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Novecento, Romanelli

Storia contemporanea i (Sapienza - Università di Roma)

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Capitolo 1: Una grande guerra.

Il piano della Germania consisteva nel mettere rapidamente i francesi fuori gioco e per farlo il 4 agosto
invasero il Belgio violando, che aveva stabilito la sua neutralità sin dal 1839. Il re Alberto I era deciso a voler
mantenere tale situazione d la resistenza belga fu sostenuta strenuamente grazie alle fortificazioni erette
nel corso del tempo nel Paese; l’aver rifiutato l’ultimatum tedesco diede il tempo alle truppe britanniche di
raggiungere quelle francesi, che sconfissero i tedeschi ormai avanzati fino alla Francia sul Marna e sull’Aisne.
Si infranse dunque l’idea di guerra lampo; nel frattempo i russi erano penetrati in Prussia, nel cuore del
Reich, dunque i tedeschi dovettero concentrare le truppe contro i russi, che furono espulsi con successo.
Non passò molto tempo dall’inizio di questa Grande guerra che nacque il triste simbolo che essa porta: le
trincee. Nati come corridoi per favorire gli spostamenti, divennero presto veri e propri campi di battaglia e
più sovente cimiteri, considerando che avanzare era quasi impossibile dato lo sbarramento del filo spinato,
lo sbancamento del terreno prodotto dai bombardamenti e soprattutto il fuoco dell’artiglieria nemica, che
ormai aveva soppiantato gli scontri corpo a copro. La generazione di giovani volontari partiti alla ricerca di
nuovi valori si resero così conto di cosa fosse la guerra; migliaia di soldati accampati nel terreno, in balia dei
fenomeni atmosferici, dei pidocchi, delle malattie furono oggetto di molti racconti, analisi psicologiche e di
memorie; particolarmente toccante è quella di Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte
occidentale.

Nel 1914 l’Italia di Salandra aveva dichiarato la sua neutralità; si trovava animata dagli scontri tra i
neutralisti, quali socialisti (la guerra come scontro tra nazioni plutocratiche), cattolici e parlamentari, ed
interventisti, quali nazionalisti e irredentisti. Tra il popolo era diffuso l’interventismo, grazie anche alla
propaganda di Gabriele d’Annunzio e del futurista Filippo Tommaso Marinetti. Pur essendo legata alla
Triplice Alleanza, dato che l’Austria aveva mosso guerra senza consultare l’Italia, Salandra si avvicinò
all’Intesa firmando il patto di Londra il 26 aprile, che rimase per un po’ segreto, con il quale gli erano
garantite le terre irredente (Trento, Trieste e Venezia Giulia), il Tirolo, l’Istria, la Dalmazia, mano libera per
un’espansione in Africa, protettorato sull’Albania inoltre l’Italia puntò gli occhi anche su Fiume. Salandra
dichiarò guerra all’Austria il 23 maggio 1915 e il giorno seguente le truppe si diressero verso il fronte.

Gli italiani sconfissero gli austriaci sull’Isonzo, perdendo però moltissimi soldati, mentre i tedeschi
scacciavano i russi da parte della Polonia e venivano a loro volta sconfitti a Verdun dai francesi. Il
moltiplicarsi dei fronti non fece che acuire il numero delle vittime, considerando che già alla fine del 1914
molti erano rimasti senza armi, granate e proiettili dato che non si pensava a una guerra da tali dimensioni.
Quando si parla di Grande guerra infatti ci si riferisce anche al fatto che venne messa in moto la macchina
industriale, per garantire armi e viveri e per perfezionare le tecniche, la precisione del tiro, il fuoco a
ripetizione delle mitragliatrici, la mobilità dei carri armati e le possibilità di comunicazione via radio. Furono
sperimentati nuovi prodotti dell’industria chimica e i gas più rari, soprattutto iprite e bromuro; quando si
cominciò a combattere indossando le maschera a gas si usò una combinazione letale: lacrimogeni che
costringevano e togliere le maschere e diffusione nell’aria di fosgene, che veniva così respirato causando la
morte per asfissia in poche ore. Le nuove armi resero la morte collettiva e fecero decadere il mito
dell’eroismo del soldato; nasce la figura del milite ignoto, del soldato senza identità riesumato ed esposto.

I combattimenti si estesero ai mari e ai possedimenti coloniali; furono i tedeschi ad attaccare gli inglesi
attraverso navi da guerra camuffate come mercantili e riuscendo a infliggere pesanti perdite all’Inghilterra,
che ebbe però la meglio nella battaglia dello Jutland, il più imponente scontro navale fino ad allora
sostenuto. La Germania passò allora all’attacco con i sommergibili e questo portò ad alcuni incidenti con
paesi neutrali, con gli Stati Uniti soprattutto dato che era stata affondato il Lusitania, un transatlantico

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britannico con passeggeri americani. In seguito a questo fatto la Germania sospese le uscite dei
sommergibili continuando con le navi e ottenendo una pesantissima sconfitta presso le Falkland. i Paesi
dell’Intesa attaccarono le colonia tedesche in Africa, Togo e Camerun, estendendo ulteriormente la guerra;
a confermare la mondialità della guerra anche la presenza dell’Impero turco ottomano a fianco della Triplice
Alleanza, considerando la sua molteplicità di fronti. Mentre a Costantinopoli lo sceriffo della Mecca e
Edward Lawrence, il famoso Lawrence d’Arabia, miravano a riunificare i popoli di lingua araba di tutta l’area,
l’impero turco continuava la sua sfida con la Russia che aveva l’appoggio dell’Inghilterra e della Francia,
nonostante volessero entrambe limitare l’ingerenza russa nel Mediterraneo. Quando i turchi attaccarono il
fronte russo in pochissimi giorni anche a causa dell’inverno; dei 95mila soldati turchi che avevano attaccato,
75mila morirono e oltre la metà di freddo. La Russia chiese la mobilitazione dei paesi occidentali per
fermare l’impero turco e dunque gli alleati pensarono di bombardare Costantinopoli, Churchill, ministro
della marina inglese, convinse il governo a tentare una spedizione per forzare gli stretti ma non ebbe
successo e ancora più una seconda per entrare a Gallipoli, lungo lo stretto dei Dardanelli, durante la quale
però si distinsero i reggimenti provenienti dall’Australia e dalla Nuova Zelanda; Churchill fu allontanato dal
governo e andò in Francia.

Quando si parla di mobilitazione totale si fa riferimento, oltre alla mobilitazione militare, anche a quella
industriale. In tempo di guerra gli apparati industriali delle grandi potenze europee dimostrarono tutta la
loro forza e la produzione divenne tuta finalizzata al consumo di guerra; si produceva per distruggere e di
conseguenza la domanda aumentava all’infinito. Furono le donne a sostituire gli uomini nei lavori pesanti ed
industriali e questo fu un fattore di emancipazione in Gran Bretagna, dove nel 1918 venne concesso loro il
diritto di voto, e anche negli Stati Unti, dove avvenne lo stesso.
Riguardo agli eserciti, si impose una disciplina ferrea che non ammetteva codardi, i quali Cadorna, generale
dell’esercito italiano, sosteneva andassero uccisi. Per molti motivi i soldati venivano uccisi da fuoco amico e
di questi non c’è stata stima. Quando ci si accorse che le durezza non era funzionale allo scopo di
disciplinare le truppe, si ricorse a metodi ad un tempo più umani e invasivi, cioè si premeva affinché queste
aderissero alle ragioni della guerra, alla demonizzazione del nemico facendo spesso riferimento a cosa
sarebbe toccato alle donne e alle famiglie a casa.

Fu il 1917 l’anno di svolta della Prima guerra mondiale; fu l’anno in cui la Russia uscì dal conflitto. Nicola II
aveva pensato a un conflitto breve e, seppur l’esercito era il più numeroso ai fronti, l’industria russa non
poteva provvedere a un approvvigionamento così elevato. Il popolo chiedeva da tempo di uscire da una
guerra che tra l’altro non avrebbe mai voluto ma lo zar continuava a tirare avanti; il 23 febbraio del
calendario russo (marzo secondo quello gregoriano) a Pietrogrado, l’attuale San Pietroburgo, dimostranti,
per lo più donne, protestarono fino a costringere lo zar a sospendere il Parlamento, i deputati però
formarono un governo provvisorio sotto L’vov e il ministro Kerenskij; quando la guardia imperiate
familiarizzò con gli insorti e con il nuovo governo lo zar abdicò e suo fratello si rifiutò di prendere il suo
posto; il vuoto di potere lasciò spazio ai Soviet degli operai e dei soldati e ci si preparava alla rivoluzione
socialista, da molti auspicata ma comunque ritenuta nel complesso irrealizzabile. Nel frattempo, l’esiliato
Lenin era tornato in patria grazie al sostegno dei tedeschi, che miravano ad indebolire il fronte russo. Con le
tesi di aprile, diedi direttive politiche, incitò alla rivoluzione e creò, con Trotskij, il Comitato rivoluzionario
militare; con questo nell’ottobre del 1917 marciò su Pietrogrado prese d’assedio il Palazzo d’inverno e i
ministri arrestati; il governo fu preso dai bolscevichi. Fu dichiarata l’uguaglianza e la sovranità delle
nazionalità dell’impero e la terra fu nazionalizzata e distribuita ai contadini, inoltre fu firmato l’armistizio,
poi diventato pace, di Brest-Litovsk, con il quale la Russia perse la Polonia, le province quali Estonia, Lettonia
e Lituania e dovette riconoscere l’indipendenza di Ucraina e Finlandia.

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Mentre il fronte orientale cadeva, truppe tedesche colpirono a sorpresa quelle italiane, che avevano quasi
sconfitto quelle austriache, attraverso bombardamenti d’artiglieria e uni massicci di gas tossici; furono
300mila i soldati fatti prigionieri a Caporetto mentre molti altri abbandonarono le linee, gettarono armi ed
equipaggiamento sul terreno e presero la via del ritorno. Il crollo fu non solo militare, ma anche morale e
fece capire quanta strada dovevano ancora compiere l’Italia quanto gli italiani; la viltà dei soldati
accompagnata all’incapacità dei generali portarono ad un massacro; Cadorna fu sostituito dal giovane
Armando Diaz che chiamò la leva del ’99, soldati di 17 e 18 anni che divennero il simbolo dello sforzo
supremo dell’Italia. La sconfitta di Caporetto aveva però anche cambiato l’atteggiamento verso le masse di
soldati: venne prestata più cura alla qualità del rancio e dell’abbigliamento e furono approntate le Case del
soldato, che assistevano le truppe, e nominati degli ufficiali addetti alla propaganda che spiegassero gli scopi
della guerra e mobilitassero lo spirito nazionale, inoltre furono scelte truppe d’assalto fidate e addestrate
appositamente. Contingenti di truppe inglesi, francesi e americane difesero il fronte italiano respingendo gli
austriaci oltre il Piave; il 24 ottobre 1918 Diaz lanciò l’offensiva finale, attraversò il Piave con l’esercito
italiano e sfondarono il confine austriaco a Vittorio Veneto costringendo gli austriaci alla resa. Il 4 novembre
1918 Diaz comunicò la vittoria definitiva sull’Austria.

Avendo accennato alle truppe americane a sostegno delle italiane, va rammentato che comunque gli Stati
Uniti avevano formalmente partecipato al conflitto con i loro capitali e le loro industrie ma fu solo nell’aprile
del 1917 che dichiarò effettivamente guerra alla Germania, dato che solo poco tempo prima aveva
affondato 3 mercantili americani. La flotta americana era possente ma, recludendo i marines, solo 100mila
uomini formavano l’esercito. La coscrizione obbligatoria allora introdotta portò a reclutare circa 5 milioni di
uomini che partirono subito per l’Europa e, contrariamente da come sostenuto dai tedeschi che miravano
ad affondarli, arrivarono senza alcuna perdita. Decisivo fu il fatto che non avessero vissuto sconfitte e la vita
nelle trincee; l’ultimo a cadere fu il reich tedesco. Mentre Berlino cadeva nelle mani dei rivoluzionari stanchi
della guerra, Guglielmo II abdicò e partì per l’esilio. Nessuno dei suoi sei figli accettò di succederle; dunque
la Germania divenne formalmente una repubblica. Serbia, Croazia e Slovenia ottennero l’indipendenza e si
unirono nella Jugoslavia.

Il Congresso di Parigi successivo alla guerra cercò di dare una coerenza ideologica al conflitto; Woodrow
Wilson espose in 14 punti i principi su cui si sarebbe dovuto fondare l’ordine mondiale: fine della diplomazia
segreta, libertà di commercio e navigazione, riduzione degli armamenti e principio di autodeterminazione
dei popoli. In tali principi si può rivedere la linea pacifista kantiana de La pace perpetua.

Capitolo 2: Comunismo in Russia.

Se la Russia conobbe una rivoluzione nel febbraio e una nell0ottobre del 1917, la vera rivoluzione ci fu
nell’arco di questi mesi. La prima infatti vide l’abdicazione dello zar dopo oltre secoli di regno dei Romanov e
la seconda la piena presa di potere di Lenin e dei bolscevichi che riuscirono a mantenerlo negli anni a
venire. Tra il 1918 e il 1921 intanto una sanguinosa guerra civile venne combattuta contro le armate
bianche, che per associazione al colore della famiglia zarista, il bianco appunto, vengono identificate con le
truppe ad essa fedeli ma comprendeva anche democratici, socialisti, contadini, cosacchi affiancati dai
tedeschi, da inglesi, francesi e americani che volevano contrastare i tedeschi, e infine i giapponesi. La
resistenza e poi la vittoria russa fu possibile solo grazie alla riorganizzazione dell’esercito ad opera di Trotskij.
fu ricorso a un sistema di disciplina rigorosa e severa che dalle file dell’esercito poi si sestese all’intera
popolazione attraverso la Ceka. Il partito al governo, chiamato comunista, dirigeva e comandava l’intero
apparato statale e si impegnò per una secolarizzazione dello Stato laicizzando la scuola, introducendo il
matrimonio civile e il divorzio. Ci si impegnò inoltre per esautorare i Soviet e dunque impedire ogni forma di

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controllo operaio o sindacale, a schiacciare ogni opposizione o discussione interna e a bandire ogni forma di
democrazia, furono proibii i giornali, riviste e la giustizia fu affidata a tribunali rivoluzionari, lo sciopero fu
proibiti e i sindacati sciolti. Tutte le insurrezioni venivano etichettate come cospirazioni controrivoluzionarie
e represse nel sangue, come quella dei marinai di Kronstadt, che nel febbraio del 1921 chiesero le elezioni
dei Soviet, libertà di parola e di produzione per contadini e artigiani; strumento di repressione
dell’opposizione fu sempre la polizia politica, la Ceka appunto, e per favorire il suo operato venne
reintrodotta la pena di morte e resa lecita l’esecuzione sul posto, senza processo. Inoltre furono aperti i
gulag, presentati come campi di lavoro per il recupero dei detenuti e per il rieduca mento dei sospetti ma
divenuti in realtà veri e propri campi di sterminio, anche se furono utilizzati principalmente dal regime
staliniano. Questa fu la politica che Lenin chiamò comunismo di guerra, intesa come strategia per vincere
una guerra sia esterna che interna; nel 1919 fu anche formato il Comintern, o Terza Internazionale (Prima
nel 1864, Seconda nel 1889) e inoltre nel 1922 venne creata l’URSS, l’Unione delle Repubbliche socialiste
sovietiche, ovvero Russia, Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia.

Se la guerra aveva definitivamente cambiato la situazione della Russia, in Germania non fece da meno.
Dopo l’abdicazione di Guglielmo II, nel novembre del 1918 si formò un governo repubblicano provvisorio
nella mani di Friedrich Ebert, ma già nel gennaio del 1919 gli spartachisti insorsero a Berlino e dichiararono
decaduto il governo, mentre in Baviera e in Ungheria i comunisti e i socialdemocratici proclamarono la
repubblica. Le insurrezioni furono stroncate con la forza dai Corpi franchi, gruppi paramilitari appunto al
servizio della repressione di orientamento socialista che spararono sui comunisti, senza considerare come
eredi della stessa tradizione di pensiero. Liebknecht e la Luxemburg furono fucilati.

Nel 1919 il partito socialista era diventato quello con più voti in Italia, ma a consolidarsi era l’orientamento
massimalista. Tra il 1919 e il 1920 il paese si trovò economicamente paralizzato in tutti i campi a causa della
crisi e della crescita dei prezzi e soprattutto a causa degli scioperi, condotti non solo dagli operai ma anche
dagli impiegati dei servizi pubblici e perfino dai contadini; fu il cosiddetto biennio rosso durante il quale
venivano richieste organizzazioni sindacali simili ai Soviet e che vide le principali rivolte a Torino da parte
degli operai del settore metalmeccanico, fiorito negli anni della guerra ma ora praticamente fermo. Uno
degli intellettuali che aveva fomentato le giornate torinesi, Antonio Gramsci, fu arrestato ma il suo giornale,
l’Ordine Nuovo, aveva presentato un programma alternativo a quello del partito socialista e da quel
programma nascerà, formato da Gramsci, Bordiga, Togliatti e altri ex-socialisti, il partito comunista italiano
nel 1921.

Nel frattempo i bolscevichi in Unione Sovietica avevano vinto la guerra civile e le campagne ne costituirono
il fronte strategico dato che l’80% della popolazione dell’impero era costituito ancora da contadini, di
diverse nazionalità. Costituendo da una parte una forza controrivoluzionaria e dall’altra la fonte prima di
risorse del Paese si alternarono periodicamente repressioni e concessioni. Lenin aveva discusso sul tema
della nazionalità sostenendo che in ogni Paese ci fossero due identità, quella borghese e quella proletaria, e
che avrebbe consentito di difenderle o reprimerle a seconda delle circostanze; se era stato sancito il diritto
allo sviluppo delle minoranze nazionale, sin dal 1917 Lenin e Stalin avevano deciso l’invasione e la
sottomissione dell’Ucraina, prima atto di guerra verso i contadini; quando questi presero le terre e vennero
ridistribuite, seguirono requisizioni, espropriazioni, lavoro obbligatorio e violenze di ogni tipo, anche torture
a volte. La persistente ribellione nelle campagne si decise di allentare la pressione e di organizzare la
produzione e la distribuzione in maniera diversa, cercando di fare tanto gli interessi della produzione
industriale quanto di quella agricola. Si arrivò così alla NEP, la nuova politica economica, che da una parte
irrigidì il controllo interno ma introdusse anche riforma di parziale liberalizzazione dell’economia, si rinunciò
alla collettivizzazione delle terre e le requisizioni furono sostituite da una tassa in natura, fu autorizzata la

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creazione di piccole imprese private e, anche se l’inversione della politica economica causò un certo
sconcerto, la NEP produsse buoni risultati e l’economia poté lentamente rispendersi; gli indirizzi di
liberalizzazione però male si accompagnavano all’analfabetismo e al regime reprimente della polizia, furono
infatti abbandonati nel giro di pochi anni.

Proprio negli anni in cui venne applicata la NEP essendo Lenin gravemente malato non poté fermare
l’accumulo di potere nelle mani di Stalin, che nel suo testamento, rimasto segreto fino al secondo
dopoguerra, indicava come inadeguato per il governo per il suo egocentrismo e per la sua troppa sicurezza e
prontezza nel pendere decisioni che poi si rivelavano troppo sbagliate, proponendo dunque e di rimuoverlo
dalla carica. Alla sua morte avvenuta nel 1924 fu Stalin a consolidare il suo potere esiliando i suoi avverarsi,
Bucharin e Trotskij, poi fatto anche assassinare. Quest’ultimo aveva sostenuto lo sviluppo industriale come
basato sulla teoria della rivoluzione permanente, che dai paesi sovietici ne avrebbe poi guidati molti altri
mentre Stalin, con la teoria del comunismo in un solo paese guadagnò anche il consenso degli industriali.
Tale dottrina prevedeva che il regime fosse stabilizzato attraverso uno sviluppo economico dato dalla
concentrazione delle risorse nello sviluppo industriale. Riprese la guerra ai contadini, si tornò alle
requisizioni forzate, le terre vennero unificate in cooperative agricole (kolchoz) e aziende di Stato (sovchoz),
che avevano l’obbligo di consegnare i prodotti; i contadini risposero imboscando le derrate alimentari,
bruciando i raccolti e macellando il bestiame pur di non farlo allo Stato. Una carestia dilagante si abbatté
presto sulle campagne tra il 1921 e il 1922 e i villaggi affamati non ricevettero alcun sostegno per decisione
di Stalin e la disperazione era talmente tale tanto che sono verificati casi di cannibalismo. Fu così che venne
vinta la guerra i contadini e che dunque ci si poté concentrare per lo sviluppo industriale; il Gosplan, ovvero
la Commissione statale per la pianificazione, uno sforzo collettivo pazzesco che vide il varo di piani
quinquennali con obiettivi sempre più ambiziosi che però ottennero grandi miglioramenti nell’industria
pesante, delle attrezzature, delle fonti di energia, dell’acciaio, dell’energia elettrica, delle costruzioni
meccaniche e nel giro di pochi anni nacquero moltissime città industriali; l’Unione Sovietica da Paese
arretratissimo che era divenne così una potenza industriale. Ma dato che i piani non prevedevano il
sostegno alla produzione di beni di consumi e all’edilizia, gli operai sempre più spesso vedevano i loro
stipendi ridotti e le tasse aumentare e l’urbanizzazione tumultuosa peggiorò le condizione abitative e spesso
la disgregazione sociale, crebbero infatti il numero di divorzi, aborti e la diminuzione della natalità,
l’aumento della prostituzione, dei furti e dell’alcolismo, spesso indotto dallo Stato dato che comunque per le
entrate fiscali era necessario. Comunque la politica economica di Stalin suscitò molta ammirazione in
Occidente, dove il capitalismo era ormai in crisi.

Capitolo 3: Il principio nazionale.

Per quanto riguarda i 14 punti di Wilson, questi avevano sancito i principi secondo i quali si sarebbe giunti
alla pace come a fine delle diplomazia segreta, libertà di commercio marittimo e soppressione delle barriere
commerciali, riduzione degli armamenti e, soprattutto, la nascita di una Società delle Nazioni che regolasse i
rapporti tra i vari stati. Con sede a Ginevra, in Svizzera e dunque in un paese neutrale, fu impegnata
soprattutto nel definire i trattati di pace ma da subito fu nota la debolezza della Società dato che rimase
sostanzialmente nelle mani dell’Inghilterra e della Francia dato che il Congresso statunitense aveva deciso di
non uscire dal suo isolazionismo e dunque di non intervenire nelle questioni europee e non entrare nella
Società. Furono 5 i principali trattati di pace che ne uscirono e presero il nome del luogo in cui vennero
firmati: Versailles (Germania), Saint-Germain (Austria), Trianon (Ungheria), Neuilly (Bulgaria), Sevres
(impero turco). Nacquero nazioni indipendenti, dallo sfaldamento dell’impero russo occidentale Polonia
Finlandia, Lettonia, Estonia e Lituania, Austria e Ungheria vennero divise, Boemia e Slovacchia si unirono

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nella Cecoslovacchia e nacque la Jugoslavia dall’unione di Serbia, Croazia e Slovenia, non dopo poche
difficoltà date dalle diversità etniche e religiose.

Il trattato di Sevres portò allo smembramento dell’impero turco ottomano e non ne rimase che l’Anatolia,
l’attuale Turchia. Di particolare interesse per gli europei era la rilevanza economica dei territorio detti del
Medio Oriente ma soprattutto la Palestina e Gerusalemme, depositaria dei luoghi sacri delle religioni
monoteista e meta storica delle crociate; l’immigrazione ebraica era stata qui favorita anche da un progetto
nato da Theodor Herzl, fondatore di un’organizzazione sionista (Sion si diceva fosse il nucleo originario di
Gerusalemme) che rivendicava le terre come promesse da Dio e che riuscirono ad avere anche l’appoggio
degli inglesi, che si atteggiavano come difensori degli ebrei. Parte dei territori ora libero vennero spartiti tra
inglesi, che vi instaurarono delle monarchie, e francesi, che vi instaurarono governi repubblicani. I francesi
crearono una zona completamente cristiana, il Libano, da una costola della Siria, mentre gli inglesi divisero
la Palestina in due parti, Transgiordania e Cisgiordania.

Il principio di nazionalità espresso da Wilson spesso fece rivivere sentimenti di ostilità; ciò accadde in
Irlanda, dove nel 1918 alle elezioni vinta da Lloyd George si accompagnò la vittoria in Irlanda del Sinn Fein,
un gruppo di nazionalisti indipendentisti e repubblicani. Ritenendo illegale l’atto del 1801 che aveva abolito
il Parlamento irlandese, questi istituirono un nuovo Parlamento reclamando l’indipendenza nazionale, che
la corona inglese non era disposta a concedere; nel 1921 fu votata l’istituzione di due parlamenti, uno che
rappresentava la gran parte dell’Irlanda meridionale che proclamava l’indipendenza e uno che
rappresentava le contee settentrionali dell’Ulster, una minoranza legata alla corna inglese. Negli anni
seguenti tensioni e scontri portarono al consolidamento dello Stato irlandese che nel 1922 adottò una
Costituzione scritta accentuando la propria diversità dall’Inghilterra e un’altra Costituzione del 1937 sancì la
nascita di un nuovo Stato, divenuto realmente indipendente dopo la seconda guerra mondiale, nel 1949.
Solo l’Ulster rimase legato all’Inghilterra.

Si è detto della riduzione dell’impero turco alla sola Anatolia; prima della guerra il movimento nazionalista
dei Giovani turchi nel 1908 minacciò un’imponente marcia su Costantinopoli chiedendo il ripristino della
Costituzione del 1876 e misure liberali quali l’abolizione dei tribunali speciali, l’inviolabilità della
corrispondenza e la libertà di stampa. Nello stesso anno il movimento vinse le elezioni e prese la guida del
Paese; la pressione delle guerre, anche di quelle balcaniche, e le varie sconfitte che gli valsero la perdita di
tutti i territori europei, si decise di nazionalizzare l’impero in base alla sola etnia turca e ciò porto alla
persecuzione e allo sterminio di curdi, greci e soprattutto di armeni, il cui genocidio avvenne durante la
Prima guerra mondiale. Per la loro religione ortodossa erano infatti protetti dallo zar di Russia e dunque
vennero accusati di connivenza con i russi. Dopo la guerra per frenare la situazione intervenne Mustafa
Kemal che nella primavera del 1920 non ratificò il trattato di Sevres, sconfessò il sultano e promulgò una
nuova costituzione, inoltre si mise a capo di un governo repubblicano. Completò le riforme ottocentesche
del Tanzimat imponendo al paese una secolarizzazione forzata separando sfera civile e sfera religiosa,
sciolse le istituzioni religiose e incamerò i suoi beni, fu introdotto il matrimonio civile e la legge coranica
nella sfera privata, mentre per quella pubblica prevalsero le leggi dello Stato, venne adottato il suffragio
universale e riconosciuta la parità dei sessi; fu questo uno dei pochi casi in cui l’occidentalizzazione di uno
Stato musulmano riuscì.

In altri paesi si tentò di avviare una politica di occidentalizzazione. In Egitto nel 1919 era stata formata e
inviata a Versailles una delegazione, che poi prese il nome di Wafd, per chiedere l’indipendenza; la
delegazione fu arrestata e gli inglesi cedettero solo nel 1922, dopo tre anni di proteste. L’Egitto divenne una
monarchia indipendente sotto Fuad, comunque all’ombra del governo inglese che controllava il canale di

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Suez. Nel 1936 a Fuad successe il figlio Faruk, interessato agli svaghi europei, simpatizzante per il nazismo
tedesco e determinato a limitare il Wafd; il governi, debole e corrotto, era laico e questo favorì il sorgere
della Fratellanza musulmana, fondata in Egitto nel 1928, che sostenevano una rigenerazione religiosa e
morale e che il Corano dovesse diventare la costituzione dello Stato islamico. In Persia si arrivò negli anni 20
del Novecento, dopo un colpo di Stato ad opera di Reza Shah, un generale dell’esercito che instaurò una
dittatura militare, rafforzò e modernizzò l’esercito, sviluppò le comunicazione e in particolare le ferrovie.
Incoraggiò l’industrializzazione del Paese, abolì il velo e aprì scuole laiche.

