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CORSO DI ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO - PARADISO

DEFINIZIONI FONDAMENTALI

Il diritto privato regola i rapporti reciproci dei individui nel campo matrimoniale personale e familiare e l’attività e
organizzazione dei enti privati, ed inoltre sono regolati rapporti tra lo stato e i privati.
Per tanti il diritto privato costituisce il complesso di norme che regolano i rapporti per i privati cittadini, tutto il
complesso degli istituti che regolano tali rapporti forma il sistema del diritto privato che nel nostro ordinamento è
contenuto nel codice civile ( 1942 si caratterizza per il suo aspetto rigorosamente tecnico, si compone in una parte
introduttiva di sei libri, che a loro volta si dividono in titoli poi in capitoli e capi).

I SOGGETTI DEL DIRITTO

LE PERSONE FISICHE
L’uomo è riconosciuto dall’ordinamento come soggetto del mondo giuridico, capace cioè, di essere titolare e di
esercitare diritti e doveri giuridici; attraverso il concetto di “status” si indicherà la situazione della persona connessa con
la sua appartenenza alla sua comunità:
a) status personae: costituisce il presupposto di ogni diritto soggettivo attribuito all’uomo e della sua stessa
capacità giuridica
b) status civitatis: delinea la speciale capacità del soggetto nei confronti dello stato
c) status familiare: costituisce una speciale capacità del soggetto rispetto al nucleo familiare di appartenenza
in particolare i diritti di stato sono diritti assoluti che si fanno valere:
nei confronti dei terzi i quali hanno il dovere di non contestare e non alterare gli status che l’ordinamento riconosce alla
persona, e nei confronti della pubblica autorità, che ha il dovere di riconoscere lo status che a ciascuna persona
compete.
Per tanto tali diritti sono inalienabili e imprescrittibili e il loro riconoscimento si può ottenere attraverso azioni
giudiziali.

LA CAPACITA GIURIDICA
E l’attitudine del soggetto ad essere titolare di diritti e doveri giuridici, questa compete a tutte le persone fisiche e
giuridiche e non può essere oggetto di rinuncia o transazione, particolare è invece la condizione giuridica dello
straniero, al quale la capacità di diritto privato è riconosciuta a condizioni di reciprocità, cioè solo quando lo stato
riconosca un’eguale posizione al soggetto come cittadini italiani.

ACQUISTO
Tale capacità si acquista al momento della nascita;
la legge prende eccezionalmente in considerazione anche la condizione del concepito, riconoscendogli la possibilità di
essere titolare di diritti sia pur subordinatamente all’evento della nascita, casi previsti ( art. 462 sono capaci di succedere
tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della successione- art. 784 il quale stabilisce che il
concepito è capace di ricevere per donazione)
più problematico appare invece il riconoscimento al nascituro concepito, di diritti personali avente carattere non
patrimoniale, il nostro ordinamento tutela l’embrione fin dal concepimento ( diritti a nascere sani) non è invece
configurabile in capo al nascituro, un diritto a non nascere, o a non nascere se non sano.

LE CAUSE MODIFICATRICI DELLA CAPACITA GIURIDICA


Nel nostro ordinamento non è ipotizzabile una incapacità giuridica generale e assoluta, è invece configurabile un
incapacità speciale, che indica la preclusione del soggetto rispetto a determinati rapporti giuridici e che rende nullo il
negozio costituivo del rapporto, e può riguardare ( età, onore, la salute, sesso).
La capacita giuridica cessa con l’evento naturale della morte del soggetto al cui verificarsi il nostro ordinamento
ricollega determinati effetti:
- fine della personalità ( capacità giuridica) per le persone fisiche
- estinzione dei diritti personalissimi ( che non si acquistano da altri)
- estinzione di quei particolari diritti patrimoniali intimamente collegati alla persona (usufrutto)
- apertura della successione

PROBLEMA DELLA COMMORIENZA


Si ha commorienza quando più persone muoiono a causa dello stesso evento, e non si può stabilire la priorità della
morte dell’una o dell’altra persona.

INCERTEZZA SULL’ESISTENZA DELLA PERSONA


A volte accade che non si sappia se una persona è viva o morta, tale dubbio è rilevante giuridicamente in quanto la
legge ad esso alcune conseguenze:
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a) la scomparsa: situazione di fatto che deriva da allontanamento della persona dal suo ultimo domicilio o da
mancanza di notizie della persona stessa, di conseguenza lo scomparso non può ricevere eredità, ne può acquistare altro
diritto, inoltre il tribunale può nominare un curatore che provveda alla conservazione del patrimonio dello scomparso.
b) l’assenza: al contrario della scomparsa è una situazione di diritto, in particolare è la situazione che si verifica
quando la persona è scomparsa da oltre due anni, l’assenza opera solo nel campo dei diritti patrimoniali in particolare:
- apertura del testamento dell’assente
- immissione nel possesso temporaneo dei beni su domanda dell’erede testamentario
- esercizio temporaneo dei diritti che aspetterebbero a seguito della morte dell’assente ai suoi successori
- temporaneo esonero dell’adempimento dell’obbligazioni ( morte = liberazione)
L’assenza non scioglie il matrimonio, ma determina invece lo sciogliemmo della comunione legale e del fondo
patrimoniale, e l’attribuzione al coniuge di un assegno alimentare.
L’assenza cessa con: l’accertamento della morte dell’assente, dichiarazione di morte presunta, ( è dichiarata quando: la
scomparsa si protrae da anni 10, o quando è avvenuta in seguito ad operazione belliche, o quando è avvenuta in seguito
ad infortunio e si protrae da anni 2, con effetti analoghi alla morte accertata) con il ritorno dell’assente o con la prova
che egli è vivente.

CAPACITA DI AGIRE
È l’attitudine a compiere manifestazioni di volontà idonee a modificare la propria situazione giuridica, ossia ad
acquistare ed esercitare diritti nonché assumere obblighi, e possiamo distinguere:
- capacità legale di agire ( con compimento 18 anno di età) capacità naturale di agire ( prescinde dal raggiungimento
della maggiore età
- capacità sostanziale ( compimento ricezioni di atti negoziali)
- capacità processuali ( capacità di stare in giudizio)
- capacità extranegoziale ( atti in senso stretto, atti illeciti).
Troviamo poi la legittimazione, che rappresenta l’idoneità giuridica dell’agente ad essere soggetto del rapporto che si
svolge nell’atto, in definitiva tale legittimazione aspetta a chi ha il potere di disposizione rispetto ad determinato diritto.
Tale capacità legale si acquista con la maggiore età e si conserva di regola fino alla morte, essa è comunque legata alla
idoneità del soggetto a curare i propri interessi, quindi se tale idoneità viene meno anche la capacità di agire subisce la
stessa sorte; per tanto si può avere:
- incapacità legale di agire: l’incapacità è assoluta e totale in quanto il soggetto non può compiere nessun
atto ( minore età, interdizione giudiziale, legale).
- Incapacità relativa: limitata capacità di agire, ossia troviamo solo atti di ordinaria amministrazione che non
incidono sul patrimonio ( emancipazione, inabilitazione).
A tutte queste ipotesi di incapacità si collegano gli istituti di protezione creati nell’interesse dell’soggetto incapace che
gli consentono l’esplicazione di un attività giuridica in via diretta o mediata; tale sistemi ruotano attorno a tre istituti
fondamentali:
a) potestà dei genitori sui figli: consiste nel potere e dovere di proteggere e educare e istruire i figli minorenni e di
curarne gli interessi patrimoniali, ricomprendendo cosi la cura dei beni la cura della persona dei minori.
b) la tutela dei minori: ai minori, i cui genitori siano morti o per altre o non siano in grado di esercitare la potestà sui
figli, deve essere immediatamente nominato un tutore; la tutela si configura come un ufficio di diritto privato, gratuito
ed irrinunciabile, si conoscono i seguenti tipi di tutela:
- tutela volontaria
- tutela legittima ( parenti prossimi)
- tutela dativa ( persone scelte liberamente dal giudice )
- tutela assistenziale ( ente di assistenza ospizio)
Non possono invece essere nominati tutori persone escluse per disposizione del genitore o coloro che non hanno libera
disponibilità del patrimonio e tutti gli altri soggetti a cui si riferisce.
Il tutore ha l’obbligo di procedere all’inventario dei beni dell’incapace, tenere regolare contabilità della sua
amministrazione ed presentare il conto finale dell’amministrazione al giudice tutelare, in definitiva la cura della persona
si esplica essenzialmente mediante l’esecuzione delle direttive deliberate dal giudice tutelare e l’adozione di
provvedimenti che si rendono necessari per tutelare: la sicurezza, la salute e la moralità del soggetto ( analogamente a
quanto si è visto a proposito della potestà dei genitori.
c) la curatela dei minori: è un ufficio di diritto privato istituito per realizzare l’interesse pubblico alla protezione di
soggetti che si trovino in stato di incapacità legale relativa, in virtù di questo istituto la volontà dell’inabilitato e del
minore emancipato viene integrata dall’intervento di un terzo: il curatore; si parla di curatore speciale quando una
persona investita dell’esercizio di funzioni limitate ad una sfera particolare, principali casi sono:
- curatore assistente nominato la minore
- curatore rappresentante in caso di conflitto di interessi patrimoniali
- curatore con funzioni di rappresentanza in giudizio di soggetti assenti
- curatore rappresentante processuale.
Troviamo inoltre l’amministrazione di sostegno, per le persone impossibilitate ( parzialmente e temporaneamente) a
causa di infermità o menomazione.

LA DIMORA, LA RESIDENZA E IL DOMICILIO


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a) la dimora: è il luogo nel quale il soggetto si trova occasionalmente, ha scarso rilievo giuridico, e viene presa in
considerazione soltanto quando non si conosca la residenza, per tanto è il luogo nel quale la persona attualmente
si trova in modo non abituale, è caratterizzata da un minimum di stabilità; per la cessazione della dimora non è
sufficiente un allontanamento sporadico dell’soggetto ma, occorre che questo manifesti la volontà di
abbandonarla.
b) La residenza: è come la dimora una situazione di fatto, ma implica l’effettiva e abituale presenza del soggetto in
un dato luogo; può essere scelta e mutata liberamente, ma il trasferimento deve essere denunciato nei modo
prescritti dalla legge, inoltre la residenza ha autonomo rilievo giuridico in materia di pubblicazioni, ( si può avere
anche più di una residenza se la dimora abituale è in più luoghi.
c) Il domicilio: è il luogo dove il soggetto stabilisce la sede principale dei propri affari ed interessi, due sono gli
elementi di individuazione:
- elemento oggettivo: caratterizzato dalla presenza in un luogo dei prevalenti interessi economici della
persona
- elemento soggettivo: costituito dall’intenzione di fissare nel luogo scelto la sede principale dei propri
affari.
A differenza della residenza e della dimora il domicilio implica una valutazione che non riguarda la sfera fisica
della persona , ma quella economica sociale, infatti l’elemento caratterizzante è la localizzazione degli affari o
interessi.

PERSONE GIURIDICHE
Le persone giuridiche si distinguono tradizionalmente in:
a) corporazione ed istituzioni: la corporazione è il complesso di persone fisiche riunite per il conseguimento di
uno scopo, nel quale predomina l’elemento personale ( associazioni e società) mentre l’istituzione è invece il
complesso organizzato di beni destinati ad una determinata opera di uno o più fondatori, a dominare è quindi
l’elemento patrimoniale (fondazioni e comitati ).
b) Pubbliche e private: persone giuridiche pubbliche perseguono interessi generali propri dello stato, godendo di
una posizione di supremazia nei confronti dei altri soggetti, mentre le persone giuridiche private perseguono
fini che non sono propri dello stato ( parificate ai soggetti privati )
c) Civili ed ecclesiastici: quella ecclesiastiche sono persone giuridiche che perseguono fini di culto e quindi
disciplinate anche dal diritto canonico, civili invece sono tutte le altre persone giuridiche e private.
d) Nazionali e straniere. Nazionali sono persone giuridiche riconosciute dallo stato italiano quelle straniere non
sono riconosciute

ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA PERSONA GIURIDICA


Sono elementi costitutivi fondamentali una pluralità di persone che è essenziale per la vita di un ente, un
patrimonio sufficiente per il raggiungimento dello scopo, lo scopo stesso che deve essere determinabile e lecito;
troviamo poi un elemento formale ossia il riconoscimento che è attribuito dalla regione per le persone giuridiche
private le cui finalità si esauriscono nell’ambito di una sola regione.
Il valore pratico della persona giuridica viene di solito indicato nell’autonomia patrimoniale riconosciuta ad un
ente; le persone giuridiche godono di autonomia patrimoniale perfetta visto che il patrimonio della persona rimane
nettamente distinto dal patrimonio dei suoi componenti.
Anche le associazioni non riconosciute godono di una autonomia patrimoniale ma imperfetta, per indicare la
responsabilità dei partecipanti o di alcuni di essi per i debiti dell’organizzazione.

COSTITUZIONE DELLE PERSONE GIURIDICHE


affinché la persona giuridica possa a entrare a far parte del mondo del diritto il riconoscimento deve essere
preceduto dalla costituzione o formazione dell’ente, e distinguiamo:
a) costituzione dell’associazione, si ha attraverso l’atto costitutivo, negozio formale mediante il quale più
persone creano un organizzazione stabile con uno scopo lucrativo, che deve essere stipulato con un atto
pubblico, troviamo poi lo statuto che è invece il documento redatto nella forma dell’atto pubblico, che
contiene le norme che regoleranno la vita dell’ente.
b) Costituzione delle fondazioni: si ha attraverso il negozio di fondazione che ha come contenuto la volontà del
fondatore a che sorga la fondazione, è un negozio unilaterale, troviamo poi l’atto di dotazione che può essere
inserito nello stesso documento del negozio di fondazione, ma con diverso contenuto e natura, è un negozio
unilaterale di diritto patrimoniale, troviamo infine lo statuto: idem associazioni.

Le persone giuridiche godono ( bel nostro ordinamento), di una capacità giuridica generale, affine a quella delle
persone fisiche, la quale incontra però dei limiti di ordine naturale con riguardo a quei diritti strettamente legati
alle sole entità fisiche.
Le persone giuridiche sono infatti capaci di agire ma, non sono idonee per natura a formare ed esprimere una loro
volontà se non attraverso persone fisiche, gli amministratori, che agiscono come organi della persona giuridica;
l’organo è dunque un elemento intrinseco della persona giuridica, e questa agisce mediante l’organo direttamente,
in nome proprio e per proprio conto;
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gli organi delle associazioni sono l’assemblea e gli amministratori, mentre gli organi della fondazione sono
soltanto gli amministratori.
Troviamo infine la sede della persona giuridica ossia il luogo dove questa svolge la sua principale attività, deve
risultare dall’atto costitutivo ed essere indicata nel registro delle persone giuridiche ( corrisponde al domicilio delle
persone fisiche).

AMMISSIONE, RECESSO ED ESCLUSIONE DEGLI ASSOCIATI


a) ammissione: la qualità di associato può essere acquistata simultaneamente alla costituzione dell’associazione
o successivamente ad essa ( associazione aperta all’eventuale adesione dei terzi), tale qualità di associato è
strettamente personale per cui intrasmissibile, la norma mira a garantire l’interesse dei soci a non consentire
l’ingresso di nuovi associati.
b) Recesso: l’associato può sempre sciogliersi unilateralmente dal rapporto associativo, se non ha assunto
l’obbligo di farne parte per un tempo determinato.
c) L’esclusione: questa è subordinata a due condizioni: la ricorrenza di gravi motivi e un’apposita deliberazione
motivata dall’assemblea, tale norma riconosce il diritto di ciascun associato alla permanenza nell’
associazione.
Troviamo infine l’estinzione delle persone giuridiche: troviamo delle cause comuni che sono: cause previste dalla
volontà dei associati e/o del fondatore oppure venir meno dello scopo; troviamo poi cause di estinzioni proprie
delle sole associazioni che sono: il venir meno degli associati e la deliberazione assembleare di scioglimento.

GLI ENTI DI FATTO


Si intendono per enti di fatto quei complessi organizzati di soggetti e di beni, diretti alla realizzazione di uno scopo
economico o meno, che non abbiano ottenuto o richiesto il riconoscimento;
le associazione non riconosciute costituiscono infatti un fenomeno molto diffuso, tali enti rientrano nella nozione
comune di associazione intesa come organizzazione stabile di persone per il perseguimento di uno scopo non
lucrativo, quindi la distinzione dell’associazione non riconosciuta da quella riconosciuta risiede soltanto nella
mancanza di riconoscimento.
Sono comuni gli elementi strutturale dei due tipi di associazioni ( quelle riconosciute e quelle no) :
- organizzazione interna di tipo corporativo
- elemento patrimoniale
- scopo non lucrativo
- struttura aperta del rapporto
tali associazioni hanno la loro fonte in un atto costitutivo e sono organizzate mediante uno statuto, i contributi dei
associati e i beni acquistati dall’ente costituiscono il fondo comune;
in passato particolarmente controverso è stato il problema della capacità immobiliare che è stato poi risolto nel
1985 con la legge 27 febbraio 1985 con modifica dei art. 2659 e 2839 che ha consentito che l’intestazione di
proprietà immobiliare possa essere fatta anche a favore di associazioni non riconosciute.

I COMITATI
Il comitato è un ente di fatto più circoscritto, composto da un gruppo di persone, che attraverso un aggregazione di
mezzi materiali si propone il raggiungimento di uno scopo altruistico, nella sua struttura giuridica troviamo:
- aspetto soggettivo ( costituito dai componenti del comitato)
- aspetto oggettivo ( risultato dell’attività dei promotori, che da luogo ad una aggregazione di mezzi
materiali coi quali si persegue lo scopo.
Il fondo si costituisce con le offerte ( oblazioni) dei singoli promotori versate in seguito a richiesta del comitato con
carattere di donazioni manuali.
Nel comitato non c’è distinzione tra membri ed dirigenti elettivi, circa la responsabilità dei membri del comitato
distinguiamo:
- responsabilità verso gli oblatori
- responsabilità verso i terzi creditori

ORGANIZZAIONI DI VOLONTARIATO
Possono assumere qualsiasi forma giuridica ma devono avere un contenuto obbligatorio dell’accordo di base e un
obbligo di formazione del bilancio; tale organizzazione può accedere a contributi pubblici, stipulare convenzioni e
beneficiare di agevolazioni fiscali, le risorse economiche sono poi ricavate dai contributi dei aderenti, dei privati,
dello stato, o altri enti pubblici.

LA TUTELA DELLA PERSONA E I DIRITTI DELLA PERSONALITA


Lo status di persona, accanto alla capacità giuridica, conferisce all’individuo determinati diritti soggettivi i quali
costituiscono i principi fondamentali di un regime democratico, sono questi i diritti soggettivi della personalità;
questi, vista la loro importanza, sono tutelati sia in sede penale, sia in sede civile ( azione inibitoria, azione di
risarcimento).
I diritti della personalità possono definirsi: essenziali, personalissimi, originari, derivati, non patrimoniali, assoluti,
indisponibili, imprescrittibili, irrinunciabili.
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E possibile poi distinguere:
1) diritti di rispetto alla personalità umana, nei quali l’interesse del titolare è soddisfatto mediante poteri di
godimento della propria personalità
2) diritti di solidarietà nei quali interessi del titolare è soddisfatto mediante l’altrui prestazione per cui sono stati
strutturati come pretese verso determinati soggetti.
a) diritto alla vita e diritto alla salute: si tratta di un diritto sovraordinato rispetto a tutti gli altri proclamato dalla
dichiarazione delle nazioni unite, si specifica ulteriormente nel diritto al conseguimento alla vita e al diritto alla
conservazione della vita; la costituzione italiana qualifica la salute come diritto fondamentale della persona,
pertanto si tratta di un diritto inviolabile e assoluto, al quale corrisponde un obbligo, in capo ai terzi di astenersi da
tenere comportamenti lesivi del diritto stesso;
nel suo contenuto tradizionale il diritto alla salute si identifica con il diritto all’integrità fisica, inoltre in un ottico
solidarisitica il diritto alla salute consiste nel diritto all’assistenza sanitaria, che può essere fatto valere nei
confronti dello stato e delle strutture pubbliche.
b) diritto all’integrità morale è l’interesse della persona al godimento del suo onore e del suo decoro come
singolo e come membro della collettività, dall’onore deve essere tenuto distinto il decoro, ossia il rispetto di
cui ognuno è degno in quanto persona.
c) Esprime l’esigenza di ogni individuo ad escludere dall’altrui conoscenza quanto ha riferimento alla propria
persona; il fondamento normativo di questo diritto si ricava dall’art. 2 e art. 8 che riconoscono il diritto ad
ogni persona al rispetto della sua vita privata e familiare, oltre che del domicilio e della corrispondenza, infine
occorre precisare che il diritto alla riservatezza del minore prevale sul diritto di cronaca, salvo che non ricorra
l’utilità sociale della notizia e quindi, con l’unico limite del pubblico interesse.
d) Diritto all’identità personale è inteso come diritto della persona ad essere tutelata contro attribuzioni estranee
alla propria personalità, ad evitare che questa ne risulti trasfigurata o travisata.
e) Diritti alla bigenitorialità questa non si limita ad essere una legittima rivendicazione del minore ma assurge al
rango di vero e proprio diritto soggettivo del minore da collocare nell’ambito dei diritti della personalità
f) Diritto all’identità sessuale il sesso influenza largamente la vita della persona e i rapporti con l’ambiente, di
cui interesse del soggetto al godimento della propria identità sessuale, e cioè al riconoscimento del proprio
sesso.
( particolarmente dibattuto è il problema della riconoscibilità alle persone giuridiche dei diritti della personalità).

IL DIRITTO DI FAMIGLIA:

è la principale formazione sociale nella quale l’ uomo svolge la sua personalità, questo diritto comprende l’
insieme delle norme che hanno per oggetto gli status e i rapporti giuridici che si riferiscono alle persone che
costituiscono la famiglia.
Dai rapporti familiari derivano diritti soggettivi che si distinguono in:
- stato familiare
- diritti di libertà familiare
- diritti di solidarietà familiare
- potestà familiari

il codice civile non dà una definizione della famiglia, la Costituzione si limita invece ad affermare che la
Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, in tal senso si può dire
che la famiglia è una formazione sociale fondata sul matrimonio, con caratteri della esclusività, della stabilità e
della responsabilità.
Quanto hai rapporti che legano fra di loro i componenti della famiglia distinguiamo:
1- il rapporto di coniugio ( marito e moglie)
2- il rapporto di parentela (legame di sangue)
3- il rapporto di affinità ( legame tra coniuge e parenti altro coniuge)

LA FAMIGLIA DI FATTO:
alla famiglia fondata sul matrimonio ( famiglia legittima), si contrappone la famiglia naturale o famiglia di fatto,
costituita da persone di sesso diverso che convivono; per la giurisprudenza questa famiglia di fatto è definita come
“convivenza tra due persone non legate dal vincolo matrimoniale, ed eventualmente dai figli da essa procreati,
qualificata eventualmente dai connotati sostanziali tipici del rapporto patrimoniale ; ( solo con il carattere di
stabilità si può conferire certezza a questo rapporto sotto il profilo giuridico = corte cassazione) .

GLI ALIMENTI:
il diritto agli alimenti è personalissimo, non può essere oggetto di cessione, ne di compensazione , non può essere
sottoposto ad esecuzione forzata, è intrasmissibile ed imprescrittibile;
sono presupposti dell’ obbligazione degli alimenti:
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a- un rapporto di parentela , affinità, adozione o intervenuta donazione
b- la stato di bisogno dell’ avente diritto accompagnato dall’ impossibilità di provvedere al proprio
mantenimento
c- capacità economica dell’ obbligato, occorre cioè che l’ alimentante abbia la possibilità di prestare gli
alimenti;
quanto alla misura gli alimenti devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li comanda e delle condizioni
economiche di chi li deve somministrare .
fra le persone suddette a prestare gli alimenti esiste un vero e proprio ordine gerarchico, a seconda dell’ intensità del
vincolo, tale ordine è stabilito dall’ art. 433, ma al di fuori delle ipotesi previste dalla legge, chiunque può assumere con
un contratto l’ obbligo verso altre persone di mantenerle , l’ obbligo volontario degli alimenti può derivare anche da
testamento, ricorre allora il c.d. legato alimentare.

IL MATRIMONIO:
è secondo l’ ordinamento giuridico vigente, l’ atto che ha per effetto la costituzione dello stato coniugale e per causa la
comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi.
Si suole così distinguere.
- il matrimonio come atto, che è il consenso che due persone si scambiano dando, così, origine ad una
famiglia legittima
- il matrimonio come rapporto, che da vita al rapporto coniugale che perdura fino allo scioglimento del
matrimonio stesso;
i cittadini possono scegliere tra matrimonio:
1- civile
2- canonico
3- concordatario

Nel nostro sistema giuridico vige un principio di ordine pubblico che tutela la libertà matrimoniale.
Prima del matrimonio, di solito, i nubendi si promettono reciprocamente di prendersi come marito e moglie, tale
promessa ha più importanza dal punto di vista del costume che del diritto;
successivamente vediamo che per contrarre matrimonio la legge richiede che da un lato siano presenti alcuni requisiti e
dall’ altro che siano assenti i vari impedimenti, che possono essere derimenti) es. esistenza di vincoli di
parentela/affinità tra gli sposi, in presenza dei quali il matrimonio è annullabile) e impedienti impedienti es. il decorso
del tempo che si definisce lutto vedovile (300 giorni) ( che rendono il matrimonio irregolare).
I requisiti sono invece l’ età ( compimento diciotto anni) la sanità mentale ( l’ interdetto non può contrarre matrimonio)
e la libertà di status ( la mancanza cioè di un vincolo derivante da un precedente matrimonio
Il matrimonio inoltre costituisce una fattispecie a formazione successiva in quanto per la sua celebrazione la legge
richiede una serie di attività tutte coordinate al raggiungimento dello stesso fine:

A- pubblicazione: precede la celebrazione vera e propria, si fa mediante un’ affissione per otto giorni consecutivi in
comune con le generalità degli sposi;

B- Celebrazione: avviene pubblicamente dinnanzi all’ ufficio dello stato civile con i due testimoni, è ammessa la
celebrazione per procura se uno degli sposi risiede all’ estero;
C- prova: può essere data esclusivamente con l’ atto di celebrazione estratto dai registri dello stato civile.

INVALIDITA’ DEL MATRIMONIO:


il legislatore con la riforma del diritto di famiglia, ha inciso profondamente sulla normativa dell’ invalidità del
matrimonio, si fa riferimento ai vizi di consenso, soprattutto dando maggiore rilevanza all’ errore e prevedendo
espressamente il caso della simulazione di matrimonio, nell’ intento di accentuare la tutela della libertà del consenso;
in alcuni casi l’inosservanza di un requisito richiesto dalla legge non determina l’ invalidità del matrimonio, ma solo la
sua irregolarità il modo che lo stesso matrimonio rimane valido;
inoltre il matrimonio può essere inesistente quando nella fattispecie manchi anche quel minimo di elementi necessari
perché si possa identificare in essa un matrimonio.

NULLITA’ ED ANNULABILITA’:
in via di principio la nullità colpisce l’ idoneità giuridica del matrimonio a realizzare la sua funzione, mentre l’
annullabilità tutela la libertà del matrimonio come atto di autonomia.
Possiamo distinguere:
a) nullità: dove l’azione è imprescrittibile. La legittimazione è accordata a chiunque abbia interesse e non esiste
nessuna possibilità di sanatoria
b) annullabilità assoluta: in cui l’ azione si prescrive nel termine ordinario di 10 anni,la legittimazione è accordata
a chiunque abbia interesse e la legge prevede la possibilità di una sanatoria
c) annullabilità relativa: dove l’ azione si prescrive nel termine ordinario di 10 anni, la legittimazione spetta solo
ad alcune persone espressamente determinate
d) per la sanatoria idem annullabilità assoluta.
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VIZI DEL CONSENSO:
come per i contratti, anche per il matrimonio i vizi inficianti la volontà del soggetto rilevano quali cause di
annullamento dell’ atto, e troviamo:

- violenza: il matrimonio può essere impugnato dal coniuge il cui consenso è stato estorto con violenza o
determinato da timore di eccezionale gravità
- errore: il matrimonio può essere impugnato dal coniuge il cui consenso è stato dato per effetto di errore
sull’ identità della persona o di errore essenziale sulle qualità personali dell’ altro coniuge
- simulazione: ciascuno dei coniugi può impugnare il matrimonio per simulazione quando gli sposi abbiano
convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti ad esso discendenti.

Solitamente l’ annullamento del matrimonio produce effetti retroattivi in quanto la legge non può non tener conto del
fatto che il matrimonio ha creato una comunità famigliare e soprattutto la presenza di figli, proprio per questo si parla di
matrimonio putativo = che i coniugi reputavano valido e gli effetti sono i seguenti:
a- per i coniugi: se il matrimonio è stato contratto in buona fede, l’annullamento opera solo ex tunc, per cui sono
fatti salvi tutti gli effetti nel frattempo prodottisi;
mentre invece se il matrimonio è stato contratto in mala fede tra di loro non si producono gli effetti del matrimonio
putativo.
b- per i figli: il matrimonio putativo produce gli stessi effetti del matrimonio valido nei confronti dei figli nati o
concepiti durante il matrimonio, mentre se i coniugi hanno contratto il matrimonio in mala fede, questo ha comunque lo
stesso effetto che nel matrimonio valido, salvo che la nullità dipenda dalla bigamia o incesto.

MATRIMONIO CONCORDATARIO:
previsto dai patti lateranensi tra stato e chiesa cattolica, ha la caratteristica di sortire effetti civili, pur essendo celebrato
dinnanzi al ministro del culto cattolico.
MATRIMONIO ACATTOLICO: celebrato davanti ai ministri dei culti diversi da quello cattolico è regolato dalle
disposizioni del codice civile concernenti il matrimonio celebrato dinnanzi all’ ufficiale di stato civile.
IL MATRMONIO COME RAPPORTO: LA SOCIETA’ CONIUGALE:
ai sensi dell’ art. 2 dal matrimonio deriva l’ obbligo reciproco alla:
- coabitazione - fedeltà - contribuzione.

IL REGIME PATRIMONIALE DELLA FAMIGLIA:


il regime patrimoniale è la disciplina delle spettanze e dei poteri dei coniugi in ordine all’ acquisto ed alla gestione dei
beni, il regime legale dei rapp. Patrimoniali tra i coniugi, è costituito dalla comunione dei bene ( art. 162), ma i coniugi
possono anche accordarsi per un regime di separazione dei beni o di comunione convenzionale, è poi, possibile creare,
un vincolo di destinazione di taluni beni: fondo patrimoniale;
le parti possono poi derogare al regime legale di comunione mediante un negozio giuridico: la convenzione
matrimoniale che deve essere stipulata per atto pubblico a pena di nullità, ( necessaria la presenza dei testimoni); in
mancanza di diversa convenzione, i rapporti patrimoniali tra i coniugi sono disciplinati secondo le regole della
comunione legale, che attribuisce ai medesimi uguali poteri di cogestione e uguale diritto sugli acquisti.

LA COMUNIONE LEGALE:
Ai sensi dell’ art. 177 costituiscono oggetto della comunione: gli acquisti compiuti durante il matrimonio, le aziende
gestite da entrambi coniugi e costituite dopo il matrimonio, esiste poi una comunione de residuo, formata da beni che
durante il matrimonio appartengono al coniuge che li ha percepiti e solo se non li ha consumati, al momento dello
scioglimento sono divisi in parti uguali ( proventi dell’ attività separata di ciascuno, i frutti dei beni propri di ciascuno).
Non cadono invece in comunione e sono beni personali di ciascun coniuge:
- i beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio
- i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione
- i beni di uso strettamente personale
- i beni che servono all’ esercizio della professione del coniuge
- i beni ottenuti a titolo del risarcimento del danno
- i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali o con loro scambio..

l’ amministrazione del patrimonio in comune spetta ad entrambi i coniugi, ma occorre distinguere tra:
a) atti di ordinaria amministrazione: possono essere compiuti da ciascun coniuge disgiuntamente ( beni ordinari
della famiglia)
b) la rappresentanza in giudizio per gli atti in cui sopra è riconosciuta disgiuntamente a ciascun coniuge,
c) atti di straordinaria amministrazione che spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi.

Ai sensi dell’ art.186 i beni della comunione rispondono:


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- dei pesi ed oneri gravanti su di essi al momento dell’ acquisto
- dei carichi dell’ amministrazione
- dei pesi per il mantenimento della famiglia
- delle obbligazioni contratte dai coniugi
- di ogni obbligazione contratta congiuntamente dai coniugi.

Quando poi i beni della comunione non sono sufficienti a soddisfare i debiti su di essa gravanti, i creditori possono
agire in via sussidiaria sui beni personali di ciascun coniuge;
l’ autonomia patrimoniale è tuttavia limitata in quanto sono previste alcune regole, in particolare sappiamo che il
creditore personale di uno dei coniugi può soddisfarsi sui beni della comunione ma on i seguenti limiti:
1- deve avere già escusso il patrimonio personale del coniuge debitore
2- può soddisfarsi solo fino al valore corrispondente alla quota del coniuge debitore
3- i creditori della comunione sono in ogni caso preferiti ai creditori personali, se chirografari;

in conclusione, la comunione legale presenta i seguenti caratteri:


a- non è universale ( escluse varie categorie di beni)
b- non è necessaria
c- è vincolata

alcuni fatti naturali o giuridici possono rendere incompatibile il perdurare della comunione, si parla in tal caso di
scioglimento della comunione, le cui cause sono:

- morte di uno dei coniugi


- sentenza di divorzio
- dichiarazione di assenza o morte presunta
- annullamento del matrimonio separazione giudiziale dei beni

mentre gli effetti di tale scioglimento sono:

- cessazione della comunione legale


- presupposto per l’ attuazione ex legge dei trasferimenti previsti dalla comunione de residuo
- divisone del patrimonio comune.

REGIMI PATRIMONIALI CONVENZIONALI:


ai sensi dell’ art. 210, i coniugi possono modificare il regime della comunione legale, dando luogo ad una comunione
convenzionale che è: l’ effetto di un negozio giuridico; con la convenzione i coniugi non possono derogare le norme per
l’ amministrazione della comunione, ne evitare l’ uguaglianza delle quote relativamente ai beni che sarebbero oggetto di
comunione legale;
il fondo patrimoniale è dato da un complesso di beni mobili, immobili registrati o titoli di credito destinato alla
soddisfazione dei bisogni della famiglia; il vincolo di destinazione si concretizza in una speciale disciplina in materia
di amministrazione ed alienazione dei beni, tale fondo deve essere costituito mediante atto pubblico, ed autori del
conferimento possono essere uno o entrambi i coniugi oppure un terzo, mentre se il fondo è costituito da uno solo dei
coniugi o da un terzo, l’ atto ha natura di libertà non dativa;
in particolare la titolarità dei beni può spettare:

- ad entrambi i coniugi,
- ad uno solo di essi
- ad un terzo, nel caso in cui l’ atto di costituzione sia stato compiuto da questo.

I frutti del fondo devono comunque essere impegnati per i bisogni della famiglia ed amministrati secondo regole della
comunione legale;
per quanto concerne invece l’ alienazione dei beni del fondo l’ art 169 distingue due ipotesi:

1) se vi sono figli minori: è necessaria l’ autorizzazione del tribunale


2) se non vi sono figli minori: l’ alienazione è subordinata solo al consenso di entrambi i coniugi.

L’ IMPRESA FAMILIARE:

si definisce famigliare l’ impresa in cui prestano attività di lavoro continuativa il coniuge dell’ imprenditore, i parenti
entro il terzo grado e gli affini entro il secondo, due sono gli elementi costitutivi:
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1) un rapporto familiare: oltre all’ imprenditore, partecipano all’ impresa il coniuge, i parenti entro il terzo grado,
e gli affini entro il secondo,
2) attività di lavoro: nell’ impresa, svolta in modo continuativo

l’ impresa famigliare nasce automaticamente, pertanto essa non ha fondamento negoziale, ma trova la sua
giustificazione nel vincolo della solidarietà familiare.
Particolarmente dibattuta è la natura giuridica dell’ impresa familiare , configurata da alcuni pur sempre come un’
impresa individuale, da altri come impresa collettiva; dalla partecipazione all’ impresa familiare, il soggetto acquista:

- il diritto al mantenimento, secondo la condizione patrimoniale della famiglia,


- il diritto di partecipazione agli utili dell’ impresa familiare ed ai beni acquistati con essi, non che agli
incrementi dell’ azienda.

Il lavoro della donna è poi considerato equivalente a quello dell’ uomo, accanto ai diritti di contenuto economico, la
legge attribuisce ai familiari anche il diritto di partecipare alla gestione dell’ impresa.

LO SCOGLIEMNTO DEL VINCOLO PATRIMONIALE E LA SEPARAZIONE DEI CONIUGI


Fino al 1970 l’unica causa di scioglimento del matrimonio era la morte di uno dei coniugi, attualmente invece sono
previste le seguente cause di scioglimento:
a) morte di uno dei coniugi: costituisce il caso tipico di scioglimento, ma alcune effetti del matrimonio
continuano a verificarsi( diritti successori sul matrimonio, rapporti di affinità ecc.)
b) la dichiarazione di morte presunta.
c) Il divorzio: è indipendente dalla morte, tale scioglimento è subordinato all’esistenza di due condizioni:
- sul piano soggettivo, l’accertamento della fine della comunione spirituale e materiale tra i coniugi
- piano oggettivo, la mancanza di communio deve essere in concreto accertata dal giudice con riferimento
alle cause tassative previste dalla legge:
sono poi effetti personali della sentenza di divorzio: il mutamento dello stato civile, la perdita del cognome dalla
parte della moglie, ed la conservazione del diritto all’assistenza sanitaria delle ente mutualistico da cui è assistito
l’altro coniuge;
sono invece effetti patrimoniali: l0obbligo per uno dei coniugi di corrispondere un assegno periodico all’altro in
proporzione al reddito, la perdita dei diritti successori ( tranne alcuni casi:
pensione di reversibilità all’ex coniuge già titolare dell’assegno, l’attribuzione di un assegno periodico a carico
dell’eredità a favore dell’ex coniuge), il diritto ad una percentuale sul indennità di fine rapporto di lavoro dell’ex
coniuge, e lo scioglimento della comunione legale.

SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI


È la situazione di legale sospensione dei doveri reciproci dei coniugi, salvi quelli di assistenza e di reciproco
rispetto; tale separazione può essere di tre specie:
1) giudiziale: pronunciata dal tribunale ad istanza di uno o entrambi i coniugi, il giudice può dichiarare ( qualora
ne ricorrano le circostanze ) a quali dei coniugi si addebitabile la separazione, e di conseguenza il ricevimento del
mantenimento all’altro; per quanto riguarda invece i provvedimenti relativi ai figli è stato introdotto il principio
dell’affidamento condiviso, in tal modo questo tipo di affidamento è il criterio preferenziale nell’affidamento dei
minori nelle situazioni di crisi, ma la rilevanza dell’istituto si apprezza soprattutto sotto il profilo della maggiore
responsabilizzazione dei genitori e nell’esercizio dei compiti di educazione e cura dei figli, alla salvaguardia del
diritto alla bigenitorialità del minore, altra importante novità nella legge di riforma è l’introduzione del
mantenimento diretto, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei gigli proporzionalmente al proprio
reddito, L. 8-2 2006, NUM.54.
2) separazione consensuale: avviene per accordo della parti, il quale dovrà essere omologato dal tribunale, tale
separazione presenta indubbi vantaggi, rispetto a quella giudiziale: è più veloce e meno costosa, è meno traumatica,
e consente alle parti di predisporre un autonomo regolamento di interessi; si fonda sull’accordo dei coniugi, ossia
su un negozio giuridico bilaterale, tale accordo però non è un contratto in quanto ha ad oggetto la sospensione del
rapporto coniugale e non patrimoniale;
tale separazione non ha effetto senza l’omologazione del tribunale, ai fini di questa separazione non è richiesta a
differenza della separazione giudiziale, l’intollerabilità della convivenza.
Per stipulare un valido accordo di separazione occorre la capacità di agire, pertanto l’interdetto non separarsi
consensualmente, inoltre il negozio di separazione è un atto personalissimo, per cui non può essere stipulato dal un
rappresentante del coniuge, e infine non possono essere apposte condizioni o termini.
3) separazione di fatto: è l’interruzione della convivenza dei coniugi senza l’intervento del tribunale, ma attuata
ugualmente in via di mero fatto, è priva di effetti giuridici.
La riconciliazione:gli effetti ella separazione, possono cessare con la riconciliazione dei coniugi che può essere
espressa ( consacrata in un accordo formale), o tacita ( se attuata con la ripresa della vita in comune incompatibile
con lo stato di separazione).

L. 80/2005 vs L.898 1970


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I procedimenti di separazione e divorzio sono attualmente mutati grazie alle novità introdotte dalla legge, e sono
così strutturate:
- competenza per territorio
- la domanda introduttiva del giudizio
- fase iniziale del giudizio di separazione
- udienza presidenziale
- esito del giudizio.

( ART. 709 c.p.c)


Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale e affidamento
è competente il giudice del procedimento in corso, in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino
pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento può modificare i
provvedimenti in vigore e:
- ammonire il genitore inadempiente
- disporre il risarcimento dei danni, o a carico di uno dei genitori nei confronti del minore o nei confronti
dell’altro
- condannare un genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria.
I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari, la ratio della norma
consiste: nell’agevolare la soluzione dei contrasti relativi all’attuazione dei provvedimenti adottati nel interesse dei
figli, il ricorso alle misure di coazione indiretta, oppure nel porre rimedio agli inconvenienti determinati da un
inappropriata regolamentazione dei figli;
per quanto riguarda invece la competenza, le controversie insorte tra i genitori in riferimento alla potestà
genitoriale/affidamento sono decise: in pendenza del giudizio di separazione o dal tribunale in composizione
collegiale, inoltre se l’istanza per la risoluzione di tale controversie è presentata nel contesto di una richiesta di
modifica, dal tribunale del luogo di residenza del minore, infine,. In caso di controversia relativa ai figli naturali,
dal tribunale dei minorenni del luogo di residenza;
tutti i vari provvedimenti possono essere emanati in presenza di qualsiasi tipo di filiazione ( legittima, legittimata,
naturale riconosciuta, ecc.) ma l’articolo 709 non si applica in mancanza di figli o quando questi siano
maggiorenni.

LA FIGLIAZIONE
Si intende il rapporto che lega il genitore e le persone da lui procreate, a seconda che tale procreazione sia
avvenuta in circostanza di matrimonio o fuori, o ancora tra parenti abbiamo:
a) figli legittimi è il figlio nato o concepito da genitori uniti in matrimonio, il suo status si prova con l’atto di
nascita, se il figlio è nato da genitori sposati l’ufficiale li registra entrambi quali genitori anche in mancanza di
una loro dichiarazione, se invece il figlio è nato dopo la separazione dei coniugi il concepimento assume
rilevanza;
dallo status di legittimo, derivano per il figlio: il diritto di essere educato istruito e mantenuto, il diritto di
successione, il diritto agli alimenti, il dovere di obbedienza ai genitori, l’assoggettamento alla potestà parentale e
l’instaurazione di rapporti di parentela.
b) figli naturali e figli adulterini, figli naturali sono quelli i cui genitori non sono sposati, il riconoscimento è
l’atto formale mediante il quale il dichiarante assume di stessere il genitore del proprio figlio nato al di fuori
del matrimonio. Con il riconoscimento il figlio acquista lo stato di figlio naturale nei confronti di chi lo ha
riconosciuto, da ciò derivano i seguenti effetti che si realizzano ex tunc cioè retroattivamente dalla data di
nascita del figlio: ( il genitore ha stessi diritti e stessi doveri come per i figli legittimi, esercita la potestà su di
esso, il figlio acquista il cognome, inoltre la legge disciplina in modo particolare l’inserimento del figlio
naturale nella famiglia legittima di uno dei genitori.
Se i genitori non hanno riconosciuto il figlio naturale il figlio stesso può agire in giudizio per ottenere la
dichiarazione giudiziale di maternità o paternità naturale, con relativo status che può essere acquistato per
effetto della legittimazione la quale fa nascere un rapporto di parentele tra il legittimato ed i familiari del
genitore, tale legittimazione è ex nunc e può avvenire in due modi:
a) per susseguente matrimonio, quando i genitori naturali dopo la nascita del figlio si sposino tra loro
b) per provvedimento del giudice, si vi sia impossibilità o un ostacolo gravissimo a celebrare il
matrimonio, in conclusione con la legittimazione il figlio naturale diventa figlio legittimo a tutti gli
effetti.
c) figli incestuosi è irriconoscibile il figlio naturale nato da persone legate tra loro da vincolo di parentela, salvo
che i genitori al tempo del concepimento ignorassero la parentela esistente tra loro.
d) filiazione adottiva

ADOZIONE E AFFIDAMENTO
Si definisce quel rapporto di filiazione giuridica costituito fra soggetti non legati da affiliazione di sangue; gli art. 6
e 7 della L. 184 richiedono la sussistenza di alcuni requisiti soggettivi dei adottanti e del minore da adottare essi
sono:
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a) requisiti soggettivi degli adottanti:
- devono essere uniti in matrimonio almeno da tre anni
- la loro età deve superare di almeno 18 e non più di 45 anni l’età del adottando
- devono essere effettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono
adottare
b) requisiti soggettivi dell’adottando:
- l’adozione è consentita per tutti i minori
- il minore che abbia compiuto 14 anni deve prestare personalmente il proprio consenso all’adozione
- inoltre il minore deve essere dichiarato in stato di adattabilità.
Inoltre l’intervento del adozione produrrà i seguenti effetti
1) effetto legittimante: il minore adottato acquista lo stato di figlio legittimo, assumendo il cognome dei adottandi
2) l’effetto risolutivo: cessano i rapporti giuridici tra adottato e famiglia di origine, salvi divieti matrimoniali, che
si giustificano per gli aspetti biologici.

Adozione in casi particolari


E un ipotesi residuale rispetto all’adozione legittimante, la funzione dell’istituto è la stessa della precedente, ma sue
caratteristiche oltre alla residualità:
- diversità dei requisiti dei adottandi
- semplificazione della procedura
- necessità del consenso dell’adottande se ha compiuto 14 anni
- la revocabilità dell’adozione.

Troviamo poi l’adozione internazionale questa attività è autorizzata dalla commissione per l’adozione
internazionale, istituita presso la presidenza del consiglio dei ministri; esiste poi l’adozione di maggiorenni , diretta
sostanzialmente a tutelare aspettative successorie, in tale situazione i figli nati fuori dal matrimonio non possono
essere adottati dai loro genitori, mentre è ammessa l’adozione di più persone anche con atti successivi; perché
possa aversi tale adozione il consenso del adottando e del adottante, inoltre serve l’assenso dei genitori
dell’adottando e l’assenso del coniuge del addotante e del adottando.
Infine troviamo l’adozione da parte del single tale tipo di adozione è ammessa:
- nei casi particolari dell’art. 44 L. 184/1983 cioè nel caso in cui si sia uniti al minore da vincolo di
parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di
padre e madre, nel caso in cui il minore sia affetto da handicap e sia orfano di padre e di madre,
- se nel corso dell’affidamento preadottivo interviene la separazione tra i coniugi affidatari, nel qual cado
l’adozione può essere disposta nei confronti di uno solo nel esclusivo interesse del minore; al di fuori di
tale ipotesi opera il principio fondamentale dell’ art 6, secondo cui l’adozione è permessa solo alla coppia
di coniugi.
L’affidamento del temporaneo dei minori può avvenire quando il minore sia temporaneamente privo di un
ambiente famigliare idoneo, possono essere oggetto di affidamento tutti i minori anche non cittadini, ma che si
trovino all’interno dello stato; la situazione che legittima l’affidamento deve essere temporanea e non duratura e
possono divenire affidatari:
- un’altra famiglia, possibilmente con figli minori
- una persona singola
- una comunità di tipo familiare
in caso di necessità è inoltre previsto il ricovero pubblico o privato di assistenza.

FATTI E ATTI GIURIDICI

Si definiscono fatti giuridici quei fatti che avvengono nel modo naturale o nella realtà sociale, quando producano
conseguenze rilevante per i diritto; distinguiamo:
- fatti naturali, del tutto indipendenti dall’opera dell’uomo, anche se riguardanti la persona
- fatti o atti umani, posti in essere da un soggetto diritto
la distinzione tra i due tipi è fondata sul criterio della provenienza o meno dell’evento dall’uomo, in base a ciò
troviamo:
a) atti giuridici in senso stretto, in cui manca del tutto la volontà umana
b) atti giuridici, sono invece i fatti caratterizzati da una attività umana consapevole e evoluta
inoltre gli atti umani possono suddivisi a loro volta in relazione alla conformità o meno a norme giuridiche,
abbiamo quindi: atti leciti ( conformi al diritto ) e atti illeciti ( vietati dall’ordinamento giuridico).
Inoltre in relazione al rapporto intercorrente tra la volontà dei soggetti e le conseguenze giuridiche che l’atto
produce possiamo trovare ancora:
- gli atti giuridici in senso stretto, ossia comportamenti consapevoli e volontari ( meri presupposti di effetti
giuridici)
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- negozi giuridici, che sono invece quei atti consapevoli e volontari, le cui conseguenze giuridiche sono
determinate dai soggetti agenti, in tale atti dunque la volontà del soggetto è volta non solo al compimento
dell’atto, ma anche alla determinazione degli effetti.

LA FATTISPECIE
Il fatto giuridico dunque consiste in un accanimento capace di incidere sul rapporto giuridico, occorre quindi
distinguere:
- l’ipotesi astratta del verificarsi di un fatto giuridico il legislatore prevede e disciplina, si tratta della
fattispecie astratta, ossia la situazione o ipotesi/tipo cui il legislatore si riferisce quando detta precetti e
divieti;
- il concreto verificarsi del fatto nella realtà fenomenica, cioè il fatto singolo specifico che viene preso in
considerazione per confrontarlo con la fattispecie astratta, la cosiddetta fattispecie concreta.
- Compito dell’interprete è dunque quello di esaminare se l’accanimento che si è verificato (concreta) è
equivalente a quello previsto dal legislatore nella norma ( astratta ) e in caso di coincidenza dedurne la
produzione dell’effetto ( procedimento di sussunzione).
Tale confronto tra i due tipi di fattispecie realizza il momento del giudizio; la fattispecie può essere:
- semplice, se costituita da un solo fatto giuridico
- complessa, se composta da una molteplicità di fatti
- a formazione progressiva, quando tra i fatti che costituiscono la fattispecie sussiste un collegamento logico
e cronologico.
Ogni accadimento cui l’ordinamento attribuisce rilevanza produce dunque delle differenze che si definiscono:effetti
giuridici; tra fatto giuridico ed effetto sussiste un rapporto di causalità, il fatto è “causa diretta e particolare
dell’effetto”; in particolare l’idoneità del fatto a produrre l’effetto giuridico deriva dalla legge, che è quindi solo
causa mediata dell’effetto,
gli effetti giuridici possono essere.
- costitutivi, se sono diretta alla formazione di un rapporto giuridico
- modificativi, se intervengono su un rapporto giuridico in atto per modificare una disciplina

- estintivi, se determinano l’estinzione di un rapporto giuridico,


questa classificazione è espressamente dettata nell’art. 1321 in riferimento agli effetti scaturenti da un tipico fatto
giuridico, il contratto; in relazione al loro oggetto gli effetti giuridici si distinguono in:
- reali, se consistono nella costituzione o di un trasferimento di un diritto reale
- obbligatori, se determinano o incidono su un diritto di obbligazione
( spesso ad un singolo fatto giuridico conseguono tanti effetti reali quanto effetti obbligatori).

MODI DI ESSERE DI FATTI GIURIDICI: PRESCRIZIONE E DECADENZA


I fatti giuridici hanno il loro volgimento nel tempo e nello spazio, e questi due elementi non possono essere
considerati fatti giuridici, bensì essi attengono alla struttura o alle modalità di realizzazione del fatto; il computo
avviene sulla base del calendario comune, quanto ai giorni si distingue tra giorno civile e giorno naturale, di regola
la computazione civile prevale su quella naturale, l’anno decorre da un determinato giorno al giorno corrispondente
dell’anno successivo, idem per i mesi, si distinguono infine il tempo utile ( fuori del quale non è possibile esercitare
un diritto soggettivo o compiere un atto giuridico) e il tempo continuativo ( costituisce l’eccezione e si computa
anche i giorni festivi);
nel ambito del diritto civile il decorso di un determinato periodo di tempo può dar luogo all’acquisto o
all’estinzione di un diritto ( nel primo caso l’istituto che viene preso in esame è l’usucapione o prescrizione
acquisitiva, nel secondo caso troviamo due diversi istituti: la prescrizione e la decadenza.)
la prescrizione è la perdita del diritto soggettivo per effetto dell’ inerzia o del non uso da parte del titolare in esso
protrattasi per un periodo di tempo determinato dalla legge; da tale definizione emergono i presupposti dell’
istituto:
- un diritto soggettivo che può essere esercitato,
- il mancato esercizio di tale diritto
- il decorso del tempo previsto dalla legge
il fondamento dell’ istituto della prescrizione è solitamente ravvisato nell’ esigenza di certezza dei rapporti giuridici
ed, in generale del diritto.
Considerata l’ importanza del suo fondamento ne deriva che la prescrizione è un istituto di rodine pubblico e la sua
disciplina è inderogabile, di conseguenza è nullo ogni patto diretto a modificare la disciplina legale della
prescrizione, ed inoltre le parti non possono rinunciare alla prescrizione prima che questa si compia;
ogni diritto si estingue per prescrizione con esclusione dei diritti indisponibili e degli altri diritti indicati dalla legge,
tale imprescrittibilità di alcuni diritti deriva dalla circostanza che sono sottratti alla sfera di disponibilità dal privato
e rispondono anche ad un interesse generale, sono infatti imprescrittibili:
- il diritto di proprietà
- i diritti alla personalità
- diritti di stato
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- la potestà di diritto familiare

la durata della prescrizione è stabilità inderogabilmente dalla legge e si distingue tra: prescrizione ordinaria ( decorso di
10 anni) e prescrizione brevi ( in 5 anni si prescrivono il diritto al risarcimento del danno e le prestazioni periodiche
etc. si prescrivono invece in un anno i diritti derivanti dal contratto di mediazione e l’ azione di rescissione), troviamo
infine le prescrizioni presuntive ( determinano la nascita a favore del debitore di una prestazione legale di pagamento e
quindi estinzione dell’ obbligazione).
La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, mentre se l’ inerzia del titolare
del diritto è giustificata o viene a mancare la prescrizione del diritto non decorre più, e si verifica invece la sospensione
quando l’ inerzia del titolare permane, ma trova giustificazione in particolari situazioni espressamente previste dalla
legge, presupposto della sospensione è dunque il verificarsi di una situazione espressamente prevista, i casi della
sospensione sono considerati dalla giurisprudenza tassativi e riguardano:
- particolari rapporti tra le parti
- una particolare condizione soggettiva del titolare del diritto
i semplici impedimenti non sono irrilevanti, quanto agli effetti, la sospensione opera come parentesi nel corso della
prescrizione ( infatti il periodo in cui sussiste non viene calcolato).
Infine troviamo l’ interruzione e “ atti interattivi” che si ha quando l’ inerzia del titolare del diritto viene a mancare: o
perché egli compie un atto con il quale esercita il suo diritto , ovvero perché il diritto stesso viene riconosciuto dal
soggetto passivo del rapporto;
mentre la sospensione apre una parentesi nel decorso del termine, l’ interruzione opera una vera e propria fattura che
impedisce di tenere in alcun conto il tempo già trascorso cosicché inizia a decorrere un nuovo periodo.
La Decadenza come la prescrizione, è un istituto collegato al decorso del tempo, essa infatti, si sostanzia nella perdita
della possibilità di esercitare un diritto per il mancato compimento di una determinata attività, o di u n atto, nel termine
perentorio previsto dalla legge; il presupposto della decadenza, a differenza delle prescrizione, non risiede nel fatto
soggettivo dell’ inerzia del titolare, ma nel fatto oggettivo del mancato esperimento di un’ attività strumentale dell’
acquisizione del diritto nel tempo stabilito, da ciò derivano le seguenti conseguenze:
- non troviamo applicazione, in materia di decadenza, la sospensione e l’ interruzione , alla cui base stanno
situazioni di carattere soggettivo,
- l’ unico modo per evitare la decadenza è il compimento dell’ atto previsto dalla legge nel termine stabilito.
La decadenza può essere:
a) legale: è prevista dalla legge o da un provvedimento amministrativo o giurisdizionale ed è sempre istituto
eccezionale, perché deroga al principio secondo cui l’ esercizio dei diritti soggettivi non è sottoposto a i limiti
di tempo.
b) Convenzionale: anche la volontà privata ( al contrario della prescrizione) può stabilire casi e termini di
decadenza, a tal fine sono condizioni indispensabili :
- che la decadenza sia prevista per l’ esercizio di diritti disponibili
- Che il termine stabilito non renda troppo gravoso l’ esercizio del diritto stesso.

EVOLUZIONE DELLA TEORIA DEL NEGOZIO GIURIDICO E CONCETTO DI AUTONOMIA NEGOZIALE:


ogni soggetto può curare i propri interessi attraverso atti e negozi giuridici, la possibilità di porre in essere negozi è
genericamente definita: autonomia negoziale che assume due significati:
- autonomia come vincolo: che rispecchia il letterale significato del termine nel senso di imposizione di
norme derivanti dalla volontà degli interessati, ed indica dunque l’ effetto costante ed immancabile di
ogni atto di autonomia: irrevocabilità di impegno.
- Autonomia come libertà, consiste nella possibilità per i privati di determinare l’ effetto del negozio
attraverso la scelta di tipo contrattuale, del contenuto, delle modalità accidentali o di farsi sostituire nella
conclusione del negozio.

IL NEGOZIO GIURIDICO:
quella del negozio giuridico costituisce una categoria astratta creata dalla dottrina al fine di unificare differenti tipi di
atti, che però mostrano numerose caratteristiche comuni;
va definito in via generale come quell’ atto giuridico lecito i cui effetti non sono predeterminati dalla legge, ma sono
liberamente determinabili dalle parti, conformemente alla volontà da esse espressa ed alla causa alla cui realizzazione
l’atto è obiettivamente diretto, si vuol definire più sinteticamente il negozio come: la manifestazione di volontà diretta
ad uno scopo pratico tutelato dalla legge; da tale definizione emergono i caratteri del negozio giuridico, esso è infatti:
a- un atto giuridico, cioè in atto umano consapevole e volontario,
b- lecito, in quanto conforme alle prescrizioni della legge,
c- consistente in una dichiarazione di volontà diretta alla realizzazione di determinati effetti giuridici,
riconosciuti e garantiti dall’ ordinamento
il negozio giuridico costituisce pertanto, la manifestazione più importante della c.d. autonomia privata, e cioè della
potestà riconosciuta ai privati di regolare da sé i propri interessi.
Tradizionalmente gli elementi del rapporto giuridico si distinguono in:
- elementi essenziali: ( uno o più soggetti, la volontà, la causa, la forma)
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- elementi naturali: ( devono essere considerati come effetti impliciti di un particolare negozio o del
negozio in generale)
- elementi accidentali: ( non fanno parte del tipo astratto, ma che in concreto possono essere, liberamente
apposti dalle parti, i principali el. Accidentali sono: il termine, la condizione ed il modo.)
a seconda del numero delle parti si distinguono:

1) negozi unilaterali: se posti in essere da una sola parte


2) negozi bilaterali e plurilaterali: se posti in essere da due o più parti
3) negozi non patrimoniali: si attengono alla sfera dei rapporti familiari,
4) negozi patrimoniali: riguardano i rapporti economicamente valutabili, vengono definiti negozi di
attribuzione perché tendono a procurare ad un soggetto un determinato vantaggio o svantaggio patrimoniale,
concretatesi, secondo in aumento o diminuzione del patrimonio dell’ accipiens e troviamo: negozi di
disposizione ( immediata diminuzione del patrimonio mediante alienazione o mediante rinunzia) oppure i
negozi di obbligazione ( cha danno appunto luogo solo alla nascita di un’ obbligazione.)
troviamo poi una distinzione in relazione al corrispettivo ( distinzione che viene presa in considerazione solo nell’
ambito di negozi giuridici) essi infatti possono essere:
- onerosi: quando all’ attribuzione in favore di un soggetto faccia riscontro un corrispettivo a carico dello
stesso,
- gratuiti: quando manchi tale corrispettivo, essendo il negozio diretto ad accrescere il patrimonio altrui
senza controprestazione.
Quanto all’incidenza sul negozio “ dell’evento morte” distinguiamo: negozio a causa di morte, nei quali l’evento della
morte opera come causa produttiva dei effetti, nel nostro ordinamento è previsto un solo negozio, il testamento;
troviamo poi i negozi inter vivos, ossia tutti gli latri che prescindono da tale presupposto.
Troviamo altre classificazione di negozi giuridici tra cui:
a) in relazione alla manifestazione di volontà, dove troviamo i negozi di dichiarazione che sono quelli in cui il
soggetto esprime la propria volontà dichiarandola, oppure i negozi di attuazione che sono quelli in cui
l’agente attua attraverso un comportamento concludente la propria volontà,
b) in relazione agli effetti dove troviamo i negozi dispositivi che modificano una situazione preesistente oppure i
negozi dichiarativi, che comportano delle trasformazione nelle situazione giuridiche senza tuttavia mutarne il
contenuto esterno
c) in relazione al rapporto intercorrente tra negozi dove troviamo negozi principali, accessori combinati e
collegati
d) in relazione alla causa dove troviamo negozi tipici, atipici, misti o causali e astratti e in relazione alla forma
dove troviamo negozi solenni e non solenni.

ELEMENTI ESSENZIALI DEL NEGOZIO: IL SOGGETTO


Il negozio giuridico è l’espressione della volontà di uno o più soggetti, per parte però, non è da intendere il singolo, ma
ciascun centro di interesse, si afferma infatti che la parte è il soggetto del rapporto ( persona fisica o ente collettivo ) e
non il centro di interesse poi che tutte le questioni relative al rapporto giuridico riguardano i soggetti titolari del rapporto
stesso ( negozi unilaterale/ bilaterali o plurilaterali uguale vedi pagine precedenti).
Dall’identificazione della parte con il centro di interesse di cui il negozio è espressione deriva dalla distinzione tra:
- parte in senso formale, con la quale si indica l’autore del negozio
- parte in senso sostanziale, che designa il destinatario dei effetti, il titolare dei interessi
si parla poi genericamente di cooperazione per indicare l’ipotesi in cui il soggetto che si affianca resta estraneo al
rapporto che si costituisce, senza cioè divenirne parte; si parla invece di sostituzione nell’attività giuridica nei casi in cui
un soggetto ha il potere di sostituirsi ad un altro nel compimento di un negozio divenendo parte in senso formale del
negozio stesso, ma rimanendo estraneo agli effetti che da questo scaturiscono.
Elemento essenziale è poi la rappresentanza la quale implica la sostituzione di un soggetto ad un altro nel compimento
del negozio, essa può definirsi come: quella figura di sostituzione per cui un determinato soggetto ha il potere di agire in
nome e per conto di un altro soggetto e gli effetti del negozio compiuti dal primo ricadono direttamente nella sfera
giuridica del secondo, e troviamo:
una Rappresentanza diretta quando il rappresentante agisce non solo per conto del rappresentato ma anche nel nome di
questo, caratteri fondamentali sono la spendita del nome altrui e il verificarsi degli effetti del negozio direttamente e
unicamente della sfera giuridica del rappresentato, oppure troviamo la rappresentanza indiretta che si ha quando il
rappresentante agisce per conto ma non nel nome del rappresentato, caratteristiche sono: la mancata spendita del nome
altrui e il realizzarsi degli effetti del negozio nella sfera giuridica del rappresentante.
Troviamo inoltre la rappresentanza legale e volontaria ed ancore la rappresentanza organica.
La rappresentanza volontaria non è ammessa in tutti quei negozi che per legge possono essere compiuti esclusivamente
dal titolare del diritto, tali negozi che proprio per ciò vengono chiamati personalissimi, sono:
a) il testamento ( deve derivare da un manifestazione di volontà esclusiva del testatore),
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b) la donazione
c) il matrimonio
d) i negozi familiari.
La rappresentanza diretta implica l’esistenza di due differenti rapporti tra rappresentante e rappresentato:
* un rapporto avente rilevanza esterna, in virtù del quale il rappresentante acquista la legittimazione a
spendere il nome del rappresentato con i rapporti dei terzi, questo rapporto trova la sua fonte nella procura :
è il negozio col quale una persona conferisce ad un'altra il potere di rappresentarla,
è un atto di rilevanza esterna e può essere:
1) espressa se l’interessato conferisce e esplicitamente ad un soggetto il potere di rappresentanza
2) tacita, se risulta da comportamenti inequivoci
3) generale, se riguarda tutti i affari del rappresentato, o speciale se riguarda uno o più affari determinati
4) revocabile, lo è generalmente essendo conferita nell’interesse del rappresentato
5) irrevocabile, procura in rempropriam cioè quella conferita anche nell’interesse del rappresentante o di terzi;
la procura è un negozio unilaterale, recettizio e preparatorio, inoltre la procura deve essere conferita con la stessa forma
prescritta per il negozio che il rappresentante deve concludere;
per quanto riguarda invece le modalità di estinzione la procura si estingue:
per scadenza del termine, per effetto del compimento del negozio, per la morte e sopravvenuta incapacità o il fallimento
del rappresentato o del rappresentante, per rinunzia del rappresentante , per l’estinzione del rapporto di gestione o infine
per revoca del rappresentato;
infine, poi che la procura opera nei confronti dei terzi la legge prescrive una serie di cautela dirette a tutelare questi
ultimi:
- il terzo che contratta con il rappresentante ha diritto di chiedere a questo la giustificazione dei suoi poteri (
esibizione della procura )
- al fine di salvaguardare i terzi dal pericolo di un falso procuratore, l’art. 1397 sancisce l’obbligo per il
rappresentante di restituire il documento dal quale risultano i suoi poteri quando questi sono cessati
- l’art. 1396 sancisce l’obbligo di portare a conoscenza dei terzi la revoca della procura.
 un rapporto interno,. Detto di gestione, in virtù del quale il rappresentante è tenuto a compiere un’attività
giuridica che incide nella sfera di interessi del rappresentato, tale rapporto trova di solita la sua fonte nel
mandato: contratto col quale il rappresentante si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto
( nell’interesse ) del rappresentato.

Capacità e vizi della volontà rilevanti nel negozio concluso dal rappresentante:
la capacità di diventare titolare di rapporti giuridici negoziali deve essere valutata con riferimento alla persona del
rappresentato, perché è nella sfera giuridica di questo che si produrranno gli effetti giuridici del negozio compiuto dal
rappresentante; mentre per quanto riguarda i vizi della volontà e per gli stati soggettivi di buona o mala fede, si guarda
perciò alla persona del rappresentante, di conseguenza, il negozio sarà annullabile se è viziata la volontà del
rappresentante, per errore, violenza o dolo. Si ha invece, abuso di potere quando il rappresentante, pur fornito di potere
di rappresentanza, abbia fatto cattivo uso di esso per un fine diverso da quello per cui il potere era stato conferito, cioè
perseguendo un interesse proprio o di terzi in contrasto con gli interessi del rappresentato. ( art. 1934 sancisce l’
annullabilità dell’ atto in conflitto con gli interessi del rappresentato).
Troviamo poi l’ art. 1388, il quale sancisce che il contratto concluso dal rappresentante in nome del rappresentato
vincola costui soltanto nei limiti delle facoltà conferitegli:
- si ha eccesso di potere quando: il rappresentante abbia sorpassato tali limiti
- si ha invece difetto di potere nel caso del falsus procurator, cioè di colui che abbia agito come
rappresentante senza alcun potere.
È presente infine la Ratifica che è: un negozio giuridico unilaterale e recettizio con cui il rappresentato conferisce
efficacia al negozio compiuto dal falsus procurator o dal rappresentante che abbia ecceduto dai limiti della procura,
accettandone gli effetti nella propria sfera giuridica e sanando, in tal modo, l’ originario difetto di legittimazione del
rappresentante; la ratifica è equiparabile alla procura, anzi, più precisamente costituisce una procura successiva, infatti
anch’ essa può essere espressa o tacita, ha effetto retroattivo; va invece tenuta distinta dalla convalida in quanto essa “
sana la mancanza di legittimazione come vizio a monte, mentre la convalida sana un vizio intrinseco dell’ atto che ne
comporta l’ annullabilità.

LA VOLONTA’:
fondamentale elemento del negozio è la volontà, che passa attraverso un processo di formazione e un momento di
esteriorizzazione, durante tali fasi possono intervenire dei fattori di disturbo e determinare la formazione di una volontà
viziata o di una divergenza tra la dichiarazione e la volontà; la disciplina di tali casi è diretta a realizzare il
comportamento di tre interessi_
- l’ interesse dell’ autore dell’ atto al rispetto della sua reale volizione
- l’ interesse del destinatario dell’ atto al rispetto dell’ affidamento da lui riposto nella dichiarazione
- l’ interesse generale alla sicurezza ed alla celerità dello scambio.

Casi di mancanza di volontà:


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troviamo: dichiarazione non serie, che sono tutte quelle aventi un contenuto solo apparentemente giuridico, non hanno
alcun valore in quanto mancano di quei caratteri di riconoscibilità necessari per attribuire ad una condotta umana il
valore di un impegno. Successivamente troviamo la: violenza fisica, la quale ricorre quando un soggetto emette una
manifestazione di volontà negoziale perché costretto a viva forza da un altro soggetto, secondo la tesi generale un
negozio concluso in questi termini è assolutamente nullo in quanto manca del tutto non solo la volontà ma la stessa
dichiarazione.
Casi di divergenza tra volontà e dichiarazione:
è il caso in cui c’è volontà, ma non corrisponde ad essa una dichiarazione conforme e ricorrono:
la riserva mentale, l’ errore ostativo, il dissenso e la simulazione ( vedi libro).

Successivamente viene spiegata la Simulazione: si ha quando le parti, d’ accordo, pongono in essere deliberatamente
dichiarazioni difformi dall’ interno volere, cioè pongono in essere un negozio giuridico del quale non vogliono gli
effetti, o si propongono di realizzarne altri;
in linea generali tre sono gli elementi della simulazione:
a) divergenza voluta: cioè in consapevole contrasto tra la dichiarazione e l’ effettiva intenzione di chi la
pone in essere,
b) accordo simulatorio: cioè un’ intesa precedente o coeva alla dichiarazione, reciproca delle parti sulla
divergenza tra il negozio stipulato e il loro effettivo rapporto
c) intenzione di ingannare i terzi: il fine di ingannare è immanente nella simulazione, come tale, di per
sé non è illecito.
La simulazione può essere assoluta quando le parti pongono in essere un dato negozio, ma in realtà non vogliono alcun
tipo di negozio, oppure relativa quando invece le parti pongono in essere un dato negozio diverso che è contenuto
nelle contro dichiarazione ( e può essere oggettiva/soggettiva).
Tra le parti ha effetto la realtà della situazione occultata sotto l’ apparenza del negozio simulato, in particolare bisogna
distinguere:
- in caso di simulazione assoluta: il negozio simulato non ha effetto,
- in caso di simulazione relativa distinguiamo: il negozio simulato ( fittizio) che non produce alcun effetto,
oppure il negozio dissimulato (occulto), che in quanto voluto produce effetti se ha i requisiti di sostanza o
di forma richiesti dalla legge.
Troviamo poi effetti della simulazione di fronte ai terzi ( che và risolto mediante il principio della tutela dell’
affidamento) oppure gli effetti della simulazione nei confronti dei creditori ( distinzione tra creditori del simulato
alienante e quelli del simulato acquirente.
Inoltre per far accertare la simulazione, il soggetto interessato deve adire l’ autorità giudiziaria con una speciale azione,
la c.d. azione di simulazione, ossia un’ azione di mero accertamento tendente a far valere la realtà contro l’ apparenza e
cioè l’ inefficacia del negozio simulato.
Infine troviamo la materia della prova della simulazione che è disciplinata in modo particolare dalla legge (art.1417)
che distingue secondo che siano le parti o i terzi a far valere la simulazione.

Si intendono poi per vizi della volontà quegli elementi perturbatori che si inseriscono nel processo formativo della
volontà fuorviandola e determinandone una formazione anormale; bisogna poi precisare che in presenza di un vizio di
volontà non manca, né è difforme dalla dichiarazione, essa in realtà nasce già malata, tra quei vizi di volontà a cui la
legge attribuisce maggiore rilevanza troviamo: errore, dolo, violenza, tali vizi non producono nullità, ma bensì
annullabilità, e legittimano i soggetti interessati all’ impugnativa del negozio nel termine prescritto dalla legge;
a- errore: costituisce una falsa rappresentazione della realtà che concorre a determinare la volontà del soggetto, ad
esso è equiparata l’ ignoranza, ossia la mancanza di qualsiasi nozione di un dato fatto; l’ errore rende il negozio
annullabile su istanza della parte che in esso è incorsa. L’ errore può essere di due specie, ostativo ( è quello che
cade sulla dichiarazione o sulla trasmissione dando luogo ad un’ inconsapevole divergenza tra volontà e
dichiarazione. Oppure può dirsi, errore-vizio ossia l’ errore che incide sul processo formativo della volontà. L’
errore per essere causa di annullabilità del contratto, deve essere: essenziale: (quando è tale da determinare la
parte a concludere il negozio, in particolare quando cade sulla natura o sull’ oggetto del contratto o quando cade
sull’ identità dell’ oggetto della prestazione, quando cade sull’ identità o sulle qualità della persona o quando
trattandosi di errore di diritto è stato la ragione unica o principale del negozio), o riconoscibile ( quando, in
relazione al contenuto e alle circostanze del contratto, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo,
la ratio della riconoscibilità, va ravvisata nella tutela dell’ affidamento alla controparte, presupposto di questo
requisito è pertanto la unilateralità dell’ errore e cioè la contrapposizione tra una volontàcinficiata ed un’ altra
immune da qualsiasi vizio.
b- Violenza: la violenza morale consiste nella minaccia di un male ingiusto e notevole posta in essere per
determinare un soggetto a compiere un negozio, essa comporta un’ alterazione della volontà e quindi un vizio del
consenso del soggetto che la subisce, che comporta il ricorso all’ annullamento del contratto; tale violenza
morale va tenuta distinta dal c.d. timore reverenziale, cioè il timore che il soggetto nutre, a prescindere da
specifiche minacce eseterne, in tal caso infatti il negozio è annullabile. Va precisato comunque che il male
minacciato deve essere: di una certa entità ( notevole), ingiusto, diretto alla persona o ai beni, anche il
matrimonio può essere annullato se sia stato estorto con violenza.
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c- Dolo: per dolo si intende ogni artificio o raggiro con cui un soggetto in errore, determinandolo a porre in essere
un negozio che, altrimenti, non sarebbe stato concluso, o lo sarebbe stato a differenti condizioni; gli elementi
costitutivi del dolo sono: l’ animus decipiendi, ( complesso di manovre e artifici), la caduta del deceptus in
errore, e un nesso di causalità tra i due citati elementi.
Forma o manifestazione di volontà
Perché la volontà dell’soggetto sia idonea a produrre gli effetti che si propone, è necessaria che essa sia manifestata e
sia resa conoscibile a i terzi, il mezzo con cui si manifesta tale volontà negoziale è la forma, elemento essenziale del
negozio giuridico; a seconda dei modi in cui la volontà viene manifestata si distingue tra:
- dichiarazione espressa: si attua con parole scritti e cenni
- manifestazione tacita: consiste in un comportamento incompatibile con una volontà contraria;
nel nostro ordinamento vige il principio della libertà della forma, che consente al dichiarante di emettere la
dichiarazione di volontà che preferisce, mentre in alcuni casi l’ordinamento subordina la validità del negozio all’uso di
una forma determinata.
La volontà si intende manifestata nel momento in cui il soggetto l’ha esteriorizzata, tuttavia per determinare il momento
della formazione del negozio stesso occorre distinguere tra:
- negozi bi o plurilaterali ( il negozio si forma al momento dell’incontro delle due o più volontà )
- negozi unilaterali recettizi ( il negozio si forma quando la dichiarazione giunge a conoscenza del
destinatario )
- negozi unilaterali non recettizi ( il negozio si perfeziona al momento della manifestazione, e non occorre
che essa sia portata a conoscenza di alcuno ).

