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Il Counseling Riabilitativo -

Il Counseling Riabilitativo (Università degli Studi di Padova)


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Counseling riabilitativo
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Definizioni
Una definizione recente: “un processo sistematico mediante il quale persone con disabiltà
fisiche, evolutive, cognitive ed emotive, vengono aiutate a raggiungere i loro obiettivi personali,
professionali e di vita indipendente” nel modo più integrato possibile, mediante attività di couseling
(Chan, Berven, Thomas, 2004; Rigger, Maki, 2004). Si tratta di interventi brevi diretti alla persona,
di tipo non psicoterapico. All'estero è una professione con regole, guide e concorsi. In Italia non c'è
il riconoscimento di questa figura, si parla più di competenze fornite. Fino a quando non si riuscirà
a documentare l'efficacia degli interventi, si farà fatica a tirare risorse.
Processo: aspetto dinamico.
Disabilità: o vulnerabilità; disabilità nell'accezione più ampia del termine, non disabilità
intellettiva ma es. impatto che impedisce di sviluppare la personalità, i ruoli... La disabilità
non coincide con il ritardo mentale. Una delle funzioni del counseling in generale, e anche
del counseling riabilitativo, è la prevenzione. Il riabilitatore ha anche il compito di prevenire
la comparsa di un problema. Il termine “vulnerabilità” comprende anche le persone a
rischio, non solo le persone con etichetta di disabilità.
In modo integrato: a diversi ambiti di vita fanno riferimento modelli e approcci diversi. Di fronte al
problema devo avere una visione aperta, vedere la persona nella sua interezza e in tutte le sue
dimensioni, per cercare la via più efficace perché lui cresca e inneschi il cambiamento.

The Rehabilitation Counseling Association of Australasia: il counseling riabilitativo


lavora con persone che sperimentano danni, disabilità e/o svantaggi sociali per
raggiungere obiettivi occupazionali, personali e sociali.

CACREP (Council for Accreditation of Counseling and Related Educational Programs)


rimanda alla concezione di disabilità: Rehabilitation Counselor è colui che lavora con
gente che presenta disabilità, non importa se mentale o di altro tipo (CACREP; et al.).

I fondamenti
Fondamenti delle azioni nel counseling riabilitativo
a) le conoscenze sulla disabilità *, sui fattori sociali ed ambientali che hanno impatto sulle
persone. Disabilità non è solo il limite che la persona porta con sé, ma anche le reazioni
del contesto. Bisogna conoscere il contesto per apportare modifiche a tutte quelle barriere
che impediscono alla persona di realizzare i propri obiettivi;
b) abilità di counseling, rispetto al singolo ma anche ai sistemi che lo circondano;
c) approccio riabilitativo ecologico *,
- improntato alla prevenzione della disabilità;
- attento alle diverse dimensioni dell'individuo;
- attento alle caratteristiche dell'ambiente.
Ecologico: è centrato sui problemi, può lavorare sul cognitivo, sul problem solving, sul decision
making, ma non lavora sulle abilità di base da laboratorio, perché al centro ci sono i problemi del

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quotidiano. La riabilitazione ha bisogno di liberarsi dei tempi lunghi, affinché la persona


non resti a lungo con una funzionalità limitata.
(Jenkins, Patterson, Szymanky, 1992; Leahy e Szymansky, 1995; Rigger e Maki, 2004;
Chan, Bishop et al, 2012; Maki, Tarvydas, 2012) I contributi sono molto recenti. Il
counseling riabilitativo nasce come riabilitazione professionale per l'inserimento lavorativo
di persone con disabilità. Questo era il cuore del counseling riabilitativo nel 1992; oggi si è
arricchito di altre dimensioni, contesti e domini di vita.
Il counselor può affrontare qualsiasi richiesta, ma il legame è al problema quotidiano, di oggi
(problematiche cognitive, affettive, relazionali, lavorative...). Nel momento in cui emergono
problematiche profonde, tali per cui potrebbe beneficiare di un lavoro più profondo, indirizzo il
cliente ad un cliente. È importante che il professionista “ del futuro” abbia entrambe le
tecniche, sia per un percorso breve, sia per un percorso lungo. I due livelli non si escludono.

Se parliamo di riabilitazione parliamo di persone che hanno dovuto affrontare un deficit e


le possibili conseguenze del deficit, ovvero una possibile disabilità nel quotidiano. Due
degli aspetti fanno parte dei fondamenti delle azioni nel counseling riabilitativo sono:

a) Concetto di disabilità *

- Differenza: tra disabilità e tra deficit, ossia la mancanza di una funzionalità, di una
struttura, di una abilità di base (organica, funzionale...). La disabilità è invece l'impatto
che questa mancanza può avere nel quotidiano. Non c'è una relazione univoca e
stabile tra questi due, i due livelli non si sovrappongono. Il nostro compito è far si che
il deficit non diventi disabilità. Quando parliamo di prevenzione parliamo anche di
prevenzione della disabilità, far si che un danno non abbia impatto nel quotidiano.
- Assessment: se disabilità e deficit sono distinti, dal punto di vista metodologico ne
consegue che non possiamo usare gli stessi strumenti nell'assessment per i due
livelli. Tanti errori nella pratica quotidiana derivano da questo. Il rischio di chi mette
etichette è mescolare i livelli e gli strumenti di analisi.
- Intervento: non possiamo pensare di intervenire in modo identico su questi due livelli.

Quando l'OMS parla di disabilità parla di un individuo con problematiche. In passato si utilizzava il
termine handicap, come mancanza ambientale che fa diventare il deficit disabilità. Questa etichetta
è stata eliminata oggi, ma rimane la focalizzazione sul contesto: se esso non fornisce
supporti, il deficit diventa disabilità. Abbiamo al centro la persona con le sue limitazioni e le
sue risorse, e abbiamo un contesto che può agire sia su limitazioni che su risorse.

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OMS: le componenti della salute

• FUNZIONI CORPOREE
– Funzioni mentali
– Funzioni sensoriali e dolore
– Funzioni della voce e dell'eloquio
– Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico e dell'apparato respiratorio
– Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
– Funzioni genitourinarie e riproduttive
– Funzioni neuro-muscoloscheletriche e correlate al movimento
– Funzioni della cute e delle strutture correlate

• STRUTTURE CORPOREE
– Strutture del sistema nervoso
– Occhio, orecchio e strutture correlate
– Strutture coinvolte nella voce e nell'eloquio
– Strutture dei sistemi cardiovascolare, immunologico e dell'apparato respiratorio
– Strutture correlate all'apparato digerente e ai sistemi metabolico ed endocrino
– Strutture correlate ai sistemi genitourinario e riproduttivo
– Strutture correlate al movimento
– Cute e strutture correlate

• ATTIVITÀ E PARTECIPAZIONE
– Apprendimento e applicazione delle conoscenze
– Compiti e richieste generali
– Comunicazione
– Mobilità
– Cura della propria persona
– Vita domestica
– Interazioni e relazioni interpersonali
– Aree di vita principali
– Vita sociale, civile e di comunità

• FATTORI AMBIENTALI
– Prodotti e tecnologia
– Ambiente naturale e cambiamenti ambientali effettuati dall'uomo
– Relazioni e sostegno sociale
– Atteggiamenti
– Servizi, sistemi e politiche

I LIVELLI DI ANALISI:
- la presenza o l’assenza di menomazioni riguardanti le funzioni e/o le strutture corporee
- il funzionamento, cioè gli aspetti che vengono considerati “positivi” di una persona, ciò
che quella persona è in grado di fare
- la disabilità, cioè gli aspetti “negativi” del funzionamento, ciò che una persona ha difficoltà a fare
- i fattori contestuali, ovvero l’influenza positiva o negativa che l’ambiente in cui vive la
persona può avere sul funzionamento stesso della persona.

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OMS: la disabilità. “La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più
menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò
che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività
quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale”.
“ Qualunque persona in qualunque momento della vita può avere una condizione di salute
che in un ambiente sfavorevole diventa disabilità”:
• è universale
• è transculturale

Può trattarsi di una condizione di salute alterata:


• transitoria: es. gravidanza, infortunio, stress
• cronica: es. sindrome, patologia genetica, trauma cerebrale, invecchiamento in un
ambiente sfavorevole (FATTORI AMBIENTALI)

Un danno diventa disabilità:


• Quando mancano le capacità
• Quando l’ambiente ostacola la partecipazione del bambino alla situazione di vita (barriere)
• Quando l’ambiente non dà al bambino i mezzi di cui ha bisogno (barriere)

“La conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un


individuo e i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui
vive l’individuo”. Oms, Luglio 2013: “una visione della disabilità che riconosce e si fonda
sul diritto della persona disabile ad essere membro attivo della società, a raggiungere
standard elevati di cura e ad una buona qualità di vita”.

Il concetto di disabilità nasce con alcuni documenti, in cui si afferma che la disabilità fa
parte della condizione umana. Perde la connotazione di disabilità intellettiva. Se fa parte
della condizione umana, chiama in causa un senso di responsabilità civile → lavorare
affinché in qualsiasi contesto possa esserci chiunque. Le condizioni ambientali, come ad
esempio le condizioni socio-economiche, possono costituire un fattore di rischio per la
disabilità. Prevenzione significa motivare i servizi decisori ad investire nei programmi
preventivi e spesso anche riabilitativi. Perché i servizi non vogliono investire? Forse
perché sono mancate le dimostrazioni dei risultati di percorsi riabilitativi. I professionisti
devono lavorare in maniera tale da avere una base oggettiva e condivisibile dei risultati.

c) Concetto di riabilitazione. Cos'è? Quali livelli e per quali obiettivi?

Il termine riabilitazione significa letteralmente “ri-rendere abile”.


- Webster's Third New International Dictionary: il recupero fisico di una persona ammalata
o disabile mediante interventi terapeutici e la rieducazione a partecipare alle attività della
vita normale pur nell'ambito delle limitazioni determinate dalla sua disabilità fisica" nonché
"il processo di recupero di un individuo ad un ruolo utile e costruttivo nella società tramite
qualche forma di riaddestramento vocazionale, correttivo e terapeutico, oppure mediante
sussidi, aiuti finanziari od altri interventi riparatori" (vecchia definizione).
- Nuova definizione OMS: riabilitazione come “un processo di soluzione dei problemi e di
educazione nel corso del quale si porta una persona disabile a raggiungere il miglior livello di
vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile
sulle scelte operative, pur nell'ambito della limitazione della sua menomazione e della quantità e
qualità delle risorse disponibili. Processo che nelle disabilità gravi deve coinvolgere anche la
famiglia del disabile, quanti sono a lui vicini e, più in generale, il suo ambiente di vita”.

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In questa definizione:
- riconoscimento della centralità della persona e della sua famiglia nell'organizzazione
dei servizi e nella progettazione degli interventi;
- necessità di affrontare il paziente come unità bio-psico-sociale con interventi che si
connotano come “soluzione di problemi”;
- necessità di un modello finalizzato a raggiungere ben definiti e misurabili outcome, ossia il
passaggio da un “service-based rehabilitation” ad una “outcome-based-rehabilitation”;
- necessità di un intervento coordinato ed integrato di diverse tipologie di operatori.

Il riabilitatore guarda quanto è grande per Giovanni il problema nel quotidiano, non quanto grave
sia il problema. L'implicazione è che ho strumenti e obiettivi che non derivano direttamente
dall'etichetta diagnostica con cui Giovanni è uscito dalla clinica. Il vantaggio di lavorare anche con
il contesto, è che Giovanni tutti i giorni nel quotidiano lavora per realizzare il suo obiettivo.
Processo = dinamicità, che non vuol dire non avere un obiettivo condiviso, ma vuol dire
che questo può cambiare, accrescere, diventare più complesso. La riabilitazione può
essere articolata nel tempo, ma deve essere scandita da obiettivi brevi e vicini.

La riabilitazione nel counseling riabilitativo:


- viene considerata: olistica, individualizzata, preventiva, finalizzata allo sviluppo o al recupero,
all'autonomia e alla qualità di vita (Parker Szymansky, 1998; Leay et al, 2003; Chan et al., 2004);
- consiste in una “serie di servizi ed attività pianificati congiuntamente dal cliente e dal counselor”;
considera la riabilitazione da una prospettiva di prevenzione della disabilità (come prevenzione
primaria, secondaria e terziaria) pone l'attenzione a tutti i livelli dell'individuo e dell'ambiente;
- considera la riabilitazione da una prospettiva di prevenzione della disabilità (come prevenzione
primaria, secondaria e terziaria) pone l’attenzione a tutti i livelli dell’individuo e dell’ambiente.

Per fare prevenzione ho bisogno di obiettivi, problemi e di strumenti per quantificare i risultati.
La riabilitazione di cui si occupa il counselor riabilitativo è ecologica, legata ai problemi del
quotidiano. Se io ritengo che possa beneficiare di altri interventi riabilitativi, posso
affiancare il mio intervento a quello di un altro esperto.

Gli obiettivi dell'attività riabilitativa del counseling riabilitativo:


- inclusione,
- opportunità,
- indipendenza,
- empowerment,
- benessere.

▪ I fondamenti del counseling riabilitativo

a) Modello di counseling: conoscenze , tecniche e abilità di counseling, rispetto al singolo


ma anche ai sistemi che lo circondano;
b) Conoscenze specifiche:
- conoscenze multidisciplinari sulla disabilità, sui fattori sociali ed ambientali che hanno
un impatto sulle persone;
- conoscenze di risorse, leggi e servizi per la persona;
c) Visione e approccio ai problemi: una visione della disabilità fondata sul diritto della
persona disabile ad essere membro attivo della società, a raggiungere standard elevati di
cura e ad una buona qualità di vita (OMS, 2013)→ fondata sul diritto della persona;
d) Modello di intervento: approccio riabilitativo ecologico, improntato alla prevenzione della

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disabilità, attento alle diverse dimensioni dell’individuo, alle caratteristiche e degli ambienti
di vita. (Jenkins, et al., 1992; Leahy e Szymansky, 1995; Rigger e Maki, 2004; Chan et al,
2012; Maki, Tarvydas, 2012).

▪ Azioni del counselor riabilitativo (CORE; Leay et al., 2003):

1. Analizzare le abilità, gli interessi, le esperienze, la formazione I valori, i punti di forza, i


limiti e gli obiettivi della persona.
2. Strutturare un piano di intervento basato sui valori, sui punti di forza, sui limiti e su
obiettivi della persona.
3. Coinvolgere nel piano di intervento altre figure professionali (es. medici, psicologi).
5. Seguire i progressi ed apportare modifiche al piano di lavoro.

▪ Funzioni del counselor in riabilitazione (CORE; Leay et al., 2003)

L'obiettivo è la qualità di vita della persona. Alla base del counseling riabilitativo oggi c'è
un approccio positivo: si va a cercare le risorse che sono in ogni persona. L'azione del
counseling può essere anche quella di indicare alla persona dove sono le risorse e i
servizi sul territorio. Obiettivi che coinvolgono la persona:
- Facilitare l’adattamento alla disabilità.
- Portare il cliente a sviluppare strategie per utilizzare i suoi punti di forza, per
superare le limitazioni e risolvere problemi.

▪ Azioni del counselor e connotazione professionale (CORE; Leay et al., 2003)

Azioni che coinvolgono le strutture, i contesti, gli ambienti:


- Individuare le risorse nel territorio.
- Facilitare l’accesso ai servizi di cura o di sviluppo professionale.
- Difendere i diritti che ha la persona con disabilità di essere persona attiva e partecipe
in funzione dei ruoli di vita.
- Aiutare i datori di lavoro a comprendere i bisogni delle persone con disabilità.

▪ I compiti del counselor (CORE- Council on Rehabilitation Education)

- Counseling
- Advocacy (sentire una responsabilità civile nel proprio ruolo)
- Case Management
- Consultation

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Counseling e counselor nel mondo


American Counseling Association:
- Principles for Unyfing and streghtening the profession (2006)
- Consensus issues for advancing the future of counseling (2007)

Le definizioni

■ American Counseling Association, ha cominciato a lavorare per fare chiarezza sul


counseling e la definizione su cui hanno trovato assenso è la seguente: “Il counseling è
una relazione professionale che si propone di promuovere e incrementare la salute
mentale, il benessere, la formazione e gli obiettivi lavorativi in persone diverse, famiglie e
gruppi” (2010). L'ottica è positiva, non esistono riferimenti al deficit.
American Counseling Association (2013), prospettive:
- In un’ottica positiva → l’assessment del benessere, la progettazione
nell’arco di vita - In un’ottica della patologia → gestione dello stress

■ European Association of Counselors: un processo di apprendimento interattivo e


contrattato tra counselor e cliente ( singoli, famiglie, istituzioni o gruppi) che affronta in
modo olistico problematiche sociali, culturali, economiche o emozionali.
Al centro dell’attività vi è affrontare e risolvere problemi, prendere decisioni, gestire situazioni
di crisi, migliorare relazioni, gestire problematiche dello sviluppo, promuovere le sviluppare la
consapevolezza personale, lavorare sui sentimenti su pensieri e su percezioni, su conflitti
interni ed esterni. L’obiettivo generale è fornire al cliente la possibilità di lavorare secondo
modalità autodefinite per una condizione di vita più soddisfacente e ricca di risorse, in quanto
individuo e membro della società (EAC definition of counselling adopted AGM 1995).

■ British Psychological Society Counseling Division: “...il focus della counselling


psychology nella pratica professionale è fornire servizi alle persone e alle organizzazioni
che si basino su evidenze scientifiche, competenze e trasparenza aperta a riflessioni e a
revisioni”. Alla sua base ha: abilità cliniche, capacità di ricerca, valori.
- Abilità cliniche: fondamentali per andare incontro ai bisogni dell’utente dei servizi e sono
la base di partenza per la registrazione professionale.
- Capacità di condurre ricerche: è fondamentale per lo sviluppo di questa professione, per
la conduzione del nostro lavoro e per produrre ricerca.
- I valori: non un elenco di valori, al contrario si vuole sottolineare la scelta di un ricco e
promettente pluralismo. I valori danno contenuto e influenzano le scelte teoriche e
permettono l’integrazione delle sue componenti ( abilità cliniche e ricerca).
“ Noi (i consulenti) incontriamo persone, non problemi o casi, non pazienti. Ci relazioniamo con le
persone. E attraverso questa relazione – basata sui nostri valori e impressa nelle varie tradizioni delle
nostre radici- cerchiamo di aiutare le persone. In fondo non è la sofferenza o la disfunzione che
incontriamo ma persone che stanno combattendo. ...Noi vediamo persone”...“e quello che i Counselling
Psychologists cercano di vedere è l’unicità e la complessità di ogni singolo individuo, che non può
essere colta da una tipologia o dalla biologia o mediante la misurazione, atomizzazione o confronto, ma
solo dalla conoscenza... dall’intraprendere una interazione a vari livelli”

■ Australian Counselling Association: sostenere il benessere mediante lo sviluppo


personale, assistere il cliente nel risolvere crisi e problemi di vita attraverso il cambiamento
personale, lo sviluppo di significati personali su situazioni problematiche e/o traumatiche.

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■ AURAC: l'AURAC, al fine di chiarire ambiti, limiti e peculiarità del counseling rispetto ad
altre forme di aiuto, ha proposto la seguente definizione: “una professionale d’aiuto realizzata
attraverso un peculiare intervento comunicativo finalizzato ad affrontare disagi e difficoltà
emergenti in momenti critici dell’esistenza, attraverso l’attivazione e la riorganizzazione delle
risorse dell’individuo e con l’obiettivo di favorire in lui scelte e cambiamenti adattivi (...).

■ British Association For Counseling and Psychotherapy, 2010: il couseling riguarda


le attività che prevedono il lavoro di un consulente nell’ambito di un contesto
personalizzato e confidenziale in cui si esplorano le difficoltà che i clienti/persone stanno
sperimentando, il disagio associato ad esse e/o la scarsa soddisfazione di vita che
percepiscono, o la mancanza di scopi o di significato che attribuiscono alla loro vita.
Dall’ascolto attivo e paziente, il consulente inizia a percepire le difficoltà sperimentate dal cliente,
dando voce a quest’ultimo, e punta ad aiutarlo a vedere la sua situazione più chiaramente,
possibilmente da una differente prospettiva, al fine di mettere a fuoco ipotesi di azioni risolutive.
Non consiste nel dare consigli o spingere la persona a realizzare un particolare tipo di
azione, o fornire giudizi e valutazioni. Il counseling è un modo per rendere possibili nuove
scelte, nuovi significati, intenzionalità e azione.

In questa riflessione internazionale troviamo concordanza su molti aspetti.

Il profilo professionale

Il counselling non si esercita sul problema in sé, ma sullo sviluppo dei residui di risorse e
di competenze del cliente che chiede aiuto (Folghereiter, 1989).
Il lavoro del counsellor è molto articolato: attraverso l’ascolto e la comprensione si cerca di far
emergere le risorse adeguate alla risoluzione della sua difficoltà (Rezzonico e Bani, 2010, p.
17) Scopo del counselling è essenzialmente quello di incrementare l'autodeterminazione e
l'empowerment della persona a proposito della gestione delle sue difficoltà (SS, NL).

La specificità professionale:
- Rispetto agli ambiti di lavoro
- Rispetto agli strumenti
- Rispetto agli obiettivi
- Rispetto ad altre figure professionali

LaRIOS: Documento del Network

In Italia: LaRIOS, documento network. È quanto di più recente ci sia riguardo al counseling
in Italia. Il network ha individuato alcuni capisaldi su cui deve ruotare la figura del
counseling. Un elemento di fondo è il contesto di intervento: il counselor lavora nella
sanità, nella scuola, nella famiglia, nella comunità, ambiti lavorativi e pubblici... in tutte
quelle situazioni in cui si deve fare progettazione di vita.
Il target sono le persone in difficoltà che hanno bisogno di attività non terapeutica ma
prossima a quella terapeutica e persone che devono acquisire o sviluppare il sistema di
risorse personali, persone interessate a valorizzare il potenziale professionale, persone
interessate ad acquisire informazioni, suggerimenti, regole d’uso... .
Il terzo aspetto riguarda la natura e la metodologia dell'intervento: riparativa rispetto ad un problema
chiaro, percepito ed evidente; di prevenzione primaria; di informazione e di guida nelle transizioni
dell'arco di vita; di ricerca di nuovi significati dell'esperienza, di sviluppo, formazione... importantissima
dopo la riabilitazione del deficit, dopo la messa in discussione delle proprie risorse.

