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(i primi 3 minuti in cui parla del nulla come suo solito…) pagina 167, qui trovate il positivismo
sociale, questo capitolo si occupa della filosofia del positivismo in senso generale, cosa vuol dire?
che in questi anni che corrispondono sul piano storico a lo sviluppo e all’affermazione della società
industriale vera e propria e quindi del progresso tecnico scientifico che si sviluppa nella seconda
metà dell’800 e gli inizi del ‘900 a livello sociale si sviluppa una sorta di atteggiamento positivo, in
che senso? che gli scrittori e i filosofi di questo periodo, esaltano i valori del progresso, della
scienza, della società che oggi chiameremmo la società del benessere, questa fiducia nel fatto che
la storia umana è avviata verso un progresso virtualmente senza limiti, che quindi lo sviluppo
scientifico porterà ad una evoluzione inarrestabile della condizione umana. via via che il pensiero
scientifico e tecnologico si afferma l’umanità intesa nel suo complesso diventerà sempre più felice
ed evoluta, anche la scienza riuscirà a spiegare tutte le cose che fino a quel momento erano rimaste
oscure (pag 169) il positivismo da un certo punto di vista può essere inteso anche come uno
sviluppo dell’illuminismo e della sua filosofia che guarda verso il futuro, in questo caso verso un
futuro che sarà sempre più determinato dal progresso scientifico, dal benessere sociale… tutto
sommato è una visione ottimistica della vita e della storia umana.
attenzione: il termine positivismo per contrassegnare questo tipo di mentalità di filosofia che
caratterizza questo periodo della storia europea, non ha il significato di atteggiamento positivo in
senso valutativo della storia umana, in questo caso è chiamato positivismo perché si fonda su un
progresso delle scienze positive, in senso come scienze moderne che stavano nascendo e
formando in quel periodo, quindi positivo in questo caso vale come sinonimo di filosofia all’opposto
della metafisica, che quindi è una filosofia che si fonda sulla scienza. parla poi di vari autori darwin,
spencer… che sono considerati tradizionalmente i fondatori del positivismo (non chiede di studiare il
capitolo approfondito) sul piano filosofico non ci sono grandi autori o filosofi, molti di loro sono
scienziati o sociologi che in qualche modo tendono a mettere in evidenza gli aspetti di cui parla
prima: positivismo è una sorta di “filosofia” che tende a legittimare l’affermarsi su piano storico della
società della seconda rivoluzione industriale e quindi a metterne in evidenza gli aspetti positivi.
(ribadisce di quanto loro siano inutili, studiate solo la parte introduttiva 167-171 in alto, collegabile
con verismo italiano, naturalismo francese). positivismo mette in evidenza gli aspetti
positivi/progressivi di questa civiltà industriale mentre le correnti letterarie ne analizzano gli aspetti
sociali e le conseguenze spesso negative che questo progresso scientifico spesso aveva sulla
società dell’epoca, la cultura di riferimento è quella.
(pag. 370, vi introduce la vita, le amicizie, vi fa una sorta di sintesi delle diverse fasi della sua vita da
un punto di vista di analisi della sua filosofia, vicende familiari, ultimo periodo dove si evidenzia la
malattia che lo porta all’isolamento e crollo psicologico/nervoso, pag 375 breve storia delle diverse
edizioni critiche che dopo la sua morte sono stati fatti della sua opera, l’edizione di riferimento è di
Colli e Montinari (lol) che esiste anche tradotta tutta in italiano, pubblicata da adelphi, non si
sofferma sulla biografia, studiate da soli, da pag 376-378) in questa parte parla di alcuni aspetti
problematici in generale della filosofia di Nietzsche che però non sono ancora la sua filosofia (tutte
questioni introduttive, ci spende due parole, due indicazioni di massima per studiare meglio sul
manuale).

il ruolo della malattia:


