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Marco Pizzuti

PANDEMIE

NON AUTORIZZATE

I retroscena di un evento epocale che ha trasformato


radicalmente lo scenario internazionale e la vita di
tutti noi

L’indagine più accurata e completa, con il maggior


numero di prove e testimonianze mai raccolte finora
 

Marco Pizzuti
Pandemie non autorizzate
Copyright © 2021 Edizioni Il Punto d’Incontro
Prima edizione italiana pubblicata nel marzo 2021
Prima edizione digitale: aprile 2021
Edizioni Il Punto d’Incontro, via Zamenhof 685, 36100 Vicenza,
tel. 0444239189, fax 0444239266
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di quest’opera può essere riprodotta in alcuna forma senza
l’autorizzazione scritta dell’editore, a eccezione di brevi citazioni destinate alle recensioni.

ISBN 9788868207748
www.edizionilpuntodincontro.it

I fatti esposti nel testo sono documentati e veri cabili, mentre la loro interpretazione e la conclusione
sono opinioni personali dell’autore, ex art. 21 della Costituzione italiana.
Indice

Introduzione

Capitolo I
L’ILLUSIONE DELLA SANITÀ PUBBLICA

Il grande bluff della “comunità scientifica” come garanzia di


oggettività
La verità sulla ricerca universitaria
Le associazioni e le società dei medici
Una fetta della torta per tutti
Soldi anche alle ASL, ai medici degli ospedali, alle università e all’ISS
Gli esperti
Conflitto d’interessi nei vertici della sanità pubblica e nel comitato
tecnico-scientifico
Previsioni catastrofiche errate
La formazione dei medici e l’organizzazione della sanità pubblica
affidata a Big Pharma

Capitolo II
IL VERGOGNOSO BUSINESS DEI VACCINI

Vaccini, autismo e le vere bufale


Andrew Wakefield, truffatore o martire?
L’ipotesi proibita
La missione di Brian Deer, distruggere Wakefield
Le vere motivazioni di The Lancet e la persecuzione giudiziaria
Gli studi sui danni da vaccino non mancano, ma si finge che non
esistano
Tre governi per una ministra bugiarda
L’ordine dei medici e i reati di opinione
La gigantesca truffa del vaccino influenzale e l’interferenza virale
L’inquietante testimonianza di una insider

Capitolo III
VIVIAMO IN UNA OLIGARCHIA

Chi controlla la moneta è il vero padrone del mondo


Banca d’Italia docet
Dietro la maschera dell’ente pubblico
Senza media indipendenti non può esserci democrazia
Anche gli intellettuali pro establishment protestano
Dalla testimonianza di Aaron Russo all’ID2020
L’FDA si prepara ad autorizzare il microchip per la popolazione
Il denaro del Recovery Fund per controllare i cittadini

Capitolo IV
BILL GATES E IL VERO VOLTO DEL
FILANTROCAPITALISMO

Il rampollo di un facoltoso lignaggio


George Soros, un altro buon esempio del filantrocapitalismo
La metamorfosi
ID2020 e l’Alleanza per l’identità digitale
Il brevetto n. 060606 e altre tecnologie per il controllo di massa
Il capitalismo creativo dal 2008 a oggi
Una sperimentazione troppo breve e pericolosa
Bill Gates: I danneggiati da vaccino? Li paga lo Stato
Il Covid-19 e la nuova pandemia
Capitolo V
DALLE ALTRE PANDEMIE AL COVID-19

Il ruolo dei media


Il terrorismo mediatico sulle due principali testate giornalistiche
italiane
Nessun rapporto tra la realtà e la sua trasposizione mediatica
Come si crea una psicosi
Titoli forti per spettacolarizzare la notizia e impressionare il pubblico
Immagini scelte con la cura della sceneggiatura per un film
La magica sparizione del virus A/H1N1

Capitolo VI
L’IPOTESI PIÙ REALISTICA SULL’ORIGINE DEL
VIRUS

Il legittimo sospetto
Il prof. Joseph Tritto smonta la ricostruzione ufficiale
La nuova generazione di scienziati affaristi
Intervista al dott. Rashid Buttar
La reticenza della Cina e i ritardi dell’OMS
Da cosa è composto il virus e come è stato creato
Anche altri illustri scienziati confermano la tesi dell’origine artificiale
Il caso Judy Mikovits
La versione dei fatti del dott. Shiva Ayyadurai
L’opinione di un Nobel
Se il virus muta nelle sequenze genomiche chiave, qualsiasi vaccino
sarà inutile
Le mutazioni comportano l’indebolimento del virus

Capitolo VII
IL VIRUS DEL PANICO

Autopsie ostacolate e statistiche gonfiate


Suicidi, psicosi e tracollo economico
La testimonianza di un medico italiano in Svezia
Cinque colossali bufale mainstream in sole due settimane
Il capovolgimento della realtà e dell’interpretazione dei dati
Il collasso della sanità pubblica
La condizione dei positivi asintomatici spiegata dal presidente della
Società dei Virologi
Ciak si gira: la “seconda ondata” di bufale
Il problema dei falsi positivi
Estratto dello studio del dott. Stefano Scoglio sui tamponi Covid-19
La questione della mutazione del virus
La questione dei cicli (runs) della RT-PCR
La questione della cross-reattività, o mancanza di specificità
La verità dalle autopsie
Alcuni episodi esilaranti

Capitolo VIII
LA VERITÀ SULLE MASCHERINE

Il dott. Alberto Donzelli


La dottoressa Margareta Griesz-Brisson
Il dott. Russell Blaylock
Il dott. Dan Erickson e altri medici
L’analisi del nanopatologo Stefano Montanari
Altri studi
Lo studio danese “peer-reviewed” rifiutato dalle riviste

Capitolo IX
LE CURE PROIBITE

Adenosina e Ivermectina
La terapia cortisonica
Ozono e fake news di Stato
L’ossigeno-ozonoterapia
Il siero iperimmune
Clorochina: i medici la vogliono e le loro associazioni la vietano
Lo studio spazzatura di The Lancet e del New England Journal of
Medicine contro la clorochina
Negare l’idrossiclorochina per protrarre l’emergenza?
La terapia a base di adenosina
La lattoferrina e la vitamina D

Capitolo X
IL NUOVO ORDINE MONDIALE È ADESSO

La dittatura dolce
Il giro di vite su censura e discredito
La Fabian Society e il lupo travestito d’agnello
L’attuale situazione prevista da Gunther Anders
Le riflessioni di Giorgio Agamben
Le pressioni della finanza per imporre i lockdown
Non si muove foglia che l’élite non voglia
Informazione preconfezionata
Habemus Vaccinum!
La lunga fedina civile e penale di Big Pharma
Gli intrecci societari
Il grande bluff del vaccino pubblico italiano
Non chiamatelo vaccino: è trattamento genico
I rischi del vaccino anti-Covid secondo la dottoressa Bolgan e la
genetista Henrion-Caude
Minacce a chi manifesta dubbi sull’efficacia e la sicurezza del vaccino
Effetti collaterali e nuovo virus mutato
Colpo di Stato mondiale
Il “Grande Reset”
Le dichiarazioni di Monsignor Viganò
Anche Radio Maria al fianco di Viganò
La famiglia Kennedy ancora in prima linea contro il deep state
L’era post pandemica secondo Bill Gates e la sentenza del tribunale
peruviano...

Appendice
Medici e avvocati di tutto il mondo contro la
dittatura sanitaria

Il “Piano di chiarezza scientifica”


La denuncia della Commissione d’inchiesta extraparlamentare tedesca
Un team di prestigiosi avvocati internazionali contro lo strapotere delle
lobby
Medici e operatori sanitari belgi chiedono l’apertura di una inchiesta
contro l’OMS
Il documento di denuncia di medici e docenti di tutto il mondo

Note
Introduzione

Nei primi anni 2000 Bill Gates ha iniziato a trasferire i suoi affari dal mondo
dei software (monopolizzato dalla sua Microsoft), al settore farmaceutico con
particolare attenzione ai vaccini e alle campagne di prevenzione sanitaria
dell’OMS. In breve tempo ha acquisito i pacchetti azionari delle più grandi
industrie farmaceutiche ed è divenuto il primo nanziatore privato dell’OMS
che per i ¾ del suo budget è interamente sostenuto da Big Pharma. Dopo
avere assunto un ruolo di primo piano nella guida dell’OMS (ogni
nanziamento concesso all’ente è subordinato allo svolgimento di un suo
obiettivo) ed essere entrato in pompa magna nel mercato farmaceutico, lo
spettro delle pandemie globali ha iniziato a presentarsi con particolare
frequenza (l’aviaria nel 2003, la suina nel 2009, il Covid19 nel 2019).
Il 26 gennaio del 2010, l’OMS è stata invitata al Consiglio d’Europa di
Strasburgo per rispondere alla mozione “Le false pandemie, una minaccia per
la salute”. Il primo a sottoscrivere il documento era stato il medico tedesco
Wolfgang Wodarg (presidente dell’Assemblea parlamentare del Comitato
sanitario del Consiglio d’Europa) che espresse il suo atto di accusa contro
l’OMS nei seguenti termini: “Negli ultimi anni il mondo è stato terrorizzato
quattro volte, l’epidemia di Sars, la mucca pazza, l’in uenza aviaria e in ne la
suina, ma oggi sappiamo che queste paure erano ingiusti cate. In nome del
popolo europeo dobbiamo porci delle domande. Milioni di persone sono state
vaccinate inutilmente, com’è possibile che l’OMS sia arrivata a promuovere
una iniziativa così sciocca e costosa? Prima l’aviaria, ora la suina. Per l’OMS è
una tragica perdita di credibilità”.
Anche la Commissione Sanità giunse ad accusare espressamente l’OMS di
avere creato una “falsa pandemia” che aveva trasformato una comune in uenza
in un business miliardario, diffondendo paura nella popolazione e nei governi
di tutto il mondo che, per prepararsi e difendersi da quella che sembrava una
imminente emergenza sanitaria senza precedenti, hanno speso un patrimonio:
“Il Consiglio d’Europa vuole sapere se l’OMS si è fatta condizionare
dall’industria farmaceutica, che grazie alla pandemia ha registrato incassi
record. Ma gli scenari pandemici annunciati non si sono avverati. Una bufala
gigantesca o un errore di valutazione?”.
In seguito a queste denunce, venne appurato che gli esperti del più
autorevole ente sanitario del mondo avevano fatto innalzare l’allarme dell’OMS
no al livello 6 (il massimo possibile) su commissione dei produttori dei
vaccini.1 Ciononostante, non venne aperta nessuna inchiesta penale e il caso fu
rapidamente insabbiato per non compromettere la credibilità dell’OMS
insieme alla reputazione e ai lucrosi affari miliardari della potente industria
farmaceutica.
I mass media, i virologi e i governi di tutto l’occidente che no a quel
momento avevano creato una psicosi collettiva nella popolazione
terrorizzandola 24 ore al giorno con dichiarazioni shock sull’imminente morte
di decine di milioni di persone a causa della pandemia suina H1N1, lasciarono
cadere nel vuoto la notizia di questo gravissimo episodio di corruzione. Il
giorno dopo, come se niente fosse, i virologi scomparvero dai salotti televisivi e
i grandi canali d’informazione iniziarono a parlare d’altro mentre le istituzioni
governative di tutto il mondo si eclissarono senza prendere alcun
provvedimento che potesse evitare il ripetersi di quanto accaduto.
Esattamente dieci anni dopo, nel dicembre 2019, è scoppiato l’ennesimo
allarme sanitario mondiale per un nuovo virus denominato SARS-CoV-2
appartenente alla famiglia dei coronavirus responsabili della comune in uenza
e la storia della pandemia suina sembra ripetersi seguendo il medesimo
copione.
Il primo focolaio dell’infezione è stato individuato in Cina nel mercato del
pesce della città di Wuhan e secondo la teoria più accreditata a livello ufficiale,
sarebbe giunto all’uomo dai serpenti2 o dai pipistrelli3 attraverso un salto di
specie detto zoonosi.
Ciononostante, sono emersi subito dei dubbi sulla vera origine del SARS-
CoV-2, perché nel 2014, proprio nella città di Wuhan, è stata terminata la
costruzione di un bio-laboratorio di livello 4 (autorizzato a maneggiare i virus
più letali per l’uomo) specializzato nella creazione di virus “chimera” (agenti
infettivi ottenuti attraverso raffinate tecniche di ingegneria genetica) dei
pipistrelli da rendere patogeni per l’uomo. Il nuovo centro biotecnologico
“cinese” è costato ben 44 milioni di dollari ed è stato realizzato grazie a
collaborazioni internazionali che hanno visto la partecipazione degli scienziati
francesi e americani del Galveston National Laboratory dell’Università del
Texas4 (la cui sperimentazione è nanziata dal NIAID, il Dipartimento della
Difesa degli Stati Uniti), dei Centri statunitensi per il controllo e la
prevenzione delle malattie, di altre agenzie federali e dell’industria
biofarmaceutica.5
Gli scienziati cinesi, oltre ad avere svolto i loro corsi di preparazione presso
un laboratorio di Lione di livello 46, sono sempre rimasti in stretti rapporti di
collaborazione con i ricercatori statunitensi e dell’OMS che, secondo quanto
rivelato dal prof. Francis Boyle, docente di diritto presso l’Università
dell’Illinois (nel 1989 ha redatto il Biological Weapons Act, la legge
sull’antiterrorismo per le armi biologiche degli Stati Uniti), erano a conoscenza
della fuoriuscita del virus dal laboratorio di Wuhan.7
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in una lettera inviata
all’ONU il 9 marzo 2020, ha dichiarato a sua volta, che il SARS-CoV-2 è stato
creato dall’uomo.8 Alla stessa conclusione sono giunti anche il Nobel
Montagnier, il prof. Joseph Tritto e molti altri luminari di fama mondiale
oscurati dai media.
I ricercatori del prestigioso Nature hanno invece escluso che potesse
provenire dai serpenti mentre i biologi cinesi della South China University of
Technology hanno rigettato anche l’ipotesi sul passaggio di specie dai
pipistrelli.9 Le più autorevoli riviste scienti che del mondo come Science e
Lancet hanno espresso molti dubbi persino sulla teoria della propagazione del
virus dal mercato del pesce di Wuhan e Robert Red eld, il direttore del Center
for Disease Control (CDC) degli Stati Uniti, il 9 marzo 2020 ha ammesso
pubblicamente che alcuni dei decessi dei cittadini americani avvenuti prima
dello scoppio dell’epidemia in Cina classi cati come morti per l’in uenza
stagionale, in realtà sono risultati positivi al Covid-19 durante un esame post-
mortem.10
Gli Stati Uniti hanno accusato la Cina e viceversa, ma i principali
“imputati” di questa vicenda non sono gli Stati che non avevano nulla da
guadagnare da una pandemia, bensì l’agglomerato nanziario e farmaceutico
che ha sempre agito per interessi privati senza alcun riguardo per le nazioni.
A meno di due mesi di distanza dalla scoperta ufficiale del primo caso di
SARS-CoV-2, il Johns Hopkins Center for Health Security in collaborazione
con il World Economic Forum e la Fondazione Bill & Melinda Gates (patron
dei produttori dei vaccini) ha presentato a New York “l’Event 201 Pandemic
Exercise” in cui è stata simulata una pandemia da coronavirus diffusasi in tutto
il mondo per mostrare gli enormi costi economici e di vite umane legati alle
infezioni dei virus e promuovere la somministrazione dei vaccini11 (al summit
hanno partecipato 15 leader di multinazionali, dei governi e della sanità
pubblica). Il grave allarme internazionale per il Covid-19 ha poi fatto decollare
il valore delle azioni delle aziende farmaceutiche coinvolte nella ricerca di un
farmaco12 e il 25 febbraio, la società “Moderna” (tra i suoi principali partner
nanziatori gura la Bill & Melinda Gates) ha annunciato di avere sviluppato
il primo vaccino pronto a essere testato sull’uomo.13 A ne novembre 2019
inoltre, l’hedge fund “Bridgewater” (uno dei fondi investimenti più grande del
mondo), aveva scommesso 1,5 miliardi di dollari sul crollo delle borse per il
mese di marzo 2020 (poi veri catosi puntualmente) contro ogni previsione
economica degli esperti.
L’insieme di questi fatti ha rafforzato il sospetto che qualcuno di molto
in uente sapesse in anticipo cosa stava per accadere e ulteriori indagini
sembrano confermare questa ipotesi.14 Lo stato di pandemia ha consentito alle
autorità governative di tutto il mondo di militarizzare l’emergenza sanitaria
(posti di blocco, droni, elicotteri, tracciamento dei cittadini, coprifuoco, zone
rosse invalicabili, distanziamenti, mascherine, soldati per le strade e censura di
qualsiasi opinione contraria)15 e di adottare le eccezionali misure restrittive
delle libertà personali “consigliate” dall’OMS, che è arrivata a “raccomandare”
le vaccinazioni obbligatorie come unica condizione per tornare alla normalità.
L’insieme di tali provvedimenti ha fatto colare a picco l’intera economia reale
globale e i bene ciari di questa situazione sono stati esclusivamente l’élite
nanziaria che concede prestiti agli Stati, sempre più indebitati dalla crisi, e il
cartello farmaceutico che produce e vende i vaccini.
Nel post-coronavirus niente sarà più come prima e dalle macerie
economico-sociali lasciate dal Covid-19, è già possibile intravvedere un vero e
proprio colpo di Stato dell’élite nanziaria globale, che attraverso la dittatura
sanitaria intende realizzare il Nuovo Ordine Mondiale del “Great Reset”.
Capitolo I

L’illusione della sanità pubblica

Mai come ora si è rivelato d’importanza cruciale per la sopravvivenza della


libertà e della democrazia fare chiarezza su quale entità si nasconde veramente
dietro la cortina fumogena della cosiddetta sanità pubblica e sulla ricerca
scienti ca più accreditata dai mass media e dalle istituzioni di tutto il mondo.
Nel corso della storia, infatti, non era mai accaduto prima che i vertici della
sanità mondiale potessero assumere il controllo delle nazioni no al punto di
poter sospendere i diritti fondamentali dei loro cittadini, impedire i funerali e
separare le famiglie in base alle decisioni di comitati tecnico-scienti ci che sono
la diretta emanazione degli interessi particolari dell’industria farmaceutica. Il
primo dato da sapere quindi è che in realtà l’Organizzazione Mondiale della
Sanità, ovvero il massimo organo della sanità pubblica a livello globale, non è
affatto l’autorità scienti ca imparziale descritta dai canali d’informazione
ufficiali, bensì un ente caratterizzato da con itti d’interessi talmente gravi e
insanabili da non poter essere considerato in alcun modo, il rappresentante
dell’interesse collettivo alla salute. Al contrario invece, e senza nessun timore di
smentita, può essere classi cato come il garante degli interessi privati
dell’industria farmaceutica.
Come verrà dimostrato in seguito, ormai l’OMS rappresenta il vertice di
un comitato d’affari privato che è stato posto alla direzione delle istituzioni
sanitarie pubbliche nazionali. Ufficialmente è nanziato dai 194 Paesi membri
con contributi ssi in base al PIL (sostanzialmente congelati dal 1987), ma
sono le donazioni volontarie provenienti da aziende e fondazioni private a
costituire quasi tutto il suo budget complessivo, ovvero ben 4,6 miliardi di
dollari su 5,6.16 Per quanto scarsamente noto, infatti, tutte le grandi agenzie di
controllo per la tutela della nostra salute, dall’OMS all’E-MA (Agenzia europea
per il controllo sui farmaci), no alla FDA (Agenzia statunitense per il
controllo sui farmaci), a cui fanno da corollario i vari enti sanitari nazionali,
sono nanziate direttamente dall’industria del farmaco oppure la maggior parte
dei loro esperti è in busta paga dei produttori dei farmaci che dovrebbero
controllare.
In giurisprudenza, affinché una sentenza possa essere considerata valida e
imparziale è necessario che venga rispettato il principio giuridico secondo cui
chi riveste il ruolo di organo giudicante non può accettare soldi o regalie
(neppure di lieve entità) dall’imputato che deve giudicare. In caso contrario, si
con gura il reato di istigazione alla corruzione ex art. 322 del c.p., che è stato
introdotto dai giuristi proprio per proteggere il retto funzionamento e il
prestigio della pubblica amministrazione contro il pericolo di iniziative
unilaterali che, in quanto nalizzate alla conclusione di un pactum sceleris
(ottenere favori in cambio), possano rappresentare un grave turbamento della
funzione pubblica. In ambito medico quindi, dove la salute e la vita del malato
dipendono esclusivamente dalla valutazione obiettiva e imparziale che riguarda
l’efficacia e la sicurezza dei farmaci, questo principio dovrebbe essere applicato
con ancora maggior rigore e severità. Ciononostante, nella prassi accade
l’opposto, poiché i medici e gli esperti degli organi di controllo che devono
valutare e autorizzare i farmaci da prescrivere, vengono lasciati liberi di
incassare denaro a vario titolo dai loro produttori.
Nell’immaginario collettivo, l’OMS è un ente pubblico e le sue spese
vengono sostenute esclusivamente dai contributi statali delle nazioni affinché
questo organismo internazionale possa svolgere la sua funzione di tutela della
salute in modo imparziale. In realtà invece, ben i tre quarti delle sue risorse
nanziarie provengono direttamente dall’industria farmaceutica e in particolare
dai produttori dei vaccini.17
La Bill & Melinda Gates Foundation per esempio, è attualmente il suo
primo nanziatore in assoluto e il patron della fondazione viene considerato
dai dipendenti dell’OMS come il suo “amministratore delegato”. Non è quindi
un caso se si comporta come tale indirizzandone la politica e le riforme degli
ultimi vent’anni. Ciò è così evidente che nel 2011 (quando i nanziamenti
privati pesavano “solo” per il 76% del budget) persino un quotidiano
notoriamente pro-industria come Il Sole 24 Ore è stato costretto ad ammettere
(seppur molto “timidamente”) che gli investimenti di Bill Gates sull’OMS
appaiono volti a promuovere le riforme da lui desiderate: “Il plurimiliardario
inventore di Microsoft ha deciso di donare per lanciare, tra le altre cose, la sua
campagna decennale per la diffusione delle vaccinazioni […]. Ma i
nanziamenti sembrano anche destinati ad aiutare l’attuale direttore dell’OMS,
Margaret Chan, a promuovere la sua riforma. I due insomma sembrano
camminare a braccetto. E anche se la lantropia di Gates non è in discussione,
il rischio di con tto d’interessi è sempre dietro l’angolo. Così come per tutti gli
altri grandi e piccoli nanziatori volontari che negli anni sono diventati cruciali
per la vita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tanto che se no a poco
più di 10 anni fa il budget dell’OMS si reggeva per metà sui fondi istituzionali
che per statuto arrivano da tutti i 194 paesi membri (la quota si calcola in base
al PIL di ognuno), oggi invece la sopravvivenza dell’organismo di Ginevra si
regge per il 76% sulle cosiddette donazioni volontarie. Che quasi sempre sono
legate all’avvio di progetti e programmi speci ci. Nella lista dei donatori c’è un
po’ di tutto […] e ovviamente tra i privati non mancano tutte le Big Pharma
che sostengono l’OMS direttamente o attraverso le proprie fondazioni”.18 Un
altro articolo del 2011 dello stesso quotidiano, oltre a denunciare la totale
perdita di credibilità dell’OMS come ente pubblico, ha ricostruito il processo
che nel corso degli anni lo ha trasformato in uno strumento in mano a Bill
Gates e alle case farmaceutiche:

“L’OMS non sta bene. La sua crisi, sotto le mentite spoglie di un de cit che supera i 300
milioni di dollari quest’anno, è una crisi d’identità. Creata per governare la salute pubblica
globale e assicurare il più elevato standard di salute possibile per tutti i cittadini del mondo,
no al 1990 non aveva problemi ad attrarre nanziamenti pubblici. Da almeno 30 anni però,
l’OMS ha perso il controllo, prima delle proprie politiche e poi delle proprie nanze. Oggi più
dell’80% delle risorse disponibili proviene da contributi volontari pubblici e privati, per
speci che attività scelte dai donatori, mentre i contributi regolari dei 193 Stati membri
rappresentano meno del 20% del budget. Con una percentuale di contributi così risicata,
l’OMS non può più decidere autonomamente quali politiche di salute attuare […]. Per la
quantità di fondi che riescono a impegnare, questi donatori ormai non sono più semplici
realizzatori di attività, ma agiscono nella de nizione di politiche e priorità: lo dimostra il
decennio dei vaccini annunciato da Bill Gates all’assemblea mondiale a maggio. Il
cambiamento ha avuto inizio negli anni in cui le sorti del mondo venivano ridisegnate secondo
il modello neo-liberista, le cui conseguenze su economia e nanza sono state appunto il tema
del G20 a Cannes. Anni cruciali per la spinta che l’OMS era riuscita a imprimere alle politiche
pubbliche sulla salute, con la dichiarazione di Alma Ata nel 1978 (‘salute per tutti entro il
2000’) e con le prime iniziative globali contro le ingerenze delle multinazionali: il programma
per i farmaci essenziali (1977) e il codice internazionale sul marketing del latte arti ciale
(1981). Il Global Compact lanciato da Ko Annan a Davos nel 1999, con l’imperativo di
aprirsi ai privati quale loso a ispiratrice della sua proposta di riforma dell’ONU, ha fatto il
resto. Questo cambio di paradigma che ha prodotto inediti scenari nella governance globale
della salute e favorito la penetrazione di una cultura di mercato anche nei territori della
promozione della protezione del diritto alla salute, ha ridimensionato il ruolo dell’OMS e l’ha
costretta a fare i conti con nuovi attori istituzionalmente più agili, politicamente più in uenti e
nanziariamente più solidi. Si parla di ‘multilateralismo di Troia’, per indicare il nuovo modello
di multilateralismo verticale in cui gli attori privati contano in modo sempre più decisivo, a
discapito delle dinamiche orizzontali e interstatuali di vecchio tipo. Oggi gli effetti combinati
della crisi economica e della speculazione nanziaria che si abbattono sui debiti sovrani
producono danni visibili alla salute delle persone […]. In piena crisi globale dunque […] è
evidente che un serio impegno per la salute non può prescindere da un approccio rivolto alla
protezione sociale sia nel nord che nel sud del mondo. Necessità imporrebbe che gli Stati
membri dell’OMS ripartissero da questa visione per riappropriarsi della loro funzione centrale
e prendersi cura dei meccanismi economici, sociali e ambientali che creano malattia e che
rendono sempre più ampio il divario delle condizioni di salute tra chi ha e chi non ha […]. La
s da è dunque ridisegnare l’OMS del futuro con tratti più marcati e credibili, per meglio far
fronte all’impatto della globalizzazione sulla salute, come chiedono i soggetti che hanno a cuore
la funzione intergovernativa dell’agenzia. Il senso di marcia della riforma, si evince dal
documento del direttore generale, Margaret Chan, discusso a Ginevra, sembra invece ispirato
alla volontà di rendere l’OMS più competitiva nell’inevitabile concorrenza con le alleanze
pubblico-private, quindi ancora più incline alle logiche dei Paesi donatori e dei soggetti privati,
al cui neppure tanto potenziale con itto di interesse il documento dedica solo quattro righe (su
41 pagine). Non c’è da stupirsi se ciò ha sollevato le proteste della società civile, e di molti
governi, costringendo l’OMS a cancellare un già annunciato Forum globale sulla salute. Nella
discussione fra i 34 Paesi del Consiglio esecutivo sono emerse molte tensioni e le
contraddizioni di una riforma nata sul lo del de cit di budget e imbastita sulla trama di una
visione del mondo maliziosamente ingenua, secondo cui tutti coloro che si occupano di salute
(terzo business mondiale dopo nanza e petrolio) lo fanno per difenderne il bene collettivo.
Vedremo se alla ne questa riforma, secondo molti voluta da Margaret Chan per assicurarsi un
secondo mandato, saprà rispondere alle esigenze dei bisogni, piuttosto che al potere dei
soldi.”19

Nel biennio 2016-2017 le donazioni volontarie all’OMS sono state di circa 3


miliardi e 900 milioni di dollari, quasi l’87% del budget totale (di quattro
miliardi e mezzo) e il British Medical Journal ha documentato che solo nel
2017 l’80% di questi fondi era condizionato a una precisa agenda decisa dai
donatori privati.20 L’attività “ lantropica” della fondazione Gates quindi, è
tutt’altro che disinteressata, perché oltre ad assicurargli un tornaconto molto
remunerativo nel campo delle politiche vaccinali di tutto il mondo, gli
consente di decidere le priorità dell’OMS insieme a quelle dei governi colpiti
dalle emergenze sanitarie. Si tratta cioè di denaro che conferisce a Gates e al
capitalismo nanziario il potere di plasmare il mondo secondo i propri
desideri.
Il grave problema dell’insanabile con itto d’interessi dell’OMS è stato
risollevato anche in una recente interrogazione europarlamentare del 21
gennaio 2020, ma l’industria farmaceutica non ha alcuna intenzione di mollare
il controllo sul vertice della sanità pubblica mondiale, mentre gli Stati
sembrano non avere abbastanza potere e autonomia decisionale per porre ne a
questa situazione scandalosa. L’interrogazione dell’Europarlamento però non
lascia alcun dubbio sul fatto che in questo modo l’OMS ha perso qualsiasi
credibilità e autorevolezza:

“L’OMS ha un ruolo centrale nella piani cazione delle strategie vaccinali anche in Europa e ha
dettato le linee guida per il riconoscimento dei danni da vaccinazione che anche qui si sono
veri cati. Ciò detto, da qualche anno, l’OMS vede tra i suoi maggiori nanziatori non gli Stati
membri bensì enti privati, i cui nanziamenti costituiscono i tre quarti del patrimonio
dell’OMS. Tra essi spiccano le principali case farmaceutiche produttrici di vaccini e
organizzazioni quali, per esempio, la Fondazione Gates e GAVI Alliance, che hanno come
oggetto sociale la diffusione dei vaccini. Ciò premesso, prescindendo da valutazioni sull’utilità
o meno dei vaccini raccomandati o obbligatori e dal rapporto costi-bene ci di alcuni di essi,
l’interrogante ritiene che avere tra i propri nanziatori soggetti privati in evidente con itto di
interesse vada a minare la terzietà della stessa OMS e ne metta in discussione l’autorevolezza”.21

Il medico che prescrive e controlla la sicurezza e l’efficacia dei farmaci non


dovrebbe mai accettare neanche una cena dai produttori, eppure, nell’attuale
sistema, gli esperti dell’OMS che decidono la sorte del mondo sono a tutti gli
effetti dei dipendenti delle case farmaceutiche, perché il loro stipendio proviene
per i tre quarti proprio dall’industria su cui dovrebbe vigilare con la massima
imparzialità nel nome della salute pubblica.
Il lavoro dell’OMS, inoltre, viene svolto attraverso i partenariati tra
pubblico e privato, in modo che i funzionari e gli esperti con incarichi pubblici
possano collaborare con i rappresentanti dell’industria, pranzare insieme e
stringere facilmente rapporti con denziali. Il passo successivo allo scambio di
favori però, è molto breve22. Ecco quindi spiegato com’è stato possibile gettare
il mondo nel panico nel 2009 per una infezione chiamata suina (H1N1) che in
realtà si scoprì poi essere più debole di un’in uenza stagionale. Si trattò di una
truffa colossale degli esperti dell’OMS in busta paga dei produttori dei
vaccini23, ma poiché nessuno fu arrestato e non venne aperta alcuna inchiesta
giudiziaria, il più importante ente sanitario del mondo ha continuato a essere
un’appendice dell’industria farmaceutica.
La stessa situazione la ritroviamo in tutte le altre agenzie “pubbliche”
deputate alla vigilanza sui prodotti dell’industria e la Food and Drug
Administration, la principale agenzia governativa degli Stati Uniti per il
controllo sui farmaci e sugli alimenti, non fa eccezione a questa regola poiché
sugli esperti delle sue commissioni pesano gravi con itti d’interessi,24 che
ormai sono diventati una costante invariabile nel tempo.25 I pagamenti
dell’industria e ogni altro tipo di contributo nanziario erogato a qualsiasi
titolo ai consulenti dell’FDA, prima del processo di revisione (autorizzazione al
commercio) dei loro farmaci, sono ampiamente riconosciuti come
preoccupanti dalla comunità scienti ca, ma l’introduzione di nuove regole
contro i con itti d’interessi non è mai riuscita ad arginare il fenomeno.26 Per
citare un esempio a dir poco clamoroso di come l’industria riesce a
spadroneggiare tranquillamente sugli organi di controllo, basterà ricordare
quanto accaduto nel 1991 con la Monsanto. Il più grande produttore
mondiale di OGM, infatti, pretendeva che i suoi prodotti transgenici fossero
equiparati per qualità e sicurezza ai prodotti naturali nonostante il parere
contrario della maggioranza degli esperti della stessa FDA. Monsanto allora
esercitò notevoli pressioni sul governo affinché creasse dal nulla un nuovo
posto da supervisore nella commissione dell’FDA addetta allo studio di
valutazione e poi lo fece assegnare a Michael Taylor, il suo avvocato di ducia.
Così appena Taylor assunse tale incarico fece eliminare qualsiasi proposta di
regolamentazione speci ca degli OGM a tutela della salute dei consumatori,
insieme all’obbligo di menzionare il loro sistema di produzione in etichetta.
Grazie al suo intervento, insomma, Taylor equiparò gli OGM ai prodotti
naturali e spalancò le porte degli alimenti ingegnerizzati al mercato alimentare
statunitense. In seguito, la Monsanto lo ricompensò con la nomina a vice-
presidente della multinazionale.27
L’industria farmaceutica (e non solo) ha la struttura di una piovra che con i
suoi tentacoli tiene saldamente in pugno tutte le grandi agenzie di controllo sui
farmaci, compresa la nostra EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, con sede
ad Amsterdam. E anche se a livello formale l’agenzia si presenta come un ente
pubblico della UE, autorevole e imparziale, che svolge la delicata funzione di
valutare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci per la tutela della nostra salute, in
realtà è solo l’ennesima propaggine dell’industria, da cui riceve l’84% delle sue
risorse economiche,28 esattamente come se fosse una delle sue tante aziende
private. Nel 2020, per esempio, su 358 milioni di euro messi a budget ben 307
sono stati stanziati dalle case farmaceutiche,29 che ovviamente non sono enti
caritatevoli e non sborsano centinaia di milioni senza ottenere in cambio un
proprio lucroso tornaconto.

Il grande bluff della “comunità scientifica”


come garanzia di oggettività

Il continuo e vertiginoso aumento dei prezzi dei farmaci che l’industria


giusti ca con gli alti costi della ricerca è solo un’altra colossale menzogna,
perché al contrario di quanto sostenuto dai grandi produttori di farmaci, i due
terzi delle loro spese riguardano la voce “amministrazione e marketing”.30 Per
l’industria, infatti, non è importante che un farmaco sia effettivamente efficace
e sicuro, poiché è sufficiente far credere che lo sia e per riuscirci deve
provvedere a “oliare” continuamente l’intero sistema dei controlli con una
pioggia di denaro. In realtà, quindi, la maggior parte delle spese per la ricerca
di base, viene lasciata alle università e agli enti pubblici, perché l’industria salta
come un avvoltoio sulla molecola da brevettare solo dopo che ha superato tutte
le prime lunghe costose fasi degli studi preliminari e ha già rivelato di
possedere proprietà commerciali interessanti.31 Il farmaco più costoso del
mondo, per esempio, si chiama Zongensma ed è stato acquistato dalla Novartis
dopo che le spese per la ricerca erano state nanziate con i soldi delle donazioni
volontarie dei cittadini per Telethon.32
Le agenzie di controllo, oltre a essere nanziate direttamente dall’industria
e ad avere nei loro gruppi di lavoro molti esperti con gravi con itti d’interessi,
in realtà non svolgono neppure un esame approfondito sui farmaci, perché si
limitano a leggere i documenti che vengono loro consegnati dai produttori.
Ciò in quanto è l’industria farmaceutica che assolda privatamente degli
scienziati per dimostrare la sicurezza e l’efficacia dei propri farmaci, con
sperimentazioni progettate sin dall’inizio a questo scopo e non certo per
ottenere un risultato imparziale. Come dimostrato dal cosiddetto “funding
effect” (effetto nanziamento), a livello statistico tutte le ricerche scienti che
nanziate direttamente o indirettamente dal produttore o comunque svolte da
ricercatori che hanno dei con itti d’interessi si concludono sempre a favore
degli sponsor. In pratica, basta conoscere anticipatamente chi nanzia la ricerca
per sapere come si concluderà.
Questa scandalosa situazione di fatto fa sì che, come onestamente ammesso
da Silvio Garattini, il più autorevole farmacologo italiano (fondatore
dell’Istituto Mario Negri di Milano e coordinatore di centinaia di ricercatori),
su circa diecimila farmaci autorizzati al commercio dagli enti preposti ai
controlli solo qualche decina sia realmente utile o efficace.33
L’industria è talmente potente da riuscire a capovolgere sempre la realtà e a
far apparire la pubblicità sui farmaci dei suoi direttori di marketing come una
evidenza scienti ca, mentre al contempo la vera scienza (quella scomoda della
ricerca accademica indipendente) che porta alla luce l’inefficacia e gli effetti
collaterali dei suoi prodotti, viene screditata come ricerca spazzatura. Ecco
quindi spiegato come è stato possibile per l’industria del tabacco riuscire a
sostenere per decenni l’inesistenza di qualsiasi relazione tra il tabagismo e lo
sviluppo del tumore al polmone, nanziando studi spazzatura nalizzati a
negare l’evidenza. E il caso del tabacco non è certo un’eccezione quanto
piuttosto la regola, perché lo stesso modus operandi è stato utilizzato dai
produttori per sostenere l’innocuità del DDT, dell’amianto, del berillio, delle
polveri sottili, della benzina al piombo ecc.
Il nanziamento di ricerche scienti che spazzatura e il controllo quasi
assoluto sulle agenzie pubbliche per la tutela della salute, ha consentito
all’industria di mantenere sul mercato i propri prodotti tossici per molti
decenni. Nel corso del tempo, non solo non è cambiato nulla, ma Big Pharma
ha persino rafforzato la sua posizione dominante no al punto di poter stabilire
cosa è scienza e cosa non lo è in base alle proprie convenienze. L’industria
farmaceutica quindi non si limita a far apparire i suoi farmaci migliori di ciò
che sono realmente ma può persino far insabbiare le cure sgradite che possono
mettere in crisi i suoi affari.34
Il mondo della ricerca ha una struttura verticale e gli studi scienti ci a cui
viene accreditato il massimo “impact factor” sono esclusivamente quelli
pubblicati sulle riviste più prestigiose come Nature, e Lancet o il British
Medical Journal, che però sono anch’esse controllate dall’industria in vario
modo. Si tratta infatti di riviste che hanno una scarsa tiratura con alti costi da
sostenere e che in pratica possono sopravvivere solo grazie agli inserti
pubblicitari pagati dall’industria farmaceutica. Inoltre, come coraggiosamente
denunciato da Richard Smith, l’ex direttore del British Medical Journal, su
queste riviste è molto diffusa anche la scandalosa presenza dei ghost writer,
ovvero di luminari pagati profumatamente da Big Pharma per apporre la
propria rma su studi scienti ci spazzatura, preparati dai suoi direttori di
marketing, per esaltare gli effetti positivi di un farmaco o minimizzarne gli
effetti collaterali.35 Ciò ovviamente non signi ca che tutti gli articoli pubblicati
sulle riviste scienti che più prestigiose del mondo vengano preparati in questo
modo, ma solo che il peso dell’industria nell’orientare le scelte mediche e la
ricerca scienti ca è determinante in ogni ambito.
Così, quando viene pubblicato uno studio sugli effetti collaterali di un
farmaco o di un qualsiasi prodotto di punta dell’industria, arrivano le
telefonate di protesta agli editori e inizia un “braccio di ferro” che, nella
maggior parte dei casi, si conclude con il ritiro della ricerca scomoda.36 Le
ricerche spazzatura di Big Pharma invece ottengono sempre una corsia
preferenziale sulle riviste e solo in rari casi vengono ritirate. Uno studio
pubblicato su Nature ha dimostrato infatti che oltre il 70% delle ricerche
scienti che pubblicate, quando esaminate, ha fallito il test di riproducibilità (la
base del sistema galileiano).37 Un dato così allarmante non può non far
ri ettere, perché come ammesso dagli stessi autori dello studio, l’attuale
sistema scienti co è in crisi e ciò signi ca che non è affidabile.
Le manipolazioni scienti che di Big Pharma sono ormai all’ordine del
giorno grazie a un sistema radicato e ben consolidato nel tempo può contare
anche sull’appoggio di giornalisti scienti ci, docenti universitari e luminari
compiacenti che vengono pagati per sostenere a spada tratta tutto ciò che
conviene all’industria. Il fatto è talmente evidente agli occhi degli “addetti ai
lavori”, che è diventato impossibile nasconderlo; persino la prestigiosa rivista
scienti ca Le scienze ha dedicato il titolo di una sua copertina proprio
all’impossibilità oggettiva di darsi delle case farmaceutiche.38

Nell’immagine, la copertina del prestigioso Le scienze n. 534 del febbraio

2013.

L’insieme dei fatti sopra esposti non potrebbe mai veri carsi se esistesse una
comunità scienti ca, intesa come insieme di scienziati indipendenti che
lavorano per l’interesse collettivo a livello paritario. In realtà, infatti, tale tipo di
“comunità scienti ca” sbandierata dai media come garanzia assoluta di
oggettività e imparzialità esiste solo nell’immaginario collettivo, poiché trova
fondamento esclusivamente nella propaganda dell’industria, che ne evoca
l’autorità ogni volta in cui deve nascondere le sue gravi ingerenze sulla scienza
medica. Il “segreto di Pulcinella” è che non tutti gli scienziati hanno lo stesso
peso all’interno della comunità, dove non vige affatto la democrazia ma bensì il
criterio dell’autorevolezza, che però può essere facilmente acquisito solo
quando si ottiene il benestare dell’industria: nanziamenti per le proprie
ricerche, pagamento di consulenze d’oro, pubblicazione dei propri studi sulle
grandi riviste, raccomandazioni, notorietà, passerelle sui mass media e
riconoscimenti speciali per il proprio lavoro. Per chi invece si trova
incidentalmente coinvolto in scoperte o ricerche che vanno contro gli interessi
dell’industria e intende proseguire nel proprio lavoro in nome della vera
scienza e dell’interesse collettivo, la carriera resta solo un miraggio irto di
ostacoli insormontabili: nessun nanziamento, ri uto delle grandi riviste di
pubblicare gli studi, continui attacchi da parte dei cosiddetti debunker del Web
e dei luminari pro-industria (con con itti d’interessi palesi o occulti) che
infestano i media mainstream e rischio di radiazione dall’albo per chi esercita la
professione medica. Di conseguenza, chi ha alle spalle una vita di studi e
sacri ci e deve difendere o conquistare la propria sicurezza economica ci deve
pensare almeno cento volte prima di mettersi in con itto con l’industria e
tutto l’establishment medico scienti co corrotto.
Quasi come fossero delle vere e proprie bombe a orologeria, neppure i
grandi luminari e i premi Nobel come Luc Montagnier, Ivar Giaever o Kary
Mullis vengono risparmiati alle accuse di complottismo appena osano avallare
delle ipotesi che escono fuori dall’orbita delle certezze tracciata dall’industria.
La macchina del fango quindi entra in azione solo quando uno scienziato o
un medico diventa scomodo, mai prima. Il trattamento che gli viene riservato è
sempre lo stesso: esclusione dai grandi media, dalle riviste scienti che, dai
dibattiti televisivi e dai giornali e ovviamente, non mancano neppure i pesanti
attacchi personali e la ridicolizzazione delle sue tesi senza alcuna possibilità di
contraddittorio.39
La comunità scienti ca, insomma, non è quell’ente ideale fondato sulla
meritocrazia in cui tutti i ricercatori possono confrontarsi alla pari e dove la
risonanza pubblica delle loro affermazioni dipende esclusivamente dalla qualità
dei loro studi e delle loro idee, bensì un ambiente organizzato e strutturato in
modo da essere sempre favorevole ai portavoce degli interessi dell’industria che
da decenni gestisce la scienza come se fosse un suo affare privato.
Essere un ricercatore scienti co accademico indipendente, infatti, nella
stragrande maggioranza dei casi signi ca dover vivere nel precariato, con
stipendi da fame e nell’incertezza dei contratti a tempo determinato, che
potrebbero non essere rinnovati al primo contrasto scienti co con
l’establishment dominante. I posti ssi da dirigente e ben retribuiti, invece,
niscono quasi tutti ai raccomandati delle cosiddette baronie accademiche, che
non di rado tra i loro sponsor hanno proprio i colossi dell’industria
farmaceutica.40

La verità sulla ricerca universitaria

Per comprendere quanto sia frustrante e deprimente la condizione in cui grava


la ricerca indipendente (l’unica in grado di assicurare studi veramente
imparziali), può essere sicuramente d’aiuto la testimonianza di Doriano
Bortioli, un ricercatore di Milano, autore di una lettera aperta rmata da suoi
numerosi colleghi:

__________
A: Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo
Economico, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Gentili ministri,
Siamo un gruppo di ricercatori senza un posto istituzionale. Nelle Università e negli Enti
Pubblici di Ricerca (EPR) lavorano non solo dipendenti di ruolo, ma anche molti ricercatori a
tempo determinato. Noi siamo tra questi ultimi ma siamo, e vorremmo essere considerati dei
professionisti e non dei precari. Fino a ora siamo riusciti a guadagnarci lo stipendio grazie a
nanziamenti, sia pubblici sia privati, che abbiamo contribuito a ottenere: per questo motivo ci
sentiamo dei professionisti della ricerca e non ricercatori precari […]. Con il nostro lavoro
abbiamo contribuito alla gestione dell’attività di ricerca, grazie all’alto grado di esperienza che
ci viene dal lavorare con soggetti terzi rispetto al singolo dipartimento o ateneo presso cui
lavoriamo. Abbiamo contribuito alla produttività delle istituzioni che ci ospitano, partecipando
attivamente alla stesura degli articoli con i risultati del nostro lavoro. Con diamo nella nostra
capacità di poter continuare, anche in futuro, a nanziare le nostre ricerche e i nostri stipendi
grazie al nostro impegno […]. Desideriamo porre l’attenzione sul fatto che la ricerca in Italia è
condotta soprattutto da persone che, come noi, non reclamano uno stipendio sso per
anzianità ma semplicemente delle condizioni dignitose per continuare a fare quanto la
comunità scienti ca mondiale (e spesso un po’ meno quella locale) riconosce che sappiamo
fare, senza oneri ma a vantaggio della collettività. Vi scriviamo per esprimere i bisogni della
nostra categoria, quella dei “ricercatori indipendenti”. Vogliamo offrire argomenti e proposte
concreti. Purtroppo la nostra situazione è schiacciata tra gli annunci roboanti dei politici di
riforme improntate alla meritocrazia e la gattopardesca riottosità di chi nel sistema è ben
inserito: le riforme, ogni volta presentate come salvi che, continuano a non scal re le logiche
secondo le quali sono state gestite nora le risorse disponibili, in base più a necessità politiche
locali che nell’interesse generale. Noi conosciamo questa realtà perché la viviamo
quotidianamente e vogliamo rifuggirne: la situazione di Università ed EPR è talmente
impantanata nel clientelismo da non essere riformabile contando su chi ne fa parte, con un
decreto ministeriale calato dall’alto. Non chiediamo pertanto di entrare in un tale sistema, ma
vogliamo poter andare avanti a fare onestamente il nostro lavoro […]. Uno dei problemi
principali è innanzitutto il mancato riconoscimento formale della nostra anzianità, o
esperienza. Siamo laureati, con un dottorato di ricerca e con, alle spalle, diversi anni di
esperienza di ricerca ad altissimo livello. Dal punto di vista professionale abbiamo quindi età e
curriculum per ruoli di coordinamento o comunque autonomi ma nell’ordinamento delle
università e degli EPR italiani non è previsto che personale non strutturato sia responsabile di
fondi e persone; pertanto ci troviamo spesso a poter dare molto meno di quello che sapremmo
o comunque ciò che diamo spesso non può essere riconosciuto. Ma l’assurdità del sistema
attuale va ben oltre: sebbene siamo in grado di trovare (o contribuiamo attivamente a trovare)
nanziamenti per i nostri stipendi, la legge impone un limite massimo al numero di anni in cui
possiamo essere titolari di Assegni di Ricerca e altri contratti a tempo determinato. Oltre
questo limite, se l’assegnista di ricerca non rientra nel percorso che lo porta a diventare
professore associato a tempo indeterminato, viene semplicemente cacciato dal sistema della
ricerca. Troviamo assurdo che siano posti tali limiti temporali: essi vorrebbero mirare a limitare
il precariato, ma niscono, di fatto, per eliminare il precario […].41

__________

In questa accorata lettera dei ricercatori indipendenti emerge tutta la


disperazione in cui versano non solo gli scienziati italiani ma anche, salvo rare
eccezioni, i loro colleghi di tutto il mondo. Gli assegni di ricerca pubblici sono
limitati e talmente mal gestiti da essere visti spesso solo come una “pappatoria”
da dividere tra dirigenti incapaci che sfruttano il lavoro dei ricercatori precari e
sottopagati anche per attribuirsi i meriti dei loro studi.
Matteo Fini, classe 1978, ha deciso di raccontare tutte le storture che
riguardano le carriere e la ricerca universitaria dall’interno della comunità
scienti ca dopo essere riemerso da quasi dieci anni di esperienza accademica
come dottore di ricerca in statistica nel Dipartimento di scienze economiche
dell’Università degli studi di Milano. La sua testimonianza da “insider” ha
messo in luce tutta la fragilità e i limiti dell’unico sistema di ricerca pubblico
potenzialmente in grado di realizzare degli studi imparziali da contrapporre agli
studi scienti ci spazzatura nanziati dell’industria. Ciò che è emerso è
agghiacciante: fondi sperperati, correnti di potere, concorsi pilotati, giovani
sfruttati e cariche accademiche spartite tra raccomandati.42 Il racconto di Fini
sembra non lasciare alcuna speranza alla meritocrazia:

“Ho capito subito che c’erano delle regole bislacche, ma le ho accettate: sai benissimo che lì
dentro funziona così, è un sistema che non puoi cambiare, immutabile, e sai anche che la tua
carriera è totalmente indipendente da quello che dici o che fai: conta solamente che qualcuno
voglia spingerti avanti […]. Tutti i concorsi a cui ho partecipato erano già decisi in partenza.
Sia quando ho vinto, sia quando ho perso. Vinci solo se il tuo garante siede in commissione. Il
concorso è una farsa, è manovrato n dal momento stesso in cui si decide di bandirlo […].
Quando vengono assegnati i fondi di ricerca, i professori e i dipartimenti si associano e
mettono su un progetto alimentato dal blasone dei docenti unitisi (professori che magari no
al giorno prima neanche si salutavano). Dentro questi bandi vengono in lati anche dei ragazzi
giovani, con la promessa che verranno messi poi a lavorare. Il bando viene vinto, arrivano i
fondi, ma del progetto che ha portato ad accaparrarseli nessuno dice più niente. Viene
accantonato, e i quattrini sono dilapidati nelle maniere più arbitrarie (pubblicazioni, acquisto
di pc all’ultima moda ecc.). Che ne fanno i ragazzi coinvolti? Bene che vada si spartiscono le
briciole […]. Molti docenti scrivono libri che poi adottano a lezione, naturalmente, e molto
spesso gli editori glieli fanno pagare no all’ultimo centesimo, della serie ‘Ti pubblico, ma tu
devi comprarne 5 mila copie’. Ma mica li acquistano con portafogli personali, i suddetti saggi;
no, ordinari e associati amano invece attingere liberamente dai fondi di dipartimento, che pure
magari erano destinati a qualche ricerca seria e pluripremiata […]. Più in basso ancora di
assegnisti e dottorandi, c’è la gura del ‘Cultore della materia’: per permetterti di affiancare un
Prof. in università se non hai titoli tuoi, questo ti fa ‘cultore’, e tu così guadagni il diritto di
aiutarlo in aula con gli esami o addirittura di fare lezione. La cosa divertente è che la decisione
del docente è insindacabile. E così se un domani il tuo supervisor decide che tu debba essere un
cultore in Fisica applicata o Letteratura greca medievale, lo fa soltanto perché gli servi. Il giorno
dopo tu sarai legittimato ad andare in Aula a parlarne. Anche se non ne sai un co secco […].
Spesso i dipartimenti organizzano seminari (sempre coi soldi dei fondi) il cui unico scopo è
quello di presentare i propri lavori, perché così quel lavoro nirà dritto negli atti del convegno,
che è una pubblicazione, e che quindi va a curriculum, fa massa, valore, prestigio, carriera, altri
soldi. C’è una lunga teoria di riviste che esistono solo per pubblicare gli atti di questi convegni:
periodici clandestini, che pubblicano indiscriminatamente. Ci sono poi dipartimenti che le
riviste se le creano da sé. È un circuito drogato, che lievita, ma su impasti veramente fragili.
Basti vedere i curriculum dei docenti italiani: le pubblicazioni sulle riviste internazionali,
quando ci sono, sono messe in bella mostra, mentre quelle sulle riviste nazionali vengono
liquidate sotto la dicitura ‘altre pubblicazioni’. Come se ce ne si vergognasse”.43
In un contesto così desolante e umiliante per la scienza l’industria ha gioco
facile, perché la triste verità è che senza una fonte di nanziamento
indipendente e un sistema di selezione realmente meritocratico non può
esistere nessuna forma di scienza indipendente e gli scienziati che oggi si
possono permettere di lavorare senza una raccomandazione nelle università o
senza il patrocinio interessato dell’industria, sono una esigua minoranza che
rappresenta solo una ebile voce all’interno della comunità scienti ca.

Le associazioni e le società dei medici

I tentacoli dell’industria farmaceutica (terzo business mondiale dopo nanza e


petrolio), arrivano praticamente ovunque e nessun ente, istituzione o
associazione che potrebbe costituire un ostacolo al suo controllo sulla medicina
e la ricerca può dirsi immune alla sua in uenza. Persino le associazioni e le
società dei medici, infatti, sono entrate quasi tutte nel suo libro paga, perché la
strategia dell’industria è quella di mantenere solide relazioni di “amicizia” con
tutti coloro che potrebbero dare lo da torcere ai propri affari, denunciando i
con itti d’interessi e le storture di un sistema quasi interamente controllato da
Big Pharma. Così, quando accade che qualche medico o danneggiato dagli
effetti collaterali non dichiarati dei farmaci prova a denunciare il fatto, si trova
immediatamente circondato e isolato dal resto della “comunità scienti ca”.
Le somme dichiarate a livello ufficiale, ovviamente, rappresentano solo la
punta dell’iceberg, ma sapere quanto è generosa l’industria e quanti sono i
destinatari che bene ciano delle sue donazioni permette di comprendere anche
quanto è vasta e capillare la penetrazione di Big Pharma in ogni settore della
medicina (dalla più piccola associazione medica no all’ISS).
Secondo i dati disponibili, solo in Italia le aziende farmaceutiche
elargiscono la bellezza di 550 milioni di euro l’anno a medici e operatori
sanitari. In pratica, l’industria del farmaco può essere de nita come una mega
pappatoria dove mangiano un po’ tutti. Nella seguente lista, per esempio, sono
stati elencati alcuni dei micro nanziamenti a pioggia stanziati dall’industria nel
2018 per “amministrazione e marketing”:44
– 78.000 euro alla Società Italiana di Pediatria dalla GlaxoSmithKline (il primo produttore

mondiale di vaccini);

– 84.000 euro dalla Glaxo e altri 190.000 euro dalla Novartis (in tutto quasi 300.000

euro) alla Società Italiana di Reumatologia;

– 30.000 euro alla Società di Nefrologia da AstraZeneca;

– 75.000 euro dalla Pfizer e altri 12.000 euro dalla Merck alla Federazione Italiana Medici

Pediatri;

– 15.000 euro alla Società di Urologia dalla Roche;

– 36.000 euro alla Società di Gerontologia dalla Merck;

– 22.000 euro dalla Glaxo e altri 45.000 euro dalla Pfizer all’Associazione degli

pneumologi ospedalieri;

– 78.000 euro da Roche alla Società di Ematologia;

– 68.000 euro all’Associazione degli pneumologi ospedalieri dalla Pfizer e dalla Glaxo;

– 14.308 euro all’AIDM (Associazione Italiana Donne Medico) da Pfizer, Glaxo e Bayer;

– 30.000 euro all’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri dalla Bayer;

– 3757 euro alla sezione della Snamid (Società Nazionale Medica Interdisciplinare Cure

Primarie) di Triggiano dalla Glaxo;

– 23.886 euro alla Società di Medicina Interna dalla Glaxo e dalla Bayer;

– 13.420 euro all’Associazione Interdisciplinare Medici Sardi dalla Glaxo;

– 10.030 euro all’Associazione Oncologia e Cucina di Gallarate dalla Roche;

– 150.000 euro alla Società Italiana di Diabetologia dalla Merck;

– 22.300 euro all’Associazione regionale cardiologi ambulatoriali dalla Bayer;

– 6200 euro all’Associazione nazionale cardiologi extraospedalieri dalla Bayer;

– 63.000 euro alla Società Italiana di Cardiologia dalla Pfizer;

– 12.000 euro alla Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare dalla Pfizer;

– 18.300 euro all’Accademia di Medicina di Genova dalla Glaxo;

– 12.200 euro alla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio dalla Glaxo.

Una fetta della torta per tutti

Persino le associazioni dei malati, che in quanto tali hanno un forte impatto
sull’opinione pubblica, sono foraggiate a vario titolo dall’industria. Per
dimostrarlo basterà elencare qualche dato ufficiale del 2018:45
– 30.000 euro all’ASE (Associazione Emofiliaci Siciliani) dalla Bayer;

– 46.000 euro all’associazione Emofiliaci di Salerno dalla Bayer;

– 10.000 euro all’Associazione Toscana Emofiliaci (ATE) dalla Bayer;

– 25.000 euro all’Associazione Emofiliaci della Campania dalla Bayer;

– 15.000 euro all’Associazione Emofiliaci di Palermo dalla Bayer;

– 6000 euro alla Federazione delle associazioni emofiliaci dalla Bayer;

– 100.000 euro all’Epac (onlus che gestisce il portale informatico per i pazienti con

epatite e malattie del fegato) dalla casa farmaceutica AbbVie;

– 61.000 euro all’Associazione persone con malattie reumatologiche e rare di Lecce dalla

Novartis;

– 80.000 euro all’Associazione Respiriamo Insieme Onlus dall’AstraZeneca;

– 27.034 euro all’Associazione di sieropositivi Nadir dall’AbbVie;

– 15.000 euro all’Anlaids dall’AbbVie;

– 12.000 euro all’Associazione Diabetici e Celiaci di Partinico dall’AstraZeneca;

– 195.000 euro all’Associazione contro le Leucemie dall’AbbVie;

– 40.000 euro alla Lega italiana contro i tumori di Napoli, 8000 euro a quella di Rovigo e

6500 a quella di Oristano dalla Pfizer;

– 110.000 euro all’Associazione Italia Longeva (promuove le vaccinazioni agli anziani

come mezzo per invecchiare bene) dalla Pfizer;

– 35.655 euro all’Associazione Salute Donna (soldi non dichiarati nella homepage del sito)

da AstraZeneca;

– 7500 euro all’Associazione per la difesa degli psoriasici da AbbVie;

– 61.000 euro all’Associazione delle malattie reumatologiche rare da Novartis;

– 100.000 euro all’Associazione Amici Onlus di Milano (si occupa di coliti e patologie

intestinali) da AbbVie;

– 57.000 euro all’Isola di Arran Onlus (per malati di AIDS) da AbbVie;

– 32.000 euro all’ACEP (Associazione Coagulopatici Emofilici Piemontesi Onlus) dalla

Bayer.

Poiché Big Pharma è formata da società a scopo di lucro è piuttosto ovvio che
dietro tanta generosità ci sia il desiderio di ottenere qualcosa in cambio. Nel
maggio del 2019, per esempio, l’ACEP ha protestato contro la decisione della
Regione Piemonte di acquistare farmaci attraverso gare europee
economicamente più vantaggiose schierandosi sulle stesse posizioni delle case
farmaceutiche che intendevano realizzare il massimo pro tto.46
Soldi anche alle ASL, ai medici degli
ospedali, alle università e all’ISS

Nonostante sia scarsamente noto, anche i medici che lavorano per il servizio
sanitario pubblico e che ci prescrivono i farmaci possono essere stipendiati
direttamente dalle case farmaceutiche che li producono. Il meccanismo è
collaudato e legale, perché le università perennemente in carenza di fondi sono
autorizzate a farsi nanziare cattedre o contratti da medico-ricercatore anche da
aziende private come Big Pharma.
I rischi di questa prassi sono facilmente intuibili: la medicina che poi ci
verrà prescritta da quel medico sarà veramente la migliore per noi o sarà solo
quella più indicata per il fatturato del produttore? Il primario riuscirà a essere
indifferente alla multinazionale che gli nanzia l’aiuto-dottore? Per la Statale di
Milano questa situazione era talmente scandalosa e imbarazzante che nel 2019
ha deciso di cambiare le regole, per porre un freno ai nanziamenti che
arrivano dalle case farmaceutiche, a meno che non siano nalizzati alla ricerca
di base: “Troppi rischi, è una misura precauzionale” ha poi ammesso l’ateneo.47
Il caso giudiziario durato sei anni contro Roche e Novartis, per esempio, ha
messo in luce quanto siano pericolose le collaborazioni tra medici e industria.
Tutto è iniziato da un’indagine sul sistema di prescrizione dei farmaci che
penalizzava pesantemente la sanità pubblica e le tasche dei contribuenti solo
per gon are i guadagni dell’industria farmaceutica. Roche e Novartis infatti, si
erano messe d’accordo per incentivare l’utilizzo del medicamento più costoso
per la cura della maculopatia oculare (patologia particolarmente diffusa dopo i
settant’anni) a danno del servizio sanitario nazionale e con gravi ricadute sulle
cure dei malati.
Tale patologia può essere curata con due farmaci, l’Avastin prodotto da
Roche e venduto a ottanta euro a iniezione (nato come antitumorale e usato
“off label”, cioè fuori indicazione terapeutica, perché Roche non ha mai chiesto
l’estensione per la maculopatia) e il Lucentis di Novartis, il cui costo è di
novecento euro a iniezione, nonostante abbiano effetti indesiderati ed efficacia
di livello equivalente. Nel 2013 però l’Antitrust ha aperto un’istruttoria per
un’ipotesi di intesa restrittiva della concorrenza tra le due case farmaceutiche
produttrici e, dopo ricorsi e controricorsi, il 15 luglio 2019 il Consiglio di
Stato ha accertato quanto segue:

“Gli elementi di prova raccolti dimostrano l’esistenza tra i gruppi Roche e Novartis di plurimi
contatti nalizzati a precisa strategia anticompetitiva: quella di enfatizzare i rischi derivanti
dall’uso intravitreale [all’interno dell’occhio, n.d.a.] del meno costoso Avastin a fronte della
maggior sicurezza di Lucentis. Roche e Novartis hanno attivato un’intesa restrittiva della
concorrenza volta a ottenere una differenziazione arti ciosa dei farmaci Avastin e Lucentis,
manipolando la percezione dei rischi dell’uso in ambito oftalmico di Avastin”.48

L’accordo illecito era stato agevolato dal fatto che Novartis detiene il 33,3%
delle azioni di Roche, mentre entrambi i farmaci sono sviluppati dalla
Genentech, controllata da Roche.
Le due multinazionali sono state condannate al pagamento di una
maximulta da 184 milioni di euro e a seguito di quanto accaduto la sanità
pubblica rimborsa solo il farmaco per la maculopatia meno caro (tra quelli
considerati equivalenti per efficacia ed effetti collaterali).
Il fatto più clamoroso dell’intera vicenda è che molti oculisti hanno
accusato la Regione Lombardia di compromettere le migliori cure per i pazienti
impedendo l’acquisto di quelle più costose e, per protesta contro la sentenza, il
prof. Giovanni Staurenghi (direttore della clinica oculistica dell’ospedale Luigi
Sacco, che dipende dall’Università Statale) aveva addirittura disdetto le visite di
settanta pazienti.49
Nella lista dei bene ciari di Big Pharma a cui è stato possibile risalire,
gurano persino le ASL, gli ospedali, gli ordini dei medici e l’Istituto Superiore
di Sanità:50

– 25.000 euro alla ASL di Modena dalla Merck;

– 20.000 euro alla ASL 2 di Cuneo dalla Roche;

– 102.000 euro alla ASL Città di Torino dalla Glaxo;

– 25.000 euro alla ASL di Lanciano, Vasto e Chieti da AstraZeneca;

– 10.000 euro alla ASL di Bari dalla Bayer;

– 26.856 euro alla ASL di Chiavari da AbbVie e Pfizer;

– 12.000 euro alla ASL di Chivasso dalla Pfizer;

– 65.000 euro alla ASL di Napoli da AbbVie, Pfizer e Merck;


– 85.000 euro alla ASL di Viterbo da Merck e Pfizer;

– 10.980 euro alla ASL 1 di Roma dalla Glaxo;

– 300.000 euro all’Istituto Superiore di Sanità dalla Glaxo (per il triennio 2016-2018).

Tra i soggetti che hanno ricevuto dei nanziamenti gurano inoltre le


università, i centri di ricerca, le fondazioni e l’ordine dei medici di Catanzaro.51
La EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and
Associations) è un’associazione delle industrie farmaceutiche, con una
rappresentanza diretta di 33 associazioni nazionali e 40 case farmaceutiche
leader, caratterizzata da forte accento sulla trasparenza che richiede ai propri
affiliati.
È proprio per rispondere a questa richiesta che la GlaxoSmithKline ha reso
pubblici, fra le altre cose, anche gli elenchi dei medici italiani che nel
2015/2016/2017 hanno ricevuto nanziamenti (a titolo di servizi, consulenze,
eventi vari). Il lungo elenco dei nominativi (più di 2000 nomi) può essere
consultato direttamente dal sito ufficiale della multinazionale leader mondiale
nella produzione dei vaccini.52
Dal punto di vista normativo, questi contributi delle case farmaceutiche
possono essere ricevuti dagli enti pubblici sotto forma di donazioni o di
sponsorizzazioni per scopi occasionali come per esempio l’ampliamento di un
reparto, borse di studio e progetti informativi. Nella stragrande maggioranza
dei casi però riguardano i corsi di aggiornamento del Progetto ECM
(Educazione Continua in Medicina),53 con cui l’ordine medico viene
informato e orientato sulle terapie farmacologiche più efficaci da utilizzare e
prescrivere. In altre parole, portano acqua al mulino di Big Pharma.
Il con ne tra donazione, corruzione e con itto d’interessi è talmente sottile
che spesso diventa veramente difficile poterli distinguere uno dall’altro e anche
l’ANAC (l’autorità anticorruzione) ha sottolineato la necessità di disporre
controlli più severi.54 A causa di questi evidenti intrecci tra i soggetti che
operano nella sanità pubblica e i produttori di farmaci, il prof. Giovanni
Battista Gaeta, infettivologo di fama e docente all’università Luigi Vanvitelli di
Caserta, ha ammesso molto onestamente che “il sistema (sanitario, n.d.a.) sta
in piedi grazie alle sovvenzioni delle case farmaceutiche”.55
Le ingenti ricchezze di cui dispone Big Pharma le permettono di
corrompere agevolmente medici, politici, ministri e giornalisti al ne di
continuare a concludere affari d’oro e di coprire anche gli alti costi della
corruzione. L’ultimo recente episodio accertato dagli inquirenti che ha
scoperchiato il vaso di Pandora sulla strategia di vendita dell’industria
farmaceutica riguarda la Novartis, che è risultata essere a capo di un colossale
giro di mazzette ai danni del popolo greco, già martoriato dalle durissime
conseguenze economiche dell’austerity. Si tratta infatti di uno dei più gravi
scandali della storia della sanità con al centro dell’inchiesta la nota
multinazionale svizzera.
L’indagine avviata dall’FBI nel 2016, partita grazie alla collaborazione di
informatori della sede ellenica di Novartis, è giunta ormai alla sua fase
conclusiva e ha portato alla luce un quadro scioccante della situazione.
Secondo l’accusa, Novartis ha corrotto migliaia di medici pur di far prescrivere
i propri prodotti e nel mirino degli inquirenti sono niti anche ministri e alti
funzionari dello Stato. Tra gli indagati gura per esempio il nome dell’ex
ministro socialista della salute Andreas Loverdos che, stando alle prove raccolte,
avrebbe incassato 200.000 euro per far lievitare i costi dei farmaci a spese
dell’erario ellenico. Le accuse contro Loverdos, incluse in un voluminoso
fascicolo di tremila pagine trasmesso al Parlamento, si basavano sulle
affermazioni di quattro informatori che sono stati inseriti nel programma di
protezione. Ad aggravare la sua posizione un appunto interno alla Novartis
nito nelle mani dei magistrati che spiega l’intervento dell’allora ministro
socialista sul farmaco Gilenya: “A tempo di record, è la prima volta che un
prodotto registra l’approvazione del prezzo oltre la procedura standard”.56
Ma i duecentomila euro incassati da Loverdos rappresentano solo la punta
di un iceberg molto più profondo, poiché secondo il ministro della giustizia
Stavros Kontonis, Novartis avrebbe corrotto “migliaia” di medici e dipendenti
pubblici per promuovere i suoi prodotti. Nell’inchiesta sono nite anche venti
persone (tra giornalisti, manager, direttori delle Asl, medici e informatori
scienti ci) direttamente coinvolte nella creazione di fondi neri. Secondo i
magistrati almeno un milione di euro, ma verosimilmente molti di più, dal
momento che il vantaggio economico calcolato per il colosso farmaceutico dai
favori della politica greca si aggirava sui cinquecento milioni all’anno,
nonostante la terri cante “spending review” sulla sanità imposta dalla troika.57
Tra gli altri politici, risultano coinvolti i due ex primi ministri Antonis
Samaras e Panajotis Pikrammenos e i ministri Janis Sturnaras, Dimitris
Avramopulos, Adonis Georgiadis, Evangelos Venizelos Lykourentzos Andreas,
Marios Salmas e George Koutroumani. Accanto a loro, un’altra trentina di
indagati tra ex segretari generali, consiglieri politici ed ex dirigenti di agenzie
governative.58
Ad arricchire il fascicolo anche un report redatto dal Dipartimento
americano di giustizia sulla base delle indagini portate avanti dall’FBI, che
hanno rivelato come alcuni media sono stati utilizzati da Novartis per pagare
tangenti e per riciclare denaro. Secondo i federali un’agenzia pubblicitaria ha
svolto il ruolo di soggetto-ponte per corrompere i funzionari, come risulta da
una serie di fatture ttizie agli atti della procura anticorruzione di Atene.59

Gli esperti

Se un medico viene pagato per consulenze o altre prestazioni dall’industria non


si tratta necessariamente di corruzione, ma sarebbe molto più onesto e credibile
se chi sostiene l’assoluta efficacia e sicurezza dei farmaci non avesse mai
intascato denaro dai loro produttori. Un giusto compromesso, sarebbe
obbligare i media a rendere noti i loro rapporti di collaborazione con le case
farmaceutiche durante tutti i loro interventi. Gli esperti più presenti sui grandi
giornali e in permanente passerella TV durante le emergenze sanitarie invece,
ricevono o hanno ricevuto soldi dall’industria farmaceutica a vario titolo e
nessuno ne fa menzione. Per capire quanto sia difficile trovare un esperto privo
di qualsiasi ombra di con itto d’interessi tra quelli più intervistati dai media
basterà citare alcuni dei più famosi:

▪ L’infettivologo Matteo Bassetti, presidente del SITA (Società Italiana di


Terapia Antinfettiva), per esempio è sempre in prima linea nelle campagne pro-
vaccini e solo dalla Merck, leader mondiale nella loro produzione, nel 2017 ha
ricevuto 63.000 euro, nel 2018 altri 75.000 euro per attività di consulenza,
rimborso viaggi ecc. In soli due anni insomma, ha incassato dalla Merck
139.000 euro.60 Il prof. Bassetti inoltre è membro del Global Advisory Board
and International per le seguenti industrie farmaceutiche: P zer, Bayer,
Aventis, MSD, Astellas, Angelini, Tetraphase, Paratek, e Medicine
Company, Menarini, Nabriva, Achaogen.61

▪ Il professor Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università di Firenze,


autore di oltre duecento pubblicazioni scienti che e sempre molto attivo nei
convegni, quasi si commuove appena sente la parola vaccini, ma in due anni,
solo dalla Merck, ha ricevuto 53.000 euro a titolo di consulenze, rimborsi e
altro. Praticamente, più di duemila euro al mese, che per un lavoratore di
reddito medio equivalgono a un altro lauto stipendio.

▪ Il professor Giovanni Perri, virologo di fama e ordinario di Malattie infettive


all’Università di Torino, che si è distinto nel sostegno alle campagne vaccinali,
in due anni ha intascato 73.000 euro dalla Merck a titolo di consulenze e
rimborsi vari.62

Naturalmente tutto ciò non signi ca che tutti i professionisti e le migliaia di


medici italiani che hanno ricevuto compensi, in varie forme, dalle industrie
farmaceutiche non credano alla validità dei rimedi che pubblicizzano, anzi
vogliamo credere alla loro buona fede nell’interesse dei pazienti, ma sarebbe
tutto più limpido e convincente se non ci fosse di mezzo il dio di questi tempi
confusi: il denaro.

▪ Un discorso a parte riguarda il virologo Roberto Burioni, che oltre a essere


uno dei soci fondatori del cosiddetto “patto trasversale per la scienza”, è anche
il proprietario della rivista online Medical Facts. Il suo nome è divenuto celebre
grazie alla televisione, che ha fatto di lui una vera e propria star del piccolo
schermo. Si tratta di un medico che ha sempre demonizzato (e spesso
insultato) chiunque rivendichi il diritto alla libera scelta contro l’obbligatorietà
dei vaccini. Ciononostante, non ha mai chiesto o accettato (se non a parole) un
confronto alla pari con gli scienziati indipendenti che contestano i dati
accreditati dalle istituzioni sulla reale sicurezza ed efficacia di questi farmaci.
Probabilmente è solo un caso, ma Burioni sembra non gradire troppo le
terapie non brevettate dall’industria e appena alcuni medici come il prof.
Giuseppe De Donno hanno dichiarato di avere documentato eccellenti risultati
nella cura dei malati con la terapia al plasma (iniezioni di sangue con gli
anticorpi degli immunizzati), si è sempre dimostrato molto scettico e, oltre a
screditare questo tipo di trattamento, affermando più volte che è costosissimo,
che i plasmi non sono il farmaco ideale, che sono difficili da preparare e che
sono disponibili solo in piccole quantità,63 ha spesso colto l’occasione per
spostare il discorso dal plasma iperimmune alla produzione arti ciale degli
anticorpi monoclonali, al ne di esaltarne l’efficacia.64 Tale tipo di anticorpi
però, viene prodotto dalle case farmaceutiche e, rispetto alle economiche
sacche di plasma, costa molte migliaia di euro. Le affermazioni di Burioni
contro la terapia al plasma si sono rivelate in netto contrasto con le
dichiarazioni dei medici specialisti intervistati sull’argomento. La rivista Nature
ha persino pubblicato uno studio in cui questo trattamento è stato de nito
come il migliore per i malati,65 mentre gli esperti in materia come la dott.ssa
Giustina De Silvestro (Direttrice dell’unità operativa immunotrasfusionale
all’Azienda Ospedaliera di Padova), il prof. Giuseppe De Donno (Direttore di
terapia intensiva respiratoria dell’ospedale Carlo Poma di Mantova) e il prof.
Andrea Vianello (docente di pneumologia e Direttore del reparto di
siopatologia respiratoria di Padova), hanno dichiarato che il plasma è
facilmente prelevabile, disponibile in abbondante quantità e che le sacche
trattate non costano più di ottanta euro ciascuna (il contrario di quanto
affermato da Burioni).66
Burioni è sempre stato un convinto assertore della necessità di imporre il
massimo numero di vaccini e, in particolare, di aggiungere alla già lunga lista
di quelli obbligatori, anche il vaccino antin uenzale.

Conflitto d’interessi nei vertici della sanità


pubblica e nel comitato tecnico-scientifico
Durante le pandemie, tutte le decisioni più importanti dei governi vengono
assunte dai rispettivi vertici dei ministeri della sanità, di concerto con i
comitati tecnico-scienti ci accreditati dall’OMS di Bill Gates. Non a caso il
settimanale L’Espresso ha de nito i membri del comitato come “i sette uomini
più potenti d’Italia”, aggiungendo che a causa della pandemia “oggi
comandano (solo) gli scienziati […]. Decidono quando riaprire le fabbriche,
come allentare il lockdown, quali settori economici rilanciare prima e quali
dopo. Nell’era del coronavirus la politica nazionale è subordinata ai consigli dei
tecnici che in uiscono sul nostro presente e sul futuro del Paese”.67 Insomma,
una vera e propria manna dal cielo per l’industria farmaceutica e il suo
lantropico direttore di fatto. Nel caso speci co dell’Italia, si possono citare i
seguenti esempi:

▪ Silvio Brusaferro, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, gurava


anche tra i presidenti del comitato organizzatore del 51° Congresso Nazionale
SItI sponsorizzato dalla GlaxoSmithKline, dalla MSD e dalla P zer. Il SItI è
noto per avere promosso la campagna vaccinazioni “VaccinarSì” sempre
sponsorizzata dal produttore GlaxoSmithKline.68

▪ Ranieri Guerra, collaboratore OMS, ex C.d.A. della Fondazione SmithKline,


nanziata dalla GlaxoSmithKline69 e ideatore dello scandaloso decreto vaccini
promosso dalla ministra Lorenzin, che ha reso obbligatori ben dieci vaccini,
con il pretesto di una epidemia di morbillo.

▪ Walter Ricciardi (ex presidente dell’ISS), principale consulente sulla


pandemia del ministro della salute Roberto Speranza, è lo scienziato di
riferimento del Governo a cui è stato affidato il compito di coordinare il lavoro
del comitato con Palazzo Chigi e l’OMS. Ricciardi si era dimesso
improvvisamente due anni prima dalla presidenza dell’ISS, subito dopo essere
stato accusato di avere con itti d’interessi con le case farmaceutiche. Il
programma televisivo d’inchiesta “Le Iene”, infatti, aveva contestato a Ricciardi
di avere svolto l’incarico di consulente per farmaci e vaccini di diverse case
farmaceutiche e lo scandalo, oltre a far partire le denunce in carta bollata del
Codacons, è nito anche sulle pagine del prestigioso British Medical Journal. Le
consulenze contestate dall’associazione per la difesa dei diritti dei consumatori
e dalla prestigiosa rivista scienti ca britannica, erano state comunicate soltanto
alla Commissione Europea per un suo incarico in ambito sanitario di cui però
non vi era alcuna traccia nel suo curriculum pubblicato sul sito dell’Istituto
Superiore di Sanità. Uno dei vaccini per cui ha fatto da consulente inoltre (il
meningococco B), era lo stesso per cui aveva insistito per renderlo obbligatorio
con la legge Lorenzin.70
Ricciardi ha collaborato anche con delle riviste di una società di lobbying
in campo sanitario (la Altis OPS) mentre era a capo dell’Istituto Superiore di
Sanità, interrompendo il rapporto con questa società soltanto a metà del 2015.
Anche di tale collaborazione non c’era alcuna traccia né sul suo curriculum
pubblicato sul sito dell’ente italiano, né sulla dichiarazione di con itto
d’interessi consegnata alla Commissione Europea, dove invece bisogna
trascrivere tutti i rapporti.71
Nell’istanza presentata all’Autorità Anticorruzione, il Codacons ha chiesto
all’Anac di pronunciarsi con urgenza sulla possibile incompatibilità di Walter
Ricciardi, tenendo conto dei rapporti intercorsi tra lo stesso e l’industria
farmaceutica dei vaccini e delle prove depositate agli atti dall’associazione.
L’associazione ha elencato anche alcune delle iniziative a cui il prof. Ricciardi
ha preso parte a vario titolo mentre era a capo dell’ISS come Commissario
straordinario e da cui sono emerse anche transazioni direttamente a suo favore
da parte di note case farmaceutiche produttrici di vaccini:

Per il Gruppo P zer in data 25.07.2017, è stato escusso il dott. Marco Sugarelli, membro del
C.d.A. di tutte le società del Gruppo e della Fondazione P zer, il quale ha riferito che: “Per
quanto concerne il prof. Ricciardi, nel 2013, era responsabile scienti co del corso Ecm sull’Hta
per la Società Prex S.p.A. con audience personale P zer (corso di formazione interno) e ha
percepito un compenso di 4000,00 euro, corrisposto da Prex S.p.A. P zer Italia S.r.l. ha
partecipato a un progetto con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e
Chirurgia, con un contratto per lo svolgimento del Progetto Report Prevenzione Italia. Il
contratto è stato stipulato nel giugno 2014 e concluso nel febbraio 2015 per un totale di euro
16.500,00 in favore dell’Università”. Per la Crucell S.r.l. in data 24.10.2017, è stato escusso il
dott. Marco Martelli, membro del C.d.A. della società, il quale ha riferito che: “Abbiamo
stipulato un contratto con l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel dicembre del 2014 per la
sponsorizzazione del Progetto Prevenzione Italia con la Società Janssen-Cilag S.p.A., a cui la
Crucell aveva affittato il Ramo di Azienda Vaccini. Affitto che si è chiuso il 1° gennaio 2015 e
pertanto nel report della ricerca, che è stato pubblicato nel 2015, compare il marchio della
Crucell. La Società Janssen-Cilag S.p.A. ha contribuito con 10.000 euro”. Per la
GlaxoSmithKline S.p.A. in data 27.11.2017 è stato escusso il dott. Luis Arosemena,
Amministratore Delegato della società, il quale, ha riferito che: “Abbiamo veri cato nei sistemi
informatici riscontrando una transazione indiretta. Per transazione indiretta intendo una
sponsorizzazione fatta a una azienda terza, che ha scelto di invitare come relatore il dott.
Ricciardi. Di fatto noi abbiamo pagato a quella azienda il costo totale dell’evento, ma dato che
l’azienda che ha richiesto la sponsorizzazione ha dovuto speci carci le spese sostenute, tra le
stesse vi è quella di vitto, alloggio e viaggio per un importo di circa 400 euro a favore del dott.
Ricciardi. Di questa attività di sponsorizzazione abbiamo informato l’AIFA. Detta
sponsorizzazione è avvenuta nel novembre 2015”. Per la Sano Pasteur Msd S.p.A. in data
12.02.2018 è stata escussa la dott.ssa Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato
della Msd Italia S.r.l. ed ex Amministratore Delegato della joint venture Sano Pasteur Msd
S.p.A., la quale ha confermato la sponsorizzazione, da parte della Sano Pasteur Msd, di un
convegno organizzato dalla SItI a Milano nell’ottobre del 2015, affermando che alla cena
istituzionale tenutasi, nel corso del convegno appena citato presso il ristorante Eataly dell’Expo
di Milano, “Tra i tantissimi ospiti, a mia memoria, c’era anche il prof. Ricciardi”. La dott.ssa
Luppi, in data 27.02.2018, ha fatto pervenire poi una nota integrativa, da cui è emerso che:
“Con riferimento alla richiesta se la SPMSD S.p.A. abbia sponsorizzato e in quale forma il
Progetto Prevenzione Italia – I Report Vaccinale, confermo che la società SPMSD S.p.A. ha
sponsorizzato tale progetto. In merito si allega alla presente, sub-allegato 1, e il relativo
contratto a suo tempo stipulato”. Dal contratto emerge che la SPMSD ha corrisposto alla
Università Cattolica del Sacro Cuore, a titolo di corrispettivo per la realizzazione del progetto,
la somma pari a 16.500,00 euro + Iva (15.000,00 da contratto + 1.500,00 di integrazione); Il
dott. Fabrizio Greco, attuale Amministratore Delegato della AbbVie, escusso a indagini
difensive, in data 20.10.2017 ha confermato la partecipazione del prof. Ricciardi a un progetto
europeo, sponsorizzato dalla AbbVie, sulla sostenibilità dei sistemi sanitari in Europa,
producendo il “Contratto di prestazione di servizi di consulenza scienti ca” tra la casa
farmaceutica AbbVie S.r.l. e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con cui la AbbVie affida
all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Dipartimento di Sanità Pubblica – il ruolo di
Rapporteur nell’ambito del proprio progetto internazionale dal titolo “Recipes for Sustainable
Healthcare”, avente durata dal 1° marzo 2014 al 1° maggio 2015. Direttore scienti co del
progetto, il prof. Walter Ricciardi. Per tale attività la AbbVie riconosce all’Università Cattolica
Dipartimento di Sanità Pubblica la somma di Euro 58.250,00 + Iva.72

▪ Giuseppe Ippolito, ex membro della Task Force per l’in uenza suina H1N1
del 2009/2010 ed ex membro dei gruppi di ricerca dell’OMS, direttore
scienti co dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) dello
Spallanzani di Roma e direttore del centro di collaborazione sulle malattie
infettive dell’OMS. Nel marzo del 2020 l’INMI ha siglato un accordo per la
ricerca del vaccino per il SARS-CoV-2 con la Fondazione Toscana Life Science
(TLF), che riceve nanziamenti dall’industria farmaceutica e da produttori di
vaccini come la GSK. L’approccio sperimentale seguito dal gruppo di ricerca
congiunto prende il nome di Reverse Vaccinology 2.0, ideato dal dott. Rino
Rappuoli, Chief Scientist and Head External R&D di GSK Vaccines a Siena
nonché Principal Investigator del progetto ERC vAMRes presso la Fondazione
TLS.73

▪ Giuseppe Ruocco, segretario generale del Ministero della Salute, ricercatore


nel campo dell’immunologia, ha partecipato a progetti sponsorizzati dalla GSK
volti a promuovere le vaccinazioni.74

▪ Roberto Bernabei, gerontologo membro dell’International Advisory Board di


Sano -Aventis e Membro di Neuronet, Advisory Board di Novartis.75

▪ Claudio D’Amario, Direttore generale della prevenzione sanitaria del


Ministero della Salute, ha partecipato a progetti e convegni volti a promuovere
le vaccinazioni che sono stati sponsorizzati dal produttore dei vaccini Sano
Pasteur.76

▪ Nicola Magrini, Segretario della lista dei farmaci essenziali dell’OMS,


Direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco che è stata più volte al
centro di gravi scandali per con itti d’interessi con l’industria farmaceutica.77

In estrema sintesi, quasi tutti i posti chiave della sanità pubblica (compresi i
comitati tecnico-scienti ci istituiti con l’emergenza sanitaria) niscono sempre
per essere destinati a personaggi molto vicini all’industria farmaceutica e
all’OMS di Bill Gates e su cui, di conseguenza, non vi può essere alcuna
garanzia di imparzialità e indipendenza.

Previsioni catastrofiche errate

Il comitato tecnico-scienti co che decide il destino di un Paese nel periodo


cruciale di una pandemia che mina seriamente la tenuta dell’economia e del
sistema democratico, dovrebbe essere formato da luminari indipendenti di
indubbio spessore professionale e di specchiata onestà. Ciononostante, il
comitato tecnico-scienti co (CTS) dei “super esperti”, oltre ad annoverare tra i
suoi membri di maggiore rilevanza alcuni medici che hanno avuto stretti
rapporti di collaborazione con le case farmaceutiche, invece di agevolare la
sperimentazione delle cure non farmacologiche sicure e a basso costo già
disponibili (per esempio la terapia al plasma78 e l’ossigeno ozonoterapia79), le ha
addirittura ostacolate per proporre il vaccino come unica soluzione sicura ed
efficace da adottare con estrema urgenza, senza neppure rispettare gli ordinari
standard di sicurezza. In pratica, i toni allarmistici e funesti del comitato sono
serviti solo a mantenere alto il panico e a porre il vaccino come una condizione
per il ritorno alla normalità. In tale contesto aveva previsto una seconda grave
ondata di contagi per giugno 2020 che non c’è mai stata.80 In un’altra delle sue
apocalittiche previsioni, aveva concluso che una rapida riapertura delle attività
avrebbe causato oltre 150.000 ricoveri in terapia intensiva con un picco di
430.866 casi a ne anno.81
Lo studio indipendente della Holding Carisma di Giovanni Cagnoli ha
invece dimostrato che tale previsione nefasta era viziata da errori tanto
macroscopici quanto madornali.82 Il problema dell’allarmante studio del
comitato tecnico-scienti co era di tipo statistico: il Covid-19 ha
un’incubazione media di circa 5-7 giorni e dalla manifestazione dei sintomi
all’ingresso in terapia intensiva passano in media dieci giorni. Nel testo del
Comitato si ipotizzava un tasso di letalità dei contagi (IFR) pari allo 0,657%,
arrivando poi a calcolare la probabilità per età che ogni infezione necessiti di
terapia intensiva. Quindi, calcolando il numero di decessi ufficiali (8311) in
Lombardia al momento del picco della terapia intensiva, il 3 aprile, si
arriverebbe a 1.385.000 contagiati. Poiché i casi di terapia intensiva in
Lombardia al momento del picco sono stati 1381, si desume quindi che
l’incidenza tra casi di terapia intensiva e infezione sarebbe mediamente dello
0,1%. Si presupponeva un’incidenza per fascia di età che, anche se stimata a
zero no ai sessant’anni di età, arriverebbe a circa 0,3% mediamente oltre i
sessant’anni di età, scrivono gli analisti di Carisma. L’imprecisione è emersa
quando il testo del Comitato stimava che tale incidenza oscillava tra 1% e 6%
(mediamente 3,5%), con un errore di almeno dieci volte. Tramite il calcolo di
queste incidenze sull’intero territorio, sottolinea la ricerca, si arriva a una stima
della popolazione italiana di 260 milioni di abitanti. Duecento milioni in più
della reale popolazione italiana.83
La formazione dei medici e l’organizzazione
della sanità pubblica affidata a Big Pharma

Il 23 aprile 2020, la formazione dei medici e la riorganizzazione del Sistema


sanitario nazionale sono state affidate alla Sano Italia, un gigante
dell’industria farmaceutica.84 Nel silenzio totale dei media e della politica,
l’azienda ha rmato un protocollo d’intesa con la Società Italiana di Medicina
Generale e delle Cure Primarie (Simg) e con la Federazione Italiana Medici di
Medicina Generale (Fimmg), con l’obiettivo, si legge, di “formare i medici del
futuro su tematiche cliniche in costante evoluzione”. In pratica è come se le
chiavi del pollaio fossero state messe nelle mani del lupo, perché è stato
consentito a un gigante dell’industria farmaceutica di formare il personale
sanitario e di gestire il sistema sanitario pubblico secondo i propri interessi,
ovvero lo scopo di lucro. Così chi produce farmaci e vaccini ora può decidere
anche quali farmaci i medici devono somministrare e prescrivere per la cura e la
prevenzione delle malattie. Un immenso regalo a Big Pharma che va contro
l’interesse collettivo alla salute per le cure realmente migliori e a più basso
costo.
In un periodo storico come questo, sarebbe opportuno che il sistema
sanitario venisse profondamente rivisto nella direzione opposta di quanto fatto
nora per restituire indipendenza e credibilità alla scienza medica, ormai
completamente asservita alle multinazionali del farmaco. I macroscopici
con itti d’interessi di questo livello infatti, sono il sintomo evidente di una
corruzione profonda e dilagante della macchina statale, una piaga che dovrebbe
essere contrastata ed estirpata con la massima severità.
Capitolo II

Il vergognoso business dei vaccini

In tempi di Covid-19, i media e le istituzioni di tutto il mondo non fanno


altro che parlare del vaccino come unica possibile condizione per tornare alla
normalità. Di recente, però, diversi governi italiani si sono resi protagonisti di
una scandalosa legislazione lobbista che getta un’altra ombra inquietante sul
come è stata strumentalizzata l’emergenza sanitaria per rendere obbligatori i
vaccini di Bill Gates & Company.
La legge Lorenzin sui vaccini del 2018 ha dimostrato oltre ogni ragionevole
dubbio come la lobby del farmaco riesca agevolmente a manipolare i governi e
l’opinione pubblica per ottenere i provvedimenti legislativi desiderati e a
raddoppiare in un sol colpo la vendita dei vaccini obbligatori, facendoli passare
da quattro a dieci (inizialmente ne prevedeva addirittura dodici) e usando
come pretesto il semplice aumento dei soli casi di morbillo.
Per capire com’è potuto accadere un fatto simile è necessario riassumere
tutto ciò che è stato censurato e nascosto dai servizi d’informazione
mainstream.
Per qualche “curiosa” ragione, i politici, i giornalisti, gli opinionisti e i
luminari che hanno infestato i mass media per promuovere l’entrata in vigore
della legge Lorenzin hanno sempre “dimenticato” di spiegare alla popolazione
che il principale bene ciario economico del provvedimento normativo è la
GlaxoSmithKline, l’impresentabile multinazionale leader nella produzione dei
vaccini già nota alla magistratura di mezzo mondo per gravi fatti di corruzione
e molti altri reati particolarmente riprovevoli (frode sanitaria, omicidio
colposo, omissione di informazioni, dosaggi non veritieri, principi attivi che
creano dipendenza, farmaci venduti in sovrapprezzo, sperimentazioni irregolari
ecc.). La lunga s lza di indagini e di condanne passate in giudicato contro
questa multinazionale dimostra inequivocabilmente che la corruzione e le frodi
scienti che vengono utilizzate dalla GSK come ordinari strumenti di
marketing.
Nel 2007, la magistratura della Nuova Zelanda ha riconosciuto la GSK
colpevole di 15 violazioni della legge sul commercio per avere ingannato i
consumatori riguardo al contenuto di Ribena, un succo di frutti di bosco misti
che, contrariamente a quanto dichiarato dalla corporation, non conteneva
alcuna traccia di vitamina C.85
Nel 2010, la GSK ha accettato di pagare 750 milioni di dollari di multa
alla magistratura di Porto Rico per reati civili e penali. Nel complesso la
corporation è stata ritenuta colpevole di avere messo in commercio venti
farmaci di dubbia sicurezza e per avere consapevolmente venduto per anni un
unguento contaminato destinato ai neonati.86
Nel 2012 la GSK è stata condannata al pagamento di una multa record da
tre miliardi di dollari per avere compiuto la più grave frode sanitaria americana
di tutti i tempi!87 Dopo una lunga trattativa, la multinazionale è scesa a patti
con il Ministero della Giustizia degli Stati Uniti ed è stata costretta ad
ammettere la fondatezza delle accuse: avere spinto i medici a prescrivere i suoi
farmaci anche per patologie e categorie di pazienti diversi da quelli autorizzati,
omicidio colposo, frode scienti ca, corruzione dei medici e altri gravi illeciti.88
Le motivazioni della condanna contenute nel dispositivo della sentenza
dimostrano l’evidente pericolosità sociale del gruppo dirigente della GSK e
l’agghiacciante cinismo con cui ha commesso tali reati.89 Nello speci co, la
magistratura ha appurato che l’uso del farmaco antidepressivo Paxil (principio
attivo: paroxetina) era controindicato nei soggetti di età inferiore ai 18 anni a
causa dei gravi effetti collaterali (istinti suicidi) e che, ciononostante, la GSK ha
deliberatamente omesso di informare i medici dei rischi reali al ne di
incoraggiarli a prescriverlo anche ai bambini e agli adolescenti con disturbi
psichici. Nel processo sono state inoltre mostrate le prove di una deliberata e
sistematica azione della casa farmaceutica volta a sopprimere i risultati e le
ricerche non favorevoli alla paroxetina. Uno dei documenti interni della
GlaxoSmithKline riportava: “Sarebbe commercialmente inaccettabile includere
una dichiarazione in cui si ammette che l’efficacia [nei bambini] non è stata
mai dimostrata, poiché ciò in cerebbe il pro lo [commerciale] della
paroxetina”.90 In pratica è stato accertato che la GSK aveva fatto sparire tutte le
prove sui gravi effetti collaterali riscontrati durante la sperimentazione, per
lasciare al loro posto una banale cefalea tra i possibili effetti collaterali più
gravi.91 Come prevedibile quindi, negli Stati Uniti si sono veri cati dei casi di
suicidio tra ragazzi e adolescenti che facevano uso del farmaco. Per occultare
ogni sua responsabilità, la multinazionale aveva nanziato uno dei suoi soliti
studi scienti ci spazzatura (poi pubblicato su JAMA, una delle riviste mediche
più prestigiose della comunità medico-scienti ca) in cui era stato dichiarato
che “Il farmaco è ben tollerato ed efficace per la depressione negli adolescenti”.
La GSK, inoltre, aveva convinto i medici a prescrivere il farmaco antidepressivo
Wellbutrin anche per patologie non autorizzate (out of label). Tra il 2007 e il
2011, invece, la GlaxoSmithKline omise di dichiarare i gravi effetti collaterali
(ictus e infarto) emersi da due studi sulla sicurezza sul farmaco per il diabete
Avandia.92
Il Dipartimento di Giustizia americano ha accertato in ne che la GSK ha
manipolato le informazioni riguardo efficacia, costo, sicurezza e patologie
prescrivibili di mezza dozzina di farmaci con il proposito di aumentare i suoi
pro tti in maniera illegale.93
Nel luglio del 2013 la GSK è stata al centro di un altro enorme scandalo in
Cina, dove alcuni responsabili della multinazionale sono stati condannati per
corruzione e altri gravi reati. La GSK, infatti, aveva investito la cifra
stratosferica di 320 milioni di sterline da impiegare per la corruzione della
classe medica cinese con denaro e favori sessuali.94
Nell’aprile del 2014 la GSK è stata protagonista dell’ennesimo scandalo in
Libano e in Cisgiordania, dove è stata accusata di avere corrotto dei medici.95
Pochi giorni prima in Polonia, il manager regionale della multinazionale e
undici dottori erano stati messi sotto inchiesta per i soliti reati di corruzione.
Secondo la testimonianza di Jarek Wisniewiski, un ex rappresentante della
GSK, il colosso del farmaco pagava profumatamente i medici per far loro
prescrivere il farmaco antiasmatico Seretide.96 Un altro ex collaboratore della
GSK ha confermato che la multinazionale esercita regolarmente forti pressioni
sui suoi rappresentanti per corrompere i medici e fargli prescrivere più
farmaci.97 Sempre nello stesso mese è scoppiato un altro scandalo in Iraq, dove
la GSK è stata chiamata a rispondere dell’accusa di avere corrotto sedici
importanti medici che lavorano per il Governo. Grazie al loro “benestare”,
infatti, la GSK ha vinto un appalto con il Ministero della Salute iracheno per la
fornitura del vaccino Rotarix contro la gastroenterite e i funzionari del ministro
(con le loro famiglie al seguito) si sono potuti godere una magni ca
villeggiatura “generosamente offerta” dalla nota multinazionale.98 Sempre nello
stesso anno, la GSK è stata condannata in Argentina per avere reclutato in
modo irregolare delle giovani cavie dalle famiglie più povere del Paese, allo
scopo di testare l’efficacia e la sicurezza del vaccino pediatrico Syn orix.
Durante il suddetto trial clinico morirono quattordici bambini.99 Alcune delle
autorizzazioni alla sperimentazione sui minori erano state ottenute da
congiunti senza patria potestà (nonni), da genitori a loro volta minorenni e da
una madre affetta da evidenti disturbi mentali.100
Il 26 settembre del 2014 il ministro della salute Beatrice Lorenzin si è
recata a Washington per partecipare a un summit organizzato dal Global
Health Security Agenda (GHSA) presso la Casa Bianca e dare il via a un
lucroso accordo per la GSK (il più grande produttore di vaccini) e altre big del
farmaco che ha posto l’Italia alla guida delle campagne vaccinali nel mondo.
Ad accompagnare la ministra c’era Sergio Pecorelli, il presidente dell’Agenzia
Italiana del Farmaco (AIFA), che un solo anno dopo la rma dell’accordo è
stato costretto alle dimissioni per evidenti con itti d’interessi della massima
gravità: troppi legami con le aziende farmaceutiche che producono vaccini, ma
anche ruoli di vertice inopportuni in società di venture capital sul mercato
farmaceutico.101 Tra i rmatari dell’accordo con l’Italia era presente anche
Ranieri Guerra, un ex consigliere della Fondazione SmithKline102 ( nanziata
dalla stessa GlaxoSmithKline).103 Nello stesso momento inoltre, altri tre ex
membri del C.d.A. della Fondazione SmithKline sedevano in posti rilevanti
all’interno del Governo e della sanità pubblica: Emanuele Calvario era il
segretario particolare della ministra Lorenzin (quindi un suo diretto
collaboratore); Roberto Basso svolgeva la funzione di portavoce del ministro
dell’economia; Angelo Lino Del Favero era il direttore generale dell’Istituto
Superiore di Sanità (ISS).104
Quando l’Italia venne nominata “Paese guida” delle campagne vaccinali del
mondo (2014), il ruolo chiave di commissario straordinario dell’ISS era
occupato dal prof. Walter Ricciardi, l’ennesimo personaggio che, secondo
quanto stabilito dalla magistratura, aveva avuto stretti rapporti di
collaborazione con i produttori di vaccini: “Emerge dagli atti che, almeno alla
data del 28.5.2013, il Ricciardi aveva effettivamente svolto consulenze per
diverse case farmaceutiche anche produttrici di vaccini”; “che le varie iniziative
siano state sponsorizzate dalle case farmaceutiche produttrici di vaccini, vi è
prova in atti: vi sono i contratti con i quali le case farmaceutiche hanno
sponsorizzato i Progetti di cui si parla nel volantino, stipulati con l’Università
Cattolica del Sacro Cuore o le dichiarazioni dei legali rappresentanti delle case
farmaceutiche che confermano il dato”.105 Il prof. Ricciardi, quindi, ha svolto
l’attività di consulente per le multinazionali dei vaccini ed è stato membro
dell’European Steering Group sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e relatore
del Libro Bianco europeo (iniziativa nanziata dalla casa farmaceutica
AbbVie), membro del Comitato scienti co del Centro di Ricerca sulla
Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi (nel
progetto Academy of Health Care Management and Economics collabora con
la Novartis) nonché responsabile scienti co del Primo Libro Bianco sull’Health
Technology Assessment in Italia e del progetto ViHTA (entrambe iniziative
nanziate da GlaxoSmithKline).106 Nel 2015 il prof. Ricciardi ha ricevuto la
nomina di Presidente dell’ISS e nel 2017, dopo essere stato consulente dei
produttori dei vaccini, ha collaborato anche con la ministra Lorenzin per far
applicare le nuove disposizioni sull’estensione degli obblighi vaccinali.
Nell’aprile del 2016 la GSK ha annunciato improvvisamente di voler
investire un miliardo di euro in Italia, destinando il 60% dell’intera somma alla
produzione di vaccini per la prevenzione sanitaria.107 “Curiosamente”, proprio
nello stesso tempo in cui la multinazionale assumeva questa importante
decisione, il posto da direttore della prevenzione sanitaria italiana era occupato
da Ranieri Guerra, un alto dirigente della sanità pubblica italiana che godeva di
ottimi rapporti con la GSK (ex C.d.A. della fondazione SmithKline nanziata
da GSK). Fu infatti proprio quest’ultimo a sottoscrivere le circolari del
Ministero della Salute che forniscono le “indicazioni operative” per l’attuazione
del decreto Lorenzin.108
Il 27 settembre del 2016 il Primo ministro italiano Matteo Renzi è
intervenuto durante la presentazione del Piano Nazionale Industria 4.0
parlando senza alcun imbarazzo dall’auditorium di Verona della potente
GlaxoSmithKline, la multinazionale del farmaco nota a livello planetario per la
sua spiccata inclinazione alla corruzione dell’intera classe medica e degli
uomini delle istituzioni. Successivamente, le immagini di Renzi con alle sue
spalle il logo della GSK in bella vista sono state trasmesse in tutti i notiziari
nazionali come un vero e proprio spot pubblicitario per la multinazionale.
Il sodalizio tra il Governo italiano e la Glaxo risale al 1991, quando si
scoprì che l’allora ministro della salute Francesco De Lorenzo aveva incassato
una mazzetta da seicento milioni di lire dalla casa farmaceutica109 per rendere
obbligatorio il suo vaccino per l’epatite B. Già trent’anni fa questo episodio di
corruzione rappresentava solo la punta dell’iceberg del collaudato giro di
mazzette tra industria e uomini delle istituzioni. Il prof. Ivan Cavicchi infatti
(ex direttore di Farmindustria, esperto di politiche sanitarie e docente
all’università Tor Vergata di Roma), non usò mezze parole per commentare la
gravità dell’accaduto: “Un sistema marcio e corrotto […]. Qui c’è la complicità
dei ministri, De Lorenzo in testa, ma anche del Consiglio Superiore della
Sanità, dei luminari del comitato bioetico, dei professori foraggiati
dall’industria farmaceutica, un’intera organizzazione nalizzata a fare soldi sulla
pelle dei cittadini”.110 Con il trascorrere degli anni, l’analisi del prof. Cavicchi
si è rivelata corretta, poiché De Lorenzo era solo uno degli “ingranaggi” di un
comitato d’affari criminale e senza scrupoli già ben radicato in parlamento.
Così, mentre il ministro nì in galera, il vaccino della Glaxo rimase
obbligatorio a spese dello Stato!
Prima della legge Lorenzin i vaccini obbligatori erano quattro, ma solo a
livello formale, perché lo Stato ne doveva comunque acquistare e far
somministrare sei alla volta, visto che la GSK non ha reso disponibile il vaccino
monodose per l’epatite B (è l’unica corporation farmaceutica a detenere il
brevetto) proprio per guadagnare maggiori pro tti obbligando la sanità
pubblica ad acquistare esclusivamente il vaccino multidose dell’esavalente (un
“cocktail” di sei vaccini venduti e somministrati insieme).111 La trovata
commerciale dei vaccini multidose è stata dettata da una scelta senza scrupoli,
in quanto i loro effetti collaterali combinati hanno un’incidenza e una gravità
assai maggiore rispetto ai vaccini monodose. Il prof. Giulio Tarro, virologo di
fama internazionale e più volte candidato al Nobel per la medicina
(pluripremiato e presidente della Commissione sulle Biotecnologie della
Virosfera Unesco), è intervenuto sulla questione spiegando quanto segue:
“Prima si dava per scontato che i vaccini fossero una panacea. Poi si è iniziato a
riscontrare che, come tutte le cose, hanno limiti e controindicazioni e che
vanno utilizzati adeguatamente […].

