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n.

2 • NOVEMBRE 2010

FORZA & GRAZIA


COEDUCAZIONE E DIARCHIA
La Traccia
Periodico dello scautismo
piemontese
AGESCI Comitato regionale
via Beaulard, 61 - 10139 Torino A pagina 1-2 trovate l’editoriale della Icm Agesci
Direttore responsabile Piemonte
Paolo Griseri
Registr. Tribunale di Torino
A pagina 3-4 c'è il controeditoriale “diarchico”
n. 1918 del 14/02/1968
di Stefano Garzaro

Redattore capo Da pagina 5 scopriamo il percorso che ha portato


Paolo Piacenza maschile e femminile nell'AGESCI, con i contributi di
Ottavio Losana e Annalisa Rossi
Grafica e impaginazione
Marina Mangone Da pagina 14 potete seguire il camminno della
coeducazione, dal 1967 a oggi
Disegni di Fabio Bodi
A pagina 18 Roberto Lorenzini fa il punto sulla
Hanno contribuito
coeducazione vent’anni dopo.
Chiara Baietto, Aldo Bertinetti,
Mariella Corti, Francesca Fimiani,
p. Giovanni Gallo, Stefano
A pagina 20 anche B-P dice la sua sui “campi in
Garzaro, Nadia Lambiase, comune tra rover e scolte”.
Roberto Lorenzini, Ottavio
Losana, Giannino Piana, Annalisa Da pagina 21 una neuropsichiatra, un teologo e un
Rossi, le Comunità capi pedagogista alimentano il dibattito sull'identità di
dell'Arona 1 e del Settimo T.se 1 genere e l'educazione all'amore

Immagini Da pagina 32 la parola passa alle esperienze delle


Archivio La Traccia Comunità Capi
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La Grafica Nuova coop A pagina 37 padre Giovanni Gallo ci sprona con
via Somalia - Torino la forza e la delicatezza della Parola

Sped. in abb. postale: art.2 comma Il resto, mettetelo voi. Buona strada.
20/c legge 662/ 96 Torino.

Anno XXIX numero II


Chiuso in redazione il 22/10/2010

La tiratura di questo numero


è di 1.800 copie.
Stampato su carta ecologica.
QUALE TRACCIA?

EDITORIALE
FORZA E GRAZIA

Se non ti aspetti l’inatteso non lo troverai, perché è diffi-


cile da ricercarsi e da ottenere
(Eraclito DK, 18 M. 11)

di Nadia Lambiase (Icm Agesci Piemonte)

Vi è mai capitato di avere un mare di cose da dire e non sapere come dirle, da dove
cominciare, come organizzare i pensieri? Così sono io ora a provare a scrivere questo edi-
toriale per questo numero monotematico de La Traccia sul maschile e femminile.
Perché un numero monotematico dedicato alla coeducazione e alla diarchia?
Semplice, per essere pronti.
E pronti per cosa? Per l’incontro metodologico del 7 novembre? No, o meglio, non solo;
essere pronti per il Consiglio Generale del 2012. Ma ancora non basta.
Essere pronti a lasciare una traccia.
E cosa significa lasciare una traccia, un segno? Perché lasciare una traccia e per chi?
Lasciare una traccia come ricerca di senso, come il sapersi porre continuamente doman-
de capaci di creare relazioni, che a loro volta generano responsabilità reciproche, dell’in-
terrogato e dell’interrogante.
Ed è questo il punto: l’Associazione ci interroga, o meglio ci chiede di interrogarci, di farci
le giuste domande su due dei principi basilari che fondano il metodo Agesci, la coedu-
cazione e la diarchia. “L’Associazione tutta è chiamata a ripensare il significato e le con-
seguenze della scelta della coeducazione e della diarchia per riscoprire il nostro essere
femmina e maschio” (Relazione Imie al Cons. Gen. 1993).
Abbiamo la capacità per farlo? O meglio, abbiamo la voglia e la passione, il coraggio di
farlo, fino in fondo?

Vi siete mai chiesti perché proprio il Giglio e il Trifoglio?


Il giglio utilizzato fin dall’antichità come elemento decorativo ha assunto nel tempo mol-
teplici significati simbolici le cui radici affondano nella mitologia greca e romana, e
numerosi sono i riferimenti vetero e neo testamentari. Basti pensare alle celebri descrizio-
ni del Cantico dei Cantici, o all’elogio che Gesù fa all’inconsapevole bellezza dei gigli
dei campi. E che dire del trifoglio? Anch’essa pianta fortemente simbolica a partire dalla
sua composizione frutto dell’insieme di tre foglioline, emblema del mistero della Trinità.
E come per il Giglio così pure nel Trifoglio le tre foglie/petalo rappresentano i tre punti
della Promessa. La versione del Giglio inoltre vede il petalo centrale affusolarsi, punta
verso l’alto, verso il Nord, come l’ago di una bilancia, che indica la direzione, che si fa
segno, si fa traccia.
E se si facesse freccia? E se invece del Giglio e del Trifoglio ci fossero l’arco e la lira?
È Eraclito che ci consegna l’immagine straordinariamente espressiva dell’arco e della lira,
che hanno medesima forma, ma diversa funzione. È il linguaggio di Apollo, quello del-
l’arco e della lira. 1
L’arco è la morte; dalla vibrazione della sua corda si genera il moto che spinge le frecce
EDITORIALE

che portano il disordine della morte, mentre dalle vibrazioni delle corde della lira nasce
la sinfonia che mette concordia nell'inesauribile lotta fra gli elementi. In greco è lo stes-
so termine bios che designa l’arco e la vita, ciò che uccide e ciò che vivifica. “Ora, si può
dire, la lira è l’arco sublimato, l’arco a più corde; invece della morte essa canta la vita. Così
il maschio guerriero […] può essere accordato, sublimato dal sesso gentile e cambiato in
vita, cultura, culto […]” (Evdokimov, P. N., Teologia della Bellezza).
Il pensiero greco ha intuito che l'armonia si genera dalla lotta, l'ordine dal disordine, la vita
dalla morte. Basti pensare che Armonia è nel mito la figlia di Ares e di Afrodite “duro e avido
di guerra il primo, dolce e materna la seconda” scrive Plutarco in Iside e Osiride (370 c).
Per cui, insieme, il conflitto è il padre di ogni cosa, così come l’armonia, l’accordo e la
bellezza ne sono la madre. Il divenire, infatti, è possibile perché esistono i contrari e io
capisco una certa cosa se ne percepisco il contrario. Vivere, significa allora fare esperien-
za della totalità del mutamento, riconoscere che nulla è per sempre, eppure che tutto sus-
siste in Dio, riconoscere che l’essere umano è in sé nascita e morte, giovinezza e vec-
chiaia, maschile e femminile, sveglio e dormiente così come Dio si presenta giorno e
notte, inverno ed estate, guerra e pace, sazietà e fame, padre e madre.
Il mondo è fatto di opposti, delle cose del cielo e delle cose della terra, delle cose visibi-
li e di quelle invisibili e di ciascuna coppia di opposti si può fare unità e la più importan-
te ragione dell’unità degli opposti consiste in una costante forza, tensione o conflitto, che
nel Cristo risorto si risolve in un abbraccio di pace e di grazia, “perché piacque a Dio fare
abitare in Lui ogni pienezza, e per mezzo di Lui riconciliare a sé tutte le cose, le cose che
stanno sulla terra e quelle nei cieli (Col. 1,15-20).

Con la forza e la grazia della suggestione dei simboli e del mito ci piace tuffarci nella rilet-
tura della nostra storia. Perché la coeducazione e la diarchia in Agesci, prima di essere
concetti, valori, strumenti, sono una storia.
L’invito, allora, è quello si scavare sotto le parole per trovare il “tesoro nascosto”. Ma il
rischio alto è di non avere tempo a sufficienza per soffermarsi sulle parole, e annacqua-
re così l’intenzionalità educativa.
Il peso delle parole. Cosa significa coeducazione? E se “non fu un’intuizione profetica ma
semplicemente una scelta obbligata dai tempi”? (vedi più avanti l'articolo di Roberto
Lorenzini). E cosa significa diarchia, questa parola che può sembrare fredda e statica,
come un marmo greco, ma che porta in sé il dinamismo e il calore degli “angeli del
fango” e delle “vergini folli”?
E quale peso, quali risonanze hanno queste parole gravide di senso nel nostro oggi? Quali
le sfide che si schiudono dietro l’affascinate tema dell’educare all’amore, alla libertà, al
genere? Lungo i solchi della differenza e della sincerità arrivare a cogliere “l’armonia
nascosta che è più forte dell’armonia manifesta” (ancora Eraclito).

E allora quello che vogliamo fare è lasciare il nostro segno, capaci di aprirci all’inatteso,
lasciando la nostra traccia, il nostro esserci, il nostro pensiero e il nostro cuore, come
“Cape” e Capi scout del Piemonte, quella regione che più di 35 anni fa portò in sé i semi
dell’unificazione.
2 Con forza e con grazia.
SUPERWOMAN

