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STORIA CONTEMPORANEA

1.
Nel 1814 si avvia il Congresso di Vienna che richiamò nella capitale asburgica tutte le grandi potenze
europee con l’obiettivo di riordinare i confini geopolitici Europei in seguito ad i vari sconvolgimenti che si
erano susseguiti ( Rivoluzione francese e le guerre Napoleoniche)→Basandosi sui principi di legittimità
dinastica ed equilibrio delle potenze gli stati stabilirono di riportare sui troni europei i sovrani, riconosciuti
tali per diritto divino, ed allo stesso tempo di costruire un sistema di relazioni internazionali bilanciato
all’interno del quale nessuno potesse sovrastare sugli altri.
Da questa risistemazione d’Europa la Russia ottenne Finlandia, Bessarabia ed una parte della Polonia;
l’impero asburgico estese il suo potere in Italia con Veneto e Lombardia; UK acquisì l’isola dalla posizione
strategica per il controllo del Mediterraneo che è Malta.

*I protagonisti del congresso di Vienna furono UK e Russia, anche se un ruolo significativo lo svolse il
ministro degli esteri austriaco Metternich.

Nel settembre del 1815 lo zar Alessandro I propose alle altre potenze europee di stringere un’alleanza, che
fu chiamata “Santa” per i richiami ai testi delle sacre scritture e la subordinazione al potere divino, che
comprese Russia, Prussia e Austria→ non produsse risultati concreti ma servì a Metternich per garantire la
conservazione del nuovo equilibrio raggiunto a Vienna di fronte ai moti nazionali indipendentisti ≠
Quadruplice Alleanza firmata nel 1815 da UK, Prussia, Russia e Austria cercò di imporre la diplomazia
come unico mezzo di risoluzione delle contese tra stati.
Al termine del congresso dunque la cartina geopolitica dell’Europa restaurata rimandava per molti aspetti
all’immagine del continente pre-rivoluzione francese (in Spagna tornavano i Borbone, i territori dell’Europa
centrale compresi quelli prussiani ed austriaci -39 in totale- si riunivano nella Confederazione Germanica
sotto la presidenza dell’imperatore d’Austria, in Italia venivano reintrodotti i sovrani deposti e lo Stato
Pontificio riprendeva i suoi vecchi territori, in Francia Tayllerand riesce a garantire i confini originari ed a far
salire al trono il fratello del sovrano ghigliottinato, Luigi 18).

Nel biennio 1848-49 l’Europa continentale fu attraversata da imponenti moti (Primavera dei popoli) che
segnarono la crisi definitiva dell’assetto politico-istituzionale definito dal Congresso di Vienna, in quanto ai
principi della restaurazione si contrappose la volontà della borghesia di avere un ruolo politico attivo
mettendo in questione l’idea di un principio assolutistico dell’autorità di governo con uno liberale del
merito/responsabilità→ in Francia quest’ondata portò a svariati contrasti fra classi e alla diffusione di ideali
democratici, in Austria ed Italia prevalsero gli ideali di indipendenza e lotta per l’unità nazionale mentre in
Russia e UK ciò non accadde perché la prima era fin troppo all’avanguardia e la seconda troppo arretrata.
L’allargarsi dei moti venne favorito anche da una crisi economica e finanziaria che colpì l’Europa, in
particolare la Francia fu sede di rivendicazioni, lotte operaie ed una profonda insofferenza per la figura
politica di Luigi Filippo d’Orleans ; tutti elementi che inevitabilmente portarono all’insurrezione di Parigi nel
1848 (causa divieto delle riunioni pubbliche “banchetti” per richiedere l’ampliamento del suffragio
universale) alla conseguente fuga del re ed alla nascita della Seconda Repubblica Francese.
Fra i rappresentanti del governo ricordiamo la figura di Louis Blanc artefice di varie riforme (libertà di
stampa e associazione, imposte sul reddito, riduzione della giornata lavorativa, ateliers nationaux –
strutture atte ad assorbire la manodopera disoccupata e garantire il diritto al lavoro - che però portarono
ad un aumento del debito pubblico e delle imposte con una conseguente vittoria dei moderati alle elezioni
dell’Assemblea Costituente del 48→ Elezione del presidente Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di
Napoleone I
Anche il mondo germanico fu attraversato dalle rivolte, i sovrani della Confederazione Germanica furono
costretti a concedere ordinamenti liberali e lo stesso re di Prussia Federico Guglielmo 4 di fronte alla
popolazione in rivolta si dovette piegare alla rivoluzione. Per di più cominciava a nascere un desidero di
unità nazionale che si concretizzò nell’elezione a suffragio universale maschile di un’assemblea costituente
a Francoforte che vide due partiti contrapposti: Grandi tedeschi e Piccoli tedeschi ( i primi ambivano
all’unione di tutti i popoli di lingua tedesca sotto la guida dell’Austria, i secondi volevano far nascere uno
stato nazionale più piccolo e compatto guidato dalla Prussia)→ Vinsero i Piccoli tedeschi e ciò portò a
proporre la corona dell’Impero Federale Tedesco a Federico Guglielmo 4 di Prussia nel 1849, egli tuttavia
rifiutò perché ammettere un titolo voluto dal popolo lo avrebbe costretto ad ammettere che la sovranità
derivasse dal popolo.

Anche in Austria scoppiarono delle rivolte fra cui una, il 13 marzo 1848, che portò l’imperatore Ferdinando
I d’Austria a convocare l’Assemblea Costituente e allontanare Metternich; in Italia le prime rivolte
avvengono a Palermo per la concessione di una Costituzione e da lì dilagarono ovunque sempre con le
medesime richieste, ricordiamo in particolare le città di Venezia e Milano che rivendicarono la loro
indipendenza e riuscirono a raggiungerla → nasce la Repubblica di Venezia, avvengono le “cinque giornate”
di Milano che porteranno Carlo Alberto ad intervenire una volta per tutte contro l’Austria dichiarandole
guerra.
L ‘irresolutezza di Carlo Alberto nel condurre la campagna militare diede modo agli austriaci di
riorganizzarsi e prendere l’iniziativa, difatti dopo qualche mese l’esercito sabaudo sarà sconfitto a Custoza,
si firmerà un armistizio e il sovrano abdicherà a favore del figlio Vittorio Emanuele 2 .

Una delle conseguenze principali della Rivoluzione Industriale fu quella di rendere evidente quanto la
potenza economica avrebbe determinato la gerarchia fra gli stati, in questo contesto citiamo UK dove la
rivoluzione industriale esplose già a metà 700 e in circa un secolo riuscì a rappresentare circa il 30% della
produzione industriale di tutto il globo→ nasce il sistema capitalistico con i suoi pro (più denaro,
urbanizzazione) e contro (sfruttamento lavoratori, sovrappopolamento delle città e spopolamento delle
campagne)
Ci si convince che questa grande crescita economica fosse destinata a non finire, vi è molto ottimismo e
fiducia nelle nuove tecnologie che però si arresta nel 1873 quando ha inizio una grave recessione
economica (Grande Depressione) che colpì soprattutto i paesi della seconda ondata di industrializzazione –
i second corners – portando alla luce i vari problemi legati a questo nuovo sistema→
SOVRAPPRODUZIONE→LICENZIAMENTI→PROTEZIONISMO E RIPERCUSSIONI SULLE RELAZIONI
INTERNAZIONALI Dal punto di vista sociale questa grande crescita
economica ebbe come effetto sia la nascita di un nuovo gruppo sociale (proletariato industriale) sia un
degrado derivante dalla troppo immediata urbanizzazione; nacquero le prime organizzazioni di difesa dei
lavoratori ispirate ai principi comunisti di Marx ed Engels come ad es. le Trade Unions in UK-1820 che
daranno vita nel 1868 al Trade Unions Congress, riunione di tutti i sindacati e primo vero nucleo del
movimento operaio britannico. Altro fenomeno da
ricordare nell’età contemporanea è la crescente importanza delle ideologie politiche (ideologia come
filosofia pratica tesa a spiegare e orientare l’agire umano nella sfera pubblica) che vanno tutte a porsi
interrogativi sul rapporto tra realtà storica e azioni umane, sul ruolo dello stato nei confronti della società,
su chi debba agire in politica… ma che si distinguono in base alla risposta a queste domande ovvero il modo
in cui i concetti fondamentali di libertà, uguaglianza e giustizia vengono utilizzati ed interpretati.
Distinguiamo 4 grandi famiglie ideologiche nell’800: reazionarismo, conservatorismo, liberalismo e
socialismo →REAZIONARISMO intendeva opporsi ai valori della cultura rivoluzionaria ricreando una politica
razionale, era tradizionalista e sosteneva che non si potessero cambiare le gerarchie di quelle strutture
quali famiglia-comunità locale-chiesa mantenendo sempre l’autorità divina al vertice; quando divenne
chiaro che la modernizzazione non poteva arrestarsi il reazionarismo mutò i propri obiettivi e valori,
passando dal voler restaurare l’ordine tradizionale al tema della difesa dell’identità nazionale (nazionalismo
e imperialismo) CONSERVATORISMO diffidava dallo spirito di cambiamento introdotto dalla rivoluzione
francese e voleva rallentarne gli effetti sulla società, anche questo movimento come il precedente fu
tradizionalista e si interessò ai principi nazionali divenendo fautore di una politica estera aggressiva di
stampo nazionalista/colonialista LIBERALISMO il suo fulcro è l’individualismo ovvero la salvaguardia
dell’autonomia del singolo di fronte a qualsiasi altro soggetto la quale doveva essere difesa dalle possibili
intrusioni del potere pubblico che non doveva assolutamente interferire nell’attività economica dei singoli
(solo capacità e intraprendenza dei singoli come motore economico) anche questo movimento mutò col
tempo portando alla nascita del nuovo liberalismo in UK (non era più sufficiente on ostacolare l’individuo
nella sua realizzazione ma dovevano essergli forniti i mezzi per riuscire a vivere come desiderava)
SOCIALISMO aveva come priorità il benessere del corpo sociale, omogeneo, egualitario e solidale, senza
proprietà privata basato sulle riflessioni di Marx ed Engels che auspicavano ad un rovesciamento del
capitalismo ad opera del proletariato (nascita partito socialista nel 1875 al Congresso di Gotha + Prima
Internazionale socialista organizzazione con lo scopo di raggruppare i vari movimenti socialisti dei diversi
paesi).

Anche le donne cominciarono a reclamare il loro diritto di partecipare alla vita politica ad es. il movimento
delle suffragette per la rivendicazione del voto e per rendere il suffragio realmente “universale” il cui testo
fondativo è la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina di Olympe de Gouges-1791 ; a partire
dalla seconda metà del 19 secolo le associazioni femministe cominciarono a prendere corpo in modo
stabile legandosi talvolta a partiti democratici/socialisti ma fu solo nel 20 secolo con Emmeline Pankhurst
ed il movimento anglosassone Unione sociale e politica delle donne che si mise in moto un meccanismo
che portò alla concessione di voto alle donne in molti paesi (UK 1918, 1920 Austria, Germania, Paesi Bassi,
Lussemburgo e USA) ed all’ottenimento di significativi miglioramenti nel campo delle politiche assistenziali.

La fine dei regimi assoluti innescata dalla rivoluzione francese, dalla successiva restaurazione del 1815 e dai
moti del 1848 comportò una radicale trasformazione non solo nel rapporto fra sovrano e istituto
governativo ma anche nel modo di intendere e formulare il processo della decisione politica →affermazione
della società civile come interlocutore del sovrano e nascita del costituzionalismo moderno con il King in
parliament- Re primo rappresentante della corona al parlamento, la divisione dei poteri e successiva
limitazione del potere del sovrano, la visione della politica come mediazione (espressione della volontà
nazionale manifestata attraverso una rappresentanza politica in parlamento).

2.
Durante l’800 gli stati europei guardarono al sistema politico UK come a un vero e proprio modello solido e
regolare; dal punto di vista istituzionale il potere legislativo era detenuto da due Camere: la Camera dei
Comuni e la Camera dei Lord mentre il sovrano finì per avere i suoi poteri politici sempre più limitati anche
a causa della Second Reform Act fatta da Disraeli nel 1867 con cui si allargò il diritto di voto non solo a chi
possedeva beni o immobili ma anche a chi pagava un affitto, instaurando un rapporto fiduciario fra
Parlamento e Governo→ Il primo ministro difatti sarebbe dovuto emergere dal partito che vinceva le
elezioni, partito che poteva essere quello dei WHIGS-partito liberale o dei TORIES-partito conservatore.
Notiamo indubbiamente un bilanciamento fra elementi tradizionali e rituali del sistema politico- dignified
part rappresentati dalla monarchia e dalla Camera dei Lord, ed elementi razionali e pratici-efficient part
costituiti dal governo di gabinetto e dalla Camera dei Comuni + la figura della regina Vittoria fu essenziale
per il consolidamento del sistema liberal parlamentare e la creazione di una forte identità nazionale, regnò
dal 1837 al 1901 dando il suo nome ad un’intera epoca. Durante questi anni abbiamo anche una notevole
crescita economica, il consolidamento della borghesia e dal punto di vista politico l’egemonia Whig con il
maggiore rappresentante Palmerston→ alla sua morte il conflitto politico riprese vigore ed il governo andò
a Gladstone che fece molte riforme fra cui l’abolizione del voto palese, l’Education Act, l’abolizione della
compravendita di cariche e gradi nell’esercito, cercò di eliminare i privilegi della chiesa anglicana in Irlanda
e l’Irish Land Act ma nonostante ciò alle elezioni del 1874 primeggiarono i conservatori.
*Il governo conservatore varò una serie di riforme sociali ed inoltre fu particolarmente attivo nella politica
estera promuovendo il colonialismo britannico in India e nel Mediterraneo.
Alle elezioni successive del 1880 tornerà in auge la figura di Gladstone grazie alla sua opposizione alla
politica filoturca di Disraeli, egli continuò la politica imperialistica occupando l’Egitto ed in politica interna
sancì il Third Reform Act-1884 con cui si permise il diritto di voto anche ai lavoratori agricoli e l’Home Rule
(autogoverno) irlandese con cui sperava di accontentare le aspirazioni di autonomia dell’Irlanda e far
cessare gli atti terroristici → La maggioranza dei liberali si oppose a questa sua idea, il suo governo finì in
minoranza portandolo alle dimissioni

In Francia Luigi Napoleone nel 1851 cercò di far approvare dall’Assemblea nazionale un progetto di
revisione costituzionale che gli avrebbe permesso di ricandidarsi ma di fronte al rifiuto della sua proposta
fece occupare dall’esercito la capitale e la sede del parlamento, chiese ai cittadini francesi di sanzionare con
un plebiscito la sua condotta e ovviamente ne derivò una vittoria schiacciante che gli permise di modificare
la costituzione, allungare la durata della carica del presidente a 10 anni e togliere alla camera l’iniziativa
legislativa. Così facendo il sistema repubblicano venne abbattuto definitivamente e Luigi Napoleone
assunse il nome di Napoleone 3 fautore del secondo impero francese (dittatura chiamata bonapartismo) e
attuò una politica estera molto aggressiva volendo riaffermare lo status di Parigi come massima potenza
continentale→ riesplode la “questione d’Oriente” con il tentativo russo di espandersi nel Mar Nero e nei
Balcani sfruttando la crisi dell’impero ottomano; ciò portò alla guerra di Crimea del 1854 (UK + Francia), alla
sconfitta russa del 1856 ed alla Conferenza di pace di Parigi che modificò l’assetto europeo portando la
Francia ad una posizione di egemonia accanto alla UK, a discapito degli Asburgo e dei russi → in questo
frangente la Francia sigla un’alleanza con Camillo Benso conte di Cavour, presidente del consiglio del regno
di Sardegna nel 1858 (accordi di Plombières) che avrebbe portato la Francia ad acquisire Nizza e Savoia in
cambio del suo appoggio in caso di attacco da parte di Vienna MA non andò come previsto a causa del ritiro
di Napoleone 3 dagli accordi che firmò l’armistizio di Villafranca del 1859 (il suo voltafaccia deriva dai costi
troppo alti della guerra e dalla paura che l’Italia unificandosi non l’avrebbe più appoggiato così mise in atto
un piano di riforme che lo portarono alla modifica della Costituzione inaugurando il suo “Impero liberale”) .
Altra difficoltà che egli dovette affrontare furono gli scontri con la Prussia riguardanti il successore al trono
di Spagna in quanto nel 1868 la regina Isabella 2 fu costretta a lasciare il trono dopo una ribellione
dell’esercito e vennero fatte varie proposte per occupare il suo posto tra i quali la figura di Leopoldo di
Hohenzollern appartenente alla casata di Prussia. Napoleone intimorito da un possibile accerchiamento da
parte di austriaci e tedeschi chiese il ritiro della candidatura che però, non fu accettato, e fu così che ebbe
inizio la guerra franco-prussiana nel 1870 che si rivelò rovinosa per i francesi decretando, con la pace di
Francoforte del 1871 la cessione di Alsazia/Lorena, l’incoronazione di Guglielmo I a Kaiser all’interno di
Versailles e l’inizio della Terza Repubblica Francese con a capo del governo Thiers.
La nuova repubblica nasceva con un forte desiderio di rivincita nei confronti della Germania/revanchismo
ed una grande voglia di riprendersi economicamente ma il processo di stabilizzazione politica fu lento e
travagliato → MacMahon nel 1873 provò a restaurare la monarchia ma ricevendo sempre risposte negative
si dimetterà nel 79 : da quel momento in Francia si affermerà definitivamente una Repubblica Parlamentare
guidata dalla classe politica liberale. *Nel
1886 ci sarà una crisi del consenso repubblicano e l’ascesa del generale Boulanger che cercherà di
fomentare il popolo contro la Germania puntando sul revanchismo e attuare un colpo di stato ma
fortunatamente verrà fermato e condannato con l’accusa di attentato alla sicurezza della Repubblica).

La storia tedesca fu caratterizzata da spinte verso l’unificazione nazionale articolate attorno al regno di
Prussia, impero asburgico e la Confederazione Germanica. Dal punto di vista economico ricordiamo la
Zollverein- Unione doganale raggiunta nel 1818 che permise il decollo industriale ed un fiorente mercato
senza alcuna barriera; sul piano politico ricordiamo due momenti di particolare intensità cioè i moti del
1848 che portarono alla costruzione di uno stato “piccolo tedesco” ed il tentativo di Federico Guglielmo 4
di unificare lo stato, sventato però a causa delle preoccupazioni russe/austriache che con la dichiarazione
di Olmutz fecero giurare fedeltà alla sacra alleanza del 1815.
Alla morte del sovrano nel 1861 gli succedette Guglielmo I che si fece affiancare dal primo ministro Otto
von Bismarck risolvendo i vari conflitti sul bilancio per il rafforzamento militare sciogliendo la Camera,
governando senza l’approvazione parlamentare e portando avanti dal 64 al 71 tre grandi campagne militari
al cui termine si realizzò l’unità della Germania→ L’Austria venne sconfitta e le conseguenze si contarono
soprattutto in campo politico in quanto fu costretta a cedere il Veneto all’Italia
A Guglielmo I rimaneva solo da sconfiggere l’altro rivale con cui contendeva la supremazia dell’Europa
centro-occidentale: Napoleone 3. L’occasione si presentò nel 1870 in occasione dell’improvvisa mancanza
di un erede al trono spagnolo, in cui ricordiamo l’ennesima dimostrazione dell’esercito prussiano di essere
più efficiente di quello francese (vittoria di Sedan) e la conseguente nascita del Reich tedesco su tutti i
territori germanici. Il Reich aveva una struttura federale accentrata, con un Parlamento a due Camere
(Reichstag e Bundesrat) ed il potere formalmente nelle mani dell’Imperatore ma praticamente esercitato
dal cancelliere. Bismarck cercò di ottenere dei partiti che sedevano al Reichstag una chiara legittimazione
per la sua politica e lo fece distinguendo fra partiti fedeli all’impero e partiti nemici dell’impero→ Zentrum
partito cattolico visto come nemico della tradizione luterana tedesca e contro il quale a partire dal 1873
Bismarck attuò una dura politica di repressione (Kulturkampf) + partito socialista operaio tedesco nato nel
1875 e poi rinominato partito socialdemocratico tedesco nel 1891 contro il quale vennero promulgate le
“leggi antisocialiste” per impedirne l’azione e la propaganda = NON SI INDEBOLIRONO CON QUESTA
STRATEGIA ANZI DIVENNERO PIU’ COESE, IL PARTITO SOCIALISTA RIUSCI’ A FAR ELEGGERE 35 DEPUTATI AL
REICHSTAG
Nel suo cancellierato Bismarck svolse un’importante azione sul terreno della politica estera cercando di
mantenere lo status quo della Germania ed isolare la Francia, stipulando un patto di difesa reciproca con
Austria e Russia (il Patto dei tre imperatori-1873) e svolgendo il ruolo di garante dell’ordine geopolitico
europeo soprattutto per ciò che riguardava le pretese espansionistiche russe (Congresso di Berlino-1878).
Nel 1881 egli riuscì a sottoscrivere un rinnovo del patto dei tre imperatori rivedendone le clausole ma
consapevole della sua fragilità aveva già siglato subito dopo il Congresso di Berlino un’alleanza segreta con
l’impero asburgico e l’Italia: la Triplice Alleanza. Il patto dei tre imperatori difatti dopo qualche tempo fu
sciolto e Bismarck temendo per i suoi rapporti con la Russia si affrettò a siglare un accordo segreto con lo
zar russo con il quale egli si impegnava a non intervenire in caso di un conflitto franco-tedesco e la
Germania si sarebbe mostrata neutrale in caso di guerra austro-russa (Patto di contrassicurazione-1887).

L’impero asburgico di Francesco Giuseppe era molto instabile e debole a causa delle continue spinte
autonomistiche delle varie etnie nonché del malcontento di una parte dell’aristocrazia terriera → Unico
alleato degli Asburgo, oltre ad i contadini, era il clero grazie al Concordato stipulato nel 1855.
Altrettanto precaria si rivelò la nuova posizione internazionale della casa d’Asburgo nel momento in cui la
Prussia decise di rimettere mano al progetto di costruzione di uno Stato nazionale delle popolazioni di
lingua tedesca (era un ostacolo) e con la sconfitta nel 66 e la perdita del Veneto cessò ogni forma di sua
influenza sull’Europa centrale. Nacquero dunque nuovi equilibri e si accelerò il processo che portò alla
nascita del “compromesso del 1867” che dava vita alla duplice monarchia Austro-Ungherese, entrambe
indipendenti ma unite nella figura dell’imperatore d’Austria/re d’Ungheria, scelta efficace per un breve
periodo in quanto il malcontento continuò a crescere fra le minoranze (slavi che si erano visti negare
l’autonomia).

In Italia il fallimento dei moti del 48-49 portò i sovrani a riprendersi i loro troni ed all’annullamento delle
varie costituzioni concesse, ad eccezione dello Statuto Albertino che rimase in vigore per volontà del nuovo
sovrano Vittorio Emanuele 2. Si comincia ad affermare la figura del conte Camillo Benso di Cavour,
liberale, nominato presidente del Consiglio nel 1852 propose un connubio fra la maggioranza moderata e la
sinistra moderata rendendo marginali le forze estreme, rafforzò il sistema parlamentare e modernizzò il
Piemonte sabaudo dal punto di vista economico.
Egli inoltre in occasione della Conferenza di Parigi del 1856 rappresentò il Piemonte tra le potenze vincitrici
in Crimea ponendo il problema dell’indipendenza della penisola italiana tra le svariate questioni da
discutere in quanto vi erano sempre più fermenti patriottici di stampo rivoluzionario reduci dai moti del 48
ad es. Giuseppe Mazzini che credeva l’Italia sarebbe potuta divenire “una” solo con un’insurrezione →
Nasce nel 1857 la Società Nazionale fondata dal veneziano Daniele Manin con lo scopo di operare per
l’unificazione nazionale, in sinergia con il governo, a cui aderirono personalità quali Giuseppe Garibaldi.
Ricordiamo in questo periodo la firma degli accordi di Plombières nel 58 fra Francia e Piemonte che, per
essere efficace, necessitava di un’aggressione da parte dell’Austria. Cavour provocò così gli Asburgo
attraverso manovre militari al confine tra Piemonte/Lombardia e fornendo armi ai corpi dei Cacciatori delle
Alpi guidati da Garibaldi e in pochi mesi ricevette l’ultimatum austriaco che, respinto, porto all’apertura
delle ostilità→ Voltafaccia di Napoleone 3
Nel frattempo il regno sabaudo si stava trasformando in un vero e proprio Stato Nazionale sollecitato dalle
iniziative dei mazziniani che richiedevano un intervento antiborbonico da parte di Garibaldi; proprio per
questo il 5 maggio 1860 parte la spedizione dei Mille che consentì a Garibaldi di controllare tutta la Sicilia e
risalire velocemente la penisola italiana fino a Napoli, dove, fu raggiunto anche da Vittorio Emanuele 2 e le
sue truppe.
In tutto ciò cominciavano a svolgersi plebisciti nelle province del centro e del sud portando alla loro
annessione al regno sabaudo fino a che il 17 marzo 1861 si diede il via all’unificazione proclamando Vittorio
Emanuele 2 re d’Italia → poche settimane dopo Cavour morì e la classe dirigente moderata, riconosciuta
come Destra Storica, si ritrovò senza il suo maggior esponente (fra gli altri ricordiamo Sella, Farini,
Minghetti, Jacini, Spaventa…) mentre sull’altro versante liberalista, nella Sinistra Storica, ricordiamo
esponenti quali Depretis, Crispi e Cairoli.
*tuttavia, entrambe erano espressione di una classe dirigente molto ristretta poiché solo il 2% della
popolazione aveva il diritto di votare.
Si proseguì dunque alla “piemontesizzazione” del regno, estendendo tutte le leggi presenti nel vecchio
regno sabaudo MA questo processo coincise con un fenomeno che si dilagò al sud a causa del degrado ed
arretratezza: il brigantaggio. La reazione del governo fu durissima difatti nel 1863 con la legge Pica fu
dichiarato lo stato di emergenza nel Mezzogiorno ed inviato l’esercito che con la violenza mise fine alle
ribellioni. Assai più complessa era la questione romana a causa dei continui fallimenti di negoziazione con il
pontefice, si fu costretti a passare all’azione militare così nel settembre del 1870 le truppe italiane
entrarono a Roma attraverso una breccia nella cinta muraria di Porta Pia e la proclamarono capitale d’Italia.
Per mantenere dei buoni rapporti con la Santa Sede il Parlamento varò la legge delle guarentigie con il
quale riconosceva al pontefice la massima autonomia nello svolgimento del suo mandato spirituale-LIBERA
CHIESA LIBERO STATO- Sottolineiamo l’intransigenza di Papa Pio 9 che nel 1874 arrivò a formulare il divieto
a tutti i cattolici di partecipare alla vita politica con il “non expedit” e la conseguente creazione di due
correnti: transigentismo, che cercava di trovare una conciliazione fra stato e chiesa ed intransigentismo
profondamente contrario al liberalismo laico.
*In campo finanziario si raggiunse il pareggio del bilancio (obiettivo del programma dei liberali assieme
all’unità nazionale) attraverso un’aspra politica fiscale ed un rigore che colpirono tutti i ceti
indistintamente→ tassa sul macinato 1868 provocò molte agitazioni sociali e malcontento
Molto presto la Destra cominciò a mostrare segni di divisione interna che si concretizzarono con la messa in
minoranza del governo Minghetti nel 76 e la scelta del sovrano di far formare un nuovo esecutivo al leader
di Sinistra Depretis; in questo periodo ricordiamo la legge Coppino che rese l’istruzione pubblica
obbligatoria e gratuita fino ai 7 anni e una riforma elettorale che abbassò il limite di età per gli elettori da 25
a 21 anni.
*in campo finanziario si operò una netta inversione di rotta con sgravi fiscali per chi aveva difficoltà e un
abbandono dell’approccio liberista per passare ad un sistema protezionista (questo svantaggiò il sud
facendo crescere i divari economici)
In vista delle elezioni del 1882, le prime con la nuova legge elettorale, si temeva un successo dell’estrema
sinistra dunque si creò un’alleanza fra Destra e Sinistra Storica (trasformismo) esposta da Depretis e
Minghetti come un “grande centro in cui sarebbero dovuti convergere tutti i liberali disposti a sostenere il
governo a prescindere dalle loro posizioni politiche per evitare le forze estreme”. Questo accordo però
ebbe l’effetto opposto facendo consolidare gruppi radicali di opposizione fra cui ricordiamo il gruppo
radical-progressista di Cavallotti che mirava ad una democratizzazione delle istituzioni ed una politica
estera antiaustriaca che avrebbe fatto riappropriare l’Italia delle sue terre irredente.
In politica estera vi fu un forte dinamismo ed una netta discontinuità con il passato, si stipulò la Triplice
Alleanza nel 1882 con Germania e Austria-Ungheria con lo scopo di uscire dall’isolamento internazionale in
cui si trovava l’Italia, si avviò anche l’espansione coloniale con i primi tentativi di controllo sull’Etiopia e la
Baia di Assab.
Alla morte di Depretis fu chiamato alla guida dell’esecutivo Crispi, egli mise in atto un progetto riformatore
nel settore amministrativo introducendo l’elettività dei comuni con meno di 10mila abitanti, diede una
struttura autonoma alle province, promosse la creazione di un nuovo Codice penale, favorì le riforme sulla
sanità pubblica, rafforzò le leggi di pubblica sicurezza e avviò un’aggressiva politica estera antifrancese e
filotedesca (tenta di occupare l’Etiopia nel 1889 ma viene sconfitto). Proprio a causa delle ingenti spese
militari di quest’ultima egli dovette dimettersi nel 1891 lasciando la guida del governo a Giolitti che però
dopo neanche un anno abbandonò a causa di vari scandali e affari illeciti che lo videro coinvolto portando al
ritorno di Crispi nel 1893→ crisi e ribellioni in Sicilia con i Fasci siciliani e attuazione di una forte
repressione/limitazione della libertà soprattutto per il neonato Partito Socialista (fondato nel 1892 da
Turati, Kuliscioff, Prampolini e Costa unificava tutti i precedenti gruppi della sinistra socialista e operaia) +
difficoltà con la politica coloniale e sconfitta di Adua nel 1896 = uscita definitiva di Crispi dalla scena politica.

In Spagna, il ritorno sul trono di Ferdinando 7 di Borbone nel 1814 diede avvio ad un regime assolutista in
cui i pilastri del sistema politico erano esercito, aristocrazia e chiesa. Nel 1830 il re in assenza di eredi
maschi decise di abolire la legge che prevedeva la successione al trono solo per via maschile garantendo il
posto alla figlia Isabella ma tradendo le aspettative del fratello Carlos→ monarchia vs carlisti che
portarono nel 1868 all’esilio di Isabella 2 e alla nascita di ulteriori conflitti per la successione al trono
(conflitto franco-prussiano). Nasce, dopo due anni di regno da parte di Amedeo Ferdinando di Savoia duca
D’Aosta, la Prima Repubblica Spagnola nel 1873; avrà vita breve in quanto dopo 11 mesi vi sarà un colpo di
stato dell’esercito che la farà crollare sancendo il ritorno della monarchia Borbone con Alfonso 12, figlio di
Isabella 2. Egli con l’aiuto dei leader conservatore e liberale, Del Castillo e Sagasta, promosse un nuovo
testo costituzionale nel 1876 che dava al sovrano poteri ancora più ampi come il conferimento/rimozione
del mandato ai capi del governo; si avvia il “turnismo pacifico” ovvero la turnazione consensuale di
conservatori e liberali alla guida del governo (si serviva dei Caciques che con qualsiasi mezzo forzavano il
voto nella direzione stabilita dagli accordi di vertice). Al di là delle apparenze la Spagna rimaneva un paese
arretrato politicamente basato sulle gerarchie tradizionali e fu anche per questo motivo che si diffusero
movimenti anarchici sempre più violenti→ nascita del movimento rigenerazionista volto ad adeguare il
livello della politica spagnola a quello degli altri Paesi Europei che si rivelò un fallimento a causa delle
ostilità monarchiche, le spinte autonomistiche delle regioni più avanzate e la Chiesa.

