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So FOCARDI

I. MASSA 7
Ao UGUZZONI

Dipartime~to di Fisica
dell'Università di Bologna ·

FIS!(A g~Ei~E;,~\LE
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CASA EDITRICE AMBROSIANA

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--~ -· . ·- --·· - - - - - ---- · - - - - - --
Fisica generale, Onde: Copyright © 2007 e.E.A. Casa Editrice Ambrosiana
Fisica generale, Onde e ottica: Copyright© 2010 e.E.A. Casa Editrice Ambrosiana

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all'art. 71-ter della legge diritto d'autore.

Redazione: Natalia Nanni

Disegni, impaginazione e fotocomposizione: CompoMat s.a.s.-Configni (RI)

Prima edizione: gennaio 2007


. Seconda edizione: maggio 201 O .

Ristampa:.
4 3 2 o 2010 2011 2012 2013 2014

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via Redipuglia, 9- 20060 Gessate (Ml)
per conto della e.E.A. Casa Editrice Ambrosiana
via Gargano 21 - 20139 Milano
PREFAZIONE

La riforma degli studi universitari .avviata nel 2000, nota come 3+2, ha
comportato una nuova collocazione temporale e una diversa strutturazione
dei contenuti di molte discipline, determinando inoltre la distribuzione su
più moduli dei tradizionali corsi· annuali. Peraltro, nei diversi· Atenei la
situazione degli insegnamenti· di Fisica è anche piuttosto ·differenziata, sia
in termini della struttura che dei programmi di tali moduli.
In molti cors_i di studio si è verificata una riduzione del tempo complessivo
dedicato alla Fisica, che ha costretto i docenti che non hanno voluto abbassare
di troppo il livello del loro insegnamento a restringere il campo degli argomenti
trattati; ciò ha interessato, in particolare, lo studio dei fenomeni ondulatori,
nonostante la loro grande rilevanza, sia concettuale sia applicativa. Un segnale
di un'inversione di tendenza può essere visto nella recente revisione critica
della riforma e nelle prese di posizione di diverse autorità accademiche a
favore di una più approfondita preparazione nell'ambito della Fisica, sia
nelle lauree triennali che in quelle magistrali di varie facoltà scientifiche.
In quest0 quadro, il presente testo dedicato . alle Onde e all'ottica si
prefigge di:
• evidenziare gli aspetti fisici dei fenomeni ondulatori in meccanica; elettro-
magnetismo e ottica, con l'obiettivo di riportarne una trattazione unitaria 7
anche nei corsi di Fisica generale per Ingegneria;
• presentare anche l'ottica geometrica ·trattata come approssimazione di
quella ondulatoria; ·
o dare 1' opportunità di utilizzare, anche parzialmente, il materiale presentato
sia come integrazione dei corsi di Fisica di base, sia per corsi specifici
o più avanzati.
A tale scopo, e in coerenza con la linea che caratterizza i precedenti testi .
di Meccanica, Termodinamica, Elettromagnetismo, abbiamo adottato una
struttura a tre livelli, in modo che a una parte con un contenuto più generale,
e anche più elementare, facciano seguito due sezioni, una dedicata ai Com-
plementi, l'altra agli Approfondimenti. Questa struttura lascia al docente
7
una notevole autonomia di scelta, permettendogli anche dj privilegiare alcuni
VI Prefazione ISBN 978-88-08-0963-5
j-

aspetti più specialistici, se consoni alle finalità del suo insegnamento, col
sacrificio di argomenti di tipo più generale.
Dal punto di vista dello studente, i livelli della trattazione sono in realtà
quattro: in diverse occasioni, infatti, per alleggerire la trattazione e accrescere
il numero degli esempi di facile soluzione, ci siamo limitati ad ·anticipare
nel corpo centrale i risultati, rinviando alla soluzione degli esempi per la
dimostrazione formale. Affrontare gli esempi costituisce un banco di prova
importante per lo studente perché gli offre la possibilità di autovalutarsi:
purché naturalmente si impegni a risolverli, ricorrendo a leggere la soluzione
solo in ultima istanza. Tutto ciò richiede impegno personale, che va dedicato
anche per sviluppare la precisione del linguaggio, spesso collegata alla
chiarezza delle proprie idee: nessun professore, per quanto brillante, e nessun
libro, per quanto ben fatto, potranno mai sollevare gli studenti dal compito,
che loro spetta, di assimilare le idee portanti della disciplina.
Nello sviluppare gli argomenti trattati si è cercato di dare particolare
risalto agli aspetti peculiari .della disciplina:
e la Fisica si basa sempre sull'esperienza;

e la Fisica descrive il mondo reale mediante modelli e schematizzazioni;

., i modelli non possono essere in contrasto con l'esperienza, e valgono


solo in quanto permettono di comprendere i fatti reali;
e le teorie fisiche continuano a subire un'evoluzione, che ha portato nel

tempo a estenderne o a limitarne la validità;


o l'applicazione delle leggi della Fisica nella soluzione dei problemi richiede
un'appropriata impostazione e una ben precisa metodologia.
Naturalmente, al di là delle buone intenzioni, non sempre è stato possibile
rendere esplicite, nel corso del volume, tutte queste linee guida. Lo studente
attento potrà tuttavia cogliere il tentativo di sviluppare ciascun argomento
lungo una di ess~, generalmente la più adatta.
Gli argomenti sono trattati a un livello che richiede una buona ·cono-
scenza della Matematica, delle leggi fondamentali della Meccanica e del-
l'Elettromagnetismo. L'occasionale maggiore difficoltà, dovuta alla solida
impostazione formale adottata, si traduce invece in una notevole economia
intellettuale, perché permette di non affrontare in modo indipendente tutti
i casi particolari e le varie applicazioni. L'esperienza derivante da molti
anni di insegnamento ci suggerisce di consigliare allo studente di curare, fin
dalle prime battute, l'acquisizione dei concetti, anche di quelli che possono
sembrargli elementari, verificando di essere riuscito a farli propri.
Ci è gradito ringraziare la Casa Editrice Ambrosiana, particolarmente
il dr. Guido Natale per il costante interesse per la preparazione di questo
testo, e la dr.ssa Natalia Nanni per la preziosa collaborazione e l'eccellente
lavoro cli redazione; un ringraziamento· va anche al dr. Romano Serra del
Dipartimento di Fisica della nostra Università, che ci ha fornito la fotografia
utilizzata in copertina e alcune inµnagini di miraggi.
Siamo consapevoli dell'impossibilità di eliminare ogni errore e di superare
indenni il vaglio di tutte le esigenze alle quali ogni docente (noi inclusi) è
particolarmente·sensibile, nel momento in cui, con un pizzico di accademica
perfidia, apre un nuovo libro. Ringraziamo quindi anticipatamente coloro
che ci segnaleranno imprecisioni e refusi, o che vorranno contribuire a ·
migliorare quest'opera attraverso le loro critiche. Chi ha accesso alla posta
elettronica può rivolgersi a cl;iiunque di noi all'indirizzo -bo.infn.it preceduto
dal cognome.

Gli Autori
l
l

INDICE

~ - - OSCILLAZIONI

Compendio 1
-,--
/ 1-1
[
Introduzione 2
1-2 Moti periodici e moti armonici 3
1-2-1 Moto oscillatorio armonico 4
1-3 Dinamica dell'oscillatore. armonico 6
1-3-1 Forze elastiche 7
1-3-2 Energia nell'oscillatore armonico 11
1-4 Oscillazioni attorno a-configurazioni di equilibrio 12
1A-1 Energia potenziale ed equilibrio 12
.I
1~4-2 Oscillazioni nei sistemi conservativi a un solo grado di 13
libertà
\ 1-4-3 Armonicità delle piccole oscillazioni attorno a posizioni di 16
-\---1-5 -
equilibrio
Oscillazioni elettriche 20
1-5-1 Oscillazioni nei plasmi 20
1-5-2 Oscillazioni libere nei circuiti LC 22
Soluzione generale dell'equazione armonica 24
1-6-1 Il metodo delle soluzioni complesse 25
VIII Indice ISBN 978-88-08-0963-5

1-7 .Oscillazioni smorzate 26


1-8 , Oscillazioni foriate 32
1-8-1 Oscillazioni forzate in condizioni di debole smorzamento 36
1-8-2 Trasferimenti di energia nelle oscillazioni forzate 37
1-8-3 Ampiezza elastica e ampiezza assorbitiva 38
1-9 Fenomeni di risonanza 41
~i~ .1-1 O Il fattore di qualità ·di un sistema oscillante 43
1-11 Isolamento dalle vibrazioni 45
1-12 Oscillazioni forzate e impedenza "48
1-13 Oscillatori accoppiati e modi normali di vibrazioni 50
1-13-1 Energia negli oscillatori accoppiati 55
1-13-2 Cenni ai circuiti elettrici accoppiati 57
~ 1-14 Oscillazioni non armoniche 58
Riepilogo di alcune relazioni significative 61

Compendio 63
' 2-1 Introduzione 64
2-2 Equazione di D' Alembert 66
·2-2-1 Onde pian_~ 68
2-2-2 Onde sferiche 70
2-3 Onde piane monocromatiche 11
2-3-1 Sovrapposizione di onde 73
2-3-2 Rappresentazione complessa e somma delle onde 74
2-3-3 Interferenza 75
2-4 Battimenti e velocità di gruppo 78
2-4-1 Velocità di gruppo 80
2-5 Onde trasversali su una corda 81 ·
2-6 O~de longitudinali in una sbarra solida 83
""?.\
2-7 Onde elastiche nei gas 84
· 2-7-1 Velocità del suono in aria 87
2-7-2 Onde di pressione e di densità 88
2-8 Energia trasportata dalle opde. elastiche 89
2-8-1 Energia e potenza nelle onde monocromatiche 92
2-9 Impedenza dei mezzi ,,. 94
2-9-1 Onde su una corda 94
2-9-2 Onde longitudinali 95
2-1 O Trasmissione e riflessione di onde elastiche 98
.2-10-1 Riflessioni all'estremo di una corda 103
ISBN 978-88-08-0963-5 Indice IX

2-11 Onde stazionarie 105


2-11-1 Onde stazionarie su una corda con estremi fissi 106
2-11-2 Onde stazionarie su una corda con un solo estremo fisso 109
2-11-3 Onde stazionarie nei gas 110
!
I 2-11-4 Energia nelle onde stazionarie 111
I 2-12 Effetto Doppler 113
I
i___ 2-12-1 Sorgenti ad alte velocità e onde d'urto 116.
""'~-,,..,,,...~=-ua=ID-1.~--l.l!?ll 2-13 Onde in catene di masse e molle 117
2-13-1 Applicazione alle onde longitudinali in una sbarra 119
2-13-2 Modello di Boyle per le onde in una colonna d'aria 121
2-13-3 Relazione di dispersione in una catena masse-molle 121
2-14 Onde elastiche nei solidi 124
2-14-1 Cenni alle onde sismiche 125
2-15 · Energia e impulso nelle onde elastiche 126
2-15-1 Trasferimento di impulso 127
2-16 Equazione delle onde e onde stazionarie 128
2-16-1 Rappresentazione delle onde mediante onde viaggianti op- 130
pure onde stazionarie .
2-17 Corda vibrante e analisi armonica 131
2-17-1 Energia e modi normali 133
2-17-2 Analisi di Fourier delle funzioni periodiche 134
2-18 Integrale e trasformate di Fourier 136
Riepilogo di alcune relazioni significative 137

- ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO

Compendio 139
T3-1 Introduzione 140
I 3-1-1 La scoperta delle onde elettromagnetiche 140
',3-2 Equazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto 141
'3-3
;
Onde piane 143
3-3-1 Campi elettrici e magnetici nelle onde piane
,\-
143
3.-3-2 Onde sferiche 147
i
I
''
i 3-3-3 Onde piane monocromatiche 147
/ 3-4 Polarizzazione delle onde elettromagnetiche 149
!' 3-4-1 Polarizzazione lineare 149
i
i 3-4-2 Polarizzazione circolare ed ellittica 150
I
l 3-5 Energia e impulso nei campi elettromagnetici 151
i! 3-5-1 Teorema di Poynting e densità di energia 151 .7
3-5-2 Densità di quantità di moto del campo elettromagnetico 15.4
X Indice ISBN 978-88-08-0963-5

.....L.

3-5-3 Energia trasportata dalle onde elettromagnetiche 155


3-5-4 Impulso trasportato dalle oi:ide elettromagnetiche 157
,.l ;3-6 Emissione di radiazione elettromagnetica da cariche accelerate 160
3-7 Irraggiamento di una carica oscillante e radiazione di dipolo 166
3-7-1 Irraggiamento e smorzamento delle oscillazioni 167
3-7-2 Dipolo elettrico oscillante 170
'ì• -··
,, 3-8 Lo spettro elettromagnetico 172
3-9 Oscillatori e interazione fra radiazione e materia 174
3-9-1 Oscillatori nella materia 174
3-9-2 La diffusione della radiazione. 176
3-9-3 Sezione d'urto di diffusione e legge del cielo blu 177
3-9-4 Trasmissione della radiazione nei mezzi trasparenti 179
3-9-5 Luce e colore degli oggetti 182
~~ 3-10 Equazione del moto per una carica oscillante 183
3-11 Assorbimento di una radiazione con spettro continuo 185
Riepilogo di alcune relazioni significative 1.86

~~\~ii'l ONDE ELETTROMAGNETICHE NELLA MATERIA ,--._.

Compendio 189
4-1 Introduzione '190
4-2 Campi elettromagnetici nella materia 190
4-2-1 Campi variabili nel tempo e polarizzabilità dinamica 193
4-2-2 Modello a oscillatori e costante dielettrica complessa 193
4-3 Onde elettromagnetiche nei dielettrici 197
4-3-1 Indice di rifrazione complesso: dispersione e assorbimen,to 204
4-3-2 Considerazioni riassuntive 208
4-4 Riflessione e trasmissione all'interfaccia fra due mezzi 209
4-5 Onde elettromagnetiche nei conduttori 212
4-5-1 Introduzione 212
4-5-2 Equazioni di Maxwell ed equazione delle onde nei mezzi 213
cond1,1ttori
4-5-3 Conduttori come dielettrici con permettività complessa 214
4-5-4 Onde elettromagnetiche nei buoni conduttori 219
4-5-5 Conduttori e onde di frequenza molto elevata 223
4-6 Riflessione e rifrazione di onde piane 224
4-6-1 Introduzione 224
4-6-2 Le leggi di Snell 225
4-6-3 Riflessione totale 227
4-6-4 Polarizzazione per riflessione 229
7

ISBN 978-88-08-0963-5 Indice XI

Un modello dielettrico per i conduttori 231


4-7-1 Dipendenza dalla frequenza d~lle caratteristiche delle onde 234
nei conduttori
4-8 Onde nei plasmi 237
I coefficienti di Fresnel per la riflessione e la trasmissione 240
4-9-:1 Intensità dell'onda riflessa e dell'onda trasmessa 243
4-9-2 Riflessione totale e onda evanescente 244
Riepilogo di alcune relazioni significative 246

~ OTTICA ONDULATORIA

Compendio 249
----5-1
f
.
. Onde e interferenza 250
-,
I
5-1-1 Dispositivi interferenziali 252
5-1-2 L'esperimento di Young 254
' 5-2 Interferometri 256
(! 5-3 Fenomeni di diffrazione 257
5-3-1 Diffrazione di Fraunhofer 259
--:::---
5-3-2 Diffrazione di Fraunhofer e trasformazione di Fourier 261
-S-3-3 Diffrazione di Fresnel 262
5-4 Reticolo di diffr.azione 266
5-4-1 Diffrazione dei raggi X 271
( 5~5_ Polarizzazione 272
5-5-1 Polaroid 274
5-5-2 Polarizzazione per riflessione 274
5-5-3 Polarizzazione per birifrangenza 276
Una giustificazione fisica del principio di Huygens 277
5-6-1 Principio di Babinet e diffrazione da oggetti complementari 278
5-6-2 Diffrazione da un'apertura circolare 279
5-6-3 Diffrazione da un disco circolare e macchia bianca di Poisson 280
5-7 Laser 281
Olografia 282
Teorema di Kirchhoff 284
Riepilogò di alcune relazioni significative 288

eu,.~- OTTICA GEOMETRICA

Compendio 289
6-1 Introduzione 290 7
6-2 Sviluppo storico dell'ottica geometrica e principio di Fermat 291
XU Indice ISBN 978-88-08-0963-5

6-2-1 Principio di Fermat e propagazione della luce 292


Onde e raggi 295
6-4 Ottica geometrica e sistemi ottici 298
6-4-1 Definizioni e approssimazioni 298
6-5 Specchi 299
6-5-1 Specchio piano 299
6-5-2 Specchi sferici 300
6-6 Diottri 304
6-7 Lenti 308
6-8 Lenti spesse e sistemi ottici 312
6-8-1 Aberrazioni 313
6-8-2 Numero f e profondità di campo 315
6-9 Strumenti ottici 316
6-9-1 Occhio umano 316
6-9-2 Lente di ingrandimento 317
6-9-3 Microscopio composto· 318
6-9-4 Telescopi e cannocchiale 319
_ . ~ 6-10 Velocità della luce, 321
6-11 Misura dell'indice di rifrazione mediante un prisma 323
6-12 Fotometria 324
~~mw:taamm 6-13 L'approssimazione dell'ottica geometrica 325
6-i3-1 Equazioni delle onde nei mezzi non omogenei e indice di 325
rifrazione locale
6-13-2 Struttura locale delle onde e funzione iconale nell'appros- 325
simazione dell'ottica geometrica
6-13-3 Equazione iconale, superfici d'onda e raggi 327
6-13-4 Cammino ottico e teorema di Fermat 328
6-13~5 Equazione dei raggi e leggi della rifrazione 330
6-13-6 Curvatura dei raggi nei mezzi non omogenei 331
6-14 Ottica e meccanica 334
6-14-1 Ottica geometrica e meccanica classica 334
6-14-2 Principi variazionali in ottica e meccanica 335
6-15 I limiti dell'ottica geometrica e l'introduzione alla meccanica ondulatoria 339
6-16 Riflessione e interferenza 341
Riepilogo di alcune relazioni significative 342
~ OSCILLAZIONI

Compendio
Questo primo capitolo è dedicato alla trattazione delle oscillazioni dei sistemi
:fisici. Dapprima si considerano· le oscillazioni armoniche (di sistemi a un
grado di libertà): di essé viene richiamata la descrizione cinematica, sono
presentati diversi esempi e vengono discusse le ragioni dinamiche, collegate,
nel caso meccanico, all'azione di forze di richiamo dipendenti linearmente
dallo spo·stamento.
Quindi si analizza l'origine fisica delle forze elastiche nei solidi (che è
alla base di un utile modello masse-m<?lle per tali materiali) e si illustra
la tendenza generale dei sistemi «debolme~te» perturbati a ritornare verso
· condizioni di equilibrio stabile eseguendo «piccole» oscillazioni di tipo
armonico; per· queste oscillazioni la pulsazione wo è collegata al rapporto
fra due parametri, uno determinato dalle caratteristiche (lineari) delle forze di
richiamo e l'altro dall'inerzia del sist~ma. Si mettono in rilievo le proprietà di
linearità dell'equazione differenziale dell'oscillatore armonico e si introduce
.,. la tecnica di soluzione basata sulla rappresentazione complessa. Si mostra
·che un'analoga equazione vale anche in casi non meccanici, in particolare
per le oscillazioni elettriche nei circuiti LC.
La presenza di effetti dissipativi determina lo smorzamento delle oscil-
lazioni. Questo fenomeno viene analizzato nelle condizioni in cui esso è
riconducibile ali' azione di «forze viscose» dipendenti linearmente dalla velo-
cità. Si determinano gli andamenti delle oscillazioni in tre tipiche condizioni
per il rapporto fra il parametro di smorzamento y e la pulsazione propria
wo, e si fa cenno a esempi di situazioni :fisiche in cui esse si realizzano.
Ampio spazio è riservato alla trattazione delle oscillazioni forzate di un
sistema sottoposto a una sollecitazione periodica nel tempo, sia nella parte
principale del testo, sia nei Complementi (ove se ne presenta un'applicazione
2 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978·88-08-0963-5

al problema dell'isolamento dalle vibrazioni e si discute il circuito RLC


in corrente alternata). Si analizzano le caratteristiche di tali oscillazioni
(anche in presenza di effetti dissipativi): esse avvengono con la medesi-
ma pulsazione w della sollecitazione impressa, ma con ampiezza e fase·
che dipendono notevolmente dalla relazione fra w e la pulsazione propria
Cùo (e in misura diversa a seconda del fattore di qualità del sistema Q =
wo/y, come illustrato in dettaglio nei Complementi). Introdotte le varie
grande~ze che permettono di studiare i trasferimenti di energia durante le
oscillazioni forzate, si mettono in ~videnza i particolari effetti che han-
no luogo in condizioni di risonanza, per w ::::::: wo, e si discutono alcuni
esempi,
Nei Complementi, mediante lo studio di due oscillatori .accoppiati, si
introduce la trattazione delle oscillazioni di un sistema con più gradi di libertà.
Si evidepziano alcuni importanti aspetti di validità generale: l'esistenza di
.diversi modi (normali) di vibrazione armonica collettiva, caratterizzati da
frequenze diverse, e il fatto che lo stato di moto generico è dato da una .
sovrapposizione dei modi normali e l'energia ad esso corrispondente è la
somma delle energie associate a ciascuno di essi.
Infine, Q.egli Approfondimenti, si discutono brevemente le oscillazioni
non armoniche che si hanno in presenza di forze di richiamo non lineari.

1-1. Introduzione
Le vibrazioni sono presenti in vari campi della fisica. Quasi tutti i sistemi fisici,
infatti, hanno la capacità di compiere oscillazioni libere, con caratteristiche
di periodicità diverse a seconda della loro struttura. In questo capitolo çi
occuperemo in particolare delle oscillazioni meccaniche nell'ambito della
fisica classica, ma estenderemo le nostre considerazioni anche ad altri sistemi
oscillanti.
In generale si possono avere oscillazioni libere di un sistema meccanico
attorno a sue configurazioni di equilibrio ogni volta che esso ne viene allon-
tanato in modo non troppo violento. Un aspetto comune di tali oscillazioni
è il loro carattere armonico nei casi in cui le perturbazioni (prodotte in vario
modo, ad esempio per mezzo di compressioni, trazioni, torsioni ecc.) siano
sufficientemente piccole da generare forze di richiamo di entità proporzio-
nale allo scostamento dall'equilibrio. L'origine fisica di forze di questo
tipo, dette forze elastiche, può essere ricondotta in molti casi, ad esempio
per i corpi solidi, alla proprietà delle forze interatomiche (di natura elet-
tromagnetica) di essere attrattive a «grandi distanze» e repulsive a «piccole
distanze».
Un modello ideale per lo studio delle oi,cillazioni armoniche è il sistema
. «massa-molla», noto come oscillatore meccanico. Tale modello, opportuna-
mente interpretato, risulta applicabile a una grande varietà di casi, anche non
meccanici, per esempio nello studio dei circuiti elettrici oscillanti. La carat-
teristica formale che accomuna tutte queste situazioni è il tipo di equazioni
differenziali lineari soddisfatte dall'andamento nel tempo delle grandezze
che le descrivono. Come sarà illustrato nei capitoli successivi, il modello
dell'oscillatore costituisce anche la base di una descrizione semi classica
dell'interazione fra radiazione e materia.
~ I sistemi oscillanti considerati in dettaglio in questo capitolo sono sistemi
a un solo grado di libertà, caratterizzati da una singola frequenza naturale
ISBN 978-88-08-0963-5 1-2 MOTI PERIODICI E MOTI ARMONICI 3

di oscillazione; l'insieme dei sistemi vibranti è tuttavia molto più ampio e


in generale, per un sistema a più gradi di libertà, ·sono possibili diverse mo-
dalità «naturali» di vibrazione, cui corrispondono frequenze proprie diverse.
Alcune delle caratteristiche dei sistemi di questo tipo, in particolare di quelli
riconducibili a un insieme discreto di oscillatori accoppiati, sono discusse
nei Complementi. Nello specifico, si introduce il concetto di modi normali
di oscillazione, che costituisce fra l'altro un elemento di connessione fra
la meccanica dei punti materiali e la meccanica del continuo, utile nella
comprensione della propagazione delle onde nei mezzi continui, discussa
nel capitolo successivo.

l 1-2 Moti periodici e moti armonici


Come notò, in generale un fenomeno è detto periodico se, a partire da un
istante qualsiasi t, le sue caratteristiche si ripresentano inalterate dopo un ...,
certo intervallo di tempo T, detto periodo.
In particolare, è periodico un moto.la cui equazione vettoriale r(t), per
ogni t e per ogni intero n, ·soddisfi la condizione
r(t + nT) = r(t) . (1-1)
·ove il più piccolo valore di T per cui è soddisfatta la (1-1) è detto periodo
fondamentale (tutti i multipli di T possono anch'essi ·essere considerati
come periodi del moto).
Altre grandezze collegate a T, usate per caratterizzare in modo equivalente
un moto periodico, sono la frequenza v e là pulsazione wo:
1 2rr
V=- . .
T'
CùQ = -T .
La prima ha l'evidente significato di numero di periodi contenutj nell'unità
di tempo, ossia di numero di giri compiuti nell'unità di tempo sulla traiettoria
l
(che, per la (1-1), è ovviamente chiusa).
Uno dei primi esempi di moto periodico che si incontra nello studio
della meccanica è=il._rn.o.tsLcirc.olar.e._uniforme: in tale caso la pulsazione
wo C?Qincide -~.C?:11:__ il _modulo dellavelocità_ ango.lar.e_(costante nel tempo);
ciò non avviene invece per altri moti periodici, ad e~empio nel caso del
pendolo.
Una importante caratteristica del moto circolare uniforme è la relazione
di proporzionalità fra i vettori accelerazione e posizione (rispetto al centro):
d2r 2
2 = -Cùor.
dt
7
. Ad essa corrispondono le due equazioni scalari

d2y(t) 2 .
d2x2(t) = -w5x(t) dt2 ~ -woy(t) ,
dt
aventi la medesima struttura

d2 f;t)
dt
+ w5J(t) = O , (1-2)
7
quella di un'equazione differenziale che stabilisce un legame di propor-
zionalità diretta fra la derivata seconda della funzione f (t) e la funzione
stessa.
.........,

- . - ·- ·-- - - - - - -
4 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

È facile verificare _che una funzione del tipo

f (t) = A cos(Cùot + çoo) , (1-3)

ove A e çoo sono costanti reali arbitrarie, soddisfa la (1-2). Si ha infatti

d/(t) d2 /(t) 2 .
~ = -CùoAsin(Cùot+çoo) e dt 2 = -Cù02 Acos(Cùot+çoo) = -Wof(t).

In realtà, tale funzione è la-~o.luzione~_81?!1-.€!:T:gJe dell'equazione differenziale


(1-2) , come verrà discusso nel paragrafo 1-6. Essa descrive un impor-
tante caso di fenomeno periodico: quello caratterizzato dalle cosiddette
@cillaz~onich~ le cui principali caratteristiche sono analizzate nel_
prossimo paragrafo 1-2-1, con riferimento al caso di un moto su una traiettoria
rettilinea.

0 1-2-1 Moto oscillatorio armonico


· Consideriamo un punto materiale che si muove lungo unh rettaA scelta come
asse x, secondo la legge oraria

. x(t) = A COS(Cùot +-cpÒ) (1-4)

ove A e CùO sono due costanti reali positive e çoo è una costante reale.
A ha le dimensioni fisicb,e di una lunghezza: prende il nome di ampiezza
e corrisponde al massimo valore che può avere l'ascissa x(t) (chiamata
elongazione). L'argomento del coseno (un angolo: <p = Cùot + <po) prende il
nome difase; <po è il suo valore all'istante iniziale (t = O) ed è chiamata/ase
. iniziale. La terza costante è la pulsazione wo e ha le dimensioni dell'inverso
di un tempo. ·
X
Poiché cos <p è una funzione periodica di <p, con periodo angolare 2n, e
<p dipende linearmente da t, l~~gge oraria'è periodica in_t (fig. 1-1): x(t)
si ripete regolarmente, a partire da un qualsiasi istante t, a ogni periodo

2n
T=-
O 1-T-I CùO

· Infatti ·risulta:
FIGURA 1-1
Diagramma orario del moto
oscillatorio armonico. · [Cùo(t + T) + cpo] - [wot +<po]= 2n

Il moto avviene su un segmento come quello rappresentato nella figura 1-2:


si tratta di una oscillazione periodica, attorno al punto di ascissa x = O
(centro dell'oscillazione), che si estende fra i punti di ascisse -A e A,
chiamati. estremi dell'oscillazione.
Per la velocità e l'accelerazione, in un generico istante t si ha

X-
· a >0
--A_ _ _O_ _ _ _
A -- --;""
Vx = x = -CùoA sin(wot + cpo)
(1-5)

FIGURA 1-2
Traiettoria e accelerazione del moto -l'accelerazione ha sempre segno appostò a quello dell'elongazione, come
oscillatorio armonico. mostrato nelle figure 1-2 e 1-4.
-7
l
ISBN 978-88-08-0963-5 1-2 MOTI PERIODICI E MOTI ARMONICI 5

Velocità e accelerazione hanno ambedue andamenti periodici, con lo stes-


so periodo T della legge oraria: sono però sfasate (in anticipo) rispetto
all'elongazione x, di rr/2 la prima e di rr la seconda (figg. 1-3 e 1-4). Il
modulo della velocità è massimo in O ed è nullo in ±A (dove il moto
~-~__,..._,,___ l_l
l l · si inverte); negli estremi, invece, è massimo il modulo dell'accelerazione,
! j
poiché in essi il vettore velocità (pur essendo istantaneamente nullo) .sta
FIGURA'1-3 subendo una grande variazione, associata all'inversione del verso del moto.
Grafici di velocità ed elongazione I valori delle due costanti A e <po dipendono dalle condizioni iniziali
del moto oscillatorio armonico. (t = O) della posizione e della velocità; infatti

x(O) = xo = Acos <Po


(1-6)
Vx (O) = VxO = -woA sin 'PO

da cui, con semplici passaggi algebrici si ottiene:

VxO v2
FIGURA 1.-4
Grafici di accelerazione ed
tan<po = --- ; A= x2+2.Q.
O Cù2
(1-7)
CùQXO
elongazione del moto oscillatorio
o
• armonico.
Queste espressioni consentono di determinare, a partire dalla soluzione
generale (1-4) de_ll'equazione differenziale

x.. +cv02x =o (1-8)

la soluzione particolare corrispondente alle assegnate condizioni iniziali


·'Tio.~v;o]. La precedente equazione è detta fquazione 4.ifferenzial~_~el motq_,
pscillat,QWJ,.tID11t211jlp,.
In generale, si parla di moto oscillatorio armonico anche su una traiettoria
curva qualunque; quando la funzione s (t) che esprime la legge oraria soddisfa
la corrispondente equazione

Un caso di questo genere si incontra nelle piccole oscillazioni di un pendolo


semplice (paragrafo 1-4). .
~ Fra. i moti periodici, il moto oscillatorio armonico ha· un'importanza
fondamentale; o_g_aj altro moto periogico, infatti, p_µ_q __essere tj..9..ondotto a
un'opportuna cÒmbiiiaiìone di motfoscillatori agi.ioajci. Esiste un teoréma
(di Foiìrier) pèr-iTqùale, sottò èondiziom gènèi-a.imente soddisfatte in ambito·
fisico, una funzione periodica_ f (t) Pl!? essere espressa come somma di
funzioni sinusoidali ·<@!_monich_e semplici),· secondo lo sviluppo
·-··· - .. •·· -·--· ·-- ...
I ----·· ... N ··-··--·- --·-· ······---·-·•·-·· -· - \
.f{t) I· f(t) = CQ +_L.,.
~ .
Cn cos(nu>ot + <pn) , ;
Il .
.
2 n=l . /
'--- ---· -------- - - -- ----·---· .. -- . -·-····---····I
discusso nei Complementi al capitolo 2.
Come si vede, si tratta di sommare tante armoniche semplici, aventi
t diverse ampiezze Cn e diverse fasi iniziali <Pn, ma con pulsazioni tutte multiple
di una pulsazione fondamentale evo. Il termine n-esimo ha pulsazione nevo
7
FIGURA 1-5 e prende il nome di armonica di ordine n. Dunque ogni moto periodico,
Una funzione periodica, ma non comunque complesso (fig. 1-5), può ·essere considerato (ed espresso) come
sinusoidale.
sovrapposizione di moti armonici semplici.
__,;.. ··-

6 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

-1;: 1-3 Dinamica dell'oscillatore armonico


Le condizioni dinamiche nelle quali si realizzano oscillazioni meccaniche
armoniche sono svariate. Un tipico esempio è quello di qn_ggg~~tpAL:i:nassfl
m_i;lt_ti;lc:c:ç1to__<! -i.w e§tre_Il.lq di. una molla ideale; in tale caso!~ forza esercitaJa ·
, ds!l].a molla.ha modulo prnpm;zionaj~ _alla deformazione della molla (rispetto
alli:i. lunghezza a riposo), e agisce nel verso opposto. La relazione empirica
che esprime questo lega.in.e (dipendenza lineare fra modulo della forza e
deformazione) è nota come l&gge di Hooke. Denotata con k la .costante
di proporzionalità, detta costante ·efasitca- della molla, si ha:
-

. \ fe = ~-k~i '._ j_ (1-9)

ove si è indicato con x la variazione di lunghezza (positiva o negativa),


detta anche allungamento o deformazione (:fi.g. 1-6) e il_ye:r.s.q_r~ i punta al
corpo su cui agisce la forza (a ·partire dall'altro estremo della ·moiìaf.
Se tale forzà--iiasti~a è- i°'unica·n~n .eq~ilib;àiièhe agisce-sull'oggetto,
per la seconda legge della dinamica si ha -=.k.xi _=.nig_, da cui
FIGURA 1-6
La forza applicata da una molla •
_.. -k\ I
dipende dalla sua deformazione. mx + kx = O ===> X + -;'X = o (1-10)
I niJ
'.._/

cioè pr:oprio l'equazione differenziale (1-8), la cui soluzione è del tipo:

x(t) = A cos(wot + <po) con wo = jf. (1-11)

Le altre costanti che figurano nella soluzione sono legate alle condizioni
iniziali tramite le relazioni (1-7). .
Il valore della costante elastica di una molla è determinato da svariati
parametri, quali ad esempio la natura del materiale e il numero delle spire.

Dimostrare che due molle identiche di costante elastica k poste in serie sono equivalenti
a una molla di costante elastica ~, mentre le stesse molle poste in parallelo sono
k
equivalenti a una molla di costante elastica uguale a 2k.
a) 2
,-----A---,
k k

DJJlJ&ft1lnfWJ~J1lr§l
<i=-•
f
Nel caso di due molle collegate in serie, come in figura 1-7a, in corrispondenza di un
allungamento totale x (e quindi x/2 per ciascuna molla, per simmetria) la parte scalare
della forza di richiamo esercitata su m può essere scritta come
b) 2k ·
. ,-A-, f = -ktotX,
k nella quale ktot è la costante elastica del sistema delle due molle. Questa forza, peraltro, è
'!Pffil~1~ quella applicata dalla molla di destra, a causa del suo allungamento x /2; di conseguenza

illt&rtllIP f = -ktotX. = -k-2


X
::::} ktot = -k2 .
k <r=::-
f
In altre parole, la molla "complessiva''., che ha il doppio di spire, ha una costante elastica
FIGURA 1-7 che è la metà di quella di ciascuna molla: essa è meno rigida (o più elastica). Un modo
Più molle, disposte in serie a) per rendere più rigida una molla, dunque, è quello di diminuirne il numero di spire, per
diminuiscono la rigidità; disposte in esempio bloccando due a due- quelle adiacenti. Questo è quel che viene fatto, a volte,
parallelo b), l'aumentano. con gli ammortizzatori delle automobili, per irrigidirne le sospènsioni.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-3 DINAMICA pELL:OSCILLATORE ARMONICO 7

Evidentemente, si ottiene l'effetto opposto ponendo le due molle in parallelo, come


in figura 1-7b; in questo caso il corpo di massa m è soggettò a due forze parallele e
concordi, dovute alle singole molle
f = -kx + (-kx) = -(2k)x ;
il sistema delle due molle ha quindi una costante elastica complessiva che è il doppio
di quella di ciascuna molla.

1-3-1 Forze elastiche


Il comportamento macroscopico dei cosiddetti materiali elastici è un riflesso
delle caratteristiche delle forze interatomiche, come cercheremo di giustificare
e illustrare in questo paragrafo.
Ogni atomo, pur avendo una carica elettrica totale nulla, interagisce
con gli atomi c:ircostanti a causa delle forze elettromagnetiche agenti fra
le varie particelle cariche che li _costituiscono: le caratteristiche di questa
forza complessiva d'interazione interatomica dipendono notevolmente dalla
dis.tanza, oltre che dalla struttura degli atomi, e ciò ha influenza sul diverso
comportamento dei materiali nei vari stati di aggregazione. ·
. Nel processo di formazione di un solido, ad esempio, gli atomi si vengono
a cijsporre in corrispondenza (attorno) delle posizioni (di equilibrio) in cui
si ha il minimo dell'energia potenziale associata alle forze d'interazione.
Limitandoci, per semplicità, a un modello unidimensionale, attorno a tali
posizioni l'energia potenziale, sviluppata in serie di Taylor, ha un andamento
del tipo
(1-12)

l'assenza di un termine lineare del tipo a1x corrisponde classicamente al


fatto che il risultante a.elle forze agenti (sull'atomo), F = -VV, deve
essere nullo nella configurazione di equilibrio. Per piccoli spostamenti da
tale configurazione, il termine dominante nell'espressione di V sarà quello
quadratico: si ha quindi_un àndamento parabolico dell'energia potenziale, e
un corrispondente carattere lineare della forza di richiamo verso la posizione
di equilbrio. · .
Ciò spiega l'origine fisica (e i limiti di validità) della lègge di Hooke per le
l
forze elastiche, che in ogni caso hanno come caratteristica essenziale quella
di opporsi alle deformazioni, garantendo la stabilità dei sistemi deformati,
che oscillano attorno a configµrazioni di equilibrio.
Per spostamenti sufficientemente grandi, assumono un ruolo importante ·
anche i termini successivi nello sviluppo (1-12): macroscopicamente ciò si
.'.manifesta nel fatto che un materiale sottoposto a sollecitazioni molto intense
(che tendano ad allungarlo, ad esempio) non risponde più in modo lineare (cioè
con deformazioni proporzionali alla sollecitazione): il suo comportamento
cessa di essere elastico e inizia una transizione al cosiddetto regime «plastico».
· Per illustrare le precedenti considerazioni, es~amo in dettaglio il
caso di un filo, mostrando fra l'altro che per le forze «macroscopiche» di
tensione che si sviluppano in esso quando è sottoposto a trazione, si ha 7
una legge simile a quella valida per le molle. La discussione di questa
situazione ci porterà anche a introdurre una r~lazione di validità generale
per i mezzi elastici e un semplice modello «microscopico>>, per mezzo del ,
quale si possono collegare alcuni parametri macroscopici dei materiali solidi ·
a proprietà delle forze interatomiche.
8 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

V(r) , Quando il filo non è sollecitato, i suoi atomi si trovano in situazioni di


equilibrio, sotto l'azione di quelli circostanti: la forza risultante che agisce
su ogni atomo è nulla. Denotata con r la distanza fra (i nuclei de)gli atomi
e con ro il suo valore in condizioni di equilibrio, l'andamento della parte
scalare della forza interatomica, corrispondente all'energia potenziale V
rappresentata nella figura 1-8a (deducibile da ~.ma trattazione quantistica del
problema), è quello mostrato in figura 1-8b. Per r R::: ro, tale andamento può
essere approssimato con quello della retta tangente in ro: si può pertanto
scrivere

f,.(r)
fr(r) (d/r)
= -
dr ro
(r - ro) = -kat(r - ro) , (1-13).

ove kat è una costante positiva (la derivata è negativa, come mostrato dalla
figura), legata alle caratteristiche della curva del potenziale interatomico V
nelle vicinanze di ro.
r
La somiglianza della relazione precedente con quella che esprime la
.ro ~ forza elastica di una molla suggerisce di considerare il materiale come un
:l/ b) insieme di punti materiali posti in media a distanza d = ro l'uno dall'altro,
«collegati» mediante «molle microscopiche», ciascuna di lunghezza propria
FIGURA 1-8 d e costante elastica kat. In effetti, nei solidi gli atomi sono «molto vicini»
Andamento, in funzione della fra di loro in quanto le distribuzioni di carica degli elettroni di ciascuno di
distanza, dell'energia potenziale a)
essi si estendono su regioni caratterizzate da dimensioni lineari dell'ordine
e della parte scalare della forza
. interatomica b). di d: a ogni atomo si può perciò associare una «celletta», di volume d 3
· (e sezione trasversa di area d 2 ). Una rappresentazione che tiene conto di
entrambe queste caratteristiche è quella mediante palline (non puntiformi)
'legate da molle, mostrata nella figura 1-9; nel seguito ci riferiremo a questa
descrizione come modello a masse-molle.
· Quando il filo, di lunghezza L e sezione S, è sottoposto a trazione
«uniformemente distribuita», le molle microscopiche poste lungo la direzione
del filo ~i «allungano» in tale direzione e la tensione in una sezione qualunque
del filo si ottien.e moltiplicando l'espressione (1-13) della forza agente su
ciascun atomo per il numero N ( =J 2 ) di atomi che si trovano nella sezione:

s
T = Nkatlr - rol = Nkatll.r = kat d 2 l:lr .

FIGURA 1-9 D'altro canto, l'allungamento macroscopico del filo 6.L è proporzionale a
Modello a masse-molle per un
materiale solido.
quello microscopico 6.r di ciascuna delle (n = i)
molle sollecitate:

(1-14)

quindi per la tensione si ha l'espressione

(1-15) .

Osserviamo che essa ha la formà

T =K 6.L
tipica della forza esercitata da una molla «macroscopica» di costante elastica

K = kat S (1-16)
d L
(come illustrato nell'esempio seguente).
ISBN 978-88-08-0963-5 1-3 DINAMICA DELl.:OSCILLATORE ARMONICO 9

D'altra parte la relazione (1-15) può essere riespressa in una forma fisicamente
molto significativa, indipendente dalle pa,rticolari caratteristiche geometriche
del filo considerato. Denotando infatti, in vista dell'estensione a situazioni
più generali, con F la tensione del filo (che, se si trascura la massa del filo,
è in condizioni statiche uguale al modulo della forza applicata per metterlo
in trazione), si ha
F _ kat 6.L _ y !:!..L
s - 7T = T · (1-17)

La costante Y, chiamata modulo di Young, dipende dalle caratteristiche


del materiale e, nell'ambito del modello adottato, è collegata ai parametri
microscopici kat e d dalla relazione:

(1-18)

Verificare la relazione (1-16) utilizzando il modello masse-molle.

Nel modello discusso nel testo, il filo in trazione può essere considerato equivalente a
Ji
N = molle macroscopiche di lunghezza L, ~sposte in parallelo, ciascuna costituita .
da n = ft
molle microscopiche (di costante elastica kat), disposte in serie. Come
discusso nell'esempio precedente, a ciascuna di tali «lunghe» molle si può associare
una costante elastica kL = k;
1
, mentre, il loro insieme ;,{qti.ivalente a una molla di

costante elastica K = N kL. Si ha quindi K = !/i kat ? f, come volevasi verificare.


,./
/

Una relazione lineare del tipo (1-17) ft{ «sforzo» applicato f


e «deforma-
zione» prodotta l:i.l
risulta sperimentalmente valida, per «piccole>> defor-
mazioni, non solo per un filo in trazione, ma anche in molti altri casi, come
vedremo in particolare nel capitolo 2, ed è caratteristica dei mezzi elastici.
Come detto in precedenza, ci si può aspettare, anche sulla base della
figura 1-8, che, per deformazioni (relativamente) grandi, sia la Legge di
Hooke per le molle, sia la relazione (1-17) perdano validità; d'altra parte
l'esperienza dimostra che se la deformazione diventa eccessiva, un corpo
solido può spezzarsi, oppure, una volta eliminata la sollecitazione, non
tornare più alla configurazione originaria (deformazione permanente). ·
Nella tabella 1 sono riportati alcuni valori indicativi di moduli di Young
e i corrispondenti limiti di resistenza alle trazioni (valori cli F / S per i quali
TABELLA 1-1 avviene la rottura del corpo).
Alcuni valori indicativi delle costanti
elastiche di sostanze solide.

Nylon 0,4 3
Piombo 1,5 2
Osso 2 1,5
Alluminio 7 0,8
Oro 8 2,5 -.
Rame 11 2,5
Acciaio 22 4
--i
10 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Dalla conoscenza del valore del modulo di Young per il rame, Y = 1,1 · 10 11 N/m2,
determinare la costante elastica kat delle forze interatomiche, nell'ambito del modello
masse-molle, tenendo conto che la densità del rame è p = 9 g/cm3 e che la massa di
una mole di rame è 63 g.

Per determinare il valore di kat, utilizzeremo la relazione (1-18), dopo aver valutato la
distanza media d fra (i nuclei de)gli atomi di rame nell'ambito del modello descritto
nel testo. A tale scopo ricordiamo che una mole contiene un numero di atomi uguale
al numero di Avogadro: 6,02. 1023 . Il numero di atomi di rame per unità di volume
è quindi t-3x 6,02. 1023 cm-3 = 8,6 • 1028 m- 3 ; assegnando a ciascun atomo un
j
volume d 3 , si ha d = 8 _~ 027 m = 0,227 · 10-9 m
6
= 2,27 À. Dalla relazione citata
si ottiene pertanto kat = Y d = 25,0 N/m. ·

----, A un filo di rame di lunghezza L = I m e sezione circolare S con diametro di I mm,


. viene appeso un corpo C (vedifig.1-10). Tenendo conto dei valori del modulo di Young
Y e del limite di resistenza (smax) riportati in tabella 1-1, si stimi il valore massimo
della massa m del corpo che può restare appeso al filo; si calcoli poi l'allungamen.to 8
del filo, nella situazione di equilibrio statico per C, nel caso di m = I kg.
A partire da tale configurazione, il sistema viene perturbato da una trazione impul-
siva verso il basso, di moderata intensità (C resta attaccato al filo): si dimostri che
C compie oscillazioni armoniche. Verificare che esiste una semplice relazione fra
ii loro periodo To e l'allungamento 8 del filo in condizioni statiche e discuterne le
implicazioni.

C i

FIGURA 1-10 Affinché C resti appeso al filo e in equilibrio, è necessario che il suo peso sia equilibrato
Un corpo é!ppeso a un filo lo mette dalla forza esercitata dal filo; d'altra parte, per il principio di azione e reazione, una
in tensione. forza di uguale intensità mg viene esercitata da C sul filo: il corrispondente sforzo,
valutabile come Pf, non dovrà superare smax• Si ha pertanto la condizione
· SmaxS
· m <g- - •

che nella situazione considerata comporta m < 20 kg. Utilizzando il modello descritto
nel testo, per le relazioni (1-16) e (1-18), si può considerare il filo come una molla di
f
costante elastica K = Y = 8,64 • io4 N/m. Per esercitare una forza di intensità
mg, esso dovrà essere allungato di 8 = 7t(= 0,011 mm, nel caso di m = I kg) .
In corrispondenza di uno scostamento ; dalla posizione di equilibrio, la variazione di
lunghezza del filo è D..L =; + 8; il risultante delle forze agenti su C è quindi una
forza di richiamo verso tale posizione, di modulo K;. Si hanno perciò oscillazioni
armoniche di periodo

To == 2rr-fi = 0,0214 s
(corrispondente a una frequenza di circa 47 hz). Confrontando l'espressione di To con
quella dell'allungamento statico 8, si riconosce facilmente che risulta

To =2n/f,
uguale al periodo di un pendolo semplice di lunghezza 8. È importante osservare
che la sola misura di 8 è perciò sufficiente per valutare il periodo delle oscillazioni,
indipendentemente dalle caratteristiche del materiale di cui è costituito il filo e dalla
massa dell'oggetto ad esso appeso.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-3 DINAMICA DELL:OSCILLATORE ARMONICO 11

.-\1 -3-2 Energia nell'oscillatore armonico


Le forze elastiche sono conservative e, come noto, . l'energia .potenziale
corrispondente alla forza· (1-9) è V(x) . ½kx 2 . · .
Riscritta l'equazione del moto armonico nella forma
. . I . .
x(t) = A cos(cvot + cpo) = A cos <p
ove si è posto per comodità, <p = cvot + cpo/ F~~~~gia J~ot~~è' in funzione
del tempo è espressa da - -· ~ - ·

_......,....,~ 1 1
( V(t) - -kx 2
\ · 2
= -kA
2
2
cos 2 cp

= -Acvo sincp, ti~~!:~~ ~~~ticà è 'i.


Essendo, poi i(t)
. •· -·-~·-.\ 1 1
· · .w,
UJo '-"'- ~ - -;, K=¼'J'. •U,Jo
1
7
' K(t) = -mx 2 = -mA w sin2 cp = -kA2 sin2 <p
2 2
'·----- -· 2 2 o 2
In ogni istante, l'energia meccanica totale, somma di V(t) e di K(t), ha
il ,;yfll_ore costante EM = ½kA2 cos2 <p + ½kA2 sin2 <p = ½kA 2 : ·

- 1 · I
EM = 2kA 2 = 2mA2 w5
La precedente discussione--mostra-che l'energia oscilla continuamente tra
la forma potenziale e quella cinetica: vi sono istanti in cui l'energia è tutta
potenziale, altri in cui è totalmente cinetica, mentre in generale essa si
distribuisce fra le due forme (:fig. 1-11).
Sistemi in cui avvengono continue conversioni di energia da una forma
all'altra sono abbastanza comuni in diversi éampi della Fisica: di ·questo
genere sono anche ~~ç:uiti oscillanti, costituiti da un induttore e un capacitore
coµegati in serie; ove l'energia oscilla fra la forma elettrostatica e quella
magnetica (vedi paragrafo 1-5-2).G(rK,V IT ! LC
Tornando al caso dell'oscillatore meccanico, osserviamo che i valori
FIGURA 1-11
Andamento temporale delle funzioni
V(t) e K(t). ·
medi dell'energia potenziale e dell'energia cinetica, su un intero periodo,
sono uguali [tali essendo i valori medi delle funzioni cos2 (cp) e sin2 (q;)],
l
e pari alla_ metà del valore dell'energia meccanica totale

-
K = -T1 1To K dt
- 1To
= V = -T1 V dt
1 2
= -kA
4
= -E~
2

Le precedenti consideraziorii mostrano come si possa facilmente valutare


(/'Y 1. ·'J ! l'energia totale di un sistema oscillante: basta calcolare il valore massimo
7
dell'energia cinetica oppure di quella potenziale.
,I(" ,·:. _
. Il caso dell'oscillatore armonico è particolarmente importante anche per-
ché, come affermato in precedenza, ad esso ci si può ric~ndurretutte.l~.
volte che, n~ll~iP..!~f!l:O .~ una posizione .;i:o,J '_~11.~rgfa potenzia!~ _I?..l:!Q --~s_sere
: appross~~~- ~On_ un.a_ f'!i!J:?:!OJ:le. cieJ t;_Ìp_QJ.f.{_gJ:~ a{~~;__ Xo)_'2J ~~~e_ ~ è 1:1na
è_ost-ante:- .
SuHa base della conservazione dell'energia si possono ottenere diverse 7
informazioni sulle modalità di «moto» di un sistema conservativo, sia per
quanto riguarda l'equazione differenziale, come mostrato nell'esempio se-
guente per Un oscillatore meccanico e nel paragrafo 1-5-2 per un oscillatore
elettrico, sia per le zone accessibili al «moto», come discusso nel para-
grafo 1-4-3.
atmmCA,
SOi
~LA . .
12 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Dedurre l'equazione del 1cil.Oto dell'oscillatore armonico, impostando il problema con


la conservazione dell'energia .

Per un corpo puntiforme di massa m, soggetto unicamente a una forza conservativa,


quale è quella elastica, si conserva l'energia meccanica. Scegliendo l'asse x nella dire-
zione della molla, il moto avviene lungo tale direzione e la conservazione dell'energia
meccanica è espressa dalla relazione

+ K = 2lk x 2 + 2I mx.2 = costante .


V

che, derivata rispetto al tempo, dà kxx + mxx = O. Tale equazione è soddisfatta se


i = O (cioè in condizione di equilibrio) oppure se
kx+mx =0,
che è l'equazione richiesta.

1-4 Oscillazioni attorno a configurazioni di equilibrio


i-, 1-4-1 Energia potenziale ed equilibrio
Come noto, affinché un punto materiale inizialmente in q~uiete resti in equi-
librio, è necessario e sufficiente che sia nullo il risultante F delle -forze
agenti su di esso. Se tutte le forze sono conservative, essendo E .:':':' _
-VV,
l'annullamento. di F implica che siano nulle tutte le derivate parziali di V.
Il verificarsi in un dato punto Po di tali condizioni,

BV(x,y,z) =O, BV(x, y, z) =0 BV(x, y, z)


-----=0,
- 8x ay , az
assicura !{equilibrio staticoJ dal punto di vista matematico ciò significa
che l'energia potenziale V(x, y, z), se non è costante in un intorno 'di tale
punto, vi possiede un massimo o un minimo relativi (oppure un punto
di· sella, se il suo comportamento è diverso nelle diverse direzioni). Per
illustrare il significato fisico delle situazioni di massimo e minimo dell' ene~gia
potenziale, supponiamo eh~ il punto materiale sia inizialmente fermo•in una 1
di queste posizioni e che, per effetto di una qualsiasi perturbazione esterna
(non descritta dalle forze di cui stjamo trattando), esso acquisti un'energia
cinetica Ko (piccola a piacere). Per la conservazione dell'energia meccanica,
nelle posizioni immediatamente vicine a Po, l'energia cinetica K è maggiore
(minore) di Ko, se V è minore (maggiore) di Vo = V(Po); cioè se in Po vi -·
è un massimo (minimo) dell'energia potenziale. Nel primo caso, l'azione
èomplessiva delle forze aumenta il modulo della velocità e tende ad allontanare
il punto da Po; nel secondo caso tende invece a trattenerlo, in quanto riduce
il modulo della velocità. Le posizioni corrispondenti ai massimi relativi
di V risultano perciò di equilibrio instabile, mentre quelle corrispondenti_
ai minimi relativi sono di equilibrio stabile. (l)

(l)rn una trattazione più avanzata, si dimostra che la stessa connessione fra le condizioni (e
il tipo) di equilibrio (in posizioni non di confine) e l'andamento dell'energia potenziale esiste
anche nel caso in cui siano consei;vative solo le forze che fanno lavoro. In particolare, ciò si
verifica se sono presenti vincoli lisci fissi (le cui reazioni fanno lavoro nullo).
ISBN 978-88-08-0963-5 1-4 OSCILLAZIONI ATTORNO A CONFIGURAZIONI DI EQUILIBRIO 13

Prima di dimostrare tali affermazioni nel caso di situazioni più generali ma


riconducibili a problemi con un solo grado di libertà, discutiamo nell'esempio
seguente, in termini di energia potenziale, la condizione di equilibrio stabile
in un caso particolarmente semplice.

Un corpo di peso w è attaccato a una molla, appesa a un soffitto. Indicata con k la


costante elastica della molla e con Lo la sua lunghezza a riposo, dimostrare che il
corpo è in equilibrio stabile nella posizione individuata nella figura 1-12 dalla quota
mg
ZB = -T +ZA-

Il corpo.è sottoposto_ all'azione di due forze, entrambe conservative: l'azione elastica


z della molla e quella del peso. Scelto l'asse z verso l'alto (con origine in corrispondenza
al s·offitto), l'energia potenziale totale alla quota z del corpo è espressa da
c.;;:.c::..:..:..:;;c..::~.u.----- - z= O

---------- ~
1
V (z) = l(z - ZA.)2 + mgz .

41 ZA -l, Per trovare le posizioni di equilibrio, calcoliamo la derivata di V rispetto a z,

. dV
dz = k(z - + mg ,
fw ----,, che si annulla per
ZB
mg
ZA)

=-T +ZA-
11 risultato ottenuto mostra· che, in condizioni di equilibrio, la molla si è allungata e il
FIGURA 1-12 corpMi è abbassato. Si veqe facilmente che in tale posizione l'energia potenziale ha
Deformazione di una molla al cui un rniliimo; infatti è
estremo è attaccato un corpo di d2 V
pesow. dz2 =k >O.
Quindi la posizione trovata è di equilibrio stabile. In effetti, se si effettuano piccoli
spostamenti del sistema in direzione verticale, verso l ' alto o il basso, a partire dalla
posizione di equilibrio, o gli si conferisce una piccola energia cinetica, esso prenderà a
oscillare attorno alla posizione di equilibrio, senza più allontanarsene.