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All'interno del documento si trovano anche i riferimenti alle abilità del counselor. Molte di
queste abilità non hanno a che fare con il counseling, sono abilità trasversali. Si è parlato
di competenze professionali, una prima distinzione è tra competence e competency,
costruita secondo una prospettiva gerarchica (la competence contiene più competency).
- Competence (plurale: competences): rappresenta la complessiva capacità professionale di svolgere i
compiti richiesti in una data area di attività (in altri termini, è un potenziale di performance). Ha un
significato generale (generic), olistico, poiché considera un ampio spettro di capacità personali e
professionali. È il primo livello di abilità che ha poco a che fare con le abilità professionali.
- Competency (plurale: competencies): si riferisce a cluster o subsets di skills (cognitive,
affettive, comportamentali) che, ad esempio, nel caso specifico del counselling,
costituiscono i mezzi per conseguire gli scopi generali di determinare, facilitare, valutare e
sostenere gli esiti attesi del processo e delle azioni di counselling.
L'altro elemento che viene sottolineato è che queste competenze non sono valide per tutti,
poiché sono relative all'attività svolta per raggiungere un determinato scopo e possono
servire anche come oggetti di valutazione e come possibili learning outcomes.

Nel documento del network il riferimento è l'APA. Suddivisione di abilità che sono oggetto
di formazione e verifica, per rimanere nell'albo dei professionisti americani. APA
raggruppa le 15 core competences in 6 cluster, per cui al counselor si chiede di avere:
1) Professionalism: professional values and attitudes, individual and cultural diversity,
ethical, legal strandards and policy, reflective practice/self-assessment/self-care. Al
counselor si chiede di avere degli standard, tener conto delle scelte politiche del suo
lavoro, capacità di analisi di problema e di analisi delle proprie stesse abilità; deve essere
una persona cresciuta, che abbia fatto un lavoro su se stesso, che abbia dei valori che poi
porta all'interno del contesto professionale. Nel contesto del counseling il professionista
non deve essere asettico, tuttavia deve tener conto della diversità delle persone.
2) Relational: relationships; capacità di porsi in relazione con le persone.
3) Science: scientific knowledge and methods; research/evaluation. È una professionalità che
deve basarsi su conoscenza scientifica, metodi scientifici, a cui si chiede di fare ricerca. Non è
professionale il collega che non ragiona sui suoi dati, che non fa ricerca, che non mostra
analisi critica. Solo ragionando su ciò che abbiamo prodotto si arriva ad un prodotto di qualità.
4) Application: evidence-based practice; assessment; intervention; consultation. Bisogna
avere strumenti, modalità tipiche e linee di lavoro con cui iniziare il percorso di counseling.
5) Education: teaching, supervision. Deve essere coltivata la formazione.
6) System: interdisciplinary system; management; administration; advocacy.
Collegamento tra il counselor e la realtà esterna, fatta di servizi, gestione delle abilità,
rapporto con le istituzioni, diritti da garantire.
L'ordine non è casuale, si vuole sottolineare che il processo di counseling si sviluppa in
termini di relazione.

Le scelte del Network: skills come nel Modello Europeo Europsy. La riflessione a livello
europeo si è soffermata su tre livelli di abilità:
a) SOFT SKILLS (o transversal skills; trasversali):
- Skills come atteggiamenti di base: capacità di contatto personale (intesa come
consapevolezza di sé genuina (importanza dell'autenticità), onestà e apertura, rispetto.
Congruenza, attenzione positiva incondizionata, empatia, apertura di sé, confidenzialità).
Non sono facili da sviluppare e richiedono una modulazione rispetto a chi ho davanti. Fino
a che punto portare elementi di sé nel processo relazionale?
- Skills di base per avviare e mantenere relazione fiduciaria (ad esempio contatto oculare,
linguaggio del corpo, tono di voce.

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- Skills di base di ascolto attivo: permettono di entrare in sintonia con la persona ed


avviare il processo di counseling (fare domande, articolare i paragrafi, fare sintesi,
riflessione, specchio dei pensieri del cliente e delle sue emozioni.
- Skills di base di comunicazione verbale e non verbale
- Skills di interazione e conduzione: capacità di attivare la persona nel processo di
conduzione del percorso di counseling
b) GENERIC HARD SKILLS (generiche di base):
- Skills per migliorare/potenziare il significato dell'interazione e della alleanza di lavoro (ad
esempio, visione generale, porre obiettivi, ottenere e dare informazioni, rassicurare e facilitare
il coping. Tutte le informazioni prodotte devono essere finalizzate a degli obiettivi).
- Skills per aumentare il coinvolgimento
- Skills di chiarificazione e feedback
C) JOB-SPECIFIC HARD SKILLS: sono le abilità legate a conoscenze specifiche dei problemi,
delle situazioni e delle possibili strategie di soluzione. Si tratta di conoscenze e aggiornamenti
sulla disabilità, conoscenze e aggiornamenti su obiettivi, metodi e approcci per una riabilitazione
ecologica. Il riferimento è sempre OMS, disabilità come situazioni in cui ci si trova ad avere una
limitazione di risorse, la quale ha un impatto nel quotidiano. L'approccio è ecologico perché legato
ai problemi del quotidiano. Il tipo di intervento deve essere in funzione della richiesta, non è un
percorso di rilettura ed analisi profonda come in tante forme di tipo psicoterapico.

COMPETENZE MODELLO EUROPSY


a) Competenze primarie (6): Definizione dell’obiettivo, Valutazione (assessment),
Sviluppo, Intervento, Verifica, Comunicazione. Articolate in 20 sub-competencies, che
devono però essere specificate per ciascuno dei 4 grandi domini di attività professionale
dello psicologo: Health & Clinic, Education, Work & Organization, Other (riabilitazione).
b) Competenze enabling (8): sub-competencies che sono comuni anche ad altre professioni.

Riferimenti APA ed European Association of Counselors: si tratta di due scelte e


prospettive diverse. L'APA si orienta alla certificazione, mentre l'european è orientato alla
formazione e tralascia l'aspetto della certificazione. In questo senso il network italiano è
più vicino a quello europeo.

▪ Alcuni principi di base condivisi:


- ciascun cliente deve essere accettato per quello che è. Non è necessario approvare il
suo comportamento;
- counseling è una relazione che potremmo definire “permissiva” perché l'individuo deve
ritenersi libero di dire quello che pensa senza temere di essere giudicato o rimproverato;
- counseling sottolinea di pensare con il cliente e non per il cliente;
- counseling è una situazione di apprendimento, che si può misurare su un cambiamento
comportamentale (per questo è importante fare la verifica di efficacia);
- l'efficacia dipende molto dalla prontezza del cliente (prontezza al cambiamento, alle
scelte... è quella che va sviluppata, capacità di rispondere in maniera veloce e adattiva).

▪ Linee di guida per gli


obiettivi: - definiti insieme;
- specifici (concreto e funzionale, non generico, deve essere legato al
quotidiano); - rilevante per il comportamento (verso una soluzione);
- orientati al successo (obiettivo raggiungibile con elevata probabilità – che non vuol dire
facile e scontato; ci si nutre del feedback quotidiano);
- quantificabili e misurabili (anche in termini di frequenza; non bisogna aver timore di introdurre

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questi indicatori concreti, altrimenti significa che non sono convinto di ciò che sto facendo);
- comportamentali ed osservabili (il cliente stesso ha bisogno di feedback nel quotidiano);
- comprensibili e ri-definibili (visione ampia e gerarchica dei passi attraverso cui si
raggiunge l'obiettivo).

▪ I fattori che influenzano il cambiamento. Una serie di


caratteristiche: - Struttura (dell'attività stessa);
- Setting, caratteristiche del cliente;
- Caratteristiche del counselor (se quest'ultime sono limitate, possono costruire una
barriera al cambiamento. La domanda è quanto sto facilitando la crescita della persona e
quanto la sto inibendo):
- soft, basic, hard skills;
- competenze di tipo relazionale, personale e tecniche.
- Caratteristiche del cliente:
- prontezza: ovvero la motivazione che porta il cliente nella sessione;
- riluttanza: facile in chi arriva su consiglio di altri;
- resistenza: legata a scarsa motivazione al cambiamento per le conseguenze immaginate.
La resistenza richiama una limitazione più attiva ed esplicita rispetto alla riluttanza, che è più
legata al fatto che non è stato il cliente a ritenere necessario il lavoro di counseling.
I clienti tendono a preferire, influenzati dalla loro cultura, persone che ritengono esperte,
che li attirano e che sembrano autentiche.

Il consenso internazionale ha individuato sei tappe nel percorso di counseling come processo:
1) Costruire la relazione (qui si giocano le abilità del counseling; tanto più la relazione
riesce ad essere costruttiva tanto più si procederà facilmente nelle fasi successive.);
2) Assessment e diagnosi (il counselor deve chiedersi quali strumenti e materiali ha, quali
sono i contenuti da affrontare);
3) Formulazione degli obiettivi del counseling;
4) Intervento e soluzione del problema;
5) Conclusione e follow up (il follow up permette di aprire una finestra rispetto all'efficacia
e al raggiungimento dell'obiettivo, ma permette anche di fare un altro passo, ossia stabilire
un nuovo obiettivo ad un livello più complesso. Inoltre, ci sono dei cambiamenti che non si
possono vedere nell'immediato);
6) Ricerca e valutazione.

EMPATIA: è la base su cui costruire le altre abilità. Significa riuscire a spostarsi dal
proprio punto di vista per porsi in quello dell'altro, far percepire che si ha compreso il
carico emotivo del problema.

▪ Azioni del couselor riabilitativo: attività strutturali legate a come si implementa un intervento
- Analizzare le abilità, gli interessi, le esperienze, la formazione con un focus sulle risorse
(quelle più spendibili in ambiti diversi, sia quelle consapevoli sia quelle di cui si diventa
consapevoli), sui valori, limiti e obiettivi della persona (dominano i termini positivi).
- Il successo dellʼintervento si basa sulla capacità del counselor di coinvolgere nel piano di
intervento altre figure professionali, di strutturare gli interventi e apportare modifiche al lavoro.

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Procedure per l'assessment e verifica dell'efficacia

Nell'immaginario generale c'è l'idea che il counselor lavori con pochi strumenti. In realtà, le
linee internazionali sottolineano l'importanza di utilizzare strumenti quantitativi e qualitativi.
Quando parliamo di strumenti quantitativi ci riferiamo a :
- Test, questionari, strumenti di autovalutazione: linee basali, confronti normativi, individuare
livello di rischio, punti di forza, profili inter e intraindividuali. L'idea è che gli strumenti vengano
utilizzati chiedendo una partecipazione attiva: il profilo che emerge non deve avere valore solo
per il professionista e i suoi colleghi, ma diventa la base su cui partire per lavorare con il
cliente, condividendo con lui ciò che è emerso. Utilizzando lo stesso strumento a conclusione
del percorso, emerge ciò su cui è stato portato cambiamento. Elementi che emergono da uno
strumento quantitativo, di cui tenere conto: difficoltà cognitive e linguistiche; svantaggio socio-
culturale; tendenza alla delega e alla passività...
- Le dimensioni su cui lavorare sono molte. Spesso alla base della difficoltà di risoluzione
del problema troviamo: autodeterminazione, adaptability, prontezza (al cambiamento,
professionale...), prospettiva temporale, resilienza ecc... .

Strumenti qualitativi: sono più in linea e in sintonia con il processo dinamico che caratterizza il
counseling. (1) Tendono ad assegnare un ruolo attivo al cliente nel processo di raccolta ecc. (2)
enfatizzano lo studio olistico del cliente (3) Funzionano particolarmente sia nel rapporto personale
uno ad uno sia nel contesto di piccolo gruppo.
Tra gli strumenti qualitativi:
- Tracce di intervista specifiche/semistrutturate;
- Card sort: carte dei motti e delle massime; carte delle idee irrazionali; carte delle
professioni; carte delle attività;
- Il libro della mia vita
- Torta delle attività
- Il genogramma
- Problem solving assessment e dilemmi decisionali
- Role play assessment

Qualitativo non vuol dire confuso e indifferenziato, c'è una scelta e c'è un modello di riferimento.

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Strumento “Preoccupazioni e aspirazioni personali” (PACI)


- Istruzioni: propongono di orientare l'attenzione su dei contenuti, propongono elementi di base da
condividere, importanti per compilare lo strumento e per creare un'intesa di fondo. Questo tipo di
istruzioni si trovano anche in molte altre interviste, con l'obiettivo che chiunque utilizzi lo strumento
parta da una modalità condivisa, ossia quella dell'autore. È importante, non va sorvolata, è una parte
su cui soffermarsi, perché se c'è la condivisione allora possiamo pensare di lavorare per individuare
degli obiettivi e lavorare sui desideri e sulle preoccupazioni relative a questi obiettivi.
- Lista di aree di vita: articolano la riflessione, rappresentano le aree toccate dalla clinica degli autori
dello strumento, veicolano un'analisi mirata. Si chiede di indicare quali aree lo riguardano tra:
- casa e faccende domestiche
- livello economico
- carriera lavorativa
- relazioni
- tempo libero e attività ricreativa
- amore, intimità e sessualità
- salute e problematiche mediche
- crescita personale
- educazione e formazione
- religione e tematiche spirituali
- Scheda di risposta 1: darsi tre obiettivi per ogni area. Ci può essere una difficoltà a concretizzare e
articolare degli obiettivi. Questa prima fase aiuta a prendere consapevolezza sugli ambiti al centro della
propria attenzione. Ci sono ambiti in cui si fa fatica a individuare obiettivi, non essendo al centro degli
interessi attuali (es. carriera lavorativa per uno studente). La seconda operazione è darsi delle priorità,
mettendo in ordine i sei obiettivi più importanti individuati nelle varie aree (dimenticando gli ambiti). Il
counselor cerca le relazioni tra obiettivi (appartengono alla stessa area? Sono legati anche se in aree
diverse?) oppure evidenzia la loro distanza. La motivazione può arricchirsi se ogni obiettivo viene visto
come un passo verso qualcosa di più grande. Si guarda la raggiungibilità degli obiettivi, le strategie che
la persona possiede (lavoro sui punti di forza).
- Scheda di risposta 2: comincia il lavoro sugli obiettivi. Si considerano i primi cinque obiettivi
(si elimina l'ultimo); ogni pagina sarà dedicata ad un solo obiettivo (si prepara la persona ad
un lavoro profondo e che chiede tempo). La pagina di ogni obiettivo presenta delle bolle da
annerire (le parole chiave sono evidenziate). L'attenzione è rivolta all'impegno, aiuta a capire
quanto l'obiettivo è tale. Ne risulta un profilo articolato da cui emergono punti di forza,
vulnerabilità e fattori di rischio. Si rileva una difficoltà/limite nel quantificare la risposta con un
range di numeri, di cui non si conosce il significato dei valori intermedi. Sono domande
articolate e complesse. Si richiede la capacità di astrarre, di proiettarsi al futuro; aiuta a capire
quanto l'obiettivo dipende da sé o dagli altri (quante possibilità ho di raggiungerlo, se non
faccio nulla?). Bisogna tenere sempre conto anche della desiderabilità sociale e di altri
elementi esterni. Avere questo profilo e ricompilarlo dopo un lavoro di counseling è informativo
del cambiamento. La pratica solitamente porta a lavorare su tre obiettivi.
- Scheda di sintesi: è una tabella in cui sono riportate le parole chiave delle quattordici domande.
La persona trascrive i punteggi degli obiettivi, facendo una media (a scopo di ricerca) e valutando
caratteristiche e raggiungibilità degli obiettivi. Si crea una fotografia, la persona affronta gli obiettivi
con consapevolezza, con degli indicatori per fare una scelta sull'obiettivo da perseguire (es
l'obiettivo 3 sembra più raggiungibile e vicino – e che potrebbe innescare a cascata una serie di
cambiamenti, rispetto all'obiettivo 1 che sembra dipendere dagli altri). Si origina un profilo sui
diversi obiettivi per individuare di un obiettivo prioritario su cui lavorare. La scheda fornisce
indicatori per fare una scelta, non è detto che l'obiettivo più importante sia il più raggiungibile.
Questo strumento costituisce un lavoro che può durare anche due sedute.

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Gli autori di questo strumento sono Cox & Klinger con la prospettiva motivazionale (2004, 2011).
Concetti:
Un obiettivo è un particolare incentivo che una persona decide di porsi perché si aspetta
che produca i cambiamenti desiderati. È un'azione che viene collegata a dei vantaggi che
io mi aspetto di raggiungere. L'idea è far emergere degli obiettivi che vengano sentiti come
personali, le risorse che vengono attivate sono sia di tipo cognitivo (analisi e costruzione
dell'obiettivo) sia di tipo agentico ed infine emozionale (attivazione di emozioni).
Il Limite di questo strumento così come di molta ricerca in ambito riabilitativo, è la limitata
quantificazione dell'efficacia dell'uso. Senza l'attività di ricerca non si cresce come professionisti.

La ricerca va a sottolineare alcuni elementi centrali di questa attività motivazionale (aspetti


che influenzano il raggiungimento di un obiettivo):
- obiettivi positivi o di evitamento: inizialmente non c'era una costruzione esplicitamente positiva,
quindi l'idea era evitare il problema, il che richiede un investimento per non fare qualcosa;
- motivi di base: sono diversi da quelli della psicoterapia, sono legati ad una situazione contingente;
- pressioni temporali: necessità di risolvere un problema in un tempo limitato;
- conflitti rispetto all'obiettivo: o al counseling;
- contenuti specifici dell'intenzione: gli obiettivi non devono essere confusi e mal definiti;
- ciclo di incentivi e dis-investimento: la storia è caratterizzata da pregressi tentativi di
affrontare un obiettivo con conseguenze dis-investimento delle risorse.

Il riferimento è il counseling motivazionale: un approccio che va a guardare la motivazione e che


nasce da un approccio non positivo, poiché presuppone che ci siano delle difficoltà. La motivazione
è il processo mentale, la funzione, l'istinto che produce e sostiene, incentiva o guida il
comportamento umano. I fattori che contribuiscono ad una scarsa motivazione sono sia
personali che del contesto:
- lo scarso senso di responsabilità e fiducia in
sé; - sentimenti di dipendenza e inadeguatezza.

Nello strumento non c'è un esplicito riferimento al contesto, poiché è solo una parte. Il PACI non può
essere chiamato test (non è un questionario standardizzato in cui vado a fare un profilo rispetto ad una
norma). Il fatto che ci siano delle aree aiuta a focalizzare. Non è l'unico tipo di strumento all'interno del
counseling motivazionale, per esempio abbiamo l'intervista motivazionale (M.I.)

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Strumento “Intervista motivazionale” (M.I.)

I principi: si basa su alcuni elementi trasversali (ci sono principi del counseling che sono
condivisi trasversalmente dagli approcci più vari, i quali però fanno delle scelte teoriche, di
strategie, di procedure e modalità specifiche, che vanno oltre questi principi di base.
L'approccio motivazionale può essere confuso con il cognitivo-comportamentale, poiché
entrambi condividono la concretezza). Obiettivi: gli obiettivi delle interviste sono
- elicitare e rinfronzare un discorso sul cambiamento;
- minimizzare la resistenza;
- risolvere l'ambivalenza;
- esplorare il comportamento;
- a muoversi/attivare risorse verso.
Punti chiave: sono
- l'importanza del potenziale cambiamento nel cliente (lavorare sulla consapevolezza);
- la fiducia nel reale cambiamento;
- la prontezza nell'effettuare questo cambiamento (la prontezza è una delle dimensioni su
cui lavoreremo. Gli approcci motivazionali più recenti hanno come punto chiave non
lavorare per la prontezza, ma lavorare sulla prontezza – approccio socio-cognitivo
positivo. La riflessione sulla prontezza psicologica si è arricchita di un serie di contributi
derivati da discipline differenti. In inglese viene definita redyness (prontezza a rispondere).
Qui prontezza nel senso di avere in anticipo le armi per affrontare il cambiamento.
- individuare e comprendere le barriere al fine di superarle (lavorare per e sul problema; nel
counseling motivazionale si lavora sugli obiettivi, sulla consapevolezza e sull'elaborazione).

Le interviste che si basano su un approccio di tipo motivazionale hanno come schema di


fondo la tecnica trasversale: O.A.R.S.
Open: domande aperte;
Affirmations: sottolineare la positività;
Reflective listening: ascoltare e cercare di cogliere il punto di vista del cliente;
Summarize: sintesi per restituire al cliente ciò che ha comunicato.

Perché può servire come approccio nelle situazioni di tipo riabilitativo? Le basi della M.I.
Sono correlate a diversi principi del counseling riabilitativo, il quale si focalizza sulla self-
determination. Sia il counseling riabilitativo che l'approccio motivazionale lavorano su
obiettivi concreti.
▪ Sette strategie: sono le strategie che vanno ad articolare i passi lungo i quali si muove
l'intervista di tipo motivazionale.
1. Domande aperte
2. Ascolto attivo
3. Valorizzare
4. Soppesare i pro e i contro
5. Gestire la resistenza
6.
7.

▪ Quattro caratteristiche. È una guida per aiutare il cliente a:


1. riconoscere gli svantaggi dello status quo;
2. riconoscere i vantaggi del cambiamento;
3. esprimere ottimismo nei confronti del cambiamento;
4. esprimere l'intenzione di cambiare.

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Nell'I.M. è necessaria maggiore capacità e flessibilità del counselor, è meno strutturata del PACI.