L’allora premier del Governo italiano Matteo Renzi il 27 settembre del


2016, mentre interviene sul Piano Nazionale Industria 4.0 dall’auditorium
di Verona della GlaxoSmithKline. Nel 2018, il governo che gli è succeduto
ha approvato la legge per l’estensione dei vaccini obbligatori prodotti dalla
GSK portandoli da 4 a 10.

L’abbassamento di immunità post-vaccino si riscontra regolarmente ed è


incontestabile […]. Inoltre, bisogna anche considerare il contenuto degli
eccipienti contenuti nei vaccini, specialmente mercurio e alluminio. Checché
se ne dica, i multidose che vengono iniettati ai militari contengono quantità da
cavallo di metalli. Per questo i militari sono la punta dell’iceberg dei potenziali
danni da vaccino, perché ne fanno di più e a volte in tempi più ravvicinati
[…]. Bisogna anche considerare che i vaccini non sono tutti uguali, si fanno
delle scelte, le stesse scelte si evolvono. Si potrebbe rivoluzionare e migliorare la
modalità di fare l’anamnesi pre-vaccinale introducendo i test anticorpali […]. I
vaccini hanno i loro meriti. Mi hanno lasciato amarezza, tuttavia, casi eclatanti
di danni in cui bisognava davvero chiudere gli occhi per negare il risarcimento.
Casi in cui avevano anche vinto in tribunale, ma il Ministero della Salute ha
negato il riconoscimento solo per un fatto economico. Talvolta queste
discussioni diventano ideologiche e dimenticano la scienza o cercano di
stiracchiarla in un senso o nell’altro. Spesso ci sono interessi economici di vario
genere a guidarle […]. È vero che le consulenze di chi si è schierato contro i
vaccini, per esempio nel caso dei militari, sono state pagate, ma non si sono
arricchiti (come sostiene chi li accusa, n.d.r.) e si sono anche chiusi tante
strade. Credo sia facile capire che non c’è paragone con quanto ci si può
arricchire grazie al supporto delle case farmaceutiche”.112
Nel 2017, la ministra Lorenzin e gli uomini chiave del suo ministero, che
avevano collaborato a vario titolo con i produttori dei vaccini, erano già tutti
d’accordo per far triplicare l’obbligo vaccinale con un’apposita legge che
avrebbe segnato l’inizio della nuova corsa all’oro delle case farmaceutiche.
L’industria si è sempre difesa da questo genere di accuse sostenendo che i
pro tti sui vaccini rappresentano somme del tutto trascurabili rispetto al
proprio fatturato e che per questo motivo non avrebbe alcun interesse nel
cercare di imporne la vendita ai governi. Nel 2015 un editoriale
propagandistico della rivista e Atlantic ha concluso addirittura che la
produzione dei vaccini non è economicamente vantaggiosa per l’industria
farmaceutica.113 Tale versione dei fatti, ovviamente, non corrisponde al vero e i
giri di mazzette pagati da Big Pharma a politici e governi di mezzo mondo in
decenni e decenni di storia lo dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio (a
cominciare dal caso italiano del ministro De Lorenzo del 1991).114
Solo cinque anni prima dell’articolo di e Atlantic, una approfondita
inchiesta del prestigioso e Economist aveva appurato invece che la vendita dei
vaccini è un grande affare con enormi prospettive di crescita.115 Soltanto nel
2005 i vaccini a uso umano avevano fruttato alle poche grandi corporation
produttrici un fatturato di circa 8,9 miliardi di dollari che nel 2014 è schizzato
a 33 miliardi (13 miliardi oltre le più rosee previsioni dell’industria)116 e che
per il 2024 ha come obiettivo quello di arrivare a incassare almeno 77,5
miliardi.117 Il prof. Tarro, quindi, ha voluto fare chiarezza anche su questo
aspetto: “Dal 2000 a Davos si riuniscono non solo per i grandi problemi
economici ma anche le grandi case farmaceutiche, che cercano di fare vaccini
per qualsiasi cosa. Ci sono campagne in giro che favoriscono il terrorismo
mediatico. Addirittura qualcuno parla del ritorno del vaiolo […]. Negli anni
Ottanta c’è stato un notevole calo dell’uso dei vaccini, quando si è scoperto che
si potevano citare i produttori in giudizio. A un certo punto solo tre case
farmaceutiche erano rimaste a fare vaccini. Quando nel 1992 è stata fatta la
legge, giustissima, per il risarcimento dei danni per le trasfusioni e per i danni
da vaccino, si è previsto di fare un bugiardino per dare delle spiegazioni
maggiori a chi fosse obbligato alle vaccinazioni. Ma non è mai stato scritto dal
ministero. Oggi con Davos si è rilanciato il sistema […]. I vaccini sono farmaci
veri e propri ed è quindi ovvio che possano causare reazioni avverse. Se usati in
modo generalizzato e di massa ancora peggio. È ovvio che possono essere utili
in alcuni soggetti, inutili in altri e dannosi in altri ancora […]. Miloud Kaddar,
senior advisor e health economist dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
ha spiegato in maniera documentata come i vaccini siano diventati il motore
dell’industria farmaceutica […]. Kaddar ha chiarito che se è vero che nel
fatturato farmaceutico globale i vaccini occupano un posto limitato (2-3 per
cento) è anche vero che stanno godendo un esponenziale sviluppo economico.
I vaccini sono diventati per l’industria una miniera d’oro: hanno moltiplicato il
fatturato […] e raggiungeranno i 100 miliardi di dollari entro il 2025 grazie ai
120 nuovi prodotti che sono stati programmati e di cui 60 vengono dichiarati
rilevanti per i Paesi in via di sviluppo”.118
I vaccini inoltre appartengono a una categoria di farmaci con costi di
produzione particolarmente bassi e anche se il loro prezzo di vendita (stabilito
unilateralmente dai produttori che ne detengono il monopolio), quanto il
livello del fatturato lordo generato, non si avvicinano neanche lontanamente a
quello dei prodotti chemioterapici e di altri farmaci “d’oro”, una volta che sono
stati resi obbligatori per legge, l’incasso per l’industria è quasi tutto ricavo netto
(non vi sono più neppure le spese pubblicitarie da sostenere).
Grafico relativo alle previsioni di crescita dei profitti (in miliardi) sui
vaccini pubblicato da The Economist nel 2010.

Come evidenziato dalle straordinarie “impennate” presenti su tutti i gra ci


relativi ai pro tti sui vaccini ricavati dalle corporation farmaceutiche, la
cosiddetta campagna di prevenzione sanitaria mondiale sta producendo un
incontestabile boom di vendite (con il pretesto della prevenzione “sicura”, nel
corso del tempo il numero delle vaccinazioni obbligatorie potrà essere
aumentato no a due o tre decine).
I numerosi precedenti storici su cui i mass media e i grandi luminari
mostrano di avere anomali “vuoti di memoria” dimostrano che l’industria dei
vaccini e i suoi portavoce hanno la coscienza sporca. Come già visto, infatti,
Big Pharma è sempre ricorsa alla corruzione delle massime autorità sanitarie
nazionali e internazionali per aumentare i propri pro tti con l’inganno a
scapito della salute pubblica. L’episodio più eclatante e a sua volta più
insabbiato della storia recente risale alla scandalosa truffa della pandemia suina
del 2009, in cui sono rimasti coinvolti i massimi esperti dell’OMS.119
Come appalesato dai fatti, le accuse di complottismo e di fake news, contro
chiunque denunci il totale asservimento della scienza medica alle logiche del
pro tto, fanno parte di una strategia ben consolidata volta a nascondere
l’evidenza di questo lucroso business agli occhi delle masse, a cui viene fatto
credere che il continuo incremento del numero delle vaccinazioni obbligatorie,
in assenza di vere emergenze, serve solo a tutelare la loro salute.
Con ogni probabilità, l’Italia venne scelta come Paese capo la (“apripista”),
per le politiche sanitarie di immunizzazione obbligatoria, in quanto è allo
stesso tempo il Paese con minore libertà di stampa120 e maggiore corruzione tra
gli Stati europei più industrializzati,121 ossia il luogo ideale da cui lanciare la più
massiccia campagna mondiale di vaccinazioni a gogò. Per dare il via alla
“campagna di prevenzione” serviva solo un pretesto qualsiasi e quest’ultimo
venne trovato nella presunta epidemia di morbillo del 2017, quando i 4991
casi di contagio registrati122 furono addirittura di numero inferiore ai 5312 casi
veri catisi nel 2008123 (anno in cui venne raggiunto il più alto livello di
copertura vaccinale). Fu infatti lo stesso premier Gentiloni a negare
pubblicamente l’esistenza di un’emergenza sanitaria.124 Ciononostante, i medici
che osarono esprimere una posizione anche solo timidamente critica nei
confronti del decreto Lorenzin furono immediatamente radiati dall’Ordine. I
mass media naturalmente hanno sempre appoggiato il pugno di ferro del
Governo, ripetendo ossessivamente tutti gli slogan dell’industria e impedendo
qualsiasi confronto democratico con i medici e gli scienziati (tra cui il premio
Nobel Montagnier) che hanno osato esprimere pacatamente i motivi delle loro
perplessità sulle vaccinazioni facili.125
La presunta necessità dell’obbligatorietà è stata costruita sul pretesto di
proteggere i soggetti immunodepressi o comunque non vaccinabili dal
possibile contagio da parte di soggetti non vaccinati. Tale motivazione ufficiale
non è tuttavia compatibile con il dato di fatto che alcuni dei vaccini resi
obbligatori (per esempio la rosolia o la pertosse)126 rendono contagiosi gli stessi
vaccinati. A dichiararlo nero su bianco sono i foglietti illustrativi dei
produttori, ma è evidente che ai promotori della legge Lorenzin questo aspetto
della questione non è mai interessato, poiché il vero scopo della propaganda
per l’obbligo vaccinale a tappeto non è mai stato quello di tutelare le fasce più
deboli della popolazione. Ecco infatti cosa viene dichiarato dal produttore nel
foglietto illustrativo del vaccino quadrivalente Priorix Tetra (antimorbillo,
antiparotite, antirosolia e antivaricella): “Una volta vaccinato, il suo bambino
deve cercare di evitare per almeno 6 settimane, n dove possibile, uno stretto
contatto con individui con una ridotta resistenza alle malattie, donne in
gravidanza e neonati”.

Nell’immagine un estratto del foglio illustrativo del vaccino quadrivalente


Priorix Tetra in cui viene espressamente dichiarato che i bambini appena
vaccinati devono evitare per almeno sei settimane i soggetti
immunodepressi, le donne in gravidanza e i neonati.

Non a caso, il documento conclusivo della Commissione parlamentare per


l’infanzia nel 2004 ha espressamente menzionato il contagio da vaccinati tra le
cause d’indennizzo per danno biologico irreversibile.127
Il documento della Camera in cui viene riconosciuto il contagio da
vaccinati come causa di indennizzo da parte dello Stato.

Ciò premesso, anche volendo far nta che i vaccinati non siano mai contagiosi
come presupposto dai sostenitori della legge Lorenzin, i bambini
immunodepressi continuano a essere esposti al pericolo di infezioni
proveniente dai medici non vaccinati (la stragrande maggioranza) con cui
vengono spesso a contatto negli ospedali per via delle loro condizioni di salute.
Inoltre, secondo i principi di prevenzione coatta per “il bene pubblico” esposti
dalla Lorenzin, anche il personale scolastico adulto (compresi i docenti) può
costituire una minaccia, poiché non è immune da una banale in uenza o da
qualsiasi altra patologia infettiva comune che potrebbe comunque rivelarsi
fatale per gli immunodepressi. In ne, anche il dogma imperante secondo cui i
vaccinati dal morbillo non sarebbero mai contagiosi è stato impietosamente
infranto in Portogallo nel marzo del 2018, quando si è veri cata un’epidemia
nell’ospedale Santo Antonio della città di Oporto. Dei 103 casi di morbillo
documentati, ben il 75,9% di essi era dato da soggetti vaccinati con due dosi di
MMR (morbillo-parotite-rosolia) mentre il 4,6% con tre dosi.128 Sempre in
Portogallo, nel 2018 si è veri cato un altro focolaio epidemico di morbillo con
112 casi confermati e 83 di questi ultimi erano stati vaccinati con due dosi di
MMR.129 Lo stesso fatto “anomalo” degli immunizzati contagiosi si era già
veri cato in precedenza anche durante altre epidemie.130
I giornalisti, i luminari e i legislatori pro-industria, nella foga di sostenere
in coro l’assoluta sicurezza dei vaccini di fronte all’opinione pubblica, hanno
sempre negato qualsiasi valenza scienti ca degli esami pre-vaccinali volti a
veri care l’eventuale presenza di allergie per alcuni dei composti chimici e
organici presenti nei preparati da somministrare.131 Per questo motivo i medici
che hanno provato a contestare quest’affermazione sono stati accusati di essere
antiscienti ci, ma le allergie non sono un’opinione e basta consultare il
foglietto illustrativo del vaccino quadrivalente per constatare come gli stessi
produttori si tutelano da ogni responsabilità escludendo l’utilizzo del vaccino ai
soggetti allergici.132 Normalmente, però, chi è allergico ad alcune delle sostanze
presenti nei vaccini non sa di esserlo e non è neppure a conoscenza della lista di
tutti gli elementi presenti in questi farmaci. Di conseguenza, fatta eccezione
per le particolari fattispecie in cui non sussiste alcun dubbio in proposito, in
tutti gli altri casi si dovrebbe avere diritto a effettuare i test prevaccinali e a
vedere riconosciuta la loro importanza.
L’unico ente italiano realmente indipendente che ha avuto il coraggio di
schierarsi contro la lobby del farmaco, denunciando alla magistratura i
numerosi con itti d’interesse dietro alla stesura della legge Lorenzin, è stato il
Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei
diritti degli utenti e dei consumatori).133
Nell’immagine, un estratto del foglio illustrativo del vaccino quadrivalente
Priorix Tetra, dove la somministrazione del farmaco viene espressamente
controindicata ai soggetti allergici ad alcune sostanze contenute al suo
interno.

La sua presa di posizione però non è bastata a ostacolare l’approvazione di un


provvedimento legislativo che ha avuto la totale approvazione dei tre governi
Letta-Renzi-Gentiloni, dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità),
dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dell’Ordine dei medici, della Società
Italiana di Pediatria, dei mass media e della maggior parte della popolazione
(vittima passiva dei raggiri mediatici orchestrati dall’industria). Il Codacons,
invece, nonostante abbia alle spalle più di trent’anni di onorata attività e
migliaia di cause vinte a favore dei più deboli, è entrata nel mirino del Fisco
proprio dopo le sue denunce contro gli intrallazzi della GSK perché
attualmente rischia la chiusura di tutte le sue sedi a causa di ordini di
pignoramento e di blocco delle risorse per presunte tasse non pagate (il
Codacons è una Onlus e come tale non è tenuta a versare il contributo
uni cato134 preteso dall’Agenzia delle Entrate per tutti gli atti legali portati
avanti a difesa dei cittadini e dei consumatori).135
Tutta la campagna sulle vaccinazioni obbligatorie a tappeto è stata condotta
negando qualsiasi effetto collaterale statisticamente rilevante nel rapporto rischi
bene ci e respingendo categoricamente l’ormai noto collegamento con
l’epidemia infantile di autismo, DSA, ADHD e altre patologie neurologiche.
Ogni obiezione medica a questo nuovo atto di fede nei confronti di Big
Pharma è stata bollata come “antiscienti ca” dai luminari pro-industria,
nonostante l’esistenza di numerose ricerche accademiche indipendenti che
attestano il contrario.136 In realtà, infatti, com’era facile immaginare dalla sua
lunga “fedina penale”, la GSK aveva nascosto anche la relazione conclusiva di
una sperimentazione sui vaccini (recentemente divenuta di dominio pubblico)
nanziata dalla stessa multinazionale, da cui era emerso chiaramente che la
sindrome autistica è uno degli effetti collaterali dei vaccini, insieme a molte
altre “misteriose” patologie neurologiche (ma non solo) oggi particolarmente
diffuse tra i bambini. Il dossier con denziale in questione risale al 16 dicembre
2011 ed è formato da 1271 pagine da cui la GSK fece scomparire la menzione
dell’autismo e di tutti gli altri casi di effetti collaterali particolarmente sgraditi.
Il trial clinico era stato condotto nel biennio 2009-2011, ma i sei casi di
autismo segnalati (cinque dei quali gravi) durante la sperimentazione erano
stati omessi dall’elenco conclusivo degli effetti avversi da sottoporre alle
autorità sanitarie per l’autorizzazione al commercio.137 Ciò dimostra oltre ogni
ragionevole dubbio che la GSK è perfettamente a conoscenza della correlazione
tra vaccini e autismo, nonostante continui a negare qualsiasi evidenza in tal
senso e ad accusare di ciarlataneria i medici che sono insorti a difesa dei
bambini e della salute pubblica. Nel documento originale sulle reazioni avverse
erano stati elencati 559 casi gravi, mentre sulla copia manipolata della relazione
sulla sicurezza inviata agli enti regolatori pubblici se ne contavano appena
56.138 Un altro aspetto inquietante della vicenda è che oltre ad avere accertato
la correlazione medicoscienti ca tra vaccini e autismo, l’incidenza riportata
nello studio non era affatto il “famoso caso su un milione degli effetti
collaterali gravi” citato negli slogan dei medici pro-industria. L’incidenza della
sindrome infatti, nonostante si riferisse esclusivamente al vaccino esavalente
Infantrix Hexa (contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, Haemophilus
in uenzae di tipo B e pertosse) e alle poche segnalazioni più gravi da cui è
possibile stabilire subito causa ed effetto sulla base di un brevissimo nesso
temporale tra la vaccinazione e il successivo sviluppo della patologia (solo una
minima parte dei casi viene identi cata immediatamente dopo le vaccinazioni,
poiché la maggior parte di essi può essere diagnosticato con sicurezza solo dai 5
anni in su),139 si è manifestata ogni 2600 vaccinati.140 È quindi legittimo
supporre che i casi reali siano stati di numero molto più elevato di quello
effettivamente registrato e dichiarato durante la sperimentazione.
Nell’immagine a p. 578 del dossier originale sulla sperimentazione della
GlaxoSmithKline, nella penultima casella a destra viene indicato il numero
dei casi con gli effetti avversi (a seconda di ogni patologia) mentre
l’ultima stabilisce se sono gravi oppure no con un “Yes” o “No”.

La menzione della sindrome autistica tra gli effetti collaterali dei vaccini
compare addirittura nel foglietto illustrativo del Tripedia (antitetano,
antipertosse e antidifterite)141 come possibile complicazione. Il produttore però
ha astutamente precisato che si tratta di eventi segnalati volontariamente dai
familiari dei bambini danneggiati e che pertanto non sarebbe possibile stabilire
la frequenza dell’incidenza, né tantomeno l’effettivo rapporto di causalità con il
vaccino. Tale dichiarazione è un espediente giuridico che consente al
produttore di non ammettere ufficialmente il nesso tra autismo e vaccini, ma
nello stesso tempo di tutelarsi dalle richieste di risarcimento danni nel caso
saltasse fuori la verità.

Estratto del foglietto illustrativo del vaccino Tripedia prodotto dalla


Sanofi-Pasteur in cui compare il riferimento all’autismo.

Grazie alla ricerca accademica indipendente, è ormai noto da anni che tra le
possibili reazioni avverse dei vaccini c’è anche la cosiddetta morte in culla
(SIDS).142 Le istituzioni sanitarie nazionali e internazionali hanno sempre
negato qualsiasi correlazione, nonostante sia lo stesso foglietto illustrativo del
vaccino Tripedia prodotto dalla Sano -Pasteur a elencarla tra i possibili effetti
collaterali.143 Di fatto inoltre, dopo l’inizio delle vaccinazioni a tappeto imposte
dalla legge Lorenzin si è veri cato anche un anomalo aumento dei casi di
morte in culla (SIDS),144 proprio come previsto dalla letteratura scienti ca non
nanziata dall’industria.145
Una ricerca americana del 2011 sembra non lasciare più alcun dubbio in
proposito: dopo avere messo a confronto la prassi vaccinale pediatrica di 34
nazioni, ha scoperto infatti che il tasso di mortalità infantile (IMR, uno degli
indicatori più importanti del benessere socio-economico e delle condizioni di
salute pubblica di un Paese) ha una relazione statisticamente rilevante con il
numero di dosi somministrate ai bambini. Negli Stati Uniti il programma di
prevenzione per l’infanzia prevede ben 26 dosi di vaccini per i bambini di età
inferiore a un anno (il più alto al mondo), eppure le altre 33 nazioni esaminate
hanno tutte IMR più bassi. Lo studio ha così evidenziato un’elevata
correlazione statistica tra l’aumento del numero di dosi di vaccini effettuate di
routine ai bambini e l’aumento dei tassi di mortalità infantile. Gli autori hanno
concluso che al maggior numero di vaccinazioni pediatriche degli Stati Uniti
corrisponde anche l’indice di mortalità infantile più alto.
Quanto emerso è talmente allarmante da aver spinto i ricercatori a
raccomandare alla comunità scienti ca lo svolgimento di ulteriori ricerche a
riguardo: “È essenziale che si faccia uno ‘screening’ urgente della correlazione
fra le dosi-vaccino, la loro tossicità biochimica o sinergistica e il tasso di
mortalità infantile”.146 Peraltro, il triste primato statunitense non si riferisce
solo alla mortalità infantile, ma anche al livello d’incidenza della sindrome
autistica che in America colpisce 1 bambino su 68 (il tasso d’incidenza più alto
del mondo)147 ed è ormai chiaro che c’è qualcosa che non funziona nel
programma di prevenzione sanitaria infantile basato sulla massiccia
somministrazione dei farmaci che secondo i produttori garantirebbero invece le
migliori condizioni di salute possibili.
Nell’immagine, la tabella da cui è visibile il triste primato degli Stati Uniti
per quanto riguarda il tasso di mortalità infantile (IMR).

Secondo lo studio, in ne, in gran parte del Terzo mondo l’IMR non è
correlata all’assenza di vaccini come postulato dalla retorica pro-industria, bensì
a fattori ambientali e sociali come la malnutrizione, l’acqua infetta e i sistemi
sanitari carenti. Su questo speci co aspetto i ricercatori hanno espressamente
dichiarato: “Abbiamo scoperto che anche nei paesi in via di sviluppo esiste una
relazione direttamente proporzionale fra il numero dei vaccini somministrati e
l’‘IMR’: le nazioni con la peggiore mortalità infantile sono quelle che
somministrano ai bambini il maggior numero di vaccini”.148 L’industria però
non si è scomposta neppure di fronte a questi dati e ha reagito come di
consueto pubblicando i soliti studi scienti ci spazzatura, dove viene affermato
l’esatto opposto per ribadire l’assoluta sicurezza dei propri prodotti.

Estratto del foglietto illustrativo del vaccino Tripedia prodotto dalla


Sanofi-Pasteur.

Dall’analisi dei dati ufficiali AIFA, risulta che le segnalazioni per decessi e
danni gravi da vaccino sono in crescita galoppante, poiché sono passati da
appena qualche decina dei primi anni 2000 alle molte centinaia attuali.149
Normalmente, gli studi scienti ci accademici indipendenti e peer-reviewed
(con maggiore rilevanza nel mondo accademico e mediatico) che dimostrano
una pericolosa correlazione tra autismo e vaccini vengono fatti ritirare dalle
riviste,150 mentre i medici come Roberto Gava e Eugenio Serravalle, che
pubblicano saggi con le ricerche scomode (mai citate o divulgate dai media)151
o difendono i danneggiati durante i processi come il dott. Dario Miedico,
vengono fatti radiare dall’Ordine.152 In tale situazione di censura, discredito,
intimidazione e persecuzione degli scienziati non allineati, alle masse non resta
che ascoltare il verbo dell’industria farmaceutica e continuare a credere che i
“freevax” siano solo delle persone ignoranti o folli. Nel novembre 2020 è
persino stata pubblicata una ricerca scienti ca in cui è stato evidenziato ciò che
i “freevax” affermavano da tempo: “I dati indicano che i bambini vaccinati
sono signi cativamente meno sani dei bambini vaccinati”.153
Nelle conclusioni dello studio si legge inoltre: “Siamo anche d’accordo con
Hooker e Miller 2020,154 che hanno scritto: ‘Sono necessari ulteriori studi per
comprendere l’intero spettro degli effetti sulla salute associati alla vaccinazione
infantile. Altre pratiche pediatriche con popolazioni vaccinali variabili
dovrebbero essere studiate utilizzando una metodologia simile alla nostra per
tentare di confutare o convalidare i nostri risultati e quelli di Mawson et al.,
2017,155 Hooker e Miller 2020156 e i numerosi studi che hanno riportato
problemi di salute a seguito della vaccinazione’. Siamo particolarmente
interessati a ulteriori studi sulla relazione tra vaccini speci ci e combinazioni di
vaccini su esiti speci ci, nonché sulla relazione tra l’assorbimento di tipi
speci ci di vaccini – inattivati, virus vivi e adiuvati con alluminio – con esiti
speci ci. Studi più ampi che utilizzano cartelle cliniche elettroniche delle
principali istituzioni mediche dovrebbero essere intrapresi da gruppi di ricerca
senza alcun interesse nanziario nei risultati degli studi (per esempio, entrate
derivanti dalla vaccinazione e dal trattamento degli esiti avversi correlati al
vaccino). Devono essere esaminate anche le conseguenze indesiderate come
l’aumento del rischio di condizioni di salute croniche dovute all’esposizione al
vaccino, per determinare se per qualsiasi infezione mirata al vaccino siano
disponibili e preferibili metodi alternativi di prevenzione dell’infezione o
trattamenti efficaci che riducono le conseguenze della malattia da vaccinazione
in varie circostanze, come è stato riportato da Cowling et al., 2012157 e da
Wolff (Wolff, 2020).158 I nostri risultati sono coerenti con la preoccupazione
che la vaccinazione possa aumentare il rischio di infezione da virus respiratorio
e ciò risulta particolarmente grave nell’età di Covid-19. Abbiamo scoperto
anche un maggiore rischio di anemia nei vaccinati che merita di essere
approfondito: è noto che l’alluminio si lega alla transferrina159 e, così facendo,
può interferire con la corretta deposizione di ferro nelle ossa dei bambini. La
carenza di ferro può anche contribuire a convulsioni febbrili, un noto effetto
collaterale di alcuni vaccini. La nostra società dovrebbe lavorare per identi care
programmi vaccinali e adiuvanti più sicuri160 e per ridurre il rischio di
autoimmunità rimuovendo epitopi non sicuri – sequenze peptidiche da agenti
patogeni o resti di linee cellulari umane nei vaccini che corrispondono alle
proteine umane in sequenza o struttura da qualsiasi tessuto161 – sembrerebbe
rapido e saggio”.162
I media e gli esperti pro-industria hanno sempre negato categoricamente i
possibili danni permanenti da vaccino, minimizzandone l’incidenza no a un
rischio accettabile rispetto ai loro grandi bene ci (più presunti che reali), ma la
verità è che i danni da vaccino accertati nei tribunali, con cause che
normalmente durano dei decenni, rappresentano solo una piccola, in ma parte
di quelli effettivi. Nell’art. 78 del dossier governativo del 23 novembre 2020
per legge di bilancio 2021 (XVIII legislatura) è stato previsto lo stanziamento
di 80,9 milioni di euro per i danni da vaccinazioni obbligatorie e sindrome da
talidomide, ma ovviamente si tratta solo di briciole rispetto a tutti i danni che
andrebbero indennizzati. All’aumento esponenziale delle campagne per le
vaccinazioni pediatriche (prima di quelle facoltative e poi di quelle
obbligatorie) degli ultimi anni, infatti, è seguito un incremento spaventoso di
bambini disabili e con problemi intellettivi (attualmente costituiscono il 3,3%
del totale degli alunni iscritti a scuola e il loro numero aumenta di anno in
anno).163
I bambini con le disabilità intellettive di minore gravità (dislessia, difficoltà
di concentrazione, disgra a, DSA, discalculie, disortogra e ecc.) stanno
diventando talmente tanti da poter divenire presto la normalità se
continueranno ad aumentare con l’attuale trend di crescita. Basti pensare che,
solo dal 2015 al 2019, le certi cazioni per la dislessia sono salite da circa
94.000 a 177.000, con un tasso di crescita dell’88,7%; le certi cazioni di
disgra a sono passate da 30.000 a 79.000, con una crescita del 163%; quelle di
disortogra a sono cresciute del 150%, passando da circa 37.000 a 92.000
alunni e la certi cazione per discalculia è aumentata del 160%, crescendo da
33.000 a poco meno di 87.000 casi.164
Secondo i direttori di marketing dei produttori dei vaccini e gli esperti
allineati al verbo dell’industria farmaceutica, questo disastro sanitario di
portata epocale sarebbe solo apparente, in quanto dovuto al miglioramento dei
sistemi di diagnosi per la scoperta delle patologie (maggiore attenzione nel
riconoscere disabilità che un tempo venivano scambiate per distrazione e
svogliatezza) e non in un reale aumento delle stesse. Peccato però che i
problemi intellettivi dei nostri bambini continuino ad aumentare di anno in
anno, nonostante vengano utilizzati sempre gli stessi identici sistemi
diagnostici.
Tutti i magistrati che hanno riconosciuto (come successo in molti casi) la
correlazione vaccini-autismo grazie alle perizie mediche fondate sulla
letteratura scienti ca indipendente (e ai documenti con denziali dei produttori
resi di pubblico dominio dalle inchieste giudiziarie promosse dalle associazioni
dei genitori) hanno subito un inaudito linciaggio mediatico, con l’accusa di
avere emesso una “sentenza contro scienza”165 (e ciò anche se in realtà, la
“scienza” a cui fanno riferimento i giornalisti mainstream e i luminari pro-
industria è costituita solo ed esclusivamente dalle ricerche spesso fasulle
nanziate da Big Pharma). L’indiscusso potere dei media nello screditare ogni
accertamento giudiziale sgradito all’establishment come l’ennesima follia di un
giudice antiscienti co consente all’industria di ottenere anche un notevole
effetto deterrente nello scoraggiare altri magistrati dal formulare eventuali
sentenze analoghe per il futuro.
Dal 2015, il termine a disposizione dei genitori per effettuare la
segnalazione del danno è stato ridotto da 48 a 36 ore,166 e le cause giudiziarie
per il loro riconoscimento vengono intentate solo da una ristretta minoranza di
familiari delle vittime, a causa degli alti costi legali da sostenere, delle scarse
probabilità di vittoria e dei tempi biblici richiesti dai processi per ottenere
giustizia (mediamente occorrono dei decenni e in alcuni casi più di
quarant’anni).167
Nell’immagine, l’art.78 del dossier governativo del 23 novembre 2020 per
legge di bilancio 2021 (VIII legislatura).

Il marketing pro-industria mascherato da scienza medica (le ricerche nanziate


da Big Pharma, oltre a nire sui testi universitari, costituiscono la base
dottrinale dei programmi vaccinali nazionali), ha trasformato i vaccini nei
farmaci più sicuri del mondo e nella più grande conquista della medicina
moderna, per aver salvato l’umanità da tutte le grandi epidemie degli ultimi
due secoli. Di fronte a una simile presentazione pubblica dei vaccini, qualsiasi
scienziato anche solo timidamente critico rispetto al loro utilizzo
indiscriminato nisce per essere facilmente screditato agli occhi delle masse (in
molti casi no a generare sentimenti da tifoseria come odio e disprezzo, che
hanno lo scopo di impedire un sereno confronto e di non far saltare fuori la
verità). La ricerca accademica indipendente, invece, pur ritenendo i vaccini
uno strumento valido e, in alcuni casi, l’unico a nostra disposizione per
contrastare nuove epidemie, ne ha sempre messo in luce i veri pro e contro
(reale efficacia e reale incidenza-gravità degli effetti collaterali), no a
ridimensionare drasticamente il mito dei “vaccini salva-mondo” e a
raccomandarne l’uso nei soli casi di effettiva necessità.
Tutti i gra ci statistici relativi all’introduzione delle vaccinazioni di massa
dimostrano infatti che il migliore antidoto contro le infezioni sono l’igiene e
un sistema immunitario integro, poiché la mortalità per le grandi malattie
infettive era già in drastico calo (quasi scomparse) quando iniziarono i
programmi di immunizzazione. Il motivo per cui ciò è avvenuto lo ha spiegato
il genetista del CNR Pietro Perrino in una lettera aperta dell’11 luglio 2017
indirizzata alla ministra Lorenzin come forma di protesta:

“Non sono state le vaccinazioni di massa a salvare l’umanità dalle malattie infettive, ma le
condizioni igieniche e l’uso di acqua potabile. Le vaccinazioni di massa sono arrivate dopo. Le
case farmaceutiche hanno fatto di tutto per farci credere il contrario, tanto che la maggior parte
della gente se n’era convinta. Fortunatamente c’è anche molta gente che non la pensa così, in
quanto ci sono molti bambini morti o comunque danneggiati dalle vaccinazioni. I vaccini
preparati per le vaccinazioni di massa non hanno nulla in comune con i vaccini di una volta,
preparati in tempo reale e somministrati con modalità più vicine a quello che faceva la natura.
La gente non si da dei vaccini moderni perché sono sporchi: contengono pezzi di DNA
estraneo e inquinanti vari (in particolare metalli pesanti neurotossici come mercurio e
alluminio utilizzati come conservanti e adiuvanti, che una volta introdotti per via sistemica
possono provocare danni irreversibili168 [oltre a questi vi sono proteine, residui organici e
sostanze chimiche che possono scatenare allergie, no allo shock ana lattico, n.d.a.]169 che
causano patologie varie, quando non la morte immediata). A ciò si aggiunga che il virus o il
batterio, dopo la manipolazione non sono più quelli selvatici, ma spesso (dipende dal
trattamento) sono mutati e quindi possono essere più virulenti e più pericolosi o meno
virulenti e quindi addirittura non efficaci. Questi fatti, insieme alla genetica dei soggetti
vaccinati, produce effetti diversi, che vanno appunto dalla morte allo sviluppo nel tempo di
diverse patologie. Le vaccinazioni di massa, quando vanno bene, nel senso che il soggetto
vaccinato non mostra patologie, producono immunità a breve tempo (5-10 anni) e non a vita,
come invece accade quando la malattia infettiva viene contratta e superata naturalmente. Le
malattie esantematiche erano le benvenute, perché inducevano immunità duratura e servivano
a rinforzare il sistema immunitario contro altre malattie e disturbi neurologici anche in età
avanzata. La gente faceva di tutto per contrarre le malattie esantematiche, perché esse erano
garanzia di una vita più sana. Le vaccinazioni di massa sono responsabili della diffusione nelle
popolazioni di virus e batteri modi cati, dai quali la gente, soprattutto non vaccinata, pare si
stia difendendo bene, ma su questo punto ritengo che solo uno studio attento potrà dirci quale
sarà il futuro dell’umanità, alla quale si è tolta la possibilità di vaccinarsi naturalmente e si è
imposta la vaccinazione arti ciale […]. Sappiamo, però, che i bambini non vaccinati si
ammalano di meno di quelli vaccinati. Lo sappiamo perché alcuni studiosi hanno svolto queste
ricerche170 e non perché i ministeri della sanità si sono preoccupati di veri care se le
vaccinazioni di massa fanno veramente bene, come dice la TV. Se le vaccinazioni imposte
facessero veramente bene, perché si teme che i bambini non vaccinati possano infettare quelli
vaccinati? I bambini vaccinati non sono già coperti? Semmai, sono i bambini non vaccinati che
dovrebbero temere di essere infettati. I bambini immunode cienti che non possono essere
vaccinati devono temere di più i vaccinati e meno quelli non vaccinati, i quali almeno
avrebbero il merito di non essere portatori, no a quando non si ammalano. Il 90% dei
bambini nasce già immune al tetano. Eppure l’antitetanica è obbligatoria. Basterebbe un
semplice test per evitare di fare anche questo vaccino”.171

In conclusione, il contributo dei vaccini contro le grandi epidemie è stato


minimo rispetto ai dati sbandierati dall’industria, poiché quando si diede il via
alle vaccinazioni di massa le principali malattie infettive, oltre a essere già state
quasi completamente debellate,172 stavano seguendo un trend progressivo di
costante decrescita (alcuni esempi nelle tabelle).
Come è ben visibile dal grafico, quando è stata introdotta la vaccinazione
per l’epatite B, l’incidenza della malattia era già drasticamente in calo.

Come si vede chiaramente dal grafico storico (1895-2008) sul tasso di


mortalità per morbillo nei bambini sotto i cinque anni, quando venne
introdotto il vaccino l’infezione era già in via di eradicazione.

Grafico storico sull’incidenza della poliomielite in Italia prima e dopo


173
l’introduzione dei vaccini.
Inoltre, contrariamente ai luoghi comuni dell’industria farmaceutica, i vaccini
non garantiscono mai l’immunizzazione completa. In alcuni casi sono stati un
totale fallimento, come il vaccino anti-tubercolosi sperimentato in India negli
anni Settanta su 260.000 persone,174 e le percentuali di efficacia variano da
vaccino a vaccino, da persona a persona e hanno periodi di copertura limitati
nel tempo.175
L’art. 1, comma 1 della legge 229 del 29 ottobre 2005 ha previsto la
corresponsione di un indennizzo a favore dei danneggiati da complicanze di
tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie che già bene ciano
dell’indennizzo ex legge 210 del 25 ottobre 1992. Attualmente quindi, il
Ministero della Salute gestisce novemila indennizzi per gravi danni biologici da
vaccini obbligatori, mentre le Regioni ne hanno in carico altri sedicimila.176
I pediatri che accettano di effettuare le vaccinazioni ottengono dei
sostanziosi premi in denaro pubblico appena raggiungono la copertura prevista
e di conseguenza possono avere un interesse economico privato nel
promuovere le vaccinazioni.177
Il più grave paradosso della legge Lorenzin, che inizialmente prevedeva la
sospensione della potestà genitoriale e multe salatissime per i genitori
inadempienti, riguarda il fatto che gli stessi medici e operatori sanitari
totalmente favorevoli all’introduzione del nuovo massiccio obbligo vaccinale
per i bambini sono contrari a estendere l’obbligo anche alla loro categoria.178
Attualmente infatti, meno del 10% di medici e infermieri accetta di farsi
somministrare il vaccino antin uenzale.179
I medici contrari alla somministrazione di numerosi vaccini inutili
(somministrati in totale assenza di rischi reali) sono i primi ad ammettere che i
metalli pesanti e neurotossici contenuti negli stessi non sono gli unici fattori
che determinano l’insorgere della sindrome autistica,180 ma i vaccini pediatrici
costituiscono il fattore di rischio più comune e con ogni probabilità (visto
quanto scoperto dalla letteratura scienti ca), anche la causa principale. Il loro
uso massiccio, infatti, è in grado di spiegare perfettamente anche la “misteriosa”
origine dell’epidemia infantile della sindrome autistica che, secondo alcune
stime statistiche, nel 2032 riguarderà il 50% dei bambini.181
Nell’immagine, Il Resto del Carlino di Modena del 18 marzo 2018.

“Oggi la medicina sembra non essere più libera di esprimersi quale forza
illuminante e trainante nella società a causa del suo pressoché totale
asservimento al mercato farmaceutico, che agisce in nome del massimo
pro tto e non certo per lantropia”.
— PROF. ANTONIO MARFELLA, PRESIDENTE MEDICI PER L’AMBIENTE,
NAPOLI182

Vaccini, autismo e le vere bufale

Il timerosal è un eccipiente organico a base di mercurio che in virtù delle


proprietà asettiche e antimicotiche è stato adoperato sin dagli anni Trenta
come conservante per i vaccini. Molti studi recenti però ne hanno evidenziato
l’alto livello di tossicità: l’etilmercurio rilasciato dal timerosal nell’organismo
danneggia i mitocondri, causa reazioni allergiche183 e può portare a gravi
patologie neurologiche come l’autismo.184
Nel 2003, il dott. Mark Geier (presidente dei Genetic Centers of America),
ha pubblicato un allarmante studio da cui risulta che l’aumento della dose di
mercurio assunta dai bambini attraverso le vaccinazioni pediatriche è associato
a una maggiore incidenza dell’autismo, dell’arresto cardiaco e dei disordini del
linguaggio.185 Tale correlazione sembra avere anche un fondamento storico,
poiché l’insorgere e l’aumento dei casi registrati sono andati di pari passo con
l’utilizzo del timerosal nelle preparazioni vaccinali pediatriche iniziate alla ne
degli anni Trenta. Nello stesso periodo in cui vennero somministrate infatti,
furono documentati i primi casi (di qualche rilievo statistico) di bambini affetti
dalla sindrome.
Il termine “autismo” venne coniato nel 1912 dallo psichiatra Eugen Bleuler
per descrivere disordini di natura psicologica derivanti dalla schizofrenia.186 Nel
1943 lo psichiatra americano Leo Kanner pubblicò la ricerca “Autistic
disturbances of affective contact”187 (poi divenuta una pietra miliare della
ricerca sulla sindrome) che, riprendendo i precedenti studi di Bleuler, attribuì
la causa della patologia alle particolari condizioni sociali delle famiglie
d’origine, in quanto risultavano tutte di ceto medio-alto. Si trattava però di
una conseguenza indiretta: no agli anni Sessanta i casi di autismo si erano
effettivamente concentrati nelle classi altolocate, ma solo in quanto furono le
prime a ricorrere privatamente (pagandole di tasca propria) alle vaccinazioni
come misura preventiva contro le malattie infettive. Quando invece si passò
alle vaccinazioni di massa “gratuite” (a carico del sistema sanitario nazionale)
per tutta la popolazione, la diffusione dell’autismo divenne omogenea e
uniforme su tutti gli strati sociali.188 Inoltre, come già visto, gli studi statistici
indipendenti hanno dimostrato che da quando il Governo statunitense ha reso
obbligatorio un numero crescente di vaccinazioni, si è registrato un contestuale
forte aumento dell’incidenza della sindrome autistica.189 Ciononostante, le
ricerche nanziate dall’industria e gli studi diretti dai luminari delle agenzie di
controllo pubblico in situazioni di con itto d’interessi hanno sempre escluso
qualsiasi tipo di pericolosità del mercurio introdotto a piccole dosi
nell’organismo con i vaccini.
Dall’anno 2000 negli Stati Uniti e dal 2007 anche in Italia i produttori
hanno comunque iniziato a rimuovere il timerosal dai vaccini giusti cando tale
decisione come misura precauzionale volta solo a garantire “maggiore
sicurezza”. Il problema però non è stato risolto, perché anche i conservanti
sostitutivi e gli adiuvanti come l’alluminio (usati per aumentare l’efficacia),
largamente utilizzati nei vaccini, risultano essere neurotossici e correlati alle
stesse patologie indotte dal timerosal.190
Secondo quanto espressamente dichiarato nel rapporto ufficiale dei CDC
americani (consultabile online), i vaccini contengono anche delle tracce (in
quantità minime, ma che comunque non dovrebbero esserci) di numerose
sostanze indesiderate e potenzialmente in grado di causare malattie (da
semplici allergie a reazioni gravi): formaldeide, estratto di feto di mucca, cellule
di rene di scimmia, frammenti di insetti, cellule di feti abortiti, siero di vitello,
linee cellulari diploidi umane, terreni di coltura modi cati, etanolo,
glutammato ecc.191
L’industria si difende da ogni accusa sostenendo che il nesso tra vaccini e
autismo sarebbe solo una leggenda metropolitana scaturita dalla clamorosa
frode scienti ca del medico britannico Andrew Wake eld (ricerca pubblicata
da e Lancet nel 1998 e poi ritirata dalla rivista). In realtà, ciò non è
assolutamente vero, in quanto i fatti andarono molto diversamente da come
vengono riportati tuttora dalle fake news mediatico-istituzionali. Lo scienziato
britannico infatti, non ha mai falsi cato i dati delle sue ricerche (il caso
Wake eld viene trattato nel paragrafo successivo) e questo tipo di accuse è del
tutto privo di fondamento.
La triste verità è che la scienza medica ormai è stata letteralmente sostituita
dal marketing dell’industria farmaceutica che assolda i luminari e scrive gli
studi spazzatura da far pubblicare sui libri di testo universitari e sulle riviste più
prestigiose. Inconsapevolmente, quindi, gli studenti diventano medici
ignorando come funziona veramente il mondo della ricerca e studiano
esclusivamente le relazioni “scienti che” dei ghost writer di Big Pharma. Una
volta acquisita la laurea, applicano quanto appreso in perfetta buona fede,
come se fosse vera scienza medica e come se non esistesse alcun con itto
d’interessi tra ricerca e industria. Nel 2008 è stata pubblicata una ricerca
dell’Università di Bologna che ha rivelato appunto come la quasi totalità degli
studenti di medicina o non percepisce affatto l’esistenza degli stretti rapporti di
collaborazione tra i luminari e l’industria oppure non è in grado di valutare le
conseguenze di tali relazioni.192
Nel frattempo però cresce la misteriosa epidemia di bambini nati sani che
poi diventano improvvisamente autistici (in Italia se ne contano circa
500.000)193 e nessun medico pro-industria sa spiegarne la causa. La teoria più
accreditata a livello ufficiale sostiene che l’autismo ha un’origine genetica,194 ma
nessuno dei bambini colpiti dall’autismo proviene da famiglie che avevano
parenti con la medesima sindrome e pertanto si può escludere il carattere
dell’ereditarietà. Per quanto concerne invece i danni e le mutazioni del DNA
sopravvenute per altre cause, tra i fattori responsabili troviamo gli effetti
collaterali di alcuni farmaci, le sostanze tossiche contenute negli alimenti
industriali (pesticidi in primis) e l’inquinamento. L’unica predisposizione
genetica realmente esistente non è direttamente correlata allo sviluppo
dell’autismo come fatto a se stante, bensì alla manifestazione degli effetti
neurotossici del mercurio e degli altri composti chimici neurotossici (usati
come conservanti e adiuvanti nei vaccini), che provocano la sindrome nei
soggetti con una maggiore sensibilità biologica verso tali sostanze.
Il fatto più evidente a supporto di questa correlazione è che l’incidenza
della patologia è aumentata di pari passo con l’aumentare delle vaccinazioni:
prima della loro massiccia introduzione era una malattia talmente rara da essere
praticamente sconosciuta. Oggi invece (in Italia) colpisce un bambino su 160 e
la sua diffusione è in costante aumento195 insieme a molti altri disturbi
neurologici di minore gravità ma dall’incidenza addirittura maggiore (ADHD,
iperattività, difficoltà nella concentrazione ecc.).196 Molti genitori hanno visto
con i loro occhi il loro glio nato perfettamente sano diventare autistico subito
dopo le vaccinazioni,197 ma “grazie” alle ricerche fasulle di Big Pharma e
all’insabbiamento degli studi pubblicati dalla ricerca accademica indipendente,
le istituzioni sanitarie pubbliche continuano a disconoscere qualsiasi tipo di
connessione. L’ordine medico insomma nega l’evidenza arrampicandosi sugli
specchi dell’ipotesi genetica e della “teoria delle coincidenze”.198

Andrew Wakefield, truffatore o martire?

Nel 2016, su pressione della ministra Lorenzin e del suo governo, il


parlamento italiano ha bloccato la proiezione del documentario inchiesta
Vaxxed: From Cover up to Catastrophe (“Vaxxed, dall’insabbiamento alla
catastrofe”) ssata per il 4 ottobre dello stesso anno presso la sala convegni del
Senato.199 Il video-documentario era stato sponsorizzato anche da una star di
Hollywood del calibro di Robert De Niro (uno dei suoi gli è autistico),200 ma
venne comunque proibito in quanto aveva la grave “colpa” di fare luce sul
metodo criminale usato dall’industria, dai media e dai vertici corrotti
dell’Ordine dei medici per sopprimere le informazioni che minacciavano di
“scoprire gli altarini” dell’emergente business sui vaccini. Nello speci co,
Vaxxed ripercorreva la storia del dott. Wake eld (un celebre ed esperto
gastroenterologo britannico autore di più di 140 studi peer-reviewed) e della
scoperta del legame tra vaccini e sindrome autistica che gli costò la radiazione e
l’infamante accusa di frode scienti ca.
Sin dai primi anni Novanta Wake eld si era distinto per avere svolto
numerosi studi sull’anomala persistenza del virus del morbillo nell’intestino e
nel 1995 aveva già pubblicato uno studio su e Lancet in cui ipotizzò che la
sua causa fosse un effetto collaterale indesiderato del vaccino.201 Nel 1998
Wake eld tornò “alla carica” con la pubblicazione di un nuovo studio peer-
reviewed su e Lancet in cui avanzava il sospetto di una possibile relazione tra
il vaccino trivalente MPR (morbillo, rosolia, parotite) e lo sviluppo della
sindrome autistica.202 Poiché l’articolo fu pubblicato sulla rivista più autorevole
del mondo da un medico famoso con la collaborazione di un team di scienziati
di tutto rispetto del Royal Free Hospital di Londra, la notizia ebbe ampia
risonanza e mise in allarme i genitori dei bambini da sottoporre ai vaccini. I
rappresentanti delle case farmaceutiche allora chiesero e ottennero l’intervento
della Corte Suprema per farsi consegnare dei campioni del tessuto intestinale
analizzato nello studio di Wake eld e far svolgere nuovi esami in grado di
confutare la controversa relazione.203 Il responso delle analisi commissionate
dalla Corte Suprema per conto dell’industria fu a favore del produttore dei
vaccini ma il prof. John O’Leary (lo scienziato che aveva materialmente
eseguito la biopsia dei campioni consegnati da Wake eld presso i suoi
laboratori della Unigenetics di Dublino) protestò duramente per il metodo e
l’inadeguatezza degli strumenti utilizzati nei nuovi esami.204
Nel 1996, un’altra ricerca indipendente aveva suggerito un legame
patogenico tra la vaccinazione antimorbillo dell’MPR e la sindrome autistica.205
Tale correlazione è stata poi ribadita anche in numerosi studi successivi a quelli
di Wake eld.206 Le gerarchie accademiche però si schierarono sempre e
comunque dalla parte dell’industria e Wake eld venne chiamato a rispondere
contro numerosi capi d’accusa: aver condotto studi per scopi di ricerca (e non
clinici) senza sentire il parere del Comitato Etico; avere falsamente dichiarato
di avere ottenuto l’approvazione del Comitato Etico; avere falsamente
dichiarato nella relazione che alcuni dei bambini esaminati avevano sviluppato
dei problemi gastrointestinali dopo il vaccino; avere effettuato dei prelievi del
sangue senza l’approvazione del Comitato Etico; non aver reso noto ai suoi co-
rmatari di avere ricevuto del denaro dall’avvocato Richard Barr per un
contratto di consulenza relativo all’avvio di una possibile class action nei
confronti dei produttori del vaccino MPR.
Con queste accuse, tutto il lavoro scienti co di Wake eld fu screditato, ma
nel corso del tempo si sono succedute molte altre ricerche accademiche
indipendenti che hanno dato pienamente ragione alle sue indagini cliniche.
Nel 2004, per esempio, uno studio danese ha dimostrato quanto fosse fondata
l’ipotesi di Wake eld mettendo a confronto diretto i dati epidemiologici sul
prima e dopo l’introduzione del vaccino MPR.207 Da questa analisi statistica
molto accurata (un precedente studio pro-industria del 2002 aveva escluso
ogni legame tra autismo e MPR utilizzando un metodo d’indagine che falsava i
risultati)208 è così emerso chiaramente che dopo l’introduzione del vaccino
MPR si era veri cata un’impennata dei casi di autismo in tutto il Paese.209
Ancora nel 2004, venne pubblicata un’altra ricerca che attestava il
ritrovamento del virus del morbillo nel liquido cerebro-spinale di tutti e tre i
bambini analizzati affetti da autismo e dalla stessa enterocolite studiata da
Wake eld (risultarono positivi al virus del morbillo nella mucosa intestinale)
mentre il virus era completamente assente nel “liquor” (liquido delle cavità
interne del sistema nervoso centrale e degli spazi meningei) degli altri tre
bambini utilizzati come gruppo di controllo. Di fronte a questi fatti, gli autori
conclusero che il nesso tra vaccinazioni MPR, autismo ed enterocolite non solo
era possibile, ma anche altamente probabile.210 Nel 2006 invece, è stato
scoperto che il Governo inglese aveva tentato di nascondere gli studi sulla
pericolosità del vaccino MPR insieme al decesso di 18 bambini, avvenuto tra il
2001 e il 2004.211
Clamorosamente, sempre nello stesso anno, durante un’intervista sul Daily
Mail britannico, il dott. Peter Fletcher (ex capo dell’ufficio del Dipartimento di
Salute) accusò apertamente il Governo di insabbiare le ricerche scienti che che
hanno evidenziato il nesso tra vaccino MPR e autismo. Il dott. Fletcher, infatti,
si lasciò sfuggire ciò che molti dei suoi colleghi sapevano già ma che non
avevano il coraggio di rivelare pubblicamente: “In Gran Bretagna e altrove ci
sono personaggi molto potenti che hanno messo in gioco la loro reputazione e
le loro carriere sulla sicurezza del vaccino MPR e che ora sono disposti a fare
quasi qualsiasi cosa per proteggersi […]. Il ri uto del Governo di valutare in
modo appropriato il rischio derivante dal vaccino MPR è uno dei più grossi
scandali della storia della medicina”.212
Anche i genitori dei bambini esaminati durante lo studio del 1998, hanno
sempre difeso Wake eld da ogni addebito di condotta scienti ca scorretta213 e
hanno altresì ribadito più volte che, contrariamente a quanto dichiarato
dall’accusa, lo scienziato non aveva inventato assolutamente niente, poiché i
loro gli avevano iniziato a soffrire di disturbi gastrointestinali solo dopo il
vaccino. Il suo team di ricerca inoltre era stato l’unico in tutta la Gran Bretagna
ad avergli assicurato la massima assistenza medica possibile, tenendoli sempre
adeguatamente informati su ciascun tipo di esame da effettuare. A ulteriore
conferma di ciò, hanno persino espresso pubblicamente tutto il loro sdegno per
un’indagine contro il dott. Wake eld che non era stata richiesta da nessuno dei
diretti interessati.214

L’ipotesi proibita

Diversamente da molti altri studiosi indipendenti che hanno associato i vaccini


allo sviluppo della sindrome autistica per via del loro contenuto di metalli
pesanti (neurotossici) in grado di provocare danni irreversibili al cervello, il
lavoro di Wake eld si era concentrato sul vaccino MPR, poiché le tracce
lasciate dal virus del morbillo potevano dimostrare più agevolmente la
correlazione con la sindrome. La tesi da lui formulata è che il vaccino trivalente
può causare la permeabilità intestinale responsabile del passaggio delle sostanze
tossiche verso il cervello e dare così origine all’autismo come ad altre patologie.
Le modalità precise con cui avviene questo processo non sono state ancora
acclarate, ma il ruolo dell’intestino nei disturbi neurologici è sempre più
evidente, poiché le ricerche più recenti hanno scoperto un nuovo circuito
neuronale che collega istantaneamente il cervello con l’intestino.215
Quest’ultimo, oltre a essere fondamentale per il buon funzionamento del
sistema immunitario,216 è dotato di una tta rete nervosa e le sue cellule
“parlano la stessa lingua” dei neuroni, che viene usata, per esempio, per
segnalare al cervello la necessità di mangiare o di bere. Lo scambio
d’informazione tra i due organi avviene attraverso un proprio canale di
comunicazione diretto e istantaneo217 ed è stato dimostrato che le patologie
intestinali possono alterare anche le funzioni cerebrali.218
Tuttavia, Wake eld e gli altri autori dello studio, oltre a non avere mai
formulato nessuna conclusione de nitiva nella ricerca, evidenziarono anche la
necessità di svolgere ulteriori approfondimenti: “Abbiamo identi cato una
enterocolite cronica nei bambini che potrebbe essere correlata a una
disfunzione neuropsichiatrica. Nella maggior parte dei casi, l’insorgenza dei
sintomi è avvenuta dopo la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia.
Sono necessarie ulteriori ricerche per esaminare questa sindrome e la sua
possibile relazione con questo vaccino”.219
Secondo Wake eld, i vaccini monovalenti somministrati in tempi diversi
risultano maggiormente tollerati e possono ridurre enormemente i rischi di
effetti collaterali gravi. Per tale ragione, durante una successiva conferenza sulla
spinosa questione, Wake eld consigliò ai genitori di usare il vaccino
monovalente in via precauzionale, almeno no a quando non fossero stati
raccolti dati certi sui casi di autismo da vaccino MPR. Lo scienziato spiegò che
i suoi sospetti su una possibile relazione tra vaccino MPR e autismo si erano
rafforzati dopo avere letto gli studi di sicurezza sui vaccini pubblicati nel
1994,220 i cui dati erano stati da lui raccolti in un dossier di 205 pagine221 per
dimostrare che erano totalmente inattendibili (della durata di appena tre
settimane, pieni di omissioni, inesattezze e lacune da colmare). Dalla loro
analisi dunque, comprese che andavano necessariamente condotti nuovi studi
molto più rigorosi sugli effetti collaterali e nel 1997 depositò il brevetto per tre
vaccini monovalenti che tuttavia non sono mai stati prodotti.222 Alcuni anni
dopo si venne a scoprire che ben 15 dei 36 membri inglesi della Commissione
sulla Sicurezza dei Medicinali (una sezione del Dipartimento della Salute
britannico che aveva avuto il compito di veri care la sicurezza del vaccino
MPR) avevano legami accertati con le medesime corporation farmaceutiche in
causa con i familiari dei bambini per sospetti gravi danni biologici provocati
dalla vaccinazione MPR.223
Nel 2012 sono stati riesaminati 64 studi sulla sicurezza dei vaccini MPR
allo scopo di valutarne l’efficacia e la sicurezza, ma le conclusioni dei ricercatori
hanno confermato quanto denunciato molti anni prima da Wake eld: “La
progettazione e i risultati sulla sicurezza degli studi sui vaccini MPR, sia pre-
che post-marketing, sono in gran parte inadeguati. L’evidenza di eventi avversi
dopo l’immunizzazione con il vaccino MPR non può essere separata dal suo
ruolo di prevenzione delle malattie bersaglio”.224
Dopo le pubbliche raccomandazioni di Wake eld di utilizzare i vaccini
monovalenti in tempi diversi in sostituzione dell’MPR, l’industria reagì
bloccando la produzione dei primi proprio per eliminare qualsiasi possibilità di
opzione ai vaccini multidose. Le associazioni dei genitori risposero al pugno di
ferro dei produttori minacciando di non far vaccinare più i propri gli e di
conseguenza si veri cò un drastico calo nelle vaccinazioni pediatriche,
nonostante Wake eld non fosse mai stato contrario al programma vaccinale in
sé e per sé.

“Non è più possibile credere a gran parte della ricerca con annesse
pubblicazioni; non è possibile fare affidamento sul giudizio dei medici di
ducia o delle linee guida mediche autorevoli. Questa conclusione l’ho
raggiunta lentamente e con riluttanza nei miei due decenni di lavoro come
redattore del New England Journal of Medicine”.
— DR.SSA MARCIA ANGELL, MEDICO E REDATTORE CAPO DEL NEW ENGLAND
JOURNAL OF MEDICINE (NEJM)225

La missione di Brian Deer, distruggere


Wakefield
A causa delle sue ricerche, Wake eld divenne in brevissimo tempo il nemico
numero uno dei produttori dei vaccini e dei loro potenti amici nelle istituzioni.
Tutto il castello di accuse contro di lui venne montato ad arte da Brian Deer,
un ambiguo reporter britannico specializzato in inchieste nel settore
farmaceutico e su cui pesa come un macigno l’ombra dei con itti d’interesse.
La sua storia professionale quindi va brevemente ripercorsa per capire come e
quando è iniziata la “luna di miele” con l’industria farmaceutica.
Nel 1989, Brian Deer scrisse numerosi articoli sul Sunday Times riguardo
all’inefficacia dell’AZT (il farmaco retrovirale usato contro l’HIV) prodotto
dalla Wellcome, che in quel periodo era ben nota per la produzione di farmaci
antivirali e vaccini. La Wellcome rispose alle sue accuse esercitando pressioni
sulla redazione del Sunday Times e, nel 1991, Deer fu costretto ad andare a
lavorare negli USA. Nel 1994 il reporter tornò a Londra, dove realizzò una
guida sull’impero della Wellcome che poi venne pubblicata su due numeri del
Sunday Times. Il suo dossier descriveva in modo molto dettagliato la storia
della multinazionale e i suoi obiettivi per il futuro, ma il lavoro di stesura
doveva avere richiesto inevitabilmente il coinvolgimento diretto della stessa
Wellcome.
Nei suoi articoli, Deer stava apparentemente intraprendendo una
campagna contro il farmaco antibatterico Septrim della multinazionale mentre
in realtà si trattava solo di un prodotto di cui era già stato deciso il ritiro con il
consenso della Wellcome a causa dei gravi danni provocati a migliaia di
persone in tutto il mondo. Durante la sua “campagna contro il produttore”,
Deer era stato posto alla guida di due azioni risarcitorie collettive e quando la
Wellcome ammise pubblicamente i suoi errori cambiando i termini di
prescrizione del farmaco, il reporter prese immediatamente le distanze dai
danneggiati e nessuna delle vittime ottenne un centesimo di risarcimento.
Nel 1998, Brian Deer gettò la maschera del reporter indipendente per
scrivere il primo di una lunga serie di articoli a favore dei vaccini prodotti dalla
Glaxo Wellcome. In tale occasione, infatti, si schierò apertamente dalla parte
del produttore e criticò duramente i medici e i genitori che avevano espresso
preoccupazione sulla sicurezza del vaccino contro la pertosse per possibili
lesioni al cervello.226 La sua nuova “mission” consisteva nel ridicolizzare e
screditare qualsiasi prova indicata da medici e dai genitori in grado di
dimostrare un’evidente associazione tra i vaccini e alcuni gravi effetti collaterali.
Il primo articolo si scagliò contro la sentenza di un tribunale inglese “reo”
di aver accordato a Margaret Best un maxi risarcimento di 2,75 milioni di
sterline per il glio che aveva subito un grave danno al cervello dopo il vaccino
per la pertosse. La strategia utilizzata da Deer per convincere l’opinione
pubblica che si trattava di una sentenza “contro-scienza” fu di far credere che il
giudice venne abilmente raggirato dalla signora Best e dal suo legale. In
seguito, il reporter continuò a scrivere molti altri articoli a favore dell’industria
dei vaccini e contro i medici e le associazioni di genitori che osavano contestare
la sicurezza del programma pediatrico d’immunizzazione. Il 22 febbraio del
2004, pubblicò un corposo servizio contro le ricerche di Wake eld sulla prima
pagina del Sunday Times dal titolo: “Ricerca scandalo sull’MPR”.227
Il mese seguente, nelle newsletter diffuse via internet dall’MLI (la “Medico-
Legal Investigation”, un’organizzazione commerciale quasi interamente
sovvenzionata dall’industria farmaceutica britannica – ABPI) venne pubblicato
un altro scritto dal titolo “MMR (acronimo in lingua inglese dell’MPR) and
MLI. MMR Sunday Times investigation” in cui venne dichiarato quanto segue:
“La straordinaria favola dei problemi riscontrati nello studio del dott. Andrew
Wake eld (così come pubblicato su e Lancet) riguardante l’MMR e autismo
è stata condivisa in una nota con denziale con la ‘MLI’ mentre stava per uscire
l’articolo di Brian Deer. Ci è stato chiesto un consiglio in merito a una
problematica molto allarmante”.
Il reporter invece aveva nascosto al pubblico di avere chiesto tale
consulenza all’MLI per scrivere il suo articolo all’evidente scopo di occultare
ogni legame tra lui e l’industria del farmaco.
Al ne di “incastrare” Wake eld in uno scandalo, Deer si era presentato
sotto falso nome (si faceva chiamare Brian Lawrence) dai genitori dei bambini
su cui il celebre gastroenterologo e il suo team avevano svolto le ricerche.
Grazie a questo espediente riuscì a estorcere con l’inganno tutte le informazioni
di cui aveva bisogno per montare un caso. I dati clinici sulle condizioni di
salute dei bambini vennero poi da lui grossolanamente manipolati per negare
(falsamente) che i bambini fossero diventati autistici dopo il vaccino MPR e
accusare Wake eld di frode scienti ca.
Tali accuse erano talmente infondate e assurde che appena i genitori dei
bambini furono messi a conoscenza di questa colossale montatura divennero
così furibondi da arrivare a obbligare Brian Deer a un pubblico confronto. La
discussione con il reporter quindi ebbe luogo a Londra, fuori dalle aule del
dibattimento, dove i genitori lo stavano aspettando inferociti per sbugiardarlo
davanti alle telecamere (la videoregistrazione delle contestazioni dei genitori
può essere consultata dalla visione di Vaxxed). In tale occasione, il reporter
continuò a sostenere a spada tratta che Wake eld era un truffatore e che aveva
inventato tutto nonostante le testimonianze dei genitori documentate da foto,
video, referti medici (prima e dopo le vaccinazioni) e la parziale asportazione
dell’intestino di uno dei bambini (Josh Edwards), che secondo le accuse di
Brian Deer non avrebbe mai avuto problemi intestinali ma solo una banale
diarrea. Durante l’acceso confronto, i genitori mostrarono al reporter anche le
dichiarazioni ufficiali del Governo americano a proposito di una sentenza a
favore di Hannah Poling, una bambina a cui era stato riconosciuto il
collegamento tra lo sviluppo del disturbo dello spettro autistico e i vaccini:
“Riassumendo, il Defence Visual Information Center (DVIC) ha concluso che
i fatti di questo caso soddisfano i criteri stabiliti dalla legge per dimostrare che i
vaccini ricevuti dalla bambina il 19 luglio 2000 hanno fortemente aggravato
un disturbo mitocondriale preesistente che l’hanno predisposta a sviluppare un
de cit del metabolismo energetico cellulare manifestatosi sotto forma di
encefalopatia regressiva con le caratteristiche del disturbo dello spettro
autistico. Quindi la Corte stabilisce che sia assegnato un risarcimento ai
richiedenti in conformità della Legge 42 degli Stati Uniti”.228
Ovviamente Brian Deer, negò tutte le contestazioni dei genitori come
un’invenzione dei genitori. Il 19 aprile 2006, il caporedattore di e Lancet
Richard Horton aveva invece ammesso pubblicamente che “I risultati clinici
dello studio di Wake eld rimangono incontestabili per quanto riguarda la loro
accuratezza”.229
Nel febbraio del 2009, Heather Edwards (la mamma di Josh Edwards, uno
dei bambini esaminati da Wake eld) scrisse a Brian Deer una accorata e-mail
di protesta nella speranza di scuotere la sua coscienza e il reporter le rispose
continuando a mentire spudoratamente.230 Ecco infatti cosa scrisse la mamma
di Josh Edwards a Brian Deer: “Signor Brian Deer, questo è il bambino di cui
le è stata mostrata una foto fuori dall’aula dell’Ordine dei medici, a cui replicò
dicendo che non aveva alcun disturbo intestinale ma solo diarrea. Come è stato
in grado di diagnosticare un disturbo intestinale da una fotogra a? Se avesse
osservato bene, avrebbe visto che il bambino ha una sacca di raccolta per le
feci. Lei crede veramente che gastroenterologi e chirurghi avrebbero rimosso il
colon se fosse stato solo un problema di diarrea?”.
Brian Deer non si scompose e reagì ancora una volta negando l’innegabile:
“Cari Nick e Heather Edwards, di norma non rispondo a malevole e-mail, ma
nel vostro caso farò un’eccezione. Non ho mai fatto alcun commento di alcun
tipo su questo bambino, in nessun momento. Non ho mai diagnosticato o
cercato di diagnosticare alcunché in alcun bambino. Punto. E al di là di ogni
ragion d’essere, è la contorsione mentale che vi porta a immaginare che io
abbia mai fatto una cosa del genere. Fuori dall’Ordine dei medici sono stato
video-ripreso in ogni momento. Nessuno di questi video è stato mai mostrato,
perché mi si vede discutere e dibattere con persone che sollevano dubbi sulla
mia indubbia reputazione. Radio4 ha anche trasmesso parti di queste
conversazioni. Se non potete comportarvi con integrità, cortesia e onestà, non
dovreste davvero sorprendervi se altri si appro ttano di voi, come mi pare sia
successo. Dovremmo partire dal presupposto che non lo sappiate. Quindi vi
saluto cordialmente”.231
Tale scambio di corrispondenza elettronica è già di per sé sufficiente a
dimostrare il cinismo e l’assoluta malafede di Brian Deer, visto che ogni sua
affermazione su Josh Edwards fuori dall’aula è stata videoregistrata e caricata
online dove può essere liberamente consultata da chiunque.232

Le vere motivazioni di The Lancet e la


persecuzione giudiziaria

Il 2 febbraio del 2010 e Lancet ha pubblicato un breve comunicato ufficiale


allo scopo di annunciare il ritiro della ricerca di Wake eld per le seguenti
motivazioni: “A seguito della sentenza dell’UK General Medical Council’s
Fitness to Practice Panel del 28 gennaio 2010, è emerso chiaramente che
diversi elementi della pubblicazione del 1998 di Wake eld et al. non sono
corretti. In particolare, le affermazioni presenti nel documento originale che i
bambini sono stati consecutivamente arruolati e che le indagini sono state
approvate dal Comitato Etico locale si sono dimostrate false. Per questo motivo
ritiriamo completamente la ricerca dalla banca dati delle nostre
pubblicazioni”.233
Nel 2004, inoltre, a tutti gli autori dello studio venne richiesto di rmare
una dichiarazione per ritrattare la loro interpretazione dei dati clinici secondo
cui esiste una possibile relazione tra i vaccini e l’autismo. Di fatto quindi,
l’intero team di ricerca fu costretto a una vera e propria pubblica abiura per
poter tornare a esercitare la professione. Dieci medici su dodici accettarono la
richiesta, ma Wake eld si ri utò categoricamente di rinnegare le conclusioni
del suo studio.234
Dall’attento esame del comunicato di e Lancet si evince che le uniche
accuse rivolte contro Wake eld prese seriamente in considerazione dagli editori
della rivista riguardavano esclusivamente delle presunte irregolarità formali235
che lo scienziato ha sempre contestato236 e che in ogni caso non hanno nulla a
che vedere con la correttezza dei risultati delle analisi cliniche su cui si basa
l’ipotesi della correlazione tra vaccino MPR e autismo. L’accusa sulla mancata
approvazione del Comitato Etico infatti, vera o falsa che sia può essere
utilizzata come pretesto per far ritirare una ricerca scomoda da una rivista e
infangare la reputazione dell’autore, ma non può certo invalidare i risultati di
laboratorio.
Successivamente alla ritrattazione del 2004 di quasi tutti i coautori, il
British Medical Council (BMC) iniziò a esercitare forti pressioni per attivare
un procedimento formale contro l’irriducibile Wake eld. Due anni dopo,
nominò a capo del collegio giudicante contro Wake eld il prof. Dennis
McDevitt, lo stesso personaggio dalla dubbia professionalità e integrità morale
che in precedenza aveva fatto parte della “Joint Committee on Vaccination and
Immunisation” (JCVI), con un con itto d’interessi grosso come una casa che
gli era costato la rimozione dall’incarico.237 Nel 2009 James Murdoch ( glio
del magnate delle televisioni e dell’editoria Rupert Murdoch), oltre a dirigere il
Sunday Times per cui lavorava Brian Deer, entrò nel consiglio di
amministrazione della potente Glaxo-SmithKline e fu proprio in quello stesso
anno che il giornalista sferrò l’attacco più pesante contro Wake eld. Lo accusò
per l’ennesima volta di avere manipolato gli esami clinici (avrebbe inventato
che soffrivano di problemi intestinali e che questi ultimi iniziarono dopo le
vaccinazioni) con una serie di articoli sul Sunday Times e l’opinione pubblica
venne aizzata contro il medico. Il tribunale della giustizia britannica lo
condannò in primo grado, ma importanti prove a suo favore come la
testimonianza dei genitori dei bambini non vennero neppure ammesse in
dibattimento. Il magistrato che si rese responsabile di tale condotta fu Nigel
Davis, il cui fratello, Sir Crispin Davis, sedeva nel consiglio direttivo di Elsevier
(il gruppo editoriale a cui appartiene e Lancet) e, nello stesso tempo, era
membro del consiglio di amministrazione della GlaxoSmithKline esattamente
come James Murdoch.238
Il procedimento del BMC contro Wake eld era iniziato nel 2007 e si
concluse nel 2010 con la radiazione del medico e il conseguente ritiro della
ricerca da e Lancet. Successivamente i mass media hanno ingigantito le
accuse contro il gastroenterologo e l’industria ha utilizzato la radiazione di
Wake eld per continuare a negare con più forza di prima qualsiasi
collegamento tra autismo e vaccini.
Oggi, infatti, il suo nome viene portato come esempio e come cavallo di
battaglia per screditare ogni altra ricerca scienti ca indipendente dalle stesse
conclusioni. Il 10 gennaio del 2011, però, il sito web ufficiale della
Northeastern University (Boston) ha pubblicato l’imbarazzante intervista di
Richard Deth, uno stimato e autorevole professore di farmacologia che ha
coraggiosamente fatto riemergere la verità.
Così quando gli è stata rivolta la seguente domanda: “La Gran Bretagna ha
privato il dott. Andrew Wake eld del suo diritto di praticare la medicina. È
stato un provvedimento giusti cato?”. Egli ha spiegato senza mezzi termini le
reali motivazioni di quella pesante sanzione: “No, non secondo me. Le
questioni etiche di cui è stato dichiarato colpevole non erano di sufficiente
ampiezza per giusti care quella sanzione. Inoltre rimane il dubbio sul fatto che
ci sia stata una cattiva condotta signi cativa e intenzionale. Il BMC e Brian
Deer hanno cospirato per dare a Wake eld una punizione esemplare per avere
osato suggerire che quella vaccinazione potrebbe causare la malattia in alcuni
soggetti. La scoperta di Wake eld dell’in ammazione gastrointestinale
nell’autismo rimarrà un importante contributo scienti co. L’entità dello sforzo
di screditarlo tradisce una forte paura che la sua ipotesi di un collegamento alla
vaccinazione possa essere corretta. Ciò equivale a un pubblico saccheggiamento
che spaventa gli altri dall’indagare su una questione controversa ma
importante”.239 Nello speci co inoltre, le analisi cliniche contestate da Brian
Deer con l’accusa di essere il frutto di esami manipolati (frode) e non necessari,
non erano state effettuate da Wake eld ma dal prof. John Walker Smith
(anch’egli radiato dall’Ordine dei medici nel 2010), il quale è stato assolto con
formula piena da ogni addebito con la sentenza della Corte d’Appello di
Londra del 7 marzo 2012.
Nella motivazione della sentenza, il giudice ha espresso anche un duro
giudizio di condanna nei confronti del comportamento del BMC, dichiarando
testualmente quanto segue: “Un ragionamento inadeguato e super ciale e, in
alcuni casi, con una conclusione sbagliata […]. Sarebbe una disgrazia se
dovesse accadere di nuovo”. Lo stesso giudice ha poi esortato il BMC a fare in
modo che in futuro non si veri chino più casi del genere, affidando tale tipo di
controversie a qualcuno con esperienza giudiziaria.240
Salvo qualche rara eccezione, i giornalisti mainstream non hanno riportato
la notizia, mentre il temuto documentario Vaxxed è stato censurato e a
Wake eld non è stata mai data la possibilità di raccontare in televisione o sui
grandi giornali la sua versione dei fatti. I mass media quindi continuano ad
accusarlo impunemente di truffa nonostante sia molto semplice veri care che
le uniche accuse rimaste in piedi contro di lui riguardano solo ed
esclusivamente delle presunte irregolarità formali.
Il 5 marzo del 2020 l’associazione ICAN (Informed Consent Action
Network) di Del Matthew Bigtree ha ottenuto una piccola ma signi cativa
vittoria contro i CDC statunitensi che conferma indirettamente quanto
Wake eld sia stato trattato ingiustamente. La battaglia legale di Bigtree ha
avuto inizio nel 2017, quando ICAN ha presentato ai CDC una richiesta
FOIA, nella quale si chiedeva di mostrare “tutta la documentazione e gli studi
scienti ci a supporto dell’affermazione pubblicata sul sito ufficiale dell’ente
sanitario americano secondo cui ‘i vaccini non causano l’autismo’”. I CDC
avevano risposto inviando una lista di ricerche scienti che, che però
riguardavano solo alcuni dei vaccini in commercio. Trattandosi di una risposta
incompleta, ICAN ha denunciato i CDC presso un tribunale federale,
chiedendo ufficialmente di mostrare tutta la documentazione scienti ca a
supporto della frase “I vaccini non causano l’autismo” e di fronte a questa
richiesta legale, i CDC sono stati costretti ad ammettere formalmente di “non
essere in grado di fornire uno studio scienti co che possa sostenere la suddetta
affermazione”. In precedenza, infatti, sul sito ufficiale dei CDC era visibile tale
dichiarazione che ICAN ha fatto rimuovere.
Bigtree ha poi così commentato l’intera vicenda: “Questa realtà è
veramente incredibile, perché quando si parla di autismo i vaccini sono il
sospettato principale e i CDC hanno sempre affermato di poter escludere che
ne fossero la causa. Mentre ora risulta che non hanno le basi scienti che per
fare questa affermazione. Loro, che si lamentano sempre della mancanza di
scienti cità di coloro che criticano la sicurezza dei vaccini, risultano essere stati
i primi a fare una affermazione antiscienti ca”.
Dal giugno 2020 la frase “I vaccini non causano l’autismo” è stata rimossa
dalla pagina dei CDC, ma compare ancora la scritta dello stesso tenore
secondo cui: “Non esistono collegamenti tra vaccini e autismo”241 e Bigtree ha
iniziato una nuova procedura legale per far rimuovere anche quella.242

Gli studi sui danni da vaccino non mancano,


ma si finge che non esistano

L’autismo no agli ’70 era una malattia talmente rara da essere praticamente
sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone. In concomitanza con
l’aumentare delle vaccinazioni, la sindrome è aumentata nello stesso modo
esponenziale. Nella rilevazione del 2004 risulta colpito un bambino su 166,
con un rapporto fra maschi e femmine di 4 a 1 e l’incidenza è continuata a
salire anno dopo anno. Nel 2014 un bambino ogni 59 risultava autistico e nel
2016 l’incidenza è salita a uno su 54 con un aumento, quindi, di circa il
10%.243 La vera pandemia dunque riguarda l’autismo.
• Nel 2005, un reporter del Washington Times ha voluto confrontare i
dati statistici sull’autismo con quelli degli Amish della Pennsylvania,
una comunità religiosa di origine olandese che vive separata dal resto
della popolazione USA e che non vaccina i propri gli. Il reporter ha
così scoperto che presso gli Amish, invece di riscontrare i duecento
casi di autismo come avrebbe dovuto essere rispetto alla media
nazionale, i casi erano solo tre (su bambini peraltro arrivati di recente
da paesi dove erano stati vaccinati).244
• L’autismo, sconosciuto in America no al 1943, ha avuto la sua forte
impennata nel 1991, proprio quando si sono introdotti altri tre
vaccini per l’infanzia, facendo così passare la statistica da 1 caso su
2500 a 1 caso su 166 appena tredici anni dopo (2004).245
• L’Agenzia americana per le sostanze tossiche ha inserito il mercurio e i
suoi derivati tra gli elementi più pericolosi e tossici che esistono dopo
arsenico e piombo e la letteratura medica ne ha ampiamente
evidenziato tutti i gravi pericoli derivanti dalla sua introduzione
nell’organismo,246 ma per decenni le case farmaceutiche hanno
continuato a utilizzarlo nella preparazione dei vaccini.
• L’alluminio e la formaldeide sono altri due componenti altamente
tossici usati dai produttori247 che la letteratura medico-scienti ca ha
associato allo sviluppo di numerose patologie: iperplasia linfoide
cutanea, anche detta pseudolinfoma cutaneo, encefalopatia,
Alzheimer e Parkinson (in generale, l’accumulo di alluminio porta alla
demenza).
• Nel 2002, due importanti studi mettono in evidenza la connessione
tra vaccinazione e allergie.248
• Quanto alle patologie autoimmuni come conseguenza di
vaccinazione, oramai gli studi sono numerosissimi:249 la vaccinazione
difterica-tetanica-pertossica è riconosciuta causa di anemia emolitica
autoimmune dai ricercatori della Humboldt University di Berlino.250
Il vaccino antihaemophilus B è riconosciuto come in grado di
provocare la sindrome di Guillain-Barré (poliradiculoneuropatia
in ammatoria acuta).251 La stessa sindrome può essere provocata dai
comuni vaccini anti-parotite, anti-morbillo, anti-rosolia,252 così come
dal comunissimo antin uenzale.253 Il vaccino anti-poliomielite può
danneggiare il sistema nervoso centrale.254 Il vaccino anti-difterite,
tetano e pertosse può provocare l’encefalopatia.255 In particolar modo
dopo l’introduzione del vaccino antiepatite B di tipo ricombinante si
sono registrati danni al sistema nervoso centrale, sclerosi multipla256 e
danno alla guaina mielinica.257
• Una delle prove più evidenti (e allo stesso tempo più insabbiate da
montagne di ricerche scienti che spazzatura nanziate dall’industria),
della pericolosità di tale vaccino riguarda il fatto che nei bambini
affetti da autismo regressivo comparso dopo la vaccinazione è stato
riscontrato il virus morbilloso (il cui codice genetico provava essere
derivato da vaccino) nel liquido spinale, mentre nei bambini vaccinati
che non hanno sviluppato la sindrome non è stata individuata alcuna
persistenza del virus.258
• Altre statistiche della ricerca accademica indipendente dimostrano per
esempio che in Danimarca, dopo l’introduzione del MPR (morbillo,
rosolia, parotite), l’autismo è aumentato del 400%.259 Nonostante le
abbondanti prove e le evidenze scienti che raccolte nel corso dei
decenni, le grandi riviste ormai si ri utano categoricamente di
pubblicare nuovi studi scomodi per l’industria che le foraggia. Le
uniche ricerche e sperimentazioni mediche che invece vengono
ammesse alla pubblicazione con la massima leggerezza nella
stragrande maggioranza dei casi non sono neppure riproducibili260
(mancano cioè del presupposto basilare per essere considerate
scienza), ma hanno il “pregio” di servire alla strategia di marketing
delle case farmaceutiche (vedi il recente caso del “Lancet Gate”
sull’idrossiclorochina261). In tale contesto, gli innumerevoli studi
pubblicati sulle reazioni avverse dei vaccini hanno l’unico scopo di far
credere che l’autismo sia una malattia genetica262 comparsa e
aumentata d’incidenza negli stessi anni dell’introduzione e
dell’aumento delle vaccinazioni di massa per una pura coincidenza. Le
loro conclusioni infatti sono diametralmente opposte a quelle degli
studi non nanziati dai produttori.
• Il medico Peter Fletcher, ex capo dell’ufficio scienti co del
Dipartimento di salute britannico e membro della commissione sulla
sicurezza dei medicinali, è intervenuto sul vaccino MPR dichiarando
alla stampa quanto segue: “Il ri uto del Governo di valutare
propriamente il rischio rappresenta uno dei più grossi scandali della
storia della medicina. I dati clinici e scienti ci che si stanno
accumulando dimostrano che il virus vivo contenuto nel vaccino può
causare danni al cervello, all’intestino, al sistema immunitario in
bambini vulnerabili. È troppo per poter ignorare ogni cosa, eppure le
autorità governative paiono felici di farlo. Perché il Governo non
considera questo problema più seriamente?”.263

Alcuni casi di danni da vaccino finiti sui giornali


– Napoli: “Vaccino sequestrato dopo la morte di 4 bambini” ( Il Corriere della Sera, 22 luglio
1970).

– Cagliari: “Ragazza di 14 anni uccisa dal vaccino (contro l’asma)? Scoppia una polemica tra i

medici” (L’Unione sarda, 12 maggio 1971).


– Isernia. “Il vaccino bivalente sequestrato in Molise (dopo la morte di un bimbo)” ( Il Tempo,
15 ottobre 1980).
– Milano: “Prese la poliomielite dal figlio vaccinato (e rimane paralizzato)” ( La Repubblica, 21
agosto 1986).

– Como: “Va in coma a causa di encefalite postvaccinica (giovane recluta)” ( Il Manifesto, 13


marzo 1987).

– Verona: “Muore una bambina di 15 mesi: avvelenata da una vaccinazione?” (eseguita la

settimana prima; L’Arena, 22 marzo 1987).


– Cagliari: “Muore nell’ambulatorio di Sinnai (uomo di 28 anni). Forse è stato fatale il vaccino

contro l’asma” (L’Unione sarda, 8 aprile 1987).


– Roma: “Donna di 28 anni muore dopo vaccino antinfluenzale” ( L’Unità, 3 maggio 1988).
– Cassino: “Vaccinato contro la vita (recluta muore dopo antimeningite)” ( Panorama, 1° maggio
1988).

– Roma: “Esposto alla procura: contrasse la polio dopo il vaccino” ( Giornale di Sicilia, 18
settembre 1988).

– Roma: “Vaccino per neonati sospesa la vendita (dopo la morte di una bambina abruzzese cui

era stato somministrato quel preparato)” ( La Repubblica, 18 gennaio 1989).


– Lecco: “Bimba di due anni muore nel sonno. È stato il vaccino contro il morbillo?”

(somministratole il giorno prima; Il Giornale Nuovo, 17 giugno 1989).


– Roma: “Fa vaccinare il figlio: contagiata (e paralizzata)” ( La Stampa, 1° febbraio 1990).
– Milano: “Bambine stanno male dopo la vaccinazione” (10 di 20 che avevano ricevuto

antirosolia, hanno accusato conati di vomito, vertigini, cefalee; Il Secolo XIX, 4 febbraio
1990).

– Verona: “No al vaccino obbligatorio: il figlio morì” (è il caso di Giorgio Tremante, che ha

fondato un’associazione contro l’obbligatorietà dei vaccini dopo aver avuto due figli morti a

seguito di vaccinazione; Il Giorno, 12 dicembre 1995).


– Milano: “Sanità: ministero responsabile per contagio da vaccino antipolio” (l’uomo contrae la

polio a seguito della vaccinazione del figlio e infine muore; Il Messaggero, 19 gennaio 1996).
– Venezia: “Muore in caserma dopo il vaccino” (La Nazione, 22 gennaio 1996).
– Firenze: “Risarcito dopo aver contratto paralisi a seguito di vaccino antipolio” ( Corriere
dell’Umbria, 21 aprile 1996).
– Firenze: “Colpito dall’encefalite (e ridotto allo stato vegetativo) dopo l’antipolio: per la prima

volta lo Stato condannato. Alla famiglia arrivano 2 miliardi” ( Il Messaggero, 3 ottobre 1996).
– Roma: “Danni da vaccinazioni: in 200 saranno risarciti dal ministero” ( Il Messaggero, 4
ottobre 1996; risarcimento che avviene in base alla legge 210 del 1992).

– Roma: “Donna muore, bloccato vaccino antinfluenza” ( Il Messaggero, 31 ottobre 1997).


– Mantova: “Paralizzata dall’antipolio” (bimba di 5 mesi; Corriere dell’Umbria, 12 novembre
1997).

Mantova: “Sei mesi, perde l’uso di una gamba dopo l’antipolio” ( Il Messaggero, 11 gennaio
1998).

– Nel 1998: “La Francia blocca il vaccino contro l’epatite B, dopo aver recensito in un anno

1400 casi di danneggiati” ( La Nazione, 3 ottobre 1998).


– Latina: “I genitori di 8 bambini colpiti da polio a seguito del vaccino fondano

un’associazione” ( Il Messaggero, 2 dicembre 1999).


– Caltanissetta: “Bimba muore dopo il vaccino ( La Nazione, 25 gennaio 1999).
– Gela: “Neonato morì dopo il vaccino, medici sotto inchiesta” ( La Nazione, 25 settembre
2000).

– Roma: “Indennizzo a uomo che ha contratto epatopatia cronica a seguito di vaccinazione

antiepatite B” (La Nazione, 17 ottobre 2000).


– Ascoli (Acquasanta Terme): “Bambina muore dopo il vaccino” (era antipolio, Il Messaggero, 18
luglio 2004).

– Ravenna: “Paralizzato dal vaccino influenzale. Il giudice allo Stato: ‘Risarcitelo’” ( La Nazione,
27 dicembre 2006; viene così riconosciuto il diritto al risarcimento anche per vaccini non

obbligatori).

– Pisa: Emorragia cerebrale, morta bimba di sei mesi (nei giorni precedenti la bimba aveva

ricevuto le vaccinazioni di rito, e i medici, prima ancora dell’autopsia, già escludevano

qualsiasi causalità; Nazione, 4 giugno 2007).


– Sarzana: “Autistico dopo l’antipolio. Il tribunale lo risarcisce con 2500 euro al mese” ( La
Nazione, 5 novembre 2007. La vaccinazione avvenne nel 1987, la battaglia legale inizia nel
2000 e si conclude nel 2007).

– Lecce: “Militare stroncato a 21 anni dalla leucemia. La Cassazione: Nesso tra malattia e gli 11

vaccini somministrati in 8 mesi” ( La Repubblica, 30 novembre 2020).

Tre governi per una ministra bugiarda

Rivedendo a ritroso tutta la serie di eventi che hanno portato la Lorenzin a


estendere gli obblighi vaccinali, non si può fare a meno di riconoscerle qualche
sorta di “predestinazione” e di qualche aiuto dall’alto per il raggiungimento di
questo obiettivo. Nonostante il suo diploma di liceo classico e la totale
mancanza di qualsiasi competenza in ambito medico-scienti co, è riuscita
infatti a rimanere saldamente a capo del Ministero della Salute durante ben tre
cambi di governo.264
I parlamentari e i ministri italiani sono celebri in tutto il mondo per la loro
capacità di rimanere attaccati alla poltrona qualsiasi cosa accada, ma la
Lorenzin ha spiazzato tutti ssando il nuovo record assoluto di inamovibilità
da un ministero. Dal suo curriculum non è emerso nessun merito straordinario
che possa giusti care il fatto e l’unica attività per cui si è distinta veramente
durante la sua lunga permanenza al Ministero della Salute è stata la
perseveranza con cui ha portato a compimento la legge per moltiplicare gli
obblighi vaccinali che stanno ingrassando i pro tti della GSK e di altre grandi
corporation farmaceutiche.
Per una casta politica italiana notoriamente indifferente alle condizioni
sociali e sanitarie del resto della popolazione, un simile interessamento per la
salute pubblica è apparso subito anomalo e paradossale. La legge Lorenzin è
stata approvata come se fosse stata una priorità assoluta in un contesto in cui la
sanità cade letteralmente a pezzi e molti malati dei grandi ospedali niscono
per essere “parcheggiati” su delle barelle provvisorie lungo i corridoi del Pronto
Soccorso per carenza di posti letto.265 Persino i più comuni esami diagnostici
come una TAC possono richiedere tempi biblici e ciononostante, per la
Lorenzin il problema più urgente da risolvere era allungare la lista delle
vaccinazioni obbligatorie contro possibili malattie eradicate da decenni.
Nessuna attenzione è andata invece alla vera epidemia di autismo e di problemi
neurologici dei bambini, la cui origine continua a essere insabbiata tra i
“misteri della genetica”.
La crociata della Lorenzin per la “prevenzione” venne presentata
all’opinione pubblica come talmente impellente da dover addirittura saltare
l’ordinario dibattito parlamentare mediante un provvedimento come il decreto
legge che è stato concepito dal legislatore esclusivamente per i casi di
straordinaria necessità e urgenza (artt. 77 e 72 della Costituzione).266 Per
convincere i cittadini italiani che l’estensione del numero dei vaccini
obbligatori doveva avere la precedenza su tutto il resto, la Lorenzin giunse
addirittura a mentire spudoratamente, rilasciando più volte delle dichiarazioni
shock e impietosamente false con l’evidente scopo di diffondere la paura e
ottenere il massimo consenso. Durante un dibattito televisivo del 2014 a cui
partecipò in veste di ministro della salute (la voce istituzionale più autorevole
in ambito sanitario) affermò per esempio che a Londra, nel 2013, erano morti
centinaia di bambini a causa del morbillo. In tale occasione, oltre ad avere
personalmente tradito la ducia di milioni di italiani ricorrendo alla
propaganda e alla menzogna, non esitò ad accusare di disinformazione i medici
critici riguardo al suo provvedimento legislativo pro-industria: “C’è una
disinformazione totale contro le vaccinazioni, ricordo che solo di morbillo a
Londra, cioè in Inghilterra, lo scorso anno, sono morti 270 bambini per
un’epidemia di morbillo”.267
Come appurato in seguito, la presunta strage di bambini citata dalla
ministra era stata completamente inventata e qualsiasi giornalista avrebbe
potuto veri carlo subito semplicemente consultando i dati ufficiali sulla
mortalità da morbillo pubblicati dal “Public Health England” del ministero di
Salute pubblica del Regno Unito. Dalla lettura di questi ultimi, infatti, è stato
accertato che, contrariamente a quanto divulgato dal più alto rappresentante
delle istituzioni sanitarie italiane, nel 2013 in Gran Bretagna si è veri cato il
decesso di un solo ragazzo di 25 anni che dopo avere contratto il morbillo ha
sviluppato anche una polmonite acuta come complicanza.268
Esattamente un anno dopo, durante la trasmissione “Piazza Pulita”, la
ministra ha rincarato la dose delle fake news istituzionali dichiarando quanto
segue con il suo consueto sussiego: “Di morbillo si muore, in Europa! C’è stata
una epidemia di morbillo a Londra lo scorso anno (2014) e sono morti più di
200 bambini”.269 Anche in questo caso, quindi, i fatti erano molto diversi da
come furono rappresentati per la propaganda vaccinale poiché nel 2014 in
Gran Bretagna non si è veri cato neanche un decesso da morbillo. Facendo
invece la somma dei presunti bambini morti per morbillo citati dalla Lorenzin,
tra il 2013 e il 2014 sarebbero avvenuti più di 470 decessi solo nel Regno
Unito!
Per continuare ad alimentare una paura irrazionale sul morbillo e garantire
l’appoggio incondizionato dell’opinione pubblica all’estensione dei programmi
vaccinali, l’ex ministra continuò a rilasciare fake news a ruota libera. Così,
dopo essersi autoproclamata portavoce dell’evidenza scienti ca contro
“l’ignoranza e la subcultura da Medioevo”, la ministra ha aggiunto che la
pertosse è un virus incurabile270 (in realtà un’infezione batterica curabile con
antibiotico)271 e che l’Austria ha pubblicato una circolare per invitare i suoi
cittadini a non andare in vacanza in Italia (Gardaland) a causa del basso tasso
di immunizzazione.272
Tali dichiarazioni mendaci sono apparse inevitabilmente come verità
assolute alla maggior parte della popolazione che segue solo la televisione e i
grandi giornali, poiché le smentite sono arrivate quasi esclusivamente dai blog
di controinformazione e dagli articoli delle piccole testate giornalistiche (le
uniche su cui l’industria non può esercitare un’in uenza capillare) di scarsa
diffusione.

L’ordine dei medici e i reati di opinione

Attualmente intentare una causa contro lo Stato per vedersi riconoscere un


grave danno biologico da vaccino obbligatorio è diventato quasi impossibile.
Tutti i medici che hanno pubblicamente criticato la legge Lorenzin sono stati
radiati dall’ordine, mentre quelli che potevano assistere i danneggiati nei
processi per dimostrare il nesso di causa-effetto tra la loro patologia e i
programmi di immunizzazione obbligatori sono stati scoraggiati dal clima di
intimidazione creato contro chiunque osi mettere solo in dubbio la sicurezza
dei vaccini. Così, dopo avere zittito i medici che avevano intenzione di
denunciare la vera percentuale di rischio e la vera gravità degli effetti collaterali
con il ricatto della cancellazione dall’albo, i membri dei C.d.A. delle case
farmaceutiche gongolano e i loro esperti prezzolati possono affermare senza
timore di smentita che nessun medico solleva più questioni sull’assoluta
sicurezza dei vaccini.
Una ventina di medici, infatti, è stata sottoposta al processo di radiazione
dall’albo professionale per impedirgli di continuare a esercitare la professione
con l’accusa di avere commesso dei reati di opinione. La Ceeps (organo di
giurisdizione speciale del Ministero della Salute che giudica le vicende
ordinistiche delle professioni) ha svolto una udienza al ne di licenziare, per
questi medici, il dispositivo della sentenza de nitiva. Nello speci co, il reato
che viene loro contestato è di aver osato obiettare contro la legge palesemente
lobbista della Lorenzin che, oltre a imporre l’obbligatorietà di dieci vaccini,
inizialmente aveva previsto persino la sospensione della patria potestà e pene
pecuniarie molto pesanti contro gli inadempienti273 (l’entità delle sanzioni è
poi stata ridotta durante l’acceso dibattito parlamentare).
Inoltre, pochi mesi dopo l’approvazione di questa vergognosa legge a favore
dell’industria, ne fu approvata un’altra sul consenso informato e sulle Dat (n.
219), che ha stabilito l’obbligo di sottoporre qualsiasi trattamento sanitario
(vaccini compresi) al consenso libero e informato della persona interessata (art.
1). In pratica si tratta di una sorta di scarico di responsabilità del medico nel
caso in cui si veri chino dei gravi effetti collaterali, ma è lapalissiano che
obbligatorietà delle vaccinazioni e consenso informato sono una
contraddizione in termini.
I medici ribelli (alcuni con cinquant’anni di onorata carriera alle spalle) si
sono dichiarati contro l’obbligatorietà, poiché ritengono che tutti i trattamenti
sanitari che comportano qualche rischio debbano ricevere il consenso del
diretto interessato. L’ordine ha deciso anche che i medici non possono mai
sconsigliare i vaccini, ma radiare qualcuno per la sua opinione professionale
basata su studi scienti ci pubblicati e la propria esperienza a riguardo equivale
a un atto di repressione e non certo a un atto di giustizia. Il fatto si appalesa
ancora più grave quando, come in questo caso, le critiche si riferivano alla legge
Lorenzin sull’obbligo e non sugli effetti collaterali. Con questo modo di agire,
l’ordine ha solo dimostrato di temere la professionalità e la competenza dei
medici messi sotto accusa esattamente come un tempo la Santa Inquisizione
temeva gli scienziati eretici che sapevano e parlavano troppo. L’intenzione
persecutoria dell’ordine, in ne, si evince chiaramente dal fatto che i medici
colpevoli di corruzione e di altri gravi reati spesso non vengono radiati, mentre
sui vaccini basta esprimere un’opinione che contrasta anche solo leggermente
contro il verbo di Big Pharma per ritrovarsi immediatamente investiti da un
provvedimento disciplinare infamante che conduce alla disoccupazione.
L’esercizio della violenza contro i contestatori (la radiazione ingiusta è un
vero e proprio atto di bullismo da parte del potere, una violenza morale e un
sopruso che può devastare completamente la vita di una persona) non rende
una legge migliore e acuisce solo la distanza già preoccupante tra medicina e
società. Senza contare che adesso molti medici rimasti in silenzio per il timore
di essere radiati odiano le loro stesse istituzioni di categoria e nel III millennio
sono costretti a esprimere le loro vere convinzioni professionali nella massima
clandestinità, come se fossero dei carbonari.