uno dei dibattiti che si sono sviluppati dopo la morte di Nietzsche a livello culturale, filosofico,
riguarda questo fatto: fino a che punto la sua malattia ha influito sulla sua opera? fino a che punto
dovrebbero essere lette come opera di una mente malata? ma che è sta malattia? è una cosa su cui
è stato messo l’accento per motivi che vi dirò dopo ma, quasi che tutta la vita e l’opera dovessero
essere ricondotti alla malattia, se andiamo a vedere la storia dell’arte della cultura, tutti gli artisti che
sono stati malati nel corso della storia, kierkegaard, per dire un autore che abbiamo studiato, van
gogh… la serie di artisti ammalati è infinita, ma perché non si parla mai dell’aspetto tra rapporti tra
malattia e arte? c’è dietro tutta una questione strumentale… intanto cerchiamo di chiarire la
questione malattia da un punto di vista medico/ fisiologico; nato in una famiglia di padre pastore
protestante in una piccola parrocchia tedesca, già suo padre era un uomo malato di nervi, a quel
tempo la scienza medica non aveva fatto i progressi di oggi, ma dai sintomi riportati dal padre, che
morì quando N. era un ragazzino(5 o 6 anni) anche sta roba qui psicologicamente ha influito molto
sulla psicologia e la mentalità di N., studiati in questi anni si pensa che fosse malato di alzheimer o
di una malattia degenerativa del sistema nervoso, al tempo non si poteva diagnosticare, era fuori dai
quadri della scienza medica di quel tempo (metà ‘800), quelle malattie, spesso hanno componenti
ereditarie, quindi, di fatto accade che N. fin da adolescente(15-16 anni) comincia a soffrire di forti
mal di testa che gli danno dei disturbi della vista, che non può sopportare la luce… da segni di
debolezza nervosa.
nel corso della sua vita, essendo debole di salute, ne ha avute tante: epatite virale, difterite(?), tutte
malattie infettive, che lo hanno indebolito ulteriormente, si suppone che quando era un uomo
relativamente giovane, si suppone che avesse contratto la sifilide, anche questa tipica dell’epoca,
nessun contraccettivo o qualcosa per curarlo. soffriva di attacchi di depressione, soffriva di varie
malattie aveva una salute cagionevole, finchè nel 89/90 praticamente sui 45 anni tutte queste cose
alla fine gli si manifesta in modo massiccio cadendo in attacchi di follia, prima viene ricoverato in
una clinica per le malattie mentali, poi se lo prendono in casa i suoi parenti, madre, sorella e lo
curano, negli anni finali della sua vita era incosciente, non era più in grado di intendere e di volere,
finché nel ‘900 muore non come conseguenza della follia ma per una polmonite.
(ma voi direte “che ce ne importa a noi di tutta la sua storia medica?” infatti è quello che dico anche
io, però ve l’ho raccontata perchè c’è stata tutta una corrente successiva in cui si sono sbizzarriti per
denigrarlo e svalutare la sua filosofia a sostenere l’ipotesi che la sua filosofia fosse quella di un
malato di mente e che quindi dovesse essere screditata, io personalmente dissento, impostazione
ridicola come se noi volessimo descrivere un quadro di van gogh dal punto di vista medico, c’è che
senso ha, anche van gogh era chiuso in manicomio, non si può valutare l’opera a seconda delle
malattie che ha avuto, punto di vista mio personale, la malattia non c’entra niente, dal punto di vista
filosofico N. era un genio e poi era un uomo dotato di cultura enorme, secondo me la sua filosofia va
giudicata sul piano delle sue idee e filosofico, non sul fatto che lui fosse un uomo malato)
altra cosa totalmente infondata messa in campo per colpire alle spalle la sua filosofia è il discorso
del nazismo, molti interpreti hanno voluto vedere in N. una sorta di precursore del nazismo, dicendo
che le sue idee in qualche modo hanno costituito la base dell’ideologia nazista, prospettiva
completamente svalutativa che tende a gettare ombra sulla sua filosofia (leggete bene il manuale
che io vi sottolineo delle cose per farvi capire di cosa stiamo parlando) N. muore nel 1900, da un
punto di vista storico non può essere messo in relazione con un altro evento storico che al suo
tempo manco esisteva, come se lui fosse stato un predecessore, il nazismo in germania nasce nel
periodo delle 2 guerre mondiali e va al potere nel 33 con Hitler, dopo 30 anni da N. in più, a causa
della malattia, le ultime cose che N. ha scritto le ha fatte nel 1888/89, sui 45 anni, perchè poi dopo
ha vissuto circa 10 anni in questa condizone in cui non era cosiente. come si fa a dire che in
qualche modo fosse collegato al nazismo? presumibilmente la questione è questa: dopo la sua
morte, la sorella annusa il fatto che la filosofia di suo fratello aveva avuto un certo successo, si
assume il compito di amministratrice delle sue opere, ma per ricavarne soldi, perchè fiuta gli affari e
quindi tende a favorire, durante il periodo del nazismo, questa versione perchè le faceva comodo dal
punto di vista commerciale sostenere questa tesi. (ma anche questa è un’ipotesi per quello che ne
pensa lui, del tutto strumentale e infondata, nel senso che soprattutto è frutto di un’operazione
strumentale successiva alla morte di N.)