All'interno dell'approccio motivazionale si trovano gli Induttori Motivazionali, uno


strumento strutturato, un compito che richiede al cliente di compilare alcuni frasi della lista
(qui sotto una breve selezione):
Induttori Positivi
- Io spero...
- Io desidero intensamente...
- Io ho intenzione di...
- Io vorrei...
- Sarò felice quando...
- Non vedo l'ora di...
- Mi piacerebbe molto...
- Vorrei essere capace di...
- Sto cercando di...
- Sto facendo il massimo per...

Accanto a questi esistono degli induttori Negativi (è una modalità sviluppata prima dei
recenti approcci):
Induttori Negativi
- Mi spiacerebbe molto se...
- Non voglio...
- Non mi piacerebbe...
- Cercherò di evitare che...
- Mi spiacerebbe moltissimo se...

Rispetto al PACI questo strumento non consente di focalizzarsi nell'obiettivo specifico. Nel
caso del PACI c'è una guida che aiuta il cliente a focalizzare, viene richiesta una grande
riflessione, mentre negli Induttori Motivazionali non c'è una guida, sono i primi pensieri che
vengono in mente al cliente, quelli che lo hanno occupato negli ultimi giorni, non
necessariamente quella che sono una priorità. Lo strumento è potente nella misura in cui
sappiamo cosa ci aiuta a cercare e a tirar fuori. Il pre-test e post-test è un must, permette
di vedere il risultato. Questi strumenti non vengono “somministrati” (non siamo medici!) ma
“proposti”. Ogni strumento è sia qualitativo che quantitativo.

Utilizzo: in quali ambiti troviamo queste tecniche?


- Disabilità e gestione delle problematiche croniche (prevenzione e mantenimento per
evitare peggioramenti dello stato di salute ad esempio cardiopatie, diabete, HIV ecc,
aderenza al trattamento, recupero dopo lesioni o trauma cranico ecc…). Nei servizi manca
uno spazio in cui la persona riprende il suo progetto di vita, lavorando su priorità, risorse e
resistenze. In questa fase è importante lavorare con strumenti motivazionali.
- Disagio e problemi psichiatrici e mentali (riduce il rischio di ri-ospedalizzazione, aiuta
a gestire l'ambivalenza di patologie come schizofrenia, bulimia, depressione ecc...).

Caratteristiche minime della persona per l'utilizzo di questi strumenti: capacità cognitiva di base
(importanza delle funzioni esecutive in persone che affrontano questi percorsi es. mettere in
sequenza degli obiettivi, trovare nessi logici, monitorare i propri obiettivi). Il counselor deve
accertarsi che dietro ad una disabilità o un disagio, ci sia una difficoltà di tipo esecutivo e non un
“non ha voglia di...”, “non è motivato a...” (le sostanze creano danni organici! Bisogna essere a
conoscenza che a determinati quadri clinici si possono associare danni di tipo cognitivo).

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lOMoAR cPSD

Quando? Transizioni, interruzione nel progetto di vita.


Lo strumento in questione non si limita solo a stimolare un lavoro di consapevolezza, ma
che sia anche preparatorio ad un lavoro incentrato sullo sviluppo di abilità di problem
solving (lavorare sul problema).

Il contributo del counseling cognitivo-relazionale al counseling riabilitativo

I termini: cognizioni, relazioni e contesto sociale interagiscono con reciprocità.


Cognizioni (individuali) vengono stimolate, sviluppate e consolidate dalle relazioni
significative attorno alla persona (famiglia, contesti di coetanei, la scuola).
1. Lo sviluppo delle rappresentazioni individuali → costruttivismo
2. L’influenza delle relazioni e del sociale sullo sviluppo delle rappresentazioni →
costruzionismo sociale
La narrazione (e la teoria ad essa associata ) è il punto di incontro tra costruttivismo e
costruzionismo sociale con preponderanza dell’individuo e/o della società.
Gli orientamenti: Cognitivismo →
Costruttivismo Sistemica →
Costruzionismo Sistemico
Complessità → Unicità e non riducibilità dell'individuo

Alcuni elementi per il counseling riabilitativo:


- Centralità dell'uomo rispetto all'ambiente.
- Da un'analisi distaccata del sistema, all'osservatore come parte integrante del sistema.
- Le persone si gestiscono nella vita attraverso la costruzione di rappresentazioni, letture,
narrazioni che vengono condivise e costruite nella relazione con gli altri.
- Di fronte ad un ostacolo, l’individuo si costruisce una rappresentazione della propria
situazione per poi affrontarla utilizzando la stessa descrizione.
- La persona condivide queste rappresentazioni con gli altri.
- Le strategie relazionali frutto della descrizione e valutazione cognitiva, vengono
perfezionate nel tempo e nelle relazioni per raggiungere gli obiettivi.
Emerge la centralità della persona, ma non è una lettura individualista. C'è il contesto e le
persone del contesto che sottolineano, confermano o disconfermano le riabilitazioni
personali del cliente rispetto ai suoi passi. L'idea è che ci siano vari elementi che formano
la “mappa della sofferenza”, che sarebbe meglio chiamare “situazione”:

La mappa: Giovanni ha una sua identità che si è sviluppata nel tempo, ha delle risorse
positive (lucidità, autostima, sicurezza...), ha degli obiettivi (entrano nel quadro, ma non sono il
primo elemento come nell'approccio motivazionale), ha degli ostacoli (aspetti ambientali,
strategie pratiche, rappresentazioni), ha un vissuto emotivo legato ai capitoli della sua vita che
sono già stati scritti e ha dei meccanismi di difesa (fuga/distrazione, proiezione, rimozione...).

Notiamo come i meccanismi di difesa non siano presenti nell'approccio motivazionale. All'interno di
questo quadro dagli elementi multipli c'è spazio per orientamenti diversi. In termini di counseling
riabilitativo, un modello così complesso porta delle scelte specifiche rispetto all'assessment? C'è
una sequenzialità da tenere in considerazione? O posso portare questi elementi in parallelo? Nella
fase iniziale questi elementi non entrano tutti allo stesso modo.

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lOMoAR cPSD

Perché cognitivo-relazionale? La radice è cognitivista, l'attenzione alla rielaborazione che


la persona fa rispetto alla propria storia. Questa radice nel tempo si è articolata in maniera
più dinamica, con elementi di tipo cognitivo l'approccio diventa il costruttivismo. L'altro
termine è relazionale, mi dice che la persona lavora su se stesso e la sua esperienza, ma
non vedo solo gli ostacoli e le facilitazioni dell'ambiente, ma vedo la persona in relazione
con gli altri (costruttivismo sociale). Il contesto non è fatto di elementi asettici e distaccati,
ma di elementi che interagiscono tra loro. L'idea è che ci sia la relazione ad influire nella
storia, per questo nei miei strumenti devo fare in modo che emerga il ruolo del contesto.
Differenza con approccio sistemico-relazionale: il cognitivo-relazione presta attenzione sia
al sistema/ambiente, sia alla rielaborazione personale che resta al centro dell'attenzione.
Nell'approccio sistemico-relazionale il focus è sul sistema. Dunque sono approcci che
hanno delle sovrapposizioni.

Possiamo pensare che questo tipo di scelta sia in linea con i fondamenti del counseling
riabilitativo (la disabilità, la visione della disabilità come impatto nel quotidiano della
limitazione di risorse e il ruolo del contesto- l'obiettivo del riabilitatore è qualità di vita,
benessere, partecipazione)? Si è in linea, perché prende in considerazione il contesto e la
rielaborazione personale (il vissuto della persona, l'etichetta che si porta dietro).
In questi contesti qual è il ruolo del counselor?
- Favorire il recupero di risorse e delle strategie di sviluppo: vivere con l'etichetta porta a
dimenticare di avere delle risorse – visione positiva.
- Attivare processi di analisi, decostruzione e ricostruzione delle rappresentazioni cognitive ed
emotive, delle letture e delle narrative del cliente e facilitare la riflessione (lavorare su un
capitolo di vita perchè venga analizzato, scomposto per arrivare a una nuova elaborazione).
- Analizzare insieme al cliente i vantaggi e gli svantaggi delle scelte e sviluppare la
consapevolezza delle possibilità.

Rezzonico riassume le caratteristiche di base del counselor:


- competenza relazionale: congruenza, considerazione positiva incondizionata, empatia;
- competenza personale: disponibilità ad apprendere, disponibilità al confronto e
all'introspezione, consapevolezza del proprio pensiero;
- competenza tecnica: colloquio, intervista, storie, carte... .

Strumenti di riferimento:
1. La narrazione:
→ le storie che raccontiamo e le letture, le rappresentazioni delle esperienze vissute giocano un
ruolo fondamentale nella gestione delle difficoltà, delle barriere al raggiungimento degli obiettivi .
→ le storie apparentemente individuali e personali vengono consolidate in relazione con
gli altri e vincolate, orientate dalla realtà.
2. MSIC.

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Strumento MSIC. Le influenze sulla mia vita...


Strumento su cui si lavora da un decennio ed è il risultato della collaborazione tra il gruppo
di sudafricani e di australiani, è composto da diagrammi (blocchi). L'idea è quella far
lavorare il cliente su se stesso, sulla sua storia personale.

Blocco 1. Penso a chi sono io. Emerge la lettura personale della propria storia:
- salute e disabilità: stato di benessere
- valori, cultura, credenze
- personalità, essere maschio o femmina: dati anagrafici
- personalità, strategie, capacità: scelte, risorse che penso di avere

Blocco 2. Le persone intorno a me. Lo strumento mi sposta sulle persone intorno a me


e la loro influenza su di me. Il diagramma contiene alcuni fattori che possono influenzare
le mie decisioni. Al centro del diagramma c'è sempre la persona (il termine unicità non dà
connotazione positiva o negativa).
- famiglia e amici: elementi negativi;
- tv e giornale: elementi neutri;
- capogruppo e insegnanti: elementi positivi.
La scelta degli autori è di porre in negativo i fattori ambientali che, secondo la pratica
clinica e la ricerca, possono risultare più influenti, e porre in positivo quelli che
interferiscono meno nelle scelte personali.

Blocco 3. Società ed ambiente. Ci ritroviamo in linea con gli elementi dell'approccio


cognitivo-relazionale, infatti l'attenzione qui è posta su società e ambiente. Ci sono molti
più spazi indefiniti, perché a questo punto la persona è entrata nel meccanismo di
individuazione delle unicità. Anche la scelta grafica è diversa: distingue ciò che è più
vicino a me, da un contesto più ampio.

Blocco 4. Passato, presente, futuro . Si cominciano a legare gli elementi. Bisogna prendere gli
elementi dei diagrammi precedenti e scriverne di nuovi, collocarli nella propria storia personale,
ponendoli nel passato, presente, futuro. Il fine è creare un filo logico, che renda la persona proiettata
verso il futuro, perché l'obiettivo è lavorare sulle decisioni e muoversi verso il cambiamento. La
prospettiva temporale è un elemento che deve essere presente all'interno di un intervento di counseling
riabilitativo. È un diagramma molto interessante, la persona comincia a mettere i tasselli nel posto
giusto e vedere da cosa è connotato il suo passato e il suo presente. Non stiamo ri-sistemando il
passato, l'orientamento è sul futuro (differenza con intervento psicoterapico).

In questo strumento ritroviamo l'approccio cognitivo-relazionale? Si, nel peso attribuito alla
rielaborazione personale e ai contesti - vicini ed allargati, nel lavoro sulla consapevolezza
delle risorse, nell'importanza data alle riletture personali.
Questo strumento è stato creato per avere due livelli di lavoro. Prima modalità: far
esprimere ed emergere elementi, poi fare una sintesi → analisi qualitative sulle produzioni;
non ci si sofferma troppo sui singoli elementi. Seconda modalità: lavorare man mano con
questo strumento, tipicamente in tre sessioni. È uno strumento dinamico, l'elemento della
costruzione è esplicito e dominante (rispetto al PACI, ad esempio).

La nostra domanda iniziale è stata: c'è una sequenzialità di elementi di cui tenere conto
per la fase di assessment? C'è uno strumento per prendere parallelamente in
considerazione più elementi? Questo strumento – di approccio sistemico – ci dice che
emergono elementi a vari livelli: la storia personale è il punto di partenza.

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Fase di sintesi. Lo strumento riesce a dar conto delle risorse, delle vulnerabilità, delle specificità.
La sintesi del cliente viene guidata con uno schema di riferimento, un esempio di come posso
utilizzare i diagrammi che ho completato per fare una sintesi. Questo schema aiuta a
concretizzare le istruzioni, fornisce un modello positivo di utilizzo per essere più presente e
consapevole. È un esempio grafico, permette di utilizzare il doppio codice: la rappresentazione
grafica e il codice verbale. Il modello positivo è vincente nell'intervento. Evento casuale esterno:
entra in maniera inattesa nel contesto di vita e nelle mie abitudini; può portare un cambiamento.
L'evento casuale può tradursi in elemento positivo o negativo, se positivo mi dice di un'attenzione
al contesto e di una propensione a cogliere gli elementi del contesto come opportunità.

Fase di riflessione. Guidata dalle domande, che aiutano a riflettere sul diagramma, su quello
che ho elaborato. Non sono le domande di partenza, costituiscono una fase successiva.

Fase di azione. “Il mio piano d'Azione”: viene ripreso esplicitamente il punto del nostro cammino;
questa sottolineatura aiuta a concentrarsi su quello che stiamo facendo e su quelle che sono le
acquisizioni fino ad ora. Queste domande chiamano in causa le risorse del contesto, suggeriscono
delle strategie (efficaci secondo la letteratura) ma senza sostituirsi alle scelte del cliente.

Questo strumento è stato pensato per essere utilizzato più volte. Il quadernetto che lo costituisce
presenta delle parti che permettono al cliente di fare il punto della situazione. Questo elemento di
monitoraggio dovrebbe essere sempre presente, soprattutto nell'attività di counseling, poiché
permette al cliente di mantenere una consapevolezza sul cambiamento e per noi è un feedback.
Senza follow up non sappiamo dove stiamo andando e se la nostra azione è stata efficace.

Cliente 1. Il mio piano di azione: c'è un passato pesante; sta ancora cercando risposte, un
significato alle sue azioni. È ancorato al passato, che non ha chiuso, nel senso che non ha
deciso cosa ha significato per lui, non ha fatto una sintesi che gli possa permettere di
spostarsi nella zona del presente e del futuro. Non entra nei suoi piani di azione. Le
risorse le ha, ma non ha sviluppato una consapevolezza a riguardo.

Rispetto ai percorsi riabilitativi, per entrambi era vicina l'uscita dalla comunità (problema di
dipendenza). Il secondo è pronto ad assumersi responsabilità ed ha un piano, il primo no. Come
continuiamo una ipotetica seduta successiva? Interrompere se si è verificato il cambiamento: caso
due. Caso uno: l'elemento su cui può ruotare il passo successivo, può essere: “sapere quanto ha
influito sulla mia salute mentale e sociale la droga”, fargli capire che su questa domanda può
lavorare e che io posso dargli delle informazioni. A chi potresti rivolgerti per tali informazioni? “A
nessuno purtroppo” → posso portare la sua attenzione al diagramma, in cui emergevano degli
elementi del contesto. Ci sono elementi di vaghezza che possono minare qualsiasi azione, da qui
la scelta di tornare indietro e di lavorare ancora sui diagrammi. La difficoltà è riattivare degli
elementi su cui lui per primo ha riflettuto, reiterare e mantenere attiva l'analisi.
Nelle più svariate situazioni di difficoltà, è facile trovare disturbi dell'attenzione, del
pensiero concreto. A noi non interessano le etichette diagnostiche, ma è chiaro che in
presenza di queste difficoltà dobbiamo trovare una compensazione.
Lo stesso strumento può essere il centro dell'attività, così come il primo step di un
percorso più ampio.

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lOMoAR cPSD

L'approccio teorico del MSIC è il costruttivismo e nello specifico la teoria sistemica


applicata allo sviluppo professionale.

Le radici del costruttivismo:


• Un organismo vivente “sceglie” gli aspetti da concepire. Nella comunicazione si
 individuano istruzioni di scelta.
 • Conoscenza come strumento di adattamento all'ambiente percepito.
• Consapevolezza operativa delle specifiche operazioni con cui ognuno crea il suo
pensiero (importante per muovere al cambiamento).

Elementi di base:
 • Metacognizione. L'elaborazione consapevole delle operazioni cognitive richiede:
1. Conoscenze sull'attività mentale
2. Coscienza del funzionamento della propria mente
3. Controllo dei processi di pensiero
• La percezione di autoefficacia. Noi andiamo a lavorare su azioni da intraprendere
nel futuro, messe però a rischio da una limitata autoefficacia. Le convinzioni di
 efficacia influenzano:
1. I livelli di aspirazione;
2. Le mete che ci si prefigge di raggiungere e l’impegno che per esse viene profuso;
3. Le spiegazioni che si danno dei propri successi e insuccessi;
4. La resistenza alle frustrazioni;
5. Le strategie di gestione dello stress;
6. La vulnerabilità allo scoraggiamento e alla depressione.

All'interno del costruttivismo troviamo diverse forme, che tengono conto di individualismo e
società:
- Costruttivismo classico o “storico”: la costruzione del significato è un processo prevalentemente
individuale (Kelly, 1955; Piaget, 1971; Guidano, 1987; Neimeyer e Mahoney, 1995).
- Costruttivismo sociale: la costruzione del significato è un processo sociale, linguistico,
culturale (McNamee e Gergen, 1992): la conoscenza è frutto di costruzione condivisa da
diversi soggetti, appartenenti alla medesima comunità culturale, in interazione tra loro
(Anderson e Goolishian, 1992).

La teoria sistemica applicata allo sviluppo professionale: l'idea è che considerare l'influenza dei sistemi
possa essere utile per la dimensione professionale dell'adulto, in generale e nei percorsi di integrazione
della disabilità. La STF affonda le sue radici nel costruttivismo e prende in considerazione le diverse
componenti del processo di sviluppo professionale, una serie di sistemi di influenza interconnessi che
rispecchiano il processo olistico e dinamico dello sviluppo professionale stesso. Il singolo individuo
viene posto in relazione con una gamma ampia di influenze, caratterizzate da interazioni dinamiche e in
continuo cambiamento che si instaurano tra di loro.
In linea con la teoria dei sistemi promuove un approccio olistico, che include una natura
ricorsiva delle numerose influenze sulla vita professionale della persona in cui possono
essere identificati temi e patterns a partire dai quali costruire una storia.

MSIC: due fondamenti teorici rispetto alla carriera


- livello di macroanalisi: prende in considerazione prospettive tipiche delle teorie tradizionali di tipo
predittivo (Holland, 1997), le teorie dello sviluppo ( per esempIO Super, 1990) e considera anche
altre posizioni derivanti dalle più recenti teorie costruttiviste della carriera (Savickas, 2005);
- livello di microanalisi: lo sviluppo professionale può essere spiegato dagli stessi individui

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lOMoAR cPSD

protagonisti. E’ proprio a questo livello che il MSIC fornisce agli individui l’opportunità per
raccontare la storia della loro carriera, di identificare le diverse influenze e le relazioni tra
le stesse. La storia, il raccontare, è quindi una componente essenziale nelle applicazioni
della STF. E’ attraverso queste influenze che le persone costruiscono la propria carriera e
sviluppano delle teorie personali del proprio sviluppo professionale.

Lavoro sulle influenze: il termine influenza viene utilizzato in modo dinamico e si riferisce
sia alla componente di contenuto che a quella di processo nella teoria della carriera.
- Influenze di contenuto: includono variabili intra-individuali ,quali la personalità e l’età, ma anche
variabili contestuali che includono sia la famiglia sia i pari, e influenze ambientali e sociali quali la
collocazione geografica o lo status socio-economico. Si considerano anche gli elementi più esterni ad
es. la crisi economica, i numerosi rifugiati, persone in movimento che attraversano i confini dei diversi
paesi sono esempi di influenze ambientali e societarie profonde sulla carriera delle persone.
- Influenze di processo: sono ricorsive (interazioni ricorrenti tra e all’interno delle influenze
e dei sistemi), cambiano nel tempo e per effetto del caso. Sulle influenze di processo si
attiva la parte più dinamica del nostro lavoro.

MSIC
- attiva un processo focalizzato e flessibile: è il SUO sistema di influenze, vi è una
costruizione sequenziale in cui può selezionare influenze, modificarle, aggiungere esempi;
- facilita la collaborazione tra cliente e counselor: tramite il materiale grafico su cui
interagiscono secondo regole fissate in un manuale per il Facilitatore;
- include un processo di debriefing (riflessione guidata dalle domande). Come in tutte le
procedure di assessment qualitativo si tratta di attività di apprendimento esperenziale. Due
forme di debriefing nell'MSIC:
1. Processo riflessivo (riflessione libera): in cui il partecipante ri-esamina le fasi del
MSIC, creano il loro diagramma personale;
2. Riflessione guidata: basata su una serie di quesiti relativi al diagramma che
facilitano la discussione tra cliente e CR sul significato del diagramma costruito e su
quello che permette di apprender.e

L'MSIC è uno strumento qualitativo:


- informale, aperto, olistico, non standardizzato, non quantitativo;
- coinvolge gli individui in processi olistici e integrativi che forniscono loro l’opportunità di
capire il significato delle loro stesse esperienze di vita;
- interpretando le loro esperienze arrivano a comprendere il senso del loro mondo,
acquisire le conoscenze e identificare le strategie che permettono loro di andare avanti;
- la distanza tra processo di assessment e consulenza viene limitata.

MSIC si basa su meccanismi di apprendimento:


- Apprendimento come processo.
- Qualitativo piuttosto che cumulativo.
- Gli individui stessi costruiscono la conoscenza.
- Il processo di apprendimento viene pianificato, i risultati no.
- La partecipazione al processo di apprendimento è volontaria, l’apprendimento resta però
personale e non pianificato in modo intenzionale, è unico.
Peso importante dato all'apprendimento: diventare consapevoli è legato a processi di
apprendimento rispetto a quello che è emerso. Il processo di apprendimento è pianificato,
ma non è possibile verificarne i risultati perché non sono attesi o prevedibili.