Particolare fu la storia dell’India; sotto il raj britannico, le truppe indiane avevano supportato gli inglesi con
proprie truppe durante la Prima guerra mondiale sperando di ottenere una certa autonomia. Due riforme
costituzionale del 1909 e del 1935 effettivamente affidarono il governo locale a Consigli legislativi eletti
tenendo conto del criterio religioso e etnico, avevano carattere consultativo e dunque sostanzialmente
lasciavano il potere nelle mani dei governatori. Fu comunque premuto sulla modernizzazione dell’India
attraverso la creazione di collegamenti ferroviarie e di una burocrazia di Stato e un sistema di giustizia,
oltre che l’unificazione monetaria e finanziaria. L’unificazione fu comunque molto difficile date le varie
etnie e religioni; erano soprattutto i musulmani ad essere toccati dalle divisioni religiose date la crisi
dell’impero turco e questi puntarono a definire la loro identità in base a un islam puro e questo acuì il
conflitto con gli indù, tanto che nel 1905 gli inglesi avevano diviso la provincia del Bengala in due zone per
separarli. Al Congresso nazionale indiano nato nel 1885, il principale partito nazionale del paese, si affiancò
nel corso del Novecento un movimento nuovo, le cui basi furono gettata da Gandhi, avvocato formatosi in
Inghilterra mandato in Sudafrica per una causa quando gli indiani furono privati del diritto di voto; il
disgusto per tale provvedimento gli fece abbandonare la carica e iniziare un movimento di lotta pacifica
attraverso boicottaggio, astensione dal lavoro, dal commercio e dal pagamento delle tasse per portare il
paese all’indipendenza; per questo molte volte finì in carcere, minacciando il potere con scioperi della fame
che lo avrebbero portato alla morte. Il sabotaggio dell’industria tessile e la marcia verso il mare contro il
monopolio del sale furono solo due delle azioni di Gandhi, che aveva sempre mirata ad un’unificazione del
paese senza distinzione di religione, anche se le cose andarono diversamente. Nel 1933 un intellettuale che
studiava legge a Cambridge coniò la parola Pakistan unendo le iniziali delle province musulmane dell’India;
fu questa idea ad avere molto seguito dato che rispondeva alle esigenze e alla volontà dei più.

Capitolo 4: Democrazia e antidemocrazia.

I trattati di pace diedero luogo a forti instabilità, soprattutto in Germania. Il trattato di Versailles infatti fu
durissimo dato che si voleva infliggere una punizione alla Germania, che fu smilitarizzata e le fu concesso di
mantenere solo poche unità per garantire la difesa interna, fu costretta al pagamento di onerose identità di
guerra ai Paesi vincitori e al Belgio per aver violato la sua neutralità, a restituire Alsazia e Lorena alla Francia
e parte dei suoi territori passarono alla Polonia, compreso il corridoio di Danzica. Perse anche molti
territorio , soprattutto quelli ricchi dei giacimenti di ferro e carbone e questo fu fatale per l’economia del
paese. Inoltre nel 1919 Ebert concluse il discorso di apertura dell’assemblea costituente di Weimar
sancendo la nascita delle repubblica tedesca. Fu adottato il suffragio universale maschile e femminile con
sistema elettorale proporzionale; la Costituzione tedesca ripresa la Dichiarazione dei diritti francese del
1789 e del 1793 e stabiliva che la repubblica proteggesse il lavoro e assicurasse ai lavoratori condizioni
necessarie ad un’esistenza degna e fu avviata una legislazione sociale in caso di malattia, infortuni,
disoccupazione, vecchiaia, invalidità e morte, oltre che sul lavoro femminile e minorali; ovviamente in Paesi
come la Germania che non avevano conosciuto ancora le idee e i principi liberali, la democrazia non sarebbe
stata accettata con benevolenza.

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Quando si parla di repubblica di Weimar si fa riferimento alla piccola cittadina nella quale le assemblee
legislative si riunivano; Weimar inoltre era la città di Bach, Goethe e Nietzsche. Si nacque una democrazia
nazionale con carattere federalista e i singoli Stati che ne divennero parte furono divisi in Lander, ovvero in
regioni, con autonomia in materia di religione ed istruzione; il presidente veniva eletto dal popolo e aveva
ampi potere, tra cui quello di decretare, in casi di emergenza, la prevalenza del potere esecutivo sul
legislativo invocando l’articolo 48 della Costituzione. Data la diffusione dell’idea che la nuova repubblica
fosse figlia non solo della sconfitta ma anche di un complotto ebreo, la destra cercò di prendere il potere
attraverso un colpo di stato, però fallito. Nel 1923 scoppiò una gravissima crisi a causa del crollo del marco
che spinse la Germania sospendere i pagamenti; la conseguenza fu l’occupazione da parte dei francesi del
bacino minerario della Ruhr. Nello stesso frangente i gruppi di destra tentarono un altro colpo di stato, il
Putsch di Monaco, al quale partecipò anche Adolf Hitler. Dato che il colpo di stato fallì, venne arrestato e
proprio durante il periodo della sua prigionia cominciò la sua ascesa alla popolarità con la stesura del Mein
Kampf, la Mia battaglia, un volume in cui Hitler promuoveva una cultura antisemita che spingesse il popolo
tedesco a coltivare la sua purezza razziale. Uscito di prigione nel 1925, Hitler aveva capito che avrebbe
dovuto raggiungere il potere per vie legali. Nel febbraio dello stesso anno Ebert morì improvvisamente e
Hindenburg assunse la carica di presidente; fino al 1929 fu il periodo in cui l’attività culturale e artistica della
Germania ebbe maggiore impulso. La situazione economica tedesca cominciò anche a migliorare grazie ad
alcuni piani varati con le altre potenze, come il patto di Locarno, il cosiddetto spirito di Locarno, con la
Francia che impegnava Francia, Germania, Belgio a non violare le proprie frontiere; l’anno successivo la
Germani fu ammessa nella Società delle Nazioni. Nell’aprile del 1928 il ministro tedesco e francese,
rispettivamente Kellog e Briand, firmarono un accordo con il quale ci si impegnava a non risolvere eventuali
controversie con la guerra; fu poi firmato anche da Gran Bretagna, Germania, Unione Sovietica e altri paesi.
Inoltre nel 1929 venne firmato il piano Young per ridurre le indennità che la Germania doveva pagare e per
rateizzare quando dovuto.

Per quanto riguarda l’Italia il primo dopoguerra vide l’ascesa del fascismo. Benito Mussolini aveva fondato i
Fasci di azione rivoluzionaria prima della guerra a sostegno della causa interventista, nel marzo del 1919
fondò una seconda organizzazione, i Fasci di combattimento. Mussolini era stato un socialista, schieratosi
però nel 1914 con l’interventismo e dunque espulso dal partito; nel marzo del 1919 aveva riunito inoltre i
suoi pochi seguaci a Piazza San Sepolcro e aveva enunciato il suo programma di riforme nella suddetta
piazza di Milano, un programma che aveva un certo carattere socialista e antiplutocratico ma nella linea
politica di Mussolini il socialismo sarà poi definitivamente cancellato. I Fasci di Mussolini furono da subito
caratterizzati da un’azione violenta ed evasiva, indossavano la camicia nera degli adepti, le truppe speciali
create durante il conflitto, si vantavano di usare il manganello e non esitavano ad usare la pistola sempre
attaccata alle loro cinture, inoltre agivano in squadre e si spostavano su camion scoperti come le truppe
chiamando i loro spostamenti ‘spedizioni punitive’. Le elezioni del 1919 non diedero molto spazio di azione
ai fascisti, ma prevalsero il partito socialista e quello popolare, ovvero cattolico, di don Luigi Sturzo; fu la
prima vera partecipazione dei cattolici alla politica italiana, con l’appoggio del papa tra l’altro. Si sostituirono
cinque ministri tra il 1919 e il 1922, ovvero Vittorio Emanuele Orlando, Nitti, Giolitti, Bonomi e Facta e in
una situazione in cui il Paese era animato da violente proteste fu difficile prendere decisioni; a parte le
rivolte dei reduci di guerra che chiedevano occupazione e aiuto dato il loro sacrificio in guerra, a dilaniare il
paese la questione della vittoria mutilata, mito diffusa da Gabriele d’Annunzio. Il patto di Londra aveva
stabilito che l’Italia avrebbe dovuto ricevere territori che però durante la Conferenza di Parigi gli furono
negati dato che Wilson aveva invocato il principio di nazionalità; poté conservare solo Trieste, la Venezia
Giulia, Gorizia e l’Istria; Fiume, pur essendo abitata da italiani che chiedevano l’annessione, fu però negata
all’Italia che dunque ritenne arbitraria l’applicazione di tale principio. D’Annunzio, convinto nazionalista,

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messosi d’accordo tanto con i comandi militari italiani quanto con Mussolini, marciò su Fiume il 12
settembre 1919 e istaurò un regime, la Reggenza del Carnaro, ma nel 29120 Giolitti reagì e con il trattato di
Rapallo fiume venne dichiarata città libera. Mentre la tensione sociale non scemava, Mussolini pensò bene
di approfittare della situazione; con l’appoggio delle autorità miliari e della milizia di partito nell’ottobre del
1922 Mussolini organizzò la marcia su Roma; Mussolini era però a Milano e giunse a Roma solo dopo aver
appreso la notizia che il re si era rifiutato di firmare lo stato d’assedio.

Il 28 ottobre 1922 Mussolini ebbe l’incarico di firmare un nuovo governo da Vittorio Emanuele III; proclamò
da subito un governo di coalizione anche se lentamente ottenne sempre più potere e finì per sotterrare il
regime liberale. La legge Acerbo del dicembre 1923 definì le elezioni in base al premio di maggioranza, in
base alla quale chi nelle elezioni avesse avuto più voti avrebbe ottenuto i due terzi dei seggi in Parlamento
la Camera votò la legge e nell’aprile del 1924 si svolsero le elezioni che, ovviamente, garantirono la
maggioranza dei fascisti, che comunque ricorsero a brogli e intimidazioni denunciati poi da Matteotti, rapito
e ucciso dai fascisti. I partiti di opposizione abbandonarono il Parlamento proclamando la secessione
dell’Aventino senza avere però alcun risultato. Dal gennaio del 1925 il governo prese una piega molto più
totalitaria; Mussolini, segretario di Stato per indicare la sua dipendenza solo dal re e non dal Parlamento,
aveva creato un governo al di sopra del Parlamento stesso. Nel 1926 inoltre venne creato un Tribunale
speciale per la sicurezza dello Stato basato sul codice penale miliare e che dunque non consentiva appello e
poteva emettere sentenze di morte (la pena di morte era stata abolita nel 1889) e nel 1928 fu
istituzionalizzato il Gran Consiglio del Fascismo.
Nel 1929 inoltre, a poche settimane dalle elezioni, furono firmati i Patti lateranensi che risolsero la
questione cattolica e il conflitto tra Chiesa e Stato che andava avanti dal 1870. Nacque lo Stato della Città del
Vaticano, la religione cattolica divenne religione di Stato e l’insegnamento della religione nelle scuole
divenne obbligatorio.

Come si è detto, gli Stati Uniti erano rimasti chiusi nella loro politica isolazionista con la bocciatura della
proposta di Wilson ma comunque praticamente tutta Europa le doveva restituire i prestiti concessi durante
la Prima guerra mondiale, non dannosa per gli Stati Uniti dato che il loro sforzo si era concentrato negli
ultimi mesi e che questa era avvenuta lontano dal loro Paese. Nel 1919 l’isolazionismo portò al
protezionismo e a prendere misure contro l’immigrazione, si risvegliò dunque un certo sentimento razzista
(e il Ku Klux Klan) e dal 1919 al 1933 fu attuato il proibizionismo, cioè fu vietata la vendita di alcolici che
però produsse una vendita clandestina che fece arricchire le gang di quartiere.
Si entrò poi nel clima degli Anni Venti, gli anni ruggenti, così chiamati per via della diffusione delle
automobili; Ford aveva applicato le idee di Frederick Taylor per le quali se ogni operaio avesse svolto una
singola mansione il ciclo produttivo sarebbe stato velocizzato. Ford infatti introdusse la catena di montaggio
e per la costruzione dell’intelaiatura di un modello di automobile T, la cosiddetta automobile per tutti, ci
volevano solo 93 secondi. Oltre alle automobili si diffusero le macchine per cucire, per scrivere, i primi
elettrodomestici pagabili anche a rate e dunque si delineò la società di massa, la società dei consumi e
quella del benessere materiale. I cambiamenti furono sostenuti dai governi repubblicani che si
susseguirono, quello di Harding dal ’21 al ’23, di Coolidge dal ’23 al ’29 e di Hoover dal ’29 al ’33. Questi
agirono sostenendo le esportazioni e scoraggiando le importazioni alzando le barriere doganali, riducendo
le imposte e i tassi di interesse. Ma già nell’estate del 1929 ci fu un rallentamento dell’economia anche a
causa della speculazione, sia materiale che capitale, dunque in borsa. Fu la borsa di New York, situata a Wall
Street, a cadere il 24 ottobre 21929 dato che visto il calo dei prezzi tutti tentarono di vendere le proprie
azioni ma nessuno pensò a comprarle. Nel giro di pochissimo i prezzi caddero, il commercio interno casse,
la produzione interna si arrestò, i disoccupati crebbero e le aziende e le banche chiusero. Dato che i capitali
investiti in Europa vennero ritirati, la crisi si abbatté anche lì. Si generò uno stato generale di miseria, con

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famiglie intere che si riscaldano nei protoni dei condomini e che rovistavano nella spazzatura, le file alle
mense dei poveri divennero lunghe chilometri, molti negozianti addirittura accettavano il pagamento con
legna da ardere.
La svolta ci fu nel 1932, quando Franklin Delano Roosevelt divenne presidente, dato che la politica del
precedente presidente, Hoover, improntata sul laissez faire non aveva prodotto alcun miglioramento, anzi.
Roosevelt varò un piano chiamato new deal, nuovo corso, anche noto come terza via. Si parla di un punto di
incontro tra il capitalismo e il comunismo, una linee politica che dunque non soffocava i mercati ma non li
lasciava totalmente liberi. La situazione richiedeva interventi immediati e Roosevelt procedette chiedendo
prestiti per finanziare lavori pubblici che avrebbero appunto dato lavoro a molti disoccupati ed operai ed
emanò due leggi fondamentali, una per sostenere i redditi agrari e una che incoraggiava accordi con le
imprese per regolare i prezzi, oltre che un’associazione incaricata di creare posti di lavoro pagati dal
governo. Dato che gli effetti furono lenti e non sempre soddisfacenti, il programma del presidente fu più
volte ostacolato ma riuscì a tirare avanti; già verso la fine egli anni ’30 si era tornati ad un certo stato di
benessere, ovviamente non come quello precedente la grande crisi.

In Francia la crisi si fece sentire nel 1931, con il numero dei disoccupati che crebbe di dieci volte, centinai di
banche ed imprese fallite , il crollo dei prezzi agricoli e un susseguirsi di governi che non seppero prendere
alcuna decisione in campo economico. L’Inghilterra nel 1929 portò alla vittoria nelle elezioni il Partito
laburista di MacDonald che con Keynes varò un programma di interventi pubblici, ma per sanare il bilancio
annunciò l’aumento delle tasse, la riduzione dei salari e i tagli ai sussidi di disoccupazione già nel 1931 fu
costretto ad abbandonare la politica. Il governo dovette sospendere la conversione in oro della sterlina e
deprezzare la moneta, inoltre aumentarono le esportazioni nei confronti delle colonie. Anche in Inghilterra
interi bacini industriali furono rasi al suolo, la produzione del carbone e quella tessile scesero al minimo
livello e vagabondaggio , povertà e denutrizione portarono i quartieri inglesi ad assomigliare a quelli
dell’epoca vittoriana, fatti di ubriachezza, crimini, prostituzioni, violenza e malattia.
In Italia la crisi si fece sentire ma fu in un certo sento attutita dalla politica protezionista che dal 1925
Mussolini aveva attuato sotto il ministro Volpi.

Capitolo 5: Gli anni Trenta.

La Germania invece, ancora fragile, visse le conseguenze della crisi del ’29 in maniera atroce; la
disoccupazione schizzò alle stelle, i prezzi agricoli e il valore della moneta precipitarono; il governo cadde
nel marzo del 1930 , elezioni che segnarono la maggioranza dei nazisti e sotto di loro dei comunisti; le
elezioni del 1932 che videro il rinnovo della carica di Hindenburg sancirono la definitiva maggioranza dei
nazisti; il 30 gennaio 1933 il presidente dovette nominare Hitler cancelliere. Hitler era giunto al potere per
vie legali e su quelle proseguì, anche se per poco. La legge che gli conferisse pieni poteri fu prima bocciata
alle elezioni ma fu con l’accondiscendenza del presidente le minoranze del Parlamento capitolarono. In 1
febbraio fu sciolto il Parlamento e il 27 dato alle fiamme, atto del quale furono incolpati i comunisti e che
diede al cancelliere il potere di sospendere le libertà costituzionali. L’ordine democratico era ormai andato
in pezzi; furono aperti in questo frangente i primi campii di concentramento per rinchiudere gli oppositori
politici catturati dalla neonata polizia segreta di Stato, la Gestapo. Il partito nazista fu dichiarato l’unico
ammesse in Germania: come era successo già nei due regimi totalitari italiano e sovietico, Stato e Partito si
identificarono. Fu la legge del 24 marzo che conferì al governo pieni poteri legislativi, costituzionali e
ordinari a sancire la nascita del Terzo Reich.

I tre totalitarismi ebbero dunque tratti comuni ma furono soprattutto quello nazista e quello sovietico ad
assomigliarsi di più; caratteri comuni furono l’arbitrio, lo sterminio di interi gruppi. La violenza di massa, la

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lotta alle Chiesa. Il concetto di totalitarismo rinvia a fenomeni che coinvolgono la totalità degli individui e
delle masse nei processi di trasformazione e mobilitazione che, nel caso dei tre citati, pretesero di costruire
il loro governo sulle ceneri di quello liberal-democratico con la loro portata coercitiva, con l’aggressione
all’rodine sociale. Cui furono però anche differenze tra di essi, quello italiano e tedesco infatti contò molto
sull’appoggio degli industriali e dell’esercito, cosa che però non successe nell’Unione Sovietica. Il dispotismo
hitleriano fu comunque ispirato a quello di Stalin e in maggior misura a quello di Mussolini; al repressione
delle ostilità fu caratteristica del Terzo Reich; si pensi alla notte del 30 giugno 1934, la notte dei lunghi
coltelli, durante la quale il partito fu epurato e furono uccisi alcuni tra i più stretti collaboratori di Hitler
stesso, come Ernest Rohm.

Hitler si concentrò molto sull’idea di Volk, di popoli, un popoli inteso come ariano e che andava dunque
distinto dagli altri e ne andavano esaltate le virtù; il suo Mein Kampf era pervaso da un’ideologia razzista ed
era ispirato alle teorie eugenetiche. Il 15 settembre 1935 si chiamò il Reichstag per votare su tre leggi: sulla
bandiera tedesca, sulla cittadinanza, sulla protezione del sangue e dell’onore tedesco. Poco tempo prima nel
porto di New York degli scaricatori avevano rimosso la bandiera con croce uncinata da una nave tedesca ed
erano stati per questo denunciati, ma assolti da un giudice ebreo. Il Reich rispose dicendo che quella era la
bandiera dello stato tedesco, al quale apparteneva chi fosse di sangue tedesco. Gli ebrei, per quanto
tedeschi, non ne facevano parte; ecco il rovesciamento del concetto di cittadinanza. La terza legge votata fu
quella che vietò matrimoni e unioni sessuali tra ebrei e tedeschi. Gradualmente gli ebrei furono tagliati fuori
dalla vita sociale e commerciale, nonostante fossero state vietate le persecuzioni individuali; la notte dell’11
novembre 1938, la notte dei cristalli, incendi, devastazioni e saccheggi e omicidi a danni di ebrei vennero
perpetrati per tutta la Germania, causando lo sgomento di molti tedeschi. Nel 1941 fu imposto loro di
portare sugli abiti la stella di Davide. Il passo successivo furono i campi di concentramento, di lavoro o di
sterminio ma comune entrambi fatali. La persecuzione contro gli ebrei fu di natura razziale, non religiosa;
per quanto riguarda invece i rapporti con la religione, con la Chiesa cattolica in particolare, nel luglio del
1933 Hitler aveva firmato con papa Pio XI un concordato con il quale la Chiesa aveva alcuni privilegi, in
particolare del campo dell’istruzione, in cambio della cancellazione dell’attività politica dei cattolici; dopo
continue denunce dato il non rispetto del concordato, il papa fece pervenire ai parroci tedeschi l’enciclica
‘Con ardente preoccupazione’ nel 1937 e questi dovettero leggerla ai fedeli la domenica delle Palme
rendendo nota la condanna papale al razzismo. Le SS furono colte di sorpresa e dovettero organizzare un
ritiro repentino dell’enciclica che era ormai di dominio pubblico; anche i protestanti, piuttosto vicini alle
concezioni del Fuhrer, si mossero accanto ai cattolici partecipando alle celebrazioni, ai pellegrinaggi e
difendendo l’insegnamento religioso nelle scuole; non sapendo come reagire, il regime aumentò gli arresti e
i processi.

Nel 1936 Stalin dichiarò che il comunismo era stato costruito; venne emanata una Costituzione che
prevedeva due Camera, il Soviet dell’Unione e il Soviet delle nazionalità, entrambe elette ogni 4 anni a
suffragio universale,e uguale e segreto, garantiva inoltre la libertà di parola, stampa e riunione, l’inviolabilità
della persona, del domicilio e della corrispondenza e garantiva il diritto alla difesa. Ma fu proprio allora che
cominciarono le grandi purghe, la purificazione svolta attraverso una serie di processi penali. Nel
1938l’assassinio di u dirigente comunista, Sergj Kirov, fu l’occasione per accusare di complotto l’intera
dirigenza bolscevica; molti furono costretti al suicidio e molti altri giustiziati. I processi si svolgevano
secondo un procedimento e spesso secondo capi di imputazione poco credibili e avevano il loro culmine
nella confessione dell’imputato che si dichiarava colpevole di tutto; i processi, le testimonianze, le
confessioni e le sentenze erano accuratamente preparati in anticipo per sembrare credibili; spesso agli
imputati venivano imposte torture, droghe e varie violenze. All’ombra dei processi, pubblici ovviamente,
decine di migliaia di persone sparirono e finirono nei gulag; ne erano attivi 500 e fecero 2 milioni di vittime.

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Spacciati come campi di lavoro per rieducare i detenuti, presentavano sui muri frasi che nobilitavano il
lavoro, proprio come all’ingresso dei lager tedeschi era scritto ‘il lavoro rende liberi’. Il gulag comunque non
aveva una vera e propria funzione di sterminio, solo di aumentare la produttività e l’incremento economico
come stabilito dai piani quinquennali; una forma di sterminio nell’Unione Sovietica fu diretta contro i kulaki
e i contadini ucraini, dunque mirò ad una categoria sociale e non ad un fine di pulizia etnica.

Per far fronte alla crisi i Paesi colpiti intervennero con il planismo, proposte ed interventi di pianificazione da
parte dello Stato per sanare l’economia. Il governo fascista italiano fu improntato verso il dirigismo statale;
l’iscrizione ai sindacati divenne obbligatoria e nel 1927 la Carta del lavoro sancì che la produzione e i
rapporti sociali fossero subordinati all’interesse nazionale e dunque allo Stato stesso. Vennero sviluppati
alcuni istituti di protezione sociale come l’INA (Istituto nazionale delle assicurazioni), l’IRI (Istituto di
ricostruzione industriale, che acquistò le partecipazioni azionarie di molte aziende per salvare banche e
investimenti) e l’IMI (Istituto mobiliare italiano).
Come gli altri regimi totalitari, nel fascismo fu condiviso l’appello ai valori della famiglia, soprattutto poiché
dopo la guerra erano diminuiti i tassi di natalità; il regime fascista concesse premi speciali alle coppie
prolifiche impose una tassa sul celibato e precluse ai non sposati l’accesso ad alcuni ruoli direttivi, inoltre
vennero introdotte facilitazioni fiscali e sovvenzioni a favore della famiglia e nel 1934 furono introdotti gli
assegni familiari, subordinati alla condizione non lavorativa delle donne a carico. Questo significa che in un
certo senso il ruolo della donna perse l’emancipazione e tornò ad essere legata alla casa, alla famiglia e
sottomessa economicamente e istituzionalmente all’uomo. Nell’Unione Sovietica nel corso degli anni Venti
aborti e divorzi erano diventati all’ordine del giorno, dunque negli anni Trenta fu proibito l’aborto e fui reso
più difficile ottenere il divorzio e tali misure furono prese anche dal fascismo italiano. Al fine di curare la
natalità nel 1925 in Italia era nata l’ONMI (Opera nazione per la protezione della maternità e dell’infanzia)
con il compito di assistere le madri durante la gestazione, il parto e l’allattamento, inoltre fu introdotto il
congedo per maternità, retribuito però solo fino a due mesi.
Particolare attenzione alla formazione dei giovani fu data dai regimi fascisti, che si definivano appunto
giovanili. Nel 1926 in Italia fu fondata l’Opera nazionale Balilla (ONB) e in Germania la Napola, per esempio;
la seconda istruiva agli sport e a diventare soldati, gli uomini del Reich venivano chiamati, mentre i Balilla
erano i nuovi patrioti italiani, attività privilegiata dai regimi totalitari fu quella sportiva, dato che questo
poteva essere strumento di disciplinamento, propaganda e aggregazione del consenso di massa; proprio in
quel periodo nacque lo sport come fenomeno di massa e tanto in Italia quanto in Germania fu data molta
importanza all’architettura sportiva, alla costruzione di nuovi stadi dotati di spalti, tribune, ecc. Oltre ad
avere finalità di controllo politico, delle masse e di inquadramento militare, l’opera di educazione e
disciplinamento aveva anche motivi scientifici; la pratica della ginnastica e dello sport, del culto dei corpi
sani e vigorosi diede maggiore impulso all’eugenetica, che nel Novecento ebbe risvolti a volte drammatici, si
pensi che negli Stati Uniti e poi anche in vari paesi del Nord Europa venne imposta la sterilizzazione forzata
per quelle categorie come zingari e vagabondi e in questo ad essere molto avanti fu la Germania, che
introdusse l’eutanasia per i malati terminali e nel 1939 decine di migliaia di persone internate nelle cliniche
o nei sanatori furono mandati nelle camere a gas.

Capitolo 6: Tre guerre.

Negli ultimi anni Trenta, 1936-1938 in particolare, lo scenario europeo diventa sempre più instabile.
Mussolini, pensò di concretizzare nella guerra il disegno di dar vita al destino imperiale del suo regime e lo
fece nel 1931 quando inviò una consistente squadra in Somalia, in Tripolitania e in Cirenaica che diedero il
via a massacri, deportazioni forzate, internamenti ed esili; era ovviamente tardi per costruire un governo
imperiale, dato che l’epoca del colonialismo e dell’imperialismo stava volgendo ormai al termine, le colonie

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italiane in Eritrea e Somalia nacquero dietro violenze inaudibili; ma l’avventura italiana non era finita infatti
il 2 ottobre 1935 un incidente di frontiera diede il via all’attacco e senza dichiarazione di guerra l’Italia aprì le
ostilità;: dopo sette mesi e un notevole investimento di mezzi e uomini anche l’Etiopia del negus Hailé
Selassié fu sconfitta. Il 5 maggio 1936 anche Addis Abeba era stata presa e il 7 Mussolini annunciò all’Italia
dal balcone di Palazzo Venezia che la guerra era finita, proclamò Vittorio Emanuele III imperatore d’Etiopia e
se stesso Fondatore dell’impero. I fascisti non si fecero scrupolo ad usare gai tossici, banditi dalle
convenzioni internazionali e per la violenza usata l’Italia fu sanzionata dalla Società delle Nazioni, a maggior
ragione che facendo parte di questa si era impegnata non provocare né combattere in guerre, ma queste
vennero presto ritirate.
La violenza continuò anche dopo l’occupazione; i villaggi e i raccolti venivano bruciati, miglia di persone
giustiziate sommariamente e piuttosto che per l’impresa, il colonialismo italiano si distinse per la sua
tardività e per le ingenti somme investite in essa; i cittadini furono anche chiamati a donare il loro oro per
finanziare la guerra.
Di lì a poco ci sarebbe stata la svolta senza ritorno del fascismo: le leggi antiebraiche, emanate nel 1938 e
che diedero il via alla privazione dei diritti di cittadinanza, alla deportazione e poi all’uccisione di moltissimi
ebrei. Prima degli anni trenta il fascismo non aveva mai praticato alcuna forma di discriminazione nei
confronti degli ebrei, si pensa infatti che le leggi razziali furono solo una tragica imitazione delle leggi di
Norimberga tedesche.

