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SPINOZA E LA GEOMETRIA DELLE PASSIONI

Negazione dell’etica del sacrificio. L’uomo ricerca la sua utilità, e quindi deve
poterla perseguire. Potere e diritto coincidono. Costruire forme politiche come la
democrazia, in cui ciascuno abbia pari poteri e quindi pari diritti, per evitare
l’oppressione. Contro la tradizione contrattualista di rinuncia ai propri diritti e libertà
per avere in cambio protezione. Io non devo rinunciare a niente. Ma questa sorta di
affermazione di una soggettività relativistica non coincide con il pensiero di Spinoza.
L’uomo è l’unico essere che può pensare a se stesso, come avente un corpo. E proprio
questo carattere inscindibile di mente e corpo fa sì che la morale che l’uomo
comprende sia determinata da questa duplicità. La morale dell’uomo è una morale
propriamente umana, cioè “assoluta” in relazione alla condizione particolare dell’ente
uomo.

Passioni segno della nostra passività verso l’universo. Accettare di essere passivi,
che non implica la sua insuperabilità. Le passioni si superano quando non rimangono
cieco desiderio ma diventano conoscenza.
Il punto è che per Spinoza l’uomo non mira semplicemente alla sua conservazione
(Hobbes) ma alla sua espansione, per cui diventare più potente, il che significa non più
forte, ricco, glorioso ecc., ma più indipendente dalla forza oppressiva delle passioni,
più padrone di me stesso.
Libertà non uscire fuori dalle leggi della natura, ma quando pretendiamo di non
essere liberi per grazia divina. Essere liberi è conoscere quali sono i limiti della nostra
sfera di espansione. L’etica ci insegna i passaggi attraverso i quali controllare il nostro
destino perché interveniamo sulle cause che ci fanno soffrire. Trasformazione
dall’interno delle passioni in affetti, invece di contrastare con la razionalità, ci
permettono di espandere la nostra forza di esistere. Ci sono passioni che ci trascinano
verso l’infelicità, e altre che si trasformano in forze attive a favoriscono la ragione
(gioia e amore). Le passioni non sono separate dalle cause esterne che le producono,
per cui gli affetti mantengono una loro passività.