di circa 10.000
anni fa.

GRECI: Il più antico ed importante contributo alla cartografia fu fornito dai Greci. Per essi la
cartografia aveva un valore empirico, speculativo. Le rappresentazioni erano costruite in modo
del tutto empirico, sulla base di notizie e descrizioni. Tra i più importanti cartografi:

• Anassimandro di Mileto (VI sec. a.C) : a lui si deve la prima rappresentazione


dell’ecumene. Non è un caso che la carta sia stata realizzata da un uomo di Mileto, porto
influente della Ionia e luogo di

scambi ed incontri culturali.

• Περιπλοι (periploi): circumnavigazioni, carte che testimoniavano aree allora conosciute.

• Dicearco da Messina (IV sec. a.C): è con lui che compare una prima traccia scientifica,
ovvero, una linea ovest-est passante per punti che si credevano alla stessa latitudine.
Ritroviamo, dunque, una rappresentazione embrionale di parallelo. Gli si attribuisce
anche la misurazione della circonferenza della Terra.

• Eratostene da Cirene (III sec. a.C) : più famosa la carta di Eratostene che realizzò una
descrizione geografica del mondo diviso in regioni di cui la carta è il coronamento. I
paralleli passavano per luoghi molto noti. La carta rappresenta uno spazio maggiore dato
dalle conquiste di Alessandro Magno, i viaggi al Nord di Pitea di Marsiglia. Ritroviamo
anche una forma embrionale di reticolo geografico. Eratostene realizzò un sistema di
misurazione della circonferenza terrestre che generava forti deformazioni. Se ne
accorsero Cratete di Mallo e Ipparco di Nicea: intuirono che il concetto di latitudine
dovesse basarsi su conoscenze matematiche per fornire l’esatta posizione dei luoghi.
L’intuizione era giusta, ma i tempi non erano ancora maturi.

CARTOGRAFIA ROMANA: è nota la finalità pratica e, talvolta, anche decorativa (sulle pareti delle
case patrizie). I Romani non aggiunsero nulla a quanto già acquisito dai Greci. Le conquiste
romane e l’ampliamento dei commerci con popoli lontani apportarono nuove conoscenze
geografiche. Fu realizzata dagli agrimensores una vasta opera di rilevamento e di misurazione
delle terre assoggettate a Roma, calcolando soprattutto le distanze dalle grandi vie. Non ci è
rimasto niente eccetto la Tabula Peutingeriana, risalente al III-IV sec. d.C, giunta in copia
medievale del XII secolo.

TABULA PEUTINGERIANA ( dal nome dell’austriaco che l’aveva realizzata, Peutinger): era formata
da 12 pergamene, ma una è andata perduta. Consta di 11 pergamene riunite in una striscia lunga
6,75 m ed alta 34 cm in cui sono rappresentate strade, città, luoghi di sosta. Al centro è
rappresentata Roma, dunque l’Impero romano, il Vicino oriente, l’India ( col Gange e lo Sri
Lanka). Il mare era rappresentato in forma stretta ed allungata, quasi schiacciata. Ciò è
esemplificato della poca importanza che i Romani gli attribuivano.

CARTOGRAFIA ELLENICA:
Tolomeo (90-168 d.C) scrisse due opere fondamentali:

• Almagesto: in essa è esposta la teoria del sistema solare tolemaico

• Introduzione alla geografia: è presenta una prima idea e definizione di latitudine e di


longitudine. La cartografia assunse un fondamento matematico: per la latitudine ottenne
risultati approssimati in base all’osservazione dell’ombra del Sole proiettata da
un’asticella ( stilo); per la longitudine era noto il principio su cui fondarsi ( la differenza
di ora tra due luoghi) ma i dati erano imprecisi. Bisogna aspettare il ‘700 per arrivare alle
nostre definizioni.

Ricostruzione semplificata, ridotta e tratta dall’edizione a stampa di Roma del 1478: è


rappresentata con una proiezione canonica, a est è rappresentata la Cina con sui si
intrattenevano rapporti commerciali, a nord compare la Scandinavia meridionale, a sud il bacino
del Nilo, oltre l’Equatore ( dove effettivamente si trova. Questa è una grande intuizione), a
ovest l’Oceano era insormontabile ma compaiono le Isole Fortunate ( attuali Canarie) ed un
tratto di costa africana.

Con Tolomeo la cartografia approdò ad importanti risultati:

• Riconoscimento della necessità di una base matematica per una buona rappresentazione.

• Precisazione del reticolato geografico.

• Inizio dell’uso dei segni convenzionali.

• Rappresentazione del rilievo.

MEDIOEVO: l’intento della cartografia è generalmente decorativo. Spesso le carte si trovano


come miniature.

Tipica è la carta a T in O: la O rappresenta l’oceano che circonda la Terra. Essa, a sua volta, è
rappresentata tripartita ( Asia, Africa, Europa) ed è orientata ad Est, non a Nord. La T è formata
dalle acque dei fiumi.
Mappamondo di Ebstorf ( 1125-1230)

Nel Medioevo la cartografia nautica proliferava.

Portolani: carte nautiche con assi che partono dalla rosa dei venti.

La più antica carta nautica è la Carta Pisana ( 1290): in essa compare un doppio reticolato a
quadri orizzontali ed obliqui che l’autore usò per tracciare la linea di costa.

CARTOGRAFIA ARABA: gli Arabi assorbirono le culture dei popoli che sottomisero, interessandosi
anche della geografia. Produssero descrizioni di viaggio, dizionari geografici, senza progressi
rispetto ai Greci e senza influenzare i contemporanei occidentali. Il cartografo arabo più famoso
è El Idrisi (1140) che operò alla corte del re normanno Ruggiero II. Egli realizzava carte
geografiche su lamine d’argento.

CARTROGRAFIA DEL TRECENTO E DEL QUATTROCENTO: gli elementi fantastici e religiosi, presenti
nel Medioevo, andarono riducendosi di fronte l’avanzare di tre innovazioni:

• Introduzione del disegno delle carte nautiche per il Mediterraneo e l’Europa


occidentale: navigare i fiumi entrando dall’Oceano ( dalla foce) vede la possibilità di
mappare queste aree.

• Uso delle informazioni dei viaggiatori in terre lontane.


• Ritorno alle carte di Tolomeo: Introduzione alla geografia era stata tradotta in latino e
aveva avuto grande diffusione.

Mappamondo veneziano di Fra Mauro ( 1450 ca.): la terra è capovolta. È una rappresentazione
più decorativa che cartografica. Anche se poco evidente è presente il reticolo geografico.

Mappamondo genovese (1457)

Erdapfel ( erd= earth, terra; apfel= apple, mela) di Martin Behaim di Norimberga (1492)

CARTOGRAFIA RINASCIMENTALE: in un clima umanistico, la traduzione in latino della Geografia di


Tolomeo garantì all’opera un’ampia diffusione, soprattutto dell’uso del reticolato geografico.
L’autorità dell’opera di Tolomeo fu tale da far persistere alcuni errori, nonostante le conoscenze
intanto acquisite.

CARTOGRAFIA AL TEMPO DELLE SCOPERTE GEOGRAFICHE: Inevitabilmente, la cartografia ne fu


molto influenzata. Interessante è l’evolvere della rappresentazione del mondo. Nel trentennio
(1492- 1522), le tappe fondamentali delle spedizioni geografiche furono:

• Cristoforo Colombo: terre americane nord-est.

• Amerigo Vespucci: coste sud-americane.

• Giovanni Caboto: coste nord-americane.

• Vasco de Gama: circumnavigazione dell’Africa.

• Ferdinando Magellano: circumnavigazione del mondo

Nei successivi trenta anni seguirono:

• Spedizioni costiere sul litorale nord-americano.

• Spedizioni in Messico ed in Perù.

• Navigazione di grandi fiumi ( San Lorenzo, Paranà, Rio delle Amazzoni)

Nonostante la riservatezza che gli uffici cartografici di Spagna e Portogallo, che avevano
finanziato le spedizioni, tentavano di garantire ai propri documenti, rapidamente si diffusero le
notizie sul Nuovo continente.

CARTOGRAFIA DEL CINQUECENTO: è definito il secolo d’oro per la cartografia. Ciò è dovuto
all’abbondante produzione a stampa, all’interesse per i racconti di viaggio, ai primi atlanti
moderni e ai primi rilevamenti ufficiali delle diverse aree geografiche, commissionati a privati
da autorità pubbliche.

Ortelio ( Ortelius): è uno dei più famosi cartografi del periodo. Realizza la carta Theatrum Orbis
Terrarum (1570). Nella carta è presente un continente nell’Emisfero australe, non ancora
conosciuto, di cui i cartografi ipotizzavano l’esistenza.
*Atlante (1595): il termine è attribuibile a Mercatore (Gerhard Kremer)

CARTOGRAFIA MODERNA (‘600): Molto importante è il rapporto tra potere e cartografia. Le carte
erano realizzate con finalità pratica, ma non ne era dimenticato anche il ruolo simbolico ed
allegorico.

L’Olanda è il cuore della cartografia in questo periodo: I Paesi Bassi rivelarono un importante
centro di produzione cartografica per committenza, peso commerciale e culturale. Eppure
all’abbondante produzione non corrispose un grande avanzamento di contenuti.

Ancora imprecisa la determinazione delle coordinate geografiche, nonostante il miglioramento


degli strumenti a disposizione e le scoperte astronomiche che avrebbero, invece consentito
l’ideazione di nuovi metodi per l’individuazione della longitudine. La stessa rappresentazione
del rilievo era ferma ai “mucchi di talpa”, figurazioni prospettiche di montagnole senza effettiva
aderenza alla reale configurazione del terreno.

CARTOGRAFIA DEL SETTECENTO: fu molto importante il contributo della Francia, stato


accentratore, con una solida amministrazione. Sentì per primo l’esigenza di realizzare una carta
topografica omogenea per scopi, per la prima volta, civili e non militari. Il suo esempio fu
seguito dall’Inghilterra, dai Paesi Bassi, dalla Svizzera.

Nuove esplorazioni aggiunsero conoscenze:i viaggi di James Cook, oltre a rivelare il composito
mondo dell’Oceano Pacifico, riuscirono a sfatare l’errata presenza di un grande continente
australe che, finalmente, scomparve dalle carte.

CARTOGRAFIA DELL’OTTOCENTO: Anche l’Italia era dotata di una serie di carte. In Italia, al
momento dell’Unità, il materiale cartografico di cui il nuovo Regno disponeva era molto
eterogeneo per scale, qualità e tipologie di rappresentazione. Con le colonizzazioni, tutti gli
Stati cercarono di dotarsi di carte topografiche ben realizzate. Ciò fu possibile grazie alle
innumerevoli innovazioni: uso della fotografia, eliminazione dell’elemento decorativo,
cromatismo.
Famosa è la Carta del Regno di Napoli: è stata realizzata da Giovanni Rizzi Zannoni nel 1812. È
presente in essa la percezione del rilievo, il tratto olografico e la cura dei dettagli sono
eccezionali.

CARTOGRAFIA DEL NOVECENTO: la cartografia vede un ulteriore sviluppo grazie alle seguenti
innovazioni:

• Rilevamento topografico con metodo aerofotogrammetrico

• Cartografia tematica

• Cooperazione internazionale

• Uso dei satelliti

• Automazione ( costruzione di carte con l’ausilio di apparecchiature elettroniche)

• G.I.S. ( software geografico)

2/05 –Lez. 18

GEOCARTOGRAFIA PT. 3

L’evoluzione della tecnologia ha consentito il passaggio dai primi calcolatori, in uso solo a certe
categorie professionali, ai più recenti personal computer, utilizzati da tutti.

Tra i numerosissimi software dei quali il computer dispone ci può essere anche un software
geografico che consente di:

• Raccogliere

• Verificare

• Memorizzare

• Elaborare

• Analizzare

• Rappresentare informazioni geografiche georeferenziate

Tutti i dati immessi sotto forma di alfanumerica o di nome ( toponomastica), il software


geografico lo ridistribuisce in aree geografiche di pertinenza in maniera georeferenziata.

Georeferenziato: qualsiasi dato riferito ad un punto preciso della superficie terrestre, con una
specifica collocazione geografica, di cui, cioè, sono state individuate le coordinate. Tutti i punti
della superficie terrestre sono stati georeferenziati ( riferiti alla Terra)
Le funzioni di un software geografico sono:

• Acquisizione di dati da fonti diverse

• Archiviazione e gestione delle informazioni

• Produzione di carte, tabelle, diagrammi, schemi per la visualizzazione dei risultati

A fronte di una utenza molto eterogenea e variegata sono stati ideati software geografici
differenti, che si possono classificare in tre famiglie a seconda della finalità:

1. Sistemi chiusi: sono i più semplici, a portata di tutti. Sono sotto forma di atlanti digitali,
sono strumenti che abbinano una banca dati contenente svariate informazioni
( demografiche, economiche, politiche, ecc.) alle unità geografiche presenti nel database
( città, regioni, Stati, organizzazioni internazionali, ecc.). Lo scopo è unicamente
informativo e documentario: possono essere solo letti, non si può interagire con essi, non
si possono immettere informazioni.

2. Software di produzione e gestione cartografica: sistemi che consentono la creazione di


modelli che aiutano a studiare i fenomeni nel tempo, a perfezionare l’attività di
previsione, a verificare in tempo reale l’effetto delle scelte del geografo. Sono utilizzati
dalle categorie professionali, che immettono informazioni che possono essere aggiornate
in tempo reale.

3. G.I.S. ( Geographic Information System): è un’innovazione del ‘900. Sono sistemi di


hardware e software, propriamente cartografici, con cui acquisire, analizzare,
immagazzinare e restituire in forma grafica ( visiva) e alfanumerica i dati immessi e
riferiti ad un’area geografica. Attraverso i G.I.S ( in italiano: sistemi informativi
territoriali), lo strumento informatico applicato alla geografia ( composto da una base
cartografica ed un insieme di dati) consente di assegnare ad ogni elemento territoriale
una molteplicità di informazioni che lo descrivono e lo qualificano, secondo il principio
dell’overlay, ovvero della sovrapposizione di più livelli informativi.

CARTA TOPOGRAFICA D’ITALIA

Nel momento in cui gli Stati si sono formati hanno avuto necessità di mappare il proprio
territorio ed i propri confini. Anche l’Italia l’ha fatto. Fu creato, a tale scopo, un istituto: l’IGM (
Istituto geografico militare) perché la cartografia italiana era completamente disomogenea.

IGM: doveva “ eseguire i lavori tipografici e geodetici per i bisogni dello Stato” – Regio Decreto
del 27 ottobre 1872, art. 2). La sua finalità era principalmente difensiva. Oltre all’IGM esistono
altri organi cartografici ufficiali dello Stato, come l’Istituto idrografico della Marina, la Sezione
Cartografica dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, l’Amministrazione del Catasto e dell’Erario,
il Servizio Geologico. Infine, i produttori privati di cartografia.

L’IGM ha dunque realizzato la carta topografica italiana. Ne ha realizzate varie serie. Si


ricordano la:

• Vecchia serie: fine ‘800- inizio ‘900. La nostra penisola è stata suddivisa
cartograficamente in 277 carte geografiche, chiamate fogli. I fogli sono stati realizzati in
scala 1:100.000. Per far sì che il dettaglio sia più evidente

• Nuova serie: è stata suddivisa in 652 fogli realizzati in scala 1:50.000.


N.B : in termini di scale, 50.000, cartograficamente parlando, non è la metà di 100.000. Se così
fosse, dovremmo trovarci esattamente il doppio del numero dei fogli, ma così non è anche
perché l’estensione e la forma di latitudine e longitudine di questi fogli sono totalmente
differenti.

L’IGM, essendo un organismo militare, ha mappato anche alcune aree più strategiche, favorevoli
militarmente, con una scala 1: 10.000. Queste carte non si trovano in commercio.

Una delle principali differenze tra vecchia e nuova serie è il cromatismo: le tavolette della
vecchia serie sono a tre colori: nero ( elementi antropici), azzurro (idrografia), marrone
(elemento olografico); le sezioni della nuova serie sono a cinque colori: nero, azzurro, bistro,
rosa, verde.

Ogni carta è suddivisa in:

• Quadro: parte interna.

• Cornice: parte esterna

C’è una differenza di estensione tra la vecchia carta e la nuova carta. Mentre l’altitudine, sia
della vecchia e della nuova serie, è orientata sempre rispetto all’equatore. La longitudine,
invece, è indicata in maniera differente. Sebbene il meridiano fondamentale, individuato dai
geografi, sia quello di Greenwich, ogni Stato, per poter mappare al meglio il proprio territorio,
individua un suo meridiano fondamentale, chiamato meridiano centrale, con valore 0( solo
all’interno dei confini italiani). Il meridiano centrale italiano è quello di Monte Mario ( a Roma)
che, longitudinalmente parlando, divide in due l’Italia: longitudine ovest e longitudine est. Esso
dista da Greenwich 12° 27’ 8” (Est).

Perché tutte le aree geografiche possano rientrare in un sistema comune che le renda
paragonabili è stato utilizzato il sistema U.T.M ( Universale trasversa di Mercatore). Rispetto a
questo sistema si è pensato di suddividere tutta la Terra in un reticolato formato da fusi
verticali e fasce orizzontali.

FUSI: ogni fuso, individuato in senso di longitudine, misura 6°di longitudine. Essi sono 60
(60x6=360, che è l’angolo giro. Ciò dimostra che tutta la Terra è circondata dal sistema U.T.M. I
fusi sono indicati da numeri che vanno da 1 a 60, partendo dall’antimeridiano di Greenwich.

FASCE: in senso di latitudine il sistema prevede la presenza di 20 fasce con 8° di latitudine. Le


fasce sono indicate con le lettere dell’alfabeto, ma sono state eliminate la lettera “i” e la
lettera “o” perché si sarebbero potute confondere con i numeri 1 e 0.

ZONE: I rettangoli che si vengono a formare dall’incontro di fusi e fasce sono chiamati zone.
Ogni zona è data dall’intersezione di un fuso e di una fascia e si chiama in maniera differente
perché prende il numero del fuso e la lettera della fascia. Ciascuna di queste zone è suddivisa in
quadrati, ognuno dei quali misura 100km di lato. Ogni zona è indicata da una coppia di lettere,
definite “coordinate piane”.

Secondo questo sistema, l’Italia ricade nei fusi 32, 33 e 34 ( per una piccola parte di Puglia); le
fasce sono la fascia s e t. Le zone in cui l’Italia ricade sono: la 32 t, la 33t, la 32s, la 33s e poi
la 34s.
La proiezione universale trasversa è una variazione della proiezione cilindrica.

PROIEZIONE CILINDRICA: immagina il globo inscritto in un cilindro in maniera tale che l’asse del
cilindro coincida con l’asse della Terra e la superficie laterale del cilindro sia tangente il globo
terrestre lungo l’equatore.

PROIEZIONE CILINDRICA TRASVERSA: è indicata anche con il nome di proiezione conforme di


Gauss perché egli ne ha corretto, in alcuni punti, la proiezione. Si immagina il globo terrestre
inscritto in un cilindro ( coricato) in maniera tale che l’asse del cilindro coincida con uno dei
diametri del piano circolare che divide in due la Terra e che la superficie laterale del cilindro sia
tangente al globo lungo il meridiano centrale.

