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ELEMENTI E TEMPERAMENTI

a cura di Silvia Nicolardi


La Scienza ne ha individuato gli elementi
chimici che rappresentano i costituenti base:
Carbonio, Ossigeno, Azoto, Idrogeno. Questi a
loro volta entrano in relazione diretta con i
quattro elementi che per gli antichi formavano
il tutto: Aria, Fuoco, Terra, Acqua. Quattro
sono anche i punti cardinali
Secondo Ippocrate, medico che visse nel V sec.
a.C. e che diede corpo alla Teoria umorale, il
corpo umano sarebbe formato dall’unione dei
quattro elementi e dalle qualità di ognuno di
essi: il freddo, il caldo, il secco e l’umido.
Quando si manifestano nell’essere umano
diventano temperamenti. In “Della Natura
dell’Uomo” Ippocrate spiega “Il corpo umano
comprende in sé: sangue, flemma, bile gialla,
bile nera. Questo è quello che costituisce la
natura del corpo e che crea la salute e la
malattia. Vi è invero la salute quando questi
umori sono in giusto rapporto di mescolanza, di
forza e di quantità e quindi il miscuglio è
perfetto”.

La teoria dei quattro elementi


Secondo questa teoria, ogni sostanza esistente,
nel microcosmo e macrocosmo, è costituita da
una composizione dei quattro elementi, fuoco,
aria, acqua, terra. Il fuoco, elemento
purificatore e vivificatore, racchiude in sé il
principio della vita, che scaturisce dalla sua
energia.
L’aria, intangibile, è l’energia vitale che
respiriamo, senza la quale non sarebbe
possibile vivere; non può essere afferrata e
rappresenta il respiro cosmico.
L’acqua, fonte della vita, dalla sorgente diventa
torrente, poi fiume fino a giungere nel mare,
oltrepassando gli ostacoli che incontra nel suo
cammino, arrivando fino ad addentrarsi nelle
profondità della terra.
La terra, solida e rigogliosa, simboleggia la
materia primordiale, accoglie la vita e la nutre.

I quattro elementi sono intesi come stati di


aggregazione della materia:
fuoco, stato ardente;
aria, stato gassoso;
acqua, stato liquido;
terra, stato solido.
Essi hanno la caratteristica di essere in accordo
oppure in opposizione tra di loro. Filistione,
medico greco antico, suggerì che ad ogni
elemento fosse attribuita una qualità: al fuoco è
attribuito il caldo, all’aria il freddo, all’acqua
l’umido e alla terra il secco, cosicché l’acqua
risulta opposta al fuoco ma affine alla terra e
l’umido opposto al secco ma affine al freddo.

Ai quattro elementi, Aristotele ne aggiungerà


un quinto: la quintessenza, chiamata etere, che
costituisce la materia delle sfere celesti,
l’essenza del mondo celeste, eterno,
immutabile, trasparente.

Ippocrate, cercò di applicare la teoria dei 4


elementi alla natura umana, descrivendo
l’esistenza di quattro umori base, associati agli
elementi: bile gialla (fegato) associata al fuoco,
sangue (cuore) all’aria, flegma (testa) all’acqua
e bile nera (milza) alla terra. L’equilibrio di
questi elementi conferirebbe il buon
funzionamento dell’organismo, mentre la
dominanza dell’uno o dell’altro,
determinerebbe la malattia. A questi elementi
corrispondono anche quattro temperamenti,
associati a quattro personalità:
il malinconico, nel quale predomina la bile
nera, è magro, debole, pallido, avaro e triste;
il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro,
irascibile, permaloso, furbo, generoso e
superbo;
il flemmatico, con eccesso di flegma, è robusto,
pigro, lento e sciocco;
il tipo sanguigno, nel quale predomina il
sangue, è robusto, allegro, goloso, socievole,
dedito ad una sessualità giocosa.

Ai quattro elementi e temperamenti si


associano, infatti, anche le quattro stagioni: alla
primavera si associa il sanguigno, all’estate il
collerico, all’autunno il flemmatico, all’inverno
il malinconico. Anche le quattro stagioni della
vita si possono ricondurre ai 4 elementi:
l’infanzia (flemma), giovinezza (sangue),
maturità (collera) e vecchiaia (malinconia).
Durante la giornata, inoltre, vi è il prevalere di
uno o dell’altro elemento: nelle prime tre ore
del mattino e nelle ultime della sera prevale il
sangue, la collera domina nelle sei ore in
mezzo al giorno, la malinconia nelle prime tre
ore della sera e nelle ultime tre del giorno,
mentre nelle sei ore a mezzo della notte prevale
la flemma.

I 4 elementi e l’astrologia

Nell’astrologia occidentale, i segni zodiacali


vengono suddivisi nei quattro elementi: segni
di fuoco (Ariete, Leone, Sagittario), segni
d’aria (Gemelli, Bilancia, Acquario), segni
d’acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) e segni di
terra (Toro, Vergine, Capricorno).
L’appartenenza di un segno ad un gruppo gli
conferisce determinate caratteristiche poiché
diverse sono le energie che vengono attribuite
ad ogni elemento.

Segni zodiacali associati ad ognuno dei 4


elementi

Ad ogni elemento/temperamento appartengono


tre segni zodiacali:

Fuoco
• Ariete è il fuoco esaltato, il fiammifero
• Leone è il fuoco vitale, il falò
• Sagittario è il fuoco attenuato, il carbone
ardente
Terra
• Toro  è la terra grassa  
• Vergine è la terra del raccolto  
• Capricorno è la terra dura dell'inverno  
Aria  
• Gemelli è l'aria altera  
• Bilancia è l'aria dolce   
• Acquario è l'aria fervente 
Acqua  
• Cancro  è l'acqua tranquilla, la riva dei
laghi e dei mari  
• Scorpione è l'acqua stagnante   
• Pesci  è l'acqua viva e feconda, l'acqua
degli abissi  
Nel tema natale possiamo trovare almeno due
indicazioni importanti : la prima indicata dal
segno di nascita, la seconda da quello del suo
ascendente, che non sempre è dello stesso
elemento o motivazione del sole di nascita. In
astrologia non parliamo solo di segni zodiacali
ma anche di pianeti: gli organi vitali, i mezzi, i
motori per mettere in moto le nostre
caratteristiche innate;  immaginiamo che nella
nostra anima sia scritta una musica specifica,
che deve essere suonata per manifestarsi e gli
strumenti musicali sono appunto i pianeti.    

Così come esiste un dentro, esiste anche un


fuori ed in astrologia questo ambiente è
espresso dalle case astrologiche numerate dalla
1 alla 12, che rappresentano le richieste del
mondo esterno (famiglia, società, epoca storica,
ecc); non sono quindi un fattore ereditario, ma
ciò che troviamo fuori di noi al momento della
nostra nascita.  

Possiamo riassumere che:


• i pianeti rappresentano particolari stimoli,
impulsi e motivazioni psicologiche.
Indicano lo svolgersi di una determinata
azione.
• i segni zodiacali corrispondono alle 12
qualità dell'essere o attitudini verso la vita.
Lo stimolo di un pianeta si esprime
attraverso il segno in cui il pianeta si
colloca.
• le case astrologiche sono il dove, le
specifiche aree della vita o i campi di
esperienza in cui tutto questo avviene.
Ogni segno zodiacale ha il suo opposto: è come
se si vedessero allo specchio e ciò che esprime
l'uno è nell'ombra segreta dell'altro. I segni tra
loro sono complementari, come le case
astrologiche che formano un asse sulla quale
corre la loro comunicazione, hanno un
argomento-base in comune ma che vivono,
evidentemente, con sfumature diverse. Gli
opposti possono attrarsi, ma sarà solo la qualità
della loro coscienza e del loro livello di
maturità spirituale che sentenzierà su come e se
possono convivere così diversi, seppur
complementari. 

Ariete Bilancia  :
Relazione a due - Ariete -->io   Bilancia --> tu 
coppia/affari 
Toro Scorpione : Possesso Toro  --> io ho Scorpione --> io
- scambio  prendo 
Gemelli Sagittario: Gemelli -->si pensa Sagittario -->io
Pensiero - comunicazione  penso
Cancro Capricorno: Cancro -->faccio come fan tutti
Individuo - collettivo  Capricorno --> faccio come dico io 
Leone Acquario: Relazioni Leone -->sto con tutti Acquario -->
- incontri  sto con chi mi e'affine 
Vergine --> pazienza nel quotidiano
Vergine Pesci :  Vita
Pesci -->  mi abbandono all'ultra-
quotidiana - trascendenza  
terreno  
Anche gli elementi hanno il loro
complementare: Aria e Fuoco  temperamento
yang (attivo, maschile, estroverso) Terra e
Acqua  temperamento yin (ricettivo, femminile,
introverso).

Ogni elemento si manifesta con una modalità


vibratoria : cardinale, fissa e mutabile. Quindi
quando combiniamo i quattro elementi con tre
modalità otteniamo i 12 modelli di energia
chiamate segni zodiacali.
• I segni cardinali rappresentano l’energia
radiante centrifuga e si collegano al
principio di azione in una direzione
definita. Quelli “positivi” ariete-bilancia
riguardano l'azione presente basata sulla
considerazione del futuro quelli “negativi”
cancro e capricorno riguardano il passato.
• I segni fissi rappresentano l’energia
centripeta, cioè l'energia che si irradia
verso l'interno in direzione di un centro e
sono legati al principio d'inerzia nelle loro
manifestazioni mondane, ma sono anche
noti per il grande potere di concentrazione
e perseveranza, quando l'energia viene
usata per attività creative o evoluzione
spirituale. Questi segni sono quelli più
orientati verso il presente.
• I segni mutabili sono legati al principio di
armonia e possono essere concepiti come
spirali di energia. I pesci e la vergine
rappresentano spirali di energia dirette
verso l'interno, perciò sono in qualche
modo collegati al passato : i pesci con il
karma e la vergine con le crisi passate di
sviluppo della personalità. Gemelli e
sagittario simboleggiano una spirale di
energia diretta verso l'alto e sono quindi
orientati verso il futuro, dando origine alle
tendenze profetiche dei sagittari e alle
infinite speculazioni dei gemelli.

La teoria dei temperamenti

(secondo PADRE ANTONIO ROYO MARIN

Il temperamento è il complesso di inclinazioni


intime che sgorgano dalla costituzione
fisiologica di un uomo. È la caratteristica
dinamica di ogni individuo, che risulta dal
predominio fisiologico di un sistema organico,
come il nervoso o il sanguigno, o di un umore,
come la bile o la linfa. Il temperamento è
qualche cosa di innato nell’individuo. È
l’indole naturale, ossia, qualche cosa che la
natura ci impone. Perciò non scompare mai
completamente: «genio e figura fino alla
sepoltura». Tuttavia una educazione opportuna
e soprattutto la forza soprannaturale della
grazia possono, se non trasformarlo totalmente,
ridurre almeno al minimo i suoi inconvenienti e
anche sopprimere del tutto le sue
manifestazioni esteriori.

TEMPERAMENTO SANGUIGNO.
1.Caratteristiche essenziali in relazione
all’eccitabilità. - II sanguigno si eccita
facilmente e fortemente per qualsiasi
impressione. La reazione suole essere
anche immediata e forte; però l'impressione
o la durata suole essere breve. Il ricordo di
cose passate non provoca tanto facilmente
nuove emozioni.
2.Buone qualità. II sanguigno è affabile e
allegro, simpatico e ossequioso verso tutti,
sensibile e compassionevole dinnanzi alle
disgrazie del prossimo, docile e sottomesso
dinnanzi ai suoi superiori, sincero e
spontaneo (alle volte fino
all’inconvenienza). È vero che di fronte
all'ingiuria reagisce alle volte
violentemente e prorompe in espressioni
offensive; però dimentica subito tutto,
senza conservare rancore verso nessuno.
Non conosce assolutamente la pertinacia e
l'ostinazione. Si sacrifica con disinteresse.
Il suo entusiasmo è contagioso e trascina; il
suo buon cuore cattiva e innamora,
esercitando una specie di seduzione intorno
a sé. Ha un concetto sereno della vita, è
fondamentalmente ottimista, non
indietreggia dinnanzi alle difficoltà,
confida sempre nel buon esito. Lo
sorprende molto che gli altri si irritino per
uno scherzo poco gradevole, che gli
sembrava la cosa più naturale e simpatica
di questo mondo. Ha un grande senso
pratico della vita, è più inclinato a
idealizzare che a criticare. Dotato di
un’esuberante ricchezza affettiva, è facile e
pronto all’amicizia, e vi ci si abbandona
con ardore e alle volte appassionatamente.
La sua intelligenza è viva, rapida, assimila
facilmente, però senza molta profondità.
Dotato di una felice memoria e di una
ardente immaginazione, trionfa facilmente
nell'arte, nella poesia e nell'oratoria, ma
non raggiunge la taglia del sapiente. I
sanguigni sarebbero molto frequentemente
spiriti superiori se avessero tanta profondità
quanto sottigliezza, tanta tenacità nel
lavoro quanta facilità nelle concezioni. 
3.Cattive qualità. Accanto a queste buone
qualità, il temperamento sanguigno
presenta seri inconvenienti. I suoi difetti
principali sono la superficialità,
l’incostanza e la sensualità. La prima si
deve principalmente alla rapidità delle sue
concezioni. Gli pare di aver compreso
subito qualsiasi problema che gli viene
posto innanzi e, in realtà, lo ha percepito in
una maniera soltanto superficiale e
incompleta. Derivano di qui i suoi giudizi
affrettati, leggeri, frequentemente inesatti,
quando non completamente falsi. È più
amico della vastità facile e brillante che
della profondità. L’incostanza del
sanguigno è frutto della poca durata delle
sue impressioni. In un istante passa dalle
risa al pianto, dalla esuberante allegria a
una nera tristezza. Si pente subito e
veramente dei suoi peccati, però vi ricade
alla prima occasione che gli si presenti. I
sanguigni sono vittime delle impressioni
del momento, soccombono facilmente
dinnanzi alla tentazione. Sono nemici del
sacrificio, dell'abnegazione, dello sforzo
duro e continuato. Nello studio sono pigri.
Riesce loro quasi impossibile raffrenare la
vista, l’udito e la lingua. Nell'orazione si
distraggono facilmente. A periodi di grande
fervore ne succedono altri di languore e di
scoraggiamento. La sensualità, infine, trova
un terreno propizio nella natura ardente del
sanguigno, il quale si lascia trascinare
facilmente dai piaceri della gola e della
lussuria. Reagisce prontamente contro le
sue cadute, le deplora con sincerità; però
gli manca l'energia e il coraggio per
dominare la passione quando rialza la testa
4.Educazione del sanguigno. Si può educare
un temperamento fomentandone le buone
qualità e reprimendone i difetti. Il
sanguigno deve dare perciò alla sua
esuberante vita affettiva un fine nobile. Se
riuscirà a innamorarsi fortemente di Dio,
giungerà ad essere un santo di prima
categoria. San Pietro, Sant’Agostino, Santa
Teresa d'Avila e San Francesco Saverio
furono sanguigni al cento per cento. Però è
necessario che lotti tenacemente contro i
suoi difetti, fino a dominarli
completamente. Deve combattere la
superficialità, acquistando l'abito della
riflessione e ponderazione in tutto quello
che fa. Deve rendersi conto dei problemi
esaminandoli sotto tutti i loro aspetti,
prevedendo le difficoltà che possono
sorgere, dominando l'ottimismo troppo
fiducioso e irriflessivo. Prenderà serie
misure contro l’incostanza. Non bastano i
propositi e le risoluzioni, che, nonostante la
sua sincerità e buona fede, infrangerà alla
prima occasione. Occorre che leghi la sua
volontà a un piano di vita —
convenientemente riveduto e approvato dal
suo direttore spirituale — in cui tutto è
previsto e indicato e in cui niente è lasciato
all'arbitrio della sua volontà debole e
capricciosa. Deve fare molto seriamente
l'esame di coscienza, imponendosi gravi
penitenze per le trasgressioni che sono
frutto della sua incostanza e volubilità.
Deve affidarsi ad un esperto direttore
spirituale e obbedirgli in tutto.
Nell'orazione deve lottare contro la
tendenza alle consolazioni sensibili,
perseverando in essa nonostante l'aridità.
Infine, dovrà opporsi alla sensualità con
una vigilanza costante e una lotta tenace.
Fuggirà come la peste ogni specie di
occasioni pericolose, nelle quali
soccomberebbe facilmente, poiché la sua
sensualità si alleerebbe con la sua
incostanza. In modo speciale custodirà la
vista ricordandosi delle sue dolorose
esperienze. In lui, più che in qualsiasi altro,
si verifichi il detto: «Occhio che non vede,
cuore che non duole». 

