Sei sulla pagina 1di 9

08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

Falsa bandiera giapponese: Incidente di


Mukden
Corinne Autey-Roussel, Entelekheia 22 settembre 2018

Il 18 settembre è un giorno speciale per la Cina, quel giorno iniziò una massiccia
operazione giapponese per conquistare il territorio cinese con un attentato sotto falsa
bandiera. Ogni anno, la Cina ricorda questo episodio, e un dibattito sino-giapponese su
molte cose che rimangono poco chiare continua ancora oggi. All’inizio del ventesimo
secolo, la Cina è il campo da gioco di molte potenze straniere, come Regno Unito e
Francia. Dopo le guerre dell’oppio (1856-60) e la prima guerra sino-giapponese (1895), le
principali città e i porti come Shanghai, Tianjin o Nanjing, divisi in “concessioni”,
assomigliano a un patchwork dove, di strada in strada e di quartiere in quartiere, si
attraversavano Paesi diversi: Austria-Ungheria, Belgio, Francia, Italia, Russia, Giappone,
Regno Unito, Germania, ecc. Ognuna di tali concessioni aveva proprie leggi e diritto di
extraterritorialità. La Cina fu affittata o conquistata a pezzi (1). Allo stesso tempo, il
Paese soffriva di un handicap culturale: date le priorità intellettuali e pacifiste delle due
caste dominanti, i dipendenti pubblici (i mandarini) e mercanti, così come la sfiducia
endemica in un potere corrotto che spingeva i suoi popoli a per risolvere i problemi locali
entro i clan (famiglia, abitanti del villaggio, gilda, rete commerciale o setta buddista o
taoista) piuttosto che fare appello alle strutture statali, importava poco del proprio
esercito. Scarsamente mantenuto e svalutato, offrì solo un derisorio baluardo agli
appetiti stranieri, soprattutto a quelli del Giappone (2), Paese di tradizione guerriera e
militarista.

aurorasito.altervista.org/?p=2828 1/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

Un contesto a forma di puzzle cinese

1911. La dinastia Qing fu rovesciata da un’alleanza raccogliticcia che, se era d’accordo


sulla necessità di porre fine all’impero, cambiare la struttura dello stato, unificare la Cina
e riportare gli interessi gli stranieri sotto il controllo cinese, avevano modi diversi per
arrivarci: i rivoluzionari volevano la revisione totale della società, mentre i conservatori
preferivano strutture capaci di preservare i loro successi. Nel primo decennio di
esistenza, la Repubblica di Cina cercò se stessa e, nel contesto di un Paese atomizzato, si
sta dimostrando incapace di creare un governo centrale credibile. I signori della guerra
prendono o rafforzano il controllo su vaste aree, il comunismo avanzava man mano che
la classe mercantile andava verso il nazionalismo liberale e alcuni sognavano la
restaurazione imperiale. Nel 1927, il Kuomintang (il partito nazionalista guidato dal
successore di Sun Yat-sen, Chiang Kai-shek) stabilì il governo a Nanchino, eliminò i
comunisti dai propri ranghi e ottenne il riconoscimento dalla comunità internazionale e
dalla maggioranza dee territori della Cina meridionale, il nord rimane fuori portata. La
Manciuria, in particolare, viveva sotto il controllo di un signore della guerra, così come
altre aree con cui il Kuomintang cercò di formare un’alleanza, non potenodle governare.
Nel 1930, il Kuomintang controllava direttamente solo l’8% del territorio cinese e solo il
25% della popolazione. È in questo contesto di alleanze e lotte interne traballanti che
Chiang Kai-shek affrontò una nuova minaccia, l’invasione giapponese.

aurorasito.altervista.org/?p=2828 2/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

