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n. 2 • MAGGIO 2009
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La Traccia
Periodico dello scautismo
piemontese Questo numero de La Traccia è interamente dedicato al
AGESCI Comitato regionale: Convegno regionale dell’Agesci Piemonte. È il momen-
via Beaulard, 61 - 10139 Torino to in cui noi tutti siamo chiamati a fermarci e ad ascol-
Direttore responsabile: tare, guardare, percepire. Siamo chiamati ad ascoltare
Paolo Griseri
le voci dei ragazzi che ci sono affidati, delle loro fami-
glie, dei Capi, ma anche le voci “di fuori”. Siamo chia-
Registr. Tribunale di Torino
mati a guardare la realtà delle nostre Unità e dei nostri
n. 1918 del 14/02/1968
Gruppi, ma anche la trasformazione che investe le
comunità in cui viviamo, i territori in cui facciamo ser-
vizio, la società che additiamo ai ragazzi come terreno
Redattore capo: in cui giocare la propria Partenza. Siamo chiamati a
Paolo Piacenza percepire i segnali di difficoltà e di preoccupazione,
ma anche quelli di speranza. Ecco perché, in questo
Grafica e impaginazione: numero de La Traccia, abbiamo inserito materiali diver-
Marina Mangone si, che speriamo possano essere utili per il lavoro che
attende tutti noi.
Disegni di: Fabio Bodi,
A pagina 3 trovate un’intervista ai Responsabili
Elena Marengo
regionali Chiara Giannatempo e Andrea Abrate che ci
introducono ai temi e allo stile del Convegno.
Hanno contribuito:
Francesca Fimiani, Mariella Corti A pagina 4 ci sono gli orari ufficiali di Convegno
e Assemblea.
Fotografie
Andrea Mangone A pagina 6 c’è una mappa del percorso che ci ha
portato, con Ulisse, al Convegno, e ci porterà al prossi-
Stampa: La Grafica Nuova coop mo Progetto regionale.
via Somalia - Torino
Alle pagine 8-10 vi illustriamo le emergenze edu-
Sped. in abb. postale: art.2 comma cative individuate da Zone e Consiglio regionale.
20/c legge 662/ 96 Torino.
A pagina 14 trovate una mappa completa delle
Route di Zona.
Anno XXIIX numero II

Chiuso in redazione il 22/05/2009 A pagina 16 vi presentiamo le tre Tavole rotonde


organizzate durante il Convegno.
La tiratura di questo numero
è di 1.800 copie. Da pagina 17 vi proponiamo le interviste a Ermis
Stampato su carta ecologica. Segatti, Stefano Costa e Franco La Ferla sui temi che
discuteremo insieme.

A pagina 23 padre Giovanni Gallo ci regala un


pensiero sulla Passione per la vita.

Il resto, mettetelo voi. Buona strada.


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“IL CONVEGNO?
NON SARA’
UNA ODISSEA!”
Intervista ai Responsabili dell’Agesci Piemonte: sulle orme di Ulisse e Paolo per

La Regione in cammino
tracciare insieme le nuove rotte dello scautismo piemontese.

Pronti a partire. Ma per dove, per cosa, perché? Lo abbiamo chiesto a Chiara
Giannatempo e Andrea Abrate, i Responsabili regionali dell’Agesci in Piemonte.
Il Convegno è arrivato, di cosa si tratta?
Andrea: È un evento che si realizza mediamente ogni 4 anni ed è rivolto a tutti i
Capi della regione. E' il momento in cui i Capi dell'Agesci Piemonte, tutti insie-
me, alzano lo sguardo dal loro servizio quotidiano e si guardano intorno, ma
soprattutto guardano avanti: per trovare, insieme, alcune domande espresse dai
ragazzi o dal mondo che ci circonda a cui il livello regionale può aiutarli a
rispondere...
In che modo?
Andrea: Approfondiremo ed elaboreremo insieme le tematiche educative emer-
se attraverso la raccolta delle esperienze in tutte le Zone della Regione.
Incontreremo personalità significative che ci aiuteranno a guardare le cose “con
occhi diversi”. Infine identificheremo le nostre priorità educative e formative per
i prossimi anni. Il tutto si tradurrà in obiettivi e azioni a partire da novembre 2009
quando, in Assemblea regionale, verrà approvato il Progetto Regionale.
È stato un viaggio durato un anno, avete detto più volte. Perché?
Chiara: La progettazione del Convegno è partita a giugno dello scorso anno.
Abbiamo condiviso con il Consiglio regionale obiettivi, percorso e contenuti. Un
anno è il tempo giusto per prepararci al Convegno, per poter dare il tempo di “co-
gestire” il percorso con le Zone e per coinvolgere tutti in un percorso che ritenia-
mo fondamentale per poter rendere protagonisti tutti i livelli fino al singolo Capo.
Perché avete scelto Ulisse?
Andrea: Se il Convegno è una tappa all'interno di un percorso verso il Progetto
regionale, valori come il fare strada nella sua concezione più ampia, il viaggiare
e il navigare ci hanno portato a scegliere, come “accompagnatore”, il personag-
gio mitico di Ulisse descritto nell’Odissea di Omero. Ulisse è da secoli l'imma- 3
gine dell'uomo e dell’esploratore infaticabile, caratterizzato da uno straordinario
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senso pratico ma anche da una spiccata curiosità intellettuale, che lo rendono