TEMPERAMENTO NERVOSO 
1.Caratteristiche essenziali in relazione
all’eccitabilità. Quella del nervoso è debole
e difficile al principio, ma forte e profonda
per ripetute impressioni. La sua reazione
presenta questi medesimi caratteri. Quanto
alla durata, suole essere lunga. Il nervoso
non dimentica facilmente. 
2.Buone qualità. I nervosi hanno una
sensibilità meno viva di quella dei
sanguigni, però più profonda. Sono
naturalmente inclinati alla riflessione, alla
solitudine, alla quiete, alla pietà e alla vita
interiore. S'impietosiscono facilmente delle
miserie del prossimo, sono benefattori
dell’umanità, sanno spingere l'abnegazione
fino all'eroismo, soprattutto a lato degli
infermi. La loro intelligenza
ordinariamente è acuta e profonda, poiché
maturano le loro idee con la riflessione e la
calma. Il nervoso è un pensatore e ama la
solitudine e il silenzio. Può essere un
intellettuale secco ed egoista, chiuso nella
sua torre di avorio, o un contemplativo che
si occupa delle cose di Dio e dello spirito.
Sente attrattiva per l'arte e ha attitudine per
le scienze. Il suo cuore è di una grande
ricchezza sentimentale. Quando ama, si
distacca diffìcilmente dai suoi affetti,
perché in lui le impressioni sono molto
profonde. Soffre per la freddezza e
l'ingratitudine. La volontà segue le
vicissitudini delle sue forze fisiche; è
debole e quasi nulla, quando il lavoro lo ha
esaurito; forte e generosa quando gode
salute o quando un raggio di gioia illumina
il suo spirito. È sobrio e non sente il
disordine passionale, che tanto tormenta i
sanguigni. È il temperamento che si oppone
al sanguigno, come il collerico al linfatico.
Furono temperamenti nervosi l'apostolo
San Giovanni, San Bernardo, San Luigi
Gonzaga, Santa Teresa del Bambin Gesù,
Pascal. 
3.Cattive qualità. II lato sfavorevole di
questo temperamento è l'esagerata tendenza
alla tristezza e melanconia. Quando i
nervosi ricevono qualche forte impressione,
essa penetra profondamente nella loro
anima, dove produce una ferita
sanguinante. Non hanno la franchezza del
sanguigno, motivo per cui nel fondo del
cuore assaporano da soli la propria
amarezza. Si sentono inclinati al
pessimismo, a vedere sempre il lato
diffìcile delle cose, a esagerare le difficoltà.
Per questo sono riservati e timidi, propensi
alla sfiducia nelle proprie forze, allo
scoraggiamento, all'indecisione, agli
scrupoli e a una certa specie di misantropia.
Sono irrisoluti per il timore dell'insuccesso
nelle loro imprese. Il nervoso è sempre
indeciso, è l'uomo delle opportunità
perdute. Mentre gli altri sono già all'altra
sponda del fiume, egli se ne rimane a
pensare e a riflettere senza osare di passarlo
a guado. Soffrono molto e, senza volerlo —
perché in fondo sono buoni — fanno
soffrire gli altri. Santa Teresa non li ritiene
atti alla vita religiosa, soprattutto quando la
loro melanconia è molto radicata .
4.Educazione del nervoso. L'educatore deve
tener presente la forte inclinazione del
nervoso alla concentrazione in sé
medesimo; diversamente si espone al
pericolo di non comprenderlo e di trattarlo
con grande ingiustizia e mancanza di tatto.
Il sanguigno è franco e aperto nella
confessione; il nervoso, invece, vorrebbe
sfogarsi per mezzo di un colloquio
spirituale, ma non può; il collerico potrebbe
esprimersi, ma non vuole; il flemmatico,
infine, né può né vuole farlo. Se non si
tengono presenti tutte queste cose è facile
impiegare procedimenti educativi
controproducenti. Bisogna infondere nel
nervoso una grande fiducia in Dio e un
sereno ottimismo della vita. Bisogna
ispirargli una somma fiducia in se stesso,
ossia, nell'attitudine della sua anima alle
grandi imprese. Bisogna approfittare della
sua inclinazione alla riflessione per fargli
comprendere che non c'è nessun motivo di
essere suscettibile, diffidente e riservato. Se
è necessario, si sottoponga a un periodo di
riposo e a una buona alimentazione.
Soprattutto bisogna combatterne
l'indecisione e la codardia, facendogli
prendere risoluzioni ferme e spingendolo a
grandi imprese con coraggio e ottimismo. 

TEMPERAMENTO COLLERICO. 
1.Caratteristiche essenziali in relazione
all’eccitabilità. II collerico si eccita
prontamente e violentemente. Reagisce
all’istante. Però l'impressione gli rimane
nell'anima per molto tempo. 
2.Buone qualità. Attività, intelletto acuto,
volontà forte, concentrazione, costanza,
magnanimità, liberalità: ecco le eccellenti
doti di questo temperamento ricchissimo. I
collerici, o biliosi, sono i grandi
appassionati e volenterosi. Pratici, svelti, si
sentono più inclinati a operare che a
pensare. Il riposo e l'inazione ripugnano
alla loro natura. Accarezzano sempre nel
loro spirito qualche grande progetto.
Appena si sono proposti un fine, pongono
mano all'opera, senza indietreggiare
dinnanzi alle difficoltà. Tra loro abbondano
i capi, i conquistatori, i grandi apostoli.
Sono uomini di governo. Non sono di
coloro che lasciano per domani quello che
dovrebbero fare oggi, ma fanno oggi quello
che dovrebbero lasciare per domani. Se
sorgono ostacoli e inconvenienti, si
sforzano di superarli e di vincerli.
Nonostante i loro impeti irascibili, quando
riescono a reprimerli mediante la virtù
acquistano una soavità e una dolcezza della
miglior lega. Tali furono San Paolo
Apostolo, San Gìrolamo, Sant’Ignazio di
Loyola e San Francesco di Sales. 
3.Cattive qualità. La tenacia del loro
carattere li rende propensi alla durezza,
all'ostinazione, all'insensibilità, all’ira e
all'orgoglio. Se si resiste loro o se vengono
contraddetti, diventano violenti e crudeli, a
meno che la virtù cristiana moderi le loro
inclinazioni. Vinti, conservano l'odio nel
cuore fino a che suona l'ora della vendetta.
Generalmente sono ambiziosi e tendono al
comando e alla gloria. Hanno più pazienza
del sanguigno, ma non conoscono tanto la
delicatezza di sentimenti, comprendono
meno il dolore degli altri, hanno nelle loro
relazioni un tatto meno fino. Le loro
passioni forti e impetuose affogano codeste
dolci affezioni e codesti sacrifici
disinteressati, che sgorgano
spontaneamente da un cuore semplice. La
loro febbre di attività e il loro ardente
desiderio di raggiungere quanto si sono
proposti li spinge a calpestare
violentemente tutto quello che li trattiene e
appaiono agli altri come egoisti senza
cuore. Trattano gli altri con una alterigia
che può giungere fino alla crudeltà. Tutto si
deve piegare dinnanzi a loro. L'unico
diritto che riconoscono è la soddisfazione
dei loro appetiti e la realizzazione dei loro
disegni. 
4.Educazione del collerico. Tali uomini
sarebbero di un inestimabile valore se
sapessero dominarsi e controllare le proprie
energie. Con relativa facilità giungerebbero
alle più alte vette della perfezione cristiana.
Moltissimi santi canonizzati dalla Chiesa
possedevano questo temperamento. Nelle
loro mani, le opere più difficili giungono a
compimento. Per questo, quando riescono a
incanalare le loro energie sono tenaci e
perseveranti nelle vie del bene e non
retrocedono nel loro impegno finché non
hanno raggiunto la méta. Bisogna
consigliare loro di essere padroni di se
stessi, di non operare precipitatamente, di
diffidare dei loro primi moti. Occorre
condurli alla pratica della vera umiltà di
cuore, a sentire compassione dei deboli, a
non umiliare nessuno, a non fare sentire
violentemente la loro autorità, a trattare
tutti con soavità e dolcezza. 

TEMPERAMENTO FLEMMATICO. 
1.Caratteristiche essenziali in relazione
all’eccitabilità. II flemmatico, o non si
eccita mai o si eccita soltanto debolmente.
Anche la reazione è debole, quando non
manca completamente. Le impressioni
ricevute scompaiono subito e non lasciano
orma nella sua anima. 
2.Buone qualità. II flemmatico lavora
adagio, però assiduamente, purché non si
richieda da lui uno sforzo intellettuale
troppo grande. Non s'irrita facilmente a
motivo d'insulti, di insuccessi o malattie.
Rimane tranquillo, discreto e giudizioso. È
sobrio e ha un buon senso pratico della
vita. Non conosce le passioni vive del
sanguigno, né quelle profonde del nervoso,
né quelle ardenti del collerico; si direbbe
che manca assolutamente di passioni. Il suo
linguaggio è chiaro, ordinato, giusto,
positivo; più che colorito, ha energia e
attrattiva. Il lavoro scientifico, frutto di una
lunga pazienza e di coscienziose
investigazioni, gli conviene di più che le
grandi produzioni originali. Il cuore è
buono, però sembra freddo. Se è
necessario, si sacrificherà fino all'eroismo;
però gli manca entusiasmo e spontaneità,
perché la sua natura è indolente. È
prudente, riservato, riflessivo, opera con
sicurezza, raggiunge i suoi fini senza
violenza, perché allontana gli ostacoli
invece d’infrangerli. Alle volte la sua
intelligenza è molto chiara. Fisicamente, il
flemmatico è di viso amabile, di corpo
robusto, di andatura lenta. San Tommaso
d'Aquino possedette i migliori elementi di
questo temperamento e portò a termine un
lavoro colossale con serenità e calma
imperturbabile. 
3.Cattive qualità. La sua lentezza gli fa
perdere delle buone occasioni, perché tarda
troppo a mettersi in cammino. Non
s’interessa gran che molto di quello che
avviene fuori di lui. Vive per se stesso, in
una specie di concentrazione egoista. Non
serve a comandare e a governare. Non è
affezionato alla penitenza e alla
mortificazione; se è religioso, non abuserà
dei cilici. È del numero di coloro a cui si
riferisce Santa Teresa, quando scrive: «Le
penitenze di queste anime sono cosi ben
misurate come tutta la loro vita... Non
abbiate paura che si ammazzino!... In
questo i loro occhi sono molto aperti» . Nei
casi più urgenti rimangono atoni,
dormiglioni e vaghi, completamente
insensibili alle voci di ordine superiore che
potrebbero smuoverli dal loro letargo.
4.Educazione del flemmatico. Si può trarre
buon partito dal flemmatico, se gli
s’inculcano convinzioni profonde e si
esigono da lui sforzi metodici e costanti. A
poco a poco giungerà molto lontano. Però
occorre scuoterlo dal suo letargo e dalla sua
indolenza, spingerlo ad alte mete,
accendere nel suo cuore apatico la fiamma
di un grande ideale. Bisogna condurlo al
pieno dominio di se stesso, non come il
collerico — contenendolo e moderandolo
— ma, al contrario, eccitandolo e
risvegliando le sue forze addormentate. 
Conclusione generale sui temperamenti

II lettore che ha scorso queste pagine non avrà


forse trovato in nessuna di esse i lineamenti
completi della sua particolare fisionomia. La
realtà è più complessa di tutte le categorie
speculative. Frequentemente troviamo nella
pratica, riuniti in un solo individuo, elementi
appartenenti ai temperamenti più diversi. Ciò
spiega, in buona parte, la diversità di teorie e
classificazioni tra gli autori che si occupano di
queste cose. Tuttavia è fuori dubbio che in ogni
individuo predominano certi tratti di
temperamento che permettono di catalogarlo,
con le dovute riserve e precauzioni, in
qualcuno dei quadri tradizionali. D'altra parte,
senza negare la grande influenza del
temperamento fisiologico nel quadro generale
della psicologia umana, date le intime relazioni
esistenti tra l'anima e il corpo, dobbiamo
guardarci dall'attribuirgli un’importanza
esagerata — soprattutto in relazione alla
moralità dei nostri atti — come fanno certi
razionalisti, che attribuiscono al temperamento
l'unica responsabilità dei nostri disordini.