1-4-2 Oscillazioni nei sistemi a un solo grado di libertà


Nelle situazioni in cui si conserva l'energia meccanica si p9ssono ottenere
notevoli informazioni sulle caratteristiche del moto anche senza risolverne
l
direttamente le equazioni differenziali.
I casi più semplici da trattare sono quelli in cui l'energia potenziale si può
esprimere in funzione di un solo parametro scalare s (grado di libertà<2)). 7
In tali Cé;\SÌ si ha ·
K = EM-V(s) (1-19)

e,_ dovendo essere K ::: O, il moto può avvenire solo nelle regiÒni in cui 7

(1-20)

7
(2)Rientrano in questa categoria ·anche i casi in cui il corpo è vincolato a restare su una
traiettoria liscia, per i quali il parametro s che determina la posizione del corpo (trattato come
· puntiforme) è l'ascissa curvilinea.
14 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

V(x)
Come primo esempio riprendiamo in esame l'oscillatore lineare, in cui V=
½kx 2 . Assegnato il valore dell'energia meccanica, indicato dalla linea a tratto
f
pieno nella figura 1-13, dalla precedente condizione si trova immediatamente
che il moto dell'oscillatore lungo l'asse x è limitato alla regione compresa
fra i due punti

-A Ax

FIGURA 1-13 simmetrici rispetto alla posizione di equilibrio x =


O. L'ampiezza di tale
Il moto di un oscillatore di energia zona ·cresce al crescere dell'energia.
meccanica EM è limitato alla Se invece V(s) ha un andamento del tipo illustrato nella figura 1-14,
regione in cui V(x)::: EM-
il moto può verificarsi solo nelle due regioni definite da s1 :::: s :::: sz e
s3 :::: s :::: s4. La particella non ha alcuna possibilità di transitare da una
regione all'altra, dovendo attraversare una zona nella quale avrebbe energia
cinetica negativa. Si dice allora che fra sz e s3 esiste una specie di barriera
(di energia potenziale), che non è valicabile da particelle di energia EM_C3)
In generale, per la (1-i9), la velocità scalare è esprimibile come

s I punti in cui V(s) = EM corrispondono alle posizioni di inversione del


moto, in quanto ivi la velocità si annulla mentre l'accelerazione tangenziale
risulta in generale diversa da zero.
FIGURA 1-14
Relazione fra l'andamento Il moto nella zona limitata compresa fra due punti consecutivi di questo
dell'energia .potenziale e le zone tipo, posti a distanza finita, è quindi un moto oscillatorio. Come mostrato
accessibili al moto. nel seguito, esso è ànche periodico. . ·
Per calcolare i tempi impiegati a compiere un'oscillazione, osserviamo
anzitutto che dalla precedente relazione si deduce

ove il segno caratterizza il verso del moto; integrando, per il tempo di


andata da s1 a s2 (> s1), si trova

e per il tempo di ritorno

È facile verificare che l'intervallo di tempo T che intercorre :fra due successivi
passaggi, nello stesso verso, dalla medesima posizione P è uguale alla somma

3
( ) Queste considerazioni sono valide nell'ambito della Meccanica classica, ma non a livello
microscopico, ove la trattazione quantistica mostra che esiste una probabilità non nulla di oltrepassare
una barriera di potenziale; tale probabilità dipende esponenzialmente dal prodotto dello spessore e
della radice quadrata dell'altezza della barriera. Fra le tante conferme di tale previsione ricordiamo
il funzionamento di importanti dispositivi microelettronici basati su questo effetto tunnel.
L
ISBN 978-88-08-0963-5 1-4 OSCILLAZIONI ATTORNO A CONFIGURAZIONI DI EQUILIBRIO 15

dei tempi precedentemente calcolati. Infatti, con ovvio significato dei simboli,
per la proprietà di additività degli integrali, si ha

Il periodo del moto è quindi legato al valore dell'energia meccanica e


ali' andamento dell'energia potenziale dalla relazione

(1-21)

che risulta indipendente dalla posizione iniziale del sistema (all'interno della
zona considerata) e dal verso della sua velocità iniziale (il cui modulo è
ovviamente determinato· dal valore dell'energia e dalla posizione iniziale).
illustriamo l'applicazione di tali considerazioni nel caso del pendolo
semplice.
Come noto, si tratta di una particella di massa m, attaccata a un sostegno
rigido tramite un filo inestensibile (o un'asta) di massa trascurabile e lun-
ghezza l (fig. 1-15). Supponiamo che il sistema sia abbandonato con velocità
iniziale nulla dalla configurazione iniziale indicata in figura, caratterizzata
dal'.angolo 0o ( < f ),rispetto alla verticale. Esso si mette in movimento
sotto l'azione attiva del peso della particella e, a causa dell'azione del filo,
il motq si svolge lungo un arco di circonferenza di raggio l.
Facendo riferimento alla figura 1-15 per la definizione dell'ascissa cur-
vilinea s e assunto lo zero per l'energia potenziale V nel punto più basso
FIGURA 1-15 A, si ha
Pendolo semplice che oscilla nel
vuoto. V= mgl(l - costi)= mgl (1 - cos G)) . (1-22)

In assenza di attriti, l'energia meccanica del sistema resta costante e il suo


valore, determinato dalle condizioni iniziali, è

EM = mgl(l - cos0o)

Per la relazione (1-20), sono accessibili solo le configurazioni per le quali -,

EM - V(s) = mgl(cos0 - cos 0o):::: O.

Deve quindi essere cos 0 ::::: cos 0o: il moto oscillatorio avviene lungo l'arco
di circonferenza delimitato dagli angoli -0o e 0o.
Per la (1-21), il periodo di tale oscillazione è

00
_ _2_lI g_ _ =2 fii ro
T-
1-eo
. d0
(cos0-cos0o) Yg lo
l
(cos 0-cos 0o)
d0 . (1-23)

Nell'esempio seguente si dimostra che per piccole oscillazioni il periodo


è indipendente dall'ampiezza e ha l'espressione 7

T=2,)r (1-24)

-,

-,
16 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Derivare il periodo delle piccole oscillazioni di un pendolo, utilizzando opportune


approssimazioni nel calcolo dell'espressione (1-23).

Nell'approsimazione dei piccoli angoli, si possono cosiderare solo i primi due termini
82
. . de11a fun z10necoseno,equm
deil osviluppomsene . . cli assumerecos 0 -cos 0o'.::'. -86--
2
per valutare l'integrale i = Jt0 J
(cos 0 ~ cos Oo) d0. Si ~a allora:

= ../2 f 1 ✓ l 2 dx= ✓27!.. = ~ .


00
I'.::'. ../2 { ~d0
lo VceJ - eZ) lo l - x 2 ,jz

Essendo T = 2/7If-I, si ottiene pertanto il risultato T = 27'( [f,


indipendente dall' ef-
fettiva ampiezza angolare delle oscillazioni (Bo). Ciò è conseguenza dell'approssima-
zione fatta, valida per le piccole oscillazioni.

Come verrà discusso negli Approfondimenti, nel caso generale il periodo


del pendolo può essere espresso in funzione di 0o, nella forma:

(1-25)

ove le correzioni al risultato valido per le piccole oscillazioni corrispondono


ai termini ari.armonici, cioè di ordine superiore al secondo, nello sviluppo
dell'energia potenziale in funzione· di 0.

1-4-3 Armohicità delle piccole oscillazioni attorno a posizioni


di equilibrio
Il moto oscillatorio all'interno di ciascuna regione consentita dalla conser-
vazione dell'energia è dinamicamente collegato al fatto che la forza agente
. sul-punto tende a riportarlo verso la posizione di minimo dell'energia poten-
ziale. Per renderci conto di ciò, richiamiamo la relazione fra forze attive ed
energia potenziale nel caso in cui le forze che fanno lavoro siano conserva- 1

tive. Per uno spostamento elementare sulla traiettoria, il lavoro complessivo


è oL = -dV, ove

dr .
oL = F ·dr= F · -ds
ds
= (F · Ut)ds = fsds

·e fs è la componente tangenziale del risultante delle forze (attive):

dV
fs = - - · (1-26)
ds

Le posizioni (s*) in cui CZ = O sono di equilibrio: se il punto materiale


è inizialmente fermo in s*, .tale resta, in quanto le forze attive, avendo
componente tangenziale nullo, non possono fornirgli l'accelerazione tan-
genziale necessaria per metterlo in moto. Possiamo aspettarci che, se V ha
un minimo in s*, si abbia equilibrio stabile, mentre se vi ha un massimo,
l'equilibrio sia instabile.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-4 OSCI/.LAZIONJ ATTORNO A CONFIGURAZIONI DI EQUILIBRIO 17 7
A tali conclusioni si può giungere formalmente nel seguente modo. Come
noto dallo studio ci.egli estremi di una funzione (di una sola variabile), il
7
carattere di massimo o di minimo (relativi) di un punto in cui sia CZ = O
dipende dal segno della derivata seconda:

d2 V d2 V
- - > O =} minimo ; - - < O =} massimo .
ds 2 ds 2 .
In un intorno di s* si può sviluppare V(s) in serie di Taylor:
· dV 1 d2 V (s - s*) 3 d3 V
V(s) ~ V(s*)+(s-s*)-+-(s-s*)2-+----+... (1-27)
ds 2 ds 2 6 ds 3 '
ove le derivate sono calcolate in s*.
Chiamato k il valore della d2V /ds 2 per s = s*, ove dV /ds = O, e
trascurando i termini di ordine superiore al secondo in (s-s*) nell'espressione
di V(s), dalla (1-26) si ha
fs(s) ~ fs(s*) - k(s - s*) + .. =O - k(s - s*) + ... = -k(s - s*).
Di conseguenza, dall'equazione della dinamica, proiettata sul versore tan-
gente, si ottiene
ms = fs(s) ~ -k(s - s *) .
Nelle immediate vicinanze di un minimo (k > O), la forza tangenziale
attiva ha quindi le caratteristiche di una forza di richiamo verso il punto di
equilibrio, come quella di una molla, mentre nel caso di un massimo (k < O)
essa tende ad allontanare i1: punto materiale da tale posizione. Questo fatto
giustifica il diverso carattere c;lell'equilibrio nei due casi.
La precedente discusstone mostra inoltre che ogni sistema del tipo de-
scritto, se viene allontanato di poco da una posizione di equilibrio stabile,
oscilla in modo armonico attorno a tale posizione: posto x = s - s*, l'equa- 7
zione differenziale che ne regola il moto è ben approssimata dall'equazione
del moto armonico:
d2x
m-+kx=O.
2
dt
· Il periodo delle piccole oscillazioni è quindi dato da

T=21ri. 7
Tali considerazioni sono illustrate nell'esempio seguente, nel quale la forza
attiva conservativa è la forza peso agente su un
pendolo. 7
I termini di ordine superiore al secondo nello sviluppo (1-27) per l'energia
potenziale vengono detti anarmonici: alcuni elementi per una trattazione
: approssimata dei loro effetti (in particolare nel caso del pendolo) sono riportati
·nel paragrafo 1-14 degli Approfondimenti.

Un pendolo di massa me lunghezza l oscilla in un piano verticale (fi.g. 1-15). Partendo


dall'espressione dell'energia potenziale, giustificare che la posizione A è di-equilibrio
stabile e derivare l'equazione differenziale che regola le piccole oscillazioni attorno a
tale posizione.
7

· A è una posizione di equilibrio, in quanto ivi la forza peso w può essere equilibrata
dalla tensione del filo R (anch'essa verticale).

7
18 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Come già mostrato nel testo, l'energia potenziale ha l'espressione

V= mgl(I - cos0) = mgl [ 1 - cos (f)] .


È facile verificare che - dV = -mg sin(:) è la componente tangenziale fs del
ds l
risultante delle forze f = w + R, in quanto, essendo R perpendicolare all'arco, si ha

fs = (w+R) •nt = -mgsin0 = -mgsin{f).

Di conseguenza fs si annulla per s = O.


2
d V
In A la derivata ds 2 = mg
-l- cos
(s)
l ha il.
valore positivo k = mg
l
e quindi in tale punto c'è un minimo dell'energia potenziale.
L'equazione differenziale del moto, ottenuta proiettando la seconda equazione della
dinamica sul versore tangente,

fs = -mg sin (l
s) = m ddt s2

2 ,

non è lineare; di conseguenza il moto del pendolo non è quello di un oscillatore ar-
monico. Tuttavia, per oscillazioni sufficientemente· piccole, ignorando nello sviluppo
(1-27) i termini di ordine superiore al secondo, ed essendo nel nostro caso, per s* = O,

~ ½ks 2 .L'energiapotenzialehaperciòun
2
V(s*) = O; ~V= O; d ; = k, siha V(s)
ds ds-
andamento parabolico nelle vicinanze del minimo e l'equazione differenziale del moto
risulta linearizzata:
d2s dV
m-=--:::::-ks.
dt 2 ds
Il sistema si comporta in tali condizioni come un oscillatore armonico di massa m e
costante elastica k = ~g. In particolare, per il periodo T = 2n: ~ditali oscillazioni
si ritrova l'espressione T = 2n: jf.

Altre situazioni in cui si hanno oscillazioni armoniche attorno a configurazioni


di equilibrio sono discusse negli esempi seguenti.

La configurazione di equilibrio di un oggetto di massa m che galleggia s:ulla superficie di


un fluido è quella in cui la forza peso mg è equilibrata dalla spinta di Archimede (uguale
in modulo al peso del liquido spostato). Nella figura 1-16 è schematicamente mostrato
un densimetro, utilizzato per la misura della densità di fluidi, avente nelle vicinanze
della linea di galleggiamento una sezione orizzontale costante di area S. Dimostrare che
un oggetto di questo genere, spostato di poco dalla posizione di equilibrio in direzione
verticale, è soggetto a una forza di richiamo di tipo elastico. Determinare il periodo
delle corrispondenti piccole oscillazioni, in termini di m, Se della densità p del fluido.

Introdotto un versore j verticale verso 1' alto, sia y lo scostamento dalla configurazione
di equilibrio: y < O corrisponde quindi a un «affondamento» dell'oggetto rispetto alla
linea di galleggiamento «normale» e y > O a un suo «innalzamento». Rispetto alla
sitùazione di equilibrio, la spinta verso l'alto è più intensa nel primo caso, in quanto
aumenta il volume del liquido spostato, ed è meno intensa nel secondo caso, a causa
FIGURA 1-16 della diminuzione di tale volume. In entrambe le situazioni la variazione di volume,
Schema di un densimetro: dalle sue nelle condizioni indicate nel testo, è uguale a -Sy e la forza verticale risultante è
oscillazioni verticali si può risalire
alla densità p del fluido in cui è Fy = -pSyg = -ky_, con k "." pSg
immerso.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-4 OSCILLAZIONI ATTORNO A CONFIGURAZIONI DI EQUILIBRIO 19

Essa ha le caratteristiche di una forza elastica di richiamo verso la configurazione cli


equilbrio (y = O). Il moto (di traslazione) dell'oggetto è quindi regolato dall'equazione
differenziale
d2y d2y
m- +pSgy=0=:,.- +w5y=O.
dt 2 dt 2
Si hanno perciò delle oscillazioni armoniche di pulsazione

wo = fi!!-.

In diverse molecole biatomiche, come quelle cli idrogeno e cli ossigeno, gli atomi sono
«tenuti assieme» da un legame di tipo covalente, visualizzabile mediante la condivi-
sione di coppie di elettroni. In termini semiclassici questa situazione si può descrivere
mediante l'espressione di Morse per l'energia potenziale cli interazione, in funzione
della distanza r fra i nuclei atomici:
V(r) = D[(l - e-a(r-ro))2 - 1],
ove D e a sono costanti positive e ro è dell'ordine delle dimensioni atomiche. Di-
mostrare che ro è la distanza internucleare di equilibrio e determinare l'espressione
della frequenza vibrazionale fondamentale della moJecola, cioè la frequenza delle pic-
cole oscillazioni attorno a tale configurazione nel moto relativo dei nuclei (di cui si ---,
indica con M la massa). Valutare quantitativamente tale grandezza nel caso della mo-
lecola di idrogeno, per la quale si ha D = 0,76 • 10- 18 Nm; cx = 1,95 • 10 10 m- 1 ;
ro = 0,74 • 10- 10 m; M = 1,67. 10-27 kg. --

Il moto relativo dei nuclei-può essere trattato nella fisica classica come il moto unidi-
mensionale di una particella di massaµ, (uguale alla massa ridotta del sistemaµ, = l:J)
soggetta all' azione di una forza diretta lungo la loro congiungente e la cui parte scalare è

f (r) = _ dV = 2aD(e-2a(r-ro) _ e-a(r-ro)) .


dr
Osserviamo che essa si annulla per r = ro, che risulta quindi la distanza di equilibrio.
Le derivate di ordine superiore di V [ d2 V /dr 2 = 2a 2D(2e- 2a(r-ro) - e-a(r-ro));
d3 Y /dr 3 = 2a?D(-4cxe-2a(r-ro) +cxe-a(r:C.ro))] perr = ro hanno il valore 2a. 2 D
e -6cx 3 D, rispettivamente; sviluppando in serie attorno aro e arre~tandosi al termine
del terzo ordine, si ha quindi

2a 2 D 2 1 3 3
V(r) = -D + - -(r -ro) + (-6a D)(r -ro) + · · ·
2 6 = 7
= D(-1 + ~2a
2
2 2 3
(r - ro) - a (r - ro)
.
3
+ .. .) .
Posto k = 2a. 2 D, si ha per f l'espressione
3 3
f (r) = -k(r - ro) + ro) 2 ·= -k(r - ro)(l -
2ka(r - 2a(r - ro)) ,

che contiene un termine lineare in r- - ro avente caratteristiche elastkhe, con costante


elastica k, e un altro termine, quadratico, che tiene conto in prima approssimazione
degli effetti anarmonici nello sviluppo di V . Per piccole oscillazioni possiamo trascurare
quest'ultimo termine e prevedere per esse il periodo

T=2nl=~~ -
Nel caso dell'idrogeno, in cui k ~ 2a 2D = 578 Nm- 1 , si ha T 7,55 • 10- 15 s, =
corrispondente a una frequenza fondamentale di vibrazione v = 1,32 • 10 14 Hz.

-.
~

t;I

20 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5


I
_,__!
Le considerazioni dell'esempio precedente per le molecole biatomiche si
possono estendere anche al caso dei solidi cristallini, in cui la dipenden-
za dell'energia potenziale di ìnterazione dalle distanze fra i nuclei atomici
differisce a seconda del tipo (ionico, -covalente o metallico) dei legami .intera-
tomici. La distribuzione degli atomi nelle posizioni reticolari, caratterizzate
da distanze dell'ordine dell'angstrom, corrisponde a quella che minimiz-
za tale energia; in una prima approssimazione, i singoli atomi si possono
considerare come particelle che oscillano attorno alle posizioni reticola-
ri, in modo arrn,onico (oscillatori tridimensionali), come già anticipato nel
paragrafo 1-3-1. Diversamente dal cas_o di una singola molecola, tuttavia,
lo spettro delle frequenze possibili per le vibrazioni reticolari è molto più
ampio, in quanto il numero dei gradi di libertà del sistema complessivo
è molto elevato. Un modello utilizzato nella descrizione semiclassica di
questo problema è quello di un insieme di oscillatori accoppiati, per i quali
si determinano, con il procedimento delineato nei Complementi, i cosiddetti
modi normali di vibrazione.
Il collegamento fra queste proprietà delle strutture cristalline e la possibiltà
· di propagazione di onde elastiche nei solidi è discussa negli Approfondimenti
del secondo capitolo.

•Considerazioni conclusive
In tutti i casi considerati, la pulsazione evo delle piccole oscillazioni di
un sistema è sempre collegata al rapporto fra un parametro caratteristico
dell'intensità delle «forze» di richiamo verso la situazione di equilibrio e
di una quantità che descrive l'inerzia del sistema.
Un'equazione differenziale analoga alla (1 -2) si incontra in molti campi
della fisica e dell'ingegneria (e anche nella formalizzazione matematica di
diversi fenomeni non strettamente scientifici). Ogniqualvolta un ragionevole
modello di un fenomeno, in termini di una grandezza f dipendente da una
variabile t (non necessariamente il tempo), dà luogo a una relazione di
proporzionalità fra la derivata seconda di f rispetto a t e l'opposto di f,
si può prevedere che tale grandezza compia oscillazioni simili a quelle di
un oggetto attaccato a una molla.
Nel paragrafo successivo si mostra in particolare come i circuiti elettrici
possano essere sede di oscillazioni armoniche libere aventi una frequen-
za dipendente dalle caratteristiche elettriche dei circuiti, con le proprietà
«inerziali» determinate dall'induttanza e quelle «elastiche» collegate alla
capacità. 1
.J

1a5 Oscillazioni elettriche


1-5-1 Osciilazioni nei plasmi
In natura e nelle applicazioni tecnologiche, si presentano diversi casi in
cui è importante studiare il comportamento di un gas di particelle cariche,
globalmente neutro, tipicamente costituito di molecole o atomi ionizzati
positivamente e di elettroni da essi «liberati». Sistemi di questo tipo haQno
proprietà caratteristiche, che sotto certi aspetti li fanno considerare come
esempi di un nuovo stato di aggregazione della materia, detto plasma.
In particolare, vogliamo ora mostrare che in un plasma di ioni (di carica
q; = +e) ed elettroni (qe = -e) possono avvenire oscillazioni con una
ISBN 978-88-08-0963-5 1-5 OSCILLAZIONI ELETTRICHE 21

pulsazione w P ben definita, dipendente dalla densità N degli elettroni, dalla


loro carica e dalla loro massa. Come sarà mostrato nei prossimi capitoli,
il valore specifico· di Wp nei singoli plasmi ha una notevole importanza
per la dipendenza dalla frequenza dei fenomeni inerenti alla propagazione
+
_, I
delle onde elettromagnetiche in tali mezzi; in particolare, nel capitolo 4
+ -, illus.treremo ciò nel caso del plasma presente nella ionosfera della Terra e
N.=N;
+
_, I in quello degli elettroni «liberi» di conduzione nei solidi.
a)
I Se in ogni zona del plasma i valori locali delle densità medie delle cariche
+ -, I
positive e negative sono uguali fra loro, il campo elettrostatico macroscopico
+
_, I
all'interno del plasma è nullo, non si ha alcun moto macroscopico collettivo
I

+ -, I dei costituenti del plasma e il sistema è globalmente in equilibrio. Tuttavia,


+I
_, I se per qualche motivo (che non ci interessa discutere in questa sede) si genera
.. I
in una data zona uno squilibrio fra le due distribuzioni di carica e quindi
A A' B B' un'alterazione della neutralità ~lettrica, il campo elettrico che ne consegue
--------------------➔ esercita sugli elettroni e sugli ioni delle forze che, facendoli accelerare in
X X i
verso opposto, tendono a riportare il sistema nella situazione imperturbata.
D'altra parte, quando si è ristabilita l'eguaglianza fra le due densità di cariche,
+
il moto relativo fra ioni ed elettroni non può cessare immediatamente, per
+ E cui il sistema si squilibra di nuovo ·nel senso opposto; si determinano perciò
---I>
+ le condizioni tipiche per l'instaurarsi di oscillazioni
b) Tenendo conto che la massa M di uno ione è molto maggiore della massa
+
m di un elettrone, per determinare le oscillazioni nella carica totale contenuta
+
in una data zona del plasma si può introdurre una drastica semplificazione,
+. assumendo gli ioni fissi e studiando solo il moto degli elettroni. A questo
+ scopo prendiamo in• considerazione la situazione perturbata, illustrata nella
figura 1-17, in lui tutti gli ele.ttroni presenti nella zona compresa fra due
+O' -O'
«pareti» paralfele A, B di area S siano spostati di x lungo la direzione
i dalla posizione che hanno nella configurazione di equilibrio .. Per tale
FIGURA 1-17
a) Variazione nelle densità di ioni e
motivo, al fine del calcolo del campo elettpco, la situazione è analoga a
di elettroni in una zona di plasma, quella che si ha in un doppio strato costituito, per x positivo, da cariche
per uno spostamento x verso destra positive non equilibrate nelle vicinanze della parete sinistra e da un uguale
degli elettroni; b) corrispondente
numero di cariche negative non equilibrate nelle vicinanze della parete destra,
doppio strato di cariche e campo
elettrico. e viceversa per x negativo. Essendo il numero totale di tali cariche non
equilibrate uguale a N Sx, la corrispondente densità superficiale di carica per
il doppio strato è o- = N ex e l'intensità del campo elettrico all'interno del
doppio strato è E = ~ = ~oe x. Il campo elettrico ha quindi l'espressione
vettoriale
E=Nexi,
7
so
cui corrisponde su ogni elettrone una forza

Ne 2
F=---xi,
eo
di richiamo ver/)o la posizione di equilibrio (x
2
=
O), avente caratteristiche
elastiche con costante k = Nsoe .
L'equazione differenziale del moto degli elettroni è quindi quella del-
1' oscillatore armonico (1-10), con la pulsazione propria determinata dalla
relazione
Ne 2
(1)2 =-- (1-28) 7
. P mso

che dipende da densità, carica e massa degli eJettroni del plasma.


22 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Nel caso della ionosfera, la densità del plasma varia in realtà con la distanza
dalla Terra e con il tempo, in particolare per il fatto che i processi di
ionizzazione indotta dalla luce solare «cessano» di notte, mentre ciò non
avviene per quelli di ricombinazione fra ioni ed elettrpni. I valori delle
frequenze Vp delle oscillazioni del plasma (durante il giorno) sono situate
nell'intervallo fra 10 e 30 l\1Hz che, per la precedente relazione, corrisponde
a una densità di 10 12 "7" 10 13 elettroni per m3 .

1-5-2 Oscillazioni libere nei circuiti LC


Il più semplice oscillatore elettrico è costituito dal circuito LC di figura 1-
18: un condensatore di capacità C e una induttanza L fra loro collegati. .
L Supponiamo che inizialmente il circuito sia aperto e il condensatore sia
stato caricato con una carica qo. In tale situazione il sistema ha una energia
2
elettrostatica ½2g.; se le armature del condensatore sono mantenute fisse e il
FIGURA 1-18 dielettrico è perfetto, tutta l'energia resta immagazzinata nel condensatore.
Un circuito LC, il più semplice Se si chiude il cicuito, il sistema tende a equilibrarsi elettricamente:
esempio di oscillatore elettrico.
le armature iniziano a scaricarsi, e nel circuito inizia a circolare corrente.
Come noto, l'induttanza ha l'effetto di ostacolare le variazioni. di corrente,
pertanto il flusso di cariche non termina nell'istante in cui cui le armature
sono scariche (e, come vedremo, la corrente ha la massima intensità), ma
continua dando luogo alla ricarica delle medesime, ma con cariche di segno
opposto. Ci si aspetta che, in assenza di effetti dissipativi, si raggiunga così
una situazione speculare a quella iniziale, da cui, con un'analoga sequenza di
scarica e carica, si ritorni nella configurazione originaria per ricominciare il
medesimo processo: in altri termini si può prevedere che in queste condizioni
la carica q(t) nel condensatore e la corrente i (t) oscillino nel tempo.
Una discussione generale dei fenomeni che avvengono in un circuito reale
verrà presentata nel paragrafo 1-7 partendo dalla legge di Ohm generalizzata.
Per semplificare la trattazione, qui si fa l'ipotesi che la resistenza del circuito
sia del tutto. trascurabile e che si possano ignorare anche le perdite di
energia dovute a emissione di radiazione elettromagnetica. Ciò consente di ·
affrontare il problema imponendo la conservazione dell'energia. Utilizzando
le note espressioni Us = ½Li 2 e UE = ½~,
per l'energia (magne.tica)
«immagazzinata» nell'induttanza e quella (elettrica) nella capacità, si ha:

. 1 ·2 1 q2
-Li + -- = costante . (1-29)
2 · 2e
Derivando tale equazione rispetto al tempo, si ha la condizione

di dq q
( di
Li-+--=i L-+-
q) =0
dt Cdt dt C '

clie è soddisfatta nei due casi i = O (che corrisponde alla situazione di un


condensatore inizialmente scaricò, incapace di fare circolare corrente nel
circuito) e L: + É = O. Questa può essere scritta nella forma

(1-30)

analoga a quella dell'equazione dell'oscillatore armonico meccanico (1-10).


· Dal confronto fra le corrispondenti equazioni si vede che L e !
hanno lo
stesso ruolo della massa m e della costante elastica k, rispettivamente.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-5 OSCILLAZIONI ELEITRICHE 23

Definendo quindi
2 1
cvo=- (1-31)
LC
si può riscrivere l'equazione precedente nella forma
d2q
-
dt 2
+wJq =0 (1-32)

caratteristica di oscillazioni con pulsazione CùO = 4c.


La sua soluzione generale è perciò analoga a quella già discussa per
l'oscillatore armonico:

q(t) = Acos (kt +<po) (1-33)

(A ha ora le dimensioni fisiche di una carica elettrica).


Nel caso particolare considerato, con le condizioni iniziali di circuito
aperto, q(O) = qo e i(O) =(%;-)o= O, la dipendenza d~ tempo della carica
del condensatore è rappresentata dalla funzione
1
q(t) = qo cos 1rr,t (1-34)
-vLC

Per la corrente i (t) = %'{- si ha invece

. qo . ( 1 ) qo 1
z(t) = - -JLc sm ,Jrct = .jLc "tos ( ,./Lct n)
+2 , (1-35)

cioè un andamento in «quadratura» con quello della funzione q (t). (4)


Cariche e correnti oscillano nel tempo .con la pulsazione wo = Lo .Jtc.
f
sfasamento di esistente fra la corrente nell'induttanza e la carica sulle arma-
ture del condensatore fa sì che quando l'energia è tutta nella forma magnetica
l'energia elettrostatica sia nulla, e_ viceversa: l'energia quindi si trasferi-
sce da una forma all'altra in maniera continua, così come nell'oscillatore
meccanico muta costantemente dalla forma cinetica a quella potenziale.
Il processo appena descritto continu~ illimitatamente nel tempo, per la
schematizzazione iniziale che non vi siano trasformazioni (dissipazione)
dell'energia in altre forme. In realtà, la presenza inevitabile di una resi-
stenza del circuito, sia pur piccola, ha come effetto la riduzione nel tempo
dell'ampiezza delle oscillazioni, come discusso più avanti.
La dipendenza della frequenza delle oscillazioni elettriche dai parametri
circuitali viene sfruttata nei dispositivi di ricezione delle onde radio uti-
lizzando un circuito LC con un condensatore di capacità variabile, per
adattare la frequenza del circuito oscillante a quella del trasmettitore con
· cui si desidera sintonizzarsi. Ciò si ottiene semplicemente con la rotazione
di una manopola dell'apparecchio ricevente, che produce la variazione di
capacità. In pratica, il circuito di ingresso di un apparecchio radio è co-
stituito dall'antenna, alla quale sono collegati in serie un condensatore e
un'induttanza. Esso riceve onde di tutte le frequenze, ma, come si vedrà in
seguito, risponde con una elevata intensità di corrente solo alle frequenze

(4) AI segno meno nell'espressione della corrente corrisponde un valore negativo della corrente
subito dopo la chiusura ciel circuito, coerentemente con il fatto che quando inizia la scarica del
condensatore, la corrente si mette a circolare nel verso opposto a quello assunto come positivo.
24 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

con cui risuona, per le quali è verificata la condizione w = wo = ~. Il


-vLC
segn,ale di corrente viene poi inviato all'ingresso di un amplificatore (per
esempio mediante un trasformatore), per essere successivamente elaborato.
In questo modo, si riesce a estrarre dal fondo elettromagnetico il segnale
emesso dalla stazione radio che si desidera ascoltare. La riduzione di energia ·
del circuito oscillante, per effetto Joule sulla resistenza del circuito, è in
questo caso compensata dall'onda incidente sull'antenna che rifornisce di
energia il sistema.

1-6 Soluzione generale dell'equazione armonica


L'equazione differenziale «armonica» introdotta nel paragrafo 1-2,
d2 f 2 -
+wof ~O' (1-36)
dt 2
è un'equazione differenziale lineare, omogenea, del secondo ordine. Essa
ba la forma
Lf =O, (1-37)
ove L è. un operatore _rj.iffe!f!rg,._ig,_l,e lineare a coefficientir.eali.costanti, avente
nel presente caso la semplice struttura
-- d2 2
L = dt2 +wo (1-'.?8)

Per la linearità di L, si verifica facilmente che, se J (t) è soluzione del-


l'equazione (1-37), anche cf(t) lo è, e che se lo sono fi(t) ed fz(t), lo
è anche c1J1(t) + c2fz(t) (per ogni .scelta delle costanti e, ci, c2, anche
nel campo complesso).
Data una coppia di soluzioni (11, fz), si dice che esse sono linearmente
indipendenti se non esiste alcuna coppia di costanti ci, c2 (che non siano
entrambe nulle) per le quali risulti ci f1 (t) +c2 fz (t) = Oper ogni t. In analisi
matematica si dimostra che per assicurare l'indipendenza delle soluzioni è
necessario e sufficiente che sia diverso da zero, per ogni t, il determinante
wronskiano costituito dalle funzioni e dalle loro derivate prime:

11 h
w(f1,·fz) = df1 dfz (1-39)
dt dt
Le soluzioni dell'equazione (1-37), come di ogni altra equazione lineare
omogenea del secondo ordine, costituiscono uno spazio vettoriale di dimen-
sione 2, in cui esiste una «base» di (due) soluzioni linearmente indipendenti:
ogni altra possibile soluzione è esprimibile come una loro combinazione
lineare.
In altri termini, la soluzione generale ha la forma
J(t) = ci/1 (t) + c2h(t) .
Si verifica facilmente che per l'equazione (1-36) le funzioni cos wot e sin wot
sono una coppia di soluzioni linearmenti indipendenti (il loro wronskiano
risulta infatti uguale a evo).
La soluzione generale ba qùindi la forma
f (t) = a cos wot + Q sinwot (1-40)
ISBN 978·88·08·0963-5 1-ç SOLUZIONE GENERALE DELL'EQUAZIONE ARMONICA 25
r. J2_.l--o ·.
r~,
,: 'i\ ,.µ,c.>-. ,
;.,g•'
e-,

che può anche essere espressa in modo compatto come ·7.... e,


-:r,_:·, ~'
' j(t) = Acos(cvot + <p) ,

ove

La possibilità di detfrminare in maniera univoca le costanti a e b mediante


le condizioni iniziali si collega all'esistenza e unicità della soluzione del
problema di Cauchy per l'equazione differenziale (1-36).

1-6-1 Il metodo delle soluzioni complesse( F/ÀS-::)(::.,\ ì


Richiamiamo ora dall'analisi matematica una procedura per determinare la
soluzione generale delle equazioni differenziali lineari a coefficienti costanti,
che si presta in particolare alla trattazione delle oscillazioni anche in situazioni
più generali di quella prima considerata. Essa consiste nel ricercare soluzioni
di tali equazioni nella forma x = e>-,t, che ha la proprietà di «riprodursi»
per derivazione:
d
-eM = Àe)..~
dt
Le derivate prima e seconda di tale funzione sono infatti x = Àx e .x = ')..2x.
Dato che la funzione esponenziale non si annulla mai, dall'equazione dif-
ferenziale (1-36) si ottiene l'equazione caratteristica per il parametro À:
d 2x .
- 2
dt
+ cv5x = O =} À
2
+ Cù5 = O .
Le soluzioni del tipo x = Cè1 'corrispondono alle radici dell'equazione
caratteristica
). = ±ieùo
e sono date dalle due funzioni e±iwot; esse sono l'una la complessa coniugata
dell'altra e risultano linearmente indipendenti (come si verifica facilmente •
calcolandone il wronskiano, che ri1;ulta uguale a -2icvo i= O)~
L'integrale generale dell'equaziJne (1-36) è quindi dato da una loro 7
combinazione lineare:
(1-41)

ove ci e c2 possono essere complesse. È facile mostrare che anche la


complessa coniugata z* è soluzione dell'equazione, così come le parti reali
· e immaginarie
z +z* · · z-z*
Rez=-- Imz=--
2 2i
Le soluzioni che ci interessano sono reali, in quanto x rappresenta una
grandezza fisica (una coordinata di posizione, in questo caso). Affinché sia
Im z = O deve risultare, per ogni t,

il che implica
26 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Per sodçlisfare tale condizione, le due costanti devono essere l'una la com-
plessa coniugata dell'altra. Per comodità le scriviamo nella forma
ci = (A/2)ei<po ;_ c2 = (A/2)e-i<po,
con A reale; la soluzione generale (reale) dell'equazione differenziale ha
I quindi la forma •

x= ~ (ei(wot+<po)+e-i(wot+c:po)) =Acos(wot+cpo)= .Re [Aei(wot+q,o)],

ove A e <po sono arbitrari parametri reali, aventi le dimensioni fisiche della
grandezza oscillante, il primo, e di un angolo, il secondo.
Riassumendo, una buona procedura per risolvere le equazioni differenziali
del tipo considerato in questo paragrafo consiste nel ricercare soluzioni del tipo
ét, risolvere la corrispondente equazione caratteristica, costruire l'integrale
generale e prenderne la parte reale, imponendo poi le condizioni iniziali
per la determinazione delle costanti.

} 1-7 Oscillazioni smorzate


Nel paragrafo 1-3 è stato studiato il moto di un punto materiale sottopo-
sto ali' azione di una forza elastica. Il risultato ottenuto rappresenta una
oscillazione perpetua del sistema, in aperto contrasto con le o.sservazioni
sperimentali: nessun oscillatore continua a muoversi senza mai. arrestarsi!
. - '. La contraddizione fra modello ed esperienza dipende dall'aver trascurato
l'esistenza di forze responsabili del rallentamento: la resistenza del mezzo
in cui avviene il moto (ed eventuali attriti radenti). Nel riferimento in cui
il mezzo frenante è in quiete, il lavoro compiuto da tali forze è negativo
e determina dissipazione dell'energia meccanica.
In generale, a causa di tali effetti l'ampiezza delle oscillazioni diminuisce
più o meno rapidamente nel tempo. Un modello particolarmente semplice per
descrivere questo fenomeno si basa sull'assunzione che gli effetti dis_s_ipiJ,tiVi
siano riconducibili ali' azione di forze non conservative del tipo ~:i:/1
analoghe a quelle previste, nel caso del moto in un fluido, dalla legge di
Stokes per la resistenza del mezzo (valida per velocità non molto elevate).

FIGURA 1-19
Modello di un sistema oscillante in
presenza di forze non conservative
di tipo viscoso.

fluido
viscoso

La caratteristica più importante di questo modello, schematizzato nella figu-


ra 1-19, consiste nel preservare il carattere lineare dell'equazione differenziale
del moto<5). Infatti, dalla legge fondamentale della dinamica, proiettata sulla
direzione (x) lungo cui agisce la forza elastica, si ottiene
mx+fii+kx=O ==>- x+yx+w5x=O (1-42)

(S) Come noto, nel caso del moto cli un oggetto ad alte velocità, una migliore approssimazione ·
nella descrizione della resistenza offerta da un mezzo -è rappresentata da forze non conservative
che dipendono dal quadrato del modulo della ·velocità: in questo caso l'equazione differenziale
diventa più complessa a causa della sua non linearità.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-7 OSCILLAZIONI SMORZATE 27

avendo posto
y=-
/3 (1-43)

Poiché per essa l'operatore lineare L ha la struttura
--. d2 d 2
L = dt2 + Y dt + u>o (1-44)

le sue soluzioni possono essere ottenute con il procedimento richiamato nel


precedente paragrafo: posto x = cèt, dalla (1-42) si ottiene l'Agnazione
caratteristica ... . .. --·--• - -·""' ·
' 2
>.._ :r>..+wo2 _~o_ •.'I· (1-45)
alle cui radici
= -- y ±~
À1 2 2
-4 -w 2 (1-46)
' 2 o
corrispondono in generale .due soluzioni linearmente indipendenti, come
·mostrato nell' esempio seguente (il caso in cui J..1 ......: À.2 è discusso nell'e-
sempio 1-15).

Verificare che per Àl # ,ì,..2 le funzioni è 1t, è 21 sono linearmente indipendenti. .......,

Si tratta di calcolarç il determinante wronskiano definito dalla relazione (1-39): esso è


uguale a 0.-2 - >..1)e(Àt+Àz)t ed è certamente diverso da zero per ogni t se >..1 :f. .À.2.

A seconda del valore assunto dal radicando nell'espressione (i-46), s_i distin- ----.,
guon.0~~~1~ersi _c<;>iiip~Ìt~enti fisici ~el
_si~~~rr.ia, come di seguito illustrato.

a) y 2 < 4w5 (moto sottocritico o sottosmorzato)


Le due radici dell'equazione di secondo grado ~OQO çqwpl~sse.. c.oniugate
e hanno l'espressione _:; ± icv1, ove

= ✓w5 - ~
2
w1 . (1-47)

Come mostrato nell'esempio seguente, la soluzione generale réale dell' e-


quazione (1-42) ha in questo caso l'espressione

(1-48)
in cui i valori delle costanti A e <po sono determinati dalle condizioni iniziali
del moto.

Dimostrare l'equazione oraria (1-48) per il moto oscillatorio sottosmorzato.

Per quanto discusso nel testo, per y 2 < 4w5 la soluzione generale dell'equazione .......,
differenziale (1-42) ha l'espressione

x(t) = c1e<-f+iw1)t + c2e<-f-iw1)t = e-ft(cieiw1t + c2e-iw1t),


28 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08·0963-5
l'
. y
che, prescindendo dal fattore moltiplicativo reale e - 2 t, ha la forma ( 1-41) determinata
nel precedente paragrafo per il moto annonico. Ripetendo le con_siderazioni ivi fatte,
--·-- Ae-1/r
si mostra che deve essere ci = c_i, il che consente di esprimere (è1 eiw1t + c2e-iwit)
--x(t) nella forma A cos(cv 1t + çoo) e di trovare pertanto il risultato cercato.

La soluzione trovata non rappresenta un moto 2eriodico, in quanto l'ampiezza


.,-....,,._ -----·· - - ·-
'·Ae~_~)diminuisce nel tempo (:fig. 1-20). Tuttavia, la presenza della funzione
trigonometrica ha come conseguenza che gli istanti in cui il sistema transita
per la posizione di equilibrio, o quelli in cui si annulla la velocità, differiscono
ciascuno dal successivo dello stesso intervallo temporale T =
1
al quale ;rr ,
è naturale dare il nome di(jj__se_ydop"~,:i_g_efg_, Come mostrato dalla (1-47), la
FIGURA 1-20
La legge oraria del moto oscillatorio
corrispondente pulsazione w 1 differisce da quella evo del moto armonico per
sottosmorzato. la presenza dell'effetto di smorzamento e si riduce a wo, come dev'essere,
nel caso in cui sia f3 = O, cioè in assenza di smorzamento. L'ampiezza
delle oscillazioni decresce con legge esponenziale, la cui rapidità dipende
dal rapporto ; fra f3 e 2m: nel caso particolare f3 = O, si ottiene il moto
con ampiezza costante che caratterizza l'oscillatore armonico.
-;> I parametri che caratterizzano l'oscillatore smorzato sono la pulsazione
propria evo dell'oscillatore in assenza di smorzamento, e il coefficiente y. Co-
me illustrato nel paragrafo 1-1 O dei Complementi, spesso risulta conveniente
intr~durre il rapporto fra tali grandezze fisicamente omogenee,
'. OJQ
Q=-' (1-49)
y

detto fq_ttore di qualità, che determina in particolare il numero delle oscil-


\ Jazi9aj~-,à_opoie 'quaìi l'él_!!lpiY-zza
si rid~c~ di un fattore é: ... . ·
\ L'en~;gia-~eccanica di u~ Òscillafore·smofzato non rèsta costante: parte
\.·\. di essa viene trasferita al mezzo con il quale l'oggetto sta interagendo. Come
mostrato esplicitamente nell'esempio seguente, anche in questo caso i valori
'·'·
, ....... __......
,
' - - - - - ' - - - " = =·•~-- =•• •..,_
tir
, I - --- - ••-- '►
medi dell'energia potenziale e dell'energia cinetica (su uno pseudoperiodo)
restano·uguali tra loro (e si rispetta l'equipartizione tra energia potenziale ed
2 4 6 8
energia: cinetica) ma il loro valore diminuisce nel tempo: l'energia meccanica
FIGURA 1-21 media dell'oscillatore su uno pseudoperiodo, con wo » ;, vale:
Energia meccanica media ~:.,:')a• 1{·'• r.:_":•· . :;\.:..I~.'-"-'=
dell'oscillatore sottosmorzato f.;\~ ,\Y)t: "i_;·:··-;-,_ •:•:c,·- ·~J~•· ' ':).. t t
E(t) = Eoe-r = Eoe-'r .

In queste condizioni si ha perciò una decrescita nel tempo dell'energia


· media, con un andamento esponenziale caratterizzato da un tempo medio
· di «decadimento» r = ,; .
In altri termini si può dire che, durante uno pseudoperiodo, si è in una
situazione praticamente identica a quella per le oscillazioni libere, salvo che
al posto del ·valore costante di A viene inserito il valore «locale», in quello
pseudoperiodo, A(t) = Ae-ft _ Un aspetto interessante è che l'espressione
del valor medio dell'energia meccanica, moltiplicata per y, è equivalente
alla diminuzione di questo nel tempo:

dE
=-yE; (1-50) .
dt
dunque, il coefficiente di smorzamento y determina anche la rapidità con
la quale l'energia si dissipa.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-7 OSCILLAZIONI SMORZATE 29

Dimostrare che, per un oscillatore debolmente smorzato, i valori medi dell'energia cine-
tica e dell'energia potenziale su uno pseudoperiodo sono uguali e che quello dell'energia
meccanica decresce esponenzialmente con il passare del tempo.

. y
Derivando rispetto al tempo l'equazione oraria x(t) = Ae-2' cos(cv1t + 1Pa), si trova
x(t) = Ae-;r (-i cos(w 1 t + 1Po) - w1.sin(m1t + '7io)).

Quindi l'energia potenziale è V(t) = ½kA2e-rt cos2 (cv1t + <po) e l'energia cinetica è
2 -
K (t) = ~mA2
e-Y'[ 2'.'..... cos2 (w1 t + ipo) + w21 sin2 (w1t +<po)+ 2:::w1 sin(2w1 t + 2ipo)] .
2 4 2 -
Per effettuare la media di tali grandezze sul periodo T = ~~ , si può trascurare la
variazione nel tempo del fattore esponenziale su tale futervallo, in quanto T « t-
Poiché su un ·periodo i valori medi di cos2e e sin20 sono uguali a mentre il valore ½,
medio di sin(20) è nullo, nel nostro caso risulta

V(t) = -11t+T -kA


1 2
e-yt cos (aJ1t + ip)dt =
2
T t 2
1 1 it+T - 1 1
= -kA2e-yt - cos 2 (cv1t + cp)dt = -kA 2e-yt = -mw5A 2e-yt
2 T t 4 4 '
1 1 1t+Ty2 I [t+T
K(t) = -mA 2e-yt{-- cos2(cv1t+cp)dt+cvf- sin (aJ1t+ço)dt} = 2
2 4T t _ T t

= ~mA2e-yt (Y +
4 4
2
wf) = !mcv5A
4 ·
2e-:-Yt .
.

=
Anche in questo caso si ha K(t) V(t). Per il valore medio dell'energia meccanica, 7
si trova quindi l'andamento nel tempo
- . 1
E(t) = -mcv5A2e-yt ,
. 2

con un tasso di decrescita ciJ = -y E, proporzionale a E mediante il fattorè di


smorzamento y.
x(t)!A 0

0,8
\ \
wo/Y = 0,35, -r = 1/y

0,6 r'\\ ____


,
\
\
\ -b)
a) b) y 2 > 4cv8 (moto supercritico o sovrasmorzato)

0,4 J \ Le radici dell'equazione caratteristica sono entrambe reali e di segno negativo.


' "·'· La soluzione dell'equazione differenziale è data ..da-· :· . . ............. .
0,21 ·-<~ ·
, •" " ~-
o 5 10 15 20 25 t/-r

FIGURA 1·22
Moto oscillatorio sovrasmorzato per dove i valori dei'parametri C1 e C2 vanno determinati in base alle condizioni
le condizioni iniziali: a) xo = Ao, iniziali del moto. Si può dimostrare (vedi Esempio 1-14) che, a seconda
v0 = o; b) x0 = o, vo = Ao/-r.
delle condizioni iniziali, il sistema passa _al massimo una sola volta per
la posizione di equilibrio, alla quale comunque tende asintoticamente al
tendere del tempo all'infinito: non vengono quindi eseguite oscillazioni
ripetute attorno a tale posizione. La figura 1-22 rappresenta le equazioni
orarie corrispondenti a due particolari condizioni iniziali.
-.
30 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Dimostrare che nel moto sovrasmorzato il sistema passa per la situazione di equilibrio
al più una sola volta per~ < t < oo.

:[i

Indicati con xo evo i valÒri di x(t) e .i(t) all'istante iniziale t = O, le costanti C1 e C2


devono soddisfare le condizioni C1 + C2 = xo e >..1 Ci + À2C2 = vo. Risolvendo il
sistema costituito da tali equazioni lineari, si trova facilmente
va - À.zxo >..1xo - vo
C1 = - - - - ; Cz = - - - -
>..1 -Àz ).1-Àz

D ' al.tra parte, per la (1-46), Àl = - 2y + a, Àz -_ · - 2y - a, ove a ✓ y2 - %•


= 2 con
4
O< a < f, e quindi ÀJ - Àz = 2a e l'equazione del moto si può esprimere nella
forma
x(t) = Ci eÀ1t [1 - vo - ÀIXO e-2atJ .
va -Àzxo .
Per verificare sex (t) =
Oper qualche valore finito di i-, è·sufficiente esaminare l' espres-
sione fra parentesi quadre (il fattore e-"- 1 t non si annulla mai!). Essa si può annullare
solo se il rapporto f = ~~=~~~o risulta maggiore di 1, e in queste condizioni ciò avvie-
ne unicamente all'istante t* = ~f .
È ·facile verificare che, in entrambi i casi descritti
nella figura 1-22, f non è maggiore di 1: il sistema non passa mai dalla posizione di
equilibrio per O < t < oo .

. e) y 2 = 4w~ (smorzamento critico) Le due radici dell'equazione caratteristica


sono fra loto uguali e, come discusso nell'esempio seguente, l'integrale
dèlI'equazioriè differenziale risulta
x(t) = (C1 + C2t)e-ft.

Verificare che per y 2 = 4(ù5, le funzioni e-:-ft e te-ft sono soluzioni linearmente
indipendenti della (1-42). ·

À = -y /2 corrisponde la funzione
Alla radice doppia dell'equazione caratteristica
fi = e-ft che è ovviamente soluzione dell'equazione differenziale. Per dimostrare
y
che lo è anche h = te-z 1 basta calcolare la derivata prima e la derivata seconda di
tale funzione: esse sono rispettivamente
2
iz = ( - ~t + 1)e-ft J2 = ( - y + Y4 t) e-ft,
2
- -··- 0) di modo che per la (1-44), essendo cv5 = ~ , risulta appunto
-b)
,.._
Lh = [( - y + 4y2 t)+y ( - 2y t + 1) + 4y2 t ] e-1:t
y
= (y2 - y2 + y2) te-zt=O.
1'..
4 2 4
Si lascia al lettore il calcolo del wronskiano, per la verifica dell'indipendenza lineare
di Jie fz.

FIGURA 1-23
Moto oscillatorio con smorzamento In questo caso, nel quale,?.= f3cr = 2~,-il sistema tende asintoticamente
critico, per le condizioni iniziali: a)
alla posizione di equilibrio -quando t ➔ oo; inoltre, può transitare per la
= =
x 0 A 0 , vo Ao/4,; b) x 0 A 0 , =
vo = 3Ao/2, posizione x = O se il rapporto Ci/C2 è negativo (caso b) infi.gura 1-23).
ISBN 978-88-08-0963-5 1-7 OSCILLAZIONI SMORZATE 31

,· Il confronto con lo smorzamento supercritico (vedi per esempio la figura 1-25)


i mostra che il sistema si porta il più rapidamente possibile verso la condizione
\ di equilibrio nel caso di smorzamento critico. Pér tale motivo, negli strumenti
\ di misura con equipaggio mobile, come ad esempio bilance o galvanometri di
\ precisione, si scelgono i parametri in modo che il sistema lavori in condizioni
! del genere.
-·>Nel caso dei veicoli, per i quali è importante rendere confortevole il viaggio
dei passeggeri, gli ·ammortizzatori non devono subire forti accelerazioni:
questo obiettivo può essere raggiunto facendo in modo che il valore del
parametro /3 sia circa il 40% di /3cr•
Le tre soluzioni discusse sopra hanno in comune l'importante caratteristica
1
che, per tempi lunghi, al crescere del tempo il modulo dello spostamento
\ [-\? ·6 dalla posizione di equilibrio diminuisce con legge di tipo esponenziale,

r
.riducendosi praticamente a zero dopo un intervallo di tempo pari ad alcune
-yolte il tempo caratteristico -r = 2m / /3 =

f Osciilazioni smorzate in un circuito RLC /\/o


Un condensatore di capacità C, sulle cui armature è disposta la carica qo viene
«chiuso» all'istante t = O sul circuito di figura 1-24 avente induttanza L e
resistenza R. Il sistema è già stato studiato nel paragrafo 1-5-2, trascurando
la resistenza elettrica degli avvolgimenti che costituiscono l'induttanza e dei
fili di connessione con il condensatore. -~i è visto che in esso si istaurano
delle oscillazioni armoniche, analoghe a quelle meccaniche, quali ad esempio
le piccole oscillazioni di un pendolo. Ci si aspetta che, a causa degli effetti
dissipativi associati alla resistenz·a elettrica, le oscillazioni si smorzino via
via, come avviene per un pendolo a causa della resistenza dell'aria.
Per ottenere l'equazione del circuito, assunto come positivo per la cor-
A R B rente i = ~; il verso orario indicato in figura, utilizzi~o la legge di
Ohm generalizzata ponendo uguale a zero la somma delle varie «cadute
di potenziale» negli elementi del circuito:
L
i=uc
(\

.___..,.{.
dt
q

-q

Essendo
. D e
FIGURA 1-24
Circuito RLC.

· risulta
L dzq + R dq +i_= O (1-51)
dt 2 dt C
L'equazione differenziale per q(t) è strutturalmente simile alla (1-42) per
l'oscillatore meccanico smorzato, se si stabiliscono le corrispondenze

1
L{=:=::}m; R~/3; k {=:} - (1-52)
e
che generalizzano quelle già segnalate per il circuito LC.
Ricercando·quindi soluzioni del tipo q(t) = qoèt, dalla (1-46), determi-
niamo le radici dell'equazione caratteristica (1-45) per À, usando direttamente
32 CAP. 1 OSCILLAZIONI IS,.BN 978-88-08-0963-5

_j

le relazioni (1-52):

). = _ _!!_ ± ✓(_!!_)2 __
1
· 2L 2L LC
dopo aver introdotto coerentemente le definizioni

R
y=- (1-53)
L
per la pulsazione propria e per il fattore di -smorzamento. L' espression~
corrispondente alla definizione (1-49) per il fattore di qualità del circuito è

(1-54)

Per smorzamento molto debole (y « wo) (resistenza trascurabile), dalla


soluzione generale (1-48) si ottiene, per le condizioni iniziali q(O) = qo,
=
i (O) O, la soluzione
y
q(t) = qoe- 1:t cos wot .

Un parametro importante è il rapporto f fra il tempo caratteristico dello


smorzamento r = f = 2/i e il periodo T = !: :
r _ wo _ 1 CCL _2/n {L _ 2Q
r :rry :rr vTe R R ve · :rr
Esso rappresenta il numero di oscillazioni durante il tempo r: se, come nel
caso a) di figura 1-25, tale numero è molto maggiore di 1, si ha un numero
elevato di oscillazioni rilevabiµ, in quanto di ampiezza non trascurabile
(maggiore di q: ).
Nel caso di forte smorzamento, le due soluzioni reali dell'equazione
~
car~tteristicasipossono approssimare conÀ1,2 ~ -f ±(f- ~y° )- ~ -y, - ~y°,
e quindi la soluzione generale assume la forma

FIGURA 1-25
Oscillazioni in un circuitoRLC in ·
condizioni di: a) debole
smorzamento (Q = 10); b) Tale espressione mostra direttamente come non si abbia in questo caso
smorzamento critico (Q = 1/2); e) nessuna oscillazione della carica del condensatore, ma una sua continua
forte smorzamento (Q = 1/25).
decrescita verso zero. In particolare, si può verificare che per le condizioni
iniziali relative alla situazione cosiderata (i (O) = O), i due parametri q 1 e
q2 risultano discordi in segno a eccezione dell'istante iniziale, dunque, la
corrente non risulta mai nulla e quindi non cambia segno.

f 1-8 Oscillazioni forzate


·. (

Se sull'oscillatore meccanico, oltre alla forza di richfamo elastica e a quella


di smorzamento, agisce nella stessa direzione una forza eccitatrice F(t)
che lo fa spostare dalla posizione di equilibrio, l'equazione della dinamica
del punto materiale, proiettata su tale direzione, diventa

mx+ {3:x + .kx:..... F(t) .