La gigantesca truffa del vaccino influenzale


e l’interferenza virale

Mentre tutti i media e l’OMS stanno esercitando numerose pressioni per


spingere la popolazione mondiale a vaccinarsi contro l’in uenza stagionale, che
stando alle loro dichiarazioni dovrebbe “rafforzare il sistema immunitario
anche contro il Covid-19”, una nuova ricerca pubblicata il 1° ottobre 2020 ha
confermato invece i gravi rischi dell’interferenza virale emersi dallo studio
militare americano ed evidenziato un maggior numero di decessi tra le persone
con più di 65 anni vaccinate per l’in uenza.274 Tale aumento signi cativo di
morti si è veri cato in tutte le regioni del mondo esaminate (compresa l’area
del bresciano e della bergamasca del Nord Italia), ma i medici che hanno
espresso preoccupazione con i propri pazienti riguardo al fenomeno
dell’interferenza virale sono stati immediatamente sottoposti a provvedimento
disciplinare per la radiazione dall’ordine.275
A fare chiarezza su un argomento tabù per i produttori dei vaccini e le
istituzioni sanitarie pubbliche che con dano nella correttezza dell’industria del
farmaco ci ha pensato la dott.ssa Loretta Bolgan, (laurea in chimica e
tecnologia farmaceutiche con dottorato in scienze farmaceutiche e research
fellow alla Harvard Medical School di Boston), consulente tecnico scienti co
per danno da vaccino (Lg. 210/92), con una lunga spiegazione sul perché il
programma d’immunizzazione in uenzale è inefficace e in cosa consiste
l’interferenza virale:

“Per capire bisogna prima sapere cosa è il virus in uenzale e come viene
prodotto il vaccino. Il vaccino antin uenzale contiene normalmente tre
o quattro ceppi in uenzali provenienti dalla stagione in uenzale
dell’anno prima e quindi questi ceppi hanno circa 6 mesi di anticipo
rispetto a quelli in arrivo. Di conseguenza, la previsione è che i virus in
arrivo in Italia non abbiano troppe differenze dal punto di vista
genetico e questo è il grosso problema del virus dell’in uenza, perché è
un virus a RNA che cambia molto rapidamente ed è per questo motivo
che dobbiamo rifare il vaccino nuovo tutti gli anni. Questo virus
cambia nel corso dell’epidemia e cambia all’interno delle persone
durante il periodo d’infezione in cui si replica all’interno
dell’organismo. Quando il virus inizia a replicarsi, che sia nell’ambiente
o nell’organismo della persona infettata, con o senza sintomi, si
formano delle popolazioni di mutanti che sono uniche e irripetibili in
ogni persona contagiata. Di fronte a questa situazione con delle
popolazioni di virus mutanti che sono addirittura speci che per ogni
soggetto, il vaccino contiene solo dei virus con delle mutazioni diverse
rispetto a quelle che si trovano effettivamente nell’ambiente e che
infettano le persone. Questo primo dato basta a capire che abbiamo
una scarsissima efficacia. Non la può avere proprio per de nizione,
perché ci troviamo in un contesto in cui quando veniamo vaccinati
formiamo comunque degli anticorpi solo contro il virus contenuto nel
vaccino (gli antigeni vaccinali). All’interno del virus possiamo avere il
virus intero attenuato o inattivato con o senza adiuvanti (sostanze che
possono aumentare l’in ammazione) oppure possiamo avere parti delle
proteine dell’involucro che contiene il materiale genetico. Queste
proteine possono essere solo dei piccoli frammenti oppure delle parti
più grandi puri cate in maniera non accurata (si spezza il genoma del
virus e si realizza il vaccino con i suoi frammenti).
Dopo la loro somministrazione con il vaccino, gli anticorpi
riconoscono queste proteine che sono state prodotte manipolando il
virus, normalmente facendolo passare attraverso embrioni di pollo
(come avviene in quasi tutti i casi), che però lo modi cano, perché ha
una replicazione molto rapida che comporta anche delle mutazioni
[…]. Questi anticorpi vaccinali quindi sono speci ci solo per il vaccino
e non lo sono anche per il virus che troveremo nell’ambiente quando
verremo infettati nel corso della stagione invernale. Quest’ultimo
infatti arriverà già molto diverso dal virus originario con cui è stato
preparato il vaccino e ciò accade principalmente per due motivi: primo
perché il processo di produzione implica necessariamente una
modi cazione e secondo perché si tratta del vecchio virus della stagione
in uenzale precedente. Tali fattori determinano tutta una serie di
modi cazioni genetiche che rendono gli anticorpi vaccinali deboli nei
confronti del nuovo virus. Quindi chi si vaccina può trovarsi di fronte
a due risultati diversi anche a seconda della fascia di età, nel caso si
tratti di un bambino o di un adulto. Secondo i dati ufficiali dei CDC
statunitensi l’efficacia andrebbe da un minimo del 10% a un massimo
del 60%,276 ma stando ai risultati delle analisi del Cochrane, un gruppo
di epidemiologi che si occupa della revisione di tutta la letteratura
medico-scienti ca per vagliare la criticità dei farmaci, è emerso che nei
tre gruppi di età (adulti, bambini e anziani) le percentuali di efficacia
risultano molto più basse.277 Nella fascia di popolazione dei bambini e
degli adulti, l’efficacia è davvero molto, molto modesta, praticamente
nulla278 a causa della caratteristica degli RNA virus di cambiare molto
rapidamente, per cui gli anticorpi che si formano contro il vaccino non
sono in grado di legarsi al virus mutato che infetterà le persone. Il
problema delle popolazioni virali mutanti che si chiamano ‘quasi
specie’279 è che noi non ci infettiamo con ‘il’ virus dell’in uenza ma con
‘i’ virus dell’in uenza, che poi entrano in competizione tra di loro
all’interno del nostro organismo e portano o a una condizione
asintomatica o sintomatica che si risolve in 5-7 giorni.
Nella fascia anziana purtroppo, con persone che hanno gravi patologie
si può andare incontro alla complicazione grave o fatale […]. Se
somministriamo il vaccino antin uenzale, induciamo la produzione di
anticorpi che non sono protettivi nei confronti del tipo di virus
effettivamente presente nell’ambiente, perché il virus in circolazione
sarà già geneticamente diverso rispetto a quello del vaccino e quindi la
persona non sarà protetta.
Questo fatto è dimostrabile proprio dalle modalità con cui viene
prodotto il vaccino e dalle caratteristiche del virus. Il rischio è che chi si
fa il vaccino crede di essere protetto e poi l’in uenza se la prende lo
stesso e in alcuni casi si manifesta anche con gravità maggiore […]. Ci
sono state delle persone, soprattutto anziani, che mi hanno riferito più
volte di avere avuto addirittura dei sintomi in uenzali molto più gravi
e in alcuni casi persino quando, prima di vaccinarsi, non avevano mai
avuto l’in uenza in vita loro […]. Nel 2018 per esempio, a Rovereto
l’80% dei vaccinati è stato colpito dall’in uenza280 proprio per questo
motivo. Inoltre, se si va a vedere l’efficacia dichiarata nella scheda
tecnica del vaccino, risulta superiore all’85-90%, ma questa efficacia è
riferita alla capacità di produrre anticorpi contro il vaccino che non
sono necessariamente protettivi contro l’infezione in circolazione.
Quando viene svolta la valutazione annuale sull’efficacia del vaccino,
che normalmente è sovrastimata, raramente supera il 30-40% come
risulta anche dai dati dei CDC USA […]. Oltre ai casi di vaccini
inefficaci, ci sono anche dei rischi e quelli peggiori li corrono proprio
gli anziani, perché in questi ultimi si può veri care il potenziamento
anticorpo dipendente che aumenta il rischio di complicazioni e
soprattutto quelle gravi o fatali. C’è uno studio, pubblicato persino
dall’Istituto Superiore di Sanità, in cui è stata riportata un’incidenza tra
i vaccinati di aumento medio del 47% dell’insorgenza di complicazioni
respiratorie come le polmoniti dovute all’in uenza281 [la vaccinazione
tetravalente è risultata essere quella dal rischio più alto, con un
aumento medio del 47% e massimo del 215% di ricoveri per
complicanze per in uenza e polmonite, oltre a un aumento del 12%
dei decessi, n.d.a.] […].282
Quindi, addirittura, non solo il vaccino non è stato protettivo ma ha
causato anche un aumento delle complicazioni gravi e fatali. Tale
situazione è una conseguenza del potenziamento anticorpo dipendente:
quando produciamo degli anticorpi che sono debolmente protettivi, in
quanto speci ci per il vaccino ma non per il virus effettivamente in
circolazione, questi anticorpi si legano al virus e formano dei complessi
che invece di bloccare l’infezione fanno sì che il virus vada a infettare le
stesse cellule del sistema immunitario che dovrebbero distruggerlo.
Quando c’è un’infezione di questo tipo, il sistema immunitario
comincia a produrre delle sostanze che predispongono maggiormente
alle polmoniti e alle complicazioni fatali negli anziani.
Ricapitolando: la vaccinazione produce degli anticorpi debolmente
protettivi contro il virus dell’in uenza stagionale per il fatto che il virus
vaccinale è geneticamente diverso da quello presente nell’ambiente.
Questi anticorpi debolmente protettivi non solo non bloccano il virus,
ma addirittura lo rendono molto più pericoloso, perché predispongono
il soggetto al danno anche grave, no al decesso. Purtroppo,
soprattutto quando a vaccinarsi è un anziano, non viene data la giusta
importanza a questo meccanismo, ben documentato in letteratura per
l’in uenza da coronavirus283 […]. Rispetto per esempio a un bambino,
l’anziano ha già di suo una situazione di in ammazione che viene detta
di basso grado e che può non consentire all’organismo di riparare il
danno causato dall’infezione […].
Quindi se somministriamo un vaccino che è altamente in ammatorio
all’anziano che ha già il problema del potenziamento della malattia [il
potenziamento anticorpo dipendente, n.d.a.], aumenta anche molto il
rischio di malattie neurologico-degenerative molto gravi, come tutte le
patologie che sono a carico della mielina [una sostanza isolante e
protettiva costituita da lipidi e proteine che avvolge gli assoni dei
neuroni, n.d.a.] perché si è visto che il virus sviluppa una cross-
reattività [reazione anche su proteine diverse da quelle previste, n.d.a.]
contro le proteine umane. Pertanto c’è l’alto rischio che, vaccinando,
venga colpita anche la mielina. In pratica succede che, per cercare di
contrastare il virus stagionale con il vaccino, si rischia di scatenare una
miriade di effetti collaterali di una gravità notevolmente superiore, che
non sono giusti cati nell’eventuale vantaggio di riuscire a bloccare
l’in uenza.
Ogni volta che usiamo un farmaco dobbiamo sempre fare una
valutazione rischi/bene ci e per poter fare questa analisi dobbiamo
avere dei dati accurati riguardo il bene cio, quindi l’efficacia e i rischi,
che sono i danni. Per quanto riguarda l’efficacia, la scheda tecnica non
ci dà assolutamente nessuna informazione sul reale bene cio, perché si
basa su studi che misurano semplicemente la produzione degli
anticorpi vaccinali e l’assunto che questi ultimi sono sicuramente
protettivi contro il virus in uenzale che verrà. Si tratta cioè di un dato
teorico che non corrisponde alla situazione reale, perché quando arriva
l’in uenza stagionale ci accorgiamo che la percentuale di persone
vaccinate che non hanno sviluppato l’in uenza è bassissimo e non c’è
nessun correlato immunologico che permetta di collegare gli anticorpi
vaccinali con la protezione dalla malattia. Sappiamo quindi che la
semplice produzione di anticorpi vaccinali non garantisce la protezione
dal virus, che potrà essere veri cata solo nel momento in cui si verrà a
contatto con l’infezione. Dalla realtà dei fatti sappiamo che i vaccinati
per l’in uenza non solo possono infettarsi ugualmente, ma anche in
modo più grave dei non vaccinati.
Purtroppo abbiamo il grosso nodo della farmacovigilanza, per cui non
sappiamo quanti sono i danneggiati, perché un vaccino che viene prodotto
rapidamente per poter essere poi commercializzato dopo appena pochi mesi
(occorrono circa sei mesi per passare dalla selezione del virus alla messa in
vendita), ha un periodo di osservazione per eventuali danni da vaccino troppo
ridotto, che non supera i quindici giorni di monitoraggio. E teniamo conto che
la sindrome di Guillain-Barré (malattia autoimmune che porta alla paralisi)
quando viene provocata dal vaccino antin uenzale si manifesta solo dopo 28
giorni dalla somministrazione.
Di conseguenza, la farmacovigilanza di appena una settimanadieci giorni
non può rilevare tutte le eventuali reazioni avverse e non è in grado di fornire
un dato reale sul rischio che consenta di fare una valutazione corretta rispetto
ai bene ci. Nei vaccini antin uenzali “Fluad” è contenuto l’adiuvante allo
squalene (MF59), che produce un’in ammazione molto potente che potrebbe
addirittura aggravare la sindrome da tempesta di citochine osservata nei
pazienti Covid-19. E se somministriamo questo vaccino in una popolazione
anziana che come già spiegato ha un’in ammazione di basso grado latente,
magari con diverse patologie pregresse e con molte vaccinazioni effettuate
(perché i medici tendono a sollecitarle per la fascia d’età predisposta a
complicazioni da in uenza), si va a stimolare ulteriormente lo stato
in ammatorio. Ricordiamo infatti che il meccanismo d’azione del vaccino
passa proprio attraverso la stimolazione di una forte in ammazione, perché
senza di essa il vaccino non potrebbe essere di nessuna efficacia. Quando viene
iniettato, il sistema immunitario si attiva e l’adiuvante provoca una forte
in ammazione che può essere locale o anche sistemica e in alcuni casi si veri ca
una vera e propria tempesta di citochine [detta anche ipercitochinemia, è una
reazione immunitaria potenzialmente fatale, n.d.a.].
Scheda realizzata dalla dott.ssa Loretta Bolgan.

L’in ammazione consente la produzione di anticorpi ed è possibile che


l’esplosione delle tempeste di citochine osservate in molti pazienti Covid siano
state agevolate proprio dalle precedenti vaccinazioni […].
L’infezione da SARS-CoV-2 è divisa in due fasi: la prima, quella
tipicamente in uenzale, e poi se l’organismo non riesce a riparare il danno,
scatta la seconda con le complicazioni […]. Gli effetti della tempesta di
citochine sono tanto più gravi quanto più il soggetto ha delle in ammazioni
pregresse e se un anziano ha già uno stato in ammatorio alimentato da
vaccinazioni precedenti, può andare più facilmente incontro a complicazioni
gravi […].
Il virus cosa fa? Distrugge le cellule nelle zone dei tessuti in cui si replica e
se il sistema immunitario non riesce a bloccare l’in ammazione, si ha poi un
danno esteso a tutti gli organi, ai polmoni, al cervello, al cuore, ai reni,
all’intestino e anche al sistema cardiovascolare. Una persona che ha tante
patologie, anche se non è stata vaccinata è più vulnerabile al virus e alle sue
complicazioni. Nel caso del vaccino antin uenzale c’è una complicazione in
più in caso di contagio da Covid. Tutti e due i virus hanno sull’involucro
lipidico la proteina emoagglutinina con sequenze genetiche molto simili e gli
anticorpi che si formano contro l’emoagglutinina dell’in uenza sono deboli
rispetto all’emoagglutinina del SARS-CoV-2. Ciò fa sì che il virus riesca a
penetrare nelle cellule del sistema immunitario e a infettarle con la cross-
reattività. In pratica, il vaccino contro l’in uenza può portare a un
potenziamento della malattia nel caso di infezione da Covid.

Dichiarazioni pubblicate sul sito web ufficiale dell’ISS.

Con la somministrazione del vaccino, oltre al potenziamento della malattia,


può veri carsi anche un’interferenza virale che favorisce una maggiore
replicazione del virus. In tal caso quindi, non ci si ammala solo di più e peggio,
ma si subisce anche una maggiore replicazione virale. Sono due facce della
stessa medaglia del problema, perché il virus non infetta solo le cellule dei
tessuti, ma infetta anche le cellule del sistema immunitario, provocando un
aumento incontrollato dell’infezione […].
In una ricerca condotta dalla marina militare USA è stato concluso che ‘la
vaccinazione antin uenzale può aumentare il rischio per altri virus respiratori
per il fenomeno dell’interferenza virale’ (coloro che avevano effettuato hanno
evidenziato una probabilità maggiore del 36% di contrarre altre infezioni di
tipo respiratorio come il Covid), mentre un altro studio pubblicato il 1°
ottobre del 2020 con il titolo ‘Associazione positiva tra morti Covid-19 e tassi
di vaccinazione per in uenza nella popolazione più anziana di tutto il mondo’
ha concluso quanto segue: ‘I risultati hanno mostrato una associazione positiva
tra le morti per Covid-19 e la vaccinazione antin uenzale per le persone oltre i
65 anni. C’è un aumento signi cativo tra i morti di Covid-19 in tutte le
regioni del mondo, da quelle orientali a quelle occidentali’.284
Su questo argomento però la letteratura scienti ca è un po’ contrastante, in
quanto ci sono studi secondo cui il vaccino è protettivo e va fatto perché chi si
vaccina contro l’in uenza sarebbe protetto anche contro il Covid almeno in
parte285 e le autorità sanitarie stanno esercitando pressioni verso questo
orientamento, dichiarando appunto che gli anticorpi antin uenzali sono
debolmente protettivi anche per il nuovo virus.
Tuttavia, se viene fatta una simile affermazione su tali presupposti signi ca
che il risultato della vaccinazione sarà esattamente l’opposto di quello
dichiarato, perché se si formano anticorpi debolmente protettivi si rischia il
potenziamento della malattia. C’è quindi da chiedersi il motivo per cui
vengono pubblicate delle ricerche in cui si sostiene che le persone vaccinate per
l’in uenza sarebbero maggiormente protette e chi è esperto e competente in
materia può andare a valutare l’attendibilità di questi studi. Bisogna infatti
vedere come è stato impostato lo studio, perché la manipolazione del dato
epidemiologico è molto semplice da effettuare ma nello stesso tempo è anche
difficile da individuare la causa dell’errore confondente (bias) […].
La ricerca che ha mostrato un’associazione positiva tra i decessi per Covid-
19 e le vaccinazioni antin uenzali è stata svolta su un’ampia fascia di
popolazione di vari paesi e trova conferma anche nel meccanismo del
potenziamento della malattia […]. Le persone che si fanno il vaccino devono
sapere che non sono automaticamente protette e che rischiano comunque di
prendersi l’in uenza, perché l’efficacia, ammesso che ci sia, è bassissima,
mentre aumenta il rischio di complicazioni gravi. Già questo dovrebbe bastare
per chiedersi dove sia la convenienza nel farlo. Gli studi sulla genomica dei
virus in uenzali che sono dentro il vaccino e il SARS-CoV-2 dimostrano che
c’è una omologia di sequenza tra questi ceppi, con il conseguente rischio di
sviluppare anticorpi debolmente cross reattivi verso il SARS-CoV-2. Ripeto
quindi che il potenziamento della malattia è più che plausibile e possiamo
aspettarci un aumento delle complicazioni in chi si prende l’infezione dopo
aver fatto il vaccino. Un fatto che può essere davvero molto pericoloso per gli
anziani […].
In questa ricerca pubblicata il 1° ottobre del 2020 con il titolo
“Associazione positiva tra morti Covid-19 e tassi di vaccinazione per
influenza nella popolazione più anziana di tutto il mondo” è stato
concluso quanto segue: “I risultati hanno mostrato una associazione
positiva tra le morti per Covid-19 e la vaccinazione antinfluenzale per le
persone oltre i 65 anni. C’è un aumento significativo tra i morti di Covid-
19 in tutte le regioni del mondo, da quelle orientali a quelle occidentali”.

Spingere tutte le persone a vaccinarsi contro l’in uenza affermando che così
saranno protette e non ci sarà alcuna sovrapposizione di malati tra il picco
in uenzale e il picco del Covid, perché in questo modo ci potranno essere solo
dei ricoverati per il nuovo virus con meno casi in terapia intensiva, non ha
alcun fondamento”.286

Nell’autunno 2020, le autorità sanitarie hanno dato il via alla consueta


as ssiante campagna di propaganda per il vaccino antin uenzale, con la
promessa che sarà molto utile anche contro il Covid-19 quando la ricerca
accademica indipendente ha già ampiamente dimostrato il contrario. A Big
Pharma, insomma, non basta la montagna di denaro già incassata per lo
sviluppo del vaccino contro il SARS-CoV-2, che ha visto moltiplicare il valore
delle società biotech coinvolte per tre, cinque o venti volte dal marzo 2020 (un
business da centinaia di miliardi); sta esercitando pressioni per rendere
obbligatorio ogni vaccino possibile e immaginabile, a cominciare da quello
antin uenzale che, grazie alla psicosi creata dall’OMS, permette ai governi di
non badare a spese per assicurarsi il miracoloso “antidoto” spacciato per
gratuito e pagato con le tasse dei cittadini.287

L’inquietante testimonianza di una insider

Purtroppo, dopo molti decenni di continui fallimenti, la democrazia


rappresentativa si è rivelata essere solo un colossale inganno. A essere
rappresentato veramente non è mai il popolo, ma solo gli interessi privati dei
grandi potentati economici che riescono facilmente a corrompere i politicanti e
a introdurre direttamente i loro uomini di ducia al vertice delle istituzioni. La
stragrande maggioranza dei politici “cambia pelle” appena viene eletta perché
salvo rare eccezioni, è mossa più dalle proprie ambizioni personali che dagli
ideali che vengono usati solo come strumento per entrare nella grande
pappatoria dell’amministrazione pubblica e vendere i propri servigi al miglior
offerente.
Anche per chi è già a conoscenza di quanto siano turbolente le acque su cui
navigano i parlamenti e ha capito da dove arrivano gli ordini ai loro timonieri,
non può non destare sconcerto il travaglio personale vissuto da chi ha creduto
in un ideale politico e poi ha scoperto di essere solo un piccolo, insigni cante
ingranaggio, all’interno della grande macchina della corruzione.
Eva Reali è morta nel 2018 per tumore, ma prima di perdere la sua
battaglia contro il cancro ha voluto rivelare tutto ciò di cui riteneva di essere
venuta a conoscenza durante la sua esperienza politica all’interno del
Movimento 5 Stelle, nato come movimento di protesta popolare antisistema e
poi divenuto partito di maggioranza e di governo che ha tradito quasi tutte le
promesse fatte ai suoi elettori.
Nel suo lungo resoconto sulle ingerenze dell’industria farmaceutica, Eva ha
spiegato che il Parlamento funziona al contrario di come viene presentato dai
media: non sono i governi a ingaggiare e a fornire istruzioni agli esperti
sanitari, bensì i consulenti di Big Pharma a impartire direttive ai governi. Alla
politica resta solo l’ingrato ma ben remunerato compito, di far credere alle
masse di avere fatto la cosa migliore per loro.
La sua testimonianza post-mortem non è stata vagliata dalla magistratura e
non è stata aperta nessuna inchiesta giudiziaria, pertanto non può essere
considerata una prova ma solo la sua versione dei fatti sui retroscena della
politica. Ciononostante, il suo racconto, sembra spiegare perfettamente le
clamorose giravolte della ministra Giulia Grillo, che prima di assumere il suo
prestigioso incarico di governo era una battagliera oppositrice della legge
Lorenzin, mentre subito dopo essersi seduta sulla poltrona di massimo
dirigente della salute pubblica, ha cessato ogni tipo di contestazione.
Eva quindi, prima di morire, ha voluto informare Andrea Tosatto, un ex
attivista cinquestelle noto per avere lottato contro il giro di corruzione sui
vaccini e per essere scappato dalla politica appena resosi conto di quanto fosse
torbida. Ecco un estratto di cosa ha dichiarato in una registrazione audio:

“Una cosa che forse può essere utile. Ho pensato a Tosatto. Nel 2013/2014, quando sono stata
referente al tavolo sanità della Toscana per sei mesi (il gruppo di lavoro funzionava molto bene
perché eravamo una quarantina di persone fra medici, sanitari amministrativi e economisti), fui
contattata in modo non esattamente pulito da un’azienda che in pratica forma i quadri
dirigenziali degli Stati europei. Mi contattò il responsabile dell’area Mediterraneo, che voleva
un incontro con me. Io tramite una persona molto vicina a Beppe Grillo chiesi se dovevo
incontrarlo, come dovevo fare. E loro mi dissero ‘Vai e senti quello che vuole’. Io insomma
andai a sentire che voleva e secondo me non si capiscono i vaccini se non si capisce chi c’è
dietro a tutta questa riforma sanitaria internazionale.
Dietro la riforma sanitaria internazionale c’è la McKinsey.288 Mi dissero che c’era questo
progetto mondiale di risistemazione del sistema sanitario mondiale e che trovavano delle
difficoltà, perché non tutti gli Stati erano malleabili in questo senso e lui mi riportò che
secondo loro il modello assoluto di sanità migliore era quello d’Israele e mi fece tutta una serie
di nomi che effettivamente hanno collaborato e collaborano con i presidenti di regione; mi
disse che era allievo di Walter Ricciardi, che all’epoca non era ancora il direttore dell’Istituto
Superiore di Sanità e io non sapevo nemmeno chi fosse.
Scrissi poi tutta una email a Beppe e mi portarono a parlare dalla Grillo. Io tutta questa roba
all’epoca la riportai, ma non servì a niente, è rimasta un buco nell’acqua […].
Parlando poi con mio marito si pensò che la McKinsey agiva come la Goldman Sachs e
metteva un piede nei vari scenari possibili che potevano avvenire nel futuro e così ha fatto,
perché poi la Giulia Grillo con Walter Ricciardi ha continuato l’opera della Lorenzin e anche se
poi Ricciardi se n’è andato, dando le dimissioni da direttore dell’Istituto Sanitario Nazionale.
La prima frase di questo incontro con il referente mediterraneo della McKinsey è stata: ‘Questo
incontro non è mai avvenuto, se tu dirai che è avvenuto, io lo negherò e la mia parola vale
molto più della tua’. Ecco come è iniziato quel colloquio”.289
La McKinsey290 citata da Eva Reali nel suo “testamento politico” è considerata
dagli esperti del settore come la più in uente e controversa società privata del
pianeta,291 poiché forma i quadri dirigenziali delle più grandi multinazionali292
ed è rimasta coinvolta anche in diversi scandali.293 È praticamente sconosciuta
ai non addetti ai lavori perché ha sempre preferito rimanere fuori dai “radar”
dei media mainstream. Venne fondata nel 1926 da James O. McKinsey e negli
anni Cinquanta estese le proprie consulenze dalle grandi società private no ai
governi, quando iniziò a formare persino lo staff della Casa Bianca.294
Capitolo III

Viviamo in una oligarchia

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”.
— VOLTAIRE (PSEUDONIMO DI FRANÇOIS-MARIE AROUET)

Nel corso della storia le democrazie occidentali in regime di libero mercato si


sono trasformate in società governate da una oligarchia internazionale295 in cui
i soggetti economici dominanti sono divenuti talmente in uenti da poter
dettare l’agenda dei parlamenti e anteporre i propri interessi particolari
all’interesse collettivo con l’appoggio dei media mainstream che ltrano e
censurano tutte le notizie sgradite per l’establishment.
Persino gli Stati Uniti d’America, che nell’immaginario collettivo
rappresentano la più grande democrazia del mondo, ormai sono
completamente in balia delle grandi lobby nanziarie e industriali. Questa
purtroppo non è la conclusione folle di un gruppo di complottisti ma di
un’indagine del 2014 condotta da due eminenti scienziati politici statunitensi,
che hanno pubblicato un rigoroso studio statistico che dimostra come
l’in uenza delle élite economiche e dei complessi industriali superi di gran
lunga quella dell’intera massa dei cittadini comuni.
Lo studio ha preso in esame tutti i provvedimenti di legge approvati negli
ultimi decenni dal Congresso USA ed è stato così possibile appurare con
certezza matematica come le proposte legislative promosse dalle élite
economiche hanno notevoli probabilità di essere approvate, mentre le proposte
a favore della classe media o dell’intera collettività, hanno uno scarso perso sul
parlamento.296
L’America insomma è tutto fuorché un baluardo della democrazia
rappresentativa, poiché i desideri dei super ricchi costituiscono un ostacolo
insormontabile alla realizzazione delle priorità pubbliche. Le tre persone più
facoltose degli Stati Uniti, come Jeff Bezos, Bill Gates e Warren Buffet,
possiedono da sole più della metà delle ricchezze di tutti i loro concittadini del
resto del Paese e, come dichiarato anche dal britannico e Guardian in un
articolo del 2018, chi dispone di imperi nanziari esercita un’in uenza politica
enorme. I fratelli Koch per esempio, hanno dichiarato di aver investito circa
250 milioni di dollari nelle elezioni del 2016 e hanno promesso 400 milioni di
dollari per i semestri del 2018. Michael Bloomberg ha speso circa 23 milioni di
dollari per i Democratici nel 2016 e prevede di spendere 80 milioni di
dollari.297
Più di un quarto di tutti i contributi politici resi noti nel 2012 è stato
versato da sole trentamila persone, ma i nanziamenti complessivi provenienti
dai grandi magnati in realtà devono essere molto maggiori, poiché una parte
notevole delle donazioni viene fatta in forma anonima. Non a caso, i ricercatori
hanno concluso che le persone benestanti e gli interessi economici hanno
un’efficacia politica quindici volte superiore al resto della popolazione.298 I
principali donatori politici includono nomi familiari, come i gestori di hedge
fund George Soros (undici milioni di dollari per cause democratiche e
candidati alle elezioni del 2018 nora) e Tom Steyer (circa trenta milioni nel
2018). Tra i conservatori, una delle gure chiave è il ricchissimo Sheldon
Adelson (cinquantacinque milioni ai Repubblicani nel 2018).299
Le leggi antimonopolio e gli enti che dovrebbero svolgere una funzione
pubblica di controllo sullo strapotere delle lobby non sono mai riuscite a
contenerne le ingerenze sulla politica delle nazioni. Nella realtà, infatti, anche i
cosiddetti liberi mercati sono controllati dai soggetti economici dominanti
della politica, ovvero da super entità formate da interconnessioni societarie
occulte a livello nazionale e internazionale strutturate in modo da sfuggire alle
leggi antitrust.
Un altro studio del 2011 condotto dall’Eth, il Politecnico federale di
Zurigo (una delle migliori università del mondo, in cui collaborano una
ventina di premi Nobel), ha analizzato la rete delle multinazionali che hanno
in uenza sulla competizione nel mercato globale e sulla stabilità nanziaria,
mettendo nero su bianco l’architettura delle proprietà che le consente di avere
una posizione dominante nel proprio settore. In precedenza erano state
esaminate solo alcune reti di proprietà, trascurando la struttura di livello
globale e le relazioni di controllo reciproco, dirette e indirette, che sussistono
fra le maggiori multinazionali. Nello studio sono state prese in esame ben 37
milioni di entità economiche in 194 paesi e si è scoperto che esiste un nucleo
di appena 1300 imprese che controlla circa la metà di tutte le multinazionali,
la cui proprietà resta perlopiù nel nucleo stesso, attraverso complicati
meccanismi di partecipazione reciproca. È così emerso che un esiguo gruppo di
multinazionali, strettamente connesse tra loro, detiene la maggioranza delle
azioni l’una dell’altra: 737 dei maggiori azionisti detengono l’80% del
controllo di tutte le più importanti multinazionali.300 Mauro Baranzini, in
passato decano della facoltà di economia all’Università della Svizzera italiana,
ha così commentato la ricerca:

“Una grande multinazionale può avere più potere del presidente di uno Stato di piccole o
medie dimensioni. Una tale concentrazione di potere ci pone alla mercé di pochi individui.
Attraverso le lobby nei parlamenti e l’in uenza diretta sui reggenti, queste persone possono
esercitare un potere sul mondo politico e quindi sui processi democratici. Nel caso di uno
shock esterno, come per la crisi nanziaria del 2008, il sistema può inoltre rivelarsi alquanto
fragile.
Il fatto di concentrare il potere è poi in contrapposizione con il concetto di libero mercato, che
presuppone l’esistenza di un numero elevato di produttori, distributori e acquirenti. Ciò frena
la ricerca di prodotti nuovi e originali. Pensiamo per esempio alla produzione di aeromobili:
una volta c’erano quattro aziende principali, ora ne rimangono due. In Svizzera abbiamo il caso
delle acciaierie: negli anni Settanta ce n’erano 4-5, oggi non ne rimane più una. Il lavoro si è
quindi trasferito altrove, probabilmente nelle mani di un grosso produttore.
Il fenomeno della concentrazione lo ritroviamo anche nel campo della cultura e
dell’insegnamento. Prendiamo i premi Nobel per l’economia: sono sempre attribuiti a persone
che appartengono a scuole di maggioranza o a una manciata di nazioni elette. Si concede
invece poco spazio alle correnti di pensiero minoritarie. La grossa implicazione è che non si
favoriscono coloro che hanno idee veramente originali e rivoluzionarie, cosa che frena
l’evolvere delle conoscenze umane.
Lo stesso vale per i libri di testo. Nelle università europee, americane o giapponesi ci sono due
o tre libri di economia più o meno simili che sono imposti a tutti gli studenti. Limitare le
concentrazioni dei soggetti economici è impossibile, dal momento che le multinazionali
operano su un livello sovranazionale dove non esiste alcuna istituzione seria in grado di limitare
il super potere. Bisognerebbe però controllarlo maggiormente […].
Per contrastare le pratiche monopolistiche e restrittive sarebbe inoltre opportuno creare una
sorta di super tribunale, simile alla Corte penale internazionale. Le singole commissioni
antitrust agiscono infatti a livello nazionale e non possono contrastare i processi di progressiva
concentrazione internazionale”.301

Tassare e controllare per intero i signori dei mercati che godono di una
posizione egemonica paragonabile ai privilegi garantiti ai nobili feudali nel
Medioevo è pura utopia e i fatti lo dimostrano impietosamente. Un gigante dei
social come Facebook, per esempio, nel 2017 ha pagato appena 120.000 euro
di tasse e anche Google o Amazon versano all’erario italiano solo degli
spiccioli.302 Un simile trattamento di favore mentre i piccoli imprenditori e i
cittadini vengono tassati e tartassati è spiegabile solo dall’enorme potere
esercitato dagli oligopolisti sull’apparato legislativo. La loro in uenza sui
parlamenti è tale che sono loro stessi a determinare il sistema di contribuzione
scale più desiderato (vere e proprie elemosine).
Il cosiddetto “libero mercato” in realtà è una enorme rete di aziende gestita
da pochissime mani: 147 super multinazionali controllano infatti oltre il 40%
del mercato industriale- nanziario globale. Questi dati inoltre, si riferiscono
solo agli intrecci societari accertati perché per ovvie ragioni non è stato
possibile includere anche tutte le società gestite da prestanome proprio per
eludere le norme antimonopolio.
Le conseguenze di questa situazione sono molteplici e tutte allarmanti: la
competizione nel mercato globale viene signi cativamente ridotta dal
complesso sistema di partecipazioni reciproche che fa capo a pochi grandi
gruppi; il processo di concentrazione non può essere contrastato dagli
organismi antitrust con competenza territoriale nazionale che non dispongono
degli strumenti per individuare i network globali; la tta rete di
interconnessioni fra le istituzioni nanziarie comporta un alto rischio per la
tenuta e il corretto funzionamento del sistema globale, in quanto le élite
possono letteralmente piani care le crisi economiche come mezzo per far fallire
le società minori e acquisirne il controllo a prezzi di saldo (esattamente quanto
effettivamente accaduto dopo il crack nanziario del 2007/2008).
Quanto segue è la top 50 dei soggetti economici più in uenti al mondo,
con le sigle delle nazioni d’appartenenza. “Sebbene Stati Uniti e Gran Bretagna
dichiarino la necessità di libero mercato” commenta la dott.ssa Stefania Vitali,
uno degli autori dello studio, “si nisce per avere un network con imprese,
perlopiù inglesi e americane, strettamente connesse fra di loro”.
 
1. Barclays Plc – GB

2. Capital Group Companies Inc – USA

3. Fmr Corp – USA

4. Axa – F

5. State Street Corporation – USA

6. JPMorgan Chase & Co. – USA

7. Legal & General Group Plc – GB

8. Vanguard Group, Inc., The – USA

9. Ubs Ag – CH

10. Merrill Lynch & Co., Inc. – USA

11. Wellington Management Co. L.L.P. – USA

12. Deutsche Bank Ag – D

13. Franklin Resources, Inc. – USA

14. Credit Suisse Group – CH

15. Walton Enterprises Llc – USA

16. Bank of New York Mellon Corp. – USA

17. Natixis – F

18. Goldman Sachs Group, Inc., The – USA

19. T. Rowe Price Group, Inc. – USA

20. Legg Mason, Inc. – USA

21. Morgan Stanley – USA

22. Mitsubishi Ufj Financial Group, Inc. – JP

23. Northern Trust Corporation – USA

24. Société Générale – F

25. Bank of America Corporation – USA

26. Lloyds Tsb Group Plc – GB


27. Invesco Plc – GB

28. Allianz Se – D

29. Tiaa – USA

30. Old Mutual Public Limited Company – GB

31. Aviva Plc – GB

32. Schroders Plc – GB

33. Dodge & Cox – USA

34. Lehman Brothers Holdings, Inc. – USA

35. Sun Life Financial, Inc. – CA

36. Standard Life Plc – GB

37. Cnce – F

38. Nomura Holdings, Inc. – JP

39. The Depository Trust Company – USA

40. Massachusetts Mutual Life Insur. – USA

41. Ing Groep N.V. – NL

42. Brandes Investment Partners, L.P. – USA

43. Unicredito Italiano Spa – I

44. Deposit Insurance Corporation of Japan – JP

45. Vereniging Aegon – NL

46. Bnp Paribas – F

47. Affiliated Managers Group, Inc. – USA

48. Resona Holdings, Inc. – JP

49. Capital Group International, Inc. – USA

50. China Petrochemical Group Co. – CN

Per comprendere no a che punto gli oligarchi della nanza e delle


multinazionali possono controllare i mass media basta informarsi sull’identità
dei membri dei consigli di amministrazione e dei proprietari dei loro pacchetti
azionari. Solo per citare qualche esempio, alcune delle testate più prestigiose
del mondo come il New York Times, il Boston Globe, l’International New York
Times e il Press Democrat sono tutti pubblicati dalla New York Times
Company, un’azienda quotata in borsa che ha tra i suoi maggiori investitori
alcune importanti società nanziarie: Vanguard Group, Wellington
Management Company, State Street Corporation, Bank of New York Mellon
Corporation. La News Corporation dell’australiano Rupert Murdoch, con uita
poi nella News Corp, possiede diversi grandi marchi internazionali
dell’editoria: e Wall Street Journal, e Sun, e Times e il New York Post. Tra
gli azionisti della News Corporation anche in questo caso gurano alcune tra le
cinquanta società mondiali più in uenti al mondo: State Street Corporation,
BlackRock Institutional Trust Company, Dodge & Cox, Vanguard Group,
Price T. Rowe Associates, BlueMountain Capital Management. Il quotidiano
Le Monde, edito dall’omonimo gruppo, è stato acquistato nel 2010 da una
cordata costituita da Pierre Bergé, cofondatore di Yves Saint Laurent, Xavier
Niel, direttore del gruppo di telecomunicazioni francese Iliad e Matthieu
Pigasse, ex dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze francese,
nonché ex vicepresidente della banca d’affari Lazard.303
Nello speci co della situazione italiana invece, la proprietà di tutte le
grandi attività editoriali (televisioni e case editrici) per l’informazione e
l’intrattenimento si concentra nelle mani di soli quattro gruppi privati:
 
• Fanno parte del gruppo Cairo, Il Corriere della Sera, La7, La Gazzetta
dello Sport, Oggi, Sport Week, ForMen, Dipiù, DipiùTv, Airone, Nuovo
Settimanale, Natural Style, Tv Mia, Bell’Italia, Bell’Europa, In Viaggio,
Sfera Editore, Settimanale Giallo, Diva e Donna e altro. In totale
controlla 55 pubblicazioni tra periodici e quotidiani e in ordine di
grandezza è il primo editore di settimanali in Italia.
• Il Gruppo Gedi della famiglia Elkann-Agnelli (Gruppo Bilderberg304)
controlla La Repubblica, L’Espresso, l’Huffington Post Italia, La Stampa,
Il Secolo XIX, Limes, MicroMega, Radio DeeJay, Radio m2o, Radio
Capital, Il Tirreno, Le scienze, Corriere delle Alpi, Il Piccolo, Il Venerdì,
National Geographic Italia e molto altro. In tutto, dirige 29
pubblicazioni tra periodici e quotidiani.
• La famiglia Berlusconi controlla Rete 4, Italia Uno, Canale 5, Il
Giornale, Radio Monte Carlo, R101, Radio 105, Virgin Radio, Chi,
Con denze, Donna moderna, Grazia, Guida Tv, Panorama, Sorrisi e
Canzoni TV, TelePiù, CasaViva, Ciak, Cucina moderna, Marie Claire,
Panorama travel, Sale e Pepe, Auto oggi, Casa Facile, Star Bene, Tutto,
Y&S e molte altre realtà editoriali tra televisioni, radio e periodici.
• Il Gruppo Caltagirone (Gruppo Bilderberg) controlla Il Messaggero, Il
Mattino, Il Gazzettino, Leggo, Il Corriere Adriatico e altre
pubblicazioni.305

Chi controlla la moneta è il vero padrone del


mondo

Nella società moderna, la moneta non ha nessun valore intrinseco, perché non
viene più emessa sulla base di un corrispettivo in oro come avveniva in passato.
La sua proprietà quindi, appartiene ai popoli che l’accettano come mezzo di
scambio per l’acquisto di beni e servizi. Di conseguenza, sono le leggi degli
Stati ad attribuire valore legale alla moneta, che dipende solo da una
convenzione con i cittadini.
In tale contesto, l’unica funzione di una banca centrale dovrebbe essere
quella di limitare la circolazione del denaro quando in eccesso (in azione) e di
aumentarla quando in difetto (de azione). Lo Stato inoltre dovrebbe essere
libero di emettere la sua moneta senza debito e senza pagare interessi a nessuno
speculatore privato, ma tutte le attuali leggi in materia rispecchiano la volontà
del gotha nanziario internazionale, perché obbligano lo Stato a chiedere soldi
in prestito al mercato in cambio di titoli su cui poi deve pagare salati interessi.
Non a caso, un Paese come l’Italia che dal 1992 in poi ha quasi sempre
avuto un saldo primario dello Stato (differenza tra entrate e uscite al netto degli
interessi) in pareggio o in positivo (maggiori entrate rispetto alle spese),306 non
è mai riuscito ad allentare la morsa del debito pubblico e non certo perché gli
italiani sono vissuti sopra le loro possibilità, bensì a causa dell’emissione di
titoli con interessi da pagare ai creditori privati (più del 90% dei titoli di Stato
non è posseduto dai cittadini ma dai grandi fondi comuni d’investimento).
Questo meccanismo truffaldino, che costringe gli Stati a indebitarsi
quando invece potrebbero emettere da soli tutti i soldi di cui hanno bisogno e
a costo zero, viene giusti cato dagli economisti zerbino dell’élite nanziaria
come assolutamente necessario per evitare che i governi possano sperperare la
moneta creando in azione. Il rischio in azione però è il male minore rispetto
al rischio fallimento perché può essere tenuto sotto controllo con numerosi
strumenti di politica economica, mentre non si può fare nulla contro la
bancarotta. Gli speculatori privati, al pari degli strozzini, mirano a far levitare il
debito no a quando il debitore non sarà più in grado di onorarlo per
impossessarsi di tutti i suoi beni proprio come ha fatto la troika con la Grecia.
Le uniche vere fonti di ricchezza per le nazioni sono la forza lavoro, le
materie prime (acciaio, petrolio, grano ecc.) e il knowhow (conoscenza tecnica)
e quando queste tre condizioni o due sole di esse (un “know-how” avanzato
può sopperire anche alla carenza di materie prime) sono soddisfatte, non
dovrebbe poter esistere la povertà mentre oggi noi vediamo paesi con molta
forza lavoro, abbondanti materie prime e notevole “know-how” che invece
hanno un’economia depressa a causa della scarsità di una moneta che si crea
con un click sulla tastiera.
Ciò è una conseguenza del fatto che il gruppo dei grandi nanzieri parassiti
alla guida del processo di globalizzazione si è appropriato con l’astuzia e con
l’inganno del diritto di emissione del denaro assumendo il controllo delle
banche centrali, che dietro la loro classi cazione giuridica come enti pubblici,
in realtà sono organismi privati totalmente indipendenti dai parlamenti.

Banca d’Italia docet

Tutte le grandi banche centrali sono saldamente nelle mani dell’élite


nanziaria, ma poiché non è possibile passare in rassegna tutti i regolamenti
interni dei vari istituti, una breve disamina della Banca d’Italia fungerà da
esempio.
La Banca d’Italia è stata costituita nel 1893 ma è divenuta un ente
giuridico di diritto pubblico solo nel 1936 mediante decreto regio.307 Il suo
statuto prevedeva che le quote di maggioranza dei partecipanti al capitale
fossero riservate agli enti pubblici308 e attualmente vi lavorano circa settemila
dipendenti. Dal punto di vista giuridico-formale è tuttora un ente di diritto
pubblico ma di fatto è governata da banche e assicurazioni private.
Lo scandalo, poi subito insabbiato, scoppiò nel 2004, quando il noto
mensile Famiglia Cristiana rese pubblica la lista delle società private che
detenevano la maggioranza assoluta del capitale della Banca d’Italia.309 Le
scottanti rivelazioni, che confermavano inequivocabilmente ciò che la
controinformazione denunciava da decenni, provenivano da un dossier
realizzato nel 2003 dal team di ricercatori guidato dal prof. Fulvio Coltorti per
la collana editoriale Ricerche & Studi di Mediobanca.310 Siccome l’elenco con i
nominativi dei partecipanti al capitale veniva tenuto segreto, i ricercatori erano
stati costretti a indagare a ritroso sui bilanci delle banche, delle assicurazioni e
degli enti pubblici, per annotare tutte le loro quote nel capitale della Banca
d’Italia e riuscire a ricostruire l’intera lista degli “azionisti” della maggiore
istituzione nanziaria italiana. Si venne così a scoprire che tre banche private
controllavano da sole la Banca d’Italia,311 nonostante l’art. 3 del suo statuto
stabilisse invece che la maggioranza delle quote dovesse appartenere agli enti
pubblici: “In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della
partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o
di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da
enti pubblici”.
Le quote di partecipazione al capitale con diritto di voto, infatti, sono in
larga maggioranza di proprietà di banche e assicurazioni private.312 Divenne
quindi subito evidente come i partecipanti privati al capitale avevano assunto la
direzione della Banca d’Italia violandone lo statuto. Di conseguenza, il ruolo di
arbitro imparziale dell’istituto rispetto all’onnipotente ceto bancario era venuto
meno nonostante il fatto che uno dei compiti fondamentali della Banca d’Italia
fosse proprio quello di vigilare sul corretto comportamento delle banche
commerciali. La situazione insomma era tale che le banche commerciali in
realtà erano proprietarie della stessa Banca d’Italia (la quota di maggioranza è
detenuta da Intesa San Paolo e Unicredit) che avrebbe dovuto controllarle.313
Una volta resa pubblica la lista dei partecipanti privati al capitale, era
divenuto chiaro che il vero padrone della moneta è l’oligarchia nanziaria, ma
tutti i grandi media nascosero la notizia e le masse non si accorsero di quanto
questa situazione fosse preoccupante per il loro presente e il loro avvenire.
Nonostante la gravità del fatto, nessun partito politico, magistrato o ente
istituzionale chiese l’apertura di un’inchiesta e nel 2005 la Banca d’Italia decise
di mettersi in regola, ma a modo suo. Il governo Prodi e le più alte autorità
dello Stato si resero complici di un vero e proprio tradimento nei confronti dei
cittadini, perché invece di far punire i responsabili degli illeciti e ripristinare la
legalità rimettendo la direzione della Banca centrale sotto la guida degli enti
pubblici, si adoperarono per legalizzare l’opposto. Privare uno Stato della
possibilità di emettere e controllare la sua moneta signi ca renderlo schiavo
delle grandi banche speculatrici e il silenzio o peggio e la disinformazione
praticata dai mass media di regime su questo argomento, costituisce un
crimine contro il popolo.
Il controllo esercitato illegittimamente dall’élite nanziaria sulla Banca
centrale consiste in una vera e propria usurpazione di alcune delle funzioni più
rilevanti di uno Stato sovrano:
 
• potere di emissione delle banconote (creazione del denaro dal nulla);
• esercizio dei poteri di vigilanza nei confronti delle banche, dei gruppi
bancari e degli intermediari nanziari, avendo riguardo alla sana e
prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva,
all’efficienza, alla competitività del sistema nanziario, all’osservanza
della normativa creditizia e nanziaria;
• potere decisionale in ambito di politica monetaria in totale autonomia
e indipendenza dal Parlamento e di tutte le altre istituzioni pubbliche;
• potere d’intervento sul mercato dei cambi;
• potere di vigilanza sugli intermediari nanziari, sugli IMEL (Istituti di
moneta elettronica), sugli Istituti di pagamento e, d’intesa con la
Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, sugli intermediari
non bancari (SIM, SICAV e SGR) di emanare regolamenti, impartire
provvedimenti e istruzioni;
• potere di supervisione sui depositi centrali e la Cassa di
Compensazione e Garanzia (clearing house) per gli strumenti derivati;
• potere di supervisione sui mercati monetari e nanziari;
• partecipazione alle attività dei principali organismi nanziari
internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca dei
Regolamenti Internazionali e Banca Mondiale).

Dietro la maschera dell’ente pubblico

Nei decenni precedenti alla pubblicazione ufficiale della lista dei partecipanti al
capitale della Banca d’Italia, chi denunciava il controllo della nanza privata
sulla moneta pubblica veniva denigrato come “complottista”. Successivamente
alla pubblicazione, invece, l’élite ha cambiato strategia e gli organi
d’informazione ufficiale, coadiuvati dai debunker, pur riconoscendo l’effettiva
maggioranza schiacciante dei privati nella partecipazione al capitale hanno
continuato a sostenere che in ogni caso tutti i poteri decisionali dell’ente
sarebbero sotto il controllo pubblico. Tale assunto troverebbe fondamento nel
fatto che a livello giuridico la Banca d’Italia viene ancora classi cata come ente
pubblico dalla legge di riforma bancaria del 1936, che introdusse l’obbligo
della maggioranza pubblica dei partecipanti al capitale.
Questa classi cazione giuridica infatti è stata confermata dalla legge 262
(art. 19, comma 2) del 2005, nonostante fosse completamente mutata la
precedente composizione dei partecipanti che poneva realmente l’istituto sotto
il controllo pubblico. Di conseguenza, la classi cazione come ente pubblico è
stata ribadita anche nell’art. 1 del nuovo Statuto della Banca d’Italia, approvato
dall’assemblea dei partecipanti (a maggioranza privata) del 2006, che ha
eliminato l’obbligo della maggioranza pubblica tra i partecipanti con un colpo
di penna. Lo Statuto così scandalosamente modi cato è stato poi approvato
senza alcuna contestazione da Carlo Azeglio Ciampi (membro del Bilderberg,
ex primo ministro ed ex governatore della Banca d’Italia)314 con Decreto del
Presidente della Repubblica (DPR) del 12 dicembre 2006.
Il formale inquadramento giuridico di ente pubblico della Banca d’Italia
non è tuttavia sufficiente a nascondere chi ne detiene veramente il potere
decisionale. Basta infatti consultare attentamente il nuovo statuto per scoprire
che la Banca d’Italia è diretta esclusivamente dall’assemblea dei partecipanti
privati al capitale e dagli organi nominati da quest’ultima. Alle istituzioni
democratiche parlamentari sono stati lasciati solo alcuni poteri formali che
servono a conferire una parvenza di ente pubblico alla Banca d’Italia. Ciò
signi ca che lo Stato si limita ad approvare con decreto quanto già deciso
dall’élite nanziaria alla guida della Banca centrale e il Governo può decidere la
nomina del governatore solo dopo avere ascoltato il parere della Banca d’Italia.
Inoltre, tutto il potere decisionale del governatore si esaurisce in mere
“proposte di decisione” che per avere qualche effettiva rilevanza devono essere
previamente autorizzate dagli organi della banca controllati dai partecipanti al
capitale. Ex art. 25 dello Statuto infatti, il compito principale del governatore è
solo quello di rappresentare l’istituto nei confronti di terzi.
La Banca d’Italia inoltre non è un’eccezione perché anche tutte le altre
grandi banche centrali del mondo sono controllate dall’élite nanziaria
internazionale315 insieme alle borse, alle multinazionali, ai mercati e alle grandi
agenzie di rating private (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch) che redigono le
pagelle sull’affidabilità dei conti delle imprese e degli Stati.
La casta internazionale di usurai che ha usurpato i poteri dello Stato
rappresenta quindi “la mano nascosta” che attualmente guida la globalizzazione
e tutti gli eventi di rilevanza mondiale.

Senza media indipendenti non può esserci


democrazia

Tutti i grandi media che svolgono un servizio pubblico dovrebbero informare


la popolazione riguardo allo strapotere delle lobby e delle loro pesanti
ingerenze sulla vita politica, economica e sociale delle nazioni. Tuttavia, ciò
non potrà mai avvenire a causa dei con itti d’interesse, perché i principali
editori in realtà sono parte integrante (direttamente o indirettamente attraverso
nanziamenti e pacchetti azionari) della galassia di società controllate da un
ristretto gruppo di imprenditori opportunisticamente allineato con i big della
nanza mondiale.
Proprio per tale motivo, molti intellettuali denunciano apertamente
l’emersione di un “pensiero unico mainstream” che non ammette alcun
contraddittorio su tutte le questioni che toccano le vere cause dei problemi e
sono di ostacolo agli affari privati degli oligarchi. Succede così che, a dispetto
di una grande varietà di mezzi di comunicazione come innumerevoli radio,
giornali e televisioni, non esiste alcuna vera pluralità di pensiero. Gli unici
dibattiti ancora consentiti riguardano il teatrino della politica e solo a
condizione che non vada mai a interferire con il sistema di controllo sulla
popolazione da parte del vero establishment di potere.
Il compito dei media insomma, è quello di usare la censura e la
manipolazione dell’informazione per creare una cortina fumogena dietro cui
nascondere i padroni della nostra società e impedire alle masse di comprendere
come sono state imprigionate all’interno dello steccato ideologico imposto da
queste super entità economiche. Di conseguenza, tutto ciò che è così “eversivo”
da oltrepassare i con ni del pensiero politicamente corretto viene
immediatamente bollato come complottismo per coprirlo di ridicolo e
impedire a priori qualsiasi dibattito.
Lo studio svizzero sulle grandi società ha dimostrato come oggi le élite
detengano il controllo assoluto dei mercati, dei sistemi di produzione, delle
materie prime, delle risorse nanziarie, delle borse, dei media mainstream, dei
social e persino delle informazioni veicolate attraverso le grandi produzioni
televisive e cinematogra che. L’indiscutibile posizione di privilegio sulle fonti
d’informazione e d’intrattenimento destinate alle masse consente alla casta di
potere di plasmarne il pensiero diffondendo continuamente notizie parziali o
completamente false, insieme a intolleranza e odio contro tutti coloro che
denunciano le distorsioni di un sistema che è solo apparentemente libero,
democratico e pluralista.
Questa situazione spinge poi le persone ancora dotate di senso critico a
evitare di porre dubbi o domande scomode in pubblico che potrebbero costar
loro l’infamante etichetta di complottista. Poiché le masse sono circondate da
una grande varietà di mezzi d’informazione credono che ciò sia sinonimo e
garanzia di vero pluralismo e ignorano i legami societari dei grandi editori con
il cartello dell’industria e della nanza internazionale. In tale contesto di
mondo visto a rovescio attraverso la lente deformante dei media, è molto facile
scambiare dei tiranni miliardari per lantropi e chi denuncia la verità per folle.
Così mentre chi denuncia gli affari delle lobby a scapito della collettività
viene sistematicamente screditato, la casta dei grandi banchieri che controlla il
debito delle nazioni, può continuare indisturbata a concentrare nelle sue mani
tutte le ricchezze del pianeta.
Tale opera di disinformazione costante garantita dai mass media è
fondamentale per mantenere l’ordine pubblico e convincere le masse che
l’attuale sistema di vita è il migliore possibile, quando in realtà è solo uno dei
peggiori. Il monopolio dell’élite sui grandi mezzi di comunicazione è riuscito
persino a far apparire i recenti con itti bellici per il petrolio e i carburanti
fossili come delle guerre dei buoni contro i cattivi: esportazioni di democrazia
negli Stati canaglia nemici del mondo civile.316 E la popolazione ha sempre
abboccato.

Anche gli intellettuali pro establishment


protestano

L’omologazione e l’appiattimento delle idee317 ormai sono diventati la regola e


il libero dibattito che costituiva il sale di ogni vera democrazia è praticamente
scomparso dai media mainstream. Al suo posto, troviamo esclusivamente
programmi spazzatura di cucina, sport e intrattenimento interrotti solo da
notiziari copia-incolla dove, con regolare frequenza, vengono etichettate e
schernite tutte le voci fuori dal coro. Tra coloro che denunciano questa deriva
autoritaria del mondo dell’informazione spiccano persino i nomi di celebri
intellettuali angloamericani come Noam Chomsky, J. K. Rowling e Salman
Rushdie; la loro opinione infatti è che in democrazia “le cattive idee” vadano
contrastate con il libero dibattito e non certo mettendole a tacere come nelle
dittature.
L’Harper’s Magazine, ha pubblicato una lettera aperta rmata da ben 150
prestigiosi intellettuali318 dall’eloquente titolo “Lettera sulla giustizia e sul
dibattito aperto” in cui hanno dichiarato: “Il libero scambio di informazioni e
idee, la linfa vitale di una società liberale, viene sempre più soffocato di giorno
in giorno”.319
Il tema è quello ampio e profondo della libertà di parola o meglio, del
valore di un dibattito aperto in una società democratica. Anche se i rmatari
hanno provenienze geogra che diverse, il contesto sociale da cui è scaturita
questa lettera è l’America, poiché la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata
la degenerazione del servizio d’informazione mainstream dopo la morte di
George Floyd (un afroamericano soffocato a morte da un poliziotto). Le giuste
rivendicazioni a difesa della vittima sono state strumentalizzate no al punto di
arrivare a giusti care la distruzione delle statue e la censura di lm e opere
letterarie. I tolleranti sono diventati molto intolleranti e si sono messi a
esercitare quelle forme violente di aggressione e censura che essi stessi
condannano.
Assai signi cativo il fatto che tra i promotori della lettera di denuncia ci
siano proprio alcuni esponenti dell’ala democratica di sinistra che hanno
sostenuto la protesta anti-razzista. Anche loro infatti, hanno onestamente
ammesso l’ingiusta strumentalizzazione della vicenda e quanto sia pericoloso
imporre un regime del pensiero unico senza una libera opposizione.
Nei 150 nomi dei rmatari si raccoglie un panorama vasto di sensibilità e
appartenenze religiose e politiche. In gran parte si può dire che la voce
dominante sia proprio espressione di quel pensiero democratico di sinistra che
prevale nei media. È particolarmente interessante che l’esame di coscienza e
l’allarme sulla dittatura del pensiero unico venga da queste voci:

“Ma se ce lo saremmo aspettati dalla destra radicale, la censura si sta ampiamente diffondendo
anche nella nostra cultura: una intolleranza alle visioni opposte, la moda di esporre al pubblico
ludibrio o di ostracizzare, la tendenza a dissolvere complessi temi politici in una accecata
certezza morale. Noi sosteniamo il valore di un robusto e anche caustico diritto di replica
oppositiva da qualunque parte. Ma ora è n troppo frequente imbattersi negli appelli a
repentini e persino severi castighi come punizione per discorsi o pensieri percepiti come
lesivi”.320

E la descrizione di questo clima di caccia alle streghe prosegue con un


minuzioso elenco di casi che non sono estranei anche alla cronaca del nostro
Paese:
“Ci sono editor che vengono licenziati per aver pubblicato pezzi controversi; ci sono libri
ritirati dal commercio per presunte inautenticità; ci sono giornalisti a cui viene impedito di
scrivere su certi argomenti; ci sono professori che niscono sotto accusa per aver letto brani di
letteratura in classe; un ricercatore viene espulso per aver fatto circolare la revisione di uno
studio accademico; e i capi delle organizzazioni vengono rimossi per ragioni che spesso non
sono altro che maldestri errori. Qualunque siano le argomentazioni attinenti a ciascun caso, il
risultato è stata una drastica riduzione dei limiti di ciò che può essere detto senza la minaccia di
una rappresaglia. Stiamo già pagando un caro prezzo a causa dell’odio che si riversa su quegli
scrittori, artisti e giornalisti che temono per la propria vita se osano prendere le distanze dal
consenso o addirittura se mancano di sufficiente zelo nel manifestare il loro accordo”.321

Uno dei rmatari della lettera ha dichiarato che molti suoi colleghi, pur
condividendone appieno il contenuto, non se la sono sentita di apporre la
rma per paura di ritorsioni.322 A maggior ragione c’è da auspicarsi che l’eco di
questo documento susciti reazioni e si guadagni la luce dei ri ettori.
C’è un ultimo nodo cruciale da evidenziare e sottolineare che è contenuto
nel passaggio nale della lettera:

“Questa atmosfera soffocante colpirà a morte i temi più vitali che si dibattono nel nostro
tempo. La restrizione del dibattito, che provenga da un governo repressivo o da una società
intollerante, nisce inevitabilmente per far male a coloro che non hanno potere e fanno sì che
ciascuno perda la propria capacità di partecipazione democratica. Le cattive idee si scon ggono
con l’esposizione, le argomentazioni e con la persuasione, non mettendole a tacere o facendole
scomparire. Noi ri utiamo che ci venga imposta la falsa scelta tra giustizia e libertà, perché
nessuna delle due esiste senza l’altra. Come scrittori abbiamo bisogno di una cultura che abbia
stanze per sperimentare, prenderci dei rischi, e anche commettere errori. Abbiamo bisogno di
preservare la possibilità di un onesto dissenso senza tragiche conseguenze professionali”.323

Chi ha la forza di resistere al linciaggio mediatico quotidiano e all’umiliazione


delle etichette denigranti (negazionista, complottista ecc.), deve affrontare
anche tutto l’arsenale dispiegato contro la libera informazione: task force
governative contro le “fake news” 324 e di “fact checkers” nanziati da Soros e
da Bill Gates,325 algoritmi per censurare in modo occulto qualsiasi forma di
dissidenza ancorché paci ca e democratica (il cosiddetto “shadow banning” che
limita drasticamente la visibilità di messaggi video e dei testi scritti),326 divieto
assoluto di postare sui social commenti, articoli o video con informazioni
sgradite all’establishment.
Quando alla ne degli anni Novanta iniziò a diffondersi la tecnologia per la
navigazione online, la Rete internet venne accolta in tutto il mondo come il
simbolo della libertà di espressione e di informazione, ma nel corso del tempo
si sta rapidamente appalesando sempre di più come un diabolico strumento di
dittatura. Ormai, infatti, tutte le notizie e ogni attività umana passa per la Rete
e, se si viene esclusi da essa, ciò equivale a diventare invisibili, a non esistere più
o a essere ridotti all’impotenza.
Google, l’azienda leader dei motori di ricerca e un colosso mondiale delle
piattaforme di vendita online del livello di Amazon o i giganti dei social come
Facebook, YouTube e WhatsApp hanno molti modi per ostacolare la libera
informazione decidendo unilateralmente cosa vietare senza alcun processo o
confronto democratico: eliminando o nascondendo agli ultimi posti delle
ricerche online di Google le informazioni scomode, impedendo la vendita di
un libro indesiderato sulla grande distribuzione di Amazon, chiudendo un
pro lo di Facebook o oscurando un canale social di YouTube. Le grandi
multinazionali pur essendo dei soggetti privati svolgono una funzione
d’interesse pubblico sia nel campo dell’informazione che nella produzione di
beni e servizi. Pertanto non dovrebbero mai violare i principi sanciti dall’art.
21 della Costituzione:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e
ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di
delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle
norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia
assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il
sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che
devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità
giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende
revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che
siano resi noti i mezzi di nanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a
stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge
stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

Di fatto invece, le violazioni all’art. 21 sono all’ordine del giorno senza che
intervenga la magistratura e ciò signi ca che ormai siamo entrati a pieno titolo
in una post-democrazia in cui il controllo sulla popolazione da parte dell’élite
nanziaria-industriale internazionale si manifesta prepotentemente anche sulla
Rete.
Dalla testimonianza di Aaron Russo
all’ID2020

Aaron Russo è stato un famoso produttore cinematogra co statunitense di


origine ebraica che ha avuto grande successo anche come regista e attivista
politico. La sua attività nel settore dello spettacolo era iniziata nel 1968, a
Chicago, dove aprì la discoteca “Kinetic Playground”, in cui suonarono
numerosi cantanti e gruppi musicali di primo piano, come Grateful Dead, Iron
Butter y, Jefferson Airplane, Janis Joplin, Led Zeppelin, Rotary Connection e
e Who. In seguito, divenne il manager di numerose band rock che
includevano i Manhattan Transfer e i Bette Midler.
Dopo queste esperienze nel settore della musica iniziò a dedicarsi anche alla
regia e alla produzione cinematogra ca e sei dei suoi lm ricevettero la
nomination agli Oscar e due quella per il Golden Globe (tra i suoi lm più
celebri si possono citare Una poltrona per due, Cadaveri e compari e e Rose).
Nell’ultima fase della sua vita passò alla produzione di documentari a
sfondo politico come Mad as Hell, in cui criticava il North American Free
Trade Agreement (NAFTA), il modo in cui veniva condotta la guerra alla
droga dal Governo federale, il concetto di National Identity Card e la
regolamentazione del governo sulla medicina alternativa.
In America: Freedom to Fascism contestò l’Internal Revenue Service (IRS,
imposta sul reddito), il Federal Reserve System, il National Identity Card
(REAL ID Act), l’impianto umano dei microchip tag RFID (Spychip), le
Diebold (macchine per il voto elettronico), la globalizzazione, il Grande
Fratello, l’abuso del taser e la strumentalizzazione del terrorismo da parte del
Governo come un mezzo per ridurre i diritti dei cittadini. Durante la sua
attività politica libertaria prese parte alle elezioni come governatore e poi alle
presidenziali, ma dopo avere combattuto per sei anni contro un cancro alla
vescica morì il 24 agosto 2007 all’età di sessantaquattro anni.
Sei mesi prima di morire ci ha lasciato una testimonianza unica nel suo
genere sul contenuto dei suoi colloqui privati con Nicholas Rockefeller
riguardo ai progetti dell’élite mondialista per la popolazione. Le sue
dichiarazioni sono state registrate dal giornalista Alex Jones durante una
videointervista in cui ha parlato di fatti avvenuti undici mesi prima del fatidico
11 settembre 2001. Ciò che è emerso è davvero impressionante, perché
coinvolge il potente deep state americano guidato dalle grandi dinastie di
banchieri come i Rockefeller. Ecco infatti, cosa è emerso dell’intervista:327

Aaron Russo: Sono entrato in contatto con Nicholas Rockefeller tramite un


avvocato di mia conoscenza. Quest’ultimo mi ha chiamato per dirmi che
desiderava incontrarmi. Avevo girato un video, lui lo aveva visto e desiderava
vedermi. Lo incontrai e mi sembrò un tipo a posto. Discutemmo e
confrontammo le nostre idee e i nostri modi di pensare. Fu allora che mi disse,
undici mesi prima degli attentati dell’11 settembre, che sarebbe accaduto un
fatto. Non mi disse di che cosa si trattava, ma che ci sarebbe stato e che, a
partire da quel fatto, [noi americani] avremmo invaso l’Afghanistan per
costruire oleodotti attraverso il mar Caspio; avremmo invaso l’Iraq per
prendere il controllo del petrolio e stabilire una base nel Medio Oriente e
integrarli nel “Nuovo Ordine Mondiale”. Subito dopo avremmo occupato il
Venezuela di Chavez. Ricordo che mi raccontò che si sarebbero visti i nostri
soldati partire alla ricerca dei responsabili in Afghanistan, in Pakistan e in tutti
quei luoghi, e che ci sarebbe stata una guerra al terrorismo in cui non ci
sarebbero stati nemici reali, che tutto sarebbe stato una menzogna e che
sarebbe stato un modo per il Governo di controllare gli americani. Mi disse:
“Vedrai degli uomini entrare in caverne alla ricerca… alla ricerca di persone
che non troveranno mai”. Rideva di questa “guerra al terrore” e diceva: “Non
c’è alcun nemico reale”. Parlava di come non fosse possibile vincere questa
“guerra al terrore” perché si trattava di una guerra senza ne il cui vero scopo
era quello di poter continuare a togliere, a sottrarre libertà alle persone. Io
allora gli chiesi: “Come farete a convincere la gente che questa guerra è reale?”.
E lui rispose: “Grazie ai mezzi di comunicazione. Attraverso i media, si può
convincere chiunque che la guerra è reale. Si continua a parlare di qualcosa e
continui a dirlo ancora, ancora e ancora una volta… e la gente inizierà
veramente a crederci”.

Alex Jones: Le ha detto che sarebbe stata una menzogna?


Aaron Russo: Ciò era molto chiaro. Questa è la guerra contro il terrorismo.
Perché mai non è successo più nulla dopo gli attentati dell’11 settembre?
Credete che la sicurezza sia così grande in America e che i responsabili di quegli
atti non possano più dirottare un aereo? È ridicolo! L’11 settembre è stato
organizzato da gente del nostro Governo, dal nostro sistema bancario per
creare paura nella popolazione, in modo che accettasse ciò che il Governo
aveva deciso di fare. Ecco di che cosa si tratta: di una falsa guerra contro il
terrorismo, la prima delle menzogne. L’altra è stata andare in Iraq dicendo che
Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa.
Sapete… hanno creato la Federal Reserve nel 1913 [banca centrale privata
USA, n.d.a.] utilizzando menzogne… Hanno creato l’11 settembre, che è
un’altra menzogna. Attraverso l’11 settembre, si sta combattendo una guerra al
terrore e all’improvviso si va in Iraq, che è un’altra menzogna, e adesso
andranno in Iran. È tutto un susseguirsi di cose che conducono l’una all’altra.
E io gli dissi: “Ma per quale motivo state facendo questo? Quale è lo scopo di
tutto questo? Avete tutto il denaro del mondo, tutto quello che potreste mai
desiderare, avete tutto il potere… state colpendo la gente… non è una cosa
buona”. E lui mi rispose: “Perché ti preoccupi della gente? Prenditi cura di te
stesso e della tua famiglia”. Io ribattei: “Quindi qual è l’obiettivo nale?”. E lui
mi spiegò: “Lo scopo nale è quello di impiantare un chip RFID a chiunque.
Trasferire tutto il denaro in questi chip, tenere tutto in questi chip e se
qualcuno protesterà o non rispetterà ciò che noi vogliamo, basterà
semplicemente spegnere il suo chip”.

Alex Jones: E le ha detto che ci sarebbe stato questo grande evento e che poi
sarebbero venute come ritorsione le guerre contro il terrorismo ecc.?

Aaron Russo: Sì e che non ci sarebbero stati nemici realmente identi cabili,
tanto che non ci sarebbero stati vincitori e che sarebbe stato perfetto, che non
si sarebbero potuti trovare i responsabili. Sì, perché così non ci sarebbe stata
una vittoria de nitiva e il con itto poteva durare in eterno, potevano fare
quello che volevano e continuare a spaventare il pubblico americano. Questa
guerra contro il terrorismo è una menzogna, una farsa. È una cosa difficile da
confessare, perché si intimidisce la gente affinché stia zitta. Ma la verità sarà
rivelata nel grande giorno. L’importante è che la gente sappia che tutta questa
guerra è una menzogna, una farsa. La guerra contro il terrorismo è solo un
bluff. E nché non ci sarà la verità sull’11 settembre, n quando non si saprà
chi è il vero responsabile e chi ne ha tirato le la, non sapremo mai la verità
sulla guerra al terrorismo.
Rockefeller mi disse: “Se lavorerai per noi, non dovrai preoccuparti: il tuo
chip ti identi cherà come uno dei nostri e sarai intoccabile”. Eravamo amici,
mangiavamo insieme, parlavamo insieme, discutevamo dei suoi affari, dei suoi
investimenti e un giorno mi chiese se mi interessava entrare nel Council on
Foreign Relations (CFR). Gli risposi: “Lo apprezzo Nick, ma non è il mio
modo di vedere le cose; non mi interessa sottomettere le persone”. Allora mi
chiese: “Perché ti interessi della gente? Prenditi cura di te e della tua famiglia!
Perché ti deve toccare la vita altrui? Sono servi, è il popolo!”. Gli risposi: “Tu
hai tutti i soldi che ti servono, il potere che vuoi, che cosa desideri ancora?
Qual è l’obiettivo nale?”. Mi rispose che l’obiettivo era quello di
microchippare tutta la popolazione in modo che i banchieri e l’élite potessero
controllare il mondo. Allora gli chiesi se tutti i membri del Council on Foreign
Relations la pensassero come lui e lui mi rispose: “No, la maggior parte pensa
di lavorare per l’interesse collettivo. Pensano di fare il bene, ma quelli che
dirigono, solo loro conoscono la verità”.
Un giorno stavamo parlando di emancipazione femminile e lui mi chiese:
“Che ne pensi?”. Gli risposi che la trovavo una buona cosa, che le donne
avevano diritto ad andare a lavorare come gli uomini e il diritto di votare.
Allora lui ribatté ridendo: “Sei un idiota!”. “Perché?” gli chiesi e lui mi rispose:
“Ti dico di che cosa si tratta realmente: siamo noi Rockefeller all’origine
dell’emancipazione della donna, noi che possediamo i giornali, le televisioni, la
Fondazione Rockefeller. Vuoi sapere le principali ragioni per cui l’abbiamo
fatto? La prima è che altrimenti potevamo tassare solo metà della popolazione.
La seconda è che così i bambini sarebbero andati a scuola prima, così avremmo
potuto indottrinarli più facilmente e rompere i legami familiari. Così
avrebbero considerato lo Stato, la scuola e le autorità come la loro vera
famiglia. Ecco le principali ragioni dell’emancipazione della donna” […].
Voleva che partecipassi a ciò che faceva, che diventassi membro del
Council on Foreign Relations, che era una buona opportunità per il mio lavoro
e voleva evitare che mi battessi contro di loro informando la popolazione.
Avevo molto successo nel mondo del cinema. Avevo capito ciò che accadeva
realmente dietro le quinte e piuttosto che diffondere la verità alla popolazione
voleva che fossi uno di loro. Era semplice. Così hanno tentato di reclutarmi.
Ho declinato l’invito. Ricordo che un giorno mi disse che se avessi accettato
avrei avuto un chip speciale e se mi avessero arrestato sarebbe bastato mostrare
la carta o il mio chip al poliziotto e mi avrebbero lasciato stare perché ero uno
di loro […].

Alex Jones: Nick Rockefeller le ha detto undici mesi prima degli attentati che
ci sarebbe stato un evento... Che cos’ha pensato la mattina dell’11 settembre?
Dove era? Ha collegato a ciò che Rockefeller le aveva con dato?

Aaron Russo: Ero a Tahiti quando è successo e stavo andando a dormire. Sono
stato informato da mio glio. Mi disse: “Le torri gemelle! Sono appena state
attaccate”. Mi parlò degli aerei. Non avevo la TV e fui costretto ad andare in
un albergo per le informazioni. Ma quando vidi ciò che stava accadendo in
Afghanistan, nell’Iraq ecc., allora capii di cosa si trattava realmente […].

Quanto dichiarato da Aaron Russo nel 2007 riguardo ai microchip da


impiantare sottopelle a tutta la popolazione sembra trovare conferma nel
programma dell’ID2020 Alliance che ha come principali nanziatori la Gavi
Vaccine Alliance, la Microsoft e la Fondazione Rockefeller.328 L’obiettivo
dell’ID2020 Alliance, infatti, è proprio quello di vaccinare e impiantare un
dispositivo elettronico in a tutta la popolazione, che in teoria servirà solo a
monitorare le condizioni di salute ma una volta introdotta questa tecnologia,
potrà rapidamente sostituire anche il bancomat, la carta d’identità, la carta di
credito, la patente e qualsiasi altro documento cartaceo o tipo di badge o
chiave sica.329
L’inserimento di un microchip insieme al vaccino verrà effettuato mediante
una siringa, ma una volta introdotto nell’organismo umano dovrà collegarsi
alla Rete e per poter captare costantemente il suo debole segnale radio
bisognerà avere predisposto un enorme numero di antenne poste a breve a
distanza l’una dall’altra. Non a caso, ciò è esattamente quanto previsto per la
rete 5G, che costituisce un’altra priorità assoluta per l’élite nanziaria
internazionale.330
L’invenzione dei microchip sottopelle è stata introdotta e commercializzata
appositamente per tracciare gli spostamenti, sostituire le chiavi, i documenti
personali e le carte di credito e di conseguenza è assolutamente logico supporre
che, prima o dopo, tutte queste funzioni verranno integrate in un solo
dispositivo che registrerà anche le vaccinazioni e lo stato di salute.
Ciononostante, i responsabili del progetto ID2020 Alliance hanno messo
subito le mani avanti per tranquillizzare chi, a ragion veduta, già intravede il
rischio dell’instaurazione di uno stato di polizia con il pretesto del controllo
sulle pandemie: “La tecnologia che utilizziamo oggi per la sorveglianza delle
malattie non diventerà uno strumento per la sorveglianza statale in un secondo
momento”.331

L’FDA si prepara ad autorizzare il microchip


per la popolazione

Defense One, una rivista statunitense collegata ufficialmente al Pentagono ha


annunciato l’invenzione di un biosensore (detto anche “chip idrogel”) da
inserire sottopelle con una siringa che avrà la funzione di segnalare
tempestivamente le infezioni ed evitare future pandemie. Secondo le previsioni
questo dispositivo dovrebbe ottenere l’approvazione della FDA (Food and
Drugs Administration, l’ente federale USA preposto all’autorizzazione dei
nuovi farmaci) all’inizio del 2021.332
Il bio-sensore che dovrà effettuare il monitoraggio continuo dello stato di
salute è stato brevettato da Profusa, una società della Silicon Valley, nanziata
dal Dipartimento della difesa (Pentagono, tramite DARPA) insieme alla
Fondazione Bill & Melinda Gates, che ha partecipato al progetto con una
borsa di studio speciale. L’amministratore delegato di Profusa, Ben Hwang, ha
spiegato che dal 2011 la sua azienda ha ricevuto sovvenzioni dalla Defense
Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’ente di ricerca del Pentagono
specializzato nella progettazione di nuove armi tecnologicamente sempre più
avanzate.
La nanotecnologia intra-corporea prospetta anche interessanti applicazioni
militari. Biooptics World, una rivista di settore, ha descritto i sensori Profusa
come biosensori che, una volta iniettati, diventano tutt’uno con i tessuti del
corpo. La società afferma che la tecnologia verrà utilizzata per rilevare il Covid-
19 nella popolazione prima che i sintomi si manifestino e la rivista Defense One
ha così descritto le sue caratteristiche:

“Il sensore ha due parti. Uno è un lo di 3 mm di idrogel, un materiale la cui rete di catene
polimeriche viene utilizzata in alcune lenti a contatto. Inserito sotto la pelle con una siringa, il
lo include una molecola appositamente progettata che invia un segnale uorescente all’esterno
del corpo quando il corpo inizia a combattere un’infezione. L’altra parte è un componente
elettronico attaccato alla pelle. Invia luce attraverso la pelle, rileva il segnale uorescente e
genera un altro segnale che può inviare a un medico, a un sito web ecc. È come un laboratorio
di analisi del sangue sulla pelle che può rilevare la risposta del corpo alla malattia prima della
presenza di altri sintomi, come la tosse”.

Il denaro del Recovery Fund per controllare i


cittadini

A causa del lockdown e delle misure restrittive da legge marziale adottate per il
coronavirus su indicazione dell’OMS, tutte le nazioni hanno registrato una
essione del PIL (Prodotto Interno Lordo) e il Recovery Fund è un fondo di
nanziamento costituito con titoli garantiti dalla UE richiesto e ottenuto dal
governo Conte per poter far fronte al disastro economico provocato dalle sue
stesse disposizioni.
In tutto, dal Recovery Fund dovrebbero arrivare circa 209 miliardi, di cui
solo ottanta a fondo perduto, mentre sui restanti 129 dovrà essere pagato un
interesse che va a gon are il già enorme debito pubblico italiano e potranno
essere incassati solo per i progetti approvati dalla Commissione Europea a
condizione di determinate riforme.333
Se la Banca Centrale Europea svolgesse veramente una funzione di diritto
pubblico per l’interesse collettivo, avrebbe potuto cambiare le regole e ripagare
i danni economici dell’Italia causati dall’emergenza emettendo moneta a fondo
perduto con un click sul computer (la moneta viene creata dal nulla e l’unica
vera funzione della BCE dovrebbe essere quella di limitare la moneta quando
in eccesso e aumentarne l’emissione quando scarseggia, come in questo caso),
mentre si è preferito fare un regalo ai signori delle banche, che hanno sfruttato
il momento di massima debolezza del Paese per imporre nuovo debito e più
potere di controllo della nanza sui parlamenti. Il prestito signi ca ulteriori
tagli allo stato sociale e nuove tasse per un Paese come l’Italia, dove la pressione
scale è già la più alta d’Europa334 e una delle maggiori del mondo.
Un’altra questione inquietante del Recovery Fund riguarda anche come
verranno spesi i soldi ottenuti a fondo perduto, che secondo un documento
pubblicato dal Corriere della Sera saranno destinati a diversi obiettivi tra cui:
facilitare una transizione verso una cashless community (abolizione del denaro
contante signi ca assoluta dipendenza dalle banche, che potranno applicare
qualsiasi tasso d’interesse negativo, come chiudere i cittadini indesiderati fuori
dal circuito economico, n.d.a.); potenziamento sistemi di videosorveglianza;
messa in orbita di una otta di satelliti 5G (fondamentale per il controllo totale
dei cittadini e la digitalizzazione dei servizi e della produzione industriale,
n.d.a.); realizzazione della schedatura sanitaria dei cittadini; analisi da parte del
governo dei differenti stili di vita delle persone, così da impostare politiche di
prevenzione qualora i cittadini dovessero decidere di non seguirlo;
potenziamento del contrasto alle “fake news” (che si traduce in maggiori fondi
per i delatori di regime, n.d.a.).335

Sotto la spinta continua della sovrappopolazione e della super


organizzazione, crescendo l’efficacia dei mezzi per la manipolazione dei
cervelli, le democrazie muteranno natura; le antiche, ormai strane, forme
rimarranno: elezioni, parlamenti, Corti Supreme ecc. Ma la sostanza,
dietro di esse, sarà un nuovo tipo di totalitarismo non violento. Tutti i
nomi tradizionali, tutti i vecchi slogan resteranno, esattamente com’erano
ai bei tempi andati. Radio e giornali continueranno a parlare di
democrazia e di libertà, ma quelle due parole non avranno più senso.
Intanto l’oligarchia al potere, con la sua addestratissima élite di soldati,
poliziotti, fabbricanti del pensiero e manipolatori del cervello, manderà
avanti lo spettacolo a suo piacere.
— ALDOUS HUXLEY336
Capitolo IV

Bill Gates e il vero volto del


filantrocapitalismo

Il rampollo di un facoltoso lignaggio

Per poter capire veramente cosa è successo con la pandemia del Covid-19 è
indispensabile conoscere prima di tutto il contesto in cui ciò è avvenuto,
insieme al ruolo giocato da un personaggio come Bill Gates nell’indirizzare le
strategie contenitive dell’OMS.
Bill Gates, il cui vero nome è William Henry Gates III, è diventato celebre
come il genio informatico che ha monopolizzato il mercato dei software, ma
dagli anni 2000 in poi ha completamente mutato pelle, trasformando
abilmente la sua immagine pubblica di nerd del computer in quella di
lantropo della salute pubblica. Un illustre membro della stirpe Gates, il
pastore battista Frederick Taylor Gates (1853-1929), era coazionista della
Standard Oil e intimo consigliere dell’indiscusso “re del petrolio” John D.
Rockefeller. F.T. Gates fu uno degli strateghi dei Rockefeller che maggiormente
contribuì alla creazione della loro immagine ttizia di benefattori. Negli Stati
Uniti le donazioni in bene cenza sono esentasse e deducibili dai redditi, un
fatto che consente ai miliardari di ridurre il loro imponibile e di camuffare i
nanziamenti alle aziende di cui possiedono i pacchetti azionari come opere di
carità.
Le fondazioni di bene cienza in realtà sono solo un’abile messinscena con
cui il lupo si traveste da agnello per guadagnare il favore dell’opinione pubblica
mentre persegue esclusivamente i suoi interessi. La creazione della Rockefeller
Foundation (1913), fu fortemente sostenuta da Frederick Gates e divenne
presto il primo formidabile strumento attraverso cui, sotto la voce bene cenza,
i miliardari più ambiziosi e senza scrupoli iniziarono ad attuare una subdola
forma di pressione sull’opinione pubblica e l’intera società. Fu infatti sotto la
supervisione di Frederick Gates che la Rockefeller Foundation cominciò a
nanziare molti diversi settori di suo interesse allo scopo di assumerne il
controllo:
 
• La creazione di una commissione internazionale sulla salute che nel
1946 pose le basi per la creazione dell’OMS337 (ente centralizzato
volto ad assicurare il monopolio sulle cure mediche e sulle politiche
sanitarie globali).
• Le cattedre di medicina338 (per promuovere l’uso dei farmaci e il tipo
di cure mediche più conveniente per la nascente industria
farmaceutica di cui era azionista).
• Le cattedre di scienza, economia, storia e sociologia339 (per dirigere la
ricerca scienti ca, in uenzare l’opinione pubblica e stabilire le teorie
economiche e sociali da seguire).
• La scienza eugenetica per la selezione dei “migliori” e la sterilizzazione
dei “peggiori”, secondo la visione elitaria e darwinista dei
“superuomini” alla guida del capitalismo (fu praticata in USA molti
anni prima della Germania nazista e solo in seguito venne adottata
anche da Hitler).340 Fin dal 1927, la Rockefeller Foundation nanziò
ampiamente il Kaiser Wilhelm Institute of Anthropology, Human
Heredity and Eugenics di Berlino, che in seguito condusse
esperimenti di eugenetica nel Terzo Reich.341
• Le università più prestigiose342 (per in uenzare il contenuto dei loro
piani didattici e, con essi, il tipo di istruzione e di indottrinamento
destinato alla classe dirigente).
• La fondazione di enti e think tank (scuole di pensiero) volti a
realizzare la globalizzazione343 (per concentrare tutte le ricchezze nelle
mani delle élite e istituire un governo mondiale centralizzato
eterodiretto dalla grande nanza).

Alcuni studi hanno addirittura ipotizzato che potrebbero essere stati gli
esperimenti di Frederick Gates la causa della terribile epidemia di “in uenza
spagnola”, che nel 1918 uccise più uomini di quanti ne uccise la Grande
Guerra. A dispetto del nome, la “spagnola” non proveniva dalla Spagna,
tantomeno dall’Europa, bensì dai soldati americani infetti.344 Le autopsie sui
morti riesumati hanno poi evidenziato che la vera causa del decesso delle
vittime non era stata il virus in uenzale ma un’infezione batterica polmonare
da streptococco. Pochi mesi prima, la Fondazione Rockefeller aveva vaccinato i
soldati contro il meningococco per prevenire epidemie nell’esercito, ma tale
programma di immunizzazione si basava su vaccini sperimentali e tutt’altro che
sicuri.
Il primo caso di “spagnola” venne registrato nell’autunno del 1918 a Fort
Riley (Kansas),345 ovvero proprio dove la Rockefeller Foundation aveva
somministrato il vaccino contro la meningite promosso da Frederick Gates.
Quest’ultimo scrisse una relazione in cui documentò la vaccinazione di 3700
volontari di Fort Riley tra il gennaio e il giugno del 1918 (poco prima
dell’esplosione della “spagnola”).346 Molti dei soldati a cui era stato inoculato il
vaccino sperimentale furono colpiti dallo stesso tipo di infezione batterica ai
polmoni che uccise milioni di persone347 e che passò erroneamente alla storia
con il nome di “in uenza spagnola” (non era provocata da un virus e, come già
evidenziato, non proveniva dalla Spagna).
Il vaccino somministrato ai soldati USA nel 1918 era stato preparato presso
il Rockefeller Institute con un pericoloso siero polivalente (attualmente non
esiste in commercio nessun vaccino antimeningite contro tutte le specie
batteriche responsabili) che conteneva molti diversi tipi di antigeni, per cercare
di garantire la massima copertura su tutte le varianti dei principali batteri
responsabili dell’infezione.348 Tuttavia, poiché non è affatto raro che i batteri
della meningite possano provocare la polmonite349 e un numero eccezionale di
vittime della spagnola aveva sviluppato proprio la polmonite dai batteri della
meningite,350 diversi studiosi ritengono che in realtà la terribile pandemia del
1918 possa essere stata causata dal vaccino sperimentale di Frederick Gates e
della Fondazione Rockefeller.
Gli enti caritatevoli creati successivamente dalla cupola dei super ricchi del
pianeta ( no alla Open Society di Soros) sono stati costituiti tutti seguendo lo
stesso sistema di propaganda e il medesimo doppio ne (bene cienza di
facciata e veri affari).
Anche il nostro Bill Gates non è affatto un ex giovinetto geniale e
sprovveduto, glio di nessuno e senza un dollaro in tasca che ha inventato
grandi software all’interno di un garage, bensì un rampollo delle famiglie più
ricche legate al mondo della nanza. Il padre William Henry Gates II era un
famoso avvocato che lavorava per molte diverse grandi società, mentre la madre
Mary Maxwell era presidente della United Way of King County e direttore
della First Interstate Bank di Washington.351 Il nonno materno era James
Willard Maxwell, un banchiere (presidente della National City Bank di Seattle)
come il bisnonno Willard.352 Ecco spiegato il motivo per cui ha cambiato
nome e si è presentato ai media come un “ glio del popolo” che ha solo avuto
tanto successo.
Allo scoccare del terzo millennio, il patrimonio incommensurabile di Bill
Gates è stato riversato nel settore farmaceutico dei vaccini e della prevenzione
sanitaria globale senza che il super miliardario avesse alcuna competenza
medica e con la presunzione di poter imporre l’obbligo vaccinale a tutti gli
abitanti del pianeta. Dopo lo scoppio della pandemia, ha dichiarato infatti che
“ no a quando non saranno tutti vaccinati non potremo tornare
completamente alla normalità”.353
Si è così veri cata la situazione paradossale in cui tutta l’informazione
mainstream ha raccomandato di seguire solo le indicazioni degli esperti (non di
tutti, ma solo di quelli in busta paga dell’industria farmaceutica), mentre Bill
Gates, l’uomo più ascoltato dall’OMS e dai media in ambito sanitario, non
possiede nessuna quali ca in medicina. Non è virologo, epidemiologo o
biologo e non ha mai svolto alcuno studio che possa anche solo avvicinarsi
lontanamente alla scienza medica. Ciononostante, le sue dichiarazioni sono
diventate il verbo dell’OMS e degli istituti sanitari nazionali, che ne seguono le
indicazioni alla lettera insieme ai grandi canali d’informazione. Viceversa, tutti
gli autorevoli virologi, epidemiologi, biologi e medici che hanno espresso
qualche contrarietà con le sue previsioni apocalittiche e le sue ricette risolutrici
(lockdown di tutta la popolazione e misure restrittive no all’arrivo del
vaccino) sono stati sistematicamente screditati come “antiscienti ci” e
negazionisti.
Bill Gates non ha mai fatto nulla per nascondere la propria determinazione
nel voler imporre i suoi propositi all’agenda sanitaria mondiale, ma può
continuare tranquillamente a manifestare le sue intenzioni, perché è stato
descritto a miliardi di persone come un benefattore dell’umanità.
Tuttavia, per capire i veri propositi di Gates dietro la maschera del
lantropo e cosa sta succedendo realmente nel mondo con le recenti pandemie,
è indispensabile sapere come ha continuato ad arricchirsi e ad acquisire un
potere smisurato durante le emergenze sanitarie.

Bill Gates dopo avere ricevuto una torta in faccia (Bruxelles, 5 gennaio
1988).
Fino alla sua reinvenzione come lantropo, Bill Gates era noto solo come il
cofondatore della Microsoft, l’azienda informatica che ha monopolizzato il
mercato dei browser internet (il Dipartimento di giustizia USA ha accusato la
Microsoft di avere violato le leggi antitrust, competendo ingiustamente contro
Netscape Communications nel mercato dei browser) e dei software dei
computer (Windows, Explorer, Office ecc.), rendendolo uno degli uomini più
facoltosi del mondo. La Microsoft, infatti, a partire dagli anni Novanta si è
dovuta difendere sia dalle accuse provenienti dalle autorità statunitensi che da
quelle europee. In molti casi è scesa a patti, mentre in altri si è opposta no alla
ne, vincendo alcune cause e perdendone altre,354 ma a causa delle sue note
politiche monopolistiche sui software non godeva affatto di grande simpatia a
livello popolare e oltre a venire schiato in pubblico, il 5 gennaio del 1988 Bill
Gates fu addirittura preso a torte in faccia.355
La bene cenza è stata sempre una prerogativa dei ricchi, ma nell’ultimo
decennio è divenuta talmente un buon affare che il numero dei miliardari-
lantropi ha avuto una crescita esponenziale. Nel 2010 Bill Gates e Warren
Buffet hanno lanciato l’iniziativa “e giving pledge”, un club per
multimiliardari intenzionati a “salvare il mondo”, costituito da imprenditori e
businessmen impegnati a donare cospicue somme del loro patrimonio per
“scopi bene ci”.356
Inizialmente i re Mida che avevano aderito erano solo sessantadue, ma poi
hanno capito come funziona il trucco della bene cenza e nel 2020 sono
diventati ben 216. Ciò in quanto le donazioni vere consistono in percentuali
molto modeste (il 18% del totale), mentre la maggior parte dei nanziamenti
(l’82%) nisce in fondazioni familiari private, controllate dagli stessi donatori e
con la possibilità di essere trasferite agli eredi.
E per dare un’idea di quanto sia remunerativo e diffuso l’uso di questi enti
privati caritatevoli ttizi tra i big della superclass dominante basti sapere che
attualmente sono circa duecentomila sparsi in tutto il mondo. La stragrande
maggioranza di essi infatti segue pedissequamente le analisi costi-bene ci come
fossero ordinarie società per azioni e proprio per questo motivo spesso agiscono
insieme a delle multinazionali.357
Le fondazioni, soprattutto negli USA, godono di generosi vantaggi scali e
come concluso dal rapporto “Gilded Giving 2020, how wealth inequality
distorts philantropy and imperils democracy”: “Più ricco è il donatore, più
conveniente diventa la detrazione scale per bene cenza”.358 Per ogni dollaro
versato nella propria fondazione privata, il miliardario recupera no a 74
centesimi in agevolazioni scali.
A fronte di questi vantaggi, le fondazioni hanno solo un obbligo: investire
ogni anno in bene cenza almeno il 5% del loro bilancio, mentre il restante
95% può restare in cassa. In tale 5% rientrano le spese amministrative, gli
stipendi dei dipendenti e i contributi ad altri fondi mentre le agevolazioni
scali si applicano al totale delle donazioni.
La rivista Forbes ha redatto la classi ca dei top 25 miliardari che hanno
donato più denaro alle fondazioni non-pro t dal 2014 al 2018. Al primo posto
gura Warren Buffet con 14,7 miliardi di dollari (trasferiti in gran parte alla
Bill & Melinda Gates Foundation). Al secondo posto compare invece Bill
Gates con 9,9 miliardi dollari, al terzo lo speculatore nanziario George Soros
(denaro con cui ha nanziato le sue Open Society volte a esercitare pressioni
politiche sui partiti e l’opinione pubblica) e al quarto Michael Bloomberg.359
Queste attività bene che di facciata consentono ai lantrocapitalisti di
nascondere la loro indole predatoria e guadagnare il consenso delle masse
esattamente come fanno le grandi multinazionali del campo alimentare, che
per vendere più prodotti a un prezzo maggiore investono nel marketing
dell’immagine ecologica, dichiarando sulle loro etichette di avere un basso
impatto ambientale e di rispettare la natura e l’ambiente (prodotti
ecosostenibili e commercio equo-solidale).
Come già accennato, basta scavare un po’ nel passato dei grandi miliardari
lantropi per trovare i loro “scheletri nell’armadio” e capire il modo
spregiudicato in cui hanno realizzato i loro enormi pro tti. A partire da Bill
Gates, oggi considerato il più grande benefattore della terra: nel 2004, quando
era ancora alla guida di Microsoft, la sua azienda fu condannata a pagare una
supermulta da 497 milioni di euro per abuso di posizione dominante (sentenza
confermata anche in appello).360 Nel 2012 secondo un rapporto del Senato
americano, in soli tre anni, la Microsoft di Bill Gates era riuscita a sottrarre al
sco oltre ventun miliardi di dollari che aveva trasferito nei paradisi scali361
(tra il 1970 e il 2010 i big di nanza e industria hanno trasferito nei paesi
offshore una cifra stratosferica compresa tra i 21 e i 32 mila miliardi di
dollari).362 Nel 2014 è stata condannata in Cina al pagamento di 140 milioni
di dollari per evasione scale363 e nel 2019 è stata condannata al pagamento di
25 milioni di dollari per riprovevoli reati di corruzione.364
Nel febbraio del 2020 è nita nel mirino del sco anche Amazon di Jeff
Bezos per avere evaso nove miliardi di tasse e, mentre persino celebri ma osi
come Al Capone sono niti in carcere per evasione scale, le multinazionali
della superclass lantrocapitalista ogni volta in cui vengono colte sul fatto se la
cavano pagando delle multe inferiori ai pro tti che hanno ottenuto con i loro
illeciti.
Zuckerberg, il patron di Facebook, nel 2015 si è mostrato particolarmente
generoso, lanciando la Chan Zuckerberg Initiative insieme alla moglie Priscilla.
In tale fondazione, secondo le loro dichiarazioni riportate dai media
mainstream, sarebbero dovuti con uire i proventi del 99% delle azioni di
Facebook, ma no ad ora hanno devoluto solo l’1,2% del loro patrimonio.
Ma sono i freddi numeri a raccontare la cinica verità meglio di qualsiasi
altra cosa. Nonostante il consistente impegno come buon samaritano in
devoluzioni caritatevoli, il patrimonio personale di Bill Gates, grazie alla
lantropia, è cresciuto da 54 a 120 miliardi di dollari! La giornalista Nicoletta
Dentico (premio Nobel per la Pace nel 1997), esperta in cooperazione
internazionale e diritti umani, ha lavorato per molti anni nell’OMS e in veste
di insider ben informata sui fatti ha rivelato pubblicamente anche come Bill
Gates sfrutta abilmente il denaro pubblico per il proprio tornaconto:

“La fondazione Gates riceve consistenti fondi pubblici per le sue attività private senza che
l’istituzione pubblica che la co nanzia, abbia la minima voce in capitolo. È ragionevole pensare
che la fondazione, nella misura in cui promuove uno sviluppo del Sud globale ispirato alle
tecnologie informatiche e sorretto dall’intervento delle grandi imprese, aiuti Microsoft. Le
visioni ‘umanitarie’ delle fondazioni dei ricchissimi e generosissimi, da John Rockefeller a Bill
Gates e Mark Zuckerberg, sono potenti strumenti di controllo planetario. A colpi di donazioni,
con ovvi bene ci, i lantrocapitalisti si assicurano che il turbocapitalismo non venga messo in
discussione.
Primo obiettivo, la salute. Bill Gates ha puntato a comprarsi un’intera agenzia Onu, l’OMS. La
cosa gli sta riuscendo; è grave che la comunità internazionale glielo permetta.
Altro campo di battaglia, l’agricoltura: la cosiddetta Rivoluzione verde in Africa funge da
battistrada agli OGM. Dopotutto, una mano lava l’altra. La ricchezza delle aziende permette la
lantropia e la lantropia apre nuovi mercati alle aziende. Il lantrocapitalismo non ci rimette
mai. La democrazia, sì”.365
La fondazione (che intrattiene un rapporto privilegiato con multinazionali
come Cargill, Nestlè Mars, DuPont Pioneer, Sygenta e Bayer-Monsanto)
secondo uno studio della rivista e Lancet segue logiche di mercato per
selezionare priorità strategiche come le malattie che hanno bisogno dello
sviluppo di vaccini, mentre non investe minimamente nella ricerca contro
polmonite, diarrea e malnutrizione, responsabili del 75% della mortalità
infantile nei paesi più poveri.366
Ovviamente, Gates non è l’unico lantrocapitalista ad avere accresciuto
notevolmente i suoi affari con il lucroso business della “bene cenza” e ha fatto
da battistrada a tutti gli altri volponi della superclass che lo hanno seguito.
Nell’ultimo decennio infatti, i sessantadue super ricchi pionieri del “e giving
pledge” hanno visto aumentare del 95% le loro ricchezze, passate da 376 a 734
miliardi di dollari,367 mentre la classe media e la classe operaia sono diventate
sempre più povere e le nuove generazioni, per la prima volta dal Dopoguerra a
oggi, hanno condizioni di vita peggiori dei loro padri.368
Come dimostrato dai fatti oltre ogni ragionevole dubbio, il
lantrocapitalismo è una strategia del potere economico per guadagnare
rispettabilità, orientare la politica, pagare meno tasse e ricavare pro tti senza
proteste sociali sfruttando anche la nanza pubblica. Un inganno perpetrato
dalla superclass sulle masse che nel frattempo, senza rendersi minimamente
conto di cosa accade ai “piani alti”, vedono crescere le diseguaglianze, la
povertà estrema e l’impotenza rispetto alle élite globaliste che esercitano
enorme in uenza sui media, i mercati, la nanza, le istituzioni e i parlamenti.