Il temperamento ideale. 

Il segreto dei temperamenti umani secondo


Rudolf Steiner 

L'uomo che ci si presenta nel suo aspetto


esteriore è solo una parte dell'entità umana, che
è molto più complessa. Nel vasto campo che
sta fra la natura umana generale e quella
individuale, ci si presentano molte cose comuni
a interi gruppi di individui. Ne fanno parte gli
attributi dell'entità umana: i temperamenti. Essi
rappresentano le peculiari disposizioni di base
dell'essere umano. Essi scaturiscono
dall'interiorità, ma si esprimono anche in quello
che di esteriore ci appare di ogni individuo.
Esistono principalmente quattro temperamenti:
collerico, sanguinico, flemmatico, malinconico.
Nel singolo essere essi sono mischiati nel modo
più vario, ma vi è una prevalenza di uno in
particolare. Il fatto stesso che il temperamento
da un lato individualizzi gli uomini e dall'altro
li riunisca in gruppi, dimostra che esso ha a che
fare sia con l'intimo nucleo umano che con la
natura umana in generale. L'uomo è inserito fin
dalla nascita in una comunità, ma è anche un
essere indipendente: entrato nell'esistenza
terrestre, quindi, egli è posto in due correnti di
vita che si incontrano. Nell'uomo si hanno
caratteristiche acquisite in linea ereditaria. Essa
risale dal singolo verso i suoi genitori ed avi e
ci palesa le qualità ereditarie che a nostra volta
trasmettiamo ai discendenti. Ciò che si eredita
consente di conoscere solo un lato dell'entità
umana. Accanto ai caratteri ereditari, ognuno ci
porta incontro qualcosa definibile come una
sua proprietà originaria, qualcosa che non si
può far derivare da nessun antenato: il nucleo
essenziale interiore dello spirito umano. Ciò
che l'uomo porta con sé dai mondi spirituali si
unisce a quel che possono dargli padre, madre e
antenati. Nell'uomo non vi è soltanto
evoluzione della specie, della stirpe, ma
un'evoluzione dell'individualità. Per la scienza
dello spirito, il nocciolo dell'essere è avvolto in
un involucro esteriore formato da ciò che
deriva dalla linea ereditaria. Esistono dunque
due correnti, da un lato l'ereditarietà, dall'altro
l'intima essenza umana: doti, disposizioni,
facoltà interiori e destino esteriore. Si deve
creare un equilibrio fra le due correnti che
confluiscono. Fra questi due elementi esiste un
“quid” intermedio: il temperamento. Esso
esprime quasi una fisionomia dell'interiore
individualità, equilibra l‟eterno col transitorio.
L’uomo è un’entità quadruplice poiché consta
di:  
• Un corpo fisico : percepibile ai sensi, unico
ammesso dal pensare materialistico. È
l’insieme delle leggi chimiche e fisiche
proprie dell'uomo e della natura. 
• Un corpo eterico o vitale: unito al corpo
fisico, se ne divide solo alla morte. È il
corpo del sistema ghiandolare, è il
costruttore e modellatore del corpo fisico.
Lotta senza tregua tra la nascita e la  morte
contro il decadimento del corpo fisico. 
• Un corpo astrale : portatore di piacere e
pena, gioia e dolore, istinti, passioni,
brame. Crea il flusso e riflusso di
sentimenti, sensazioni e persino delle
rappresentazioni relative ai nostri ideali
morali. È il corpo dei nervi, è la causa della
conformazione fisica. 
• ’ Io :  è la parte costitutiva a tutte superiore
ed è l’intimo nucleo che conferisce
all'uomo l‟autocoscienza. Appare come un
mediatore che irradia le sue proprietà
essenziali verso l‟esterno. La circolazione
del sangue, la sua energia pulsante, è
l’espressione dell’Io.  
L’uomo ha in comune il corpo fisico con tutto
il mondo visibile circostante; il corpo eterico
con le piante e gli animali, il corpo astrale solo
con gli animali. Egli solo ha la quarta parte
costitutiva, l’Io, e per esso si eleva al di sopra
delle creature visibili. Quando l’uomo entra nel
mondo fisico le sue quattro parti si devono
adattare l’una all’altra in quanto agiscono nei
modi più diversi, influenzandosi
reciprocamente. Se l'uomo non potesse
configurare in tal modo la sua essenza
interiore, ogni discendente di una stirpe non
sarebbe che la risultanza dei suoi predecessori.
La forza che alla linea ereditaria conferisce il
carattere individuale è il temperamento. Il
confluire delle correnti nell'uomo produce una
miscela delle quattro parti costitutive, ma una
di esse prende il sopravvento sulle altre e dà
loro la colorazione. A seconda di quello che
l‟uomo è può influenzare una delle sue parti
costitutive, dalla reazione sulle altre parti
risulterà il suo temperamento. Se grazie ai
propri destini l'Io si è rafforzato in modo tale
che le sue forze prevalgano nella quadruplice
natura umana, si forma il temperamento
collerico. Se l'uomo soggiace alle forze del
corpo astrale, si parla di temperamento
sanguinico. Se prende il sopravvento il corpo
eterico, nasce il temperamento flemmatico. Se
avviene il predominio del corpo fisico con le
sue leggi, cioè che il nucleo essenziale non sia
riuscito a superare certe asperità del corpo
fisico, si avrà un temperamento malinconico.

Analizziamo nel dettaglio i collegamenti tra


temperamenti e parti costitutive:
• Collerico:  nell’uomo collerico ogni cosa
scaturisce dal suo Io e tutto ciò che il
soggetto sente, lo sente in quanto il suo Io è
forte. Prevale perciò il sistema sanguigno,
esso avrà pulsazioni energiche. Quando
spiritualmente prevale l’attività dell’Io e
fisicamente l’attività del sangue, questa
forza intima e profonda regge
energicamente l’organizzazione. Si avrà un
atteggiamento gagliardo con cui egli
affronta il mondo affermando la forza del
suo Io. Il collerico è colui che vuole
affermarsi. La sua indole aggressiva, tutto
ciò che ha a che fare con la natura volitiva
tanto sviluppata, è da ascriversi alla
circolazione del sangue. Egli nella sua
interiorità ha un centro forte e robusto,
vuole farsi valere contro ogni opposizione
esteriore: è l’Io condottiero. L’equilibrio fra
la pienezza e la varietà della crescita viene
mantenuto dall’Io e dalle forze del sangue.
Se l’Io è eccedente, può, infatti, ostacolare
la crescita, contrastando lo sviluppo delle
altre parti costitutive e non permettendo al
corpo astrale ed eterico di affermarsi. Da
un punto di vista fisico, la statura e tutto il
complesso della figura esteriore esprimono
con evidenza l’attività interiore e la natura
speciale e profonda dell'Io chiuso in se
stesso. Di solito i collerici si presentano
con una statura trattenuta. L’occhio invece
rivela in modo particolare la forza
formatrice del corpo astrale o quella
dell’Io. Il collerico ha l’occhio fermo e
sicuro; il suo colore, talvolta nero, rivela
una vivissima luce interiore. Accentrando
la forza del suo Io interiormente, non
permette all’astrale di colorire l’occhio. Il
passo e l’andatura del collerico saranno
fermi e vigorosi.
Circonferenza craniale ampia, mascella
inferiore quadrata e un po' sporgente,
padiglioni auricolari staccati, grandi e di forma
piuttosto quadrata, mento duro e ossuto, labbra
energicamente serrate, occhi con particolare
forza di attrazione: da essi può sprigionarsi lo
splendore e l'intimo fuoco della personalità.
Due gesti del corpo sono particolarmente
caratteristici: uno consiste nel gettare
all'indietro la testa con alterigia, l'altro nel
sporgere in avanti la testa, chinando la fronte,
fissando il proprio interlocutore con sguardo
acuto, quasi pungente. Il collo è spesso
"taurino", spalle allargate in orizzontale,
espressione di spirito combattivo. L'andatura ha
un passo deciso che poggia con forza sul
tallone. Le dita non prendono quasi parte al
movimento deambulatorio. 

Esempi di personaggi famosi considerati di


temperamento collerico sono Beethoven e
Napoleone. 

L'individualità compenetra vigorosamente il


corpo dalla testa ai piedi e si lega
coscientemente alla terra. Tale legame con la
terra si fa più evidente in una crisi d'ira, quando
il collerico pesta furioso i piedi, gravando
soprattutto sul tallone. Il collerico da un lato
può essere completamente consumato nel fuoco
interiore, ma dall'altro è sempre esposto al
pericolo di rimanere imprigionato nell'elemento
opposto. Egli infatti viene fortemente attratto
dalle forze della terra, come ben dimostra la
sua figura tarchiata. Per la natura collerica è
molto importante che il calore del sangue
compenetri intensamente l'organismo così da
consentire di vivere attivamente nella volontà.
Per ogni azione egli ha infatti bisogno dei
muscoli che, a loro volta, per muoversi
agevolmente, devono essere ben irrorati.
Questo temperamento favorisce quindi
soprattutto l'elemento volitivo dell'uomo. Il
collerico, per la sua natura di fuoco, può essere
in alto grado un esponente della sua entità più
elevata, cioè lo spirito. In lui urge la volontà di
lasciare nel mondo un segno tangibile dei suoi
sforzi. Nell'uomo, il calore del sangue affluisce
soprattutto dalla regione del fegato, dove
fisiologicamente il sangue, durante la
digestione, presenta la temperatura più alta del
corpo. Profondi enigmi e relazioni esistono fra
il temperamento collerico e il prodotto del
fegato, la bile, che gli ha conferito persino il
nome (in greco bile si dice cholee). L'organo
sano si rispecchia nel comportamento animico-
spirituale: l'individuo è in grado di esternare al
meglio il suo calore, che, nella pratica, si
traduce nel fatto di poter prendere facilmente e
rapidamente delle decisioni e realizzarle. Il
fegato, che produce la bile, conferisce in ampia
misura all'individualità la sua forza decisionale.

Mentre riflette potrebbe portare il palmo della


mano aperto all'occipite; mentre parla, può
puntare i pugni sui fianchi o stringere le mani e
le dita tra loro, per ottenere il dominio interiore
ed esercitare una pressione su di sè, come
quando preme con entrambe le mani sul femore
all'altezza del ginocchio.

A quali pericoli un simile temperamento


sottopone l'individuo che ne è portatore?

Un fegato, spesso surriscaldato, lo può indurre


ad eccessi di collera. Egoismo e brama di
potere possono prendere il sopravvento e gli
istinti prevalere sulla ragione. Una natura
collerica viene indotta ad una eccessiva
esaltazione delle proprie possibilità, non
gravida di conseguenze. Un tipico
temperamento collerico si può riscontrare in
Napoleone Bonaparte e mentre si nota, dalla
sua vicenda storica, come esso lo abbia aiutato
a raggiungere la vetta del potere, lo abbia anche
condotto alla sua disfatta. In antitesi con la
figura di Napoleone sta quella di Beethoven.
Anch'egli esprime bene la natura collerica:
grande e possente testa, occhi fiammeggianti,
ampio mento, narici molto larghe, parte
superiore del corpo piuttosto massiccia, con
gambe in proporzione troppo corte. In
Beethoven agisce una volontà inflessibile che
non si piega davanti a nessun potere esterno.
Quando egli, mentre passeggiava con Goethe,
incontrò l'imperatrice con il suo seguito, non
cedette il passo, limitandosi a sollevare un poco
il cappello, mentre alla rappresentazione della
"Schoepfung" si trovò di fronte al vecchio
Hyden e si inchinò profondamente al riverito
maestro e gli baciò la mano e la fronte. Il suo
genio seguiva unicamente la pura voce
interiore: il mondo esterno non esercitava
alcuna coercizione su di lui. Più avanti andava
con gli anni, tanto più si concedeva al solo
fuoco dello spirito, portandone sulla terra la
musica, che ne era lo strumento.

Il fuoco della natura collerica aiuta l'Io


dell'uomo a imprimere la sua peculiare
individualità e a realizzare, mediante l'azione, i
suoi compiti nel mondo. Dipende, poi, dalla
singola individualità impiegare quel fuoco per
edificare o per distruggere. Il collerico, dunque,
per il suo temperamento particolarmente
marcato, porta con sè un dono che consente alla
sua personalità di dominare nel bene come nel
male.
Anche in lui esiste il pericolo della malattia,
appena l'individualità non è più in grado di
dominare il temperamento. Il malato soffre
perchè l'intimo fuoco lo induce ad un'attività
sfrenata. Egli, ad esempio, può essere pieno di
una quantità di idee che realizza in gran fretta e
senza un'adeguata preparazione. "Stato
Maniacale" si definisce in termini psichiatrici.
Tali malati possono diventare assai pericolosi
per il loro ambiente e per se stessi perchè, in
questa condizione, non temono cosa alcuna e
non si ritraggono nè davanti ad un incendio nè
davanti ad un omicidio.

