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MARX

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Da un punto di vista filosofico è un prosecutore della corrente filosofica della sinistra hegeliana, poi
però se ne distaccherà. È stato ed è tutt’oggi un filosofo talmente importante e con il suo pensiero
ha talmente influito sulla storia e politica mondiale che bisogna prima cercare di inquadrarlo per
non fraintendere. premesse generali: Primo equivoco che ha pesato e pesa ancora oggi sul
pensiero di Marx: per motivi storici di vario genere, ancora oggi, a livello della cultura di massa
Marx è stato ed è identificato con la rivoluzione russa e con il comunismo russo da Lenin fino alla
caduta del comunismo con Gorbaciov. Questa immagine di Marx è sempre stata sbagliata ma sta
anche ad indicare storicamente non solo un errore molto grossolano sul piano filosofico ma anche
la volontà di screditare in senso dispregiativo e negativo tutta l’opera di Marx; siccome il
comunismo sovietico si era ispirato a Marx e il comunismo sovietico ha fallito ed è crollato questo
vuol dire che Marx si era sbagliato e la sua filosofia è da buttare, anche per quanto riguarda le
caratteristiche autoritarie e totalitarie del comunismo sovietico. Il primo grande errore voluto per
gettare ombra su Marx da un punto di vista filosofico e umano. Durante la rivoluzione russa,
quando Lenin prende il potere in Russia con il partito dei bolscevichi e poi da lì comincia tutta la
storia della Russia del 900 fino a Gorbaciov, quando cade questo sistema chiamato socialismo
reale. È vero in parte che Lenin era un rivoluzionario colto, aveva un livello di cultura elevato,
conosceva bene Marx, Hegel e ha scritto testi sia su Hegel che su Marx, quindi indubbiamente
nella prospettiva politica il pensiero di Lenin era presente questo filone della cultura della filosofia
tedesca che a partire da Hegel si identifica come la sinistra hegeliana, però, da qui a dire che il
comunismo sovietico di Lenin in poi possa essere considerato come la realizzazione storica e
politica di ciò che Marx aveva in mente quando parlava del comunismo già è assolutamente
fuorviante prima di tutto perché la storia del comunismo sovietico è lunga, tormentata, passa
attraverso diverse fasi (da Lenin a Stalin, poi la seconda guerra mondiale, poi tutto il periodo
successivo), il comunismo come lo intendeva Lenin è diverso dal comunismo che c’era in Russia
negli anni 70 e 80, quindi già quando si parla del comunismo russo non è una realtà omogenea ma
è cambiata molto nel suo interno.
Seconda cosa: anche ammesso che lo si voglia associare alla prima fase, ciò quella di
Lenin, che sicuramente fu quello che dal punto di vista del profilo culturale era molto più alto di
Stalin e tutti gli altri, aveva sulle spalle una formazione culturale, politica e filosofica di alto livello,
però anche lui quando tornò in Russia e proclamò le tesi di aprile a capo dei bolscevichi e poi dopo
trasferì il potere ai soviet e da lì tutta la storia che sapete, ma è comunque superficiale affermare
che Lenin mise in pratica la realizzazione del comunismo di Marx, ma anche questo è sbagliato
perché Lenin nelle circostanze storiche in cui si trovò e di fronte alla situazione reale, concreta
della Russia e delle forza politiche che si combattevano in Russia in quel momento fu costretto ma
prendere decisioni drastiche per fronteggiare i problemi quotidiani che aveva davanti (situazione
tragica) e che non ha nulla a che vedere con le teorie di Marx. Marx è stato solo una fonte
d’ispirazione, anche perché Marx era morto nel 1883, la rivoluzione d’ottobre è accaduta nel 1917,
quindi più di 30 anni dopo la morte di Marx, quindi diffidate di quelle interpretazioni con
un’identificazione diretta tra Marx e il comunismo russo.
Anche se per un'ipotesi fantasiosa ci fosse una corrispondenza tra il pensiero di Marx
e il comunismo russo sarebbe ugualmente un errore considerare la figura di Marx alla luce di
questo presupposto perché si finirebbe con l’ identificare tutta quanta l'attività culturale,
intellettuale, gli scritti e le sue teorie semplicemente con il pensiero politico, perché si ridurrebbe
Marx ad un politicante o filosofo della politica perché si prenderebbe in considerazione solo
quell'aspetto del suo pensiero, ma se guardiamo le sue opere vediamo che è stato un filosofo che
si è occupato di tutto: è stato un filosofo, uno storico, faceva ricerche storiche su documenti, è
stato un economista, un sociologo, ha studiato i fenomeni religiosi, la religione, il diritto, ha avuto
una formazione giuridica, è stato un antropologo studiando usi, costumi e tradizioni di altre
popolazioni e fra le tante altre cose si è occupato ANCHE di politica. Marx è un autore che si è
occupato persino di arte, è stato un grande appassionato di letteratura, soprattutto autori francesi
in lingua originale come Flaubert (le trattazioni di economia se ci sono sul libro non vanno fatte).
Marx nacque nel 1818 in una città della Germania che si chiamava Treviri, nacque da una famiglia
di origine ebraica, cioè tra i suoi antenati c’erano stati addirittura dei rabbini, sacerdoti della
tradizione ebraica, infatti ha scritto saggi sulla questione ebraica; aveva una famiglia di tradizioni
ebraiche non ortodossa, non praticante, infatti il padre faceva parte della borghesia liberale
tedesca, era un avvocato di successo e quindi indirizza il figlio verso una formazione aprte, di tipo
liberale non conservativi o tradizionalista. all'inizio segue le orme paterne e si iscrive alla facoltà di
giurisprudenza a Bonn dopodichè passa all'università di Berlino, più grande e con maggiori
tradizioni. quando il giovane Marx arriva a Berlino, siamo più o meno nel 36, Hegel era morto da
poco (nel 31), quindi marx arriva come giovane studente a berlino dopo ancora dal punto di vista
del dibattito culturale completamente seguace della tradizione hegeliana, quindi si trova in un
ambito ancora dal punto di vista filosofico caratterizzato dalle diverse correnti interne alla filosofia
post hegeliana, a berlino entra in contatto con un'associazione giovenali detta “il club dei giovani
hegeliani” che studiavano la filosofia di hegel, quindi decide di passare da giurisprudenza a
filosofia e partecipa attivamente ai dibattiti promossi dai giovani hegeliani a Berlino, ma non
conosceva solo hegel, ma tutta la storia della filosofia (così come aveva fatto Hegel). infatti la sua
tesi di laurea la discutere su un argomento di filosofia antica ossia sulle differenze tra la filosofia
naturalistica di Democrito (fondatore dell’atomismo) e quella di Epicuro (filosofo ellenistico che
derivò molte delle sue concezioni fisiche e naturalistiche proprio da alcune teorie di Democrito).
dopo che si è laureato per un po aveva pensato di intraprendere la carriera universitaria ma si
rende conto che avrebbe incontrato molti ostacoli perche l'ambiente accademico a quell'epoca era
dominato dalla destra hegeliana, ossia quella più conservatrice, ma lui era giovane esponente
legato alla sinistra hegeliana, quindi l’avrebbe ostacolato, quindi decide di abbandonare la
prospettiva della carriera universitaria e si dedica al giornalismo e comincia a scrivere su un
giornale chiamato “la gazzetta renana”, solo che questa gazzetta da un punto di vista politico era
schierata su posizioni progressiste e quindi lui anche era su quelle posizioni e siccome all'epoca il
governo prussiano era assolutamente conservatore e reazionario, questo giornale viene chiuso
perché va contro la politica del governo. decide di andare via dalla Germania e di andare a Parigi
nel 43 (aveva circa 25 anni), a quell'epoca a parigi c'era ancora la monarchia (siamo ancora
all'interno della monarchia francese che era stata rimessa al potere dopo la restaurazione, dopo la
sconfitta di napoleone, quando i regnanti europei si riuniscono per stabilire un nuovo ordine e al
potere in Francia sale il fratello di Luigi XVI, cioè del re ghigliottinato Luigi XVIII sempre
appartenente alla dinastia dei borboni), quando Marx arriva a Parigi non c'era più Luigi XVIII
perche era gia morto da tempo, c'erano stati altri re e in quel momento c’era al potere Luigi Filippo
I, che era il re in carica in quel momento, che era un discendente di un ramo minore della dinastia
borbonica (era un borbone d'Orléans), era sempre un regime monarchico che concedeva molte piu
liberta rispetto alla monarchia precedente alla rivoluzione. a parigi, che era il centro della cultura
europea, conosce Friedrich Engels, tra i due si stabilisce un'amicizia un sodalizio morale,
intellettuale (perché molte cose le scrissero insieme) e anche materiale che durerà per tutta la vita,
saranno compagni di lotta politica e intellettuale, engels proveniva da una ricca famiglia di
industriali, marx invece aveva problemi economici quindi engles lo sosteneva anche
materialmente. nel frattempo Marx si sposa con Jenny von Westphalen che veniva da una famiglia
nobile tedesca e che gli rimase accanto per tutta la vita, morì poco prima di Marx, ma fu un
matrimonio che durò fino alla morte. nel 43 quando si trasferisce a parigi finisce anche di scrivere
un’opera importante che è “la critica della filosofia del diritto di Hegel” perché una parte importante
della filosofia di Hegel era la filosofia del diritto perché nel diritto hegel vedeva una manifestazione
dello spirito oggettivo cioè che si manifesta e realizza all'interno delle istituzione storiche e dalla
filosofia del diritto di hegel marx prende lo spunto per avanzare delle critiche ad alcuni presupposti
della filosofia di Hegel l in generale perché nel frattempo stava elaborando la sua filosofia con la
quale si distaccava sia dalla filosofia di hegel che anche dalla sinistra hegeliana, poi pubblica due
saggi sulla rivista “ gli annali franco tedeschi”, sull'ebraismo e sulla filosofia del diritto di hegel ma
anche questa gliela fanno chiudere, perché scriveva cose avanti e provocatorie rispetto a i suoi
tempi perché ancora prima di esprimersi in favore del comunismo che come movimento di
pensiero esisteva già, lui gli dà solo una impostazione più scientifica però era un rivoluzionario
proprio nel suo modo di pensare per cui suscitava reazioni piuttosto accese. Nel 44 scrive un altro
testo fondamentale della produzione giovenale di Marx che sono “i manoscritti economico
filosofici”, dove per la prima volta lui comincia a mettere in evidenza la connessione stretta che
esiste sul piano storico tra la filosofia e l’economia e quindi comincia a studiare gli economisti
classici, quelli inglese, quindi Adam Smith, David Ricardo e tutti quelli che avevano gettato le basi
dell'economia moderna, che erano inglesi perché legati al discorso dell economia industriale.
L'altro grande filone che influenzò il pensiero di marx fu l'economia classica inglese e così come
dell'hegelismo di sinistra lui poi si distacco allo stesso modo studiando i testi degli economisti
classici comincia a criticare, a mettere in evidenza quegli aspetti dell'economia classica che
secondo lui non funzionavano e che dovevamo essere modificati. il governo prussaino fa delle
pressioni sulla monarchia francese perché Marx venga allontanato anche da Parigi e quindi lui è
costretto a fuggire a Bruxelles, dove continua la sua opera di critica della filosofia classica tedesca
e in particolare dell'idealismo tedesco, cioè tutte quelle opere come “la sacra famiglia” “le tesi su
Feuerbach” ”l'ideologia tedesca”, tutte queste sono delle opere filosofiche che svolgono una critica
serrata proprio sul piano filosofico ai presupposti idealistici della filosofia tedesca dell'epoca e sulla
scia di questo avanza critiche anche all'interpretazione che del pensiero di hegel era stato dato
dalla sinistra hegeliana (infatti ad un certo punto ritiene che anche gli interpreti della sinistra
hegeliana si fossero sbagliati su Hegel e critica anche la filosofia di feuerbach), siamo in una fase
di distacco graduale dalla filosofia tedesca in cui pone le basi della sua filosofia. Nel 47 a Londra si
tiene il congresso della lega dei comunisti, che nacque in inghilterra, quindi era comunque un
movimento politico presente già nella società e cultura del tempo per Marx non ci può andare
perché è controllato, ma ci va Engels, il quale diventerà uno dei fondatori e sostenitori della lega
dei comunisti; nello stesso tempo Marx pubblica “la miseria della filosofia in cui soprattutto prende
le distanze dalle varie correnti del socialismo francese, quidni anche all'interno dei movimenti si
sinistra Marx elabora posizioni sue che si distaccano dal socialismo e comunismo in pratica in
quell'epoca storia e qui in koo partyicvoslre critica alla filosofia di Proudhon che era un socialista
inglese ed è in questo periodo che attraverso Engels viene incaricato dalla lega dei comunisti di
scrivere insieme ad Engels il manifesto del partito comunista, che fu una delle tante opere da lui
scritte su commissione, Fonda un altro giornale “la nuova gazzetta renana”, ma lui ormai era
ritenuto un personaggio pericoloso per le sue idee e quindi di nuovo la gazzetta viene fatta
chiudere e lui viene espulso definitivamente dalla germania perché considerato un rivoluzionario
pericoloso per il potere politico prussiano; allora ritorna per un breve periodo a Parigi dove gli
pongono condizioni che non accetta ed ecco che quindi se ne va definitivamente anche dalla
Francia e va in Inghilterra, dove rimane in esilio, principalmente a Londra ma poi si sposta anche in
altre città. In Germania e Francia avevano paura che le sue idee potessero portare a movimenti
politici e sociali che potessero rovesciare il sistema di potere tradizionalista e conservatore che si
basano ancora sul predominio della nobiltà e degli aristocratici.
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nel 49 viene espulso dalla germania, poi trascorre un breve periodo a parigi ma poi praticamente
prende la strada dell’inghilterra (dove morirà) e arriva a londra, e in inghilterra trascorrerà tutto il
resto della sua vita→ prevalentemente a londra, ma si spostò anche in altre città. l’inghilterra era
già fin da allora un paese relativamente abbastanza tollerante dove si rifugiavano molti esuli politici
provenienti dall’europa. l’inghilterra in cui arriva marx (del ‘50) a 32 anni è sostanzialmente
l’inghilterra vittoriana, c’era al potere la regina vittoria; era l'inghilterra della piena rivoluzione
industriale→ dal punto di vista dello sviluppo dell’industria moderna e del sistema capitalistico era
sicuramente in europa il paese più avanzato, il paese della rivoluzione industriale che ormai aveva
raggiunto il suo apice, quantomeno nel quadro della società ‘800 centesca. in quel momento c’era
al potere un governo guidato dai whigs (rappresentano la parte più progressista). era l'inghilterra in
cui stava trionfano per esempio un autore come dickens (fu un grande autore inglese, non solo
perché i suoi romanzi venivano pubblicati e tradotti in tutto il mondo→ conosciuto al livello
internazionale, infatti ci sono stati alcuni interpreti della cultura inglese di quell’epoca che hanno
messo in evidenza il fatto come ci sia una affinità molto profonda tra alcuni romanzi di dickens e il
pensiero politico di marx. ovviamente sono cose diverse perché dickens era un letterato, marx era
un filosofo e un rivoluzionario→ la prospettiva con cui i ponevano di fronte al mondo era diversa,
però i problemi che affrontavano erano quelli→ in molti romanzi di dickens c’è proprio la
descrizione delle condizioni di vita dei bambini nelle workhouses, tutto il problema dello
sfruttamnaeto del lavoro minorile e delle donne, la descrizione delle condizioni di salute/igieniche
malsane in cui si viveva in certi quartieri di londra, il riflesso di una mentalità di sfruttameneto di
tipo positivistico che circolava in inghilterra in quell’epoca→ tutte queste cose dickens le racconta
nei suoi romanzi ma sono gli stessi problemi che marx tratta sul piano filosofico, sociologico e
politico→ perché entrambi vivevano in quella società li. dickens non era un filosofo, un
rivoluzionario, ma uno scrittore quindi quelle cose le raccontava, magari a volte le inventava; però
ci sono dei punti in comune nella realtà raccontata da dickens e nelle allegata che veniva presa in
considerazione da marx.)
in questo periodo lui insieme ad engels (sarà il suo sodale amico fraterno per tutta la vita, la
biografia di marx ed engels sono strettamente collegate tra di loro, sia dal punto di vista
intellettuale che dal punto di vista biografico; da un certo punto in poi uniranno le loro energie per
sostenere questa linea di analisi sociale e politica del mondo capitalistico/industriale.

