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Lezione 10/03, parte 4

bisognava acquisire la licenza di stampa, ovvero il permesso che l'autorità civile, o religiosa,
concedeva al richiedente dopo aver esaminato il testo che doveva essere pubblicato e averlo trovato
privo di elementi pericolosi o contrari alla dottrina cattolica. L'istituto viene denominato con il
termine latino imprimatur, che viene dal verbo latino stampare. Quando si siano rispettate tutte le
condizioni previste il testo può essere pubblicato. Questo fatto, unito al potere civile da una
revisione anche da parte sua, crea da un lato un conflitto di competenza tra i due poteri che porterà a
controversie molto accese, mentre dall'altro è evidente che tutta la grande industria editoriale viene
danneggiata dall'emanazione dell'indice dei libri proibiti e dalla necessità di ottenere un preventivo
assenso alla pubblicazione, non soltanto nell'attività di produzione ma anche quella di commercio.
Tutta l'industria dei librai vede quindi ridotto il proprio raggio d'azione (ad esempio non possono
più importare i libri dal Nord Europa).
A fronte di questa disposizione della Chiesa molti Stati Nazionali si oppongono, in particolare la
Repubblica di Venezia che, sin dall'introduzione della stampa, era il maggiore centro di produzione
del libro a stampa a livello europeo (e lo fu fino al Cinquecento). Dopo il 1545 la posizione rimarrà
solo per la produzione in Italia, perdendo la posizione di primato a livello europeo. I governanti
veneziani, ben consapevoli del danno che la loro azienda potrebbe ricevere, invocano la sovranità
dello stato in materia di stampa e mettono in campo uno dei pensatori e teologi più validi della
Repubblica, Fra Paolo Sarti, autore di molti testi in cui difende l'autonomia del potere statale da
parte delle ingerenze della chiesa. Il braccio di ferro tra Venezia e il papato si risolve in favore di
quest'ultimo poiché il papa, di fronte alla remittenza di Venezia, minaccia di scomunicare la
Repubblica di Venezia, che deve quindi chinare il capo e accettare la promulgazione dell'indice dei
libri proibiti.
Il clima in Italia si fa quindi piuttosto pesante, fenomeno noto è l'emigrazione da parte di un gran
numero di persone che hanno aderito alla religione riformata e che si rivolgono a stati più
accoglienti (emigrati religionis causa). Tra gli emigrati per causa religiosa bisogna fare un accenno
a Pietro Perna, personaggio piuttosto interessante, tipografo di origini lucchesi che lascia Lucca
(che era tra gli stati italiani forse la più liberale nei confronti della nuova religione) e prende la via
dell'esilio trasferendosi a Basilea, centro di cultura protestante, dove diventa uno dei principali
editori e stampatori svizzeri noto in tutta Europa. A fronte di questa emorragia di cervelli italiani
verso i paesi luterani bisogna anche ricordare che molti commercianti di libri si vedono preclusi la
partecipazione a quello che era forse l'avvenimento più importante a livello europeo per il
commercio librario. Già nel corso del Quattrocento si svolsero avvenimenti di grande importanza
per il mondo legato al commercio del libro, ovvero le famose fiere del libro. La più celebre, già dal
Quattrocento, si svolgeva a Francoforte due volte l'anno, a cui partecipavano, direttamente o
indirettamente, tutti i produttori di libri anche italiani e, in particolare, i veneziani. Avvenimento
immancabile per tutto il mondo produttivo del libro, mancare ad un evento del genere voleva dire
limitare la circolazione della propria produzione ad un ambito molto più ristretto. È evidente che,
essendo Francoforte una città appartenente a un territorio di religione protestante, l'accesso alla città
e la partecipazione alla fiera era vietata ai produttori del mondo cattolico, anche se dobbiamo
ricordare che le maglie del controllo da parte della Congregazione dell'indice o della Santa
Inquisizione non erano poi così strette da non permettere la circolazione clandestina di libri proibiti,
tant'è che negli archivi abbondano processi per detenzione e commercio di libri proibiti perché ci si
rende conto che non è possibile limitare anche le proprie conoscenze a tutto ciò che viene prodotto
nel mondo cattolico. Questo a maggior ragione perché l'asse portante non solo economico ma anche
culturale e scientifico si è ormai spostato dal Mediterraneo ai paesi del Nord. L'apertura degli spazi
atlantici verso il nuovo mondo dell'America favorisce i porti che si affacciano sull'Atlantico e il
Mediterraneo diventa un mare piuttosto chiuso e limitato. La realtà più liberà delle città come quelle
delle Fiandre, della Germania, il Nord della Francia diventano più interessanti e pubblicano
indipendentemente dalle posizioni religiose tutti i testi interessanti (soprattutto scientifici). La
scienza nei paesi mediterranei tende a essere meno aggiornata rispetto alle scoperte del mondo del
nord Europa, anche se la circolazione delle idee proseguiva comunque (congregazione del libro non
poteva fermarli). Di fatto la realtà italiana si ritrova con un mercato più ristretto nella circolazione
del libro.