Fino a un certo grado ogni forte carattere


collerico corre il pericolo di abbandonare le
redini al suo temperamento, di ribollire di
sdegno e fare cose che, più tardi, gli
causeranno dolore. Egli deve imparare a
vincere il suo temperamento, a dominarlo. Dal
punto di vista medico, si deve tenere d'occhio il
fegato. Nella terapia, si deve tener conto di
ogni disturbo del metabolismo e prescrivere
una dieta severa. Per difendere il fegato è
necessario evitare di sovraccaricare la
digestione con troppi grassi, limitandone
l'impiego. Il collerico soffre di calcoli biliari e
potrebbe avere una colica per sovraccarico di
grassi, oltre dopo forti emozioni. E'
raccomandata una dieta vegetariana, con
prevalenza di radici, steli e foglie, oli vegetali
ed è controindicato l'uso di alcool, i cui eccessi
hanno sul collerico un effetto deleterio sia sul
fegato che sul carattere, tirandone fuori le
peggiori qualità.
• Sanguinico: quando nell'uomo predomina il
corpo astrale, ciò si manifesta fisicamente
nelle funzioni del suo sistema nervoso,
strumento di sensazioni in continui flussi e
riflussi. L'azione del corpo astrale si
estrinseca nella vita dei pensieri, delle
immagini; chi è dotato di temperamento
sanguinico sarà predisposto a vivere nel
fluttuare alterno delle sensazioni e dei
sentimenti, nelle immagini della vita
rappresentativa. Chiariamo il rapporto fra
corpo astrale e io. Il corpo astrale opera fra
il sistema dei nervi e del sangue e si può
toccare con mano quale sia quel nesso. Se
esistesse soltanto il temperamento
sanguinico, se funzionasse solo il sistema
nervoso come espressione predominante
del corpo astrale, l'uomo avrebbe una
mutevole vita di immagini e
rappresentazioni; vivrebbe in un caos di
figure che compaiono e scompaiono. Si
troverebbe in balia di una mare
ondeggiante di sensazioni, di immagini e di
percezioni. Quando il corpo astrale e il
sistema nervoso predominano, avviene
qualcosa di simile: il sanguinico, in certo
modo, si abbandona al fluttuare delle
sensazioni, delle immagini e così via. Però
le forze dell'io impediscono il prodursi di
una confusione fantastica di tutte queste
immagini; soltanto perchè l'io le doma, può
stabilirsi in esse ordine e armonia. Se
questo dominio non venisse esercitato
dall'io, le immagini fluttuerebbero di
continuo e l'uomo non potrebbe esercitare
alcuna padronanza su di esse. Nella sfera
fisica, il sangue argina, per così dire,
l'attività del sistema nervoso. La
circolazione sanguigna, il sangue che
scorre, frena, per così dire, l'attività del
sistema nervoso, governa la fluttuante vita
sensitiva, domina l'attività dei nervi. Che
cosa avviene quando viene a mancare ciò
che frena, ciò che argina il sistema nervoso,
quando si è anemici? Quando il sangue si
impoverisce per carenza di globuli rossi,
l'uomo cade facilmente preda di
fantasticherie, persino di illusioni e
allucinazioni. Si può da ciò facilmente
desumere che il sangue tiene le redini del
sistema nervoso. Affinchè non si diventi
schiavi del proprio sistema nervoso, del
mareggiare della vita sensitiva, bisogna che
vi sia equilibrio tra il corpo astrale e l'io
o,per usare termini fisiologici, tra il sistema
nervoso e il sangue.
Se l'attività del corpo astrale esorbita, se esiste
un predominio del corpo astrale e del suo
esponente, il sistema nervoso, attenuato dal
sangue, ma non tanto da permettere un perfetto
equilibrio, allora l'uomo si interessa
stranamente di un oggetto, ma presto lo
abbandona per volgersi ad un altro, non può
persistere in una rappresentazione. La
conseguenza è che subito si infiamma per tutto
quanto il mondo gli porta incontro, senza
riuscire a frenarsi e a mostrare costanza;
l'interesse, appena suscitato, sfuma. Nel rapido
infiammarsi e nel rapido passaggio da un
oggetto ad un altro vediamo l'espressione
dell'astralità, che è preponderante nel
temperamento sanguinico. Il sanguinico non
può fermarsi su un'impressione, soffermarsi su
un'immagine, trattenere l'attenzione su un
oggetto. Passa rapidamente da una vicenda
all'altra e mostra un'indole volubile. Lo si può
osservare specialmente nel fanciullo sanguinico
e ciò suscita la nostra preoccupazione: è facile
interessarlo, è facile che un'immagine agisca su
di lui e subito lo interessi; ma l'interesse non
dura e presto svanisce. Già nel bambino è
caratteristico il suo sguardo che rapidamente si
volge a un oggetto ed altrettanto rapidamente
se ne distoglie. E' uno sguardo gaio! Vi brillano
la gioia e l'interiore contentezza che sono
espressione dell'interiorità umana che proviene
dalla mobilità del corpo astrale. I suoi occhi
sono sempre occupati ad osservare tutto ciò che
si trova nell’ambiente e perciò sono ben aperti
e guardano in tutte le direzioni. Nei tratti del
viso si nota una certa tensione, le labbra
sembrano sempre sul punto di aprirsi per dire
qualcosa e la lingua trova subito una risposta.
La bocca è ben modellata, mai alterata. La
vibrante prontezza del suo sistema nervoso per
tutto quello che si svolge nell’ambiente è un
tratto caratteristico e si manifesta anche nella
parte mediana del viso, nella zona nasale e
nelle adiacenti parti delle guance. Mediante
quest'organo noi veniamo continuamente in
contatto con il mondo esterno. Nel sonno e
nella veglia ha luogo uno scambio interrotto di
aria che mantiene sempre attivo il ritmo del
respiro. Nell'uomo però anche l'intera vita del
sentimento si svolge nel ritmo. Basta osservare
tale vita per rilevare la grande importanza che
ritmo ha per l'anima. Essa vive nel modo più
intenso in quell'arte che nell’oscillazione del
ritmo afferra il nostro sentire : la musica. Esiste
infatti un intimo rapporto tra il talento musicale
di una persona e la forma di quella parte del
volto che si può considerare come simbolo di
anima e respiro. Poiché la musicalità e così
strettamente legata al ritmo, in ogni pezzo
musicale ha luogo un continuo movimento, si
ha un perenne passaggio da un tono all'altro.
Sempre i suoni devono muoversi nel loro
elemento, non possono arrestarsi, al massimo
possono ripetersi. Questa mobilità ininterrotta
si trova anche nel temperamento sanguinico.
Musica e temperamento vivono entrambi
mediante lo stesso mezzo, lo stesso strumento :
l'aria. Senza respiro non entra e non esce dal
naso, ma senza aria neppure i suoni possono
espandersi attraverso lo spazio. Descriviamo le
due forme di naso che distinguono i sanguini.
La prima è molto pronuncia: si tratta di un naso
lungo e formoso. Ne è un esempio Wolfgang
Amadeus Mozart:

Già nei suoi ritratti di bambino colpisce il naso


fortemente sviluppato, che poi nell'età adulta
prenderà un notevole spazio nel viso affinché
queste indicazioni non appaiano troppo
unilaterali e dogmatiche bisogna rilevare alcuni
musicisti il carattere collerico può prevalere
nella formazione del naso imprimendo se nella
terza parte inferiore di quest'organo, come ad
esempio in Ludwig van Beethoven. 
D'altra parte, a differenza del descritto tipo di
naso espressivo, lungo e con ampio spazio per
il passaggio dell'aria, esistono anche nasi
piccoli in persone con spiccato temperamento
sanguinico, la cui punta può essere
audacemente rivolta all'insù. L'organo
nell'ispirazione rincorre l'aria che affluisce in
lui e nell’espirazione manda fuori troppo presto
l'aria respirata. La natura si rivela qui in un
modo diverso, un modo esteriore. L'individuo
viene facilmente portato ad una certa
superficialità che può manifestarsi in loquacità
eccessiva: con leggerezza il sanguinico mette
insieme osservazioni che nella sostanza non
hanno niente in comune e si lascia guidare
dalle associazioni dei propri pensieri senza
darsi molta pena di verificarne le vere sorgenti.
É come se l'anima, nell'angusto spazio del naso
non trovasse sufficiente tempo per il giusto
approfondimento. L'aria respirata lascia troppo
in fretta il naso. L'apice di questa forma è il
cosiddetto" nasino all'insù". Il proprietario di
un naso così formato esprime il temperamento
sanguinico in una irruenta e talvolta scaltra
prontezza di parola che può arrivare fino all'
impertinenza. Il fascino e la grazia del
temperamento sanguinico appaiono anche nella
forma delle guance, a lato del naso: spesso un
leggero sorriso rafforza questo fascino come si
può vedere nei ritratti di Leonardo da Vinci.
Nella risata aperta i cuscinetti delle guance
appaiono perfino esagerati,il volto sorridente
con le guance paffute per l'eccessiva
espirazione può venire considerato un simbolo
dell'anima del sanguinico.

É particolarmente istruttivo osservare come


cammina il sanguinico. Di solito il suo passo è
leggero e le gambe si muovono senza
difficoltà,il peso grava per lo più sulla parte
anteriore del piede, talvolta solo sulle dita. Il
movimento è fluttuante come se l’individuo
danzasse. Un altro modo di camminare
caratteristico è quello di dondolare quasi ad
ogni passo sulle punte dei piedi. In questo
atteggiamento egli rivela una buona dose di
vanità e presunzione. Le donne, che sono
sempre aperte a tutto quello che viene ritenuto
bello e moderno, cercano di appropriarsi di
questo passo accettando volentieri l'aiuto del
tacco a spillo: il tallone è distante dal suolo e il
peso grava solo sulle dita.

Esistono anche malattie che su base organica


sembrano un’ esasperazione del temperamento
sanguinico. È il caso dell’ipertiroidismo: molti
uomini sono soggetti a questo disturbo. Si può
osservare una tensione continua e
un’inquietudine dell'anima, sensibilità verso
tutto ciò che gli viene incontro dall'esterno,
nulla gli sfugge, vuole fare tutti i lavori nel
minor tempo possibile passando volentieri da
un'occupazione all'altra. Ai pasti mangia in
gran fretta e si sente sempre più affamato
perché il metabolismo si svolge con una
velocità abnorme. Nei processi ritmici subentra
il disordine, polso respiro accelerano. In verità
è l'anima che, per il cresciuto lavoro della
tiroide, non trova più nel sistema nervoso
quella pausa di cui ha bisogno. Secondo
Steiner, l'organismo nervoso si avvicina sempre
di più ad un processo di disgregazione. Proprio
mediante questo “disfacimento organico” della
sostanza viene creato spazio all’animico per la
sua azione. Questo è causa di una continua
instabilità per le forze animiche che non
trovano i nervi nelle condizioni ad esse
necessarie. Il tessuto nervoso è divenuto troppo
vitale mentre l'anima vi può trovare il giusto
sostegno solo quando esso è il più possibile
estraneo ai processi vitali. Altrimenti l'essere
dell'anima viene continuamente espulso dal
corpo nell'organismo. Il sistema nervoso è
mediatore fra due mondi : il mondo corporeo
interiore e l'ambiente che vi penetra
dall'esterno. A causa di questa instabilità gli
organi dei sensi non possono più distinguere
ciò che offre il mondo esterno ciò che viene
proiettato del mondo interiore. Il singolo
temperamento conduce all'unilateralità e
l'espressione più radicale del temperamento
sanguinico è la follia.

L’individuo sanguinico lavorerà anche nelle


altre parti costitutive con la mobilità della sua
vita, rendendo il più mobile possibile l'aspetto
esteriore della natura umana. In tutta la
fisionomia, in tutta la figura, come pure nei
gesti, possiamo riconoscere l'espressione della
mobilità, della volubilità e fluidità del corpo
astrale. In lui il corpo astrale ha l'inclinazione a
costruire, a formare. L'interiorità si esterna;
perciò il sanguinico è slanciato e flessibile.
Anche nella figura slanciata, nella costituzione
ossea, si esprime la mobilità interiore del corpo
astrale, perfino nella muscolatura slanciata. Lo
si vede anche in come il soggetto si manifesta e
non occorre essere chiaroveggenti per
distinguere già da tergo, se uno è sanguinico
oppure ad es. collerico. Mentre il collerico
cammina piantando energicamente il piede sul
terreno, il passo del sanguinico è invece
leggero e saltellante. Nel passo saltellante,
quasi danzante del fanciullo sanguinico,
vediamo l'espressione della mobilità del corpo
astrale. Il temperamento sanguinico si mostra
specialmente spiccato nell'età infantile, quando
si manifesta la forza plasmatrice. Nella
struttura esteriore si trovano anche più sottili
caratteristiche. Se il collerico ci mostra tratti
duri, fortemente incisivi, il sanguinico ha
lineamenti mobili, espressivi e mutevoli. Il
fanciullo sanguinico ha, di contro, una certa
facoltà interiore per trasformare la propria
fisionomia. Persino dal colore degli occhi si
può stabilire l'espressione del sanguinico.
Guardando il sanguinico, in cui l'io ha radici
meno profonde rispetto al collerico e in cui il
corpo astrale effonde tutta la sua mobilità,
prevale l'occhio azzurro. Un' intimo rapporto
vige tra l'occhio azzurro e la luce interiore
invisibile dell'uomo, quella del corpo astrale. 
• Flemmatico: Quando nell'uomo prevale il
corpo vitale o eterico (che regola
maggiormente i processi della vita e della
crescita) da cui dipende il senso del
benessere o del malessere, allora egli si
sente portato ad adagiarsi comodamente
nella propria interiorità. Il corpo eterico ha
una specie di vita interiore; il corpo astrale
si esplica nell'interesse per il mondo; l'io è
il portatore della nostre azioni, della nostra
volontà dirette verso l'esterno. Quando si
manifesta il corpo eterico o vitale che
equilibra tra loro le singole funzioni,
suscitando un benessere generale, quando
prevale una vita interiore che poggia su se
medesima nel benessere, può accadere che
il soggetto, vivendo a suo agio in un
organismo ove tutto funziona in modo
perfetto, sia poco incline a dirigere verso
l'esterno ciò che ha dentro di sè, a
sviluppare una volontà tenace. Quanto più
si adagerà nel suo interno, tanto più si
adeguerà al mondo esterno; in
un'eccedenza di tale situazione avremo un
temperamento flemmatico.
Il temperamento flemmatico, come gli altri, si
manifesta in forme fisiche esteriori. Il corpo
eterico o vitale, che prevale in esso, si esprime
fisicamente nel sistema ghiandolare e,
animicamente, in una placidità, in un equilibrio
interiore. Quando in un soggetto del genere non
solo regna un ordine interiore normale delle
forze formative, ma avviene anche un eccesso
di forze di benessere, esse si accumulano nel
corpo e l'individuo diventa corpulento, si
ingrassa. Nell'esuberanza corporea,
nell'elaborazione delle parti grasse operano
particolarmente le facoltà formative interne del
corpo eterico. In tutto ciò si rispecchia l'interna
soddisfazione del flemmatico. Questo mancato
scambio di attività tra l'interno e l'esterno è la
causa del passo, spesso trascurato e strascicato,
del flemmatico, che pare non voglia adattarsi al
terreno: non sa posare bene il piede, non si
mette in rapporto con le cose. Che sia poco atto
a padroneggiare le forme della sua interiorità,
lo si può vedere da tutta la sua persona. Il
temperamento flemmatico ci appare nella
fisionomia non mobile, apatica; persino nel
particolare sguardo spento e incolore. Nel
flemmatico si riconosce l'espressione della
placidità del corpo eterico, rivolta soltanto al
suo interno. Anche questo temperamento può
degenerare unilateralmente. L'espressione
radicale del temperamento flemmatico è
l'idiozia. Per il flemmatico il pericolo minore
sta nell'apatia di fronte al mondo esterno, il
pericolo maggiore l'idiozia, l'ebetismo.