ISBN. 978-88-08-0963-5 1-8 OSCILLAZIONI FORZATE 33

Poiché, nelle situazioni significative dal punto di vista fisico, la forza F(t)
può essere sviluppata come somma di funzioni trigonometriche, è opportuno
esaminare in dettaglio il caso in cui sia F(t) = Fo cos u>t, per il quale si
ha l'equazione differenziale

mx + {3:x + kx = Fo cos u>t (1-55)

Una: situazione di questo tipo è presentata nell'esempio seguente.

Un blocco di massa m appoggiato su un piano orizzontale è collegato all'estremo


destro di una molla di costante elastica k, il cui estremo sinistro è connesso a una
sbarra rigida di lunghezza L. La sbarra è imperniata sul bordo di un disco di raggio r
(« L), mantenuto in rotazione con velocità angolare w costante da un motore ester-
no (attorno a un asse fisso passante per il suo centro, come schematizzato in figura 1-26).
FIGURA 1-26
~asta connessa al disco rotante
esercita una sollecitazione di tipo
armonico su un oscillatore.

X
Xc
Dimostrare che l 'equazione del moto del blocco ha la forma (1-55), con Fo = kr.
-,

In una configurazione generica del sistema disco-sbarra, individuata dall'angolo 0


di figura, essendo r «· L, la distanza d fra il centro del disco e l'estremo sinistro
della rµolla è d ~ L + r cos 0; quindi, se la corrispondente ascissa del blocco è
x, detta xc quella del centro del disco, la lunghezza della molla in tale istante è
l = x - Xc - d = x - xc - L - r cos 0. Se la molla non è deformata nella confi-
gurazione individuata da x = Oe 0 = f,
si ha lo = O- xc - L. In un istante generico
t, la deformazione della molla è quindi l(t) - lo = x(t) - r cos 0(t) e sul blocco viene
esercitata una forza elastica ·
f molla = -k[x(t) - r cos 0(t)] .
Nel caso di velocità angolare costante, per 0(t) = wt, dal secondo principio della
dinamica si trova l' equazione differenziale
mi= -kx +krcoswt,
che ha appunto la forma (1-55), con Fo = kr e f3 = O.

Un altro esempio di oscillazioni forzate che ha una notevole importanza ·


nella modellizzazione di vari fenomeni è quello di una carica elettrica legata
nella materia da forze el~stiche e s9~_oposta a un campo eletgifO --~~t~mo
variabile in rrioéfò-s1ii.iisoidale. Questo caso verrà illustrafo ampiamente· in
aìfu capitòli con riferiineritò alle sue applicazioni nello studio dell'interazione
fra radiazione e materia. ·
La soluzione generale dell'equazione non omogenea (1-55) si trova come
somma di due parti: l'integrale generale dell'equazione omogenea associata
e un integrale particolare dell'equazione stessa. Il primo dei due rappresenta
la soluzione (1-48) del moto armonico smorzato, già discussa in precedenza:
poiché la sua ampiezza tende a zero, esso può essere trascur~to quando è
34 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

trascorso un lungo intervallo di tempo dall;istante in cui viene applicata


la forza.
In tali situazioni, ci si può quindi limitare all'integrale particolare della (1-
55). Per determinarlo, osserviamo che Fo cos wt è la parte reale della funzione
complessa Foé»t. Si può pertanto cercare una soluzione dell'equazione
differenziale che si ottiene sostituendo Fo cos wt con Feiwt:
mx+ /3:x + kx = Foeiwt , (1-56)
e calcolarne successivamente la parte reale. Essa soddisfa l'equazione di
origine, come discusso nell'esempio seguente.

Dimostrare che, se la funzione complessa z soddisfa l'equazione differenziale lineare


a coefficiente reali costanti Lz = Fo eiwt, la sua parte reale soddisfa "l'equazione
L(Rez) = Focoscvt.

Essendo Lz = Fo eiwt, si ha anche Lz* = Fo e-iwt e, per la linearità di f, risulta


~ ~(z + z*) eiwt + e-iwt
L(Rez)=L - - =F =Fcoswt.
2 2

Per trovare una soluzione della (1-56) si può procedere, come si dice, per
«simpatia». È infatti immediato vedere che per una soluzione del tipo eÀt
deve essere À =. i w; ciò equivale alla proprietà fisica dei sistemi lineari ·
di rispondere con la stessa frequenza a una sollecitazione esterna periodica.
Posto quindi ·
x(t) = Aeiwt
ove A può essere complesso, si ha
x(t) = Aic.veiwt = iwx e x(t) = -Aw2 eiwt = -w2 x
Sostituendo nell'equazione (1-56) scritta nella forma

x + yi + w5x = Fo eiwt
m
si trova
· Fo ·
(-cv 2 + iycv + c.vo)Aezwt
2 = -ezwt
m
Questa equazione ha come soluzione

x(t)
. = --------=-ezw
= Aezwt Fo/m · t = -e'wt
Fo ·
(1-57)
· -w2 + iycv + cv5 X
Si è introdotto il numero complesso
X = m(w5 - 2
w ) + imyc.v , (1-58)
di modulo

IXI = ✓m2(w5 - w2)2 +m2y2w2 = m✓(w5 - w2)2 + y2


e fase
8 = arctan (
.
/w
WO - W
2
)
[_
ISBN 978-88-08-0963-5 1-8 OSCILLAZIONI FORZATE 35
L
La grandezza A = ~. risulta in generale complessa e si può scrivere come

(1-59) L
quindi la soluzione così determinata per l'equazione (1-56) è

Fo ei(wt-8) = · Fo/m ei(wt-8)

IXI J 5_(w w2)2 + y2w2


da cui, prendendo la parte reale, si ottiene
...
. Fo- -· ·
.. '
1 - ·-.. ,_
X(t) = ---======:::::COS(Wt-o) .··,
. m Jcw5 -w2)2 + y2w~ --- --·· .- - ,
··· -··· -· .

Questa è l'equazione del moto «persistente» che si instaura in risposta~


sollecitazione F. ·· ·
Riassumendo, si tratta di una oscillazione forzata

x(t) = Acos(wt - 8) (1-61)

con la medesima frequenza di• F, di ampiezza

(1-62)

che presenta un ritardo di fase 8 rispetto a F, determinato da

Cù2-(J)2 (1-63)
yw
cos8 = 0
tan8 =
J (w5 - w2)2 + y2w2
===}
w02 - w2

Si può visualizzare il risultato ottenuto ricorrendo alla rappresentazione


vettoriale dei numeri complessi: 8 è l'angolo di cui il vettore rappresentativo -r,
7
della sollecitazione (o meglio, del numero complesso ad essa associato)
«precede» (in senso antiorario) quello che rappresenta l'oscillazione forzata.
Tale soluzione persistente non contiene alcun parametro libero e non
dipende quindi dalle condizioni iniziali, che invece fissano i valori delle
costanti incluse nella parte transitoria (che descrive oscillazioni smorzate).
In sostanza, la soluzione generale è
y
x(t) = Acos(u>t - 8) + Be-2:t cos(u>1t + cp) (1-64)

ove B e <p tengono conto delle possibili condizioni iniziali.


Il ruolo essenziale dello smorzamento per il comportamento a lungo
termine della x(t) è evidente: per y i= O, due oscillatori identici, soggetti
alla stessa sollecitazione esterna, ma partiti con condizioni iniziali diverse,
finiscono col muoversi esattamente nello stesso modo, dimenticando così
le condizioni iniziali; se invece fosse y = O, il secondo termine, presente
in ogni istante, manterrebbe la differenza fra i due oscillatori as·sociata alle
diverse condizioni iniziali.
36 · CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

A(w)
Le due equazioni (1-62) e (1-63) permettono di analizzare il comportamento
dell'ampiezza A(cv) e del::la fase del moto o(cv) al variare della pulsazione
r
cv della forza eccitatrice, come illustrato nelle figure 1-27 e 1-28.
Il sistema, anche se oscilla con una frequenza uguale a quella della
sollecitazione esterna, «ricorda» in un certo senso la sua proprietà di oscillare
«liberamente» con la pulsazione evo, e quindi l'ampiezza delle oscillazioni
dipende fortemente dalla differenza tra tale pulsazione e quella della forza
i eccitatrice, e diventa particolarmente elevata per w --+ (.ùo .' Si suole dire
\
\ che in tali condizioni il sistema entra in «risonanza» con la sollecitazione
\ esterna.
\
\,.

.......... ,.
2
1-8-1 Oscillazioni forzate in condizioni di debole smorzamento
FIGURA 1-27
Ampiezza delle oscillazioni forzate
Esaminiamo ora in dettaglio tre casi di particolare interesse, nell'ipotesi
al variare della pulsazione della di smorzamento molto piccolo y « evo (alto valore di Q), in particolare
forza eccitatrice. mettendo in evidenza quali caratteristiche fisiche del sistema e del mezzo
in- cui avviene l'oscillazione risultano di maggiore importanza.
Per fissare le idee illustreremo, fra parentesi quadre, le condizioni e i
relativi risultati con riferimento all'esempio 1-16 [del «motore»], in cui
Fo = kr = mwlr. (1-65)

8(w)
-;;:, Se cv « wo [il motore gira molto lentamente] risulta possibile trascurare
7r nella (1-62) tutti i termini che contengono w. In questo caso è conveniente,
/ __..,,.,.....
_
per valutare la relazione (1-57), riesprimere il fattore 1/(-cv2 + iycv + cv5)
; ·nella forma
/ 1
w5((1- :D +i;
7r ./
2
0 :]

;
;
si vede così che A tende ad assumere il valore reale
•. / / w!w0
Fo
0
2 3 A= -
mw02
= Folk
FIGURA 1-28
Sfasamento delle oscillazioni
e o tende a zero. Il ruolo più importante è giocato in questo caso dalla
forzate al variare della pulsazione .costante elastica dell'oscillatore.
della forza eccitatrice. [Nel caso del motore, A tende a r: le oscillazioni seguono esattamente
il moto del motore, senza alcuno sfasamento.]
➔ Se w » wo, a sua volta molto maggiore di y [il motore gira molto
rapidamente], è facile verificare, mettendo invece a fattore w2 nel denomi-
natore che compare nell'espressione di A, che risulta A~ Fo/m/(-w 2 ),
da cui 8 ~ n. Quindi l'oscillazione ha ampiezza
A~ Fo (1-66)
- mw2
ed è in opposizione difase alla sollecitazione; il parametro dominante nel-
1' espressione risulta essere la massa dell'oscillatore. [Nel caso del motore,
A~ -cv5r/(cv2 ); l'ampiezza delle oscillazioni si riduce molto, rispetto al
caso precedente, a causa del fattore (JJ5/cv 2 e il moto avviene in opposizione
di fase rispetto a quello del motore.]
Per w = wo, si trova immediatamente A= ir!:cvo: l'ampiezza è Ao = .
m~~ Y e lo sfasamento n: /2. L'oscillazione è in «ritardo» rispetto alla forza ·
Fo Fo
x(t) = Ao sinwot ; Ao = -- = - (1-67)
mwoy f3wo
ISBN 978-88-08-0963-5 1-8 OSCILLAZIONI FORZATE 37

La velocità ha l'andamento

v(t) = cvoAo cos wot ,


in fase con F(t).
-7 Per w ~ evo l'ampiezza delle oscillazioni ha un valore massimo appros:..
simabile con (Fo/ f3wo). Si dice che il sistema è in risonanza. Il parametro
dominante, per un dato oscillatore, è ora lo smorzamento y.
[Nel caso del motore: l'ampiezza delle oscillazioni m~~Y = ';0 è più
grande di quella (r) del motore di un fattore uguale a quello di qualità
Q -_wo]
y.
La figura 1-29 rappresenta l'andamento delle oscillazioni nelle tre con-
dizioni discusse in questo paragrafo, per un sistema con fattore di qualità
Q=3. .

x(t)
FIGURA 1-29 Q=~=3
Oscillazioni forzate di un sistema y
«
con Q = 3, nei casi w wo,
w >> wo, Cù = wo.

-{' ,Jq~s\r~;'(f~'"r
Uno studio delle caratteristiche <,:lelle oscillazioni forzate in termini del fattore
di qualità Q = ; 0 è delineato nel paragrafo 1-10 dei Complementi, ove
si discute in particolare come l'ampiezza delle oscillazioni dipenda da tale
parametro. ·

1-8-2 Trasferimenti di energia nelle oscillazioni forzate


Al lavoro elementare 8Ldiss delle forze dissipative corrisponde la.cosiddetta
potenza dissipata definita .dalla relazione
p. _ -JLdiss
dzss - dt

Per forze viscose del tipo -{3:x, si ha Pdissdt = {3:xd..x = {3:x 2dt, da cui

Pdiss = f3x 2 .

Il valore medio di tale grandezza su un periodo,


1 T .
-
P diss =- {3x·2 dt ,
T o !o
può essere calcolato tenendo conto dell'andamento sinusoidale di .x per la
soluzione particolare (1-60) e della proprietà della funzione sin2 di avere
valore medio 1/2 su un periodo. Si ottiene così
- i 22 1 22
P diss =_2-{Jw A = y-mcv A
2
(1-68)

Nell'esempio 1-18 si dimostra in generale che, per una funzione del tipo
f (t) = ceiwt ,
38 CAP. 1 OSC/LLAZ/ONÌ ISBN 978-88-08-0963-5

(ove e è un arbitrario numero complesso), si ha

lor [Re f] dt = 1 lcl


- T
.1 2 2
- ", T .,. (1-69)
2
e che da tale relazione discende in particolare il risultato per P diss·
Inserendo nella relazione (1-68) l'espressione (1-62) dell'ampiezza delle
oscillazioni in funzione di w, si trova

....:.. - 1 Fo 2 ymw 2 _ ! F5 yw2


p diss = 2(--;;;) (w5 - w2)2 + y2w2 - 2 m (wi - w2)2 + y2w2

Dimostrare la relazione (1-69) e applicarla al calcolo della potenza dissipata.

Essendo Re J = i+/•, si ha
[Re JJ2 = 2/f* + / 2 + /*2 = ! lcl2 + c2 eZiwt + (c*)2 e-2iwt .
4 2 4 4
Il primo termine è costante nel tempo, mentre gli altri due termini hanno valore medio
..:... nullo sul period~ T 2
=
; . Infatti, per i corrispondenti integrali si ha

T l ~ .
1
• o
e±2iwtdt = - . - [e±2iwt]"' = (e±i4,r - 1)
. ±2zw . O
= 1- 1 =O.
Di conseguenza si ottiene il risultato cercato. Nel caso specifico dix = Re (Aeiwt),
!a
si ha .x = Re (iwAeiwt); per~iò funzione da mediare per ottenere P ha la forma t"
=
considerata nella (1-59), con e iwA. Tenendo conto della (1-59), si ha quindi

-
P diss = /3 21w 2 A 2 ·

~I~~
1-8-3 Ampiezza elastica e ampiezza assorbitiva
Per un'ulteriore analisi delle oscillazioni forzate, risulta utile scrivere l'e-
quazione (1-60) nella forma

x(t) = Ae1 cos wt + Aass sincvt


ove, tenuto conto delle espressioni (1-62) per l'ampìezza A e (1-63) per
la fase o, si sono introdotte le gr8.!ldezze

~(w~ - (Ji)
Aei = Acos8 = 2
(1-70)
(cv5 - w2) + y2w2
~ ycv
Aass = A sin o = - - - - - - - - (1-71)
(w5 - w2)2 + y2w2
Fo
=-R(w),
myw
dette rispettivamente ampiezza elastica e ampiezza assorbitiva, per il legame
che esse hanno con i trasferimenti di energia per unità di tempo.
ISBN 978-88-08-0963-5 ' 1-8 OSCILL.AZIONI FORZATE 39

L'ampiezza assorbitiva è stata espressa anche mediante IajurJ,zione .dt risposta

(1-72)

una grandezza adimensionale che assume il massimo valore, uguale a 1,


per w =·wo.
FIGURA 1-30
Ampiezza elastica a) e ampiezza
assorbitiva b) nelle oscillazioni a) b)
=
forzate (per Q 3) al variare di
w/wo-

0,5 1 1,5 2 2,5 3

Essendo, in termini delle grandezze sopra definite,

.x(t) = -wAe1 sinwt + wAass coscvt


la potenza assorbita Pass = F(t)i(t) è data dalla somma di un termine
proporzionale a sin cvt cos (.t)f e di un termine proporzionale a cos2 wt. Il
valore medio di Pass su un periodo T è determinato solo dal secondo termine,
in quanto il primo termine ha valore medio nullo; precisamente risulta

- 1 1
P ass =- 2cvFoAass = 2CùFoA sin 8: '(1-73)

si ha quindi un assorbimento di energia particolarmente rilevante quando


8 = f, il che avviene in condizioni di risonanza (in cui sia A (in pratica)
sia sino (esattamente) banno il massimo valore). La figura 1-31 mostra
l'andamento di P ass ( Cù) al variare di (.t) / CùQ.
FIGURA 1-31
Potenza media trasferita a un
oscillatore forzato dalla forza
Fo coswt, in funzione di w/wo, per
vari valori di Q.
Q=lO
Q=5
Q=3
Q=l

o 0,5 1,5 2 2,5

i
40 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Tenendo conto delle già citate espressioni di A e sin oin termini dei parametri
dinamici Fo e y (e della definizione di R(cv)), il lettore può verificare la
validità delle relazioni seguenti

-
Pass
1 2 2
= y-mw FJ
A = --R(w) (1-74)
2 2my
2
A2 = ( ~ ) R(w) . (1-75)
myw
In generale l'energia meccanica E dell'oscillatore forzato non resta costante
nel tempo, in quanto il sistema non è isolato e scambia energia con l'ambiente
esterno, in particolare con il sistema che esercita l'azione rappresentata da
F (t). In effetti

dipende dal tempo, dato che in generale è w i= evo.


Solo in casi di risonanza (cv = evo) si ha E = }mA;isw2 = costante,
ove Aris è l'ampiezza dell'oscillazione: in tale condizione
Fo
Aris =- -
myw
In ogni caso, tuttavia, il valore medio di E(t) su un periodo dell'oscillazione
forzata è indipendente dal tempo:

- . 1
E= -m(w5+cv2 ) = F.2
_Q_ _ _ _
+ Cù2
Cù2
o____
4 4m (w6-w2)2 + y2w2

Ciò è dovuto al fatto che la potenza assorbita e la potenza dissipata, pur non
essendo istante per istante uguali fra loro, hanno valori medi uguali, come
mostra il confronto fra i risultati ottenuti in precedenza per tali grandezze:

- 1 F5 ycvz I 2 2
P diss = -- 2
2 m (cva -
2 2
w ) +y 2 2
cv
= y-2mw A

- 1 . 1 2 2
P ass = -wFoA sm o = y-mw A
2 2
In caso di risonanza, invece, potenza assorbita e potenza dissipata sono
uguali istante per istante, come mostrato nell'esempio seguente.

Partendo dalla definizione delle grandezze Pass(t) e Pdiss(t) e tenendo conto della
dipendenza dalla frequenza dell'ampiezza e della fase delle oscillazioni forzate, verifi-
care che in condizioni di risonanza risulta Pass (t) = Pdiss (t) e che per il valore medio
si ha Pdiss =P ass = ½i.
Dare una giustificazione fisica del fatto che Pdiss cresce
notevolmente al diminuire di y.

Essendo A = .& 1
m J(w~-w2)2+y2w2 e sin8 =
A . _ Fo 1 . 8 . _ ,r
ns - m YCùD , ns - 2 · .
ISBN 978-88-08-0963-5 1-9 FENOMENI DI RISONANZA 41

p .,,.(w} /\
Valutando le potenze, ·si trova quindi
/\
! \ Pass(t) = F(t)x(t) = Fo coswt(-wAsin(wt - 8)) ==>
! i
2
==> Pass(t) = woArisFo cos wot = ymw5A;is cos2 wot ,
j y \
0,5 ,r--1\ Pdiss(t) = ymw2 A2 sin2 (wt - o)==> Pdiss(t) = ymw5A;is cos2 wot.
iI I\
: : \ •. Il loro valore medio su un periodo è

,, ____.
_../
//
:
I

I
: ···-,---....._______
I

I
\.

P diss = P ass
1 2 2
= Y 2mwoAris = 2 my
1 F6 ·
/j)
Esso dipende fortemente day e tenderebbe all'infinito nel caso di assenza di smorza-
a)
mento. L'aumento di Pdiss al diminuire di y può risultare a prima vista sconcertante.
A questo proposito si deve però osservare che in risonanza forza esterna e velocità sono
in fase fra di loro e anche con la forza frenante; quindi dato che in risonanza, per bassi
valori di y, cresce notevolmente non solo l'ampiezza dell'oscillazione Ar is ma anche il
1,0 t--t---t--+-'i-.srST\l--t--1--11--t--t
valore massimo della velocità (entrambi in modo proporzionale a } ), la forza frenante
I9F(p,}1 (cx y v) dissipa per unità di tempo un'energia inversamente propon:ionale a y. In altri
0,8 >--+-+---+--+,--+'~----,-~---<
temrini, in condizioni di risonanza, al diminuire di y la massa si muove su distanze più
\ grandi e più rapidamente, con un conseguente aumento dei trasferimenti di energia per
0,6 1--t---t--+.;'+-+-i\+--1--11--t--i unità di tempo, sia in assorbimento che in dissipazione.
p ~
/r =4,8ke,\
0,4 1--l--+--+.,c...+-+--f'.,--l--1--1--1
,o -~
\
0,2 l--l--+.-'-'é+-+-+--+---l)'c---,l---1--l
___ ··.. ,
1-9 Fenomeni di risonanza
o '--'---'---'---'---"----'--'-...L..-'---'
870 873,5 880 La figura 1-32a mostra_la dipendenza da cv della potenza assorbita (1-74)
7
FP (keV)
da un oscillatore forzato, nel caso di smorzamento relativamente debole
b)
<; 0
= 5): essa evidenzia chiaramente come tale grandezza, e quindi la
FIGURA 1-32 funzione di risposta del sistema R((JJ), a cui è proporzionale, presenti un
Effetti di risonanza: a) in un
oscillatore forzato (Q = 5), b) nella pronunciato massimo per w = wo e abbia valori notevoli, superiori alla
sezione d'urto di una reazione metà di tale valore massimo, per cv compreso fra wo - ; e wo + ; , cioè
nucleare (p,_y) su nuclei leggeri. I in un intervallo. di larghezza y .
grafici presentano i rapporti delle Per una fissata frequenza propria del sistema, l'entità del parametro di
grandezze considerate con il loro
valore massimo nell'intervallo in smorzamento determina quindi sia il fattore di qualità, sia la larghezza
questione. della banda di frequenze della sollecitazione esterna alle quali il sistema
è particolarmente «reattivo» e «risponde» in modo intenso (come mostrato
in seguito anche dalle figure 1-33 e 1-34).
Numerosi sono gli esempi di risonanza nelle oscillazioni forzate dei
sistemi meccanici. _U na rapida carrella~a su tali esempi non può che partire
dal fatto ben noto che, se si vuole mandare in alto un bambino seduto
su un'altalena, occorre spingere in accordo con il moto oscillatorio, cioè
operare, per ~sempio con forze impulsive, alla :frequenza propria del sistema.
Lo stesso accorgimento deve essere adottato nella progettazione di apparati
: di misura, quali ad esempio sismografi, la cui :frequenza propria non deve
·. essere molto diversa da quelle dei fenomeni che interessa rivelaré.
· Un interessante esempio di questo fenomeno ci è fornito dal compor-
tamento dell'orecchio, che traduce le perturbazioni delle onde sonore in
oscillazioni della membrana del timpano: l'ampiezza di tali oscillazioni
diminuisce se la frequenza del suono si allontana dalla regione in cui si
trovano le frequenze caratteristiche del timpano; per tale motivo, l'orecchio
non riesce a percepire suoni la cui frequenza sia minore di una frequenza
minima o superiore a una frequenza massima.
Fenomeni di risonanza fra la frequenza della forza perturbatrice e quella
di oscillazione del sistema possono produrre anche effetti disastrosi. In
condizioni di risonanza, infatti,. per y ~ O l' ampiezza delle oscillazioni
42 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

tende all'infinito: ciò può portare alla distruzione del sistema, come avvenuto
nel caso di ponti sospesi entrati in risonanza con raffiche di vento.
In generale, si suole dire che un sistema fisico presenta fenomeni di
risonanza quando viene sollecitato con una frequenza uguale a una «frequenza
propria». Tale risonanza è caràtterizzata anche da una «larghezza» (attorno
alla frequenza propria), nell'ambito della quale diversi parametri del «moto»
del sistema variano molto rapidamente.
Per illustrare la generalità e l'importanza del concetto di risonanza, piut~
tosto che citare esempi sui circuiti elettrici, già messi in evidenza in altra
parte del capitolo, qui è opportuno accennare, anche solo sommariamente,
al fatto che importanti fenomeni dello stesso tipo si presentano anche in
fisicà atomica e in fisica nucleare.
Per esempio, come si vedrà più in dettaglio nei capitoli successivi, a
effetti di risonanza (nell'interazione fra radiazione elettromagnetica e «cariche
oscillanti» negli atomi e nelle molecole) si possono ascrivere alcuni dei feno-
meni che danno luogo all.' assorbimento selettivo di particolari componenti
dello spettro della radiazione solare. Ciò si manifesta con le «righe di
Fraunhofer» negli spettri di assorbimento, che hanno costituito una delle
prime informazioni quantitative sulle ,strutture atomiche e molecolari.
I fenomeni di risonanza sono frequenti e importanti in alcuni tipi di
reazioni nucleari, che avvengono con notevole intensità quando il «nucleo
composto» da proiettile e bersaglio si viene a trovare in uno dei suoi possibili
stati ecéitati. In questo caso, tipicamente quantistico, la risposta del sistema
è descritta da un parametro, la sezione d'urto a, che misura la probabilità
che avvenga il processo considerato; la variabile da cui O' dipende in modo
risonante è l'energia a riposo del nucleo composto, direttamente collegata, al-
1' energia delle particelle incidenti. La somiglianza fra la curva di figura 1-3 2b
relativa a una reazione (p, y) su nùclei leggeri e quella di figura 1-32a
è impressionante: in entrambi i casi, in effetti, esse sono riprodotte dalla ·
formula di Breit-Wigner, la cui espressione esplicita verrà presentata nel
capitolo 3.
Per finire accenniamo a un altro esempio: la risonanza magnetica nucleare
(NMR). In questo caso<6), il processo in gioco è l'eccitazione di transizioni
fra diverse configurazioni spaziali dei momenti magnetici dei nuclei atomici --
di una data sostanza, mediante l'assorbimento della necessaria quantità di
energia fornita dai .campi elettromagnetici esterni .variabili nel tempo. La
risposta del sistema consiste nel corrispondente segnale elettrico generato per
induzione elettromagnetica. L'intensità del segnale varia in modo risonante,
al variare della frequenza del campo applicato.
Una importante applicazione di questo fenomeno fisico è sfruttata in
medicina per ottenere in modo non invasivo l'immagine interna di organi
del corpo umano, mediante una mappa tridimensionale della distribuzione
dell'idrogeno contenuto nell'acqua dei tessuti (?)

C6lPer maggiori dettagli si veda il paragrafo 5-15 del testo di Focardi, Massa, Uguzzoni, Fisica
Generale: Elettromagnetismo, Milano, CEA, 2003.
(7) A tale scopo si utilizza, in aggiunta a un campo magnetico principale, un campo di intensità
assai minore variabile da punto a punto e la regione da studiare viene investita da un'onda radio
la cui frequenza cambia nel tempo (la stessa antenna che irradia l'onda viene usata anche per
ricevere il segnale emesso nel processo di riequilibrio del sistema). La frequenza di risonanza .
a cui avviene l'assorbimento dipende dal valore del campo complessivo, a sua volta dipendente
dalla posizione spaziale: diventa così possibile ricostruire un'immagine collegata alla distribuzione
dell'idrogeno nelle diverse posizioni .dell'organo interessato.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-10. IL FATTORE DI QUALITÀ DI UN SISTEMA OSCILLANTE 43

1-10 Il fattore di qualità di un sistema oscillante


I parametri che caratterizzano un oscilla~ore smorzato sono la pulsazione
propria evo dell'oscillatore in assenza di smorzamento e il coefficiente y.
Il rapporto fra tali grandezze :fisicamente omogenee,
CùQ
Q=-, (1-76)
y

è detto fattore di qualità.


In termini di Q, la pseudopulsazione w1 definita dalla relazione (1-47) ha
·Tespressione w1 = woJl - b a valori di Q molto maggiori dell'unità,
4 2
;
ruot
corrisponde cv1 '.:::'. w0 e x(t) '.:::'. A 0 e- zQ cos(wot + <po). Il fattore di qualità
determina in particolare il numero di oscillazioni in cui l'ampiezza si riduce
di un fattore ¼, come mostrato nell'esempio seguente.

Verificare che in un oscillatore smorzato, di ampiezza massima Ao, caratterizzato da


un fattore di qualità Q » 1, il numero di oscillazioni con ampiezza maggiore di ~ è
Q .
n::::::. :ir·

Essendo in queste condizioni

x(t)::::::. Aoe -% cos(Cùot + <po) ,


fattore e dell'ampiezza (1: = *)
n può essere valutato tramite il rapporto fra il tempo necessario per la riduzione di un
e la durata di un'oscillazione (T = ~ ):
1: Q
n~-=-.
T n

Anche nel caso delle oscillazioni forzate può risultare conveniente utilizzare
il fattore di qualità Q. Ad esempio, è possibile esprimere in modo compatto
gli andamenti dell'ampiezza (1-62) e della fase (1-63) in termini dei parametri
adimensionali Q e :O ·:

(1-77)

Le figure 1-33 e 1-34 mostrano tali andamenti, in funzione di per vari :O,
valori del fattore di qualità.
Come discusso nell'esempio seguente, A(w) presenta un massimo per

w = WR =
,,-;z
Vw0 - 2 =
~
woV 1 -
2Q2 , (1-78)

7
44 GAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

8(w)
Q= 10
Q=5 :n:
8
Q=3

6 Q= 1
Q=0,5
:n:
4 .2 ·- - -··-· Q:::5
Q=3
2 Q=l
--------- Q=0,5

O 0,5 1,5 2 o 0,5 1,5 2 2,5 w!Ct>a

FIGURA 1-33 FIGURA 1-34


Andamento di A(w) in funzione di cv/evo, per Andamento di o(cv) in funzione di cv/wo, per
diversi valori del fattore di qualità Q.· diversi valori del fattore di qualità Q.

ove assume il valore


A _ Fo Q (1-79)
m - . 2✓ 1
meùo 1- -4Q2

che risulta particolarmente elevato per alti valori di Q.

Discutere, in.termini del fattore di qualità Q, l'esistenza e la posizione di un massimo


nell'ampiezza dell'oscillazione forzata al variare cli w. Dimostrare che esso esiste solo
per Q > }z, corrisponde alla pulsazione CùR definita dalla (1-78) e ha il valore dato
dalla (1-79).

Derivando rispetto a Cù, si ottiene

dA(Cù) Fo l ( . 2 2 2 2)
a;-= - 2m [(wo - !::.)2 + _1_]3/2 -4(wo - w )w + 2wuJo/Q :
(ù evo Q2
la derivata di A(w) si annulla per w = O e per

w = w o ~ = CùR .

Affinché quest'ultimo valore sia reale, occorre ovviamente che si abbia Q > }i;
calcolando la t1
si può verificare che a WR corrisponde il massimo valore di A(cv),
per il quale, valutando la (1-77) per WR , si trova facilmente l'espressione (1-79). Nel
presente contesto, il caso cli w = O ha senso solo come situazione limite (di forza
esterna molto lentamente variabile nel tempo). Lasciamo al lettore la verifica che per
Q > ../2 il valore A(O) = ! è inferiore a tutti i valori che si hanno per w non troppo
5
elevati (si tenga infatti presente che per cv --+ oo, A tende a zero in ogni caso), mentre
per Q < Jz risulta sempre A(w) < A(O).

Quando Q » 1 (cioè per CùO » y) si ha


l
ISBN 978-88-08-0963-5 1-11 ISOLAMENTO DALLE VIBRAZIONI 45

In questo caso la funzione A(Cù) è rappresentata da una curva che diventa


l
molto «stretta» attorno a Cù ::::: evo; il suo valore massimo è direttamente
proporzionale, mediante il fattore Q, al valore Ao = Fo2 = f'f
che si ha per
mw0
I
L
valori molto bassi di cv. [Nel caso della sollecitazione mediante il motore
dell'esempio i-16, in cui Fo = kr, si ha quindi Am::::: Qr, come già visto
nel testo.]
Riportiamo infine, in termini di fattore Q, anche la funzione di risposta
R(w) (1-72): ha l'espressione

R((ù) - _ _ _ 1 _ __
+
- l Qz(wo _ l!1...)2
(ù CùQ

Per alti valori di Q si hanno, oltre che deboli effetti di smorzamento, anche
· alte proprietà di risonanza: il sistema risulta altamente reattivo.
Per bassi valori di Q, si hanno un forte smorzamento e scarse proprietà cli
risonanza: il sistema presenta una debole risposta alle sollecitazioni esterne
(vedi anche la discussione sull'attenuazione delle vibrazioni fatta in seguito
nel paragrafo 1-11).
Le figure 1-33, 1-34 e 1-32 mostrano che le larghezze della zone in c~i
si ha una notevole variazione della fase, un elevato valore dell'ampiezza
e una «risposta» notevole del sistema sono tutte proporzionali al rapporto
°:J (cioè a y). ·
- Per i circuiti oscillanti dei sintonizzatori radio il valore del fattore di
qualità misura le proprietà di selettività: quaI_J.to più «stretta>~ .è la è1:1f\'a
di risposta, tanto meglio si. rièsce a ottenere un segnale liberò da disturbi
dovuti ad altri segnali aventi frequenze vicine a quella di interesse. Nei
radioricevitori per frequenze dell'ordine del MHz, si usano circuiti con
fattori di qualità dell'ordine di qualche centinaio; per frequenze più elevate
sì possono utilizzare cavità risonanti in rame, con Q ~ 30 000 o cristalli
piezoelettrici caratterizzati da Q ::::: 500 000:.J ·

1-11 Isolamento dalle vibrazioni


Come è noto agli ingegneri meccanici, è possibile proteggere un sistema
da indesiderati effetti di vibrazione sfruttando la conoscenza della dipen-
denza dell'ampiezza delle oscillazioni forzate dai vari parametri in gioco.
Esercitando una opportuna scelta delle caratteristiche delle molle e dei mec-
canismi di smorzamento, si possono costruire dispositivi (per esempio le
sospensioni) che isolino il più possibile il sistema dalle cause di vibrazione.
In questo paragrafo si dicute la situazione semplice e istruttiva rappresen-
. tata nella figura 1-35, che schematizza una possibile tecnica di protezione
·di un oggetto, per esempio un delicato apparato scientifico A, da eventuali
vibrazioni del pavimento. L'apparato è fissato a una base B molto massiccia
sostenuta da un sistema di molle di costante elastica efficace k e coefficiente
di smorzamentò viscoso f3.
Supponiamo che il pavimemo possa vibrare in direzione verticale con
pulsazione (.I) e ampiezza Ap rispetto alla sua posizione imperturbata di
riferimento, secondo l'equazione
Xp (t) = Ap cos (.I)[; (1-80)
denotiamo inoltre con XB (t) il corrispondente spostamento verticale della
base dalla sua posizione di equilibrio (vedi figura 1-35).

- - - - - - - -····· . ·· -
46 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5-

quote e distanze
FIGURA 1·35

}
A
Schema di un sistema di protezione base massiccia B
dalle vibrazioni del pavimento. ___
posizione di
equilibrio di B

pavimento vibrante P
Xp(t) = Ap cos wt
livello del'pavirnento in assenza di oscillazioni

L'obiettivo del dispositivo di sospensione è quello di ridurre al minim9 il


rapporto fra le ampiezze degli spostamenti della base e del pavimento (che
sarebbe uguale a 1 se il sostegno fosse petfettamente rigido).
Come mostrato nell'esempio seguente, posto
X(t) = XB(t) - xp(t)

e denotata con m la massa complessiva della base (e dell'apparato ad essa


fissato), si ha per il moto di B l'equazione differenziale
mxB(t) = -kX(t) - f3X(t) .

Tenendo conto delle varie forze agenti, detenninare l'equazione differenziale del moto
di B rispetto alla sua posizone di equilibrio.

Esaminiamo dapprima le condizioni di equilibrio in assenza di vibrazioni del pavimento:


in tale situazione le molle sono compresse ed esercitano un forza uguale e opposta al
peso complessivo di B+A: detta t:,. la compressio~e di ciascuna delle molle, si ba
quindi mg = k é:,.. In condizioni dinamiche, la deformazione~ della molla, in un istante
generico t, è diversa da quella statica: precisamente, con riferimento alle grandezze
definite nella figura 1-35, si ha
l(t) = lo - t:,. +xB(t) - xp(t) ==} ~ = -é:,. + X(t).
Di conseguenza le molle esercitano una forza la cui parte scalare (lungo l'asse x) è
f el = -kl; = k .6.-kX; d'altra parte la forza viscosa (esercitata mediante il meccanismo
in figura) dipende dalla rapidità di variazione della lunghezza della molla e può quindi
essere scalarmente espressa come -{3X(t). Dalla legge della dinamica per B(+A),
proiettata lungo l'asse x,
fel - f3X(t) - mg= mxB(t)
sj deduce l'equazione
mxB(t) = -kX(t) - (3X(t).

Tenendo conto delle relazioni (1-80) e (1-81), essa assume la forma


m.X(t) + kX(t) + {JX(t) = -mxp(t) = mw2 Ap cos wt = Fo cos_wi
- - - - - - -- -- -·-·· · -··--

ISBN 978-88-08-0963-5 1-11 ISOLAMENTO DAU.E VIBRAZIONI 47

che permette di utilizzare i risultati ottenuti per le oscillazioni forzate.


Ricordando la (1-60) si ha allora
Fo 1
= --=======Cos(cvt -8) + Ap coscvt =
XB(t)
m J
(cv~ _ w2)2 + y2w2 ·

= Acos(cvt -a), con wo =.[f. y=-


m
fJ

Si tratta della sovrapposizione di due moti armonici della medesima pul-


sazione, ma sfasati di o e con ampiezze diverse
Fo 1
m J
Ai=---;=======
(cv5 - w2)2 + y2cv2
A2 = Ap .
Si può dimostrare in vari modi (vedi ad esempio nel capitolo 2 il metodo
basato sui vettori rappresentativi) che per l'ampiezza A del moto risultante
da tale sovrapposizione si ha A 2 .= Af + AJ + 2A1 A2 cos 8. Pertanto

cv4 cv2
A 2 = A i ( - - - - - - + 1 +2-;::======COS8) =
(cv5 - cv2)2 + y2w2 ✓ (w5 - w2)2 + y2cv2

Cù4 w2(w2 - cvz)


= Ai(--=----- + 1+2 o j' =
(wJ - w2)2 + y2Cù2 (cvl - w2)2 + y2w2

-A2
. cv4
o
+ y2w2 ..
- p
(w5 - w2)2 + y2w2

cv4 + y2cv2
A2 = A}----"-o _ _ _ __ (1-82)
(cv5 - w2)2 + y2w2
Si può notare che A/ Ap risulterebbe maggiore di 1 se fosse w 2 < 2cvJ 2;: . =
Per una data cv, al fine di evitare tale esaltazione delle vibrazioni è necessario
fare in modo che il rapporto ~ sia il più piccolo possibile. In generale
occorre quindi progettare un dispositivo avente la frequenza propria più
bassa delle possibili frequenze di vibrazione del pavimento.
È facile verificare che se invece w 2 > 2w5 ,
si ha A/ Ap < 1. L'entità
dell'attenuazione della vibrazione trasmessa a B dipende, fissata cv, anche
dal coefficiente di smorzamento. È evidente che, aumentando il fattore y,
. l'effetto di attenuazione si riduce in quanto, per l'accresciuta importanza del
'
·.contributo y 2 w2 , i valori dei termini del rapporto C /~~)~
4 2 2
w , si avvicinano
7
: - Cùo-w- +Y 2w-
fra di loro. Lo smorzamento, quindi, contrariamente a quanto ci si potrebbe
a prima vista aspettare, non deve essere troppo elevato.
Invece, nella situazione di «risonanza» w 2 =
cv5 in cui si ha A~ > 1,
l'uso di un elevato coefficiente di smorzamento, cioè di un basso fattore
di qualità Q, riduce l'entità dell'amplificazione delle vibrazioni esterne,
essendo infatti
l
A2
A2p
---,
48 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

1-12 Oscillazioni forzate e impedenza


Consideriamo il circuito RLC (trattato nel paragrafo 1-7) nella situazione
in cui in esso sia inserito un generatore G di forza elettromotrice (fem)
alternata Va =
Vo cos wt, come schematizzato nella figura 1-36.
Assunto come positivo per la corrente i (t) = ~ il verso orario indicato
R in figura e denotata, per futura convenienza, la carica q del condensatore
J
come i (t)dt, per la legge di Ohm genéralizzata la somma delle varie
«cadute di potenziale» negli elementi del circuito è uguale alla fem del
q generatore: si ha quindi, per i (t)
L
di . fi(t)dt
L-+Ri +=----=Va, (1-83)
dt C
D
e per q(t)
FIGURA 1-36
Circuito RLC munito di un (1-84)
generatore G di forza elettromotrice
alternata.
Tale equazione ha la stessa struttura di quella delle oscillazioni meccaniche
forzate, con la fem al posto della forza eccitatrice F e la carica q al posto
della coordinata x:
q -{=} X, Va -{=} F . (1-85)
Si potrebbe quindi scrivere imediatamente la soluzione persistente per la q (t)
utilizzando i risultati già ottenuti per la x(t), e le relazioni di corrispondenza
(1-85) e (1-52), come già fatto precedentemente per le oscillazioni smorzate;
derivando rispetto al tempo si troverebbe anche l' epressione della corrente
nel circuito.
Tuttavia, scopo principale di questo paragrafo è sfruttare l'analogia fra
questi due tipi di sistemi lineari per introdurre il concetto di impedenza, oltre
che per i circuiti elettrici, anche per i sistemi dinamici oscillanti; si mostrerà
in seguito che grandezze analoghe sono utili nello studio della propagazione
delle onde, sia elastiche sia elettromagnetiche, nei mezzi materiali.
A questo fine è opportuno riconsiderare per il circuito RLC l'equazione
(1-83) e ricercarne una soluzione armonica, di pulsazione w, nella formà
esponenziale complessa I(t) = Ioeiwt, dopo avere introdotto la rappresen-
tazione complessa di Va mediante la funzione V = Voeiwt , per la quale
Va = Re V . Dato che, per tali funzioni, l'integrazione f Idt dà sem-
plicemente il rapporto i~ (nella soluzione stazionaria non in.fluiscono le
con.dizioni iniziali), si trova l'equazione di primo grado
I
iwLI +R'I+- =V, (1-86)
iwC
da cui si ottiene immediatamente la funzione che rappresenta la corrente.
Definita l' impedenza elettrica (complessa) Z del circuito, mediante il
rapporto fra forza elettromotrice V e corrente I,
V
Z=z• (1-87) ·

si ha infatti
V
'I= z.
Per la (1-86),.l'impedenza ha l'espressione
1
Z = R + i(wL - -wc-) = R + iX , (1-88)
ISBN 978-88-08-0963-5 1-12 OSCILLAZIONI FORZATE E IMPEDENZA 49

nella quale figura, oltre allà resistenza R, la reattanza


1
X=wL--.
wc
L'impedenza Z = IZI éP dipende dalla pulsazione della fem applicata, ed è
caratterizzata dal modulo, spesso chiamato impedenza «tout court», e dalla
fase cp:
1
= IZI = ✓R + (wL - = wL--
2
2 tancp wC (1-89)
Z cv~ ) ;
R
Si ha quindi
Vaeiwt Va . Vo
'I(t) = IZI . = -ei(wt-<p) = } I(t)=--;:::======COs(wt-cp).
eHP Z jR2 + (wL- w~)2

Le caratteristiche di questa soluzione sono discusse estensivamente nei testi di


elettromagnetismo e di elettrotecnica, cui rimandiamo il lettore per maggiori
dettagli.
Sfruttando invece l'analogia con il caso meccanico, espressa dalla re-
lazione ( 1-85) da cui discende anche la corrispondenza
I {=> v = dx(t)
= dq(t) (1-90)
dt dt ' 7
è naturale definire l'impedenza meccanica Zm come il rapporto (comples-
so) fra (le funzioni complesse che rappresentano) forza e velocità (nelle
oscillazioni forzate da una forza armonica):
z _ F(t) (1-91)
m - v(t) ·

(Per non appesantire la notazione, per tali funzioni si usa lo stesso simbolo
delle grandezze reali; come nel paragrafo 1-8).
7
Sulla base delle corrispondenze (1-52) si determina perciò·la seguente
espressione dell'impedenza meccanica:
k w2
Zm = fi + i ( wm - cv) = m [r + i ( w - ~)] (1-92)

ove la «reattanza» meccanica dipende dalla pulsazione ed è determinata dai


7
parametri che rappresentano l'inerzia e le proprietà elastiche del sistema.
Pèr sistemi riconducibili a un modello meccanico, si parlerà in generale
di regimi resistivi o di regimi reattivi, a seconda della predominanza della
parte reale o della parte immaginaria dell'impedenza.
· · È interessante derivare la relazione fra l'impedenza Zm e la grandezza
·_complessa X introdotta nella discussione delle oscillazioni forzate. Per la
definizione (1-58), X esprime il rapporto fra le grandezze complesse che
rappresentano la forza e lo spostamento dalla posizione di equilibrio: 7
X= F(t) .
x(t)

Pertanto, essendo v(t) = ~it) = iwx(t), si ha


. F(t) . F(t)" . .
X =--
x(t)
= zw--
v(t)
= lCùZm
50 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

come peraltro facilinente verificabile dal confronto delle espressioni (1-58)


e (1-92).
I moduli di X e Zm differiscono quindi di un fattore cv, mentre, a causa
del fattore immaginario i = ei ½, le loro fasi 8 e <p differiscono di f.
Precisamente risulta 8 = <p + !f: tale sfasamento corrisponde al fatto che
nelle oscillazioni armoniche la velocità è sempre sfasata di ~ rispetto allo
spostamento.
Sulla base della precedente analisi, il lettore può verificare l'equivalenza
delle seguenti espressioni per lo spostamento e la velocità nelle oscillazioni
forzate:
Fo Fo .
x(t) = !Xl cos(cvt - 8) ; x(t) - I
w Zml
sm(wt - <p)
(1-93)
-cvFo Fo
v(t) = IXI sin(cvt - 8) ; v(t) = IZm I cos(wt - <p)

La prima colonna corrisponde alla trattazione_presentata nel testo, la seconda


·a quella discussa in questo paragrafo.
Nella parte principale del testo si è adottata la prima trattazione, in quanto
nel seguito saremo maggiormente interessati a evidenziare le caratteristiche
dellax(t); in altri contesti, in cui ci si focalizzi sull'andamento della velocità,
la seconda formulazione può risultare più efficace.

1-13 Osciilatoro-accoppiati e modi niormaii di vibrnzioni


In questo capitolo abbiamo studiato in déttaglio le vibrazioni di sistemi
che hanno un'unica frequenza propria di oscillazione, in quanto il loro
comportamènto in condizioni perturbate rispetto a quelle di equilibrio si
riconduce a quello di un sistema a un solo grado di libertà.
In effetti la realtà è in generale molto più complessa; ad esempio, per i
solidi cristallini una rappresentazione abbastanza realistica della loro struttura,
che tiene conto delle caratteristiche delle forze interatomiche discusse nel
paragrafo 1-3-1, è data da un insieme di punti materiali, distribuiti con
regolarità nei siti reticolari, interagenti fra di loro con forze di tipo elastico.
Evidentemente le oscillazioni di ciascuno di questi punti matenali attorno
. alla rispettiva posizione di equilibrio risultano connesse e il modello che è
naturale assumere per la loro trattazione è quello di un insieme di oscillatori
accoppiati fra loro.
In questo paragrafo esamineremo in dettaglio un semplice esempio di
oscillatori accoppiati, al fine di illustrare un fatto di validità generale: l' e-
sistenza di diverse frequenze proprie di oscillazioni collettive, detti modi
normali di vibrazione, in numero uguale a quello dei gradi di libertà del
sistema.
Consideriamo due masse uguali collegate, come mostrato in figura 1-37,
a tre molle identiche, di costante elastica k (di cui la prima e la terza hanno
un estremo fisso). Supponiamo che le molle non risultino deformate nella
situazione di equilibrio. .
Immaginiamo che il moto possa avvenire solo lungo la direzione comune x
degli assi delle molle: il sistema ha due gradi di libertà e la sua configurazione
può essere individuata in modo conveniente dalle coordinate x1 (t) e x 2 (t)
dei due punti materiali, ciascuna misurata a partire dalla rispettiva posizione
di equilibrio (vedi fig. 1-37). In termini di tali variabili si possono esprimere
sia le forze ( -kxi) esercitat_e dalle molle «esterne», con un estremo fisso,
7
ISBN 978-88-08-0963-5 1-13 OSCILLATORI ACCOPPIATI E MODI NORMALI DI VIBRAZIONI 51

FIGURA 1-37
Un sistema di due oscillatori
accoppiati, mostrato in diverse
~1l0JlrG>-~QJL~QQiliill.r{J
configurazioni. Una molla «interna»
esercita su ciascuna particella le
forze rappresentate dalle frecce in
colore; le forze dovute alle molle
«esterne» sono rappresentate dalle
[NfilLO~~_Q_Qo_rut~©-Jm~riA]
frecce nere. --!> <I=-

[]ill!illillì.r~~Q_OJfi:¼&!WJw.{]
-=t> <l--
X1 Xz

(N_QiLQn.O.~~fW.r8QfL.OJULQr(]

sia quelle dovute alla molla «interna» che li «accoppia», che sono uguali e
opposte e di modulo k lxi(t) - x2(t)I. Dall'equazione della dinamica per i
due punti materiali si ottiene il seguente sistema di equazioni differenziali
.----,
accoppiate per le funzioni x 1 (t) e x2(t):

mx1 = -kx1 + k(x2 - x1)


(1-94)
mx2 = -kx2 - k(x2 - x1)

Una possibile tecnica per la soluzione di questo sistema lineare, mutuata da


quella nota per le equazioni algebriche, consiste nella ricerca di un sistema
equivalente di due equazioni non accoppiate, relative però a nuove funzioni
date da opportune combinazione lineari x1 (t) e x2(t). Nel nostro caso,
particolarmente semplice per la sua simmetria, è conveniente sommare e
sottrarre membro a membro le due equazioni precedenti 7
m(xi + x2) = -k(x1 + x2)
m(x1 - x2) = -k(x1 - x2) + 2k(x2 - xi) = -3k(x1 - x2)

e introdurre le nuove «coordinate»


Xa(t) = x1(t) +x2(t)
(1-95)
Xb(t) = Xl (t) - x2(t)

Si hanno così due equazioni disaccoppiate di tipo armonico


.• 2
Xa +waXa =0
.• 2 .
(1-96)
Xb + wbXb = 0
le cui frequenze corrispondono rispettivamente a
2
Wa =-:-
m
k
= Wo2
(1-97)
7
2 k 2
wb = 3-
m
= 3w0

Le soluzioni generali di tali equazioni sono del tipo (1-3) e possono essere
scritte nella forma:
(1-98)

7
52 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-8B-0B-0963-5

ove le A e le <p sono costanti arbitrarie e il fattore 2 è stato introdotto per


convenienza: dalla (1-95) infatti si ha

(1-99)

e quindi

x1 (t) = Aa cos(wat + <pa) + Ab cos(cvbt + <f)b) (1-100)


Xz(t) = Aa cos(wat + <fJa) - Ab cos(cvbt + 'Ph)
Nelle precedenti espressioni le quattro costanti arbitrarie permettono di tenere
conto delle condizioni iniziali (per posizione e velocità) delle due particelle.
In generale, il moto delle due particelle non è un moto armonico sem-
plice; tuttavia si possono individuare delle condizioni iniziali particolari cui
corrispondono, per entrambe le_ particelle, dei moti armonici semplici aventi
la medesima frequenza e la medesima fase . A queste particolari modalità di
moti (che fra l'altro fanno sì che le particelle passino contemporaneamente
dalle rispettive posizioni di equilibrio) viene dato il nome di modi normali
di vibrazione del sistema complessivo.
È immediato· vedere che nel nostro caso essi corrispondono proprio alle
pulsazioni cva e CVb sopra definite: infatti, se Ab = O, x1 (t) e x2 (t) oscillano
entrambe con la frequenza determinata da Wa = wo (e anche con la stessa
ampiezza Aa); mentre se Aa = O, XI(t) e x2(t) oscillano entrambe con la
frequenza Wb (ma con «ampiezze» opposte). ·
Per determinare le diverse condizioni iniziali che permettono di realizzare
questi modi, teniamo conto delle relazioni (1-95). Nel primo caso si ha
Xb(t) = O; ciò implica, in particolare, che all'istante iniziale siano nulle sia
Xb(O) che Xb(O): in altri termini, affinché si inneschi tale primo modo di
vibrazione,' le due particelle devono avere inizialmente lo stesso spostamen-
to dalla propria posizione di equilibrio XI (O) = xz(O) (= Aa) e la stessa
velocità XI (O) = i2 (O) (per esempio nulla).

FIGURA 1-38
Condizioni iniziali delle due a)
particelle che danno luogo ai modi
normali di vibrazione del sistema: o
per ii modo a), velocità nulla e
spostamenti uguaJi; per il modo b),
b)
velocità nulla e spostamenti opposti.

La figura l-38a rappresenta una situazione iniziale di questo tipo (velocità


nulle). In questo modo, che possiamo chiamare «modo a», la molla interna
non risulta mai sollecitata, in quanto x1 (t) - x2 (t) = O e ovviamente le due
particelle si comportano come due oscillatori armonici disaccoppiati: il loro
moto è caratterizzato dalla pulsazione propria evo delle loro «oscillazioni
libere», dovute cioè solo all'azione della molla «esterna» alla quale ciascuno
di essi ·è attaccato. Le equazioni del moto per le due particelle
(1-101)
sono rappresentate nella figura 1-39a. Per innescare il secondo modo di
vibrazione deve essere Aa = O, cioè Xa(t) = O; ripetendo per x1 (t) + x2(t)
le stesse considerazioni fatte precedentemente, si conclude facilmente che ciò
implica che all'istante iniziale si abbia x1 (O) = -xz(O) e x1 (O) = -i2(0):·
le due particelle devono avere inizialmente opposti sia gli spostamenti sia
le velocità (in particolare, anche in questo caso le due particelle possono
7
ISBN 978-88-08-0963-5 1-13 OSCILLATORI ACCOPPIATI E MODI NORMALI DI VIBRAZIONI 53

essere inizialmente ferme, come in figura 1-38b). In questo «modo b», in


ogni istante si ha lx1(t) -x2(t)I = 2 lx1(t)I = 2 lx2(t)I: la deformazione
della molla interna risulta doppia di quella di ciascuna delle molle esterne;
quindi, la forza che agisce su ciascun punto è tripla di quella che si ha, a
parità di spostamento dalla posizione di equilibrio, nel caso a): ciò spiega
perchè le corrispondenti frequenze di oscillazion~ differiscano di un fattore
,/3. Le equazioni del moto delle due particelle sono quindi
(1-102)

(vedi fig. 1-39b).


