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Deliberable n.

20 (WP 2)

Linee guida per lo studio di


fattibilità
Ipotesi alternative da valutare, quadro logico del progetto e
indirizzi generali per la redazione dello studio di fattibilità

Prima bozza – 12-3-2018

1
Modifiche e aggiornamenti
Versione Data Descrizione Autore

0 27-2-2018 Prima bozza quadro logico Angelo Bianchi - Simurg

0 1-3-2018 Seconda bozza quadro logico e Angelo Bianchi - Simurg


cronoprogramma

1.1 1-3-2018 Prima bozza – Linee guida SdF Moreno Toigo - Simurg

1.2 7-3-2018 Modello di gestione Annalisa Giachi - PromoPA

1.3 12-3-2018 Ipotesi di ripartizione dei fondi Annalisa Giachi - PromoPA

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 2


Sommario
1 Polo tecnologico: ipotesi e scenari alternativi ...................................................................................... 4
1.1 Nome ................................................................................................................................................. 4
1.1.1 Breve descrizione .......................................................................................................................... 4
1.1.2 Sintesi delle alternative .................................................................................................................. 4
1.2 Interventi infrastrutturali ..................................................................................................................... 5
1.2.1 Breve descrizione .......................................................................................................................... 5
1.2.2 Sintesi delle alternative ................................................................................................................ 10
1.3 Modelli di gestione (PromoPA) ........................................................................................................ 10
1.3.1 Premessa: da soggetto gestore a soggetto “animatore” ............................................................ 10
1.3.2 I servizi di animazione ................................................................................................................. 11
1.3.3 Modelli possibili di gestione e governance del Polo tecnologico di Livorno ................................ 12
1.3.4 Sintesi delle alternative ................................................................................................................ 16
1.4 Incentivi e agevolazioni (Innolabs) .................................................................................................. 16
1.4.1 Breve descrizione ........................................................................................................................ 16
1.4.2 Sintesi delle alternative ................................................................................................................ 18
1.5 Ipotesi di ripartizione dei fondi (PromoPA) ...................................................................................... 20
1.5.1 Breve descrizione ........................................................................................................................ 20
1.5.2 Sintesi della proposta .................................................................................................................. 21
1.6 Servizi del Polo (Innolabs) ............................................................................................................... 23
1.6.1 Breve descrizione ........................................................................................................................ 23
1.6.2 Sintesi delle alternative ................................................................................................................ 23
1.7 I modelli di Polo proposti (PromoPA) ............................................................................................... 25
2 Indirizzi per lo studio di fattibilità ......................................................................................................... 27
2.1 Quadro logico .................................................................................................................................. 27
2.1.1 Albero dei problemi (da aggiornare - Tutti) .................................................................................. 27
2.1.2 Albero degli obiettivi (da aggiornare – Tutti) ................................................................................ 27
2.1.3 Obiettivi generali .......................................................................................................................... 28
2.1.4 Obiettivi specifici .......................................................................................................................... 28
2.1.5 Risultati attesi del progetto .......................................................................................................... 28
2.1.6 Durata del progetto ...................................................................................................................... 28
2.1.7 Piano di attuazione del progetto .................................................................................................. 29
2.2 Principi e criteri organizzativi, metodologie (cfr. OT) ....................................................................... 30
2.2.1 Principi guida ............................................................................................................................... 30
2.2.2 Criteri organizzativi dello SdF ...................................................................................................... 30
2.2.3 Metodologie da utilizzare utilizzate .............................................................................................. 30
2.2.4 Struttura e contenuti dello SdF .................................................................................................... 31
3 Bibliografia .............................................................................................................................................. 32
4 Allegato: Template per lo studio di fattibilità (modello internazionale) ............................................ 33

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1 Polo tecnologico: ipotesi e scenari alternativi

1.1 Nome

1.1.1 Breve descrizione


La questione del nome, per quanto apparentemente banale, è tuttavia molto importante. Il
successo di un prodotto o di un servizio risiede infatti anche nel nome e nella sua definizione,
veicolo necessario per l’immagine ed il futuro del prodotto. Ogni nome scelto rappresenta
un’immagine ben definita che racchiude in sé una storia oppure un destino.
Per questo motivo la scelta di un nome, che sia di persona, di un servizio pubblico o di un prodotto
industriale, è il frutto di un’operazione strategica di marketing che prende in considerazione sia la
qualità dell'oggetto da denominare, sia il possibile utilizzo nel contesto stabilito. La scelta del
nome, quindi, deve contribuire a creare un’immagine che sia aderente al tipo di servizio che si
vuole creare e che si presti ad essere utilizzata facilmente ed efficacemente nella strategia di
comunicazione.
Una scelta sbagliata o non adeguatamente attenta, potrebbe essere causa di ambiguità, tale da
condizionare negativamente il raggiungimento degli obiettivi del Polo. Scelto il nome, si tratterà
anzitutto di esprimerlo graficamente, di canalizzare il rinvio semiotico del nome anche mediante il
logotipo. Esso può produrre degli effetti di senso che possono aumentare il valore strategico del
nome stesso. Il nome avrà anche lo scopo di orientare l’identità e l’immagine del Polo verso i
bisogni, le esigenze le richieste della collettività e quindi di interpretare e tradurre le sue
aspettative anche in senso culturale mediante la produzione di simboli sia iconici sia linguistici.
Perciò ogni qualvolta si crea un nuovo nome, automaticamente nascerà e si delineerà anche la sua
storia e l'immagine che questo avrà nella società e nella memoria visiva del fruitore, che tramite il
nome identificherà anche le caratteristiche o le funzioni di quest’ultimo.
Durante il percorso di ascolto, la questione è stata affrontata e discussa più volte, come
evidenziato nel documento di visioning. Molti non ritengono adeguato il nome “Polo”, in quanto
rimanda ad una visione troppo tradizionale, che viene giudicata non adeguata ai bisogni delle
imprese e del territorio livornese.

1.1.2 Sintesi delle alternative

# Alternative proposte Vantaggi Svantaggi Note

❶ Polo tecnologico livornese È coerente con quanto Richiama un modello


previsto l’accordo di inadeguato
programma
E’ poco evocativo e
caratterizzante

❷ Polo diffuso livornese Coerente con indicazioni E’ poco evocativo e


dell’A.C. e con le richieste caratterizzante
dei cittadini
Contiene un ossimoro
Definisce più precisamente
le caratteristiche che dovrà
avere

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❸ Nome evocativo (da
individuare)

1.2 Interventi infrastrutturali

1.2.1 Breve descrizione


Dopo analisi della documentazione reperita sul Forte San Pietro d’Alcantara (rilievo e corpo
documentale propedeutico e progettuale del Concorso di Idee bandito nel 2009) sono state
eseguite alcune valutazioni preliminari circa i costi di interventi di recupero, sia parziali che
complessivo.
Un possibile recupero parziale di tipo minimale, costituito da 2 soli capannoni ex-Macelli e dalla
sistemazione esterna delle superfici adiacenti, incluso l’ingresso su Via del Forte, è rappresentato
nell’immagine sopra riportata. Si tratta di una superficie coperta pari a circa 725 m2,
raddoppiabile, in termini di superficie calpestabile, mediante l’inserimento di un nuovo solaio
intermedio, e di circa 2’000 m2 di aree esterne.
Una stima preliminare parametrica dei costi di tale intervento è così riassumibile:
 Recupero n.2 Capannoni: 725 m2 x 1’500 €/m2 = ~1’100’000 €
 Sistemazioni esterne: 2’000 m2 x 200 €/m2 = 400’000 €
 Spese Tecniche (Progettazione, DL, CSP/CSE, Collaudi ..): 150’000 €
 per un totale complessivo pari a: 1’650’000 €
Per il completamento dell’intervento sull’intero Forte, secondo i dati quantitativi sotto riportati:

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si possono stimare i seguenti costi:
 Spese tecniche per la redazione di un Master-Plan dell’intero
comparto (Forte San Pietro + Rivellino di San Marco): 200’000 €
 Costo di Recupero integrale del Forte San Pietro: 12’000’000 €
 Spese Tecniche per Recupero integrale del Forte San Pietro: 800’000 €
 per un totale complessivo pari a: 13’000’000 €

Per quest’ultima prospettiva di rigenerazione urbana di grande respiro, sono in corso valutazioni
circa la possibilità di partecipare al bando UIA Urban Innovative Actions (Terzo Bando - scadenza

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30/03/2018 - budget stanziato 80/100 mln €) congiuntamente ad ASA S.p.a. con la previsione dello
spostamento del Depuratore del Rivellino.
Infine, in merito alla dislocazione del “polo diffuso” in aree da rigenerare, tenuto conto delle
possibili agevolazioni per gli insediamenti ed i recuperi edilizi correlati, verrà anche posta
l’attenzione sulla possibilità di coinvolgere il “sistema dei fossi” (fondi, cantine e magazzini), con
particolare riguardo al contiguo quartiere de La Venezia, considerando l’elevato potenziale di tale
“sistema”, anche in termini quantitativi (circa 18'000 m2 censiti di vani di grande valore storico,
oggi fortemente sottoutilizzati). Nella figura seguente si riporta, a titolo esemplificativo, in colore
rosso, le cantine presenti nella sola porzione del cosiddetto “secondo accrescimento” costituita
da: Scali del Montepio – Scali del Ponte di Marmo.

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Prima ipotesi di intervento

Seconda ipotesi di intervento

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Terza ipotesi di intervento

Ipotesi di intervento di riqualificazione completa

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Valutazione dei costi delle diverse ipotesi di intervento

1.2.2 Sintesi delle alternative

# Alternative proposte Vantaggi Svantaggi Note

❶ Contributo regionale 2 mln (40%)

❷ Contributo regionale 3 mln (60%)

❸ Contributo regionale 5 mln (100%)

1.3 Modelli di gestione

1.3.1 Premessa: da soggetto gestore a soggetto “animatore”


Ordinariamente quando si pensa ad un Polo si ha per prima l’immagine di un edificio un luogo
fisico e stabile che attrae e concentra l’attenzione e l’interesse di chi guarda ad esso come punto
di riferimento solido necessario per l’esistenza stessa del contesto da animare. Tuttavia i luoghi
fisici da soli non costituiscono garanzia per lo sviluppo e la crescita di un ambiente economico
sociale vivace e sostenibile anzi il più delle volte sottraggono energie e risorse che potrebbero
meglio essere indirizzate verso altre attività effettivamente essenziali per l’efficace supporto
all’animazione economico sociale di un contesto territoriale che aiuti le imprese a nascere,
competere, innovare, accelerare, scalare e creare occupazione e ricadute positive e stabili sul
territorio di riferimento.
Negli ultimi anni si sono manifestate delle tendenze nuove verso le modalità più efficaci di
promozione e sviluppo dell’imprenditorialità e dell’innovazione competitiva. Sempre di più i casi di
successo hanno permesso di capire che non è il prevalere degli elementi di investimento o assets
fisici o produttivi a rendere efficace l’azione di sviluppo locale quanto piuttosto gli elementi
immateriali, di modello di business o di innovazione aperta mediante l’emersione di strategie
adattive che promuovano partnership e collaborazione fra imprese di differenti dimensioni e

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settori. Il contesto economico sociale oggi è influenzato da elementi di incertezza, velocità di
cambiamento, ambiguità e volatilità tali da rendere necessario immaginare soggetti e processi
molto leggeri, elastici e sperimentali capaci di adattarsi con rapidità ed efficacia ai cambiamenti in
corso e di prossima manifestazione che si andranno a concretizzare nel futuro. Pertanto la
gestione di un processo di animazione territoriale di promozione imprenditoriale e d’innovazione
necessita di esperienza, networking, professionalità e conoscenza di strumenti complessi ed
articolati adatti alle condizioni attuali del contesto economico sociale, leggeri e aperti al nuovo.

1.3.2 I servizi di animazione


Il soggetto gestore sarà chiamato ad offrire e promuovere sia una attività di gestione di un
acceleratore/incubatore quindi orientata all’offerta di servizi di gestione locali, animazione per
imprese e startup sui temi innovazione sia offrire alle Imprese già sul mercato ed aderenti al Polo
servizi di supporto allo sviluppo del business, promozione ed animazione a carattere innovativo ed
orientati all’internazionalizzazione. Nel caso del Polo di Livorno ci si attende di combinare insieme
differenti attività complesse di animazione dello sviluppo locale:
1) interventi di valorizzazione dei locali/ambienti recuperati e messi a disposizione a seguito
degli investimenti previsti
2) mix di interventi di agevolazioni/contributi pubblici a fondo perduto particolarmente
attrattivi prevalentemente orientati alle risorse immateriali ed all’innovazione del business
3) attività di networking fra imprese e promozione dell’innovazione aperta e soprattutto di
sviluppo del business a supporto di aziende locali e di nuova costituzione o di nuovo
inserimento sul territorio.
Si riporta di seguito una prima ipotesi non esaustiva di possibili servizi attivabili:
a) Animazione e promozione dell’innovazione aperta (Open innovation)
b) Supporto alla nascita di startup innovative con particolare attenzione all’impostazione del
modello di business ed all’approccio sperimentale allo startup d’impresa
c) Promozione dei bandi ed agevolazioni pubbliche e dei benefici locali per le imprese
d) Realizzazione di un calendario eventi ed attività aperte ad aziende esterne del territorio
che promuovano scambio e networking finalizzato allo sviluppo del business
e) Servizi di web marketing, social media marketing, strategie di promozione digitale
f) Servizi di comunicazione integrata
g) Servizi di supporto per la partecipazione a bandi di finanziamento o contributi pubblici
nazionali ed europei
h) Supporto all’avvio ed impostazione del business delle startup/imprese del Polo - Incubatore
i) Networking e sviluppo partnership e collaborazioni sia fra imprese che verso gli operatori
della ricerca scientifica e di trasferimento tecnologico …..
j) Supporto alla ricerca di capitali di rischio, finanza innovativa, crowdfunding ed investitori
istituzionali