Lezione 11/03
La diffusione della dottrina luterana ebbe tra le varie conseguenze anche la limitazione dell'autorità
spirituale anche della Chiesa di Roma e la diminuzione della sfera di influenza del papato.
Aggravato fin da subito dallo scisma d'Inghilterra (proclamato da Enrico VIII) a questa perdita di
territori sottoposti all'autorità spirituale del papa, fece da compensazione la conquista di nuovi e
sempre maggiori territori nell'America centro-meridionale che vennero attribuiti alla corona
spagnola, che aveva da poco terminato la sua riconquista territoriale con la cacciata definitiva dei
mori, e il re di Spagna si proclamava fieramente re cattolicissimo (tutti i territori sottoposti alla sua
autorità erano di conseguenza di religione cattolica). L'opera di conquista territoriale vide la
presenza e l'azione di uomini d'arme spagnoli ma queste spedizioni militari avevano anche al
seguito religiosi che avevano specificatamente il tempo di procedere alla conversione dei nativi
americani. In questa operazione di evangelizzazione un ruolo molto importante venne svolto dai
rappresentanti di un ordine religioso costituitosi recentemente, ovvero, la Compagnia di Gesù
(societas iesu, sigla SI) fondata dallo spagnolo Ignazio di Loyola a Parigi nel 1534. Ignazio era
stato uomo d'armi e si era poi convertito insieme ad un gruppo di compagni, con i quali aveva fatto
voto di predicare i Vangeli in Terra Santa (progetto abbandonato). Scopo principale era quello di
porsi agli ordini del papa che, ovviamente, nel 1540 approvò il suo programma. La compagnia di
Gesù poggiava su 2 linee di azione fondamentali:
• l'evangelizzazione, condotta nel Nuovo Mondo. Non si limitò solamente a questi territori ma
col tempo, soprattutto nel secolo successivo (XVII secolo), la loro azione si estese anche a
territori lontani ed esotici come Cina (dove ricordiamo che un gesuita, Padre Ricci, visse e
lavorò per buona parte della sua vita), così come un gruppo di gesuiti tentò la
evangelizzazione del Giappone nel 1622, trovando però come reazione la chiusura totale da
parte del paese e la loro messa a morte (martiri del Giappone).
L'evangelizzazione si basa sulla parola di Dio e sulla fede cattolica. Per portare questa voce
ai popoli che si intendono evangelizzare si ha la necessità che i religiosi che si muovono sul
territorio abbiano con sé gli strumenti della predicazione (i libri). L'apporto dei gesuiti in
questo caso è fondamentale perché uno dei testi che, più di ogni altro, veniva utilizzato per
la propagazione e l'insegnamento della fede era un'opera intitolata la dottrina cristiana
breve composta da Roberto Bellarmino, figura di spicco dell'ordine della compagnia e
autore estremamente importante tant'è che la Chiesa cattolica lo ha proclamato dottore ed è
stato santificato. La sua opera riassume tutto l'insegnamento che un cristiano può e deve
ricordare, comprendendo quindi tutti elementi di base della fede e della morale cattolica.