Negli anni avanzati, se ci accorgessimo di


essere minacciati da una flemma soverchia,
potremo autoeducarci, cercando di osservare
gli uomini e quel che li interessa. Si potrà
ancora, finchè si sia in grado di far uso
dell'intelletto e della ragione, cercare oggetti e
circostanze del tutto indifferenti, di fronte ai
quali sia giusto un atteggiamento flemmatico.

Il miglior modo quindi di trattare un


flemmatico sarà di indurlo a prender parte
attiva agli interessi che altri si propongono e di
stimolarlo indirettamente attraverso gli
interessi altrui, di cui andranno mostrati i pregi.

Il Conte duca di Olivares

Il flemmatico, riguardo alle sue forme, si


distingue, in primo luogo, perchè nel suo viso,
e specialmente nelle guance, tutto tende allo
sferico tondeggiante, per cui il volto assume un
aspetto cordiale e gradevole. Il mento si
arrotonda verso il basso e il frequente doppio
mento ripete con l'adipe la forma del mento
vero e proprio che in realtà è determinata dalla
struttura ossea. A volte si ha l'impressione che
questa forma carnosa del viso potrebbe
continuare a crescere, come se la forma del
mento volesse arrotondarsi una terza volta. Gli
occhi appaiono per lo più piccoli, perchè
circondati da palpebre ingrossate. Sono privi di
vivacità, ma lo sguardo è gioviale e lieto, mai
triste. L'uomo flemmatico guarda il mondo con
una buona dose di contentezza. Quando se ne
sta comodamente seduto e si guarda intorno,
spesso si dimostra un buon osservatore del suo
ambiente. Egli considera tutto con calma, si
diverte a guardare la fretta e l'agitazione degli
altri, senza sentirsi da ciò stimolato ad
intervenire. Ma sarà portato ad intervenire se
avviene qualcosa di ridicolo, che fa sorridere o
ridere. Il momento però che meglio rivela il
carattere del flemmatico è quando si siede a
tavola. Egli, infatti, più degli altri, ama vivere
nell'atto dell'assaporimento e dell'ingestione del
cibo. Seguire interiormente i processi della
digestione è per lui un'occupazione piacevole e
non banale in quanto ciò che si compie nella
corrente dei succhi è qualcosa di molto
importante. Occorre molta saggezza per
stimolare, mediante le sostanze nutritive, gli
organi in modo che si rinnovino le sostanze del
corpo consumate, che ricostruiscano
continuamente la giusta forma. In questo
edificare agisce in modo soprasensibile un
"piano di costruzione" che usa l'elemento
fluido come suo strumento: il corpo eterico o
vitale o delle forze, che vivifica la corrente dei
succhi. Se questa energia vivificante non è
abbastanza forte, la sostanza degenera in una
forma sbagliata, come avviene in molte
calcolosi. Il malato soffre allora di calcoli
renali, alla vescica, alla cistifellea, perfino alle
ghiandole salivari.

Sebbene questo processo avvenga tutto a


livello inconscio, l'anima del flemmatico ne
viene fortemente vivificata. Perciò egli ama
bere e mangiare sempre di nuovo con intima
partecipazione, perchè ritorna così a
sperimentare questa piacevole sensazione. Per
questo motivo, a prescindere dalla quantità di
cibo che consuma, "tutto gli fa bene", come si
suol dire. Il flemmatico ha anche molto senso
ironico. Con gli anni emerge nell'uomo molto
del carattere flemmatico. Infatti le persone
anziane tendono ad ingrassare. Tendono anche
a lasciarsi meno impressionare di fronte a fatti
gravi e toccanti o a commuoversi relativamente
persino davanti alla morte di persone care, cioè
di fronte a fatti che succedono nel mondo
esterno. Si agitano, invece, se all'ora
prestabilita il cibo non è pronto in tavola e, se
non sono malati, godono i loro pasti con tutto il
compiacimento di un vero flemmatico. Questo
perchè il ricambio, per quanto una persona
possa essere avanti negli anni, rimane sempre
attivo. L'affinità dell'anziano con il
temperamento flemmatico si nota anche nella
lentezza dei movimenti e delle decisioni e nella
prolissità dell'eloquio che si rivela spesso
contorto e poco concludente. Qui, la lentezza di
tutti i processi metabolici, che aumenta con
l'età, si riflette inconsciamente nella vita
psichica e fa emergere, a poco a poco, il tratto
flemmatico.

Il temperamento flemmatico può suscitare


paura e un certo disprezzo, poichè in esso
emergono lentezza e calma eccessive. In questo
non si considera che il flemmatico si occupa di
qualcosa di straordinariamente importante, cioè
dei processi vitali che si svolgono in lui. E
questi processi sono una meraviglia della
natura, perchè la fluidità, rappresentata dai
succhi, riceve le idee della forma che deve
essere modellata. Il flemmatico può, se ha
maggiore disposizione spirituale, andare oltre i
propri processi organici, non limitandosi a
godere quando la struttura del suo corpo si
forma dalla corrente dei succhi. Può cioè venire
destato ad osservare processi simili anche nella
natura e diventarne un importante conoscitore.
Se ha il dono della poesia, egli non si stancherà
di descrivere le bellezze che scopre in essa.
Questo si osserva nel poeta Conrad Ferdinand
Meyer (si veda ad es. la sua poesia "Castagno
che getti ombre scure").

Conrad Ferdinand Meyer

Chi viene troppo sopraffatto dal temperamento


flemmatico si espone a malattie: egli non riesce
più a formulare pensieri chiari e gli manca ogni
volontà di azione. Il suo corpo si ingrossa, le
palpebre e tutti i tratti del volto si gonfiano. Si
ha l'impressione di trovarsi al cospetto di una
persona preda dell'idiozia. Anche il flemmatico
ancora sano farà bene a non lasciarsi andare al
suo temperamento, cercando di superarlo il più
possibile. Vi riuscirà se, una volta presa
coscienza della sua vita interiore, si sforzerà di
volgersi al mondo esterno. Il flemmatico deve
imparare ad ascoltare con attenzione ciò che
l'ambiente ha da dirgli.

L'andatura del flemmatico rivela una certa


pesantezza. Il suo passo è piuttosto barcollante,
un pò come quello degli uccelli acquatici. Egli
si appoggia ora su un piede, ora sull'altro,
oscillando quindi da destra a sinistra e
viceversa. Anche molti ubriachi vanno avanti in
tal modo. Questa caratteristica si accentua nei
flemmatici quando devono prendere una
decisione. Piccoli particolari lo mettono
chiaramente in luce. Se, per esempio, un
flemmatico si attarda in visita in qualche luogo
e infine si decide a prendere commiato, egli
mostra difficoltà ad alzarsi dalla sedia. Poi, fra
i consueti diversi saluti, si avvicina alla porta di
uscita, ma non se ne va via subito. Rimane
ancora incerto, dondolandosi su un piede e
sull'altro prima di lasciare definitivamente la
casa.

Con quali mezzi aiutare il flemmatico a


superare le difficoltà legate al suo
temperamento? Per prima cosa bisogna
armonizzare la mobilità interna, onde evitare
che si formino stasi. Il grasso accumulato
agisce come centrale termica non
sufficientemente utilizzata. Il flemmatico non
riesce a mettere in moto queste "masse di
grasso" che tendono a persistere nell'inerzia. Di
solito ne viene disturbato l'equilibrio delle
funzioni ghiandolari: tiroide, ipofisi, gonadi. E'
molto proficuo curarsi con i metalli e
particolarmente con il mercurio in adatta
diluizione. Fra le piante vanno scelte quelle che
sono in grado di stimolare al giusto movimento
la fluidità del corpo: equiseto e radici di
prezzemolo e sedano. E' raccomandata inoltre
una giusta dieta. L'alimentazione vegetariana è
da preferirsi a quella carnea, perchè la prima
richiede maggiore lavoro da parte
dell'organismo. Si devono evitare eccessive e
non necessarie assunzioni di liquidi, affinchè il
corpo non si gonfi e non rimanga troppa acqua
nei tessuti e non diminuisca l'escrezione. Cibi
farinacei, soprattutto se con farine raffinate,
rendono troppo pigro il flemmatico nella sua
digestione. Molto raccomandabili sono invece
verdure fresche, insalate, pane di farina
integrale, erbe aromatiche e anche, in misura
moderata, pepe.
• Malinconico : Il malinconico è incapace di
signoreggiare appieno lo strumento fisico,
che gli oppone resistenza e non gli
permette di servirsene. Il malinconico ha
per lo più il capo inclinato in avanti, non ha
in sè la forza per tenerlo ritto sulla nuca; la
testa inclinata dice che le forze interiori,
che dovrebbero tenerla eretta, non possono
svilupparsi liberamente. Lo sguardo si
volge in basso e l'occhio è annebbiato.
Quello sguardo peculiare denota come il
malinconico senta l'impaccio dello
strumento fisico. Il passo è sì misurato,
fermo, tuttavia è, in un certo modo,
strascicato. Educando, il problema non è di
uguagliare i temperamenti, di livellarli, ma
di metterli nella giusta direzione.
L'espressione più radicale del
temperamento malinconico è la demenza,
mentre il pericolo minore di un'espressione
unilaterale del temperamento è l'umore
cupo,l'incapacità di liberarsi della propria
interiorità. Nell'autoeducazione: teniamo
sempre presente che è bene valersi delle
disposizioni e delle forze già esistenti in
noi, manifestandole, anzichè reprimendole
ad arte. Se la nostra indole tende alla
malinconia, faremo bene a cercare i guai e i
dolori giustificati della vita in generale;
potremo così sfogare fuori di noi la nostra
malinconia e stabilire in noi l'equilibrio. Il
malinconico deve poter sviluppare un cuore
pietoso per il destino altrui.
F. Chopin

Il malinconico si riconosce molto spesso già


dagli occhi. Egli guarda con scarso interesse il
mondo intorno a sè; i suoi occhi perciò non
sono abituati a stare bene aperti; le palpebre
sono per lo più calate, come se il loro portatore
fosse troppo stanco per mantenerle sollevate.
L'affaticamento, l'attenzione volta a sè e non
più al mondo esterno, quando lo sguardo spazia
indifferentemente nel vuoto e le palpebre
scendono facilmente giù, l'espressione dello
sguardo delle persone anziane afflitte da dolori
fisici o psichici, la cui espressione tradisce
malinconia o preoccupazione, hanno palpebre
pesanti. Nell'occhio del malinconico si nota
soprattutto la mancanza di splendore raggiante.
Dall'iride e dalla pupilla emana solo un
luccichio opaco.

Ciò dipende dal fatto che il malinconico


compenetra più difficilmente di altri il suo
corpo con l'anima e con l'Io personale e quindi
non possiede la facile mobilità del suo essere
spirituale. Ciò diviene visibile nella luce degli
occhi. In senso generale si può dire: quanto più
direttamente la corporeità viene compenetrata
dalla propria individualità, tanto più l'occhio
irradia luce. Se ora osserviamo la fronte
dell'uomo malinconico, ciò che colpisce è la
formazione ossea della parte inferiore, ove si
nota un certo ispessimento. Le rughe appaiono
contratte nel mezzo della fronte, perchè le forze
che dall'alto tirano giù verso il basso, sono più
sviluppate. Nella terza parte inferiore e al di
sopra del naso, la fronte è come rabbuiata, ciò
che manifesta chiaramente l'essere "assorto in
sè" del malinconico; nel contempo si può
vedere una certa pesantezza dell'elemento di
pensiero, che talvolta può arrivare fino alla
mania di arzigogolare. La parte superiore della
fronte, invece, può essere ben modellata, con
ossa fini. Per quanto riguarda il naso, vanno
distinte due forme diversamente articolate: il
naso può presentare un dorso lungo e sottile
con alette non fortemente prominenti.
L'apertura nasale in questo caso è piuttosto
stretta e allungata, non tondeggiante come nelle
narici gonfie. Quando l'uomo si trova in
posizione eretta, la punta del naso è orientata
verso il basso, indica il suolo. Questa forma di
naso è per lo più unita a guance piatte, talvolta
perfino infossate. Tutto dimostra un carattere
introverso e privo di brio. Anche l'altra forma
di naso, che si trova in persone malinconiche, è
lunga; ma solo nella parte superiore è sottile,
mentre la parte inferiore diviene tozza e
carnosa. La punta del naso è ancora orientata
verso il basso; questo malinconico lascia
veramente, come si suol dire, "pendere il naso".
La metà inferiore delle guance è spesso
ingrossata e ciò accresce l'impressione che tutto
sia cadente. I due nasi sono solo una parte delle
caratteristiche che distinguono i due tipi di
malinconici. La prima forma è propria del
malinconico più delicato. Egli è
prevalentemente interessato a se stesso, ma nel
contempo si preoccupa di non commettere
errori verso l'esterno e fa spesso l'impressione
di essere un uomo molto timido o una donna
che si guarda intorno con ansietà. Il secondo
tipo è anch'egli, in primo luogo, attento a ciò
che si svolge intorno a lui; a questo
atteggiamento di fondo, unisce però una certa
indolenza. Egli si lascia andare, senza essere un
vero pigro; naturalmente viene giudicato un
grande egoista. I due tipi descritti non appaiono
così chiaramente determinati, per lo più si
intrecciano. Il labbro superiore assottigliato è
spesso un pò ritratto, come in uno che medita,
profondamente assorto in sè; al contrario, il
labbro inferiore pende, talvolta, un po', come
nel sonno, cosicchè gli angoli della bocca
vengono tirati in giù. In alcuni particolari casi
si ha l'impressione che l'individuo stia per
piangere. Si può notare che nel malinconico la
parte boccale, mento compreso, diviene col
tempo sempre più pesante. Per rendersene
conto occorrono spesso molti anni di
osservazione. Va inoltre precisato che il mento
non ha un forte sviluppo; anzi spesso tende a
rientrare. Quando la forma è allungata, manca
una corrispondente ampiezza. Infine è
importante interessarsi alle membra,
all'andatura, all'intero portamento del corpo.
Gli arti superiori particolarmente lunghi, ma di
solito sottili, soprattutto le mani con le lunghe
dita. Piedi e gambe piuttosto goffi e, non di
rado, vi è la tendenza alle cosiddette gambe a
X, come pure ai piedi piatti. Nell'insieme
dell'atteggiamento, manca un certo slancio. Il
malinconico si distingue, in particolar modo,
per il fatto che egli porta il capo in avanti,
talvolta anche piegato di lato. Da seduto, ma
ancora di più quando cammina, tiene le spalle
cadenti ed in avanti, favorendo così
l'atteggiamento curvo e ripiegato della schiena.
Un tale uomo, soprattutto quando si sente solo
e inosservato, procede con le braccia
ciondoloni, sollevando a fatica i piedi dal
suolo. Così l'andatura appare spesso fiacca e
strascicata. Il petto può essere infossato e
scarno.