le caratteristiche del pensiero e della scrittura di Nietzsche


(questo è abbastanza vero) lui si esprime secondo delle modalità di pensiero non
classiche/tradizionali dello stile letterario filosofico, spesso si esprime attraverso aforismo, fugge da
prospettive sistematiche, stile spesso simbolico o allegorico, in molti passi usa delle espressioni
esagerate, iperboliche scritte con chiaro intento provocatorio, perché il suo scopo era quello di
scuotere la coscienza comune e l’indifferenza che popolavano la cultura accademica dei suoi tempi,
(non so il tedesco e non posso leggerlo in lingua originale, degli amici gli confermano che su stile
letterario in tedesco è un’opera bellissima in stile del massimo esempio di scrittura tedesca goethe,
lingua bellissima come un modello letterario, N. scrive anche poesie) spesso nelle sue opere ha dei
tratti molto poetici, percepibile anche nelle opere in italiano, specialmente della sua maturità,
appassionante e coinvolgente, che cerca di affascinare il lettore sul piano estetico per la sua
bellezza, si esprime anche in modo oscuro o simbolico, può essere interpretato in maniera diversa.
non è una filosofia lineare, a senso unico, sembra che si contraddice, in un testo afferma qualcosa,
da un’altra parte lo nega, non è un filosofo di facile lettura, volutamente provocatorio. N. arriva con la
sua filosofia alle fondamenta delle tradizioni filosofiche occidentali ( per essere compreso non basta
essere letto, deve essere assimilato, riletto, meditato, è un autore molto … io lo trovo sul piano della
filosofia fondamentale per capire la filosofia moderna, infatti influenza molti ambiti anche al di fuori
del pensiero filosofico, però a questo arriveremo più avanti) quando si parla della filosofia di N. si
parla della sua evoluzione filosofica di solito in senso cronologico, nelle diverse fasi della sua vita,
con orientamento di fondo che le contraddistingue da opere di altro periodo storico:
● la fase giovanile in cui risente molto dell’influenza di schopenhauer e di wagner, in cui rilegge
e interpretato molti testi della tradizione filosofica, poetica, letteraria dell’antica grecia, era
anche filologo, infatti quando assunse la cattedra universitaria giovanissimo in svizzera ci andò
con la cattedra di filologia classica, come studioso dei testi antichi;
● la fase intermedia del periodo illuministico/genealogico in cui sviluppa delle riflessioni su
scienza riferendosi anche a voltaire, rivisitato dal suo punto di vista ;
● la fase dello zarathustra in cui pubblica così parlò zarathustra in cui scrive in versi la sua idea
di filosofia, anche questa opera di capitale importanza, non è leggibile e interpretabile come
un trattato di filosofia, un’opera unica, non paragonabile ad altre opere anche solo per la sua
forma;
● ultimi scritti primi della malattia di morale, etica e religione.
è stato un punto di svolta non solo per la filosofia ma per tutta la letteratura, poesia…
(fermatevi a pag. 379 fine ciao.)
NIETZSCHE 2
Oggi cominciamo ad entrare nei concetti fondamentali almeno per quel poco che possiamo trattare
in una sintesi scolastica della filosofia Nietzschiana nei diversi periodi.

La prima parte della scheda, corrisponde al paragrafo 5 pag 379.

Ovviamente si chiama periodo Wagneriano Schopenhaueriano perché è il periodo giovanile della


filosofia di Nietzsche, in cui è forte l’influenza della filosofia di Schopenhauer e dall’altra parte della
musica di Wagner, che lui conosceva personalmente e del quale era stato amico, da cui poi
successivamente si distaccherà sia da Schopenhauer che da Wagner.
Il testo più rappresentativo di questo periodo, che si prende di riferimento, è ‘ La nascita della
tragedia dallo spirito della musica’ che pubblica nel 1872 quando aveva 28 anni circa.
In quest'opera lui si basa fondamentalmente sulla sua conoscenza del mondo greco, infatti lui come
formazione era anche un filologo, studioso dei testi antichi greci; quando divenne docente ed entrò
all'università di Basilea, entrò sulla cattedra di filologia classica: lui conosceva approfonditamente
tutti i testi della tradizione greca, non solo filosofici, ma anche le tragedie, le poesie, la letteratura;
però ‘la nascita della tragedia’ è un’opera molto particolare: parte dalla conoscenza che ha della
civiltà e della cultura greca antica ma per darne un’interpretazione filosofica, infatti i suoi colleghi
filologi che invece facevano un lavoro di ricostruzione dei testi, edizioni critiche, comparazione di
diverse traduzioni, furono molto contrariati da quest’opera di Nice, che ufficialmente era un filologo,
perché non rispettava i canoni della filologia classica, infatti lo criticano molto per il suo approccio…
Poi questa interpretazione Nietzschiana della cultura greca antica è rimasta e rimane tutt'oggi come
un canone interpretativo anche all'interno della cultura novecentesca.
Al di là che fosse più o meno corretta sul piano filologico, sul piano filosofico e sul piano della
cultura, queste categorie dell’interpretazione di Nice costituiscono dei punti fondamentali della
nostra cultura contemporanea; spesso troviamo quando leggiamo libri e studi un riferimento alle
categorie interpretative di Nice.