tentativo di riorganizzazione della lega dei comunisti che si conclude con il suo scioglimento. qui
siamo ancora molto tempo prima della nascita del comunismo e dei partiti comunisti, siamo ancora
alla metà dell’800. quegli anni lì (48 e dopo) furono il culmine di quei movimenti rivoluzionari che si
erano sviluppati in europa dopo il periodo della restaurazione. [periodo storico: c’era stato
napoleone, poi era stato sconfitto dall’alleanza delle grandi potenze europee e al quel punto c’era
stato il congresso di vienna nel quale c’era stata una redistribuzione dei vari territori europei che
erano tornati sotto le antiche dinastie regnanti (da cui il nome nome restaurazione) e quindi
l’europa nel ‘15/16 era stata spartita tra le varie potenze europee e si era tornati a un sistema di
governo di tipo pre rivoluzionario (re, imperatori, nobili, ecc.). soltanto che dopo degli avvenimenti
come quelli che si erano verificati (rivoluzione francese e impero napoleonico), ormai la società era
cambiata→ nessuno era più disposto a tornare indietro, e quindi come reazione a quest'ordine
stabilito dal congresso di vienna si cominciano a formare tutti i vari movimenti di apposizione,
società segrete (tra cui la massoneria, la carboneria) contrarie al regime della restaurazione nei
vari paesi europei; quindi ci sono tutte e varie ondate di moti rivoluzionari. questo è il clima politico
in cui ci troviamo e in cui anche ha vissuto marx]. nel 47 in europa in diversi paesi si erano formate
delle lege, delle associazioni, di comunisti (es: lega dei giusti, lega dei comunisti); sono delle
associazioni a carattere locale (una in belgio con ?marx?, una in germania con shaper, una a
londra) che come ideologia di autodefinivano comuniste ma senza che ancora il comunismo in
senso proprio esistesse di fatto come partito o come movimento politico organizzato. quindi cosa
avevano in comune queste varie leghe o associazioni che si erano formate→ il fatto che facevano
parte di tutta questa galassia di associazioni, movimenti, società segrete sparse in tutta europa per
cambiare la società (arrivare a una rivoluzione che aveva come modello la rivoluzione francese)→
sovvertire il potere conservatore e tradizionalista dei principi e dei re europei. quindi in questo
quadro di riferimento questi comunisti di allora, erano sostanzialmente dei movimenti non
strutturati che però avevano prima di tutto una radice comune di tipo democratico (volevano
abbattere le varie monarchie e sostituirle con delle democrazie) e dal punto di vista storico si
ricollegano idealmente, sempre nel quadro della rivoluzione francese, ai giacobini e sanculotti→ a
quelle forze che erano state più radicali/attive nella società dell'ancien régime; subiscono un po’ il
l'influsso del pensiero utopistico→ cercare di costruire un modello di società diverso, migliore, più
giusto rispetto a quello esistente. però i comunisti di questa epoca avevano questo significato.
succede che a un certo punto cercano di coordinarsi tra di loro per acquistare più forza e quindi
con l’arrivo a londra di marx e di engels, cercano in qualche modo di mettere insieme tutte queste
varie associazioni comuniste per dargli una unità politica, per acquistare una maggiore visibilità e
una maggiore diffusione a livello sociale e politico (perché a quell’epoca erano poco più di una
setta). è per questo che nel 48 marx ed engels scriveranno il manifesto del partito comunista→ che
come dice il titolo è un manifesto ideale, questo è il programma del partito comunista che non
esiste ancora come partito ma era un progetto, un qualcosa che doveva emergere dalla fusione di
tutte queste leghe comuniste. ci lavorano qualche anno però poi non ottengono grandi risultati,
perché è difficile all’inizio tenere insieme tutte queste diverse anime disperse per l’europa sotto un
progetto comune; infatti a un certo punto marx si stanca di tutta questa situazione e si ritira dalla
politica in senso attivo e comincia a dedicarsi alla sua attività di studio (passava delle giornate
intere al british museum dove, oltre alla biblioteca del british museum, erano conservati una serie
di documenti storici che lui stimava e che gli interessavano da un punto di vista storico, sociale).
inoltre marx aveva un problema materiale piuttosto imponente→ mantenere la famiglia visto che
era sposato e aveva un paio di figlie. essendo un rivoluzionario faceva fatica a trovare lavoro,
riesce a guadagnare qualcosa perché scriveva dei pezzi che poi inviava a un giornale americano
(new york tribune) che lo pagava discretamente, ma poi c’era engels che per fortuna lo aiutava da
un punto di vista materiale ed economico per sostenerlo nel suo lavoro e nella sua ricerca (engles
era ricco di famiglia). quindi in questo periodo ha la possibilità di studiare, di fare ricerca e di
pubblicare vari articoli e studi tipo economico, politico; al di là della sua attività di rivoluzionario
marx ha fatto una vita da studioso, passava il suo tempo nelle biblioteche. poi arriva nel 66 dove
pubblica il primo volume del capitale; il capitale oggi è considerato l’opera fondamentale di marx
anche se è difficile dire quale sia la sua opera fondamentale perché ha scritto talmente tanto
(senza considerare la corrispondenza con i vari personaggi politici ,intellettuali di tutta europa).

il capitale
è un testo che viene pubblicato in vari volumi perché sono migliaia di pagine, è un insieme di studi
pubblicati da marx ma dei quali lui durante la sua vita pubblicò solo il primo volume. i volumi
successivi (2,3) appariranno postumi e vennero pubblicati dal suo amico engels che forse aveva
nominato suo esecutore testamentario. ma anche engels dovette fare un lavoro enorme, perché
trovo una massa enorme di appunti frammentari e li dovette rimettere insieme; anche il lavoro di
engels non fu semplice, ovviamente era lui la persona più adatta per farlo (si conoscevano da una
vita, avevano scritto molto insieme, sicuramente avranno parlato molto di questi scritti di marx che
lui intendeva pubblicare nel capitale).
di cosa parla? con questo testo arx si proponeva di dare una base storica/scientifica/economica
alla comprensione di come storicamente si era formato quello che marx chiamava il capitale
originario, che come suggerisce il termine era quel capitale iniziale per cui a un certo punto
inghilterra ci furono dei capitalisti, che avevano del capitale da investire nell'industria e che furono i
primi capitalisti che dettero origine al sistema di fabbrica e all'industria moderna in inghilterra.
quindi marx come primo obiettivo si proponeva di spiegare, sulla base di documenti, il processo
storico attraverso il quale in inghilterra si era arrivati alla formazione di questo capitale che poi
aveva permesso lo sviluppo dell'industria intesa iin sensi moderno. e poi successivamente
l'obiettivo che si poneva era quello di spiegare da un punto di vista economico tutti i vari
meccanismi attraverso i quali il capitale, che diventa il soggetto del discorso di marx, si riproduce,
quindi studiando tutti i meccanismi economici (i prezzi, il mercato, la concorrenza, l'accumulazione
del plusvalore, il salario degli operai) e tutta una serie di considerazioni sociali→ le condizioni di
vita degli operai, tutto ciò che riguarda l’analisi del lavoro di fabbrica che costituisce un tipo di
lavoro nuovo e diverso rispetto al lavoro artigianale preindustriale.
è un testo immenso, anche perché marx ci fa convergere un sacco di problematiche: economiche,
filosofiche, storiche, politiche; è un testo anche molto denso, non è facile da leggere perché in
certe sezioni dove si occupa di economia, bisogna aver studiato l’economia (marx era un grande
studioso di economia moderna). non ce la fece a portare a termine tutto durante la sua vita, ma il
progetto che aveva in mente era questo; perché secondo lui questo era la base per poter capire la
struttura e il funzionamento della società moderna, intesa come società industriale. marx è il primo
a un livello così profondo a rendersi conto che stava nascendo un nuovo mondo→ la società
industriale; ma che questo nuovo mondo avrebbe cambiato le condizioni di vita in cui la societa
aveva vissuto fini in quel momento. il capitale è un testo enorme sotto tutti i punti di vita, sia per il
numero di pagine, sia per il progetto che c’è dietro di marx; voleva spiegare come è nata e come è
fatta la nuova società che si stava sviluppando in quegli anni. oggi parliamo di società post
industriale, però da un punto di vista concettuale non cambia molto→ i termini indicano un ulteriore
sviluppo ma sempre della società industriale.

poi nel 71 insieme a engels fondano la prima internazionale dove riescono in quell'impresa che
non gli era riuscita prima con la lega dei comunisti→ fondano questa prima società sodietta
internazionale, dove in qualche modo si riunivano i rappresentanti dei vari partiti di sinistra o
comunisti che si erano sempre più formati in europa durante quel periodo. inoltre c'erano stati
anche dei cambiamenti politici notevoli, perché le vecchie dinastie in molti casi erano crollate e si
erano formate delle nuove nazioni. quindi ecco che fondano e dirigono la prima internazionale che
doveva raccogliere tutti i membri dei partiti comunisti dispersi in europa. durò poco (⅚ anni) perché
anche se partivano da delle basi ideologiche comuni si scontrano, perché le situazioni di tipo
politico che esistevano nei vari paesi europei erano diverse; quindi avevano dei problemi diversi e
quindi non si trovavano d'accordo sulle strategie da mettere in atto in questo cammino verso il
comunismo. nel 81 muore la moglie ma lui non le sopravvive di molto perché muore dopo due
anni; muore di malattia ai polmoni. muore a londra e viene seppellito a londra (la tomba di marx si
trova nel cimitero di highgate a londra→ cimitero storico dove sono seppelliti molti altri personaggi
importanti). è morto anche esule in inghilterra perché negli altri paesi europei non lo volevano.

pagina 102 le caratteristiche generali del marxismo


primo contrassegno:
marx non può essere etichettato, non lo si puo rinchiudere in una gabbietta. era un sociologo,
filosofo, antropologo, ecc. ma era anche molto di più. non si può ridurre marx a una cosa specifica,
perché il suo era un pensiero globale.
ipotesi: se sono un economista o una storico e dico “voglio vedere quali sono le teorie economiche
fondamentali di marx” oppure “voglio studiare il tipo di analisi della storia che fa marx”, questo di
può fare sicuramente perché i testi ci sono e io devo fare semplicemente un’analisi dei testi che mi
interessano di più; questo si può fare→ approfondire alcuni aspetti del pensiero di marx.
quello che è sbagliato fare è cercare di ridurre la totalità dell’opera di marx a un aspetto soltanto,
perché sarebbe come se avessi davanti un prisma e guardassi una faccia e dicessi che il prisma e
solo quella faccia lì. quindi questo è sbagliato→ il voler ridurre tutto marx ad un aspetto del suo
pensiero. stesso discorso che fa sul libro, il succo è lo stesso.

secondo contrassegno: il legame con la prassi e l’impegno di trasformazione rivoluzionarionaria


un aspetto della filosofia di marx che lo mette in evidenza in polemica con hegel. marx fu molto
influenzato nei primi anni di università dal pensiero di hegel. però questa era una critica che marx
faceva all’impostazione generale della filosofia di hegel: marx con riferimento alla filosofia di hegel
e più in generale dell'idealismo, sosteneva questa posizione: fino ad oggi lo scopo fondamentale
delle filosofia è stato quello di comprendere il mondo (tutto il discorso sulla funzione della filosofia
di hegel→ la filosofia è come la civetta di minerva, si leva in volo sul far della sera→ quando la
giornata è trascorso→ la filosofia entra in azione solo quando la realtà ormai è già compiuta per
capire cosa è accaduto). marx dice che fino a questo momento lo scopo della filosofa è stato
quello di capire com'è fatta la realtà. ma invece dice marx, per noi (filosofi post hegeliani), il
problema non è comprendere come è fatto il mondo ma trasformarlo; quindi quello che sta dicendo
marx è che il ruolo della filosofia non è un ruolo puramente di analisi e comprensione delle realtà,
ma ci deve aiutare a cambiare la realtà→ a renderla diversa e migliore da quello che è. è da qui
che parte questo discorso sull’impegno di trasformazione rivoluzionaria, perché secondo marx la
funzione della filosofia deve essere anche una funzione pratica, deve sporcarsi le mani con le
vicende di questo mondo→ da qui nascono poi tutte quelle concezioni che si sono sviluppate
dell’intellettuale impegnato (in un processo di cambiamento e di trasformazione della società). la
filosofia non deve avere solo una funzione teorica ma anche una funzione pratica→ ci deve aiutare
a cambiare il mondo.

quali sono le influenze culturali prevalenti sul suo pensiero: filosofia classica tedesca (hegel,
l’idealismo, hegelismo di sinistra), l’economia moderna inglese (smith, ricardo), il pensiero
socialista che è soprattutto il socialismo francese (saint simon, trudon??). marx era abbastanza
critico verso il socialismo francese , però da questo socialismo derivano un po le correnti del suo
pensiero che noi consideriamo utopiche; la tensione verso la costruzione di un mondo ideale, più
giusto dove gli uomini possono vivere come fratelli (discorso fraternità era anche un motto della
rivoluzione francese, infatti sono pensatori di matrice tutti francese i socialisti). secondo borri di più
hanno influito la filosofia idealistica e l’economia classica inglese, però indubbiamente nel pensiero
di marx c’è una componente utopistica, e questa vena gli viene in parte dal pensiero sociliasta di
matrice francese.