MERIDIANO CENTRALE: per convenzione l’Italia è stata suddivisa in due metà, al centro è stato
indicato per convenzione un meridiano centrale. È il meridiano lungo il quale la sfera toccherà il
cilindro. Si è osservato che, allontanandosi dal meridiano centrale di 3 gradi ad est e di 3 gradi
ad ovest non succede niente, ma se ci allontaniamo di più perdiamo l’approssimazione, le aree
geografiche vengono rappresentate in maniera scorretta. Se l’Italia ricade in un fuso ( 34), che
misura 6 gradi di longitudine est ed ovest ( 12 in totale) la rappresentazione non sarebbe venuta
bene. Ma procedendo con una seconda proiezione, una seconda inscrizione della terra, il
meridiano centrale ricade nel fuso 33. Per rappresentare un piccolo pezzettino della Puglia, è
stato esteso di mezzo grado il fuso 33 verso ovest.
Declinazione magnetica: quando si parla di cartografia si opera una distinzione tra due tipologie
di Nord, geografico e magnetico. La declinazione magnetica è la distanza tra il nord geografico
ed il nord magnetico, tra Polo nord e Nord magnetico. Essa è una distanza angolare tra due
punti. Il Nord geografico è il punto nel quale l’asse terrestre incontra la superficie terrestre
( Polo Nord), il Nord magnetico (non coincide con il nord geografico) è anch’esso un asse ed
incontra la superficie terrestre in altri due punti, uno di questi è detto nord magnetico. La
declinazione magnetica varia nel tempo

A generare molti problemi, nella resa cartografica, è stato il rilievo ( tridimensionale). Nel corso
dei secoli sono stati fatti numerosissimi tentativi:

• Uso del colore: le sfumature del verde e del marrone possono aiutare a realizzare la
profondità di un rilievo.

• A tratto forte

• A bruco

• Au sentiment ( ‘alla francese’): quanto più possibile vicino alla realtà. Nella miglior
maniera possibile.

• Mucchi di talpa

• Lumeggiamento zenitale/obliquo: s’immagina la montagna colpita da una fonte


luminosa.

LUMEGGIAMENTO ZENITALE: Tecnica di Lehmann, la luce colpisce la montagna dall’alto.


Tratteggio geometrico.

LUMEGGIAMENTO OBLIQUO: Tecnica di Dufour, l montagna è colpita da una fonte di luce dal lato.
Tratteggio artistico.

• Tratteggio: se il pendio è molto scosceso ci si aiuta con il tratteggio.

• Isoipse ( curve di livello): sono linee curve chiuse che uniscono punti posti tutti allo
stesso livello, alla stessa quota altimetrica, alla stessa altezza sul livello del mare, al
quale è stato attribuito quota zero. S’immagina il rilievo attraversato da piani orizzontali
paralleli ad uno. Per avere la percezione dell’altezza del rilievo i piani devono essere
posti alla stessa distanza ( equidistanza). Minore è l’equidistanza maggiore è la
precisione. Con un’equidistanza piccola le curve di livello sono molte, dunque,
l’infittimento potrebbe appesantire la carta. Le isoipse sono state utilizzate anche nella
Carta d’Italia. Le isoipse sono frutto concettuale delle isobate ( curve batimetriche),
curve di livello che vanno ad indicare la profondità del mare. Le isobate si ritrovano nelle
carte nautiche e uniscono punti posti tutti alla stessa profondità.

È possibile classificare le carte anche in base ai loro contenuti, in base all’elemento


rappresentato. Si dividono le:

• Carte generali: fisiche, politiche, fisico-politiche.

• Carte speciali: carte nautiche, geologiche.


• Carte tematiche: prediligono un tema e lo rappresentano in tutti i suoi aspetti.

CARTOGRAFIA TEMATICA: le carte tematiche sono caratterizzate dall’enfatizzazione di un tema e


dalla presenza di un fondo cartografico.

Si distinguono in:

• Analitiche: rappresentano fenomeni. Si differenziano in: puntuali (cose che possono


essere rese attraverso dei punti), lineari (cose che possono essere rappresentate in modo
lineare), areali (distribuzione di qualcosa nelle diverse aree).

• Sintetiche: sfruttano il principio dell’overlay.

Le carte tematiche possono rappresentare temi fisici ed antropici. Esse devono avere quattro
requisiti:

• Accuratezza: il tratto deve essere preciso.

• Enfasi: deve porre bene il risalto il tema rappresentato.

• Concisione: deve rappresentare carte in piccola scala.

• Affidabilità: il cartografo, quando elegge un tema, deve essere capace di non aggiungere
né omettere informazioni.

Ci sono delle carte che non rientrano nelle carte tematiche, ma rientrano in questo discorso:

METACARTA : è un’immagine, vagamente cartografica, che deriva dalle carte tradizionali, ma la


dimensione delle aree geografiche rappresentate non è quella reale, ma proporzionale al
fenomeno rappresentato.

MAPPA MENTALE: è il disegno che ognuno di noi può realizzare di ciò che ci circonda. Ha a che
fare con la percezione.

15/03 –Lez. 6

IL CLIMA

In riferimento alla storia primordiale dell’uomo, si possono individuare una serie di fattori che
hanno influenzato le scelte di insediamento dell’uomo. Essi sono chiamati fattori di
popolamento ( l’azione di stabilizzazione di un gruppo in un’area) e si distinguono in:

• Fattori di carattere naturale: i fattori naturali determinano le scelte dei diversi gruppi
sociali. Tra di essi : il clima; la latitudine, che ha un diretto collegamento con il clima;
l’altitudine; la vegetazione; la fertilità del suolo.

• Fattori di carattere biologico: sono fattori che condizionano la struttura fisica


dell’uomo, la sua natura. Tra di essi: malattie epidemiche, prolificità ( sono le risposte
che il gruppo umano dà alla natura)
• Fattori di carattere culturale: l’influenza della storia che determina cambiamenti nelle
scelte dell’uomo.

La parola clima deriva dal greco. Nell’antichità aveva un significato differente: significava “
inclinazione”. I greci osservarono che l’inclinazione dei raggi solari ed il moto (apparente) del
sole era sempre diversa a seconda delle fasi del giorno e dell’anno.

Oggi il clima è l’insieme delle condizioni meteorologiche medie osservate per un periodo
sufficientemente lungo e determinate e condizionate da fattori ed elementi. Molto spesso si
utilizza, erroneamente, la parola “tempo” come sinonimo di “clima”. Il tempo è una condizione
relativa ad un determinato spazio di tempo. Il clima, invece, è l’insieme delle condizioni
osservate in un tempo abbastanza lungo. La lunghezza del periodo per determinare il clima è di
10 anni.

Il clima è condizionato da alcuni elementi:

• Pressione

• Temperatura

• Umidità

• Precipitazioni nevose

• Precipitazioni piovose

• Nuvolosità

Gli elementi si riferiscono più ad un ambito locale, ristretto.

I fattori si distinguono in astronomici e terrestri. Sono da intendersi in un ambito più ampio,


vanno a caratterizzare delle macroaree.

I fattori astronomici sono:

• Forma della terra ( in riferimento all’inclinazione e ai raggi del sole)

• Latitudine

• Moto di rotazione terrestre ( determina in certe parti del mondo, con determinati climi,
un’escursione termica)

• Moto di rivoluzione ( provoca l’alternanza delle stagioni)

I fattori terrestri sono:

• Altitudine

• Distanza dal mare ( fondamentale è l’azione mitigatrice del mare)

• Vegetazione

• Distribuzione dei mari e delle terre

• Correnti marine

• Attività dell’uomo
Ci sono infinite classificazioni del clima. La più famosa è quella del Koppen- Gelger. Egli ha
realizzato una classificazione del clima in base alla latitudine: 1) temperato, 2) arido, 3) caldo
umido, 4) freddo-nivale.

1)TEMPERATO

È presente sia nell’emisfero Nord ( dal tropico del Cancro al circolo polare antartico) che
nell’emisfero Sud. La fascia temperata( insieme delle zone in cui si registra questo tipo di
clima) è quella in cui è più arduo rintracciare caratteri di omogeneità a causa dell’irregolare
distribuzione di mari e terre ( presenti in maniera discontinua). Ci sono poi vasti bacini marini,
catene montuose che costituiscono una barriera al traffico dei venti (es: la catena degli
Appennini in Italia). Ma ha anche stagioni ben distinte e una costante escursione termica
procedendo dalle coste verso le aree interne. Il clima temperato è quello che interessa la più
grande quantità di terre emerse, assumendo caratteristiche specifiche influenzate da diversi
fattori. Si distinguono tre sottoclassificazioni:

• Marittimo: è il clima temperato per eccellenza. È caratterizzato da una buona quantità


di umidità lungo tutto l’arco dell’anno garantito dai venti provenienti da ovest.
Importanti sono anche le correnti marine. L’azione combinata dei venti e delle correnti,
che mitigano, fa sì che in queste zone si registrino delle estati fresche ed umide e degli
inverni miti. La corrente più famosa è quella “del golfo” proveniente dal Golfo del
Messico. Essa attraversa tutto l’oceano Atlantico e lambisce le coste occidentali
dell’Europa ( le isole britanniche)

• Continentale: Si riferisce alle zone interne. Diminuendo l’influenza del mare, le


temperature diventano più elevate in estate e più rigide in inverno. Aumenta l’escursione
termica. Le precipitazioni sono meno frequenti. La ridotta quantità di pioggia, le
temperature rigide, la persistenza della neve sul terreno lasciano molto a lungo il terreno
gelato.

Paesaggi tipici: Il tipo di vegetazione presente è quello caratterizzato dalla prateria e


dalla steppa.

PRATERIA: tappeto fitto e continuo di erbe alte ( specialmente graminacee)

STEPPA: tipo di prateria ad erbe basse con copertura vegetale discontinua ( es: La famosa steppa
rossa in Russia)

• Mediterraneo: La presenza del mare ha caratterizzato talmente tanto quest’area da


diventare sinonimo di una specificità geografica ( si parla di clima Mediterraneo anche in
aree che non affacciano su quel mare). È un clima caratterizzato da secchezza, siccità.

Paesaggi tipici:

MACCHIA MEDITERRANEA: formata da arbusti, alberi bassi, da frutto. L’inverno è mite, l’estate è
molto calda. Il mare mantiene una temperatura costante per tutto l’anno perché esercita una
forte azione mitigatrice.

2)ARIDO

Assoluta mancanza di nuvolosità, assenza di umidità e scarsità di precipitazioni, secchezza


dell’atmosfera, forte escursione termica.
Paesaggi tipici:

DESERTICO: caratterizzato da una discontinua, se non assente, copertura vegetale ( piante


grasse con fogliame inesistente, sostituito da spine). L’assenza di vegetazione determina la forte
escursione termica perché il calore viene disperso. Il paesaggio desertico è a suo modo molto
dinamico. È formato dalle:

• Dune: detriti di rocce. Sono la conseguenza di tre azioni prodotte dal vento: erosione,
trasporto e deposito. La sabbia, infatti, è facilmente trasportabile.

• Oasi: dove c’è possibilità di reperire acqua ( Imbibimento) si formano le oasi. Queste
sono aree ristrette, localizzate ove la presenza di acqua consente la vita. L’acqua può
essere dovuta alla presenza di un fiume sotterraneo, a piccole falde poco profonde.

3)CALDO UMIDO

Questo clima è detto “intertropicale” perché si registra in zone che si trovano dal tropico del
Cancro fino al tropico del Capricorno. Il sole è sempre molto alto sull’Orizzonte. Ciò significa
che si registra un forte calore durante le ore diurne. È possibile individuare una certa alternanza
delle stagioni, caratterizzate da una grossa siccità ai tropici e, all’altezza dell’equatore, da
eccessive precipitazioni. Vistose irregolarità sono determinate da fattori terrestri come
l’altitudine ( es: il Kilimangiaro). Altre irregolarità sono determinate da fattori terrestri come la
distribuzione di oceani e di continenti. È un clima che si registra specialmente in Asia, nella
zona indiana, nella regione monsonica. I monsoni ( in arabo: “stagioni”) sono venti caldi e freddi
che si scontrano.

Paesaggi tipici:

FORSETA PLUVIALE (determinato dalle forti piogge): Fitta vegetazione, apparentemente


uniforme. Le radici (impianto subaereo) sono molto poco sviluppate perché, essendo la
vegetazione fitta, la pioggia non penetra bene nel terreno, che è povero. Non essendoci
l’alternanza delle stagioni, ogni albero vive il proprio ciclo vegetativo in momenti diversi
dell’anno.

SAVANA ( determinata dalle scarse piogge):

• Savana arborata: se è più vicina ad una zona fluviale è arborata. È caratterizzata dalla
presenza di arbusti ed alberi di grande dimensione che si diradano man mano che si
procede verso le aree caratterizzate da forte siccità.

• Savana erbacea: man mano che ci si allontana dalla foresta, la savana si ricopre di erbe
molto alte ( anche 2m) che, nella stagione della siccità, si trasformano in un manto secco
e giallastro.

Il tipo di insediamento umano in queste zone non è eccessivo, ma in queste aree si trovano
anche zone più densamente popolate ( es: isola di Porto rico)

4)FREDDO-NIVALE

Interessa le regione che si sviluppano ad altissime latitudini, a ridosso dei circoli polari fino ai
poli.

Paesaggi tipici:
GLACIALE: Le temperature non s’innalzano mai al punto di sciogliere la neve che si è accumulata
durante l’inverno. Si formano le calotte glaciali, che durano tutto l’anno e diventano sempre più
compatte man mano che si sale di latitudine. C’è differenza tra i paesaggi glaciali dell’emisfero
nord e quello sud:

• Emisfero meridionale: Si estende un continente più grande dell’Europa, l’Antartide, che


è ricoperto completamente di ghiaccio. Il paesaggio è statico.

• Emisfero settentrionale: in prossimità del polo non c’è nulla. Non ci sono terre emerse.
Il paesaggio è di ghiaccio. Forse la parte più abitabile è l’isola della Groenlandia.

CRIONIVALE: i paesaggi crionivali vivono una minima alternanza delle stagioni che consente la
presenza del marchio vegetale ed il cambiamento di paesaggio. Sono caratterizzati da:

• Taiga: costituita in prevalenza da conifere. C’è, dunque, la possibilità di compiere il ciclo


vegetativo.

• Tundra: perde molti suoi alberi. Si veste di muschi, licheni, arbusti. Si estende,
soprattutto nell’emisfero boreale, in aree abbastanza circoscritte, la più nota è l’Islanda.
Queste sono aree che si trovano al limite dei paesaggi glaciali.

PERMAFROST: È una tipologia di terreno che resta perennemente ghiacciato. Le


temperature sono costantemente sotto lo 0°.

20/03 –Lez. 7

LA POPOLAZIONE PT. 1

Il discorso sulla popolazione è abbastanza complesso perché essa può essere analizzata da
differenti prospettive.

Ecumene: idea la cui invenzione possiamo attribuire a Strabone nel I sec a.C. Egli con questo
termine indicò le parti della Terra all’epoca conosciuta ed abitata dall’uomo. Raztel lo riprese
utilizzandolo come termine per intendere il territorio nel quale l’uomo si sente a casa propria.
Evidentemente, infatti, nella ecumene l’uomo ritrova tutte quelle risorse ch gli sono utili per la
propria sopravvivenza. Rispetto a questo concetto ne sono stati formulati poi altri che hanno
caratteristiche parzialmente simili o diametralmente opposte a quelle originali.

Anecumene: indica le aree geografiche in cui l’uomo non ha possibilità di stanziarsi perché non
vi ritrova i mezzi necessari al proprio sostentamento. Queste aree possono essere quelle
desertiche o ghiacciate, i terreni rocciosi.

Aree subecumeniche: zone di passaggio tra ecumene ed anecumene che vengono definite la
loro vivibilità è limitata nel tempo (es: le aree abitate dai nomadi che sfruttano quello che c’è e
poi si spostano)

Aree periecumeniche: sono quelle nelle quali l’uomo può stanziarsi a patto che riceva
dall’esterno i mezzi di sostentamento. Sono generalmente zone di ricerca scientifica.

Dati recenti stabiliscono che la Terra è attualmente abitata da circa 7 miliardi e 500 milioni di
abitanti, 2/3 dei quali sono stanziati nell’emisfero settentrionale ( quello che accoglie il maggior
numero di terre emerse). Per capire che tipo di inscrizione c’è nelle diverse aree geografiche la
geografia si serve di una serie di strumenti:
INDICATORE DELLA DENSITA’

• Densità demografica: ( detta anche densità ecumenica). Si esprime attraverso un


rapporto tra il numero di abitanti e la superficie occupata. Si esprime in abitanti/ km².
La densità mondiale è di 37 abitanti/ km².

• Densità fisiologica: è il rapporto tra il numero di abitanti e la superficie effettivamente


produttiva. Un esempio è l’Egitto: in Egitto si contano 66 abitanti/km². Esso è per
9.00000 di km² fatto di deserto. La sua densità fisiologica è di 3150 ab/km² ( Valle del
Nilo). Tale fiume nel corso del tempo ha consentito uno stazionamento fisso. Il Nilo scorre
in una valle incassata che funge da contenimento del fiume stesso. Lo spazio è ridotto e
la popolazione è concentrata sulle coste.

• Densità economica: il numero di abitanti rapportato alla superficie che, potenzialmente,


potrebbe essere produttiva. Per calcolarla è necessario sottrarre alla superficie totale
tutte le terre non produttive, le aree anecumeniche.

Rispetto alla densità demografica vengono classificate le diverse aree del mondo.

1. AREE AD ALTA O ALTISSIMA DENSITA’: registrano 100 o + abitanti/ km²

• Area cinese: tra fiume Giallo e fiume Azzurro. Il clima è favorevole, la presenza d’acqua
permette la presenza di colture di riso . Rientra nella categoria anche il Giappone.

• Area indiana: Compresa tra fiume Gange, penisola Delcan. Vi è la presenza del clima
monsonico.

• Area dell’Europa centro-atlantica: dove ha avuto origine l’attività industriale. Vi è


compresa anche la parte più settentrionale dell’Italia.

Esistono 4 macroaree:

• Valle del Nilo

• Isola di Giava ( Indonesia): terreno fertile di origine vulcanica.

• Nord-est degli Stati Uniti ( megalopoli): una serie di città che accoglie una grande
popolazione.

• Puerto Rico

(Compendio- pgg. 104-105)

2. AREE DENSAMENTE POPOLATE: registrano da 50 a 100 ab/ km². Tra queste: parte
dell’Italia e della Francia, la Cina, le Filippine, USA.

3. AREE DI MEDIOCRE DENSITA’ DEMOGRAFICA: registrano da 10 a 50 ab/ km². Tra


queste: parte della Spagna, la penisola balcanica, la Russia, l’altopiano del Messico e
l’Africa.

4. AREE A BASSA DENSITA’ DEMOGRAFICA: registrano da 1 a 10 ab/ km². Tra queste:


Scandinavia e Africa.

5. AREE A BASSISSIMA DENSITA’: registrano meno di 1 ab/km². Tra queste: Canada,


Alaska, Patagonia.

Inevitabilmente nelle diverse aree ci sono degli squilibri demografici.


Per cercare di capirli, in geografia, si fa riferimento ai concetti di sovrappopolamento e
sottopopolamento. Questi concetti vengono specificati ricorrendo all’idea di minimo e di
massimo.

MINIMO: numero, in senso generico, al di sotto del quale succede qualcosa. Si distinguono il
minimo:

• Biologico: numero al di sotto del quale un gruppo umano chiuso non può scendere senza
compromettere il ricambio generazionale. Senza riproduzione potrebbe finire la società.
Inoltre, essendo un gruppo chiuso, la popolazione non ha scambi con altre comunità e
non consente l’accoppiamento.

• Economico: è il numero di abitanti al di sotto del quale la capacità di lavoro diventa


insufficiente a prelevare, a trarre dall’ambiente in cui si vive le risorse necessarie al
gruppo.

Lo sviluppo economico viaggia in maniera diametralmente opposta allo sviluppo demografico.

MASSIMO: numero, in senso generico, al di sopra del quale succede qualcosa.

I massimi si legano alla:

• Economia di sussistenza: massimo di popolamento in un’economia di sussistenza


s’intende il numero al di sopra del quale si crea squilibrio. Se il numero delle persone è
maggiore delle risorse, non tutti sopravvivono perché non possono mangiare.

