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La cultura, la mente e l’educazione

Questo volume contiene saggi degli anni 90 che possono dirsi espressione dei grandi
cambiamenti avvenuti in quegli anni riguardo le concezioni sulla natura della mente
umana.
Questi cambiamenti si sono originati a partire da due concezioni:da una parte il
Computazionalismo, secondo cui la mente è paragonabile ad un dispositivo
computazionale, dall’ altra il Culturalismo secondo cui la mente si costituisce a
partire dalla cultura.
Le strategie utilizzate dai sostenitori delle due concezioni si rivelarono
completamente diverse. Il modello computazionale si occupa infatti di come le
informazioni sono elaborate( classificate, immagazzinate) gestendole attraverso
strumenti computazionali. Questo modello considera le informazioni come DATI
STABILITI in relazione a CODICI PREESISTENTI. Ovviamente non si può dire sia
sempre così, il processo del conoscere può essere molto disordinato e carico di
ambiguità. Falla della teoria computazionale è sicuramente relativa all’ utilizzo dei
dispositivi computazionali stessi, una teoria dell’ educazione, infatti, per essere
funzionale deve poter comprendere i meccanismi del funzionamento mentale e tale
funzionamento è strettamente connesso agli strumenti che la mente ha a disposizione,
quindi la stessa presenza di strumenti computazionali può influenzare il
funzionamento mentale.
Da un punto di vista diverso secondo il culturalismo non può esistere una mente
senza la cultura, l’evoluzione della mente va di pari passo con l’evoluzione della
cultura, e quindi di un sistema simbolico condiviso dai membri della comunità. La
cultura in questo senso è strettamente legata al FARE SIGNIFICATO. I significati
seppure hanno origine nella mente ottengono rilevanza solo nella cultura ed è
proprio per questo che possiamo parlare di negoziabilità e comunicabilità di
significati.
Conoscere diviene strettamente connesso a comunicare. La cultura pur essendo
creazione dell’uomo è essa stessa a rendere possibile l’attività di una mente
UMANA.
Anche gli OBIETTIVI di questi due modelli risultano essere opposti: da un lato il
computazionalismo punta il suo interesse verso tutte le forme di organizzazione e
utilizzazione delle informazioni, dall’altro il culturalismo mira invece ai processi di
creazione e trasformazione di significati.
Ma quali sono le reali contraddizioni tra culturalismo e computazionalismo? Bruner
sostiene che l’apparente contraddizione si il risultato di un malinteso che fa capo
alla chiarezza e definizione anticipata che il computazionalismo attribuisce al suo
processo di computazione e quindi ai meccanismi mentali stessi.
Si scontrano quindi : un fare significato del culturalismo che è essenzialmente un
INTERPRETAZIONE ( carica di ambiguità, sensibile al contesto e che spesso viene
fatta a posteriori) con un processo computazionale rigido e generalizzabile.
Il fare significato e l’elaborazione delle informazioni ben definite sono due processi
incommensurabili e possono essere perciò utili entrambi. Non possiamo negare però
i processi di formalizzazione nella scienza in cui dopo aver stabilito significati
avviene la loro formalizzazione in termini di computazione, ciò vuol dire ovviamente
decontestualizzarli e liberarli da ogni ambiguità. Comunque sia c’è da ammettere
che tra quello che il computazionalismo cerca di spiegare e quello che il
culturalismo cerca di interpretare c’è complementarietà e per il momento per un’
impresa così difficile come quella di “definire il funzionamento della mente umana”
c’è decisamente spazio per entrambe le prospettive.