L’esercito giapponese del Guandong e l’ultimo imperatore

Il lento declino della dinastia imperiale Qing, che regnò sulla Cina fino all’istituzione
della repubblica da parte del Kuomintang di Sun Yat-sen, nel 1911, creò un vuoto in
Manciuria. Russia e Giappone ne colsero il valore, in termini di risorse che come zona
cuscinetto tra i due Paesi, e avanzarono le loro pedine nella regione sotto forma di
“concessioni” a cui La Cina, bloccata dal caos politico interno, non aveva mezzi per
opporsi. La guerra russo-giapponese del 1904 (4) alla fine incluse la Manciuria nella
sfera d’influenza giapponese, anche se rimase legalmente cinese. Nel 1925, se la
Manciuria non era ancora colonizzata, le truppe giapponesi vi formarono un esercito
parallelo chiamato “Esercito giapponese del Kwantung” (Guandong) (5) assegnato dal
1919 a monitorare la concessione della penisola del Guandong e la rete ferroviaria del
Sud della Manciuria, la cui capitale Mukden era il centro regionale. L’Armata giapponese
del Guandong aveva le sue regole, gerarchia e pratica di ciò che definiva “leale
insubordinazione”, cioè che mentre lavoraava attivamente per il Giappone, non si sentiva
obbligato a obbedire all’imperatore più del necessario, o almeno l’afferma. Quell’anno,
l’imperatore detronizzato cinese Pu-Yi (6) fu trasferito nella zona giapponese di Tianjin
dall’Armata di Guandong, che intendeva imporlo come imperatore fantoccio alla testa del
Manchukuo, futuro Stato fittizio che assicurasse una parvenza di legittimità nazionale
cinese. Ma prima di stabilire il suo “Manchukuo”, il Giappone doveva conquistare l’intera
area manchu, che in quel momento era sotto il rigido controllo di un alleato incostante e
manipolatore, il signore della guerra Chang Tso-lin. (7) Nel giugno 1928, Chang fu infine
assassinato dal colonnello giapponese Daisaku Komoto e sostituito da suo figlio,
successore gradito dai giapponesi per la dipendenza dall’oppio che l’indebolì e ne
permise la manipolazione a volontà, o almeno così credevano. Con grande sorpresa, una
volta intronizzato, il figlio di Chang si rivelò ferocemente patriottico, denunciò la stretta
del Giappone e mise fine ai conflitti col Kuomintang, alleandosi con la repubblica di
Chiang Kai-shek e giustiziando i funzionari filo-giapponesi del suo entourage. Privato
dell’uomo di paglia a cui si era affidata per prendere il controllo della Manciuria, l’unica
opzione rimasta all’Armata giapponese del Guandong fu l’uso della forza militare. Come
già visto, l’abbondanza di risorse naturali della Manciuria e la sua posizione al confine
con la Russia sovietica ne fecero un punto cardine dell’espansionismo giapponese in
Cina. Ma c’era un ostacolo agli appetiti del Giappone: le dimensioni limitate dell’Armata
giapponese del Guangdong. Non più di 10400 uomini, senza materiali significativi,
aurorasito.altervista.org/?p=2828 3/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

sufficiente per svolgere la missione di sorvegliare la concessione e la ferrovia. Inoltre, agì


in modo anticonformista, spesso senza l’autorizzazione della gerarchia imperiale e
talvolta anche in opposizione ai suoi ordini. Nell’ottobre 1928, il colonnello Ishiwara
Kanji divenne comandante delle operazioni dell’Armata del Guangdong. Un anno dopo, il
tenente colonnello Itagaki Seishiro si unì a lui e i due organizzarono l’invasione della
Manciuria il cui successo, a loro avviso, dipendeva dalla rapida distruzione del quartier
generale di Chang Hsueh-liang (il figlio di Chang) a Mukden. (8) Mancavano solo due
elementi: l’accordo della gerarchia o, in mancanza, un pretesto.

aurorasito.altervista.org/?p=2828 4/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