La Regione in cammino

capace, di superare ogni ostacolo. Lo slogan “Sulla rotta verso Itaca” è la tradu-
zione simbolica di questa idea.
Ma Ulisse non sarà solo...
Chiara: No, infatti. Con noi ci sarà anche Paolo, un altro grande camminatore, esplo-
ratore e testimone itinerante della Salvezza. Con l'aiuto di Paolo cercheremo di com-
piere, all'interno del Convegno e oltre, un itinerario spirituale, proprio nell'anno in
cui la Chiesa ci invita a guardare alla sua figura come punto di riferimento.
E come vivremo il Convegno?
Andrea: Il territorio del comune di Vialfrè, già utilizzato nel 2003 per il Campo
Nazionale E/G, offre la possibilità di realizzare l’evento secondo lo stile scout carat-
terizzato da strada, comunità e vita all’aperto con una attenzione al minor impatto
ambientale possibile rispetto al luogo che ci ospita.
Perché avete scelto l'idea delle route?
Chiara: Il Convegno è progettato in stile scout e ci è sembrato quindi naturale
proporre la strada come percorso per poter mettersi in viaggio nell’anno paoli-
no… il mettersi in viaggio partendo da luoghi significativi della propria Zona, del
proprio territorio: ciascun Capo parte dalla propria esperienza e porta un po' di
se agli altri.
Quale la vostra speranza più grande per questa occasione?
Chiara e Andrea: Di riuscire ad essere significativi con quanto proporremo ai
Capi, di suscitare in loro il desidero di prendere il proprio zaino sulle spalle e
partire insieme per questa nuova avventura. E' una occasione e vale la pena di
viverla intensamente!

CONVEGNO REGIONALE CAPI


Sabato 30 – domenica 31 maggio e lunedì 01 giugno 2009 a Vialfrè è convoca-
to il Convegno regionale Capi con il seguente ordine del giorno:

Sabato 30 maggio 2009


…. in route di Zona in cui vivere momenti significativi proposti da Branche e
Settori regionali
In Serata arrivo a Vialfrè (all’Isola di Calipso dove Ulisse si fermò per lungo
tempo)
- Suddivisione in sottocampi
- Veglia di Pentecoste
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Domenica 31 maggio 2009

La Regione in cammino
09:00 Alzabandiera
Momento di spiritualità: “Il senso del viaggiare verso una meta”
Mattina: incontro con personalità significative per dare “spunti di riflessione sulle
scelte del Patto Associativo”
Tre tavole rotonde sui seguenti temi:
- LA FAMIGLIA CHE CAMBIA
- EDUCARE ALLE SCELTE CONSAPEVOLI
- DIALOGO INTERCULTURALE E RELIGIOSO
Pomeriggio: lavori di gruppo che hanno come obiettivo l’identificazione dei temi
del Progetto regionale (macro obiettivi)
19:30 S. Messa
Serata di festa

Lunedì 01 giugno 2009


Mattina: scelta delle priorità del nuovo Progetto regionale
Pomeriggio: Assemblea regionale
15:30 Ammaina bandiera e chiusura
Materiale informativo sul sito www.piemonte.agesci.it

ASSEMBLEA REGIONALE CAPI


Lunedì 01 giugno 2009 a Vialfrè, è convocata l’Assemblea regionale Capi con il
seguente ordine del giorno:

11:00 Apertura iscrizioni


12:00 Insediamento Presidenti e presentazione candidature per:
- Incaricata regionale al coordinamento metodologico
- Incaricato regionale al coordinamento metodologico
12:15 Apertura seggi elettorali, pranzo e votazioni
13:55 Chiusura seggi elettorali
14:00 Momento assembleare:
- presentazione e votazione Bilancio regionale
- presentazione e votazione mozioni
15:00 Proclamazione degli eletti e conclusione Assemblea
Materiale informativo ed eventuali mozioni del Consiglio regionale le potete
trovate sul sito www.piemonte.agesci.it
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IL VIAGGIO
Convegno Capi

Verso il nuovo Pr

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O DI ULISSE

Convegno Capi
Progetto regionale

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Convegno Capi

L'ARCIPELAGO DELLE EM
I temi che ci interrogano, le sfide d

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Convegno Capi
EMERGENZE EDUCATIVE
de da raccogliere, i venti che soffiano

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IL CONVEGNO: LE EMERGENZE
Convegno Capi

EDUCATIVE

Qui di seguito pubblichiamo le 14 emergenze indivi-


duate a conclusione del lavoro delle Zone e del
Consiglio regionale.

LA FAMIGLIA CHE CAMBIA


“Non c’è più la famiglia di una volta”
I nuclei familiari sono cambiati molto: spesso i ragazzi si interfacciano con tanti adul-
ti e non vivono più un ambiente che propone con stabilità e coerenza valori e com-
portamenti. Anche le famiglie tradizionali subiscono gli effetti di genitori assorbiti dal
lavoro e poco presenti nella quotidianità. Così l’ambiente scout a noi pare talvolta
essere l’unico luogo propositivo dal punto di vista valoriale. D'altro canto i Capi scout
faticano sempre più spesso a relazionarsi con le famiglie così riorganizzate.
Come fare ad affrontare la difficoltà di proporre valori insieme alle famiglie riorganiz-
zate?
Quali strumenti possiamo usare?
Come renderle più partecipi delle nostre proposte?

LE RELAZIONI TRA PARI


“Stare con quelli della mia età è sempre più difficile”
A livello affettivo si osserva una superficialità nelle relazioni tra pari e una difficoltà
nel saper accogliere sia se stessi sia l’altro. La forte omologazione porta a sopprime-
re l’unicità che è in ognuno e, contemporaneamente, il carattere di sempre più spic-
cato individualismo della nostra società conduce ad una diffusa de-responsabilizza-
zione verso le conseguenze dei propri atti.
Come agire verso comportamenti di dipendenza, bullismo e violenza, abuso di tec-
nologie?
Su cosa può puntare la proposta scout per contenere o contrastare questi fenomeni?
Come contrastare gli atteggiamenti di bullismo o devianza?

I RAGAZZI E LA PROGETTUALITA’
“I giovani hanno troppo e non sanno più sognare”
Come accompagnare i ragazzi a pensare in grande e a superare la difficoltà di sogna-
re? Come aiutarli a sentirsi protagonisti e darsi degli obiettivi? Osserviamo una cre-
scente difficoltà a essere giovani in una società che è passata dal “futuro-come-pro-
messa” al “futuro-come-minaccia” e che spinge a imitare indistintamente, a usare e
proporre quanto è già noto.
Il nostro metodo ha gli strumenti giusti per trasmettere la dimensione progettuale o ci
stiamo appiattendo?
E noi Capi? Sappiamo coinvolgere i ragazzi e proporre tempi e modi per far vivere
loro le esperienze necessarie per scoprire il proprio sogno?

