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Lezione 8.1
Analogia e tipo nel progetto di architettura
Martina Landsberger. Test ed esercizi a cura di Dora Pugliese
Obiettivi didattici Una particolare linea di pensiero, quella razionalista di derivazione illu-
minista, sostiene che fare un progetto consista nello svolgere un’indagine
La lezione ha l’obiettivo di rendere manifeste le modalità attraverso cui, conoscitiva su un tema; ciò significa, dunque, che anche all’architettura, in
nell’accingersi al progetto, si debba guardare alle architetture della storia, particolare all’atto progettuale, può essere applicato il procedimento analo-
ai cosiddetti riferimenti. gico di cui più sopra parla Alberto Savinio.
Attraverso l’individuazione degli elementi caratteristici di un oggetto archi- Se osserviamo con attenzione l’evolversi dell’architettura nel corso della
tettonico si rende possibile il riconoscimento del principio generale che storia, ci accorgiamo di come ogni epoca si sia costruita a partire dalla rein-
andrà a costituire il fondamento del nuovo progetto. L’individuazione del terpretazione di quella precedente, cioè a partire dalla messa in discussio-
principio permette di introdurre il concetto di tipo nella sua accezione di ne, dalla critica, di temi e problemi già affrontati e di volta in volta risolti
idea costitutiva suscettibile di infinite reinterpretazioni. adeguandoli alla cultura e alle necessità della società di cui sono divenuti
successivamente espressione.
Individuato un tema, un problema, la costruzione della casa, oppure
«L’analogia è una forma di sicurtà. Serve a convincerci che il terreno intorno
quella del luogo della preghiera, o ancora di quello di riunione di una collet-
è sodo (è abitabile, è abitato) e noi non rischiamo di incamminarci nel
tività, ecc., ogni epoca ne ha, infatti, cercato di definire la forma per così
vuoto. L’analogia è una forma di civismo, di socievolezza letteraria. Guai se
dire stabile, in grado cioè di divenire rappresentazione della sua particolare
ci mancasse intorno il tessuto delle analogie. Guai se Noè non fosse il bibli-
cultura. In questo senso è da intendere la parola tipo/tipologia, non tanto
co padrone dell’arca e assieme un nostro zio, un vecchio cane, la sagoma di
una brocca; guai se Dante non fosse per noi anche il profilo dello scaffale nel ricorso all’utilizzo di forme particolari desunte dalla storia, quanto piut-
che ci sta di fronte mentre scriviamo: l’idea e l’immagine Noè, l’idea e l’im- tosto nella volontà di definizione dei caratteri di un edificio “stabili”, certi,
magine Dante perderebbero i fili che le tengono sospese nella nostra necessari al fine della sua riconoscibilità.
memoria, nel nostro mondo personale, e alla lunga cadrebbero nell’oblio; La parola “tipo”, dunque, identificandosi con l’idea generale su cui si
oppure essiccherebbero, diverrebbero foglie secche, fossili. Nel lavoro di costruisce un’architettura, assume un significato fondamentale nella defini-
composizione, quasi ogni immagine di persona o di cosa viene fuori accom- zione del progetto. Scrive A. C. Quatremère de Quincy alla fine del Diciot-
pagnata naturalmente da un come: il tale è come, la tale cosa è come. Poi tesimo secolo nel suo Dictionnaire d’architecture, definendo il concetto di
molti come la revisione li elimina per ragioni di nettezza, snellezza, eleganza tipo: «La parola tipo non rappresenta tanto l’immagine di una cosa da
di periodo; ma l’analogia rimane sotto la pelle della pagina». copiarsi o da imitarsi perfettamente, quanto l’idea di un elemento che deve
In queste poche righe di Alberto Savinio, tratte da Ascolto il tuo cuore esso stesso servire di regola al modello. Il modello inteso secondo la esecu-
città, viene introdotto un tema estremamente importante che contraddi- zione pratica dell’arte, è un oggetto che si deve ripetere qual è; il tipo per
stingue il processo conoscitivo in senso generale. Scrive, infatti, Savinio contrario è un oggetto secondo il quale ognuno può concepire delle opere
della necessità dell’uomo di costruire relazioni di somiglianza, analogie fra che non si assomiglieranno tra loro. Tutto è preciso e dato nel modello;
le cose, del bisogno di trovare un come da associare a un cosa, in grado di tutto è più o meno vago nel tipo». Le questioni introdotte sono due: la
spiegare e quindi rendere conoscibile o riconoscibile quest’ultima. È in prima fa riferimento al concetto di modello, di cui Quatremère parla speci-
questo modo che procede la nostra mente. ficatamente nella definizione, la seconda, invece, individua un aspetto più