George Soros, un altro buon esempio del


filantrocapitalismo

Il nanziere americano di origine ungherese George Soros, è l’evidente


dimostrazione di come i miliardari più potenti e senza scrupoli della Terra
riescono a vestire i panni del buon samaritano, semplicemente creando delle
fondazioni e delle ONG che sono formalmente dedite alle attività umanitarie.
La verità riguardo ai veri scopi di questi enti è saltata fuori solo grazie ai
documenti recuperati dalla posta elettronica. I suoi le riservati, infatti, sono
stati pubblicati online e ciò ha permesso di scoprire come le sue ONG sono
servite per destabilizzare e orientare i risultati elettorali di molti paesi, tra cui
l’Italia.369 Tutto questo materiale, come ha raccontato Bloomberg, è uscito dai
database della Open Society Foundation, al cui comando c’è appunto il noto
speculatore nanziario di origine ebraica. Nel complesso, George Soros dirige
più di cinquanta fondazioni (tra globali e regionali) ed è considerato
l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi
venticinque anni.370
Soros è un oligarca del cosiddetto “deep state” che sponsorizza il Partito
Democratico, Hillary Clinton e una vasta rete di politici di tutto il mondo. Le
sue ONG sono persino dietro al fenomeno dell’immigrazione371 e della
progressiva sostituzione etnica dell’Europa che, dietro il pretesto degli aiuti
umanitari (se si volesse realmente aiutare l’Africa, i governi dovrebbero
impedire alle multinazionali di continuare a sfruttarla), viene usata dai signori
del capitale per eliminare progressivamente tutti i diritti acquisiti dai popoli
dell’Occidente industrializzato, facendo levitare la spesa sociale, sradicando le
culture originarie e producendo masse di disoccupati disposte ad accettare
qualsiasi condizione di lavoro a basso costo.
Si tratta in sostanza dell’attuazione del piano elaborato dal conte Richard
Coudenhove-Kalergi (stretto collaboratore dei banchieri Rothschild), un nobile
massone considerato uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Kalergi,
infatti, oltre che fondatore dell’Unione Paneuropea e autore del saggio
Paneuropa (1923), è stato uno dei più accesi sostenitori di un’Europa unita
sotto il controllo dell’aristocrazia nanziaria internazionale. Il suo spirito
antidemocratico e autoritario emerse chiaramente dal saggio Praktischer
Idealismus, in cui sosteneva che la democrazia è una forma di governo positivo
solo nché serve a eliminare le vecchie caste nobiliari, mentre diventa un
problema da superare non appena ha avuto successo l’instaurazione di un
nuovo ordine sociale fondato sull’aristocrazia del denaro.372
In questo testo e in altri successivi, Kalergi esaltava apertamente anche il
materialismo e la tecnocrazia come mezzi per porre le nazioni sotto al comando
di un’aristocrazia illuminata, che si dovrà “prendere cura” dei popoli. Proprio
per questo motivo, le sue idee ricevettero un grande appoggio politico e
nanziario da super banchieri come Max Warburg e Louis De Rothschild. Con
il pretesto di aiutare i popoli a evitare nuove guerre, Kalergi intendeva invece
eliminare i gruppi etnici e le loro culture attraverso la creazione di un unico
grande meticciato senza radici, materialista, servile, più incline alla corruzione
e privo dei caratteri razziali dei popoli caucasici originari, che li rendevano più
problematici da governare:

“L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del
crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-
euroasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli
con una molteplicità di personalità […]. Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere,
assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, lucida infedeltà,
versatilità, agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti”.373

Questo piano ovviamente, viene de nito puro complottismo dai media


mainstream e dai “fact checkers” di regime, ma per capire che non c’è
assolutamente nulla di inventato basta confrontare quanto dichiarato da
Kalergi per il nostro futuro con i piani per l’Italia e per l’Europa dei principali
leader dei partiti politici che sostengono a spada tratta gli interessi di Soros e
dell’élite nanziaria, con il pretesto di ridurre le diseguaglianze (milioni di
giovani di colore destinati a venire sfruttati in lavori sottopagati o a ingrossare
le la del crimine per non avere trovato un lavoro). Eugenio Scalfari, il
fondatore del settimanale L’Espresso e del quotidiano La Repubblica, nonché
indiscusso patron della sinistra ricca e radical chic (che ha abbandonato le lotte
dei lavoratori e del proletariato per servire i padroni del capitale) ha dichiarato
per esempio:

“La vera politica dei Paesi europei è quindi d’essere capo la di questo movimento migratorio:
ridurre le diseguaglianze, aumentare l’integrazione. Si pro la come fenomeno positivo, il
meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una
cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre
generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della
sinistra europea e in particolare di quella italiana”.374

Per l’élite mondialista dunque, la sostituzione etnica è un obiettivo primario da


raggiungere e ciò è stato reso ancora più evidente dal fatto che l’invasione di
migranti portati in Europa dalle ONG di Soros non è stata mai sospesa
neppure durante i lockdown per la pandemia, quando l’intera nazione è stata
fermata per il pericolo di contagio. Non è quindi un caso se uno studio
dell’ONU, invece di rilanciare una politica delle nascite, ha introdotto
ufficialmente il concetto di “immigrazione di rimpiazzo”, che propone di
sostituire buona parte della popolazione europea con gli immigrati come unica
soluzione al declino demogra co e al conseguente crollo del sistema
pensionistico.375

La metamorfosi

Nel 2000 anche Bill Gates ha deciso di ripulire la sua immagine pubblica di
avido monopolista, scambiandola con quella di generoso altruista e affermando
di voler investire le sue enormi risorse nanziarie per la salute di tutti. Come
già visto, però, questo tipo di trasformazioni d’immagine non sono affatto una
novità nell’ambito degli uomini d’affari più facoltosi e spregiudicati della
storia. Il boss del petrolio John D. Rockefeller per esempio, dietro consiglio di
Frederick Taylor Gates, affidò l’incarico a Idy Ledbetter (considerato il padre
del moderno concetto di “pubbliche relazioni”) di cancellare la sua fama di
spietato capo della Standard Oil (nell’aprile del 1914 fu accusato di avere
orchestrato l’orribile massacro dei suoi stessi operai di Ludlow e delle loro
famiglie a colpi di mitragliatrici solo per avere osato indire uno sciopero)376 per
farlo apparire come un businessman lantropico dal cuore buono sempre
impegnato nelle donazioni ai più bisognosi (arrivando addirittura a farsi
lmare mentre regalava soldi ai passanti)377 e nella costituzione di enti bene ci
(il Consiglio per l’Educazione, il Rockefeller Institute of Medical Research, la
Fondazione Rockefeller ecc.).378
In modo del tutto analogo al travestimento utilizzato dai Rockefeller e da
Soros per apparire come dei lantropi, negli ultimi due decenni, Bill Gates ha
investito ingenti somme di denaro per ripulire la sua immagine pubblica al ne
di godere del massimo consenso popolare. Lo strumento da lui prescelto per
raggiungere questo scopo è la fondazione Bill & Melinda Gates, che promuove
le vaccinazioni nel mondo e che nello stesso tempo è anche il principale
nanziatore privato dell’OMS.379 Si tratta della più grande fondazione che in
apparenza si occupa solo di sponsorizzare progetti per migliorare l’assistenza
sanitaria e ridurre la povertà estrema ma che in realtà servono ad assumere il
controllo e la direzione sul sistema sanitario globale. Ciò che ha fatto con il
software è riuscito a farlo con il mercato della salute nel campo della
prevenzione e, per questo motivo, nei primi anni Duemila la sua fondazione
umanitaria ha acquistato azioni e obbligazioni di tutte le principali industrie
farmaceutiche, a cui poi vengono destinate gran parte delle sue “donazioni
caritatevoli”.380 Il supporto economico per i suoi partner del settore sanitario e
dell’industria farmaceutica è tale che molti di essi, sebbene tecnicamente
indipendenti, vengono nanziati in modo così pesante da poter essere
considerati come parte integrante della Gates Foundation.381
La Bill & Melinda Gates ogni anno spende decine di milioni di dollari per
stringere partnership con i media e sponsorizzare tutti i suoi progetti. Tra i
media nanziati o di cui possiede direttamente delle partecipazioni societarie
gurano per esempio il prestigioso sito del “e Guardian Global
Development”,382 il sito web “Our World in Data”,383 la copertura globale della
National Public Radio,384 la divisione della BBC Media Action che si occupa di
sanità e sviluppo,385 la ABC News,386 NBC Universal, Al Jazeera, Viacom
(CBS, tv satellitari nel mondo, ma anche Paramount), Participant Media,
Comcast (il titano della tv via cavo, telefonia e internet), Buzzfeed (gigante del
Web), Vox, nonché la società madre di MSNBC e NBC News: quest’ultima ha
collaborato con Gates e altri noti esperti dell’istruzione come Exxon e
University of Phoenix Online per la settimana scolastica “Education Week”
della scuola charter.387
Un’inchiesta del “Fairness & Accuracy in reporting” (FAIR) ha rivelato
come anche tale tipo di iniziative nella didattica nanziato dallo stesso Gates
come donazioni caritatevoli nascondano spesso degli scopi di lucro. Nel 2016,
per esempio, un articolo del Guardian elogiò il fatto che, nello stato africano
della Liberia, 120 scuole elementari erano state affidate a “ditte private e
ONG” sponsorizzate dal lantrocapitalista. Ciò che tuttavia il Guardian si
guardò bene dal precisare è che Bill Gates è un grande investitore nel settore
della scuola privata e che si trattava del nanziamento di una “startup
dell’istruzione” condiviso con il co-fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e
il co-fondatore di eBay Pierre Omidyar. FAIR quindi, evidenziò un con itto
d’interessi, perché gli investimenti fatti in quell’operazione nel campo
dell’istruzione erano a scopo di lucro e non donazioni di bene cenza e ciò
ovviamente è illegale, poiché gli affari privati spacciati per lantropia godono
di un regime esentasse.
“Perché il Guardian non lo fece notare?” chiese FAIR prima di rispondere.
“Perché benché il giornale dichiari nella testata di essere ‘indipendente da
qualsiasi sponsorizzazione’, nel 2014 la Guardian News Media Limited
(l’editrice del giornale) ha ricevuto dalla Gates Foundation una donazione di
5,69 milioni di dollari”.388
La “longa manus” di Bill Gates è ovunque e oltre a essere socio d’affari del
re dei social network Mark Zuckerberg (Facebook, WhatsApp,389 Twitter,390
Instagram391),392 la sua fondazione “umanitaria no pro t” possiede anche
pacchetti azionari di Apple, Amazon, Twitter, Alibaba e Google (a sua volta
proprietario di YouTube).393
Persino la “News Hour” (un programma di notizie televisive serali molto
seguito negli Stati Uniti) è stata pagata per istituire un’unità speciale sui
problemi sanitari394 e così quando al direttore della comunicazione Rob Flynn
venne chiesto di rispondere sul problema del con itto d’interessi tra i
nanziamenti ricevuti dai produttori dei vaccini e una divulgazione medica
neutrale, egli ammise chiaramente: “per certi versi non c’è un solo ambito
sanitario globale che non abbia qualche collegamento con Bill Gates”.395 Non
si tratta di una esagerazione ma di un dato di fatto, poiché appena si fanno
degli approfondimenti nel settore delle politiche sanitarie diramate a livello
mondiale spuntano sempre fuori i “tentacoli” della Bill & Melinda Gates
Foundation, che sta letteralmente monopolizzando l’informazione sulle cure
mediche e le strategie da adottare.
L’in uenza del lantrocapitalista sul massimo organo sanitario mondiale è
talmente evidente che anche il Washington Times del 2 aprile 2020 ha
espressamente de nito Bill Gates, come l’uomo che controlla la politica
dell’OMS.396
Persino il colosso della Gavi Vaccine Alliance (un partenariato tra soggetti
pubblici e le grandi aziende farmaceutiche private il cui scopo istituzionale è
quello di promuovere e vendere i vaccini) venne creato grazie a una iniziativa di
Bill Gates (partner fondatore) con lo stanziamento iniziale di 750 milioni, che
nel corso degli anni ha superato i quattro miliardi di dollari!397 A capo della
Gavi Vaccine Alliance è stato posto José Manuel Barroso, l’anello di raccordo
tra Big Pharma e l’élite nanziaria internazionale, a cui sono stati conferiti
incarichi istituzionali di massimo livello come la nomina a primo ministro del
Portogallo e a Presidente della UE. Barroso, infatti, oltre a essere il presidente
non esecutivo della potente Goldman Sachs,398 è anche membro del famigerato
club Bilderberg,399 la “cupola” che si riunisce ogni anno per portare avanti
l’agenda del patronato mondiale del turbo-capitalismo.
Bill Gates è il “frontman” di Big Pharma e il suo nome compare dietro la
creazione e il nanziamento di tutti i più grandi fondi e i partenariati tra
pubblico e privato per la lotta contro le malattie infettive, dall’AIDS alla
malaria. Grazie a essi, riesce a orientare i programmi sanitari governativi a
livello globale. Nel 2012, per esempio, tredici importanti multinazionali del
farmaco si sono riunite insieme ai rappresentanti dei governi che avevano
l’obiettivo di debellare dieci malattie tropicali e la Bill & Melinda Gates era
presente con 363 milioni di dollari.400 Nel 2015 è stato lanciato un programma
di nanziamento congiunto tra pubblico e privato da destinare allo sviluppo e
alla salute di donne, bambini e adolescenti e la Bill & Melinda Gates ha
stanziato 275 milioni di dollari in veste di socio fondatore.401 Nel 2017 si è
riunita la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations promossa dal
World Economic Forum per sviluppare vaccini contro le malattie infettive
emergenti e la fondazione Gates ha anticipato cento milioni di dollari come
stanziamento iniziale.402
Nel 2020, Bill Gates si è incontrato con il primo ministro italiano
Giuseppe Conte e con i rappresentanti di molti altri governi per sostenere la
necessità di destinare più denaro pubblico ai vaccini durante il G20 del
2021.403 L’Italia ha risposto all’appello del “ lantropo” impegnandosi subito
con 130 milioni di euro,404 nonostante il Paese versi in una condizione
economica a dir poco disastrosa e le ricerche scienti che abbiano già
dimostrato che il virus è mutato talmente tante volte da rendere inefficace
qualsiasi vaccino. Sempre su pressione di Bill Gates, il 4 maggio del 2020 la
Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa World Against Covid-19, che ha
l’obiettivo di stanziare 7,5 miliardi di euro degli Stati membri per le case
farmaceutiche impegnate nella ricerca per il vaccino.405
In estrema sintesi, la Bill & Melinda Gates investe e lucra su tutti i
nanziamenti pubblici destinati alla sanità su scala mondiale, orientando le
iniziative dei governi verso i progetti di cura e trattamento farmacologico che
interessano all’industria farmaceutica. Non è quindi un caso se tutta
l’emergenza pandemica faccia capo a uomini, gruppi e istituzioni che hanno
legami diretti o indiretti con i nanziamenti di Bill Gates.
Da quando ha avuto inizio l’emergenza sanitaria, l’OMS ha contrastato la
pandemia ssando le linee guida e le raccomandazioni che gli Stati dovevano
seguire, ma anche la massima autorità sanitaria mondiale, è quasi interamente
nanziata dall’industria farmaceutica e il maggior contribuente è proprio la Bill
& Melinda Gates a cui fanno seguito sue dirette emanazioni come la Gavi
Vaccine Alliance. L’attuale direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus
(biologo e infettivologo), è stato ministro della salute dell’Etiopia dal 2005 al
2012, ma durante il suo mandato la sua integrità morale è stata messa in
dubbio dalla grave accusa di avere nascosto l’esistenza di tre pericolosi focolai
di colera nel suo Paese.406
Il modo in cui viene scelto il direttore generale dell’OMS è sempre stato
molto controverso e dibattuto proprio perché si tratta di un prestigioso
incarico di grande responsabilità che viene conferito solo agli uomini
caldeggiati dall’industria farmaceutica che nanzia l’ente stesso.407 I con itti
d’interessi e il giro di corruzione dei burocrati dell’OMS408 sono tali che sono
stati persino documentati alcuni episodi eclatanti che riguardano il momento
del voto sui candidati. Fece molto scalpore per esempio la testimonianza diretta
della giornalista USA Laurie Garrett (premio Pulitzer) relativa alle votazioni del
1991. Mentre era in la all’ufficio delle poste, al piano inferiore del palazzo
dell’OMS a Ginevra, accanto a una saletta per conferenze private, vide
scaraventare un enorme tappeto arrotolato nell’atrio fuori dalla porta e il
rumore del tonfo non riuscì a coprire la voce infuriata di una ministra della
salute africana. “Un tappeto! Un tappeto?”, gridava la robusta donna dell’Africa
orientale verso il trio di delegati giapponesi che aveva appena cacciato fuori
dalla sua stanza: “Pensate di poter comprare il mio voto con un tappeto?
Pensate valga così poco?”. Sì perché ad altri, sapeva l’informata ministra, erano
state offerte assunzioni ad amici e familiari, il pagamento di scuole per i gli in
Svizzera, la costruzione di ospedali o altri grandi progetti.409
Così, almeno un tempo, si acquistavano voti. E il voto ancora oggi è
segreto, con varie fasi in base alle nuove regole: in prima istanza si chiede una
maggioranza dei due terzi dei votanti per eleggere il nuovo direttore. Se alla
prima votazione non si arriva alla nomina, viene eliminato chi tra i tre
candidati prende meno voti. Poi si torna in cerca di una identica maggioranza
di due terzi. Alla terza votazione basta la maggioranza semplice ssata in 98
voti.
Tedros Adhanom Ghebreyesus prima di diventare il massimo dirigente
dell’OMS è stato nel C.d.A. della Gavi Vaccine Alliance410 e presidente di un
altro ente fondato direttamente da Bill Gates come il Global Fund per
combattere l’AIDS, la malaria e la tubercolosi.411 In altre parole, Tedros
Adhanom è un uomo di ducia del “ lantropo” miliardario e della lobby
farmaceutica dei vaccini ed è stato in lato dritto al vertice gerarchico della
piramide di potere che al livello puramente formale, rappresenta la sanità
pubblica mondiale.
Per i grandi produttori dei farmaci, quindi, le generose elargizioni
nanziare all’OMS non costituiscono affatto delle donazioni caritatevoli mosse
da motivazioni di carattere puramente umanistico, bensì uno strumento per
orientarne le decisioni, ovvero un lucroso investimento per il proprio
tornaconto materiale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità svolge un ruolo chiave nel dettare
a tutte le nazioni le linee guida sulle terapie farmacologiche da seguire per la
prevenzione e la cura delle malattie. Si tratta insomma dell’unico organismo
sovranazionale con il potere istituzionale di decretare lo stato di pandemia e di
esercitare notevoli pressioni sui governi affinché seguano le politiche sanitarie
dettate dall’industria. Ogni volta in cui scoppia un’epidemia i paesi delle
Nazioni Unite devono far riferimento all’OMS anche a discapito di interessi
particolari di primaria importanza vitale come turismo, lavoro, economia,
investimenti e libertà costituzionali. Sul piano della prevenzione, l’OMS ha un
potere d’in uenza sulle nazioni senza eguali e proprio per questo motivo si
tratta di un ente chiave per le multinazionali farmaceutiche e le aziende
produttrici di dispositivi medici e test diagnostici.412
I con itti d’interessi dell’OMS con l’industria, che fa affari d’oro grazie alle
sue direttive, sono talmente macroscopici che ormai viene accusata
apertamente di essere a rimorchio della Gates Foundation.413
Il connubio dell’OMS con uno dei settori industriali più famelici e
spregiudicati del pianeta (le truffe di chi specula sulla salute e sulla sofferenza
altrui manifestano un grado di crudeltà ed efferatezza che non hanno eguali) la
rende un soggetto molto pericoloso per l’interesse collettivo, com’è stato già
dimostrato dall’emergenza globale scatenata nel 2009 per la falsa pandemia
suina. Un crimine rimasto totalmente impunito e che ha rafforzato la
presunzione degli esperti corrotti e delle case farmaceutiche di essere
intoccabili.414 Non a caso, anche le severe misure restrittive di quarantena, le
zone rosse e il distanziamento sociale che hanno provocato una grave crisi
economica mondiale, violato i diritti costituzionali dei cittadini e
criminalizzato i virologi che ne contestavano la necessità, sono state
raccomandate dall’OMS sulla base delle previsioni apocalittiche (milioni di
morti) elaborate dal team Covid-19 dell’Imperial College e dall’IHME
(Institute for Health Metrics and Evalutation di Washington), entrambi
nanziati da Bill Gates,415 che aveva tutto l’interesse economico a far scatenare
il panico.
In questa situazione angosciante da morte imminente per la pandemia,
l’OMS e i mass media sono riusciti a creare un’attesa spasmodica del vaccino
salva-mondo, che è stato presentato come l’unica soluzione possibile per il
ritorno alla normalità. Miliardi di dosi di prodotto vendute a caro prezzo e
spacciate alla popolazione per gratuite (paga lo Stato con le tasse sui cittadini),
che faranno letteralmente scoppiare il fatturato dei produttori e del
“ lantropico” Gates, il quale ha visto il valore delle azioni delle sue aziende in
borsa schizzare in alto verso l’Olimpo appena è scoppiata la pandemia. Non c’è
dubbio quindi che tutti i soldi spesi in “donazioni” all’OMS e agli altri enti
pubblici di controllo si siano rivelati un investimento strepitoso e basterà
diffondere nuove previsioni catastro che sul ritorno della pandemia o di
qualsiasi altra potenziale peste del secolo per continuare a lucrare e a esercitare
un potere enorme sugli Stati, attraverso le commissioni tecnico-scienti che
legate all’OMS.
Con l’emergenza, la vita di miliardi di persone è stata affidata a Bill Gates e
a personaggi legati all’OMS come Neil Ferguson (alla guida del team Covid-19
dell’Imperial College), che, oltre a non avere mai azzeccato una sola previsione
statistica con i suoi modelli matematici, ha sempre gon ato la pericolosità di
tutte le nuove epidemie pronosticando milioni di morti anche per il Covid-19.
Nel 2002 aveva predetto che sarebbero morte no a cinquantamila persone nel
Regno Unito per la variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (morbo della
mucca pazza), una cifra che sarebbe salita a 150.000 nel caso in cui l’epidemia
si fosse estesa alle pecore. Il totale dei morti per la variante della malattia di
Creutzfeldt-Jakob (vCJD) fu invece di appena 178 persone. Nel 2005, affermò
che no a duecento milioni di persone in tutto il mondo sarebbero stati uccisi
dall’in uenza aviaria (H5N1), mentre in realtà ne morirono meno di un
centinaio. Nel 2009 il suo gruppo di esperti informò il Governo che l’in uenza
suina (H1N1) avrebbe probabilmente ucciso 65.000 persone solo nel Regno
Unito, ma anche in questo caso i decessi furono di entità molto minore di
quella di una normale in uenza stagionale (appena 457).416 Nell’aprile 2020
aveva sentenziato che se la Svezia non avesse adottato il lockdown (come poi ha
scelto effettivamente di fare), sarebbero morte tra le 52.000 e le 183.000
persone,417 mentre in realtà a ne dicembre 2020 si sono contati circa 8000
decessi.
Paradossalmente, quindi, più gli esperti si dimostrano incompetenti e
lanciano allarmi drammatici a favore dei produttori dei vaccini e più diventano
autorevoli agli occhi di Bill Gates, dell’OMS, delle istituzioni e dei grandi
media.
I con itti d’interessi e gli intrecci di questi “super esperti sbaglia tutto” con
l’industria farmaceutica sono a dir poco imbarazzanti. Ferguson, per esempio,
dirige il Vaccine Impact Modelling Consortium presso l’Imperial College,
nanziato dalla onnipresente Fondazione Bill & Melinda Gates insieme alla
GAVI Alliance.418 Anthony Fauci, il virologo che è stato catapultato al vertice
della task force pandemica degli Stati Uniti, non poteva fare eccezione a questa
regola. I suoi rapporti di collaborazione con Bill Gates sono stati sempre molto
stretti e intensi. Nel 2010, per esempio, è stato nominato nel consiglio dei
dirigenti del progetto “Decade of Vaccines Collaboration” nanziato da Bill
Gates con l’incredibile cifra di dieci miliardi di dollari in dieci anni.419 Nel
2019 inoltre, Bill Gates ha elargito un contributo di cento milioni di dollari al
National Institute of Health di Fauci per la ricerca sull’HIV.420

Estratto dalla pagina della “sala stampa” della Gates Foundation.

Nell’ottobre dello stesso anno, la Bill & Melinda Gates Foundation ha


collaborato con il World Economic Forum e il Johns Hopkins Institute per
organizzare l’Evento 201, ovvero la presentazione delle conclusioni di una
simulazione dell’impatto economico e sociale di una pandemia globale causata
da un coronavirus. Così quando, appena due mesi dopo, si è effettivamente
veri cata la pandemia “profetizzata” dall’Evento 201, la fondazione Gates ha
partecipato attivamente sia alla diffusione del panico che alla determinazione
delle misure restrittive da intraprendere.
Ogni sua attività legata ai vaccini e all’industria farmaceutica viene
mascherata come operazione lantropica, ma la fondazione che dirige non è un
ente caritatevole poiché mantiene una duplice struttura: distribuisce denaro ai
bene ciari ma nello stesso tempo la Bill & Melinda Gates Trust si occupa della
gestione degli asset in dotazione (tutti i beni materiali e nanziari).
Questa duplice struttura quindi ha interessi diversi e potenzialmente
contrapposti. Nel 2010 per esempio è stata criticata per gli investimenti
effettuati sulla Monsanto (patron mondiale degli OGM), poiché in netta
contraddizione con gli aiuti agli agricoltori e allo sviluppo sostenibile dei paesi
africani.421 L’ente non governativo “Global Justice Now” ha pubblicato uno
studio da cui è emerso che Bill Gates sta partecipando allo sfruttamento del
Terzo mondo in questo modo: nanzia una ricerca iniziale e alcuni grandi
media, giornalisti e programmi televisivi nanziati dallo stesso Bill Gates
esaltano lo scopo lantropico dell’operazione. Successivamente, la ricerca viene
implementata dalle ONG nanziate sempre dallo stesso Gates e i contadini che
seguono i loro programmi di sviluppo agricolo si indebitano con loro per
l’acquisto di fertilizzanti e prodotti chimici.
Gates viene descritto dai media come un eroe per aver donato alla
fondazione 35,8 miliardi di azioni Microsoft ma nel corso del suo “Decennio
dei vaccini” il suo patrimonio netto è raddoppiato! Da 54 miliardi di dollari
del 24 settembre 2010422 ai 108 miliardi di dollari del 16 giugno 2020.423
Come già visto, si tratta della stessa identica strategia vincente per le
pubbliche relazioni collaudata dai Rockefeller, che appena iniziò a essere
sgradito alla popolazione si trasformò in un amatissimo lantropo mediante il
nanziamento di una vasta rete di fondazioni private caritatevoli ed esentasse,
che in realtà erano strettamente collegate ai suoi interessi commerciali. Anche
Bill Gates, quindi, ha usato le enormi disponibilità nanziarie dell’impero
Microsoft per creare delle fondazioni lantropiche che in realtà servono solo a
coprire il suo ingresso nel promettente mercato farmaceutico (ha partnership in
tutte le grandi multinazionali dei vaccini) sui brevetti e sullo sviluppo dei
trattamenti medici di prevenzione.
Dopo avere conquistato il mercato dei software, Gates ha avuto la “divina
preveggenza” di scommettere sulla nuova corsa all’oro dell’industria dei vaccini,
annunciando al mondo pandemie globali che poi si sono effettivamente
avverate e che hanno innescato un boom nel fatturato del suo nuovo comparto
industriale che non si era mai visto prima. La sua “scalata” dell’OMS gli
consente inoltre di acquisire il monopolio sulle direttive di prevenzione della
sanità pubblica mondiale, per assicurarsi un lucroso ritorno economico ed
esercitare pressioni sui governi affinché rendano obbligatorio il massimo
numero possibile di vaccinazioni.
Il con itto d’interessi è evidente e il panico innescato con la pandemia sta
spingendo il comparto dei vaccini come un razzo verso percentuali di crescita
stellari. Prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria era già divenuto un settore
molto promettente, con un giro d’affari da 35 miliardi di dollari l’anno,424 ma
l’aspetto più appetibile dal punto di vista economico è dato senza dubbio dalle
sue enormi potenzialità di sviluppo, proprio grazie alle sempre più numerose
coperture vaccinali raccomandate dall’OMS e alle nefaste profezie di Bill Gates
sull’imminente arrivo a ciclo continuo di nuove pandemie.
L’85% del mercato dei vaccini viene spartito tra la britannica
GlaxoSmithKline, la francese Sano e le americane Merck e P zer. Gates,
quindi, ha rapporti di collaborazione con ciascuna di esse e con la sua
fondazione ha nanziato lo studio e lo sviluppo di ben sette vaccini per il CoV-
2.425 L’analista di AB Bernstein, Wimal Kapadia, ha rivelato quanto sia
redditizio il mercato dei vaccini in un report ufficiale: “Per ogni dollaro
investito in vaccinazioni nei 94 Paesi al mondo con il reddito pro capite più
basso, il ritorno netto è di 44 dollari. Molto difficile che qualcuno possa
dissentire o smentire questo dato. Quest’oligopolio è stato creato attraverso
signi cativi consolidamenti di mercato, mossi primariamente dalle complessità
presenti nella catena di produzione e fornitura”.426 Insomma, dai conti precisi e
affidabili di una primaria azienda di consulting, il business dei vaccini paga
quasi sempre un dividendo altissimo. Talmente alto da giusti care anche gli
investimenti lantropici apparentemente a fondo perduto come quelli di Bill
Gates.427
L’assalto all’OMS è iniziato nei primi anni 2000 e ormai l’ente sanitario
“pubblico” più importante del mondo è completamente in balia dei suoi
nanziatori. A tratteggiare le mosse di questa conquista ci ha pensato la
prestigiosa testata statunitense Politico, con un articolo su Bill Gates risalente al
2017 dal titolo sarcastico: “Meet the world’s most powerful doctor” (“Ecco il
dottore più potente del mondo”). All’interno del reportage, spicca la
de nizione del ruolo ritagliatosi da Bill Gates a livello sanitario internazionale,
tratteggiata senza troppi fronzoli da un rappresentante di una primaria ONG
con sede a Ginevra coperto dall’anonimato: “Ormai Bill Gates è trattato come
un capo di Stato, non un uomo d’affari. E non solo all’OMS, anche al G20”.428
Attualmente Bill Gates è il primo nanziatore dell’OMS, mentre i
contributi pubblici-statali pesano per meno di un quarto del totale del
fabbisogno dell’ente,429 nonostante sia, almeno formalmente, il principale
strumento pubblico per la tutela della salute a livello globale.
Durante l’intervento tenuto il 24 marzo 2020 da Bill Gates alla Ted
Connects quotidiana di Chris Anderson, nell’ambito delle più note Ted
Talks,430 il lantropo della Microsoft ha approfondito i temi trattati in un
articolo scritto per il New England Journal of Medicine del 28 febbraio,
intitolato “Perspective”,431 rilasciando delle dichiarazioni da cui sono emersi
evidenti con itti d’interessi. Gates infatti, ha sostenuto la necessità dei governi
mondiali di anteporre la tutela della salute alle esigenze dell’economia e ha
de nito come fondamentale il lockdown durante lo sviluppo e la ricerca di un
vaccino.432 Nel suo intervento al Ted Talks però ha aggiunto anche
un’inquietante aggressione alle libertà civili e un accenno quasi compiaciuto
all’instaurazione di uno stato di polizia in nome della lotta contro la pandemia:
“Alla ne, dovremo avere i certi cati delle persone guarite e delle persone
vaccinate. Perché non vogliamo che le persone si spostino in tutto il mondo, in
paesi dove purtroppo la situazione non è sotto controllo. Non è opportuno
bloccare completamente la possibilità per le persone di andare lì, tornare e
muoversi. Quindi alla ne ci sarà questa prova dell’immunità digitale che
aiuterà a facilitare la riapertura globale”.433 Tradotto signi ca che potrà
viaggiare solo chi sarà in regola con i vaccini e avrà un impianto elettronico per
l’identità digitale.

ID2020 e l’Alleanza per l’identità digitale

Ogni volta in cui Bill Gates rilascia delle dichiarazioni non parla solo come
soggetto privato, perché di fatto oggi lui è una sorta di azionista di
maggioranza dell’OMS, un’istituzione che di pubblico non ha più niente e che,
ciononostante, continua a sovrintendere la ricerca scienti ca sui virus, e a dare
il via libera a test, sperimentazioni e licenze di commercializzazioni da
sottoporre poi al vaglio di altre agenzie pubbliche ttizie come l’European
Medicines Agency ( nanziata per l’84% dall’industria farmaceutica),
caratterizzate da altrettanti, insanabili con itti d’interessi.
Gates, dopo essersi letteralmente comprato la guida della sanità mondiale,
sta esercitando notevoli pressioni per introdurre “il passaporto dell’immunità
digitale con il progetto denominato ID2020”, uno screening di massa globale
che viene presentato al mondo come unica misura possibile per un ritorno alla
normalità (global reopening up), nella strana epoca in cui le sue “profezie” e
quelle dei suoi collaboratori come Anthony Fauci sembrano realizzarsi
esattamente nei tempi da loro previsti. Fauci, infatti, nel 2017 aveva dichiarato
di non avere dubbi sullo scoppio di una nuova pandemia durante
l’amministrazione Trump e così è stato,434 roba da far impallidire anche la
mitica Cassandra di Omero, che al suo cospetto non può che apparire come
una dilettante allo sbaraglio.
Il progetto “Alleanza per l’identità digitale ID2020” è stato concepito nel
2015, ovvero nello stesso anno in cui Bill Gates annunciò dal palco del Ted
Talks che l’umanità avrebbe dovuto affrontare una nuova minaccia a cui non
era pronta: un virus molto contagioso. Affermò quindi che era necessario
investire in vaccini e in tecnologie per tenere sotto controllo l’infezione mentre
alle sue spalle veniva proiettata l’immagine di un coronavirus.435

Bill Gates nel marzo del 2015 dal palco del Ted Talks, mentre annuncia il
prossimo avvento di una pandemia causata dal coronavirus.

L’ID2020 è gestito da una corporation che collabora con le agenzie delle


Nazioni Unite, le ONG, i governi e le multinazionali di tutto il mondo. Nella
lista dei partner nanziatori, oltre a Bill Gates, alla Microsoft e alla sua
immancabile GAVI Alliance per i vaccini, troviamo anche un’altra potente
organizzazione “ lantropica” come la Rockefeller Foundation.436 L’ID2020 è
un programma di schedatura di massa elettronico basato sulla tecnologia dei
“Quantum Dot Tattoos”, che consiste nell’inserimento nel corpo di tutta la
popolazione mondiale di speciali bio-capsule in grado di marchiare la pelle
delle persone con dei codici leggibili per via digitale, al ne di fornire
informazioni sul loro stato vaccinale.437 Al momento questa tecnologia non
viene descritta come strumento destinato a divenire obbligatorio, ma è chiaro
invece che un sistema simile di schedatura corporeo nel contesto
dell’introduzione della quinta generazione di telefonia mobile (5G) e della
rapida corsa alla digitalizzazione dell’intera società (smart city, smart factory,
smart working ecc.), può servire solo a limitare, se non a precludere
completamente, la libertà di movimento e l’accesso a beni e servizi dei non
vaccinati (che come facilmente prevedibile, verranno etichettati come criminali
untori da isolare con ogni mezzo). Bill Gates, durante un’intervista si è
addirittura vantato di avere previsto tutto (e c’è da credergli), dalle pandemie
alle misure che gli Stati avrebbero dovuto intraprendere per soffocare i focolai
della pandemia:

“Il mondo potrà tornare alla normalità non prima di uno o due anni. Con un sistema basato su
test e tracciamenti dovremmo essere in grado di individuare in fretta i focolai d’infezione e di
soffocarli. Anche così, però, non torneremo a una vita normale, perché le persone avranno
grande timore di essere contagiate e cambieranno radicalmente le loro abitudini. Per no se i
governi dovessero stabilire che non c’è pericolo, la gente non tornerà a riempire gli stadi no a
che non sarà provato che le terapie o un vaccino rendono residuo il rischio di morte. Avevo
previsto la pandemia in una conferenza nel 2015 e avevo anche descritto nei minimi dettagli le
misure che avremmo dovuto adottare per farci trovare preparati”.438

E se le sue doti di preveggenza generano stupore, il suo comportamento


durante le interviste dove commenta il disastro economico e l’emergenza
sanitaria, lascia completamente basiti. Molto spesso infatti, ride e sogghigna
proprio mentre annuncia un ritorno terribile del virus,439 parla della possibile
morte di milioni di persone o gli viene chiesto un parere sul crollo
dell’economia.440 Non è quindi necessario essere uno psichiatra per interpretare
i suoi scoppi di ilarità su fatti così drammatici, come i segni evidenti di uno
squilibrio mentale.
Bill Gates sorride compiaciuto insieme a sua moglie Melinda subito dopo
avere dichiarato che la prossima pandemia “si farà notare”, per lasciar
intendere che sarà molto più terribile di quella del 2019-2020.

Il brevetto n. 060606 e altre tecnologie per


il controllo di massa

Nel 2020 la Microsoft ha richiesto il rilascio del brevetto contraddistinto dalla


sigla WO/2020/060606 e denominato “Cryptocurrency system using body
activity data” (Sistema di criptovaluta che utilizza i dati dell’attività del corpo),
che consiste in una tecnologia blockchain (una procedura informatica di dati
condivisi che attualmente viene considerata la più sicura) volta a produrre
moneta digitale (criptovaluta) in base al tipo di dati rilevati dal monitoraggio
dell’attività biologica umana delle persone dotate di questo speciale device
elettronico. Leggendo le note descrittive relative al suo funzionamento, balzano
subito agli occhi alcuni dettagli inquietanti che lasciano presupporre il
desiderio dell’azienda di arrivare a leggere persino i dati sulle onde cerebrali dei
soggetti che ne faranno uso. Nel 2017, infatti, la stessa Microsoft ha registrato
quattro brevetti441 per software in grado di decriptare le onde cerebrali nei loro
corrispondenti signi cati, in modo da poter controllare gli apparecchi
elettronici con la sola mente.442 Nulla esclude quindi che il pensiero dei fruitori
di questa tecnologia venga costantemente monitorato dalla multinazionale e/o
dai governi che gestiranno l’intero sistema. Si tratta di dubbio legittimo, poiché
la seguente descrizione del brevetto n. 060606 del 2020, menziona
espressamente anche la raccolta delle informazioni che riguardano le onde
cerebrali.
Il sistema di criptovaluta comprende:
 
1. Uno o più processori e unità di memoria con le istruzioni eseguibili
che, se eseguite, con gurano il sistema di criptovaluta per comunicare
con un dispositivo di un utente; ricevere dati sull’attività corporea che
sono generati in base alla sua attività corporea rilevata da un sensore
collegato in modo comunicativo o compreso nel dispositivo; veri care
se i dati relativi all’attività corporea dell’utente soddisfano una o più
condizioni stabilite dal sistema di criptovaluta; assegnare criptovaluta
all’utente quando i dati sull’attività corporea sono veri cati.
2. Sistema secondo la rivendicazione 1, in cui l’attività corporea rilevata
dal sensore comprende almeno una delle radiazioni corporee emesse
dall’utente: usso di uido corporeo, onda cerebrale, frequenza
cardiaca o radiazione termica.
3. Sistema secondo la rivendicazione 1, in cui una o più condizioni sono
impostate in base a una determinata quantità di attività del corpo
umano associata a un’attività che viene fornita al dispositivo
dell’utente.
4. Sistema secondo una delle rivendicazioni 1-3, in cui i dati sull’attività
corporea sono generati usando un algoritmo hash [un algoritmo
matematico usato per la crittogra a, n.d.a.], che converte l’attività del
corpo umano in un output di crittogra a, e i dati generati sull’attività
corporea, che comprendono un hash dell’attività corporea rilevata
dell’utente.
5. Sistema secondo una delle rivendicazioni 1-3, in cui i dati sull’attività
corporea comprendono uno o più vettori prodotti dall’attività
corporea rilevata dal sensore.
6. Sistema secondo una delle rivendicazioni 1-3, in cui il sistema di
criptovaluta assegna all’utente la criptovaluta generando un blocco per
la criptovaluta premiata e aggiungendo il blocco a una blockchain
memorizzata nel sistema di criptovaluta.
7. Sistema secondo la rivendicazione 6, in cui il blocco contiene dati
comprendenti: un’attività fornita al dispositivo dell’utente;
informazioni sulla criptovaluta assegnata; un hash associato all’attività
corporea; e un hash di un blocco precedente.
8. Sistema secondo la rivendicazione 3, in cui l’attività fornita al
dispositivo dell’utente comprende un test per veri care se l’utente del
dispositivo è umano o meno.
9. Sistema secondo la rivendicazione 4, in cui il sistema di criptovaluta è
con gurato per: ricevere, dal dispositivo dell’utente, i dati dell’attività
del corpo generati prima dell’applicazione dell’algoritmo di hash e
l’hash dell’attività del corpo; ridisegnare i dati dell’attività corporea; e
confrontare i dati revisionati con l’hash dell’attività del corpo ricevuta
dal dispositivo dell’utente per veri care i dati di attività del corpo.
10. Un metodo implementato dal computer, che comprende: ricevere,
tramite un dispositivo di un utente accoppiato a una rete, un compito
sulla rete; rilevare, tramite un sensore collegato in modo comunicativo
o compreso nel dispositivo dell’utente, l’attività corporea dell’utente;
generazione di dati sull’attività corporea basati sull’attività corporea
rilevata dell’utente; veri care, tramite un sistema di criptovaluta
collegato in modo comunicativo al dispositivo dell’utente, se i dati
relativi all’attività del corpo soddisfano una o più condizioni stabilite
dal sistema di criptovaluta; e assegnazione, tramite il sistema di
criptovaluta, criptovaluta all’utente i cui dati sull’attività corporea
sono veri cati.
11. Metodo secondo la rivendicazione 10, in cui l’attività corporea
rilevata dal sensore comprende almeno una delle radiazioni corporee
emesse dall’utente, usso di uido corporeo, un’onda cerebrale,
frequenza cardiaca o radiazione di calore corporeo.
12. Metodo secondo la rivendicazione 10, in cui una o più condizioni
sono impostate dal sistema di criptovaluta in base a una quantità di
attività del corpo umano associata all’attività fornita al dispositivo
dell’utente.
13. Metodo secondo una delle rivendicazioni 10-12, in cui i dati
sull’attività corporea sono generati usando un algoritmo hash che
converte l’attività del corpo umano in un output di crittogra a, e i
dati generati sull’attività corporea comprendono un hash dell’attività
corporea rilevata dell’utente.
14. Metodo secondo una delle rivendicazioni 10-12, in cui i dati
sull’attività corporea comprendono uno o più vettori prodotti
dall’attività corporea rilevata dal sensore.
15. Ricevere, dal sistema di criptovaluta, dal dispositivo dell’utente, i dati
dell’attività del corpo generati prima dell’applicazione dell’algoritmo
di hash e l’hash dell’attività del corpo; rielaborando, tramite il sistema
di criptovaluta, i dati dell’attività del corpo; e confrontando, tramite il
sistema di criptovaluta, i dati revisionati con l’hash dell’attività del
corpo ricevuta dal dispositivo dell’utente per veri care i dati di attività
del corpo. Il metodo della rivendicazione 13, comprende inoltre:
ricevere, dal sistema di criptovaluta, dal dispositivo dell’utente, i dati
dell’attività del corpo generati prima dell’applicazione dell’algoritmo
di hash e l’hash dell’attività del corpo; rielaborazione, tramite il
sistema di criptovaluta, dei dati dell’attività del corpo; e confronto,
tramite il sistema di criptovaluta, dei dati revisionati con l’hash
dell’attività del corpo ricevuta dal dispositivo dell’utente per veri care
i dati di attività del corpo.

Nel 2004, sempre la Microsoft aveva già depositato un altro brevetto dai
risvolti inquietanti. Quando i delegati dell’azienda si presentarono all’ufficio
brevetti degli Stati Uniti, l’impiegato dietro la scrivania ci mise un po’ di tempo
prima di riuscire a capire cosa gli stavano chiedendo di registrare. Ciò che gli
venne richiesto infatti, lo lasciò interdetto: “Vogliamo il copyright sull’idea di
utilizzare il corpo umano come conduttore di dati ed energia. Intendiamo
integrare il corpo umano nella Rete, in modo che software, informazioni e
programmi possano essere trasmessi attraverso la pelle di una persona”.443
L’idea dell’umano potenziato dal computer era già stata ampiamente
esplorata nella fantascienza. Negli anni Settanta era molto seguita anche la serie
televisiva L’uomo da sei milioni di dollari (un uomo che a seguito di un
incidente era stato dotato di organi e arti bionici), poi sono stati creati
personaggi come Robocop, il futuristico agente di polizia computerizzato che
era completamente senza emozioni, parlava in semplici frasi ed era capace di
estrema violenza. Tutto questo ha iniziato a diventare realtà con il brevetto
statunitense n.6.754.472,444 “metodo e apparato per la trasmissione di potenza
e dati attraverso il corpo umano”. Microsoft, infatti, ha acquisito i diritti
esclusivi sulla capacità del corpo umano di trasmettere informazioni digitali e il
destino della biologia vivente è quello di andare a sostituire e integrare la folta
giungla di cavi di plastica e di rame che si trova in prossimità di ogni computer.
Questa tecnologia, che nasce dall’aspirazione transumanista di Bill Gates,
contemplava anche la possibilità di monitorare la salute con una serie di sensori
montati intorno al corpo e ciò avveniva negli stessi anni in cui il
lantrocapitalista entrava a pieno titolo nel mercato della prevenzione sanitaria
e dei prodotti farmaceutici.
Ciò che si sta pro lando, dunque, è estremamente pericoloso, in quanto il
programma di questi centri di potere privati agghindati da associazioni
lantropiche è quello di istituire una dittatura sanitaria eterodiretta
dall’industria farmaceutica e da tenere ben nascosta dietro il fantoccio della
sanità pubblica. Per controllare il mondo intero, infatti, gli basta diffondere il
panico per il rischio di pandemie future e poi usare la paura e le emergenze
sanitarie come pretesti per imporre in maniera autoritaria le misure preventive
(vaccini), le terapie farmacologiche e le tecnologie di controllo più invasive
desiderate. Si tratta di una strategia che viene messa in campo per la prima
volta con il Covid-19 e che ha come braccio esecutivo le “task force” costituite
da pseudo-comitati tecnico-scienti ci che comandano sui governi e prendono
ordini direttamente dall’OMS di Bill Gates.
Bill Gates e i colossi dell’industria farmaceutica sono già riusciti a
espandere enormemente il mercato dei vaccini, esercitando notevoli pressioni
sui governi (sia dirette che attraverso l’OMS) per farli divenire obbligatori nel
maggior numero possibile. Si tratta del mercato più promettente e in maggior
crescita del settore farmaceutico.
Nel 2009 anche e Lancet si è accorto della formidabile operazione di
relazioni pubbliche intessuta da Bill Gates, che ha ammesso l’estrema difficoltà
nel ricostruire tutte le innumerevoli sovvenzioni erogate dalla sua
fondazione.445 In tempi normali dalle sue decisioni dipendono ussi di miliardi
di dollari e il destino di innumerevoli partnership tra pubblico e privato, ma in
tempi di pandemie, le sue dichiarazioni diventano il verbo da seguire per
l’OMS e tutti i governi del mondo.

Il capitalismo creativo dal 2008 a oggi

Quando Bill Gates ha annunciato nel 2008 che si sarebbe allontanato da


Microsoft per concentrare i suoi sforzi sulla lantropia, ha espresso la sua
intenzione di lavorare con il settore privato solo per fornire prodotti e
tecnologie per la collettività, nello stesso modo in cui il software per computer
di Microsoft ha allargato gli orizzonti e creato nuove opportunità economiche.
Gates ha poi de nito questa sua strategia tesa a sfruttare tutti gli strumenti del
capitalismo e dell’impresa privata per nalità lantropiche, come “capitalismo
creativo” e “ lantropia catalitica”. Ciononostante, in un’indagine su oltre
19.000 sovvenzioni di bene cenza che la Gates Foundation ha concesso negli
ultimi due decenni, e Nation ha scoperto quasi due miliardi di dollari in
donazioni di bene cenza deducibili dalle tasse a grandi società private, tra cui
alcune delle più potenti corporation del mondo, come GlaxoSmithKline,
Unilever, IBM e NBC Universal Media.446 La Fondazione Gates ha persino
donato 250 milioni di dollari a diverse società dei media e altri gruppi per
poter esercitare molta in uenza sui notiziari.447 “C’è stato uno sviluppo senza
precedenti degli importi che la Fondazione Gates sta donando alle aziende...
Lo trovo sbalorditivo, francamente”, ha affermato Linsey McGoey,
professoressa di sociologia all’Università dell’Essex e autrice del libro No Such
ing as a Free Gift. “Hanno creato uno dei precedenti più problematici nella
storia delle donazioni aprendo le porte alle aziende affinché si vedessero come
meritevoli attori della bene cenza mentre i loro pro tti aziendali sono ai
massimi storici”.448
La ricerca di McGoey ha rivelato molti casi di sovvenzioni a titolo di
“bene cenza” che la Fondazione Gates ha erogato a società private, come per
esempio una donazione di diciannove milioni di dollari a un’affiliata
Mastercard nel 2014 per aumentare l’uso di prodotti nanziari digitali da parte
dei poveri del Kenya. Il colosso delle carte di credito aveva già espresso il suo
vivo interesse commerciale a estendere la sua platea di clienti ai 2,5 miliardi di
persone non salariate dei paesi in via di sviluppo. McGoey quindi si è chiesta
perché l’azienda avesse bisogno di un ricco lantropo per sovvenzionarla e
perché Bill e Melinda Gates ricevevano una detrazione scale per questa
donazione.
Queste domande sembrano particolarmente pertinenti alla luce del fatto
che la donazione a Mastercard potrebbe aver portato bene ci nanziari alla
stessa Fondazione Gates; al momento della donazione, nel novembre 2014, la
dotazione della fondazione aveva ingenti investimenti nanziari proprio in
Mastercard, attraverso le sue partecipazioni nella società di investimento di
Warren Buffett, Berkshire Hathaway (Buffett stesso ha promesso trenta
miliardi di dollari alla Gates Foundation).
L’inchiesta condotta da e Nation ha scoperto complessivamente quasi
250 milioni di dollari in sovvenzioni di bene cenza della Gates Foundation a
società in cui la fondazione detiene azioni e obbligazioni societarie: Merck,
Novartis, GlaxoSmithKline, Vodafone, Sano , Ericsson, LG, Medtronic, Teva
e numerose startup, con le sovvenzioni dirette a progetti come lo sviluppo di
nuovi farmaci e sistemi di monitoraggio sanitario e la creazione di servizi di
mobile banking.449
In sostanza, si tratta di nanziamenti effettuati in forma di donazioni
lantropiche da scaricare dalle tasse, che Bill Gates usa per rimpinguare le casse
delle società di cui possiede dei pacchetti azionari.
Questa nuova modalità di bene cenza atipica quindi, è caratterizzata da
con itti d’interessi occulti in cui i destinatari più diretti molto spesso non sono
realmente i poveri, bensì gli uomini più ricchi del pianeta.
Nella tabella sono illustrate alcune delle donazioni disposte da Bill Gates
per società di cui detiene azioni o obbligazioni.

Quanto sia geniale questo escamotage per fare pro tti con il lantrocapitalismo
è dimostrato dal fatto che anche se la famiglia Gates e la Gates Foundation
hanno regalato decine di miliardi di dollari, il loro patrimonio ha continuato
sempre a crescere enormemente.
Bill Gates si vanta spesso di aver pagato più tasse di tutti (dieci miliardi di
dollari), ma la Fondazione Gates non ha mai reso pubblici i suoi conti scali e
può evitare di pagare le tasse meglio di chiunque altro proprio attraverso le
“donazioni bene che”. Secondo le stime indipendenti di studiosi come Ray
Madoff, professore di legge al Boston College, la fondazione permette a Bill
Gates un risparmio sulle tasse di almeno il 40%, grazie ai bene ci scali
concessi agli enti caritatevoli (nessuna imposta sulle plusvalenze che
normalmente ammonta al 15% e riduzione delle tasse sulla proprietà, 40% su
tutto).450
La linea superiore del grafico indica l’incremento del patrimonio personale
di Bill Gates dopo che ha iniziato la trasformazione in filantropo, mentre la
linea inferiore indica l’aumento di valore degli assets della fondazione Bill
& Melinda Gates.

Madoff e molti altri esperti scali ritengono che le donazioni lantropiche in


situazioni di con itti d’interessi come quelle di Bill Gates producono il
paradosso di arricchire ulteriormente i super ricchi e sottrarre risorse alle
nanze pubbliche da destinare per l’interesse collettivo. Il lantrocapitalismo
può continuare ad arricchirsi indisturbato con la nta bene cenza in quanto è
sostenuto dai gruppi di pressione più potenti del globo. I parlamenti infatti,
non hanno mai pensato di regolamentare la lantropia in maniera più
restrittiva e, al contrario, difendono la libertà dei super ricchi “di donare” a loro
stessi.
Grazie al “jolly” della lantropia, Bill Gates è molto più ricco e potente di
prima e la sua fama di essere uno dei CEO più spietati è stata completamente
sostituita con la reputazione del “buon samaritano”, per questo motivo adesso
è una delle persone più ammirate sulla Terra. “Usa la sua lantropia per
promuovere un’agenda a favore dei brevetti sui farmaci anche in paesi che sono
davvero poveri”, ha dichiarato James Love, critico di lunga data di Gates,
direttore del no pro t Knowledge Ecology International. “Gates è una specie di
ala destra del movimento per la salute pubblica. Cerca sempre di spingere le
cose in una direzione aziendale. È uno strenuo difensore delle grandi
compagnie farmaceutiche. Sta minando molte cose che sono veramente
necessarie per rendere i farmaci accessibili alle persone che sono davvero
povere. Mentre da una parte dà così tanti soldi per combattere la povertà,
dall’altra è il più grande ostacolo a molte riforme”.451
Nel gennaio 2010, Bill e Melinda Gates utilizzarono il World Economic
Forum di Davos per annunciare l’esborso di dieci miliardi di dollari per la
ricerca e lo sviluppo di vaccini per i paesi più poveri del mondo, dando il via a
quello che hanno chiamato “il decennio dei vaccini”.452 Tale iniziativa venne
applaudita dalle aziende farmaceutiche, che si misero subito a raccogliere i
frutti di tanta “generosità”. L’annuncio dell’investimento da record fece
scalpore nella comunità internazionale e preparò il terreno alla sottoscrizione di
un piano d’azione globale sui vaccini coordinato dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità nanziata da Gates.
Tuttavia, contrariamente all’immagine lantropica costruita dalle relazioni
pubbliche, secondo cui l’impegno da dieci miliardi era un bene non retribuito
che avrebbe salvato otto milioni di vite umane, la verità è che si trattò del
primo passo di un ambizioso progetto per la conquista del mercato sanitario
globale nel campo della prevenzione. Nelle fasi successive, infatti, sarebbe
servito per portare maggiori pro tti alle grandi compagnie farmaceutiche e
assicurare alla Fondazione Gates la leadership assoluta nel plasmare il corso del
futuro per miliardi di persone in tutto il pianeta.
Ecco spiegato il vero motivo per cui dall’inizio della pandemia del 2019,
salvo alcune rare eccezioni come la Svezia, i governi di tutti i paesi e i grandi
media non hanno fatto che ripetere il mantra di Bill Gates: “Il ritorno alla
normalità ci sarà solo quando sarà disponibile il vaccino”. Nello stesso tempo,
su pressioni dell’OMS, le istituzioni sanitarie e le forze politiche di ogni Paese
hanno esercitato molte pressioni per rendere obbligatorio il vaccino appena
pronto,453 nonostante la contrarietà di buona parte della popolazione che, al di
là delle rassicurazioni degli esperti, teme giustamente i possibili effetti
collaterali di un farmaco realizzato in tempi record (fuori dagli standard
minimi di sicurezza), che potrebbe essere più pericoloso per la salute
dell’infezione da cui dovrebbe proteggere.454
Nel passato di Gates non mancano neppure i casi in cui le ricerche da lui
nanziate sono state accusate di gravi crimini contro la popolazione dei paesi
del Terzo mondo. Nel 2014 per esempio, la Commissione Cattolica della
Salute kenyota, che dirige 58 ospedali, 83 centri medici e 17 istituzioni
mediche di insegnamento, ha protestato contro la campagna vaccinale per il
tetano autorizzata dal Governo su iniziativa dell’Unicef e dell’OMS con i
nanziamenti della Bill & Melissa Gates Foundation (dieci milioni di dollari).
Secondo il comunicato stampa dei vescovi della Commissione medica, infatti,
il vaccino iniettato nella popolazione femminile keniota (compresa tra i 14 e i
49 anni) avrebbe prodotto la loro sterilizzazione forzata mediante l’ormone
hCG:455

“Se iniettata come vaccino a una donna non incinta, questa sottounità Beta hCG combinata
con il tossoide tetano sviluppa anticorpi contro il tetano e l’hCG, in modo che se l’ovulo di
una donna viene fecondato, il suo hCG naturale verrà distrutto rendendola permanentemente
sterile.456 In questa situazione la vaccinazione contro il tetano è stata utilizzata come metodo di
controllo delle nascite. Riteniamo che la campagna di vaccinazione contro il tetano rechi i tratti
distintivi dei programmi realizzati nelle Filippine, in Messico e in Nicaragua. Chiediamo
quindi di partecipare per garantire che i vaccini da somministrare siano privi di questo ormone.
La Chiesa cattolica riconosce che l’assistenza materna e neonatale è indispensabile nella
prevenzione della morte; la Chiesa sostiene pertanto che al pubblico siano fornite informazioni
adeguate e chiare per evitare disinformazione e propaganda riguardo al vaccino. La santità della
vita e la dignità della persona umana devono sempre essere le priorità dell’assistenza sanitaria e
della Chiesa cattolica”.457

I vescovi, hanno posto anche i seguenti interrogativi al Governo: c’è una crisi
di tetano in Kenya? Se è così, perché non è stato dichiarato? Perché la
campagna si rivolge solo alle donne di 14-49 anni? Perché la campagna ha
escluso le ragazze di età inferiore, i ragazzi e gli uomini, se tutti possono
contrarre il tetano? Nel mezzo di così tante malattie potenzialmente letali in
Kenya, perché è stata data la priorità al tetano?458 Ovviamente, l’OMS, l’Unicef
e il governo kenyota su cui Bill Gates esercita notevole in uenza, hanno negato
l’esistenza di qualsiasi piano di sterilizzazione forzata attraverso le vaccinazioni,
ma la sollevazione dei medici della commissione cattolica testimonia l’esistenza
di una diversa versione dei fatti proveniente da una fonte indipendente (e di
conseguenza più autorevole) su quanto realmente accaduto.
Lo stesso modus operandi è stato utilizzato anche in altri paesi poveri come
l’India, dove gli abitanti sono stati usati per condurre diverse sperimentazioni
pericolose e illegali. Chandra M. Gulhati, redattore dell’in uente Monthly
Index of Medical Specialties, ha osservato che “è scioccante vedere come
un’organizzazione americana ha utilizzato metodi surrettizi per stabilirsi in
India”, mentre Samiran Nundy, editore emerito del National Medical Journal of
India, lamentava che “questo è un caso evidente in cui gli indiani venivano
usati come cavie”.459
Nel corso del decennio, le preoccupazioni dell’India per la Bill & Melinda
Gates Foundation e l’in uenza dei suoi partner aziendali sui programmi di
immunizzazione nazionali del Paese sono aumentate. Nel 2016, il gruppo
direttivo della missione sanitaria nazionale del Paese, ha condannato il
Governo per aver consentito al gruppo tecnico consultivo sull’immunizzazione
(l’ente principale che consiglia l’esecutivo su tutte le questioni relative alla
vaccinazione), di essersi fatto dirigere dalla Fondazione Gates.
Come ha osservato un membro del gruppo direttivo: “Il segretariato del
National Technical Advisory Group on Immunisation è stato trasferito dal
ministero [della sanità del Governo] all’ufficio della Public Health Foundation
of India e i 32 membri del personale in quel segretariato traggono i loro
stipendi dalla Bill & Melinda Gates Foundation. C’è un chiaro con itto
d’interessi: da un lato, la Bill & Melinda Gates Foundation nanzia il
segretariato che è il più alto organo decisionale in materia di vaccini e,
dall’altro, collabora con l’industria farmaceutica in GAVI. Questo è
inaccettabile”.
Nel 2014, la campagna di vaccinazioni contro la polio sostenuta in India
da Gates è stata oggetto di pesanti accuse e il Governo di Nuova Delhi ha
vietato alle associazioni no pro t a carattere sanitario di accettare ulteriori
nanziamenti da fondazioni straniere come la Bill & Melinda Gates. Tali
nanziamenti, infatti, sono stati ritenuti contrari all’interesse nazionale.460
Alcuni deputati del parlamento indiano, hanno accusato apertamente la
Fondazione Gates di avere un con itto d’interessi tra gli obiettivi economici
delle sue aziende farmaceutiche e il suo programma “umanitario” di
immunizzazione nel Paese. Nel 2013 erano stati segnalati dei decessi durante i
trial sui vaccini e un’indagine del parlamento indiano ha concluso che il
programma di prevenzione nanziato da Bill Gates era stato condotto senza
registrare correttamente gli effetti collaterali dei farmaci rendendosi
responsabile di gravi violazioni dei diritti umani461 al mero scopo di garantire
l’apertura di nuovi mercati alla GlaxoSmithKline e alla Merck (i produttori dei
vaccini Gardasil e Cervarix che erano stati così generosamente donati per l’uso
nella sperimentazione).
Di conseguenza, il Governo indiano ha interrotto ogni rapporto di
collaborazione con Bill Gates proprio a causa di gravi irregolarità nell’operato
della sua fondazione.462
Il programma d’immunizzazione del lantrocapitalista aveva già condotto
studi simili in Uganda, Perù e Vietnam, ma in India sette ragazze erano morte
nel giro di pochi mesi dall’inizio dello studio e, sebbene le cause non
sembrassero correlate, su nessuna di esse vennero eseguiti gli esami autoptici
post mortem. Alla ne, quindi, il programma venne assolto da ogni
responsabilità, anche se alcuni esperti dichiararono che senza le autopsie era
praticamente impossibile dimostrare qualsiasi connessione. Una commissione
del Ministero della Salute indiano riuscì comunque ad accertare quanto segue:
 
• Lo studio, in diverse occasioni, non ha ottenuto il consenso informato
richiesto dei partecipanti.
• I responsabili dei trial non hanno istituito nessuna procedura per
segnalare eventuali effetti negativi gravi.
• Durante la sperimentazione non c’era nessun “gruppo di controllo”
(soggetti a cui non viene somministrato il farmaco), che invece è
assolutamente necessario per stabilire un confronto sulle reazioni e gli
effetti collaterali del farmaco tra vaccinati e non vaccinati.
• Le ragazze delle comunità tribali protette dell’India sono state incluse
senza avere prima ottenuto il loro consenso individuale.
• Nessuna autopsia sulle giovani vaccinate decedute.

Il programma nanziato da Bill Gates è stato accusato dal Parlamento indiano


di essere uno strumento delle compagnie farmaceutiche straniere che, dopo
avere sostenuto i costi della sperimentazione e nascosto gli effetti collaterali dei
vaccini, speravano di persuadere il Governo a includere il vaccino HPV nel suo
programma di immunizzazione obbligatoria nanziato dallo Stato. Questo è il
motivo per cui Merck e GlaxoSmithKline hanno “generosamente” donato
quasi sei milioni di dollari per la sperimentazione dei loro vaccini. Se infatti il
vaccino fosse stato reso obbligatorio, avrebbero incassato circa 150 milioni di
dollari dalle casse pubbliche indiane.463 Ovviamente, Bill Gates e le
multinazionali coinvolte nel programma hanno categoricamente respinto ogni
accusa e, in assenza di autopsie, hanno potuto sostenere anche la totale
mancanza di prove nella correlazione tra ragazze decedute e sperimentazione.
Nel 2017 inoltre è giunta la conferma che il vaccino antipolio orale
supportato da Gates in India464 era effettivamente responsabile della maggior
parte dei nuovi casi di polio, poiché il follow-up del 2018 ha evidenziato che il
70% dei suddetti non era stato provocato dal virus “selvaggio” naturale, bensì
dai virus “attenuati” utilizzati per i vaccini.465 Da uno studio è emerso
chiaramente come il virus attenuato può in realtà provocare la stessa patologia
che dovrebbe evitare.466
Un’altra ricerca pubblicata sull’International Journal of Environmental
Research and Public Health ha concluso addirittura che tra il 2000 e il 2017
oltre 490.000 persone in India sono rimaste paralizzate proprio a causa del
vaccino antipolio orale sponsorizzato dal lantrocapitalista.467
L’assoluta egemonia di Bill Gates e delle case grandi farmaceutiche
sull’OMS riguarda ormai ogni settore della cura e della prevenzione. Nel 2008
la dottoressa Arata Kochi, a capo della divisione dell’OMS per il contrasto della
malaria, ha protestato inutilmente in una nota interna per denunciare
l’eccessiva in uenza esercitata dall’industria sull’ente, poiché i principali
scienziati di fama mondiale erano stati ridotti a servire Big Pharma che,
attraverso i propri nanziamenti condizionati, ha soffocato il libero dibattito
sui modi migliori per curare e combattere la malaria, dando la priorità solo a
quei metodi che si basavano sulla sperimentazione e l’uso dei suoi nuovi
farmaci.468
Nel 2017 la Facoltà di giurisprudenza della Golden Gate University di San
Francisco ha pubblicato invece una ricerca in cui sono state apertamente
denunciate numerose violazioni dei diritti umani da parte della Gates
Foundation nei paesi del Terzo mondo:
“La Fondazione Gates si concentra sulla salute e sulla popolazione mondiale ed evidenzia una
strategia d’azione volta ad accelerare le scoperte scienti che con la riduzione dei costi.
Dall’inizio degli anni 2000, Global Alliance for Vaccines and Immunizations (GAVI), Global
Health Innovative Technology Fund e PATH, tutti enti fortemente nanziati dalla Gates
Foundation, hanno distribuito vaccini e farmaci a popolazioni vulnerabili dell’Africa e
dell’India. Nel 2010, la Gates Foundation ha nanziato il vaccino sperimentale contro la
malaria e la meningite in Africa e il programma di vaccinazione contro l’HPV in India. Tutti
questi programmi hanno provocato numerosi decessi e feriti, con resoconti di vaccinazioni
forzate e di consenso non informato. Queste campagne di prevenzione, con il pretesto di
salvare vite umane, sono servite a trasferite gli studi clinici su vasta scala dei farmaci non testati
nei paesi in via di sviluppo più economici e con meno norme a tutela della salute e del libero
mercato”.469

Due studi clinici su larga scala, nanziati dalla Fondazione Gates, si sono svolti
in Africa, come spesso accade per tutte le sperimentazioni più pericolose
condotte per conto delle case farmaceutiche, che vengono delocalizzate nei
paesi del Terzo mondo dove impera la corruzione e i controlli sulla salute sono
meno rigorosi che altrove. La fase 3 del 2010 per la sperimentazione del
vaccino contro la malaria e del progetto “MenAfriVac” faceva parte di un
progetto più ampio (PATH Malaria Vaccine Initiative) sponsorizzato dalla
fondazione del lantrocapitalista con 150 milioni di dollari.470
La sperimentazione si svolse in diversi paesi: Kenya, Ghana, Tanzania,
Gabon, Malawi, Mozambico e Burkina Faso471 e il trial venne effettuato con la
versione RTS,S del vaccino della malaria prodotto dalla GlaxoSmithKline.472
Fu somministrato a ventimila africani, che includevano neonati tra le 6 e le 12
settimane e bambini tra i 5 e i 17 mesi;473 a seguito della sperimentazione si
veri carono 151 decessi, oltre a gravi effetti collaterali (che comprendevano la
paralisi) in 1048 dei 5949 bambini tra i 5 e i 17 mesi.474
I medici impegnati nella sperimentazione conclusero che gli effetti avversi
dovevano essere considerati come il risultato dei normali rischi che ci si doveva
aspettare dalle vaccinazioni sperimentali.475
Nell’immagine, la ricerca pubblicata nel 2017 dalla Golden Gate University
statunitense che ha denunciato le ripetute violazioni dei diritti umani da
parte delle ONG impegnate nei programmi sanitari finanziati da Bill Gates.

Una sperimentazione troppo breve e


pericolosa

A causa della psicosi sulla pandemia creata dall’OMS, i tempi per la


realizzazione di un vaccino per il Covid-19 sono stati eccezionalmente ridotti
oltre ogni standard di sicurezza. Oltre a ciò va considerato il fatto che durante
l’udienza del 5 marzo 2020 dinanzi alla Commissione della Casa della Scienza
USA, il dottor Peter Hotez, esperto in malattie infettive e vaccini, ha
testimoniato l’esistenza di gravi reazioni immunitarie nei vaccini per i
coronavirus:

“Una delle cose di cui non si sente molto parlare sono i potenziali problemi di sicurezza che
riguardano unicamente i vaccini contro il coronavirus. Sono stati scoperti per la prima volta
negli anni ’60 con i vaccini contro il virus respiratorio sinciziale, sperimentati a Washington
con il NIH e il Children’s National Medical Center. Alcuni dei bambini che avevano ricevuto il
vaccino hanno effettivamente avuto gravi effetti collaterali e credo che ci siano stati due decessi
in conseguenza di quello studio. Ciò accade con alcuni tipi di vaccini contro il virus
respiratorio: vieni immunizzato e poi, quando sei effettivamente esposto al virus, si veri ca il
fenomeno paradossale di un eccessivo potenziamento immunitario di cui non comprendiamo
completamente le basi. Riconosciamo però che è un vero problema per alcuni vaccini contro i
virus respiratori e questa situazione ha fatto chiudere il programma RSV per decenni. Ora la
Fondazione Gates lo sta riprendendo. Ma quando abbiamo iniziato a sviluppare vaccini contro
il coronavirus, io e i miei colleghi abbiamo notato che negli animali da laboratorio si sono
manifestate alcune delle stesse patologie immunitarie che assomigliavano a ciò che era accaduto
cinquant’anni prima”.476

Nel corso di un’intervista alla CNN, il dott. Hotez ha duramente criticato


anche le affermazioni di Anthony Fauci riguardo alla tempistica da lui
considerata idonea per lo sviluppo di un vaccino: “Quando il dottor Fauci ha
dichiarato che bastano dai 12 a 18 mesi, ho pensato che fosse una previsione
ridicolmente ottimistica”.477
Della stessa identica opinione anche un anziano esperto come il dott.
Amesh Adalja della Johns Hopkins University: “Su scala industriale non credo
che sia mai stato fatto nulla del genere in 18 mesi. Lo sviluppo del vaccino
normalmente richiede anni non mesi”.478
Le sperimentazioni sui vaccini iniziano con i test sugli animali prima di
essere avviate in un processo in tre fasi: la prima prevede l’iniezione del vaccino
in un piccolo gruppo di persone per valutare la sicurezza e monitorare la loro
risposta immunitaria; la seconda aumenta il numero di persone spesso no a
centinaia e può includere più membri di gruppi a rischio per uno studio
randomizzato. Se i risultati sono promettenti, lo studio passa alla fase tre del
test di efficacia e sicurezza con migliaia o decine di migliaia di persone,
secondo i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie.
La dottoressa Emily Erbelding, esperta di malattie infettive presso il
NIAID del National Institutes of Health, ha spiegato che il vaccino tipico
richiede tra gli otto e i dieci anni per il suo sviluppo e ha aggiunto che
“Diciotto mesi sarebbe prima di quanto si possa prospettare e che un iter così
veloce non consentirà di esaminare tutti i dati. Tuttavia, poiché stiamo facendo
una corsa per respingere questa epidemia e un vaccino è molto importante, le
persone potrebbero essere disposte a correre il rischio di entrare rapidamente
nella fase due […]. Per ragioni di sicurezza, i volontari devono essere
monitorati in ogni fase. Di solito, occorre seguire la loro risposta immunitaria
per almeno un anno, ma questo non è ciò che accadrà nello studio in corso a
Seattle e Atlanta, dove i ricercatori testeranno animali e umani in parallelo, al
contrario di quello sequenziale”.479
Sia il vaccino USA di Moderna che il vaccino della P zer, sono stati creati
utilizzando la nuova tecnologia rivoluzionaria a RNA messaggero su cui non
esiste alcuno studio sui possibili effetti collaterali a medio e lungo termine. I
vaccini a RNA messaggero inoltre, non erano mai stati autorizzati per la
somministrazione e il vaccino anti-Covid quindi, sarebbe il primo di questo
tipo a essere stato approvato.
Il vaccino della società biotech Moderna è stato sviluppato da scienziati e
ricercatori dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (NIAID)
di Anthony Fauci e si tratta a tutti gli effetti di un prodotto sperimentale. I
rischi quindi non sono indifferenti, se si considera il fatto che, dopo avere
vaccinato tutta la popolazione umana, sul lungo periodo potrebbero veri carsi
dei gravi effetti collaterali imprevisti. Un simile tipo di vaccinazione alla cieca
su miliardi di persone potrebbe avere esiti catastro ci e imprevedibili e persino
un’emittente televisiva come la CNN, che non può essere certo de nita
complottista o antivaccinista, ha riportato alcuni esempi del passato che
dovrebbero servire a evitare gli stessi errori nel futuro:

“Nel 1976, l’amministrazione del presidente Gerald Ford reagì rapidamente a una nuova
epidemia di in uenza suina, giurando di vaccinare ‘ogni uomo, donna e bambino negli Stati
Uniti’. Dopo che 45 milioni di persone erano stati vaccinati, l’in uenza si è rivelata lieve.
Mentre un numero sproporzionatamente alto di vaccinati aveva sviluppato la sindrome di
Guillain-Barré, una malattia rara in cui il sistema immunitario del corpo attacca i nervi,
portando alla paralisi.
Dopo aver scoperto il rischio, il programma di vaccinazione di massa venne interrotto e seguì
una lunga serie di azioni legali contro il Governo federale.480 Nel 2017, una campagna
frettolosa, sostenuta dall’OMS per vaccinare quasi un milione di bambini per la dengue
trasmessa dalle zanzare nelle Filippine, è stata interrotta per motivi di sicurezza. Il governo
lippino ha incriminato quattordici funzionari statali in relazione alla morte di dieci bambini
vaccinati, affermando che il programma era stato lanciato ‘troppo in fretta’.481 Keymanthri
Moodley, professore di bioetica presso la Stellenbosch University in Sud Africa, ha affermato
che i test accelerati aumentano le probabilità di un grave fallimento, che può portare anche
altre conseguenze, come l’alto rischio dell’interruzione dei programmi di immunizzazione già
consolidati”.482

Bill Gates: I danneggiati da vaccino? Li paga


lo Stato
Bill Gates ha ammesso pubblicamente l’esistenza dei danneggiati da vaccino,
che secondo le bonarie ricerche statistiche nanziate dai produttori (che
considerano solo i pochi casi riconosciuti in tribunale),483 potrebbero essere 1
su 10.000 e poi ha aggiunto che in ogni caso dovrà essere lo Stato a farsi carico
del loro risarcimento: “Se abbiamo un effetto collaterale ogni 10.000 vaccinati
[a livello mondiale, n.d.a.] ne soffriranno più di 700.000 persone. Di
conseguenza è molto difficile comprendere davvero il livello di sicurezza del
vaccino su scala planetaria per tutte le fasce d’età, per genere sessuale e per ogni
condizione sica (denutrizione, comorbidità esistenti ecc.). Prima di dare l’ok
per vaccinare tutta la popolazione umana, i governi dovranno essere coinvolti,
perché ci saranno dei rischi e degli indennizzi da erogare”.484

Il Covid-19 e la nuova pandemia

Per capire il presente bisogna conoscere il passato e riassumendo ciò che è


accaduto con la pandemia suina tra il 2009 e il 2010, non possiamo far a meno
di ricordare che in tale occasione i mass media e la stragrande maggioranza dei
governi, agirono di concerto per seguire pedissequamente le istruzioni dettate
dall’OMS per conto delle multinazionali farmaceutiche. L’OMS, giunse
addirittura a cambiare la de nizione del termine pandemia per renderla più
generica e fare in modo di includere in tale fattispecie qualsiasi malattia (anche
se raramente mortale) dovuta a un agente infettivo diffuso a livello globale.
Nello stesso tempo i governi di molti Stati europei si affrettarono a rmare
contratti d’oro per la futura fornitura di vaccini contro un’eventuale nuova
“pandemia”, stabilendo che il pagamento dei farmaci sarebbe avvenuto
automaticamente non appena gli esperti dell’OMS avessero deliberato lo stato
di emergenza sanitario globale.485
Così quando nel 2009 venne proclamato lo stato pandemico per quella che
in realtà era solo una banale in uenza (peraltro più leggera della comune
in uenza stagionale),486 anche allora gli esperti e i governi raccomandarono le
vaccinazioni di massa di tutta la popolazione come unica via di uscita per
tornare alla normalità.
Molti anni dopo l’emergenza della cosiddetta in uenza suina, Bill Gates,
ha dimostrato di avere il dono della preveggenza in più occasioni e nell’ottobre
del 2019 (poche settimane prima della scoperta del nuovo virus), in
collaborazione con il World Economic Forum e il Johns Hopkins Center for
Heath Security, ha mostrato la simulazione di una pandemia dovuta proprio a
un nuovo coronavirus.
L’evento non è passato inosservato ad alcuni quotidiani, che hanno
commentato il fatto come una vera e propria “profezia”.487
Durante la simulazione era stato illustrato tutto ciò che in seguito sarebbe
effettivamente successo: preparazione di un vaccino, quarantene, con namenti,
tracciamento degli infetti, contenimento dei focolai e persino il blocco delle
“fake news” (delle informazioni scomode) sulla responsabilità delle case
farmaceutiche!488 Inoltre, per una strana coincidenza, il test per la rilevazione
del “nuovo coronavirus” è stato prontamente realizzato dal virologo Christian
Drosten dell’ospedale Charité di Berlino il 16 gennaio 2020489 quando in
Occidente, almeno ufficialmente, ancora non si sapeva quasi nulla
dell’epidemia. L’uso del suo test diagnostico è stato poi raccomandato
dall’OMS ai laboratori del resto del mondo.490 Nel 2018 Drosten era stato
nominato membro della commissione internazionale di esperti per la salute
mondiale insieme a Christopher Elias, il presidente del Global Development
Program della Bill & Melinda Gates Foundation.491 E quasi ogni volta in cui il
premier tedesco Angela Merkel ha parlato alla nazione del Covid-19, è stata
affiancata dal capo del Robert Koch Institut,492 l’istituto centrale della sanità
pubblica tedesca che nel novembre 2019 ha ricevuto una donazione dalla Bill
& Melinda Gates Foundation.493 Il vero volto del Paese durante la crisi del
coronavirus, tuttavia, è proprio Christian Drosten, che con lo scoppio
dell’emergenza è diventato il virologo di riferimento di tutta la Germania.494
Come rivelato in ne dal Columbia Journalism Review, Bill Gates tra il 2019
e il 2020 ha versato oltre 250 milioni di dollari ai grandi media. Giornali quali
il Financial Times, e Atlantic, Le Monde, e Guardian e il New York Times,
oltre a emittenti televisive come BBC, NPR, NBC e Al Jazeera. Tali donazioni
spiegano il motivo per cui Gates è apparso frequentemente su giornali e
televisioni durante la pandemia. Il noto lantrocapitalista, però, non si è
limitato a oliare solo le redazioni dei giornalisti che lo hanno osannato come
un grande esperto di medicina e di vaccini, perché ha riservato una parte delle
sue generose elargizioni ai “fact checkers” (i cosiddetti “cacciatori di bufale”)
della Rete impegnati a denigrare (anche con insulti a carattere personale) e
screditare le uniche fonti d’informazioni rimaste libere.495 Alcuni di questi
integerrimi “smascheratori di falsi complotti” sono professionisti che
provengono dal Poynter Institute, una scuola di giornalismo no pro t, e dal
Gannet, l’azienda proprietaria del quotidiano USA Today e di molte testate
locali americane.496
Capitolo V

Dalle altre pandemie al Covid-19

Negli ultimi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso il terrore


almeno quattro volte con previsioni apocalittiche riguardo all’evoluzione di
nuove epidemie, come la mucca pazza (2001), la SARS (2003), l’aviaria (2005)
e la suina (2009).
Seguendo le sue indicazioni alla lettera, le autorità sanitarie nazionali, i
virologi e i mass media di tutto il mondo hanno seminato il panico divulgando
notizie completamente infondate.
Durante l’aviaria vennero fatte circolare sui notiziari le immagini
inquietanti degli allevatori che, protetti dalle mascherine, bruciavano il pollame
e il 12 novembre 2004 il virologo dell’OMS Klaus Stohr allarmò la
popolazione mondiale affermando in un’intervista: “È solo una questione di
tempo, il virus aviario si mescolerà con un virus umano scatenando una
pandemia che secondo le nostre proiezioni potrebbe uccidere 17 milioni di
persone”.497
Per questo motivo, il 26 gennaio del 2010 la direzione dell’OMS è stata
convocata a Strasburgo dal Consiglio d’Europa per rispondere alla mozione “Le
false pandemie, una minaccia per la salute” e dinanzi alla Commissione Sanità
del Consiglio d’Europa, presieduta dalla svizzera Liliane Maury Pasquier, il
medico tedesco Wolfgang Wodarg (presidente dell’Assemblea parlamentare del
Comitato sanitario del Consiglio d’Europa), ha accusato apertamente l’OMS
di corruzione, per avere diffuso il panico con dei falsi allarmi e avere spinto
milioni di persone a vaccinarsi inutilmente solo per far lucrare le case
farmaceutiche.498 Appena due settimane prima, infatti, l’11 gennaio 2010, la
direttrice generale dell’OMS Margaret Chan aveva dichiarato lo stato di
pandemia (malattia che si diffonde molto rapidamente e provoca un alto
numero di morti), innalzando l’allarme mondiale no al livello 6 (il massimo
possibile) per una lieve in uenza. Con il tono di voce austero dei proclami
solenni e lo sguardo deciso rivolto verso la gremita platea della sala stampa
dell’OMS in attesa di aggiornamenti, Chan aveva fatto un annuncio
drammatico che aveva innescato una psicosi collettiva e fatto lievitare la paura,
insieme al fatturato dei produttori dei vaccini: “Siamo tutti uniti in questa
situazione e ne usciremo tutti insieme”.499 Pochi minuti dopo, le sue parole
avevano già fatto il giro del mondo e milioni di cittadini avevano iniziato
l’accaparramento di mascherine, guanti e disinfettanti.
Il 14 gennaio 2010 il dott. Keiji Fukuda, consigliere speciale del direttore
generale dell’OMS, aveva risposto alle accuse di corruzione affermando
perentoriamente: “Lo dico una volta per tutte, le decisioni e le
raccomandazioni dell’OMS sulla pandemia in uenzale non sono state
impropriamente in uenzate dalle industrie farmaceutiche. Dire che si è trattato
di una falsa pandemia signi ca ignorare la storia e la scienza e banalizzare la
morte di oltre 14.000 persone, insieme alla grave malattia di altre”.500
La presidente della Commissione Sanità allora lo ha incalzato con una
domanda precisa: “Vogliamo sapere se ci sono persone che lavorano sia per
l’OMS che per l’industria farmaceutica e non credo che sia un dettaglio
irrilevante, signor Fukuda!”. Sono così emersi molti fatti imbarazzanti e si è
scoperto per esempio che Klaus Stohr, per anni a capo della task force
pandemica e al contempo sempre presente nei notiziari per informare la
popolazione sui pericoli dell’aviaria, nel 2007 aveva iniziato a collaborare con
la Novartis ed era diventato un dirigente importante dell’industria dei vaccini.
L’olandese Albert Osterhaus sedeva nel comitato esperti dell’OMS per i vaccini
(SAGE)501 e, oltre ad avere fondato l’azienda di vaccini Viroclinics Biosciences,
era anche presidente dell’ESWI (European Scienti c Work Group on
In uenza), l’associazione degli esperti europei dell’in uenza, fondata e
nanziata dai produttori dei vaccini (Baxter Vaccines, Crucell, Novartis,
Hofmann-La Roche, Medimmune, Nobilon, Sano Pasteur MSD,
502
GlaxoSmithKline, Solvay Pharmaceuticals, Sano Pasteur).
Nella task force di esperti che davano consigli all’OMS spiccava anche il
nome del prof. Juhani Eskola (ex vicepresidente della Sano -Pasteur), a capo di
un ente nlandese di ricerca nanziato dalla GlaxoSmithKline. In realtà, lo
scandalo legalizzato delle cosiddette porte girevoli e dei con itti d’interessi
privati dei ricercatori che lavorano negli enti di controllo con funzioni
pubbliche rappresenta più la regola che l’eccezione (circa mille esperti
dell’EMA, l’agenzia europea che ha compiti di vigilanza sui farmaci, hanno
interessi diretti o indiretti con l’industria farmaceutica)503 e molto spesso gli
esperti che si sono distinti nell’aver agevolato l’industria diventano alti dirigenti
delle stesse multinazionali farmaceutiche che hanno favorito oppure, al
contrario, assumono un alto incarico pubblico nelle commissioni di controllo
dopo avere lavorato per molti anni con i produttori dei farmaci che dovranno
valutare subito dopo avere preso posto nel loro nuovo impiego.504
Per evitare i con itti d’interessi l’OMS chiede ai suoi esperti di compilare
dei moduli in cui indicare i contributi ricevuti dall’industria e poi i formulari
compilati vengono discussi dal segretariato con il presidente del comitato, ma
solo raramente viene dichiarata la verità. Nel 2009, infatti, mentre la pandemia
suina era in corso, il dott. Peter Figueroa ha dichiarato di avere ricevuto un
piccolo contributo dall’industria farmaceutica, mentre il dott. Osterahus non
ha dichiarato nulla e il prof. Eskola ha menzionato un contributo come esperto
di Novartis, ma ha evitato di menzionare i sei milioni di euro ricevuti ogni
anno dalla GSK per il suo laboratorio. Una volta scoppiato lo scandalo, Eskola
si è giusti cato con i redattori del British Medical Journal affermando che non
aveva capito di dover indicare anche i milioni ricevuti dalla GlaxoSmithKline.
Persino Philippe Duclos, il dirigente dell’OMS per il settore dei vaccini
nominato segretario del SAGE con l’incarico di controllare l’attendibilità delle
dichiarazioni degli esperti, aveva ottimi rapporti di collaborazione con
l’industria, poiché nel 2009 aveva sottoscritto una pubblicazione sui vaccini
nanziata da Merck (uno dei produttori). Duclos ha poi cercato di
minimizzare i rapporti con l’industria che minano la credibilità del suo
giudizio di imparzialità affermando di non ricordare quella pubblicazione.505
Dalla ne degli anni Novanta, i con itti d’interessi sono stati favoriti dalla
stessa OMS mediante la creazione di partenariati di ricerca tra pubblico e
privato (PPP), in cui possono instaurarsi facilmente dei rapporti di
collaborazione personali tra esperti e membri delle commissioni di controllo
con l’industria, che spesso vengono saldati con allettanti offerte economiche di
“consulenza”. Secondo Pasquier (presidente della Commissione Sanità), infatti,
è stato un po’ come invitare la volpe nel pollaio.
Luc Hessel, il rappresentante dell’industria dei vaccini europea, ha cercato
di respingere ogni ipotesi di corruzione difendendo l’operato dei produttori
con la massima determinazione possibile: “L’industria ha fatto quanto le è stato
chiesto di fare. Abbiamo risposto alle richieste delle istituzioni preposte a
decidere nel rispetto delle leggi internazionali e in modo trasparente. Nella
lotta contro la pandemia in uenzale, l’industria è stato un partner affidabile e
responsabile”.506 Al termine del dibattito, però, Pasquier ha criticato
aspramente l’andamento del confronto in aula, perché la posizione
negazionista assunta dai rappresentanti dell’industria e dell’OMS non ha
contribuito all’accertamento della verità: “Mi ha stupito l’incapacità del
rappresentante dell’OMS di rassicurarci. Non è stato convincente. Ho trovato
inquietante che non sia stato disposto ad ammettere che forse non tutto si è
svolto in maniera corretta”.507
Il 7 febbraio del 2010 l’OMS aveva attribuito all’in uenza suina la morte
di 15.292 persone in tutto il mondo, ma nello stesso periodo di osservazione i
decessi per tubercolosi erano stati 1.350.000, senza che fosse scattato alcun
allarme pandemico.
Il medico epidemiologo britannico Tom Jefferson, che lavora per il gruppo
di ricerca indipendente denominato Cochrane Collaboration, ha rivelato che
l’originaria de nizione di pandemia come malattia che si diffonde molto
rapidamente provocando molti morti e malati gravi è stata modi cata
dall’OMS, la quale dopo il 2004 ha letteralmente cancellato dai documenti
pubblicati sul sito web ufficiale dell’ente ogni riferimento al gran numero di
decessi e di contagiati che necessitano di cure mediche.508
Per quanto possa apparire come un dettaglio di poco conto, in realtà si
tratta di una modi ca di estrema importanza, poiché consente a un piccolo
gruppo di esperti in malafede di dichiarare lo stato di pandemia e di dare inizio
all’enorme business che ne consegue semplicemente esagerando le previsioni
sulla mortalità di una banale in uenza.
Gregory Hartl (un alto dirigente della task force pandemica dell’OMS),
una volta interrogato dai giornalisti d’inchiesta riguardo alla spinosa questione
del cambio di de nizione del termine pandemia, ha categoricamente smentito
qualsiasi ipotesi di cancellazione del precedente signi cato da parte del suo
ente: “Le organizzazioni grandi come la nostra dispongono di enormi siti web
con all’interno pagine vecchie di sei o sette anni. La de nizione precedente
l’avevamo scritta pensando all’aviaria, ma è tuttora sul nostro sito perché non
togliamo mai niente. Vogliamo essere trasparenti, non vogliamo nascondere
nulla”.509 In realtà, invece, è stato appurato che il documentato originale è stato
cancellato e i reporter investigativi sono riusciti a riportarlo alla luce grazie alla
copia rimasta nella memoria nei server.510
Nella stragrande maggioranza dei casi, l’in uenza suina H1N1 dava solo
sintomi leggeri, come un raffreddore, ma secondo gli esperti dell’OMS stava
per ripetersi quello che era successo con l’in uenza spagnola nel 1918, quando
i morti furono decine di milioni: “Durante l’estate l’in uenza spagnola si era
calmata, per poi ricomparire nell’autunno del 1918 e colpire con la violenza
che conosciamo. Quindi, anche se in questo momento vediamo solo casi
leggeri, non possiamo sapere cosa accadrà domani” aveva sentenziato Gregory
Hartl durante la conferenza stampa del 3 maggio 2009.
Il dott. Wodarg, ha dichiarato che la falsa pandemia è costata agli stati
diciotto miliardi di euro per l’acquisto di decine di milioni di dosi del vaccino,
poi rimaste inutilizzate a causa della scoperta della montatura, e non ha esitato
a bollare la condotta dell’OMS come uno dei più gravi scandali medici del
secolo: “Nei contratti stipulati con l’industria per la fornitura di un vaccino
pandemico era previsto che gli accordi sarebbero entrati in fase avanzata
quando l’OMS avesse proclamato una pandemia e quest’ultima doveva solo
premere un bottone, perché grazie al cambiamento della de nizione, una
volgare in uenza è stata presentata come una pandemia e sono cominciati gli
affari”.511 Nel 2007, infatti, la GlaxoSmithKline, ovvero il più grande
produttore di vaccini del mondo, già nota per numerosi scandali di corruzione
(cinque anni dopo è stata addirittura dichiarata colpevole della più grave frode
sanitaria della storia degli Stati Uniti),512 ha stipulato un contratto che ha
confermato le accuse del dott. Wodarg, poiché le clausole dell’accordo
commerciale prevedevano che per entrare in essere le forniture del vaccino
l’OMS doveva dichiarare il livello 6 di pandemia.513
La Polonia è stata l’unica nazione a non avere comprato il vaccino per non
essersi lasciata truffare con la bufala della pandemia suina. I virologi polacchi,
infatti, avevano correttamente previsto che si trattava solo di un virus meno
letale di un’in uenza stagionale e, nel novembre del 2009, la ministra della
sanità polacca Ewa Kopacz aveva già denunciato pubblicamente il raggiro ai
danni dei cittadini da parte delle case farmaceutiche.514 Le sue dichiarazioni
furono riprese dai mass media con l’intenzione di ridicolizzarla, ma un anno
dopo Kopacz si rivelò essere stata l’unico ministro della salute ad avere capito
subito l’enorme giro di corruzione che si nascondeva dietro il fantasma della
pandemia suina. Kopacz, inoltre, non si era limitata a criticare la truffa del
virus H1N1, ma anche il modo in cui i governi avevano accordato l’impunità
assoluta ai produttori per gli effetti collaterali:

“Ci sono siti web nei quali i produttori di vaccini sono obbligati a pubblicare gli effetti
collaterali della vaccinazione. Le vaccinazioni in Europa sono iniziate il primo di ottobre 2009.
Vi invito a visitare uno qualsiasi di questi siti web. Non esiste un solo effetto collaterale: hanno
inventato il farmaco perfetto. Ma visto che il farmaco è così miracoloso, perché le società che lo
producono non vogliono introdurlo nel mercato libero e assumersene la completa
responsabilità? […]. Da ultimo vorrei dire una cosa. Lo Stato polacco è molto saggio, i
polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di
distinguere una situazione oggettiva da una truffa”.515

Persino l’efficacia del vaccino realizzato in tempi record dall’industria


farmaceutica fu tutt’altro che certa, dal momento che secondo quanto riferito
dal senatore Piotr Wach, la Polonia ebbe lo stesso numero di casi degli stati in
cui vennero somministrati i vaccini alla popolazione.516 I contratti di fornitura,
in ne, escludevano qualsiasi responsabilità da parte dei produttori per gli
eventuali effetti collaterali, lasciando allo Stato le spese per l’indennizzo dei
danneggiati dal vaccino pandemico realizzato in condizioni di estrema urgenza
(quindi privi di tutti gli studi di sicurezza normalmente necessari).
Quando si venne a scoprire che gli esperti dell’OMS avevano dichiarato lo
stato di pandemia solo per favorire l’industria, gli stati avevano già speso un
capitale per l’acquisto di decine di milioni di dosi dei vaccini, che in gran parte
rimasero inutilizzate, mentre i produttori incassarono lauti pro tti con la
complicità della massima autorità mondiale per la salute. Grazie alla pandemia
del 2009, i principali produttori si spartirono impunemente un bel bottino:
Novartis un miliardo di euro; un miliardo e 700 milioni di euro per
GlaxoSmithKline e oltre tre miliardi di euro per Roche (Tami ù).
Il fatto di questa vicenda che lascia più sgomenti è la facilità con cui i
governi, i mass media, i virologi, gli epidemiologi, i biologi e miliardi di
persone dell’intero pianeta sono stati manipolati dall’industria attraverso un
pugno di esperti corrotti dell’OMS, un ente pubblico che ha tra i suoi
principali nanziatori la Fondazione Bill & Melinda Gates, patron dei
vaccini.517 Ciononostante, non venne aperta nessuna vera inchiesta penale o
civile e sia gli esperti che le case farmaceutiche responsabili della gigantesca
truffa rimasero impuniti, come i membri di una casta d’intoccabili. La
presidente Pasquier non poté far altro che constatare quanto l’OMS fosse
divenuta inattendibile: “Dobbiamo imparare da questa esperienza per fare
meglio e per ridare credibilità all’OMS, altrimenti il giorno che ci sarà un virus
davvero pericoloso nessuno li prenderà sul serio”.518

Il ruolo dei media

Nella società moderna, la televisione ha sostituito la funzione che un tempo era


detenuta dalla piazza del paese e delle città, dove le persone si riunivano per le
feste, le cerimonie religiose, la compravendita delle merci, le decisioni politiche
e tutti i fatti più importanti. Per millenni, l’antica “agorà delle poleis” ha
costituito il fulcro della vita sociale, religiosa, politica e istituzionale, ma con
l’avvento dei moderni mezzi di comunicazione tutto è cambiato molto
rapidamente. Prima sono comparsi i giornali, che con le loro pagine dedicate
alle notizie sono diventati subito il nuovo punto di riferimento per
l’informazione, e poi è arrivata la radio, che grazie alla possibilità di trasmettere
la voce umana poteva essere ascoltata anche dalle grandi masse contadine e di
proletari analfabeti. In ne è arrivata la televisione, che con la potenza
suggestiva delle immagini, oltre che del suono, ha letteralmente sedotto la
popolazione, divenendo la massima autorità non solo per l’informazione, ma
anche per quanto concerne i costumi sociali, le ideologie e ogni aspetto
importante della nostra vita.
Spesso ci viene detto che la televisione è lo specchio della società, mentre è
assolutamente vero il contrario, perché le masse tendono a emulare tutto ciò
che sentono e vedono sul piccolo schermo. Di conseguenza, chi possiede le
televisioni diventa automaticamente il “padrone del discorso”, stabilendo su
cosa deve discutere la popolazione, cosa non deve sapere, come si deve vestire,
cosa deve mangiare, come deve vivere e, soprattutto, cosa deve pensare.
In tutto ciò non ci sarebbe nulla di particolarmente preoccupante, se le
grandi emittenti televisive fossero enti o associazioni culturali democratiche no
pro t, tese a garantire una pluralità di pensiero basata sul confronto socratico
tra diverse fonti d’informazioni effettivamente alternative una all’altra.
Nella realtà, invece, a una grande moltitudine di testate giornalistiche e di
redazioni televisive non corrisponde affatto una pluralità di pensiero, perché i
grandi media sono concentrati nelle mani di una ristretta élite politica,
economica e nanziaria i cui interessi sono quasi sempre in con itto con i
doveri di un’informazione corretta e indipendente. Big Pharma, infatti, con i
suoi spot sui farmaci, costituisce una delle principali fonti di nanziamento
delle grandi aziende televisive, che non possono permettersi di perdere un
partner commerciale così determinante.
Così, quando l’OMS ha iniziato a diramare i falsi allarmi sulle pandemie, i
mass media hanno avuto un ruolo fondamentale nel diffondere il panico
generale, che poi è arrivato a giusti care l’acquisto e la somministrazione alla
popolazione di vaccini preparati d’urgenza senza i necessari controlli di
sicurezza ed efficacia. Proprio per questo motivo nel 2009 Marcello Foa,
presidente della RAI e professore di giornalismo internazionale e
comunicazione all’Università della Svizzera italiana, non ha esitato a puntare
l’indice contro il comportamento irresponsabile dei grandi canali
d’informazione nell’avere creato una psicosi collettiva:

“Finché l’allarme è con nato a una realtà locale, l’opinione pubblica resta quieta; ma non
appena un governo o un’istituzione internazionale si accorge del problema, il panico inizia a
diffondersi e si auto-alimenta. L’allarme per la suina è scattato quando il governo messicano ha
parlato al Paese con toni drammatici, seguito a distanza di poche ore da quello americano. A
quel punto l’OMS è entrata in brillazione e, a ruota, tutti i governi del mondo. Quale Stato
può correre il rischio di essere accusato di aver sottovalutato la ‘peste del Duemila’? E allora via
con comunicati e conferenze stampa, che inviano messaggi spesso contraddittori. Il virus c’è,
ma non è grave. Anzi sì, e presenta ‘potenziale pandemico’. Il vaccino manca? Aiuto, ma sta per
arrivare; anzi, no e comunque ci sono gli antivirali. La gente è confusa. Meno capisce, più ha
paura”.519

Come dimostrato in modo eclatante tanto dall’in uenza suina del 2009
quanto dalle pandemie precedenti e successive, i notiziari veicolano le
informazioni facendole apparire come una fedele rappresentazione della realtà
oggettiva, mentre le componenti soggettive fanno parte integrante di qualsiasi
narrazione e niscono spesso per prendere il sopravvento, alterando e
distorcendo la percezione della verità.

Il terrorismo mediatico sulle due principali


testate giornalistiche italiane

Il Corriere della Sera e La Repubblica sono i due quotidiani a maggiore tiratura


nazionale e la loro strategia comunicativa durante la pandemia suina può essere
considerata pienamente rappresentativa del modus operandi di tutta
l’informazione mainstream. La disamina dei loro articoli sulla presunta
emergenza sanitaria ha infatti messo in luce le stesse identiche modalità con cui
i grandi notiziari di tutto il mondo hanno trasformato un virus meno
pericoloso dell’in uenza stagionale in una vera e propria psicosi collettiva. La
paura per il contagio venne diffusa e ampli cata a tal punto da spingere la
popolazione mondiale all’isteria e all’acquisto di mascherine protettive,
detergenti igienizzanti e addirittura provviste di generi alimentari.
Gli esperti dell’OMS, dell’Istituto Superiore di Sanità e i vari virologi
intervistati furono presentati come indiscutibili autorità, i cui consigli e
avvertimenti andavano seguiti come fossero la massima espressione del sapere
scienti co. Le loro dichiarazioni apocalittiche, quindi, hanno nito per fornire
un alibi anche ai giornalisti dei grandi media, che invece di indagare su quanto
stava realmente accadendo dietro le quinte dell’OMS preferirono alimentare il
panico insieme ai “super esperti”. I protagonisti della narrazione che tenne
incollate miliardi di persone ai notiziari erano il “terri cante virus” e le stesse
persone nel ruolo di contagiati, deceduti, untori o semplici destinatari delle
raccomandazioni (evitare gli assembramenti, lavarsi le mani ecc.).
L’evento mediatico-suina sui due grandi quotidiani italiani iniziò il 25
aprile 2009 e si concluse nel febbraio del 2010, quando vennero nalmente
alla luce le vere cause della falsa pandemia. Con la vendita dei vaccini agli stati
e la scoperta delle complicità dei super esperti con i produttori, infatti, tutto il
pandemonio creato da OMS e media si sgon ò più rapidamente di una bolla
di sapone sotto il sole e, da un giorno all’altro, i media si comportarono come
se non fosse mai accaduto niente.
Tutto era iniziato con il primo caso (il cosiddetto “paziente zero”) scoperto
in Messico; si trattava di un bambino di cinque anni che poi però era guarito
senza conseguenze. Una sua connazionale di 39 anni, invece, aveva avuto un
esito fatale e a ne aprile i decessi attribuiti all’H1N1 erano saliti a 160. La
conta dei morti e dei contagiati divenne subito l’argomento prescelto da tutti i
media e la presidente dell’OMS Margaret Chan dichiarò lo stato di pandemia
l’11 giugno 2009, dopo che l’in uenza si era diffusa in 74 paesi.
La tensione emotiva sostenuta dai virologi che andavano in passerella su
televisioni e giornali per seminare paura con infauste previsioni da milioni di
morti era tale anche in Italia che, nel mese di luglio, il vice-ministro Ferruccio
Fazio annunciò addirittura il possibile rinvio dell’anno scolastico.520 Il
successivo 21 agosto, il ministro Sacconi rmò un contratto per l’acquisto di
24 milioni di dosi di vaccino da Novartis per un costo di 184 milioni di euro e
un altro stock per la stessa quantità venne prenotata alla Sano .521
Il giorno successivo i media iniziarono a pubblicare articoli sulle
vaccinazioni di massa per l’H1N1 che avrebbero dovuto coinvolgere almeno il
40% della popolazione. Si discuteva dei possibili rischi per un vaccino
sviluppato in tempi record, ma nello stesso tempo si ricordavano i milioni di
vittime del passato per la peste nera (1347-1352), la Spagnola (1918-1920) e
l’asiatica (1957-1960).
All’inizio di settembre morì la prima vittima italiana dell’in uenza suina
(un napoletano di 57 anni affetto da altre gravi patologie pregresse), a cui
seguirono altri decessi nello stesso capoluogo campano e i giornalisti iniziarono
a pubblicare articoli che alimentarono la psicosi.522 A metà ottobre venne
avviata la campagna informativa istituzionale sull’in uenza, insieme alle prime
vaccinazioni in tutta Italia, ma nel frattempo era stata scoperta la montatura e
il panico era cessato. Di conseguenza, solo una piccola minoranza di persone si
volle comunque vaccinare, mentre le decine di milioni di dosi di scorte
rimasero inutilizzate.523 Il 10 gennaio 2010 il capo della Commissione Sanità
del Consiglio d’Europa accusò l’OMS di aver dichiarato precipitosamente lo
stato di pandemia e fece aprire un’indagine per veri care i rapporti di
collaborazione tra gli esperti dell’ente e le industrie farmaceutiche. Il 10 agosto
2010 l’OMS dichiarò ufficialmente conclusa l’emergenza legata alla
pandemia.524

Nessun rapporto tra la realtà e la sua


trasposizione mediatica

Se si fa eccezione per alcuni casi di cronaca e lo sport, i grandi quotidiani non


possono mai raccontare la realtà, poiché sono obbligati a fornire una
narrazione dei fatti che deve essere sempre conforme alla linea ideologica
dettata dall’editore. La realtà oggettiva è un usso di eventi, casi, episodi esterni
al testo e inaccessibili nella loro purezza fattuale. Ogni notizia che leggiamo è il
frutto di una complessa serie di scelte, regolate da convenzioni, compromessi,
convenienze politiche e interessi di lobby. Il giornalista fuori dal coro che non
si piega alle pressioni dall’alto e al conformismo opportunistico dei suoi
colleghi nel seguire gli orientamenti desiderati dal proprio editore viene
emarginato dall’intero sistema della grande stampa come un pericoloso batterio
dal sistema immunitario. Ciò è dimostrato dal fatto che durante la “pandemia
suina” nessuno dei due giornali ha mai pubblicato degli articoli critici nei
confronti dell’OMS e del giornalismo allarmista. Tutti erano perfettamente
allineati nel fomentare il terrore e nel descrivere la suina come la Spagnola e
altre epidemie terribili.
Il pericolo di una pandemia è stato presentato come un rischio reale e
concreto non appena il virus si è presentato alle porte del continente europeo
(La Repubblica, 27 aprile 2009: “La paura arriva in Europa. Casi sospetti in
Spagna e Francia”, “E ora il virus fa paura”). Le dichiarazioni dell’OMS che
ritenevano la pandemia “ancora evitabile” (La Repubblica, 29 aprile 2009) sono
state smentite dalla stessa Organizzazione il giorno seguente (“L’OMS: la
pandemia è imminente”, La Repubblica, 30 aprile 2009).
La trama principale degli articoli pubblicati in quel periodo verteva
sull’annunciare in modo ansiogen l’arrivo dell’onda pandemica, come se si
trattasse di un conto alla rovescia per la ne del mondo. La stampa ha
presentato la notizia dell’in uenza suina come l’argomento centrale a cui
collegare altri argomenti, come l’in uenza stagionale ed episodi storici
(precedenti epidemie e campagne di vaccinazione), nonché polemiche
sull’operato del Governo (per esempio sulla mancanza di sintonia fra i vari
ministeri, sull’inadeguatezza della comunicazione ufficiale sulla pandemia).525
L’evento inoltre è stato declinato in più generi di scrittura per raggiungere il
lettore in ogni modo possibile: troviamo così accostati il resoconto di cronaca,
l’intervista, la testimonianza, il racconto, a ricomporre polifonicamente la
storia di un accadimento.
La comunicazione sull’in uenza suina sembrava rispettare sempre uno
stesso copione, perché presentava diversi punti in comune con quella che si è
sviluppata nel 2005 attorno alla vicenda dell’in uenza aviaria, che è stata
analizzata dall’Osservatorio di Pavia e dall’Osscom (Osservatorio sulla
Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano).526 Come per l’aviaria,
infatti, la notizia è stata diffusa seguendo gli stessi criteri:
 
• Sin dai primi articoli l’in uenza suina è stata associata ad altre
malattie ed epidemie, come la peste, la “Spagnola” del 1918 e
l’aviaria.
• Entrambi i quotidiani hanno riportato le dichiarazioni di fonti
diverse, in cui si sono alternati allarmismi e rassicurazioni, dando però
sempre una schiacciante importanza ai primi. La distonia è stata
inoltre rafforzata dall’accostamento di gra ci ansiogeni ad articoli più
dubbiosi e moderati.
• In alcuni casi gli allarmi lanciati non sono stati né confermati né
smentiti oppure le conferme e le smentite sono state offuscate dalla
sovrapposizione continuativa di nuovi allarmi.
• La creazione della suspense con la profezia dell’imminente arrivo del
virus e la ricerca spasmodica di notizie sempre più catastro che
mentre era in atto una corsa contro il tempo per il vaccino.527
• L’origine esotica del virus ne aumentava il timore e il suo costante
avvicinamento nello spazio era seguito dai giornalisti con cronache al
cardiopalma (i primi casi sono avvenuti in Messico, poi il virus si è
diffuso negli USA e da lì nel resto del mondo).528 La paura del virus
era modellata su quella del terrorismo internazionale per via della sua
tipica natura invisibile, la dimensione della minaccia (globale) e la sua
origine esotica.

L’informazione modi ca attivamente la percezione che l’opinione pubblica ha


del pericolo e in genere crea un’errata valutazione del rischio: sempre più spesso
il giornale non viene letto per intero, ma si sfoglia e il titolo fortemente
ansiogeno può facilmente prevalere sul contenuto più tranquillizzante del resto
dell’articolo. Nella maggior parte dei casi, il messaggio che arriva al lettore è
determinato dagli effetti di senso prodotti dal modo in cui le notizie vengono
gerarchicamente organizzate e si relazionano fra loro all’interno della pagina.

Come si crea una psicosi

“Solo ciò che viene messo in rilievo formalmente ha la capacità di diventare


rilevante anche dal punto di vista del contenuto”. Il rilievo espressivo è stato
conferito alla notizia “in uenza suina” seguendo alcuni parametri che le hanno
permesso di occupare un ruolo predominante nella rappresentazione della
realtà fornita dai due quotidiani nell’arco dei dieci mesi presi in
considerazione.
Fin da subito la copertura giornalistica è stata quasi quotidiana: i mesi più
coperti sono stati aprile (quando è iniziato il caso), settembre (al rientro dalle
vacanze, quando è partito il caos scuole e quello dei vaccini) e novembre (il
mese del picco in uenzale). A partire da aprile 2009 la notizia è stata presente
spesso in prima pagina, quella che rappresenta la “vetrina” del giornale, e gli
articoli che la riguardavano sono stati collocati quasi sempre nelle prime pagine
con testatine apposite.
Nello speci co sul Corriere della Sera la notizia è apparsa in prima pagina
due volte in aprile, tre in maggio, due in luglio, due in agosto, sei in settembre,
due in ottobre, nove in novembre, due in dicembre.
All’interno del giornale è stata collocata spesso nella sezione “Primo piano”
fra le pagine 2 e 11 con testatina ad hoc: “Nuovo virus”, “Nuova in uenza”,
“La pandemia”. I servizi continuavano per una o più pagine ( no a un
massimo di tre), con immagini di media grandezza e diversi disegni e schemi
sulle possibili mutazioni del virus, sulle modalità di trasmissione, sul confronto
fra l’in uenza suina e quella stagionale. Quando non trovava spazio in “Primo
piano”, l’in uenza suina veniva collocata fra le pagine 18 e 27 in “Cronache”,
con articoli di massimo mezza pagina o un terzo di pagina.
Elevato il numero di uscite mensili contenenti notizie sulla suina: in totale,
da aprile 2009 a gennaio 2010 sul Corriere della Sera sono apparsi 265 articoli
distribuiti su 121 uscite del quotidiano.
Sul quotidiano La Repubblica il virus A/H1N1 è comparso in prima pagina
sei volte in aprile, quattro in maggio, cinque in luglio, due in agosto, due in
settembre, due in ottobre, otto in novembre e due in gennaio. All’interno del
giornale la notizia è stata quasi sempre collocata fra le pagine 2 e 17 in sezioni
tematiche de nite da testatine come “Allarme peste suina”, “Allarme febbre
suina”, “La nuova in uenza”, “Allarme in uenza”, “Emergenza in uenza”,
“Emergenza sanità”. I servizi continuavano per almeno due pagine; no a
cinque pagine quando la notizia veniva presentata nella sezione “R2 –
L’inchiesta”. Numerosi gli schemi, le cartine, l’infogra ca e le fotogra e: i
soggetti rappresentati sono molto simili a quelli del Corriere, ma con
inquadrature di maggior impatto visivo ed emotivo. Le foto, inoltre, sono
molto grandi, grazie all’impaginazione a schermo del quotidiano, la cui cornice
è data dall’unità orizzontale della doppia pagina.
Anche su La Repubblica diversi servizi sono stati collocati in “Cronaca”
(pagg. 14-28), con articoli di mezza pagina o racchiusi in un piccolo riquadro;
rari quelli in “Attualità” e in “Mondo”. Nel periodo preso in considerazione
l’evento suina è apparso in 243 articoli suddivisi in 115 numeri del
quotidiano.529
Il fatto di pubblicare una notizia in una sezione piuttosto che in un’altra ha
conseguenze sulla rilevanza, sulla diffusione e sull’interpretazione che se ne dà,
perché è una scelta sostanzialmente arbitraria che contribuisce a dare risalto
oppure a emarginare un certo evento. Il luogo e lo spazio che vengono
assegnati a una notizia infatti in uiscono sensibilmente sulla percezione del
destinatario, perché possono relativizzarne l’importanza oppure renderla più o
meno visibile.
In genere sia nel Corriere della Sera che nella Repubblica le prime due, tre
pagine sono sotto una rubrica tematica, che de nisce il “caso” del giorno. Tale
presentazione ha precisi effetti di senso: dà enfasi all’informazione che si
impone come prioritaria e costruisce l’immagine di un enunciatore forte, di
una testata che si assume la responsabilità di de nire, per il lettore, l’evento del
giorno. I media stabiliscono, quindi, una gerarchia che si basa sulla
collocazione delle notizie e sulla loro estensione: in questo caso “la” notizia è
l’allarme per la nuova in uenza: i timori nati ai tempi dell’aviaria si sono
realizzati (il virus ha infettato i maiali), anche se a conti fatti la situazione al di
fuori del Messico non è stata grave come previsto.
La presenza di testatine dedicate interamente all’in uenza suina in
entrambi i quotidiani dà l’impressione di un giornale che si fa carico di un
programma pedagogico per i suoi lettori, offrendo loro uno strumento di
accesso e facilitazione della lettura e una guida all’interpretazione cognitiva ed
emotiva della realtà. La collocazione delle notizie in sezioni tematiche speciali,
inoltre, fornisce un’evidente interpretazione dell’avvenimento da parte del
giornale: lo mette in rilievo elevandolo allo status di arci-tema, in grado di
collegare tutte le notizie contenute in quella pagina. Per il lettore, dunque, le
testatine hanno la doppia funzione di suggerirgli una certa disposizione
patemica (apprensione) e di metterlo in guardia sull’importanza della notizia
che sta per leggere (rilevanza).530

Titoli forti per spettacolarizzare la notizia e


impressionare il pubblico
I titoli consentono una rapida selezione dei contenuti e per leggere un intero
quotidiano occorrerebbero circa quattro ore, mentre in media gli italiani
dedicano venti minuti alla fruizione del giornale. I titoli rappresentano dei
“punti di ancoraggio” visivo per chi legge; sono dunque un nodo strategico
nella relazione fra chi scrive e chi legge, perché grazie a essi il programma
narrativo, vale a dire la struttura profonda della storia, emerge nella sua forma
più immediata. Nei titoli giungono al punto di maggior sintesi le narrazioni
che i giornalisti hanno composto all’interno degli articoli, esplicitandone il
senso una prima volta nell’apertura e approfondendolo nei paragra che
seguono, lungo la cosiddetta parte referenziale dell’articolo.
Il titolo è dunque il luogo in cui emerge, immediatamente, la messa in
forma dell’evento ed è importante capire quale sia la dimensione della notizia
che mette in evidenza. Nel caso dell’in uenza suina troviamo a grande
maggioranza titoli narrativi e titoli patemici. Mentre i primi, attraverso una
forma verbale che unisce le parole chiave della storia, raccontano i fatti e spesso
aggiornano sulla situazione in corso, i secondi sono quelli che investono sulla
partecipazione emotiva del lettore. Gli enunciati del titolo, infatti, sono sempre
percorsi da un unico lo conduttore particolare, quello della “guerra”, che li
rende fortemente patemici. Questa omogeneità di enunciati viene manifestata
nei titoli sotto forma di una vera e propria metafora bellica: la notizia
“in uenza suina” è stata costruita come una battaglia tra gli uomini e il virus
H1N1, cosicché nei titoli troviamo espressioni come “il fronte dell’OMS”,
“assalto”, “assedio”, “prigionieri”, “conquistare il mondo”, “pediatri sentinella”,
“esercito”, “armi”, “killer”, “trincea”, “guerra all’in uenza”.
Questi termini bellici aumentano l’effetto di apprensione già creato dalle
testatine e dall’aspetto narrativo dei titoli, che parlano di un nemico in
avvicinamento. Anche in assenza di espliciti riferimenti alla dimensione
passionale l’enunciazione risulta modulata in senso patemico. A volte però è
facile notare come il vero soggetto del discorso non sia più il virus H1N1,
quanto le emozioni da indurre nel lettore che, una volta scatenate e alimentate
quotidianamente, determinano un cambiamento patologico dell’umore
(psicosi). Di seguito alcuni esempi di titoli patemici in cui la tensione viene
direttamente lessicalizzata no a diventare essa stessa la notizia:
 
• “La paura arriva in Europa” (La Repubblica, 27 aprile 2009)
• “Febbre suina: la paura contagia l’America” (La Repubblica, 29 aprile
2009)
• “Quando il panico genera errori” (Il Corriere della Sera, 29 aprile
2009)
• “La grande paura del paziente zero” (Il Corriere della Sera, 3 maggio
2009)
• “L’isteria da contagio colpisce anche allo zoo” (Il Corriere della Sera, 4
maggio 2009)
• “Ondate di ansia” (Il Corriere della Sera, 10 maggio 2009)
• “Quando la paura del virus corre veloce” (La Repubblica, 4 luglio
2009)
• “Psicosi in uenza A” (La Repubblica, 12 settembre 2009)
• “Psicosi bambini fra le famiglie” (La Repubblica, 2 novembre 2009)

Alcuni titoli si potrebbero de nire iconici, poiché sintetizzano la notizia e la


spettacolarizzano, ricorrendo in genere a un’immagine recuperata dal testo. Nel
nostro corpus vediamo che in essi si sommano due gure retoriche, la metafora
bellica e la prosopopea, ovvero la personi cazione del virus. All’H1N1
vengono dunque attribuite intenzioni e caratteristiche umane:
 
• “Il virus sbarca a New York” (La Repubblica, 26 aprile 2009)
• “Un killer invisibile” (La Repubblica, 28 aprile 2009)
• “Il virus contagia un italiano” (Il Corriere della Sera, 3 maggio 2009)
• “Il virus avanza a gran velocità” (La Repubblica, 18 luglio 2009)
• “L’in uenza A ferma il rito di Toledo” (Il Corriere della Sera, 14 agosto
2009)
• “Arriva l’in uenza A” (La Repubblica, 1° settembre 2009)
• “Dalla spagnola del 1918 a oggi l’epopea del virus più longevo” (La
Repubblica, 6 settembre 2009)60
• “Virus A, nuove vittime” (Il Corriere della Sera, 30 ottobre 2009)
• “Ora il virus minaccia il calcio” (La Repubblica, 31 ottobre 2009)
• “Virus Arlecchino” (Il Corriere della Sera, 8 novembre 2009)
• “Uccisi dal virus A modi cato” (Il Corriere della Sera, 28 novembre
2009)

La personi cazione del virus permette di rendere conoscibile qualcosa che


altrimenti sarebbe invisibile e inimmaginabile: grazie alla prosopopea e alla
metafora bellica, e grazie ai tanti disegni che popolano le pagine dei giornali, il
lettore riesce a percepire il virus come un nemico molto potente e virulento
contro il quale fare fronte comune. Racconti e lm dell’orrore e di fantascienza
forniscono una sceneggiatura intertestuale antecedente riguardo a invasioni di
piccole creature, germi invisibili e minacce chimiche che si moltiplicano senza
controllo.

