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LUCE E FARFALLE, L'ARTE NELLA CREAZIONE

C’era una volta un filosofo che camminava per la sua solita passeggiata vicino casa, tra la fattoria
e il laghetto. Tempi duri quelli per la filosofia! La filosofia era stata nel passato la scienza
universale da cui erano derivate le altre che oggi coltiviamo, ma ora era costretta a giustificare la
propria esistenza, a dire per quali ragioni sosteneva certe idee, e cose del genere. Procedeva di
buona lena e come sempre era avvolto nei suoi pensieri, quando cominciò a prestare attenzione…
alla propria ombra proiettata sulla strada. Aveva il sole alle spalle, e vedeva la sua ombra muoversi
con lui. Ad un certo punto, si accorse che la testa era trasportata, leggiadra e ben appoggiata sul
collo e le spalle, al tempo che le gambe e le braccia si muovevano col ritmo abituale.
Strano, no? Eppure non l’aveva mai notato prima! E non riusciva a distogliere il pensiero da
quell’immagine: corpo braccia e gambe in movimento, ma la testa ferma. Gli arti non sono in
quiete, il capo sì, pensò. Ogni indagine comincia con una buona osservazione, si disse sorridendo,
gli occhi ben aperti. Che cosa vorrà dire?
Io penso nel capo e voglio nelle membra, gli parve di capire. Gli arti si muovono, e la testa si
lascia condurre, e dall’alto sta sul ponte di comando. Brindo per lei, splendida nel suo incedere,
prodigiosa nelle sue pensate!
Assorto nei suoi pensieri, continuò la sua passeggiata fino alla panchina dove era solito sedersi. E lì
seduto vide una farfalla svolazzargli intorno, fino a quando si posò sulla panca proprio vicino a lui.
Che bellezza!
Intanto pensava. Senza presunzione e riferimenti personali: il capo mi sembra la mia parte più
perfetta, in sé conclusa. E lanciandosi in una ardita ipotesi continuò nel suo soliloquio. Nel capo le
forze formative sembrano giunte a una conclusione, a una stasi, infatti esso si lascia condurre, ha
già compiuto il suo ciclo.
E gli parve allora di udire una vocina, sottile e dolce, che gli sussurrava all’orecchio: Sì, è proprio
così! Professore, la testa molto tempo fa era malleabile, ma ora si è consolidata, indurita.
La vocina era della farfalla, che ora sembrava guardarlo, e lo ammaliavo con i lenti movimenti
delle ali.
La testa è la mia parte più antica, e viene da molto lontano? domandò il filosofo interessato a
continuare quel dialogo.
E’ una metamorfosi di archetipi solari del lontanissimo passato, e la forma dura attuale della sua
testa, molto dura, deriva dal raffreddamento terrestre, proseguì la farfalla che si era lentamente
avvicinata alla sua mano.
Giusto, il solido, la terra, esclamò il nostro, ripassando la lezione! Empedocle! Prima il principio
del fuoco, poi l'aria, poi l'acqua e ora....la terra.
Ma sì, questa testolina oggi consolidata fu nel passato malleabile, fluida, un semplice abbozzo.
Perché non lo avevo pensato prima?
Proprio così, continuò la vocina. Veda, in quell’epoca remotissima quando il suo capo ricevette il
primo schizzo dal Cosmo intero e si formava il primo germe di quello che sarebbe divenuta poi la
sua testa, su noi farfalle furono prodigate tutte le magnificenze! Noi siamo, modestia a parte,
creature in cui ogni bellezza e maestà fu irradiata sulle ali dalla Luce. In un certo senso, siamo uno
specchio che riflette tutte le grazie del Cosmo e ne abbiamo conservato il simbolo!
“Overo?” esclamò il filosofo, tradendo inavvertitamente le origini napoletane, commosso e rapito
dalle rivelazioni, e riandò con la mente a quando nei tempi antichi si chiamava “bellezza” ciò che ci
forma dal Cosmo.
Il Cosmo, continuò la farfalla, mentre dava forma al germe della testa umana, si diffuse da allora
generosamente sulle nostre ali. Ancora oggi al contemplare le farfalle vi emozionate per la
straordinaria bellezza delle armonie e dei colori.....
E la farfalla volò via, e il filosofo se ne dispiacque, seppure ne vedesse tante altre volare nel
boschetto e sui prati. Un ragnetto sul bordo della panchina sembrava ammiccare mentre
girovagava.....
* * * * * * *

E' solo l'inizio di una possibile fiaba.