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1.3.3 Modelli possibili di gestione e governance del Polo tecnologico di Livorno
Dato il contesto illustrato e la previsione delle attività individuate è evidente che svolgere l’attività
di animatore del Polo richiede competenze e networking importante e specifico che non si
improvvisa pertanto non si ritiene opportuno affidare un ruolo così delicato ad un soggetto
neocostituito ad hoc, senza una esperienza specifica nella gestione di attività come queste a
carattere dinamico, di respiro internazionale, in continuo mutamento e molto articolate. Pertanto
si ritiene opportuno individuare con differenti modalità un singolo soggetto o una rete di
partenariato che possa efficacemente svolgere l’attività illustrata.
Il Soggetto gestore avrà il compito entro il termine del periodo di svolgimento delle sue attività di
promuovere la nascita di un nuovo soggetto gestore locale che proseguirà le attività sul territorio
dopo li primo periodo di avvio delle attività del Polo. Sarà compito del soggetto gestore proporre
fra il 3 e 5 anno di attività la nascita di un nuovo soggetto giuridico composto prevalentemente da
soci locali che prosegua l’attività di animazione territoriale di promozione imprenditoriale e
d’innovazione del Polo per il territorio. Tale soggetto non beneficerà di sostegno da parte
dell’Amministrazione locale ed opererà sul mercato in autonomia all’interno della cornice che
verrà prevista in merito all’utilizzo dei locali eventualmente disponibili per lo svolgimento delle
attività di animazione territoriale. Il Soggetto gestore futuro avrà certamente la possibilità di
coinvolgere il soggetto gestore iniziale nella sua compagine e di sviluppare con lui partnership. E’
auspicabile che l’Amministrazione o le realtà economico sociali del territorio siano parte attiva e
membri fondatori del soggetto gestore. Si riportano di seguito alcune alternative possibili di
modelli di gestione del Polo.
Prima ipotesi: dialogo competitivo ed appalto pubblico da parte dell’Amministrazione per
l’individuazione di un soggetto gestore specializzato già operativo nel supporto alle startup,
gestione di incubatori, acceleratori, coworking e esperto in open innovation
Esistono sul mercato soggetti professionali ben connessi con l’ecosistema nazionale ed
internazionale che svolgono già attività di selezione e supporto alle startup in un’ottica di open
innovation che potrebbero ben svolgere l’attività di animazione e gestione del nuovo Polo, si pensi
a soggetti quali HFarm, Talent Garden, Impact Hub, DPixel, Hub21, Copernico, Digital Magics,
LVenture, .... etc. soggetti questi che svolgono questa attività in Italia e all’estero. Si tratta di attori
che operano sul mercato, e che sono in grado di attivare anche un proprio business coerente con
gli obiettivi indicati fornendo esperienza, competenze, networking, servizi innovativi e ad alto
valore aggiunto alle imprese di nuovo insediamento, alle start up, o alle imprese localizzate.
Una delle possibilità per individuare il futuro soggetto gestore potrebbe essere quella di attivare
un dialogo competitivo da parte dell’Amministrazione con i soggetti interessati che supporti la
stesura ed emanazione di un bando nazionale o internazionale per selezionare un fornitore con
adeguate competenze ed esperienze avendo individuato le più opportune attività ed azioni da
delegare al soggetto gestore stesso. La selezione dovrebbe basarsi sulla qualità delle proposte di
intervento ed animazione del territorio/imprese, il track record degli offerenti, il networking
attivabile, l'affinità con i settori di interesse per il progetto e le potenziali ricadute attese
dall’attività.
Si può immaginare una fase iniziale di circa 5 anni a carattere transitorio con un soggetto gestore
esterno che sia propedeutica alla creazione di un soggetto a prevalente partecipazione locale che
in futuro possa acquisire esperienza, competenza e pratiche per poter continuare la gestione e

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soprattutto animazione locale dell’innovazione sul territorio. Attraverso il bando si potrebbe
mettere a disposizione del futuro soggetto un budget che copra alcune delle spese operative, ma
in maniera decrescente per i primi 3-5 anni (ad esempio, 100K euro per il 1° anno, 75K euro per il
2° anno, 50K euro per il terzo anno, nessun budget per gli altri due). Dopo il 3° anno il soggetto
gestore dovrebbe operare all’interno del Polo (o dell’area franca urbana) come soggetto di
mercato ovvero senza sostegni economico finanziari aggiuntivi promuovendo i propri servizi alle
aziende insediate.
Mediante lo strumento del dialogo competitivo l’Amministrazione potrà entrare in contatto con i
potenziali soggetti partecipanti al bando di selezione di evidenza pubblica, sviluppare uno scambio
sulle nuove tendenze del settore e di allineamento sulle nuove tendenze nazionali ed
internazionali del settore al fine di determinare i sevizi effettivi da attivare, le tempistiche, le
modalità di coinvolgimento degli stakeholders del territorio ed i i risultati attesi, raccogliere
esperienze e manifestazioni di interesse a candidarsi e quindi capire se davvero sarebbero
interessati a questo tipo attività secondo le modalità di ingaggio previste.
Seconda ipotesi: misura regionale di aiuto sulle reti di impresa: POR CREO FESR 2014-2020 -
BANDO B - Sostegno a progetti innovativi strategici o sperimentali
Una differente modalità di gestione delle attività potrebbe essere sviluppata mediante
l’attivazione del Bando Innovazione B POR CREO FESR 2014 – 2020 della Regione Toscana
finalizzato al sostegno di progetti innovativi strategici o sperimentali; tale bando intende agevolare
la realizzazione di progetti di investimento in innovazione per l'acquisizione di servizi avanzati e
qualificati da parte di PMI in forma associata. Una specifica riserva di risorse e di ambito
territoriale può costituire il mezzo per attivare Aziende del territorio in forma aggregata al fine di
animare le attività con risorse ed energie del territorio.
Possono presentare domande Micro, Piccole e Medie imprede (MPMI), in forma aggregata o
associata in ATS, ATI, Reti di imrpese con personalità giuridica (Rete-Soggetto), Reti di imprese
senza personalità giuridica (Rete-Contratto), Consorzi. Gli interventi devono avere carattre di
investimento innovativo e devono prevedere una o più delle seguenti attività di innovazione:
a) acquisizione di servizi di consulenza in materia di innovazione ed acquisizione di studi di
fattibilità;
b) acquisizione di servizi di sostegno all’innovazione
c) acquisizione di personale altamente qualificato
Il soggetto animatore potrebbe realizzare per i membri associati attività innovative di
accompagnamento e consolidamento - audit tecnologico e industriale, assunzione di temporary
manager, potenziamento sistemi di raccordo tra supply chain e committenza, tutoraggi industriali
(accordi impresa committente/microimpresa - start up); percorsi di advanced manufacturing o
industria 4.0 coerenti con le road map nazionali e con le RIS3 Toscana; attività per l'innovazione
commerciale ed il presidio strategico dei mercati nonché innovazione dei processi e
dell'organizzazione con sperimentazione di pratiche di innovazione sociale. Il bando prevede dei
massimali di contributo a fondo perduto variabili dal 40 al 60% differenziati rispetto alla
dimensione d’impresa dei membri del soggetto aggregato per una durata di 18 mesi.
Questa modalità privilegia la possibilità che nel territorio di riferimento gli attori locali si possano
candidare direttamente in maniera collettiva per gestire le attività di animazione del Polo

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attivando le risorse locali per lo sviluppo del territorio all’interno di un progetto da condividere
con l’Amministrazione di Livorno che con la Regione Toscana concorderà delle varianti specifiche
al bando esistente per specificare le attività di interesse locale che il soggetto gestore deve
svolgere ed i criteri di selezione/valutazione che possano meglio orientare i progetti verso le
finalità del Polo ed i settori di interesse locale.
Terza ipotesi: Estensione modello Piuss
Un’ulteriore possibile modalità di gestione del Polo può essere mutuata dall’attuale sistema di
gestione del Progetto Piuss di Dogana d’acqua e Scoglio della Regina. I soggetti che sono coinvolti
nel progetto attuale gestiscono in maniera “informale” senza una struttura rigida le attività di
animazione a beneficio di soggetti terzi delle strutture messe a loro disposizione da parte
dell’Amministrazione mediante apposita convenzione. Si potrebbe optare per allargare ad altri
soggetti in maniera volontaria tale Protocollo d’intesa mediante una ampliamento dei soggetti
firmatari del protocollo stesso su invito pubblico dell’Amministrazione. In questo caso andrebbe
valutato se sostenere con risorse specifiche tali attività (come indicato per l’ipotesi 1) con delle
risorse provenienti dal Protocollo d’intesa con la Regione Toscana.
Quarta ipotesi - Modello di gestione basato sui “Centri di competenza ad alta specializzazione”
I centri di competenza sono poli di innovazione costituiti nella forma di partenariato pubblico-
privato da almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese. I centri di competenza fanno
parte delle iniziative del MISE per l’attuazione delle politiche di Industria 4.0 ed hanno come
finalità l'orientamento e la formazione delle imprese (in particolare Pmi) nonché l'attuazione di
progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in ambito 4.0.
E' attualmente online il bando del MISE per la presentazione di progetti per la costituzione di
Centri di competenza ad alta specializzazione previsti dal Piano nazionale Industria 4.0., che
resterà aperto fino al 30 aprile 20181. Il bando concede contributi diretti alla spesa in relazione a:
 costituzione e avviamento del centro di competenza, nella misura del 50 per cento delle
spese sostenute, per un importo complessivo non superiore a 7,5 milioni di euro
 progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale presentati dalle
imprese, nella misura del 50 per cento delle spese sostenute, per un importo massimo non
superiore a 200 mila euro per progetto.
Il Polo tecnologico di Livorno può utilizzare l’esperienza dei Competence Center in due direzioni:
1) fare propria la vision strategica e il modello operativo dei Centri di competenza
ipotizzando un sistema di gestione/governance del Polo basato sulla creazione di un forte
partenariato pubblico-privato nel quale coinvolgere:
 organismo di ricerca
 imprese e altri operatori economici
 associazioni di categoria nazionali o territoriali,
 altri stakeholder territoriali significativi