EDUCARE ALLE SCELTE CONSAPEVOLI


“I giovani non sanno cosa vogliono”
10 I dati non ci rassicurano: nonostante alcuni dei nostri valori cardine siano l’essenziali-
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Convegno Capi
tà, il rispetto della legalità e l’essere una associazione alternativa ai modelli dominanti,
in realtà agiamo esattamente come chi non dichiara di credere in questi valori.
Lo si osserva dai comportamenti dei ragazzi, dalle condizioni delle nostre sedi, dalla
presenza dell’usa e getta nelle nostre attività, dal numero degli abbandoni.
Come possiamo guidare i ragazzi verso scelte responsabili, consapevoli e coerenti?
Quanto sta cambiando il nostro stile?
Come recuperare la bellezza della fatica come risorsa di successo?
Come seguire bene se le Unità sono molto numerose?

IL DIALOGO INTERCULTURALE E RELIGIOSO


“Con te non ci parlo: sei diverso”
Viviamo tempi di integrazione e cambiamento culturale. A partire dal percorso scola-
stico, nuove frontiere appaiono vicine al nostro quotidiano come quelle della diver-
sità culturale e religiosa. Si sente forte il bisogno di allargare il dialogo alle culture
diverse sia come strumento per conoscere meglio la realtà, sia come cammino perso-
nale per giungere a scelte di fede consapevoli.
Quanto la nostra proposta permette questa apertura?
Come può partecipare il ragazzo?
Quanto questo argomento è di esclusiva competenza degli adulti?
Quali benefici porta una maggiore conoscenza e comprensione delle singole diversità?

IL MODELLO UOMO-DONNA
“La diarchia, che fatica…”
La difficoltà di avere con continuità una direzione diarchica genera un problema nel
dare un corretto equilibrio alle esperienze e alla proposta scout. Per i ragazzi viene
meno un’occasione di confronto e di osservazione di una relazione positiva tra uomi-
ni e donne, osservazione fondamentale per orientare il proprio sviluppo e la forma-
zione del proprio carattere. Nel consolidare di una propria personalità e mentalità i
ragazzi hanno bisogno di modelli di riferimento complementari e completi con i quali
confrontarsi e maturare pian piano comportamenti sempre più autonomi e propri.
Quanto incide realmente nella vita dei bambini e poi adolescenti il rapporto con fra-
telli e sorelle maggiori?
Come possiamo intervenire per offrire un’adeguata proposta?
Cosa possiamo fare a livello associativo?

EDUCARE ALLA FEDE


“La Messa è finita, non ho più tempo per pregare”
Come sta la spiritualità scout? Quanto sa essere incisiva e attraente la proposta di fede
che rivolgiamo ai ragazzi? Vivere i sacramenti e sentirsi annunciatori del Regno richie-
de convinzione e competenza. Il calo evidente dei Capi che sanno alimentare e quin-
di testimoniare la propria fede si riflette nelle attività che viviamo con i ragazzi e dun-
que ci costringe a guardarci bene dentro.
Cosa possiamo fare per il nostro essere Capo catechista?
La presenza dell’Assistente ecclesiastico non sempre è continuativa e integrata nella
realtà dell’Unità scout: quali ambizioni possiamo esprimere? Cosa dobbiamo fare
meglio?
Quanto sfruttiamo le risorse a nostra disposizione come gli Ae? 11
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LE DINAMICHE TRA ADULTI


Convegno Capi

“Dovremmo imparare a stare insieme, per servire insieme i ragazzi”


Avere relazioni costruttive e positive richiede maturità e conoscenza. Talvolta però
qualcosa non funziona e si inceppa. Diverbi e divergenze possono diventare così
importanti e rilevanti da annebbiare le motivazioni al servizio e le singole capacità di
fare bene. Nascono conflitti personali o generazionali tra Capi, negli staff, nelle
Co.Ca., in Zona. Sembra complicato guardare nella stessa direzione e rammentare
che in fondo abbiamo tante cose che ci accomunano.
Come risolvere le difficoltà?
Come migliorare i rapporti?

LA FORMAZIONE QUADRI
“Il pesce puzza dalla testa”
C'è chi dice: “Ultimamente divenire Quadro è assai facile! Basta essere il più anzia-
no della Co.Ca. oppure non avere tempo per fare un servizio ‘serio’...” E c'è chi sostie-
ne, di contro: “I Capi disponibili a fare il servizio di Quadro sono sempre meno!
Sempre meno si sente la responsabilità di appartenere a una associazione, sempre più
si pretendono servizi senza mettersi in gioco per sostenerli...” Certo è che sempre più
il servizio di Quadro è visto come distante dalla realtà delle Unità e di chi sta con i
ragazzi... Così si rischia di divenire Capo Gruppo o membro di Comitato regionale o
di Zona senza avere necessariamente le competenze fondamentali, senza sapere se si
sarà in grado di ricoprire quel tale ruolo. Questo ci indebolisce moltissimo: rallenta
la nostra modalità di trasmissione delle nozioni e la gestione dei vari progetti. Scatena
conflittualità o inadempienze importanti. Sminuisce l’autorevolezza e la credibilità
della nostra struttura associativa.
Quali rischi stiamo correndo?
A chi spetta la responsabilità di questa situazione?
Come fare ad adempiere ai tanti compiti di un Quadro?
Essere un’associazione efficace verso i progetti è così importante?