Talvolta accade che le vicende patrimoniale dei privati siano disciplinate con un contratto tipico pur non trovando in
esso la loro fonte, in questi casi la dottrina parla di rapporto contrattuale di fatto, individuando tre ipotesi:
- quelli derivanti dal contratto sociale
- quelli derivanti da un contratto privo di alcuni requisiti di validità e perciò nullo
- quelli derivanti da obblighi sociali di prestazione, quali i contratti di massa ( in cui manca lo scambio
tipico di proposta e accettazione ).
Anche la problematica relativa alla forma dei atti giuridici ed in particolare la contratto a dovuto fare i conti con
l’evoluzione tecnologica, troviamo così la c. d. rivoluzione telematica in cui fa la sua comparsa il documento
informatico ( rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevante ), attraverso l’art. 15 L. n.
59/1997 che si riconosce il principio della piena validità e rilevanza del documento informatico, parificandolo a quello
cartaceo; analogo è il concetto che riguarda la firma elettronica, per cui si intende l’insieme dei dati in forma elettronica
allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione
informatica ( D. Lgs.n. 159/2006 ), troviamo poi la firma elettronica qualificata basata su una procedura che permetta di
identificare in modo univoco il titolare, oppure la firma digitale, ossia una particolare specie di firma elettronica
qualificata basata sulla tecnologia della crittografia a chiavi assimetriche.
La causa del negozio giuridico
La causa è un elemento essenziale del negozio giuridico e la sua mancanza comporta di regola la nullità dell’atto;
secondo la cassazione la causa del contratto è lo scopo pratico del negozio, la sintesi cioè degli interessi che lo stesso è
concretamente diretto a realizzare quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione; possiamo trovare
negozi causali ( in cui la causa è l’elemento essenziale e costitutivo ) oppure negozi astratti ( quelli i cui effetti si
producono prescindendo dalla causa ).
La causa perseguita dalle parti è il criterio principale per la qualificazione del negozio ossia la valutazione giuridica
dell’assetto di interesse voluto dalle parti in basi a criteri rigorosamente oggettivi ( negozi tipici , atipici e misti ).
La causa in un negozio giuridico può anche mancare:
- ab origine: si ha il c.d. difetti genetico della causa che può essere sia totale se la causa manca del tutto o
parziale,
- in un momento successivo: ricorre allora il difetto funzionale o sopravvenuto della causa;
motivo di nullità del negozio al pari della mancanza di causa è senza dubbio la illiceità della causa, taluna causa è infatti
illecita quando è contraria:
1) a norme imperative, cioè a quelle norme inderogabili che prevedono come sanzione la nullità del negozio
2) all’ordine pubblico, cioè quei principi non necessariamente espressi in norme
3) al buon costume, che va inteso come quel complesso di principi, elastici e non limitati alla sola sfera sessuale,
in sostanza esprime i canoni fondamentali di onestà pubblica e privata in riferimento alla coscienza sociale.
Effetti della illiceità della causa è quindi la nullità del negozio giuridico mentre i motivi sono gli scopi individuali che
determinano il singolo a concludere il negozio.
Oltre che nelle ipotesi sopra esaminate, il motivo assume rilievo in due particolari figure:
- il negozio fiduciario: ricorre quando un soggetto trasferisce un diritto ad un altro soggetto con l’ obbligo
per quest’ ultimo di esercitarlo per il soddisfacimento di determinati interessi del trasferente.
- Il negozio indiretto: si ha questo negozio quando il fine che le parti si propongono viene raggiunto
attraverso un procedimento indiretto, esso cioè, non è altro che un negozio volto al conseguimento di un
fine ulteriore che non è normale o tipico del negozio stesso.
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- negozio in frode alla legge: è quel contratto con cui si cerca di eludere l’ applicazione di una norma
imperativa pur nel rispetto formale della legge..

elementi accidentali del negozio:


sono quegli elementi che possono essere apposti liberamente dalla volontà delle parti, essi dunque, possono
indifferentemente essere o meno inclusi nel negozio, attraverso l’ apposizione di elementi accidentali, i privati possono
conformare l’ atto, e quindi il rapporto che ne scaturisce, di conseguenza essi sono uno strumento attraverso cui viene
attribuita rilevanza ai motivi individuali; tali elementi si distinguono in : generali ( introdotti in tutte le categorie
negoziali salvo eccezioni), e particolari ( previsti solo per alcuni tipi di negozio).
Si intende poi per condizione, quell’ avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi è subordinato l’ inizio o la
cessazione dell’ efficacia del negozio, la condizione come detto deve riguardare un avvenimento: futuro ( non ancora
verificatosi), incerto ( impossibile prevedere il suo verificarsi);
non tutti i negozi giuridici sopportano l’ apposizione di condizioni, esistono infatti determinati negozi “actus legitimi”
che per loro natura non tollerano la condizione. E distinguiamo: condizione sospensiva ( l’ inizio di efficacia del
negozio dipende dal verificarsi dell’ evento), condizione risolutiva ( l’ avverarsi dell’ evento determina la cessazione
degli effetti del negozio), e condizione positiva ( il cui verificarsi importa mutamento dell’ attuale stato di fatto) e infine
condizione negativa ( si intende verificata se non si ha nessun mutamento della situazione attuale); mentre rispetto alla
causa produttrice dell’ avvenimento si distingue tra: condizione casuale e condizione potestativa.
La condizione può essere dichiara illecita se contraria a norme imperative, all’ ordine pubblico e al buon costume,
oppure può dichiararsi impossibile quando vi sia un impedimento di fatto o di diritto, che escluda il realizzarsi dell’
evento secondo un giudizio di ragionevolezza ( impossibilità può essere: fisica e giuridica).
Quando la condizione si verifica, la situazione giuridica diventa definitiva con efficacia retroattiva se : la condizione è
sospensiva ( gli effetti del negozio si considerano prodotti ex tunc, cioè dal momento della formazione del negozio,
mentre se la condizione è risolutiva, ( gli effetti del negozio cadono ex tunc -retroattività reale-.
È poi importante sottolineare che l’ evento dedotto in condizione non può identificarsi con uno degli elementi essenziali
del contratto, in particolare si discute se la prestazione contrattuale possa essere dedotta come evento che condiziona l’
efficacia del contratto, si parla dunque della c.d. condizione di adempimento;
troviamo infine la figura della presupposizione, che si verifica quando le parti, nel concludere il negozio, fanno
riferimento ad una circostanza esterna, attuale o futura, che, senza essere espressamente menzionata nel negozio, ne
costituisce il presupposto oggettivo.

Il termine nel negozio giuridico indica il momento a partire dal quale o fino al quale il negozio stesso avrà efficacia,
esso può definirsi come quell’avvenimento futuro e certo dal quale le parti fanno dipendere l’inizio o la cessazione di
efficacia del negozio giuridico, dunque l’evento cui fa riferimento il termine deve essere futuro (non ancora verificatosi)
e certo (che dovrà verificarsi);
in generale il termine è una delle clausole che i soggetti possono liberamente apporre al negozio nell’esercizio dei poteri
dell’autonomia privata, esistono però alcuni negozi che non ammettono l’apposizione di un termine, e sono: il
matrimonio, l’istituzione di erede e l’accettazione e/o la rinuncia all’eredità.
A seconda che il termine riguardi l’efficacia del negozio o la scadenza dell’obbligazione si parla di termine di efficacia (
da cui si fanno dipendere gli effetti del negozio) o termine di scadenza (momento in cui l’obbligazione deve essere
eseguita);
la disciplina degli effetti del termine è parzialmente diversa da quella della condizione, e ciò si spiega tenendo presente
che il termine, a differenza della condizione non mette in dubbio gli effetti del negozio ma li differisce solo ad un
momento successivo, si distingue pertanto:
- pendenza del termine: si ha finche l’avvenimento non si è ancora verificato
- scadenza del termine: è in questo momento che si verificano gli effetti del negozio, essi non retro-
agiscono, perché è stata proprio la volontà delle parti a volerli differire.

Troviamo infine il modus, che è una clausola accessoria che la legge prevede espressamente possa apporsi alla liberalità
inter vivos (donazione) o ai negozi mortis causa (testamento), ma si ritiene unanimemente che esso possa apporsi a tutti
i negozi a titolo gratuito allo scopo di limitarli; esso si costituisce tramite un distinto atto volitivo e realizza una vera e
propria obbligazione accessoria.

L’inefficacia del negozio giuridico è una categoria generalissima che comprende tutti i casi in cui il negozio, non può
produrre i suoi effetti, tale inefficacia viene distinta in due sotto categorie:
- inefficacia in senso ampio: comprende i casi in cui la mancanza di effetti deriva da un fattore intrinseco,
da un vizio cioè, che inficia il negozio nella sua struttura o consistenza e può derivare o dalla mancanza
nell’atto di quel minimum richiesto per la sua esistenza, o dal fatto che il negozio è manchevole o viziato
in alcuno dei suoi elementi;
- inefficacia in senso stretto: comprende i casi in cui la mancanza di effetti deriva da un fattore estrinseco, si
tratta quindi di quei casi in cui si ha un’inettitudine transitoria del negozio a produrre effetti per una
qualunque ragione non patologica.
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Spesso invece si adotta il termine inesistenza per indicare la situazione che si verifica in caso di nullità del negozio, in
questo senso l’inesistenza non è un’autonoma figura giuridica, trattasi invece di un concetto empirico irrilevante sotto il
profilo giuridico.
Troviamo inoltre la conservazione del negozio, è questo un principio generale dell’ordinamento secondo il quale
l’autonomia negoziale deve, mantenere la sua efficacia, in altri termini esiste una tendenza, legislativa e
giurisprudenziale ad evitare che l’autonomia negoziale, una volta esercitata, resti improduttiva di effetti e che il negozio
concluso sia posto nel nulla (art. 1424 conversione del negozio nullo/ art. 1419 nullità pariziale / art. 1444 convalida del
negozio annullabile).
Nullità in generale (art. 1418): la nullità è uno degli aspetti ( il più grave ) che può assumere l’invalidità di un negozio,
tale invalidità si distingue in nullità ed annullabilità a secondo che manchi uno degli elementi che la legge considera
essenziali; la dottrina individua il fondamento della nullità nell’esigenza di affrontare una forma di sanzione a tutela di
un interessi generali dell’ordinamento, nel caso dell’annullabilità viene in considerazione l’interesse particolare del
contraente, che viene tutelato attribuendo alla stessa parte un potere di scelta, in ordine alle sorti del negozio;
per il codice il contratto è nullo quando:
- è contrario a norme imperative
- manca uno degli elementi essenziali indicati dall’art. 1325
- la causa è illecita
- il motivo è illecito ai sensi dell’art. 1345
- l’oggetto è impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile
- negli altri casi stabiliti dalla legge
La nullità può essere testuale e virtuale, parziale e totale (vedi libro); i caratteri tipici della nullità sono invece:
a) improduttività degli effetti: il negozio non produce gli effetti della categoria a cui appartiene,
b) rilevabilità di ufficio: la nullità può essere rilevata di ufficio dal giudice senza domanda di parte, in qualsiasi
stato e grado del giudizio,
c) insanabilità: il negozio nullo non può sanarsi ne per convalida, ne per prescrizione dell’azione
La nullità si fa poi valere mediante: l’azione di nullità che è dichiarativa (di mero accertamento), imprescrittibile e
assoluta (è legittimato ad esercitare l’azione chiunque ne abbia interesse), va precisato inoltre che l’accertamento della
nullità del negozio ha affetto retro attivo (ex tunc) nei confronti delle parti e dei terzi.
Il negozio nullo non produce effetti, di conseguenza se il negozio è stato eseguito le prestazioni gia effettuate
costituiscono un indebito, in quanto prive di titolo e pertanto devono essere restituite (eccezione = negozio immorale),
tale azione di nullità può poi accompagnarsi alla domanda di risarcimento del danno, se ricorrono gli estremi della
responsabilità contrattuale, inoltre tale dichiarazione di nullità ha rilievo anche nei confronti dei terzi;
anche nel caso del negozio nullo troviamo la c.d. conversione ossia il fenomeno per cui un negozio nullo può produrre
gli effetti di un negozio diverso del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, di solito si afferma che per tale
conversione siano necessari due elementi: elemento oggettivo (il negozio deve contenere requisiti di sostanza e di
forma) e l’elemento soggettivo (si deve poter presumere che le parti avrebbero voluto il negozio cui da luogo la
conversione).
Annullabilità in generale: è l’altro aspetto che può assumere l’invalidità del negozio, essa di regola deriva dalla
violazione di norme che mirano a tutelare particolarmente una delle parti;
si deve innanzitutto precisare che l’annullabilità a differenza della nullità è soltanto testuale, sussiste cioè
esclusivamente nei casi previsti espressamente dalla legge, la disciplina generale del negozio indica come cause di
annullabilità: l’incapacità legale o naturale della parte e i vizi del consenso;
tale annullabilità, poiché costituisce un generale rimedio a tutela della parte presenta le seguenti caratteristiche:
- efficacia interinale del negozio: il negozio annullabile produce i suoi effetti i quali però possono venir
meno allorché viene accolta l’azione di annullamento
- irrilevabilità di ufficio: il giudice non può senza domande di parte rilevare l’annullabilità,
- sanabilità: il negozio annullabile può sanarsi per effetto della prescrizione dell’azione di annullamento;
L’azione di annullamento presenta i caratteri di azione costitutiva (non dichiarativa in quanto mira a modificare una
situazione preesistente) e di prescrittibilità (prescrizione quinquennale).
L’annullamento può essere domandato soltanto dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge (cioè dalla parte che la
legge intende tutelare), in considerazione di ciò l’annullabilità è tradizionalmente distinta in relativa (costituisce la
regola) e assoluta (ad agire vi è chiunque abbia interesse).
Troviamo infine la convalida mediante e soltanto la quale il negozio annullabile può essere sanato, la convalida è
dunque: il negozio mediante il quale la parte legittimata a proporre l’azione di annullamento conferma il negozio
annullabile, essa può essere espressa o tacita;
la convalida è un negozio:
- unilaterale
- accessorio
- a forma libera
- non recettizio
(Troviamo poi l’inefficacia in senso stretto, l’inopponibilità e la mera irregolarità).

I BENI E I DIRITTI REALI:


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(art 810 “bene” giuridico), definisce i beni come le cose che possono formare oggetto di diritti, ill concetto di bene,
costituisce dunque una qualificazione giuridica ella cosa in ragione della sua attitudine a soddisfare un bisogno umano;
per avere rilevanza giuridica il bene deve essere: capace di arrecare utilità agli uomini e, deve essere suscettibile di
approvazione, si ricava quindi che le res ( cose ) si dividono in due grande categorie: le cose in senso non giuridico
( extra commercium ) in quanto non possono formare oggetto di rapporti giuridici, e le cose in senso giuridico ( res in
commercium ) che costituiscono appunto la categoria dei beni;
la definizione più importante dei beni è quella, fatta dalla legge tra: beni mobili e beni immobili, di questi distinguiamo:
- beni immobili per natura, non possono essere spostati da un luogo all’altro senza che venga alterata la loro
struttura e destinazione ( suolo, corsi d’acqua ),
- beni immobili per determinazione di legge, i quali per se stessi, non sarebbero da considerarsi immobili,
tuttavia sono reputati tali dalla legge ( mulini, edifici galleggianti),
di conseguenza l’individuazione dei beni mobili si effettua per esclusione, ( tutti gli latri beni ).
La distinzione in esame e il conseguente diverso regime giuridico stabilito per le due categorie di beni si giustificano in
relazione alle esigenze proprie della circolazione ei beni, cioè del trasferimento della proprietà e della costituzione,
trasferimento ed estinzione dei diritti reali limitati;
un ulteriore criterio di classificazione è quella tra beni produttivi ( destinati ad un procedimento diretto alla
trasformazione di altre cose ) e i beni di consumo ( utilizzati per il soddisfacimento immediato di interessi e bisogni );
troviamo poi altre distinzioni tra cui i beni corporali e incorporali, oppure cose specifiche ( individuate mediante
caratteri propri ) oppure le cose generiche e ancora cose fungibili ( identiche le une alle altre ) o infungibili ( non
possono indifferentemente sostituite con altre ) e ancora cose consumabili e in consumabili ed infine cose divisibili e
indivisibili.
Le cose possono presentarsi come risultato dell’unione di più elementi o parti ovvero il rapporto con altre cose,
troviamo quindi cose semplici ( gli elementi che la compongono non possono staccarsi senza alterare la fisionomia del
tutto ) e cose composte ( formate da più cose ) ed infine le cose connesse ( due o più cose vengono poste in relazione tra
loro ).
Si ha poi un processo di immobilizzazione quando: “ una cosa mobile è naturalmente o artificialmente compenetrata in
una immobile”, in virtù del quale le cose mobili incorporate perdono la propria individualità economica e giuridica e
seguono il regime giuridico del bene mobile cui sono incorporate;
l’art. 817 definisce le cosiddette pertinenze come : le cose destinate in modo durevole al servizio di un altra cosa, due
sono gli elementi che la caratterizzano, uno oggettivo e uno soggettivo ( dato dalla volontà di operare questa
destinazione ); la pertinenza forma, con la cosa principale, un unità in senso economico, ne consegue che essa è
sottoposta allo stesso regime giuridico della cosa principale, senza però escludere che possa formare oggetto di
autonomi rapporti.
Ulteriore concetto fondamentale sono le universalità di mobili: costituite da un complesso di cose che appartengono alla
stessa persona ed hanno una destinazione unitaria, tale universalità ha nel suo insieme un valore economico maggiore
rispetto alla somma dei valori di ciascun bene isolatamente considerato; tre sono gli elementi che caratterizzano
l’universalità:
- una pluralità di cose mobili
- una destinazione unitaria
- l’appartenenza al medesimo soggetto
proseguendo incontriamo il patrimonio: questo è costituito da un insieme di rapporti giuridici attivi e passivi facenti
capo ad una persona e valutabili economicamente, e possiamo trovare un patrimonio di tipo separato ( costituito da quei
beni o rapporti che devono essere considerati come staccati da un soggetto ma che continuano ad appartenere a questi )
o di tipo autonomo ( viene attribuito alla titolarità di un nuovo soggetto ).
Troviamo infine i frutti i quali bvengono definiti come: il prodotto derivante da un bene – capitale che si raccoglie
periodicamente quando, però con tale operazione si conservi o comunque non si alteri la destinazione della cosa madre;
e distinguiamo frutti naturali ( provengono direttamente dalla cosa ) o frutti civili ( provengono direttamente da un altro
bene e rappresentano il corrispettivo del godimento che altri hanno su questo bene ), va precisato che i frutti naturali si
presentano dopo la separazione, come oggetto di un diritto reale (prima no), mentre i frutti civili sono sempre oggetto di
un diritto di credito..
I beni ( in generale) possono spettare:
- allo Stato o ad enti pubblici (beni demaniali e beni patrimoniali) → tra i beni di demanio pubblico rientrano:
( spiaggia, lido del mare, laghi, porti etc.), tali beni fanno parte del demanio necessario; troviamo poi il c.d. demanio
eventuale che comprende: ( strade, autostrade, strade ferrate aerodromi etc. ) comunque tutti i beni che fanno parte del
demanio pubblico sono inalienabili, e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, inoltre i beni che
appartengono allo stato o ad altri enti pubblici, che quindi non fanno parte del demanio si distinguono in: beni del
patrimonio indisponibile ( non possono essere sottratti alla loro destinazione) e beni del patrimonio disponibile
( soggetti a regole comuni, e sono alienabili ed usucabili)
- a soggetti privati, persona giuridiche, enti non riconosciuti.

DIRITTI REALI IN GENERALE:


i diritti reali sono quei diritti soggettivi tipici che assicurano al titolare un potere immediato e assoluto sulla cosa, tali
diritti presentano le seguenti caratteristiche:
tipicità: i privati non hanno la facoltà di costituire diritti reali diversi da quelli previsti
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espressamente dalla legge,
immediatezza: il diritto reale consente al titolare la diretta soddisfazione dell’ interesse attraverso la cosa, che
costituisce l’ oggetto del diritto,
assolutezza: il titolare ha la possibilità di far valere il diritto nei confronti di tutti i soggetti,
diritto di seguito: il diritto è immediatamente collegato al bene e non alla persona del titolare, tale diritto esprime così il
potere di perseguire la cosa presso qualunque soggetto si trovi.
I diritti reali costituiscono una categoria unitaria dove si distinguono:
1) la proprietà: tra i diritti reali è quello che consente la più ampia sfera di facoltà che l’ ordinamento
riconosce ai soggetti sulle cose,
2) diritti reali su cosa altrui: detti anche diritti reali limitati, che si esercitano su cose di cui altro è
proprietario e si caratterizzano per un contenuto più limitato di quello della proprietà e sono: ( speciali:
costituiscono l’ eccezione, e limitati, e possibilità di estinzione),
troviamo poi i diritti reali in re aliena che si distinguono a loro volta in:
 diritti reali di godimento: sono quelli che limitano il potere di godimento del proprietario della
cosa ( superficie, usufrutto enfiteusi)
 diritti reali di garanzia: consistono nel vincolo giuridico cui è assoggettata la cosa per garanzia a
vantaggio di un creditore ( pegno e ipoteca) con caratteri di accessorietà e durata limitata.
Troviamo infine le suddette obbligazioni reali o propter rem, le quali consistono in prestazioni accessorie ad un diritto
reale e ad esso strumentalmente collegate; si tratta di vere e proprie obbligazioni, perché il rapporto con la cosa, rileva
soltanto come modo di determinazione del debitore che sarà di volta in volta il titolare del diritto della proprietà o di
altro diritto reale sulla cosa, tale obbligazioni propter rem, per essere opponibili ai terzi devono necessariamente avere
forma scritta ed essere trascritte; inoltre la natura di queste obbligazioni comporta la responsabilità patrimoniale del
debitore con tutti i suoi beni ( presenti e futuri) e il soggetto può liberarsi dell’ obbligo rilasciando il bene sui cui grava
appunto l’ obbligazione.
Le obbligazioni si distinguono dalla servitù, perché il contenuto di queste ultime non può mai consistere nell’ obbligo
del soggetto passivo di compiere atti positivi.
È inoltre importante riconoscere il significato degli oneri reali, ossia prestazioni a carattere periodico che sono dovute
da un soggetto in quanto è nel godimento di determinato bene, e consistono nel dare o fare qualche cosa.

IL DIRITTO DI PROPRIETA’:
(art. 832) afferma che il proprietario ha diritto di godere e di esporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, da ciò si
evince che al proprietario vanno riconosciuti:
1. il diritto di godere: ossia di decidere, come e quando utilizzare la cosa, cioè inteso come il diritto sui frutti del
bene che già nascono nella sfera del proprietario,
2. il potere di disporre: della cosa, che si concretizza nel potere del proprietario di compiere atti giuridici di
disposizione sulla cosa,
tra i caratteri del diritto di proprietà annoveriamo:

- pienezza: la proprietà costituisce un diritto che consente al proprietario ogni lecita utilizzazione del bene
- elasticità: anche quando i poteri del proprietario sono limitati, il diritto di proprietà rimane potenzialmente
integro ( infatti non appena viene meno il vincolo che lo comprime, la proprietà riprende automaticamente
la sua ampiezza originaria),
- autonomia e indipendenza: il diritto di proprietà non presuppone mai l’ esistenza di un parallelo diritto
altrui di portata maggiore,
- esclusività: assume il duplice significato di potere di escludere chiunque altro dal godimento del bene e di
impossibilità di coesistenza sulla stessa cosa di più diritti di proprietà,
- perpetuità: non esistono limiti temporali al diritto di proprietà,
- imprescrittibilità: è pacifico che la proprietà non si può perdere per “ non uso” bensi soltanto per
usucapione.

Sono poi considerati emulativi tutti quegli atti che non hanno altro scopo che quello di nuocere o arrecare molestia ad
altri, il codice vieta tali atti quando concorro elementi o soggettivi ( intenzione di nuocere) o oggettivi ( mancanza di
utilità del proprietario);
troviamo inoltre i limiti posti dall’ ordinamento giuridico alla proprietà che si distinguono in due grandi categorie:
a) limiti posti nell’ interesse pubblico: il più importante tra questi è quello dipendente dalla funzione sociale, gli
istituti fondamentali da cui si desume tale funzione sono: l’espropriazione per pubblica utilità ( in base al
quale un soggetto è privato in tutto o in parte di uno o più beni immobili per una causa di pubblico interesse) poi
la requisizione in proprietà ( provvedimento adottato per esigenze di carattere militare che può avere ad
oggetto solo beni mobili) e infine l’ occupazione d’ urgenza ( può essere disposta qualora l’ avvio dei lavori
rivesta carattere di particolare urgenza)
b) limiti posti nell’ interesse privato: tali limiti concernono la proprietà immobiliare e regolano i rapporti tra
proprietà vicine, essi riguardano in particolare: le distanze nelle costruzioni ( regolati sia del codice civile che
dai regolamenti comunali, in tale tema vige il criterio della prevenzione, in base al quale: “chi edifica per primo
sul proprio fondo, finitimo ad un altro ha triplice facoltà alternativa” di : costruire sul confine, o con distacco da
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questo o ancora costruire sul confine a distanza inferiore alla metà di quella generalmente prescritta); troviamo
poi le luci e le vedute, ( le disposizioni in materia contemperano sia l’ esigenza del proprietario dell’ immobile
di ricevere aria e luce, che l’ esigenza del proprietario vicino di non essere esposto alla curiosità altrui,→ le
finestre si distinguono in luci ( tutte le aperture di un edificio) e vedute o prospetti ( sono le aperture destinate a
guardare e/o affacciarsi sul fondo vicino), le acque private ( appartengono al proprietario del suolo su cui
esistono, anche se tutte le acque appartengono al demanio dello Stato), ed infine lo stillicidio ( il proprietario
deve costruire il tetto in modo che le acque piovane scolino sul proprio terreno e non può farle cadere sul fondo
altrui.
Comuni ad entrambi i tipi di limiti sono i caratteri di: reciprocità, essenzialità, intrinsecità e perpetuità.
Troviamo inoltre le immissioni ( ex art. 844 ), il limite insormontabile dell’ immissione è dato dalla normale
tollerabilità, si tratta di un criterio che deve essere valutato alla stregua: della destinazione normale del bene, della
condizione dei luoghi e dell’ entità delle stesse immissioni e delle conseguenze sulle persone che vivono in un certo
ambiente; ipotesi che si evincono dunque da tale art. 844 sono due: 1) immissioni tollerabili ( sono lecite e perciò al
proprietario del fondo che subisce l’ immissione non è dovuto alcunché) 2) immissioni intollerabili (tra cui
troviamo quelle autorizzate dal giudice e quelle non autorizzate).
Riprendendo il discorso possiamo dire che la proprietà teoricamente si estende all’ infinito, ossia al sottosuolo ed
allo spazio sovrastante il suolo, i confini di diritto positivo sono segnati dai limiti dello sfruttamento utile;
la proprietà immobiliare si estende nell’ ambito dei propri confini, anche se il proprietario deve permettere l’
accesso di terzi al fondo; oggi giorno, l’ evoluzione economica ha portato al riconoscimento di nuove forme di diritto
di proprietà e cioè : quella commerciale e quella industriale, ma con maggiore interesse si parla della figura della
multiproprietà.
Fondamentali sono poi i modi di acquisto della proprietà, i quali sono fatti giuridici che hanno per effetto l’acquisto
della proprietà di una cosa e si distinguono in:
- modi di acquisto a titolo originario: l’acquisto della proprietà non dipende da un uguale diritto di un
precedente titolare, ma si afferma come diritto che nasce nel patrimonio dell’attuale titolare,tra i singoli
modi di questo tipo di acquisto troviamo:
- a) l’occupazione: è la presa di possesso delle cose mobile che non sono di proprietà di alcuno ( cose che
non sono mai state di proprietà di alcuno “ res nullius” e le cose abbandonate “ res derelictae” e per avere
occupazione sono invece necessari l’impossessamento del bene e l’intenzione di farlo proprio;
- b) l’invenzione: in senso giuridico è il ritrovamento delle cose smarrite che devono essere consegnate al
proprietario o al sindaco del luogo in cui vengono rinvenute
- c) accessione: è il fenomeno che si verifica quando il proprietario del suolo diventa titolare di qualunque
piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo , da chiunque realizzata
- d) unione, commistione e specificazione sono tipiche figure di accessione di mobile a mobile,
- modi di acquisto a titolo derivativo: l’acquisto del diritto di proprietà presuppone il suo trasferimento dal
precedente proprietario, esso cioè dipende dall’esistenza del diritto del dante causa, essi sono:
- a) contratti traslativi di proprietà ( compravendita), trasferimenti coattivi (espropriazione) e infine la
successione a titolo di eredità o di legato.

Certo è poi che il proprietario debba difendere la sua proprietà, in questo senso troviamo:
- azione petitorie: sono le azione a difesa della proprietà definite petitorie in quanto mirano ad accertare ed
affermare la titolarità del diritto di proprietà contro chi la contesti direttamente o indirettamente, le azioni
possessorie per conto, tendono soltanto a tutelare momentaneamente il possessore dallo spoglio – molestia
che egli abbia subito nel suo possesso
- la rivendica: l’azione di rivendicazione è l’azione con cui il proprietario rivendica la cosa propria d
chiunque la possiede o la detiene senza titolo, il fondamento di tale azione risiede in quel diritto di seguito
( insito nel diritto di proprietà) che consente al proprietario di inseguire il bene presso chiunque, per
riottenerlo; tale azione, pertanto, non mira soltanto ad accertare la titolarità del diritto di proprietà, ma
anche a fare recuperare al proprietario il bene; legittimato attivamente alla rivendica è il proprietario
(l’onere della prova incombe infatti all’attore ) è invece legittimato passivamente chi possiede o detiene la
cosa abusivamente ( senza titolo )

- l’azione negatoria: è l’azione con cui il proprietario tende a fare dichiarare l’inesistenza dei diritti
affermati da altri sulla cosa, quando a motivo di temerne pregiudizio, o far cessare le molestie che altri
arrechi al suo diritto; presupposto di tale azione è dunque l’affermazione, da parte di un terzo, di un diritto
reale e limitato sul bene, ovvero le molestie arrecate da un terzo, da questa nozione si evince la natura
giuridica dell’azione negatoria che costituisce un azione di accertamento negativo

vengono poi prese in considerazione altre due azioni di minore importanza (solo proprietà fondiaria) e sono: l’azione di
regolamento di confini ( mediante la quale il proprietario di un fondo chiede che sia stabilito il confine con il fondo
limitrofo, per tanto il presupposto è l’incertezza dei confini ) e l’azione per apposizione di termini ( con cui ciascuno dei
proprietari limitrofi può chiedere quando si ha certo i confini dei fondi, che questi siano apposti o ripristinati a spese
comuni, tale azione quindi presuppone acquisita la certezza sulla linea di demarcazione fra i due fondi).
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La Superficie: (art.952), il diritto di superficie è il diritto di fare e mantenere la costruzione sopra o sotto il suolo altrui,
si tratta quindi di un diritto reale di godimento su cosa altrui;
sebbene tale disciplina fa riferimento al termine “costruzione” va precisato che si può trattare o di costruzioni al di sopra
del suolo o al di sotto, inoltre tale diritto di superficie può essere costituito oltre che su di un suolo, anche su una
costruzione già esistente, si parla in questo caso di diritto di sopraelevazione che consente al proprietario dell’ ultimo
piano dell’ edificio di elevare nuovi piani o nuove fabbriche, tale sopraelevazione può essere effettuata senza il
consenso degli altri condomini, ma non è ammessa se le condizioni dell’ edificio non lo consentono; inoltre chi fa tale
sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini un’ indennità pari al valore attuale dell’ area da occuparsi con
la nuova costruzione, e poi è tenuto a ricostruire il lastrico solare di cui tutti o parte dei condomini avevano il diritto di
usare;
il diritto di superficie può essere costituito (come per ogni altro diritto reale) per:
- atto inter vivos : sia a titolo oneroso che a titolo gratuito
- atto mortis causa : testamento
Legittimati a costituire questo diritto sono il proprietario o i comproprietari, siano essi persone fisiche o giuridiche,
private o pubbliche, inoltre il titolare del diritto di superficie può disporre del proprio diritto, sia alienandolo mediante
un contratto, sia costituendo diritti reali di godimento o garanzia, a riguardo si devono distingure:
a) diritti ed obblighi del concedente: il concedente prima dell’ inizio della costruzione può compiere tutti gli atti di
godimento che voglia, una volta effettuata la costruzione invece, il godimento si limiterà in linea di massima al
sottosuolo che potrà utilizzare come ritiene opportuno,
quindi il suo obbligo principale è quello di permettere la costruzione e di tollerare il suo insistere sul sottosuolo, senza
ostacolare in alcun modo l’ attività del superficiario,
c) diritti ed obblighi del concessionario: il concessionario ha per contro, il diritto di costruire e di mantenere la
costruzione sul suolo e la proprietà della costruzione stessa, egli può compiere tutte le attività che siano
necessarie per la costruzione, quanto agli obblighi risultano dal titolo costitutivo del diritto, tra di essi, in
particolare, viene in considerazione l’ obbligo di pagare corrispettivo un canone;
troviamo poi a riguardo l’ estinzione che può derivare dalla: scadenza del termine, dal perimento della costituzione,
dalla prescrizione (non uso protratto per venti anni), dal perimento del suolo, dalla consolidazione e altre cause.
Infine possiamo dire che, trattandosi di un diritto reale classificabile tra quelli in re aliena, esso è tutelabile erga omnes
con le azioni poste a difesa di detta categoria di diritti, in particolare il superficiario può esercitare le azioni di carattere
petitorio , nonché, qualora abbia il possesso dell’ immobile, le azioni a tutela del possesso.

L’ enfiteusi: ( art. 957) è quel diritto reale di godimento su cose altrui che attribuisce al titolare lo stesso potere di
godimento del fondo che spetta al proprietario, salvo l’ obbligo di migliorare il fondo e di pagare al proprietario
concedente un canone periodico, da tale definizione si evince che l’ enfiteusi è il più ampio dei diritti reali limitati in
quanto concede al suo titolare poteri quasi analoghi del proprietario; tale enfiteusi può sorgere per:
- contratto: esso richiede necessariamente la forma scritta ad substansiam ed è soggetto a trascrizione,
- testamento: l’ accettazione dell’ eredità in tal caso è soggetta a trascrizione al pari dell’ acquisto del legato,
- usucapione,
inoltre va precisato che l’ enfiteusi può essere costituita in perpetuo o a tempo determinato ( in questo caso la durata
non può essere inferiore a 20 anni).
In riferimento troviamo poi l’ affrancazione, (che è un diritto potestativo spettante all’ enfiteuta, il quale attraverso il
suo esercizio, diventa automaticamente il proprietario del fondo, in sostanza con tale affrancazione non si estingue il
dominio diretto del concedente, ma si verifica il passaggio di questo all’ enfiteuta), e la devoluzione, (che è sempre un
diritto potestativo del proprietario il quale in caso di inadempimento degli obblighi dell’ enfiteuta, può ottenere la
liberazione del fondo, chiedendo all’ Autorità Giudiziaria una sentenza costituiva che pronunzi la caducazione dell’
enfiteusi con conseguente consolidamento a favore del concedente del dominio utile e diretto).
Troviamo infine la ricognizione che è l’ atto che il concedente può richiedere a chi sia nel possesso del fondo in vista
del compiersi di un ventennio al fine di evitare il maturarsi dell’ usucapione, si tratta quindi di un atto di accertamento
con valore probatorio, con il quale le parti riconoscono ed affermano l’ esistenza di questo fin dell’ origine, quale esso è
sorto con il suo contenuto e le sue clausole originarie; per concludere affermiamo che l’ enfiteusi si estingue per:
scadenza del termine, perimento totale del fondo, il non uso del diritto da parte dell’ enfiteuta ( 20 anni) affrancazione e
devoluzione.