In Russia vediamo una società arcaica gestita in modo inadeguato e dunque limitata nella sua crescita, a cui
si aggiungeva il dispotismo dello zar Nicola 1 che nel 1854 cominciò la sua impresa espansionistica nella
speranza di sfruttare la crisi ottomana per spartirsi i suoi territori (Guerra di Crimea in cui venne sconfitto).
Con il passaggio ad Alessandro 2 vi furono varie riforme significative fra cui l’abolizione della servitù della
gleba nel 61, l’autogoverno locale di consigli distrettuali e provinciali elettivi a rappresentanza dei
proprietari-comunità rurale e urbana nel 64, riforme giudiziarie e scolastiche → base per una
modernizzazione del Paese
Nel frattempo tra i giovani si diffusero atteggiamenti di rifiuto dell’ordine costituito, la cui parola d’ordine fu
populismo, riunendo elementi dell’anarchismo europeo, democrazia e socialismo che aspiravano a far leva
sul proletariato e i ceti più umili → repressione sempre maggiore da parte dello Stato soprattutto dopo
l’uccisione dello zar da parte di un anarchico; salirà al potere Alessandro 3 che torna alla rigida autocrazia
del passato bloccando ogni riforma del precedente zar e dunque la speranza di modernizzazione russa.

L’Impero Ottomano era entrato in una fase di declino militare ed economico dopo le sconfitte subite
dall’Austria nel 1700, il suo apparato finanziario infatti si basava sulle prede di guerra e un sistema fiscale
costruito sulla decima dei prodotti delle terre e sul testatico applicato ai cittadini non musulmani e ogni
perdita territoriale rappresentava l’impossibilita per l’impero di recuperare risorse. Declino militare e crisi
finanziaria portarono alla perdita di sempre più possedimenti ad es. Grecia nel 1830 ed alla visione
dell’Impero come “malato d’Europa” a causa della sua situazione drammatica.
*Un processo di riforme si ha a partire dal 1839 con il tanzimat (riorganizzazione) e la concessione di una
Costituzione a stampo liberale nel 1876.
Le sconfitte militari inoltre portarono al progressivo smembramento dell’Impero con svariate rivendicazioni
autonomistiche quali i Giovani Turchi: intellettuali che premevano per una trasformazione in senso liberale
delle strutture imperiali che tenesse conto del tanzimat e dei modelli europei→ nel 1908 i Giovani Turchi
passarono alla rivolta per riavere una Costituzione e riconvocare il Parlamento MA una volta giunti al
potere non riuscirono a risolvere il problema cruciale delle spinte indipendentiste dei popoli europei
soggetti al dominio ottomano e iniziarono un ordinamento sempre più nazionalista ai danni delle
minoranze.

3.
L’impetuoso sviluppo economico portò alla trasformazione degli Stati Uniti da ex colonia a maggiore
potenza al mondo, grazie al flusso migratorio proveniente dall’Europa e il continuo allargamento dei confini
che portarono la popolazione a quadruplicare in meno di un secolo. Assistiamo inoltre alla penetrazione di
migliaia di persone al di là degli Appalachi e nelle immense praterie del West dando vita a nuovi stati e
introducendovi un sistema economico-sociale fondato sulle aziende agricole e sull’allevamento del
bestiame (mito fondativo della frontiera).
In politica ricordiamo la personalità di Andrew Jackson, primo presidente a non appartenere alla
generazione che aveva fatto la Rivoluzione e ad essere eletto grazie al contributo del Partito democratico,
che amplia la partecipazione politica introducendo il suffragio universale maschile. In questo periodo
cominciano a farsi sentire le prime tensioni fra nord e sud, generalmente di natura economica-sociale-
culturale, in quanto a nord vi era stato uno sviluppo industriale ed imprenditoriale molto più marcato che a
sud (vigeva ancora lo schiavitù e ciò contribuirà ad ingrandire la frattura fra le due regioni poiché la
concezione di questa pratica era diametralmente opposta)→ Tra il 1840-50 le tensioni crebbero a causa dei
dazi doganali imposti dal governo federale ma ben presto si tornò alla questione della schiavitù, come si
vide nella guerra fra USA e Messico del 1845, dove gli USA si attribuirono il lavoro di colonizzare l’intero
continente americano e portarvi la democrazia/civiltà/ordine sociale.
Nasce il Partito repubblicano legato alla borghesia del nord ed alla tradizione federalista che si fece fautore
della lotta contro la schiavitù e di cui vedremo esserne il maggiore rappresentante Abraham Lincoln (eletto
nel 1860); profondamente convinto che il sistema schiavistico fosse un male morale/sociale/politico con
questo suo pensiero generò la secessione degli Stati del Sud dalla Confederazione, atto anticostituzionale
che portò al conflitto del 1861 tra gli Stati dell’Unione e la Confederazione del sud. I sudisti aprirono per
primi le ostilità e grazie al miglior addestramento e alle notevoli capacità del loro comandante Robert Lee
ottennero importanti vittorie nei primi due anni di guerra TUTTAVIA la superiorità numerica della
popolazione del nord e la loro vasta flotta fece sì che, nel 1863, gli unionisti riuscissero a fermare l’avanzata
dei confederati verso Washington e Philadelphia con la battaglia di Gettysburg e portare alla loro resa due
anni dopo. Nonostante l’assassinio di Lincoln si riuscì a metter fine alla schiavitù e ciò ovviamente comportò
gravi perdite per l’economia meridionale→ risentimento e ostilità nei confronti del nord che invece
progrediva, sempre più e razzismo nei confronti degli ex schiavi neri (Ku Klux Klan e segregazione razziale).
Il progresso del nord fu inoltre aiutato dalle conquiste degli ultimi terreni dell’estremo west fra il 1870-80,
uccidendo e confinando in apposite riserve tutti coloro che in quelle terre ci vivevano già: i pellerossa.
L'impetuosa crescita economica accompagnata da fenomeni di urbanizzazione e aumento demografico
produsse, come anche stava avvenendo in altri paesi europei, un forte divario economico e sociale tra
borghesia e classe lavoratrice a cui si aggiungeva il problema della non facile integrazione fra le numerose
etnie degli immigrati (la nuova ondata migratoria non è più composta solo da lavoratori bianchi
protestanti)→questo sviluppo portò anche alla nascita delle Corporations e nel 1886 venne fondata
l'American Federation of Labour (AFL) che riuniva gran parte delle precedenti organizzazioni sindacali
operaie ma era chiusa ad immigrati, persone di colore, donne e tutti coloro che non erano qualificati - si
limitava a tutelare i diritti delle aristocrazie operaie.
Nonostante quindi in questi anni gli USA conoscessero duri scontri di classe numerosi fattori come la
mancata saldatura tra rivendicazioni operaie e contadine, frammentazione etnica-linguistica-religiosa e la
presenza di una robusta classe media impedirono l’attecchimento di un partito socialista.
In politica estera ricordiamo il presidente James Monroe secondo il quale USA doveva porsi come garante
dell’equilibrio dell’intero continente americano nella difesa della sua autonomia da qualsiasi interferenza
europea (dottrina Monroe) ; in base a questo principio il governo americano intervenne in Messico per
sostenere le forze repubblicane che si battevano contro l'imperatore Massimiliano d’Asburgo, posto sul
trono da Napoleone 3 che intendeva fare del Messico un proprio stato satellite→ grazie all' aiuto USA però
i repubblicani ebbero la meglio e nel 1867 Massimiliano fu giustiziato e Napoleone 3 fu costretto a
richiamare le proprie truppe mettendo così fine alla sua breve esperienza di un impero messicano.
Nel corso degli anni 90 la dottrina Monroe cominciò ad essere impiegata in forma sempre più estensiva
anche perché la crisi sovrapproduzione che aveva colpito le economie dei paesi industrializzati degli Stati
Uniti aveva reso sempre più impellente la conquista di nuovi mercati, l'occasione propizia venne da una
rivolta anticoloniale scoppiata nel 1895 nell'isola di Cuba -sotto il dominio spagnolo- che portò a dichiarare
guerra alla Spagna dopo l'affondamento della corazzata americana Main nel porto dell’Avana nel 1898.
Il conflitto si concluse nel giro di pochi mesi con la completa disfatta degli spagnoli e la firma del trattato di
Parigi del 1898 con cui si dichiarava Cuba indipendente (anche se di fatto entrerà nell’orbita di influenza
americana) mentre Porto Rico, Filippine e Guam furono ceduti dalla Spagna agli USA.

Al termine delle guerre di indipendenza che, fra il 1810 e il 1825 portarono i paesi del centro e del Sud
America a liberarsi dal dominio coloniale di Spagna e Portogallo tutti i nuovi stati, si costituirono in
repubbliche→ le élite creole di discendenza spagnola ma americane vollero in questo modo rinnegare
qualsiasi legame con la vecchia monarchia cattolica appellandosi a principi di costituzionalismo liberale per
sottolineare la loro volontà di cesura netta con il passato coloniale.
Tuttavia, l'estrema frammentazione del potere impediva ai governi di avere un controllo totale sul
territorio ed i forti squilibri socioeconomici fra le élite creole e le masse popolari impedirono un processo di
modernizzazione lineare (concezione organicistica della società e rigida stratificazione gerarchica
rendevano molto difficile il superamento dell’ordine tradizionale).
Più dell'accelerazione imposta dalle élite liberali, l'impulso alla modernizzazione per i paesi dell’America
Latina venne dalla progressiva integrazione delle loro economie con quelle dei paesi europei: furono infatti
la crescente domanda di materie prime da parte dell’Europa ed i progressi nell'ambito dei trasporti
interoceanici a favorire l’integrazione dei paesi latinoamericani nel mercato internazionale; al tempo stesso
questo modello tutto incentrato sulle esportazioni produceva grande vulnerabilità come ad es. saturazione
dei mercati, alterazioni dei prezzi delle materie prime o instabilità fiscale.

Dal punto di vista politico lo sviluppo economico si accompagnò seppur con differenze notevoli da paese a
paese all'affermazione di sistemi di stampo oligarchico ed elitario, i primi pur garantendo una certa stabilità
interna non furono immuni da pressioni finalizzate all'allargamento della partecipazione politica, pressioni
che assunsero quasi sempre tratti di forte nazionalismo e anti liberalismo proprio perché crescevano
all'interno di società dove la modernizzazione liberale era stata imposta dall'alto →in Messico la spinta alla
democratizzazione produsse una lunga e sanguinosa rivolta contro il regime semi dittatoriale del presidente
Diaz, scoppiata nel 1910 per iniziativa di Madero -un ricco proprietario terriero creolo attorno al quale si
unirono sia le élite liberali sia un vasto movimento contadino, egli spinse Diaz la dare le dimissioni e
divenne lui stesso presidente.
Fu così che emerse la forte distanza tra i gruppi liberali che ritenevano conclusa la rivoluzione e le masse
contadine che premevano per una radicale riforma agraria che risolvesse definitivamente il problema
dell'iniqua distribuzione delle terre e delle misere condizioni in cui versavano i braccianti agricoli; guidati dai
capi rivoluzionari Zapata e Villa i contadini del Sud ed i lavoratori nel nord continuarono la loro lotta
provocando le dimissioni di Madero nel 1913. Alla presidenza passò il generale Huerta ma la guerra civile
continuò con crescente violenza negli anni successivi, solo fra il 1919 al 1920 dopo l'uccisione di Zapata e la
resa di Villa la guerra nelle campagne venne definitivamente domata.

Insieme agli USA il Giappone fu l'altro paese extra europeo che nella seconda metà dell'800 conobbe un
accelerata modernizzazione economica e politica; per tre secoli rimase impermeabile alle influenze
straniere ma fu costretto proprio dagli Stati Uniti ad aprirsi agli scambi commerciali con l'occidente nel 1854
in seguito una spedizione navale guidata da Perry con cui si impose ai giapponesi non solo l'apertura di
alcuni porti alle navi americane ma anche l'accettazione di una serie di vincoli e restrizioni come ad es.
l'esonero dal pagamento delle tasse doganali per gli americani e il loro diritto a essere giudicati dai propri
tribunali anche per reati commessi in Giappone(questi accordi prendono il nome di trattati ineguali secondo
un modello già applicato dalle potenze accidentali in Cina). Il
Giappone aveva ancora una struttura politico-economica di stampo feudale in cui tutto il potere era
detenuto dalla nobiltà terriera dei grandi feudatari Daimyo che lo esercitavano attraverso la suprema
autorità politica e militare dello Shogun e avevano il loro servizio una nobiltà minore di guerrieri i Samurai.
Formalmente alla guida dello Stato vi era l'imperatore ma di fatto si trattava di un'autorità puramente
simbolico religiosa.
Nonostante le promesse dello Shogun di intraprendere alcune riforme ed il tentativo di coinvolgere nel
governo i Daimyo e lo stesso imperatore , l'opposizione nei suoi confronti si fece sempre più forte e nel
1868 gli eserciti dei maggiori feudatari occuparono la città imperiale di Kyoto proclamandone la
restaurazione imperiale in nome del giovane imperatore Meiji che recuperò i suoi poteri effettivi e si
trasferì da Kyoto a Tokyo (nuova capitale del Giappone) →Iniziò un’epoca di governo illuminato durante il
quale la classe politica che si sostituì allo Shogun produsse numerose riforme in ambito amministrativo,
politico, sociale e fiscale gettando le basi del Giappone moderno e industrializzato.
Nel 1889 viene concessa una costituzione che si ispirava, seppure in parte, ai principi del liberalismo
europeo e fu il risultato di un’aspra lotta politica che vide contrapposte l’oligarchia Meiji e le due formazioni
politiche del partito liberale e progressista; questi ultimi presentarono progetti costituzionali di stampo
liberal-democratico ma la costituzione lasciava ancora molti poteri all'imperatore fra cui la titolarità del
potere esecutivo.
Per di più il Giappone si sforzò anche per affermare la propria egemonia nell'asia orientale sottoposta
prevalentemente sotto l'influenza dell'impero cinese → competizione con la Cina per il controllo sulla Corea
fa scaturire il conflitto sino-giapponese del 1894 conclusosi con la vittoria del Giappone nel 1895 e
l'impegno della Cina a pagare ai vincitori una forte indennità di guerra (concessione dell'isola di Taiwan, le
Pescadores, la penisola di Liaotung e rinuncia di qualsiasi pretesa sulla Corea).
Notiamo anche attriti con la Russia per il controllo delle regioni nord-orientali della Cina che scoppiarono
nel 1904 e in cui il Giappone, sicuro dell'appoggio inglese ed americano e della propria superiorità militare,
attaccò la flotta russa nel Mar giallo e cinse d'assedio Port Arthur-base navale russa. La guerra si concluse
dopo un anno con la vittoria schiacciante del Giappone che ottenne la Manciuria meridionale, la metà
meridionale dell'isola di Sachalin e il riconoscimento del protettorato sulla Corea, annessa poi
definitivamente ai suoi possedimenti nel 1910. Questa vittoria da un lato affermò a livello internazionale la
potenza del Giappone in quanto primo stato asiatico a sconfiggere uno stato europeo, dall'altro fece
aumentare le tensioni interne → la guerra aveva portato tantissime perdite e il rapido progresso economico
aveva accentuato il divario fra città e campagna, maggiori conflitti sociali e primi grandi scioperi nelle
industrie e nelle miniere con conseguente repressione violenta ad es. il movimento anarchico e l'appena
costituito partito socialista messi fuori legge.

Anche in Cina come in Giappone, seppure con modalità ed esiti diversi, la penetrazione dei mercati stranieri
(soprattutto quello inglese) mise in crisi il secolare equilibrio sociale e politico; l’impero cinese era retto
dalla dinastia Qing ma di fatto amministrato da una serie di burocrati chiamati mandarini che esercitavano
il potere in nome dell’imperatore → costituivano da secoli i pilastri di uno Stato burocratico fortemente
centralizzato che, nonostante molteplici riforme, vedeva la sua popolazione vivere in condizioni sempre più
precarie.
All’immobilismo del sistema sociopolitico corrispose un isolamento dal resto d’Europa ad eccezione dei
rapporti con UK che poteva operare al porto di Canton sotto la sorveglianza delle autorità imperiali; ben
presto con essa nacque uno scontro causato dal commercio di oppio in Cina da parte degli inglesi
nonostante fosse ne fosse proibito il suo commercio/uso → nel 1839 viene sequestrato e bruciato un intero
carico di oppio giunto al porto di Canton e gli inglesi risposero a questa provocazione militarmente
generando una guerra che durò fino al 1842 e in cui ne uscirono vincitori imponendo il trattato di Nanchino
(UK ottenevano Hong Kong, l’abrogazione del divieto di importazione di oppio, l’apertura al commercio
internazionale di altri 5 porti e un risarcimento dei danni.
Oltre a mettere a nudo la debolezza militare dell’impero celeste la prima guerra dell’oppio fece esplodere le
tensioni sociali che covavano da tempo ad es. nel 1850 vediamo la rivolta dei Taiping, una ribellione di
contadini che sulla base di un’ideologia egualitaria si proponevano di realizzare il Regno Celeste della
Grande Pace. Dotati di un potente esercito i Taiping occuparono una vasta porzione della Cina meridionale
e fecero loro capitale Nanchino ma furono ben presto repressi da Francesi e Inglesi verso la fine degli anni
60.
A causa delle svariate sconfitte comincia a crescere un movimento xenofobo e ultranazionalista guidato da
un’organizzazione segreta di stampo paramilitare nota con il termine Boxer che prese d’assalto
essenzialmente stranieri e cristiani ma fu anch’essa sventata da USA e Giappone→l’ennesimo insuccesso
mise definitivamente in crisi il governo dell’impero celeste facendo peraltro emergere una nuova élite: i
giovani intellettuali, che avevano avuto maggiori contatti con gli stranieri e miravano ad una riforma
radicale di stampo occidentale per le strutture del paese + azione di Sun Yat Sen, medico cantonese che
aveva vissuto a lungo all’estero e nel 1905 fonda l’organizzazione Tung Meng Hui (lega di alleanza
giurata)con cui si batte per i “3 principi del popolo”- indipendenza nazionale, potere del popolo e benessere
del popolo- e riesce a far confluire tutto il malcontento verso il regime imperiale.
Verso la fine del 1911 abbiamo una serie di sommosse innescate dalla decisione del governo di affidare la
rete ferroviaria nazionale ad aziende straniere; cade l’impero e si proclama la Repubblica con presidente
provvisorio Sun Yat Sen. Egli però, dovette chiedere aiuto all’ultraconservatore Yuan Shi Kai per estendere
il proprio controllo alle province del nord finendo poi per cedergli il posto di presidente/dittatore.

In Africa notiamo svariati cambiamenti politici, sociali ed economici rilevanti in parte prodotti dalla fine
della tratta atlantica degli schiavi (anche se le forme interne di schiavitù rimanevano). Dal punto di vista
politico notiamo una debolezza delle strutture istituzionali che tuttavia non limitò il dinamismo della realtà
e la permeabilità alle influenze esterne → colonizzazione europea e “corsa alla spartizione” del continente
africano con la conferenza di Berlino in cui si definisce il principio di effettiva occupazione (conquista
effettiva di nuovi territori e controllo effettuale di essi attraverso il sistema coloniale) e i vari paesi si
muovono sempre più per riuscire a penetrare in Africa ad es. Francia, UK, Germania, Italia, Portogallo.
Da sottolineare è l’occupazione francese del Marocco e la dura reazione tedesca, pronta a scatenare una
guerra pur di non far avvantaggiare la Francia, che portò alla cessione del protettorato sul Marocco per la
Francia e una parte del Congo francese alla Germania; questo evento diede il via alle rivendicazioni italiane
su Cirenaica e Tripolitania, che dopo lunghe battaglie riuscì nel 1912 con la pace di Losanna ad ottenere.
I maggiori interessi si rivolsero soprattutto verso l’africa australe ad es. UK aveva strappato alla popolazione
locale dei Boeri la colonia del Capo costringendoli ad emigrare nell’entroterra in cui avevano fondato gli
stati del Transvaal e Orange. La politica estera aggressiva condotta da Cecil Rhodes riuscì ad estendere il
dominio inglese fino alla regione del fiume Zambesi + le due repubbliche boere accerchiate dagli inglesi e
forestieri che volevano sfruttarne le risorse assunsero un atteggiamento sempre più ostile fino a scatenare
una guerra anglo boera nel 1899 (persero i boeri ma da allora collaborarono con gli inglesi nello
sfruttamento delle risorse del paese e sull’allontanamento dei neri-apartheid fino al 1948).

4.
A cavallo fra i due secoli 800/900 si ripropose quell’insieme di ansie e speranze circa il funzionamento delle
istituzioni rappresentative che aveva accompagnato la storia dell’800 europeo e per la prima volta sembrò
esserci la fiducia di una parte delle classi dirigenti liberali in una possibile integrazione fra sistema
parlamentare e democrazia politica. Alcuni settori dell'élite europee cominciano infatti a percepire i
parlamenti come luoghi in cui venivano messe in discussione le gerarchie tradizionali, luoghi affollati e
interessati solo a solleticare gli appetiti delle masse; fu così che, con modalità ed esiti differenti a seconda
dei paesi, si affrontarono in modo aperto i difensori di quel sistema politico basato sullo sviluppo del
sistema parlamentare e sulla progressiva estensione del suffragio e i propugnatori di un sistema incentrato
invece su un esecutivo il più possibile sganciato dalla volontà dell’elettorato.
Per l'Italia la fase acuta della crisi si ebbe dopo l'uscita di scena di Crispi in seguito alla sconfitta militare di
Adua nel 1896 → il suo successore Antonio Starrabba di Rudinì si troverà a dover affrontare una stagione
di fermenti sociali con scioperi e sommosse che attraverseranno tutto il paese (soprattutto a causa del caro
vita), l’aggravarsi delle tensioni contro il carovita ebbe la sua massima espressione a maggio 1898 a Milano
quando l'esercito -al comando del generale Beccaris- sparò sui dimostranti in protesta per l'aumento del
prezzo del pane provocando oltre 100 morti. Ciò indusse Rudinì ad approvare una serie di leggi fortemente
lesive per la libertà dei cittadini.
*In questo stesso anno (1896) viene pubblicato anonimamente l'articolo di Sidney Sonnino dal titolo
“torniamo allo statuto” che fondamentalmente invocava un ritorno alla lettera dello statuto albertino
secondo cui la gestione del potere esecutivo poteva spettare esclusivamente al sovrano anziché ad un
governo sorretto dalla maggioranza parlamentare.
Dopo le dimissioni di Rudinì a causa di contrasti con il re e dissensi in seno alle campagne governative, il
governo fu assunto dal generale savoiardo Luigi Pelloux che lavorò subito all'attuazione di un progetto
politico incentrato sulla limitazione del ruolo del Parlamento e sulla repressione della libertà di opinione e
associazione→ il suo ideale di provvedimenti liberticidi si infranse però contro la realtà ostruzionistica
messa in atto dagli esponenti dell’estrema sinistra a cui si aggiunsero poi i deputati liberali progressisti fra
cui ad es. Giolitti e Zanardelli. L'ostruzionismo portato avanti mediante interminabili discorsi e facendo
leva sul regolamento della camera finì per impedire la trasformazione in legge dei decreti illiberali
nonostante questi ultimi fossero stati approvati e sottoscritti anche dal sovrano + il livello di tensione era
altissimo e si decise così di sciogliere le camere nella speranza di ottenere per il governo una maggioranza
parlamentare più favorevole, alle elezioni del giugno 1900 lo schieramento governativo ottenne però una
maggioranza risicata e Pelloux preferì dimettersi. La crisi italiana ebbe il suo epilogo con l’episodio
dell’uccisione del re Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Brescia.

Negli stessi anni anche la Francia conobbe una violenta crisi politico-istituzionale che vide fronteggiarsi le
forze liberali, fedeli alla Terza Repubblica, e la destra filomonarchica e nazionalista. La causa scatenante fu
una vicenda giudiziaria: l’affaire Dreyfus, che vide protagonista il capitano ebreo Alfred Dreyfus
condannato nel 1894 alla perdita dei suoi gradi ed all'esilio perpetuo per attività di spionaggio militare a
favore della Germania → questo fatto diventa un caso politico in seguito alla scoperta di nuovi elementi che
scagionavano Dreyfus e quindi si cominciò a ipotizzare la revisione del processo, viene pubblicata nel 1898
la lettera scritta al presidente della Repubblica da Emile Zola con il titolo J’accuse in cui si denunciavano le
palesi irregolarità giudiziarie ai danni del capitano ebreo e nascono due schieramenti diversi nella società (a
favore ad es. repubblicani e socialisti /contro la revisione del processo ad es. tradizionalisti e antisemiti).
Questa vicenda si concluse con l'annullamento del verdetto di colpevolezza e la reintegrazione del capitano
nell’esercito e, con il superamento di questa crisi la Francia stabilì definitivamente le proprie istituzioni
repubblicane che in seguito alle elezioni del 1902 portarono alla completa separazione fra stato e chiesa
rompendo le relazioni diplomatiche fra Francia e Santa fede.

Meno traumatica ma altrettanto decisiva fu la crisi in Gran Bretagna, a partire dal 1899 ricordiamo difatti le
continue richieste di autonomia dell’Irlanda più la nascita del partito del lavoro Independent Labour Party
nel 1893 che unitosi ad altre associazioni sostenne il progetto politico delle Trade Unions di dar vita fra il
900 e 906 al Labour party. Gravi furono anche ripercussioni interne della guerra che la Gran Bretagna
combatté fra il 1899 al 1902 contro la popolazione dei Boeri.
Sul piano politico istituzionale la vera crisi scoppiò una volta terminata la lunga egemonia conservatrice al
governo, con le elezioni del 1906 infatti i liberali ottennero una schiacciante maggioranza e per la prima
volta entrarono alla Camera una trentina di deputati laburisti→ la nuova amministrazione si distinse subito
per una forte iniziativa riformatrice e per una imposizione fiscale che andava a colpire soprattutto la grande
proprietà fondiaria.
Dinanzi al voto contrario con cui la camera dei Lord respinse la legge di bilancio denominata people’s
budget e presentata da David Lloyd George nel 1909 il governo liberale iniziò una battaglia contro di essa;
battaglia che alla fine vinse facendo passare non solo la legge di bilancio ma anche nel 1911 il Parliament
Act con cui si sancì in modo netto la superiorità della Camera dei comuni su quella dei Lord -togliendo a
quest'ultima la facoltà di respingere leggi finanziarie.

Anche la Germania pur non conoscendo una vera e propria crisi politico-istituzionale cambiò decisamente il
suo corso politico dopo la fine della lunga cancelleria di Bismarck nel 1890, il nuovo Kaiser Guglielmo 2
aspirava ad esercitare un potere marcatamente personale e ad imprimere un orientamento nuovo e più
aggressivo alla politica estera tedesca: fu per questo che nel 1897 ,grazie alla presenza dell'ammiraglio
Tirpitz al ministero della Marina e di von Bulow a quello degli esteri ebbe inizio la fase della weltpolitik
(politica mondiale) finalizzata a dotare la Germania di una grande flotta da guerra tale da competere con
quella inglese ed a rilanciare la politica coloniale.
In questo nuovo clima si assistette anche ad un’intensa mobilitazione sociale e politica dei ceti d'ordine, nel
1893 nacque la Lega pangermanica per sostenere politiche imperialistiche e nel 1898 sorse la Lega navale
per favorire investimenti sulla flotta→ queste associazioni contribuirono a diffondere culture ed idee
sempre più aggressive, criticando la presunta moderazione degli organi di governo ad usare la mano forte
per la gestione dell'ordine pubblico.
Un misto di populismo e antisemitismo fungeva da collante di questi movimenti e andò radicandosi
profondamente nella Germania guglielmina in cui la sola grande forza politica di opposizione SPD si trovava
in condizioni di totale isolamento. La Germania arrivava quindi alla vigilia della Prima guerra mondiale con
tutte le contrastanti forze liberate da una società in vorticoso progresso economico incapace di trovare un
punto stabile equilibrio.

Paese in cui il malcontento produsse un vero e proprio moto rivoluzionario fu invece la Russa di cui ad es.
ricordiamo i dissidi con il Giappone per il controllo della Manciuria nel 1904, terminati con una sconfitta per
il paese e le cui conseguenze si riversarono sulla popolazione già sofferente a causa di una carestia.
Già nel 1904 il primo congresso degli Zemstva aveva elaborato un programma di stampo liberale dove si
richiedeva la convocazione dei “rappresentanti liberamente eletti dalla popolazione” cui fece seguito
un’ampia campagna di propaganda che richiedeva la convocazione immediata di un’Assemblea Costituente.
Lo zar da un lato promise un piano di riforme, dall'altro mise in guardia contro l’organizzazione di
manifestazioni che avrebbero potuto turbare l'ordine pubblico→ ne seguì uno sciopero nel quale fu
elaborata, sotto l'impulso di Gapon, una petizione pacifica che ahimè fu accolta a fucilate dall’esercito
imperiale.
Nel 1905 lo zar Nicola 2 concesse un Parlamento elettivo: la Duma (per il quale tuttavia si prefiguravano un
corpo elettorale ristretto e funzioni meramente consultive e proprio per questo l’iniziativa produsse un
ulteriore inasprimento delle tensioni). Dopo le svariate proteste il 17 ottobre dello stesso anno lo zar firma
il Manifesto delle libertà con cui stabiliva la concessione delle principali libertà civili, la partecipazione dei
cittadini alle elezioni della duma e l’attribuzione a quest'ultima di un potere legislativo.
Il manifesto, che segna il primo passo della trasformazione in senso costituzionale dell'impero russo, non fu
tuttavia sufficiente a tenere unito il fronte liberale in quanto i liberali moderati soddisfatti delle concessioni
di quest'ultimo costituirono il partito degli ottobristi mentre l'ala più progressista diede vita al partito
costituzionale democratico detto anche partito dei cadetti.
A causa della rottura del fronte rivoluzionario e del ricompattamento dei settori politici e sociali più
conservatori il governo dello zar ebbe modo di dare ai decreti del Manifesto di ottobre un’applicazione
restrittiva riportando il potere politico quasi esclusivamente nelle sue mani e sulla burocrazia + la
costituzione promessa dallo zar non entrò mai in vigore ed il primo ministro Stolypin nominato nel 1906
mise mano a una durissima repressione nei confronti di tutte le opposizioni (il suo governo durerà fino al
1911 quando cadrà vittima di un attentato) fece una riforma agraria che in parte riuscì a introdurre alcuni
cambiamenti nella Struttura sociale del paese ad es. i contadini potevano diventare proprietari della terra
coltivata e ottenere facilitazioni creditizie per l'acquisto dei lotti → con questo provvedimento si sperava di
rompere la compattezza del ceto contadino favorendo la formazione di una nuova classe di contadini ricchi:
i kulaki.