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lOMoAR cPSD

MSIC per adulti, una mappa per lo sviluppo professionale:


- Una mappa mediante la quale i professionisti dell’orientamento e dello sviluppo
professionale possono incoraggiare i clienti a inserire i dettagli ed elementi della loro
realtà, raccontando così la loro storia professionale (McMahon & Patton, 2003; McMahon
& Patton, 2006, ac; McMahon, Patton, & Watson, 2004).
- Mediante la costruzione di una mappa dei sistemi il cliente viene guidato per singoli passi:
- nel processo di identificazione delle influenze sulla carriera;
- nel rappresentarle visivamente e nell’elaborare in dettaglio la storia.

Le applicazioni del MSIC: l'analisi dei cambiamenti nella carriera sono dovuti non solo ad eventi
esterni improvvisi ma anche a situazioni di limitata soddisfazione nel lavoro o di situazioni in cui
stanno affondando un cambiamento , per esempio una transizione. Le applicazioni più recenti
(ultimi 7 anni) sono rivolte a situazioni di vulnerabilità, una inclusione ed una partecipazione piena
per le persone con disabilità, con risorse limitate per problematiche e disagio psicosociale.
Questo strumento dispone di un quaderno di lavoro, può essere somministrato in modo
individuale o di gruppo e per diverse fasce di età.

Le applicazioni del MSIC: modalità di utilizzo


a. Processo in sessione singola. Il cliente completa l'MSIC in una sessione della durata di
20 -30 min (dipende dalla loro difficoltà a lavorare con i diagrammi; si suggerisce di
spendere del tempo aggiuntivo per elaborare gli apprendimenti).
b. Processo articolato in tre sessioni. Il processo di apprendimento viene articolato in tre
sessioni della durata di circa 30-40min:
- il primo incontro è dedicato all’analisi della situazione attuale;
- la seconda sessione si focalizza sull’analisi dei sistemi di influenza;
- la terza sessione è dedicata al processo riflessivo.
c. Un passo di un processo di apprendimento esteso: è una prima tappa di orientamento, è l'avvio;
mi permette di vedere le tematiche su cui sviluppare un percorso di counseling più ampio.

Booklet (quaderno di lavoro) propone una serie di attività complementari e tre casi di
esempio (modelli comportamentali positivi).
Lo stesso operatore diventa un influenza, lui stesso è chiamato a riflettere e rielaborare.

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lOMoAR cPSD

Strumento “La mia storia professionale”

Abbiamo visto strumenti che in modo diverso avevano a che fare con problematiche legate
alla vita professionale. Ora vediamo “La mia storia professionale: Un quaderno di lavoro
autobiografico per il successo nella vita professionale” (M.L. Savickas, e P.J. Hartung, 2012).

Istruzioni. Come per molti di questi strumenti abbiamo istruzioni chiare ed esplicite.
Anche in questo caso è un booklet, un quaderno di lavoro.
Finalità 1: pensare, conoscere e raccontare la Sua storia personale, la Sua autobiografia
(il cliente è protagonista di questo lavoro).
Finalità 2: i termini chiave sono raccontare, ascoltare, diventare protagonista. C'è un
esplicito coinvolgimento nel costruire la storia.
Finalità 3: richiamo al singolo in un contesto, con una responsabilità civile.
Finalità 4: continuità temporale, “raccontare, ascoltare, tradurre in azioni” viene
continuamente ripreso e richiama l'operazione che si chiede di fare insieme.
Finalità 5: successivamente La porterà a collegare la Sua storia con un problema
professionale che sta vivendo ora, in modo che possa decidere considerando diverse
opzioni formative e professionali e fare la scelta rispetto al Suo progetto professionale.

Con un linguaggio semplice vengono veicolati concetti fondamentali del counseling


riabilitativo. Il cliente viene responsabilizzato affinché il percorso funzioni.

► PARTE PRIMA: RACCONTO LA MIA STORIA


A. Nelle linee sottostanti scriva un breve.... Questo è un primo monitoraggio: serve per vedere cosa
ha colto delle finalità della presentazione iniziale, che aspettative ha, che tipo di
coinvolgimento mostra.
B. Ora, elenchi le professioni che ha preso in considerazione come possibili da intraprende.
C. Nello spazio sottostante scriva le Sue risposte a ciascuna delle quattro domande che
Le vengono proposte:
- Elenchi tre eroi o eroine → un elemento che torna nei modelli dello sviluppo
professionale è legato ai primi interessi e le prime costruzioni che da piccoli abbiamo fatto
rispetto al lavoro. Gli atteggiamenti e gli interessi delle professioni da fare da grande non
sono diversi tra maschi e femmine fino ad una certa età.
- Elenchi i tre giornali che Le piacciono di più e cosa Le piace di essi.
- Qual è la storia che preferisce in questo momento?

► PARTE SECONDA: ASCOLTO LA MIA STORIA


Rispondendo alle domande della Parte Prima ha raccontato delle brevi storie sulla Sua
vita o sul Suo lavoro. Ora riunisca tutte queste piccole storie in un'unica storia.
Prima parte. Lei è il personaggio principale della storia... (La prospettiva è sempre temporale).
Seconda parte. Pensi all'ambiente educativo/formativo o lavorativo…(Leghiamo la storia ad un
ambiente. Le scelte future mi porteranno in un contesto: cerchiamo di capire in quale contesto
mi sentirei meglio. Teoria di Holand: idea che ognuno abbia delle caratteristiche personali
che corrispondono a caratteristiche presenti negli ambienti di lavoro. In questa teoria c'è un
esagono con caratteristiche associate a tipi di lavoro. Questa è la scelta teorica degli autori).
Terza parte. La sua storia ha uno schema, un copione e un tema centrale, che spiega chi
è lei e in che modo il lavoro può permetterLe di realizzarsi al meglio.
Scelta diversa rispetto al MSIC: per facilitare il coinvolgimento attivo, la parte riflessiva
viene anticipata, così che il cliente sappia cosa stiamo facendo.

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lOMoAR cPSD

ME STESSO: Dalle parole utilizzate per descrivere il mio eroe/eroina, descrivo me stesso.
L'AMBIENTE: Dove mi piacerebbe essere? Da questa sezione viene fuori un interesse,
qualcosa che mi attira, che mi piacerebbe e che magari non ho mai fatto.
Gli ultimi quattro punti sono la sintesi di un'altra teoria: quando lavoro per facilitare
l'integrazione lavorativa del cliente, faccio un lavoro di job -analysis, prendendo in
considerazione ambienti, persone, problemi e procedure (tutte variabili che entrano in un
contesto lavorativo). Uno dei problemi per cui l'integrazione lavorativa spesso fallisce è
perché non è stata fatta adeguatamente la job-analysis.
Viene chiesto ali cliente di sintetizzare:

La mia storia professionale Il mio profilo in sintesi

I termini che tornano sono: me stesso, ambienti, sceneggiatura. Rispetto agli altri
strumenti ritroviamo me stesso, gli ambienti – anche se connotati in modo diverso, non
come influenze, ma come la sceneggiatura, che evidenzia in modo più esplicito l'idea della
costruzione attiva di una trama.

La formula del successo ___________________ Mi considererò felice e persona di successo


quando: ________________________________
Il consiglio a me stesso ____________________ Il motto che ho scelto contiene il miglior
Da pagina 9 consiglio che posso dare a me stesso per
occuparmi delle mie preoccupazioni
professionali ____________________________

Emergono i desideri e quello che può corrispondere ad una scelta felice per il cliente. Il
motto che contiene il miglior consiglio ci dice della rielaborazione personale, ad esempio
se è il cliente è molto motivato (“yes we can”), se è incerto (“meglio un uovo oggi che una
gallina domani” → discrepanza tra desiderio e risorse che crede di avere) e così via.

RISCRIVO LA MIA STORIA


- Ritorni a pagina 4 e legga il testo che ha scritto in merito alla transizione che deve
affrontare o alle scelte che potrebbe effettuare (individuo possibili sviluppi, ma non è un
piano di azione, sto ancora rileggendo la mia storia).
- Dopo aver fatto ciò, e basandosi sulla Sua formula per il successo e sul suggerimento che
ha dato a se stesso/a, si soffermi a immaginare dove la Sua storia potrebbe condurla ora.
- Quindi, utilizzi la Sua formula per il successo... .
La teoria non si focalizza sull'etichetta professionale, ma è una lettura relativa ad attività e
contesti. Ci sono moltissime teorie dietro ad un intervista di questo tipo, costrutti anche
storici (Holland, concetto di lavoro, job-analysis).
ESPLORO LE PROFESSIONI: ho individuato degli interessi, ho capito che possono essere
legati a contesti, ora è il momento di capire come posso declinare i miei interessi in
professioni. PROFESSIONI CHE STO PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE: trovo un modo per
coltivare il mio interesse e trovo una professione più vicina alle mie caratteristiche personali.
Non c'è un unico lavoro che può soddisfare i miei interessi. Il primo compito è sganciarsi da un
obiettivo unico. Il consiglio è di coltivare più interessi, magari anche distantissimi.
- Adesso, se vuole esplorare più professioni, apra il sito www.isfol.it/.
- Il sito web descrive e fornisce informazioni dettagliate sulle professioni che sono maggiormente in
sintonia con i Suoi interessi. Se una delle professioni che ha elencato alla pagina 17 di questo libretto
compare sull'elenco del sito, La invito a cerchiarla. Inoltre, nelle righe in basso, riporti altre professioni
che ha individuato nel sito e che desidera esplorare: ____________________________ .

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lOMoAR cPSD

► PARTE TERZA: REALIZZO LA MIA STORIA. I tre step sono: rifletto, racconto e metto in
atto. A. RIFLETTERE sulla Sua storia professionale per individuare degli obiettivi per il
prossimo capitolo della Sua vita professionale. L'obiettivo che seleziona dovrebbe
consentirLe di realizzare o concretizzare la Sua storia professionale.
Selezioni un obiettivo che sia raggiungibile (ovvero, per il quale ha sufficienti energie, risorse
e tempo per realizzarlo), plausibile (che ritiene di essere in grado di realizzarlo), concreto
(misurabile e specifico) e desiderabile (ovvero, che desidera effettivamente realizzare).

Il mio obiettivo, o miei obiettivi sono:


________________________________________________ . (Quello che a noi interessa è
che individui qualcosa su cui poter lavorare e su cui il quotidiano può dargli un feedback).

B. RACCONTARE la sua storia, parlarne e comunicare... .


C. METTO IN ATTO. Per impegnarmi in una decisione che ho assunto rispetto ai miei
progetti professionali, io (indichi tutte le possibili azioni che ritiene rilevanti):
__Parlerò con qualcuno che occupa la posizione lavorativa che mi
interessa __Ascolterò qualcuno che lavora nell'ambito professionale
che mi interessa ...
Per sperimentare la professione che mi interessa, Io (indichi tutte le possibili azioni che
ritiene rilevanti):
__Farò domande/presenterò il mio curriculum
__Studierò
__Farò attività di volontariato
__Farò esperienze pratiche
__Altro ________________ .

Rispetto all'MSIC è uno strumento molto lungo e articolato, entra più in dettaglio, arriva a elencare
una serie di azioni e direzioni verso cui orientare i passi futuri. Il cliente esce dall'incontro con
qualcosa di concreto da portare a casa e con un quaderno che rimane a lui e che lo accompagna
(consolidamento nella memoria). Lo spazio dato a passato, presente, futuro è piuttosto bilanciato.

Sintesi. Lo strumento La mia Storia Professionale è stato pensato per: indecisioni, blocchi
rispetto alle scelte professionali. L'intervista comprende tre parti (nella prima parte vengono
posti i mattoni). La storia che ha raccontato nella Prima parte e il ritratto che costruisce nella
Seconda Parte (centratura sulla persona, aiutata a vedersi come protagonista e come l'autore
la storia), facilitano la descrizione di se stesso. Il contesto c'è, ma come situazione in cui la
storia si realizza. Ottica positiva, non emergono elementi critici del passato.
Nella Terza Parte, “Interpreto la mia storia”, sarà chiamato a sviluppare un piano realistico
per realizzare la sua storia. Vediamo come c'è una radice comune nel costruttivismo, ma
scelte di tipo sistemico o di costruzione di vita, portano a sviluppi, modalità di lavoro e
attività di counseling molto diversi. Il suo piano si articolerà secondo le stesse tre parti
considerate in precedenza: riflettere, raccontarla, metterla in atto.

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lOMoAR cPSD

TABELLA RIASSUNTIVA: strumenti qualitativi

Approccio Cognitivo – Costruttivista – Costruttivista – Cognitivo –


motivazionale sistemico individuale relazionale
(Rezzonico)
Strumento PACI MSIC MPS NARRATIVE
Fondamenti Avere un obiettivo Attenzione a Attenzione Teoria della
spinge ad attivarsi individuo e contesto; focalizzata sulla narrativa;
per produrre la persona ha ruolo persona; Costruttivismo
cambiamento. attivo e costruttivo il contesto è presente e costruzionismo
della propria storia; ma solo in quanto sociale.
individuare fra tutti situazione in cui la Il modo in cui la
gli elementi del persona realizza la persona racconta la
contesto le propria storia; propria storia è
influenze; attenzione il lavoro è fondamentale nella
alla prospettiva considerato un gestione delle
temporale futura; elemento difficoltà; è
attenzione esplicita a fondamentale per la importante avere
identità e risorse; realizzazione una griglia di
attenzione agli personale; riferimento per
ostacoli. le figure incontrate affrontare i primi
dalla persona nella passi nel counseling
sua vita (a cognitivo-relazional
cominciare e (domande guida,
dall’infanzia) hanno modalità con cui
influenzato la porre le domande,
formazione di ambiti cap.3/4) →
stereotipi, interessi e gli elementi ci sono,
atteggiamenti ma non sono
rispetto ad alcune presentati come uno
professioni. strumento (sarebbe
utile fare una griglia).

Contenuti - Individuazione Storia individuale in Il problema attuale La storia del cliente


analizzati di obiettivi e termini personali che prime aspirazioni e rispetto a se stesso e
riconoscimento della comprende passato, attuali interessi al suo problema.
priorità presente e futuro; preferenze in ambito
degli stessi influenze di occupazione e
- Consapevolez intra-individuali, ambiente lavorativo
za delle interpersonali e a partire dalla
sottostanti sociali che la persona descrizione di sé e
motivazioni ritiene rilevanti per dei propri interessi,
- Riflessione la futura carriera individuare obiettivi
sulle proprie (influenze di raggiungibili e
risorse e sui contenuto e di concreti in ambito
mezzi per processo). lavorativo
raggiungere personale formula
gli obiettivi del successo e motto
posti che più rispecchia la

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lOMoAR cPSD

- Guardare al persona.
presente ma anche al
futuro
Apprendimenti Individuazione di un Riflessione ed Importanza data alla Identificazione delle
/ esiti obiettivo concreto elaborazione strategia, siamo già proprie risorse e dei
come incentivo ad consapevole della nell'intervento, non è propri obiettivi;
attivarsi per propria storia e del solo assessment, o aumento della fiducia
perseguirlo; proprio modo di comunque è della persona nella
autodeterminazione; funzionare assessment propria capacità di
fiducia nel (metacognizione); dinamico: il lavoro aiutarsi;
cambiamento e riflessione libera e volto a modificare gli nuova via d’uscita
prontezza poi guidata dal elementi di base si è dall’empasse.
nell’effettuarlo; counselor; già attivato.
individuazione delle rinforzo della
barriere. percezione di
autoefficacia;
recuperare una
visione positiva di sé
e delle proprie
risorse.

Problema - Problemi di Situazione di Situazione di Situazione di crisi, di


(ambiti di vita) tipo empasse; empasse, di blocco empasse, di blocco,
relazionale disoccupazione e lavorativo; in cui la persona non
- Difficoltà ad necessità di disoccupazione e vede una via d’uscita.
affrontare un reintegrazione necessità di
nuovo datore lavorativa; reintegrazione
di lavoro reinserimento sociale lavorativa;
- Difficoltà ad dopo l’uscita dalla reinserimento
affrontare un comunità. sociale.
cambiamento
(di lavoro, di Nei servizi
casa..) riabilitativi manca un
- Individuare orientamento verso i
supporti e problemi lavorativi
risorse nel nelle disabilità
territorio (lavoro → crescita
N.B. Bisogna tenere personale,
distinti i problemi partecipazione, stare
dalle persone. Nel con gli altri,
counseling feedback – anche
riabilitativo parliamo economico,
di problemi specifici autonomia).
e concreti (non sulla
disabilità, sul
disagio...), es.
problema di prendere
una decisione,
difficoltà a
partecipare in un
contesto sociale,
trovare un lavoro,
individuare i supporti
e le risorse nel

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lOMoAR cPSD

territorio. Il
counseling può avere
un'attenzione più o
meno ampia alla
storia, ma la
focalizzazione è sul
qui ed ora.
Persone Studenti; Persone con Laureati; Individui;
persone con problematiche in persone uscite da famiglie;
disabilità e/o ambito sociale e/o riabilitazione o gruppi di lavoro e
psicopatologia; lavorativo; comunità; non.
ex tossicodipendenti; persone in situazione persone licenziate,
persone in fase di di empasse o di cassaintegrate o
transizione o che insoddisfazione; disoccupate;
hanno affrontato individui e piccoli persone con
eventi a forte impatto gruppi; disabilità.
emotivo. contesti di
prevenzione.

Fase del Assessment , con Assessment; Assessment Assessment


percorso di ottica orientata al durante l’intervento
counseling lavoro (se è evidente come lavoro
riabilitativo una difficoltà a continuo;
concretizzare gli post- intervento di
obiettivi si può counseling;
iniziare a lavorare su follow-up (per
questo punto); verificare la
in fase successiva traduzione in
all’intervento di concreto del piano di
counseling azione delineato).
(valutazione,
progettualità futura).

Utilità nel Aiutare la persona ad Attiva un processo Strumento come Consapevolezza della
c. riabilitativo avere maggiore focalizzato ma specchio per propria storia e
rispetto ai tre consapevolezza di sé flessibile; guardare sé stesso ; valutazione della
mattoni alla e dei propri obiettivi; facilita la tramite la riflessione stessa;
base del c.r. incentivare il comunicazione e il racconto di sé la ricostruzione della
a) compatibile cambiamento cliente-counselor; persona ricostruisce propria storia in
con disabilità? aiutando la persona a include processi di la trama della propria termini più utili e
Con la visione delineare obiettivi debriefing e vita; individuazione di
della disabilità raggiungibili e azioni controllo dei punto di partenza per nuove possibilità /
indipendente concrete per processi di pensiero; individuare un soluzioni.
dalla causa e raggiungerli. utilità nella obiettivo lavorativo
dalle categorie prevenzione; che risponda ai È l'approccio
diagnostiche, riesce a dar conto desideri e alle maggiormente
ma legata delle specificità della aspirazioni della trasversale.
all'impatto sul persona; persona e quindi ne
quotidiano? importanza della permetta
b) compatibile presenza dell’evento l’autorealizzazione.
con obiettivi casuale (soprattutto
riabilitativi? Si, se positivo) come
tutti, nella indicatore

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lOMoAR cPSD

misura in cui mi dell’apertura della


focalizzo sul persona a cogliere
problema, nel contesto elementi
lavorando su di aiuto per un
quello. cambiamento.
c) compatibile
con advocacy?
Della difesa del
diritto della
persona? Il
counselor deve
schierarsi dalla
parte della
persona. Questo
è importante
non solo nella
sessione, ma
come scelta di
fondo più
ampia. Rispetto
al contesto il
counselor è
chiamato a
prendere
posizione.
Una delle
funzioni del c.r.
è lavorare nel
contesto, per
trovare supporti
e aiuti.
Abilità minime Abilità cognitive di Conoscenze Abilità cognitive di Abilità cognitive,
del cliente per base; funzioni sull’attività mentale; base; funzioni esecutive,
un'attività esecutive (capacità di coscienza sul abilità mnemoniche a capacità di
efficace organizzare pensieri funzionamento della lungo termine; raccontarsi, capacità
e comportamenti); propria mente; capacità di introspettive;
capacità riflessive; capacità riflessiva. autoriflessione e di capacità di
capacità di proiettarsi auto-osservazione; coinvolgersi come
nel futuro. È lo spostarsi parte attiva nel
strumento meno cognitivamente dal processo.
grafico e meno passato, al presente,
concreto. al futuro.

Facilitazioni Consapevolezza di Individuare obiettivi Consapevolezza di Visione di sé e della


rispetto alle sé; fiducia; raggiungibili; sé, dei propri propria situazione in
vulnerabilità orientamento al innescare un interessi e aspirazioni termini più positivi;
della persona successo; recupero processo di professionali; individuazione di
(cognitivo, dell’autostima. cambiamento. individuare obiettivi alternative e
attentivo, raggiungibili e soluzioni
esecutivo e attività formative e all’empasse.
mnestico → che professionali più
ritroviamo nella adatte al loro
maggior parte perseguimento;
delle rinforzo della

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lOMoAR cPSD

vulnerabilità e percezione di
disabilità → es. autoefficacia e di
per mancanza di autodeterminazione
energie) della della persona;
persona incentivo ad attivarsi
coinvolta. Che per produrre
cosa nella cambiamento.
procedura va
incontro alle
limitazioni es.
cognitive, di
attenzione, delle
persone es.
booklet,
modalità
grafiche, il
cliente lo porta
con sé.

Competenze Atteggiamento Attributi personali e Attributi personali e Attributi personali e


richieste al caratterizzato da: capacità relazionali atteggiamento (vedi atteggiamento (vedi
counselor fiducia nel potenziale (fiducia, empatia, prima); prima);
a) trasversali di di ciascuna persona; curiosità, umiltà, competenze competenze
base empatia; curiosità; ecc); professionali; professionali;
b) specifiche umiltà; competenze teoriche facilitare il pieno consapevolezza di sé
rispetto allo capacità di e tecniche; coinvolgimento della ed eliminazione dei
strumento – auto-osservazione e porre domande guida persona; pregiudizi e dei
teoria (due auto-critica per aiutare la persona fornire informazioni preconcetti teorici;
livelli da tenere (consapevolezza a individuare risorse rispetto alle risorse disponibilità al
distinti) → delle proprie presenti nel suo presenti confronto;
documento rappresentazioni e ambiente e possibili nell’ambiente. aiutare la persona a
network pregiudizi); strategie di azione costruire un a
orientare con (non sostituendosi narrativa positiva.
domande guida la all’individuo nelle
narrazione della sue scelte). Conoscenze legate
persona in termini ai sistemi.
più utili;
stimolare una
riflessione della
persona su sé stessa e
su
vantaggi/svantaggi
delle potenziali
azioni da
intraprendere;
sufficiente
padronanza di teoria
e tecnica
pratica nel colloquio.