Usufrutto, uso e abitazione: l’usufrutto consiste nel diritto riconosciuto all’usufruttuario di godere e usare la cosa altrui,
traendo da essa tutte le utilità che può dare, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica; tale diritto è un
diritto reale di godimento su cose altrui a contenuto generale, è subordinato soltanto ai limiti della temporaneità e
dell’obbligo di rispettare la destinazione economico del bene, la situazione del proprietario del bene gravato da
usufrutto è comunemente detta nuda proprietà;
l’usufrutto a differenza dei altri diritti reali, è caratterizzato dalla necessaria temporaneità (art. 979) infatti non può
eccedere in nessuna caso la vita dell’usufruttuario, se si tratta di persona fisica, i trent’anni se si tratta di persona
giuridica, è questa una conseguenza della funzione prettamente personalistica dell’istituto, di conseguenza sappiamo
che:
- l’usufrutto è intrasmissibile ai eredi,
- in caso di cessione dell’usufrutto, il diritto si estingue nel cessionario alla morte del cedente,
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- e vietato il legato di usufrutto successivo,
- analogamente l’art. 796 non consente al donante di riservare l’usufrutto dei beni donati a suo vantaggio, e
dopo di lui ad altri soggetti in ordine successivo,
oggetto dell’usufrutto sono indifferentemente bene immobili e mobili, crediti titoli di credito, aziende, università ed
anche beni inmateriali, in linea generale però deve trattarsi di beni infungibili ed inconsumabili, stante l’obbligo per
l’usufruttuario di restituire lo stesso bene al fine dell’usufrutto; l’art. 995 a previste, comunque, anche la possibilità di
un usufrutto avente ad oggetto cose consumabili, a tale forma particolare va il nome di quasi-usufrutto, dove i beni
consumabili ( che ne formano oggetto ) debbono necessariamente passare in proprietà dell’usufruttuario affinché questi
ne possa godere, da ciò possiamo dire che:

- quanto a l’obbligo di restituzione: non essendo possibile una restituzione in natura dei beni l’usufruttuario
ha dovuto consumarli, la legge pone a carico del quasi-usufruttuario solo l’obbligo di pagare il valore di
essi sulla base della stima convenuta,
- quanto al godimento: esso non si sostanzia soltanto nel possesso dei beni, ma comporta il passaggio in
proprietà di tali beni la quasi usufruttuario;
in generale l’usufrutto si costituisce per legge ( usufrutto legale ), per contratto ( contratti costitutivi richiedono la forma
scritta e sono soggetti a trascrizioni ) oppure per testamento ( legato ed affetti reali ) ed infine per usucapione;
tra i vari diritti dell’usufruttuario troviamo;
a) il diritto di conseguire il possesso della cosa, non è infatti necessaria la collaborazione del nudo proprietario,
b) il diritto di far suoi i frutti ( naturali e civili )
c) il diritto di cedere il proprio usufrutto per un certo tempo ma non ne può disporre mortis causa, infatti con tale
avvenimento l’usufrutto si estingue,
d) il potere di concedere l’ipoteca sull’usufrutto
e) il diritto di locare il bene
f) il diritto ad un’indennità per i miglioramenti apportati al fondo ( alla data della cessazione, nella misura della
minor somma tra l’importo della spesa e il risultato conseguito )
g) nessun diritto ha invece, l’usufruttuario sul tesoro che si scopre durante l’usufrutto o sui alberi di alto fusto;
tra i vari obblighi dell’usufruttuario troviamo:
1) l’usufruttuario deve rispettare la destinazione della cosa,
2) restituire la cosa al termine dell’usufrutto
3) fare a sue spese l’inventario dei beni e prestare idonea cauzione per prendere possesso della cosa
4) usare la diligenza del buon padre di famiglia,
5) sostenere le spese relative alla custodia , all’amministrazione e dalla manutenzione ordinaria del bene,
6) pagare imposte e canoni e gli altri pesi annuali che gravano sulla cosa,
7) denunciare al proprietario le usurpazioni commesse dai terzi sul fondo e sopportare insieme al
proprietario le spese delle liti che riguardano sia la proprietà che l’usufrutto.
Sappiamo poi che l’usufrutto può estinguersi:
- morte dell’usufruttuario, oppure con il decorso di trenta anni,
- prescrizione a causa di non uso ventennale,
- consolidazione, cioè riunione della stessa persona
- totale perimento del bene
- abuso del diritto da parte dell’usufruttuario
- rinuncia dell’usufruttuario
- scadenza del termine.
Tra le figure particolari troviamo l’usufrutto di azienda e l’usufrutto di eredità.

Analoghe al diritto di usufrutto, ( con contenuto più stretto ) sono le due figure previste dai art. 1021 – 1026:
a) diritto di uso: attribuisce al suo titolare il potere di servizi di beni immobili e mobili e, se stesso è fruttifero di
raccoglierne i frutti, solo limitatamente, in base ai suoi bisogni,
b) diritto di abitazione: attribuisce al titolare soltanto il diritto di abitare una casa limitatamente ai suoi bisogni,
entrambi i diritti hanno carattere personalissimo e quindi non possono essere ceduti o locati.

Le servitù prediali: è un diritto reale di godimento che consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’ utilità di un altro
fondo appartenete ad un diverso proprietario, fondamento di essa è il principio della cooperazione fondiaria: la servitù è
diretta a realizzare l’ utilizzazione di un fondo per il servizio di un altro fondo, in vista dell’ interesse all’ incremento
della produzione;
tale servitù è un diritto reale inerente ai fondi ( immobili urbani), è inoltre espressa la possibilità di costituire servitù non
solo su un bene immobile attuale ma anche su un bene futuro;
tale servitù è caratterizzata dalla tipicità , con i seguenti requisiti fondamentali:
1) vicinanza tra i fondi: va inteso in senso non assoluto ma relativo, ossia che entrambi i fondi devono essere
sufficientemente vicini da costituire l’ esercizio della servitù a favore dell’ uno e a carico dell’ altro,
2) predialità: consiste nel fatto che la servitù è posta a vantaggio di un fondo e mai a vantaggio di una persona,
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3) utilità: consiste in un qualsiasi vantaggio, anche non economico, che si traduca in una migliore utilizzazione del
fondo e può consistere nella maggiore comodità o amenità del fondo dominante ed essere inerente alla
destinazione industriale del fondo, ed infine essere non attuale ma futura,
caratteri fondamentali delle servitù prediali :
a) appartenenza dei due fondi a diversi proprietari
b) unilateralità: è un peso posto a carico di uno soltanto,
c) indivisibilità: è per natura indivisibile, si estende ad ogni parte del fondo,
d) inseparabilità: la servitù è per sua natura inseparabile dal fondo dominante, infatti separatamente da esso la
servitù non può essere trasferita,
e) ambulatorietà attiva e passiva
f) impossibilità di consistere in un facere: la servitù può infatti consistere solo nel sopportare una data attività o in
un non facere,
g) normale onerosità:
h) inipotecabilità,

delle servitù possono poi farsi diverse classificazioni:


- attive o passive,
- apparenti e non apparenti: le prime sono quelle destinate ad opere visibili o permanenti, le seconde invece
sono le servitù per le quali non sono richieste tali opere,
- positive o negative: le prime sono le servitù per il cui esercizio è richiesto un comportamento attivo del
proprietario del fondo dominante, negative sono invece quelle che comportano soltanto un non facere a
carico del proprietario del fondo servente,
- temporanee e perpetue: ( con riferimento alla loro durata),
- servitù coattive e volontarie : le coattive si hanno quando la legge attribuisce al proprietario del fondo il
diritto potestativo ad ottenere l’ imposizione della servitù sul fondo altrui dietro un versamento di un’
indennità, il fondamento di tale servitù coattive risiede nell’ esigenza di tutelare un interesse che la legge
giudica prevalente sull’ interesse del proprietario che la deve subire, sono pertanto destinate a soddisfare
una necessità e non utilità del fondo dominante quelle volontarie invece, si costituiscono per volontà dei
privati, e a tale riguardo si devono distingure:
1) modi di costituzione comuni a tutte le servitù volontarie: il contratto ( il più diffuso, valido solo se
stipulato per iscritto), il testamento ( mediante legato) , e sentenza ( costituisce il contratto ed ha efficacia
contrattuale,
2) modi di costituzione delle sole servitù apparenti: usucapione, destinazione del padre di famiglia ( è un
modo di acquisto a titolo originario peculiare della servitù che si realizza automaticamente.

In relazione a tale argomento sono poi regolati: l’ estensione del diritto di servitù ( comprende tutto ciò che è necessario
per usarne, cioè tutte le facoltà accessorie che siano necessarie per esercitare la servitù) ed l’ esercizio del diritto di
servitù ( il fondamento è costituito dal titolo del possesso, infatti chi ha titolo di servitù non può usarne se non ha norma
del suo titolo o del suo possesso.
Infine va precisato che le servitù si estinguono per:
- confusione: si ha quando in una stessa persona si riuniscono la proprietà del fondo dominante e di quella
serviente,
- abbandono del fondo servente: si ha quando il proprietario del fondo servente se ne liberi, rinunziando alla
proprietà del fondo a favore del proprietario dominante,
- prescrizione: interviene quando se ne usa per venti anni,
- impossibilità d’ uso o mancanza di utilità della servitù: se decorre il termine ventennale,
- scadenza del termine e verificarsi della condizione risolutiva,
- rinunzia: del proprietario del fondo dominante,
- totale perimento del fondo dominante o servente,
- sentenza: per le servitù coattive, se si accerta il venir meno della situazione di fatto che ha determinato la
costituzione della servitù.
Si possono inoltre trovare le c.d. azioni in difesa della servitù, ( art.1079) il quale dispone che il titolare della servitù
può far riconoscere in giudizio l’ esistenza contro chi ne contesta l’ esercizio e può far cessare gli eventuali impedimenti
e turbative; tale norma prevede pertanto, varie forma di tutela in caso di contestazione della legittimità dell’ esercizio
della servitù:
- azioni di mero accertamento,
- azione confessoria in senso stretto,
- azione risarcitoria,
- azioni possessorie,
- azione di risarcimento dei danni, o l’ azione di riduzione in ripristino.

La comunione, la multiproprietà e il condominio:


la comunione in generale rientra nel più ampio concetto di con titolarità di diritti che ricorre in tutte quelle ipotesi in cui
uno stesso diritto appartiene a due o più persone, si ha quindi comunione quando il diritto di proprietà appartiene a più
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persone la quali sono tutte contitolari del diritto stesso; secondo la dottrina e la giurisprudenza, il diritto di ciascun
comunista viene limitato nel suo esercizio da quello degli altri, limitandoli a sua volta, dal momento poi che la
comunione interviene solo ed esclusivamente quando la proprietà è divisa ciascun membro avrà diritto ad una quota
ideale che indica il quantum del potere sulla cosa finchè perdura la comunione e la misura del diritto del contitolare
nella divisione.
Nell’ ambito della comunione possono farsi varie distinzioni:
a) comunione volontaria, legale e incidentale
b) comunione ordinaria e forzosa : la prima quando ogni singolo partecipante ha la facoltà di chiedere la
divisione., la seconda invece è la suddetta facoltà è negata al partecipante.
Inoltre ai sensi dell’ art. 1100 fonte della comunione possono essere: il titolo ( un accordo nel quale è espressa la
volontà di più soggetti diretta a costituire o a mantenere una comunione che viene definita volontaria) o la legge
( norme che derogando in tutto o i n parte alle norme generali disciplinano in modo specifico determinate figure di
comunioni) o ancora gli usi ( le comunioni tacite familiari)
Infine sappiamo che ciascuno dei partecipanti ha facoltà di chiedere lo scioglimento della comunione senza gli altri
comunisti vi si possano opporre, tale facoltà è considerata come un diritto potestativo per cui i modi e le ragioni dell’
esercizio non possono essere sindacati ne dal giudice ne dagli altri partecipanti.
La multiproprietà: intesa come immobiliare in zone turistiche ricorre quando lo stesso immobile viene separatamente
alienato a più soggetti, a ciascuno è attribuito il diritto do godere di quella frazione immobiliare in modo esclusivo , ma
per periodi di tempo limitati a turno, con gli altri proprietari sulla stessa frazione immobiliare sulla quale troviamo
duplice vincolo: di destinazione e di indivisibilità; tale tipo di contratto deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità,
per quanto riguarda invece il recesso, l’ acquirente può recedere entro dieci giorni senza specificare i motivi e senza
pagare alcuna penalità; inoltre l’ art. 72 c. consumo prevede che si può parlare poi di multiproprietà nel documento
informativo, nel contratto e nella pubblicità commerciale solo quando il diritto oggetto del contratto è un diritto reale.
Infine troviamo il condominio negli edifici, che è la figura più importante ed anche la più complessa, di comunione, la
singolarità di questa figura sta nel fatto che il singolo condominio è al contempo:
- proprietario esclusivo del suo appartamento
- comproprietario in virtù di comunione forzosa di alcune parti dell’ edificio;
in generali comunque sappiamo che gli organi fondamentali del condominio sono: l’ assemblea dei condomini (Organo
deliberativo) e l’ amministratore ( Organo esecutivo con le esecuzioni delle deliberazioni dell’ assemblea , e la
rappresentanza dei condomini;
ogni condominio può avere, e quello in cui il numero dei condomini è superiore a dieci deve avere, un proprio
regolamento , in cui sono fissate le norme d’ uso dei vari beni , le norme di funzionamento dell’ assemblea e i criteri di
ripartizione delle spese; il condominio poi, avendo carattere necessario, ha durata perpetua, esso tuttavia si estingue
quando venga a mancare la divisione per piani della proprietà ( di tutto l’ edificio è proprietario la stessa persona).
Va precisato inoltre che l’ esistenza del condominio e l’ applicabilità delle norme in materia non dipende dal numero di
persone che ad esso partecipano , potendo anche sussistere un condominio composto da due soli proprietari, si tratta in
tal caso del c.d. condominio minimo.

Il possesso: è il potere sulla cosa che si manifesta in un’ attività corrispondente all’ esercizio della proprietà o di altro
diritto reale, esso si concreta in una relazione di fatto intercorrente tra un soggetto e un bene, a prescindere dalla
sussistenza nel soggetto stesso della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto di proprietà.
Gli elementi del possesso sono due:
a) il corpus possessionis: si identifica con il comportamento materiale che il soggetto assume ei confronti del
bene, esercitando un’ attività corrispondente a quella del proprietario o del titolare di altro diritto reale,
b) l’ animus possidendi: si identifica nella volontà del possessore di esercitare sul bene i potreri del proprietario o
del titolare di altro diritto reale.
L’ attività in cui si manifesta il potere può corrispondere all’ esercizio della proprietà, esistono dunque forme di
possesso a titolo di proprietà , di usufrutto o di servitù, mentre non costituiscono oggetto di possesso: ( beni demaniali,
le universalità giuridiche, le parti non separabili, le pertinenze).
Tra gli elementi fondanti del possesso troviamo la c.d. detenzione: la quale può definirsi come un mero potere di fatto
sulla cosa non accompagnato dall’ intenzione di esercitare un’ attività corrispondente ad un diritto reale; elementi di
tale detenzione sono : -corpus ( el. Materiale) – animus detinendi ( volontà di avere la cosa a propria disposizione) –
laudatio possessoris ( consiste nel riconoscimento che altri abbia la veste di possessore della cosa sui cui si esplica il
potere;
tale detenzione può essere: qualificata ( quando è esercitata nell’ interesse proprio per esercitare un diritto personale su
cosa altrui) non qualificata ( quando è esercitata nell’ interesse altrui in virtù di un rapporto di dipendenza; sappiamo
infine che la legge pone il principio generale della presunzione del possesso, in virtù del quale chi esercita il poterei
fatto si presume possessore;
vicende del possesso:
1. acquisto: l’ acquisto originario del possesso si realizza con l’’ apprensione fisica della cosa, accompagnata
dall’ animus possidendi, l’ acquisto a titolo derivativo del possesso si realizza invece con la consegna a
traditio della cosa o per successione.
2. durata ed interversione del possesso: il possesso dura fino a quando si ritengano sussistenti gli elementi che
ad esso danno origine e nei casi più emblematici si parla di una presunzione di possesso intermedio ( se il
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possessore fornisce la prova di possedere ora o di aver posseduto in passato ) oppure una presunzione di
possesso anteriore ( la regola è che il possesso attuale non fa presumere il possesso anteriore);
troviamo inoltre come detto l’ interversione del processo, in cui le modificazioni della situazione possessoria
possono riguardare sia il corpus che l’ animus.
3. la perdita: la perdita del possesso si verifica quando viene meno uno degli elementi del
possesso (corpus o animus); la legge prevede due forme di congiunzione per far godere all’ attuale
possessore gli effetti di un precedente possesso:
- la successione: nel possesso alla morte del possessore, il possesso continua nel suo erede con gli stessi
caratteristiche che aveva rispetto al defunto essendo del tutto irrilevante la condizione psicologica dell’
erede;
- l’ accessione del possesso: il successore a titolo particolare può unire al proprio possesso quello del suo
autore ai fini dell’ usucapione.
- La vendita del possesso: oggetto di un atto pubblico di compravendita può essere anche il possesso
immobile in quanto tale, e da tale trasferimento possono discendere gli effetti di cui all’ art. 1146 in
materia di accessione del possesso, tale tesi è però incompatibilem con l’ art. 1470, secondo cui la vendita
è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro
diritto verso il corrispettivo di un prezzo, per cui oggetto di tale contratto possono essere anche diritti di
natura non reale.
Importante è poi il ruolo del possessore, soprattutto in relazione al proprietario originario del bene, troviamo infatti il
possessore di buona fede ( acquista i frutti maturati in data anteriore alla domanda di rivendica e già separati, dovendo
restituire quelli percepiti dal momento della domanda, nonché quelli che avrebbe dovuto percepire) oppure il possessore
in mala fede ( deve invece restituire tutti i frutti , percetti e percipienti , fin dal momento in cui ha cominciato a
possedere.
Varie norme e articoli posti a fondamento del possesso sono: comma 1 art. 1153; si sancisce il principio secondo cui il
possesso vale titolo: il possesso dell’ acquirente è infatti il principale elemento costitutivo per l’ acquisto della proprietà
del bene mobile, tale norma tende a favorire la circolazione dei beni mobili e presupposti della norma sono: l’ oggetto,
l’ acquisto del possesso ( mediante la consegna della cosa) ed un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà o un
altro diritto reale o ancora la buona fede dell’ acquirente, da ciò ne deriva l’ acquisto del diritto che avviene a titolo
originario, di conseguenza il proprietario effettivo del bene perde il suo diritto e non può più rivendicare il bene,
mentre l’ acquirente acquista il bene libero dai vincoli che non risultano dal titolo e dei quali ignorava l’ esistenza.
Troviamo poi l’ azione di reintegrazione o di spoglio ( art.1168): che è quell’ azione con cui il possessore chiede entro
l’ anno del sofferto spoglio, di essere reintegrato in esso, la funzione di tale azione di reintegrazione è dunque,
essenzialmente recuperatoria, in quanto mira esclusivamente a reintegrare nel possesso del bene di chi ha subito lo
spoglio; ( presupposto di tale azione è uno spoglio violento o clandestino, elementi esenziali per cui possa aversi sono l’
animus spogliandi e/o la privazione del possesso, inoltre lo spoglio deve avere i requisiti della violenza e di
clandestinità, infine possiamo dire che legittimato attivo alla reintegra è il possessore e/o il detentore qualificato mentre
legittimati passivamente troviamo l’ autore materiale e quello morale, vi è poi il termine indispensabile per proporre
l’azione è quello di un anno dalla sofferta lesione.
Troviamo poi l’azione di manutenzione art .1170: diretta a tutelare i possessori contro quella particolare forma di
lesione che è costituita dalla molestia di fatto o di diritto, dove troviamo lo spoglio semplice o il concetto di molestia o
turbativa; in questo caso è legittimato attivamente solo il possessore mentre è escluso il detentore,legittimato
passivamente rimane sia l’ autore materiale che quello morale; il termine è ancora quello di un anno dalla molestia o
dallo spoglio.
Troviamo infine le azioni di enunciazione artt. 1171 /1172: ossia quelle azioni affini alle possessorie, si definiscono
azioni cautelari, che tendono alla conservazione di una situazione di fatto, mirando a prevenire un danno o un
pregiudizio che può derivare da una nuova opera o da una cosa altrui;
più in particolare sappiamo che l’ art. 1171 ci presenta la denunzia di nuova opera: cioè l’ azione con cui il proprietario,
denunzia un’ opera da altri intrapresa e non terminata, oppure l’ art. 1172 che ci presenta la denunzia di danno temuto: è
quella con cui il proprietario, si rivolge all’ autorità giudiziaria, quando teme che da cose gia esistenti ( alberi,
costruzioni etc.) stia per derivare un danno grave o prossimo alla cosa che forma oggetto del suo diritto.

L’ Usucapione: è il mezzo in virtù del quale, per effetto del possesso protratto per un certo tempo e talora, di altri
requisiti, si produce l’ acquisto della proprietà o dei diritti reali di godimento; le ragioni che giustificano l’ usucapione
sono: l’ esigenza di rendere certa e stabile una situazione giuridica attiva e l’ esigenza di favorire, rispetto al proprietario
inerte, colui che si occupa di un bene, e lo rende produttivo nei confronti dell’ intera collettività; requisiti fondamentali
sono:
- il decorso del tempo,
- il possesso, che a sua volta deve essere: continuo e non interrotto, non clandestino né violento.
L’ oggetto del possesso deve essere invece un bene suscettibile di usucapione, deve cioè trattarsi di un bene di
commercio e non demaniale; la continuità come già detto è un requisito fondamentale, e consiste appunto nella
permanente manifestazione della signoria sulla cosa, in relazione alla destinazione economica del bene, il possesso per
tanto per essere ad usucapionem, non deve aver subito interruzioni ne naturali ne civili e non deve essere frutto di mera
tolleranza.
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Il decorso del tempora inizio con l’ acquisto del possesso, che si manifesta attraverso atti concreti, i quali permettano di
individuare, il termine iniziale, nonché la volontà della persona, in relazione al tempo dunque per cui il possesso deve
durare si distingue:
1) usucapione ordinaria: si distingue a sua volta in venti anni ( per l’ acquisto della proprietà di beni immobili,
delle universalità degli immobili e degli altri diritti reali di godimento), o in dieci anni (per l’ acquisto della
proprietà di beni mobili registrati e degli altri diritti reali di godimento su cosa medesima)
2) usucapione abbreviata: non è un effetto del solo possesso e del decorso del tempo, ma si caratterizza per una
maggiore complessità del fatto acquisitivo, e oltre ai requisiti già analizzati ( possesso e deruta) troviamo:
- la buona fede ( l’ ignoranza di ledere col proprio possesso l’ altrui diritto),
- un titolo valido e astrattamente idoneo
- la trascrizione del titolo
in tale usucapione abbreviata rileva in particolare la durata, a tale proposito distinguiamo: beni immobili ( 10 anni)
universalità di beni mobili ( dieci anni), beni mobili registrati ( 3 anni), fondi rustici ( 5 anni).
L’ usucapione inoltre, in materia di beni mobili acquista rilievo solo se manchi il titolo o la buona fede: altrimenti ai
sensi dell’ art. 1153 la proprietà si acquista istantaneamente; in conclusione possiamo affermare che attraverso l’ art.
1165 estende all’ usucapione le disposizioni generali dettate in tema di prescrizione, per effetto di tale richiamo si ha
che: la disciplina legale dell’ usucapione è inderogabile e gli effetti dello stesso usucapione sono disponibili e
rinunziabili, inoltre, l’ usucapione una volta maturata , può essere fatta valere dai terzi interessati, infine è vero che in
materia di usucapione vigono le cause di sospensione e di interruzione previste per la prescrizione.

I diritti sui beni immateriali:


tali diritti sui beni immateriali sono disciplinati dal codice nel libro del lavoro, questi beni immateriali hanno una
disciplina particolare diversa da quella dei beni materiali:
la c.d. proprietà intellettuale che ha ad oggetto le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla scienza,
oppure la c.d. proprietà industriale che ha invece ad oggetto i nuovi procedimenti atti ad avere un’applicazione
industriale; tutti i diritti sui beni immateriali presentano i seguenti caratteri comuni:
- hanno ad oggetto non il bene materiale ma bensì l’idea stessa
- sono diritti assoluti, ma in essi l’esclusione dei altri soggetti in ordine al bene si concreta soltanto nel
potere di rendere pubblica l’idea e di trarne un utile economico
- hanno una durata limitata nel tempo, possono essere acquistati solo a titolo di creazione;
In particolare troviamo il diritto di autore ( attraverso di esso la legge tutela quelle opere dell’ingegno di carattere
creativo), e a sua volta tale diritto di autore è tutelato come diritto morale d’autore in cui si estrinseca nel diritto di farsi
riconoscere autore dell’opera, nel diritto di inedito, nel diritto di apportare all’opera tutte le modifiche necessarie e
ancora il diritto di anonimo;
oppure il diritto patrimoniale d’autore, ossia il potere di pubblicare l’opera e di utilizzarla economicamente, tale diritto
è tutelato dall’azione dell’accertamento del diritto del autore e dall’azione di interdizione delle violazioni.

I DIRITTI DI OBBLIGAZIONE:

l’obbligazione è lo specifico dovere giuridico in forza del quale un soggetto, il debitore, è tenuta ad una prestazione
patrimoniale per soddisfare l’interesse di un altro soggetto, il creditore; tra gli elementi fondamentali ricordiamo il
debito che è la posizione giuridica passiva del rapporto obbligatorio ed ha come suo contenuto il dovere di adempiere
una determinata prestazione, l’essenza dell’obbligazione è nel vincolo giuridico che lega le parti del rapporto, nel lato
passivo, tale vincolo impone una necessità di agire al debitore in funzione della pretesa del creditore ottenendo la
prestazione, si afferma perciò che l’obbligazione si articola in debito ( dovere di adempiere la prestazione) e
responsabilità ( consistente nel assoggettamento del patrimonio del debitore al potere coattivo del creditore) detto ciò la
responsabilità è una conseguenza dell’inadempimento del debito;
troviamo poi il credito che è il diritto all’adempimento, ossia la pretesa del creditore ad ottenere la prestazione, tale
diritto è un diritto soggettivo.
Oggetto fondamentale dell’obbligazione è la prestazione ossia il comportamento cui è tenuto il debitore, può trattarsi di
un comportamento di un contenuto positivo ( dare o fare ) o negativo ( non fare ), l’art. 1174 dispone che la prestazione
deve essere suscettibile di valutazione economica, traducibile in una somma di denaro che ne rappresenti il valore
economico, la patrimonialità della prestazione distingue l’obbligazione in senso tecnico da obblighi di altra natura;
requisiti di possibilità liceità e determinabilità della prestazione si deducono dall’articolo 1346 che si riferisce
all’oggetto del contratto e affermano che l’impossibilità può essere di ordine materiale o giuridico, la liceità fa intendere
che la prestazione non deve essere contraria alle norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume e infine che la
prestazione se non è determinata sin dall’inizio deve essere per lo meno determinabile alla stregua di criteri
esclusivamente soggettivi;
lo stesso art. ( 1174 ) dispone anche che la prestazione deve corrispondere ad un interesse, anche non patrimoniale del
creditore, tale interesse è un elemento costituivo dell’rapporto obbligatorio che può essere anche soltanto scientifico,
culturale purché socialmente apprezzabile e degno di tutela giuridica.
Tra le fonti dell’obbligazioni ritroviamo ogni fatto giuridico dal quale trae origine il rapporto obbligatorio, dall’art 1173
risulta che le obbligazioni derivano da:
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un contratto, un fatto illecito o ogni altro fatto o atto idoneo a produrle, e possiamo distinguere:
- fonti negoziali: per cui la volontà del soggetto che diventa debitore è essenziale per la nascita del rapporto
( il contratto e la volontà unilaterale )
- i fatti non negoziali: danno vita al rapporto obbligatorio anche senza o contro la volontà di chi viene
obbligato ( fatto illecito e circostanze di fatto )
importante e poi l’art. 1175 il quale dispone che il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della
correttezza, tale norma costituisce espressione del generale principio etico-giuridico di buona fede nel esercizio dei
propri diritti e nell’adempimento dei propri doveri, in riferimento a ciò possiamo affermare che la buona fede può essere
intesa: in senso soggettivo ( come condizione della coscienza, che può consistere nell’ erronea convinzione di agire
secondo diritto, nell’ignoranza di ledere un diritto altrui ) oppure in senso oggettivo ( come regola di condotta alla quale
devono attenersi le parti del negozio ).
In relazione a tale argomento ( obbligazioni ) sappiamo che gli obblighi non giuridici ( naturali ) non hanno alcuna
rilevanza per il diritto, tal volta però l’ordinamento riconosce rilevanza giuridica a semplici doveri sociali e morali, in
riferimento a ciò possiamo parlare di quei casi espressamente previsti dal codice, come la spontanea esecuzione di una
disposizione fiduciaria ( art. 627 ) oppure del pagamento di un debito di gioco o scommessa (art. 1933) o ancora il
paga,mento di un debito prescritto ( art.2940 );
elementi di queste obbligazioni sono:
- esistenza di un dovere morale o sociale
- un adempimento di un contenuto patrimoniale,
requisiti dell’adempimento sono:
- la capacità della persona che adempie
- la spontaneità dell’adempimento
caratteri dell’obbligazioni naturali sono invece:
- incoercibilità ( nessuno può essere costretto giudizialmente ad eseguire l’obbligo )
- irripetibilità ( impossibilità di farsi restituire ciò che si è spontaneamente prestato ).

Principali tipi di obbligazioni:

titolare del rapporto obbligatorio sono i titolari delle correlative posizioni di debito e di credito, ossia debitore e
creditore; l’aspetto soggettivo dell’obbligazione è caratterizzato da due principi fondamentali:
- il principio della dualità dei soggetti ( rapporto tra due distinti titolari, portatori di interessi contrapposti )
- principio di determinatezza dei soggetti
va precisato inoltre che i soggetti possono essere anche più di due, nei casi in cui una della parti dl rapporto, o entrambe
si soggettivamente più complessa.
Obbligazione parziaria: obbligazione con più soggetti, ciascuno dei quali è portatore di un diritto o obbligo parziale,
proporzionale alla sua partecipazione;
Obbligazioni solidali: è un obbligazione con pluralità di soggetti in forza della quale ogni creditore ha diritto di
pretendere la prestazione per intero, i presupposti di tale obbligazione sono: pluralità dei soggetti, un'unica prestazione e
una pluralità di vincoli obbligatori i quali però derivano tutti da medesimo fatto giuridico.
Fonti della solidarietà attiva sono la volontà delle parti o la legge, il codice disciplina la solidarietà prevedendo una serie
di regole che si riferiscono a: il pagamento, l’azione di regresso, la non estensione dei fattori pregiudizievoli ed infine
l’estensione dei fatti favorevoli.
Obbligazioni divisibili: l’obbligazione è divisibile quando la prestazione ha per oggetto un bene suscettibile di divisione
per natura, o perché non è stata considerata tra le parti contraenti indivisibile.
Obbligazioni indivisibili: l’obbligazione è indivisibile quando ha per oggetto un fatto che non sia suscettibile di
divisione o per sua natura o per il modo in cui è stato considerato dalle parti, l’indivisibilità può essere oggettiva
( quando l’oggetto non può essere diviso senza fargli perdere il suo valore ) o soggettiva ( quando le parti hanno
considerato indivisibile la prestazione )

Obbligazioni cumulative: si parla di tale obbligazione tutte le volte in cui il debitore è tenuto ad eseguire insieme due o
più prestazioni, e che tale prestazione possano avere uguale o diversa natura, la liberazione del debitore ha luogo solo se
siano eseguite tutte le prestazioni;
Obbligazioni alternative: quelle in cui sono previste due o più prestazioni ma il debitore si libera eseguendo una
soltanto delle due, sotto il profilo della natura giuridica la dottrina dominante ritiene che tale obbligazione alternativa
configuri un’obbligazione unica e perfetta ma a contenuto parzialmente indeterminato e attraverso art. 1286 viene
stabilito che questo diritto di scelta spetti sempre al debitore tranne la presenza di un terzo, una volta fatta la scelta
l’obbligazione si concentra con la conseguenza di diventare semplice.
Obbligazioni facoltative: è facoltativa l’obbligazione per la quale è prevista una sola prestazione obbligatoria, anche se
il debitore può liberarsi effettuando una prestazione diversa, di conseguenza quando l’adempimento della prestazione
principale diviene impossibile obbligazione si estingue.
Obbligazioni positive/affermative: tale obbligazioni hanno per oggetto un comportamento attivo da parte del debitore e
possono essere: obbligazioni di fare, di dare e di dare e di fare.
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Obbligazioni negative: sono quelle in cui la prestazione consiste in un comportamento negativo, ossia in un non facere
o in un pati, per cui l’oggetto della prestazione è il non verificarsi di un determinato atto o fatto.
Obbligazioni di mezzi e di risultato: si ha obbligazioni di mezzi quando l’oggetto dell’obbligazione è un
comportamento diligente, cioè l’impiego diligente di mezzi idonei a realizzare un risultato, e non il conseguimento del
risultato stesso, mentre l’obbligazione di risultato si ha quando l’oggetto dell’obbligazione non è costituito dall’attività,
ma dal risultato ella stessa, con la conseguenza che l’adempimento coincide con la piena realizzazione dello scopo
perseguito dal creditore.
Obbligazione generiche e specifiche: è generica l’obbligazione che ha per oggetto della prestazione una cosa generica o
una certa quantità di cose fungibili, l’obbligazione è specifica quando ha per oggetto della prestazione una cosa
specifica, particolare rilevanza hanno alcuni istituti giuridici nei confronti delle obbligazione generiche: estinzioni delle
obbligazioni per impossibilità avvenuta e contratti con effetti reali ( la proprietà delle cose generiche si acquista solo
con la specificazione ).
Obbligazioni pecuniarie: sono le obbligazioni che hanno come oggetto una somma di denaro, l’art. 1277 dispone che i
debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale, ed al suo valore nominale, in riferimento a ciò si parla
del principio nominalistico, in virtù del quale l’obbligazione si esegue in conformità del suo importo nominale e non del
valore effettivo, sotto il profilo di tale applicazione si distingue tra: il debito di valuta ( a per oggetto una somma di
denaro sin dal momento della sua costituzione dove trova applicazione il principio nominalistico ) e il debito di valore
( ha per oggetto una prestazione considerata per il suo concreto significato economico che deve essere stimato secondo
le condizioni di mercato, qui il principio nominalistico non trova applicazione e il debito è rivalutabile ).
Obbligazione dei interessi: la moneta oltre che al mezzo di scambio, costituisce una merce nel senso che può essere
ceduta ad altri dietro corrispettivo, dal punto di vista economico tale corrispettivo ( costo del denaro ) è rappresentato
dai interessi: ossia da quella somma accessoria che il debitore deve, oltre quella principale a chi gli ha prestato il
capitale, carattere delle obbligazioni sono:
- accessorietà: tale obbligazione è accessoria a quella principale del capitale,
- pecuniarietà: oggetto di tale obbligazione può essere solo una cosa fungibile ( denaro ), l’obbligazione dei
interessi è quindi un obbligazione pecuniaria,
- percentuallità: gli interessi sono dovuti in misura percentuale al capitale del obbligazione principale,
- periodicità: gli interessi sorgono e quindi diventano esigibili con il decorso del tempo
è poi fondamentale distinguere gli interessi in relazione alla fonte e gli interessi in relazione alla loro funzione nel primo
caso si distinguono:
1) interessi legali: trovano la loro fonte nel art. 1282, che stabilisce il principio generale per cui ogni credito di
somme liquide ed esigibili produce interessi di pieno diritto
2) interessi convenzionali: sono quelli previsti dalla volontà delle parti, le quale possono fissare una misura
diversa da quella legale,
nel secondo caso possiamo avere:
1) interessi moratori: sono quelli dovuti per il ritardo nell’adempimento,
2) interessi corrispettivi: sono dovuti per la sola esistenza di un credito in denaro liquido e esigibile
3) interessi compensativi: valgono a compensare il venditore del mancato godimento dei frutti della cosa
consegnata prima del ricevimento della contro prestazione, la particolarità di tali interessi sta nel fatto che essi
sono dovuti anche se il credito non è liquido e ne esigibile;
possiamo concludere affermando che la legge vieta il c.d. anatocismo ossia la produzione di interessi su interessi, infatti
gli interessi scaduti possono produrre a loro volta interessi soltanto in due casi: o dal giorno della domanda giudiziale
( specificamente diretta ad ottenere il pagamento degli interessi sui interessi scaduti ) o se esistono usi che
espressamente li prevedono.

Le modificazioni dei soggetti delle obbligazioni:

( lato attivo )
Li rapporto obbligatorio non sempre si svolge e si conclude tra i soggetti che lo pongono in essere;
la tradizionale impostazione dell’obbligazione come vincolo personale ha subito nel tempo una profonda evoluzione,
che ha visto l’affermarsi del credito come posta attiva del patrimonio del creditore, si è così giunti ad affermare il
principio della libera trasferibilità della posizione della posizione creditoria e della spersonalizzazione del rapporto
obbligatorio anche a traverso la creazione dei titoli di credito ( documenti nei quali il credito è incorporato ) oggi il
credito può essere oggetto di atti di disposizione i quali determinano la successione nel lato attivo dell’obbligazione;
la successione nel credito può avvenire o a titolo universale o a titolo particolare.
Troviamo poi la c. d. cessione del credito, ossia un contratto mediante il quale il creditore trasferisce ad un altro
soggetto il proprio diritto di credito, cosi per effetto di tale cessione si sostituisce un nuovo creditore a quello originario,
si verifica per tanto un caso di successione a titolo particolare nel credito; per la validità della cessione non è necessaria
l’accettazione o il consenso del debitore ceduto, al quale è solitamente indifferente adempiere all’uno o all’altro
creditore, diversamente l’efficacia della cessione è subordinata all’espletamento di taluni oneri, così la cessione è
efficace nei confronti del debitore ceduto ( quando è stata accettata dal debitore o gli è stata notificata ) o nei confronti
dei terzi ( se uno stesso credito è stato ceduto a più soggetti );
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a traverso la cessione del credito si realizza dunque, la successione nel lato attivo di un rapporto che rimane sempre lo
stesso, di conseguenza:
- insieme con il credito si trasferisce ogni accessorio,
- il debitore ceduto può opporre al cessionario le eccezioni personali e reali,
- se la cessione è a titolo oneroso: il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito, ma non la solvibilità dl
debitore,
- se la cessione è a titolo gratuito: l’art. 1266 stabilisce che la garanzia dell’esistenza dl credito è dovuto solo nei
casi in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per evizione.
Altro concetto importante è la surrogazione la quale avviene quando il pagamento del terzo realizza solo la
modificazione soggettiva attiva del rapporto giuridico e può avversi:
a) per volontà del creditore ( che ricevendo il pagamento da un terzo, dichiari espressamente di volerlo
far subentrare nei propri diritti verso il debitore)
b) per volontà del debitore ( che prendendo a mutuo una somma per pagare il creditore, può surrogare il
mutuante nella posizione del creditore pagato)
c) per volontà della legge ( ricorre in tutti quei casi previsti dall’art 1203 in cui legge autorizza il terzo a
surrogarsi nei diritti del creditore )
( lato passivo)
A differenza del trasferimento del credito, la successione nel debito si realizza solo con l’assenso del creditore che deve
godere della stessa fiducia anche nei confronti di un nuovo eventuale debitore, le tre figure che realizzano il mutamento
nel lato passivo sono:
1) la delegazione: si ha quando un soggetto delegante ordina ad un latro soggetto il delegato, di assumersi un
debito o di effettuare un pagamento verso un suo creditore, lo schema tipico di delegazione è comunemente definito
delegazione di debito in quanto il delegato assume un debito su ordine del delegante, da questa si distingue la
delegazione di pagamento che ricorre quando il delegante incarica il delegato di eseguire il pagamento al delegatario,
ma la distinzione più importante in materia di delegazione è quella tra: delegazione cumulativa ( si ha quando il nuovo
debitore si aggiunge a quello originario ) e delegazione liberatoria ( ricorre quando il debitore originario è
espressamente liberato dal creditore delegatario e dunque il nuovo debitore si sostituisce a quello originario );
nelle delegazioni sono poi distinguibili due rapporti:
- il rapporto tra delegante e delegato in base al quale il secondo assume il debito o paga ( rapporto di
provvista
- rapporto tra delegante e delegatario, in base al quale il primo deve adempiere un obbligo nei confronti del
secondo ( rapporti di valuta )
possiamo poi trovare la delegazione astratta quando il delegato promette e o adempie la prestazione senza richiamare
alcuno dei rapporti sopra menzionati, diversamente quando il debitore fa espresso riferimento a questi rapporti
sottostanti si parla di delegazione titolata;
possiamo concludere dicendo che la causa della delegazione è rappresentata dalla concentrazione delle prestazioni con
la correlativa estinzione di rapporti di base, si ha infine la delegazione attiva quando il creditore delegante assegna al
debitore un nuovo creditore verso il quale il debitore i obbliga.
2) espromissione : si ha espromissione quando un terzo estraneo al rapporto obbligatorio e senza delegazione del
debitore assume il debito nei confronti del creditore, occorre distinguere in : espromissione cumulativa ( in cui
l’espromittente è obbligato in solido con il debitore originario )
o estromissione liberatoria ( se il creditore dichiara espressamente di liberare il debitore originario)
3) accollo: è un contatto fra debitore e terzo, con il quale il terzo assume il debito dell’altro e possiamo distinguere:
- accollo semplice o interno: si ha quando il creditore rimane esterno al rapporto
- accollo esterno: si ha invece quando il creditore aderisce alla convenzione e tale accollo può essere
cumulativo ( quando il creditore all’atto di aderire alla convenzione non dichiara espressamente di liberare il debitore )
e liberatorio ( quando il creditore dichiara espressamente di liberare il debitore ).
Accanto alla possibilità di trasferire il credito o il debito il nostro ordinamento consente anche l’alienazione di un’intera
posizione contrattuale, lo strumento per realizzare tale trasferimento è la cessione del contratto che può essere definita
come il negozio con cui si realizza la successione inter vivos a titolo particolare di un terzo nella posizione contrattuale
di uno dei contraenti originari;
la legge stabilisce che la cessione del contratto è possibile o nei contratti con prestazioni corrispettive o fino a quando le
relative prestazioni non siano state ancora eseguite, di conseguenza il contraente cedente è liberato dalle sue
obbligazioni verso il contraente ceduto ( a meno che questi non dichiari di volerlo liberare).