L'industrializzazione oltre a determinare la nascita del proletariato urbano ed allargare quantitativamente


la fascia della media e piccola borghesia finì per cambiare anche il profilo della società e il rapporto fra
individui: nasce la società di massa, caratterizzata dalla presenza di grandi agglomerati urbani in cui viveva
la maggior parte della popolazione e dove i rapporti fra individui si articolavano in forme per lo più anime
ed impersonali. La società di massa tendeva a ridurre la centralità dei classici punti di riferimento come la
famiglia, la comunità locale, le istituzioni religiose per dare sempre più importanza le forme di
organizzazione politica come partiti o sindacati.
Grazie lo sviluppo dei mezzi di trasporto e degli strumenti di comunicazione come il telegrafo, la stampa e il
telefono crebbero sia la mobilità dei cittadini sia la mobilità delle informazioni + l'industrializzazione e la
società di massa misero progressivamente fine all’economia basata sull’autoconsumo facendo nascere un
economia di mercato → fu all'interno di questo processo che si verificò una graduale razionalizzazione dei
processi produttivi per la quale fu decisiva l'elaborazione di un modello di controllo della produzione basato
sulla misurazione dei tempi di lavoro messo a punto da Taylor; egli proponeva un sistema dove, grazie al
minuzioso monitoraggio delle singole fasi lavorazione, il lavoro degli operai venisse ottimizzato riducendo i
tempi di fabbricazione di un manufatto complesso (questo sistema fu applicato per la prima volta
nell’industria automobilistica americana Ford fra il 1908 al 1913 introducendo la catena di montaggio).
L'utilizzo da parte di industrie tecniche per la razionalizzazione del lavoro e la produzione in serie ebbero
l'effetto di aumentare la produttività con un conseguente aumento dei salari e domanda di beni/consumi,
questo fattore unito anche alla nascita grandi magazzini portò a modificare progressivamente le abitudini di
consumo dei cittadini e allo stesso tempo rese più marcata la stratificazione sociale all'interno della classe
operaia: all'operaio specializzato ed espropriato della propria capacità creativa simile alla macchina
cominciò ad affiancarsi l'operaio qualificato capace di intervenire nel processo produttivo e dotato di un
profilo lavorativo sempre più simile a quello dei lavoratori industriali non manuali.
Oltre alla progressiva stratificazione della classe operaia si assistette all'ampliamento del ceto medio, i
cosiddetti “colletti bianchi”, costituito da tecnici -impiegati -commessi- funzionari del settore privato e di
quello pubblico.
La società di massa influenzò anche la politica innescando una serie di processi che, in forme diverse da
paese a paese, misero parzialmente in crisi la struttura dei sistemi politici del tempo→ da un lato la
nazionalizzazione della politica richiese il ricorso a forme di coinvolgimento anche emotivo e non solo più
razionale, nella propaganda politica cambiarono i contenuti e le modalità del discorso politico… dall'altro
questo fenomeno indusse anche i liberali ed i gruppi dirigenti tradizionali a cercare di dotarsi di
organizzazioni politiche stabili e strutturate ad es. nei periodi elettorali alla fine del secolo la dimensione
sempre più estesa della politica e l'esempio dei partiti socialisti portò a rivedere le modalità e gli strumenti
dell’azione politica. Tuttavia questa prospettiva incontrò non poche resistenze all'interno dei gruppi liberali
e conservatori che temevano in questo modo la sopraffazione della volontà del numero sulle graduali e
ponderate decisioni prodotte dalla ragione; queste resistenze nei confronti delle strutture moderne di
partito furono un aspetto della più generale diffidenza che le élite dirigenti tradizionali manifestarono nei
confronti della politicizzazione delle masse perché per l'appunto rischiava di compromettere l'egemonia
politica che le classi borghesi avevano conquistato nel corso dell’ 800 innescando un pericoloso processo di
conflittualità e la conseguente legittimazione di tutte quelle forze “antisistema” .
Proprio sulla cresta dell'onda delle trasformazioni che attraversano i sistemi politici e gli apparati burocratici
in Europa cominciarono ad essere studiati l'origine, la natura e le funzioni dei gruppi dirigenti ad es.
ricordiamo alcune riflessioni di Gaetano Mosca e la sua teoria delle élite secondo il quale in ogni comunità
politica il potere è detenuto da una minoranza ristretta di persone che costituisce la classe politica
(minoranza governante) e tale élite esercita il potere su una maggioranza che ne è di fatto priva e proprio
in virtù di queste posizioni di comando acquista una precisa coscienza di sé come gruppo separato rispetto
alla comunità dei governati.
Questo concetto viene ripreso dal sociologo tedesco Michels che applicò la dottrina elitista all'analisi dei
grandi partiti di massa - in particolare il partito socialdemocratico tedesco- mostrando che vi è sempre la
tendenza a circoscrivere il potere a un ristretto gruppo di persone; in ambito più generale i fenomeni della
burocratizzazione furono studiati dal sociologo e storico tedesco Weber che mise in luce come la modernità
politica si accompagnasse un processo di razionalizzazione di tutte le attività e alla conseguente necessità di
riconsiderare l’organizzazione e la legittimazione dell’agire politico.

Alla fine del secolo il concetto di nazionalismo subì una profonda trasformazione e divenne la base su cui si
andò progressivamente a fondare la politica di potenza degli stati europei. La matrice classica del
nazionalismo assunse una connotazione antidemocratica con tratti sia difensivi che offensivi dove, l'antico
ideale di fratellanza viene sostituito dal principio dell’esclusione del diverso; sul piano culturale l'ideologia
nazionalista si alimentò di una serie di studi tesi ad applicare ai fenomeni sociali le teorie evoluzioniste di
Darwin (ricordiamo il principio della sopravvivenza dei più adatti) che veniva applicato alle varie specie
animali ma fu esteso anche agli esseri umani distinguendo fra presunte razze inferiori e superiori, che
dovevano essere sottomesse e/o sottomettere. Queste teorie vennero assunte e diffuse da altri studiosi del
tempo, ricordiamo ad esempio Gobineau il quale sostenne al di fuori di qualsiasi base scientifica o
legittimazione la superiorità morale e intellettuale della razza bianca rispetto a tutte le altre→ le sue tesi e
quella dell'inglese Chamberlain, che sosteneva l'identificazione delle popolazioni germaniche con la pura
razza ariana e la superiorità di quest'ultima su tutte le altre, diedero al nazionalismo tedesco un carattere
tendenzialmente razzista e antisemita.
Fondato sul “mito del popolo” inteso come comunità di sangue legata alla terra di origine il nazionalismo
tedesco divenne la piattaforma teorica dei movimenti pangermanisti che lottavano per la riunificazione di
tutti i popoli di lingua tedesca --- Il nazionalismo francese senza una forma definitiva ebbe anch'esso una
rilevante connotazione antisemita attorno alla cui ideologia si raccolsero intellettuali, gruppi di destra ma
anche alcuni settori della sinistra rivoluzionaria che nutrivano ancora un profondo desiderio di rivincita nei
confronti della Germania. Il nazionalismo francese aveva come bersaglio il cosmopolitismo,
l’internazionalismo, la massoneria e soprattutto la comunità ebraica accusati di minare l'unità ed i valori
fondanti della nazione francese --- Anche il movimento nazionalista italiano possedeva una connotazione
antisemita, esaltava la patria come nazione eletta e criticava le debolezze di individualismo e cultura
liberale (celebrava anche l’industria, il dinamismo e la guerra); nel 1910 queste tendenze portarono alla
nascita dell'Associazione Nazionalista Italiana i cui esponenti maggiori erano Corradini, Papini e Rocco.
Oltre a quelli economici culturali vi furono anche fattori politici all’origine dell’imperialismo ad esempio la
graduale affermazione della società di massa, la politicizzazione dei gruppi sociali e l'uscita della politica dai
circuiti ristretti dell'élite che inevitabilmente cambiarono i connotati dello spazio pubblico e politico.
Anche la politica estera cominciò ad entrare nel dibattito pubblico e le classi dirigenti si servirono
dell’ideologia nazionalista e dell'imperialismo per incoraggiare e fornire una nuova legittimazione del
sistema politico tradizionale e contenere l'affermazione dei partiti potenzialmente antisistema come quello
socialista. La missione civilizzatrice di ciascuna nazione europea si fece interprete nei confronti dei barbari e
mirava a consolidare l'orgoglio patriottico e l'identità nazionale spostando le tensioni verso l’esterno.

A partire dall'inizio del 900 si assistette specie in Gran Bretagna ad una riformulazione dei valori tradizionali
dell’ideologia liberale classica (sviluppatasi nel corso del diciannovesimo secolo, aveva come base la
centralità dell'individuo e la sua libertà che aveva tradizionalmente concepito solo un tipo di uguaglianza
formale che consisteva nel dovere dello Stato di garantire a tutti i cittadini medesimi diritti e doveri).
Secondo la sua logica lo stato non era tenuto a intervenire di fronte a tutte le forme di disuguaglianza
presenti nella società ma di fronte all’emergere impetuoso della questione sociale e di tutti i problemi
connessi alle condizioni di vita delle classi meno abbienti→ i liberali inglesi cominciarono a rivedere i
progetti tradizionali di individualismo liberale e del non interventismo dello Stato nelle questioni economico
sociali: nasce la corrente del New liberalism.
Seppur nel rispetto dei valori classici del pensiero liberale cercava di elaborare un tipo di democrazia etica
dove collettivismo e interventismo statale dovevano affiancarsi al tradizionale individualismo liberale; il suo
contributo intellettuale fu decisivo nel definire la piattaforma riformatrice dei governi liberali che si
succedettero in Gran Bretagna dal 1906 alla prima guerra mondiale, governi che grazie alla presenza dei
laburisti riuscirono ad attuare un programma di redistribuzione dei redditi e assistenza sociale per tutti i
lavoratori ad es. il People’s Budget presentato nel 1909 o la nascita del sistema previdenziale che senza
alcun versamento di contributi destinava le pensioni di anzianità a coloro che avessero superato i 70 anni e
fossero al di sotto di una data soglia di reddito.
*Due anni dopo nacque anche la National Insurance Bill un vasto programma di assicurazione contro la
disoccupazione, invalidità e le malattie.
Si gettano così le basi del Welfare State britannico che verrà però portato a compimento solo dopo la
Seconda guerra mondiale.

Anche in Italia il periodo compreso fra il 1901 e il 1914, dominato dalla figura di Giolitti, costituisce la fase
più avanzata del liberalismo. Dopo la crisi di fine secolo il tentativo di svolta dell’Italia fu quello di tutelare le
libertà civili e promuovere varie riforme sociali come l'ammodernamento amministrativo ed un
ampiamento del suffragio; questo indirizzo politico fu inaugurato dal governo di Giuseppe Zanardelli
(entrato in carica nel Febbraio 1901) ma fu il ministro degli interni Giolitti il vero motore per una nuova
politica sensibile ai problemi dello sviluppo produttivo, delle rivendicazioni dei lavoratori… andando
incontro sia alle esigenze della parte più dinamica della borghesia industriale italiana sia rimanendo
conforme all'indirizzo riformista democratico del governo.
Questo progetto si scontra tuttavia con l'impennata delle agitazioni e degli scioperi verificatasi a partire dal
1902 che colpiranno tutta la penisola - in particolare il Mezzogiorno- ma nonostante le difficoltà e le critiche
che provenivano soprattutto dagli ambienti moderati/conservatori il governo proseguirà per la sua strada e
varò la legge a tutela del lavoro minorile e femminile ed ampliò la legge del 1898 sull’assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, consentì ai comuni la municipalizzazione dei servizi pubblici tipo
trasporti, acqua, energia elettrica e gas → con le dimissioni di Zanardelli nell'autunno del 1903 sarà proprio
Giolitti a sostituirlo come guida del governo presentando un programma improntato su una politica interna
di libertà più ampia (nei limiti della legge) MA a causa del problema della statalizzazione delle ferrovie e le
difficili trattative per la liquidazione le compagnie ferroviarie preferì lasciare Fortis sul campo e far gestire a
lui questa situazione, dopo il suo intermezzo si ebbe un breve ministero di Sonnino fino a quando Giolitti
ritornò al potere nel 1906 inaugurando il suo “lungo ministero” fino al 1909.
Si apriva così per l'Italia una stagione di cauto riformismo in campo politico nonché di forte consolidamento
dei ceti produttivi e del movimento operaio e contadino; l’attività principale del governo divenne infatti il
consolidamento del bilancio statale, il miglioramento dei servizi pubblici, dell’esercito e provvedimenti per
il Sud.
Le elezioni del 1909 si svolsero pertanto in un’atmosfera profondamente mutata rispetto al 1904: nel
partito socialista prevaleva la corrente riformista, l'attivismo politico dei cattolici era in piena espansione, il
non expedit venne ufficialmente sospeso in 72 collegi e dopo l'annessione austriaca della Bosnia Erzegovina
erano riprese le manifestazioni e dentistiche. Caratterizzate da un’alta partecipazione le elezioni vedono la
buona tenuta della maggioranza ministeriale e un incremento dell’estrema sinistra e l’elezione di ben 16
candidati cattolici MA anche in questo caso Giolitti preferì rassegnare le dimissioni e tornò alla guida del
governo solo ne 1911 dopo un altro ministero di Sonnino e uno di Luzzati →Il nuovo programma di Giolitti
fu caratterizzato dalla presenza di proposte politicamente e socialmente avanzate ad es. il monopolio
statale delle assicurazioni sulla vita e una riforma elettorale (approvazione nel 1912 del monopolio
pubblico delle assicurazioni sulla vita e costituzione dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni + varata la
legge elettorale che estendeva il diritto di voto ai maschi analfabeti che avessero compiuto 21 anni e
prestato del servizio militare/ tutti i maschi di età superiore ai 30 anni indipendentemente dal loro grado di
istruzione o servizio militare).
Ovviamente tutto ciò accadeva in un clima di crescente nazionalismo dunque, per avere più consensi
soprattutto da parte del sovrano, Giolitti pensò di rilanciare la politica coloniale italiana e fra il 1911 e il
1912 condusse la guerra contro l'impero ottomano per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica. La
vittoriosa guerra di Libia nonostante avesse dato sfogo alle mire del movimento nazionalista rappresentò
tuttavia l'inizio della fine del Giolittismo.

I nuovi orizzonti della medicina e della chirurgia, gli sviluppi di matematica e fisica, la crescita economica ed
industriale, i miglioramenti nel settore delle comunicazioni e le moderne tecnologie militari erano tutti
fattori che sembravano poter confermare l'ottimismo nella quale la cultura occidentale è cresciuta lungo
tutto l'ottocento, difatti gli anni a cavallo tra 800 e 900 parvero davvero accreditare l'immagine di una belle
époque contraddistinta da una straordinaria accelerazione in tutti i settori della vita pubblica e privata MA
in realtà questo periodo è più che altro un mito nato a posteriori, dopo l’immensa catastrofe del conflitto
mondiale, i 30 anni che avevano preceduto il 1914 furono al contrario caratterizzati da forti contraddizioni
sul piano socioeconomico e politico e da sentimenti contrastanti circa un futuro che difficilmente si riusciva
a immaginare basandosi sulle categorie cognitive del passato.
Dal punto di vista filosofico si assistette al parziale declino della cultura razionale illuministica ed i modelli
interpretativi offerti dal positivismo si rivelarono ben presto inadeguati → si affermarono nuove dottrine
filosofiche ad esempio ricordiamo Nietzsche ed il suo nichilismo - esito inevitabile dell’intero corso della
tradizione occidentale che sarebbe stato attivato dalla volontà di potenza di un oltreuomo capace di
trasformare e superare i valori del passato- le sue dottrine non furono le sole a manifestare la crisi del
modello interpretativo positivista ricordiamo ad esempio Croce e Gentile in Italia; la nascita della fisica
atomica e l'annunciazione della teoria della relatività da parte di Einstein (che cominciò a mettere in luce i
limiti della scienza, fisica e matematica tradizionale).
Sul fronte umanistico abbiamo movimenti artistici e letterari come il decadentismo e il simbolismo che
segnalavano il declino del positivismo ottocentesco ed in cui l'artista cercava il ripiegamento nella vita
interiore, ricercando aspetti misteriosi/irrazionali/onirici della personalità umana influenzati moltissimo dal
medico austriaco Freud (inventa la psicanalisi, scienza dell’inconscio). La riflessione sull'esistenza si
accompagnò alla riflessione sulla relatività e la soggettività della conoscenza, ricordiamo Weber con i suoi
studi sull'origine dello Stato contemporaneo e del moderno capitalismo va a porre le basi di una nuova
metodologia delle scienze storico sociali.

5.
Il quadro geopolitico dell’Europa si modificò rapidamente dopo il 1890 quando, con l’uscita di Bismarck,
entrò in crisi il suo disegno di equilibrio europeo fondato sull’isolamento diplomatico della Francia e sul
ruolo protagonista della Germania. L’imperatore Guglielmo 2 cambiò infatti rotta rispetto alla strategia
bismarckiana e, abbandonato l’obiettivo della tutela dell’equilibrio, intraprese una politica estera
imperialistica ed aggressiva dotando la Germania di una grande flotta navale che inevitabilmente fece
nascere tensioni con UK per il controllo dei mari.
Oltre a ciò, a rendere instabile il quadro internazionale europeo contribuì la sempre maggiore competizione
commerciale che finì per creare nuove forme di rivalità e mettere in crisi l’idea che i rapporti fra stati si
dovessero gestire con diplomazia → guerra nell’immaginario collettivo come mezzo per risolvere le
rivalità nazionali.
In questa atmosfera dove ciascun stato ambiva a soddisfare i suoi interessi imperialistici si inserisce la crisi
degli imperi multietnici ad es. ottomano e austro-ungarico ; nel 1908 fu proprio quest’ultimo che,
approfittando della crisi che aveva colpito il sultano ottomano con la rivoluzione dei Giovani Turchi, si prese
definitivamente la Bosnia Erzegovina→iniziativa che acuì le tensioni nella Penisola Balcanica in cui già la
Serbia spingeva per porsi alla guida del nazionalismo slavo
Le difficoltà economiche e le lacerazioni interne all’Impero ottomano sfruttate dalle potenze europee per
ottenere vantaggi territoriali nonché le spinte nazionaliste slave accentuarono il suo sfaldamento e le
tensioni europee; difatti sempre nel 1908 la Bulgaria annesse la Rumelia e proclamò l’intera indipendenza
mentre Creta si unì alla Grecia, nel 1911 l’Italia mosse guerra all’Impero per annettersi Cirenaica e
Tripolitania e nel 1912 Bulgaria, Grecia, Montenegro e Serbia (lega balcanica) attaccarono gli ottomani
sconfiggendoli nel 1913 e, con la firma della pace di Londra, ne ricavarono la Macedonia (prima guerra
balcanica) MA questa spartizione non piacque alla Bulgaria che attaccò immediatamente Grecia e Serbia-al
cui fianco si schierarono Romania e Turchia- dando vita alla seconda guerra balcanica terminata nel 1913
con il trattato di Bucarest ed un nuovo assetto del paese. La Macedonia venne difatti spartita tra Serbia e
Grecia, la Bulgaria dovette restituire all’impero ottomano una parte della Tracia e alla Romania una parte di
territorio sul Mar Nero, nacque il principato di Albania.
Il disegno bismarckiano si sfaldò completamente quando UK di fronte all’evoluzione tedesca decise di uscire
dal suo splendido isolamento alleandosi nel 1902 con il Giappone, nel 1904 con la Francia (entente
cordiale) e nel 1907 nuovamente con la Russia per accordarsi sulle rispettive zone di influenza in Asia →
Europa divisa in due blocchi contrapposti: Imperi centrali e Italia legati dalla Triplice Alleanza & Triplice
Intesa fra UK, Francia e Russia NON VI ERA ALCUNA ALTERNATIVA SE NON LA PACE/GUERRA GENERALE
La situazione precipitò quando il 28 giugno 1914 il nazionalista serbo-bosniaco Princip uccise a Sarajevo
l’arciduca Francesco Ferdinando (erede al trono dell’impero asburgico); la crisi ben presto assunse una
dinamica incontrollata e pensando di risolverla l’Austria inviò alla Serbia un durissimo ultimatum. La
risposta serba fu la mobilitazione dell’esercito e la dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria un mese
esatto dopo→ conflitto fra Triplice Intesa e Triplice Alleanza + intervento del Giappone e degli USA che lo
rendono “mondiale”
Complessa fu la situazione della penisola italiana che, legata agli imperi centrali solo da un patto difensivo
-Triplice Alleanza- e non consultata al momento dell’ultimatum si dichiarò inizialmente neutrale MA molte
erano le spinte interventiste che premevano affinché l’Italia si schierasse con l’Intesa e completasse il suo
processo risorgimentale. Anche il sovrano Vittorio Emanuele 3 era a favore dell’intervento italiano a fianco
dell’Intesa e furono proprio le sue propensioni a spingere il ministro degli esteri Sonnino a firmare, nel
1915, il patto di Londra con Francia, UK e Russia impegnandosi ad entrare in guerra al loro fianco e
ottenendo (in caso di vittoria) il Trentino, Sud Tirolo, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

Lo scoppio della guerra accese gli entusiasmi nazionalisti e suscitò ovunque una grande mobilitazione
patriottica in cui ci si immaginava che la guerra sarebbe stata rapida, ciò mise in difficoltà i partiti socialisti
con il loro ideale di internazionalismo e universalismo (la Seconda Internazionale del 1889 fu convocata
due anni dopo il congresso di Bruxelles, da quel momento il partito socialdemocratico tedesco assunse un
ruolo fondamentale con l’emergere di personalità quali Luxemburg e Liebknecht) che si schierarono al
fianco dei rispettivi governi -ad eccezione di quelli russo, serbo e italiano- dimostrando come la solidarietà
nazionale prevalesse su quella di classe. Nel settembre 1915 si tenne a Zimmerwald una conferenza
Internazionale a cui parteciparono i partiti socialisti dei paesi neutrali, i delegati di quelli che inizialmente
avevano appoggiato la guerra e i rappresentanti dei gruppi pacifisti di vari orientamenti politici ; in
quell’occasione venne approvato un documento in cui si chiedeva una pace senza indennità né annessioni
mentre non passò l’idea di Lenin di trasformare la guerra “imperialista” in guerra di “classe” inspo di
Liebknecht → alla conferenza di Kienthal dell’anno successivo invece ottenne maggior consenso portando
alla creazione di una spaccatura tra riformisti e radicali (ala estremista guidata da Liebknecht e Luxemburg
diede vita alla Lega di Spartaco, antimilitarista).
Dal punto di vista religioso, il Papa Benedetto 15 condannò aspramente la guerra definendola un “suicidio
dell’Europa civile” invocando una pronta pace fra le nazioni già a pochi mesi dallo scoppio NONOSTANTE la
maggioranza ecclesiastica fosse interventista e vedesse la guerra come mezzo per poter finalmente
raggiungere il riconoscimento dell’identità nazionale.

Dopo l’invasione di Belgio e Lussemburgo nel 1914 le truppe tedesche entrarono in Francia e si spinsero
fino quasi a Parigi dove vennero fermati e attaccati dai francesi lungo il fiume Marna e costretti ad
arretrare; fallito il progetto della Germania di attuare una guerra lampo sul fronte occidentale si
cominciarono a scavare trincee ai confini, trasformando così il conflitto da guerra di movimento a guerra di
posizione.
Sul fronte orientale invece la guerra era più fluida, l’esercito russo dopo aver tentato invano di invadere la
Germania fu sconfitto nelle battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri nel 1914, successivamente dovette
abbandonare buona parte della Serbia e Polonia fino a che nel 1916 venne completamente occupata dagli
imperi centrali.
In UK si cercava di bloccare il traffico di rifornimenti diretto in Germania dal Mare del Nord, i tedeschi
risposero a ciò mediante l’impiego massiccio di una nuova arma: il sommergibile, capace di affondare le
navi inglesi senza destare sospetti (transatlantico Lusitania affondato nel 1915 possedeva anche passeggeri
americani che protestarono così violentemente da far cessare l’utilizzo di quest’arma per un po’).
Anche sul fronte italiano il conflitto assunse il carattere di guerra di posizione nelle trincee, combattuta
lungo il fiume Isonzo e sul Carso; nel 1915 le truppe italiane comandate da Cadorna non ottennero alcun
successo nelle varie offensive anzi furono attaccate dalle truppe austriache con una spedizione punitiva.

I primi due anni di guerra furono logoranti e senza alcun risultato significativo ma si comprese che quel
conflitto era diverso dai precedenti grazie ai progressi in campo scientifico-tecnologico e alle nuove
armi/mezzi. Altrettanto importante fu il carattere di massa, la Prima guerra mondiale difatti coinvolse strati
ampissimi della popolazione comprendendo anche la mobilitazione delle donne per sostituire gli uomini
nella quotidianità + diffondersi della propaganda politica per tenere alto il morale delle truppe e della
popolazione e raggiungere la tanto agognata vittoria.
Questi sforzi tuttavia non riuscirono ad impedire il dilagarsi di un senso di malessere comune, aumentarono
le manifestazioni e gli scioperi ad es. a Torino nel 1917 dove la carenza di generi alimentari fece nascere
una vera e propria sommossa popolare e militare, con diserzioni e parecchie insubordinazioni O
nell’impero asburgico dove le difficoltà militari si sommarono ai conflitti etnici (ricordiamo nello stesso
anno la disfatta delle truppe italiane a Caporetto, causata dagli attacchi tedeschi e austriaci che presero alla
sprovvista l’esercito).
Sempre nel 1917 si verificarono due avvenimenti decisivi per le sorti del conflitto: La rivoluzione
Bolscevica e l’entrata in guerra degli USA.
Per quanto riguarda la situazione russa, nonostante la grande determinazione e voglia di intraprendere un
cambiamento con la partecipazione alla guerra si capì ben presto che il paese non poteva reggere un
conflitto così logorante anche a causa dei problemi interni (carestia, inflazione, problemi nei trasporti)→ il
governo non seppe rispondere alla crisi e la rottura si nota quando, nel 1917, lo zar di fronte agli scioperi
decise di intervenire con l’esercito MA quest’ultimo si rifiutò e si unì alle proteste antigovernative.
Gli insorti, che avevano effettivamente assunto il controllo della capitale, diedero vita a dei soviet
egemonizzati politicamente da menscevichi e socialisti rivoluzionari; lo zar Nicola decise quindi di abdicare
ed il 3 marzo 1917 si pose fine al potere della dinastia Romanov→ dualismo di potere fra governo e soviet
che porta al rientro di Lenin a sostegno dei soviet come unici depositari del potere politico per avviare la
rivoluzione e creazione di una dittatura del proletariato (egli a questo proposito presenterà le “tesi di
aprile” rompendo definitivamente con la dottrina marxista ortodossa). In occasione del Congresso
panrusso dei soviet previsto per il 25 ottobre 1917 egli assieme al comitato rivoluzionario militare prese il
controllo di tutti i principali luoghi strategici della capitale mettendo fine al dualismo di potere e portando
alla proclamazione della Repubblica sovietica + decreti per la pace, la collettivizzazione delle terre e
l’istituzione di un nuovo organismo-Consiglio dei commissari del popolo- che doveva assumere il potere in
attesa di un’Assemblea Costituente. Alle elezioni di questa Assemblea Costituente si vide chiaramente la
minoranza dei bolscevichi nel Paese ma Lenin, constatata l’impossibilità di far prevalere le sue idee, sciolse
forzatamente l’Assemblea argomentando che “rappresentava il momento più alto delle democrazie liberal-
borghesi ma che in Russia essa era stata già superata dalla Repubblica dei soviet” e passò alla
centralizzazione dei poteri per sbarazzarsi di ogni potenziale oppositore.
Così facendo credeva di poter perseguire la rivoluzione e la nascita di una società socialista ma purtroppo il
suo appello rimase inascoltato e fu costretto a ripiegare su una pace separata con la Germania (Brest-
Litovsk 1918) che imponeva condizioni durissime come la perdita della Polonia, Finlandia, Paesi Baltici e
una parte della Bielorussia nonché la cessione d’indipendenza all’Ucraina.
Usciti dalla guerra imperialista i bolscevichi si trovarono travolti da una guerra civile che contrappose
l’Armata Rossa dei bolscevichi, guidata da Trockij, alle forze controrivoluzionarie→ vittoria dei bolscevichi
nel 1920 con circa 7 milioni di morti & nuova politica economica NEP che rilanciò l’iniziativa contadina e
reintrodusse l’economia di mercato nelle campagne e nella piccola industria con risultati positivi.
Per ciò che riguarda USA invece, il presidente americano Wilson dopo aver difeso la neutralità del suo
paese e cercato di mediare fra i due blocchi inutilmente, decise di intervenire militarmente in nome
dell’ordine e della democrazia nel 1917.
La guerra si concluse ufficialmente l’11 novembre 1918 quando a Rethondes in Francia, il governo
provvisorio tedesco firmò l’armistizio imposto dai vincitori con il quale ritirava le sue truppe oltre il Reno,
annullava i trattati con Russia e Romania e restituiva i prigionieri di guerra VENIVA ATTRIBUITA TUTTA LA
COLPA DEL CONFLITTO ALLA GERMANIA → Trattato di Versailles del 1919 : Diktat punitivo che impose la
restituzione di Alsazia e Lorena alla Francia, smilitarizzazione della Renania, il trasferimento del bacino
carbonifero della Saar sotto il controllo della Società delle Nazioni per 15 anni, la cessione delle sue colonie
ed un ingente somma di denaro da pagare entro 30 anni.
La disgregazione dell’impero asburgico porterà alla nascita delle repubbliche dell’Austria, Cecoslovacchia e
Ungheria e del regno di Jugoslavia + L’Italia ottenne il Trentino e l’Alto Adige fino al Brennero, Trieste e
l’Istria + la Francia ottenne il mandato in Siria e Libano + UK ottenne il mandato in Palestina, Transgiordania
e Iraq
Tutte queste decisioni vennero prese quando i rappresentanti dei paesi vincitori si riunirono a Parigi, nel
1919, per disegnare nuovamente la struttura geopolitica d’Europa, fra loro ricordiamo Clemenceau-
Francia, George-UK, Wilson-USA e Vittorio Emanuele Orlando/Sonnino-Italia.
In questo frangente Wilson presenterà i “14 punti salienti” del suo programma per l’ordine internazionale
come ad es. abolizione della diplomazia segreta, libertà di navigazione, libero commercio, riduzione degli
armamenti, applicazione del principio di autodeterminazione dei popoli nel definire il nuovo assetto
geopolitico europeo e la proposta di istituire un organismo internazionale in grado di garantire la
convivenza pacifica fra i popoli (Società delle Nazioni).

6.
La cosiddetta “questione armena” emerse nel corso nel corso degli ultimi tre decenni del 19 secolo come
parte integrante della “questione d’oriente” e lo stato di perenne conflitto tra il governo ottomano e le
minoranze etniche/religiose (es. problema degli armeni e macedoni posto anche al congresso di Berlino del
1878). Di religione cristiana monofisita, gli armeni, erano fra le minoranze residenti nell’Impero ottomano,
una delle più attive nel cercare di contrastare il centralismo del governo turco e le sue strutture economico-
sociali ; tra il 1894 e il 1896 gli armeni furono vittime di una serie di massacri organizzati dal governo
centrale o dalla popolazione stessa che portarono alla morte ed esilio di oltre 200.000 persone TUTTAVIA
solo durante la Prima guerra mondiale, nel 1915, il governo mise in atto un vero e proprio sterminio
pianificato (genocidio) che svuotò completamente le regioni abitate dagli armeni con un totale di un
milione e mezzo di vittime.
Alla fine della guerra il trattato di Sèvres del 1920 non solo sanciva lo smembramento dell’impero ma
presentava anche alcuni articoli in cui si proponeva di demandare i responsabili del massacro a un tribunale
scelto dalle potenze vincitrici (provvedimento mai attuato perché era difficile reperire le prove legali
documentarie) ; nel frattempo il potere del sultano perdette sempre più autorità fino a che non fu costretto
a capitolare dinanzi all’ondata nazionalistica guidata da Kemal (un tempo con i Giovani Turchi) che, dopo
aver disconosciuto il trattato di Sèvres, aprì le ostilità contro i greci insidiatisi a Smirne e altre zone
dell’Anatolia e nel 1922 dopo averli sconfitti crearono le basi per la revisione delle precedenti condizioni
imposte ai turchi. Con il trattato di Losanna del 23 la Turchia entrò dunque nuovamente in possesso
dell’Anatolia e della Tracia orientale, venne abolito il sultanato e si proclamò la Repubblica con Kemal
come presidente (Ataturk-padre dei turchi) → instaurazione di una semi-dittatura con carattere
fortemente nazionalista che portò all’emarginazione e assimilazione delle minoranze etniche puntando
all’occidentalizzazione; venne abrogata la norma che rendeva l’Islam religione di stato, abolita la poligamia,
soppressi gli ordini religiosi, vietato l’uso del velo per le donne, introdotto l’alfabeto latino, introdotto il
calendario gregoriano ed il sistema metrico decimale. SI CERCAVA DI CONSOLIDARE UN CERTO PRESTIGIO

Fin dal settembre 1918 era chiaro che la Germania stesse perdendo la guerra tuttavia l’alto comando
militare, diretto da von Hindenburg e Ludendorff, non volle assumersi la responsabilità di una sconfitta e
riconsegnò alla classe politica la guida al governo (il principe von Baden si occupò di gestire la situazione e
svolgere trattative con i vincitori). La situazione tedesca precipitò quando l’imperatore Guglielmo 2 abdicò
a causa dei violenti moti rivoluzionari e fu proclamata la Repubblica dal socialista Scheidemann ed il
governo provvisorio andò in mano a Ebert→ fu proprio questo governo a dover firmare il duro armistizio
imposto alla Germania ed affrontare le minacce rivoluzionarie del gruppo spartachista di Luxemburg e
Liebknecht (attraverso i Freikorps, truppe volontarie di ispirazione nazionalista e vari accordi con
l’esercito/sindacati/conservatori).
In vista delle elezioni per l’Assemblea costituente che si sarebbero svolte nel gennaio 1919 a Weimar tutti i
partiti politici si riorganizzarono: i diversi gruppi della destra conservatrice si riunirono dando vita al Partito
nazionalpopolare tedesco DNVP, il vecchio gruppo dei nazional-liberali costituì il Partito popolare tedesco
DVP mentre i liberali progressisti formarono il Partito democratico tedesco DDP. Di nuova formazione
erano invece due partiti di estrema sinistra (Partito comunista tedesco) ed estrema destra (Partito dei
lavoratori tedeschi poi divenuto Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi by Hitler).
La vittoria fu della coalizione formata dal Partito socialdemocratico, democratico tedesco, popolare
bavarese e Zentrum; si crea una costituzione innovativa ma anche ambigua per i suoi legami con il passato
ad es. l’uso della parola Reich per descrivere le due assemblee parlamentari e la forte dipendenza da esse
che mettono a rischio la stabilità della neonata Repubblica assieme alle condizioni economiche del Diktat→
inflazione e crisi economica & l’occupazione della Ruhr da parte di truppe belghe e francesi
Convinto che solo mediante un accordo coi Paesi vincitori la Germania avrebbe potuto trovare una via di
uscita Stresemann dichiarò lo stato di emergenza: fece sciogliere i governi socialcomunisti al potere in
Sassonia e Turingia, sventò l’attacco organizzato dall’estrema destra hitleriana (nel 1923 il NSDAP aveva
tentato un’insurrezione nella città di Monaco) ed introdusse una nuova moneta “Rentenmark” per ovviare
al processo inflazionistico e rilanciare l’economia.
Il rilancio economico non comportò tuttavia un’immediata stabilizzazione sul fronte politico e alle elezioni
del 24 vediamo già un’evidente polarizzazione, viene eletto Hindenburg alla presidenza della repubblica di
Weimar e con lui si conobbe una relativa stabilità che durò solo 5 anni dacché nel 1929 con la grande crisi
economica si ebbe nuovamente un tracollo economico/politico/sociale→ alle elezioni del 1930 il partito
hitleriano fece eleggere ben 107 rappresentanti, diventando il secondo partito dopo la SPD, e la sua
ideologia fondata sull’eliminazione dei nemici interni (ebrei e comunisti) per tornare alla grandezza della
nazione fu supportata sempre di più. Molti furono i tentativi di delegittimazione del NSDAP ma tutti vani dal
momento che la propaganda hitleriana aveva conquistato il popolo, nel 1933 Hindenburg pensò dunque
che sarebbe stato intelligente nominare Hitler cancelliere e creare una sorta di coalizione.