L'opera ebbe un successo editoriale straordinario (usando un termine moderno lo si potrebbe
definire un long seller, ovvero un libro continuamente pubblicato e diffuso) e venne tradotto
in tutte le lingue del mondo (anche quelle esotiche come cinese e giapponese), poiché
l'efficacia dell'evangelizzazione non può essere affidata a una lingua di alta cultura come il
latino ma è necessario che i padri evangelizzatori parlino la lingua che si parla nel loro
territorio di azione. È di fatto uno dei testi più noti, diffusi e commercializzati insieme alla
Bibbia.
NB: A questo punto l'asse di produzione territoriale, pur mantenendo Venezia una posizione
dominante nella penisola italiana, la grande produzione editoriale si è spostata nei paesi
affacciati sull'Atlantico, in particolare le Fiandre e parte del Belgio, e in alcune capitali come
Anversa, dove opera uno stampatore di origine francese, Christophe Plantin, che riuscì ad
avere il monopolio per la diffusione nel nuovo mondo del testo sacro (riuscendo a detenerlo
fino a tempi non molto lontani) e a cui è dedicato un celebre museo dedicato alla stampa
nella città di Anversa;
• altra forte motivazione della loro azione è quella dell'educazione, rivolta fin da subito agli
strati più alti della società (in particolare i nomi). L'attività pedagogica si basava sulla
costruzione dei collegi gesuitici, realtà che pervade tutta l'Europa. Si trattava di una didattica
residenziale, dove gli allievi risiedono stabilmente all'interno del collegio, costruito intorno
all'edificio della biblioteca. La biblioteca è elemento talmente fondante del collegio dei
gesuiti che uno scrittore spagnolo arrivò a sostenere, paradossalmente, che per un collegio
gesuita era ammissibile che mancasse la chiesa ma non che mancasse una biblioteca. I
collegi si diffondono territorialmente (vari esempi anche in Italia). La sede
dell'insegnamento era chiamato Palazzo della Sapienza (da qui il nome dell'università degli
studi di Roma). La scelta di formare i quadri dirigenti della società europea (ovviamente di
religione cattolica) portò rapidamente la compagnia di Gesù a condizionare, non solo dal
punto di vista culturale e formativo, le classi dirigenti europee ma anche le coscienze e la
fiducia nella chiesa.
L'opera dei gesuiti fu talmente efficace e pervasiva che ben presto essi raggiunsero una
posizione di estremo rilievo all'interno della chiesa (generale della compagnia era
tradizionalmente chiamato il “papa nero” a sottolineare quanto il potere del generale dei
gesuiti sia una sorta di contraltare del potere pontificio, nero perché era questo il colore del
loro abito). A questo si aggiunge il prestigio che gli scrittori membri dell'ordine godettero a
livello europeo (ricordiamo ad esempio Roberto Bellarmino). C'è un personaggio altrettanto
importante per la nostra storia, anche lui gesuita e cardinale, ovvero Antonio Possevino,
importante perché autore di un'opera, edita per la prima volta nel 1593, con il titolo latino di
Biblioteca Selecta (bibliografia scelta). Tradizionalmente, e in modo abbastanza erroneo, la
formulazione del titolo di quest'opera era vista come una contrapposizione ad un'altra opera
del 1545, cioè la Bibliografia Universale di Conrad Gessner. L'opera ha però ben altre
finalità.