Adempimento:

è la forma di estinzione tipica, perfetta dell’obbligazione generalmente in base all’art. 1218 esso si definisce come
l’esatta esecuzione della prestazione dovuta, che estingue sia obbligo del debitore che del creditore, in base allo stesso
articolo l’adempimento deve essere esatto, cioè il suo oggetto deve essere corrispondente al contenuto della prestazione
obbligatoria di conseguenza, in base all’art. 1281 il creditore può rifiutare un adempimento parziale anche se la
prestazione è divisibile; è inoltre importante che il debitore nell’adempimento dell’obbligazione deve usare la diligenza
del buon padre di famiglia per evitare la responsabilità contrattuale, si tratta quindi di un criterio di normalità nel senso
di diligenza normalmente adeguata al fine;
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il pagamento dell’obbligazione può essere fatto: al creditore ( il debitore è liberato se esegue il pagamento in buona fede
a chi appare legittimato a riceverlo ), al rappresentante del creditore, alla persona indicata dal creditore e ancora alla
persona autorizzata dalla legge; si ha poi adempimento del terzo quando la prestazione è effettuata da un terzo ansi che
dal debitore, e il creditore può opporsi normalmente all’adempimento del terzo soltanto in due casi: se egli ha interessi a
che il debitore esegua personalmente la prestazione oppure se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione.
Il luogo dell’adempimento è determinato innanzitutto dalla volontà delle parti, in secondo luogo dai usi, dalla natura
della prestazione e da altre circostanze obbiettive ed infine dalle norme suppletive dettate dall’art. 1152;
è poi importante il tempo dell’adempimento, ossia il termine di scadenza dell’obbligazione, si noti che in mancanza di
fissazione di tale termine, la prestazione può esigersi immediatamente, se è indicato invece un termine, questo si
presume a favore del debitore ( con la conseguenza che il creditore non può pretendere prima la prestazione ), infine
può essere convenuto un termine a favore del creditore ( in questo caso il creditore può esigere prima la prestazione );
possiamo concludere dicendo che, quando il creditore lo consenta, il debitore può liberarsi eseguendo una prestazione
diversa da quella dovuta, in tal caso si parla di esecuzione della prestazione in luogo dell’adempimento.

Altri modi di estinzioni:


alcuni di essi concernono il negozio da cui è nata l’obbligazione, altri hanno un incidenza generale su tutti i diritti, altri
ancora realizzano l’adempimento anche se con forme diverse da quelle programmate altri infine si ricollegano ad
interessi e vicende del tutto particolare, tra questi la dottrina è solita distinguere tra modi di estinzioni:
- satisfattori: quando soddisfano gli interessi del creditore ( compensazione e confusione)
- non satisfattori: quando invece estinguono l’obbligazione senza soddisfare l’interesse creditorio
( novazione ,remissione e impossibilità sopravvenuta della prestazione )

1) compensazione: si verifica quando due soggetti sono contestualmente creditore e debitore uno
dell’altro, la legge in tal caso dispone che, le obbligazioni reciproche si estinguono sino a
concorrenza nell’ammontare comune, rimando in vita, per il residuo, quella eventualmente di
ammontare maggiore, il nostro codice elenca tre diversi tipi di compensazione: compensazione
legale, che si verifica solo tra debiti ( omogenei liquidi e esigibili ) la compensazione giudiziale (
si verifica quando il debito opposto anche se non liquido, si di facile e pronta liquidazione ) ed
infine la compensazione volontaria ( sia il seguito ad accordo tra le parti che intendano
compensare le rispettive ragioni anche se non riccoranno alle condizioni dettate dalla legge ),
alcuni crediti però esigono comunque che la prestazione sia eseguita, di conseguenza non
ammettano compensazione, per esempio crediti dichiarati inpignorabili, i crediti per i quali è
stabilito un divieto dalla legge, ecc.
2) la confusione: si ha quando le qualità del creditore e del debitore vengono a riunirsi in capo alla
stessa persona e tale situazione può verificarsi o per atto fra vivi ( cessione dell’azienda verso la
quale il cessionario aveva delle partite di debito ) oppure per atto mortis causa ( quando il
creditore divenga erede del debitore o viceversa )

3) novazione: è il contratto con il quale le parti sostituiscono all’obbligazione originaria che


si estingue, una nuova obbligazione con un oggetto o titolo diverso, il codice ne prospetta due tipi:
novazione oggettiva ( quando la nuova obbligazione si caratterizza per un oggetto titolo diverso ) o
novazione soggettiva ( quando la nuova obbligazione presenta una diversità di soggetti), in base
all’art. 1230 per aversi novazione sono necessari: “ obbligatio novanta “ ossia l0obbligazione
originaria da sostituire, “ aliquid novi” ossia l’esistenza di un mutamento dell’oggetto del titolo, e
infine “ animus novandi” ossia la volontà di estinguere l’obbligazione precedente creandone una
nuova;
4) la remissione: è una rinunzia del creditore, in tutto o in parte, al suo diritto con la necessaria
conseguenza che l’obbligazione si estingue ed il debitore viene liberato pur non avendo ancora
adempiuto alla prestazione;tale remissione può essere espressa ( quando il creditore dichiara di
rimettere il debito con comunicazione al debitore ), oppure tacita ( quando il comportamento del
creditore sia incompatibile con la volontà di fare valere il suo diritto );

Inadempimento e la mora:

l’inadempimento consiste nella mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta, può essere totale o parziale,
definitiva o temporanea, tale inadempimento può essere poi imputabile (se è dovuto a dolo o colpa del debitore ) o
non imputabile ( se consiste in un comportamento obbiettivamente antigiuridico non dovuto a dolo o a colpa del
debitore ); importante è poi l’imputabilità del soggetto inadempiente, la quale indica l’insieme dei presupposti
soggettivi ( riguardano la persona e possono riassumersi nella capacità di intendere e di volere e nella volontarietà
dell’atto, cioè nel dolo e nella colpa ) ed oggettivi ( si concretano invece nel rapporto di causalità ossia nella
derivazione di un fatto da un altro fatto ) e poi presente l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, per una causa
non imputabile al debitore, la quale determina l’estinzione dell’obbligazione, e deve trattarsi di :
- impossibilità oggettiva: l’impedimento che determina tale impossibilità deve essere oggettivo, ossia deve
riguardare la prestazione in se e per se e non le vicende soggettive del debitore;
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- impossibilità sopravvenuta: l’impossibilità deve cioè intervenire dopo la conclusione del negozio;
- impossibilità assoluta: deve essere tale da non consentire in alcun modo di adempiere;
- impossibilità totale: deve riguardare tutta la prestazione;
- impossibilità definitiva: solo tale impossibilità determina l’estinzione dell’obbligazione.
Da ricordare e poi la c.d. inesigibilità della prestazione, ossia se la responsabilità del debitore può essere esclusa o
limitata anche quando il debitore non adempia perchè l’esecuzione della prestazione avrebbe comportato da parte sua,
un impiego di mezzo e di energia esageratamente sproporzionato rispetto alla natura della prestazione stessa.
Parliamo ora della mora la quale può definirsi come: un ritardo qualificato, in altre parole, il ritardo nell’adempimento
dell’obbligazione si qualifica come mora quando sussistono determinati presupposti: esigibilità del credito ( avvenuta
scadenza dell’obbligazione ) oppure il ritardo nell’adempimento imputabile al debitore; la mora può essere:
- mora ex re, nei casi in cui il debitore è in mora senza che sia necessaria alcuna attività del creditore, e ciò
avviene quando si tratta di obbligazioni da eseguirsi al domicilio del creditore ed il termine sia scaduto,
oppure quando il debito derivi da atto illecito oppure quando il debitore dichiari per iscritto di non voler
adempiere;
- mora ex persona, nei casi in cui è necessaria una intimazione formale ad adempiere, e ciò avviene quando
il debito è pagabile presso il debitore, o quando manchi il termine per l’adempimento, ed il creditore non
l’abbia fatto fissare dal giudice;
gli effetti della mora sono: la perpetuatio obligationis, ossia il rischio dell’impossibilità avvenuta, che prima della mora
grava sul creditore, passando poi in capo al debitore che dovrà indennizzare il primo anche dalle conseguenze della
forza maggiore verificatasi, oppure il risarcimento del danno: il debitore è responsabile del ritardo ed è tenuto a risarcire
il danno che il creditore per esso abbia subito; un altro particolare importante è la c. d. purgazione della mora, la quale
consiste nella rimozione dello stato di illegittimo ritardo, essa si effettua con la rinunzia o al credito o solo alla mora, e
tale rinunzia deve essere sempre esplicita; per effetto di tale purgazione cessa il decorso dei interessi moratori e il
rischio dell’impossibilità che la prestazione torni a gravare sul creditore.
Spostando la nostra ottica possiamo la mora dalla parte del creditore, che si ha quando questi rifiuti senza legittimo
motivo di ricevere il pagamento offertogli dal debitore, ovvero ometta di compiere quei atti necessari per ricevere la
prestazione; affinche sorga tale mora del creditore, occorre in primo luogo accertare che il ritardo nell’adempimento
non dipenda dal debitore ma dal creditore, è per tanto necessario che il debitore faccia un offerta di adempimento della
prestazione, e tale offerta deve essere solenne, cioè fatta da un pubblico ufficiale e eseguita in rispetto delle formalità
dell’art. 1208, l’offerta solenne si distingue in: offerta reale ( se l’obbligazione a per oggetto denaro, titolo di credito o
cose mobili ) o offerta per intimazione ( a ricevere la res debita, a prendere possesso del res debita, o a ricevere la
prestazione a compiere gli atti necessari per renderla possibile );
in seguito alla costituzione in mora del creditore si verificano: il rischio dell’impossibilità della prestazione che resta a
carico dal creditore, il debitore deve essere risarcito dei danni derivanti dalla mora e infine non sono più dovuti ne gli
interessi ne i frutti derivanti dalla cosa.
In linea generale va detto poi che il diritto al risarcimento del danno si articola in maniera differente a seconda che il
diritto sia assoluto o relativo, nel primo caso il problema che si pone è quello di una restitutio in pristinum, che si
risolve nell’evitare che le conseguenze già prodotte possono protrarsi per il futuro, nel secondo caso invece, la prima
esigenza sarà quella di realizzare coattivamente l’interesse del creditore, ai sensi dell’art. 1223 il risarcimento del danno
comprende:
- danno emergente: ossi ala perdita subita per la mancata prestazione,
- il lucro cessante, mancato guadagno ossia il lucro che il creditore avrebbe realizzato se avesse utilizzato la
prestazione ottenuta;
particolare forma di risarcimento del danno è stabilita dall’art. 1224, il quale prevede che nelle obbligazioni pecuniarie
siano dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, tali interessi si dicono moratori per differenziarli da quelli
denominati compensativi o corrispettivi;
va inoltre precisato che il risarcimento del danno presuppone che se ne stabilisca l’ammontare, vale a dire procedere alla
liquidazione del danno, possiamo concludere dicendo che ai sensi dell’art. 1229 è nullo quel patto che esclude o limita
preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave.

La responsabilità patrimoniale:
si può definire come la assoggettamento del patrimonio del debitore adempiente al soddisfacimento forzoso delle
ragioni del creditore, tale responsabilità si manifesta quindi come conseguenza dell’inadempimento del debitore e
concorre a realizzare la tutela giuridica del diritto di credito; l’azione personale che il creditore può esercitare contro il
debitore è diretta all’esecuzione forzata in forma specifica e al risarcimento del danno, in riferimento a ciò la legge
predispone un sistema di garanzie offrendo al creditore, la scelta fra tre possibilità:
- l’aumento dei soggetti passivi
- la costituzione di una garanzia reale su alcuni beni del debitore
- il conseguimento di un anticipo di esecuzione della prestazione ( la caparra ).
La prelazione: è un titolo in base a quale il creditore privilegiato è preferito nel riparto del prezzo ricavato dalla vendita
forzata, l’art. 2741 prevede le tipiche cause di prelazione, che sono: privilegio, pegno e ipoteca, tali cause sono
sottoposte ad alcune regole comuni: diritto di seguito (spetta al creditore titolare di una causa di prelazione su un bene
determinato ) surrogazione reale, principio di conservazione della garanzia ( quando la cosa si deteriori in modo da
essere insufficiente a garantire il creditore ) pignoramento ( stabilisce che il creditore garantito da pegno o ipoteca
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speciale non può procedere su altri beni del debitore ) divieto del patto commissorio ( è nullo il patto con cui si
stabilisce che la proprietà della cosa oggetto di pegno o ipoteca passi la creditore ),
a) privilegi: è un titolo di prelazione che la legge accorda al creditore in considerazione della particolare natura o
causa del credito, fonte di tali privilegi è soltanto la legge, da ciò discende che le norme che disciplinano tali
privilegi sono di diritto eccezionale, e le parti non possono creare altri crediti privilegiati oltre quelli previsti dal
legislatore, e possiamo distinguere:
- privilegio generale: consiste in un particolare riconoscimento fatto alla causa del credito, esso è solo
mobiliare e si fa valere sul ricavato della vendita coattiva eseguita su tutti i beni mobili del debitore
- privilegio speciale: giustificato dal particolare rapporto di connessione esistente tra il credito e la cosa su
cui si esercita, può essere mobiliare o immobiliare, e grava soltanto su determinati bene del debitore,
nel caso di coesistenza di più crediti privilegiati, non si fa riferimento alla priorità nel tempo, ma alla causa del credito
per stabilire quale di esso costituisca la prima causa di prelazione.
I diritti reali di garanzia sono quei diritti che assicurano al creditore la possibilità di sottoporre ad esecuzione forzata un
bene del debitore o del terzo, sia il pegno che l’ipoteca presentano le seguenti caratteristiche comuni: accessorietà,
specialità, indivisibilità e determinatezza;
b) il pegno: è un diritto reale di garanzia concesso dal debitore su cosa mobile a garanzia di un credito, si
costituisce mediante un contratto stipulato tra il creditore e il debitore, si parla di contratto reale in quanto si
perfeziona con la consegna della cosa ed è sottoposto a due condizioni: una di natura sostanziale data dall’effettivo
spossesamento del debitore costituente, e l’altro di natura formale, poi che la legge richiede che quando il creditore
garantito superi i 2,58 euro il contratto di pegno deve essere stipulato in forma scritta; la costituzione del pegno
produrrà quindi che il creditore acquista il possesso della cosa con l’attribuzioni a questi del diritto di prelazione, ed
infine che lo stesso creditore può anche domandare al giudice l’assegnazione in pagamento del bene pignorato, fino
alla concorrenza del debito. ( particolare è il pegno rotativo, che si realizza quando nella convenzione costituiva
della garanzia le parti prevedono la possibilità di sostituire i beni originariamente costituiti in garanzia con la
conseguenza che la sostituzione posta non determina effetti novativi sui rapporti iniziali )
c) l’ipoteca: è un diritto reale di garanzia, concesso dal debitore su un bene, garanzia di un credito, che
attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato; in
relazione alla fonte la legge distingue tra:
- ipoteca legale: si ha quando è la legge che attribuisce ad alcuni creditore il diritto ad ottenere l’iscrizione
ipotecaria, senza il concorso della volontà del debitore,
- ipoteca giudiziale: si ha quando, che ha ottenuto una sentenza di condanna al pagamento di una somma ha
titolo per iscrivere ipoteca.
- ipoteca volontaria: nasce da contratto o da dichiarazione unilaterale di volontà da parte del concedente.
L’ordine di preferenze fra varie ipoteche iscritte sullo stesso bene è determinato non dalla data del titolo, ma dalla data
dell’iscrizione, ogni iscrizione infatti riceve un numero d’ordine, il c.d. grado dell’ipoteca, infine va ricordato il
suddetto terzo datore di ipoteca, ossia colui che concede ipoteca sui propri beni, a garanzia del debito di un altro.

Tratteremo ora delle garanzie semplici: che non si costituiscono mediante la creazione di un rapporto con una cosa
determinata, ma consistono nella creazione di un nuovo rapporto obbligatorio; tipica garanzia semplice/personale è: la
fideiussione ( art. 1936 ) definisce fideiussore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce
l’adempimento di un obbligazione altrui, fonte di tale obbligo di fideiussore può essere sia la legge che la volontà
privata, solitamente infatti esso si costituisce in forza di contratto, fra il creditore e il terzo che si rende garante del
debito altrui; oggetto della fideiussione è obbligo del debitore principale, al quale la garanzia è legata da un rapporto di
accessorietà, da tale natura accessoria della garanzia fideiussoria discende che:
- la fideiussione non è valida se è invalida dall’obbligazione principale
- la fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore, ne può essere prestata a condizioni più
onerose,
- il fideiussore può opporre al creditore tutte le eccezioni che spettano al debitore principale ( salvo
incapacità )
- la fideiussione si estende a tutti i accessori del debito principale.

Sappiamo inoltre che il fideiussore è obbligato in solido con il debitore principale al pagamento del debito, si distingue
perciò tra: fideiussione semplice ( ricorre nei casi in cui le parti abbiano pattuito il beneficio di escussione) oppure la
fideiussione solidale ( il creditore, per il pagamento, può rivolgersi sia al debitore principale sia al fideiussore); così il
fideiussore che ha pagato il debito è surrogato nei diritti che il creditore vantava verso il debitore, inoltre egli può
esperire contro il debitore l’ azione di regresso, cioè può farsi rimborsare tutto ciò che ha pagato al creditore;
possiamo concludere dicendo che l’ obbligazione del fideiussore si estingue: a causa dell’ estinzione dell’ obbligazione
del debitore originario, o attraverso normali modi di estinzione delle obbligazioni o ancora in altri particolari ipotesi
previste dagli artt. 1955-1957.

Vi è poi di fondamentale importanza il c.d. mandato di credito il quale si ha quando un soggetto si obbliga verso un
altro che gli ha conferito l’ incarico, a far credito ad un terzo in nome o per conto proprio, in tal caso colui che ha dato l’
incarico risponde come fideiussore di un debito futuro; a ciò si può poi allegare il suddetto contratto autonomo di
garanzia che rappresenta un contratto atipico di derivazione tedesca, nato dalle esigenze del commercio internazionale,
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( con esso una banca si impegna a pagare una somma determinata al creditore su semplice richiesta del medesimo allo
scopo di garantire l ‘obbligazione che un terzo è tenuto ad adempiere verso lo stesso creditore;
forma impropria di garanzia è invece la lettera di gradimento, attraverso tale dichiarazione una società capogruppo
rende noto alla banca di possedere una partecipazione di controllo sulla società da finanziare e si impegna a non cedere
tale partecipazione fino all’ estinzione del debito o in caso di cessione a prestare un’ idonea garanzia .
troviamo poi l’ avallo, ossia una dichiarazione cambiaria, con la quale un soggetto garantisce il pagamento della
cambiale per uno degli obbligati cambiari, essa rappresenta quindi un’ obbligazione cambiaria autonoma di garanzia; in
relazione a ciò possiamo poi parlare della clausola penale, con la quale si conviene che in caso di inadempimento o
ritardo, uno dei contraenti è tenuto ad una determinata prestazione , infatti in caso di inadempimento è previsto che: la
penale sia dovuta nella misura stabilita ed il creditore non potrà esigere un ulteriore risarcimento, oppure un divieto di
cumulo ( dove il creditore può scegliere tra il pagamento della penale e l’ esecuzione coattiva della prestazione
principale, ma non può invece domandare entrambe le prestazioni ;
trattiamo infine della caparra: ossia una somma di denaro o una quantità di cose fungibili (utile per rafforzare il diritto
del creditore all’ adempimento e al risarcimento del danno in caso di inadempimento), e tale caparra si distingue in:
- caparra confirmatoria: è una somma di denaro o una quantità di cose fungibili che una parte dà all’ altra a
conferma dell’ adempimento, di cui segna quasi un’ anticipata e parziale esecuzione,
- caparra penitenziale: in tal caso la somma che una parte dà all’ altra non rappresenta una tutela contro l’
inadempimento, ma è il corrispettivo per l’ attribuzione della facoltà di recesso dal rapporto contrattuale.
Possiamo concludere dicendo che la caparra si differenzia dalla clausola penale perché innanzitutto è ammessa per i soli
contratti a prestazioni corrispettive e poi perché è dovuta solo in caso di inadempimento.

Conservazione della garanzia patrimoniale e


L’ esecuzione sui beni del debitore: si intende per solvibilità del debitore la sufficienza dei suoi beni a fungere
effettivamente da garanzia generica delle sue obbligazioni, per ciò il creditore, ha interesse ad impedire che il
patrimonio del debitore possa subire diminuzioni che incidano sulla solvibilità; in relazione a ciò andremo a trattare
della c.d. azione surrogatoria: la quale consente al creditore di sostituirsi al debitore nell’ esercizio dei singoli diritti o
azioni, nel proprio interesse, presupposti di tale azione sono:
- qualità del creditore, (di chi agisce in surrogatoria),
- inerzia del debitore ( nell’ esercitare e r realizzare i propri diritti e le proprie azioni verso terzi),
- natura patrimoniale di tali diritti,
- danno ( che può derivare al creditore),
la surrogatoria consente dunque al creditore di sostituirsi non nella gestione patrimoniale della posizione debitoria, ma
solo nel compimento di singoli atti giuridici, il cui primo effetto sarà un diretto vantaggio per il debitore, e di
conseguenza ci sarà vantaggio pure per il creditore che avrà la possibilità di soddisfarsi sul patrimonio del debitore.
Altra azione molto significativa è senza dubbio la c.d. azione revocatoria, ossia quell’ azione concessa al creditore, a
salvaguardia dell’ integrità del patrimonio del debitore, nel presupposto che quest’ultimo consapevolmente compia atti
con i quali si spogli dei propri beni sottraendoli così al soddisfacimento del creditore; da tale nozione si deduce che i
presupposti di tale azione sono:
- la qualità del creditore del soggetto agente,
- un atto di disposizione inter vivos ( posto in essere dal debitore)
- l’ eventus damni ( ossia la diminuzione del patrimonio del debitore, che si risolve in una sottrazione di
taluni beni all’ espropriazione del creditore),
- il consilius fraudis ( ossia la consapevolezza del debitore di arrecare, col proprio atto un pregiudizio al
creditore),
possiamo concludere dicendo che, l’azione revocatoria, se è accolta, non invalida l’ atto compiuto dal debitore, ma lo
rende inefficace soltanto nei confronti del creditore che ha promosso l’azione;
( sequestro conservativo: ha lo scopo di impedire al debitore la disposizione dei beni per i quali sia stato chiesto e
ottenuto il sequestro).

Proseguendo nel nostro discorso trattiamo ora dell’ esecuzione coattiva individuale e collettiva:
il creditore infatti dopo aver fatto accertare dal giudice l’ inadempimento, per conseguire ciò che gli è dovuto, può far
espropriare i beni del debitore, organo dell’ esecuzione è dunque lo Stato, che interviene sia nella fase di cognizione
( cioè nel momento di riconoscimento del diritto), sia nella fase di esecuzione ( nel momento di realizzazione dell’
interesse creditorio), tale esecuzione avviene normalmente in forma generica, ossia è diretta a procurare al creditore
insoddisfatto l’ equivalente in denaro della prestazione che avrebbe dovuto ricevere, talvolta però il creditore può
chiedere l’ esecuzione in forma specifica, e ciò avviene in caso di inadempimento dell’ obbligo di consegnare una cosa
determinata.; un aspetto più grave assume la crisi economica dell’ imprenditore commerciale, in quanto essa coinvolge
una categoria abbastanza vasta di crediti ripercuotendosi sull’ economia generale, in tal caso si parlerà di esecuzione
collettiva, che ha lo scopo di liquidare l’ attivo dell’ imprenditore per soddisfare i suoi creditori, è detta anche procedura
esecutiva concorsuale o fallimentare e si contrappone appunto a quella singolare che mira alla soddisfazione dei singoli
crediti.
Per concludere questa nostra parentesi sulla conservazione della garanzia patrimoniale e l’ esecuzione sui beni del
debitore parliamo della cessione dei beni ai creditori: è questo un contratto con cui il debitore incarica tutti o alcuni
creditori di liquidare tutte o parte delle sua attività e di ripartirne tra loro il ricavato, in soddisfacimento dei propri
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crediti, esso consiste quindi in un accordo preordinato al soddisfacimento dei diritti dei creditori, vantaggioso però
anche per lo stesso debitore; tale contratto va fatto per iscritto a pena di nullità, e trascritto se ha per oggetto immobili o
mobili registrati.
Concludiamo parlando dell’anticresi: ossia il contratto con il quale, il debitore, o un terzo per lui, si obbliga consegnare
un immobile al creditore, affinché questo ne percepisca i frutti, imputandoli agli interessi , se dovuti, e quindi al
capitale.

CONTRATTI:

l’art. 1321 definisce il contratto come: l’accordo di due o più parti per costituire, regolare e o estinguere tra loro un
rapporto giuridico patrimoniale, da tale definizione si deduce che:
a) il contratto è un negozio necessariamente bi o plurilaterale con il quale si compongono interessi
inizialmente opposti o quantomeno non coincidenti,
b) il contratto ha la funzione di costituire regolare o estinguere un rapporto giuridico, di cui costituire
significa incidere sulla situazione e sui interessi delle parti, regolare significa introdurre una qualsiasi
modificazione di un rapporto già esistente, ed estinguere significa porre fine ad un rapporto
preesistente,
c) il contratto ha sempre natura patrimoniale;
il regime giuridico del contratto è dettato: dalla legge, dalla volontà delle parti, e come tale presenta gli elementi propri
di ogni negozio giuridico ( accordo e consenso delle parti, la causa, l’oggetto, e la forma, art. 1325 );
La causa: si intende la funzione economico sociale del contratto, ossia il risultato economico giuridico cui è diretto un
certo schema contrattuale, la causa risulta centrale in quando definisce e riassume il nucleo essenziale dell’operazione
economica.
L’oggetto: deve intendersi il contenuto del contratto, e cioè l’insieme delle disposizioni contrattuali, e delle clausole in
cui esso consiste, pertanto si ricomprendono nella nozione di oggetto sia le clausole contrattuali che i beni dovuti.
La forma: è il modo di manifestazioni della volontà negoziale, il principio generale è quello della libertà di forma, dove
le parti possono adottare la forma che ritengono più opportuna, purché socialmente significativa, e cioè idonea al fine di
manifestare tale volontà negoziale.
riguardo al modo e al momento di perfezione del vincolo contrattuale si distinguono: contratti consensuali: si
perfezionano con il semplice consenso, e contratti reali: tale categoria richiede invece oltre che al consenso della parti,
anche la consegna della cosa, che non è un effetto obbligatorio del contratto, ma un elemento costitutivo dello stesso, in
relazione invece agli effetti del contratto si distinguono: contratti ad effetti reali o traslativi: sono quelli che producono
il trasferimento della proprietà di un bene determinato o la costituzione o il trasferimento di un diritto reale su un bene
determinato, e contratti ad effetti obbligatori: quelli che danno luogo alla nascita di un rapporto obbligarlo, pertanto non
fanno sorgere i diritti reali, ma solo diritti personali di obbligazioni; altri importanti classificazione sono:
1) contratto a prestazione corrispettive, sono caratterizzati dal fatto che il contratto genera due
attribuzioni patrimoniali contrapposte e ciascuna delle parti è tenuta ad una prestazione, inoltre che tra
le due prestazioni si stabilisce uno speciale nesso di corrispettività, per cui ciascuna parte non è tenuta
alla propria prestazione se non è effettuata anche la prestazione dell’altra parte
2) contratti unilaterali: sono quelli che generano l’obbligo della prestazione per una sola parte, che si
trova nella posizione esclusiva di debitore,
3) contratti bilaterali imperfetti: sono quelli in cui le prestazioni reciproche non sono legate dal nesso di
corrispettività,
4) contratto a struttura associativa: sono quelli in cui due o più parti conferiscono bene o servizi per il
conseguimento di un scopo comune,
5) contratti commutativi: sono quelli in cui non solo vi è un nesso di corrispettività, ma anche tra il
valore economico di esse, tale contratti hanno per tanto la funzione di attuare uno scambio tra
prestazione considerate economicamente equivalenti,
6) contratti aleatori: sono quelli nei quali alla prestazione certa di una parte corrisponde una prestazione
incerta dell’altra, per tanto all’atto della stipulazione, non è nota l’entità dell’sacrificio o del vantaggio
cui ciascuna parte si espone.
( in riferimento al negozio giuridico ) possiamo considerare che il contratto è la sottospecie più importante di negozio
giuridico e di conseguenza tutte le regole valevoli per il contratto saranno in linea di principio applicabili a tutti gli altri
atti classificabili come negozi.
Formazione del contratto:
l’art. 1325 inserisce tra i requisiti del contratto l’accordo delle parti, ossia l’incontro delle manifestazioni di volontà dei
contraenti, la capacità di contrarre è in sostanza, un aspetto della capacità di agire, l’idoneità a compiere cioè atti
produttivi di effetti giuridici, che deve esistere al momento della dichiarazione; la capacità contrattuale è la regola, ma
in alcuni casi la legge richiede un capacità più intensa, ossia la capacità di disporre, come per la donazione e la
transazione, dove la capacità di disporre implica l’attitudine a porre in essere, da se, atti di alienazione, ossia di
diminuzione del proprio patrimonio, contro corrispettivo o a titolo gratuito.
Importante sono poi l e trattative che sono costituite da tutti i negoziati che si inseriscono in una fase antecedente ed
eventuale rispetto alla stipulazione del contratto, esse hanno carattere preparatorio e strumentale, in quanto hanno valore
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soltanto nel caso che si arrivi ad un accordo per tanto, non sono vincolanti, l’art. 1337 assoggetta il comportamento
delle parti ( durante questa fase ) ad un obbligo di buona fede, intesa come condotta corretta e leale, la violazione di tale
comportamento comporta una responsabilità che prende il nome appunto di responsabilità precontrattuale o culpa in
contrahendo;
la misura dei danni riparabili è comunque diversa da quella dovuta nel ipotesi dell’inadempimento di un contratto, il
risarcimento è infatti limitato all’interesse negativo rappresentato dai vantaggi che si sarebbero conseguiti e dai danni
che si sarebbero evitati non iniziando affatto le trattative contrattuali.
L’art. 1326 spiega poi la proposta: ossia la dichiarazione che contiene tutti gli elementi del contratto, emessa
manifestando l’intenzione di obbligarsi ( lo stesso articolo stabilisce che il contratto è concluso nel momento in cui chi
ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte ), caratteri esenziali della proposta sono l’intenzione
di volersi impegnare, la completezza, e i fatto che la proposta stessa dovrà rivestire la forma che la legge richiede per il
contratto da stipulare, da tale carattere il legislatore fa discendere un termine efficacia della proposta ( che viene
stabilito da proponente oppure è quello richiesto dalla natura dell’affare ) o un termine efficacia della proposta (che
viene stabilito da proponente oppure è quello richiesto dalla natura dell’affare ) o ancora una perdita di efficacia della
proposta ( in caso di morte o di sopravvenuta incapacità di contrarre del proponente );
troviamo poi l’offerta al pubblico, che è un particolare tipo di proposta consistente in un offerta diretta la pubblico, e
fatta con il sistema di pubblici proclami, tale offerta costituisce una proposta revocabile, deve essere completa ossia
contenere gli elementi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta.
Lo stesso articolo ( 1326 ) tratta dell’accettazione: consiste nella dichiarazione diretta al proponente che contiene
l’accoglimento della proposta e deve essere: tempestiva ( deve pervenire entro un congruo termine ), pienamente
conforma a tutte le clausole contenute nella proposta, inoltre deve avere la forma richiesta dal contratto che si vuole
concludere e deve essere fatta alla persona del proponente, infine anche l’accettazione può essere revocate pur che tale
revoca giunga al proponente prima dell’accettazione stessa; troviamo poi tra i casi particolari l’accettazione tacita la
quale si ha qualora l’esecuzione immediata del contratto sia richiesta dal proponente o dalla natura dei affari o dagli
usi.
Di notevole importanza è il contratto preliminare ossia l’accordo con cui le parti si obbligano a stipulare un successivo
contratto, detto definitivo, il suo oggetto dunque, consiste nell’obbligazione di prestare un futuro consenso mentre gli
effetti concreti nella sfera giuridica della parti derivano dal contratto definitivo, la causa di tale contratto si e’identifica
per tanto nella stessa causa del contratto definitivo, in quanto il preliminare è “ strumentale rispetto al complessivo
interesse finale perseguito” infatti per l’articolo 1351 il contratto preliminare è nullo se non è stipulato nella stessa
forma che la legge prescrive per il contratto definitivo;
dal preliminare proprio appena analizzato, va tenuto distinto il preliminare improprio, detto anche compromesso:
quest’ultimo è un contratto definitivo immediatamente efficace, ma che contiene l’impegno di riprodurre il consenso in
una forma determinata. Tra i casi particolari ricordiamo il c.d. preliminare di preliminare, ossia il contratto preliminare
con il quale le parti si impegnano a stipulare in futuro contratto preliminare ( secondo un orientamento tale contratto è
viziato da nullità per mancanza di causa, mancherebbe cioè la causa tipica del contratto preliminare ),
altro tipo è il contratto preliminare ad effetti anticipati in cui le parti nell’assumere l’obbligo della prestazione del
consenso al contratto definitivo convengono l’anticipata esecuzione di alcune delle obbligazioni nascenti da questo.

Il contenuto del contratto:


tale contenuto è dato da tutto ciò che viene stabilito dalle parti per regolare i loro interessi privati, questa definizione è
rilevante in quanto ad essa si fa riferimento per determinare: l’oggetto dell’attività interpretativa e la qualificazione
giuridica della fattispecie; il contenuto del contratto può essere integrato dalle c.d. clausole d’uso che si intendono
inserite per consuetudine completando la fatti specie negoziale.

