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Federico II aveva per prima introdotto l'istruzione elementare obbligatoria, la

formazione accademica era di monopolio statale e serviva ad alimentare la


burocrazia. Con l'ascesa al trono di Federico Guglielmo II nel 1786, la politica
prussiana cambiò radicalmente.
La filosofia critica non fu oggetto di corsi universitari fino alla morte del successore
di Federico II, che avvenne nel 1797. Questo periodo, che ne turbò la lunga carriera
di Kant come professore universitario, viene denunciato dal filosofo ormai in
pensione nel Conflitto delle facoltà del 1798. Le lettere sono introdotte da una breve
narrazione storica dei fatti in cui il filosofo esprime in primo luogo il proprio
apprezzamento nei confronti del “governo rischiarato” di Federico Guglielmo III,
salito al trono nel 1797, cui riconosce obbedienza poiché “libera lo spirito umano
dalle sue catene”
Lo stato illuminato, secondo Kant, è uno stato in cui l’ordinamento è determinato
dalla razionalità, libera da imposizioni esterne. Secondo Kant, non deve esserci
intromissione di alcuno nella libertà individuale di pensiero dei singoli cittadini.
Questo, per esempio, si applica al caso della professione religiosa.
o Dissertazione del 70, bozza sulla forma e la materia del conoscere
o Con napoleone si inaugura il romanticismo
o Elisse i due fuochi uno che guarda la fine del
o Spazio e tempo
o Rapporto tra apparenza e esperienza (come conoscenza riflessa)
o Criticismo, cosa significa criticare
Rispetto alla conoscenza ha determinati problemi di attendibilità:
 Sorgente della conoscenza: il soggetto, delle certezze che il soggetto possiede
(dubbio metodico, iperbolico, genio maligno che può distogliere tutto). Lo
risolviamo, c’è qualcuno che è garante delle nostre conoscenze, cioè con Dio
(Cartesio). Filosoficamente non lo risolviamo, lo diamo come
postulato/assioma (principi indimostrabili da cui discendono principi e
dimostrazioni), che c’è un Dio buono.
Garante di tutte le certezze in Cartesio dio in Cant qualcosa interno all’individuo

Questo problema del soggetto e dell’oggetto della conoscenza è il fulcro della


rivoluzione Copernicana (rivoluzione che sta al centro della filosofia della
conoscenza kantiana e che ribalta i presupposti che hanno sorretto fino ad ora le
teorie della conoscenza). San Tommaso il primo a porre il problema della
concordanza tra rei (cose) et intelectus (mente) la mente umana è capace di capire
tutto: veritas est adequatio mentis ad rem
Cant ripropone gli stessi elementi, a differenza di Cartesio non cerca scuse. Secondo
Cant l’uomo non conosce tutto da qui il concetto di fenomeno (la conoscenza
umana è limitata). Paragoniamo la mente a un computer, la mente non può essere
onnipotente l’uomo può pensare cose infinite, ma conosce solo quelle che si
possono adeguare al suo driver, quello che il computer sa leggere diventa fenomeno
(la mente del computer può leggere alcune cose ciò che può leggere si chiamano
fenomeni). La conoscenza dei fenomeni avviene attraverso le facoltà conoscitive
che partono dalla sensibilità passano attraverso l’intelletto e arrivano attraverso la
ragione, che è quello che ci fa andare oltre l’esperienza, significa che andiamo oltre i
fenomeni e la ragione è il dominio di ciò che pensiamo pur senza poterlo conoscere
in senso proprio.
Cant per spiegare la scienza ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto ( richiama
Cartesio, Cant supera il solipsismo, Cartesio analizzava sia il mondo esteriore che
quello interiore) affermando che non è la mente che si modella in modo passivo
sulla realtà, come aveva detto San Tommaso, la realtà si modella sulle forme pure a
priori attraverso cui noi la percepiamo.
Come Platone e Aristotele non ha fatto altro un po' di mettere in ordine la filosofia
del suo tempo e di condizionarla (illuminismo). Ha gettato filosoficamente le basi
dell’illuminismo. Nasce all’inizio del settecento e muore nel 1804 non si è mai mosso
dalla sua città per pigrizia (epoca Napoleonica) riesce a gettare le basi per il nuovo
secolo.
Per quanto riguarda il suo rapporto con il passato c’è una spaccatura: Platone e
Aristotele.