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A livello della cultura l’immagine che viene tramandata di Marx è un’immagine estremamente
semplificata. Marx per capirlo bisogna conoscerlo, studiarlo è un filosofo di un notevole spessore
non solo politico o sociale ma anche sul piano filosofico.

Critica ad Hegel
Le posizioni critiche che Marx, da una certa epoca della sua vita in poi, assumerà nei confronti di
Hegel.
La questione dei rapporti tra Marx ed Hegel è già di per sé stessa un argomento di riflessione
filosofica che non è stato risolto ancora oggi: nel senso che non c’è una soluzione. È vero che da
un punto di vista filosofico Marx si è formato a Berlino con la filosofia di Hegel e in un ambiente
hegeliano, quindi questa matrice filosofica è assodata sia da un punto di vista storico sia da un
punto di vista filosofico; così come d’altra parte è anche vero però che nel corso del tempo Marx
arriverà a formulare delle critiche radicali nei confronti della filosofia di Hegel, staccandosi proprio
da certe definizioni hegeliane.
[Alcuni filosofi contemporanei come Lucach, Althusser, Dal Pra, Axelos e altri filosofi si sono
occupati di questo argomento (li riportava nel libro di quelli dell’anno scorso) → Perchè è difficile
dire che Marx era più hegeliano, fino a che punto Marx era Hegeliano, fino a che punto era un
critico di Hegel, sono questioni sulle quali non si arriverà mai a dire l'ultima parola.
Sono filosofi importanti tipo Lucach che è stato un grandissimo filosofo ungherese che aderì al
partito comunista, Althusser che anche lui era un filosofo francese di sinistra.]
Dibattito per storici della filosofia perchè a seconda della prospettiva che si assume si può
sostenere di tutto: che Marx sia stato influenzato fortemente da Hegel, che Marx abbia criticato
Hegel in modo radicale, che Marx abbia conservato alcuni elementi della filosofia hegeliana invece
ne ha criticati altri. Può essere tutto vero a seconda della posizione in cui ci si pone di fronte a
questo problema.
Anche se non è stato un allievo diretto di Hegel, perché Hegel era già morto quando Marx arrivò a
Berlino, però il suo pensiero filosofico delle origini si è formato in quell'ambiente, in un ambiente
completamente dominato dalla filosofia di Hegel e dal dibattito tra le diverse interpretazioni sul
pensiero di Hegel quindi la matrice è sicuramente quella; poi ovviamente nel corso del tempo lui ha
sviluppato un suo pensiero personale che lo ha portato a criticare alcuni aspetti del pensiero di
Hegel.

Aspetti di questi rapporti così complessi tra Marx ed Hegel


Uno dei primi scritti in cui Marx si misura direttamente con la lettura e l’interpretazione di Hegel è
“La critica della filosofia del diritto di Hegel” del ‘43, quando Marx è ancora molto giovane, ha 25
anni, però ha già elaborato delle concezioni personali molto profonde. All'interno di questo scritto
di Marx molto importante della critica della filosofia del diritto, sviluppa due tematiche parallele però
e nello stesso tempo collegate tra di loro: è tutto un aspetto di tipo filosofico-metodologico mentre
invece poi c’è tutto un fronte di riflessione più sul piano storico-politico.

Aspetto filosofico-metodologico
Dal punto di vista filosofico e metodologico la critica che Marx avanza nei confronti della filosofia di
Hegel è che Hegel studia le diverse realtà empiriche, cioè gli eventi storici in questo caso, come
manifestazioni dell’attività dello spirito (Fenomenologia dello spirito).
Per Hegel i fenomeni storici sono una espressione di questo processo di sviluppo e di
autorealizzazione dello spirito nella storia umana.
Hegel legge la storia e quindi i vari eventi storici in una prospettiva di sviluppo e di
autorealizzazione dello spirito. Però dice Marx che questo modo di leggere e interpretare la storia
che viene proposto da Hegel, in realtà costituisce una sorta di misticismo, lui lo chiama misticismo
logico, in quanto che in questo modo Hegel non analizza gli avvenimenti storici e le diverse
istituzioni storiche politiche in sé stesse per quello che sono e per quelle che sono le loro
caratteristiche, ma le vede come una manifestazione di una realtà di tipo spirituale (lo Spirito) la
quale in qualche modo, secondo la visione di Hegel, si cela/nasconde all’interno di queste
manifestazioni storiche reali e concrete.
Secondo Hegel la funzione della filosofia è quella di riconoscere all’interno del flusso storico una
dimensione spirituale che si dispiega secondo le regole della logica che poi sono quelle della
dialettica (tesi-antitesi-sintesi) e la ragione umana può cogliere il divenire di questo processo
proprio perchè anche il pensiero razionale/logico dell’uomo funziona nello stesso modo. La
funzione della filosofia è quella di riconoscere questa struttura logico-razionale derivante dallo
spirito ma che si incarna, si realizza all’interno dell'evoluzione storica.
Questo atteggiamento hegeliano Marx lo definisce un misticismo logico perché tende a ridurre tutta
quanta la realtà semplicemente ad una logica interna allo sviluppo dello Spirito che la ragione
umana si deve sforzare di comprendere.

Ma da dove trae origine questa lettura “mistica” della storia che viene sostenuta da Hegel?
Trae origine dal capovolgimento caratteristico di tutte le filosofie idealistiche tra concreto e astratto
e qui si capisce come in questa fase Marx si ricollega direttamente a Feuerbach e alla sinistra
hegeliana: perchè questa era anche la critica che Feuerbach aveva rivolto ad Hegel prima di Marx,
cioè il fatto che l’idealismo, e quindi anche la filosofia di Hegel, avevano pensato il concreto come
una realizzazione dell'astratto.
Sia sul piano filosofico, perchè su questo la realtà umana diventa un’espressione dell’attività dello
Spirito, sia sul piano religioso perchè parallelamente l’uomo diventa una creazione di Dio (questi
erano i punti su cui si basava la critica di Feuerbach ad Hegel). Quindi sostanzialmente Marx,
siccome proveniva da quella corrente di pensiero della sinistra hegeliana, riprende il pensiero di
Feuerbach ma lo sviluppa ulteriormente mettendo in evidenza il fatto che in questo modo noi non è
che veramente conosciamo la realtà perchè quella di Hegel in questo senso può essere definita
una metafisica, cioè nessuno garantisce che veramente dentro il corso della storia ci siano questa
struttura dinamica dettata dalla dialettica e che porta verso un certo risultato.
[In parte, su un piano molto diverso rispetto a Marx e Feuerbach, era un pò anche la critica in
Kierkegaard. Kierkegaard diceva che chi ci dice che questa struttura dialettica di cui parla Hegel
(tesi-antitesi-sintesi) sia esistita veramente nella realtà. Se noi guardiamo i fatti, vediamo che molto
spesso la realtà che osserviamo è il conflitto senza nessun tipo di sintesi di nessun genere]. Quindi
è una posizione diversa quella di Kierkegaard però alla base c’è sempre una critica nei confronti di
questa costruzione speculativa che Hegel impone alla realtà che in ultima analisi è una metafisica
→ cioè un capovolgimento dell'ordine delle cose. Infatti da questo punto di vista anche Marx ribatte
su questo punto: cioè se noi vogliamo capire la realtà stessa dobbiamo sganciarci da queste
ipotesi metafisiche e partire dall’osservazione del concreto, di ciò che è reale, che abbiamo davanti
agli occhi, perchè non è il concreto ad essere una produzione dell’astratto e quindi ad essere
spiegato da ciò che è astratto ma è vero il contrario → è l'astratto che è una derivazione del
concreto.
Quindi anche nel Marx giovane c’è presente in modo molto chiaro questa posizione filosofica che
deriva da Feuerbach e dalla sinistra hegeliana.

“Questo metodo mistico di Hegel è anche conservatore sul piano politico perchè porta a
conservare e difendere la realtà esistente in quanto manifestazione razionale necessaria dello
spirito” (ciò che dice il manuale).
(Contesta al manuale) → Questa non è una questione oggettiva (come ve la vuole presentare il
manuale) diventa un problema di interpretazione della filosofia di Hegel e quindi si ritorna alle due
fazioni opposte della destra hegeliana e della sinistra hegeliana.
Questa lettura reazionaria di Hegel è già un’interpretazione della destra hegeliana così come però
ci sono stati tantissimi interpreti nella sinistra hegeliana ma anche successivamente anzi
soprattutto nel corso del ‘900 che hanno interpretato Hegel in senso rivoluzionario. Hanno
interpretato la filosofia di Hegel basandosi su altri testi, altre parti del pensiero di Hegel ed hanno
dimostrato che la filosofia di Hegel non era una filosofia conservatrice ma una filosofia
rivoluzionaria, infatti pur avendo criticato molti aspetti della filosofia di Hegel anche nel Marx più
maturo, nel Marx rivoluzionario, rimarranno molti tratti caratteristici della filosofia di Hegel, quindi
dire che Hegel fosse necessariamente un reazionario è soltanto una questione di interpretazione.

[La prospettiva dialettica verrà ripresa da Marx, sviluppata in una prospettiva diversa e qui nel par.
2 è illustrato l’aspetto filosofico-metodologico della critica della filosofia del diritto di Hegel in cui
Marx critica la filosofia di Hegel.]

Aspetto storico-politico
Aspetto storico-politico di questa critica, sempre contenuta nella Critica della filosofia del diritto di
Hegel, in cui Marx sviluppa sempre una critica ad Hegel, però non partendo da un'analisi teorica o
filosofica, ma partendo dall’analisi della società e della politica.
In questo aspetto si incomincia a vedere meglio l’originalità della critica Marxiana a Hegel, perchè
da un punto di vista filosofico un po’ ricalca le posizioni della sinistra Hegeliana; mentre invece
fondandosi sullo studio della storia e della politica qui si incomincia a cogliere uno degli aspetti
forti, degli aspetti originari della critica di Marx ad Hegel.

Qui Marx prende le mosse sempre da Hegel il quale, in alcuni suoi scritti della maturità, individua
uno dei tratti caratteristici della modernità intesa, in senso storico-sociale-politico, nella scissione
che si produce all’interno della società moderna tra lo Stato, inteso come organizzazione politica, e
la società civile intesa come tutte le forze vive, non istituzionali presenti all’interno della società,
quindi i diversi ceti sociali, i diversi gruppi, gli interessi economici contrastanti e via dicendo.
Hegel si è occupato molto anche di politica, cioè di studio della società, di come è fatta e di come
funziona la società. Lui analizza la società moderna, le caratteristiche che contraddistinguono la
società moderna rispetto a quella di altre epoche storiche. Probabilmente Hegel è stato il primo
grande filosofo che ha analizzato questa categoria del moderno, della modernità, cioè cosa
significa vivere in una società moderna rispetto alle società storiche precedenti.
Secondo Hegel uno dei tratti caratteristici della società moderna è questa separazione netta che si
è venuta a produrre tra lo stato da una parte e la società civile dall’altra. Hegel fa un confronto con
la società greca, con la polis. Uno dei tratti caratteristici della filosofia di Hegel, ma in generale di
tutta la filosofia dell’idealismo, era quello di idealizzare la società greca antica, per cui Hegel dice
che mentre nella società della polis greca, in senso idealizzata, l’individuo e le forze sociali erano
un tutt’uno con la comunità, e quindi con le istituzioni politiche, quindi non c’era contraddizione tra
la sfera politica e la sfera sociale, tra la sfera individuale e la sfera collettiva, perchè facevano un
tutt’uno.
Quella di Hegel era una visione idealizzata: Molti storici della filosofia hanno messo in evidenza il
fatto che questa lettura hegeliana della polis greca non è molto realistica, perchè in realtà non è
che anche la polis greca fosse di fatto un modello di società così ideale come lo pensava Hegel.
A noi interessa il concetto della separazione tra società civile e stato.

Marx si riaggancia a questo concetto Hegeliano della spaccatura caratteristica della società
moderna tra società civile e stato, e quindi tra individuo e collettività, ma lo interpreta in un modo
diverso perchè dal punto di vista di Marx questo sta ad indicare il fatto che nella vita quotidiana,
nella vita reale dei cittadini di una società moderna, si produce una sorta di spaccatura tra due tipi
di vita delle quali una è puramente teorica, astratta, non reale e invece l’altra è materiale e
concreta.
Dalla Filosofia hegeliana del diritto pubblico:
“I membri della società sono uguali tra loro nel cielo del loro mondo politico. Ma
nell’esistenza terrestre della società sono assolutamente e completamente uguali”

secondo le parole di Marx i membri della società (ciascun singolo individuo, in quanto cittadino di
un popolo, di una nazione), nella società moderna in cui viveva Hegel e viveva anche Marx, sono
uguali tra loro nel cielo del loro mondo politico.
Queste parole profonde vogliono dire che nella società moderna [lo spartiacque è rappresentato
dalla Rivoluzione francese - con la Rivoluzione francese cadono i privilegi di classe, di tipo
feudale, libertè, egalitè, fraternitè, tutti i cittadini di fronte alle leggi dello stato sono uguali, godono
degli stessi diritti e degli stessi doveri] questa uguaglianza, questa parità di condizione tra tutti i
cittadini, è puramente astratta, puramente formale, ma priva di qualunque contenuto reale, ecco
perchè dice nel cielo → indica una realtà sganciata dalla vita concreta, della vita materiale in cui
poi noi di fatto viviamo, questa in cielo è una vita puramente ideale; questa uguaglianza tra i
cittadini in realtà è un’illusione, dice Marx, perchè dall’altra parte, contrapponendosi a questa vita
che sta nel cielo dei diritti astratti, se noi osserviamo la condizione rale, materiale, concreta, in cui
vivono sempre questi stessi membri del popolo, non sul piano astratto dei diritti, ma come vivono
nella realtà quotidiana, Marx dice che nella esistenza terrestre della società (si oppone al cielo
astratto di prima) quindi nelle loro condizioni materiali di vita, questi stessi cittadini del popolo sono
assolutamente e completamente diseguali, cioè non c’è nessuna uguaglianza materiale,
concreta.
La loro uguaglianza è solo un postulato astratto che riguarda il diritto inteso come organo dello
stato, ma secondo Marx questo è un diritto che non tiene conto delle condizioni reali della vita che
ciascuno di noi vive ogni giorno, perchè se guardiamo la vita quotidiana ci rendiamo conto
immediatamente del fatto che più diversi di come siamo non potremmo essere, da un punto di
vista economico, della posizione sociale, del tipo di lavoro che facciamo e via dicendo.
Marx quindi trasforma profondamente questa scissione hegeliana tra società civile e stato e la
sviluppa dicendo che questa idea di uguaglianza è soltanto un’illusione, perchè di fatto gli uomini,
le donne, gli esseri umani sono tra di loro completamente diversi e diseguali in realtà per quello
che riguarda le loro condizioni di vita.
Non solo, ma in molti casi, [Marx lo aveva già denunciato nei suoi primi articoli in cui descrive le
condizioni di lavoro di certi contadini oppure dei furti di legna che si erano verificati e il modo in cui
questi contadini sono stati giudicati dal tribunale] il diritto dello stato, nella maggior parte dei casi,
difende gli interessi di quelle classi sociali che sono più forti e più potenti sul piano economico e
politico.
Questa universalità del diritto è soltanto una pia illusione, perchè in realtà nei diversi regimi politici
che si vengono a creare, le leggi difendono di fatto gli interessi particolari di quelle classi sociali
che sono al potere. Quindi, mentre da una parte si cerca di presentare il diritto come uno
strumento di uguaglianza di tutti i cittadini tra di loro, in realtà nella società moderna questo diritto
serve soltanto a proteggere gli interessi economici e politici delle classi sociali che detengono il
potere.
Quindi, secondo Marx, da un punto di vista esteriore noi diciamo che siamo tutti uguali e che siamo
tutti fratelli, che la legge è uguale per tutti, però in realtà viviamo in una società che si fonda proprio
sulle differenze di classe e sulla difesa degli interessi personali.