Oggetto del contratto:


( art. 1325 e 1346 ) è rappresentato dalla cosa o dal comportamento che è materia di scambio, della promessa o del
conferimento, l’oggetto deve essere: possibile, lecito, determinato o determinabile;

In particolare andiamo ora ad analizzare i contratti normativi: ossia quell’ atto con il quale le parti non dispongono
direttamente dei loro interessi ma fissano la disciplina vincolante per futuri contratti che saranno eventualmente stipulati
o tra i soggetti stessi o tra altri soggetti e di quali i partecipanti alla conclusione del contratto normativo abbiano avuto la
rappresentanza;
tra i nuovi modelli contrattuali individuiamo i contratti standard, dei quali la caratteristica fondamentale è la
predisposizione del contenuto del contratto da parte di uno solo dei contraenti , si parla per ciò anche di contratti per
adesione avendo riguardo per la condizione del contraente più debole che si limita a prestare adesione; sappiamo infatti
che in linea generale le condizioni di un contratto sono le clausole che un soggetto utilizza per regolare uniformemente i
suoi rapporti contrattuali, la disciplina legislativa poi mira a proteggere il contraente più debole sotto un duplice profilo:
- le condizioni generali di contratto sono valide nei confronti dell’altro contraente soltanto se al momento
della conclusione dl contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria
diligenza,
- clausole vessatorie: ossia quelle particolarmente gravose per la controparte, devono essere approvate
separatamente per iscritto, la ratio di tale disposizione, va ravvisata nell’ esigenza di evitare che le imprese
approfittino dell’disattenzione dei clienti per imporre loro condizioni particolarmente gravose;
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sappiamo inoltre che in base all’art 1342 si stabilisce che nei contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o
formulari, le clausole aggiunte prevalgono su quelle del modulo o del formulario, qualora siano incompatibili con esse
ed anche se queste ultime non siano cancellate

contratti del consumatore:


può definirsi consumatore la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriali commerciali,
artigianale o professionale eventualmente svolta, il professionista invece, è la persona fisica o l’ente collettivo che, nel
concludere un contratto, agisce nel quadro della propria attività professionale, imprenditoriale ecc., ( d.l.gs 206/2005
artt 33 ss ) in relazione a questi si è analizzato l0aspetto più rilevante dei contratti dei consumatori, ossia della disciplina
delle clausole vessatorie, in relazione a ciò sappiamo che la vessatorietà di un clausola deve essere valutata tenendo
conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al
momento della sua conclusione; le clausole inserite nei contratti dei consumatori devono essere redatte in modo chiaro e
comprensivo, continuando sappiamo che le clausole vessatorie sono colpite da nullità mentre il contratto rimane valido
per il resto.
Per concludere sappiamo che per rafforzare la tutela del consumatore l’art. 37 prevede una azione inibitoria collettiva
che può essere esercitata dalle associazione rappresentative dei consumatori, le quali possono convenire in giudizio il
professionista o l’associazione di professionisti, e di richiedere al giudice competente che inibisca l’uso delle condizioni
di cui si ha accertata l’abusività, qualora ricorrano motivi di urgenza; infine troviamo la c.d. class ection ( azione
collettiva risarcitoria ), che può essere esercitata se è diretta a fare valere la responsabilità del fornitore professionale di
bene o servizi per la lesione dei diritti di una pluralità di consumatori o di utenti.
Il contratto con il quale invece un professionista si impegna a fornire a un consumatore un bene mobile o a prestargli un
servizio è negoziato fuori dai locali commerciali se il consumatore ha emessa la propria dichiarazione contrattuale o
durante la visita dell’professionista al domicilio del consumatore o durante un escursione organizzata dal professionista
al di fuori dei propri locali commerciali o ancora in un area pubblica o aperta al pubblico; troviamo invece poi il
contratto a distanza, ossia quel contratto avente per oggetto beni o servizi stipulati tra un professionista e un
consumatore nell’ambito di un sistema di vendita o di prestazioni di servizi a distanza, organizzato dal professionista
che impiega esclusivamente una o più tecniche di comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto.

Gli effetti del contratto:


l’art. 1372 dispone che il contratto, una volta concluso, ha forza di legge tra le parti, ed infatti il contratto non può
sciogliersi che a seguito di un nuovo contratto, oppure per le cause ammesse dalla legge, l’efficacia dei contratti si
estende anche nei confronti del successore a titolo universale di ciascun contraente, o nei confronti degli aventi causa o
successori a titolo particolare;
la distinzione tra contratti ad efficacia obbligatoria e contratti ad efficacia reali si fonda sulla diversità dei effetti, infatti:
- nei contratti ad effetti obbligatori, affinché si verifichi l’effetto traslativo ( oggetto della prestazione è una
cosa generica ) occorre la specificazione per determinare la cosa dovuta, ( cosa futura ) il venire ad
esistenza a cosa promessa, ( cosa altrui ) l’acquisto della cosa da parte dell’alienante,
- il contratto con effetti reali invece produce immediato effetto traslativo o costitutivo, infatti in base all’art.
1376 la proprietà si acquista per effetto del consenso legittimamente manifestato.

Effetti del contratto nei confronti dei terzi:


il concetto di terzo, anche in materia contrattuale, non può determinarsi che in maniera negativa, infatti può dirsi che
terzo è chi non è parte del contratto, nonché chi è estraneo al rapporto costituito, regolato o estinto dal contratto, in
applicazione del principio di relatività del contratto, gli effetti sono limitati alle sole parti, per cui il contratto non
produce effetti rispetto al terzo, ma costituiscono applicazione del principio di relatività dei effetti:
- la promessa del fatto del terzo: nel caso in cui si promette l’obbligazione o il fatto di un terzo, quest’ultimo
non assume nessun obbligo ( in quanto la sua sfera giuridica resta estranea all’attività negoziale ), è invece
il promittente, a restare obbligato per la promessa e a dovere indennizzare l’altro contraente, se il terzo
non compie il fatto,
- il divieto contrattuale di alienazione: il patto con il quale una parte si obbliga verso l’altra a non alienare
una data cosa per un certo tempo non ha effetto verso terzi, colui che si è obbligato a non vendere e vende
dovrà risarcire la controparte ma la vendita come tale è valida ed efficace;
gli effetti che il contratto non può, di regola produrre nei confronti dei terzi sono gli effetti diretti cioè quelli esenziali o
accessori, immediati, che trovano la loro causa produttiva direttamente nel contratto.
Cambiando ottica andiamo ad analizzare il contratto a favore del terzo, che si ha quando una parte (stipulante ) designa
un terzo quale avente diritto alle prestazione dovute dalla controparte ( il promittente ), in particolare bisogna
evidenziare che: lo stipulante deve avere un interesse che giustifichi l’atto dispositivo, che il beneficio del terzo non può
rivolgersi in un vantaggio di fatto ma, bensì deve consistere nell’attribuzione della titolarità di un diritto ad esigere
dall’obbligato l’esecuzione della prestazione promessa, o infine che la modificazione della sfera giuridica del terzo può
avere la natura più varia; per quanto concerne invece la disciplina le principali regole sono:
- il terzo acquista automaticamente il diritto verso il promittente sin dal momento della stipulazione del
contratto, ma non ne diviene parte,
- il terzo ha l’onere di dichiarare se vuole profittare del beneficio,
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- la dichiarazione del terzo di voler profittare della stipulazione non esclude tuttavia la possibilità che lo
stipulante revochi il beneficio,
- in caso di rifiuto del terzo o di revoca dello stipulante, la prestazione rimane comunque a beneficio dello
stipulante,

altra forma particolare è il contratto per persona da nominare, il quale si ha quando, al momento della conclusione di
un contratto, una parte si riserva la facoltà di nominare la persona nella cui sfera giuridica il negozio deve produrre
effetti;
parliamo infine del c.d. conflitto fra aventi diritto sullo stesso oggetto ( quando il dante causa cede un suo diritto a due
soggetti, in tale ipotesi occorre accertare quale dei due debba essere considerato dalla legge il nuovo titolare del diritto ),
si parla poi di opponibilità del contratto per indicare la prevalenza del titolo contrattuale di acquisto sul titolo vantato
dal terzo, in via generale, si applica la regola della priorità nella conclusione dl contratto, per cui verrà preferito colui al
quale il diritto è stato attribuito per primo, anche se bisogna sempre tenere conto delle esigenze di protezione della
buona fede e dell’affidamento le quale introducono notevoli eccezione a tale principio.

Interpretazione del contratto:


consiste nell’attività “ ermeneutica “ rivolta ad indagare e a ricostruire il significato da attribuire alle dichiarazione
della parti, ossia il contenuto sostanziale del contratto, essa è regolata da norme giuridiche che sono divisi in due gruppi:
- artt. 1362/1365 attengono all’interpretazione soggettiva o storica diretta a ricostruire la reale comune
intenzioni delle parti,
- artt. 1366/1370 regolano l’interpretazione oggettiva, diretta a determinare un congruo significato della
clausola o dell’intero contratto, quando è incerta o dubbia la volontà comune,
tali norme sull’interpretazione dei contratti si applicano anche ai negozi unilaterali, in quanto anche per essi è
necessario accertare il contenuto sostanziale dell’atto;
l’art. 1371 detta infine una norma di chiusura, cui si fa ricorso nel caso in cui il contratto ( nonostante le applicazione
delle norme interpretative ) rimanga oscuro, in tale caso il legislatore ha distinto due ipotesi: se il contratto è a titolo
gratuito esso deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato, se invece il contratto è a titolo oneroso, va
interpretato in modo da realizzare un equo contemperamento degli interessi delle parti.

L’estinzione del contratto:


si ha estinzione del contratto in tutti i casi in cui questo perde definitivamente la sua efficacia, cancellandosi così dal
mondo del diritto, le due fondamentali figure di estinzione sono l’annullamento ( che si verifica quando esiste una causa
di invalidità del contratto ) e la risoluzione ( che si ha quando il contratto si estingue per un evento impeditivi del
rapporto), il vincolo contrattuale può poi sciogliersi per rescissione, che è una forma di invalidità del contratto posta
principalmente a tutela di chi contrae a condizioni inique per il suo stato di pericolo o di bisogno, tale rescissione è
dunque, diretta alla rimozione diretta del contratto, che è solo provvisoriamente efficace, a causa della sua irregolarità
che risulta dall’inequità derivante dall’approfittamento di una situazione di anomala alterazione della libertà negoziale,
sappiamo inoltre che i codice ha disciplinato due figure di rescissione:
1) rescissione del contratto in stato di pericolo, in cui i presupposti necessari per rescindere tale tipo di contratto
sono: lo stato di pericolo in cui si trovava uno dei contraenti al momento della conclusione dl contratto,
oppure l’inequità delle condizioni a cui il contraente in pericolo ha dovuto soggiacere per salvarsi dallo stato
di pericolo, o ancora la conoscenza dello stato di pericolo da parte di colui che ne ha tratto vantaggio
2) azione generale di rescissione per lesione, i presupposti dell’azione in esame sono: la lesioni ultra dimidium,
ossia la sproporzione fra le due prestazioni superiori alla metà, oppure lo stato di bisogno edlla parte
danneggiata, che va interpretato non come assoluta indigenza o incapacità patrimoniale, ma come situazione
di difficoltà economica, che incida sulla libera determinazione del contraente, o infine l’approfittamento dello
stato di bisogno che si risolve in una condizione psicologica di mera conoscenza delle circostanze cui si
ricollega la rescindibilità del contratto,
per quanto concerne la disciplina si precisa che legittimata all’esercizio dell’azione di rescissione è la parte danneggiata,
l’azione si prescrive poi nel breve termine di un anno, che decorre dalla conclusione del contratto, e ancora che il
contratto rescindibile non ammette convalida, per cui la parte danneggiata, avrà sempre la possibilità di agire in giudizio
ottenere la restituzione della prestazione eseguita, infine che la rescissione comporta come conseguenza la liberazione
dall’obbligo di adempiere alle prestazione dedotte e la restituzione delle prestazione eseguite, tale azione produrrà
effetti retroattivi tra le parti;
la legge prevede poi il rimedio di quella che è definita risoluzione del contratto nell’ipotesi si riscontrino anomalie nel
funzionamento del sinallagma dopo la conclusione del contratto, in tal caso quindi il fondamento economico
dell’attribuzione non è viziato sin dall’origine, ma viene ad alterarsi in seguito; tale risoluzione mira per tanto, a
riequilibrare la posizione economico/patrimoniale dei contraenti eliminando non il contratto, ma i suoi effetti.
Se poi in un contratto a prestazioni corrispettive una parte non adempie la prestazione a cui era tenuta , la parte
adempiente può chiedere giudizialmente l’adempimento, o esercitare appunto il diritto alla risoluzione, ma fatto ciò
non può più chiedere l’adempimento, presupposto fondamentale della risoluzione è l’inadempimento colpevole della
controparte, poiché si ritiene che la mancata esecuzione dell’obbligo contrattuale deve essere imputabile al contraente,
tale risoluzione per inadempimento può essere: giudiziale dove, quando uno dei contraenti non adempie le sue
obbligazioni l’altro può a sua scelta agire in giudizio per ottenere l’adempimento o risoluzione del contratto, oppure di
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diritto allorquando si produce senza necessità di ricorrere ad una pronuncia costitutiva del giudice, e i casi di risoluzione
di diritto sono tre ( diffida da adempiere, la clausola risolutiva espressa e il termine essenziale );
in materia di effetti l’art. 1458 prevede due regole fondamentali: la prima si riferisce all’efficacia retroattiva della
risoluzione ( se la parte inadempiente ha già ricevuto la prestazione, dovrà di conseguenza restituirla ) la seconda invece
si riferisce all’esclusione degli effetti della risoluzione nei confronti dei terzi che abbiano acquistato anteriormente alla
risoluzione.
Ciascuno dei contraenti può inoltre rifiutasi di adempiere la propria obbligazione, se l’ altro non adempie o non offre di
adempiere contemporaneamente la propria, o diversamente da ciò, ciascuna delle parti di un contratto a prestazioni
corrispettive può sospendere la prestazione se le condizioni patrimoniali dell’ altra siano divenute tali da mettere in
pericolo evidente il conseguimento della controprestazione; tra le particolarità ricordiamo inoltre la “clausola solve et
repete”, con cui le parti stabiliscono che una di esse non può opporre eccezioni per evitare o ritardare la prestazione;
un’ altra possibilità si presenta quando la prestazione diviene impossibile per una causa non imputabile ad una delle
parti, così l’ obbligazione si estingue e il debitore è liberato.
Nei contratti di durata invece ( che comportano una esecuzione protratta nel tempo) può domandare la risoluzione del
contratto la parte la cui prestazione sia divenuta eccessivamente onerosa a causa di avvenimenti straordinari, in
particolare è ammessa la risoluzione alle seguenti condizioni: quando si tratti di contratti ad esecuzione continuata o
periodica, ovvero differita, oppure quando una delle prestazioni sia divenuta eccessivamente onerosa prima che il
contratto abbia avuto esecuzione, o ancora che la sopravvenuta onerosità non rientri nell’ alea normale del contratto etc.
Il recesso: fra le cause di risoluzione ammesse della legge espressamente disciplinato il diritto di recesso che va
definito come: il diritto di sciogliere il contratto concluso, mediante una dichiarazione unilaterale comunicata all’ altra
parte, tale diritto può avere fonte: legale ( se è previsto dalla legge, la cui esecuzione si protrae nel tempo) o
convenzionale ( quando è previsto contrattualmente con apposita causa;
nel dare la definizione di contratto l’ art 1321, sancisce che questo è l’ accordo di due o più parti per costituire, regolare
o estinguere un rapporto giuridico, e di conseguenza l’ art. 1372 ribadisce inoltre che lo stesso contratto può essere
sciolto per mutuo consenso, che è quindi l’ accordo contrattuale con il quale le parti sciolgono un precedente contratto
estinguendolo con efficacia retroattiva.

Invalidità del contratto:


si ha invalidità dl contratto quando esso non sia regolarmente formato, quando manchi o sia illecito uno dei suoi
elementi, l’invalidità per ciò è la sanzione che colpisce l’atto giuridicamente irregolare, e comporta l’inidoneità dell’atto
a conseguire gli effetti cui è diretto; si distinguono tre forme o specie di invalidità:
1) nullità: è la forma generale e più grave di invalidità del contratto che comporta la radicale e
definitiva inefficacia dell’atto, la nullità è inoltre irrimediabile, non è consentito infatti alle parti di
rimediare al vizio, trattandosi poi di una forma generale di invalidità, non è evidentemente possibile
trattare i singoli casi di nullità, possiamo quindi dire che il contratto è innanzitutto nullo quando
manca uno dei suoi requisiti essenziali ( la causa , l’oggetto, la forma ), segue poi la mancanza
dell’accordo fra le parti o ancora quando c’è inesistenza del contratto ( quando manca anche una
minima parvenza di accordo tra le parti ); in secondo luogo il contratto è nullo quando è illecito,
quando cioè è contrario a norme imperative all’ordine pubbliche e al buon costume, per tanto
l’azione di nullità è un azione di mero accertamento, e può essere fatta valere da chiunque vi abbia
interesse, è imprescrittibile ( può essere fatta valere senza limiti di tempo ) ed insanabile ( non si può
rimediare al difetto dell’atto ); sappiamo però per contro, che sono previste alcune forme di
recupero: la nullità parziale ( che riguarda appunto solo una parte o clausola del contratto ), e la
conversione ( trasformazione legale del contratto nullo in un contratto diverso e valido )
2) annullabilità: e meno grave della nullibilità, il negozio annullabile provvisoriamente annullabile,
ma si tratta di un efficacia precaria, tale annullabilità tutela specificatamente interessi individuali,
non avendo cioè portata generale come la nullità; il negozio è annullabile innanzitutto nel caso di
incapacità legale ( è la condizione in cui si trova il minore di età e l’interdetto ) o di incapacità
naturale ( è la condizione di chi se bene non interdetto sia stato incapace di intendere o di volere )
troviamo poi i vizi della volontà, che possono definirsi come anomalia del processo formativo della
volontà, in quanto viziano il consenso a un contratto o ad un altro atto negoziale, il codice civile
considera come i vizi del consenso: l’errore ( consiste in una falsa conoscenza della realtà che
determina una delle parti a un contratto che, senza quel errore non avrebbe stipulato, l’errore e per
tanto causa di annullamento del contratto a condizioni che esso sia essenziale “ se cioè la parte non
avrebbe contratto senza l’errore in cui è caduta “ e riconoscibile “ quando una persona di normale
diligenza avrebbe potuto rilevarlo, tenuto conto del contenuto del contratto “, è infine rilevante
l’errore di diritto purché esso sia stato la ragione unica o principale del contratto ) il dolo ( è un
inganno che induce in errore l’altro contraente, ed è causa dell’annullamento del contratto quando i
raggiri sono stati tali che, senza di essi, l’altro contraente non avrebbe stipulato ), la violenza ( è la
minaccia di un male ingiusto, alla persona o ai beni del contraente o di terzi, esercitata al fine di
estorcere il consenso ad un determinato contratto o negozio, caratteristica della violenza è perciò la
pressione psicologica, per dar luogo all’annullabilità deve essere seria ), possiamo concludere
dicendo che l’azione di annullamento è la domanda giudiziale diretta a fare annullare il contratto
dando come effetto l’eliminazione del contratto e la caducazione del rapporto giuridico sorto da
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esso, la sentenza di tale annullamento ha effetto retroattivo, ma a differenza del contratto annullabile
può essere sanato attraverso la “ convalida “ ossia un atto di conferma del contratto annullabile
proveniente dal contraente al quale aspetta l’azione dell’annullamento )
3) rescindibilità: è una forma particolare di invalidità contrattuale che si avvicina all’annullabilità, il
contratto potrà essere rescisso quando è stato concluso a condizioni inique per la condizione di
alterata libertà del volere di uno dei contraenti, tale azione compete solo alla parte che si sia trovata
nello stato di pericolo o di bisogno, è pronunciata dal giudice ed ha effetto retroattivo solo tra le
parti; lo stato di pericolo è per ciò la particolare condizione del soggetto che contrae per la necessità
di salvare se o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, ne sono requisiti per tanto
l’attualità del pericolo e la gravità del giudizio temuto a beni personali, troviamo inoltre la
rescissione per stato di bisogno, ossia la condizione di seria difficoltà economica in cui versa una
parte, dove vanno inseriti il concetto di lesione ( specifica sproporzione tra l’entità delle due
prestazioni superiore alla metà ) l’approfittamento ( si realizza quando l’altro contraente
consapevole delle altrui difficoltà, trae vantaggio da tale situazione )

i singoli contratti:
sono quei contratti tipici o nominati che hanno un nome e una speciale considerazione nella legge per la loro rilevanza
socio economica, a tali contratti si applica sia la disciplina generale sia la regolamentazione specifica per ciascun tipo di
contratto; il primo problema che si incontra per tali contratti è quello di ricondurre la fattispecie concreta alla fattispecie
astratta più idonea a rispecchiarne il contenuto, tale operazione prenderà il nome di qualificazione: essa presuppone
l’interpretazione del contratto, conferendo il massimo risalto alla volontà delle parti, serve per ciò essenzialmente a
ricondurre il singolo contratto a uno specifico tipo negoziale, individuando così la disciplina applicabile.
Varie tipi di contratto:

contratti di alienazione dei beni:

la vendita:è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa, o il trasferimento di un altro
diritto, verso il corrispettivo di un prezzo; funzione o causa della compravendita è perciò quella di realizzare
l’attribuzione della titolarità di un diritto a titolo oneroso, oggetto del contratto è quindi un diritto, che può essere sia
reale che di credito, e riguardare qualsiasi bene.
L’obbligazione del venditore sono: consegnare la cosa al compratore, fargliene acquistare la proprietà, garantirlo contro
le evizione di terzi e per i vizi della cosa = cioè per i difetti strutturali o funzionali del bene
Obbligazione del compratore è: il pagamento del prezzo, che va effettuato nel luogo e nei termini fissati dal contratto, e
nel luogo di consegna della cosa.
La somministrazione è: il contratto con il quale una parte si obbliga a eseguire a favore dell’altra, prestazione periodiche
o continuative di cose.

Contratti di utilizzazione dei beni:

la locazione: è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato
tempo, il locatore ricaverà così un utilità economica ( canone ) dalla concessione del godimento del bene
obbligazione del locatore e del conduttore: il primo deve consegnare la cosa in buono stato di manutenzione, mantenere
la cosa in buono stato locativo infine garantire il pacifico godimento della cosa locata, il secondo invece deve prendere
in consegna la cosa e utilizzarla per l’uso convenuto, pagare il canone alle scadenze e restituire la cosa alla fine della
locazione.
Il leasing: figura contrattuale e legalmente atipica, consiste nel contratto col quale una parte concede all’altra il
godimento di un bene verso un canone periodico e, inoltre, l’opzione per l’acquisto del bene alla fine del contratto.
Il comodato: è il contratto con il quale il comodante consegna al comodatario una cosa perché se ne serva per i tempo e
l’uso determinati, è chiaro tuttavia che il comodato è essenzialmente gratuito, infatti è possibile porre a carico del
comodatario alcuni oneri e, comunque, le spese ordinarie necessarie per l’uso della cosa, il contratto si conclude con la
consegna della cosa stessa, ed è perciò un contratto reale.

I contratti di prestazione d’opera:

l’appalto: è il contratto con il quale il committente affida ad un appaltatore l’esecuzione di un opera, o la prestazione di
un servizio verso un corrispettivo in denaro, caratteristica di tale contratto è la qualifica di imprenditore dell’appaltatore,
che assume l’incarico con organizzazione di mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, oggetto dell’appalto è
dunque un fare e l’obbligazione si configura come obbligazione di risultato, il contratto è quindi basato sulla fiducia
nella qualità e capacità dell’impresa appaltatrice. ( affine all’appalto è il contratto d’opera che presenta due varianti al
tipo di opera: manuale o intellettuale )
il trasporto: è il contratto con il quale il vettore si obbliga, verso corrispettivo, a trasferire persone o cose da un luogo
all’altro, l’obbligazione di questo è una tipica obbligazioni di risultato, dovendo egli assicurare l’arrivo a destinazione di
persone e cose in condizioni di sicurezza e integrità, più in particolare parliamo del contratto di servizi turistici con il
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quale si intende, il contratto che fornisce ad un consumatore una serie coordinata di prestazione per un viaggio vacanza,
in linea generale tale contratto deve essere redatto per iscritto.
Il deposito: è il contratto con il quale una parte ( il depositante ) consegna all’altra ( il depositario ) una cosa mobile
affinché questi la custodisca e la restituisca poi in natura, funzione di tale contratto è quella di assicurare la custodia
della cosa nell’interesse del depositante, si tratta quindi di un contratto reale, che si perfeziona con la consegna della
cosa stessa, va precisato inoltre che oggetto del deposito possono essere solo le cose mobili o universalità di mobili, in
particolare possiamo citare il deposito in albergo ( operatore professionali come gli albergatori ) o il deposito nei
magazzini generali.

I contratti di collaborazione:

il mandato: è il contratto con il quale una parte ( il mandatario ) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto
dell’altra ( il mandante ), tale mandato può essere con o senza rappresentanza
( è un istituto di carattere generale, è un potere di regola conferito al fine di realizzare l’interesse del rappresentato, può
essere diretta o indiretta e, come fonte di essa individuiamo sia la legge sia la volontà privata ), nel primo caso il
mandatario compie gli atti giuridici non solo nell’interesse proprio ma anche in nome del mandante mentre nel secondo
caso il mandatario compie gli atti sempre nell’interesse del mandante ma in nome proprio.
La commissione e la spedizione: la prima è un mandato che ha per oggetto specifico l’acquisto o la vendita dei beni,
nell’interresse del committente ma in nome del commissario, ed è per ciò senza rappresentanza, il secondo è
analogamente, un mandato senza rappresentanza dove, lo spedizioniere assume l’obbligo di concludere, in nome
proprio e per conto del mandante un contratto di trasporto, si distingue dalla commissione per lo specifico oggetto del
contratto
L’agenzia: è il contratto con il quale (l’agente ) assume stabilmente l’incarico di promuovere la stipulazione di contratti
in una determinata zona per conto dell’altra ( il preponente ), tale agenzia è un contratto di durata, e la legge favorisce
in diversi modi la stabilità del rapporto ( l’agente ha diritto alle provvigioni ); in particolare troviamo la concessione di
vendita che è il contratto con cui un produttore di beni fornisce i propri prodotti ad alcuni soggetti, i quali a loro volta, si
impegnano a rivenderli con la propria organizzazione aziendale, oppure troviamo il franchising, che è caratterizzato da
un più intenso controllo del produttore-concedente sui aspetti organizzativi e aziendali del concessionario-franchisee.
La mediazione: il codice civile non definisce il contratto di mediazione, ma bensì solo il mediatore, qualificandolo come
colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, ponendolo in condizioni di terzietà in
relazione alle parti

I contratti di credito e di garanzia:

il mutuo: è il contratto con il quale una parte ( il mutuante ) consegna all’altra una determinata quantità di denaro e
l’altra ( il mutuatario ) si obbliga a restituire altrettante cose della specie e qualità, è un contratto reale, in quanto si
perfeziona solo con la consegna delle cose mutuate, va precisato comunque che oggetto di tale contratto possono essere
dì cose anche diverse dal denaro purché fungibili e consumabili, si presume infine oneroso dove il termine di
restituzione è fissato dai stessi contraenti.
La fideiussione: è il contratto con cui una parte garantisce l’adempimento di un obbligazione altrui, obbligandosi
personalmente verso il creditore, la sua funzione è perciò la garanzia dl debito altrui, in sostanza quindi per effetto del
contratto, il fideiussore diverrà obbligato in solido con il debitore principale.
Il contratto autonomo di garanzia: è in contratto atipico, nato nella pratica del commercio internazionale, a differenza
della fideiussione il garante non può sollevare nessuna eccezione per rifiutare o ritardare l’adempimento
L’anticresi: è il contratto con il quale il debitore o un terzo si obbliga a consegnare un immobile al creditore a garanzia
del credito, perché il creditore ne percepisca i frutti, e perciò un contratto di scambio dove una parte cede il godimento
di un capitale e l’altra un godimento di un fondo.

I contratti aleatori:

contratto di rendita e perpetue e rendita vitalizia: col primo una parte attribuisce all’altra il diritto di esigere
imperpetuo una rendita o prestazione periodica a fronte dell’attribuzione, onerosa o gratuito, di un immobile o di un
capitale, può essere a titolo oneroso ( si avrà un contratto di scambio e la rendita costituisce il corrispettivo della
cessione ) o a titolo gratuito ( dove la rendita si configura come onere o modo della attribuzione gratuita; la rendita
vitalizia si differenzia dalla perpetua perchè la prestazione periodica va pagata finche dura la vita del beneficiario,
anch’essa può essere a titolo onerosa gratuita e, va precisato che tale rendita è per l’appunto aleatoria, essendo incerta la
durata della vita della persona designata, e tale carattere costituisce un elemento essenziale, tanto che, pure essendo un
contratto di durata, non è ammessa la risoluzione per eccessiva onerosità avvenuta.
L’assicurazione: è il contratto con il quale una parte ( l’assicuratore ) verso il pagamento di un corrispettivo ( il premio )
si obbliga a pagare un indennità al verificarsi di uno specifico evento, e può essere di due tipi: contro i danni ( l’evento
coperto da assicurazione è il danno prodotto da un sinistro e ove si verifichi, l’assicuratore pagherà un indennità diretta
a coprire la perdita economica conseguente ) e sulla vita ( l’evento contemplato attiene alla vita umana, ove in caso di
morte l’assicuratore si obbliga a erogare una rendita o a pagare un capitale )
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I contratti di composizioni delle liti:

la transazione: è il contratto con il quale le parti pongono fine a una lite già insorta, o provengono una lite che può
sorgere tra di loro, facendosi concessioni reciproche, funzioni di tale contratto è allora quella di comporre le
controversie, evitando le incertezze e le spese di una lite giudiziaria, elemento essenziale è la reciprocità dei sacrifici
( ciascuna parte deve rinunciare ad una parte delle proprie pretese ) la transazione richiede la capacità di disporre dei
diritti in contestazione e la forma scritta ai fini della prova.
Il compromesso: è il contratto con il quale le parti si accordano per far decidere da arbitri, e cioè da giudici privati, una
controversia insorta tra di loro, richiede forma scritta a pena di nullità, e la decisione non acquista efficacia di sentenza
ma, ha piuttosto gli stessi effetti dispositivi di un contratto.

ALTRE FONTI DI OBBLIGAZIONI:

Le obbligazioni nascenti da atti unilaterali:

in linea generale sappiamo che la promessa unilaterale è un negozio giuridico unilaterale consistente in una
dichiarazione con cui il promettente si obbliga ad effettuare una determinate prestazione a favore promissario a
prescindere dalla volontà di quest’ultimo, sono figure tipiche le quale producono effetti obbligatori solo nei casi previsti
dalla legge; caratteri fondamentali sono: l’unilateralità, l’irrevocabilità e l’inapplicabilità del binomio onerosità-gratuità,
l’esame di tale argomento non può dirsi completo se non si affronta la problematica dei rapporti con l’art. 1333 che
prevede la figura del contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, per tale articolo infatti la proposta diretta a
concludere un contratto da cui derivino obbligazione solo per il proponente è irrevocabile appena giunge a conoscenza
del destinatario, infatti per la costituzione dl rapporto è sufficiente il mancato rifiuto del destinatario, il quale può
rifiutare la proposta entro il termine richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi, ( in mancanza di tale rifiuto il contratto
è concluso ).
Troviamo poi la promessa di pagamento e la ricognizione di debito, le quali sono entrambe dichiarazione unilaterale
recettizie obbligatorie per il dichiarante, che presupongono una ragione di debito, in vista del quale il soggetto promette
o riconosce il debito;

Un regime diverso hanno invece le promesse unilaterali che siano incorporate in quei particolari documenti, detti titoli
di credito : ” è un documento contenente la proposta unilaterale di effettuare una data prestazione a favore di chi lo
presenterà al debitore “, che hanno assunto notevole importanza nel mondo economico poiché sono diventati i principali
strumenti di cui ci si avvale per agevolare le operazioni commerciali e per rendere il più celere possibile la circolazione
dei crediti;
il titolo di credito ha le seguente caratteristiche: nel momento della sottoscrizione determina la nascita di un diritto,
rappresenta un credito e ne prova l’esistenza, e infine attua con la massima speditezza il trasferimento dello stesso. I
titoli di credito presentano i seguenti caratteri:
a) incorporazione: il diritto è incorporato nel titolo, è trasfuso nel documento si da far corpo con e
stesso, per cui è sufficiente il possesso del titolo per ottenere la prestazione in esso prevista e provare
l’esistenza del diritto in esso incorporato,
b) letteralità: corollario del principio dell’incorporazione è che il diritto è determinato dal tenore
letterario del titolo, da ciò consegue che il titolare non può pretendere una prestazione diversa da
quella risultante dal documento e che il debitore non può disconoscere le obbligazioni inserite nel
titolo,
c) autonomia: colui che risulta, in base alla legge di circolazione del titolo, titolare di esso, esercita un
diritto proprio, autonomo ed indipendente dai precedenti rapporti intercorsi fra altri titolari e i
debitore.

la gestione di affari altrui:

Si ha gestione di affari quando un soggetto assume spontaneamente ( senza esservi obbligato )


l’amministrazione di uno o più affari altrui, oggetto di tale gestione può essere qualsiasi attività giuridica o materiale;
requisiti della gestione di affari:
- l’impedimento dell’interessato
- la gestione deve essere utilmente iniziata
- la mancanza di un divieto alla gestione da parte del dominus
- la spontaneità del intervento, che viene esclusa in presenza di un obbligo giuridico in forza del quale, la
gestione rileva come adempimento dell’obbligazione
- la consapevolezza dell’allienità
- la liceità dell’affare
- la capacità di agire del gestore
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la gestione di affari produrrà effetti nei confronti del gestore ( il gestore ha l’obbligo di continuare la gestione
intrapreso, finche l’interessato non sia in condizione di provvedervi da se ) o nei confronti del dominus ( egli deve
adempiere, verso i terzi, agli obblighi che gli derivano dai negozi compiuti dal gestore in nome di lui e tenere invece
indenne il gestore dalle obbligazioni che questi abbia assunto in nome proprio;
troviamo poi il pagamento dell’indebito che è l’atto con cui taluno esegue un pagamento non dovuto, esso darà luogo ad
un obbligazione di restituzione, si ha in debito oggettivo quando chi paga, paga un debito che assolutamente non esiste,
oppure paga un debito a cui è tenuto, ma ad una persona che non ha diritto a ricevere il pagamento, si ha invece in
debito soggettivo quando chi paga ( il solvens ) che non è debitore, paga ad un creditore quanto a costui è dovuto ad un
terzo; si ha infine l’ingiustificato arricchimento : ( arricchimento senza causa ), si ha in tutti i casi in cui taluno
converte il proprio profitto un bene altrui, o si avvantaggia di un attività altrui con altrui danno, senza alcuna ragione cui
giustifichi il profitto o il vantaggio; effetto di tale arricchimento è l’attribuzione a favore del depauperato di un azione
diretta ad ottenere la restituzione dall’arricchito; tra i presupposti ricordiamo l’arricchimento di un soggetto, che può
consistere sia in un incremento patrimoniale sia in un risparmio di spesa, la diminuzione patrimoniale di un altro
soggetto( depauperamento ), o ancora il nesso causale tra diminuzione patrimoniale ed arricchimento ed infine l’assenza
di giusta causa nell’arricchimento e nella diminuzione patrimoniale.

I FATTI ILLECITI:

sono fonte di obbligazione risarcitoria, in quanto obbligano a risarcire, a riparare il danno cagionato ad altri, e tale
istituto prende così il nome di responsabilità extracontrattuale dove il soggetto è chiamato a rispondere delle
conseguenze delle sue azioni, mentre la qualifica extracontrattuale vale a sottolineare che si tratta di responsabilità, che
nasce al di fuori di uno specifico e preesistente rapporto obbligatorio tra le parti; più in particolare sappiamo che
(tramite l’ art. 2043) “qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha
commesso il fatto a risarcire il danno”, la norma costituisce pertanto il cardine del sistema della responsabilità
extracontrattuale, cioè del principio in virtù del quale la lesione di una posizione giuridica soggettiva tutelata dall’
ordinamento obbliga l’ autore della lesione a risarcire le conseguenze negative patrimoniali e, in certi casi non
patrimoniali; si parlerà per tanto di atipicità dell’ illecito, che lascia un certo margine di discrezionalità all’ interprete,
con il limite degli elementi oggettivi e soggettivi che compongono la struttura dell’ illecito.
Lo stesso articolo (2043) spiega poi quali sono i vari requisiti della responsabilità:

A) il fatto: costituisce il primo elemento della fattispecie e può consistere sia in un fatto
giuridico in senso stretto, sia in un fatto giuridico che la legge non predetermina in modo
rigido;
B) il danno: consiste nella lesione di un interesse tutelato dalla legge, si dice patrimoniale
( quando il pregiudizio riguarda un bene economico) o non patrimoniale ( quando il
pregiudizio riguarda un bene della personalità), tale danno inoltre, deve essere ingiusto,
deve cioè ledere un diritto o un interesse protetto dalla legge;
C) il nesso di causalità:costituisce il criterio di imputazione del fatto illecito e la regola
operativa per il successivo accertamento dell’ entità delle conseguenze pregiudizievoli del
fatto che si traducono in danno risarcibile
D) il dolo: si ha quando l’ evento è voluto dall’ agente come conseguenza della propria
azione od omissione, è inteso come una condizione psicologica che si attiene sia alla
conoscenza, sia alla volontà: è l’ intenzione di realizzare un certo evento ( diversa dalla
definizione di dolo nella sezione “vizi delle volontà” dove si trattava di un raggiro posto
in essere per ingannare un soggetto in ordine ad un contratto);
E) colpa: si ha quando vi sia negligenza , imprudenza o imperizia, ovvero inosservanza di
leggi regolamenti, ordine e discipline,, non rileva il fatto che l’ evento dannoso sia stato
eventualmente preveduto dall’ agente, l’ importante è che non sia direttamente voluto,che
non sia lo scopo cui è diretta l’ azione, in sostanza ciò che si rimprovera al soggetto è di
non aver osservato la diligenza media, la cui inosservanza importa responsabilità per i
danni.
F) L’ imputabilità: l’ atto dannoso deve essere inoltre imputabile al suo autore, e cioè deve
essere commesso con coscienza e volontà, ciò significa che l’ agente deve aver scelto
coscientemente e liberamente di tenere quel certo comportamento che ha cagionato il
danno,
nello specifico possiamo poi citare la responsabilità oggettiva che è una sottospecie di responsabilità extracontrattuale
caratterizzata dal fatto che non è richiesto, nel comportamento del danneggiante, il requisito del dolo e della colpa, le
ipotesi più importanti di tale responsabilità sono: l’ esercizio di attività pericolosa, la circolazione dei veicoli,, cose o
animali in custodia, le rovine di un edificio e i prodotti difettosi;
troviamo infine il risarcimento: che, come già sappiamo, consiste in una prestazione atti a riparare la perdita subita del
danneggiato; la forma ordinaria è quella del per equivalente, cioè effettuata con la prestazione di una somma di denaro
pari al valore del pregiudizio, quando poi si tratti di danno alle persone ( che abbia conseguenze permanenti) tale
liquidazione può avvenire anche sotto forma di rendita vitalizia, ma quasi nella totalità dei casi si preferisce liquidare
una somma unica;
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il risarcimento può avvenire anche in forma specifica, cioè tramite il ripristino o la reintegrazione della situazione
preesistente all’ illecito.
In definitiva possiamo dire che l’ atto illecito si qualifica oggettivamente come tale, perché trova propri strumenti di
redazione: in particolare troviamo le misure preventive ( dirette a impedire il compimento, o l’ ulteriore prosecuzione
dell’ illecito), e quelle reintegrative ( hanno la funzione di reintegrare il soggetto leso nella situazione giuridica alterata);
accanto a tali atti illeciti troviamo poi glia atti dannosi: i quali nonostante si possono considerare leciti sono fonte di
danno per altri, (es. accesso nel fondo altrui per riparare o recuperare l’ azione propria).