L'insegnamento nei collegi, che permetteva l'ingresso sin da quelle che oggi sarebbero le
elementari, si basava sulla ratio studiorum (piani di studio), ovvero su regole relative alla
formazione e anche una sorta di programma scolastico ufficiale adottato in maniera uniforme in tutti
i collegi, si indicavano tutti gli insegnamenti che dovevano essere impartiti per la formazione dei
giovani. Anche oggi a fronte del piano di studi esiste un insegnamento e, a fronte di ogni
insegnamento, è previsto un contenuto del corso e una bibliografia. Ed è proprio questa la funzione
che ha la Biblioteca Selecta di Possevino: infatti, già nel titolo del frontespizio della prima edizione
del 1593, si indicava che si trattava della ratio studiorum, ovvero l'indicazione delle bibliografie per
il programma di studi impartito dal collegio gesuitico. L'obiettivo viene denunciato in maniera
ancora più evidente nella seconda edizione (1603) in cui il titolo stesso informa che si tratta di una
bibliografia selezionata per la ratio studiorum per le discipline. È evidente che la cura con cui
questa bibliografia viene compilata è posta in particolare attenzione alla scelta dei testi che non si
prestino a dubbi o interpretazioni contrarie alla dottrina e alla morale cattolica, seguendo quelli che
sono i dettami usciti dal concilio di Trento. Bibliografia di riferimento per i collegi gesuitici del
mondo. In quanto scelta dell'autore è evidente che si tratta, estremizzando la portata di questo
lavoro, di una contrapposizione ideale tra l'universalità della Bibliografia Universale di Gessner e in
effetti, questa selezione operata dal cardinale, si utilizzano le informazioni dell'opera di Gennser ma
con uno scopo diverso, pratico, che ha la necessità di porsi come modello di riferimento
bibliografico di stabilimenti di strutture cattoliche che ha come preoccupazione quella di fornire
quelle che in futuro verranno definite delle “buone letture”, delle letture dei testi che siano conformi
al dogma cattolico. Questo dipende anche dal fatto che ormai le disposizioni in materia di censura
libraria del Concilio di Trento sono diventate patrimonio di coscienza di tutti i paesi cattolici dove
vige l'Indice. È evidente che la cultura cattolica si rende ben conto che la limitazione della
possibilità di leggere e possedere libri prodotti con l'imprimatur limita in qualche modo la
circolazione delle idee, soprattutto quelle dei paesi protestanti che sono molto spesso idee piuttosto
avanzate. Ed è per questo che le disposizioni cattoliche prevedono che possano essere ammesse
eccezioni alla regola di non leggere o possedere libri proibiti ma che, per alcune categorie di
persone, su richiesta delle stesse e con domanda motivata e valutata dall'inquisitore, possa essere
concesso il permesso di leggere libri proibiti. È possibile per alcuni professionisti, come i medici, la
possibilità di essere aggiornati su temi della scienza europea ma anche i professionisti del libro che,
evidentemente, necessitavano di un continuo aggiornamento hanno ormai interiorizzato nella
propria coscienza il fatto di maneggiare libri proibiti. Un caso importante di questa adesione della
coscienza personale a queste limitazioni imposte dal concilio è il medico personale del papa
Demetrio Carnevari che, nella sua posizione di medico curante del papa, necessita di un
aggiornamento continuo e ha ottenuto la licenza per poter consultare libri provenienti da aree
protestanti. L'analisi di questi libri dimostra che era talmente presente nella sua coscienza di
studioso la consapevolezza di utilizzare strumenti non approvati dalla morale cattolica che, senza
alcuna costrizione, aveva apportato modifiche ai frontespizi in modo da rendere meno eclatante il
fatto che fossero libri prodotti da autori o editori non ammessi all'interno dei paesi cattolici. Come i
medici, anche i nobili potevano chiedere deroghe al possesso o alla lettura di questi libri, anche qui
si trattava di casi valutati uno per uno ed eventualmente concessi.
La censura ecclesiastica durò fino al Concilio Vaticano II, dove viene abolita, anche se
l'imprimatur per i testi che riguardano la dottrina cattolica è ancora presente (nel frontespizio si
trova ancora l'indicazione dell'approvazione, quasi sempre concesso secondo le aree in cui vengono
prodotti i libri, con l'autorizzazione del vescovo o dell'autorità episcopale dove ha sede l'editore). Si
tratta di un fenomeno che ha accompagnato il mondo cattolico fino ad anni piuttosto recenti
(Novecento), condizionando indubbiamente le coscienze dei cattolici, anche se sappiamo che ci
sono sempre stati tentativi di introduzione di testi provenienti da località esterne al mondo cattolico.
Abbiamo notizia di episodi abbastanza famosi di processi intentati ai venditori di libri proibiti.