Illuminismo, è l’uscita dell’uomo dal suo stato di minorità attraverso il suo
intelletto /“abbi il coraggio di…”/. Cant ne prende le distanze, perché per
l’illuminismo la conoscenza più andiamo avanti più progredisce, per Cant non è così,
cerchiamo di capire ciò che conosciamo con sicurezza per poi far progredire la
conoscenza, giudizi perfetti che dobbiamo individuare, sono dati dall’unione di:
 giudizi analitici a priori, simboleggiano la concezione razionalistica (e
deduttivistica) della scienza.
Infecondi (analitici)= il predicato non dice niente di nuovo rispetto al soggetto
Universali e necessari (a priori) = non hanno bisogno di convalide empiriche
 giudizi sintetici a posteriori, simboleggiano la concezione empiristica (e
induttivistica) della scienza.
Fecondi (sintetici)= il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto
Particolari e non necessari (a posteriori) = derivano dell’esperienza
 giudizi sintetici a priori, simboleggiano la concezione criticistica della scienza.
I giudizi sintetici a priori li raggiungiamo passando attraverso i sintetici e gli analitici.
(matematica 5+7=12)
Per lui conoscere e pensare sono due cose indipendenti, da qui da le basi al
romanticismo (l’uomo può entro certi limiti, conoscenza limitata)
DIFFERENZA TRA PENSARE E CONOSCERE
Kant affronta il concetto di noumeno nella Critica della ragion pura. Egli spiega che
vi è una sostanziale differenza tra conoscere e pensare; la conoscenza parte dai
sensi procede attraverso l’intelletto e può limitarsi soltanto a conoscere la realtà
fenomenica, deve quindi fermarsi all’esperienza. La ragione per Kant ha invece
un’esigenza naturale a spingersi al di là dell’esperienza, a pensare, varcando quel
limite che egli aveva indicato nel criticismo come fenomeno. Il noumeno quindi è la
realtà della cosa in sé che però non è conoscibile ma soltanto pensabile e si rivela il
limite della conoscenza proprio perché sarà soltanto in relazione all’esperienza che
l’uomo raggiungerà risultati validi oggettivamente.
Le critiche:
 Ragion pura (1781), ha un precedente negli scritti giovanili di Cant conosciuto
come “dissertazione del 70 sulla forma e la materia del conoscere” qui pone
tematiche di tipo conoscitivo: come l’uomo conosce? che cos’è la
conoscenza? Dietro queste domande si ha la spaccatura quella tra i
razionalisti (Platone, conoscere e ricordare) e empiristi (la conoscenza si
costruisce attraverso l’esperienza) modelli antitetici. Ma la conoscenza si
esprime attraverso giudizi, conoscere significare giudicare nel senso
etimologico di formulare giudizi, noi possiamo sintetizzare i giudizi (unione di
soggetto e predicato) che la ragione ha prodotto in:
-quelli dei razionalisti, esempio: il triangolo ha tre lati, il vantaggio di questo
giudizio consiste nel fatto che nessuno può smentirlo. Da questo tipo di
ideale conoscitivo si esclude l’idea di progresso. Conoscere= ricordare
-degli empiristi, esempio: il triangolo è rosso, se è vero che questo triangolo
è rosso so qualcosa in più quindi ho fatto progredire la conoscenza, ma non
tutti i triangoli sono rossi. Il giudizio dell’empirismo progredisce la
conoscenza, ma non è universale e necessario.
L’ultima parte della critica della ragion pura indica i limiti della conoscenza
della ragione di fronte alle quale la conoscenza umana si deve arrestare.
Indica una serie di cose, le più importanti sono:
▪le idee di anima
▪le idee di mondo
▪le idee di dio
Queste idee sono oggetto solo di pensiero, ma non di conoscenza. Ex: posso
mettere in mano l’anima? No. La stessa cosa per il mondo a quei tempi non si
poteva andare sulla luna e vedere il mondo e anche Dio è oggetto di pensiero
e non di conoscenza (antinomia del mondo e vedere se è infinito o finito
quindi potevamo considerare giuste entrambe). (Noumeni oggetto solo di
pensiero)
 Ragion pratica
 Giudizio (apripista del pensiero romantico)
La critica della ragion pure è suddivisa prima di tutto in:
 Dottrina degli elementi, studia le forme pure a priore della conoscenza
estetica trascendentale, la conoscenza parte attraverso i sensi e i sensi se
riescono a riorganizzare il materiale esterno è grazie alle facoltà di spazio e
tempo
la logica trascendentale, studia le forme a priori del pensiero discorsivo
▪analitica trascendentale studia le forme a priori dell’intelletto
▪dialettica trascendentale è dedicata a ciò che per la conoscenza
rappresenta uno scandalo (dal punto conoscitivo) vero e proprio, ossia quelle
idee della ragione (NOUMENI) e che noi possiamo pensare e non conoscere.