Anche in Italia la Prima guerra mondiale lasciò in eredità gravi difficoltà e squilibri economici/sociali
portando a numerosi scioperi nel biennio 1919-1920 (BIENNIO ROSSO) soprattutto da parte dei contadini-
operai tornati dalla guerra con più consapevolezza dei loro diritti e dei reduci di guerra che non riuscivano
ad inserirsi nuovamente in società; gli scioperi si estendevano indistintamente da nord a sud e portarono,
soprattutto nell’area padana, alla crescita del numero di iscritti ai sindacati e alla nascita di leghe rosse-
socialiste e leghe bianche-cattoliche→la divisione interna dei socialisti, l’ambiguità e la mancata
convergenza in un movimento unitario per operai/contadini mostrarono i limiti della prospettiva
rivoluzionaria del biennio rosso.
Queste lotte sociali non furono le uniche a mostrare il malessere diffuso nelle masse, una nuova ondata
nazionalista fu alimentata dal mito della “vittoria mutilata” secondo cui la mancata acquisizione della
Dalmazia e della città di Fiume aveva mostrato la debolezza della classe dirigente liberale; molti provarono
a ribellarsi a questa condizione ad es. D’Annunzio nel settembre 1919 con un corpo di volontari prese
militarmente possesso di Fiume violando i patti internazionali e solo nel 1920 fu fermato dal governo
italiano e dalla sigla del trattato di Rapallo con cui Fiume venne dichiarata città libera mentre all’Italia
venivano riconosciute Trieste, Gorizia, Istria e Zara.
La classe dirigente liberale aveva così risolto la questione fiumana ma vide seriamente compromesso il
proprio controllo sul Parlamento dalla presenza di nuovi soggetti politici diffusi e radicati sul territorio come
ad es. il Partito Popolare Italiano di Sturzo-1919 che si presentava laico ma allo stesso tempo voce dei
cattolici italiani OPPURE i Fasci di combattimento di Mussolini-1919 con istanze nazionalistiche e
autoritarie.
Alle elezioni dello stesso anno (tenutesi con il nuovo sistema proporzionale) si affermarono però due partiti
di massa esterni al sistema liberale: popolari e socialisti. A capo del governo ricordiamo Nitti che, grazie alla
sua abile mediazione fra proporzionalisti e coloro che appoggiavano il sistema maggioritario, approvò il
meccanismo del panachage (voto disgiunto, uno per il partito e uno per il candidato) espediente che
tuttavia non fu sufficiente ad impedire l’affermazione dei partiti socialisti e popolari alla Camera→ perduta
la maggioranza assoluta in parlamento e con il nuovo governo Giolitti del 1920, i liberali si trovarono a
dover affrontare una situazione sempre più instabile che culminò nelle varie proteste dei lavoratori a Torino
che occuparono, con l’appoggio dei fascisti, numerose fabbriche + la fama crescente del movimento dei
Fasci porterà all’attuazione delle squadre paramilitari “camice nere” operanti contro le strutture
socialiste/cattoliche del mondo del lavoro (roghi e azione violenta) che nel giro di quasi un anno porteranno
allo smantellamento quasi totale della rete di strutture socialiste e operaie.
Di fronte al dilagare della violenza armata fascista e all’accordo fra imprenditori e sindacato che, con Giolitti
mediatore, mise fine all’occupazione delle fabbriche del nord, esplosero definitivamente le profonde
divisioni presenti all’interno del movimento socialista a cui si contrappose il partito comunista di Bordiga e
Terracini ; ciò diede al capo del governo la speranza di ristabilire l’ordine e la legalità con le nuove elezioni
del 1921 MA il suo tentativo di arginare la sinistra portò all’ingresso in parlamento di ben 35 deputati
fascisti – fra cui Mussolini- che di lì a breve trasformarono il movimento in Partito.
Nasce così il Partito nazionale fascista, sempre più robusto grazie alla sua propaganda e alle promesse fatte
a operai e contadini che, fra il 27/28 ottobre 1922 su comando di Mussolini farà mobilitare le “camice
nere” marciando su Roma → l’esercito regio avrebbe potuto disperdere con facilità queste milizie ma il re
Vittorio Emanuele 3 temendo di dover fronteggiare una reazione violenta da parte dei filofascisti o di
essere sostituito dal cugino Amedeo d’Aosta -che sosteneva Mussolini- non dichiarò lo stato di assedio
piuttosto diede il compito a Mussolini di formare il nuovo governo: governo di coalizione di cui facevano
parte fascisti, liberali, popolari, un nazionalista e anche alcune personalità di spicco come il filosofo Gentile
o il generale Diaz. Nel suo discorso di insediamento Mussolini definì la camera un’aula sorda e grigia e disse
che se l'avesse voluto avrebbe potuto formare un governo di soli fascisti senza tener conto della
composizione pluralista del Parlamento; chiese così i pieni poteri per realizzare un ambizioso programma
fondato su tre obiettivi: ripresa economica, ordine e disciplina. La fiducia i fu accordata da oltre 300
deputati ed a quel punto si mise immediatamente all'opera (già dicembre istituì il Gran consiglio del
fascismo, un organo nuovo e non previsto dallo statuto del PNF che avrebbe permesso a lui e ai capi storici
del fascismo di tenere sotto stretto controllo tutto il partito- lo stesso avvenne per le squadre di camicie
nere che furono fatte confluire nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale alle dipendenze di
Mussolini), nel corso del 1923 la forte repressione attuata dalla magistratura e dalle forze di polizia
costrinse il partito comunista a operare nella semi clandestinità e con lui tutte le altre forme di opposizione,
l'atto decisivo per fiaccare le opposizioni fu la nuova legge elettorale progettata da Giacomo Acerbo e
approvata dal Parlamento con il quale veniva operata una correzione maggioritaria del sistema
proporzionale stabilendo che i 2/3 dei seggi sarebbero stati assegnati alla lista che avrebbe ottenuto la
maggioranza con almeno il 25% dei voti.
In vista delle elezioni del 6 Aprile 1924 molti esponenti liberali ed ex popolari entrarono assieme ai fascisti
nella lista governativa denominata Lista Nazionale che ottenne un forte successo e superò
abbondantemente il quorum richiesto dalla legge Acerbo→ Il 30 maggio 1924 il deputato Matteotti,
segretario del partito socialista unitario, denunciò pubblicamente tutti gli imbrogli e le violenze che
avevano preceduto i voti ma fu rapito da un gruppo di squadristi, assassinato e ritrovato due mesi dopo ; la
sua uccisione suscitò una vasta ondata di indignazione presso l'opinione pubblica e per alcuni mesi parve
addirittura che il fascismo fosse completamente sul punto di cedere MA Mussolini qualche mese dopo fece
un discorso alla camera dove prendeva su di sé ogni responsabilità “politica, morale, storica” di quanto era
accaduto affermando che “se il fascismo era un'associazione a delinquere e gli ne era il capo”. Da quel
momento prese il via la trasformazione dello Stato liberale in dittatura.

Forte della solida maggioranza della camera e del sostegno della monarchia il fascismo avviò, a partire dal
1925, la costruzione di un regime autoritario a partito unico muovendosi sul piano istituzionale, nel settore
economico-sociale e riformando la struttura del PNF al fine di renderla rigidamente funzionale agli interessi
del governo e di Mussolini. Nell’ambito degli interventi istituzionali ricordiamo le leggi fascistissime del
1925-1926 che ebbero la funzione di imprimere una completa fascistizzazione del sistema statuale come ad
es. il controllo delle attività delle associazioni segrete, l'eliminazione della libertà di stampa, l'allargamento
del potere al capo del governo, l’eliminazione delle cariche elettive nelle amministrazioni locali, la messa al
bando di qualsiasi manifestazione di dissenso e lo scioglimento di tutti i partiti/organizzazioni contrari al
fascismo (venne inoltre istituito un Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e furono introdotti il confino
politico e la pena di morte per gli attentatori alla vita dei membri della famiglia reale e del capo del governo
e per i reati contro la sicurezza nazionale).
Nel 1928 fu realizzato un altro progetto di riforma che si fondava sulla convinzione che le masse non
avessero la capacità di assumersi il compito di scegliere i propri rappresentanti dunque stabiliva che la
selezione dei candidati deputati fosse affidata al Gran Consiglio del fascismo e che le candidature venissero
poi sottoposte a un Plebiscito (sempre nel 1928 venne costituzionalizzato diventando un vero e proprio
organo dello Stato con importanti prerogative fra cui la facoltà di intervenire sulle scelte politiche del PNF,
preparare un elenco di possibili successori di Mussolini e decidere in merito alla successione al trono).
La fascistizzazione dello Stato fu completa definitivamente nel 1939, quando furono cancellati gli ultimi
residui di legittimazione popolare e la Camera dei deputati fu trasformata nella Camera dei fasci e delle
corporazioni; venne promulgato un nuovo statuto del PNF e temporaneamente vennero chiuse le iscrizioni
al partito, al Gran Consiglio veniva riconosciuto il ruolo di organo supremo del partito e la facoltà di
scegliere il segretario del PNF il quale nominava segretari federali che a loro volta individuavano quelli dei
fasci locali. CENTRALIZZAZIONE
L'opera di ristrutturazione del sistema economico fu anch'essa avviata a partire dal 1925, con gli accordi di
Palazzo Vidoni di quell’anno difatti, Confindustria riconosceva nel sindacato fascista il solo rappresentante
legittimo del mondo del lavoro mentre l'anno successivo fu sciolta la Cgil e vennero aboliti gli scioperi ;
inoltre per evitare scontri fra interessi economici diversi e nel tentativo di impostare un modello economico
alternativo a quello socialista o capitalista si crearono le “corporazioni” che avevano il compito di
comporre, nei vari settori dell'economia, i conflitti fra imprenditori e lavoratori mediante la pianificazione
concordata degli indirizzi economici. Teoricamente finalizzati a mediare le diverse posizioni in nome del
superiore interesse nazionale, le corporazioni diventarono in realtà degli organismi dello Stato
completamente subordinati al Ministero delle Corporazioni creato nel 1926.
Sempre in questo contesto mentre nei primissimi anni del regime Mussolini aveva puntato sulla ripresa
della produzione, sul conseguimento del pareggio del bilancio mediante una forte pressione fiscale, sulla
riduzione dei salari, della spesa pubblica e ampie concessioni alle imprese a partire dal 1925 si ebbe una
svolta drastica alla politica economica→ il nuovo ministro delle finanze Volpi inaugurò una strategia
fondata sul protezionismo, sulla deflazione, sulla stabilizzazione monetaria e su un più accentuato
intervento pubblico in economia ad es. venne reintrodotto il dazio sulle importazioni di grano e zucchero e
nel 1925 fu lanciata da Mussolini con grande enfasi la cosiddetta “battaglia del grano” finalizzata al
raggiungimento dell'autosufficienza nel settore cerealicolo mediante l'aumento della superficie coltivata e
l'adozione di tecniche di coltivazione più avanzate -questa scelta cerealicola e protezionista, accompagnata
da provvedimenti per impedire inurbamento delle famiglie contadine ebbe però l'effetto di accentuare gli
squilibri economici fra nord e sud con cui finirono per essere penalizzate le colture del Mezzogiorno a causa
dei vincoli protezionistici- sempre nel 1926 Mussolini induce ad una forte rivalutazione della lira per
rafforzare l'immagine di stabilità e prestigio dell'Italia, la crisi del 1929 colpi anche il nostro paese ma non
diede forti contraccolpi al regime poiché attraverso lo sviluppo dei lavori pubblici il regime cercò di far
fronte al brusco aumento della disoccupazione e rilanciare la produzione.
Per quanto riguarda la legislazione sociale l'orario di lavoro venne ridotto a 8 ore e l'età minima venne
innalzata da 12 a 14 anni, furono varate norme riguardanti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali,
invalidità e la vecchiaia con una particolare attenzione rivolta alle madri (nell'ottica della politica di
potenziamento demografico per assicurare all'Italia un grande ruolo internazionale, assistite attraverso
l'opera nazionale per la maternità e l'infanzia inaugurata nel 1925).
Fin dall'inizio Mussolini dedicò particolare attenzione al radicamento del consenso interno e alla
fascistizzazione della società in quanto il suo obiettivo era quello di creare una sorta di nuova religione
politica fondata sul culto del Duce e sul mito di una patria forte, efficiente e militarizzata; si preoccupò
anche per la ristrutturazione delle scuole con la riforma attuata dal ministro della pubblica istruzione
Gentile, che sanciva il primato delle discipline umanistiche e un accentramento del sistema scolastico con
una preminenza la formazione liceale + attraverso una costante sorveglianza sugli insegnanti e
l'introduzione di un testo unico per le scuole primarie il fascismo giunse al controllo totale sulla scuola e nel
1931 cerco di estendersi anche all'università imponendo ai docenti il giuramento di fedeltà al regime.
La pedagogia totalitaria del fascismo si manifestò anche con la fondazione dell'Opera Nazionale Balilla per
l'inquadramento di bambini/adolescenti che, oltre a qualche rudimento di istruzione premilitare,
ricevevano anche un primo indottrinamento ideologico → diffusione dell'ideale dell’uomo nuovo fascista
grazie anche alla propaganda usata in maniera capillare e attenta ad es. ricordiamo l'istituzione del
ministero della cultura popolare diretto dal genero di Mussolini , Galeazzo Ciano, filtro di garanzia del
regime volto non solo al controllo dell'informazione ma anche la costruzione del consenso.
Funzionale ad accreditare a Mussolini importanza fu la sua decisione di definire un accordo con la chiesa al
fine di risolvere la questione dei rapporti fra essa e lo stato italiano: gli accordi di Laterano del 1929
sottoscritti da Mussolini e dal cardinale Gasparri -in rappresentanza di Pio 11- riconoscevano lo stato
italiano ponendo fine alla questione romana e assicurando al pontefice la sovranità su una piccola porzione
di territorio all’interno della città di Roma, ovvero il Vaticano. Nel concordato si definivano inoltre i diritti
della chiesa in Italia, la religione cattolica veniva elevata a religione di Stato, si stabiliva l'esonero dal
servizio militare per i sacerdoti e si garantiva l'insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle
scuole (i patti lateranensi rappresentarono un grande successo propagandistico per il regime in quanto
Mussolini poté accreditarsi come il “leader che era riuscito laddove tutti i governi liberali avevano fallito”).
Gli interventi operati dal fascismo furono funzionali ad accreditare anche all'estero l'immagine di un’Italia
efficiente e stabile posta al fianco delle altre potenze europee nella difesa di un equilibrio internazionale
condiviso; Mussolini cercò di presentarsi come garante dell'ordine europeo stabilito a Versailles ma questo
equilibrio si ruppe nel 1935 quando il Duce volle mostrare che il fascismo sarebbe riuscito laddove il
liberalismo aveva fallito: avviò la guerra d’Etiopia e si allea con la Germania nazista accentuando nel giro di
pochi anni la vocazione totalitaria del regime. Nel 1938 infatti, in linea con la politica tedesca, furono varate
le leggi antisemite volte alla difesa della razza italiana, accompagnate dal “manifesto degli scienziati
razzisti” che affermava l'esistenza di una razza italiana pura di origine ariana ricalcando la legislazione
antisemita parata da Hitler nel 1935 che prevedeva l'espulsione degli ebrei stranieri, la revoca della
cittadinanza per coloro che l'avevano ottenuta dopo il 1918, il divieto del matrimonio misto e l'esclusione
degli ebrei dall'esercito/dall' insegnamento/dalle principali cariche pubbliche. La svolta antisemita del
regime ebbe tuttavia effetti contrastanti presso l'opinione pubblica cominciando a incrinare il forte
consenso popolare che regime si era costruito negli anni 30: da un lato i giovani militanti del PNF trovarono
in essa una nuova spinta rivoluzionaria, dall'altro la maggior parte degli italiani gli reagì con perplessità e
sgomento.

In Germania il 30 gennaio 1933 Hindenburg nominò Hitler cancelliere credendo che questa potesse essere
la strategia vincente per riportare la NSDAP nel solco della legalità costituzionale (vedi prima); le elezioni
furono fissate per il marzo successivo ma durante la campagna elettorale si scatenarono molteplici violenze
naziste e venne fatta cadere la responsabilità dell’incendio del Reichstag sulla KPD → pretesto che servì a
Hitler per accusare i comunisti di essere in procinto di compiere un'azione eversiva cosicché alle elezioni la
coalizione di destra ottenne 342 seggi di cui 290 andarono ai nazisti. Questa maggioranza non raggiungeva
però i 2/3 necessari per attuare riforme costituzionali e Hitler pertanto chiese che gli venissero accordati i
pieni poteri, concessigli questi pieni poteri egli procedette a un’epurazione sistematica di tutti gli apparati
dello Stato dall'università alla burocrazia, creò il Sindacato nazista del Fronte del Lavoro e il 14 luglio 1933
il partito nazionalsocialista fu dichiarato l'unico legale in Germania.
Nel dicembre dello stesso anno egli gettò le basi per la cosiddetta “sincronizzazione” fra stato e partito che
gli permise di creare il suo regime autoritario a partito unico senza dover abrogare formalmente il sistema
costituzionale preesistente; per prima cosa egli epurò le SA di Ernst Rohm e nel giugno 1934 nella notte
conosciuta come “la notte dei lunghi coltelli” eliminò i vertici delle SA attraverso un'altra milizia nazista: le
Squadre di Sicurezza-SS guidate da Himmler.
Alla morte di Hindenburg, Hitler poté aggiungere alla carica di cancelliere quella di capo dello Stato nonché
capo supremo dell’esercito e il 2 agosto 1934 si autoproclamò Fuhrer del Reich e del popolo tedesco
portando in esilio tutti gli altri partiti oppositori del regime ; attraverso il terrore di massa, la violenza
indiscriminata e un apparato propagandistico abilmente gestito dal ministro della propaganda Goebbels il
nazionalsocialismo procedette sul doppio binario della costruzione della liturgia del regime e
dell’eliminazione dei diversi giustificata in nome della difesa della razza ariana dalla minaccia delle razze
parassite→ tutti coloro che erano diversi venivano rinchiusi in campi di concentramento, inizialmente
finalizzati alla detenzione-sfruttamento dei prigionieri.
Come abbiamo già detto il cuore dell'ideologia nazista era il concetto di razza e antisemitismo che Hitler
aveva già elaborato nel “mein kampf”, il darwinismo sociale e per certi aspetti la dottrina di Nietzsche
dell’oltreuomo ; il tutto culminò nella “soluzione finale” messa in atto a partire dal 1942 (anche se già nel
1933 furono mandati via gli ebrei impiegati nelle amministrazioni statali e comunali e vennero prese una
serie di provvedimenti che li escluse dall'esercizio delle libere professioni o dalla docenza ad es. ricordiamo
le leggi di Norimberga che privarono gli ebrei della parità dei diritti con gli altri cittadini tedeschi e vietarono
i matrimoni misti). Dalla discriminazione legislativa si passò, tre anni dopo, alla persecuzione violenta: la
notte dei cristalli fra il 9 e il 10 novembre 1938 in cui furono saccheggiati più di 7000 negozi di ebrei,
assassinate altrettante persone ed incendiate varie sinagoghe; da quel momento e fino al 1939 diverse
migliaia di ebrei furono internati nei campi di concentramento.
Oltre a questa violenta repressione e alla sua propaganda un altro elemento fondamentale del regime
nazista fu la ripresa economica, Hitler mise in atto una politica economica di espansione della spesa
pubblica per creare nuovi posti di lavoro e assicurare alla Germania un massiccio riarmo, favorendo con
commesse e lavori pubblici i trust industriali e stimolando il potenziamento della produzione bellica.
(meno efficaci si dimostrarono invece le misure a favore dei contadini seppur celebrati dalla propaganda
nazista come le pupille del regime).
Molto attento a cementare il consenso fra i cittadini, Hitler, si dedicò particolarmente alla cura della
legislazione sociale e all'assistenza dei lavoratori impegnandosi in una politica sociale-assistenziale,
cercando di mantenere bassi i prezzi dei beni consumi, aumentando i salari e permettendo di guadagnare di
più agli operai (completamente emarginate dalla vita lavorativa furono invece le donne, epurate dalla
pubblica amministrazione/dalla magistratura/al personale scolastico considerate solo in quanto procreatrici
della razza ariana).

Nel 1924 fu portata a termine la stesura della costituzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche-URSS i cui organi principali del nuovo stato federale erano: il Congresso dei deputati del popolo
e il Comitato esecutivo centrale, il primo era eletto a suffragio ristretto indiretto e secondo un sistema
piramidale in cui ogni soviet eleggeva i delegati che andavano a costituire il soviet di livello superiore (il
diritto di voto era per tutti escluse le categorie ritenute potenzialmente ostili al nuovo assetto politico come
vecchi proprietari terrieri, commercianti, ecclesiastici, ex membri della polizia zarista) esso si riuniva ogni
due anni e delegava i suoi poteri al Comitato esecutivo centrale a sua volta formato da due assemblee: il
Soviet dell'unione e il Soviet delle nazionalità.
Alla morte di Lenin si scatenò nel gruppo dirigente bolscevico un’aspra lotta per la successione che riguardò
soprattutto le linee di sviluppo economico che il paese avrebbe dovuto adottare ; la sinistra del partito
guidata da Trockij premeva per stimolare al massimo la produzione industriale attraverso finanziamenti
derivati da una forte imposizione fiscale sul settore agrario, la destra invece faceva riferimento soprattutto
a Bucharin che temeva che in questo modo si potesse rompere l'alleanza contadini-operai e proponeva al
contrario un forte sostegno all'agricoltura. Gli altri leader della vecchia guardia bolscevica come Stalin,
Kamenev o Zinov’ev non presero una posizione netta su questo progetto ma furono più attenti a muoversi
in funzione di quanto avrebbero potuto ottenere in termini di potere personale, alla fine in questa prima
fase tutti scelsero, in opposizione a Trockij, la soluzione di destra →la sua linea fu condannata perché la si
riteneva lesiva dell’alleanza campagna-industria e anche perché veniva ritenuto pericoloso in quanto
denunciava l'eccessivo centralismo del partito.
Nel 1925 Stalin lanciò la parola d'ordine del “socialismo in un solo paese” con la quale si accantonava la
prospettiva immediata di una rivoluzione mondiale in nome delle priorità dello sviluppo del sistema
comunista in Urss ; nel 1926 si riunirono a Trockij, Kamenev e Zinov’ev, dando vita ad una opposizione
unificata che condannava la linea di Bucharin e Stalin accusandola di riportare l’Urss verso il sistema
capitalista→ la loro completa sconfitta politica si tradusse nell’esilio in Asia centrale per il per Trockij e in
una ritrattazione per Kamenev e Zinov’ev.
Eliminata l'opposizione e avendo ben salde le redini del partito Stalin decise di affrontare il problema
manifestatosi con la crisi degli ammassi del grano del 1927, ricorrendo alle requisizioni forzate e a metodi
coercitivi, presentò il suo primo piano quinquennale nel 1928, volto ad attuare un grande balzo in avanti
che ponesse l'unione sovietica in condizione di competere con i paesi più industrializzati e dava assoluta
priorità allo sviluppo dell'industria pesante, la produzione di macchinari e infrastrutture a scapito dei beni di
consumo . Questa pianificazione industriale fu accompagnata nelle campagne dalla collettivizzazione
forzata per cui i contadini furono costretti a entrare in massa nelle fattorie collettive mentre, i più
benestanti considerati nemici di classe, divennero oggetto di una vera e propria liquidazione attraverso
arresti, fucilazioni o deportazioni (questi arresti portarono alla riorganizzazione del sistema dei campi di
lavoro GULAG in cui si trovavano oltre un milione di detenuti impiegati in condizioni estremamente
proibitive usati per la costruzione di grandi opere o nel lavoro delle miniere).
Nel corso degli anni 30 il regime di terrore, accompagnato alla costruzione di un vero e proprio culto della
personalità di Stalin, colpì anche il partito che fu sottoposto a drastiche epurazioni che raggiunsero il
culmine nel 1936/1938 nonché periodo del “grande terrore” e dei “processi farsa” : nel primo 16
oppositori furono accusati di deviazionismo e giustiziati, vi furono poi altri processi e anche Bucharin venne
condannato a morte/ Trockij ucciso da un sicario → attraverso la repressione di massa Stalin riuscì a dotarsi
di un potere assoluto e totale affermando una vera e propria religione politica incentrata sul suo culto, sul
recupero dei vecchi ideali patriottici e sulla demonizzazione dei nemici del popolo.
Dal punto di vista economico la collettivizzazione forzata delle campagne e i piani di industrializzazione
cambiarono progressivamente la struttura economica del paese: l'agricoltura a fatica arrivò a migliorare i
risultati che erano stati raggiunti con la NEP mentre il balzo in avanti nel campo industriale produsse
incrementi notevoli soprattutto nel settore del carbone e dell'acciaio che aumentarono del 200% rispetto
alla produzione del 1928.

I primi vent’anni del 900 rappresentarono per gli Stati Uniti un’epoca di grandi riforme che si indirizzarono
su tre linee principali: l'estensione delle funzioni del governo federale, la lotta per limitare l'influenza dei
grandi potentati economici e la tendenza a rafforzare la democratizzazione del sistema politico mediante
l'estensione del controllo dei cittadini sulla vita politica.
Definita comunemente come età progressista , quest’epoca vide il graduale declino della dimensione
locale/decentrata/individualista su cui si era fondata la vita pubblica nel secolo precedente e l'avvento di
una democrazia nazionale organizzata → questa fase riformatrice ebbe inizio con l'arrivo alla Casa Bianca
nel 1901 di Roosevelt che si distinse subito per la sua immagine di leader energico e riformatore ; in politica
egli comincia a delineare nuovi provvedimenti di tutela sociale come ad esempio le leggi sul lavoro minorile
e femminile o creazione di uffici pubblici di collocamento per la lotta alla disoccupazione.
Alle elezioni del 1912 venne eletto Wilson che portò avanti l'impegno progressista del predecessore
varando per esempio norme nazionali contro il lavoro minorile e rafforzando i divieti e le pratiche
anticoncorrenziali dello Sherman Act -1890 ; presentandosi come il portavoce di tutto riformismo del paese
Wilson vinse anche le elezioni del 1916 e decise l'intervento degli Stati Uniti nella guerra mondiale che,
come sappiamo, contribuì a dare il conflitto una dimensione mondiale che non aveva all'inizio.
Nel 1919 gli Stati Uniti furono attraversati da un'ondata di scioperi e rivendicazioni operaie che scatenarono
una vera e propria “paura rossa” nella classe media e fra gli imprenditori, il piccolo partito comunista
fondato nel 1919 divenne bersaglio di una violenta campagna ma anche attivisti-sindacalisti ed immigrati
vennero arrestati per attività sovversive e espulsi dal paese + negli stessi anni furono adottati dal governo
federale due importanti provvedimenti: PROIBIZIONISMO entrò al vigore nel 1921 un emendamento della
costituzione che vietava la produzione, vendita e trasporto delle bevande alcoliche e VOTO PER LE DONNE
diventò operativo l'emendamento che sanciva il suffragio femminile a livello nazionale.
Superata la depressione dell’immediato dopoguerra gli USA entrarono in una fase di prosperità economica
mai conosciuta prima protrattasi per tutti i cosiddetti “ruggenti anni 20”, sfruttando una posizione di
assoluto dominio finanziario nel mondo si posero al centro del capitalismo mondiale e diedero il via al
boom del fenomeno chiamato consumismo di massa.
Dal punto di vista politico gli anni 20 furono dominati dal partito repubblicano che riuscì ad assicurarsi un
forte consenso presso i gruppi di interesse economico-finanziario e nell’America bianca, anglosassone e
protestante ; l'altra faccia di questa politica conservatrice fu la ripresa dei vecchi sentimenti xenofobi e
razzisti che spinsero la parte più tradizionalista dell'opinione pubblica americana a riciclare qualsiasi ipotesi
di integrazione degli immigrati.
A partire dal 1928 il mercato finanziario degli investimenti in borsa cominciò seguire logiche in parte
autonome rispetto agli indici economici effettivi con la conseguenza che la crescita vertiginosa degli scambi
di azioni e obbligazioni, maggiore di quella produzione dei consumi, fece gonfiare artificiosamente i titoli →
nel corso dell'anno successivo la maggior parte degli investitori cercò di vendere i propri titoli (il che ne fece
calare immediatamente il valore) e fu così che ci troviamo di fronte al crollo della borsa di Wall Street ;
milioni di risparmiatori ritireranno immediatamente tutti i depositi bancari causando il fallimento di migliaia
di istituti di credito ed il blocco degli investimenti, dalle banche la crisi si propagò subito all'industria e in
tutti i settori economici.
Il presidente Hoover ritenendo che un intervento statale avrebbe aggravato ulteriormente la situazione
sollecitò la collaborazione fra imprenditori e amministrazioni locali ma non propose alcun intervento
federale per assistere le migliaia di disoccupati e ridare spinta alla produttività: gli effetti di questo crollo
della borsa furono disastrosi per l'economia americana.
Alle elezioni del novembre 1932 venne rieletto il democratico Roosevelt che è con un azione rapida e
vigorosa si mise immediatamente all'opera per realizzare il nuovo patto-New Deal con il quale voleva
riordinare le operazioni bancarie/borsistiche per aumentare la trasparenza e l'affidabilità, fornire prestiti
agevolati alle famiglie, svalutare il dollaro per contenere l'inflazione, aiutare gli agricoltori nella regolazione
della produzione incentivando anche lo smaltimento del surplus agricolo (nell’immediato i vari
provvedimenti del New Deal non diedero i risultati sperati ma aprirono la strada da una serie di altre misure
che nel corso del 1935 fecero emergere fino in fondo l'idea rooseveltiana di un capitalismo democratico
come alternativa vincente rispetto a alle dittature o al collettivismo sovietico). NEW LIBERALISM
Con il designato “secondo New Deal” il governo lanciò invece un piano sistematico di lavori pubblici
attraverso la Works progress Administration + Wagner Act, dal nome del senatore democratico
proponente, che riconobbe definitivamente il diritto dei sindacati di organizzarsi e contrattare
collettivamente coi datori di lavoro + Social Security Act istituisce un sistema di collaborazione fra gli Stati e
l’autorità federale per provvedere agli assegni di disoccupazione o alle pensioni.