CONTRO-EDITORIALE
E WONDERMAN

di Stefano Garzaro

E se il popolo italiano fosse chiamato in futuro a eleggere un presidente e una presiden-


tessa? E se, a ogni morte di papa, dal camino del conclave di piazza San Pietro sbucasse
una doppia fumata bianca, per annunciare la chiamata contemporanea alla cattedra di
Pietro di un papa e di una papessa? Sarebbe una manna per la voracità dei telegiornali.
Botte da orbi, invece, tra chi vorrebbe salvare la vera tradizione e tra chi si sentirebbe
autorizzato a interpretare il progresso. Anche questo in tv.
Eppure da più trent’anni esiste una grande associazione – l’Agesci – che dal tempo della
sua fondazione elegge in parallelo una donna e un uomo ai vertici dei suoi organi diret-
tivi. E continua a farlo.
Una prima spiegazione storica è che, essendosi unite due associazioni specializzate nel-
l’educazione a carattere specificamente maschile o femminile, era conseguenza naturale
che, almeno nella fase iniziale, si conservassero i geni di entrambe; così infatti avviene
nella fusione di partiti o squadre di calcio (gli storici del pallone sanno che la Sampdoria,
ad esempio, nacque dalla Sampierdarenese e dall’Andrea Doria, fondendo nome e
maglietta). Ma perché mai l’Agesci persiste in questa fase di transizione?
3
Il fatto è che di transizione non si
CONTRO-EDITORIALE

tratta. Quando l’Agesci nacque


dalla schiuma dei mari tempe-
stosi dell’Asci e dell’Agi, il tema
della coeducazione suscitò forse
il dibattito più accanito. È lecito
– ci si chiedeva – dal punto di
vista pedagogico mettere assie-
me ragazzi e ragazze e farli cre-
scere con i medesimi strumenti
educativi? È psicologicamente
corretto che i maschietti impari-
no a danzare e le bimbette a fer-
rare un mulo? E le tentazioni pro-
vocate dalle tempeste ormonali?
E come predisporre un ambiente
tranquillo perché possa formarsi
il carattere e l’identità sessuale?
Ci si scannò con rispetto, passio-
ne, competenza e intelligenza.
Le posizioni assolutamente intransigenti e stupide furono trascurabili. Ci fu una parte che,
in nome dell’intelligenza, preferì non entrare nella nuova associazione e che continua
con competenza la propria ricerca seguendo altre strade.
Le porte furono lasciate aperte, la sperimentazione sempre stimolata, tant’è che le squa-
driglie miste in Reparto costituirono un osservatorio che richiamò grande attenzione.
Non tutte le tradizioni d’origine riuscirono a passare sotto l’arco trionfale della fondazio-
ne dell'Agesci; l’Agi fu quella che perse qualcosa in più – c’è ancora chi pensa che il
metodo del Reparto sia troppo maschile, se non militaresco – ma la partita non è mai stata
chiusa e si continua a discutere su ciò che si può recuperare dagli scatoloni del trasloco
che stanno ancora imballati in magazzino. Le carte costitutive dell’Agesci tutelano i dirit-
ti elettivi del sesso minoritario – non di quello più debole, per cortesia – che non è detto
sia sempre quello femminile. La stampa associativa più attenta insiste nello scrivere bam-
bini e bambine, ragazzi e ragazze, Capi e Capo (se nel lessico italiano non esiste un serio
plurale femminile di “capo”, non è colpa delle redazioni).
Le strutture associative nel tempo vanno sempre riformate, perché questo è nella natura
delle cose, ma sarà molto difficile che il “governo dei due” sia messo in seria discussio-
ne. Per educare le ragazze e i ragazzi occorrono cervelli e sensibilità differenti, e occor-
rono entrambi.
Il giorno che il Consiglio generale eleggerà il Capo dell’Agesci, uno solo, maschio o fem-
mina che sia, allora sì che la Cnn, la Nippon Hoso Kyokai e l’Osservatore Romano man-
deranno i loro inviati in piazza Pasquali Paoli per vedere che cosa sta accadendo.

4
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI
COMINCIO’ A FIRENZE...

di Ottavio Losana

L’acqua melmosa straripò dai lungarni


e risalì verso la Signoria; piazza Santa
Croce era già un lago. La notte del 31
ottobre 1966 la grande alluvione tra-
volse Firenze e, dal mattino seguente
le immagini del disastro si diffusero nel
mondo attraverso la rete della televi-
sione. Accanto ai vigili del fuoco e ai
militari accorsero giovani volontari da
ogni parte d’Italia e del mondo. Non
esisteva una protezione civile organiz-
zata: i volontari agivano mossi dalla
loro intraprendenza e dalla loro buona
volontà. Li chiamarono “gli angeli del
fango”. I rover dell’Asci, accorsi da
tutte le regioni, fecero con onore la lunga di quella dell’alluvione.
loro parte e… scoprirono le ragazze. Ma su in alto? Che ne dicevano i verti-
Il rover di quei tempi, in effetti, era ci delle associazioni? Nel 1967 il
duro e puro, non c’era spazio nel suo Consiglio generale dell’Asci approvò
immaginario per figure femminili se la conduzione femminile dei branchi.
non per quella, intoccabile e idealizza- Già esistevano, in Lombardia, alcuni
ta, che un giorno sarebbe stata sua esperimenti clandestini, ma da quel
moglie. E fra tutte apprezzarono le momento le cheftaines (Capo donne di
scolte dell’Agi con cui ci si capiva al Branchi maschili, ndr) ebbero un ruolo
volo, si parlava la stessa lingua, si can- ufficiale nell’associazione.
tavano la stesse canzoni, si recitavano La decisione non fu indolore: ad alcu-
le stesse preghiere, si condivideva la ni illustri lupettisti vedere una giovane
semplicità di uno stile collaudato in donna prendere il posto di Akela sulla
tanti campi e in tante route. Perché rupe del consiglio sembrava un sacrile-
non potremmo continuare a fare scau- gio. Ma la maggioranza del Consiglio
tismo insieme?, ci si chiese. L’onda votò a favore. L’Asci non era più un’as-
partiva dal basso, più lenta ma più sociazione totalmente maschile: veni- 5
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI

vano a fare servizio nei Branchi sorel- avrebbe garantito il risultato educativo
le, amiche, qualche moglie e soprattut- e il Capo era responsabile in prima
to le scolte dell’Agi che preferivano i persona della corretta applicazione del
lupetti alle coccinelle. La regione metodo : comandante dopo Dio, come
Piemonte organizzò un campo scuola il capitano di una nave.
per cheftaines e venne a dirigerlo L’Agi, invece, aveva elaborato una pro-
l'Akela d’Italia. posta di crescita che mirava alla liber-
La contestazione giovanile che passò tà e all’autonomia. Pur senza sposare i
alla storia come il “sessantotto” toccò temi e i metodi dei movimenti femmi-
inevitabilmente tutte le associazioni e nisti che esplodevano in quegli anni,
in particolare anche quelle scout. Al l’Agi proponeva un modello di donna
grido di “vogliamo le donne” parecchi capace di fare liberamente le proprie
Noviziati e Clan aprirono la porta alle scelte. L’approccio educativo era molto
ragazze. In Piemonte non solo i gruppi elastico e le Capo più rivoluzionarie (le
più sgangheratamente rivoluzionari, così dette “vergini folli”) contestavano
ma anche alcuni di seria e solida tradi- ogni metodo per rispondere libera-
zione sperimentarono i Clan misti. Era mente di volta in volta alle richieste
l’onda lunga che ancora una volta sali- delle bambine e delle ragazze.
va dalla base. Tuttavia bisognava trovare un accordo:
Come seppero incanalarla i Grandi L’Agi rischiava di sparire se l’Asci aves-
Capi? Anche se entrambe fedeli alla se aperto autonomamente le Unità
proposta originaria di B.-P., l’Asci e miste.
l’Agi avevano elaborato ideologie e Fu nominata una Commissaria per stu-
metodologie non immediatamente diare e gestire la coeducazione e fu
amalgamabili. L’Asci aveva sottolinea- Bona Lombardi che abitava e operava
to, fino quasi a mitizzarli, il metodo e a Torino. Lo scautismo piemontese
6 il Capo. Il metodo, se ben applicato, giocò quindi un ruolo di primo piano
in questa fase sperimentale. Purtroppo, cultura, della politica e dello spettaco-

ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI


nel dicembre 1972, Bona morì in lo, a dibattiti e a laboratori.
seguito a un tragico incidente sull’au- Il successo della Route giocò un ruolo
tostrada Milano-Torino mentre rientra- non secondario per l’approvazione
va da una riunione scout. dello statuto dell’Agesci da parte dei
In quegli anni aveva sede a Torino la vescovi nel 1976.
redazione della rivista mensile della Due strumenti metodologici e organiz-
Branca Rover Strade al sole. Per la zativi essenziali per la vita dell’Agesci
Branca Scolte l’Agi pubblicava La si sono dimostrati la Comunità Capi e
Tenda con redazione a Bologna. Nel la diarchia. La Co.Ca. ha smitizzato la
1973 si decise di unificare le testate e, figura del Capo affidando la conduzio-
a Torino, nacque Camminiamo insie- ne del Gruppo alla responsabilità col-
me, la rivista unificata. Fu il primo lettiva di tutti i Capi che insieme elabo-
passo ufficiale verso un’associazione rano e gestiscono il loro Progetto edu-
unica. L’anno successivo, il 1974, il cativo.
Consiglio generale unificato proclamò La diarchia, richiesta in origine dalle
la nascita dell’Agesci. responsabili dell’Agi che temevano di
La scelta della coeducazione costituiva venire fagocitate di fronte ad una pre-
un fatto nuovo nell’associazionismo valenza numerica di 4 a 1 dell’Asci, si
cattolico e fu vista con occhio critico è rivelata uno strumento originale di
dalla gerarchia: i vescovi proposero collaborazione obbligatoria che, se
alcune modifiche allo Statuto prima di opportunamente valorizzata, potrebbe
approvarlo. Ma, mentre gli esperti essere utilmente sperimentata in tutti
discutevano, la risposta decisiva venne gli ambienti educativi, anche fuori
ancora dalla base e fu la prima Route dello scautismo.
nazionale Rover e Scolte svoltasi alla I Capi di oggi, in grande maggioranza,
Mandria nel 1975. Lo scautismo pie- non erano nati quando nasceva
montese mobilitò allora le sue forze l’Agesci. Ma se qualcuno è riuscito a
migliori per dare vita ad un evento di leggere fino in fondo questa vecchia
cui non c’erano esperienze precedenti. storia si sarà reso conto che l’associa-
Novanta Clan di formazione fecero zione è nata e si è sviluppata cercando
strada per 4 giorni sui percorsi predi- sempre di rispondere alle sollecitazio-
sposti in tutte le valli alpine, dalle ni che di volta in volta provenivano
Marittime al Monte Rosa. dalla base. Ci si potrebbe allora chie-
Per altri 3 giorni, seimila ragazzi e dere quali sono i flussi sotterranei che
ragazze campeggiarono nel parco oggi agitano i nostri ragazzi. Se ci pare
della Mandria dando vita alla veglia, che ci sia solo calma piatta forse biso-
alle celebrazioni religiose, a tavole gna scavare un po’ più a fondo. Prima
rotonde condotte da personalità della che arrivi l’alluvione.
7
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI

QUANDO IL TRIFOGLIO
E IL GIGLIO DECISERO
DI STARE INSIEME
di Annalisa Rossi allestita una mostra con ardite costru-
(ultima Commissaria Agi e prima zioni da campo realizzate dai Reparti
Responsabile dell'Agesci maschili accanto alle nostre più fem-
del Piemonte) minili accompagnate da cartelloni,
lavoretti manuali, pannelli di fotogra-
Quando ho pronunciato la mia fie. Tenendoci un poco in disparte, noi
Promessa era il 1958, ricorreva il cen- guide piccoline osservavamo timida-
tenario della nascita di B. P. L'evento fu mente i grandi Capi scout di allora, in
celebrato in modo solenne ed inusuale particolare un vecchio signore, almeno
per i tempi, un San Giorgio con insie- mi pareva tale, dal nome altisonante,
me esploratori dell'Asci e guide conte Ripa di Meana che, ci dicevano,
dell'Agi in una soleggiata domenica di era uno dei fondatoti dell'Asci prima
aprile a Villa Tesoriera, in corso della soppressione da parte del fascismo.
Francia, allora ancora estrema periferia A quel tempo l'Agi aveva dimensioni
della città, ai margini dei campi che limitate in città, cinque Reparti di
separavano Torino da Collegno e guide, due Cerchi di coccinelle e due
Grugliasco. Fuochi di scolte, di certo meno di due-
8 Nel grande parco alberato era stata cento fra bambine e ragazze. Eravamo
ancora negli anni Cinquanta e non zione e la preghiera. La discussione era

ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI


poteva essere bene vista un'iniziativa il nostro pane quotidiano fin dagli anni
così dirompente rispetto alla mentalità dell'Alta Squadriglia, ma soprattutto in
dominante circa la femminilità: vita Fuoco con il Capitolo, ovvero un argo-
all'aperto, campeggio, zaino in spalla mento che veniva impostato, analizza-
e scarponi ai piedi non erano “cose da to e sviscerato in tutti i suoi aspetti. È
donne”. Meno che mai in ambiente così che ho conosciuto Maritain e
cattolico e parrocchiale, tant'è che il Péguy, De Larigaudie e Saint Exupéry,
guidismo è cresciuto sotto la protezio- le cantate di Bach che il nostro A.E.
ne dei domenicani e dei francescani, padre Clemente cercava disperatamen-
mentre salesiani e gesuiti si occupava- te di insegnarci a cantare accompa-
no soltanto di ragazzi. Per lo meno a gnandoci all'organo della chiesa di
Torino, i parroci non vedevano di buon San Bernardino e il teatro di Brecht e di
occhio questi gruppetti di ragazze che altri grandi del Novecento negli strepi-
si riunivano e “uscivano” per conto tosi allestimento dello “Stabile” di
loro invece di partecipare alle adunan- Torino, al Gobetti o tra gli stucchi dora-
ze dell'Azione Cattolica; soprattutto ti del Carignano; ma anche la realtà
“pensavano”, discutevano, animavano dolorosa delle ragazze del carcere
liturgie e messe al campo con uno stile minorile del Buon Pastore e i disabili
proprio. Il Concilio era di là da venire segregati al Cottolengo, la solitudine
e così la riforma liturgica, eppure i dei Poveri Vecchi di corso Unione
nostri buoni frati assistenti celebravano Sovietica. Questo intenso intreccio di
la messa sugli altarini costruiti da noi concretezza, cultura e spiritualità, già
e, senza voltarci le spalle, guardavano di per sé straordinaria nella sua sempli-
i nostri visi disposti in cerchio, le cità, ci allenava a crescere nell'essen-
nostre mani che già si intrecciavano al zialità, sapendo dare il giusto peso alle
Pater Noster e porgevano alle nostre cose e a porre i valori nell'ordine
orecchie il testo del Vangelo in italia- gerarchico corretto, in alto i più impor-
no. tanti e veri l'amore e il servizio del
Forse perché lo “scouting” più tosto prossimo, la Fede e il rispetto per, ogni
non poteva essere praticato per ragioni uomo nella sua interezza, il rispetto
fisiche e socio ambientali, in quegli per, la natura che non si chiamava
anni largo spazio trovavano la riflessio- ancora ecologia ponendo in basso
ne e la discussione, precedute da espe- quelli materiali, ricchezza, successo,
rienze concrete. La strada era cammi- bellezza fisica, pur senza disprezzarli,
no lungo i sentieri e le mulattiere alpi- perché pur sempre doni di Dio e parte
ne, ne ricercavamo la spiritualità attra- del suo creato. Quei valori, insomma
verso lo studio e la lettura, la medita- che avevamo appreso recitando ogni
9
giorno la Legge, la Promessa, pratican- co e nero ci ritrae così) marciammo in
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI

do la B.A. di quando eravamo bambi- piazza San Pietro verso lo scalone che
ne. Ma stimolava in noi l'autonomia e conduce in Sala Clementina.
il senso di responsabilità e, soprattutto Nell'estate si era tenuto un Campo
un acuto senso critico nei confronti nazionale delle “Mille luci”, mille
della società e della cultura dominan- guide accampate ai piedi del Gran
te, un bisogno di rinnovamento, di Sasso, ai Prati di Tivo, allora davvero
libertà che nel giro di pochi anni tra- soltanto prati. L’autunno successivo
volse in gran parte il mondo giovanile, anche le Capo dell’Agi aiutarono
attraversato da quella ventata chiamata Firenze a liberarsi dal fango dell'allu-
contestazione che, nel bene e purtrop- vione insieme a migliaia di altri gio-
po anche nel male, fece sì che davve- vani.
ro, dopo, nulla sarebbe stato più come Avevo partecipato, tra il ‘65 e il ‘68, ad
prima. alcune sperimentazioni di apertura
Fu probabilmente l'abitudine a essere dell'associazione che, giustamente,
diverse rispetto alla maggioranza delle cercava di lasciare il suo originario
nostre coetanee, più riflessive e ansio- humus medio e alto borghese, stabile
se di aprirci al nuovo che fece sì che la da vent'anni. Erano le “squadriglie
novità del Concilio Vaticano Il e i fer- libere”, esperienze mutuate dalla
menti del '68 trovassero seguito entu- Francia, che cercavano di radicare il
siasta in molte giovani scolte e Capo guidismo in realtà più piccole e non
dell'Agi fine anni Sessanta. Non ho soltanto nelle grandi e medie città: da
completamente vissuto dall'interno Torino a Settimo, Chivasso e
quegli anni, perché avevo lasciato l'at- Verolengo, da Alessandria a Casale, da
tività dell'Agi per i soliti motivi di quasi Novara e Verbania ad Arona. Dal cen-
tutti, il completamento degli studi e la tro e dai quartieri migliori, inoltre,
laurea, l'inizio della vita lavorativa, la alcune Capo trasferirono se stesse e il
ricerca di una stabilità di vita accom- Reparto nei nuovi quartieri di periferia,
pagnata dal desiderio di fare nuove il primo fu il Torino 4 all’Ascensione di
esperienze, conoscere altri ambienti Mirafiori. Fu tuttavia l’esperienza delle
culturali e formativi, ma anche alcune cheftaines, anche questa di matrice
forme estreme di contestazione del francese, a innescare la rottura interna
passato associativo che non riuscivo a che si rivelò senza ritorno, perché,
condividere. mentre una parte della dirigenza vede-
Il ventennio dell'Agi era stato celebra- va positivamente un avvicinamento ai
to nel 1965 con una solenne udienza fratelli dell'Asci, vagheggiando forme
dal Papa Paolo VI di tutte le Capo di collaborazione e di scambio educa-
d'Italia, tailleur, cravatta e baschetto tivo costruttivo, per altre la cosa sape-
10 blu in fila per quattro (una foto in bian- va di contaminazione vissuta secondo
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI
gli schemi del femminismo più estre- Che cosa avrebbe potuto essere il gui-
mo che avrebbe condotto alla dissolu- dismo senza il metodo scout elaborato
zione con la perdita di quello specifico negli anni a partire dalla geniale intui-
che dì lì a qualche anno venne defini- zione di Lord Robert Baden-Powell e
to, o forse meglio dire teorizzato, adattato da sua moglie Olave alle
come “patrimonio Agi”. I cui beni e ragazze non sono mai riuscita a capir-
valori lo stesso gruppo progressista e lo, un’altra cosa sicuramente, più facil-
avanzato tendeva, forse al di là delle mente il nulla. Cosa che si verificò
effettive intenzioni almeno di tutte, a rapidamente negli anni dal ‘69 al ‘72,
dissolvere, in quanto, aderendo alle in cui l’Agi, di fatto, avrebbe cessato di
teorie pedagogiche di stampo marcu- esistere se non fosse stato per la tenace
siano, proclamava la necessità di pas- volontà di alcune Capo, Bona
sare al “non metodo”, ossia ad un gui- Lombardi e con lei Anna Bertolino...,
dismo che si lasciava alle spalle (but- le quali compresero – a dispetto delle
tandolo alle ortiche) ogni riferimento critiche delle fautrici del “non metodo”
allo “scouting” per una specie di ritor- e dell'autonomia dalle preponderanza
no a Rousseau e alla libertà assoluta di maschile – che proprio con gli “aborri-
crescere secondo natura soddisfacen- ti” fratelli dell'Asci bisognava fronteg-
do i bisogni che via via si manifestava-
no liberamente nel bambino.
giarsi se si voleva continuare a dare
alle bambine e ragazze della regione
11
ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI

Piemonte l'opportunità di vivere l'av- del grande gioco scout ed erano estra-
ventura dello scautismo. Un dialogo nee alle rivendicazioni più o meno
reso possibile dall'aria nuova che sof- femministe della frangia oltranzista
fiava nella società e nella Chiesa, nella della vecchia Agi.
scuola e nell'educazione, nella cultu- Anch'io decisi di riprendere il servizio
ra, nell'università e nella fabbrica, in di Capo in una di queste nuove realtà,
quegli anni in cui Torino e il Piemonte il Leumann, dove partecipai alla fon-
vivevano le contraddizioni determina- dazione del Noviziato e del Clan. Ma
te dal forte impatto immigratorio dal fu soprattutto un tragico evento che mi
centro e dal sud del Paese e vedevano ributtò in pista tra i quadri che avreb-
moltiplicarsi la popolazione nelle peri- bero contribuito a costruire la nuova
ferie e nelle cittadine della cintura. I Agesci. In una sera piovosa di dicem-
gruppi Asci più solidi e guidati da bre del 1972, tornando da una riunio-
uomini preparati e competenti decise- ne di Formazione Capi interregionale a
ro di portare lo scautismo nei nuovi Rho, Bona Lombardi fu coinvolta in un
quartieri della città e della periferia incidente stradale e di lì a poche ore
nelle parrocchie gremite da ragazzini e tornò alla casa del Padre. Era un vuoto
ragazzine. Nacquero nuovi gruppi – difficile da colmare: Bona rappresenta-
Torino 9 a Rebaudengo, Torino 34 e 68 va la mediazione indispensabile,
a Mirafiori, Leumann a Cascine Vica e l'anello che legava e con la sua espe-
Collegno – che non avrebbero potuto rienza autorevole teneva uniti i fili di
se non essere misti, maschili e femmi- una collaborazione tra Agi e Asci
12 nili. Queste nuove realtà avevano fame ancora molto problematica. All'inizio
degli anni Settanta, infatti, aveva nuovo modo di fare scautismo insieme

ALLE ORIGINI DEL MASCHILE E FEMMINILE IN AGESCI


assunto ritmi accelerati quel processo ai fratelli dell'Asci, quegli stessi che
di trasformazione che avrebbe portato per anni erano stati soltanto amici,
nell'arco di un triennio alla fusione membri della stessa famiglia o di grup-
dell'Agi e dell'Asci e alla nascita pi che giocavano e avevano la sede
dell'Agesci. Gli anticipi, per così dire, sotto lo stesso campanile e nello stesso
erano state le “cheftaines”, esperienze cortile parrocchiale, presso i salesiani,
mutuate dallo scautismo d'Oltralpe i francescani, i domenicani, i gesuiti.
che vedevano giovani scolte e Capo In tutta la città di Torino, come a
entrare a pieno titolo nei Branchi di Pinerolo, a Novara, ad Asti, ad
lupetti. Viste molto negativamente Alessandria, a Casale erano numerosi i
dalla dirigenza più rigida della vecchia gruppi Agi e Asci che avviavano forme
Agi che le considerava un grave cedi- di collaborazione via via più intense,
mento e una rinuncia alle prerogative maturando esperienze di coeducazio-
specifiche del guidismo – il tanto venti- ne, reparti e Noviziati Clan misti o
lato per anni “patrimonio Agi” – e la paralleli, mentre i Capi e le Capo più
prova del ruolo tradizionale affidata alla adulte si incontravano in quelle che
donna, cioè di occuparsi soltanto dei saranno poi le Comunità Capi dove
bambini, come in casa e nelle scuole. elaboravano riflessioni metodologiche
Il cambiamento era tuttavia irreversibi- che, radicate nello scautismo di B. P.,
le. Se da un lato la chiusura portava a accoglievano le istanze pedagoghe e
irrigidimenti e posizioni anche estre- sociali più avanzate e innovative,
me, sempre più ridotte numericamente lasciandosi alle spalle gli avventurismi
anche perché molte giovani si aprivano della contestazione troppo radicale.
ad esperienze diverse al di fuori del- Tra il 1972 e il 1974 i processi assun-
l'associazione, in ambito politico, sin- sero un po' in tutte le regioni un'acce-
dacale, spinte dal sincero desiderio di lerazione tale da condurre rapidamen-
dedicarsi intensamente agli ultimi, agli te, a livello nazionale, allo scioglimen-
emarginati, al mondo operaio, lungo le to delle due associazioni dell'Agi e
frontiere rinnovatrici scaturite nella dell'Asci e alla nascita dell'Agesci. A
società e nella Chiesa post sessantotti- me toccò di vivere quegli eventi in
na e post conciliare. E non mancarono, prima linea, dopo le scomparsa di
purtroppo, scivolamenti verso il Bona Lombardi, forse per mancanza di
mondo extraparlamentate dell'autono- “personale” adeguato, mi capitò di
mia fino a sfiorare il terrorismo che a essere l'ultima Commissaria Agi pie-
Torino avrebbe avuto una dei suoi montese e la prima dell'Agesci nata a
nuclei più tragicamente sviluppati. Bracciano nel maggio 1974.
D'altro canto, dentro l'Agi, erano sem-
pre più numerose le scelte verso un (da Scout in Piemonte, Torino, 2007)
13
LE TAPPE

DALLE CHEFTAINES
AL CONFRONTO SULLA
COEDUCAZIONE OGGI
ANNO DESCRIZIONE
1967 Cheftaines /
prime Comunità Capi
ante litteram

1972 Prime esperienze di Clan misti

1973 Fusione delle due riviste R/S.


Numero de La Traccia 2 del 73;
Prime esperienze di diarchia ai campi di formazione.

1974 Nasce l'Agesci.

1975 Route nazionale R/S al Parco della Mandria (Torino).

1977 Il Cons. Gen. chiede l’impegno a porre attenzione alla condizione


di disagio in cui si trova spesso la componente femminile,
conferma la prudenza sul troppo rapido e incontrollabile
proliferare di Unità miste (pur auspicando un atteggiamento
positivo nei confronti delle sperimentazioni) e invita a un’analisi
delle esperienze finalizzata alla formulazione di una
metodologia unificata per le Branche parallele.

1978 Si realizza un'analisi statistica per monitorare la situazione


14 femminile: questionario su livello di partecipazione
all’iter formazione Capi, sulla condizione civile e lavorativa
dei Capi e delle Capo, sull’età di abbandono del servizio,
sulla situazioni quadri, sul recupero di ex Capi.
Questionario sulla coeducazione.
Al Cons. Gen. mozione 10/1978 “Possibilità di servizio per coniugi”.
1979 Al Cons. Gen. il gruppo di lavoro
sulla Partecipazione femminile
evidenzia la minore presenza
numerica, la minore partecipazione
verbale specialmente nei momenti
assembleari, le difficoltà
di reperimento delle Capo sia
in Unità che nelle strutture.
Route nazionale delle Co.Ca.
a Bedonia (Parma).

1982 Al Cons. Gen. si decide il rilancio qualificato della scelta


di coeducazione e l'individuazione dei suoi obiettivi specifici,
per arrivare al Cons. Gen. del 1984 con indicazioni
sull'attuazione della scelta della diarchia tra i Quadri
associativi, sulle modalità di rapporto tra i Capi e le Capo
nella conduzione delle Unità e della Co.Ca, sulle scelte
metodologiche per realizzare la coeducazione nelle Branche.

1984 Il Cons. Gen. dà mandato perché


nel Cons. Gen. 1985 si affronti con
adeguata preparazione e spazio
il tema coeducazione sia nei suoi
aspetti educativi che metodologici.
[Intanto in Francia si dibatte sulla
coeducazione in termine di Metodo
e non di strumento]

1985 Al Cons. Gen. si decide di integrare adeguatamente i regolamenti


di Branca in tema di coeducazione, a partire dal Patto
15
Associativo che propone la coeducazione
LE TAPPE

come visione dell’uomo, non solo strumento, ma aspetto


caratterizzante del Metodo. Si sottolinea che non è opportuno
distinguere tra attività coeducative e non.

1987 Il Cons. Gen. conferma la validità dell’ambiente Fantastico


Bosco e Giungla (non sovrapponibili) nelle unità monosessuate
e miste.
Analisi su diarchia/presenza femminile: dal 1974 si è avuta
una crescita esponenziale della componente femminile in Agesci
(dal 25% al 40%), tuttavia a questo non corrisponde una crescita
adeguata del numero delle Capo presenti in Associazione.

1992 Allegato al Progetto nazionale “Educare all’unità attraverso la


valorizzazione delle diversità”: si ribadisce la centralità
della relazione uomo-donna, che è innanzitutto un “essere
in relazione”. Perché l’incontro tra persone con caratteristiche
diverse sia possibile e fruttuoso è importante che ciascuno
sia consapevole delle proprie specificità.

1993 Dalla relazione degli Imie al Cons. Gen.: “Siamo in presenza


di messaggi omologati e omologanti: è importante chiedersi se
la nostra proposta educativa vissuta nella coeducazione
si adegua a questi messaggi o favorisce la reciprocità.
L’Associazione è chiamata a ripensare il significato
e le conseguenze della scelta della coeducazione per riscoprire
il nostro essere maschio e femmina”.
Diarchia: si afferma il principio “non complementari
ma reciproci, collaborativi perché diversi”.
Sempre più forte il tema della pari opportunità.

1995 Coeducazione: alcuni propongono di estendere il concetto


di coeducazione all’educazione alle diversità.
Diarchia: la diarchia viene inserita nel contesto
delle preoccupazioni circa la realizzazione dei Comitati.

1996 Modifiche al Regolamento metodologico (parte Interbranca):


la coeducazione come cammino di crescita
16 nell’accoglienza delle diversità.
1997 Route nazionale delle Comunità
Capi ai Piani di Verteglia
(Avellino) sul nuovo Patto
Associativo: “Donne e uomini,
non solo gente” è uno dei temi
forti della Route.

1998 Il tema della coeducazione viene ampliato con riguardo


al tema della famiglia e dell'educazione all’amore.
Diarchia: è uno stile educativo, testimonianza, condizione
essenziale per fare coeducazione. Non esiste un’attività
di coeducazione, ma un modo coeducativo di fare attività;
obiettivo della coeducazione educare all’amore e all’alterità.

2005 Si riapre il dibattito sulla coeducazione: strumento del metodo


o caratterizzazione della proposta?

2009 Alla luce del confronto sul nuovo


inter di Formazione Capi il
Cons. Gen. avvia un percorso
nazionale di verifica su
coeducazione e diarchia.
Si apre un confronto
sul tema sull’identità di genere.