Quest’ultima parte è quella che fa da ponte tra la prima critica e la terza
 Dottrina del metodo è ciò che ci consente di capire quale metodo legare
Concetto di causa → conoscere significa individuare delle cause (Aristotele), ma
questo filosofo andando contro corrente rispetto al pensiero del suo tempo ha
scoperto, ossia che il concetto di causa potrebbe essere una chimera (ipotesi
assurda) e che noi nel momento in cui ci rifacciamo al concetto di causa abbiamo
stabilito una correlazione tra due cose, da A segue B, ma dice Hume: che nel
concetto di causa siamo sicuri che tra il concetto di A e il concetto di B esiste una
correlazione? O invece è soltanto abitudine.
Esempio: immaginiamo che la natura sia un enorme sacco pieno di fagioli e che noi
siamo all’esterno e vogliamo scoprire il colore di quei fagioli, quindi cominciamo a
estrarre i fagioli uno ad uno, la natura è infinta quindi questi fagioli sono infiniti.
L’uomo può, quindi ragionare entro certi limiti, cioè non potrà estrarre tutti i fagioli,
ma solo una minima parte. Se quasi tutti i fagioli sono bianchi, per un processo
(estrapolazione lineare→ Galilei) dico che tutti i fagioli sono bianchi, questa è una
forzatura, ma siccome la maggior parte dei fagioli sono bianchi ho dedotto che siano
tutti bianchi (pregiudizio della mente).
Solipsismo alla Cartesio è estremamente radicale: io non posso affermare non solo
l’esistenza o l’inesistenza degli stati mentali, ma non posso affermare neanche cio
che è esterno a me, cioè potrebbe essere anche il mondo esterno a me una grande
illusione.
Con Cant è il trascendentale (ciò che non vediamo, ciò che è DENTRO di noi e ciò
che rende possibile la conoscenza) ci stiamo occupando del rapporto tra il mondo
interiore e quello esteriore di un soggetto. Cant è un innatista, l’innatismo cartiano a
differenza di quello platonico non riguarda il contenuto della conoscenza, ma le
strutture che ci permettono di conoscere, questo che è innato nell’uomo: non il
contenuto, ma il contenente, ciò che mi rende possibile la conoscenza
*non posso radiografare o fotografare la conoscenza, però so per certo che esistono
delle strutture dentro di me che sono proprie di me stesso, proprie di ogni singolo
individuo (coleottero nella scatola) proprio perché sono presenti in ognuno di noi
sono comunicabili da soggetto a soggetto, in quanto comunicabili hanno un che di
universale. Ecco perché trascendentale (significa tutto questo) accompagna ogni
singola parte di queta opera.
Cant non vuole focalizzare l’attenzione sull’oggetto ma sui requisiti per fondare la conoscenza.
ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto affermando che non è la mente che si modella in modo
passivo sulla realtà, come aveva detto San Tommaso, la realtà si modella sulle forme pure a priori
attraverso cui noi la percepiamo.

La critica della ragion pura ricalca quelle che sono le facoltà conoscitive principali:
 La sensibilità
 L’intelletto
 La ragione
TRASCENDENTALE L'immanenza è un concetto filosofico metafisico (antitetico a quello
di trascendenza) che si riferisce alla qualità di ciò che è immanente, ossia ciò che esiste, in quanto
parte della realtà abitata dall'uomo. Viene generalmente opposto a ciò che è trascendente, ovvero ciò
che esiste al di là della realtà percepita dall'uomo)

precondizione necessaria della conoscenza, strumento della conoscenza, ha del


trascendente l’universalità come Dio, nel mondo cattolico, è riconosciuto quindi un
concetto universale; non ha del trascendente il fatto che è esterno a noi.