L’altra vicenda che mobilitò l’Europa fu la guerra civile spagnola; si cominci col dire che nel 1928 il
Comintern aveva adottato la linea del socialfascismo: tale termine aveva un’accezione dispregiativa nei
confronti dei riformisti e dei socialdemocratici e accusava i partiti socialisti europei di costituire l’ala destra
del proletariato e allo stesso tempo l’ala sinistra della borghesia e quest’ultima utilizzava fascismo e
socialdemocrazia come strumento anticomunista; erano nemici del comunismo e social fascisti. La presa di
potere di Hitler però preoccupò Stalin, a conoscenza della sua volontà di espansione verso l’Est europeo e
dunque che l’Unione Sovietica rimasse accerchiata dalla Germania e dal Giappone; da qui i nuovi indirizzi
della politica estera sovietica che firmò accordi con Lettonia, Estonia, Polonia e Romania, nel 1929 con la
Gran Bretagna e nel 1932 con la Cina di Chiang Kai-shek. Nel 1934 il ministro degli esteri sovietico, Litvinov,
propose di aprirsi verso il Giappone e verso la Germania; nello stesso anno lo stesso ministro si recò a
Washington e ottenne il riconoscimento degli Stati Uniti e l’instaurazione di rapporti diplomatici tra i due
paesi, inoltre nel 1934 anche Cecoslovacchia e Romania riconobbero l’unione Sovietica, ammessa alla
Società delle Nazioni. Nel 1935 fu abbandonata la linea del socialfascismo e fu scelto di avvicinarsi alle
potenze democratiche per sconfiggere il fascismo, non tanto in Italia e in Germania, dove i comunisti erano
stati espulsi, quanto in Francia e Spagna, dove le forze di destra erano molto attive. Nel 1936 le elezioni
francesi furono vinte dai socialisti della SFIO. Il governo, sotto il socialista Leo Blum, adottò riforme quali il
prolungamento dell’obbligo scolastico fino a 14 anni, un massimo di quaranta ore di lavoro settimanali nelle
fabbriche e sue settimane di ferie pagate. Blum fu presto isoalto dal governo, ostacolato dalla destra anche
a causa delle sue origine ebree e il governo nel 1938 fu assunto da Edouard Daladier.

La Spagna nel frattempo viveva vari conflitti tra i partiti repubblicano, socialista e anarchico. Dopo la fine
della Prima guerra mondiale, alla quale non aveva partecipato, le turbolenze nel Paese non si erano ancora
calmate. Nel 1923 Miguel Primo de Rivera con un colpo di stato sospese la costituzione, sciolse i partiti e
instaurò un regime a partito unico e governò per sette anni con l’appoggio dell’esercito e dei latifondisti. Fu
costretto alle dimissioni nel 1930 e fu instaurata una repubblica, alla quale venne data una costituzione a
carattere progressista e democratico, con un’ampia dichiarazione dei diritti e delle libertà estesa anche a
emi economici e sociali, suffragio universale maschile e femminile e uno Stato separato dalla Chiesa,
dunque riconoscimento del matrimonio civile e del divorzio. Nel primo biennio repubblicano governarono

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socialisti e repubblicani ch riformarono anche l’esercito e l’istruzione pubblica; l’ordine dei gesuiti fu
soppresso e le scuole cattoliche chiuse, i simboli del culto furono rimossi dagli edifici pubblici; la proprietà
agraria però si muoveva; una riforma aveva previsto l’esproprio totale della proprietà assenteista e mentre
latifondisti e medi proprietari si coalizzarono contro il governo, i contadini poveri premevano per
l’accelerazione delle riforme. Nel 1932 le elezioni furono vinte dalla destra di Gil Robles e dichiarò che
avrebbe perseguito i suoi obiettivi anche a prescindere dalle istituzioni parlamentari, cosa che aveva già
dichiariate Francisco Caballero. Le istituzioni parlamentari non avevano mai goduto di prestigio nel paese;
di fronte al governo di destra che volle smantellare tutte le riforme prese da quello precedente di sinistra,
Madrid, le Asturie e la Catalogna insorsero; la crisi di governo portò a indire nuove elezioni.
Cominciarono a formarsi i fronti popolari; nel 1936 le elezioni furono vinte dalla sinistra ma i fronti di destra
e quello popolare si stavano già preparando allo scontro. Quando la guarnigione militare del Marocco si
ribellò al governo repubblicano; tra di loro Francisco Franco. Continuava ad esistere la Falange spagnola,
piccolo partito fascista fondato da José Antonio Primo de Rivera.
L’obbiettivo dei militari ribelli era abbattere il governo popolare e il regime democratico; nel 1937 Franco
fondò un partito unico che riuniva falangisti e carlisti.
Il colpo di stato repubblicano del ’36 era fallito e la Spagna si trovava ora spaccata in due. Alla ribellione
aderirono Galizia, Castiglia, Estremadura e Aragona, mentre rimasero fedeli la governo repubblicano
Asturie, Cantabria, Catalogna, Valencia, Navarra, Andalusia; le truppe nazionaliste erano comunque meglio
organizzate. Gli insorti si erano rivolti al governo tedesco e molti aerei tedeschi e italiani organizzarono un
ponte aereo proprio per permettere alle truppe franchiste di arrivare in Spagna dal Marocco, dunque la
guerra civile spagnola divenne un conflitto internazionale; fu quanto i golpisti stavano per raggiungere
Madrid che l’Unione Sovietica intervenne con massicci bombardamenti e a quel punto anche Germani e
Italia aumentarono il loro impegno militare presentandolo come lotta al comunismo; oltre 60mila furono i
volontari arrivati da vari Paesi per combattere affianco ai repubblicani; questi costituirono le Sette brigate
internazionali, divise in base alla nazionalità.
Lo spirito antifascista certo non aveva un carattere politico ben definita, a combattere c’erano infatti
democratici, liberali, socialisti, anarchici, ecc. mentre l’alleanza del comunismo con la democrazia era volta
solo a favorire gli interessi dell’Unione Sovietica.
Nelle elezioni spagnole del 1936 i comunisti erano ben pochi, la maggioranza era detenuta da socialisti ed
anarchici. Nel settembre il governo fu assunto da Largo Caballero che incluse 4 anarchici del suo governo e
questo non ebbe risvolti positivi per la Spagna, anzi l’antistatalismo degli anarchici ostacolò la formazione di
un governo solido e cercò sempre di frantumare il potere in governi locali indipendenti. Il fronte popolare
denunciava l’inadeguatezza delle istituzioni repubblicane e miravano dunque all’avvio di un processo natura
anarchica o comunitaria; ma se le sinistre spagnole erano dell’idea che per vincere la guerra bisognava fare
la rivoluzione, i comunisti ritenevano fosse necessario vincere la guerra e tale differenza portò ad uno
scontro aperto nel maggio 1937 che vide contrapposti i comunisti agli anarchici. La guerra civile spagnola fu
caratterizzata inoltre dalla ferocia e dalla violenza dispensate, basti pensare al bombardamento di Guernica
nell’aprile del 1937, la città simbolo dell’indipendenza basca e che comunque non aveva rilevanza strategica
per la guerra; bombe, ordigni incendiari e incursioni di mitragliamento lanciate da tedeschi ed italiani per
sostenere l’azione di Francisco Franco distrussero la città. Violenze gravi furono perpetrate anche verso la
Chiesa e gli ecclesiastici; ovunque gli ecclesiastici furono vittime di supplizi e violenze e violenze di ogni tipo
furono applicate anche alle immagini e ai luoghi sacri. Il franchismo non fu in sintesi diverso dagli altri regimi
fascisti con i quali si sarebbe poi identificato, anche se il suo obiettivo dichiarato fu il rinnovamento della
tradizione cattolica. L’avanzata del fronte nazionale fu lenta e contrastata ma già nel 1937 erano riusciti a
ottenere il ritiro delle Brigate internazionali prendendo l’Aragona e raggiungendo il Mediterraneo. Nel 1939

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caddero prima Barcellona e poi Madrid e fu a quel punto che i repubblicani caddero e Franco poté
dichiarare il suo regime.

Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento la mancanza di un’unità politica era tornata ad essere un problema
per la Cina, molto estesa e sotto il governo repubblicano di Sun Yat-sen. Doveva inoltre affrontare la volontà
espansionistica del Giappone che già nel 1915 aveva ottenuto il controllo della Mongolia e della Manciuria e
aveva praticamente costretto la Cina ad entrare nel conflitto; i rapporti tra i due paesi ne avevano fatto degli
alleati quasi naturali per la loro rete di scambi e per la vicinanza culturale. Nel 1912 il presidente Sun Yat-sen
fondò il Guomindang, il partito nazionalista cinese; dopo la guerra contro i giapponesi e le truppe cinesi che
lo appoggiavano il 2 maggio 1919 nacque il movimento del 4 maggio e un vasto moto di protesta si levò a
partire da Pechino; si chiedeva l’uguaglianza, l’istruzione di massa e il superamento della visione confuciana
a regolare la società e la famiglia, inoltre era un movimento antioccidentale e antimperialista. Questi gruppi
fondarono a Shangai il partito comunista cinese e lo riorganizzarono sul modello bolscevico, posto sotto il
comando di Chiang Kai-Shek; il partito nazionalista scelse di avvicinarsi ai comunisti e all’Unione Sovietica.
Chiang divenne presidente nel 1925, alla morte di Sun Yat-sen, e si impose come un uomo forte, ruppe
l’alleanza con i comunisti , mise fuori legge i sindacati, fece arrestare gli esponenti del Guomindang e si
convertì al cristianesimo; dette un impulso deciso per l’ammodernamento del Paese e riformando il sistema
monetario, adottando il mandarino come lingua ufficiale. Uniformando pesi e misure e estendendo i servizi
ferroviari, postali e telegrafici, inoltre vennero stilati codici penali, civili e amministrativi più moderni e
crebbero l’istruzione e la produzione industriale.
Non cessarono però i conflitti con i comunisti che, riunitisi nello Yangxi, avevano formato una Repubblica
sovietica cinese sotto Mao Zedong. Che sopravvisse fino al 1934, quando dovette cedere alle truppe del
Guomindang. Fu l’esercito di Mao a compiere quella lunga marcia durata un anno che divenne simbolo della
Cina comunista, sviluppatasi proprio sotto Mao una volta che il partito ebbe preso forza nel Paese.
Nel 1936 mentre i fronti cinesi erano ancora impegnati a combattersi l’un l’altro, dovettero sospendere tale
lotta e allearsi contro il Giappone; fu senza dubbio un’alleanza instabile ma necessaria e, ovviamente, solo
temporanea. Nel 1937 i giapponesi invasero Nanchino, capitale nazionale, perpetrando un orribile massacro
di 260mila civili e oltre 30mila stupri. Tra il 1938 e il 1940 la Cina ricevette aiuti prima dall’Indocina francese
e poi dalla Birmania, ma comunque la guerra cruda combattuta dai giapponesi era troppo dura per i soldati
cinesi; ma dato che mancarono azoni salienti da parte di entrambi gli eserciti, i comunisti poterono radicarsi
tra i contadini e dunque gettare le basi per il loro dominio.

Capitolo 7: Per un nuovo ordine. Guerra totale.

Nel corso degli anni Trenta la Società delle Nazioni non riuscì a sostenere la pressione dei vari Paesi, tanto
che Giappone e Germania ne uscirono rispettivamente nel ’32 e ’33 e l’Italia nel ’37. La distensione alla
quale si era arrivati nel corso degli anni Venti con lo spirito di Locarno e con la conferenza di Ginevra che
invitava al disarmo venne minata con la corsa agli armamenti militari attuata in maggior misura da
Germania e Unione Sovietica ma anche da Inghilterra e Francia; tra il popolo era diffusa la paura di una
nuova guerra e i ricordi di quella precedente non erano stati ancora cancellati; oltretutto si sapeva sarebbe
stata peggiore, anche a causa della minaccia aera, mezzi sviluppatisi incredibilmente e la cui testimonianza
poteva essere proprio il bombardamento su Guernica. Ma tra il 1938/39 nessuno era pronto davvero a una
guerra date le difficoltà di bilancio, la necessità di materie prima e comunque gli ultimi residui della grande
crisi infatti fu poi durante le ostilità che il potenziamento militare ed industriale ebbe veramente luogo.

Dopo aver invaso la Renania nel 1935, tre anni dopo le truppe tedesche invasero l’Austria su richiesta del
cancelliere austriaco, Inquart, che venne incorporata nel Reich. Nell’estate del 1938 Hitler lanciò un

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ultimatum alla Cecoslovacchia e preparò l’attacco militare vedendo respinta ogni forma di mediazione; per
evitare la guerra il primo ministro inglese Chamberlain, il presidente del Consiglio francese Daladier, Hitler e
Mussolini si incontrarono a Monaco e firmarono il patto di monaco, con il quale Hitler ottenne il
trasferimento della regione ei sudeti al Reich; da tale politica di appeasement (politica della concessione)
Italia e Germania ottennero molto; poco dopo la Gran Bretagna e Germania firmarono un patto stabilendo
di non farsi la guerra. Hitler e Mussolini ovviamente intesero tale politica come un atto di cecità e per
questo erano sempre più pronti ad osare ma la politica era stata avanzata per lo più peché si sapeva che in
Europa nessuno era pronto per affrontare una guerra che sembrava imminente e che andava evitata. A
Monaco la Germania aveva presentato il suo interesse verso l’Austria e verso la regione dei sudeti come
conseguenza del principio di nazionalità, ma le sue aspirazioni erano ben altre, ovvero creare una Grande
Germania e un canale di Stati satelliti nell’Europa dell’Est che sarebbero stati sfruttati per fruttare ricchezze
al Reich; per quanto riguarda l’unione Sovietica, a Monaco non era stata invitata poiché si sarebbe
sicuramente opposta allo smembramento della Cecoslovacchia e dunque il patto si presentò come
antibolscevico; dal canto suo la Gran Bretagna sperava che se avesse riconosciuto la supremazia tedesca in
Europa, la Germania avrebbe riconosciuto quella inglese sui mari.

Il fatto che in Europa si temeva molto più il bolscevismo dello stalinismo fu un’altra causa dell’appeasement;
nel frattempo la Germania e l’Unione Sovietica strinsero un’intesa che lasciò sbalorditi i comunisti di tutta
Europa, impegnati nella lotta antifascista. La notte del 23 agosto 1939 il ministro degli Esteri tedesco von
Ribbentrop firmò un patto con il ministro sovietico, Molotov. È il cosiddetto patto Molotov-Ribbentrop, un
patto di non aggressione tra i due paesi che avviò tra l’altro un intenso programma di scambi economici e in
una clausola segreta prevedeva la spartizione dell’Europa dell’Est tra le loro sfere di influenza.
Era il 1 settembre 1939 quando le truppe tedesche invasero la Polonia, sottoposta anche a un pesante
bombardamento aereo che mise l’aviazione polacca fuori gioco in pochissimo tempo e spinse l’esercito ad
arretrare verso est, dove si trovò bloccato dai sovietici. Il 28 settembre la conquista era ultimata e i due
ministri del patto si incontrarono nuovamente stabilendo che le province industriali e minerarie erano
destinate ai tedeschi e quelle agricole ai sovietici. Caddero anche Lituania ed Estonia, nel marzo del 1940
anche la Finlandia, dopo una resistenza pazzesca tra i ghiacci che costò la perdita di molte unità all’Unione,
che annesse tali territori. Quasi 26mila prigionieri polacchi furono trucidati dai sovietici, i nazisti invece
uccisero 50mila civili appartenenti alla classe dirigente del Paese. Un piccolo paese fu ribattezzato in
Auschwitz, nome immortale. Parte della Polonia fu annessa al Reich e la capitale venne posta a Cracovia; fu
lì che cominciò la deportazione degli ebrei. L’apoteosi della guerra secondo Hitler sarebbe stata la
cancellazione definitiva dell’ebraismo secondo criteri già espressi nel Mein Kampf e furono vari i progetti per
far sì che la loro eliminazione avvenisse effettivamente. Si pensò di fare della Polonia un contenitore di ebrei
e di concentrarli nel Lublino, una regione ai confini con l’Unione Sovietica. Ai trasferimenti degli ebrei nei
vari ghetti erano accompagnati saccheggi di tutti i loro beni e trattamenti umilianti come lo stupro delle
donne, il far ballar nude le famiglia, far lavare i piedi ai soldati alle ragazze e poi far bere loro l’acqua. Tali
fatti alimentarono lo spirito antisemita dei polacchi; in una cittadina di duemila abitanti si calcola che i 1600
ebrei presenti furono uccisi per annegamento, bruciati vivi o uccisi a copi di scure mentre i nazisti
guardavano e scattavano fotografie. Vari ghetti sorsero a Varsavia, il più grande, Cracovia, Lublino, Vilnius e
accanto ai ghetti furono fatti confluire nei campi di concentramento, il più grande fu quello di Auschwitz ;
nei campi i prigionieri lavoravano fino allo stremo, impiegati nelle industrie, molti si toglievano la vita e
molti altri venivano uccisi nelle camere a gas per velocizzare la pratica, altri morivano per malattia che non
venivano curate e su molti prigionieri, soprattutto sui bambini e sui gemelli, vennero fatti esperimenti vari.
Un funzionario tedesco, Otto Adolf Eichmann, calcolò che circa 5milioni e 800mila ebrei si sarebbero trovati
sotto il dominio tedesco; un altro militare, Heydrich, ebbe appunto l’idea di trasferirli nei campi di lavoro

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dove sosteneva che molti si sarebbero eliminati naturalmente, presentando la morte come una soluzione
umana alle loro sofferenze, e avrebbero accelerato il processo; il suo progetto era la deportazione di 11
milioni di ebrei ad Est e poi nella regione artica.

Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre, mentre espulsero l’unione
Sovietica dalla Società delle Nazioni solo nel dicembre. Sotto l’esercito nazista caddero Danimarca e
Norvegia e poi toccò alla Francia; il 10 maggio del 140 i tedeschi sfondarono senza difficoltà Maginot, la
linea difensiva che correva lungo tutto il confine nordoccidentale fatta di gallerie sotterranee, catene di
fortificazioni varie. Aggirarono la Francia travolgendo Belgio e Olanda violando la loro neutralità. A marzo
era caduto il governo di Daladier e se ne era formato uno sotto Reynaud, con un forte sentimento
antinazista tanto che quando Parigi venne occupata nel giugno del 1940 e si dovette scegliere se combattere
o firmare un armistizio, lasciò il governo a Philippe Petain che scelse la seconda opzione. La Francia fu divisa
in due zone; una comprendente Parigi e sotto il governo tedesco e l’altra retta da un governo
collaborazionista diretto da Petain, che rimase formalmente neutrale; era la Francia di Vichy. Dato che la
Francia non era destinata a far parte dello spazio vitale tedesco lasciarono la vita dei francesi alla normalità,
anche se ci furono movimenti di resistenza formati da repubblicani, cattolici, socialisti e comunisti. La
Francia di Vichy emanò una propria legislazione antiebraica che prevedeva la confisca dei beni agli ebrei,
che fossero censiti e poi cominciarono i rastrellamenti per avviarli poi verso Auschwitz. Anche in Olanda (il
dramma di Anna Frank) e Italia cominciarono le deportazioni.

Alla fine di maggio dalla Manica fu possibile avvistare l’avvicinamento dei tedeschi; Hitler pensava che gli
inglesi fossero ormai spacciati. La grande battaglia fu combattuta a Dunkerque, un piccolo paese sul confine
franco belga dove era stanziate le truppe francesi e inglesi, rimaste intrappolate e salvate attraverso
l’Operazione Dynamo, non solo da navi di guerra ma anche da navi commerciali e pescherecci che li
riportarono in patria. A rendere più facile la loro resistenza il terreno sabbioso che attutiva i danni delle
bombe; i soldati seppero aspettare mentre la RAF, ovvero la Royal Air Force, l’aviazione inglese, fece uno
sforzo massimo per salvare Londra e l’Inghilterra, sottoposta a bombardamenti continui da parte dei
tedeschi. Il 20 agosto 1940 la battaglia di Inghilterra venne dichiarata vinta da Winston Churchill e questo
dichiarò che gli inglesi non si sarebbero mai dovuti arrendere.

L’Italia, che nel maggio del 1939 aveva firmato il patto d’acciaio con la Germania legandosi ad essa in
un’alleanza sia offensiva che difensiva, nel frattempo aveva dichiarato lo stato di non belligeranza, non aveva
motivi per partecipare alla guerra tedesca e oltretutto l’esercito italiano era debole e male armato. Dopo
l’invasione tedesca della Cecoslovacchia, Mussolini aveva invaso l’Albania e non volendo risultare subalterno
ad Hitler, i10 giugno 1940 dichiarò guerra alla Francia, con un atto vile dato che il Paese era ormai sconfitto
e preso dai tedeschi, il 27 settembre 1940 firmò il patto tripartito con Germania e Giappone con il quale i
tre paesi si impegnavano a cooperare per un nuovo ordine europeo e asiatico. Mussolini pensò di poter
condurre una guerra parallela in Africa e nell’agosto del 1940 la I armata italiana comandata dal viceré di
Etiopia, Amedeo di Savoia-Aosta, si diresse verso l’Egitto mentre le truppe italiane occupavano la Somiglia
inglese e quella francese e mentre Italo Balbo in Libia fu disastrosamente sconfitto dagli inglesi. Per
celebrare la presa di Roma, il 28 ottobre 1940 venne attaccata la Grecia dall’Albania; fu lanciato un
ultimatum respinto con decisione dalla Grecia che si preparò a combattere, pure questa con un esercito
molto debole, che seppe resistere tanto che dovettero intervenire le truppe tedesche per risparmiare
un’altra umiliante sconfitta a Mussolini. Gli inglesi nel frattempo posero fine all’impero italiano in Etiopia
riportando il negus Hailé Selassié sul rispettivo trono.

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Anche la Seconda guerra mondiale fu combattuta sui mari: la Gran Bretagna e i suoi alleati avevano creato
un blocco commerciale e navale intorno alla Germania ma Hitler aveva fatto ricorso a navi corsare e
sommergibili; lo scontro più spettacolare avvenne lungo le coste argentine, quando la Graf von Spee
tedesca stava combattendo una guerra corsare contro i mercantili inglesi; la corazzata tedesca affondò. La
caduta della Francia aveva inoltre avvantaggiato i tedeschi e la flotta francese non aveva aderito alla Francia
libera e così la maggior parte delle colonie, dunque gli inglesi dovettero attaccare parte delle navi francesi e
attaccare quelle italiane per mantenere libere le acque del Mediterraneo; la marina italiana era tra le più
consistenti del mondo ma ormai la guerra sul mare era volta a colpire i traffici e le navi di rifornimento e
dunque divennero essenziali le comunicazione radio e i sistemi di crittazione e decrittazione delle
comunicazioni; la macchina messa a punto dagli inglesi fu la più veloce e venne chiamata Enigma. Nel
novembre del 1940 metà della flotta italiana fu messa fuori combattimento nel poro di Taranto e questo
contribuì alle sconfitte italiane e tedesche nel deserto del Nord Africa. La guerra nel deserto fu una guerra di
movimento e richiedeva la capacità di organizzarsi e di saper combattere anche con i carri armati. Nel
febbraio del 1941 il comando delle operazioni italo tedesche fu preso dall’ufficiale Rommel, che riuscirono
penetrare fino ad Alessandria e Il Cairo ma le truppe furono sconfitte, praticamente distrutte dai britannici.

Nel novembre del 1942, proprio mentre Rommel veniva sconfitto in Africa, erano iniziate le operazioni per
l’attacco ad Est. Nella primavera dl 1941 la germani aveva già invaso i Balcani per dirigersi verso l’Unione
Sovietica; la Jugoslavia per evitare che il paese venisse distrutto aderì al Patto tripartito ma l’opinione
pubblica reagì esiliando il reggente e portando sul trono Pietro II ma per questo il paese fu severamente
punito e bombardato spietatamente. Anche la Grecia fu attaccata per sostenere gli italiani e la vittoria portò
all’apertura della strada verso il Nord Africa e Il Medio Oriente ma Hitler doveva ancora sconfiggere
l’Inghilterra; decise però di occuparsi prima dei sovietici pensando ci sarebbe voluto poco. Stalin aveva
pensato che Hitler non avrebbe combattuto su due fronti e nonostante i segnali dei preparativi, li aveva
ignorati e non ci si preparò alla difesa. Il 22 giugno 1941 ebbe inizio l’Operazione Barbarossa. Cinque milioni
di uomini tra cui 3 milioni di tedeschi e i restanti romeni slovacchi e finlandesi e poi anche gli italiani, il
corpo dell’ARMIR, e 20 milioni di riservisti varcarono la frontiera sovietica. In pochi giorni l’aviazione
sovietica fu messa fuori gioco e un quinto delle divisioni annientate i tre settimane. Anche se colti di
sorpresa, i sovietici seppero resistere e misero in pratica la tattica delle terra bruciata rendendo l’avanzata
molto difficile per i tedeschi che si allottavano sempre di più dal fronte. Il 3 luglio Stalin disse al paese di
unirsi per la diesa della patria; Leningrado resistette fino al gennaio 1944, mentre i cittadini di Mosca si
unirono in una milizia e attaccarono i tedeschi che dovettero ripiegare per centinai di chilometri, decimati
dal freddo. La temperatura era di 25 gradi sotto lo zero. Mentre sul fronte orientale i tedeschi conducevano
una guerra di sterminio considerando i popoli slavi come da sfruttare e annientare, il 9 dicembre gli Stati
Unti etnrarono in guerra. Il sentimento patriottico dei sovietici fu rafforzato dalla notizia delle brutali azioni
dei tedeschi e l’esercito si rivelò più preparato di quanto Hitler avesse pensato. La produzione bellica
rappresentava l’86% di quella totale, venne decretata la coscrizione obbligatoria per la forza lavoro e l’orario
di lavoro venne alzato a 10 ore al giorno, vennero aboliti i giorni festivi e di riposo. La disciplina nell’esercito
fu inasprita e chiunque non voleva combattere era ucciso; furono 150mila i fucilati per codardia o panico. Fu
la disciplina a salvare il paese ma anche la concentrazione dei poteri nei vertici dello Stato. I tedeschi
mossero su Stalingrado e la battaglia durò dal 17 luglio 1942 al 2 febbraio 1943. L’intera popolazione era
pronta al sacrifico e si combatté contro i tedeschi in ogni casa e in tutte le strade; quando i tedeschi di
Rommel furono sconfitti in Egitto, la Germania si trovò accerchiata e l’Unione Sovietica organizzò la
controffensiva, mentre gli americani sbarcarono in Sicilia e le truppe italiane combattevano sul Don, dove
presto si ritirarono dato il disastro subito.

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Il Giappone aveva dato inizio a una guerra di tipo imperiale in Asia e aveva conquistato Pechino e altre
regioni cinesi per muoversi poi verso l’Indocina, la Thailandia, la Birmania e la Malesia per avanzare poi nel
Pacifico, dominio degli Stati Uniti e dunque lo scontro fu inevitabile. Tra il 7 e l’8 dicembre i giapponesi
bombardarono Pearl Harbor, una base americana nelle Hawaii, e seppure il danno non fu irrimediabile
l’opinione pubblica fu scossa dal gesto. Il 9 dicembre gli Stati Uniti dichairarono guerra al Giappone e
ricevettero a loro volta l’11 dicembre una dichiarazione di guerra da parte di Italia e Germania, Roosevelt
nell’agosto nel 1941 s incontrò al largo di Terranova con Churchill e firmarono la Carta Atlantica, stabilendo
in 8 punti i criteri del futuro ordine mondiale: intesa pacifica, cooperazione economica, rinuncia alla guerra
e disarmo. Fu il fondamento dell’ONU. Altri 15 paesi, tra cui l’Unione Sovietica, firmarono l’accordo nel
corso del mese successivo, mentre i giapponesi occupavano Filippine, Indonesia, Birmania, Bengala. Furono
però fermati dagli americani in Nuova Guinea e poi sconfitti nell’arcipelago di Midway, affondando 4
portaerei giapponesi e fermando la loro avanzata nel Pacifico. Cominciò la controffensiva degli Stati Uniti
che dimsotrarono tuta la loro potenza, affiancando anche gli inglesi contro i tedeschi e gli italiani. L’8
novembre 1942 inglesi e americani sbarcarono in Marocco e in Algeria e a questo punto si unì anche la
Francia libera. All’inizio del 1943 Roosevelt, Churchill e i rappresentanti degli altri Paesi che combattevano
contro Giappone, Germania e Italia si riunirono in Marocco, a Casablanca, per rafforzare la loro alleanza
contro il nazismo.