17
VENT'ANNI DOPO

NOI, REDUCI
DELLA COEDUCAZIONE
di Roberto Lorenzini così: “non c'è alcun problema, perché
uomini e donne sono uguali”. Poi,
La coeducazione non è stata una intui- fedeli alla linea, quando i problemi ci
zione profetica, ma una scelta obbliga- sono stati, abbiamo fatto finta di non
ta dai mutamenti sociali: mantenere vederti perché non dove vano esserci.
separati maschi e femmine avrebbe A quel punto abbiamo creato una gran
fatto ridere già dopo pochi anni e bella associazione che tuttavia, a mio
avrebbe notevolmente assottigliato le avviso, nella sua struttura organizzati-
due associazioni. Dunque ci siamo va, nella cultura interna che ne costi-
uniti inventando questo brutto nome: tuisce le forme, è prevalentemente
coeducazione che non significa nien- maschile. (...)
te, perché se già l'educazione mal sop- Per guardare al futuro, le parole
porta gli aggettivi (educazione politica, chiave a mio avviso sono differenza
educazione sociale ecc.) ancor meno e sincerità.
sopporta un prefisso (co ) che non indi- Provo a indicare per rapidi punti alcu-
ca un obiettivo prioritario, ma un con- ne attenzioni da coltivare.
testo: il crescere insieme, come se si Le caratteristiche individuali, quindi
potesse anche fare diversamente. non solo tra i sessi, vanno valorizzate
Nell'urgenza di unirci (noi ragazzi ne maggiormente. Ciò comporta una
avevamo una gran voglia e una gran maggiore tolleranza per il discosta-
paura), non avendo il tempo né, forse, mento da un modello ideale che
la competenza per una seria e appro- quindi deve essere meno “forte”, e si
fondita riflessione sulle differenze può tradurre in un nuovo rapporto tra
maschio femmina, sull'affettività e la progressione personale e gruppo di
sessualità, ci siamo raccontati una cla- appartenenza.
morosa bugia che suona più o meno La forte pressione del dover essere che
18
si respira dal primo giorno della vita di ti in faccia, gestiti.

VENT'ANNI DOPO
branco fino alla Partenza, a mio avviso Importante mi pare il recupero di
impedisce di guardarsi sinceramente momenti omogenei per sesso durante
dentro, di scoprire “come si è”, con il tutto l'arco educativo.
rischio di incentivare la rimozione Sono occasioni necessarie alla costitu-
degli aspetti negativi dì sé, che quindi zione di un'identità sessuale che
non vengono benevolmente accettati e soprattutto per i maschi mi appare
ricondotti nel processo educativo, ma seriamente minacciata.
lasciati fuori, negati. Gli uomini non hanno attraversato una
Così facendo c'è il rischio che questi stagione come il femminismo e si tro-
conducano una vita propria, parallela, vano in seria difficoltà di fronte a
e una volta cresciuti si presentino a donne che non sono più quelle di qua-
bussare alla porta. rant'anni fa. Le stesse donne mi confi-
Sempre nella stessa linea della sinceri- dano sempre che non si trova più in
tà, secondo me, occorre una maggiore giro un “vero uomo”; il guaio è che noi
attenzione ai bisogni e ai desideri pro- non sappiamo come debba essere,
pri che non va sistematicamente mentre sappiamo bene come non si
coperta dalla spinta a occuparsi degli deve essere per non ripercorrere i vec-
altri, dimenticandosi di sé. Un dimen- chi modelli maschilisti.
ticarsi che non è solo abnegazione, ma Infine va avviata una seria riflessione
anche trascuratezza. sul senso della sessualità e dell'affetti-
La stessa operazione va fatta a livello vità. Almeno per quanto riguarda la
di Gruppo. E ora che, prime le mia personale esperienza, in associa-
Comunità Capi, si inizi a disvelare zione ciò non è stato fatto non per
l'importanza che hanno le dinami- incapacità, ma forse per soggezione. Il
che affettive (gli amori, le simpatie, sofferto riconoscimento ecclesiale del-
gli odi) nella vita dei nostri Gruppi, l'unificazione ci ha forse indotto più
anche se non ci piace che sia così alla riflessione sugli aspetti morali
perché il modello prevede che ci della relazione uomo donna e alla tra-
vogliamo sempre bene e tutti allo duzione metodologica delle posizioni
stesso modo. del magistero, che a una riflessione ori-
Ci raccontiamo che divisioni, con- ginale e autonoma. Anche qui dunque
flitti, alleanze avvengano per nobili un'area di funzione che va riconquista-
motivi ideali; in realtà almeno per ta alta sincerità.
l'80% c’entrano motivi di cuore che,
se li considerassimo altrettanto nobi- (da Scout-Proposta Educativa,
li, potrebbero almeno essere guarda- 1994, n.16)

19
LA PAROLA AL FONDATORE

USCITE E CAMPI
IN COMUNE
FRA ROVER E SCOLTE
Fu chiesto a B.-P. il suo parere su usci- gran quantità di obiezioni all'introdu-
te e campi in comune tra rover e scol- zione dei bagni misti, che sono oggi
te (in Inghilterra, come del resto altro- una consuetudine universalmente
ve, vigeva allora una netta separazio- ammessa. Parimenti, i movimenti gio-
ne tra i due sessi). Ecco la sua risposta. vanili che si sviluppano in molti paesi
incoraggiano i campeggi e il turismo in
Sono a favore di uscite e campi in comune.
comune tra rover e scolte alle condi- Personalmente ritengo che tutto ciò
zioni suggerite. Nella Federazione del vada nella buona direzione, particolar-
Campeggio (cui parecchi rover e scol- mente nel nostro movimento, in cui
te appartengono) campi a queste con- rover e scolte sono giovani dotati di
dizioni sono in voga da diversi anni, buon senso e di rispetto di se stessi.
con risultati del tutto positivi. La Capo Guida concorda con questa
Così pure, club di escursionisti esisto- opinione.
no oggi nella maggior parte dei grandi Nota conservata nell'Archivio scout
centri e organizzano le loro spedizioni britannico datata 11 settembre 1931
in comitive miste.
Tutto ciò è conforme alle idee moder- (da Baden-Powell,
ne oggi prevalenti. Taccuino, Roma, 2008).
Qualche anno fa venne avanzata una
DIBATTITO
PEDAGOGIA AL MASCHILE
E AL FEMMINILE:
UNA RIVOLUZIONE
IN CORSO?
Tre voci: Chiara Baietto, neuropschia- molto importante per l’integrità psico-
tra, Giannino Piana, teologo, Aldo logica. Allo stato attuale delle cono-
Bertinetti, pedagogista, già AE Agesci scenze si pensa che a determinare tale
Piemonte. Tre voci per provare ad apri- convincimento interno concorrano
re alcune piste nel cuore di un tema vari elementi, alcuni biologici, prena-
complesso e affascinante. tali sia ormonali che genetici, altri
ambientali e psicologici.
Dal suo punto di vista professionale e L’identità di genere quindi è differente
scientifico, e alla luce della sua esperien- dal ruolo di genere, che contribuisce a
za, come spiegherebbe oggi “l'identità determinare ma che è molto influenza-
di genere”? to da fattori educativi, culturali, socio
ambientali e familiari.
Chiara Baietto, neuropsichiatra L’identità ed il ruolo sono poi ancora
L’identità di genere ha una definizione differenti dall’orientamento sessuale
precisa, riconosciuta come tale alme- che definisce il sesso dal quale ci sen-
no nell’ambito medico-scientifico. Si tiamo attratti (ad esempio: soggetto
ritiene essere il senso di appartenere biologicamente femminile, con identi-
ad un sesso invece che all’altro. Si trat- tà di genere femminile, ruolo di gene-
ta quindi di una convinzione intima, re femminile, con orientamento etero-
normalmente concordante con il sesso sessuale).
biologico ma talvolta discordante. Il L’identità di genere viene progressiva-
senso di appartenenza, sentirsi mente rinforzata e confermata dal rico-
maschio oppure femmina influenza il noscimento che il bambino riceve
ruolo sessuale (cioè il modo di com- nella famiglia e nelle relazioni, sia
portarsi come maschio o femmina educative che con i pari. I giochi che i
nelle relazioni) ed è un’acquisizione bambini mettono in atto, maschi con
molto precoce nel bambino. Essa è già maschi e femmine con femmine,
ben delineata intorno al secondo anno hanno questo significato e consentono
di età ed è un elemento identitario di riconoscere l’identità anche negli
21
DIBATTITO

altri di confermare la propria e di diffe- senso statico e immutabile.


renziarsi. Spesso i bambini percepisco- Personalmente non condivido questa
no che nei ruoli maschili/femminili esi- contrapposizione. Sono convinto del-
stono aspetti di vantaggio/svantaggio o l’estrema importanza che ha l’aver sot-
aspetti che personalmente ritengono tratto il “genere” al puro ambito biolo-
più graditi, ma solitamente questa per- gico, e dunque a una forma di perico-
cezione non incide sull’identità. loso determinismo, per riportare l’at-
tenzione sulla dimensione culturale –
Giannino Piana, teologo non affermava del resto già a suo
Il concetto di “genere” si è oggi pro- tempo Simone de Beauvoir che
fondamente modificato, soprattutto per maschio e femmina non si nasce ma si
la contrapposizione che molti istitui- diventa? – ; ma credo che questo non
scono tra il “genere” (o più propria- debba significare totale rinuncia a fare
mente il gender, termine intraducibile i conti con il dato biologico, che, per
e soltanto parzialmente identificabile quanto secondario, fa parte integrante
con “genere”) e il “sesso”. Il primo – il dell’umano. Il “genere” è dunque dato
“genere” – è infatti concepito come dall’intreccio tra “natura” e “cultura”;
mero prodotto di processi sociocultu- è la risultante di un processo combina-
rali, e dunque soggetto a costanti varia- torio che conferisce ad esso, di volta in
zioni e a molteplici possibilità di volta, connotati nuovi. Si deve aggiun-
espressione; il secondo – il sesso – è gere che l’identità di genere va definita
invece ricondotto al semplice dato bio- all’interno dell’identità dell’umano,
logico, alla “natura” concepita in non dimenticando che è molto più ciò
22
DIBATTITO
che unisce uomo e donna di ciò che li vista psicologico che sociologico, ci si
distingue, al punto che, secondo l’an- è accorti che, anche quando il bambi-
tropologia e la psicologia moderna, no ha una certezza rispetto la sua iden-
“maschile” e “femminile” – animus e tità sessuale, deve elaborare un discor-
anima secondo la nota classificazione so molto più complesso riguardo
di Jung – sono elementi costitutivi tanto appunto l’“identità di genere”. Con
dell’“essere uomo” che dell’“essere quest’ultima si intende il fatto di come
donna”, e che pertanto la identità del- una persona vive il suo essere biologi-
l’uno e dell’altra è data dal diverso rap- camente maschio o femmina in tutti i
porto che si istituisce tra di essi. risvolti della sua personalità psicologi-
ca (particolarmente il modo di consi-
Aldo Bertinetti, pedagogista derare la sua mascolinità/femminilità
In effetti la categoria “identità di gene- sotto l’aspetto affettivo e relazionale:
re” è relativamente recente. Per molto cioè come “si sente” all’interno del suo
tempo si è parlato semplicemente di “vestito” sessuale), tenendo anche
“identità sessuale”, intendo con questo molto conto degli influssi che il conte-
la coscienza che il bambino progressi- sto sociale gli trasmette. Già di per sé
vamente acquistava dell’essere fisica- ognuno è maschio o femmina a modo
mente maschio o femmina, coscienza suo, in maniera unica e irripetibile,
che inizia molto precocemente ma secondo le mille sfumature che carat-
raggiunge una sua chiarezza al termine terizzano ogni persona in campo fisi-
della prima infanzia. Analizzando co, psichico, psicologico (e tenendo
meglio la questione, sia da un punto di presente che gli elementi
23
DIBATTITO