TRASCENDENTALE= precondizione della conoscenza fondata sul paradosso,
soggettivo perché proprio del soggetto, ma in quanto proprio di ogni soggetto mi
diventa intersoggettivo e comunicabile (universale)
Cartesio (razionalismo puro che esclude i sensi dalla conoscenza vera propria, quindi
è conoscibile solo ciò che è mentale, no come quei giudizi che sono analitici a priori,
in Kant diventa precondizione della conoscenza vera e propria) → Cogito: può
dimostrare che l’uomo può dubitare, ma non ho la certezza che tutto ciò di cui
dubito è reale. Dobbiamo immaginare tutto il blocco delle cose trascendentali che ci
costituiscono come una scatola che ognuno di noi possiede e che al proprio interno
custodisce qualcosa, questo qualcosa io posso guardarlo. Il trascendentale somiglia
ad un esperimento mentale (Galileo) quello del coleottero nella scatola
(solipsismo= io posso dubitare di tutto tranne del fatto che sto dubitando da cui
prendeva le mosse la filosofia cartesiana): supponiamo di essere seduti in cerchio,
ciascuno di noi ha in grembo una scatola (metafora dell’interiorità dell’individuo)
dentro la quale c’è qualcosa che chiamiamo coleottero e supponiamo che ognuno
possa guardare solo il contenuto della propria scatola e che quindi possa sapere
cos’è un coleottero solo in relazione al contenuto della propria scatola e non abbia
la possibilità di sbirciare all’interno delle altre scatole. Ebbene secondo Wittgenstein
potremmo comunque continuare a parlarci a intenderci e scambiarci informazioni
sui coleotteri come se nulla fosse, ciò che c’è nella scatola non ha importanza
potrebbero anche essere vuote non cambierebbe nulla. Quindi la comunicazione
implica uno solipsismo radicale inesprimibile, in ragione del fatto che non esistono
parole in grado di esprimerla, eppure noi continuiamo a parlarci pur sconoscendo il
contenuto di quelle scatole.
Cant supera il solipsismo.

La conoscenza deve pur avere un punto di inizio: questo mondo interno al soggetto
e esterno devono pur incontrarsi in qualche modo. La conoscenza parte
dell’approccio sensoriale, ecco perché il primo punto di questa critica che si occupa
di conoscenza si chiama estetica→ sensibilità (sensi, far riferimento al contrario di
estetico, che è anestetico quindi insensibile). Questo qualcosa di trascendentale che
ci pone come prima istanza la conoscenza sensibile che è il primo gradino di tutto il
processo conoscitivo, questo che possiamo definire come forme pure a priori della
sensibilità si chiamano spazio e tempo: hanno il carattere di essere trascendentali,
cioè appartengono ad ogni soggetto e sono per questo intersoggettive, tutti i
soggetti partono nel conoscere attraverso queste forme pure a priori che sono lo
spazio e il tempo.
Cant individua anche una leggera scala gerarchica tra questi due elementi:
 Lo spazio è il senso esterno
 Il tempo è il senso interno
Tra i due il senso interno è preminente rispetto al senso esterno, perché per
collocare un oggetto nello spazio io devo avere in mente anche il tempo, per
collocare un oggetto nel tempo non ho bisogno necessariamente di far
riferimento allo spazio esterno. Ex: pensiamo alla posizione di un oggetto nello
spazio, l’analizziamo facendo riferimento a questi due forme a priore spazio e
tempo. C’è un grosso legame fra la filosofia kantiana e la fisica newtoniana, una
volta che collasserà quest’ultima collasserà anche la filosofia kantiana un grande
problema del novecento.
Si parte dal presupposto che la conoscenza è limitata e a farcelo capire è la
distinzione tra fenomeno e noumeno. La conoscenza per quanto limitata è
comunque possibile. Cos’è che la rende possibile? Il trascendentale, in quanto
precondizione della conoscenza. Ma ancora, cos’è che rende il trascendentale una
precondizione della conoscenza ma anche della comunicabilità della conoscenza? Il
fatto che è insito nell’individuo. E a questo proposito abbiamo associato due
termini: soggettivo e intersoggettivo. Abbiamo visto la prima parte di questa critica.