LE SUCCESSIONI PER CAUSA DIMORTE


E LE DONAZIONI:

si ha successione in un rapporto giuridico quando questo, pur restando inalterato nei suoi elementi oggettivi, viene
trasmesso da un soggetto all’ altro; la successione comporta quindi il subingresso di un soggetto ad un altro nella
titolarità di uno o più rapporti giuridici;
in particolare la successione si caratterizza per mortis causa ( a causa di morte): questa costituisce uno dei modi di
acquisto a titolo derivativo di diritti patrimoniali ed ha lo scopo e la funzione che attengono soprattutto al diritto
patrimoniale, essa realizza il primario obiettivo di assicurare una continuità tra il de cuius e il suo successore, evitando
così le conseguenze che deriverebbero dall’ estinzione automatica, ad esempio, dei rapporti obbligatori, tale successione
soddisfa poi l’ esigenza di certezza del diritto, tecnicamente infatti, si a una devoluzione di diritti e di rapporti a
determinati soggetti, così da evitare i rischi che graverebbero sull’ ordine economico e sociale per l’ esistenza di
patrimoni senza titolare.

Dagli artt. 587 e 588 si desume che, in generale, formano oggetto di successione soltanto situazioni giuridiche
patrimoniali, in particolare: i rapporti patrimoniali di natura reale, i rapporti patrimoniali personali, i rapporti inerenti
all’ azienda e i contratti in concorso di esecuzione.

Eredità e legato: l’ eredità è costituita dall’ insieme dei rapporti patrimoniali attivi e passivi trasmissibili facenti capo al
de cuius al momento della sua morte. La successione mortis causa può essere a titolo universale, ed allora il suscettibile
assume la qualifica di erede, oppure a titolo particolare, e si parlerà allora di legatario; così (in base all’ art. 588) si ha
successione a titolo universale quando: un soggetto (erede) succede indistintamente nell’ universalità o in una quota dei
beni del de cuius da solo o in corso con altre persone; si ha invece, successione a titolo particolare quando: un soggetto (
legatario) succede in uno o più rapporti determinati, che non vengono considerati come quota dell’ intero patrimonio.
Tra le due figure emergono le seguenti differenze:
- la continuazione nel possesso: in cui l’ erede, succede anche nel possesso, che continua in esso con gli
stessi caratteri che aveva rispetto al defunto, mentre il legatario ha solo l’ accessio possessionis , cioè
inizia un nuovo possesso quale può unire quello del suo autore per goderne gli effetti,
- la responsabilità per i debiti ereditari: l’erede risponde dei debiti del defunto anche coi beni propri, mentre
il legatario invece non è tenuto a pagare i debiti ereditari,
- tutela: all’ erede è concessa la hereditatis petitio per ottenere la restituzione dei beni ereditari posseduti da
altri a titolo di erede o senza titolo, mentre al legatario competono solo le azioni personali relative al bene
legato,
- successione nel possesso: soltanto l’ erede, e non anche il legatario, può subentrare nel processo già
istaurato dal de cuius.

L’ apertura della successione: il procedimento successorio consta di tre fenomeni:


1. apertura della successione: segna il momento in cui il patrimonio successorio rimane privo di titolare,
tale successione si apre al momento della morte del de cuius e nel luogo in cui il defunto aveva l’
ultimo domicilio,
2. la vocazione: indica il fenomeno della chiamata dell’ eredità, essa quindi può considerarsi il
fondamento del fenomeno successorio, il titolo in base al quale si succede, ossia la designazione del
suscettibile, e può aversi attraverso la volontà del defunto (successione testamentaria) o attraverso la
volontà della legge che opera solo in mancanza di testamento,
3. la delazione: indica il fenomeno dell’ offerta del patrimonio ereditario ad un soggetto, al quale spetta,
pertanto, il diritto di accertare l’ eredità, tale delazione sta ad indicare che il patrimonio del de cuius è
destinato al fenomeno successorio, ai chiamati per legge o per testamento; costituisce quindi l’ aspetto
dinamico della vocazione e normalmente coincide con essa e possiamo avere (delazione successiva,
solidale, condizionata e indiretta).

L’ art. 458 sancisce il divieto dei patti successori, ossia la nullità di ogni convenzione con cui un soggetto dispone della
propria successione e di ogni patto con cui egli disponga dei diritti che gli possono spettare su una successione non
ancora aperta; tali patti successori possono distinguersi in: istitutivi ( contratti successori con cui il de cuius dispone
della propria successione) patti dispositivi (contratti o negozi giuridici unilaterali con cui un soggetto dispone dei diritti
che gli possono spettare su una successione non ancora aperta), patti rinunziativi ( sono quei negozi con i quali un
soggetto rinunzia ai diritti che gli possono aspettare su una futura successione).
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Va precisato inoltre che affinché un negozio assuma la fisionomia del patto successorio vietato dalla legge devono
ricorrere l’esistenza di un negozio giuridico non testamentario e la considerazione del bene o del diritto oggetto del
negozio come entità di una futura successione.

Il patto di famiglia:
può essere definito come il contratto con cui, ( compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare )
l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in
parte le proprie quote; per quanto riguarda la natura giuridica di tali patti, essi possono essere qualificati come patti
successori di tipo dispositivo finalizzati a permettere agli imprenditori di garantire una successione certa nella aziende.

Patrimonio ereditario prima dell’acquisto:


sono state formulate varie teorie sulla natura giuridica di questo patrimonio, in particolare:
- la teoria dell’eredità come ente personificato
- la teoria negatrice del periodo intermedio
- la teoria del patrimonio di destinazione temporaneamente senza soggetto
va ricordato inoltre che l’art. 460 stabilisce che il termine “ chiamato “ all’eredità è usato impropriamente, in quanto
invece, la norma fa riferimento al “ delatio “ cioè a colui che è realmente in grado di accettare l’eredità, comunque sia è
lo stesso articolo che attribuisce al chiamato all’eredità un potere di amministrazione conservativa del patrimonio
ereditario;
con la morte del de cuius poi, il chiamato all’eredità non acquista ipso iure la qualità di erede, stante la necessità di un
manifestazione di volontà in tal senso ( accettazione ), pertanto, per evitare che il patrimonio del defunto rimanga
abbandonato a se stesso e resti privo di tutela giuridica, è predisposto l’istituto dell’eredità giacente, in forza del quale
chi ha interesse può chiedere al giudice la nomina di un curatore con il compito di curare gli interessi dell’eredità fino la
momento in cui questa o viene accettata, o sia devoluta allo stato, tra i presupposti ricordiamo l’esistenza di uno o più
delati all’eredità, diversi dallo stato, la mancanza di un immissione nel possesso dei beni ereditari o la mancanza di
accettazione da parte del chiamato.

La capacità di succedere e l’indegnità :

la capacità di succedere è l’attitudine a subentrare nella titolarità dei rapporti giuridici di cui era titolare il de cuius, in
base all’art. 462 sono capaci a succedere:
- nella successione legittima: tutte le persone fisiche nate o almeno concepite al momento dell’apertura della
successione
- nella successione testamentaria: oltre ai oggetti suddetti, possono essere chiamati alla successione,
mediante testamento anche i figli non ancora concepiti di una determinata persona, la quale però è vivente
al momento dell’apertura della successione
- per quanta riguarda invece gli enti ( persone giuridiche ) possono succedere solo per testamento.
L’indegnità invece è uno strumento legale di rimozione di un soggetto dall’eredità o dal legato, a causa della sua
condotta riprovevole nei confronti del defunto, essa opera come causa di esclusione dalla successione, e spiega i suoi
effetti solo dal momento della pronuncia del giudice, tale indegnità può colpire non solo il successore a titolo
universale, ma anche quello a titolo particolare (legatario ); prima della sentenza l’indegno chiamato all’eredità ha tutti i
poteri previsti dall’art. 460 ,e potrà quindi accettare l’eredità ed agire in qualità di erede, o acquisterà automaticamente
il legato, se è legatario, egli si trova quindi in una posizione simile a quella del delato, e quindi dopo la sentenza: deve
restituire l’eredità, e oltre a questa deve restituire anche i frutti, take sentenza che dichiara l’indegnità a quindi effetto
retroattivo, e per ciò l’indegno è considerato come se non fosse mai stato erede:
in relazione a ciò troviamo poi la riabilitazione, la quale consiste nell’eliminazione dell’indegnità da parte della persona
offesa la quale, conoscendo la causa dell’indegnità, intende perdonare l’offensore e permetterli di acquistare e
conservare i diritti successori, tale riabilitazione può avvenire in due modi: totale ( mediante dichiarazione del de cuius,
espressa nel testamento o in atto pubblico ) parziale ( ricorre invece quando l’indegno è contemplato in un testamento
successivo al verificarsi della causa di indegnità, in questo caso l’indegno è ammesso a succedere per le sole
disposizioni testamentarie in suo favore ); infine dobbiamo precisare che l’indegnità non va confusa con la
diseredazione, ossia con la clausola testamentaria con cui il de cuius dichiara di non voler far alcun lascito a favore di
un soggetto, questa diseredazione, ammessa nel diritto romano, non è comunque consentita nel nostro ordinamento,
almeno nei confronti dei legittimari, i quali hanno un valido strumento di tutela riconosciuto dalla legge nell’azione di
riduzione.

Trasmissione e devoluzione dell’eredità:

l’art. 479 recita: “ se il chiamato all’eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi “,
l’articolo contempla l’ipotesi della trasmissione del diritto di accertare, da interpretarsi come trasmissione della
delazione; il trasmissario deve essere oltre che capace di succedere anche degno nei confronti del suo diretto dante
causa, a differenza del rappresentante egli succede per diritto derivato dal suo dante causa, ed è dunque nei confronti di
questo e non dell’originario de cuius che deve avere i requisiti, va precisato inoltre che il trasmissario succede
nell’intera posizione giuridica del trasmittente.
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Sostituzioni testamentarie:
si ha sostituzione testamentarie quando il testatore, dopo aver istituito l’erede o il legatario, dispone che a questo debba
subentrare un’altra persona qualora si verifichi un determinato evento, la legge contempla due tipi di sostituzione:
1) sostituzione ordinaria: si ha quando il testatore, prevedendo il caso che il chiamato non possa o non
voglia accettare l’eredità o il legato, designi al suo posto un'altra persona, e tale sostituzione può
essere: semplice ( quando si sostituisce una sola persona all’unico chiamato ) plurima ( si
sostituiscono più persone congiuntamente all’unico chiamato, o una sola persona a più chiamati )
parziale, e reciproca ( quando i diversi chiamati sono sostituiti uno all’altro ); l’istituito è così
immediatamente chiamato all’eredità, mentre il sostituito, fino a quando la sua chiamata non sia
operante, si trova in una posizione di estraneità nei confronti della successione.
2) Sostituzione fedecommissaria: si ha tale sostituzione quando l’autore del testamento impone
all’erede o al legatario l’obbligo di conservare i beni, affinché alla sua morte tali beni possano
automaticamente ad altra persona indicata dal testatore medesimo, alla quale spetterà il diritto di
accettare l’eredità, gli elementi identificativi di questa sostituzione sono: una doppia istituzione
( l’istituito e il sostituito sono chiamati alla successione rispetto ai medesimi beni ) l’obbligo di
conservare i beni per restituirli e infine la tassabità delle fattispecie cui è applicabile la disciplina.
Troviamo poi la rappresentazione che è: l’istituto in forza del quale i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del
loro ascendente in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato del de cuius, tale
rappresentazione è prevista solo a favore di quei discendenti considerati legittimi, naturali, legittimati ed adottivi, e tra i
presupposti ricordiamo la chiamata a succedere di un soggetto che non voglia o non possa accettare, e nel caso di
successione testamentaria, la mancanza di disposizioni sostitutive che prevalgono sulla rappresentazione.
Trattiamo infine dell’accrescimento: è quel fenomeno giuridico in virtù del quale, ( nel caso in cui più persone sono
chiamate congiuntamente ed una di esse non voglia o non possa accettare ) la quota degli altri contitolari sia accresce,
cioè si espande, abbracciando anche quella del chiamato che non ha accettato, tra gli effetti di tale accrescimento
ricordiamo:
- acquisto automatico ed irrinunciabile: l’acquisto per accrescimento ha luogo di diritto, senza che sia
possibile manifestare una volontà contraria ad esso da parte dell’erede che ha accettato l’eredità,
- retroattività dell’acquisto: tale acquisto retroagisce al momento dell’apertura della successione, i quanto
deriva dalla delazione originaria,
- passaggio degli oneri: i coeredi o i legatari ( a favore dei quali si verifica l’accrescimento), subentrano nei
obblighi a cui era soggetto l’erede o il legatario mancante, salvo che si tratti di obblighi di caratteri
personali.

L’acquisto dell’eredità e della rinuncia:

la chiamata a succedere, che acquista concretezza con la delazione, diventa efficace solo con l’accettazione, che
rappresenta il mezzo tecnico con cui il chiamato acquista l’eredità; presupposto necessario di tale acquisto dell’eredità è
l’esistenza della delazione a favore del chiamato, con ciò possiamo affermare che il diritto di accettazione è il diritto del
chiamato di acquistare l’eredità, esercitando tale diritto il semplice chiamato si trasforma in erede ( si tratta di un diritto
potestativo di natura personale con conseguenze patrimoniali ) si prescrive nel termine ordinario di 10 anni, il quale
decorre dal giorno dell’apertura della successione;
l’accettazione è dunque la dichiarazione di volontà del chiamato diretta all’acquisto dell’eredità, essa costituisce
pertanto un diritto per il chiamato, ma anche un onere, perché è elemento indispensabile per acquistare l’eredità, quanto
alle modalità l’accettazione può essere: pura e semplice ( determina la confusione tra il patrimonio del defunto e quella
dell’erede ) o con beneficio di inventario ( ricorre quando l’erede intende invece impedire la confusione tra il suo
patrimonio e quello del de cuius ), quanto alla forma invece l’accettazione può essere:

- espressa: se risulta da un apposita dichiarazione o dall’assunzione del titolo di erede, in atto pubblico o in
struttura privata
- tacita: se il chiamato compie uno o più atti incompatibili con la volontà di non accettare
- presunta o legale: si ha quando il chiamato pone in essere atti di disposizione che sono considerati di
implicita accettazione
troviamo poi la separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede la quale, costituisce un rimedio predisposto dal
legislatore a tutela dei creditori del defunto e dei legatari, è quindi l’attribuzione di una ragione di preferenza nel
soddisfacimento sui beni ereditari, attraverso poi il pagamento dei creditori o legatari che intendono chiedere o hanno
chiesto la separazione, l’erede può impedirlo a farla cessare;
importante è inoltre la petizione di eredità, ossia l’azione con cui l’erede chiedo il riconoscimento della sua qualità
ereditaria contro chiunque possieda tutto o parte dei beni ereditari, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni stessi,
presupposti di tale azioni sono: l’accettazione dell’eredità da parte dell’erede e il possesso da parte di un terzo di beni
ereditari;
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va infine richiamato il concetto del c.d. erede apparente, cioè colui che, in base a qualche indizio oggettivo attendibile è
apparso in veste di erede ad un terzo, il quale sia entrato in rapporti giuridici con lui.
Parleremo ora della rinuncia all’eredità, che è un negozio unilaterale tra vivi, non recettizio con il quale il chiamato
dichiara di non voler acquistare l’eredità, con questo atto egli fa cessare gli effetti della delazione verificatasi nei suoi
confronti a seguito dell’apertura della successione, rimando estraneo alla stessa, con la conseguenza che nessun
creditore potrà rivolgersi a lui per il pagamento di debiti ereditari, ne potrà esercitare alcuna azione ereditaria, va
ricordato che rinuncia è un atto solenne, e che come tale deve risultare da una dichiarazione resa dal chiamato ad un
notaio, non può essere mai parziale e può farsi validamente solo in un momento successivo all’apertura della
successione, nello specifico parliamo di due tipi di impugnazioni, quella per violenza o dolo ( l’azione relativa si
prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il duolo ) o impugnazione della
rinunzia da parte dei creditori; tale rinunzia è poi revocabile, pur che non sia decorso il termine di prescrizione del
diritto, o non vi sia stata accettazione da parte di altri eredi, infine sappiamo che l’eredità non può essere più rinunciata,
e si intende accettata puramente quando il chiamato o abbia sottratto e nascosto beni ereditari, o nel possesso di beni
ereditari, senza aver fatto l’inventario o la dichiarazione di rinuncia o di accettazione nei quaranta giorno successivi
dall’apertura della successione.

La successione legittima:

significa successione per volontà della legge, presupposti di tale successione sono: la morte del de cuius senza
testamento, l’esistenza di un testamento privo di disposizioni patrimoniali, o nullo, o infine l’esistenza di un testamento
che dispone solo per alcuni beni o quote di eredità;
nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti legittimi, legittimati, adottivi o naturali e etc. ,
i parenti vengono classificati in tre ordini successivi: discendenti, ascendenti ( fratelli e sorelle ), e altri parenti
collaterali fino al sesto grado.
Da tenere in considerazione è poi ovviamente la successione dello stato, la quale ha poi come presupposto la vacanza
dell’eredità, cioè l’assenza di un successibile appartenete alle categorie indicate innanzi che possa acquistare l’eredità
di un defunto cittadino italiano, il fondamento invece, risiede nell’interesse generale a che vi sia, in ogni caso, un
titolare del patrimonio ereditario, il quale provveda all’amministrazione dei beni del de cuius, lo stato quindi è l’unica
figura di erede necessario del diritto successorio italiano e, come tale, non può rinunciare, inoltre lo stato non risponde
mai dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.

La successione testamentaria:

la legge definisce il testamento come “ l’atto revocabile col quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di
vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse art. 587 “ , il testamento è atto mortis causa, ossia è l’unico atto
riconosciuto alla persona per un efficace esplicazione della volontà in ordine alla successione dei propri diritti;
caratteristica fondamentale del testamento è il suo contenuto patrimoniale e può contenere: l’istituzione di uno o più
eredi ( soggetti che siano destinatari dei beni a titolo universale ) o attribuzione di uno o più legati, il testamento però
può comprendere anche disposizioni di natura non patrimoniali che costituiscono per l’appunto il suo contenuto atipico,
la cui efficacia non viene meno ance in assenza di disposizioni patrimoniali ( es. il riconoscimento di figlio naturale;
il testamento è un negozio giuridico:
a) unilaterale: in quanto espressione della volontà del solo testatore,
b) non recettizio: in quanto per essere efficace non deve essere portato a conoscenza di terzi,
c) revocabile: la revocabilità, tende a salvaguardare il principio della libertà della volontà
testamentaria,
d) unipersonale: in quanto è posto in essere da una sola parte costituita da un unico soggetto,
e) gratuito: il testatore, non riceve alcun corrispettivo per gli atti di disposizione,
f) personale: può essere posto in essere solo dal testatore, la legge infatti non ammette la
rappresentanza,
g) formale: la volontà del testatore deve estrinsecarsi in una della forme previste dalla legge a pena di
nullità.
La dichiarazione di volontà testamentaria è valida ed efficace se presenta alcuni caratteri fondamentali, deve essere
infatti: spontanea, certa ( in modo da non creare dubbi sul destinatario e sul contenuto della dichiarazione ), completa
( il contenuto della volontà può essere ricavato solo dal testamento ) ed infine definitiva ( deve contenere una effettiva
determinazione attuale );
si ha poi disposizione fiduciaria quando il testatore trasmette i beni ad una persona nella quale ripone fiducia, con
l’intesa che la stessa trasmetterà i beni ad altro soggetto, che il testatore può già avere indicato o la cui scelta può aver
lasciato all’apparente beneficiato, la disciplina giuridica di tale disposizione è caratterizzata dagli elementi della
incoercibilità e irripetibilità, tipici delle obbligazioni naturali, in relazione a ciò troviamo i vizi della volontà ( errore ,
violenza e dolo ) le quale sono causa di annullabilità.
Mentre si è affermata l’irrilevanza nel motivo negli atti inter vivos nel testamento, invece, assumono rilevanza il motivo
erroneo ( che è causa di annullamento ella disposizione quando risulta dal testamento ed è il solo che ha determinato il
testatore a disporre ), o il motivo illecito ( che invece, rende nulla la disposizione quando risulti dal testamento e sia
stato il solo che ha determinato il testatore a disporre ).
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Troviamo poi gli elementi accidentali nel testamento che sono: condizione ( questa può gravare su una disposizione
testamentaria e può essere sospensiva o risolutiva, negativa o affermativa etc. ) il termine e il modo ( considerato come
un elemento accidentale del negozio testamentario ) , tramite le quali il testatore può attribuire rilievo ad alcuni
particolari motivi o finalità individuali, anche se tali clausole, non alterano la causa del negozio a cui sono apposte.
Si è detto che il testamento è atto solenne, la legge distingue infatti i testamenti in: testamenti ordinari ( testamento
olografo * e testamento per atto di notaio, che può essere pubblico* o segreto *), e testamenti speciali ( sono forme
particolari di testamento pubblico riconosciute per determinate situazioni o circostanze eccezionali )
 ( olografo ) è la forma più semplice di negozio testamentario, i squisiti sono l’olografia ( tale tipo
di testamento deve essere scritto per intero di pugno dal testatore ) la data, e la sottoscrizione
(nome e cognome per individuare il testatore )
 ( pubblico) è un documento redatto con le richieste formalità da un notaio, a natura di atto
pubblico, facendo quindi piena prova delle dichiarazioni del testatore
 ( segreto) questa forma di testamento cumula i vantaggi dei due appena spiegati, in quanto da un
lato consente al testatore di tenere segreto il contenuto delle sue disposizione, dall’altra assicura
l’intangibilità dell’atto, tale testamento infatti consiste nella consegna solenne di una scheda
contente le disposizioni testamentarie, al notaio, che la riceve e la conserva tra i suoi atti.

Capacità di testare e di ricevere per testamento:


la legge richiede per il compimento del testamento la piena capacità di agire e la piena capacità di intendere e di volere,
si parla quindi di capacità di testare, la quale non va però confusa né con l’impossibilità materiale specifica ad alcune
forme di testamento né con la mancanza di facoltà di disporre che si riconnette ad una situazione oggettiva del testatore,
in senso negativo troviamo invece i casi di incapacità di testare, sono infatti incapaci: il minore e l’interdetto ( per
infermità di mente con incapacità naturale ) o colui che al momento della redazione del testamento era incapace di
intendere e di volere dove non è richiesto il pregiudizio del incapace.
Oltre che al testare è importante parlare della capacità e del incapacità di succedere, tale capacità a causa di morte è un
aspetto della capacità giuridica ed indica l’attitudine a subentrare nella titolarità dei rapporti giuridici di cui era titolare
il de cuius mentre i casi di incapacità di ricevere sono determinati da ragioni di incompatibilità con le qualità
dell’istituto, è quindi configurabile un incapacità relativa a succedere per testamento in alcune ipotesi tassativamente
indicate, in relazione alle quali è sancita la nullità della disposizione testamentaria.

Invalidità ed inefficacia del testamento:


la dottrina ritiene opportuno distinguere:
a) la nullità dell’intero testamento: essa ricorre per difetto di forma, quando manca l’autografia o la
sottoscrizione del testatore nel testamento olografo, o in caso di testamento congiuntivo o reciproco,
cioè quando due o più persone redigono testamento nel medesimo atto e con disposizione reciproca,
o per violenza fisica,
b) la nullità delle singole disposizioni: essa ricorre per difetto di sostanza, se le disposizioni si
collegano ad un motivo illecito unico e determinante e questo risulta dal testamento anche se
espresso sotto forma di condizione o di onere, o per difetto di indicazioni, se non può essere cioè in
alcun modo determinato il destinatario della disposizione,
c) il testamento inesistente: è quello carente dagli elementi essenziali al punto da non potersi ritenere
esistente giuridicamente, e viene definito in confermabile.
L’annullabilità dell’intero testamento si ha per difetto di forma ( quando la forma riguarda elementi diversi da quelli per
cui è comminata la nullità ) o per difetto di capacità ( quando l’incapacità dipenda dal minore di età, dall’interdetto
giudiziale e da incapacità naturale ), l’annullabilità delle singole disposizione invece, ricorre solo in presenza di vizi
della volontà, quando cioè, le singole disposizioni siano effetto di errore dolo e violenza, in generale tale annullabilità è
sempre assoluta;
è possibile però anche la c. d. conversione del testamento nullo, dove si distingue: l’istituto della conversione
sostanziale ( è inapplicabile al testamento in quanto non esistono schemi negoziali diversi dal testamento ) è invece
consentita la conversione formale, al pari di tale argomentazione troviamo la conferma che può essere espressa o tacita,
la legge non indica i soggetti legittimati alla conferma, ma la dottrina ritiene che siano i stessi soggetti indicati per la
conferma della donazione nulla, si ricordi inoltre che i casi di efficacia di disposizione testamentarie sono diversi e non
riducibili ad uno schema.

Revocazione e caducità del testamento:


il testamento è un atto essenzialmente revocabile, in quanto la volontà in esso espressa può mutare fino all’ultimo
momento della vita del testatore, le figure di revocazione regolate dalla legge sono:
la revocazione vera e propria ( è un atto unilaterale riconducibile alla volontà del testatore, come manifestazione di un
suo potere di ritrattazione ), o la revocazione di diritto o caducità ( è questa una figura impropria di revoca, perché i suoi
effetti non risalgono alla volontà del testatore ma si producono automaticamente; la sostanza degli effetti revocatori è da
ravvisarsi nell’inefficacia dell’originaria disposizione, cioè nel impossibilità che il testamento acquisti efficacia, dal
momento che, prima della morte, è intervenuta una contraria dichiarazione di volontà del testatore.
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La revoca del testamento può avere ad oggetto sia le disposizioni di carattere patrimoniale che quelle di carattere non
patrimoniale, per queste ultime sussistono varie eccezioni: non possono essere cioè oggetto di revoca il riconoscimento
del figlio naturale, la ricognizione del debito etc.
Nei casi di caducità delle disposizioni testamentarie, sappiamo che queste sono revocate di diritto per: sopravvivenza di
figli o discendenti legittimi del testatore, per il riconoscimento di un figlio naturale, successivo alla compilazione del
testamento, o per ignoranza del testatore di avere figli nell’atto della compilazione del testamento, in tutti questi casi,
cadendo il testamento, subentra la successione legittima.

Pubblicazione ed esecuzione del testamento:


la pubblicazione del testamento ha la funzione di rendere possibile la conoscenza del contenuto di esso da parte del
chiamato alla successione e dei familiari del defunto, a tutela dei rispettivi diritti, non che di renderne possibile
l’esecuzione, prendendo per esempio la pubblicazione del testamento olografo, il procedimento di tale pubblicazione
sarà il seguente:
 presenza di due testimoni maggiorenni
 redazione da parte di un notaio di un verbale, si descrive lo stato del testamento se ne riproduce il
contenuto e si fa menzione dell’apertura,
 sottoscrizione di chi presenta il testamento, dei testimoni e del notaio
parliamo ora invece dell’esecuzione del testamento, la quale consiste nell’attuazione della volontà testamentaria,
solitamente il compito di eseguire le disposizioni di ultima volontà del de cuius è riservata normalmente all’erede, la
legge però consente al testatore di nominare un esecutore testamentario, il quale in tal caso, prenderà il posto dell’erede,
la dottrina dominante dell’ufficio di diritto pubblico, ritiene l’esecutore titolare di un ufficio di diritto privato non
rappresentativo, trattasi cioè di un amministrazione pubblica di interessi prevalentemente privati.

La successione dei legittimari:

la successione dei legittimari avviene in favore di alcune categorie di succesibili, ai quali la legge attribuisce il diritto
intangibile ad una quota del patrimonio, indipendentemente dalle disposizioni del testatore, le norme di tale successione
hanno natura di ordine pubblico, quindi sono cogenti ed inderogabili; la dottrina dominante considera il legittimario
erede sulla base dell’ art. 563 e della responsabilità del legittimario che, qualora non accetti con beneficio di inventario,
è tenuto al pagamento dei debiti ereditari anche ultra vires.
Quando vi sono dei legittimari, si distinguono nel patrimonio ereditario due parti: la quota disponibile (della quale il
testatore è libero di disporre come vuole), e la quota legittima (della quale il testatore non può disporre perché spettante
per legge ai legittimari);
il diritto del legittimario alla legittima non è un diritto di credito verso gli altri successori, ma un diritto assoluto che si
esplica sui beni ereditari, in relazione a ciò va introdotto il concetto della intangibilità della legittima la quale, va intesa
sempre in senso quantitativo e non qualitativo, il legittimario cioè, ha diritto ad un dato valore e non ad una data
composizione della sua cosa, per la quale la legge ha posto delle deroghe come ad esempio la cautela sociniana ( la
fattispecie dell’ oggetto in forza del quale il testatore dispone di usufrutto o di una rendita vitalizia il cui reddito eccede
quello della frazione disponibile) o il legato in sostituzione di legittima ( tale ipotesi ricorre quando il testatore lascia al
legittimario, a titolo di legittima, beni e somme determinate);
si ha poi lesione di legittima quando la quota ad essa relativa resta intaccata, ad opera del titolare del patrimonio, per
effetti di atti di disposizione, ossia di donazioni o di disposizioni mortis causa, in relazione ad essa introduciamo il
concetto della riunione fittizia, ossia un operazione contabile diretta a calcolare l’ intera entità del patrimonio ereditario
all’ epoca dell’ apertura della successione, per stabilire se siano stati lesi i diritti dei legittimari.
È presente infine (in tema di successione dei legittimari) l’ azione di riduzione, ossia l’ azione che ha per scopo la
reintegrazione della legittima, mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la
quota di cui il testatore poteva disporre; legittimati da quest’ azione sono: il legittimario leso, quello pretermesso dal
testatore e l’ avente causa del legittimario.
Condizioni di tale azione sono: l’ imputazione ex se ( ossia alla propria porzione legittima, della quota di eredità) e l’
accettazione dell’ eredità con beneficio d’ inventario ( risponde all’ esigenza di porre il convenuto in grado di conoscere
l’ entità dell’ asse ereditario. È questa, un’ azione a sé stante , con propri presupposti e propri effetti.

La successione a titolo particolare: il legato:


il legato viene tradizionalmente identificato con la successione mortis causa a titolo particolare, per distinguerlo in
maniera chiara ed immediata dall’ istituzione di erede, il legato infatti realizza la successione in singulas res, cioè in uno
o più rapporti determinati, che non vengono considerati quote dell’ intero patrimonio ereditario; a tale riguardo si
distinguono:
- il legato testamentario: è la figura tipica di legato che trae origine da una disposizione testamentaria,
- il legato ex lege: cioè il legato che trae origine da una norma di legge
mentre in relazione al contenuto distinguiamo:
- legato di specie: ha per oggetto o il diritto di proprietà su un bene determinato, o altro diritto già
appartenente al testatore,
- legato di genere o di quantità: ha per oggetto una cosa che fa parte di un genere, con cui il legatario
acquista nell’ immediato solo il diritto di credito e non un diritto reale,
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- legato obbligatorio: attribuisce al legatario un diritto di credito che nasce dal testamento e che fa sorgere
un’ obbligazione a carico dell’ onerato,
- legato liberatorio: libera semplicemente il legatario da un’ obbligazione;
tra i soggetti del legato citiamo: il disponente ( è l’ autore del legato il quale deve avere la capacità di fare testamento),
l’ onerato ( è il soggetto su cui grava il peso dell’ adempimento del legato e può essere sia un erede che un legatario), e
l’ onorato/legatario ( è il soggetto avvantaggiato dal legato , il quale deve avere la capacità di ricevere per testamento
ed eccezionalmente può essere indicato da un terzo o dall’ onerato; troviamo poi ( in particolare) il “sublegato”: il
quale ricorre quando il soggetto che è tenuto alla prestazione oggetto del legato è, anziché l’erede, un altro legatario,
( quindi il sublegatario è, accanto al legatario, un chiamato alla successione a titolo particolare), e il “prelegato” ossia il
legato del quale beneficiario sia uno dei coeredi.
L’ acquisto di tale legato, a differenza dell’ eredità, si acquista senza bisogno di accettazione ( ipso iure), mentre quando
si parla di rinunzia al legato, questo è una atto unilaterale, non recettizio e abdicativi perché impedisce l’ acquisto del
diritto, detta rinunzia inoltre non tollera l’ apposizione ne di termini ne di apposizioni ( actus legittimus); per concludere
citiamo alcuni tra i c.d. legati atipici: legato di cosa altrui (non rientra nel patrimonio del testatore, ma fa parte del
patrimonio dell’ onerato o di un terzo estraneo alla successione), il legato di cosa del legatario, il legato di un credito
etc.

Comunione e divisione dell’eredità:


quando ad una stessa persone sono chiamati a succedere più individui sui beni che forma l’asse ereditario, si realizza
una comunione, a tale comunione ereditaria sono applicabili tutti i principi sanciti in tema di comunione ordinaria, ma
con la differenza che la prima a differenza della seconda, è composta non da un solo diritto, ma da una pluralità di diritti
e di doveri di diversa natura, ed inoltre che i coeredi della comunione ereditaria, a differenza di quanto avviene in quelle
ordinaria, hanno diritto di prelazione sulla quota che altro erede voglia alienare; in relazione a ciò sappiamo che la
prelazione consiste nel diritto del coerede di essere preferito nell’acquisto qualora un’altro coerede voglia alienare a
titolo oneroso la propria quota o parte di essa ad un estraneo, quindi l’alienazione che abbia luogo in violazione del
diritto di prelazione attribuisce agli latri coeredi il diritto di riscattare la quota alienata da chiunque la abbia acquistata e
a ogni successivo avente causa finche dura lo stato di comunione, di conseguenza le finalità di tale istituto consistono
nell’impedire l’intromissione di terzi nella comunione ereditaria e nell’evitare controversie nella divisione, più facili a
sorgere tra estranei.
La comunione ereditaria cessa con la divisione, l’atto con cui si sostituisce allo stato di comunione, una nuova posizione
dell’coerede, questi infatti, ottiene la titolarità esclusiva su una parte determinata dei beni comuni, una qualunque
divisione cui non partecipino tutti i coeredi è nulla, infatti il diritto alla divisione è potestativo e inprescindibile di ogni
coerede, e possiamo distinguere:
la divisione amichevole o contrattuale, quella giudiziale e quella testamentaria; per concludere diciamo che la divisione
contrattuale può essere impugnata per nullità come un qualsiasi altro contratto, in oltre lo stesso contratto può essere
annullato per violenza o dolo, ad istanza di ciascuno dei coeredi, e come ultima possibilità è presente la rescissione per
lesione, che avviene quando taluno dei coeredi prova di essere stato leso oltre il quarto.
Troviamo poi la collazione: è l’atto con il quale determinati soggetti che hanno accettato l’eredità conferiscono alla
massa attiva del patrimonio ereditario le libertà ricevute in vita dal defunto in modo da dividerle con gli altri coeredi, in
proporzione delle rispettive quote, la collazione svolge quindi la funzione di mantenere tra i coeredi del de cuius quella
proporzionalità di quote che è stabilita nel testamento o della legge, tra i suoi presupposti ricordiamo: l’esistenza di un
attivo ereditario d dividere e l’accettazione dell’eredità da parte del soggetto che vi è tenuto;
sono obbligati, reciprocamente tra loro a conferire ( in tema di collazione): i coeredi, i figli o discendenti del de cuius,
legittimi etc. , mentre oggetto della collazione sono: le donazione dirette
( la donazione, va naturalmente conferita la netto, ossia in ciò che resta di effettiva libertà e si risolve in arricchimento
del donatario ), e le donazioni indirette ( cioè le libertà risultanti da atti diversi dalla donazione ).

Le donazioni:

l’art. 769 definisce la donazione come un contratto, col quale una parte, per spirito di libertà arricchisce l’altra,
disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un obbligazione, in osservanza
dell’intangibilità della sfera giuridica altrui, la donazione è stata quindi disciplinata come un contratto, tra i suoi
elementi ricordiamo lo spirito di libertà del donante
( costituisce la causa di tutti i negozi liberali, e non va confuso con i motivi individuali che spingono il singolo alla
libertà ) e l’arricchimento ( ossia l’incremento del patrimonio del donatario con correlativo depauperamento del donante
);
quanto alla capacità distinguiamo invece:
a) capacità di donare:
 per le persone fisiche si richiede la piena capacità di disporre, la donazione è un atto personale
che non consente rappresentanza, è infatti ammessa solo la procura speciale, il negozio compiuto
dagli incapaci è annullabile.
 Per le persone giuridiche vi è capacità se è ammessa dal loro statuto o dall’atto costitutivo e nei
limiti in cui essa è ammessa.
b) capacità di ricevere:
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 per le persone fisiche non vi sono molti limiti
 per le persone giuridiche si ricordi che l’accettazione non è più subordinata all’autorizzazione
governativa.
Oggetto della donazione può essere qualunque bene presente nel patrimonio del donante, ma non può essere un bene
altrui ne un bene futuro, la donazione è inoltre un negozio solenne: deve essere fatta per atto pubblico, alla presenza
irrinunciabile di due testimoni, l’atto pubblico è richiesto qualunque sia l’oggetto della libertà, unica eccezione al
requisito della solennità è prevista per le donazioni di modico valore o manuali, in cui al requisito della forma può
essere sostituita la trasmissione materiale del possesso attraverso la consegna.
La donazione è poi invalida se i suoi elementi non collimano con quelli previsti dalla legge e precisamente è nulla:
 se manca uno dei suoi elementi essenziali
 se ha causa illecita o oggetto illecito, impossibile o indeterminabile,
 se contrasta con una norma imperativa.
La donazione è invece annullabile quando qualche suo elemento essenziale è viziato, in tal caso gli effetti della
donazione possono venir meno a seguito dell’azione di annullamento;
tra le figure particolari di donazione ricordiamo quella remuneratoria ( tipo di donazione che si qualifica
particolarmente per i motivi del donante, è fatta in segno di riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario ).
La legge inoltre prevede che la donazione possa revocarsi in presenza di due gravi ragioni: l’ingratitudine del donatario
e la sopravvivenza dei figli, mentre si ha donazione indiretta quando il donante raggiunge lo scopo di arricchire un’altra
persona servendosi di atti che hanno una causa diversa da quella dalla donazione, la dottrina prevalente ritiene che la
donazione indiretta rientri nella figura generale del negozio indiretto, perché le parti, non utilizzano lo schema negoziale
allo scopo predisposto, ma si servono di un negozio caratterizzato da una causa diversa.