Repubblica di Venezia sempre restia a queste restrizioni, alle quali si rispose nel mondo cattolico
con l'éscamotage piuttosto diffuso (soprattutto in certi periodi storici) che prevedeva la
pubblicazione di opere che non avrebbero potuto ottenere la licenza di stampa indicando nel
frontespizio un luogo di stampa che non corrispondeva al vero luogo di produzione. Ed è proprio la
Repubblica di Venezia che, nel suo tentativo di controllo statale dei fenomeni legati alla produzione
del libro, rende la pubblicazione con falso luogo di stampa una pratica ammessa nel suo
ordinamento. Esiste un repertorio tenuto dalla cancelleria della Repubblica di Venezia in cui sono
registrati i permessi concessi agli stampatori di non dichiarare esplicitamente la produzione
all'interno di una città come Venezia. Inoltre è bene ricordare che la legislazione della Repubblica
veneziana, in fatto di controllo laico degli stampati, è una delle più avanzate perché, fin da subito,
questa attività di controllo della produzione a stampa viene affidata ad un collegio della più celebre
università del Veneto (Padova), chiamati Riformatori dello studio di Parma, i quali si assumevano
l'onere di leggere i testi che venivano inviati per poter essere stampati e concedevano o negavano il
permesso della stampa ma, nel momento in cui il permesso veniva concesso, vi era l'obbligo da
parte dell'editore di pubblicare questo permesso ottenuto e, conseguentemente, il deposito presso la
Biblioteca Marciana di Venezia e la Biblioteca del Seminario di Padova di due copie del libro che
veniva stampato. Si tratta di una prima forma di deposito legale degli stampati che ha come unico
precedente europeo un atto di Francesco I di Francia che prevedeva il deposito obbligatorio presso
la biblioteca reale, modalità che verrà applicata solo più tardi anche da altri sovrani italiani come
Pietro Leopoldo Granduca di Toscana.
Nelle disposizioni in merito al controllo della produzione libraria emanate nel concilio di Trento ed
esplicitate nelle varie edizioni dell'indice dei libri proibiti si rivolgevano a tutta la comunità
cattolica, tutto il mondo cattolico ha coscienza e prende atto di queste disposizioni (anche se ci sono
sempre delle eccezioni). Rimaneva però un punto molto importante: la Chiesa è una delle realtà più
dotate di biblioteche, fin dai tempi dell'alto medioevo gli stabilimenti religiosi si dotavano di
biblioteche che spesso si conservavano e arricchiva con il passare dei secoli, sia negli ordini di più
antica fondazione sia in quelli più recenti. Visto che, fino ad una certa età, l'attenzione della chiesa
romana non era così incisiva nel controllo e nella diffusione dei testi, cosa era conservato in queste
biblioteche? Con queste norme era evidente la necessità di verifica che negli edifici religiosi non
fossero rimasti, anche all'insaputa dei proprietari, testi che ora risultassero pericolosi e eterodossi.
Fu la congregazione dell'indice, in particolare un importante membro della Santa Inquisizione, il
cardinale Agostino Valieri (appartenente ad una nobile famiglia veneziana), che ebbe l'idea di
intraprendere una verifica puntuale e precisa sul campo interessando tutte le biblioteche religiose
del territorio. È bene precisare che si trattava di un'indagine che ha come destinatari gli stabilimenti
religiosi, precisamente maschili ma anche femminili presenti sul territorio della penisola italiana. La
Congregazione dell'Indice pretende di conoscere il contenuto delle biblioteche che sono nella
disponibilità di tutti gli ordini religiosi italiani (principalmente ordini regolari, ordini basati
sull'osservanza e l'applicazione di una regola). Si tratta di un progetto piuttosto ambizioso poiché il
territorio italiano è ricco di biblioteche religiosi, fattore ben presente nella mente del suo proponente
il quale, tramite la congregazione, convoca i responsabili di tutti gli ordini religiosi chiedendo di
farsi parte dirigente nel trasmettere questa richiesta a tutte le realtà fisiche dipendenti dai loro
magisteri. Era un modo di procedere molto produttivo, coinvolgendo i responsabili di tutti i religiosi
si poteva contare sul fatto che a loro volta trasmettessero la richiesta a tutti gli stabilimenti
sottoposti alla loro autorità. La richiesta venne fatta dalla Congregazione dell'Indice e la maggior
parte rispose positivamente alla richiesta, con due sole eccezioni:
• i domenicani, che opposero un netto rifiuto. Fatto per noi oggi molto negativo in quanto ci
priva di informazioni relative alle biblioteche di un ordine tradizionalmente sempre
considerato l'intelligentia della Chiesa cattolica e, per di più, i domenicani avevano
tradizionalmente svolto il ruolo di inquisitori e di controllo della produzione (uno dei motivi
di opposizione);
• la recente compagnia di Gesù, che aveva acquisito un ruolo davvero importante all'interno
della Chiesa cattolica, i gesuiti si sentono quindi forti di poter non accedere alla richiesta da
parte della congregazione (si ritengono talmente al di sopra di questa congregazione da poter
opporre rifiuto alla richiesta).