Manciuria, tra patriottismo cinese e fedeltà rassegnata al Giappone

Da quando il Giappone occupò la Corea nel 1910, la maggior parte dei soggetti
“giapponesi” stanziati in Manciuria erano in realtà immigrati coreani. Inoltre, poiché la
regione da sola rappresentava il 40% del commercio del Giappone con la Cina,
l’imperatore giapponese Hiro Hito raccomandava cautela nei confronti della
suscettibilità dei manchu e si rifiutò di appoggiare l’invasione. Nell’estate 1931, i
contadini cinesi che si rifiutarono di condividere le terre irrigabili con duecento coreani,
sudditi del Giappone in Manciuria, e di disperdersi, li attaccarono, dopo di che i
giapponesi aprirono il fuoco sui cinesi, senza fare vittime, ma le rivolte che seguirpno
causarono centinaia di morti. (9) I cinesi boicottarono i prodotti giapponesi. Da parte
sua, Tokyo inviò due spie per indagare sui fatti, il capitano Nakamura Shintaro e un suo
assistente. Arrestato “in possesso di oppio e 100000 yen”, Nakamura Shintaro e il suo
aiutante furono giustiziati da uomini di Chang Hsueh-liang (10), che tentò di placare i
giapponesi promettendo un’indagine, mentre il capo di Stato Maggiore dell’Armata del
Guangdong gridò alla “provocazione oltraggiosa”. Armati di tale provocazione, i due
cospiratori dell’Armata del Guangdong, il colonnello Seishiro Itagaki e il tenente-
colonnello Kanji Ishiwara credettero di avere una possibilità e proposero il piano per
invadere la Manciuria al quartier generale dell’esercito imperiale. Tokyo approvò, ma
solo a condizione di un grave incidente dovuto ai cinesi. Per l’Armata del Guangdong era
il ritorno al punto di partenza. Tuttavia, la situazione si deteriorò visibilmente: ai primi
di settembre, il ministro degli Esteri Shidehara mandò un telegramma al console
generale di Mukden Hayashi Kyujiro, per chiedergli di “controllare questi avventurieri”,
Hiro Hito chiese misure speciali per reprimere l’Armata del Guangdong, i delegati cinesi
chiesero sanzioni contro il Giappone alla Lega delle Nazioni, il figlio di Chang, arrestò gli
assassini di Nakamura Shintaro e il ministro della Guerra Jiro Minami inviò il generale
Yoshitsugu Tatekawa in Manciuria col preciso scopo di placare l’entusiasmo bellicoso
dell’Armata del Guangdong proibendo qualsiasi azione senza un ordine formale. Itagaki e
Ishiwara non potevano più procrastinare o aspettare un ipotetico attacco cinese.
Dovevano inscenarlo e in fretta.

aurorasito.altervista.org/?p=2828 5/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

aurorasito.altervista.org/?p=2828 6/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