Quando ci proponiamo di scoprire la bellezza della Creazione, farne motivo di venerazione, di
rispetto e di ideali siamo commossi dal nuovo fiore che sboccia, siamo attratti dalla farfalla che
vola e poi si posa.
È scienza, arte o religione quello che ci attende da tale contemplazione?

Tra gli scritti minori di Hermann Hess ci appare la bella composizione dedicata alle Farfalle*, che
vuole avvicinare il più possibile arte e religione partendo dal terreno a lui più congeniale, la
magistrale scrittura e i suoi ricordi. L'attrazione infantile per le farfalle, il suo girovagare nel Sud e
nell'Asia, la tensione nostalgica verso una Patria, intuita nella immaterialità delle esperienze
dell'anima, diviene accettazione entusiastica della sconfinata bellezza della Natura. Alla radice di
ogni arte, ci dice Hesse, è il presentimento di una unità occulta e sacra dietro la varietà ricca,
l'evidenza di una Madre primigenia, di un Creatore delle creature. E insegue questa certezza che
risuona nella sua anima. L'impulso verso l'alba del mondo e il mistero delle origini gli appare
latitante, ma non assente nei nostri cuori. Hesse nel suo libretto percorre il cammino dello stupore e
lo celebra come Goethe, perchè lungo esso si sfugge al mondo della divisione e si entra nel mondo
dove una cosa si riflette nell'altra e la completa. È la porticina verso l'indicibile, e qui la sua
intuizione marcia spedita. Dobbiamo con lui essere in grado di studiare l'essere umano e la Natura
non solo con la logica, ma in un modo che conduca nell'elemento di bellezza del Mondo.

Ci dice che le farfalle sono insieme ai fiori i frammenti più amati del creato, e al pari dei fiori gli
appaiono il frutto di gentili e leggiadri gèni, i quali con delicata voluttà creatrice le hanno
immaginate come gioielli, piccole e scintillanti opere d'arte e canti di giubilo. La farfalla è la forma
festosa, nuziale, insieme creativa e caduca di ciò che prima era giacente crisalide, e ancor prima
affamato bruco. Il suo abito mirabile nei colori, la foggia e la peluria esprimono, in un linguaggio
danzante vario e raffinato, il mistero del suo esistere per vivere più intensamente, per attirare con
più magia e seduzione l'altro sesso, per incamminarsi più splendente verso la festa della
procreazione e il rinnovo dell'incantesimo. Emblema sia dell'effimero come di ciò che dura in
eterno, la farfalla è simbolo dell'anima. Sorpreso e intenerito, Hesse riferisce incantato la
metamorfosi da uovo a bruco a crisalide e finalmente all'essere alato in una sempre rinnovata
creazione. La ricchezza e profondità delle descrizioni di Hesse esalta quel rapporto tra il pensare e il
sentire, lo capovolge, in una continua rinnovazione di sentimenti, di immagini, di appassionata
devozione alla vita alata che circonda l'umano.
* * * * * * *
Ora, come appare alla visione spirituale il mondo delle farfalle? Le intuizioni di Hesse vengono
confermate e acquistano una precisione che va accolta con la stessa riverenza prima invocata per
contemplare la Creazione stessa. Se ci affidiamo alla comprensione artistica, se si riesce a
sviluppare l'artistico fino a farne principio di conoscenza, allora ci avviciniamo con emozione alla
Creazione stessa. L'attività cosmica è davvero la più grande arte. Il cosmo modella tutto secondo
leggi che recano la più profonda soddisfazione al senso artistico. Lasciamoci condurre in questa
escursione iniziale, perchè avvicinarci con innocenza al mondo delle farfalle è in sé una esperienza
spirituale che conduce lontano.