Questa concezione con Platone ed in particolar modo nel primo libro della Repubblica c’è uno
degli interlocutori di Socrate, un sofista che si chiama Trasimaco, che contesta molto radicalmente
le teorie di Socrate e gli dice che lui si illude che le cose stiano così (stanno cercando di dare la
definizione della giustizia) perchè in realtà quella che Socrate chiama la giustizia nella vita
quotidiana, nella realtà politica, è soltanto “l’utile del più’ forte” secondo Trasimaco dove più forte si
intende chi ha in mano il potere politico.
In realtà, questa tesi di Marx, in una prospettiva storica di lungo raggio, non è nuovissima neanche
questa. Bisogna storicizzare, bisogna fare le dovute differenze.
Quando Trasimaco da questa definizione della giustizia, Socrate fa fatica a confutarlo, a
dimostrare che non è vero.
Questo conferma che Hegel aveva una visione molto idealizzata della società e della polis greca
perché se nei dialoghi di Platone, in modo particolare nella Repubblica, c’è un sofista, Trasimaco,
che già allora espone una tesi di questo genere, è chiaro che non era poi una società così ideale e
così perfetta come poi hanno pensato successivamente gli idealisti tedeschi.
Infatti leggendo Marx in questa prospettiva, sembra di leggere una quasi attualizzazione della
società moderna della posizione di Trasimaco. Il diritto serve di fatto al di là degli slogan, al di là
dell’ideologia ufficiale, serve in realtà come strumento nelle mani dei potenti per difendere i loro
interessi.

Marx, sotto certi aspetti era abbastanza spiritoso e fa un commento ironico: il rapporto che c’è tra
la vita reale ed i diritti astratti in realtà ricorda molto la situazione dei cristiani, intesi come i seguaci
del Vangelo, della religione di Gesù Cristo. Perchè pur rendendosi conto che di fatto nella vita che
vivono sono tutti e completamente disuguali nella loro vita terrena, però, dice Marx ironicamente, si
consolano pensando che alla fin fine quando saranno in cielo, davanti al giudizio di Dio, saranno
tutti uguali davanti a Dio (quando saranno morti); ma su questa terra sono disuguali.
Accettano questa disuguaglianza terrena, pensando che nell’aldilà saranno tutti uguali.
La situazione degli individui nella società borghese, nella società moderna, è molto simile perchè
noi ci rendiamo conto di essere completamente diversi e disuguali nelle nostre condizioni di vita
materiali, economiche, sociali, lavorative, ecc. però ci consoliamo dicendo che davanti allo stato
siamo tutti uguali perchè di fronte la legge è uguale per tutti.
Marx, quando fa queste considerazioni, è molto profondo perchè va a toccare proprio quelle che
sono le radici di certe convinzioni che noi, bene o male ci portiamo dietro della nostra educazione,
della nostra tradizione culturale, sociale, religiosa, ecc. Però Marx le scuote le fondamenta di
queste convinzioni, è tutta una storiella che vi racconta, ma in realtà questa storiella nasconde il
fatto che viviamo in una società che è estremamente discriminante in cui le differenze ci sono e
come influenzano in modo determinante la vita dei singoli individui.

audio 4

Pag.105  spiega la questione sul piano storico-politico della differenza, secondo Marx, tra
un’uguaglianza di tipo vuota, formale e astratta e una diseguaglianza che invece è concreta,
sostanziale. E all’interno di questo contesto, secondo Marx, le leggi (il diritto) che vengono
emanate dallo Stato non sono altro che degli strumenti nelle mani delle classi dominanti per
conservare i loro privilegi di classe.

Il libro a pagina 105 fa un discorso sull’individualismo nella società borghese.


Il problema parte da una critica fatta ad Hegel, critica sulla falsa universalità dello Stato (secondo
Hegel lo Stato rappresenta, sul piano politico, l’universalità della ragione umana nel momento in
cui si concretizza nella storia a livello di società politica). Marx dice che, questa universalità dello
Stato di cui parlava Hegel, è una falsa universalità, è soltanto una facciata. In realtà, secondo
Marx, lo Stato è quell’organismo politico che tutela gli interessi della borghesia, anche se si copre
di questa facciata di falsa universalità. (contraddizione che Marx vede nello Stato rispetto la
definizione che ne aveva dato Hegel).
Hegel pensava che lo Stato fosse il rappresentante dell’universalità umana, mentre Marx afferma
che lo Stato dice di essere questo, lo Stato vuole che i cittadini credano che sono tutti uguali, che
hanno tutti gli stessi diritti e doveri. Di fatto, però, non è così ed è solo un paravento che copre la
realtà delle cose. La realtà delle cose è che lo Stato, nella società moderna, difende gli interessi
della borghesia (motivo per cui la chiama falsa universalità).

Ogni singolo individuo pensa prima di tutto a sé stesso, come se la sua vita non fosse direttamente
collegata con quella della comunità. Ci si presenta uno spostamento della prospettiva sul piano
individualista, questo individualismo, dice Marx, nasce da due caratteristiche che si sono
sviluppate dopo la Rivoluzione francese, la libertà individuale e il riconoscimento della legittimità
della proprietà privata.

Il problema, per quanto riguarda la libertà individuale, è che questo concetto nasce dopo la
Rivoluzione francese e gradualmente si afferma nella società moderna. Questa, però, nella
prospettiva interpretativa storica di Marx non è una vera libertà, è una libertà soltanto astratta
affermata teoricamente sul piano dei diritti, ma che di fatto non esiste a causa dell’abisso tra le
dichiarazioni astratte dei diritti dell’uomo e le condizioni in cui vive realmente la gente.
Quindi la libertà personale di cui si parla nella società moderna è una falsa libertà poiché dire che
gli uomini sono liberi non li rende tali finché non vengono rimossi quegli ostacoli concreti che gli
impediscono di essere liberi. (ex. prendiamo il figlio di una famiglia ricca e prendiamo un
disoccupato che non ha un lavoro stabile. Per Marx è inutile che venga detto che queste persone
sono uguali perché di fronte allo stato hanno uguali diritti e uguali doveri, è un’uguaglianza che non
esiste, è solo una legittimazione dello Stato di ingiustizia e disuguaglianza che di fatto c’è nella
società.)

Marx non è contro la libertà, dice solo che questa è un’ideologia di Stato che difende gli interessi
della borghesia (capitalisti). Non a caso, lui dice che la Rivoluzione francese è stata una
rivoluzione borghese dal momento che il potere degli aristocratici è stato sostituito con quello della
borghesia, così questa ha preso il posto dell'aristocrazia nel controllo del potere politico ed
economico.

Quando andiamo a vedere le condizioni economiche e di vita non siamo più uguali.
Il libro anticipa il discorso della proprietà privata che verrà approfondita dopo.
Perché Marx mette in evidenza il discorso della proprietà privata? Lui fa riferimento ai grandi
industriali, ai capitalisti che possiedono la fabbrica e i mezzi di produzione. Questo è la proprietà
privata nel linguaggio di Marx. Se i mezzi di produzione sono tutti nelle mani del capo della
fabbrica è chiaro che questo non è un elemento che favorisce la libertà reale, chi ha in mano il
potere economico vuole ricavare un profitto attraverso il lavoro altrui. Anche questo è un fattore
che impedisce l'uguaglianza reale. È facile dire che siamo tutti uguali quando in realtà non è vero,
il capitalista è in una posizione di privilegio e sfrutta il lavoro di altre persone per arricchirsi.
Marx quando parla della libertà individuale e della proprietà privata ha in mente i privilegi di classe
che i ricchi hanno rispetto ai poveri, ma che, nonostante ciò, si nascondono dietro la facciata
dell'uguaglianza.

Principio della rappresentanza


Marx non è contro il principio della rappresentanza come fa sembrare il manuale, però a lui non
interessano le definizioni astratte, lui guarda la realtà delle cose.
Cosa vuol dire la rappresentanza all'interno del nostro sistema politico? La rappresentanza è il
meccanismo su cui si fonda la democrazia rappresentativa (noi andiamo a votare per eleggere dei
rappresentanti, deputati o senatori, che poi ci rappresentano in Parlamento).
Qui Marx applica lo stesso modo di ragionare. Secondo Marx, questo principio di rappresentanza
in pratica significa che se noi andiamo a vedere i parlamenti nella società moderna (società del
suo tempo) per la maggior parte sono composti da rappresentanti della borghesia o delle classi
alte, anche perché, a quell’epoca, nella maggior parte degli stati non c’era ancora il suffragio
universale.
Per definizione c'erano soltanto i rappresentanti di alcune fasce sociali. Questi circoli politici
venivano eletti per rappresentare gli interessi di fasce elevate della popolazione. Quando i
rappresentanti eletti vanno in parlamento fanno tra loro delle alleanze (corruzione politica) finché,
attraverso il parlamento, riescono ad imporre la tutela e la difesa dei loro diritti, a loro del resto
della società gliene importa ben poco.
Non si tratta di lustrarsi di bei principi (noi siamo uguali, noi siamo democratici, noi crediamo nella
democrazia, nella partecipazione e nella rappresentanza…), la democrazia per essere una vera
democrazia deve essere sostanziale, devono essere eliminate le condizioni materiali che
determinano la diseguaglianza tra gli uomini.
Marx critica la concezione hegeliana. Hegel vede nella polis greca il modell0 perfetto di
integrazione tra l’individuo e la comunità, mentre Marx dice che quello è un modello astratto e
idealizzato e che è un’interpretazione che Hegel ha dato della polis greca. Noi dobbiamo guardare
la situazione in cui viviamo oggi, nella società contemporanea che è molto diversa da quella
dell'antica Grecia, e quindi se vogliamo fare in modo che gli uomini siano veramente uguali tra di
loro, e non per finta, allora dobbiamo partire dalla base. La base delle disuguaglianze sono le
differenze economiche e sociali, le condizioni di vita, e finché non cambiano le cose materiali non
possono cambiare nella realtà ma solo di idee. Questo è l’inghippo che secondo Marx si nasconde
dietro le belle parole della società moderna e i manifesti. All’inizio, quando lui era ancora molto
giovane (25 anni) pensava che questa condizione di miglioramento della società (ossia il
raggiungimento della vera democrazia) si sarebbe potuta ottenere attraverso il suffragio universale
(l’estensione del diritto di voto a tutti indistintamente). Poi, successivamente, quando realizza
questi meccanismi della rappresentanza politica (alleanze, corruzione…) perde fiducia anche in
questo meccanismo della rappresentanza, tanto in parlamento ci vanno sempre gli stessi e questi
fanno i loro interessi e quelli dei loro sostenitori, non bisogna guardare le parole perché tutti con
quelle siamo bravi ma bisogna guardare i fatti che sono la realtà economica e produttiva, tutto il
resto è solamente idee che cambiano.

Secondo Marx è necessario fare una rivoluzione perché altrimenti, attraverso il modello del
suffragio universale e quello della rappresentanza politica, la situazione rimarrà invariata.
Così come la borghesia ai suoi tempi per cambiare lo stato delle cose e arrivare al potere ha fatto
la Rivoluzione francese, allo stesso modo le fasce di persone sfruttate all’interno della società
borghese vogliono cambiare le cose e non hanno altra strada che la rivoluzione. Cambia il
soggetto che deve essere il protagonista della rivoluzione (il soggetto della Rivoluzione francese
era stata la borghesia), in questo caso il nuovo soggetto deve essere il proletariato (persone che
lavorano per guadagnarsi da vivere e spesso sfruttate nelle fabbriche).
Secondo Marx, senza rivoluzione le cose rimangono tali e quali. La rivoluzione proletaria non c’è
stata, e noi, ad oggi, viviamo ancora in una società capitalista, quindi Marx ci aveva visto giusto.
Alla base la società in cui noi viviamo oggi, anche se più evoluta, resta una società borghese
capitalista almeno in quelle zone che seguono il modello di sviluppo occidentale.
La Rivoluzione russa e i paesi socialisti entrano in tutto un altro tipo di problematiche, perché in
quel caso bisogna studiare gli avvenimenti storici e non tanto il piano delle teorie filosofiche. Si può
dire che la rivoluzione bolscevica abbia tradito gli ideali di Marx per molti aspetti, a dispetto di ciò
che si dice quando si identifica Marx con la rivoluzione in Russia, lo scopo di tutta la filosofia e
delle implicazioni politiche della sua filosofia era quello di rimuovere le condizioni materiali della
disuguaglianza tra gli uomini. Quindi l’emancipazione (la liberazione) che doveva avvenire sul
piano politico non era fine a sé stessa per affermare un potere politico piuttosto che un altro, era
portare a una liberazione dell’uomo inteso nelle sue potenzialità migliori, che gli uomini potessero
vivere felici e liberi nella società. Questo progetto era un’utopia, infatti, il primo che ha parlato di
comunismo non fu Marx ma Platone (primo grande utopista che parla di una città comunista dove i
beni sono in comune e dove si può vivere in modo giusto ed equilibrato), quindi mettendo le cose
su questo piano possiamo dire che Marx era un utopista.
Il sogno di Marx non era la Rivoluzione russa, il suo sogno era la creazione di una società dove
tutti potessero vivere come persone libere e realizzare se stessi nel modo migliore. Per molti
aspetti poteva essere considerato un pensiero utopico, però ci ha dato delle categorie
interpretative del mondo reale così com'è, che prima di lui non esistevano.

pagina 106

Critica di Marx all’economia borghese


Marx era anche uno studioso di economia.
L’economia borghese corrisponde all’economia classica inglese. Adam Smith e David Ricardo
sono i fondatori dell’economia classica. Marx li ha studiato a fondo in quanto economisti e
sostenitori del libero mercato (=mercato che si deve reggere da solo trovando un equilibrio tra la
legge della domanda e dell’offerta). Questo discorso Marx lo riprende dagli economisti classici,
però avanza nei confronti di questo modello economico che viene studiata in quanto base
dell’economia moderna.
Marx si era reso conto che, questa società nata in Inghilterra avrebbe sconvolto il mondo esistito
fin ad allora, quindi sviluppa una critica al modello dell’economia classica che si fonda sul
presupposto che sono dei modelli bellissimi da un punto di vista matematico e che partono da
presupposti matematici. Modelli assolutamente convincenti sul piano teorico.
Qual è la critica di Marx? Lui dice che il problema di questi modelli dell’economia classica è che
studiano l’economia capitalista non hanno nessuna profondità di tipo storico, prendono un modello
ideale che è quello della produzione e della vendita all’interno del sistema capitalistico e
dimostrano che quello è il sistema valido, eterno che le cose funzionano così e che non possono
funzionare diversamente. Prendendo la proprietà privata come un dato di fatto tutti meccanismi di
produzione e di distribuzione della ricchezza all’interno della società capitalista non possono che
funzionare in quel modo lì con basi di calcolo matematico.
La critica di Marx verso questo modello si svolge su due linee parallele, innanzitutto non è vero che
questo modello del sistema capitalistico elaborato dall’economia classica costituisca un modello
assoluto e che le cose non possono essere altro che così.