Conoscenze legate
alla motivazione.

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lOMoAR cPSD

Il Counseling Cognitivo-comportamentale
Ha una serie di caratteristiche e principi che lo rende compatibile con l'intervento breve, in cui la
persona è al centro. Non ci soffermeremo sulla parte dell'assessment, ma sul modello di intervento.
▪ Caratteristiche alla base di questo approccio:
1) motivazione al cambiamento elicitata dal cliente e non imposta dall'esterno (perché non
è presente un lavoro diretto sulla motivazione);
2) è compito del paziente articolare e risolvere la situazione (la persona è al centro dell'intervento);
3) la persuasione diretta non è un metodo efficace per risolvere l'ambivalenza (il ruolo del
counselor non è persuaderlo a trovare una motivazione);
4) lo stile del counselor: elicitante (in modo che vengano esplicitate le sue motivazioni e le
risorse che ha per andare verso l'obiettivo);
5) lo stile del counselor è direttivo nell'aiutarlo ad esaminare e risolvere il problema (non è meno
specifico e più generale come in altri approcci, in cui è la narrazione ciò che emerge e ciò su cui si
va a lavorare; qui sono le domande del counselor che guidano l'analisi del problema);
6) la prontezza al cambiamento non è un tratto del cliente ma un prodotto fluttuante
dell0interazione (l'analisi del problema non è finalizzata a trovare le radici, ma l'obiettivo
per cui si lavora; ciò dovrebbe innescare il cambiamento, perché il cliente vede già
un'azione da fare. Arriva con la motivazione, sviluppa la prontezza al cambiamento);
7) la relazione terapeutica assomiglia più a una partnership che a una relazione esperto/cliente.

▪ I principi dell'intervento (preponderanza di aspetti


positivi): - esprimere l'empatia;
- sostenere l'autoefficacia (la persona ha già delle risorse su cui può lavorare;
l'autoefficacia diventa una dimensione stessa dell'intervento);
- lavorare sulla resistenza;
- sviluppare la fiducia sulla possibilità di farcela.
▪ Di fronte al problema posso trovare due situazioni:
a) Il cliente riconosce il problema
b) Il cliente non riconosce il problema: atteggiamenti
- Riluttanza: mancanza di conoscenze o di desiderio al cambiamento
- Reazione: presenti le conoscenze ma non piace assumere le cose da fare.
- Rassegnazione: ha già “mollato” rispetto al cambiamento
- Razionalizzazione: ha tutte le risposte preconfezionate per confermare l'atteggiamento
(la persona è ancorata a questo status quo).
▪ I passi su cui si può lavorare:
- stabilire una relazione;
- portare alla consapevolezza delle conseguenze e dei possibili rimedi al problema;
- sollevare dai dubbi il cliente sulla capacità di gestione autonoma (cognitivo-
comportamentale: rinforzare l'idea che lui possa farcela).
▪ Aspetti teorici del Counseling cognitivo-comportamentale:
- Terapia dell'azione;
- Il cliente agisce più che parlare del suo comportamento;
- Il cliente impara a monitorare il suo comportamento, ad utilizzare le abilità di coping, ad eseguire
i compiti di casa (dal lavoro su se stesso, all'analisi nel fare – sviluppare consapevolezza sul
comportamento e controllarlo). Ogni sessione si conclude con un compito da realizzare nel suo
quotidiano. È un elemento vincente, che rende questo tipo di intervento potenzialmente più
efficace perché esce dal lavoro mentale ed entra nel quotidiano con un'azione concreta. L'obiettivo

32
lOMoAR cPSD

deve essere sempre raggiungibile e concreto.


- Principi positivi: procedure associate a rinforzi ed estinzione. Idea che rinforzando un
comportamento positivo e aumentandone la frequenza con cui si presenta, rende meno automatico e
meno frequente quello disadattivo, portandolo all'estinzione. Il comportamento disadattivo è quello che
viene automatico, dobbiamo cercare di far diventare automatico il comportamento positivo.
▪ Ruolo del counselor:
- aiuta il cliente a portare modifiche nei comportamenti problematici del quotidiano;
- si focalizza sul presente e sul futuro;
- il problema viene trasformato in obiettivi di cambiamento comportamentale (obiettivo di
trovare una risposta adattiva; questo aspetto si basa sull'analisi del comportamento);
- il comportamento viene analizzato e descritto nelle parti che lo compongono (modo in
cui i problemi si manifestano nel qui ed ora → questo è un punto forte dell'approccio,
diversamente analizziamo le radici o guardiamo al futuro);
- l'intervento è finalizzato al problema.
▪ Prassi dell'analisi del comportamento:
1) Identificare la categoria del problema: eseguire un compito (problema funzionale
quotidiano) o relazionarsi con qualcuno (problema relazionale).
2) Identificare il tipo di problema: non essere in grado o non motivato a.
3) Individuare la causa del problema: mancanza di conoscenze (di strategie), presenza di
ostacoli o di rifiuti esterni (legate a persone, piuttosto che a contesti).
4) Selezionare la risposta adeguata in termini di intervento (in base all'analisi precedente).
▪ Obiettivi del counseling
- Obiettivo: cambiamento del comportamento.
- Insegnare al cliente ad “essere il counselor di se stesso” modificando il proprio
comportamento per soddisfare i propri bisogni. Ciò significa dare al cliente strunmenti di
analisi e di scelta della risposta, che lui possa portare con sé nelle situazioni
problematiche (il che vuol dire lavorare sulle strategie). Questa è la conquista
dell'approccio comportamentale, nell'aver assunto aspetti del cognitivismo.
- Dopo aver identificato il problema e aver concordato il cambiamento, insegnare procedure
che permettano al cliente di acquisire i comportamenti necessari per risolvere il problema.
▪ Metodo di lavoro. Il counselor e il cliente:
1) identificano il problema;
2) raccolgono elementi sul problema;
3) individuano obiettivi realistici;
4) sviluppano un piano rispetto al comportamento target e al modo per rinforzarlo;
5) valutano il piano in funzione del comportamento nella pratica;
6) modificano il piano se non funziona;
7) tornano al punto 4.
Questo schema generico di base è l'impianto su cui si basano gli interventi.
A questo approccio si accompagna (metodi):
- sottoscrivere un contratto (strategia del contratto);
- utilizzare un linguaggio di facile comprensione (lavorando sulle azioni, il linguaggio
diventa più facile e concreto es. utilizzo di molti verbi);
- chiarire i passi verso l'obiettivo (questo è un elemento generale, deve essere chiaro
dall'inizio cosa andiamo a fare in ogni intervento riabilitativo. Sapere quali sono i passi
aiuta a vedersi in cambiamento).

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lOMoAR cPSD

▪ Tipicamente l'intervento ha quattro fasi (struttura di ogni sessione):


Parte A. Richiamo dei prerequisiti e pubblicizzazione (ovvero condivisione) dell'obiettivo.
Si riprendono gli elementi del problema.
Parte B. Presentazione delle situazioni problematiche.
Parte C. Il secondo passo: pensare più soluzioni.
Parte D. Verifica, rinforzi. Il cliente deve uscire con un feedback riguardo le proprie
acquisizioni ed apprendimenti. L'acquisizione e l'apprendimento necessitano di una verifica:
- Sintesi.
- Verifica del raggiungimento dell'obiettivo (per ogni sessione devo avere del materiale preparato,
come delle domande a scelta multipla per la verifica degli apprendimenti, i compiti per casa...).
- Rinforzi.
▪ La componente cognitiva ha introdotto: dimensioni, analisi delle dimensioni, set di
strategie. Quali dimensioni si prestano a questo tipo di analisi?
- autodeterminazione
- auto-regolazione
- problem-solving
- decisionalità
- pianificazione
Quelle introdotte più recentemente
sono: - prontezza
- prospettiva
temporale - resilienza
- adattabilità
Set di strategie:
- ricerca di supporti (come imparare a cercare aiuti)
- ricerca attiva di informazioni (come imparare a cercare informazioni)
▪ Assessment. Possiamo avere una parte generale più iniziale (per porre le basi) ed una più legata
all'intervento e all'obiettivo. Cosa precede l'intervento? Analisi del comportamento-problema →
come? Con cosa? Con un'intervista, griglie per l'osservazione (per esempio da portare a casa, per
verificare le situazioni in cui si verificano i problemi nel quotidiani).. l'obiettivo è descrivere nel dettaglio
il comportamento problema. Tanto più precisa è la descrizione del problema, tanto più si possono
cercare le cause scatenanti e i fattori che tengono attivo questo comportamento. L'assessment è
dinamico e va nel quotidiano. Alcuni aspetti strettamente legati a questo approccio:

• Il linguaggio operazionale: uno degli elementi che caratterizza questo tipo di intervento,
assieme al contratto, è proprio il linguaggio, che veicola le scelte di fondo. Per descrivere
con precisione un comportamento o una situazione problema è necessario essere il più
precisi possibile ricorrendo ad un linguaggio operazionale. Il linguaggio operazionale è un
tipo di comunicazione che cerca di limitare il più possibile le interpretazioni ambigue e
discordanti e di passare dall'uso di generiche “etichette” (es. indisciplinato e aggressivo)
alla descrizione obiettiva di comportamenti e fatti. Con l'etichetta non sappiamo nulla, si
possono immaginare le cose più varie. Per questo l'approccio cognitivo-comportamentale
richiede un linguaggio concreto e relativo a situazioni specifiche. Es. “Giovanni è
aggressivo”. Noi dobbiamo domandare “Mi può spiegare cosa fa di aggressivo?”. L'identità
rischia di strutturarsi attorno ad un'etichetta generica. Tanto più è stata la durata
 dell'etichetta, tanto più è grande il danno fatto alla persona.
Fare una descrizione obiettiva dei comportamenti significa descrivere ciò che un individuo
fa in un determinato momento, evitando di formulare interpretazioni e valutazioni. Un
esempio: Simona, una ragazza che frequenta la scuola superiore, durante l'assemblea di

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lOMoAR cPSD

classe era disinteressata. “Disinteressata” non ci dice nulla, poiché tutti avremmo immagini
diverse a riguardo. È una formulazione ambigua in quanto la frase fa sorgere alcuni
interrogativi: “In che modo Simona ha manifestato il suo disinteresse? Rimanendo in
silenzio?, chiacchierando con i compagni, leggendo un libro, mandando messaggini con il
suo cellulare?”. Il non specificare in modo chiaro ciò che Simona ha fatto impedisce a
chiunque di avere un’idea precisa di ciò che è accaduto ed anche di verificare la
fondatezza di eventuali interpretazioni e valutazioni che potrebbero, dopo, essere associate
alla descrizione della situazione. Descrizione: Simona, una ragazza che frequenta la scuola
superiore, ieri, durante l’assemblea di classe, è rimasta in silenzio e per circa mezz’ora ha
riletto gli appunti per la lezione dell’ora successiva. Si è utilizzato il linguaggio operazionale
e si è cercato di trasmettere in modo chiaro ciò che Simona ha fatto. Altri esempi: tende ad
auto-aggressività → capita che reagisca in modo aggressivo, ad esempio ribaltando le
sedie, emette un comportamento non motivato, ha strappato alcuni fogli che giacevano
sulla scrivania ed è uscito dall'ufficio prima dell'orario. È iperattivo → passa molto tempo a
camminare per la stanza, aprendo e richiudendo le ante dei mobili. Si connota per il ritiro
sociale → passa molte ore da solo nella sua stanza, davanti ad un computer, si rifiuta di
vedere amici e parenti.
Il linguaggio operazionale richiede di essere precisi: dove è avvenuto il fatto, quando lo
stesso di è verificato, chi era presente, cosa hanno detto e/o fatto le persone coinvolte. Per
una maggiore precisione può essere utile ricorrere all'analisi funzionale. Il linguaggio
operazionale è la base per fare un'analisi funzionale. Per questo motivo ci sono griglie
di descrizione dei comportamenti che il cliente si porta a casa. Vantaggi della griglia di
osservazione: la persona stessa arriva a circoscrivere la portata e l'impatto quotidiano del
problema specifico. L'assessment non è qualcosa che viene condotto in maniera criptica
dal counselor, perché la persona c'è, attivamente, in tutte le fasi di assessment.
“Al lavoro non riesco a rapportarmi con i miei colleghi”: tentativo di integrazione
lavorativa. La persona mi porta delle emozioni, ma non mi descrive delle situazioni
concrete. Avere problemi con gli altri si può manifestare con comportamenti diversi.

• L'analisi funzionale: l'analisi del comportamento:


(A) – Antecedent (stimulus)
(B) – Behavior (what is said or done) comportamento disadattivo
(C) – Consequence (result of behavior) conseguenze che lo tengono bloccato
Una situazione problemica dal punto di vista interpersonale non ha luogo in un vuoto
sociale, ma all’interno di una determinata rete di relazioni; essa può essere innescata
da situazioni che la precedono, ed essere legata alle conseguenze che produce.
L’individuazione delle situazioni antecedenti e delle conseguenze che seguono un
certo comportamento permette di esaminare i fattori che più di altri lo determino
(antecedenti) e lo sostengono (conseguenti). Una volta individuati questi elementi
può essere più facile elaborare delle strategie in grado di provocare delle
modificazioni del comportamento. L’“analisi funzionale” del comportamento pone in
evidenza i fattori dai quali dipende il comportamento. Anche per questo tipo di
analisi è necessario descrivere in modo obiettivo le situazioni antecedenti, i
comportamenti della persona che si desidera osservare e le conseguenze, senza
fare riferimento a sentimenti, motivi ed altri presumibili stati interni dell’individuo.
Diventa quindi essenziale evidenziare le relazioni tra ambiente e comportamento,
cioè le modalità mediante le quali l’ambiente spinge l’individuo a produrre certi
comportamenti, le mantiene e le sostiene.

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lOMoAR cPSD

Antecedenti: quando parliamo di antecedenti, abbiamo non solo gli elementi


esterni-ambientali (ciò che dicono e fanno gli altri), ma anche quelli interni-soggettivi
o covert (ciò che la persona pensa di sé, degli altri e della situazione).
Conseguenze: aiuterò la persona a elicitare elementi concreti. Si possono distinguere
conseguenze interne, soggettive o covert (ciò che la persona pensa di sé, degli altri e
della situazione) e conseguenze ambientali (ciò che dicono e fanno gli altri).
Se il counselor trova che nella situazione di empasse, c'è un elemento antecedente
esterno che lo porta a emettere un certo comportamento disadattivo, la scelta
immediata che può portare benessere (e liberare risorse da orientare ad obiettivi di
vita) sarà spezzare la catena che portava il comportamento disadattivo, eliminando
l'elemento esterno che costituisce l'antecedente. È una tecnica di “primo soccorso”,
dopo la quale si può lavorare su tematiche più impegnative. Gli ambienti esterni sono i
più facili da trattare, sono elementi di primo soccorso per alleggerire la tensione interna
e liberare risorse che possono essere utilizzate per trattare gli aspetti interni.
Schema alla base dell'analisi funzionale di una situazione problematica. Grazie a
questo schema, la persona riesce a prendere consapevolezza del proprio problema.

• Trasformare il problema in obiettivo. Vengono chiarite le idee e si formulano


ipotesi. Dopo aver capito se una situazione è un problema e averne compiuto una
descrizione utilizzando un linguaggio operazionale si può procedere con una nuova
 operazione: trasformare il problema in obiettivo.
Un obiettivo è una descrizione chiara e semplice di ciò che si vuole ottenere.
Definire il proprio obiettivo facilita il compito di trovare una soluzione al problema,
aiuta a chiarirsi le idee, rende più immediata l'individuazione di ipotesi di
risoluzione, incrementa la motivazione ad agire.
Per facilitare l'individuazione degli obiettivi può essere utile:
- porsi delle domande: occorre, cioè, chiedersi “cosa voglio veramente?”, “cosa
desidero?”, “quando?”, “dove?”, “con chi?”;
- descrivere ciò che si vuole: descrivere utilizzando verbi che indicano azioni
concrete (dire, fare, scrivere ecc...);

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lOMoAR cPSD

- immaginare ciò che si vuole: crearsi una immagine di ciò che si vuole raggiungere
(vedersi fare qualcosa, nel luogo e con le persone desiderate) e cercare di rendere
l’immagine il più reale e chiara possibile;
- annotarsi ciò che si vuole raggiungere e come lo si vuole raggiungere: ovvero scrivere
tutto questo in dieci righe al massimo (utilizzando verbi che descrivono azioni concrete
ed indicando: luogo, periodo, persone coinvolte, oggetti o materiali necessari);
- comunicarlo agli altri: quest'ultima strategia consiste nel chiedere a persone fidate
se ciò che abbiamo pensato e scritto risulta chiaro (Giovanni non è solo,
coinvolgiamo persone del suo contesto; nella letteratura recente vengono chiamate
“risorse/supporti naturali”: l'idea è che ci sono persone del contesto interessate a
Giovanni e che possiamo coinvolgere nelle attività verso l'obiettivo).
I vantaggi di questo modo di procedere sono numerosi:
- permette di fare chiarezza su ciò che effettivamente si vuole raggiungere;
- permette di chiarire dove si è e dove si vuole andare;
- permette di iniziare a progettare un piano d'azione;
- permette di individuare le persone che possono fornire aiuto e supporto;
- permette di focalizzare l'attenzione e usare le proprie energie in modo
vantaggioso, senza sprecare tempo.
Abbiamo delle ricerche (soprattutto Australia) che sostengono gli esiti positivi del
coinvolgimento delle persone del contesto e del lavoro sul quotidiano.

La struttura di un intervento di co unseling co gnitivo co mpo


rtamentale individuale sul pro blem so lving
Schema d'intervento:

■ PARTE A – Richiamo dei prerequisiti e pubblicizzazio ne dell'o biettivo . All'interno


di un'attività, questo approccio propone:
- Richiamo dei prerequisiti: un primo momento di richiamo del punto di arrivo dell'incontro
precedente. Il trainer riassume e richiama i concetti fondamentali proposti nell'incontro precedente;
- Pubblicizzazione dell'obiettivo: un secondo momento di pubblicizzazione dell'obiettivo. Il trainer
pubblicizza l'obiettivo sottolineando l'importanza di riflettere sugli aspetti che possono rendere una
situazione problematica, sul fatto che i problemi possono riguardare persone o ambienti della vita
quotidiana (lavoro, scuola). Sottolinea l’importanza di saper definire un problema e sapere come
risolverlo, facendo riflettere sulla possibilità di essere dei buoni risolutori di problemi.
- Guida all'apprendimento: fase in cui andiamo, concretamente, a lavorare sugli elementi che
connotano questo percorso. La guida all'apprendimento ha a che fare con la descrizione del
percorso attraverso il quale si vuole portare il cliente al conseguimento degli obiettivi ci si è
proposti. È un intervento direttivo, perché c'è una struttura (con contenuti ed attrività), già
pensata in precedenza e adattata alla persona. Questo approccio chiede molto lavoro al
counselor prima, oltre che la partecipazione attiva durante.

■ PARTE B – Presentazio ne delle situazio ni pro blematiche.


- Vengono proposti, istruzioni, modelli ed esemplificazioni (situazioni di altri).
- Il trainer presenta la definizione di situazione “problema” ed elenca gli ambiti in cui si
verificano le situazioni problemiche, i motivi per cui è importante definire le situazioni
problemiche e fornisce esempi.

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lOMoAR cPSD

■ PARTE C – Il seco ndo passo : pensare più so luzio ni . In questo tipo di approccio,
l'essere direttivo non è solo orientato a guidare la persona, ma anche il counselor.
- Istruzioni: il trainer presenta le conseguenze associate alla gestione o meno delle situazioni
problematiche e descrive le caratteristiche del buon risolutore. C'è l'idea che la soluzione del
problema si costruisce fornendo conoscenze alla persona. Da un lato c'è l'attenzione al dettaglio, e
dall'altro c'è il dare conoscenze e informazioni, che permettono di lavorare in autonomia. È in linea
con l'idea del counseling riabilitativo: far lavorare attivamente la persona e dargli degli strumenti.
Esempio: il trainer precisa che quando le persone si trovano di fronte ad una situazione
problemica possono decidere di affrontarla o non affrontarla affatto. Le conseguenze di ciò
sono molto diverse. - Descrivere gli atteggiamenti che possono essere utili per affrontare
un problema (tratto distintivo di questo approccio, idea che la soluzione del problema si
raggiunga fornendo informazioni, funzionale sul lavoro immediato e sulla portata più ampia
delle capacità di risolvere problemi in generale → in linea con il CR).
- Descrivere le caratteristiche della persona che affronta i
problemi. - Completare i diagrammi.

Attività:
1) Descrivere gli atteggiamenti che possono essere utili per affrontare un problema:
- Pensare positivo (ovvero pensa che ce la può fare a trovare una soluzione, che non è
impossibile anche se è faticoso, che qualcosa di ok si può trovare);
- Pensare a sé come una persona ok (una che non molla davanti agli ostacoli agli
imprevisti, che ci prova a far andare bene le cose);
- Darsi da fare e pensarci più volte senza lasciar passare troppo tempo (la prima
soluzione che ci viene in mente potrebbe non essere quella più ok, è utile pensare alle
soluzioni in momenti diversi, in giorni diversi).
2) Descrivere le caratteristiche della persona che affronta i problemi......e della persona
che non affronta i problemi:
- siamo persone ok, persone capaci, che si danno da fare, che non si perdono dʼanimo,
che si impegnano per ciò che gli sta a cuore;
- la situazione migliora e il problema si risolve;
- via via diventa sempre più brava a risolvere i problemi.