A differenza degli USA usciti più forti dalla guerra, i paesi europei coinvolti nel conflitto mondiale conobbero
una ripresa lenta e difficile contraddistinta dal fenomeno dell’inflazione (caso eclatante la Germania che
non riusciva a pagare i suoi debiti di guerra e fu aiutata con il piano Dawes dagli USA). A queste condizioni
di fragilità economica si aggiungevano anche fattori legati alla politica monetaria inglese, UK infatti nel 1925
aveva istituito il “gold exchange standard” con il quale voleva rafforzare il primato della sua moneta
affiancando la sterlina d’oro come mezzo di pagamento internazionale → irrigidimento rapporti di scambio
tra le monete
Non solo problemi economici ma anche politici colpirono l’Europa e la sua stabilità, in Francia e UK vi fu un
ventennio dominato dai conservatori: la prima subì varie ripercussioni dalla crisi della borsa americana e
proprio per questo il governo cercò di far fronte a questa crisi e all’elevata disoccupazione attraverso
misure protezionistiche/ forte contenimento della spesa pubblica; anche in UK assistiamo ad una vasta
ondata di scioperi che si unirono alla violenza irlandese che desiderava l’autonomia.

Nel corso degli anni 20 la strategia politica della terza internazionale, controllata dal partito comunista
sovietico, rimase fermamente ancorata al presupposto della contrapposizione frontale nei confronti dei
partiti democratico-borghesi e ancora di più quelli socialisti basandosi sulla dottrina del fronte unico
delineata sin dal 1919 (in base a questa linea ai partiti comunisti dei vari paesi veniva impedita - in nome
della didattica della classe contro classe - qualsiasi alleanza).
Anche l'avvento del fascismo in Italia venne interpretato dall' internazionale e dai comunisti italiani come
uno dei possibili esiti dello scontro frontale che si era avviato nel dopoguerra e, ritenendo che non fosse
possibile alcun compromesso o mediazione fra questi due estremi, l'internazionale giudicò le posizioni dei
partiti socialisti un tradimento degli ideali rivoluzionari più autentici → questa radicalizzazione dello scontro
finì per danneggiare i partiti comunisti che si ritrovarono completamente isolati A
criticare la linea del fronte unico si levò la voce di Gramsci che sostenne la necessità che i comunisti si
inserissero nella lotta a fianco di altri gruppi antifascisti in quanto l'obiettivo della dittatura del proletariato
doveva rimanere il loro fine principale.
Il cambiamento di rotta dell’internazionale fu lungo e travagliato e venne reso possibile solo dal mutamento
delle politiche di alleanza dell’Urss, Stalin temeva infatti che con l’avvento del nazismo si tornasse ad
accentuare l'isolamento del suo paese e l'uscita dalla Germania dalla società delle Nazioni della conferenza
di Ginevra e il suo disarmo nel 1933 lo spinsero a cercare legami con Francia ed Inghilterra ; riuscì a farsi
ammettere alla società delle Nazioni nel 1934 ed iniziò negoziati con la Francia che sfociarono nel patto
franco-sovietico del 35 → si passa così dalla strategia del fronte unico a quella del fronte popolare per
impedire che i gruppi di estrema destra raggiungessero il potere nei vari paesi d’Europa (passaggio
ufficializzato in occasione del settimo congresso del luglio 1935).

La Spagna invece fu colpita da una guerra civile che durò tre anni 1936-1939 che venne interpretata da
molti come il primo grande scontro fra fascismo e antifascismo; tutto inizia nel 1923 con un colpo di Stato
approvato dal sovrano e guidato da Primo de Rivera che instaurò una dittatura militare con l’obiettivo di
garantire l'ordine dopo il cosiddetto triennio bolscevico tra il 1918 e il 1921 in cui la Spagna aveva assistito
alla crescita delle attività semi insurrezionali degli anarchici e le rivendicazioni dei ceti popolari.
La dittatura di de Rivera non riuscì a placare il malcontento e finì per accentuare queste aspirazioni
democratiche così, nel 1930, dovette rassegnare le dimissioni e dopo un tracollo elettorale, una
convocazione delle elezioni dall'assemblea costituente la promulgazione della costituzione repubblicana
che istituiva il suffragio universale e la separazione fra stato e chiesa con una conseguente libertà religiosa
nasce la Repubblica.
Alle elezioni del 1933 la CEDA Confederazione spagnola destre autonome conquisterà la maggioranza
relativa dei voti aprendo il “biennio negro” che vede la fine della fase riformatrice dei due anni precedenti e
il ritorno dell’iniziativa politica nelle mani del conservatorismo più radicale → a causa delle insurrezioni nel
36 verrà sciolto il Parlamento e la vittoria del fronte popolare spingerà le destre a tentare la conquista del
potere attraverso il colpo di mano militare: il generale Francisco Franco coglie l'occasione dell’assassinio del
leader della destra Sotelo guidando la ribellione delle guarnigioni distanza in Marocco.
Allo scoppio della guerra civile in Spagna i governi e le altre nazioni europee scelsero ufficialmente di non
intervenire e per iniziativa di UK e Francia si costituì un comitato di non intervento a cui aderirono anche
Germania, Italia e Urss TUTTAVIA nonostante l'accordo, Germania e Italia appoggiarono militarmente le
truppe di Franco mentre l'Urss inviò massiccio aiuto alle forze repubblicane in particolare al partito
comunista.
La guerra fu lunga e violenta, si effettuarono numerosi bombardamenti (ricordiamo il bombardamento
della città di Guernica nel 1937) fino a quando nel 1939 cessò con la vittoria di Francisco Franco e la
conquista di Barcellona e due mesi dopo Madrid.

7.
Fin dalla metà dell’800 la classe politica inglese dovette affrontare i vari problemi posti dalla necessità di
governare uno stato multinazionale che comprendeva Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda. Quest’ultima
pullulava di proteste dei fittavoli per il costo della terra come ad es. la Irish land league e per di più, dopo il
fallimento dell’Home Rule, vide nuovamente il contrapporsi di coloro che erano disposti a cedere questa
autonomia e i conservatori→ L’Home Rule irlandese viene approvato tra l’aprile 1912 e il maggio 1914 ma
con una clausola in cui si diceva che sarebbe diventato operativo solo dopo un anno dalla conclusione della
guerra; nel 1916 le proteste tornarono in primo piano (rivolta di Dublino in cui gli indipendentisti
repubblicani occuparono la posta centrale in maniera simbolica) ma furono tutte represse nel sangue.
La radicalizzazione del problema irlandese si vide chiaramente alle elezioni del 1918 quando gli
indipendentisti repubblicani ottennero la maggioranza nelle province meridionali ma si rifiutarono di recarsi
a Westminster costituendo un parlamento autonomo a Dublino e proclamando unilateralmente
l’indipendenza irlandese basandosi sul principio wilsoniano di autodeterminazione dei popoli. La presidenza
della neonata repubblica venne affidata ad Eamon de Valera ma UK non intendeva riconoscere lo statuto di
indipendenza irlandese e per questo ne seguirono scontri armati fra il 1919-20 culminanti nel Government
of Ireland Act di Lloyd George che istituiva due parlamenti separati per nord e sud Irlanda e la firma di un
trattato che proclamava lo Stato libero d’Irlanda e lasciava a UK sei contee del Ulster. IBRIDO
Negli anni successivi, pur cessando gli scontri più cruenti, il nazionalismo irlandese continuò a crescere e nel
1937 venne promulgata la Costituzione repubblicana dell’Eire (Irlanda).

La prima guerra mondiale aveva compromesso lo storico primato europeo e la forte inflazione postbellica
aveva prodotto una grave instabilità monetaria rendendo lungo e complesso il ritorno alla normalità, a
questo si aggiungevano il rifiuto del governo bolscevico di pagare i debiti internazionali e le tensioni tra gli
stessi paesi alleati sulla questione dei debiti di guerra (la Francia voleva saldarli dopo aver ricevuto il denaro
tedesco ma USA non accettavano proroghe) ; la Germania difatti si era garantita, con il trattato di Rapallo
del 1922, dei normali rapporti diplomatici con l’Urss ma continuava a scontrarsi con i francesi per il
pagamento dei danni di guerra→ occupazione militare belga e francese della zona industriale Ruhr nel
1923 che portò alla stabilizzazione dei rapporti tra il 25 e il 29 ad es. ricordiamo il patto di Locarno con cui la
Germania accettava l’intangibilità delle frontiere con Francia e Belgio e la smilitarizzazione della Renania.
A compromettere la visione utopica wilsoniana di una stabilizzazione democratico-nazionale dell’Europa
furono anche le trasformazioni che interessarono diversi paesi europei: Ungheria, Italia, Spagna, Romania,
Bulgaria, Polonia, Lituania e Jugoslavia adottarono regimi autoritari e la Società delle Nazioni appariva
sempre più debole/incapace di intervenire ad es. nel 1931 il Giappone occupò militarmente la Manciuria
ma l’appello del governo cinese rimase inascoltato + la Germania si riarmò e con la salita al potere di Hitler
crollò qualsiasi equilibrio, egli infatti sin dal 1933 attuò una politica di distensione e aggressione ispirata
molto probabilmente a quella di Mussolini.

La risposta ai nascenti revisionismi in Germania, Italia e Giappone da parte dei paesi che gestivano l’ordine
di Versailles fu debole e mal coordinata; UK e Francia scelsero inizialmente la strada dei
negoziati/compromessi/concessioni nel tentativo di trovare una via pacifica di contenimento alle pretese
hitleriane (appeasement-pacificazione), d’altra parte esse dovettero riconoscere di non possedere le
risorse economico-militari indispensabili per fronteggiare le numerose minacce che si profilavano
all’orizzonte e quindi cercarono di migliorare i rapporti con gli altri due stati.
Conseguenze di questo clima di insicurezza furono l’ulteriore indebolimento della Società delle Nazioni e la
corsa agli armamenti di tutti i principali paesi europei + l’aggressione italiana all’Etiopia nel 35 cambiò
drasticamente le relazioni internazionali (doveva essere un riscatto per la sconfitta di Adua del 1896 e così
fu poiché in meno di un anno Mussolini riuscì a piegare la resistenza delle truppe del negus Selassié e offrire
a Vittorio Emanuele 3 la corona d’imperatore d’Etiopia) in quanto l’Italia si avvicinò alla Germania con
“l’asse Roma-Berlino” e al Giappone siglando il patto Anticomintern.
Nel 1938 Hitler portò a termine l’Anschluss-annessione dell’Austria e della Cecoslovacchia cercando di
imporvi un governo nazista, ma nel secondo caso si aprì la questione dei Sudeti che abitavano una
particolare regione della Cecoslovacchia legata ai francesi da un’alleanza difensiva→Conferenza di Monaco
che vede la partecipazione di Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier MA NON dei rappresentanti Urss e
Cecoslovacchia che sarebbero stati fondamentali ; vediamo il culmine della politica di appeasement
consentendo alla Germania di annettere la regione desiderata pensando che così Hitler si sarebbe
acquietato ≠ egli si convinse di poter ottenere sempre più concessioni con questo atteggiamento.
Nel marzo 1939 difatti il Fuhrer impose lo smembramento della parte residua della Cecoslovacchia
attuando un metodo governativo filonazista, contemporaneamente l’Italia si annetté l’Albania e il mese
dopo siglò con la Germania il “Patto d’Acciaio” (Ciano e Ribbentrop) ; Francia e UK intrapresero un piano di
riarmo e avviarono trattative per un accordo diplomatico/militare con Stalin che, ricordiamo, fu escluso
dalla conferenza di Monaco e quindi desiderava partecipare ad un eventuale intervento; egli tuttavia
ricevette la stessa proposta da Hitler e preferì valutare quest’ultima positivamente ritenendola una tregua
tattica e momentanea nell’attesa della guerra fra il paese del socialismo e le potenze imperialiste (Patto
Molotov-Ribbentrop). Dopo questo avvenimento Londra e Parigi si affrettarono a firmare un accordo
difensivo con la Polonia, in quanto pretesa di Hitler e possibile luogo di scoppio di un’altra guerra → il 1°
settembre 1939 Hitler varca i confini polacchi e due giorni dopo UK e Francia gli dichiarano guerra.

8.
La Polonia fu rapidamente invasa non solo dalla Germania ma anche dall’Urss (rispettando il patto Molotov-
Ribbentrop) e di conseguenza risultò molto difficile intervenire in soccorso per UK e Francia.
Le esecuzioni e le deportazioni da parte delle SS furono moltissime, soprattutto nei confronti di coloro di
origine ebrea o dei gruppi dirigenti e, una volta smembrata l’Urss occupò i paesi balcanici mentre la
Germania quelli scandinavi (più strategici per il controllo del mar Baltico e la ricchezza di materie prime);
dopo di ciò si pensò bene di attuare la strategia della guerra lampo -basata sull’uso massiccio e coordinato
di forze corazzate e aree da lanciare nel punto meno difeso dello schieramento avversario per penetrare
più facilmente- per attaccare UK e Francia con cui l’offensiva tedesca si indirizzò verso la Manica passando
per Belgio e Olanda che erano neutrali e riuscendo così ad aggirare il sistema di fortificazioni francese→ Le
truppe anglo-francesi sono colte di sorpresa e devono ritirarsi verso il porto di Dunkerque + cade Parigi e
il 22 giugno 1940 viene firmato da Pétain l’armistizio con cui nasceva il Regime di Vichy e si divideva la
Francia in due zone: il nord sotto il controllo tedesco mentre il sud e le colonie amministrati dai francesi +
Mussolini convinto che il conflitto sarebbe stato rapido entra in guerra tentando l’occupazione della
Somalia, dell’Egitto e della Libia dove però subirà la controffensiva inglese.
*Fu però la campagna greca del 1941 a rivelare i limiti della preparazione bellica italiana, in quanto
Mussolini dovette farsi aiutare dalla Germania per arrestare la controffensiva e ottenere la resa.
In effetti era sorto un problema, il nuovo governatore inglese Churchill era contro la politica del
appeasement e incitava il popolo a lottare e sconfiggere il nazionalsocialismo, denunciando apertamente il
collaborazionismo francese e chiedendo sostegno agli USA ; a questo punto Hitler, per realizzare
l’operazione “leone marino” con il quale avrebbe dovuto invadere UK, pensò prima di assicurarsi il dominio
sui cieli inglesi e lo fece attraverso numerosi bombardamenti aerei a cui gli inglesi si opposero
coraggiosamente fino alla fine del 1940, quando Hitler abbandonò il suo piano per ripiegare su un blocco
navale nell’Atlantico capace di danneggiare simultaneamente USA e UK.
Nel 1941 invase anche la Jugoslavia annettendosi parte della Slovenia e in Africa ordinò alle Afrikakorps di
rispondere con il contrattacco all’offensiva inglese → facendo ciò voleva favorire gli italiani nella ripresa di
altri territori ma gli inglesi restaurarono la monarchia del negus Selassié con la conquista di Addis Abeba
misero fine al sogno imperiale fascista.

Nel giugno 1941 Hitler, convinto che le prospettive della guerra fossero ormai favorevoli alle forze
dell’Asse, decise di avviare l’operazione “barbarossa” e sferrare un attacco all’Urss nonostante il loro
accordo del 39; più di cento divisioni tedesche-3 milioni di soldati penetrarono oltre la frontiera sovietica
dirigendosi verso Mosca, Leningrado e l’Ucraina meridionale e riuscendo ad avanzare senza alcun problema
fino a dicembre quando, a causa del rigido clima invernale e della rinnovata organizzazione sovietica
rimasero bloccati sul fronte russo. A questo punto la guerra si allargò al Pacifico per iniziativa del Giappone
che già da tempo voleva sfidare il potere angloamericano e conquistare il suo “spazio vitale” in Asia e
perciò strinse un accordo di reciproca neutralità con l’Urss e attaccò a sorpresa la base navale americana di
Pearl Harbour → Roosevelt non esitò a dichiarare guerra al Giappone e quando Italia e Germania si
aggiunsero (contro USA) il conflitto assunse una vera dimensione mondiale = SECONDA GUERRA
MONDIALE
Nel 1942 nella Dichiarazione delle Nazioni Unite viene formalizzata la Carta atlantica firmata da Stalin,
Churchill e Roosevelt con la quale si designavano i futuri assetti postbellici secondo il principio di
autodeterminazione wilsoniano & il comune impegno politico/militare contro il nazifascismo ; sempre nello
stesso anno cresceva la fiducia nelle forze dell’Asse in quanto controllavano una buona parte del continente
europeo MA quando gli americani sconfissero i Giapponesi a largo delle isole Midway le sorti del conflitto
cominciarono a mutare→ truppe italo tedesche attaccate e accerchiate dalle forze nemiche in Africa +
Armata Rossa riuscì ad intrappolare a Stalingrado un’intera armata tedesca causando circa un milione di
perdite= fu chiaro che la coalizione antifascista era in vantaggio per cui si riunirono alla conferenza di
Casablanca del 1943 i “tre grandi” Churchill-Roosevelt-Stalin per evitare di ripetere l’errore del 1918 ma
definire in anticipo gli assetti del mondo liberato/ Conferenza di Teheran dello stesso anno in cui si
riuniscono nuovamente e si organizzerà lo sbarco in Normandia grazie al quale liberare la Francia.
Alla prima conferenza interalleata si decise inoltre che il passo successivo sarebbe stato quello di invadere
la Sicilia e così fu, il 10 luglio 1943 le truppe di Eisenhower sbarcarono sull’isola e rapidamente risalirono
lasciando a Mussolini la resa, le dimissioni e l’arresto → l’armistizio tra italiani e angloamericani privò i
tedeschi del loro principale alleato sul continente europeo e comportò ulteriori perdite sulla linea Gustav
(tra Gaeta e Ortona) cercando di fermarne l’avanzata -ci riuscirono fino al giugno 1944-

La persecuzione degli ebrei e delle minoranze (soluzione finale del problema ebraico) accompagnò tutta la
storia della Germania nazista a partire dal 1938 con un crescendo continuo di violenze e brutalità; Hitler
pensò di deportare queste persone “indesiderate” in Polonia ed emanò il decreto Nacht und Nebel-Notte e
Nebbia del 41 che prevedeva la deportazione nei LAGER di tutti i prigionieri di guerra, dei sospetti di
resistenza al nazismo nonché ebrei polacchi. Questi luoghi inizialmente furono concepiti come campi di
detenzione/punizione per gli oppositori ma col tempo divennero campi di sterminio della popolazione
ebraica che moriva per stenti, fame, malattie o uccisa dai tedeschi→ alla fine del conflitto si contano circa 6
milioni di persone sterminate (SHOAH) un genocidio “estremo”, non perché senza precedenti né paragone,
ma in quanto sintesi assoluta di tutti gli elementi e momenti che compongono il processo finalizzato al
genocidio.

Nel linguaggio storico-politico il termine Resistenza indica l’insieme dei movimenti di opposizione politica e
militare, attiva e passiva, sorti durante la Seconda guerra mondiale contro le potenze dell’Asse volti a
combattere una guerra “patriottica” per liberare la nazione e ripristinare la dignità/libertà degli individui.
Molti furono i movimenti di Resistenza ma fra quelli più significativi ricordiamo quello francese, jugoslavo e
italiano→ FRANCIA dopo la firma dell’armistizio con la Germania di Pétain e la costruzione di Vichy, il
generale De Gaulle lanciò un appello ai francesi invitandoli a continuare la guerra in nome di una Francia
Libera ; ai suoi uomini si unirono i resistenti maquis e collaborando contribuirono alla liberazione del paese
nel 44 JUGOSLAVIA la Resistenza jugoslava fu caratterizzata dall’Armata Popolare, guidata da Tito, che in
breve tempo riuscì ad imporsi sui gruppi nazionalisti e monarchici diventando il principale gruppo politico e
riuscendo ad espellere le truppe dell’Asse tra il 44-45 (occuparono Trieste ed altre zone dell’Istria e Venezia
Giulia in cui repressero gli italiani uccidendoli e gettandoli nelle foibe) ITALIA con la caduta di Mussolini e il
nuovo governo Badoglio iniziarono immediatamente le trattative segrete col comando angloamericano per
giungere all’armistizio che avvenne a Cassibile in Sicilia, solo il giorno dopo il generale informò il paese per
poi fuggire assieme al re Vittorio Emanuele 3, alla sua famiglia ed ai ministri verso Brindisi : l’Italia si ritrovò
così al nord/centro controllata da fascisti e tedeschi mentre a sud liberata dagli angloamericani e con la
sede del governo Badoglio. Le resistenze avvennero maggiormente nel centro nord e si formavano da
nuclei di ex militari/antifascisti e cominciarono con il tempo ad intrecciarsi con i partiti quali ad es. il
Comitato di Liberazione Nazionale (mix esponenti partito comunista, socialista, liberale, proletario,
d’azione, DC). Nel 44 assistiamo alla “svolta di Salerno” promossa da Togliatti, in cui invitava tutti i partiti
antifascisti a sospendere le polemiche contro la Corona e ad aderire temporaneamente a un nuovo governo
di unità nazionale + operazioni militari che si conclusero con l’occupazione di ampie zone di territorio e
piccoli centri urbani nel nord e con l’insurrezione del 25 aprile 1945 in cui più di 200.000 partigiani che
portò alla cattura e uccisione di Mussolini.

Dopo la liberazione della Francia e l’avanzata sovietica a est l’esercito tedesco tentò un’ultima offensiva sul
fronte occidentale nel dicembre 44 attaccando a sorpresa le truppe statunitensi in Belgio MA grazie alla
superiorità degli Alleati questa fu respinta pertanto i tedeschi furono costretti ad abbandonare tutti i loro
territori in Italia, Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia e dire addio all’ideale Hitleriano del Reich (Hitler si
suicida il 30 aprile del 1945 e la resa incondizionata viene firmata dall’ammiraglio Donitz designato come
suo successore).
Anche in Asia la guerra volgeva a favore degli angloamericani che ad es. riconquistarono le Filippine e
liberarono tutti gli arcipelaghi occupati dal Giappone situati nel Pacifico; quest’ultimo però non si era
ancora piegato agli Alleati e fu per questo che il presidente Truman spinse ad utilizzare una nuova arma per
farlo cedere: la bomba atomica, lanciata il 6 agosto 1945 a Hiroshima ed il 9 agosto a Nagasaki provocando
più di 200.000 morti sul momento e altri dovuti alle radiazioni postume→ l’imperatore giapponese decise
ovviamente di cessare le ostilità e finì così la grande e cruenta Seconda guerra mondiale.
I “tre grandi” si riunirono nuovamente, dopo Casablanca e Teheran, a Yalta nel febbraio 1945 dove
discussero del futuro assetto della Germania – che divisero in 4 zone di occupazione- del problema delle
riparazioni di guerra e in cui approvarono la Dichiarazione dell’Europa liberata che sanciva il diritto dei
popoli europei di scegliere liberamente la propria forma di governo mediante libere elezioni + nel 1945
viene siglata la Carta delle Nazioni Unite istitutiva dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) finalizzata
ad assicurare la pace e la sicurezza internazionale sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli
e divisa in Assemblea Generale degli Stati membri, Segretariato generale e un Consiglio.
L’ultima conferenza interalleata che si tenne è quella di Postdam del 1945 si ribadì la divisione della
Germania in 4 zone di occupazione, vennero espulse le minoranze tedesche dalla Polonia, Ungheria e
Cecoslovacchia anche grazie alla spinta dell’Urss che temeva il ricostituirsi di una nuova Germania forte e
autonoma.

9.
La fine della Seconda guerra mondiale produsse una radicale ridefinizione degli assetti di potere a livello
globale, distinguiamo difatti 4 potenze vincitrici che sono Francia, UK, Urss e USA. Fra le ultime due vi fu sin
da subito una sensazione di sfiducia mista ad insicurezza e rivalità che porterà alla Guerra Fredda→ il 5
marzo 1946 Churchill, in un discorso al Westminster College di Fulton nel Missouri, affermerà che “una
cortina di ferro è scesa attraverso il continente” contrapponendo due ideologie e culture incredibilmente
diverse, quella sovietica e quella americana.
Proprio in questo frangente nasce la “dottrina Truman” per il contenimento del comunismo all’interno dei
suoi confini + in Europa Orientale i comunisti salirono al potere grazie all’appoggio sovietico e al colpo di
stato di Praga del 1948

Mentre il conflitto era ancora in corso si posero le basi dei rapporti economici/monetari che avrebbero
caratterizzato il quadro internazionale del dopoguerra ad es. la conferenza internazionale di Bretton Woods
del 1944 che vide ben 45 stati riunirsi per stabilire le regole delle nuove relazioni commerciali tra i
principali paesi industrializzati del mondo (libera concorrenza e mercato mondiale) e istituire il Fondo
monetario internazionale con l’incarico di costituire una riserva monetaria da cui gli Stati avrebbero potuto
attingere in caso di necessità. Tutti questi interventi miravano a dare una nuova struttura alle relazioni
economiche tra i paesi ma l’Europa stava vivendo un collasso economico e questa sua situazione
drammatica fu risanata, in parte, grazie all’aiuto degli USA ed il “piano Marshall”- European recovery
program del 1947→ benché fosse rivolto a tutti i paesi europei, compresi quelli sotto l’influenza sovietica,
l’Urss rifiutò gli aiuti interpretandoli come un affronto al suo espansionismo e confermando nuovamente la
divisione d’Europa in due blocchi; nascono i piani Molotov e il Cominform (ufficio di informazione
comunista) per strutturare in modo stabile il collegamento tra partiti comunisti dell’est Europa.

Dopo cotanta distruzione si pensò di ricostruire gli stati (non solo fisicamente ma anche moralmente) si
riconsidera il concetto di Stato come “warfare” cioè espressione di esclusiva potenza passando a quello di
“welfare” ovvero Stato che agisce positivamente e concede benessere materiale/morale→ STATO SOCIALE
con modello UK
Unita ad altri fattori quali la presenza di una vasta area di libero scambio, la piena libertà d’impresa, la
manodopera a basso costo, l’attenzione dei governi al riequilibrio sociale e al sostegno interno… fra il 1950
e 1980 si produsse un vertiginoso boom economico che conseguentemente portò anche ad un
cambiamento degli stili di vita e dei consumi→ società di massa e ideale dell’American way of life,
immagine di una società omogenea nella condivisione dei consumi e degli stili di vita che però nascondeva
tantissime contraddizioni come ad esempio la distribuzione della ricchezza non equilibrata o la
segregazione razziale degli stati del Sud nei confronti delle minoranze di colore; in questo frangente
ricordiamo il movimento della popolazione afroamericana che decise di mettere fine a questo regime di
segregazione e nel 1954 riuscì ad ottenere il primo risultato significativo quando il presidente della Corte
Suprema federale Warren emise la sentenza che dichiarava incostituzionale la segregazione scolastica.

La divisione della Germania in zone da porsi sotto il controllo dalle potenze vincitrici era stata definita già
alla conferenza di Yalta, in base a qui accordi fatti dopo la resa incondizionata dei tedeschi , il 5 giugno 1945
assunse tutti i poteri del governo il “Comando Supremo delle zone di occupazione” di cui facevano parte i
rappresentanti degli USA, Urss, UK e Francia → nascita di un’amministrazione quadripartita sulla città di
Berlino che risultava anch'essa divisa fra una zona est-di competenza sovietica ed una zona ovest-sotto il
comando delle truppe anglo/franco/americane.
Alla successiva conferenza di Potsdam del 45 si dettarono alcune linee guida circa il modo in cui le forze di
occupazione avrebbero dovuto rapportarsi al popolo tedesco ed ebbe così origine quello che può essere
definito come il “protocollo delle quattro D” cioè gli obiettivi che gli occupanti avrebbero dovuto perseguire
all'interno dei propri territori: democratizzazione, denazificazione, demilitarizzazione, decartellizzazione
(anche se in realtà le potenze alleate dimostrano ben presto di leggere con lenti diverse i principi che esse
stesse avevano fissato di comune accordo fino ad arrivare ad applicare politiche autonome all'interno delle
proprie zone). Ancora più drastica fu la differenza fra le potenze occupanti circa il modo in cui fu avviata la
ricostruzione nelle quattro zone e l'opera di denazificazione della società, rallentate sia per esigenze di
funzionamento del paese sia in funzione anticomunista.
Nel 1948 assistiamo alla formazione della “trizona” (le tre potenze UK, USA, Francia + i paesi del Benelux) in
quella sede si approvò l'adesione delle zone occidentali della Germania al piano Marshall e si arrivò a
prefigurare la possibilità di un governo autonomo per la Germania occidentale ; posti di fronte
all’unificazione territoriale delle zone occidentali i sovietici accusarono gli angloamericani di essere venuti
meno agli accordi di Potsdam e il 20 Marzo del 48 a fronte delle scelte fatte a Londra il maresciallo sovietico
Sokolovskij abbandonò definitivamente il comando interalleato ufficializzando la fine di un rapporto che si
era già incrinato da tempo → nonostante le accuse mosse agli alleati fu per prima l’Urss a contravvenire al
principio sanzionato proprio a Potsdam secondo cui le potenze occupanti avrebbero dovuto operare al fine
di preparare una ricostruzione della vita politica tedesca su base democratica in vista di una collaborazione
pacifica ; nella zona orientale infatti, fin dalla primavera del 46, vi era stata l’imposizione dell’unificazione
forzata fra socialdemocratici e comunisti che a sua volta aveva portato alla formazione della SED – scopo di
evitare che la SP prendesse il controllo del movimento operaio nella zona orientale e fondamentalmente ci
riuscì ma generando un innalzamento del livello di allarme dalla potenza occidentale e dello stesso popolo
tedesco circa le mire sovietiche- nonché ad un accentuarsi della diversità di orientamenti in campo politico
ed economico fra est ed ovest.
Gli USA nel 1948 pensarono che fosse ormai giunto il momento di dare una spinta acceleratrice
all'economia della Germania occidentale e fu così che decisero di cambiare la moneta solo nella trizona
occidentale sostituendo i vecchi reichsmark con i deutschemark, eliminando sia il controllo sui prezzi sia il
blocco dei salari per avere una solida base di partenza della loro economia sociale di mercato tanto
desiderata ; contemporaneamente anche ad est si cambiò moneta con il nome di deutschemark ost (aveva
un valore di scambio inferiore rispetto alla moneta della parte occidentale) e a partire dal 24 giugno, giorno
successivo all'entrata in vigore del marco orientale, i sovietici bloccarono tutti gli accessi terrestri a Berlino
ed estesero la validità della propria moneta nel settore ovest della città OVVIAMENTE la reazione
angloamericana fu immediata: bloccarono i rifornimenti di carbone e acciaio provenienti dalla Ruhr o verso
la Germania orientale e allo stesso tempo diedero vita ad un gigantesco ponte aereo che avrebbe
costantemente rifornito i berlinesi finché, senza che nulla mutasse nel controllo della città il 12 maggio del
49 si arrivò a un accordo che garantiva la sospensione del blocco da parte sovietica in cambio della ripresa
dei rifornimenti di carbone e acciaio dalla Ruhr.