• Economia di scambio: numero al di sopra del quale non c’è occupazione per tutti.

Lo squilibrio è dovuto all’esponenziale accrescimento demografico. C’è stato un accrescimento


quantitativo della popolazione soprattutto negli ultimi secoli. La popolazione mondiale contava:

• All’inizio dell’Era cristiana: 250 milioni di abitanti, numero che ha impiegato 16 secoli
per raddoppiare.

• Nel 1650: 500 milioni

• Nel 1850: la popolazione mondiale ha raddoppiato nuovamente il suo valore e ha


raggiunto il miliardo

• Nel 1940: 2 miliardi

• Nel 1975: 4 miliardi

• Gennaio 2017: 7 miliardi e 500 milioni.

Nei secoli, l’accrescimento della popolazione è stato sempre più veloce. In geografia questo
fenomeno è chiamato rivoluzione demografica che si lega alla “ritirata della morte”: la
mortalità incide sempre meno.

È necessario, infatti, tener sempre i tassi di natalità e di mortalità.

La natalità di per sé è poco indicativa. È importante, invece, parlare di “tasso di


natalità” ( “tasso” indica che lo stiamo rapportando a qualcosa) o di “natalità relativa”.

TASSO DI NATALITA’: Rapporto tra il numero dei nati in un anno ed il numero della popolazione
moltiplicato per 1000 ( numero dei neonati ogni 1000 abitanti)
• Paesi ad alta natalità: > 30%

• Paesi a media natalità: < 20% < 30%

• Paesi a bassa natalità: < 20%

L’Italia ha un tasso di natalità, nel 2016, dell’8x1000.

La natalità è condizionata da fattori religiosi, politici, sociali, che sono alla base di politiche
nataliste o antinataliste.

A FAVORE:

• Obbligo di procreazione

• Condanna dell’aborto

• Ripudio della moglie sterile

• Poligamia

• Tassa sul celibato

• Sgravi fiscali

• Assegni familiari

• Congedi parentali

A SFAVORE:

• Diritto ereditario

• Posticipazione del matrimonio

• Avvicinamento dei figli alla carriera ecclesiastica o al convento

• Contraccezioni

• Aborto

• Emancipazione della donna

*Politica del figlio unico in Cina, 1999-2013

TASSO DI MORTALITA’

Il discorso è speculare a quello della natalità.

Il rapporto tra il numero dei morti in un anno ed il totale della popolazione moltiplicato per
1000 ( il numero dei morti per 1000 abitanti)

La mortalità è da ricondurre a due motivi:

• Cause esogene ( esterne all’individuo): condizioni ambientali, malattie epidemiche,


condizioni igienico-sanitarie. Sono tipiche dei paesi sottosviluppati.
• Cause endogene ( interne all’individuo): alterazione ed usura dell’organismo, malattie
legate ad una scorretta alimentazione, all’uso di alcool o tabacco. Sono tipiche dei paesi
in via di sviluppo.

TASSO DI MORTALITA’ INFANTILE: è il rapporto, espresso in x 1000, tra il numero di bambini


deceduti entro il primo anno di vita ed il numero dei bambini nati. I bambini sono coloro che
maggiormente risentono delle cause esogene.

21/03 –Lez. 8

LA POPOLAZIONE PT. 2

Il combinarsi del tasso di mortalità e di natalità determina quello che, in geografia, si chiama “
incremento naturale”.

L’incremento naturale della popolazione può essere di tipo:

• Primitivo: è tipico del momento storico di una società che si è appena formata. Nulla
interviene sulle nascite e nulla interviene sulle morti. Il tasso di natalità e di mortalità
sono altissimi.

• Di evoluzione: la natalità è alta, la mortalità è in calo non perché ci siano invenzioni e


cure mediche, ma il gruppo, essendosi stanziato, comincia ad avere una dieta alimentare
regolare.

• Di sviluppo avanzato: alta natalità, mortalità sensibilmente ridotta. È tipico di una


società che va modernizzandosi.

• A natalità diminuita e bassissima mortalità.

• A bassa natalità e a bassa mortalità.

Il passaggio dal I al V tipo in geografia si chiama “transizione demografica”. Ci sono Paesi,


specialmente quelli industrializzati, che hanno conosciuto tutte queste fasi.

La speranza di vita è l’indicatore che determina gli anni che un neonato può sperare di vivere
rispetto al momento storico e al Paese in cui è venuto al mondo.

STOCK RISORSE RISERVE

• Stock: è un “contenitore”; intera quantità di materiali esistenti nell’intero spazio


( litosfera, atmosfera, idrosfera) e di organismi animali e vegetali.

• Risorse: nello stock alcuni organismi o materiali costituiscono delle risorse. Le risorse
sono dei sottoinsiemi dello stock. Esse comprendono gli elementi biotici ed abiotici
suscettibili di essere utilizzati. Un elemento dello stock diventa risorsa quando l’uomo ne
riconosce le possibilità di utilizzo. Possono essere rinnovabili e non rinnovabili, ma questo
tipo di distinzione non è totalmente vera. Anche le risorse non rinnovabili, infatti, prima
o poi, si riformeranno ( Nulla si crea, nulla si distrugge). C’è un’ulteriore distinzione tra
risorse umane e naturali.
• Riserve: sottoinsieme delle risorse; vengono utilizzate in un determinato momento
storico in rapporto alle tecnologie disponibili ed alle condizioni economiche e politiche
presenti in quel dato momento storico.

TEORIA DI THOMAS MALTHUS (1798)

(Compendio- pgg. 126-127)

Malthus è un economista inglese vissuto nella seconda metà del ‘700, all’inizio del processo di
rivoluzione industriale. La teoria s’incentra proprio sul concetto di risorsa.

Poiché la popolazione e le risorse crescono secondo ritmi differenti si sarebbe arrivati ad un


momento in cui le risorse non sarebbero state sufficienti e la popolazione sarebbe scomparsa.

• Le risorse crescono in progressione aritmetica ( Addizione)

• La popolazione cresce in progressione geometrica (Moltiplicazione)

ES:

3 risorse per 3 individui

Risorse (+) = 3+2+2+2=9

Individui (x)= 3x2x2x2= 24

Nonostante il valore iniziale (3) sia lo stesso, il risultato è differente.

Un gruppo di neomalthusiani negli anni ’80 ha ripreso questa teoria per prospettare la stessa
fine catastrofica al cospetto di un uso poco sapiente dell’ambiente.

Malthus aveva presentato nella sua teoria due forme di controllo, due freni:

1. Freno positivo: auspicava l’aumento di carestie, malattie, guerre che potesse contenere
il numero di persone da sfamare.

2. Freno preventivo: diminuzione a propri, un contenimento del tasso di natalità ( es:


ritardando i matrimoni).

Cinque elementi caratterizzano le diverse popolazioni:

1) Razza

2) Etnia

3) Lingua

4) Religione

5) Ideologia

1) RAZZA: è un concetto che nel tempo ha assunto una funzione negativa. In geografia
indica l’insieme di caratteristiche che si sono venute a formare in conseguenza al
condizionamento ambientale. (es: i neri la cui pelle è scura perché naturalmente il fisico
si è formato in questo modo vivendo essi in un luogo in cui l’incidenza dei raggi solari è
maggiore.) Le razze si legano, dunque, alle caratteristiche somatiche ereditarie: il taglio
degli occhi, il colore dei capelli e della pelle.

Si divide in:

GRUPPI PRIMARI:

• Autraloidi (bruni)

• Mongoloidi ( gialli)

• Europoidi (bianchi)

• Negroidi ( neri)

GRUPPI DERIVATI (generati dall’incrocio tra i gruppi primari):

• Etiopici ( caratteri bianchi+ pelle nera)

• Mulatti (neri+ bianchi)

• Amerindi (indiani d’America)

• Meticci ( Amerindi+ bianchi)

2) ETNIA: popolazione, o gruppo umano, omogeneo che si riconosce tale perché i suoi
elementi condividono un patrimonio tradizionale comune sufficientemente significativo
da caratterizzare il gruppo e sufficientemente delimitato da distinguerlo da altri.

Quando si parla di etnia viene in mente anche il termine “minoranza”, concetto assolutamente
relativo perché una minoranza, in qualsiasi altra parte del mondo, può essere maggioranza.

Si distinguono due tipologie di minoranze:

• Etniche

• Linguistiche

GRUPPI ALLOGENI: sono formati da cittadini appartenenti ad una nazionalità diversa da quella
predominante nello Stato in cui si trovano.

GRUPPI ALLOGLOTTI: sono formati da cittadini che parlano una lingua diversa da quella ufficiale
dello Stato in cui si trovano. ( Si possono verificare casi di bilinguismo e di trilinguismo).

Si distinguono inoltre:

MINORANZE SPONTANEE: iniziativa di persone immigrate che sono entrate in uno Stato che già
aveva un tessuto omogeneo.

MINORANZE DI FORMAZIONE COLONIALE: si formano corredate da discriminazioni di carattere


giuridico e politico. (Es: Apartheid)
3) LINGUA: elemento di coesione principale perché riguarda la comunicazione. In base alla
diversa struttura lessicale e grammaticale si possono delineare diversi gruppi linguistici
che hanno delle parentele tra loro.

Le parentele tra i diversi gruppi formano le famiglie linguistiche:

FAMIGLIA INDOEUROPEA: è la famiglia a cui appartiene l’italiano. Si divide in gruppi:

• Neolatino: italiano, sardo, ladino, francese, spagnolo, catalano, rumeno, portoghese.

• Indo- Ario: pakistano, indiano.

• Germanico: tedesco, fiammingo, inglese, scandinavo.

• Slavo: polacco, ceco, slovacco, russo, bulgaro, croato, serbo, sloveno.

• Indo-iranico: persiano, afgano, curdo.

4) RELIGIONE: viene normalmente distinta in politeista e monoteista. Le grandi religioni del


mondo sono tutte originarie di un’area geografica comune: l’Asia. Alcune di queste
religioni sono rimaste radicate a quelle terre e hanno finito col diventare religioni
etniche; altre hanno travalicato i confini di queste terre e sono andate a caratterizzare
diverse aree geografiche diventando religioni universali.

RELIGIONI ETNICHE:

• Shintoismo

• Induismo

• Buddismo

BRAHMANESIMO/ INDUISMO: religione propria dell’India, condiziona fortemente l’assetto sociale


( casta, paria, reincarnazione) e l’uso delle risorse (es: è vietato consumare la carne
dell’animale sacro)

BUDDISMO: nata e professata in Tibet, riconosce come capo il Dalai Lama.

SHINTOISMO: professata in Giappone, è una religione politeista.

CONFUCIANESIMO: è una tradizione filosofica, morale e politica nata in Cina che rifugge
questioni trascendentali o non direttamente legate all’esperienza umana. È così radicata da
essere divenuta un credo.

RELIGIONI UNIVERSALI:

• Ebraismo

• Islamismo

• Cristianesimo

EBRAISMO: nata in Palestina. Si basa sul Vecchio Testamento ed è professata dagli ebrei.

CRISTIANESIMO: è diviso in sottogruppi:


• Cattolico: riconosce il Papa come capo della Chiesa; sono presenti, per la maggior parte,
nei paesi neolatini: Irlanda, Polonia, Austria, Germania meridionale, Croazia, Slovenia,
America latina, Filippine, parte degli USA, Canada.

• Ortodosso: si è staccata da Roma nel XI secolo e si è diffusa nell’Europa balcanica ed


orientale.

• Protestante: è dovuta allo scisma. Enrico VIII fondò la Chiesa d’Inghilterra, seguì la
riforma protestante di Calvino e Lutero. Si divide in Chiesa luterana ( paesi scandinavi,
Germania settentrionale), anglicana ( Gran Bretagna), calvinista ( Svizzera, Francia).

ISLAMISMO: religione fondata da Maometto nel XII secolo a La Mecca. Si è diffusa in Africa del
Nord, nella Valle dell’Indo ed in Indonesia. I suoi fedeli si dividono in Sciiti di Persia e Ismaeliti
con a capo l’Agakhan.

5) IDEOLOGIA: è un complesso di credi, opinioni, idee, valori che influenzano un gruppo


sociale a tal punto da costituire un fattore di coesione sociale che, alcune volte, è più
forte della stessa religione.

22/03–Lez. 9

POPOLAZIONE PT. 3

Come possiamo considerare la popolazione?

Essa può essere intesa come:

• Sistema chiuso: è regolato solo dai flussi delle nascite e delle morti.

NATI > POPOLAZIONE TOTALE> MORTI

• Sistema aperto: è il sistema più verosimile perché, oltre alle nascite e alle morti, si
tiene conto anche dei flussi di entrata (immigrazioni) e di uscita (emigrazioni).

NATI/ IMMIGRATI > POPOLAZIONE TOTALE > MORTI/ EMIGRATI

Indicatori che quantificano i flussi in modo diacronico:

• Saldo naturale: *somma algebrica tra il numero dei nati ed il numero dei morti.

• Saldo migratorio: può essere negativo, positivo o nullo. È la somma algebrica tra il flusso
d’entrata (+) ed il flusso di uscita (-).

• Saldo totale: somma algebrica tra il saldo naturale ed il saldo migratorio.

*La somma aritmetica può dare solo risultati positivi, la somma algebrica, invece, anche risultati
negativi.

Mentre il ciclo naturale di vita e di morte è facilmente identificabile, le migrazioni sono difficili
da definire. È più facile indicare l’inizio dei fenomeni migratori, cioè il momento in cui l’uomo si
è allontanato da una determinata area geografica di appartenenza, piuttosto che la loro fine,
determinata dalla morte dei migranti, dalla fine del processo di migrazione oppure
dall’acquisizione della cittadinanza del paese di accoglienza. Siccome è difficile che ciò avvenga
in termini brevi, si definiscono le migrazioni un processo di cui si conosce l’inizio, ma non la
fine.

MIGRAZIONE: Non sappiamo quando questo fenomeno sia nato. Esso viene identificato con lo
spostamento di un individuo o di un gruppo di individui che duri più di un anno
continuativamente.

È possibile che in una determinata area geografica si verifichino fenomeni di attrazione ( Pull
factors) o di repulsione ( Push factors) , secondo cui gli individui desiderano partire o restare.
Le migrazioni esistono a causa delle diversità delle aree geografiche.

I movimenti migratori si distinguono in vari modi:

1. Entità: quantità di persone che si spostano.

2. Movente: motivo per il quale le persone si spostano.

3. Durata: tempo durante il quale le persone sono lontane.

4. Spazio: area interessata dallo spostamento ( motivo più propriamente geografico).

1.ENTITA’

In base ad essa si distinguono le:

• Migrazioni di massa: riguardano lo spostamento di intere popolazioni che, spostandosi,


lasciano traccia della loro migrazione.

• Migrazioni per infiltrazione: riguarda piccoli gruppi o famiglie che sono attratti da un
luogo per motivi soggettivi (non per motivi sociali o economici). Tipo quando si hanno dei
familiari in una determinata zona o si conosce bene la lingua di quel luogo.

• Migrazioni di qualità: vedono coinvolti individui con un’elevata cultura. È nota la prassi
della “fuga dei cervelli”.

2.MOVENTE

Si distinguono le:

• Migrazioni organizzate: i motivi per i quali ci si sposta sono noti già in partenza ( è il
caso delle colonizzazioni.)

• Migrazioni spontanee: vedono gli individui spostarsi per scelta.

• Migrazioni coatte: sono forzate, l’individuo è stato messo nelle condizioni di andarsene
(Es: la tratta degli schiavi, le deportazioni, ecc. ). A causa di questo tipo di migrazioni
sono nate due figure: il profugo ed il rifugiato.

PROFUGO: è costretto ad abbandonare la propria casa per catastrofi naturali o guerre.


RIFUGIATO: è colui che scappa da qualcuno, che è perseguitato o dimostra che ci sono le
condizioni per sentirsi tale. ( Convenzione di Ginevra 1950)

Molto spesso l’individuo emigra perché è alla ricerca di un aldilà economico.

3.DURATA

Si distinguono le:

• Migrazioni permanenti: trasferimento definitivo della residenza e dura un anno e più.

• Migrazioni pendolari: non propriamente migrazioni. Sono spostamenti che durano un


arco di tempo breve o giornaliero.

• Migrazioni temporanee ( o stagionali): i migranti sono legati a lavori temporanei. Molte


migrazioni stagionali sono legate alla pastorizia, alla pratica dell’alpeggio.

ALPEGGIO: è una pratica diffusa in zona alpina. Lo spostamento riguarda i pastori ed il bestiame.
Verso maggio i pastori si spostano da valle verso monte. Lo spostamento è verticale e a breve
raggio. Esso avviene grazie ai maggenghi dove i pastori possono trovare accoglienza.

TRANSUMANZA: riguarda le regioni italiane del sud. Non c’è ascesa, ma uno spostamento a lungo
raggio. I pastori sono di greggi di ovini e non di bovini. Tale pratica è legata ai tratturi, itinerari
prefissati.

4.SPAZIO

Si distinguono le:

• Migrazioni interne: s’intendono anche gli spostamenti tra campagna e città, lo


spopolamento delle città e l’urbanizzazione delle coste.

• Migrazioni internazionali: si valicano dei confini e si è sottoposti a dei controlli.

Questi quattro fattori sono tutti legati tra loro: Ogni emigrazione coinvolge un certo numero di
persone (entità), è riconducibile a specifiche motivazioni (movente), si verifica in un
determinato tempo (durata), riguarda aree geografiche diverse (spazio).

Oggi la questione migranti è particolarmente delicata. Non sempre essi vengono identificati
come forza-lavoro, dunque, per difendersi dalle migrazioni, si costruiscono muri ( ne esistono
circa 70). Ma perché possano avvenire gli spostamenti, la frontiera deve essere fluida. Se non lo
è, diventa muro.

27/03 –Lez. 10

POPOLAZIONE PT. 4 > CENSIMENTI


Per poter studiare la popolazione occorre guardare il dato numerico, quantitativo. I censimenti
sono fondamentali perché contengono fonti importanti che rivelano notizie interessanti sulla
popolazione e raccontano molto delle esigenze di carattere politico.

I primi censimenti risalgono ai Cinesi. La dinastia Ming ha inventato il censimento che era
chiamato “registro giallo” e conteneva notizie soprattutto sulla quantità della popolazione. Pian
piano questo sistema si è diffuso fino ad arrivare ai giorni nostri.

I primi censimenti nella penisola italiana sono comparsi nella Repubblica di Venezia, nel ‘500. In
origine i rilevamenti avvenivano per finalità militari e fiscali. Ciò avveniva perché era
importante conoscere quanta popolazione civile, soprattutto maschile, potesse entrare a far
parte dell’esercito e quanto il governo potesse intascare da essa. Ma nei primi censimenti c’era
scarsa attendibilità sia perché escludevano gran parte della popolazione: il clero, i nobili, i
militari perché esenti dal pagamento delle tasse, sia perché non erano eseguiti con regolare
scadenza, quindi, i dati non potevano essere confrontati. Inoltre i dati venivano resi pubblici
solo molti anni dopo. Ciò comportava il fatto che essi cambiassero nel tempo.

Come si faceva allora a contare la popolazione?

C’è una distinzione tra ciò che accadeva prima e dopo il Concilio di Trento (1545). Si sceglie
tale data come spartiacque perché, in quel periodo, la Chiesa volle fare il punto della
situazione, ribadire con forza quei suoi dogmi che erano stati messi in discussione. La Chiesa,
inoltre, partecipava alle questioni politiche e sociali. Per i censimenti l’intervento della Chiesa è
tornato utile. E

PRIMA del Concilio di Trento si contavano i focolari, i fuochi attorno ai quali si presumeva si
riunisse una famiglia di, in media, quattro, cinque o sei persone. Il numero medio, moltiplicato
per il numero dei fuochi censiti consentiva di ottenere, più o meno, uno spaccato della
popolazione.