An~he se le masse delle due particelle o le costanti elastiche delle molle
sono diverse fra loro, è possibile trovare soluzioni particolari delle equazioni
a) x(t)
--le2 del moto degli oscillatori accoppiati che hanno le caratteristiche definite per
i modi normali, con frequenze che dipendono dalla struttura del sistema
fisico considerato.
In generale le equazioni differenziali corrispondenti alle equazioni della
dinamica per tali sistemi «lineari» hanno la forma

x1 = -:a11x1 - a12x2
(1-103)
x2 = -a21x1 --- a22x2 ,

b) x(t)
-···--- --- 1 ove gli ·elementi di matrice aij dipendono dalle caratteristiche fisiche del
--2 sistema (le masse delle particelle, le costanti delle molle). Se assumiamo
che esistano soluzioni armoniche del tipo

x1 (t) = A(l) cos(cvt + <p); x2(t) = A(2) cos(cvt + <p) (1-104)

(ove le costanti A(l) e A(2) non sono necessariamente uguali o opposte


come nel caso precedente, particolarmente simmetrico), per le quali si ha
•. 2
XI= -cv XI
FIGURA 1-39 •.
Equazioni orarie del moto delle x2 = -cv2 x2
particelle 1 e 2 nel modo a) e nel
modo b). sostituendo nella ( 1-103) e riarrangiando i termini si ottiene il sistema lineare
omogeneo
(au - w2)x1 + a12x2 = O
(1-105)
a21x1 + (a22 - oi)x2 = O.
Tale sistema ha soluzioni non identicamente nulle solo se si annulla il
determinante dei coefficienti

au - e,:} a12 I= (au - cv2)(a22 cv2) -


l a21 a22 - w
2
.
- a12a21
·
=O (1-106)

Questa condizione costituisce un'equazione di secondo grado per w 2 le cui


radici (che risultano entrambe positive) determinano le pulsazioni Wm dei
due modi normali CS). ·

(8)n sist~ma di equazioni (1-105) (e in generale il sistema (~108)), espresso nella forma
matriciale Ax = w 2x, ha la struttura dell'equazione agli autovalori Ax = J..x, studiata nell' algebra
lineare. I valori Àm del parametro À per i quali esistono soluzioni non nulle, detti appunto
autovalori, sono le radici dell'equazione det(A-ÀI) = O; i corrispondenti autovettori Xm soddisfano --,
l'equazione A Xm = ÀmXm, Per i sistemi fisici accoppiati considerati in questo paragrafo, gli
autovettori rappresentano i modi normali di vibrazione, gli autovalori risultano reali, non negativi
e non degeneri: a ciascuno di essi corrisponde cioè un solo autovettore.
...L

54 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5


;

..J_ '

Per ciascun modo, sostituendo la relativa pulsazione nella prima delle equa-
zioni (1-105), si può calcolare il rapporto <9)

Am (2) w;,, - au (1-107)

Le proprietà dei sistemi fisici determinano quindi le pulsazioni dei modi


normali e, per ognuno di essi, il rapporto fra l'ampiezza del moto oscillatorio
di una particella rispetto a quella dell'altro presa come riferimento, cioè il
parametro che caratterizza la forma del modo. Il valore dell'ampiezza di
riferimento e della fase comune <p di ciascun modo in una data situazione .
sono invece determinati dalle condizioni iniziali (lO).
In altri termini, in generale esiste una trasformazione lineare, analoga
·alla (1-95), che consente di passare dalle coordinate «ordinarie» x, le èui
variazioni nel tempo soddisfano le equazioni accoppiate (1-103), a coordinate
«normali» X, per le quali si hanno equazioni differenziali armoniche del
tipo (1-96) corrispondenti alle frequenze normali. Si può verificare che essa
ha la forma
a12
Xa =XI+ 2
x2
(.t)a - au
a12
Xb =Xl+ 2 Xz ,
wb -au
cui corri~ponde la trasformazione inversa

(w~ - an)Xa - (wì - au)Xb


xi= 2 2
Wa - Wb

(w~ - au)(wt - au)(Xa - Xb)


x2 - -------------
- a12(wt - w~)

tali trasformazioni si riconducono alle relazioni (1-95 e 1-99) nel caso


particolare precedentemente discusso.
Le precedenti considerazioni si possono estendere a un sistema di N
oscillatori accoppiati, regolato dalle equazioni differenziali
N
Xi= - LaijXj, i= 1, . .. , N . (1-108)
j=I

Per l'esistenza di soluzioni del tipo Xi (t) = A(i) cos(cvt+cp) si deve annullare
il determinante dei coefficienti di un sistema omogeneo di N equazioni in N
incognite, analogo a quello (1-106) per N = 2. Le radici della corrispondente
equazione secolare di grado N in w 2 determinano i valori delle frequenze
dei modi normali del sistema fisico considerato: per un sistema fisico lineare
avente N gradi di libertà ci sono quindi N modi normali di vibrazione.
È facile comprendere che la complessità del calcolo dei modi normali
cresce notevolmente al crescere di N, di modo che può apparire irrealisti-
ca l'applicazione concreta al caso delle strutture dei solidi del modello a

C9>Si otterebbe lo stesso risultato anche eseguendo tale sostituzione nella seconda equazione,
a causa della relazione (1-106).
(!O)La soluzione generale del sistema (1-103) è una combinazione lineare di modi normali: i
sei parametri coinvolti sono legati dalle due condizioni per le ampiezze (1-107) (per m = a, b):
si hanno pertanto quattro parametri liberi da determinare con le condizioni iniziali.
ISBN 978-88-08-0963-5 1-13 OSCILLATORI ACCOPPIATI E MODI NORMALI DI VIBRAZIONI 55

oscillatori (tridimensionali) di cui abbiamo parlato in precedenza. In realtà,


se il sistema, come nel caso delle strutture cristalline, ha un alto grado di
simmetria e caratteristiche periodiche, si possono introdurre notevoli sem-
plificazioni nelle equazioni (1-108) , sfruttando tecniche basate sulla teoria
dei gruppi (branca della matematica che tratta delle simmetrie): si può così
dimostrare che il «megadeterminante» N x N può essere ricondotto a un
insieme di determinanti di dimensioni molto più piccole, dipendenti, nel caso
di un cristallo perfetto, dal numero di atomi contenuti nella cella elementare
che si ripete periodicamente nella struttura del cristallo. Ad esempio, per
un monocristallo.di silicio, in cui la cella elementare contiene 2 atomi, tali
determinanti hanno dimensioni 6 x 6 (dato che ogni atomo ha tre gradi di
libertà).
La trattazione generale di un sistema di oscillatori accoppiati in presenza
di effetti dissipativi è più complicata ed esula dai limiti di questo testo.
Ci limitiamo a citare un'importante conclusione di validità generale: in un
sistema avente diversi modi normali di vibrazione, il modo di frequenza
più bassa è di solito quello in cui si ha il più debole smorzamento.
Esaminiamo ora brevemente alcuni aspetti delle oscillazioni forzate in
un sistema di oscillatori accoppiati, facendo riferimento al caso dei due
oscillatori considerati all'inizio del paragrafo.
Supponiamo che a una delle masse sia applicata una forza esterna F.
Assumendo lo stesso coefficiente di smorzamento per entrambi gli oscillatori,
si hanno le equazioni

mxI = -kxI + k(x2 - xI) - f3i1 + Fo cos wt


mx2 = -kx2 - k(x2 - XI) - /3i2 ,

da cui si trova che per


7
Xa(t) = XI (t) + x2(t)
Xb(t) = XI (t) - x2(t) 7

I due modi normali sono sollecitati dalla medesima forza, ma la dipendenza ---,
da w degli effetti di quest'ultima sono diversi nei due modi Per esempio,
se y « evo e cv::::: Wa, si ha risonanza per il modo a, mentre il modo b viene
solo debolmente eccitato; il viceversa avviene ovviamente se w '.:::: Wb, Se
y non è piccolo rispetto alla differenza fra le pulsazioni dei modi normali,
s"t può avere la combinazione di importanti effetti associati all'eccitazione
quasi risonante di più modi.

l
1-13-1 Energia negli oscillatori accoppiati
Ci limitiamo a considerare solo il caso in cui siano trascurabili gli effetti di
smorzamento e l'energia totale del sistema resti quindi costante. È ovvio
che l'accoppiamento determina in generale trasferimenti di energia fra gli
oscillatori, che possiamo aspettarci dipendano in maniera oscillante dal
tempo.
7

7
ISBN 978-88-08-0963-5
56 CAP. 1 OSCILLAZIONI

FIGURA 1-40 t>


Condizioni iniziali dèlle due
particelle che danno luogo alla
sovrapposizione dei due modi
normali, con eguale ampiezza per
la particella 1 e con ampiezze Possiamo illustrare questo fatto prendendo in considerazione il comporta-
opposte per la particella 2: mento del sistema trattato in precedenza, a partire dalla situazione iniziale
x 1 (O)= 2A; x2(0) = O, velocità nulle x1(0) = 2A , x2(0) = O ; i1(0) ;= x2(0) = O (vedi fig. 1-40): è facile
per entrambe.
verificare che il moto delle due particelle è descritto dalle funzioni
x(t) Xl (t) =
A COS u>at + A COS u>bt ,
x2(t) = A cos u>at - A cos u>bt
mostrate in figura 1-41, che corrispondono alla contemporanea presenza di
entrambi i modi nprmali· di vibrazione (1-98), di pulsazione Cùa e Cùb, con
eguale ampiezza A e uguale fase <p = O.
Il moto Idi ciascuna delle due particelle non è puramente armonico e
ciò si riflette anche negli andamenti nel tempo dell'energia cinetica totale
FIGURA 1-41
K= ½mxr V=
+ ½m.x!ediquellapotenzialetotale ½k[xf +xi+ (x1 -x2)2]
mostrati in figura 1-42 (diverso da quello tipico di un oscillatore armonico,
Equazioni orarie delle due particelle
nelle condizioni di figura 1-40. presentato in figura 1-11).
Le diverse modalità di immaganizzamento di energia, nei «singoli oscilla-
tori» (ciascuno costituito da una massa e dalla corrispondente molla «esterna»)
E
e nella molla «interna» che li accoppia, sono illustrate nella figura 1-43, che
permette di seguire nel tempo il trasferimento di energia fra tali sistemi.
Lo studio di questo caso si presta a mettere in evidenza· due notevoli
proprietà valide in un ogni stato- di un sistema di oscillatori accoppiati:

a) l'energia totale è uguale alla somma delle energie associate ai modi


norniàli «eccitati» in tale stato;
FIGUBA 1-42
Andamento nel tempo dell'energia b) per ciascun modo, l'energia è uguale alla somma di un termine quadra-
cinetica totale K (in colore) e tico nella corrispondente coordinata normale e di un termine quadratico
dell'energia potenziale totale V (in
nero), per il sistema di figura 1-41,
nella sua derivata rispetto al tempo, come per un oscillatore armonico.
con energia totale E.
A tale scopo utilizziamo la trasformazione (1-99) alle coordinate normali,
per riesprimere sia l'energia cinetica che l'energia potenziale del sistema.
Per là prima si· ha
E-------------------------
r-- . I (\ .• • 2 • • 2 •2 •Z
\ / K = _1m(Xa: Xb) + ~m(Xa - Xb) = ~m Xa + ~m Xb
2 2 2 2 2 2 2·
mentre per la seconda risulta

V=-~k[(Xa;Xb) +(x~;Xb) +xi]=


2 2
FIGURA 1-43
Andamento nel tempo della
suddivisione dell'energia totale E
1 3 1 1
fra i «singoli oscillatori» e la molla
che li accoppia, nelle condizioni dì = -kX
4 + -kX
2
4
a
b = 4 X 2
+ -mo}bX
4 b
-mu.>
a
2 2
a
2

figu ra 1-41. Le linee in colore


chiaro, in nero e in colore scuro Si osservi che, in termini delle coordinate normali (e delle loro derivate
rappresentano, in funzione del rispetto al tempo), l'energia cinetica e l'energia potenziale sono date da
tempo, rispettivamente, la somma
dell'energia cinetica della particella
combinazioni lineari di quadrati (di X e di X, rispettivamente) mentre
1 e dell'energia elastica della molla sono assenti termini corrispondenti a prodotti fra coordinate diverse (o loro .
di sinistra, l'analoga quantità per la derivate): formalmente si dice.che le forme quadratiche sernidefinite positive
particella 2 e la molla di destra,
l'energia di interazione mediante la
che rappresentano K e V sono simultaneamente «diagonalizzate» «ridotte o
molla interna. a forma canonica».
JSBN 978-88-08-0963-5 1-13 OSCILLATORI ACCOPPIATI E MODI NORMALI DI VIBRAZIONI 57

Per l'energia totale E = K + V, accorpando opportunamente i contributi


relativi alle medesime coordinate normali, si ha infine

. dove Ea (Eb) può essere considerata come l'energia associata al modo a (b)
- K i t ) -Va(t) [in cui l'intero sistema oscilla come un oscillatore armonico di pul$azione
· ··· ...... Kb(t) -Vb(t) Wa (wb)]. Tali grandezze restano infatti costanti durante il moto del sistema
E ------------------------- in quanto «integrali primi» delle equazioni (disaccoppiate) (1-96) soddisfatte
dalle coordinate normali. Non avviene pertanto scambio di energia fra i diversi
modi «eccitati». Essi costituiscono modalità indipendenti di immaga:a,inare
energia nel sistema: da questo punto di vista i modi normali rappresentano
i diversi gradi di libertà del sistema.
I valori di queste energie sono, rispettivamente,

FIGURA 1-44
[.'.energia totale E nelle condizioni di
figura 1-41 è la somma delle
energie Ea, Eb ·associate ai due
modi normali. Le curve Nel presente caso Aa = Ab = A, di conseguenza Ea
Eb
rappresentano gli andamenti nei
tempo dell'energia cinetica e
illustrato nella figura 1-44.
dell'energia potenziale nei due modi
normali.
1-13-2 Cenni ai circuiti elettrici accoppiati
È noto che esistono vari modi per accoppiare fra loro due o più circuiti elettrici
sfruttando fenomeni elettromagnetici. Lo studio di un sistema di circuiti
accoppiati può essere condotto con tecniche simili a quelle già delineate per
un sistema di oscillatori, stante la somiglianza fra le equazioni differenziali
che regolano il comportamento dei singoli circuiti e quelle degli oscillatòri
meccanici. .
In particolare, l'accoppiamento capacitivo di due circuiti LC uguali me-
diante un condensatore identico ai primi due (:6.g. 1-45) è direttamente
connesso al caso discusso nel precedente paragrafo (due masse uguali e
tre molle identiche nella disposizione di figura 1-37) dalle corrispondenze
(1-52) fra massa e induttanza, (costante elastica della) molla e (reciproco
della) capacità.

FIGURA 1-45
Accoppiamento capacitivo fra due
circuiti oscillanti LC.

Utilizzando i risultati ottenuti per tale sistema, si può quindi concludere che
i modi normali di oscillazione dei due circuiti accoppiati hanno le pulsazioni

Cùa = k ; lfc .
Cùb =

....:..
58 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

1-14 Oscmazioni non armoniche


Lo sviluppo (1-27) dell'energia potenziale nelle vicinanze di una posizione
s* di equilibrio stabile può essere messo nella forma

mw5 2 ma 3 m/3 4
V(x) - V(O)
·
=-2
x + - x + - x + ... ,
3 4

ove si è posto x = s - s* e i coefficienti delle varie potenze di x sono stati


riscritti in modo da semplificare l'espressione dell'equazione differenziale
del moto. Infatti, limitandoci a considerare lo sviluppo fino alla quarta
potenza di x e applicando il procedimento seguito nell'esempio 1-5, si
trova l'equazione differenziale non lineare

x + w5x = -ax 2 - f3x 3 (1-109)

al posto dell'equazione dell'oscillatore annonico ( 1-8), corrispondente al


solo termine quadratico in x.
Seguendo la trattazione di Landau e Lifschitz, ricerchiamo una soluzione
periodica della (1-109) come somma di tre termini:

ove xCO) = a cos wt e la pulsazione cv, in generale diversa da quella armonica


evo, è espressa come

Dopo avere scritto l'equazione (1-109) nella forma equivalente

~O··
-
w2
x + w. 02 x = -ax 2 - f3x 3 - ( ~)
l - -w2O x·· , (1-110)

procediamo per approssimazioni successive, assumendo dapprima per x


e cv le espressioni x = xCO) + x<l) e cv = evo + w< 1). Come mostrato
nell'esempio seguente, trascurando · termini di ordine superiore si ottiene
un'equazione differenziale lineare del secondo ordine non omogenea per x<l),
nel cui secondo membro compare un addendo proporzionale a wC 1) cos cvt,
che determinerebbe effetti di risonanza non compatibili con l'ipotesi su cui
si basa il procedimento di approssimazione. Ciò · impone di assumere

w(l) =0 (1-111)

e di conseguenza risulta determinata una soluzione particolare per xC 1) nella


farina
2
aa ( 1- -cos2wt
x<l) = --- 1 ) . (1-112)
22wo 3
ISBN 978-88-08-0963-5 1-14 OSCILLAZIONI NON ARMONICHE 59

Seguendo il procedimento indicato, dimostrare i risultati per w< 1) e per xCl).

2
Essendo :~ x + cv5x = O , dalla (1-110), trascurando il termine cubico, si trova per
x<l) l'equazione

aa2 aa2 (I)


= -- - - cos 2cvt + 2cvw cos cvt .
2 2
Se fosse cv< 1) ,j= O, al secondo membro sarebbe presente un termine sinusoidale che
può indurre un andamento risonante per xC 1), contrariamente all'ipotesi che x< 1) sia
un termine correttivo relativamente piccolo. Si può pertanto assumere aP) ~ O e
pervenire per x< 1) all'equazione non omogenea
d 2 xC 1) (1) aa 2 aa 2
- -- + m02x =-- - - cos 2cvt ,
dt 2 2 2
che è soddisfatta in particolare dalla funzione (1-112).

Utilizzando tali risultati e iterando il procedimento sopra descritto per la


determinazione dei termini aggiuntivi cJ2) e x<2), si trovano le correzioni
di ordine superiore:
2 2
a/2> = (
3
!3 - Sa )a 2; x<2 ) = _i!_( a - f!...) cos 3cvt .
8wo 12w5 l6Cù5 3(1)5 2 .
In definitiva si ha

- -fJ) cos3wt,
2
aa (
x(t):::::: acosCùt - - 1
- 1- -cos2cvt ) + -a3-2 ( --
a,2
2
2wo 3 16wo 3aio 2 \\
.
3{3 5a 2 \,
(l) :::::: Cùo + ( --2 - --3 )a2 . \
8% 12(1)0
Il moto periodico ha quindi una frequenza fondamentale Cù che differisce
da wo per un termine proporzionale al quadrato dell'ampiezza: il periodo
delle oscillazioni dipende dalla loro ampiezza. .
Nel caso di assenza di termini cubici nell'espressione del potenziale (come
si ha in situazioni simmetriche rispetto al minimo dell'energia potenziale),
risulta a = O e si ha, più semplicemente,
f3a3
x(t) ~ acos(J)t- - - cos3(i)t
32(i)5 (1-113)
w ~ cvo(l + .82 a ) 3 2
8cv0
Il periodo è quindi
2n 1
T= (1-114)
CùO 1 + 1P...a2
8w5
Il caso del pendolo rientra in questa categoria con
f3 1
(.1)2 - 6[2 '
o
60 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

come mostrato nell'esempio seguente; quindi per la pulsazione e il periodo


si ha
1 (a)2
T = 2n (
CùQ l + 16 l + ... )
e per l'equazione oraria:
3 l a
s(t) = a coswt- -f3a-2 còs 3wt = a[coswt- -(-)2 cos 3wt]. (1-115)
32w0 192 l
Si possono riscrivere le precedenti espressioni in termini dell'angolo e= 7;
in particolare, per il periodo si ha ·

T = -2n(1+-8
1 2 + ... ) . (1-116)
wo 16

Derivare la relazione (1-116) per il periodo di oscillazione di un pendolo, utilizzando


la trattazione fatta in questo paragrafo per gli effetti dei termini non armonici nell 'e-
spressione (1-22) dell'energia potenziale. Dimostrare che, nell'ambito delle approssi-
mazioni considerate, tale espressione è in accordo con la relazione più generale (1-25),
presentata senza dimostrazione nel paragrafo 1-4-2.

Arrestando al quarto termine Io sviluppo in serie di potenze di f dell'energia potenziale,


si può scrivere

V(s) = mgl(l, - cos l)


s
'.: : '. mgl,
( sz
1 - 1 + 2z2 - 24[4
s4 )
= mz 2sz -
g s4
mg 24z3 .

A tale approssimazione corrisponde l'equazione del moto

s+gz
.. s
- 6 (s)3
z =0 · g

che, posto wo = ./f, è del tipo (1-109) con a= O e /3 = - :Z~. Come discusso nel
testo, per il periodo si ha ·

T = 21r( 1 e2 +.. .) '


wo 1 + 16
ove e = e, per la (1-115), ·a è collegata all'ampiezza massima delle oscillazioni
7
s(O) dalla relazione

(
s(O) = a 1+ 64 z2
1a 2
)
- 1 (z2
a2) = a (l - 192
48 a
1 !2
a2) .
L'angolo e = y è quindi leggermente diverso da quello relativo alla configurazione
iniziale del pendolo: 00 = 0 \ 0), in termini del quale è scritta la (1-25):

T = 2rr H[l + -2(1) 2


. 2 -00
sm
2
(1·3)
+ -2 -4
2
. 4-
-sm 0+ .. .
2
0 ]

Ma tale differenza può essere lfascurata per angoli sufficientemente piccoli da poter
considerare le sole correzioni quadratiche in Bo; in tale ambito risulta quindi coerente
assumere
2 2
[1+ (-21) 0
sin2 _Q
2
+ (1·3)2 2
0
0 + . . .] '.: : '. 1 + _Q_
-2 · 4 sin4 _Q 16
'.::::'. 1 + -92
16
.
ISBN 978-88-08-0963-5 RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE 61

Forza elastica e oscillatore annonico: fe = - kx1• ~ .mx+


.. k O .. O /k
x = ~ x+Cù02 x . ; CùQ -:-- V rii

oscillatore armonico: x(t) = A cos(cvot + <po)


energia dell'oscillatore:

Oscillazioni attorno a posizioni di equilibrio (s*):

periodo:

le piccole oscillazioni sono armoniche:

Oscillazioni nei circuiti elettrici:


.

?
d"'.q
- 2
.
q . . ·
- - 0 · cv -
.dt .+ LC -
.

' . o..,...
& . .1
-LC
.

..-.. ..-.. d2 2
Equazione differenziale delle oscillazioni armoniche: L f = O; L = dt1 + evo
Oscillazioni ~morzate:

equazione diff~renziale: 111. X + {Jx + kx = 0 ==?- Lj = 0


..-.. d2 d ·
L=-·-·2
· dt
+y-+a>2
dt o
. fJ
y
. =-,-
m ·· coefficiente di smorzamento .

fattore di qualità

· radici dell'equazione caratteristica (p~i :· .


J = C i/'t). .·
•·

2 2
. y < 4cv.o . ·
· per · (oscillazioni debolmente smorzate)
.

x(t) Aè-:-~t cqs(cv1t+.<po) ;: w1~✓w5 - .*


~ - -2 ·
; :. -y E

per y
2
>4cv5: .· · i(t) = c e>-
1
1t .+ C2e>-2 r 0-1,2 re~ e negativi)
, .· y
per y 2 -4w5': x(t) ·-:- (C1 + C2t)e-:-2t.
d2q dq q ·
.Oscillazioni elettriche . smorzate:. L-+R-
· . +'--=0
2
di :• · dt. C
. .

C()rri~po_n.denza fra gran<:lezze elettri.che è .meccaniche


62 CAP. 1 OSCILLAZIONI ISBN 978-88-08-0963-5

Oscillazioni forzate f
equazione differenziale: mx+ {Ji + kx = Fo coswt
soluzione armonica persistente: x(t) = A cos(wt - o)

A= Fo 1
ampiezza delle oscillazioni:
m ✓ (w6 - w2)2 + y2w2

sfasamento:

per w « wo A~---
Fo Fo
- mcv~ - k

per w » wo

per w:::: wo ( risonanza): A::::::__!'!}_= QFo s,,._,!I.,


u - 2
mwoy k

funzione di risposta:

. . .. 2
Trasferimenti di energia per unità di tempo: Pdiss
. .
= Pass = 2
2
y~niw A 2 ·• : Fa R(w)
~y .

_.,f
ONDE ELASTICHE

Compendio
Le onde sono perturbazioni originate da una sorgente, caratterizzate da
trasporto di energia; possono essere trasversali o longituclinali. Esistono onde
di diversa natura che hanno tuttavia in comune la struttura dell'equazione
differenziale che le regola.
In questo capitolo si introduce dapprima la «cinematica» delle onde·
viaggianti, in particolare delle onde piane monocromatiche, che sono di
rilievo anche come base per la discussione di onde di forma più generale. La
proprietà delle onde di potersi sovrapporre dà luogo; fra l'altro, a fenomeni
di distribuzione non uniforme della loro energia nello spazio. Vengono
discusse l'interferenza e i battimenti, e si introduce la velocità di gruppo~
Si presenta poi.la derivazione «dinamica» dell'equazione delle onde ela-
stiche, in particolare di quelle trasversali su una corda e di quelle longitudinali
in una sbarra e nei gas (onde sonore), stabilendo il legame fra velocità di
propagazione delle onde e caratteristiche macroscopiche dei mezzi consi-
derati; nei Complementi le onde longitudinali nei solidi sono studiate in
' termini «microscopici» nell'ambito del modello masse-molle.
· Si illustra il processo con cui avviene il trasporto dell'energia da parte
delle onde, determinando, per quelle monocromatiche, le espressioni della
loro intensità, che risulta proporzionale al quadrato dell'ampiezza dell'onda
(e della sua frequenza) mediante l'impedenza, grandezza che descrive le
proprietà di risposta del mezzo alle sollecitazioni. Si accenna alla proprietà
di trasmettere impulso, ripresa poi nei Complementi.
Sono esaminati i fenomeni di riflessione e trasmissione delle onde all'in-
terfaccia fra due mezzi diversi e si derivano le relazioni fra le caratteristiche
delle onde, incidente, riflessa e trasmessa, in termini delle impedenze dei
mezzi. Lo studio della sovrapposizione di onde viaggianti in versi opposti su
64f CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

una corda con estremi fissi introduce la discussione delle onde stazionarie,
di cui vengono determinate le frequenze caratteristiche e si calcolano le
energie associate.
Le onde stazionarie sono ulteriormente trattate, anche dal punto di vista
formale, nei Complementi, in cui si evidenzia la loro connessione con i modi
normali di vibrazione dei sistemi e si mostra come tale argomento permetta
di introdurre su base fisica l'analisi armonica delle funzioni periodiche, di
cui si presenta anche la generalizzazione alle trasformazioni di Fourier.
Si discute infine l'effetto Doppler. ·

'f 2-1 Introduzione


Le onde si manifestano in un insieme di fenomeni molto importanti sia
dal punto di vista pratico, sia dal punto di vista fisico. Oltre alle onde
del mare, le più note per la loro evidenza, esempi di onde (non altrettanto
«visibili») sono il suono, le onde radio, la stessa luce. Grazie alle onde
sonore possiamo parlare e ascoltare, e quindi comunicare a distanza. Le
onde radio consentono la trasmissione a distanza della voce e dell'immagine,
nonché dell'informazione. La luce che colpisce i nostri occhi ci permette
di vedere. L'energia proveniente dal Sole che investe la Terra, rendendo
possibile la vita sul nostro pianeta, si propaga pure attraverso onde.
Le varie onde citate corrispondono a meccanismi fisici div~rsi, ma hanno
in comune la caratteristica di essere perturbazioni di una qualche proprietà .
fisica rispetto a una situazione di «equilibrio»: tali perturbazioni, originate
in una definita regione dello spazio da una sorgente, si propagano altrove,
producendo, con un certo ritardo, effetti osservabili.
In una prima importante classificazione si distingue fra onde di natura
-meccanica e onde elettromagnetiche. Le prime, alle quali appartengono)}
.suono, le vibrazioni delle corde di strumenti musicali, e anche le pericolose
onde sismiche dei terremoti, sono riconducibili a oscillazioni del mezzo
nel quale si propagano. Le seconde (onde radio, infrarosso, luce, radiazio-
ne ultravioletta, raggi X, raggi gamma) sono associate a oscillazioni del
campo elettromagnetico. In questo capitolo ci occuperemo in modo pmtico-
lare delle onde meccaniche; tuttavia, poiché molti altri fenomeni ondulatori
sonp descritti da equazioni analoghe ·a quelle delle onde meccaniche, la
loro trattazione verrà effettuata con una generalità tàle da consentire una
rapida estensione a questi casi, in particolare alle onde elettromagnetiche
(che verranno considerate più avanti). Molte caratteristiche delle onde clas-
sic~e illustrate in questo testo trovano analogie anche in singolari proprietà
r dei sistemi materiali a livello microscopico, per i quali, nella meccanicà/
quantistica, 16 stato dinamico è rappresentato da una «funzione d' onda>:>i
avente significato probabilistico.
La conoscenza e lo studio delle onde meccaniche hanno preceduto quelli
delle onde elettromagnetiche, influenzando notevolmente anche lo sviluppo
. delle teorie ondulatorie della luce. In particolare, P<?.i~M .12~r le opqe_:rn.e.è-
~aniche è necess~o _un _me'.?z.o di propagazione, 11 binomio onda-mezzo
apparvé-:iiiscmclÌbile ai fisici del"xix secòlo, che si posero quindi alla ricerca
del supporto delle onde luminose. La ricerca fu vana perché la luce, come
( Jµ_tte J<::_onde elettromagnetiche, non richiede alcun mezzo di propagazione ..
, Non potèndolo:trovare si finì con l'inventarlo, col dargli un nome, «etere»,
con l'attribuirgli proprietà incredibili. Come. sarà discusso nel seguito, la
I
t.....

ISBN 978-88-08-0963-5 2-1 INTRODUZIONE 65

velocità delle onde elastiche su una corda aumenta col crescere della tensione
e al diminuire della densità. Così, dovendosi giustificare l'elevata velocità
della luce (circa 300 000 km/s), e.ragionando per analogia,. si _suppose che
questo fantomatico etere avesse due proprietà fra loro difficilr.µente conci-
liabi.4: una densità estremamente bassa e nel contempo proprietà 9i rigidità
migliori di quelle dell'acciaio. Il concetto di etere soprav.visse, sotto altra-....
forma, anche quando fu chiara la natura elettromagnetica della luce; sÒlo
~on . l?, sviluppo della teoria della Relatività se I ne dimostrò la completa

mutilita-. _
,.>,. .·••,'\.~ . Un'altra importante differenza fra le onde, ai fini di una loro preli-
.,,,.... ----- ..•~ - - -
'••
minare classificazione, riguarda la distinzione fra onde trasversali e onde
\ longitudinali. .
. Sonp 1:rasv~rs~_qu~.lJ~_in ~ui.la.pe_rtµrb_~zione (g.el mezzo o del campo
elettromagnetico) h~ luogo in direzione perpendicolare a_g__l!~JJ~jg_~u..U.:Q~j~
X
SÌ__E!_C?~~.9-; _~_ono. lo!]-gitudinali quelle in cui gli spostamenti del mezzo e la
FIGURA 2-1
%ezio!::t_? di propagazione so1:_1:~ft~J9J.:Q...R~!Lajleli. · Se una corda elastica tes~
La corda oscilla in direzione
fra i suoi estremi viene perturbata, gli spostamenti dalla configurazione di
perpendicolare a quella lungo cui si equilibrio sono diretti perpendicolarmente alla direzione della corda, lungo
propaga l'onda (onda trasversale) . . la quale si prÒpaga l'onda, che è quindi trasversale (fig. 2-1).
Nel ,caso di un'onda sonora, invece, le perturbazioni del mezzo, che
consistono di compressioni e rarefazioni, avvengono nella stessa direzione
in cui si propaga l'onda. Si tratta in questo caso di un'onda longitudinale
(fig. 2-2). t{ei liqztidi eg~_i_gq_.$ si possono propagare solo-@e__T ciiJg~
in. quanto mancano effetti di coesione tali da richiamare il _mezzo verso
la posizione di equilibrio, come invece avviene, per esempio, nel caso di
una corda. Le onde del mare parrebbero conµaddire quest'affermazione, in
quanto sono una combÌD:azione di onde trasversali e di onde longitudinali.
In realtà, se si escludono onde di piccola ampiezza dovute alla tensione
FIGURA2-2
Le onde sonore si propagano nella superficiale, gli effetti di richiamo del mezzo sono prodotti dalla forza di
stessa direzione in cui oscilla il gravità; inoltre le particelle del mezzo descrivono traiettorie ellittiche e non
· mezzo (onde _longitudinali). rettilinee. Nel testo non tratteremo lè onde del mare, se non per qualche
esemplificazione. .
Nei solidi si possono propagare sia onde longitudinali sia trasversali,
a seconda di come il mezzo viene perturbato. Se esso può essere sche-:-
matizzato come una barra, la percussione esercitata da un oggetto che la
colpisce, come il martello A in figura 2-3, dà origine a un'onda longitudinale
A,'
·\t... _-
\ (analoga a quella di figura 2-4), mentre quella esercitata dal martello B
- - -·. '-~ provoca un'onda trasversale. Ovviamente, nello stesso mezzo solido pos-
sono propagarsi simultaneamente sia onde trasversali che longitudinali: in
FIGURA 2-3 particolare ciò \si verifica nella Terra, per effetto di perturbazioni di origine
Il martello A genera un'onda ~mi~ .
·1ongitudinale nella barra, il martello
B un'onda trasversale. Va infine sottolineato che le particelle _che costituiscono il mezzo materiale-\.
·-in cui si propagano onde meccaniche non traslano, ma si muovono attorno alla f
loro posizione di equilibrio. Un'onda; quindi, :ç.on comporta trasferimento
llll!lllòffloo~ di materia: in effetti, ciò che si trasferisce è l'energia fornita dalla sorgente;
vengono inoltre trasferiti quantità di moto e (nelle onde trasversali) momento
/ffllll~
angolare.
( ~ Come mostreremo, di queste (e altre) proprietà sono dotate sia le onde
rrrnmnmlllfflirnèllltml 000000 I600000 l ·meccaniche sia quelle elettromagnetiche: ciò è dovuto in particolare al fatto
che per esse valgono equazioni differenziali aventi strutture analoghe.
roffl'ITT-OòooW<òu~ In. questo capitolo ci limitiamo a studiare le onde che si realizzano
FIGURA 2-4 in condizioni fisiche tali da permettere una trattazione mediante equazioni
Onda longitudinale in una molla. differenziali lineari e che pertanto soddisfano il principio di sovrapposizione.
66 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Lo studio di fenomeni non lineari, che possono avere luogo se le perturbazioni


sono di intensità particolarmente elevata, presenta notevoli difficoltà di tipo
matematico, ma sta attualmente assumendo grande importanza anche per le
sue applicazioni, per esempio in relazione allo sviluppo dei laser di potenza.
1~ <>n_4e.$.ono desc_ritte _9:a_~~0Ili_gelle.coord!1.1ate e deltemp.o__ç_b.~ sodq.t-
sfano ~g.l,IBzioni__diffe.r.e.nziali, dette rè_qii_qzi..Qn.Ld!onàà; q11este collegano le va-
~oni~~-~ tempQr_a.g delle grandezze_f?:~i~he che~ùt>fsc_on?l~pe,~rba-
zione. Caratteristica comune ditalieq·
_,___ I
· uaifoni è quella di avere una struttura tale
che, se la perturbazione a un dato istante ha una forma «centrata» attorno a una
certa posizione, a un istante successivo essa presenti una forma simile (non ne-
cessariamente uguale) ma centrata attorno a una nuova posizione. Questo tipo
di onda viene chiamato «onda viaggiante»; altri tipi di onde sono le cosiddette
«onde stazionarie», che saranno trattate nella seconda parte del capitolo.

In questo paragrafo introduciamo. la più semplice equazione d'onda che


permette alla forma di una perturbazione di restare invariata nel tempo, pro-
=@i, pagandosi senza distorsione lungo una data direzione, con velocità costante
di modulo v. ·
FIGURA 2·5
Configurazioni assunte da una Per·visualizzare una situazione fisica per la quale (vedi il paragrafo 2-5)
corda tesa in cui si propaga da risulti valida questa equazione, facciamo riferimento al caso unidimensionale
sinistra a destra, senza distorsione, delle onde elastiche su una (lunga) corda, tesa fra i suoi estremi.
una perturbazione impulsiva. Le
diverse immagini, presentate in Scegliamo l'asse x lungo la configurazione impertubata della corda, e
questa figura (e nelle due l'asse y a essa perpendicolare, in modo che la corda perturbata giaccia nel
successive) corrispondono, dall'alto ·. piano xy. Se in un certo istante la corda viene spostata dalla sua posizione di
in basso, a valori crescenti del
·tempo, separati da intervalli di
equilibrio, la corrispondente deformazione potrà essere rappresentata da una
uguale durata. funzione~ = Hx). In istanti successivi a quello iniziale, la corda assumerà
altre configurazioni, descritte da una funzione del tipo ~ = ~(x, t).
Nella figura 2-5 sono riportati schemi che illustrano, come «istàntanee»
successive, la propagazione indeformata di un «impulso» perturbativo nel ver-
so positivo dell'asse x, che chiamiamo per convenzione «onda progressiva»;
ne?a ~gura 2-6 è riportata un'_~aloga _r~p?resentazione dell~ perturbazione ·v
che s1 propaga,' con la medesnna rap1dita, nel verso negativo dell'asse x i
( <<Onda regressiva»).
La funzione ç(x, t) che descrive perturbazioni con tali ·caratteristiche,
deve ovviamente godere nel caso della figura 2-5 della proprietà ~(x, t) =
~(x-vt, O) e nel caso della figura 2-6 della proprietà ~(x, t) =~(x +vt, O).
In altri termini, l'equazione differenziale che le governa deve avere fra le
sue sol~zioni delle funzioni del · tipo · ·
ç(x, t) = f (x - vt) onda progressiva
(2-1)
~(x, t) = g(x + vt) onda regressiva
cioè funzioni (arbitrarie) dell'argom_ento
W =X T Vt

Si può facilmente dimostrare che la più semplice equazione soddisfatta


da tali «onde viaggianti» è l'equazione differenziale (alle derivate parziali,
lineare, del secondo ordine)
FIGURA2-6
Rappresentazione, analoga a quella a2 ~ 1 a2 ~ (2-2)
della figura 2-5, della propagazione
da destra a sinistra di una
ax 2 = v 2 at 2 '
perturbazione impulsiva. detta equazione di D 'Alembert.
ISBN 978-88-08-0963-5 . 2-2 EQUAZIONE DI D'ALEMBERT 67

In termini della variabile intermedia w, per le forme (2-1), si ha


O$ · -~ a$ . d$
_.. ;:Y!'.r:;-_.,,.!
·-,~,,. .,;,;.,-,:.:.,,::; 1.-.:r•·
,. -~ .;:..:.:•~
. ~~-!o::":~~ •;-.,1:.~ :,;,·.
at = =i=v dw; ax = dw '
da cui segue
(2-3)

Se si deriva la precedente relazione rispetto a t e si inverte l'ordine delle


derivate miste, sfruttando ancora la (2-3) si ottiene

a2ç
Bt 2 =
.aaç = ata ( =i=v as)
at fu
a (as) a ( a$) a$
ax = =i=v ax at = =fV ax =i=v ax = V ax2 '
2
2

&,.f;"'~•-:.:::.:.:1...-..-:•:l."t:,•~.-.:,:.

~::;·a.1·' .. :..::c,. ....;o,.,__:, · :•:-.• A.···•···


da cui si deduce l'equazione di D 'Alembert.
L'equazione (2-2) viene anche detta «equazione d'onda delle onde (uni-
:-6-~~·!ti.:.•.;;".·..·t:,.~-:-•-•J~.,.:.J·,•-J.:.,_C:..: e
dimensionali) non dispersive».
a)
½.t"..:;.:.,·...· ·.•:::.:!1 .-. Osserviamo che, per il carattere lineare di tale equazione, anche la
sovr~_pposizione di un'onda progressiva e di un'onda regressiva,
$(x, t) = f(x - vt) + g(x + vt) ,

è una sua possibile soluzione (in effetti si dimostra che ne costituisce la


soluzione generale).
-.:--?Tale proprietà di linearità sta alla base del principio di sovrapposizione
per le onde, di cui la figura 2-7 presenta una illustrazione nel caso di due
impulsi che si propagano su una corda in versi opposti. Àicune importanti
conseguenze ,.di questa proprietà verranno discusse nel seguito. • .
Fra le possibili soluzioni della (2-2) vi sono le onde armoniche, descritte
da funzioni della forma
~(x, t) = Acos(kx - Cùt + 8) (2-4)
(con Cù = kv), che illustreremo in dettaglio nel paragrafo 2-3.
La particolare struttura di queste funzioni le rende di notev0le interesse
in quanto e;se risultano soluzioni anche di equazioni d'onda corrispondenti
à relazioni fra cv e k diverse dalla precedente, tipica dell'equazione di
D' Alembert.
b) Nel caso di onde che interessano (tutto) lo spazio tridimensionale, le
FlµURA2-7
grandezze fisiche coinvolte (un campo scalare, come quello delle perturba-
Configurazioni assunte, al passare zioni elastiche ~ trattate in questo capitolo, oppure le componenti cartesiane
del tempo, da una corda tesa in cui di campi vettoriali, come quelli delle onde elettromagnetiche considerate
si sovrappongono due onde nei successivi capitoli) dipendono in generale da tutte e tre le coordinate
viaggianti in versi opposti, nei casi
di a) «impulsi» aventi la «stessa» spaziali, oltre che dal tempo: in molti casi, per le funzioni j(x, y, z, t) che
forma, b) aventi forma «opposta». . le rappresentano vale una equazione che generalizza la (2-2) nella forma

2 1 a2 f
V f = v2 ot2 . • (2-5)

Pimostrare che, se ii e h sono soluzioni delle equazioni delle onde discusse in questo
paragrafo, allora anche la loro somma f = ii + h è soluzione della stessa equazione
e quindi rappresenta essa stessa un'onda.
68 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Per maggiore generalità, consideriamo il caso tridimensionale. Per le proprietà delle


r
'
derivate si ha
a2 u1 + h) a2li a2h
--at_2__ = -a-t2- + -a-t2- ·
Essendo per la (2-5)

si ha anche

Dimostrare che la funzione f = A cos kx cos wt è soluzione dell'equazione delle onde


(2-2), se k= ~. Si utilizzino le identità trigonometriche cos(a_ ,= /3) = coso: cos f3 ±
_sin a sin/3 e il risultato dell'esempio precedente.

Tenendo conto delle relazioni citate si può scrivere


A A
f = A ~os kx cos uJt = 2 cos(kx - wt) + 2 cos(kx + wt) ,
cioè come somma di due soluzioni dell'equazione (2-2). Data la linearità cli tale
equazione, j ne · è anch'essa soluzione. Una dimostrazione çliretta si può ottenere
invece valutando le derivate di f. Si ha

aJ = -Aksinkxcoscvt
ax
; -<J2J2 = -Ak2 cos kx' cos wt
ax
aJ . a2 J = -Aw2 cos kx cos uJt •
- = -Awcoskxsinwt ; -
at Bt 2
Sostituendo nella (2-2), si verifica immediatamente che questa è soddisfatta se k = ~.

2-2-1 Onde piane


Si può dimostrare che l'equazione

2 1 a2 J
V f = v2 at2 (2-6)

ha fra le sue soluzioni onde rappresentate da funzioni

f(r·Un±vt), (2-7)

che dipendono dalle coordinate spaziali e dal tempo solo attraverso l'ar-
gomento

W = r · Un ± vt = (XLlnx + YLtny + ZUnz) ± vt ; (2-8)

u~ è un generico versore e f può essere un'arbitraria funzione di w. Esse .


sono chiamate onde piane unifonni.
illustriamo, in via preliminare, alcune caratteristiche della (2-7), per
chiarirne il significato fisico.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-2 EQUAZIONE DI D'ALEMBERT 69

In un dato punto e in un fissato istante, la grandezza fisica descritta da


una funzione di questo tipo dipende solo dalla dist~a r • Un dal piano
passante dall'origine e_perpendicolare a Un (:fig. 2-8). Il luogo dei punti
m cui f (in un dato istante) ha un determinato valore è quindi un piano
perpendicolare a Un, caratterizzato dallo stesso valore dell'argomento w.
Al variare di t, tale piano trasla con velocità
V= =fVUn; (2-9)
nel verso di Un se w = r • Un - vt, nel verso opposto se w = r · Un + vt.
Si tratta qumdi di un'onda piana (progressiva o regressiva) che si propaga,
senza distorsione, m tale direzione (nel verso determinato dal segno, come
illustrato nella figura 2-9 (a o b), nel caso di propagazione lungo l'asse x:
Un = Ux),
FIGURA 2-8 f
Fronti d'onda, a vari istanti, in
un'onda piana che si propaga nella V
b) fl.x, t) <l-- fl.x, O)
direzione Un.
v
a) fl.x, O) -t> fl.x, t)

FIGURA 2-9 X
Propagazione di una perturbazione:
a) onda progressiva, b) onda vt
regressiva.

Per la dimostrazione, generalizziamo i risultati ottenuti nel precedente pa-


ragrafo, ·osservando che per ogni f(w) =
f (r •un :r:-vt) valgono le relazioni
of df o d éP f 2 d2 f
8t = :r:-v dw ~ at = :r:-v dw at 2 =v dw 2 (2- 10)
e
_of df 'òf df 'òf df
- = Unx- --u -
By - ny dw -=Unz-·
Bz
(2-11)
8x dw dw
Ciò implica che l'azione dell'o~eratore nabla V = (}x, }y, Jz) su f è equi-
valente a quella dell'operatore Un d~-; in p~colare, l'azione del laplaciano
d2
V 2 =V • V eqmvale
·
a quella di· (un dw)
d d
· (un dw) = dw2:

d d2
V= Un- :::} V2 = - 2 (2-12)
dw dw
Di conseguenza, risulta
d2 J 1 éPJ
v2J=-=--
dw2 v 2 8t 2
Per il carattere lineare dell'equazione delle onde, anche la sovrapposizione
di un'onda progressiva e di un'onda regressiva,
f (r · U 11 - vt) + g(r ·Un+ vt)
è una possibile soluzione di tale equazione.
70 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88°08-0963-5

2-2-2 Onde sferiche


Fra le soluzioni della (2-6) esistono anche altri tipi di onde caratterizzat1
da particolari simmetrie: per esempio le onde sferiche o quelle cilindriche.
I
illustriamo brevemente le caratteristiche delle onde sferiche uniformi. Per
definizione, i campi scalari (vettoriali) da esse rappresentati sono espressi
(eventualmente per ogni loro componente) da funzioni «a simmetria sferica»
F(r, t); dipendenti cioè, oltre che da t, solo dalla distanza r dalla sorgente
e non dalle direzioni. In particolare, si può dimostrare che tale dipendenza
è del tipo
F(r, t) = f (r + vt) .
. r

Infatti, tenendo conto dell '·espressione dell'operatore laplaciano in coordinate


polari sferiche (r, 0, cp),

a ( a. ) + -1 - a ( 1 . a ) +----,,----,
v' 2 =11- - r
2
-
1 a2 (2-13)
r ar ar r 1 sin 0 ae r 2 sin 0 ae r 1 sin2 0 acp 1
l'equazione (2-6) diventa del tipo:

Come mostrato nell'esempio 2-3, la funzione f = r F deve soddisfare


l'equazione di D' Alembert unidimensionale

- -2 - -
v 2 at
Poiché una qualunque funzione f (r =i= vt) è soluzione di tale equazione,
F(r, t) ha proprio l'espressione che si voleva dimostrare.
Nel caso di f (r - vt), le superfici su cui la funzione d'onda ha valori
costanti sono sferiche, con centro nell'origine, e. di raggio crescente linear-
mente con il tempo: si ha quindi in questo caso un'onda sferica progressiva,
che al crescere del tempo investe zone sempre più lontane dall'origine, pro-
.. pagandosi radialmente con velocità di modulo v. I valori delle componenti
(e del modulo) del campo a distanza r = vt dall'origine, essendo determinati
da F = f, diminµiscono con l'inverso della distanza. A questa proprietà
è strettamente collegata la dipendenza dell'intensità(l) delle onde prodotte
da una sorgente puntiforme, dall'inverso del quadrato della distanza. A
distanze sufficientemente grandi dalla sorgente, tali onde hanno appunto la
caratteristica di onde sferiche progressive, come sarà mostrato in particolare
per le onde elettromagnetiche nel capitolo 3. Naturalmente, per distanze
molto grandi una porzione del fronte d'onda sferico può essere assimilata
a una porzione di onda piana, che si propaga nella direzione radiale cor-
rispondente. A tali direzioni perpendicolari ai fronti d'onda, in particolare
nel caso delle onde luminose, viene dato il nome di raggi.
·In realtà, le onde piane uniformi con fronti d'onda infinitamente estesi non
sono fisicamente realizzabili e costituiscono solo una utile (ma approssim<l,ta)
schematizzazione di situazioni reali più complesse.

(Ilcome si vedrà in seguito, l'intensità di un'onda è una grandezza collegata, mediante una
relazione di proporzionalità, al quadrato della funzione d'onda.
ISBN 978-88-08-0963-5 . 2-3 ONDE PIANE MONOCROMATICHE 71

Verificare che le soluzioni a simmetria sferica F(r, t) dell'equazione (2-6) possono


essere espresse nella forma F = f, 2
ove f soddisfa l'equazione ~ { = -\-~ . Si
utilizzi l'espressione (2-13) del laplaciano. r v t

Stante l'indipendenza di F dalle coordinate angohµi., l'applicazione del laplaciano


(2-13) a F si riduce a quella della sua parte radiale:

vzF = .!.~(r 28F).


r2 ar ar
Posto F = f, si ha allora
2 2
v72p=.!.~[r2!8f·+r2(_.!.)1]=J..[8f +ra 1 _af]=~a J
r2 ar r ar r2 r2 ar ar 2 ar r ar2 '
mentre

Dalla (2-6) si deduce quindi


a2 f 1 a2 f
ar 2 = v 2 at 2 .
/
/

2-3 Onde piane monocromatiche


Un notevole caso particolare di onde piane è quello delle onde piane armoni-
che (o monocromatiche), in cui la funzione f (che compare nell'espressione
delle componenti dei campi) è di tipo sinusoidale. Consideriamo in dettaglio
solo il caso di un'onda progressiva:

J = A cos(k • r - wt + 8) . (2-14)

I parametri che la caratterizzano in modo particolare, più che l' ampiezza A


e la fase iniziale 8, sono il vettore d'onda .k e la pulsazione w.
Per illustrarne le proprietà, riscriviamo la precedente. espressione nelle
forme equivalenti

Acos(k-r-wt+8) = Acos [k(~-r-; t)+8] = Acos [k(uk•r-; t)+8] .


-Per evitare confusione fra il vettore d'onda k e il versore dell'asse z, useremo .,,.
•·spesso per i versori degli assi i simboli Ux, ny, Uz, invece di i, j, k.
t
Il versore uk = individua la direzione di propagazione e J! esprime
la rapidità con cui cambia nel tempo, in un dato punto, la fase dell'onda,
da cui il nome di velocità di fase.
Per ogni tipo di onda armonica esiste una relazione fra w e k, detta
relazione di dispersione, caratteristica delle onde considerate e del mezzo in
cui si propagano. In generale il mezzo è detto non dispersivo se il rapporto ·
fra w e k è indipendente da k. Il vuoto gode di questa proprietà per tutte
le onde eletq:omagnetiche, mentre per l'aria e per le onde sonore ciò non
vale in generale, ma çomunque su un ampio intervallo di valori dei suddetti
parametri, in particolare per frequenze non troppo elevate.
72 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Si osservi che l'argomento del coseno, la cosiddetta fase totale dell'onda


monocromatica (2-14), ha la struttura (2-7) s9lo se fra il modulo di k e
w sussiste il legame
cv(k) = kv ; (2-15)

in tale caso I ha lo stesso valore per ogni pulsazione w, coincide con v e


rappresenta quindi anche la velocità con cui si muovono i piani di egual
fase, o superfici d'onda perpendicolari a Uk.
Il modo più semplice per visualizzare un'onda consiste nel fissare il
valore di una delle due variabili, x oppure t, e costruire il .grafico della
funzione f al variare dell'altra. Nella figura 2-10 è rappresentata un'onda
in una determinata posizione, al variare del tempo: variabile in questo modo
risulterebbe il livello dell'acqua a un bagnante fermo nel mare. In figura
2-11, invece, è rappresentata un'onda a un determinato istante, al variare
della posizione. Così apparirebbe un'onda del mare in una fotografia.
Come noto, per esempio. dallo studio dei moti armonici o delle correnti
alternate, la pulsazione w caratterizza la periodicità temporale della funzione
f: infatti, per ogni fissato r, definito il periodo
2n
T=- (2-16)
w

risulta

.i A cos(k • r - cvt + 8) = Acos[k • r - w(t + T) + 8] ,

come illustrato nella figura 2-10.

FIGURA 2-10 .f{O, t)


Periodicità temporale in un'onda
monqcromatica.

Analogamente, il modulo di 1~, detto anche numero d'onda, caratterizza la


periodicità spaziale della (2-14), come si può facilmente verificare nel ca~o
.di un'onda che si propaghi nel verso positivo dell'asse x, per la quale

J =· Acos(kx - wt + 8) (2-17)
-- ,
Definita la lunghezza d'onda

2n
À=- (2-18)
k
si ha infatti, per ogni fissato t,

A cos(kx - wt + 8) = A cos[k(x + J..) - cvt + 8]

come illustrato nella figura 2-11.


ISBN 978-88-08-0963-5 2-3 ONDE PIANE MONOCROMATICHE 73

FIGURA 2-11 j{x, O)


Periodicità spaziale in un'onda
monocromatica.

1-À.-1

Per la (2-15), fra J.. e T sussiste la relazione


).. = vT.
È immediato verificare che le stesse proprietà di periodicità sussistono per
le onde regressive A cos(kx + wt - o).
È opportuno sottolineare che una data onda armonica ha sempre la
frequenza
(JJ 1
V=-=-
2TC T
della sorgente che l'ha generata; al contrario, la velocità di propagazione
(e quindi anche la lunghezza d'onda) dipende in generale dalle proprietà
del mezzo. Ciò si può facilmente osservare quando un'onda si propaga in
mezzi diversi, fra loro contigui: la frequenza (e dunque anche la pulsazione)
non cambia, mentre variano sia v che À.

2-3-1 Sovrapposizione di onde ✓


Le onde rigorosamente monocromatiche non sono in realtà realizzabili poiché
richiederebbero un processo di emissione di durata infinita, per esempio
l'azionamento continuo di una punta vibrante sulla superficie di un liquido,
un persistente moto oscillatorio di un'estremità di una corda, o la continua
eccitazione di un circuito oscillante. Tuttavia, la loro importanza teorica
è notevolissima, in quanto ogni perturbazione :fisicamente r~alizzabile, di
durata temporale ed estensione spaziale finite, può essere rappresentata come
sovrapposizione di onde di questo tipo. Ciò è reso possibile da due importanti
proprietà matematiche: il carattere lineare dell'equazione delle onde ((2-6)
e non solo) e il teorema di Fourier.
Come già esplicitamente verificato nell'esempio 2-1 per l'equazione
(2-6), la prima proprietà assicura che la somma di più soluzioni sia ancora
a)
: soluzione dell'equazione: vale dunque il Principio di sovrapposizione, per il
·quale, in particolare, sommando più funzioni del tipo f = A cos(kx =f wt),
con differenti valori di w e di k, si possono ottenere altre soluzioni, che
risultano non più sinusoidali. Inoltre, il teorema di Fourier asserisce che una
funzione limitata, monotona a tratti e periodica, può essere approssimata
con un'opportuna somma di funzioni trigonometriche.
Le condizioni del teorema di Fourier sono talmente ampie da comprendere
le funzioni normalmente utilizzate in Fisica; per di più, se la funzione non
FIGURA 2-12 è periodica, può essere resa tale mediante un prolungamento artificiale. Ad
a) Una funzione f(t); b) la stessa esempio, per una funzione j(t), che descrive in un dato punto l'andamento
funzione prolungata in modo da
essere. resa periodica
nel tempo della perturbazione, ed è diversa da zero solamente in un intervallo
artificialmente. di durata T [parte a) della :figura 2-12], si può introdurre il prolungamento
9
I
74 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

riportato nella parte b) della stessa figura, in modo che la funzione risulti
periodica con periodo T = 2TC / u>o . Nel caso in cui T ➔ oo, è ancora
possibile lo sviluppo, purché si sostituiscano le sommatorie con opportuni
integrali, detti integrali di Fourier, come specificato nel paragrafo 2-18 dei
Complementi.

2-3-2 Rapp ~esentazione complessa e somma delle onde


Le funzioni (2h 4) che descrivono onde viaggianti monocromatiche possono i
essere consid9rà.te come le parti reali di funzioni complesse
f = A cos(k · r =i= wt
1
+ 8) = Re[Aei(k-r=i=wtH)] = Rez
(2-19)

anch'esse soluzioni della (2-6) (al pari delle loro complesse coniugate z* =
Ae-ia).
Come not@ per i numeri complessi, si possono quindi rappresentare
in 1:,1n piano tali onde con opportuni vettori a, di modulo A e direzione
determinata dalla fase a . In particolare, in un dato punto, l'andamento
nel tempo delronda è descritto dalla proiezione sull'asse (reale) di un tale
vettore, detto faso,:e, ruotante con velocità angolare costante (di modulo
uguale alla p~lsazione cv) in un verso che dipende dal carattere progressivo
o regressivo dell'onda (2) ,
La rappre~entazione (2-19) risulta particolarmente utile per valutare gli
o effetti derivanti dalla sovrapposizione di due onde.
FIGURA 2-13
Per semplicità, consideriamo due onde monocromatiche, della stessa fre-
Fasore. quenza; propagantisi entrambe nel verso positivo dell'asse x e che m.antengano
una differenz11 di fase <p costante:
!1 = A1 cos(kx - wt)
asse immaginario
h == Az cos(kx - cvt + <p)
L a loro sovdpposizione dà origine all' onda f = fi + h- Poiché le- ·due
funzioni da sommare sono entrambe la parte reale di due numeri complessi 1 z
e z2 , si può eseguire
1
la somma di tali numeri e, successivamente, utilizzarne
·1a ·parte reale per ottenere f. In figura 2-14 sono riportati i vettori a1 e a2
che rappresentano z1 e z2: essi hanno moduli (rispettivi) A1 e A 2 e formano
con l'asse reale (orizzontale) angoli a1 = (kx-wt) e a2 = (kx-wt+<p) .
Ovviamente, al variare sia di x sia di t, i due vettori assumono altre posizioni
nel piano, ma la loro configurazione relativa (l'angolo <p = az - a 1) non
muta. Per ·~. il modulo A del vettore somma OP= a1 + a2 si trova facilmente.

