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Giacomo Michelaucig, ottobre 2020

Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi dell’Università di


Torino
Tesina per il corso: “Questioni di genere: modelli, corpi,
politiche”

Teratologia sessuale
I mostri e gli studi di genere

Dal cyborg al mostro

Proposto nel 1985 dalla filosofa Donna Haraway in un celebre


manifesto, il concetto di cyborg non ha diminuito la sua
fecondità rivoluzionaria all’interno degli studi di genere.
Umano-macchina, il cyborg è sin da subito diventato il
paradigma delle ibridazioni, dei “confini trasgrediti”, delle
“potenti fusioni e pericolose possibilità”,1 delle “identità
perennemente parziali” e dei “punti di vista contraddittori”.2
Ancora oggi, il cyborg resta un dispositivo teorico
estremamente efficace per scardinare i binarismi che dirigono i
discorsi sul genere, offrendoci “una via di fuga dal labirinto
di dualismi con cui abbiamo spiegato i nostri corpi a noi
stessi”.3

1
Haraway D., The Haraway reader, Routledge, New York-London, 2004, p. 12
2
Ivi, p. 13
3
Ivi, p. 39
Generatosi nel repertorio fantascientifico, il cyborg è la
paradossale figura di una ontologia politica, che condensa in
sé “realtà materiale e immaginazione, i due centri congiunti
che strutturano ogni possibilità di trasformazione storica”.4
Con il cyborg, Haraway ci invita dunque a pensare insieme
realtà e finzione aprendo, nella realtà stessa, lo spazio per
un intervento politico che la trasformi.
Nelle pagine che seguono, pur in totale sintonia con le tesi
di Haraway, si cercherà di rilevare la superfluità del ricorso
all’immaginario fantascientifico, identificando, nella natura
stessa, un luogo teorico non meno rivoluzionario del cyborg.
Non serve infatti ricorrere all’immaginazione per trovare un
dispositivo che porti con sé i tratti ibridi e creativi di cui
si alimentano gli studi di genere più all’avanguardia. La
stessa natura, contrariamente a quelle letture che la
vorrebbero statica, semplice “dato” a cui adeguarsi, è
intrinsecamente perversa e innovatrice.
Non faremo del resto che seguire dei suggerimenti già
presenti nei testi di Haraway. In una pagina molto densa di
Ecce homo, ain't (ar'n't) i a woman, and inappropriate/d
others: the human in a post-humanist landscape, la filosofa
descrive il carattere ambivalente della natura. Da una parte,
“la natura è un topos”, ovvero il luogo che, passivamente,
ospita tutto ciò che accade, preservandone i confini stabili e
dunque l’identità. Dall’altra, però, oltre a giocare questo
ruolo conservatore, la natura agisce anche come principio
creativo e trasformativo: essa, infatti, “è anche un trópos, un
tropo. È figura, costruzione, artefatto, movimento,
spostamento”.5 Come se la natura stessa potesse agire contro
4
Ivi, p. 8
5
Ivi, p. 65
natura, pervertendo e snaturando i suoi stessi prodotti, agendo
cioè da inesauribile fonte di novità che costantemente modifica
ogni apparente stabilità. Il prototipo di questo aspetto
autocontraddittorio e innovatore della natura stessa sono i
mostri, straordinari prodigi che da sempre hanno scandalizzato
il discorso scientifico, la cui analogia con i cyborg è non a
caso ribadita da Haraway espressamente e a più riprese.