■ PARTE D - Verifica, rinfo rzi.


- Sintesi (“Oggi ho imparato che...”). Il trainer fa una sintesi dei contenuti principali
affrontati. Il cliente condivide ciò che ritiene di aver appreso.
- Verifica del raggiungimento dell'obiettivo: applica la prova criteriale (rispetto all'obiettivo
del giorno e all'obiettivo del percorso), fa completare le frasi di chiusura.
- Propone i compiti per casa.

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)
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Le abilità di pro blem so lving – esempi di interventi

Adeguamento dei materiali: tradurre il materiale teorico (rispetto ai costrutti, alle


dimensioni, agli aspetti che andiamo ad analizzare), in un formato comprensibile rispetto
alla persona che abbiamo davanti. Adeguamento rispetto a:
- le caratteristiche specifiche del cliente;
- caratteristiche del problema.
Questo tipo di intervento non si improvvisa, richiede una preparazione. Mettere a punto un
intervento secondo questo approccio:
- vuol dire aver chiaro cosa vuol dire porsi un obiettivo in un intervento cognitivo-
comportamentale (qualcosa di concreto, linguaggio operazionale);
- vuol dire anche avere una serie di materiale e modelli positivi da proporre; vuol dire
avere una serie di semplici questionari (8-10 item), dove si va ad analizzare la
comprensione di quello che si è fatto.

■ Esempio di intervento :
1) Fo rnire le definizio ni di pro blema. Arrivare a concordare e condividere una definizione di
problema. Il counselor farà riferimento alla letteratura (il sapere del counselor viene utilizzato e
trasmesso, perché l'obiettivo è l'autonomia); il riferimento bibliografico è un riferimento concreto e
scritto. Problema: “ricerca di una vita d'uscita in una difficoltà, una modalità per riuscire ad aggirare
l'ostacolo, ottenere una soluzione che non può essere ottenuta immediatamente” (Polya, 1968).
Analisi insieme al cliente dei punti chiave della definizione; veicola l'idea che il problema:
- è una situazione difficile;
- è una difficoltà che richiede di pensare a come
affrontarla; - è una situazione la cui soluzione non si trova.
2) Analizzare la rilevanza: perché è importante chiarire cosa sono i problemi?
- per non considerare tutto come un problema (individuo una specifica esperienza);
- per concentrare meglio la nostra attenzione su ciò che è importante;
- per cercare di pensare in modo “Ok” almeno su ciò che è importante.
Sono tutte affermazione poste in modo positivo e che sottolineano la relatività del
problema. Ogni passo viene motivato e spiegato.
3) Definire un pro blema:
1. È un problema per me?
- mi provoca preoccupazione?
- mi provoca disagio?
- desidero risolverlo?
2. So come risolverlo?
- mi è già capitato in passato?
3. È un mio problema?
- richiede operazioni e capacità che io non possiedo?
- vale la pena che mi dia da fare per risolverlo?
- si può pretendere che io sia in grado di affrontarlo?
Entrano aspettative e percezione di autoefficacia.
4. Cosa accadrà se non lo affronterò? È cruciale anticipare e comprendere la
conseguenza delle proprie azioni. È una capacità che sappiamo essere vulnerabile,
per cui dovremo soffermarci molto. Capacità spesso intaccata dalla disabilità stessa
- lobo frontale danneggiato associato a molti fattori.
Questa struttura è piuttosto rigida, tranne che nei tempi da dedicare ai singoli passaggi.
5. Quali sono i problemi più difficili da affrontare? Informazioni che consentono al cliente di
avere una visione delle problematiche che la gente incontra. Questo aiuta il cliente a

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lOMoAR cPSD

relativizzare, a non sentirsi così diverso rispetto ai propri coetanei.


4) Dare esempi co ncreti di pro blemi. Faranno riferimento a situazioni ed esperienze
vicine al problema e all'arco di vita in cui la persona si trova. Nell'esempio viene riportata
anche l'interazione tra la cliente e il trainer. Chiedo poi al cliente cosa pensa di questa
situazione problematica (verifica se le conoscenze appena fornite sono state acquisite).
5) Analisi funzio nale. Dare delle chiavi per analizzare i problemi: la chiave di elezione è
l'analisi funzionale. Si fornisce una tabella; l'obiettivo è insegnare a cliente a dare concretezza
al problema, a circoscriverlo. Insegnare a fare l'analisi funzionale dà autonomia.
È sempre utile fornire più esempi, perché con il prima acquisisce familiarità, con gli esempi
successivi acquisisce dimestichezza.
6) Trasfo rmare i pro blemi in obiettivi . Vantaggi:
- fare chiarezza su ciò che effettivamente si vuole raggiungere;
- focalizzare l'attenzione su azioni, su qualcosa di concreto (per ridurre l'ansia associata
alla situazione problematica);
- usare le proprie energie in modo vantaggioso (nella direzione dell'obiettivo);
- iniziare a progettare un piano d'azione;
- individuare le persone che possono fornire aiuto e supporto (l'approccio è contestuale,
questo è l'orientamento delle linee guida nella riabilitazione; l'approccio contestuale si
sposa molto bene con l'intervento breve).
7) Fasi del pro blem so lving (avere chiari i passi dell'intervento aiuta la persona a
comprendere come sta procedendo rispetto alla soluzione del proprio problema):
- il tipo di orientamento al problema posseduto dalla persona;
- l'abilità della persona di analizzare e definire la situazione problematica;
- la produzione di differenti soluzioni (è un punto cruciale, si tratta di flessibilità cognitiva):
- il modo in cui vengono assunte le decisioni;
- il modo di attuare e verificare le soluzioni decise.
Qui ci sono riferimenti teorici, espliciti e condivisi da diversi approcci.
Perché individuare più soluzioni?
- non è detto che la prima idea che ci viene in mente sia la migliore;
- avendo a disposizione più idee possiamo prima scegliere la migliore;
- allenarsi a trovare più ipotesi risolutive aiuta a diventare dei buoni risolutori di problemi.
Al cliente dobbiamo fornire anche delle strategie. Come trovare più idee risolutive?
- pensare a più cose in momenti diversi (in ore diverse, in giorni diversi);
- chiedersi “cosa si può fare ancora?” (più di una volta);
- mentre si cercano le idee non darsi dei limiti;
- chiedere a qualcuno di cui ci si fida cosa farebbe, senza scartare nessuna idea.
L'obiettivo è allenarlo a cercare diverse soluzioni, così che non segua la prima idea che gli
viene in mente perché, soprattutto nella disabilità, l'idea più immediata potrebbe essere la più
automatica e magari anche quella per cui si è verificato l'accumulo di esperienze negative.
Possiamo valutare i pro e i contro di ogni soluzione: spiegazione di ogni termine usato
affinchè sia condiviso (cosa vuol dire pro e cosa contro).
8) Tabella decisio nale: torna spesso in questo tipo di approccio. Per scegliere dopo aver
individuato più opzioni, devo scegliere la migliore per me. Allora imparo/insegno a valutare le
opzioni attraverso la tabella decisionale. La difficoltà molto frequente è associare le scelte a delle
conseguenze (positive, negative o ambigue), che poi motivino un'azione piuttosto che un'altra.
Arrivati a questo punto, in quale fase avremmo spezzato il lavoro per proseguire nella seduta
successiva? E quali compiti darei? Es. analisi funzionale; compito: allenati nella capacità di
descrivere le situazioni che ti creano disagio. Può essere un buon punto per fermarsi, l'importante
è che ci siano i primi quattro step, che venga fatta sintesi, di cui fa parte la verifica degli

40
lOMoAR cPSD

apprendimenti, “oggi ho imparato che...” (vedi esercitazione n.6, verifica per puntualizzare,
vedere se ci sono elementi di dubbio e capire come partire la seduta successiva), che venga
dato il compito (per portare nel quotidiano gli elementi su cui si ha lavorato). Le sedute
possono essere 1,2,3 o 4. Quello che importa è che il punto di interruzione sia pensata prima.
N.B. In ogni seduta è necessario che ci siano tutti e 4 i blocchi: teoria, “pratica”, sintesi (con
“verifica” dellʼapprendimento: quesiti già preparati con risposta a scelta multipla), compiti a casa. Il
numero di sedute deve quindi permettere a ciascuna seduta di adeguarsi a queste tappe.
9) Attività sulle strategie di co
ping: - analizziamo la letteratura;
- mostriamo quando possono essere utilizzate (elenco di situazioni in cui usarle);
- elenchiamo gli stili di coping principali (è importante, permette al cliente di individuare il
suo stile e valutare quanto adattivo sia, e quale può essere lo stile più efficace);
- analizziamo ciascuna strategie di coping (a. diretto al problema; b. di referenza ad altri; c.
centrato sulle emozioni; d. di evitamento). Le strategie di coping sono 18 e vengono da un
questionario internazionale largamente utilizzato.
Il lavoro sullo stile di coping può occupare un'intero incontro. A questo segue l'esercitazione,
che permette di vedere quali sono le strategie dirette al problema. Compito possibile: di fronte
alla decizioni prese in settimana, fare un'analisi riguardo lo stile di coping utilizzato.
Il cliente uscirà con: capacità di analizzare il problema, capacità di trovare soluzioni e con
uno stile di coping scelto.

E il problema per cui il cliente è arrivato?


- dopo avergli dato queste autonomia, potrei cominciare il lavoro sul problema specifico
(questo mi costa in termini di tempo; inoltre la motivazione può diminuire);
- potrei cercare di trattarlo durante questi step;
- posso usare i compiti per casa per fare riferimento alle sue situazioni del quotidiano
(messa in pratica rispetto a quello di cui abbiamo parlato).
Le ultime due opzioni sono le più indicate, meglio se combinate.

■ Letteratura di riferimento nel pro blem so lving:


Appro ccio relazio nale o so cio co gnitivo : utilizza il problem solving nei contesti di vita e
non in situazioni di laboratorio. Sottolinea il ruolo delle componenti motivazionali, attitudinali ed
affettive necessarie per portare a termine soluzioni efficaci (aspetti non prettamente cognitivi –
D'Zurilla e Goldfried, 1971). L’aggettivo “sociale” include tutti i problemi che si presentano ogni
giorno che hanno implicazioni relazionali e sociali, nei quali i soggetti devono scontrarsi con la
presenza di ostacoli e difficoltà per raggiungere le mete finali (Short e Evans, 1990). Si sposta
l'attenzione sulla vita di tutti giorni, ossia su situazioni più complesse; questa complessità non
agisce solo in senso negativo (ostacoli), ma va vista anche in senso positivo (soluzioni
positive individuate nel passato). Il modello di riferimento nell'intervento visto sopra è il
Modello “Problem solving relazionale” di D'Zurilla e colleghi.

Orientamento al problema Mantenere un atteggiamento relazionale


ed adattivo, motivazione e di
coinvolgimento affettivo verso il problema
Definizione e formulazione del problema Identificare le condizioni e le
connotazioni/delimitazioni del problema nella
situazione specifica nel quotidiano

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Produzione di alternative Sviluppare una serie di soluzioni possibili


Presa di decisione Selezionare un'opzione partendo dalle
connotazioni specifiche del problema ed
esaminando le possibili conseguenze
Realizzazione della soluzione individuata e Portare a termine la soluzione, eseguendola,
verifica verificandone l'efficacia, controllandola ed
eventualmente apportando le modifiche
specifiche (senza verifica di efficacia non c'è un
apprendimento per affrontare situazioni future)

Questo modello di riferimento non viene dall'ambito strettamente cognitivo. Si tratta di


“problem solving nelle situazioni complesse”, che ci sposta sul quotidiano.

Dal mo dello all'intervento sul Pro blem So lving Relazio nale (D'Zurilla e Goldfried)
Questo training è stato utilizzato in una serie di interventi strutturati e ha portato dei
risultati, che non vengono solo da un campione di persone con difficoltà di transizione, ma
anche di persone con problematiche cilinico-patologiche.
C'è una sovrapposizione tra modello e struttura dell'intervento. L'autore ha fatto un'analisi
preliminare per individuare abilità di base ed esecutive specifiche che sono chiamate in
causa nelle diverse fasi: working memory (WM), decisione (D), flessibilità (F),
pianificazione (P). Fasi:
1. Definire esattamente il problema e gli obiettivi (D, F, WM).
2. Elencare una serie di possibili alternative (F, D).
3. Valutare le diverse soluzioni in termini di vantaggi o svantaggi (D, WM).
4. Scegliere la soluzione più pratica (D, F, WM).
5. Strutturare un piano di azione molto dettagliato e decidere come affrontare i vari
ostacoli (P, D, F, WM).
6. Monitorare i progressi fino a che non è stato raggiunto un risultato soddisfacente
(P, D, F, WM).
Perché l'attenzione a questi processi di base? Il riabilitatore, sapendo ad esempio di una
limitata capacità di pianificazione, ne terrà conto per la modalità e i tempi con cui svolgere
un compito, ne terrà conto proponendo più volte la stessa attività, utilizzando degli
accorgimenti per far si che l'efficacia dell'intervento non sia compromessa e lavorando
parallelamente sull'abilità di base carente. L'attenzione ai processi di base suggerisce di:
- verificare che le abilità siano presenti;
- tenerne conto durante l'intervento;
- proporre un'attività di potenziamento.

Training Pro blem So lving (Fallo n et al. 2004; Barbieri et al. 2006)
Riferimento a due training proposto da questo gruppo di operatori e ricercatori, che hanno
utilizzato queste fasi:
● Fase 1. Definire esattamente il problema e gli obiettivi:
- Apprendimento di un metodo per l’analisi del problema e utilizzo in gruppo per risolvere
problemi pratici legati a uno o più obiettivi. Es: acquisti, alimentazione, organizzazione dei
compiti, ricerca di informazioni etc... manuale d’uso.
- Uso fogli di lavoro, diario strutturato.
● Fase 2: Individuazione e risoluzione di problemi della propria vita quotidiana. Es: cercarsi
amici, esprimere sentimenti accettare le critiche o gestire problematiche personali.

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lOMoAR cPSD

● Fase 3: Analisi funzionale delle situazioni problematiche nel proprio contesto di vita che
possono dare origine a problemi in futuro, anticipando fattori utili per modificare il contesto,
strategie più efficaci.
● Fase 4: Analisi delle emozioni associate alle situazioni problematiche: individuare
origine e possibili strategie per gestirne le conseguenze.
Aspetti procedurali:
- Fogli di lavoro per l’analisi e la soluzione del problema. L’attenzione sempre focalizzata
sul processo di problem solving piuttosto che sulla soluzione.
- Diario del training (≠ dal booklet) raccoglie tutte le analisi e le soluzioni ai problemi
individuate nel gruppo o nel lavoro individuale e diventa punto di riferimento nel quotidiano
per mantenere attivi i risultati raggiunti.
Verifica di efficacia:
1. Prove di Problem Solving cognitivo di laboratorio e naturalistiche (laboratorio: vedere se la
persona ha modificato le abilità di base; naturalistiche: raggiungimento di soluzioni nel quotidiano;
la loro combinazione fa capire al riabilitatore a quale livello ha stimolato il cambiamento).
2. Prove di Problem Soliving relazionale (se i livelli sono diversi, il rabilitatore utilizza
strumenti diversi).
3. Questionari (percezioni della persona rispetto al proprio cambiamento; le risposte ai questionari
devono essere utilizzate e confrontate direttamente con il cliente - profilo emerso prima/profilo
emerso dopo - per aiutarlo a sviluppare una consapevolezza riguardo il proprio percorso).
Non siamo abituati a verificare l'efficacia dell'intervento a più livelli.

Pro gramma di sviluppo delle capacità di Pro blem So lving (Rath et al., 2004)
Un altro intervento viene da Rath, si chiama programma perché è un tipo di intervento
articolato nel tempo. L'attività viene articolata in tre fasi: orientamento al problema,
sviluppo della capacità di problem solving, sviluppo della capacità di autoregolazione.
1) L'orientamento al problema. Serve a:
- Rimuovere gli ostacoli per lo sviluppo delle abilità di PS: distorsioni cognitive false credenze);
- Sviluppare la motivazione ad utilizzare strategie di PS;
- Sostenere la percezione di autoefficacia.
Si sviluppa in quattro moduli:
- MODULO 1:
Riconoscere ed etichettare il problema in termini
astratti Descriverlo sulle schede di analisi -
MODULO 2:
Individuare problemi nella vita quotidiana
Analizzare (non evitare) i problemi
- MODULO 3: individuare le relazioni tra il proprio comportamento abituale e le
problematiche interne ed ambientali.
- MODULO 4:
Elenco dei problemi individuali
Analisi dei problemi individuali

2) Sviluppo della capacità di problem solving. Fornire griglie per l'analisi dei problemi.
- MODULO 1: apprendimento di strategie per facilitare il ragionamento logico nell’analisi
dei problemi (Es. porre le domande cruciali).
- MODULO 2: definire la sequenza di obiettivi e le priorità in presenza di obiettivi multipli
in maniera strutturata e sequenziale.
- MODULO 3:

43
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Generare alternative
Individuare e valutare conseguenze
- MODULO 4: attività di simulazione di situazioni problematiche in cui vengono utilizzate
le strategie di autoregolazione e di PS apprese.
3) Sviluppo della capacità di autoregolazione (idea di portare nelle attività quotidiane i
meccanismi appresi, in modo controllato e consapevole):
- Accettare il permanere di situazioni problematiche per tutto il tempo necessario a
individuare una soluzione;
- Gestire le emozioni associate.
Agenda: struttura (analisi delle attività della seduta precedente, materiale didattico, gioco
dei ruoli, lavoro a casa) e schede criteriali.
Attività:
- Analisi di situazioni della vita quotidiana, analisi delle reazioni somatiche,
comportamentali, cognitive e relazionali;
- Analisi degli antecedenti della situazione problematica;
- Valutazione del risultato raggiunto e della soddisfazione
associata Durata: 12 sessioni di 2 ore
Valutazio ne multidimensio nale pre/po st trattamento .
Il gruppo di riabilitatori ha proposto di lavorare su:
- Problem solving: WCST, PSI (problem solving inventory, questionario sul problem solving).
- Funzionamento cognitivo: attenzione, memoria, ragionamento, funzioni esecutive.
- Funzionamennto psicosociale: sintomi riferiti, autoefficacia, integrazione.
- Criteri di apprendimento: schede criteriali specifiche per ciascun modulo.
- Mantenimento dei risultati: follow up a 3 e 6 mesi di distanza.
Perché ha introdotto il funzionamento cognitivo e il funzionamento psicosociale? Per vedere
come, in un contesto in cui ci sono dei deficit cognitivi, un lavoro psicosociale può aver
permesso di avere effetti anche sul funzionamento cognitivo di base. Interventi rivolti al
quotidiano possono avere esiti anche di tipo cognitivo. Solo una valutazione multidimensionale
può permettere di vedere effetti di diversa significatività, specifici e non specifici, e di
confrontare l’efficacia di diversi trattamenti. Studi di questo tipo sono importanti per darci
informazioni su quando e come adottare un intervento. Possiamo dire che questo approccio
cognitivo comportamentale ha un modello teorico e anche evidenze di efficacia.

Esercitazione. Tentare di strutturare una sessione riabilitativa utilizzando un approccio cognitivo


comportamentale. Scheda con elementi di base su cui costruire una sessione di lavoro: condizioni,
comportamenti attesi (che mi aspetto che Giovanni abbia), elementi ed esercizi, verifica di
efficacia, compiti per casa. Con persona di danno cognitivo e che hanno interrotto la
partecipazione attiva al mondo del lavoro: come posso rientrare? Quali attività posso pensare di
svolgere? Individuare un rientro o una prima entrata nel mondo del lavoro che tenga conto delle
limitazioni che ha Giovanni e delle possibilità di questa entrata. Guidarlo nelle scelte con modelli
positivi e lavoro sull'autoefficacia. Nel mondo lavorativo non si tiene conto di chi è Giovanni e cosa
vuole fare (conta solo “la persona giusta al posto giusto”). Questo generalmente, in presenza di
disabilità od evento traumatico, si traduce in lavoro di: portineria, trasposto di posta all'interno di
strutture ampie... Lavoro: autonomia, progettualità personale. Responsabilità del counselor:
aiutare Giovanni a sviluppare un senso di realtà, a fare delle scelte consapevoli ed aderenti alla
realtù, a impostare un suo progetto futuro che può declinarsi in vari modi. Lavorare su:
- conoscenze aderenti e articolate sul lavoro;
- flessibilità: portiamo a Giovanni non pensare ad un unico lavoro, ma a più opzioni.