FIGURA 2-14 A.2 = Af +A~+ 2a1 · a2 = Af +A~+ 2A1A2 cos <p , (2-20)
Somma di fasori.
mentre per l'angolo a che OP forma con l'asse orizzontale si ha
A1 sin a1 + A2 sin a2
tana= . .
A1 cos cq + A2 cos 0:2
Si noti che la conoscenza del valore di a non è necessaria per il calcolo
di, A.· .

(2lNella rappresentazione (2-19) il verso di rotazione è orario per le onde progressive e antiorario
per quelle regressive; se si considerasse invece la rappre~entazione equivalente f = Re(z*), i
versi si invei:;tirebbero.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-3 ONDE PIANE MONOCROMATICHE . 75

È evidente .che gli angoli Yl e yz di figura sono legati alle ampiezze A1


L
e A-2, e alla differenza di fase <p, dalle due relazioni .
A1-
--=--;
A2
Y1+y2=<p
L
sin Y2 sin YI
e che inoltre risulta a = a1 + YI = a2 - yz.
La parte reale del numero complesso rappresentato da OP si ottiene
L
proiettando OP sull'asse reale:

f = fi + h = ✓Ai+ A~+ 2A1A2 coscp cos(kx - wt + a1)


Dalla figura 2-14 ·si vede che, al variare· dello sfasamento <p fra le due onde
componenti, l'ampiezza dell'onda risultante varia fra i valori
A= A1 + A2 se <p = O, 2n, 4n, ... , 2nn
A= IA1 - A2I se <p = n:, 3n:, 5n:, ... , (2n + l)n:

dove n è un numero intero.


Nel caso particolare di ònde di uguale ampiezza A1 = A2, i triangoli
OP2P e OP1P di figura 2:-14 sono isosceli: si ha Yl = Y2 = ~ e quindi

A = 2A1 cos 2(f) . (2-21)

L'onda risultante è allora


f = 2A1 cos 2<p cos ( kx - wt + </J)·. (2-22)
2
Si noti che essa ha un'ampiezza che, al cambiare di cp, può variare dal
valore A = O fino al doppio di quella di ciascuna delle onde componenti,
A_= 2A1 (fig. 2-15).
FIGURA 2-15
Due onde di uguale ampiezza in
fase a) e in opposizione di fase b). 2-3-3 Interferenza
!.:onda risultante è in colore. Due onde della stessa natura, che si sovrappongono nella stessa regione .
spaziale, sotto opportune condizioni possono dar luogo a particolari effetti ·
di distribuzione spaziale dell'energia trasportata dall'onda, che vengono
chiamati fenomeni di interferenza, Ciò si verifica con onde longitudinali, e
anche con onde trasversali che oscillino nella medesima direzione (onde di
uguale polarizzazione). L'entità e l'osservabilità di tali fenomeni dipende dal·
grado di c9erenza delle onde (e delle sorgenti che le emettono). Il concetto ·
di coerenza verrà approfondito nello studio dell'ottica; qui ci limitiamò .
a.illustrare il ruoio ·della differenza di fase sugli effetti associati alla loro
sovrapposizione, definendo coerenti due onde che mantengano una differenza
di.fase <p costante nel tempo.
Come sarà mostrato nel paragrafo 2-8, il valo.re istantaneo e locale dell' e-
nergia tra.sportata da un'onda per :unità di tempo e di superficie (perpendicolare
alla sua direzione di propagazione), w(x, t), è proporzionale al quadrato
della funzione f che rappresenta l'onda. Per un'onda piana :rp.onocromatica,
in un dato punto x* si ha
w(x*, t) cx: J2 = A.2 cos 2 (kx* ~ wt).
Un osservatore che cerchi di mettere in evidenza questo trasporto di ener-
gia mediante un rivelatore non ne potrà in generale seguire l'andamento
temporale, soprattutto nel caso di onde di elevata frequenza, ìna :o:risurerà
76 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

il valore medio di w su un tempo r:, caratteristico dello strumento usato.


Quando r: » T, tale valore. corrispon4e al valore medio calcolato su un
f
'
I

i
periodo:

Ì = -1 1T w(x*, t)dt cx: - l 1211: A2 cos2 u du


1 2
= -A ==}
1 -
I cx -A2
To 2n.o 2 2
Questa grandezza viene chiamata intensità (media) dell'onda ed è propor-
zionale al quadrato dell'ampiezza. Tale conclusione ha validità del tutto
generale, indipendentemente dalla natura delle onde.
Per semplicità, prendiamo in considerazione due onde aventi la stessa
ampiezza A, ma fasi diverse, e immaginiamo che un osservatore, posto
in x*, possa ricevere una sola delle onde J1 (h) oppure entrambe. Nel
primo caso egli misurerà l'intensità Ii(= li) cx: ½A 2 della singola onda;
nel secondo caso, per la sovrapposizione di J1 ed h, descritta dalla (2-22),
misurerà un'intensità ·
!2
I cx 4A cos P..
2 2
2
il cui rapporto rispetto a quella di ciascuna delle onde originali è

!_ = 4cos2 T.
I
li 2
Al variare della· differenza di fase <p, tale rapporto passa dal valore O al
valore 4. In altre parole, sovrapponendo due onde fra loro in fase, si può
qua~plicare l'energia (localmente, vedi fig. 2-16), purché la differenza di
fase resti costante durante il tempo di osservazione. In caso contrario, s~
o 5 cp_(rntl) <p varia casualmente nel tempo, per il calcolo dell'intensità osservata va

FIGURA 2-16
effettuata la media temporale del rapporto Ji . Il risultato di tale operazione
Interferenza fra due onde coerenti: porta alla sostituzione della funzione cos2 con il suo valore medio ½; in
andamento dell'intensità media, al
variare del loro sfasamento.
questo caso, l'intensità delle due onde sovrapposte (ma incoerenti) è la
somma delle intensità di ciascuna delle q.ue:
I= 2!1 .
Possiamo riassumere questa discussione, affermando che:

- se <p è costante, cioè se c'è coerenza, l'intensità dell'onda risultante


dalla sovrapposizione di due onde aventi la stessa ampiezza può andare
dal valore zero fino a quattro volte l'intensità della singola onda;
- se <p varia casualmente, tale intensità è la somma delle intensità delle
onde componenti.

Va tuttavia sottolineato che, poiché l'energia totale si conserva, il fenomeno


consiste in una diversa distribuzione spaziale dell'energia: se in alcune
posizioni l'energia totale è maggiore della somma delle energie delle singole
onde, in altre essa risulterà minore. In virtù dell'interferenza, è possibile
aumentare in certe zone l'intensità di un'onda di un fattore N 2 , sovrapponendo
N onde coerenti e in fase: in questo modo si possono ottenere fasci di onde •~
di grande potenza e di alta direzionalità, quali quelle usate nei ponti radio;
analogamente, · utilizzando i reticoli (di diffrazione), si possono costruire
fasci luminosi ben collimati e di elevata intensità.
Il fenomeno dell'interferenza, proprio per la sua caratteristica di deter-
minare distribuzioni dell'energia diverse da quelle che si otterrebbero con
ISBN 978-88-08-0963-5 2-3 ONDE PIANE MONOCROMATICHE 77

una semplice somma, riveste particolare importanza in Fisica ed è tipico


delle onde. Analoghe considerazioni si possono fare in generale per altre
grandezze che siano proporzionali al (modulo) quadrato di funzioni d'onda;
ciò permette di spiegare, in termini della meccanica quantistica, alcuni fe-
nomeni particolarmente intriganti che si osservano a livello microscopico,
come per esempio l'interferenza degli elettroni.
All'illustrazione di diversi fenomeni di interferenza verrà dato maggiore
spaz;io nercapitolo dedicato all'ottica fisica. In questo paragrafo presentiamo,
nell'esempio 2-5, un unico c&so, relativo alla sovrapposizione 9-i onde sonore
in punti lbntani dalle loro- sorgenti. ·
Per l'analisi di questa situazione è opportuno osservare, come discusso
nell'esempio seguente, che anche nel caso di sovrapposizione di due ~
sferiche, in punti P molto lontani dall~nLSorgenti (localizzate in S1 ~
S2), si può ottenere un'espressione dell'ampiezza dell'onda analoga alla
(2-21). Se indichiamo con.ri e r2 le distanze PS1 e PS2, e supponiamo che
le sorgenti oscillino in fase, lo sfasamento che compare in tale relazione
risulta
._, ___ t -- .-~·.v:- .:. :..·.-•: :•:.-:-~,-•\•

/ <p = k (ri - r2) \' . (2-23)


. .~-•-...... , , _ . . --~---·-1 ,.•;•,-,····-.. ·-·

Dimostrare la relazionè (2~23) nel caso di due onde sferiche monocromatiche, aventi
la stessa frequenza.

Indichiamo con r1 e r2 le distanze delle sorgenti S1 e S2 dal punto P. Se le sorgenti


sono in fase e oscillano con la stessa ampiezza, in P le onde saranno descritte dalle
equazioni
C cos(kr1 - wt)
51 .= r1
.
C cos(kr2 - wt)
s2=-----.
r2
Se le distanze del punto considerato dalle sorgenti sono confrontabili (ri ~ r2), le
onde hanno in tale punto praticamente la stessa ampiezù A mentre le loro fasi = fi-,
· differiscono della quantità
rp = k(ri-r1).
L'onda risultante sarà data da un'espressione simile alla (2-22), in cui <p ha il valore
appena valutato. · ·

Due altoparlanti, schematizzabili come sorgenti puntiformi distanti tra loro d, emettono
onde sonore, della stessa ampiezza e della stessa :frequenza v, fra loro in fase, essendo
pilotati dallo stesso oscillatore. Viene spostato un microfono lungo una retta parallela
alla congiungente gli altoparlanti, a distanza D da questa. Trovare le posizioni in cui
l'intensità dell'onda captata risulta massima e quelle in cui risulta minima, nell'ipotesi
che sia D » d.

In figura 2-17 è riportato uno schema del dispositivo. Le due onde sono è'messe fra
loro in fase, ma nella posizione occupata dal microfono nasce uno sfasamento dovuto
ai differenti percorsi seguiti. Se indichiamo con r1 e r2 i due percorsi, da ciascuna delle
FIGURA 2•17
sorgenti al microfono, lo sfasamento fra le onde risulterà rp 2
(ri - ri). =f
78 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Se esso è uguale a un multiplo pari di n, l'ampiezza registrata sarà doppia di quella


emessa da ciascun altoparlante; se viceversa è uguale a un multiplo dispari di rr, l' am:
piezza risultante sarà nulla. Essendo ri - r2 = 2~ <p , si otterranno massimi dove le
differenze di percorso sono multipli pari di ½e minimi dove tali differenze sono mul-
tipli dispari di ½,
Nel punto P avremo r1 =
rz e quindi un'onda di ampiezza ip.assima.
Consideriamo ora un punto Q f- P; in tale posizione, r1 - rz può essere approssimata
con la lunghezza del segmento S 1H = 1
d sin 0, ottenendo (fJ ::::: 2 d sin 0. Per piccoli
angoli, nell'approssimazione sin0 :::::: 0, i massimi si hanno per 0::::: 2n-Ìd e i minimi
per 0 :::::: (2n + 1) fa- . Infine, poiché PQ = D tan 0 ::::: D0, le posizioni dei massimi sod-
disfano la relazione PQ :::::: 2n>.. fct e quelle dei minimi la relazione PQ :::::: (2n + 1) ~~ ,
dove n assume i valori O, 1, 2, .. . Tu.oltre, massimi e minimi si presentano a coppie,
disposti simmetricamente rispetto alla posizione di P.

2-4 Battimenti e velocità di gruppo


La sovrapposizione di due onde della stessa natura, con frequenze leggermente
diverse, che s1 propagano nello stes~o mezzo, nella stessa direzione e nello
stesso verso, dà luogo a un fenomçno denominato battimenti. Indichiamo
con !
I
/i= Acos(k1x - w1t),/ h = A cos(k2x - w2t)
asse immaginario ·
f i le funzioni che descrivono le due' onde, per semplicità scelte della stessa
.... ,' ampiezza A. La somma f delle due funzioni può essere ottenuta con il
' metodo che fa ·ricorso ai numeri complessi. In figura 2-18 sono riportati
'
\\ ,.' ' i due vettori che rappresentano fi ed h; essi formano con l'asse reale
gli angoli rp1 = k1x - w1t e rp2 = k2x - w2t . L'angolo fra i due vettori è
~

,,,, \ cp1+cp2
'. 2 cp = <p2 - <p1 e, stante l'eguaglianza dei loro moduli, il modulo della loro
somma è 2Acos"<fJ2 2ip 1 • D'altra parte, il vettore somma ha la direzione del
O asse reale versore u che forma l'angolo ipi ;-<& con l'asse reale ed è dato da
({)2 - ({)I
FIGURA 2-18 2A cos---u
Rappresentazione vettoriale della 2
sovrapposizione di due ondedi 1a proiezione sull'asse reale è
uguale ampiezza.
<p2 - <p1 <p1 + <p2
f = 2A cos - - - cos - - -
2 2
Sostituendo le espressioni di <p1 e di <p2, si ottiene la dipendenza spazio-
temporale dell'onda risultante dalla sovrapposizione delle due bnde consi-
derate:
(k2 - /q)x (w2 - w1)t] [(k.2 + k1)x (Cùz + w1)t]
f = 2A cos [ - --- -
2
- - - - cos - - - - - - - - - .
2 2 2
(2-24)
>
Il valore di fin una fissata posizione dipende s016 dalla variabile temporale.
Per semplicità consideriamo la posizione x = O, poiché per valori diversi da
zero basta aggiungere delle semplici costanti all'argomento delle funzioni
trigonometriche: l

O t) = 2 A cos .(w2 -
w1)t (w2 + w1)t
f ( , cos .
2 2
Il suo grafico è rappresentato, in funzione del tempo, nella figura 2-19. Esso è
stato ottenuto sulla base dei grafici delle due funzioni ±2A cos (½ (cv2 - cvr )t),
ISBN 978-88-08-0963-5 2-4 BATTIMENTI E VELOCITÀ DI GRUPPO 79

anch'essi riportati nella figura, che limitano l ' andamento della funzione
f{O,t)
cos [½(Cù2 + Cù1)t].
-'> Un osservatore, immobile nel mezzo, riceve un'onda che non ha ampiezza
costante, ma variabile nel tempo. Si parla µi _g1:1_e,sto caso di rrzodulqz,_iqn_e di
ampiezza. La modulazione d.' ampiezza, AM, è uno dei metodi utilizzati per
_,!!asmetter~ informazioni (tipicamente con onde radio o con onde luminose).
· Per completezza, e rinviando ai corsi specialistici per maggiori infor-
. mazioni, ricordiamo che un aJtro metodo per inviare segnali consiste nella
modulazione di frequenza, f Jii[i, e che trasmissioni di dati digitali si possono
FIGURA 2-19 . effettuare anche mediante modulazione di fase .
Andamento temporale dell'onda
Un'onda di ampiezza, fr~quenza e fase costanti porta invece la sola
derivante dalla sovrapposizione (nel
punto x = O) di due onde aventi , informazione della sua esistenza!
ampiezze uguali e frequenze - Il caso in cui le due onde differiscano di poco in Cù e k può essere analiz-
diverse. La modulazione in zato in maggiore dettaglio dopo avere ricavato una interessante espressione
ampiezza dell'onda risultante è
rappresentata dalle curve in colore.
equivalente alla (2-24).
Definendo i valori medi dei numeri d'onda ko = ½(k2 + k1) e delle
pulsazioni wo = ½(w2 + w1) delle due onde e le loro differenze D..k = k2 -k1,
=
D..w Wz - w1, si può infatti riscrivere f nella forma

f = 2A cos ( D..k x - D..w t) cos(kox - wot) , (2-25)


. 2 .. · 2 .
che ha· lo stesso aspetto di un'o:µcia .monocromatica di pulsazione wo e
«ampiezza»
D..k D..w )
f{O, t)
Ab= 2Acos ( - x - - t (2-26) .
· . 2 2
variabile con x e t.
Essendo nel nostro caso lb..kl « ko e ID..Cùl « CùO, le variazioni di tale
ampiezza sono caratterizzate da periodi molto più lunghi di quelli del .termine
cos(kox -wot). Dunque, la sovrapposizione di due onde monocromatiche
con frequenze vicine ci dà un'onda che somiglia a up.'onda monocromatica,
ma ha ampiezza modulata.
Il grafico dell'andamento nel tempo di quest'onda, in un dato punto x,
FIGURA 2-20 presenta le oscillazioni caratteristiche della frequenza media w 0 , ma cori
Battimenti temporali nella
ampiezza modulata in modo che il grafico ·dell'inviluppo (che congiunge
sovrapposizione di due onde {di
uguale ampiezza) la cui differenza è le relative creste) sia quello di una funzione di tipo sinusoidale. La figura
piccola rispetto alle rispettive 2-20 è relativa al punto x = O e corrisponde a D..w = 1~Cùo: si notano
frequenze. dieci oscillazioni comprese fra due zeri (o due massimi) della funzione
che rappresenta l'inviluppo. A questo andamento caratteristico dell'onda
risultante,
f (t) = 2A cos. (D..Cù t ) cos Cùot ,
2
si dà il nome di. battimento temporale: ad esso è associata un'intensità
«istantanea» dell'onda ·- · · · · ··

l(t) cx 4A2 cos 2 ( b.. w


2
t) cos2 wot = 2A2 (1 + cos(D..w t)) cos 2 CùQt ,

che ha una dipendenza dal tempo simile a quella dell'intensità dell'onda


di frequenza CùO, modulata tuttavia con pulsazione Liw (vedi fig. 2;.21).
In campo acustico il fenomeno si manifesta con un tipico succedersi di
FIGURA 2-21 intensificazioni e affievolimenti del suono, effetto che viene in particolare
Andamento temporale dell'intensità
dell'onda rappresentata in figura utilizzato per accordare gli strumenti musicali, generando un battimento fra
2-20. le le onde emesse dalle corde e quelle di ·una sorgente di calibi;azione.
80 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Se invece consideriamo la (2-25) a un dato istante in funzione di x, si


possono. prevedere analoghi battimenti «spaziali».

I
2-4-1 Velocità di gruppo V
Ritornando ora all'espressione generale (2-25), notiamo che l'ampiezza mo-
dulata si comporta anch'essa come un'onda, di numero d'onda kb = ½6.k e
pulsazione Cùb = ½b.w , cui corrisponde una lunghezza d'onda Àb = t =
~- È quindi possibile definire layg_lp2J!~ruppo, con G!JÌ...Si muove
l'inviluppo che modula I'!!mpiezza...d12ll'on,qa (fig. 2-l~~t..!!LJ.li!Uicolare, il
-punto..in_c.uLs.Lh.a. il_w.assim.0-.di-f-..e_qu.ir}._c;li _çl.ell 'intensità dell' 011,~a. Tale
velucità può essere calcolata imponendo ·che sia costante .I' arg<Jrninto del
coseno che compare nell'espressione -di- Ab: -
b.k b.w
-x - -t
2 2
= costante ⇒ x = vgt + costante ,
ove
Ò.Cù
Vg=-
b.k

FIGURA 2-22
a) Grafici a istanti successivi
dell'andamento spaziale di due
onde fi e·d h di frequenze
leggermente diverse, aventi la
medesima-velocità d_i fase e
dell'onda f che ne rappresenta la
sovrapposizione. Le linee
tratteggiate illustrano lo .
spostamento di ogni (singola)
«cresta» di ciascuna onda e di ogni
(singolo) «massimo» nell'inviluppo
X
di f : velocità di fase e' di gruppo
coincidono.

a)

Dato che l'energia associata a un'onda viaggiante dipende dal quadrato della
sua ampiezza, la velocità con cui ess<ll viene trasportata è la velocità di gruppo.
Nel caso considerato nella figura 2-22a, relativo alla sovrapposizione di due
onde fi ed h di frequenza diversa che si propagano con la stessa velocità
di fase vf = ';;1-2 =~
I
1
, la velocità di gruppo è anch'essa uguale a vf · Se,
.
invece, il mezzo fosse dispersivo (cioè rispondesse in maniera diversa a
seconda della frequenza delle sollecitazioni), le onde di frequenza diversa
non avrebbero le medesime velocità di fase e la velocità di gruppo sarebpe

tipo è illustrata nella figura 2-22b (per


essendo Cù = kv f, si ha
t: '.: '.
in generale diversa da ciascun,a di tali velocità. Una situazione di questo
0,2; !: ::::
O, 1). In effetti,

dCù dvt
vg =- =v1+k-
dk dk
ISBN 978·88·08-0963-5 2-5 ONDE TRASVERSALI SU UNA CORDA 81

FIGURA 2-22
b) Rappresentazione analoga a
quella .della figura 2-22a, ma nel
caso di velocità di fase diverse per
le due onde. Le differenti
inclinazioni delle linee tratteggiate
mostrano che la velocità di gruppo è
diversa da entrambe le velocità di
fase.

b)

La distinzione fra velocità di fase e velocità di gruppo diventa particolarmente


significativa nel caso di «pacchetti d'onda», risultanti dalla.sovrapposizione
di molte onde monocromatiche con numeri d'onda diversi .(distribuiti, per
esempio, con continuità attorno a un valore centrale ko). Si dimostra che·il
luogo dei punti di massima ampiezza dell'onda si sposta con velocità Pg =
(d~)) ko, un'espressione che generalizza quella prima, discussa nel caso dei
battimenti: in generale. si chiama quindi velocità di gruppo la· quantità
dw
Vg = dk. (2-27)

Una interessante situazione in cui vg =f v I si riscontra nelle onde «di


gravità» cli grande lunghezza d'onda che si propaganç> sulla superficie di
liquidi (molto profondi),. per le quali, essendo v I = /ji = ..[f , risulta
v8 = vi.I massimi delle singole componenti monocromatiche si muovono
quindi molto più rapidamente cli quelli dell'onda complessiva, come si può
y talvolta osservare sulla superficie del mare, lontano dalle coste. Per le onde
sonore, invece, l'aria non è un mezzo dispersivo e, fortunatamente per noi
e soprattutto per gli amanti della musica, la velocità di gruppo coincide
<?On quella di fase, poiché i suoni con diverse frequenze si propagano alla
:tn,edesima velocità.

Q L - - - - t , . .. " . . . C ' - - - - - - X

X x+d.x 2-5 Onde trasversali su una corda


Per studiare il comportamento di una corda elastica tesa fissiamo l'attenzio-
FIGURA 2-23
Istantanea di un elemento di corda ne, a un dato istante t, su un tratto infinitesimo di corda che in assenza di
perturbata: le forze esercitate dai perturbazione si trovi sull'asse x di figura 2-23 (con gli estremi nei punti di
tratti di corda contigui tendono a ascissa x e x +dx) e abbia _u na massa dm = µ,dx, ove µ, è la densità lineare
riportarlo nella configurazione di
equilibrio (lungo l'asse x). L.:entità ~
con cui l'assumiamo (uniformemente) distribuita. Su di esso agiscono forze
della perturbazione dipende in di tensione, esercitate dalle parti contigue della corda che si trovano alla sua
generale da x. sinistra (T1) e alla sua destra (T2), In presenza di una perturbazione; tali
82 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

·forze, tangenti alla corda negli estremi dell'elemento considerato e con i


versi indicati in figura, tendono a riportarlo nelle condizioni di equilibrio, in
una configurazione parallela ali' asse x; rispetto a tale configurazione, l'entità
della perturbazione (lo «spostamento» dall'equilibrio) è quindi rappresentata
(in modo molto ingrandito nella figura) dall'ordinata y dei singoli pùnti
della corda. Per omogeneità con la trattazione generale delle onde elastiche
presentata in questo capitolo, denotiamo tale grandezza con il simbolo ~:
essa risulterà in generale espressa da una funzione ,; (x, t) delle coordina-
te spaziali e temporali. Se l'entità della perturbazione è sufficientemente
piccola, possiamo considerare piccoli gli angoli 01 e 02 formati con l'asse
· x dall'elemento di corda nei due estremi.
Trascurando gli effetti della gravità, le forze agenti su dm sono essen-
zialmente date dalle tensioni T1 e T2 esercitate sugli estremi e quindi, per il
secondo principio della dinamica applicato a un punto materiale di massa
dm, si ha
F = 'f 1 + 'f2 = µ., dxa. (2-28)
Le componenti della forza risultante si possono esprimere come
Fx = (Tz cos 02 ~ T1 cos 01) ::::::: O ,
'Fy = (T2 sin02 - Ti sin01)::::::: (T2 tan02 - Ti tan01):::::: T(tan02 - tan01),
ove, essendo infinitesima la massa del tratto di corda, si è assunto per Ti
e T2 un valore comune T e si sono utilizzate le approssimazioni valide
per piccoli angoli (cos 02 ::::::: cos 01 e, per ciascun ~ngolo, sin 0 ::::::: tan 0).
Nelle approssimazioni fatte, Fx si annulla e· la perturbazione avviene
lungo la direzione trasversa y, determinando un movimento di dm lungo
tale direzione, con velocità e accelerazione scalari espresse dalle derivate
(parziali) prime e seconde di,; rispetto al tempo. In particolare, dalla (2-28)
si deduce allora
a2~
Fy = T(tan02 - tan01) = µ,dxay = µ,dx at 2
D'altra parte, per il significato geometrico della derivata, tan 02 è la derivata
parziale di srispetto a x nel punto x + dx, mentre tan 01 è la derivata
s
parziale di rispetto a x nel punto x; quindi, approssimando la differenza
fra tali derivate con il differenziale· primo (
ottiene:
~:t dx) della funzione ~f , si

Uguagliando le due precedenti relazioni relative a Fy, si ha

a2~ . a2~ a2~ a2~


T ax2 dx = µ, dx 8t 2 ~ T ax 2 = µ, 8t 2
Per ç(x, t) vale quindi l'equazione differenziale

a2s µ, a2s
(2-29)
ax 2 - T at 2 '

che ha la. forma dell'equazione delle onde di D'Alembert

a2 ~ 1 a2 ,;
ax 2 = v2 at 2
. ISBN 978-88-08-0963:5 ?, 2-6 ONDE LONGITUDINALI IN UNA SBARRA SOLIDA 83

Perturbando una corda tesa, si provoca perciò un'onda che si propaga con
velocità

(2-30)

determinata dal rapporto fra la tensione e la densità lineare della corda.

2-6 Onde longitudinali in una sbarra solida


Consideriamo una sbarra fissata a entrambi gli estremi nella configurazione di
figura 2-24, cui venga applicata una forza impulsiva a una delle due estremità
(quella di sinistra nella figura) in direzione longitudinale (assunta come asse
x). Grazie all'elasticità del materiale, alla compressione così provocata•
nella parte colpita, segue una sua dilatazione che ha come conseguenza
FIGURA 2-24 una compressione delle parti contigue; si instaura quindi la propagazione
La compressione impulsiva
esercitata dal martello sulla sezione della perturbazione da sinistra verso destra.
sinistra di una sbarra genera In queste condizioni la sbarra diventa sede di un campo di deformazioni
un'onda elastica longitudinale che si e di un campo di forze interne (o tensioni) F (x) di tipo elastico, collega-
propaga verso destra.
ti fr~ loro dalle leggi dell'elasticità (un modello elementare masse-molle,
particolarmente istruttivo per lo studio di tale situazione, è presentato nel
paragrafo 2-13 dei Complementi).
Sia F (x) il modulo della tensione in una sezione generica della sbarra,
individuata nella situazione imperturbata dalla coordinata x (vedi fig. 2-25);
in tali condizioni, su un tratto elementare di sbarra compreso fra x e x +dx,
per le azioni esercitate dalle parti contigue agisce una forza risultante
X+ ç(x) +dx+ ç(x + dx)

1 1
F(x){a,f} };ifittif~f,,4#)) ., diretta lungo l'asse x.
F = F;;Ì = [F(x + d.x) - F(x)] i (2-31)

D'altra parte, pur restando l'intera sbarra macroscopicamente a riposo, le


.,-Ji-'
~} X
suddette sezioni non restano fisse nel tempo, ma per effetto della perturbazione
X x+dx subiscono un piccolo spostamento $' (x, t) dalla posizione imperturbata, in
generale diverso da uria sezione ali' altra; per tale motivo la lunghezza del
FIGURA 2-25 tratto di sbarra considerato, determinata dalla differenza delle coordinate
Forze agenti sulle sezioni che
delimitano un generico elemento di
delle sezioni, risulta leggermente diversa da quella imperturbata dx:
sbarra in presenza di una
perturbazione. Gli spostamenti ~ di [x + d.x + ~(x + dx, t)] - [x + $(x, t)] = d.x +[$'Cx+ dx, t) - $(x, t)] -.
·tali sezioni dalla configurazione
imperturbata, cambiano con x. a$'
=dx+-
. dx .
. ax
~·çome noto dalla teoria dell'elasticità, la variazione relativa ~ di tale lunghez-
~a è proporzionale all'entità dello «sforzo» rappresentato da F~x), mediante
un coefficiente determinato dalle proprietà del materiale:

a~ 1 F(x)
---
-
ax y s
(2-32)

ove S è l'area delle seziqni perpendicolari e Y è il modulo di elasticità di


Young, già introdotto nel paragrafo 1-3-1 del capitolo 1<3).

(3) Si veda anche il paragrafo 8-11 del nostro testo di Fisica Generale - Meccanica e Termodinamica.
84 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Tenendo conto della relazione precedente, dall'espressione (2-31) della forza


risultante si deduce ..
2
aF ·a (a~) a ~
Fx = F(x + dx) - F(x)::::::: ax dx= YS ax ax dx= YS ax 2 dx
Siamo ora in grado di correlare le variazioni spaziali e temporali di ~,
applicando le leggi della dinamica all'elemento di sbarra. Consideriamo il
suo centro di massa C come un punto materiale di massa dm= pSdx che
si muove lungo l'asse x con accelerazione valutabile, a· meno di infinitesimi
di ordine superiore, come
d2
a---~-
xc
82 ~
x - dt 2 - at 2 .
a2ç a2ç
Si ha quindi Fx - dm ax = (pSdx) atz, con Fx - YS axidx e, di
conseguenza,
a2~ P a2~
(2-33)
ax = Y at2
2
Si è così dimostrato che la perturbazione Hx, t) soddisfa l'equazione delle
onde di D' Alembert $ = J ~;f ,con velocità v determip.ata dalla relazione
(2-34)

Come si è detto nell'introduzione, nei solidi si propagano sia onde longi-


tudinali, sia onde trasversali; questo arg9mento viene discusso in maggiore
dettaglio nel paragrafo 2-14 dei Complementi, ove si mostra anche che la
velocità delle onde longitudinali è maggiore di quella delle onde trasversali.

2=7 Onde elastiche nei gas


Nei gas si possono propagare onde elastiche longitudinali determinate da
variazioni nella pressione del gas; per l'alta compressibilità dei gas, alle
variazioni di pressione sono associate anche variazioni di densità, motivo
per cui si parla di onde di compressione e rarefazione. Le onde sonore nei
FIGURA 2-26 gas hanno appunto tali caratteristiche.
li moto di un pistone a tenuta in un illustriamo i meccanismi fisici alla base della generazione di onde di questo
tubo contenente gas determina una
perturbazione dei valori locali della tipo, esaminando il caso particolare (unidimensionale) di un gas contenuto
pressione e della densità del gas. . in un condotto cilindrico di sezione S (fig. 2-26), in cui, in condizioni
imperturbate, la densità e la pressione siano uniformi e date rispettivamente
da Po e po. Immaginiamo che, azionando un pistone posto all'estremità
sinistra del condotto, venga alterata la situazione di equilibrio e si generi una
perturbazione nella pressione, che a un fis~.!=ltÒ i~tante viene a dipendere da
x. Un elemento di fluido di massa dm= J/o~Joriginariamente compreso
S1 S2
I 5(x) / 5(x + dx) fra le sezioni poste in x e x + dx, subisce di conseguen~a, in generale,

!Il Eil
sia uno spostamento sia una deformazione, a causa delle diverse forze di
pressione cui è sottoposto da una parte e dall'altra.
Indicati con Hx, t) e ,;(x+dx, t) = Hx, t)+d,; gli spostamenti, rispetto
alle posizione imperturbate, delle sudd,ette sezioni S1 ed S2 (fig. · 2-27), il
X x+dx
volume occupato dall'eleménto cambia da ·Vo = Sdx a S(dx + d,;), con
FIGURA 2-27
una variazione d V, espressa, a meno di infinitesimi di ordine superiore, da
In presenza di una perturbazione un
dV
··
=
·
S df
af ae
= S-dx = Vo-
dato elemento di fluido cambia sia
di,posizione sia di volume. ax ax
ISBN 978-88-08-0963-5 2-7 ONDE ELASTICHE NEI GAS 85

Per la conservazione çlella massa, alle variazioni di volume sono associate


variazioni della densità p, rispetto al valore imperturbato Po, legate fra loro
dalla relazione d(p V) = O, da cui·
dp dV
PodV + Vodp = o ==;,- - = - - (2-35)
Po Vo
Siamo ora in grado di collegare le variazioni locali di densità con quelle degli
spostamenti -~. Infatti, essendo nel nostro caso Va = ~,
dalla precedente
relazione, posto dp = p - Po, si ottiene

a~ (2-36)
P - Po= -po ax,

e, derivando rispetto a x,

ap a25 (2-37)
- = - p o -2.
ax ax
Per studiare l'evoluzione nel tempo della situazione nel mezzo, applichiamo la
seconda legge della dinamica alla massa dm, valutando le forze (di pressione)
che agiscono su di essa ad opera dalle altre parti del gas. Tali forze f(x)
e f(x + dx) si esercitano attraverso le sezioni S1 ed S2, hanno la direzione
dell'asse (x) del cilindro (e i versi indicati in figura 2-27) e determinano

si ha quindi:
~:f .
un'accelerazione di dm lungo tale direzione, esprimibile, come nel caso della
sbarra solida, da Tenendo conto della relazione fra forze e pressioni,
·
. a25 a2~
p(x)S - p(x + dx)S = dm ot 2 = poS dx at 2
Valutando con uno sviluppo di Taylor la differenza di pressione data da
p (x + dx) - p (x) ::::::: ~~dx, dalla precedente equazione si .ottiene

ap a25
ax = -po at 2
(2-38)

Poiché le perturbazioni determinano variazioni di densità collegate dalla


(2-35) alle variazioni di volume, stante il legame fra pressione e volume
stabilito dalle equazioni di stato, ci si aspetta una relazione anche fra le
variazioni di pressione e quelle di densità, caratterizzata dai parametri che
descrivono le proprietà di compressibilità del gas nelle condizioni considerate.
Assumendo che, per piccole perturbazioni, la pressione possa essere
:espressa in funzione della densità con uno sviluppo di Taylor arrestato al
primo termine, si ha (utilizzando anche la (2-'36)),

p(p)=po+(p-PQ) (ap)
-
ap o
+ ... =po--Po 05 (ap)
ax
- a5 ,
op o =Po-/3-
ax
e quindi
. a~
p- Po= -{3- (2-39) .
ax
il fattore
86 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

dipende in generale .dalle caratteristiche termodinamiche del processo su-


bito dal gas in quanto, come mostrato nell'esempio 2-6, esso è uguale al
corrispondente coefficiente di compressibiltà del gas

é)p
/3=-V-. (2-40)
av
Nell'ipotesi che (~) (e quindi {3) sia indipendente da x, dalle (2-38) e
(2-39) si deduce

da cui l'equazione di D 'Alembert

(2-41)

Ciò mostra che nel gas si propagano onde longitudinali con velocità

(2-42)

Dimostrare, utilizzando la relazione (2-35), che p ( *) = - V ;f,.

Dalla (2-35), riscritta nella forma 1 = - dJ ,si ottiene facilmente


P(::)=-v(:~).
La relazione (2-42) ha la stessa struttura di quella trovata per le onde elastiche
nei solidi, con il coefficiente di compressibilità al posto del modulo di Young.
In effetti, in tutti i casi esaminati, sia nel testo sia nei Complementi,
si trova valida l'equazione di D'Alembert con la velocità determinata dal
rapporto fra una caratteristica «elastica» del mezzo (il «modulo di elasticità»
FC per la corda, il coefficiente di Young Y per la sbarra, la compressibilità
f3 per la colonna di gas) e la densità del mezzo.
Il fatto che un gas racchiuso in un recipiente abbia proprietà ela'stiche
non deve sorprendere; basti pensare a ciò che avviene quando, chiudendo
il foro di uscita dell'aria di una pompa di bicicletta, si cerca.di premere con
lo stantuffo: la colonna d'aria presenta una notevole «resistenza», come se
fosse una molla «compressa»; e d'altra parte, se si sposta (di poco) nell'altro
verso il pistone dalla situazione di equilibrio, determinando una diminuzipne
della pressione interna rispetto a quella esterna, il pistone viene «risucchiato»
verso tale posizione, come se fosse attaccato a una molla «allungata». Nel
paragrafo 2-13-2 dei Complementi viene illustrato il modello della molla ·
ad aria proposto alcuni secoli fa da Boyle per spiegare le onde nei gas.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-7 ONDE ELASTICHE NEI GAS 87

2-7-1 Velocità del suono in aria


Il coefficiente f3 dipende dal tipo di trasformazione ·termodinamica subita
dal gas nelle condizioni sperimentali considerate_ Considerando il gas come
perfetto, se la trasformazione è isoterma (e quasi statica), dalla legge di
Boyle p V = cost, introducendo le densità p cx -v1 , si trova p = PD p, da
PD
cui

e, per la velocità delle onde

v=~-

Nel caso dell'aria in condizioni normali di pressione e temperatura, cioè


con Po= 1 atm = 1,01 • 105 N/m2 , To = o° C, Po= 1,29 kg/m3, il valore
così previsto per v è 280 m/s, circa il 15% inferiore a qu_ello sperimentale
per la velocità del suono, riportato neJ+a tabella 2-2 del paragrafo 2-9-2.
In effetti l'ipotesi della trasformazione isoterma (e quasi-statica) non è
in generale valida, in quanto in ogni fase di compressione (o espansione)
del gas, affinché la temperatura res~ costante, per il primo principio della
termodinamica il lavoro fatto dovrebbe tradursi ìn uno scambio immediato
di calore con il mezzo contiguo: in realtà un tale processo richiede, invece,
tempi molto più lunghi di quelli caratteristici delle variazioni temporali della
perturbazione che si propaga nel mezzo.
Un'altra ipotesi, da questo punto di vista diametralmente opposta, è quella
di considerare la trasformazione come se fosse adiabatica, cioè senza scambi
di calore con l'esterno, ma comunque sufficientemente lenta da poter essere
trattata come quasi-statica e·consentire l'applicazione della legge di Poisson
p vr = cost. In tale caso (vedi esempio 2-7), il coefficiente di compressibilità
·risulta maggiore che nel caso isotermo ed è dato da

f3ad = YPO ·
Assumendo per y il valore ~, valido in tali condizioni per i gas biatomici,
si prevede così un valore della velocità del suono di 332 m/s, in notevole
accordo con il valore sperimentale di 330 m/s.

Utilizzando la legge di Poisson p VY = cost per le trasformazioni adiabatiche quasi-


statiche dei gas ideali, dimostrare che il coefficiente di compressibilità adiabatica è
uguale a yp.

Per la legge di Poisson, riscritta in termini delle densità, si ha ; 0 = (-ffò) Y , da cui


Bp
Bp
= y PO pY-1
P6
e p Bp
ap
= YPO (!?_)y = yp.
PO
In condizioni «normali»

P=Po e !Jad=Po(ap\ =YPO·


. ap Jo
È evidente che dal punto di vista formale, la legge di Boyle corrisponde a quella
di Poisson per y = 1: in tale caso si ritrova il risultato discusso nel testo per la
trasformazione isoterma.
88 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

2-7-2 Onde di pressione e di densità


La precedente discussione sul meccanismo fisico della propagazione delle
onde di «spostamento» l; (x, t) nei gas fa comprendere come esse siano
accompagnate da analoghe onde di pressione e di densità, che si propagano
con la medesima velocità, a conferma del fatto che il suono si propaga nei
gas tramite onde di compressione e rarefazione. La dimostrazione formale
che p(x, t) e p(x, t) soddisfano l'equàzione di D'Alembert è presentata
nell'esempio seguente. ·

Dimostrare che, in un gas in cui si propaga un'onda elastica ~(x, t), le funzioni che
esprimono la dipendenza spazio-temporale della pressione p e della densità p del gas
soddisfano l'equazione di D' Alembert, con la medesima velocità v = /¾ dell'onda
Hx, t). Si utilizzino, oltre alla (2-41), le relazioni (2-39) e (2-36) che collegano le ·
variazioni di pressione e di densità a ~; .

Derivando rispetto a x la (2-39) e sfruttando la (2-41), si ha

ap a2~ a2~
ax = -fJ ax 2 = -Po atZ ;

con un'ulteriore derivazione rispetto a x si ottiene

a2 p
- --po --
a a2~
ax2 - ax at 2 .
Per la derivata seconda di p rispetto al tempo, ancora a partire dalla relazione (2-39),
si trova
a2 p a2 a~ a a.2 ~
8t2 = -/3 8t2 ax = -/3 ax at2 .
Di conseguenza, facendo uso della relazione (2-38), risulta
a2p /3 azp
at 2 = Po 8x 2 .

In modo analogo, partendo dalla relazione (2-36) e tenendo conto della (2-37), si
. a2p - /3 a2p
dimostra che ai2 - Po axz .

Nell'aria si propaga un'onda sonora monocromatica ç = A cos (kx - mt). Trovare la


legge di variazione della pressione nel mezzo, tenendo presente che il coefficiente di
compressibilità è fJ = YPO·

Come è stato mostrato nel precedente esempio, la pressione p e lo spostamento ~ sono


legati fra di loro dalla relazione

ap a2 ~ , a2 ~
8x = -fJ 8x 2 = -ypo axZ
e inoltre p(x, t) soddisfa all'equazione di D'Alembert

a2p 1 a2 P
8x2 = v 2 8t2 .

In presenza dell'onda~ = A cos(kx - mt), Io scostamento della pressione dal valore


imperturbato PO deve avere anch'esso la forma sinusoidale
p(x, t) - PO= P cos(kx - wt + <p) .
ISBN 978-88-08·0963-5 -2-8 ENERGIA TRASPORTATA DALLE ONDE ELASTICHE 89

Inserendo tale espressione nella prima equazione si trova l'identità

-kP sin(kx - wt + <p) = ypoAk2 cos(kx - wt) ,


che pennette di determinare l'ampiezza Pela fase q;: P = YPoAk e <p = -l In
conclusione risulta

p(x, t) - Po= YPoAkcos (kx -wt- ~)

e l'onda di pressione è ritardata di f rispetto a s.

2-8 Energia trasportata dalle onde elastiche


Una caratteristica di grande importanza della propagazione per onde di una
perturbazione è il fatto che esse trasportano energia e impulso. Proprio a
questa caratteristica si devono molti degli effetti che permettono la rivelazione
d~lle onde e consentono la trasmissione a distanza di informazioni per mezzo
di segnali, portati da onde, che non richiedono uno spostamento effettivo
di materia dalla sorgente al tjvelatore.
Conviene affrontare la discussione di questo argomento esarrùnando il
caso delle onde trasversali in una corda, che presenta il vantaggio di vi-
sualizzare vari aspetti della situazione, a partire dal fatto basilare che per
stabilire un'onda su una corda è necessario fornire energia dall'esterno
e che una corda perturbata diventa sede «visibile» di energia, cinetica e
potenziale.
Un possibile modo di generare un'onda trasversale progressiva ç(x -vt)
in una corda tesa (molto lunga e, per esempio, tenuta tesa nell'estremo destro
come in figura 2-28) consiste nello scuoterne l'estremo libero, imprimendogli
un impulso in direzione trasversale; il lavoro fatto durante tale azione si traduce
inenei-gja d~Jll!.~orda, in Qarte cinetica, perchè il tratto a immediato contatto
con (la mano del)l' ag~nte v~~ne _!,D.esso in movimento, in parte potenzia.le
in quanto es~o ..ris'ùlta, anche se di ·poco·:)eforn;ia,to. La figura suggeris~e
ovviamente che all'inizio l'energia è concentrata nella zona sinistra interessata
dalla perturb_azione, in quanto quella a destra è ancor~ impertllfbata. A causa
dell'interazione fra tale tratto di corda e quelli contigui, l~~~bazione si
propaga verso ~~§_q-a, c;on il con§~~Ilt.~ _1;pisf~ri!!J:~~!<?..é. enèrgi_~~ !!~.tti
d,!3_9rd~ -~g.~ wngo.no .)ia. ..Yi!J, _pe_~!?.i!P., .. . ·

FIGURA 2-28
l.'.azione di una mano su un estremo ~
di una corda tesa trasferisce
impulso ed energia alla corda che
viene messa in moto e deformata.

Valutiamo ora la potenza fornita a un elemento generico della corda per


azione ·delle forze esterne e la densità con cui si può considerare distribuita
l'energia nella corda, determinando inoltre la relazione che intercorre fra
queste grandezze.
90 CAP. 2 ONDE ELASTlCHE ISBN 978-88-08-0963-5

Consideriamo un tratto infinitesimo di corda sottoposto al «fronte» della


perturbazione; il tratto di corda posto alla sua sinistra, da dove proviene la

L X.
perturbazione (o, per il tratto iniziale, l'agente della perturbazione), esercita
su di esso una forza F, il cui modulo è dato dalla tensione T. e la cui
direzione forma un angolo 0 con l'asse x (fig. 2-29). Dato che l'elemento
di corda subisce uno spostamento apprezzabile solo nella direzione trasversa
·FIGURA 2-29
Elemento di corda sottoposto al (asse y nella figura), nel tempo dt la forza compie il lavoro elementare
· fronte di una perturbazione
impulsiva che si propaga da sinistra · B5
verso destra. 8L = F ·dr= Fyd~ = Fy-dt
at = P(x, t)dt
cui corrisponde una potenza P data dal prodotto dei valori locali delle
componenti trasverse (Fy = -T sin0.) della forza, e (~~) della velocità.
Approssimando sin 0 con tan 0 = ~! ,si ha, per la forza «eccitatrice» trasversa,

F =-T- (2-43)
y ax
e, per la potenza,
a~ a$
P(x, t) = - Tax
--.
at
(2-44)

Tenendo conto della relazione (2-3)

0$ 05
-=-v- (2-45)
at ax
e della (2-30) per la velocità dell'onda, per un'onda progressiva risulta

(a5 (a~) (a5)


2 2 2
P(x, t) = vT - ) = -TV -8t = vµ - (2-46)
8x 8t

Per la precedente eguaglianza, P può essere riscritto nella forma simmetrica

.
P(x, t) = v -µ
2
[1 (aat5) -
2
+ -T
1
2
(aax5)
-
2
] . (2-47)

Nella situazione cons_iderata, la perturbazione che arriva in x al tempo t


interessa, nell'intervallo dt, un tratto di corda fra x e x + dx di lunghezza
dx = vdt, inizialmente non perturbato. Il lavoro fatto dalla sollecitazione
in tale intervallo è quindi

8L(sin) = P(x ' t)dt = !(µdx)


2
5
at ) + !T
2
8
( ~)
ax
(a 2 2
dx
'
(2-48)

ove si è introdotto il simbolo 8L(sin) per mettere in evidenza che la solleci-


tazione agis·c e da sinistra sull'elemento considerato. Si tratta in questo caso
del solo contributo al lavoro delle forze esterne, dato che l'estremo destro
dell'elemento dx si può considerare in quiete. Di conseguenza 8L(sin) è.
uguale alla variazione dEo subita dall'energia propria dell'elemento, rispètto
alla situazione imperturbata preesistente (cui si può assegnare un valore
nullo dell'energia). È immediato riconoscere nel primo termine della (2-48)
l'energia cinetica dell'elemento di corda, mentre, come dimostrato nell' e-
sempio seguente, il secondo termine (di uguale valore) è l'energia potenziale
associata alla sua deformazione.
2·8 ENERGIA TRASPORTATA DALLE ONDE ELASTICHE 91

Dimostrare che una corda perturbata è sede di energia potenziale distribuita con la
densità (per unità di lunghezza) ½T ( M) 2
, valutando il lavoro che si deve compiere
per far assumere a un elemento di corda, avente una lunghezza imperturbata dx, la
configurazione «statica» deformata illustrata in figura 2-30: ·

Nella configurazione deformata l'elemento considérato ha la lunghezza .

ds = ✓(dx)2 + (dy)2
dx : e presenta quindi una deformazione
O ' - - - - - !.... - .. - · _. · __.___ _ __,,,_x

X x+dx

FIGURA 2-30
Deformazione di un elemento di
corda in presenza di un'onda
ove * ~! .
= La corrispondente energia potenziale dU può essere calcolata come il ·
lavoro 8L = Tdl che si dovrebbe compiere contro la forza di tensione T per ottenere
trasversale. l'allungamento d1 nell'elemento di corda (senza variarne la velocità).' Assumendo che
le deformazioni siano piccole, così da poter appi:ossimare '

con 1 .+-1 (asj


-· , •
· 2 ax
siha
·.
dU ::::: Tdx(l + -2l(Bsr
-ax · - 1) -= -l(asy
- · Tdx ,
2 ax
che è il risultato cercato.

Si può quindi assegnare alla grandezza fra parentesi quadre nella (2-47) il
significato di densità di energia u(x, t) nel tratto dx:

· u(x, t) 1
= -µ,
2
-
at
(a~) 2
1 2 -
+ -µ,v
2 . ax
(a~) 2
. (2-49)

e considerare (per onde progressive) la grandezza P(x, t) come il valore


istantaneo della rapidità con la quale «passa», da un generico punto x,
l'energia trasportata dall' 9nda nel suo verso di propagazione. Dalle equazioni
(2-47) e (2-49) è immediato riconoscere che per onde «viaggianti» sussiste
la relazione
P(x, t) = vu(x, t) (2-50)
fra potenza trasmessa, densità di energia e velocità di propagazione della
, perturbazione; per u valgono anche le espressioni equivalenti

(2-51)

Nel paragrafo 2-15 dei Complementi si dimostra la validità generale del-


1' espressione della densità di energia u(x, t), estendendo le precedenti con-
siderazioni al caso di un ~atto di corda di lunghezza finita, inserito in una
zona in cui la perturbazione è presente sia a sinistra sia a destra del tratto
in questione. In tal caso per la variazione nel tempo dell'energia propria
si ·trova
-dEo = P(x1, t) - P(xz, t) (2-52)
dt
92 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

ove P(x1, t) è l'energia che entra per unità .di tempo nella zona x1 + x2,
. provenendo da_ sinistra, mentre - P (x2, t) è l'energia che entra da destra
(essendo P(x2 , t) quella che esce verso destra); dalla precedente equazione
si deduce anche_ la ·relazione di continuità
. -u(x,
a t) = --P(x,
.a ·
t) ..
_at ax
Le èo!iclusioni sulla densità di energia nei mezzi elastici perturbati e sul
trasporto di energia da parte delle onde elastiche, derivate esplicitamente in
questo paragrafo per le onde trasversali su una corda, si mantengono valide,
con le ridefinizioni del caso per le grandezze u e P, anche per gli altri tipi
di onde elastiche considerati in questo capitolo. Una dimostrazione diretta,
per il caso di onde longitudinali in un mezzo solido.è riportata nell'esempio
2-22 dei Complementi.

2-8-1 Energia e· potenza nelle onde monocromatiche


È interessante illustrare le considerazioni e i risultati generali precedentemente
ottenuti esaminando il çaso specifico delle onde armoniche su una corda,_
$ = Acos(kx - wt)
Per le (2-46) e (2-51), si ha cqsì /

P(x, t) =:= vµ,ul A 2 sin2 (kx - wt)


(2-54)
u(x, t) = µ,w 2 A 2 sin2 (kx - wt) .
Ovviamente, per innescare è mantenere su una corda (molto lunga) un'onda
progressiva di questo tipo, facendo per esempio oscillare con continuità un
suo estremo, è necessario fornire con continuità energia dall'esterno, in modo
che la perturbazione interessi un tratto progressivamente più lungo della
corda stessa. Tenendo conto della (2-46), valutata nell'estreI)lo considerato
(x = O) (e supponendo trascurabile l'energia trasferita dalla corda al mezzo
i
in cui oscilla), in ogni periodo r = 2; = si deve trasferire l'energia

E= {'o+r P(O, t)dt = ro+-r: vµ,


lto . lto
(·a/;)
dt
2
dt =
to+, 1
= vµ,
1
l
~
w2 A 2 sin2 (wt)dt = -µ,vA 2 w 2 r
2
(2-55)

E= -µ,A 2 u}ì-...
2
D'altra parte, in ogni istante t , in presenza della perturbazione, ad un generico
tratto di corda di lunghezza uguale alla lunghezza d'onda À è associata una
energia costante pari a E: si ha infatti

Ciò mostra anzitutto che l'energia totale del tratto di corda già perturbato
all'istante to non cambia fra to e to + r; inoltre, dato che la perturbazione
avanza in tale intervallo di tempo per un tratto di lunghezza vr uguale a À,
l'energia totale della corda aumenta di E, come se il corrispondente lavoro
ISBN 978-88-08-0963-5 2-8 ENERGIA TRASPORTATA DALLE ONDE ELASTICHE 93

compiuto dall'agente esterno si fosse trasformato nell'energia di questo nuovo


À
t=O
tratto vibrante. Naturalmente ciò è avvenuto in modo mediato dall'azione
wA reciproca dei vari elementi di corda contigui, cioè a causa della propagazione
della perturbazione e dell'associata trasmissione di energia caratterizzata
dalla potenza (2-46).
,' X
I
I Si osservi che tale energia E è uguale all'energia totale ½mcv2 A2 di un
oscillatore armonico di massa m = µ,À che oscilli con pulsazione e ampiezza
dx dx uguali a quella dell'onda. Ciò non deve indurre tuttavia a ritenere che per
FIGURA 2-31 ~n.'onda trasversale progressiva, nei vari elementi infinitesimi di massa dm
«Istantanea» di' una corda in cui si del tratto di corda oscillante, l'energia si ripartisca fra la forma potenziale e
propaga un'onda trasversale quella cinetica come per un oscillatore armonico, con un travaso continuo,
arrnonic'a. Per ciascun elemento di
corda, l'energia cinetica dipende
per ciascun elemento, da una forma a un'altra, passando cioè periodicamente
i,
dalla velocità trasversa l'energia da tutta cinetica a tutta potenziale. Infatti, energia potenziale ed energia
potenziale dalla deformazione ~ cinetica, in un fissato elemento della corda, sono sempre uguali fra loro,
I (allungamento). Per l'elemento 'b',
istantaneamente fermo e non
ma cambiano di valore da un elemento all'altro; in particolare assumono
deformato, energia cinetica ed .entrambe il massimo valore se istantaneamente risulta $ = O e si annul-
energia potenziale sono nulle; per lano entrambe se $ = ±A. Questi" due casi estremi sono evidenziati (in
l'elemento 'a' hanno entrambe il modo amplificato) in figura 2.31 nei tratti di corda «a» e «b», rispettiva-
massimo valore.
mente: nel primo il modulo della velocità trasversa ~; dell'elemento ha il
. ' suo massimo valore cvA e risulta anche massima la sua deformazione, nel
secondo l'elemento è 'istantaneamente fermo ma anche praticamente non
deformato.

K6Ar.
Riassumendo, ogni elemento dm= µ,dx in presenza dell'onda ha un'e-.
nergia u(x, t)d.x = µ,o.} A2 sin2 (kx - cvt)dx, che deriva in pari misura dal-
1' energia cinetica e dall'energia potenziale e che, a causa delle interazioni
con i tratti contigui (e·dei conseguenti scambi di energia), non resta costante
X nel tempo ma oscilla fra zero e il valore massimo µ,cv 2 A 2 dx; il valore medio
' 5(.x,.t*) su un periodo è invece uguale a ½µ,A 2CL>2dx. L'istantanea della corda per-
turbata presentata nella figura 2-31 visualizza efficacemente il fatto che gli
andamenti dell'energia potenziale discussi sopra sono la conseguenza della
X
necessità di «adattamento» della forma della corda all'andamento spaziale
della perturbazione.
La figura 2-32 illustra la peculiare correlazione fra le distribuzioni spaziali
della perturbazione ~ e della densità di er:iergia u, a un fissato istante t*.
FIGURA2-32

Verificare la relazione di continuità (2-53) fra densità di en~rgia e potenza nel caso di
un'onda monocromatica.