Nice in quest'opera dice che se noi studiamo le caratteristiche fondamentali della civiltà greca antica
possiamo distinguere chiaramente all’interno di questa civiltà due elementi caratteristici, opposti tra
di loro ma che sono anche complementari e ci aiutano a capire i diversi aspetti della cultura e della
civiltà greca antica.
Il primo è quello dionisiaco e il secondo quello apollineo: questa distinzione la deriva da due dei
del Pantheon greco, della mitologia greca, che erano Apollo e Dioniso; ma qui vengono considerati
come simboli di un certo atteggiamento generale che gli uomini greci avevano di fronte alla vita…
per cui quando Nice parla dello spirito dionisiaco parla di tutti quegli atteggiamenti, componenti,
comportamenti, del mondo greco antico che stavano sotto il segno di Dioniso, tutti gli atteggiamenti
dominati dal rapporto con la natura, dagli istinti dalla gioia che porviene dalla nostra vita istintiva,
sessuale e dalla creatività, dalla soddisfazione degli impulsi creativi; sono tutti atteggiamenti che
affermano la vita, questo è l’atteggiamento, la costellazione di disposizioni presenti nel mondo greco
che Nice raggruppa in questa categoria del dionisiaco, in contrapposizione ce lo spirito apollineo che
invece è l’istinto anche questo radicato nella cultura greca, della ricerca dell’ordine perfetto, armonia
delle giuste proporzioni, razionalità, autocontrollo,ricerca di un equilibrio, che ovviamente
rappresentano delle caratteristiche opposte rispetto a quelle dello spirito dionisiaco.
Queste due tendenze secondo nice erano presenti entrambe nel mondo gerco talora prevale una,
talora l’altra però attraversano una sorta di trasformazione nel corso del tempo perchè all’inzio nella
storia della grecia che ha preceduto Socrate, la cultura presocratica, non solo in senso filosofico, ma
di tutte le opere che sono state scritte prima di Socrate; durante quell'epoca, dice Nice, che queste
due dimensioni dello spirito esistevano entrambe ma erano separate fra di loro rappresentavano due
componenti, già presenti fin da allora ma non erano in rapporto tra di loro, erano due sfere opposte
dell’esistenza umana; poi successivamente nell’epoca della tragedia classica, qui fa riferimenti alle
tragedie di Sofocle ed Eschilo, grandi tragici greci, li dice Nice, in quella fase, queste due tendenze
si incontrano, nel senso che non soltanto esistono separatamente ma si fondono tra di loro e
trovano la loro forma di espressione più perfetta ed alta nella tragedia greca di Sofocle ed Eschilo,
infatti secondo Nice le tragedie loro sono tra le espressioni più alte non solo della cultura greca ma
della cultura umana, quindi in quelle tragedie di Eschilo e Sofocle, le due tendenze si uniscono in
una sintesi insuperabile, perché sono in un equilibrio perfetto tra di loro, insieme.
Successivamente già con le tragedie di Euripide, terzo grade tragico gerco, comincia una sorta di
processo di decadenza graduale che poi si realizzerà con la filosofia di Socrate attraverso la quale
gradualmente lo spirito apollineo comincia ad imporsi su quello dionisiaco, comincia ad avere il
sopravvento per cui lo spirito dionisiaco si indebolisce sempre più mentre prende sempre più il
sopravvento l’apollineo, questa è l'origine del processo di decadenza del mondo occidentale
secondo Nice, da quel momento in poi, con l'affermarsi del pensiero razionale e della metafisica
platonica e poi il cristianesimo, c'è stato un processo di decadenza della cultura del mondo
occidentale nel suo insieme, un abbassamento progressivo, una degradazione in confronto ai livelli
di perfezione e di assolutezza raggiunti invece nella tragedia classica; in questa prospettiva
generale Nice assume una posizione originale anche rispetto a Schopenhauer, perché per certi
aspetti la sua filosofia ricorda quella di Shope, però se da una parte è vero che la vita reale che noi
viviamo è una vita dominata dal dolore, dalla lotta, dall'incertezza quindi da questi punto di vista
ricorda quella di shope però in relat Nice rifiutava la concezione di Schopenhauer di liberazione
attraverso l’ascesi, il discorso che fa Nice è che se la vita è questa, noi dobbiamo essere in grado di
accettarla per com’è senza fingere che sia qualcosa di diverso, in che modo?
Riscoprendo lo spirito dionisiaco, che era questo spirito presente nella cultura greca delle origini
che nel corso del tempo va perduto per il quale dobbiamo riscoprire i valori del gioco, del ridere,
dell’essere felice, dell’ebbrezza e del gioia di vivere che ci siamo dimenticati perché siamo stati
dominati per quasi due millenni, invece, dall’affermazione dello spirito apollineo.
In altre parole dice Nice che se vogliamo fuggire a questo destino dobbiamo riscoprire la
componente dionisiaca della cultura greca che ormai ci siamo quasi dimenticati e questo lo
possiamo fare anche attraverso l’arte, ecco perché si ritrova l’influenza di Schopenhauer ma anche i
Schelling, perché per Nice l’arte costituisce una delle componenti fondamentali dello spirito umano
capace di avvicinarci all’elemento dionisiaco della natura umana, quindi ecco che da qui deriva
questa passione e ammirazione per Wagner perché lui vede in Wagner la figura dell’artista che
attraverso l'esaltazione della musica e della tragedia riesce a riscoprire, ad avvicinare gli uomini a
questa concezione artistica e tragica della vita che è tipica dell'atteggiamento duionisiaco.
Più avanti nella sua vita la musica di Wagner cambierà atteggiamento e anche nice si distaccherà
da questa amicizia e da questa ammirazione nei confronti di Wagner.
(Sul manuale a pagina 382 mette in evidenza ( serve per il colloquio) tutte le influenza che la
distinzione dell'apollineo e del dionisìaco ha avuto sulla cultura 900… fa esempi di autori e opere
che in generale possono essere collegati alla filosofia di Nice come per esempio Thomas Mann,,,
grandissimo scrittore tedesco che ha vinto il premio nobel per la letteratura, aveva letto tutto Nice ed
era grande ammiratore, tanto che scrive anche saggi su di lui per dire come in realtà queste
categorie del pensiero nicciano hanno influenzato continuano tutt'oggi ad influenzare la cultura del
900...cita anche per esempio Pasolini, il teatro, la rappresentazione di opere della tragedia classica.
Questa parte è una attualizzazione della filosofia di Nice.)

Il paragrafo ‘ storia e vita’ che va da p 382-384 qui parla di un’opera di Nice le ‘considerazioni
inattuali’ dove Nice esprime il suo punto di vista su quello che dovrebbe essere l’atteggiamento
corretto della cultura contemporanea di fronte allo studio della storia.
( Da un punto di vista formale per quanto riguarda il lavoro scolastico, questa parte qui su storia e
vita si può saltare ciò non toglie che la si può leggere se siamo interessati)

Pag 385
Si passa al periodo illuministico che corrisponde sulla scheda al secondo paragrafo.