Fra l’autunno del 1949 e la primavera del 1950 ci furono avvenimenti cruciali per l'estensione del conflitto
fra i due poli, innanzitutto nell'agosto del 49 l’Urss portò a compimento il primo esperimento nucleare che
di fatto annullò improvvisamente il vantaggio strategico detenuto da Washington fin dal lancio delle due
bombe atomiche sul Giappone e, poche settimane più tardi, in Cina gli scontri fra nazionalisti e comunisti
ripresero vigore assumendo ben presto le dimensioni di una vera e propria guerra civile→ le forze
nazionaliste di Chiang Kai Shek non riusciranno a tenere testa ai comunisti di Mao Zedong che il 1 ottobre
1949 entrarono a Pechino e proclamarono la Repubblica Popolare Cinese + nel Febbraio del 1950 firma del
patto di amicizia fra Mosca e Pechino va ad alterare profondamente gli equilibri e i rapporti di forza fra i
due blocchi riportando nell’agenda politica di Washington la questione della sicurezza americana nell'area
del pacifico.

Fino all'inizio del secolo la Corea era stata contesa tra Cina, Russia e Giappone-che di fatto era riuscito ad
occuparla nel 1910-alla fine della seconda guerra mondiale il paese era stato invaso dalle truppe sovietiche
nella parte nord e da quelle americane a sud che posero la linea di demarcazione sul trentottesimo
parallelo; questa semplice linea di divisione geografica divenne via via un confine decisivo sul piano
internazionale/politico nel momento in cui nel 1948 russi e americani si ritirarono lasciando un governo
filocomunista nella parte settentrionale sotto la guida di Kim il Sung ed il controllo della parte meridionale
al nazionalista autocratico e filo americano Rhee.
La situazione tuttavia precipitò quando i governanti delle “due Coree” annunciarono che avrebbero
proceduto alla riunificazione del paese con qualunque mezzo e nacque una guerra civile.
Il 25 giugno 1950 le truppe di Kim il Sung attraversarono in massa il trentottesimo parallelo spingendosi in
profondità nel sud della penisola e arrivando a minacciare da vicino Seul → su pressione di Washington fu
riunito il consiglio di sicurezza dell’ONU al quale tuttavia l’Urss non partecipò in segno di protesta contro le
potenze occidentali, esso riconobbe la Corea del nord come stato aggressore stabilendo la necessità di un
immediato ripristino del confine, facendo appello a tutti gli stati membri dell’ONU affinché fornissero
supporto alla Corea del Sud per favorire il ritorno dell’equilibrio e ordinò il trasferimento di uomini e armi
sul territorio coreano autorizzando al bombardamento del territorio nord coreano→ assistiamo allo sbarco
delle truppe ONU riunite sotto il comando del generale Mac Arthur con l'obiettivo di riunificare la Corea
sotto un regime filo-occidentale, il 20 ottobre superarono il confine spingendosi fino a pochi chilometri
dalla Cina dove trovarono 200.000 volontari a fianco delle truppe nordcoreane e in poco tempo vennero
sconfitte, lasciando ai cinesi l’occupazione di Seul.
Questi momenti drammatici soprattutto in seguito alla dichiarazione di Truman sulla possibilità di
riutilizzare delle armi nucleari fecero notare il rischio di un allargamento a macchia d'olio della guerra e per
questo anche gli alleati più fidati degli USA quali UK, Canada e Francia iniziarono a criticare l’unilateralismo
statunitense; Mac Arthur venne rimosso dal suo incarico e l'amministrazione Truman acconsentì al
ripristino della situazione precedente lo scoppio della guerra (ovvero la divisione sul trentottesimo
parallelo).
La guerra pur lasciando la penisola divisa in due Stati sul medesimo confine del 1950 non terminò con un
nulla di fatto oltre alla perdita di vite umane.

Sempre in questo periodo ricordiamo la nascita di due nuove alleanze la NATO e la SEATO contrapposte al
patto di Varsavia: il 4 Aprile 1949 mentre era ancora in corso la crisi del blocco di Berlino venne firmato a
Washington il patto Atlantico, un accordo difensivo che comprendeva i paesi del patto di Bruxelles, USA,
Canada, Islanda, Danimarca, Norvegia, Portogallo e Italia + si creò un'organizzazione militare integrata
permanente con sede a Bruxelles chiamata NATO- North Atlantic Treaty Organization strategica per gli USA
dal momento che si sarebbe fondata sulle forze di terra messe a disposizione dai paesi europei.
A modificare le cose intervenne nel 49 il primo esperimento nucleare condotto dall'unione sovietica che
segnò la fine del primato atomico di Washington e l'ipotesi di un attacco sovietico sul suolo della neonata
Repubblica federale tedesca portò gli Stati Uniti optare per un maggior coinvolgimento diretto nella difesa
europea trasferendo a Parigi il Supreme Headquarters Allied Powers Europe-Centro di coordinamento dei
paesi NATO → a questo punto divenne cruciale decidere se la Germania ovest dovesse o meno partecipare
attivamente alla propria difesa e si pensò di creare un progetto per la formazione di un esercito unificato
europeo al quale ogni paese avrebbe fornito le truppe necessarie che avrebbe incluso anche contingenti
tedeschi (CED-Comunità europea di difesa) fino a che nel 1955 la Germania ovest sarà ammessa alla NATO
con la rinuncia di dotarsi di un programma nucleare militare.
Nel mentre la risposta sovietica fu quella di convocare a Mosca nel 1955 Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia,
Germania est, Polonia, Romania e Ungheria per la firma di un trattato di amicizia, cooperazione e mutua
assistenza noto come patto di Varsavia → il trattato richiamando in maniera esplicita alle minacce alla
pace portate dalla NATO prevedeva un impegno automatico ed incondizionato degli Stati membri nella
difesa della sicurezza collettiva e la costituzione di un comando unificato sotto il quale porre una parte delle
forze armate (per esprimere meglio l'intento pacifico del patto venne inserita una clausola che ne
prevedeva l'automatica decadenza qualora fosse stato stipulato un accordo per la costituzione di un
sistema generale europeo di sicurezza andando così a formalizzare in maniera ancora più evidente la
divisione del vecchio continente in due blocchi).Proprio il sistema delle alleanze, grazie al dinamismo
statunitense, stava ridisegnando le carte dei due blocchi ad es. gli USA firmarono nel 51 un patto tripartito
con Australia e Nuova Zelanda ANZUS o il trattato di Manila con il quale crearono la SEATO-South East Asia
Treaty Organization che voleva opporsi alla forte pressione politico-militare esercitata dai paesi comunisti
nel sud-est asiatico (si sciolse nel 1959).
A ciò si aggiungeva la paura e la conseguente dissuasione a trasformare i contrasti in conflitti aperti per il
rischio dell’utilizzo di armi nucleari e la distruzione totale del pianeta: equilibrio del terrore e MAD-mutual
assured destruction

10.
Alla fine degli anni 30 mentre cresceva il timore di un nuovo conflitto si era assistito ad un’impennata delle
spese militari le quali, a loro volta, avevano richiamato massicci investimenti e questo produsse nella prima
metà degli anni 40 importanti effetti sull’economia statunitense come l'aumento dell'occupazione, il
raddoppio degli indici di produzione industriale rispetto a quelli del 39 e la crescita del 75% del reddito
nazionale.
I timori che avevano animato inizialmente i settori economici rientrarono ulteriormente quando la
smobilitazione dell'esercito non si tradusse nell’aumento della disoccupazione ma piuttosto fu assorbita in
breve tempo da un’economia in continua crescita NONOSTANTE CIO’ la riconversione economica fece
alzare il tasso di inflazione portando a svariati scioperi e disagi e terminando con una pesante sconfitta
elettorale per il partito democratico alle elezioni del 1946 → Truman riuscì a farsi riconfermare la
presidenza nel 1948 grazie soprattutto al sostegno della classe operaia, degli agricoltori e delle minoranze
di colore e, legittimato questa volta da una elezione diretta, presentò al congresso un progetto di riforme
sociali ed economiche che invano aveva cercato di far approvare nei due anni precedenti: il Fair Deal-Patto
Onesto. Il suo programma economico e sociale ebbe però uno scarso consenso ma ciò non fu l'unico
problema che dovette affrontare, vi era una forte paura della diffusione del comunismo all'interno del
paese poiché percepito come una forma di totalitarismo da combattere e sconfiggere che stava
dimostrando una straordinaria capacità di penetrazione sociale anche nei paesi dove la fine della guerra
aveva aperto la strada al ritorno del pluralismo politico e della democrazia → vera e propria fobia per un
potenziale nemico interno rappresentato indistintamente da socialismo e comunismo la cui espressione si
rivede nella figura del senatore repubblicano McCarthy che, nel 1950, fece varare l'Internal Security Act con
cui venivano forniti strumenti giuridici per l'epurazione di quanti potevano essere sospettati di simpatie o
attività filocomuniste (maccartismo) che mise sotto accusa per spionaggio a favore dell'unione sovietica
numerosi personaggi politici, scienziati, funzionari o artisti.
Questa ondata di paura per il “pericolo rosso” fu senz'altro determinata e ingigantita dallo scoppio della
guerra di Corea -la prima in cui gli Stati Uniti si trovarono svolgere di fatto il ruolo di baluardo anticomunista
sul fronte asiatico - la crisi coreana agì come monito all'amministrazione Truman affinché non abbassasse
la guardia nei confronti della minaccia comunista ma proprio facendo leva sulla necessità di maggiore
determinazione nella conduzione di quel conflitto il partito democratico perse alle elezioni del 1952 la
presidenza degli Stati Uniti → Il ritorno al potere dei repubblicani con Eisenhower segnò la fine del conflitto
in Corea ma anche la rinnovata coscienza dell'irriducibilità della divisione del mondo in sfere di influenza
contrapposte.

L'attenzione che aveva segnato i rapporti est/ovest durante la crisi del blocco di Berlino accelerò nella
Germania occidentale gli impulsi per la creazione di uno stato nazionale autonomo; fu così che l'8 maggio
1949 viene approvato da un consiglio parlamentare appositamente eletto il Grundgesetz ovvero la legge
fondamentale che segnava la formale costituzione della Repubblica federale tedesca. Secondo quanto
previsto dal Grundgesetz il presidente della Repubblica sarebbe stato eletto in modo indiretto da
un’assemblea federale mentre il Parlamento veniva diviso in due camere di cui una elettiva- Bundestag e
l'altra espressione dei differenti stati federati che costituivano la Repubblica- Bundesrat (entrambe le
camere partecipavano al processo legislativo mentre solo quella elettiva aveva il potere di far cadere
l'esecutivo secondo una peculiare sistema di “sfiducia costruttiva”).
Immediata fu la reazione della parte sovietica dove venne formalizzata la costituzione della Repubblica
democratica tedesca DDR il cui assetto istituzionale prevedeva una camera del popolo con funzioni
legislative ed una camera rappresentativa delle regioni con funzione di controllo della prima.
Seguendo il modello dell’Urss, la DDR, assunse tutte le strutture tipiche di un regime monopartitico
comunista ad esempio furono abolite le autonomie locali e si lasciò alla dirigenza del partito comunista la
guida effettiva dello Stato. Nell'ottobre del 1949 la Germania est fu riconosciuta da tutte le nazioni
comuniste che invece riconobbero la Repubblica federale dell'ovest, i paesi dell’area occidentale fecero lo
stesso e negarono il formale riconoscimento della DDR → nacque anche il primo Parlamento della
Repubblica federale con alla presidenza il liberale Heuss e come cancelliere Adenauer.
Sul piano internazionale cercò di arrivare alla piena riconciliazione con la Francia in quanto per Adenauer la
Germania doveva essere libera, ricca, sovrana e pienamente integrata nel mondo delle liberal democrazie ;
in politica interna il cancelliere si mantenne altresì costante e coerente chiudendo si totalmente nei
confronti della sinistra egli però fu criticato per aver sacrificato il consolidamento della Germania ovest
qualsiasi possibilità di verificazione del popolo tedesco soprattutto dopo che nel 1952 rifiutò la proposta di
Stalin di acconsentire all'unione dei due stati in cambio della loro neutralità e smilitarizzazione.
Molto diverse erano le condizioni della DDR dove si era consolidata la leadership di Ulbricht che rispose al
liberalismo economico dell'ovest rafforzando la costruzione del socialismo e i vincoli economici di
dipendenza dall'Urss : il divario economico e sociale fra le due parti della Germania fu subito evidente
risultando una delle cause principali del flusso costante e crescente dei tedeschi orientali verso la Germania
ovest attratti dalla libertà e dal benessere diffuso (queste fughe vennero anche definite voto con i piedi per
indicare il dissenso dei tedeschi orientali verso regime antidemocratico della DDR).
Ricordiamo nel 1953 una vasta manifestazione di protesta degli operai di Berlino est che si tramutò in
aperta rivolta allargandosi a buona parte del paese, temendo che le proteste generassero una vera e
propria rivolta nazionale contro il regime 600 carri armati sovietici fecero il loro ingresso a Berlino
soffocando nel sangue qualunque tipo di cambiamento → fino al 1961 circa due milioni e mezzo di persone
si trasferirono da Berlino est a ovest ma a partire dall’agosto 1961 il presidente sovietico Kruscev autorizzò
Ulbricht a procedere con la chiusura del confine fra le due zone costruendo un muro, che divenne ben
presto il simbolo più tangibile della divisione della Germania.

Alla fine del settembre 1936, a pochi mesi dal colpo di Stato contro la Repubblica guidato dalla coalizione
del fronte popolare, il generale Francisco Franco ricevette l'investitura di capo dello Stato nonché capo
delle forze armate e del governo spagnolo e da quel momento ebbe inizio la sua opera di costruzione del
“nuovo regime” → La Spagna si avviava sulla strada percorsa dagli altri paesi che tra gli anni 20 e 30
avevano creato un sistema autoritario a partito unico ma la sua specificità rispetto al fascismo o al nazismo
stava nel modo in cui Franco arrivò al potere e nel suo stesso profilo: era infatti un uomo proveniente dagli
alti ranghi dell'esercito e non un outsider come Mussolini ed Hitler, il suo regime non nacque da un
movimento di massa ma da un vero e proprio atto di forza (la dittatura di Franco cercò sempre la sua
legittimazione su tre grandi centri di potere quali la Nuova Falange, l'esercito e la chiesa e non sul popolo).
Nel marzo del 1939 l’entrata dell’esercito franchista a Madrid decretò la fine della giovane Repubblica
spagnola e, contemporaneamente, si permetteva al regime di perseguitare i deputati repubblicani/ la classe
politica del fronte popolare/ tutti coloro che si erano opposti all' alzamiento di Franco. Allo
scoppio del conflitto mondiale Franco scelse di non intervenire, impegnandosi piuttosto nel consolidamento
del suo regime e nelle epurazioni interne e quando cominciò a profilarsi la sconfitta dei paesi dell’alleanza
nazifascista si affrettò a dichiarare che il suo regime non seguiva né uno né l'altro ma era esclusivamente
spagnolo ; varie leggi furono varate dal 38 al 47 per allontanarsi dall’ideale di una Spagna collegata al
nazismo o al fascismo ma nonostante ciò le Nazioni Unite, nel 1946, attuarono un provvedimento con il
quale si raccomandava di non ammettere la Spagna negli organismi internazionali e si invitavano tutti i
paesi a sospendere le relazioni diplomatiche con essa in quanto fortemente ispirata al regime mussoliniano.
* l’isolamento della Spagna non durò a lungo in quanto già a partire dal 1948 l'ostracismo decretato dall'
Onu fu progressivamente attenuato e nel 1955 il paese entrerà nelle Nazioni Unite.
Per quanto riguarda l'economia, a dirigere questo indirizzo venne chiamata una classe di tecnici cresciuti
alla scuola dell’Opus Dei definiti “tecnocrati” per loro conoscenza in campo giuridico, economico e
finanziario. A partire dal 1957 questi funzionari cominciarono ad occupare i ministeri e le più alte cariche
cercando di razionalizzare l'amministrazione e stabilizzare l'economia per un decollo dell’economia
spagnola (desarrollo) che effettivamente avvenne fra il 1960 e il 1974 ma non cancellò i disagi legati alla
natura dittatoriale del regime come ad esempio il tasso di migrazione verso l'esterno che rimase costante
ed il tenore di vita della popolazione che era mediamente fra i più bassi dell’Europa occidentale→ questi
fattori portarono a molti scioperi, rivendicazioni economiche e manifestazioni studentesche che
lentamente si mescolarono con le proteste rivolte espressamente contro il regime (soprattutto nei Paesi
Baschi) e, di fronte a queste tensioni, la risposta della classe dirigente spagnola fu essenzialmente la
repressione.

In Jugoslavia assistiamo al consolidamento di Tito che, dopo il 1945, si pose alla guida della ricostruzione
del paese. Alle elezioni dello stesso anno venne riconfermata la leadership comunista ed a distanza di pochi
giorni fu scelta la forma di Stato Repubblicana con l’approvazione di una costituzione ricalcata sul modello
sovietico che faceva della Jugoslavia una Federazione di sei repubbliche: Croazia, Serbia, Slovenia, Bosnia
Erzegovina, Montenegro e Macedonia + al governo centrale erano riconosciuti ampi poteri mentre si
lasciavano ai governi delle singole entità federali alcune forme di autonomia amministrativa e culturale.
Tuttavia molti furono i contrasti fra Tito e Stalin culminati con lo “scisma di Mosca” , sul piano politico
istituzionale Tito difatti decentrò la gestione del potere all'interno del partito comunista fino a quando il
partito assunse la denominazione di Lega dei Comunisti di Jugoslavia e in quella estera egli giocò con
abilità sul fronte internazionale promuovendo il movimento dei paesi non allineati organizzando nel 1961
a Belgrado il primo incontro ufficiale fra essi→ portavoce dell’alternativa di un “non allineamento” al
conflitto fra est e ovest e sensibile alle questioni della decolonizzazione, Tito ottenne una grande visibilità
sul piano internazionale soprattutto fra i paesi dell’Africa e dell’Asia che avevano da poco raggiunto
l'indipendenza.
*Con la morte di Stalin nel 53 ripresero anche i rapporti fra Jugoslavia e Urss, il nuovo leader sovietico
Kruscev si recò personalmente a Belgrado nel 55 per incontrare Tito e ricucire lo strappo di 7 anni prima
MA il leader jugoslavo continuò a mantenersi in linea con le sue iniziali posizioni di autonomia rispetto ai
due blocchi della guerra fredda.
In politica interna invece cominciarono a emergere i primi segnali di crisi durante la seconda metà degli
anni 60, a sollevarsi furono gli albanesi del Kosovo che rivendicavano maggiore autonomia nella loro
provincia e successivamente furono i musulmani di Bosnia che cercarono di essere riconosciuti come
gruppo nazionale autonomo seguiti da varie manifestazioni in Croazia, Slovenia e Serbia… Tito cercò di far
fronte a queste tensioni non ricorrendo alla repressione ma agli strumenti della “via jugoslava al
socialismo” promettendo la redazione di una nuova carta istituzionale che portava al compimento l'idea
federalista già in parte manifestatasi nella costituzione del 46 e con cui i poteri delle singole repubbliche
vennero ampliati e l’autonomia delle province di Vojvodina e Kosovo estesa.

In Cina invece la Repubblica cinese fondata nel 1912 da Sun Yat-Sen ebbe una breve vita a causa dei
contrasti con il Guomindang e i gruppi conservatori che facevano capo al generale Yuan Shikai, questi nel
1913 con un colpo di stato inaugurò una dittatura personale che tuttavia non riuscì a riportare l'ordine nel
paese né a contrastare le mire espansionistiche del Giappone a cui venne riconosciuto il controllo
economico sulla regione cinese dello Shandong. Tale umiliazione favorì il riaccendersi del nazionalismo
interno e di un ampio movimento di protesta che si sviluppò nuovamente attorno al Guomindang che
comprendeva tanto la gioventù intellettuale quanto la borghesia e i primi nuclei di classe operaia,
interessato alla lotta diretta contro il governo centrale e l'imperialismo straniero → nel 1921 Sun Yat-Sen
formò un governo autonomo a Canton raccogliendo anche l'appoggio del partito comunista cinese (fondato
lo stesso anno a Shanghai da un gruppo di intellettuali fra cui Mao Zedong) ma la loro intesa si dissolse
presto in quanto, con la morte di Sun Yat-Sen nel 1925, il suo successore Chiang Kai Shek modificò
radicalmente l'azione e gli obiettivi del partito; egli nel 1927 attaccò e sconfisse le forze comuniste a
Shanghai, entrò con le sue truppe a Pechino dove istituì un governo di stampo autoritario e mise fuori legge
il partito comunista.
L'aggressione giapponese alla regione cinese della Manciuria nel 1931 diede nuova luce al partito
comunista che si erse a baluardo dell’indipendenza nazionale; assunta la leadership del partito, Mao
Zedong, intensificò la lotta armata contro il governo di Chiang Kai Shek che però reagì dando vita a delle
campagne militari contro i comunisti e riuscendo, in soli tre anni, ad accerchiare la regione del dello Shaanxi
da cui le truppe di Mao furono costrette a ritirarsi (lunga marcia) + nel 1937 di fronte ad un intensificarsi
delle aggressioni giapponesi, le forze nazionaliste di Chiang e quelle comuniste di Mao arrivarono alla firma
di un accordo allo scopo di evitare la guerra civile e opporre un fronte unito all'imperialismo straniero
TUTTAVIA la loro intesa non produsse gli effetti sperati.
Nel biennio fra il 40 e il 47 i nazionalismi sembrarono prendere il sopravvento e riuscirono a dilagare in
varie zone precedentemente controllate dai comunisti ma fu nel corso del 48 che l'andamento del conflitto
subì una svolta improvvisa: le truppe del governo centrale di Chiang iniziarono a sbandarsi e l'Armata
Popolare di Liberazione riuscì a prendere il sopravvento occupando le principali città e vie di
comunicazione→ le truppe di Mao poterono entrare a Pechino e i nazionalisti furono costretti alla resa,
viene proclamata la Repubblica popolare cinese il 1 ottobre 1949, con un immediato riconoscimento da
buona parte della comunità internazionale ma non dagli Stati Uniti. Mao non ebbe grosse difficoltà
completare quella che era stata definita una delle poche “rivoluzioni totali” della storia poiché avvenuta in
tutti gli ambiti politico, socioeconomico e nazionale contemporaneamente.

La fine della Seconda guerra mondiale fu segnata dal disastro di Hiroshima e Nagasaki che lasciò il Giappone
in condizioni di totale distruzione in quanto aveva perduto 2/3 delle industrie, il 70% della flotta mercantile
e ciò aveva portato a circa 5 milioni di disoccupati.
Nel 1946 sotto l'amministrazione americana fu varata la nuova costituzione che trasformava la vecchia
autocrazia imperiale in una monarchia costituzionale con un Parlamento rappresentativo, espressione della
sovranità popolare e donando libertà religiosa e tutti i principali diritti politici ai cittadini (uno dei primi
provvedimenti realizzati dal nuovo Parlamento in accordo con l'amministrazione statunitense fu la riforma
agraria che servì a consolidare la piccola proprietà terriera mentre sul versante dell’istruzione vennero
sancite la libertà di insegnamento e la gratuità della scuola fino ai 13 anni).
Il consolidamento dei rapporti fra Stati Uniti Giappone divenne sempre più evidente soprattutto al
momento dello scoppio della guerra di Corea quando il Giappone divenne una sorta di “porta aerei”
americana al largo della Corea nonché uno dei pilastri fondamentali del cosiddetto perimetro difensivo
americano che comprendeva tutti i territori dell’area del Pacifico ritenuti indispensabili per la sicurezza
degli Stati Uniti in funzione anti sovietica.
Anche in Giappone se stiamo al boom economico a partire dalla metà degli anni 50 ed un piano di
inserimento nel sistema delle alleanze occidentali → ingresso nell’ONU nel 1955 sempre però rimanendo
vincolato nelle sue scelte alla strategia americana.

Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo cominciò a diffondersi quel sentimento politico nazionalista che
attendeva alla costruzione di uno stato autonomo ebraico: il sionismo, dal 1880 abbiamo varie ondate
migratorie di ebrei provenienti da territori russi o dell’Europa orientale di cui però solo la minima parte
prese la strada della terra promessa ovvero la Palestina.
A distanza di qualche anno fu fondata l'Organizzazione Sionista Mondiale con cui alcuni pionieri
acquistarono delle terre dagli arabi e grazie ai finanziamenti vi ci impiantarono fattorie collettive fondando,
soprattutto lungo la costa e la Palestina, i primi insediamenti ebraici.
Durante la prima guerra mondiale numerosi ebrei immigrati in Palestina arruolati nella legione ebraica
combatterono a fianco degli inglesi contro gli ottomani, prima del conflitto infatti l'organizzazione sionista
aveva deciso di affiancare azionismo pratico anche sionismo politico e il principale successo di questa
strategia fu la pubblicazione nel 1917 della “dichiarazione Balfour” con cui il ministro degli Esteri britannico
dichiarava di guardare con favore alla creazione di un focolare nazionale ebraico in Palestina→ le
aspettative alimentate da questa dichiarazione fecero sì che riprendesse il movimento migratorio verso la
Palestina con la nascita delle prime strutture stabili e le prime comunità ebraiche radicate che generarono
anche i primi conflitti con gli arabi.
Per sedare le tensioni, nel momento in cui la Società delle Nazioni assegnò formalmente il mandato sulla
Palestina alla Gran Bretagna, si pensò di dichiarare esplicitamente che non si mirava alla costituzione di uno
Stato ebraico in tutta la Palestina e che non avrebbe in alcun modo avuto conseguenze sugli arabi ma
nonostante ciò, dopo una nuova ondata migratoria nel 1924, la convivenza fra ebrei e arabi divenne quasi
insostenibile (soprattutto a causa dell'aumento della disoccupazione fra la popolazione araba che
cominciava a compiere atti sempre più ostili e violenti verso la comunità ebraica e le autorità inglesi) e ciò
culminò nella Grande Rivolta Araba del 1936-1939. Qui le forze britanniche in Palestina cercarono di
reprimere il tutto con la forza ma al tempo stesso cominciarono a considerare l'eventualità di creare due
comunità nazionali separate fino a che, nel 1939 si propose nel cosiddetto “libro bianco” di costruire in
Palestina uno stato binazionale la cui responsabilità avrebbe dovuto essere condivisa da arabi ed ebrei.
Dopo la Seconda guerra mondiale e gli orrori del genocidio ebreo la Gran Bretagna si trovò ancora più in
difficoltà nella gestione di questo caso intricato e decise di rinunciare al suo mandato in Palestina
lasciandone la gestione all’ONU che, nel 1947, la divise in due stati: uno ebraico e l'altro arabo, ponendo
Gerusalemme sotto l'amministrazione nazionale; nelle intenzioni della comunità internazionale i due stati
avrebbero dovuto aderire all’Unione economica palestinese col compito di gestire- in un clima di parità e
amicizia- la moneta unica, le risorse del territorio e le infrastrutture MA ciò venne rigettato dagli arabi.
Dopo l'adozione della risoluzione ONU181 crebbero ancora di più gli scontri e le manifestazioni, la Lega dei
paesi arabi iniziò ad inviare alcune formazioni volontarie e arruolare le prime milizie palestinesi tagliando le
vie di comunicazione ebraiche fra le città di Tel Aviv e Gerusalemme; le forze ebraiche dimostrarono fin da
subito di essere militarmente più forti ed il 14 maggio 1948 dichiararono l'indipendenza dello Stato di
Israele→ Lo stato di Israele venne immediatamente riconosciuto dall’Unione Sovietica, dagli Stati Uniti e da
quasi tutti i paesi membri dell’ONU
Nei giorni successivi i paesi arabi limitrofi lo cercarono di attaccare con l'intento di procedere alla creazione
di uno stato arabo unitario in Palestina -come già abbiamo detto le forze arabe erano preponderanti ma
male organizzate- e dopo questa prima guerra arabo israeliana, nel 1949, venne firmato l’armistizio con il
quale gli arabi venivano cacciati fuori dei confini previsti dall’ONU(Al-Naqba).
Lo stato di Israele riuscì a dotarsi di strutture politiche-sociali molto avanzate anche grazie ad una classe
politica preparata e intraprendente, fra cui spiccava il socialista Ben Gurion che per oltre 10 anni ne fu
primo ministro.

Negli anni fra le due guerre le nazioni europee continuano a ritenere legittimo e opportuno l'esercizio del
potere all'interno delle colonie tuttavia, cominciò a delinearsi un diverso modo di rapportarsi con i territori
d'oltremare da parte delle due maggiori potenze coloniali, Francia e Gran Bretagna.
Mentre entrambe avviarono una politica di sviluppo economico nelle colonie, la Francia continuò a
mantenere una posizione di chiusura rispetto alle richieste di autonomia dei popoli colonizzati mentre la
Gran Bretagna assunse un atteggiamento più aperto e conciliante →un primo segnale di questo si vede nei
territori mediorientali dove nell’area dell’antica Mesopotamia furono creati gli Stati dell’Iraq e della
Transgiordania che, sebbene fossero protetti dagli inglesi divennero pienamente indipendenti + ricordiamo
la costituzione del Commonwealth, lo stato di comunità autonome di cui fecero parte Canada, Australia,
Nuova Zelanda e Sudafrica tutti paesi che avevano già ottenuto in precedenza lo statuto dei dominions e
godevano di una relativa autonomia. L'unica nazione che voleva conquistare l'indipendenza dalla Gran
Bretagna ma non ci riusciva era l'India e solo all'indomani della Prima guerra mondiale il governo britannico
istituì un regime diarchico nelle province, affidando larghi settori dell’amministrazione ai nativi
(Government of India Act). Conseguentemente ai conflitti susseguitisi nel tempo era nato un movimento
indipendentista indiano radicalizzato per cui queste concessioni furono giudicate insufficienti, alla guida del
movimento indipendentista dell’India si pose fin dal 1919 Gandhi con la sua predicazione fondata sulla non
violenza e sulla pratica della resistenza passiva nei confronti degli inglesi (egli fu ucciso in un attentato ad
opera di un fanatico nel 1948 ma riuscì a vedere la conquista dell'indipendenza da parte del suo paese
sancita dall’Indian Independence Act nel 1947).
Nel 1947 l’India induista fu suddivisa dalla parte musulmana (Unione indiana vs. Pakistan) ma questa
divisione non fece calare la tensione fra indù e musulmani e agli scontri fra le popolazioni si aggiunse il
difficile stato della minoranza induista nelle terre assegnate al Pakistan e viceversa che portarono ad un
trasferimento che coinvolse circa 17 milioni di persone.
Le tensioni scoppiarono nel 1949 per il controllo del Kashmir -regione posta al confine fra i due stati- per cui
l'ONU ordinerà la sospensione delle ostilità e dividerà il territorio del kashmir assegnandone 2/3 all'unione
e la parte nord al Pakistan.
La leadership dell'unione indiana fu assunta da Nehru che dovette svolgere un lavoro molto complicato di
rottura di tutte quelle tradizioni arcaiche radicate prima di poter avviare un processo di modernizzazione sia
sociale che economica del suo paese → cercò di abolire il sistema delle caste, spinse per la parità dei sessi,
impose il rispetto delle forme parlamentari, garantì più ampia libertà di espressione e attuò la
nazionalizzazione dei servizi pubblici e dei settori economici strategici; dal punto di vista della politica
estera riuscì a garantire all'india un ruolo di primo piano sulla scena politica internazionale proponendo una
politica neutralista anticolonialista che lo portò opporsi fra il 54 e 55 alla SEATO e al patto di Baghdad
(passò a far parte dei paesi non allineati scegliendo di non schierarsi a fianco di una delle due superpotenze
della guerra fredda) ≠ Il Pakistan impiegò anni per darsi un impianto costituzionale che riuscì ad avere solo
nel 1956 ma le drammatiche condizioni economiche e una classe politica corrotta lasciarono spazio
all'esercito che ciclicamente assunse la guida del paese. Nel 1971 il Pakistan orientale si ribella
definitivamente al Pakistan occidentale e ottenendo l'appoggio dell’Unione indiana si separa costituendo
uno stato indipendente con il nome di Bangladesh.