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generale, più ampio del termine, presentandone la natura concettuale che, individui», ad avvicinarsi a quanto espresso da Quatremère che, nella sua
in quanto tale, necessita di una interpretazione. definizione, sottolinea la grande distanza intercorrente fra i due termini. Il
Partiamo col definire il termine modello. I dizionari della lingua italiana modello, scrive, si copia tale e quale, non necessita di essere interpretato
identificano questa parola con un oggetto che artisti o artigiani osservano perché contiene in sé la sua completa definizione; il tipo invece viene
per poi eseguirne una riproduzione: un oggetto degno di essere riprodotto, necessariamente interpretato perché nella sua definizione nulla è stabilito.
dunque una sorta di prototipo. In latino la parola modellus deriva dal termi- Il concetto di tipo, dunque, è astratto e ogni volta ha bisogno di essere spe-
ne modulus, modulo, misura architettonica (modus) il cui significato, per cificato per poter prendere forma. Il tipo è quindi mutevole: non possiede
traslato, è assimilabile a quello di modello in quanto elemento invariante. una forma stabilita e immodificabile.
Se cerchiamo la definizione italiana della parola tipo ci accorgiamo che È dunque a partire da questa accezione che il tipo risulta identificabile
nei dizionari questa viene fatta coincidere con quella di modello e il motivo con un “principio”, un’idea, in grado di legare fra di loro oggetti realizzati in
risiede, forse, nel fatto che in greco tupos è lo stampo, il conio, la matrice. epoche e luoghi fra loro anche molto distanti ma accomunati da analoghi
Nel Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, per esempio, sono presenti principi compositivi. Costruire famiglie tipologiche significa quindi identifi-
due sue diverse definizioni. La prima, «Tipo: esemplare, modello da cui si care, e unire in un unico insieme, oggetti che abbiano in comune un qual-
traggono copie; caso caratteristico di un determinato genere; esempio, che principio costitutivo. È secondo questa modalità che hanno operato, dal
modello», fa riferimento al concetto di modello. È però la seconda, «esem- Settecento in avanti, le scienze naturali attraverso le prime classificazioni
plare cui per caratteristiche comuni si può ricondurre un gruppo di cose o degli elementi, con l’obiettivo di “razionalizzare la conoscenza”. Fra classifi-
cazione e tipologia esiste però una forte e fondamentale differenza: mentre
la prima, infatti, ricerca le varianti esistenti fra gli elementi, la tipologia, al
contrario, ricerca le similitudini, i nessi strutturali, nel tentativo di individua-
re l’origine comune di fenomeni diversi.
Nel caso dell’architettura, dunque, occuparsi di tipologia significa affron-
tare il problema della natura stessa dell’architettura, cioè comprendere
come un concetto astratto, ma allo stesso tempo rispondente a un principio
generale e universale, possa assumere una forma particolare.
Il tipo, si è appena dimostrato configurarsi come un principio generale.
Proviamo a fare riferimento, ad esempio, alla casa a corte. Il principio su cui
essa si costruisce consiste nella volontà di recingere un luogo, definendo un
dentro e un fuori, in modo da far sì che “la vita” si svolga tutta all’interno
della corte e che il rapporto con l’esterno si realizzi attraverso elementi
assolutamente necessari.
Questo è il senso generale, il carattere, il principio, che lega fra loro tutte
le case a corte che si sono costruite nella storia, dalla domus romana, fino
ad arrivare alla cascina lombarda o alle case a corte di Mies van der Rohe.
Eppure ognuno di questi esempi, se osservati con attenzione, appaiono fra
loro assolutamente differenti. Elemento comune a tutti quanti è il principio
sulla base del quale si costruiscono, cioè l’atto del recingere.
Cos’è che consente, ogni volta, di realizzare una casa a corte diversa da
tutte le precedenti? Una prima risposta evidente sta nell’influenza che il
1 luogo in cui si andrà a collocare l’edificio esercita su di esso. La forma del luogo
Fig. 1. Tipi di conchiglie, da J. G. Heck, Iconographic Enciclopædia, L’aventurine, Paris 2001, pp. 94-95. incide infatti sulla definizione del tipo; in altre parole esiste una relazione fra

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la morfologia di un luogo e la tipologia edilizia. Esiste però anche un altro


aspetto assolutamente determinante e questo è da ascrivere ancora una
volta al concetto di tipo: il fatto, cioè, che il tipo non sia associabile a nes-
sun oggetto particolare, a nessun modello, è garanzia di libertà. Tutto è
vago nel tipo dice Quatremère; ad ogni progettista è quindi data la facoltà
di continue interpretazioni, realizzando, ogni volta, soluzioni fra loro diver-
se ma tutte riconducibili a un medesimo principio generale.
Quest’operazione di reinterpretazione dei tipi della storia operata dal pro-
gettista coincide con quella attività razionale, l’indagine conoscitiva, di cui si
parlava più sopra. È proprio in questa fase che entra in gioco il processo ana-
logico. Infatti, costruire un edificio analogamente a un altro significa partire
da un tipo e studiarlo apportando le modifiche necessarie a che l’oggetto in
questione risulti adeguato alle necessità per cui viene realizzato e, allo stes-
so tempo, sia in grado di rendere riconoscibile il principio generale a suo fon-
damento. In questo modo, le diversità culturali, spaziali, temporali, vengono
azzerate, infatti il processo conoscitivo soffermandosi esclusivamente sugli
aspetti generali, sui principi, e tralasciando tutte le particolarità che andran- 2
no a definire la forma finale dell’oggetto ha la possibilità di fare riferimento
a un qualsiasi esempio della storia che presenti analogie con quanto si sta
progettando.
Affinché il procedimento analogico si realizzi nella sua completezza è
necessario che intervenga il momento critico; la parola critica, in questo
caso, va intesa secondo il suo significato etimologico: dal verbo greco crino,
scegliere, quel momento cioè in cui il progettista sceglie quali elementi del
modello intende confermare e quali, invece, andranno posti in secondo
piano o addirittura eliminati.
Un testo di un filosofo italiano (Melandri, 1974) si occupa di indagare le
caratteristiche del pensiero analogico. Scrive Melandri che nel processo
analogico sono presenti due diversi momenti, fra loro opposti: la trasgres-
sione – elemento in grado di esprimere l’innovazione rispetto a quanto già
pensato in forme regolari – e «il controllo delle regolarità discorsive». Il con-
trollo opera in senso opposto alla trasgressione cercando di eliminare qua-
lunque irregolarità e di «riformulare l’altro, il nuovo, in termini di identità o
di equivalenza con quanto già noto, accettato, canonico».
L’analogia si determina nel momento in cui questi due termini interagi-
scono. Continua Melandri, sempre a proposito del tema della trasgressio- 3
ne: «La molla della trasgressione è l’intelligenza intesa quale atto creativo,
innovatore; il controllo spetta invece alla cultura intesa come atto critico.
Figg. 2 e 3. Planimetria della città di Berna, 1650 e La città di Berna vista da nord. Incisione di H.R.
L’analogia diventa la risultante di un gioco fra due antagonisti (trasgresso- Manuel, da F. Divorne, Berne et les villes fondées par les Ducs de Zähringen au XII siècle, A.A.M.,
re e controllore) in cui il trasgressore non può mai vincere, ma al massimo Bruxelles, 1991, pp. 88 e 101.

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prevalere volta per volta determinando la continuazione della partita.