1
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2037664-online-il-bando-per-la-
costituzione-dei-centri-di-competenza-ad-alta-specializzazione

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 14


2) partecipare alle call del MISE (che si auspica possano continuare anche dopo il mese di
aprile) in modo da tentare di accedere a risorse aggiuntive in grado di consentire al Centro
di competenza di avviare le prime attività.
In entrambi i casi il Comune di Livorno dovrebbe utilizzare una parte del finanziamento regionale
per consentire lo start up del Centro di competenza e per concretizzarlo attraverso una “call to
action” verso tutti i soggetti interessati del territorio. Il Centro di competenza del Polo di Livorno
potrebbe così diventare una sorta di “cabina di regia” dei progetti di innovazione del territorio e
la “testa pensante” dalla quale far transitare l’innovazione del territorio urbano (una sorta di
urban center strategico), innescando quei meccanismi moltiplicatori del finanziamento regionale
che rappresentano il vero obiettivo dell’Accordo di Programma.
Adottando la logica del “partenariato pubblico-privato”, il Centro di competenza dovrebbe portare
avanti un programma di attività – comprendente servizi di orientamento e formazione alle
imprese nonché l’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale
- finalizzato alla realizzazione, in particolare delle PMI, di nuovi prodotti, processi o servizi o al
notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo e l’adozione di
tecnologie avanzate in ambito Industria 4.0.
Come centro di competenze per l’innovazione il Polo tecnologico avrebbe l’esigenza di acquisire
progressivamente una “massa critica” di conoscenze sui trend di mercato, sugli applicativi
innovativi, sugli skills necessari a un adeguato sviluppo di modelli / progetti 4.0. In questo senso la
base cognitiva già esistente a Livorno (costituita da buone pratiche, nuove tecnologie, nuovi
applicativi ecc.) costituisce un valore aggiunto non solo per il partenariato iniziale e per le
successive azioni di seguito, ma anche per l’economia regionale.
Quinta ipotesi: Gestione del Polo tecnologico di Livorno e sistema unico regionale unica per la
governance dei poli tecnologici della Costa.
Qualunque sia il modello di gestione/governance adottato nell’ambito del Polo tecnologico di
Livorno, occorrerà tener conto di quanto si sta muovendo su questo tema a livello regionale e sui
processi di ridefinizione dei modelli gestionali che interesseranno i poli tecnologici della Costa
toscana.
Come noto, a fine 2016 è stato firmato un Protocollo d'intesa tra da Regione Toscana, Province di
Pisa, Provincia di Livorno, Comuni di Pontedera e Rosignano Marittimo e la Camera di commercio
di Lucca. Il Protocollo, che al momento interessa il Consorzio Polo Magona, la Pont-Tech, il Polo di
Navacchio e la Lucca In-Tech srl, è finalizzato a stabilire sinergie stabili e ad elaborare una ipotesi
di gestione unitaria delle infrastrutture per il trasferimento tecnologico presenti sui propri
territori, mediante un percorso graduale e differenziato.
Il protocollo prevede tra l’altro l’identificazione di un direttore unico che abbia il compito di:
 coordinare le risorse umane presenti presso le società interessate per la gestione delle
infrastrutture e dei relativi servizi di supporto alle imprese presenti nelle infrastrutture,
 predisporre un piano di razionalizzazione organizzativa che determini, sulla base delle
professionalità presenti, economie di scala gestionali e operative;
 elaborare un programma di attività inerenti la promozione del trasferimento tecnologico
sul territorio,

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 15


 realizzare uno studio di fattibilità per la costituzione di una società unica per la gestione
delle infrastrutture interessate, che preveda la presenza sia di organismi di ricerca pubblici,
sia di soggetti privati.
Fermo restante l’autonomia gestionale ed organizzativa che si intende perseguire con il polo di
Livorno, si ritiene indispensabile avviare un dialogo con le reti esistenti per mettere a fattor
comune i fabbisogni e identificare linee collaborative volte a promuovere le eccellenze del
territorio anche in ambito sovra locale.

1.3.4 Sintesi delle alternative

# Alternative proposte Vantaggi Svantaggi Note


 Esperienza  complessità gestione
❶ Dialogo competitivo da valutare
 know how procedura
l’interesse alla
soggetto gestore  networking  tempi medio lunghi localizzazione del
specializzato  procedura di dialogo per assegnazione
soggetto gestore
con operatori  incertezza gestione non locale
post 5 anno
 Vicinanza al territorio,  Possibile mancanza di
❷ Rete d’impresa locale rischio di non
 Gestione del bando competenze
creazione ed
semplificata specifiche
efficacia della
 Maggiore  Mancanza di un attività della Rete
coinvolgimento modello da seguire
aziende locali  Rischio di limitata
apertura e
contaminazione verso
esterno
 semplificazione  Possibile mancanza di
❸ Estensione modello PIUSS Da verificare
processo gestione competenze
come assegnare
 tempi rapidi per specifiche
risorse per la
operatività  Rischio di limitata gestione iniziale
 immediata visibilità del apertura e
Polo contaminazione verso
esterno
 ???  ???
❸ Modello Centro di
competenza
 maggior  Modello ed
❸ Adesione polo RT della Da verificare i
coordinamento con le operatività ancora
Costa toscana gradi di
strategie regionali non definiti
autonomia
 possibili risorse  Minore possibili con la
regionali aggiuntive coinvolgimento locale gestione
 Tempi e risorse incerti centralizzata
 Esperienze pregresse regionale
non positive

1.4 Incentivi e agevolazioni

1.4.1 Breve descrizione

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 16


L’analisi delle opportunità e degli incentivi pubblici per lo sviluppo delle imprese livornesi ha
evidenziato l’importanza per il territorio, in termini di agevolazioni già attratte a partire dagli inizi
del nuovo millennio, di tre specifiche misure :
 I fondi strutturali gestiti dalla regione Toscana con particolare riferimento al micro-credito
per le imprese giovanili e femminili e, soprattutto, i finanziamenti a fondo perduto per i
cosiddetti “servizi qualificati” o la micro-innovazione;
 Le agevolazioni per le imprese promossi con l’Accordo di Programma per l’area livornese
quali i Protocolli di Insediamento, contributi a fondo perduto per l’ampliamento produttivo
e / o gli investimenti in ricerca e sviluppo, e gli incentivi nazionali Legge 181/89 attivati da
Invitalia per il MISE.
Tuttavia, se per la formula progettuale dei servizi qualificati, o micro-innovazione, e dei protocolli
di insediamento si rileva una certa familiarità da parte del tessuto economico livornese data dalla
rilevanza della provvista finanziaria attratta, meno attraente sembra la formula degli incentivi
nazionali, che ad oggi, nella formula attuale, hanno portato all’approvazione di un unico
programma di investimento che verrà realizzato sul territorio comunale di Rosignano Marittimo.
Pertanto, sulla base dei suddetti risultati e in considerazione di quanto emerso dal percorso di
ascolto delle imprese locale, gli incentivi e le agevolazioni più significative per lo sviluppo
innovativo del tessuto imprenditoriale livornese possono sintetizzarsi come di seguito:
 I Protocolli insediativi;
 i Voucher dell’innovazione;
I Protocolli insediativi si modulano sui Protocolli di Insediamento dalla Regione Toscana che
hanno l’obiettivo di attrarre nuove imprese e, al contempo, sostenere quelle già insediate nel
tessuto economico locale agevolandole nell’accesso ai servizi di ricerca per l’innovazione, sia
tecnologia, sia anche sociale. Tali strumenti potrebbero declinarsi con un livello di spese
ammissibili inferiori a quelle previste dalla Regione, per accrescere il tessuto produttivo (beni e
servizi) di un determinato territorio. Tale forma di sostegno, infatti, promuove direttamente la
localizzazione attraverso il finanziamento a fondo perduto di parte dell’investimento e anche la
realizzazione di programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, coprendo gran parte dei
costi.
I Voucher dell’innovazione potrebbero derivare sulla messa a sistema di alcuni servizi offerti
tramite il programma sulla “Microinnovazione” della Regione Toscana che è finalizzato a sostenere
l’innovazione presso quelle imprese che hanno difficoltà strutturali, organizzative ed economiche a
trasformare l’innovazione in elemento sistemico a supporto del loro sviluppo. A livello territoriale i
Voucher dell’Innovazione sono stati già “sperimentati” dalla Camera di Commercio della
Maremma e del Tirreno ed hanno prodotto ottimi risultati. I Voucher possono incentivare le PMI a
portare avanti idee innovative in collaborazione con ricercatori delle Università o di altri Istituti e
Centri di ricerca, promuovendo e intensificando così il trasferimento di sapere e tecnologie tra il
sistema della ricerca e le MPMI del territorio. Con il voucher può essere finanziata la ricerca,
l’innovazione e lo sviluppo nell’ambito di specifici settori individuati come rilevanti per un
determinato territorio e, in particolare, possono essere sostenute le attività quali studi concettuali
(ideazione di progetti, studi senza limiti tematici né tecnologici, studi preliminari o
d’accompagnamento di tipo non tecnologico, ecc.), lavori preliminari per un progetto di ricerca o