In Francia invece la questione della decolonizzazione si impose in modo repentino e drammatico all'
indomani della guerra mondiale poiché, a differenza della Gran Bretagna, la Francia non aveva saputo né
voluto impostare una politica di progressiva integrazione delle élite locali nell’amministrazione dei territori
d'oltremare preferendo la pratica dell'assimilazione con cui le autorità francesi continuavano a mantenere
saldamente il potere politico nelle colonie → emblematica fu la vicenda indocinese in cui, avendo perso il
controllo dell’Indocina, la Francia non accettò che alla fine del conflitto venisse proclamata la Repubblica
democratica del Vietnam facendone scaturire un sanguinoso conflitto da cui però ne uscì sconfitta nel 1954
(la conclusione della guerra d’Indocina non solo segnò la fine della presenza francese nella penisola ma
mostrò il fallimento della sua rigida politica assimilazionista) ; per quanto riguarda invece l'Africa, in
Marocco e Tunisia, dopo dure lotte e repressioni si riuscì nel 1956 ad ottenere la piena indipendenza sotto
la guida dei leader filoccidentali - molto diverso fu il caso dell’Algeria che la Francia considerava una sorta
di prolungamento del proprio territorio e dove cominciarono a crearsi scontri armati a partire dal 1957 con
la battaglia di Algeri, nei 9 mesi di scontri i militari francesi fecero ampio uso della tortura e ciò portò a una
divisione profonda nell’opinione pubblica francese e al conseguente tracollo delle istituzioni della quarta
Repubblica → dinanzi al pericolo di un golpe militare da parte dei generali d’istanza in Algeria solo il ritorno
al potere del generale De Gaulle condusse all'avvio dei negoziati con gli algerini e all'ottenimento della
piena indipendenza nel 1962.
Non volendo che quanto stava accadendo in Algeria si replicasse altrove De Gaulle mise i rimanenti stati
dell'africa dinanzi alla scelta di restare o meno l'interno della Nuova Comunità Francese (una sorta di
Federazione fra i territori d'oltremare e Parigi) in questo ultimo caso l'ex colonia avrebbero continuato a
ricevere aiuti economici e militari dalla Francia + il cammino verso l'indipendenza dei paesi dell’Africa
conobbe una svolta decisiva nel 1960, definito non a caso come” l'anno dell'Africa”, in cui ottennero
l'indipendenza ben 17 paesi anche se in alcuni casi rimase attivo il regime di apartheid come ad esempio in
Sudafrica.

Nel 1954 India, Pakistan, Ceylon, Birmania ed Indonesia decisero di invitare ad una conferenza -da tenersi
l'anno successivo a Bandung- i paesi che avevano in comune il passato di ex colonie/ i popoli che stavano
ancora lottando per l'indipendenza con l’obiettivo di discutere la propria condizione di paesi ancora
arretrati dal punto di vista economico, con una bassa alfabetizzazione nonché lontanissimi dal livello di
sviluppo complessivo dei paesi industrializzati. L'invito fu accettato da 29 stati fra Africa ed Asia a cui si
aggiunsero rappresentanze dei movimenti di liberazione dell’Algeria, del Marocco e della Tunisia ; durante
questa conferenza fu espresso un aperto sostegno a tutti i paesi in lotta per l'indipendenza e si
individuarono e riconobbero l’uguaglianza di tutte le razze, il rispetto di tutte le nazioni, della loro sovranità
e della loro integrità territoriale come principi basilari su cui costruire la pace mondiale.
Proprio in riferimento a questa conferenza l’antropologo Sauvy coniò l'espressione “terzo mondo” per
indicare l'insieme di quelle nazioni che, non essendo parte né dell’Europa né dell’USA, non avevano mai
avuto un ruolo politico ed economico in primo piano pur avendo al loro interno risorse materiali ed
umane→ questa espressione da quel momento è stata usata per indicare quei paesi che, resi indipendenti
dopo la seconda guerra mondiale, chiedevano il riconoscimento del proprio ruolo politico ed economico in
ambito internazionale. *Nel 1961 si svolse a Belgrado la prima conferenza dei paesi non allineati in cui
parteciparono 25 stati per lo più africani e asiatici, che unanimemente decisero di rifiutare la politica di
bipolarismo della guerra fredda.

11.
Apertisi con la guerra di Corea che sembrava dover condurre il mondo verso un terzo conflitto mondiale, gli
anni 50 segnarono invece un primo passo verso la distensione dei rapporti fra le due superpotenze.
A favorire questa inversione fu, nel marzo del 1953, la morte di Stalin per cui vi furono dure lotte di
successione fino all’affermazione di Kruscev → egli volle sottolineare la cesura col passato cercando di
applicare le più moderne tecnologie all’agricoltura e alle industrie, in politica estera promosse il
riavvicinamento con la democrazia Popolare di Tito (lui stesso si recò a Belgrado per incontrarlo nel 1955).
In vista del ventesimo congresso del partito comunista -che doveva tenersi nel Febbraio del 56- Kruscev
preparò un dettagliato rapporto in cui condannava la gestione accentrata del potere da parte di Stalin, il
sistema di sospetto che aveva segnato per anni i rapporti all'interno del partito, i processi farsa, gli arresti,
le esecuzioni ed il culto della personalità attorno alla sua figura ; l'accusa allo stalinismo rappresentò una
drastica virata in direzione del cambiamento e fu Kruscev stesso a leggere il rapporto al termine del
congresso in una riunione a porte chiuse riservata ai soli delegati che si svolse tra il 24 25 Febbraio
TUTTAVIA prima di leggere la sua condanna Stalin cercò in Lenin la “legittimazione” dell’operazione che
stava per compiere ma proprio a causa sua questo rapporto venne divulgato, generando un grande clamore
in tutto il mondo.
Il processo di destalinizzazione aprì all'interno dell'unione sovietica speranza di cambiamento che in parte
trovò risposta, già nel 1956 infatti, vennero liberati molti prigionieri politici detenuti nei gulag, molti ex
condannati vennero riabilitati, i campi concentramento furono aboliti e venne anche sciolto il Cominform;
in politica estera il superamento della tesi staliniana della “guerra inevitabile con l'occidente” permise a
Kruscev di aprire nuovi orizzonti nello scenario della guerra fredda, fu lui infatti a sostenere per primo il
principio secondo cui sarebbe stato possibile imboccare la strada di una coesistenza pacifica se il mondo
fosse rimasto diviso in due sfere di influenza ben precise ed entrambe le superpotenze avessero potuto
disporre di un potenziale militare non troppo dissimile.

Questo processo alimentò, anche all'interno dei paesi del blocco comunista, la speranza di poter di poter
allentare -se non abbattere del tutto- il controllo che li legava a Mosca ad es. Polonia e Ungheria furono i
due paesi dove ciò si manifestò con maggiore evidenza→ Nel 1956 furono gli operai ed i contadini polacchi
a dare avvio alle manifestazioni contro il regime, i primi insoddisfatti del deludente esito del primo piano
quinquennale, i secondi per protestare contro la politica vessatoria a cui veniva sottoposto il settore
agricolo a favore dell'industria pesante ; l’apice della protesta si toccò con lo sciopero del 28 giugno 1956
nella città di Poznan quando apparvero come slogan frasi quali “via la borghesia rossa /basta col partito/
basta con i bolscevichi” chiaro segnale dell’insofferenza diffusa verso un regime oppressivo e basato sul
dominio del partito e del sindacato. Lo sciopero fu represso dalla polizia e dalle truppe ma ciò continuò fino
a quando non si ebbero le libere elezioni ed il ritiro delle truppe di Mosca nel territorio nazionale.
Alla guida del partito fu nominato Gomulka, un vecchio comunista finito in carcere durante il periodo
staliniano con l’accusa di simpatizzare le scelte autonomiste di Tito, la sua leadership trovò seguito sia nella
dirigenza comunista sia fra i lavoratori polacchi e quanti nel paese non rinnegavano il sistema socialista ma
rivendicavano una maggiore autonomia da Mosca.
Assumendo il mandato egli riconobbe direttamente la necessità per la colonia di rimanere unita all’Urss e
all'interno del patto di Varsavia ma ottenne in cambio da Mosca che fosse dato seguito ad una delle
richieste emerse con maggior forza dalle manifestazioni dei mesi precedenti: il definitivo abbandono dei
territori polacchi da parte dell'armata rossa & potendo contare sulla legittimazione che gli veniva data sia
dal partito che dal paese intraprese anche una serie di riforme senza compromettere la collaborazione con
l’Urss e la presenza della Polonia all'interno del sistema sovietico.
Molto diverso fu il caso dell’Ungheria, in quanto gli ungheresi non avevano mai metabolizzato
completamente la forzata sottomissione al regime di Mosca e la loro insofferenza era sempre più grande sia
per la condanna espressa dal regime nei confronti del cardinale Mindszenty, sia per le drastiche epurazioni
condotte dal partico contro i sospetti titoisti; dopo la morte di Stalin questa insofferenza trovò il modo di
esprimersi compiutamente a livello politico con la nomina di Nagy alla guida del governo nel 53, egli cercò
di interpretare i sentimenti diffusi nel paese e i segnali di svolta promossi dall’Urss di Kruscev avviando un
programma di riforme e promuovendo un'amnistia per i detenuti politici ≠ completamente contrario a ciò
fu Rakosi, volto ad ignorare ogni segno di possibile apertura indicata da Mosca aumentando il risentimento
degli ungheresi fino a che le strade di Budapest cominciarono a riempirsi manifestanti (soprattutto studenti
e uomini di cultura ma in seguito anche operai e lavoratori) e ed egli fu costretto a dare le dimissioni dalla
segreteria del partito facendo prendere il suo posto a Gero. Il suo compito era
quello di riportare nel paese l'ordine e la normalità tuttavia egli decise di reprimere brutalmente le
imponenti manifestazioni accendendo la scintilla della vera e propria insurrezione.

In Egitto fondamentale fu la figura di Nasser che inaugurò un’epoca di riforme politiche ed economiche, egli
varò una riforma agraria con l'obiettivo di eliminare le proprietà di tipo latifondista e al contempo
aumentare la superficie coltivabile; per realizzare ciò il governo pensò un gigantesco progetto di
ampliamento della diga di Assuan. Sul piano internazionale il regime nasseriano si orientò verso un deciso
rigetto del colonialismo, appoggiando il movimento di liberazione algerino e facendosi promotore in Africa
e Medioriente del movimento dei paesi non allineati emerso in occasione della conferenza di Bandung del
1955.
Gli Stati Uniti pensando di estendere la propria influenza strategica nell’area mediorientale si proposero di
finanziare il progetto per la diga di Assuan con un prestito di circa 270 milioni di dollari ma, quando Nasser
propose ai paesi del patto di Varsavia un accordo per operare uno scambio fra cotone egiziano e armi, la
posizione di Washington si raffreddò notevolmente → il rais egizio iniziò le trattative per un analogo
accordo con l'unione sovietica arrivando alla commessa di una partita di armi per il tramite della
Cecoslovacchia ma il successo diplomatico sommato al rischio di un definitivo allineamento con l’Urss
smontarono del tutto l’interesse americano e come ritorsione dinanzi a questo mancato finanziamento
Nasser annuncio la sua intenzione di nazionalizzare la compagnia del canale di Suez allo scopo di aumentare
i guadagni per la costruzione della diga.
Una tale prospettiva confliggeva direttamente con gli interessi della Gran Bretagna che vedeva messo in
discussione il suo tradizionale primato sul Mediterraneo e la possibilità di controllare l'importante via
commerciale sul Mar Rosso, della Francia e di Israele che temevano di compromettere il loro traffico
marittimo; tutte e tre allora iniziarono a pianificare un attacco militare nei confronti dell’Egitto e
nell'ottobre del 1956 ha inizio l’offensiva che effettivamente fu un brillante successo dal punto di vista
militare ma, per le due nazioni europee, fu un fallimento in quanto li mise in grave imbarazzo diplomatico e
li stigmatizzò a tal punto che Eisenhower minacciò Francia e Gran Bretagna di pesanti ritorsioni
economiche per quello che considerava un terribile errore…fu per questo che i due paesi iniziarono le
operazioni di ritiro da Suez all'inizio di dicembre senza porre alcuna condizione.

*Negli anni 50 la chiesa cattolica ha visto una stagione per molti versi contraddittoria in quanto da una
parte, si presentava come un’organizzazione solida e compatta riunita attorno al Papa, dall'altra non poteva
ignorare le nuove sfide che provenivano dall’abbandono della pratica religiosa soprattutto nelle aree più
industrializzate e dall’affermazione del materialismo o del socialismo. Essa condannava il modernismo e si
definiva un po’ come una “società perfetta” ma con l'elezione al soglio pontificio nel 1958 di Giovanni 23 si
misero in luce tante altre nuove contraddizioni → considerato un tradizionalista dal punto di vista
dottrinario egli iniziò un intenso dialogo ecumenico anche con le realtà esterne ostili alla chiesa, si
preoccupò dei problemi della decolonizzazione, del sottosviluppo e invitò i potenti della terra al dialogo e
alla collaborazione reciproca, aprì un confronto con le altre regioni poco sviluppate e con i non credenti
(enciclica pace in terris).
Sempre decisione di Papa 23 fu quella di convocare un Concilio, ossia una riunione di tutti i vescovi del
mondo, nel 1962 -Concilio Vaticano 2 in cui chiese immediatamente di non infliggere nuove condanne né al
comunismo né ad altri bensì chiese di occuparsi dell'aggiornamento della missione della chiesa nel mondo e
trovare un nuovo modo con cui far rapportare la chiesa nella la società contemporanea.
Dopo la sua morte il nuovo Papa fu Paolo 6 che si trovò impegnato soprattutto nella mediazione fra le
correnti che componevano il Concilio, anche con lui si ebbero nuove trasformazioni quali ad esempio l'aver
accantonato l'uso del latino per favorire le lingue nazionali ed essere più comprensibili per la maggioranza
dei fedeli o la proclamazione dell'impegno di tutti i cattolici ad operarsi alla soluzione dei problemi sociali e
nella costruzione della pace.

12.
Alla fine della Seconda guerra mondiale De Gaulle era l’eroe nazionale francese, il suo contributo nella lotta
al nazifascismo e la sua immagine forte fecero sì che venisse eletto come capo del governo provvisorio e
per questo non aspettò molto per indurre un referendum sulla possibilità di dotare il paese di nuova
costituzione → la proposta fu accolta dalla stragrande grande maggioranza dei francesi, si tennero le
elezioni per l'assemblea costituente (1946) e videro trionfare il Partito Comunista e il Movimento
Repubblicano Popolare -di ispirazione cattolica- De Gaulle allora si dimise confidando che il popolo lo
avrebbe di nuovo invocato per la ricostruzione e avrebbe permesso di creare un sistema basato su un
esecutivo forte e non sul regime dei partiti…ma non fu così in quanto nacque la Quarta Repubblica, fondata
su un Parlamento bicamerale che deteneva il monopolio dell’iniziativa legislativa, un presidente eletto ogni
7 anni dalle camere riunite e dotato solo di poteri di rappresentanza ed un governo che doveva avere la
fiducia della maggioranza del Parlamento.
Nonostante una lunga fase di instabilità politica si ebbero importanti risultati nel settore della ricostruzione
economica, soprattutto grazie al piano riformatore varato da Monnet, con il quale si attuò un programma di
nazionalizzazioni e innovazioni tecnologiche che diedero slancio all’economia francese; egli inoltre propose
il superamento della rivalità storica fra Francia e Germania gettando le basi del processo di unificazione
economica dell’Europa occidentale. Fattori
negativi per il paese furono la sconfitta dell’Indocina e le insurrezioni in Algeria nel corso della metà del 900
che, divenendo insostenibili, portarono al ritorno al potere del generale De Gaulle chiamato dal presidente
della Repubblica per formare un governo di emergenza; egli dopo aver cercato di sedare le tensioni algerine
si mise al lavoro con alcuni giuristi per varare un nuovo testo costituzionale che fu approvato dal
referendum del settembre 1958 ed inaugurò ufficialmente la Quinta Repubblica. Nei 4 anni
successivi De Gaulle si dedicò al consolidamento del proprio potere e a risolvere le questioni in sospeso ad
es. Algeria con cui nel 62, nonostante le resistenze dei generali d’istanza in Algeria, sottoscrisse gli “accordi
di Evian” e rese l’ex colonia totalmente indipendente + il presidente era intenzionato a lanciare un nuovo
asse Franco tedesco per questo cercò l'appoggio del cancelliere tedesco Adenauer il quale, inizialmente, si
mostrò disponibile verso i suoi progetti ma quando De Gaulle nel 1966 decise di ritirare il contingente
francese dal comando militare integrato della NATO (per sottolineare la propria intenzione di fare la Francia
il perno di un sistema alternativo a quello dei blocchi dei tradizionali) la Germania ovest non potete seguirlo
su quella strada. Algeria con cui nel
62, nonostante le resistenze dei generali d’istanza in Algeria, sottoscrisse gli “accordi di Evian” e rese l’ex
colonia totalmente indipendente + il presidente era intenzionato a lanciare un nuovo asse franco-tedesco
per questo cercò l'appoggio del cancelliere tedesco Adenauer il quale, inizialmente, si mostrò disponibile
verso i suoi progetti ma quando De Gaulle nel 1966 decise di ritirare il contingente francese dal comando
militare integrato della NATO (per sottolineare la propria intenzione di fare la Francia il perno di un sistema
alternativo a quello dei blocchi dei tradizionali) la Germania ovest non potè seguirlo su quella strada.
Sul piano interno ricordiamo che De Gaulle dovette affrontare una situazione molto complessa come quella
delle rivoluzioni del ‘68 scoppiate dalla Sorbona per opporsi ad un governo ed un sistema universitario
sempre meno disinteressati politicamente ed economicamente; la Francia così rimase paralizzata dagli
scioperi con il rischio che la situazione precipitasse in una vera e propria rivolta sociale, De Gaulle dopo aver
affidato al primo ministro Pompidou le trattative coi sindacati sciolse le camere e indisse nuove elezioni
facendo appello ai francesi affinché si esprimessero a favore dell'ordine e della stabilità (ottenne la
maggioranza ma dopo qualche mese decise di dimettersi e ritirarsi definitivamente dalla vita politica e
lasciare il posto a Pompidou, diventato poi presidente della Repubblica).

In Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, a guidare il governo che avrebbe dovuto avviare la ricostruzione
del Paese fu messo Ferruccio Parri -leader del partito d’azione- egli volle subito dare forti segnali di rottura
col passato fascista e pose dunque l’accento su due temi spinosi: l’epurazione diretta di tutti coloro facenti
parte dell’amministrazione pubblica che erano stati compromessi dalla dittatura e la tassazione sulle grandi
imprese. Entrambi questi provvedimenti incontrarono però l’opposizione delle forze moderate che
portarono Parri alle dimissioni → nuovo esecutivo De Gasperi con il quale si fece approvare un decreto che
fissava i compiti dell’Assemblea costituente limitandoli alla redazione della Costituzione (entra in vigore il 1
gennaio 1948), approvazione dei trattati di pace e alla definizione della legge elettorale, e stabiliva di
trasferire la scelta istituzionale dell’Assemblea all’elettorato (1945-1946 estensione del diritto di voto e
elezione per le donne).
Il 2 giugno 1946 venne indotto un referendum istituzionale dove si contrapponevano monarchia e
repubblica, mostrando la schiacciante vittoria di quest’ultima e costringendo all’esilio Umberto 2 ; le
elezioni per l’Assemblea Costituente invece videro l’affermazione di tre grandi partiti di massa quali
Democrazia Cristiana-Partito Socialista-Partito Comunista
La guerra fredda mise in forte crisi la coesistenza dei tre partiti poiché De Gasperi voleva collocare l’Italia
nel campo occidentale -si era anche recato negli USA nel 1947- e capì che per stringere un solido rapporto
con esso bisognava estromettere le sinistre dal governo, fu per questo che Il 24 maggio De Gasperi ottenne
il nuovo incarico e formò un esecutivo composto solo da democristiani ed esponenti del partito liberale,
come Luigi Einaudi e Carlo sforza & da quel momento in poi la vera discriminante degli equilibri del sistema
politico italiano sarebbe diventata quella fra comunismo e anticomunismo.
In tale contesto pertanto De Gasperi inaugurò una nuova formula governativa quella del cosiddetto
“centrismo” fondata sull’alleanza fra la Democrazia Cristiana e i partiti minori di centro → nell’aprile del 48
si tennero le elezioni per la prima legislatura repubblicana che videro schierati a fianco della DC sia il
Vaticano sia l'Amministrazione americana, Partito Comunista e Partito Socialista si presentarono invece con
una lista elettorale unitaria denominata Fronte Popolare (i risultati delle elezioni premiarono le forze
moderate). Questa formula se da un lato permise una certa stabilità politica, non riuscì a impedire la
radicalizzazione delle proteste dei lavoratori e la massiccia mobilitazione dei militanti del partito comunista,
questi infatti vedevano nella stabilizzazione moderata dei governi centristi la fine definitiva del progetto di
“democrazia” progressiva su cui Togliatti aveva costruito la propria linea politica fin dagli anni della
Resistenza→ furono portate avanti lotte sociali e politiche guidate da Pietro Secchia in varie piazze, il punto
più alto delle tensioni fu toccato nel luglio del 1948 quando Togliatti, rimasto gravemente ferito in un
attentato ad opera di un estremista di destra, portò ad un’orda di persone contro lo stato e le sue istituzioni
l'ordine sarà ristabilito grazie all’attenta vigilanza delle forze di polizia e soprattutto al comportamento
responsabile dei dirigenti comunisti e sindacali fra cui Togliatti convalescente.
Tornando alla politica di De Gasperi in ambito economico continuò a seguire una politica di stampo liberista
per far fronte alle difficoltà economiche del mezzogiorno, varò nel 1951 una riforma agraria che prevedeva
l'esproprio ed il frazionamento delle terre dei latifondisti da distribuire ai braccianti agricoli in modo da
creare un ceto di piccoli proprietari terrieri autonomi e indipendenti + fra il 51 e il 52 notiamo un chiaro
ridimensionamento dei consensi della democrazia cristiana in quanto aveva proposto un progetto di legge
elettorale introducendo nel sistema adottato per le elezioni del 48 una correzione di tipo maggioritario e
stabilendo che il partito, o i partiti, che avessero ottenuto la maggioranza e non meno del 50%+1 dei voti
alle elezioni avrebbero avuto un premio in base alla quale sarebbero stati riconosciuti loro circa il 65% dei
seggi→ Questo fu bollato dalle sinistre come “legge truffa” e non fece che accrescere ulteriormente le
tensioni e la conflittualità politica.
Questa prospettiva cambiò a metà degli anni 50 con la morte di Stalin e la tragica repressione attuata da
Kruscev che produssero degli effetti negativi all'interno del partito comunista italiano in quanto alcuni
dirigenti intellettuali decisero di lasciarlo non condividendo la scelta di Togliatti di approvare l'intervento
dell'Urss a Budapest o l'alleanza fra socialisti e comunisti.
*il partito socialista si distaccò dai comunisti e si rese disponibile a collaborare con la DC: questa apertura
verso la sinistra creò inevitabilmente un dibattito, accelerato dal risultato delle elezioni politiche del 58, il
pontificato di Giovanni 23 e l’elezione di John Kennedy; mentre il pontificato mostrò una particolare
sensibilità verso i problemi del mondo del lavoro ed una cauta apertura per le possibili collaborazioni fra
credenti e non credenti , la nuova amministrazione Kennedy si rese conto che solo la fattiva collaborazione
fra DC e partito socialista avrebbe potuto sbloccare lo stallo della situazione politica italiana e pertanto non
l'ostacolò.
Le elezioni del 1958 confermarono sostanzialmente il quadro politico precedente, con una lieve avanzata
della democrazia cristiana e delle sinistre e l' arretramento delle destre, da qui abbiamo la formazione di un
esecutivo democristiano guidato da Tambroni che ottenne in Parlamento il voto di fiducia nel Movimento
Sociale e generò numerose manifestazioni in piazza fino a che il governo cedette e l'esecutivo passò a
Fanfani.
Solo nel 1963, con il governo di Moro, vediamo l'ingresso dei socialisti nell’esecutivo e un rafforzamento
considerevole dell'opposizione conservatrice con il tentativo di bloccare il programma di riforme e
coinvolgimenti in varie attività illegali di alcuni apparati dello Stato ad esempio nel 1964 venne predisposto
dal generale dei carabinieri De Lorenzo il cosiddetto “Piano Solo” che prevedeva in caso di disordini o crisi
politica un intervento dell’arma per arrestare gli oppositori e occupare i centri nevralgici dello Stato ;
benché non attuato questo piano dimostrò che l'Italia non era ancora del tutto immune al rischio di un
involuzione autoritaria e che tanti settori sembravano disposti a operare fuori dalla legalità per perseguire
obiettivi politici propri.

In Gran Bretagna notiamo una grande tendenza riformatrice nei 20 anni che seguirono la fine della Seconda
guerra mondiale ad es. la “consensus policy” con il quale si andava a rafforzare il Welfare State, si voleva
perseguire la piena occupazione e la completa decolonizzazione fu aiutata dalla vittoria elettorale del
partito laburista → fra il 1946 al 1949 ricordiamo che la banca d’Inghilterra, il settore carbonifero,
l'elettricità e il gas, i trasporti stradali, il sistema ferroviario, il ferro e l'acciaio vennero nazionalizzati e con
la successiva nazionalizzazione del servizio sanitario diventò operativa il National Health Service (servizio
ospedaliero passato sotto la gestione pubblica con il quale veniva garantita l'assistenza medica gratuita a
tutti i cittadini).
Le difficoltà tuttavia furono dovute agli immensi problemi legati alla rinascita postbellica poiché il paese era
uscito dalla guerra con un debito pari a 3500 milioni di sterline e quindi un grave deficit e per ovviare a ciò il
governo impose una dura stretta economica e una politica di austerità che coinvolse l'intera popolazione;
nel 49 arrivò anche la decisione di svalutare la sterlina il cui cambio passava da quattro a 2,50 $ (fanalino di
coda dell’Europa occidentale) questa prolungata crisi economica e difficoltà del governo non fecero altro
che amplificare il malessere e le rivendicazioni sociali cosicché nella seconda metà degli anni 60 vediamo un
impennata delle proteste nazionalistiche in Galles, in Scozia, In India, Africa ed un aggravarsi dei rapporti
anche con il nord Irlanda dove era ricominciata l'attività terroristica → Alle elezioni del 1970 il partito venne
sconfitto e si riaprì il quinquennio del governo Tory presieduto da Heat.

In America Latina la crisi economica mondiale del 29 aveva messo a nudo le debolezze strutturali dei sistemi
politici e delle economie locali, i paesi sudamericani infatti erano stati travolti dalla drastica contrazione dei
prezzi delle materie prime e delle esportazioni che aveva fatto seguito al crollo della borsa di Wall Street e
sul piano politico questa crisi economica aveva messo fine alla lunga stagione liberale apertasi nella
seconda metà del 19esimo secolo portando alla nascita di regimi di stampo autoritario/dittatoriale.
Per quanto riguarda la l'economia vennero adottate misure protezionistiche e una vasta opera di
nazionalizzazioni: il nuovo modello economico di industrializzazione per sostituire le importazioni puntava a
favorire la crescita dell'industria nazionale fabbricando localmente la maggior parte dei prodotti in
precedenza acquistati dall'estero → questo creò uno scontro di interessi con gli Stati Uniti rilanciando la
tradizione del panamericanismo che doveva garantire l'egemonia statunitense sull’intero continente, gli
Stati Uniti promossero quindi le istituzioni dell’Organizzazione degli Stati Americani al fine di incentivare la
cooperazione economica e politica fra i paesi americani ma soprattutto impedire la penetrazione
comunista.
Nonostante gli sforzi degli USA, nel 1946 in Argentina fu instaurato il regime di Peron che governò per 10
anni fino a quando non venne rovesciato dalla rivoluzione libertadora, il suo regime si fece espressione di
una particolare via d'accesso alla modernizzazione anti borghese ed anti liberale fondata sul nazionalismo e
sull’anti-imperialismo (sostenuto dalla chiesa e dai militari ma soprattutto delle classi lavoratrici) ; sul piano
ideologico si cercò una terza via fra socialismo e capitalismo puntando ad un argentina autosufficiente.
Per certi aspetti analogo a quelle dell'Argentina furono le vicende che caratterizzarono lo stato del Brasile
fra gli anni 30 e 50 ad es. la dittatura populista chiamata “Estado Novo” di Vargas ed il suo duro regime
repressivo.
In Messico ricordiamo la presenza di Cardenas durante il cui governo venne varata una riforma agraria,
furono nazionalizzate le compagnie petrolifere statunitensi e fu creato il partito rivoluzionario istituzionale.
A Cuba vediamo una forza rivoluzionaria che rappresenta uno spartiacque nella storia dei paesi
latinoamericani in quanto la dittatura di Batista fu abbattuta nel 1959 dopo tre anni di aspre guerriglie dal
Movimento Rivoluzionario guidato da Fidel Castro -al cui interno un ruolo di primo piano fu svolto da Che
Guevara- legato all'unione sovietica, causando lo sdegno degli USA.

Negli USA alle presidenziali del 1960 venne eletto Kennedy, egli grazie alla sua campagna elettorale ben
orchestrata ed alla sua straordinaria capacità di utilizzare il mezzo televisivo riuscì a sconfiggere il
repubblicano Nixon; si presentò come un rinnovatore sulla strada del New Deal rooseveltiano e proponeva
agli americani di indirizzarsi verso una nuova frontiera del progresso economico culturale e civile → si
impegnò da subito a colmare le lacune del sistema difensivo americano rispetto a quello sovietico
investendo sul sistema missilistico e sulle forze convenzionali, potenziando la ricerca tecnologica e aprendo
il suo ambizioso progetto di portare l'uomo sulla luna + il suo atteggiamento nei confronti dello scontro
bipolare con l’Urss volle essere più dinamico e flessibile rispetto a quello delle amministrazioni precedenti e
il suo mancato intervento al momento della costruzione del muro di Berlino fu la prova che egli intendeva
accettare la “coesistenza pacifica” proposta da Kruscev (accordo con Mosca).
Nel 62 i problemi con Cuba si presentarono in una forma che sembrò riportare il mondo sull'orlo di una
guerra nucleare in quanto Kruscev si era alleato con Castro e stava installando a Cuba delle basi per missili
nucleari a raggio intermedio, utili sia a Cuba nel caso di un eventuale aggressione americana sia all’Urss per
modificare l'equilibrio strategico ancora a vantaggio degli Stati Uniti MA quando i servizi americani
scoprirono le installazioni missilistiche Kennedy dovette rispondere bombardandole, bloccando tutte le navi
attorno all'isola e facendo ritirare le richieste di Cuba in cambio della promessa di non violare il regime di
Castro in alcun modo…La crisi fu superata attraverso questo compromesso ma Kennedy trovò ulteriori
difficoltà nel dover mettere fine a tutte le forme di discriminazione di cui erano vittime gli afroamericani sul
luogo di lavoro, nelle scuole o nei luoghi pubblici→ alla metà degli anni 50 finì con lo stabilire che la
segregazione razziale era anticostituzionale e questa sua affermazione spinse il “movimento
afroamericano”, con la leadership di Martin Luther King, a continuare sulla strada delle manifestazioni
pacifiche fino a quando nel 1963 Kennedy chiese finalmente al congresso di emanare una legge per
garantire a tutti i cittadini uguale accesso ai servizi e strutture pubbliche e private, evitare la discriminazione
razziale; sempre nel 63 King organizzò una spettacolare marcia a Washington che vide la partecipazione di
circa due 250.000 persone e si concluse con un discorso sul sogno di libertà e uguaglianza da realizzare per
tutti gli americani(I HAVE A DREAM), l'anno successivo il Senato varò il “Civil Rights Act” opera più completa
sui diritti civili mai approvata dagli Stati Uniti e qualche mese dopo Kennedy verrà assassinato. *Il momento
per le per l'emancipazione dei neri continuò anche dopo la promulgazione del Civil Rights Act , a parte il
gruppo non violento di King vi erano però dei gruppi che non escludevano l'uso della violenza ed esaltavano
la superiorità dei neri come ad esempio il Black Pride o i Black Muslims di cui ricordiamo il leader Malcom ±
contrapposti alle violenze dei bianchi razzisti xenofobi del ku klux Klan.
Fra il 1965 al 1968 si vede un aumento del malessere e delle tensioni nei ghetti delle città, in particolare
abbiamo la nascita del movimento di contestazione giovanile iniziato all'università di Berkeley in California
dove esplose il moto rivoluzionario nel 68 indirizzato contro la società americana ed il suo crescente
impegno nella guerra del Vietnam.