DOPO il Concilio cominciò la “conta delle anime” che è servita a conoscere il numero dei fedeli
attraverso i battesimi. Il registro parrocchiale era, dunque, anche un registro delle nascite. Esso
ha permetto di conoscere quanti fedeli cattolici ci fossero. Pian piano il metodo si affermò e si
diffuse.

Durante la Rivoluzione francese si riconobbe l’importanza dei censimenti attraverso i registri di


stato civile.

Dalla fine del ‘700 in poi il censimento si è sempre più affermato tanto da introdurre il ritmo
periodico, secondo cui la popolazione viene fotografata in tutti i suoi aspetti. Dati relativi ad
età, occupazione, grado d’istruzione, stato civile, abitazione, attività, ecc...

L’Italia ( con l’Unità d’Italia – 1862) comincia la pratica del censimento con cadenza decennale (
fatta eccezione per il 1891 per mancanza di soldi e per il 1941 per la guerra).

Non tutti i Paesi del mondo conoscono il censimento oppure esso non è attendibile ( es. il
Venezuela).

Quali sono gli strumenti per questo tipo di raccolta?

• ISTAT ( Istituto di Statistica quantificativo): è l’organismo censorio più importante.

• FAO

• UNICEF
• UNESCO

• OSEE ( Organizzazione e Sviluppo Economico)

La popolazione si divide in gruppi o strutture demografiche a seconda del:

1. Genere

2. Età

3. Professione

1.GENERE

La divisione in base al genere si chiama SEX RATIO. Essa è il rapporto quantitativo tra maschi e
femmine in un determinato gruppo.

La sex ratio dipende da:

• Ripartizione tra i due sessi

• La natalità

• La mortalità

Il rapporto tra maschi e femmine è di 100 a 105. Significa che nascono 105 maschi per ogni 100
femmine. Se guardiamo solo la natalità, possiamo affermare che la popolazione è composta in
prevalenza da maschi ma, guardando la mortalità, si nota che gli uomini muoiono in percentuale
maggiore. Ovviamente bisogna tener conto anche delle migrazioni ( considerando la popolazione
come un sistema aperto). Quando si parla di sex ratio, bisogna prendere in considerazione anche
i maschi e le femmine che interessano il fenomeno migratorio.

2.ETA’

La popolazione viene generalmente divisa in:

• Giovane

• Adulta

• Anziana

La divisione in base all’età, in senso specifico, si serve della PIRAMIDE DELL’ETA’: istogramma a
canne orizzontali. È un diagramma che divide la popolazione in base al sesso e all’età. Si
costruisce su un sistema di assi cartesiani su cui si collocano il genere, l’età e la popolazione.
Prima si colloca il genere, poi l’età ( sull’asse delle ordinate). L’età può essere divisa per classi
quinquennali o decennali. Sull’asse delle ascisse si pone la popolazione per migliaia o per
percentuale. L’istogramma si legge dividendo la base, la parte centrale e quella apicale ( in
ordine: popolazione giovane, adulta, anziana). La forma della piramide racconta determinate
cose di una popolazione.

Esistono varie forme di piramide:

• Ad accento circonflesso: ( con maggiore popolazione giovane) questo tipo di popolazione


si chiama “ a crescita naturale”: nulla interviene sulle nascite o sulle morti. È tipica dei
paesi in via di sviluppo. Per questo si chiama “piramide” perché questo è l’andamento
naturale del ciclo vitale.

• A fuso: è tipica dei paesi industrializzati. La base è stretta ( numero contenuto di


nascite), nel centro si allarga, la parte alta si restringe ancora.

• A mitra

• A salvadanaio

3.PROFESSIONE

La popolazione si divide in attiva e non attiva.

ATTIVA: è formata dai lavoratori, dai disoccupati o dalle persone che cercano prima
occupazione.

NON ATTIVA: ragazzi al di sotto dei 15 anni e pensionati.

La distinzione tra popolazione attiva e non attiva non è fatta in base al lavoro, ma al diritto di
accedere o meno al mondo del lavoro, diritto legato all’istruzione (obbligo scolastico) e alla
pensione. Tutto dipende da questi due fattori, ragion per cui la popolazione attiva e non attiva
varia da paese a paese.
Anche in questo caso la geografia si serve di alcuni indicatori.

• Indice di attività: popolazione attiva sul totale della popolazione %.

• Indice di dipendenza

• Indice di ricambio: appartenenti alla prima classe quinquennale lavorativa su


appartenenti all’ultima classe quinquennale lavorativa %. Indica coloro che si sono
appena immessi nel mondo del lavoro ( vicinissimi alla fine dell’obbligo scolastico) e
coloro che sono prossimi all’uscita ( 60/70 anni). Se si guardano queste due classi si
riesce ad avere un chiaro quadro della situazione economica del Paese.

La popolazione attiva può esserlo nei vari settori:

• Primario: attività nelle quali vengono procacciate risorse senza trasformarle ( agricoltura,
pesca, caccia, allevamento, estrazione mineraria).

• Secondario: attività che trasformano le materie prime in prodotti finiti. Include tutte le
attività di trasformazione (es: fabbriche).

• Terziario: non produce nulla di materiale. Attività che si esprimono sotto forma di
prestazioni, servizi per la collettività. Si parla anche di terziarizzazione dell’economia.

• Quaternario ( o terziario avanzato): il terziario si è distinto per prestazioni sempre più


specializzati tanto da rendere necessaria la creazione di un nuovo settore per poterle
elencare (es: attività bancaria). Il quaternario non sempre risponde ad una richiesta.

• Terzo settore: non va confuso col terziario. Attività immateriali, prive di guadagno, NO
PROFIT. ( Es: associazioni di volontariato, ONLUS).

Le disparità nella struttura sociale unite alle disuguaglianze di fronte alla morte hanno
un’origine comune: la mal distribuzione di ricchezza e povertà che si calcola guardando ad una
serie di indicatori:

• Razione alimentare

• Stato sanitario

• Tasso di scolarità

• Grado di istruzione

Sono indicatori approssimativi perché variano di paese in paese, non sono precisi. Affinché il
dato demografico raccolto possa essere attendibile, c’è bisogno che il metodo di calcolo sia
uguale per tutti.

L’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) ha studiato un indicatore che possa essere applicato a
tutti i Paesi: l’ISU ( Indice di Sviluppo Umano) che viene calcolato tenendo presente il PIL,
l’alfabetizzazione e la speranza di vita.

28/03 –Lez. 11
INSEDIAMENTO

Per insediamento s’intende il modo di abitare degli uomini dal più primitivo al più evoluto, la
forma di insediamento sulla superficie terrestre secondo il proprio genere di vita. Per definizione
l’insediamento è stabile. Se così non fosse, parleremmo di nomadismo.

Esso può essere:

URBANO: per definizione può essere solo accentrato, non nel senso di centro, ma di compatto.

RURALE: può essere caratterizzato da accentramento o manifestarsi sotto forma di


dispersione. Nell’ambito dell’insediamento accentrato si distinguono due tipi di insediamento:

• Centri: case aggregate vicino alle quali ci sono anche spazi comuni, sono poli di vita
sociale.

• Nuclei: aggregazione di case semplici. Possono essere agricoli o di strada.

Nell’ambito dell’insediamento disperso o sparso l’unico caso possibile è quello delle case sparse
( al plurale) o casa isolata ( al singolare). In campagna possiamo trovare le case sparse, ognuna
delle quali insiste sul proprio fondo rustico ( campo) coltivato dal contadino che abita nella casa
e che da esso trae il sostentamento per se stesso e la famiglia. Le case sparse possono essere:

• Unitarie

• Complesse ( sempre case sparse, ma con struttura edilizia diversa e più ampia).

Alla base della scelta dell’insediamento ci sono:

1. ACQUA: la disponibilità di acqua.

2. DIFESA: l’opportunità di difendersi.

3. RILIEVO: la configurazione del rilievo.

1.ACQUA

Si distinguono i centri di:

• Ponte: punto d’incrocio di un fiume e di una strada.

• Confluenza: centro formato dall’incontro di due fiumi confluenti.

2.DIFESA

Si distinguono i centri di:

• Sella ( valico): tra due testate di valle che si danno le spalle.

• Sprone: promontori all’estremità di una montagna.

• Dorsale: case poste lungo la linea di cresta della montagna.

3.RILIEVO

Si distinguono i centri di:


• Fondovalle: estensione orizzontale ai piedi di uno dei lati del rilievo. Giacciono su una
superficie piana.

• Pendio: sorgono su una collina, su un versante della montagna a media altitudine.

• Ripiano: chiamato anche terrazzo orografico, sui terrazzi che accompagnano


lateralmente le valli.

• Poggio ( o cucuzzolo): sommità spianate, colline argillose.

Le chiavi di letture degli insediamenti sono legate all’ACCENTRAMENTO e alla DISPERSIONE. Le


scelte dell’uomo sono da sempre molto legate a queste due forme di organizzazione sociale. Una
fortemente accentrata sottintende la presenza di un’organizzazione molto forte, d’altra parte,
la dispersione sottintende un desiderio di indipendenza ed individualismo.

TOPONOMASTICA

Importante, soprattutto per l’ambiente rurale, è la toponomastica perché, attraverso la branca


di questa disciplina che studia i nomi dei luoghi, è possibile capire alcune cose legate al motivo
originario per il quale il centro è stato fondato.

Come si fa a capire il nome cosa ci racconta?

1. Guardando le desinenze finali dei toponimi. La terminazione è indicativa per riconoscere


il popolo che ha dato fondazione al centro.

Es:

• ASCO: fondazione ad opera di liguri.

• ACO: fondazione ad opera di romani.

• ATE: fondazione ad opera di gallo-liguri.

2. Guardare al toponimo che ci suggerisce la funzione originaria del centro.

Es:

• CASTRO: è possibile che la funzione originaria fosse militare.

• FORUM: è possibile che la sua funzione fosse legata alla politica commerciale.

3. Rintracciare delle appartenenze a famiglie:

Es:

• INGEN- INGE- ING: popolo, gente di Germania.

4. Scelta del sito


Es:

• PONTE( Ponte di legno)

• PONT ( Pont Saint Martin)

• BRIDGE (Cambridge)

• BRUCK (Innsbruck)

AGRICOLTURA (Compendio- pagg. 163-195)

• Geografia agricola: studia i risultati economici delle colture.

• Geografia agraria: studia gli effetti che lo sfruttamento agricolo produce sul paesaggio,
le impronte lasciate su di esso.

• Geografia rurale: studia le campagne e le forme di organizzazione degli insediamenti


rurali. È specificamente antropica.

Essendo una pratica che ha condizionato l’uomo va analizzata sin dalla sua prima comparsa.
Inizialmente, come afferma il geografo Umberto Bonapace, non si poteva parlare di agricoltura
così come noi la concepiamo. Gli uomini ( ancora legati a forme di nomadismo) più che
coltivazione procedevano ad una sorta di economia di rapina ( cioè prelevavano dalla natura ciò
che serviva loro per sostentarsi senza un metodo o una prassi regolare). Di questo tipo di
economia facevano parte anche la caccia, la pesca, ecc.

Quando si comincia a parlare di agricoltura?

I RIVOLUZIONE AGRICOLA: Tra il 6000 a.C e il 1000 a.C si può cominciare a parlare di agricoltura
perché c’è stato un cambiamento nella struttura sociale ed una stabilizzazione delle specie
vegetali.

II RIVOLUZIONE AGRICOLA: primo secolo del II millennio- ‘800. Introduzione di aratri e animali da
campo; scoperte geografiche.

RIVOLUZIONE VERDE ( o terza rivoluzione): XIX secolo. Meccanizzazione e rotazione triennale


introdotta già nell’XI secolo. Il terreno era diviso in tre parti: una era destinata al frumento, alle
graminacee, una alle leguminose e una veniva lasciata incolta. Le graminacee e le leguminose
sfruttano parti del sottosuolo diverse. La terza parte cominciò ad essere destinata al maggese, il
pascolo.

Oggi si parla di AGRICOLTURA SOSTENIBILE (Agenda XXI):

• Mantenere buoni livelli di produttività

• Evitare la desertificazione

• Introdurre nuove tecnologie ecologiche

• Ridurre l’impiego di prodotti chimici

• Mutare gradualmente la proprietà


Quando si parla di agricoltura bisogna far riferimento a 4 elementi:

1.PROPRIETA’: può essere privata, pubblica, insita, affitta, mezzadria.

2.CONDIZIONE: la proprietà può essere privata, pubblica o mista, di affitto o enfiteusi.

Può essere:

• Diretta: il contadino che coltiva la sua terra.

• Collettiva

3. IMPRESA: è formata da una o più aziende che dispongono di grandi terreni. Il terreno può
essere stimato attraverso la sua produttività, espressa dall’indicatore della densità colturale:
rapporto tra superficie agricola usata ( SAU) e superficie agricola totale (SAT). In un’azienda,
infatti, non tutto è coltivabile ( ci sono siepi, magazzini per strumenti, ecc..).

Densità colturale: SAU/SAT

4.PRODOTTO: uso del prodotto ( personale o destinazione commerciale), diffusione ( locale o


nazionale), specie ( vegetale), importanza ( sociale, economica).

FORME DI AGRICOLTURA E SISTEMI DI PRODUZIONE.

In base al rapporto tra suoli e produzione si distinguono l’agricoltura:

• Attiva: praticata dalle società più semplici per soddisfare il bisogno alimentare. Ad essa
si lega la policoltura.

• Intensiva: mira ad ottenere le più alte rese possibili per ogni unità coltivata. Si ottiene
con un grande numero di lavoratori e con l’investimento di un ingente capitale.

• Estensiva: vuole incrementare la messa a coltura di una quantità di ettari diminuendo il


lavoro.

SISTEMI PRODUTTIVI

• Tradizionali: policoltura e conduzione diretta; poco rapporto con il mercato; tecniche


basilari. Capitalistica.

• Capitalistici: comprendeva i terreni meglio organizzati perché destinati al mercato;


monocoltura.

• Socializzati: l’agricoltura è gestita dallo stato; pianificazione statale alla base; proprietà
tutta dello stato.

Quando si interviene sulla proprietà si va ad influire anche sulla produttività del terreno.
Proprietà che può essere cambiata attraverso tre tipi di intervento:

1. Riforma fondiaria: accorpamento delle piccole proprietà ad un unico proprietario per


ottenere un’estensione di terra compatta e continua all’interno di un’unica azienda. Si
superano così molti inconveniente legati allo spreco di denaro, tempo, lavoro e capitale.
Quando le terre non sono contigue, infatti, vi sono sprechi di terreno ( sentieri che
devono riunire i vari campi), di tempo ( per raggiungere un campo lontano). La
ricomposizione accorpa questi terreni, ma senza che vi sia un ampliamento della
proprietà. I proprietari delle terre fanno degli “scambi”, ma questo può essere difficile
per due motivi:

• Il superamento del legame affettivo del contadino al proprio campo.

• L’impossibilità di stimare con esattezza le resa produttiva dei terreni scambiati.

2. Ristrutturazione fondiaria: processo di trasformazione del regime di proprietà


soprattutto dove questa è caratterizzata da una forte contrapposizione tra microfondo e
latifondo, utile a riequilibrare le classi di ampiezza delle aziende. 

In senso più limitativo, indica un ampliamento delle aziende più piccole in modo da renderle
autonome, cioè in grado di assicurare redditi sufficienti alle famiglie coltivatrici e di renderle
ricettive alle innovazioni tecnologiche. 

3. Riforma agraria: non si parla più di semplice compravendita, ma di una vera e propria
legge promulgata dallo Stato. Lo stato interviene espropriando i terreni ai latifondisti
affidandola ai braccianti a fronte di un pagamento ( vendendola o dandola in affitto).

Riforma agraria in Italia: antica Grecia con Solone; antica Roma con i Gracchi; Rivoluzione
francese, Rivoluzione russa. Nel 1950 fu varata in Italia. Nel Meridione le terre appartenevano ai
latifondisti nobili, ma non se ne curavano. Intervenne lo stato specialmente sui latifondi
superiori ai 300 ettari. I proprietari conservavano 1/3 ( le terre migliori) dei possedimenti. I
restanti territori non erano ben coltivabili. Non ci fu un miglioramento. L’Europa, invece,
procedeva negli stessi anni in senso inverso agevolando l’ampiamento delle aziende e la
meccanizzazione.

3/04 –Lez. 12

AGRICOLTURA PT. 2

L’agricoltura è l’attività che maggiormente lascia impronte sul paesaggio. Esistono diversi tipi di
organizzazione territoriale agricola:

• Agricoltura di sussistenza: passaggio dal nomadismo all’agricoltura vera e propria. Si


basa sulla policoltura. Sfrutta il terreno fino a quando è possibile.

• Agricoltura speculativa di piantagione: tipica dei paesi colonizzati. Il prodotto viene


coltivato in forma intensiva e deve costituire un guadagno. Ci si reca in un territorio, lo si
colonizza per sfruttare le sue possibilità produttive.

Agricoltura capitalistica: tipica dei grandi spazi, il prodotto è destinato al mercato globale. La
ritroviamo specialmente nel nuovo mondo. Questo tipo di agricoltura è nota come belt, campo
(es: corn belt: fascia del mais; dairy belt: fascia del latte; cotton belt; fascia del cotone; wheat
belt: fascia del grano).
• Agricoltura commerciale ( o di mercato): tipica delle zone a ridosso delle grandi città
perché destina il prodotto al paesaggio urbano circostante. Si è sviluppata
parallelamente all’urbanizzazione. È possibile grazie alle serre.

• Agricoltura socializzata: è stata tipica dei paesi socialisti e comunisti. Fino agli anni ’90
ha interessato l’Est, ma ora sta cadendo in disuso.

KOLCHOZ: sono tipici dell’Est Europa. Erano cooperative gestita da un’assemblea. In forma
comunitaria si gestivano i terreni, si lavorava in gruppo. Si veniva retribuiti in natura o in
denaro, a giornata. Lo statuto contemplava la proprietà privata della casa, ma che veniva
anch’essa concepita come una piccola azienda.

SOVCHOZ: i contadini erano retribuiti dallo Stato. Si differenziano dai kolchoz per la gestione
statale e l’estensione maggiore.

KHIBUZ: fenomeno che ha riguardato Israele e la comune cinese. Tutta l’esistenza si svolgeva in
comune. Molto spesso i bambini erano allevati in spazi precisi e non in famiglia.

MOCHAVIM: villaggi formati da aziende a conduzione familiare riunite in cooperative

STRUTTURE AGRARIE: nascono dal rapporto tra le comunità ed i suoli.

Tutte le società rurali hanno instaurato rapporti durevoli e più o meno complessi con lo spazio
agricolo da sfruttare, hanno cioè creato delle strutture agrarie che si caratterizzano per:

• Tecniche di coltivazione

• Morfologia agraria

• Tipi di insediamento

• Forme di proprietà e conduzione

STRUTTURE AGRARIE ( o paesaggi agrari ) DELLA VECCHIA EUROPA:

• Paesaggio mediterraneo: campi discontinui, alternati a pascoli, insediamenti accentrati


ed arroccati in siti difensivi. Veniva qui praticata la coltivazione a secco con rotazione
biennale. Si ricorreva spesso alla pratica dei terrazzamenti. Questo tipo di paesaggio è
presente anche nelle Filippine.

COLTIVAZIONE A SECCO: è un’invenzione delle popolazioni del Mediterraneo, che non ha un clima
--propriamente favorevole. Si divideva il campo in due: una parte coltivata e l’altra non
coltivata, ma solo rimestata affinché la pioggia bagnasse in profondità il terreno e non solo la
sua superficie e la semina di grano dell’anno successivo potesse usufruire dell’acqua incanalata.
Ha preso il nome di dry farming.