Utilizzando le espressioni (2-54) per u e P ed eseguendo le opportune derivazioni, si


ottiene
~P(x, t)
ax = 2vµ,w2 A 2k sin(kx - wt) cos(kx - wt) e

~u(x, t) = 2µ,w2 A 2 (-w) sin(kx - wt) cos(kx - wt),


at
da cui, tenendo conto della relazione f = v, si deduce
a
-u(x, t)
a
= --P(x, t) .
at ax
94 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 97B-8B-06-0963-5

Per caratterizzare il trasferimento di energia nel caso di onde monocromatiche,


si considerano comunemente quantità mediate su un periodo; in particolare,
per la potenza media P si ha il valore costante
-
P = -1 it+r 1
vµ,o} A2 sin2 (kx - cvt)dt = -µ,vA 2 w 2 . (2-56)
r t 2
A questa grandezza si dà anche il nome di intensità (media) dell'onda. Fissate
le altre caratteristiche della corda, essa risulta propozionale al quadrato
dell'ampiezza A e al quadrato della pulsazione (e quindi della frequenza).
Come sarà mostrato nel prossimo paragrafo, tali proprietà risultano valide
anche per l'analoga grandezza che.si introduce per le onde che si propagano
in mezzi estesi su più dimensioni, come le onde nei solidi e nei gas. In tal
caso l'intensità dell'onda è definita come l'energia trasmessa (in media) per
unità di tempo attraverso l'unità di superficie, disposta perpendicolarmente
alla direzione di propagazione dell'onda. Ovviamente, mentre l'intensità
di un'onda su una corda si misura in watt (nel Sistema Internazionale),
quella delle onde in ·mezzi elastici «estesi» si misura in W/m2 .

2~9 Impedenza dei mezzi


Nel precedente capitolo si è visto che nello studio dei circuiti elettrici e delle
oscillazioni meccaniche è conveniente caratterizzare mediant~ l'impedenza
la proprietà dei sistemi di «rispondere» (più o meno intensamente) a una
sollecitazione esterna. Tale grandezza, denotata con ·Z, è definita tramite il
rapporto fra l'azione esercitata dall'esterno sul sistema (una forza nel caso
meccanico, una forza elettromotrice nel caso elettrico) e un'altra grandez-
za che esprime la risposta del sistema (una velocità nel caso meccantco,
una corrente elettrica nel caso elettrico). In generale, l'impedenza risulta
collegata a parametri che esprimono le proprietà «inerziali» ed «elastiche»
del sistema, nonché a quelli che caratterizzano eventuali effetti dissipativi;
per sollecitazioni rappresentate da funzioni sinusoidali, essa risulta funzione
della frequenza.
Anche nel caso dei mezzi (o sistemi) in cui si stabiliscono onde ela-
stiche risulta utile definire un concetto analogo, che, come si mostrerà in
seguito, viene esteso, con le opportune precisazioni, al caso delle onde
elettromagnetiche.
Caratterizziamo quindi le proprietà di risposta del mezzo (o sistema) in
cui si propaga una perturbazione elastica, mediante il rapporto fra i valori
locali della forza sollecitatrice e della rapidità di variazione temporale della
perturbazione, definendo l'impedenza come
F(s)
Z = af (2-57)
àt

2-9-1 Onde su una corda


Nel caso delle onde trasversali in una corda, F(s) = Fy = -T(à~/Bx); per
un'onda che si propaga senza distorsione, si ha, ricordando la (2-45), · ·
. T .
z-= - = µv = /Tµ, . (2-58)
V
ISBN 978-88-08-0963-5 2-9 IMPEDENZA DEI MEZZI 95

e
Si noti che Z risulta reale, costante indipendente dalla forma della fun-
zione ~(x - vt) che rappresenta l'onda; inoltre, nel caso particolare di onde ·
armoniche, non dipende dalla loro frequenza. L'impedenza rappresenta ef-
fettivamente una proprietà generale della corda tesa, in termini della quale
può essere utile esprimere le grandezze energetiche introdotte nel precedente
paragrafo; Sostituendo nelle (2-44) e (2-46) µv 2 con Zv, si trova

P(x, t)
a~-a~-
= -Zv
ax at
e, per onde progressive,

(a~)
2
P(x, t) = Z at .= vu(x, t) , (2-59)

che esprime anche l'energia trasmessa dall'onda per unità di tempo attraverso
una sezione della corda nel verso in cui si propaga.
In particolare, per la potenza media (2-56) in un'onda armonica si ha

P = !zw
2
2 2
A (2-60)

Nel caso di onde piane e monocromatiche in un mezzo «esteso» (per esempio,


le onde sonore in un tubo), si trovano risultati analoghi con una semplice
differenza: nell'espressione dell'impedenza interviene la densità (di volume)
p del mezzo, e non più la densità lineare.

2"9-2 Onde longitudinali


Per la relazione fra sforzo e deformazione
F(x) = y~
s ax '
. la forza sollecitatrice longitudinale impressa da un'onda progressiva in una
sbarra o in una corda di sezione S è ·

F~s) = -SYa~ = SY a~
oX V ot
(per una giustificazione del segno negativo si confronti con la (2-104) dei
Complementi).
Dalla definizione (2-57) e dall'espressione (2-34) per la velocità delle
onde segue quindi, per l'impedenza:
SY
Z =- = Spv = s.jpY . (2-61)
. V
.

· :Per caratterizzare le proprietà di risposta del mezzo è conveniente introdurre


l' impede,;_za caratteristica per unità di area:

Zo
z
= - = ./pY. (2-62)
s
Nel caso delle onde elastiche nei gas, l'impedenza caratteristica Zo viene
definita considerando come sollecitazione (per unità di area) la variazione
di pressione p - po rispetto alla situazione di equilibrio; quindi, essendo
p - po= -/3 :! , si ha Zo = -/3'fix /i=~ =pov = ,,/"PQP, cioè
Zo=pov=IPo/3 .
__,.i_

96 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Anche in questi casi la potenza trasmessa attraverso la sezione S perpendi-


colare alla direzione di propagazione dell'onda progressiva ha l'espressione
P(x, t) = Z(~~) 2 .
L'intensità (istantanea) di un'onda, definita come la potenza trasmessa
per unità di area, è quindi esprimibile in termini dell'impedenza caratteristica
del mezzo come

e l'intensità media, nel caso di onde monocromatiche, come

(2-63)

Intensità e velocità del suono


Come noto, le onde sonore costituiscono un importante mezzo di comuni-
cazione. Gli uomini (e molti animali), infatti, sono forniti dalla natura di
organi preposti alla produzione di suoniC4) e di opportuni sensori in grado
di tradurre i segnali sonori in segn · elettrici, che il cervello poi elabora in
«sensazioni uditive». La sensibilità di esti rivelatori è diversa fra le varie
specie animali, sia per l'intervallo di intensità rilevabili sia per l'intervallo
di frequenze udibili. Per questo ultimo aspetto, è ben noto che l'orecchio
umano è in grado di percepire suoni nell'intervallo di frequenze compreso
~ ~
fra 20 e 20 000 Hz, mentre quello di altri animali, per esempio i cani
e i pipistrelli, è sensibile anche agli ultrasuoni (di frequenza molto elevata)
e quello delle balene (e degli elefanti) agli infrasuoni (di frequenza molto
bassa). Una notevole caratteristica dei rivelatori «naturali>~ è la non linearità
nella trasduzione dell'intensità del segnale: ciò consente loro di funzionare
su un intervallo estremamente ampio di intensità, soprattutto nell'interval-
lo di frequenze che l'evoluzione ha mostrato essere più importante per la
particolare specie.
Nel caso dell'orecchio umano, le intensità rilevabili coprono ben 11
ordini di grandezza, da ~ io- 11 W /m2 a ~ 1 W /m2 (proprietà dovuta
al fatto che la risposta dei rivelatori è essenzialmente «logaritmica»). La
massima sensibilità si ha per frequenze attorno ai 3000 Hz, caso in cui si
è in grado di percepire anche suoni di intensità Io= 10- 12 W/m2 . Tale
intensità viene presa come riferimento per la misura dell'intensità sonora
in decibel (d.B), determinata mediante la relazione:
I
lOlog-. (2-64)
lo
Sull'asse verticale della figura 2-33 l'intensità delle onde sonore è riportata
anche in decibel. L'esposizione, anche di breve durata, a livelli di 140 dB
può causare danni, talvolta anche permanentt. Un'esposizione prolungata,
durante un'intera vita lavorativa, a intensità sonore di 90 dB provoca una
sordità precoce; un'intensità sonora di 165 dB può provocare la combustione
dei capelli! Nella tabella 2-1 sono riportate alcune sorgenti di rnmore e.Je
corrispondenti intensità in dB.

C4lr suoni che costituiscono la voce umana sono costituiti da una serie di onde armoniche la
cui frequenza fondamentale è dell'ordine dei 100 Hz per l'uomo e dei 200 Hz per le donne,
con una estensione che arriva attorno ai 3000 Hz.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-9 IMPEDENZA DEI MEZZI 97

FIGURA 2-33 soglia del dolore


Soglia di udibilità {curva in basso) e
soglia del dolore (curva in alto) al
120 --
100
variare della frequenza. ,.
80
60
40 soglia di
'- udibilità
20 rs;;: l7

o ~

20 100 1000 10000


frequenza (Hz)

Le velocità delle onde sonore dipendono dal mezzo, come riportato nella
Tabella 2-2. Nei mezzi solidi il suono si propaga a veloçità maggiore
che nei fluidi, a causa delle diverse proprietà elastiche di tali materiali
rispetto ai fluidi, in particolare per la loro elevata rigidità. Per una stima di
tale velocità si può utilizzare la relazione (2-34) fra la velocità delle onde
elastiche longitudinali (in una sbarra), il modulo di Young ·e la densità del
materiale (per una valutazione più precisa si veda anche_il paragrafo 2-14
nei Complementi).
TABELLA 2·1 TABELLA 2·2
Intensità di alcune sorgenti di rumore. Velocità del suono inalcuni mezzi.

Silenzio assoluto o Gomma vulcanizzata 54


Bisbiglio 20 Aria (a o C) 0
330
Rumore di fondo in casa 40 Piombo 1230
Normale conversazione 60 Acqua 1430
Aspirapolvere a 3 metri 70 Rame 3650
Porta che sbatte 80 Acciaio 5060
Camion in transito 90 Alluminio 5100
Martello pneumatico a 5 metri 100 Ferro 5130
Discoteca, a 1 metro dall'altoparlante 120 Vetro 4000-5500
Motore di un jet 150 Granito (a 20 °C) 6000
. .......... .. .

Calcolare l'ampiezza A di un'onda sonora~ =


Acos(kx - wt) corrispondente a
una normale conversazione (intensità di 60 dB), per un valore rappresentativo v =
200 Hz della frequenza. Confrontare il massimo valore di ~ con la velocità media
delle molecole d'aria a temperatura ordinaria. Determinare il rapporto fra il massimo
della variazione di pressione e la pressione atmosferica, tenendo presente la relazione
(2-39). Si consideri l'aria come un gas perfetto biatomico, di densità PO = 1, 29 kg/m3,
e si assuma per la velocità del suono v =
330 m/s, ped'energia cinetica media delle
molecole (Ek) = 0,036 eV e per il peso molecolare dell'aria il valore di 28,8.

A un'intensità di D = 60 dB corrisponde un'intensità del suono I = IolODflO ==


10-6w/m2 ; d'altra parte, nene•unità del SI, per l'impedenza caratteristica dell'aria si
ha Zo = PQV = 426; quindi dalla (2-63) si ottiene

. 5
wA= =6,85-10- m/s,
o
L
98 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 970-B0-08-096/

da cui, alla frequenza indicata,

A- -
6,85
-- . 10-5
--- 5 45. 10-8 m.
- ,
2n •200
Si noti che tale spostamento massimo è molto piccolo, dell'ordine cli un centinaio
di raggi atomici. La grandezza wA è anche il massimo valore di ~!
e può essere
considerata indicativa delle variazioni subite dal modulo della velocità delle molecole
al passaggio dell'onda sonora. La velocità quadratica media delle molecole del gas
è (v} = ✓ 2 <!k>; quindi, se si calcola la loro massa (media) m a partire dal peso
molecoiare e dal numero di Avogadro ( m = ~~Ò~-.i~~: = 4, 78 • 10- 26 kg) e si esprime
il valore dato per l'energia nelle unità del SI ( (Ek) = 5, 76 • 10-21 J), si ottiene
5
115. 104 O / wA 6,85 · 10- l o-7
(v} = 4, n = 49 m s ==} M = . 490 = ,4 . i .

Questa valutazione mostra che, rispetto alla velocità media del moto di agitazione
termica, le variazioni introdotte nelle velocità delle singole molecole dal moto collettivo
associato alle onde sonore sono estremamente piccole. Per la (2-39), la conispondente
variazione di pressione nell'aria rispetto a quella atmosferica è

p - Po °~
= -/3 ax = f3Ak sin(kx - wt) ,

ove, come discusso nel paragrafo 2-7 -1, per il coefficiente di compressibilità f3 si può
utilizzare il valore adiabatico f3ad = y PO. Il rapporto cercato è quindi

= y Ak = y wA = ~ 6,85 · 10- = 2 , 9 . 10 _7
5
{3Ak
PO V 5 330
dello stesso ordine di grandezza di quello calcolato per le variazioni cli velocità.

2-1 O Tras missione e riflessione di onde elastiche


Quando un'onda investe l'interfaccia di separazione fra due mez.zi diversi
(fig. 2-34), generalmente nascono due onde in tale zona di discontinuità, una
riflessa che si propaga nello stesso mezzo da cui proviene l'onda incidente e l'altra
che si propaga nel secondo mezzo: la prima viene chiamata onda riflessa,
la seconda ,6iidd!.tr.asmes§aonda trasmessa. Come vedremo, il concetto .di
~I\-v~-~
I\ I\.~
trasmessa
impedenza risulta particolarmente utile nell'analisi di tali fenomeni in guarito
per le loro diverse proprietà i due mezzi hanno in generale impedenze diverse.
incidente Il fatto è generale e si verifica anche per le onde elettromagnetiche,
come illustreremo nei prossimi capitoli. Le relazioni fra le caratteristiche-
dell' onda incidente e quelle delle onde riflessa e trasmessa si ricavano,
FIGURA 2-34
Sulla superficie di separazione di
nei vari casi, a partire dalle condizioni di raccordo, tipiche del campo ·di
due mezzi hanno origine un'onda perturbazione considerato, che devono essere soddisfatte sull'interfaccia.
riflessa e una che si propaga nel In questo paragrafo, considereremo esplicitamente il caso delle onde
secondo mezzo. trasversali sulle corde, ampiamente studiato nei paragrafi precedenti, anche
perché una analoga trattazione può essere introdotta per le onµe elettro-
magnetiche per il caso di incidenza normale all'interfaccia. ~~ _ç..ondizioni
da imporre nel caso in questione sono quell~_gi __continl:!ità, attraverso nn-
terfaccia, della funzione ~ che rappresenta la perturbazione complessiva e
della sua derivata rispetto alla variabile spaziale, ~! .
Mentre la prima condizione è immediatamente comprensibile, in quanto
corrisponde a imporre che la corda non si rompa nel punto di connessione, la
seconda condizione pµò risultare meno intuitiva. Per illustrarne il significato
ISBN 978-88-08-0963-5 2-1.0 TRASMISSIONE E RIFLESSIONE DI ONDE ELASTICHE 99

AY
fisico, immaginiamo che in tale punto, posto per semplicità in x = O, ci sia

~
I
I
I
I
I
I ....../
un nodo di massa infinitesima: come illustrato in figura 2-35, su di esso si
esercita, per la (2-43), una forza trasversale Fjsin) = -T on _ ad opera

Tono+
0
----- __?,~'-;_:tf,:
"~ . ._/ -~ della corda posta alla sua sinistra e un'analoga forza F?s) =
- ~ P:sm) X

,1,l ''-T i -" dovuta alla corda posta ·alla sua destra. Se ( ~;) non fosse continua in
.rt,V I
x = O, il nodo sarebbe sottoposto a una forza risultante Fy diversa da zero
e avrebbe un'l:lccelerazione infinitamente_,~ande, priva di significato fisico:
FIGURA 2-35
Forze agenti nella giunzione fra due si dev~ p~rciò ~~arre ~a con~uità di ( ~ J'- __. _. _
corde. Indicati con 1 snnboli 1 e 2 1 due mezzi; denotate con gli mdic1 z, r, t le
onde incidente, riflessa e trasmessa, rispettivamente, e supposto che l'onda
incidente provenga dal mezzo 1, all'interfaccia devono vàlere in ogni istante
le condizioni
(2-65)
Nell'esempio 2-13 si mostra che queste condizioni implicano che in x =O
risulti
z (a~iat ). = z (a~rat ) + z (att)
1
2
1
at
2
2
2
(2-66)

il che, per la relazione (2-59), esprime la conservazione dell'energia tra-


sportata dall'onda incidente, nei processi che danno luogo _alla formazione
dell' qnda riflessa e rifratta.
- \ Se le onde sono armoniche, è possibile dimostrare che la validità ad ogni
istante delle (2'-65) impone che le tre onde abbiano la stessa pulsazione.
Per ricavare, i,n tal caso, le relazioni fra~ am,.Pi~zze e le fasi, è conveniente
utilizzare larappresentazl,one coID:plessa L -::..A e.1 <~~) (ove si è introdotta
l'ampiezza complessa A = Ae18 ). Una discussione della possibilità di
derivare gli stessi risultati sulla base della conservazione dell'energia è
presentata nell'esempio 2-14.
Indicando ora con k i moduli dei vettori di propagazione; le onde incident~;
riflessa e trasmessa sono rappresentate, rispettivamente, da
~ _ A~·ei(k_1x-wt) . ~ _ A~ ei(-k1x-wt) .
51 - 1 , 5r - r
A~ ei(k2x-wt)
,
t _
5t - t

(si ricordi che l'onda riflessa si propaga nel verso negativo~del'asse x) .


.Le condizioni lineari (2-65) valgono anche per le funzioni ~ e, per x = O,
implicano che sia
Ai+ Ar = Ar

k1(,l -Ar) = k2At


Risolvendo tale sistema di equazioni si ottengono i rapporti fra le ampiezze .
complesse delle onde riflessa e trasmessa e quella dell'onda inddentè <5):
~ =-
. Ar
k1 -k2 ~
-Ai Ar = - 2k1
-Ai (2-67)
. k1 + k2 k1 + k2
e, in termini delle velocità di fase v = I,
~
Ar = -V2-- -V1A~.
i (2-68).
v2 + v1 .

(5) Si noti che si ottengono esattamente gli stessi risultati anche se si adotta la rappresentazione
A ei(wt~kx) ·che sarà utilizzata nel c~itolo 4. Infatti il segno relativo dei vari termini presenti
nella relazione di continuità della %{ non cambia cambiando la rappresentazione.
100 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Ricordando che, per le onde su una corda, l'impedenza Z, data dalla relazione
(2-58), è inversamente propozionale alla velocità di propagazione dell'onda,
si ottiene quindi

(2-69)

Dalle precedenti relazioni si deducono quelle per i moduli A delle ampiezze


e per le loro fasi relative

Se v2 > v1 (seconda corda più leggera: Z2 < Z1), tutte le onde hanno la
stessa fase Or = O.t = Oi e .per -le ampiezze si ha

_ v2-v1A·
Ar - l
V2 + Vt

Nel caso opposto, v2 < v1 (Z2 > Z1), l'onda riflessa è sfasata di :re:
Or + TC ·= Ot = Oi e

_v1-v2A·
Ar - l
V2 + Vt

Se la seconda corda è infinitamente massiccia (v2 = O) o la prima è annodata:


Ar = At ; At = O.
Le precedenti relazioni evidenziano l'esistenza di alcuni casi semplici
da discutere e di notevole interesse in quanto si presentano in analoghe
condizioni
. per vari tipi di· onde:
.

a) Zi -;::,Zz. ~
Si ha At = At e Ar = O: l'onda è totalmente trasmessa e non esiste
onda riflessa. Ne segue in generale che, se si vuole trasferire·integralmente
un'onda da: un mezz.o a un altro, occorre «accordare» le impedenze dei due
mezzi. Ciò avviene negli strumenti musicali ·a fiato, dove la forma della
tromba serve per passare gradualmente dall'impedenza .del tubo in cui si
genera il suono a quella dell'aria.
Un'analoga situazione si incontra, per le onde elettromagnetiche, nel
caso dei raggi X, per i quali i vari mezzi materiali (aria o tessuto vivente)
presentano la stessa impedenza, di modo che tali radiazioni si trasmettono
senza riflessione e vengono rivelate ponendo la lastra fotografica «dopo»
il paziente, il cui interno viene osservato grazie al diverso assorbimento
della radiazione da parte dei vari tipi di tessuto (osseo o molle). Viceversa,
installando un apparecchio televisivo si deve avere cura che l'impedenza
dell'antenna, del cavo che porta il segnale e dell'apparecchio ricevente
abbiano lo stesso valore, onde evitare riflessioni multiple che s~ tradurrebbero
in una serie di immagini fra loro sfasate.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-10 TRASMISSIONE E RIFLESSIONE DI ONDE ELASTICHE 101

b) Z1 « Z2.
Per Z1 < Z2, il segno di ,;;e è sempre opposto a quello di Ai. Nel caso di
Z 1 « Z2 l'ampiezza dell'onda trasmessa è trascurabile e risulta Ar ::::: - Ai:
mezzo 1 mezzo2 l'ampiezza dell'onda riflessa è in modulo circa uguale a quella dell'onda
incidente, ma le due onde risultano sfasate di rr (fìg. 2-36). Tale situazione
si verifica per esempio nel caso degli ultrasuoni utilizzati per ecografia:
l'onda sonora incidente viene in gran parte riflessa verso il rivelatore, eh~
si trova dalla stessa parte della sorgente rispetto al paziente.
c) Z1 » Z2.
onda onda Per~Z1 > Z2, Ar e X sonq_,sempre concordi in segno, maj! moç!_ulo
incidente riflessa <E Ar è~minore· di quello di Ai. Nel caso di Z1 » Z2 si ha Ar ::::: A e
At ::::: 2Ai: l'onda riflessa ha un'ampiezza confrontabile con quella dell'onda
FIGURA 2-36 incidente, mentre l'onda trasmessa ha un'·ampiezza pressoché doppia. Ciò
Se z 1 << z2 l'onda riflessa ha circa
la stessa ampiezza di quella non è in contrasto con la conservazione dell'energia, in quanto, nonostante la
incidente, ma è sfasata di 1r. maggiore ampiezza, l'onda trasmessa ha un'intensità (cx Z2Af) trascurabile
rispetto a quella dell'onda incidente e dell'onda riflessa, cne risultano anche
in questo caso, come nel caso b), sostanzialmente uguali fra di loro.
Per una corda di lunghezza finita su cui l'onda «incidente» si propaga da
sinistra a destra, i due casi limite b) e c) corrispondono ad avere l'estremo
destro del tutto fissato, . oppure del tutto libero, rispettivamente.
Dalle relazioni (2-69) per le ampiezze si deducono quelle per le intensità
(meglio, per le potenze), tenendo conto che queste ultime sono proporzionali
al quadrato (dei moduli) delle prime mediante le impedenze. Pertanto, per
il coefficiente di riflessione R e il coefficiente di trasmissione T, si ha: ·

R _ I, _ Z1A; _ (Z1 - Z2) 2 (2-70)


= Ii - Z1 A; - Z1 + Z2
~ Z2Af 4Z1Z2
T=-=--=-----
li · Z1Af (Z1 + Z2)2
Naturalmente, coerentemente con la conservazione dell'energia, risulta

R+T=l.
È opportuno segnalare che le precedenti espressioni per i coefficienti di rifles.-
sione e trasmissione valgono in generale, indipendentemente dalla relazione
fra impedenza e velocità.

Partendo dalle condizioni di raccordo (2-65), dimostrare che all'interfaccia fra due
i = ti;;
mezzi si ha anche Z 1( )2 Z 1( ai! )2 + Z2 ( )2. Questa relazione di uguaglianza
fra la potenza istantanea (2-59) associata all'onda incidente e la somma delle analo-
ghe grandezze relative all'onda riflessa e all'onda trasmessa esprime la conservazione
dell'energia nel processo di formazione di tali onde.

Al :fine della. dimostrazione sfruttiamo il legame (2-3) fra la derivata rispetto a t e la


derivata rispetto a x: i =
+v~ [con il segno meno-(+) per le onde progressive
(regressive)]. La seconda delle condizioni (2-65) può quindi essere riespressa nella
forma
1 a~i
---+------
1 a~, 1 a~r
vi 3t VI 3t V2 3t
102 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

dato che nelle corde, per laÙ-58), le impedenze Z sono proporzionali a½- D'altra
parte, derivando rispetto al tempo ambo i membri della prima delle equazioni (2-65) si
ha .
a;i
-+-=-;
a;r a;,
at at at
moltiplicando membro a membro le due ultime relazioni trovate, per le potenze istan-
tanee associate alle varie onde (2-59), si trova la condizione cercata.

Discutere la possibilità di ricavare le relazioni (2-69) fra le ampiezze e le fasi delle onde
all'interfaccia fra due mezzi, a partire dalle condizioni di continuità della perturbazione
complessiva e di conservazione dell'energia trasportata daJ1:e onde:
si+ gr = gt
z1( asi )2 = z1 ( 3;r )2 + z2 ( 3çt )2 .
at at at

La seconda condizione può essere scritta nella forma

z 1 (a;i _ 8;r)(a~i ~ 8gr) = z2 (ag1)(ag1)'


at at at at at at
mentre, essendo in ogni istante Si+ sr = g,, si avrà anche ?Jf- + ~ = ~; quindi,
se è ~!;; f= O, dividendo ambo i membri della precedente equazione per fale fattore, si
ottiene · ·
Z (
1
Bgi _ B;r ) = Z 2 Bçt .
at at at
Sfruttando il legame (2-3) fra la derivata rispetto a t e la derivata rispetto a x e la
relazione (2-38) per l'impedenza, si perviene alla relazione + = che tl;i ?fr. W,,
assieme alla Si + sr st
= ha costituito il punto di partenza ptr la deiivazion~ delle
(2-69) illustrata nel testo. Sotto la condizione che risulti ~ =fa O, i due procedimenti
risultano equivalenti.

Due corde 1 e 2 dello stesso materiale, aventi sezioni circolari diverse, di raggio r 1 = 2.r
e r2 = r, sono collegate e mantenute in tensione. Un'onda trasversale armonica si
propaga lungo la prima corda verso la zona di collegamento. Determinare, per le due
corde: a) il rapporto fra _le densità lineari, b) il rapporto fra le velocità di propagazione
delle onde, c) il rapporto fra le impedenze. Calcolare inoltre le ampiezze delle onde
riflessa e trasmessa e i coefficienti di riflessione e di trasmissione.

Le corde, essendo fatte dello stesso materiale, hanno la medesima densità volumetrica
p, ma avendo diverse sezioni S1 e S2, hanno anche densità lineariµ,= pS diverse: si
ha perciò
2
µ,1 = PI = r 1 ,;, 4 .
/J,2 P2 r?
(2-30) per la velocità delle onde, si ottiene = * /N.
Dato che le corde sono collegate, le loro tensioni sono uguali; quindi, dall'espressione
= nel mezzo più denso d·a
prima còrda) la velocità è minore. Per le impedenze, dalla relazione (2-58) si ha
½:
Z2 µ,zvz 1 1
-=--=-X2=-,
Z1 ' µ,1 v1 4 2
e quindi l'impedenza della corda da cui proviene l'onda è maggiore di quella dell'altra.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-10 .TRASMISSIONE E RIFLESSIONE DI ONDE ELASTICHE .103

Per quanto discusso nel testo, l'ampiezza del!' onda riflessa ha lo stesso segno di quella
del!' onda incidente, ma ha modulo inferiore. Precisamente risulta

Ar Z1 - Z2 1- ½ 1
Ai = Z1 + Z2 = I + ½= 3 '
mentre per l'onda trasmessa si ha
At 2Z1 4
-=---=-
Ai Z1 + Z2 3
Per la (2-70) si ha infine
I 8
R=- e T=I-R=-.
9 9

Un'onda incide normalmente su una parete perfettamente riflettente, provenendo da un


mezzo di impedenza Z1 =/- O. Considerando la parete come l'interfaccia fra due mezzi,
quanto vale l'impedenza del secondo mezzo?
1: estremo fisso 2: estremo libero

--i> n: I Per una parete riflettente deve essere


/>-I··-•-··
1mpu so -"
-··
in arrivo
~----~JJJ_
in arrivo

Si hanno quindi due casi:

b) Z1 - Z2 = -Z1...:. Z2 ===} Z2 = oo.


Nel primo caso si ha AA: : = 1 e AA'. =· 2; nel secondo AA: = -1 e AA'. = O. Fra
J l I • l
le due soluzioni, la a) va .scartata in quanto ad essa corrisponderebbe un'ampiezza
trasmessa diversa da z~ro. Il secondo mezzo va perciò considerato di impedenza
infinita. Nel caso di una corda questa situazione si realizza fissandone un estremo a un
supporto massiccio: l'onda che incide su di esso provenendo dall'altro estremo viene
completamente riflessa.

l'impulso l'impulso lT 2-10-1 Riflessioni all'estremo dì una corda


riflesso ,,'j'.
riflesso non_,......
si inverte si inverte,../<l--1 ' Anche ai fini di introdurre la trattazione delle onde stazionarie su una corda di
............
,
,. .,

I I
lunghezza finita (vedi paragrafo 2-11), è opportuno discut~re qui i fenomeni
....... di riflessione ·eh~ avvengono per le onde che viaggiano su una corda tesa
<I-
quando la perturbazione raggiunge l'estremo opposto a quello in cui è stata
generata. Esaminiamo in particolare le due situazioni rappresentate nella
---........
. ---..... /
,..
., .:. figura 2-37, che differiscono per il modo in cui è «terminata» la corda nel
. .,,.I .
<J-, ·suo estremo destro. Nel primo caso essa ~ attaccata a un oggetto massiccio
(per esempio un muro), nel secondo caso è vincolata a un'asta da un anello
che vi può scorrere senza attrito.
Per meglio visualizzare la situazione consideriamo una perturbazione
impulsiva avente la fornì.a in figura: quando essa giunge all'estremo destro,
FIGURA2-37
sollecita tale estremo con una forza, cui corrisponde (per il terzo principio della
Una perturbazione impulsiva che si dinamica) una forza eguale e contraria esercitata sulla corda dal vincolo cui
propaga su una corda da sinistra a essa è attaccata. A questa reazione si deve l'origine dell'impulso riflesso, con
destra, quando giunge all'estremo cui, non essendoci trasferimento di energia ai vincoli, viene poi integralmente
destro viene riflessa in modo
diverso a seconda che esso sia ritrasmessa all'indietro l'energia trasportata dall'impulso incidente. L'onda
fisso (i) o libero (2). riflessa ha però caratteristiche diverse a seconda della «terminazione».
104 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Nel primo caso l'estremo destro non riesce a muoversi nella direzione della
forza sollecitatrice: esso resta fermo e quindi ivi risulta ~i + ~r = O. Gli
impulsi incidente e riflesso hanno quindi segno opposto: le loro ampiezze
risultano di uguale modulo, ma opposte in segno.
Nel secondo caso, invece, l'anello viene messo in movimento lungo
l'asta dall'arrivo della perturbazione; così facendo tende la corda generando
l'impulso riflesso. Nell'estremo destro si ha così l;i + l;r =I= O; le ampiezze
dei due impulsi, dovendo essere uguali in modulo per la conservazione
dell'energia, avranno quindi lo stesso segno.
Questi due casi ·di riflessione totale possono essere descritti
anche in termini di impedenza (si veda anche il precedente esempio
2-16). Le due situazioni si caratterizzano per la diversa impedenza
Z2 del «mezzo» con cui è «terminata» la corda. Il primo caso
(estremo destro del tutto fissato) corrisponde a una impedenza
<J- \ infinita del «muro», il secondo caso (estremo «libero») corrisponde
\ -!> a impedenza· nulla del sistema anello-asta.
1-------<l--+1,l Conviene distinguere formalmente questi casi mediante le diverse
«condizioni al contorno», per ~ e per M-,
nell'estremo (x = L)
della corda.
Come già detto, nel primo caso, deve risultare
~(L,t)=O, (2-71)
o L
ove ~ è la somma dell'impulso incidente l;i (x - vt) e di quello
FIGURA 2-38 riflesso l;r (x + vt) che si propagano in verso opposto; quindi in
Riflessione di un impulso
all'estremo (destro) fisso di una x=L:
corda (quella di sinistra). Le
condizioni al contorno impongono
che l'ampiezza dell'impulso riflesso Si può visualizzare tale situazione come in figura 2-38, conside-
sia opposta a quella dell'impulso rando un' «estensione virtuale» della corda fino .al punto i = 1L
incidente. Il ruolo «virtuale» della e immaginando che l'impulso riflesso l;r provenga da tale pun-
corda di destra è descritto nel testo.
to. La sovrapposi:z;ione degli impulsi sulla corda reale determina
l'andamento spazio-temporale della perturbazione complessiva: in
x= L i due impulsi si elidono a vicenda in modo da soddisfare
in ogni istante la (2-71). Negli altri punti il risultato deila so-
vrapposizione dipende dal temJJo: j:,er un impulso di durata molto
breve rispetto al tempo r = f;- necessario per la propagazione
sulla corda, come nel caso di figura, I; ha praticamente la forma

~ '··· · · ··-··~·x- dell'impulso incidente per t < r e quella dell'impulso riflesso


per t > r.-..1
Nel secondo caso, nel punto x = L, la corda si muove «libe-
ramente» lungo l'ass~ y, ed è nulla la componente verticale della
forza agente sulla corda (l'anello mantiene la corda in tensione
. senza esercitare comunque una forza trasversa Fy):
----- <I-
........, . , -----
(\-!>
. (a~)
Fy(L) = -T ax x=L = O.
<!-- . ...........................['-.,.::!::_
La condizione al contorno è quindi
o L
açi(X - Vt) + asr (X + Vt)) =Q
(
FIGURA 2-39 ax 8x x=L
Rappresentazione analoga a quella
della figura 2·38, nel caso di da cui essendo ~
' ax
= =v Rat , si ha ( a~i Cx-vt))
T . at x=L
= (agr (xat+vt)) x=L'
estremo destro libero: per le diverse cioè
condizioni al contorno l'impulso
riflesso ha la medesima ampiezza
di quello incidente. dt dt
ISBN 978-88-08-0963-5 2-11 ONDE STAZIONARIE 105

Integrando sul tempo (da -oo a t) e assumendo che la perturbazione sia·


assente per t = -oo, si ottiene infine
(2-72)

in x = L le ampiezze degli impulsi incidente e riflesso sono uguali e si


rinforzano a vicenda (fig. 2-39).

·2-11 Onde stazionarie


Si è mostratq che un impulso che si propaga su una corda, quando raggiunge.
un estremo fisso, si riflette (anche in senso letterale, nella figura 2-40) e
si propaga all'indietro.
Nei caso più generale di una perturbazione che venga mantenuta attiva
per un certo intervallo di tempo (per esempio, agendo con continuità su uno
degli estremi), ci si aspetta quindi che sulla corda si vengano a sovrapporre

~ ,1 .,._
.,
,.
----, ,..-----· ., .. ·•
onde (incidenti) che vanno in un verso e onde (riflesse) che vanno nell'altro,
come peraltro formalmente assicurato dal fatto che la soluzione generale
d_ell'equ_azio.Q.e di D' Alembert è la s~mma di onde di questo tipo:
Hx, t) = f(x - vt) + g(x + vt) .
Esaminiamo in particolare l'effetto della sovrapposizione di onde mono-
FIGURA2-40 cromatiche aventi la stessa pulsazione, la medesima ampiezza e velocità
Un impulso che si propaga su· una opposte:
corda viene riflesso da un estremo
fisso.
f = Acos(kx - cvt) g = ±A cos(kx + cvt)° .
. Dalle note relazioni trigonometriche
cos(a =i= /3) = cosa cos f3 ± sin a sin f3
sommando e sottraendo si ottiene facilmente ---;, /::_tvV:\vQ
1>
cos kx cos cvt
~± = A cos(kx - cvt) ± A cos(kx + cvt) = 2A { . k . . .
• ~X~~

A seconda del segno positivo o negativo nell'espressione di g, si hanno le


situazioni che si presentano, per l'onda riflessa ~r = g, nel caso di estremo
libero. o estremo fisso, rispettivamente. Infatti, assumendo per semplicità
x = O per tale estremo, ivi risulta ad ogni istante
X

~+(O, t) = 2Acoscvt
~-(O, t) =O.
b)
L'andamento spaziale della perturbazione _risultante nei due casi .è illustrato
FIGURA 2-41
Onde stazionarie su una corda,
nelle figure 2-41 a) e b), per diversi istanti nell'intervallo fra t = O e
risultanti dalla sovrapposizione di t=T=2rr. (J)

due onde armoniche di uguale I grafici evidenziano una caratteristica particolare di queste onde: in
pulsazione w viaggianti con velocità una fissata posizione x, lo spostamento (della corda) rispetto alla posizione
opposte, nel caso di a) ampiezze
uguali, b) ampiezze opposte. Le · di equilibrio varia nel tempo in modo sinusoidale, ma con un'ampiezza
curve rappresentano gli andamenti che dipende da x. In questa situazione sulla corda non si propaga un'onda
spaziali dell'onda risultante a vari viaggiante in un verso determinato, ma l'intera corda si comporta come
istanti fra t = O e T = 2; : le una unica entità vibrante: tutti i suoi punti vibrano in fase fra loro ma con
oscillazioni trasversali dei vari punti
della corda hanno la stessa ampiezze diverse: si dice in questo caso che sulla corda si stabiliscono
pulsazione w, ma ampiezza diversa. delle onde stazionarie.

·- · . - -- · - - -- - - --
106 CAP:2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

In particolare ci sono punti (detti nodi) in· cui risulta sempre ~ la = Oe


corda non è mai perturbata; ci sono altri punti (detti antinodi o ventri) in
cui la corda presenta ad ogni istante la deformazione di maggiore entità
(~ = 2Asincot, di segno e modulo periodicamente variabile nel tempo).
Determiniamo esplicitamente le posizioni dei nodi e dei ventri nel caso b
(con J'.~sp-emo fisso), per cui
.. · ~ _:_ ;~-~-~-(k-;-_ wtf .:. . :· A cos(kx·+;;) = 2A sin kx sìn cot (2-73)
Deve risùitarè:
per i nodi sinkx* = 0=}kx* ~- ±nn: n=0,1,2,, .. (2-74)
V V V V
per i ventri sinkx* = l ~kx* = ±(n + ½)n n = O, 1, 2, ... (2-75)
~--,-------x.t,, Si passa da un nodo a un ventre, e viceversa, quando kx* cambia di f;
o cioè dopo una distanza pari a ¼C=
f,). La distanza fra due nodi (ventri)
consecutivi ,è uguale a ½e su un tratto di corda pari a una lunghezza d'onda
ci sono sia due nodi che dt1e ventri (fig. 2-42).
Si lascia come esercizio al lettore la verifica del fatto che passando dal
À
caso b al caso a i nodi e i ventri si scambiano di posizione.
La precedente trattazione prescinde dalla lunghezza della corda ~. non
FIGURA 2-42
Onda stazionaria su una corda con
impone alcuna P~s>l~~-Jinnfazione alla lun~l_!~~~ ..1: ?1?-~~-delie onde) la
l'estremo O fisso, rappresentata cm sovrapposizione può dare luogo a onde stazionarie. Studiamo orà le
dagli andamenti spaziali a vari condizioni che devono essere soddisfatte nel caso di una corda avente una
istanti di tempo, come in fissata lunghezza L: Esse risultano diverse a seconda del tipo di «condizione
figura 2-41 b. I punti N (nodi) restano
fermi; l'ampiezza delle oscillazioni è
al contorno», in particolare agli estremi, che assumiamo posti in ~--9 e
massima nei punti V.(ventri), x = L. Da questo punto di vista si presentano quattro situazioni: estremi
intermedi fra due nodi consecutivi. entrambi liberi, entrambi bloccati, il primo libero .e il secondo bloccato, il
primo bloccato e il secondo libero, Nel seguito analizzeremo il secondo e
il terzo di questi casi, rinviando_ai Complementi per una descrizione più
generale delle onde stazion~e.

2-f1-1 Onde stazionarie su una corda con estremi fissi


Esaminiamo dapprima la situazione in cui entrambi gli estremi siano fissati,
in cui cioè a ogni istante sia
~(0,t)=O ~(L, t) =O. (2-76)
Le onde stazionarie che si possono stabilire sulla corda in questo caso, che
si riscontra per esempio negli strumenti musicali a corde (chitarra, violino,
pianoforte, ... ), devono quindi avere nodi negli estremi. Sulla base della
discussione fatta in precedenza, per soddisfare la prima condizione si possono
considerare onde del tipo (2-73)
' e sinkx Sin(J)t (2-77)
o più in generale della form11,
C sinkx cos(cvt + <p) (2-78)
e imporre che esse abbiano un nodo anche in x = ·L. Per la (2-74), ciò è
possibile solo per particolari valori della lunghezza d'onda .À: quelli per i
quali la corda con(iene un numero intero di mezze lunghezze d'onda

L=n- n=l,2,3, ... (2-79)
2
ISBN 978-88-08-0963-5 2-11 ONDE STAZIONARIE 107

Infatti ~(L, t) = O ==} sin(kL) = O ==} kL = mr , con n = 1, 2, . ..


(dovendo escludersi il valore k = O, cui corrisponderebbe s(x, t) = O); da
cui la condizione per i numeri d'onda
1(
kn· =n- n = 1, 2, 3, . .. (2-80)
L
che determina per i possibili valori di À la successione
2L
Àn=- n=l , 2,3, ...
n
Le onde stazionarie corrispondenti ai più piccoli valori di n sono rappresentate
nella figura 2-43. Per n = 1 si ha l'onda stazionaria che corrisponde al
modo di oscillazione più semplice, privo di nodi interni fra O ed L e con
un solo ventre in x =: ½;
per n = 2 si hanno invece un nodo interno in
½
x = e due ventri nelle posizioni simmetriche x = e 3 Al crescere ¼ f.
di n cresce il numero (n - 1) di nodi interni e (n) di ventri.
Tenendo conto della relazione.)!~>==·_ ~k_ . ..v.·2f:.>si trova facilmente che
per le pulsazioni e per le frequenze delle onde stazionarie sono possibili
solo. i valori ----.,
TC
FIGURA 2-43 Cùn = nv-L = nw1 n = 1, 2, 3, . .. (2-81)
Onde stazionarie su una corda di -·--------- ' ·-·-··· ··-··
lunghezza L, avente entrambi gli V
estremi fissi. A partire dall'alto, i tre Vn = n2L- = nv1 .n = 1, 2, 3, . ..
grafici corrispondono alle lunghezze
d'onda Àn = 2L/n, per n = 1, 2, 3.
Essi costituiscono l'insieme delle frequenze naturali della corda (o «auto-
frequenze» ): quella corrispondente-al val~re;1_::-~~:ti è ·a.ejfi_jo_n/!:E.!!1fm1a.l.e,
le altre sono çb.j~a~e armoniche.
Le onde stazionarie ·corrispondenti alle varie armoniche, descritte dalle
funzioni (2-77) con k e w che soddisfano le relazioiµ (2-80) e (2-81),
TC
~ = An sinkux sinwnt kn =n-
L
n=l,2,3, ... , (2-82)

sono i modi normali di vibrazione del sistema costituito dalla corda con
estremi fìssr-----
In generale, si definiscono come modi normali di un generico sistema i
moti in cui tutti gli elementi del sistenìitoscillano con la medesima frequenza·;
s'.i ·dimostra 'èhe ff foréinuméio dìpeiicieciaf nu'iéì-'o totale·N di ·tiili ·eremeiiti.
Per un oscillatore singolo, tale numero è ovviamente uno e uno solo è il
modo normale di vibrazione, quello corrispondente alla frequenza propria ·
dell'oscillatore; per due oscillatori accoppiati, si hanno invece N = 2 modi
,n ormali di oscillazione, corrispondenti a due frequenze diverse, e così per
"]{ oscillatori accoppiati si .hanno N diversi modi di oscillazione.
In una, descrizione discreta, la corda è costituita di un grande nume-
ro, praticamente infinito, di particelle e di conseguenza i modi normali
costituiscono una infinità numerabile. •
Per le onde. trasversali su una corda la velocità è v = ./f_;.
quindi si
ha la relazione

Vn=
2
:;f, (2-83)

che mostra la dipendenza delle frequenze possibili dai parametri costruttivi


(L e µ) e di «lavoro» (la tensione T) delle corde.
108 CAP. 2 ONDE ELA~TfCHE -l~BN 978-88-08-0963-5

Come noto, le oscillazioni delle corde degli strumenti musicali determinano


pertùrbazioni elastiche periodiche nèi mezzi circostanti (l'aria) e pz:òducono
quindi onde sonore percepibili dall'orecchio umano. Le frequenze dei suoni
producibili da tali corde sono quindi determin.ate dalla precedente relazione.
In realtà il suono emesso da uno strumento musicale usato con maestria è
una sovrapposizione di onde ·corrispondenti a i;nolte· delle frequenze armo-
niche possibili. Le ampiezze relative delle armoniche . di orçline superiore
determinano il carattere (timbro) del suono emesso dallo strumento.
'La relazione (2-83) può essere quindi anche chiamata «equazione dei
costruttori di strumenti mµsichli» e _permette, per _esempio, di comprendere
il funzionamento della chitarra_ Le differenti corde di questo strumento
hanno diametri diversi; quelle di maggiore diametro hanno densità (lineare)
µ maggiore delle altre ed emettono suoni di·frequenza minore (toni bassi).
Per accordare lo strumento si agisce sulla chiave di regolazione, che permette
di cambiar~ la frequenza delle singole corde, variandone la tensione_ ~
. è possibile aumenta.re la fre uen · corda accor · o.ne.
la unghezza con le dita, mentre · IOD.a.
In gener e, l'oscillazione che si genera perturbando una corda non corri-
sponde a un unico modo stazionario di vibrazione, ma a una sovrapposizione
éli modi che dipende in modo essenziale dalla posizione in cui la corda viene
eccitata: questa proprietà può essere verificata facilmente, confrontando' il
suono emesso da una corda della chitarra quando viene pizzicata al centro
con quello emesso se pizzicata alla periferia.
Si può dire che ciò costituisce una «sonora» conseguenza del teorema di
=
Fourier applicato a]J.ajunzione y(x) _ Hx, t O) che ra:wresenta la situa-
zione iniziale della corda, in termini delle «autofunzioni;> Xn (x) = sin knx
(che soddisfano le con~izioni al contorno y(O) = y(L) = O):
y(x) ~ L B~ sinknx , (2-84)
n
ove i coefficienti di Fourier (vedi il paragrafo 2-17· dei Complementi)

Bn =-
21L· . .
y(x) sinknx dx (2-85)
~
L o ·
sono una «firma» caratteristfoa_ deÌla y (x).
Infatti, per la linearità dell'eqrtazione di D' Alembert, la soluzione l;(x, t)
relativa a tale condizione iniziale si ottiene semplicemente moltiplicando
ciascun termine della somma precedente per il fattore temporale caratteri-
stico dell'onda stazionaria corrispondente (2-78), che soddisfa le condi-
zioni (2-76). ·
Il peso delle varie armoniche è quindi determµiato dalla forma della y (x),
cioè dalla configurazione perturbata in cui è ·posta inizialmente la corda.

Una corda di chitarra, di lunghezza L, viene pizzicata in un punto posto a 1/4 della sua
_lunghezza, assumendo la forma triangolare rappresentata nella figura 2-44. Utilizzando
la precedente formula per_ i coefficienti di Fourier, dimostrare che Bn oc n12 sin n ¾
e verificare che la somma ·dei primi tre termini dello sviluppo (2-84) fornisce un.a
buona approssimazione della situazione considerata. Determinare il peso relativo delle
corrispondenti armoniche nel suono che accompagna l'oscillazione della corda così
perturbata.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-11 ONDE STAZIONARIE 109

È immediato riconos~ere che la funzione y(x) rappresentata in figura ha l'espressione

Ax per O < x < L/4,

~. di modo che
y=
I A
-(L-x)
3 ·
per L/4 ::'.S x :'.S L

O L/4 L x

FIGURA 2~44 . . 2A
Bn=z-: Joo
r¼ xsin (mr:Lx) dx+
. 2AL}k(L (L-x)sm. ( mrLx) dx.
Rappresentazione '(mdJto .
3 4
ingrandita) di una coréfa di' chitarra
pizzicata in un punto-postç> .àd un Intro~otta la variabile 0 = :rr f, si trova ·

()o"r1 0sinn0 d0_+ 311


quarto della sua lunghezza. La
curva in colore corrisponde alla 1 r~ · · ),
somma dei primi tre termini dello
Bn cx. (:rr .:.._EJ)sinn0d0
sviluppo di Fourier di tale
perturbazione. da cui, essendo J sin X = - cos X eJx'. sin X = sin x.:- X~bs X I si ottiene, con alcuni
·passaggi, ·· ~ ··. ·· .. · ·
1 . :rr
B n cx -smn-
ii2 4
. 1
(risultato esatto: Bn = AL 3 82 ~
n~
).I coefficienti Bn sono nulli per n = 4m (ove
m è intero). Il modulo dei coefficienti non nulli decresée rapidamente al crescere di n
a causa della presenza del fattore n\ ',
ed essendo, per essi, sin n I fI
uguale o a 1 o a
~. Precisamente, per il rapporto ~~ si ha la sequenza di valori ·

· 11 1 1 1 1
I, 2✓2' 9,0, - 25' - 18./i' - 49'0, 81' ...
V

~~.l.1
La somma dei primi tre termini dello sviluppo (2-84), rappresentata in J°:fìgura dalla
·curva tratteggiata, approssup.a bene l'andamento della y(x).per gran parte dei valori di
·x,.·act·eccezione dell~zona vicino ax = L/4, ove la cuspide può essere riprodotta solo
aggiungendo ulteriori temiini dello sviluppo.

2-11-2 Onde stazionariè su una corda con un solo estremo ·fisso


Nel caso in ·cui sia :fisso solo l'estremo posto in x = O e sia invece libero
·quello in x. = L, la _perturbazio:11e deve sodc;lisfare condizioni al contorno le

V V V V
HO, t) =O (a~, -
axl=L -
o
. (2-86)

~~
Là. prima condizione richiede onde del tipo (2-73), che hanno un nodo in
x · O, mentre per la seconda condizione, in x ~ L ci deve essere un ventre.
o .--~ Ciò implica che L contenga un multiplo dispari di un quarto di lunghezza
p'o:Ìlda: ·

ooom
V V V . V V À
L = (2n -n = l, 2, 3·, . . . ,
1)- (2-87)
4
ovvero che· per le f.requenze siano possibili solo i valori
n=l,2,3 .. . , (2-88)
FIGURA 2-45
Onde 'stazionarie su una corda di multipli dispari della frequenza più bassa
lunghezza L; avente il solo estremo
V
O fisso: nell'estremo libero si ha un
ventre per le oscillazioni. A partire
vr=- .
4L
dall'alto i grafici corrispondono alle
lunghezze d'onda (2-87) per n da 1 Alcuni dei modi di ordine più bas'so che soddisfano le precedenti relazioni
aS. sono rappresentati nella figura 2-45.

--,
110 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

2-11-3 Onde stazionarie nei gas


Il fatto che in un mezzo limitato, i cui estremi sono sottoposti a vincoli
esterni, siano possibili solo soluzioni dell'equazione delle onde caratterizzate
da particolari frequenze, è una proprietà del tutto generale, indipendente
dal carattere trasversale o longitudinale delle onde.
Fenomeni analoghi a quelli discussi per le onde trasversali su corde vibranti
si verificano anche nei gas, quando il mezzo in cui si propaga l'onda è
limitato. Un importante esempio di onde (longitudinali) stazionarie nei gas si
ha negli strumenti musicali a.fiato e a canne. In particolare in questi ultimi,
la lunghezza della canna determina il valore della frequenza fondamentale
. e delle sue armoniche: le diverse lunghezze delle varie canne di un organo
permettono quindi allo strumento di emettere una grande varietà di suoni
ad alto contenuto armonico.
Nel caso di canne praticamente chiuse da un lato e aperte dall' altro, le con-
dizioni al contorno sono uguali a quelle discusse per una corda con un estremo
fisso e uno libero: nell'estremità chiusa c'è un nodo per lo «spostamento»~
delle particelle del gas, mentre nell'estremità aperta ci deve essere un ven-
tre. Le frequenze delle onde stazionarie sono · quindi date dalla (2-88).
Come discusso nel paragrafo 2-7-2, alle onde elastiche di «spostamento»
t nei gas sono associate onde per la (variazione ~i) pressione p - po = - f3 ~;
(rispetto al valore di equilibrio po), che risultano, per la precedente relazione,
«sfasate» rispetto a quelle per ~. In particolare, nel caso stazionario, nelle
posizioni in cui sì hanno nodi (ventri) per ~ ci saranno dei ventri (nodi)
per p - po: per esempio, in corrispondenza dell'estremità aperta di una
. canna d'organo ci sarà un nodo per p - po: la pressione è uguale a quella
atmosferica di equilibrio po, mentre le ·-particelle del mezzo oscillano con
. la massima ampiezza.

Un altoparlante direzionale emette un'onda sonora di lunghezza d'onda À verso una


parete verticale, come indicato in figura 2-46. A quale distanza d dalla parete vi dovete
trovare per non udire alcun suono?
5À/4

À/4
L'orecchio rivela le variazioni di pressione nell'aria a contatto con la membrana del
timpano; quindi non si «sentirà» alcun suono se ci si trova in un nodo per p - PO, cioè
in un ventre per lo spostamento ç; d' altra parte, sulla parete si ha evidentemente un
nodo per s, quindi, essendo ¼la distanza fra un nodo e un ventre adiacenti, i valori.
cercati per d sono
FIGURA 2-46 À À À 3À 3À À 5À À
Ventri e nodi per le onde stazionarie
generate nel modo descritto
4, 4 _+ 2 = 4 , 4 + 2 = 4 , ••• ===} d = (2n - 1)
4, per n = 1, 2,, 3, .. .
nell'esempio 2-18. Se l 'altoparlante non è altamente direzionale, questo effetto non è facilmente rilevabile
per le riflessioni multiple delle onde sonore da parte del pavimento, del soffitto e della
altre pareti.

/., Come ulteriore esempio di onde stazionarie, consideriamo un bicchiere di


;/' forma cilindrica nel quale il livello dell'acqua può essere facilmente cambiato
i/ versandone di nuova (fig. 2-47) e l' aria riempie la parte sovrastante l'acqua.
. Se viene eccitata un' onda all'interno del sistema, si osserva un nodo di
.. oscillazione sulla superficie di separazione fra acqua e aria, e un ventre
. in corrispondenza alla superficie orizzontale che si appoggia sul bordo del
¼,
bicchiere. Poiché la distanza fra un nodo e un ventre è il modo fondamentale
FIGURA 2-47
r
ISBN 978-88-08-0963-5 2-11 ONDE STAZIONARIE 111

è quello per cui l'altezza h del cilindro occupato dall'aria è uguale a ¼-


Le armoniche superiori si otterranno imponendo la relazione (2-87), ove h
prende il posto di L. Facendo scorrere sul bordo del bicchiere un dito bagnato,
in modo da eccitare un'onda, e versando nel contempo acqua all'interno,
si può ascoltare la variazione del suono emesso, dovuta al cambiamento
della frequenza fondamentale e delle sue armoniche.