Perchè l'uomo con un tale temperamento soffre


più degli altri? In realtà egli soffre soprattutto
per la pesantezza delle sostanze solide di cui è
costituito il suo corpo. Perchè? Perchè non
riesce a compenetrare sufficientemente con la
sua anima e con la sua individualità il corpo e
non lo può quindi dominare. E' come se il
corpo fosse troppo denso per lui; egli avverte
tale disagio in ogni movimento, anche nei
sottili moti del respiro e della circolazione del
sangue: percepirlo gli causa dolore.
Ovviamente tale dolore non è come quello che
si prova battendo le nocche contro la parete; si
tratta però di un dolore sottile ma continuo, un
dolore animico di cui la base corporea non è
cosciente. Senza saperlo l'uomo soffre per la
pesantezza terrestre del suo corpo, lo sente in
modo troppo intenso. In ogni uomo vive, fin
dall'infanzia, l'aspirazione a superare tale
pesantezza: da ciò nasce l'impulso ad assumere
la posizione eretta. La voglia di arrampicarsi
sulle montagne, l'antico anelito a volare, hanno
la loro più profonda origine nello sforzo
dell'uomo a combattere contro la pesantezza
della sfera corporea. Il malinconico si sente
esposto, abbandonato alla pesantezza della
forza di gravità. Egli la percepisce così
fortemente per il fatto che, ad esempio, le sue
ossa sono troppo compatte (anche se in modo
assai tenue). Così pure gli altri organi. Se tale
sensazione aumenta, ne deriva uno stato di
irritazione e depressione. I moderni
tranquillanti servono a far perdere questo senso
di pesantezza, ma è oltremodo illusorio. Infatti,
vengono disinseriti solo i nervi che portano a
coscienza la pesantezza. Nella costituzione di
chi soffre di depressione niente viene
modificato e, probabilmente, i prodotti chimici
hanno perfino l'effetto di indurire ulteriormente
alcuni organi. Il dolore interessa sempre il
tessuto nervoso, ma il punto di partenza è
soprattutto l'ispessimento in determinate parti
dell'organismo. Fanno caso a sè i tumori, per i
quali esistono radici diverse, non oggetto di
questa trattazione. Tale ispessimento causa
dolore non appena viene a coscienza del
sofferente. Il corpo di un malinconico presenta
una sostanza più densa ed è come se egli
l'avvertisse di continuo, anche se debolmente.
Per il malinconico la sostanza di cui è costituito
il suo corpo è più difficile da compenetrare e
ciò provoca la sua maggiore sensibilità al
dolore. In questo temperamento la sostanza
solida ha un ruolo preponderante. I greci si
riferivano a questo quando affermavano che nel
malinconico la "Terra" sta in primo piano. Per
Terra essiintendevano la massa solida visibile,
il terreno, le pietre. Le “Rocce calcaree”, che
ogni uomo ha nelle ossa, tormentano di più il
malinconico ed in modo persistente rispetto
agli altri uomini. Ciò ha naturalmente la sua
importanza anche per la materia solida più
finemente distribuita nel suo corpo. Questo
riguarda in prevalenza l'adulto. Nell'uomo sano
il temperamento non dovrebbe essere mai
formato in modo troppo unilaterale. Se ciò
avviene, si arriva facilmente a forme
patologiche; l'uomo esageratamente
malinconico può, in determinate circostanze,
cadere in una psicosi maniaco-depressiva. In
questa condizione, egli sprofonda nelle
sostanze solide del suo corpo, ne viene
talmente assorbito da desistere da qualsiasi
altra attività. Non desidera più fare cosa alcuna
e si immerge, afflitto, nell'opprimente
pesantezza terrena, manifestando questo
atteggiamento interiore persino nelle sue
funzioni corporee. Egli, in modo inconscio,
vuole conservare tutte le sostanze che si
trovano in lui e soffre di stipsi. A questo stadio
il malinconico è schiacciato, sopraffatto
dall'elemento Terra. Una forte personalità
spirituale può, tuttavia, sfuggire a questo
pericolo, se si impegna a combattere. In uomini
illustri si può vedere, in modo particolarmente
bello, proprio la vittoria sul temperamento di
base.

Che cosa si può fare per aiutare l'uomo


malinconico a superare la sofferenza che la sua
anima prova attraverso la sua condizione
corporea espressa in modo continuativo? Si
possono primariamente prescrivergli dei
medicamenti che portano luce e leggerezza alla
corporeità, al mattino, perchè in queste ore il
malinconico si sente particolarmente infelice.
Un altro rimedio è il ferro, metallo strettamente
legato alla Terra e nel contempo, se ben
preparato, atto a stimolare l'essere umano alla
sua giusta attività. Il ferro è adatto soprattutto
se si vuole incrementare la formazione del
sangue e mantenere il calore dell'organismo. Il
malinconico, che si consuma nel dolore,
indurisce e raffredda il suo corpo con pensieri
fissi e contorti; la corrente di calore, stimolata
dal ferro, è molto adatta a sciogliere di nuovo
questa durezza e questo irrigidimento.
Un'attività artistica contribuisce
favorevolmente a far superare la pesantezza di
questo temperamento: euritmia (fondata da R.
Steiner), ma anche la pittura con colori ad
acqua, la musica.

Un esempio pittorico rilevante lo troviamo nei


“I Quattro Apostoli” , un doppio dipinto di
Albrecht Dürer, databile al 1526 e conservato
nell'Alte Pinakothek di Monaco. Nonostante il
titolo tradizionale, rappresenta due coppie di
santi, non solo apostoli. Si tratta inoltre
dell'ultimo lavoro pittorico di Dürer, che morì
nel 1528, un vero e proprio testamento
spirituale, tra i risultati più potenti della sua
arte. 

La prima tavola mostra Giovanni Evangelista,


con un ampio mantello rosso, che domina la
scena mentre legge un libro, il suo Vangelo,
mentre poco dietro spunta la testa di Pietro con
in mano le grosse chiavi del Paradiso, pure
concentrato nella lettura. L'altra tavola mostra
san Paolo vestito di bianco che regge un
pesante libro con coperta di cuoio e la spada,
suo tipico attributo, mentre dietro affiora
dall'oscurità san Marco, con in mano un rotolo
di pergamena. Tutte le figure sono di
dimensione leggermente superiore al naturale.
Si tratta di testimonianza della spiritualità
maturata con la riforma luterana e apice della
sua ricerca pittorica tesa alla ricerca della
bellezza espressiva e della precisione della
rappresentazione della persona umana e della
rappresentazione prospettica dello spazio. Non
mancano riferimenti filosofici e simbolici più
profondi, come il rimando ai quattro
temperamenti della teoria umorale, come
descrisse lo stesso Neudorfer, il calligrafo, nel
1546: il sanguigno (Giovanni, vestito appunto
di rosso), il flemmatico (Pietro), il collerico
(Marco) e il melanconico (Paolo). Inoltre ogni
carattere corrisponde a una diversa età nella
vita dell'uomo. 
Considerazioni 

I quattro temperamenti umani, così come i


quattro elementi, sono presenti dell'individuo,
nella sua costituzione fisiologica e nelle sua
psiche. Dato che le parti costitutive umane
esercitano tra di loro un'azione scambievole e
poiché le loro correnti confluiscono nell'uomo
al suo apparire nel mondo fisico, si produce
una diversa miscela delle quattro parti: una di
esse prende il sopravvento sulle altre e da' loro
la colorazione. A seconda del maggiore o
minore influsso di una di queste parti sulle
altre, l'uomo si presenta con un determinato
temperamento.

Secondo Raynor Johnson la realtà centrale è


circondata da molti veicoli o corpi, strati di
coscienza che permettono all'individuo di aver
rapporti con molti mondi o regni dell'essere a
cui questi veicoli sono connessi. Gli elementi
sono le forze vitalizzanti di ognuno di questi
corpi. L'acqua è legata al corpo astrale o
emotivo ( un tipo di coscienza dominata da
profonde angosce, reazioni sentimentali e
desideri intensi), l'aria è legata al corpo mentale
o causale ( rappresenta un tipo di coscienza in
sintonia con i modelli di pensiero astratto della
mente universale), la terra è legata al corpo
fisico ( è in sintonia con il mondo dei sensi e
delle forme materiali), il fuoco è legato al
corpo eterico o vitale (agisce come
trasformatore delle energie dell'aria e
dell'acqua per aiutare a sostenere le funzioni
del corpo fisico). Queste associazioni tra
elementi, temperamenti e tipi specifici di
coscienza e percezione, rivelano la
predisposizione di ogni singolo individuo a
sperimentare certi campi dell'esistenza
piuttosto che altri, con le relative proprie
modalità. 
Temperamento collerico - Fuoco

La predominanza delle forze di Fuoco


caratterizza il collerico. Il fuoco infatti
corrisponde all’umore della bile gialla,che ha
sede nel fegato. E’ una bile gialla infuocata,
mossa da forze centrifughe, espansive
dell’apparato epato-biliare che tutto trasforma.
Al temperamento collerico è associata la
stagione dell’estate, stagione della vita in cui la
giovinezza intemperante e impulsiva guida
verso  nuove esperienze. Caldo e secco
generano il fuoco, elemento che illumina e
carbura questo temperamento.

Caratterialmente è irascibile, permaloso,


superbo ma anche generoso. Le sue funzioni
neurovegetative sono rapide, con
un’intelligenza e un’immaginazione vivaci. Lo
sguardo è sottile e penetrante, che ne tradisce il
guizzo furbo, il suo essere volitivo, ambizioso e
coraggioso, d’altra parte “ha fegato”!

L’elemento chimico associato al fuoco è


l’Idrogeno. Si trova come gas con molecola
biotonica H2 ed è il capostipite di tutti gli altri
elementi. Può essere considerato energia allo
stato puro. Secondo la mitologia greca, Theia
genera Selene, la Luna e Helios, il Sole,
nascono così l’Acqua e il Fuoco. L’idrogeno
quindi dà origine sia al Fuoco che all’Acqua.
Esso è la massima espressione delle forze
centrifughe.

Temperamento sanguigno - Aria

La predominanza delle forze di Aria


caratterizza il tipo sanguigno. L’aria
corrisponde all’umore rosso del sangue che ha
sede nel cuore. E’ un sangue informatore, caldo
che si muove dal centro verso la periferia, per
poi ritornare alla sua sede. Al temperamento
sanguigno è associata la stagione della
primavera, la stagione della fanciullezza, del
risveglio alla vita, alla scoperta. Il caldo e
l’umido generano l’Aria.

Caratterialmente è gioviale, allegro, goloso


della vita a tutto tondo, con un’intelligenza
rapida e intuitiva, ma anche di umore labile,
emotivo e influenzabile, soggetto ai
cambiamenti dell’elemento Aria. Cercando di
attualizzare le intuizioni di Ippocrate in merito
a questa tipologia l’elemento Aria è analogo
all’Azoto, che sotto forma di gas è contenuto
per il 78% nell’atmosfera. Inoltre si pensi che
sono basi azotate le basi puriniche e
pirimidiniche del DNA, l’informazione vitale
di ogni cellula!

Temperamento melanconico – Terra

La predominanza delle forza di Terra


caratterizza il tipo Melanconico. La terra
corrisponde all’umore della bile nera, che ha
sede nella milza. Al temperamento
melanconico è associata la stagione
dell’autunno, la stagione dell’età adulta, ricca
di esperienze, di vita vissuta. Il secco e freddo
generano la Terra.

Di costituzione debole, il suo sistema


neurovegetativo è lento, lo sguardo è spento e
poco espressivo. Generalmente è triste,
introverso, riservato, soggetto alla
rimuginazione e al pessimismo, ha pensieri
circolari, chiusi, tendente alla nostalgia e al
rimpianto.

La Terra chiama verso il basso. Ed è nel


Carbonio che si esplicano maggiormente le
forze centripete, la capacità della materia di
mantenere una determinata forma (non a caso
secondo la medicina tradizionale cinese la
Milza presiede i confini e la forma degli
apparati!!). Gli atomi di Carbonio formano
lunghe e complesse catene stabili, su cui si
possono strutturare gli altri elementi.

Temperamento flemmatico -  Acqua

La predominanza delle forze dell’Acqua


caratterizza il tipo Flemmatico/ Linfatico.
L’acqua corrisponde all’umore della flemma e
ha sede nella testa. Al temperamento linfatico è
associata la stagione dell’Inverno, la stagione
della vecchiaia, di una vita passata dove i
ricordi prendono il sopravvento. Umido e
freddo generano l’Acqua.

Le sue funzioni neurovegetative sembrano


intorpidite: è lento, pigro, sensibile e riflessivo,
si adatta alle situazioni. D’altra parte la forma
dell’acqua si confà all’ambiente in cui è
contenuta, e questo elemento è predominante
nell’organismo del Flemmatico: tutti i liquidi, il
sistema linfatico e quello ghiandolare ne
governano il movimento.

L’Acqua è costituita da Ossigeno “trattenuto”


dall’Idrogeno, quindi governata da forze
intermedio-centripete, dove una naturale
tendenza al movimento è sedata da una
pesantezza, da una “flemma” che rallenta
l’espansione.

Elementi, temperamenti e sub-personalità 

Alla luce di quanto detto e di quanto da me


studiato e letto, vorrei proporre una ulteriore
associazione tra questi tre argomenti: elementi,
temperamenti e sub-personalità.