Marx era anche uno storico. Ha fatto ricerche approfondite partendo da culture antiche cercando
anche, fin dove poteva, documenti (dopo un limite temporale non si trovano più documenti).
Introduce la prospettiva storica: lui dice che se andiamo a studiare i sistemi economici di società
precedenti alla società capitalistica e anche contemporanee alla società capitalistica ma in altre
parti del mondo. Ci rendiamo conto del fatto che esistono e sono esistiti dei modelli economici di
produzione, di consumo e di distribuzione della ricchezza che erano molto diversi rispetto a quelli
del mercato capitalista.
Il modello della produzione capitalistica è un modello storico prodotto dalla nostra storia (Marx
deriva dalla concezione della dialettica della sinistra hegeliana per cui tutto è superabile nel corso
del tempo, tutto può essere cambiato e si può trasformare).

Prima critica di Marx all’economia classica manca questa prospettiva storica, assolutizza
semplicemente un momento storico e lo fa diventare un assoluto.

Seconda questione (testuali parole)


Basandosi sull’analisi dei fatti concreti Marx dice di conservare o studiare questo modello del
mercato capitalista senza dimenticare che si tratta di un modello puramente teorico e astratto
basato su leggi matematiche e probabilità statistiche.
Marx dice che questo modello non tiene conto:
- delle conseguenze che questo modello ha avuto, ha e avrà nella società vera e propria
- le condizioni sociali e di vita delle persone che rendono possibile il funzionamento di questo
modello
- le condizioni di lavoro degli operai
- i vari interessi degli industriali per accaparrarsi certe produzioni invece che altre
- del conflitto che si viene a creare tra la società, la borghesia e proletariato

Marx è anche un sociologo, perché lui studia dal vivo e va a vedere le condizioni di vita degli
operai. Queste città industriali con questi sobborghi con le case degli operai che vivono in
condizioni spaventose in assenza di acqua corrente e servizi igienici, mancanza di cibo da
mangiare e turni di lavoro troppo lunghi in luoghi malsani. Queste cose devono essere considerate.
Quali sono le basi materiali che fanno funzionare questo marchingegno?
Marx introduce il concetto di alienazione per spiegare quali sono le condizioni di vita degli operai
nelle fabbriche all’interno del sistema capitalista.
Il concetto di alienazione parte da Hegel, ritrovato poi in Fauerbach e che Marx riprenderà
trasformandolo completamente.

Audio 5

CONCETTO DI ALIENAZIONE

allora possiamo riprendere da dove eravamo rimasti alla pagina 106. avevamo parlato delle
critiche che marx rivolge all’economia classica e vi avevo accennato il fatto che qui arriviamo ad un
concetto fondamentale della filosofia di marx, che è il concetto di alienazione. oltre all’importanza
che questo concetto assume nella filosofia di marx e anche nel modo di pensare moderno (perché
noi ancora oggi facciamo riferimento a questa concezione di alienazione formulata da marx) è
anche un bell'esempio sul piano della storia della filosofia per vedere come una stessa parola nel
corso della storia della filosofia può assumere significati completamente diversi nel contesto di
filosofie diverse (per hegel significa una cosa, per feuerbach un’altra e per marx un’altra ancora). le
parole possono essere le stesse ma i significati che le parole assumono cambiano radicalmente a
seconda di come vengano definite e utilizzate. quando facciamo riferimento a hegel l’alienazione
costituisce all’intento del movimento della dialettica il passaggio dell’idea da idea in sé a idea fuori
di se, quindi da spirito a natura, lo spirito che diventa altro, si aliena nella natura. per feuerbach
questo significato si ribalta, perché secondo ?hegel? (ha detto hegel ma penso sia feuerbach)
l'alienazione e un processo che. adcr all'interno dell’uomo stesso, nel momento in cui all’interno
della sua coscienza l’uomo pone una separazione tra se stesso e un dio esterno a lui che è lui
stesso a creare (per lui e l’umanità che crea la divinità)
e una volta che ha posto questo dio al fuori di sé si sottomette a questa proiezione esterna da se,
quindi alienandosi da se stesso in qualcosa di astratto, che si oppone a lui per la sua natura. in
feuerbach l'alienazione consiste in un passaggio dal concreto all’astratto, dall’uomo naturale in
carne ed ossa ad una realtà puramente astratta che costituisce qualcosa di altro, di diverso
rispetto alla realtà umana vera e propria.
Marx in quanto per vari anni aveva seguito la filosofa della sinistra hegeliana e quindi in modo
particolare di feuerbach che ne fu l’esponente più significativo, marx si ricollega a questa
interpretazione di F ma andando oltre, perché lui dice che in realtà F rispetto ad Hegel ha fatto un
passo avanti perché si è reso conto che l’alienazione non è un processo che avviene da astratto a
concreto ma va in direzione opposta. quindi per marx il concetto di F è più coerente con la realtà
umana rispetto alla definizione di hegel. però marx dice che anche F riguardo a certe cose si era
sbagliato perché F interpretava il processo di alienazione come se questo processo nascesse
all’origine dentro la coscienza umana e si proiettasse poi in una dimensione astratta, ideale,
spirituale. Mentre invece se noi vogliamo veramente capire il significato dell’alienazione così come
essa si presenta all’interno della realtà umana, la dobbiamo vedere come una condizione reale,
concreta, che non sta in un mondo ideale astratto, quindi l’alienazione è una condizione di vita che
riguarda gli uomini nella loro vita reale che non nasce da fattori spirituali , ma nasce da cause di
tipo materiale che riguardano i rapporti economici produttivi che sono presenti all’in terno della
società capitalistica, e che costituiscono la base di quella che marx chiama l’alienazione nella
società moderna che si contraddistingue rispetto alle altre epoche storiche dal suo modo di
produzione, che è il modo di produzione capitalistico, quindi per illustrare in modo efficace la realtà
concreta di questa condizione di alienazione marx prende come esempio la figura dell'operaio,
perché l’operaio che lavora in fabbrica 16 ore al giorno secondo marx è l'esemplificazione più
chiara sempre sul piano concreto della vita reale, del modo in cui si produce e funziona
l'alienazione nella società capitalistica. quindi prende il caso dell’operaio come caso emblematico
dell’uomo alienato.
breve inciso: marx prende l'esempio della condizione operaia all’interno della sua teoria filosofica
per vari motivi. prima di tutto per non lasciare questo concetto di alienazione come qualcosa di
astratto ma per riportarlo ad una dimensione concreta, reale , della vita umana, quindi per darle
una concretezza sociale fondata sulle condizioni di vita di questi operai. poi ovviamente nella figura
dell’operaio dal punto di vista di marx si condensano e sono più facilmente visibili tutte quelle
caratteristiche che secondo marx costituiscono di fatto la condizione di vita alienata, e quindi
anche da un punto di vista della definizione delle caratteristiche del lavoro dell’operaio, è quella
condizione che si presta meglio a mostrare e ad elaborare i tratti costitutivi dell’alienazione. però
già ai tempi di marx ma poi sempre di più anche dopo marx i filosofi, storici e via dicendo,
rileggendo e reinterpretando questa parte del pensiero di marx is son resi conto che questa
condizione di alienazione dell'uomo moderno, dell'operaio, in realtà non si limita solamente a
descrivere la condizione dell’operaio ai tempi di marx, ma questi tratti della condizione di vita
alienata se li interpretiamo in un senso più generale e più teorico e li attualizziamo possono essere
applicati anche alla società contemporanea perché questa concezione di alienazione di cui parlava
marx è presente ancora oggi. infatti oggi anche si parla di una società di uomini alienati e infelici.
nella società di oggi forse questa situazione non è presente con la stessa drammaticità ed
evidenza che era presente ai tempi degli operai in fabbrica a cui fa faceva riferimento marx. quindi
marx parla degli operai ma in realtà parla della condizione umana all'interno della società
capitalistica, quindi tutti coloro che svolgono un lavoro salariato, svolgono un lavoro per
guadagnarsi lo stipendio. quindi questo concetto di alienazione è anche uno dei tratti più attuali del
pensiero di marx.