Invece l’eventuale vittoria del controllore, che non può mai perdere se non
qualche mossa, sconfigge l’antagonista e chiude definitivamente la parti-
ta. Si può dire che la vittoria del trasgressore sta nella continuazione delle
partite o meglio nel renderle inconclusive […]. In una simile partita la
posta in gioco è costituita dagli interessi contrapposti dell’intelligenza e
della cultura, della creatività e della critica, dell’emergenza e della norma-
lizzazione. Di solito chi fa analogia assume su di sé l’incarico di giocare sia
al trasgressore che al controllore […]. La trasgressione è non solo un
momento essenziale della dinamica analogica, ma l’atto che ne fonda la
possibilità trascendentale in quanto autonomo movimento del pensiero. È
un atto arbitrario, stravagante e licenzioso. Questo atto può essere fine a
se stesso e allora non ci interessa. Ma può anche esserci una trasgressio-
ne controllata, calcolata, motivata da una strategia e allora è mezzo per un
fine diverso […]. Il contrario dell’analogia è l’irrazionale. L’analogia fornisce
principi per una razionalità allargata ma anche una degenerazione nel suo
opposto, la pura e semplice irrazionalità […]. Il pensiero logico è il proce-
dimento lineare della deduzione da principi dati. Questi devono funziona-
re come assiomi. Il pensiero analogico è circolare perché ribalta la conclu-
sione sulle premesse e mette in corto circuito la deduzione» (Melandri,
1974, p. 11 e segg.).
Dunque, il procedimento analogico caratterizza il processo conoscitivo
che, quasi inconsapevolmente, si attua costruendo similitudini e differenze
con quanto risulta noto. Si osservi per esempio la ricerca attuata in pittura
su alcuni temi ricorrenti – nella tradizione occidentale i temi religiosi – que-
sti, pur essendo sempre i medesimi, ogni volta assumono una rappresenta-
zione e un carattere diverso a seconda dell’artista e del momento storico in
cui vengono realizzati: si tratta ogni volta di “ri-conoscere” nuovamente
quanto già è conosciuto. «Ogni mia opera consiste nel costruire, reinventa-
re cose che un giorno sono esistite ma che nessuno conosce più», scrive a
questo proposito il pittore Balthus in un’intervista pubblicata nel 2000
(Balthus, 2000, p. 47).
Questa stessa modalità conoscitiva contraddistingue la storia dell’archi-
tettura. Tutti i grandi maestri l’hanno più o meno consapevolmente utiliz-
zata. Fra di loro, in epoca moderna, Le Corbusier è l’architetto che più
4 esplicitamente e, forse, con maggiore consapevolezza ha applicato il pro-
cedimento analogico al suo lavoro. Riferiamoci ad esempio ai suoi proget-
ti di casa e in particolare al progetto della Maison Citrohan.
Fig. 4. Pianta piano terra e piano primo di una casa gotica in Mengstrasse 48 a Lubecca, da H. von Le Corbusier progetta e realizza la Maison Citrohan (fig. 7) in analogia
Hübler, Das Bürgerhaus in Lübeck, Wasmuth, Tubinga, 1968, pp. 64-65. con la casa gotica (figg. 4, 5, 6). Il maestro francese studia la casa gotica con

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cui si costruisce la città medievale europea, il tipo che incontra durante i


suoi viaggi e che sperimenta direttamente nella sua stessa Parigi, frequen-
tando le case atelier ottocentesche, case degli artisti: abitazioni a schiera, di
origine medievale, adattate alle esigenze del lavoro. Una grande parete di
vetro illumina l’atelier; l’organizzazione interna è fondata su uno spazio a
doppia altezza diviso in due da un soppalco adibito a zona letto o a deposi-
to. Scrive Le Corbusier, su questo tema: «studio le celebri vecchie case del-
l’architettura di Fiandra; ne disegno uno schema; scopro che si tratta di case
di vetro: del Quindicesimo e del Sedicesimo, del Diciassettesimo secolo» (Le
Corbusier, 1979, p. 111).
La tipologia di costruzione della città preindustriale è rappresentata dalla
casa unifamiliare. Questa può instaurare, a seconda dei casi, un rapporto
diverso con il suolo libero. Il rapporto cioè fra aree libere e costruite può
realizzarsi tutto internamente all’abitazione, come nella casa romana, oppu-
re la casa può essere costruita proprio in rapporto allo spazio libero ester-
no: strada o piazza. 5
Nel caso della città medievale la strada è intesa come luogo di affaccio
della residenza. Il tipo utilizzato è quello della casa a schiera, sulla cui
costruzione influiscono una serie di fattori esterni quali la forma del lotto
e l’organizzazione dei sistemi produttivi, in sostanza l’organizzazione della
vita materiale. La casa gotica, infatti, attraverso la composizione delle sue
parti, diviene espressione dell’organizzazione del lavoro che in essa si
svolge: deve, infatti, costruirsi in rapporto alla strada perché è sulla stra-
da che la città mercantile, fondata sullo scambio e sul commercio, vive e
si sviluppa.
Della casa gotica Le Corbusier riprende i caratteri fondamentali: la
costruzione in profondità con un fronte stretto; il doppio affaccio realizza-
to attraverso i due prospetti minori, gerarchicamente distinti: la grande
apertura sul verde, sul giardino (che sostituisce l’orto medievale) propria
dei locali di soggiorno e le aperture di dimensioni minori, proprie dei loca-
li più privati, che guardano sulla strada; i due muri portanti realizzati per-
pendicolarmente alla via del mercato, generalmente ciechi, su cui appog-
giano gli elementi di distribuzione verticale e i servizi; la costruzione in
altezza che consente una differenziazione funzionale ai diversi piani. Sono 6

questi secondo Le Corbusier gli elementi caratterizzanti la casa gotica: essi


possono essere riproposti perché in grado di costruire un luogo dove «si
sta bene», ricorda Ozenfant.
Questi stessi elementi vengono assunti da Le Corbusier come principi su
cui fondare il progetto previa la loro reinterpretazione. A Le Corbusier interes- Figg. 5 e 6. Prospetto e sezione longitudinale della casa gotica in Mengstrasse 48 a Lubecca, da H.
sa il principio distributivo della casa gotica (la “specializzazione” funzionale) von Hübler, Das Bürgerhaus in Lübeck, Wasmuth, Tubinga 1968, pp. 66-68.

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oltre che il principio costruttivo che si esprime attraverso la realizzazione