2-11-4 Energia nelle onde stazionarie


Anche nel caso di perturb~~9?,! __r~I?-E.f.~?.e_E.~~t~ _d~. 9p~~- s_t_azio_n§ltj~, il _r.nt:?~ZO
ela~_gco ..è.Y~:i;i.~?- --~~4~ çli_e!.l-~rgia; tuttavia le onde stazionarie, L differepxa
di.__9,1:1:1::11~ ~~y~~g_gi.3.I!tj._», non determinano un trasport()__netto 1( e11e!gia. 11.el
mezzo in una data direzione: Per n.ssru:é le idee, consideriamo di nuovo
una corda-con . est:reriri fissi, e su di essa un'onda stazionaria del tipo
n
kn =n- n = 1, 2, 3, ... . (2-89)
t=O L
t = rr/(4w)
che soddisfa le @ndizigw... aLc.ontom.o_~_(O,.t) =t(L,t).,.= _.D:.
t= :rd(2w)
Nel paragrafo ·2-8 ~L è .:rpgstr:ato c.h.e.. Jl!. _g_e.!!§H~..9L~I!~rgia_ .§!. -~~J.Lrim-e
~(x, t) i
~E.le__ L.l (.~_ .._t L::- ½µ ( r
+ ½~ O! )2'
ove il primo termine corrisponde
ali' energia cinetica e il secondo a quella potenziale.
Essendo qui

X a~ · -. a~ .
- = An Cùn Slll knX cos Cùn t ; - = Ankn cos knx sm Cùn t ,
.a.r . - ------ ----- --•· ..a.x..... --------- . - ---- ---- - ····--
1a densità di energia cin~tiq;i _è nu,lla _nei_ :QQdi, IQ.er1_q-e . quell~-- cli_~Il.ergia
Energia potenziale
~?~~~i!3!è .è iiù.Iia neCventri e per u(x, t) si ha

u(x, t) = ~µA; [ w~ sin2 knx cos2 Wnt + v 2 k;cos2 knx sin2 Cùnt]
X
b)

Energia cinetica
Quando la corda P-assa_pg laconfigurazione di «equilibrim> (~ = Oper ogni x,
1ììégfiìstMHr-··•·-m;n Tn cui sin ~~ t = o), l' e~~!/Q~-~- tlittfl ~µi~ti_C8: ~.1?~~~~!1-ta
\ attorno alle posizioni dei ven_tri; quando essa pflssa dalle confi_g~;:12Jg_:rµ di
X I n:iàssmia d.e:ròmiazfone"(éìoè"negli istanti in cui cos Cùnt = O)' l'energia è tutta
c)
I poteriziale. eIéi~?liizata attorno alle posizioni dei nodi: queste caratteristiche.
u(x, t) Energia totale
sono .illustrate dalle éurve rip.òrtàte ·nell~ :figura 2-48. '
. Energia potenziale ed e~~&~~~J!~~- -~~E.~. qu~~i in un ce~()- senso
.. •; mutiiànieiife"esclusive:per calcolare l'energia totale (É-ri)rriinag,azzinata n~a
-éorda vibrante{rièl rriodo stazionario di pulsazione wnfè sufficiente calcolare
f'energTa cinetica nella prima situazione o l'energia potenziale nella seconda
d) X
situazione.
FIGURA 2-48 Eseguendo i relativi integrali e ricordando le relazioni (2-81) e (2-30),
Diverse istantanee di un'onda si ottiene ..
stazionaria a) di pulsazione (l) su
una corda con estremi fissi e delle
corrispondenti distribuzioni spaziali
dell'energia potenziale b),
dell'energia cinetica c) e
dell'energia totale d).
·112 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Osserviamo che l'espressione ottenuta per l'energia in un generico mo.do


di vibrazione
(2-90)

è simile a quella (½mai


A5) di un oscillatore armonico di ampiezza Ao e
massa m: precisamente E è uguale all'energia di un oscillatore armonico
di massa m = µ,L e ampiezza Ao = }i.
Per le (2-44) e (2-30) il valore istant~eo della potenza è

P(x,t)
05 05 = -T(Akcoskxsin.CtJt)(wAsinkxcosuJt) =
= -T ax at

= ~iT A 2 CtJksin2kx sin2wt.


Mediando sul tempo si· ottiene
P(x,t)=O

la potenza media è nulla in ogni punto, come "Ci si aspetta, dato che l'energia
passa continuamente dai nodi ai ventri e viceversa, di modo che non si
ha un flusso netto di energia in una data direzione. Per un tratto di corda
fra x1 e x 2 , tenendo conto della d!o = P(x1, t) - P(x2, t), si trova perciò
che l'energia resta costante in quanto sono nulli in media nel tempo sia
il lavoro fatto a destra che quello_fatto a sinistra.
Si noti che anche nel caso di un'onda viaggiante l'energia è costante, ma
che ciò è dovuto al fatto ~he i due lavori sono, in tale caso, uguali e opposti:
infatti si ha P(x, t) = vµ,w 2 A2 sin.2 (kx - wt) e P(x, t) = ½µ,vw 2 A2 in
ogni punto, da cui d;o = P(x1, t) - P(xz, t) = O (l'energia "entra" in x1
ed "esce" da x2).
Nel paragrafo 2-17 dei Complementi si mostra che, nel caso di sovrap-
posizione di diversi modi di vibrazione, l'energia totale della corda vibrante
si esprime come somma di quelle associate a tali modi (proporziònali al
quadrato delle corrispondenti ampiezze e frequenze). Questa proprietà ge-
neralizza quella già illustrata per gli oscillatori accoppiati nei Complementi
del capitolo 1; nell'esempio seguente essa viene utilizzata nella situazione
ç.escritta nell'esempio 2-17.

Dimostrare che per le oscillazioni che si instaurano sulla corda considerata nell'esempio
2-17, a partire dalla configurazione deformata «triangolare» mostrata nella figura 2-44,
gran parte dell'energia è associata ai modi di vibrazione corrispondenti alla frequenza
fondamentale e alle prime due armoniche.

Per la (2-90), l'energia En associata all'ennesimo modo normale è proporzionale ad


A~w~ = n 2 A~wf- Le ampiezze An sono proporzionali ai coefficienti di Fourier Bn e
questi, nel caso dell'esempio 2-17, sono a loro volta proporzionali a n\ sinnf Di
conseguenzasihaEn cx n 2 ,;4 sin2 nf = ,;
2 sin2 nf. Ilrapportofral'energiaassociata
. all'ennesimo modo e quella associata al modo fondamentale.è
n crescenti assume i valori della serie
t =; 2 sin2 nlf e per

21 1 2 1 1 2 1
1--0---0---0
'4'9' '25'36'49' '81'100'121' , . ..
r

ISBN 978-88-08-0963·5 2-12 EFFETTO DOPPLER 113

La somma della serie è:::: 1,85, quindi al modo fondamentale è associato circa il 54%
dell'energia totale, mentre alle prime due armoniche successive sono associati il 27%
e 6%, rispettivamente: nel complesso a questi primi tre modi normali di vibrazione
corrisponde circa 1'87% dell'energia totale della corda vibrante. Se la perturbazione
iniziale avesse una forma diversa, le percentuali delle diverse armoniche sarebbero
differenti: l'esempio prova quindi chiaramente che la percezione sonora dipende da
tale forma.

2-12 Effetto Doppler


Nel 1845, il fisico austriaco Christian Doppler, con l'aiuto di due complessi di
musicisti, uno a bordo di un vagone (aperto) in moto rispetto all'altro, fermo
nelle vicinanze dei binari, fece alcune interessanti osservazioni sperimentali.
ggli .Y.~!ffi.cç, _çb~ ~~ l!i;ta_sorg(?_nJe e/9. µn rivelatore di. onde sonore soI}o in
I movimento_ri..sp_etto_ al.mezzo di propagazione, la frequenza con cui sono
! ricevute le onde è diversa da quella con cùi sono emesse e ~ o spostamento
. ru;fr"è.q:rienza. .dipende- ·4!!U~-- yèlo:c.itàs :rispettq .:~.--.m~~o.
Effetti analoghi si osservano per ogni tipo di onda, ma la trattazione
che segue è valida solo per le onde meccaniche; l'effetto Doppler per le
onde elettromagnetiche _richiede una discussione più articolata.
Per semplicità, esaminiamo in dettaglio solo la situazione in_ cui le velocità
della sorgente e del rivelatore hanno la direziop.e della loro congiungente,
che assumiamo come asse x, D'altra parte, per ragioni di ·simmetria, ci
si aspetta che le componeI;tti della velocità trasv.erse a tale direzione non
l diano contributo all'effettoC6).
I
I
Consideriamo dapprima il caso, illustrato nella figura 2-49, in cui lIJ.
a) sorgente sia in moto con velocità scalare Vs lungo l'asse X e assumiamo
f come positivo il verso orientato· dall~ ·po~izione iniziale della sorgente a
FIGURA2-49 quella del rivelatore, fisso nella posizione di ascissa x R.
I' Effetto Doppler per le onde emesse
ì da una sorgente che si awicina a La frequenza propria sia(ifò) la velocità del suono nel mezzo abbia modulo
! un rivelatore fisso sull'asse x: la v, e risulti lvsl < v. ..,,.,. - ......J

i frquenza di ricezione è più alta di Fissiamo l'attenzione su due «creste» consecl!-tive dell'onda,, emesse dalla
iI· quella di emissione.
sorgente a istanti intervallati dal periodo T = l., durante il quale la sorgente
l vo
si sposta di VsT (nel verso determinato dal segno di Vs)-
Per valutare la frequenza percepita dal ricevitore, calcoliamo la differenza
r = t2 - t 1 fra gli istanti in cui le suddette «creste» arrivano al rivelatore
posto in XR, cioè la periodicità temporale con cui esse vengono rivelate.
La prima, emessa per esempio all'istante t = O quando la sorgente si trova
in x = O, deve compiere un percorso di lunghezza l1 = XR, mentre per
la seconda, emessa al tempo T dal punto di ascissa t, il percorso è ·vs
•; l2 = XR - vsT• Dato che la velocità v dell'onda rispetto al mezzo è la
stessa che si ha con sorgente fissa, per i tempi richiesti si ha t1 =
xvR e
(t2 - T) = XR-VsT, da cui
V .

C6) Questa conclusione non vale tuttavia nella trattazione relativistica del caso elettromagnetico,
per velocità relative elevate, in cui si prevede anche l'esistenza di un effetto Doppler trasverso,
legato agli effetti di dilatazione temporale.
114 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

La frequenza percepita è quindi diversa da quella di emissione:


1 VQ
V = - = ---,,----- (2-91)
7: . 1- Vs
V

Ne segue che v > vo se la sorgente si muove verso il ricevitore (vs > O)


mentre v < vo se la sorgente se ne allontana.
Più in generale si dimostra che la frequenza percepita a un angolo 0
rispetto alla direzione della velocità della sorgente è
1
v=vo lvsl (2-92)
1- -cos0
V

I casi precedenti corrispondono a 0 = O (sorgente che si muove verso il


rivelatore) e 0 = re (sorgente che si allontana dal rivelatore).
>- -< vT
b') ~ì7 Consideriamo ora il caso di sorgente fissa (in x = O) e di ricevitore in
· moto lungo l'asse x, con velocità scalare Vr (e legge orariaxR(t) = xo+vrt)
FIGURA 2-50 (fig. 2-50). Esaminiamo di nuovo il moto di due «creste» consecutive, emesse
Rivelatore in moto rispetto alla a t = O e t = T, rispettivamente: esse si muovono con la velocità v dell'onda
----- ,. ;·
sorgente.
e arrivano al ricevitore agli istanti t1 e t2 determinati dalle relazioni
XQ
vti = xo + Vrt1 ===} ti = ---
V - Vr "--

e separati da un intervallo temporale


vT
r =t2-t1 = --
v- Vr

Di conseguenza la frequenza percepita è


FIGURA 2-51
Sorgente e rivelatore in moto con
velocità diverse ma parallele. v = --Cl = vo(l - Vr
- )
V
(~-93)

Se Vr < O, cioè se il rivelatore si muove verso la sorgente, si ha v > vo; al


contrario, risulta v < vo se il rivelatore si allontana dalla sorgente (vr > O).
e,\ -!ifJr- Nel caso in cui sorgente e rivelatore si muovano ambedue rispetto al
mezzo, lungo la loro congiungente SR, con velocità scalari Vs e Vr, ri-
spettivamente (fig. 2-51), combinando i precedenti risultati si trova, per la
frequenza percepita
Vr
1--
v = VQ V
Vs
(2-94)
1--
v
Nel caso ancora più generale in cui le velocità di sorgente e rivelatore
non abbiano la stessa direzione, ma formino gli angoli 0s e 0r con la
FIGURA2-52 congiungente (fìg. 2-52) si dimostra che
Sorgente e rivelatore in moto con
Vr
velocità aventi direzioni diverse. 1 - - cos0r
V
V= Vo Vs
1 - -cos0s
V

Come illustrato nell'esempio seguente, ciò che conta dal punto di vista
fisico è il moto relativo fra sorgente e ricevitore. Si presti attenzione alla
ISBN 978-88-08-0963-5 2 -12 EFFETTO DOPPLER 115

frequenza della sirena di un'ambulanza per accorgersi che le cose stanno


proprio così.

Un'ambulanza e un'automobile viaggiano su una strada, con velocità fra loro parallele.
La sirena dell'ambulanza emette un suono di frequenza uo, che viene percepito da un
passeggero dell'automobile. Partendo dalla relazione generale (2-94), dedurne una
semplificata, valida quando le velocità dei veicoli sono piccole rispetto a quella del
suono. Se i veicoli procedono nel medesimo verso con uguale velocità, quanto vale la
frequenza percepita dal passeggero?

Moltiplicando numeratore e denominatore della relazione citata per ( 1 + E;-), si ottiene:


' .
( l + Vs ) ( 1 _ Vr )
v=vo v v
1-C:t
Se lvr I e lvs I sono entrambi molto minori div, l'espressione trovatasi può approssimai;e
con
Vs - Vr) Vs - Vr
v = vo ( 1 +--- ==}- D,,I) = vo---,
V . V
da cui risulta evidente che la variazione di frequenza dipende dalla velocità relativa del
ricevitore rispetto alla sorgente. Nel caso in cui i veicoli procedano nello stesso verso
e con la stessa velocità (Vr = Vs), risulta /J,, u = O.

Su un'auto della polizia è installata una sirena che emette un suono di frequenza propria
uo = 200 Hz. L'auto si sta dirigendo con velocità Vs = 30 m/s verso un muro che
riflette completamente le onde sonore. Con quale frequenza vengono percepjte dal
guidatore dell'auto le onde riflesse dal muro? Assumere v = 340 m/s per la velocità
del suono.

L'auto può essere considerata una sorgente in moto e la frequenza con·cui sono ricevute
le onde dal muro (fisso) è
vo 200
\!m =·~ =
30
= 219,35 Hz.
l - -;; 1 - 340

Le onde sono poi riflesse dal muro con questa stessa frequenza. Il guidatore dell' auto
può essere considerato, per tali onde, come-un ricevitore che si avvicina alla sorgente
(fissa) con velocità Vr= -Vs; quindi egli le percepisce con frequenza

v= vm(l - v:) = vm(l + ~) = (1 °


+ : 40 ) x 219,35 = ~38,7 Hz.

Lo spostamento in frequenza risulta quindi praticamente raddoppiato per effetto della


riflessione.

La velocità del suono ha un valore costante rispetto al mezzo di propagazione


e, da questo punto di vista, il sistema di riferimento in cui il mezzo è in -,
quiete è in un certo senso privilegiato: nelle relazioni ottenute per l'effetto
Doppler, le velocità di sorgente e rivelatore sono sempre relative a tale
116 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

sistema di riferimento. Di conseguenza, se il mezzo non è in quiete, come


accade, in presenza di vento, in un riferimento solidale con la superficie
terrestre, per la valutazione corretta dell'effetto Doppler è necessario fare
uso anche delle relazioni di trasformazione per le velocità.
Per esempio, nel caso di figura 2-53 in cui, rispetto alla Terra, il vento
soffia con velocità costante W nella direzione SR, la sorgente S è fissa
e il rivelatore R si muove con velocità V,, le velocità Vs e v,, rispetto
al mezzo, sono rispettivamente Vs = Vs - W = -W e v, = V, - W.
-)- .·\--l--f---!,---J--,:::--t>-i>-
Inserendo tali espressioni nella relazione (2-94), per la frequenza percepita si
v, trova
V--:Vr v+W--V,
v = v0 --'.-, = v0 - - - - -
Sorgente
FIGURA 2-53
--- Ricevitore
V - 'l!.s v+W

Nel caso delle radiazioni elettromagnetiche, per le quali si vedrà che non esiste
Effetto Doppler per le onde sonore alcun sistema di riferimento privilegiato, la relazione fra frequenza propria
in presenza di vento.
e frequenza osservata è diversa da quella ottenuta per le onde meccaniche,
ma le conclusioni qualitative sono le stesse.
Ciò ha importanti conseguenze. In Fisica atomica, per esempio," l'effetto
Doppler produce un allargamento delle righe di emissione degli atomi,
per effetto del loro moto. In Astrofisica, il fatto che la frequenza delle
radiazioni emesse dalle galassie risulti spostata verso il rosso (effetto noto
come red shift), cioè verso le frequenze minori, indica che esiste un moto
relativo- tra la nostra galassia e le altre, e che queste si allontanano: su
tale osservazione sperimentale si basano i modelli cosmologici secondo
cui l'Universo attuale sarebbe sorto da una gigantesca esplosione, il Big
Bang.

@ 2-12-1 Sorgenti ad alte velocità e onde d'urto

~(q ", Descriviamo qualitativamente ciò che accade quando la sorgente di un'onda
sonora si muove, rispetto al mezzo, con una velocità di modulo V uguale
o superiore a quello della velpcità di propagazione dell'onda nel mezzo. Il
primo caso è molto singolare ed è illustrato nella figura 2-54. La sorgente si
--~
fronte d'onda muove assieme alle onde che emette, di modo che tali onde si «schiacciano»
FIGURA 2-54 a
una sull'altra nel verso del moto della sorgente, rinforzandosi vicenda e
Onda d'urto generata da una determinando quella che si chiama un'onda d'urto caratterizzata da un gra_nde
sorgente in moto con velocità accumulo di energia nel fronte d'onda (piano) «in avanti» che accompagna
uguale a quella di propagazione
il moto della sorgente.
delle onde nel mezzo.
Il secondo caso (sorgente a velocità «supersonica») è illustrato nella
figura 2-55. L'onda d'urto piana si trasforma in una configurazione a forma
di cono, avente un angolo di apertura 0 determinato dal rapporto fra la
velocità del suono v e la velocità della sorgente V

.v
sin0 = -V

L'energia trasportata dalle onde si concentra sulla superficie di tale cono,


FIGURA 2-55 detto cono di Mach, e il tipico «bang» che accompagna il passaggio di
Cono di Mach per le onde sonore un aereo supersonico corrisponde al trasferimento di energia dall'aria alla
emesse da una sorgente che si Terrà. che si determina nel momento in cU:i il cono di Mach viene a toccare
muove a velocità supersonica. il suòlo.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-13 ONDE IN CATENE DI MASSE E MOLLE 117

2-13 Onde in catene di masse e molle ·


Nel paragrafo 2-6 l'equazione (2-33) per le onde longitudinali in una barra
solida è stata ottenuta sfruttando la relazione (2-32) fra sforzo e deformazione
fornita dalla teoria dell'elasticità. Riteniamo interessante presentare qui anche
una trattazione che fa uso di un semplice modello, nel quale la struttura
del materiale è. rappresentata da «catene» costituite da un grande numero
di punti materiali di massa m, connessi da molle ideali aventi la medesima
lunghezza a riposo lo e la stessa costante elastica k (:fìg. 2-56). Su modelli
del genere si basano le più semplici schematizzazioni a livello microscopico
del comportamento elastico dei materiali solidi (vedi per esempio la figura
2-57 nel caso di ·una sbarra).

FIGURA 2-56 m m m
Una catena di punti materiali
connessi da molle ideali.

x~-1 xO
n xnO+ 1

Consideriamo in dettaglio il caso di una singola catena disposta lungo l'asse


x . Nelle condizioni di riposo, con molle non sollecitate, le ascisse di punti
materiali contigui differiscono di d = lo:

x~±I = x~ ± lo = x~ ± d .
In presenza di una perturbazione, la coordinata Xn di un generico punto
Pn sarà diversa da x~: la differenza

(2-95)

rappresenta evidentemente· il valore locale (nel punto n-esim.o) della per-


turbazione stessa, che in generale dipenderà anche dal tempo. Le mol-
le che collegano tale punfo con quelli contigui sono quindi deformate
ed esercitano su di esso forze ·di modulo proporzionale all'entità della
deformazione. La molla che collega Pn~l a Pn ha ora lunghezza l =
Xn -Xn-1 = (,;n +x~)- (,;n-1 +x~_ 1) = <;n -,;n-1 + lo e risulta deformata
di Dn-1 =I-lo= ~n -~n-1; analogamente quella che collega Pn a Pn+l è
deformata di
Dn =J°n+l - ~n . (2-96)
La prima molla esercita quindi su Pn la forza Fn(n-1) = -k($n - $n-1)i [e
una forza opposta su P n-d; analogamente, la seconda molla esercita su P n+ 1
la forza -k(~~+l -~n)i [e su Pn la forza opposta Fn(n+l) =· +k(~n+l -,;n)i].
Per effetto di tali forze, che rappresentano (nel modello) le azioni esercitate
su Pn dai punti contigui, il punto Pn subisce un'accelerazione

D'altra parte essendo, per la (2-95),


/
d2 xn. a2 ~n.
a = dt2 I = éJt2 I '
118 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

si ha
(2-97)

Ripetendo analoghe considerazioni per ogni n, si ottiene un sistema di


equazioni che coinvolgono a catena tutti i punti del sistema: le varie sn e le
loro variazioni nel tempo risultano interdipendenti a causa delle proprietà
elastiche del materiale che, in questo modello, si manifestano attraverso le
forze esercitate dalle molle.
Per applicare il modello a situazioni reali, occorre estenderlo al caso in
cui la distanza d fra i vari punti è molto piccola rispetto alle dimensioni dei
sistemi considerati, come nel caso delle distanze interatomiche nei solidi. In
queste condizioni, si possono considerare le x~ come i valori di una variabile
x praticamente continua e le sn come i corrispondenti valori di una funzione
s
continua (e differenziabile) (x, t). Esarrùniamo allora da questo punto di vista
i terrrùni che compaiono nella (2-97), riscritta nella forma equivalente

a2 sn2 = kd
2
{_!_ [sn+i - sn _ sn - sn-1]} . · (2-98)
at m d d d
Il primo membro è evidentemente la derivata (parziale) seconda rispetto
al tempo della funzione Hx, t). I .rapporti incrementali Csn+l - sn)/d e
(sn - sn-1)/d possono essere considerati, a meno di infinitesimi, come i
valori della derivata parziale ~ di rispetto a x: s
Sn+l - Sn =
d
(as)
ax X
(2-99)

in x = x n0 e x = x n-1'
0
rispettivamente.
Si ha quindi

a
2
H:,
at
t) = kd
m
2
{_!_
d
[(as)
ax
_(as)
ax
]} X x-d

da cui, sostituendo al rapporto incrementale a secondo membro la eorri-


spondente derivata parziale a: (:; ).,
si ottiene l'equazione differenziale

a2 s(x, t) kd 2 B2 s(x, t)
(2-100)
at 2 m ax 2
Il fattore di proporzionalità fra le due derivate parziali è il rapporto fra kd
e la densità lineare
m
f-l = -d
con cui, nella schematizzazione continua, può essere considerata distribuita
la massa .. La grandezza kd (= lclo) esprime a sua volta una proprietà del
materiale. Per rendercene conto, ricordiamo (esempio 1-1) che una catena
di N molle identiche di costante elastica k, poste in serie, è equivalente a
una molla di lunghezza a riposo L = Nlo e costante elastica Ki di = i.
modo che per ogni N, risulta KLL = kd. A tale grandezza si dà il nome
di modulo di elasticità K : 2_

K =led= KLL. (2-101)


L'equazione (2-100) assume perciò la forma
éJ 2 Hx, t) K éJ
2
Hx, t)
(2-102)
at 2 /J, ax 2
ISBN 978-88-08-0963-5 2-13 ONDE IN CATENE DI MASSE E MOLLE 119

cioè quella dell'equazione delle onde caratterizzata dalla velocità

v=!f. (2-103)

Si noti che in termini di 1C, la (parte scalare della) forza agente su un


elemento di massa ad opera di una parte contigua (quella che sta alla sua
sinistra) è espressa da Fx = -kd(çn - çn-1)/d = -K(çn - çn-1)/d: nel
limite continuo essa diventa

(2-104)

Nell'ambito del modello discusso in questo paragrafo, determinare 1' espressione (2-49)
per la densità di energia.

L'energia (propria) totale del sistema è uguale alla somma delle energie cinetiche dei
punti materiali e dell'energia potenziale delle forze interne. Quest'ultimo termine, nel
nostro modello, è dato dalla somma delle energie di deformazione delle singole ½k8~
molle. Ricordando la (2-96), si ha quindi

Eo = '°'12mvn + '°'12k(~n+l - tn)


~ 2 ~ 2.

Nel limite continuo discusso nel testo, le tn diventano i valori puntuali di una funzione
continua ç(x, t) e le velocità sono date dai corrispondenti valori di f;
l'energia cinetica
2
totale assume quindi la forma I: ½m (i) , che, assegnando a un tratto infinitesimo la
2
massa µ,dx, si può calcolare con l'integrale ½J µ, ( ~) dx. D'altra parte, utilizzando
la (2-99), per le energie potenziali si ha

~k(~n+l -~n)
2
= ~kd2 (;n+id-çn)1 '.:: ~(kd) (:!)2 d.

Il fattore kd è la costante K caratteristica del materiale che interviene, assieme alla


densitàµ,, nell'espressione (2- 103) della velocità di propagazione dell'onda; il termi-
ne generico nell'energia potenziale divent:;t allora ½u2 0;)2 (µd). Nel limite con-
tinuo, a µ,d si sostituisce µdx e l'energia potenziale si ottiene mediante l'integrale
2
½J v 2 ( ~) µdx. In conclusione, sommando i due contributi, l'energia totale diventa

.Eo = 21 f µ at + vz (a~)z]
[(ag)z ax dx :

l'energia può quindi essere considerata distribuita nel sistema con la densità (lineare)

1 [(at) (at)z]
2
u(x,t) = 2µ, at +vz ax .

2-13-1 Applicazione alle onde longitudinali in una sbarra


Una sbarra di materiale solido di lunghezza L può essere in prima appros- '
simazione considerata come un insieme di catene lineari massa-molla del
tipo sopra descritto (fìg. 2-57) (con l'aggiunta eventualmente di altre molle
«verticali» che aiutano a «legare» le catene orizzontali fra di loro).
Per semplificare al massimo la trattazione, ignoriamo questo ultimo aspetto
e assumiamo invece che l'effetto di avere molte catene parallele sia quello
~
120 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5
l
f
i

FIGURA 2-57
Una sbarra di materiale considerata
come· un insieme di catene lineari di
masse collegate da molle.

di aumentare la costante elastica efficace K dell'insieme; la situazione è


quindi analoga al caso in cui si hanno tante molle identiche collegate in
paral.J.elo, equivalenti, come noto, a una molla con costante elastica uguale
alla somma di quelle delle singole molle. Indicando quindi con S l'area della
sezione trasversa della sbarra, essendo il numero delle catene proporzionale
a S e la costante elastica di ciascuna di esse inversamente .proporzionale
a L, si ha
s
K=Y- (2-105)
L
ove la costante Y è una proprietà del materiale di cui è costituita la sbarra,
indipendente dalla forma di questa.
Si può quindi prevedere che nella sbarra si possano propagare onde
elastiche longitudinali, regolate dall'equazione· differenziale che si ottiene
dalla (2-102), sostituendo K a KL e valutando µ, in termini della densità
p con cui la massa è distribuita nel volume della sbarra, cioè ponendo
µ, = pS:
a2 Hx, t)
----=- -
Y a2~(x, t)
at 2 p ax 2
La velocità delle onde è percìò data da

Si può facilmente m.ostrare che il coefficiente Y coincide con il modulo _di


Young introdotto nella trattazione fatta nel paragrafo 2-6. Infatti se fissiamo
un estremo della sbarra a una parete e applichiamo all'altro estremo una
forza di trazione orizzontale F costante, la sbarra si allunga, per la legge
di Hooke, di !iL = k; il rapporto ò.l
che esprime l'allungamento relativo
risulta dunque, per la (2-105), pari a

!).L 1F
L YS

Y rappresenta quindi effettivamente• il rapporto che sussiste fra lo sforzo f


e la deformazione specifica (\L in questo caso), in accordo con la relazione
(2-32).
ISBN 978-88-08-0963-5 2-13 ONDE IN CATENE DI MASSE E MOLLE 121

2-13-2 Modello di Boyle per le onde in una colonna d'aria


Come già riportato nel testo, l'idea dell'esistenza di proprietà elastiche dei
gas è_ suggerita dal comportamento di una colonna d' aria contenuta in un
aria recipiente cilindrico rigido, che venga so~oposta in un estremo (fig. 2-58)
a una compressione: essa «r~agisce» come se fosse una molla compressa.
Diversamente dal caso di una molla ideale, tuttavia, a questa «molla ad
FIGURA2-58 aria» non è possibile assegnare una costante elastica indipendente dall'entità
Il gas compresso dal pistone si della deformazione, in quanto si trova sperimentalmente che aumentando la
comporta come una molla
compressa avente una costante
pressione del gas diventa sempre più arduo lo sforzo per variarne il volume
elastica dipendente dal volume del nella stessa misura. ·Si deve quindi introdurre una «costante elastica» _K L
recipiente. dipendente dal volume, cioè, nel caso di un tubo di sezione costante S,
dipendente dalla lunghezza L del tratto occupato dal gas. La forza dF = Sdp
agente sul pistone a causa dello squilibrio di pressione dp dovuto alla
variazione di lunghezza dL può essere allora scritta nella forma «elastica»
dF = -Ki(L)dL. Pertanto, esprimendo la variazione della pressione del
gas, rispetto alla situazione di equilibrio (denotata dal pedice 0), in termini
della variazione di volume come dp = ( ~t )0
d V , si ha la relazione

dF = -KL(L)dL = Sdp = s(dp \ dV = S2 (dp \ dL ,


dV Jo dV Jo
e da quest'ultima si può determinare la «costante elastica» della colonna
d'aria Kt = -S2 ( ,U )
0
. Sfruttando il risultato ottenuto per le onde in
una molla, si può prevedere che nella colonna d'aria si propaghino onde
longitudinali che hanno velocità

V --rLµ,Lo _- .
-SLo (dp) S
dV oµ,= ~ Vo ( dp ) _I__ =
dV o Po

=Ho
ove si è indicato con f3 = - V ( ,U) il coefficiente di compressibilità del
gas, definito nel paragrafo 2-7.

2-13-3 Relazione di dispersione in una catena masse-molle


Per studiare le caratteristiche delle onde in un sistema schematizzato come
una catena di masse e molle, nel caso in cui d abbia un fissato valore,
, riprendiamo in considerazione l'equazione «alle differenze» (2-98), riscri-
. •;vendola in termini della funzione ç(x , t) e del modulo di elasticità (2-101)
nella forma
a2~ /C
at 2 = md {[~(x + d, t) - Hx, t)] + [Hx - d, t) - Hx, t)]} . (2-106)

Nell'esempio 2-23 si dimostra che tale equazione è soddisfatta da una funzione ,:


armonica
$ = A cos(kx - CtJt)
solo se fra il numero d'onda k e la pulsazione Cù sussiste la relazione
2 = -4,c . 2 kd
(J) Slll - (2-107)
. md 2

L
122 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Determinare là relazione (2-107) fra w e k, utilizzando le formule di prostaferesi

cos p - cos q = -2 sin p -2 q sin p +2 q sin p - sin q -- 2 sin -


p2 P +q
q cos -
- - 2-·

Posto q = kx - (J)f, p = q ± kd, dalla prima relazione trigonometrica citata si ottiene


Hx ± d, t) - ~(x, t) = 2A sin ( kx ± 2kd - (J)t ) sm. ( =i= 2kd) .
Di conseguenza la quantità fra parentesi graffe nella (2-106) è uguale a

2A sin kd [
2 - sin ( kx + 2led - wt ) + sin ( kx - ·kd - wt ) ] .
2
Utilizzando la seconda relazione, con
kd . kd
p =kx- - -wt q =kx+- -wt,
2 2
si trova infine l'espressione

(2Asin k:) • [:tsin (- 'i) cos(kx -wt)] = -4A2 sin2 'i cos(kx -wt).
D'altra parte
a2~
~
at 2
= -w2 A cos(kx - wt);
quindi, sostituendo nell'equazione (2-106), si ottiene
z 4K . 2 kd
w = -sm
md
-
2

(r)

La corrispondente relazione di dispersione (J)(k), rappresentata in figura



2-59, ha un andamento non lineare e mostra l'esistenza di una banda finita
di frequenze possibili, la cui larghezza è determinata dai valori dei parametri
m e d della catena, oltre che dal modulo di elasticità ".
È interessante studiare il comportamento di tali caratteristiche nel limite
continuo in cui, introdotta nella (2-107) la densità di massa µ = ~, si fa
poi tendere d a zero. In tale situazione è opportuno considerare il rapporto
o 0,5 1 kd
1C
2 4K 4 /C
CV .·z kd • 2 kd ,,.sm·Zkd
'" 2
FIGURA 2-59
Relazione di dispersione w(k) per le
-k2 = _m_d_k_2 sm -2 = -µ-d2_Jc_2 sm 2 - µ (kf)2
onde su una catena di masse e
molle. sin !f.!l. ·
Nel suddetto limite, per ogni k, -d1- --* l e si ha perciò
T

La relazione di dispersione w (k) diventa lineare e il rapporto fra cv e k è dato,


per ogni k, dalla costante~ che caratterizza la velocità di onde che soddi-
sfano l'equazione di D'Alembert (2-102): solo nel limite continuo la cat~na
diventa un mezzo non dispersivo nel quale si hanno onde monocromatiche
che si propagano con la medesima velocità di fase v =·..ficlµ,.
ISBN 978-88-08-0963-5 2-13 ONDE IN CATENE DI MASSE E MOLLE 123

Queste considerazioni ci portano ad approfondire i limiti di validità della


trattazione utilizzata per passare dall'equazione alle differenze (2-106) all'e-
quazione differenziale (2-102). In effetti, come illustrato·nell'eserripio 2-24,
nella valutazione delle differenze s(x ±d, t) -s(x, t) si sono trascurati, in
uno sviluppo in potenze di d, i termini di ordine superiore al secondo. Per
un fissato valore non nullo di d, ciò è valido solo se la perturbazione cambia
abbastanza lentamente su intervalli spaziali dell'ordine di d: in particolare
nel caso di funzioni armoniche ciò avviene se
lkl d « 1,
cioè se la lunghezza d'onda À è molto maggiore di d:
À »d.
In tali condizioni, il fattore sin2 ":/_ nella (2-107) può essere sostituito da
(kf )2 e si ritrova una relazione lineare fra w e k
w2=Kdk2,
m
come nel caso continuo.
Essendo d dell'ordine delle distanze interatomiche (d ~ 10- 10 m), la
condizione À » d è comunemente verificata per le onde nei solidi. Que-
ste considerazioni giustificano la trattazione macroscopica sviluppata nel
precedente paragrafo.

Studiare i limiti dell'approssimazione con cui, partendo dalla (2-98), si può ottenere la
(2-102) e dimostrare che; = A cos(kx-cvt) soddisfa l'equazione (2-98) se lkl d « I e
e,}= ~k2 .

Calcolando le differenze ;n±l - ;n con lo sviluppo di Taylor della funzione ;(x, t):

· aç 1 a2 ; 2 1 a3 ç 3 · 1 a4ç . 4
çn±l - çn = ± ax d + 2 ax2 d ± 3! ax 3 d + 4! ax 4 d + ... '
il secondo membro della (2-98) è espresso da

_!__ ( a2; d2 + _.!:... a4; d4 + ... ) = Kd a2; + _.!:... Kd a4; d2 + ....


md ax2 12 ax 4 m ax 2 12 m ax 4

Per ottenere l'equazione di D'Alembert (2-102), il termine l~I d 2 e i termini suc-

cessivi dello sviluppo devono essere, in modulo, « I~ I- Per una. perturbazione


armonica ç = A cos(kx - wt),

aZ~ = -k2A cos(kx - c.vt) = -k2ç e


ax 2 ·
a4; =-k2a2; =-k4ç.
ax 4 ax 2
quindi la condizione precedente è soddisfatta se k 2 d 2 « i. Per lkl d « 1, si può
sostituire nella (2-107) il fattore sin2 kf con ( kf )2 , trovando ·
d'
c.v2~ ~k2
m
che equivale a una relazione lineare fra c.v e k.
124 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

2=14 Onde elastiche nei solidi


Nei mezzi solidi, ogni azione che produca una deformazione longitudinale
(dilatazione o compressione) con variazione di volume di un elemento di
materia, ne provoca in generale anche una distorsione laterale, cioè una
variazione di forma. La reazione elastica a tali deformazioni ha come conse-
guenza che nel mezzo si possono propagare sia onde longitudinali, sia onde
trasversali. Gli effetti della suddetta distorsione sulle onde longitudinali
sono trascurabili nel caso di sbarre di dimensioni trasverse piccole rispetto
a quelle longitudinali, come quelle considerate in precedenza; nei mezzi
estesi, invece, come sarà mostrato nel seguito, essi concorrono a determinare
FIGURA 2-60 una velocità più elevata di quella prevista dalla relazione- (2-34).
Uno sforzo di compressione In generale, la velocità di propagazione di tali onde sono diverse fra loro
Od = f j_/ A sulle facce di area A e dipendono, in modo diverso, dai valori dei vari parametri che, nell'ambito
determina una riduzione specifica di
volume t,. = (Vo - V)/Vo. della teoria dell'elasticità, caratterizzano il legame fra sforzi e deformazioni.
Nel testo è stato introdotto a questo proposito, mediante la (2-32), solo il
modulo di Young, relativo al rapporto fra sforzo (perpendicolare a dS) e
deformazione (specifica) longitudinale (lungo tale direzione); una trattazione
completa deve invece considerare anche le deformazioni trasverse e stabilire in
generale il legame di tutte queste deformazioni con gli sforzi sia longitudinali
(o dilatazionali), sia di taglio (paralleli a dS).
Per la tridimensionalità del problema, sforzi e deformazioni vanno in
generale descritti mediante grandezze tensoriali e quindi il numero dei pa-
rametri elastici coinvolti è in generale elevato. Nei mezzi isotropi, risulta
tuttavia sufficiente considerare solo due parametri: il «modulo di volume»
(o di compressione)
(2-108)
FIGURA 2-61
Uno sforzo di taglio us = fui A che dà il rapporto fra lo sforzo di compressione e la variazione specifica
determina una deformazione di volume (fìg. 2-60) e il «modulo di taglio» (o di scorrimento)
caratterizzata dall'angolo y.
O"s
µ=-, (2-109)
y
dettrminato dal rapporto fra lo sforzo di taglio e l'angolo che, nella figura 2-61,
rappresenta la variazione di forma.
Il parametro µ, e il parametro À, definito da

2
À =K - -µ
3 '
(2-110)

sono detti parametri di Lamé.


In generale, in presenza di una dilatazione longitudinale si ha anche una
contrazione trasversa, e il rapporto di Poisson
TABELLA 2-3 .
Alcuni valori del coefficiente di
Poisson.
a~y
ay
]) = a~x
Acciaio 0,3 ax ·,.•

Alluminio 0,33 fra i moduli di deformazione trasversa specifica e deformazione longitudinale


Rame 0,34 specifica (tab. 2-3) risulta sperimentalmente costante (e non superiore a ½)-
Piombo 0,4 Si può dimostrare che K e µ sono legati a Y e v dalle relazioni
Caucciù 0,5 y y
K=---- (2-111)
3(1 - 2v) µ = 2(1 + v) '
ISBN 978-88-08-0963-5 2-14 ONDE ELASTICHE NEI SOLIDI 125

e che le velocità di propagazione delle onde (unidimensionali) longitudinali


e trasversali in un mezzo solido esteso, non confinato, isotropo, di densità
p sono rispettivamente date, in termini dei parametri elastici J... e µ, da

V/ = t: 2µ ; v, = ff (2-112)

Il coèfficiente µ, detto anche modulo di rigidità trasverso, ha per le onde


trasvers_ali nei solidi lo stesso ruolo del parametro Y per le onde longitudinali
in una sbarra sottile. Per le onde longitudinali, gli effetti fisici descritti dal
parametro µ hanno la conseguenza di irrigidire il materiale, rispetto alla
situazione che si presenta in una sbarra. Infatti, essendo per le precedenti
relazioni (2-111), Y = J...+2µ-2J...v, per un valore tipico div('.'.:'::'.}) risulta
À + 2µ '.:::'. Y + ~J...: la velocità di tali onde è pertanto maggiore di quella
determinata dalla (2-34).
È facile verificare che, in termini dei moduli di compressione e di
scorrimento, le velocità delle onde elastiche nei mezzi solidi sono

ciò implica che ~ > .[i.


In termini del modulo di Young e del coefficiente di Poisson, si ha invece

Y(I - v)
V[= (2-113)
p(l + v)(l - 2v)

e quindi
VJ =-Ji(l -v) ; (2-114)
Vt 1 -' 2v
tenendo conto che O < v < ½., si ha pertanto la condizione-più restrittiva
VJ/Vt > ./2..

2-14-1 Cenni alle onde sismiche


Le onde sismiche sono onde elastiche che accompagnano i processi di
ridistribuzione dell'energia elastica di deformazione accumulatasi in zone
di instabilità nella distribuzione globale delle masse nella Terra; esse ~
manifestano in maniera più o meno vistosa nei terremoti.
,. . Vicino alla superficie della Terra i valori della velocità delle onde elastiche
' sono vz '.: :'. 8 krn./s .e Vt '.:::'. 4,45 km/s(7). La velocità _delle onde longitudinali
cresce con la profondità fino a una profondità di circa 3000 km, ·oltre la
quale non si ha alcuna· trasmissione di onde a .causa di forti discontinuità
nelle impedenze, associate all'incontro con il nocciolo fluido della Terra.
Le onde sismiche longitudinali «arrivano» quindi prima di quelle trasversali;
per tale motivo esse vengono cbiamat~ onde P (primarie), mentre quellé
trasversali sono dette onde S (secondarie). •!

C7)n loro rapporto ~ :::::: ,J3 è in accordo con la relazione (2a114) per v = ¼, che è una
buona stima del valore medio del coefficiente di Poisson per molte rocce della crostra terrestre.
126 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Una descrizione anche sommaria delle caratteristiche che si rilevano sulla


superficie terrestre per le onde sismiche è naturalmente più complessa di
quella valida per le onde elastiche all'interno di un mezzo solido isotropo
e infinitamente esteso.
Lungo la superficie terrestre si propagano onde (dette onde di Rayleigh)
che risultano dalla combinazione di onde longitudinali e onde trasversali,
la loro ~elocità è leggermente più bassa (del 5-10%) di quella prevista
dalla precedente trattazione per le onde trasversali ordinarie; queste onde,
essendo confinate in due dimensioni, hanno ampiezze maggiori di quelle
tridimensionali e sono potenzialmente più dannose. Nei terremoti, dopo tali
onde arrivano le cosiddette onde di Love, puramente trasversali, determinate
da una complessa combinazione di fenomeni dovuti alle stratificazioni presenti
nella struttura della Terra. In effetti per entrambi questi tipi di onde la Terra
si comporta come un mezzo dispersivo e la loro velocità viene a dipendere
anche dalla frequenza.

2-15 Energia e impulso nelle onde elastiche


In questo paragrafo vogliamo dimostrare la validità dell'espressione della
densità di energia u(x, t) su una corda perturbata, estendendo la trattazione
del paragrafo 2-8 alla situazione più generale in cui la perturbazione è
presente sia a sinistra sia a destra del tratto di corda che ·si considera.
In tale caso entrambi i suoi estremi, posti in x1 e x2, sono generalmente
in moto e quindi compiono lavoro sia le forze esterne agenti da sinistra
in x1 sia quelle agenti da destra in x2: la variazione dell'energia propria
del tratto di corda in un intervallo di tempo dt è quindi

dEo = oJ)e) = 8L(sin) + 8L(ds) = [- (r axa~ a~)


at xi
+ (r a~ a~) ·]
ax at xz.
dt

Da questa relazione segue

dEo
dt
= [r axa~ a~]xz
at
=
Xl
T 1xz ~ (a~ a~) dx= T 1Xz fdx
X[ ax ax at xi
La funzione integranda f è la somma di due termini,

a2~ a~ a~ a a~
ax 2 ai + ax ax ai '
e può essere espressa come la derivata parziale rispetto al tempo di un'altra
funzione: a tale scopo, rielaboriamo il primo termine sfruttando l'equazione
delle onde e invertiamo nel secondo l'ordine delle derivate miste. Si ottiene
così

f - vZ
1 ag a2 + aç a aç = a [ (aç)
2

éJt 8t
~
éJX éJt éJX [)t
1
2V~ 8t
2
+
1
2
(at;)8x
2
]
.

Scambiando nell'ordine la derivazione temporale con l'integrazione spaziale


e tenendo presente che v = jf,, si ottiene
-dEo ::;:: -
dt
a 1xz
at x,
[1 (aç)
- µ,
at 2
+ 1 (a 5 )
-
ax
2
-T
2
-
2
] dx = -a
at
1x2 xi
u (x, t)dx

., ',
ISBN 978-88-08-0963-5 2-15 ENERGIA E IMPULSO NELLE ONDE ELASTICHE 127

u(x, t) = -µ
1
2
(aat5)
-
2
+ -T
1
2
- 5)
ax
(a 2

ha quindi il significato generale di densità di energia.


D'altra parte, per la relazione (2-44),

P(x, t) = -T at a5 = -µv2 at at
ax at ax at
è il valore «istantaneo» della potenza che «passa» da un generico punto
x, al tempo t, nel verso positivo dell'asse x; quindi, da un lato si ha
8L(sin) (x1) = P (x1, t)dt, dall'altro risulta invece 8L(ds) (x2) = - P(x2, t)dt.
Infatti, per il principio di azione e reazione, 8L (ds) (xz) è uguale e opposto
alla quantità 8L(sin\x2 ) relativa al tratto di corda che si trova a destra di
quello considerato. Di conseguenza

-dEo
dt
= P(x1, t) - P(x2, t) ,

· dove P (x1, t) rappresenta la potenza che entra nella zona x1 -;-x2, provenendo
da sinistra, mentre -P(x2, t) rappresenta la potenza che entra da destra
(essendo P(x2, t) quella che esce verso destra).

2-15-1 Trasferimento di impulso


È naturale aspettarsi che al trasporto di energia da parte delle onde «viaggianti»
corrisponda anche un trasporto di quantità di moto (o impulso): per esempio,
nel caso delle onde sonore, esso si manifesta con la «pressione» es~rcitata
dalle onde su una superficie interposta sul loro cammino.
La discussione fisica completa della proprietà dei mezzi elastici perturbati ·
di possedere, oltre che una densità di energia, anche una densità di quantità
di moto, e del legame fra quest'ultima e il trasporto di impulso, è piuttosto
complessa. Nel caso delle onde trasversali su una corda, tuttavia, non è
difficile derivare formalmente la relazione
·a a
-u(x, t) = --Ilx(x, t) (2-115)
ax at
nella quale la grandezza
iJ5 05
Ilx(x, t) = -µ ax 8t
ha le dimensioni fisiche di una densità
. di quantità di moto, mentre..--il
/
primo
membro ha le dimensioni fisiche di una «densità di forza». Per la (2-44),
1
Ilx(x, t) =2 P(x, t) (2-116)
V

e quindi, per un'onda progressiva,


I
Ilx(x, t) = -u(x, t) (2-117)
V

Le tre precedenti relazioni risultano valide per ogni tipo di onda (piana).
Nell'esempio seguente, l'ultimo risultato viene esplicitamente dimostrato
nel caso di onde longitudinali in una sbarra, dopo avere definito su basi

l
fisiche la densità di quantità di moto.
128 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5
· :~
~,
.,".'i..
:)

Dimostrare la relazione (2-117) fra i valori medi delle densità di impulso e di energia,
nel caso di onde monocromatiche longitudinali in una sbarra come quella considerata
nel paragrafo 2-6.

Come discusso nel paragrafo suddetto, in presenza della perturbazione, l'elemento


di massa dm=pSdx, che in condizioni imperturbate occupa il volumetto dV =Sdx, si
distribuisce su un volumetto diverso dV' = S (dx+ *dx) e acquisisce una componente
della velocità lungo l'asse x uguale a t; .Per la corrispondente densità p' si ha quindi
I p ( 8$)
p=(i+!!)~pl-ax,

assumendo j :! I« 1 per piccole perturbazioni. A tale densità di massa si può ~ssociare


una densità di quantità di moto, moltiplicando p' per t; :
ITx(x, t) = p(I - a$) -a$ .
-
ax òt
Per un'onda progressiva, ~ = -½ ~ e quindi
Ilx(x t) = p(l + ~ B§) at .
' v Bt 8t
Per un'onda monocromatica consideriamo i valori medi su un periodo: quello del primo
termine p -sfè nullo; perciò si ha

-
flx
1
= VP Bt
(at)2 =. V11ZPCù2A 2= Vl_ U •

J
2-116 Equazi~ne delle onde e onde stazionarie
Dal punto di vista matematico, le onde stazionarie (unidimensionali) sono
definite come quelle particolari soluzioni dell'equazione di D 'Alembert (2-2)
per le quali si può separare la dipendenza di ~ da x e da t. Esse hanno
la forma
~(x , t) = X(x) F(t) , (2-118)

ove X e F sono funzioni unicamente di x e di t, rispettivamente, di modo


che si può scrivere

Dalla (2-2) si ottiene quindi l'equazione

v2 d2 X 1 d2 F
(2-119)
X dx 2 = F dt 2 '
nella quale le variabili sono separate. Il primo membro non dipende da t
e il secondo non dipende da x: la loro uguaglianza implica che entrambi
siano costanti. Denotata con -w2 il valore di tale costante, la precedente
ISBN 978-88-08-0963-5 2~16 EQUAZIONE DELLE ONDE E ONDE STAZIONARIE 129

coppia di equazioni si riconduce alle equazioni differenziali «armoniche»:

ove k = ~, come nelle onde monocromatiche «viaggianti».


Per le familiari caratteristiche sinusoidali delle soluzioni di tali equazioni,
le funzioni (2-118) possono quindi assumere una delle seguenti espressioni:

Hx, t) = Acoskx cos(wt + cp)

Hx, t) = Asinkx cos(wt + cp)


(2-120)
~(x, t) = Acoskx sin(wt + cp)
~(x, t) = A sinkx sin(wt + cp)
con A, Cù e cp arbitrari.
In ogni punto si ha una variazione armonica nel tempo della perturbazione,
che è caratterizzata dalle medesime pulsazione e fase, ma ha un'ampiezza
(A cos kx o A sin kx) che varia sinusoidalmente da punto a punto.
Come già discusso nel testo (in modo esplicito per il primo e l'ultimo dei
suddetti casi, per <p = O), per ciascuna delle (2-120) si può individuare una
sequenza di punti equidistanti di À /2, i nodi, in cui ~ resta costantemente
nullo e altri punti (i venttj.), intermedi fra nodi adiacenti, in cui ltl ha il
massimo valore, all'istante considerato.
Per il principio di sovrapposizione, la soluzione generale della forma
(2-118) è una combinazione lineare delle quattro soluzioni (2-120). Si può
dimostrare che essa può essere espressa nella forma

Hx, t) = A cos kx cos(wt + a) + B sinkx sin(Cùt + ,B) ,

con opportune definizioni .delle ampiezze A e B e delle fasi a e ,B.


È importante osservare che per B = ±A si ottiene l'onda armonica
viaggiante A cos(kx ± Cùt + cp).
Si ha quindi la possil)ilità di costruire un'onda armonica viaggiante come
sovrapposizione di due onde st~ionarie di eguale ampiezza; ciò costituisce
la controparte della possibilità, sfruttata nel testo, di costruire un'onda sta-
.: zionaria sovrapponendo due onde armoniche di uguali ampiezze viaggianti
•;in direzioni opposte. Questo fatto è ovvi?ffiente conseguenza delle proprietà
di linearità dell'equazione di D 'Alembert e suggerisce che una generica
soluzione di tale equazione possa essere espressa sia in in tennini di onde
viaggianti sia in tennini di onde stazionarie, come discusso nel prossimo
paragrafo.
Da questo punto di vista, le onde stazionarie sono particolarmente utili :
quando le onde devono soddisfare a condizioni al contorno, come quelle
discusse nel testo nel caso di una corda di lunghezza finita.
Applicando un procedimento analogo a quello sviluppato in dettaglio nel
paragrafo 2-11-1, si trova che in tutti e quattro i casi di possibili condizioni
al contorno presentati prima di tale paragrafo, le onde stazionarie sono del
130 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

tipo

ove le funzioni spaziali X n(x) (di tipo sinusoidale) sono le cosiddette au-
tofunzioni corrispondenti ai particolari valori kn del numero d'onda detti
autovalori, per i quali sono soddisfatte le assegnate condizioni al contor-
no; le pulsazioni associate Wn = vkn determinano lo spettro delle possibili
frequenze (autofrequenze) delle oscillazioni.
La soluzione generale dell'equazione delle onde che rispetta tali condi-
zioni al contorno può essere espressa, in termini delle relative autofunzioni,
mediante la serie

Hx, t) = L An Xn (x) cos(wnt + cpn) ,


n

ove i valori delle ampiezze An e delle fasi <pn sono collegati alle condizioni
iniziali per la 5(x, t) e per la sua derivata rispetto al tempo .

.2-16-1 Rappresentazione delle onde mediante onde viaggianti


oppure onde stazionarie
Nella parte principale del testo si sono introdotte le onde stazionarie come
sovrapposizione di onde viaggianti in verso opposto (onda incidente + onda
riflessa), mentre nel paragrafo precedente si è mostrato che un'onda viaggiante
può.essere espressa in termini di onde stazionarie. Onde viaggianti e onde
stazionarie costituiscono in effetti modi alternativi di base per rappresentare
la medesima soluzione dell'equazione delle onde. Per un dato problema,
la scelta della rappresentazione da utilizzare deve tenere conto del tipo di.
conoscénza che si ha sulla situazione in istudio.
s
Se si conoscono le condizioni iniziali, cioè (x, O) (e la «velocità iniziale»
( ~;) t=O), la descrizione in termini µi onde viaggianti è la più diretta, in quanto
può facilmente incorporare tali condizioni: per esempio, se Hx, O) = f (x) e
(~~)t=O = O, si ha semplicemente Hx, t) = f (x -vt). La rappresentazione
in termini di onde viaggianti, implementata dalla presa in considerazione
di riflessioni e trasmissioni, ha diversi vantaggi rispetto a quella delle onde
stazionarie. In particolare, la propagazione di perturbazioni impulsive (quali_
quelle delle figure 2-5, 2-37, 2-38 su una corda con estremi fissi) risulta così
descritta in modo molto più semplice: la rnppresentazione basata su onde
stazionarie richiederebbe invece la sovrapposizione di un grande numero
· di termini (dello sviluppo in modi normali).
D'altra parte un'onda viaggiante, quando raggiunge il contorno di un
mezzo, può subire ·riflessioni e trasmissioni; in un intervallo di tempo suf-
ficientemente lungo si possono avere numerose riflessioni e quindi molte
onde che si propagano avanti e indietro: la descrizione in termini di onde
viaggianti diventa estremamente complicata. In questi casi può essere più
semplice utilizzare, su tempi lunghi rispetto a quelli di transito, le onde
stazionarie. ~
Queste complicazioni non sussistono nei · mezzi illimitati, in cui non
ci sono «contorni»: in tali casi, come per la trasmissione del suono e
delle onde elettromagnetiche negli spazi aperti, la trattazione appropriata è
quella basata sulle onde viaggianti (spesso scelte nella forma di onde piane
monocromatiche).
ISBN 978-88-08-0963-5 2-17 CORDA VIBRANTE E ANALISI ARMONICA 131

2-17 Corda vibrante e analisi armonica


Una corda con estremi fissi può vibrare in uno qualunque degli infiniti modi
stazionari possibili
gn(X, t) = An Xn(X) cos(cvnt + (f)n)
(2-121)

(da questa espressione, ove sono state introdotte ampiezze An e fasi (f)n
in generale diverse da modo a modo, per <pn = -J
si riottiene la (2-89)
discussa nel paragrafo 2-11).
Per il principio di sovrapposizione, in tali condizioni, risultano possibili
per la corda configurazioni in cui siano coinvolti tutti i modi permessi:
~(x, t) = L An Xn(x) cos(wnt + <pn) .
n
(2-122)

Nel seguito, se non altrimenti precisato, le Ln si intendono da n = l a oo.