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Job Anaysis: l'analisi del lavoro


Un elemento centrale è imparare a fare l'analisi del lavoro (job analysis), che nasce con l'idea di
una partecipazione attiva della persona. Una definizione di Job Analysis: processo finalizzato
allʼanalisi sistematica di un lavoro e alla raccolta di informazioni dettagliate sullo stesso.
I contenuti dellʼanalisi del lavoro (McCormick,1976):
Conoscere:
- le attività
- Gli strumenti usati
- La performance richiesta
- Il contesto in cui avviene il lavoro
- Le richieste al personale
Gli strumenti dell'analisi:
- Osservazione
- Intervista individuale
- Intervista di gruppo
- Focus group
- Questionari
- Diari
- Episodi critici

Elementi essenziali in una job analysis: Le componenti (modello teorico):


- funzioni e compiti (individuare funzioni e compiti associati ad un lavoro);
- le conoscenze, le capacità, le abilità ed eventualmente altre caratteristiche associate al
lavoro (KSAOS). La job analysis si libera delle concezioni degli anni '70, arricchendosi di alcuni
elementi. Importante distinzione tra funzioni e compiti prima, e capacità ed abilità poi:
dobbiamo spiegare alla persona che un lavoro ha funzioni e compiti e richiede conoscenze,
capacità e abilità e altre caratteristiche per essere svolto. Dobbiamo lavorare con lui perché
sviluppi delle conoscenze tali da fare delle scelte realistiche rispetto alle sue caratteristiche.
▪ Le funzioni: rappresentano una serie di attività collegate tra loro che, prese insieme,
consentono al lavoratore di portare a termine un obiettivo lavorativo.
- Riguardano gli scopi fondamentali del lavoro considerato;
- ogni lavoro ha più di una funzione;
- c'è un obiettivo generale che viene garantito e raggiunto tramite una serie di attività.
Le funzioni rispondono alle domande: “Quali sono le principali ragioni dell'esistenza di un
determinato lavoro?”, “Che cosa succederebbe se quel posto di lavoro fosse vacante?”. Esempio di
funzione principale: "gestire la selezione del
personale".
▪ I compiti: sono più specifici e concreti. Un compito comprende un’azione, un oggetto e uno
scopo. Una funzione può essere suddivisa in piccoli compiti. L’operazione consente di:
- descrivere meglio il lavoro;
- identificare le conoscenze, le abilità, le capacità e le altre caratteristiche richieste dallo
stesso. Specificazione dellʼattività svolta per la funzione: comprendere i compiti focalizza
quali abilità sono richieste per svolgere quella funzione. Aiuta a sviluppare conoscenze
che servono alla persona a pensarsi nel fare determinate azioni.
Per esempio, un compito di un meccanico: pulire le candele di un motore per migliorarne il
funzionamento. In questo caso:
- l’azione è costituita dal verbo “pulire”; -
l'oggetto sono “le candele del motore”;
- lo scopo è “far migliorare il funzionamento”.

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Esempio funzione e compiti. Funzione: ordinare. Possibili compiti corrispondenti: fare un


elenco del materiale necessario; compilare moduli per gli ordini; inviare fax ; telefonare per
verificare la disponibilità dei materiali; contattare l’ufficio amministrativo per le pratiche
amministrative; sollecitare l’ordine.
▪ Le conoscenze (KSAOS, knowledge, skills, abilities and other characteristics). Le
conoscenze sono nozioni che:
- derivano generalmente dall’aver completato uno specifico programma di formazione; -
sono necessarie per affrontare con competenza una determinata attività lavorativa.
▪ Le capacità (KSAOS): le componenti fisiche e cognitive necessarie allo svolgimento di
un compito. Esempi:
- capacità di controllo;
- capacità di resistenza fisica; -
capacità relazionali e sociali,
- disponibilità a cambiamenti nei compiti, nei ruoli lavorativi.
Le capacità sono da sviluppare con persone che hanno una disabilità; il lavoro può prevedere la
presa di consapevolezza in termini di potenzialità ma anche di limitazioni delle proprie capacità.
▪ Le abilità (KSAOS). Caratteristiche che:
- si manifestano in una serie di comportamenti osservabili e valutabili che il lavoratore
attiva quando esegue un determinato compito;
- acquisite e perfezionate tramite la pratica e l’esperienza lavorativa (veicolo l'idea che
posso far qualcosa per sviluppare le abilità).
▪ Altre caratteristiche (KSAOS): elementi più legati alla persona che al lavoro, aspetti di natura più
psicologica. Ad esempio: gli interessi, la motivazione, gli atteggiamenti, le caratteristiche
personali che i lavoratori dovrebbero possedere per adattarsi in modo soddisfacente alle
condizioni lavorative. ▪ Il contesto: elemento che non può non entrare nella progettazione
di un'integrazione lavorativa, perché da un lato possono esserci le risorse (che non sono
naturalmente presenti nei contesti e che necessitano di intervento per eliminare le barriere
(coinvolgimento di una o più persone del contesto). Analisi dell'ambiente:
- degli elementi strutturali,
- dei ruoli delle persone che lo compongono,
- delle interazioni che si instaurano.
Assume attualmente una consistente importanza nell’analisi delle caratteristiche associate al
lavoro (Soresi e Nota, 2008) e, di conseguenza, anche nelle scelte professionali.
▪ Altri elementi informativi:
- la frequenza con cui una funzione, un compito o una attività vengono espletate (compiti
saltuari o routines) → opportuno quindi, raccoglier informazioni;
- l’importanza attribuita alla dimensione analizzata. I compiti non sono tutti uguali
nemmeno per l’importanza che rivestono;
- non è detto che compiti eseguiti saltuariamente siano meno importanti di altri che
sistematicamente vengono portati a termine;
- in compito che oggi risulta secondario potrebbe assumere una importanza diversa in tempi
diversi → opportuno quindi, raccogliere informazioni sull’importanza che viene attribuita ad un dato
compito oggi e quanta ne è stata attribuita nel passato o potrebbe essere attribuita nel futuro;
- le difficoltà incontrate nell’apprendere i compiti che ritiene cruciali → per esempio,
chiedere se è stato “facile”, “moderatamente difficile”, “molto difficile” o “estremamente
difficile” apprendere determinati compiti.

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Alcune note per la realizzazione di interventi di counseling riabilitativo


cognitivo-comportamentali

Obiettivi: chiari, concreti, al centro c'è il lavoro sul comportamento, sugli atti eseguiti dalle
persone. Bisogna perciò porre attenzione:
1) alla o alle prestazioni (a ciò che la persona dovrà essere in grado di dimostrare di aver
appreso, di dire e/o fare);
2) alle condizioni (il problema si concretizza nel qui ed ora; bisogna elicitare le situazioni
in cui ci si aspetta che le prestazioni di cui sopra vengano utilizzate e manifestate);
3) al criterio di padronanza (la qualità e/o la quantità di prestazione che si può considerare
accettabile per considerare raggiunto l'obiettivo individuato e che ha motivato la realizzazione
degli interventi; si anticipa il risultato che permetterà di dire che l'obiettivo è stato raggiunto).
L'obiettivo è pensato sulle caratteristiche della persona. Bisogna fare attenzione a descrivere i
miglioramenti, i cambiamenti, le abilità non presenti alle quali viene indirizzato l'intervento o
che risultano presenti in modo limitato. È importante lavorare su cambiamenti facendo riferimento
a componenti evidenti e non occulti (comportamenti tangibili e osservabili).
Attenzione a prestazioni occulte: una prestazione viene definita “occulta” quando non è
indicato il comportamento direttamente osservabile che desideriamo attivare e provocare
con il nostro intervento. Esempi di prestazione occulta sono: “Fulvia dovrebbe diventare
più assertiva”; “Umberto sarà capace di prendere buone decisioni”; “il mio obiettivo è
l'auto-orientamento”; “incrementare la consapevolezza, l'adaptability, le credenze di
efficacia”; ecc... Il problema non è la dimensione chiamata in causa, ma l'assenza di un
riferimento concreto accanto all'affermazione generale.

a) Le prestazioni evidenti. Le prestazioni evidenti sono quelle veicolate da una serie di parole
chiuse alle diverse interpretazioni. Nella formulazione degli obiettivi può essere opportuno non
ricorrere a “parole aperte”, ad espressioni che consentono numerose interpretazioni, quali, ad
esempio, sapere, capire, apprezzare, interiorizzare, credere, diventare ecc... ed utilizzare invece
“parole chiuse”, espressioni, cioè, che consentono poche e soggettive interpretazioni quali:
scrivere, dire, rispondere, sorridere, costruire, sottolineare, domandare, cerchiare, toccare,
mettere, portare ecc... Un obiettivo formulato in modo adeguato è quello che riesce a comunicare
anche ad altri i nostri intenti. Esempi di prestazioni evidenti:
- Dire. Interagendo con un lavoratore rivolgersi a lui dicendo: “desidererei avere informazioni
sulla professione che sta svolgendo e in particolare conoscere e attività che realizza e i
problemi professionali che si trova più spesso ad affrontare nel corso del suo orario di lavoro”.
- Fare: “scrivere un obiettivo professionale”; “scrivere almeno cinque affermazioni che
possono sostenere la mia speranza”.

b) Le condizioni. Un obiettivo sarà ben formulato se indicherà anche le condizioni che si


creeranno al momento della verifica del suo raggiungimento (caratteristiche dei materiali che si
consentirà di utilizzare, consegne, dove, quando, con chi ecc...). Invece di indicare semplicemente
“essere in grado di decidere” si può rendere più esplicito l'intento orientativo formulando, ad
esempio, in questo modo: “date quattro opzioni e tre aspetti, il cliente indica verbalmente l'opzione
che presenta i maggiori vantaggi attesi leggendo a voce alta il valore più alto”.
Il punto di forza di questo approccio sta nella concretezza e nel legame con il quotidiano.
La critica è che al variare di una qualsiasi delle condizioni poste, la persona può non
emettere più quel comportamento.

c) Il criterio di padronanza. Il criterio può avere a che fare con:


- la velocità della prestazione: il limite di tempo entro cui una data performance deve verificarsi, ad 47
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es. “calcolare i vantaggi attesi in venti minuti”. Siamo di fronte a disabilità per la
maggioranza di tipo cognitivo, anche solo per il fatto che il problema sta consumando
risorse cognitive. La velocità può essere un indicatore della padronanza delle tecniche e
della prontezza di individuare strategie efficaci;
- la precisione della prestazione: ad es. “data una serie di frequenze, calcolare le
percentuali di persone che svolgono professioni ascrivibili all'ambito investigativo e sociale
con un margine di errore non superiore alle due unità”. Ai ragazzi che fanno orientamento,
viene chiesto di stendere loro stessi il proprio profilo;
- la quantità della prestazione.
La buona prassi è avere indicatori multipli dell'efficacia dell'intervento, a partire dalla
singola sessione.

Errori nella formulazione degli obiettivi:


- Una falsa prestazione: “la persona dovrà prendere coscienza dei propri punti di forza e
di debolezza”. Manca una prestazione associata.
- Descrizioni di procedure e strumenti al posto di risultati e di cambiamenti: “nell'attività di career
education si farà frequentemente ricorso alla simulazione, al feedback e alla discussione di gruppo”.
- Descrizione della prestazione dell'operatore di orientamento: “il consulente aiuterà il
cliente a riconoscere i propri interessi”. Ma il cliente deve essere al centro, dunque “il
cliente elencherà le parole chiuse associate a comportamenti specifici”.
- Falsi criteri di padronanza: 100%, nel più breve tempo possibile, senza commettere errori. Se
pongo questo criterio di padronanza come mio obiettivo, non ho nessun riferimento a
comportamenti concreti. Non interessa l'errore in sé, ma l'apprendimento. Nella guida di
apprendimento formulare l'obiettivo in questi termini significa spostare l'attenzione sull'efficienza e
non sull'apprendimento. I criteri di padronanza devono essere posti chiaramente all'inizio.

Definizione del lavoro: concetto di lavoro, quello che penso sia un lavoro. Se mi interessa lavorare
sulla definizione del lavoro, lavorerò sul significato stesso che il lavoro ha per il cliente, per i suoi
amici e famigliari. Può essere interessante quando Giovanni non sa ancora cosa cerca dal lavoro.
Descrizione del lavoro: si parla di job analysis. Quando descriviamo un lavoro non è
sufficiente descriverlo con un'unica funziona, altrimenti significa non cogliere i diversi
aspetti alla base della professione. Ogni lavoro, soprattutto quelli più recenti, può essere
descritto con una serie di funzioni. Senza la descrizione di tutte queste funzioni, diventano
più complessi i livelli di intervento successivi. Per individuare le funzioni si può pensare:
cosa mancherebbe se questo ruolo non ci fosse?

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Counseling riabilitativo: problemi, persone, contesti

Wehmeyer (2011): “cercare di capire la disabilità come un problema che risiede all'interno
di una persona è un modello fallimentare e che di certo non porta all'innovazione e non si
otterranno progressi nei modi di vivere, di apprendere, di lavorare, di essere parte di una
comunità delle persone con disabilità se si continuerà a pensare in questo modo”.

Il modello ecologico veicolato dall'OMS e dagli esperti di disabilità parla di:


- A spetti contestuali: esterni alla persona, vissuti nel passato o attualmente sperimentati (ad esempio
la condizione socio-economica, la famiglia, l'educazione, le esperienze di apprendimento).
- A spetti individuali: aspetti fisici e psicologici della persona, come ad esempio il genere, il
gruppo culturale, le abilità fisiche e mentali, le competenze professionali, gli interessi, i
valori, le propensioni o i limiti.
Negli ultimi vent'anni sono fioriti moltissimi studi e strumenti per valutare abilità concrete, ma
questo movimento ha portato anche la focalizzazione sulla percezione che il cliente dà dei
problemi (può esserci una dissociazione: essere in grado di..., ma ritenere di non riuscirci; o
all'opposto, non essere in grado di..., ma essere convinto di farcela. Questi aspetti individuali
“oggettivi” e “soggettivi” (auto-percezione) vanno misurati nel pre e nel post.
- A spetti di mediazione: le interazioni tra individuo e contesto; le credenze individuali,
culturali e sociali. es. percezioni di autoefficacia, stereotipi, discriminazioni o il
comportamento nei confronti delle persone con disabilità.
- L 'ambiente: caratteristiche e le condizioni del luogo di lavoro.
Il modello, applicato alla disabilità, mette in evidenza l'importanza di considerare eventuali
ostacoli sia di tipo fisico (difficoltà di accesso alle strutture), sia di tipo non fisico (natura
dei compiti). L'approccio ecologico è quello che maggiormente tiene conto di più aspetti
(variabili interagenti nell'incontro con una persona con disabilità) e permette di capire
quale sia l'aspetto migliore per innescare il cambiamento.

Temi centrali nell'analisi ecologica. Individuazione di:


- fattori interni alla persona che influenzano lo status lavorativo in persone con una
disabilità acquisita cronica o no, progressiva o in remissione;
- nuove dimensioni e predittori dell'integrazione lavorativa (elementi che possono portare
la persona a ricorrere al counseling).

■ Fattori individuali: Le condizioni temporanee o ad andamento positivo.


Abbiamo esiti di un problema e un lavoro rivolto al recupero. Caratteristiche organiche:
condizione acquisita ad un certo punto, temporanea o con andamento di recupero.
Esempio: disabilità su base neurologica, come ictus o, più frequentemente, trauma cranico
(con sviluppo tipico, patologia acquisita). Trauma cranico: brevi accenni. Si distinguono
principalmente due tipi di trauma cranici:
- Trauma cranico chiuso:

Lesione primaria Lesione secondaria


Contatto tra cranio ed encefalo Ematomi (tumefazione tissutale)

Forze inerziali di accelerazione e decelerazione Alterazioni del volume e del flusso ematico, edema.
Aumento della pressione intracranica, ischemia.

La combinazione delle varie lesioni e della loro gravità dà origine a problematiche diverse.

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- Trauma cranico aperto: ferite penetranti di tipo focale; ferite diffuse... Difficoltà più
marcate, il danno dipende dalle caratteristiche fisiche dell'oggetto penetrante e del tipo di
impatto. Per questo tipo di problematiche avremo un range di gravità e di esiti a lungo
termine molto diversi. È uno di quei casi in cui l'approccio al singolo è essenziale.
Caratteristiche degli esiti (dimensioni coinvolte: aspetti cognitivi, comportamentali, emotivi):
• I deficit di natura cognitiva e comportamentale sono sicuramente più invalidanti e
prevalgono nettamente su quelli fisici, come dimostrato da Brooks, Campsie e coll. (1987).
• I disturbi cognitivi possono includere: deficit dell'attenzione, della velocità di
elaborazione delle informazioni, della memoria, delle funzioni esecutive (che molto
spesso sono quelle che mantengono i problemi nel tempo ed è il motivo per cui
arrivano dal counselor), della percezione, del linguaggio e del giudizio. Questi
 disturbi possono risultare nei test ma non nel quotidiano, o viceversa
• Disturbi comportamentali ed emotivi.
Le caratteristiche problematiche cambiano tra fase acuta e cronica perchè il processo di recupero
permette il riemergere di risorse e abilità (comportamentali e cerebrali di base) Il fatto che ci siano
problemi sia cognitivi che relazionali (comportamenti, ruoli) rende centrale anche il lavoro sul
contesto familiare della persona (anche se ad oggi i lavori sugli aspetti legati alla famiglia non sono
molti). Importante per noi sarà sapere in quale fase del suo recupero lo stiamo incontrando. È una
dimensione di nuovo sviluppo, tanto che alcuni parlano di una nuova identità, che si sviluppa mano
a mano che avviene il recupero di alcune aree cerebrali.

Partendo dai problemi si possono individuare i predittori:


1. Variabili demografiche: età, sesso, scolarità, stato civile, minoranze etniche, stato
occupazionale pre-morboso; patologie psichiatriche; abuso di sotanze.
2. Fattori legati al trauma: distanza dal trauma; gravità del trauma; durata del coma;
ricovero ospedaliero. Es. a parità di danno, un mancino ha degli esiti più ampi rispetto ad
un destrimane (lateralizzazione emisferica).
3. Funzionalità cognitiva: Q.I. pre-morboso; funzionamento cognitivo; abilità visuo-spaziali;
memoria; attenzione; velocità di elaborazione delle informazioni; funzioni esecutive.
4. Fattori metacognitivi: controllo; consapevolezza. È la consapevolezza che permette il recupero.
Molto spesso al trauma cranico si accompagna una mancata consapevolezza del danno e
consapevolezza di avere un problema. Una persona con poca consapevolezza difficilmente
arriverà da noi e difficilmente metterà in gioco delle risorse. La consapevolezza ha sicuramente un
peso e nei danni cerebrali va cercata ed analizzata, perché è un freno notevole alla partecipazione
e all'efficacia. I riabilitatori devono lavorare per portare alla luce la consapevolezza. Bisogna anche
saper gestire l'emergere della consapevolezza a livelli multipli (in equipe es. utilizzo farmaci).
5. Fattori non cognitivi: supporto sociale e familiare; supporto fornito dai servizi riabilitativi, ritorno
all'ambiente lavorativo precedente, partecipazione ai programmi di riabilitazione specifici, presenza
di disturbi comportamentali. Lavorare su questi aspetti comporta tempi lunghi.

Prospettive. Lavorando nel counseling riabilitativo occorre una conoscenza delle


problematiche a livello multidimensionale:
- nell'assessment;
- nella fase di progettazione e realizzazione del programma riabilitativo.
Assessment, progettazione e realizzazione dovrebbero includere diversi livelli:
- le componenti cognitive, affettive e comportamentali, ma anche il funzionamento psico-sociale;
- le barriere ma anche le risorse.

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■ Fattori individuali e contestuali: Le condizioni cronico


progressive. - Scarsa motivazione;
- Stato emotivo negativo.
Progressione non verso il recupero, ma verso una perdita di funzionalità. Una quota di queste
situazione sono ad andamento incerto o non prevedibile (si va verso il peggioramento, ma non
si sa quanto e in che modo). Diversità rispetto alle condizioni temporanee: nella motivazione
(minore), nella consapevolezza (maggiore), nella progettazione e negli obiettivi di vita. La
responsabilità del counselor è riuscire a lavorare con la persona per il raggiungimento di
obiettivi concreti che non si traducano solo nel mantenimento della funzionalità, ma
nell'acquisizione di qualcosa di nuovo che costituisca una crescita per la persona. Ciò che
infatti fa più paura è l'assenza di progettazione (di vita e di crescita professionale). Esempio:
disabilità su base neurologica, che può riguardare il motorio, gli aspetti sensoriali, il cognitivo.
Il ruolo della scolarità e la gravità della disabilità (misurata dalla EDSS, una scala molto
utilizzata a livello internazionale), in questo caso motoria. Elemento che con i supporti
ambientali adeguati può essere controllato. L'impatto di questa barriera può essere ridotto.
La letteratura ci dice che nelle disabilità progressive il giovane adulto (soprattutto donna)
rinuncia alla partecipazione al lavoro. Ma il funzionamento cognitivo deve essere tenuto al
massimo livello, perché costituisce un fattore di protezione (continuare a studiare e
lavorare produce una riduzione della progressione della malattia).

Analisi della percezione di barriere in ambito lavorativo

È un contributo che possiamo a estendere a tutte le persone che si possono trovare in


condizioni di limitazione sensoriale e motoria. Da un lato ci sono le barriere (oggettive) e
dall'altro la percezione della persona (soggettiva). Le patologie neurologiche a esordio motorio
hanno permesso di fare alcune considerazioni riguardo le barriere. Quali sono le barriere che
persone con disabilità di tipo motorio e sensoriale incontrano nel contesto lavorativo?
- Difficoltà di tipo fisico, ad esempio accessibilità al luogo di lavoro, ma anche
caratteristiche dell'ambiente (odore, luci...);
- difficoltà di tipo cognitivo;
- abilità specifiche legate alle funzioni lavorative (qui entra in gioco la job analysis).
Il numero di barriere percepito è in stretta relazione con la soddisfazione lavorativa. Le barriere
maggiormente studiate sono quelle legate all'efficienza esecutiva. Ruolo dell'efficienza esecutiva:
- nel determinare gli esiti lavorativi in persona con patologia neurologica progressiva;
- nella gestione di situazioni nuove di fronte a cambiamenti nelle richieste poste dall'ambiente.
Prospettive di intervento: lavoro sul problem solving della persona o sulle barriere del contesto.

Come possono analizzare le barriere alla partecipazione sia sociale sia lavorativa?
Uno degli strumenti più utilizzati, anche in ricerche di psicologia e nel mondo del lavoro, è
la Work Experience Survey (Roessel & Rumrill, 1995). È un'intervista strutturata rivolta a
persona con disabilità che lavorano o che stanno pianificando il loro futuro professionale.
Le aree analizzate:
- informazioni demografiche;
- difficoltà legate all'accessibilità sul luogo di lavoro;
- difficoltà legate alle abilità lavorative richieste (fisiche, cognitive, sociali...);
- soddisfazione lavorativa (tuttavia non è uno strumento che analizza
principalmente questa componente).
Scelta di analizzare le caratteristiche e richieste del contesto e la percezione personale.
Le variabili interne alla persona interagiscono con le variabili contestuali.