dei due muri portanti sviluppati in profondità. Le due pareti affacciate su
strada – tamponamenti – e sul giardino potranno allora essere disegnate
attraverso una libera composizione di aperture, come accade nella casa tipi-
ca delle Fiandre che Le Corbusier studia e disegna continuamente.
La Maison Citrohan diviene dunque uno dei tipi attraverso cui costruire
la città moderna. Un tipo capace di garantire e realizzare quel rapporto fra
edificato e natura che Le Corbusier sempre ricerca in ognuno dei suoi pro-
getti. In ogni sua diversa versione, che a differenza della casa gotica si
costruisce isolata, salvo poi essere realizzata mediante accostamenti e
sovrapposizioni a costituire il corpo della residenza dell’Unité d’Habitation,
il rapporto con la natura risulta determinante: il giardino nel caso della
Maison Guiette, la collina di Stoccarda nella casa del Weissenhof, il mare in
un progetto non realizzato.
Del progetto per la maison Citrohan si conoscono due versioni principa-
li, pubblicate nel primo volume dell’Oeuvre Complète. La più fedele realiz-
zazione è costituito da una delle due case realizzate al Werkbund del
Weissenhof a Stoccarda. La casa è costituita da un parallelepipedo a pianta
rettangolare, la cui dimensione longitudinale è circa il doppio di quella tra-
sversale. Una fascia di disimpegno è posta lungo uno dei due lati lunghi. Qui
sono collocati la scala di accesso ai piani superiori e alcuni locali di servizio.
L’alloggio è distribuito su tre piani. Al piano terra, che rappresenta il
luogo dello “stare”, si trovano il soggiorno e la sala da pranzo oltre ai prin-
cipali servizi della casa: la cucina e i locali per i domestici.
Al secondo livello viene collocata la zona notte, la zona privata della casa,
con la camera da letto, il bagno e il boudoir dei padroni di casa. Il terzo
piano è invece occupato da due altre camere da letto e dalla terrazza-sola-
rium, il tetto giardino caratteristico delle abitazioni lecorbuseriane.
Già Viollet-le-Duc, come pure Durand, avevano riproposto nei loro testi
il tipo della casa gotica. Viollet-le-Duc negli Entretiens pubblica il progetto
di una piccola casa unifamiliare che riproduce il modello a schiera della casa
gotica medievale.
La disposizione dei diversi ambienti dell’abitazione e il sistema di disim-
pegno adottato nel progetto di Viollet-le-Duc presenta molte analogie con
7

la distribuzione della Maison Citrohan: il disimpegno è collocato lateral-


mente e la suddivisione dei diversi ambienti su più piani, secondo un rag-
gruppamento per unità funzionali, permette di distribuire, su un piccolo
lotto, un alloggio dotato dei requisiti richiesti a un’abitazione borghese di
Fig. 7. Le Corbusier, progetto della Maison Citrohan, 1920, da Le Corbusier, Oeuvre Complète, vol. 1, media importanza, e, come anche nel caso di Le Corbusier, l’uso indipen-
Les Éditions d’Architecture, Zurich 1948, p. 31. dente dei diversi ambienti.

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Descrivendo il primo progetto di Maison Citrohan Le Corbusier fa risalire


l’idea della distribuzione interna all’osservazione di un bistrot parigino.
Ricorda Ozenfant, che frequentava il bistrot con Le Corbusier: «era un loca-
le assai stretto ma profondo, circa quattro volte più lungo che largo, e in pro-
porzione molto alto: la metà posteriore era divisa in altezza da una sala a
balcone, aperta davanti come i soppalchi degli studi di artisti parigini; vi si
accedeva da una scala a chiocciola; la luce entrava da una grande vetrata
che occupava tutta la facciata [...]. L’altezza del soffitto principale dava liber-
tà allo sguardo, e i soffitti bassi della galleria e della parte corrispondente del
piano terreno, creavano degli angoli piacevolmente intimi [...]. Ci si stava
bene. Pensammo che una villa disposta con un principio analogo sarebbe
stata gradevole» (Ozenfant, 1968, cit. in Tentori, De Simone, 1987, p. 41).
È proprio dall’osservazione di questo spazio che deriverà l’atelier
Ozenfant, prima casa realizzata dal maestro francese.
Il principio distributivo, ma soprattutto il carattere dell’abitare proprio
della casa gotica e del suo analogo, la Maison Citrohan, continueranno ad 8
essere tema di riflessione durante tutta l’attività progettuale di Le
Corbusier. Infatti, a metà degli anni Quaranta, ottenuto l’incarico per pro-
gettare una grande unità residenziale per più di 300 appartamenti a
Marsiglia – l’Unité d’Habitation – Le Corbusier, ancora una volta, farà ricor-
so al procedimento analogico per arrivare a proporre un edificio in cui,
come nella città gotica, piccole case unifamiliari, specializzate nella distri-
buzione funzionale delle parti e sviluppate nel senso della profondità, ven-
gono sovrapposte l’una all’altra su più piani, rendendosi accessibili attra-
verso una strada – rue corridor – presente ogni due livelli. Anche in questo
caso, ciò che interessa a Le Corbusier è riconoscere un principio in grado di
rappresentare un particolare modo di abitare che si realizzi in rapporto con
la natura. Il progetto si fonda sulla possibilità di garantire a ogni singolo
appartamento un doppio affaccio, aperto sul verde e realizzato attraverso
due logge di carattere differente a seconda che rappresentino l’apertura
della zona collettiva della casa sul paesaggio (il soggiorno) oppure quello
delle parti private, identificate dal sistema delle camere. Nel primo caso la
loggia a doppia altezza ripropone in facciata la sezione del soggiorno, nel
secondo la loggia si sviluppa su un’altezza semplice come quella delle
camere che su di essa prospettano.
Il principio informatore del progetto è analogo sia a quello della casa
9
gotica, sia a quello della Maison Citrohan; il carattere, la forma, e l’idea di
città cui fa riferimento – una città costruita attraverso il rapporto che gran-
di edifici isolati composti in un “mare verde” intessono fra di loro, a distan- Figg. 8 e 9. Le Corbusier, Maison Citrohan al Weissenhoff di Stoccarda, 1927, da J. Badovici, Le
za – invece, ne determinano la grande differenza. Corbusier, S. Gideon, L’Architecture Vivante en Allemagne, prima serie, primavera-estate 1928.

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È ancora una volta il procedimento analogico a permettere di riconosce-


re in un caso particolare quei principi generali riproponibili, sempre, perché
reinterpretabili secondo le esigenze dettate dalla contemporaneità.

Bibliografia
- Balthus, Riflessioni di un solitario della pittura, Milano 2000.
- Drexler A. (a cura di), The Mies van der Rohe archive: an illustrated catalogue of the Mies van der
Rohe drawings in the Museum of modern art, 20 voll., New York-Londra 1986.
- Hilberseimer L., Mies van der Rohe, Monestiroli A. (cura di), Milano 1984.
- Le Corbusier, Oeuvre complète, 8 voll, Zurich 1948-1970.
- Le Corbusier, Precisazioni sullo stato attuale dell’architettura e dell’urbanistica: con un prologo ame-
ricano, un corollario brasiliano, seguiti da una temperatura parigina e da un’atmosfera moscovita,
Marsilio, Padova 1979.
- Kahn L., Architettura è. Louis I. Kahn, gli scritti, Bonaiti M. (a cura di), Milano 2002.
- Martí Arís C., Le variazioni dell’identità. Il tipo in architettura, Milano 1990.
- Melandri E., L’analogia, la proporzione, la simmetria, Milano 1974.
- Ozenfant A., Memoires, Seghers, Paris 1968.
- Quatremère de Quincy A. C., Dizionario storico di architettura, voce “tipo”, Mantova 1842, parzial-
mente ristampato in Farinati V., Teyssot G. (a cura di), Dizionario storico di architettura, Venezia
1985, pp. 273-276 e in Caja M., Landsberger M., Malcovati S., Tipologia architettonica e morfologia
urbana, Milano 2010, pp. 15-19.
- Scully V. (a cura di), Louis I. Kahn. Building and projects, 7 voll., New York-Londra 1987.
- Tentori F., De Simone R., Le Corbusier, Laterza, Roma-Bari 1987.