• Paesaggio a campi aperti ( open field): paesaggio del bassopiano franco, germanico,
polacco. I campi sono privi di recinzione, non esiste la proprietà privata perché in queste
aree forte è stato l’influsso della civilizzazione germanica ( proprietà comunitaria). Come
si capiva in quale parte coltivare? Il terreno, che era diviso in 3 parti, era separato in
maniera nastriforme ( a fasce) ognuna delle quali era coltivata a graminacee, una a
leguminose e una lasciata incolta. Ogni parte era divisa in nastri e al contadino veniva
assegnato un nastro per ogni tipo. Ogni anno si cambiava. Inoltre l’insediamento è
accentrato, i contadini non abitavano nei campi non essendoci la proprietà privata.
Questa tipologia di paesaggio subì una trasformazione o cancellazione tra il XVI e il XVIII
secolo, soprattutto a causa del fenomeno delle enclosures.

ENCLOSURES: La borghesia interviene per chiudere la proprietà comunitaria e trasformarla in


grande proprietà privata. Questo tipo di fenomeno è tipico dell’Inghilterra.

• Paesaggio a campi chiusi ( bocage= bosco, francese): è tipico del territorio delle regioni
occidentali dell’Europa ( regioni francesi della Bretagna e della Normandia) con
ordinamento di carattere celtico e romano, che prevedevano la proprietà privata. Si
trova ancora oggi. . I filari degli alberi delimitano le diverse proprietà nelle quali
sorgeva la casa del contadino, motivo per cui il tipo di insediamento è sparso.

• Paesaggi del nuovo mondo ( America):

RANG: i francesi colonizzatori parcellizzarono le terre creando i rang, divisione in lotti


rettangolari, posti lungo un corso d’acqua. Venivano disposti lungo le due sponde del fiume.

TOWSHIP: fa capo ai colonizzatori inglesi che lottizzarono i terreni con un metodo simile alla
centuriatio romana. Il towship era un lotto molto ampio formato da 36 quadrati, di 6 miglia per
lato, ognuno dei quali era organizzato in 3 parti.

Quando si parla di agricoltura si parla anche di tecniche che servono per renderla produttiva. La
produttività del terreno può essere stimata in vari modi. Inizialmente l’economista Ricardo
soleva stimare il terreno solo in base al suo stato di fertilità. Man mano che si andava avanti ed
il prodotto ricavato non doveva servire solo alla famiglia, ma doveva essere commercializzato,
cominciarono ad avere peso anche altri fattori ( es: la vicinanza al mercato).

A questo punto interviene la TEORIA DI VON THUNEN (1826): la teoria della rendita di
posizione, ovvero, il valore economico di un terreno in base alla sua posizione e vicinanza al
mercato.

I criteri da tener presente quali erano?

Si partiva da un'area agricola uniforme (caratterizzata cioè dagli stessi eletti morfologici), un
unico centro di mercato al quale riferirsi e costi e mezzi di trasporto uguali. Obiettivo degli
agricoltori era quello di massimizzare il profitto (guadagnare tanto). 

Van Thunen teorizza un modello geografico ad anelli concentrici. Secondo la sua teoria, per
massimizzare il profitto e tenere bassi i costi di trasporto, le varie arie agricole dovevano
collocarsi in maniera convettiva rispetto al mercato. Nel primo anello si dovevano coltivate i
profitti deperibili (cioè quelli che facilmente si trovavano sul mercato). Nel secondo i boschi. Si
procedeva così fino ad arrivare al centro del mercato. 

4/04 –Lez. 13
INDUSTRIA

L’industria è il settore secondario. Le materie prime non possono essere usate senza subire
processi di trasformazione.

Quando i prodotti vengono realizzati acquisiscono il valore aggiunto, somma di:

• Tecnica

• Capitale

• Tempo

A differenza dell’agricoltura, l’industria presuppone un’intera attività produttiva e coinvolge


un’organizzazione sociale complessa.

In principio le società più semplici si adoperarono per costruire oggetti che erano manufatti ed
erano per lo più abiti, utensili. Man mano che si andava avanti, alcuni cominciarono a
specializzarsi nella realizzazione di manufatti che venivano usati come surplus, cioè come merce
di scambio con prodotti alimentari. All’inizio l’attività industriale si svolgeva su scala locale.

Nel Medioevo gli artigiani cominciarono a riunirsi in corporazioni e ancora oggi se ne hanno delle
tracce. Una testimonianza ci è data dalla toponomastica urbana o, meglio, odonomastica ( nomi
delle strade). Es: Via degli orefici.

Il tipo di materia prima maggiormente impiegato nella realizzazione dei manufatti era il legno.
Furono disboscate intere aree. Il lavoro di questi artigiani era caratterizzato da un’ampia
dispersione geografica perché la maggior parte degli artigiani erano contadini che, una volta
finito il lavoro nei campi, si dedicavano alla realizzazione dei manufatti; i quali poi erano portati
nei mercati più vicini per poterli vendere.

Man mano che il tempo passava, in prossimità della rivoluzione industriale, cominciarono a
delinearsi delle vere e proprie figure professionali. Queste attività di artigianato venivano poi
supportate dall’ausilio di rudimentali macchinari ad energia idraulica, specialmente in abito
tessile.

Nascono le proto industrie ( manifatture) nei pressi di fonti d’acqua. L’attività da individuale
diventa collettiva. C’è una divisione del lavoro.

PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (XIX secolo, fine ‘700- inizio ‘800): è chiamata anche era
paleotecnica. È basata sull’impiego del carbone fossile. L’ubicazione delle fabbriche si svincola
dalla presenza dell’acqua, ci si stabilisce in prossimità:

• Della manodopera

• Del mercato

• Delle zone urbane: dove c’erano molti utenti.

• Della materia prima: nei pressi delle miniere.

A seguito della rivoluzione si verificano:

• Crescita della quantità di prodotti realizzati perché crebbero le materie, la produzione


ed il bene di consumo ( la richiesta). Si formano nuove classi sociali.
• Nasce una distinzione tra i paesi “industrializzati” ( dotati di industrie) ed altri che
invece ne sono totalmente sprovvisti.

• Maggiore concentrazione geografica nei pressi delle miniere, delle città, dei porti.

• Forte accelerazione del processo di urbanizzazione.

• Sostituzione della nobiltà di classe con la ricchezza di censo.

• Formazione di un’ampia classe di operai salariati.

Alcune città sono sorte come figlie dell’industrializzazione, specialmente in Inghilterra.


Urbanizzazione ed industrializzazione procedono di pari passo. A partecipare a questo processo
non fu la nobiltà, ma una nuova classe sociale: la borghesia.

BORGHESIA: non aveva patrimoni da investire, niente da perdere. Alla nobiltà di sangue si
sostituisce la nobiltà di censo. Accanto ad essa si sviluppa più corposa la classe operaia.

CLASSE OPERAIA: gli operai erano concentrati in grandi fabbriche con alte ciminiere.
Mantenendo sempre accesa la caldaia delle macchine c’era un grande risparmio. Ciò ha portato
a catene lavorative ininterrotte.

SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (età neotecnica): l’impiego dell’elettricità decretò, alla


fine del XIX secolo l’inizio della seconda rivoluzione industriale. Parteciparono a questa
rivoluzione quei paesi dei quali era possibile sfruttare i percorsi d’acqua. Per l’Italia la seconda
rivoluzione coincide con la prima.

Caratteristiche della II Rivoluzione rispetto alla I:

• Passaggio dall’autofinanziamento al credito bancario: a differenza della I Rivoluzione in


cui i borghesi si autofinanziavano, qui c’è bisogno dell’aiuto di terzi ( le banche). Le
somme di denaro dovevano essere restituite con interessi. Quando la somma era alta, era
pericoloso e quindi iniziarono a sorgere le società per azioni (SPA).

SPA: L’attività produttiva dell’industria veniva suddivisa in quote o azioni; queste quote venivano
suddivise e date a delle persone in modo che Il profitto veniva suddiviso in base al numero di
quote, ma il valore o il rischio che ne derivava non ricadeva su un unico imprenditore, ma sui
diversi azionisti. Man mano che l’attività prendeva piede, gli imprenditori cominciarono a
mettere degli interessi economici altissimi, motivo per cui avevano tutto l’interesse a tutelare la
propria attività. Proprio in questo contesto sorgono trust e cartelli.

TRUST: coalizioni tra fabbriche che realizzano prodotti differenti.

CARTELLI: coalizioni tra aziende che producono prodotti appartenenti allo stesso settore.

La formazione di trust e cartelli è un paradosso perché la borghesia si era fatta portavoce della

• Catena di montaggio: serviva a velocizzare e massimizzare i guadagni. Questo sistema fu


messo a punto, nel 1911, da Taylor.
TAYLORISMO: ha generato socialmente e psicologicamente la sindrome ossessiva dell’operaio,
ossia ripetere infinite volte e meccanicamente lo stesso gesto per produrre sempre la stessa
parte del prodotto.

• Specializzazione dei compiti: ogni settore si specializza in un’attività.

Man mano che si andava avanti la quantità di persone coinvolte aumentava e ci fu


un’alienazione della classe operaia per le pessime condizioni di lavoro e qualità della vita
( SLUMS)

Altra teoria della prima metà dell’’800, fu quella di FORD. Fu il primo a decretare una netta
distinzione tra l’operaio che si doveva dedicare completamente all’attività manuale e
l’impiegato, che doveva dedicarsi alla ricerca tecnologica per realizzare il prodotto. Separazione
tra lavoro intellettuale e manuale.

Weber teorizza la minimizzazione dei costi di trasporto. Ha elaborato la teoria della


localizzazione dell’industria. L’idea era quella che per massimizzare i guadagni era necessario
minimizzare i costi di trasporto, perciò il luogo migliore per collocare una fabbrica è al punto in
cui il costo del trasposto incida il meno possibile. Egli distingue tra:

• Materiali puri: sono quelli che nel processo di lavorazione, di trasformazione da materia
prima a prodotto, non perdono grande peso. Il loro valore quindi è simile a quello di
partenza.

• Materiali lordi: sono quelli destinati a perdere peso. Quindi conviene trasportarli dopo
averli lavorati.

• Materiali ubicati: sono quelli che si trovano solo in determinati posti.

• Materiali ubiquitari: sono quelli che si trovano ovunque.

Secondo il TRIANGOLO SCALENO DELLA LOCALIZZAZIONE DELLE INDUSTRIE c’è una posizione
ottimale in cui far sorgere una fabbrica.
Qual è secondo la teoria la posizione ottimale della fabbrica? Non bisogna mai dire che è il
centro.

La posizione ottimale è, invece, il punto in cui la somma dei prodotti della distanza dalla
fabbrica dei tre vertici per i pesi applicati agli stessi vertici è la minima possibile.

La somma dei prodotti delle distanze: materie prime, fonti di energia, mercato del prodotto
finito ( che hanno peso diverso).

Moltiplicato per il peso del prodotto che viene realizzato ci dà il punto di localizzazione della
fabbrica. Il risultato è diverso dal tipo di peso che io vado a calcolare.

Rispetto a questa idea, le industrie del passato e quelle del presente si possono orientare verso
le:

• Materie prime

• Fonti di energia

• Mercato del prodotto finito

• Mercato del lavoro

In base al tipo di ragionamento che si sceglie si possono distinguere due tipi di fattori di
localizzazione:

1. Classici
2. Moderni

Per poter parlare di industria gli elementi base da considerare sono:

• Stabilimento: un impianto o più impianti.

• Tecnologia: secondo il metodo di Ford.

• Organizzazione aziendale: all’interno dell’industria c’è la specializzazione dei compiti.

CLASSIFICAZIONE DI INDUSTRIE MODERNE

Tipi di industria a seconda della materia ( classificazione merceologica):

• Estrattiva: estrae materie prime.

• Metallurgica: industria del metallo.

• Chimica: materie prime dal sottosuolo.

Tipi di industria in base alla quantità di operai ( struttura occupazionale):

• Grande: se vi sono molti operai.

• Piccola: se vi sono pochi operai.


*Non si tratta di dimensioni, ma di numero di operai.

Tipi di industria in base allo scopo che si prefigge di raggiungere l’industria (classificazione
funzionale):

• Industria di base: non produce per sé, ma per l’esportazione.

• Industria pesante: si riferisce al peso delle materie prime.

• Industria di beni strumentali: crea i macchinari che servono ad altre industrie.

• Industria di beni di consumo ( o industria leggera): lavora il prodotto e non le materie


prime.

PERROUX presenta la teoria dell’industria motrice o polo industriale (1950).

Gli anni ’50 sono gli anni della scuola francese del ( l’idea che è alla base di questa scuola è il
fatto che guardando alla sfera antropica si capiscono le dinamiche del rapporto della società,
come interagiscono due città, due industrie. Come fanno questi soggetti a comportarsi da
calamita, da poli magnetici, se le industrie rispondono a queste caratteristiche, possono
costituire poli industriali. Perché un’industria possa essere motrice, bisogna che abbia grandi
dimensioni, deve essere animata da un grande dinamismo tecnologico ( investire molto nella
ricerca scientifica), deve voler creare effetti indotti ( poter cioè indurre la creazione di
attività).

Queste attività sono:


• A monte: la Fiat produce autovetture. Per produrre autovetture ha bisogno di macchinari
che provengano da altre industrie. Creando attività a monte, permettono anche alle altre
industrie di lavorare e produrre.

• A latere: un’industria come la FIAT deve avere attività che si accompagnano al processo
produttivo. Es: tenere la contabilità.

• A valle: la FIAT produce autovetture che una volta uscite dalla fabbrica devono essere
vendute. Da chi? Dalle concessionarie e quindi creando un’attività a valle e mettendo in
moto un circolo.

Esempio: FIAT.

10/04 –Lez. 14

Le industrie tendevano a localizzarsi in aree già industrializzate per trarre vantaggio l’una
dall’altra. L’intensificarsi delle relazioni tra più attività legate all’industria in una stessa area
può produrre vantaggiose economie di agglomerazione. Ma l’eccessivo addensamento di attività
ed infrastrutture può cagionare una somma di costi che annullano i vantaggi agglomerativi. Negli
anni ’70 l’agglomerazione ha portato ad una serie di aspetti negativi:

• Traffico: dovuto allo smistamento delle merci.

• Inquinamento

• Costo del suolo: più è alta la domanda più il costo di alza.

Inoltre cambiava il tipo di lavoro richiesto nelle fabbriche. Non servendo più un buon bacino di
manodopera, il criterio che orienta la localizzazione degli impianti è cambiato.
Dall’accentramento si è passati al decentramento.

DECENTRARE: significa liberare gli insediamenti industriali dalle logiche economiche e


tecnologiche del passato per alleggerire i carichi che gravano sui costi di produzione sulla qualità
della vita.

Ci sono varie tipologie di decentramento:

• Territoriale: le imprese spostano la sede della propria attività produttiva verso aree più
lontane da quelle tradizionali.

• Produttivo: le imprese spostano parte della produzione verso imprese più piccole,
ubicate anche in aree geografiche differenti.

• Allestimento di sistemi industriali periferici: nuove imprese sorgono in aree lontane da


quelle tradizionalmente segnate da una vocazione industriale.

SETTORE TERZIARIO

Del settore terziario fanno parte le attività ( funzioni) che si esprimono in prestazioni senza
produrre nulla di tangibile o materiale. Si definiscono “servizi”.

FUNZIONE: è un servizio che nasce nel momento in cui ve n’è richiesta ed è specificamente
legato alla città ( funzioni urbane).

Il TURISMO si esplica in:


• Beni ambientali e naturali

• Strutture ricettive

• Beni culturali

• Infrastrutture

Es:

Domanda: istruzione; funzione: culturale; infrastruttura: scuola.

Domanda: cure mediche; funzione: sanitaria; infrastruttura: ospedale.

Classificazione di tipo funzionale del settore terziario:

• Servizi rivolti alle famiglie: I servizi rivolti alle famiglie si localizzano in funzione della
distribuzione degli abitanti e del livello di reddito. Per quanto riguarda i servizi rivolti
alla collettività ciò non avviene. Sono quelli rivolti al consumatore finale. Il turismo può
essere classificato come servizio rivolto alle famiglie, ma in realtà esso non segue la
logica del terziario.

• Servizi rivolti alla collettività: sono quelli forniti dalle infrastrutture sociali e gestiti
dalla pubblica amministrazione in quanto destinati a soddisfare gli interessi della
collettività ( assistenza sanitaria, scuole, trasporto pubblico). Si localizzano in funzione
della distribuzione degli abitanti, ma a differenza dei servizi per la famiglia, non sono
connessi alla capacità di spesa individuale in quanto il potere pubblico può fornire questi
servizi a prezzi ridotti o gratuitamente.

• Servizi rivolti alle imprese: sono quelli rivolti a complemento delle attività economiche
e si distinguono in tradizionali e avanzati. La loro localizzazione è possibile anche lontano
dalle aziende da servire.

SETTORE QUATERNARIO ( o terziario avanzato)

Include attività superiori afferenti a: cultura, scienza, direzione politica, dirigenza d’impresa,
ricerca tecnologica. Il luogo ideale di questo settore è la città, ma importanti sono anche le
tecnopoli ( aree che sono bacilli di ricerca, poli tecnologici). Le tecnopoli sono concentrate nei
paesi più avanzati, come gli Stati Uniti ( Silicon Valley), Giappone, Gran Bretagna.

Quando si parla di funzione si fa riferimento all’area e all’ambito.

AREA:

• Microregionale

• Regionale

• Macroregionale

AMBITO:

• Quartiere, comune, città


• Provincia, regione amministrativa, aggregato di regioni amministrative.

• Stato, insieme di più Stati, regione continentale, pianeta.

FUNZIONE:

• Funzione culturale

• Funzione direzionale

• Funzione distributiva

• Funzione produttiva

TEORIA DI CHRISTALLER

Teoria della localizzazione del terziario o teoria delle località centrali ( Walter Christaller,
1933)

CHRISTALLER è un economista tedesco. In un territorio omogeneo in cui i mezzi di trasporto


fossero uguali per tutti, Christaller sosteneva che accadesse qualcosa. L’importanza degli
abitanti dal punto di vista territoriale non è quantitativo, ma è data dalla quantità e dal livello
della funzione. Christaller, con la sua teoria, cerca di presentare il concetto della distribuzione
delle attività del terziario nell’ambito del territorio. Queste attività del terziario si ubicano
nell’ambito dello spazio seguendo un determinato principio. La collocazione delle varie attività
deve essere condizionata unicamente dalla volontà dell’utente ( dalla volontà di spostamento
dell’individuo che si serve del servizio).

Dal punto di vista geografico:

Christaller parla di un TERRITORIO MORFOLOGICAMENTE OMOGENEO ( senza limiti naturali, quali


montagne, fiumi, laghi). La Germania meridionale è il territorio omogeneo a cui Christaller ha
applicato la sua teoria.

Dal punto di vista cronologico:

1933 ( anno di pubblicazione dell’opera): negli anni ’30 i mezzi di trasporto erano ridotti.

Il ragionamento di Christaller afferma che ogni utente, con i mezzi che ha a disposizione, è
disposto a percorrere solo una determinata distanza per raggiungere un servizio ( ciò dipende
anche dal livello del servizio)

Egli distinse:

• Servizi banali ( comuni)

• Servizi di livello medio

• Servizi di livello raro

Questa classificazione segue la frequenza di utilizzazione del servizio.


L’obiettivo di Christaller era quello di comprendere il motivo per cui la rete dei luoghi di servizi
per la popolazione si disponesse in un certo modo e secondo una precisa gerarchia.

Ci sono due concetti fondamentali di cui tener conto:

• Soglia: dal punto di vista di chi eroga. È il numero minimo di utenti che un negozio deve
avere per aver ragione di esistere.

• Portata: dal punto di vista di chi si serve. È la distanza massima che un utente è disposto
a percorrere per usufruire di un servizio.

