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dell’egoismo e dell’avidità senza fine, perché include tutti, anche i meno capaci, i

meno simpatici e i meno inteffigenti, perché ci apre e ci unisce agli altri, e infine
perché attiva il nostro cuore. Gesù capiva la lebbra del lebbroso, la notte del cìeco, la
feroce infelicità di chi vive per il piacere, la strana povertà dei ricchi.
L’umiltà: è l’altro nome dell’autostima. Non significa sentirsi un verme spregevole,
ma possedere il giusto rispetto per se stessi. Significa conoscere le proprie forze e i
propri limiti. Chi conosce i propri limiti è capace di ricominciare sempre da capo. Chi
è umile si prepara di più e lavora meglio. Impara di più, perché i superbi pensano di
Foglio informativo parrocchiale ad uscita settimanale.
sapere già tutto. Non è competitivo, lascia spazio agli altri e sa collaborare. Non ha Ciclostilato in proprio ad uso interno.
l’ansia di prevalere e non si sente programmato per trionfare. Sente di avere bisogno www.parrocchie.it/brenta/
degli altri e sa vedere le gioie disseminate in una giornata, anche se piccole. Solo chi Parrocchia SS.Vito e Modesto BRENTA
è umile può essere gentile perché riesce a godere della presenza degli altri.
La pazienza: in un tempo in cui tutto è sempre più veloce e la gente sempre più VANGELO (Giovanni 9,1.6-9.13-17.34-38) rono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni
impaziente, significa tolleranza nei confronti dei difetti, delle lentezze, delle limita- VA' A LAVARTI NELLA PISCINA DI a noi?”, E lo cacciarono fuori. Gesù seppe
zioni degli altri. E la capacità di tenere la mente aperta per accorgerci delle tante SILOE Forma breve che l'avevano cacciato fuori; quando lo
piccole cose che di solito non vediamo perché siamo troppo occupati a correre: la In quel tempo, Gesù passando vide un trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio del-
preoccupazione di un figlio, per esempio, l’eccessiva stanchezza di una madre, un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, l'uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore,
sogno, un’incertezza, una domanda, ecc. L’impazienza è il modo di non essere fece del fango con la saliva, spalmò il perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù:
veramente presenti, mentre gli uomini pazienti sanno vivere ogni passo di un lungo fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va' “Lo hai visto: è colui che parla con te”.
cammino sopportando il lavoro, lo sforzo e anche le difficoltà e gli eventuali a lavarti nella piscina di Sìloe”, che signi- Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si
fallimenti. fica "Inviato". Quegli andò, si lavò e prostrò dinanzi a lui.
Il rispetto: deriva il nome da una parola latina che significa “vedere”. È la qualità che tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli “Gesù passando vide un uomo cieco dalla
guarisce la ferita dell’anima: quella che i bambini provano quando sono visti non per che lo avevano visto prima, perché era un nascita”. Gli apostoli sono curiosi di cono-
mendicante, dicevano: “Non è lui quello scere l'origine della malattia: “Chi ha pec-
quello che sono, pieni di potenzialità meravigliose, di amore, inteffigenza, creatività,
che stava seduto a chiedere l'elemosina?”. cato?”. Gesù afferma che quella cecità ha un
ma solo come un bambino capriccioso e difficile o un delizioso soprammobile da
Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: significato nel piano di Dio: era segno di
esibire o un possesso di cui vantarsi o una enorme scocciatura. Significa donare agli
“No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli peccato; diventa segno e occasione di sal-
altri la cosa più preziosa che possediamo: la nostra attenzione. Vedere senza pregiu-
diceva: “Sono io!”. Condussero dai farisei vezza, luogo in cui si manifestano le opere
dizi, ascoltare veramente. Il rispetto è la condizione necessaria per la risoluzione dei quello che era stato cieco: era un sabato, di Dio.
conflitti. il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango
La generosità: significa dare meno valore a ciò che si possiede e più alle persone. E Il miracolo operato da Gesù lo rivela “luce
e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei del mondo”. Un cieco ci vede; uomini come
il piacere di donare senza pensare al ricambio, la disponibilità a condividere risorse, dunque gli chiesero di nuovo come aveva
emozioni, se stessi perché ci si sente parte di un tutto. E molto importante insegnare ai i Farisei che presumevano di vedere restano
acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi condannati alle tenebre. Il miracolo del
figli che esiste una generosità che è anche un “dovere umano”: mettere le proprie ha messo del fango sugli occhi, mi sono cieco è il trionfo della luce sulle tenebre:
capacità a disposizione degli altri. lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei “La luce splende nelle tenebre e le tenebre
La lealtà: è una merce rara, oggi. Significa fedeltà, onestà, sincerità e affidabilità, è dicevano: “Quest'uomo non viene da Dio, non l'hanno accolta” (Gv 1.5). e non rie-
l’ingrediente indispensabile di ogni amicizia e di ogni relazione umana. «Puoi contare perché non osserva il sabato”. Altri in- scono a sopraffarla. Chi crede di vedere non
su dì me!» è una frase impagabile, come «Qualunque cosa capiti, io non ti abbando- vece dicevano: “Come può un peccatore raggiunge la luce; chi è consapevole della
nerò». La lealtà di un amico ci dà forza e speranza. Oggi, la continuità e la stabilità compiere segni di questo genere?”. E propria cecità viene alla luce.
nelle relazioni non sono più stimate. Eppure sono tante le ricerche che dimostrano c'era dissenso tra loro. Allora dissero di
Il fatto di aver aperto gli occhi al cieco nato,
l’importanza dell’amicizia per l’adattamento e il rendimento dei bambini a scuola e nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui,
scatena un'inchiesta a tre livelli. Per san
altre che provano l’importanza dell’amicizia per il benessere e la salute. dal momento che ti ha aperto gli occhi?”.
Giovanni, la fede non esclude la riflessione;
Egli rispose: “È un profeta!”. Gli replica-
anzi la postula. L'inchiesta lo conduce ai