10

Fig. 10. Le Corbusier, Piante della Maison Citrohan al Weissenhoff di Stoccarda, 1927, da J. Badovici,
Le Corbusier, S. Gideon, L’Architecture Vivante en Allemagne, prima serie, primavera-estate 1928.

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Esempio
Esempio1 - Le Corbusier, Convento Sainte Marie de la Tourette procedimento analogico che, da un lato gli permette l’identificazione del
a Eveux-sur-Arbresle, 1952-1960 principio compositivo generale, dall’altro gli consente di attuare alcune
“trasgressioni”, utili ad “aggiornare” il tema dando luogo a un nuovo edifi-
cio “contemporaneo” assolutamente riconoscibile dalla collettività.
Il Convento de la Tourette si rappresenta attraverso un grande volume a
C distribuito su più livelli. Ai piani bassi si trovano tutte le funzioni colletti-
ve e ai piani alti le celle private dei monaci. A nord il volume dell’aula della
«Carissimo Amico – scrive Padre Couturier il 28 luglio 1953, indirizzando-
chiesa chiude la corte definendo il lato mancante della C.
si a Le Corbusier – spero abbia potuto recarsi al Thoronet e che il luogo Le
Ciò che distingue la Tourette da qualsiasi convento precedente – e forse
sia piaciuto. Mi sembra che in esso vi sia l’essenza stessa di ciò che deve
anche successivo – è la sua estroversione. Diversamente, infatti, dagli esem-
essere un monastero di non importa quale epoca, poiché gli uomini dediti
pi della storia, Le Corbusier, decide di aprire il convento verso il paesaggio
al silenzio, al raccoglimento e alla meditazione nella vita in comune non
ma di non rinunciare al “tipo” consolidato che lo ha reso riconoscibile nel
cambiano molto con il passare del tempo. Secondo la pianta tradizionale,
corso della storia. La Tourette è ancora un edificio a corte, ma la corte ha
Lei dovrà prevedere intorno al chiostro tre grandi volumi: quello della chie-
perso il suo significato originario di luogo della distribuzione e della relazio-
sa, quello del refettorio e, sul terzo lato il capitolo; infine, sul quarto lato, ne fisica e funzionale delle parti della composizione. La corte costruita da Le
due grandi sale per le riunioni. Al primo piano, una grande biblioteca. Il Corbusier è una corte di servizio, divisa al suo interno dai quattro bracci di
resto della costruzione comprenderà le celle». un percorso, popolata di elementi accessori e dai pilotis su cui poggia l’inte-
Nel 1952 Le Corbusier riceve l’incarico del progetto di un convento da ro edificio. Tutte le parti del convento, sia che accolgano le attività collettive,
realizzare nella rigogliosa campagna di Lione. Nonostante abbia già avuto che la vita privata, sono caratterizzate dal loro rivolgersi sulla natura circo-
modo di affrontare, da laico, un tema religioso, costruendo la cappella di stante: esse guardano all’esterno, invertendo un principio fino ad allora con-
Ronchamp, la sua prima reazione è fredda. solidato. Solamente l’aula della chiesa, ben radicata a terra, dato il suo carat-
Il suo problema è comprendere la natura del convento, cosa esso sia e di tere di luogo del raccoglimento, si presenta come un volume introverso,
che parti si componga. Un aiuto, una esortazione, gli viene dalla lettera di chiuso totalmente verso l’esterno e, simbolicamente, rivolto verso il cielo.
Padre Couturier dove, in poche righe il monaco domenicano gli propone
come riferimento i conventi della storia, luoghi che Le Corbusier ha visitato
e studiato durante i suoi viaggi (Certosa di Ema, Monte Athos, ecc.).
Un convento altro non è che una casa comune, un luogo dove una comu-
nità si trova a condividere spazi e momenti della vita e contemporaneamen-
te ha la possibilità di isolarsi nel silenzio e nella pace. Il convento è, in
sostanza, un luogo dell’abitare che diversamente dalla casa tradizionale
assomma in sé le funzioni private e quelle collettive. Nel convento, come
nella casa gotica e nel suo analogo, la Maison Citrohan, la distinzione fun-
zionale delle parti risulta uno degli elementi determinanti. Le celle dell’abi-
tazione privata dei monaci si contrappongono alla costruzione dei grandi
luoghi della vita collettiva: l’aula della chiesa, il refettorio, i luoghi dello stu-
dio, lo spazio aperto della corte lungo il quale si compone il sistema distri-
butivo dell’edificio. In sostanza il convento tradizionale non è altro che un
grande edificio introverso costruito in relazione a una corte chiusa, neces- Fig. 11. Pianta del Convento di Le Thoronet.
Fig. 12. Schema tipologico di un convento domenicano.
saria dal punto di vista funzionale (per la distribuzione) e rappresentativo. Fig. 13. Vista del Convento di Santa Maria de La Tourette.
Nel pensare al suo convento, Le Corbusier si affida ancora una volta al Fig. 14. Pianta a livello delle celle e sezione del Convento de La Tourette.