SERVIZI DI LIVELLO COMUNE

EROGATORE ( o servizio ) A: questo servizio si rivolgerà agli utenti che vivono vicino e sono
disposti a percorrere una distanza minima. Il raggio indica la distanza che l’utente è disposto a
percorrere. L’utente percorre un’area di gravitazione. Tutte le persone che sono al di fuori di
tale are, restano senza tale servizio, a meno che un nuovo servizio non si aggiunga a distanza
doppia dal precedente. Per i beni comuni, l’utente è disposto a percorrere una distanza minima.
Se un erogatore A non ha un ampio raggio di diffusione, viene creato un altro erogatore A, che si
pone a distanza doppia dal precedente.

Christaller allora sostituì i cerchi con gli esagoni.

Nella realtà non esistono, sono servizi banali. Così si andò a distinguere altre due categorie.

SERVIZI DI LIVELLO MEDIO

Rivolgendosi l’utenza in modo meno frequente, gli utenti sessi sono disposti a percorrere
distanze più ampie. Categoria di servizio in cui l’utente non è legato da rapporti quotidiani, ma
meno frequenti ( es: negozi di abbigliamento).

Un EROGATORE B ha un raggio di diffusione più ampio di quello di un erogatore A.

SERVIZI DI LIVELLO RARO

Categoria di servizi in cui l’utenza non è legata a rapporti quotidiani.

Un erogatore C è quello con il raggio di diffusione maggiore.

Ma i cerchi delle aree di servizio potevano creare:

• Aree di sovrapposizione

• Aree non servite

Questa teoria può essere indicata in due moti:

1. TEORIA DELLE LOCALITA’ CENTRALI: in ambito geografico perché parlare di località


centrali comporta un concetto nuovo rispetto alla localizzazione agricola o industriale.

2. TEORIA DELLA LOCALIZZAZIONE DEL TERIZIARIO : perché può essere collegata a questo
settore.
LOCALITA’ CENTRALE: è possibile che una località sia definita in questo modo non per indicare la
centralità topografica, ma una località viene definita centrale in base al rango ( livello) di
servizio che esplica.

La città che Christaller ha definito centrale non è posta al centro del suo contesto territoriale,
ma offre tutte le categorie di servizi.

CENTRALITA’ NON TOPOGRAFIA MA FUNZIONALE.

Il risultato della teoria di Christaller è un probabile tipo di rete urbana.

RETE URBANA: organizzazione funzionale di città. Un insieme di centri legati tra loro da relazioni
di tipo funzionale.

Rete urbana o gerarchia determinata ( perché ci sono diversi livelli di servizi).

11/04 –Lez. 15

GEOGRAFIA URBANA

Le possibilità dell’uomo di inscriversi sulla superficie terrestre sono due:

• In campagna > INSEDIAMENTO RURALE.

• In città > INSEDIAMENTO URBANO.

La città è il tipo più evoluto di insediamento umano. Ha origini antichissime e la sua nascita
coincide con la sedentarizzazione antropica legata all’agricoltura. Ha dato origini a figure
professionali che sono partite dall’agricoltura e poi pian piano si sono evolute e articolate. La
città si è quindi presentata come la sede di una serie di attività, da quelle più semplici a quelle
più complesse ( attività politiche, amministrative). Una bella spinta al processo urbano è stata
data dall’industrializzazione. Con essa comincia una nuova era della città. Le grandi
trasformazioni della città sono cominciate contemporaneamente all’industrializzazione perché
cominciarono a specificarsi ancora di più anche certi ambiti della città (SLUMS). Essa diviene la
sede eletta delle varie funzioni che vanno a caratterizzare il tipo di insediamento urbano.
Funzioni da tener presente nel momento in cui si va a guardare l’aspetto socio-culturale perché
dettano modi di vita che sono tipicamente urbani. Oggi la distinzione tra urbano e rurale, con i
vari processi sociali ed economici, si è persa un po’. Ma fino a qualche tempo fa la
contrapposizione tra città e campagna era più netta e lo stile di vita urbano era molto
caratteristico dell’insediamento cittadino. Le funzioni dettano, in base alla loro tipologia, anche
scambi con quello che la città ha intorno. L’insediamento urbano, a differenza dell’agricoltura,
non è un sistema autosufficiente, nel senso che ha bisogno costantemente di scambi con
l’esterno per potersi rifornire di beni. All’esterno restituisce le funzioni.

Che cos’è la città?

Se la inquadriamo da un punto di vista storico, se parliamo della città nel passato, possiamo dire
che è stata qualcosa di contrapposto alla campagna sia per la sua fisionomia sia perché, molto
spesso, la città era circondata da una cinta muraria. All’esterno delle mura c’era il contado
( campagna).
A definire oggi i confini della città devono intervenire una serie di termini che fanno riferimento
a determinati processi; per i poli è difficile dire dove finisce la città e dove inizia la campagna.

Per definire la città occorre ricorrere a degli aspetti che sono più propriamente territoriali,
demografici, e funzionali. Quando si parla di città, la geografia per poterla studiare si pone una
serie di domande. Dov’è sorta la città? Come si può classificare? Innanzitutto capire dove è sorta
la città e quando, il primo aspetto a cui guardare è quello territoriale ( quello che fa riferimento
ad un concetto che in geografia prende il nome di sito).

Poi bisogna capire in che modo la città si sia sviluppata, che caratteristiche abbia e, dunque,
analizzare l’aspetto più antropico ( quello della popolazione), che tipo di attività sono state
avviate, che tipo di struttura demografica nel corso del tempo la popolazione ha avuto.

Perché si sono sviluppate determinate attività all’interno della città? Si procede ad un’analisi dal
punto di vista funzionale.

Dove, come e perché sono le 3 domande.

VISIONE DIACRONICA: Una prima possibilità è quella di inquadrare l’evoluzione della città in
senso diacronico (storico), classificabile in generazioni di città.

Significa che nel corso del tempo, per svariati motivi, le città si sono evolute, prima ancora sono
sorte, altre si sono spopolate e altre hanno subito cambiamenti talmente radicali da acquisire
una fisionomia totalmente diversa.

Per convenzione di studio, l’approccio a questo tipo di studio più utile è quello diacronico.

Si parla normalmente di I, II e III generazione di città:

I. A questa generazione appartengono le città che sono sorte con una prima divisione del
lavoro ( sedentarietà dell’uomo). Sono le città millenarie ( città mesopotamiche, poleis
greche, città egizie).

II. In essa rientrano le città medievali, ossia quelle che erano, sia da un punto di vista
formale che funzionale, espressione della potenza di un potere laico o religioso ed in cui
si ritrovava la contrapposizione di potere temporale e spirituale.

III. Sono le città più legate al processo di industrializzazione. A questa generazione fanno
parte sia le città sorte con la Rivoluzione industriale ( figlie della Rivoluzione) sia quelle
preesistenti ( ma sotto forma di insediamento rurale) che poi, con l’avvento
dell’industrializzazione, hanno subito una rivoluzione radicale da essere legate al
processo stesso.

Nell’ambito della classificazione diacronica, è necessario indicare altre generazioni di città:

• Paesi nuovi: ( città del nuovo mondo, specialmente capitali

• Paesi in via di sviluppo: hanno caratteristiche molto particolari che hanno assunto
soprattutto negli ultimi decenni.

• Capitali create: ovvero città che sono sempre esistite, sorte per volere di potere, che
dovevano essere espressione del rilancio del paese).

Particolare tipologia di città fondate sono quelle che rispondono al nome di NEW TOWNS,
esperimenti inglesi del 1946-1950, che si dividono in due gruppi:
• A ridosso della II guerra mondiale

• Successivo al decennio degli anni ’60 ( 1960-1970)

L’obiettivo era quello di sgravare dal carico demografico le città di Londra.

I. GRUPPO: le città furono collocate vicino Londra.

II. GRUPPO: le città furono collocate in posizione equidistante dalla capitale affinché si
potessero sviluppare delle nuove centralità, svincolarsi completamente da Londra e
alleggerire il suo carico.

Che cos’è il sito e che cos’è la posizione?

SITO: Quando si parla di sito, in geografia urbana, si fa riferimento alla collocazione topografica
della città. Esso è il punto geografico in cui la città è sorta. Sito= insorgenza.

Dopo essere nata, la città accoglie in sé sia popolazione che attività, motivo per cui si iniziano
ad instaurare degli scambi sia al suo interno che con il suo intorno.

POSIZIONE: è un concetto che interessa le fasi di sviluppo della città ( Posizione= sviluppo). Per
posizione s’intende il contesto geografico che bisogna sempre tener presente, tutto l’intorno
( demografico, funzionale, relazionale) nel quale l’insediamento urbano viene a trovarsi.

In base a queste relazioni che la città ha sviluppato col tempo si individuano diverse tipologie di
città, sia per sito che per posizione:

• Città crocevia

• Città fluviali

• Città di ponte

Quando si studia la città da un punto di vista demografico, cioè guardando solo alla componente
antropica, questo tipo di argomento viene indicato col concetto di CRESCITA URBANA.

Quando si parla dell’aspetto sociale e quindi si fa riferimento al modo di vita tipicamente urbano
si parla di URBANESIMO

In generale però si può parlare di URBANIZZAZIONE quando ci si riferisce a tutti gli aspetti,
demografici o sociali, ma anche quelli economici-commerciali, quello urbanistico della città.

Che cos’è l’approccio, l’incremento urbanistico, che tipo di aspetto si va a guardare quando si
parla di urbanizzazione ? Si va a guardare la PIANTA DELLA CITTA’

Con il termine pianta, oltre ad indicare il tipo di carta geografica, si intende tutta la
combinazione degli elementi urbanistici di una città. La pianta urbana è il biglietto da visita
della città stessa perché, guardandola, si capisce molto delle condizioni:

• Idrografiche

• Orografiche

• Climatiche

Se è presente, ad esempio, un corso d’acqua, la sua presenza potrebbe aver condizionato


l’assetto della città. O, se la città assume una particolare forma per certi condizionamenti di
carattere morfologico, la pianta racconta molto dell’orografia del sito stesso. E racconta molto
anche delle condizioni climatiche perché molto spesso ci sono città ad alta quota nelle quali è
difficile che si rintracci la piazza di ampi spazi aperti.

IDROGRAFIA

La pianta della città può essere fortemente vincolata dai contorni, cioè dai confini naturali oltre
i quali non è possibile più edificare (es: Venezia).

A volte è possibile che si sia il RILIEVO a rappresentare un vincolo.

VINCOLO MORFOLOGICO: presenza di fiumi, rocce, ecc.. Quando si parla di pianta urbana si
distinguono le piante fondamentali e le piante derivate.

PIANTE FONDAMENTALI

Si dividono in:

1. Pianta a scacchiera ( o ippodamea)

2. Pianta radio centrica

3. Pianta lineare

1. PIANTA A SCACCHIERA: per quanto questa pianta sia stata largamente utilizzata dai
romani, viene detta anche IPPODAMEA perché l’inventore fu Ippodamo da Mileto IV
sec a.C. Si diffonde poi tra i latini perché non avevano bisogno delle mura per
difendersi. Serviva una pianta razionale, schematica, che potesse facilitare gli
spostamenti . Nasce dall’intersezione perpendicolare di due assi che si chiamano
DECUMANUS E CARDO MAXIMUS. L’intersezione di questi due assi è la base dalla quale
parte la pianta; via via tutte le altre strade iniziano a formarsi parallelamente all’uno
e perpendicolarmente all’altro, formando degli scacchi. Ciò che veniva fuori erano
scacchi chiamati alla latina, INSULA. Delle due strade il cardo maximus è quello che
dava l’orientamento alla pianta. Si poteva sviluppare secundum naturam o secundum
coelum. Il cardo maximus se è tracciato seguendo un asse nord- sud, quindi i punti
cardinali, si dicono orientati secundum coelum. Se, invece, deve sottostare alla
presenza di certi vincoli presenti nel sito, il cardo maximus si dice orientato
secundum naturam.

ES: PAVIA. È espressione di POTENZA perché non avendo bisogno di difesa, si distingueva come
potenza egemone dell’epoca.

2. PIANTA RADIOCENTRICA: è un aggettivo che deriva dalla crasi di due aggettivi che
indicano due possibili modi in cui la pianta urbana può realizzarsi. O in maniera
RADIALE o in maniera CONCENTRICA. Se la trama è radiale, da un centro possibile si
diramano tutte le strade come i raggi del sole; se è concentrica sempre da un centro
tutte le strade si sviluppano come degli anelli, man mano sempre più grandi
all’espandersi della città. Questa pianta è espressione tipicamente di città medievali
che abbondano nella nostra penisola.

ES: Vicenza, Volterra: è l’espressione del potere perché al centro della pianta poteva sorgere o
la sede del potere temporale ( castello, municipio) o religioso ( convento, chiesta). Per
dimostrare che al centro dovesse esserci il centro del tutto
3. PIANTA LINEARE: Serve la presenza di una linea ( che può essere o uniforme o più
spesso una linea di fossa).

PIANTE DERIVATE: per una serie di condizioni, di elementi architettonici e urbanistici danno vita
a forme differenti. Si dividono in:

1. Pianta della città principesche o capitali

2. Pianta a stella

3. Pianta a struttura disordinata

4. Città ideale

5. Città multipla

1. PIANTA DELLA CITTA’ PRINCIPESCHE O CAPITALE: ideate a tavolino, attorniate da edifici


per voler raccontare lo sfarzo di potere del governo dell’epoca.

Capita che a volte le piante delle città debbano COMPLETARE

2. PIANTA A STELLA: forma stellata che serviva per finalità di difesa.

3. PIANTA A STRUTTURA DISORDINATA: tipica delle città arabe, le strade si intersecano .


Tipica anche delle città che hanno subito influenza araba ( città spagnole).

4. CITTA’ IDEALE ( non esiste): è l’idea di tanti architetti di cercare di mettere su carta una
trama urbana capace di rispondere a tutte le esigenze.

L’evoluzione funzionale della città ha portato allo sviluppo di modelli, cioè tipologie differenti di
sviluppo urbano.

5. CITTA’ MULTIPLA: nasce quando un insediamento urbano antico si affianca un’altra parte
più recente della città senza sovrapporsi. Es: Bari.

Agglomerazione e conurbazione sono due processi urbani differenti ma che conducono al


medesimo risultato.

AGGLOMERAZIONE: centro urbano che, nel suo aumentare, ingloba a sé altri centri

CONURBAZIONE: più centri urbani si espandono topograficamente a macchia d’olio e finiscono


con il fondersi tra loro.

MODELLO DI SDOPPIAMENTO, GEMAZIONE O GEMINAZIONE.

Un centro che è originario nel corso della propria storia ha subito uno spopolamento, perché la
popolazione ha deciso di lasciarlo a favore di un altro sito. Sito che può essere vicino al centro
originario. Non c’è continuità orografica, ma di tipo toponomastico. Questo tipo di modello è
tipico delle marine, cioè di tutti quei centri che si sono venuti a formare quando la popolazione
hanno abbandonato le aree urbane e si sono collocate lungo la costa, conservando un legame col
sito originario nel nome.

Ci può anche non essere fedeltà nel nome.

REGIONE URBANA: centri urbani molto popolati e dotati di svariate funzioni. Possono costituire
una trama urbana talmente caratterizzante da dar luogo ad una regione. Es: insieme di città
animate da attività del terziario e quaternario.

La città nel suo divenire segue una serie di fasi nelle quali la città si sviluppa:

TEORIA DI BURGESS, 1995 ( teoria delle zone concentriche)

Ha applicato questa teoria alla città di Chicago: secondo le diverse funzioni presenti all’interno
della trama urbana la città, secondo Burgess, ha avuto una composizione differente dei suoi
edifici.

Tale teoria è conosciuta anche col nome di CBD ( condominio di centro degli affari; central
business district).

Cosa c’è all’interno di questo cuore pulsante della città di Chicago?

• Ci sono banche, uffici, edifici del governo.

• Subito a ridosso della CBD, c’è la INWER CITY( area interna della città, nella quale
c’erano vecchi edifici, piccole industrie manifatturiere).

• Una cintura industriale destinata ad accogliere le classi operaie.

• Aree residenziali periferiche per i ceti agiati

• Abitazioni di lusso, immersi nel verde.

Altre teorie sono quelle di:

• Hoyt (1939)

• Harris e Ullman (1945)

• Dickinson (1951

24/04 –Lez. 16

GEOGRAFIA URBANA PT. 2

Negli ultimi due-tre secoli la città ha subito delle velocissime evoluzioni dovute alla scelta della
popolazione urbana di insediarsi in determinate zone della città. È stato analizzato il Ciclo di
vita della città dal gruppo C.U.R.B di Vienna nel 1982. La città viene suddivisa in core e ring.

CORE: centro, cuore.

RING: zone periferiche da “ring”= anello.


Londra è la città che meglio si presta a questo tipo di studio perché ha attraversato tutte le fasi
del ciclo di vita della città, che sono:

• Urbanizzazione: ci si localizza nel core, unica parte inizialmente esistente della città.

• Suburbanizzazione: la città sta crescendo. Il core si satura e la popolazione è costretta a


stabilirsi nel ring.

• Disurbanizzazione ( o deurbanizzazione): non c’è più posto, così la città perde


popolazione.

• Riurbanizzazione: sembra essere questa la fase conclusiva. È molto diversa dalla


urbanizzazione. Alcune città, infatti, dopo aver attraversato la terza fase, vengono
ripopolate. La popolazione torna nel core, ma solo le categorie professionali. Il centro
della città, infatti, è diventato molto caro e può essere occupato solo da coloro che
lavorano nel settore terziario o nel settore terziario avanzato.

A Londra, per esempio, si è parlato di “Gentryfication” perché il core è stato ripopolato solo
dalla gentry, la borghesia cittadina londinese. Londra è stata definita anche dead heart perché
attiva solo nelle ore diurne.

C’è una differenza tra le città europee e quelle del resto del mondo. In Europa c’è la tendenza
ad abitare in centro perché esso offre servizi migliori. Ciò non accade nelle città americane. La
downtown, il cuore della città, è attiva solo nelle ore diurne, ma la popolazione preferisce
abitare in periferia.

Il concetto geografico che meglio esprime il livello massimo di evoluzione delle città è la rete
urbana.

RETE URBANA: organizzazione funzionale di città. Non si fa riferimento ad una sola città quando
si parla di rete urbana, ma ad un insieme di città che si legano tra loro esplicando delle funzioni
e scambiandole tra loro.

Le reti urbane possono essere:

• A gerarchia determinata: determinata dal livello di servizi ( Teoria di Christaller)

• Policentrica: formata da più centri più o meno dello stesso livello che vanno a formare
una rete urbana concentrica. In Italia si trova questo tipo di rete, frutto di retaggio
storico. Le città italiane, eredità dei comuni e delle signorie, sono città
“medie” ( nessuna prevale sull’altra).

• Monocentrica: Nel sud Italia la situazione è un po’ diversa perché il Regno aveva caricato
di importanza solo due città: Napoli e Palermo. La rete monocentrica, infatti, vede un
grande squilibrio demografico e funzionale tra le città. Negli anni ’70 del ‘900 però si è
avuto un riequilibrio.

Ci è possibile stabilire la natura della rete urbana grazie alla Rank Size Rule (Regola rango
dimensione), ideata da Zipf nel 1949.

RANK SIZE RULE: In un elenco di città ordinate in maniera demograficamente decrescente, la


prima città ( detta primate) è quella che ha il maggior numero di abitanti e di funzioni, la
seconda ha la metà degli abitanti e delle funzioni della prima, la terza un terzo della prima e
così via.
Nella realtà non è possibile che si verifichi una condizione così schematica, ma quanto più la
rete urbana si avvicina a questo modello, tanto più essa è in equilibrio.

RURURBANIZZAZIONE: urbanizzazione delle aree di campagna. La città esercita un’influenza


molto forte sulla campagna. Chi non riesce a stabilirsi in città lo fa nelle aree agricole, che
cominciano a diventare dei veri e propri quartieri residenziali. Dal punto di vista funzionale essi
dipendono totalmente dalla città.

