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Geometria 1

Prof. Paolo Piazza


Primo Compito Scritto.
3 Luglio 2017

Esercizio 1.
Sia A un piano affine reale.
1. Un sottoinsieme C di A è convesso se contenendo due punti contiene tutto il segmento che li congiunge.
Dimostrare che se C ⊂ A è un insieme convesso e f ∈ Aff(A) allora f (C) ⊂ A è anche convesso.
2. Discutere la veridicità della seguente proposizione:
Siano r ed s due rette incidenti in A e sia X := r ∪ s; allora ∃ f ∈ Aff(A) tale che f (X) = τ1 ∪ τ2 con
τ1 e τ2 rette parallele.

Soluzione:
1. Siano Q1 = f (P1 ) e Q2 = f (P2 ), Pj ∈ C, due punti in f (C). Dobbiamo dimostrare che tutto
il segmento Q1 Q2 è contenuto in f (C). Sia φ : V → V l’isomorfismo associato a f . I punti del
−−−−−→ −−−→
segmento Q1 Q2 sono i punti Q(s), s ∈ [0, 1], univocamente determinati dalla relazione: Q1 Q(s) = sQ1 Q2 .
Dobbiamo quindi dimostrare che Q(s) ∈ f (C) ∀s ∈ [0, 1]. Si ha
−−−−−→ −−−→ −−−−−−−−→ −−−→ −−−→ −−−−→ −−−−−−−−−→ −−−−−−−→
Q1 Q(s) = sQ1 Q2 = sf (P1 )f (P2 ) = sφ(P1 P2 ) = φ(sP1 P2 ) = φ(P1 P (s)) = f (P1 )f (P (s)) = Q1 f (P (s))

con P (s) il punto del segmento P1 P2 corrispondente a s ∈ [0, 1]. Ne segue che Q(s) = f (P (s)) e quindi
la tesi dato che, dall’ipotesi che C è convesso, P (s) ∈ C.
2. Ci sono molti modi di risolvere questo esercizio. Ad esempio, fissato un riferimento, X ha equazione
data dal prodotto delle equazioni delle due rette e la stessa cosa è vera per f (X). X e f (X) sono
quindi i supporti di due coniche; tuttavia le due coniche non sono affinemente equivalenti (dal teorema
di classificazione). Quindi non esiste una tale f .
Più semplicemente: sia P = r ∩ s. f è una bigezione e porta rette in rette; quindi f porta r in una retta
τ1 e s in una retta τ2 ; inoltre il punto f (P ) è un punto comune a τ1 e τ2 perché f è una bigezione; ma
allora τ1 e τ2 non possono essere parallele.
Esercizio 2. Sia q : R3 → R la forma quadratica data da q(x1 , x2 , x3 ) := 2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 .
1. Determinare la forma bilineare simmetrica b polare di q e la sua matrice rispetto alla base canonica
di R3 . Determinare gli indici di positività, negatività e nullità di b e una base di Sylvester per b.
2. Consideriamo in P 2 (R), con coordinate omogenee [x1 , x2 , x3 ], la conica C di equazione q(x1 , x2 , x3 ) =
0. Determinare una proiettività φ ∈ P GL3 (R) e una conica canonica D tali che C = ψ(D).
3. Consideriamo lo spazio euclideo E 3 con riferimento ortonormale Oijk e coordinate cartesiane associate
(x, y, x). Sia Q la quadrica di equazione 2xy + 2xz + 2yz = 1 . Determinare un’isometria ψ : E 3 → E 3
ed una quadrica canonica P tale che Q = ψ(P).
4. Determinare un piano di E 3 che intersechi Q secondo una circonferenza C di raggio 2.
5. Facoltativo: disegnare P, Q e C.

Soluzione: La forma bilineare simmetrica polare di q è data da

b(x, y) = x1 y2 + y1 x2 + x1 y3 + y1 x3 + x2 y3 + y2 x3

che ha matrice associata, nella base canonica E di R3 :



0 1 1
AEb =

1 0 1

1 1 0

Utilizzeremo la notazione A per questa matrice. Il polinomio caratteristico di A è

PA (λ) = −λ3 + 3λ + 1 .