maschili/femminili sono presenti tutti e mente d’accordo sul fatto che l’identi-
due, con gradazioni diverse, in ogni tà sessuale (biologica) non può essere
persona dei due sessi). Inoltre la perso- che duplice (maschio o femmina) – sia
na può vivere la sua realtà biologica in pure anche qui con alcune eccezioni
modo molto differenziato, non solo agli estremi (nei casi, rari, di sessualità
emotivamente (ad esempio nell’essere non ben definita biologicamente o di
contenta di quello che è o invece nel transessualità) – sottolineano che le
desiderare di essere diversa), ma identità di genere possibili sono molto
anche, più profondamente, nel vivere variate: ed è in questo contesto che per
questa sua unicità sentendo il modello esempio si colloca l’omosessualità.
sessuale presentato come “normale”
dalla società in cui vive, corrisponden- Come è cambiata nel tempo l'idea del-
te o meno a quello che in realtà sente l’educazione al maschile e al femminile?
soprattutto a livello relazionale (con
quelli dello stesso sesso biologico e Chiara Baietto, neuropsichiatra
con gli altri). Il discorso si complica Rispetto ai modelli precedenti nella
ulteriormente perché sovente la socie- nostra attuale società si assiste a una
tà non fornisce solo dei modelli, ma sempre minor differenziazione dei
crea intorno ai due sessi dei “ruoli” modelli educativi. Culturalmente e tra-
precostituiti rigidi, in cui cerca di far dizionalmente i modelli educativi con-
entrare in modo impositivo il ragazzo. cedevano migliori opportunità ai
24 Gli psicologici, mentre sono ovvia- maschi e in questo senso offrire
un’educazione paritaria, con ampia donna e, viceversa, si diventa donna

DIBATTITO
possibilità di confronto e di apprezza- solo nel faccia a faccia con l’uomo. A
mento reciproco non può che essere di determinare il costituirsi dell’identità è
vantaggio per entrambi i sessi. Inoltre il dunque la relazione tra i sessi e il fatto
fatto che i bambini e le bambine che essa maturi in un contesto di reci-
abbiano la possibilità di frequentarsi e proco scambio di esperienze. Oggi
di conoscersi, inseriti nelle stesse clas- tutto questo è acquisito. Forse il rischio
si, non influenza negativamente la loro che si corre è che si indulga verso un
possibilità di costruire poi giochi di eccesso di promiscuità. Credo che nel
genere adeguati tra maschi e tra fem- processo educativo, che ha (e non può
mine. che avere) nella coeducazione la via
privilegiata, sia importante istituire
Giannino Piana, teologo anche momenti separati che consento-
I cambiamenti ci sono senz’altro stati, no di rafforzare la propria appartenen-
e sono stati profondi. Basti pensare alla za di genere. Ma su questo è doveroso
totale separazione tra i sessi che vigeva lasciare la parola a chi ha competenze
in passato, e perciò alla difficoltà di specifiche di carattere pedagogico.
sviluppare processi adeguati di cresci-
ta della persona, soprattutto nel perio- Aldo Bertinetti, pedagogista
do dell’adolescenza, che consentissero Si può dire che ogni epoca, ogni civil-
l’acquisizione serena della propria tà abbia avuto una sua educazione al
identità. L’identità di genere infatti maschile/femminile… Nel nostro
viene costituendosi soltanto nel con- mondo una grande rivoluzione di pen-
fronto con l’altro da sé: si diventa siero è avvenuta con la nascita del
uomo solo nel faccia a faccia con la femminismo, e quindi con la contesta-

25
zione dei ruoli sociali precostituiti, di
DIBATTITO

cui abbiamo parlato, che erano valsi


fino ad allora. La prima reazione fu
costituita dal cercare di dare un’educa-
zione “indifferenziata”, che non tenes-
se cioè più conto della sessualità bio-
logica e che proponesse un modello di
persona uguale per tutti, maschi e fem-
mine, proprio per superare i suddetti
ruoli. In questa visione veniva indicata
come ideale un’educazione che si
svolgesse nella piena “mixité”: tutti
insieme sempre e senza nessuna diffe-
renzazione.
Ci si è accorti però velocemente che
tale impostazione non rispettava una
caratteristica fondamentale: quella
della “persona”. Proprio perché ognu-
no era e doveva essere rispettato come
se stesso, nella sua unicità, non si pote-
va non tenere conto che aveva come irripetibile che è suo proprio. Una…
caratteristica fondamentale la sua ses- “progressione PERSONALE”.
sualità, differenziata biologicamente e
psicologicamente diversificata in infi- Quali problematiche emergono, dal
niti modi. Per questo, pur continuando suo punto di vista, nell'educazione
a consigliare ambienti educativi misti all'identità di genere?
(che però ora si chiamano di “coedu-
cazione”), dove la differenza sessuale Chiara Baietto, neuropsichiatra
non deve creare nessun tipo di emargi- Per quanto sopra esposto, non è possibi-
nazione o limitazione e dove quindi le le educare all’identità di genere. Educare
proposte educative (sia quelle più bambine e bambini vuol dire dare a tutti
generali, che anche quelle concrete buone ed equivalenti opportunità valo-
tipo giochi, attività, ecc.) devono esse- rizzando anche le differenze. Può essere
re fatte a tutti senza discriminazione, una criticità utilizzare un metodo educa-
bisogna però avere la massima atten- tivo che penalizzi un sesso rispetto all’al-
zione per ogni singolo, proprio perché tro e anche la convinzione, diffusa, che
egli possa realizzarsi nella sua masco- alcune competenze siano appannaggio
linità/femminilità in quel modo unico e di un sesso soltanto.
26
Giannino Piana, teologo sima coscienza e libertà (per quanto

DIBATTITO
Al di là delle problematiche più stretta- riguarda la sua sfera più privata), e con
mente educative, che non sono di mia la serenità di accettare in modo adulto
competenza, vorrei fermare l’attenzio- ed equilibrato la cosa, sappia assumere
ne su una questione delicata che può atteggiamenti e comportamenti che non
insorgere, e che è costituita dalla pre- provochino emarginazione sociale.
senza di persone con una chiara incli-
nazione omosessuale. In questo caso è Quali obiettivi si dovrebbe porre, dal
molto importante assumere anzitutto suo punto di vista, una educazione di
un atteggiamento di accoglienza, evi- e al genere? Come giudica e quali
tando ogni forma di discriminazione e indirizzi dovrebbe avere una “educa-
aiutando chi vive in questa condizione zione all'amore”?
a elaborare positivamente il processo
della propria identità. È questa anche Chiara Baietto, neuropsichiatra
un’opportunità, se la si gestisce corret- Penso che l’obiettivo primo sia il
tamente, per far prendere consapevo- rispetto nei confronti dell’identità dei
lezza a tutti dell’esistenza di altre bambini, anche là dove non è concor-
forme di identità che hanno pari digni- dante con il sesso biologico. Come
tà in ambito umano. adulti la nostra funzione è aiutare a
crescere, a sviluppare le potenzialità
Aldo Bertinetti, pedagogista delle persone che ci sono affidate,
La problematica di base è proprio rispettando il loro sentirsi maschi o
quella di cercare il massimo equilibrio femmine. Rispetto all’educazione
fra il superamento dei ruoli costituiti all’amore questa è molto necessaria,
(ancora molto presenti nella nostra più ancora che l’educazione sessuale:
società, anche se in modo più subdolo) aiutare i ragazzi comprendere che la
in una proposta educativa unica e il sessualità è davvero significativa ed
rispetto dell’unicità della persona. appagante quando si esprime all’inter-
Bisogna però anche tenere presente no di una relazione di amore è molto
che non è così semplice e scontato che importante e almeno per quello che ho
una persona, che si senta veramente potuto verificare personalmente, piut-
“libera” di essere quello che è e che tosto trascurato.
sente nel profondo, sia poi facilmente
accettata dalla società. In altre parole Giannino Piana, teologo
bisogna anche aiutare la persona a Penso che l’obiettivo fondamentale di
tenere conto dei ruoli, dei comporta- una educazione di e al genere debba
menti che comunque l’ambiente essere quello proprio di ogni azione
richiede, e quindi, sia pure nella mas- educativa, aiutare cioè la persona a
27
diventare se stessa. Educare viene dal con l’altro al superamento di ogni
DIBATTITO