IL METODO, TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE


“È ora di cambiare? Campeggio e scarponi non attirano più”
In un mondo che cambia dobbiamo mantenere l’attenzione necessaria per cogliere
quali aspetti innovativi vanno introdotti e quali aspetti tradizionali vanno proposti con
rinnovato vigore. Interrogarsi sull’applicabilità del Metodo ci permette di mantenerlo
vivo e giovane, oltre a poter sfruttare pienamente la sua flessibilità. Ci offre anche la
possibilità di rispondere ai nuovi bisogni emergenti.
Quali proposte possiamo formulare e in che situazioni?
Quali elementi del Metodo stiamo tralasciando e perché?
Come promuovere in Associazione una concreta ed efficace ricerca pedagogica?

LA COMUNICAZIONE
“Siamo nell’era di internet. O no?”
Essere parte di una grande associazione permette di usufruire delle esperienze e dei
risultati di altri. Partecipare a un dialogo virtuale sulle questioni “calde”, presentare
una propria iniziativa, esprimere le proprie opinioni è certamente un bel traguardo
12 raggiunto. Eppure ci dobbiamo interrogare sul tema della comunicazione interna ed
esterna e raggiungere tutti i Capi.
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Come fare a gestire la quantità di informazioni che giungono dai vari livelli associa-

Convegno Capi
tivi?
Quali proposte per favorire la circolazione delle informazioni utili?
Quali sono le difficoltà concrete che vivono i Capi rispetto all’aggiornamento e alla
partecipazione?

IL TERRITORIO E LO SCAUTISMO
“Troppe proposte e i ragazzi se ne vanno”
Con l’aumentare delle proposte educative o aggregative sovente sembra vi sia una
reale concorrenza tra agenzie: questo ha impatti significativi nella capacità dei ragaz-
zi di organizzare il proprio tempo, di valutare gli impegni e anche di scegliere.
Dall’esterno il messaggio scout non sempre è chiaro e compreso. Ci nascondiamo
dietro stereotipi, non sempre positivi. Talvolta poi annacquiamo a tal punto la nostra
proposta da sembrare altro.
Dall’interno: quanto conosciamo cosa propongono gli altri?
Come ci vedono gli altri e quanto ci interroghiamo su come siamo percepiti?
Quanto collaboriamo con altre realtà?
Quanto curiamo la qualità delle nostre attività per renderle divertenti e accattivanti?

LO SVILUPPO SUL TERRITORIO


“I gruppi scout stanno scomparendo - Chiù scautismo pe’ttutti!”
È noto a tutti che alcuni Gruppi hanno liste di attesa di anni e altri faticano ogni anno
per coprire le Unità: possibile che non si riesca a progettare bene un percorso di svi-
luppo?
Perché non si riesce ad aumentare la presenza scout nei nostri territori?
E nelle periferie urbane, nei territori marginali e “difficili”? Stiamo facendo scautismo
“d'elite” o siamo ancora in grado di proporre scautismo “di frontiera”?
Raggiungere delle posizioni condivise è un passo obbligato per tutelare chi crede che
la proposta scout sia una buona occasione per la crescita dei propri figli. Cercare di
non pensare solo al proprio Gruppo e progettare una presenza territoriale maggiore è
un buon intendimento, ma come fare?
Quali risorse abbiamo?
Quali sono i principali problemi da affrontare?

LA FORMAZIONE PERMANENTE
“Non ho più niente da imparare. O forse sì?”
Accompagnare i nostri ragazzi a compiere le scelte fondamentali della loro vita, a fare
proprio il messaggio scout, ad amare se stessi e quindi gli altri è una nobile missione:
per farlo dobbiamo essere preparati e competenti. Dobbiamo capire come migliorar-
ci, come vivere e testimoniare i valori che proponiamo. La responsabilità di avere
intenzionalità educativa in un gioco, nel confrontarsi su di un programma di campo
o nella Progressione Personale richiede che ogni Capo sia consapevole innanzitutto
di sé e delle proprie caratteristiche.
Come fare per diventare capaci di cogliere le personali esigenze formative?
Quali sono i luoghi privilegiati dove crescono oggi i nostri Capi?
Quali attese rivolgiamo all’Associazione e alla Formazione Capi?
Quali difficoltà osserviamo nella nostra progettazione come uomini e donne? 13
Perché non troviamo il tempo di fare le cose importanti?
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Le Route
Convegno Capi

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e di Zona

Convegno Capi
Zona Biella-Vercelli
“Educare alle scelte”
Branca RS
Dintorni del Lago di Viverone

Zona Canavesana
“Il ritorno a Sparta di Menelao, con o senza Elena”
Branca EG / Settore Specializzazioni
Bosco, sottobosco, crinale, sorgente e torbiera nell’intorno di Vialfrè.

Zona Cuneo
“Alla conquista dello stretto di Messina senza ponte, ma passando tra Scilla e Cariddi”
Branca EG / Settore Nautico
Lago di Viverone

Zona Monviso
“La vita nella ridente isola dei Feaci, ricordando i bei tempi del Cavallo di Troia”
Branca EG / Settore Specializzazioni / Settore EPC
Prati, bosco, anfiteatro morenico di Vialfrè.

Zona Novara
“Pensare globalmente, agire localmente”
Settore PNS
Novara

Zona Rivoli
“Il lontano che si fa vicino”
Branca RS / Settore Internazionale
Collegno

Zona Torino
“Alla ricerca dell’erba misteriosa come antidoto alla maledizione nell’isola di Circe con la Maga Ermes”
Branca EG / Settore Specializzazioni
Campi, torrenti, bosco, sottobosco, centri abitati e disabitati della Piana Eporediese

Zona Torri
“In viaggio con Polifemo”
Settore Foulards Blanc
Misobolo (San Giorgio Canavese)

Zona Valsusa
“Erano le sette di una caldissima sera... ovvero SOGNO E BI-SOGNO”
Branca LC
Valsusa (tra Chiusa e Sacra)

Zona Vini
“Il lontano che si fa vicino”
Branca RS / Settore Internazionale
Cascina Caccia (LIBERA) presso San Sebastiano Po 15
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Convegno Capi

PARTITA A TRE
Tre Tavole rotonde, tre (per tre) voci
da ascoltare, tre interviste da leggere
Per scegliere, come insegnano le buone regole dello scouting, prima bisogna valutare. E
per valutare un buon punto di partenza è ascoltare. Per questo uno dei momenti forti del
Convegno saranno tre Tavole rotonde dedicate a tre temi “forti” tra quelli emersi nel lavo-
ro delle Zone. A parlarne il Comitato regionale ha invitato tre personaggi di spicco per
ogni Tavola rotonda, “in rappresentanza” delle tre scelte del Patto associativo: la Scelta
scout, la Scelta politica, la Scelta cristiana.