3 PROGETTARE CON I RIFERIMENTI - 8 Impiegare un’architettura in relazione al tipo


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8.1 LEZIONE - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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324 Atlante di progettazione architettonica

Esempio 2 - Casa e tre corti Evidentemente egli non inventa nulla, al contrario cerca nella storia un pos-
sibile esempio analogo da riproporre non tanto per la sua forma, quanto
piuttosto per la validità del suo principio generale, cioè per l’idea di abitare
espressa, riproponibile nei suoi caratteri stabili. È la casa romana/greca
quella cui Mies van der Rohe guarda, una casa nelle cui forme si esprime
una volontà di separazione e distinzione della vita privata da quella pubbli-
ca; un modo di abitare che rifiuta la relazione diretta con la città, costruen-
«L’architettura si colloca nello spazio e al tempo stesso lo racchiude in sé.
do, e proponendo in alternativa, la definizione di un “mondo altro” fatto
Da ciò nasce un duplice problema: il controllo dello spazio esterno e dello
esclusivamente di relazioni private.
spazio interno».
Anche la domus romana è una casa introversa. Essa non instaura relazio-
In queste parole di Ludwig Hilberseimer (Hilberseimer, 1984, p. 45) sta il
ne alcuna con lo spazio urbano se non attraverso l’apertura necessaria della
senso più generale del progetto per una casa a tre corti sviluppato da Mies
porta d’ingresso. La domus si organizza circoscrivendo uno spazio aperto,
van der Rohe a partire, probabilmente, dal 1934.
freddo, di proporzioni definite, e delimitato da un muro lungo cui si vanno
Il tema su cui Mies van der Rohe si sofferma è quello della casa unifami-
a comporre gli spazi caldi della casa vera e propria, oltre al porticato su cui
liare situata in un luogo non specificato. Il progetto si riassume nella costru- si aprono gli ingressi dei singoli locali. Lo spazio aperto della corte è, nella
zione di un grande recinto, totalmente chiuso rispetto allo spazio esterno, e domus, elemento di rappresentazione del tipo ma anche parte necessaria
nella definizione di una casa che intessa relazioni esclusivamente con quan- dal punto di vista funzionale perché unico luogo di aerazione e illuminazio-
to sta all’interno del recinto. ne delle zone coperte dell’abitazione.
Osservando i disegni si comprende con facilità il carattere generale del Esattamente come accade nella casa a tre corti di Mies, pensata inizial-
progetto: un edificio introverso, la cui relazione con l’esterno si attua solo mente isolata e poi aggregata a costruire parti di città, anche la domus si
attraverso una piccola ma necessaria, porta d’ingresso; un prospetto unifor- riassume nella costruzione di un muro attraverso cui realizzare una netta
me definito da un muro in mattoni. L’esistenza della casa si manifesta sola- separazione fra interno ed esterno. Internamente a questo sistema poco
mente per la presenza della lastra di copertura che è possibile intravvedere importa come si dispongano le parti della casa perché ciò che conta è la rap-
al di sopra del muro di recinzione. Infatti, è proprio il sottile tetto piano a presentazione della forza di un’idea di abitare in cui si rappresenti la “priva-
copertura di una porzione del recinto, l’elemento che garantisce, anche dal- tezza” della vita familiare come contrapposta, e alternativa, alla vita pubbli-
l’esterno, la comprensione della complessità del progetto. ca da svolgere negli spazi della città.
Il disegno in pianta, dunque, non fa altro che confermare ciò che, guar-
dando il prospetto, si è potuto solamente ipotizzare. Lo spazio coperto della
casa occupa solo una porzione del giardino recintato e si organizza sulla
base di una pianta a T. La scelta di questo sistema compositivo permette di
definire, internamente al recinto, tre luoghi diversi che instaurano rapporti
differenti con le parti della casa su di essi affacciate. Il grande soggiorno si
apre sullo spazio della natura, un vero e proprio giardino cintato. Sulle corti
minori, pavimentate e quindi per carattere differenti da quella maggiore,
prospettano, invece, gli spazi di servizio.
Carattere fondamentale della casa è il fatto che da qualsiasi punto di essa
sia possibile godere di un rapporto con l’esterno della corte verde e con il
muro che la delimita. Fig. 15. Pianta della Casa dei capitelli figurati a Pompei.
Fig. 16. Ricostruzione di un isolato di Priene.
Rappresentando una puntuale idea di abitare, Mies van der Rohe, con Fig. 17. Casa a tre corti, pianta e prospetto.
pochi elementi, definisce il carattere e la misura della sua casa. Fig. 18. Planimetria parziale di un quartiere di case a corte.

3 PROGETTARE CON I RIFERIMENTI - 8 Impiegare un’architettura in relazione al tipo


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8.1 LEZIONE - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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326 Atlante di progettazione architettonica

Esempio 3 - Louis Kahn, First Unitarian Church and School a Se affianchiamo il disegno in pianta della prima ipotesi progettuale ela-
Rochester, 1959-1967 borata da Kahn a quello, per esempio, della Chiesa di San Lorenzo a Milano
ci accorgiamo delle analogie esistenti fra le due architetture. Anche a San
Lorenzo, infatti, l’aula di preghiera è circoscritta da un deambulatorio di
distribuzione che, da un lato permette di non accedere direttamente allo
spazio centrale in cui si trova l’altare e dove si celebra il rito, e dall’altro
garantisce la distribuzione, e il conseguente ingresso, alle diverse cappelle
«Riflettiamo dunque su ciò che caratterizza in astratto la Casa, una casa
che su di esso affacciano. La scuola della chiesa di Kahn nel caso di San
e la propria casa. La Casa è l’astrazione che tiene insieme gli spazi adatti alla
Lorenzo è, infatti, sostituita da una sorta di corona di cappelle votive di
vita. La Casa è la forma e nella mente della meraviglia dovrebbe esistere
diverse dimensioni.
priva di ogni configurazione o dimensione. Una casa è un’interpretazione di
Il progetto di Kahn aspira a definire i caratteri della chiesa permanenti e
quegli spazi dettata dalle circostanze. Questo è progetto. A mio parere, un
validi per la sua contemporaneità. A questo fine egli non inventa “una nuova
architetto è grande nella misura in cui è capace di prendere coscienza di ciò
chiesa”, ma al contrario prende come riferimento tutte quelle chiese della
che è la Casa, poiché il progetto che egli fa di una casa non è che un atto
storia la cui forma – il cui principio tipologico – sia in grado di rappresenta-
determinato dalle circostanze» (Kahn, 2002, p. 87). re un’idea di chiesa valida anche per la sua contemporaneità.
Louis Kahn pubblica nel 1955 il suo, forse, più importante scritto teorico Ecco allora comparire l’immagine degli edifici sacri a pianta centrale
Form and design. In esso il maestro americano tratteggia la propria teoria costruiti tutti sul rapporto fra lo spazio centrale dedicato alla celebrazione
della progettazione illustrandola attraverso alcuni suoi progetti. Fra questi del rito e il deambulatorio. Questo diviene per Kahn il tipo di riferimento,
un certo spazio è riservato al progetto per la First Unitarian Church di un tipo da reinterpretare secondo le esigenze dell’epoca e del rito che in
Rochester, una chiesa Unitariana – una forma della dottrina cristiana fonda- esso si andrà a svolgere.
ta sulla negazione della Trinità e quindi sulla messa in discussione della divi-
nità di Cristo e dello Spirito Santo in favore dell’unicità di Dio – in cui l’aula
della preghiera sia affiancata da una struttura scolastica intesa quale ele-
mento determinante, e necessario, per la professione della dottrina.
«[...] mi resi conto che l’aspetto della forma, la presa di coscienza della
forma che la fede unitariana comporta, discende dalla Domanda, dall’eterno
interrogarsi del perché di tutto», scrive ancora il maestro americano (Kahn,
2002, pp. 92-93). Da questa presa di coscienza deriva il progetto che Kahn sin-
tetizza, schematicamente, su una lavagna: un quadrato inscritto in un cerchio
– l’aula di preghiera – inteso quale luogo della manifestazione della domanda;
un corridoio circolare, un deambulatorio, che circoscriva il precedente cerchio
e che permetta la sosta a coloro i quali non vogliono partecipare direttamen-
te al rito; un ulteriore cerchio che circoscriva i due precedenti, in cui si possa
pensare di realizzare le aule della scuola. Pur trattandosi solamente di uno
schema senza ancora una forma precisa («Disegnai alla lavagna uno schema
che a mio parere rappresentava il disegno della Forma della chiesa; natural-
mente non andava inteso come una proposta progettuale»), il disegno di Kahn
riassume con grande precisione l’idea su cui si andrà a costruire il progetto
Figg. 19 e 20. Pianta e sezione della basilica di San Lorenzo a Milano, IV e V secolo.
vero e proprio: un luogo centrale rappresentativo dell’aula di preghiera e una Figg. 21 e 24. Sezione e pianta del progetto realizzato della First Unitarian Church, 1959.
serie di servizi posti in relazione con essa e distribuiti da un deambulatorio. Figg. 22, 23 e 25. Schemi e veduta della First Unitarian Church.