A un fissato istante to, la configurazione della corda è quindi rappresen-
tata da

g(x) = L Bn sinknx (2-123)


n

In una trattazione in cui la corda, sede di una perturbazione elastica, è


considerata come un insieme di un grande numero N particelle che si com-
portano come oscillatori accoppiati, si può dimostrare che le onde stazionarie
(2-121) corrispondono ai modi normali cii tali oscillazioni; su basi fisiche
si può così giustificare non solo che la (2-122) rappresenta una possibile
perturbazione sulla corda (con estremi fissi), ma anche che, in tali condizioni,
ogni possibile perturbazione g sulla corda è rappresentabile mediante tale
sviluppo: i 2N parametri An e <ÌJn a disposizione consentono di «riprodurre»
gli spostamenti iniziali e le. velocità iniziali di ciascuna delle N ·particelle,
cioè lo stato iniziale della corda.
Il generico profilo assunto a un dato istante risulta quindi sempre espri-
. mibile nella forma (2-123).
Questa affermazione, la cui validità fisica nel presente contesto fu intuita
per la prima volta da Bernoulli e Lagrange, venne poi generalizzata e precisata
matematicamente da Fourier, che riuscì in seguito a dimostrare che
una generica funzione che si annulli agli estremi di un intervallo si può I
I rappresentare su tale intervallo mediante lo sviluppo (2-123) in serie di
funzioni sinusoidali.
. Questo risultato è stato il punto di partenza nello sviluppo di una importante
tecnica matematica, chiamata appunto analisi di Fourier, che ha innumerevoli
applicazioni nella fisica e nell'ingegneria.
In termini formali, l'affermazione precedente esprime la completeua
dell'insieme delle autofunzioni X n (x) = sin knx nello spazio delle funzioni
(sufficientemente regolari) che si annullano in x = Oex =
L. Una importante
caratteristica di tale insieme è l'ortogonalità delle diverse autofunzioni, cioè :
· la proprietà, illustrata nell'esem.1;>io 2-26, per cui ·
L · L
1 o
Xn(x)Xm(x)dx

ove 8nm (detto simbolo di Kronecker) vale 1 per n


·
= -Onm
2
,

i= m e
(2-124)

O per n = m.
132 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

Utilizzando tale relazione, si deriva anche l'espressione dei coefficienti di


Fourier di una generica funzione rappresentata nella forma (2-123):

Bn = ~ {L ~(x) sinknx dx , . (2-125)


L lo
già introdotta, senza dimostrazione, nel paragrafo 2-11 con la (2-85).
Talvolta risulta conveniente ridefinire le autofunzioni introducendo op-
portuni fattori moltiplicativi, in modo che esse risultino, come si dice, norma-
lizzate sull'int~rvallo 0-L. È evidente che le funzioni fn(x) = .j"f sinknx
godono della proprietà di ortonormalizzazione:

. foL fn(x)fm(x)dx = Onm

Dimostrare la proprietà (2-124) per l'insieme di funzioni Xn (x) = sinknx, con kn =


.nf. Sfruttando tale risultato e la (2-123), dedurre la relazione (2-125).

Come già visto nel paragrafo 2-11, dallerelazionicos(a=t=,B) =cosa cos ,B±sina sin ,B,
posto a= knx e f3 = kmx, si ottiene

sinknx sinkmx = ~{cos(kn - km)X - cos(kn + km)x} .


Introdotta la variabile 0 = 7t Ì;, si può scrivere

1nm =a {L Xn (x)Xm (x)dx. = !:_ {1r {cos(n - m)0 - cos(n + m)0}d0 ,


lo 2rr lo
da cui, eseguendo l'integrazione per m :f= n:
1 1
1nm = !:_ [ --sin(n - m)0 - - - sin(n + m)e]n
2rr:n-m n+m . 0
Entrambi gli addendi nell'espressione fra parentesi sono nulli per 0 = Oe 0 = rr e
=
risulta quindi 111 m = O_. Nel caso di m n, invece, si ha

lnn = .!:__ {n: (1 __: cos 2n0)d0 = !::_ .


2rr lo 2
I risultati ottenuti si esprimono in modo compatto nella forma

f□L
o
X11(x)Xm(x)dx = -8nm,
L
2
mediante il simbolo di Kronecker 8nm introdotto nel testo. Se ora si considera per la
funzione Hx) = Ln Bn sink11 x =
Ln Bn Xn(x) l'integrale di «sovrapposizione»
con una generica autofunzione Xm (x), si ha

foL ç(x) Xm(x)dx = foL (;;BnXn(x))Xm(.x) =


= LBn {L Xn(x)Xm(x)dx =
n lo
. L L
= -2 LBn8nm = -Bm,
2
11

da cui si ottiene_l'espressione cercata per i coefficienti Bn.


ISBN 978-88-08-0963-5 2-17 CORDA VIBRANTE E ANALISI ARMONICA 133

Trovare la configurazione iniziale di una corda di lunghezza L con estremi fissati affin-
ché l'unico modo cli oscillazione sia quello corrispondente alla frequenza fondamentale.
Discutere la fattibilità del processo.

Come mostrato dalla (2-123), in un determinato istante la configurazione della corda


è data dalla somma dei diversi modi di frequenza kn = nf con «pesi» Bn, Se si
vuole che l'unico modo presente sia quello fondamentale, si deve avere Bn = O per
f
ogni n i l. La configurazione assume allora la forma ;(x) = B1 sin x. Il processo
appare difficilmente realizzabile, non essendo possibile «pizzicare» la corda in modo
da farle assumere la configurazione richiesta

2-17-1 Energia e modi normali


Se esprimiamo la funzione ;Cx, t) mediante lo sviluppo (2-122) nei modi
permessi, possiamo calcolare l'energia cinetica Ecin e quella potenziale Epòt
integrando le corrispondenti densità su tutta la corda. L'ortogonalità delle - .._
autofunzioni Xn ci permette di scrivere ·

L'energia totale è data dalla somma dei due termini e risulta indipendente
dal tempo:

Ecin, Epot, E tot si ottengono tutte come somma delle corrispondenti grandezze
'relative ai singoli modi in tennini dei quali viene espressa l'onda considerata.
L'espressione generale della potenza si può ottenere dall'equazione di
continuità ftu(x, t) = - a~ P(x, t).
Con calcoli un po' laboriosi si dimostra che per ciascun modo si ha

Data la dipendenza sinusoidale dal tempo di P, l'intensità media associata


è quindi nulla.
134 CAR 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

2-17-2 Analisi di Fourier delle funzioni periodiche


Se esaminiamo l'andamento nel tempo della generica perturbazione (2-122)
per un fissato valore di x, possiamo scrivere

$(t) = L Cnn
COS (Cùnt + (f)n) con Cùn = nw1 , (2-126)

ove Cn = An sinknx,
Essendo 2CVJrr = n 2{t)rrn , ogni moto possibile di un punto generico della corda
che soddisfi le condizioni al contorno considerate è periodico di periodo
2n:
T=-.
CùJ

La funzione del tempo che lo descrive può essere espressa come una combina-
zione di funzioni sinusoidali aventi opportune ampiezze e fasi, corrispondenti
alle varie armoniche della frequenza fondamentale w1.
La (2-126) è un esempio dello sviluppo in serie di Fourier delle funzioni
periodiche. Essa costituisce la base per l'analisi di Fourier delle funzioni
del tempo nel «dominio delle frequenze». ·
La funzione~ (t) da noi considerata ha la particolarità di avere valore medio
nullo sul periodo, rappresentando lo scostamento da una configurazione di
equilibrio di un sistema oscillante (come si può anche verificare essendo
nullo il valore medio di ciascuno dei temini sinusoidali che compaiono nella
serie).
In generale, per una funzione periodica F(t), il cui valo;e medio Fo
su un periodo T,
Fo = _!_ · [T F(t) dt.
T lo
sia diverso da zero, si ha invece lo sviluppo
2n:
F(t) = Fo + L Fn cos (nwot + ({Jn) con evo= -
T
(2-127)
n

L'insieme dei coefficienti Fn e delle fasi (f)n è caratteristico della particolare


funzione considerata e ne determina il cosidetto spettro di Fourier.
Esistono altre espressioni equivalenti per lo sviluppo di Fourier di F(t),
che ·vengono riportate qui di seguito, con un accenno sommario alla loro
dimostrazione.
Utilizzando note identità trigonometriche, si può esprimere la precedente
relazione in termini di seni e coseni:
F(t) = Ao + L An cosnwot + L Bn sinnwot , (2-128)
n n

definendo, per omogeneità di notazione, Ao = Fa.


Per l'insieme delle funzioni cosncoot e sinnwot valgono, sull'intervallo
0-T, proprietà di ortogonalità analoghe alla (2-124 ):

f T cos(ncvot) cos(mcvot)dt = T Onm


lo 2
{T · T
lo sin(ncvot) sin(mcvot)dt = 2 8nm
far cos(ncvot) sin(mcvot)dt =O
ISBN 978-88-08-0963-5 2-17 CORDA VIBRANTE E ANALISI ARMONICA 135

quindi i coefficienti reali A e B sono dati dalle espressioni

Ao = _.!__ {T F(t) dt ;
lo
T

An = 3:_ f T F(t) cos ncvot dt ; (2-129)


T lo

Bn = ~ {T F(t) sinnwot dt .
T lo ·
Si può dimostrare che tali coefficienti sono legati -alle ampiezze Fn e alle
fasi <pn dalle relazioni

Fn =JAn2 +Bn2 <{Jn = - arctan -Bn


An
(2-130)

Gli integrali (2-129), per la periodicità delle corrispondenti funzioni inte-


grande f (t), possono essere calcolati anche, per ogni arbitrario to, come
to+T

1 to
f (t) dt .

In particolare risulta conveniente l'espressione «simmetrica>~ che si ha per


- - :r_.
,,+o .- 2· .

1-: T

2
f(t) dt. (2-131)

Da essa, infatti, si deduce immediatamente che se F(t) è unajunzionepari


di t, sono nulli tutti i coefficienti Bn in quanto la relativa funzione integranda
è dispari e ha integrale nullo sull'intervallo considerato; analogamente, se
F(t) è unajunzione dispari di t, sono nulli tutti i coefficienti An.
Nel primo caso F(t)-Fo è quindi rappresentata unicamente dalla somma
di una serie di coseni, mentre nel secondo caso si ha Fo = O ed F(t) è
rappresentata dalla somma di una serie di seni.
9
Utilizzando la relazione di Eulero cos 0 = e;e +2e-i si può esprimere la
(2-127) anche nella forma

= .L
00

F(t) <I>neinwot (2-132)


n= -oo

ove la somma è estesa a tutti gli interi, incluso lo zero. I coefficienti complessi
cI>n sono legati ai parametri Fn e (f)n della (2-127) da

= Fn · Fn ·
·q,n -el<[Jn <l>_n = -e-lrpn = <I>* per n = I, 2, 3, ... ,
2 2 · n (2-133)
<I>o = Fo
e sono calcolabili mediante la relazione

<I>n = -IT
l'IT

T
-"T
.
F(t) e-inwo t dt
'
; n = O, ±1, ±2, ±3, . . . (2-134)

Questa forma dello sviluppo di Fourier si presta in modo particolare al-


1' estensione a funzioni non periodiche, come sommariamente delineato nel
paragrafo seguente.
136 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5

2=18 Integrale e trasformate di Fourieir


I risultati del paragrafo precedente per le funzioni periodiche del tempo
valgono ovviamente anche per una funzione periodica f L (z), anche a valori
complessi, di una qualunque variabile reale z, di periodo L. Introducendo
la «frequenza fondamentale» xo =
2{ e i suoi multipli
2n:
Xn = nL n intero qualunque (2-135)

per la (2-132) e la (2-134) risulta


00

!L(z) = I:
n= -oo
(2-136)

ove per i coeffilcienti r/Jn si ha

<fan= -1
L

_1,_
2 .
.
!L(z) e-!XnZ dz (2-137)

Data una generica funzione f(z), non necessariamente periodica, definita


per z fra -oo e +oo, possiamo definire la funzione feriodica JL (z) che è
punto per punto uguale a /(z) sull'intervallo -½,
2 , ed esprimerla nella
forma (2-136).
Ovviamente, ampliando la larghezza L di tale intervallo, la corrispondente
fL(Z) tenderà a coincidere ·in modo più esteso con f(z) :

J(z) = lim !L(z) .


L-+oo
Esaminiamo quindi il limite a cui tende la (2-136) al tendere di L a +oo.
Osserviamo innanzitutto che, per la (2-135),
2n:
Xn+l - Xn =L (2-138)

quindi, sfruttando tale espressione nell'inserire la relazione (2-137) per i


</Jn nella (2-136), si ottiene

]L-(Z) = ~
oo
"'"'
n= .,-oo
Xn+l 11:- Xn
2
·
eZXnZ
1 L
2
·
_b. JL(z) e-zxnzdz
2
.

Per L-+ oo, la differenza Xn+I - Xn tende a diventare nulla, e può essere
considerata come la variazione infinitesima di una variabile continua x, di
modo che la somma sull'indice n può essere trasformata in un integrale
definito su tale variabile, mentre l'integrale che compare nella precedente
espressione diventa una funzione <p (X) di x. In definitiva, si può scrivere

J(z) = -2n1 /+ _ 00
00

eixz</>(x)dx (2-139)

avendo introdotto la funzione

_c/J(x)
.= 1+00
_ e-ixi. J(z)dz (2-140)
00

che viene chiamata trasj~•n nata di Fourier della funzione f (z). Questa, a
,...., sua volta, è detta (anti)trasformata di Fourier della <p (x).
ISBN 978-88-08-0963-5 . RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE 137

Nel caso di una funzione generica J (z), al posto dell'infinità numerabile


dei coe~cienti ~ F~urier ,~n degli s~iluppi in_ serie (2-132)ì (2-136) di
una funz10ne penod1ca, e e una funzione contmua <j) (X) che interviene
in modo equivalente nell'espressione (2-:140): come nel prim6 caso i <Pn
determinavano i pesi (e le fasi) delle varie componenti «armoniche» nelle
· serie suddette, ora </>(x)dx ha un analogo significato per le componenti di
«frequenze» fra x e x + dx nell'integrale di Fourier.
La differenza nei fattori mqltiplicativi dei due precedenti integrali è elimi-
nata nelle definizioni in uso in fisica (in particolare nella fisica quantistica):

J(z) = ~
1
v2n
1+
-oo
00

eixz<t>(x)ctx
. (2-141)

che mostrano più direttamente la simmetria delle operazioni di «trasforma-


zione» e «antirasformazione» di Fourier

(2-142)

In un certo senso le variabili z e x sono «coniugate». Le funzioni f (z) e


</> (x), legate fra loro dalle trasformazioni di Fourier, rappresentano negli
spazi «duali» di tali variabili la ·medesima situazione fisica: l'uso di una o
dell'altra rappresentazione può essere più o meno conveniente, a seconda
delle caratteristiche ·che si vogliono studiare o t:Videnziare.
Coppie di variabili coniugate sono per esempio il tempo t e la «frequenza
temporale» w, una coordinata spaziale x e la «frequenza spaziale» (o numero
d'onda) k.
· Il moto di un sistema fisico può essere descritto nel ·«dominio temporale»
da funzioni del tempo F (t) o dalle corrispondenti funzioni <I> (w) nel dominio
delle frequenze (temporali). Analogamente una grandezza fisica scalare che
dipenda da una coordinata spaziale x può essere descritta da una funzione f (x)
o dalla corrispondente <j)(k); nello spazio duale delle frequenze «spaziali>>.

· Eqztazio.ne di D'Alemberl.per le onde a2s 1 a2s


· ax 2 -:- v 2 Bt2

: <.mde ~i~$gianti con velocità :v : s = f(x - vt) (progressive)


I;= g(x + vt). (regressive)·

onde .piane ·viaggiariti nella direzione u~ : J(i: ·Un± vt)

f(r=rvt) -
.onde sferiche: .
.·r
138 CAP. 2 ONDE ELASTICHE ISBN 978-88-08-0963-5
ri
~.1
F\,, ·
Onde piane armoniche f = Acos(k · r =F wt + 8) '·'
!:"'.

rappresentazione complessa: f=Re(f); J=A ei(lc-r=rwt); A= Aé5 (ampiezza complessa)

velocità di fase: v = Cù; cv: pulsazione; k: numero d'onda


k

battimenti: f = 2A COS [ (k2 --;_k1)x _ (Wz-; wi)t] COS [ (k2 -i;k1)x _ (wz 1w1)t]
dw(k)
velocità di gruppo: v8 = ~; (cv(k): relazione di dispersione)

Onde elastiche

trasv~rsali .su una corda:


a2g µ, a2g
- 2 - --
ax - T at 2 ·' v-
-
{fµ,'
-· '[=tensione; µ,=densità (lineare)

longitudinali in una sbarra:


82
-
ax ..
g=
2 y
82
-P - 2~ ; v
at = -; /f
p
Y = mo du1o
.
a·1 Yioung; p· = d ens1ta
·,

a2t Po <Pt . ff
longitudinali nei gas: ax 2 - /3 atz , v = VPo (fJ = coeff. di compressibilità; Po = densità)
Cp
velocità del suono in aria: V~ /Yl§_ ( y=- po: pressione)
V PO Cv

Impedenza di llll mezzo elastico: z = ar: sollecitazione/rapidità di. variazione della perturbazione
p(s)

at
impedenza di una corda: .Z = ..jrµ, (per onde trasversali)

impedenza per unità di area: Zo = ..jpY (per una sbarra) ; Zo = -v'iioP (per un fluido)

Energia trasportata dalle onde

• trasversali su una corda: . P(x, t) vr( =


85 ) 2
= T(
85 ) 2 = z( 85 ) 2 (per unità di tempo)
. · 8x V dt dt

in un mezzo esteso: a5)2


I (x, t) = Zo (8t (per unità di tempo e di area)

1
intensità di un'onda armonica:. I= :-Zow2 A2 (in un mezzo di impedenza Zo)
2

Coefficienti di riflessione e di trasmissione


h 4Z1Z2
T=-=----
- li (Z1 + Z2)2
Onde sta'l:ionarie (su una corda di lunghezza L con .estremi fissi)

Hx, t).= An sin knX cos Cù11 t kn = n. n:L per n = 1, 2, 3, .; w = n v rrL


11 pulsazioni dei modi normali
.

energia meccanica di ·una corda nel modo di pulsazione Cùn


~ ONDE
ELETTROMAGNETICHE
E IRRAGGIAMENTO

Compendio
In questo capitolo si deriva l'equazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto
e si dimostra che la loro velocità coincide con quella della luce. Si studiano
le onde piane in propagazione libera nel vuoto, mostrando che le equazioni
di Maxwell impongono il carattere trasversale delle onde, l' ortogonalità
fra campo elettrico e campo magnetico, e un rapporto costante fra i loro
moduli. Si discutono le caratteristiche delle onde piane monocromatiche e
si introduce il concetto di polarizzazione delle onde., Applicando le leggi
di conservazione dell'energia all'interazione fra campi elettromagnetici e
materia, si dimostra il teorema di Poynting, determinando l'espressione della
densità di energia dei campi elettromagnetici. Si accenna alla densità di
impulso dei campi elettromagnetici, mostrandone il collegamento con il
carattere non newtoniano delle forze elettromagnetiche. La relazione fra le ·
densità di energia e di impulso viene illustrata analizzando i trasferimenti di
ene~gia e impulso fra un'onda elettromagnetica e un elettrone; si introduce
la pressione di radiazione.
Viene studiata-in modo semplificato l'emissione di radiazione elettroma-
.gnetica da paf!:e di una carica accelerata, determinandone gli aspetti essenziali,
le espressioni dei campi elettromagnetici e la potenza irradiata. Si considera
in particolare il caso di radiazione emessa da cariche (e dipoli) oscillanti.
Si discute l'importanza di tale argomento nella descrizione classica dell'in-
terazione fra radiazione e materia. A tale scopo, la materia è considerata
come un insieme di distribuzioni di cariche, oscillanti attorno a posizioni
di equilibrio, che sono messe in oscillazione forzata dalla radiazione che la
colpisce. Mediante tale modello a oscillatori, con opportune ipotesi sulle
loro frequenze proprie, viene trattata in particolare la diffusione della luce
nell'atmosfera illustrandone il ruolo nella spiegazione di diversi fenomeni
facilmente osservabili.
_,.;.
140 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO l~BN 978-88-08-0963-5

3-1 introduzione
Con l'introduziçme della correzione di Maxwell alla legge di Ampère, si sta-
bilisce uno stretto legame fra i campi elettrici e magnetici vàriabili nel tempo
e nello spazio .. La forri:ia differenziale delle equazioni di Maxwell mÒstra· la
natura «locale» di questo collegamento: le caratteristiche dei campi in un certo
punto e a un certo istante(«qui, ora») dipendono da quelle assunte {<qui vicino,
pocofa» e influenzano quelle che si avranno «fra poco, nelle vicinanze».
Ci si può quindi aspettare qualcosa di analogo a ciò che avviene nei
mezzi elastici, quando una perturbazione di una situazione di equilibrio,
originata in un dato punto, si fa successivamente sentire altrove, dando così
luogo a un'«onda» che si propaga con una certa velocità (dipendente dalla
caratteristiche elastiche del mezzo)C 1).
In particolare, esaminiamo qualitativamente che cosa si può prevedere
se, in una regione limitata dello spazio, un campo elettrico subisce una certa
variazione ~JE in un breve intervallo di tempo ~t. Per la legge di Ampère-
Maxwell, al campo elettrico si concatena un campo magnetico di intensità
proporzionale alla rapidità con cui è avvenuta tale variazione. Questo campo
non risulta tuttavia costante e, per la legge di Faraday, la sua variazione
i').B (nel successivo intervallo di tempo L).t) induce un _campo elettrico, che
risulta dipendente dal tempo e determina a sua volta un campo magnetico
. concatenato, ecc.: si innesca così un processo a catena che continua nel
tempo e interessa zone spaziali sempre più lontane da quella originaria, .
propagandosi quindi con velocità finita.
~È su questa base che Maxwell previde che le perturbazioni dei campi
elettromagnetici rispetto a una situazione «stazion3:!i~~- si P!9~ruid per
onde, mostrando poi chéTà Torci vefocita -df pi-opagaiiP.ne.iel.Y.U.O.to_è_ggiiiile
aquella della luce, c.~-:> Cio 'costituì, fra l'altro, un elemento essenziale a
supporto deff'ipotesi della natura elettromagnetica della luce.
Come noto, nello spazio che ci circonda esistono onde elettromagnetiche
che arrivano dalle sorgenti più svariate, con caratteristiche dipendenti dai modi
in cui sono state prodotte. Il meccanismo di base dell'emissione di radiazione
elettromagnetica (da parte di cariche accelerate) è discusso nel paragrafo 3-6, \
mentre alcuni effetti delle onde elettromagnetiche, in gran parte collegati
all'energia e all'impulso da esse trasportati, sono illustrati nel paragrafo
3-5. Tali argomenti sono preceduti da uno studio delle caratteristiche delle
onde elettromagnetiche piane.

3-1-1 La scoperta delle onde elettromagnetiche ·


L'esistenza delle onde· elettromagnetiche, prevista teoricamente da MaxwJ.:i{
nel 1873, ricevette una conferma sperimentale diretta dagli esperimenti con-
dotti da Hertz fra il 1886 e il 1889. Tali esperimenti erano basati sulridea
che le ioteose_pertu bazioni nei cam i elettrici che accom a ano le lca ·che
!iliillucbe....potess.e.IQ_IID2J.2agarsi a distanza come onde ed essere P. ' i rivelate
sfruttando i feoomenLdi.Jruluzione elettromagnetica da esse d~terminati. Il

(l)In tali mezzi la-velocità di propagazione delle onde è determinata dall'inerzia e dalle proprietà
elastiche del mezzo, cui sono associate due modalità di immagazzinamento di energia (cinetica
e potenziale). Analogamente, come nel caso dei circuiti elettrici le proprietà inerziali sono
associate all'induttanza e quelle elastiche alla capacità, così per le onde elettromagnetiche il ruolo
dell'inerzia è giocato dalle permeabilità magnetica e quello elastico dalla permettività elettrica,
che intervengono anche nelle corrispondenti espressioni delle densità di energia magnetica :e di
energia elettrica. "
ISBN 978-88-08-0963-5 3-2 EQUAZIONE DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE NEL VUOTO 141

generatore di scariche utilizzato da Hertz era un oscillatore costituito da due


pomelli cli ottone ben levigati, ciascuno dei quali connesso cf. un rocchetto
d'induzione, e separati da una piccola distanza che poteva esfere attraversata
da una scintilla. A qualche metro di distanza era posto il rivefatore, costituito
semplicemente da un filo arrotolato, ai cui capi erano colle~ate due piccole
sferette fra loro molto vicine. Hertz osservò che, generan'4o scarichy con
un oscillatore ad alta frequenza, fra le sferette del rivelatore scoccavano
piccole scintille, a conferma della presenza di onde elettromagnetiche.
Hertz verificò inoltre sperimentalmente la proprietà di tali onde di essere
riflesse da materiali conduttori e cli presentare fenomeni cli interferenza. Ciò
gli permise di misurare la loro lunghezza d'onda; conoscendo la frequenza
(dell'oscillatore), poté detenninare la velocità, che risultò essere uguale a
quella deUa luce, come previsto da Maxwell.
Con il dispositivo di Hertz, erano stati costruiti il primo trasmettitore
e il primo ricevitore cli onde elettromagnetiche, ed era stata aperta la via
alla· trasmissione «senza fili» di segnali. A questo insigne fisico, prema-
turamente morto a soli 37 anni, si devono molti risultati sperimentali cli
grande rilievo. Egli fu anche fra i primi a trovare indicazioni· dell'esistenza_
dell'effetto fotoelettrico, fenomeno spiegato solo nel 1905 da Einstein at-
tribuendo alla radiazione elettromagnetica anche proprietà non conciliabili
con una trattazione puramente ondulatoria! ·

3Q2 Equazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto


La derivazione formale della propagazione per onde dei campi elettroma-
gnetici nel vuoto si ottiene partendo dalle equazioni cli Maxwell per i campi
E e B valide nelle zone prive di cariche e correnti (ove le corrispondenti
densità p e .J sono nulle):

· {V•E=O {V•B=O
aB · aE (3-1)
VxE=-- VxB=~~-.
~- at . at
\ (eo e µo sono la permettività elettrica e la permeabilità magnetica del vuoto).
Se si applica l'operazione di rotore ad ambo i membri della legge di
Faraday e si tiene conto della legge di Ampère-Maxwell, il primo membrÒ
dell'identità vettoriale
Vx(V xv)= V(V •v)-V 2 v

(per v = E) diventa ( aB) a azE ~ --


. Vx(VxE)=Vx -at =-at(VxB)=-µoeoat 2 ;

per il secondo membro, essendo nulla la divergenza ·di E, si ha


V(V · E) - V 2E = -V 2E.
Di conseguenza risulta
(3-2)

Procedendo in modo analogo per B a partire dalla legge di Ampère-Maxwell,


si ottiene
(3-3)
142 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963·5

Posto
1
v=c=--- (3-4)
~,

le due equazioni (3-2) e (3-3) hanno la medesima forma

(3-5)

ogni componente dei campi soddisfa quindi l'equazione di D'Alembert (tri-


dimensionale) ~--- ~.

,12 f = 2. az f (3-6)
v2 at 2 '

caratteristica di onde che si propagano con la velocità v. Il valore numerico


div coincide in .questo caso con quello della velocità della luce nel vuoto c:
le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto con la velocità della luce.
· È sperimentalmente confermato che per (tutte) le onde elettromagnetiche
la velocità di propagazione nel vuoto ha lq stesso valore in tutti i sistemi di
riferimento inerziali. Questo fatto, assieme al Principio di Relatività, impone
la validità delle leggi di Maxwell in ogni sistema di riferimento inerziale e la
necessità di sostituire le trasformazioni di Galileo con quelle di Lorentz. Ciò
fu messo in luce da Einstein nel fondamentale lavoro «Sull'elettrodinamica
dei corpi in movimento», con cui egli pose le basi della teoria della relatività.,
Nella derivazione delle equazioni delle onde sono state eseguite operazioni
di differenziazione sulle equazioni di Maxwell (che sono equazioni del
primo ordine), ottenendo così equazioni differenziali del secondo ordine,
identic1:J.e ma separate, per n· campo elettrico e il campo magnetico.' In
realtà, que~te ultime possono essere soddisfatte anche da~ru:p.pi che non
rispettano le equazioni di Maxwell, come mostrato nell' esem~· o seguente.
Tali soluzioni delle equazioni (3-2) e (3-3) non possono descn ere campi
elettromagnetici reali. Dal legame stabilito dalle equazioni di M . wèll tra
il campo elettrico e il campo magnetico discendono particolari pr prietà
delle onde elettromagnetiche (discusse in particolare nel paragrafo -3'-l
per le onde piane).

Dim_ostrare che esistono soluzioni delle equazioni (3-2) e (3-3) che non soddisfano le
equazioni di Maxwell.

Consideriamo un campo elettrico E che soddisfi l'equazione (3-2) e abbia divergenza


nulla; ad esso aggiungiamo un ulteriore campo E1 conservativo (avente cioè rotore
nullo), con divergenza diversa da zero: per esempio, un campo elettrostatico. In tale
caso il rotore del campo E + E' è uguale al rotore di E, e quindi.
V X (V X (E + E')) = V X (V X E) .
Procedendo come nel testo, si trova quindi che anche per il campo E + E' vale -,
l'equazione (3-2):
. 82 (E E')
2
V (E . E')
+ = µoso +
at2
Tale campo non soddisfa le equazioni di Maxwell nel vuoto, poiché la sua divergenza
non è nulla. Analoghi esempi potrebbero essere trovati anche per il campo magnetico:
ISBN 978-88-08-0963-5 3-3 ONDE PIANE 143

L'equazione (3-2) è soddisfatta anche da campi uniformi e costanti, che


cioè non dipendano né dalle coordinate spaziali né dal tempo: tali campi
non saranno considerati nel seguito, in quanto non hanno le caratteristiche
di un'onda.

· 3-3 Onde piane


Fra le soluzioni della (3-2) çi_~9µ.9_ j_c13,rrn~i r;;tppr~s.entati dalle-onde.piane.
..., --
uniformi
' (3-7)

che dipendono dalle coordinate spaziali e dal tempo attraverso l'argomento

.W = r · Un ± vt =·XUn~·+ YUny +Plnz ·, ~ vt ,. (3-8)

ove Un è un generico versgr~~- E.o .è,..un.{arbitrario)..vettore costante, f è


una arbitraria funzionedell'argomento w.
Ciò può. essere verificato facilmente, ripetendo per ciascuna delle com-
ponenti cartesiane del campo (3-7) la dimostrazione presentata nel paragrafo
2-2-1 del precedente capitolo, basata sulle equivalenze operatoriali (per tali
funzioni)
a d a2 d2
-=v2 ___
-=±v-
8t dw
==:,-
8t 2 dw 2
(3-9)
d d2
'y =Un- ==:,- '12=-
dw dw 2
Come discusso in tale capitolo, le onde si propagano, senza q.istorsione, nella
direzione. Un (nel verso determinato dal segno, come illustrato nella :figura
2-8, nel caso di propagazione lungo l'asse x: Un =
ux), con la velocità

V= =f=VUn , (3-10)

ove v = c.
Per il carattere lineare dell'equazione delle onde, anche la sovrapposizione
di un'onda progressiva e di un'onda regressiva

E = E(p) f (r · Un - vt) + E(r) g(r · Un + vt)


è una possibile soluzione di tale equazion_e.
. Seguendo i9 stesso procedimento, si dimostra che B = Bo/ (r ·Un± vt)
··:_soddisfala (3-3): quanto sopra riportato per il campo elettrico vale quindi
anche per il campo magnetico.
(
3-3-1 Campi el.ettrici e magnetici nelle onde piane
Esaminiamo ora le condizioni imposte dalle equazioni di Maxwell ai campi
di una generica onda elettromagnetica piana che si propaga liberamente nel
vuoto e facciamo vedere che E e B sono perpendicolari alla direzione Un in
· cui l'onda si propaga, si mantengono sempre ortogonali fra loro e presentano
fra i loro moduli un rapporto uguale alla velocità della luce. · ·
144 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5

Tali proprietà sono formalmente espresse dalle relazioni

E · Un = B · Un = O , . (3-11)

(3-12)

da cui, essendo v = e, segue


B
FIGURA 3-1 (3-13)
In un'onda elettromagnetica piana,
E, B e v costituiscono una terna
destra di vettori ortogonali.
Le direzioni (orientate) di E, B e della velocità di propagazione v costituisco-
no, nell'ordine indicato (E, B, v), una tema destra, sia per onde progressive
che per onde regressive, come illustrato nella figura 3-1.
Per la dimostrazione, consideriamò in dettaglio, negli esempi seguenti,
il caso di onde piane progressive (o regressive) per entrambi i campi: E e
B sono quindi funzioni vettoriali del medesimo argomento w = r · Un ,= vt

E= EofE(r · Un =i= vt) , B = Bo/B(r · Un =i= vt)

(l'impossibilità che i campi E e lB si propaghino in versi opposti è discussa


nella parte finale dell'esempio 3-3).

Dhnostrare la (3(1), tenendo conto delle leggi d; Gru,,s e delle relariolli~).

Per le relazioni citate, si ha


dEx dEy dEz d(un · E)
O='v·E=unx-+uny-+unz- = - - -
dw dw dw dw
e analogamente
O = V _B = d(un · B) _
dw
Di conseguenza, con riferimento alla -direzione di propagazione un, le componenti
longitudinali dei campi Un • E e Un • B non dipendono affatto dall'argomento w e
sono quindi costanti. Evidentemente tali campi longitudinali sono statici, non essendo
variabili né nello spazio né nel tempo, e quindi non fann·o parte dell'onda. Nell'onda,
E e B sono dunque entrambi perpendicolari alla direzione di propagazione Un.

Il risultato qui dimostrato è valido in generale per tutte le onde elettroma-


gnetiche che si propagano liberamente nel vuoto: esse sono onde trasversali.
Si parla in questo caso di onde TEM. In particolare, si può verificare che
sono di questo tipo anche le onde sferiche che verranno considerate nç1
paragrafo 3-3-2. Nel caso di onde che si propagano (nel vuoto) in regio-
ni delimitate fisicamente dalle guide d'onda, le corrispondenti condizioni
al contorno rendono in generale possibile anche l'esistenza di componenti
longitudinali per i campi. Si hanno in particolare le cosiddette onde TE (e
le onde TM), ove solo il campo elettrico (il campo magnetico) è trasversale;
nell'importante caso dei cavi coassiali le onde, per ragioni di simmetria,
non possono che essere di tipo TEM.
L
ISBN 978-88-08-0963-5 3-3 ONDE PIANE 145
l
Utilizzando le equazioni di Maxwell e le relazioni (3-9), dimostrare che nelle onde
elettromagnetiche piane nel vuoto fra E, B e la velocità di propagazione v sussistono
l
le relazioni (3-12) sia per onde progressive che per onde regressive. Verificare inoltre
che non può esistere un'onda elettromagnetica piana in cui campo elettrico e campo
magnetico si propaghino in versi opposti.

Per le (3-9), si ottiene


Ux Uy Uz Ux Uy Uz Ux Uy Uz
a a a d d d d
VxE= ax ay az = Unx dw Unydtij Unzdw =dw
- Unx Uny Unz =
Ex Ey Ez Ex Ey Ez Ex Ey Ez

d
= -(Un
dw
X E),

e analogamente V x B = d~ (un x B); inoltre nel caso di onde progressive risulta


8E
-=-v-
dE an
-=-v-·
dB
at dw at dw'
quindi, per la legge di Faraday, si ha
d dB d
-(un x E)= v - · ==> -(un x E- vB) = O ==> Un x E - ~B =costante .
dw dw dw
Tale c_ampo costante (nello spazio e nel tempo) è un campo statico e non va considerato
nell'onda; quindi per le onde la costante è nulla
unxE vxE
B=--=-2-·
11 V
Dalla legge di Ampère-Maxwell, si deduce
d 1 dE ldE d 1
-(Un X B) = - - v - = - - - ==> -(Un X B +-E)= O
dw v2 dw v dw dw v
==> E+ vun x B = costante
ove, come prima, il campo costante deve risultare nullo. Si trova quindi la relazione·
E = -VUn X B =B X VUn =B X V,

del tutto equivalente alla precedente. Si può facilmente verificare che le relazioni fra
i vettori E, B e v ottenute per onde progressive valgono anche per onde regressive. ·
Infatti, in quest'ultimo caso, il cambio di segno nella relazione fra e d~ determina ft
un analogo cambio di segno nella relazione fra B, E e Un, che· diventa B = -vu2xE,
V
ancora esprimibile comy_ B =v;
2E, in quanto per onde regressive v -vun. Ci si =
· può chiedere come mai, in questo contesto, l'uso della legge di Ampère-Maxwell
non aggiunga nuove informazioni a quelle dedotte dalla legge di Faraday. In realtà
ciò dipende dall'ipotesi fatta sul medesimo carattere (progressivo o regressivo) delle
funzioni che rappresentano i campi E e B. Tale ipotesi, peraltro molto ragionevole, è
imposta proprio dalla validità di entrambe le suddette leggi. Si è visto che, per la legge
di Faraday, se E è progressivo, B = vun;E; quindi se B fosse regressivo, per la legge
V
di Ampère-Maxwell sarebbe E = vun x B. Si avrebbe allora
vun x E
B =
V2
= Un X (un X B) .
.

Per note proprietà dei prodotti tripli risulterebbe


B = Un(lln · B) - B(lln · lln) = -B,
da cui B = Oe anche E = O.
rI
t

146 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5

In ·generale, per onde che si propagano lungo l'asse x, alle relazioni vetto-
riali (3-12) corrispondono le seguenti relazioni fra le componenti cartesiane
trasverse dei campi, per a) v = Cllx, b) v = -cux.
a) b)
V E B V E B
Ux e o o llx -e o o (3-14)
1 1
lly o Ey -~Ez lly o Ey -Ez
e
1 1
Uz o Ez -By
e
Uz o Ez --E
e Y
I casi particolari di E parallelo all'asse y e di E parallelo all'asse z sono
illustrati nelle figure 3-2a,b per v = Clix, mentre le figure 3.:.3a,b rappresen-
tano le analoghe situazioni per v = -cux.
FIGURA 3-2 j
Trasversalità dei campi elettrici e y y
magnetici in un'onda che si propaga
nel l(erso positivo dell'asse x, per
a) E, = O, b) Ey = O. E B

a)
X X
V V
B

z
y y

B E

b) X X
V
E V

B
z z

FIGURA 3-3
Trasversalità dei campi elettrici e y y
magnetici in un'onda che si propaga
nel verso negativo dell'asse x, per
a) Ez = O, b) Ey = O. E
B
a)
V X X

E
z z
y y

B E

b)

/
X X

B
z
ISBN 978-88-08-0963-5 3-3 ONDE PIANE 147

Impedenza del vuoto


In una generica onda elettromagnetica piana nel vuoto, il rapporto fra i moduli
dei campi è dato dalla (3-13), in ogni istante e in ogni punto. Come si vedrà
in seguito, per omogeneità con la trattazione delle onde elettromagnetiche
nei mezzi materiali, è opportuno introdurre anche il campo ausiliario H,
definito, nel caso del vuoto, mediante la relazione di proporzionalità

H=!_. (3-15)
µo
Dalla relazioni (3-13) e (3-4), si deduce quindi per il rapporto Z fra E e
H l'espressione

(3-16)

in termini delle ·permettività elettrica e magnetica del vuoto.


Tenendo conto della relazione fra campo e potenziale elettrico e della legge
di Ampère è facile riconoscere che tale grandezza ha le stesse dimensioni
fisiche del rapporto fra una differenza di potenziale elettrico e una intensità
di corrente, cioè della resistenza elettrica (si ricordi la legge di Ohm!). Essa
viene chiamata impedenza del vuoto e spesso denotata con il simbolo Zo:

(3-17)

Per le applicazioni, conviene approssimare il valore numerico di Zo nel SI


a 377 ohm. ·
La definizione di impedenza verrà estesa nel prossimo capitolo ai mezzi
materiali. In generale si troverà necessario studiare il comportamento dei
mezzi al variare della frequenza delle onde; in particolare si introdurrà un
parametro complesso Z(cv)'-per rappresentare l'impedenza, tenendo conto
sia del ·rapporto fra i moduli dei campi; sia della loro differenza di fase
(nel caso del vuoto, i campi elettrici e magnetici nelle onde sono in fase
fra di loro e l'impedenza è reale).

3-3-2 Onde sferiche


Come illustrato nel capitolo 2, fra le soluzioni della (3-5) esistono anche
altri tipi di onde caratterizzate da particolari simmetrie: per esempio le onde
sferiche
F(r, t) = f (r =i= vt)
,.
r
'A questa proprietà è strettamente collegata la dipendenza dall'inverso del
quadrato della distanza dell'intensità delle onde prodotte da una sorgente
puntiforme. Come sarà mostrato nel paragrafo 3-6, in tale caso, a distan-
ze sufficientemente grandi dalla sorgente, i campi elettromagnetici hanno
appunto la caratteristica di onde sferiche progressive.

3-3-3 Onde piane monocromatiche


Nel paragrafo 2-3 del precedente capitolo, si è mostrato che un notevole
caso particolare di onde piane è quello delle onde piane armoniéhe (o
monocromatiche), in cui la funzione f che compare nell'espressione delle
rI
148 GAP. 3 ONDE ELE1TROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5

componenti dei campi è di tipo sinusoidaleC2):


(J)
f = Acos(k • r - wt + 8) = Acos[k(uk · r - kt) + 8]
(3-18)
(per un'onda progressiva)

R.nnandando a tale paragrafo per i dettagli, richiamiamo il significato dei


vari parametri: A è l'ampiezza, l'argomento del coseno è la fase dell'onda,
uJ è la pulsazione, 8 la «fase iniziale», k il «vettore d'onda» (di modulo
k e versore Uk).
Affinché la «fase» abbia la struttura (3-7), con v = e, fra il modulo di
k e w deve sussistere il legame

uJ(k) = kc = -k- . · (3-19)


.ftoiio
Il versore Uk = ~ individua la direzione di propagazione e il rapporto f
esprime la rapidità con cui cambia nel tempo, in un dato punto, la «fase»
dell'onda, da cui il nome di velocità di fase .
La ·~elocità delle onde piane armoniche può pertanto essere scritta come
v = 12 k e per tali onde la relazione (3-12) assume la· forma B = (k x E)/ w.
Per ogni tipo di onde armoniche esiste una relazione fra w e k, detta
relazione di dispersione , che ne costituisce una proprietà caratteristica. La
forma (3-19) è specifica delle onde elettromagnetiche nel vuoto: la velocità
. di fase è indipendente da w, coincide con e e rappresenta anche la velocità con
· cui si muovono i piani di «egual fase», o «superfici d'onda», perpendicolari
a uk. Per le onde elettromagnetiche nella materia, come sarà mostrato nel
prossimo capitolo, vale una diversa relazione di dispersione e la velocità
di fase dipende in generale da w.
Le caratteristiche di periodicità spaziale e temporale delle onde piane
monocromatiche si evidenziano facilmente nel caso di un'onda che si propaghi
nel verso positivo dell'asse x,

f = A cos(kx-uJt + 8) . (3-20)

Come già illustrato nelle figure 2-1 O e 2-11, a c.v corrisponde la periodicità
temporale caratterizzata del periodo T = 2;' , a k la periodicità spaziale,
caratterizzata dalla lunghezza d'onda
2rr
À=- (3-21)
k
V
e fra J... e T sussiste la relazione

>.. =cT
Le onde rigorosamente monocromatiche e uniformi non sono in realtà rea-
lizzabili poiché richiederebbero un processo di emissione di durata infinita
e quindi (vedi paragrafo 3-5) trasferimenti di quantità infinite di energia
privi di significato fisico. Tuttavia la loro importanza teorica .è notevolissima
in quanto, per il teorema di Fourier, ogni perturbazione elettromagnetic~

<2)Jn generale si parla di onde armoniche quando la dipendenza del campo dal tempo, in
ogni fissato punto, è di tipo sinusoidale, con una data pulsazione w. Da questo punto di vis.ta,
le onde piane monocromatiche sono perciò un caso particolare di onde armoniche, con una
particolare dipendenza dalle coordinate spaziali, anch'essa dotata di periodicità.
ISBN 978-88-08-0963-5 3-4 POLARIZZAZIONE DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE 149

fisicamente realizzabile, di durata temporale ed estensione spaziale finite,


può essere rappresentata come sovrapposizione di onde di questo tipo.
Ogni (componente dei campi in un') onda (elettromagnetica) piana mo-
nocromatica f = A cos (k · r - wt + 8) può essere considerata come la
parte reale di una grandezza complessa J data dal prodotto di una ampiezza
complessa
(3-22)
per la funzione esponenziale armonica ei(k-r-wt):

f = A co~(k • r - wt + o) = Re[/] , (3-23)


ove
J = Aei(k-r-wt) . (3-24)

Per ogni onda che si possa ottenere dalla sovrapposizione di onde del tipo
A cos(kxx - wt + 8), si ha

f = Re[/] ove f = f+oo


A(kx)ei(k.,,x-lù(k,:)t)dkx
-00

Sapendo come si comporta un'onda monocromatica; si può quindi studiare


il comportamento di un'onda qualunque.

3-4 Pol~rizzazione deUe onde elettromagnetiche


3-4-1 Polarizzazione lineare
Se il campo elettrico mantiene nel tempo sempre la stessa direzione, l'onda
si dice polarizzata linearmente lungo tale direzione. Ovviamente, in questo-
caso anche il campcimag.netico.~est~ parallelo a uria
direzione (perpendicolare
a quella del campo elettrico).
In generale, per un'onda monocromatica polarizzata linearmente lungo
la direzione Up, perpendicolare a Uk, si ha
E(r, t) = {Eo cos(k • r - {J)f + o)}up
Nel caso di Uk lun~o l_'asse x e Up lungo l'asse y,
E(r, t) = Eo cos(kx - wt + o)uy ,
e
per la (3-14-a) risulta diverso da zero solo B2 (r, t) con
Ey(r, t) = cBz(r, t) ;

si ha quindi
E(r, t) = E0 cos(kx - wt + o)ny
(3-25)
B(r, t) = -Eoe cos(kx - wt + o)Uz.
I campi E(r, t) e B(r, t) sono i_nfase fra di loro e fra le }oro ampièzze
sussiste la relazione
k Eo
Bo=-Eo= -
cv e
La figura 3-4 rappresenta tali campi al tempo t = O (per o= O).
/
150 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5

FIGURA 3-4 y
Andamento spaziale dei campi
elettrico e magnetico in un'onda··
monocromatica progryssiva, .
polarizzata linearmerite lungo
l'asse y .

Si lascia al lettore la verifica che per un'onda monocromatica polarizzata


lungo l'asse z, si ha invece
E(r, t) = Eo cos(kx - wt + 8)uz
(3-26)
Eo
B(r, t) = -- cos(kx - wt + 8)uy.
. e
Le :figure 3-5 e 3-6 rappresentano i campi elettrici di onde. polarizzate lungo
l'asse y e lungo l'asse z, rispettivamente.

FIGURA 3-5 y
Campo elettrico in un'onda
monocromatica polarizzata lungo V
---{>
l'asse y.

FIGURA 3-6 y
Campo elettrico in un'onda
monocromatica polarizzata lungo V
---{>
l'asse z.

3-4-2 Polarizzazione-circolare ed ellittica


Per la linearità dell'equazione delle onde, anc~_e_1:1na qualu.~q_u~..!o~
4 !Q~_4Londe..p.olarizzate-1inearrnente in direzioni ortogonali,._deltlPil-film!]
CQr;tEdera~~. ~: UJ.!'.9pòa.piana che. si propaga .nella.medesima..dir.ezion.e.:_i)l
essa, ·però, le direzioni di E e B (ancora mutuamente ortogonali) non si
mantengono in generale costanti nel tempo e nello spazio. Le loro variazioni
nel tempo, in un dato punto, sono tuttavia caratterizzate da una «regolarità»
che permette di estendere il concetto di «stato di polarizzazione». Si può
dimostrare infatti che il vettore campo elettrico in ogni fissata posizione
ISBN 978-88-08-0963-5 " .·,, ·, 3-5 ENERGIA E IMPULSO NEI CAMPI ELETTROMAGNETICI 151

«descrive»· al passare del tempo un'ellisse, le cui caratteristiche dipendono


dalle relazioni fra le ampiezze e le fasi delle onde componenti. Si parla
quindi di polarizzazione ellittica. In particolare, come illustrato nell'esempio
· seguente, se le componenti hanno uguale ampiezza, ma fasi che differiscono
di Jr /2, si ha un'onda polarizzata circolarmente.

Si considerino due onde piane monocromatiche, polarizzate in direzione ortogonali,


aventi la stessa frequenza, la stessa ampiezza e una differenza di fase di -re /2. Dimostrare
z che, nell'onda risultante dalla loro sovrapposizione, i campi elettrici e magnetici ruotano
intorno alla direzione di propagazione, descrivendo una circonferenza, in un verso
determinato dal segno della differenza di fase.

Consideriamo un'onda del tipo (3-25) cono= Oe una del tipo (3-26), ma con o= :rc/2.
y I relativi campi elettrici sono rispettivamente:
Ey = Eo cos(lcx-wt)uy = Eo cos(l'.ùt - lcx)ny

E 2 == Eo cos(kx-wt + rc/2)u2 == Eo sin(wt - kx)u2 .


Il campo elettrico risultante dalla sovrapposizione,
FIGURA 3-7 E= Eo cos(wt - kx)uy + Eo sin(cvt - kx)uz ,
Andamento nel tempo, in un dato
punto, del campo elettrico in è un vettore di ampiezza costante Eo, la cui direzione forma con l'asse y un ango-
un'onda polarizzata circolarmente lo 0 = l'.ùt - kx: esaminiamone in particolare l'andamento nel tempo per x = O
(polarizzazione circolare destra). (fig. 3-7). Essendo 0 = wt, E descrive una circonferenza, con rapidità costante, in •
un verso che, visto dall'asse x, cioè dalla direzione di propagazione dell'onda, risulta
antiorario. Si può facilmente vedere che lo stesso avviene per il campo magn,etico: Si
làscia al lettore il compito di dimostrare che, se la differenza di fase ha segno opposto, il
verso è invece orario. Nel primo caso. (verso antiorario) si parla di polarizzazione circo-
lfl!e destra, nel secondo caso (verso orario) di polarizzazione circolare sinistra (fig. 3-8).
y

FIGURA3-B
Nella propagazione di un'onda
progressiva avente una
. polarizzazione circolare sinistra, il
campo elettrico, visto dalla direzione
di propagazione, «avanza»
ruotando in senso antiorario.

3-5 Energia e impulso nei campi elettromagnetici


3-5-1 Teorema di Poynting e densità di energia
Nello studio dell'elettromagnetismo vengono derivate le espressioni delle
densità di energia associate, separatamente, al campo elettrostatico e al
152 GAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5 •I

campo magnetico (quasi)stazionario:


1 2 1 .
UE=
2 soE us = --B2
2µ,o
Si può immaginare che, anche nel caso di campi elettromagnetici non sta-
zionari, valga una relazione analoga per la corrispondente densità di energia
totale:
1 2 1 2
u = -soE + - B
2 2µ.o
Questo risultato può essere giustificato sulla base del t~~ma di Poynting, che
gioca nell'elettrodinamica il ruolo che in meccanica ha il teorema delle forze
vive (o "teorema lavoro-energia) e che, come si vedrà nel seguito,...sp~
t:r.a.,s_pq_tt_o._\li.s<.n.~rgi_a _a,ss9ciato ali.a propagazione delle ond~ cl~.ttromagn~ticbe.
Consideriamo una regione V dello spazio in. _cui siano presenti oltre
al campo elettromagnetico (comunque prodotto) .anche particelle cariche,
generalmente in moto. Tali cariche o correnti non sono necessariamente
le uniche sorgenti del campo elettromagnetico considerato: i risultati che
otterremo potranno essere utilizzati anche nella situazione particolare in cui
la zona considerata è «vuota>>.
L'interazione tra cariche e campo elettromagnetico è desc_ritta dalla forza
di Lorentz
f= q(E+v x B) ,
che si esercita su ciascuna carica ·q; essa dipende dalla velocjtà v della
carica e dai valori locali di E e B. In un intervallo di tempo dt, tale forza
compie il lavoro elementare f • dr = q E • dr ~-~-v..dt-, per cui il lavoro =
fatto in dt dal campo elettromagnetico su tutteie ··cariche contenute-Ìnuri
elemento di volume dV è dato da
. / .---···---- ----···~--
•,. _~8-f =E· JdV dt J
ove J è la densità di corrente. L'energia trasferita nell'unità di tempo dal
campo alla matena-·corris_p.011.de a una _]?-Otenza per unità di vqJùiiieaata
d,al valore locale_ di E _._J. In effetti, è possibile esprimere tale grandezza
unicamente in termine dei campi elettromagnetici, sfruttando l'equazione
di Ampère-Maxwell (per eliminare J) e utilizzando poi l'identità vettoriale
V · (v1 x v2) = (V x v1) · v2 - v1 · (V x v2) , (~-27)
come mostrato in dettaglio nell'esempio 3-5. Si trova così:

a
E· J = --
a
(1
t
-soE2
2
+- B 2)
2µ,o
1 - -iV · (E x B) .
11,0
(3-28)

Utilizzando le leggi di Maxwell e l'identità vettoriale (3-27), dimostrare l'espressione


(3-28).

Dalla legge di Ampère-Maxwell, si ricava J = ";0B - eo i~, per cui si ottiene la


relazione
E. J = E- (v' x B) _ .eoE· aE = E· (v' X B) _ i~ (!eoE2) "
11.0 · at,. µ.0 r at 2 · ., ;
·.. .... . . _)
che contiene già uno dei termini dèlI' espressione che si vuote di.tuostràie: · ·
ISBN 978-88-08-0963-5 3-5 ENERGIÀ E IMPULSO NEI CAMPI ELETTROMAGNETICI 153

Rielaboriamo ora l'altro termine E-(:xB), applicando l'identità vettoriale citata ai


o .
vettori v1 = E e v2 = B. Si ottiene così:
V- (E x B) = (Vx E) · B - E · (Vx B) =} E · (Vx B) = (Vx E) , B - V• (E x B) ;
da questa, per la legge di Faraday, si deduce l'espressione

E - (V x B)
µ,o
= -~
at
(-l-B2)- V. (Ex B)
2µ,o µ,o
che consente di arrivare al risultato finale.

L' energia trasferita per unità di tempo dal campo elettromagnetico alla ma-
teria contenuta in un volume finito V si ottiene integrando su tale volume
r'espressione (3-28) di E-J. Essa si traduce in una corrispqndente variazione
dell'energia totale Umat di tale materia:

àUmat
- -=
àt
1 ·. 1(e- - + - 1
a
E-JdV=--
v . àt · v
0E
2
2 2
B ) dV-
2µo v
V- - - dV.
µo
(Ex B)
· Applicando il teorema della divergenza al secondo integrale, e denotata con
I: la superficie chiusa che racchiude V, si trova infine

Bllmat
at
=- a
at
1 v
(soE + B
2
2

2µo
2
) dv- i (E X B) •dI:
fr:. µo
(3-29)

Questa relazione è nota come teorema di Poynting; si può comprendere il


significato dei vari termini mediante considerazioni basate sul principio di
conservazio1_1e dell'energia e anche sulla base della loro struttura. Infatti,
un trasferimento di energia alla materia in V ad opera del campo deve
essere accompagnato da _una diminuzione dell'energia totale de1·· campo
elettromagnetico; i due termini suddetti descrivono le due modalità con cui ciò
può avvenire: ff primo mediante una variazione dell'energia elettromagnetica
Uem «immagazzinata» nel volume V, il secondo tramite un flusso netto di
energia attraverso la superficie chiusa che racchiude V.
Con questa interpretazione, è logico assegnare alla somma dei termini
quadratici in E e in B il significato di densità di energia Uem del campo
elettromagnetico:

(3-30)

di conseguenza,

Uem=
l(
V
.eoE
2
B )
·- -+-
2

2µo
2
dV= 1V
UemdV.

La (3-29) può quindi essere riscritta nella forma

(3-31)

ove si è introdotto il vettore di Poyntingvettore!di Poynting

(3-32)
154 CAP. 3 ONDE ELETTROMAGNETICHE E IRRAGGIAMENTO ISBN 978-88-08-0963-5

Si osservi che il flusso del vettore di Poynting attraverso :E compensa la


variazione netta per unità. di tempo dell'energia totale (del campo e della
materia) contenuta in V: esso corrisponde all'energia che «fuoriesce» per
unità di tempo da V, «trasportata» dal campo elettromagnetico (in particolare,
come vedremo, per mezzo di onde elettromagnetiche).
L'interpretazione fisica di questo termine è ulteriormente illustrata dalla
forma locale della (3-31):
a
-(Umat
.é) t
+ Uem) =-V· S , (3-33)

analoga all'equazione di continuità per la corrente

Bp = -V ·J
at
che esprime il principio di conservazione della carica. In tale modo si fa
. corrispondere alla densità di carica la densità di energia totale (meccanica
+ elettromagnetica) e alla densità di corrente il vettore di Poynting: S
rappresenta quindi il flusso di energia, così come J rappresenta il flusso
di carica. Va tuttavia segnalato che, mentre l'esistenza di un flusso locale
netto di energia richiede · che S non sia nullo, un valore non nullo di S
non implica necessariamente trasporto di energia. Basti pensare al caso di
una regione dello spazio, priva di cariche, nella quale vi siano un campo
elettrostatico e un campo magnetostatico, uniformi e fra loro ortogonali.
In tale caso anche S è diverso da ze