La prova dei fatti giuridici:


oggetto della prova è l’ esistenza dei fatti giuridici: i rapporti che ne derivano, infatti, vengono dedotti ma non
direttamente provati; in materia di prove nel nostro ordinamento vige il principio dispositivo in base al quale: “ il
giudice pone fondamento della decisione le prove proposte dalle parti, ossia non può trarre elementi per la sua decisione
da fonti che non siano state acquisite al giudizio con le garanzie del contraddittorio.
Il principio generale è quello romanistica secondo cui onus probandi incubit ei qui dicit non ei qui negat, da questo
principio deriva che: chi in giudizio vuol far valere un proprio diritto ha l’ onere di provare i fatti costitutivi del diritto
stesso, poi che, chi in giudizio contesta la rilevanza di tali fatti ha l’ onere di provarne l’ inefficacia o i fatti impeditivi; è
poi importante tener conto dei mezzi di prova, e cioè di quei strumenti con cui i fatti vengono provati, in relazione al
mezzo le prove potranno essere di due tipi: prove precostituite o documentali ( che esistono già prima del giudizio) e
prove semplici o costituende ( le quali invece si formano in giudizio).
Altro importante metodo è senza dubbio la presunzione, ossia ogni argomentazione o congettura con cui ( essendo già
provata una circostanza) si giunge a considerare provata un’ altra circostanza, sfornita di prova diretta.
La confessione: è la dichiarazione che una parte fa di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’ altra parte, e in relazione
al momento in cui interviene può essere: extragiudiziale ( se è fatta fuori dal giudizio) e giudiziale ( se è invece fatta nel
giudizio); in linea generale possiamo quindi affermare che la confessione è una prova legale, essa infatti, fa piena prova
contro chi l’ ha resa ed il giudice è tenuto a decidere di conseguenza.
Il giuramento: è la solenne dichiarazione resa in giudizio con cui si attestano fatti rilevanti per la decisione e può essere:
decisorio ( se è deferito da una parte all’ altra), suppletorio ( se è deferito dal giudice quando si sia aggiunta una prova
semipiena), in ordine al contenuto invece tale giuramento può essere: de scientia (se ha per oggetto un fatto di cui la
parte sia a conoscenza, ma che non riguarda la parte stessa) o de veritate (se ha invece per oggetto un fatto un fatto che
riguarda la stessa parte che la protesta); quanto agli effetti, il giuramento è la principale delle prove legali, una volta
prestato infatti, il giudice deve necessariamente decidere sulla base di esso è non è più ammessa la prova del contrario;
va infine precisato che il giuramento non è ammissibile: sopra diritti indisponibili, per provare un fatto illecito del
provante etc.

IL DIRITTO DEL MERCATO INTERNO:

La cultura giuridica europea fonda le proprie radici nel diritto romano e nel diritto comune europeo che, integrato con il
diritto canonico, si sviluppa nel medio evo a seguito della rinascita culturale legata alla ripresa dell’attività economica;
in questo periodo in cui mancava una presenza generale dello stato, lo studio del diritto concerneva essenzialmente i
rapporti tra i privati, ed è quindi logico che i fondamenti della cultura giuridica europea si siano sviluppati nell’ambito
del diritto civile e soltanto nei ultimi secoli siano stati recepiti dagli ordinamenti degli stati e trasfusi, nella veste dei
diritti fondamentali, nelle costituzioni del secolo scorso e nella costituzione per l’Europa.
Tali fondamenti sono stati qualificati dalla dottrina più sensibile come “ permanenze “ che segnano, nella storia del
diritto, la coincidenza fra i diritti civili permanenti e le diverse culture etiche; la storia della norma civile è infatti
essenzialmente la storia delle interrelazioni fra regole giuridiche poste dalla legge e regole giuridiche poste
dall’autonomia privata attraverso il contratto, che consente di costruire in termini giuridici e di trasfondere
nell’ordinamento l’operazione economica voluta dalle parti, il controllo sull’attività dei privati da parte
dell’ordinamento si attua principalmente attraverso lo strumento della giurisdizione, cioè mediante l’attività
interpretativa e la previsione di strumenti idonei ad incidere sulla singola situazione giuridica, regolata dai privati.
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Si è osservato come il diritto civile sia essenzialmente orientato alla tutela dei diritti a contenuto patrimoniale, con
particolare riferimento all’atto regolatore per eccellenza che è il contratto.
Si deve essenzialmente alle intuizione della dottrina più autorevole la concreta applicazione alle singole fattispecie dei
principi costituzionali e delle clausole generali, fra le quali in ambito contrattuale, la buona fede assume importanza
fondamentale, ed è proprio in relazione a questa che ha principalmente trovato attuazione ed applicazione il principio di
parità sostanziale ( funzione come criterio adeguatore e riequilibratore del rapporto, modificato a seguito
dell’applicazione giudiziale di una norma eteronoma, con la conseguenza che la sostituzione delle clausole nulle come
norme imperative, deve comunque assicurare l’equilibrio fra le prestazione dedotte in contratto ); nell’ordinamento
interno la buona fede assume attualmente una duplice valenza, da un lato si assiste ad una rinnovata e differente
applicazione giurisprudenziale di disposizioni contenute normative contenute nel codice civile sin dalla sua origine,
dall’altro, il compilatore nazionale ha attribuito al giudice un penetrante potere di controllo sul regolamento predisposto
dalle parti, attraverso la valutazione del comportamento di queste e in relazione alla clausola di buona fede, è
interessante notare come il giudice non sia più inteso come chiave di eccezionalità ( riferimento al dogma
ottocentesco ), ma quale semplice aspetto del normale controllo che l’ordinamento si riserva di compiere sugli atti di
autonomia privata, controllo che, nella specie, si realizza attraverso il bilanciamento di valori costituzionalmente
garantiti, aventi pari dignità, quali quello della libertà di iniziativa economica e quello di solidarietà, la buona fede
quindi assume un ruolo determinante nella valutazione dell’equilibrio o dello squilibrio contrattuale e funge da canone a
cui il giudice deve attenersi nell’esercizio del suo potere di intervento della situazione sostanziale, in relazione a ciò
citiamo le rilevanti novità introdotte dalla L. 06 febbraio 1996 n. 52 cc le quali inducono ad una riflessione sul ruolo
della buona fede in merito all’attività di controllo del giudice sull’atto di autonomia privata a tutela della parte
maggiormente svantaggiata o considerata tale.
In prospettiva storica, i rapporti tra buona fede equità e controllo del ordinamento sull’attività negoziale trovano forti
ascendenze nel pensiero dei glossatori e di alcuni dottori medioevali appartenenti alla c.d. scuola del commento, i quali
hanno influito sulla formazione di una cultura comune del giurista europeo; significativo è poi l’atteggiarsi in ambito
commerciale della clausola di buona fede, al pari del diritto civile essa assume un ruolo di fondamentale importanza,
ma il suo contenuto si arricchisce in maniera peculiare in relazione al comportamento che deve assumere
l’imprenditore; in particolare sono state sottolineate le diversità fisionomiche fra rapporti civili e commerciali:
i primi maggiormente caratterizzati dall’elemento personale in cui l’autonomia si esplica con pienezza e varietà per il
tramite di un effettiva contrattazione tesa ad individuare contenuto e modalità dell’accordo, i secondi contraddistinti da
anonimia e ripetitività ove sovente l’autonomia si riduce alla semplice alternativa fra stipulare o no, aderendo al
modello unilateralmente predisposto.
Al fine di tendere verso un’uniformazione delle legislazioni dei vari paesi europei, sempre più necessaria a seguito della
c. d. globalizzazione del mercato, si tenta di attribuire ai contraenti che vi operano la medesima tutela in luoghi aventi
cultura giuridica anche notevolmente differente, si parla per tanto di alcuni principi e regole fondamentali che vanno
sotto il nome di diritto privato europeo; per quanto concerne poi i principi dei diritti europei ei contratti, predisposti
dalla “ commissione per il diritto dei contratti “ troviamo che il primo comma pone in posizione preminente l-esigenza
di promuovere la buona fede e la correttezza, la certezza delle relazioni contrattuali e l’uniformità di applicazioni;
nel quadro tracciato di formazione di un nuovo diritto comune europeo va attribuita pari importanza allo studio e
all’analisi della giurisprudenza comunitaria, la quale si è mossa in una duplice direzione: da un lato, ha mostrato molta
attenzione alla tutela dei principi dell’autonomia privata e del libero mercato, e dall’altro, quello che più conta ai fini
dell’attuale indagine ha attribuito particolare rilevanza alla buona fede e all’affidamento; in relazione al primo aspetto si
deve osservare come l’autonomia contrattuale sia vista come un meccanismo economico volto a realizzare gli interessi
particolari dei singoli soggetti che si affacciano sul mercato, sia quelli generali dell’intera collettività, mentre in merito
al secondo aspetto, numerose ed importanti sono le decisioni che si fondano sull’applicazione della clausola di buona
fede, secondo la giurisprudenza comunitaria la buona fede è comunque operante anche nel ordinamento dell’unione
europea, ma in quanto non esplicitamente formulata, la sua applicazione deriva essenzialmente dal diritto internazionale
consuetudinario e da quello pattizio.
Nel diritto comunitario e, di converso, nella giurisprudenza comunitaria non è dato di rinvenire quella netta distinzione
fra diritto pubblico e privato, presente nel diritto interno: il giudice utilizza infatti concetti e principi elaborati nel diritto
pubblico anche quando conosce di questioni di diritto privato, ma è nei rapporti con l’equità che la clausola di buona
fede trova le più interessanti applicazioni, anche l’equità infatti assurge a principio di diritto comunitario e viene
considerata come clausola destinata ad essere applicata allorche le circostanze che contraddistinguono il rapporto fra
l’operatore economico e l’amministrazione sono tali da rendere iniquo l’imporre a questo operatore un pregiudizio che
normalmente egli non avrebbe subito.
In tema di interpretazione del contratto la prima regola ermeneutica impone all’interprete di ricercare la comune
intenzione delle parti, che costituisce l’oggetto della attività interpretativa e la categoria ordinante delle regole
interpretative, e per svolgere correttamente tale attività, è necessaria avere esatta conoscenza di tutte le circostanze
attinenti all’operazione negoziale e alle parti che la hanno posta in essere;
così la buona fede assume un ruolo di fondamentale importanza, realizzando una funzione che potremmo definire
protettiva di tutti gli interessi in gioco e quindi dell’affidamento che le parti ripongono nella realizzazione dei effetti
dell’atto di autonomia e nel corretto comportamento di ogni partecipante all’accordo, così in ambito negoziale, la buona
fede potrebbe qualificarsi come:
“ quella generica correttezza etica richiesta ai privati che si concreta essenzialmente nel rispetto delle regole dettate
dalla coscienza comune in relazione alla salvaguardia di interessi altrui “
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Quanto sino ad ora esposto evidenzia le importanti interrelazioni che sussistono fra equità e buona fede le quali
attengono essenzialmente al rapporto piuttosto che all’ atto in se considerato, sebbene si differenzino sia come incidenza
procedimentale che come incidenza pratica: l’ equità concerne il profilo regolamentare e obiettivo, la buona fede quello
attuativo e comportamentale;
trasponendo detti principi nelle norme autonome, si può affermare che nella realtà attuale le leggi civili sono dirette non
solo e non tanto a porre doveri di comportamento dei cittadini fra loro, quanto a regolare e/o integrare ogni volontà o
iniziativa di libertà, con le quali i soggetti privati disciplinano i loro rapporti.
Tuttavia l’ equità svolge un ruolo determinante, non solo in ambito negoziale, ma anche al di fuori di esso, o comunque
laddove vengono in rilievo interessi matrimonialmente neutri. In tutte le ipotesi vagliate essa consente all’ interprete, ed
in particolare al giudice, non solo di operare una corretta applicazione dei principi e delle clausole generali che
permeano il sistema, ma anche di procedere ad un effettivo bilanciamento degli interessi fondamentali in gioco in una
date fattispecie; del resto l’ equità ha sempre avuto un ruolo determinate nel diritto privato, indipendentemente dalle
inclinazioni culturali o politiche sviluppatesi in un dato periodo storico.

I soggetti del mercato interno: il mercato interno è stato concepito, innanzitutto , come spazio della libera circolazione
dei soggetti, e tale attribuzione di queste libertà è avvenuta inizialmente con riferimento al ruolo svolto dai soggetti nell’
ambito del mercato:
- lavoratori dipendenti: questa libertà di circolazione implica “ l’abolizione di qualsiasi discriminazione , fondata
sulla nazionalità, tra i lavoratori degli stati membri, per quanto riguarda l’ impiego, la retribuzione e le altre condizioni
di lavoro.
- lavoratori autonomi e i soggetti diversi dalle persone fisiche: i lavoratori non salariati possono svolgere in tutti gli
stati comunitari, senza alcuna discriminazione dipendente dalla nazionalità, le attività autonome, nonché costituire e
gestire società, imprese, agenzie succursali o filiali.
Il diritto e la giurisprudenza comunitaria hanno inteso la nozione di lavoratore, in modo molto ampio, in quanto, come
afferma la corte di giustizia, detta nozione costituisce il presupposto dell’ applicazione delle libertà fondamentali
assicurate dal trattato di Roma, in base al quale non possono subire restrizioni i soggetti di altri stati membri che
svolgono attività di importazione o che prestano attività di carattere commerciale; così l’ attribuzione della libertà di
circolazione comporta importanti conseguenze sotto il profilo di diritto privato; tale riconoscimento infatti è la
condizione per consentire ai soggetti di esercitare , in concreto tutti i loro diritti all’ interno degli stati membri.
In particolare ai lavoratori salariati ed autonomi, nonché ai soggetti diversi dalle persone fisiche che svolgono un’
attività economica, è riconosciuta la capacità di stipulare contratti e di esercitare ogni situazione giuridica soggettiva,
necessaria allo svolgimento delle proprie attività.
Il diritto comunitario non si limita alla prescrizione del riconoscimento reciproco dei soggetti che svolgono un attività
economica all’interno del mercato, l’intervento del legislatore comunitario, con specifico riguardo al tema della
soggettività è molto più incisivo; in primo luogo si tratta di un intervento teso al corretto funzionamento del mercato e
che riguarda le relazioni tra i soggetti, mentre in secondo luogo il diritto comunitario ha per obbiettivo l’armonizzazione
e l’unificazione delle legislazioni degli stati membri.
Il trattato di Roma nella sua formulazione originaria non prevedeva una specifica competenza comunitaria riferita ai
consumatori, cosa che invece è avvenuta negli anni immediatamente successiva, dove la commissione ha presentato il
primo programma di azione relativo alla protezione dei consumatori; il concetto di consumatore richiamato dunque da
diverse previsioni dei trattati, si desume dal diritto derivato, e generalmente per consumatore si intende una persona
fisica, che acquista beni e servizi per scopi non connessi ad una attività professionale, la legislazione comunitaria si
occupa dei consumatori sotto due profili: in primo luogo prende in considerazione la salute dei consumatori, in secondo
luogo disciplina la tutela degli interessi economici del consumatore, in questa accezione il consumatore è contrapposto
al professionista.
Troviamo poi le imprese, delle quali è stata elaborata una prima nozione dalla giurisprudenza comunitaria: “ l’impresa è
l’attività economica svolta in modo abituale da alcuni soggetti formalmente identificati dalla legge, come le società
commerciali “ di conseguenza costituisce attività economica qualsiasi attività di vendita di beni o servizi su un
determinato mercato, appunto anche le attività professionali, in base a tale nozione sono state considerate imprese tutte
le società, comprese le cooperative, ma anche le associazioni, le imprese pubbliche o a partecipazione pubblica e le
associazione di categorie di imprese, infine la definizione giurisprudenziale di impresa, prescinde dall’esistenza di un
soggetto giuridico e ha un fondamento oggettivo, ne consegue più imprese facenti capo al medesimo gruppo
costituiscono un'unica impresa e che un accordo tra esse è sottratto alle regole in materia di concorrenza.
Tra le imprese il diritto comunitario considera rilevante la nozione di piccola e media impresa (pmi)
Nelle fonti tali pmi sono considerate principalmente sotto due profili: da un lato è messa in evidenza la centralità delle
piccolo e medie imprese nello sviluppo dell’imprenditorialità e dell’economia europea, dall’altro lato si sottolinea la
debolezza delle pmi rispetto alle imprese più grande.
In primo tempo le definizioni di pmi erano molteplici, ma successivamente la commissione ha ritenuto che tale
molteplicità a livello comunitario e a livello nazionale può generare coerenze e una distorsione della concorrenza tra le
imprese, così per ovviare a questi problemi la commissione ha adottato la raccomandazione ( 3 aprile 1996 ), la quale è
rivolta, oltre che alla commissione stessa anche alla banca europea e al fondo europeo degli investimenti e ovviamente
agli stati membri, e i destinatari di tale raccomandazione sono invitati ad uniformarsi ai criteri stabiliti da questa,
soprattutto dai programmi di finanziamento, ( un pmi deve avere meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo non
superiore a 40 milioni di euro ). Recentemente però la commissione europea ha elaborato una nuova definizione di pmi
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con la c.d. raccomandazione 06 maggio 2003, dove viene introdotto il concetto di “ micro imprese “ ( meno di dieci
dipendenti, fino a 2 milioni di fatturato e di bilancio annuo );
in generale si parla di gruppi di imprese ( tra le quali ritroviamo quelle autonome quelle collegate e quelle associate ).
Le imprese in forma societaria sono state l’oggetto di importanti interventi a tutela degli interessi delle altre imprese, dei
soci dei consumatori e dei terzi, l’intervento delle istituzioni in materia societaria si è realizzato soprattutto attraverso
l’armonizzazione delle legislazione dei stati membri, tale azione comunitaria infatti, in materia di diritto societario, ha
l’obbiettivo fondamentale di assicurare un informazione adeguata dei soci e dei terzi, relativamente ai fatti sociali, per
attuare questo obbiettivo, si è istituito innanzitutto un sistema generale e uniforme di pubblicità, riguardante gli atti
principali delle società e altre informazioni, come i poteri delle persone.
E importante poi tener conto delle libertà fondamentali, le quali sono state poi progressivamente estese a soggetti
diversi dai lavoratori….

IL DIRITTO DEI CONSUMATORI

Il codice del consumo:


la legislazione italiana di tutela dei consumatori è frutto del processo di integrazione comunitaria, alla tutela degli
interessi dei soggetti dello scambio, ed in particolare dl consumatore, quale soggetto in posizione di debolezza relativa
del professionista il quale è in grado di prevedere le possibili controversie che potrebbero insorge per effetto della
diffusione del prodotto o del servizio, mentre il consumatore appunto non può conoscere il prodotto, specie se ad alto
contenuto tecnologico; tale asimmetria contrattuale è tanto più evidente qualora non sussistano condizioni di
concorrenza effettiva sul mercato, essendo il consumatore costretto ha concludere alle condizioni fissate dal
professionista per l’assenza di alternative valide a soddisfare a propria domanda.
Il codice si spira ad una concezione soggettiva della materia, riferendo l’intera normazione all’atto di consumo, e più
precisamente al processo di consumo, sulle cui articolazioni si modella anche la struttura del codice,
 consumatore o utente: è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale
o professionale o di impresa eventualmente svolta, dove centrale è il rilievo del concetto di
estraneità assoluta del soggetto, la corte di giustizia comunità europea qualifica questo parametro
in termini oggettivi, tenendo conto della destinazione del bene o del servizio negoziato;
 professionista: è tale la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività
professionale o imprenditoriale, ovvero un suo intermediario
( tale disposizione contempla tanto gli imprenditori privati che quello pubblico, che agisca nel
mercato secondo le forme del diritto privato )
 produttore: il fabbricante del bene o del servizio, o un suo intermediario; l’importatore nel
territorio dell’unione europea, o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che di presenta come
produttore identificando il bene o il servizio con il proprio nome, o marchio o altro segno
distintivo; ai fini dell’applicazione degli obblighi di sicurezza dei prodotti, si considera produttore
solo colui che possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza di tali prodotti, mentre nel ipotesi
inversa si identifica il distributore;
 prodotto: qualsiasi bene destinato al consumatore, anche nel quadro di una prestazione di
servizio, o suscettibile, prevedibilmente, di essere utilizzato dal consumatore, fornito o reso
disponibile a titolo gratuito o oneroso, nell’ambito di un attività commerciale, nuovo, usato o
rimesso a nuovo.

La pubblicità:
la pubblicità va identificata quale atto di concorrenza, cui in determinati casi è applicabile la disciplina generale
sanzionatoria della concorrenza sleale, ma dove, il linea generale, costituisce attività lecita perchè realizza obbiettivi
meritevoli di tutela, e riceve garanzia ( art. 41 della costituzione ) quale espressione dell’attività economica; è mezzo di
stimolo e allettamento all’acquisto di beni e servizi, è comunicazione a finalità commerciale, esula da se la diffusione di
concetti morali scientifici o politici, che sono invece propri della manifestazione di pensiero, e per tale ragione la
pubblicità deve essere nettamente distinguibile dall’informazione, in quanto la libertà di espressione del pensiero non
può avvalersi della garanzia costituzionale, mentre la pubblicità quale espressione della libera iniziativa economica è
tutelata dai principi costituzionali.

Ai sensi dell’art. 20 nel codice, è ingannevole “ qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua
presentazione sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quale è rivolta, e che, a causa del suo
carattere ingannevole possa pregiudicare il loro comportamento economico, e che, per questo motivo, sia idonea a
ledere un concorrente;
da tale definizione emerge il già citato principio di trasparenza del messaggio pubblicitario, qualificandosi ingannevole
anche la pubblicità che, pur contenendo informazioni non decettive, viene presentata in modo da ingannare il
consumatore, anche sulla sua natura commerciale, così giovandosi della sua minore attenzione critica.

Pubblicità comparativa:
art. 20 del codice: è cosi detta qualsiasi pubblicità che identifica in modo esplicito o implicito un concorrente o beni o
servizi offerta da un concorrente, si integra dunque comparazione indiretta quando il prodotto reclamizzato sia
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confrontato con l’intera categoria merceologica di appartenenza, mentre vi è comparazione diretta quando i termine dei
confronti sia identificato esplicitamente, con la menzione del marchio o di altro segno distintivo di inequivocabile
percezione da parte dei consumatori.
Quando la pubblicità è stata diffusa attraverso la stampa periodica o quotidiana, attraverso emittente radiofoniche o
emittente televisive, l’AGCM è tenuta a richiedere il parere, non vincolante , dell’autorità per le garanzie nelle
comunicazioni, ove vi sia ritenuta l’illegittimità del messaggio, l’autorità dispone l’applicazione di una sanzione
pecuniaria da euro 1000 a centomila, tenuto conto della gravità e della durata della violazione, vietando in ogni caso la
continuazione della diffusione della pubblicità già diffusa, in caso di pubblicità ingannevole la sanzione minima è
innalzata a 25.000 e la massima fino a trecentocinquantamila.

Rapporto di consumo:
il codice del consumo ha adottato l’opzione dello scorporo delle disposizioni in materia di clausole vessatorie,
originariamente contenute in un capo del codice civile, e dove nel contratto concluso tra il consumatore e il
professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore
un significativo squilibrio dei diritti e dei obblighi derivanti dal contratto, nello specifico sappiamo che sono clausole
vessatorie quelle che limitano la responsabilità del professionista per danni alla persona del consumatore che escludono
o limitano i diritti di questo in caso di inadempimento del professionista, che riconoscono al solo professionista ecc. ecc.
a proposito invece dei contratti conclusi attraverso elaboratori elettrici o reti telematiche il codice del consumo si limita
a rinviare al dettato del d.lgs. 70/2003, specificando in caso che in caso di contrasto tra la disciplina di settore e il codice
del consumo, sono le disposizione di questo a prevalere, in particolare va precisato che, in caso di commercio
elettronico indiretto, nel quale i beni, ordinati e pagati in via elettronica sono consegnati attraverso modalità non
elettroniche, il codice del consumo si applica alle fasi che si volgono of line, mentre il decreto prima citato si applica al
commercio elettronico diretto, o alle fasi on line di quello indiretto.

Codice del consumo e prodotti difettosi:


la tutela del consumatore si è affermata, nei ultimi anni, come un elemento catalizzatore di un vero e proprio filone
normativo che si è sviluppato secondo le linee di una precisa scelta legislativa comunitaria che trae origine dal trattato
istitutivo della comunità europea del 1957, dove però gli interessi dei consumatori erano tutelati solamente in via
indiretta e in stretto collegamento con la necessità di garantire lo svolgimento della libera concorrenza, e che, con il
passare degli anni è divenuto uno degli specifici obbiettivi che la comunità si è prefissata di perseguire; una linea di
azione che si è consolidata con la carta dei diritti fondamentali dell’unione europea ( Nizza 07 dicembre 2000 ) la quale
all’art. 37 sancisce il riconoscimento dei diritti dei consumatori quali valori comuni agli stati membri, cui risulta
assoggettato sia il diritto comunitario, che gli organi giurisdizionali comunitari e nazionali; c’è poi il trattato
costituzionale dell’unione europea del 2004, il quale eleva a rango costituzionale europeo i diritti della persona, il quale
dedica un apposita sezione alla protezione dei consumatori.
In linea generale quindi il codice di consumo riunisce, in 146 articoli, ben 21 provvedimenti, raccogliendo in un unico
testo normativo una serie di legge speciali, spesso non coordinate tra di loro e riconducibili a diverse epoche storiche,
che ruotano intorno all’atto economico del consumo o meglio, ai processi dei acquisti e di consumo; tra i provvedimenti
volti ad assicurare al consumatore un elevato livello di protezione un ruolo di particolare importanza è svolto dal P.R.
numero 224/1988
Sulla responsabilità per danni cagionati dalla circolazione di prodotti difettosi, ora confluito nel codice del consumo
dall’art. 114 al 127 , tale normativa ha provveduto ad individuare le regole applicabili alla fattispecie di danni che
possono essere cagionati alla integrità psicofisica di un individuo, o al suo patrimonio, dall’utilizzo e dal consumo di
beni difettosi, più specificatamente a livello comunitario è stato previsto l’inserimento di nuove disposizioni che
vengono ad affiancarsi alle regole generali previste da ciascun paese in materia di responsabilità per inadempimento o
illecito, così anche il legislatore italiano ha perseguito l’obbiettivo di assicurare alla persona danneggiata da un prodotto
difettoso una protezione che va oltre le tutele di carattere sia contrattuale sia aquiliano, come disciplinate dal codice
civile, in particolare vi è riferimento alla disciplina codicistica dettata in ,materia di vendita la quale, da un lato,
imponendo al venditore l’obbligo di risarcire al compratore i danni derivanti dai vizi della cosa, fa ricadere su di lui
anche tutti i rischi inerenti per la responsabilità per i danni causato da un prodotto difettoso, dall’altro concede allo
stesso la possibilità di fornire la prova liberatoria di avere ignorato senza sua colpa i vizi medesimi.
In questo contesto è però importante ricordare l’importanza del d. PR. 224/ 1988 il quale, allo scopo di tutelare il
consumatore per il danno subito dall’uso di un prodotto difettoso, chiama espressamente a rispondere del danno chi ha
prodotto la cosa indipendentemente dalla prova della sua colpevolezza, e solo sul presupposto della difettosità del bene
messo in commercio, in questo caso, la finalità perseguita dal legislatore è quella di fare in modo che ciascuno dei
soggetti che prendevano parte al processo di fabbricazione di un bene avessero adottato tutti gli accorgimenti necessari
a garantirne anche la sicurezza; il collegamento poi con la nozione di produttore, il legislatore ha delimitato l’ambito
della disciplina in materia di responsabilità per danni da prodotti difettosi specificando il concetto di prodotto, a tale
proposito il legislatore italiano introduceva una differenziazione tra i prodotti industriali e prodotti agricoli: i primi,
sottoposto alla disciplina del d. p. r. 224/ 1988 i secondi invece, esonerati dall’applicazione del regime di
responsabilità, particolarmente gravoso, in esso previsto.
Il concetto di difettosità, punto centrale della disciplina va poi ricondotto poi alla mancanza di qualità del prodotto che,
a seconda delle ipotesi, verrà a configurarsi come un difetto o di informazione o di progettazione o di fabbricazione; per
quanto riguarda invece, le alte tipologie di difetti la dottrina è divisa in:
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 chi propende per un interpretazione oggettiva della responsabilità ( il produttore è considerato
responsabile per il danno cagionato da un prodotto difettoso sul presupposto che il bene non offre
la sicurezza che ci si può legittimamente attendere legittimamente, tenuto conto di tutte le
circostanze ),
 coloro che, invece, assegnano un significato soggettivo alla responsabilità ( si ritiene che la prova
dell’imprevedibilità del difetto in base alle conoscenze tecniche o scientifiche, nel ipotesi di
difetti di progettazioni, e la prova dell’assenza o del inadeguatezza dell’istruzioni fornite,
implicano necessariamente una valutazione in termini di diligenza del produttore )
 sotto altro profilo, il comportamento del produttore assume una rilevanza decisiva pure
nell’ambito della prova liberatoria accordata ( in questo caso, l’esclusione della responsabilità del
produttore trova giustificazione nell’assenza della sua colpa che si sostanzia nell’avere realizzato
la parte componente in conformità alla prescrizione indicate dal committente e nel avere operato
con diligenza )
a tutto questo va aggiunto che ( l’entrata in vigore della l.n. 281/1998 ) ha introdotto un ulteriore forma di tutela in capo
ai consumatori e, tenuto conto che infatti, in virtù di tale normativa, le associazione dei consumatori potranno agire in
giudizio sia per la tutela della salute che per garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti e servizi, tutte queste
previsioni legislative, sono confluite nel codice del consumo nella parte IV dedicata alla sicurezza e qualità.

Autoregolamentazione e responsabilità:
la qualificazione delle esperienze di autoregolamentazione privata a carattere generale presuppone un’analisi e una
sintesi:
- analisi dei casi di produzione di norme giuridiche di derivazione non statuale, pubblica o privata, degli
stimoli e dei bisogni cui risponde l’autonormazione;
- sintesi, per la necessaria ridefinizione del principio di legalità, non più essenzialmente legato a quello di
statualità;
tradizionalmente il diritto privato, in particolare quello dei contratti è stato considerato inadatto a perseguire obbiettivi
di regolamentazione, di preferenza attribuita al potere pubblico ed amministrativo, per il potere di imperio
caratterizzante lo stato-apparato. Le caratteristiche di tale autoregolamentazione vengono rintracciate nella sostanziale
coincidenza tra i regolatori e i regolati, e nella finalizzazione delle procedure di accertamento delle infrazioni alla
cooperazione dei regolati stessi, nello specifico è importante citare il codice tv e minori, approvato il 29 novembre 2002
da alcune associazione di tutela dei minori sotto gli auspici del ministero delle comunicazioni, tale codice distingue una
televisione per tutti, nonché del fondamentale ruolo educativo della famiglia nei confronti del minore, ma , i tratti
maggiormente caratterizzanti si rinvengono per la televisione per i minori, in quanto le imprese televisive si impegnano
a dedicare nei propri palinsesti una fascia protetta di programmazione ( tra le ore 16 e le ore 19 ), ed inoltre una speciale
attenzione è riservata pure alla pubblicità, con un attento controllo sui contenuti di spot e trailer, stante il divieto di
trasmissione di pubblicità e autopromozione che possono ledere l’armonico sviluppo, o costituire fonte di pericolo
fisico o morale per i minori; l’attuazione e il controllo sull’applicazione del codice è affidato ad un comitato di
applicazioni, composto da 15 membri effettivi, nominato con decreto del ministro delle comunicazioni, i quali restano
in carica 3 anni e decadono qualora non partecipino a tre sedute consecutive del comitato. Le delibere sono adottate con
la presenza di almeno 2/3 dei componenti e il voto della maggioranza dei aventi diritto al voto e tutte le decisione del
comitato sono inoppugnabile.

IL DIRITTO DELLA SOCIETA DELL’INFORMAZIONE:

documento informatico e contratti digitali:


volendo definire con precisione il documento informatico possiamo affermare che ciò che lo contraddistingue è
essenzialmente una caratteristica negativa, ossia il mancato utilizzo di carta, o di latri supporti, tanto che è possibile
riferirsi ad esso utilizzando la locuzione paper less documento, ma più dettagliatamente il legislatore a provveduto a
fornire un ulteriore definizione ( d.l.gs. 5 marzo 2005 codice amministrazione digitale ) che all’art. 1 lo definisce come
“ la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti “ tale documento informatico dve essere
quindi inteso come tutti gli altri e, per tanto, le sue caratteristiche dovranno essere valutate dal giudice ai sensi degli artt.
2699 ss.cc , nello specifico citiamo l’art. 21 CAD, il quale affronta il valore probatorio del documento informatico sotto
scritto con la c.d. “ firma elettronica debole “, questo, sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto
conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità e sicurezza.

La firma digitale:
l’art. 1 CAD ci fornisce le seguenti definizioni di firma elettronica:
a) firma elettronica: l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica
ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione informatica;
b) firma elettronica qualificata: la firma elettronica ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce
la connessione univoca al firmatario, creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo
esclusivo
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c) firma digitale: particolare firma elettronica qualificata, basata su un sistema di chiavi crittografiche ( una
pubblica e una privata )
l’art.24 CAD disciplina poi la firma digitale stabilendo che essa deve riferirsi in maniera univoca ad un solo soggetto ed
al documento o al insieme di documenti cui è apposta o associata.
Va inoltre precisato che la vera differenza tra firma digitale e firma elettronica debole è rappresentata dalla circostanza
che, per la generazione della firma digitale, deve adoperarsi un certificato qualificato che, al momento della
sottoscrizione, non risulti scaduto di validità ovvero non risulti revocato o sospeso; molto importante è anche l’art. 25
secondo cui si ha per riconosciuta, la firma digitale o altro tipo di firma elettronica qualificata autenticata dal notaio o da
altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, il codice spiega infatti che l’autenticazione della firma digitale consiste
nell’attentazione, da parte del pubblico ufficiale, che la firma stessa è stata apposta in sua presenza dal titolare.

E stato osservato che la sottoscrizione elettronica, deve necessariamente implicare idonee garanzie sull’imputabilità
soggettiva del documento informatico, ma tale documento informatico, pur se sottoscritto con firma digitale non può
garantire la certezza sulla reale identità del sottoscrittore, se non appunto in caso di autentica della sottoscrizione da
parte di un pubblico ufficiale.

I contratti digitali:
i contratti digitali rappresentano il genus rispetto alla species contratti telematici, questi ultimi sono dei contratti digitali
caratterizzati dall’incontro a distanza tra acquirente e venditore; come già per i documenti, definiremo digitali solo quei
contratti conclusi esclusivamente in forma elettronica cioè senza che le parti utilizzino alcun documento cartaceo, ne
deriva per tanto che i contratti digitali in senso stretto sono quei contratti che hanno una prestazione caratteristica
eseguita interamente e direttamente tramite il trasferimento elettronico di dati, chiameremo invece, contratti digitali in
senso ampio tutti quei contratti che, ( pur essendo stati conclusi elettronicamente ) non hanno avuto adempimento in
forma esclusivamente digitale.
I contratti telematici: devono farsi rientrare nella categoria dei contratti interabsentes, ma con alcune particolarità, la
prima è che non esiste un solo tipo di contratto telematico, per tanto l’approccio dovrà essere differente a seconda della
situazione; possiamo individuare tre modalità di utilizzo del computer nella stipulazione di un contratto telematico:
come mezzo di comunicazione della volontà, come un automatico, oppure come mezzo integrativo della volontà umana,
in riferimento a tutto ciò introduciamo il concetto di intelligenza artificiale ( A. I. ) che viene, in genere, utilizzato per
indicare la capacità di un programma di ricreare all’interno di un computer alcuni dei processi mentali tipici dell’uomo,
dotando la macchina di una capacità di ( ragionamento ) sempre maggiore; i programmi di A.D. sono stati studiati ed
applicati in svariati ambiti, ma hanno trovato quasi sempre il loro banco di prova nel settore videoludico, e proprio in
questo ambito è stata applicata e studiata per la prima volta la c. d. logica fiuzzy, detta anche logica sfumata,
caratteristica di tale logica sfumata è propria quella di rendere il comportamento della macchina non lineare, ma capace
di adattarsi alle più svariate situazioni prendendo in esame le varie opportunità offerte, dei parametri predefiniti, ed
infine una piccola dose di casualità.
I contratti telematici automatici devono essere distinti in automatici semplici e avanzati, o cibernetici: la prima
fattispecie è quella che più si incontra nel mondo del informatica, la sua realizzazione non richiede infatti conoscenze
particolare da parte del venditore, a può essere gestita in maniera più facile e sicura, il principale limite di questa
categoria di contratti è la loro limitata flessibilità, dove il venditore potrà predisporre un certo numero di opzioni ma
sempre e soltanto nei limiti previsti dal programmatore, tali limiti vengono invece superati dai contratti cibernetici
appunto, in cui il computer, utilizzando un programma di intelligenza artificiale, è in grado di adattarsi ad un numero
virtualmente infinito di situazioni; l’ utilizzo di tali contratti digitali presenta particolarità relativamente al alcuni
requisiti contrattuali , la questione più dibattuta in dottrina è rappresentata dalla possibilità di imputare al dominus gli
effetti giuridici dei contratti telematici automatici e, soprattutto cibernetici, inoltre parte della stessa dottrina sostiene
che le decisioni del computer devono essere sempre imputate all’ uomo che lo ha programmato, in quanto nel
programma va ravvisata la proiezione nel futuro del pensiero e della volontà dell’ uomo; resta comunque il problema,
non indifferente, della tutela del terzo che, fidandosi delle apparenze ha concluso il contratto cibernetico.
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