È ovvio che la mancanza di informazioni sulle biblioteche domenicane e su quelle dei gesuiti è per
noi molto grave se pensiamo che una delle biblioteche domenicane era ad esempio quella di SMN a
Firenze o di San Marco, tra le più importanti e ricche d'Italia.
Cosa prevedeva la richiesta? Il singolo convento doveva procurare un elenco dettagliato di tutti i
libri, manoscritti e a stampa, conservati nella biblioteca conventuale, non soltanto della biblioteca
comune del convento, abbazia o monastero ma anche l'elenco dei libri eventualmente posseduti dai
singoli religiosi (sappiamo bene che in molti casi l'ordine prevedeva la possibilità che il singolo
religioso avesse una propria piccola raccolta). Non solo quelli dei singoli religiosi ma, siccome era
abitudine abbastanza diffusa che alcuni laici prendessero dimora e venissero accolti all'interno di
conventi e quant'altro, anche i libri presenti nei conventi, ma proprietà di questi laici, dovevano
essere elencati. I laici presenti negli stabilimenti religiosi erano quasi sempre persone che avevano
deciso di ritirarsi dal mondo ma non avevano intenzione di osservare i voti dell'ordine a cui
apparteneva il monastero. Ospiti paganti, spesso uomini di cultura (notai, medici, avvocati...) che
avevano portato con sé i propri libri e che terminavano la loro vita all'interno di comunità religiose,
i cui libri venivano spesso lasciati in dono al convento e annessi alla biblioteca conventuale.
L'indice doveva essere compilato seguendo delle norme (che oggi definiremmo “norme di
descrizione bibliografica”) molto precise che venivano trasmesse tramite i generali degli ordini a
tutti gli stabilimenti religiosi. Di tutti i documenti presenti nel convento occorreva dare informazioni
precise e dettagliate: nel caso dei libri a stampa occorreva indicare l'autore, il titolo, luogo di
edizione, nome dell'editore/stampatore, anno di pubblicazione e il formato. Questa richiesta di dati
così analitica ha una motivazione molto precisa che risiede nella strutturazione dell'Indice dei libri
proibiti. Ricordiamo che esiste una categoria di libri assolutamente proibiti, ovvero quelli realizzati
dagli eretici o stampate da paesi riformati. Vi sono però anche libri che contengono opere che
contengono solo alcune parti che non sono conformi alla dottrina cattolica e che quindi non possono
essere né lette né possedute così come sono state prodotte ma che, nel momento in cui i passi
giudicati erronei fossero eliminati, il resto del testo poteva essere letto.
• Un esempio è l'espurgazione del Decameron di Boccaccio che, secondo i parametri
dell'epoca, presentava elementi contrari alla morale cattolica. Venne fatta un'edizione
“castigata” che corrisponde esattamente a quell'operazione, che oggi giudichiamo davvero
dannosa ma che al tempo rispondeva a quell'interiorizzazione dei precetti tridentini della
censura, e cioè la copertura dei nudi della Cappella Sistina (i cosiddetti “braghettoni”).
È evidente che nell'inventario bisognava avere una descrizione molto esatta perché un'opera
stampata in un determinato anno poteva essere proibita mentre un'edizione successiva, che aveva
recepito le osservazioni fatte dall'inquisizione, era possibile possederla e conservarla. L'obbligo non
era solo quello di compilare l'inventario ma anche di trasmetterlo alla congregazione dell'indice.
La richiesta della congregazione viene trasmessa a tutti gli stabilimenti religiosi dipendenti del
singolo ordine. Dobbiamo tenere presente che la realtà dei singoli stabilimenti è assai diversificata
in quanto a competenze e a preparazione culturale dei singoli individui, quindi abbiamo la presenza
in alcuni casi di veri e propri bibliotecari ma, più frequentemente, non si disponeva di
professionalità in grado di rispondere in maniera adeguata alla richiesta e, talvolta, l'incarico viene
dato a un fate di buona volontà ma che non ha le capacità per dare una risposta precisa e dettagliata.