Ritengo perciò opportuno dare un accenno su


queste ultime e sul concetto di psicopatologia :

Per psicopatologia si intende la disciplina che


studia la possibile origine psichica delle
patologie mentali. Uno sviluppo psichico sano
è sostenuto dall’amore e dalla continuità
affettiva che dovrebbero portare ad una
fluttuazione tra la dipendenza iniziale e la
progressiva indipendenza da chi si prende cura
dell’essere umano. Ogni situazione patologica
deriva da un blocco nella dinamica
dell’evoluzione, da una mancanza di equilibrio
che porta alla fissazione in un punto della
propria vita, appunto un blocco evolutivo.
Nella vita di ogni essere umano si installano
dei Meccanismi di Difesa (MdD) che lo
proteggono dalla sofferenza. La malattia
psichica è una questione di “quantità” di queste
difese che, se esasperate, diventano un disagio.
Le resistenze messe in atto riguardano le
difficoltà a modificare i propri MdD, anche
quando questi sono invalidanti, perché essi
rappresentano il solo sistema conosciuto per
sopravvivere. I MdD sono quattro e
corrispondono alle quattro tipologie caratteriali
dell’essere umano:
• Depresso
• Ossessivo
• Isterico 
• Schizoide  
La tipologia caratteriale che si sviluppa ha
insite in sé le difese e le resistenze per la
sopravvivenza. In uno sviluppo sano si
dovrebbero integrare le qualità sane delle
quattro tipologie, invece ci si identifica solo nei
lati negativi: se la strategia non funziona, la si
accentua fino ad estremizzarla, arrivando ad un
peggioramento che non sarà più possibile
controllare. Il grado di consapevolezza che la
persona ha del suo stato designa la differenza
tra nevrosi e psicosi.
Sub-personalità depressa – psiconevrosi
depressiva  

La psiconevrosi depressiva o distimia è una


sindrome molto frequente e polisintomatica in
cui vi è un abbattimento patologico dell’umore.
La depressione è strettamente collegata alle
esperienze umane quotidiane : perdita,
abbandono, solitudine, sofferenza, prospettiva
di morte. Le esperienze precoci dolorose
dovute a carenze affettive, di amore e di non-
riconoscimento imprimono sensazioni croniche
di inferiorità, potenziando l’imprinting e  dando
origine a quella che chiamiamo struttura
depressiva. Le caratteristiche di questa
tipologia sono:  
• Comportamento fallimentare – ideologia di
rinuncia 
• Familiarità con dolore, sofferenza
• Repressione dei desideri 
• Aggressività forte e violenta sublimata con
rinuncia 
• Apparente altruismo e generosità
• Incolmabile vuoto interiore e incapacità di
colmarlo
• Avidità con coazione a ripetere
• Ricerca continua di riconoscimento ed
accettazione
• Incapacità di stare soli
• Visione negativa delle situazioni
• Atteggiamento paralizzante per chi gli sta
vicino, limitazione della sua autonomia
• Atteggiamenti di iper-apprensione, bisogno
di vicinanza anche mentale
• Aspettative esagerate o inesaudibili
Il depresso uò svolgere due tipi di ruolo: la
vittima e il salvatore. 

Il depresso vittima ha un bisogno costante della


relazione con l’altro che diventa lo scopo della
sua vita e nello stesso tempo una trappola, un
circolo vizioso nel quale cerca la presenza e
l’amore attraverso il vittimismo, la malattia e il
ricatto. Tenta di stimolare il senso di colpa per
mantenere l’altro vicino, ma si sente
dipendente da lui e quindi prova anche
sentimenti di rifiuto e risentimento. Sviluppa
così una forte aggressività verso se stesso,
perché non può rivolgerla verso il suo oggetto
d’amore. Nella relazione è capace di
adorazione, gratitudine ed amore anche
eccessivo. Idealizza l’altro come salvatore
dandogli un alone di magnificenza che sarà
destinato a svanire nel momento dello scontro
con la realtà, che non coincide con l’ideale.
Praticamente vive dell’altro, ha un’esistenza di
riflesso. 

Nel ruolo del salvatore, invece, cerca di


comprare l’amore. Crede di essere amato e
degno d’amore solo nel momento in cui si
rende disponibile ed aiuta gli altri. Cerca per sé
tutte le vittime possibili, utili ad attuare le sue
“strategie “ di manipolazione dell’altro per
ottenere valore e riconoscimento. Si rende
indispensabile. 

In entrambi i casi, il soggetto non è


consapevole delle proprie manovre per
controllare l’altro, che spesso, esasperato, esce
dalla relazione. La perdita provoca il totale
crollo del suo mondo e la messa in atto di
formule ricattatorie. 
Clima familiare 

L’esperienza fondamentale è la mancanza di


amore e il senso di responsabilità e colpa che si
autoattribuisce. Il bambino usa il pianto ed il
sorriso per attirare l’attenzione, ma il
fallimento di entrambi i tentativi provoca
disagio, delusione e depressione. Una madre
fredda e assente provocherà sentimenti di
inadeguatezza, mancanza di considerazione e
imprimerà per sempre la sensazione di non-
amore. Anche una madre iperprotettiva però
susciterà dipendenza, impotenza e inferiorità
interiori, aggressività e odio per chiunque lo
farà sentire intrappolato e impotente. Il senso di
colpa, vissuto intensamente, influenzerà ogni
suo tentativo di affermazione, stroncando la
vitalità e l’energia dell’individuo. Un padre
canzonatore e svalutante impedirà la crescita e
l’individualità. Un padre assente riconfermerà
il sentirsi indegno di essere amato. Questo
genere di vissuto influirà sulla vita affettiva,
nella quale saprà essere fortemente empatico
ma per questo estremamente dipendente
dall’altro. Vive una costante paura di perdere il
partner che scatena atteggiamenti limitanti  di
iper- apprensione.  

Sub-personalità ossessiva o d.o.c. – disturbo


ossessivo compulsivo

Si manifesta con una serie di idee che si


impongono alla coscienza del soggetto con
carattere di incoercibilità,  e dalle quali egli
cerca di difendersi ricorrendo a rituali che
finiscono per complicare la sintomatologia. Vi
è un continuo controllo su tutto ciò che lo
circonda; il corpo e la mente diventano fonte di
angoscia e malessere. L’ossessivo continua con
la strategia che mette in atto per difendersi fino
a farsi imprigionare dalla stessa e quindi ne
perde il controllo. La percezione della realtà è
disturbata : si imputano la colpa e il senso di
disagio a qualcosa o qualcuno che non ne sono
la vera causa. Le caratteristiche di questa
tipologia caratteriale sono : 

Ruminazione mentale : rappresenta un disturbo


fondamentale del pensiero. E’ un’azione
costante e ripetitiva, da cui non riesce a
liberarsi, continuo ripensamento, continua
ripetizione di parole o motivi musicali,
tendenza a calcoli sempre più complessi
(ossessione del contare); spesso tutto ciò viene
tenuto nascosto con vari sotterfugi per non farsi
riconoscere. Evidenzia il fallimento dell’azione
psichica fondamentale del pensare e
verbalizzare, intesi come modalità creative del
rapporto interpersonale.  

Follia del dubbio : continuo ed inutile


interrogarsi su questioni riguardanti l’azione
che viene così vanificata. Porta ad una
situazione paralizzante. Si è preda del dualismo
interno: ansia e terrore della disapprovazione in
caso di errore e stallo, attesa di avere certezza
della scelta e elucubrazioni mentali, feroce
critico interiore

Cerimoniali : indicano una compromissione


maggiore dell’ io, in quanto il soggetto non
riesce ad esaurire la sua patologia nel pensiero,
ma deve fare qualcosa che porti rassicurazione.
Mette quindi in atto un controllo onnipotente
della realtà attraverso il pensiero magico e il
rito del fare-disfare, diviso in due fasi precise :
• Fare = magia nera intesa come tendenza ad
ottenere effetti malevoli come morte,
distruzione dell’altro con conseguenti sensi
di colpa
• Disfare = magia bianca “riparatrice”,
annullamento dell’esito ottenuto con la
magia nera
L’ossessivo è prigioniero dei limiti : sono fonte
di pace solo le cose che non mutano, gli schemi
abitudinari. Per chi vive in modo
particolarmente intenso la paura della
transitorietà, la reazione più immediata sarà
quella di mantenere tutto immobile e intatto;
lasciare tutto com’è perché in ogni
cambiamento riecheggia la transitorietà.

Quando le vicende infantili acuiscono


esageratamente questa paura e il bisogno di
sicurezza, si installa una tendenza a rifiutare
l’idea che una cosa possa finire. Si rafforza il
bisogno coattivo di vigilare e controllare che le
cose permangano e durino. Egli crea quindi una
serie di strategie per prevedere qualsiasi cosa
che possa minacciare la sicurezza data dalla
situazione vissuta, vivendo così angoscia del
nuovo e ansia del controllo. Questo tentativo di
controllo ricade però sul soggetto : egli
controlla l’esterno ma anche l’interno, la non
fiducia in sé porta alla dipendenza dal
controllo. Vive quindi una dualità interna :
• VITTIMA : sentire interno di
inadeguatezza e incapacità

PERSECUTORE : giudizio verso se stesso


Altre caratteristiche della sub- personalità
ossessiva sono :

Relazione particolare col tempo : lo combatte,


è un nemico. È puntuale e pretende puntualità.
Colleziona spesso orologi fermi.

Inutilizzo dell’abbigliamento per paura che si


consumino. Avere più abiti uguali ma di colori
diversi.
Attività continua per evitare il pensiero.

Ideale di perfezione : estrema precisione in


tutte le cose, piuttosto che rischiare il
fallimento, non tenta.

Intolleranza nei confronti di tutto ciò che è


diverso dalla sua visione della realtà.

Impazienza : tutto e subito.

Fobia : spostamento del pensiero ossessivo su


qualcosa che in realtà non ha un significato. Più
si sposta lontano più il meccanismo funziona.
Una fobia vera e proprio è invalidante.

Isolamento delle emozioni dal pensiero e dalla


verbalizzazione.
Clima familiare 

Per l’ossessivo l’ambiente familiare è insicuro


o addirittura si trasforma in sadico, ostile e
frustrante. Dai genitori giungono pressioni
costanti, aspettative, richieste, controlli che lo
porteranno a quelle sensazioni di “dovere” che
confluiranno nel super-io. La pressione e le
limitazioni lo porteranno ad un conflitto tra
restare bambino e diventare adulto: o aderisce
al rigore o sceglie la libertà personale. I
genitori sono un punto di riferimento costante
ma non gratificante, viene frenata la
spontaneità e aumentati i sensi di colpa. Se il
bambino diventa un adulto coscienzioso,
scrupoloso e ligio al dovere, significa che si è
verificata l’introiezione dell’universo
genitoriale: ora egli è persecutore e
perseguitato, giudice e imputato. Può accadere
che per liberarsi del genitore introiettato,
castrante, si assumano connotazioni suicide:
l’unico modo di sopprimere il genitore è
eliminare se stessi. L’imprinting è quello del
trattenersi, del controllo di se stesso, delle
emozioni e dell’ambiente.
Sub-personalità isterica

L’isteria rappresenta una delle sindromi


psichiatriche più complesse e poliedriche. Il
suo imprinting nell’esperienza precoce è il
sentimento di esclusione. In esso si riattivano la
solitudine, la sensazione di sentirsi non-degno
di amore, la mancanza di affetto e il timore di
soccombere. Attiva quindi un atteggiamento di
imposizione della sua presenza, accattivandosi
simpatie, attenzioni ed affetto. La modalità di
vita dell’isterico è il limite. Vive alla ricerca di
qualcosa che lo sollevi dall’angoscia, ma
quando la trova, si placa ma rimane
insoddisfatto, non gli basta. Inizia così una
nuova ricerca innescando un circolo vizioso, un
bisogno compulsivo. Le caratteristiche della
personalità isterica sono : 
Istrionico : assenza totale di struttura,
imprevedibilità

Uso della ricerca come surrogato d’amore,


nutrimento mancato

Percezione si sé : inadeguatezza, inferiorità

Percezione dell’altro = funzionale, specchio da


usare per ottenere approvazione e
riconoscimento -> vive dell’altro

Necessità di affascinare

Consenso nei confronti di tutti per compiacere,


promesse che non riesce a mantenere ->
mancata soddisfazione, frustrazione

Camaleontico, aderisce alle aspettative

Seduttore, eccentrico, narcisista (anche


nell’ipocondria )
Intolleranza verso la critica e il giudizio

Assume il ruolo del “giustiziere” : tutto ciò che


fa, lo fa per una causa nobile

Apparente sicurezza

Abile manipolatore

Impazienza e competitività

Superficialità nelle manifestazione emotive e


affettive

Isteria di conversione : trasferimento sul piano


somatico di un certo conflitto che trova nella
drammatizzazione corporea un parziale
esaudimento. Il sintomo diventa un
compromesso tra la pulsione e il timore del suo
soddisfacimento. In questo tentativo di
dominare l’angoscia, egli non ha bisogno di
allontanarsi dal conflitto, anzi lo porta con sé,
esibendolo.

Molti caratteri isterici rimangono tali per tutta


la vita, presentano varie difficoltà, ma le più
evidenti riguardano la sfera sessuale. In genere
sono deficit della libido, limitazioni che però
possono venire trasformate in formazioni
reattive caratteriali, ovvero inversioni :
inibizione diventa esibizionismo, scambio del
mondo reale con quello di fantasia. Vivono con
la costante sensazione di mancanza di qualcosa,
che li rende succubi anche di messaggi
pubblicitari promettenti. Nella scelta del
partner, si concentrano su persone che possano
valorizzarli, ma già in questa scelta traspare la
negazione e il disprezzo, perché l’oggetto
idealizzato rimane tale solo se intoccabile e
distante. Hanno una reale difficoltà ad
instaurare rapporti profondi perché permane il
bisogno di un pubblico per il quale “esibirsi”. 
Clima familiare  

La complessa interazione dinamica del


bambino con le persone significative si articola
su due piani: egli vive una situazione di non
accettazione della sua spontaneità ed
autonomia, viene castrato e sottomesso ad una
serie di regole che portano all’identificazione
con una delle due figure genitoriali. Vi è una
continua ricerca di cure e attenzioni attraverso
il sorriso, strategia che usa per difendersi dalla
sofferenza. L’ambiente familiare è caotico e
incoerente nei suoi confronti provocandogli
confusione sulle regole da seguire. Arriva così
a manipolare i genitori per adeguarsi alle loro
esigenze credendo di mettersi un buona luce ai
loro occhi. Rimane senza sicurezze ed
orientamento, preferisce essere irresponsabile.
Tutti i rapporti, partendo quindi da questa
situazione, vengono improntati alla seduzione
come arma di riconoscimento. Il desiderio che
anima la seduzione, anche in futuro, sarà quindi
non un desiderio sessuale, ma il bisogno di un
rapporto intimo e profondo. La seduzione
rimarrà una coazione a ripetere senza
possibilità di successo, nessuna conquista
esterna potrà portare sicurezza all’interno. Vive
così il rapporto con l’altro sesso in una
dimensione temporale accelerata, come un
sorta di innamoramento adolescenziale e
suggestivo che però avrà vita breve perché non
avendo costanza, si annoierà e rivolgerà
altrove.   
Sub – personalità schizoide 

Definito anche disturbo schizotipico della


personalità, è una sindrome considerata per
lungo tempo come uno stadio precursore della
schizofrenia. Gli studi psicodinamici hanno
invece dimostrato delle differenze sostanziali
rispetto ad essa, la possibilità che il carattere
schizoide possa rappresentare la via d’entrata
nella schizofrenia è molto bassa. 