Per introdurre questi temi, nelle pagine che seguono, La Traccia pubblica tre interviste ad
altri tre personaggi che lanciano qualche spunto per “dare corpo” alle riflessioni dei Capi
dell’Agesci Piemonte.

TAVOLA ROTONDA
IL DIALOGO INTERCULTURALE E RELIGIOSO “Con te non ci parlo: sei diverso”
Ne discuteranno Chiara Sapigni, già Presidente Agesci e Presidente FIS; Davide Gariglio,
Presidente del Consiglio regionale del Piemonte; mons. Luigi Bettazzi; Vescovo emerito
di Ivrea.
Modera Franco Cuttica
Vialfrè – Domenica 31 maggio 2009 - mattina

TAVOLA ROTONDA
LA FAMIGLIA CHE CAMBIA “Non c’è più la famiglia di una volta”
Ne discuteranno Marina De Checchi, già Presidente Agesci; Marco Calgaro, parlamen-
tare del Pd, ex Capo scout; padre Davide Brasca, Assistente regionale R/S Lombardia.
Modera Emanuele Bugnone
Vialfrè – Domenica 31 maggio 2009 - mattina

TAVOLA ROTONDA
EDUCARE ALLE SCELTE CONSAPEVOLI “I giovani non sanno cosa vogliono”
Ne discuteranno Eugenio Garavini, Capo scout d’Italia; Alberto Monticone, storico, già
Presidente nazionale Azione cattolica Italiana, senatore, Capo scout; padre Stefano
Roze, canonico regolare, responsabile Centro scout Sant’Antimo.
Modera Flavio Paschetta
16 Vialfrè – Domenica 31 maggio 2009 - mattina
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CITTADINI DEL MONDO,


TRA IDENTITA’
E DIVERSITA’
Intervista a Ermis Segatti: ripartire da conoscenza
e amicizia per incontrare l’altro
nella società multiculturale.

Conoscere l’altro, per capire e per dare ai Io credo addirittura che in un futuro si
ragazzi gli strumenti per fare altrettanto. E possano immaginare delle branche scout
avere il coraggio di osare l’incontro, senza omogenee composte da sottogruppi etni-
negare le identità. Di fronte al tema - così ci. So che è una provocazione, ma sareb-
urgente - del multiculturalismo e della plu- be un segno dell’interesse dell’Agesci per
ralismo religioso don Ermis Segatti, docen- l’integrazione tra razze e religioni. La pre-
te di Storia del cristianesimo e di Teologie senza di un solo o pochi ragazzi di diver-
extraeuropee dell’Università di Torino, sa etnia all’interno dei nostri Gruppi
responsabile della Pastorale della Cultura rischia di farli essere un “oggetto di ammi-
della diocesi di Torino, indica con fiducia razione”, omologato forzatamente. Penso
una strada impegnativa e affascinante. invece che i gruppi etnici debbano avere
Viviamo in una società sempre più multi- un proprio spazio all’interno di una realtà
culturale, ma dobbiamo fare ancora molti così ampia a livello nazionale come lo
passi avanti verso l’integrazione. Quali scautismo. La vera integrazione deve
sono i nodi da affrontare per un’associa- avere come punto di riferimento le comu-
zione che fa evangelizzazione attraverso nità, prime e vere mediatrici, e non solo i
l’educazione? singoli.
Avete mai preso in mano il Corano? Se la Come possiamo combattere costruttiva-
risposta è no, allora dobbiamo iniziare a mente la paura del diverso?
interrogarci su che importanza diamo Prima di tutto, bisogna conoscere il signi-
all’integrazione religiosa e come la gestia- ficato vero del concetto di pluralità socia-
mo. Io credo che ci sia davvero poca le: la nostra società, a maggioranza cristia-
conoscenza dell’altro dal punto di vista na cattolica, ha al suo interno una plurali-
religioso. Serve l’aiuto di competenze tà congenita, che la spinge ad avere un
esterne, che siano in grado di dare ai confronto attivo con le altre minoranze al
ragazzi gli elementi giusti per scoprire la suo interno. Non tutte le società sono così
diversità e per non ritrovarsi invece “getta- e non le possiamo trattare come tali. Il
ti” nella diversità, forzati all’integrazione a rapporto con queste minoranze non è solo
tutti i costi. “tolleranza” e “dialogo”. Non è sempre 17
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facile. I nostri fratelli musulmani, per per evitare di sfociare in un nazionalismo


Convegno Capi

esempio, ritengono di conoscere l’inter- feroce.