Attacco sotto falsa bandiera come un kabuki

Poco prima di partire per Mukden ad imbavagliare l’Armata del Guangdong, Tatekawa
parlò della missione al suo assistente, il colonnello Hashimoto, che inviò un telegramma
a Seishiro Itagaki: l’inviato dell’imperatore stava arrivando era necessario agire senza
aspettare. Il 18 settembre 1931, alle 13:00, Tatekawa arrivò a Mukden, dove Itagaki
l’aspettava, portandolo in una sala da tè, arruolò una geisha per intrattenerlo e farlo bere.
Alle 9 di sera, Tatekawa, che non capiva lo stratagemma (!) o fingeva di non capirlo,
sopraffatto dall’alcool si addormentò convenientemente. Un’ora e mezza dopo, il tenente
Suemori Komoto e la guarnigione del 29.mo Reggimento di fanteria fecero saltare in aria
la linea ferroviaria della Manciuria del sud a Liutiaokuo, a nord di Mukden. L’esplosione
fece solo un danno superficiale riparato in venti minuti, ma bastò. Il colonnello Itagaki
convocò immediatamente gli ufficiali del suo entourage e i funzionari del consolato,
attribuì l’attacco ai cinesi e parlò di rappresaglia che in realtà aveva già ordinato.
L’assistente del Console Generale giapponese insistette sui negoziato, suscitando le
minacce fisiche di Itagaki. Questa volta, gli ufficiali dell’Armata del Guangdong andarono
oltre i limiti: non solo agivano contro gli ordini dell’esercito imperiale, ma neanche
informarono il loro comandante in capo, il generale Honjo Shigeru. alle 11:46, dopo
l’attacco. Ma Ishiwara guarì l’orgoglio ferito del capo e lo persuade ad autorizzare
retroattivamente l’operazione. Gli ordini dicevano: le truppe di stanza a Liaoyang,
Yingkow e Fenghuangsheng convergano su Mukden, e la flotta salpi da Port Arthur per
Yingkow. Tra la notte e il mattino, il consigliere supremo di Chang Hsueh-liang (figlio di
Chang) ripetutamente invitò il consolato giapponese a fermare gli attacchi dell’esercito
giapponese. Tutti i messaggi furono comunicati all’esercito. Lo stesso Console Console
Hayashi Hisajiro chiamò più volte Itagaki per ordinargli di fermare le operazioni, ma
Itagaki l’ignorò superbamente e persino gli chiese di smettere d’interferire con
l’operazione. L’Armata giapponese del Guangdong sembrava fuori controllo. Di buon
mattino, 2 pezzi di artiglieria bombardarono la guarnigione cinese della caserma di
Beidaying, “per rappresaglia all’attacco alla ferrovia”. La modesta forza aerea di Chang
Hsueh-liang fu rapidamente sconfitta, e i giapponesi attaccarono con solo cinquecento
soldati i settemila uomini della guarnigione, coscritti malamente addestrati che caddero
come mosche o fuggirono davanti la determinazione delle truppe esperte di Honjo. Le
cifre parlano da sole: 400 caduti cinesi, 2 giapponesi. In tarda mattinata, le forze
giapponesi occuparono Mukden e avevano dodici teste di ponte nella zona.

aurorasito.altervista.org/?p=2828 7/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

“Franchi Tiratori” a corte: indicazione della duplicità imperiale giapponese?

Dato l’esiguo numero di soldati dell’Armata del Guangdong e l’entità del compito, ora si
trattava di consolidare le conquiste giapponesi e di conquistare tutta la Manciuria, il
comandante Hayashi Senjuro, capo delle truppe d’occupazione giapponesi in Corea,
chiese il permesso di attraversare il confine a Tokyo, ma il Capo di Stato Maggiore
Kanaya gli disse di aspettare il via imperiale: indipendentemente dallo situazione o
dall’inferiorità numerica delle truppe in Manciuria, sapeva da settimane che Hiro Hito
voleva reprimere l’Armata del Guangdong e che probabilmente voleva limitare il
conflitto. Ma non fu così questa volta. La tentazione conquista l’imperatore e il 21
l’Armata giapponese di Corea entrò in Manciuria. Il delegato cinese alla Società delle
Nazioni chiese un’azione immediata dalle grandi potenze, senza risultato. Il 23 settembre
1931, il Gabinetto dell’Imperatore approvò i fondi necessari ai militari. Il giorno
seguente, il governo del Giappone dichiarò alla Società delle Nazioni che in Manciuria, il
Giappone applicava l'”autodifesa”. (11) I Paesi della Società delle Nazioni esitarono tra
due opzioni contrastanti, sostenere le richieste della Cina e proteggere i propri interessi
sul posto, o usare il Giappone come contrappeso all’influenza sovietica e all’ascesa del
comunismo in Cina. Alla fine inviò una commissione d’inchiesta in Cina, che impiegò un
anno a compiere le indagini, e nel 1933 ordinò al Giappone di lasciare la Manciuria. Il
Giappone preferì lasciare la Lega. (12) La via fu aperta all’invasione della Manciuria e alla
successiva istituzione dello Stato fittizio del Manchukuo, con la benedizione del comando
dell’esercito imperiale giapponese e di Hiro Hito.
aurorasito.altervista.org/?p=2828 8/9
08/10/21, 22:36 Falsa bandiera giapponese: Incidente di Mukden – Aurora

aurorasito.altervista.org/?p=2828 9/9

Potrebbero piacerti anche