Immagini scelte con la cura della


sceneggiatura per un film

Le immagini e l’infogra ca che per mesi hanno accompagnato le notizie della


pandemia sui giornali (ma anche e soprattutto sulle televisioni) sono state volte
ad attivare delle sceneggiature intertestuali legate a quel cinema che parla di
virus, epidemie e quarantene. Le numerose fotogra e di uomini in tute
anticontaminazione, con il volto coperto da maschere e le mani avvolte in
guanti sterili (un esempio su La Repubblica del 15 agosto 2009: “Nel
laboratorio dell’in uenza A ‘tripli turni per fare il vaccino’”) evocano infatti
scenari apocalittici, già paventati dall’universo cinematogra co. Si tratta di
immagini-citazione “destinate non ad arricchire l’informazione ma solo a
convocare in blocco delle emozioni fobiche”.
A un primo sguardo queste immagini possono sembrare illustrative della
notizia nell’articolo, ma in realtà sono loro a essere le protagoniste. Quando si
parla della produzione del vaccino, vengono mostrati degli scienziati
rigorosamente coperti dal camice bianco e dalla mascherina che maneggiano
provette e siringhe nei laboratori. La foto scattata sul luogo dei fatti nel
momento in cui viene descritto l’evento ha un forte effetto di credibilità: scopo
delle immaginidocumento è infatti esattamente quello di fornire una prova
della veridicità di quanto viene narrato. Le fotogra e però danno solo
un’illusione di realtà, in quanto il realismo fotogra co non è che un effetto
dovuto a precise strategie giornalistiche. La continua rappresentazione di
uomini in tuta bianca e mascherina nelle pagine dei giornali fa capire che si
tratta di immagini d’archivio e non di foto “in presa diretta”. Perdono così la
capacità di creare l’effetto di presenza e di realtà evocato dall’idea del reporter
che immortala l’evento della notizia e, al tempo stesso, viene reiterata
l’impotenza del cittadino comune, che deve contare su questi “inviati della
scienza” per veder debellato il pericolo del contagio.
Dunque le immagini accostate agli articoli sull’in uenza suina non hanno
realmente una funzione documentaria, ma una funzione interpretativa e
mitizzante: offrono la chiave di lettura con cui leggere la notizia, chiave che
rimanda a un repertorio “storico” della memoria, uno sfondo di sapere
comune. Sono immaginisimbolo: dovrebbero limitarsi a contestualizzare
visivamente ciò di cui si parla, arrivano invece a evocare un condensato di
paure e preoccupazioni che si impone rispetto al contenuto informativo dei
servizi.
Nel quotidiano La Repubblica in particolare sono state utilizzate spesso
immagini-emozione, che mettono in scena le passioni dei protagonisti degli
eventi focalizzandosi sui loro gesti e volti. Queste fotogra e, generalmente più
grandi di quelle presenti sul Corriere della Sera e a maggior impatto visivo ed
emotivo, alludono a una storia personale, alla dimensione individuale
“dell’emergenza collettiva” costituita dalla pandemia, in linea con la tendenza
alla personalizzazione degli eventi nell’informazione. Anche in un volto
coperto dall’immancabile mascherina è possibile riconoscere l’espressione di
angoscia e di preoccupazione di una donna la cui immagine è stata posizionata
sotto la scritta “grave bimba di 8 mesi” del sottotitolo (La Repubblica, 7
novembre 2009).
Schemi, disegni, diagrammi e gra ci contribuiscono ad accrescere questo
senso di impotenza e di apprensione, poiché sono realizzati con immagini e
titoli (le rotte dell’in uenza messicana, l’epidemia nel mondo, le combinazioni
fra uomini e bestie, l’andamento del contagio, le vittime in Italia, che cos’è
l’H1N1 e cosa minaccia di diventare, come cambia il virus, le strategie di
difesa) che non lasciano possibilità di scampo: il virus arriverà, muterà, ci
contagerà. Attraverso testatine, titoli, immagini e gra ci dunque il giornale
dice, “insieme a ciò che è successo, cosa si deve sentire di fronte a ciò che è
successo”, ponendosi come regolatore passionale delle emozioni e stabilendo
quali siano le risposte patemiche adeguate alla notizia.
Le immagini sono scelte con cura per provocare una forte risposta emotiva
nel lettore e fungere da spia di allarme continua in sinergia con il tono
patemico della notizia e sono eccezionalmente efficaci per indurre angoscia,
paura e ansia.

La magica sparizione del virus A/H1N1

Nel novembre 2009 La Repubblica lanciava un nuovo allarme: “l’OMS ha


annunciato la segnalazione, da parte delle autorità sanitarie norvegesi, dei
primi casi di virus H1N1 mutato”. In breve la mutazione raggiunse anche
l’Italia, dove il ministero si affrettò a rassicurare sull’efficacia, che sembrava
rimasta inalterata, del vaccino. Nel frattempo l’allarme per la grave pericolosità
della pandemia creato dai media rallentò di colpo e, subito dopo il picco
in uenzale, nel pieno della campagna di sensibilizzazione alla prevenzione, i
giornali improvvisamente voltarono pagina cominciando a parlare
dell’in uenza suina come di un evento già passato.531 I media, insomma, si
comportarono come il bugiardo che, una volta scoperto, cambia subito
argomento per evitare approfondimenti e distrarre l’interlocutore.
Nell’ambiente dei ricercatori, infatti, erano iniziati a circolare sospetti di una
colossale truffa organizzata dalle case farmaceutiche con gli esperti dell’OMS e,
come abbiamo visto, a metà novembre il primo ministro polacco aveva già
denunciato apertamente il raggiro della popolazione.
A partire da metà dicembre la stampa cambiò completamente
atteggiamento che, da fortemente allarmistico, divenne tranquillizzante, quasi
soporifero. In alcuni rari casi venne accennato anche ai sospetti di collusione
fra politica, OMS e case farmaceutiche, ma a queste informazioni venne data
scarsa rilevanza, come se in fondo fossero solo dei pettegolezzi di poco conto e
furono lasciate cadere nel vuoto, nell’indifferenza generale. Il tenore degli
articoli più coraggiosi non andò mai oltre le blande allusioni generiche. Un
articolo su La Repubblica per esempio affermò che “chi vende i vaccini realizza
un fatturato tanto maggiore quanto più alti sono paura e allarme sociale”.532
Così, dopo ben otto mesi di terrorismo mediatico, con previsioni
apocalittiche che non ammettevano contraddizione e che avevano messo in
subbuglio il mondo intero, i giornalisti del servizio d’informazione mainstream
conclusero anche loro con una “illuminazione” tanto improvvisa quanto
“geniale”, che la suina non era stata una seconda “Spagnola”.
Dieci anni dopo, la stessa dinamica narrativa mediatica e istituzionale della
pandemia suina si è ripetuta con il virus del SARS-CoV-2, secondo lo schema
ben collaudato eterodiretto dall’OMS. Il nuovo virus questa volta era più
pericoloso del suo predecessore H1N1, ma non era comunque di una gravità
tale da giusti care panico, coprifuoco, lockdown e distruzione dell’economia
reale. Le masse però hanno la memoria corta e si sono fatte cogliere
nuovamente impreparate. Quasi nessuno infatti si è ricordato della scandalosa
corruzione dell’OMS e del totale allineamento dei media e delle istituzioni
sanitarie all’agenda dell’industria farmaceutica. La macchina della propaganda
al servizio dell’élite infatti, è stata abilissima nel far apparire un piccolo
rigagnolo come il grande Rio delle Amazzoni.
Tutti sono caduti dalle nuvole pensando che la situazione apocalittica
descritta dai media con le immagini shock dei malati nelle sale di terapia
intensiva fosse la corretta ricostruzione di quanto stava accadendo e che per
porvi rimedio le uniche soluzioni fossero il lockdown e il vaccino, proprio
come “suggerito” da Bill Gates. I medici che invece hanno coraggiosamente
provato a ridimensionare l’emergenza per riportarla alla sua reale gravità sono
stati coperti d’insulti e liquidati come negazionisti.
Capitolo VI

L’ipotesi più realistica sull’origine del


virus

Il legittimo sospetto

Le coincidenze sono piuttosto rare ma possono accadere. Tuttavia, quando


sono molteplici, consecutive e di notevole corrispondenza, è difficile ritenere
che siano veramente dettate solo dal caso. Esistono quindi validi presupposti
oggettivi per sospettare che l’esplosione della pandemia in realtà sia stata
organizzata e piani cata a tavolino. Sappiamo infatti per certo che era stata
prevista con estrema accuratezza tempistica da Anthony Fauci533 (entro
l’amministrazione Trump) e da Bill Gates che, appena due mesi prima, aveva
organizzato un summit (Event 201 del 18 ottobre 2019) proprio per simulare
l’incontrollato diffondersi di un nuovo coronavirus e preparare i governi a
seguire le direttive dell’OMS (che in pratica sono le sue).534
Anche il ministro della salute italiano Roberto Speranza doveva essere stato
ben consigliato da qualcuno molto informato, se l’8 novembre 2019 ha deciso
di siglare un accordo con la Cina proprio per coordinare insieme le nuove
emergenze sanitarie. Il patto con Pechino venne denominato “Piano d’azione
2019-2021 in ambito sanitario” e prevedeva una stretta collaborazione in
materia di prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie infettive, con un
esplicito riferimento a risposte inerenti a “emergenze di salute pubblica”.535 Le
basi dell’accordo erano già state delineate nel marzo precedente e nel
documento nale dell’8 novembre furono descritti persino gli interventi che
avrebbero dovuto adottare i due paesi in caso di pandemia: quali misure
individuali imporre, quali comportamenti seguire e come gestire la
popolazione.536
Tutto ciò accadeva quando a livello ufficiale non esisteva ancora nessun
motivo per stringere dei piani d’azione anti-pandemici con la Cina, perché il
nuovo coronavirus doveva ancora uscire dall’ombra e questa ulteriore
coincidenza è quantomeno sbalorditiva, se si considera il fatto che, sempre
nello stesso periodo, i ricercatori cinesi, francesi, americani e dell’OMS537 del
laboratorio di Wuhan stavano collaborando su esperimenti con i coronavirus
dei pipistrelli per renderli più aggressivi e patogeni per l’uomo. Nello stesso
mese di novembre 2019 in ne, in aperto contrasto con tutte le previsioni
economiche degli economisti più esperti, Bridgewater, il più grande fondo
speculativo del mondo, scommetteva ingenti capitali sul crollo delle borse
entro marzo 2020,538 come se già sapesse in anticipo cosa stava per accadere.
Su quanto realmente avvenuto nel laboratorio di Wuhan prima della
comparsa del nuovo coronavirus si è occupato anche il prof. Joseph Tritto e la
sua opinione è da considerarsi particolarmente autorevole, poiché in ambito
accademico riveste innumerevoli incarichi di massimo prestigio internazionale:
Professore di Microchirurgia e Microtecnologie all’Aston University di
Birmingham e di Micro e Nanotecnologie presso la BIB, Brunel University di
Londra; Direttore di Nanomedicina all’Amity University di New Delhi; Vice-
primario al Kamineni Institute of Medical Sciences, Hyderabad; Presidente
della World Academy of Biomedical Sciences and Technologies sotto l’egida
dell’INSULA/UNESCO; Presidente dell’ICET/International Council for
Engineering and Technologies; Presidente WABIT – World Association of Bio
Info Technologies; Presidente BioMiNT (WABT) – Micro and
NanoTechnologies in BioMedicine.
Con le sue approfondite ricerche, il prof. Tritto ha accertato che nel
laboratorio di Wuhan non lavoravano solo ricercatori di varie nazionalità al
servizio dei rispettivi paesi di provenienza, ma anche e soprattutto, biologi,
virologi e genetisti nanziati dalle più importanti case farmaceutiche. Proprio
per questo motivo Tritto ha descritto quel laboratorio come il “carrefour” degli
interessi industriali e biotecnologici, nazionali e internazionali, il centro di
interessi nanziari.539 Tritto ha rivelato anche che la Cina ha l’ambizione di
creare un polo internazionale farmacologico per la produzione dei vaccini,
stringendo, alleanze e collaborazioni estere con la Fondazione Gates.
La Bill & Melinda Gates, oltre a nanziare l’OMS e il NIH statunitense di
Antony Fauci, supporta anche la Pirbright Foundation, specializzata nella
ricerca sui vaccini zootecnici che a sua volta conduce esperimenti sui
coronavirus sempre a Wuhan.540 Il prof. Tritto dunque, in qualità di esperto
della materia, ha analizzato tutte le ricerche scienti che svolte a Wuhan sui
virus chimera e ha concluso che l’origine del nuovo coronavirus è arti ciale,541
un fatto che rende ancora più plausibile l’ipotesi di una pandemia piani cata
da tempo e volutamente provocata dall’uomo.
Nessuno Stato al mondo però poteva avere interesse a propagare un virus a
bassa letalità e a iniziare una guerra biologica e anche due paesi rivali come
USA e Cina sono stati duramente colpiti dall’infezione. L’unico soggetto che
poteva avere un valido movente per scatenare una pandemia era l’élite
nanziario-industriale internazionale di cui fa parte il cartello farmaceutico che
controlla l’OMS. Con la diffusione dell’infezione, infatti, l’OMS ha assunto la
direzione del mondo senza nessuna opposizione mentre Big Pharma ha
guadagnato somme stratosferiche dalla vendita dei vaccini e gli Stati,
impoveriti dai lockdown, hanno dovuto chiedere enormi prestiti all’élite
nanziaria, ovvero allo stesso soggetto che controlla anche la grande industria e
le multinazionali del farmaco.
Come già visto con il crack di Wall Street del 2007/2008, le gravi
depressioni economiche costituiscono un agello per la popolazione, gli Stati e
le piccole-medie imprese, mentre rappresentano sempre una grande
opportunità per le élite, le uniche in grado di resistere e accumulare ingenti
fortune dalle crisi, dettando condizioni di prestito ai governi e acquistando le
aziende fallite o in fallimento a prezzi stracciati.542
Peraltro, nella probabile ipotesi in cui lo stato di emergenza globale sia
scaturito da un atto doloso, chi ha ordinato il rilascio del virus a Wuhan
doveva sapere perfettamente che il rischio sarebbe stato praticamente nullo,
perché anche se qualche scienziato fosse riuscito a dimostrare l’origine
arti ciale del SARS-CoV-2, sarebbe stato comunque molto semplice sostenere
la tesi dell’incidente di laboratorio durante gli esperimenti legali con i virus
chimera. Per costruirsi l’alibi di ferro dell’incidente di laboratorio, gli sarebbe
stato sufficiente non rispettare tutte le misure di sicurezza previste e provocare
un’avaria qualche tempo prima. Forse è solo una coincidenza, ma un anno
prima della pandemia si sono effettivamente veri cati ben due episodi che
possono essere interpretati sia come i preparativi per simulare un incidente che
come una vera e propria situazione di rischio, di cui però nessuno sembra
essersi curato nonostante la gravità della situazione: nel gennaio del 2018 il
personale americano dell’ambasciata in Cina ha scoperto e denunciato enormi
carenze nella sicurezza del laboratorio di Wuhan,543 mentre tra il 6 e l’11
ottobre 2019 i servizi segreti angloamericani hanno segnalato un blocco
anomalo nell’attività dei telefoni cellulari dei ricercatori, come se fosse successo
qualcosa di pericoloso. Quest’ultima segnalazione non ha tuttavia trovato
riscontro nell’esame effettuato dagli esperti sui dati del traffico telefonico del
laboratorio di Wuhan e appare anch’essa molto strana.544
Non c’è invece alcun dubbio sul fatto che l’OMS non è intervenuta
quando avrebbe dovuto (al primo allarme del 2018) e che quando ha agito lo
ha fatto nel modo peggiore: prima ostacolando le autopsie in tutti gli Stati del
mondo e poi seminando il panico a causa dell’alto numero di vittime, che in
assenza degli esami autoptici necessari all’individuazione della cura non
poterono ricevere la terapia corretta.
Questo comportamento dell’OMS ha consentito l’imposizione dei
lockdown e delle dure misure restrittive sulla popolazione, che hanno messo in
ginocchio l’economia globale favorendo i grandi gruppi nanziari e
l’instaurazione di una dittatura sanitaria eterodiretta dall’industria
farmaceutica. I ricercatori dell’OMS, inoltre, godono dell’immunità
diplomatica e possono addirittura far sparire impunemente email e dossier sulla
pandemia.545 I parenti delle vittime del Covid nel Bergamasco, per esempio,
hanno costituito il “Comitato Noi denunceremo” proprio per far luce sul
documento dell’OMS, dal titolo “Una s da senza precedenti: la prima risposta
dell’Italia al Covid-19”, in cui si denunciava l’inadeguatezza del piano
pandemico del Governo per bloccare i primi focolai del virus.
Il documento in questione però è stato rimosso poco dopo la sua
pubblicazione e, secondo le testimonianze, la decisione di ritirare il dossier è
stata presa da Ranieri Guerra, numero due dell’OMS. A dimostrarlo c’è una
serie di email e di dichiarazioni di alcuni funzionari dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità. La procura di Bergamo quindi ha aperto un’indagine
per epidemia colposa, e dopo avere interrogato Guerra il 5 novembre 2020, ha
chiesto di ascoltare alcuni rappresentanti dell’OMS insieme ai ricercatori che
hanno curato il rapporto scomparso, come persone informate sui fatti. L’OMS
però ha risposto con un “no” secco, avvalendosi del privilegio dell’immunità
diplomatica.546
Come ammesso dal ricercatore dell’OMS Francesco Zambon, si è trattato
di un danno catastro co anche per l’immagine indipendente dell’OMS, che è
intervenuta per coprire le negligenze del Governo italiano riguardo al piano
pandemico.547 Il direttore generale Tedros Adhanom era ben informato sui
fatti, perché Zambon tentò invano di avvisarlo sui gravi rischi per la
reputazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardo alla decisione
di censurare il rapporto. Zambon ha dichiarato inoltre che Ranieri Guerra
voleva che ne modi casse le date e dichiarasse il falso, perché il piano
pandemico in Italia risaliva al 2006 e lui avrebbe dovuto farlo apparire come se
fosse stato aggiornato nel 2016-2017.548

Il prof. Joseph Tritto smonta la ricostruzione


ufficiale

Nonostante il silenzio assoluto dei mass media sull’argomento, alcuni illustri


studiosi di fama mondiale hanno già categoricamente smentito, su solide basi
scienti che, tutta la narrativa ufficiale sull’origine naturale del virus che ha
infettato il mondo. Secondo la loro opinione infatti, la ricostruzione più
accreditata dalle istituzioni presenta troppe lacune da colmare per poter essere
considerata attendibile e inconfutabile.
Ormai sappiamo, per esempio, che prima della diffusione del SARS-CoV-
2, i ricercatori cinesi del laboratorio di Wuhan (ubicato a ridosso dell’epicentro
della pandemia) stavano svolgendo esperimenti di bio-ingegneria con l’aiuto
nanziario e scienti co di Francia e Stati Uniti proprio per rendere patogeno
per l’uomo la stessa tipologia di virus dei pipistrelli che poi ha infettato milioni
di persone. Attualmente il laboratorio di Wuhan è controllato dall’Esercito
sotto la guida della generalessa Chen Wei e il fatto che sia un’esperta di armi
biochimiche e di bioterrorismo può non essere affatto casuale.
Secondo il parere del prof. Joseph Tritto, esistono sufficienti evidenze e
indizi per dimostrare che il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 è stato creato nel
laboratorio di biosicurezza 4 di Wuhan. Egli sostiene infatti che è un virus
“chimera” creato in laboratorio con le nuove tecniche di ingegneria genetica
che consentono di manipolare il genoma dei virus senza lasciare alcuna traccia
dell’intervento umano:

“Negli ultimi anni ci sono state importanti scoperte, come quella delle unità genetiche e quella
del CRISPR (Clusted Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats), famiglie di segmenti
di DNA contenenti brevi sequenze ripetute e CRISPR-Cas associate a geni. La CRISPR-Cas9,
la tecnica più utilizzata, sta rivoluzionando il mondo scienti co, perché permette di modi care
il DNA in modo speci co, eliminando lettere difettose o indesiderate per sostituirle con lettere
corrette o desiderate.
La novità è che mentre la terapia genica classica, attualmente già utilizzata nella cura di alcune
malattie genetiche, taglia un intero pezzo di DNA che poi viene sostituito con quello nuovo
(sistema altamente complesso e costoso), questa tecnica è completamente nuova perché, senza
tagliare il DNA, sostituisce direttamente le lettere del codice. La rivoluzione sta nella semplicità
e nel basso costo, rendendolo accessibile a molti laboratori.
A rendere più complesso lo scenario è intervenuta poi anche la cosiddetta procedura Gain of
Function [incremento funzionale]. Spiego brevemente di cosa si tratta: […] gli agenti patogeni
possono essere geneticamente modi cati per esaltarne alcune caratteristiche, tra cui la
virulenza. È quindi possibile, compiere delle mutazioni genetiche allo scopo di adattare l’agente
a un ambiente di laboratorio, comprenderne il meccanismo di trasmissione o patogenesi,
sviluppare delle terapie, così pure creare delle armi biologiche.
Quest’uso bivalente dell’ingegneria genetica in funzione “civile” e “militare” desta molte
preoccupazioni. Tale preoccupazione è ancora maggiore se si pensa che oggi è possibile
intervenire geneticamente per aumentare o creare nuove funzioni dell’agente patogeno, in
considerazione del fatto che poi, dolosamente o colpevolmente, può essere immesso in un
ambiente esterno al laboratorio.
Gli studi sull’incremento funzionale e su altri nuovi metodi di ricerca in grado di aumentare o
diminuire la capacità di un agente patogeno di causare malattie aiutano a comprendere la
natura delle interazioni che si instaurano tra l’ospite (per esempio l’uomo) e l’agente patogeno
[…]. Una volta conosciuto il make-up genetico del virus e la sua interazione con l’ospite,
utilizzando so sticate tecniche di genetica molecolare come la reverse genetics, l’RNA di
interferenza o la CRISPR batterica associata alla nucleasi proteica 9 (CRISPR-Cas9), è
possibile creare ex novo virus ricombinanti.
La Gain of Function rappresenta la base sulla quale, utilizzando le tecniche sopra indicate, è
possibile eseguire un vero e proprio editing degli agenti patogeni. Con queste metodologie è
inoltre possibile ibridizzare un virus di una specie, utilizzando il backbone (matrice biologica o
genetica) di un virus di un’altra specie, creando un virus ricombinante chimerico[…].549
Il consesso scienti co internazionale, salvo qualche eccezione anche molto autorevole, e quasi
tutti i media affermano che il Covid-19 ha origini naturali, aggiungendo che il virus ha subito
vari cambiamenti no ad arrivare alla forma infettiva nale. L’origine selvaggia del virus,
teoricamente, può essere frutto di una complessa sequenza di eventi naturali, accaduti in un
lasso di tempo molto lungo, ma anche il risultato di un lavoro svolto in laboratorio con
l’utilizzo dell’ibridazione classica, ovvero attraverso una procedura sequenziale e la complessa
implementazione di tecniche virologiche che consentono, partendo da un virus naturale e
usando procedure standard di replicazione, di analizzarne la patogenicità e altre caratteristiche e
proprietà fondamentali, estrapolandole”.550

Tritto insomma, ci sta avvisando che oggi esistono nuove tecniche molto
raffinate e note solo ai ricercatori più aggiornati che permettono di nascondere
la mano dell’uomo dietro la comparsa di un nuovo virus. Ciononostante lo
scienziato ha spiegato anche che non si può “barare” con i tempi richiesti in
natura per i passaggi di specie (zoonosi) e che un nuovo virus chimera
comparso improvvisamente dal nulla, saltando la tempistica ordinaria, porta il
marchio di fabbrica del laboratorio.

La nuova generazione di scienziati affaristi

La tesi dell’origine arti ciale del virus è stata frettolosamente archiviata come
follia complottista da tutti i mass media, che si sono schierati per “l’innocenza”
degli scienziati (e delle società) coinvolti.
Tuttavia, è un dato di fatto quanto meno sospetto che Bill Gates e la lobby
farmaceutico- nanziaria (due soggetti economici collegati tra loro attraverso
pacchetti azionari, sovvenzioni e prestiti), oltre ad avere previsto per tempo la
pandemia e tutte le sue conseguenze,551 ne abbiano tratto il maggior pro tto sia
in termini economici che di conquista del potere: i comitati tecnico-scienti ci
collegati all’OMS di Big Pharma dettano le misure da seguire ai governi,
mentre gli Stati aumentano enormemente il loro debito con l’alta nanza a
causa dei lockdown e delle restrizioni che deprimono l’economia.
Per il prof. Tritto invece, dietro la creazione del SARS-CoV-2 in
laboratorio ci sarebbe solo l’apparato militare di Pechino, che certamente può
essere stato complice ma non certo la vera cabina di regia dell’OMS, che è
diretta da Bill Gates e dall’industria farmaceutica. Ciò premesso, Tritto non ha
comunque potuto fare a meno di notare che tra i principali soggetti coinvolti
nella sperimentazione dei virus chimera ci sono anche e soprattutto i tycoon
della grande nanza internazionale e dell’industria farmaceutica:

“È in atto infatti, una saldatura della nanza mondiale, che spesso svolge un’attività
speculativa, e Big Pharma, che ha come obbiettivo quello di creare un business molto fruttuoso
favorendo un consumismo compulsivo e una dipendenza farmacologica nella popolazione.
Il binomio nanza/innovazione tecnologica ha generato nuove realtà di Finance & Investments
Makers, che ormai dominano il mondo nanziario, indirizzando le scelte tecnologiche
satellitari e spaziali, la digitalizzazione massiva, le energie alternative, le nanotecnologie, le
biotecnologie e altro ancora.
L’interesse di alcuni players, mascherato da attenzione umanitaria verso la povertà e lo sviluppo
sostenibile nei Paesi del Terzo mondo, si è focalizzato sulla salute planetaria. Il fondatore di
Microsoft, Bill Gates ha investito molto nel settore, considerando il notevole impatto sociale
prodotto dall’innovazione tecnologica. L’area che suscita più interesse è quella della salute
umana, perché su di essa gli Stati e le organizzazioni internazionali sono obbligati a investire
molte risorse. Per questo motivo la Fondazione Bill & Melinda Gates ha fatto propri gli otto
obiettivi indicati dal Millenium Development Goals (MDG) delle Nazioni Unite, che dal 2015
al 2030 proseguono con i diciassette obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable
Development Goals). Una delle priorità che persegue l’OMS per conseguire gli scopi del
Sustainable Development Goals è quella di produrre vaccini per patologie virali e
batteriologiche conosciute, con un’attenzione particolare ai Paesi del Terzo mondo e
incentivando la ricerca per quelle sconosciute.
La Fondazione Bill & Melinda Gates ha adottato questa strategia investendo sulla ricerca e
sulla distribuzione di prodotti e servizi destinati alla salute umana. Come Gates ha
rivoluzionato il mondo dell’informatica, realizzando un software operativo per tutti, così l’idea
di una vaccinazione globale è destinata a cambiare per sempre il settore della salute mondiale e
della società […]. La fondazione di Gates, principale sponsor privato dell’OMS, supporta
anche il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) attraverso alcune ONG
e consorzi internazionali come EcoHealth Alliance e Gavi Alliance, che esercitano anche forti
pressioni sull’OMS per la promozione dei vaccini. Bill Gates è così diventato a tutti gli effetti
un arbitro e un player internazionale nelle strategie di cooperazione internazionale e nella
competizione tra Cina e Stati Uniti per vari motivi:
▪ Per il suo impegno nello sviluppo di nuovi vaccini, progetto condiviso con il consorzio
internazionale di Gavi Alliance, che nel 2012 ha stretto un’alleanza con il NIAID diretto da
Antony Fauci. L’ex direttore dell’OMS, la cinese Margaret Chan [coinvolta nello scandalo della
pandemia suina del 2010, n.d.a.] e Fauci sono membri del Consiglio direttivo del piano
decennale Global Health Leaders Launch Decade of Vaccines Collaboration, lanciato nel 2010
dalla Fondazione Bill & Melinda Gates […]. Gavi inoltre ha come partner l’OMS, l’UNI-CEF,
la Banca Mondiale e, come già detto, la Fondazione Gates […].
▪ Bill Gates è inoltre il principale nanziatore privato dell’OMS nella lotta alle malattie
trasmissibili.
▪ È sponsor di progetti strategici per la ricerca nel settore dei vaccini umani insieme a diversi
partner, incluso la EcoHealth Alliance.
▪ Tramite il Pirbright Institute, Gates partecipa anche alla ricerca e allo sviluppo di vaccini in
campo zootecnico.
La Fondazione Gates, player nanziario internazionale nel campo dei vaccini, ha naturalmente
interessi anche in Cina, soprattutto a Wuhan. La fondazione ha destinato, per esempio, un
nanziamento di 500.000 dollari all’Università di Wuhan e, indirettamente, attraverso la
EcoHealth Alliance ha nanziato i progetti Predict e Predict-2 avviati nell’ambito del
programma “Emerging Pandemic reats” (EPT) istituito nel 2009 dall’Agenzia statunitense
per lo sviluppo internazionale (USAID). Il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, ha
collaborato direttamente con la Shi Zheng-li durante l’epidemia di SARS e nel febbraio 2008.
La Fondazione Gates ha inoltre nanziato il Pirbright Institute che opera anche a Wuhan nel
campo dei vaccini zootecnici”.552

Il laboratorio di Wuhan è stato al centro di un programma di ricerca che


direttamente e indirettamente ha visto la collaborazione di scienziati di diverse
nazionalità per affinare le loro conoscenze nel campo delle biotecnologie
d’avanguardia. Ciò ha permesso ai ricercatori coinvolti nella sperimentazione
di rastrellare dei fondi cospicui con i programmi di cooperazione
internazionale sotto l’ombrello protettivo delle Nazioni Unite e delle ONG dei
lantrocapitalisti che operano nel settore della salute per lo sviluppo dei
vaccini. I partenariati internazionali che sono stati costituiti di fatto e di diritto
tra enti pubblici e privati niscono troppo spesso per essere sbilanciati a favore
dell’industria, delle leggi di mercato e delle lobby che dispongono di ingenti
somme di denaro. Nell’ambito della ricerca per la salute dunque esiste una
vasta zona d’ombra legata alle reali attività svolte dalle ONG che, nella
stragrande maggioranza dei casi, funzionano come dei veri e propri brokers
degli interventi “umanitari”.553
La vecchia idea di scienziati stipendiati dallo Stato e al servizio della
collettività cozza drammaticamente contro la realtà di una nuova classe di
ricercatori che non si limita più a condurre gli studi scienti ci, ma svolge anche
un’intensa attività di reperimento fondi dall’industria farmaceutica. Il denaro
insomma è diventato il principale se non l’unico scopo da raggiungere a ogni
costo e ciò ha messo la scienza al servizio dell’industria. Big Pharma, infatti, si
può arrogare il diritto di parlare a nome della medicina grazie alle riviste, agli
studi comprati e ai luminari compiacenti che usa come sue marionette a
gettone per sostenere la tesi che meglio si adatta ai suoi interessi commerciali.
Non a caso, Anthony Fauci è lo scienziato più accreditato dai media e dalle
istituzioni mondiali per quanto concerne la ricerca sui virus e l’evoluzione della
pandemia, ma nello stesso tempo è anche uno degli esperti più legati a Bill
Gates e all’industria dei vaccini.554
Tale binomio tra notorietà e con itti d’interessi con l’industria costituisce
ormai la regola ed è raro trovare un luminare al centro dell’attenzione dei
media che non sia anche al centro dell’attenzione dell’industria. Il prof. Tritto,
quindi, ha espresso tutte le sue perplessità riguardo a un sistema di ricerca
scienti ca guidato da scienziati che lavorano per l’industria:

“È accettabile e umanamente giusti cabile che aspetti così delicati, che hanno un’importanza
fondamentale per l’umanità, possano essere delegati, da un punto di vista nanziario, a un
player unico come Anthony Fauci? È giusto che questo monopolio operi all’ombra dell’OMS e
non dell’ONU? È forse tollerabile il fatto che strategie globali sanitarie e terapeutiche siano
in uenzate e in alcuni casi decise senza un mandato e un dibattito in seno alle Nazioni Unite
che coinvolga tutti gli Stati? I programmi che decidono strategie di tutela della salute umana
necessitano di un dibattito aperto e libero, senza interferenze da parte di nessuno, né
tantomeno da parte delle grandi case farmaceutiche”.555

Anche se la Cina è indubbiamente responsabile per ciò che è accaduto sul suo
territorio, è altrettanto evidente anche la responsabilità di chi ha nanziato e
collaborato al buon esito della sperimentazione per la creazione di virus
chimera patogeni per l’uomo. Tritto, del resto, ha spiegato chiaramente che a
muovere la ricerca sui programmi di immunizzazione non è affatto l’amore per
la medicina o l’interesse a salvare vite (un mero slogan delle case
farmaceutiche), ma solo vincere la corsa per arrivare primi nella vendita dei
vaccini.

Intervista al dott. Rashid Buttar


Durante un’intervista sullo stato di emergenza del marzo 2020, il biologo
Rashid Buttar dell’Università di Washington, ex chirurgo militare USA con
specializzazione in tossicologia (attualmente direttore del Centro di medicina
avanzata della California e del North Carolina, specializzato nella cura di
disfunzioni immunitarie) era stato uno dei primi scienziati a dichiarare che
l’origine del virus è arti ciale e che Fauci è uno dei responsabili di quanto
accaduto:

“L’isterismo di massa per il Covid-19 è stato scatenato sulla base di dati fasulli. Il ministro della
sanità Jerome Adams e l’amministrazione Trump mi hanno dato ragione quando hanno deciso
di abbandonare il modello epidemiologico predittivo dell’OMS e dei CDC (Centers for
Disease Control) e di voler iniziare a lavorare sui dati reali.556 L’ufficio stampa della Casa
Bianca ha diffuso un comunicato di Donald J. Trump per chiedere l’imputabilità dell’OMS e
ordinare l’apertura di un’inchiesta sulle dichiarazioni mendaci e le reticenze
dell’organizzazione.557 Ho pazienti che arrivano da tutto il mondo che erano preoccupati per
questa situazione, mi hanno interpellato e io ho risposto attraverso i social media: ‘Se volete
davvero sapere come stanno le cose, vi farò un video’. Mi aspettavo che le persone mi
rispondessero e come previsto 7-800 persone lo hanno fatto. Avevo posto questa domanda
perché sentivo parlare di cospirazioni ovunque e per questo motivo come titolo del video ho
posto direttamente la domanda: ‘Il Covid-19 è una cospirazione?’.
Quando ho iniziato a indagare sulla vicenda tutto ciò che trovavo non aveva senso. Io e la mia
équipe lavoravamo con le condizioni mediche più difficili che esistano e non trovavo nulla di
realmente eccezionale in ciò che stava accadendo. Ricordo che quando ho sentito parlare delle
caratteristiche del coronavirus, c’era un particolare farmaco intravenoso che usavamo nella
nostra clinica e ho fatto in modo di procurarmene per dieci volte il fabbisogno normale e così
non è stato un problema. Non mi ha minimamente preoccupato, tuttavia confrontando tutte
le informazioni disponibili mi sono accorto che si trattava di una versione chimerica del virus,
ovvero qualcosa che è stato creato qui negli USA. È stato pubblicato su Nature nel 2015558 ed
è stato sviluppato nell’Università del North Carolina, dove sono stati condotti gli studi iniziali
e ciò nonostante una moratoria del governo USA contro le ricerche chimeriche. Per ricerca
chimerica si intendono le sostanze virali naturali che vengono fatte mutare arti cialmente
mediante la manipolazione genetica e la con gurazione morfologica. Questi esperimenti
servono a incrementare le funzioni dei virus e proprio per questo motivo vengono chiamati
‘studi di incremento funzionale’ o ‘ricerche di gain of function’ [incremento funzionale, n.d.a.].
Ciò signi ca che viene preso un virus già potenzialmente dannoso per renderlo più virulento e
resistente e questo è esattamente quello che ho scoperto. Hanno preso la stringa SHC014 del
coronavirus, il componente antigeno di super cie, lo hanno inserito nella struttura del
coronavirus SARS, li hanno integrati insieme e poi hanno aggiunto inserti dell’HIV e altri
ortologhi [geni che riescono a codi care le stesse proteine in organismi differenti, n.d.a.] per
creare un virus più letale e devastante. A causa della moratoria antichimera degli Stati Uniti, il
NIH (National Institute of Health) per poter continuare la sperimentazione ha pagato 3,7
milioni di dollari per trasferire le ricerche in Cina.559
Nel 2014, il Governo americano, basandosi sul parere dei virologi, decise che non c’era alcuna
giusti cazione per proseguire queste ricerche che avrebbero potuto provocare una pandemia e
impose una moratoria, ma Anthony Fauci [capo del National Institute of Allergy and
Infectious Diseases e membro della task force del governo USA contro la pandemia da Covid-
19, n.d.a.] dispose comunque il nanziamento della sperimentazione segreta di chimera con
denaro pubblico. In pratica violò la legge e nel 2015 creò la situazione che ha portato al blocco
del mondo intero.
Nel 2017, come risulta documentato, dichiarò alla Georgetown University che ci sarebbe stata
una pandemia e che l’amministrazione Trump avrebbe dovuto affrontarla. Come faceva a
sapere cosa sarebbe successo solo due anni dopo? Non si riesce a prevedere cosa accadrà nei
mercati in un periodo di tre giorni mentre lui già sapeva che stava per scoppiare una pandemia.
Lui disse chiaramente: ‘Questo presidente dovrà affrontare una pandemia’.560 Il punto è che
quando qualcuno fa simili dichiarazioni e nello stesso tempo è coinvolto in una violazione della
legge per il nanziamento della sperimentazione chimera con i soldi dei contribuenti e poi
afferma che il virus proviene dalla Cina, lascia aperti molti dubbi. Non posso sapere se il virus
sia stato diffuso prima in Cina oppure qui, ma questo è un aspetto irrilevante della questione,
mentre la responsabilità della pandemia, comunque siano andate le cose, è del sistema USA,
che sta sfruttando opportunisticamente questa occasione per bloccare l’economia quando si sa
bene che non ce n’è motivo […].
Questa è disinformazione e quando il ministro della salute ha dichiarato ai media mainstream
che i modelli predittivi dei contagi di Bill Gates, di Anthony Fauci e dell’OMS non sarebbero
più stati seguiti e che si sarebbe iniziato a guardare i dati reali, i media mainstream hanno
mantenuto il silenzio assoluto e hanno continuato a sostenere che dovremo attendere il 2022
perché la gente possa tornare a riunirsi. Questo è esattamente ciò che hanno dichiarato la ABC,
la Fox e il New York Post. Hanno affermato che due metri di distanza non sono sufficienti e che
ne occorrono quattro, anche se non esiste nessun virus o batterio capace di saltare quattro
metri. È contrario a ogni logica, a ogni conoscenza medica e scienti ca! Ci sono decine di
migliaia di medici e di scienziati che sanno che questo è un inganno ma nessuno protesta!
Magari hanno paura di essere contestati e cancellati dall’albo dei medici ma per l’amor di Dio,
questa è una cosa che cambierà il pianeta e ogni medico o scienziato che sa che questa è una
messinscena deve aprire la bocca e parlare.
Ogni aspetto scienti co di questa pandemia è come se fosse stato gettato nel water tirando lo
sciacquone e a nessuno importa. Gli aspetti fondamentali del funzionamento dell’organismo
umano sono stati ignorati. La siologia è nita nella pattumiera. Ogni conoscenza scienti ca di
virologia e delle malattie infettive è stata ignorata, compresi i postulati di Koch. Inoltre,
abbiamo falsi positivi a causa di test inaccurati e di esami come l’RT-PCR (Real Time
Polymerase Chain Reaction), quando è già stata dimostrata dallo stesso scienziato che li ha
inventati negli anni Ottanta la loro inutilizzabilità per scopi diagnostici, in quanto idonei al
solo impiego per ciò che abbia una sequenza genomica già individuata. Non si possono usare
per le diagnosi da Covid-19 ma lo fanno ugualmente e siccome non bastano a giusti care il
numero dei morti su cui hanno costruito questa pandemia […], a me come a tutti i medici
registrati di tutti gli Stati è stata inviata una circolare in cui viene dichiarato che non c’è
bisogno di fare il test, con l’ordine di registrare la causa di morte come Covid-19 […]. I media
portano avanti questo programma che prevede paura, paura, paura e il terrore stesso fa
aumentare la produzione di adrenalina provocando stress e scompensi emotivi […]. Lo stress
abbassa il sistema immunitario e rende vulnerabili a virus, batteri e molto altro […]. Esistono
farmaci in commercio da molti decenni come l’idrossiclororochina e lo Zithromax, che oltre a
essere sicuri hanno dimostrato un altissimo livello di efficacia in centinaia e centinaia di malati
Covid-19, ma Fauci ha affermato che se non ci sono degli studi per il trattamento del virus non
possono essere utilizzati, mentre nello stesso tempo promuove l’uso di un vaccino che verrà
approvato in tempi ristrettissimi e sul quale non si sa nulla degli effetti collaterali. Se questo
comportamento non evidenzia un con itto d’interessi non so cosa altro può farlo […].
Il blocco dell’economia mondiale è un fatto criminale. […] Fauci peraltro è lo stesso scienziato
che ha diretto anche le ricerche per l’incremento funzionale del virus Ebola che dovevano
servire a renderlo più virulento”.561

La reticenza della Cina e i ritardi dell’OMS

Dopo che il laboratorio di Wuhan è divenuto famoso a livello mondiale per lo


scoppio della pandemia, la direzione del centro è stata affidata al generale
maggiore dell’Esercito popolare cinese, Chen Wei (una donna), a cui è stata
affiancata un’équipe di ricercatori in cui spicca il nome di Zhong Nanshang,
un celebre pneumologo di lunga esperienza nelle malattie polmonari infettive.
Come già anticipato, il generale Chen Wei è un’esperta di armi biochimiche e
le sue competenze in materia la rendono particolarmente adatta alla gestione di
un laboratorio specializzato nella creazione dei virus chimera.
All’inizio della pandemia la prof.ssa Shi Zheng-Li è misteriosamente
divenuta irreperibile e ciò evidenzia il fatto che Pechino aveva interesse a
coprire le sue responsabilità nei confronti del mondo intero, nel caso si fosse
scoperto che il virus era stato creato in un suo laboratorio da una sua équipe di
scienziati. La censura governativa cinese, insieme alla reazione tardiva
dell’OMS, ha svolto anche un importante ruolo nell’agevolare la diffusione del
virus, non consentendo ai sanitari di lanciare un allarme tempestivo. La
prof.ssa Ai Fen, per esempio, fu la prima a segnalare la comparsa del nuovo
virus nel novembre 2019, ma venne messa a tacere e poi è praticamente
scomparsa dalla scena pubblica come altri suoi colleghi medici.
Gli ispettori dell’OMS, invece, sono arrivati con inspiegabile ritardo,
mentre gli scienziati cinesi non hanno comunicato subito le esatte
caratteristiche genomiche del virus “madre” (non ancora mutato), che era di
cruciale importanza per potere sviluppare un vaccino efficace. Inoltre, sia la
prima versione del genoma fornita dalla Cina pubblicata dal NIH USA (12
gennaio 2020)562 che la seconda (14 gennaio 2020)563 e la terza (17 gennaio
2020)564 avevano un pattern assolutamente parziale e incompleto.
Tra il 2002 e il 2004 gli scienziati cinesi stavano lavorando per lo sviluppo
di un vaccino sui coronavirus dei pipistrelli del tipo SARS patogeni per l’uomo
presso l’istituto di virologia di Pechino.565 Nella ricostruzione dei fatti svolta dal
prof. Tritto, quindi, Zheng-Li, i colleghi della sua équipe e in particolare Peng
Zhou sono i principali sospettati di avere creato il SARS-CoV-2 in laboratorio,
grazie a collaborazioni internazionali con Ralph Baruc (esperto di coronavirus)
e il prof. Guo Deyn, che ha svolto il ruolo di tramite con il gruppo di esperti
americani specializzati nelle tecniche CRISPR/Cas, gene editing e targeting of
host genes.
I coronavirus dei pipistrelli scoperti da Zheng-Li sono di fondamentale
importanza per comprendere il meccanismo attraverso il quale la SARS
potrebbe avere contagiato l’uomo. La sua squadra di ricercatori ha studiato il
legame delle proteine spike dei coronavirus naturali e chimera simili alla SARS
che sono presenti nello zibetto e nei pipistrelli a ferro di cavallo con il recettore
ACE2 delle cellule umane.566 La versione umana della SARS è risultata essere il
prodotto della ricombinazione tra i diversi ceppi di virus dei pipistrelli che
abitavano in una grotta nella provincia dello Yunnan.567

Da cosa è composto il virus e come è stato


creato

Il SARS-CoV-2 proviene dai virus di due specie animali diverse (pipistrelli e


pangolini), che sono stati ricombinati tra loro in laboratorio per formare un
nuovo coronavirus. Secondo la teoria ufficiale, invece, un pipistrello con il
virus avrebbe morso un pangolino e poi il virus si sarebbe ricombinato
direttamente con un altro virus di quest’ultimo oppure attraverso un vettore
intermedio che tutti ipotizzano ma che nessuno scienziato è mai riuscito a
individuare. Tale teoria quindi non è stata mai dimostrata, mentre se si
esamina tutto il lavoro di ricerca condotto nel laboratorio di Wuhan sui
coronavirus dei pipistrelli e si ripercorrono tutte le tappe della sperimentazione
si giunge automaticamente alla creazione di un virus chimerico arti ciale con
le stesse identiche caratteristiche del SARS-CoV-2 e l’ipotesi che possa trattarsi
di una mera coincidenza veri catasi proprio nello stesso luogo e nello stesso
periodo in cui poi è comparso il virus è tanto improbabile quanto inverosimile.
Il prof. Tritto appartiene a quel ristretto gruppo di luminari che hanno
fatto della scienza la propria vita e che giungono a sostenere una tesi così
“ardita” e apparentemente assurda come l’origine arti ciale del SARS-CoV-2
solo quando trovano incontrovertibili elementi di prova a suo supporto: “La
mia vuole essere la ricerca della verità dei fatti e dell’evidenza cronologica
dell’evolversi dell’epidemia; la testimonianza della sofferenza delle persone
colpite dall’infezione virale, la critica ragionata delle verità assunte o presunte
della scienza medica, la voce indipendente delle proposte della ricerca
scienti ca e tecnologica, lo scrutatore delle analisi dei determinanti sociali delle
comunità umane coinvolte e sconvolte dalla pandemia”.568
Le sue conclusioni, infatti, si basano su un’ampia documentazione su come
il virus sia stato creato in laboratorio oltre ogni ragionevole dubbio. Tritto ne è
assolutamente convinto e ritiene di avere scoperto su dati concreti che il
Covid-19 è stato prodotto modi cando il genoma della SARS mediante
l’inserimento di tratti dall’HIV e di altri elementi di coronavirus dei pipistrelli
“a ferro di cavallo” attraverso il metodo della “reverse genetics system 2”.
Tali esperimenti di ingegneria genetica sono stati condotti dalla prof.ssa Shi
Zheng-Li che dirigeva il laboratorio di Wuhan con la collaborazione del
Governo francese, dell’Istituto Pasteur (da cui i cinesi hanno imparato l’uso dei
genomi dell’HIV), degli USA (USAID) e di alcuni scienziati americani, fra cui
il prof. Ralph S. Baric, dell’Università della Carolina del Nord.
La prof.ssa Zheng-Li è una virologa di fama internazionale che in Cina è
stata sopranominata “bat woman” (donna pipistrello), proprio perché è la più
grande esperta al mondo dei coronavirus dei pipistrelli. Per condurre i suoi
esperimenti, Zheng-Li si è recata nelle più remote regioni della terra scoprendo
alcuni tipi di virus dei pipistrelli ancora sconosciuti.
Ralph Baric a sua volta è considerato il guru USA nella ricerca sui
coronavirus, è specializzato nella biologia sintetica (creazione di virus e batteri
in vitro) e, oltre ad avere collaborato con Shi Zheng-Li, ha ricevuto un fondo
di ricerca di quattordici milioni di dollari per dieci anni dall’Istituto Nazionale
delle Allergie e delle Malattie Infettive diretto da Anthony Fauci (NIAID) per
studiare l’interazione tra i coronavirus e l’uomo. Baric, nel lontano 1987, già
studiava la miocardiopatia indotta nei conigli da questa classe di patogeni e,
dopo l’incontro con Shi Zheng-Li e altri team di ricercatori, ha iniziato a
isolare i coronavirus che possono essere potenzialmente patogeni per l’uomo.569
Negli ultimi cinque anni il laboratorio di Wuhan ha ricevuto per la ricerca
virologica i fondi più consistenti di tutta la Cina, diventando un centro di
ricerca molto avanzato, che l’Accademia delle Scienze, e lo stesso Governo
cinese, hanno posto sotto il loro diretto controllo.
Nel 2015, Zheng-Li e Ralph Baric hanno pubblicato insieme il più
importante articolo di virologia sul Gain of Function, in cui hanno presentato
la creazione di un virus chimerico sintetico:

“Utilizzando il sistema di genetica inversa SARS-CoV, abbiamo creato e caratterizzato un virus


chimerico sintetizzando lo spike del coronavirus del pipistrello SHC014 in un backbone SARS-
CoV adattato al topo. I risultati indicano che i virus del gruppo 2b che codi cano lo spike
SHC014 in un backbone di tipo wild possono utilizzare in modo efficiente più ortologhi del
recettore umano ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina-2), si replicano efficacemente
nelle cellule delle vie respiratorie primarie umane, e ottengono in vitro titoli [concentrazione di
anticorpi, n.d.a.] equivalenti a quelli dei ceppi epidemici di SARS-CoV. Inoltre, esperimenti in
vivo dimostrano la replicazione del virus chimerico nel polmone dei topi con patogenesi
notevole. L’analisi delle modalità disponibili di terapia immunologica e pro lassi basate sulla
SARS ha rivelato scarsa efficacia; i tentativi sia tramite anticorpi monoclonali che tramite
vaccini non sono riusciti a neutralizzare e a proteggere da infezioni da CoV che utilizzano la
nuova proteina spike. Sulla base di queste scoperte, abbiamo ricreato sinteticamente un virus
ricombinante infettivo con genoma e lunghezza intera SHC014 e abbiamo dimostrato una
robusta replicazione virale sia in vitro che in vivo”.570

A riguardo di questo tipo di ricerche apparentemente giusti cate dalla ricerca


di un vaccino per la salute pubblica, Tritto ha voluto fare un appunto per
chiari care la vera motivazione di questi studi: “Mi sia consentito un breve
inciso per una ri essione personale. Come scienziato e medico dovrei essere
compiaciuto di questi risultati, ma onestamente penso che il linguaggio
criptico della genetica sperimentale contemporanea, spesso illeggibile, non
aiuti affatto a comprendere quale sia l’interesse clinico che a essa dovrebbe
sovraintendere. Credo invece, che in realtà, alla base di queste ricerche non vi
sia alcun interesse per la salute umana o progetto clinico”.571
Lo scienziato ha poi aggiunto: “In ogni caso provando a tradurre il
linguaggio di queste ricerche, appare evidente che gli autori celano un aspetto
fondamentale che riguarda la virulenza, di cui non fanno menzione, parlando
genericamente di un evento che de niscono con il termine ‘processivity’
(processività). Sempli cando, essi affermano solo implicitamente che la
proprietà di una proteina spike sottoposta a clivaggio proteasico, inclusa la
furina, possa avere un impatto sulla virulenza e che quindi il virus chimerico
ricombinante è stato reso più virulento […]. Nel lavoro del 2015 di Baric e Shi
Zeng Li c’è un altro aspetto impressionante: si menziona il ceppo virale murino
MA15, ma non viene precisato che non si tratta di un coronavirus murino
naturale, come si potrebbe pensare, bensì di un SARS-CoV umano
modi cato”.572
Il 28 febbraio 2020, l’équipe cinese del prof. Ruan Jishou della Nankaj
University di Tianjing ha scoperto che il SARS-CoV-2 contiene anche un gene
mutato dell’HIV e che tale mutazione localizzata in un punto preciso del
genoma rappresenta una caratteristica unica che lo contraddistingue da tutti i
coronavirus naturali conosciuti e che ne ha potenziato il livello di infettività.573
Nel report scienti co di Angus Dalgleish Birger Sorensen, pubblicato sulla
rivista QRB Discovery dell’Università di Cambridge,574 è stato evidenziato come
negli studi sui nuovi vaccini per il Covid-19 che devono essere approvati per i
test preliminari debba essere considerata una strategia atta a contrastare
l’infezione causata non da un virus normale, ma da un virus ricombinante
chimerico. Sulla base di questo fatto e di altre informazioni riservate Richard
Dearlove, già direttore dell’intelligence britannica MI6, ha affermato che il
SARS-CoV-2 è stato indubbiamente creato dall’uomo e che proviene dal
laboratorio di Wuhan.575
Tritto ha spiegato che il SARS-CoV-2 è un virus chimera proveniente dal
ceppo virale RaTG13 del pipistrello, ma L’RBM (Receptor Binding Motif –
motivo legante il recettore) della sua proteina S (spike) è stato sostituito con
l’RBM del ceppo virale MP789 del pangolino (pangolin-2019). Nel virus è
presente una corta sequenza di quattro amminoacidi che crea un sito di
scissione della furina (enzima che permette la produzione di una proteina),576
ampliandone la capacità di penetrazione cellulare. Questi interventi di
ingegneria genetica sono possibili utilizzando un backbone di pipistrello (la
matrice genetica),577 che si può mimetizzare, doppiando falsamente l’origine
per creare un mirror (copia informatica) e inserendo con una ricombinazione
sintetica, due armi per renderlo patogeno e più aggressivo per l’uomo: l’arpione
di ancoraggio del pangolino e lo switch di clivaggio furinico, entrambi
altamente compatibili con il recettore di super cie umano ACE2578 e con il sito
furinico intra ed extracellulare umano: “Se, considerando quello che è accaduto
e, come molti hanno affermato, il SARS-CoV-2 fosse frutto di una
combinazione naturale, dovremmo pensare che il pipistrello e il pangolino si
siano coalizzati per eliminare la specie umana, prendendo a prestito da un altro
essere sconosciuto, molto probabilmente un essere umano, l’inserto di clivaggio
furinico”.579
Per una “strana coincidenza”, sin dal 2007 la sperimentazione condotta dal
team della prof.ssa Shi Zheng-Li sui salti inter-specie, riguardava proprio lo
stesso tipo di modi che genetiche presenti nel SARS-CoV-2:
 
1. sostituzione dell’RBM di un tipo di virus con quello di un altro;
2. aggiunta di un nuovo sito di clivaggio della furina, in grado di fornire
a un coronavirus specie-speci co la capacità di poter utilizzare lo
stesso recettore (per es. l’ACE2) in altre specie.
 
I suoi esperimenti inoltre erano stati coronati dal successo e nel 2017, presso
l’Istituto di Virologia di Wuhan, erano già stati creati ben otto virus chimerici
con diversi RBM. La prof.ssa Shi Zeng Li il 3 febbraio 2020 ha affermato di
avere isolato il virus del pipistrello “a ferro di cavallo RaBtCoV/4991” nel 2013
e di avere creato un clone infettivo denominato “RaTG13”. Curiosamente
però, Zheng-Li non ha mai indicato il luogo in cui ha scoperto il nuovo
coronavirus e ha comunicato di avere isolato il “RaBtCoV/4991” solo nel
2016. Il “RaTG13”, sebbene sia stato isolato nel 2013 e annunciato
pubblicamente nel 2016, era stato registrato con un genoma parziale che è
stato completato e reso pubblico solo il 27 gennaio 2020 (dopo l’inizio della
pandemia).580
Il genoma del “RaTG13” è poi risultato identico a quello del SARS-CoV-2
per il 96,2%581 e, poiché ogni ricercatore ha sempre molta fretta nel registrare e
reclamizzare le proprie scoperte prima che qualcun altro possa batterlo sui
tempi e appropriarsi dei suoi meriti, secondo Tritto il ritardo di tre anni nella
registrazione del virus da parte di Zheng-Li può essere spiegato solo con la
necessità di manipolare il virus originale e di crearne una versione chimera con
il virus del pangolino per poi registrarla alcuni anni dopo come naturale e
senza neppure speci care il luogo della scoperta, al ne di impedire che
qualcuno potesse andare a veri care l’effettiva esistenza di questo virus tra i
pipistrelli.
Lo scopo di Zheng-Li, dunque, era quello di creare un parente stretto del
SARS-CoV-2 per sostenere la tesi della mutazione naturale e occultare le
manipolazioni di laboratorio. Ovviamente, però, se Zheng-Li voleva
nascondere le prove della creazione arti ciale del virus signi ca anche che il suo
compito era eseguire un piano preordinato da tempo, ovvero scatenare una
pandemia e farla apparire come un evento naturale. Anche il fatto che il SARS-
CoV-2 sia comparso a Wuhan a ridosso dei festeggiamenti per la più
importante ricorrenza cinese non può essere casuale. Wuhan è uno dei
maggiori snodi ferroviari della Cina e la diffusione massiccia del virus è
avvenuta proprio a ridosso del capodanno cinese (25 gennaio 2020), ovvero
esattamente nell’unico periodo in cui si veri cano enormi spostamenti di
persone (circa tre miliardi) sia in patria che nel resto del mondo.582 Se qualcuno
avesse avuto intenzione di diffondere un virus in Cina e da lì nel resto del
globo, non avrebbe potuto scegliere luogo e periodo migliore.
Se fossimo nell’aula giudiziaria di un processo, la prima indagine che
dovrebbe svolgere un magistrato per trovare il mandante del crimine
riguarderebbe l’individuazione del soggetto che ne ha tratto il maggior
vantaggio. E nessuno può negare che in questo caso sia l’élite nanziario-
industriale di cui fa parte Bill Gates.

Anche altri illustri scienziati confermano la


tesi dell’origine artificiale
Il prof. Nikolai Petrovsky (endocrinologo, immunologo, vice-presidente e
segretario generale della Società Internazionale di Immunologia) e il suo team
della Flinders University del South Australia hanno dichiarato: “Il virus che ha
scatenato l’emergenza sanitaria globale non è stato mai trovato in nessun
pipistrello e neppure in altri animali e ha una speciale predisposizione a colpire
le cellule umane, che riesce a infettare molto più rapidamente di qualsiasi altra
specie conosciuta. Sospetto anche il comportamento della scienziata cinese Shi
Zheng-Li del laboratorio di massima sicurezza di Wuhan”.
Durante un’intervista con il giornalista Paolo Barnard, il dott. Simon
Wain-Hobson, un virologo di riconosciuta fama internazionale dell’Istituto
Pasteur di Parigi, ha dichiarato che ingegnerizzare un virus signi ca lasciare un
segno, una rma evidente. Tuttavia, altri illustri scienziati come il prof. Ebright
e il prof. Michael Antoniou, rettore di Genetica Molecolare al prestigioso
King’s College di Londra, non sono affatto d’accordo con lui perché, come già
spiegato da Tritto, esistono diversi modi per non lasciare tracce dirette della
manipolazione umana. Il prof. Antoniou ha quindi voluto chiarire quanto
segue:

“Per nascondere i processi arti ciali basta ingegnerizzare il virus con tecniche so sticate e non
grossolane, cambiando solo alcune coppie di basi della sequenza genetica di un coronavirus di
un pipistrello, ovvero la zona della proteina virale spike che si riconosce e si aggancia al
recettore ACE2 della cellula umana. Pertanto, se si apportano delle modi che in modo
raffinato esclusivamente in alcune coppie di basi che modi cano le sequenze degli aminoacidi
della proteina virale spike, diventa impossibile distinguere una mutazione da selezione naturale
rispetto a una manipolazione arti ciale di laboratorio.
Sulla base dell’enorme quantità di informazioni di cui già disponiamo sulla natura delle
proteine virali che si attaccano alle cellule (RBM/RBD), si può decidere con precisione dove
andare a manipolare senza lasciare tracce evidenti. Così se per esempio ho un virus dei
pipistrelli che non infetta gli umani, basta cambiare una determinata base o un determinato
aminoacido per consentire al virus dei pipistrelli di attaccare gli esseri umani e se fai questo con
tecniche raffinate, non lasci nessuna traccia o rma della manipolazione genetica avvenuta. A
quel punto sarà impossibile capire se si tratta di ingegneria genetica o selezione naturale.
La sua vera origine però, può essere scoperta in maniera indiretta dal contesto, perché di fatto è
come se questo virus fosse uscito dal nulla. È comparso improvvisamente senza avere parenti
virali vicini da cui fare il salto sull’uomo e questa è una storia sospetta che non mi convince. I
suoi ‘parenti’ più stretti che abbiamo analizzato non possono avere portato alla formazione del
SARS-CoV-2 in così poco tempo e quindi rimane plausibile l’ipotesi della manipolazione
intenzionale e della fuga accidentale di questo virus. Una fonte cinese rimasta coperta sotto
pseudonimo ma considerata scienti camente attendibile ha pubblicato un documento in cui
ha accusato la super esperta di coronavirus dei pipistrelli Shi Zheng-Li, che lavorava al
laboratorio di massima sicurezza di Wuhan, di avere creato il CoV-2 con la ‘gain of function’ e
di avere organizzato l’insabbiamento dopo esserselo fatto scappare di mano producendo in
laboratorio il ‘padre’ del virus insieme ai suoi due cugini”.583

La “talpa” citata dal prof. Antoniou ha dichiarato che la proteina spike


all’esterno del virus, con il suo aggancio per le cellule (RBD), è la responsabile
della virulenza sulle cellule umane e che esiste un’enorme differenza fra la
proteina S1 del CoV-2 e la stessa proteina dei suoi presunti “cugini naturali”, i
coronavirus dei pipistrelli ZC45 e ZXC21. Tale differenza non si può spiegare
con un’evoluzione naturale e ciò dimostra che il CoV-2 è stato manipolato per
divenire altamente infettivo. Antoniou ha affermato che questa ricostruzione
dei fatti è plausibile per i seguenti motivi:

“Se partiamo dai supposti ‘genitori’ del CoV-2, come i due virus menzionati dalla ‘talpa’, il
numero di mutazioni che sarebbero necessarie affinché quelle proteine spike risultino
effettivamente così differenti è talmente enorme e il periodo di tempo che impiegherebbe in
natura diventa così lungo che risulta impossibile siano avvenute in pochi anni (dal 2013 a
oggi). Questa è una delle tante evidenze da cui si evince che il CoV-2 è il prodotto della
manipolazione intenzionale.
La ‘talpa’ ha evidenziato il fatto anomalo che la dott.ssa Shi Zheng-Li nel gennaio del 2020 ha
pubblicato la sequenza del virus che sarebbe il ‘padre’ del CoV-2, ovvero un coronavirus
chiamato RaTG13, scoperto (dichiara lei) nel 2013. Nel suo studio, la ‘talpa’ sembra
dimostrare dal punto di vista molecolare che il cosiddetto padre del CoV-2 è un falso creato al
computer per depistare i ricercatori verso l’origine naturale della pandemia. Nessuno infatti sa
se questo virus RaTG13 esista realmente in vivo e per la ‘talpa’ è comunque assurdo che per
annunciare una scoperta di questa rilevanza mondiale la dott.ssa Shi Zheng-Li abbia aspettato
ben sette anni e che, ‘guarda caso’, abbia reso pubblica la notizia solo quando è esplosa la
pandemia a Wuhan”.584

Un comportamento questo che, come dichiarato anche dal prof. Tritto, può
destare solo dei fondati sospetti. Il prof. Antoniou ha quindi aggiunto: “Di
norma noi ricercatori, quando scopriamo qualcosa ne siamo eri e vogliamo
pubblicare subito la notizia per essere riconosciuti come i legittimi autori.
Inoltre, se la dott.ssa Shi Zheng-Li avesse realmente avuto la sequenza del
RaTG13 molti anni fa, si sarebbe accorta immediatamente di quanto fosse
vicino a diventare patogenico per l’uomo. Per questi motivi, la sua versione dei
fatti per me rimane un mistero […]”.585
Secondo un eminente patologo come il prof. David Walt di Harvard, un
altro fatto molto strano che costituisce un ulteriore importante indizio verso
l’origine arti ciale del CoV-2 è la sua capacità di attaccare
contemporaneamente molti organi diversi. Le proprietà pluripatogene dei virus
infatti, possono essere facilmente selezionate in laboratorio attraverso la
saturations mutagenensis e altre tecniche che consentono di scegliere in
laboratorio tutte le varianti del coronavirus e della proteina spike desiderate:
“Non solo puoi far sì che attacchino le vie respiratorie umane e le cellule dei
polmoni, ma puoi anche selezionare l’attacco a qualsiasi altro tipo di cellula
umana. Posso scegliere di fargli infettare i neuroni, il fegato, i muscoli e tutto
ciò che voglio e posso anche svolgere questo procedimento con diverse cellule
umane no a quando non trovo una variante del virus in grado di infettare
molti tipi diversi di cellule. Non so perché solo alcuni di noi scienziati abbiano
deciso di parlare chiaro mentre tutti gli altri no. Non conosco il motivo, l’unica
cosa che so è che gli scienziati non vogliono essere coinvolti nei grandi dibattiti
pubblici, perché hanno paura di perdere il loro status”.586
Come già visto, gain of function è il termine tecnico utilizzato dai
ricercatori per descrivere il metodo con cui vengono modi cati arti cialmente i
genomi dei virus in laboratorio al ne di renderli più patogeni e/o infettivi per
l’uomo. La validità di questi esperimenti viene sostenuta con il pretesto di
poter comprendere, prevedere e neutralizzare i meccanismi attraverso i quali i
virus mutano e fanno salti di specie divenendo pericolosi per l’uomo. Tuttavia,
tale presunta utilità non è mai stata dimostrata nella pratica, perché non ha
mai portato a nessun vantaggio e per di più questi esperimenti vengono
condotti con modalità inesistenti in natura. È chiaro dunque che gli alti costi e
gli alti rischi di queste ricerche trovano una ragione plausibile solo nella ricerca
per la creazione di armi biologiche.

Il caso Judy Mikovits

La virologa statunitense Judy Mikovits, autrice di quaranta studi scienti ci ed


esperta nel campo dei retrovirus come l’HIV, negli anni Ottanta è entrata a far
parte del NIH (National Institutes of Health) come ricercatrice post-dottorato
in virologia molecolare. Nel 2009, mentre era all’apice della sua carriera,
insieme ad altri dodici ricercatori, ha pubblicato un articolo sulla rivista Science
che ha provocato un vespaio di polemiche all’interno della comunità
scienti ca. Nella sua ricerca infatti, rivelava che il frequente uso di linee
cellulari animali e fetali umane nella preparazione dei vaccini stava provocando
un’esplosione di malattie. Nello speci co, lo studio collegava la sindrome da
stanchezza cronica (CFS) a un retrovirus venuto dai gatti.587 La dottoressa
Mikovits e il suo team avevano scoperto che il 67% delle donne affette dalla
sindrome presentava un virus, chiamato XMRV (correlato alla leucemia
murina xenotropica di ratti e topi), che appariva in donne sane solo il 4% delle
volte. L’XMRV è stato associato dalla letteratura scienti ca anche allo sviluppo
della leucemia, del mieloma multiplo, ai tumori alla prostata, alla mammella e
alle ovaie, ma non si capiva come fosse potuto entrare nel corpo umano no a
quando la Mikovits non lo ha collegato alle linee cellulari di ratti e topi
utilizzate per la produzione dei vaccini.
Tali clamorose dichiarazioni stavano per far esplodere uno scandalo
planetario sulla potente industria farmaceutica, che sarebbe stata costretta a
sborsare miliardi in risarcimenti per i danneggiati dai vaccini, ma il caso venne
prontamente insabbiato con la ritrattazione dello studio da parte dell’editore
della rivista.588 Al suo posto, venne pubblicata un’altra ricerca che, “guarda
caso”, smentiva categoricamente qualsiasi contaminazione dei vaccini, mentre
la Mikovits fu accusata di avere pubblicato delle notizie completamente false.
Di conseguenza, la sua reputazione e la sua vita privata furono completamente
distrutte e nell’aprile del 2011 venne addirittura arrestata dallo sceriffo della
contea di Ventura (California) per una richiesta di estradizione della contea di
Reno (Nevada) emessa in seguito a una causa civile intentata dal Whittemore
Peterson Institute for Neuro-Immune Disease (WPI).589
La dottoressa Mikovits protestò e chiese di poter portare 97 testimoni al
processo per confermare il rigore e la correttezza delle sue ricerche, ma il
permesso non le fu accordato e venne condannata a non pubblicare più nulla
sulla vicenda per cinque anni, con l’avvertimento che, se lo avesse fatto,
sarebbe dovuta tornare in prigione. La sua abitazione fu perquisita per cinque
giorni consecutivi, con l’accusa di avere sottratto materiale informatico
protetto da brevetto del Whittemore-Peterson Institute dove lavorava come
direttore, ma ogni addebito risultò infondato e tutte le accuse dovettero essere
ritirate. Così, una volta decaduto l’obbligo del silenzio, la sua incredibile storia
è divenuta di dominio pubblico nel libro-inchiesta autobiogra co Plague of
Corruption, redatto con la prefazione del senatore americano Robert Kennedy
che da molti anni lotta per il riconoscimento dei danni da vaccino.590 Il libro-
denuncia è diventato subito un bestseller internazionale ed è stato anticipato
dalla video-intervista “Plandemic” con le dichiarazioni bomba della Mikovits,
che però è stato prontamente censurato e rimosso da tutte le grandi
piattaforme social. Nonostante la censura, il suo caso ha avuto comunque una
tale risonanza mondiale che molti grandi giornali sono stati costretti a scrivere
degli articoli a riguardo per screditare la testimonianza della Mikovits, che è
stata liquidata come “complottista no vax”.591
Tutti i media mainstream si sono schierati contro la virologa, ma è
quantomeno strano vedere in democrazia così tante redazioni giornalistiche
non avere mai un dubbio o divergenze di opinioni ed essere sempre così
compatte nel difendere a spada tratta l’industria farmaceutica.
Le dettagliate dichiarazioni della Mikovits sono invece sufficienti a sollevare
più di un ragionevole dubbio sulla condotta morale e scienti ca di personaggi
come Anthony Fauci, che avrebbero costruito la propria ascesa ai massimi
vertici della sanità servendosi di frodi e menzogne. La virologa sostiene per
esempio di avere fatto parte del team che si occupò di isolare il virus dell’HIV
dalla saliva e dal sangue dei contagiati, con uno studio di conferma che doveva
servire a validare la scoperta di Montagnier. Secondo la sua ricostruzione, in
quel periodo Anthony Fauci (direttore del NIH) e Robert Gallo stavano
collaborando per ritardare la pubblicazione di quello studio al ne di trarne un
vantaggio personale in termini di soldi e prestigio. Fauci, insomma, avrebbe
appro ttato della momentanea assenza del dott. Frank Ruscetti a capo dello
studio di conferma per chiederle una copia scritta del rapporto conclusivo, ma
lei si sarebbe opposta, in quanto si trattava di materiale riservato. Fauci perse le
staffe e cominciò a urlare che era un ordine e che se non gli avesse dato subito
la copia del documento sarebbe stata licenziata per insubordinazione. La
dottoressa Mikovits si ri utò comunque di obbedire, ma in seguito a questo
episodio il dott. Ruscetti subì enormi pressioni per consegnare la copia del
rapporto a Fauci, che la trattenne per diversi mesi allo scopo di dare il tempo a
Robert Gallo (in competizione con Montagnier) di pubblicare il suo articolo
sulla scoperta dell’HIV prima di Montagnier.
Le accuse della dottoressa Mikovits contro Fauci però non niscono qui.
La virologa sostiene che il Covid-19 è il frutto evidente di una evoluzione
accelerata arti cialmente in laboratorio, perché affinché un virus simile possa
essersi adattato perfettamente all’uomo dai pipistrelli con un processo naturale,
sarebbero state necessarie centinaia d’anni. La sua tesi quindi è che la prima
manipolazione del virus sia avvenuta nei laboratori militari USA di Fort
Detrich del North Carolina e poi completata al laboratorio cinese di Wuhan,
che si trovava a pochi metri dall’epicentro della pandemia e in cui erano
presenti alti funzionari statunitensi. Mikovits ha dichiarato che lei stessa nel
1999 ha lavorato per il laboratorio militare di Fort Detrich con l’incarico di far
adattare il virus Ebola originario dei pipistrelli alle cellule umane allo scopo
ufficiale di poter prevedere lo scoppio di pandemie e predisporre gli strumenti
per neutralizzarle. Fino a quel momento, infatti, il virus non era in grado di
“saltare” da una specie all’altra (zoonosi) e la virologa ritiene evidente che anche
il Covid-19 sia stato reso infettivo per l’uomo attraverso le stesse modalità
utilizzate per altri virus: “Per la SARS-1 il passaggio all’uomo è avvenuto in soli
dieci anni e non può essere stato un processo naturale: nessuno può essere stato
contagiato al mercato di Wuhan da un pipistrello. Un virus animale non salta
direttamente sugli esseri umani, semplicemente perché un fatto simile non può
accadere in natura. Non è così che funziona. Questa si chiama evoluzione
virale accelerata mentre in natura occorrono centinaia d’anni”.592
Come già visto, molti altri studiosi di fama internazionale sostengono la
stessa tesi della creazione del virus e molti indizi corroborano questa
ricostruzione, perché Fauci ha stanziato 3,7 milioni di dollari nel 2014 proprio
per spostare le ricerche chimera sul coronavirus dei pipistrelli (proibite negli
Stati Uniti con una moratoria di Obama e poi riammesse da Trump nel
2017)593 dai laboratori USA a Wuhan. La sperimentazione è costata
complessivamente 7,4 milioni di dollari594 ed è terminata nel 2019 e Shi
Zheng-Li ha collaborato allo stesso programma di ricerca nanziato da Fauci (il
suo ente è a sua volta nanziato da Bill Gates). Nella prima fase di studio
Zheng-Li ha catalogato tutti i virus dei pipistrelli, mentre l’obiettivo della
seconda fase era comprendere espressamente come potevano mutare per
infettare l’uomo.595
Richard Ebright, un esperto di malattie infettive della Rutgers University
che ha letto la relazione sul progetto di ricerca, ha confermato che lo scopo
nale della sperimentazione era di incrementare l’abilità dei virus dei pipistrelli
di contagiare gli esseri umani con raffinate tecniche di ingegneria genetica. Il
rapporto sosteneva anche che Ebright era tra gli scienziati che più si
opponevano alle ricerche chimera, proprio a causa dell’alto rischio di provocare
una pandemia. L’insieme degli indizi e di tutte le dichiarazioni degli esperti a
supporto della tesi minoritaria del virus creato in laboratorio è schiacciante e,
come, se ciò non bastasse, il 24 aprile 2020 il NIH ha deciso di cancellare lo
scottante rapporto sul proprio progetto, confermando implicitamente di avere
qualcosa da nascondere.596
In sintesi Anthony Fauci, l’uomo che aveva previsto nel 2017 lo scoppio di
una pandemia sotto l’amministrazione Trump è lo stesso personaggio legato a
Bill Gates che ha nanziato le ricerche chimera a Wuhan, che erano
considerate a rischio scoppio pandemia.597 Riguardo invece all’alta mortalità
registrata nel Nord Italia, la dottoressa Mikovits ha dichiarato che, oltre alle
cure sbagliate, un fattore determinante può essere stato sicuramente il vaccino
antin uenzale e in particolare quello quadrivalente ottenuto da colture cellulari
(VIQCC), che è stato somministrato nel 2019 agli abitanti delle stesse zone.
Tali vaccini innovativi, infatti, contenevano ben quattro ceppi virali diversi,
incluso quello altamente patogenetico dell’H1N1, che era stato realizzato da
una linea cellulare animale.598

La versione dei fatti del dott. Shiva


Ayyadurai

Il dottor Shiva Ayyadurai è uno scienziato e un imprenditore statunitense di


origine indiana candidato senatore per il Partito repubblicano. Ha conseguito
quattro lauree presso il prestigioso MIT di Boston (una delle quali in
bioingegneria) e il suo nome è già stato al centro di un’accesa controversia
contro Monsanto e l’industria OGM per avere pubblicato uno studio
scienti co da cui è emerso che gli alimenti geneticamente modi cati, oltre ad
avere una minore quantità di antiossidanti rispetto ai loro equivalenti naturali,
contengono concentrazioni cancerogene di formaldeide.599
Il 25 marzo del 2020 Ayyadurai è stato accusato di complottismo ed è
tornato a far discutere dopo avere dichiarato in un’intervista al canale televisivo
americano e Next News Network che l’epidemia del Covid-19 verrà
sfruttata dall’industria farmaceutica per imporre vaccinazioni a tappeto in tutto
il mondo. Ecco infatti la sua opinione a riguardo:

“Il sistema sanitario verso cui ci stiamo muovendo è un sistema totalmente verticale,
completamente controllato dalle grandi industrie farmaceutiche, agricole e dalle grandi
industrie di produzione di vaccini. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile rmati nel 2015 dalle
Nazioni Unite e da tutti i paesi aderenti vengono chiamati SDG3 [l’obiettivo dichiarato è
‘assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età’, n.d.a.]. Si tratta di un obiettivo
utopico delle élite a cui poi è stato aggiunto il documento Immunization 2030, contenente un
rapporto che spiega il modo in cui arrivare a far vaccinare tutti gli abitanti della terra [come
obiettivo da raggiungere entro il 2030, a p. 8 viene indicato ‘un mondo in cui tutti, ovunque e
di ogni età, potranno bene ciare pienamente dei vaccini per la salute e il benessere’, n.d.a.].600
Ho creato una società chiamata Cytosolve che usa il computer per predire le reazioni chimiche
nel nostro corpo e nelle nostre cellule. Sostanzialmente si usa il computer per modellare le
malattie, in modo da poter eliminare la necessità di effettuare dei test sugli animali [vivisezione,
n.d.a.]. Cytosolve quindi è un programma informatico che permette di individuare le
combinazioni di sostanze chimiche necessarie per ricavare i medicinali dagli elementi naturali
in modo più veloce, più economico e più sicuro. Quando ho terminato il progetto per
realizzarlo mi sono detto: ‘Wow, chi lavora in ambito farmaceutico vorrà utilizzarlo, perché per
commercializzare un nuovo farmaco con i sistemi tradizionali occorrono circa quindici anni e
cinque miliardi di dollari d’investimenti’.
In questo momento l’industria farmaceutica è in pericolo, perché non sta facendo molti soldi
con la vendita dei farmaci, per gli enormi investimenti per nuovi farmaci che sempre più spesso
non ottengono l’approvazione dalla FDA a causa della loro tossicità. Per questo motivo, le
industrie farmaceutiche hanno spostato la loro attenzione sui programmi di immunizzazione di
massa. Nel 1962, basandosi su concetti scienti ci obsoleti e incapaci di comprendere il
funzionamento del sistema immunitario, John Kennedy ha emanato una legge per
l’implementazione delle vaccinazioni. A causa degli effetti collaterali, dopo il 1962 si sono
veri cati molti casi di danneggiati dal programma nazionale di immunizzazione e nel 1986 è
stato istituito il tribunale dei vaccini. Successivamente, le aziende farmaceutiche produttrici
sono state esonerate da qualsiasi responsabilità nei confronti dei danneggiati, che avrebbero
potuto citarle in giudizio.
Attualmente quindi, per le aziende farmaceutiche i vaccini sono puro pro tto: nessuna
responsabilità, nessun rischio, perché non possono essere denunciate. Quando ho iniziato a
guardare il programma di vaccinazione rivolto a tutti i cittadini, c’erano altri attivisti in questo
campo e francamente molti di loro appartenevano all’opposizione controllata, persone come
Robert Kennedy che da una parte dice di essere contro i vaccini, ma nel frattempo sostiene
Hillary Clinton, che è la regina dei vaccini. Quindi la posizione che ho preso è stata:
‘Dobbiamo educare veramente le persone sul sistema immunitario’. Il Deep State di cui fanno
parte la fondazione Gates, Zuckerberg e Hillary Clinton, si è fuso con le Nazioni Unite e
promuoveranno la paura del coronavirus a causa dell’ignoranza di massa in campo medico. La
maggior parte dei dottori in medicina non conosce il sistema immunitario e non studia
nemmeno l’alimentazione. Sulla base di quest’ignoranza stanno spaventando le persone con il
coronavirus essenzialmente per dire ‘dobbiamo fare questo per il bene comune’, ed è ciò che
stiamo vedendo accadere.
Ecco quello che succede con questo tipo di virus. Pensa a una grande sfera che rappresenta una
tua cellula. Queste piccole particelle atterrano su quella cellula e il loro obiettivo è quello di
entrare in questa cellula e usare il tuo meccanismo cellulare per replicarsi. Noi abbiamo circa
380 trilioni di virus nel nostro corpo e si chiamano virioni. Abbiamo circa 63 milioni di batteri
e circa 6 trilioni di cellule. Ecco ciò di cui siamo fatti. Il coronavirus è un gruppo di virus che
genera in uenza, gli stessi virus che creano la sindrome respiratoria. Il ‘coronavirus Wuhan’ era
un ceppo diverso rispetto a quello che c’era in Iran o quello che era in Italia e ci sono
documenti che ho letto e che ho iniziato a veri care da cui si evince che tutti questi diversi
virus provengono da un ramo comune che in realtà porta a Fort Detrich, negli Stati Uniti, in
North Carolina. Il Deep State americano ha inviato uomini a Wuhan ed è così che è arrivato in
Cina […].
La mia opinione è che se credi nel concetto di un insieme di persone alle quali non importano
gli interessi nazionali statunitensi o gli interessi nazionali cinesi o gli interessi nazionali indiani
o italiani, in quanto attente solo al loro personale interesse, allora puoi visualizzare cosa stanno
facendo veramente […]. Dei trenta vaccini raccomandati dai CDC per i bambini nessuno di
loro è stato testato con il ‘saline placebo control test’ […]. Stanno dicendo che c’è questo
‘uomo nero’ chiamato virus e che tu hai bisogno del vaccino per aiutarti a fermarlo. Quindi da
una parte abbiamo l’‘uomo nero’ e dall’altra il ‘salvatore’ e i salvatori sarebbero Bill Gates, il
Clinton Global initiative e Big Pharma.
Se davvero hai capito come funziona il sistema immunitario, tutto ciò è ridicolo. La realtà è che
il sistema immunitario si è evoluto in miliardi di anni, siamo cresciuti in batteri e virus,
dovremmo giocare fuori nella terra, ecco come si attiva il sistema immunitario. Quindi ciò che
accade oggi è che le persone hanno un sistema immunitario compromesso perché è indebolito
e non lavora più a piena potenza. Immagina di avere tre cilindri e solo due in funzione, sai cosa
succede? Nel terzo cilindro si concentra tutto lo sforzo. In immunologia si chiamano citochine;
questo va così forte che la reazione è fuori controllo e inizia non solo ad attaccare la super cie
del virus, ma anche il suo stesso tessuto. Quindi è il tuo corpo che attacca se stesso a causa di
un indebolimento e una disfunzione del sistema immunitario.
Come si ottiene un sistema immunitario debole? Mangia zucchero tutto il giorno, segui una
dieta che non contiene alcuna vitamina D. Ed è per questo che ho scritto una lettera al
Presidente degli Stati Uniti, perché si tratta davvero di salute immunitaria. Il fatto è che non
assumiamo abbastanza vitamina D, non assumiamo abbastanza vitamina C e ci sono anche
altre cose, ma possiamo concentrarci su queste tre. In Africa, nel Ciad, in Gibuti c’è stato un
solo caso di coronavirus e nessun morto, perché? Perché la gente vive una vita che
probabilmente dovremmo vivere anche noi: vivono fuori al sole, estraendo radici. Potremmo
considerare di imitare queste persone del Terzo mondo. La soluzione è abbastanza semplice:
stai fuori al sole e se non puoi farlo prendi un integratore di vitamina D.
I pesticidi colpiscono il microbioma intestinale che ripristina il nostro intestino, consumiamo
grandi quantità di zuccheri, questa è una ricetta per la morte. Ma non lo stiamo affrontando,
stiamo come pompando questo virus e qual è il risultato? Le persone si nascondono in casa, si
preparano ad accettare il fascismo senza affrontare il problema fondamentale: il sistema
immunitario. La situazione sarà sempre più tragica. Diranno: ‘Oh, sai che la tua patente sta per
scadere, hai fatto tutti vaccini? Non puoi viaggiare, non puoi prendere il treno o l’autobus, non
puoi andare in palestra, non puoi andare lì’. Questa è la direzione e la tua palestra dirà: ‘Non
possiamo permetterti di entrare qui, non vogliamo fare male a tutte le altre persone’ […].
Bisogna capire che Big Pharma e i media lavorano a stretto contatto insieme. Tanti anni fa,
hanno indetto un concorso per leggere ed elaborare automaticamente le e-mail. All’epoca ero
uno studente laureato al MIT. Ho nito per vincere quel concorso e fondai un’azienda
chiamata Echomail. Quando ho creato questa tecnologia molte persone hanno iniziato a
volerla usare per analizzare le e-mail. Una delle aziende che era molto interessata era una delle
principali società di pubbliche relazioni chiamata Burson-Marsteller. Io ero un giovane
imprenditore che gestiva la propria azienda e ricordo che stavo uscendo per incontrare uno dei
dirigenti esecutivi. Una volta a cena, il tizio iniziò a vantarsi di come la Burson aiuta le aziende
nella gestione delle crisi e raccontò che Eli Lilly in quel momento stava avendo un grosso
problema. Le vendite di Prozac stavano andando giù e allora gli chiesi: ‘Cosa avete fatto?’. Mi
rispose: ‘Beh, per prima cosa ho detto: Eli Lilly devi cambiare il tuo branding, non sei più
un’azienda farmaceutica, tu aiuti il mondo; seconda cosa, ho fatto aprire loro delle aziende no
pro t’. ‘Una di queste organizzazioni no pro t’ mi disse, ‘era un’azienda con il compito di
proteggere le donne maltrattate e questa organizzazione ha fatto uscire pubblicità con annunci
a tutta pagina che dicevano: Tuo marito ti picchia? Conosci qualcuno, qualche tua amica il cui
marito la sta picchiando? Assicuratevi che stia prendendo il Prozac’. La loro strategia è creare una
narrazione in cui le case farmaceutiche vengono fatte apparire come associazioni lantropiche
[…]. Queste persone sono molto abili nel creare, spendendo milioni di dollari, la narrativa in
cui aiutano ‘gli oppressi’ e poi iniettano loro i propri farmaci […]. La soluzione del ‘salvatore’
Bill Gates non è uno stile di vita corretto, il cibo sano, l’allenamento sico, ma iniezioni di
farmaci nel usso sanguigno delle persone e il controllo di esse. Ecco di cosa stanno parlando,
gli americani devono svegliarsi” […].601

L’opinione di un Nobel

Il biologo-virologo Luc Montagnier, è stato insignito del premio Nobel per la


medicina nel 2008 per la scoperta dell’HIV e pertanto è uno tra i massimi
esperti di questo retrovirus, se non addirittura il più autorevole. Il 17 aprile
2020 è stato intervistato dal canale televisivo francese CNEWS e, molto
coraggiosamente, discorrendo sul lavoro della sua équipe di ricercatori ha
rilasciato le seguenti dichiarazioni che, come assolutamente prevedibile, hanno
sollevato molte critiche nel mondo accademico, quasi interamente schierato a
favore dell’origine naturale del Covid-19:
“Siamo giunti alla conclusione che effettivamente c’è stata una manipolazione su una parte di
questo virus. Al modello classico del virus proveniente dal pipistrello è stato aggiunto quello
dell’HIV. Ciò non può essere avvenuto per un processo naturale, ma solo attraverso il lavoro
molto minuzioso di biologi molecolari. Osservando le sequenze si può affermare che si tratta di
un lavoro da orologiaio. Lo scopo per cui è stato creato non è chiaro, il mio lavoro è di esporre
i fatti e non accuso nessuno […]. Hanno preso delle piccole sequenze di virus e le hanno
inserite nella sequenza più grande del coronavirus. Nella catena dell’RNA del materiale
genetico del virus a un certo punto hanno ssato delle piccole sequenze di HIV. Piccole, ma
non così piccole da non avere signi cato, perché per esempio hanno la possibilità di modi care
siti antigenici.
Se si vuole preparare un vaccino si può tranquillamente modi care la proteina che si intende
utilizzare da una piccola sequenza derivante da un altro virus. C’è la volontà di nascondere
l’origine arti ciale del virus, noi infatti non siamo stati i primi ad avervi lavorato. Un gruppo di
ricercatori indiani molto rinomati aveva pubblicato la stessa conclusione, ma la validità del loro
studio è stata annullata dalla rivista […]. La traccia dell’HIV presente nel virus non può
provenire da un incrocio naturale tra uomo e animale e la sua presenza può essere spiegata solo
da un intervento di ingegneria molecolare: c’è una catena ribonucleica in cui vi sono trentamila
basi che portano il materiale genetico. In queste ultime però tutto è concentrato in meno di
mille basi e in alcune di esse sono state attaccate delle sequenze di HIV. Un sistema informatico
ci permette di individuare la sequenza che cerchiamo e abbiamo trovato sufficiente genoma
dell’HIV per modi care un sito antigenico, ovvero modi care leggermente la proteina del
coronavirus per farla riconoscere dal sistema immunitario come HIV. Molti altri gruppi hanno
fatto la nostra scoperta, ma non l’hanno divulgata per evitare le conseguenze di simili
dichiarazioni.
Tali sequenze sono molto brevi e per questo motivo alcuni scienziati sostengono che la loro
presenza nel coronavirus è dovuta a una semplice casualità, ma la verità è che sono della
lunghezza sufficiente per modi care il coronavirus. È stato prodotto in laboratorio come un
ricombinante, ma c’è una pressione enorme affinché venga nascosto tutto ciò che viene
scoperto sull’origine di questo virus. Queste pressioni possono provenire da tutti gli organismi
mondiali e nazionali che hanno interesse a non far emergere la verità.
In biologia molecolare oggi si possono realizzare tutte le costruzioni di virus arti ciali
desiderate. Gli Stati Uniti sono al corrente, ma hanno nanziato alcune delle ricerche effettuate
nel laboratorio di Wuhan e pertanto non si tratta di una questione che riguarda solo la Cina. Si
tratta essenzialmente di un coronavirus trasmissibile per via respiratoria perché le sequenze
dell’HIV sono minoritarie rispetto all’insieme dei geni. La natura non accetta qualsiasi tipo di
modi ca genomica e, se viene effettuata una costruzione arti ciale, ha poche possibilità di
sopravvivere. I corpi estranei, come per esempio un virus che viene da un altro virus, non sono
ben tollerati.
Come è noto negli Stati Uniti, dove c’è stato il più alto numero di casi, c’è stata un’evoluzione
del Covid causata da mutazioni delle sequenze. Alcuni nucleotidi sono mutati in altri,
modi cando il codice genetico. Si veri cano delle delezioni e ciò che è straordinario è che il
tratto che porta la sequenza di HIV muta molto più velocemente degli altri, scomparendo per
delezione. In altre parole ci sono dei pazienti in cui abbiamo isolato e sequenziato il virus nella
parte ovest degli Stati Uniti, a Seattle, e questa sequenza è quasi demolita, non procede più.
Pertanto, si può pensare che il nuovo potere patogeno del coronavirus, legato all’introduzione
di queste sequenze dell’HIV, sta scomparendo. Dobbiamo effettuare l’analisi delle sequenze e
seguire l’evoluzione genetica mediante il prelevamento e l’isolamento del virus nei pazienti. Se
la mia previsione è esatta, si troveranno sempre più virus mutanti inattivi prodotti dalla perdita
del potere patogeno di questo virus e di conseguenza gli effetti gravi dell’infezione
scompariranno. I virus sono degli agenti che cambiano in continuazione e in particolar modo
quelli con l’RNA”.602

Se il virus muta nelle sequenze genomiche


chiave, qualsiasi vaccino sarà inutile

I coronavirus a RNA come il SARS-CoV-2 prima della pandemia erano


universalmente riconosciuti come virus che possiedono la caratteristica di
mutare più facilmente e il Nobel Montagnier ha confermato, con analisi fatte a
campione sui malati, che il SARS-CoV-2 è estremamente mutevole e che è
destinato a esaurire la sua carica patogena da solo, mentre secondo gli esperti
dell’OMS sarebbe così stabile da poter essere neutralizzato con un vaccino.
Il rischio di gravi effetti collaterali nel lungo termine dei farmaci
sperimentati con troppa fretta è tale che il top scientist di Harvard David R.
Walt,603 della Harvard University Medical School, ha espresso la propria
contrarietà a una simile pratica.604 Una ricerca pubblicata nell’agosto del 2020
ha dimostrato quanto le contestate previsioni del Nobel Montagnier fossero
esatte, poiché il SARS-CoV-2 sta letteralmente perdendo pezzi605 e ha già
subito alcune importanti delezioni (auto-eliminazione di informazioni
genetiche) delle sue sequenze genomiche chiave. Al posto del virus originario,
quindi, sono comparse delle varianti fortemente indebolite che ovviamente
possono averlo reso irriconoscibile a un vaccino preparato molti mesi prima
(pur se efficiente al momento della preparazione).606
I coronavirus appartengono al ceppo delle in uenze stagionali e si stima
mediamente che virus di questo tipo impieghino sei mesi a mutare e tale breve
lasso di tempo rende i vaccini in uenzali preparati un anno prima scarsamente
efficienti.607 Le analisi effettuate su ben 86 genomi di SARS-CoV-2 da diverse
regioni geogra che (Cina, Australia, USA, Giappone, Francia, Germania ecc.),
hanno messo in evidenza ( no a oggi) ben 93 punti di mutazione nel genoma
virale rispetto alla forma cinese utilizzata come controllo, fornendo la prova
della rapidità di cambiamento che contraddistingue questo coronavirus. Una
mutevolezza, che al contrario di quanto stabilito da Bill Gates e dai suoi
portavoce senza possibilità di contraddittorio a livello mainstream, potrebbe far
perdere la carica patogena al virus senza necessità di alcun vaccino pericoloso e
inefficace. La ricerca, infatti, ha accertato anche che le forme di SARS-CoV-2
in Giappone, in America e in Australia hanno perduto alcune parti molto
rilevanti del loro genoma (“delezione”) e tali mutazioni possono avere esiti del
tutto sconosciuti sulla biologia del virus. Un ulteriore studio pubblicato il 18
maggio sulle sequenze di RNA ricavate dai uidi broncoalveolari dei pazienti
infetti nel 2020 aveva già evidenziato che il virus può essere già mutato
migliaia di volte.608

Le mutazioni comportano l’indebolimento del


virus

Il biologo molecolare Pietro Buffa ha spiegato come il virus muta e perde


progressivamente la carica patogena iniziale:

“Come scrivo dal mese di marzo, il beta-coronavirus SARS-CoV-2 esiste sotto forma di
popolazioni di mutanti sparse nel mondo, proprio a causa della sua grande variabilità genetica.
Sarebbero infatti più di 6800 le mutazioni comparse nel genoma del virus durante la sua corsa
intorno al mondo, come rivela uno studio svolto dall’University College London (UCL). Ciò
che emerge con sempre più forza da questi studi è che il virus accumula mutazioni che non
giocano alcun ruolo nel suo potenziamento, ma anzi, sembrano indebolirlo nel tempo (così
come accaduto a tanti altri ceppi virali).
Il virus s’indebolisce per via di due meccanismi. Il primo è sicuramente legato al fatto che
siamo di fronte a un virus a RNA, molecola molto instabile rispetto al DNA. Ciò vuol dire che
durante la replicazione questo genoma a RNA è soggetto a errori di copiatura. Chi ha un
minimo di dimestichezza con la genetica sa bene che, statisticamente parlando, è molto più
probabile che un errore di copiatura e quindi una mutazione risulti sfavorevole, piuttosto che
favorevole. Il virus ha quindi davvero pochissime possibilità di potenziarsi, ma moltissime
possibilità di indebolirsi in modo autonomo.
Il secondo fattore che entra in gioco nell’indebolimento del virus è invece più legato al nostro
sistema immunitario. Prestate particolare attenzione a questo punto, che ha del meraviglioso.
La nostra risposta immunitaria innata è capace di orchestrare un sistema enzimatico in grado di
in iggere modi che al codice genetico di SARS-CoV-2 mediante un meccanismo noto come
‘RNA editing’. In un importante lavoro pubblicato su Science Advances609 e coordinato da
Silvo Conticello (Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa), si mette in evidenza il ruolo di due
sistemi enzimatici chiave: ADAR e APOBEC. Nella fattispecie, gli ADAR e gli APOBEC
convertono due dei quattro componenti dell’RNA virale – le adenine e le citosine – in inosine
e uracili, causando di fatto alterazioni genetiche che il virus accumula. Potremmo quasi parlare
di un sistema di ‘hackeraggio’ che le nostre cellule mettono in atto quando infettate.
L’interazione con l’essere umano quindi in uenza moltissimo l’evoluzione del virus,
accelerandone l’indebolimento, così come stiamo osservando e come osservato dai clinici”.610
Capitolo VII

Il virus del panico

Autopsie ostacolate e statistiche gonfiate

Il virus SARS-CoV-2 ha fatto registrare un numero di vittime molto maggiore


rispetto a quello della comune in uenza stagionale, ma le disposizioni
dell’OMS per quanti care i decessi e per determinare la causa della morte delle
vittime sembrano essere state appositamente concepite a tavolino per far
lievitare arti cialmente le statistiche sul tasso di mortalità e di letalità del
nuovo virus.
L’OMS e i suoi comitati tecnico-scienti ci, infatti, oltre ad avere ostacolato
gli esami autoptici urgenti e indispensabili per stabilire la vera causa dei decessi
e individuare la cura più efficace, hanno ideato un sistema statistico di
classi cazione che permette di includere nei conteggi delle vittime anche chi è
morto per altre cause. Non a caso la Germania, che invece ha prestato
maggiore attenzione alle vere cause di morte, ha registrato un tasso di mortalità
e di letalità pari o inferiore a quello della comune in uenza che gli esperti
dell’OMS “non hanno saputo spiegare”.
E per quanto ignorato dalla stragrande maggioranza della popolazione,
anche l’in uenza e le comuni polmoniti uccidono mediamente diecimila
persone l’anno,611 ma potrebbero essere cinque o dieci volte tanto se nella conta
dei decessi venissero sommati anche tutti i positivi al tampone (ancorché se
asintomatici per in uenza e polmonite) ma periti in incidenti stradali o per
altre mille patologie come è stato fatto invece per il Covid-19.