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Barriere riferite:
- Barriere legate all'accessibilità al luogo di lavoro (parcheggio, aree pedonali, aree di accesso
riservate, entrata, scale/scalini, pavimenti/copertura dei pavimenti, sedie/tavoli, bagni, rubinetti
dell'acqua, accesso ai telefoni, ascensori, illuminazione, servizi di allarme, percorsi di evacuazione,
temperatura, ventilazione, rischi, identificazione di segnali/cartelli, accesso all'ufficio del personale,
accesso alle aree comuni... tutti elementi inclusi sulla base dell'esperienza clinica dell'autore).
- Difficoltà sperimentate in relazione alle funzioni lavorative
- abilità fisiche: stare in piedi gran parte del giorno, camminare per gran parte del
tempo, sollevare più di 45 chili, piegarsi...;
- abilità cognitive: memoria immediata, memoria a breve termine, soluzione di
problemi, elaborazione del pensiero, rapporti interpersonali, lavorare con persone
ostili, ragionamento...;
- abilità legate al compito: ritmo di lavoro, feedback limitato sulla prestazione,
leggere istruzioni scritte, abilità di guida e patente di guida...;
- condizioni lavorative: troppo caldo, troppa umidità, ostacoli nei passaggi...;
- politica della compagnia: attività lavorative poco definite, sporadica revisione delle
mansioni, rigidità nel concedere le ferie... .
Due macro categorie di barriere (Baanders et al., 2001):
- barriere di tipo fisico: o che dipendono dall'ambiente, che prevedono delle
modificazioni di tipo strutturale;
- barriere funzionali: legate alle abilità cognitive della persona, alla natura delle funzioni
lavorative e che possono richiedere modificazioni di tipo non strutturale (dall'acquisizione di
nuove strategie, alla frequenza delle pause lavorative, al cambiamento di mansioni lavorative).
È dall'analisi del compito che posso individuare nuove strategie e nuove modalità per
rispondere alle richieste dell'ambiente (difficilmente prese in considerazione negli
ambulatori clinici). Importanza:
- Ruolo del livello di disabilità (EDSS); del funzionamento cognitivo e della percezione di
efficienza esecutiva nella percezione di specifiche barriere. La valutazione delle proprie
funzioni esecutive incide.
- Ruolo della percezione di difficoltà legate al compito nella soddisfazione lavorativa.

Alcune storie di singoli casi:


Giovanni, maschio, 33 anni, scolarità 13 anni (superiori), distanza dal trauma 4 anni e 8
mesi, professione prima del trauma cameriere. DSR, Disability Rating Scale 1 = nessuna
disabilità. Differenza tra i singoli casi: distanza dal trauma, grado di disabilità.
Protocollo che fa riferimento a dimensioni che la letteratura ci dice importanti per l'analisi
di alcuni meccanismi. Abbiamo:
- EFI (executive function index)
- AQ
- PSI
- Qdv
- WES
Sono strumenti indicativi non solo di problematiche, ma anche di risorse.
Profili cognitivi:
Giovanni e Laura sono perfettamente nella norma. In Pippo ci sono punti di forza nella capacità
attentiva e punti di debolezza nelle altre componenti (debolezza almeno 1.8 di deviazione standard
– distanza dalla norma). In Francesco ci sono difficoltà marcate e punti di forza nella memoria
visiva immediata e nell'attenzione selettiva; n.e. (prova non eseguibile ≠ n.c. non comprende le
istruzioni) in attenzione alternata e fluenza fonemica. Salvo non esegue i compiti di memoria
verbale immediata, memoria verbale differita, fluenza fonemica; punti di forza in memoria visiva

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lOMoAR cPSD

immediata, memoria visiva differita e attenzione selettiva.


La distanza dal trauma non è un elemento che ci fa pensare alla presenza di determinate
componenti, ma è la gravità iniziale a determinare i punti di forza e di debolezza (ogni
storia è diversa).

TEST GIOVANNI LAURA PIPPO FEDERICO SALVO


Funzioni + + - - -
esecutive di base
Memoria + + - - n.e.
verbale
immediata
Memoria + + - - n.e.
verbale differita
Memoria visiva + +- + +
immediata
Memoria visiva + + - - +
differita
Attenzione + + + + +
selettiva
Attenzione + + + n.e. -
alternata
Fluenza - + - n.e. n.e.
fonemica

La percezione di cambiamento riferita rispetto a prima del TC


A differenza di Giovanni, dal punto di vista affettivo e comportamentale Laura riferisce dei
miglioramenti. La disabilità può anche portare una rielaborazione cognitiva, un elemento
potente e positivo su cui contare.
La percezione di efficienza esecutiva e di abilità di PS
Empatia: capacità di cogliere e vedere il pensiero dell'altro e di tenerne conto; è una
componente non cognitiva che fa parte delle funzioni esecutive. Giovanni e Laura, nella
norma, presentano una percezione di funzionalità diversa: Laura ha fiducia e pensa di essere
“in grado di”, mentre Giovanni ritiene di avere una scarsa motivazione ad agire, ad
organizzarsi... . Qualità di vita percepita: confronto anche con gruppo con disabilità motorie.
Barriere percepite: c'è poca consapevolezza del proprio funzionamento. Le barriere
maggiormente percepite sono le abilità legate al compito e alle condizioni lavorative. È
l'analisi del lavoro che può spiegare una serie di difficoltà.

Questo protocollo dovrebbe riuscire ad orientarci nell'intervento. Quale può essere il


focus/punto di partenza in un counseling riabilitativo con ciascuno di queste persone? Non
può essere lo stesso per tutti. È necessario riproporre questi questionari dopo l'intervento.
quale verifica di efficacia? La verifica di efficacia va fatta a più livelli, rispetto:
- agli apprendimenti specifici: si individua un modo per affrontare gli scalini. Ma non è
l'unica difficoltà;
- all'attività che condividono elementi simili all'attività specifici: a contesti più ampi in cui
posso utilizzare quell'abilità appresa: posso verificare l'efficacia con altri segmenti motori
che richiedono un'attività simile a quella degli scalini;
- all'attività distanti da contenuti e obiettivi dell'attività specifici: rispetto a generalizzazione non

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lOMoAR cPSD

legata in maniera diretta che condividono abilità apprese: beneficio non legate al contenuto ne
obiettivo specifico rispetto all'abilità appresa: è migliorata anche la capacità di prestare
attenzione, perché Giovanni è stato allenato a prestare attenzione ad ogni passo.
Analizzando i tre livelli possiamo capire cosa abbiamo modificato. A volte non ho l'impatto
sull'attività specifica ma ad altri livelli e devo chiedermi perché.

Barriere e interventi
Tipi di barriere:
• Cognitive:
- percezione di abilità
- richieste del compito
• Fisiche e sensoriali:
- limitazioni di abilità
- limitazioni nella tolleranza ambientale
• Contestuali:
- con i pari
- con i superiori
• Ambientali:
- con i pari
- con i superiori

Tre diverse modalità di intervento contro le barriere:


a) Modificare le percezioni (ancorate alla realtà, disancorate alla realtà, grado di consapevolezza...):
- autoefficacia
- consapevolezza
b) Individuare, proporre e mettere in atto strategie di intervento per:
- migliorare efficienza/adattabilità
- trovare lavoro
- mantenere lavoro
- ritornare nel contesto lavorativo.
Esecuzione di compiti → task analysis: permette di capire le richieste del contesto.
Flessibilità cognitiva → interventi sul problem solving, mirati a sviluppare la capacità
di individuare strategie alternative.
Adattabilità → prontezza (cercare modalità nuove per andare incontro alle richieste
del contesto, in modo veloce ed efficace).
c) Agire sulle barriere. Lavoro nel contesto per ridurre l'impatto della barriera. Bisogna coinvolgere
delle persone esterne all'interno di questo lavoro: questo per Giovanni significa parlare del proprio
problema con le persone del contesto. Non è facile, bisogna formare anche le persone del contesto.

Nel momento in cui si progetta un intervento con persone del contesto ci sono vari step da tenere
a mente: le persone devono essere a conoscenza del problema, se non lo sono devo lavorare con
Giovanni affinché le informi; individuare persone disponibili a farsi coinvolgere (mai una persona
sola! Altrimenti è come individuare una cavia, che si farà carico della persona con disabilità.
Diventa una specie di delega: la persona potrebbe stancarsi ed entrambi potrebbero venire isolati).
Nel momento in cui individuiamo dei deficit marcati e c'è ancora un recupero di abilità di base
da affrontare (compiti n.e.), il cliente va reindirizzato alla riabilitazione neuropsicologica.

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Bisogna mantenere distinti i livelli di riabilitazione. Tre grandi livelli:


- abilità di base
- problema nel quotidiano
- scelte di possibilità di vita
Gli obiettivi del counseling riabilitativo devono tener conto delle abilità di base, ma devono
rivolti al problema quotidiano e alle scelte di possibilità di vita. Gli esercizi fisici per
incrementare le abilità motorie non fanno parte del counseling riabilitativo.

Verifica di efficacia nell'approccio cognitivo comportamentale ed


ecologico comportamentale
Rispetto:
- alle abilità;
- ai problemi.

Verifica di efficacia in un contesto riabilitativo più ampio (es. memoria, attenzione


sostenuta). Tempi della verifica di efficacia: quando?
- interna alla sessione
- nella progressione gerarchica
- nel passaggio ad altro modulo
- a conclusione del training, del programma
- nel follow up (a distanza di 1-3 mesi)
In riabilitazione questi tempi sono i diritti del paziente. Nel momento in cui lavoro sul
problema di Giovanni, quali di questi tempi sono must nel counselor riabilitativo, ossia
quando il problema è specifico?
- interna alla sessione: “oggi ho appreso...”;
- non parliamo di complessità gerarchica o di moduli, ma di sequenze di obiettivi posti e di
cui ogni volta ho bisogno di una verifica di efficacia;
- a conclusione del training;
- nel follow up (andiamo a vedere come Giovanni riesce a mantenere un livello di
efficienza nel quotidiano).

Tempi Verifica di efficacia: A conclusione della sessione:


- incremento risposte corrette nelle diverse attività svolte (posso avere più attività in una
sessione, per ognuna delle attività posso vedere le risposte corrette);
- incremento risposte corrette nelle diverse ripetizioni dell'attività svolta (guardo
l'incremento di risposte corrette tra la prima e l'ultima sessione);
- prova criteriale (se in un contesto di lavoro sulle abilità ho fatto precedere una
spiegazione sullo sviluppo delle conoscenze, questa prova permette di valutare le
conoscenze relative all'attività che ho introdotto);
- tipi e frequenza degli errori (cambiamento nell'errore mi dice che c'è un processo di
apprendimento in corso).
Ho indicatori multipli rispetto a compiti ed apprendimenti, per sapere cosa porta a casa
Giovanni a fine sessione.

L'efficacia del training su...? (Va oltre la sessione)


- Apprendimento del materiale trattato;
- incremento rispetto al compito sottostante;
- incremento rispetto ai compiti che condividono il processo trattato;
- incremento rispetto all'abilità generale sottostante;

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- incremento rispetto ad attività della della vita quotidiana che coinvolgono in maniera
significativa il processo/l'abilità trattata e su cui era stato individuato un impatto disabilitante.
Chi lavora sulle abilità può trascurare le attività del quotidiano, posto che ne faccia una verifica rispetto
agli apprendimenti prima-dopo. Chi fa counseling riabilitativo parte invece da questo punto, dalla
difficoltà che il paziente porta rispetto al quotidiano. In quest'ultimo caso, tra questi livelli, attualizzo
come verifica di efficacia questi due livelli: raggiungimento obiettivo sul comportamento x, modificazioni
in comportamenti simili rispetto al cambiamento nel comportamento x.
Se Giovanni stesso riconosce dei cambiamenti in altri ambiti oltre a quello target, va a
vantaggio della sua autoefficacia.

Per noi è importante che la verifica di efficacia sia basata:


- sul modello teorico di riferimento;
- sulle strategie e tecniche utilizzate (es. tecniche di derivazione cognitivo-
comportamentale, tecniche costruttiviste ecc...);
- su indici/strumenti qualitativi e quantitativi (es. teorie, interviste semi-strutturate
materiale specifiche).
Una caratteristica esplicita nel counseling riabilitativo è che l'analisi dei cambiamenti va
condotta con il cliente ( parliamo di consapevolezza, partecipazione attiva). In altri contesti
lavorativi non è esplicito, è caldamente suggerito, nel counseling riabilitativo è un
fondamento. In prima battuta mi interesseranno gli strumenti.

Ripensiamo al modello del counseling cognitivo-relazionale:


- Approccio cognitivo-comportamentale: obiettivi, risorse (non troviamo meccanismi di
difesa e vissuti emotivi) → sono i contenuti degli indicatori che possono essere specifici
rispetto all'approccio.
- Approccio cognitivo-relazionale: possibili letture di azioni passate e possibili azioni da
intraprendere. Ci sono elementi dell'approccio cognitivo-relazionale comuni ad altri approccio. A
questo approccio vengono associate tecniche di intervento molto diverse tra loro, proprio perché
l'obiettivo è vedere la persona nella sua interezza (aspetti cognitivi e aspetti relazionali).
Cosa possiamo portarci rispetto alla verifica di efficacia? Obiettivo e apprendimento per
ogni sessione.

Le domande guida nei colloqui e le aree da esplorare

La richiesta Cosa la preoccupa? Cosa potrebbe succedere se


non affronta un cambiamento?
Gli obiettivi Cosa vorrebbe raggiungere? Cosa le manca
attualmente nella sua vita professionale,
intima...? Cosa vorrebbe modificare?
Le aspettative del cliente Cosa spera che io possa fare per lei? Quali erano
le sue aspettative quando ha deciso di fissare
questo appuntamento? Alla fine di
questo
incontro cosa spera di portare a casa?
Le priorità Quale obiettivo vuole affrontare durante questo
incontro?
Strategie tentate, risorse e informazioni Da quanto tempo sta cercando di raggiungere
questo obiettivo? Che cosa ha già fatto? Quali
strategie ha già tentato? Chi ha vicino a lei in

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lOMoAR cPSD

questo momento? Quali sono le sue risorse?


Proposte e compiti La nostra esplorazione di oggi le suggerisce
qualche nuova idea, proposta, soluzione?
La verifica Abbiamo esplorato tutto quello che le
interessava esplorare? Ci sono elementi che
abbiamo trascurato? Le è stato utile?

Nell'approccio cognitivo-comportamentale c'è una maggiore direttività, anche rispetto agli


obiettivi. Dal momento che non esiste un approccio con la A maiuscola e che vada bene
sempre, ci sono problemi e caratteristiche della persona che dovrebbero orientarci verso
un tipo di intervento piuttosto che un altro.
- scelgo l'approccio cognitivo-comportamentale: problema decisionale, mancanza di strategie,
capacità di analisi e rielaborazione di sé e delle sue strategie ancorata al concreto. Si parte da un
comportamento specifico su cui sperimento modalità efficaci. Es. disabilità (difficoltà di base nella
rielaborazione personale → l'approccio cognitivo-comportamentale è concreto).
- scelgo l'approccio cognitivo-relazionale: problema decisionale, bisogno di una guida.

La generalizzazione degli effetti del trattamento

Come fare in modo che un intervento abbia il più elevato grado di generalizzazione?
Solhberg e Ruskin (1996) individuano cinque elementi che possono facilitare e
promuovere la generalizzazione, li elenchiamo di seguito:
1) pianificare attivamente cioè prevedere e agire per la generalizzazione sin dall'inizio del percorso
riabilitativo (anticipando anche i possibili ostacoli e le possibili risposte di fronte ad una barriera);
2) individuare i rinforzi naturali (rinforzi positivi nel contesto) che la persona può incontrare
nell'ambiente di vita quotidiana e che possono permettere di mantenere le abilità acquisite;
3) utilizzare contenuti comuni sia all'ambiente riabilitativo che al mondo reale;
4) utilizzare una quantità sufficiente di esempi e istruzioni diverse in modo da diversificare
la proposta terapeutica (risorse cognitive altalenanti o limitate);
5) misurare la generalizzazione nel mondo reale (es. aggancio diretto con il contesto di lavoro).

La verifica di efficacia impegna, perché devo pensarla prima e a vari livelli. Ma nell'ottica
dei diritti del cliente e del feedback positivo è fondamentale.

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Alcune storie di singoli casi: correzione esercitazioni

Giovanni, cameriere. Se l'obiettivo è partire dal problema che Giovanni riferisce, allora
emergono barriere fisiche e legate al compito. Nell'approccio cognitivo-comportamentale
l'analisi non è finalizzata solo al focus, ma anche a porre degli obiettivi. L'operatore deve
abituarsi ad utilizzare un linguaggio operazionale. Ho bisogno di indicatori concreti per
parlare di efficacia: Giovanni non viene per l'allenamento di alcune abilità, ma per un
problema che riferisce nel quotidiano. La prima analisi è rispetto al problema.
Obiettivo: posto che sia nostro compito lavorare su esercizi di coordinamento motorio,
l'obiettivo è far in modo che Giovanni esegua degli esercizi in maniera coordinata. Il
secondo obiettivo è fornire strategie, come fare piccole pause.
Per verificare l'efficacia al lavoro: bisogna riferirsi agli obiettivi proposti, direttamente con
Giovanni. Non si verifica l'efficacia con i colleghi al lavoro, a meno che non si sia
concordato con Giovanni che c'è una persona al lavoro che posso coinvolgere e che è
disposta a riportare su una griglia i cambiamenti. È difficile coinvolgere una persona dal
contesto lavorativa se non ha un rapporto con Giovanni.
La generalizzazione deve essere posta già negli obiettivi. Porre gli obiettivi prima mi aiuta
ad individuare elementi che poi posso utilizzare per la generalizzazione. Troppo spesso i
referti sono criptici e non permettono idee precise.

Francesco. Obiettivi:
- rafforzare le funzioni esecutive, cosa vuol dire? Pianificare e mettere in sequenza
un'azione. Bisogna tradurre la funzione generale alla competenza specifica, associandola
al problema di Francesco;
- far emergere la consapevolezza, come posso tradurre questo obiettivo? Il questionario ci dice che
non ha consapevolezza del cambiamento motorio. Ipotizzando questo atteggiamento concreto,
l'obiettivo diventa: far comprendere a Francesco che per percorrere 100m ci vogliono 10minuti.
Può essere il nostro compito quello di potenziare la fluenza fonemica? Ha a che fare con un
problema che ha portato Francesco? O il riabilitatore lo ha letto sul referto? Qui non c'è
Francesco con i suoi problemi, ma c'è il referto che evidenzia il deficit nella fluenza fonemica,
ossia difficoltà nell'accesso lessicale quando c'è una richiesta esplicita dall'esterno. Non è
compito nostro rafforzare la fluenza fonemica (deficit), ma lavorare sui problemi quotidiani che
Francesco porta, tenendo conto del deficit. La scelta di questa approccio non è di lavorare a
livello dei singoli deficit. Sappiamo di poter contare sul recupero a) spontaneo; b) facilitato da
attività sul deficit, che non fa parte del nostro livello di intervento.
La verifica di efficacia: se lavoro sul problema nel quotidiano posso analizzare il cambiamento tra il
prima e il dopo. Se lo eseguo sulla fluenza fonemica, non rispondo al problema di Franscesco,
anche se può essere interessante. È un obiettivo di generalizzazione, ma non rispetto al problema.

Francesco lamenta difficoltà di tipo cognitivo, es. non riesco più a consegnare la posta come
facevo prima. La prima operazione che faremo sarà farci descrivere il suo compito lavorativo
(es. a quante persone deve recapitare la posta, se deve prendere le scale...). Potrebbe non
avere la sequenza logica. Individuerò con lui i punti di errore e le cause sottostanti e troverò
delle strategie e dei compiti con una modalità grafica ed accessibile. Francesco si creerà una
mappa da seguire prima di eseguire il compito (es. spuntare la lista delle consegne).

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Rehabilitation counselling in multiple multifactorial health disorders

Disturbi di salute multipli, ovvero che coinvolgono diversi domini di vita, che hanno cause
multiple alla base. Hanno una frequenza elevata e in crescita. Tra questi multifactorial ci
sono disturbi dell'alimentazione ed abuso di sostanze.

Eating disorder (ED). L'attenzione è posta all'identità sociale e femminile. Ison e Kent (2010)
individuano tre grandi temi:
1) spostamento dell'identità sociale
2)
3)

Le tematiche che vengono portate sono:


a) sensazione di controllo sulla propria vita e riscoprirlo grazie ad alcune attività;
b) risolvere i conflitti mediante lo sviluppo delle abilità sociali e capacità di porsi in
relazione con gli altri membri del proprio contesto di vita;
c) riscoprire il senso di sé e della propria unicità mediante un coinvolgimento nuovo ed
autodeterminato nel lavoro.
L'identità si connota come centrale nella progettazione di vita e processo di recupero.
(Patching and Lawler, 2009)
Bisogno di innescare il cambiamento nel concreto del proprio quotidiano, di interrompere
un circolo vizioso nel quotidiano: il counseling riabilitativo è “l'intervento di emergenza” che
libera risorse per un percorso a lungo termine (con cui si muove in parallelo).
Sempre più spesso dal counselor arrivano persone con storie multifattoriali come quella dei
disturbi di alimentazione. Concretamente in Italia il counselor viene chiamato in causa quando
la sfera è il lavoro (dove il lavoro non è il problema ma il contesto in cui emerge il problema).
Molto spesso counselor e psicoterapeuta non sono all'interno dello stesso servizio. Il
singolo counselor deve essere in rete con altre figure professionali e con strutture, perché
il cliente possa affrontare i problemi che con il counselor non può affrontare.

EDs strongly impact career contruction

- FATTORI PERSONALI: difficoltà cognitive, forza fisica e resistenza, limitazione nelle


abilità psicosociali (autoefficacia, abilità relazionali etc...);
- CARATTERISTICHE AMBIENTALI (i.e. stigma, pregiudizi, assenteismo dal trattamento);
che possono:
→ ridurre le attività esplorative,
→ limitare la gamma di scelte considerate,
→ limitare la partecipazione alle attività lavorative e allo studio. (Tsitsika,
Tzavela, Apostolidou, Antonogeorgos, Sakou & Bakoula, 2013).

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