Nice la definisce con un termine poetico la filosofia del mattino, questa fase del suo pensiero
comincia con la pubblicazione di un’opera ‘umano troppo umano’, che segna l’inizio di una
prospettiva diversa nel pensiero e nella ricerca filosofica di Nice, mentre prima fase, della gioventù,
si era occupato di questioni riguardanti l’arte la metafisica e via dicendo, adesso invece si lascia un
po’ alle spalle questa impostazione del primo periodo giovanile, si allontana progressivamente sia
da Wagner sia da Schopenhauer e rivolge il suo interesse invece alla scienza, sempre intesa dal
suo punto di vista;
infatti, questo libro è dedicato nella sua dedica a Voltaire che era stato uno dei maggiori esponenti
dell’illuminismo francese, ma qui non bisogna intendere questo discorso illuministico di Nice in un
senso banale, nel senso che noi diamo tradizionalmente all’illuminismo quando intendiamo la fiducia
nel progresso scientifico tecnologico, nella ragione come fonte di civiltà, il fatto che la realtà sia
razionale; qui, Nice, da una curvatura diversa al termine, perché appunto ricollegandosi al discorso
della filosofia del mattino, lui intende dire parlando di illuminismo che lo scopo della sua filosofia di
questo periodo è quello di individuare attraverso una critica “scientifica” ,basata su un metodo di
indagine critico, che ci porta verso un superamento di tutte quelle false credenze, di quelle tenebre,
oscurità del passato, le superstizioni le credenze metafisiche che hanno impedito agli uomini di
affrontare il mondo per quello che è, quindi in questo senso Nice si pone in continuità con
l'illuminista, nel senso che attraverso la critica e l'analisi genealogica, dell'origine di determinati
concetto o verità che stanno alla base della nostra tradizione culturale noi dobbiamo liberarci dai
condizionamenti che ci tengono ancorati al passato e che ci impediscono di andare avanti, è una
critica demistificante della tradizione filosofica fino a quel momento.
Nice intende dire che tutti i valori tradizionali che ci sono stati tramandati all’interno della nostra
cultura, e anche le verità che siamo stati abituati a considerare come entità universali eterne
assolute indiscutibili, i pilastri per cosiddire della nostra tradizione culturale, in realtà, non sono altro
che il prodotto della storia umana; quindi l’origine di questi valori o di queste verità che noi per
abitudine ormai non mettiamo più in discussione, in realtà vanno messe in discussione, bisogna
risalire alle loro radici storiche per rendersi conto che sono soltanto dei prodotti provvisori transitori
derivati dalla nostra storia umana e che nascono da interessi e motivazioni degli uomini stessi, non
sono qualcosa di superiore e diverso rispetto all'umanità, ecco perché il titolo ‘umano troppo
umano’, perché non esistono per Nice delle verità eterne indiscutibili, e di tutte si può costruire la
loro storia e la loro origine il loro sviluppo; questo è il discorso della genealogia della morale, per
capire le radici di quello che noi oggi chiamiamo morale... poi per esempio nella ‘gaia scienza’
invece rimette in discussione tutte le verità metafisiche che gli uomini hanno sempre accettato per
vere come se fossero verità ultime, anche qui in questo testo della ‘gaia scienza’ compare il
concetto della ‘morte di dio’...
Su questo ci sarebbe un lungo discorso da fare, ( sul libro spiegato bene).

Nella ‘gaia scienza’ Nice fa questa famosa affermazione dicendo che “dio è morto e noi lo abbiamo
ucciso”, che è stata interpretato in molti modi; ma la cosa importante è che quando nice parla di dio
non parla in particolare di Gesù Cristo o di Allah o di qualche altro dio specifico in cui gli uomini
hanno creduto o credono, qui dio è un simbolo di nuovo; Nice infatti parla per allegorie, questo
concetto di dio in senso generale sta ad indicare che è tramontata per sempre la necessità che gli
uomini hanno o avevano di avere dei punti di riferimento, delle certezze metafisiche, quindi al di là di
questo mondo in cui viviamo, e che diciamo tutte le filosofie metafisiche o le religioni non sono altro
che delle favole che gli uomini si son sempre raccontati per dare un senso alla loro vita.
Rendendosi conto del fatto che la loro vita è una vita legata ad un breve periodo sempre incerta,
sempre esposta a dubbi a rischi etc...ecco, fa in modo che in qualche modo per cercare di superare
questa condizione si siano inventate queste favole o della religione o della metafisica per attaccarsi
ad un qualcosa che fosse superiore al di là di questo mondo in cui viviamo e quindi in questo modo
hanno messo, trasferito il significato della loro vita in un altro mondo, in un mondo metafisico, sia in
senso filosofico che in senso religioso; quindi hanno trasferito il significato ultimo della loro vita non
più in questo mondo, in un altro mondo che però, sentendo Nice, è un mondo che è invenzione…
questo è dio nella simbologia di nice.