La farfalla non appare nella vita così d'improvviso, ma evolve attraverso un processo
complesso. Dall'uovo ciò che emerge non è la farfalla ma qualcosa che si chiama larva, ovvero il
bruco che si schiude dall'uovo e striscia pigramente intorno. Esteriormente sembra essere un essere
pigro. Interiormente, tuttavia, è tutt'altro che pigro, poiché dal suo stesso corpo tesse fili con i quali
forma un rivestimento duro. A poco a poco il bruco scompare completamente in questa copertura e
così si tesse un bozzolo che attacca ad un albero dove è appeso. Prima attacca i fili e poi svanisce
nel bozzolo. Quindi abbiamo prima l'uovo, poi il bruco e ora la crisalide.
Questa crisalide rimane sospesa per un certo periodo di tempo, dopodiché appare un'apertura ed
emerge la farfalla.
Quindi, prima che la farfalla esista come tale, sono necessarie quattro cose. Prima di tutto l'uovo, in
secondo luogo il bruco, in terzo luogo la crisalide, e in quarto luogo la farfalla vera e propria.
L'uovo viene deposto in un luogo favorevole. Il bruco striscia intorno, la crisalide rimane ferma e la
farfalla svolazza allegramente nell'aria. Può quindi deporre un altro uovo e la stessa storia si ripete
nel corso dell'anno.
Vediamo dove e come può vivere l'uovo, come vivono il bruco e la crisalide, e infine come vive
la farfalla. Se l'uovo deve raggiungere la fase di schiusa di un bruco, richiede soprattutto umidità,
spesso solo una goccia in cui vi è un po' di sale. Per questo motivo l'istinto della farfalla deve
portarla a deporre l'uovo dove troverà dell'umidità contenente un po' di sale. Altrimenti non succede
nulla. Ciò è necessario anche alla farfalla, poiché consente la schiusa del bruco.
Quindi l'uovo richiede solo questa umidità contenente sale; non ha occhi, quindi non vede nulla
e vive per se stesso in un mondo di totale oscurità. Nel momento in cui il bruco nasce, incontra la
luce e vi rimane.
Ha alcuni organi, ha raggiunto la luce e ora diventa un tipo di creatura completamente diverso
da come era un uovo. Il bruco ora ha sensazioni perché è esposto alla luce e ha organi di senso.
Quando una lampada è accesa, ogni sorta di insetti che svolazzano nella stanza si sentono attratti
dalla luce e finiscono per lanciarsi nella fiamma e bruciarsi. Perché è questo? Naturalmente questo
non accade nel caso del bruco, ma vi è lo stesso impulso. Il bruco è attratto dalla luce del Sole dallo
stesso impulso che sente l'insetto che si immerge nella fiamma della candela, solo che il bruco non
può alzarsi al Sole. Se si alzasse da Terra e volasse verso il Sole, molto presto non dovremmo più
avere bruchi. Volerebbero tutti su e via verso il Sole. Poiché questo è il loro impulso, ma la gravità
li lega alla terra. Quindi, quando vediamo un bruco, sappiamo che ha davvero l'impulso di seguire
la luce. Questo è impossibile, quindi cosa fa?
Mentre il bruco striscia, fila un filo nello schema del raggio di luce. Fila esattamente in accordo
con il raggio di luce, poi di notte quando non c'è luce arrotola il filo. Lo fa filare alla luce del sole e
lo arrotola di nuovo di notte. In questo modo forma la sua guaina. Il bruco si arrende
completamente alla luce, muore nella luce.
Come l'insetto si arrende alla fiamma, così il bruco muore alla luce, ma non potendo
raggiungere il sole fa girare il proprio corpo in questi fili e così forma il bozzolo, come vengono
chiamati i fili filati in questo modo. Anche il baco da seta fila la seta secondo la luce, quindi quando
vediamo la sua seta possiamo certamente dire: questa è luce filata!