L’ideale dell’integrazione europea ricevette un impulso fondamentale dai vari movimenti nazionali di
resistenza al nazifascismo, nasce difatti l’idea di un’Europa unita per scongiurare altre guerre e contrapporsi
al gigante sovietico→ primo concreto impulso fu l’intesa franco-tedesca del 1950 con cui si mise fine alla
lunghissima rivalità fra i due paesi e si mise in comune la produzione di acciaio e carbone; pochi mesi più
tardi questa proposta viene allargata ad altri paesi europei e abbiamo la nascita della CECA che con i suoi
ottimi risultati porterà i governi firmatari a proseguire sulla strada di un accordo ancora più ampio che
comprendesse le politiche economiche nazionali in generale, nel 1957 nascono la CEE e EURATOM che
prevedevano un’unione doganale per i prodotti agricoli e industriali/riduzione delle tariffe/liberalizzazione
delle persone e capitali ; fra anni 70-80 si ebbe uno sviluppo enorme della dimensione economica europea
grazie ad es. al Sistema monetario europeo del 1978, primo atto di un percorso che avrebbe portato
all’introduzione della moneta unica nel 2002.

13.
La sconfitta delle truppe francesi in Vietnam nel 1954 segnò la fine della presenza coloniale francese in
Indocina (ratificata alla conferenza internazionale di Ginevra) e mostrò che quest’ultima si era ormai
inserita del tutto nelle dinamiche della Guerra Fredda rappresentando la nuova frontiera americana contro
l’avanzata del comunismo.
Nel corso della conferenza di Ginevra i viet minh, che anni prima si erano costituiti nella Repubblica
democratica del Vietnam guidata da Ho Chi-Minh, dovettero lasciare in sospeso la questione
dell’unificazione e dividere il loro territorio in due parti lungo il diciassettesimo parallelo: a nord le zone
rimanevano controllate da Ho Chi-Minh mentre a sud dai francesi (Laos e Cambogia invece erano
indipendenti).
Il Vietnam del nord cominciò a ricevere cospicui aiuti da parte della Cina e Urss, accelerando la sua
socializzazione anche con metodi violenti, ciò portò gli USA a temere l’avanzata del e cercare un accordo
con la Francia -anticolonialista, antinazionalista e anticomunista- e costruire un’alleanza difensiva nell’area
asiatica→Governo Saigon con Diem che attuò una dura repressione dei viet minh e si cullò sugli aiuti
economici americani, lo scontento fu inevitabile e nel 1960 nacque il Fronte Nazionale di liberazione che
riuniva tutti gli oppositori di Diem (definiti vietcong)
Di fronte a questa minaccia per il regime, alla crisi di Cuba, alla costruzione del muro di Berlino, alle rivolte
in Algeria e l’amministrazione Kennedy aumentarono gli aiuti e la presenza di consiglieri americani nel
Vietnam del sud raggiungendo le 15.000 unità fino a che, nel 1963, l’insostenibilità della situazione Diem
portò ad un allontanamento e relativo colpo di stato→ Guerra del Vietnam fra Sud (sostenuto dagli USA) e
Nord che durò ben 10 anni e terminò con il ritiro americano dopo la firma degli accordi di Parigi ; il paese
verrà però unificato nel 1976.

Fin dalla guerra del 48 il principale e più temibile nemico di Israele si rivelò essere l’Egitto da cui, fin dal
1949, cominciarono a partire ripetuti attacchi di guerriglieri arabi contro il territorio israeliano O da cui
partì la guerra di Suez del 1956 in cui il giovane stato israeliano riuscì però a conquistare la striscia di Gaza e
la penisola del Sinai che comprendeva Sharm el Sheik (punto di controllo strategico sul mare) ; le tensioni
crescenti e la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione dei Palestinesi portarono Israele a compiere
una serie di attacchi aerei su Siria, Cisgiordania e sulle basi egiziane e l’avanzata delle sue forze di terra,
guidate da Rabin, raggiungendo la sponda orientale del canale di Suez nel 1967 → le difese arabe erano
bloccate e Israele poté muoversi contro la Siria (Guerra dei sei giorni) riuscendo ad ottenere l’intero
controllo della Palestina ; gli attacchi non terminarono negli anni successivi, anzi aumentarono di frequenza
producendo un alto numero di perdite umane e materiali e solo con la morte di Nasser alla fine del 1970 il
suo successore al-Sadat concluse un accordo con Israele per cessare il fuoco (anche se in realtà nel 1973 si
vendicò e attaccò Golan e Sinai alla sprovvista scuotendo l’ONU che impose di cessare i fuochi e firmare un
armistizio- nel 1979 Egitto e Israele firmeranno il trattato di pace di Washington con cui il primo riprendeva
il controllo del Sinai e rompeva l’alleanza con la Siria e Urss, il secondo garantiva pace stabile sui confini
meridionali).

14.
Alla fine degli anni 60 aveva raggiunto l'età adulta la cosiddetta “baby boom generation” che vide gli anni
del benessere e dell’eccesso senza conoscere il dramma della guerra e della scarsità alimentare che
avevano invece accompagnato la vita dei loro genitori. Si trattava di una generazione entrata
nell’adolescenza all'inizio degli anni 60 -quando avevano cominciato a diffondersi i consumi di massa e si
era verificato un generale miglioramento delle condizioni di vita in tutti i paesi industrializzati – in cui i
giovani rappresentavano una fascia demografica più estesa rispetto al passato, dove la diffusione della
scolarizzazione stava progressivamente posticipando di inserimento nel mondo del lavoro ed i modelli di
comportamento fra genitori figli tendevano a differenziarsi in modo sempre più evidente → i giovani
animati da un forte senso di partecipazione politica e protagonismo della vita sociale entravano nell’età
adulta con un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dei loro genitori influenzati altresì dallo studio
delle scienze umane, delle scienze politiche, della sociologia e della psicologia e rifiutando la “società dei
consumi” e proponendo una controcultura fortemente critica verso il sistema ; si proponevano stili di vita
sempre più incentrati sul comunitarismo e sull’egualitarismo che si traducevano nel quotidiano rifiuto al
puritanesimo e al conformismo borghese identificati nelle generazioni precedenti.
All'interno del movimento di protesta giovanile si inserì anche la lotta delle femministe, diretta contro quel
sistema secondo cui il potere doveva essere tradizionalmente esercitato dagli uomini e le troppe
discrepanze fra vita pubblica e privata + le tensioni della guerra fredda svolsero un ruolo importante nella
radicalizzazione della contestazione giovanile ad es. la costruzione del muro di Berlino, l'avvento del regime
autoritario in America Latina e la tragica spirale di guerra del Vietnam fecero da catalizzatori per la protesta
studentesca dando al movimento del 68 una vera e propria dimensione transnazionale.
Negli Stati Uniti il movimento di contestazione cominciò a rivolgersi soprattutto contro la guerra del
Vietnam e a favore della difesa dei diritti civili dei neri/delle minoranze, prendendo di mira quelle che si
ritenevano le mancate promesse di uguaglianza e giustizia della costituzione americana che erano state
contraddette dalle pratiche di discriminazione verso gli afroamericani e da una politica estera troppo
aggressiva e neocoloniale.
Dagli USA la protesta studentesca si spostò in Europa, ad es. il “maggio francese” dove alla ribellione dei
giovani delle università, che contestavano l’imparzialità delle istituzioni, si unirono milioni di lavoratori che
proclamano uno sciopero generale che paralizzò il paese ; De Gaulle reagì a ciò trattando con i sindacati per
cercare di spezzare il fronte della ribellione ma anche emanando delle nuove elezioni in cui il successo del
suo partito e la sconfitta delle sinistre riportarono all’ordine.
In Italia la protesta partì dalle università in particolare da quelle di Trento, Torino, Milano e Roma e
coinvolse ben presto anche la classe operaia raggiungendo anche i momenti di grande violenza; la sua
marcata connotazione ideologica, riconducibile alla sinistra maoista e il leninista, incitò molti a prendere le
distanze dal comunismo sovietico e dal partito comunista accusandoli di connivenza con la democrazia
cristiana e la sua politica. Fra i vari gruppi ricordiamo Lotta Continua, Potere Operaio e Avanguardia
Operaia → culminati nel cosiddetto “autunno caldo” finirono per aprire un dialogo con le principali
confederazioni sindacali e alla fine il 69 gli operai ottennero il rinnovo dei contratti di lavoro con aumenti
salariali, la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore e il diritto di tenere assemblee in fabbrica per
ragioni sindacali nonché la creazione dello Statuto dei lavoratori.
Il 68 non dimenticò i paesi del blocco sovietico, dove assunse il carattere di protesta contro la mancanza di
libertà pluralismo politico imposto dai partiti comunisti al potere, vediamo l'epicentro di questa ribellione a
Praga.

Come abbiamo accennato, in questo periodo l'ideale tradizionale della donna divenne bersaglio polemico
da parte delle femministe -soprattutto americane- come ad esempio la studiosa Friedan che denunciava
l’ipocrisia che circondava la condizione delle donne americane, da un lato valorizzate in quanto madri della
nazione e dall'altro relegate alla cura della famiglia ed marginate culturalmente a causa di un sistema
sociale patriarcale→ le sue idee diedero inizio ad una nuova fase di attivismo femminista che ben presto si
diffuse in tutto il mondo occidentale, favorito anche dal progressivo inserimento delle donne nel mondo del
lavoro, e dal contributo di Simone de Beauvoir che andò a sottolineare il concetto di cittadinanza
imperfetta delle donne, ovvero la fragilità della loro cittadinanza nei sistemi liberal-democratici nonostante
esse avessero formalmente conquistato i diritti politici ; proprio in seguito alle mobilitazioni femminili in
molti paesi furono modificate le norme del diritto di famiglia e del diritto civile per accogliere le istanze di
uguaglianza giuridico-sociale per le quali ci si stava battendo ad es. la tutela maritale, il divorzio , la
depenalizzazione dell'adulterio e l’aborto.

Alla fine degli anni 60 iniziarono a manifestarsi le prime crepe nel sistema economico e finanziario dei paesi
del blocco occidentale, che si fondava ancora sugli accordi di Bretton Woods del 1944, e si stabiliva in un
sistema di cambi che legava le singole monete al dollaro americano – unica moneta convertibile in oro
secondo un rapporto di 35 $ per un’oncia d'oro- che divenne la valuta di riferimento per gli scambi.
Tuttavia, nel decennio successivo vari elementi cominciarono a mettere in crisi questo sistema finanziario
ad es. nel 1967 la Gran Bretagna per far fronte alla crisi economica che stava attraversando violò l'accordo
sui cambi e svalutò la sterlina in rapporto al dollaro di oltre 14 punti percentuali + nel corso degli anni 60
l'unione sovietica, temendo che gli Stati Uniti potessero congelare i depositi di dollari russi nel loro banche,
iniziò ad accumulare le proprie riserve valutarie su banche europee creando così una massa monetaria che
sfuggiva al diretto controllo americano e di cui non poteva essere garantita la convertibilità in oro ;
analogamente fecero i produttori di petrolio che inflazionarono l’offerta di dollari sul mercato attraverso i
petro-dollari (cioè i depositi prevalentemente in dollari che i paesi esportatori di petrolio accumulavano
grazie ai forti avanzi dal loro bilancio dei pagamenti)→nel 1971 Nixon decise la sospensione della
convertibilità dei dollari in oro ponendo fine al sistema di Bretton Woods, di lì a poco il prezzo del greggio
sali da 5 a 11,50 $ al barile causando disagi nella produzione industriale, un netto calo dei consumi,
all'inflazione e ad un peggioramento del tenore di vita.

La campagna elettorale del 1968 dopo l'annuncio di Johnson di ricandidarsi alla presidenza si svolse in un
clima di grandi tensioni e fu completamente monopolizzata dal problema del Vietnam che, come abbiamo
già visto, produsse una grande spaccatura all'interno della opinione pubblica americana.
La strategia che Nixon e il suo principale collaboratore per gli affari internazionali Kissinger decisero di
adottare fu quella di un ritiro graduale delle truppe di terra, intensificazione dei bombardamenti sui
Vietnam del nord e la cosiddetta “vietnamizzazione” del conflitto tesa a rendere il regime del Sud
progressivamente autosufficiente ed in grado di reggere lo scontro coi vietcong senza il sostegno
americano. Il conflitto in Vietnam la corsa agli armamenti si erano difatti rivelati estremamente costosi per
gli Stati Uniti e si optò dunque per un periodo di distensione (che sarebbe durato di circa un decennio)
durante la quale si cominciò da profilare la possibilità di un’apertura verso la Cina comunista.
La Repubblica popolare Cinese difatti era stata ammessa nel consiglio di sicurezza dell’ONU prendendo il
posto della Cina nazionalista e lo stesso Nixon nel Febbraio del 72 volò in Cina dove incontrò il leader
Mao→il dialogo fra i due paesi da un lato rientrava nel programma americano di chiusura del conflitto
vietnamita, dall'altro rappresentava una delle tappe principali del processo di attenuazione della guerra
fredda INFATTI la reazione di Mosca a questo avvicinamento fu quella di accelerare il dialogo con gli
americani e trattare il tema della riduzione degli armamenti strategici. Nel maggio di quello stesso anno
Breznev, il leader sovietico, e Nixon siglarono infatti l'accordo SALT I con il quale si limitava il numero di
missili balistici intercontinentali e si fissava una soglia alle armi strategiche offensive di entrambi i paesi.
Questa firma non implicò tuttavia il venir meno dell'antagonismo nelle aree periferiche, Mosca infatti
mantenne inalterato il suo sostegno alle forze rivoluzionarie nei paesi del terzo mondo e Washington
continuò a contrastare energicamente la possibile formazione di regimi filocomunisti in America Latina.

Sull’onda della mobilitazione studentesca e operaia del 68-69 la classe politica italiana avviò una stagione di
riforme riguardanti il sistema pensionistico, l’ordinamento fiscale, la legge sul divorzio…Nacquero in questo
periodo svariate organizzazioni eversive di estrema destra come ad esempio Ordine Nuovo o Avanguardia
Nazionale ma anche organizzazioni di sinistra estrema come ad esempio le Brigate Rosse → Questa
situazione di grande instabilità esplose nel dicembre del 1969 inaugurando una fase drammatica della
storia italiana che portò a definire gli anni 70 “Anni di piombo” in quanto il terrorismo eversivo di destra e
sinistra provocò la morte di 415 persone e ne ferì circa un migliaio. Durante questi anni per la prima volta
dopo la fine della guerra lo stato si trovò a dover far fronte a un nemico interno e fra i gruppi armati della
sinistra estrema -soprattutto quello delle Brigate Rosse- si cominciarono a colpire i presunti simboli dello
Stato capitalista come ad esempio giornalisti, magistrati, dirigenti, funzionari pubblici ecc. Questa
drammatica stagione del terrorismo si sovrappose ad una fase di recessione economica gravissima nonché
ad un avvicinamento all'unione sovietica con la scelta di Berlinguer di procedere verso il “compromesso
storico” fra comunisti, socialisti e democristiani e superare una volta per tutte la crisi economica e politica
del paese. Questo progetto si scontrò con la tenace resistenza di ampi settori della democrazia cristiana e
alle elezioni politiche del 1976 si capì chiaramente che non si poteva prescindere da alleanze di tipo
nuovo→ si apprestarono dunque a formare un governo di “solidarietà nazionale” con una linea politica che
andava mixare la strategia del compromesso storico di Berlinguer e la strategia di Moro della terza fase
(ovvero una formula politica che dopo il centrismo e il centrosinistra voleva individuare i nuovi equilibri che
si erano creati nel paese) ; a guidare il primo esecutivo di solidarietà nazionale ci fu Andreotti ma dopo
qualche tempo la quiete apparente si ruppe e un comando delle Brigate Rosse rapì il presidente della
democrazia cristiana Moro, lo tenne in ostaggio richiedendo la liberazione di alcuni militanti detenuti in
carcere per farlo tornare vivo MA le trattative furono mal condotte e dopo qualche settimana il cadavere di
Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di un'auto parcheggiata in una via di Roma.
All'indomani del suo assassinio, il governo si impegnò a lanciare una sfida definitiva al terrorismo affidando i
poteri speciali di intervento al generale dei carabinieri Dalla Chiesa che, grazie alla sua abilità investigativa e
all'utilizzo della figura giuridica del pentito, riuscì in pochi anni a smantellare molte cellule terroristiche ed a
ridurne drasticamente la capacità operativa.

Apertosi con le proteste giovanili in tutto il mondo e con l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle
truppe sovietiche, il decennio 1970-1980 ha rappresentato per molti versi una cesura nella storia del 900
sia in relazione all'assetto internazionale e agli equilibri della guerra fredda, sia in merito all'andamento
dell'economia dei paesi industrializzati.
Dal punto di vista delle relazioni internazionali la semplificazione del quadro geopolitico imposta dalla
guerra fredda e lo scontro diretto fra le due superpotenze era parzialmente venuta meno nel corso degli
anni 60 con la decolonizzazione in Asia e Africa e la conseguente comparsa di nuovi stati in aree
tradizionalmente considerate periferiche ; al tempo stesso la rottura fra la Cina comunista e l’Unione
Sovietica, così come il progressivo disgelo fra Mosca e Washington avviato da Nixon e Breznev, avevano
prodotto una relativa distensione dei rapporti fra le due superpotenze tradizionali.
In Europa poi la strategia dell’Ostpolitik del cancelliere Brandt aveva rappresento il tentativo più concreto
di vivere in modo non conflittuale la guerra fredda proprio nell’area dove essa ebbe origine e a coronare
questo suo ideale fu la promulgazione di un atto finale che patrocinava il miglioramento delle relazioni
reciproche fra gli Stati per assicurare condizioni nelle quali loro popoli potessero godere di una pace vera e
duratura, liberi da ogni minaccia o attentato alla loro sicurezza (Helsinki).

In Gran Bretagna assistiamo ad una svolta economica neoliberista attuata dalla leader del partito
conservatore Thatcher -prima donna alla guida di un governo britannico- che ridusse la pressione fiscale
diretta aumentando invece l'iva e introducendo la “poll tax una sorta di imposta di famiglia che doveva
servire a compensare a queste riduzioni ma che colpì in realtà le fasce sociali più deboli + molti furono i
tagli alla spesa pubblica ed i servizi più colpiti furono il sistema pensionistico, la gestione della
disoccupazione e della povertà…portando ad un scontento che però, in occasione della guerra contro il
regime militare argentino che aveva occupato l'arcipelago britannico delle Falkland-Malvina, scomparve e
portò a una crescita dei consensi /recupero di quelli perduti facendo sì che la Thatcher vincesse altri due
mandati e donandogli l' appellativo di Lady di ferro.
Altro grande modello neoliberista affermatosi in questo periodo e quello americano di Reagan che, come la
Thatcher, puntò sulla leva dell’orgoglio nazionale e sulla fiducia nella capacità di iniziativa economica
individuale incentrando la sua politica sul pragmatismo. Con lui si ripristinò tutto il vecchio vocabolario della
guerra fredda è si riavviò una massiccia campagna contro l'unione sovietica, definita “impero del male”.

Tra gli anni 70 e 80 assistiamo allo sviluppo di alcuni paesi asiatici nella costa del pacifico come Corea del
Sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan chiamati le “quattro tigri asiatiche” che, assieme al Giappone,
faranno vedere una prosperità economica mai vista sino a quel momento in Asia.
Le logiche della guerra fredda facilitarono l'accesso di questi paesi nei circuiti della grande finanza
americana dal momento che gli Stati Uniti vedevano lo sviluppo economico dell'Asia uno dei mezzi più
efficaci per contenere l'espansionismo sovietico e cinese → negli anni 70 la crescita media annua del PIL di
questi paesi fu del 9,5% mentre negli altri paesi già industrializzati si attestò al 3%. Questo boom economico
includeva la sua presenza di manodopera a basso costo, un forte spirito di sacrificio dei lavoratori , rispetto
delle gerarchie ed un tasso di associazionismo sindacale decisamente inferiore a quello dei paesi
industrializzati occidentali e portò a far inserire pienamente le “quattro tigri” nel mercato internazionale e
ad essere largamente competitive .
15.
In un’Europa attraversata dai fermenti del 68 Spagna, Portogallo e Grecia erano ancora retti da regimi
autoritari.
In Grecia la Seconda guerra mondiale aveva lasciato il tragico epilogo della guerra civile che vide
fronteggiarsi, tra il 1946 e il 1949, PC e monarchia di Giorgio 2: i comunisti furono sostenuti sia dalla
Jugoslavia di Tito che dall’Urss mentre la monarchia da USA e UK. La rottura fra Tito e Stalin ebbe tuttavia
l’effetto di bloccare i rifornimenti e per questo nel 49 i comunisti dovettero arrendersi, parallelamente gli
USA ritenendo che la Grecia avesse svolto un importante funzione di barriera contro l’avanzata sovietica la
ammisero nell’Alleanza Atlantica→ tale riconoscimento finì per legittimare l’idea autoritaria che l’esercito
costituisse la sola garanzia per la stabilità del partito e indirettamente aprì la strada al crescente impegno
dei militari nella vita politica ad es. Papagos e Karamanlis
Nel 64 salì al governo Papandreu, leader del partito riformista Unione di Centro, ma la sua voglia di
innovazione non piacque al re che gli si oppose e lo costrinse a dimettersi→ colpo di stato di Papadopulos e
inizio della “dittatura dei colonnelli” di stampo autoritario, nazionalista e anticomunista che fu appoggiata
ampiamente dagli USA ; il successore di Papadopulos però ebbe l’idea di attaccare l’isola di Cipro che si
contendeva da tempo con la Turchia ma subì un’umiliante sconfitta e fu costretto a richiamare Karamanlis
per la formazione di un governo provvisorio (alle elezioni del 1974 vinse il suo partito e la Grecia scelse
ufficialmente la forma stato repubblicana verso la democrazia).
In Portogallo il colpo di stato del 1926 di Salazar pose fine alla democrazia instaurando una dittatura di
stampo corporativo cattolico; lo stato inoltre non partecipò al conflitto mondiale e dopo l’uscita di scena di
Salazar il suo governo fu assunto da Caetano. Egli decise di proseguire le guerre coloniali senza tener conto
della contrarietà dell’esercito che, nel 74, organizzerà un ulteriore colpo di stato e porrà alla guida del
paese il moderato Spinola→ non avendo i consensi che desiderava si dimette ed inizia la “rivoluzione dei
garofani” caratterizzata dalla nazionalizzazione delle industrie ed una riforma agraria che porterà alla
vittoria dei socialisti con Soares e alla formazione di un nuovo governo che lentamente uscirà dalla crisi.
In Spagna fu Franco a designare suo successore Juan Carlos di Borbone che, nel 75, fu incoronato re ma
mantenne Navarro alla guida del governo ma quando questi entrò in conflitto con la monarchia scelse
Suarez al suo posto (moderato che intraprese sin da subito un sistema di riforme). Nel dicembre del 1976 si
svolse un referendum per approvare una riforma istituzionale che reintroduceva il suffragio universale e
istituiva un parlamento bicamerale→ approvato dal 94% della popolazione sarà seguito dalle elezioni per
l’Assemblea Costituente dove il partito di Suarez primeggiò, la concessione di una Costituzione nel 1978 –
che manteneva la forma stato/monarchia, aboliva il cattolicesimo come religione di stato e abrogava la
pena di morte- e grazie a questi progressi Suarez sottoscrisse i patti della Moncloa con i quali favorì una
svolta economica non indifferente nel paese e riuscì a far scendere il tasso di disoccupazione e l’inflazione.
La crescente insofferenza nelle file dell’esercito generò una crisi all’inizio degli anni 80 ma, quando i militari
guidati dal generale Molina occuparono il parlamento, furono tutti puniti e ciò dimostrò il consolidamento
della democrazia nonché la capacità di tenuta del sistema politico.

Gli anni della dirigenza di Kruscev rappresentarono per l’Unione Sovietica una possibilità di costruire un
Welfare State: in ambito sociale furono abrogate le leggi staliniane che limitavano la mobilità nel mondo
del lavoro, venne ridotto l’orario di lavoro giornaliero, introdotto il congedo per maternità, fissati i minimi
salariali e varato un sistema pensionistico. Sul piano economico invece, le campagne di dissodamento delle
terre vergini e le sperimentazioni in campo agricolo, non riuscirono ad incrementare le produzioni ai livelli
sperati e proprio i pochi raccolti del 1963 portarono l’Urss a dover importare grano dall’Occidente → il
malcontento portò alla destituzione di Kruscev e alla scelta di Breznev come segretario di partito/Kosygin
come capo del governo.
Il malcontento non diminuì e all’inizio degli anni 80 i problemi all’interno del blocco sovietico erano sempre
più pressanti, i paesi satellite si opponevano all’Urss e l’invasione dell’Afghanistan svelava le fragilità
dell’Unione alienandola dalle simpatie del mondo islamico e dando l’occasione all’USA di lanciare una
campagna contro l’amministrazione Carter (39° presidente americano che secondo molti aveva
incoraggiato l’instaurazione del regime autoritario di Khomeini in Iran pur di non far avanzare le destre).
Nonostante tutto ciò, l’Urss continuò ad incrementare le sue spese militari per rispondere alla sfida lanciata
dal successore di Carter- Reagan- con il suo “scudo spaziale” e gli “euromissili” lasciando ad Andropov una
difficile eredità →egli però, anziano e malato, morì dopo due anni lasciando il posto a Cernenko che a sua
volta morì per una grave malattia dopo poco. È qui che appare la figura di Gorbaciov che, nel 1985, diviene
segretario del partito; egli aspirava a più riforme possibili per sbloccare il paese (perestrojka-
ristrutturazione) e garantire migliori condizioni di vita alla popolazione basandosi sul modello di Lenin.
Conscio degli enormi costi militari impresse una svolta alla politica estera stabilendo sin da subito un buon
rapporto con l’americano Reagan e optando per l’“opzione zero” ovvero l’eliminazione dei missili nucleari
in Occidente in cambio della rinuncia degli USA allo scudo spaziale/euromissili PRIMA VOLTA IN CUI DUE
SUPERPOTENZE NON SI LIMITAVANO A RIDURRE LA PRODUZIONE DI ARMI MA DISTRUGGEVANO QUELLE
ESISTENTI
Fu così che iniziò la perestrojka sovietica, affiancata da un’altra parola d’ordine quale glasnost-trasparenza,
con il quale si eliminò la censura e si aprì sempre più il confronto critico (l’ala conservatrice fu contraria a
queste iniziative che considerava troppo occidentali)→ alle elezioni del 1989 la corrente riformista ebbe un
grande successo e Gorbaciov venne eletto Presidente dell’Urss TUTTAVIA le repubbliche baltiche in quegli
anni cominciarono a manifestare forti rivendicazioni autonomistiche e nel 1990 Lituania, Estonia e Lettonia
proclamarono la loro sovranità all’interno dell’Unione portando ad un intervento delle truppe + Gorbaciov
ed Eltsin si scontrarono a causa del perestrojka ritenuto troppo blando e quando Eltsin fu eletto presidente
del Presidium del soviet supremo russo e manifestò la sua intenzione di separare la Russia dal resto
dell’Unione la crisi si aggravò e nonostante i numerosi tentativi di riprendere in mano la situazione, il PCUS
venne sciolto - si costituiva la Comunità di Stati Indipendenti- e l’Unione sovietica cessava di esistere.
Il nuovo corso avviato da Gorbaciov fu all’origine del crollo dei regimi comunisti anche nel resto d’Europa
come ad es. in Ungheria, Polonia e Germania est→ i dialoghi con la Germania ovest portarono a varie
aperture quali libertà di informazione, di protestare e viaggiare all’estero per i cittadini della DDR e quando
fu annunciata l’approvazione di una legge che avrebbe autorizzato i viaggi nella Germania ovest i berlinesi si
recarono in massa presso il muro cercando inizialmente di oltrepassarlo e poi di abbatterlo.
La caduta del muro, simbolo della Guerra Fredda, portò immediatamente al crollo del regime tedesco
orientale e alla riunificazione della Germania nel 1990.

In Cina assistiamo alla morte di Mao Zedong nel 1976 e al tentativo di guidare il paese da parte della
“banda dei quattro” formata da Qing, Chunqiao, Wenyuan e Hongwen questi però nel giro di pochi anni
furono arrestati/condannati e la guida del governo fu assunta nel 1978 da Deng Xiaoping. Il leader impostò
il proprio programma sulle quattro modernizzazioni (di Zhou En-Lai) riguardanti il settore agricolo,
l’industria, la difesa e il settore scientifico-tecnologico→ i risultati furono positivi ma insufficienti e solo con
l’ingresso nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale, e la derivante facilitazione degli
investimenti stranieri arrivarono i capitali e le nuove tecnologie. Il progresso economico produsse anche
fenomeni negativi quali il divario fra le regioni e lo spostamento in massa dalle campagne alle città, nasce il
“muro della democrazia” in cui venivano affissi i dazibao pro democrazia -indispensabile per le quattro
modernizzazioni- e che urtò Deng, affrettatosi a condannarlo e arrestare i suoi principali esponenti.
All’inizio degli anni 80 tuttavia un certo fermento cominciò a circolare anche all’interno del partito, i
frequenti contatti con l’occidente avevano mutato molte usanze tradizionali e ciò portò a varie proteste da
parte di intellettuali o esponenti del comunismo + nell’86 ricordiamo una protesta studentesca contro le
manipolazioni durante le elezioni che si diffuse a macchia d’olio per il paese e rimise in luce il tema della
democrazia ; fu repressa duramente ma ciò portò a rafforzare le folle che annunciarono una manifestazione
in piazza Tiananmen → gli studenti si rifiutarono di lasciare la piazza e cominciarono con lo sciopero della
fame per raggiungere i loro obiettivi ma anche qui fu messo in campo l’esercito e si procurò una strage con
circa 7000 vittime, avvenimento che allontanò i paesi occidentali dalla Cina per un po’ di tempo.
Anche nei paesi dell’Occidente notiamo conseguenze politiche assai rilevanti in seguito alla caduta del
muro/dissoluzione regimi comunisti, si mise difatti in completa discussione il ruolo tradizionale svolto dai
partiti comunisti e il cosiddetto “mito sovietico”.
*L’Italia era una delle democrazie occidentali che fin dall’immediato dopoguerra disponeva di un solido
partito comunista PCI che arrivò negli anni 80 a prendere le distanze da Mosca (Berlinguer) fino a cambiare
nome in Partito Democratico della sinistra PDS e perdere molti dei suoi membri.
*In Francia dopo la Quinta Repubblica il PCF aveva conosciuto un progressivo ridimensionamento del
proprio elettorato che lo costrinse ad avvicinarsi sempre più ai socialisti.
*In Spagna ricordiamo Carrillo leader comunista molto vicino a Berlinguer che operò su una linea moderata
e riformista, occupando un ruolo decisivo nella democratizzazione spagnola.
*In Germania la SED ovvero il Partito socialista unificato della Germania est cambiò il proprio nome dopo il
crollo del muro di Berlino, affiancando alla sua denominazione PDS-partito della sinistra.

Per la CEE gli anni 90 si aprirono all’insegna di due importanti sfide: realizzare un’unione monetaria e aprirsi
ai paesi dell’Europa centro-orientale usciti dai regimi comunisti→ trattato di Maastricht del 1992 che
aggiungeva alla cooperazione economica caratteri politici in materia di giustizia/difesa/ricerca/politiche
sociali, fissava le regole che avrebbero dovuto consentire l’introduzione della moneta unica entro 10 anni e
cambiava la denominazione di “comunità” a “unione”. Inferiori alle aspettative furono invece le disposizioni
in tema di politica estera e sicurezza comune, molti dubbi sugli ex paesi sovietici e la loro ammissione
all’Unione soprattutto a causa delle loro condizioni economiche che riuscirono ad entrare solo fra il 1998 e
il 2002.

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