1
Dato che λ = 0 non è radice del polinomio abbiamo che b è non degenere; inoltre, utilizzando il criterio
di Cartesio, possiamo subito affermare che b ha indice di positività 1 ed indice di negatività 2. Dopo aver
letto la domanda 4 capiamo che è conveniente cercare di diagonalizzare la forma bilineare simmetrica b
utilizzando il teorema spettrale per l’operatore LA , che è simmetrico rispetto al prodotto scalare canonico
di R3 . Gli autovalori di LA sono le radici del polinomio caratteristico −λ3 +3λ+1 e quindi dono λ1 = −1
con molteplicità algebrica 2 e λ2 = 2 con molteplicità algebrica 1. L’autospazio V (−1) ha equazione
cartesiana x1 + x2 + x3 = 0 e quindi V (2), che è uguale a V (−1)⊥ , è dato dalla retta vettoriale R(1, 1, 1).
Una base ortonormale di autovettori è quindi data da
1 1 1 1 1 1 1 2
G = { g 1 := ( √ , √ , √ ) , g 2 := ( √ , − √ , 0) , g 3 := (− √ , − √ , √ )} .
3 3 3 2 2 5 5 5
Questa base diagonalizza simultaneamente la forma bilineare b e l’operatore LA :

2 0 0
AGb = 0 −1 0 = MG,G (LA ) .

0 0 −1
q √
Una base di Sylvester si ottiene normalizzando il primo vettore, dividendolo per b(g 1 , g 1 ) = 2. Una
base di Sylvester è quindi
1 1 1 1 1 1 1 2
F = {( √ , √ , √ ) , ( √ , − √ , 0) , (− √ , − √ , √ )}
6 6 6 2 2 5 5 5
e si ha
1 0 0
F

Ab = 0 −1 0

0 0 −1

Sia M la matrice che ha come j-ma colonna le coordinate del vettore fj ; allora M T AM = AF b ; M è la
matrice del cambiamento di base ME,F (IdR3 ) e quindi dette x0 le coordinate associate alla base F si ha
x = M x0 . Otteniamo quindi

q(x) ≡ xT Ax = (x0 )T M T AM x0 = (x0 )T AF 0 0 2 0 2 0 2


b x = (x1 ) − (x2 ) − (x3 ) .

Quindi nel nuovo riferimento proiettivo fissato dalla base F la conica C ha equazione canonica.
In questo ragionamento c’ è un solo piano proiettivo, ma due riferimenti proiettivi distinti. In alternativa,
consideriamo lo stesso piano proiettivo, con un unico riferimento proiettivo ma con una proiettività
φ : P 2 (R) → P 2 (R). Più precisamente, sia D la conica canonica di equazione G = 0 con G il polinomio
omogeneo di secondo grado
G(x0 , x1 , x2 ) = x21 − x22 − x23 .
Sia C la conica di cui al punto 2; C ha equazione F = 0, con F (x0 , x1 , x2 ) = 2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 ; sia
φ : P 2 (R) → P 2 (R) la proiettività φ[x] = [M x]; il ragionamento precedente dimostra che F (ψ(x)) = G(x)
e quindi D = φ−1 C o, equivalentemente, φ(D) = C.
3. Sia N la matrice che ha come j-ma colonna le coordinate del vettore gj :
1
√ √1 − √1
3 2 5
N = √13 − √12 − √15 .

1 2
0

√3 √
5

N ∈ O(3) perché G è una base ortonormale. Sia P la quadrica di equazione g(x, y, z) = 0 con

x2
g(x, y, z) = − y2 − z2 − 1
( √12 )2

P è un iperboloide ellittico in forma canonica. Sia Q la nostra quadrica, di equazione f (x, y, z) = 0 con
f (x, y, z) = 2xy + 2xz + 2yz − 1. Sia ψ l’isometria di E 3 data da TN,0 ; allora, dai ragionamenti fatti, si
ha che f ◦ ψ = g e quindi ψ(P) = Q.