Quando lui fa questa affermazione ‘dio è morto e noi lo abbiamo ucciso’ quindi in realtà se lo
vogliamo decodificare quello che lui sta dicendo è: tutte quelle certezze, sicurezze che gli uomini
avevano e hanno avuto fino ad oggi riguardo all’esistenza di una realtà trascendente metafisica
divina che da un senso alla nostra vita sono tramontate perché gli uomini stessi lo hanno ucciso... ci
siamo accorti che erano solo delle favole, come le favole che si raccontano ai bambini, i quali ci
credono quando le raccontiamo, ma ciò non toglie che sono prodotto della nostra fantasia, quando
cresceranno e diventeranno adulti non ci crederanno più si renderanno conto che sono solo racconti
che hanno magari significati simbolici sicuramente, ma ciò non vuol dire che corrispondono a
qualcosa di reale; quindi ciò che Nice dice è che gli uomini non hanno più bisogni, cioè, che
l'umanità è arrivata ad un punto della sua storia per cui non ha più bisogno di credere in queste
favole metafisiche.
La prima obbiezione che uno potrebbe fare è come?

Gli uomini ancora ci credono nei loro dei o divinità, ma nice risponde molto facilmente a questo
perché lui dice che di questo evento, la morte di dio, ancora sono in pochi a rendersi conto perché è
talmente importante nella storia umana che ci vorranno secoli, millenni prima che le masse arrivino
ad accettarlo e a rendersene conto.
Qui fa un paragone: è come quando una stella si spegne nell’universo; se si va a leggere gli studo
di astronomia anche recenti, quando una stella che è lontana da noi milioni di anni luce si spegne la
luce per arrivare da quella stella fino alla terra, ci impiega molto tempo, anni decenni, quindi cosa
succede?
Che noi sulla terra continuiamo a vedere la luce di quella stella per molto tempo anche dopo che la
stella si è estinta; la stella non ce piu ma continuiamo a vedere la sua luce, anche se la stella di fatto
non esiste; ecco, per Nice la morte di dio è una cosa del genere, è già avvenuta da molto tempo
però è un evento talmente lontano dalla mentalità comune della vita della realtà che noi continuiamo
a percepire la luce e continuiamo a credere che esista perché continuiamo a vederlo, ma in realtà
non ce piu; continuiamo a vedere la sua luce così come continuiamo a vedere la luce della stella,
ma arriverà il momento dice nice inevitabilmente in cui la cosa sarà chiara a tutti e sarà il momento
in cui l'umanità si accorgerà che dio è morto, o più che altro che non è mai esistito.
Infatti nice dice che parlare della morte di dio al suo tempo permetteva solo a pochi di rendersene
conto. (Pag 388-389 testo lungo che spiega) qual'è quindi il significato secondo Nice… che quando
gli uomini si saranno resi conto di questo fatto, lentamente inizieranno ad assumersi la
responsabilità di se stessi, della loro vita, della loro esistenza, senza scaricare tutto su un dio che
era solo prodotto della loro immaginazione; e questo tipo d'uomo che deriverà da questa
consapevolezza sarà quello che Nice chiamerà il superuomo, il nuovo uomo, che tradizionalmente
viene tradotto da tedesco come superuomo ma che in realtà sarebbe ciò che sta al di sopra, al di là
dell’uomo comune, l’uomo come lo intendiamo tradizionalmente, quindi sarebbe meglio tradurlo
come uomo nuovo, un uomo nuovo diverso rispetto a quello che c'era prima e questo uomo nuovo
appunto sarà quello che è capace di vedere il mondo per quello che è prescindendo da tutte le
ipotesi di divinità o divinizzazione che ancora oggi continuano ad esserci all'interno della realtà
umana, e si renderà conto che non soltanto è morto dio ma sono morti anche tutti i sostituti di dio.
Di nuovo nice usa una metafora efficace quando dice “ gli uomini che si mettono ad adorare un
asino” cosa vuol dire?

Adorare gli idoli che hanno preso e stanno prendendo il posto di dio, ossia di una realtà metafisica
che ormai è morta, per esempio l’idolo della scienza, dell'umanità dello stato, del socialismo o altre
dottrine politiche, anche queste sono surrogati di dio perché rappresentano sempre qualcosa in cui
credere, come dire “ abbiamo perso dio ma abbiamo trovato qualcos'altro al su posto” ma dice Nice,
che dobbiamo liberarci anche da quete ombre e da tutto ciò che costituisce una mistificazione,
dobbiamo rimanere fedeli alla terra, al mondo in cui siamo ,al mondo in cui viviamo perché soltanto
così potremo essere una nuova umanità, uomini capaci di creare il loro destino senza tutti i retaggi
le credenze le superstizioni del passato ed ecco che qui cita una concezione molto famosa che Nice
esprime in un’altra opera ‘il crepuscolo degli idoli’ dove intitola questa parte dell’opera: ‘come il
mondo vero finì per diventare favola’ e qui fa una sorta di storia della metafisica occidentale a partire
da Platone, che fu il grande metafisico alla base della tradizione filosofica e metafisica dell’occidente
che riteneva che il mondo vero stesse da un’altra parte, nell’iperuranio, che stava al di la di questo…
che poi tradotto in termini pratici sta ad indicare qualunque tipo di realtà trascendente, anche il
paradiso trascendente è quello che cristiani ritengono il mondo vero, ma è un mondo che sta da
un’altra parte e così per tutte le religioni. Nice diceva che alla fine il cristianesmo era un platonismo
per poveri perché portato al livello di tutti questa idea del mondo vero che gli uomini devono
raggiungere soltanto che mentre nel platonismo erano pochi a poterlo raggiungere, i saggi i filosofi
etc… il cristianesmio lo mette alla portata di tutti.
Partendo da li descrive le serie di fasi attraverso cui gli uomini invece si sono resi conto fino ad
arrivare alla filosofia di zarathustra, dove questa separazione metafisica di tipo dualistico scompare
perché gli uomini si sono accorti che quel mondo vero di cui parlava platone, di cui parlava la
metafisica e la religione era appunto solamente una favola, una menzogna che gli uomini si sono
sempre raccontati e che continuano a raccontarsi, ma dice Nice che bisogna andare al di là di
questo per rendersi conto e creare i presupposti per una vita nuova e diversa che non sia solamente
illusoria fondata su illusioni.