verbo latino educere, che significa forma di egocentrismo e di autorefe-


“tirare fuori”, mettere cioè l’altro in renzialità per fare propria la dimensio-
condizione di esprimere le proprie ne della gratuità; dalla fedeltà non
potenzialità e di rispondere, di conse- ripetitiva ma creativa, da intendere
guenza, alla propria vocazione. Non si come disponibilità a rinnovare costan-
tratta di sovrapporsi all’altro proiettan- temente il senso della relazione, fino
do se stessi su lui, come purtroppo alla fecondità cioè alla costruzione di
sovente avviene, e tanto meno di pro- rapporti aperti agli altri, che si trasfor-
iettare i propri desideri, ciò che si mano in un vero servizio, sia pure
sarebbe voluto essere e non si è stati. Si variamente attuato, alla comunità
tratta di mettere a disposizioni dell’al- umana. L’educazione all’amore coinci-
tro la propria esperienza e la propria de con la creazione di persone mature,
competenza per favorire la sua matura- che sanno vivere autenticamente e rea-
zione. Sono poi convinto che l’educa- listicamente le relazioni umane,
zione di genere debba perseguire sapendone afferrare appieno la ric-
come fine ultimo l’“educazione chezza e la bellezza e non miscono-
all’amore”, cioè la capacità della per- scendo il limite che è loro connaturale.
sona di vivere autenticamente le rela-
zioni. Da questo punto di vista, diversi Aldo Bertinetti, pedagogista
sono gli indirizzi che l’educazione Credo che gli obiettivi risultino già evi-
deve sviluppare per far acquisire un denti da quanto si è detto sopra.
insieme di valori che vanno posti alla Ancora una distinzione fra “amore”,
base di ogni rapporto autentico, per- “sessualità”, “genitalità”. Per “educa-
ché ne garantiscano la corretta evolu- zione all’amore” si intende una realtà
zione: dalla capacità di comunicare molto ampia, essenziale per la vita e

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DIBATTITO
comprendente tutta la persona. Vuol dire saper gestire questo aspetto in
dire essere educati alla massima rela- modo che sia un mezzo, uno strumen-
zionalità (che costituisce l’essenza del- to, mai un fine in se stesso, da usare
l’essere umano, creato per “non essere nei modi e nei tempi che ogni relazio-
solo”), alla capacità di accettare e farsi ne richiede nella sua specificità.
accettare da tutti, di saper vivere nel
dono verso gli altri (il “servizio”!). In Il corpo e la sessualità, quali sfide e
questo contesto “educazione alla ses- quali opportunità nell’educazione di
sualità” vuol dire vivere questi rappor- genere oggi?
ti nella coscienza che ciascuno di essi
(nessuno escluso) coinvolge in profon- Chiara Baietto, neuropsichiatra
do il nostro essere uomo/donna. Sono, credo, aspetti non trascurabili
Quindi educare a conoscere la propria dal processo educativo: non siamo
sessualità (con tutte le specificità per- solo mente né solo corpo: sono aspetti
sonali), ad accettarla e a “colorare” integrati che esprimono e costituisco-
positivamente con essa ogni relazione no l’unicità della persona. Molto spes-
(anche nella dimensione “corporea” so tramite il gioco corporeo si possono
del rapporto, sempre presente, anche comunicare emozioni e la capacità
se non sempre di tipo “genitale”, come della mente di discernere e interpreta-
si dice dopo). Educare alla “genitalità” re è fondante per la corporeità.
(che è un particolare della sessualità, Educare significa tener conto di
che può essere coinvolto in modo entrambe e di saper ascoltare senza
molto differenziato nei rapporti, sia preconcetti quello che i ragazzi hanno
come quantità che come qualità), vuol da dirci o chiederci: possiamo educar-
29
DIBATTITO

li solo se sappiamo comprenderli ed guaggio corrente – il linguaggio è sem-


immedesimarci nella loro esperienza, pre una spia importante del nostro
in modo empatico e possibilmente non modo di pensare e di rapportarci alla
giudicante. realtà – in cui è tuttora abituale
l’espressione “ho un corpo”, che sot-
Giannino Piana, teologo tende una visione dell’uomo come
Corpo e sessualità sono componenti “spirito” e guarda al corpo come a
essenziali della realtà dell’uomo, e non qualcosa di sopraggiunto, talora persi-
fattori accidentali come vuole una no di disturbante. Dovremmo invece
certa tradizione dualista, che ha a abituarci a dire che “siamo un corpo”,
lungo dominato la cultura occidentale intendendo con questo che il corpo è
e come è, del resto, confermato dal lin- parte essenziale e costitutiva della
30
nostra soggettività, appartiene cioè alla

DIBATTITO
natura più profonda del nostro essere.
Il che comporta che il processo educa-
tivo abiliti a un rapporto positivo con il
corpo e con la sessualità, vincendo
ogni tentazione di rimuoverli o di
tabuizzarli e valorizzandone piena-
mente le risorse. Ma comporta anche
che si sappiano evitare i rischi presen-
ti oggi nella nostra cultura, in partico-
lare quello della mercificazione, che
riduce il corpo e la sessualità a sempli-
ce oggetti di consumo, banalizzandoli
ed espropriandoli della loro dignità.
Corpo e sessualità acquisiscono infatti
la pienezza del loro significato solo
quanto diventano linguaggio privile-
giato delle relazioni umane, le quali
sono autentiche nella misura in cui problematiche, ha portato provviden-
coinvolgono l’uomo nella globalità del zialmente a evidenziare situazioni e
suo essere personale. fatti che di solito rimanevano nascosti
(pensiamo soprattutto alla pedofilia,
Aldo Bertinetti, pedagogista sempre esistita, e diffusa principalmen-
Le opportunità nuove sono molte, pro- te in campo familiare). La reazione
prio per tutta l’evoluzione avvenuta nel sociale però, anche qui, ha portato
pensiero e nella prassi in questi ultimi sovente al limite opposto, con la cac-
decenni. Tuttavia bisogna segnalare cia alla streghe…
che, per reazione anche a discorsi Dunque l’opera educativa richiede in
troppo negativi del passato, oggi si questo momento una prudenza molto
corre il rischio di vedere la realtà cor- maggiore (anche semplicemente nel
porea (in genere e in particolare anche contatto affettuoso con l’educando,
sotto l’aspetto sessuale) in modo estre- che peraltro è essenziale per un rap-
mizzato, col pericolo di far diventare porto proficuamente educativo con
la corporeità e la sessualità nuovi idoli lui), richiedendo delle limitazioni di
(dall’eccessiva cura fisica all’erotizza- proposte, che sovente però penalizza-
zione diffusa). no la completezza, la serenità e l’ar-
Sull’altro versante, la possibilità di esa- monia della proposta educativa, parti-
minare più alla luce del sole le varie colarmente in senso corporeo.
31
Parlano le Co.Ca.

DIARCHIA DIFFICILE,
COPPIE IN CLAN E “QUESTIONE”
OMOSESSUALE. VISTE DAI CAPI

A inizio settembre abbiamo rivolto a ma si percepisce nettamente proprio


tutte le Comunità Capi tre domande nelle attività e nel processo educativo
per far risuonare la voce della “base” con i ragazzi.
associativa anche in queste pagine. L’importanza della ricchezza data
Ecco le opinioni di chi ci ha pensato su dalla diversità di genere in uno staff
e ci ha risposto. risulta ancor più evidente quando non
si riesce a realizzare o non si concre-
1. L'incompatibilità tra Capi: quando tizza in una continuità di rapporto.
la diarchia diventa “divarchia”
Arona 1
Settimo Torinese 1 Siamo certi che sono problema grosso
Attraverso le varie esperienze vissute all'interno delle staff e tra capi unità le
negli ultimi 10 anni dalla nostra differenze caratteriali (legate o meno al
Comunità Capi non abbiamo mai regi- genere) e spesso portano a dissidi e rot-
strato delle difficoltà dovute alla sem- ture insormontabili, ma crediamo possa
plice diversità di genere. essere fuorviante assumere a tema
Sia all’interno degli staff che nella stessa metodologico questa cosa, quando al
Comunità Capi le problematiche deri- massimo può essere trattato come tema
vanti dalle difficoltà relazionali sono di formazione diciamo pure “Capi” se
sempre state legate all’incompatibilità di non semplicemente “umana”.
carattere o alla difficile comunicazione Ce lo siamo detti chiaro nella nostra
tra le persone indipendentemente dal ultima Comunità Capi: se tutti siamo lì
fatto che fossero uomini o donne. con la voglia di educare, con un meto-
Solo in pochissime occasioni la crea- do che è unico e scritto, con un pro-
zione di una coppia tra capi e il mani- gramma di Unità che nasce da un
festarsi di una crisi hanno portato delle Progetto educativo condiviso, con
ripercussioni all’interno delle Co.Ca. degli obiettivi chiari, ma come fanno a
L’unico vero problema registrato, nascere problemi tali di incompatibili-
soprattutto negli ultimi anni, è la diffi- tà da bloccare uno staff? Secondo noi è
coltà nel realizzare la diarchia per una una cosa che va assolutamente smon-
carenza di Capo donna. Questa diffi- tata: NON DEVE ACCADERE.
32 coltà non è solo di tipo regolamentare, Un Capo e una Capo, a cui è affidata
Parlano le Co.Ca.
una Unità dovrebbero aver chiaro che Ma la diarchia, e i problemi ad essa
sono lì per fare un servizio, non per connessa, metodologicamente parlan-
andare d'accordo tra di loro. Saper do sono altri. Certo possono nascere
gestire i rapporti personali, vivere la incompatibilità ma di interpretazione
piccola comunità di staff o quella un metodologica. L'avventura come è
po' più allagata della Co.Ca. (sempre letta, vissuta e proposta da un Capo e
nell'ottica del servizio educativo, non da una Capo: nessuno si è mai scontra-
del crescere come nella comunità edu- to su questo? La sensibilità nell'utiliz-
cata del Clan) dovrebbe essere già zare le prede in Branco/Cerchio è la
bagaglio dell'adulto che sceglie la medesima quando un Capo parla con
Partenza. Non è facile e considerando un L/C o quando ci parla una Capo?
i tempi attuali della vita delle persone Tutte le lupette/coccinelle parlano solo
(la “vita vera” si sposta sempre più in con la Capo... mai successo? La strada,
là: università, precarietà, una nuova a parte quello che leggiamo sui
famiglia ecc.) non sempre i membri manuali, è interiorizzata e testimoniata
delle Co.Ca. sono pronti e questo allo stesso modo da un Capo e da una
richiede un grande impegno nella for- Capo: quanto si deve camminare e
mazione (della persona prima e del come mai, è mai uscita questa domanda
Capo poi) da parte di ogni livello asso- in staff R/S? Sono solo alcuni spunti, che
ciativo, e soprattutto una grande atten- però ci fanno pensare che forse parlando
zione all'interno della Comunità Capi, delle incompatibilità di genere legate
per individuare queste difficoltà sul all'applicazione del metodo o all'interio-
nascere e fermarle. rizzazione dei valori legati alla Promessa 33
Parlano le Co.Ca.