Stalin non era presente a Casablanca ma stava aspettando che venisse aperto un secondo fronte europeo;
tuttavia gli Alleati miravano a colpire l’Italia, l’anello debole dell’Asse perché militarmente impreparata e
perché si pensava che il fascismo non fosse poi consolidato tra il popolo come si pensava. Il 10 luglio 1943
scattò l’Operazione Husky e si sbarcò in Sicilia, controllata dall’Asse, e dopo qualche giorni gli alleati
arrivarono a Palermo; il 19 luglio Roma fu violentemente bombardata e parallelamente continuava la
liberazione della Sicilia, conquistata il 6 agosto. Il 25 luglio a Roma si era riunito il Gran Consiglio del
Fascismo che aveva nesso in minoranza Mussolini, arrestato e rinchiuso in un albergo sul Gran Sasso.
Vittorio Emanuele III affidò il governo a Badoglio che firmò in segreto l’armistizio di Cassibile il 3 settembre,
reso noto solo 5 giorni dopo. Fu solo allora che gli italiani seppero di non essere più alleati dei tedeschi e di
non essere più in guerra contro gli angloamericani; alla gioia nelle strade seguita alla diffusione della notizia
della caduta di Mussolini, seguì il caos. Ml’esercito era rimasto senza ordini e molti presero la via di casa, il
13 ottobre Badoglio dichiarò guerra alla Germania. Molti soldati non vollero gettare le armi e resero onore
alla divisa combattendo strenuamente contro i tedeschi, anche se poi furono comunque sconfitti. Il 12
settembre Mussolini era stato liberato e portato in Germania, aveva fondato la RSI, Repubblica sociale
italiana con sede a Salò, sul lago di Garda. La RSI fu fondata su uno spirito fascista eversivo, sociale e stavolta
repubblicano e cominciò con la condanna di tutti i membri del Gran Consiglio del fascismo che avevano
votato contro Mussolini; 6 di questi furono fucilati e tra essi Galeazzo Ciano, genero di Mussolini.
Da quel momento l’Italia fu dilaniata da una guerra civile tra Alleati e partigiani da una parte e repubblichini
e tedeschi dall’altra; i tedeschi, riorganizzatisi lungo la linea Gustav, caddero solo nel giugno nel 1944 dopo
l’abbattimento del monastero di Cassino, del quale avevano fatto la loro roccaforte, mentre gli americani
sbarcavano ad Anzio e Nettuno per aggirare la resistenza tedesca. Roma fu dichiarata città aperta, dunque
smilitarizzata. I partigiani tentavano azioni contro i tedeschi, una delle quali condotta il 23 marzo 1944 e
terminata con l’uccisione di 33 militari tedeschi. Il giorno successivo furono 335 gli italiani prelevati dal
carcere di Regina Coeli o già prigionieri dei tedeschi che vennero fucilati per rappresaglia e poi gettati in
cave fatte franare. Noto è l’episodio delle Fosse ardeatine. Venne deciso dagli Alleati di aprire un secondo
fronte e liberare la Francia.

Il 6 giugno 1944 il generale Eisenhower iniziò l’operazione Overlord, lo sbarco in Normandia. Fu la più
grossa operazione di sbarco mai organizzata, con 3 milioni di uomini, la metà americani e il resto inglesi e

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francesi, ma anche belgi, polacchi e cecoslovacchi, a rappresentare le nazioni vittime del nazismo. I servizi
segreti fecero tutto il possibile per non far penetrare informazioni, arrivando anche a diffonderne delle
false. Dopo un mese circa un milione di soldati erano entrati in Francia e l0’avanzata verso la Germania fu
lenta e sanguinosa; gli alleati puntavano direttamente al suolo tedesco. Parigi fu raggiunta il 25 agosto e il
generale de Gaulle vi instaurò un governo provvisorio, nel frattempo veniva organizzato un secondo sbarco
tra Tolone e Cannes.

Nel marzo del 1944 gli Alleati cominciarono la risalita, mentre Palmiro Togliatti propose di risolvere la
questione riguardante l’abolizione della monarchia dopo la fine della guerra attraverso un referendum e
mentre i partigiani si erano organizzati nel CLN, il Comitato di liberazione nazionale che aveva visto la
riorganizzazione dei partiti antifascisti come Democrazia cristiana, Partito d’azione, Parti del lavoro, Partito
socialista e Partito comunista. Roma venne liberata nel giugno del 1944 e due mesi dopo venne liberata
Firenze ma nello stesso periodo i tedeschi che occupavano l’Italia fecero stragi di civili ed uccisero centinai
di persone. Solo la strage di Marzabotto contò 800 vittime. L’arrivo dell’inverno impedì agli Alleati di
avanzare ulteriormente e dovettero attendere la primavera per muoversi; arrivarono a Milano il 25 aprile; la
Repubblica di Salò era caduta e Mussolini tentò la fuga verso la Svizzera ma venne catturato il 27 aprile e il
28 fucilato. Il suo corpo venne portato a Milano ed esposto nello stesso luogo dove erano stati esposti i
corpi di 15 partigiani uccisi; le famiglie non poterono neanche raccogliere i loro resti.
L’Italia aveva perso la guerra ma il popolo si sentiva vincitore; l’Italia ufficiale si era infatti schierato con gli
Alleati grazia anche molti volontari e grazie ai partigiani della Resistenza.

Tra il 28 novembre e il 1 dicembre 1943 Roosevelt, Churchill e Stalin si incontrarono a Teheran, in Iran
decidendo come proseguire ma la conferenza decisiva fu quella di Jalta tenuta dal 4 all’11 febbraio 1945;
l’Unione Sovietica fu esortata ad entrare in guerra contro il Giappone e di accennò alle sorti della Germania
che sarebbero però state decise nella conferenza di Potsdam svoltasi nell’agosto del 1945.
La guerra fu cruda in tutti i sensi; sui civili vennero perpetrate violenze atroci, i bombardamenti
cancellarono città intere e resero futile la distinzione tra combattenti e civili, la furia omicida dei singoli si
presentò sotto forma di fucilazioni, iniezioni di fenolo, annegamenti o bruciamenti collettivi, riempimento di
fosse con calce viva nelle quali venivano poi buttati i prigionieri, asfissia mediante ossido di carbonio o acido
prussico, il cosiddetto Zyklon B, usato in gran quantità nelle note docce nei campi di concentramento
affianco dei formi crematori. Massacri e uccisioni di massa furono però perpetrati ovunque; si calcola che
dei 21mila giapponesi che difendevano l’isola dagli americani nel febbraio del 1945, poco più di mille se ne
salvarono. L’arma degli Stati Uniti fu pronta nel luglio del 1945 era inizialmente diretta contro la Germania,
che aveva però capitolato tra l’8 e il 9 maggio, quando Hitler si era suicidato. Il presidente Truman fu
d’accordo che i due miliardi di dollari investiti per la costruzione dell’arma letale, la bomba atomica, non
potevano essere buttati. Le bombe furono dirizzate sul Giappone. Furono tre i prodotti di tre anni di
ricerche. La prima bomba a plutonio fu fatta esplodere nel deserto di Jornada del Muerto, nel New Mexico e
creò un’esplosione pari a 21mila tonnellate di tritolo. La bomba a uranio chiamata Little Boy fu sganciata
dall’Enola Gay su Hiroshima alle otto di mattina del 6 agosto 1945; ma il Giappone firmò la resa solo dopo lo
sgancio di un0altra bomba, a plutonio stavolta, il 9 agosto su Nagasaki. Quello stesso giorno arrivò la
dichiarazione di guerra da parte dell’Unione Sovietica ma la guerra era ormai conclusa. Le 200mila vittime
sul colpo spinsero l’imperatore Hirohito a firmare la resa incondizionata il 15 agosto 1945.

Capitolo 8: Tace il cannone. Il mondo rinasce diviso.

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L’attacco sferrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale aveva distrutto tutti i valori che si erano
consolidati nell’Europa e solo dopo la loro sconfitta definitiva, l’8 maggio 1945, questi sarebbero rinati. Nel
1941 con la firma della Carta Atlantica si erano stabiliti i principi sui quali si sarebbe dovuto basare il nuovo
assetto mondiale; nel 1942 fu firmata la Dichiarazione delle Nazioni Unite, preludio della Carta delle Nazioni
Unite, sottoscritta a San Francisco il 24 ottobre 1945 da 50 paesi. La pace, il rispetto dei trattati e la
cooperazione internazionali erano fondamentali, come lo erano il disarmo, l’autodeterminazione dei popoli
e l’affermazione dell’uguaglianza tra donne e uomini e tra Stati grandi e piccoli. Nacque così l’ONU, formata
da vari organi: l’Assemblea generale degli Stati membri, un Consiglio di sicurezza composto da 11 membri
dei quali 5 permanenti (Regno Unito, Unione Sovietica, Stati Uniti, Francia e la Cina di Chiang Kai-shek).

Il destino della Germania, ovvero lo smembramento, era stato già deciso durante la conferenza di Jalta;
durante la conferenza di Potsdam fu divisa in 4 settori, ognuno dei quali sotto l’influenza statunitense,
inglese, francese e sovietica. Le zone sotto il controllo occidentale furono unificate tra il ’47 e il ’48 e l’anno
successivo fu proclamata la Repubblica federale tedesca con capitale a Bonn; quando i sovietici bloccarono
gli accessi agli altri settori di Berlino, la città rimase priva di rifornimenti e sarebbe crollata in pochissimo
tempo se gli Alleati non avessero organizzato un ponte aereo che nel giro di un anno effettuò migliaia di voli
rifornendo la città di cibo, medicinali e macchinari; i sovietici cedettero e tolsero il blocco. Ma ovunque i
tedeschi furono trattati come i colpevoli del dramma mondiale; nella zona dei Sudeti furono costretti a
portare un bracciale bianco come segno di riconoscimento e fu loro vietato di salire sui mezzi pubblici o
entrare in bar e ristoranti, anche nei cinema.

Nel 1947 Harry Truman tenne un discorso nel quale riprendeva la dottrina del contenimento di Kennan
rimarcando le differenza tra l’occidente capitalistico e l’Est comunista affermando che i sovietici dovevano
essere appunto contenuti, cioè le loro azioni limitate. Fu l’inizio della guerra fredda, quasi anticipata da
Churchill quando aveva parlato di cortina di ferro, dell’insanabile divisione che appunto c’era tra Occidente
ed Oriente. La guerra fredda fu caratterizzata da scontri ideologici, propagande, provocazioni e accuse che
spesso spinsero al limite della guerra calda; ma in rari casi si arrivò alle armi.
Fu soprattutto nell’Est che quella cortina di ferro fu evidente; i paesi baltici, la Polonia, la Germania dell’est,
la Cecoslovacchia, l’Ungheria, la Bulgaria, la Romania, l’Albania e la Jugoslavia sotto il controllo sovietico
ebbero destini fondamentalmente simili; nell’ottobre del 1949 fu proclamata la nascita della Repubblica
democratica tedesca, sotto il controllo sovietico, con capitale Berlino. In Polonia il Partito comunista locale
non deteneva la maggioranza, rappresentata invece da un movimento antinazista e non comunista; nel
1941 era nato il Partito polacco dei lavoratori che aveva lo scopo di sconfiggere l’Esercito, le organizzazioni
clandestina contro tedeschi e sovietici. Fu sconfitto nell’agosto del 1944 e il Partito dei lavoratori si dichiarò
governo e fu riconosciuto dall’Unione Sovietica. Le libere elezioni si svolsero solo nel 1947 e il partito
comunista ottenne l’80% dei voti. In Ungheria si creò un’effettiva collaborazione con i comunisti ma tutta
volta a favorire gli interessi sovietici, dove però era stata concesso un certo pluralismo politico.
Nel 1947 quando gli Stati Uniti vararono il Piano Marshall per favorire le economie europee, Stalin impose
ai paesi satelliti di rifiutare ogni aiuto affermando che l’aiuto americano fosse solo uno strumento di
penetrazione americana in Europa; i comunisti poterono prendere il controllo del Paese tradendo tutti gli
ideali democratici; nello stesso anno nacque il Cominform, con la funzione di aiutare i partiti comunisti e
due anni dopo il Comecon. Così le economie dei paesi cosiddetti satelliti divennero totalmente rivolte verso
l’Unione Sovietica che forniva loro materie prime per riaverle in forma di prodotti finiti. Vennero imposte la
collettivizzazione delle terre e l’industrializzazione forzata.

Oltre che sul piano economico, lo scontro tra i due blocchi ebbe carattere militare. Nel 1949 era nata la
NATO (North Atlantic Treaty Organization, ovvero Organizzazione difensiva del Nord Atlantico) sotto il blocco

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occidentale, mentre nel 1955 il patto di Varsavia unì l’Unione Sovietica ai suoi stati satelliti. Venne concessa
la ripresa non solo in campo economico ma anche nel campo politico; il Giappone divenne alleato degli Stati
uniti e alla Germania fu concesso di riarmare un esercito. Benché il riarmo fosse presentato in chiave
difensiva si arrivò a cifre immense e, in particolare, toccò gli armamenti nucleari. Già negli anni Ottanta le
varie potenze avevano collezionato 65mila testate nucleari e nel 1952 l’America aveva già creato e
sperimentato la prima bimba H, a idrogeno. Nonostante la corsa al nucleare dopo Nagasaki nessuna arma
tale fu usata nei conflitti ma erano l’arma retorica assoluta: bisognava mostrare al mondo la potenza e la sue
priorità, oltre che la capacità di prevalere sull’avversario.
Negli Stati Uniti Joseph McCarthy lanciò una campagna crudissima nei confronti dei comunisti, le cui
infiltrazioni nel sistema capitalistico erano ben temute, molti furono deportati, accusati e processati e
addirittura una coppia, Julius e Ethel Ronsenberg, furono giustiziati nel 1953 attraverso la sedia elettrica.
Erano due spie, ebree e comuniste.

Con la nascita del Cominform nel 1947 i legami degli Stati dell’Est all’Unione Sovietica si erano fatti
soffocanti e ogni atteggiamento autonomo era punito; bel 1945 in Jugoslavia si erano tenute le prime
elezioni libere per un Parlamento che abolì la monarchia e proclamò la nascita della Repubblica popolare
federativa di Jugoslavia sotto Tito, che aveva condotto la Resistenza nel suo Paese ed era riuscito a liberarlo
senza l’intervento delle armate alleate; il suo era stato l’unico caso. Tito seguì le pratiche dittatoriali dei
partiti comunisti del tempo (repressione della dissidenza, processi farsa, controllo poliziesco) e questo,
unito all’autoritarismo del partito e a una diversa interpretazione del marxismo, che per esempio non portò
alla collettivizzazione forzata delle terre e dunque gli valse anche l’appoggio dei contadini, lo portarono al
successo, anche se nel ’48 furono espulsi dal Cominform e costretti a volgere verso l’Occidente. Il blocco
sovietico mosse accuse di titoismo a molti dei dirigenti di altri paesi e furono tutti condannati; un processo
fece scalpore poiché 11 su 14 degli imputati erano ebrei, dunque i comunisti continuarono lo sfogo
antisemita.

La morte di Stalin, avvenuta il 5 marzo 1953, cambiò le sorti dell’Unione Sovietica con la successione di
Chruscev. Nato poverissimo, senza aver avuto istruzione alcuna e figlio del partito, fece della sua rozzezza
contadino il mezzo per sedurre le masse e l’opinione pubblica interna ma anche internazionale. Cominciò
con un’amnistia che liberò oltre un milione di detenuti dai gulag e avviò processi di riabilitazione e furono
ridotti i ranghi dell’esercito, della polizia e dell’apparato burocratico. Cade il mito di Stalin con la
pubblicazione del bilancio della repressione interna attuata da Stalin: 15 milioni di persone erano state
deportate nei gulag, tra gli 800mila e 1 milione e 200mila giustiziate. Il rapporto scosse profondamente i
comunisti di tutto il mondo e il mito di Stalin cessò di esistere; seguì l’apertura di Chruscev verso l’Occidente
e iniziò il periodo della distensione, vennero rafforzati i legami con i partiti socialisti, riconosciuta la
Germania federale, liberati i prigionieri e restituite le opere d’arte prese dalla Germania orientale nel 1945.
Si incontrò a Ginevra con i capi di Stato occidentali, lo statunitense Eisenhower, il britannico Eden e il
francese Faure. Chruscev fu accolto trionfalmente tanto negli Stati Uniti quanto in Francia e nel 1960
partecipò all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e si poté finalmente parlare di coesistenza pacifica,
cioè di equilibrio tra le diversità. Furono infatti gli anni della nuclearizzazione accelerata e si continuò a
mettere a punto nuove tecnologie di attacco come aerei, missili a gittata intermedia e a lungo raggio,
sommergibili con la capacità di lanciare missili anche in immersione e anche i primi satelliti. Gli americani
costruirono l’U2, un aereo concepito per scattare fotografie precise del territorio nemico e volare ad alta
quota; nel maggio del 1960 ne fu abbattuto uno che volava ei cieli sovietici e poco più di un anno dopo, la
notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, la Repubblica democratica tedesca fece innalzare un muro che separava i
due settori di Berlino per impedire le fughe verso l’Occidente.

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La rivalità tra Unione Sovietica e Stati Uniti si riversò anche sul piano economico e poi tecnologico; il 4
ottobre 1957 l’URSS aveva lanciato il primo satellite, lo Sputnik, nello spazio; nel novembre dello stesso
anno venne lanciata una capsula che ospitava un essere vivente, la cagnetta Laika, e il 1 aprile 1961 il primo
uomo venne lanciato nello spazio, Yurij Gagarin, l’anno successivo la prima donna, Valentina Tereskova. Gli
americani seppero rimontare nel 1969, con l0incio del primo uomo sulla luna, Neil Armstrong.
Chruscev varò misure sociali lavorativa, l’orario fu ridotto e i salari aumentati, fu varato un sistema pensioni
sto, nacquero più figli e la popolazione scolastica brenne, riprese l’immigrazione nelle città e per la prima
volta nel 1959 la popolazione urbana aveva superato quella rurale. La qualità della vita migliorò e il
benessere esteso ai consumi e all’alimentazione migliorò; le superfici coltivate furono aumentate del 30%
ma comunque le aspettative furono in parte tradite data la scarsità di beni e l’eccesso della domanda;
aumentarono d’improvviso le file per il pane, la criminalità, le proteste e gli scioperi. Nel 1953 gli operai di
Berlino si rivoltarono contro il governo, in Polonia venne chiesto di reintegrare nel governo Gomulka,
allontanato negli anni Cinquanta, e la richiesta fu accolta. In Ungheria venne chiamato Nagy al governo fino
a quando questo annunciò l’abbandono del patto di Varsavia; le varie proteste si trasformarono in
un’insurrezione armata contro il potere comunista e solo tra il 3 e il 4 novembre caddero 2500 ungheresi;
Nagy fu arrestato e ne prese il posto Kadar. Nell’ottobre den 1964 Chruscev fu destituito e sostituto da
Leonid Breznev.

Se l’espansione del comunismo avevo toccato in particolare l’Est europeo, è in Cina che fu più decisa.
L’appoggio popolare, la determinazione e la disciplina portarono le truppe comuniste a vincere contro i
nazionalisti del Guomindang; il 1 ottobre 1949 fu proclamata la nascita della Repubblica popolare cinese
sotto la guida di Mao Zedong che firmò subito un accordo di assistenza e alleanza reciproca con l’Unione
Sovietica di Stalin. Fu l’Unione Sovietica stessa a spingerla a partecipare alla guerra di Corea, dato che Stalin
non aveva intenzione di entrare in uno scontro diretto con gli Stati Uniti. Le Nazioni Unite pensavano che
una volta liberata dal Giappone, la Corea sarebbe diventata una nazione neutrale ma nelle ultime fase della
guerra l’Unione Sovietica aveva occupato la parte settentrionale del Paese, gli americani quella meridionale
e si erano formati dunque la Corea del Nord e quella del Sud. Il 25 giugno 1950 l’esercito nordcoreano
raggiunse la Corea del Sud; l’ONU condannò tale gesto e gli statunitensi poterono intervenire; Stalin non
intervenne ma incoraggiò Mao a farlo. L’esercito cinese travolse quello sudcoreano, seppur con gravi
perdite, e le trippe americane di MacArthur. Il conflitto evitò un ulteriore estensione solo perché Truman
rifiutò di sganciare l’atomica e si arrivò nell’estate nel 1953 a un armistizio che mise fine a una guerra di
posizione e che sancì la divisione del Paese nei rispettivi stati del Nord e del Sud. Fu quello il momento in cui
si delinearono gli schieramenti internazionali; i piani di umiliazione nei confronti di Germania e Giappone
furono abbandonati, la prima fu riarmata e il secondo firmò un trattato di pace, mentre la Cina entrava a far
parte dell’ONU.
Per quanto riguarda l’economia sotto Mao, nel 1953 adottò un primo piano quinquennale che portò
progressi notevoli nell’industria pesante e nei settori dei concimi chimici, del petrolio, degli acciai e delle
attrezzature meccaniche. Preoccupazione fu la vita dei contadini e l’ammodernamento delle campagne; una
riforma agraria ridistribuì 47 milioni di ettari di terre ai contadini poveri anche se molte concessioni vennero
fatte ai proprietari terrieri e campagne sanatorie e di educazione igienica furono applicate, vennero
riformati il diritto di famiglia con la proibizione del concubinato e dell’infanticidio. Sotto Mao si arrivò a un
accordo tra comunisti e nazionalisti ma si alternavano periodi di repressioni e periodi di liberalizzazione fino
a quando Mao non si identificò come despota assoluto. Tra il 1956 e il 1957 la campagna dei Cento fiori
liberalizzò la vita culturale, politica, economica e sociale della Cina, affascinando soprattutto gli intellettuali
eroe che nello stesso periodo stavano vivendo la campagna di demistificazione di Stalin. In quel periodo
arrivarono a coesistere in Cina 8 partiti politici e gli intellettuali poterono esprimersi liberamente. Ma

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quando nel 1957 varie critiche si rivolsero al sistema stesso decine di miglia di persone furono arrestare e
molte altre relegate nelle campagne per rieducarsi. L’anno seguente Mao lanciò il grande balzo in avanti,
cioè fisso degli obiettivi da raggiungere grazie al consenso delle masse. L’agricoltura fu ammodernata anche
grazie attraverso l’inventiva concessa ai contadini stessi, le milizie militari raggiunsero i 220 milioni di
membri, furono lanciati programma per l’educazione socialista delle campagne e nelle scuole metà
dell’orario sarebbe stato impiegato nel lavoro. Il grande balzo in avanti però terminò con un completo
disastro a causa di una carestia che colpì duramente il paese. Sono stati segnalati casi di cannibalismo e
decine di miglia di morti. L’eccesso di manodopera e di investimenti nel settore dell’industria pesante e in
particolare dell’’acciaio per superare l’Inghilterra aveva inoltre paralizzato l’economia. Nel 1961 Mao si ritirò
dalla scena. Uno spettacolo teatrale con riferimenti evidenti a Mao diede inizio alle ostilità; gruppi di
studenti vennero riconosciuto come movimento rivoluzionario e cominciarono a rivendicare maggiore
egualitarismo nelle università agitando il libretto rosso, una collezioni delle citazioni di Mao, in quel periodo
oggetto di un’estrema sacralizzazione. La Cina piombò lentamente nel caos tra il 1966 e il 1969, le guardi
rosse saccheggiavano il paese, distruggevano ciò che trovavano, inscenavano processi sommari, scuole,
università, tempi, giardini, biblioteche e musei furono chiusi e i più distrutti. Fino a quando nel 1969 Mao
intervenne e decise di fermare la rivoluzione attraverso l’esercito. Coloro che furono ritenuti di eccessi della
rivoluzione culturale furono processati e condannati, tra questi anche Jiang Qing, quarta moglie di Mao.

Capitolo 9: Democrazia a Occidente.

L’ONU fissò i principi del liberalismo e della democrazia, ovvero pace, diritti, libertà, democrazia politica,
eguaglianza tra gli uomini e le nazioni. Tutti quei principi che erano stati messi in crisi già nei primi anni del
Novecento e poi negli anni Trenta. Inoltre sancì una certa collaborazione economica, dato che lo
smantellamento degli apparati bellici aveva implicato una riduzione del mercato. Già la carta Atlantica aveva
parlato di collaborazione economia di tutti i popoli e fu nel 1944 che i rappresentanti di 44 nazioni alleate si
riunirono a Bretton Woods firmando gli omonimi accordi che stabilirono il sistema del Gold Exchange
Standard, che prevedeva che debiti e crediti fossero regolati in oro o in dollari. Furono creati inoltre il Fondo
monetario internazionale (concedeva finanziamenti a breve) e la Banca internazionale per la ricostruzione
e lo sviluppo (concedeva prestiti destinati allo sviluppo dei paesi più arretrati). Tra il 1947 e il 1948 Truman
decise di uscire dall’isolazionismo americano di fronte alle terribili condizioni economiche europee e fu al
quel punto che venne varato il piano Marshall, che nel giro di cinque anni riversò in Europa 13 miliardi di
dollari in merci e prestiti contribuendo alla ripresa economica europea.
La Dichiarazione del 1948 tracciava diritti economici e sociali come la proprietà collettiva o privata, i doveri
verso la comunità degli individui inoltre menzionava la dignità della persona, il diritto alla vita e alla
sicurezza della persona, la libertà di fede e di culto, di movimento, pensiero, coscienza, riunione,
associazione e inoltre stabiliva il non obbligo di appartenenza a un partito o a un’associazione. Vennero
introdotto il diritto al riposo, allo svago, al lavoro, all’istruzione, alla sicurezza sociale e al libero sviluppo
della personalità. Inoltre venne sancito il diritto di partecipare alla vita politica del proprio paese, il suffragio
universale sia maschile che femminile, principio primo di un governo democratico.

Roosevelt aveva sancito quattro libertà: parola, culto, dalla paura e dal bisogno. È con questo spirito che nel
1942 il governo britannico affidò a Beveridge di compiere un’inchiesta sul sistema di assicurazioni sociali e
ne uscì che Beveridge approntò un piano complessivo di tutela del cittadino per tuta la sua esistenza anche
in caso di disoccupazione, pensionamento o spese eccezionali dovute a nascite, matrimoni o morti. La vita
dignitosa, il concetto di welfare state, fu quello che si diffuse a sostituzione del warfar state (spirito
militare); il piano varato da Beveridge raccoglieva l’energia, l’orgoglio, lo spirito di lotta e la solidarietà che
aveva diffuso Churchill durante i 90 giorni di bombardamenti incessanti ad opera della Germania; Churchill

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era l’ero del momento ma le elezioni del 1945 portarono alla vittoria Attlee. A sua volta sorpreso della sua
vittoria e che dovette comunque affrontare questioni economiche gigantesche che pensò di risolvere
facendo suo il piano Beveridge e dunque facendo si che il welfare state si diffondesse. Tale modello fu però
applicato in tutta l’Europa , per esempio tutelando le famiglie con reddito basso nel dopoguerra e sancendo
l’uguaglianza di uomini e donne che poterono così raggiungere specifici piani di sostegno. Vennero estese
l’istruzione e soprattutto la sanità.