ORGANIZZAZIONE POLITICA DEL TERRITORIO:

• Famiglia: forma più semplice di aggregazione sociale. Si divide in: patriarcale e nucleare.
La prima si lega alla società contadina ( braccia= forza lavoro). Con l’affrancamento dalla
terra, la famiglia è diventata nucleare ( meccanizzazione del lavoro).

• Clan: forma di aggregazione sociale territorialmente più incisiva. Le famiglie, per imporsi
sul territorio, hanno formato dei clan. Il clan è un insieme di famiglie legate da una
discendenza comune.

• Tribù: famiglie, non legate da una discendenza comune, ma da forti motivi di coesione
sociale, che vivono sullo stesso territorio, condividono la lingua e la cultura.

• Etnia: comunità cementata dalla coscienza di formare un’unità originale distinta dagli
altri gruppi.

• Nazione: popolo aggregato intorno alla volontà di essere o divenire un soggetto politico
autonomo, artefice della propria storia. È diverso dal concetto di “stato”. Ha a che
vedere con il sentimento di nazione.

• Stato: il territorio diventa elemento costituente di questo concetto. È necessaria una


base geografica perché si possa parlare di Stato. Allo stesso modo è fondamentale la
popolazione, legata e regolata dall’ordinamento giuridico. Esso è formato da: territorio
( frutto di vicende storiche), posizione ( dettata da latitudine, altitudine, distanza dal
mare), confini.

CONFINI:. Possono essere: naturali, astronomici e geometrici ( costruiti a tavolino). Determinano


la natura degli Stati, che possono essere:

• Insulari

• Interni

• Marittimi

Fondamentale di uno Stato è la capitale. Essa può essere:

• Centrale: situata al centro dello Stato. Es: Madrid.

• Eccentrica: è esageratamente sviluppata e nota rispetto alle altre città. Es: Vienna.

• Periferica: Si trova al margine dello Stato. Es: Buenos Aires.

• Naturale: per conformazione fisica il sito scelto può aver favorito la scelta della capitale.
Es: Parigi. Essa è situata in un’area pianeggiante e ricca di fiumi.

• Creata: è tipica di quando avviene uno spostamento della capitale da un luogo all’altro.

In una città non può mancare la rete di comunicazione che deve essere capillare.
È possibile classificare storicamente gli Stati in:

• Feudali: sovranità frammentata in una gerarchia garantita da legami di fedeltà.

• Nazionali: caratterizzati dal sentimento di appartenenza.

• Imperialisti: esercitano dominio politico o economico su popolazioni costrette ad


accettarlo.

È possibile classificare politicamente gli Stati in:

• Unitari: forte coesione, nucleo centrale che organizza il potere, democratici.

• Federali: aggregazione di Stati indipendenti che volontariamente delegano parte dei


poteri ad una sovrà-entità.

• Regionali ( Italia): con governo unitario ma in cui si godono autonomie regionali a statuto
speciale.

Lo Stato è diviso in unità amministrative ( e funzionali) perché possa essere controllato meglio.

In Italia: Comuni, Province, Regioni, Comunità montane, aree metropolitane.

In Germania: Comuni, Circondari rurali ed urbani, Distretti governativi, Lander.

Negli USA: Comuni ( city, town, village), Contee, Stati.

ORGANISMI SOVRANAZIONALI

Esistono degli enti sovranazionali che tengono insieme i rapporti creatisi tra gli Stati:

• Società delle Nazioni (1919-1946): fu la prima organizzazione intergovernativa, ebbe lo


scopo di accrescere il benessere e la qualità di vita degli individui, e di prevenire le
guerre attraverso l’attività diplomatica ed il controllo degli armamenti. Non resse allo
sconvolgimento prodotto dalle dittature che portarono alla Seconda guerra mondiale.

• ONU (Organizzazioni nazioni unite): fondata nel 1945, è la più estesa organizzazione
intergovernativa. Vi aderiscono, infatti, 193 Stati su 204. L’intento è di favorire la
risoluzione pacifica delle controversie internazionali, mantenere la pace e promuovere il
rispetto dei diritti umani.

• FAO ( Food and Agricolture Organization): fondata nel 1945. È un’agenzia specializzata
dell’ONU che promuove le politiche produttive nel settore agricolo, che lotta contro la
malnutrizione, migliora la vita delle popolazioni rurali, lavora per la crescita economica
mondiale.

• UNICEF (United Nations Children’s Fund): fondata nel 1946. È un’organizzazione


specializzata dell’ONU nata per aiutare I bambini vittime della Seconda guerra mondiale.
Oggi si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le madri di tutto il mondo,
soprattutto dei Paesi in via di sviluppo. È finanziata da contributi volontari di Paesi,
governi e privati.

• UNESCO ( United Nations Educational, Scientific, and Cultural Organization): fondata nel
1945, è un’agenzia specializzata dell’ONU che tutela il patrimonio cultural esistente,
promuove l’educazione, le scienze e la cultura, attraverso programmi scientifici
internazionali, di alfabetizzazione, formazione degli insegnanti, preservazione dei diritti
umani, conservazione del patrimonio culturale mondiale.

Tra le numerose unioni di Stati vi sono:

• Commonwealth: 54 stati membri, oggi indipendenti, ma che in passato furono colonie o


possedimenti dell’Impero britannico, hanno volontariamente costituito nel 1949 questa
organizzazione intergovernativa, oggi principalmente culturale.

• Benelux ( BElge- NEderland- LUXemburg): L’unione nacque nel 1944 con intenti doganali
ed economici, allo scopo di garantire la libera di colazione di persone, merci, capitali tra
i tre Paesi. Oggi indica genericamente la regione europea composta da Belgio, Paesi Bassi
e Lussemburgo.

• NATO ( North Atlantic Treaty Organization –Patto Atlantico): Nacque nel 1949 come
alleanza difensiva, in opposizione al blocco dei Paesi comunisti ( COMECON). Dalla caduta
del muro di Berlino ( 9 novembre 1989) garantisce collaborazione militare tra i paesi
aderenti.

• OCSE ( Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico): è


un’organizzazione internazionale di studi economici, per i Paesi membri, industrializzati,
con un sistema di governo democratico ed un’economia di mercato. Svolge un ruolo
consultivo per promuovere occasioni di confronto e di risoluzione di problemi comuni.

• OPEC ( Organization of the Ptroleum Exporting Countries): fondata nel 1960, comprende
oggi 12 paesi esportatori di petrolio che si sono associati per formare un cartello per
negoziare questioni inerenti a produzione, prezzo, concessione di petrolio.

• Lega Araba: fondata nel 1945: è un’organizzazione internazionale politica di Stati del
Nord Africa, del Corno d’Africa e del Medio Oriente, che, riconoscendo la sovranità
nazionale e l’indipendenza di ciascuno, promuove forme di collaborazione economica e
culturale tra i paesi aderenti.

• Unione europea: nata nel 1993, come evoluzione della CEE, è un partenariato economico
e politico tra 28 Paesi del continente europeo che ha esteso le proprie competenze a
molti settori ( politica agricola comunitaria, industria, trasporti, politiche ambientali,
politiche di coesione).

8/05 –Lez. 19

TURISMO E GEOGRAFIA

I primi studiosi ad occuparsi sistematicamente del turismo furono economisti e sociologi. Gli
economisti cominciarono a rilevare tutte le ricadute economiche in termini di guadagno che il
turismo andava a creare nel momento in cui era un’attività portata avanti in una determinata
area geografica. I sociologi erano interessati alle relazioni che venivano a stabilirsi tra il turista
e l’insider ( l’abitante dell’area in cui si faceva turismo).

A partire dalle seconda metà del ‘900 il turismo è diventato oggetto di studio anche della
geografia.
Il geografo Umberto Toschi ( 1947) elaborò alcune considerazioni relative ai risvolti umani
( ordine antropico) e alle ricadute ambientali ( ordine fisico- naturale) derivanti al territorio dal
turismo. Inoltre egli introdusse la distinzione tra:

• Regioni di arrivo ( incoming): sono regioni di turismo passivo, accolgono i turisti.

• Regioni di partenza (outgoing): sono caratterizzate dalla presenza di persone che fanno
turismo attivo perché si spostano.

Il turismo si può annoverare tra i movimenti migratori. Il fenomeno turistico è uno spostamento
temporaneo ma che, per periodicità e ricorrenza, acquisisce i caratteri dello spostamento
permanente. Perciò necessita di strutture materiali nei luoghi che coinvolge, e influenza il
comportamento degli individui, siano essi propositori/ erogatori o fruitori del servizio.

Corna Pellegrini (1968) definisce la regione turistica ( da intendere alla maniera di Vidal de la
Blache) : è un lembo di territorio in grado di attrarre flussi cosmopoliti di individui, costanti o
periodici, che vi spendono il proprio tempo libero e i propri redditi percepiti altrove; perciò
l’entità e la tipologia dei consumi, l’organizzazione dei servizi risultano qualitativamente
differenti e quantitativamente superiori a quanto richiederebbe la popolazione locale.

Su questa idea di Pellegrini si è formulata tutta l’idea che mette in comunicazione il tema del
turismo con la geografia. In questa definizione, infatti, sono enunciati tutti gli aspetti del
fenomeno turistico che interessano alla geografia:

• La presenza di elementi fisici e/o antropici di attrazione.

• La caratterizzazione del fenomeno turistico dettato dalle scelte di chi si sposta ( il


turismo è legato alla percezione).

• Il flusso di denaro che genera.

• Il suo sviluppo nelle attività economiche.

Secondo Domenico Ruocco ( 1976), geografo napoletano, la geografia considera il turismo come
espressione e misura della capacità degli uomini di organizzare lo spazio, per metterlo meglio al
suo servizio rispettando la natura degli elementi essenziali, lo considera come fattore di sviluppo
regionale e, pertanto, esamina i nodi e le regioni turistiche per valutarne il grado di maturità e
le loro prospettive.

Da questa idea sorge la distinzione tra regione turistica e luogo.

LUOGO: Contesto simbolico che gli individui elaborano per agire nel mondo. È un concetto
soggettivo e complesso. È legato alla percezione dell’individuo.

REGIONE TURISTICA: mutevole nel tempo e dai confini labili, è pur sempre definibile
territorialmente. È un concetto oggettivo ed univoco.

Non è la regione turistica a determinare il flusso di turisti, ma è il luogo, l’attaccamento ed il


sentimento nei suoi confronti da parte di un individuo.

Gioca, dunque, un ruolo importante la percezione: la stessa porzione di territorio può essere
sentita da ciascun individuo in modi diversi ed in tempi diversi. La percezione può trasformare
una località in luogo turistico, ovvero meritevole di essere visitata. Così ragionando, non esiste
parte della Terra che non sia interessata dal turismo e non esiste un individuo che non sia
turista. Anche il posto peggiore della Terra, se ben percepito, può diventare meta turistica.

Diviene fondamentale la PERCEZIONE dei luoghi che:

• Trasforma il luogo in luogo turistico.

• Varia nel tempo.

• Forma un’immagine che può arrivare a modificare il territorio.

La geografia si pone verso il turismo secondo un approccio critico. Senza dimenticare il dato
territoriale, essa lo reinterpreta come rete di persone, luoghi, gusti, atteggiamenti,
comportamenti. Non esiste più una netta distinzione tra regioni di incoming e di outgoing, così
come pure il turista non è più un oggetto ( destinatario di un’offerta), ma un soggetto
( determina l’offerta con la sua domanda).

TURISMO E GEOGRAFIA UMANA

Chi è il turista?

Nella traduzione italiana, dall’inglese tourist, il termine “turista” fu reso per la prima volta nel
1877 con “elegante giramondo”.

L’ONU definisce il turista come “una persona che viaggia per divertimento, ragioni familiari,
salute, riunioni, affari, studio e che soggiorna per un periodo minimo di 24h in una regione o in
una nazione diversa da quella in cui risiede normalmente”.

Esistono diverse categorie di VIAGGIATORI:

• Turista

• Escursionista ( colui che va e viene in una giornata)

• Migrante

• Profugo

Da un punto di vista prettamente socio-economico, il turista è un consumatore, cittadino delle


società capitalistiche in cui si accumula capitale economico, sociale, culturale, che viaggia per
soddisfare la propria esigenza di evasione, scegliendo la meta che non è, ma si presenta ai suoi
occhi più persuasiva, al punto tale da convincerlo che è proprio in quella località che la sua
esigenza può essere soddisfatta.

Che differenza c’è tra turista maschio e turista femmina?

C’è una distinzione di genere. In passato l’attività odeporica ( dal greco: hodoiporìa, viaggio)
era pratica prettamente maschile, pochissime erano le donne. Quando poi anche queste hanno
cominciato a viaggiare, l’identità maschile si è legata ai viaggi avventurosi e quella femminile ai
soggiorni rilassanti. Quando a viaggiare, infine, negli anni ’60, fu la famiglia, ogni membro ha
cominciato a rivestire un proprio ruolo.

Attualmente differenze di genere si notano anche nei ruoli professionali legati al turismo:
spesso, maschi lo chef o il direttore di albergo; femmine la cameriera ai piani o la segretaria.
Che differenza c’è tra turismo d’elite e turismo di massa?

La stessa che intercorre tra viaggiatore e turista: i primi attribuiscono grande valore al viaggio e
lasciano ai secondi l’esperienza degli aspetti più scomodi dell’attività odeporica.

Plog (1973) ha teorizzato la differenza tra i turisti allocentrici ed i turisti psicocentrici.

ALLOCENTRICI: intraprendenti, avventurosi, flessibili.

PSICOCENTRICI: abitudinari, amanti di comodità e certezze.

Il dèpaysement ( spaesamento), vissuto dal turista che si trova a contatto con un ambiente che
non gli è consueto, gli offre grandi opportunità di crescita e maturazione. Il viaggio non serve
solo ad ampliare le proprie conoscenze del mondo, ma anche quella di se stessi. Il dialogo tra
persone di provenienza diversa aiuta a prendere coscienza del fatto che la propria cultura non
sia l’unica, né tanto meno la migliore, ma solo altra e di pari dignità.

Le diverse motivazioni danno origine ai differenti tipi di turismo:

1. Naturalistico

2. Etnologico

3. Balneare

4. Rurale

5. Religioso

6. Terapeutico

7. Culturale

8. Virtuale

9. Della memoria

10.Dark tourism

11.Enogastronomico

12.Sportivo

13.Sociale

14.Esperienziale

1.TURISMO NATURALISTICO

Ispirato ai principi di sintonia con l’ambiente naturale, di ricerca di uno stato naturale
( concetto tipicamente Romantico), di wilderness (selvaggio), continua a perseguire il mito
dell’integrità dei luoghi. Si basa su un falso storico perché ambienti completamente integri,
scevri dall’intervento dell’uomo, fondamentalmente non esistono più.

2.TURISMO ETNOLOGICO
Ricerca il contatto con le culture pure, autentiche, indigene, non intaccate da condizionamenti
esterni.

Ma cos’è una cultura autentica? Una cultura com’era prima dell’avvento del turismo? Prima della
scoperta ad opera degli Europei? Prima dell’industrializzazione, della terziarizzazione? È una
questione aperta, una presa in giro ai danni del turista stesso, che viaggia sempre più verso lo
stereotipo.

Dal momento che ormai l’autenticità è uno stereotipo più che una realtà, si genera il fenomeno
della museificazione delle culture, che l’industria della comunicazione alimenta costruendo
simulacri, immagini posticce che in realtà non esistono più, ma che soddisfano i desideri
dell’utenza.

3.TURISMO BALNEARE

La sua pratica è mutata nel tempo: a far da linea spartiacque la Seconda Guerra Mondiale
( l’Italia dopo la guerra era diventato, da paese agricolo, paese industrializzato).

PRIMA: l’abbronzatura era plebea ( associata a quella dei contadini) o sinonimo di


cagionevolezza.

DOPO: il turismo al mare è simbolo di prosperità.

La vacanza estiva al mare è quella caratterizzata dalle sei S.

Caratteristiche naturali:

• SEA

• SUN

• SAND

Sinonimi di evasione:

• SPIRIT (alcool)

• SEX

Apportatore di benessere:

• SPORT

4.TURISMO RURALE

La sua pratica ha conosciuto molte forme: dall’otium ( si allontanavano dalle città per poter
rilassarsi in ambienti rurali) dei patrizi romani all’agriturismo.

L’agriturismo ( L. 730 del 5 dicembre 1985) nacque in ambito agricolo non a favore del turismo :
per far fronte alla crisi del mondo rurale imposto dalla terziarizzazione dell’economia il governo
offrì la possibilità alle aziende agricole di esercitare attività turistiche complementari. In realtà,
questo che nasceva come alternativa divenne pratica turistica di massa.

5.TURISMO RELIGIOSO
È comune a tutte le fedi, le ideologie, le filosofie ed interessa città sante, tombe, santuari,
vette, sorgenti, fiumi, tutti considerati come “luoghi di spirito”.

Attraversa luoghi permeati da un fortissimo valore simbolico e, dunque, da un grande significato


identitario. Trova la sua massima espressione nell’esercizio del pellegrinaggio: in Terra Santa, in
luoghi della cristianità, nei centri che ripropongono la Via Crucis.

6.TURISMO VIRTUALE

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione è tale che consente oggi agli individui di visitare luoghi
senza spostarsi, talvolta rendendo possibile la visione di siti, di interni, di monumenti, di cui ad
occhio nudo non sarebbe possibile cogliere il dettaglio o che addirittura sarebbero inavvicinabili
per motivi di sicurezza conservativa.

In tal caso, sarebbe più corretto parlare di flaneur ( termine utilizzato da Baudelaire: indica
colui che passeggia, guarda in maniera disinvolta ammirando ciò che ha intorno) che di turista.

7.TURISMO TERAPEUTICO

In passato era in uso l’espressione “Passare le acque” per indicare una pratica salutistica che ha
costituito a lungo una moda, tanto che molte località a fatica rinunciano alla propria definizione
di “soggiorno, cura e turismo.”

Si è passati da un turismo terapeutico legato alle cure mediche a quello legato al pacchetto
benessere.

8.TURISMO CULTURALE

Esiste davvero? L’incontro con una cultura diversa dalla propria dovrebbe essere implicito in ogni
viaggio. Ultimamente, ricorre una sorta di infatuazione per il turismo culturale motivata dalla
reticenza di molti ad ammettere che il viaggio sia fine a se stesso.

Il turismo congressuale e i viaggi di istruzione, per esempio, celano spesso dell’altro, oltre alla
motivazione di fondo, legata alla cultura, che li origina.

9.TURISMO DELLA MEMORIA

Con esso, il viaggiatore prova a tornare indietro nel tempo per “assistere” ad un evento del
passato, importante per tanti motivi.

Il desiderio di autenticità, tipicamente post-moderno, ha enfatizzato questa pratica che, di


norma, trae ispirazione da un’idealizzazione dei tempi andati. Da qui, la nascita di parchi a
tema che si fondano su ricostruzioni. Il rischio è che tali ricostruzioni, spesso assai artificiali, e a
senso unico, alimentino la circolazione di stereotipi, che sono duri da cancellare, anche perché
alimentati dall’industria di promozione turistica che li sfrutta a proprio uso e consumo.

Es: in Francia ci sono molti eventi che ripropongono celebri battaglie.

Gli STEREOTIPI sono:

• Senza spazi

• Senza tempo

• Sempre più arretrati

10.DARK TOURISM
Si fonda sulla visita a luoghi e siti che sono stati teatri di morte di personaggi noti al vasto
pubblico. Ha un carattere evidentemente morboso e voyeuristico.

Non è sinonimo di “turismo povero”, ma essenziale, equo.