Quando incontriamo una crisalide stiamo davvero vedendo la pura luce solare avvolta attorno a
materia terrestre.
Nel breve tempo che l'insetto impiega per scagliarsi nella fiamma, se fosse riuscito a tessere un
simile bozzolo modellato sulla luce, dal fuoco nascerebbe un nuovo animale. Questo è ostacolato
solo dalla combustione. Il vero impulso dell'insetto che di notte svolazza per la stanza e si tuffa
nella fiamma, la sua urgenza è quella di propagarsi e trasformarsi per riemergere come un nuovo
essere. Solo si inganna perché non può creare un bozzolo così rapidamente. Il bruco, invece, ha il
tempo di creare questo fodero, di appenderlo, e così le forze del Sole, imprigionate al suo interno,
possono ora creare la farfalla che è poi in grado di volare e svolgere l'attività di un esserino solare.
La farfalla che vediamo nei campi e ci commuove è creata dalla luce, ma la luce doveva prima
assorbire la materia, formare un involucro ed essere trasformata in fili all'interno della crisalide.
A questa luce imprigionata la farfalla deve i suoi colori, ed è compresa solo se vista come una
creatura di luce, responsabile dei suoi incanti. Ma questo non può essere ottenuto solo dal Sole. La
questione sta così: nel caso dell'uovo, vediamo che l'umidità e il sale fanno la loro parte. Il bruco
ora si insinua nella luce. Per natura il bruco non può prosperare solo in terra e acqua ma richiede
umidità, acqua ed aria. L'aria è il veicolo della luce.

Nell'umidità e l'aria richieste dal bruco sono attivi gli eteri del calore e della luce. Il primo rende
la materia ricettiva all'azione degli agenti sottili per manifestare levità. Ora può rispondere a una
causa non meccanica come quella del secondo etere che tesse ed intreccia.