pretazione definitiva dei testi sacri e ten- E allora?
dono a cercare una società omogenea, Allora dobbiamo, al contempo, proporre
che non comprende il diverso, almeno ai ragazzi rapporti di pari umanità con i
come lo intendiamo noi. Una tendenza loro compagni di altre etnie. Dietro molte
che ci spiazza e ci spaventa. Quando fac- forme di razzismo si nasconde una perce-
ciamo interagire queste due ricerche – zione svilente dell’altro, quasi non fosse
quella di omogeneità e quella di pluralità un essere umano. E non c’è trasmissione
– dobbiamo stare bene attenti, perché è tv o documentario o canzone che possa
una cosa che non si può fare all’acqua di insegnarlo... Lo si comprende solo con un
rose. Solo la conoscenza profonda della rapporto umano profondo. Spingiamoli
cultura e delle motivazioni dell’altro ci verso la vera amicizia. È una capacità che
può aiutare a non averne paura. possiamo imparare dai bambini, che sono
Spesso i ragazzi sono confusi: esprimono in in grado di giocare con qualsiasi “fratel-
modo a volte persino violento l’esigenza di lo”, a prescindere da veli, colore della
una identità che diventa rifiuto dell’altro, pelle o forma fisica.
del diverso. Come rispondere a questa esi- Come possiamo insegnare ai nostri ragaz-
genza, educando però al dialogo? zi a diventare costruttori di ponti?
I ragazzi di oggi si sentono smarriti perché Insegnandogli cosa vuol dire essere mino-
sentono che ogni cosa, anche i valori fon- ranza. Molti dei nostri adolescenti sono
danti della nostra società, possono essere abituati a sentire la propria opinione e il
messi in discussione. In troppi ambienti il proprio modo di vivere come maggiorita-
multiculturalismo e l’interazione tra reli- rio, noi dobbiamo portarli a conoscere il
gioni è vissuta con superficialità, sempli- diverso direttamente, senza filtri.
cemente come apertura incondizionata Portiamoli, per esempio, a fare un campo
all’altro invece che come vera ricerca di in territori avversi, dove di cristiani e bian-
integrazione tra due culture. I nostri ragaz- chi non ci sia l’ombra. Mettiamoli dalla
zi, quanto conoscono la nostra cultura? parte del migrante che tocca le nostre
Quante volte si sono trovati a sentire il cri- coste e si ritrova sbattuto dentro la nostra
stianesimo messo in discussione perché società. Così li aiutiamo a guardare il
“abbiamo fatto le crociate”? Dobbiamo mondo per come è e non per come gli
prevenire lo sminuire della nostra città viene raccontato da abili strumentalizza-
occidentale da parte di altri gruppi etnici tori. E poi il nostro obiettivo, più che
o religiosi. La nostra identità di Europei, costruire ponti, deve essere formare dei
le radici cristiane che ci hanno portato nuovi cittadini. Vi invito a cercare i segni
alla creazione di una società dei diritti, di identità future. Di quei “cittadini del
aperta anche se non perfetta, sono con- pianeta terra”, che avranno preso il posto
quiste che non devono essere messe sul degli attuali statalismi e delle paure inter-
piatto della bilancia come negative. In un religiose. Certo il cammino è ancora
lungo percorso abbiamo acquisito tolle- lungo... Ma proprio gli scout, che lavora-
ranza e civiltà. Non si accettano sconti no a stretto contatto con la gioventù, pos-
sul valore della nostra civiltà. Certo un sono vedere prima di altri i cambiamenti e
tema da trattare con molta attenzione, le nuove possibilità.
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CONTRO L’INCERTEZZA,
RISCOPRIAMO
IL SOGNO

Convegno Capi
Intervista a Stefano Costa: è ancora possibile
educare a scelte consapevoli, nella “società liquida”,
nell’epoca della “passioni tristi”?

Stefano Costa, neuropsichiatria infantile tempo sì. Sono convinto che l’aspetto pra-
all’Ospedale Maggiore di Bologna, forma- tico che caratterizza lo scautismo - termi-
tore nazionale Agesci, è stato caporedatto- nare un’impresa, arrivare a una tappa
re della Traccia e Incaricato al metodo della route - sia molto utile ad educare e a
della sua Regione, ma soprattutto è l’auto- far apprezzare la gradualità dell’impegno.
re di alcuni ben noti libri sull’educazione. Coerenza e responsabilità sono due valori
L’ultimo, I difficili, edito da Fiordaliso, è fuori moda: come rilanciarli?
un piccolo e innovativo manuale delle La fragilità, la scarsa stima di sé sembrano
sfide che ogni giorno i ragazzi ci lanciano, andare di pari passo con la necessità di
attraverso segnali che dobbiamo saper vestirsi di maschere, di desiderare tutto e
decifrare. Da qui partiamo per parlare con subito per desiderare domani qualche
lui del nodo che sarà al centro di una cosa di nuovo ed essere sempre insoddi-
delle tavole rotonde del Convegno: sfatti. Se è vero che l’insicurezza e l’insod-
“Educare alle scelte consapevoli”. disfazione sono la base degli atteggiamen-
Che significato ha educare alle scelte ti che si oppongono alla coerenza e alla
scout nel 2009? responsabilità, l’intervento educativo deve
Uno dei problemi più rilevanti del nostro far scoprire a ogni ragazzo la sua reale uti-
mondo è avere smarrito la fiducia nel futu- lità, il suo ruolo nel gruppo dei coetanei,
ro. Con conseguenze diverse: una deriva il suo valore.
individualista verso la competizione e una La BA, il servizio, la responsabilità verso i
difficoltà a pensare progetti di vita in cui più piccoli dell’Unità sono elementi fon-
ci si impegna a lungo. Educare oggi signi- damentali per far sentire utili e per concre-
fica quindi soprattutto avere ben chiare tizzare questi valori. Occorre fare atten-
queste difficoltà ed esplicitarle anche ai zione a questa valorizzazione, che sia
ragazzi, in modo adeguato alla loro età. reale e sincera, per esempio quando par-
Vivere nella consapevolezza che si va liamo dei ragazzi in Staff o in Co.Ca.,
controcorrente, ma anche che il mondo quando proponiamo gli impegni e i tra-
disegnato dagli adulti non dà soddisfazio- guardi della Progressione personale,
ne, mentre il costruire qualche cosa nel quando pensiamo alle attività.
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Progettare e progettarsi anche nel tempo forza fisica possono essere messi in
Convegno Capi