L’imprinting precoce è quello della diffidenza,


legata ad un disperato istinto di conservazione.
Questa diffidenza esasperata porta ad un
potenziamento dell’autos, cioè tutto ciò che
riguarda se stesso : autonomia, autarchia,
autismo. E’ scisso in due parti ben distinte e
non collegate tra loro : emotività e razionalità.
Non si fida di niente e di nessuno, di
conseguenza sta da solo, non sente il bisogno
dell’altro e non deve niente a nessuno. 
Le caratteristiche della tipologia caratteriale
schizoide quindi sono : 
Indipendenza e autonomia

Riservatezza

Distacco nel rapporto con gli altri e col mondo

Apparente anaffettività

Eccessiva ansia sociale anche vissuta con


terrore di persecuzione

Timore e terrore di incontrare gente


Mancanza di flessibilità e recettività

Isolamento

Atteggiamento sarcastico e ipercritico

Senso di vuoto, noia continua

Razionalismo morboso

Anticonformismo , non vuole essere uno dei


tanti

Applica la legge del tutto o niente

Se stesso = unico punto di riferimento


Lo schizoide non si fida dei nuovi ambienti, è
sempre all’erta e questo lo porta a sviluppare
facoltà percettive, affinando l’apparato sensorio
e una sottile capacità intuitiva. Queste qualità
gli permettono di intuire le situazioni e i
comportamenti altrui senza coinvolgimento, in
modo da prevenire le delusioni. Non prova
interesse per la politica né per la religione e la
fede. Etica e morale sono discutibili. Rifiuta
tutto ciò che per gli altri può significare
sicurezza. Ha capacità ironiche e satiriche, ha
ottimo intuito delle debolezze altrui, non vive
di illusioni e non crede nella sorte. Spesso
domina gli altri con atteggiamenti sadici e
senza rispetto.  
Clima familiare 

La personalità schizoide e le sue difese si


formano nel primo quadrimestre di vita e
possono essere influenzate durante la vita
intrauterina e dall’evento del parto. Ancora
prima di nascere, il bambino “sa” se verrà
accettato o rifiutato. Il tentativo di aborto è una
di quelle esperienze arcaiche che segnerà il suo
rapporto col mondo, rafforzando il suo
esasperato istinto di conservazione. Una madre
assente, anaffettiva, rifiuta il figlio
anteponendo i suoi bisogni e creando un clima
pieno di paura. Ella è assente da tutti i punti di
vista, non ha tempo per il figlio. In questo
modo non si creerà mai l’intesa, il legame
profondo tra madre e figlio. Il bambino si
troverà fin da subito completamente solo, il
mondo per lui sarà vuoto e inaffidabile, dovrà
imparare ad arrangiarsi da solo. Quindi potrà
contare solo su se stesso e porterà questa
convinzione con sé per tutta la vita. Il suo
mondo affettivo sarà caratterizzato da
mancanza di effusioni, di calore e da una
ambiguità di fondo che lo porterà a fare della
scissione il suo strumento preferito. La
scissione è un meccanismo difensivo utilizzato
dall’io molto fragile per distanziare emozioni e
pensieri (scissione ideo-emotiva). Essa
permette di vedere senza sentire, queste due
capacità vengono scisse provocando una
visione della realtà parziale e aleatoria. La
scissione è una dinamica intrapsichica, ma ha
conseguenze evidenti sui rapporti oggettuali :
l’oggetto relazionale è scisso in buono o
cattivo, le persone reali vengono trasformate in
categorie astratte. L’atteggiamento futuro
oscillerà tra una latente onnipotenza e un
manifesto rifiuto del mondo.  Anche una madre
invadente rifiuta profondamente il figlio.
L’eccessivo prodigarsi nel proteggerlo (anche
da se stessa)  indica aggressività e negazione
della libertà altrui. Si sostituisce al figlio in
tutto .Il bambino si sentirà anche in questo caso
oppresso, invaso e privo di libertà. Il padre è
solitamente assente, scaricando sulla madre
tutte le responsabilità e le difficoltà senza
compensare le sue mancanze. La somma di
tutte queste “offese” porterà al logorio lento del
bambino e influenzerà la sua percezione del
mondo e della realtà. Le reazioni del bambino
possono essere di 
due tipi :
• Fuga = ritiro dal mondo-madre, isolamento
fino anche all’autismo
• Identificazione con l’aggressore = diventa
egli stesso la madre, assimila i suoi modi di
vedere, le movenze, gli atteggiamenti. Crea
quasi un duello simbiotico. Aggressore e
aggredito si fondono, ora parteggia con la
madre contro se stesso, non sente più
necessità di autonomia e salvezza, ma
seppellisce l’aggressività nei confronti
della madre con premure e dedizione. Se la
madre muore, la struttura difensiva crolla e
lui rimane senza identità.
Questi rapporti familiari faranno sì che paura e
aggressività caratterizzino il mondo dello
schizoide. L’aggressività è aspecifica, non ha
legami con qualcosa in particolare, ma sarà
sempre un metodo di sfogo. Egli ha bisogno di
uno spazio sicuro intorno a sé, quindi usa
questa aggressività se qualcuno o qualcosa
invade il suo spazio vuoto vitale. L’aggressività
è incontrollata perché non ha vincoli affettivi e
può essere manifestata anche attraverso
atteggiamenti indisponenti, modo di parlare
tagliente, cinismo, ironia sarcastica e
dissacrante contro tutto e tutti. Usa la
proiezione per estraniare la carica aggressiva
da sé e dare colpa al mondo. Non si assume
così nessun tipo di colpa.  In ambito affettivo,
ridicolizza ogni forma e dimostrazione di
affetto, anche se dentro vive un sofferto
bisogno di legami profondi. La sessualità è
scissa dall’affettività. 

La tipologia caratteriale che sviluppiamo,


quindi, ha insite in sé le difese e le resistenze
per la sopravvivenza. Dalla nascita impariamo
delle strategie per evitare la sofferenza, facendo
dei tentativi : tutto ciò che l'essere umano fa, lo
fa come strategia di evitamento. 

Le quattro modalità sopra descritte sono


opposte tra loro : l'ossessivo potrà tendere al
depresso o allo schizoide, ma non all'istrionico,
in quanto non può concepire ciò che è
estremamente opposto a lui. Così anche gli
altri. Chiaramente, questi meccanismi sono
perlopiù inconsci. 
Considerazioni

Approfondendo l’argomento dei temperamenti,


ho potuto quindi cogliere un parallelismo con
le quattro sub-personalità sopra descritte: 
• Il soggetto collerico, nel suo essere
condotto dalla forza del suo “Io”, col suo
bisogno di affermazione, la sua
aggressività e fermezza, l’impazienza,
l’impulsività all’azione, può essere
paragonato per alcuni versi, alla sub-
personalità isterica e quindi all'elemento
Fuoco. Come il Fuoco, il soggetto collerico
è eccitabile, generalmente di buon umore,
ha grande fiducia in sé, entusiasmo, energia
inarrestabile ed onestà. Ha bisogno di
libertà per potersi esprimere nel modo più
naturale e dirigere la propria forza. Non ha
cattive intenzioni ma spesso una carenza di
autocontrollo lo porta a mancare di
sensibilità nei confronti degli altri,
diventando ostinato o addirittura
prepotente. È impaziente con le persone più
sensibili,  soprattutto con chi ha acqua o
terra dominante nel tema. Per questo il
Fuoco è generalmente considerato
compatibile con l'aria.
• Il soggetto sanguinico, nella sua
estrinsecazione del sistema nervoso, nella
sua forte vita rappresentativa e
immaginativa, nel suo sguardo gaio con
tendenze di controllo, può essere
comparato alla personalità ossessiva e
quindi all'elemento Aria. Il regno dell'aria è
quello delle energie archetipiche poste
dietro al velo del mondo fisico. L'aria
concentra la sua energia su idee specifiche
per poterle poi concretizzare. Come l'aria,
il sanguinico  ha la capacità di staccarsi
dalle emozioni riuscendo ad avere una
visione obbiettiva e razionale; non sente il
bisogno di farsi coinvolgere dalle emozioni
altrui, le vede e le razionalizza piuttosto.
Non accetta le limitazioni poste dal corpo
fisico. Può sopravvalutare la sua
competenza intellettuale: il pensiero è una
forma predominante nella sua vita e si
sente minacciato se le sue opinioni
vengono ignorate o svalutate.
• Il soggetto flemmatico, nel suo adagiarsi in
se stesso escludendosi dal mondo, nella sua
inclinazione a non dirigere verso l’esterno
ciò che porta dentro, ricorda
l’indipendenza, l’autonomia e il distacco
dello schizoide, che ha se stesso come
unico punto di riferimento. È collegato
quindi all'elemento Acqua. Il flemmatico è
in contatto però con la vita del sentimento
in modo profondo, coglie sfumature che
altri non colgono. Quando è in sintonia con
questa dimensione profonda in piena
coscienza, è intuitivo e psichicamente
sensibile, in grado di percepire il contatto
con l'unità di tutta la creazione e quindi
essere in grado di aiutare gli altri con
empatia. Se invece non ha sintonia con i
propri sentimenti,  può avere desideri
irrefrenabili , paure irrazionali, eccessiva
sensibilità.
• Infine il soggetto malinconico non può che
essere associato alla personalità depressa.
Sente il peso degli ostacoli, prova
costantemente dolore e sofferenza, è
pensoso e riflessivo così come il depresso,
che reprime se stesso e i propri desideri in
un incolmabile vuoto interiore.
È collegato all'elemento Terra. Il malinconico è
imprigionato dal corpo fisico, dalle sue
sensazioni, dal mondo materiale, conta sui
sensi e sulla ragione. Ha però, come la terra,
capacità di resistenza e tolleranza per quanto
riguarda quello che lo interessa e quindi per
non perdere ciò per cui ha lavorato. È prudente,
riflessivo, tradizionalista e affidabile.
L'attaccamento al mondo concreto può limitare
la sua immaginazione e portare ad una
ristrettezza di vedute, una dipendenza dalla
routine e dall'ordine ( paura del nuovo ), così
come ad una totale mancanza di capacità di
trattare con le attività teoriche e astratte.
Possiamo così riassumere:

ELEMENTO TEMPERAMENTO TIPO DI


COSCIENZA SUB-PERSONALITA'

Acqua Flemmatico Corpo emotivo Schizoide 

Aria Sanguinico Corpo mentale Ossessiva 

Terra Malinconico Corpo fisico Depressa 

Fuoco Collerico Io Isterica 


Conclusione 

Tutte le caratteristiche fin qui spiegate, sono


ovviamente descritte nella loro accezione più
“pura”, estrema.  Nella lettura di un tema natale
e nell'osservazione di un individuo, invece,
vanno considerate anche tutte le sfumature.
Fondamentale sarà l'elemento in cui si trovano
il Sole e l'ascendente, poiché sono dominanti
nella psicologia della persona. Per quanto
riguarda gli altri pianeti presenti nel tema
natale (e quindi le  corrispondenti energie), si
guarderà la loro posizione negli elementi : la
prevalenza di un elemento corrisponderà così
ad un certo temperamento di base, alle energie
di fondo della persona, quelle con cui si trova
in maggiore sintonia. Ma anche la carenza o
l'assenza di un certo elemento, ci danno
informazioni importanti sulle energie da
“conquistare” e che spesso vengono vissute
attraverso la proiezione sugli altri ( E’ un
meccanismo di difesa che consiste nel
trasferimento involontario del nostro
comportamento inconscio sugli altri, in modo
da farci credere che queste qualità in realtà
appartengano ad altre persone : il soggetto
espelle da sé e localizza nell'altro (persona o
cosa), sentimenti, desideri o qualità che sono
suoi ma che egli non riconosce o rifiuta in sé).
Grazie all'osservazione accurata del corpo,
degli atteggiamenti e delle predisposizioni di
ognuno di noi, e grazie all'Astrologia e ad una
lettura adeguata delle energie e degli elementi
personali, possiamo individuare quali sono le
parti in eccesso, le mancanze o gli squilibri.
Questo perché tutti noi abbiamo al nostro
interno una mescolanza di queste parti
costitutive, il predominio di una o due di esse
influisce sia sulle caratteristiche fisiche, sia sul
temperamento, sia sul modo di stare nel
mondo. Nel tentativo di riconoscere i
temperamenti, quindi, si può parlare di
prevalenza, in quanto le predisposizioni legate
al temperamento sono mescolate secondo
particolari affinità. Persone colleriche o
flemmatiche, per esempio, hanno a volte
qualche tratto caratteristico rispettivamente del
temperamento sanguinico o malinconico. I
temperamenti, dunque, sono amalgamati tra
loro e, spesso, nel corso della vita, si possono
modificare anche in modo notevole, senza
l’intervento diretto dell’interessato. Le
manifestazioni del temperamento appaiono
profondamente radicate nell’essere umano, e
nel contempo, hanno qualcosa di mutevole, di
complesso e di veramente enigmatico.

Nell’adulto, poiché l’interazione tra elemento


corporeo, animico e spirituale si compie in
modi diversi, i vari temperamenti rivelano altri
aspetti dell’organizzazione umana.

In linea generale, comunque, si può affermare


che a ogni età della vita corrisponde un
temperamento per cui, il temperamento
sanguinico si dimostra spiccato nell’infanzia, il
collerico nell’adolescenza, il melanconico nella
mezza età e il flemmatico nella vecchiaia.

Quello dei temperamenti rappresenta un campo


di potenti forze e strutture di natura
soprasensibile ed è per questo che risulta
difficile influire sui comportamenti determinati
dal temperamento che, spesso, si presentano in
forme molto elementari. Tuttavia, ogni forma
di unilateralità del temperamento porta alla
patologia ed è per questo che conoscere le
proprie “tendenze” più profonde è
fondamentale per un cammino di conoscenza
interiore e per un percorso di autoeducazione. 

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