L'etere di luce lo vediamo per esempio all'opera quando ripetutamente separa e riunisce i vasi che
conducono la linfa nelle piante. Se ricreiamo nella nostra mente le ripetute separazioni e riunioni dei
vasi linfatici, tenendo conto del fatto che la forma esterna della foglia è il risultato di un'anastomosi
intenzionale, molte volte ripetuta, allora il quadro dell'attività di tessitura sorge davanti la nostra
anima. In verità tutte le forme della Natura sono tessute di luce, compreso il cristallo.
Quando il contenuto del bruco entra in contatto con la luce, fa filare la luce fuori da sé sotto forma
di bozzolo. Il bruco ha un impulso verso la luce, ma ne è trattenuto. La sua urgenza è di librarsi, di
riversarsi nella luce e di viverci. Quindi, cosa fa? Ebbene, si isola, si avvolge nella sua guaina
insieme letteralmente ai raggi del sole. Nella crisalide il bruco si isola completamente dalle forze
fisiche della terra. Ora ecco la crisalide che vive nell'aria e nella luce; come bruco viveva nell'acqua
e nell'aria; qui come crisalide nell'aria e nella luce; poi si affida sempre più alla luce che è
imprigionata, e si abbandona all'azione spirituale che opera su di essa. La luce imprigionata
contiene forze spirituali, e queste creano la farfalla, essere alato di una levità emozionante.
Ora può volare nell'aria, cosa impossibile per il bruco. Può seguire la luce. Essendo soggetta alla
levità, la farfalla può semplicemente seguire la luce.
Vedete, la Natura è sempre all'opera sulla creatura, ma opera in modo spirituale. Il Sole non
possiede solo le forze fisiche della luce e del calore di cui siamo soliti parlare. Anche le forze
spirituali emanano dal Sole.
La sensazione generata dal mondo degli insetti svolazzanti e scintillanti ci porta in connessione
con ciò che è sopra, con ciò che è della condizione del Sole.
E questo è davvero il caso. Quando guardiamo la farfalla con i suoi colori luccicanti, la vediamo
svolazzare nell'aria, nell'aria inondata di luce, irradiata di luce.
Entra poco in contatto con ciò che è di natura fluida o terrestre. Il suo elemento è nelle regioni
superiori. E quando si indaga sul corso dell'evoluzione terrestre, è notevole che proprio nel caso del
piccolo insetto si arrivi a epoche molto antiche della metamorfosi terrestre. Ciò che oggi risplende
nell'aria luminosa, come risplendono le ali della farfalla, si è formato per la prima volta in germe nel
lontanissimo passato. Fu allora che sorse ciò che ancora oggi fa sì che la farfalla sia per sua natura
una creazione di luce e di aria. Il Sole ha il dono di diffondere la luce. Il Sole attraverso la sua luce
può suscitare ciò che è ardente, scintillante. La natura della farfalla non può infatti essere compresa
da chi la cerca sulla Terra. La farfalla non depone mai le sue uova dove non possono rimanere in un
modo o nell'altro in connessione con il Sole.
E così, quando osserviamo quel meraviglioso mare di farfalle svolazzanti nell'atmosfera,
dobbiamo dire: Questa in verità non è una creazione terrena, ma nasce nella Terra dall'alto.
Quando ora dirigiamo lo sguardo verso il basso, è ciò che è pesante, sorto nell'elemento solido;
abbiamo l'elemento fluido, abbiamo la Terra.
Queste due parti dell'esistenza possono essere rigorosamente differenziate l'una dall'altra. Anche
oggi c'è ancora una sorta di netto contrasto tra ciò che è sopra, ciò che è della natura del Sole, e ciò
che è sotto, ciò che è della natura terrestre.
Proprio come i germi degli insetti erano stati precedentemente sotto l'influenza dell'attività
solare, altri germi sono stati influenzati dall'attività terrestre, sono diventati i germi vegetali. Da
questi germi divenuti terrestri non fu la farfalla che si sviluppò, ma il seme. Esso divenne terrestre,
affidato alla Terra, e si sviluppò la radice della pianta, la prima cosa che scaturì dal germe. La radice
“corrisponde” all'uovo. Poi si alzò la foglia, strisciando verso l'alto in formazione a spirale. La
foglia “corrisponde al bruco” che è caduto sotto l'influenza di ciò che è terrestre.
Quando vedo il bruco strisciante ho, nelle regioni superiori, ciò che corrisponde, in basso, alla
foglia della pianta; la foglia si sviluppa da ciò che è diventato radice per il fatto che il seme è stato
trapiantato dalla regione del Sole alla regione della Terra.
Procedendo ancora più in alto, troviamo nel calice ciò che corrisponde alla natura della
crisalide. E infine la farfalla corrisponde allo sviluppo nel bocciolo e nel fiore , che è colorato,
proprio come la farfalla nell'aria. Il cerchio è completato. Proprio come la farfalla depone il suo
uovo, così il fiore sviluppa in sé il nuovo seme per il futuro. Quindi guardiamo in alto verso la
farfalla e capiamo che è in un certo modo la pianta sollevata nell'aria. Ciò che la farfalla diventa
dall' uovo fino al suo pieno sviluppo sotto l'influenza del Sole, la pianta lo realizza qui sotto sotto
l'influenza della Terra. La natura della farfalla non può infatti essere compresa da chi la cerca sulla
Terra.
Possiamo perciò condividere un gran segreto della Natura così:
“Contempliamo la pianta, essa è la farfalla incatenata dalla Terra.
Contempliamo la farfalla, essa è la pianta liberata dal Cosmo”.

FILOTEO NICOLINI
*Hermann Hesse, Le Farfalle, Stampa Alternativa-bimestrale, anno III n. 6, 1985
Studio basato sull'Antroposofia di Rudolf Steiner.
Immagine: Farfalle e fiore.

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