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 17


di sviluppo potenzialmente innovativo per la PMI, analisi del potenziale di trasferimento di
tecnologie, ovvero in che modo la collaborazione tra PMI e istituzioni di ricerca favorisce lo
sviluppo di innovazioni, analisi del potenziale d’innovazione (processi, prodotti, servizi,
tecnologie). Il voucher potrebbe coprire tutti i costi effettivi sostenuti dai ricercatori per la
realizzazione del progetto.
Tali strumenti potrebbero completarsi con la definizione di un programma articolato di appalti
pre-comerciali. L’appalto pre-commerciale una strumento innovativo che risponde al bisogno di
innovazione del settore pubblico e che consente, da un lato, di promuovere la prestazione
innovativa del settore imprenditoriale e, dall’altro, di innalzare la qualità e la sostenibilità dei
servizi erogati ai cittadini, facendo leva sulla spesa corrente. Tra le caratteristiche degli appalti
pubblici pre-commerciali l’allargamento della platea dei soggetti potenzialmente coinvolti
costituisce un fattore di sicuro successo. Infatti, oltre a coinvolgere potenzialmente tutte le
pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche, piccole e grandi, l’appalto pre-commerciale si
indirizza, dal lato dei soggetti appaltatori, a nuovi interlocutori, come ad esempio imprese piccole
ma all’avanguardia, con o senza significative esperienze pregresse. L’espletamento di servizi di
R&S non presuppone la sussistenza di una capacità di fornitura, come invece riflettono i requisiti di
ammissione alle gare di appalto tradizionali (rivolti al passato), quanto semmai una capacità e una
chiara visione di commercializzazione (prospettica).
La consequenzialità logica del processo di appalto pre-commerciale parte dal settore pubblico il
quale pone un problema tecnologicamente complesso a cui non si è trovata idonea soluzione con i
prodotti e/o i servizi già presenti sul mercato. Il processo procede con la richiesta ad un certo
numero di operatori economici di sviluppare in parallelo, quindi in un contesto concorrenziale e
senza la certezza di una rimuneratività data dal successivo acquisto del prodotto, nuove soluzioni
alternative per risolvere il problema posto, al fine di introdurre rapidamente le innovazioni e
garantire così servizi pubblici sostenibili e di elevata qualità.
Le parti coinvolte nell’appalto pre-commerciale sono, da un lato, le stazioni appaltanti, ossia tutte
le pubbliche amministrazioni, nonché gli organismi di diritto pubblico e, dall’altro, i soggetti
appaltatori, ossia tutti gli operatori economici, le imprese in forma singola o associata nonché
soggetti quali Università ed Enti di ricerca. Entrambe le parti, infatti, avranno un vantaggio dalla
commercializzazione e dalla diffusione delle nuove soluzioni eventualmente sviluppate: da un lato,
le imprese vedranno retribuita la loro ricerca e avranno la possibilità di poter realizzare profitti
risultanti dalla R&S; dall’altro, l’acquirente pubblico, non riservando al proprio uso esclusivo i
diritti di proprietà intellettuale, oltre a remunerare meno la ricerca rispetto all’ipotesi di sviluppo
esclusivo, otterrà una compensazione finanziaria commisurata ai benefici (e ai rischi) riconosciuti
alle imprese. Alla fine del percorso la stazione appaltante può decidere di acquistare o meno la
soluzione tecnologica frutto delle attività di ricerca pre-commerciali. Il vantaggio economico che
l’appalto commerciale andrebbe a creare per l’Amministrazione Pubblica potrebbe essere “re-
Investito” nel fondo per l’innovazione e lo sviluppo urbano in una logica di sostenibilità e
revolving.

1.4.2 Sintesi delle alternative

# Alternative proposte Vantaggi Svantaggi Note

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 18


Favoriscono l’introduzione Non si ravvisano Verificare
❶ Voucher di piccole innovazione anche particolari svantaggi in l’opportunità
dell’innovazione nelle imprese più piccole quanto anche l’analisi territoriale e la
finanziando a quest’ultime dell’esperienza fattibilità con il
la possibilità di acquisire livornese nell’attrarre soggetto gestore /
consulenze altamente questa tipologia di erogatore, la Regione
specializzate sia nei settori finanziamenti dimostra Toscana, di focalizzare
più avanzati una certa “familiarità”. maggiormente il
tecnologicamente, sia Tuttavia, il modello catalogo dei servizi su
nell’organizzazione e proposto per le quelli che sono i
competitività aziendale, dal imprese Livornese settori strategici e i
controllo interno al potrebbe individuare bisogni del tessuto
marketing digitale. I nuovi e specifici servizi imprenditoriale e d
finanziamenti, nella forma per il territorio, economico del
attuale proposta dalla maggiormente territorio.
Regione Toscana, sono tutti focalizzati sui settori
a fondo perduto e possono strategici e i bisogni Si evidenzia anche
arrivare ad un massimo del rilevati. l’importanza
60-70% a seconda del dell’interesse
servizio erogato e della dell’amministrazione
dimensione dell’impresa territoriale durante il
richiedente processo precedente e
successivo la
candidatura.
Protocolli insediamento Finanziamento a fondo La modalità di Verificare
❷ perduto sia di esclusivi attuazione prevista l’opportunità
investimenti materiali (max dalla Regione Toscana territoriale e la
20% nella formula attuale ammette, per l’area di fattibilità con il
proposta dalla Regione crisi complessa di soggetto gestore /
Toscana) sia di programmi Livorno, programmi di erogatore, la Regione
più complessi che includono investimento con Toscana, di ridurre
anche progetti di ricerca spese eligibili di l’investimento minimo
industriale e sviluppo almeno 250.000 €. e porre un massimale
sperimentale (si può Questo potrebbe inferiore all’attuale.
arrivare ad un limitare l’accesso da
finanziamento a fondo parte delle imprese più Si evidenzia anche
perduto di circa il 50-60% a piccole che hanno l’importanza
seconda della dimensione di capacità inferiori di dell’interesse
impresa) d’investimento o dell’amministrazione
comunque ridurre il territoriale durante il
numero di imprese processo precedente e
supportate. successivo la
candidatura.
Incentivi ed agevolazioni Strumenti con lo stesso Ad oggi, la complessità Verificare
❸ obiettivo e con schema di progettazione e il l’opportunità
Legge 181/89
attuativo simile a quello dei meccanismo piuttosto territoriale e la
Protocolli di Insediamento articolato di fattibilità con il
della Regione Toscana, oltre valutazione delle soggetto gestore /
ai finanziamenti a fondo domande non hanno erogatore, MISE e
perduto propongono anche prodotto alcun tipo di Invitalia, di favorire
la misura del tasso supporto al territorio non solo la
agevolato dell’area comunale di presentazione delle
Livorno. domande ma anche
l’accettazione delle