Ad assumere importanza alla fine della guerra furono i massacri perpetrati durante il suo corso; il razzismo
aveva lasciato una piaga pazzesca nella storia della civiltà e la sua affermazione non era stata contrastata
come sarebbe dovuto; Pio XI aveva retto il soglio pontificio dal 1922 al 1939, durante gli anni di
affermazione del fascismo dunque, e pur avendo più volte condannato il fascismo italiano e il nazismo e in
punto di morte aveva condannato l’antisemitismo, il suo successore Pio XII la tenne segreta; aveva forti
simpatia verso la Germania e non aveva disdegnato il nazismo concordando con la sua politica antisemita,
forse per un errore di valutazione. D’altra parte la Chiesa stessa aveva più volte perseguitato gli ebrei, come
affermò spesso lo stesso Mussolini. I grandi massacri nei lager tedeschi, ma anche nei gulag, furono messi a
tacere a lungo; si pensi che Primo Levi scrisse le sue memorie in Se questo è un uomo e tale opera venne
rifiutata e pubblicata solo da un editore minore. Nel caso dei gulag sovietici, fu lo scrittore russo Aleksandr
Solzenicyn a denunciare i crimini e il dispotismo, stesso motivo per il quale era finito imprigionato nel 1945.
In entrambi i casi fu capito che comunque tali esperienze avrebbero lasciato una ferita inguaribile anche dal
tempo nelle vittime.
Lo sterminio degli ebrei fu chiamato Olocausto e fu un vero e proprio genocidio, parola coniata proprio
durante quegli anni e che appunto indicava l’eliminazione fisica di un popolo, inteso come gruppo
linguistico, religioso o etnico. Altri genocidi erano avvenuto prima, come quello dei kulaki e dei contadini
ucraini o quello degli armeni. Per punire i crimini del nazismo nell’agosto nel 1945 venne istituita una
Commissione per i crimini di guerra e un appositi tribunale che condusse un vero e proprio processo a
Norimberga; furono 21 i gerarchi nazisti processati ma furono chiamati in tribunale in processi minori anche
medici, giuristi ed industriali in vari Paesi. Il processo di Norimberga si chiuse con condanne, assoluzioni e
sentenze; molti riuscirono a fuggire all’estero, è il caso di Adolf Eichmann, arrestato in Argentina dai servizi
segreti israeliani e poi sottoposto a processo. Ma comunque ben presto si preferì cancellare tale traccia del
passato e chiudere con i processi. In Italia non vi furono processi simili, piuttosto si ricorse a un’epurazione
dalla pubblica amministrazione di persone compromesse con il fascismo.
Riguardo l’Italia tra il maggio e il giugno del 1945 fu teatro di una terribile strage sul confine orientale
italiani, nell’Istria in particolar modo. In quel periodo Tito aveva messo in atto una politica di
denazionalizzazione diretta contro gli italiani; ad opera della polizia politica jugoslava migliaia di italiani,
fascisti, comunisti, antifascisti, uomini e donne comuni, furono fucilati e fatti precipitare nelle foibe, cavità
carsiche naturali. Una pagina di storia che fu inizialmente messa a tacere soprattutto perché i comunisti
avevano appoggiato il regime di Tito.

Nel 1941 il regime fascista aveva mandato al confino a Ventotene vari intellettuali fascisti, tra cui Altiero
Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni e questi scrissero un documento, il Manifesto di Ventotene, in cui
analizzando la crisi della società moderna indicavano tali compiti del dopoguerra la costruzione dell’unità
europea sotto forma di una federazione riprendendo le concezioni kantiane sulla pace mondiale e
ragionando sulle esperienze in intellettuali tra gli anni Venti e Trenta. Fu da loro che nacque il discorso di
multiculturalismo, dell’affermazione dei diritti universali, della responsabilità collettiva e dell’essenza
dell’identità europea. Nacquero il Movimento europeo, il Consiglio d’Europa che sortì la Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e una Corte europea dei diritti dell’uomo. Era nato anche il

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GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), l’Organizzazione per la cooperazione economica europea e
lo sviluppo economico.

In Portogallo e Spagna, che non avevano partecipato alla guerra, i regimi di tipo fascista di Salazar e Franco
sopravvissero; in Italia invece il fascismo era stato ormai sconfitto e le sorti del Paese erano da decidere e
tale decisione fu presa all’insegna dei partiti che nascevano o rinascevano. Il 5 aprile 1945 fu costituita a
una Consulta nazionale, una sorta di Parlamento non eletto, nella quale i membri erano nominati dal
governo su proposta dei partiti antifascisti; il 2 giugno 1946 un referendum popolare sancì la nascita della
repubblica e le elezioni di un’assemblea costituente. La Democrazia cristiana ottenne 207 seggi, il partito
socialista 11, quello comunista 104 e il Partito d’azione solo 7, scomparve dunque dalla scena dopo il suo
ruolo fondamentale nella Resistenza. Dolo la liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno 1944, il trono era
retto dal figlio di Vittorio Emanuele III, Umberto, affiancato da Ivanoe Bonomi, presidente del Comitato di
Liberazione nazionale. Il partito comunista retto da Palmiro Togliatti dal 1927, anno della morte di Gramsci,
ebbe un ruolo essenziale; nel 1945 a Bonomi subentrò Ferruccio Parri che creò un governo di coalizione con
i maggiori esponenti comunisti, socialisti, democristiani e liberali, ma durò meno di sei mesi, subentrò poi
Alcide de Gasperi, segretario della Democrazia cristiana che mantenne la composizione di Parri ma riuscì a
ripristinare le istituzioni parlamentari nel difficile contesto politico interno e internazionale della guerra
fredda e ad avviare il cammino della repubblica. Il 1 gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione e affermò
la sovranità popolare, il ripudio della guerra e i diritti inviolabili dell’uomo. Le elezioni per il primo
Parlamento repubblicani furono convocate per il 18 aprile 1948 e sancirono la vittoria del Fronte popolare,
riunione di socialisti e comunisti; si fecero tesi i rapporti con gli Stati Uniti che minacciavano di sospendere
gli aiuti economici e pianificavano l’occupazione del Paese in caso il partito comunista non fosse stato messo
fuorilegge e anche la Chiesa era mobilitata contro il comunismo. Il clima si distese solo nel 1961 con
l’elezione di J.F. Kennedy e con la salita al soglio pontificio di Giovanni XXIII nel 1958, i cui mandati finirono
entrambi nel 1963, il primo per assassinio a Dallas e il secondo per malattia.

Per quanto riguarda la Germania occidentale nel 1949 fu adottata una Legge fondamentale chiamata
Grundgesetz, che affermava i diritti sociali e politici e stabilì un sistema federale a due Camere, il Bundestag
eletto a suffragio universale diretto con sistema proporzionale e il Bundesrat, espresso dai governi dei
singoli Stati membri, un presidente della Repubblica eletto dalle due Camere. Rinacquero il partito
socialista, l’Unione cristiano democratica e l’Unione cristiano sociale e rimase un piccolo Partito comunista,
poi radiato nel 1956. La destra era scomparsa; protagonista della rifondazione tedesca fu Adenauer che
sosteneva la causa della pacificazione nazionale sotto la guida americana; questo portò a una coalizione tra
socialisti e democristiani e alla vittoria del partito socialista nel 1969.
Per quanto riguarda invece la Francia, era riemersa piuttosto malconcia dalla guerra e dalla divisione dalla
Francia di Vichy e solo grazia al generale de Gaulle, che durante la guerra aveva servito con onore il Paese,
riuscì a guadagnarsi un posto nell’ONU e ad essere riconosciuta come vincitrice. Le prime elezioni del 1945
videro l’assemblea costituente equamente divisa tra comunisti, socialisti, desta e cristiano democratici; in
quel momento De Gaulle decise di uscire di scena.. la costituzione della Quarta Repubblica rendeva la
funzione del residente rappresentativa e l’Assemblea nazionale piuttosto godeva di poteri piuttosto forti,
dunque il governo rimaneva instabile. Nel 1958 de Gaulle fu richiamato per evitare che la Francia
affondasse e indisse un referendum popolare per affondare la Quarta Repubblica; la Quinta nacque sotto
una costituzione con carattere presidenziale o semipresidenziale che indeboliva il ruolo dell’Assemblea
rafforzando quello del presidente, capo dell’esecutivo eletto direttamente dal popolo. Tre mesi dopo de
Gaulle divenne presidente. Nel 1962 la carica del presidente divenne elettiva direttamente dal popolo. De
Gaulle si ritirò dalla scena politica nel 1969.

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I timori condivisi verso la rinascita della potenza tedesca favorirono la cooperazione tra i paesi europei; il
primo fu quello di costituire un esercito integrato composto da una divisione di ciascun paese, la Comunità
europea di difesa o CED da porsi sotto il controllo della NATO ma l’Assemblea nazionale francese respinse la
proposta che non fu attuata. La cooperazione però giunse a buoni livelli in ambito economico. Nel 1051
nacque la CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il 9 maggio nacque l’Unione Europa, il25
marzo 1957 i rappresentanti di Italia, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo firmarono i due
trattati di Roma, il primo sancì la nascita dalla Comunità economica europea (CEE) e il secondo La Comunità
europea per l’energia atomica (EURATOM).

Se dopo la fine della guerra mancava il cibo, povertà e miseria erano largamente diffuse e parte delle città
erano state rase al suolo, già nel 1948 ci fu un’inversione di tendenza; i bombardamenti avevano
risparmiato molti centri industriali e industriali, tecnici ed operai si misero subito al lavoro per far riprendere
la produzione e senza soste iniziò a crescere ogni settore dell’economi, delle materie prime, dell’acciaio e
del ferro, dei prodotti chimici, elettronici e alimentari. Il decollo fece parlare in alcuni casi, come in quello
della Germania Ovest, di miracolo. L’intera popolazione si impegnò nella ricostruzione, il mercato fu aperto
con l’abolizione dei controlli sui prezzi, la moneta fu cambiata e le comunicazioni riattivate, le esportazioni
aumentate e il petrolio venne usto come font energetica prevalente, dato il suo basso costo all’epoca.
L’immigrazione fu molto sentita dai vari Paesi, molti della Germania Est passavano alla parte occidentale
mentre in Italia ci si spostò prevalentemente dal Sud al Nord. A favorire il boom anche gli interscambi e
soprattutto le relazioni con gli Stati Uniti, dove televisioni, radio, supermercati avevano rivoluzionato il
modo di vivere. Il tasso di natalità aumentò e il consumo privato aumentò, crebbero le vendite di
automobili, macchine per cucire, lavate, scrivere e televisori ad uno privato e familiare. Il sistema delle
strade cambiò, vennero installati i semafori, sensi unici, divieti di sosta, parchimetri e nacquero le
autostrade, idea statunitense. Il turismo di massa e il viaggio per diletto divennero molti diffusi grazia
all’aumento dei salari e alle ferie pagate, dunque cambiò il panorama di molte zone con la creazione di
alberghi. L’industria cinematografica e musicale si diffusero nel mondo; era una società questa del
benessere fondamentalmente instabile e non tardarono ad arrivare le prime difficoltà ed instabilità.

Capitolo 10: Il crollo del sistema coloniale.

Alla Seconda guerra mondiale seguì il crollo del sistema coloniale; ciò significa che i Paesi ottennero la loro
indipendenza, il loro diritto ad un governo proprio e spesso questo accadde perché le colonie avevano dato
un contributo fondamentale alla guerra, inviando soldati e lavoratori, anche se la guerra aveva causato un
senso di distacco dalle madrepatrie europee.

Tra le tante colonie che aspiravano all’indipendenza c’era l’india, distaccatasi improvvisamente dalla Gran
Bretagna anche se era un passo da lungo tempo atteso e preparato. Churchill era contrario all’indipendenza
dell’India ma tra l’opinione pubblica era diffusa l’idea che la guerra avrebbe portato il paese
all’indipendenza; il Partito del Congresso non ricevette alcuna risposta riguardo l’indipendenza e molti
lasciarono il partito lasciando spazio alla Lega musulmana di rivendicare l’indipendenza per il Pakistan. Il
susseguirsi di diversi viceré portò alla concessione dell’indipendenza da parte di Mountbatten; bisognava
trovare un compromesso dato che il Giappone si stava avvicinando alle coste indiane. Nel 1947 Mounbatten
proclamò la nascita e l’indipendenza di due stati distinti per la religione, l’India e il Pakistan. La frontiera fu
però tracciata in fretta e furia e dunque attraversò stati antichi come Punjab e il Bengala disastrando la loro
economia e dunque cominciò l’esodo di massa della popolazione che portò gli indù ad affluire in India e i
musulmani nel Pakistan. Seguirono violenze e massacri durante i quali perse la vita lo stesso Gandhi nel
gennaio del 1948. L’unificazione dell’India fu però compito molto complicato dato che era frammentata in

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moltissimi stati di diversa estensione dove convivevano etnie, gruppi linguistici e religiosi diversi. Fu
Jawaharlal Nehru, leader del Congresso, a portare il Paese all’unificazione. Per tre anni un’assemblea lavorò
sulla costituzione, che garantiva i diritti individuali eliminando ogni discriminazione religiosa in quanto la
repubblica era laica, fondamentale dato che era nata da una frattura di carattere religioso. Venne garantito il
diritto di voto individuale ed eguale per tutti. Fu necessario intervenire per migliorare le condizioni di vita,
dato che la speranza di vita era di 27 anni e mezzo milione di persone moriva ogni anno di tubercolosi,
inoltre le differenze sociali a causa del sistema delle caste non facevano sperare in miglioramenti. Tra il 1951
e il 1956 Nehru adottò un piano quinquennale che incoraggiava gli investimenti privati, riservava al controllo
statale le industrie strategiche e destinava fondi alla ricerca e all’istruzione superiore e una riforma agraria
aumentò l’estensione delle terre coltivate e portò alla costruzione di dighe e canali di irrigazione. La famiglia
Nehru governò a lungo; dopo di lui sua figlia Indira Gandhi (omonima ma non imparentate con Gandhi) che
governò dal 1966 al 1984, quando fu assassinata e le succedette suo figlio Rajiv, ucciso nel 1991; nel 2005
Sonia Gandhi, italiana e cristiana di nascita, prese la guida del Congresso e solo nel 2014 i Gandhi cedettero
il governo a un’altra famiglia.
L’India indipendente fu però impegnata da dubito in una guerra per la regione del Kashmir con il Pakistan; la
regione fu divisa in due nel 1947 dall’intervento dell’ONU.

Per quanto riguarda il Pakistan, era uno Stato costruito artificialmente, composto da province occidentali ed
orientali discontinue tra di loro, era marcata tanto la varietà linguistica quanto quella religiosa; se la
religione era musulmana, sunnita e sciita soprattutto, le sue varie interpretazione rendevano la questione
del governo piuttosto spinosa. Prevalse la visione di Maududi per la quale il Pakistan dovesse essere uno
stato teocratico. Questo pensava a uno Stato moderno al servizio della società islamica, cioè che un capo
supremo delegato da Dio avrebbe potuto governare con poteri assoluti imponendosi a ogni aspetto della
vita dei fedeli ed escludendo dalla cittadinanza i non musulmani e le donne. Nel 1956 fu varata una
costituzione che definì il Pakistan una repubblica islamica, cioè che aveva adottato la democrazia
parlamentare sotto un capo esclusivamente musulmano. Il Pakistan si era tra l’altro proclamato guida dei
popoli di fede musulmana ma era una funzione incerta data la sua fragilità; e poiché in quel periodo nacque
lo Stato di Israele, il Pakistan offrì il suo sostegno ai palestinesi. Muhammad Ali Jinnah e Ali Khan avrebbero
voluto avviare il paese sulla strada del costituzionalismo classico, basato sull’eguaglianza, sui diritti, sulla
rappresentanza e sulla divisione dei poteri ma il primo fu stroncato dalla tubercolosi e il secondo
assassinato; seguirono vari governi nei quali i militari svolsero sempre un ruolo centrale. Nel 1965 il Pakistan
sferrò un attacco a sorpresa al’India ma fu sconfitto; nel 197l’esercito pakistano represse duramente
un’insurrezione nel nord del paese facendo un altissimo numero di morti, mentre a milioni si rifugiarono in
India, che dichiarò guerra al Paese e vinse portando all’indipendenza la province orientali, riunite nel
Bangladesh. Seguì il governo di Bhutto, deposto e fatto impiccare da Ziaul-Haq che governò fino al 1988
quando Benazir, figlia di Bhutto, tornò nel Paese e prese il governo; fu assassinata nel 2007 durante un
attentato. In tutto questo il Pakistan rimase sempre vicino agli Stati Uniti, mentre l’India all’Unione
Sovietica.

L’Indocina, colonia francese, visse una situazione più complessa dato il suo confinare con la Cina e data la
guerra fredda, durante la quale la Francia di Vichy e i giapponesi avevano tentato di allearsi con i potentati
locali; nel 1929 anche qui era nato il Partito comunista indocinese sotto Ho Chi Minh che nel 1941 fondò
anche un fronte nazionalista, il Viet Minh. Il 2 settembre 1845 proclamò la Repubblica democratica del
Vietnam. De Gaulle voleva riprendere il possesso del Paese e si raggiunse un accordo per il quale tale
repubblica sarebbe stata riconosciuta ma avrebbe dovuto far apre dell’Unione francese. L’accordo non fu
accettato ma la nuova repubblica fu accettata dall’Unione Sovietica e dalla Cina, Truman ne fece addirittura

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il fronte della dottrina del contenimento anticomunista. Nel 1954fu decisa la divisione in due stati, la
Repubblica vietnamita e il regno di Bao Dai.
La Birmania, colonia inglese, venne dichiarata indipendente nel 1948 ma i comunisti e atri gruppi locali
causarono guerriglie fino al 1957, quando venne proclamata una monarchia federale di religione islamica e
lingua malese. L’Indonesia, colonia olandese, fu proclamata Repubblica nel 1945 dai capi dei vari movimenti
d’opposizione, tra cui Sukarno, che tra l’altro enunciò i 5 principi sui quali si sarebbe basata la nuova
Repubblica dell’Indonesia: nazionalismo, internazionalismo, democrazia, giustizia sociale e fede in Dio. Il
partito comunista fallì un colpo di Stato nel 1948. Nel 1956 il Paese fu dichiarato ufficialmente indipendente
e Sukarno si fece proclamare presidente avita ma nel 1965 fu spodestato da un colpo di Stato militare
guidato da Suharto che con la caduta di Salazar in Portogallo mirò all’espansione verso il Borneo, fallita, e
verso Timor Est.

Il 31 luglio 1954 Pierre Mendes, primo ministro francese, dichiarò l’indipendenza dell’Algeria e del Marocco,
pur ritenendo inconcepibile che i francesi lasciassero l’Algeria; forti sentimenti antifrancesi erano maturati
nel tempo e sfociarono nei vari attentati che causarono sette vittime il 1 novembre 1954. Da quel momento
per otto anni seguì la guerra di Algeria che vide da una parte l’esercito francese e dall’altra i militanti
clandestini del FLN. La repressione attuata dai francesi fu durissima e attirò l’attenzione e molto spesso
anche lo sdegno del mondo. L’Unione Sovietica e gli Stati Uniti riconobbero il governo algerino ancora prima
che fosse dichiarato indipendente e furono le loro pressioni a spingere la Francia a negoziare e a mettere
fino alla guerra firmando degli accordi il 18 marzo 1962.

Nel corso delle due guerre mondiali ci fu un’emigrazione pazzesca verso la Palestina; durante gli anni della
grande depressioni scioperi e proteste aumentavano e proprio tra il 1935 e il 1928 ci fu una grande rivolta
sedata poi dagli inglesi e da gruppi ebrei che però uccisero circa il 10% della popolazione maschile
danneggiando ulteriormente l’economia. Come avevano proposto gli inglesi dopo la grande rivolta, l’ONU
sancì la divisione in uno stato arabo e uno israeliano. Il 14 maggio 1948 nonostante le proteste, gli ebrei
proclamarono l’indipendenza e fu riconosciuto dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti, ma già il giorno dopo
a Israele fu mossa guerra dai Paesi della Lega araba, ovvero Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Iraq, Libano e
Siria. Sempre l’ONU riuscì a portare le due parti a un armistizio. Fu Guion a guidare l’Israele per quindici
anni e a consolidare le sue istituzioni, varare lavori pubblici e costruire nuovi insediamenti e a volgere
l’istruzione statale all’amore per la patria e a insegnare la cultura ebraica. Nel 1950 fu approvata la Legge
del ritorno, per la quale ogni ebrei sarebbe potuto tornare in Israele e stabilirsi lì, cosa che diede possibilità
agli ebrei vittime della Shoah di ritrovarsi. Nel 1960 i servizi segreti israeliani avevano arrestato Eichmann in
Argentina e fu processato proprio in Israele; fu da quel momento che emerse la memoria dello sterminio
che fino ad allora era stato tenuto nascosto quasi come a volerlo cancellare.

Nel 1952 Nasser e Sadat, che saranno poi rispettivamente il secondo e terzo presidente della Repubblica
egiziana, con un colpo di stato condotta da un gruppo di ufficiali liberi destituirono il re Faruk I dal Regno
d’Egitto e ne affidarono la presidenza a Naguib, poi allontanato, poi vennero sciolti anche i partiti e
promossa una costituzione che proclamava la lotta all’imperialismo. Nasser promosse subito la costruzione
di una diga ad Assuan, sul Nilo, finanziata dalla Banca mondiale. Inglesi e israeliani preparano un piano
segreto di attacco e il 29 ottobre 1956 gli israeliani attaccarono in Sinai e inglesi e francesi Suez, travolgendo
gli egiziani. L’intervento degli Stati Uniti costrinse i nemici dell’Egitto alla ritirata. L’attacco al Canale fu
l’ultima spedizione coloniale della storia e Nasser continuò a consolidare la sua immagine tanto che nel
1958 la Siria scelse di fondersi con esso; l’Unione fu sciolta già tre anni dopo in seguito a un colpo di Stato a
Damasco, ma l’immagine del presidente egiziano non ne fu intaccata e l’Egitto mantenne il nome di
Repubblica araba unita.

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In Iran Pahlavi era riuscito a proteggere il suo Stato dalle ingerenze dell’Unione Sovietica ma una questione
importante fu quella dei giacimenti petroliferi, confessi agli inglesi. Le correnti ostili all’egemonia straniere si
fecero sentire, in particolare modo Mossadeq, che nel 1951 divenne primo ministro e fece votare al
Parlamento la nazionalizzazione delle risorse petrolifere e varò una riforma agraria che colpiva i grandi
proprietari terrieri e valse al ministro il sostegno del partito comunista, da lui avversato. Gli inglesi risposero
alla nazionalizzazione del petrolio invocando l’intervento del Tribunale dell’Aja e dell’ONU, che non
intervennero, e boicottarono il mercato ritirando i propri tecnici dalla produzione, dunque se seguì una crisi
economica che portò Mossadeq a fuggire prima a Roma e poi a tornare in Iran, dove fu arrestato. Le riforma
democratiche furono accantonate e la politica conobbe una svolta più autoritaria.

Nel secondo dopoguerra fu dunque il Medio Oriente a essere l’epicentro delle tensioni geopolitiche ed
economiche internazionali; nel maggio del 1967 l’unione Sovietica informò Nasser che Israele stava
ammassando soldati lungo il confine siriano e dunque Nasser mise l’esercito in stato di massima allerta e
ordinò la chiusura dello stretto di Tiran, l’unica via di accesso di Israele al Mar Ross. L’informazione era però
falsa. Israele lo considerò un atto e di guerra ed attaccò vincendo in soli sei giorni; Israele si era ormai
affermato come potenza militare. Ma i profughi palestinesi continuavano ad aumentare; nel 1959 dei
giovani palestinesi formarono il movimento al-Fatah, vittoria, guidato da Arafat e appoggiato da Nasser che
creò L’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Cominciò una nuova guerra ma nel 1970 Nasser fu
improvvisamente stroncato da un infarto. Israele aveva continuato a vincere. Sadat, successore di Nasser, e
il presidente siriano Assad prepararono un nuovo piano di attacco a Israele e attaccarono il 6 settembre
1973, girono dello Yom Kippur, principale festa ebraica, e nonostante la possibilità di vittoria Sadat si
convinse a cessare il fuoco e a cercare un accordo; all’Egitto venne restituito il Sinai. Egitto e Israele
arrivarono a un trattato di pace solo nel 1979, anno nel quale Israele di ritirò dal Sinai; questo però non
significò la pace nella regione; infatti nel 1981 l’Egitto fu espulso dalla Lega degli Stati musulmani e Sadat
assassinato da un gruppo estremista islamico.

Nell’aprile del 1955 i delegati di 23 paesi asiatici o africani si riunirono a Bandung in una conferenza Asia-
Africa per stabilire un collegamento tra di loro e una strategia comune;a riunirsi furono quei paesi poco più
tardi indicati con il nome di Terzo mondo, che comunque non erano poveri ma erano arretrati rispetto alle
grande potenze industriali. Nello stesso periodo i sociologi coniamo il termine ed elaborano il concetto di
modernizzazione, riferendosi a fenomeni di crescita economica, alla crescita del reddito, al miglioramento
del tenore di vita, dell’istruzione e della sanità e più in generale dei mutamenti che riguardano dunque vita
politica, economica e sociale di uno Stato.

Il problema della modernizzazione si pose soprattutto nei confronti dei nuovi Stati indipendenti, Ghana,
Tanzania, Sierra Leone, Nigeria, Kenya, Madagascar, Costa d’Avorio, Congo, ecc. In tutti questi paesi era sorta
una cultura della liberazione; il governo britannico fu accusato da tre uomini evirati e una donna seviziata di
atroci violenze nei confronti del loro popolo, stabilitosi in Kenya.
Ognuno dei nuovi Stati aveva una propria storia, geografia ed economia ma i movimenti di liberazione
avevano una cosa in comune, ovvero l’aver abbracciata la democrazia, intesa soprattutto come fattore di
unità nazionale e come forma di protesta contro il dominio coloniale, come difesa dalla tirannide, dei diritti,
delle libertà ecc. Spesso tra i primi passi che questi compirono ci fu l’evoluzione in senso autoritario, molti
infatti nacquero sotto dittature, e soprattutto gli investimenti in armi; in Libia nel 1969 Gheddafi con un
colpo di stato prese il potere e in dieci anni riuscì a fare della Libia il maggior produttore di petrolio, risorsa
tralasciata da Mussolini, e iniziò subito ad acquistare aerei da guerra dalle varie potenze, proponendo
all’India di pagare il suo debito in cambio dell’atomica. Gheddafi sviluppò una dittatura sotto tutti gli effetti
ma comunque secondo una visione politica da lui chiamata socialismo coranico, cioè pensò di porre a

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fondamento della nazione libica un’ideologia panaraba e islamica; fece grandi progetti agricoli e di
popolazione rurale e secondo la sua visione del socialismo mirò a un totale egualitarismo economico
abolendo il sistema salariale e trasformando i lavoratori in soci del processo produttivo. Nel 1969 la
costituzione dichiarò l’islam religione di stato; nacque così il secondo stato islamico dopo il Pakistan.

Nel Sudafrica era stato messo in atto un sistema di separazione territoriale delle etnie su base razziale,
l'apartheid; a risentirne furono soprattutto i neri. negli anni Cinquanta le popolazione era stata divisa in
nativi o neri, bianchi, colorati e asiatici. i neri erano poi stati divisi in dieci gruppi e a ognuno di loro spettava
una determinata zona da abitare; in questo modo la supremazia bianca sarebbe stata decisiva. Le comunità
in cui erano spostati i neri, spesso con la forza dando il via a vere e proprie deportazioni, erano carenti di
infrastrutture, servizi e attività produttive, ma i singoli potevano comunque uscire per lavorare nelle zone
dei bianchi, dove molti restarono a vivere, seppur in sobborghi degradati. Nel 1970 i veri che sceglievano di
vivere nelle zone dei bianchi vennero privati della cittadinanza, dei diritti civili, dell'accesso all'istruzione e ai
servizi pubblici. L'apartheid suscitò lo sdegno dell'opinione pubblica internazionale che da poco tempo
aveva vissuto atti di razzismo, deportazioni e reclusioni verso gli ebrei e dunque la ferita era ancora aperta.
L'African National Congress, partito d'opposizione di ispirazione socialista, organizzò scioperi, sabotaggi,
ecc. ma la repressione fu dura e vennero avviati molti processi, tra cui quello di Nelson Mandela,
condannato all'ergastolo ma che dalla pigione divenne un simbolo di lotta contro il razzismo e acquisì fama
internazionale; dovettero passare ventisette anni perché Mandela vedesse il Sudafrica rigettare l'apartheid
e a quel punto poté uscire di prigione.

Chruscev si impegnò molto a favore dei paesi africani e sudamericani per consolidare l'URSS sul piano
internazionale; particolare attenzione fu data a Cuba. L'isola era sotto il controllo degli americani dal 1898
ma formalmente aveva ottenuto l'indipendenza tre anni dopo, pur essendo sempre stata controllata dagli
Stati Uniti. nel 1952 Fulgencio Batista aveva instaurato una dittatura senza troppe opposizioni; fu Fidel
Castro a denunciare i suoi atti e per questo fu arrestato dopo aver provato ad attaccare una caserma nel
1953; fu poi amnistiato. Tentò un colpo di stato nel 1956 che finì male e i suoi affiliati dovettero rifugiarsi in
Sierra Leone e nel 1959, dopo aver consolidato il suo prestigio tra i contadini e dopo varie azioni di
guerriglia, poté tornare a Cuba e instaurare il suo governo, affiancato da Che Guevara. Fu quando l'Unione
Sovietica divenne compratrice dello zucchero cubano che i rapporti tra i due paesi si rafforzarono; Chruscev
garantì la protezione missilistica in caso di attacco americano così, quando gli esuli cubani guidati dagli Stati
Uniti organizzarono una spedizione che finì malissimo nella Baia dei Porci, cominciarono ad essere installate
base militari sull'isola. Kennedy proclamò il blocco navale dell'isola. Lo scontro si evitò per poco e si decise
poi per il ritiro dei missili sovietici da Ciba e per quelli degli Stati Uniti dalla Turchia. Che Guevara, deluso
dagli accordi di Cuba con l'Unione Sovietici,a lasciò l'isola conducendo le sue campagne di liberazione in
Congo e in Tanzania e poi, quando Fidel Castro lo incoraggiò offrendosi il suoi aiuto, che però non arrivò
mai, anche in Bolivia; la spedizione qui fu un fallimento e Che Guevara fu arrestato e ucciso.