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piedi del Salvatore: “lo credo, Signore”. E lo occhi sui volti umani, l'ex cieco si sarà PARROCCHIA DEI SANTI VITO E MODESTO - BRENTA
adorò. Scomunicato, colpito dalla cosiddetta stupito di non vederci splendere la luce e la calendario liturgico dal 4 al 10 aprile 2011
“morte civile” fa un'esperienza dolorosa: la gioia; gli occhi di quegli uomini erano
solitudine della fede. Come spiegare il di- spenti. Dopo la scomunica, incontrò un
simpegno dei vicini, dei genitori e delle volto fraterno dagli occhi di luce, uno che
guide spirituali del popolo, che sono i Fari- gli poté dire senza menzogna: “lo Sono”. Al LUN 4 Parrocchia ore 18.00 S. Messa def.to MOLON ALBINO
sei, di fronte all'evidenza della guarigione? contatto di quella sorgente, più miracolosa
San Giovanni suggerisce la risposta: la fede, dell'acqua di Siloe, l'ex cieco capì il signifi-
oltre che riflessione e intelligenza, postula cato della sua precedente cecità, da cui Gesù
una scelta della volontà. Dire di sì a Dio, l'aveva guarito: vedere Dio. “Dio si fa tro-
MAR 5 Parrocchia ore 18.00 S. Messa def.to GIOIA PIERLUIGI
vuol dire entrare in un ingranaggio di esi- vare da colui che ama; Dio si nasconde a
genze e di impegni, ma anche di grazie. colui che razionalizza” (Alexis Carrel).
“Per una grazia a cui si corrisponde, Dio MER 6 Parrocchia ore 18.00 S. Messa def.to SONCIN ORLANDO
regala una moltitudine di altre grazie”. Per
credere, occorre un briciolo di umiltà nell'in-
telligenza e un briciolo di amore nel cuore.
L'ex cieco per tre volte dichiara di non
GIO 7 Parrocchia ore 9.00 S. Messa int. particolare
sapere; i Farisei per tre volte dichiarano di
sapere. Aprendo per la prima volta i suoi
VEN 8 la Santa Messa è sospesa
Si può ancora essere buoni?
«Sii buono!» era un ritornello abituale dei genitori e dei nonni. Oggi
SAB 9 Parrocchia ore 18.00 S. Messa def,ti LEONARDI ETTORE
è una frase fuori moda. Ma quali sono le qualità indispensabili per e MARIA
essere «buoni»?
Un’antica storia degli indiani d’America racconta che durante un anno di grande fame
e difficoltà per la tribù, una nonna e il suo nipotino un giorno se ne stanno seduti
assieme a parlare. La nonna pensosamente dice: «Sento che due lupi stanno lottando DOMENICA 10 APRILE: V DI QUARESIMA (anno A)
nel mio cuore: uno è rabbia, odio e violenza; l’altro è amore, compassione e perdono». Parrocchia ore 9.00 S. Messa def.to VALMADRE FRANCO
«Quale vincerà la lotta per il tuo cuore, nonna?» chiede il bambino. E la nonna Parrocchia ore 10.30 S. Messa per la Comunità
risponde: «Quello a cui io do da mangiare».
La società in cui viviamo sta nutrendo il lupo dell’aggressività e della prepotenza. Chi
pronuncia la parola “bontà” rischia di suscitare risatine di compatimento. La genti-
lezza è diventata sinonimo di debolezza. In realtà, la gentilezza è la virtù più forte che
AVVISI
esista ed è una scelta di vita, che possiamo decidere per noi stessi e insegnare ai nostri
A partire dalla prossima settimana, sarà sempre data comunicazione
figli. La gentilezza è una costellazione di qualità e di atteggiamenti che dobbiamo
imparare a “nutrire” con azioni quotidiane molto concrete. dell’ammontare delle offerte raccolte durante le Sante Messe del sabato
Per esempio: sera e della Domenica precedenti al numero di uscita di Campane. In tal
L’empatia: è ascoltare e vedere con il cuore, lasciar risuonare in se stessi la modo ognuno si potrà rendere conto della esiguità delle offerte raccolte
sofferenza e la gioia degli altri, mettersi con l’immaginazione al posto del prossimo. durante le celebrazioni delle Sante Messe.
Sfocia nella compassione, qualità spirituale bellissima che fa uscire dall’inferno
(Continua a pagina 4)

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