612
Nella tabella, i morti per influenza e polmoniti dal 2010 al 2017.

Le linee guida diramate dall’OMS durante la pandemia hanno raccomandato a


tutti i paesi del mondo di effettuare le autopsie rispettando rigide norme di
sicurezza, che solo un ristretto numero di sanitari e di sale autoptiche era in
grado di garantire.613 Di fatto quindi, le raccomandazioni dell’OMS hanno
pesantemente ostacolato tutte le indagini essenziali per la tempestiva scoperta
delle tromboembolie polmonari dei malati (la vera novità rispetto
all’in uenza), l’individuazione del corretto trattamento di cura da seguire e la
determinazione delle effettive cause di morte.614
Centinaia di migliaia di decessi avvenuti in tutto il mondo a causa delle
cure sbagliate potevano essere evitati, ma l’OMS ha agito proprio come se fosse
sua intenzione provocare una tragedia. Una eccessiva richiesta di precauzioni
sulle autopsie per un virus a bassa letalità che uccide quasi esclusivamente
soggetti molto anziani con due o più gravi patologie pregresse non può essere
spiegata come un fatto razionale per chi ha come primo obiettivo istituzionale
la salute pubblica.
Quanto è successo, quindi, sembra delineare una strategia precisa dei
vertici dell’OMS per ritardare il più possibile l’individuazione delle cure
corrette per i pazienti e instaurare uno stato di emergenza tale da giusti care la
dittatura sanitaria (limitazione delle libertà e blocco delle nazioni). E poiché le
sue raccomandazioni sono divenute il verbo di quasi tutti i governi del mondo,
con rarissime eccezioni come la Svezia e la Bielorussia, si è trattato di un
comportamento talmente biasimevole che un’associazione con più di duemila
medici e giuristi guidata dal virologo Giulio Tarro, dal magistrato Angelo
Giorgianni e dal medico ricercatore Pasquale Bacco ha presentato una
denuncia presso la procura della Repubblica di Roma e un ricorso alla Corte di
Giustizia europea contro i provvedimenti presi dal Governo di Giuseppe Conte
durante l’apice della pandemia.615
Nell’esposto sono stati messi in evidenza molti aspetti della malagestione
dell’emergenza Covid-19 e il dott. Bacco ha lanciato delle accuse durissime:

“Approcci diagnostici sbagliati, cure inappropriate. Abbiamo ucciso delle persone, anche se in
buona fede, perché si era dinanzi a una situazione nuova, ma in terapia intensiva è stata
applicata una cura sbagliata. Si diceva di non utilizzare gli antin ammatori che ora invece sono
alla base della nuova terapia, non veniva utilizzata l’eparina ed è stata effettuata la ventilazione
profonda. Io ho visto le basi dei polmoni di pazienti Covid, durante le autopsie, ed erano
completamente ustionate perché l’ossigeno puro mandato a una certa pressione ha creato una
vera e propria ustione. Poi si creavano le tromboembolie perché l’ossigeno non circolava in
quanto i polmoni erano occlusi. I medici hanno seguito le linee guida del Governo utilizzando
un protocollo completamente sbagliato. È stato come curare un diabetico con lo zucchero”.616

Tutto ciò non sarebbe mai potuto accadere se l’OMS avesse agevolato le
autopsie o i governi non si fossero attenuti alle sue raccomandazioni.
Ciononostante, l’OMS non ha mai neppure spiegato la ragione ufficiale che
l’ha spinta a raccomandare precauzioni di massimo livello per poter effettuare
l’esame autoptico. Non è infatti chiaro se tali preoccupazioni, così palesemente
contrastanti con ogni evidenza scienti ca sul tasso di letalità, si riferissero
maggiormente alla salute e alla sicurezza dei singoli patologi (forensi) o al
controllo dei contagi in generale.617 Per quanto riguarda la sicurezza dei medici
e del personale ausiliario coinvolti nell’autopsia, si deve obiettare che nella
patologia clinica, ma in particolare nella medicina legale, ogni cadavere deve
essere considerato potenzialmente infettivo. Il possibile contagio inizia sempre
con il rischio di lesioni accidentali del personale medico, che possono divenire
un punto di ingresso per infezioni batteriche o malattie virali come l’epatite C
o l’HIV. Ma anche malattie diffuse per via aerea, come la meningite
meningococcica o la tubercolosi, rappresentano un vero pericolo per la salute
del personale dell’autopsia e spesso prima dell’autopsia non si sa nemmeno se
una malattia infettiva sia presente. Le regole di protezione eccezionali, invece,
sono giusti cate e vengono applicate solo nel caso di malattie virali altamente
infettive e con elevata letalità come l’Ebola. Con il rapido diffondersi del virus,
quindi, l’eccessiva prudenza richiesta per l’effettuazione delle autopsie è
divenuta ancora più assurda di fronte al fatto evidente che molte persone
decedute a seguito di un incidente stradale o per altre cause non collegate al
virus sono risultate infette e potenzialmente contagiose dopo essere state già
manipolate dal personale medico con le precauzioni ordinarie.
Da uno studio svolto negli USA proprio al ne di valutare il rischio di
trasmissione del virus durante le autopsie per Covid-19 è emerso un solo caso
di contagio su 225 operazioni effettuate, che secondo l’opinione prevalente è
persino avvenuto per cause esterne.618 Un altro studio minore condotto su sei
medici durante 24 autopsie per Covid-19 non ha registrato nessun contagio.619
Tutti i medici coinvolti nelle autopsie hanno utilizzato una tuta comprensiva di
copertura per scarpe e gambe, guanti, mascherine N95 e copricapo con visiere
di plastica, ma entrambe le ricerche hanno concluso che il rischio di
trasmissione del virus è estremamente ridotto.
I dati sulla prima autopsia effettuata in Cina sono stati pubblicati solo nel
febbraio del 2020620 e successivamente non è stato più svolto alcun esame
autoptico in modo sistematico.
In letteratura scienti ca abbondano le richieste e gli appelli per effettuare
più autopsie,621 ma per qualche “inspiegabile ragione” proprio durante la prima
delicata fase della pandemia (quando gli effetti del virus si conoscevano ancora
poco e i malati nelle terapie intensive morivano a causa delle cure sbagliate)
alcuni ricercatori hanno addirittura pubblicato degli studi per invitare i medici
patologi a evitarle: “In generale, in caso di decessi causati da infezioni
confermate da SARS-CoV-2, non ci sono indicazioni mediche per condurre un
esame post-mortem”;622 “Le autopsie dovrebbero essere limitate a casi ben
motivati”623 (gli autori hanno persino omesso di speci care quali).
Le linee guida diramate a tutti i medici statunitensi dai Centers for Disease
Control and Prevention (CDC) il 4 marzo 2020 costituiscono un
imbarazzante esempio del modus operandi adottato anche nel resto del mondo
per gon are le statistiche: “In tutti i casi in cui non può essere eseguita una
diagnosi certa di morte per Covid-19, ma nei quali la stessa è anche solo
sospetta o plausibile (per tutte le circostanze ragionevolmente associabili al
virus), è ammesso indicare il Covid-19 come causa di morte”.624 Molti medici
statunitensi, quindi, hanno espresso il proprio disappunto davanti a queste
direttive che, di fatto, hanno avuto l’effetto di rendere inattendibili i certi cati
sulle cause di morte e le statistiche sulla mortalità/letalità del virus.
Durante una accalorata conferenza stampa del 22 aprile 2020, il dott. Dan
Erickson e il dott. Artin Massihi della Accelerated Urgent Care californiana
(rete ospedaliera), si sono interrogati sul motivo per cui i medici siano stati
spinti a falsare i dati raccogliendo informazioni così sommarie e
approssimative. Come espressamente dichiarato dal dott. Erickson, infatti, la
loro ipotesi infatti è che dietro le linee guida del Ministero della Salute
statunitense ci sia stata la volontà di creare il panico: “Forse per far sembrare la
situazione peggiore di quanto realmente sia? Io penso di sì!”.625
Il senatore medico Scott Jensen del Minnesota (USA) ha persino rivelato
l’esistenza di lucrosi incentivi economici destinati agli ospedali che
dichiaravano di avere pazienti Covid-19 e che tali sussidi economici
triplicavano nel caso i pazienti fossero stati sottoposti a terapia intensiva.626
Vista la situazione, dunque, il senatore Jensen non ha esitato a denunciare
pubblicamente le distorsioni del sistema sanitario:

“Le linee guida dei CDC sono semplicemente ridicole. Le indicazioni per compilare i certi cati
di morte costituiscono un grande problema, perché hanno un notevole impatto sulla
piani cazione sanitaria per le generazioni future. Se permettiamo a qualcuno di manipolare e
giocare con i numeri, niremo con minare la ducia delle persone. Attualmente, infatti, stiamo
vedendo i politici fare cose che non sono necessariamente motivate dalle evidenze scienti che e
la loro credibilità sta già diminuendo […]. Prendiamo come esempio l’in uenza. Se un
paziente anziano e cagionevole di salute fosse morto un mese fa con l’in uenza dopo tre giorni
di febbre e tosse, mentre al contempo era in corso un’in uenza pandemica, io non scriverei mai
in uenza nel certi cato di morte. Probabilmente dichiarerei ‘crisi respiratoria’ e polmonite. Tra
i fattori che hanno contribuito al decesso scriverei en sema o insufficienza cardiaca, ma non
scriverei mai in uenza per sottolinearla come causa di morte. Con il Covid-19, invece, viene
richiesto proprio di fare questo […]. Medicare [assicurazione sanitaria statunitense, n.d.a.],
inoltre, spinge i medici a dichiarare il più alto numero di malati gravi con degli incentivi
economici, perché se nel tuo ospedale entra un paziente con il virus ti paga 19.000 dollari e se
poi avrà bisogno anche della ventilazione assistita riceverai 39.000 dollari. Dopo 35 anni di
lavoro nel mondo della medicina, nessuno può dirmi che questo tipo di situazioni non
in uenzano le dichiarazioni dei medici […]”.627

Per quanto concerne l’Italia, invece, secondo quanto rivelato dall’ex capo della
Protezione Civile Guido Bertolaso, gli ospedali hanno ricevuto un incentivo di
duemila euro per ogni giorno di degenza di un paziente Covid in terapia
intensiva.628 Bertolaso ha infatti spiegato che l’affollamento degli ospedali
potrebbe essere evitato con la ridistribuzione dei pazienti tra i diversi
nosocomi, ma che a causa degli incentivi economici nessuna struttura sanitaria
intende trasferire i suoi pazienti: “Il Drg riconosce duemila euro al giorno per
ogni paziente Covid-19. Un ospedale con cento malati di Covid in reparto
riceve dalla propria Regione e quindi dallo Stato 200.000 euro quotidiani”.629
Una situazione che ha spinto Bertolaso a chiedersi come si possa immaginare
che gli ospedali si privino dei loro pazienti per mandarli altrove.
Nello stesso tempo però è chiaro che, oltre al problema della
ridistribuzione dei pazienti, tra i vari ospedali c’era anche il rischio di direttive
sanitarie per gli intubamenti “facili” e della corsa all’accaparramento dei
positivi paucisintomatici (o addirittura asintomatici) solo per fare cassa. Nel
mese di novembre 2020, per esempio, un uomo della provincia di Asti ha
accusato un malore per un’ischemia cerebrale che aveva da tempo e dopo essere
stato ricoverato in ospedale è risultato positivo al tampone. I medici quindi lo
hanno trasferito in terapia intensiva, dove è stato immediatamente intubato e
curato per il virus, anziché per la sua patologia pregressa. Alcuni giorni dopo,
l’ospedale ha riferito alle glie che l’uomo era in grave pericolo di vita e che
probabilmente non sarebbe sopravvissuto. Le glie si sono molto preoccupate e
la mattina del giorno seguente l’avvocato Francesco Paolo Cinquemani ha
inviato una diffida all’ospedale per richiedere la documentazione clinica del
paziente, in modo da poter far veri care a un medico di parte l’effettiva
patologia del padre. Il giorno successivo, però, l’ospedale ha comunicato alle
glie che il padre era fuori pericolo e che era stato trasferito in un reparto per
pazienti positivi in attesa di tornare negativi al virus ed essere dimessi. Tre
giorni dopo l’uomo è potuto tornare a casa.630
Uno studio pubblicato il 3 febbraio 2021 ha valutato l’incidenza e la
prognosi delle polmoniti associate al tubo di ventilazione successive al ricovero
per Covid che sono state osservate nei reparti di terapia intensiva italiani. Il
29% dei 586 pazienti analizzati ha sviluppato una polmonite da ventilazione,
che ha portato alla morte nel 48% dei casi.631 Le polmoniti da ventilazione
sono quasi sempre provocate da infezioni letali in quanto prodotte da batteri
resistenti agli antibiotici.
Nel mese di gennaio 2021, per esempio, erano già centinaia i fascicoli
aperti dalla Procura di Milano e dalle altre procure del distretto milanese per
omicidio e lesioni colpose ed epidemia colposa, reati legati alla pandemia da
Covid, alle morti nelle Rsa, ai contagi e ai decessi negli ospedali e sui luoghi di
lavoro. I numeri impressionanti, difficili da sommare in modo esatto,
emergono dalla relazione della Procura generale di Milano, pubblicata per
l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Solo a Milano, per esempio, dopo lo
scoppio della pandemia sono stati aperti più di 60 fascicoli per epidemia
colposa per “i numerosi decessi avvenuti nelle Rsa”. E una “cinquantina” di
denunce sono ancora in valutazione. In meno di otto mesi, poi, per omicidio
colposo sono stati aperti 68 fascicoli con indagati e 178 senza “per ipotesi di
responsabilità varie nella gestione della malattia, sia sotto il pro lo terapeutico
che organizzativo, anche con riferimento ai ‘datori di lavoro’ nel senso più
lato”. Per lesioni colpose sono stati iscritti 169 fascicoli con indagati e 590
senza. “Numerose denunce – si legge – sono infatti pervenute all’ufficio da
parte di dipendenti di strutture sanitarie” e da “organizzazioni sindacali”. A
Lodi, nel frattempo, territorio martoriato dall’epidemia nella prima fase, “sono
stati aperti 38 procedimenti per presunta colpa medica conseguente agli effetti
del contagio” per “soggetti operanti in ambito medico-ospedaliero e non solo”.
E 11 indagini “per analoga presunta colpa medica per gli effetti del contagio”
nelle Rsa. Decine i fascicoli aperti anche a Busto Arsizio, Como, Lecco (c’è
un’indagine “con monitoraggio dei tassi di decesso rispetto all’anno
precedente”).632
In una clinica calabrese, invece, è stata scoperta una truffa allo Stato da
10,5 milioni di euro con più di mille falsi ricoveri Covid in terapia intensiva.633
In pratica, l’OMS, il CTS e il Governo hanno creato un sistema infernale
che ha reso molto conveniente il ricovero negli ospedali dei positivi al tampone
con lievi sintomi (quando non addirittura asintomatici), che poi sono stati
registrati come ricoverati e hanno fatto impennare le statistiche. Le notizie sul
continuo aumento dei ricoveri sono state poi diramate ai quattro angoli della
terra con consueto tono drammatico dei mass media, che hanno indotto il
panico insieme alla corsa in ospedale dei positivi in preda al terrore,
innescando una spirale perversa che si è autoalimentata da sola per settimane e
che si è conclusa con nuove misure anti-Covid ancora più restrittive per la
popolazione.
Il 25 ottobre 2020 il Presidente del Consiglio Conte, dietro parere del
CTS, ha emanato l’ennesimo DPCM e imposto ulteriori restrizioni che hanno
inferto un altro duro colpo all’economia italiana: coprifuoco dalla mezzanotte
(anticipato alle 22.00 nei successivi DPCM) alle 5 di mattina, chiusura alle 18
per bar, pub, ristoranti, pasticcerie e gelateria, consumo al tavolo consentito per
un massimo di quattro persone (salvo per i conviventi), chiusura totale per
palestre, piscine, sale giochi, sale da scommesse e discoteche. I settori più
colpiti dal DPCM (milioni di persone), quindi, sono stati travolti dalla
disperazione, che si è trasformata in proteste in tutto il Paese. Appena due
giorni dopo, il Governo si è affrettato a promettere sussidi economici,634
mentre Walter Ricciardi (lo stesso personaggio che ha avuto un ruolo di primo
piano nella stesura della legge Lorenzin pro lobby farmaceutica per rendere
obbligatori dieci vaccini), il consigliere del ministro della salute Roberto
Speranza, non era ancora soddisfatto e invocava a gran voce un lockdown
totale.635

Suicidi, psicosi e tracollo economico

Sin dall’inizio della pandemia, i grandi canali d’informazione hanno abusato


della ducia della popolazione per continuare a martellarla incessantemente
con dati parziali, notizie infondate e isteria allarmistica che hanno nito per
creare una psicosi collettiva. Da quando è stata proclamata l’emergenza
sanitaria, tutti i telegiornali, i giornali, le radio, i programmi d’intrattenimento
e di approfondimento hanno parlato quasi solo ed esclusivamente del Covid-
19. L’angoscia e la paura irrazionale diffuse dai media con costanza e massima
determinazione hanno prevalso sulle menti deboli e hanno fatto impennare i
problemi psichici. Già nel maggio del 2020, infatti, gli psichiatri avevano
lanciato l’allarme,636 mentre alcune persone sono state talmente impaurite da
essere arrivate a scegliere il suicidio piuttosto che rischiare di essere infettate dal
“terribile virus”. Nella sola città di Roma, per esempio, una maestra d’asilo di
45 anni e madre di un bimbo si è lanciata dalla nestra in preda al panico
dopo essersi autoconvinta di avere contratto il Covid-19. In precedenza, la
donna non aveva mai sofferto di problemi psichici o depressione e, dopo la
tragedia, il marito ha testimoniato quanto fosse intimorita dal virus: “Era
sempre più preoccupata, ha continuato a parlare della malattia. A quel punto
siamo andati a fare un tampone, l’ha fatto e continuava a essere molto in ansia
e strana”. Era talmente in preda alla psicosi che non è riuscita neppure ad
attendere l’esito di quel tampone. Il marito aveva passato la notte in bianco
provando a rasserenarla, no a quando non si è addormentato. Una volta
rimasta senza nessuno a controllarla, la donna ha scritto un biglietto d’addio,
ha accostato una sedia alla nestra e si è lanciata nel vuoto.637
Il 7 settembre del 2020, l’agenzia stampa AGI ha lanciato l’allarme per i
suicidi legati al Covid-19.638 Solo tra marzo a settembre 2020, infatti, si sono
suicidate 71 persone a causa della paura, della crisi economica e dell’isolamento
subito durante il periodo del lockdown. Secondo uno studio pubblicato
dall’Istituto Elma Research in occasione della Giornata mondiale della salute
mentale del 10 ottobre 2020, il lockdown e il terrore per il Covid-19 diffuso
dai media ha provocato disturbi psicologici nel 65% degli italiani, nel 63% dei
britannici, nel 69% degli spagnoli e nel 50% dei tedeschi, con una media
europea del 58%. Tra i sintomi elencati dallo studio gurano insonnia,
difficoltà a dormire o risvegli notturni (19%), mancanza di energia o debolezza
(16%), tristezza o voglia di piangere (15%), paure e timori eccessivi (14%),
mancanza di interesse o piacere nel fare le cose (14%), panico e attacchi di
ansia (10%). Il 61% ha avuto almeno due di questi sintomi.639
Dal funereo sensazionalismo mediatico derivano angoscia,
disorientamento, somatizzazione e senso di morte imminente nei cittadini. Ciò
produce un usso caotico nei Pronto Soccorso che a sua volta è causa di una
inefficiente gestione clinica dei pazienti Covid e non Covid che manda in “tilt”
l’intera rete ospedaliera già provata da decenni di tagli alla spesa sanitaria.
I medici coraggiosi che invece hanno inutilmente cercato di tranquillizzare
la popolazione con i dati reali sul tasso di letalità, sulle mutazioni che hanno
indebolito il virus e sulle efficaci cure disponibili, oltre a essere stati dileggiati
dai colleghi dei salotti televisivi con l’autoritarismo del maestro dinanzi allo
scolaretto, sono stati investiti da una valanga di critiche e di insulti dai social. Il
dott. Alberto Zangrillo per esempio (primario della terapia intensiva del San
Raffaele di Milano), dopo essersi esposto personalmente affermando con
numeri alla mano che “il virus è clinicamente morto”, è diventato uno dei
bersagli preferiti degli hater e dei contestatori della Rete che, presi dal panico
più irrazionale, non hanno accettato di ridimensionare la gravità
dell’emergenza sulla base dei veri dati clinici divulgati dal primario: “Ogni
volta che parla” scrive un utente su Twitter, “i contagi lievitano. Porta s ga?
Fatelo stare zitto!”. E ancora: “Allora perché il paziente preferito di Zangrillo è
in quarantena, fa tamponi su tamponi e invita tutti a mettere la mascherina...
lui che non la portava”, replica un altro internauta in riferimento a Silvio
Berlusconi, dimenticando però che il leader di Forza Italia la mascherina l’ha
sempre indossata. Poi un altro insulto: “Quando parla Zangrillo, sinceramente
mi viene la voglia di cagare. Perdonatemi l’espressione”.640 In un simile clima
da linciaggio, i medici che intendevano dire la verità hanno preferito tacere per
non subire lo stesso trattamento.
I grandi media del resto, non hanno mai cessato di spargere notizie
apocalittiche come se piovesse e senza mai considerare che il tanto contestato
modello svedese si è rivelato corretto. Il maggior numero di morti rispetto a
Danimarca e Norvegia, che hanno curato i pazienti meno gravi a domicilio, è
stato dovuto alla decisione errata ma condivisa da quasi tutti gli altri paesi di
ricoverare i malati nelle case di riposo insieme agli altri anziani (la categoria più
a rischio), dove si è registrato il decesso del 50% di tutte le vittime. In Svezia,
senza mascherine, lockdown e obbligo di distanziamento sociale non si è
veri cata l’ecatombe prevista dai profeti di sventura a gettone e nel settembre
2020 si sono registrati meno nuovi casi di tutti i paesi del mondo che invece
hanno seguito il lockdown.641 La stessa OMS, di fronte all’evidenza del fatto, è
stata costretta ad ammettere il successo della Svezia, ma lo ha giusti cato
asserendo che la popolazione ha seguito comunque le regole di distanziamento
sociale nonostante la stragrande maggioranza dei cittadini abbia frequentato
tranquillamente i bar, i ristoranti, i centri commerciali, i cinema, le discoteche
e le piazze, continuando a comportarsi normalmente, a sedersi vicino, ad
abbracciarsi e a stringersi la mano.642
Per capire quanto siano infondate le previsioni nefaste dei guru del terrore,
basti ricordare che la Svezia “ribelle” ha avuto un numero di morti inferiore
rispetto a quello di paesi come Italia, Francia e Spagna, che invece hanno
adottato il modello cinese dei lockdown e delle mascherine anche all’aria
aperta. Ciò è potuto accadere nonostante il fatto che la città di Stoccolma ha
una densità di abitanti per kmq più che doppia rispetto a quella di Roma e un
numero complessivo di cittadini superiori a quello di Torino o della provincia
di Bergamo e Brescia. Ma non è tutto. Il massimo picco dei morti registrato in
Svezia nell’aprile 2020 per il Covid-19 è stato addirittura inferiore al numero
dei decessi registrato nel Paese durante l’in uenza del dicembre del 1993, del
gennaio del 1996 e del gennaio 2000.643
Nel grafico è possibile confrontare a colpo d’occhio le previsioni
apocalittiche dell’Imperial College con il vero andamento della letalità in
Svezia per il Covid-19 (il riferimento al colore arancio indica la curva
superiore, grigio l’intermedia, blu quella inferiore).

Il 30 ottobre 2020, mentre questo saggio era ancora in fase di stesura, ho


ritenuto giusto pubblicare sui social un lmato girato in Svezia da Riccardo
Palleschi (un blogger che gestisce la pagina Facebook “Italiani nel mondo”, con
circa trecentomila follower) per tentare di contrastare l’imperante
disinformazione mass-mediatica. Il video in questione era stato girato il lunedì
26 ottobre 2020 all’ora di pranzo e mostrava gli abitanti di Stoccolma circolare
per le strade e per i centri commerciali in totale assenza di mascherine e di
distanziamenti. La sua pubblicazione ha avuto l’effetto di un pugno allo
stomaco contro la narrativa ufficiale, che descriveva la Svezia come un Paese
irresponsabile che stava andando incontro a una ecatombe.

Nell’immagine lo screenshot della multinazionale dei social con cui è stato


censurato il post.

L’autore della videoregistrazione, per dimostrare che il lmato era stato girato il
26 ottobre 2020 e non un mese prima, aveva anche mostrato la data di uno
scontrino, ma molti utenti della pagina social, non potendo credere a un fatto
simile, lo hanno comunque accusato di avere falsi cato il documento di cassa
insieme all’intero lmato. Altri utenti hanno sostenuto invece che gli svedesi
“sono quattro gatti” (dieci milioni di abitanti) e che quindi la loro situazione
non faceva testo, ma in realtà, come già accennato, la capitale svedese ha un
milione di abitanti e una densità abitativa molto superiore a quella della
capitale italiana. I più esagitati e indottrinati dai media si sono semplicemente
ri utati di riconoscere l’evidenza che a loro, in buona fede, appariva
impossibile e per la rabbia si sono sfogati insultando e accusando l’autore di
ogni genere di nefandezza. I “più informati”, invece, hanno affermato che
siccome gli svedesi sono molto disciplinati nel loro Paese, gli obblighi non
servono, ma nel lmato si è era visto chiaramente che nessuno svedese
indossava la mascherina o rispettava i distanziamenti raccomandati. Altri
ancora hanno ammesso l’autenticità del lmato, ma nello stesso tempo hanno
aggiunto che la curva dei contagi (i positivi al tampone sono per il 95%
asintomatici e non sono malati) del Paese scandinavo stava salendo
vertiginosamente e che avrebbero pagato amaramente la loro incoscienza. In
poche ore, il discusso lmato sulla Svezia aveva già registrato 150.000
visualizzazioni ma, come prevedibile, Facebook lo ha cancellato, giusti cando
la censura come atto dovuto contro la “disinformazione” e “l’istigazione alla
violenza”.
Quattro mesi dopo, come era ormai ovvio che fosse, la Svezia ha registrato
meno morti dei paesi in lockdown e il 5 febbraio 2021, 4 eminenti professori
dell’università americana di Stanford hanno pubblicato uno studio che ha dato
perfettamente ragione al modello svedese dopo avere messo a confronto le
misure adottate da diversi Paesi: “Non mettiamo in dubbio il ruolo di tutti gli
interventi di salute pubblica o delle comunicazioni coordinate sull’epidemia
ma non riusciamo a trovare un vantaggio ulteriore negli ordini di stare in casa e
le chiusure dei negozi”, scrivono gli studiosi americani nella loro indagine.
Secondo i quali non si ravvisa “alcun effetto bene co evidente e signi cativo
maggiore sulla crescita dei contagi in nessun Paese”.
Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Clinical Investigation, si basa
su un modello matematico applicato ai dati raccolti in Inghilterra, Francia,
Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Inghilterra, Iran e Stati Uniti, tutti Paesi
dove è stato imposto il lockdown, e in Svezia e Corea del Sud, che hanno fatto
scelte meno rigorose. Il verdetto è stato netto: la chiusura delle attività
commerciali e la scelta di recludere la popolazione nelle proprie abitazioni non
ha prodotto gli effetti sperati nel limitare la pandemia.644
Nel febbraio del 2021, mentre quasi tutti governi del mondo incuranti
della notizia continuavano a fomentare ancora più paura con le varianti del
virus e la complicità dei soliti esperti-terroristi dei salotti televisivi, invocavano
lockdown con misure ancora più restrittive, l’Agenzia per la Sanità pubblica
svedese dava disposizioni che consentivano ai comuni di vietare l’uso delle
mascherine nelle biblioteche.645

Questo grafico, aggiornato all’11 dicembre, dimostra come nella tanto


vituperata Svezia la “seconda ondata” abbia registrato meno morti della
prima nonostante l’assenza di mascherine, distanziamenti, plexiglass nei
banconi dei negozi e degli uffici, igienizzazioni continue, coprifuoco,
lockdown e zone rosse.

Tutto ciò è accaduto mentre un Paese modello dell’OMS come l’Argentina,


che ha applicato il lockdown più duro e lungo di tutti gli altri Stati del mondo,
è risultato essere comunque lo Stato con il tasso più elevato di morti e di
contagi. Un fallimento totale su cui i media mainstream hanno evitato
qualsiasi approfondimento giusti cando l’accaduto con l’affermazione che, se
non fosse stato attuato il lockdown, ci sarebbero stati molti più morti. A causa
del blocco del Paese raccomandato dall’OMS, il 41% della popolazione è nita
sotto la soglia di povertà, mentre nelle periferie urbane ben sei bambini su dieci
sono stati ridotti alla fame e non possono più essere nutriti correttamente.646 In
pratica, l’Argentina è stata trasformata in un Paese del Terzo mondo, mentre gli
sarebbe bastato proteggere le categorie a rischio (anziani), potenziare il sistema
sanitario e somministrare le cure giuste per spendere in nitamente meno
denaro e risolvere il problema alla radice.

Il grafico sui morti Covid italiani aggiornato all’11 dicembre dimostra che
la “seconda ondata” è stata peggiore della prima, nonostante tutte le
assurde misure restrittive adottate dal governo italiano.

In altri paesi come l’Italia, dove le categorie di lavoratori più colpite dal
lockdown (commercianti, ristoratori, artigiani, dipendenti di piccole aziende
ecc.) non avevano alcuna intenzione di fare la stessa ne degli argentini,
l’emergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in lotta di classe tra chi era
favorevole al lockdown perché aveva lo stipendio garantito per poter rimanere
tranquillamente a casa e chi invece protestava perché aveva la certezza di
perdere tutto, se non avesse messo da parte la psicosi per il basso rischio di
morire per l’infezione. L’economia però non ammette egoismo di classe, perché
ha la stessa struttura di un grattacielo e, quando crollano le fondamenta,
precipitano tra le macerie anche quelli che abitano nei piani alti. Al termine
dell’incredibile caos planetario generato dall’OMS e dai suoi burattinai per una
patologia a bassa letalità, arriveranno le ruspe della grande nanza e
ricostruiranno la società come avevano in mente sin dall’inizio, ma il paradosso
più grande è che una volta distrutta l’economia, verranno inevitabilmente a
mancare anche i soldi per gli ospedali e per tutti i malati, compresi quelli
Covid.

La testimonianza di un medico italiano in


Svezia

I media mainstream non hanno mai inviato i loro reporter a lmare e a


raccontare ciò che stava avvenendo realmente in Svezia. Gli unici articoli
allarmistici dei grandi quotidiani dedicati al Paese scandinavo ribelle erano del
seguente tenore apocalittico: “Covid, in Svezia nuovo record di contagi: nel
Paese senza lockdown il tasso di decessi più alto del Nord Europa”;647 “Covid,
la Svezia costretta a nuove restrizioni, lo scenario è peggiore del previsto”;648
“Covid, in Svezia la pandemia avanza: Situazione grave, ricoveri +60%”. Ecdc:
“Accelerazione più alta d’Europa”.649
A correggere la narrativa ufficiale della propaganda ci ha pensato invece
Martina D’Orazio, una coraggiosa psichiatra italiana che lavora in un ospedale
di Stoccolma:

“Mi sono laureata in medicina e chirurgia a Roma, in Italia, e mi sono trasferita a Stoccolma
nel 2010, dove abito da dieci anni. Mi sono specializzata in psichiatria in un ospedale di
Stoccolma e attualmente lavoro anche al di fuori della capitale e per questo motivo in questi
mesi ho avuto modo di rendermi conto della situazione del Covid a livello nazionale e non solo
locale.
La Svezia ha adottato sin dall’inizio dell’emergenza Covid un atteggiamento in netta
controtendenza rispetto agli altri Stati europei ed extraeuropei. Non a caso i media
internazionali, quindi italiani e non, hanno sfornato moltissime fake news n dall’inizio della
pandemia proprio perché la Svezia si stava comportando in tutt’altro modo, dicendo no al
lockdown e a qualsiasi forma di restringimento della libertà.
La Svezia ha portato avanti sin dall’inizio questo tipo di politica proprio perché ha preso il
Covid per quello che era, ovvero un virus che nell’80% dei casi è asintomatico, nel 15% dei
casi dà una sintomatologia di tipo in uenzale e solo nel 5% dei casi porta all’attenzione del
medico, che non vuol dire in terapia intensiva, vuol dire che si ha bisogno di andare in
ospedale, dove magari si ricevono cure con l’ossigeno ed eventualmente, per i casi più gravi,
anche l’intubazione. Fermo restando che su dieci persone che entrano in terapia intensiva, otto
escono in piedi.
La letalità del Covid, sulla base dei dati di cui siamo in possesso nora, è sovrapponibile a
quella di una brutta in uenza, cioè stiamo parlando dello 0,3%. Quando, per esempio, in
Italia si diceva: ‘Ma è chiaro che in Svezia hanno adottato un altro tipo di politica perché lì
sono quattro gatti’, non era vero. Stoccolma ha una densità abitativa di 5129,47 ab/km² [più
del doppio di quella di Roma di 2194,93 ab/km², n.d.a.], una popolazione complessiva
superiore a quella di Torino e della provincia di Brescia, di Bergamo, di Verona e di tantissime
province italiane, eppure qui non c’è stata nessuna ecatombe, nonostante non sia stato fatto il
lockdown, nonostante non siano mai state utilizzate le mascherine.
È stato fatto invece una sorta di lockdown teorico settoriale sulle categorie a rischio. La stessa
strategia che è stata utilizzata sin dall’inizio da Israele e cioè isolare le sole categorie a rischio,
che sono gli over 70 e gli under 70 che hanno comunque dei fattori di rischio, come
l’immunodepressione, il diabete, l’obesità, l’ipertensione e altre patologie. Chiaramente le
persone molto anziane sono state subito avvertite dal Governo sul fatto che molti di loro
sarebbero morti se non avessero assunto delle precauzioni.
E cosa è successo? Si sono isolati e chi ha potuto ha lasciato le città per andare nelle case di
campagna. Hanno evitato i contatti con i nipoti e con i gli, ma senza trascurare l’attività sica
all’aperto. In Svezia nessuno ha mai detto ‘state a casa’, perché stare a casa signi ca mangiare di
più, ingrassare, deprimersi e abbassare le difese del sistema immunitario. Il virus all’aperto
viene spazzato via dal vento, viene neutralizzato dal sole, visto che nella prima ondata
andavamo verso l’estate. È stata promossa l’attività all’aperto per tutti i cittadini,
raccomandando il distanziamento di due metri [che però in realtà non ha seguito quasi
nessuno, n.d.a.], è stato chiesto di evitare i posti chiusi, dove chiaramente il rischio di contagio
aumenta. Centri commerciali e ristoranti hanno comunque imposto di far entrare meno
persone rispetto a prima. I teatri e i cinema erano stati chiusi e le visite dei familiari alle case di
riposo, che sono quelle a essere state maggiormente colpite, erano state sospese.
I bambini hanno continuato ad andare a scuola no ai sedici anni, perché è noto che i bambini
e gli adolescenti non si ammalano. Chiudere a casa i bambini vuol dire che almeno un genitore
deve stare con loro e il 50% della forza lavoro sarebbe dovuta rimanere a casa, paralizzando
l’economia nazionale. E in ogni caso, bambini, adolescenti e giovani adulti possono prendere il
virus. Dai sedici anni in su, nel momento più critico dei primi mesi della pandemia [quando
dalla Cina arrivavano notizie terri canti, con lockdown di centinaia di milioni di persone e
ancora non si sapeva bene come curare questo nuovo virus, n.d.a.], la didattica a distanza. Ora
invece [6 novembre 2020, n.d.a.] la didattica in loco è stata ripresa come sempre e a
discrezione delle singole scuole, qualora se ne presentasse effettivamente la necessità, la
possibilità di disporre nuovamente la didattica a distanza.
Quindi, cosa è stato fatto qui? Quale ragionamento è stato seguito? Potenziare la sanità n
dall’inizio del 300% proprio per fronteggiare l’emergenza, perché chiaramente sono giunte più
persone agli ospedali e di conseguenza andava rafforzata, altrimenti, in assenza di posti letto,
tutto sarebbe diventato emergenza. In Svezia, il potenziamento è stato fatto subito. Prima
dell’emergenza Covid avevamo cinquecento posti letto di terapia intensiva in tutta la nazione,
ma nell’immediato sono stati portati a mille, dopodiché sono stati allestiti degli spazi per nuove
strutture ospedaliere e solo qui a Stoccolma uno spazio eristico è stato convertito in
nosocomio con 2400 posti letto.
Ebbene, questo nuovo ospedale di Stoccolma non è stato mai inaugurato, perché la sanità non
ne ha avuto bisogno, grazie al semplice potenziamento delle strutture preesistenti. Le forze
militari sono state chiamate per aiutare in questo lavoro di conversione, che ha visto
trasformare anche degli elicotteri in eliambulanze per il caso in cui occorresse trasferire dei
pazienti dalle regioni con gli ospedali saturi in altre regioni.
Per quanto riguarda il discorso delle mascherine, è stato sempre detto dal Governo e
dall’epidemiologo di Stato che la mascherina è inutile, quando non addirittura
controproducente. Ciò in quanto le mascherine chirurgiche, quelle che usano quasi tutti e non
sto neanche parlando delle pezzette con le paillettes fatte in casa, perché quelle non le
prendiamo neppure in considerazione, possono aiutare nel momento in cui viene utilizzata
bene, che vuol dire che la devi saper indossare, togliere e tenere, altrimenti spargi il virus sulle
mani e quindi intorno a te. Nel momento in cui con la mascherina chirurgica ti sei
interfacciato con tre persone diverse, la devi prendere e la devi buttare. Quindi una persona che
lavora per otto ore con il pubblico quante volte dovrebbe cambiare la mascherina?
Nel momento in cui viene indossata, tenuta e tolta in maniera difforme dalle raccomandazioni,
non serve più a niente, la persona tende a minimizzare il rischio, a toccarsi e a non mantenere
la distanza di sicurezza, perché si sente psicologicamente più protetta dalla presenza della
mascherina.
Io questa estate sono stata in Italia, ho trascorso nella penisola agosto-settembre-ottobre e ho
visto l’uso assolutamente irrazionale che ne è stato fatto. Mascherine molto sporche, gente che
se le prestava, le teneva sul braccio e che le manipolava così. Se il virus fosse stato quello che in
Italia vogliono far credere che sia, ovvero l’Ebola, avremmo dovuto assistere a una strage di
italiani n da quando è stato tolto il lockdown; i nipoti hanno potuto reincontrare i nonni e le
persone hanno ricominciato ad andare in giro.
Tutto questo però non è successo e il fatto conferma per l’ennesima volta che cos’è il SARS-
CoV-2. Chiaramente bisogna fare attenzione; anche qui danno delle raccomandazioni, però è
incostituzionale chiudere le persone a casa, non possono farlo e chiaramente non per un virus
come il SARS-CoV-2. Inoltre, la popolazione svedese non avrebbe accettato in nessun caso il
con namento in casa, perché per gli svedesi al primo posto c’è la qualità della vita e non la
sopravvivenza, a prescindere da come sopravvivi. Cioè qui si vuole vivere in un certo modo,
conservando i propri diritti e le proprie libertà individuali, soprattutto perché siamo in
presenza di un coronavirus e bisogna gestire questa epidemia con razionalità.
Fosse stato l’Ebola, che uccide nove persone su dieci senza terapie e cinque persone su dieci con
le terapie, allora il lockdown e il coprifuoco avrebbero avuto un senso, ma stiamo parlando di
un coronavirus [lo stesso tipo di virus dell’in uenza, n.d.a.].
Le statistiche di cui noi siamo in possesso sono basate anche sui test sierologici e in molti casi
vengono fuori dei falsi negativi perché c’è un cut-off, ovvero no a un certo livello di risposta
anticorpale gli anticorpi non vengono rilevati. Per quanto riguarda invece i tamponi, che erano
quelli su cui si basavano le statistiche all’inizio, in tanti casi erano falsamente positivi. Quindi
se la curva di mortalità di quest’anno dell’Italia è sovrapponibile alla media della curva di
mortalità dei cinque anni precedenti, questo vuol dire che fondamentalmente sta morendo lo
stesso numero di persone.
In altre parole, è morto chi era destinato a morire e sostanzialmente questo autunno morirà chi
doveva morire [con patologie pregresse, stato molto avanzato dell’età ecc., n.d.a.], come è
successo negli anni scorsi ed è chiaro che ci sarà un nuovo picco a novembre/dicembre, perché
arriva il nuovo virus in uenzale.
La Svezia è avanti cinquant’anni rispetto all’Italia sotto tutti i punti di vista: civile, sociale,
politico ed economico. Rappresenta un faro di civiltà e per questo motivo è importante che
altri paesi guardino con attenzione e con razionalità ciò che sta avvenendo, tenendo presente
che dopo nove mesi di emergenza Covid, la Svezia continua ad avere meno morti per milione
di abitanti di Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Belgio e cioè dei paesi che hanno imposto
i lockdown.
Quindi le persone, piuttosto che ascoltare i media che hanno diramato fake news sulla Svezia e
che a questo punto possono divulgare fake news su tutto, dovrebbero andare a controllare le
fonti accessibili a tutti in qualsiasi momento e che erano state accessibili sin dall’inizio. Noi sin
da gennaio/febbraio/marzo avevamo i dati cinesi e sapevamo chi moriva e pertanto è su queste
informazioni che avremmo dovuto orientare subito la gestione dell’emergenza. Lo abbiamo
sempre saputo, soltanto che la Svezia ne ha preso atto e si è comportata in un modo razionale e
i cittadini hanno seguito le raccomandazioni, perché hanno ducia nel Governo che li
rappresenta. L’Italia, invece, nora ha dimostrato che viene rappresentata da politici e medici
che non si informano, perché non guardano le statistiche e non riescono a piani care dei
provvedimenti razionali.
Anche il popolo italiano continua a non informarsi e continua ancora a sostenere che gli
svedesi sono ‘quattro gatti’, che ‘non fa testo’ e che ‘la pagheranno cara tra qualche mese’. Non
c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma i dati parlano da mesi e per questo motivo è
nell’interesse di tutti ragionarci e agire di conseguenza. Soprattutto chi ha capito, perché in
Italia hanno capito in tanti ed è loro dovere attivarsi anche per chi non ha capito. Se si aspetta
che si attivi da solo chi non ha capito, passeranno cinque-sei anni.
A quanti milioni di disoccupati dovrà arrivare l’Italia? Cinquanta? Perché solo a quel punto si
capirà che non bisogna badare al proprio orticello, alle proprie categorie per scendere in piazza,
ma che bisogna agire tutti insieme? Non è una questione d’interesse solo del singolo, perché nel
momento in cui tra qualche mese verranno sbloccati i licenziamenti [il governo Conte li ha
bloccati no al mese di marzo 2020,650 n.d.a.], saranno problemi di tutti, dei privati e pian
piano anche degli statali, che in questo momento si sentono protetti. È un problema di tutti ed
è proprio per questa ragione che la Svezia ha ri utato il lockdown, perché si sapeva che avrebbe
impoverito tutti quanti.
Bisogna inoltre considerare anche i molti morti provocati da una sanità italiana in saturazione,
con molte visite e interventi rimandati per tumore, ipertensione e per tutte le altre patologie,
che sono state messe in ‘standby’ a causa del Covid. È stata messa a rischio la vita di centinaia
di migliaia di malati, perché molti di loro moriranno e ci saranno molti più suicidi sia adesso
che in futuro, perché chiuderanno sempre più aziende. È persino aumentata la violenza
domestica, la depressione e le nuove generazioni stanno subendo un ‘imprinting’: è normale
portare la mascherina anche se non ne hanno bisogno, è normale che da un momento all’altro
con uno schiocco di dita ti chiudano in casa anche le categorie che non ne hanno bisogno.
In Svezia danno delle raccomandazioni per mantenere la distanza ed evitare le palestre e i
luoghi chiusi, ma solo per evitare che troppi cittadini si ammalino contemporaneamente
mandando in tilt il sistema sanitario. L’obiettivo resta l’immunità di gregge e far in modo che le
persone si scambino il virus, per immunizzare progressivamente la popolazione come avviene
per tutti gli altri virus.
Bisogna scambiarsi il virus, ma a una velocità più bassa, per non sovraccaricare le terapie
intensive e gli ospedali in generale. Bisogna comportarsi in modo responsabile e in Svezia
hanno dichiarato che ogni cittadino si deve assumere le proprie responsabilità e che tutti
devono cooperare, perché un’azione di oggi è una conseguenza di domani”.651
Cinque colossali bufale mainstream in sole
due settimane

La maggior parte dei governi occidentali, con il pretesto di bloccare delle


“pericolose fake news”, ha istituito delle task force che di fatto sono servite solo
a censurare le informazioni sgradite all’establishment di potere, mentre i mezzi
di comunicazione mainstream hanno potuto continuare indisturbati a
diffondere bufale. Il 18 giugno 2020, per esempio, il Corriere della Sera, ovvero
il più importante quotidiano italiano, ha addirittura pubblicato un articolo
sulla situazione in Brasile dal titolo “Un incubo fuori controllo”, insieme a
un’immagine shock di alcuni uomini con tute di massima protezione integrali,
mentre erano intenti a scavare fosse per i cadaveri sulla spiaggia, come se non ci
fosse più posto nei cimiteri.652 Il quotidiano, infatti, non spiegava che
l’agghiacciante immagine in realtà si riferiva solo a una protesta degli
oppositori del presidente Jair Bolsonaro inscenata sulla spiaggia di Copacabana
e usata a corredo del titolo per spaventare i lettori. Si è voluto così lasciar
credere loro che la foto si riferisse veramente alla situazione “fuori controllo”
del Brasile descritta nel titolo, mentre riguardava solo una farsa di cattivo
gusto. Tale messinscena peraltro, aveva persino scatenato le ire e l’indignazione
dei passanti sul lungomare, proprio perché in disaccordo con le intenzioni
degli organizzatori anti-Bolsonaro di instillare il panico nella popolazione.653
A sinistra, il titolo del Corriere della Sera, in cui veniva affermato che la

situazione in Brasile era talmente grave che i morti venivano seppelliti in


spiaggia da uomini con tuta e maschera protettiva. In realtà si trattava
solo di una messinscena contro il presidente Bolsonaro che era stata
organizzata sulla spiaggia di Copacabana.

Il presidente Bolsonaro era stato preso di mira dalla macchina mediatica


internazionale subito dopo avere assunto una posizione contraria ai
lockdown,654 nonostante si fosse ammalato lui stesso di Covid-19 con lievi
sintomi, come la stragrande maggioranza dei contagiati. Ma, fatto ritenuto
ancora più grave, aveva osato curarsi con la clorochina,655 il farmaco a basso
costo (con brevetto scaduto) osteggiato dall’OMS e dall’industria farmaceutica,
che aveva investito un patrimonio di soldi pubblici sul vaccino e che aspettava
solo che i governi lo rendessero obbligatorio per mettersi in tasca una
montagna di danaro.
Le fake news mainstream hanno continuato a terrorizzare la popolazione
mondiale a ciclo continuo e, soltanto nelle due settimane dopo Ferragosto, ne
sono state diffuse ben cinque che avevano tutte dei giovani come vittime, allo
scopo evidente di dimostrare che il virus non era pericoloso solo per gli
anziani:
 
• “Germania, già richiuse oltre 100 scuole: 350 docenti e 6mila alunni
messi in quarantena. Nel Paese superati i 2mila casi giornalieri (Il
Fatto Quotidiano)”;656 “La Germania già richiude oltre 100 scuole
(Huffington Post)”;657 “Covid in Europa, nuova ondata. In Germania
chiuse più di 100 scuole (Tg La7)”;658 “Coronavirus, in Germania più
di cento gli istituti chiusi (Il Corriere della Sera).”659 La verità è che in
Germania, durante la riapertura dell’anno didattico, non c’è mai stato
nessun grave allarme e neppure oltre cento scuole chiuse per Covid-
19. A essere state chiuse sono state solo alcune classi e quasi mai degli
interi istituti, poiché l’anno scolastico era iniziato regolarmente e
senza particolari intoppi. Gli alunni e i docenti risultati positivi ai test
(a Berlino solo 600 su 366.000)660 erano stati messi in quarantena,
nonostante fossero quasi tutti asintomatici o con lievi sintomi, ma il
loro numero non ha mai destato particolari preoccupazioni.661
• “Covid: bimba 5 anni grave a Padova, è intubata (ANSA)”;662
“Coronovavirus, bambina di 5 anni ricoverata a Padova: è intubata
(La Repubblica)”;663 “Coronavirus: bimba di 5 anni grave a Padova, è
intubata (La Stampa)”;664 “Coronavirus, bimba di 5 anni in gravi
condizioni a Padova: è intubata (Tg24Sky).665 In realtà la bambina era
positiva al Covid-19, ma a dispetto di quanto lasciato intendere dai
titoli allarmistici, le sue gravi condizioni erano dovute a un’altra rara
patologia del sangue (sindrome emolitico-uremica). Il governatore del
Veneto Luca Zaia, infatti, è dovuto intervenire personalmente con un
comunicato stampa per fare chiarezza: “Grave per un’altra patologia,
non per il Covid”.666
• “Covid, in Puglia ricoverati 5 ragazzi in condizioni severe: l’allarme
dell’epidemiologo Lopalco” (La Repubblica);667 “Covid: Puglia, 5
giovani condizioni severe (ANSA)”;668 “Virus, allarme giovani: 5
ricoverati in condizioni severe in Puglia. Lopalco: Hanno la
polmonite da Covid (Il Messaggero)”.669 A lanciare l’allarme era stato
l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco (capo della task force sul
coronavirus della Puglia) alla vigilia di Ferragosto. Nello speci co,
dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno il medico aveva divulgato
la notizia di cinque giovani che sarebbero stati ricoverati “in
condizioni severe” nei reparti di malattie infettive di Foggia e Bari per
una polmonite causata dal Covid-19. Di questi cinque ragazzi però
non c’era traccia né nei bollettini quotidiani della Regione Puglia,
tantomeno negli stessi reparti citati da Lopalco (Pneumologia
dell’ospedale D’Avanzo e Malattie infettive dei Riuniti di Foggia).670
Indagando più a fondo, alcuni giornalisti hanno poi scoperto che i
cinque ragazzi “in condizioni severe” non vennero trovati perché negli
ospedali i ragazzi ricoverati c’erano, ma in altri nosocomi, ed erano
tutti in condizioni tutt’altro che preoccupanti. Si sarebbe trattato di
giovani dai 20 ai 26 anni positivi al Covid-19, ma con polmonite e
non intubati, per i quali, appunto, si sarebbe reso necessario il
ricovero. Per via delle norme sulla privacy non è stato possibile
veri care chi fossero veramente e sono state comunicate solo delle
date di nascita.671
• “Coronavirus, è grave la ragazza rientrata a Palermo da Malta”672;
“Coronavirus, si aggravano le condizioni della ragazza palermitana
tornata da Malta”.673 Anche questa storia della ragazza di Palermo
gravemente malata per il Covid-19 è poi risultata essere stata
completamente inventata.674
• “Covid, 20enne romana ricoverata allo Spallanzani. È boom di
contagi”;675 “Torna da Porto Cervo a Roma, 20enne ricoverata per
Covid”.676 Anche questa notizia si è poi rivelata essere completamente
falsa.677
 
Il 24 ottobre 2020, il quarto quotidiano italiano per diffusione (appartenente
al gruppo editoriale Gedi guidato dal bilderberger John Elkann)678 ha
addirittura pubblicato la drammatica notizia secondo cui la situazione della
Svizzera sarebbe stata così grave da avere deciso di non curare gli anziani per
salvare solo i giovani: “La Svizzera sceglie: rianimazione negata agli anziani
malati di coronavirus”.679 Nel suddetto articolo veniva dichiarato infatti:
“Come in guerra, essere curati o meno, sarà prerogativa dei medici. O
piuttosto dal numero di letti ospedalieri”. Il giorno seguente, anche l’ANSA,
ovvero la più “autorevole” agenzia stampa italiana, ha ripreso la notizia con un
titolo agghiacciante: “Svizzera, fuori gli anziani dalle terapie intensive se
mancano i posti”.680
L’intenzione evidente dei media era quella di far credere che nel mese di
ottobre 2020 la situazione era diventata talmente drammatica da costringere gli
svizzeri ad abbandonare i malati anziani al loro destino, ma il quotidiano La
Regione del Canton Ticino ha smentito la clamorosa bufala con l’articolo dal
titolo: “No, la Svizzera non nega la rianimazione agli anziani. Lo strano caso di
una bufala circolata”.681 Nel suddetto articolo si è poi precisato che la stampa
italiana ha distorto il signi cato di linee guida pubblicate ben sette mesi prima:
“Le direttive svizzere per l’ammissione alle terapie intensive, in caso di
esaurimenti dei posti disponibili, si basano su un semplice principio: salvare il
maggior numero possibile di vite umane”.
Il criterio determinante è dunque la prognosi a breve termine: come questo
sia diventato, sui giornali italiani, “rianimazione negata agli anziani” (La
Stampa, da cui tutto sembra essere partito) o “fuori gli anziani dalle terapie
intensive se mancano i posti” (ANSA) è un mistero del giornalismo, per non
dire della psiche umana. Il documento è stato pubblicato a marzo
dall’Accademia svizzera delle scienze mediche (assm.ch/fr/coronavirus) e
presentarlo come “notizia” sette mesi dopo pare un po’ strano. Quelle
indicazioni non contengono nulla di particolarmente eccezionale, se non la
situazione alla quale si riferiscono, di totale sovraccarico dei reparti di terapie
intensive: i criteri adottati sono grosso modo gli stessi in altri paesi, tanto che
sulla rivista scienti ca Critical Care si è addirittura scritto di “international
consensus” […]. Peraltro, è stata proprio l’Italia, ad avere introdotto una
discriminazione sugli anziani in un documento (elaborato dalla Società italiana
di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva) dove si legge che “può
rendersi necessario porre un limite di età”, mentre nelle direttive svizzere viene
stabilito che non ci devono essere “disparità di trattamento ingiusti cate legate
a età, sesso” eccetera […].682
Il 26 ottobre 2020 la bufala è stata smentita anche da Paolo Merlani,
direttore medico delle cure intensive dell’Ente ospedaliero cantonale ticinese,
durante un suo intervento su TvSvizzera, in cui ha dichiarato: “Nel caso in cui
fossimo veramente al limite, non avessimo più letti a disposizione e fosse
necessario scegliere tra un paziente e un altro, si sceglierebbe quello che ha una
prognosi a breve termine migliore”.683 Secondo il protocollo svizzero quindi “se
a causa di un totale sovraccarico di un reparto specializzato si rende necessario
respingere pazienti che necessitano di un trattamento di terapia intensiva, il
criterio determinante a livello di triage è la prognosi a breve termine”. Con
speci co riguardo agli anziani si ammette che “presentano più frequentemente
situazioni di comorbidità (soffrono spesso di altre patologie) e che nelle
persone affette da Covid-19, l’età rappresenta un fattore di rischio a livello di
mortalità di cui occorre tener conto”, ma si speci ca anche che “l’età in sé e per
sé non è un criterio decisionale applicabile”.684
Dopo questi fatti, né La Stampa e né tantomeno l’ANSA hanno eliminato
o corretto la loro fake news, che ha continuato tranquillamente a circolare sui
social e su altri giornali. Valanghe di notizie inesatte e fuorvianti dall’effetto
terri cante come questa sono state pompate a ciclo continuo nel circuito mass-
mediatico per spaventare le masse con la pandemia in tutti i notiziari e i
programmi d’intrattenimento. Si è trattato di una campagna internazionale di
fake news trasmessa senza sosta a reti uni cate dai cosiddetti “professionisti
dell’informazione”, che tra le vittime più giovani del Covid-19 non hanno
neppure esitato a menzionare un ventinovenne che era in coma da tre anni per
essere stato accidentalmente colpito da una pallottola alla testa685 e un ucraino
di 41 anni perfettamente in salute, morto annegato ma risultato positivo al
tampone post-mortem.686
Del resto, è il modo stesso in cui viene compilato l’elenco ufficiale dei
decessi per Covid-19 a renderlo una fake news, perché su ordine dell’Istituto
Superiore di Sanità (come negli USA e nella quasi totalità dei paesi colpiti dalla
pandemia) il conteggio deve comprendere anche tutti i positivi che non hanno
mai avuto sintomi o che dopo essere guariti sono morti per un incidente o per
qualsiasi altra causa non legata all’infezione.687 Alcuni giornalisti, quindi,
hanno chiesto la spiegazione di questo modus operandi direttamente all’ISS,
che si è giusti cato arrampicandosi sugli specchi con una risposta a dir poco
imbarazzante: “Il Covid-19 è una malattia ancora in fase di studio (...), non si
conoscono bene le conseguenze a lungo termine di questo virus, e i pazienti
contagiati, seppur negativizzati, potrebbero morire dopo diverso tempo
comunque per i danni causati dal Coronavirus. Non è certo che i pazienti
risultati negativi al tampone abbiano poi totalmente debellato il virus. Il
monitoraggio di chi è stato paziente Covid continua anche sul lungo periodo,
perché il virus potrebbe fare danni a lungo termine”.688
Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, durante una conferenza
stampa del 27 agosto 2020, ha infatti ammesso che il sistema del conteggio
delle vittime è assurdo, ma che nello stesso tempo è quello a cui ci si deve
attenere:

“Quando abbiamo un paziente, prima viene accertato se positivo o negativo, poi se risulta
positivo, diventa un paziente Covid e questo è diventato un argomento di discussione
d’interesse planetario. Poi magari il paziente è lì per altre patologie, quindi il timbro di fabbrica
lo dà la positività. A quel punto, se il paziente durante l’evoluzione della sua malattia si è
negativizzato, resta comunque un paziente Covid per le statistiche e quindi, se perde la vita,
andrà nella contabilità del paziente Covid che ha perso la vita. È un assurdo, ma oggi si ragiona
così. Il paziente positivo asintomatico, che è tranquillo a casa in isolamento duciario, ha un
infarto, entra in terapia intensiva e diventa paziente Covid in terapia intensiva. Noi stiamo
dando dei numeri veramente crudi senza nessuna ri essione critica sui dati. Non facciamo
nessuna discriminazione sui numeri, non c’è nessuno che esamina le cartelle cliniche per
stabilire quali patologie sono realmente collegate al Covid e quali no. Il responso del tampone è
l’inizio della storia clinica ospedaliera del paziente Covid. Purtroppo è sbagliato, però è
così”.689

L’8 giugno del 2020, l’ISS ha emanato un rapporto per la classi cazione dei
morti Covid, secondo cui si sarebbero dovuti escludere dal conteggio dei
decessi per SARS-CoV-2 tutti i casi di morte accertata per altre cause, ma è
evidente che questo rapporto è rimasto disapplicato, visto che le dichiarazioni
ufficiali del Presidente della Regione Veneto risalgono a ben due mesi dopo.690
L’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), inoltre, ha inviato al personale
medico dei moduli, in parte già compilati, per condurre degli studi
epidemiologici e nelle indicazioni sui modelli inviati ai medici viene affermato:
“È importante riportare sempre l’informazione, confermata o sospetta, della
presenza di Covid-19. Se si ritiene che il Covid-19 abbia causato direttamente
il decesso, riportare questa condizione nella parte I, anche se non c’è una
diagnosi confermata. Riportare comunque la condizione indicando probabile o
sospetta”.691
Ciò signi ca che nelle statistiche ufficiali sulle cause dei decessi viene
menzionato il Covid anche in tutti i casi probabili o solo sospetti, quando in
realtà l’unico metodo certo per risalire alle cause del decesso resta l’esame
autoptico.
Di fronte a tutti questi fatti assurdi, la maggior parte degli esperti che
hanno capito cosa stava accadendo veramente ha taciuto il proprio dissenso per
evitare ritorsioni sulla carriera o per il timore di diventare un bersaglio dei
media e dei loro colleghi allineati con l’OMS. Alcuni medici illustri più
coraggiosi, invece, come per esempio il patologo canadese Roger Hodkinson
(laureato a Cambridge, esperto in virologia, CEO e direttore medico di
Western Medical Assessments, una società di biotecnologie che produce test
per il Covid-19 e che conduce esami clinici per avvocati e periti assicurativi),
non hanno esitato a manifestare ciò che pensano veramente. Durante una
conferenza stampa, infatti, il dott. Hodkinson si è lasciato sfuggire la seguente
esternazione: C’è un’isteria collettiva assolutamente infondata guidata dai
media e dai politici. È un fatto scandaloso. Questa è la più grande bufala mai
perpetrata su un pubblico ignaro”.692
E a conferma di quanto dichiarato dal dott. Hodkinson, appena viene
svolto un approfondimento serio sui numeri dati in pasto alle masse si
scoprono tutte le magagne, perché la stragrande maggioranza dei decessi
classi cati Covid-19 è avvenuta per altre cause, per cure sbagliate o per
complicazioni sopravvenute in pazienti ultraottantenni con gravi patologie
pregresse.

Nella foto, la sfilata dei camion con le bare dei deceduti del 18 marzo
2020.

La propaganda del terrore ha raggiunto la sua apoteosi la notte del 18 marzo


2020, quando un convoglio di trenta camion militari è stato fatto s lare in la
indiana davanti alle telecamere pieni di bare delle vittime che da giorni
venivano ammassate in un unico centro di raccolta. I corpi dei deceduti furono
inceneriti senza autopsia e senza il conforto del rito funebre per i parenti,
mentre ai telespettatori di tutto il mondo venne fatto credere che l’intervento
dell’esercito era dovuto solo all’eccezionale numero di morti. Il successivo
comunicato della Federazione delle Onoranze Funebri del 24 marzo 2020
aveva invece spiegato chiaramente che il problema vero non era il maggiore
numero dei morti, bensì le rigide regole logisticosanitarie imposte dal Governo
per la cremazione delle salme: “L’aumento dei morti non è percepito quanto
invece lo è il problema gestionale e di logistica cimiteriale/cremazione. Ci
occupiamo come settore di circa seicentomila decessi l’anno [1650 morti al
giorno in media dati Istat, n.d.a.] e il fatto che ci siano un migliaio di decessi
in più dovuti a questo virus è inin uente per il corretto snodarsi dell’attività. Il
problema grosso è la logistica di stoccaggio di questi defunti perché, a seconda
del territorio, dove ci sono picchi di mortalità si vanno a congestionare gli
ambiti di deposito in attesa del seppellimento o della cremazione”.693
Come riferito anche dall’agenzia stampa Adnkronos, il problema nel Nord
Italia, da Milano a Bergamo, da Monza a Brescia non era tanto l’aumento dei
morti rispetto al numero ordinario dei decessi, quanto piuttosto la difficoltà di
provvedere al loro corretto smaltimento rispettando tutte le procedure speciali
previste.694
Alcune fandonie mainstream sono state smentite anche sui social network
dagli stessi familiari delle presunte vittime del Covid-19, come è accaduto per
esempio a una cassiera bresciana di 48 anni che, secondo la testimonianza del
nipote Marco Casanova, è deceduta per infarto,695 mentre tutti i grandi media
avevano dichiarato che era morta per il virus.696 Ovviamente, non è stato
possibile smascherare tutte le innumerevoli bufale messe in circolazione dai
“professionisti dell’informazione” ma gli esempi citati sono comunque
sufficienti a dimostrare l’assoluta inattendibilità dei mezzi di comunicazione di
massa e lo spregiudicato cinismo del giornalismo prezzolato nel diffondere il
terrore. Ai cittadini sarebbe bastato spegnere la televisione e la radio per
riportare l’emergenza ai livelli di una brutta in uenza da tenere sotto controllo
senza lockdown e senza tutte le altre follie irrazionali raccomandate dall’OMS.

Molti personaggi famosi di mezza età e anziani sono stati colpiti dal Covid-19,
eppure nessuno di loro è morto e sono tutti guariti nell’arco di una settimana o
due al massimo, come succede spesso nelle persone più avanti con l’età per una
polmonite o un’in uenza stagionale. Tra i personaggi nazionali e stranieri che
sono “sopravvissuti” al Covid-19 si possono citare per esempio Nicola Porro,
Nicola Zingaretti, Flavio Briatore, Silvio Berlusconi, Andrea Bocelli, Antonio
Banderas, Tom Hanks, Boris Johnson, il principe Carlo erede al trono
d’Inghilterra, il principe Alberto di Monaco e Donald Trump. Ciò ovviamente
non esclude il fatto che il Covid-19 possa rivelarsi fatale persino per delle
persone giovani e sane, come del resto può accadere, seppur raramente, anche
per una comune polmonite in uenzale.

Il capovolgimento della realtà e


dell’interpretazione dei dati

Il SARS-CoV-2 è stato classi cato come un virus molto contagioso,697 ma


l’in uenza ordinaria infetta mediamente tra i dieci e i venti milioni di italiani
l’anno, mentre il nuovo coronavirus da febbraio 2020 al 21 ottobre 2020
avrebbe contagiato solo 450.000 persone.698 Ma se, come è stato dichiarato
dagli esperti il SARS-CoV-2 ha un livello di trasmissione maggiore
dell’in uenza, è chiaro che il numero effettivo dei contagiati deve essere molto
superiore, ovvero almeno eguale o maggiore a quello di un malanno stagionale.
Nel conteggio dei dati ufficiali però rientrano solo i soggetti risultati positivi ai
tamponi effettuati, senza considerare tutte le persone che invece hanno
contratto il virus, sviluppato gli anticorpi e si sono negativizzate come accade
normalmente anche con l’in uenza ordinaria. Per identi care i soggetti
negativizzati sarebbe quindi necessario affiancare i test sierologici (esami del
sangue) ai tamponi, perché è solo conoscendo i veri numeri del contagio che
poi si può stabilire il tasso di letalità del virus più vicino alla realtà (più sono i
positivi asintomatici e le persone che hanno sviluppato gli anticorpi e più vuol
dire che la letalità è bassa).
Ciò signi ca che, se invece di 450.000, i contagiati fossero tra i cinque e i
dieci milioni come per l’in uenza, il tasso di letalità (numero dei morti rispetto
ai positivi) ufficiale già relativamente basso, tra lo 0,3 e lo 0,6%,699 scenderebbe
ai livelli dell’in uenza o ancora meno. Non a caso, nel primo studio effettuato
sugli screening sierologici (peraltro anche questi ultimi sono incompleti, poiché
gli anticorpi sotto un certo livello non vengono rilevati e ancora non è noto
quanto permangono negli immunizzati) pubblicato sul bollettino dell’OMS
dal professor John Ioannidis, docente di Epidemiologia e Salute della
popolazione all’Università di Stanford (tra i massimi esperti mondiali di analisi
dei dati in medicina), il tasso di letalità del Covid-19 (in queste percentuali
pesa anche il numero dei decessi dovuti agli errori medici iniziali nell’aver
confuso la tromboembolia polmonare con la polmonite interstiziale) per le
persone sotto i settant’anni è risultato essere dello 0,05%, con un decesso ogni
duemila contagiati, mentre per gli over 70 pari allo 0,25%.700
Una precedente ricerca giapponese basata sui test sierologici che era stata
pubblicata nel maggio 2020 era giunta a risultati analoghi concludendo che la
letalità per il Covid era addirittura inferiore a quella dell’in uenza.701 I tamponi
utilizzati, inoltre, normalmente indicano esclusivamente i positivi, ma non
anche quali tra di essi sono contagiosi, in quanto ciò dipende dalla quantità di
virus presente nel loro corpo.

Nel grafico è visibile l’indice di contagiosità del SARS-CoV-2 messo a


702
confronto con altre patologie.

L’attuale sistema diagnostico utilizza dei tamponi che servono a prelevare un


lamento di RNA del virus dalla faringe del paziente. Quest’ultimo viene poi
trascritto in un singolo lamento di DNA per poterlo passare alla fase
successiva attraverso la cosiddetta PCR (Polymerase Chain Reaction), ovvero
una reazione a catena della polimerasi che consiste in una tecnica molecolare
usata per ampli care il DNA. Per questo motivo, più cicli di ampli cazione
sono necessari per individuare il virus e più signi ca che la carica virale è bassa.
Oltre i 32 cicli di ampli cazione, il soggetto non può essere contagioso anche
se risulta positivo al test, ma questo tipo di controllo sulla carica virale non
viene quasi mai effettuato.703
Le tantissime informazioni parziali e distorte affluite sui media insieme a
vere e proprie raffiche di fake news inventate di sana pianta si sono susseguite
una dopo l’altra da quando la pandemia ha cominciato a travolgere il mondo
come uno tsunami. Purtroppo, non sono mancati neppure gravi episodi che
hanno visto il coinvolgimento del personale sanitario nel gon are le statistiche
con degli errori grossolani nelle operazioni di conteggio. Nella Regione Sicilia,
per esempio, è stato scoperto che 150 contagiati erano diventati ben 805 nei
bollettini medici a causa di tamponi effettuati più volte sulle stesse persone già
risultate positive!704
In Italia, durante l’estate 2020, le terapie intensive erano semivuote perché
il virus aveva già perso la sua carica virale iniziale e dal punto di vista clinico
era diventato quasi completamente inoffensivo.705 Di conseguenza, per
giusti care il prolungamento dello stato di emergenza e il suo ulteriore
irrigidimento il Governo, sotto l’impulso dell’OMS, ha dato il via alla più
grande campagna di tamponature della storia alla disperata ricerca degli
asintomatici. Una trovata paradossale che ha messo de nitivamente a tappeto
qualsiasi criterio logico, perché più è alto il numero dei positivi asintomatici e
più signi ca che è basso l’indice di letalità. La capacità di persuasione dei
media però è talmente potente da non avere neppure bisogno di essere
razionale, perché può fare tranquillamente leva sulla sfera emotiva e sull’ipnosi
collettiva che essa produce. Così, come previsto, i positivi al tampone
asintomatici, che rappresentano la stragrande maggioranza dei contagiati, sono
spuntati fuori come funghi (bastava cercarli) e nonostante il 95% di essi
godesse di ottima salute (un 10-15% con lievi sintomi come un raffreddore), è
stato subito alzato il livello di massimo allarme per far scattare nuove misure
restrittive. Solo il restante 5% dei positivi ha avuto necessità di un ricovero e
senza che fosse stata svolta alcuna distinzione tra chi era malato di Covid e chi
invece era nito in ospedale per altre patologie ma risultava positivo al
tampone. I ricoveri, infatti, erano dovuti principalmente ai positivi
ultraottantenni con altre gravi patologie pregresse e, in ogni caso, appena lo
0,5% del totale di tutti i pazienti ospedalizzati è nito in terapia intensiva.706
È ovvio quindi, che l’OMS e i media hanno usato i grandi numeri dei
contagiati solo per fare terrorismo e rimpinguare la psicosi. Se invece fosse stata
effettuata un’analisi in buona fede dei dati, si sarebbe subito chiarito che
l’emersione di un enorme numero di asintomatici è un fatto molto rassicurante
e non certo il motivo per nuovi lockdown parziali o totali. Peraltro, siccome
tutti i decessi positivi al Covid-19 venivano classi cati ufficialmente come
morti a causa del virus, sono accaduti molti fatti tragicomici. Lorenzo Vieri,
per esempio, si è visto recapitare l’esito del tampone positivo del glio, morto
diciotto mesi prima (quando ancora non esisteva il virus) per un arresto
cardiaco provocato da una grave malformazione. A fronte di questo increscioso
episodio il sig. Vieri non ha potuto far altro che manifestare il suo sconcerto:
“Io dico solo una cosa, se questo è il modo in cui il Ministero riferisce ogni
giorno i numeri sui tamponi eseguiti, siamo messi bene. Che attendibilità
possono avere quei numeri se dentro hanno inserito anche quello di mio glio
morto 18 mesi fa?”.707
Dopo settimane e settimane di ingiusti cato allarmismo ininterrotto con
aperture dei telegiornali dedicate esclusivamente alla conta degli innumerevoli
positivi asintomatici (numeri sbandierati alle masse come se fossero tutti malati
in pericolo di morte) saltati fuori dalle tamponature708 e titoli di giornali
apocalittici di questo tenore “Mai così tanti contagi dal lockdown: i focolai
attivi sono più di mille”,709 l’8 ottobre 2020 è stato ulteriormente prorogato lo
stato di emergenza no al 31 gennaio 2021.
Per ironia della sorte, appena un giorno dopo che il Governo si era
nuovamente auto-conferito dei poteri speciali con il pretesto dell’aggravarsi
dell’emergenza, il Corriere della Sera, ovvero il principale quotidiano italiano,
ha pubblicato la dichiarazione del massimo esperto dell’OMS Mike Ryan con
cui è stato ufficialmente ammesso che al maggior numero dei positivi
confermati dalle tamponature (ordinate su larga scala proprio per sopperire
all’assenza dei malati veri) corrispondeva in realtà un drastico abbassamento
della letalità, che così è scesa no ai valori di una comune in uenza stagionale:
“La cifra stimata dall’Organizzazione è venti volte il dato ufficiale. Ma in
questo modo la letalità del Covid sarebbe ai livelli dell’in uenza”.710
Nel mese di ottobre 2020, quindi, il tasso di letalità ufficiale era sceso dal
3,4% del marzo precedente711 allo 0,15%712 (lo stesso di una comune
in uenza) e non c’era più nessun motivo per bloccare l’economia mondiale con
una dittatura sanitaria e un’emergenza immaginaria. La dottoressa Margaret
Harris, una portavoce dell’OMS, ha successivamente confermato la correttezza
dell’ultima stima comunicata il 5 ottobre dalla massima autorità sanitaria
mondiale,713 spiegando che si basava sulla media dei risultati ottenuti da ampi
studi sierologici condotti in tutte le nazioni colpite dal virus. Va inoltre
aggiunto che il tasso di letalità reale era ancora più basso di quanto dichiarato
ufficialmente dall’OMS il 5 ottobre in conferenza stampa, perché il numero dei
morti su cui è stato calcolato, era enormemente esagerato da tutti i decessi
avvenuti per altre cause ma positivi al tampone e registrati come morti per
Covid-19. Già nell’aprile del 2020 il tasso di letalità nel Nord Italia (la zona
più colpita) era sceso drasticamente rispetto al mese di marzo: dello 0,01% per
le persone sotto i cinquant’anni di età e dello 0,43% per le persone sotto i 70
anni.714
L’autore dell’articolo del Corriere è poi comunque riuscito a ribaltare il
signi cato logico dei dati da lui stesso elencati per ribadire, come un disco
rotto, che l’aumento esponenziale dei contagiati necessitava misure contenitive
più rigorose.

Nell’immagine, p. 8 del Corriere della Sera dell’8 ottobre 2020.

Le statistiche sull’aggravarsi della situazione sono state ulteriormente gon ate


dalla decisione di autorizzare anche il ricovero degli asintomatici che, dato il
loro alto numero, hanno immediatamente intasato alcune strutture
ospedaliere. Migliaia di positivi al tampone, infatti, sono corsi in ospedale per
farsi ricoverare e nel settembre del 2020 vi erano già dei nosocomi pieni zeppi
di asintomatici715 o lievemente sintomatici che non avevano bisogno di cure (o
che erano curabili presso il loro domicilio dal medico di famiglia). I loro
preziosi posti letto, invece, erano stati sottratti a chi ne aveva urgente bisogno
per altre patologie realmente gravi. Ovviamente, anche tutti i ricoverati in
ospedale per altre patologie sono stati sottoposti a tampone e quelli risultati
positivi sono stati immediatamente trasferiti ai reparti Covid, nonostante la
totale asintomaticità per il nuovo coronavirus.
Il 4 dicembre 2020 il dott. Andrea Mangiagalli, medico di Medicina
Generale presso l’ASL di Milano, ha rilasciato un’intervista all’emittente
radiofonica “Radio Radio”, dove ha testimoniato come il Covid-19, salvo
poche eccezioni, può essere tranquillamente curato a casa. Lui e altri colleghi
hanno curato i pazienti affetti da SARS-CoV-2 senza avere nemmeno un
decesso, nella zona rossa di Milano e provincia. Il tasso di ospedalizzazione era
molto basso per i pazienti curati da casa, circa il 5% su 1500 pazienti. Nessuno
però ha voluto guardare questi dati. Mangiagalli quindi ha dichiarato stupore
per il fatto che l’AIFA e il Ministero della Salute non hanno mai voluto
prenderli in considerazione. Ha infatti voluto precisare quanto segue:

“Questa è una malattia che se viene trattata in fase precoce, a domicilio, non dicendo al
paziente prenda per tre giorni la Tachipirina e vediamo come va... si guarisce velocemente e
bene. Tra l’altro tale farmaco riduce le riserve di glutatione. Poi la febbre è un meccanismo di
difesa, i virus smettono di replicarsi a 39 gradi. Quindi abbassare la temperatura con il
paracetamolo è peggiorativo, soprattutto in caso di virus. Il paziente quando in presenza di
febbre ha altri due o tre sintomi” continua il dottore, “capiamo come intervenire, cioè subito,
con altre tipologie di farmaci. Il problema sta nell’aver ricevuto, nella prima ondata, indicazioni
dall’alto che per tale malattia non esiste nessuna cura, cioè dare la Tachipirina e aspettare; un
metodo che cozza contro la scienza”.

Il medico ha poi citato l’esempio di una paziente con 67 di saturazione,


ottant’anni con Parkinson e diabete, che avrebbe dovuto ricoverare da subito in
ospedale. I parenti invece gli hanno chiesto di non farlo perché sapevano che in
ospedale non l’avrebbero più rivista. Lui si è fatto carico di questo grave caso,
ha ordinato l’ossigeno liquido, iniziato la terapia, compresa di cortisone che
peggiora il diabete, e la signora è guarita.716
A causa del panico e del caos che ha messo a dura prova il personale
medico, sono stati bloccati molti ricoveri ordinari, insieme a gran parte delle
prestazioni sanitarie e l’agenzia di stampa AdnKronos, il 18 settembre 2020,
aveva prontamente denunciato il fatto: “Allarme liste d’attesa, quasi 18 milioni
di prestazioni rinviate”.717 La grave paralisi dei servizi sanitari non collegati al
Covid e la paura dei pazienti a recarsi in ospedale hanno provocato la morte di
decine di migliaia di persone, che sono rimaste senza cure e diagnosi
tempestive. Basti pensare che soltanto nel settore delle gestanti il numero dei
bambini nati morti durante il parto è triplicato perché molte donne, per il
terrore di contrarre l’infezione in ospedale, non hanno effettuato adeguati
controlli in gravidanza.718 La stessa situazione si è veri cata praticamente in
tutte le altre patologie differenti dal Covid-19 (diabetici, cardiopatici, malati di
cancro ecc.) quasi nella medesima proporzione, poiché anche la mortalità per
infarto, per esempio, si è triplicata durante l’emergenza Covid.719
Ciononostante, di questi innumerevoli decessi che nel loro ammontare totale
possono avere facilmente superato quelli provocati dal virus (a riguardo non è
stato pubblicato alcun dato complessivo) i grandi media ne hanno fatto appena
qualche accenno nella cronaca locale.

Immagine del quotidiano La Repubblica dell’11 novembre 2020.


Davvero sconcertante anche il fatto che in alcuni casi, gli asintomatici sono
stati addirittura ricoverati contro la loro volontà.720 In America sono spuntate
fuori persino delle ricerche dalla conclusione apocalittica secondo cui anche gli
asintomatici sono malati e necessitano di cure. Stando infatti a quanto
dichiarato da Eric Topol dello Scripps Research Translational Institute in
California, “l’assenza di sintomi da Covid-19 nelle persone positive non
implica l’assenza di danni. Si deve indagare meglio nei polmoni degli
asintomatici tramite TAC”.721
E così mentre la vasta categoria impiegatizia e di tutti gli stipendiati dei
grandi enti pubblici o privati poteva restare a casa davanti alla televisione a
coltivare la propria ipocondria insieme al terrore per il virus e a bersi tutte le
fake news possibili e immaginabili propalate dai “professionisti
dell’informazione”, si iniziava a stringere la morsa letale della crisi economica
che ha colpito senza pietà tutta la categoria dell’imprenditoria e dei piccoli
artigiani che non potevano reggere i lockdown e le gravi limitazioni alle loro
attività economiche. Nel salernitano per esempio, dopo il primo ordine di
restare in casa con lo slogan “andrà tutto bene”, sono fallite ottocento aziende
al mese, mentre le categorie con lo stipendio assicurato che hanno applaudito
alle misure restrittive da legge marziale non capivano che avrebbero pagato il
conto del disastro economico solo con un po’ di ritardo rispetto alle fasce più
deboli.722
La concessione del “bonus monopattino”723 e i nuovi prestiti per lo Stato
richiesti dal Governo con il Recovery Fund, che oltre a essere gravati da
interesse sono sottoposti anche a rigide condizionalità724 (denaro che in realtà
già appartiene agli Stati e che viene creato dal nulla con un click sulla
tastiera725), sono riusciti solo ad aggravare la situazione sia nell’immediato che
nel lungo periodo.
Così, mentre l’Italia era stata messa praticamente in vendita con centinaia
di migliaia di negozi, ristoranti, uffici e hotel falliti per le misure restrittive,
l’unica preoccupazione delle masse non ancora toccate dalla crisi era quella di
indossare la mascherina e denunciare i disobbedienti. Purtroppo, infatti, molti
cittadini che prima tifavano per il lockdown come allo stadio, si accorgeranno
del grave costo economico e sociale delle limitazioni della libertà solo quando
si vedranno aumentare pesantemente le tasse, tagliare la previdenza o recapitare
a casa una lettera di licenziamento per sé o uno dei propri cari. Ma il fatto
indubbiamente peggiore è che probabilmente non capiranno mai di essere stati
manipolati e che il vero scopo delle misure restrittive non era affatto salvare
delle vite.
Nello stesso periodo in cui venivano criminalizzati tutti i comuni cittadini
che protestavano contro l’imposizione della mascherina e contro tutte le altre
imposizioni palesemente sproporzionate rispetto alla reale pericolosità
dell’infezione, al noto giornalista Bruno Vespa è stato permesso di inaugurare
senza alcuna restrizione la sua nuova masseria “Li Reni” di Manduria (Puglia),
per la produzione del vino. Alla sua cerimonia inaugurale, che si è svolta il 2
luglio 2020, hanno partecipato numerose personalità di spicco che
comprendevano uomini delle istituzioni, personaggi dello spettacolo, alti
prelati e ufficiali delle forze dell’ordine. Erano presenti il cantante Albano
Carrisi, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e della Regione Puglia
Michele Emiliano, il vescovo di Oria Mons. Vincenzo Pisanello e degli ufficiali
dei Carabinieri. In pratica si è trattato di un vero e proprio assembramento
senza alcun rispetto delle distanze di sicurezza e dell’obbligo della mascherina
che si è svolto in totale assenza delle misure precauzionali ordinate dal
Governo, con tanto di affettuose pacche sul petto e brindisi spalla a spalla. Gli
unici che durante tutta l’inaugurazione della masseria sono stati obbligati a
respirare con le mascherine e a rispettare le norme restrittive anti-Covid-19,
sono stati i numerosi camerieri e il personale di servizio.726
Nella foto, Bruno Vespa durante la festicciola d’inaugurazione della sua
tenuta mentre brinda, spalla a spalla, con alcuni dei suoi illustri invitati.

Questo è stato il modo in cui alcuni illustri rappresentanti dell’alta società (che
in televisione, sulla radio, sui giornali e sui comunicati stampa hanno sempre
richiamato tutti al rigore) hanno dato il loro “buon esempio” alle stesse masse
che i media mainstream hanno invitato all’odio sociale e alla delazione contro
gli “untori” che trasgrediscono le regole. Alcuni comuni mortali, infatti, sono
stati arrestati con spettacolari operazioni di ingenti forze di polizia solo per non
avere indossato la mascherina,727 mentre nelle Filippine è stata introdotta la
pena di morte per i trasgressori delle zone rosse728 e in Australia una donna
incinta è stata arrestata in casa davanti ai suoi gli per avere osato pubblicare
un post sui social in cui aveva invitato i suoi contatti a organizzare una protesta
paci ca contro i lockdown.729
Il Governo è addirittura giunto ad autorizzare i blitz dei Carabinieri nelle
scuole per controllare il rispetto delle norme anti-Covid, mentre le bande di
spacciatori e di delinquenti che infestano le stazioni, i parchi e alcuni quartieri
delle grandi città anche in pieno giorno hanno potuto continuare indisturbate i
loro traffici.730
I bambini e i ragazzi in età scolastica, nonostante appartengano a una fascia
di età praticamente immune al SARS-CoV-2, difficilmente potranno
dimenticare il trauma psicologico vissuto durante la pandemia per essere stati
costretti a osservare imposizioni, restrizioni e regole da sala chirurgica in un
campo di concentramento sorvegliato dai Carabinieri: le classi sono state divise
in gruppi che non devono mai incontrarsi tra di loro e seguire percorsi
obbligati. Tutti devono indossare le mascherine per l’intera durata delle lezioni;
devono restare seduti su banchi monoposto a rotelle; non possono toccarsi,
tossire o scambiarsi una matita; in alcune scuole i fogli delle prove scritte
devono essere sani cati, consegnati agli studenti, ritirati alla ne della prova,
sani cati di nuovo, depositati in una cassetta e messi in quarantena per 24 ore.
In seguito devono essere estratti, corretti, sani cati, rimessi nella cassetta per
altre 24 ore, poi restituiti agli alunni per far controllare gli errori, sani cati
nuovamente e introdotti nella cassetta per un’ulteriore quarantena di 24 ore.731
Le ripercussioni psicologiche di tutto questo sui ragazzi sono devastanti e si è
veri cata un’impennata da brivido degli atti di autolesionismo e dei tentativi di
suicidio tra gli adolescenti.732
Nello stesso tempo in cui avviene tutto questo, i mezzi pubblici usati dagli
studenti per recarsi a scuola sono talmente affollati che prima di entrare in aula
i ragazzi hanno già fatto un bagno di folla e sono già stati tutti a stretto
contatto. In tali condizioni di assenza di distanziamenti, le mascherine sono
completamente inutili, perché non possono impedire nessun contagio da un
virus microscopico che può passare tranquillamente attraverso tutte le maglie
dei ltri per naso e bocca attualmente in commercio (bloccano solo eventuali
zampilli di saliva infetta e, nella migliore delle ipotesi, diminuiscono
leggermente il rischio di contagio dall’aria espirata dai malati).
Anche sugli autobus, sui treni regionali e sulle metropolitane prese d’assalto
dagli adulti per recarsi al lavoro la situazione è del tutto analoga: i posti a
sedere sono stati accuratamente distanziati, ma le masse di persone in piedi,
oltre a dover sostare molto vicino le une alle altre durante le ore di punta, non
possono fare a meno di appoggiarsi con le mani agli stessi sostegni tubolari. E
poiché non era possibile ordinare il fermo di tutte le attività lavorative, il CTS
è stato costretto a dare uno straccio di coerenza con le rigide norme anti-Covid
applicate in tutti gli altri casi, de nendo i mezzi pubblici a prova di focolai.733
Per non far crollare tutto il suo castello di carte, ha quindi dovuto fare
appello a molte argomentazioni improbabili, come i maggiori controlli, la
diminuzione del 30% dei passeggeri per lo “smart working” (in realtà mai
diminuiti abbastanza per garantire i distanziamenti) e la continua ventilazione
(comunque sempre scarsa rispetto al numero di persone chiuse in un ambiente
così angusto) prodotta dall’apertura delle porte a ogni fermata.734
Senza queste giusti cazioni, si sarebbe dovuto ammettere che in tali
condizioni il virus ha sempre continuato a circolare e le masse avrebbero capito
che se il virus fosse stato veramente pericoloso, come è stato fatto credere, in
poche settimane ci sarebbero state centinaia di migliaia di morti tra gli studenti
e i milioni di passeggeri del trasporto pubblico. Una ricerca pubblicata su
Scienti c Reports ha persino dimostrato che anche il distanziamento di un
metro deciso dall’OMS e dai governi non ha alcun fondamento scienti co:
l’attuale ignoranza circa la dimensione iniziale delle goccioline di saliva che
accompagna le esalazioni umane (tosse, starnuti ecc.), e che fungono da veicolo
per il virus SARS-CoV-2, non permette di identi care una distanza capace di
garantire sicurezza tra gli individui.735

Il collasso della sanità pubblica

Dal mese di marzo 2020 in poi, i giornalisti mainstream hanno letteralmente


gareggiato a chi la sparava più grossa, arrivando a descrivere l’emergenza
sanitaria come un fatto senza precedenti, ma la verità è che la sanità pubblica
era già stata ridotta allo stremo da decenni di tagli che hanno raggiunto vette
mai viste prima dal governo Monti (2011) in poi.
Nel 1998, infatti, i posti letto erano circa 311.000, mentre nel 2017
(ultimo dato disponibile) erano stati ridotti a circa 191.000, ovvero a quasi la
metà, e negli ultimi anni i pazienti “parcheggiati” in barella lungo i corridoi
degli ospedali erano già diventati la normalità.736
A ciò va aggiunto il fatto che mentre per una normale in uenza con
sintomi lievi nessuno andava a farsi ricoverare in ospedale, con il Covid le
strutture sanitarie si sono dovute far carico anche di un enorme numero di
paucisintomatici (tra il 50 e il 70% dei ricoverati). Se “i professionisti
dell’informazione” fossero stati in buona fede, quindi, avrebbero dovuto
ammettere che si muore anche per l’in uenza e che la sanità pubblica era già
allo sbando da tempo:
 
• “I malati d’in uenza curati con le macchine salva-polmoni. L’allarme
dei reparti di terapia intensiva. Picco di casi: 519.000 in 7 giorni” (Il
Corriere della Sera, 2015);
• “In uenza: da settembre 134 morti e 652 in terapia intensiva” (La
Repubblica, 2 marzo 2018);
• “In uenza, mai picchi di incidenza così alti da 20 anni” (Il Sole 24
Ore, 5 febbraio 2018);
• “In uenza, altri due casi gravi. Ora fa paura” (Il Resto del Carlino, 6
febbraio 2019);
• “In uenza, muore dopo giorni in rianimazione” (24 gennaio 2019);
• “Milano, terapie intensive al collasso per l’in uenza: già 48 malati
gravi, molte operazioni rinviate” (Il Corriere della Sera, 10 gennaio
2018);
• “Ospedale Cardarelli di Napoli al collasso: pazienti in barella nei
corridoi” (Today, 12 gennaio 2015);
• “L’ospedale Sant’Eugenio di Roma al collasso, la vergogna della sanità
nei video choc de Il Tempo” (Il Tempo, 25 febbraio 2018);
• “Sant’Eugenio, Pronto Soccorso al collasso. Aspettano in 98 la visita o
un letto in reparto” (Il Tempo, 8 gennaio 2014);
• “In uenza, ospedali in tilt fra tagli e psicosi vaccino” (Il Fatto
Quotidiano, 24 gennaio 2015);
• “Asl e ospedali al collasso” (La Stampa, 16 novembre 2012);
• “Pronto Soccorso in tilt, l’emergenza in uenza mette ko anche gli
ospedali” (Torino Today, 30 dicembre 2016);
• “Ospedali: ANAAO, Pronto Soccorso al collasso in tutto il Paese”
(AGI, 14 febbraio 2012);
• “Emergenza in uenza, cliniche private in soccorso degli ospedali” (Il
Corriere della Sera, 23 gennaio 2015);
• “A Pordenone troppe persone hanno l’in uenza e gli ospedali
bloccano le operazioni” (La Stampa, 12 gennaio 2018);
• “Emergenza in uenza a Foggia, notevole afflusso di pazienti ai Riuniti
di Foggia: più di 200 al giorno” (Foggia Today, 5 gennaio 2018);
• “Pd: Pronto Soccorso al collasso, critiche anche da Malvezzi”
(Cremona Oggi, 20 gennaio 2015);
• “Pronto Soccorso al collasso in tutta la Lombardia. Una ri essione
della Uil del Lario” (Qui Como, 29 dicembre 2016);
• “Pronto Soccorso al collasso in tutta Italia, colpa della spending
review” (Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio, 17 gennaio 2014);
• “Servizi di pronto soccorso un’altra estate al collasso” (La Nuova
Sardegna, 17 settembre 2015);
• “I medici vanno dal Prefetto: La sanità è al collasso” (Teleregione
Molise, 9 novembre 2015);
• “Terapie intensive: posti letto esauriti in tutta l’Isola, emergenza negli
ospedali di Catania” (La Sicilia, 27 gennaio 2017);
• “Picco di in uenza, bloccati i ricoveri. Ospedali in tilt: posti esauriti
nelle Rianimazioni” (Federazione Italiana Medici di famiglia, 15
gennaio 2015);
• “In uenza, in ospedale non c’è più posto” (La Stampa, 18 gennaio
2017);
• “Con l’in uenza ospedali ko” (Il Tempo, 17 novembre 2019);
• “Rianimazione e in uenza grave: pandemia in uenzale A” (EMC –
Anestesia-Rianimazione, 2 aprile 2013);
• “L’anno nero dell’in uenza: morti ventimila anziani in più (La
Repubblica, 17 marzo 2017);
• “Chieti, muore a 41 anni dopo l’in uenza” (Il Centro, 19 febbraio
2017);
• “Torna dalla Grecia con una strana in uenza. Morto ragazzo di 22
anni” (Vesuviolive, 7 agosto 2019);
• “Portiere di calcio 14enne muore per un’in uenza” (Il Messaggero, 23
gennaio 2019);
• “A 18 anni muore di in uenza” (Prima Monza, 22 gennaio 2018);
• “Allarme suina all’ospedale di Ciriè, paziente di 56 anni in terapia
intensiva” (La Stampa, 3 febbraio 2017);
• “Usa, mamma di 20 anni muore in 24 ore. I medici: È solo in uenza”
(Il Messaggero, 6 dicembre 2017);
• “Bimbo di 4 anni muore per l’in uenza” (Il Messaggero, 10 febbraio
2020);
• “In uenza intestinale, muore a 6 anni (Il Mattino, 13 gennaio 2016);
• “Polmonite, nel 2018 morti 800 mila bambini nel mondo” (ANSA,
12 novembre 2019);
• “Polmonite nella UE: oltre 118 mila morti nel 2014” (Quotidiano
Sanità, 10 novembre 2017).