Capitolo 11: Nuove energie.

Kennedy fu eletto presidente nel 1961 e di vitale importanza per il suo successo erano stati il modo i
presentarsi e i nuovi mezzi di propaganda, come la televisione. Si fece promotore di una campagna per i
diritti impegnando il Congresso a votare un Civil Rights Act, leggi sui diritti civili che mettessero fine alle
discriminazioni basate sulla razza, sul genere, sulla religione. I neri erano infatti ancora fortemente
discriminati, avevano il diritto di voto ma potevano votare solo se un bianco garantiva per loro, scuole e
ospedali erano separati e nei mezzi pubblici dovevano occupare i posti in fondo. Il 22 novembre 1963
Kennedy fu ucciso a Dalla sa un ex marine comunista e non fu mai chiarito il motivo. Gli subentrò Johnson,

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che lanciò una Great Society per far sì che ci fossero abbondanza e libertà per tutti; la guerra alla povertà si
realizzò con una forma di aiuto per gli indigenti e per gli anziani, con piani di edilizia pubblica, borse di
studio e prestiti d'onore per gli studenti disagiati. Proprio gli studenti avevano cominciato a combattere
contro le discriminazioni con gesti simbolici. Nel 1955 Rosa Parks era stata condannata per non aver ceduto
il posto a un bianco sull'autobus; l'anno successivo il Congresso vietò le segregazione sui mezzi di trasporto.
Di lì a poco sarebbe stato reso lecito anche il matrimonio interraziale. Gli attivisti neri, sostenuti dagli
studenti bianchi, lottavano per iscriversi alle università o alle liste elettorali. Il 28 agosto 1963 una grande
marcia sotto Martin Luther King mobilitò alla non violenza. Nacque la pratica dell'occupazione fisica degli
spazi negati, il sit in, e l'autogestione dell'insegnamento, il teach in. I giovani cominciarono a riconoscersi nei
movimenti o nelle controculture appoggiando dei movimenti e rapportandosi con il mondo del consumo,
spesso rifiutandolo; in questo contesto nascono gli hippie, i figli dei fiori che con il loro abbigliamento
colorato predicavano la pace. Nell'agosto del 1969 raggiunsero l'apice organizzando un concerto all'aperto
che durò tre giorni, nel corso dei quali fissarono la loro identità e le loro icone. È il momento in cui ci si
avvicina alle culture diverse, soprattutto a quella africana e asiatica, e in cui le droghe diventano di uso
comune. Gli omosessuali portarono avanti la loro questione identitaria uscendo allo scoperto e così i neri;
ma le crepe di questo momento si erano cominciata a intravedere con l'assassinio di Kennedy, ancor di più
nel 1968 furono uccisi Martin Luther King e Robert, fratello minore di J.F. Kennedy. Mentre si preparavano i
giochi olimpici in Città del Messico grandi manifestazioni e scioperi caratterizzarono il clima della città, sulla
quale era concentrata l'attenzione dei media. La manifestazione del 2 ottobre fu una trappola; l'esercito aprì
il fuoco sulla folla lasciando sul terreno 400 morti.

Vari movimenti si diffusero tutta l'Europa; in Francia il movimento di protesta prese il nome di 22 marzo,
giorno del 1968 in cui fu occupata l'Università di Nanterre; si manifestava non solo per i diritti ciili, ma si
criticava la società dei consumi e soprattutto la guerra del Vietnam. Quando nel maggio dello stesso anno
venne chiusa la Sorbona la protesta dilagò in tutta Parigi; fabbriche e trasporti erano stati occupati. Il
presidente De Gaulle raccolse la sfida per un nuovo governo e furono indette le elezioni; il suo titolo fu
riconfermato. Forti tensioni ci furono in Irlanda; i movimenti indipendentisti riuniti nell'IRA (Irish Republican
Army) lanciarono una campagna di attentati diretti contro l'esercito per colpire la popolazione civile; il1969
fu infatti l'anno dei troubles che spinse gli inglesi a rispondere militarmente sul territorio e due anni dopo a
varare una legislazione d'emergenza che sospendeva i diritti civili; il 30 gennaio 1972, giorno passato alla
storia come Bloody Sunday, vide le truppe britanniche spararono sulla folla disarmata di Derry uccidendo 13
persone.

In Italia invece già nel 1950 era stata stabilita la parità dei sessi e il divieto di licenziare le lavoratrici a causa
della gestazione, nel 1963 fu invece sancito il divieto di licenziare per matrimonio, le donne furono
ammesse alle professioni di pubblico impiego e venne sancita l'uguaglianza delle retribuzione, inoltre venne
stabilita l'eguaglianza di retribuzione e l'istruzione media unificata. I colpi di stato attuati, anche se sempre
falliti, dall'estrema destra spinsero il movimento studentesco a muoversi contro il fascismo, oltre che a dar
luogo a forme di agitazione quali scioperi, occupazioni di fabbriche e scontri con la polizia concentratisi
soprattutto nell'autunno definito caldo, quello del 1969. le conquiste nel mondo del lavoro e dell'università
avanzavano ma le tensioni politiche si acuivano. Nel corso di tutti gli anni Settanta furono fatte scoppiare
bombe che causarono un numero consistente di vittime e spesso si verificarono anche attentati o crimini
contro i politici, soprattutto ad opera delle Brigate Rosse. Proprio queste furono responsabili del rapimento
di Aldo Moro, tenuto prigioniero per quasi due mesi, ucciso il 9 maggio 1978 e il cui corpo fu fatto ritrovare
a Roma. Il paese visse a lungo in uno stato d'assedio a causa di quegli stessi rivoluzionari che volevano
contribuire alla costruzione di un futuro ma che ovviamente non riuscirono a fare.

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Anche le Chiese furono coinvolte dai cambiamenti del secondo dopoguerra; la Chiesa era comunque ostile
alla Dichiarazione dei diritti del 1948, perché venne vista come il culmine di quella francese del '79, causa di
molti mali dell'umanità. Se Pio XI aveva condannato il nazismo, anche se con un atteggiamento poco deciso,
Pio XII appoggiò i governi più conservatori; ma era il processo di laicizzazione a minare l'opera ecclesiastica.
Il welfare fu infatti complice della diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, del calare dei battesimi, del
matrimonio civile sempre in aumento, delle convivenze, dei divorzi, di una morale sessuale libera; la chiesa
condannò infatti anche la pillola anticoncezionale. Molti furono spinti a cercare un rinnovo spirituale,
avvicinandosi all'ebraismo, al cristianesimo originario, all'induismo o al buddismo e per questo nacquero
nuove sette, come il rastafarianesimo, che promuovevano il ritorno alla purezza delle origini, uno stile di vita
austero lontano dal consumismo e spesso annunciavano la fine del mondo. Ovviamente si servivano delle
moderne tecniche di comunicazione di massa. Quando venne eletto al soglio pontificio Giovanni XXIII tutto
il mondo fu conquistato dalla sua umanità.

Giovanni XXIII annunciò la convocazione per un concilio generale per la Chiesa universale, una riunione che
cominciò l'11 ottobre 1962 e che vie la partecipazione di 1041 vescovi. il Concilio Vaticano II volle accogliere
il principio della libertà religiosa come diritto della persona, dunque furono riconosciute tutte le religioni;
con l'enciclica Pacem in terris dell'11 aprile 1963 Giovanni XXIII chiese che i diritti politici, economici e sociali
fossero ricondotti alla spiritualità, non cancellati da essa. Fu stabilito che la celebrazione della messa
avvenisse nelle lingue nazionali, non più in latino. nel 1963 morì ma lo scenario di apertura della Chiesa fu
portato avanti da Karol Wojtyla, il cui pontificato sotto il nome di Giovanni Paolo II durò dal 1978 al 2005. Fu
il primo pontefice non italiano dopo secoli, era infatti polacco; nel corso del suo pontificato visitò 127 paesi
e fu sempre accolto da grandi folle, riuscendo a comunicare soprattutto con i giovani. Nel 2000 fu indetto un
Giubileo; Joseph Ratzinger inoltre redasse un documento in cui venivano affermati molti errori della Chiesa
e dei fedeli, quali le crociate, l'attività inquisitoria, i processi alla scienza, la Shoah stessa. Vennero anche
ribaditi alcuni aspetti conservatori, come il celibato dei preti, il rifiuto del sacerdozio femminile, la condanna
dell'aborto e del controllo delle nascite. Giovanni Paolo II fu il primo ad entrare in una sinagoga e in una
moschea; morì nel 2005, fu succeduto da Ratzinger, Benedetto XVI, che abdicò nel 2013; dopo di lui
Bergoglio, il primo papa a chiamarsi Francesco e primo papa non europeo.

Capitolo 12: Lo spartiacque degli anni Settanta.

Nel corso degli anni Settanta la guerra fredda ancora persisteva; le rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica e
la speranza di una convivenza pacifica si faceva sempre più evanescente. Di valori inconciliabili, le grandi
potenze nel corso degli anni si erano affermate come i due potenziali distruttori della specie per il numero
di armi possedute. nel 1968 fu stipulato un trattato di non proliferazione nucleare per il quale non
bisognava trasferire armi atomiche a chi non ne possedeva e le rinuncia di questi paesi a possederne, anche
se tale scelta fu largamente contestata poiché sanciva l'egemonia delle grandi potenze nucleari. Francia e
Cina non firmarono, l'Unione Sovietica sì, partecipando anche a due colloqui per la limitazione degli
armamenti strategici, SALT e SALT2, nel 1972 e nel 1979 che riguardavano il possesso dei missili di lunga
gittata.

Nel 1968 Nixon divenne presidente degli Stati Uniti e resse il titolo fino al 1974, quando fu costretto alle
dimissioni risultando implicato in azioni disoneste. Nixon era consapevole che la fase espansiva del
dopoguerra stesse terminando e per questo annunciò che non si sarebbero più convertiti i dollari in oro; il
flusso costante di investimenti americani nei paesi europei e nell'economia giapponese aveva inoltre
alterato la supremazia statunitense e il sistema rischiava di entrare in crisi; bisognava avviare un sistema
monetario internazionale di cambi non più basato sul dollaro. La New Economic Policy introdusse anche

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un'imposta sulle esportazioni, tagliò i salari e le spese pubbliche. Nel febbraio 1972 Nixon visitò anche la
Cina, creando volutamente scalpore, che fu finalmente ammessa all'ONU e dunque non fu più isolata. Il
presidente dichiarò anche l'indivisibilità della Cina e la sostituzione del Taiwan con la Cina popolare in
cambio di sostanziosi aiuti che avrebbero fatto poi dell'isola uno dei poli dello sviluppo industriale dell'area.
Nixon incontrò anche Breznev; i sovietici firmarono un accordo con l'India ed intervennero nelle guerre civili
in Angola e Mozambico, poi anche in Etiopia. Cina e Stati Uniti si impegnarono affinché i paesi non
avanzassero in Asia, riferendosi particolarmente all'Unione Sovietica. Nel 1978 Cina e Giappone firmarono
un trattato di amicizia e anche gli Stati Uniti intensificarono i rapporti con la Cina potenziando lo scambio
economico e ipotizzando un'alleanza strategica nel settore nucleare.

Nel frattempo i rapporti tra i paesi europei andavano mutandosi; nel 1963 de Gaulle e Adenauer, il
cancelliere tedesco, con il Trattato dell'Eliseo stabilirono una collaborazione politica, economica e culturale
più stretta. In Germania dell'Est nel 1969 il neocancelliere Brandt strinse un trattato di amicizia tra la
Germania federale e l'Unione Sovietica con il reciproco riconoscimento delle frontiere e così con la Polonia;
l'essersi inginocchiato davanti al memoriale delle vittime del ghetto di Varsavia gli valse il premio Nobel e
nel 1972 fu firmato un trattato tra le due Germanie riconobbe l'esistenza di due Stati in una sola nazione e
furono entrambe ammesse all'ONU. Nel 1972 a Helsinki si aprì una conferenza per la sicurezza e la
cooperazione in Europa alla quale parteciparono 33 paesi europei, Stati Uniti e Canada e il risultato fu un
Atto finale che riconosceva l'assetto politico del dopoguerra e spostava l'accento sulla cooperazione, sul
miglioramento delle condizioni di vita e sulla tutela dei diritti umani. A rinsaldare l'avvicinamento tra le
nazioni europee anche la caduta dei regimi in Spagna, Portogallo e Grecia.

In Spagna la transazione fu lenta e graduale; nel 1947 Franco si era nominato reggente di Juan Carlos de
Borbone, figlio del re Alfonso XIII deposto nel 1931 e di fatto quindi era stata restaurata la monarchia , ma
solo nel 1975, dopo la morte di Franco, Juan prese il potere svolgendo un ruolo importante per la Spagna;
nominò primo ministro un ex franchista, Adolfo Suarez Gonzales, sotto il cui governo furono riammessi i
partiti storici , fu eletta un'assemblea costituente e nel 1978 fu approvata una costituzione. Il Parlamento
era bicamerale, c'era il suffragio universale concesso ai diciottenni, venne abolita la pena di morte e la
religione ufficiale. Suarez diede le dimissioni nel 1981, poi un tenente colonnello, Antonio Molina, tentò un
colpo di stato chiedendo al re di istaurare un governo militare; il giovane sovrano difese la Costituzione e il
colpo di stato fallì; le successive elezioni del 1982 videro la vittoria del partito socialista di Marquez, che
mantenne la carica di primo ministro fino al 1996. Nel 1986 la Spagna entrò nella Comunità europea.

In Portogallo invece la situazione era diversa da quella della Spagna e non c'era mai stato un sostanziale
sviluppo, infatti il paese era ancora animato da squilibri sociali arcaici. Aveva inoltre mantenuto le sue
colonie e tra questa l'Angola era la più ricca ma tali risorse non vennero mai sfruttate, mentre la più povera,
Capoverde, costava molto in termini di controllo militare al governo. A quasi ottant'anni nel 1968 Salazar fu
colpito da un infarto e morì due anni più tardi; gli successe Marcelo Caetano, che aprì il paese a una
collaborazione con l'estero e effettivamente ci fu un boom dei consumi, piuttosto breve dato che l'inflazione
causò poi una serie di scioperi; il 25 aprile 1974 ci fu la famosa Rivoluzione dei garofani, un colpo di stato
attuato dall'esercito e così chiamata perché i militari che occupavano Lisbona furono infiorati. Caetano fu
mandato in esilio e un capo dell'esercito prese il governo concedendo l'indipendenza a tutte le colonie,
sciogliendo la polizia segreta e liberando i trattati politici e riammettendo i partiti.

Ancora diversa e più violenta fu la storia della Grecia, scenario di una guerra civile al termine della Seconda
guerra mondiale. Nel 1946 era stata reinserito sul trono Giorgio II e alla sua morte l'anno seguente gli
successe il fratello Paolo e dopo di lui, nel 1964, suo figlio Costantino. Le elezioni del 1963 avevano sancito

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la vittoria del partito di centrosinistra di Georgios Papandreou, costretto alle dimissioni a causa degli
ambienti conservatori. Nel 1967 con un gruppo di ufficiali guidati da Georgios Papadopoulos instaurano un
regime di autarchia, ordine e terrore che controllava la stampa e vietava la sciopero censurando i
comportamenti moderni, quali capelli lunghi per gli uomini e gonne corte per le donne. Nel 1973 gli
studenti di Atene manifestarono contro la dittatura; per distogliere l'attenzione pubblica da essi, il generale
Dimitrios Ioannides, preso il posto di Papadopoulos, si impadronì di Cipro, dal 1960 repubblica indipendente
sotto congiunta garanzia inglese, greca e turca. Non sapendo cosa fare i militari chiamarono dall'esilio il
vecchio Karamanlis che ripristinò l'ordine costituzionale e vinse le elezioni.

Protagonista della scena degli anni Settanta fu il petrolio, la cui estrazione e raffinazione era già cominciata
nell'Ottocento ma nel secolo successivo divenne fondamentale nelle economie avanzate, come fonte di
energia, come base per asfalti, per le materie plastiche. Nel 1972 rappresentava già i due terzi della materia
prima impiegata in tutto il mondo per la produzione di energia e aveva condizionato in larga misura i
rapporti tra gli Stati; se i giacimenti maggiori si trovavano in Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi
Uniti, erano le grandi potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, Cina e Messico in particolare a sfruttarle. I
paesi produttori scendevano a patti con esse. In Arabia Saudita il riscatto attraverso il petrolio consentì
l'avanzamento e la modernizzazione del Paese, così negli Emirati Arabi Uniti mentre in Iran la situazione fu
diversa.

Negli anni Settanta l'Iran infatti viveva una situazione di grave crisi economica e le tensioni sociale dovute
alla laicità del regime si facevano sentire; la popolazione era musulmana ma se la dottrina prevalente era
sunnita, seguiva cioè la sunna per la quale non esistono gerarchie formalmente fissate, la corrente sciita
aveva un clero organizzato e ritenevano che gli unici che hanno il diritto di guida e la comunità siano i
discendenti del cugino di Maometto, Ali (e di sua moglie Fatima). I discendenti sono dodici, l'ultimo
scomparso nel 1870 e del quale si aspettava il ritorno; è il cosiddetto imam nascosto e nell'attesa di questo
erano gli esperti a custodire la legge, i giusperiti. Erano gli ayatollah a esercitare il potere politico attraverso
il quietismo, ciò la collaborazione di qualsivoglia reggimento. Diverse correnti musulmane predicavano
l'abbandono del quietismo politico e queste si furono trascinare dal loro portavoce, l'ayatollah sciita
persiano Khomeini, esiliato in Turchia e poi in Francia, dove registrava cassette per l'Iran e per diffondere ivi
il suo messaggio. Nel 1979 tornò in Iran indossando il turbante e l'abito nero. Questo sosteneva fosse
necessario edificare un ordine nuovo dato che non si era mai detto che nell'islam il potere fosse esercitato
direttamente dai religiosi. Alla fine del marzo 979 un referendum sancì la nascita della repubblica islamica,
con un presidente e un Parlamento; ma questo non diede stabilità all'Iran, che oltretutto si ritrovò isolato
per questa sorta di governo teocratico. Nel novembre del 1979 un gruppo di studenti, i seguaci dell'imam si
facevano chiamare, irruppero nell'ambasciata americana a Teheran e presero 64 ostaggi; solo dopo 444
giorni la situazione si sbloccò. Nel novembre del 1979 un commando terrorista assaltò la moschea a La
Mecca e ci fu un bagno di sangue, ma il commando fu sconfitto. Nel settembre del 1980, con lo scopo di
fungere da bastione antislamico, l'Iraq di Saddam Hussein attaccò la Repubblica iraniana; la guerra durò otto
anni e l'Iraq fu aiutato finanziariamente dall'Arabia Saudita e dal Kuwait, che nel frattempo Hussein si
propose di annettere all'Iraq; lo invase il 2 agosto e lo fece suo quattro giorni dopo; solo a quel punto
negoziò la pace con l'Iran.

L'OLP (organizzazione per la liberazione della Palestina) di Arafat era diventato nel frattempo il punto di
riferimento arabo e venne riconosciuto nel 1974 dai paesi arabi come unico rappresentante legittimo del
popolo palestinese; Arafat aveva presentato all'ONU la soluzioni di creare uno stato israeliano e uno
palestinese. Nel 1970 l'OLP aveva appoggiato la rivolta del settembre nero in Giordania, il tentativo del
sovrano di riprendere il potere che portò all'espulsione di migliaia di palestinesi, costretti a muoversi anche

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quando Arafat spostò la sua sede dalla Giordania al Libano. Nel 1972 venne a formarsi un gruppo
terroristico che prese il nome di Settembre nero e che rapì e uccise 11 atleti israeliani che avrebbero dovuto
partecipare alle Olimpiadi di Monaco di Baviera; il terrorismo assunse la strategia delle guerriglie; il 7
ottobre 1985 quattro terroristi dell'OLP si impadronirono di una nave da crociera italiana e uccisero un
ebreo americano disabile gettando poi il suo corpo in mare; il 9 ottobre dovettero arrendersi e lasciare la
nave a bordo di una motovedetta egiziana; l'11 ottobre un aereo egiziano con a bordo il commando di
sequestratori e Abu Abbas, capo del FLP (fronte per la liberazione della Palestina) fu dirottato e fatto
dirigere verso la base americana di Sigonella, in Siciliia, dove il governo italiano, allora presieduto dal
socialista Bettino Craxi, autorizzò l'atterraggio ma non consegnò agli Stati Uniti i sequestratori; i dirottatori
furono incriminati da un tribunale italiano, Abu Abbas fu lasciato partire. Nel frattempo il Libano era
divenuto fondamentalmente diviso tra i falangisti cristiani e i musulmani appoggiati dalla Siria; tra il 1975 e
il 1976 i falangisti sferrarono numerosi attacchi ai campi profughi palestinesi devastando il paese; l'anno
seguente Israele occupò la parte meridionale del Libano, anche se effettivamente occupò più della metà del
paese. Nel settembre del 1982 a Beirut i falangisti, dopo aver ucciso il neo presidente Bashir Gemayel,
entrarono nei campi profughi massacrandoli. Si fermarono solo dopo l'imposizione degli americani; in
Israele i palestinesi erano liberi di muoversi dai campi profughi per cercare lavoro ma nel corso degli anni
Settanta la crisi colpì anche l'Israele e la situazione cambiò a discapito di palestinesi, la cui forza lavoro fu
sostituita da quella degli asiatici e fu inoltre adottata una politica restrittiva, con detenzione discrezionale,
demolizione di case, deportazione, chiusura di istituti scolastici, ecc. La situazione esplose l'8 dicembre
1987, quando un autocarro militare si scontrò con un carro di operai lasciandone 4 uccisi. La rivolta fu
iniziata dai ragazzi; metà della popolazione aveva meno di 5 anni e i militari spesso dovettero uccidere o
mutilare dei ragazzi rimanendo riprovati dalle loro stesse azioni e lasciando presto i loro posti; la rivolta durò
cinque anni ed ebbe come caratteristiche la disobbedienza civile, boicottaggi, scioperi.

Nel corso degli anni Settanta fu brusco l'aumento del prezzo del petrolio; la crisi petrolifera colpì
particolarmente l'Inghilterra e alla risi non seppero far fronte i governi laburisti di Harold Wilson e James
Callaghan, sé i conservatori di Eduard Heath, che di fronte a un'ondata di scioperi e all'inflazione crescente
aveva concesso un aumento dei salari del 20%; presto il Parlamento gli tolse la fiducia e il 4 maggio del 1979
le elezioni furono vinte dalla conservatrice Margaret Thatcher, che divenne primo ministro; fu la prima
donna nella storia d'Inghilterra a ricevere tale incarico. Si propose di liberare il settore privato dalle
ingerenze statale, ridurre l'inflazione e le tasse ma le politiche messe in atto inizialmente favorirono
l'aumentare della disoccupazione e della crisi. Fu la guerra combattuta sulle isole Falkland a far riprendere il
governo; nell'aprile del 1982 erano state occupate dagli argentini e i britannici riconquistarono l'arcipelago
nel giugno dello stesso anno. Fu in quel momento che la Thatcher poté riprendere il suo programma;
particolarmente importante fu lo scontro con i sindacati, in particolare con quello dei minatori di carbone,
che organizzò uno sciopero in risposta alla chiusura di una miniera; per mesi il governo non cedette e
all'inizio del 1985 lo sciopero fu annullato; nell'83 e nell'87 la Thatcher fu riconfermata nel suo incarico, nel
1990 fu sfidata all'interno del partito, diede le dimissioni e ottenne che a sostituirla fosse un suo seguace,
John Major.

Negli Stati Uniti nel 1980 iniziò la presidenza di Ronald Reagan, che si adoperò per una redistribuzione
fiscale molto decisa, accentuò le politiche antitrust e di deregulation avviate da Jimmy Carter, il suo
predecessore, allentò i controlli in borsa; dopo un periodo di stallo, l'economia riprese a correre. Fu rieletto
nel 21984 e nel 1988 gli fu vietata la costituzione di un terzo mandato, dunque lasciò la presidenza a George
Bush, che ebbe un solo mandato e nel 1992 fu sconfitto da William Clinton, che ripristinò alcuni tratti delle
politiche sociali democratiche, estese l'assistenza sanitaria ai bambini poveri per esempio, e proseguì la
strada della deregulation.

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In Francia nel 1969 Georges Pompidou aveva sostituito de Gaulle; questi accettò l'entrata della Gran
Bretagna nella Comunità europea, ridusse l'intervento statale nei settori siderurgico e minerario e accelerò
il programma nucleare civile e promosse alcune riforme come l'abbassamento della maggiore età ai 18 anni,
l'unificazione degli studi secondari, la depenalizzazione dell'adulterio e la legalizzazione dell'aborto. Nel
1981 le elezioni furono vinte da Mitterand, che da socialista seppe trasformarsi in un esponente di sinistra
riportando anche i comunisti al governo. Promosse un programma anticapitalista, garantì un reddito
minimo ai giovani e nazionalizzò le industrie e le banche. Nel 1984 dopo aver tagliato l'inflazione e ridotto la
spesa pubblica rimosse i ministri comunisti dal governo nominando un tecnocrate, Laurent Fabius. Nel 1995
Mitterand si ritirò lasciando il posto a Chirac, che dovette collaborare con Jospin, primo ministro socialista.
Dopo la presidenza di Sarkozy, un altro socialista, Hollande, riprese la presidenza della Francia.

In Spagna le elezioni del 1982 furono vinte dal partito socialista di Felipe Gonzalez sulla base di un
programma anticapitalista garantendo l'occupazione, i salari e l'uscita della Spagna dalla NATO. Una volta al
governo si impegnò per garantire la permanenza della Spagna nella NATO e avviò le privatizzazioni; nel 1996
le elezioni portarono al governo il conservatore José Maria Aznar, nel 2004 il socialista moderato Zapatero e
nel 2011 il liberale conservatore Rajoy.

Negli anni Sessanta in Italia si era calmata la contrapposizione tra destre e sinistre; la democrazia cristiana
dopo De Gasperi non aveva avuto una guida solida, pur avendo avuto esponenti di rilievo come Aldo Moro,
aperto nei confronti delle alleanze socialiste. I socialisti erano andati al governo nel 1963 allentando le
alleanze con i comunisti. L'assassinio di Aldo Moro nel 1978 cadde nel momento in cui cattolici e sinistre
cercavano un incontro, contrastato però tanto dalla destra che dalla sinistra. Il sistema politico italiano era
imperniato su un blocco governativo sulla Democrazia cristiana, che comunque temeva a i solare le ali
estreme di destra e di sinistra secondo una forma chiamata bipartismo imperfetto, perché di fatto erano le
destre ad essere isolate e il potere era praticamente spartito con i comunisti, al potere in molti comuni.
Lentamente il baricentro politico si spostò comunque a sinistra, con le elezioni a presidente della Repubblica
del socialdemocratico Giuseppe Saragat nel 1964, di Sandro Pertini, antifascista e capo partigiano, nel 1978,
poi nel 1981 il repubblicano Giovanni Spadolini divenne presidente del Consiglio, per la prima volta un non
cattolico, mentre nel 1983 il governo fu retto da Craxi. I comunisti al potere non finirono; nel 1999 D'Alema
divenne presidente del Consiglio, nel 2006 Napolitano presidente della Repubblica.