L'iniziativa ha inizio nel 1593 e non ha durata breve, tra le continue sollecitazioni agli ordini
affinché queste rispondano alla richiesta, l'iniziativa si protrae per almeno un decennio (tra 1603 e
1604, due anni prima della morte del suo ideatore, avvenuta nel 1606). L'obbligo era quello di
inviare a Roma l'elenco compilato relativo ai libri con la chiara indicazione di segnalare
esplicitamente la presenza di libri proibiti. Bisogna ricordare che non tutti i compilatori avevano
una conoscenza precisa dell'Indice dei libri proibiti (c'era bisogno di un'interpretazione ma spesso,
anche per scarsa cultura del religioso, era difficile identificare il libro che si stava descrivendo come
proibito). La risposta dei singoli stabilimenti è difforme e disuguale (motivi già spiegati, molti non
conoscevano la lingua latina), ciò ci fa anche capire che siamo ben lontani dai tempi delle
cosiddette “scritture nazionali” codificate, dove più o meno tutti scrivevano adottando la stessa
grafia. Qui abbiamo a che fare con un uso personale della grafia e si presenta un problema di
decifrazione di dati che vengono trascritti all'interno della lista (più facile da comprendere se scritto
da persone abituate alla scrittura, più incomprensibili se scritti da chi spesso aveva scarsa
preparazione culturale). Nell'arco di 10 anni vengono inviate alla congregazione centinaia di
elenchi, che vengono raccolti in volume e collocati nell'Archivio Segreto Vaticano, dove rimarranno
fino al Novecento. Questa ricerca venne vista al tempo come la messa in pratica di una volontà di
verifica in casa e che si rivolge proprio all'interno della Chiesa. In realtà dal nostro punto di vista,
questa indagine così capillare e puntuale è per noi fonte preziosissima di informazione bibliografica
sulle biblioteche religiose alla fine del Cinquecento. Alla fine del Cinquecento in queste biblioteche
erano presenti libri manoscritti e a stampa, arrivata in Italia nel 1465. Si tratta quindi di
informazioni su due aspetti della produzione libraria estremamente importanti: gli incunaboli (libri
a stampa prodotti tra 1450 e 1500) e le cinquecentine (tutta la produzione editoriale del XVI
secolo). Indagine diffusa su un territorio così vasto che non ha precedenti, seguito o imitazioni che
può essere paragonata alla catalogazione partecipata dei cataloghi nazionali. Quella che nasce come
indagine “repressiva” acquista in realtà importanza ai nostri occhi.
Papa Leone XIII, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana dal 1915 al 1919, decise che quei
codici dell'archivio segreto venissero trasportati nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Cambio di
prospettiva epocale perché, dal momento in cui i codices vengono trasportati al di fuori dell'archivio
segreto, significa che possono essere consultati nella biblioteca dagli studiosi. Bisogna aspettare
però ancora qualche anno perché due studiosi, Marie Madeleine de Bréton e Luigi Fiorani,
pubblichino negli anni 80 del Novecento questi inventari. La pubblicazione di questi inventari
diventa uno strumento straordinario perché la descrizione che essi fanno in tutti questi volumi
contengono la descrizione dei singoli inventari e l'indicazione delle informazioni che sono
conservate all'interno di questi codici. La loro pubblicazione diede origine a una serie di studi
importanti sugli inventari delle biblioteche religiose, talmente importanti che, alla fine del
Novecento, un progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN) finanziò una ricerca sull'inchiesta
della congregazione dell'indice. Gruppo nutrito di studiosi si mise a studiare, trascrivere e
indicizzare in un database i dati di questo spoglio e che oggi costituiscono una base dati
estremamente importante e accessibile a tutti (sito biblioteca apostolica vaticana). Nota a tutti gli
studiosi del mondo con la sigla RIDCI (Ricerca sull'Inchiesta della Congregazione dell'Indice) e
questo database consente a tutti gli studiosi di poter effettuare lavori su questi libri o sui vari
conventi o ordini, enorme fonte di informazioni.

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