La disastrosa situazione in cui versa il sistema sanitario pubblico italiano era


evidente molto prima dell’arrivo del Covid-19, ma le notizie sugli ospedali, sui
giovani morti e sulle terapie intensive in tilt per l’in uenza non nivano ogni
giorno su tutti i titoli di apertura dei notiziari. Nessuno infatti aveva dichiarato
lo stato di emergenza per questo motivo, come non era mai stata calpestata la
Costituzione. Negli ultimi anni, invece di aprire nuovi reparti, sono stati chiusi
interi ospedali, come è stato fatto per esempio con il San Giacomo (2008) 737 e
il Forlanini (2015)738 di Roma.
Il governo Conte, inoltre, dopo avere richiesto e ottenuto molti miliardi di
euro dal Recovery Fund per il Covid-19, ha allegato alla Legge di Bilancio una
relazione tecnica che prevede la sottrazione permanente di trecento milioni di
euro l’anno agli ospedali e ai servizi di assistenza medica.739 Si tratta del
tentativo di completare l’opera di demolizione della sanità pubblica che è stato
giusti cato con la diminuzione delle spese sanitarie dovute alla digitalizzazione
del settore.
L’articolo 72 del documento tecnico sottolinea prima di tutto che “il
fabbisogno standard è normativamente stabilito solo no all’anno 2021” e poi
si aggiunge che “dall’anno 2023, per effetto dei processi connessi alla
riorganizzazione dei servizi sanitari anche attraverso il potenziamento dei
processi di digitalizzazione, si prevede una minore spesa di 300 milioni di euro
annui, con conseguente riduzione del livello del nanziamento”. Tradotto: il
fondo sanitario nazionale dal 2023 in poi dovrebbe avere, se questa
impostazione verrà mantenuta, trecento milioni in meno all’anno.
Considerando che il fondo bene cia a oggi di 120 miliardi, a cui nel 2021
se ne aggiungerà un altro, può sembrare una riduzione non così dura, ma va
sottolineato che, guardando lo schema illustrato nella stessa Relazione tecnica,
per il 2022 e gli anni successivi non viene speci cato l’ammontare del fondo. Si
parla già di tagli permanenti da trecento milioni all’anno a partire dal 2023,
ma non delle risorse complessive del fondo. C’è solo la sottrazione insomma,
ma non anche il quantitativo totale da cui i trecento milioni verranno sottratti.
Facendo ricorso a un paludato politichese, tale importo non è stato indicato
come un taglio sso che avrebbe potuto mettere subito in allarme i cittadini,
bensì come “minori nanziamenti” dovuti a una migliore digitalizzazione e al
risparmio garantito dallo sviluppo delle nuove tecnologie.740

La condizione dei positivi asintomatici


spiegata dal presidente della Società dei
Virologi

Uno dei massimi esperti italiani di virologia è certamente il prof. Giorgio Palù,
docente di microbiologia, virologia e neuroscienze, nonché autore di più di
trecento pubblicazioni scienti che e presidente fondatore della Società Italiana
di Virologia-SIV, oltre che presidente vicario dell’European Society for
Virology (tra i suoi membri spiccano tre premi Nobel). Si tratta di un esperto
accademico altamente quali cato e molto prudente, che non si è mai posto
contro l’OMS e le ingerenze di Big Pharma sulla scienza medica,741 ma che,
seppur molto diplomaticamente (senza muovere alcuna accusa ai diretti
responsabili), ha ammesso che non esiste alcuna corrispondenza tra la
narrazione ufficiale della pandemia e la realtà dei fatti.
La sua spiegazione del 14 ottobre 2020 sulla cosiddetta seconda ondata
della pandemia (impennata dei contagi) e l’effettiva condizione dei positivi
asintomatici è illuminante rispetto alle dichiarazione apocalittiche dei suoi
colleghi meno autorevoli, che hanno paragonato il SARS-CoV-2 alla Spagnola
e hanno trasformato i positivi sani in pericolosi untori da fermare anche a costo
della privazione della libertà personale e di mandare a ramengo l’economia
mondiale:

“Per aiutare a capire cosa sta succedendo posso illustrare i numeri che ci descrivono la realtà dei
fatti. Esistono due facce della medaglia, una che ci preoccupa e un’altra che ci preoccupa di
meno o può addirittura permetterci una visione più ottimistica su come evolverà la pandemia
[…]. Il 95% dei positivi è asintomatico, ma devo fare una premessa semantica: il termine
‘sintomatico’ è molto chiaro, cioè descrive una persona che ha dei sintomi come per esempio
mal di testa, febbre, diarrea, perdita dell’olfatto e altri sintomi che in larga misura sono simili a
quella dell’in uenza, almeno nei prodromi e nelle prime manifestazioni dell’infezione.
‘Contagioso’ è un termine improprio. L’espressione latina di contagium vivum uidum, che sta a
indicare il contagio vivo e uido, fu applicata per la prima volta nel 1909 ai virus delle piante
che erano stati appena scoperti da Dmitry Ivanovsky in Russia e da Martinus Beijerinck in
Olanda.742 Il contagio è qualcosa che si diffonde visibilmente, quindi quando parliamo di
contagiati usiamo un termine improprio. Noi dovremmo parlare di soggetti positivi al test, che
oggi fa ancora riferimento al cosiddetto tampone molecolare ma presto arriveranno altri sistemi
diagnostici, come quelli della ricerca clinica antigenica, quelli rapidi e dei liquidi salivali. Di
conseguenza, il termine ‘contagio’ dovremmo sostituirlo con ‘positivo’, perché ci sono i positivi
che contagiano e i positivi che non contagiano. Positivo quindi non vuol dire malato […].
Individuare un positivo vuol dire che è stato trovato un po’ di acido nucleico sul tampone con
una tecnica che si chiama PCR (Polimery Chain Reaction), che si fa in laboratorio estraendo e
ampli cando per milioni di volte la materia depositata sul tampone, ma non è detto che quel
po’ di acido nucleico rappresenti una particella virale infettante e quindi in grado di infettare.
Può essere un semplice residuo, un virus morto oppure non è detto che quella quantità di acido
nucleico rappresenti una concentrazione di virus sufficiente a infettare.
Almeno due studi e altri successivi, uno pubblicato a marzo su Nature e un altro sul Journal of
Infectious Disease dai virologi dell’Università di Berlino come Christian Drosten e di Marsiglia
come Didier Raoult, hanno dimostrato con studi in vitro che l’infezione è possibile quando
troviamo in un campione clinico almeno un milione di genomi equivalenti. Oggi non abbiamo
ancora un test che dosi precisamente la carica virale, mentre l’abbiamo per tanti altri virus
come HIV, epatite C, epatite B e citomegalovirus, perché non abbiamo ancora un farmaco. Per
i virus appena citati abbiamo dei farmaci e sappiamo che dobbiamo dosarli no ad azzerare
oppure rendere minuscola quella concentrazione, perché sappiamo per esempio che un
soggetto con venti genomi equivalenti di HIV nel sangue non è infettivo e non ha neanche i
sintomi. Bisogna far comprendere alle persone le parole che rispecchiano una situazione
biologica […].
Chi è asintomatico può essere rintracciato solo nella ricerca che si fa durante lo screening o
durante il tracciamento dei contatti eseguito con i tamponi per capire se si sta accendendo un
focolaio. Quindi cosa si fa? Come si trovano questi asintomatici? Si trovano dove c’è un
focolaio o ci sono stati dei casi. Oggi cerchiamo di seguire tutta la catena del contagio perché,
se arriviamo in tempo, siamo in grado di isolare, di mettere in quarantena, di chiudere per
esempio quella fabbrica oppure chiudere quel settore di quella fabbrica per impedire che il
virus si diffonda […].
Positivo non vuol dire ammalato e non vuol dire contagioso, perché per poterlo essere è
richiesta una certa soglia virale […]. Nello stato attuale [14 ottobre 2020, n.d.a.] noi abbiamo
quasi novantamila soggetti positivi in Italia con cinquemila ricoverati, quindi il 6% e ricordo
che a marzo/aprile era il 25% dei ricoverati. Molti di questi ricoverati hanno sintomi lievi,
alcuni sono ricoverati per ragioni sociali, perché non hanno a casa nessuno, sono anziani,
hanno paura, non hanno chi li assiste o perché gli viene consigliato di andare in ospedale.
Quindi è una situazione diversa.
È importante seguire la catena del contagio ma oggi con il 95% di asintomatici con una curva
che però si sta impennando, la domanda che uno dovrebbe porsi è: ‘Ha senso inseguire e
tracciare gli asintomatici, che sono la maggior parte? Per tentare cosa? Di azzerare il contagio?’.
Dal punto di vista razionale è un ‘non senso’, dal punto di vista scienti co non perseguibile e
non giusti cabile e dal punto di vista pratico, con gli attuali tamponi, le lunghe le per il test e
i tempi medi di risposta, che al Sud sono di 5-6 giorni e al Nord di due giorni, mediamente
quattro, non impatta su un’infezione che ha un tempo d’incubazione di uno, due giorni e
mezzo. Questo lo ha capito anche il Comitato Tecnico Scienti co, che ha stabilito sufficiente
un tampone negativo per smettere di tenerlo sotto controllo o per dichiararlo guarito, mentre
la quarantena può essere ridotta a dieci giorni […].
La ricerca dei contatti ha senso in cluster limitati [piccoli raggruppamenti, n.d.a.] quando il
virus sta crescendo esponenzialmente. Aveva molto senso all’inizio della pandemia, perché
ricordo che in Corea del Sud i due focolai principali erano avvenuti durante le cerimonie
religiose, come è successo nei funerali del Molise, ma sono riusciti a tracciarli subito e hanno
estinto il virus sul nascere […]. La letalità è il rapporto tra le persone che hanno contratto il
virus e quelle che sono decedute. La mortalità è un termine più esteso, che si applica alla
percentuale di morti rispetto all’intera popolazione. E come si fa a misurare la letalità? La
misura che abbiamo attualmente è quella fatta sulla base del test diagnostico con i tamponi,
quindi abbiamo 38 milioni di persone risultate positive al test e oltre un milione e centomila
defunti e dovremmo dire che la letalità è del 2,8% a livello globale, ma sappiamo benissimo
che le persone che sono venute in contatto con il virus sono molte di più, almeno quattro o
cinque volte di più, per via di quelle che non fanno i test e quelle asintomatiche che
ovviamente non sono state diagnosticate.
Ma lo sappiamo anche da una serie di studi e ce ne sono anche di molto autorevoli e attendibili
svolti su larghe fette di popolazione divise per età, sesso, occupazione, localizzazione geogra ca,
in Islanda, in Germania, in Cina e negli Stati Uniti, che hanno misurato la presenza di
anticorpi contro il virus e che sono venuti in contatto con l’agente infettivo. Anche a Padova
abbiamo fatto uno studio con il prof. Plebani e con l’azienda Zero per osservare quale era la
circolazione del virus nel Veneto e tutte le ricerche che sono state svolte ci dicono che la letalità
oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6%. Ciò signi ca una letalità relativamente bassa, più bassa di altre
malattie infettive, sicuramente più bassa degli incidenti stradali e delle patologie respiratorie
causate all’anno dalle nanopolveri, il che ci dovrebbe far dire: ‘Beh insomma, non moriremo
tutti come qualcuno evocava’. Non è la Spagnola che ha fatto cinquanta o cento milioni di
morti nel 1918, quando non avevamo gli antibiotici, il cortisone, l’eparina e le sale di
rianimazione. Allora si moriva molto di pneumococco, perché spesso la complicanza di
un’infezione virale sono i batteri, tra cui lo pneumococco […].
Il SARS-CoV-2 ha una letalità relativamente bassa, considerando che per la SARS era del 10%
e per la MERS del 37% due coronavirus che si sono estinti nel giro di un anno circa. Ci
dovrebbe un po’ rasserenare e invece questa infodemia [circolazione di una quantità eccessiva di
informazioni fuorvianti, n.d.a.] e questa informazione che è diventata pandemica, questa paura
del contagio e della morte, questa sì è diventata virulenta e contagiosa […]. Si è perso il buon
senso, la ragionevolezza, la capacità critica di valutare i dati per quelli che sono […].
Questa narrazione, anche per colpa dei giornalisti, è stata a volte isterica, allarmistica e tesa a
suscitare clamore e lo scoop […]. La paura è virale, il raziocinio e il buon senso non lo sono
[…]. È difficile mantenere il raziocinio quando siamo sommersi da un’informazione
martellante e la gente mi ferma per strada per chiedermi se moriremo tutti […]. Chi si occupa
di scienza deve fornire dei numeri, dei dati obiettivi e cercare di spiegarli.
Ci sono due risvolti di questa pandemia: 1) oggi siamo in una fase esponenziale, il virus sta
aumentando con un’impennata e questo ci deve giustamente preoccupare, perché più aumenta
l’incidenza e più possono aumentare i ricoveri per casi gravi e la letalità; 2) fortunatamente
abbiamo poche persone in rianimazione, lo 0,5% di tutti i casi ricoverati, che è trenta volte
meno del dato relativo all’esordio del virus a marzo, molti asintomatici e la letalità è
relativamente bassa. Questi sono dati che invece tranquillizzano. Riguardo poi al dibattito sui
morti con Covid o per Covid, è giusto attribuire entrambi i tipi di decessi al virus, perché viene
adottato lo stesso criterio anche per l’in uenza [in realtà questa affermazione è un escamotage
diplomatico per evitare polemiche con l’OMS e il CTS, perché l’in uenza viene attribuita
come causa di morte solo quando è di una gravità tale da avere effettivamente generato delle
complicazioni fatali e non certo per un banale raffreddore o una semplice positività al
tampone, che per i virus stagionali in uenzali di lieve entità non è mai stato fatto né in vita e
né tantomeno post mortem, n.d.a.].
Ogni anno in Italia, ci sono dai dieci ai venti milioni di casi d’in uenza con circa diecimila
morti […]. In questi diecimila, i decessi causati solo dall’in uenza saranno tre-quattrocento per
polmoniti virali. Il resto sono complicanze batteriche e comorbidità: diabete, ipertensione,
problemi cardiaci ecc., che però attribuiamo all’in uenza. Quindi è giusto attribuire al SARS-
CoV-2 tutti i trentaseimila morti, ma dovremmo dire che molti di questi eventi letali
avvengono dagli ottant’anni in su in soggetti che avevano altre patologie respiratorie,
metaboliche, cardiovascolari, obesità e ogni altra causa d’in ammazione del corpo.
Sappiamo che più si invecchia e più aumentano le in ammazioni dove il virus può attecchire
meglio e questo è il motivo per cui i bambini e i giovani non si ammalano. Perché sono sani e
non hanno questi fattori favorenti. Molti dei morti per Covid-19 erano ricoverati per altre
patologie, come aneurismi, trombosi, infarti o tumori terminali e poiché durante le pandemie
vengono eseguiti i tamponi a tutti [in questo passaggio dell’intervista, il prof. Palù ha ammesso,
ma senza speci carlo, ciò che aveva negato prima, poiché se a livello statistico esiste una
enorme differenza tra il tasso di letalità e la percentuale dei malati ricoverati in terapia intensiva
tra il Covid-19 e l’in uenza, è solo perché per quest’ultima non vengono mai effettuati i
tamponi a tutti i pazienti vivi e deceduti, n.d.a.], è chiaro che molti dei decessi registrati come
Covid-19 non sono direttamente dovuti al virus […]. Questa confusione mediatica, questa
frenesia e questa perdita della ragione non sono giusti cate, perché il Covid-19 non è la peste
del Manzoni […]. Nella maggior parte dei casi il Covid, al pari dell’in uenza, può non dare
alcun sintomo, oppure la febbre o molto raramente una polmonite che può essere fatale […].
Non sono un sociologo, però alcune cose mi hanno colpito, come l’autoaffermazione e
l’autoacclamazione di sedicenti virologi, di pseudovirologi, di paravirologi e il fatto che i
giornalisti li abbiano etichettati come tali. Abbiamo ‘l’esperto’ a ogni trasmissione e talk show,
che sono la cosa più antiscienti ca che ci sia […].
È scorretto che un giornalista accrediti come virologo un igienista o un epidemiologo […]. I
virologi che sono stati interpellati nel 90% dei casi o erano infettivologi che avrebbero potuto
meglio spiegare come si tratta un paziente e quali sono i sintomi, o erano igienisti, che
avrebbero potuto meglio descrivere una curva epidemica sull’andamento del contagio, oppure
erano entomologi esperti di zanzare e di malaria, che non avevano mai visto pubblicato un loro
lavoro scienti co sui virus.
Ciò è colpa di chi interpella dei cosiddetti esperti e attribuisce loro una competenza senza
veri carne le quali che professionali […]. Nei talk show partecipano attrici, soubrette ed
esperti e si intersecano dialoghi che vanno dal politico, all’economico, al sociale, al medico-
scienti co. Quindi capisco che le persone siano confuse e quando sento parlare di virologi
faccio presente che ho fondato la Società Italiana di Virologia, sono stato presidente per sette
anni di quella europea, che ha tre premi Nobel al suo interno, conosco tutti i virologi in
Europa e i principali virologi del mondo e posso dire che in Italia i virologi sono pochissimi; la
maggior parte di quelli validi, riconosciuti all’estero, non è mai apparsa sugli schermi televisivi
[…]. Quindi, di che virologi stiamo parlando? […]. Questo virus è cinese perché viene da
Wuhan e ce lo hanno detto loro, ma non sappiamo se è naturale o arti ciale. Questo forse non
lo sapremo mai e avremo sempre dei dubbi, ma viene da là, quindi rispetto al virus originario
che è stato sequenziato subito a gennaio e abbiamo il genoma già pubblicato, il virus è
cambiato e ha subito molte mutazioni. Una in particolare sembra che lo abbia reso addirittura
più replicante: la mutazione 614 nel gene della proteina spike, che gli consente di legarsi
meglio ai recettori umani, ma non è detto che lo abbia reso più aggressivo, virulento o più
letale.
Ci sono altre centinaia di mutazioni di cui non conosciamo esattamente l’impatto, ma posso
dire che faccio parte di un gruppo composto da virologi, matematici e statistici che sta
analizzando tutte le sequenze depositate del coronavirus del pipistrello, del coronavirus del
pangolino, del coronavirus del visone e di altri animali oltre a quelli dell’uomo e stiamo
concentrando la nostra attenzione non solo sull’origine del virus, ma anche se queste mutazioni
possono impattare per la patogenicità, cioè se sono in grado di renderlo più o meno pericoloso.
Le mutazioni riscontrate sono tante, si chiamano mutazioni omoplasiche in quanto avvengono
negli stessi distretti del genoma e si sono veri cate in molti luoghi del mondo. Si tratta
ovviamente delle mutazioni più importanti, perché se si conservano e hanno una selezione
positiva dal punto di vista darwiniano, vuol dire che hanno un’importanza. Per studiarle bene,
a un virologo occorrono uno, due anni, perché bisogna scoprire cosa comporta ogni singola
mutazione. Di conseguenza, ancora non possiamo affermare che il virus abbia perso virulenza
in termini virologici, ma in termini clinici, come ho anzidetto, qualcosa è cambiato nel
panorama dell’impatto clinico […].
Lo stato di emergenza non è previsto neanche dalla Costituzione repubblicana post-bellica, che
non ha previsto neanche l’evento bellico come stato di emergenza. Cos’è lo stato di emergenza?
È una procedura amministrativa che fa riferimento a una legge che viene approvata dal
Governo e che può essere una legge brevissima, a cui vengono attribuite tutta una serie di
competenze bypassando il Parlamento. C’è uno stato di emergenza che riguarda la politica, che
è di tipo autoconservativo, e c’è uno stato di emergenza che riguarda il popolo. Credo che se
non prendiamo atto della situazione, soprattutto quella economica, il vero stato di emergenza
che soffriremo sarà l’indigenza, la fame, l’assenza di lavoro, i danni psicologici e psichiatrici, i
suicidi. Quindi chi cadrà nello stato di emergenza saremo noi cittadini, non i governanti […].
Un governo e una politica seria dovrebbero affrontare il problema in questo modo: ho di fronte
una malattia che ha una letalità relativamente bassa, faccio un’analisi rischi/costi/bene ci e
valuto quanto mi impatta. Quanto posso limitare le terapie che dovrei dedicare al cancro, alle
patologie cardiovascolari, alla demenza senile e altre, per far fronte al Covid? […]
Prevedo che ci saranno altre epidemie, che siano arti ciali o naturali […]. Questo virus adesso
sta crescendo esponenzialmente ma lo sapevamo, tutti i virus a diffusione aerea per via
respiratoria come il SARS-CoV-2, che sono i coronavirus che conosciamo dal raffreddore
almeno dagli anni Sessanta, sappiamo che ritornano ogni autunno/inverno. Tutti i virus
in uenzali pandemici e non più pandemici si diffondono, quindi noi purtroppo dobbiamo
ancora attenderci un incremento e dobbiamo aspettare una mitigazione come l’abbiamo vista
d’estate, quando la natura provvede a porre un ostacolo tra noi e i virus. Il virus non cresce
come i batteri nel suolo e ha bisogno delle nostre cellule, perché è un parassita obbligato,
quindi, in primavera/estate, quando abbiamo giornate lunghe, irradiazione solare, temperatura,
aria aperta, ha difficoltà a diffondersi.
Il prof. Andrea Crisanti non è un virologo ma un microbiologo che non ha mai pubblicato uno
studio di virologia e, almeno negli ultimi dieci anni, neanche uno studio di microbiologia; è un
esperto di zanzare, un entomologo che è stato mio allievo […] e quando sostiene in televisione
che per Natale occorrerebbe un nuovo lockdown, io mi domando a quale titolo e su che base?
L’unica cosa che ci deve preoccupare è questo aumento esponenziale del virus che dobbiamo
assolutamente ridurre, ma chi ce lo può dire se faremo un lockdown? Penso piuttosto che
saremo costretti a fare dei lockdown ristretti nello spazio-tempo, quando saremo in grado di
bloccare dei singoli focolai, ma un lockdown generalizzato questo Paese non se lo può
permettere […]. Va fatta una valutazione costo/bene cio: se faccio un lockdown posso
permettermi di bloccare il Paese per questa malattia che ha questa letalità? Con questa
condizione economica? Ecco io penso che questo non possa certo stabilirlo uno che si
autode nisce o che i giornalisti de niscono virologo […].743

Ciak si gira: la “seconda ondata” di bufale

Nell’estate del 2020 il Governo italiano, su raccomandazione del CTS e di


concerto con tutti gli altri paesi del mondo “consigliati” dall’OMS, ha dato
inizio alle tamponature di massa e l’enorme numero dei positivi asintomatici al
Covid-19 è stato registrato in statistica come malato Covid. Da quel momento
in poi, qualsiasi decesso o ricovero di queste persone, anche se dovuto ad altre
cause, è stato comunque inscritto tra i ricoverati e le vittime del virus.
Nelle prime due settimane di novembre, per esempio, erano stati già
effettuati più di venti milioni di tamponi, da cui era risultato ben un milione e
mezzo di positivi quasi tutti asintomatici, che sono stati classi cati come malati
Covid. Tra questi ultimi, quindi, si è certamente veri cato un numero rilevante
di incidenti e di patologie lievi, gravi o mortali, che poi sono state inserite nei
“bollettini di guerra” giornalieri della propaganda mainstream.
Poiché la matematica e le statistiche non sono un’opinione, è chiaro che
tutti gli incidenti e le malattie non correlate al Covid (ricoveri o decessi per
cancro, ictus, infarti, vecchiaia, incidenti ecc.) che normalmente si veri cano
sempre su un campione statistico che supera abbondantemente il milione di
persone, sono già di per sé sufficienti a spiegare il procurato allarme mediante
l’ingigantimento fraudolento dell’emergenza e l’uso del terrorismo psicologico
basato su delle fake news ben elaborate. Nonostante infatti il rapporto dell’ISS
(giugno 2020) fosse volto a escludere i decessi accertati per altre cause dal
conteggio dei morti Covid,744 nella pratica non è mai stato effettuato nessun
rigoroso lavoro di discernimento sulle cartelle cliniche per separare i casi
conclamati per SARS-CoV-2 da quelli fasulli.
Bisogna inoltre considerare che gli ospedali si sono dovuti far carico di una
quota di asintomatici impauriti che è corsa ai Pronto Soccorso745 o che è stata
ricoverata (per il fatto di non avere un domicilio dove trascorrere la
quarantena),746 insieme a tutti i soggetti con i primi sintomi o paucisintomatici
che potevano essere curati a domicilio, ma che invece sono stati costretti a
recarsi in un nosocomio per la mancata organizzazione dei medici di base.
Curiosamente, infatti, il Governo, pur avendo previsto “la seconda ondata”,
non ha fatto nulla per evitare la saturazione delle strutture ospedaliere e per
potenziare la medicina del territorio che è stata lasciata completamente allo
sbando.747
Il 12 ottobre 2020 è stato addirittura emanato un decreto con cui il
Governo ha stanziato un tesoretto di cinquanta milioni di euro da elargire ai
media per i loro “bollettini di guerra” sul Covid-19: “Alle emittenti
radiofoniche e televisive locali che si impegnano a trasmettere i messaggi di
comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei
propri spazi informativi è riconosciuto, per l’anno 2020, un contributo
straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da
Covid-19.”748 I soldi dei cittadini dunque, sono stati utilizzati per diffondere
messaggi terroristici su tutti i grandi media a tutte le ore del giorno e della
notte per mantenere alta la psicosi.
Questo è il modo in cui è stato creato a tavolino il caos e il panico della
“seconda ondata” per un virus a bassa letalità che alle masse è stato fatto
apparire come l’Ebola. E così, come da programma, nell’autunno del 2020 si è
puntualmente materializzata la “seconda ondata” profetizzata dall’OMS e da
Bill Gates che, grazie al suo “dono della chiaroveggenza”, ha sempre saputo
cosa sarebbe accaduto con largo anticipo.
Al pari di un set cinematogra co dei lm del brivido dove il regista
organizza ogni cosa affinché la scena appaia il più credibile possibile e con la
giusta atmosfera angosciante, la quotidiana conta al cardiopalma dei contagiati
e delle vittime nei titoli di apertura di tutti i notiziari è stata sempre
accompagnata dalle previsioni apocalittiche degli esperti intervistati e da una
miriade di servizi shock nelle terapie intensive con l’inquietante sibilo dei
respiratori, delle immagini strazianti dei pazienti intubati e dei medici bardati
dalla testa ai piedi con tute di protezione della massima sicurezza. Immagini,
suoni, parole e musiche di sottofondo da pelle d’oca trasmesse in modo
assillante su tutti i media per incutere timore nei confronti del virus, mentre le
strade diventavano sempre più desolate e le città con le serrande dei negozi
abbassate assumevano un aspetto spettrale. L’allegria e la voglia di vivere sono
state così sostituite dalla paura di una morte imminente e le poche persone con
la mascherina in circolazione sembrano gli ultimi sopravvissuti di una
catastrofe planetaria, pronti a sgattaiolare via con la massima circospezione per
non rischiare di essere infettati da qualche pericoloso untore asintomatico.
Durante lo scoppio della “seconda ondata”, il dott. Alberto Zangrillo
(primario di terapia intensiva al San Raffaele di Milano e in prima linea con i
malati Covid più gravi) ha tentato di contrastare la propaganda del terrore ma
è stato sopraffatto da un vero e proprio linciaggio mediatico. Zangrillo, infatti,
non ha esitato a dichiarare quanto stava avvenendo realmente, nonostante fosse
già da mesi nell’occhio del ciclone della macchina del fango:

“Il coronavirus c’è e va tenuto sotto controllo, ma non bisogna generare panico. Non ho mai
negato nulla. Il virus circola, l’infezione da SARS-CoV-2 che colpisce l’Italia sta colpendo tutto
il mondo, ma si esprime in modo diverso rispetto a marzo. Sono fortemente contrario alla
continua evocazione della guerra e di scenari terri canti che servono solo a creare panico da
parte di persone che hanno ruoli istituzionali. Il problema a monte è l’elevato numero di gente
che va in ospedale dopo qualche sintomo. Le persone, spaventate, non seguite a domicilio,
arrivano tutte in ospedale. A Milano, nelle settimane tra il 23 ottobre e il 6 novembre, tra le
persone arrivate in ospedale (gruppo San Donato) il 60-70% erano codici bianchi e verdi e il
tempo medio di dimissione è stato di 21 ore. In questa situazione, i pazienti in Pronto
Soccorso coabitano con quelli arrivati per patologie non Covid e con quelli che hanno una
sintomatologia Covid intermedia o grave, cioè i codici gialli e rossi. Questo porta alla
saturazione. Oggi una persona, appena scopre di avere una linea di febbre, cerca
spasmodicamente di veri care se ha contratto il virus o meno, spesso non riuscendoci in tempi
brevi. E questo fa perdere tempo prezioso”.749

I vecchi “leoni” della retorica pandemica, quindi, sono tornati prontamente a


ruggire contro i medici onesti e coraggiosi come Zangrillo, che hanno osato
smentire le false notizie catastro che. Il primo a farsi sentire è stato il virologo e
star mass-mediatica Roberto Burioni, che si è scagliato subito contro di lui per
avere minimizzato la minaccia del virus: “Alcuni dicono che i Pronto Soccorso
sono affollati da persone in preda al panico, e può essere vero. Ma quelle
centinaia di persone che niscono ogni giorno al cimitero a causa di Covid-19
sono spinte dal panico? Basta bugie. Basta bugie. Basta bugie”. La replica a
queste affermazioni non si è fatta attendere, ma questa volta invece di arrivare
dal diretto interessato, gli è giunta da tutto il Gruppo di medici San Donato e
dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano che hanno invitato Burioni a
considerare con più rispetto la verità e il lavoro altrui, in quanto non a
conoscenza diretta della vita ospedaliera.750

Il problema dei falsi positivi

Riguardo alla decisione dell’OMS e dei governi di effettuare tamponi su larga


scala e poi di usare i risultati così ottenuti per sostenere lo stato di emergenza, il
prof. Tarro ha dichiarato:

“Facendo tamponi di massa stiamo facendo un’enorme confusione. E i tamponi a tappeto


hanno un’alta percentuale di falsi positivi. Assistiamo adesso alla diffusione non della patologia
del coronavirus, ma della resistenza anticorpale per la stessa malattia. E per chi avrà paura di
essersi ammalato di Covid ma ha invece contratto solo una semplice in uenza c’è un test,
diffuso in Inghilterra [ne ha parlato di recente la BBC, n.d.a.] che in novanta minuti dà con
una certa precisione la diagnosi per capire se quello che abbiamo è il coronavirus o una
normale in uenza.
Negli Stati Uniti hanno speso un miliardo e mezzo per creare un test diagnostico che
permettesse di trovare sia le proteine del virus che gli anticorpi e l’acido nucleico. Col tampone
invece noi in Italia troviamo solo un acido nucleico e non si sa se è attivo o inattivo. Lo
scopritore di questa macromolecola, il professor Kary Mullis, premio Nobel, ci dice che l’acido
nucleico potrebbe anche essere inattivo. L’inattivo è un virus morto. Per questo motivo Mullis
ha spiegato che non andava usato come test diagnostico. I tamponi danno molti falsi positivi e
molti falsi negativi. Su quattrocentomila tamponi viene fuori di tutto, soprattutto gli
asintomatici. Bisogna poi tener presente che sono in circolazione anche tamponi già
contaminati, come è successo in Gran Bretagna con dei test provenienti dalla Cina”.751

I cosiddetti “fact checkers” della rete, che secondo i loro autoproclami si


occuperebbero solo di veri care i fatti per proteggere la popolazione ingenua
dalle bufale della libera informazione, fanno rigorosamente l’opposto in tutte le
questioni di primaria importanza per la propaganda mediatica delle élite.
Riguardo a Kary Mullis, per esempio, hanno dichiarato che lo scienziato non
avrebbe mai affermato che l’uso della PCR per la ricerca dei virus patogeni non
è un sistema diagnostico affidabile e che tale affermazione “falsamente
attribuita al Nobel” è stata invece decontestualizzata da un articolo scritto da
John Lauritsen nel 1996. In tale articolo Lauritsen aveva dichiarato che la PCR
identi ca le sostanze a livello qualitativo e non quantitativo, rilevando in
questo modo le sequenze genetiche dei virus, ma non i virus stessi. Secondo i
fact checkers quindi, Mullis non avrebbe mai sconsigliato l’uso della PCR per
la ricerca dei virus attivi e la frase di Lauritsen ne avrebbe dimostrato
l’affidabilità nell’uso corrente per la pandemia.752 Successivamente però la
libera informazione ha pubblicato anche il video di una intervista dove Kary
Mullis, riferendosi ai virus in generale (e non esclusivamente al retrovirus
dell’HIV) aveva dichiarato: “Quando ero alla scuola di specializzazione, il mio
mentore Joe Neilands un giorno mi chiamò e mi consigliò di non parlare con
la stampa riguardo a tutti i problemi con la ricerca. Io avevo già iniziato a
parlare di AIDS spesso, perché il tampone PCR veniva usato per rilevare le
molecole dell’HIV e io andavo a molti meeting e pensavo che erano
completamente fuori strada, come se avessero i paraocchi […]. Il Test PCR è
completamente diverso, è solo un procedimento per avere dati riguardo a una
certa cosa. Non ti dice che stai male, non ti dice che quello che hai ti farà stare
male”.
L’intervistatore poi gli ha rivolto la seguente domanda speci ca: “Come si
potrebbe fare un cattivo uso di PCR per valutare tutti questi RNA virali che
potrebbero esserci o meno?”.
Mullis allora ha risposto: “Non credo che si possa fare un cattivo uso del
tampone PCR. È l’interpretazione dei risultati. Se vogliono trovare questo virus
su di te, con il PCR si può trovare qualsiasi cosa in chiunque. Ti può
cominciare a far credere che tutto è parte di tutto, come credono i buddisti.
Sai, con il PCR puoi ampli care una molecola a un livello che può essere
misurato, ma ci sono veramente pochissime molecole che tu non abbia già nel
corpo. Questo potrebbe essere l’unico cattivo uso del tampone PCR. Non si
tratta di stime, ma è un dato quantitativo, ci insegna qualcosa su cosa esiste in
natura. Ti permette di prendere una quantità minuscola di un qualcosa e di
renderla visibile, così che se ne possa parlare nei dibattiti come se fosse una
cosa importante. Non è un cattivo uso, ma una cattiva interpretazione […].
L’unità di misura non è come contare delle mele. Una mela è una mela. Se hai
qualcosa che somigli vagamente a una mela e la metti insieme ad altre mele,
magari può essere scambiata per tale […]”. 753
Di fronte a questo documento dove il Nobel asseriva chiaramente che la
PCR non è uno strumento affidabile per la diagnosi dei virus, perché può
trovare di tutto in tutti e far scambiare il simile con ciò che stiamo cercando, i
fact checkers sono tornati sull’argomento affermando che quando Mullis dice
che il cattivo uso della PCR è usare i dati per diagnosticare un agente patogeno
o una patologia sostiene il falso, perché secondo alcuni studi i falsi positivi con
la PCR sarebbero pochissimi.754
L’11 novembre del 2020, i periti tecnici incaricati dalla magistratura del
Portogallo di stabilire il grado di attendibilità del test PCR per il Covid-19
hanno dichiarato che, secondo la letteratura scienti ca, il grado di accuratezza
è di appena il 3% (con il 97% di falsi positivi) per tutti i test dai 35 cicli in su
(i più utilizzati nel mondo).755 La sentenza ha quindi concluso che, qualsiasi
test PCR con oltre 25 cicli è totalmente inaffidabile.756
I test per il Covid-19 infatti, producono molti falsi positivi perché oltre ai
motivi spiegati da Mullis, il controllo sulla positività che inizialmente doveva
essere effettuato sui tre geni caratteristici del SARS-CoV-2, ovvero sul gene E,
il gene RdRp e il gene N, con il tempo è stato ridotto al rilevamento di uno
solo di essi. Il presidente della Società Italiana dei Virologi Giorgio Palù ha
spiegato infatti che se si usa un kit di tamponi che ampli ca un solo gene,
escono fuori i falsi positivi.
Il certi cato di positività pubblicato in Rete (immagine in basso) dal dott.
Stefano Scoglio (candidato al Nobel per la medicina) a titolo esempli cativo,
dimostra chiaramente che un soggetto viene dichiarato positivo anche quando
il test individua uno solo dei geni caratterizzanti e risulta negativo agli altri
due.

Nell’immagine, un certificato di positività a titolo esemplificativo.

Affinché il virus possa essere ritenuto integro e in grado di infettare, il test


dovrebbe rilevare la presenza di tutti e tre i geni caratterizzanti, ma se invece ne
trova uno solo, dovrebbe risultare negativo per il semplice motivo di essere
riuscito a individuare un solo frammento del virus. Inizialmente infatti era
proprio così che funzionava e la positività veniva attribuita esclusivamente se il
test rilevava tutti e tre i geni.
Tuttavia, come dichiarato da una nota didascalica dello stesso certi cato
pubblicato dal dott. Scoglio, tutto è cambiato nell’aprile 2020: “Dal
02/04/2020, in accordo con il centro coordinatore regionale, la rilevazione
anche di un singolo gene target di SARS-CoV-2 viene interpretata come esame
positivo”.757
È dunque evidente che, se si fosse mantenuto l’approccio diagnostico
originario, non si sarebbe mai formata la bolla dei positivi asintomatici, mentre
con il nuovo sistema di ricerca basta rilevare un solo gene dei tre per essere
dichiarati positivi.
Il dott. Scoglio ha inoltre spiegato che “il test tampone realizzato dai
ricercatori tedeschi guidati da Drosten utilizza il riconoscimento di tutti e tre i
geni” (E, N e RdRP), ma che se si confronta la sequenza genica del SARS-
CoV-2 con quella del SARS-CoV-1 del 2004 ci accorgiamo dei seguenti fatti:
• Il gene E del SARS-CoV-2 è identico al 100% a quello del SARS-
CoV-1.
• Il gene N ha una variazione, una C invece di una T, al 15° posto della
sequenza del Reverse primer. Questa è una variazione di appena
1/64esimo, ovvero di appena l’1,5%. La possibilità di confusione e
cross-reattività (rilevare un SARS virus diverso dal SARS-CoV-2) è
molto elevata.
• Il gene RdRP ha solo 5 variazioni su 64.
 
In conclusione, se il solo gene rilevato per la positività è il gene E, il test non
dovrebbe avere nessun valore, poiché si tratta di un gene aspeci co, presente in
tutti i coronavirus. Se invece, viene rilevato solo il gene N, il rischio di cross-
reattività (reazione ad altri virus o particelle virali), è molto alto, dato che il
gene N ha solo un nucleotide di differenza su 64 e basta poco (specie se si
conosce la mutevolezza del virus), per individuare un virus diverso e del tutto
innocuo. Anche con il solo gene N, quindi, si è quasi certi di risultare positivi a
qualsiasi particella simil-virale, come spiegato dai ricercatori che hanno
valutato la cross-reattività dei test tampone: “Abbiamo trovato che solo uno di
loro (il gene RdRP-SARSr-P2) è quasi speci co per il nuovo coronavirus,
mentre le altre ‘sonde’ (sequenze geniche) rilevano anche altri tipi di
coronavirus. Sotto questo aspetto, i risultati con falsi positivi possono ampliarsi
in rapporto al Covid-19”.758
Perché allora si è scelto di fare i test in questo modo? Secondo il virologo
Giorgio Palù, questa decisione è stata assunta per velocizzare le diagnosi, ma
che valore possono avere dei test rapidi che sono del tutto inaffidabili? Ed è
veramente razionale e accettabile far dipendere le libertà fondamentali dei
cittadini insieme alle sorti dell’intera economia dall’esito di questi test?
Da notare poi anche un’altra frase presente sul certi cato di positività, che
dimostra come un enorme numero dei contagiati niti sulle statistiche ufficiali
in realtà non dovesse essere classi cato come positivo. Nello stesso documento,
infatti, viene speci cato che la positività è stata ottenuta con più di 35 cicli e
che, oltre tale numero, il test non ha alcuna attendibilità, perché anche qualora
fosse presente il virus, nella stragrande maggioranza dei casi non sarebbe più in
grado di infettare: “Rilevata positività con valori di CT > 35. Si ricorda che tale
condizione, in più del 95% dei casi, non è associata a presenza di infettività”.
La positività rilevata dunque è stata ottenuta con un numero di cicli di
PCR superiore a 35, ovvero con una procedura che, a detta di tutti gli esperti,
genera invece dei risultati inattendibili. Il dott. Scoglio ha dichiarato inoltre
che i cicli della PCR vengono generalmente descritti come “fotocopie” del
virus, che servono ad aumentarne il numero per poterli individuare e
identi care, ma questa spiegazione semplicistica è fuorviante, perché nel
materiale organico da “fotocopiare” ci sono miliardi di acidi nucleici e la
tecnica del tampone non è in grado di effettuare nessuna selezione attendibile.
I sostenitori della validità del tampone affermano che per essere sicuri di
“fotocopiare” (ampli care) solo la molecola del virus (tra tutte le molecole di
DNA e RNA che si trovano in un campione biologico umano), la PCR utilizza
due piccoli frammenti di DNA, chiamati primer, che legano l’inizio e la ne
della sequenza di DNA da trovare (un po’ come se fosse la frase iniziale e nale
di un paragrafo di un libro). Questi primer vengono appositamente progettati
in laboratorio per legare solo la sequenza desiderata, ma c’è un problema: la
PCR è stata ideata per funzionare con primer di DNA e quando viene
impiegata invece sui genomi a RNA dei coronavirus, perde di precisione e
accuratezza.
È stato calcolato che con il test del tampone vengono prelevati circa 150
microlitri di materiale organico umano, in cui sono presenti circa trenta
miliardi di acidi nucleici (unità di RNA e DNA). Fino a oltre il 90% di questi
acidi nucleici è di origine umana,759 frammenti di DNA, RNA, particelle
endogene, EVs (vescicole extra-cellulari) ed esosomi che, come acclarato in
letteratura scienti ca, sono indistinguibili dai virus: “Negli ultimi decenni, la
similarità tra EVs e particelle virali è diventata progressivamente evidente.
Virus e EVs condividono diversi aspetti, come la dimensione, la composizione
strutturale e biochimica oltre al trasporto di molecole bioattive dentro le
cellule. Oggigiorno è quasi impossibile riuscire a separare EVs e virus attraverso
i metodi canonici di isolamento delle vescicole. Al momento, un metodo
affidabile che possa garantire effettivamente la separazione completa non
esiste”.760
In pratica, succede che i due primer al DNA utilizzati dai tamponi PCR
non sono in grado di legarsi all’RNA del SARS-CoV-2 con un metodo che
possa essere de nito realmente sicuro o comunque altamente affidabile. È
invece piuttosto vero il contrario, perché vi sono molte più probabilità che i
primer possano casualmente andare a legarsi a una vescicola extra-cellulare o a
uno degli esosomi umani presenti in larga maggioranza nel campione
biologico.
Il dott. Scoglio ha anche spiegato che chi sostiene l’assoluta validità del
tampone non ha mai dimostrato come sia possibile per due primer di 18-24
nucleotidi riuscire a legarsi esattamente con la micro-frazione genomica
desiderata in un mare di trilioni (miliardi di miliardi) di nucleotidi
appartenenti a nano-organismi sostanzialmente indistinguibili tra di loro.
Viene semplicemente affermato che i primer sono precisi, in quanto
“appositamente progettati in laboratorio per legare solo la sequenza desiderata”.
A supporto della validità dei tamponi viene spesso citata una ricerca
olandese in cui sono stati valutati solo sette tipi di tampone su molte decine
esistenti a cui è stata attribuita una “efficienza del 96% e nessuna possibilità di
errore con altri coronavirus a eccezione di quanto previsto per il gene E SARS
CoV-1” (ritenuto scomparso nel 2004).761 L’attestata reattività al gene E però è
già di per sé sufficiente a includere molti falsi positivi, perché la carica patogena
di questo virus si è spenta nel 2004, ma il suo genoma è rimasto nell’ambiente.
Sulla base della teoria virale, infatti, i virus non scompaiono letteralmente nel
nulla, semplicemente vengono “depotenziati” dal sistema immunitario e non
fanno più danni, ma continuano a circolare nei nostri organismi. Ciò signi ca
che se un tampone non riesce a distinguere tra SARS-CoV-2 e SARS-CoV-1,
probabilmente già presente nella maggior parte della popolazione dal 2004,
quel tampone genererà un gran numero di falsi positivi.
Il dott. Scoglio ha aggiunto che la tabella della sequenza genica del SARS-
CoV-1 è identica, almeno per i geni E e N, a quella del SARS-CoV-2 e che di
conseguenza i tamponi che cercano i geni E e N (la stragrande maggioranza)
generano costanti crossreattività, producendo dunque elevate percentuali di
falsi positivi. Uno studio indipendente, ha confermato che i test basati sui geni
E e N generano “una elevata cross-reattività con i coronavirus BtRs-BetaCoV
(MK211374-MK211378), SARS coronavirus Urbani (MK062179-
MK062184), Bat coronavirus (KY770858-KY770859), SARS coronavirus
(AH013708-AH013709 e altri”.762
I virologi e gli esperti che sostengono la linea adottata dai governi su
raccomandazione dei loro CTS hanno duramente contestato le argomentazioni
del dott. Scoglio come infondate. Tuttavia, poiché l’OMS ha dichiarato che
l’in uenza stagionale è praticamente scomparsa in tutto il mondo,763
giusti cando il fatto come un merito delle mascherine, del vaccino
antin uenzale e dei distanziamenti, quando in realtà ciò non è possibile (i
vaccini antin uenzali, che peraltro non riguardano tutta la popolazione, non
hanno mai bloccato l’in uenza, le mascherine, soprattutto quelle di stoffa
largamente in uso tra le masse, non proteggono dal virus e sui mezzi pubblici
delle grandi metropoli i distanziamenti non sono stati mai rispettati). È molto
più plausibile che i soggetti colpiti dall’in uenza stagionale siano risultati
positivi al tampone per il Covid-19, proprio come si evince dalla relazione del
dott. Scoglio e, per sciogliere ogni dubbio, sarebbe bastato eseguire anche i test
per l’in uenza stagionale sui contagiati.
Del resto, è stato lo stesso Francesco Vaia, Direttore sanitario dell’Istituto
Spallanzani di Roma, ad avere ammesso implicitamente il probabile scambio
dell’in uenza con il Covid-19 quando, nel corso della trasmissione di Rai 1
“Buongiorno Benessere” dell’8 novembre 2020 ha dichiarato: “Probabilmente
la settimana prossima arriveranno i test che permetteranno di distinguere il
Covid dall’in uenza. Questi test che sono test antigenici ci consentono in
tempi rapidissimi, tra i quindici e i trenta minuti, di sapere se il soggetto che si
sottopone al test ha in corso un’attività virale da SARS-CoV-2 oppure di tipo
in uenzale. Inutile sottolineare la grandissima rilevanza di questo test in un
momento in cui purtroppo la curva epidemica è ancora in atto e che si
sovrappone alla curva in uenzale. Sarà molto rilevante dal punto di vista della
sanità pubblica”.764 Ai primi di dicembre, però, il test non era ancora arrivato
in quasi nessun ospedale.
Sulla base della relazione scienti ca del dott. Scoglio e di altri medici, il
Codacons (associazione per la difesa dei diritti dei consumatori e dei cittadini),
insieme all’Associazione Italiana Diritti del Malato, ha depositato un esposto in
nove Procure della Repubblica, in cui si chiede di svolgere adeguate indagini
per i reati di truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche, procurato allarme, falso ideologico e omicidio colposo. Il loro
“sospetto” è che alla base dei proclami di emergenza Covid “potrebbero esserci
dati del tutto inattendibili”. Nelle note dell’esposto si legge infatti che le
diagnosi di Covid sarebbero state effettuate con 78 tamponi diversi, di cui
nessuno validato, valutato e autorizzato preventivamente, la cui inaffidabilità è
stata addirittura certi cata dalla Commissione Europea e dall’Istituto Superiore
di Sanità.765

Estratto dello studio del dott. Stefano


Scoglio sui tamponi Covid-19

766
La situazione normativo-regolatoria

Innanzitutto, va detto che i tamponi rientrano nella nuova normativa


Regolamento Europeo (UE) 2017/746 del Parlamento Europeo e del
Consiglio del 5 aprile 2017 relativo ai dispositivi medico-diagnostici in vitro e
che abroga la direttiva 98/79/CE.
Nella normativa precedente abrogata, in generale bastava l’apposizione del
marchio CE, che è un marchio relativo soprattutto alla sicurezza; e solo per
alcuni dispositivi diagnostici in vitro elencati nell’Allegato II, e aventi a che fare
con i virus già conosciuti (HIV 1 e 2, HTLV I e II e dell’epatite B, C e D), si
richiede la valutazione tecnica e di efficacia da parte di un Organismo
Noti cato, ovvero un organismo di validazione riconosciuto dalla UE. Ora,
sappiamo dal Documento della Commissione Europea del 16 aprile scorso che
nessuno dei 78 modelli di test tampone in circolazione a quella data sono stati
valutati o sottoposti a qualsiasi organismo di valutazione riconosciuto, e che
addirittura ciò non sarebbe stato neppure possibile dato che quasi nessuno di
quei 78 tamponi mette a disposizione una adeguata scheda tecnica, inclusa la
speci ca delle sequenze geniche utilizzate. Come è possibile? In fondo, il
SARS-CoV-2 dovrebbe essere un virus anche più importante di quelli
dell’epatite o dell’HIV, che non hanno mai portato alla chiusura dell’economia
e della vita sociale di intere nazioni. È possibile perché il Regolamento della
Direttiva 98/79 CE elenca solo i virus suddetti, ed essendo il SARS-CoV-2 un
nuovo virus non è incluso. Già, ma abbiamo appena visto che tale documento
normativo è stato abrogato dal regolamento del 2017, che a sua volta pone
requisiti ancora più stringenti di quello precedente, richiedendo valutazioni
preliminari di efficacia da parte di organismi di validazione riconosciuti per
tutti i dispositivi diagnostici in vitro, in cui rientrano anche i tamponi Covid-
19. E allora perché sono stati autorizzati in commercio test tampone privi di
qualsiasi validazione o anche solo valutazione preliminare, e addirittura privi
delle speci che sulle sequenze geniche utilizzate?
Perché l’Italia ha fatto scuola e il motto “fatta la legge trovato l’inganno” è
diventato motto europeo: il Regolamento 2017/46 del 5 aprile 2017 entrerà in
vigore, per i dispositivi diagnostici in vitro, solo il 26 maggio 2022! E con
questo i tamponi Covid-19 hanno goduto dell’interregno, non essendo inclusi,
in quanto relativi a un virus nuovo, nel Regolamento del ’98; e non essendo
ancora sottoposti a un Regolamento del 2017 che li avrebbe messi tutti fuori
legge, ma che non entrerà in vigore se non a metà del 2022!
La domanda che occorre porsi e che non può non avere rilevanza anche
giuridica è: questi tamponi sono del tutto privi di valutazione e validazione, e
sono in circolazione solo grazie al fatto che si è creato un vuoto normativo tra
Regolamento del 1998, che limitava la lista dei virus solo a quelli conosciuti
(ma che per analogia dovrebbe applicarsi anche ai nuovi emergenti) e
Regolamento del 2017, che abroga quello del ’98 ma non entra in vigore solo
nel 2022; se insomma questi tamponi Covid-19 sono utilizzati solo grazie a
una anomalia legislativa e nel 2022 sarebbero del tutto illegali; è ammissibile
che a tali tamponi, in vita per puro miracolo o distorsione giuridica, si affidino
le sorti di intere nazioni e dell’intera economia mondiale? Ovviamente no, non
dovrebbe essere ammissibile, e se lo sarà, sarà solo perché la forma giuridica
viene fatta prevalere sulla sostanza giuridica.
La questione della mutazione del virus

Uno dei problemi fondamentali è la continua mutazione del virus. Come


scrive lo stesso Istituto Superiore di Sanità: “…il virus infatti può mutare e
nuove sequenze nucleotidiche depositate nelle banche dati possono rivelare se
queste mutazioni possano a loro volta rendere un particolare test meno efficace
o addirittura inefficace… È importante puntualizzare che per la diagnostica di
questo virus emergente, con uno stato dell’arte in evoluzione, le reali
prestazioni del dispositivo osservate possano differire rispetto a quelle
determinate dallo studio iniziale delle prestazioni condotto dal fabbricante ai
ni della marcatura CE, in uno stato dell’arte precedente”.767
Pertanto se al GISAID, dove si raccolgono le sequenze geniche del SARS-
CoV-2, ci sono oltre settantamila sequenze diverse e aumentano
costantemente, che valore può avere un tampone messo a punto nel febbraio
2020 e utilizzato nel luglio 2020, quando il virus era certamente mutato? Per
capire ciò, basterebbe dire che la gran parte dei tamponi in circolazione è stata
strutturata sul virus sequenziato dai cinesi a Wuhan. Ma in Italia sia lo
Spallanzani che il San Raffaele hanno fornito sequenziamenti genici diversi ed
entrambi, oltre a pseudo-isolare il virus con metodiche inaffidabili,768 hanno
subito messo in chiaro che si trattava di virus modi cati rispetto a quello
isolato in Cina.769
Durante uno studio organizzato da diversi centri medici italiani (Sacco,
San Raffaele ecc.), sono stati analizzati 59 campioni biologici di pazienti
Covid-19 da vari centri del Centro e Nord Italia, trovando una notevole
mutazione: “Una media di sei sostituzioni nucleotidiche per ogni genoma
virale, senza differenze signi cative tra mutazioni sinonime e non sinonime,
delineando così una deriva genetica come importante fonte dell’evoluzione del
virus (“A mean of 6 nucleotide substitutions per viral genome was observed,
without signi cant differences between synonymous and non-synonymous
mutations, indicating genetic drift as a major source for virus evolution”).770
Da questo studio si evince quindi che non solo il virus muta da continente
a continente, da nazione a nazione, ma addirittura da provincia a provincia e di
fatto da persona a persona! Ci sono dunque milioni di virus diversi che si
assomigliano e basta? E soprattutto: a cosa serve, in questo contesto, un test
tampone universale, che ha solo una o al massimo tre sequenze geniche? Come
afferma lo stesso ISS, “…queste mutazioni possano a loro volta rendere un
particolare test meno efficace o addirittura inefficace” e tuttavia nessuno, tra le
autorità politiche o giuridiche, si è preoccupato di veri care se i tamponi che
giusti cano lo stato di emergenza siano o no corrispondenti alle innumerevoli
mutazioni di questo super-virus.
La costante mutazione del SARS-CoV-2, tale da renderlo di fatto
irriconoscibile, è stata confermata anche a livello internazionale: un articolo
americano, che include anche Robert Gallo tra gli autori, ha riscontrato decine
di mutazioni crescenti nel tempo in parallelo con la presunta diffusione del
virus dall’Asia all’Europa agli USA;771 mentre un autore asiatico ha analizzato
85 diverse sequenze genomiche SARS-CoV-2 disponibili presso GISAID e ha
trovato ben 53 diversi ceppi SARS-CoV-2 provenienti da varie aree della Cina,
dell’Asia, dell’Europa e degli Stati Uniti.772 Insomma, se il virus muta
costantemente, allora il test tampone è inutile, perché va a cercare un virus
sempre precedente e sempre diverso rispetto a quello attualmente in
circolazione. Questo è davvero ciò che accade nella realtà. Il “Drosten PCR
Test” e il test dell’Institut Pasteur, i due test considerati i più affidabili (sebbene
nessuno dei due sia stato convalidato esternamente), utilizzano entrambi un
test del gene E, anche se il test di Drosten lo impiega come test preliminare,
mentre l’Institut Pasteur lo usa come test de nitivo. Secondo gli autori del
Drosten test, il test E-gene è in grado di rilevare tutti i virus asiatici, essendo
così al contempo molto aspeci co (tutti i ceppi virali) e limitato a un’area
geogra ca (Asia). Il test dell’Institut Pasteur inoltre, pur essendo uno dei più
adottati in Europa, utilizza il test E-Gene come test nale, nonostante sia
ormai noto che i virus SARS-CoV-2 in circolazione in Europa siano diversi da
quelli asiatici. Ad aprile 2020, l’OMS ha cambiato l’algoritmo “...
raccomandando che da ora in poi un test può essere considerato positivo anche
se solo il dosaggio del gene E (che probabilmente rileverà tutti i virus asiatici)
dà un risultato positivo”.773 Insomma, per OMS ed epigoni tutto fa brodo pur
di mantenere la tragica farsa della pandemia.

La questione dei cicli (runs) della RT-PCR


Un altro grave problema dei tamponi che utilizzano la metodica della RT-PCR
è che l’affidabilità di tale metodica dipende dal numero di cicli (replicazioni)
che vengono usati per trovare il virus SARS-CoV-2. Il prof. Stephen Bustin,
una delle autorità mondiali di PCR, ha scritto in un recente articolo
relativamente alla identi cazione della presenza di SARS-CoV-2:

“Il metodo più utilizzato è la reazione a catena delle polimerasi quantitativa a trascrizione
inversa basata sulla uorescenza RTqPCR.774 Nonostante la sua ubiquità, c’è un signi cativo
livello di incertezza su come funziona questo test, sulla sua potenziale produzione e affidabilità
[…the most widely used method is quantitative uorescence-based reverse transcription
polymerase chain reaction RT-qPCR. Despite its ubiquity, there is a signi cant amount of
uncertainty about how this test works, potential throughput and reliability]”.

Probabilmente ciò è dovuto anche e soprattutto alla questione dei cicli di PCR
che vengono normalmente effettuati con i tamponi. In una intervista al
compianto David Crow, prezioso ricercatore canadese, Bustin afferma:

“…il numero di cicli di per sé non è una buona misura… la maggioranza degli strumenti,
quando sali oltre il numero di 35 cicli, cominci a preoccuparti sull’affidabilità dei tuoi
risultati… quindi, devi assicurarti che i tuoi risultati siano prodotti dai venti a un massimo di
trenta cicli… […the cycle number per se is not a good measure…most instruments, when you
get above a cycle number of 35, then you start worrying about the reliability of your result…
so, you want to be sure that your results are within the 20 to 30 cycles…]”.
E dato che la maggioranza dei tamponi sale no e oltre i quaranta cicli, Crow domanda a
Bustin: “…se sali a quaranta cicli, potresti produrre un fantasma, la PCR può iniziare a
raccordare assieme basi nucleotidiche in modo casuale […if you get up to 40 cycles, you could
get a ghost, the PCR could string bases together casually…]”. E Bustin risponde: “Sarei molto
scontento a quaranta cicli… [I would be very unhappy about 40 cycles…]”.775

Vediamo quindi quanti cicli vengono normalmente usati nei tamponi. Forse vi
ricordate della recente polemica, alimentata dal dott. Remuzzi del San Raffaele,
per cui i tamponi che trovano il virus solo con un alto numero di cicli si
riferiscono a casi di bassissima viralità, considerata non infettiva: “Remuzzi
riferisce che la positività nei tamponi dello studio del Mario Negri emergeva
solo dopo 34-38 cicli di ampli cazione. Ma più si ampli ca, più il segnale si fa
debole e incerto, facendo pensare a tracce di RNA virale ormai residuali e
inattive. Niente infezione, insomma”.776
Questo è in accordo con ciò che sostiene il prof. Bustin: sopra i 35 cicli,
l’affidabilità del tampone crolla e al massimo, per salvare la baracca, si può
sostenere che si tratta di presenza di virus talmente debole da non essere più
infettivo. La sostanza non cambia: che il virus venga creato dalla PCR come un
“fantasma”, in accordo a quanto sostenuto da Crow e Bustin, o che esso sia
senza nessuna carica virale, perché utilizzare questi risultati per terrorizzare la
gente e prorogare vari tipi di lockdown? E che i tamponi utilizzino
normalmente sopra i 35 cicli di PCR è confermato da questa tabella che
riporta una serie di diversi tamponi e la media del loro numero di cicli:
La tabella si riferisce ai primi sedici dei ventidue tamponi analizzati e testati da
FIND (Foundation for Innovative New Diagnostics), un’organizzazione spesso
indicata anche dalle autorità sanitarie come un affidabile strumento per la
valutazione degli strumenti diagnostici. Come è possibile veri care dai dati
tecnici (per l’elenco completo vedi: https://www. nddx.org/Covid-
19/sarscov2-evalmolecular/), a parte un paio di casi al limite, tutti gli altri
utilizzano più di 35 cicli, a volte anche vicino ai quaranta.
Bisogna inoltre considerare il fatto che si tratta di medie e che nel 30-35%
dei casi si sale oltre i quaranta cicli. Ciò è confermato anche per il test “Xpert
Xpress” di Cepheid, che la FDA americana ha ritenuto così importante e
affidabile da emettere un’autorizzazione di emergenza,777 saltando tutti i
passaggi di veri ca. Ebbene, anche questo test così rilevante, adotta un numero
di cicli eccessivo:

La media riferita al gene E, che è comunque aspeci co e tipico di tutti i


coronavirus, è attorno ai 34-35 cicli; ma la media riferita al gene N2, che
dovrebbe essere più speci co del SARS-CoV-2 (vedremo che non è così
neppure per questo gene), si attesta attorno a 37-38 cicli! Ciò signi ca che,
nella maggioranza dei casi, i tamponi danno dei risultati fantasma o se anche
individuano il virus, lo trovano in uno stato talmente indebolito da non
costituire più nessun pericolo. Di conseguenza, non esiste nessuna valida
ragione scienti ca per terrorizzare la popolazione mondiale con lo spettro dei
positivi asintomatici, perché come minimo si tratta di individui incapaci di
infettare. La verità quindi, è che i tamponi producono risultati inattendibili sul
SARS-CoV-2.
La questione della cross-reattività, o
mancanza di specificità

Se esaminiamo tutti e tre i più importanti tipi di tamponi in circolazione


realizzati dall’OMS, dal gruppo di Drosten e dai CDC americani, emerge
quanto segue:
 
• Il tampone dell’OMS è talmente a rischio di aspeci cità (ovvero di
cogliere con il tampone virus o particelle simil-virali diverse dal
SARS-CoV-2) che in uno dei suoi tre primer (le sequenze geniche con
cui si va alla ricerca del virus) c’è addirittura una sequenza tipica del
DNA umano (cromosoma 8):

Ciò comporta un notevole rischio di far risultare il tampone positivo


anche in assenza del virus, visto che tutti gli esseri umani possiedono
quella sequenza CTCCCTTTGTTGTGTTGT come parte del loro
corredo genico.
• Il tampone dei CDC americani utilizza le sequenze del gene N del
virus, quello del suo nucleocapside. Questa scelta di focalizzarsi sul
gene N, nelle sue due versioni N1 e N2, è dovuto al fatto che il gene
E rileva anche altri SARS-coronavirus [“also detects SARS-related
coronaviruses”].778 Ciò evidenzia come questo tampone può
identi care altri coronavirus scambiandoli per il SARS-CoV-2. Ma
che garanzie ci sono che i geni N1 e N2 siano invece più speci ci?
Tutti i coronavirus hanno un nucleocapside e dunque geni del tipo N.
I CDC sostengono che il gene N2 è speci co del SARS-CoV-2; ma
anche su questo punto non c’è accordo, dato che per alcuni ricercatori
non è così: “Abbiamo trovato che solo uno di loro (il gene RdRP-
SARSr-P2) è quasi speci co per il nuovo coronavirus, mentre le altre
‘sonde’ (sequenze geniche) rilevano anche altri tipi di coronavirus.
Sotto questo aspetto, i risultati con falsi positivi possono ampliarsi in
rapporto al Covid-19 […we found out that only one of them
(RdRP_SARSr-P2) was almost speci c for the new coronavirus and
the other introduced probes would detect the other types of
coronaviruses. In this regard, the false-positive test results may extend
for Covid-19]”.779 Ciò signi ca che non c’è alcuna sicurezza neppure
sulla speci cità del gene N2 usato dal modello dei CDC, specie se si
considera che appunto i geni N sono tipici di tutti i coronavirus. E si
noti come gli autori, anche per il gene che ritengono speci co, lo
de niscono “quasi” speci co, nel senso che anche quello non è
completamente speci co.
• Il test di Drosten, utilizzato a livello europeo, evidenzia che
l’isolamento del virus da esso effettuato in realtà è una mera
elaborazione al computer che non si fonda sulla certezza della
presenza sica del patogeno: “e present report describes the
establishment of a diagnostic work ow for detection of an emerging
virus in the absence of physical sources of viral genomic nucleic acid”
[il presente documento descrive la realizzazione di un processo
diagnostico per il rilevamento di un virus emergente in assenza delle
fonti siche degli acidi nucleici genomici virali].780 In totale abbiamo
una differenza di soli sei nucleotidi su 214, una percentuale di appena
il 2,8% e per questo motivo anche quando autori indipendenti hanno
testato l’efficienza del test Drosten, hanno concluso che dimostrava
un’elevata cross-reattività con molti altri Coronavirus […].781
In conclusione, tutti i principali test-tamponi mancano di speci cità e la loro
efficienza è viziata da un’elevata cross-reattività che produce inevitabilmente
un’elevata quantità di falsi positivi.

La verità dalle autopsie

Amburgo (Germania) è l’unica città dove viene effettuata l’autopsia su tutti i


decessi per Covid-19. Lo studio dei cadaveri è di fondamentale importanza per
la conoscenza scienti ca sulle nuove patologie e tali esami autoptici vengono
svolti nell’Istituto di Medicina Legale UKE.782 È stato così possibile accertare
per esempio che tutte le vittime del SARS-CoV-2 avevano una o più patologie
pregresse, che la media dell’età era di ottant’anni e che l’80% di esse soffriva di
patologie cardiovascolari.
Grazie a questo grande lavoro di analisi sulle cause dei decessi, il suo
direttore Klaus Puschel può essere annoverato a pieno titolo tra i maggiori
esperti a livello mondiale sulle complicazioni del Covid-19 che hanno un
decorso fatale. Ma contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, le sue
conclusioni sono in netta contrapposizione rispetto ai toni allarmistici
dell’OMS e dei virologi ospitati dai media. Puschel ha infatti dichiarato che
non bisogna avere paura del virus:

“Dallo studio dell’evoluzione della malattia che ha portato il paziente alla morte possiamo
comprendere cosa non ha funzionato nella terapia, nei medicinali, nei reparti di terapia
intensiva, nelle strutture ospedaliere o nell’assistenza agli anziani. Possiamo inoltre capire come
ha reagito l’organismo e come è stato sopraffatto. Nell’insieme, impariamo a proteggere i vivi
grazie allo studio dei morti. Quello che voglio dire è che le persone sane non si devono
preoccupare. I bambini, i giovani, la generazione lavorativa sopravvivono a questa malattia
senza problemi. Non conosciamo ancora tutti i dettagli di questo virus, ma li scopriremo
studiando meglio i morti, esaminando i loro tessuti.
La mia conclusione è molto chiara, se stiamo ai numeri, temere che questo virus sia un killer in
grado di fare una strage è sbagliato. Molti dei malati sono senza sintomi e anche l’età media
delle vittime è signi cativa. Non nego che il virus sia pericoloso per le persone con malattie
pregresse o con un sistema immunitario debole, ma il loro rischio di morire è lo stesso per
qualsiasi altra infezione virale. Se non vogliamo vivere dentro una campana di vetro dobbiamo
avere le idee chiare. Non possiamo proteggerci da tutto e questo virus è relativamente poco
pericoloso. Nelle case di riposo per esempio, viene sempre e solo raccontato dei morti, ma
anche per i malati e gli anziani non è una condanna a morte. La maggioranza sopravvive. Non
sono quindi d’accordo con la posizione dell’Istituto Robert Koch neppure per quanto riguarda
la raccomandazione di chiusura degli asili nido, perché sappiamo che i bambini non muoiono
per questo virus e non c’è motivo di preoccupazione per loro. Non ho esaminato nessun
bambino o giovane che si è ammalato in modo signi cativo e non ci sono neppure le prove che
possano diffondere il virus [uno studio recente ha dimostrato che gli asintomaci hanno una
capacità infettiva molto debole, n.d.a.].783 Sono contrario anche alle restrizioni imposte dal
sindaco di Amburgo Peter Tschentscher, perché la mia opinione è che dobbiamo abituarci a
convivere con questo virus come facciamo con la normale in uenza stagionale e le altre
infezioni virali. Le misure di contenimento allungano i tempi per la formazione dell’immunità
di gregge nella popolazione e aggravano la crisi economica, ritardando i tempi di ripresa”.784

Alcuni episodi esilaranti

Nell’aprile 2020 al presidente della Tanzania John Magufuli era venuto il


sospetto che i tamponi per il Covid-19 fossero un imbroglio e così aveva
inviato segretamente dei nti campioni infetti al laboratorio di analisi
controllato dall’OMS e, dopo che i sanitari hanno effettuato tutti i loro esami,
una quaglia, una papaya e una capra sono risultate positive al Covid-19.
Magufuli quindi ha criticato aspramente la validità dei test utilizzati, ma
l’OMS ha ribattuto che si trattava degli stessi utilizzati nel resto del mondo.785
A seguito di questi fatti, Magufuli ha allentato le misure restrittive adottate nei
mesi precedenti per contenere la pandemia e il 30 maggio 2020 ha dichiarato
che il SARS-CoV-2 è stato debellato, mentre la direttrice del laboratorio
nazionale di salute pubblica Nyambura Moremi è stata licenziata.786
La “ribellione” dello Stato africano però non è piaciuta all’OMS e ai mass
media, che hanno descritto Magufuli come un dittatore pazzo al pari di Trump
e Bolsonaro (presidenti che hanno trasgredito all’OMS).787
L’Imperial College di Londra, invece, ha pubblicato uno studio secondo
cui se la Tanzania avesse continuato a non far niente avrebbe avuto no a
112.000 decessi,788 ma contrariamente a tutte queste nefaste previsioni, in
Tanzania non si è veri cata nessuna strage degli innocenti e i malati di Covid-
19 sono quasi scomparsi insieme al virus.789
L’Africa del resto è il luogo dei misteri anche per gli scienziati, che non
sono mai riusciti a spiegarsi come mai nelle zone più povere e affollate del
continente nero, in cui non viene rispettata nessuna misura di contenimento
della pandemia, non si è veri cata alcuna ecatombe, mentre sia i decessi che i
contagi sono inferiori a quelli dei paesi industrializzati, dove viene
raccomandato di stare in casa e sono stati applicati lockdown, coprifuoco,
maniacali igienizzazioni a tappeto, barriere in plexiglass, visiere, mascherine,
termometri all’entrata dei luoghi pubblici, caccia all’untore asintomatico,
distanziamenti, droni, posti di blocco, elicotteri, denunce, multe e arresti ai
trasgressori delle norme anticostituzionali. 790
Si tratta insomma di un “enigma inspiegabile”, proprio perché, vista la
densità di abitanti e le condizioni in cui vivono le masse più povere, secondo
gli esperti le nazioni africane dovevano essere le più colpite dal virus.791
“Pensavo che stessimo andando verso un disastro, un completo crollo” ha
riferito il professor Shabir Madhi a BBC News, “ma la maggior parte dei paesi
africani non ha un picco” il che è sorprendente. “Non capisco perché. Ma il
tasso di mortalità del Sud Africa è quasi sette volte inferiore a quello del Regno
Unito”.792 Sembra infatti che, in assenza di televisioni, giornali, terrorismo
mediatico e tamponi, la pandemia sia rimasta solo una pericolosa in uenza
dalla letalità assolutamente trascurabile, rispetto a mali molto peggiori che
affliggono le regioni più povere e densamente affollate dell’Africa.
Il 10 dicembre 2020 Michael Schnedlitz, il Segretario generale del Partito
FPO, Freiheitliche Partei Osterreichs (“Partito austriaco della libertà”), ha
effettuato un test rapido per il Covid-19 sulla Coca-Cola durante il suo
intervento alla Camera dei deputati. Prima di iniziare, Schnedlitz ha precisato
che si trattava dello stesso identico test usato dal Ministero della Salute
austriaco per la tamponatura di massa e, al termine dell’esperimento, la Coca-
Cola è risultata positiva. Ecco infatti cosa ha dichiarato in aula dinanzi ai suoi
colleghi parlamentari sbigottiti:

“Gentili colleghi, adesso eseguirò un test per il Covid-19 qui in diretta, durante il mio
intervento, in modo che possiate vedere quanto questi test di massa siano privi di valore e
fuorvianti. Ho portato con me direttamente dal ministero un test con il quale vengono altresì
eseguiti gli screening di massa negli stessi ministeri. Il paziente è una comune Coca-Cola ed
eseguo il test nel seguente modo, prendo un campione della bevanda e gli applico la sostanza
reagente del kit rapido che viene utilizzato anche da voi. Signore e signori, sì! È una buffonata
questo test che avete acquistato con il denaro dei contribuenti. Vedrete quanto è senza valore
questo test una volta che avrò mostrato il risultato alla ne del mio discorso. Voi comprate una
buffonata che viene pagata dalla popolazione! Ecco il risultato del vostro test ottenuto
sperperando i soldi pubblici e devo far notare al Presidente che abbiamo un problema,
qualcuno è positivo in Parlamento ed è questa Coca-Cola a essere risultata positiva! Non so
adesso come dovremo gestirla, cari colleghi. Con una cosa del genere voi gettate milioni di euro
dalla nestra, invece di occuparvi della tutela degli anziani e delle case di riposo, invece di
investire una volta per tutte sui nostri ospedali e smettere di ridurre al minimo le spese per la
sanità”.793
Capitolo VIII

La verità sulle mascherine

Sin dall’inizio della pandemia apparve subito chiaro a molti esperti che usare le
mascherine contro il virus (di dimensioni molto inferiori a quelle dei batteri)
non sarebbe servito a niente, ma il panico generato dai media aveva preceduto
le forniture e a febbraio erano già divenute introvabili. Chi era riuscito ad
accaparrarsele le vendeva a peso d’oro, speculando vergognosamente sulla paura
delle masse, che correvano a comprarle come fossero l’ultima ancora di salvezza
contro la peste del secolo.
Ciononostante, l’esperto medico chirurgo oftalmico statunitense Jim
Mehhan (ex editore della rivista medica Ocular Immunology and In ammation)
ha spiegato il motivo e le modalità con cui vengono indossate le mascherine
durante gli interventi medici e anche perché il loro uso contro il virus è
inappropriato: “Dall’inizio della pandemia ho letto centinaia di studi sulla
scienza delle mascherine mediche. Sulla base di un’ampia revisione e analisi,
non ho dubbi sul fatto che le persone sane non dovrebbero indossare
mascherine chirurgiche o in tessuto. Né dovremmo raccomandare il
mascheramento universale di tutti i membri della popolazione. Questa
raccomandazione non è supportata dalle prove scienti che di più alto livello.
Innanzitutto, cerchiamo di essere chiari. Il fatto che i chirurghi indossino le
mascherine non costituisce una prova per dimostrare che ‘le mascherine
servono a prevenire la trasmissione virale’. Si tratta di un errore logico che
classi cherei come un argomento di falsa equivalenza paragonabile a chi
confonde le ‘mele con le arance’. Sebbene i chirurghi indossino le mascherine
per evitare che le loro goccioline respiratorie contaminino il campo operatorio
e i tessuti interni esposti dei nostri pazienti chirurgici, questo è quanto
l’analogia si estende. Ovviamente, i chirurghi non possono ‘prendere le
distanze socialmente’ dai loro pazienti chirurgici (a meno che non usiamo
dispositivi chirurgici robotici, nel qual caso, sicuramente non indosserei una
mascherina). La pandemia Covid-19 riguarda la trasmissione virale. Le
maschere chirurgiche e in tessuto non fanno nulla per prevenire la trasmissione
virale. Dovremmo tutti renderci conto ormai che le maschere per il viso non
hanno mai dimostrato di prevenire o proteggere dalla trasmissione virale.
Questo è esattamente il motivo per cui non sono mai stati consigliati per l’uso
durante l’epidemia di in uenza stagionale, altre epidemie o precedenti
pandemie. Il fallimento della letteratura scienti ca nel supportare le maschere
mediche per l’in uenza e tutti gli altri virus è anche il motivo per cui Fauci,
responsabile sanitario degli Stati Uniti, il CDC, l’OMS e praticamente tutti gli
esperti di malattie infettive hanno affermato che indossare maschere non
impedirà la trasmissione della SARS CoV-2. Sebbene le ‘autorità’ della sanità
pubblica abbiano ribaltato, sbagliato e in seguito modi cato le loro
raccomandazioni, la scienza non è cambiata, né è apparsa una nuova scienza
che supportasse l’uso di mascherine in pubblico. Infatti, la più recente analisi
sistemica conferma ancora una volta che le maschere sono inefficaci nel
prevenire la trasmissione di virus come Covid-19.794 Se un chirurgo è malato,
soprattutto con un’infezione virale, non eseguirà un intervento chirurgico
poiché sa che il virus non sarebbe fermato dalla mascherina chirurgica. Un’altra
area di ‘falsa equivalenza’ ha a che fare con l’ambiente in cui vengono indossate
le mascherine. Gli ambienti in cui i chirurghi indossano mascherine riducono
al minimo gli effetti negativi che le mascherine chirurgiche hanno sui loro
portatori. A differenza della popolazione che indossa le mascherine ovunque, i
chirurghi lavorano in sale chirurgiche sterili dotate di sistemi di ricambio d’aria
per impieghi gravosi che mantengono pressioni positive, scambiano e ltrano
l’aria della stanza a un livello molto alto e aumentano il contenuto di ossigeno
dell’aria della stanza. Queste condizioni limitano gli effetti negativi delle
mascherine sul chirurgo e sul personale di sala operatoria. Eppure, nonostante
queste condizioni climatiche estreme, gli studi clinici dimostrano gli effetti
negativi (riduzione dell’ossigeno arterioso e della respirazione di anidride
carbonica) delle mascherine chirurgiche sulla siologia e sulle prestazioni del
chirurgo. I chirurghi e il personale della sala operatoria sono ben formati,
esperti e meticolosi nel mantenere la sterilità. Indossiamo solo mascherine
sterili nuove per brevi periodi di tempo e le cambiamo ai primi segni di
accumulo di umidità eccessiva che sappiamo essere causa del degradare della
loro efficacia e dell’aumentare dei loro effetti negativi. I chirurghi non
riutilizzano mai le mascherine chirurgiche, né indossano mai mascherine di
stoffa. Alla popolazione viene detto di indossare le mascherine senza che sia
stata debitamente istruita al loro uso con le tecniche più appropriate. Di
conseguenza, le gestiscono male, le toccano frequentemente e le riutilizzano
costantemente in modo da aumentare la contaminazione insieme alle
probabilità di trasmissione della malattia. Se non puoi fare a meno di credere e
di darti dei deboli studi osservazionali retrospettivi e delle confuse ‘autorità’ di
salute pubblica che ti mentono sui bene ci e ignorano completamente i rischi
delle mascherine mediche, allora dovresti almeno ri utare l’illogica
raccomandazione anti-scienti ca di bloccare solo 2 delle 3 porte di ingresso per
le malattie virali. Le mascherine infatti coprono solo la bocca e il naso mentre
ci si può contaminare anche dagli occhi”.795
Nel caldo mese di maggio 2020, sempre più esperti iniziavano a
denunciare il pericolo costituito dalle mascherine per le persone anziane e con
problemi cardiocircolatori: mal di testa, aumento dell’insufficienza respiratoria,
ipossia, ipercapnia, svenimenti796 e addirittura possibili danni cerebrali.
I grandi media però hanno fatto sempre molta attenzione a intervistare
solo i medici allineati all’OMS, che hanno smentito categoricamente come
bufale e fake news qualsiasi ipotesi di effetto collaterale provocato dall’uso
prolungato delle mascherine. Ai medici dissidenti non è rimasta altra
alternativa che riunirsi in associazioni e manifestare il proprio dissenso sui
social, postando video e interviste che, nella maggior parte dei casi, sono state
bannate dalla censura appena hanno raggiunto un elevato numero di
visualizzazioni.
Neanche sulle mascherine, quindi, c’è mai stato un libero e sereno dibattito
scienti co: tutte le voci contrarie sono state semplicemente silenziate ed
etichettate come “perle complottiste”.
Nel frattempo la popolazione è stata obbligata a indossarle addirittura
all’aperto e in assenza di qualsiasi tipo di assembramento, nonostante uno
studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR e di Arpa
Lombardia abbia dimostrato che in tali condizioni non esiste un reale pericolo
di contagio.797

Il dott. Alberto Donzelli

Nonostante il pesante clima d’intimidazione (discredito, rischio radiazione e


offese personali), il dott. Alberto Donzelli, membro del Consiglio Superiore di
Sanità e specialista in medicina e igiene preventiva con una lunga carriera nella
sanità pubblica (41 anni), come Ufficiale Sanitario, Responsabile del Servizio
Igiene di una USSL, Direttore Sanitario, Direttore Generale e Direttore
Dipartimento Servizi Sanitari di base,798 ha criticato duramente l’obbligo di
indossare le mascherine per le seguenti ragioni:

“Devo fare riferimento al metodo scienti co e quello che dirò potrà stupire in base a idee
preconcette che molti hanno sull’utilità delle mascherine all’aperto e non vorrei assolutamente
essere strumentalizzato da posizioni forzate verso una logica negazionista, ma non voglio
neanche rinunciare a dire quello che in scienza e coscienza è giusto affermare in base alle prove
di cui disponiamo attualmente. Non intendo incoraggiare nessuno a violare le regole che io per
primo rispetto, anche se mi impegno a fondo per cercare di cambiare quelle che ritengo
sbagliate in base al dato scienti co. Nel caso speci co, la posizione del Governo è stata per un
lungo numero di mesi ragionevole, nel senso che parlava di utilizzo di mascherine nei luoghi
pubblici al chiuso in presenza di altre persone e all’aperto qualora non si potesse garantire il
distanziamento in maniera continuativa. La posizione dell’OMS e delle altre autorità sanitarie
internazionali è un po’ più dettagliata, precisando per quanto tempo non può essere garantito il
distanziamento, nel senso che un contatto fugace occasionale non comporta rischi e poi
spiegherò meglio il motivo […].
Per quanto riguarda invece le ultime posizioni assunte dal Governo, non posso più affermare
che siano in linea con le prove scienti che. Un provvedimento di sanità pubblica, per essere
assunto come obbligatorio ed essere validamente sostenuto richiede almeno tre condizioni: 1)
che sussistano forti evidenze scienti che di bene cio; 2) che sussistano delle forti prove di
sicurezza e che i bene ci attesi sovrastino i rischi possibili al di là di ogni ragionevole dubbio;
3) qualora tali prove mancassero ci devono essere almeno dei ragionamenti logici a supporto
del fatto che facciano più bene che male. Ebbene, queste tre condizioni mancano
completamente per quanto riguarda l’uso delle mascherine all’aperto […].
Riguardo all’efficacia, non esiste una prova e, anzi, in una ricerca che ho pubblicato è stata
citata una rassegna sistematica commissionata dall’Agency for Healthcare Research Quality
degli Stati Uniti e potrei citarne altre commissionate dall’OMS, ma giungono tutte alla
identica conclusione e cioè che allo stato attuale non ci sono prove che le mascherine possano
ridurre il rischio per ciò per cui sono state misurate. Non ci sono degli studi altamente
attendibili che riguardano il coronavirus SARS-CoV-2, ma abbiamo quelli che riguardano i
coronavirus dell’in uenza, la parain uenza e le virosi respiratorie.
Abbiamo degli studi pragmatici che valutino l’efficacia delle mascherine all’aperto? Ne abbiamo
uno. È lo studio svolto su quasi ottomila islamici in pellegrinaggio alla Mecca. Sono stati divisi
in due gruppi: al gruppo sperimentale erano state date le mascherine chirurgiche con la
richiesta di indossarle seguendo rigorosamente tutte le istruzioni igieniche raccomandate per
tutti i cinque giorni della durata del trial, mentre al gruppo di controllo era stato permesso di
indossare le mascherine di stoffa non chirurgiche secondo le proprie abitudini […]. I risultati
sull’efficacia delle mascherine contro le virosi respiratorie hanno evidenziato che non
garantivano alcuna protezione!
Per quanto riguarda la sicurezza, se andiamo a vedere le raccomandazioni dell’OMS sull’uso
delle mascherine pubblicate il 5 giugno 2020,799 oltre a prevedere tutta una serie di
circostanze, elencano anche undici danni o svantaggi che possono essere legati al loro uso,800 in
cui però manca il rischio più importante. In aggiunta allo studio dell’OMS, un gruppo di
cardiologi tedeschi ha fatto un esperimento interessante. Ha preso dei sanitari in ottima salute,
spesso anche atletici con 38 anni di media, e ha chiesto loro di indossare delle mascherine
chirurgiche, delle mascherine con respiratori più ltranti oppure di non indossarle affatto […].
Successivamente è stato osservato cosa accadeva ai loro cuori e ai loro polmoni durante
un’attività sica sia blanda che impegnativa e molto impegnativa. Il risultato è stato chiaro: in
tutte e tre le situazioni i soggetti hanno avuto un indiscutibile peggioramento della
performance cardiopolmonare. Il massimo del peggioramento lo ha avuto chi indossava le
mascherine con i respiratori. Tutti hanno avuto una riduzione della funzionalità respiratoria,
innocua nei soggetti sani, ma che i cardiologi hanno de nito preoccupante se si dovesse
veri care in soggetti cardiopatici o scompensati. Il cuore ha dovuto sopperire al fatto che i
polmoni funzionavano meno con un maggior lavoro, che ha fatto registrare un aumento della
pressione transmurale.
Ripeto, in soggetti sani, questi effetti collaterali non hanno comportato alcun tipo di
conseguenza, ma non si può affermare lo stesso se vengono fatte indossare delle mascherine agli
anziani che camminano per strada, dando l’idea che siano così utili e protettive […].
Tornando alla questione sulla sicurezza, questi fatti iniziano a emergere e sul Corriere della Sera
il virologo Carlo Perno ha dichiarato testualmente che la diminuzione di ossigeno può essere
dannosa in particolare per anziani, cardiopatici e obesi. Quindi è un concetto che comincia a
circolare e la ricerca ha dimostrato che lo scopo primario per cui si fanno indossare le
mascherine all’aperto non ha alcun riscontro positivo, mentre è stata evidenziata la tendenza al
peggioramento nelle virosi respiratorie! Cioè causano una maggiore esposizione alle patologie
da cui dovrebbero proteggere. È successo infatti che i tamponi in laboratorio abbiano mostrato
un aumento dei virus nel gruppo che indossava le mascherine e anche le dichiarazioni degli
stessi interessati hanno evidenziato, tendenzialmente perché non si è raggiunta la signi catività
statistica, più sintomi da infezioni respiratorie e quindi più virosi cliniche.
Cominciamo quindi a stare ai dati, perché gli epidemiologi seri prima guardano e constatano
quello che succede negli studi ben realizzati e poi cercano di interpretare i risultati. Non
sovrappongono i loro pregiudizi o quelle che sono le loro convinzioni ai dati della realtà.
Gli studi hanno mostrato un fatto di estremo interesse, ovvero che c’è stata una lieve differenza
a svantaggio delle mascherine. Coloro che hanno sempre indossato la mascherina chirurgica
correttamente per tutti i cinque giorni del trial hanno avuto uno svantaggio nella protezione
contro i virus che ha s orato la signi catività statistica rispetto al gruppo che ha indossato le
mascherine di stoffa e al sottogruppo che non le ha indossate affatto. I soggetti con sintomi
sono aumentati del 30% e quindi c’è una tendenza chiara al peggioramento delle condizioni di
salute e il primo fatto da constatare è che le mascherine non fanno solo bene. Schermano
sicuramente le goccioline che escono e anche una parte dell’aerosol che può essere infettante,
ma fanno anche qualcos’altro e questi studi pragmatici servono proprio per vedere quello che è
il bilancio netto tra bene ci e danni […].
Quindi le mascherine non si con gurano come qualcosa di scomodo che fa bene alla salute, ma
come un compromesso contro i virus che però produce dei danni sovrastanti rispetto ai
bene ci attesi o provati. E quando i danni superano i bene ci ci si deve fermare. Pertanto l’uso
delle mascherine va modulato a seconda delle circostanze e non imposto anche nelle situazioni
in cui la scienza ha dimostrato essere più dannose che bene che.
Quello che è mancato nel promuovere l’uso delle mascherine è un ragionamento logico
ragionevole […]. Allora, un adulto ha nei suoi polmoni 3,5/7 litri di aria. In un metro cubo di
aria ci sono mille litri di aria, quindi una quantità che è da 150 a 300 volte maggiore di quella
che c’è nei polmoni. Un anziano in una casa di riposo con una cassa toracica retratta potrebbe
avere molto meno di 3,5 litri nei polmoni. All’aperto, ci sono migliaia di metri cubi di aria e
quindi una quantità enormemente superiore alla quantità d’aria che c’è nei polmoni e questo
virus, anche nella parte in cui si diffonde con l’aerosol, si comporta come un gas e tende a
occupare lo spazio disponibile. Se lo spazio è poco, può concentrarsi soprattutto se un soggetto
molto contagioso si trova in un ambiente chiuso e non ventilato. Se invece il soggetto
contagioso è all’aperto, la dispersione del virus è rapidissima. Quindi, anche in presenza di
aerosol contaminato veicolato da particelle atmosferiche, la dispersione è comunque tale per
cui la carica infettante non si raggiunge […].
Per trovare la positività del virus si effettua il prelievo con il tampone naso-faringeo e poi lo si
sottopone ai cosiddetti cicli di ampli cazione, altrimenti non sarebbe possibile evidenziare
l’RNA virale che viene convertito in DNA. Ogni ciclo di ampli cazione raddoppia la quantità
di virus presente e i CDC di Atlanta affermano che dai 33 cicli o più il soggetto non è più
contagioso. Bisognerebbe quindi dichiarare sempre quanti cicli sono stati applicati alle PCR
trovate positive, perché ci sono state anche delle applicazioni abnormi no a quaranta cicli,
quando non si sa più bene neanche cosa si trova e se si trova qualcosa che ha relazione con il
SARS-CoV-2 in grado di contagiare […].
Ho fatto questa premessa sulla PCR perché bisogna capire che cosa succede nei polmoni di una
persona. Il Ministero della Salute dichiara che, quando si indossa la mascherina, un 95% di ciò
che emette un soggetto potenzialmente infettivo viene schermato. La domanda cruciale è, dove
va a nire quel 95% che viene schermato? Resta lì sulla mascherina, inumidendola e creando
un ambiente favorevole per lo sviluppo dei germi, ma soprattutto, ed è quello che l’OMS non
ha ancora detto, viene in parte inalato di nuovo. Quindi c’è il rischio che una persona, che nei
suoi polmoni non può contenere molti litri d’aria, si faccia da sé i cicli di ampli cazione, se
continua a tenere a lungo questa mascherina che gli impedisce una espirazione libera.
Allora il compromesso è questo: è giusto che una persona la tenga al chiuso lo stretto
necessario, se non riesce a mantenere la distanza per rispetto degli altri, casomai fosse un
soggetto asintomatico ma potenzialmente contagioso […]. Però, continuando a inalare i propri
virus, li può spingere in profondità nei polmoni e negli alveoli, dove non dovrebbero arrivare,
perché nelle vie respiratorie superiori ci sono le difese innate adattative che bloccano la maggior
parte dei germi con cui noi andiamo a impattare durante la respirazione. Negli alveoli
polmonari, invece, queste difese sono carenti, proprio perché lì non dovrebbero arrivare i germi
che normalmente vengono abbattuti prima. Se arrivano troppi virus negli alveoli polmonari e si
moltiplicano senza resistenza, quando arrivano, nalmente dopo dieci, dodici, quindici giorni,
gli anticorpi delle difese adattative ad alta affinità per il germe responsabile dell’infezione,
invece di trovare poco virus ne trovano una grande quantità e scatenano una battaglia che crea
una fortissima in ammazione ed è proprio questo che si nota in molti casi di soggetti che, con
un inizio blando, dopo dieci, dodici, quindici giorni manifestano una esplosione in ammatoria
e un aggravamento.
Con una serie di provvedimenti è possibile governare la situazione dei primi dieci, quindici
giorni in cui si gioca la sorte dell’infezione e dobbiamo evitare di peggiorare la situazione di un
asintomatico imponendogli una barriera all’espirazione, che rischia di farlo diventare
sintomatico o paucisintomatico, spingendo il virus sempre più in profondità […].
Ma qual è quel medico che al paziente con la diarrea per intossicazione alimentare lo carica di
oppiacei per fermargli la diarrea? Il medico sa bene che in caso di infezione da intossicazione è
un meccanismo di difesa naturale realizzato dall’evoluzione proprio per espellere e liberarci da
germi e da tossine […]. Anche la tosse è un meccanismo naturale che serve ad aiutarci a
liberarci dai corpi estranei nelle vie respiratorie […]. Allora perché l’analogia non deve valere
anche per le mascherine? È un compromesso che dove c’è un rischio alto, come negli ospedali
con molti soggetti potenzialmente infettivi, ha un senso, ma la barriera va spinta avanti no a
dove è ragionevole. All’aperto, salvo circostanze veramente molto particolari, è totalmente
irragionevole.
Devo dire che dei virologi, come il prof. Guido Silvestri, si sono espressi in maniera molto più
colorita di quella che sto utilizzando io adesso per quali care il provvedimento di imporre a
tutti la mascherina all’aperto […].
Secondo una ricerca, il soggetto che grazie alla mascherina riceve una carica virale più bassa da
un altro soggetto potenzialmente contagioso è come se si vaccinasse, cioè non sviluppa la
malattia ma sviluppa gli anticorpi. Questo ragionamento, però, considera solo un aspetto della
questione, come se il contatto infettante fosse solo uno e la trasmissione della carica si esaurisse
in quella occasione, dopodiché il soggetto dovrebbe vedersela con quella che è la reazione del
suo sistema immunitario. Non è così! Innanzitutto, i contatti veramente pericolosi sono quelli
multipli con soggetti infettanti e non a caso la gran parte delle infezioni si veri ca a casa,
quando c’è un soggetto infetto che ha contatti multipli e prolungati in ambienti chiusi con i
familiari. In secondo luogo, questo ragionamento non considera ciò che succede all’interno
della mascherina, perché chi è stato contagiato con una carica relativamente bassa e poi tiene la
mascherina troppo a lungo e oltre lo stretto necessario ampli ca la carica che ha nei polmoni e
può passare da una situazione lieve a una situazione più pesante […].
Mi accaloro perché mi è stato riferito da una casa di riposo e non vorrei ci fossero tante
situazioni analoghe, che agli ospiti viene fatta indossare la mascherina una volta al giorno e che
quando gli viene sostituita la devono indossare anche di notte no all’altro cambio. Questo
modo di usare le mascherine può comportare un danno rilevante non solo nei soggetti con il
SARS-CoV-2, ma anche nelle persone che possono avere solo il virus del raffreddore. E ciò a
maggior ragione se le mascherine vengono fatte aderire bene tra naso e bocca e il soggetto
continua a respirare i virus espulsi sulla mascherina; è chiaro che peggiora la sua virosi e può
diventare clinicamente più importante. Adesso che andiamo verso la stagione invernale, è
molto importante tenerne conto. Riguardo in ne al provvedimento sull’obbligo della
mascherina anche durante la camminata, devo dire che è sbagliato ma lo rispetterò […]. Le
camminate all’aperto sono oro per la salute, come tutti gli studi e gli esperti dicono, ma chi
indossa la mascherina mentre svolge questa attività motoria rischia un peggioramento delle sue
virosi […]. Le evidenze scienti che dimostrano che l’eventuale contatto occasionale con altri
passanti durante le camminate non ha una particolare importanza, con gura un rischio
potenziale assolutamente irrilevante rispetto ai rischi della vita. L’ex direttore di microbiologia
di Berna ha dichiarato che sarebbe più saggio indossare un elmetto, perché è più probabile che
ci cada qualcosa in testa piuttosto che venire contagiati da un’infezione quando si è all’aperto e
non ci si ferma a parlare con nessuno, per quindici minuti a meno di un metro.
Il rischio quindi, va soppesato in base alle probabilità di incorrervi e i provvedimenti vanno
modulati.
Da un autorevole rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione dell’attività motoria
sappiamo che in Italia, nel 2018, ci sono stati 88.200 morti dovuti al fatto che non si è fatta
sufficiente attività sica nella media della popolazione. 88.200 morti non sono pochi rispetto a
quelli che oggi vengono attribuiti al Covid-19 […]. Se ragioniamo sulla limitazione dell’attività
sica che è intercorsa con il lockdown, è verosimile che la situazione nel 2020 per quanto
riguarda i decessi da insufficiente attività sica sia aumentata e non diminuita, rispetto al 2018.
I rischi vanno soppesati […].
Per concludere, credo che il Governo dovrebbe rapidamente ripensare a queste misure. Se non
sono convinti gli esperti del Governo, il mio appello è: affrontiamo una discussione basata su
dati scienti ci e li confrontiamo. Ho chiesto anche di poter partecipare a discussioni di questo
livello, ma non ho mai avuto nessun riscontro. Questa è la prima volta che accetto di parlare in
pubblico e vorrei che questo appello venisse ascoltato. Tutti possono sbagliare e, se sarà
necessario, sono pronto ad ammettere pubblicamente di avere sbagliato, ma dopo un confronto
scienti co con chi sostiene di avere argomenti migliori e diversi. Ci confrontiamo con qualche
politico che ascolta come arbitro e poi si vede che cosa è fondato su prove e ciò che invece è
irrazionale per l’adozione di un provvedimento di sanità pubblica”.801

La dottoressa Margareta Griesz-Brisson

La dottoressa Margareta Griesz-Brisson, una consulente neurologa e


neuro siologa tedesca, è voluta intervenire sulla questione “mascherine”
spiegando quanto segue:

“La respirazione della nostra aria espirata crea senza dubbio una carenza di ossigeno e ci inonda
di anidride carbonica. Sappiamo che il cervello umano è molto sensibile alla privazione
dell’ossigeno. Ci sono cellule nervose, per esempio nell’ippocampo, che non possono stare più
di tre minuti senza ossigeno, non possono sopravvivere. I sintomi acuti di avvertimento sono:
mal di testa, sonnolenza, vertigini, problemi di concentrazione, rallentamento dei tempi di
reazione, reazioni del sistema cognitivo. Tuttavia, quando si soffre di carenza cronica di
ossigeno, tutti questi sintomi scompaiono, perché ci si abitua. Ma l’efficienza resterà
compromessa e la carenza di ossigeno nel cervello continuerà a progredire. Mentre pensi di
esserti abituato a indossare la mascherina e a respirare nuovamente la tua aria espirata, i
processi degenerativi nel cervello si ampli cano, con la continua carenza di ossigeno.
Il secondo problema è che le cellule nervose del cervello non sono in grado di dividersi
normalmente. Quindi, se i nostri governi non ci permetteranno di liberarci delle mascherine e
di tornare a respirare di nuovo liberamente l’ossigeno, in pochi mesi le cellule nervose perdute
non saranno più rigenerate. Ciò che è andato è andato!
Io non indosso una mascherina, ho bisogno del mio cervello per pensare. Voglio avere la mente
lucida quando ho a che fare con i miei pazienti e non essere in anestesia indotta dall’anidride
carbonica. La privazione di ossigeno è pericolosa per qualsiasi cervello. La decisione di
indossare o meno una mascherina (che tra l’altro è assolutamente inefficace per proteggersi da
un virus) dovrebbe essere una libera decisione/scelta del singolo e non un’imposizione. Per i
bambini e gli adolescenti poi, le mascherine sono assolutamente da ri utarsi. I bambini e gli
adolescenti hanno un sistema immunitario estremamente attivo e adattivo e hanno bisogno di
una costante interazione con il microbioma della terra. È incredibilmente attivo perché ha
molto da imparare. Il cervello del bambino o del giovane ha molta ‘sete’ di ossigeno. Più
l’organo è metabolicamente attivo, più ossigeno richiede. E nei bambini e negli adolescenti
ogni organo è metabolicamente attivo. Privare il cervello di un bambino o di un adolescente
dell’ossigeno o limitarlo in qualche modo non solo è pericoloso per la salute, ma è
assolutamente criminale. La carenza di ossigeno inibisce lo sviluppo del cervello e i danni che
ne derivano non possono essere annullati.
Il bambino ha bisogno del cervello per imparare e il cervello ha bisogno di ossigeno per
funzionare. Non abbiamo bisogno di uno studio clinico per questo! Sappiamo che le malattie
neurodegenerative richiedono anni o decenni per svilupparsi. Se, per esempio, oggi ti
dimentichi il tuo numero di telefono, l’esaurimento-disfunzione del cervello potrebbe essere già
iniziato venti o trent’anni fa. Questa è siologia semplice e indiscutibile. La carenza di ossigeno
volutamente indotta è un pericolo per la salute e una controindicazione medica assoluta. Una
controindicazione medica assoluta in medicina signi ca che un determinato farmaco, una
terapia, un metodo o una misura non devono essere usati, non ne è permesso l’uso. Per
costringere un’intera popolazione con la forza a una controindicazione medica assoluta è
necessario che vi siano ragioni certe e serie per farlo e le ragioni devono essere presentate a
organi competenti, interdisciplinari e indipendenti perché siano veri cate. Solo in seguito le
misure in esame potranno essere eventualmente autorizzate.
Quando tra dieci anni la demenza aumenterà in modo esponenziale e le giovani generazioni
non riusciranno a raggiungere il potenziale dato loro da Dio, non servirà a nulla dire ‘non
avevamo bisogno delle mascherine’. Come possono un veterinario, un distributore di software,
un imprenditore, un produttore di auto elettriche e un sico decidere su questioni che
riguardano la salute di tutta la popolazione? Per favore, cari colleghi, dobbiamo tutti svegliarci.
So quanto sia dannosa la privazione di ossigeno per il cervello, il cardiologo lo sa per il cuore,
lo pneumologo lo sa per i polmoni. La privazione di ossigeno danneggia ogni singolo organo.
Dove sono i nostri reparti sanitari, le nostre associazioni mediche? Perché gli Ordini dei Medici
puniscono i medici che danno esenzioni dalla mascherina? Che razza di medicina
rappresentano i nostri medici e le associazioni mediche? Sarebbe stato loro dovere anche essere
contro il lockdown e fermarlo n dall’inizio. Chi è responsabile di questo crimine? Quelli che
lo fanno accadere o stanno al gioco o quelli che non lo impediscono? Non si tratta di
mascherine, non si tratta di virus, non si tratta certo della vostra salute. Si tratta di molto,
molto di più. Io non partecipo. Non ho paura. Come notate, stanno già ‘prendendo’ l’aria che
respiriamo. L’imperativo del momento è la responsabilità personale. Noi siamo responsabili di
ciò che pensiamo, non i media. Noi siamo responsabili di ciò che facciamo, non i nostri
superiori. Noi siamo responsabili della nostra salute, non l’Organizzazione Mondiale della
Sanità. Noi siamo responsabili di ciò che accade nel nostro Paese, non il Governo”.802

Le preoccupazioni per la salute espresse dalla dottoressa Griesz-Brisson hanno


trovato conferma anche nel decreto emesso dal Consiglio di Stato il 26 gennaio
2021, quando ha accolto il ricorso dei genitori di una minore e si è
pronunciato contro le disposizioni del Governo sull’obbligo di indossare la
mascherina in classe: “Nel caso posto all’attenzione di questo giudice, la
minore rappresentata dagli odierni appellanti, genitori della stessa, ha
documentato con certi cati medici, ripetutamente problemi di difetto di
ossigenazione per l’uso prolungato del DPI [mascherina, n.d.a.] durante tutto
l’orario di lezione […]. Essendo il pericolo di affaticamento respiratorio, in
mancanza di una costante veri cabilità con saturimetro, troppo grave e
immediato […]. Accoglie l’istanza cautelare e sospende nei confronti degli
appellanti, con riguardo all’obbligo della minore di indossare il DPI durante
l’orario scolastico”.803

Il dott. Russell Blaylock

Il dott. Russell Blaylock (neurologo statunitense celebre per avere introdotto


nuovi trattamenti per i tumori cerebrali) ha confermato l’esistenza di molti
diversi rischi alla salute che possono derivare dal continuo utilizzo delle
mascherine: mal di testa, aumento dell’insufficienza respiratoria, ipercapnia,
ovvero l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue perché viene inspirata
nuovamente, ipossia… insomma, malattie che possono portare ad altre
patologie più gravi, come crollo delle difese immunitarie e situazione
favorevole al tumore:

“Ovviamente dipende anche dal tipo di mascherina che si indossa. Le più pericolose sono
quelle maggiormente chiuse. Quella fatta in casa di stoffa e quella chirurgica sono invece le
meno pericolose. Sempre però da non usare all’aria aperta o se si hanno problemi polmonari.
Sconsigliate anche per i più piccoli. La maschera respiratoria N95, se da una parte ltra il 95%
delle particelle, dall’altra compromette la respirazione molto di più di una maschera morbida e
provoca mal di testa. Il suo uso continuo porta anche a una riduzione dell’ossigenazione del
sangue pari al 20%. Insomma, meglio evitarla e lasciarla invece a chi lavora negli ospedali.
Ciononostante, anche la mascherina chirurgica dopo alcune ore può causare ipossia e inibire le
principali cellule immunitarie, i linfociti T Cd4+, aumentando così il rischio di infezione.
Senza tralasciare il fatto che un infetto, quando le indossa continua a immettere nei polmoni il
virus che espelle con il respiro, andando ad aumentarne la concentrazione. Un circolo vizioso.
Alcune regioni le hanno rese obbligatorie anche all’aperto, ma molti medici sostengono che
possono essere un danno per la nostra salute”.804

Il dott. Dan Erickson e altri medici

Il medico statunitense Dan Erickson ha dichiarato in conferenza stampa che,


secondo le attuali conoscenze di microbiologia e di immunologia, per avere un
sistema immunitario forte è necessario allenarlo esponendolo al normale
contatto di batteri e virus presenti nell’ambiente, perché se smettiamo di farlo,
igienizzando tutto e chiudendoci dentro casa, le nostre difese immunitarie si
indeboliscono.805
Per i mass media, le istituzioni e tutto il carrozzone dei virologi allineati
con l’OMS, invece, dovremmo vivere nel terrore di contrarre qualsiasi
infezione e correre a farci iniettare tutti i vaccini brevettati. Ma il paradosso è
che, se da una parte respingono categoricamente l’utilità di allenare il nostro
sistema immunitario con metodi naturali, dall’altra sostengono che più vaccini
ci vengono somministrati nell’organismo e più il nostro sistema immunitario
ne esce rafforzato anche per tutte le altre patologie!806
L’unico vero scopo di queste ricerche pubblicate sulle più prestigiose riviste
internazionali, proprio mentre Bill Gates e l’OMS stanno esercitando pressioni
per far approvare ai governi l’obbligatorietà per il massimo numero possibile di
vaccini, sembra quello di sostenere il fatturato delle grandi case farmaceutiche,
perché la scienza indipendente ha dimostrato che le vaccinazioni possono
agevolare le infezioni per altri virus o batteri a causa di una reazione nota come
interferenza virale.807
Secondo i medici privi di con itti d’interessi e senza ambizioni di carriera a
qualsiasi costo, solo le persone anziane e immunodepresse dovrebbero utilizzare
guanti e mascherine, perché le protezioni eccessive riducono la nostra ora
batterica e con essa i virus e i batteri che ci proteggono da altre malattie. Le
protezioni eccessive favoriscono le patologie opportunistiche, perché i mattoni
del nostro sistema immunitario sono proprio i virus e i batteri.
Ciò signi ca chiaramente che le indicazioni dell’OMS e le disposizioni
governative che le hanno rese obbligatorie sono l’opposto di ciò che servirebbe
veramente. In tale contesto, anche l’ordine di chiudere le spiagge durante il
lockdown è stata una follia, poiché il sole e la brezza marina iodata rafforzano il
sistema immunitario. Il mare (quando non è inquinato) è come una medicina
naturale sotto forma di acqua, aria e sabbia: consente l’inalazione di preziose
particelle che liberano le vie respiratorie e i pori della pelle si dilatano
assorbendo utili minerali (magnesio, uoro, potassio e ancora iodio), che
vengono poi rilasciati lentamente nel sangue con grande bene cio anche per
l’equilibrio psico sico. Il massaggio dell’acqua sulla cute favorisce la
produzione degli ormoni del relax, le endor ne, che migliorano il sonno,
l’umore e il sistema immunitario.808
Persino Walter Ricciardi, membro dell’OMS e consulente del ministro
della salute Speranza, il 25 febbraio 2020 nel corso della conferenza stampa
con il commissario Borrelli della protezione civile ammise che “le mascherine
alla persona sana non servono a niente, servono alla persona malata e al
personale sanitario”.809

L’analisi del nanopatologo Stefano Montanari

L’esperto nanopatologo Stefano Montanari, riguardo alla presunta capacità di


protezione dai virus delle mascherine, ha voluto precisare:

“Il virus passa attraverso le mascherine, è in nitamente più piccolo dei ltri che si possono
creare. Certamente in ambiente sanitario, soprattutto quando certe cose non si conoscevano, è
stato anche utile, ma oggi ha un effetto paradossale. Ci impediscono l’immunità di gregge, che
invece in questo momento andrebbe assolutamente favorita. E poi andrebbero cambiate
continuamente! All’interno si fanno dei terreni di coltura che sono più belli di quelli che
abbiamo noi in laboratorio. Cioè quando si tiene la mascherina, soprattutto per parecchie ore,
si formano tanti di quei microrganismi, virus, batteri, protozoi, che quando respirate entrano
tutti nel vostro corpo.
Cerchiamo di essere seri: mascherina in questo momento assolutamente no, tranne quando
siamo in contatto con soggetti malati gravi o particolarmente anziani e neanche tutte le
mascherine, perché quella chirurgica non serve a niente. Fermo restando che bisogna seguire le
regole, io dico che in questo momento, in queste condizioni e con questo virus oggettivamente
le mascherine sono diventate soltanto il simbolo di chi si è arricchito e si è arricchito molto.
Col tempo scopriremo tante situazioni.810
Io non ho nessun problema a mettere una mascherina mezz’ora se devo andare a far la spesa.
Anche se non serve a niente (o meglio, serve tanto quanto starnutire nella manica o nel
fazzoletto, che preferirei usare), perché i virus sono più piccoli della trama… se siete più felici
la metto. Male per mezz’ora non mi fa. Ma se mi venite a dire che i miei gli devono tenerla
per tutte le ore che andranno a scuola, quando qualunque cardiologo vi dirà che rischiano
l’infarto, qualunque dermatologo che rischiano micosi e dermatiti, qualunque immunologo
che sotto la mascherina i germi si moltiplicheranno e che senza contatti sociali il sistema
immunitario si indebolirà, allora no, non ci sto più.
Qualche anno fa, insieme con mia moglie e insieme al CNR di Bologna, abbiamo studiato un
ltro per la respirazione… Questo ltro per la respirazione era stato studiato perché c’era stato
chiesto al Ministero della Difesa, quindi lavoravamo per il ministero… mia moglie, io e il
CNR di Bologna… La parte CNR era diretta da Franco Prodi (fratello di Romano Prodi), che
è un ottimo sico, è andato in pensione da poco, ma è un bravissimo sico… Abbiamo
lavorato proprio su un problema, che è lo stesso problema di oggi, cioè impedire che qualcosa
di estremamente piccolo possa entrare nel nostro organismo. Quel qualcosa di piccolo allora
erano le nanopolveri causate dalle esplosioni, ma le dimensioni sono quelle dei virus. Il
coronavirus è grande 120 nanometri, più o meno come le polveri di cui noi ci occupavamo.
Per un ltro, che sia un virus o che sia un’altra cosa, non importa. Il ltro è, sempli cando
molto, uno scolapasta: blocca quella determinata dimensione.
Noi, per poter studiare quel ltro, ci abbiamo impiegato un anno e mezzo, abbiamo lavorato
su delle apparecchiature, con un gruppo di sici, abbiamo fatto degli esperimenti, tanti
esperimenti, abbiamo fatto dei prototipi di ltro, abbiamo lavorato con Finceramica per
produrre questi prototipi e alla ne ce l’abbiamo fatta. Vi assicuro, è tutt’altro che facile fare un
ltro di quel genere, non tanto per il fatto della dimensione di quello che devi bloccare, ma il
problema grosso era il fatto che chi le portava doveva respirare, perché se io ti metto una
mascherina di cemento armato è chiaro che fermo tutto, ma dopo due minuti muori! Quindi
devo rendere compatibile la mascherina con la tua vita.
Noi lavoravamo per il Ministero della Difesa, quindi per qualcosa che doveva andare ai soldati,
ai militari… e il soldato deve scappare, deve inseguire, deve portare dei pesi, deve fare degli
sforzi, quindi deve respirare bene, assicuro che è difficilissimo.
Allora chi è che può pensare che tutti i nostri sforzi siano stati ridicolizzati da una mascherina
di carta o di stoffa… Cioè noi, un gruppo di scienziati, con apparecchiature costose, tempo,
viaggi, non c’eravamo accorti che bastava una mascherina di carta per fare esattamente la stessa
cosa!
Purtroppo, la mascherina di carta è una truffa! Voi vi mettete questa mascherina e non importa
se è di tipo 1, 2, 3, 4, 5… voi ve la mettete e respirate, dovete respirare, altrimenti morite.
Quando voi respirate emettete del vapore, bagnate la mascherina e quando la mascherina è
bagnata prende i virus, i batteri, i funghi, i parassiti e li concentra lì e voi vi portate per delle
ore funghi, batteri, virus, parassiti a un millimetro dal naso e ve li tenete lì. Quindi vi
ammalate o rischiate di ammalarvi a causa di QUEI patogeni… perché adesso la gente è
convinta che esista solo il coronavirus, ma il coronavirus è uno dei molti miliardi di virus che
esistono… ma poi ci sono anche i batteri, che sono una quantità enorme, i funghi, i parassiti,
le rickettsie, tutta roba che si appiccica lì e voi ve la tenete appiccicata al naso, quindi è follia
pura e questo basterebbe per dire ‘abbiamo scherzato’.
Quando porti la mascherina ed espiri, cioè butti fuori quello che i tuoi polmoni hanno deciso
essere lo scarto del metabolismo dei tuoi tessuti, delle tue cellule, cioè l’anidride carbonica, hai
un impedimento a buttarlo fuori, quindi inevitabilmente ributti dentro al tuo organismo
l’anidride carbonica. Il tuo sangue va in ipercapnia, vuol dire che hai un eccesso di anidride
carbonica, porti alle tue cellule il loro scarto. Quando sei in ipercapnia, vai anche in acidosi, il
tuo organismo diventa più acido del dovuto, il pH si abbassa… più è acido l’organismo, più
hai facilità a ospitare malattie. La malattia più vistosa che si instaura con acidosi è il
cancro!”.811

Nell’immagine la foto di una delle confezioni di mascherine distribuite alle


scuole in cui viene specificato che non eliminano il rischio di contrarre
ogni malattia o infezione e che deve essere immediatamente sostituita
appena contaminata dal sangue o dai fluidi corporei.

Altri studi

Oltre ai rischi per la salute e alla scarsa sicurezza garantita delle mascherine
(soprattutto quelle maggiormente in uso) evidenziati da Montanari e da altre
migliaia di medici “ribelli” di tutto il mondo, uno studio pubblicato il 9 aprile
2020 sull’autorevole British Medical Journal812 ha redatto un breve decalogo sui
comportamenti da evitare e i pericoli derivanti dalla respirazione della propria
anidride carbonica:
 
1. Indossare una maschera viso può dare un falso senso di sicurezza e far
adottare alle persone una riduzione nel rispetto di altre misure di
controllo delle infezioni, tra cui distanze sociali e lavaggio delle mani.
2. Pericoli da uso inappropriato della mascherina: le persone non devono
toccarle con le mani e devono cambiarle spesso o lavarle regolarmente,
smaltirle correttamente e adottare le misure di gestione indicate dal
personale sanitario, per evitare che vengano contaminate e che
contaminino a loro volta. Se una sola di queste accortezze non viene
rispettata, le mascherine possono aumentare i rischi d’infezione,
anziché ridurli.
3. Durante un colloquio tra due persone che indossano le mascherine, la
qualità e il volume della voce risultano notevolmente compromessi e
potrebbero avvicinarsi inconsapevolmente.
4. Quando viene indossata una mascherina, parte dell’aria esalata può
nire negli occhi e produrre l’impulso a toccarli. Se chi reagisce con
questo comportamento istintivo ha le mani contaminate, si infetta.
5. Le mascherine rendono la respirazione più difficile per le persone con
BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva); oltre a peggiorare le
loro condizioni in modo intollerabile, le costringono a immettere nei
polmoni una frazione dell’anidride carbonica precedentemente esalata a
ogni ciclo respiratorio. Questi due effetti provocano una respirazione
più profonda e con una maggiore frequenza, che aumenta anche la
quantità di aria inalata ed esalata. In questo modo le persone infette
che indossano le mascherine diffondono più aria contaminata e, nello
stesso tempo, possono peggiorare anche la loro condizione clinica
spingendo il carico virale nei polmoni.
6. Gli effetti descritti al punto 5 sono ampli cati se le mascherine sono
fortemente contaminate (vedi punto 2).

Prima dello scoppio della pandemia, la letteratura scienti ca era orientata nel
non riconoscere alcuna garanzia di protezione delle mascherine chirurgiche nei
confronti dei virus in uenzali e anche gli studi sulla loro mera capacità di
riduzione delle probabilità di contagio erano tutt’altro che conclusivi. Con la
comparsa del SARS-CoV-2 è cambiato tutto, nonostante la maggior parte delle
ricerche effettuate sulla protezione delle mascherine dai virus abbia evidenziato
che non vi è alcuna signi cativa differenza nei contagi tra i gruppi esposti al
patogeno senza mascherina e coloro che invece la indossavano.813
Nello stesso tempo questi studi hanno concluso che, oltre a non poter
evitare ai sani di ammalarsi per l’in uenza, il loro uso prolungato provoca
rischi per la salute.814 In linea di principio, quindi, chi non è malato non
dovrebbe essere obbligato a usarle principalmente per due motivi:
 
• Causa ipossia in circa un terzo dei pazienti. È noto che la maschera
N95, se indossata per ore, può ridurre l’ossigenazione del sangue no al
20%, il che può portare alla perdita di conoscenza.
• Causa ipercapnia, ossia aumento nel sangue di anidride carbonica
(CO2), che è una intossicazione. I due effetti si rinforzano l’uno con
l’altro e le persone anziane o anche giovani con cattiva funzionalità
polmonare rischiano svenimenti e cadute.

Uno studio recente condotto su 158 operatori sanitari di età compresa tra 21 e
35 anni ha rilevato che l’81% ha sviluppato mal di testa indossando una
mascherina. Ciascuno di essi, infatti, ha manifestato difficoltà nelle prestazioni
lavorative proprio a causa del mal di testa.815 Un altro studio sulle mascherine
chirurgiche ha riscontrato anche riduzioni signi cative dell’ossigeno nel
sangue. In questo studio, i ricercatori hanno esaminato i livelli di ossigeno nel
sangue in 53 chirurghi utilizzando un ossimetro. Tale misurazione
dell’ossigenazione del sangue è stata effettuata prima e dopo gli interventi
chirurgici.816 I ricercatori hanno scoperto che la mascherina ha ridotto
signi cativamente i livelli di ossigeno nel sangue (PaO2). Maggiore è il tempo in
cui si indossa la maschera, maggiore è la caduta dei livelli di ossigeno nel
sangue.
L’importanza di questi risultati è che un calo dei livelli di ossigeno (ipossia)
è associato a una compromissione dell’immunità. L’ipossia può inibire i
linfociti T CD4+, ossia il tipo di principali cellule immunitarie contro le
infezioni. Ciò si veri ca perché l’ipossia aumenta la concentrazione di un
composto chiamato “fattore 1” (HIF-1), che inibisce i linfociti T e stimola una
potente cellula immunitaria inibitrice chiamata Tregs. Questo pone le basi per
contrarre qualsiasi infezione, compreso ovviamente il Covid-19, e rende le
conseguenze delle infezioni virali molto più gravi.
In sostanza, la mascherina obbligatoria comporta un aumentato rischio di
infezioni e, nel caso di soggetto già malato, al peggioramento della patologia.817
Le persone con cancro, specialmente se la malattia è diffusa, saranno
ulteriormente a rischio di ipossia prolungata, poiché il tumore prolifera
notoriamente meglio in un microambiente a basso contenuto di ossigeno.
L’ossigeno basso promuove altresì l’in ammazione, che può favorire la crescita,
l’invasione e la diffusione dei tumori.818 Ripetuti episodi di ipossia sono stati
proposti come un fattore signi cativo nell’aterosclerosi e quindi aumentano
tutte le malattie cardiovascolari (attacchi di cuore) e cerebrovascolari (ictus).819
La ricerca scienti ca ha poi scoperto che il coronavirus può colpire il
cervello820 e nella maggior parte dei casi in cui ciò avviene passa attraverso i
nervi olfattivi. Indossando una mascherina, quindi, una parte dei virus espirati
nirà per concentrarsi nel ltro di protezione e da qui nelle cavità nasali che
conducono direttamente ai nervi olfattivi e al cervello.821
Le mascherine chirurgiche, pertanto, rimangono utili solo nelle sale
operatorie e in situazioni particolari in cui vengono osservate tutte le loro
modalità d’impiego corrette.