Anti-genealogia

Sin dalla sua comparsa nella cultura occidentale il mostro è


stato sinonimo di “contro natura”. Scrive infatti Platone nel
Cratilo (393c): “è senz’altro giusto, mi pare chiamare leone
ciò che nasce dal leone e cavallo quello che è nato dal
cavallo. Non mi riferisco ad un caso per cui, mostruosamente
[teras], da un cavallo nasca altro che un cavallo, bensì
intendo quello per cui ciò che nasce sia per natura della
stessa razza. Se un cavallo generasse, contro natura [para
physin], un vitello, che, per natura, è prole bovina, non lo si
dovrebbe chiamare puledro, bensì vitello”.6
Il parallelo viene ripreso anche da Aristotele ne La
generazione degli animali (770b): “l’anomalia [teras] è un caso
contro natura [para physin]”.7 Nelle stesse pagine l’argomento
si fa ancora più sottile: Aristotele definisce infatti
mostruoso qualsiasi scarto tra genitori e prole, qualsiasi
tropo che devii, anche minimamente, la somiglianza tra di essi
(767b): “le stesse cause spiegano perché alcuni nascono
rassomiglianti ai genitori e altri non rassomiglianti, e alcuni
6
Platone, Tutti gli scritti, Bompiani, Milano, 200, pp. 142,143
7
Aristotele, La vita, Bompiani, Milano, 2018, p. 1807
rassomiglianti al padre, altri alla madre […] e che altri
infine non hanno neppure l’immagine di un uomo, ma sono più
rassomiglianti a un prodigio [teras]. Anche chi non rassomiglia
ai proprio genitori in effetti costituisce in un certo modo un
prodigio [teras], perché la natura in questi casi si è in
qualche modo fuorviata [trópon] dal genere.”8
È molto significativo che già in Platone e Aristotele il tema
del mostruoso sia trattato assieme a quello della riproduzione.
Ciò che nel mostro fa problema è proprio lo scarto rispetto ciò
da cui proviene: come è possibile che la prole sia così diversa
dai genitori? Come è possibile che i figli non somiglino ai
propri genitori e che anzi sembrino muoversi contro la loro
natura? Nei millenni a seguire sarà proprio il carattere anti-
genealogico dei mostri a suscitare l’interesse degli studiosi.
Ancora nella scienza moderna, infatti, “la posta in gioco nella
teoria del mostruoso si riduce alle questioni della
riproduzione e delle origini: come possono essere concepite
creature così mostruose? Il vero fantasma che infesta
l’immaginazione scientifica è la questione del concepimento dei
mostri”.9 “Come è potuta accadere una cosa del genere? Chi lo/la
ha fatto?”.10

Il mostro è la differenza

Il mostro si definisce dunque sin da subito come deviazione


dal tipo parentale, come anomalia imprevedibile che sconvolge
la linearità della filiazione. Il mostro, in altri termini, è
8
Ivi, pp. 1787-89
9
Braidotti R., Madri, mostri e macchine, manifestolibri, Roma, 1997, p.
30
10
Ivi, p. 45.
un evento senza precedenti, una discontinuità imprevedibile che
interrompre e sconvolge la continuità del processo naturale.
Laddove la natura sembra scorrere stabile e ripetersi
tranquillamente, il mostro introduce una variazione brusca e
violenta, uno scarto ostinato e netto: di qui il suo carattere
contro natura, la sua scandalossissima violazione delle leggi
della natura. Ma c’è di più. La trasgressione operata dal
mostro è così netta da mettere in discussione la validità
stessa della legge, da intaccarla nella sua totalità. Una legge
può dirsi tale se non è universale, se non vale sempre? Che ne
è di una legge che ammette anomalie così radicali? Come scrive
Foucault, “il mostro contraddice la legge. È l’infrazione
portata al suo punto estremo. […] Il mostro è l’infrazione che
si mette automaticamente fuori della legge”.11
Il mostro, in altri termini, apre uno spazio fuori dalle
leggi, uno spazio anarchico ed anomico che insinua il dubbio in
ogni rappresentazione statica e teleologica della natura, che
la vorrebbe condotta da regole eterne ed immutabili. Si tratta
proprio di quel carattere tropico e paradossale che Donna
Haraway attribuiva alla natura stessa, in grado di
autocontraddirsi e procedere contro natura, pervertendo il
proprio corso normale. Tale spazio è ciò che la filosofia
contemporanea chiama “differenza”: puro evento che introduce
una novità assoluta, incomparabile a tutto ciò che lo ha
preceduto, costitutivamente altro.
In quanto differenza assoluta il mostro non somiglia a
niente, nemmeno ai propri genitori. E con ciò scombina
qualsiasi tentativo di rappresentazione della natura che tenti
di limitarne il potere creativo, compartimentandola in
11
Foucault M., Gli anormali. Corso al Collège de France (1974-1978),
Feltrinelli, Milano, 2000, p. 58
categorie statiche e non comunicanti. L’ideale tassonomico
della scienza biologica moderna si basava proprio su tale
tentativo di limitazione e non poteva che venire sconvolto dal
mostro. “Essenzialmente misto”,12 esso pose un problema
insormontabile per la biologia moderna e il suo costitutivo
“riferimento a una storia naturale centrata essenzialmente
attorno alla distinzione assoluta e invalicabile delle specie,
dei generi, dei regni”.
Il mostro, opponendosi con ostinazione a qualsiasi tipo di
appropriazione tassonomica, è per definizione una figura
borderline, anomala, marginale. Così, ad esempio, l’ittiostega,
forma transizionale tra pesci ed anfibi considerato oggi il
primo passo dei vertebrati verso la vita terrestre: “Pieno di
promesse […] il mostro preistorico Ichthyostega avanza
lentamente dall’oceano amniotico al futuro, verso la pericolosa
ma allettante terra ferma. Il nostro non-più-pesce, non-ancora-
salamandra finirà per identificarsi e separarsi pienamente […].
Ma per ora, occupando lo spazio tra pesci e anfibi,
Ichthyostega è ostinatamente ai margini”.13
Né pesce né anfibio, il mostro non riproduce niente, non
somiglia a niente e anzi introduce nuovo disordine. Usando una
metafora ottica, Donna Haraway afferma giustamente che il
mostro “diffrange e non riflette”, produce pattern