dell'incertezza: possiamo insegnarlo ai campo di fronte ad autolesionismo, ano-


nostri ragazzi? ressia e bulimia. Comunità e responsabili-
Michel Benaysag e Gerard Schmit nel bel tà a fronte di individualismo, bullismo.
libro L’epoca delle passioni tristi edito da L’autoeducazione, il gioco, l’abilità
Feltrinelli, affermano: “Assistiamo, nella manuale e la vita all’aria aperta a fronte
civiltà occidentale contemporanea, al pas- dell’omologazione e della dipendenza
saggio da una fiducia smisurata ad una dalla moda e dalle firme. La Legge, la
diffidenza altrettanto estrema nei confron- Promessa e il Motto, insieme all’educazio-
ti del futuro; dal mito dell’onnipotenza ne del carattere per la formazione del
dell’uomo, si passa ad un altro mito sim- buon cittadino, si scagliano contro la crisi
metrico e speculare, quello della sua tota- della fiducia nelle istituzioni e nell’impe-
le impotenza di fronte alla complessità del gno politico. La ricerca della felicità è
mondo”. È un problema che va preso di ancora oggi importante per tutti; è una
petto senza timore, ribaltandolo comple- chiave con cui si possono “aprire” anche i
tamente: è solo coltivando un sogno che cuori più duri.
sarai felice. E questo vale anche per i Che futuro vedi nell'interazione dell'asso-
Capi. ciazione con le "nuove" famiglie riorga-
Qual è il sogno vero della tua vita? Quali nizzate dei nostri giorni?
sono le cose che senti che ti realizzano? Queste famiglie sanno di avere bisogno,
Non inseguire la carriera, il guadagno, spesso chiedono. Non vogliono però esse-
l’approvazione dei compagni o degli adul- re giudicate, non devono sentirci degli
ti: segui la tua realizzazione più profonda, antagonisti. Bisogna coinvolgerle, costrui-
non una patina superficiale. Ascolta, re con gradualità un clima di fiducia. Ci
ascoltati dentro, analizza quando sei dav- può essere una diffidenza iniziale da
vero felice, quali sono le occasioni, cosa smontare rispetto a noi Capi scout, visti
stai facendo. Queste sono le cose che – come “bravi ragazzi”, perfettini, quelli che
con coraggio e un po’ di follia – dobbia- ci sanno fare e che nella vita hanno suc-
mo perseguire per i nostri ragazzi. In cesso, mentre loro no. Bisogna condivide-
fondo anche questo è un sogno. Uno degli re assieme la fatica che facciamo a educa-
elementi fondamentali per farli crescere è re i loro figli e che non dipende dai geni-
la nostra aspettativa di adulti su di loro: tori, ma spesso dalla società in cui siamo
siamo capaci di sognare per ognuno un tutti immersi.
bel futuro? Va costruito con loro il progetto educati-
Ragazzi difficili, bullismo: cosa può fare vo, vanno chiamati per momenti di condi-
lo scautismo? visione anche allegri, coinvolti in momen-
Sono convinto che il metodo scout sia ti di discussione e formazione sui ragazzi
adattissimo per i ragazzi difficili, quelli e la gestione condivisa dei problemi, valo-
che in fondo sanno interrogare e scuotere rizzati nelle cose che sanno fare: certo è
il nostro essere educatori. Bisogna saperlo un impegno in più, ma con un ritorno
padroneggiare bene questo metodo, molto importante e a volte determinante
sapendo da bravi “artigiani” quali sono nel consentire un positivo percorso per i
tutti gli strumenti e quando usarli. Salute e ragazzi.

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ASCOLTARE
LE FAMIGLIE,
NON EDUCARLE

Convegno Capi
Intervista a Franco La Ferla:
le sfide che ci offre la famiglia che cambia,
l'impegno della formazione quadri.

Non è più quella di una volta, e questo si porali di questo confronto sono diversi per
sa. Ma con quale famiglia dobbiamo fare ognuna delle problematicità che possono
il confronto? E poi: serve guardare indie- incidere sulla famiglia? Per l’autorevolez-
tro? Franco La Ferla, 66 anni, consulente za degli adulti in generale e dei genitori in
in campo ambientale, Capo scout d’Italia particolare, ad esempio, si potrebbe guar-
dal 1993 al 1996, membro della redazio- dare a una quarantina di anni fa, quando
ne di “RS Servire”, di fronte ai mutamenti questa autorevolezza ha cominciato a
dell'istituzione familiare invita i Capi venire meno o ha smesso di essere gratui-
dell'Agesci a non cercare “la soluzione” o tamente riconosciuta. Per il lavoro lontani
il patto valido per sempre. Ma a drizzare da casa di entrambi i genitori, invece,
le orecchie, aprire gli occhi, piuttosto. potrebbero bastare quindici anni. Per la
Come ricostruire un'alleanza con un sog- difficoltà di trovare lavoro dei figli, cin-
getto un po’ in crisi come la famiglia, a que-dieci anni. Per le ampie possibilità di
cui non possiamo rinunciare? interessi e coinvolgimenti dentro e fuori
Semplificando molto, direi che un’allean- casa, forse gli ultimi dieci anni. Per le
za chiara e duratura è impossibile. Non famiglie monoparentali o le loro ricombi-
voglio provocare, ma, se un’alleanza è un nazioni parentali, altri tempi ancora. E
modo di rapportarsi fra due soggetti diver- così via.
si, i pensieri con cui faccio i conti sono È chiaro a tutti che il cambiamento critico
molti. Se in essa metto da una parte lo della famiglia ha diverse cause e aspetti,
scautismo e dall’altra famiglia, come si non tutti conosciuti, non iniziati contem-
pone ognuno di noi che appartiene con- poraneamente, che certamente non si svi-
temporaneamente a entrambe e che in lupperanno negli stessi tempi. Quindi, se,
entrambe interagisce? Se poi faccio lo eventualmente, si potrà parlare di allean-
sforzo di leggere in chiave sociologica la za, questa avrà contenuti e confini tratteg-
famiglia, come leggo il suo stato oggi in giati o incompleti e tempi operativi incer-
una realtà così rapidamente mutevole; ti o indefinibili.
come lo confronto con il passato? E poi E allora?
con quale passato, visto che i termini tem- Se ho ragione, il risultato per noi - che non
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siamo sociologi ma educatori attraverso il tenzione di non snaturare quella che è la