3 PROGETTARE CON I RIFERIMENTI - 8 Impiegare un’architettura in relazione al tipo


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8.1 LEZIONE - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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328 Atlante di progettazione architettonica

TEST DI VERIFICA Secondo questa accezione è, dunque, possi- Gli esempi scelti si compongono nella pagina
bile intendere il tipo in quanto principio compo- individuando una fascia – nella parte bassa della
Procedimento analogico sitivo in grado di rendere riconoscibili stessa – all’interno della quale vengono ridise-
e composizione oggetti/architetture analoghi anche se realizzati gnati, e schematizzati, una serie di elementi rico-
in epoche e luoghi fra loro molto differenti. noscibili, e caratterizzanti le diverse tipologie.
Il principio analogico, invece, è quel procedi-
mento logico attraverso cui si rende possibile 3 Cosa bisogna fare?
1 Cosa si propone il test? l’applicazione di alcune proprietà o regole che Passo 1 Osserva attentamente gli esempi
Con riferimento a quanto espresso all’interno definiscono un oggetto, o un caso, specifico, ad riportati e composti nella diverse pagine, quindi,
della lezione introduttiva il test si propone di altre che presentino “aspetti di ragionevole individua il principio costitutivo di ognuna delle
chiarire il concetto di tipo e tipologia nel suo rap- somiglianza”. tipologie riportate aiutandoti con quanto specifi-
porto con il principio analogico inteso quale stru- In campo architettonico costruire un edificio cato nella lezione introduttiva.
mento conoscitivo attraverso cui rendere possi- in analogia ad un altro significa partire da un Passo 2 In ognuna delle tipologie riconosci
bile, a partire da un’idea iniziale, la costruzione tipo, studiarlo per riconoscerne l’idea fondativa gli elementi costitutivi mettendoli in relazione
di variazioni infinite. e gli elementi attraverso cui rappresentarla, con quelli riprodotti schematicamente nella
La parola tipo, come abbiamo visto, individua apportare, quindi, le modifiche necessarie affin- fascia bassa delle singole pagine. Riporta, quindi,
ché l’oggetto in questione risulti adeguato alle la lettera che contraddistingue ognuno di essi,
un’idea astratta, riconducibile ad un principio
necessità per cui viene realizzato e, allo stesso accanto agli elementi corrispondenti individuati
generale, attraverso cui è possibile rappresenta-
tempo, affinché sia in grado di rappresentare nel disegno in pianta.
re e rendere riconoscibili gli oggetti.
l’idea generale ad esso sottesa. Passo 3 Una volta completato l’esercizio con-
La famosa definizione di tipologia proposta
fronta le tue soluzioni con quelle pubblicate sul
da A. C. Quatremère de Quincy: «La parola tipo
2 Cosa contiene il test? sito web www.cittastudi.it.
non rappresenta tanto l’immagine di una cosa da
Il test è composto dalla riproduzione di tre esempi
copiarsi o da imitarsi perfettamente, quanto di “tipologie” di case d’abitazione: il tipo della casa
l’idea di un elemento che deve esso servire di gotico-mercantile, quello della casa a corte e, da
regola al modello. Il modello inteso secondo la ultimo, il tipo della casa “a blocco”.
esecuzione pratica dell’arte, è un oggetto che si Per ogni tipologia scelta vengono presentati
deve ripetere qual è; il tipo per contrario è un due esempi di architetture realizzate in tempi fra
oggetto secondo il quale ognuno può concepire loro molto distanti. L’idea è quella di affiancare
delle opere che si assomiglieranno punto fra di progetti antichi a soluzioni, analoghe, realizzate in
loro. Tutto è preciso e dato nel modello; tutto è epoca moderna o contemporanea, con l’obiettivo
più o meno vago nel tipo», introduce una netta di rendere evidente da un lato la permanenza del
differenziazione fra il termine modello e quello principio tipologico, e dall’altro la variazione della
di tipo: il modello si copia tale e quale senza sua forma in rapporto alle diverse modalità com-
necessità di interpretazione, diversamente il positive degli elementi caratterizzanti.
tipo, in quanto concetto astratto, ha bisogno di Al fine di esplicitare lo stretto rapporto che
volta in volta di essere specificato per poter assu- intercorre fra le singole architetture e la costruzio-
mere una forma in grado di connotarlo. Il tipo è, ne della città, per ognuno degli esempi scelti viene
quindi, “mutevole”, e non possiede una forma sottolineato il rapporto che esso instaura con la Fig. 26. Viollet le Duc, Casa su lotto profondo.
stabile e immodificabile. Il tipo non è una forma. strada, o comunque, con lo spazio in cui si realizza. Fig. 27. Le Corbusier, Maison Guiette, Anversa 1926.

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26 27

A muro B strada C ingresso D scala E patio F giardino E facciata finestrata

8.1 TEST - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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330 Atlante di progettazione architettonica

Fig. 28. Casa greca al Pireo.