Quali sono le prime strutture alle quali noi abbiamo accennato rifacendoci alla
parola estetica? Spazio e tempo, parole che troviamo nell’estetica trascendentale. Si
chiama estetica, perché questa parola significa sensibile, e l’estetica trascendentale
va a studiare le forme a priori della sensibilità che sono spazio e tempo. Questo è il
primo step di questo viaggio nella conoscenza. Abbiamo bisogno di un qualcosa che
vada a mettere ordine in questo materiale che noi ricaviamo in maniera bruta e
grossolana dall’esperienza. L’uomo si approccia al mondo. Intanto recuperando
l’esperienza interna all’illuminismo e in particolare di una corrente dell’illuminismo
che si chiama sensismo, noi stiamo facendo convergere l’illuminismo all’interno di
quest’opera e diamo ai sensi l’importanza che devono avere, perché se non fosse
per i sensi, noi non avremmo il primo approccio con il mondo. I sensi, però, da soli
non bastano e abbiamo bisogno di un qualcosa all’interno del quale unificare tutto
questo materiale che potrebbe apparire scollegato e informe. Ricordiamo che spazio
è senso esterno e tempo è senso interno, e che l’interiorità ha la priorità
sull’esteriorità, perché noi prima di collocare qualcosa nello spazio la dobbiamo
collocare nel tempo. Ciò fatto, non è detto che se noi abbiamo collocato qualcosa in
spazio e tempo, lo abbiamo anche conosciuto. Ecco che interviene il discorso sulle
categorie (Aristotele). Ricordiamo che anche Aristotele aveva individuato delle
categorie di riferimento. Le categorie sono elementi di logica desunti dalla logica
aristotelica che ci consentono di fare ordine sul materiale che deriva dall’esterno.
Kant recupera quasi tutte le categorie aristoteliche e le raggruppa in quattro gruppi:
quelli della quantità, della qualità, della relazione e della modalità. Le categorie al
proprio interno presentano una determinata articolazione (pagina 487) che si
rispecchia tanto nei giudizi quanto nelle categorie.Cosa significa riordinare il
materiale che ci deriva dall’esterno attraverso spazio e tempo all’interno delle
categorie? Quanti e quali oggetti vedo? Uno, molti o tutti. Ed ecco che la categoria
della quantità si divide in unità, pluralità e totalità. Sempre questo materiale che mi
deriva da spazio e tempo secondo la qualità, si divide in realtà, limitazione e
negazione. Cosa significa? Che questo oggetto che ho davanti a me, quali
problematiche mi pone rispetto alla qualità della sua esistenza? E’ reale, è un
oggetto che delimita ed esclude qualcos’altro, è un oggetto che limita? Relazione:
allo stesso modo, è un elemento primordiale della conoscenza come il soggetto della
frase o è un fatto accidentale come un complemento? Relazione, sostanza o
accidente. Della casualità e dipendenza, è causa o è effetto di qualcos’altro e così
via. In che modo si manifesta a me? E’ qualcosa di necessario o qualcosa di
contingente? Noi riordiniamo ciò che lo spazio tempo mi comunica attraverso
queste categorie prese da Aristotele. C’è una differenza tra Aristotele e Kant, ossia
che, in Aristotele hanno delle funzioni logiche (la logica non è altro che uno
strumento attraverso il quale l’organon noi facevamo scienza **che significa,
bah**), ma in Kant è come se prendessero vita e diventassero non un qualcosa di
esterno a noi ma un qualcosa di trascendentale (interno a noi), ossia non sono delle
mere funzioni logiche (in Kant sono uno strumento attraverso il quale facciamo
conoscenza). La mente, attraverso le categorie, da unità all’esperienza proveniente
dall’esterno rendendola sempre più un qualcosa di intelligibile. Fanno sempre parte
del trascendentale, però mentre spazio e tempo riguardano l’esperienza sensibile,
con le categorie ci avviciniamo all’approccio intelligibile della realtà. Ovviamente la
realtà fenomenica è quella piccola parte di tutto ciò che esiste, quindi le categorie
valgono fino a che le facciamo valere nell'ambito della conoscenza fenomenica e
non della conoscenza noumenica. Per arrivare ad una conoscenza noi stiamo
mentalizzando quello che ci arriva dall'esterno e stiamo individuando questi driver.
Spazio e tempo sono le periferiche esterne; adesso ci stiamo addentrando nel
software.
Uomo: limitato
Sullo sfondo la filosofia cartesiana delle problematiche della sua filosofia: l’uomo
che è consapevole di questa interiorità a differenza degli altri esseri viventi ed è
consapevole tanto della sua interiorità tanto del mondo esteriore. 1 critica Io pongo
questo oggetto e dobbiamo vedere quanto questo oggetto è interno o esterno,
come lo si interpreta come lo si legge. 2 critica deviare tra intelletto e ragione
soprattutto tr