Lo studio danese “peer-reviewed” rifiutato


dalle riviste

Un importante studio pubblicato il 18 novembre 2020 dalla rivista Annals of


Internal Medicine non ha rilevato alcuna differenza statisticamente signi cativa
nei casi Covid-19 tra chi indossa la mascherina e chi non la indossa. La ricerca
danese è stato il primo studio randomizzato peer-reviewed al mondo ad avere
testato l’efficacia delle mascherine come misura di protezione contro il Covid-
19 su 4862 danesi. I ricercatori hanno concluso che non esiste alcuna
discrepanza statisticamente signi cativa nei contagi tra chi le usa e chi non le
usa.822
Il ricercatore capo dello studio, omas Lars Ben eld, si è rammaricato per
il ri uto alla pubblicazione dello studio da parte di e Lancet, del New
England Journal of Medicine e della rivista JAMA dell’American Medical
Association perché, secondo il quotidiano danese Berlingske, i risultati non
erano politicamente corretti. Alla domanda su quando sarebbe stato pubblicato
lo studio, che era in attesa da un mese, Ben eld ha risposto: “Non appena un
giornale si dimostra abbastanza coraggioso”.
Capitolo IX

Le cure proibite

Adenosina e Ivermectina

Durante la pandemia di Covid-19, l’OMS e i suoi comitati tecnicoscienti ci


che hanno dettato ai governi di tutto il mondo le strategie da seguire per
contrastarla si sono distinti in una paradossale caccia alle streghe contro le
terapie più efficaci scoperte dai medici in prima linea.
Invece di agevolarne e promuoverne la sperimentazione, infatti, i virologi e
i media mainstream allineati con l’OMS si sono schierati esclusivamente a
favore del vaccino, ostacolando ogni cura alternativa a esso in tutti i modi
possibili. L’OMS e l’AIFA (l’Agenzia italiana del farmaco, spesso al centro di
scandali legati a insanabili con itti d’interessi dei suoi dirigenti), per esempio,
sono giunte addirittura a bloccare la sperimentazione con la clorochina
(farmaco fuori brevetto e a bassissimo costo), basando la propria decisione su
una ricerca scienti ca palesemente falsa pubblicata su e Lancet e poi ritirata
dalla stessa prestigiosa rivista proprio a causa delle proteste dei medici, che ne
hanno dimostrato l’assoluta infondatezza.
Come assolutamente prevedibile, anche l’EMA (Agenzia europea per i
medicinali) ha diffuso un comunicato allarmistico sui presunti gravi effetti
collaterali del farmaco, stabilendo che per “pazienti e operatori sanitari la
clorochina e l’idrossiclorochina [l’idrossiclorochina è strutturalmente identica
alla clorochina, ma con un atomo di ossigeno in più e per esempio 800 mg di
idrossiclorochina corrispondono a 1000 mg di clorochina, n.d.a.] devono
essere utilizzati solo negli studi clinici o nei programmi di utilizzo in
emergenza per il trattamento del Covid-19”.823
Nello stesso tempo, però, non ha avuto nessuna difficoltà ad approvare con
procedura d’urgenza l’autorizzazione all’uso e alla vendita del Remdisivir come
prima terapia ufficiale anti-Covid. Un farmaco che è subito volato in Borsa e
che, stando a quanto rivelato dal Financial Times dopo avere letto la bozza di
un documento pubblicata accidentalmente dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità, non ha superato neppure i test cruciali, a causa della scarsa efficacia e
dei gravi effetti collaterali.824

La terapia cortisonica

Il 24 aprile 2020, proprio mentre il Nord Italia registrava il picco dei decessi
per il coronavirus, un team di trenta esperti autorevoli composto da professori
universitari, medici e operatori sanitari aveva inviato una lettera al ministro
della salute Roberto Speranza dai contenuti rassicuranti, per informarlo di
avere individuato un’efficace terapia cortisonica (a basso costo) contro il virus.
Il gruppo, formato da specialisti con le competenze mediche più disparate
(farmacologi, tossicologi, biologi molecolari, pneumologi, chirurghi anestesisti,
anatomopatologi ecc.), speci cò inoltre di avere già anche tutta la
documentazione clinica necessaria per la validità del trattamento.
Ciononostante, quella lettera venne completamente ignorata, come se si fosse
trattato solo di una scocciatura di qualche rompiscatole da cestinare, mentre
migliaia di pazienti continuarono a morire a causa delle cure sbagliate. Il
successivo 17 giugno 2020 l’OMS ha riconosciuto ufficialmente la correttezza
di uno studio clinico svolto in Gran Bretagna, in cui i ricercatori
dell’Università di Oxford hanno confermato che i trattamenti cortisonici basati
su un farmaco da sei euro come il desametasone825 costituiscono veri e propri
salvavita per i casi più gravi di Covid-19.826
Alla luce di quanto accaduto, dunque, la lettura del documento inviato due
mesi prima dagli esperti italiani al ministro Speranza risulta quantomeno
imbarazzante.

Al Ministro della Salute On. Roberto Speranza


24 aprile 2020

Onorevole Ministro,
Le rivolgiamo questo appello poiché riteniamo importante richiamare la Sua attenzione su
alcune nostre considerazioni nalizzate a un miglior contenimento o a una possibile più rapida
soluzione della patologia che colpisce i pazienti coinvolti nella pandemia Covid-19.
La strategia terapeutica sulla quale ci si è no a ora maggiormente concentrati sia in termini
operativi che di sviluppo è quella rivolta ai casi più gravi della malattia e all’implementazione
dei reparti di TI. Questo approccio, pienamente giusti cato dall’urgenza e dal precipitoso
evolversi della pandemia in Italia, non può però perdurare in attesa della disponibilità di un
vaccino o di un antivirale speci co che non sono purtroppo ancora disponibili e che potremmo
non avere in tempi brevi.
È ormai riconosciuto che il processo in ammatorio e la sua esasperazione, la cosiddetta
tempesta di citochine, giocano un ruolo chiave nella patogenesi della forma più grave e spesso
letale della Covid-19 che ha messo a durissima prova il SSN. È anche opinione consolidata che
questa esagerata risposta dell’organismo sia il risultato di un accumulo di stimoli maturati nelle
fasi precedenti della malattia e sempre riconducibili al contesto in ammatorio. Le fasi iniziali
spesso sono caratterizzate da una sintomatologia da lieve a moderata, cui può seguire un
progressivo aumento dell’in ammazione anche polmonare, con possibile comparsa di
polmonite interstiziale e ipossia. Queste fasi coprono un periodo variabile da caso a caso e
spesso purtroppo trascurato dal punto di vista delle opzioni terapeutiche. Secondo la nostra
esperienza è invece proprio in queste fasi iniziali che andrebbe intrapreso il contenimento
farmacologico dell’in ammazione, per evitare che i suoi danni si accumulino, trascinando
alcuni pazienti in quella grave condizione poi difficilmente rimediabile.
Questo appello è quindi volto a richiamare la Sua attenzione sulla necessità di promuovere
l’adozione tempestiva e precoce (all’inizio della sintomatologia respiratoria sospetta) rispetto
all’odierna prassi, di una semplice terapia antin ammatoria efficace come quella cortisonica a
medio o alto dosaggio associata, a giudizio del medico curante, a farmaci a probabile attività
anti-SARS-CoV-2 come la clorochina e all’enoxaparina per prevenire le gravi complicazioni
trombotiche come la C.I.D. Questa terapia, va sottolineato, potrà essere svolta in ambito
domiciliare.
I cortisonici rappresentano i farmaci antin ammatori che, quando utilizzati, stanno dando
ottimi risultati anche nella Covid-19 in base ai dati rilevati nei pazienti trattati e alle evidenze
che Le alleghiamo e che, se lo riterrà opportuno, Le illustreremo più in dettaglio. L’esordio
recente di questa pandemia non ci permette di avere ancora dati conclusivi dalla letteratura
scienti ca, ma i risultati sui pazienti e l’esperienza dei curanti rappresentano oggi comunque un
rilievo molto importante e utile nella presa in carico di questi ammalati.
Verso l’uso dei cortisonici nella Covid-19 permane purtroppo una diffusa diffidenza, per il loro
effetto immunosoppressivo. Tale diffidenza, secondo il nostro giudizio ed esperienza, è
inappropriata, dato che il grado di immunosoppressione, peraltro modesto per la breve durata
della terapia, è pienamente compatibile con l’utilizzo nella Covid-19. Molti pazienti infatti
sono in terapia cronica con cortisone per numerose patologie autoimmuni come la miastenia
gravis, senza che si rilevino effetti immunosoppressivi limitanti. In questa situazione i
cortisonici vanno somministrati solo per pochi giorni, allo scopo di bloccare la possibile
evoluzione nelle complicanze temute, come la brosi polmonare e l’insufficienza respiratoria,
che rappresentano purtroppo alcuni dei principali gravi rischi della Covid-19. La diffidenza
verso i cortisonici andrebbe quindi superata analizzando con attenzione i grandi bene ci che
spesso questa classe di farmaci può invece dare anche nei casi disperati.
In ne, i cortisonici si prestano a efficaci associazioni con altri farmaci antin ammatori – che
potrebbero essere anche somministrati addirittura dalla fase I – come i “mast cell stabilizers”,
gli antileucotrienici, i FANS (anche in senso antiaggregante piastrinico), i COXIB, fornendo
un pannello di opportunità ampio e modulabile.
Riteniamo motivatamente che l’adozione e l’implementazione di questa strategia volta a
contenere i sintomi, anziché ad attenderne l’evoluzione, potrebbe favorire un signi cativo
controllo della Covid-19 per un possibile più rapido, quanto auspicato, ritorno alla normalità
sia dei soggetti colpiti che del Paese.
Certi di meritare la Sua attenzione, La salutiamo con ducia e ottimismo.827

Ozono e fake news di Stato

Il Ministero della Salute dopo avere inserito l’ozono nello stesso decalogo
ufficiale delle fake news, in cui viene spiegato per esempio che il peperoncino
non protegge dal coronavirus o che bere latte non evita il contagio, ha
dichiarato che questo gas non ha proprietà sterilizzanti propriamente dette.
La sua totale esclusione dalla lista degli sterilizzanti riconosciuti è stata poi
confermata nelle indicazioni per la sani cazione contro il Covid-19 pubblicate
il 14 maggio 2020 dallo stesso Istituto Superiore di Sanità.828 L’ozono infatti
non è stato menzionato neppure tra gli agenti disinfettanti utilizzabili a livello
precauzionale come i comuni prodotti per l’igiene della casa.
Tali dichiarazioni però sono contraddette da decenni di letteratura
scienti ca mondiale e di conseguenza hanno suscitato le legittime proteste della
Società Scienti ca di Ossigeno-Ozono Terapia. La SIOOT infatti ha scritto
una lettera al ministro della salute Roberto Speranza per informarlo dell’ultima
ricerca scienti ca in ordine cronologico che dimostra le proprietà disinfettanti
dell’ozono829 e invitarlo a far retti care le dichiarazioni mendaci pubblicate sul
sito web dell’ISS. Aveva proposto inoltre di poter effettuare una dimostrazione
sull’efficacia dell’ozono come disinfettante,830 ma il ministro non ha mai
provveduto neppure a far rimuovere l’ozono dal decalogo delle fake news.
Secondo i risultati di un esperimento condotto nel laboratorio nazionale
P3 guidato dal professor Li Zelin, l’ozono si è dimostrato efficace nell’eliminare
il virus SARS inoculato su cellule renali di scimmia verde, realizzando un tasso
di sterilizzazione del 99,22%. Poiché il CoV-2 e il virus SARS appartengono
entrambi al ceppo dei coronavirus e condividono per l’80% dello stesso
genoma, i ricercatori sostengono che l’ozono possa essere ugualmente efficace
anche sul nuovo coronavirus.831
La conferma de nitiva delle straordinarie proprietà disinfettanti dell’ozono
anche con speci co riferimento al CoV-2 è poi arrivata da uno studio
successivo pubblicato il 14 maggio 2020 dal gruppo di ricerca giapponese della
Facoltà di Medicina dell’Università di Nara, diretto dal professor Toshikazu
Yano del Dipartimento malattie infettive e patogene e dal prof. Kei Kasahara
del Centro per le malattie infettive. I loro esperimenti, nalizzati a veri care le
potenzialità dell’ozono per sani care gli ambienti e disattivare il virus Covid-
19, sono riusciti a dimostrare che l’ozono è in grado di disattivare e distruggere
il coronavirus.832
Nell’immagine, la lettera di protesta inviata dal presidente della SIOOT al
ministro della salute Roberto Speranza.

Il 26 febbraio 2020 il professor Zhou Muzhi, docente alla Tokyo Keizai


University e presidente del Cloud River Urban Research Institute, ha
pubblicato un altro dettagliato studio da cui si evince che l’ozono è l’arma
naturale più efficace contro tutti i virus e i batteri.833 Dopo avere indagato a
lungo sul rapporto tra l’ozono e la diffusione delle infezioni, il professore si è
chiesto come mai la SARS, che ha imperversato dall’inverno 2002 alla
primavera del 2003, fosse improvvisamente scomparsa tra maggio e giugno. La
maggior parte dei virus dispersi nell’aria, come il virus dell’in uenza, esplode
sempre in autunno e in inverno, mentre scompare nella stagione primaverile ed
estiva. Sembra quasi che ci sia un’invisibile “mano di Dio” che blocca la
diffusione dei virus, cancella l’epidemia e salva le persone. Gli esperti, quindi,
hanno condotto diversi studi in proposito proprio per individuare la vera causa
di questo fenomeno dal punto di vista scienti co e i loro esperimenti hanno
dimostrato che i cambiamenti di temperatura non in uiscono in modo
signi cativo sui virus (anche se l’aumento di umidità può effettivamente
determinare una crescita del tasso di mortalità).
Partendo da questo presupposto, il professor Zhang Yue è così giunto alla
conclusione che non è l’aumento di temperatura, bensì l’ozono, con le sue
capacità disinfettanti e germicide, a essere decisivo nei cicli temporali di
diffusione e scomparsa delle infezioni. Si è scoperto, infatti, che la
concentrazione dell’ozono nell’aria cambia signi cativamente a seconda delle
stagioni: è bassa in autunno e in inverno, mentre è alta in primavera e in estate.
Tale ipotesi calza perfettamente con il fenomeno dell’esaurimento delle
epidemie man mano che aumenta la concentrazione di ozono durante le
stagioni più calde. Se l’ipotesi è esatta, anche l’epidemia causata dal nuovo
coronavirus, al pari della SARS e dell’in uenza, dovrebbe svanire in
coincidenza con l’aumento della concentrazione di ozono nel corso della
stagione estiva. Il professor Muzhi ha poi aggiunto che da più di cento anni
l’ozono è stato correttamente considerato un “killer” naturale dei virus e che è
stato ampiamente utilizzato per la disinfezione, sterilizzazione, deodorizzazione
e disintossicazione, grazie alla sua forte capacità ossidante. “Per tale motivo” ha
poi sottolineato il professore, “l’ozono dovrebbe essere adottato come arma
nella lotta globale contro il virus Covid-19”.834
Dopo la lettera di protesta della SIOOT, la posizione dell’ISS, che ha
continuato a classi care come una fake news le proprietà sani canti dell’ozono,
non può essere considerata frutto d’ignoranza in buona fede, anche perché,
come dimostrato dai documenti ufficiali, nel marzo del 2020 la Presidenza del
Consiglio dei Ministri ha disposto l’acquisto di un generatore di ozono per la
sani cazione dell’abitacolo delle sue autovetture di servizio.835
Estratto del documento con cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
disposto l’acquisto di un sanificatore all’ozono per le sue automobili di
servizio durante l’emergenza per il Covid-19.

Il Governo inoltre ha disposto l’acquisto di 131 sani catori a ozono per l’arma
dei Carabinieri nel DPCM (decreto ministeriale del Presidente del Consiglio
dei Ministri) emanato dal Governo il 1° marzo 2020 e recante misure urgenti
in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da
Covid-19.836

Estratto del DPCM del 1° marzo 2020.

Anche le capitanerie di porto della Guardia Costiera hanno disposto l’acquisto


dei sani catori all’ozono per la direzione marittima, la stazione navale,837 i
veicoli in dotazione del comando generale,838 i locali di servizio,839 i piani degli
edi ci, i locali mensa840 e le motovedette.841 Lo stesso tipo di scelta di
sani catori è stata fatta dalle ASL,842 dalla Croce Rossa,843 dalla Guardia di
Finanza,844 dal corpo di Polizia Metropolitana845 e da molti altri apparati dello
Stato. Esempi concreti come questi dimostrano che le proprietà sterilizzanti
dell’ozono negate dall’ISS come semplici bufale sono invece ben note anche
all’amministrazione pubblica. Ciononostante, il ministro della salute Speranza
è comunque voluto intervenire sulla questione dell’ozono per affermare
espressamente che “non è garantito contro il Covid-19” ed escluderlo dal
novero degli strumenti validi per la sani cazione.846
Nel documento ufficiale dello stesso ISS redatto dagli esperti Leonello
Attias, Raffaella Cresti, Ida Marcello e Lucilla Baldassarri (veri cato da Rosa
Draisci CNSC-ISS), avente come oggetto: “Emergenza epidemiologica Covid-
19. Quesiti circa procedure di sani cazione e utilizzo di DPL ozono”, viene
dichiarato:

“Relativamente alla domanda sulla possibilità di utilizzare l’ozono per la sterilizzazione degli
ambienti contaminati da batteri, virus e spore si fa presente quanto segue: […] l’ozono
generato in situ non rientra nel regime autorizzativo nazionale e, in attesa del completamento
della valutazione come biocida a livello europeo, può essere considerato prodotto sani cante
non soggetto a regime autorizzativo [non necessita di speci che autorizzazioni, n.d.a.]”. […]847

Una prova ancora più evidente sul comportamento a dir poco incoerente (se
non di vera e propria malafede) e lesivo della credibilità dell’ISS e della
professionalità dei suoi esperti, si trova in ne nei bandi di gara indetti dalle
ASL per la sani cazione degli ambienti di lavoro con l’ozono, dove è stato
espressamente affermato quanto segue:

“Questa ASL avvisa: […] l’ozono è un agente ossidante con un potenziale di ossidazione
inferiore al solo uoro. Ha grandi capacità disinfettanti e chiari canti e non lascia alcun
residuo chimico dimostrandosi, in tal senso, assolutamente ecologico […]. L’amministrazione
intende utilizzare l’ozono per la sani cazione degli ambienti di lavoro sanitari e uffici della ASL
BN e, quindi, depurare e sterilizzare da tutti gli inquinanti (polveri, gas, virus, muffe e spore)
presenti nell’aria […]. Validazioni scienti che sull’uso dell’ozono: la FDA (Food and Drug
Administration), l’USDA (US Department of Agriculture) e l’EPA (Environmental Protection
Agency) hanno approvato l’ozono come agente antimicrobico ‘GRAS’ [acronimo in lingua
inglese che indica quanto ‘generalmente considerato sicuro’; n.d.a.], l’USDA e il National
Organic Program l’hanno approvato anche come principio attivo per la sanitizzazione di
super ci (plastiche e inox) a contatto diretto di alimenti, senza la necessità di risciacquo e con
residuo chimico.
L’ozono è stato riconosciuto dal Ministero della Salute (protocollo n. 24482 del 31 luglio
1996) presidio naturale per la sterilizzazione degli ambienti contaminati da batteri, virus, spore
ecc. e infestati da acari, insetti ecc. Dai dati ottenuti da una ricerca svolta presso l’Università
degli Studi di Trieste – Dipartimento di Scienze della Vita (progetto D4 Rizoma, anno 2007-
2008) si evidenzia un abbattimento della carica microbica di oltre il 90%, con concentrazioni
non inferiori ai 2 ppm per almeno sei ore di trattamento. A concentrazioni più elevate si
otteneva lo stesso risultato diminuendo il tempo di trattamento. Secondo studi dell’Università
di Padova, Dip. di Scienze Fisiologiche Farmacologiche, nel 2004 in una stanza di 115 mc
trattata con ozonizzazione per venti minuti la carica batterica dell’aria è stata ridotta del 63% e
quella di lieviti e muffe del 46,5%, mentre la carica batterica sulle super ci è stata ridotta del
90% e quella di lieviti e muffe del 99%”.848
Documento ufficiale dell’ISS che smentisce le dichiarazioni contro l’ozono
come agente sanificante dello stesso ISS pubblicate durante il governo
Conte.

Come visto, quindi, prima dello scoppio della pandemia, l’ISS non aveva mai
inserito l’ozono tra le “fake news” sugli agenti sani catori e non ne aveva mai
sconsigliato l’uso per la sterilizzazione degli ambienti. Non esiste neppure
nessuna letteratura scienti ca in grado di giusti care un simile improvviso
cambio di opinione, né tantomeno il personale intervento del ministro della
salute con i giornalisti. Perché allora il Comitato tecnico-scienti co del
Governo ha deciso di indire una crociata contro l’ozono proprio durante
l’emergenza sanitaria? Com’è stato possibile arrivare a screditare l’uso
dell’ozono no al punto di inserirlo tra le fake news? Chi o che cosa ha fatto
cambiare categoricamente idea al Governo e agli esperti? Può trattarsi solo di
incompetenza o dietro le contraddizioni dell’ISS e del Governo possono esserci
ben altre ragioni?
In totale mancanza di risposte credibili a questi interrogativi e di fronte a
una gestione dell’emergenza sanitaria dell’OMS e dei suoi esperti tutt’altro che
trasparente, è allora legittimo ipotizzare che in realtà il “grave difetto”
dell’ozono possa essere proprio nelle sue eccellenti proprietà disinfettanti,
antivirali, antin ammatorie e, soprattutto, nella scoperta dei medici della
SIOOT di poterlo utilizzare con successo anche per guarire i malati?849 Le cure
alternative al vaccino sono forse viste come fumo negli occhi da chi ha il potere
e l’interesse per mantenere alto il panico generale e arrivare alla vendita del
vaccino senza ostacoli, per poi renderlo obbligatorio a tutti?
Non a caso, da quando i medici in prima linea per la cura della malattia
hanno iniziato a far circolare in Rete le notizie sulle terapie efficaci già
disponibili, è sceso enormemente il numero delle persone disposte a farsi
inoculare il vaccino e a correre il rischio degli effetti collaterali di un preparato
farmaceutico realizzato in tempi record al di fuori degli ordinari standard di
sicurezza. Negli Stati Uniti, per esempio, solo il 49% degli americani ha
programmato di vaccinarsi contro il CoV-2850 e anche in Italia quasi un
cittadino su due non intende correre i rischi della vaccinazione,851 mentre solo
un mese prima i contrari erano appena due su dieci.852
L’ossigeno-ozonoterapia

Come già anticipato, l’ozono, oltre ad avere ottime proprietà di sani cazione si
è rivelato essere anche un rimedio a basso costo e senza effetti collaterali per la
cura dei pazienti Covid-19, ma stranamente sembra si tratti di difetti, perché
l’OMS e i suoi comitati tecnicoscienti ci ne hanno sempre osteggiato
l’impiego.
L’ossigeno-ozonoterapia è una pratica medica utilizzata da anni in Italia e
nel mondo per curare diverse patologie e durante l’emergenza sanitaria si è
dimostrata un valido strumento contro il virus. I risultati della sperimentazione
sono stati talmente positivi che il 3 giugno 2020, il presidente della SIOOT
Marianno Franzini è stato ascoltato durante un’audizione in commissione
Affari sociali della Camera dove ha spiegato che “oltre cento pazienti con
Covid sono stati trattati in quindici ospedali in Italia con l’ossigeno-ozono
terapia e tutte le loro cartelle cliniche hanno coinciso nel valutare l’efficacia
della terapia e il miglioramento della malattia […]. Gli studi dimostrano che
con questa terapia il virus può essere pesantemente combattuto”.853 Tra i guariti
con l’ossigeno-ozonoterapia gura anche il deputato Claudio Pedrazzini, che
ha testimoniato personalmente l’efficacia del trattamento nel contrastare
l’infezione:854

“Premetto che l’idea che ho avuto per primo, con l’apporto della Società Scienti ca di
Ossigeno-Ozonoterapia (SIOOT), riconosciuta dal Ministero della Salute, è dovuta proprio
alla conoscenza dei punti forti di questo trattamento. Primo, l’ossigeno-ozonoterapia migliora
l’attività immunitaria, aumentando il rilascio di citochine immunoattive. Attualmente le
citochine sostengono linfociti e macrofagi costituenti fondamentali della barriera primaria di
difesa. Secondo, migliora l’attività antivirale, perché l’ozono determina la perossidazione
lipidica del capside causata dall’esposizione all’ozono. Terzo, migliora la saturazione
dell’ossigeno [circola quindi più ossigeno nel sangue, n.d.a.]. Quarto, ha un’attività
antitrombotica, largamente descritta in letteratura”. In questo momento l’ossigenoterapia
viene utilizzata anche a livello sperimentale negli ospedali italiani?
“Attualmente il protocollo elaborato da SIOOT viene utilizzato in sedici ospedali italiani come
pratica medica e abbiamo pubblicato di recente i risultati in due step su importanti riviste
scienti che, fra cui European Review for Medical and Pharmacological Sciences”. E allora perché
non si è fatto subito ricorso all’ozonoterapia, appena il Covid-19 ha cominciato a
diffondersi?
“Il ritardo non me lo so spiegare, anche perché esistono molte pubblicazioni a livello mondiale
che testimoniano l’efficacia dell’ossigeno-ozonoterapia. Fin dal 1993 il Ministero della Salute
ne aveva riconosciuta l’attività antivirale. E, quindi, non capisco davvero perché non sia stata
subito presa in considerazione, nonostante questa terapia sia impiegata da oramai quarant’anni
e abbia dato prova di efficacia e sicurezza. Oltretutto, i dati che abbiamo ricavato dai sedici
ospedali che stanno usando l’ossigeno-ozono evidenziano che questa terapia, se praticata in
maniera precoce sugli ammalati positivi, è in grado di contrastare il coronavirus, che come si è
riscontrato non è particolarmente resistente all’ozono, e impedire così che si determinino tutti i
gravi effetti collaterali che l’azione del virus provoca sull’organismo, attaccando polmoni e
microcircolazione. Attraverso una immediata cura a domicilio, inoltre, si potrebbe evitare
l’intasamento degli ospedali. L’ossigeno-ozonoterapia, quindi, potrebbe rendere il coronavirus
una malattia ‘normale’ da trattare a casa” sottolinea ancora il professore, “permettendo a tutti di
riprendere più velocemente le normali attività lavorative e di vita quotidiana”.
Ma ci sono state resistenze da parte del mondo accademico?
“Sarò ingenuo, ma non mi sono mai accorto di resistenze, anzi devo dire che quando ne parlo
con i colleghi tutti vi aderiscono con prontezza. Dal punto di vista economico poi” osserva il
presidente della SIOOT International, “non andiamo a ledere nessuno, in quanto l’ossigeno-
ozonoterapia può essere erogata assieme alle cure convenzionali; anzi, aiuta la prassi
farmacologica a essere più efficace”.855

Dal momento che l’efficacia dell’ossigeno-ozonoterapia è stata documentata su


cento pazienti in totale assenza di effetti collaterali, il presidente della SIOOT
ha chiesto al governo di introdurre il protocollo di questa terapia a basso costo
in tutti gli ospedali italiani,856 ma come prevedibile, anche in questo caso il suo
appello è stato completamente ignorato.

Il siero iperimmune

Il prof. Giuseppe De Donno dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, che


insieme all’ospedale San Matteo di Pavia ha condotto la sperimentazione
contro il Covid-19 utilizzando come terapia il plasma dei guariti con gli
anticorpi, durante un confronto televisivo del 5 maggio 2020 con il prof.
Giuseppe Ippolito (Direttore scienti co dell’ospedale Spallanzani di Roma), ha
contestato la differenza di trattamento accordata alla terapia farmacologica, che
in pratica ha il via libera su tutto rispetto all’uso del plasma non brevettato, che
invece viene osteggiato con l’ostruzionismo burocratico:

“Abbiamo utilizzato di tutto fuori protocollo, senza nessuna autorizzazione e senza il bisogno di
dovere utilizzare un protocollo di ricerca. Abbiamo utilizzato l’idrossiclorochina, abbiamo
utilizzato l’enoxaparina a dosaggi terapeutici fuori ogni logica prescrittiva, abbiamo usato il
Tocilizumab e così via per tutti gli altri farmaci, abbiamo utilizzato il siero iperimmune e per il
siero iperimmune c’è bisogno del protocollo e quando la fase protocollare è terminata abbiamo
bisogno dell’autorizzazione del Comitato Etico, perché per il plasma iperimmune valgono
regole diverse rispetto a quelle di tutti gli altri farmaci che abbiamo utilizzato e io vi assicuro
che siccome in reparto ci sto diciotto ore al giorno, gli studi randomizzati e controllati
sognavamo di poterli fare dall’inizio, ma non è stato possibile, perché soltanto disegnarlo
richiede tre mesi e in tre mesi avremmo visto migliaia di morti in più. Io credo che quello che
si sta realizzando adesso sia un miracolo. A Padova hanno già iniziato a utilizzare il siero
iperimmune e hanno già arruolato undici pazienti e l’outcome è simile al nostro.
Oggi ho parlato con i colleghi di Crema che hanno arruolato tre pazienti con ottimi risultati
[…]. Allora, o le regole valgono per tutti e aspettiamo di avere studi randomizzati e controllati
anche per il Tocilizumab come deve essere fatto per il plasma oppure, se queste condizioni non
si applicano per il Tocilizumab, pretendo che non vengano applicate neppure per il siero
iperimmune, perché io i fallimenti per il Tocilizumab li ho salvati con il siero immune e posso
farvi l’elenco dei pazienti che possono testimoniare come un’ora dopo la somministrazione del
plasma abbiano visto scomparire i sintomi”.857

Tutte le dichiarazioni del prof. De Donno sull’efficacia della plasmo-terapia


sono state confermate anche dalla prestigiosa rivista Nature, che il primo
maggio 2020 ha pubblicato in prima pagina uno studio dove il trattamento
con il siero iperimmune è stato de nito come la prima scelta per i malati di
Covid-19.858
Nel frattempo però, la maggior parte dei medici che trascorre più tempo
nei salotti televisivi che negli ospedali ha sollevato molte perplessità
sull’efficacia e la sicurezza della plasmo-terapia, che è di grave intralcio agli
affari dell’industria farmaceutica. Dopo la proroga dello stato di emergenza del
7 ottobre 2020, la sperimentazione della cura al plasma risultava già essere stata
bloccata, nonostante i media e l’OMS avessero fatto schizzare in alto il livello
d’allarme.
Intervistato a riguardo dal programma televisivo Le Iene, il prof. Francesco
Menichetti (Direttore di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-
universitaria di Pisa), che avrebbe dovuto guidare un vasto programma di
ricerca, ha dichiarato: “Io non è che posso costringere i miei colleghi a
sperimentare il plasma se non lo vogliono fare”.859
Nel precedente mese di maggio, la troupe dello stesso programma aveva
intervistato i medici e i malati che erano stati curati con il plasma ed erano
tutti molto entusiasti e duciosi. Tutti affermarono di avere avuto notevoli
bene ci sin dalla somministrazione della prima sacca di plasma. Uno dei
pazienti più anziani aveva dichiarato per esempio: “Ho sentito subito subito, il
primo giorno, come una spinta, come uno sprone sico. La prima sacca già mi
aveva ridato il respiro”.860 Un’altra paziente completamente guarita, incinta
durante la malattia e che non avrebbe potuto prendere altri farmaci senza
mettere a rischio la vita del bambino, ha dichiarato: “A un certo punto ho
cominciato a tossire e tossire e mi sono accorta di tossire sangue. Dopo la
prima sacca di plasma sono risultata negativa. Hanno deciso di somministrarmi
la seconda sacca e nel giro di un’ora la febbre è scesa, la tosse ha iniziato a
calare, calare, calare e io da lì mi sono sentita meglio”.861 Un medico oculista
malato, che invece era risultato refrattario a tutti gli altri tipi di cure, ha
raccontato così la sua esperienza: “Mi hanno somministrato di tutto e di più.
Non miglioravo e mi hanno chiesto se volevo tentare il plasma, perché non
c’era altro che potevano fare. Il giorno dopo ho cominciato a stare meglio. Il
plasma è stato come l’arrivo della cavalleria dai cowboy circondati dagli
indiani. Ti dà veramente una mano e tu ti tiri fuori in pochissimo tempo,
altrimenti il virus ti fa soccombere”.862 Un altro ex paziente grave ha detto:
“Quando sono arrivato in ospedale mi hanno messo un bombolone di plastica
in testa e durante la notte l’ho spaccato con un pugno perché mi sentivo
strangolare. Stavo proprio male. La bomba, quella buona è stata il plasma! È
quella che mi ha fatto vivere e il professore aveva detto che se avesse lasciato
passare quella notte senza plasma, io sarei morto”.863

Il dott. Cesare Perotti (Direttore del Servizio immunologia del policlinico San
Matteo di Pavia) aveva a sua volta confermato: “Siamo molto contenti,
certamente è una cura. È un’ottima terapia per agire direttamente sul virus”.864
Il prof. Massimo Franchini dell’ospedale di Mantova (Direttore di
immunoematologia e medicina trasfusionale di Mantova) aveva confessato di
essersi addirittura commosso quando sembrava che la cura al plasma stava per
essere riconosciuta come la migliore: “Mi ha fatto commuovere un editoriale
uscito su Nature in cui viene affermato che il plasma si sta avviando a divenire
la cura in prima linea del Covid-19”.865
Dagli USA, il prof. Alessandro Santin (Università di Yale) aveva dichiarato:
“Quello che abbiamo visto no a oggi è estremamente confortante. Purtroppo
ci sono troppe persone che criticano senza avere conoscenze dirette di questa
terapia”.866
Sulla base dei grandi bene ci ottenuti durante la sperimentazione clinica,
nel mese di maggio alcune regioni come Liguria,867 Piemonte,868 Veneto869 e
Lombardia870 avevano annunciato di voler creare delle banche del sangue per
far trovare il plasma iperimmune pronto nel caso fosse servito per far fronte a
una seconda ondata nell’autunno. Stranamente, però, a parte una piccola
raccolta di plasma effettuata dalla regione Veneto, tutti questi progetti sono
stati accantonati, mentre l’OMS, i comitati tecnici, i governi e i media
continuavano a ripetere tutti insieme appassionatamente lo stesso mantra di
Bill Gates: “La normalità potrà tornare solo quando ci sarà il vaccino”. In altri
paesi invece è andata meglio e sono sorte banche del sangue in Gran Bretagna e
nell’America di Trump, dove la cura è stata autorizzata a ne agosto 2020871 e il
5 ottobre del 2020 aveva già curato più di 85.000 pazienti.872
La terapia al plasma iperimmune è stata ostacolata e criticata al punto che
molti giornali e pagine online molto popolari si sono spinti no a riportare la
morte di un paziente Covid, in modo tale da indurre i lettori a credere che
fosse stata causata dal plasma: “Morto medico che fu curato con il plasma” (Il
Corriere della Sera);873 “Covid: Ischia, morto medico citato da Salvini in tweet.
55enne, a maggio aveva fatto la cura con il plasma iperimmune” (Ansa);874
“Coronavirus, il medico curato col plasma è morto. Ha lottato per la vita 4
mesi” (Affaritaliani);875 “Covid, morto il medico che era stato curato con il
plasma iperimmune a Ischia” (Fanpage).876
Il medico che aveva in cura il paziente, però, ha categoricamente smentito
che la terapia al plasma possa essere stata la causa del suo decesso:
“Assolutamente no. Non c’è proprio nessunissimo nesso. Non c’è nessun nesso
diretto con le terapie o altro. Questa è una cosa veramente da giornalismo.
Dicono delle stupidate che non hanno né testa né coda”.877 Anche il fratello
medico del paziente deceduto ha confermato:

“Mio fratello era positivo nonostante gli antivirali e il resto. Allora si decise di intraprendere la
terapia con il plasma iperimmune, che lo ha negativizzato. Il plasma non gli ha fatto
assolutamente male, anzi, lo ha aiutato a debellare de nitivamente il Covid che, se era ancora
nell’organismo, probabilmente avrebbe causato un exitus anche molto prima. Dal mio punto
di vista di medico, con il plasma lui era nettamente migliorato. Gli ha dato quell’impulso nale
che lo ha guarito. Poi se mio fratello era stato ‘scassato’, scusate il termine napoletano, dai
problemi legati al Covid, ossia reni, cuore, intestino e chi più ne ha più ne metta, questo
purtroppo è fuori di dubbio”.878

All’ammucchiata contro il plasma si sono uniti anche personaggi dello


spettacolo come la giornalista Selvaggia Lucarelli, che nel tentativo di
ridicolizzare i medici e i pazienti che ne sostengono i bene ci ha pubblicato il
seguente post sarcastico (sia su Facebook che su Twitter) in cui ha dichiarato:
“Il medico salvato dal plasma e da De Donno con l’ovazione di Salvini è
morto. E della plasmaterapia come cura de nitiva e occultata dai poteri forti
non parlano più manco lui e Le Iene, grandi promotori”.879
Questo clima mediatico di scherno e caccia alle streghe contro tutte le cure
alternative al vaccino ha avuto anche ripercussioni sul mondo scienti co, che
ha visto ridimensionare drasticamente l’adesione dei centri di ricerca al
progetto “Tsunami” per la sperimentazione del plasma iperimmune. Contro di
essa è stata scatenata tutta la burocrazia possibile, che ne ha impedito la
realizzazione su larga scala nonostante le proteste dei medici, quando sarebbe
bastato un semplice decreto del Governo per snellire le procedure.
Le prove schiaccianti dell’efficacia di questa cura, completamente priva di
effetti collaterali e di brevetti, è tornata alla ribalta il 19 gennaio del 2021,
quando la rivista scienti ca Cell Reports Medicine ha addirittura riportato
l’eclatante caso di una donna di 72 anni, immunodepressa a causa di una
leucemia linfocitica cronica, che ha scon tto il coronavirus grazie a una singola
infusione di plasma iperimmune.880 La sua vicenda è di particolare interesse
medico perché l’infusione le era stata somministrata 33 giorni dopo la
comparsa dei sintomi, dunque relativamente tardi rispetto al decorso della
malattia. Al momento del ricovero, la donna aveva già sviluppato una grave
forma di Covid-19 e le sue condizioni erano complicate da una seria
polmonite, ma è guarita in appena quattro giorni dall’infusione di plasma
iperimmune. Quando i medici dell’Università dell’Alabama a Birmingham
(UAB) le hanno somministrato la prima infusione, le sue condizioni sono
notevolmente migliorate. Secondo quanto riportato dal medico Randall Davis,
docente del Dipartimento di Medicina dell’UAB, il miglioramento è stato
“rapido e profondo”, la febbre a 40 °C è scesa velocemente a valori normali e
dopo appena tre giorni, il virus non era più rilevabile nei tamponi respiratori.
Quattro giorni dopo l’infusione, la donna è stata dimessa dall’ospedale. Pur
rappresentando un singolo caso, lo studio ha fornito l’ennesima prova
convincente del bene cio della plasmo-terapia e i ricercatori hanno dimostrato
anche che il recupero dei pazienti è molto più rapido quando il livello di
anticorpi neutralizzanti contenuto nel plasma è più alto.881
L’8 febbraio 2021, è stato pubblicato lo studio “Rescue” coordinato da
scienziati italiani dell’ASST e dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova che ha
dimostrato come il plasma iperimmune ad alto titolo (con concentrazioni
elevate di anticorpi neutralizzanti) abbatte la mortalità del 65 percento nei
pazienti anziani con la forma moderata o grave della Covid-19, ed elimina il
coronavirus SARS-CoV-2 nel 90 percento dei casi in sole 72 ore.882 I medici
coinvolti nello studio hanno osservato tali bene ci estremamente signi cativi
nei pazienti in totale assenza di effetti collaterali. Ciononostante, come hanno
speci cato gli autori dello studio, in Italia (e nella stragrande maggioranza degli
altri paesi del mondo), il plasma iperimmune non è autorizzato come cura e
può essere utilizzato solo all’interno di indagini sperimentali o per uso
compassionevole.883

Clorochina: i medici la vogliono e le loro


associazioni la vietano

Sin dal marzo 2020, il professor Pierluigi Viale di Bologna e molti altri medici
impegnati sui malati di Covid-19 avevano spiegato che era fondamentale agire
sul territorio subito, ai primi sintomi dell’infezione, con la clorochina che,
grazie alla sua azione antivirale e immunomodulante, è in grado di bloccare
quasi totalmente l’evoluzione della malattia riducendo al minimo le
complicazioni insieme agli accessi in pronto soccorso.884
Più di seimila medici di trenta paesi diversi sostengono che questo farmaco
si è dimostrato un rimedio molto efficace contro il Covid-19, poiché svolge
una duplice funzione: antivirale (ostacola l’ingresso dei virus nell’organismo
bloccando i recettori delle cellule umane) e antin ammatoria (la polmonite del
Covid è effetto proprio di una esagerata reazione in ammatoria).
Tra i medici italiani, oltre al professor Viale, vi sono molti altri accesi
sostenitori di questo farmaco che stava per far crollare a picco il panico globale
per la pandemia. Il primario di medicina oncologica dell’Ospedale di Ovada
(Piemonte) Paola Varese ha dichiarato per esempio: “Sono un medico e,
positiva al Covid-19, ho immediatamente preso idrossiclorochina: in 3-4
giorni è scomparsa la febbre e gli altri sintomi. Ho applicato su me stessa lo
stesso protocollo che ho previsto per 276 pazienti a casa […]. È presumibile
che il crollo delle ospedalizzazioni sia dovuto all’uso immediato del farmaco:
abbiamo avuto solamente sette ricoveri: secondo le attese proiettive dell’ISS885
avremmo dovuto averne 55”.886
Per quanto riguarda l’Italia, il pioniere in questo campo è il Direttore di
Ematologia-Oncologia di Piacenza, Luigi Cavanna che è stato il primo a
utilizzarla: “Dal 25 febbraio, ho trattato 209 pazienti e nel 90% dei casi la
risposta è stata positiva. Sono crollati i ricoveri: dal 30% di ospedalizzati (casi
gravi o moderati) si è passati a meno del 5%”. Secondo Cavanna, infatti,
questo miglioramento della situazione, che ha visto la drastica riduzione dei
ricoveri, è stato possibile solo grazie alla somministrazione
dell’idrossiclorochina n dalle prime fasi della malattia, quando i pazienti
erano ancora a casa. Tale trattamento, stando ai dati preliminari raccolti e
sistematizzati da cinque ASL diverse su 1039 pazienti, ha funzionato in tutta
Italia.887
Ciononostante, sembra che quando un farmaco fuori brevetto e a
bassissimo costo funzioni no al punto da mettere in discussione la corsa
all’oro per la vendita del vaccino, diventi improvvisamente molto sgradito
all’OMS, che si è affrettata a demonizzarne l’utilizzo. Non a caso, anche
Anthony Fauci ne ha prontamente ostacolato l’impiego, avanzando pesanti
dubbi sulla sicurezza e dichiarando che si tratta di un farmaco su cui non ci
sono sufficienti studi di controllo in doppio cieco con il placebo.888 Per il
virologo a capo della task force pandemica USA e in stretti rapporti di
collaborazione con l’industria farmaceutica, l’unica arma sicura ed efficace per
contrastare il virus è il vaccino, ma è quantomeno “curioso” notare il fatto che
le stesse richieste di garanzie per la tutela della salute e per l’efficacia non
vengano pretese anche per i preparati vaccinali più a rischio, come sono
appunto quelli prodotti con tempistiche emergenziali al di sotto di tutti gli
standard minimi di sicurezza.
Sulla stessa posizione di Fauci si sono schierate anche tutte le grandi
associazioni mediche americane foraggiate a vario titolo dall’industria
farmaceutica, come l’AMA (American Medical Association), l’APHA
(American Public Health Association) e l’ASHSP (American Society of Health-
System Pharmacists), che hanno addirittura diffuso un comunicato congiunto
per bandire l’uso della “pericolosa” ’idrossiclorochina,889 un farmaco che, no al
momento prima dello scoppio della pandemia era universalmente considerato
sicuro. Si tratta infatti di un principio attivo antimalarico ormai fuori brevetto
(può essere prodotto da qualsiasi azienda farmaceutica ed è disponibile nella
modalità di farmaco generico), utilizzato anche contro l’artrite reumatoide e il
cui preparato farmaceutico più noto è il Plaquenil, un farmaco conosciuto da
oltre settant’anni e che, come tutti i medicinali (compresa l’aspirina), ha degli
effetti collaterali, ma che è stato sempre prescritto anche ai bambini sotto
controllo medico senza che siano mai emersi seri dubbi sulla sua sicurezza.
Ciononostante, il 25 maggio 2020 il direttore generale dell’OMS Tedros
Adhanom Ghebreyesus ha avuto il pretesto per sospendere gli esperimenti
clinici sull’uso della idrossiclorochina grazie a una ricerca comparsa
prontamente sulla prestigiosa rivista e Lancet secondo cui il ricorso alla
clorochina e ai suoi derivati (come appunto l’idrossiclorochina) nel trattamento
del Covid-19 è inefficace e pericoloso. Tali conclusioni però sono
diametralmente opposte a quelle di un’altra ricerca pubblicata nel 2003 sulla
stessa rivista, quando non c’era nessuna competizione con il vaccino e dove si
suggeriva di utilizzare il farmaco per la SARS (parente stretto del CoV-2 e del
quale condivide circa l’80% del genoma) proprio per le sue note proprietà
antivirali ad ampio spettro e una buona tolleranza dell’organismo.890
Uno studio francese pubblicato sull’autorevole rivista International Journal
of Antimicrobial Agents ha associato l’idrossiclorochina alla riduzione dei livelli
del virus nel corpo e al debellamento dell’infezione in pochi giorni, risultando
efficace nel 75% dei casi.891 La ricerca però non è stata considerata
scienti camente valida dall’OMS, a causa dell’esiguo numero statistico dei
malati trattati.
Come prevedibile, la decisione di interrompere la ricerca clinica ha
sollevato numerose proteste tra i medici che hanno sperimentato i risultati del
farmaco sul campo. L’illustre infettivologo francese Didier Raoult (direttore
dell’Istituto ospedaliero universitario Méditerranée Infection e tra i pionieri
nell’uso del farmaco) oltre ad avere giudicato lo studio di e Lancet talmente
“confuso” da essere privo di fondamento, aveva manifestato anche l’intenzione
di continuare a usare l’idrossiclorochina nell’ospedale per le malattie infettive
di Marsiglia dove lavora.892 La Francia però ha vietato il farmaco come
pericoloso, in seguito ai pareri negativi pronunciati dal Comitato di Salute
Pubblica e dell’Agenzia del Farmaco di Parigi.893 Nello stesso tempo l’OMS,
Bill Gates, Fauci, tutte le associazioni mediche e i governi che seguono le loro
direttive vogliono imporre le vaccinazioni antin uenzali come obbligatorie
anche ai bambini (che notoriamente non corrono alcun rischio dal virus) a
titolo di prevenzione, nonostante nel 2009 uno studio scienti co militare del
Pentagono abbia già dimostrato che queste ultime aumentano del 36% il
rischio di contrarre l’infezione dai coronavirus (fenomeno noto in ambito
medico con il termine di “virus interference”).894

Lo studio spazzatura diThe Lancet e del New


England Journal of Medicine contro la
clorochina

Il punto più basso per la credibilità della comunità scienti ca mondiale è stato
raggiunto il 5 giugno 2020, in piena emergenza pandemica, con la
pubblicazione di uno studio “peer-reviewed” (tributato dello standard
qualitativo più alto) completamente fasullo su e Lancet e sul New England
Journal of Medicine, due delle testate medico-scienti che più prestigiose in
assoluto.
A seguito della pubblicazione di questo studio che denunciava i pericolosi
effetti tossici dell’idrossiclorochina sui malati, l’OMS, decine di governi ed enti
nazionali hanno disposto l’immediata sospensione dei trattamenti con il
farmaco. La ricerca in questione era stata prodotta dalla Surgisphere, una
società fantasma priva di qualsiasi attività prima del marzo 2020 e che
evidentemente è stata creata su commissione per raggiungere lo scopo:
demonizzare il farmaco che stava sgon ando l’emergenza e che avrebbe reso
inutile la corsa al vaccino su cui erano già stati stanziati e spesi molti miliardi.
La Surgisphere, infatti, si era presentata come una società specializzata
nell’analisi di enormi moli di dati e sosteneva che il suo studio era stato
condotto su ben 96.000 partecipanti in 671 ospedali, ma non aveva fornito
alcuna prova di quanto affermato. Oltre al dott. Sapan Desai, che risultava
essere il fondatore della società, comparivano solo quattro dipendenti:
un’attrice porno, uno scrittore di libri fantasy con il ruolo di editor scienti co e
altre due persone prive delle necessarie competenze. Come se non bastasse,
entrambi i quattro dipendenti erano stati assunti tra marzo e aprile 2020 e il
fatto più scandaloso dell’intera vicenda è che, come noto, solo i ricercatori più
accreditati dalla comunità scienti ca possono avere accesso alle pubblicazioni
sulle grandi riviste. Non si capisce quindi come sia stato possibile che non una,
ma addirittura due delle più autorevoli riviste scienti che del mondo abbiano
deciso di pubblicare uno studio tarocco del genere sulla ducia e senza
effettuare alcun controllo. È chiaro dunque che un episodio così imbarazzante
per l’intera comunità scienti ca che segue e Lancet come la Bibbia si può
essere veri cato solo su pressione di qualcuno molto in uente (Big Pharma),
che aveva tutto l’interesse a screditare l’idrossiclorochina.895 Subito dopo la
pubblicazione inoltre, l’OMS, l’AIFA, l’EMA e i governi sono stati velocissimi
nel togliere la clorochina dai protocolli di cura, quasi come se non aspettassero
altro. La grave frode scienti ca è stata scoperta solo grazie alle proteste di oltre
120 ricercatori di tutto il mondo, che hanno prontamente smascherato lo
studio spazzatura896 costringendo e Lancet a fare delle veri che e poi a
ritirarlo.897
L’ex ministro della salute francese Philippe Douste-Blazy, durante
un’intervista televisiva sul canale BFM TV, ha rivelato i retroscena che hanno
condotto due riviste prestigiose come e Lancet e il New England Journal of
Medicine a cadere così in basso:

G.: È difficile capire perché gli scienziati potrebbero distorcere gli studi.
P.D.B.: Questo è un argomento molto importante, il grande interrogativo che
tutti ci poniamo. Sa cosa sono le riunioni a Londra della Catham House?898

G.: Ci ricordi di cosa si tratta.

P.D.B.: Si tratta di un fatto estremamente interessante, perché riguarda


riunioni tra medici esperti che avvengono a porte chiuse. Nessuno può
registrare la discussione, fotografare i presenti o lmare ciò che accade.

G.: Sono incontri segretissimi?

P.D.B.: Sì, segretissimi. Pochi giorni fa c’è stata una riunione dei responsabili
delle riviste più prestigiose del mondo come e Lancet e il New England
Journal of Medicine.

G.: e Lancet è la rivista che ha pubblicato lo studio di cui stiamo parlando?

P.D.B.: Sì e basta che una ricerca qualsiasi venga pubblicata su e Lancet


affinché diventi immediatamente autorevole. Questo è il motivo per cui siamo
qui a parlarne. Si tratta di un fatto molto importante che alla ne è trapelato.
Dopo che lo studio fake contro la clorochina è stato contestato e i medici
hanno messo il direttore di e Lancet alle strette per vedere i dati su cui si
basava, Richard Horton, il capo della rivista, ha dichiarato: “No, se continua
così non saremo in grado di pubblicare i dati delle ricerche cliniche, perché
oggi i laboratori farmaceutici sono così potenti a livello nanziario da farci
accettare documenti che sembrano metodologicamente perfetti ma a cui, in
realtà, fanno dire quello che vogliono”. Questo è un fatto molto, molto grave.

G.: Le sue affermazioni sono di una gravità estrema, perché signi ca che sono
le aziende farmaceutiche a esercitare pressioni nanziarie per manipolare i
risultati scienti ci. Ma se non possiamo più credere alle riviste scienti che, oggi
di chi ci possiamo dare?
P.D.B.: Visto che ho dedicato vent’anni della mia vita alla ricerca scienti ca,
ho voluto rendere pubblici questi fatti, altrimenti nessuno ci avrebbe mai
potuto credere. Non avrei mai immaginato che il direttore di e Lancet e del
New England Journal of Medicine potessero dirlo. Horton ha affermato anche
che è un sistema “criminale” e questo è proprio il termine che ha usato. Ciò
signi ca che quando c’è un’epidemia come il Covid-19 e i medici parlano di
indice di mortalità e noi vediamo la sofferenza dei malati, ci sono altre persone
che vedono solo i soldi.

In pratica è successo che gli enti sanitari di controllo sui farmaci nazionali e
internazionali hanno demonizzato un farmaco efficace contro il Covid-19
esclusivamente sulla base di uno studio pubblicato sulle riviste più prestigiose
del mondo, che poi si è rivelato una frode. Successivamente sono spuntati
come funghi altri studi analoghi ma “più presentabili”, che sono stati
pubblicati anche su Nature899 e hanno rimpiazzato la ricerca ritirata allo scopo
evidente di bloccare la somministrazione del farmaco, proprio come se si fosse
trattato di un’azione coordinata dalle pressioni delle case farmaceutiche.
Dopo la pubblicazione della nota AIFA del 26 maggio 2020, in cui il
farmaco veniva dichiarato prescrivibile solo sotto diretta responsabilità del
medico, i camici bianchi si sono trovati con le mani legate e la maggioranza di
loro ha scelto la strada della prudenza massima, no alla rinuncia totale alla
terapia.
Il giro di corruzione dietro l’opposizione al Plaquenil è talmente evidente e
scandaloso che molti cittadini italiani e stranieri hanno organizzato dei
pullman per recarsi in Svizzera (dove è in libera vendita) e fare scorte. Il
Plaquenil è un farmaco che, va ricordato, è da oltre trent’anni in commercio sia
come antimalarico sia per combattere manifestazioni reumatologiche ed era
stato ampiamente somministrato, prima dello stop-AIFA, per il trattamento
iniziale domiciliare del coronavirus.900
Una dottoressa dalla farmacia internazionale Bordoni di piazza della
Riforma di Lugano ha spiegato cosa è successo: “Abbiamo una forte richiesta
della molecola, ma alle persone che non l’assumono speci camente per
malattie reumatologiche vendiamo il prodotto di un altro marchio, in questo
caso Hidroxychloroquine dottor EB: trenta compresse da 200 mg in una
confezione che costa 23 franchi. Il Plaquenil (Sano ) lo distribuiamo invece ai
pazienti che lo utilizzano nel loro piano terapeutico a 37,55 franchi. È una
decisione che ci consente di soddisfare la domanda del farmaco per pro lassi e
terapia di Covid-19 delle decine di persone che ogni giorno vengono qui,
dall’Italia e dal circondario”.901
Il professor Pietro Luigi Garavelli (direttore di Malattie infettive a Novara)
anche dopo la proibizione della vendita del farmaco ha dichiarato: “I pazienti
trattati precocemente, quando non c’era il limite prescrittivo, sono rimasti
quasi tutti a casa. I ricoveri ospedalieri si erano ridotti al minimo e,
soprattutto, quelli dei malati più gravi. Grazie all’esperienza comune di quel
vissuto e al passaparola, ci si rese conto che il farmaco risponde bene, e quindi
oggi in assoluta autonomia, in molti si preparano ad affrontare il possibile,
speriamo di no, scenario di quest’autunno”.902
In Francia il Plaquenil è stato somministrato ad ampie categorie di
pazienti, ma anche oltralpe non sono mancati forti contrasti dei medici con il
Governo centrale di Parigi e con gli scienziati che ne negano l’efficacia,
sottolineandone i possibili effetti collaterali. “La clorochina, non
l’idrossiclorochina” ha concluso Garavelli, “è l’unico farmaco autorizzato dalle
linee guida cinesi per la terapia di Covid-19. E c’è anche chi ha fatto outing,
de nendola trattamento di prima linea. Mi riferisco a personaggi famosi e noti,
come Bolsonaro in Brasile e Bertolaso in Italia. Quest’ultimo, che è anche
medico, proprio a Repubblica con dò: ‘Mi ha salvato il Plaquenil’”.903

Negare l’idrossiclorochina per protrarre


l’emergenza?

Il prof. Alessandro Capucci (cardiologo primario a Piacenza ed ex direttore


della clinica di cardiologia di Ancona) e molti altri medici hanno lanciato un
appello a tutti i presidenti delle Regioni e ai propri colleghi per inserire la
clorochina nei protocolli di cura. Gli studi del prof. Capucci, infatti, hanno
evidenziato risultati straordinari con la clorochina (HCL), perché il 95% dei
malati trattati a domicilio è guarito, mentre solo il restante 5% ha avuto il
bisogno di recarsi in ospedale. La sperimentazione è stata condotta su 350
pazienti: 76 hanno ricevuto una combinazione di HCL e azitromicina
(antibiotico), i restanti 274 invece hanno ricevuto solo l’idrossiclorochina.
Soltanto sedici malati hanno necessitato del ricovero ospedaliero (poco più del
5%), ma senza terapia intensiva. Il 2,9% ha manifestato lievi reazioni avverse,
come i disturbi gastrointestinali, ma nessuno ha avuto problemi di sincopi,
aritmie o morte improvvisa.904 Il suo studio peraltro conferma e corrobora i
risultati ottenuti dalla dottoressa Paola Varese dell’ospedale di Ovada
(Alessandria) con il progetto “Covi Casa” per la cura a domicilio con la
clorochina dei malati nella fase iniziale dell’infezione.905
Entrambi gli studi infatti, hanno dimostrato che i pazienti curati a
domicilio ai primi sintomi con l’idrossiclorochina guariscono nel 95% dei casi
senza alcun bisogno di ricovero. Il suo utilizzo nelle terapie quindi è di
fondamentale importanza per evitare che i pazienti Covid intasino gli ospedali
a scapito di pazienti che hanno altre patologie e non possono essere trattati.
Ciononostante, l’OMS, l’AIFA e l’EMA ne avevano sospeso l’autorizzazione
all’uso dopo avere considerato come scienti camente attendibili solo gli studi
randomizzati controllati (i partecipanti al trial da inserire nel gruppo di
sperimentazione e nel gruppo di controllo vengono scelti in modo casuale), che
ne attesterebbero l’inefficacia e la pericolosità e che sono stati pubblicati su
riviste prestigiose.
Il problema è che tali studi randomizzati sono stati appositamente
concepiti per fallire, perché la sperimentazione su cui si basano è stata condotta
solo sui malati già in gravi condizioni (spesso in terapia intensiva) e su pazienti
che ricevevano l’idrossiclorochina come pro lassi (a scopo preventivo per non
ammalarsi di Covid).
L’idrossiclorochina non ha un effetto antivirale, bensì antin ammatorio, e
se somministrata tempestivamente permette di evitare la formazione della
“tempesta di citochine” che compromette il sistema immunitario ed è
all’origine delle gravi complicanze. Per poter essere efficace, deve essere
somministrata subito, alla comparsa dei primi sintomi e non in fase avanzata,
quando ormai la tempesta è in atto. Il virus infatti provoca una risposta
immunitaria eccessiva (tempesta di citochine) che fa precipitare la situazione
con la sindrome da coagulazione intravascolare disseminata. Anche l’eparina
(anticoagulante), quindi, è di grande utilità proprio per evitare questo secondo
stadio della malattia, il più pericoloso.
Nei trial randomizzati, inoltre, l’idrossiclorochina è stata somministrata in
sovradosaggio, ovvero in dosi massicce e notoriamente controindicate come
pericolose da tutta la letteratura scienti ca mondiale. Ai ricercatori sarebbe
bastato leggere il bugiardino del Plaquenil (farmaco a base di idrossiclorochina)
per sapere che al sovradosaggio del farmaco corrispondono tutti gli effetti
collaterali da loro “scoperti” durante la sperimentazione. Nei dosaggi
raccomandati, invece, la sicurezza dell’idrossiclorochina e l’assenza di effetti
avversi rilevanti è stata certi cata oltre ogni ragionevole dubbio da molti
decenni di utilizzo con i malati affetti da artrite reumatoide e di lupus
eritematoso sistemico.
Con i dosaggi giusti, insomma, non c’è mai stato alcun problema di
sicurezza ma l’AIFA non ha mai voluto ascoltare le motivazioni delle proteste
dei medici. Il prof. Capucci e molti suoi colleghi hanno anche cercato di far
capire agli enti sanitari di controllo che è molto difficile, se non impossibile,
portare a compimento uno studio randomizzato in pazienti a domicilio nei
primi giorni della malattia, ma non è servito a nulla.
Se i protocolli di cura ufficiali avessero raccomandato l’idrossiclorochina
per le prime fasi dell’infezione, si sarebbe potuto evitare l’emergenza, perché
una volta giunta al secondo stadio porta delle complicazioni. Nei protocolli
invece è stato inserito il paracetamolo per il primo stadio che, come spiegato
dal prof. Capucci, è una follia perché la febbre è una difesa naturale
dell’organismo contro gli attacchi degli agenti infettivi. Abbassando la febbre,
si leniscono i sintomi ma si agevola la propagazione del virus all’interno
dell’organismo: ci si sente meglio, ma intanto la patologia va avanti.
Ciononostante, il protocollo proposto da uno degli esperti più accreditati dai
media come il prof. Massimo Gallo proibisce sia l’idrossiclorochina che il
cortisone durante il primo stadio,906 negando ai malati le cure realmente
efficaci che andrebbero somministrate subito.
L’assurdità di un tale comportamento ha trovato piena conferma l’11
dicembre 2020, quando il Consiglio di Stato ha nalmente accolto il ricorso di
un gruppo di medici di base e annullato il provvedimento dell’AIFA che
vietava l’utilizzo “off label” (per usi non previsti dall’etichetta)
dell’idrossiclorochina per la terapia del Covid-19.907 Nella corposa ordinanza si
legge infatti: “La perdurante incertezza circa l’efficacia terapeutica
dell’idrossiclorochina, ammessa dalla stessa AIFA a giusti cazione dell’ulteriore
valutazione in studi clinici randomizzati, non è ragione sufficiente sul piano
giuridico a giusti care l’irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio
nazionale da parte dei medici curanti”.908
Nel gennaio 2021 in ne, anche l’American Journal of Medicine ha
pubblicato uno studio, rmato da ben 23 professori universitari, svolto in
collaborazione con l’Università di Siena e di Torino che raccomanda l’uso
dell’idrossiclorochina come farmaco efficace per prevenire l’ospedalizzazione e
portare a una riduzione della mortalità.909

La terapia a base di adenosina

Il team di ricerca guidato dal dott. Pierpaolo Correale (direttore del reparto di
oncologia medica) e dal dott. Sebastiano Macheda (primario del reparto di
rianimazione) del Grande Ospedale Metropolitano Bianchi Melacrino Morelli
di Reggio Calabria ha scoperto che l’adenosina è molto efficace nel contrastare
il SARS-CoV-2. Si tratta infatti di una molecola prodotta naturalmente dal
nostro corpo, che ha lo scopo preciso di spegnere le in ammazioni e indurre i
processi di riparazione. Il dott. Correale ha dichiarato che la sperimentazione
condotta con la nuova terapia a base di adenosina è rivoluzionaria, in quanto
accorcia i tempi di cura a sette giorni, consente una rapida guarigione del
paziente e riduce in maniera drastica la letalità per l’infezione.
Gli studi sull’efficacia dell’adenosina contro il Covid-19 sono stati condotti
in collaborazione con il prof. Michail Sitkovsky della Northeastern University
di Boston e sono stati pubblicati sulle riviste scienti che,910 ma non hanno
ricevuto nessuna vera attenzione dalle istituzioni e dai media che mostrano
interesse solo per gli sviluppi del vaccino.
Nello studio pubblicato l’8 ottobre 2020 sono state illustrate le modalità
con cui è stata condotta la sperimentazione e quali risultati sono stati ottenuti
dal team dei ricercatori:
“L’infezione da SARS-CoV-2 può innescare in ammazione polmonare e sindrome da distress
respiratorio acuto (ARDS), che richiede ventilazione attiva e può avere esito fatale.
Considerando la gravità della malattia e la mancanza di trattamenti attivi, quattordici pazienti
con Covid-19 e grave in ammazione polmonare hanno ricevuto adenosina per via inalatoria
nel tentativo di compensare terapeuticamente la perdita di ossigeno e mitigare il danno
in ammatorio distruttivo del polmone. Questo trattamento off label (non previsto tra le
applicazioni terapeutiche ordinarie del farmaco) era basato su studi preclinici condotti sui topi,
che avevano dato esito positivo nella ossigenazione dei polmoni e nella riparazione del danno
da in ammazione. I nostri sedici pazienti con polmonite interstiziale correlata a Covid-19
hanno ricevuto un trattamento off label con 9 mg di adenosina inalatoria ogni dodici ore nelle
prime 24 ore e, successivamente, ogni 24 ore per i quattro giorni successivi. Cinquantadue
pazienti con caratteristiche analoghe, ricoverati tra febbraio e aprile 2020, non hanno ricevuto
adenosina e sono stati considerati come gruppo di controllo [gruppo di confronto, n.d.a.]. Il
trattamento è stato ben tollerato senza alterazioni emodinamiche e con un solo caso di
broncospasmo moderato”.911

Sulla base dei dati preclinici ottenuti dal gruppo del dott. Michail Sitkovsky è
stato ideato un innovativo sistema di aerosol ad alto usso e bassa tensione di
ossigeno per somministrare adenosina direttamente nell’ambiente polmonare.
Gli effetti positivi sono giunti sin dalle prime ore dall’inizio del trattamento:
miglioramento delle condizioni generali dei pazienti, del livello di
ossigenazione (indice di Horowitz) risalito a valori normali in 120 ore. Tutti i
miglioramenti dei pazienti sono documentati dalle cartelle cliniche con i referti
radiologici. Ciò che ha colpito maggiormente i ricercatori è stata la notevole
riduzione della carica virale che nei pazienti trattati è quasi scomparsa.912
Un’altra arma contro il virus è stata scoperta dall’Istituto di bio sica (Ibf )
del Cnr di Milano, che ha attivato una collaborazione con il Centro
internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) di Trieste per
testare direttamente sul Covid-19 le molecole caratterizzate dai ricercatori Ibf
nei laboratori del Cnr di Milano. Fra i risultati del gruppo di ricerca,
particolarmente interessante è stata la scoperta della nuova attività antivirale
dell’ivermectina, antiparassitario già utilizzato nella cura di alcune gravi
malattie tropicali. La scoperta risale addirittura al 2009, grazie a un lungo e
approfondito studio computazionale e sperimentale su alcune proteine virali, e
ha portato al deposito di un brevetto che a causa dei mancati nanziamenti,
non è stato portato avanti. Già dal 2005, infatti, i ricercatori Ibf-Cnr Eloise
Mastrangelo e Mario Milani, che guidano il gruppo di biologia strutturale, si
sono dedicati alla caratterizzazione e inibizione del meccanismo replicativo dei
virus a RNA attraverso studi strutturali e funzionali delle proteine coinvolte
nella replicazione virale.913

La lattoferrina e la vitamina D

I ricercatori italiani guidati dal dott. Massimo Andreoni, direttore dell’Unità


Malattie infettive dell’università Tor Vergata di Roma, hanno scoperto che la
proteina della lattoferrina protegge dal Covid-19. La sperimentazione è stata
condotta su cinquanta soggetti in collaborazione con l’università La Sapienza
di Roma e l’Università di Padova. La lattoferrina infatti ha dimostrato di essere
efficace contro il Covid-19 e di ridurre i tempi di eliminazione del virus nei
soggetti con pochi sintomi o paucisintomatici. I risultati in vitro hanno
evidenziato che il farmaco è stato in grado di bloccare l’attacco del SARS-CoV-
2 alle cellule, mentre sull’uomo ha ridotto i tempi di eliminazione del virus nei
soggetti infetti paucisintomatici.
La lattoferrina è un prodotto naturale a basso costo molto presente nei
neonati e con capacità stimolanti del sistema immunitario. Andreoni ha
spiegato che somministrandola si protegge proprio l’immunità delle persone e
gli infetti da Covid riescono a liberarsi del virus molto prima rispetto a dei
soggetti che sono infettati ma non hanno assunto questo prodotto.914 Si tratta
insomma di una sostanza che permette alle cellule di “chiudere la porta” al
virus, ma anche in questo alla ricerca non è stato dato il giusto risalto dai
media e dalle Istituzioni, interamente concentrati a fomentare l’attesa
messianica per il vaccino.915
Un’altra ricerca scienti ca importante pubblicata nel gennaio del 2021
riguarda la vitamina D, che ha dimostrato di poter diminuire il numero di
decessi per coronavirus, insieme ai trasferimenti in terapia intensiva di chi è
colpito dal virus. Tali risultati sono stati evidenziati del primo studio italiano
pubblicato su Nutrients coordinato dall’Università di Padova.
Il team di ricercatori, che ha coinvolto le Università di Parma, di Verona e
gli Istituti di Ricerca Cnr di Reggio Calabria e Pisa, sotto la guida del professor
Sandro Giannini dell’Università di Padova, ha messo in luce l’effettivo ruolo
della vitamina D sui malati di Covid-19.
A livello internazionale erano già stati condotti molti studi sul ruolo
immunomodulatore della vitamina D, che risulta in grado di svolgere una
funzione protettiva verso gli agenti infettivi. Tuttavia, ancora non è stato
possibile comprendere i meccanismi con cui la vitamina D riesce a in uire
sull’insorgenza e il decorso della malattia. Molti lavori scienti ci hanno
associato l’ipovitaminosi D (cioè la carenza della vitamina nel nostro
organismo) a una maggiore esposizione alla malattia e alle sue manifestazioni
cliniche più aggressive. Poco si sapeva, invece, sugli effetti dell’assunzione di
colecalciferolo (vitamina D nativa) in pazienti già affetti da Covid-19. Una
recente ricerca francese aveva suggerito che la terapia con colecalciferolo,
assunta nei mesi precedenti il contagio, potesse favorire un decorso meno
critico in pazienti anziani fragili affetti da Covid-19.
Lo studio “Effectiveness of In-Hospital Cholecalciferol Use on Clinical
Outcomes in Comorbid Covid-19 Patients: A Hypothesis-Generating
Study”916 è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nutrients e mostra come la
somministrazione di vitamina D in soggetti affetti da Covid-19 con
comorbidità (cioè affetti da patologie pregresse) abbia potenziali effetti positivi
sul decorso della malattia. Il professor Sandro Giannini, del Dipartimento di
Medicina dell’Università di Padova e primo rmatario dello studio ha spiegato:

“La nostra è stata una ricerca retrospettiva condotta su 91 pazienti affetti da Covid-19,
ospedalizzati durante la prima ondata pandemica nell’Area Covid-19 della Clinica Medica 3
dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. I pazienti inclusi nella nostra indagine, di età
media 74 anni, erano stati trattati con le associazioni terapeutiche allora adoperate in questo
contesto e, in 36 soggetti su 91 (39,6%), con una dose elevata di vitamina D per due giorni
consecutivi. I rimanenti 55 soggetti (60,4%) non erano stati trattati con vitamina D.
La scelta del medico di trattare i pazienti era stata essenzialmente basata su alcune
caratteristiche cliniche e di laboratorio: avere bassi livelli nel sangue di vitamina D al momento
del ricovero; essere fumatori attivi; dimostrare elevati livelli di D-dimero ematico (indicatore di
maggiore aggressività della malattia); presentare un grado rilevante di comorbidità.
Lo studio aveva l’obiettivo di valutare se la proporzione di pazienti che andavano incontro al
trasferimento in Unità di terapia intensiva e o al decesso potesse essere condizionata
dall’assunzione di vitamina D. Durante un periodo di follow-up di 14 giorni circa, 27 (29,7%)
pazienti venivano trasferiti in terapia intensiva e 22 (24,2%) andavano incontro al decesso. Nel
complesso, 43 pazienti (47,3%) andavano incontro a decesso o trasferimento in terapia
intensiva.
L’analisi statistica rivelava che il ‘peso’ delle comorbidità (rappresentate dalla storia di malattie
cardiovascolari, broncopneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, malattia
neoplastica non in remissione, diabete mellito, malattie ematologiche e malattie endocrine)
modi cava in modo ampiamente signi cativo l’effetto protettivo della vitamina D
sull’obiettivo dello studio, in modo tale che maggiore era il numero delle comorbidità presenti,
più evidente era il bene cio indotto dalla vitamina D. In particolare, nei soggetti che avevano
assunto il colecalciferolo, il rischio di andare incontro a decesso o trasferimento in terapia
intensiva era ridotto di circa l’80% rispetto ai soggetti che non l’avevano assunto.
Il nostro lavoro dimostra, quindi, il potenziale effetto bene co della somministrazione della
vitamina D in quei pazienti affetti da Covid-19 che, come molto spesso accade, presentano
rilevanti comorbidità e indica l’opportunità di condurre studi appropriati a conferma di questa
ipotesi”.917
Capitolo X

Il Nuovo Ordine Mondiale è adesso

La dittatura sanitaria e lo Stato di polizia da incubo che stanno emergendo


dalla pandemia non sono affatto una situazione temporanea destinata a
scomparire del tutto, né un insieme casuale di leggi e provvedimenti restrittivi
della libertà dei cittadini, ma la costituzione di una nuova governance
internazionale prevista da tempo e che l’élite ama de nire “Nuovo Ordine
Mondiale”.
Già nel mese di aprile del 2020 l’OMS aveva dichiarato che l’uso della
mascherina (quindi anche i distanziamenti sociali) sarebbero divenuti presto la
norma,918 mentre alcuni esperti a cui i grandi media hanno dato ampia
risonanza affermavano che il nuovo coronavirus sarebbe tornato ogni anno.919
Lo scopo per cui viene dato ampio risalto a questo tipo di notizie è
mantenere sempre vivido il ricordo dello stato di emergenza e dei morti per il
Covid-19, come se fosse un nuovo olocausto su cui non si può dissentire. Non
a caso, chiunque tenti di riportare i fatti alla realtà viene accusato
dall’establishment di “negazionismo” allo stesso modo di chi viene accusato di
negare l’Olocausto. La frase “non dobbiamo abbassare la guardia”920 ripetuta
continuamente come un mantra è chiaramente volta a costituire un perenne
stato di allarme che “giusti ca” la deroga dei diritti costituzionali e
l’accentramento del potere nelle mani di un’autorità centrale internazionale.
Alle élite è bastato controllare l’OMS e i media mainstream per mettere in
piedi il grande bluff di una gravissima emergenza sanitaria mondiale, che di
fatto ha esautorato i parlamenti e concentrato tutto il potere nelle loro mani.
Eppure già nell’agosto del 2014, ovvero ben un anno prima che Bill Gates
annunciasse baldanzoso dal palco del Ted l’imminente arrivo di una grave
pandemia, un video “complottista” pubblicato su YouTube aveva previsto
esattamente tutto ciò che sarebbe regolarmente successo cinque anni dopo con
il Covid-19. Viviamo infatti in un’epoca strana, in cui chi fa delle previsioni
dettagliate e corrette sul futuro quando tutti le ritenevano assurde e impossibili
(cinque anni fa nessuno avrebbe potuto credere che potesse accadere davvero)
viene denigrato come ciarlatano, mentre i veri grandi bugiardi continuano a
essere apprezzati e stimati dalle masse grazie al controllo dei mezzi di
comunicazione. Le rivelazioni riguardo al piano delle élite di usare una
pandemia per imporre una dittatura mondiale sono state sempre sotto la luce
del sole, ma è bastata affibbiare loro l’etichetta “complottista” affinché nessuno
le prendesse in seria considerazione persino dopo il puntuale veri carsi.
Hollywood, le grandi case di produzione cinematogra che e televisive
quanto i media mainstream appartengono a gruppi controllati dall’élite
nanziaria globalista. Sono molti decenni infatti che i contenuti dei
programmi televisivi vengono utilizzati come strumento di ingegneria sociale
per manipolare le menti. Negli ultimi anni, quindi, l’anomala ondata di lm,
documentari e serie televisive sull’improvvisa esplosione di epidemie
terri canti921 ha fatto maturare nelle persone consapevoli del funzionamento
del mondo dell’intrattenimento la convinzione che stesse per accadere qualcosa
di grosso. Sembrava infatti piuttosto evidente che il circuito mediatico del
grande e piccolo schermo stesse preparando l’inconscio collettivo delle masse
ad avere una reazione di panico di fronte alla messinscena di qualcosa che
somigliasse molto da vicino alle storie agghiaccianti raccontate dalle sue ction.
Il primo tentativo di sfruttare la psicosi collettiva con una falsa epidemia
mortale era già stato effettuato nel 2009 con la pandemia suina, ma era
miseramente fallito con la scoperta del raggiro poco prima che l’OMS riuscisse
a imporre le misure restrittive. Il secondo tentativo di dieci anni dopo, invece,
ha avuto pieno successo e consentito l’instaurazione di una dittatura mondiale
per combattere il Covid-19. Tuttavia, se analizziamo quanto era stato previsto
nel 2014 nel video documentario “complottista” dal titolo “Pandemia globale,
il piano segreto dell’élite?”, ci accorgiamo subito che non era poi così difficile
scoprire esattamente cosa stesse bollendo in pentola:922

“Siamo sull’orlo di una grande epidemia a livello planetario? Crediamo che alcune élite di
questo pianeta potrebbero essere interessate a una pandemia o perlomeno a una grave crisi
sanitaria che sia in grado di provocare un alto livello di panico tra la popolazione. Non stiamo
parlando di una pandemia mortale e incontrollata di natura apocalittica come la peste nera o
quelle mostrate nei lm di Hollywood; ci riferiamo invece a una epidemia controllata che
presenta una serie di caratteristiche vantaggiose per permettere alle élite di raggiungere i propri
scopi. Sembra che questa idea sia già in atto e che sia stata iniettata nell’immaginazione
popolare attraverso numerosi lm e serie televisive incentrate su grandi epidemie che devastano
l’umanità e trasformano le persone in zombie. La ction cinematogra ca televisiva spesso viene
utilizzata come strumento di manipolazione mentale delle masse e, in questo caso, sembra che
la mente della popolazione sia stata programmata per accettare l’arrivo di una pandemia come
possibile. Ma quali bene ci offrirebbe un’epidemia alle élite?
▪ Completa sottomissione alle autorità. Il panico associato a un’epidemia porterebbe la
popolazione a obbedire e persino a richiedere un ordine più rigido e più controllo da parte
delle autorità al ne di fermare la diffusione della malattia. I vari governi potrebbero imporre
un regime di stretto controllo sui propri cittadini e in molti casi potrebbe essere dichiarata la
legge marziale che potrebbe durare mesi se non anni.
▪ Reprimere una possibile rivoluzione. L’attuale crisi sistemica ha portato molti paesi del mondo
sull’orlo della ribellione civile, come abbiamo visto negli ultimi mesi nelle numerose
manifestazioni in tutto il pianeta, ma un’epidemia porrebbe ne a tutti questi movimenti di
protesta. Il permesso alle manifestazioni sarebbe limitato e le massicce concentrazioni di
persone sarebbero vietate per motivi di salute causando una drastica smobilitazione sociale.
▪ Frammentazione della società. La paura del contagio avrebbe un effetto di disunione e
disintegrazione sociale su larga scala. Diffidenza e sospetto paralizzerebbero completamente la
possibilità di creare gruppi basati sulla reciproca ducia e sulla solidarietà tra gli esseri umani,
meccanismi potenzialmente pericolosi per le attuali strutture di potere gerarchiche.
▪ Eliminazione dei dissidenti. Un’epidemia consentirebbe una eliminazione discreta e silenziosa
di tutte quelle persone che potrebbero essere fastidiose per gli interessi di determinati governi.
In pratica consentirebbe ciò che in tempi normali non si potrebbe fare senza sollevare sospetti.
▪ Costituzione del grande fratello tecnologico. Il controllo necessario sull’epidemia richiederebbe
un monitoraggio costante di tutte le persone sul pianeta, che verrebbero trasformate in
potenziali focolai della malattia. I dati medici di ciascun abitante dovrebbero essere raccolti,
archiviati e centralizzati al ne di monitorare costantemente tutti i potenziali focolai epidemici
in tempo reale. Tutte le persone dovrebbero essere dotate di dispositivi per renderle facilmente
reperibili o scansionabili tipo microchip, in grado di fornire immediatamente alle autorità i
dati identi cativi di ciascun cittadino nonché i suoi dati medici e biometrici. Si
moltiplicherebbero i controlli di routine sulle strade, sui mezzi di trasporto, negli aeroporti,
nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane. In questo modo, ogni persona sarebbe
suscettibile di arresto, analisi e ispezione da parte delle autorità sempre per presunti motivi di
sicurezza sanitaria.
▪ Sorveglianza massiccia tra gli stessi cittadini, che diverrebbero organi di controllo e repressione di
famigliari, amici e conoscenti. La paranoia del panico associato alla malattia porterebbe a una
rigorosa vigilanza di tutte le persone che ci circondano. La comunicazione alle autorità
verrebbe promossa contro chi presenta sintomi di malattia e coloro che si ri utano di subire
controlli e di essere monitorati.
▪ Eliminazione del denaro sico. Lo scambio di contanti potrebbe essere vietato a causa del
rischio di contagio e il pagamento elettronico verrebbe promosso come urgente in tutti i
settori. Le autorità avrebbero così il potere di bloccare i conti di qualsiasi cittadino in qualsiasi
momento, il che rappresenterebbe un controllo assoluto sulla popolazione.
▪ Eliminazione dei mezzi di comunicazione alternativi. I cittadini colpiti dal panico
chiederebbero informazioni immediate e affidabili alle autorità, le quali commissionerebbero la
divulgazione delle presunte informazioni veritiere esclusivamente ai mass media. Verrebbe così
impedito alla controinformazione di divulgare informazioni utili. Inoltre, le autorità
ltrerebbero le presunte fake news sui media e sui social network, con l’obiettivo di distruggere
la loro credibilità di fronte alla popolazione in un momento di estrema necessità.
▪ Costituzione di governi tecnocratici. La popolazione richiederebbe che siano i tecnici, gli
scienziati e gli esperti, non i politici corrotti, a gestire la situazione di emergenza. In questo
modo i comitati dei tecnocrati determinerebbero le politiche attuandole in modo freddo ed
efficiente. Il mondo entrerebbe in un nuovo regime tirannico in cui le persone verrebbero
considerate dei semplici dati statistici perfettamente sacri cabili, da conformare alle regole
stabilite dai comitati tecnici.
▪ L’impero delle multinazionali. I sistemi sanitari pubblici indeboliti dei paesi dovrebbero
affrontare le enormi spese generate dall’epidemia. Per sostenerli dovrebbero essere privatizzati e
la loro gestione nirebbe nelle mani delle grandi società internazionali dell’industria
farmaceutica. Le grandi multinazionali diventerebbero i nuovi dèi che dovremo adorare.
▪ Cambio del modello economico. Il sistema economico e nanziario internazionale si avvicinerà
al collasso. La comparsa di una pandemia consentirebbe una demolizione controllata del
sistema attuale e una rinegoziazione concordata delle condizioni del nuovo paradigma
economico, dove la popolazione risulterebbe la più colpita.
▪ Guerra biologica occulta. L’emergere di una epidemia consentirebbe di attaccare di nascosto
qualsiasi Paese o regime indisciplinato o che disobbedisce alle linee guida imposte dall’élite. Le
élite al potere potrebbero de nitivamente appropriarsi delle risorse naturali dei paesi in via di
sviluppo senza incontrare alcuna opposizione e svolgere compiti di pulizia etnica o sfollamento
con il trasferimento di grandi masse di popolazione.
▪ Enormi possibilità commerciali. Una epidemia globale che provocasse un livello sufficiente di
panico potrebbe rappresentare un business di dimensioni inimmaginabili, soprattutto per le
grandi società farmaceutiche, che disponevano già dei prodotti giusti per affrontare la grande
crisi.
Quali due caratteristiche dovrebbe avere l’epidemia per mettere in atto tutte queste manovre?
▪ Essere facilmente controllabile
▪ Generare un elevato livello di panico
Per soddisfare questi due requisiti, apparentemente contraddittori, la malattia dovrebbe essere
altamente infettiva, facilmente visualizzabile e causare una paura enorme tra la popolazione
[…].
Come potrebbero gestire l’epidemia per trarne vantaggio?

Per raggiungere i propri obiettivi l’epidemia dovrebbe essere controllata sin dall’inizio e il
panico generale potrebbe essere generato esagerandone gli effetti reali attraverso i media. Inoltre
l’élite potrebbe già avere avuto il vaccino sin dall’inizio e averlo tenuto nascosto alla
popolazione per ampliare il proprio margine commerciale. La logica di questa manovra è
evidente, più infezione signi ca più panico e maggiore richiesta di vaccini, ovvero più affari
quando sarà lanciato sul mercato.
Conclusione, desideriamo chiarire che non sappiamo se le élite vogliano provocare un’epidemia
e speriamo che questo non accada mai, ma nel caso in cui dovesse avverarsi abbiamo appena
descritto i bene ci che potrebbero ottenere ed è per questo motivo che dobbiamo rimanere
vigili ed evitare di essere manipolati. Quando verrà il momento, saremo in grado di farlo?

La dittatura dolce

Dall’11 settembre del 2001 in poi923 è diventato sempre più chiaro che le fonti
d’informazione ufficiali non servono affatto a tenere la popolazione informata
sulle questioni importanti che la riguardano, bensì a manipolare l’opinione
pubblica con la censura e notizie parziali e fuorvianti o completamente
inventate. Nel celebre romanzo profetico 1984 di George Orwell, l’ente che si
occupava del controllo dell’informazione si chiamava “Ministero della Verità”,
nell’Unione Sovietica “Dipartimento per l’agitazione e la propaganda”, nella
Germania nazista “Ministero della pubblica illuminazione e della propaganda
del Reich”. Oggi invece i membri dello stesso ente di controllo
sull’informazione si fanno chiamare “fact checker” (veri catori dei fatti) e le
loro sentenze senza contraddittorio sono inappellabili.
Come sosteneva Francesco Bacone, la conoscenza è potere e, da che mondo
è mondo, chi governa ha interesse a mantenere i governati nella massima
ignoranza possibile per evitare che possano rivendicare i propri diritti contro lo
sfruttamento del loro dominus. E anche se può sembrare il contrario, in epoca
moderna nulla è cambiato, il lupo si è solo travestito d’agnello e nge di
desiderare il bene del suo gregge di pecore. Questo è l’unico vero motivo per
cui i notiziari vengono diramati a tutte le ore del giorno con un’insistenza
talmente assillante da avere l’effetto ipnotico di un mantra. Un numero sempre
crescente di persone, però, ha capito di non potersi più dare dei
“professionisti dell’informazione” e la prima conseguenza di questa situazione è
stata la crescita esponenziale dei canali di divulgazione indipendenti e
alternativi. L’establishment, quindi, è dovuto correre ai ripari utilizzando la
censura con la mano pesante anche sui social e su ogni altro settore della Rete
che era rimasto fuori dal suo controllo.
L’attuale sistema di governo che le nazioni occidentali hanno esportato in
quasi tutto il mondo è una democrazia a livello formale, ma nella sostanza si
riduce in una “dittatura dolce” dell’élite nanziario-industriale globale che
orienta nel senso voluto il dibattito parlamentare. Grazie alle possibilità offerte
dai mass media moderni, la coercizione sica e l’impiego dei soldati sono stati
sostituiti dal controllo sulla mente dei cittadini. Quest’ultimo viene assicurato
dal monopolio esercitato dall’élite sui grandi mezzi di comunicazione, che gli
permette di selezionare le informazioni accessibili ai popoli, imponendo un
pensiero unico che non ammette opposizioni su tutte le questioni di primario
interesse per l’establishment.
Tuttavia, affinché questo sistema di controllo mentale possa funzionare è
necessario che le masse non si accorgano mai di essere costantemente
manipolate dai media mainstream e l’illusione della democrazia e del
pluralismo viene mantenuta, non consentendo la diffusione di idee diverse tra
loro, bensì aumentando semplicemente il numero dei mezzi di comunicazione
che in realtà sostengono le stesse cose.
Ai popoli viene così fatto credere che i criminali più pericolosi siano solo i
ma osi o i delinquenti comuni, mentre l’alta nanza che controlla gli Stati e i
mercati sfugge completamente dalla loro percezione, come se non si trattasse di
voraci pescecani che stanno concentrando tutte le risorse del globo nelle loro
mani. Pensare l’ovvio, ovvero che i grandi banchieri e le loro multinazionali
possano usare i loro imperi dinastici per progetti di dominio assoluto sul
mondo intero (l’unico progetto rimasto incompleto) è stato fatto apparire
come un delirio complottista, quando in realtà non esiste un solo uomo di
potere sulla faccia della terra che non desideri ancora più potere di quello che
già detiene.
Il potente effetto ipnotico esercitato dai media sulla mente delle masse è
riuscito a nascondere i veri protagonisti della storia contemporanea e come
agiscono. Ai popoli, infatti, è stato fatto credere che i criminali più pericolosi
sono quelli che agiscono fuori dal sistema di governo e non dal suo interno.
Pertanto, la tesi delle poche “mele marce” all’interno di un sistema sociale sano
e trasparente è sempre stata usata come capro espiatorio ogni volta in cui
qualche inchiesta giudiziaria è giunta n dove non sarebbe mai dovuta arrivare.
La popolazione, insomma, è stata indotta a credere di essere libera e
correttamente informata su ogni cosa da giornalisti mainstream che, come si
vede nei lm, rinuncerebbero a tutto pur di dire la verità o fare un grande
scoop contro la linea editoriale imposta dai loro datori di lavoro. Un simile
lavaggio del cervello è stato possibile solo mantenendo le masse in un profondo
stato di ignoranza riguardo alla vera scala gerarchica del potere a livello
mondiale. Se la Rete fosse rimasta libera, infatti, le masse avrebbero potuto
capire una volta per tutte che i loro oppressori sono all’interno del sistema,
nelle banche centrali private, nelle agenzie di rating, nelle borse, nelle
multinazionali che spadroneggiano sui parlamenti con la corruzione e nel
giornalismo mainstream che le mantiene all’oscuro delle vere cause dei loro
problemi.

Il giro di vite su censura e discredito

Il sistematico e costante lavoro di denigrazione e censura delle voci libere viene


svolto dai mass media di concerto con le legioni di “troll” e di “fact checker”
disseminate su tutta la Rete. Negli ultimi anni, però, vista la costante fuga di
notizie scomode sul Web, le élite hanno abbandonato le tradizionali modalità
d’intervento più soft e hanno introdotto nuovi sistemi di ltraggio palesemente
autoritari e dispotici (ora sono direttamente le multinazionali proprietarie dei
social a decidere senza appello cosa è vero e cosa e falso, cosa può essere
pubblicato e cosa no), giusti candoli con la necessità di proteggere la
popolazione da pericolose “fake news”.
Attualmente, quindi, è diventato quasi impossibile far circolare le notizie
sgradite al potere oltre il recinto di una ristretta cerchia di persone, perché solo
i grandi social come Facebook o i canali come YouTube gestiti dalle
multinazionali private degli stessi globalizzatori possono avere ampia visibilità.
Così, per esempio, in tempi di pandemia accade che YouTube, Twitter,
Instagram, Facebook, WhatsApp, Linkedin, Google e tutti gli altri motori di
ricerca possono permettersi di censurare, con l’omertosa complicità delle
istituzioni,924 qualsiasi informazione “impertinente” sul Covid-19 (non
importa quanto sia documentata) che non corrisponda a quanto stabilito da un
ente corrotto e totalmente controllato dall’industria del farmaco come
l’OMS.925
Nello stesso tempo i giornalisti mainstream pubblicano articoli dove i
“negazionisti” (etichetta che si dovrebbe riferire a chi nega l’esistenza del virus e
che invece viene usata soprattutto contro i medici, i virologi, gli esperti e tutti
coloro che ne ridimensionano semplicemente la gravità) vengono bullizzati e
insultati con l’appellativo di dementi.926 Questo genere di articoli, invece di
spiegare correttamente, come dovrebbe fare un giornalista onesto, quali sono le
ragioni di chi è in disaccordo con la tesi ufficiale sul Covid-19, si risolve
sempre in un incitamento all’odio basato su frasi decontestualizzate o resoconti
tanto parziali quanto fuorvianti per fare credere alla popolazione che si tratta
solo di pazzi ignoranti. La caratteristica saliente di questo tipo di giornalismo
quindi non è mai lo scopo di informare correttamente il lettore sulle diverse
tesi, bensì quello di demonizzare ed emarginare chiunque ri uti di allinearsi al
pensiero unico. Intere pagine dei quotidiani vengono così dedicate
all’annientamento mediatico dei “negazionisti”, facendo comodamente di tutta
un’erba un fascio per colpire il vero nemico dell’establishment, ovvero chi su
base scienti ca è contrario ai lockdown e ai toni apocalittici.
Nel lungo articolo “Negazionismo e demenza, ci siamo illusi di poter
costruire una società libera dal Mito”, pubblicato il 16 novembre 2020 da Il
Fatto Quotidiano, l’autore prima ha menzionato alcune ricerche che
collegherebbero il “negazionismo” alla demenza e poi si è lanciato in uno
sproloquio loso co-antropologico che nella sua intenzione avrebbe dovuto
corroborare le accuse di de cienza mentale. L’unico risultato che ha ottenuto,
invece, è stato quello di avvilire il vero giornalismo, usando le pagine di un
quotidiano nazionale solo per denigrare chi non può controbattere e senza mai
spendere neppure una parola per chiarire cosa i media hanno inserito sotto
l’etichetta “negazionismo”:

È
“È corretto associare i negazionisti del Covid-19 ai soggetti affetti da demenza? Secondo la
biologa e giornalista scienti ca Barbara Gallavotti, sembrerebbe di sì. Questa associazione è
basata su un’apparente analogia, individuata dal neuroscienziato statunitense Earl Miller, tra i
processi cognitivi che caratterizzerebbero le ‘ ssazioni’ osservabili in queste due diverse
categorie di persone. Anche facendo le necessarie premesse, speci cando per esempio che la
demenza è una patologia mentre il negazionismo è un comportamento (anche se, lo ammetto,
da un punto di vista strettamente cognitivista questa distinzione tende a perdere di senso),
temo che spingersi in questo tipo di analogie non ci faccia avanzare di un passo nella
comprensione del perché il pensiero razionale e l’analisi empirica della realtà vengano, da
sempre più persone, ripudiati […]. La strati cazione del pensiero magico, tramandato
oralmente di generazione in generazione, ha portato alla nascita del Mito (dal greco mŷthos,
che in origine signi cava parola) e del pensiero mitico […]: un atteggiamento che ha portato il
loso americano Wilfrid Sellars a parlare di un vero e proprio Mito del Dato (Myth of the
Given). In altre parole, la pretesa che il dato oggettivo sia qualcosa di reale in sé stesso, a
prescindere dalla sua relazione con la nostra mente e i nostri processi cognitivi […]”.

Purtroppo, l’articolo n qui citato, che mostra contorsioni mentali non


indifferenti proprio in chi l’ha scritto, non è affatto un caso isolato ma la
regola. Il giornalismo e gli esperti di regime (talvolta in perfetta buona fede
come utili idioti), infatti, stanno cercando insistentemente di far apparire come
dei malati mentali socialmente pericolosi tutti coloro che contestano le
manipolazioni dell’informazione da parte dei media e degli uomini delle
istituzioni al servizio delle élite. La biologa Barbara Gallavotti si è persino
improvvisata psicologa durante un suo intervento televisivo su una emittente
nazionale, per etichettare come dementi in buona fede i “negazionisti” che non
si adeguano alla propaganda del terrore: “Nella mente di un negazionista forse
avviene qualcosa di non molto dissimile da quello che accade in certe forme di
demenza, in cui le zone del cervello ricevono informazioni false e le inviano
alla parte di cervello incaricata del pensiero razionale, la quale fa degli sforzi per
dare un senso a quelle informazioni. La parte del cervello dedicata al pensiero
razionale confeziona quelle informazioni false in modo da renderle
convincenti”.927
Nell’immagine, un articolo del quotidiano Il Mattino del 27 ottobre 2020.

Questo atteggiamento dell’establishment di equiparare gli oppositori a


pericolosi malati di mente è l’anticamera al trattamento sanitario obbligatorio
adottato dai regimi totalitari. Non a caso i TSO e gli internamenti sono stati
ampiamente utilizzati da Cina e Unione Sovietica per rinchiudere in
manicomio tutti i dissidenti che minacciavano di fomentare delle ribellioni
contro la dittatura.928
In tale contesto di attacco spregiudicato alla libera informazione e di
soppressione del dibattito democratico è stata bandita persino la satira contro i
potenti. I giornalisti dei mezzi di comunicazione mainstream e gli anchormen
dell’intrattenimento di massa ormai praticano solo una satira al contrario,
rivolta contro i dissidenti del popolo. Il loro bersaglio sono tutti coloro che
non si adeguano al pensiero unico, ma la regola aurea di questo tipo di
giornalismo è non dare mai la parola agli intellettuali antisistema, che
potrebbero spiegare pubblicamente i motivi della loro protesta e smascherare i
manipolatori dell’informazione. Tutte le interviste quindi sono dirette solo a
chi non è in grado di sostenere un dibattito con valide argomentazioni e si
basano su un’accurata selezione delle persone da intervistare, per far apparire i
sostenitori di una determinata tesi scomoda o di una protesta legittima come
degli squilibrati.
Quando invece lo scopo è quello di distruggere l’immagine pubblica di chi
dà più fastidio proprio perché perfettamente in grado di mettere in difficoltà le
tesi della propaganda, l’intervista viene trasformata in un plotone di
esecuzione, dove a parlare sono in quattro, cinque o più contro uno. In tale
contesto, il discredito è assicurato, perché il tempo a disposizione viene
ripartito tra tutti i vari interlocutori e i pochi minuti rimanenti non sono
sufficienti per un contraddittorio alla pari.
Molto spesso, inoltre, l’intervista viene addirittura pre-registrata per dare il
tempo ai giornalisti di tagliare e decontestualizzare le affermazioni
dell’intervistato in modo che appaiano ridicole. Successivamente, la
registrazione così manipolata viene trasmessa all’interno di un dibattito
televisivo dove i presenti si accaniscono tutti contro le dichiarazioni dell’autore
dell’intervista a cui, ovviamente, non viene data alcuna possibilità di
intervenire per difendersi e controbattere.
Anche le grandi radio si sono adeguate al nuovo regime e, subito dopo
avere trasmesso qualche brano musicale, i conduttori sempre più di frequente
iniziano a commentare le notizie di attualità appioppando etichette
dispregiative contro qualsiasi forma di dissenso dal pensiero unico.
Dai conduttori più blasonati, insomma, mai una parola fuori posto contro
il potere, un abbozzo di vero dibattito pubblico alla pari, uno spiraglio di
democrazia o di vero pluralismo. Solo valanghe di fango che hanno seppellito
mortalmente lo Stato di diritto e la libertà d’espressione. Ai giornalisti più
servili, invece, è sempre consentito sproloquiare senza alcun contraddittorio
insieme ai loro colleghi cortigiani.
Essere tutti d’accordo nel sostenere l’unica versione dei fatti serve a dare
l’impressione alle masse che non vi siano altre alternative razionali possibili. Il
risultato sono veri e propri processi mediatici contro gli intellettuali
indipendenti, in cui tutti i denigratori vestono i panni di giudici e pubblici
ministeri dandosi ragione a vicenda. E mentre la mente critica del pubblico
nisce per sopirsi in uno stato letargico di ipnosi collettiva, nessuno si accorge
della mancanza della parola alla difesa come se fosse un fatto normale. Accade
così che ai giornalisti pro-establishment le televisioni e le emittenti radio
offrono ampio spazio per sostenere le tesi volute dalle élite.
Come nel Grande Fratello di Orwell, non è rimasto più neppure un settore
dell’intrattenimento dove non arrivi la propaganda. In tutto il mondo
globalizzato troviamo lo stesso tipo di bavaglio e l’attore comico britannico
Rowan Atkinson (66 anni), molto celebre per l’interpretazione del personaggio
Mr. Bean, ha dichiarato pubblicamente di essere talmente stanco del
politicamente corretto da voler andare in pensione. “Il problema” ha spiegato,
“è che su internet abbiamo un algoritmo che decide ciò che vogliamo guardare
e che alla ne crea una visione semplicistica e bidimensionale della società. È
importante, invece, essere esposti a opinioni contrastanti: i social ci riempiono
di paura per il futuro, per via del linciaggio riservato a chi ha idee diverse.
Sembra che si possa essere solo pro o contro. Se sei contro allora meriti di
essere ‘cancellato’, zittito. È come la folla nel Medioevo in giro per le strade alla
ricerca di qualcuno da bruciare al rogo. Per chi è vittima di questi gruppi
l’esperienza è terri cante”. Atkinson, che è più volte sceso in campo a favore
della libertà di parola, ha sottolineato: “Sono contrario all’idea di non poter
esprimere giudizi che potrebbero offendere qualcuno. Non vedo perché non
dovrei avere il diritto di dire qualcosa solo perché qualcun altro è contrario. Mi
sembra un concetto fondamentale per la nostra libertà”.929
Il 2020 verrà ricordato dai dissidenti come l’anno infausto in cui la post-
democrazia è diventata realtà e, per la prima volta dai tempi di Hitler, anche i
libri scomodi hanno iniziato a essere rimossi dalle reti di vendita di piattaforme
private come quella di Amazon, che di fatto controllano tutta la grande
distribuzione online. Affinché si materializzi la censura, infatti, è sufficiente che
l’autore del testo venga accusato di avere scritto delle fake news o qualcosa di
contrario alla policy interna della multinazionale.930 Per ora si tratta solo di
qualche libro tra i tanti, ma una volta introdotto il concetto del reato di
opinione anche nel campo della saggistica ogni autore inviso all’establishment è
consapevole di essere a rischio censura e tale clima d’intimidazione potrebbe
spingerlo (la stesura di un saggio richiede mediamente un anno di lavoro) a
desistere dal pubblicare nuove opere.
Un modo meno drastico e appariscente utilizzato dai motori di ricerca
come Google per nascondere la soppressione sistematica del dissenso consiste
nell’occultare i risultati delle ricerche nascondendo agli ultimi posti quelli più
sgraditi, per renderli quasi invisibili agli utenti. Ovviamente questo
trattamento censorio non riguarda solo i libri, ma anche migliaia di lmati,
documentari, testimonianze, interviste e libera divulgazione di fatti che sono
stati banditi dai social con i pretesti più fantasiosi. Tutto ciò che non rientra
nella narrativa ufficiale viene eliminato senza avviso, senza regolare processo e
senza possibilità di appello “per il bene della popolazione”.
Le multinazionali e i grandi nanzieri internazionali che orientano le
politiche degli Stati e i contenuti dei mezzi d’informazione amano presentarsi
come buoni padri di famiglia che “proteggono la collettività” contro le
pericolose bufale del Web. E mentre ogni voce libera viene soffocata, i
giornalisti, gli scrittori e i pensatori di regime vengono continuamente
promossi sui grandi media, dove è diventato praticamente impossibile riuscire
ad ascoltare una voce diversa dalla loro.
Le vere minacce di morte e gli insulti pesanti sono arrivati invece proprio
dagli odiatori pro-establishment nei confronti del celebre attore romano Enrico
Montesano, che aveva “osato” porre dei dubbi sulla corretta gestione della
pandemia. Montesano, infatti, per tutelare la propria persona contro questo
clima violento di odio è stato costretto ad adire le vie legali.931
Come ciliegina sulla torta di un contesto sociale in cui l’industria
farmaceutica ha usurpato il nome della scienza e diffuso miriadi di fake news
spacciate per medicina, l’OMS ha modi cato anche la sua de nizione di
immunità di gregge, per attribuirne i bene ci unicamente alle vaccinazioni.
Nella precedente versione affermava infatti: “L’immunità di gregge si veri ca
quando una popolazione è immune tramite la vaccinazione o l’immunità viene
sviluppata attraverso un’infezione precedente”,932 mentre nella nuova
formulazione del concetto viene menzionata come effetto prodotto unicamente
dalle vaccinazioni: “‘Immunità di gregge’, nota anche come ‘immunità della
popolazione’, è un concetto utilizzato per la vaccinazione, in cui una
popolazione può essere protetta da un certo virus se viene raggiunta una soglia
di persone vaccinate. L’immunità di gregge si ottiene proteggendo le persone
da un virus, non esponendole a esso”.933
L’industri