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 19


La misura del tasso stesse, individuando le
agevolato, inoltre, modalità più
stante i regimi di opportune per
interesse proposte semplificare l’accesso
attualmente dal a tali finanziamenti.
sistema creditizio, non
sembra Si evidenzia anche
particolarmente l’importanza
attrattiva. dell’interesse
dell’amministrazione
territoriale durante il
processo precedente e
successivo la
candidatura.
Appalti pre-commerciali Tale misura favorisce la co- Lo strumento è ancora I primi appalti pre-
creazione di innovazioni piuttosto innovativo e commerciali
sociali, ovvero capaci di come tale, poco potrebbero essere
rispondere ai bisogni della diffuso, sebbene in avviati sulla base di
cittadinanza, supportando Italia siano già attivi bisogni già esistenti
l’innovazione in ambito quasi 40 appalti pre- dell’Amministrazione,
urbano attraverso la commerciali. la quale potrebbe
creazione di una partnership Gli svantaggi più beneficiare di un
diretta tra l’amministrazione rilevanti sono connessi possibile revolving del
committente e lo all’avvio del processo. sostegno attraverso la
sviluppatore e rendendo co- Tuttavia, nell’efficacia condivisione delle
partecipe la prima dei dell’innovazione royalties con i soggetti
successi, anche economici, realizzata no. Si che hanno sviluppato
del secondo, in una logica ravvisano particolari l’innovazione.
win-win. criticità in quanto il
processo è definito per
rispondere a bisogno
reali e concreti di un
determinato territorio,
individuando, quindi,
fin da subito un
mercato target e uno
sponsor.

1.5 Ipotesi di ripartizione dei fondi

1.5.1 Breve descrizione


L’obiettivo del capitolo è quello di presentare e condividere le prime ipotesi di variante all’utilizzo
delle misure a sostegno degli investimenti produttivi.
L’ipotesi proposta prevede di destinare:
 al recupero delle infrastrutture il 40% del finanziamento regionale, per un valore di 2mln.€;
 al sostegno alle imprese il 60% del finanziamento regionale, per un valore di 3mln.€;
L’ipotesi prevede dunque di utilizzare il finanziamento per aiuti alle imprese finalizzati allo
sviluppo economico del territorio e solo parzialmente per il recupero dell’area degli ex Macelli. Ciò
significherà abbattere in parte l’investimento infrastrutturale creando però le condizioni

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 20


preliminari per poterlo attuare dal punto di vista progettuale e attivando u primo parziale
recupero che possa innestare e rendere appetibile l’area a successivi investimenti privati.

1.5.2 Sintesi della proposta


Prima parte - Recupero infrastrutturale: 2 mln di €
Si articola in tre voci:
1. Master Plan dell’intero Forte San Pietro con destinazioni d’uso esclusivamente produttive
Valore: 200.000 €
2. Recupero di 2 lotti funzionali degli ex macelli
a. progetto esecutivo
b. appalto di lavori per recupero edilizio
Attività da insediare:
- sede del Polo, coordinamento e regia
- fab lab, laboratori creativi
- laboratori di test, laboratorio ad alta tecnologia
- spazi di sperimentazione
- uffici
Valore: 1,2 mln di €
3. Sistemazione opere esterne (ingresso Forte San Pietro )
Valore: € 400.000
4. Spese Tecniche (Progettazione, DL, CSP/CSE, Collaudi ..): 150. 000 €
Seconda parte- Aiuti alle imprese: 3 mln di €
1. Bando regionale microinnovazione ed altri bandi analoghi
Obiettivo: sostenere 25-30 progetti rivolti in particolare alle imprese del settore creativo e
dei servizi
Destinatari: imprese creative
Agevolazione massima: 25.000 €
Valore: 500.000 €
2. Bando regionale protocolli di insediamento
Obiettivo: sostenere le imprese localizzate in aree predefinite del polo tecnologico diffuso
nell’ambito di un progetto di laboratorio di innovazione urbana per sperimentare prodotti
e servizi innovativi
Destinatari: imprese piccole e medie nei settori manifatturiero e ICT, Logistica e nautica
Agevolazione massima: …

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 21


Valore: 2,4 mln€
3. Soggetto animatore/coordinatore
Obiettivo: individuazione di un soggetto esperto che svolga per il polo diffuso un’ attività di
promozione, compartecipazione ai progetti di punta, progetto integrato sul territorio
Destinatari: soggetti di impresa professionali
Valore: 100.000€
Terza parte (integrativa fuori dal finanziamento regionale ma a sua integrazione)- Concessione
di valorizzazione – ipotesi in corso do valutazione
La concessione è una sorta di partenariato tra il settore pubblico e un'impresa privata che ha
dimostrato il suo valore aggiunto in un determinato settore, ad esempio lo sviluppo di
infrastrutture.
Le concessioni fanno sì che competenze e capitali privati vadano ad integrare le risorse pubbliche
e consentono nuovi investimenti in infrastrutture e servizi pubblici senza gravare sul debito
pubblico. Qual è la differenza tra una concessione e un appalto pubblico? In un appalto pubblico,
un'impresa riceve un importo fisso per completare il lavoro richiesto o prestare un servizio. In una
concessione, un'impresa viene remunerata, in genere con l'autorizzazione a gestire o sfruttare
un'opera o un servizio, e si espone a potenziali perdite sugli investimenti.
Si tratta di un atto amministrativo complesso, che, a sua volta, si compone di due provvedimenti:
1) Provvedimento unilaterale (determina o decreto di concessione): la Pubblica
Amministrazione, in posizione di supremazia, concede in godimento ad un terzo un bene
appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile.
2) Provvedimento bilaterale (disciplinare di concessione): le parti (Pubblica Amministrazione
e Privato) disciplinano, di comune accordo (bilateralmente), i termini essenziali della
concessione (oggetto, durata, obblighi contrattuali…).
Le parti del rapporto concessorio sono:
1) Concedente: Ente (Comune, Provincia, Regione, Stato) proprietario del bene che decide
di concederlo temporaneamente in concessione a terzi.
2) Concessionario: Terzo (Persona fisica o giuridica) a cui viene concesso
temporaneamente il bene di proprietà dell’Ente.
Il canone di concessione è il corrispettivo che il terzo versa periodicamente (solitamente ogni
anno) a fronte del godimento temporaneo del bene immobile.
Nel caso del Polo tecnologico l’Amministrazione potrebbe decidere di predisporre un bando di
concessione nel quale, a completamento / integrazione del pacchetto di incentivi
regionali/comunali si prevede la possibilità di investimenti privati sui lotti rimanenti dell’area
degli ex Macelli a fronte di concessioni d’uso decennali o ventennali.
In questo modo si completerebbe il piano di recupero di tutta l’area collegandola al
finanziamento regionale. Il quadro complessivo degli interventi potrebbe essere il seguente:

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 22


1.6 Servizi del Polo

1.6.1 Breve descrizione


Sulla base dei bisogni emersi nel percorso di ascolto, delle prassi consolidate a livello nazionale e
internazionale e dei modelli organizzativi proposti (vedi par. 1.9) è possibile ipotizzare per ogni
tipologia di servizio teoricamente attribuibile al Polo un livello di utilità. A seconda del modello di
Polo proposto un certo servizio può essere valutato su una scala che va da 0 (inutile) a 5
(essenziale).