12
“Il mostro […] è essenzialmente il misto. È il misto di due regni, del
regno animale e del regno umano: l’uomo con la testa di bue è un mostro,
l’uomo dai piedi di uccello è un mostro. È il misto di due specie: il maiale
che ha una testa di pecora è un mostro. È il misto di due individui: colui
che ha due teste ed un corpo è un mostro, colui che ha due corpi e una testa
è un mostro. È il misto di due sessi: colui che è contemporaneamente uomo e
donna è un mostro. È un misto di vita e di morte: il feto che viene alla
luce con una morfologia che non gli consente di vivere, ma riesce comunque a
sussistere per qualche minuto o qualche giorno, è un mostro. È, infine, un
misto di forme: colui che come un serpente, non ha né braccia, né gambe è un
mostro”. Ivi, p. 64
13
Haraway D., Op. cit., pp. 73,74
differenziali di “interferenza e non immagini riflesse”.14 Non
rimanda a nulla se non a se stesso e al proprio singolarissimo
evento e, in questo senso, può dire Foucault, esso è un
“principio tautologico”.15 Il mostro non si definisce infatti
che attraverso la propria radicale e irriducibile alterità: “il
mostro è la differenza”.16

Verso un mondo mostruoso senza genere

Il carattere essenzialmente trasgressivo dei mostri rende


facilmente comprensibile il trattamento estremamente severo che
è sempre stato loro riservato, nonché lo scandalo che hanno
sempre suscitato. La loro messa in discussione della legge è
radicale, travolge cioè tanto le leggi naturali quanto quelle
sociali: situandosi nel “punto di congiunzione della natura e
del diritto”,17 il mostro ha sin da subito costituito una
“entità giuridico-biologica”,18 venendo dapprima interpretato
come un funesto presagio divino e in seguito medicalizzato e
criminalizzato. Il mostro ha infatti sempre portato su di sé un
giudizio di valore morale e sociale, solitamente la colpa