la prima caratteristica dell’alienazione (pag 107) consiste nel fatto che il lavoratore è alienato
rispetto al prodotto della sua attività. in che senso? nel senso che l’operaio lavora per produrre
qualcosa che di fatto non gli appartiene e che anzi diventa una realtà esterna a lui che lo domina e
lo condiziona. in che senso questo avviene? secondo due linee interpretative diverse (il manuale
ne riporta soltanto una..). innanzitutto perche l’oggetto che lui produce è il capitale, cioè quella
ricchezza che non appartiene a lui ma appartiene al padrone della fabbrica, al capitalista. però
anche se la sua vita è determinata da questo imperativo, perché il motivo per cui la fabbrica esiste
è il fatto che il capitalista diventi sempre più ricco, ingrandisca sempre di più il suo capitale, e
quindi la condizione di lavoratore salariato dipende da questo imperativo di produrre capitale, di far
guadagnare il capitalista. quindi si trova di fronte ad un entità (il capitale) che lui contribuisce a
produrre ma che non gli appartiene, quindi è altro, è qualcosa di diverso rispetto a lui. c’è tutta
un’altra linea secondo cui l’oggetto prodotto dall’operaio non è soltanto il capitale ma sono anche
dei prodotti materiali, delle merci che poi verranno immesse sul mercato. ma queste merci che
l’operaio contribuisce a produrre non sono sue, non gli appartengono perché appartengono
sempre al capitalista. quindi c’è proprio un rapporto di distanza e separatezza anche sul piano
materiale tra l'attività dell’operaio, il lavoro che lui fornisce all'interno della fabbrica (marx parla di
forza lavoro, che è appunti il lavoro che l'operaio vende al capitalista per avere una retribuzione).
qui di attraverso la sua forza lavoro l'operaio produce oggetti che sono appartengono a lui ma al
padrone, e quindi sono qualcosa di altro rispetto a lui, lui lavora per produrre cose che sono del
tutto estranee e indifferenti a lui perché non sono una sua proprietà (es. se un operaio produce
macchine, le macchine prodotte non sono sue ma del capitalista, padrone, e anche nel momento
in cui vengono vendute servono per arricchire il suo capitale ma anche in questo circolo l’operaio
non rientra minimamente). quindi lavora per produrre degli oggetti che una volta prodotti non sono
più suoi ma costituiscono una potenza esterna che lo domina. qui ndi l'operaio non ha piu nessun
controllo sul prodotto del suo lavoro, come avveniva al contrario nel sistema artigianale (gli
artigiani costruivano dei mobili che vendevano loro stessi, erano prodotti che appartenevano
all'artigiano, non c’era nessuno di esterno che li controllava dall’esterno e poneva delle regole).
la seconda caratteristica e l’alienazione rispetto alla sua attività. in che senso? l'attività a cui si
riferisce marx è il lavoro umano perché nella concezione di marx il lavoro è un'attività nobile, è quel
tipo di attività di cui sono capaci gli uomini e non sono capaci gli animali, quindi è quell'attività che
distingue la specie umana dalle altre specie, il lavoro rende l’uomo libero e diverso dalle altre
specie viventi, è un mezzo attraverso il quale l’uomo trasforma il mondo in cui vive e in tal modo si
sente realizzato nella sua attività. per marx il lavoro dovrebbe essere un modo attraverso il quale
l'uomo realizza se stesso. quindi marx da un significato forte e nobile al lavoro. ma nel caso
dell’operaio questo tipo di lavoro che svolge in fabbrica non gli appartiene più perché è un lavoro
che gli viene imposto dall'esterno e secondo le modalità volute dal capitalista per potenziare i livelli
di produzione. quindi è come una sorta di camicia di forza che gli viene imposta dall’esterno. quindi
non è più un lavoro in cui l’operaio si può sentire realizzato o motivato perché in questo modo
l'operaio diventa soltanto una sorta di strumento nelle mani dei una potenza estranea, ossia quella
della fabbrica e del capitalista, ma sono cose totalmente estranee a lui e nelle quali lui non è
minimamente coinvolto. quindi è un lavoro forzato, imposto dall’esterno (ricordiamo sempre la
condizione operaia ai tempi di marx, costretti a lavorare ininterrottamente per tempi lunghissimi,
sfruttati in modo disumano e senza alcun tipo di copertura o assicurazione quindi non si potevano
identificare con questo lavoro, era un lavoro alienante) (per esempio nelle catene di montaggio in
cui l’operaio deve fare sempre continuamente le stesse cose per 15/16 ore al giorno, quindi
l'operaio è alienato anche dalla sua attività, il lavoro che fa non è suo, è impossibile identificarsi o
sentirsi realizzato con questo lavoro).
in questo modo si invertono le cose, l'uomo si sente una bestia quando dovrebbe sentirsi uomo
quindi lavora, perché viene costretto, mentre si sente uomo quando dovrebbe sentirsi una bestia,
quindi torna a casa, beve mangia e si unisce nell’atto sessuale (queste sono attività umane ma che
condividiamo con gli altri animali, perché anche gli altri animali mangiano bevono e si accoppiano).
nel momento in cui svolgiamo le nostre funzioni nimali paradossalmente ci sentiamo liberi perché
sfuggiamo al lavoro oppressivo nella fabbrica. quindi si ha uno stravolgimento della realtà
antropologica.
terzo tipo di alienazione: lavoratore alienato rispetto al proprio ?weisen?, (weisen, essenza
umana), quindi rispetto al suo essere uomo, perché l'essenza dell’umanità consiste nella libertà,
l’uomo si distingue dagli altri animali perché è libero di scegliere, di decidere, diversamente dagli
altri esseri viventi che vivono in un regime di necessità. però nel momento in cui all’interno della
fabbrica viene sottoposto alle condizioni di lavoro che abbiamo detto, non è più libero, non è più
uomo, perché diventa uno strumento, un burattino nelle mani del capitalista, perché è il suo
padrone che lo utilizza per raggiungere i suoi scopi, cioè per arricchirsi, quindi l'uomo perde quella
caratteristica che lo rende umano perche non è piu libero di decidere le proprie azioni, diventa un
oggetto. quindi in questo senso è alienato rispetto all'essenza dell’uomo, perché non è più libero, è
in una condizione di semischiavitù che dipende da qualcosa di esterno a lui, cioè dai rapporti di
produzione in cui si trova inserito. quarta dimensione caratteristica dell'alienazione secondo marx:
il lavoratore è alienato anche rispetto al suo prossimo, quindi rispetto agli altri uomini, prima di tutto
perché all'interno dei rapporti di produzione in fabbrica non ci sono dei rapporti umani, significativi,
dotati di senso, l'unica senso è quello di migliorare la produzione per far guadagnare il capitalista,
ma è un senso esterno rispetto all’operaio, e anche i rapporti in fabbrica con gli altri operai, non
sono rapporti umanamente significativi, lui non si può sentire gratificato umanamente fda quel tipo
di rapporti, perché sono rapporti di potere, imposizione, controllo, quindi non c’è più niente di
umano, è il regime di fabbrica che determina i rapporti umani all’interno dei quali lui vive, ma
questo condiziona la sua vita anche al di fuori della fabbrica, perché lui spende 15/16 ore in
fabbrica, quindi la maggioranza della sua giornata è fatta di queste relazioni del tutto gerarchiche,
basate su imposizione potere e sfruttamento in cui lui non può trovare nessun significato, e poi
quando arriva a casa è talmente distrutto che i rapporti sociali che può avere con la moglie, coi figli
o con gli amici, sono ridotti a mangiare, bere e riposarsi, perché poi il giorno dopo deve tornare a
lavoro. per cui anche tutta la sfera dei rapporti umani, di conseguenza a questi rapporti di
produzione in fabbrica, è completamente alterata.
le varie definizioni di alienazione si prestano molto bene, anche adattandole un po, a descrivere la
nostra condizione di esseri umani nella società capitalistica avanzata.
e tutto questo concetto di alienazione secondo marx nasce dal fatto che nel regime capitalistico di
fabbrica l’operaio non è padrone dei mezzi di produzione, di ciò che serve per produrre
determinate merci, perché i mezzi di produzione appartengono all’industriale, e di conseguenza
l'unico suo scopo (del capitalista) è quello di guadagnare sempre di più, aumentare sempre di più il
suo capitale, e per fare questo sfrutta gli operai, che sono costretti dalla loro condizione economica
a vendere a lui il loro tempo, la loro forza, la loro attività, quindi quella che marx chiama la loro
forza lavoro, perché sennò non avrebbero i mezzi di sopravvivenza per poter vivere, ma a questo
punto diventa una vita animale, priva di senso, diventa appunto una vita alienata.
in che modo si può superare questa situazione di alienazione (pag 108)? marx dice che l'unica
possibilità di superare questa condizione in cui vivono gli operai, è quando verranno rimosse le
cause dello sfruttamento degli operai da parte del capitalismo, e questo potrà avvenire soltanto
quando gli operai diventeranno loro stessi proprietari dei mezzi di produzione, perché allora
quando loro saranno proprietari dei mezzi di produzione, saranno loro a dettare le condizioni del
loro stesso lavoro, perché loro saranno sia coloro che producono, ma anche saranno coloro che
decideranno le modalità della produzione, saranno nello stesso tempo lavoratori e padroni e quindi
verrà a cessare questo regime di sfruttamento intensivo che invece caratterizza il sistema di
produzione capitalista.
questo avverrà solamente nella società comunista, perché il comunismo sarà quel regime in cui le
condizioni del lavoro non saranno più alienate, non saranno più dettate da una persona o da un
gruppo di persone che sfruttano altre persone per arricchirsi, ma saranno determinate dai
lavoratori stessi, i quali essendo padroni anche della fabbrica e delle macchine, saranno loro stessi
che stabiliranno le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica, perché allora cesserà anche il
regime di alienazione in quanto ciò che producono sarà anche di loro proprietà, non sarà più
qualcosa di esterno rispetto a loro. quindi dal punto di vista di marx il comunismo è nel suo nucleo
essenziale sostanzialmente questo, sarà quella società in cui gli uomini che lavorano in fabbrica
riusciranno a non essere più alienati proprio perché cambieranno i rapporti di produzione, e quindi
non saranno più sfruttati da dei meccanismi esterni, da dei capitalisti che non sono loro e che
impongono un regime dall’esterno, ma saranno essi stessi il motore della produzione e anche
coloro che stabiliscono le condizioni di questa produzione, e allora in questo modo potranno
riconquistare la loro umanità e quindi la loro essenza, allora in questo modo si avrà il superamento
della società capitalistica e del lavoro di fabbrica fondato sullo sfruttamento, e quindi di
conseguenza anche dei rapporti di produzione capitalisti.
(siamo arrivati alla pagina 108)

audio 6
Progressivo distacco di Marx dalla filosofia di Feuerbach:
A Berlino quando era studente frequenta gli ambienti della sinistra hegeliana e rimane molto
colpito e influenzato dalla filosofia di Feuerbach, con la quale era d’accordo nelle linee principali.
Andando avanti nel ‘45 scrive un testo famoso “Le tesi su Feuerbach”, uno dei suoi lavori più
importanti dal punto di vista filosofico è “L’ideologia tedesca”, dove critica il pensiero classico
tedesco.
I motivi principali per cui Marx si sgancia dal pensiero di Feuerbach: secondo Marx Feuerbach
aveva avuto il merito di rovesciare e di porre nel modo giusto il rapporto tra concreto ed astratto
rispetto a ciò che aveva fatto Hegel. Secondo la filosofia di Hegel e degli Idealisti, il concreto deriva
dall’astratto, mentre Feuerbach critica questa posizione sottolineando che è vero il contrario, è
l’astratto che deriva dal concreto. Marx su questo discorso appoggia Feuerbach, però nel fare
questo Feuerbach ha evidenziato l’elemento naturale dell’uomo, il fatto che l’umanità è un prodotto
della natura nello stesso modo in cui lo sono tutti gli altri animali. Quindi per Marx c’è un limite nel
suo pensiero, che Feuerbach non si rende conto del fatto che l’uomo non è soltanto un prodotto
della natura, ma è soprattutto storia, società, l’essere umano è il risultato della società e del
periodo storico nella quale vive. Non si può parlare di uomini e entità in generale, come un’entità
sovrastorica che prescinde da i condizionamenti e dalla realtà concreta in cui gli uomini vivono sul
piano della storia umana. Non esiste l’umanità in astratto, ma in quanto prodotto di condizioni
storiche, sotto questo punto di vista ritorna ad Hegel, per Hegel la storia stava al centro del suo
discorso filosofico. Ma per Hegel la storia era dello spirito, quindi dell’astratto, mentre per Marx è
concreta e materiale, riguarda le condizioni economiche e sociali nella quale gli uomini vivono nel
loro contesto sociale. Sul piano della storia e della filosofia Marx prende alcuni elementi da
Feuerbach, il ribaltamento tra concreto ed astratto, ma certi elementi da Hegel, introduce
nell’analisi filosofica la centralità della storia. Un altro punto su cui Marx segue Feuerbach e se ne
distacca è il discorso sulla religione. Marx condivide l’impostazione dell’analisi di Feuerbach,
Feuerbach diceva che non è dio che crea l’uomo ma è l’uomo che crea il suo dio. Pur essendo
d’accordo con l’analisi del fenomeno religioso come conseguenza del primo punto che abbiamo
detto Feuerbach non è andato fino in fondo in questa critica della questione religiosa, si è fermato
nel dire che la religione è un prodotto degli uomini che proiettano le loro migliori qualità nella sfera
del divino. Secondo Marx è un’analisi incompleta, perché la natura umana non esiste in se stessa
come un’essenza naturale, immutabile che non cambia nel corso del tempo ma va sempre
considerata come un’essenza materiale, storica, al’’interno della società. Quindi anche la religione,
