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GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863, da una famiglia borghese benestante. Terzo di
cinque figli, visse un'infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Nel 1879 pubblica
una raccolta poetica, mentre frequentava il liceo. Il libro venne pubblicizzato dallo stesso
D'Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da
cavallo. La notizia ebbe l'effetto di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico
studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso. Lo stesso D'Annunzio poi smentì la
falsa notizia. Gli anni 1881-1891 furono decisivi per la formazione di D'Annunzio Dopo aver
concluso il liceo si trasferì a Roma cominciando subito a frequentare i più prestigiosi salotti
mondani della città. Nel 1882 pubblicava la sua seconda raccolta poetica, Canto Novo; nel 1883
invece esce L ‘Intermezzo di rime, libro scandaloso per l’esibizione della materia sessuale che
originò aspre polemiche. Il grande successo letterario arrivò con la pubblicazione del suo primo
romanzo, Il piacere a Milano presso l'editore Treves, nel 1889. Tale romanzo, incentrato sulla figura
dell'esteta decadente, inaugura una nuova prosa introspettiva e psicologica che rompe con i canoni
estetici del naturalismo e del positivismo allora imperanti. Tra il 1891 e il 1893 D'Annunzio visse
a Napoli, dove compose Giovanni Episcopo e L'innocente, seguiti da Il trionfo della morte.
nel 1892 si trasferì a Firenze. Egli occupava le cronache letterarie e quelle scandalistiche con le sue
esibizioni in tutti i campi; D’Annunzio puntava sullo scandalo per reclamizzare se stesso e i suoi
prodotti letterari, inventando la figura del “Divo” che occupa il maggior spazio possibile dei mass
media del tempo. In questo modo la sua merce artistica diventa molto ricercata e di conseguenza
cresceva di prezzo, permettendo allo scrittore di spuntare con gli editori dei contratti lucrosi e di
mantenere la vita lussuosa nella quale si muoveva come un principe. Nel 1910 D'Annunzio si
trasferì in Francia: già da tempo aveva accumulato una serie di debiti e per evitare i creditori aveva
preferito allontanarsi dal proprio Paese. A Parigi era un personaggio noto, le sue opere erano state
tradotte, Ciò gli permise di mantenere inalterato il suo dissipato stile di vita fatto di debiti e
frequentazioni mondane. Nel 1914 Gabriele D'Annunzio rifiutò di diventare Accademico della
Crusca, dichiarandosi nemico degli onori letterari e delle Università. Nel 1915 ritornò in Italia, dove
rifiutò la cattedra di letteratura italiana che era stata di Pascoli; nonostante avesse 52 anni, ottenne
di arruolarsi nei Lancieri di Novara partecipando subito ad alcune azioni dimostrative navali e
aeree. La sua attività in guerra fu prevalentemente propagandistica, fondata su continui spostamenti
da un corpo all'altro come ufficiale di collegamento e osservatore. Nel settembre 1919 D'Annunzio
guidò un colpo di mano paramilitare, guidando una spedizione di "legionari", partiti da Ronchi di
Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo della storica impresa),
all'occupazione della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato
all'Italia. Con questo gesto D'Annunzio raggiunse l'apice del processo di edificazione del proprio
mito personale e politico. Deluso dall'epilogo dell'esperienza di Fiume, nel febbraio 1921 si ritirò in
un'esistenza solitaria nella villa di Cargnacco. Qui lavorò e visse fino alla morte, curando con gusto
teatrale un mausoleo di ricordi e di simboli mitologici di cui la sua stessa persona costituiva il
momento di attrazione centrale. Il 1º marzo 1938, alle ore 20:05, Gabriele D'Annunzio morì nella
sua villa per un'emorragia cerebrale, mentre era al suo tavolo da lavoro.

La Pioggia Nel Pineto.


La pioggia nel pineto è una lirica composta fra luglio e agosto 1902. Quest'opera appartiene
all'Alcyone, una raccolta di poesie di D'Annunzio scritte tra il 1902 e il 1912. Alcyone è un vasto
progetto di laudi; I titoli dei sette libri si rifacevano alle stelle della costellazione delle Pleiadi
(fanciulle che scandiscono il ritmo della vita umana e che diventano stelle) : Maia, Elettra,
Alcyone, Merope, Taigete, Asterope, Celeno. Di essi, uscirono solo cinque: i primi tre nel 1903,
Merope nel 1912 e Asterope nel 1918. La poesia è composta da 128 versi divisi in 4 strofe di 32
versi ciascuna. I versi sono totalmente liberi, ossia non rispettano un preordinato numero di sillabe,
tuttavia è stato notato che ricorrono spesso i ritmi ternario (tre sillabe), il senario (sei sillabe) e
il novenario (nove sillabe). I versi sono anche sciolti, perché non seguono uno schema metrico fisso
di rime, anche se esse sono presenti, nelle loro diverse tipologie. Il poeta dà un'immagine
raffinatissima e suggestiva di un'atmosfera naturale espressa con una struttura frammentaria dei
versi e con la ripetizione di parole e di frasi e dal susseguirsi di sensazioni uditive, visive, olfattive,
tattili, ritmate dal ripetersi di due verbi chiave, "piove" e "ascolta", in cui però le sensazioni uditive
prevalgono sulle altre. La poesia, infatti, è una sinfonia musicale perché il poeta sceglie le parole
non tanto per il loro significato quanto per il loro suono (caratteristica tipica del decadentismo e di
D'Annunzio in particolare), per creare la suggestione di una musica. Il linguaggio risulta molto
ricercato e raffinato. L'autore spezza i legami sintattici e crea una sequenza di effetti sonori con le
rime, variamente disposte, le assonanze, le onomatopee e le similitudini. La trama è esile; i temi
principali sono il recupero dei miti, la pioggia, l’amore, la metamorfosi della natura e dell’uomo e il
panismo (N.B. Panismo o “sentimento panico della natura” è una percezione molto profonda del
mondo esterno (riferita a paesaggi naturali) che crea una fusione tra l'elemento naturale e quello più
specificamente umano). Il Taci iniziale della poesia è un invito a creare l'atmosfera di silenzio e di
ascolto e, attraverso questa onomatopea, le cose, viste o toccate sono ricondotte essenzialmente al
loro suono. La poesia si conclude riprendendo i versi che chiudevano la prima strofa.

DECADENTISMO
Con il termine decadentismo si intende un movimento artistico e letterario sviluppatosi in Europa, a
partire dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli inizi del Novecento, che si contrappone
alla razionalità del positivismo scientifico e del naturalismo.