1.6.2 Sintesi delle alternative

Ipotesi ❶ Ipotesi ❷ Ipotesi ❸


Polo diffuso Polo diffuso
Scala di importanza: 0: inutile…5:essenziale Polo fisico
con testa senza testa

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 23


Luogo fisico ben Rete di aziende
Piccola sede e
identificabile e senza sede che
Servizi sede di importanti
diramazioni in vari
condividono pochi
luoghi della città
servizi e aziende servizi essenziali

1. Piattaforme tecnologiche: 4 2 0
a. Piattaforme ICT (data center, accesso Internet e
sicurezza, calcolo ad alte prestazioni, Storage e backup, 4 2 0
etc.)
b. Laboratori di analisi e sviluppo relativi ai settori prioritari 4 2 0
c. FabLab (stampanti 3D, fresatrici, laser cutter, plotter di
stampa e taglio, scanner 3D, kit Arduino, schede 4 3 0
Raspberry PI, etc.)

2. Servizi
a. Incubatore 4 2
b. Co-working 4 3
c. Servizi per lo sviluppo tecnologico
i. Servizi di informazione (informazione tecnico-
scientifica, servizi di biblioteca e documentazione)
3
ii. Formazione e gestione risorse umane 1 1 1
iii. Scouting tecnologico 5 5 5
iv. Assistenza per la predisposizione di progetti di ricerca e
sviluppo
5 5 5
v. Ricerca finanziamenti 5 5 5
vi. Trasferimento tecnologico (brevettazione e tutela della
proprietà intellettuale, servizi post-brevettazione)
5 5 0
vii. Analisi statistica e ricerche di mercato 4 3 0
viii. Comunicazione e marketing 3 3 0
d. Servizi logistici e manutenzioni
i. Trasporti 3 0 0
ii. Vigilanza e sicurezza 3 3 0
iii. Pulizie spazi comuni 5 3 0
iv. Manutenzione ordinaria e straordinaria 5 3 0
v. Forniture comuni 0 0
vi. Acqua, depurazione e RSU 5 3 0
vii. Energia elettrica 5 3 0
viii. Fonia, dati e cablaggio 5 0 0
e. Servizi collettivi 0
i. Servizi di accoglienza e informazione 5 0
ii. Sale riunioni e spazi convegni 5 5 0
iii. Servizi bancari 0 0
iv. Servizio mensa 5 4 0
v. Servizi ristorazione e svago 5 3 0
vi. Palestre e sale gioco 5 0 0
vii. Servizi per l’infanzia e le famiglie 3 0 0
3. Servizi alle organizzazioni esterne al Polo
a. Affitto spazi, attrezzature e laboratori 5 5 0
b. Progettazione e ricerca finanziamenti 5 5 5
c. Servizi di assistenza ai potenziali investitori 5 5 5
d. Servizi per l’insediamento 5 5 5
e. Formazione 5 5 5

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 24


1.7 I modelli di Polo proposti
Di seguito si riporta l’esplicitazione delle caratteristiche, punti di forza e debolezza dei 3 modelli
emersi nel percorso di ascolto.

Modelli di
Punti Punti
polo Caratteristiche
di forza di debolezza
possibili
Forte caratterizzazione del progetto
Identificazione del Polo in un luogo
Luogo fisico ben identificabile. ben riconosciuto Maggiore enfasi sulle
E’ costituito da: Maggiore facilità nel portare avanti infrastrutture e minori risorse
azioni di promozione e attrattività per le imprese
- - Aree da recuperare presso gli ex Macelli
Ipotesi ❶ Minore dispersione sul territorio Rischi dovuti ad operazioni
- Aree immediatamente disponibili in Città: immobiliari non controllate
Polo fisico Dogana d'acqua, Villa Letizia, Villa Mimbelli Maggiore facilità di networking e
collaborazione tra imprese Tempi lunghi dovuti alla
(per industria creativa ), Teatro delle
necessità di recuperare le aree
Commedie, aree disponili delle aziende Condizioni ottimali per favorire i
partecipate processi di cross fertilisation delle
competenze

Forte caratterizzazione del progetto


dal punto di vista comunicativo e
del brand
Soluzione ottimale per evitare
grossi investimenti immobiliari ma
al contempo garantire Rischi di dispersione in
Piccola sede e diramazioni in vari luoghi l’identificazione del Polo in un’area mancanza di strategia unitaria
della città territoriale delimitata Necessità di chiarire bene
Ipotesi ❷ cosa deve stare nella testa del
La sede è presso uno dei 2 lotti recuperabili Soluzione ottimale per garantire
Polo diffuso l’impatto del polo su un’area vasta polo e cosa nel polo diffuso
degli ex Macelli e in via provvisoria in una
con testa delle sedi immediatamente disponibili (es della città ma al contempo
Dogana d’acqua) mantenere una regia
Maggiore facilità di networking e
collaborazione tra imprese
Condizioni buone anche se non
ottimali per favorire i processi di
cross fertilisation delle competenze

Rete di aziende senza sede che condividono Il progetto perde la sua


pochi servizi essenziali. configurazione di “polo” per
Il polo diffuso è comunque circoscritto in assumere la veste di un progetto di
aree ben precise e potrebbe coinvolgere sostegno alle imprese
anche il “sistema dei fossi” (fondi, cantine e Rischi di dispersione delle
Ipotesi ❸ magazzini), con particolare riguardo al Per evitare la dispersione il competenze
Polo diffuso contiguo quartiere de La Venezia, progetto dovrebbe almeno essere
considerando l’elevato potenziale di tale accompagnato ad una forte Rischio di Mancanza di regia e
senza testa “sistema”, anche in termini quantitativi zonizzazione degli interventi con un governance strategica
(circa 18'000 m2 censiti di vani di grande sistema di agevolazioni molto
valore storico, oggi fortemente chiare Assenza di contaminazioni
sottoutilizzati). trasversali e transettoriali
Enfasi sulla creazione di un
ambiente innovativo con Minore impatto comunicativo

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 25


competenze diffuse

Struttura “leggera” di relazioni tra


imprese senza vincoli burocratici

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 26


2 Indirizzi per lo studio di fattibilità

2.1 Quadro logico

2.1.1 Albero dei problemi

Alto tasso di Tasso di sviluppo La città non è


Scarsa competitività
disoccupazione insoddisfacente giovane e attrattiva

effetti
Settore produttivo nel
Livornese opera con
modesto contenuto innovativo

Strategia di
messa in rete Strategia di Strategia di
Strategia di centro servizi comunicazione
recupero di delle imprese
aree Comunali tramite incentivi
degradate (protocolli)
all'insediamento

Strutture e Servizi alle imprese La città ha


Attori dell'innovazione
infrastrutture per la ricerca e un'immagine di città
dispersi sul territorio.
per l'innovanzione innovazione 'vecchia' e poco
Frammentazione.
non disponibili carenti innovativa
cause

2.1.2 Albero degli obiettivi

Ridotto tasso di Alta competitività Tasso di sviluppo La città è


disoccupazione del prodotto soddisfacente giovane e attrattiva

Settore produttivo nel


Livornese opera con
elevato contenuto innovativo

Strategia di
messa in rete Strategia di Strategia di
Strategia di centro servizi comunicazione
recupero di delle imprese
aree Comunali tramite incentivi
degradate (protocolli)
all'insediamento

Strutture e Attori dell'innovazione Servizi alle imprese La città ha


infrastrutture in rete e fisicamente per la ricerca e un'immagine di città
per l'innovanzione localizzati nel innovazione 'giovane' e
disponibili Polo della ricerca efficienti innovativa