in quanto è un prodotto dell’attività umana, affonda le sue radici nella storia e nella società, perché
l’uomo secondo Marx non esiste al di fuori di una società reale e concreta e quindi ovviamente
neanche la religione, in quanto prodotto umano, potrebbe esistere al di fuori di una storia o di una
società. Se noi vogliamo capire il significato della religione, la dobbiamo cercare nella realtà
storica. Per cui la radice sociale dei fenomeni religiosi secondo Marx consiste nel fatto che gli
uomini, nella loro vita reale concreta e materiale, vivono in una condizione di sofferenza e
alienazione, perché il mondo in cui vivono è dominato dall’ingiustizia, dallo sfruttamento. Quindi
cercano nella religione un sollievo a questa condizione di sofferenza reale, nella quale vivono e
trascorrono la loro vita illudendosi che quella felicità, che è negata loro in questa vita e su questo
mondo, la raggiungeranno in un altro mondo, nell’aldilà, che è una sorta di fantasia che gli uomini
si costruiscono per cercare un rimedio, per cercare sollievo e consolazione rispetto alla vita reale
che stanno vivendo. “La religione è il gemito della creatura oppressa”, dell’uomo che vive in una
condizione di oppressione ed infelicità, “l’animo di un mondo senza cuore”, perchè il mondo in cui
gli uomini vivono è un mondo crudele e spietato, che si fonda sullo sfruttamento, così come lo è lo
spirito di una condizione di vita priva di spiritualità, perché la vita così come gli uomini la vivono
all’interno della società è una vita dove i valori spirituali sono stati annullati, ecco perché gli uomini
cercano una spiritualità ponendoli non in questa vita ma in un'altra vita, è una sorta di allucinazione
secondo Marx. Da qui deriva la famosa definizione di Marx che la religione è l’oppio dei popoli, è
come una droga che mi permette di stare un po’ meglio, non cambia la condizione da cui nasce la
mia infelicità. (La religione svolge la stessa funzione come diremo noi oggi di uno spinello, per un
certo periodo di tempo ti fa sentire meglio, sembra che tutto sia diverso e che le cose siano
migliori, però quando svanisce l’effetto mi ritrovo nelle stesse condizioni, perchè non è l’assumere
una droga o una sostanza stupefacente modifichi lo stato delle cose, ecco perchè le persone
diventano dipendenti, perchè spesso le persone che fanno un uso consistente delle sostanze
stupefacenti hanno un bisogno che nasce dal fatto che sono infelici, vogliono uscire almeno per un
po’ da questa condizione di oppressione, sofferenza ed infelicità, ecco che cercano di evadere
attraverso queste sostanze stupefacenti. L’oppio è una sostanza di questo genere.) Il significato
che Marx dà è che attraverso la religione gli uomini cercano di evadere dalle sofferenze, dal
dolore, che è presente nella loro vita, ecco perché alcune persone si dedicano alla vita religiosa in
toto, cercano di raggiungere attraverso l’ideologia dell'aldilà, della beatitudine e della grazia di dio,
cercano di vivere in un mondo diverso da quello in cui cui concretamente e materialmente vivono,
una sorta di fuga dalla crudeltà del mondo. Però secondo Marx questa soluzione della religione
non risolve niente, non modifica quelle condizioni sociali di ingiustizia, di alienazione che danno
origine all’infelicità. L’unico modo in cui questa condizione può essere superata non è la religione
ma è il rimuovere le cause dell’ingiustizia e dell’infelicità umana, quindi con la rivoluzione,
cambiando i meccanismi materiali o concreti dei meccanismi di sfruttamento e oppressione che
sono alla base dell’alienazione e dell’oppressione. Fino a quando non cambiano queste strutture di
fondo non cambierà mai niente in una società alienante continueremo ad essere infelici e ad
utilizzare la religione per consolarci della nostra infelicità, perché la religione non cambia niente
dell’ordine sociale ed economico, delle condizioni materiali della vita. Questo Feuerbach non
l’aveva capito, si era fermato su un piano puramente astratto senza indagare le radici, da dove
viene e nasce l’infelicità umana. La filosofia di Feuerbach si formava su un livello astratto e teorico,
ma ignorava la dimensione pratica, dell’azione, il mondo non cambia da solo, se noi vogliamo
cambiare il mondo dobbiamo agire in un certo modo. C’è la famosa affermazione di Marx che si
rivolge contro Feuerbach, Hegel e le filosofie del passato: “I filosofi hanno solo interpretato il
mondo, si tratta ora di cambiarlo”, questo è il discorso di Marx, è inutile che cerchiamo di spiegarci
teoricamente com’è fatto il mondo, a fare discorsi polemici, questa potrebbe essere una parte del
lavoro filosofico, ma bisogna fare qualcosa per cambiare. Ecco l’importanza che l’azione assume
nel pensiero di Marx.
Materialismo storico:
Si arriva così alla concezione materialistica della storia, nasce quello che verrà poi definito il
materialismo storico. Materialismo perché si contrappone all’Idealismo, guarda la realtà umana
non più da un punto di vista puramente ideale o spirituale, ma analizza la realtà umana dal punto
di vista materiale e concreto, come funziona la società in cui viviamo, a prescindere di tutte le
ideologie che gli uomini si sono inventati per nascondere questa verità. Marx è un maestro del
sospetto, dice che le filosofie idealiste, metafisiche o spiritualiste che fno a quel momento erano
prevalenti nella filosofie occidentali, costituivano in realtà delle ideologie. Le ideologie sono delle
rappresentazioni distorte della realtà, che nascondono agli occhi della gente la verità relativa a
quelli che sono i rapporti rali esistenti tra gli uomini all’interno della società, è una mistificazione
della realtà che serve a fare in modo che gli uomini non capiscono veramente come stanno le
cose. Invece la filosofia materialistica è una filosofia che analizza le condizioni di vita reali
dell’umanità, analizzando la storia umana non in prospettiva hegeliana, cioè come un prodotto
dello spirito, ma partendo da un’analisi materialistica, delle condizioni materiali su cui si fonda la
società. Quindi è anche una condizione scientifica che si fonda su dati di fatto non su illusioni, il
primo presupposto della filosofia materialistica della storia è che la storia umana non è come
sosteneva Hegel una realtà spirituale, ma è una realtà materiale che si fonda sui bisogni reali e
materiali delle persone, che per potere vivere o sopravvivere devono soddisfare questi bisogni
elementari. “Il vivere implica prima di tutto il mangiare, il bere, l’abitazione e altro ancora.” Parte da
un’analisi dei bisogni materiali, di cosa hanno bisogno gli uomini per vivere. La prima creazione
storica è quella dei mezzi per soddisfare questi bisogni, il primo problema che gli uomini si sono
posti sin dalla preistoria è quello di soddisfare questi bisogni materiali, perché se non riescono a
soddisfare questi bisogni materiali non possono vivere e sopravvivere. La produzione della vita
materiale deve essere compiuta ogni giorno e ogni ora per mantenere in vita gli uomini, questa è la
base materialistica della filosofia di Marx. Se gli uomini non soddisfano prima questi bisogni
materiali e non riescono a conservarsi in vita, non esistono neanche i bisogni spirituali perché non
c’è vita. Collegamento tra Marx e Darwin che per molta parte della loro vita erano contemporanei,
Marx probabilmente aveva letto qualcosa di Darwin e aveva mandato a Darwin per posta una
copia di una sua opera, che forse Darwin non è riuscito a leggere perché non sapeva il tedesco
essendo inglese. Questa concezioni si potrebbe esprimere in termini darwiniani, per quanto
riguarda la specie umana e le altre specie viventi, che sono in lotta tra di loro per assicurarsi le
risorse materiali che sono necessarie per la loro sopravvivenza, per non estinguersi e morire.
Darwin sviluppa il discorso in una prospettiva scientifica, sulla sopravvivenza e l’evoluzione delle
specie. Marx lo esprime in un linguaggio filosofico, se prima gli uomini non soddisfano i bisogni
primari non c’è cultura, spiritualità e religione, perchè non ci sono gli uomini. Da qui nasce la critica
all’Idealismo, non bisogna partire da un elemento astratto ma dalla materia, il concreto, dalle
condizioni necessarie perché l’umanità possa sopravvivere su questo pianeta. Subentra un altro
tema fondamentale della riflessione di Marx, pone uno dei cardini della sua teoria, al differenza
esistente tra gli esseri umani e gli altri animali. Mentre gli altri animali devono soddisfare i bisogni
primari, attraverso l’istinto, la caccia, attraverso le risorse naturali che la natura mette a sua
disposizione, per Darwin è l’adattamento, il modo in cui le specie umane riescono meglio ad
adattarsi all’ambiente o ai cambiamenti che ci sono nel loro ambiente, ma non sono in grado di
modificare l’ambiente a loro vantaggio se non in modi naturali ed istintive. Mentre l’uomo è l’unico
animale capace di modificare il suo ambiente in modo tale da produrre i mezzi e le risorse
necessarie per la sopravvivenza. Modifica l’ambiente attraverso il lavoro, che rende gli uomini
umani e che quindi li differenzia rispetto agli altri esseri viventi. Le azioni animali, anche se le
interpretiamo utilizzando criteri di somiglianza con gli esseri umani, sono diversi, gli animali
agiscono con l’istinto e gli uomini per raggiungere determinati fini. Per questo gli uomini lavorano
per costruire l’ambiente, la specie umana ha trasformato questo pianeta, gli uomini con il loro
lavoro incidono in maniera rilevante sull'equilibrio del pianeta. La capacità di lavorare per
trasformare l’ambiente in cui vive in modo sistematico e volontario, per rendere l’ambiente più
favorevole alle sue possibilità di sopravvivenza, questo è ciò che distingue un uomo da un
animale. Quindi le condizioni che rendono possibile l'esistenza umana, sono un risultato del lavoro
umano non sono dat enaturakemnte dalla natura, come negli animali, ma siamo noi che
trasformiamo la natura in modo da rendere possibile la nostra sopravvivenza. Allora secondo Marx
se andiamo a vedere in che modo nel corso della loro storia in che modo gli uomini hanno
trasformato il mondo bisogna distinguere le condizioni materiali di produzione dell’esistenza
umana, cioè in che modo gli uomini sono organizzati storicamente attraverso il lavoro per
modificare a loro vantaggio l’ambiente in cui vivono. Ci sono due ordini diversi. Da una parte le
forze-produttive, che sono gli elementi necessari per produrre qualcosa, sono la forza-lavoro
(l’energia che gli uomini impiegano per svolgere un determinato lavoro), i mezzi di produzione (gli
strumenti utilizzati dagli uomini come le macchine, gli attrezzi, al terra da lavorare) e le conoscenze
scientifiche e tecnologiche che servono per rendere la produzione di beni evoluta ed efficiente. Poi
ci sono i rapporti di produzione che indicano il tip di relazioni che si stabiliscono tra gli uomini
quando svolgono la loro attività lavorativa e il modo in cui vengono utilizzati e distribuiti quegli
oggetti prodotti dal lavoro umano, sono quelli che costituiscono in termini tecnici i rapporti di
proprietà. Questi due elementi nelle varie piche della storia umana si sono sempre combinati tra di
loro secondo modalità diverse dando origine ad un insieme di modelli produttivi diversi che sono
stati alla base e sono tutt’oggi alla base di diversi tipi di società. Questi modelli produttivi che
hanno caratterizzato diverse epoche storiche e sono il risultato tra forze produttive e rapporti di
produzione vengono chiamati modi di produzione. Per cui le diverse epoche della storia umana
possono essere distinte ed analizzate sulla base del modo di produzione che costituisce il
fondamento materiale di un certo tipo di società. Sviluppando questa linea di pensiero nel corso
della storia umana possiamo distinguere due livelli diversi all'interno della società umana, la
struttura, ovvero la base economica che deve per forze esserci, e la sovrastruttura che
rappresenta tutto l’insieme della cultura, il diritto, la politica, la morale, la religione, l’arte e la
filosofia, cose che non potrebbero esistere senza la base economica che rende possibile la
sopravvivenza della società. Prima ci devono essere rapporti economici funzionanti, che
costituiscono la base, sopra si può montare e costruire tutto il resto. Non esiste nessuna cultura se
alla base non c’è una struttura economica che rende possibile tutto questo. Ciò che rende
possibile la società umana non è lo spirito, la cultura, la religione e la politica, ma le società umane
si fondano su una base economica, se non funziona la società crolla e con questa tutte le forme di
cultura. Nel corso del tempo, sia all’epoca di Marx, che negli interpreti successivi si è scatenato un
dibattito sul rapporto tra struttura e sovrastruttura. Il fatto che Marx ponga la struttura alla base non
vuol dire che la sovrastruttura non esiste o non svolge funzioni importanti, gli apparati hanno una
realtà effettuale ma devono essere collegati ad una struttura economica di base, altrimenti non
servirebbero a niente. Secondo Marx la struttura non determina in modo necessario la
sovrastruttura mala condizione, non c’è un rapporto diretto e deterministico, Marx si limita a dire
per capire i diversi tipi di società umana bisogna partire da ciò che la rende possibile, dall’analisi
della struttura economica. La struttura economica è l’unico fattore capace di autodeterminarsi e
riprodursi, i fattori che si sovrappongono possono essere di diverso tipo, se vogliamo capire come
mai certi avvenimenti storici sono avvenuti in un certo modo non possiamo prescindere dalla base
economica che sostiene tutti questi rapporti sociali e politici. Ancora oggi il rapporto tra struttura e
sovrastruttura ancora oggi non è stato del tutto risolto.