scout, (lasciando alla formazione, prima e tra Capi e ragazzi. In un paio di occa-
umana, poi del Capo), si capisce che è li sioni nel recente passato si sono verifi-
che si gioca la grande sfida (credo pres- cate situazioni particolarmente critiche
soché unica nel mondo scout) di educa- che hanno portato forti tensioni anche
re maschi e femmine insieme (coeduca- con le famiglie. Il dato negativo che
zione) attraverso un'Associazione che dobbiamo purtroppo registrare è che a
per l'incarico educativo vuole un Capo e fronte di un tema così vicino alla sen-
una Capo (diarchia). sibilità dei ragazzi e che li coinvolge
direttamente abbiamo sempre riscon-
2. Educare all'amore: trato enormi difficoltà nel riuscire ad
le “coppie” in Clan affrontarlo con loro. Pur avendo prova-
to varie modalità di approccio e di
Settimo Torinese 1 lavoro utilizzando gli strumenti più
Questo è sicuramente l’ambito verso il disparati, abbiamo sempre avuto un
quale nutriamo il maggiore interesse. ritorno modesto: scarso interesse,
La nascita di coppie sia nel Clan che superficialità, ilarità e a volte chiusura.
nell’ultimo anno di Reparto ha spesso Probabilmente buona parte della colpa
creato difficoltà, facendo saltare deli- deve essere attribuita ai Capi che non
34 cati equilibri nelle relazioni tra ragazzi sono ancora riusciti a trovare la giusta
Parlano le Co.Ca.
modalità e ragionamenti frutto delle
proprie idee e convinzioni ma non
siamo stati capaci di trovare una linea
comune.
Il dato finale è la constatazione che in
questo caso l’Associazione attraverso il
metodo o altre risorse proprie del
nostro essere scout in realtà non riesce
ad aiutarci. La nostra condizione di
educatori non professionali ci fa pro-
pendere a pensare a rivolgersi
all’esperto di turno ma senza una reale
convinzione o linea di azione. Le ultime
vicende che hanno caratterizzato anche
il cammino della Chiesa all’interno di
chiave per suscitare l’interesse e la par- queste problematiche non hanno fatto
tecipazione, ma è singolare registrare altro che acuire le perplessità, aumenta-
come in una società che utilizza la ses- re i dubbi e scatenare ulteriori discussio-
sualità e in modo più estensivo l’amo- ni nella Comunità Capi.
re come linguaggi comunicativi verso
gli adolescenti e i giovani, sia così dif- Arona 1
ficile poterne parlare senza nasconder- Noi abbiamo due storie diverse nel
si o peggio cercando di scappare. nostro Gruppo riguardanti l'omoses-
sualità. La prima riguarda una ragazza
3. L'omosessualità che già da scolta si è resa conto della
e il nostro scautismo sua omosessualità, ma non si è mai più
di tanto rapportata con i Capi in propo-
Settimo Torinese 1 sito ed è uscita dal Gruppo. Ora ha 27
In questo caso dobbiamo registrare che anni, è omosessuale e ha una relazio-
non è mai successo fino ad oggi di ne con un'altra donna senza problemi.
dover affrontare questo tema, né di aver La seconda riguarda invece un ragazzo
avuto l’occasione anche solo di parlare che non ha mai dichiarato la sua omo-
di ragazzi/ragazze che abbiamo manife- sessualità (pur essendone consapevole
stato questa loro caratteristica. già da giovane e soffrendoci molto e
Ci siamo comunque interrogati su tacendo la cosa anche in famiglia) fino
come avremmo potuto agire e la con- a dopo la Partenza e all'ingresso in
clusione è stata di disarmante incapa- Co.Ca. È una persona molto sensibile,
cità di reazione. Ognuno ha trovato bravissimo con i ragazzi, estremamen-
35
Parlano le Co.Ca.

te in gamba, ha fatto tutto il cammino lui a non voler continuare in quanto


scout dal Branco fino a fare il Capo non si sentiva completamente appog-
scout. Nel suo primo anno in Co.Ca. giato né dall'Associazione in generale,
ha fatto coming-out. La Comunità Capi né soprattutto dalla Chiesa. Ecco quin-
si è a lungo interrogata sul fatto che un di che quello che era l'appoggio della
omosessuale possa o no essere un piccola comunità non ha retto il con-
Capo scout. Soprattutto la crisi è stata fronto con l'opinione generale che
perché non si parlava di massimi siste- invece tende a discriminare o a repri-
mi, ma ci chiedevamo se A. potesse o mere.
meno fare il Capo: un ragazzo su cui Su questa storia è anche uscito un arti-
tutti avremmo scommesso e scommet- colo su RS SERVIRE. Da molto cono-
teremmo ancora! Ne sono uscite lun- sciamo Andrea Biondi, che ha scritto
ghe discussioni, confronti anche con il un articolo “L'altro sono io, maschio e
nostro AE, sicuramente difficili da rias- femmina" (http://www.rs-servire.org/
sumere qui. Il succo del discorso è che StoriciPDF/200702.pdf ), a cui ha fatto
mentre la Comunità Capi sentiva che seguito una lettera di risposta della
lui poteva fare il suo cammino come madre di A. sul numero seguente
Capo in Co.Ca e lo avrebbe appoggia- http://www.rs-servire.org/StoriciPDF/
to e difeso in caso di problemi, è stato 200703.pdf
36
C di AGESCI

La Forza e la Grazia
“Si dimentica una donna del suo bambino, così da La grazia di una ragazza che guarda con occhi
non commuoversi per il figlio delle sue viscere? brillanti di lacrime gioiose la vita, la grazia di una
Anche se una donna si dimenticasse, Io non ti dimen- mamma che allatta il suo bambino senza pudore,
ticherò mai, dice il Signore. Ecco ti ho disegnato sul la grazia concessa al condannato e che lo riporta
palmo delle mie mani.”(cfr. Is 49,15) in vita. C’è una grande delicatezza in questa paro-
Forza. Ho cercato la definizione sul dizionario e la che in greco si dice χαρισ (caris), carità, amore,
ho trovato: energia, vigore, potenza, impeto, passione! Tipico femminile di Dio. Come una
furia, determinazione, risolutezza, coraggio. E ho madre si china su di me, mi dona la Sua infinita
pensato al profeta Geremia che dice: “Mi hai delicatezza e mi offre grazia, dono senza misura
sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi di sé stesso. E’ per questo dono, per questa grazia
hai fatto forza e hai prevalso”. (Ger 20,7a). E immensa che la mia vita si affaccia alla Sua, che
ancora l’inizio del salmo 17: “Ti amo, Signore, la mia pochezza diventa grandezza ai Suoi occhi.
mia forza. Signore, mia roccia, mia fortezza, mio Allora il nostro Dio è un Padre dal cuore di
liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui trovo ripa- Madre! Un Padre forte, che mi mette di fronte alla
ro;mio scudo e baluardo, mia potente salvezza”. bellezza dell’esigenza di vivere con “forza” il
E l’inno dell’ora nona che dice: “Signore, forza tempo che mi è donato e nello stesso tempo con
degli esseri, Dio immutabile, eterno, tu segni i una delicatezza tutta “femminile” mi offre il brac-
ritmi del mondo: i giorni, i secoli, il tempo”. cio, la Sua “grazia”, che diventa misericordia per
La forza è un attributo di Dio. È Lui la forza del me e per i fratelli. In Gesù Cristo c’è la pienezza
cosmo che trasforma il caos primordiale in della Forza e della Grazia fino a donare la Sua vita
κοσμοσ, appunto, ordine interiore ed esteriore. per me! Fratello, Sorella Capo e tu come vivi?
Capace di unificare e rendere uniche tutte le ener- Come vivi la grandezza e la debolezza, il sogno e
gie dell’universo perché da Lui prende origine il la realtà, l’impeto della gioia e la tenebra della tri-
tutto. Dio è forza capace di chiamare alla vita la stezza, l’altezza della tua vocazione ad essere
mia esistenza, capace di creare dal nulla le cose capo e la bassezza delle passioni e degli istinti?
che sono, capace di sedurmi “con la Sua forza”, C’è un Uomo di Nazaret, che è il Figlio di quel
“mi hai fatto forza… e hai prevalso”. Tipico Dio grande e forte, che raccoglie in sé la bellezza
maschile di Dio, come un amante si china su di della forza di Dio e della grazia e della delicatezza
me e nel suo “forte” abbraccio mi seduce. Ma, pronto a lasciarsi morire crocifisso per te!
come dice il salmo, io lo amo per questo amore Interroga la tua vita, le tue emozioni, il tuo cuore e
impetuoso e focoso e mi accorgo che senza di la tua mente, in modo profondo: scoprirai che c’è
Lui, senza questo amore “agli esseri manca la una grande bellezza che val la pena di scoprire!
forza” di vivere. p. Giovanni +, Ae reg
Grazia. Definita come finezza, eleganza, bellez-
za, benevolenza, gratitudine, delicatezza, dono Se vuoi contattarmi o incontrarmi:
infinito di Dio, tenerezza. p. Gallo Giovanni
Un angelo dice a Maria: «Rallègrati, piena di gra-
via san Filippo, 12 - 13900 BIELLA
zia: il Signore è con te» e «Non temere, Maria,
perché hai trovato grazia presso Dio, (cfr Lc 1). È tel: 015-30370, oppure 368-209411
per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e-mail: gallo.giovanni@davide.it
e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.(Ef 2,8a).
AGESCI
PIEMONTE

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