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 27


2.1.3 Obiettivi generali
1. Sviluppare l’occupazione
2. Aumentare la competitività e la propensione all’innovazione del tessuto produttivo
3. Sviluppare l’economia del territorio cittadino
4. Aumentare la qualità dell’ambiente urbano
5. Cambiare l’immagine della città (da ‘città vecchia’ a ‘città innovativa’)
2.1.4 Obiettivi specifici
1. Valutare le condizioni di fattibilità delle strategie emerse dal percorso partecipativo e scelte
dall’Amministrazione comunale;
2. Definire il progetto di polo tecnologico diffuso e valutarne le condizioni di fattibilità;
3. Valutare la fattibilità delle proposte di investimento e insediamento emerse dal percorso
partecipativo;
4. Definire le basi per la redazione del progetto definitivo per la ristrutturazione e riqualificazione
degli immobili indicati dal Capitolato, coerentemente con il modello BIM;
5. Definire il quadro normativo tecnico specifico per le tematiche del riuso, della rigenerazione
urbana, della gestione del patrimonio pubblico, della progettazione eco-sostenibile dei
complessi edilizi di valore storico-architettonico;
6. Definire un quadro di coerenze nel quale inserire la proposta progettuale attraverso l’analisi
dei piani e programmi settoriali di livello regionale e locale;
7. Analizzare i piani/accordi e progetti a scala urbana e sovraurbana con i quali instaurare sinergie
e complementarietà;
8. Individuare le criticità urbanistiche ambientali, infrastrutturali, paesaggistiche, architettoniche
e strutturali nelle aree di intervento;
9. Definire le priorità strategiche di sviluppo urbano della proposta di rigenerazione orientate alla
valorizzazione delle componenti urbane locali esistenti;
10. Favorire le relazioni con il contesto urbano attraverso una corretta integrazione del progetto
attraverso la mobilità sostenibile, la qualità degli spazi pubblici, la vivibilità urbana,
l’accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche;
11. Mettere in rete con il sistema di attrezzature pubbliche della città (rete spazi sociali, culturali,
educativi etc..);
12. Elaborare modalità di gestione integrata e condivisa degli spazi e delle aree a partire dalle fasi
di progettazione della proposta di riuso.
2.1.5 Risultati attesi del progetto
1. Recupero di aree degradate di proprietà comunale da destinare a sede del polo (2 milioni di €)
altre aree con il supporto dei Privati / Imprese
2. Concentrazione e messa in rete delle aziende innovative nel polo tramite attività di animazione
ed incentivi (protocolli) all’insediamento (… milioni di euro)
3. Creazione di un centro servizi a servizio delle aziende del Polo (… milioni di euro) ????
Soggetto animatore dell’innovazione e promozione della nascita di startup
4. Campagna di promozione e comunicazione per la riconoscibilità e sostenibilità del Polo
tecnologico- (… milioni di euro)
2.1.6 Durata del progetto
5 anni

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 28


2.1.7 Piano di attuazione del progetto

D20 – Linee guida SdF (ver. 1) Marzo 2018 29


2.2 Principi e criteri organizzativi, metodologie (cfr. OT)

2.2.1 Principi guida


Lo studio/progetto di fattibilità (SdF) dovrà essere redatto secondo i seguenti principi guida:
• la coerenza con il documento di visioning (D17) prodotto come esito del percorso
partecipativo;
• la coerenza con gli indirizzi e le scelte dell’Amministrazione Comunale;
• il soddisfacimento dei fabbisogni della collettività;
• l’inserimento dello SdF in ciclo di Project Management complessivo;
• l’utilizzo di piattaforme di progettazione interoperabili a mezzo di formati aperti non
proprietari;
• la valorizzazione delle componenti urbane locali esistenti;
• lo sviluppo di relazioni con il contesto urbano, attraverso la qualità architettonica e tecnica
dell’opera, la promozione della mobilità sostenibile, la vivibilità degli spazi e il superamento
delle barriere architettoniche;
• coerenza con il modello del Building Information Modeling (BIM) e con le novità introdotte dal
Nuovo Codice degli Appalti;
• la conformità alle norme ambientali, urbanistiche e di tutela dei beni culturali e paesaggistici;
• un limitato consumo del suolo;
• il rispetto dei vincoli idrogeologici e sismici;
• l’efficientamento energetico;
• la compatibilità con le preesistenze archeologiche.

2.2.2 Criteri organizzativi dello SdF


Lo studio di fattibilità dovrà essere organizzato in modo da facilitare le fasi successive della
progettazione (esecutiva) in modo coerente con i modelli più recenti di Information Management
and Modelling (IMM) e Building Information Modelling (BIM). A tal fine saranno forniti
all’Amministrazione Comunale i dati sugli interventi ipotizzati in formato aperto (Open BIM),
insieme alle linee guida per la predisposizione dei bandi per la progettazione e per l’esecuzione
delle opere in modo coerente con il Nuovo Codice degli Appalti e le linee guida europee (vedi
oltre).

2.2.3 Metodologie da utilizzare utilizzate


La programmazione e la realizzazione dell’attività necessarie per lo SdF dovrà essere organizzata e
gestita seguendo la metodologia del Project Cycle Management (PCM), con la supervisione e il
coordinamento di un project manager certificato (Prof. Angelo Bianchi) facendo ai modelli
consolidati a livello internazionale (vedi allegato 1).
Per quanto riguarda più nello specifico gli interventi sugli edifici che ospiteranno il Polo, faremo
riferimento alle indicazioni più recenti introdotte dal Nuovo Codice degli Appalti e alle linee guida
dell’Unione Europea in materia di progettazione di opere pubbliche (Direttiva Europea
2014/24/EU “European Union public procurement directive - Euppd”). In particolare,

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raccomandiamo di prevedere la redazione degli studi in modo da consentire di impostare, fin dalla
prima fase del ciclo di progettazione, un vero e proprio Building Information Modeling (BIM)2.
Sebbene il passaggio al BIM sarà progressivo e sarà possibile solo per le Amministrazioni con
personale formato in grado di gestirlo, come indicato nel Codice Appalti, riteniamo opportuno
proporre all’Amministrazione Comunale l’adozione di questa metodologia per la realizzazione
delle opere dove si insedierà il nuovo Polo. Il BIM è una mentalità, un modo di lavorare diverso,
collaborativo che coinvolge tutti coloro che lavorano al progetto. Il BIM consente di progettare in
più dimensioni mettendo in comunicazione tutti: sia i tecnici professionisti sia le imprese edili e le
amministrazioni e consente evitare le varianti e di abbreviare quindi notevolmente i tempi della
realizzazione delle opere. In sostanza una vera e propria opportunità

2.2.4 Struttura e contenuti dello SdF


Lo SdF sarà un rapporto articolato in più capitoli che conterrà i risultati delle analisi effettuate per
valutare la fattibilità di quattro aspetti distinti:
1. il polo tecnologico diffuso, inteso, in questa fase, come un aggregatore/catalizzatore di
servizi e attività;
2. le proposte progettuali di investimento emerse dal percorso partecipativo e scelte come
prioritarie dall’Amministrazione Comunale;
3. la strategia generale nella quale si inseriscono il progetto di polo tecnologico e le proposte
di investimento;
4. il progetto di riqualificazione e riuso delle aree indicate nel capitolato.
Si tratta ovviamente di punti intrinsecamente connessi da un punto di vista logico e operativo, ma
dovranno essere affrontati nello SdF come entità autonome, in modo da poter avere tutti gli
elementi necessari per far partire la fase di progettazione esecutiva degli interventi, subito alla
fine del percorso, una volta ottenuto lo sblocco dell’incentivo della Regione (ma non
necessariamente vincolando le iniziative a quello).
L’articolazione dello SdF dovrà essere coerente con i modelli consolidati a livello internazionale e
con il nuovo codice degli appalti. A titolo di esempio si allega un modello di riferimento (allegato
1).

2
Il BIM, introdotto in Italia per la prima volta dall’art. 23, c. 13 del Nuovo Codice degli Appalti, ha come obiettivo
quello di garantire il trasferimento delle informazioni durante l’intero ciclo di vita di un’opera pubblica in modo
corretto e preciso, generando un modello informativo dell’edificio (o degli edifici) coerente e strutturato. Il BIM
consente non solo di supportare e ottimizzare le fasi di progettazione e realizzazione di un’opera, ma può garantire
notevoli benefici anche alla fase del ciclo di vita più lunga e dispendiosa, ovvero quella di utilizzo e gestione. Alcuni
casi studio hanno evidenziato come questa metodologia, se applicata sin dalle prime fasi della progettazione, possa
portare considerevoli vantaggi per l’ottimizzazione e lo svolgimento delle attività di Facility Management.

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3 Bibliografia

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4 Allegato: Template per lo studio di fattibilità (modello
internazionale)

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