Fino pag.393

Nietzsche 3

Pag. 393 e 3 paragrafo della scheda (periodo di Zarathustra )

Bisogna tenere conto che a partire da questa opera, sia a livello dell’opera di N. in generale, si entra
nella fase più creativa e più complessa di tutto il pensiero di N. ed è impossibile dare una
spiegazione approfondita perché sono questioni tutt’oggi talmente complesse e articolate che non è
possibile fare nessuna sintesi adeguata o dare spiegazioni chiare. Siamo di fronte ad una materia
magmatica(?). quindi il grande Borri da solo delle linee guida di lettura e lascia a noi
l’interpretazione.
La filosofia di N. è una filosofia aperta, interpretata in molti modi diversi. N. è attualità, è un pensiero
vivo presente nella nostra cultura e società.
Ovviamente possiamo approfondire da soli 
PERIODO DI ZARATHUSTRA si riferisce al così parlò Zarathustra con un riferimento al profeta
persiano Zoroastro che però N. utilizza per uno scopo filosofico ma anche questo può essere
oggetto di interpretazioni varie.
Questa opera è un poema filosofico, ed è il primo del suo genere. Racconta di questo profeta che si
ritira in montagna e poi scende dalla montagna per rivelare la sua verità agli uomini che non lo
capiscono, egli parla attraverso parabole, immagini e simboli.
Quindi non è un trattato di filosofia.
Alcuni tratti fondamentali della filosofia di N. che vengono elaborati e proposti nel così parlò
Zarathustra sono:
- La dottrina del super uomo
- La volontà di potenza
- La dottrina dell’eterno ritorno
Tutti concetti molto ampli su cui non c’è accordo su cosa N. volesse intendere

Pag.394 superuomo
Viene chiamato ubermench ( ?), anche solo sulla traduzione ci sono molte versioni. È una parola
tedesca composta, uber- mench. Mench significa uomo ma uber può essere tradotto in molti modi.
Tradizionalmente viene tradotto superuomo, però come molti interpreti hanno messo in evidenza
questo termine è equivoco perché è stato strumentalizzato in modi diversi (d’annunzio e
superomismo, darwinismo, nazismo e razza superiore, Superman e fumetti) che sono tutte
volgarizzazioni.
Sarebbe meglio tradurlo come uomo nuovo o oltre uomo perché N. intende dire che è un uomo
nuovo e rinnovato rispetto al modello antropologico tradizionale che è quello proposto dalla nostra
tradizione filosofica e religiosa; ossia un uomo legato alla terra, che accetta la vita nella sua totalità,
che non da importanza alla vita materiale. Nietzsche evidenzia invece un uomo diverso.

L’uomo vecchio si trasforma con le tre metamorfosi dello spirito e parla attraverso simboli:
- Il cammello è il simbolo dell’uomo che porta su di se il peso della vecchia tradizione
- Il leone è l’uomo che si risveglia e che si libera dai pesi del cammello
- Il fanciullo che rappresenta l’oltre uomo perché è rinato nell’innocenza, nel gioco e nella
forza di dire si alla vita vera senza dover cercare un mondo metafisico e religioso

L’oltre uomo ha caratteri antidemocratici, reazionari, autoritari e aristocratici, questa è


un’interpretazione del libro ma Borri non è d’accordo.

Altra dottrina fondamentale è l’eterno ritorno.


È una dottrina oscura e N. stesso dice che è un pensiero abissale.
N. dice che questa fu una rivelazione, stava passeggiando in un bosco in montagna e
improvvisamente fu colpito da questa idea.
Secondo una delle interpretazioni N. parla della necessità di distaccarsi dalla concezione del tempo
prevalente nella nostra civiltà che è la visione di matrice ebraico – cristiana, ossia una visione
lineare del tempo. C’è una creazione del mondo, c’è un tempo lineare che procede sempre in avanti
dopo la creazione e poi c’è la fine del mondo, che per i cristiani è il giudizio universale. Questa è una
struttura lineare e un tempo progressivo con un origine, uno sviluppo e una conclusione. N. si
distacca da questa concezione ma si rifà alla concezione tipica dell’antica Grecia del tempo circolare
dei presocratici. N. fu un grande studioso di Parmenide ed Eraclito su cui scrisse anche un libro di
analisi.
Per loro tutto nasce, cresce e poi riparte il ciclo, non c’è un senso di progresso perché tutto si ripete.
N. introduce questa diversa concezione del tempo perché getta una luce diversa sulla vita umana
stessa perché mentre la tradizione metafisica non consente di vivere mai pienamente nel presente,
perché in una prospettiva lineare lo scopo della vita rimanda al destino e ad una realizzazione che
non può essere raggiunta in questo mondo ma potrà essere aggiunta solo nell’aldilà. N. si oppone a
questa concezione della vita perché secondo lui la vita ha senso qui e non nell’aldilà. Lui dice che il
super uomo è l’uomo capace di vivere la vita nella prospettiva del super uomo. Se io parto dal
presupposto che ogni istante della mia vita attuale prima o poi ritornerà nello stesso modo, allora
cercherò di vivere la mia vita attuale da sentirmi pianamente realizzato in questa vita perché devo
poter desiderare che ogni istante della mia vita possa all’interno della prospettiva ciclica ritornare.
Ma se la mia vita è brutta io non ne posso desiderare il ritorno. La vita non deve essere proiettata su
un futuro salvifico.