2
p
4. Scriviamo l’equazione di P nella forma 2x2 − 1 = y 2 + z 2 . I piani σ± di equazione x = ± 5/2
intersecano P secondo una circonferenza di raggio 2. Dato che ψ è un’isometria, otteniamo che ψ(σ+ )
e ψ(σ− ) intersecano Q = ψ(P) secondo una circonferenza di raggio 2. L’equazione di ψ(σ± ) si ottiene p
immediatamente dall’espressione di ψ oppure ragionando sul fatto che ψ(σ± ) sono i piani per ψ(± 5/2)
di giacitura Span(N (e2 ), N (e3 )) e cioè di giacitura data da Span(g 2 , g 3 ). Conclusione: ψ(σ± ) sono i piani
di giacitura Span(g 2 , g 3 ) , e cioè di giacitura V (−1), che ha equazione x1 + x2 + x3 = 0, e passanti per i
punti
1 p 1 p
√ √1 − √15 √ √1 − √15 − 5/2

3 2 5/2 3 2
√1 − √1 − √1
, √1 − √1 − √1
3 2 5 0 3 2 5 0

1 2 1 2
0 0 0 0

√ 3 5
√ √ 3

5

Esercizio 3. Nel piano affine complesso A2 (C) è data la curva algebrica CA di equazione X +Y +Y 4 = 0.
1. Scrivere l’equazione della curva algebrica C in P 2 (C) ottenuta per chiusura proiettiva rispetto a X0 .
2. Scrivere l’equazione della curva algebrica in A2 (C) = P 2 (C) \ H1 , H1 = {X1 = 0}, ottenuta per
deomogenizzazione di C rispetto a X1 .
3. Verificare che C ammette un unico punto singolare S; determinare la molteplicità di S.
4. Scrivere l’equazione di ogni tangente principale in S e per ognuna di esse la relativa molteplicità
d’intersezione con la curva nel punto S. (Suggerimento: può essere utile utilizzare il punto 2.)
5. Scrivere l’equazione dell’Hessiana H associata a C. Dimostrare che C ha un unico punto di flesso F .
6. Scrivere l’equazione cartesiana della tangente di flesso in F , τ , e determinare I(C, τ ; F ).

Soluzione:
1. La chiusura proiettiva di CA , C, in P 2 (R) = A2 (R) ∪ H0 ha equazione F (X0 , X1 , X2 ) = 0 con F il
polinomio omogeneo di grado 4 ottenuto omogenizzando il polinomio f (X, Y ) = X + Y + Y 4 rispetto a
X0 ; per definizione
X1 X2
F (X0 , X1 , X2 ) = X04 f ( , ) = X03 X1 + X03 X2 + X24
X0 X0
2. Deomogenizziamo C rispetto a X1 , ponendo X1 = 1, X0 = W , X2 = Z e otteniamo la curva DA di
equazione W 3 + W 3 Z + Z 4 = 0.
3. Denotiamo le derivate parziali FXj brevemente con Fj . Si ha

F0 = 3X02 X1 + 3X02 X2 , F1 = X03 , F2 = X03 + 4X23 .

È facile verificare che l’unico punto in cui si annullano tutte le derivate prime è il punto S = [0, 1, 0]. Le
derivate seconde sono:

F0 0 = 6X0 X1 + 6X0 X2 , F1 0 = 3X02 , F2 0 = 3X02

F0 1 = F1 0 , F1 1 = 0 , F2 1 = 0
F0 2 = F2 0 , F1 2 = F2 1 , F2 2 = 12X22
e tutte queste derivate si annullano in S. Ne segue che S è almeno triplo. D’altra parte F0 0 0 = 6X1 +6X2
che non è zero in S. Quindi S è un punto triplo.
4. Studiamo la natura del punto S considerandolo in A2 (C) = P 2 (C) \ H1 , con H1 = {X1 = 0}.
Utilizzando coordinate W , Z come nel punto 2 capiamo che S è l’origine di questo piano affine numerico;
inoltre sappiamo che la curva C ristretta a P 2 (C)\H1 ha equazione W 3 +W 3 Z +Z 4 = 0. Ci siamo quindi
ricondotti a studiare una curva affine con una singolarità nell’origine. Dalla struttura dell’equazione
W 3 + W 3 Z + Z 4 = 0 capiamo immediatamente che l’unica tangente principale in S, l’origine, è la retta
W = 0 e cioè la retta per l’origine di parametri direttori (0, 1). La sua molteplicità d’intersezione con la
curva in S è chiaramente 4, perché deve essere maggiore di tre (è una tangente principale in un punto
triplo) e non può superare 4 che è il grado della curva.
Potevamo anche ragionare ”al finito” nel piano affine originario; le rette proiettive per S in P 2 (C) sono:
le rette affini Y = k, k ∈ C, e la retta impropria. Le rette affini Y = k hanno tutte una intersezione al
finito e quindi, viste in P 2 (C) hanno tutte molteplicità d’intersezione 3 con C in S, come deve essere,
visto che S è triplo. Nessuna di esse ha intersezione maggiore dell’ordine del punto singolare S; nessuna