14
Ivi, p. 69
15
Foucault M., Op. cit., p. 58
16
Deleuze G., Differenza e ripetizione, Raffaello Cortina, Milano, 1997,
p. 48. Gli studi di genere e la filosofia contemporanea sono qui solidali
nella critica a “l’incurabile familiarismo della psicanalisi” (Deleuze G. e
Guattari F., L’Anti-Edipo, Einaudi, Torino, 1975, p. 102). “I mostri in un
mondo cyborg”, infatti, “sono incorporati in narrative non edipiche”
(Haraway D., Op. cit., p. 9), sfuggono al “piccolo dramma familiare” (ivi,
p. 76) dell’Edipo, sono “illegittimi” (ivi, p. 13), a tal punto differenti
dai propri genitori da possedere “un corpo non generato” che “libera energia
genealogica greggia, illimitativa, ove può mettersi, iscriversi,
rintracciarsi in tutte le diramazioni contemporaneamente, da ogni parte”
(Deleuze G. e Guattari F., Op. cit., p. 85).
17
Foucault M., Op. cit., p. 66
18
Ivi, p. 57
propria e/o di chi lo ha generato.19 Tristemente famose sono le
campagne eugenetiche portate avanti nel corso del Novecento:
“regimi totalitari come quello della Germania di Hitler e
dell’Unione Sovietica di Stalin vietarono l’esibizione di
freaks in quanto esemplari degeneri della specie umana. Se ne
occuparono poi nelle loro campagne eugenetiche di pulizia
etnica, impedendo loro di riprodursi”.20
Lo stigma che pesa sui mostri è dunque ad un tempo biologico
e sociale, naturale e giuridico, poiché la loro trasgressione
interessa entrambe le dimensioni. Diventa così chiaro quale
possa essere il loro interesse negli studi di genere: il mostro
scardina sia il determinismo biologico, che si basa su presunte
e immaginarie essenze naturali, sia il costruzionismo sociale,
che assimila il genere a un dato ruolo sociale che si
tratterebbe di riprodurre. Tale complicità tra l’essenzialismo
biologico e quello sociale regola in fondo la nostra società,
dove l’attribuzione del sesso è spesso “preconcetta e
convenzionale”21 e si basa su miscugli teorici di biologi ed
ideologia. Ciò è particolarmente evidente, sottolinea
l’antropologa Mila Busoni, nelle “procedure sulla
determinazione del sesso e delle tecniche di intervento sui
neonati intersessuati, cioè di quegli esseri umani che alla
nascita presentano organi sessuali esterni non chiaramente
definiti né come maschili né come femminili”. In questi casi, i
medici sono soliti ignorare la mostruosa ambiguità dei nuovi
nati e procedere con la costituzione chirurgica del sesso sulle

19
Si vedano le ricognizioni storiche di Asma S., On monsters. An unnatural
history of our worst fears, Oxford University Press, New York, 2009
20
Braidotti R., Op. cit., p. 45
21
Busoni M., Genere, sesso, cultura. Uno sguardo antropologico, Carocci,
Roma, 2000, p. 45
tradizionali basi binarie, tanto che sarebbe più corretto
parlare di “(ri)costituzione del sesso”.22
Il mostro, incarnazione paradossale del contro-natura e della
differenza, può essere proprio quel dispositivo teorico utile a
scardinare i binarismi che sclerotizzano i discorsi sul
genere, fondando un’epistemologia politica a venire. Può
insegnarci “come costruire un’unità politica senza affidarci
alla logica dell’appropriazione, dell’incarnazione e
dell’identificazione tassonomica”23 e condurci verso un “mondo
mostruoso senza genere”.24

Bibliografia

Aristotele, La riproduzione degli animali, in Id., La vita (a


cura di Diego Lanza e Mario Vegetti), Bompiani, Milano, 2018
Asma S., On monsters. An unnatural history of our worst
fears, Oxford University Press, New York, 2009
Braidotti R., Madri, mostri e macchine (a cura di Anna Maria
Crispino), manifestolibri, Roma, 1996
Busoni M., Genere, sesso, cultura. Uno sguardo antropologico,
Carocci, Roma, 2000
Deleuze G. e Guattari F., L’Anti-Edipo. Capitalismo e
schizofrenia, Einaudi, Torino, 1975
Deleuze G., Differenza e ripetizione, Raffaello Cortina
Editore, Milano, 1997
Foucault M., Gli anormali. Corso al Collège de France (1974-
1975), Feltrinelli, 2000

22
Ivi, p. 46
23
Haraway D., Op. cit., p. 15
24
Ivi, p. 39
Haraway D., The Haraway reader, Routledge, New York-London,
2004
Platone, Cratilo, in Id., Tutti gli scritti (a cura di
Giovanni Reale), Bompiani, Milano, 2000

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