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Il sabato nel villaggio è un canto scritto nel 1829, quasi in parallelo alla quiete dopo la

tempesta. La lirica descrive il clima festivo del sabato, infatti, dopo una settimana di duro
lavoro, si festeggia per l’avvento del sabato e quindi per il meritato riposo della domenica.
Tutto ciò è nel tipico stile leopardiano che abbiamo anche visto all’interno nella teoria del
piacere, infatti i due canti secondo me sono strettamente collegati. L’attesa del piacere è
essa stessa il piacere, infatti, nella costante attesa della domenica e all’arrivo di essa, certo
siamo felici ma quella felicità non è duratura poichè sappiamo che il giorno dopo sappiamo
che sarà lunedì e che quindi bisognerà aspettare un’altrettanta settimana affinchè arrivi la
prossima domenica. Nella vita, il sabato è caratterizzato dalle illusioni della fanciullezza,
mentre la domenica è caratterizzata dalla drammatica verità. C’è quindi un parallelismo tra
gioventù e maturità. E’ giusto mettere in contrapposizione questo canto alla lirica di Eugenio
Montale “Felicità raggiunta, si cammina”. poichè anche in essa di parla del raggiungimento
della felicità. La prima strofa inizia con la parola chiave felicità, ma tramite alcune metafore
inizia a raccontarci l’instabilità e l’insicurezza di essa, Questo sta a significare come sia
semplice spezzare la felicità e lasciare solo un sentimento di delusione all’interno dell’uomo.

La quiete dopo la tempesta è una lirica di Giacomo Leopardi composta nel settembre del
1829 appartenente ai grandi idilli. Il tema principale presente in questa lirica è la felicità, che
è presente solo in relazione ad un brutto periodo. Il testo è suddiviso in 2 parti: la prima è
una descrizione di Recanati dopo l’avvento della tempesta, nella quale ad esempio parla
degli animali che finalmente possono tornare ai loro accampamenti, mentre nella seconda
parte della lirica c’è una riflessione filosofica da parte dell’autore, che dice che la vita è bella
proprio perchè è passata la tempesta ed ogni essere umano si rallegra, ma come sempre la
felicità è costretta a durar poco, a differenza del dolore che è onnipresente all’interno di ogni
essere umano. Tuttavia, quel tipo di felicità riesce a scuotere anche chi odia la vita. La lirica
di Leopardi si può mettere in contrapposizione con “Meriggiare pallido e assorto” di Eugenio
Montale. La lirica risale al 1916 ed appartiene alla raccolta “Ossi di seppia”. Anche all’interno
di questa lirica c’è una accurata descrizione del paesaggio che in questo caso è estivo.
Predomina il tema della solitudine, comprensibile anche grazie alle parole chiave “muro” e
“muraglia”. Anche in questa lirica c’è un senso di quiete, ma a mio modo di vedere, se
dovessi fare un paragone tra le due, io direi che la quiete leopardiana è molto più potente
rispetto a quella montaliana poichè il primo ci descrive molto più accuratamente i sentimenti
che predominano dopo la tempesta e che quindi il raggiungimento di una vera felicità è solo
dovuta al fatto di aver passato un periodo di malessere.

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