11. TURISMO ENOGASTRONOMICO

Il cibo è una forma di espressione della cultura di un popolo. La sua degustazione, che è prassi
antica, è oggi tanto più diffusa quanto più gli individui avvertono la sensazione che tutto si stia
globalizzando. Nel timore che anche il gusto venga appiattito dall’omologazione, l’individuo
ricerca specificità locali ( è nato un nuovo tipo di turista: gastronauta o foodrotter). Anche qui,
ovviamente, ricorrono molti stereotipi.

ENVIRONMENTAL BUBBLE: fenomeno per il quale si ritrovano altrove tutte le espressioni del
proprio Paese ( cibo, lingua, musica, giornali).

12. TURISMO SPORTIVO

13.TURISMO SOCIALE o AGEVOLATO

Gli Strati della popolazione aventi reddito modesto sono coinvolti dalla prassi turistica grazie
all’ausilio proveniente da provvedimenti sociali o soggetti organizzatori ( sindacati, imprenditori
illuminati, sacerdoti, associazioni culturali, giovanili, degli anziani, etc.).

14.TURISMO ESPERIENZIALE

Si basa sulla ricerca di esperienze alternative che, lontane dalla quotidianità, costituiscono
un’occasione di evasione. L’industria del turismo si è adeguata ai nuovi bisogni, tanto da
ammantare di nuova emotività le diverse località, a cui si legano esperienze che vanno da quelle
accettabili dal punto di vista etico ( come quelle legate allo sport) ad altre al limite della
legalità e della moralità ( gioco d’azzardo, accessibilità agli stupefacenti, turismo sessuale,
mete pericolose).

TURISMO E GEOGRAFIA POLITICA

C’è una differenza tra le geografia politica e la geopolitica.

GEOGRAFIA POLITICA: è la branca della geografia che studiando il governo del rapporto tra
territorio e popolazione ne evidenzia i caratteri, le motivazioni dell’agire, le conseguenze che
determinano la formazione di una nuova organizzazione dello spazio.

GEOPOLITICA: è lo studio dello Stato considerato come organismo geografico, così come si
manifesta nello spazio. In conseguenza, lo spazio si distingue in nostro e loro, e i popoli in noi e
gli altri.

Quando si parla di “governo” non si fa riferimento soltanto al potere costituito ( centrale,


regionale, locale) ma anche a tutti quei soggetti di governance che dirigono, orientano e
controllano l’opinione pubblica e quindi agiscono sul potere costituito ( partiti politici, sindacati,
gruppi di opinione, organizzazioni non governative, Chiesa).

Quando si studia il turismo, ed il suo impatto sull’ambiente, è importante non trascurare il


contesto politico di riferimento, ovvero quello in cui il fenomeno turistico si manifesta e si
evolve.
L’intervento dell’autorità politica si esprime in materia di turismo sotto forma di azioni di
coordinamento, pianificazione, regolamentazione, partecipazione diretta, stimolazione
dell’iniziativa privata.

La geopolitica influenza notevolmente i flussi turistici, sia nelle origini che nelle destinazioni.
Sono fattori che condizionano il turismo:

• Il sistema politico ed economico adottato da un Paese ( es: crollo del muro di Berlino).

• Guerre e terrorismo ( es: USA dopo l’11 settembre 2001)

• Alleanze e/o tensioni tra Paesi diversi ( es: relazioni tra madrepatria e colonie)

• Scelte politico-amministrative di un Paese (es: insediamento di aree militari, divieto del


gioco d’azzardo).

• Cambio valuta favorevole.

Infine, si tende a marcare il possesso dei luoghi turistici da parte del potere costituito,
soprattutto quanto più internazionale è la provenienza dei turisti.

SISTEMI TURISTICI LOCALI

Per adeguarsi ai nuovi mutamenti socio-economici ed assecondare il vivace dibattito sulla


distribuzione delle funzioni tra Stato e Regioni, nel 2001, con la Legge quadro n.135, sono stati
istituiti i “ Sistemi Turistici Locali”.

Cos’è un sistema locale?

È un’entità dinamica, un processo in divenire che, se ingabbiato entro confini rigidi, solitamente
collassa. È un meccanismo in cui funzionano i rapporti caratterizzati da prossimità fisica, in
termini di relazione face-to-face, reciprocità, fiducia. È una formazione che sortisce i migliori
risultati con approcci dal basso ( bottom-up) piuttosto che imposti dall’alto ( top-down)

Sono contesti turistici omogenei o integrati, comprendenti ambiti territoriali, appartenenti


anche a Regioni diverse, caratterizzati dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali,
attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locali.

Tre gli elementi essenziali:

• Territorio

• Comunità locale

• Progetto di sviluppo

L’obiettivo principale è la realizzazione dei progetti, mentre la promozione dell’offerta turistica


e la commercializzazione del prodotto sono attività complementari.

10/05 –Lez. 20

TURISMO E GEOGRAFIA ECONOMICA


La geografia del turismo si occupa:

• Del comportamento economico della popolazione;

• Della distribuzione delle merci;

• Della distribuzione e della circolazione di capitali;

• Dei flussi migratori legati al turismo;

• Dell’accessibilità ai luoghi turistici;

• Del turismo in tempo di crisi, delle sue ricadute economiche e sociali.

Da un punto di vista economico il turismo è caratterizzato da:

1. Domanda

2. Offerta

3. Mercato

Tutte le attività economiche si basano su un dialogo tra domanda e offerta.

1.DOMANDA

La domanda turistica si misura rispetto ad arrivi e partenze.

ARRIVI: vengono misurati attraverso registri delle strutture ricettive (Es: alberghi).

PRESENZE (pernottamenti): possono essere misurate solo al momento della partenza.

Il rapporto tra arrivi e partenze determina il tempo medio di permanenza (TMP), uno dei tanti
indicatori di cui tener conto.

È importante considerare anche gli escursionisti (non pernottano. Partono la mattina e tornano
la sera) ed il sommerso( non dichiarato fiscalmente, in nero).

La domanda turistica è condizionata da:

• Mode

• Sicurezza

• Livello culturale

• Tempo libero

• Cambio di valuta

• Capacità di movimento

• Reddito

2.OFFERTA
L’offerta turistica si misura rispetto a:

• Attrezzature ricettive ( per il pernottamento);

• Attrezzature pararicettive ( per la ristorazione);

• Attrezzature complementari ( per divertimento, sport, relax, cura, cultura);

• Seconde case, alberghi sostenibili e *alberghi diffusi;

• Qualità della manodopera;

• Accessibilità dalle altre regioni;

• Attività promozionale e pubblicitaria.

*Gli alberghi diffusi sono un’idea nata in Italia. Essi non hanno la struttura propria di un albergo,
ma il cliente è accolto in edifici storici ristrutturati. Si chiama diffuso perché l’albergo si
espande su vari edifici storici, è decentrato.

C’è una serie di indicatori per la domanda e offerta turistica.

Nel corso del tempo il turismo è cambiato e così anche il dialogo tra domanda e offerta.

In passato la DOMANDA, la voglia da parte dell’utenza di praticare il turismo, era assolutamente


circoscritta a determinati periodi dell’anno ( caratterizzato da una fortissima stagionalità).
Inoltre la domanda era caratterizzata da un’elasticità differente da quella di oggi. Se in passato
c’era qualche spesa in più da sostenere, la prima ad essere sacrificata era quella destinata al
turismo. Oggi è difficile che si sacrifichi il denaro da destinare al turismo.

Anche l’OFFERTA si è evoluta. Oggi è possibile trovare alberghi aperti tutto l’anno, fatta
eccezione per pochissime settimane all’anno. Ciò avviene perché le aziende turistiche sono
diventate vere e proprie aziende professionalizzate. In passato, invece, l’offerta era a latere, a
gestione familiare.. La pratica turistica viene esercitata con molta più frequenza rispetto al
passato.

3.MERCATO

Uno dei principali flussi che il turismo anima, oltre quello di persone, è quello di merci. Quando
una regione turistica compila ordini di merci dà vita ad un approvvigionamento di merci
completamente diverso rispetto all’ordine che farebbe se non ci fossero i turisti. Molto spesso il
turista esige di trovare un prodotto locale, tipico nell’area in cui si reca, che magari dalla
comunità che lì ci abita non viene proprio consumato.

• Approvvigionamento di prodotti locali.

• Prodotti acquistati dai turisti ( non i souvenirs, ma prodotti ordinari):

Butler (1991) distingue:

• Tourism shopping: riguarda gli acquisti che i turisti fanno durante il loro viaggio.

• Shopping tourism: viaggio organizzato per andare a fare shopping. Esso diviene la
finalità principale.
Essendoci una domanda, l’offerta si è adeguata tanto che Rabbiosi (2013) ha analizzato lo
shopping tourism. Per rispondere a questa esigenza sono sorti gli outlet.

OUTLET: esperienza deterritorializzata, priva del contatto con il territorio. Si era pensato,
infatti, che l’outlet potesse essere uno specchietto per le allodole per turisti. Esso li avrebbe
attirati, ma così non è stato.

Un altro flusso determinato dal turismo è relativo alle transazioni finanziarie, dovute al fatto
che i turisti spendono in luogo il denaro percepito altrove.

Si distinguono tre forme di transazione:

• Nel turismo in uscita: introiti finanziari che il cittadino apporta altrove.

• Nel turismo in entrata: introiti finanziari apportati dai turisti.

• Nel turismo domestico:introiti finanziari apportati alla propria area.

Altre ricadute del turismo si registrano su:

• I flussi migratori: è un fenomeno che si è registrato soprattutto nelle aree interne,


montane. Es: quando l’Italia si è terziarizzata, allontanandosi dai campi, le aree interne
si sono spopolate salvo che in queste aree non si siano sviluppati discorsi di ordine
turistico. Ciò ha fatto sì che il flusso migratorio si sia fermato.

• La distribuzione della popolazione nei settori delle attività: parte della popolazione si
va ad interessare dell’attività turistica.

• La formazione tecnica e professionale degli operatori turistici: in passato erano gli


istituti alberghieri a formare queste figure professionali. Oggi, con l’alta specializzazione
del turismo, seguono anche corsi di formazione professionali, master, ecc.

Chi mette in piedi un’attività turistica deve fare attenzione alle sei P:

• Prodotto

• Prezzo

• Punto vendita

• Potere politico

• Pubblicità

• Pubbliche relazioni

Un elemento che influenza molto il turismo è la distanza, concetto sostituito oggi da quello
dell’accessibilità ( una località diventa più o meno accessibile in base al costo, alla facilità con
cui la si può raggiungere).

La DISTANZA può essere misurata:

• In termini di misura lineare: in km.

• In termini di tempo (spazio/ tempo): in ore.

• In termini di costi ( spazio/costo): in denaro.


L’ACCESSIBILITA’ può essere misurata in base alla percezione:

• In termini di disagio

• In termini di pericolo

• In termini di cultura

TURISMO E GEOGRAFIA AMBIENTALE

L’influenza del determinismo è ben evidente nei diari e resoconti di viaggio: in essi, molto
spesso, il viaggiatore, prototipo ideale di geografo, è addirittura investito di una missione
civilizzatrice dei popoli indigeni.

L’influenza del possibilismo si legge negli esempi che i geografi forniscono di insediamenti
turistici, che modificano il paesaggio originario della regione di incoming a immagine della
regione di outgoing, si modellano sulla domanda che il turista fa della regione stessa.
L’esasperazione di questo discorso ha portato poi all’environmental bubble e all’urbanizzazione
delle aree turistiche.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, grande diffusione del turismo di massa accompagnato dal
boom edilizio delle rive del mare all’alta montagna.

Con il Rapporto Brundtland del 1987 viene definito il concetto di sostenibilità e, con esso,
quello del relativo turismo che deve essere ecologicamente sostenibile nel lungo periodo,
economicamente conveniente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali ( Carta di
Lanzarote, 1995, art.1).

La tutela è duplice: è rivolta sia alla salvaguardia dell’ambiente che al rispetto delle comunità
locali. In tal caso, l’umanità può dar prova di responsabilità, impegnandosi a migliorare le
proprie sorti e quelle del Pianeta.

Si è dato vita ad un turismo fondato sull’ETICA: di recente si è affermato il nuovo ceto turistico
che, ispirato dalla ricerca delle tre L ( landscape, leisure, learning), ricerca paesaggi autentici,
esperienze dall’alto profilo culturale, benessere polisensoriale. Sono nuovi turisti, i viaggiatori,
che:

1. Possiedono un livello di istruzione elevato, dunque, sono più sensibili a certe tematiche;

2. Hanno notevoli disponibilità economiche;

3. Possiedono coscienza ecologica che detta loro un comportamento etico e responsabile:

4. Vivono una vita iperattiva e pregna di responsabilità nella quale non c’è posto per una
vacanza di relax, ma ce n’è per una improntata ai principi etici;

5. Praticando un turismo etico sentono di distinguersi dalla massa e questa condizione


soddisfa la percezione di viaggiatori che hanno di loro stessi. Praticando un turismo etico
sentono di distinguersi dalla massa e questa condizione soddisfa la percezione di
viaggiatori che hanno di loro stessi.
Questo discorso ha dato vita a diverse forme di turismo:

• Ecoturismo

• Etico

• Consapevole

• Responsabile

• Solidale

• Ecologico

• Ambientale

• Equo

• Comunitario

• D’incontro

Quando si parla di turismo, per quanto esso possa essere sostenibile, si analizza il suo impatto
sull’ambiente.

SPAZIO VISITATO: l’impatto ambientale del fenomeno turistico non ha modificato profondamente
l’assetto originario.

SPAZIO ORGANIZZATO: coinvolge la volontà della comunità locale o degli imprenditori


proveniente dall’esterno di “costruire” uno spazio turistico, sfruttando non solo le risorse
naturali o culturali, ma anche quelle strutturali.

SPAZIO CONSUMATO: è la parte erosa, usurata, distrutta dalle strutture dell’insediamento


turistico ( impianti sportivi, di risalita, stabilimenti balneari). O anche la parte goduta, acquisita
o dove avviene il consumo.

L’IMPATTO DEL TURISMO SULLE REGIONI DI INCOMING ( arrivo)

Il turismo impatta fortemente sull’ambiente in termini di inquinamento, perdita dei terreni


agricoli e di pascoli, distruzione di flora e fauna, degradazione del paesaggio, effetti di conflitto
( tra popolazione e turisti) e di concorrenza ( tra turismo ed altre attività, come quella
agricola).

L’IMPATTO DEL TURISMO SULLE REGIONI DI TRANSITO

I nuovi nomadi imprimono tracce anche nelle regioni di passaggio, nelle aree di imbarco e
sbarco, come aeroporti porti, stazioni ferroviarie, linee ad alta velocità, autostrade.

Prima definiti non-luoghi ( dal sociologo Augé, 1992), ora loro stessi mete di turismo o
escursionismo di transito.

Il tempo di trasferimento non è più considerato tempo perso, ma rappresenta un’occasione per
riposare, socializzare o anche, se legato ad un particolare mezzo di trasporto, un modo per
rivivere esperienze di un mondo passato. Un'altra tipologia di turismo è legata alla lentezza dello
spostamento: il tempo di trasferimento è il vero tempo di vacanza.

L’IMPATTO DEL TURISMO SULLE REGIONI DI OUTGOING ( partenza)

Qui non è possibile parlare di un vero e proprio impatto del turismo poiché il turista rientra a
casa senza che la propria assenza abbia modificato il territorio nel tempo in cui se n’è
allontanato. L’unica forma di ricaduta, eventualmente, è legata al fatto che il turista spenda
altrove il reddito percepito a casa e, quindi, veicoli un flusso di denaro dalla regione di partenza
a quella di arrivo.

Il verso cambiamento negli ultimi anni: non è più la vacanza ad essere concepita come un tempo
ricreativo per riposarsi, ma il lavoro ad essere pensato in funzione delle vacanze e del turismo.

TEORIE SUL CICLO DI VITA DELLA REGIONE TURISTICA:

• PLOG ( 1973): 5 fasi

• MIOSSEC (1976): 5 Fasi

• BUTLER (1980): 6 fasi

• COSTA ( 2005): 4 tipi di turismo.

INDICI DI MISURA DELL’IMPATTO AMBIENTALE:

• VIA ( Valutazione d’Impatto Ambientale)

• VAS ( Valutazione Ambientale Strategica)

• CARRYNG CAPACITY ( Capacità di carico)

Generalmente l’impatto ambientale di un progetto veniva stimato a posteriori. La VIA e la VAS,


invece, hanno il pregio di apportare delle modifiche al progetto a priori, prima che esso venga
realizzato.

STRUMENTI DI TUTELA AMBIENTALE E VALORIZZAZIONE TURISTICA

• Istituzione di parchi ed aree protette.

In origine erano 5:

1. Parco Gran Paradiso ( 1922)

2. Parco d’Abruzzo ( 1923)

3. Circeo ( 1934)

4. Stelvio ( 1935)

5. Calabria ( 1968)
Nel 1991, con la Legge Quadro sulle aree protette ne sono stati creati tantissimi.

• Politiche turistiche urbane: vengono realizzate perché possano costituire una riforma di
richiamo per tutte le aree che si trovano nell’intorno. Es: “Il vaso di miele”, EXPO milano
2015.

• Restrizioni degli ingressi per motivazioni scientifiche: un’affluenza eccessiva può


danneggiare la qualità di certi luoghi.

• Introduzione dell’ingresso a pagamento : questo ha creato molto malumore. Inoltre c’è


il rischio di commercializzazione della cultura.

• Formazione dei turisti: se il turista è ben formato ed informato ovviamente sa meglio


come comportarsi.

• Parchi letterari: tutelano i luoghi che sono stati d’ispirazione per i grandi autori della
letteratura italiana. Riconoscono importanza alle impronte immateriali che l’umanità ha
tracciato.

• Ecomusei: hanno le finalità di conoscere la storia, la cultura, le tradizioni; salvaguardare


le espressioni della cultura materiale, la memoria collettiva, la storia facendola rivivere;
valorizzare il patrimonio locale contribuendo alla promozione dello sviluppo socio-
economico ed al rafforzamento dell’identità territoriale

• I marchi di qualità: un esempio sono le “bandiere blu”; le bandiere arancioni; “Uno dei
borghi più belli d’Italia”; le “ certificazioni internazioni ed europee”.

Nell’impostazione di tutto quanto attiene al turismo, momento cruciale è rappresentato dalla


costruzione dell’immagine turistica:

• Toponomastica: I neotoponimi turistici devono essere evocativi. (Es: Costa smeralda).

• Manifesto, depliant: Devono fondarsi su icone-chiave, essere fortemente evocativi ed


attrattivi, originali, non visti. Sono tarati sul turista al quale si rivolgono.

• Cartografia: Più delle altre, la carta turistica deve essere facilmente consultabile, deve
essere chiara nell’interpretazione dei simboli che contiene e leggibile da tutti, oltre che
fornire informazioni di utilità pratica.

• Mass media: La televisione coi suoi documentari diffonde conoscenza. La rete, col suo
potere, legittima l’esistenza di una località turistica ( es: se il sito web non ci convince,
scartiamo l’opzione che ci propone).

• Cartolina: Nata nel 19869 è stata mezzo di propagazione per eccellenza dell’immagine
turistica di un luogo; soppiantata da cellulare, palmare, email, smartphone.

• Letteratura: I testi letterari da fonte oggettiva di sapere sono diventati per i geografi
testi soggettivi da verificare rispetto a valori, formazione culturale, interessi dell’autore
stesso.

• Guida turistica: è e resta lo strumento principe di diffusione del luogo turistico ( ovvero
meritevole di essere visitato) e di percezione di esso secondo le mode del momento.
Costituisce un’arma a doppio taglio: dà la possibilità al turista di documentarsi su quanto
vedere ma lo priva di leggerlo da sé. Appropriarsi del senso profondo di un luogo non è
cosa contenuta o descritta nella guida.
• VIP: le personalità di un tempo ( sovrani, aristocratici, letterati, poeti) e di oggi ( attori,
cantanti, sportivi, politici) esercitano potere attrattivo.