Fig. 29. MVRDV, Patio house,
Ypenburg 1999-2001.

28 29

A recinto B strada C ingresso D corte E aperture

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Fig. 30. Sverre Fehn, Villa a


Norrköping, 1963-64.
Fig. 31. Andrea Palladio, Villa La
Rotonda, Vicenza, 1566-91.

30 31

A spazio centrale B ingressi C aperture

8.1 TEST - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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332 Atlante di progettazione architettonica

ESERCIZIO 1 - Comporre parti di città: la costruzione della strada

PASSO........4 PASSO........5
Torna all’esempio della Confronta ora il tuo dise-
casa gotico-mercantile stu- gno con le soluzioni pub-
diato e schematizzato. Ora blicate sul sito web
prova a comporre un www.cittastudi.it
32 brano di città moltiplican-
do lo schema precedente-
mente disegnato e assem-

PASSO........1
blandolo.

Riconsidera il tipo della


casa gotico-mercantile ana-
lizzato nell’esercizio prece-
dente e sinteticamente Fig. 32. Viollet le Duc, Casa su
descritto nei suoi principi lotto profondo.
da queste parole: Fig. 33. La città di Lubecca.

«Un locale assai stretto ma profondo,


circa quattro volte più lungo che
largo, e in proporzione molto alto […]
la luce entrava da una grande vetrata
che occupava tutta la facciata».
Le Corbusier, Precisions, 1930.

PASSO........2
PASSO........3
A partire dall’esempio di
casa gotico-mercantile stu-
diato e qui riprodotto,
prova, attraverso un dise- Osserva ora l’immagine
gno, a schematizzarne la assonometrica qui ripro-
logica compositiva assem- dotta e prova a individuare
blando in uno schema da gli elementi di cui si com-
te disegnato gli elementi pone elencandoli sintetica-
individuati nel test. mente qui a fianco. 33

3 PROGETTARE CON I RIFERIMENTI - 8 Impiegare un’architettura in relazione al tipo


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ESERCIZIO 2 - Comporre parti di città: la costruzione dell’isolato

PASSO........1 «La casa, unifamiliare, è racchiusa


da un recinto murario alto un piano. PASSO........4
Riconsidera il tipo della Tutti i locali guardano sul giardino Torna all’esempio di casa a
casa a corte analizzato nel che è anche il sistema di accesso. corte studiato e schematiz-
test e sinteticamente Protetti dal mondo esterno si può zato. Ora prova a compor-
descritto nei suoi principi abitare in locali di grande semplici- re un brano di città molti-
da queste parole: tà. I locali coperti hanno un loro plicando lo schema prece-
prolungamento nella natura». dentemente disegnato e
W. Blaser, Mies van der Rohe, 1984. assemblandolo.

34

Fig. 34. Casa greca a Priene.


Fig. 35. Ricostruzione della zona
residenziale del Pireo.

PASSO........2
A partire dall’esempio di
casa a corte studiato e qui
riprodotto, prova, attraver-
so un disegno, a schema-
tizzarne la logica composi-
tiva assemblando in uno
schema da te disegnato gli
elementi individuati nel
test.

PASSO........3
Osserva ora l’immagine PASSO........5
assonometrica qui ripro- Confronta ora il tuo dise-
dotta e prova a individuare gno con le soluzioni pub-
gli elementi di cui si com- blicate sul sito web
pone elencandoli sintetica- www.cittastudi.it
35 mente qui a fianco.

8.1 ESERCIZIO - Analogia e tipo nel progetto di architettura


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334 Atlante di progettazione architettonica

ESERCIZIO 3 - Comporre parti di città: la costruzione per elementi isolati

PASSO........1 «Il sito è degli ameni, e dilettevoli che si possano


ritrovare […] gode da ogni parte di bellissime PASSO........5
Riconsidera il tipo della viste, delle quali alcune sono terminate, alcune Confronta ora il tuo dise-
casa a blocco analizzato nel più lontane, et altre, che terminano con gno con le soluzioni pub-
test e sinteticamente l’Orizonte». blicate sul sito web
descritto nei suoi principi, A. Palladio, I quattro libri dell’architettura, 1570. www.cittastudi.it
da queste parole:

PASSO........3
Osserva ora l’immagine qui
riprodotta e prova a indivi-
duare i principi che la carat-
terizzano elencandoli sinte-
ticamente qui a fianco.

36

PASSO........2
A partire dall’esempio di
casa a blocco studiato e PASSO........4
qui riprodotto, prova, Torna all’esempio di casa a
attraverso un disegno, a blocco studiato e schema-
schematizzarne la logica tizzato e prova a disegnare
compositiva assemblando una composizione definita
gli elementi individuati nel da una serie di case a bloc- Figg. 36, 37. Sverre Fehn, Villa a
37 test. co. Norrköping, 1963-64.

3 PROGETTARE CON I RIFERIMENTI - 8 Impiegare un’architettura in relazione al tipo


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Martina Landsberger 335

ESERCIZIO 4 - Comporre edifici isolati

PASSO........1 «Un avvenimento di importanza rivoluzionaria,


sole, spazio, verde. Se volete che la famiglia viva PASSO........5
Riconsidera il tipo dell’ap- nell'intimità, nel silenzio, in modo conforme alla Confronta ora il tuo dise-
partamento progettato da natura […] mettete assieme 2000 persone, pren- gno con le soluzioni pub-
Le Corbusier per l’Unité detele per mano e attraverso un’unica porta blicate sul sito web
d’Habitation analizzato andate verso 4 ascensori». www.cittastudi.it
nell’esercizio precedente e Le Corbusier, Oeuvre complète, 1948-70.
sinteticamente descritto
nei suoi principi da queste
parole:

PASSO........3
Torna all’esempio
dell’Unitè d’Habitation di
Le Corbusier studiato e
schematizzato e prova a
comporre un edificio mol-
tiplicando lo schema del-
l’appartamento e sovrap- 39
ponendolo.
38

PASSO........2
PASSO........4
Prova, attraverso un dise-
gno in pianta e in sezione,
a schematizzare la logica
compositiva dell’apparta- A partire dall’immagine qui
mento dell’Unité riprodotta, componi ora un
d’Habitation assemblando pezzo di città attraverso la
Figg. 38, 39 e 40. Le Corbusier, gli elementi individuati nel moltiplicazione degli sche-
Unité d’Habitation, 1946-52. test. mi da te disegnati. 40

8.1 ESERCIZIO - Analogia e tipo nel progetto di architettura