Pag. 400 l’ultimo Nietzsche


È il N. che si occupa di studiare i fenomeni della morale e della religione smantellando le credenze
tradizionali.
- Mette in discussione che quei valori tradizionali della nostra epica che noi siamo stati educati
a immaginare perfetti e perpetui (bene o male). N. dice che non è come si pensa
tradizionalmente delle credenze di tipo metafisico ma sono valori che sono stati costruiti dagli
uomini nel corso della storia e che sono cambiati nel corso del tempo. Nel corso del tempo
con l’avvento del cristianesimo c’è stato un ribaltamento dei valori e quindi prevale tutt’oggi la
morale degli schiavi, ossia dei cristiani perché contrari alla vita ( umiltà, sacrificio, povertà,
sofferenza). Sono valori inventati subdolamente per prendere il sopravvento sulla morale dei
signori.
Lui con cristianesimo non si riferisce a Gesù cristo, che invece apprezzava perché anarchico.
Lui se la prende con la chiesa cattolica che secondo lui è il nemico da combattere perché
distaccata dalla predicazione di Gesù e va contro al suo messaggio.
Pag. 401 testo
Non c’è antisemitismo, lui parla della religione.
C’è un capovolgimento dei valori.
Pag. 402 parla di Gesù
N. dice che l’unico vero cristiano fu Gesù, e che lui di fatto era contro tutte le chiese.
n. dice che bisogna arrivare alla trasvalutazione di tutti i valori imposti che sono contrari alla vita,
perché portano ad uomini repressi e tediati dai sensi di colpa.
Questo verrà ripreso da Freud.

Pag. 404 volontà di potenza


Anche qui ci sono tante interpretazioni.
La volontà di potenza è un concetto formulato su cui N. voleva scrivere un libro ma si ammalò e
morì prima. Oggi però esiste un testo di n. che viene da quell’opera di rivisitazione e
manipolazione che fu fatta dalla sorella dopo la sua morte. Lei sapeva che il fratello avrebbe
voluto scriverlo, quindi ha collezionato i suoi appunti mettendoli insieme.
In questo testo è espressa quella che poi fu la filosofia del regime fascista ( ma il Borri si
dissocia dal libro). Borri dice che per lui quando N. parlava di volontà di potenza, non aveva in
mente quello che gli anno attribuito ma aveva in mente la volontà per Schopenhauer.

Pag. 406 nichilismo


Il nichilismo era un atteggiamento esistenziale che si era sviluppato in Russia. N: lo riprende e lo
sviluppa in chiave filosofico dicendo che lui è il primo nichilista perfetto in Europa, lui cerca di
costruire una tipologia di tipi di nichilismo ma anche questa è incompiuta perché è stata spiegata
in modo sintetico ma è morto prima di approfondire l’argomento, esistono due nichilismi:
- Il nichilismo incompleto, è quello che distrugge i valori precedenti ma cerca di rimpiazzarli
con dei nuovi che però funzionano come i vecchi, cioè che vanno accettati e bisogna
crederci. È incompleto perché sostituisce e non distrugge
- Il nichilismo completo, del quale esistono due versioni
. il nichilismo passivo, cioè quello che coincide con la morale degli schiavi, toglie quindi ogni
valore a questo mondo e alla vita per trasferire i valori in un mondo trascendente, è quello
cristiano. Rimanda e proietta in un mondo immaginario.
. il nichilismo attivo, che coincide con la morale dei signori e sostituisce i nuovi valori della
vita, della gioia, della realizzazione di se stessi e di ciò che da un senso alla vita per i super
uomini. L’oltre uomo è gioioso e realizzato.

Il prospettivismo
Qui lui afferma con decisione che ( in polemica con la tradizione occidentale) non esistono dei fatti
intesi in modo assoluto e oggettivi, esistono solo interpretazioni dei fatti che vengono interpretati da
diversi punto di vista, contro il positivismo.
I fatti non esistono ma solo interpretazioni. Mentre Kant riteneva che il caos del mondo viene
conosciuto attraverso le categorie dell’intelletto per N. non esistono categorie universali perché le
categorie sono diverse e cambiano nel corso del tempo per ogni uomo. Gli unici criteri che
rintracciamo alla base delle nostre interpretazioni sono riconducibili ai nostri bisogni e interessi
materiali che derivano dall’istinto di conservazione e sopravvivenza ( come Marx). Da qui deriva la
critica alla società industriale e all’esaltazione della salute, la vita ecc.. ritornando alla dimensione
dionisiaca dell’esistenza.