3
di esse è quindi tangente principale. Ne segue che l’unica tangente principale è necessariamente la retta
impropria e che questa ha molteplicità d’intersezione 4 con la curva in S (ragionamento già fatto sopra).
5. L’Hessiana H ha equazione det(Fi j ) = 0 e un rapido calcolo mostra che essa è rappresentata dall’
equazione X04 X22 = 0. I punti semplici che C ha in comune con H sono i punti di flesso di C. Il punto
F = [1, 0, 0] è quindi l’unico punto di flesso di C (quindi l’origine è un punto di flesso per CA ).
6. La tangente τ nell’origine è la retta X1 + X2 = 0 o equivalentemente, nelle coordinate affini (X, Y )
(certamente valide intorno all’origine), la retta di equazione X + Y = 0. È chiaro che tale retta ha
molteplicità d’intersezione 4 con la curva nell’origine: infatti

α(t) = f (0 + t, 0 − t) = t4

ha in t = 0 uno zero di molteplicità 4.

Esercizio 4.
1. Nel piano proiettivo P 2 (R) determinare equazioni cartesiane per Λ1 (λ, µ), il fascio di coniche passanti
per i punti di coordinate omogenee

P1 = [1, 0, 0] , P2 = [1, 1, 1] , Q1 = [0, 1, 0] , Q2 = [0, 0, 1]

Suggerimento: può essere utile considerare le rette L(P1 , P2 ), L(Q1 , Q2 ), L(P1 Q1 ), L(P2 Q2 )....
2. Dopo aver spiegato perché ci sono al più 3 coniche degeneri in Λ1 (λ, µ), determinare esplicitamente
le coniche degeneri di Λ1 (λ, µ).
3. Spiegare perché un fascio di coniche affini in A2 (R) contiene al più due parabole.
4. Determinare la conica del fascio Λ1 (λ, µ) passante per il punto [1, 4, 2].

Soluzione:
1. La retta L(P1 , P2 ) ha equazione X1 − X2 = 0; la retta L(Q1 , Q2 ) ha equazione X0 = 0; la retta
L(P1 , Q1 ) ha equazione X2 = 0; la retta L(P2 , Q2 ) ha equazione X0 − X1 = 0. Il fascio Λ1 (λ, µ) è dato,
ad esempio, dalle coniche C1 = L(P1 , P2 ) ∪ L(Q1 , Q2 ) e C2 = L(P1 , Q1 ) ∪ L(P2 , Q2 ); quindi Λ1 (λ, µ) è il
fascio λ(X0 (X1 − X2 )) + µ(X2 (X0 − X2 )) = 0.
2. In un fascio di coniche reali ci sono al più 3 coniche degeneri, ottenute in corrispondenza delle
tre soluzioni dell’equazione in (λ, µ) ottenuta uguagliando a zero il determinante della matrice della
conica generica del fascio. In questo caso è chiaro che la terza conica degenere è data dalla conica
L(P1 , Q2 ) ∪ L(P2 , Q1 ) che ha equazione X1 (X0 − X2 ) = 0.
3. In un fascio di coniche affini reali ci sono al più 2 parabole, ottenute in corrispondenza delle due
soluzioni dell’equazione in (λ, µ) ottenuta uguagliando a zero il determinante della matrice 2 × 2 dei
termini quadratici della conica generica del fascio.
4. Basta imporre il passaggio per il punto dato nell’equazione λ(X0 (X1 − X2 )) + µ(X2 (X0 − X2 )) = 0;
si ottiene la coppia (3, 1) (a meno di un fattore di proporzionalità non nullo). Quindi la conica cercata
ha equazione 3(X0 (X1 − X2 )) + (X2 (X0 − X2 )) = 0 e cioè 3X0 X1 − 2X0 X2 − X02 = 0.