Furono varate varie riforme; nel 1963 venne stabilito l'obbligo dell'istruzione fino a 14 anni, nel 1970 leggi
sui lavoratori nelle aziende, l'introduzione del divorzio, nel 1975 la maggiore età venne abbassata a 18 anni
e nel 1978 ci fu la depenalizzazione dell'aborto, nel 1980 una riforma sanitaria. Nel 1991 il Partito comunista
italiano cessò di esistere e assunse il nome di Partito democratico della sinistra, nel 1995 il Movimento
sociale italiano, l'estrema destra postfascista, divenne Alleanza nazionale. Nel 1990 furono modificate le
leggi elettorali; furono aboliti i voti di preferenza, nel 1991 fu abolito il finanziamento pubblico dei partiti,
poco dopo reintrodotto; nel 1993 venne cambiato il sistema elettivo del Senato, maggioritario per il 75% e
proporzionale per il 25%, infine venne introdotta l'elezione diretta per i sindaci. I partiti comunisti e
postfascisti scomparsero, venne a crearsi una lega settentrionale, la Lega Nord. Nel 1994 Silvio Berlusconi
fondò un movimento chiamato Forza Italia, capace di vincere le elezioni e formare in governo insieme con la
Lega nel settentrione e con Alleanza nazionale nel centro-sud. Caduto il governo, nel 1996 Romano Prodi
portò alla vittoria una coalizione di sinistra e seguirono poi altri governi di sinistra, quello di D'Alema nel
1998 e di Amato nel 2000. Nel 2001 vinse di nuovo Berlusconi con la coalizione chiamata Casa delle libertà;
nel 2006 fu nuovamente Prodi a vincere le elezioni. Berlusconi si dimise nel 2011 e fino al 2014 si
susseguirono tre governi, di Monti, Letta e Renzi.

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Le politiche della Thatcher e di Reagan ebbero successo e accompagnarono profonde trasformazioni nel
sistema produttivo; negli Stati Uniti si parlò di deindustrializzazione, le industrie si concentrarono e gli
operai diminuirono sempre più, mentre gli addetti al settore agricolo diminuirono sempre più. Nel
frattempo l'Unione Sovietica aveva raggiunto il primato nella produzione di acciaio e il Giappone,
nonostante il paese dipendesse dall'estero per le fonti di energia, grazie al deprezzamento della moneta, ai
limiti posti sull'importazione, politiche di bassi salari e contenimento dei consumi si era affermata come
grande potenza e aveva superato gli Stati Uniti nella produzione e vendita di automobili; il miracolo
economico si estese anche al Taiwan e alla Corea del Sud. In Occidente invece le fabbriche declinarono
rapidamente e l'intera economia capitalista ne risultò danneggiata. Per questo per continuare a produrre ci
si rivolse alle compagnie internazionali, venivano cioè acquistata alcune componenti all'estero e questo
portò alla nascita delle multinazionali, le prime protagoniste dell'esternalizzazione produttiva, trasferendo
settori della produzione in vari paesi che potevano contare su determinati vantaggi e questo fu possibile
grazia ai progressi dell'elettronica e dell'informatica, soprattutto grazie allo sviluppo di internet.

Capitolo 13: Implode il comunismo.

L'11 marzo 1985 Gorbacev fu eletto segretario del Partito comunista dell'Unione Sovietica; convinto
comunista e grande ammiratore di Lenin affermò in un discorso che era necessaria una ristrutturazione
radicale, chiamata perestroika, dato che, seppure negli anni di Breznev, i salari erano aumentati come la
disponibilità di automobili e televisioni e dunque c'era un piccolo benessere, il sistema rimaneva comunque
fragile. Per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale nel dicembre del 1979 l'esercito sovietico varcò
le frontiere dell'Unione ed entrò in Afghanistan. La reazione del presidente americano Carter fu durissima:
stabilì un embargo sulle vendite di grano e di tecnologie all'Unione Sovietica aumentando tra l'altro gli aiuti
militari al Pakistan, a confine con l'Afghanistan. Nel 1881 la vittoria di Reagan portò al paese grandi quantità
di armi ma furono comunque sconfitti dai sovietici che inflissero gravi danni e perdite al paese, dal quale si
ritirarono solo nel febbraio del 1989. Cercare di mantenere un impero quando la stagione del colonialismo
era finita, era molto costoso per l'Unione Sovietica; ancora più costoso era la gara degli armamenti con gli
Stati Uniti. Per varare la perestroika, Gorbacev sapeva essere necessario alleggerire le spese militari, dunque
e nel 1985 e poi nel 1886 si incontrò prima a Ginevra e poi a Reykjavik con Reagan e propose di eliminare i
missili a medio raggio e dimezzare quelli a lungo raggio; annunciò poi il ridimensionamento degli armamenti
e dell'esercito; nel 1988 Gorbacev prese poi la parola all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e parlò dei
diritti umani e di ripristinare il principio di legalità in Unione Sovietica; questo fece guadagnare a Gorbacev
grande popolarità in Occidente. Per quanto riguardava l'economia sovietica, da sempre incentrata
sull'industria pesante e sulle spese militari, ma il mercato era praticamente assente, mancavano infatti un
sistema di prezzi, un mercato dei capitali e mezzi connessi al pagamento, come assegni e carte di credito,
erano inoltre arretrate l'organizzazione del lavoro e la tecnologia; a dimostrarlo lo scoppio di un reattore
nucleare nella centrale di Cernobyl, in Ucraina. Pochi uomini morirono nell'incidente ma la diffusione delle
radioattività arrivò a colpire anche in Europa. Tra le varie cose che il governo sovietico doveva affrontare
c'era quello dell'alcolismo, una piega che portava a lassismo, apatia, criminalità, diminuzione delle nascite e
dunque contribuiva al tracollo sociale e demografico del paese. Oltretutto era grava la dipendenza
dall'estero in agricoltura dato che la collettivizzazione e la pianificazione centralizzata della produzione
impedivano l'aumento della produttività. Si calcola che nel 1984 furono importate 55 milioni di tonnellate di
cereali; l'Unione Sovietica aumentava le importazioni mentre in Europa la green economy portava a uno
stato di benessere diffuso.

Gorbacev dovette intervenire in primo luogo per risolvere i difetti del sistema economico; ci fu una parziale
liberalizzazione, venne data maggiore autonomia alle imprese, introdotti incentivi per gli operai, favorita

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l'attività privata nelle piccole e medie imprese, aperto il paese al commercio con l'estero e agli investimenti
stranieri. Dopo Cernobyl Gorbacev si scagliò contro l'incompetenza dei tecnici e dei burocrati, molti dirigenti
furono anche rimossi dal loro incarico, e invitò gli intellettuali, la stampa a una maggiora trasparenza,
glasnost, parola che si affiancò alla perestroika. L'intero sistema istituzionale fu decostruito: nel 1988 fu
creata una nuova assemblea legislativa, ovvero il Congresso dei deputati del popolo, che eleggeva il Soviet
supremo e il presidente della repubblica. La liberalizzazione del commercio e il centralismo del partito
comunista erano dunque i pilastri della politica di Gorbacev. Ma nei paesi dell'Est tornava a diffondersi il
nazionalismo e dunque molte rivendicazioni furono fatte; Gorbacev decise di non intervenire con la forza
dando coraggio ai movimenti ed evitare uno spargimento di sangue fu decisivo nell'evolversi degli eventi.
Questi inoltre subirono la crisi economica, l'aumento del costo della vita e del debito verso l'Occidente e
alimentò le manifestazioni.

In Polonia nel 1970 gli operai del cantiere navale di Danzica avevano scioperato e si erano dimostrati molto
compatti; dieci anni dopo la crisi economica aveva aumentato il malcontento popolare e un altro sciopero si
diffuse nel paese. Ne assunse la guida un operaio elettricista, Lech Walesa, che organizzò un libero
sindacato di orientamento socialista chiamato Solidarnosc e definitosi movimento apertamente
rivoluzionario. Nel 1981 il generale Jaruzelski per impedire l'intervento dell'Unione Sovietica prese il
governo e impose la legge marziale, arrestò 10mila attivisti tra cui lo stesso Walesa, insignito del premio
Nobel per la pace nel 1983. Negli anni seguenti la situazione si fece più calma e Jaruzelski nel 1986 concesse
elezioni legislative e nel 1989 l crisi economica costrinse il capo del governo ad parie le trattative con il
Solidarnosc; furono indiette delle elezioni per un nuovo organo legislativo bicamerale nel quale il 65% dei
seggi era di spettanza governativa, il restante aperto alla libera competizione. Il restante dei seggi, tranne
uno, fu guadagnato da membri del Solidarnosc. Jaruzelski divenne presidente della repubblica e affidò
l'incarico di formare il nuovo governo a Mazowiuechi; nell'agosto del 1989 acque il primo governo non
comunista dopo la Seconda guerra mondiale.

Anche in Ungheria furono concesse libere elezioni nel 1985; il crescendo dei dissensi verso il governo portò
alla destituzione di Kadar nel 1988 e alla riabilitazione della memoria di Nagy. Il partito ungherese assunse il
nome di Partito socialista e la Repubblica popolare fu ribattezzata Repubblica d'Ungheria; furono aperte le
frontiere con l'Austria.

Dal 1971 Erich Honecker aveva retto la presidenza della Germania orientale; c'erano stati miglioramenti
nelle condizioni economiche ma il tenore di vita non aveva raggiunto quello dell'occidente, motivo per il
quale era massiccia l'emigrazione verso la repubblica federale tedesca prima della costruzione del muro e
riprese ad esserlo dopo l'apertura delle frontiere da parte dell'Ungheria. D'altra parte i servizi pubblici
difettavano, così l'assistenza medica e la maggior parte della case non erano dotate di bagni né
riscaldamenti. Honecker fu presto rimosso e un primo ministro dovette fare delle concessioni, come il visto
a chi voleva partire cercando di stabilizzare il regime. Il 9 novembre 1989 un portavoce del governo dichiarò
che una legge avrebbe permesso di recarsi liberamente nella Germania occidentale e quando gli fu chiesto
quando sarebbe stato possibile, risposte immediatamente. Prese alla sprovvista, le guardie di frontiera
aprirono i cancelli; una folla festosa da entrambe le parti prese a scavalcare a distruggere il muro. La caduta
del muro di Berlino simboleggiò la fine del comunismo e della guerra fredda. Bush e Gorbacev si
incontrarono nei pressi di Malta dichiarando che il mondo stava entrando in una nuova era e che le relazioni
tra Stati Uniti e Unione Sovietica sarebbero state da allora ispirate da uno spirito collaborativo. Per fermare
la massiccia emigrazione, circa 2000 al giorno, di cittadini dalla parte orientale a quella occidentale, Unione
Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia sancirono l'unificazione delle due Germanie, ufficiale dal 3
ottobre 1990.

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Caddero presto anche gli altri regimi comunisti. In Romania Ceausescu aveva imposto al paese restrizioni
durissime che avevano fatto regredire l'economia, i motori erano stati sostituiti dai carri a trazione animale,
i raccolti fatti con falci, le lampadine potevano avere massimo 40 W di potenza. Nel dicembre del 1989 una
rivolta dilagò fino a Bucarest; l'esercito non tentò di proteggere il dittatore e quando cercò di fuggire dal
paese lo arrestarono e lo sottoposero a processo; fu fucilato insieme alla moglie.

Le Repubbliche dell'Unione Sovietica furono contagiate dalle indipendenze dei Paesi dell'Est; nel 1990
Gorbacev fu riconfermato presidente e dichiarò la sua fedeltà alla democrazia, approvando l'abolizione del
ruolo guida del partito comunista e il pluralismo politico. Eltsin, sindaco di Mosca, fondò il Partito
comunista russo e nel maggio 1990 fu eletto presidente del Soviet supremo russo, il 12 giugno il Congresso
proclamò la sovranità della Russia che si trovò così divisa tra due presidenti, due Parlamenti e due governi,
divisa tra Russia e Unione. Eltsin fece approvare una legge che sottraeva all'Unione il controllo delle risorse
naturali, così che le repubbliche poterono riconoscersi. Gorbacev cercò di avvicinarsi ai comunisti
intransigenti ma Eltsin chiedeva le sue dimissioni; il 4 agosto Gorbacev si recò in vacanza in Crimea e il 18 fu
chiamato chiedendo che trasmettesse poteri al comitato di emergenza che aveva preso il controllo del
governo. Il colpo di stato non era stato organizzato bene e mancava l'appoggio degli apparati inoltre i mezzi
di comunicazione erano stati censurati. Eltsin mandò a riprendere Gorbacev e lo fece riportare a Mosca; non
aveva ormai più potere e il 6 novembre il partito comunista fu messo al bando. L'Unione Sovietica si era
ormai sfaldata; poterono essere avviati processi di rifondazione democratica e di instaurazione del mercato.
Ungheria, Polonia, Slovenia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia e Repubblica Ceca furono ammesse
all'Unione europea nel 2004, tre anni dopo Romania e Bulgaria.

La Russia di Eltsin nel 1992 adottò la liberalizzazione die pressi e la terapia delle privatizzazioni;
un'immediata depressione economica colpì il paese, aumentarono le tasse, i prezzi e chiusero molte
industrie. Disoccupazione e inflazione causarono nell'ottobre del 1993 una rivolta alla quale Eltsin rispose
con una durissima repressione, con la chiusura di giornali e reti televisive e la messa al bando dei comunisti.
Una nuova costituzione istituì un regime fortemente presidenziale mentre il parlamento, bicamerale di
durata biennale, aveva poteri limitati; il presidente aveva potere di voto sulle leggi approvate con
maggioranza semplice e il voto negativo su una legge presentata dal presidente non ne impediva
l'applicazione provvisoria. Eltsin fu rieletto nel 1996, ma il suo secondo mandato fu disastroso data la
malattia e la dipendenza dall'alcolismo. Nel 1999 annunciò le dimissioni, lasciò il posto a Putin che fu eletto
nel 2000 e nel 2004, nel 2008 non potendo avere un terzo mandato consecutivo fu primo ministro sotto
Medvedev e nel 2012 fu rieletto presidente. Grazie alla politica estera e militare messa in atto fece
riguadagnare al paese il ruolo di grande potenza.

Nella Jugoslavia il comunismo uscì di scena in modo molti violento; era infatti un paese molto variegato che
fino ad allora solo la solidità del regime di Tito, morto nel 1980, era riuscito a controllare; il Kosovo era in
fermento già nel 1980 e la situazione fu retta da Milosevic, favorevole al governo di Tito, che era favorevole
a una Jugoslavia forte ed unita sottomessa però alla Serbia, della quale divenne presidente e riuscendo
presto a controllare Kosovo e Montenegro. Nel 1991 la Slovenia ottenne l'indipendenza, mentre la Croazia
di Tudjman, che voleva unire tutti i croati della ex Jugoslavia, arrivò alla guerra con la Serbia. Dopo mesi di
guerra e di massacri l'ONU intervenne imponendo un cessate il fuoco; allora anche la Croazia ottenne
l'indipendenza. La Bosnia, guidata da Karadzic, fu invece lo scenario di una violenza inaudita; massacri,
deportazioni, stupri, eccidi; nel 1995 un'armata serbo-bosniaca attaccò Srebrenica, una città bosniaca, e le
truppe ammazzarono un migliaio di prigionieri al giorno tra il 12 e il 19 luglio. Furono fermati dall'intervento
della NATO. Questa intervenne anche per fermare il terrore instaurato in Kosovo da Milosevic; solo dopo
vari bombardamenti sulla Serbia cedette. Nel 200 la presidenza di Milosevic non fu riconfermata, le elezioni

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vennero vinte da Kostunica e il precedente presidente venne processato dal Tribunale penale internazionale
per i crimini nella ex Jugoslavia ma morì per un attacco di cuore nella sua cella, così il più grande processo
per il quale il tribunale era stato istituito su chiuse senza una sentenza.

Morto Mao il 9 settembre 1976, si delinerono due schieramenti: l'ideologismo maoista e un pragmatismo
riformista, sotto Deng Xiaoping. Questo era stata seguace di Mao ma era poi stato mandato in esilio e solo
nel 1974 Zhou convinse Mao a richiamarlo in carica e nominarlo viceministro. Zhou fu esaltato durante la
giornata rituale dei defunti mentre altre proteste criticavano al dirigenza e di questo fu incolpato Deng, poi
nuovamente rimosso dal suo incarico da Mao. Gli successe Hua Goufeng che però fu molto debole e
dovette presto reinserire Deng, che lentamente assunse le redini del governo. La memoria di Mao costituì
sempre un punto fondamentale per la storia successiva, ma le sue riforme furono comunque cambiate. Nel
1978 una nuova costituzione garantì la libertà di sciopera e il diritto di opinione e di espressione. Già nel
1980 quando varie critiche furono mosse alla rivoluzione culturale le libertà furono abolite. Inoltre venne
abbandonata l'industrializzazione pesante e la collettivizzazione di stampo sovietico e fu favorita la piccola
proprietà contadina e l'industria leggera. Inizialmente lo smantellamento del sistema collettivistico portò
buoni risultati ma la costante crescita demografica on fu coperta da questi progressi. Sorsero nuove e cute
differenze tra benessere e povertà e aumentò la criminalità, probabilmente tornò ad essere diffuso
l'infanticidio femminile. Nel corso egli anni Ottanta la Cina fu introdotta nel commercio internazionale, aderì
al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale. Ma comunque il malcontento e le inquietudini
per le disuguaglianze sociali tornarono a farsi sentire. Nella primavera del 1989 nella piazza Tienanmen una
marea du studenti protestò accampandosi lì per gironi e adottando la forma di protesta dello sciopero della
fame. La vita di Gorbacev non cambiò la situazione, dunque Deng decise per la repressione, A centinaia
morirono sotto il fuoco dei carri armati, anche se il bilancio è rimasto segreto. Gli studenti rivendicano
democrazia e libertà. Bisognerà attendere gli anni 200 prima che delle riforme vere e proprie cambino la
Cina, oggi grande potenza nonostante conosca ancora squilibri sociali e, dato il mezzo miliardo di persone
che la abitano, problemi ambientali.

Capitolo 14: Al di là del mondo. La civiltà globale.

Negli anni Ottanta del Novecento si cominciò a parlare di globalizzazione, quel fenomeno che prevede
l’interazione di mercati, l’internazionalizzazione dei consumi, l’intensificarsi degli scambi tra i paesi e i popoli
del mondo. Ad aver fatto parlare per prima cosa di globalizzazione fu l’estensione mondiale degli scambi
mercantili con lo sviluppo dei trasporti, delle comunicazioni e anche dei sistemi di conservazione di
determinati prodotti, oltre che la possibilità di trasmettere non più suoni, ma anche parole e immagini e
grazie alla comunicazione telefonica senza cavi e di internet, il World Wild Web. Questo mutò anche la
natura degli avvenimenti, che divennero di immediata conoscenza, si pensi all’arrivo di Neil Armstrong sulla
luna o ancora, all’11 settembre 2001. La produzione e il consumo divennero globali e così l’abbigliamento,
con i jeans, le bevande come la coca cola o la pepsi, i bari cibi con i ristoranti locali e i fast food come
McDonald’s, KFC, ecc. Sorsero vari accordi tra gli Stati che furono fonte di scambio si dati, conoscenze, studi
e ricerche; sono gli enti sovranazionali, che derivano la loro autorità dalle decisioni degli Stati ma che
comunque prendono decisioni, come l’UNESCO. Nacquero anche le ONG, organizzazioni non governative,
private e senza fini di lucro che svolgono attività di pressione politica sui governi, di assistenza, di difesa
della pace; si pensi alla Croce Rossa, all’Amnesty International che difende i diritti umani nel mondo, al WWF
che si occupa di conservazione dell’ambiente, ai Medici senza frontiere o a Greenpeace.

Qualcosa che non si è fermato con la globalizzazione è la diffusione delle malattia, che non conoscono
frontiere e che da sempre hanno accompagnato i traffici mercantili. I progressi della malattia nel corso del

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XX secolo permisero di debellare alcune malattie, come il vaiolo, debellato nel 1979, della peste bovina nel
2011 e comunque molti altri antibiotici e virus furono individuati ma non completamente abbattuti.
All’inizio del novecento ci fu l’influenza spagnola, così cimata poiché solo la stampa spagnola, priva di
censura, ne riportò la notizia e che fece circa 20 milioni di vittime tra il 1918 e il 1920. Si cominciò a parlare
di pandemie, epidemie che si estendevano velocemente. Nel corso degli anni Cinquanta del Novecento
invece il male maggiore fu dato dalle malattie oncologiche e soprattutto dai tumori; si diffuse anche l’HIV e
l’AIDS, originata probabilmente in Africa, comparsa poi negli Stati Uniti e, poiché si diffondeva
principalmente per via sessuale, fu associata ai gruppi che avevano rapporti disordinati, come gli
omosessuali o le prostitute, e anche ai tossicodipendenti per l’uso di siringhe sporche. Il flagello colpì
soprattutto i paesi più poveri e dunque divenne sinonimo di degradazione e di povertà,, come nei casi della
Nigeria, dell’India, della Cina e dell’Etiopia. Inoltre dato l’aumento considerevole della popolazione c’era un
forte squilibrio poiché la mortalità era si decresciuta grazie ai progressi della medicina, ma era decresciuta
anche la natalità per vari motivi che poi variavano da scenario a scenario. I problemi di mercato, lavoro e
nutrizione spesso spinsero i governi a prendere delle misure di controllo demografico e queste raggiunsero
il culmine nell’India di Indira Gandhi e poi di suo figlio; furono aperti centinaia di campi per la sterilizzazione,
a volte forzata, in cambio di benefici quali affitti di terre, accesso ad acqua ed elettricità, ecc. Mentre i paesi
più poveri diventavano giovani dato che la natalità aumentava, in quelli più sviluppati diminuiva e la
popolazione diventava vecchia.

Bisogna inoltre parlare del degrado ambientale; oltre al classico problema dell’inquinamento si
presentarono quello della deforestazione e dell’urbanizzazione che riducono le piante, dunque l’ossigeno, la
diminuzione delle acque dolci, il riscaldamento globale. Si è discusso anche del crescente uso di organismo
geneticamente modificati, contenuti per esempio in alcuni gas industriali che hanno lentamente portato alla
riduzione dello strato di ozono sull’atmosfera, che pur essendo tossico in alta quota funge da filtro per i
saggi solari ultravioletti, dannosi per la vita sulla terra. Attenzione fu posata anche sulla ricerca di mezzi di
energia alternativi, come le biomasse, la geotermia, energia idrica, eolica e solare. Nel 1997 a Kyoto, in
Giappone, fu firmato un trattato internazionale in materia ambientale che sarebbe diventato attivo con la
firma di 55 Paesi; entrò in vigore grazie alla firma della Russia nel 2005, mentre Stati Uniti, India, Cina e altri
paesi in via di sviluppo non lo hanno firmato. Si è calcolato che nel 2004 la Cina bruciava più carbone di Stati
Uniti, Europa e Giappone messi insieme e probabilmente questa fu una delle cause, se non la maggiore,
della nube tossica estesa 16 milioni di chilometri e spessa 3 chilometri che si era formata tra India e Cina.
Senta contare che dannosi per l’ambiente furono i vari incidenti nucleari, dopo Chernobyl si possono citare
quello in Pennsylvania o quello di Seveso, il Lombardia dove una fabbrica chimica liberò una nube tossica di
diossina o ancora quello di Bhopal in India, in una fabbrica americana di gas. Il gas rilasciato uccise in poche
ore 6mila persone nel sonno; ci furono 25mila vittime e 15mila furono i malati cronici; venne poi versato un
indennizzo che andò alle famiglie delle vittime, per l’ambiente non fu fatto nulla.

Lo sviluppo della comunicazione telematica ha reso potenzialmente universale il collegamento di tutti gli
individui nel mondo tanto che nel 2012 i dispositivi mobili connessi al web erano più numerosi degli abitanti
della terra; già nel 1967 un sociologo canadese, Marshall McLuhan, aveva parlato di villaggio globale e più
tardi un sociologo francese, Edgar Morin, di Terre-patrie, di una patria che coincideva proprio con la terra. È
comunque qualcosa che non ha diminuito le disuguaglianze e che forse le ha rese più evidenti; non è raro il
caso in cui ad aree molto ricche si accompagnino altre aree molto povere, questo accade per esempio in
India e in Brasile. Sono soprattutto i paese del Sud del mondo però a vivere in povertà, infatti quelli ricchi di
materie prime vengono sfruttati e ne ricevono poco e niente in cambio mentre quelli privi di materie prime
o ricchezze del sottosuolo sono rimasti lontani da qualsiasi forma di globalizzazione, infatti il Fondo
monetario internazionale aveva studiato forme più efficaci di sostegno. Nel 1971 un gruppo di studiosi di

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Boston elaborò un rapporto, I limiti dello sviluppo, nel quale incrociando vari dati su cinque linee, ovvero
industrializzazione, popolazione, alimentazione, risorse naturali e deterioramento dell’ambiente, concluse
affermando che nel girono di qualche decennio le forme dello sviluppo in atto, che non erano sostenibili,
avrebbero portato al collasso entro qualche decennio. Le previsioni sull’esaurimento non furono confermate
grazia anche all’uso di risorse rinnovabili ma comunque il tema del limite delle risorse ha continuato a
preoccupare. Nel 2000 i 191 paesi membri delle Nazioni Unite sottoscrissero una Dichiarazione del
millennio con la quale si impegnava in 15 anni a demolire la povertà estrema e la fame, rendere universale
l’istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile,
migliorare la salute materna, debellare la malaria, l’HIV, l’AIDS e altre malattie.
Le disuguaglianze sono molto più evidenti tra le nazioni sviluppate e sono in particolare caratteristiche degli
Stati Uniti, in cui anche la criminalità piuttosto elevata è sinonimo di disuguaglianza.

Il soggetto primario della modernità è comunque lo Stato, anche se nel mondo contemporaneo sembra
avere un ruolo solo marginale, dato che comunque ormai poco influisce sulla vita economica e che, più che
altro, regola i rapporti sociali e i comportamenti attraverso leggi, regole, corpi di difesa e istituzioni
pubbliche, come le scuole. Ovviamente per garantire determinate cose lo Stato investe, c’è un nesso tra
Stato e mercato, e questo ha portato in molti casi ad una dilatazione enorme del debito pubblico; quello di
Stati Uniti, Giappone e Canada ha raggiunto cifre da fallimento per esempio.

Particolare è l’esperienza dell’Europa, teatro dell’impero romano, del cristianesimo e di grandi conflitti; si
pensava che il progetto di riunione degli Stati europei in una confederazione basata sul modello
statunitense avrebbe minato l’autorità dei singoli Stati, per questo inizialmente le tre comunità, CECA,
EURATOM e CEE rimasero ben distinte e con solo l’esecutivo in comune dal 1965. Nel 1966 si raggiunse un
compromesso con la Francia di de Gaulle, particolarmente ostile alla creazione di un organismo unitario: si
stabilì che l’autorità degli Stati avrebbe prevalso su quella della comunità e che la CEE avrebbe avuto un
bilancio proprio, furono inoltre fissate procedure per il raggiungimento di politiche comuni. Con successive
convenzioni, atti e trattati le istituzioni europee sono continuate a cambiare fino a quando nel 1992 a
Maastricht la Comunità europea venne rinominata Unione europea, fu adottata la bandiera con le 12 stelle
su fondo blu e nel 1995 l’inno, l’Inno alla gioia tratto dalla parte finale della Nona sinfonia di Beethoven, e
un motto, ‘’uniti nella diversità’’.
I principali organi dell’Unione sono:
 Commissione europea, i commissari non rappresentano gli interessi dello Stato di provenienza ma
quelli generale dell’Unione;
 Consiglio, ha funzioni insieme legislative ed esecutive a seconda dei settori rappresentati (Esteri,
Economia e Finanze) e riunisce i capi dei governi nazionali;
 Consiglio europeo, riunisce i capi dei governi nazionali insieme al presidente della Commissione;
 Parlamento europeo, eletto dai cittadini degli Stati membri, è impiegato in decisioni riguardo la
cooperazione, la consulenza e l’informazione insieme al Consiglio;
 Corte di giustizia, formata da un giudice per ogni Stato membro, ha sede nel Lussemburgo e ha
assunto un ruolo di revisione giudiziaria delle leggi nazionali.
Tutti questi organi comunque non operano da soli, ma insieme, basati su due principi, quello di
proporzionalità, cioè l’Unione agisce nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri, e
quello di sussidiarietà, che regola la distribuzione di competenze condivise tra Unione e Stati membri e
implica che ogni autorità intervenga, in maniera sussidiaria, dove le autorità di livello inferiore non siano in
grado di farlo. Fin dal trattato di Roma del 1957 la Comunità si era infatti proposta di assicurare lo sviluppo
riducendo le disparità tra le varie regioni e tra quelle che erano state meno favorite, a questo fine nel 1975
fu costituito un Fondo per lo sviluppo regionale che adoperò sul Meridione d’Italia, dove c’era una propria

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identità culturale ma non manifestarono istanze indipendentistiche, sulla Scozia, un paese ricco ma
comunque da sempre sottomesso a Londra, sul Belgio, dove il paese era diviso in diverse comunità
linguistiche, ecc. Dunque se erano le nazioni ricche a rivendicare autonomia, speso quelle più povere
chiedevano piuttosto sussistenza.
Non c’è dubbio che l’Unione si sia formata in nome di principi democratici e avesse poi sostenuto processi di
democratizzazione delle legislazioni interne dei vari paesi via via aderenti; inglobò tutta l’Europa storica, se
non si tiene conto dei rifiuti di Svizzera e Norvegia, e anche la Gran Bretagna oppose molta resistenza., ma
comunque fu fondamentale nell’aprire la strada democratica a Grecia, Spagna e Portogallo.