audio 7
PAGINA 114 - PARAGRAFO “LA DIALETTICA DELLA STORIA”
è un discorso molto innovativo che fa Marx collegando insieme lo studio della storia con lo studio
dell’economia e con la filosofia, è uno degli elementi forse più originali della filosofia di Marx, cioè
questo suo modo di leggere e interpretare la storia umana. Per fare questo si ricollega ai due
concetti di forze produttive e di rapporti di produzione (spiegati a pagina 112). L’interazione che nel
corso del tempo si realizza tra forze produttive e rapporti di produzione costituisce, secondo Marx,
l’elemento dinamico fondamentale dell’evoluzione storica. Nel senso che a determinati livelli di
sviluppo delle forze produttive corrispondono prevalentemente dei rapporti di produzione che sono
l’espressione di quelle forze produttive. Però, cosa accade? Qui Marx fa un discorso proprio
teorico, cioè elabora uno schema interpretativo attraverso il quale leggere e capire la logica dello
sviluppo storico dell’umanità. Noi sappiamo che all’interno delle forze produttive, oltre alla forza
lavoro e ai mezzi di produzione, uno degli elementi costitutivi sono le conoscenze tecniche e
scientifiche. Quindi la ricerca e le conquiste della scienza, applicate alla tecnologia, secondo Marx
sono un fattore costitutivo fondamentale delle forze produttive. Accade che in certi periodi storici il
progresso tecnico e scientifico, quindi l’innovazione, è tale che le forze produttive sono molto più
rapide nel loro sviluppo dei rapporti di produzione. I rapporti di produzione si sviluppano più
lentamente, perché riguardano le relazioni esistenti tra gli uomini in base alle loro proprietà. Ora
quindi, da un punto di vista dell’analisi concettuale, accade che si crea uno squilibrio tra queste
due componente, cioè tra le forze produttive e i rapporti di produzione, perché le forze produttive
vanno avanti mentre i rapporti di produzione rimangono indietro, cioè non procedono di pari passo.
Ma, siccome la storia umana non è fatta di astrazione, di categorie, ma è fatta di uomini e di classi
sociali che si contraddistinguono per delle caratteristiche ben definite, succede che questo
squilibrio tra forze produttive e rapporti di produzione si concretizza sul piano storico-sociale in uno
squilibrio tra classi sociali, perché le forze produttive, che corrono più veloci rispetto ai rapporti di
produzione, sono determinate da una spinta innovativa che è l'espressione di una classe sociale in
ascesa, cioè che sta emergendo in senso non solo economico ma anche politico, che quindi vuole
arrivare a prendere il potere. Mentre i rapporti di produzione, che sono quelli che rimangono più
indietro, cioè che non si sviluppano alla stessa velocità delle forze produttive, rimangono ancorati
agli interessi di una classe dominante, che però sta arrivando alla fine, sul piano storico, dell’epoca
del suo dominio. Quindi, dal punto di vista della conquista e dell’esercizio del potere, lo squilibrio
tra forze produttive che avanzano e rapporti di produzione che rimangono fermi, o comunque si
modificano molto lentamente, si materializza, si concretizza in una opposizione, in un conflitto tra
una classe dominante che pian piano sta perdendo il suo potere e una classe emergente che
invece vuole conquistare il potere. Ecco dove si verifica lo scontro, il conflitto, perché lo squilibrio
che si è creato tra forze produttive e rapporti di produzione dà origine ad un conflitto sociale,
politico, culturale, che alla fine in qualche modo si deve risolvere. O la vecchia classe dominante
riesce a mantenere il controllo e quindi a sconfiggere questa nuova classe che sta emergendo,
oppure avviene il contrario, cioè la nuova classe che sta emergendo conquista il potere e quindi la
vecchia classe dominante scompare. Questa analisi che Marx elabora per spiegare il dinamismo, il
movimento interno alla storia, per spiegarlo con un esempio pratico, Marx lo spiega usando come
esempio la Rivoluzione francese, perché secondo Marx la Rivoluzione francese costituisce
l'esempio storico, quindi reale, più evidente che conferma il suo modello di analisi del processo
storico. In che modo Marx interpreta la Rivoluzione francese in modo coerente con il suo modello
di spiegazione della storia? Nel caso della Rivoluzione francese, dice Marx, qui vediamo in modo
molto chiaro, molto netto, la validità di questo modello interpretativo della storia. Perchè nel
periodo della Rivoluzione francese c’erano delle forze produttive che si stavano sviluppando in
modo estremamente rapido, che erano quelle forze che poi daranno origine al sistema capitalistico
(il sistema di fabbrica, il padrone della fabbrica che si serve del lavoro degli operai..). Il sistema
capitalistico è stato reso possibile dal progresso tecnico-scientifico, perché se alla base non ci
fosse stata una conoscenza scientifica applicata sul piano tecnologico (quindi la costruzione delle
macchina) ovviamente non si sarebbe sviluppato nessun sistema capitalistico. Le forze sociali che
erano protagoniste di questa accelerazione delle forze produttive erano sostanzialmente quelle
della borghesia, perché la borghesia costituiva, secondo Marx, un ceto sociale emergente, che
impiega le sue risorse proprio sul piano del progresso tecnico e scientifico e che ambiva a
conquistare il potere. Dall’altra parte però, a fronte di questo sviluppo enorme delle forze
produttive, c’era un sistema economico che era formato da dei rapporti di produzione tipici di
un'economia ancora di tipo sostanzialmente agricolo, feudale. Perchè fino allo sviluppo
dell’industria l’economia di tutta l’Europa era un’economia sostanzialmente agricola, e questa
agricoltura era controllata dai nobili, dagli aristocratici, i quali di generazione in generazione si
erano trasmessi queste grandi proprietà agrarie sfruttando il lavoro dei contadini. Quindi i rapporti
di produzione esistenti prima della Rivoluzione erano ancora di tipo agrario e feudale, perché
quello era il sistema su cui si fondava il lavoro nelle campagne. Questo tipo di rapporti di
produzione era, appunto, controllato dai nobili, dagli aristocratici. Ecco che qui si ha l’esempio
chiaro di quello che dice Marx, cioè questo squilibrio che si era creato tra forze produttive da una
parte e rapporti di produzione dall’altra si rifletteva nel conflitto tra la borghesia, la nuova classe
sociale emergente che voleva conquistare il potere, e aristocrazia, che era stata invece la classe
sociale dominante fino a quel momento ma che pian piano stava perdendo il suo potere. Ora,
siccome non era possibile ricomporre questo conflitto, ecco che la soluzione del conflitto avviene
con la Rivoluzione, perché il vecchio potere di tipo agrario-feudale sostenuto dagli aristocratici
viene ribaltato dalla borghesia, che conquista il potere imponendo un nuovo sistema di produzione,
quindi le forze produttive, che però per essere sostenuto aveva bisogno di rapporti di produzione
diversi, non potevano più essere quelli del sistema feudale. Ecco perché Marx dice che la
Rivoluzione francese è stata essenzialmente una rivoluzione borghese, perché la borghesia in quel
caso era la classe sociale emergente che prende il posto dell’aristocrazia. Analizzando la realtà
storica del tempo di Marx, rispecchia una situazione diversa rispetto a quella che c’era durante la
Rivoluzione francese, perché la società industriale è una società sostenuta dalla borghesia, con la
nascita del sistema di fabbrica e quindi l’affermazione, anche con la nuova classe della borghesia,
di nuovi rapporti di produzione adeguati a sostenere le nuove forze produttive. Però, dice Marx, si
sta di nuovo riproducendo una sorta di situazione simile rispetto a quello che si era prodotta
durante la Rivoluzione francese, perché il sistema produttivo dell’industria moderna, della fabbrica,
si sta evolvendo, si sta sviluppando ad una velocità tale che di nuovo sta correndo avanti rispetto
ai rapporti produttivi che rispecchiano gli interessi della borghesia, che sono quelli fondati
sostanzialmente sullo sfruttamento della forza lavoro, cioè del lavoro degli operai, da parte dei
capitalisti, cioè dei padroni delle fabbriche. Per cui sostanzialmente, dice Marx, si sta di nuovo
producendo uno squilibrio tra forze produttive, legate agli eccezionali progressi tecnologici della
fabbrica, che stanno correndo in avanti e i rapporti di produzione, stabiliti dalla borghesia. In
questo caso sono però cambiate le classi sociali protagoniste di questo conflitto, perché adesso la
classe sociale che tende a conservare il suo potere legato a dei rapporti di produzione che
risultano superati è la borghesia, mentre invece la classe che rappresenta questa corsa in avanti
verso la creazione di nuove forze produttive, mettendo a sua disposizione la forza lavoro
necessaria a far funzionare le macchine, è il proletariato, cioè gli operai. Ed ecco quindi, dice Marx,
che dal suo interno si sta riproducendo un conflitto che nasce dalla struttura stessa del sistema
capitalistico, cioè da questo squilibrio che si sta di nuovo producendo tra forze produttive e rapporti
di produzione. E questo squilibrio, di nuovo, si potrà risolvere soltanto con una rivoluzione, cioè
con la Rivoluzione socialista, in cui la nuova classe emergente che conquisterà il potere sarà
quella dei proletari, degli operai. Questa struttura legata al conflitto delle forze produttive e dei
rapporti di produzione non si limita solamente a questi esempi, ma è una dinamica che c’è sempre
stata nel corso della storia umana, in tutte le epoche storiche, perché questi due fattori, cioè forze
produttive e rapporti di produzione, sono presenti in ogni tipo di società umana, tutta la storia
umana si è svolta e si svolge seguendo questa leggo. Ecco che quindi è possibile interpretarla
tutta quanta la storia umana, dalle origini fino ad oggi, seguendo questo schema interpretativo.
Ecco la dialettica della storia, perché questa è una legge che riguarda tutta la storia dell’umanità,
questa contrapposizione tra forze produttive e rapporti di produzione. Perché, e qui marx introduce
questo nuovo concetto, il tipo particolare di rapporti che si stabiliscono nelle diverse epoche
storiche danno origine a diversi modi di produzione (i modi di produzione il manuale li chiami
formazioni economico-sociali, sono sinonimi). Quindi ogni epoca storica nella storia umana, dice
Marx, è caratterizzata da un suo modo di produzione, che è il risultato delle relazione che si
stabiliscono tra forze produttive e rapporti di produzione. Ecco che da qui deriva la tipologia dei
diversi modi di produzione (a pagina 116): la comunità primitiva, la società asiatica, la società
antica (che era quella fondata sulla schioavitù), la società feudale (che ha alla base tutta la
struttura del feudalesimo, quindi di tipo medievale), la società borghese (che corrisponde al
sistema capitalistico) e la futura società socialista (questa, dice Marx, ancora non esiste, ma
esisterà perché costituisce il superamento storico, dialettico della società borghese). Quindi
attraverso queste categorie di tipo economico, Marx in realtà elabora un’analisi storica della
società, che è anche un’analisi filosofica, perché in questo processo, che secondo Marx è un
processo dialettico, cioè è un processo di continuo superamento, ecco che ovviamente si può
riconoscere l’impronta, l’influenza del pensiero di Hegel su Marx, un pensiero che Marx ha
completamente rivoluzionato e trasformato, ma che conserva al suo interno questo impianto di tipo
dialettico. Ovviamente la dialettica di Marx è molto diversa rispetto alla dialettica di Hegel, perché
la dialettica di hegel secondo Marx è astratta, invece la dialettica di Marx è una dialettica concreta,
fondata sull’analisi economica, storica dei processi materiali che costituiscono il motore della
storia. Però questa idea di una storia umana considerata come una totalità in evoluzione, in
cambiamento e che è governata da delle leggi, che non sono più delle leggi astratte legate ad un
ipotetico movimento dello spirito, ma sono leggi legate all’analisi scientifica della società, è una
sorta di rielaborazione, di trasformazione dall'interno della dialettica hegeliana. Solo che la
dialettica hegeliana era una struttura puramente astratta, ipotetica, spirituale legata al pensiero,
mentre la dialettica di Marx è una dialettica concreta che si basa sull'analisi delle condizioni
materiali che rendono possibile l’esistenza delle società. Ecco perchè si chiama dialettica
materialistica e perché il pensiero di Marx viene identificato come materialismo storico, perché
l’evoluzione storica, secondo marx, non è il risultato di idee diverse, cioè di fattori ideali che si
sviluppano in astratto, ma è il risultato di forze materiali concrete, che sono quelle che sostengono
la società e lo sviluppo sociale. Da questo punto di vista (siamo a pagina 117) Marx si distacca in
modo deciso anche da tutto il movimento della sinistra hegeliana. Lui stesso era stato un
esponente della sinistra hegeliana, però a questo punto è chiaro che anche le categorie della
sinistra hegeliana gli vanno strette. Perché l’errore fondamentale, nelle sue diverse espressioni,
della sinistra hegeliana è che anche la sinistra hegeliana si è limitata a criticare Hegel su un piano
puramente idealistico, quindi alla fine anche la sinistra hegeliana, dice Marx, si illudeva di poter
cambiare le cose sostituendo delle idee a delle altre idee, cioè le idee della sinistra hegeliana alle
idee di hegel, però ovviamente questa era una prospettiva assurda perchè la società non cambia
con le idee, i rapporti di produzione che determinano la vita materiale degli uomini non cambiano
con delle idee, perché ci sono di mezzo rapporti di potere, strutture economiche, interessi dei vari
soggetti che sono coinvolti. Quindi non è un problema di costruire un sistema filosofico alternativo
a quello di Hegel, ma di costruire un progetto filosofico e politico che modifichi e che trasformi le
condizioni materiali dell’esistenza della società, se no non cambia niente dice Marx. il
cambiamento, se vogliamo che la società cambi, deve avvenire sul piano materiale, sul piano dei
rapporti di produzione. Qui ci si collega al discorso più politico della filosofia di Marx (siamo a
pagina 119), che viene espresso nel manifesto del partito comunista. Il manifesto del partito
comunista fu, appunto, quello scritto di Marx ed Engels nel quale cercarono di indicare quali erano
i punti fondamentali attorno ai quali si sarebbe dovuto formare il nuovo partito comunista, che fino
a quel momento era un’entità molto sfuggente. Ecco che all’interno del manifesto del partito
comunista, che è un manifesto quindi una dichiarazione dei principi fondativi del partito comunista,
Marx mette in evidenza quali erano secondo lui quei punti fondamentali attorno ai quali si
dovevano riconoscere i vari gruppi, partiti più o meno comunisti che erano presenti a quell’epoca in
Europa. Qui il discorso che fa Marx, che è una conseguenza di tutto questo discorso fatto fino ad
ora, è che la storia umana, analizzata da questa prospettiva materialistica, cioè della dialettica
materialistica della storia, se la guardiamo e la consideriamo attraverso tutte le diverse epoche
storiche, è stata sostanzialmente la storia di lotte di classe, cioè la storia di determinate classi
sociali in lotta tra di loro per la conquista del potere. Questa è la storia umana, dice Marx, dal punto
di vista materialistico. Qui c’è una delle citazioni più famose di Marx, dove dice proprio questo, è
uno dei cardini del pensiero di Marx e getta una luce nuova su tutta la storia umana, anche su tutto
il lavoro dell'interpretazione della storia (in fondo a pagina 119): “La storia di ogni società esistita
fino a questo momento è storia di lotte di classi (di classi sociali in lotta fra di loro per la conquista
del potere). Liberi e schiavi (qui fa degli esempi), patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri
delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi (che è, appunto, una categoria che
può essere applicata a tutte queste coppie oppositive che ha citato fino a qui), furono
continuamente in reciproco contrasto (cioè in conflitto fra di loro), e condussero una lotta
ininterrotta, ora latente ora aperta (cioè a volte sotterranea, a volte esplicita); lotta che ogni volta è
finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi
in lotta (perché quando la nuova classe emergente non è abbastanza forte e la vecchia classe
riesce ancora ad imporsi, i vecchi rapporti di produzione però non rispecchiano più la nuova
situazione che si è creata e quindi, prima o poi, la società va in rovina). ” Questa è la lettura
storica, filosofica, della storia umana secondo Marx, queste sono le vere contraddizioni, le vere
opposizioni che mettono in moto il processo storico di cambiamenti e trasformazioni, basato su fatti
reali però, non su categorie astratte della spirito, perché quando fa quegli esempi (liberi e schiavi,
patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni) fa riferimento a
rapporti di produzione reali, accertati. Ecco perché Marx dice che bisogna basarsi su un’analisi
scientifica della storia umana, non su delle ipotesi della spirito, delle categorie astratte che non
hanno nessuna base, nessun fondamento nella realtà materiale della vita umana. A questo punto
Marx (siamo a pagina 120) fa una critica radicale anche a tutti i vari tipi di socialismo, che erano
presenti realtà politica e sociale del suo tempo, perchè, secondo Marx, tutte queste diverse forme
di socialismo, che già erano presenti nella società, specialmente nella società francese, erano però
sbagliate, perchè non avevano nessuna base scientifica, si basavano di nuovo su dei principi
astratti. Quindi, quando fa la critica alle diverse forme di socialismo, individua e discute
analiticamente tutte le diverse forme di socialismo che secondo lui sono sbagliate e che non
porteranno a niente: il socialismo reazionario, il socialismo conservatore e il socialismo utopistico.
In cosa consistono queste teorie sbagliate di questi socialismi dai quali Marx si distacca
completamente? Nella categoria del socialismo reazionario si distinguono in modo più analitico il
socialismo feudale, il socialismo piccolo-borghese e il socialismo tedesco. Perché queste diverse
forme di socialismo le raggruppa tutte sotto la categoria di socialismo reazionario? Perché, dice
Marx, queste forme di socialismo ( quello feudale, quello piccolo-borghese e quello tedesco) si
sviluppano a partire da un’illusione del tutto erronea, del tutto sbagliata, nel senso che si vogliono
contrapporre alla società capitalista e quindi alla borghesia. Ma la storia non torna indietro, dice
Marx anche in modo sarcastico, cioè questi tipi di socialismi vorrebbero tornare a delle forme di
società pre-borghese, pre-industriale, cioè vorrebbero combattere la borghesia e il capitalismo
ritornando a dei modelli di società storicamente precedenti. Marx dice che questo non è possibile,
la storia va solo avanti, non torna indietro. Marx dice che non si può più tornare indietro rispetto al
sistema dell’economia capitalista, al massimo si può pensare di andare avanti verso un
superamento, ma certamente non si ritorna verso qualche forma di società precedente a quella
capitalista, questa è una pura illusione. Secondo Marx questi non sono socialisti, ma sono dei
nostalgici del passato. Poi ci sono i socialisti conservatori. Questi, dice Marx, rappresentano
un’altra categoria singolare di persone che si autodefiniscono socialiste, perché questi pensano di
poter sostenere e conservare i lati positivi dello sviluppo capitalistico, della società borghese,
eliminandone le componenti negative, quindi tutte le componenti legate allo sfruttamento, alle
forme dei rapporti di produzione realmente esistenti tra i capitalisti e gli operai. Vorrebbero come
applicare una sorta di correttivi per migliorare la società borghese, conservando i lati positivi ed
eliminandone i lati negativi. Ecco perché conservatori, perché vorrebbero conservare il sistema
borghese capitalistico eliminandone però gli aspetti più spiacevoli. Ma anche qui Marx dice come
pensano di poter fare una cosa del genere, cioè una volta che tu hai accettato un modo di
produzione capitalistico, lo accetti con anche tutte le sue contraddizioni interne, non ne puoi
accettare soltanto una parte, perchè comunque all'interno di quel sistema ci saranno sempre degli
interessi che sono in conflitto fra di loro, perché gli interessi del proletariato non possono essere gli
stessi del capitalista. Quindi è impossibile, dice Marx, tenere soltanto una parte e scartare l’altra,
perchè se scarto l’altra non ci sarebbe neanche quella parte positiva, come fai a tenere gli aspetti
del progresso, del benessere se elimini le condizioni materiali che rendono possibile tutto questo,
le condizioni materiali sono però condizioni di sfruttamento di operai da parte dei capitalisti. Anche
questa, dice Marx, è una prospettiva estremamente illusoria. Poi c’è il socialismo utopistico.
Questo, dice Marx, almeno, rispetto alle altre forme, aveva individuato questo nucleo conflittuale
interno al sistema capitalistico tra classi sociali in conflitto fra di loro. Però sbagliava nel senso che
non era un socialismo che si rivolgeva in modo particolare ai lavoratori, quindi alla classe che è
oppressa, sfruttato, ma si rivolgeva ottimisticamente a tutta la società, compresa anche la parte
degli sfruttatori, convinti che si potessero fare delle riforme, che gli uomini possono migliorare, che
la società attraverso la collaborazione può arrivare a delle condizioni di vita migliori per tutti. Ecco
in che senso Marx lo definisce utopistico, però, dice Marx, tutto questi sono dei bei ideali su come
noi pensiamo come vorremmo che fossero gli uomini, che fossero buoni, che fossero sensibili al
benessere comune, che si venissero incontro, ma, di fatto, gli uomini non sono fatti così,
specialmente poi quando si parla di profitto, di soldi. Perché certamente il problema è che di nuovo
ci troviamo di fronte a degli interessi economici di due soggetti politici e sociali che non possono
andare d'accordo, proprio per la loro posizione strutturale all’interno dei rapporti di produzione,
cioè l’interesse dell’operaio non potrà mai coincidere con l’interesse del capitalista. Quindi, dice
Marx, anche questo socialismo utopistico in realtà è molto illusorio, perché l'unico cambiamento
può avvenire da una rivoluzione proletaria, con una nuova classe che prende il posto di quella
precedente.

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