Convegno Capi

gioco dello scautismo - è più semplice. Ci caratteristica principale del successo dello
viene chiesto contemporaneamente: scautismo: offrire un ambiente educativo
come figli/genitori di vivere la nostra fami- extrafamiliare, un gioco avventuroso
glia come cellule vive di una società in capace anche di proposte e contenuti non
cambiamento; come Capi di aprire meglio perfettamente consonanti con quelli fami-
gli occhi e le orecchie per interagire con liari. Perché è proprio nella pluralità di
intelligenza con le famiglie dei nostri proposte serie che un ragazzo saprà
ragazzi e razionalizzare tutto ciò con meglio assaporare la vita.
molta semplicità. Perché se questa è una Per quanto riguarda le strutture associati-
“alleanza”, la si conoscerà dinamicamen- ve e in particolare la formazione Quadri,
te nella sua mutevolezza solo vivendola, su cosa puntare?
senza la pretesa di definirla una volta per Qui semplifico ancora di più e spero di
tutte per inglobarla in un progetto. non sbagliare la diagnosi. Mi pare resista
In concreto: quali strumenti abbiamo e ancora in Associazione l’idea, per me
come possiamo coinvolgere meglio le deleteria, che per fare bene i Quadri
famiglie? occorra anche fare contemporaneamente i
Qui mi è tutto un po’ più chiaro: basta Capi. Mi limito a dire: che il duplice servi-
mantenere le distanze. Intendo dire che, zio diventa così oneroso da ledere la
preoccupati che non ci siano più le fami- capacità del Capo/Quadro di giocare il
glie di un volta e nella presunzione di suo ruolo di adulto in famiglia, nel lavoro,
sapere il da farsi (in quale direzione poi? nei sani divertimenti e interessi culturali;
Verso il passato? Verso un futuro che non che è impossibile dimenticare tutta l’espe-
si sa presagire?), si rischia di porsi l’obiet- rienza di Capo nel fare poi il Quadro (se
tivo suicida di fare anche gli educatori avviene si è sbagliata la candidatura) e il
delle famiglie (a che titolo poi?). Non servizio di Quadro sarà quindi costante-
parlo a vanvera: ho visto molte Comunità mente permeato della precedente espe-
Capi serie, attente a stabilire rapporti rienza educativa diretta; che una lonta-
costruttivi con le famiglie dei propri ragaz- nanza dal proprio servizio di Capo aiuta
zi, ma fortemente sbilanciate nella ricerca inoltre a non basare l’azione di Quadro
di una mediazione soddisfacente fra solo sulla propria esperienza personale.
l’educazione familiare e quella attraverso E facendo solo il quadro?
lo scautismo. Stesso impegno per mediare È sicuramente preferibile. Occorre non
fra scuola e scautismo, arrivando anche a dimenticare: che lo stile deve continuare a
realizzare dei colloqui con gli insegnanti essere quello di noi “cretini vestiti da
dei propri ragazzi. bambini”, che ci è chiesto di concorrere a
Ma il dialogo è indispensabile, no? una scelta di politica educativa utile nel
Certo. E’ evidente che è fondamentale la mondo intero, che quindi serve acquisire
seria esposizione dei rispettivi principi una visione delle cose e una metodologia
educativi, l’illustrazione meticolosa degli di azione integranti quelle acquisite come
strumenti educativi che si intende utilizza- Capo. Anche qui impareremo facendo e
re, la disponibilità a cambiare le proprie grazie di un trapasso di nozioni. Come
sbagliate presunzioni. Il tutto però nell’at- quando siamo diventati Capi.

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C di AGESCI

Passione per la vita


Chi non ha mai visto un viale alberato all’alba, le cose di pessimo gusto”, ti fa sognare oriz-
mentre sorge il sole, si è perso metà del piace- zonti lontani. C’è un Dio-Uomo con me, in fin
re di vivere… Non ricordo chi ha detto queste dei conti è Lui che mi affascina, che mi fa fre-
parole ma mi martellano in testa da giorni. Sarà mere di desiderio, che trasforma il mio sonno
la Pasqua che mi riapre strade che sembravano in veglia ardente. Non possiamo più stare a
chiuse, sentieri che sembravano impraticabili, guardare! Il nostro servizio, i nostri ragazzi , la
sarà il profumo di terra bagnata dopo un tem- nostra vita ci dice che c’è un desiderio di pie-
porale, o il desiderio dei due di Emmaus, nezza che ormai non può più essere disatteso.
incontrare Uno che ti scalda il cuore… Tant’è Allora ecco una chiamata, una voce che dice
che è ora di mettersi in cammino. Come tanti “vieni”: un Convegno che ci vede per strada e
nella storia, da Ulisse a Paolo di Tarso, come i poi insieme nell’invocare quella pienezza nel
nostri ragazzi, desiderosi di avventura, come dono dello Spirito e poi a sognare uno scauti-
smo fatto di passione educativa e non di gesti
ripetitivi. Amici miei, ormai mi conoscete,
sapete che sogno ad occhi aperti, ma non
posso farne a meno. Ogni volta che vi incon-
tro, che condividiamo un tratto di strada, che
guardiamo insieme l’orizzonte mi sento fresco
e nuovo. Così spero di incontrarvi in tanti a
questo Convegno regionale per “sognare”
insieme al buon Dio una vita bella, buona, e…
abbondante!

Buona strada, fratelli!


p. Giovanni +, Ae reg

noi chiamati a prendere su zaino e tenda ed Se vuoi contattarmi o incontrarmi:


andare incontro alle sfide che il Signore pone p. Gallo Giovanni
sulla nostra strada. C’è una pubblicità in questi
via san Filippo, 12
giorni che dice all’incirca così: ogni mattina va
13900 BIELLA
in scena il più grande spettacolo del mondo, la
tua vita! Allora, coraggio, via i dubbi, via le tel: 015-30370, oppure 368-209411
incertezze, la strada ti chiama, ti chiama fuori, e-mail: gallo.giovanni@davide.it
ti dice di uscire dalla mediocrità delle “picco-
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