Nel 1992 a Maastricht fu stabilita l’unita monetaria sotto l’euro; nel 1990 furono abolite le frontiere e così
sembrò realizzata l’idea di spazio comune. Alla circolazione della manodopera si aggiunse quella dei capital
e nel giro di due anni gli investimenti raddoppiarono. La Germania pretese però che l’euro fosse controllato
dalle banche tedesche per mantenere bassa l’inflazione ed evitare un deficit. Nel 1997 il programma
Agenda 2000 cominciò a negoziare la nuova ondata di richieste di adesioni che in qualche caso costituì dei
problemi, riguardo i Paesi del’Est per esempio che erano ricchi ma non quanto quelli europei, ma anche
perché le decisioni erano prese all’unanimità e l’allargamento dei partecipanti avrebbe reso sempre più
difficile raggiungerla. Tra il 2002 e il 2003 una Convenzione di 105 membri redasse un progetto ti trattato
che istituisse una costituzione per l’Europa, che rendeva obbligata la Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea, firmata a Nizza, e stabiliva che la carica di presidente del Consiglio europeo fosse
rinnovabile solo una volta. I nuovi Stati furono ammessi nel 2004, si passò da 15 a 25 membri, e la
costituzione fu firmata a Roma dai capiti di Stato e di governo. Fu solo nel 2009 però che la Costituzione
venne approvata da tutti i membri in seguito a modifiche e dilazioni.

Capitolo 15: Per il popolo e con il popolo. Postpolitica.

L’età contemporanea viene spesso fatta iniziare con la Dichiarazione dei diritti del 1789, proprio perché ha
inaugurato la stagione della ricerca e del riconoscimento dei diritti. Ovviamente le cose sono cambiate e i
diritti si sono estesi non solo al singoli ma anche ai gruppi e alle comunità e hanno toccato
l’autodeterminazione, la dignità, ecc. Alla Dichiarazione del 1948 si sono poi susseguite altre dichiarazioni,
quali la Convenzione contro la discriminazione della donna del 1979, non firmata però dagli Stati islamici,
dagli Stati Uniti e dallo Stato del Vaticano. Molti si sono mossi infatti contro l’universalismo dei diritti
indicandoli come prodotto dell’Occidente cristiano, non a caso l’Arabia Saudita si era astenuta dal voto sulla
Dichiarazione del 1948 mentre l’Egitto la sottoscrisse solo nel 1969 ribadendo l’inconciliabilità dei valori
occidentali con quelli del mondo islamico. Nel 1990 si arrivò infatti a una Dichiarazione sui diritti umani
nell’Islam, enunciata a Il Cairo, contraddistinta da un forte richiamato alla religione e ad Allah, nella quale
venne affermato che la religione islamica fosse basata sui diritti e che gli uomini fossero tutti uguali senza
discriminazione di razza, colore, lingua, sesso, religione, che il fondamento della società fosse la famiglia e
che si potesse esprimere liberamente la propria opinione. Erano affermati il diritto alla proprietà, al
guadagno, alla privacy e all’assistenza medica, al lavoro. Il capitolo dei diritti era comunque affiancato da
quello dei doveri verso la famiglia, la società e lo Stato. Nel 1990 l’ONU promosse tre conferenze regionali
sui diritti umani che si tennero a Bangkok per i paesi asiatici, a Tunisi per quelli africani e a San José per
quelli dell’America Latina. Quest’ultima non si discostò molto da quella dell’ONU mentre gli africani
contrapposero ai diritti individuali un’etica dei doveri verso la famiglia , la comunità e lo Stato e similmente
argometnarono gli asiatici, che diedero preminenza ai valori della famiglia che a quelli individuali.

Dopo la Seconda guerra mondiale la politica cambiò; la guerra fredda, il muro di Berlino, il crollo dell’Unione
Sovietica e la decolonizzazione furono tutti fattori che influenzarono largamente la diffusione della

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democrazia in un gran numero di Stati, oltre al fatto che lo sviluppo dei media e le possibilità di
informazioni permisero una più estesa opinione pubblica al riguardo. Il mondo viene detto postpolitico e la
politica assume tratti nuovi. I partiti sparirono dalla scena sostituiti dalle personalità carismatiche capaci di
entrare in diretto rapporto con le masse; un primo esempio c’era stato nell’Ottocento con Napoleone III, che
attraverso il suffragio universale era diventato presidente di una Repubblica poi presto trasformata in
Impero. Nella storia della Francia il regime parlamentare fu attraversato da simili tendenze fino al sistema
presidenziale o semipresidenziale attuato da de Gaulle. Anche in gran Bretagna ci furono leader importanti,
come Gladstone; questi aumentarono nella prima metà del Novecento e fu fondamentale il legame diretto
con le masse anche attraverso i media, se ne ebbe un esempio con Roosevelt, durante la guerra con
Churchill e de Gaulle, nella Germania federale con Adenauer e in Germania influenti furono anche altri capi
del governo, come Kohl, cancelliere per 16 anni, o la Merkel, che ha raggiunto il terzo mandato consecutivo.
Nella storia inglesi si può ricordare la Thatcher, in Italia Craxi e Berlusconi. Negli Stati Uniti Kennedy e
Reagan, che rimarcarono quel movimento politico chiamato populismo, appunto diretto all’esaltazione
demagogica della qualità e capacità delle classi popolai al fine di coinvolgerle e di portarle dalla propria
parte; leader importanti si ebbero anche nel mondo islamico, come Nasser, Gheddafi e Hussein. Più recenti
Chávez, presidente del Venezuela dal 1997 al 2013, anno della sua morte, che attaccò Bush quando il prezzo
del petrolio toccò livelli massimo scegliendo il socialismo e di avvicinarsi a paesi come Iran e Siria e che
cercò di riequilibrare lo strapotere del Nord.
La carica eversiva dei movimenti populisti non fu contenuta né neutralizzata dalle istituzioni europee e la
crisi del 2008, la crescita della disoccupazione e il declino complessivo dell’Europa economica fecero
crescere lo scontento e alimentò la formazione di movimento come il Partito nazionale britannico guidato
da Nigel Farage, il partito Alba dorata in Grecia, il Front National francese di Le Pen che raggruppò correnti
nazionalistiche, cattoliche, xenofobe, ecc. e che arrivò primo alle elezioni del 2014. Per quanto riguarda i
partiti italiani, il Forza Italia di Berlusconi, che voleva ricalcare appunto la sua figura, da modeste origini
risalita alla ricchezza, e che non ha mai curato il dialogo con le forze sociali affidandosi a messaggi televisioni
e ai bagni di folla; simile il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che ha utilizzato la strategia del
contatto fisico e del linguaggio verbale, come discorsi gridati e talvolta con insulti, e non verbale, cioè
ricorrendo agli occhi sbarrati, bagni di sudore, ecc.

I populisti spesso guardano anche ai temi globali quali acqua, ambiente, trasporti e un esempio è quello di
Grillo; nel 1992 una Conferenza delle Nazioni Unite fissò a Rio de Janeiro un programma d’azione per uno
sviluppo sostenibile chiamato Agenda 21 perché da attuare nel XXI secolo e che intendeva coinvolgere tutti
i gruppi ed i soggetti interessati, dalle ONG a donne, giovani, anziani, sindacati. Anche i movimenti di
protesta detti glocali, di natura spesso conflittuale, si occupano di queste tematiche; sono anche detti
popolo di Seattle perché si ritiene si siano originati in occasione della conferenza dell’organizzazione
mondiale del commercio tenutasi a Seattle nel 1999, ritenuta insieme ad altre varie organizzazioni come la
Banca Mondiale e il Fondo monetario responsabile dei mali della globalizzazione. Il no global spesso agisce
attraverso la rete, attivisti e hackeristi e attacchi nei sistemi di rete, i cyber attacchi. Tali movimenti spesso
rifiutavano anche il principio della democrazia rappresentativa a favore di quella diretta, distinta in
deliberativa e partecipativa. Quest’ultima è stata sperimentata a Porto Alegre nel 1988, dove le assemblee
cittadine discutevano e decidevano sull’uso delle risorse pubbliche; le Nazioni Unite plaudirono tale
iniziativa ma in Europa, nella banlieu parigina per esempio, non sortirono effetti. La partecipazione tocca
coloro che sono interessati e dunque li avvicina alla democrazia e una discussione avrebbe anche funzione
educativa.

Capitolo 16: Islamismo e guerra diffusa.

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Nell’età della globalizzazione anche la guerra acquistò caratteri nuovi; se per un attimo la scomparsa del
blocco sovietico, le deliberazioni dell’ONU e i principi di pace enunciati sembravano aver portato alla pace
dopo guerra che avevano lasciato il segno, i vincitori della guerra fredda che furono principalmente gli
americani si proposero di offrire al mondo una strategia per la sicurezza globale e fu questo ciò che fece
Bush, quando il 2 agosto 1990 l’Iraq attaccò il Kuwait dopo una guerra con l’Iran, minando tra l’altro l’Arabia
Saudita, dove gli americani inviarono truppe per prevenire un ipotetico attacco. Bush aveva infatti
dichiarato che ogni tentativo di ingerenza nel Golfo persico sarebbe stato considerato un attacco agli
interessi americani; non fu difficile per il presidente statunitense ottenere dal Consiglio di sicurezza
dell’ONU una serie di risoluzioni che non vennero accettate dagli iracheni e dunque il ricorso alla forza. Si
formò un’alleanza di 34 nazioni introno agli Stati Uniti. 11 settembre 1990 Bush dichiarò un nuovo rodine
mondiale, l’apertura di un’era di giustizia e di pace all’insegna delle Nazioni Unite e che comunque gli Stati
Uniti avrebbero conservato un ruolo durevole nel Golfo persico. Bisognava impedire che l’Iraq controllasse
anche le risorse petrolifere del Kuwait. La mattina del 17 gennaio 1991 iniziò l’operazione Desert Storm;
furono impiegati missili moderni, bombe a grappolo e satelliti per individuare gli obiettivi e fu anche
adottata una strategia di comunicazione pubblica che mostrasse immediatamente e nella loro crudezza i
fatti della guerra, combattuta attraverso massicci bombardamenti e attraverso operazioni di terra nel Kuwait
che lasciarono sopraffatti gli iracheni. Si disse che questa fu la prima guerra globale ed una guerra giusta,
perché autorizzata dalle Nazioni Unite e costò 61 miliardi di dollari, 52 dei quali pagati dagli alleati degli Stati
Uniti. Un nuovo intervento militare fu necessario quando l’Iraq impedì all’ONU di compiere indagini e
ispezioni per verificare l’uso di armi chimiche.

A partire dal 1989 si intensificarono gli interventi armati dell’ONU. Già nel 1992 era stata autorizzata
l’operazione Restore Hope in Somalia, dove si verificavano scontri tra Eritrea, Etiopia e Somalia a causa di
tensioni etniche, religiose e di confine. Nel 1991 il Nord aveva formato un governo autonomo, il Sud aveva
riconosciuto il governo di Farah Aidid, che però non esercitava un effettivo controllo sul Paese. Nel 1993 ci
fu un primo attacco ai pakistani, poi un’imboscata a truppe americane che indusse Clinton a ritirare le
truppe e ad annullare la missione; il paese rimase in balia di una guerra civile e i gruppi di profughi che
cercavano di scappare diedero inizio al fenomeno della pirateria nell’oceano Indiano. L’ONU inviò una
spedizione in Ruanda ma fu inutile dato che nel 1993 il presidente Habyarimana e il Rwandese Patriotic
Front (RPF) raggiunsero accordi di pace per sedare il conflitto tra hutu, popolazione contadina, e tutsi,
aristocrazia pastorale. Nel 1994 un missile abbatte l’aereo sul quale viaggiavano il presidente Habyarimana e
il presidente del Burundi Ntaryamira; ritenendo responsabili i tutsi, gli hutu misero in atto un massacro
passando villaggio per villaggio e casa per casa e massacrandoli a colpi di machete, bastoni chiodati e armi
da fuoco; diecimila morti al giorno per tre mesi fu il tragico bilancio. Le truppe dell’ONU lasciarono il paese
e i ruandesi furono sconfitti dall’RPF, che instaurò un regime autoritario a dominanza tutsi. Le Nazioni Unite
istituirono un tribunale apposito per perseguire i maggiori responsabili dei massacri. Non sempre gli
interventi dell’ONU erano portatori di pace e non sempre i conflitti, come quello del Golfo, potevano essere
definiti giusti; Bush aveva infatti esaltato la guerra per contrastare le ambizioni di Hussein; la Lega araba
aveva condannato l’invasione del Kuwait e infatti i più importanti Paesi musulmani (Egitto, Marocco, Siria,
Pakistan) si erano schierati con la coalizione, mentre a fianco di Hussein l’Iran, tra l’altro appena uscito da
una guerra con lo stesso Iraq), Libia, Yemen, Tunisia. Ma Hussein si fece difensore della religione islamica e
presto anche gli altri Stati islamici cambiarono posizione.

Questo perché l’identità islamica era comunque priva di un centro e di una guida e infatti nei vari Paesi
erano diversi gli atteggiamenti verso la religione; piuttosto che subire i prodotti della modernità, gli islamisti
volevano islamizzare la modernità rinnovando moralmente la società difendendo l’omogeneità sociali, la
subordinazione delle donne e la scarsa attenzione ai diritti individuali contro l’Occidente. Il nuovo

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islamismo, che alimentato dalle ricchezze petrolifere era riuscito ad aumentare i servizi scolastici, sanitari e
sociali, attecchiva soprattutto tra gli studenti, i giovani istruiti e il ceto medio in generale. I movimenti
islamici spesso si rafforzavano attraverso i processi di democratizzazione; significative furono le vicende
attraversate dalla Turchia. Nel 1997 un colpo di stato morbido aveva allontanato il presidente Erbakan dal
potere, il cui partito propugnava valori islamici; i militari intendeva ristabilire la democrazia rappresentativa
ed eliminare i gruppi di opposizione di matrice islamica. Nel corso degli anni ci furono delle concessione che
portano al reinserimento dell’insegnamento religioso nelle scuole e nelle università, la vendita di libri
religiosi, la costruzione di moschee e la diffusione televisiva e radiofonica. La Turchia nel 1987 aveva
presentato domanda di adesione all’Unione Europa, che venne però rifiutata principalmente per la natura
islamica del Paese. Per contrapporsi alle minacce islamiche provenienti dal Sud si avvicinò alla coalizione
occidentale durante la guerra del golfo e dovette poi cercare accordi con popoli islamici antagonisti
dell’islamismo saudita o iraniano e con l’aiuto degli Stati Uniti strinse accordi con Azerbaigian, Turkmenistan,
Uzbekistan e Kazakistan.

Furono vari i conflitti religiosi che caratterizzarono il periodo ma l’epicentro fu l’Afghanistan. I soldati afghani
erano armati dagli Stati Uniti, dalla Cina, dal Pakistan e dall’Egitto e godevano delle risorse finanziarie dei
sauditi, oltre che dalle rendite dell’oppio. Le varie fazioni di guerriglia non si accordarono per creare uno
stato unitario e continuarono combattersi; alla fine ebbero la meglio i talebani che nel 1996 si
impadronirono di Kabul e costituirono l’Emirato islamico di Afghanistan ; il regime divenne conosciuto per la
radicalità con la quale applicava le leggi coraniche in chiava radicale, impedì infatti l’istruzione alle donne
che dovettero portare il velo lungo e integrale, gli uomini dovevano tenere la barba lunga e cancellando
ogni forma di culture diverse, facendo distruggere per esempio due statue di Buddha risalenti al III e IV
secolo. Fu la base del terrorismo, con l’al-Qaida, formata tra il 1995 e il 1996 da Bin Laden, al quale si unì poi
al-Zawahiri, diventato il capo dell’egiziana jihad. Tra il 1996 e il 1998 emanò due fatwa, due editti, con i quali
si dichiarò guerra agli americani occupanti l’Arabia Saudita, la terra sacra, e autorizzava l’uccisione
indiscriminata di americani ed ebrei. Alle pratiche terroristiche si accompagnarono gli attacchi suicidi, dei
kamikaze, che esprimevano una forma di ascesi individuale, una testimonianza di martirio che spesso
attecchì tra i giovai istruiti e spesso di formazione laica; tra il 1983 e il 2003 si contarono 384 suicidi e quasi
la metà era di formazione laica, saudita o comunque proveniva da paesi con governi filoccidentali. Ali
attentati e alle esecuzioni in diretta fu data ampia pubblicità; si ricordano l’attacco a due alberghi di Aden
che ospitavano truppe americane nel 1992, nel 1998 due attacchi simultanei in Kenya e Somalia e molti
altri, fino ad arrivare a quello dell’11 settembre 2001. Diciannove militanti islamici, chiamati poi i magnifici
19 guidati da Muhammad Atta, imbarcatisi come passeggeri su quattro aerei di linea americani li
dirottarono sul Congresso, sul Pentagono e sulle Torri gemelle del World Trade Center di New York; il
Congresso non fu raggiunto, il Pentagono solo danneggiato e le Torri implosero in diretta mondiale; ci
furono 3mila vittime. Fu il primo attacco su suolo statunitense al quale il governo dovette rispondere
proclamando una guerra in nome della difesa dei principi universali dei diritti. La reazione fu drastica ed
immediata; venne emanata una legislazione antiterroristica di emergenza di durata di 4 anni, poi rinnovata,
che potenziò i servizi di intelligenze e di ispezione e di sorveglianza dei confini e ci fu la sospensione
dell’Habeas Corpus; era già avvenuto in stato di guerra, ma si trattava ora di una guerra non ufficialmente
dichiarata e contro con nemico non completamente identificato. Nel 2002 a Cuba fu aperto uno speciale
campo di prigionia dove furono rinchiuse e sottoposte a un regime detentivo particolarmente uro centinai
di persone sospettate di attività terroristica; a questi erano negati i diritti della difesa e venivano spesso
sottoposti a tortura in cambio di informazioni. I detenuti erano costretti illegalmente e segretamente e
anche la Corte di giustizia dichiarò il campo incompatibile con il sistema americano e nonostante Obama
abbia cercato di chiuderlo più volte, è rimasto attivo poiché sarebbe problematico gestire i detenuti liberati.

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Il nemico degli Stati Uniti none a un Paese ben definito, ma il terrorismo. La risposta fu dunque una serie di
attacchi alle basi terroristiche e contro campi di addestramento; le Nazioni Unite autorizzarono la creazione
di un copro miliare della NATO che assistesse le forze di sicurezza afghane dopo aver costretto i talebani alla
resa. Fu poi la volta dell’Iraq, che dopo la guerra del golfo aveva più volte ostacolato le ispezioni per
appurare o confutare l’esistenza di armi di distruzioni di massa e missili balistici; il segretario di Stato
americano convinse l’Assemblea dell’ONU che l’Iraq stesse preparando anche armi chimiche, anche se le
prove non erano convincenti. Nel marzo del 2003 Stati Uniti e Gran Bretagna invasero il paese dando inizio
alla seconda guerra del golfo; il 1 maggio 2003 Bush annunciò la vittoria militare; a dicembre Hussein fu
trovato in un nascondigli, processato e condannato a morte; fu impiccato il 30 dicembre 2006. Gli americani
smantellarono l’intero apparato militare, statale e politico del paese in sturando un regime rappresentativo
che non fece che alimentare l’odio verso di loro dato che spesso codificarono la divisione tra sunniti, sciiti e
curdi dando maggiore rilevanza alle divisioni religiosi. La presenza degli americani in Iraq e Afghanistan
diede agli jihadisti la possibilità di presentarsi come liberatori e per questo i paesi furono scossi da attentati
a vari attacchi terroristici ai quali gli americani risposero con brutalità, , maltrattando, umiliando e
torturando i prigionieri. Gli attentati fecero moltissime vittime; nell’ottobre 2002 una bomba in una
discoteca di Bali fece 200 vittime, nel maggio del 2003 in Arabia Saudita fu colpito un complesso
residenziale e furono fatte 39 vittime, nel marzo 2004 diedi ordigni collocati su treni a Madrid uccisero 191
vittime, nel 2008 a Mumbai furono fatte nel giro di 4 giorni 164 vittime, gli attentati continuarono ma i capi
terroristici furono trovati uno ad uno; al-Zarqawi fu localizzato dall’intelligence americana in una città
afghana e ucciso da bombe guidate da laser e satelliti ne, 2006; Bin Laden fu individuato in Pakistan dai
servizi segreti americani e fu ucciso, poi sepolto in mare con rito islamico.

Nel frattempo in Iran dopo Khomeini erano succeduti Khamenei, Rafsanjani e nel 1997 Khatami, che fu in
grado di garantire continuità politica e un certo pluralismo culturale, apertura alla società civile e
democrazia religiosa che gli valse anche il cauto favore degli occidentali. Fu la resistenza dei conservatori a
imporre un irrigidimento dei costumi e un severo controllo sociale con punizioni ed esecuzioni pubbliche e
restrizioni riguardanti musica, abbigliamento e libertà alle donne, venne anche limitata la libertà di pensiero
tra l’altro. Nel 2005 fu Ahmadinejad ad essere eletto presidente della repubblica; il suo Iran rivendicava tra
l’altro dall’Occidente il diritto all’arma nucleare, cosa che gli valse pesanti sanzioni economiche e indirizzò
tra l’altro la battagli antioccidentale contro quelli che chiamava il grande e il piccolo satana, ovvero gli Stati
Uniti e l’Israele. L’epicentro della guerra fu proprio Israele; nel 1988 Arafat aveva infatti accettato la
costituzione di uno Stato di Israele e di uno Stato palestinese; nel 1933 gli stati furono riconosciuti e nel
1994 venne sancita la pace tra i due Stati, che continuava però ad essere minata dagli attentati kamikaze e
dai libanesi, dunque il governo israeliano si irrigidì. Nel 1996 il partito di destra vinse le elezioni e interruppe
le trattativi, nel 199 le trattative ripresero sotto i laburisti ma poi si fermarono di nuovo e vennero riprese
nel 2000 ma in quello stesso anno il capo del partito, Sharon, visitò il Monte del Tempio a Gerusalemme,
proprio lui che aveva mosso guerra al Libano nel 1982. Si trattava di una provocazione; il giorno seguente
una manifestazione fu spenta a colpi di fuoco dalla polizia ma la protesta si estese nei territori dando inizio
alla seconda intifada.

Ad Arafat, morto avvelenato, nel 2004 successe Mazen, e ad esso nel 2006 Hamas; il governo fu formato da
Haniya. I libanesi avevano provato la morte di tre israeliani lungo il confine e la risposta di Israele furono 33
giorni di bombardamenti aerei, cannoneggiamenti, un blocco navale e l’invasione del Sud del Libano.
Intervenne l’ONU nel 2008; il 17 gennaio Israele annunciò il cessate il fuoco e seguì una conferenza di pace a
Sharm el Sheikh. La striscia di Gaza e le questioni intorno ad essa stavano intanto attirando solidarietà e
l’opinione pubblica mondiale; il 31 maggio 2010 si cercò una fondazione turca per i diritti umani cerco di
portare aiuti umanitari ma le unità israeliane attaccarono causando la morte di 9 attivisti; l’incidente fece

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scalpore e cambiò i rapporti tra Turchia e Israele,e che fino ad allora erano stati buoni e prevedevano
accordi di collaborazione militare e commerciale; in Turchia però cresceva l’opinione islamica ma il partito
islamico fu sconfitto nelle elezioni del 2002 dal Partito della giustizia e dello sviluppo di Erdogan. Molto
amato ma avversato dalle sinistre, Erdogan non ruppe i rapporti con Israele, continuò a porsi l’obiettivo di
entrare nell’Unione europea e ambiva a guadagnare maggiore ruolo presso i paesi arabi.

Il 20 gennaio 2009 Barack Obama divenne presidente degli Stati Uniti; fu la prima volta della storia
americana che vide l’elezione di un presidente di colore. Annunciò subito una svolta in politica estera
affermando di voler stabilire nuove relazioni con il mondo islamico, rapporti basati sul rispetto, sulla
condivisione dei principi di giustizia, tolleranza, dignità, annunciò il ritiro dall’Afghanistan e ribadì l’appoggio
ad Israele, denunciando la condizione dei palestinesi e dei campi profughi; piacque molto agli arabi, meno
agli israeliani.
All’inizio del 2011 il Nord Africa fu movimentato da moti di protesta, mossi principalmente da giovani, in
vari paesi noti come primavere arabe, in analogia con la primavera di Praga del ’68, anch’essa rivolta
giovanile a sfondo democratico. L’avvio fu dato dalla Rivoluzione dei gelsomini in Tunisia; il 18 dicembre
2010 un uomo di 27 anni si diede fuoco denunciando i soprusi della polizia. Un’ondata di proteste contro la
repressione e la corruzione costrinse il presidente Ben Alì, al potere da 23 anni, alle dimissioni. In altri Paesi
la storia fu simile e portò alla destituzione di governi ormai consolidati.
In Libia per esempio Gheddafi fu colto di sorpresa dalle rivolte dirette contro il suo potere; da ricordare che
la Libia era nata dall’unione che l’Italia aveva fatto di Tripolitania, Fezzan e Cirenaica; propri da qui partirono
le proteste e le forze fedeli a Gheddafi reagirono con bombardamenti; furono le forze della NATO a
bombardare poi le infrastrutture militari dando anche aiuto alle forze dei ribelli; il 20 ottobre Gheddafi fu
individuato mentre fuggiva a Sirte, il convoglio fu bombardato, raggiunto dalle milizie avversarie, Gheddafi
fu aggredito e giustiziato; l’esecuzione fu ripresa con un cellulare. La sua dittatura era durata 42 anni.
L’Egitto si mosse contro Murabak, al governo da 30 anni, nominato e poi confermato con un referendum
dopo l’assassinio di Sadat. La legislazione di emergenza non fu mai abrogata e aveva impostò sempre
pesanti limiti alle libertà politiche; nel 2011 le manifestazioni della Primavera araba lo costrinsero alle
dimissioni; fu poi accusato di corruzione, arrestato e condannato. Le elezioni del 2012, le prime nella storia
del paese ad avere carattere democratico, portarono alla vittoria Morsi, che dichiarò di voler introdurre
nella costituzione norme ispirate alla legge coranica e si attribuì ampi poteri, inoltre mise a capo
dell’esercito al-Sisi, che però organizzò un colpo di stato il 3 luglio 2013 rivolto tanto contro il presidente
quanto contro la crisi economica. Morsi fu inviato agli arresti domiciliari.
In Siria ci si rivoltò contro il regime dispotico di al-Assad. Alle prime manifestazioni della primavera aveva
reagito con dure repressioni attirandosi la condanna dell’opinione internazionale, i movimenti di
opposizione di erano allora fatti più agguerriti e presto le proteste si trasformarono in una guerra civile
armata; i ribelli erano sunniti e avevano l’appoggio dei paesi arabi, soprattutto di Tunisia, Turchia, Qatar e
Arabia Saudita, che procurò anche il sostegno da Washington. Al-Assad era invece sostenuto dagli sciiti e
dall’Iran, dato che la Siria costituiva l’unica fonte per minacciare Israele, dalla Russia e dalla Cina. In tre anni
il numero delle vittime raggiunse i 150mila e milioni di profughi si addensarono nei campi allestiti in Turchia
e Giordania. Nel 2013 Obama minacciò un intervento missilistico sugli arsenali, suscitando la ferma
opposizione di Putin. Una commissione delle Nazioni Unite accertò nel frattempo l’utilizzo di armi chimiche
e la commissione di crimini di guerra e di massacri di civili e bombardamenti di ospedali da parte del
governo siriano. La Siria a quel punto si impegnò per indicare i siti, cessare la produzione e saltellare gli
arsenali. Nel 2013 fu eletto presidente Rouhani, intenzionato a riguadagnare la fiducia internazionale e per
questo aprì un dialogo con gli Stati Uniti.

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La primavere portarono comunque alla caduta di quei regimi laici che avevano garantito uguaglianza,
tolleranza e pluralismo e riportarono al vertice l’islamismo e le sue istanze conservatrici.

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