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LUCA BONACCI

I CARATTERI GENERALI DELLA LEGISLAZIONE PENALE MILITARE

La legislazione penale militare in passato rappresentava una normativa autonoma rispetto alla legge penale comune,
ma con l’art. 52 c.3 della Costituzione, ossia "l’ordinamento delle Forze Armate si adegua (informa) allo spirito
democratico della Repubblica", si supera tale impostazione, creando una osmosi tra l’ordinamento generale dello
Stato e quello delle Forze Armate, determinando:

 la riconduzione ad unitarietà dell’ordinamento;


 la democraticità dell’ordinamento militare.

In sintesi le FF.AA sono lo strumento per perseguire fini di carattere pubblico.

LE FONTI DEL DIRITTO PENALE non differiscono da quelle della legge penale comune; quindi, nell’ordine, esse sono: la
Costituzione e le leggi costituzionali, le leggi ordinarie, i decreti legislativi, i decreti legge e i bandi militari.

 I caratteri generali sono:


o La specialità (art. 15 C.P.): se una materia è regolata da più leggi penali o da più disposizioni di una
medesima legge, le legge o la disposizione speciale deroga a quella generale.
o La complementarità (art. 16 CP - leggi penali speciali) prevede che le disposizioni del codice comune
si applicano anche alla materia penale militare, con il solo limite delle deroghe espressamente
previste dalla legge penale militare.
- La complementarità di Secondo Grado (art. 19 del codice penale militare di pace - materie
regolate da altre leggi penali militari) recita che “Le disposizioni di questo codice si
applicano anche alle materie regolate dalla legge penale militare di guerra e da altre leggi
penali militari, in quanto non sia da esse stabilito altrimenti”. Infatti il c.p.m.g. è
complementare al c.p.m.p. che, a sua volta è complementare al codice penale.
o L’art. 261 c.p.m.p. (Applicazione delle disposizioni del codice di procedura penale) dispone che le
disposizioni del codice di procedura penale si osservano anche per i procedimenti davanti ai tribunali
militari.

LA GIURISDIZIONE PENALE MILITARE

La giurisdizione consiste nel potere di giudicare in una determinata materia (es.: civile, penale, amministrativa)
oppure indica un complesso degli organi giudiziari (es.: giurisdizione ordinaria, militare, amministrativa, contabile).
Tale concetto non deve essere confuso con quello di competenza, ossia gli affari giudiziari che, in base ad una serie di
criteri, vengono ripartiti tra diversi organi cui è attribuita la medesima giurisdizione (es.: competenza per territorio, per
materia, per connessione).

L’ambito della giurisdizione degli organi giudiziari militari è fissato dall’art. 103, comma 3°, della Costituzione, dove si
stabilisce: “I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno
giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate”. Per cui in tempo di guerra il
Legislatore non ha limiti costituzionali alla possibilità di attribuire giurisdizione ai tribunali militari. In tempo di pace,
invece, il Legislatore costituente ha posto rigorosi limiti oggettivi e soggettivi:

- Il limite oggettivo: solo i reati militari sono soggetti alla giurisdizione dei tribunali militari. Il reato militare,
(art. 37 c.p.m.p.), consiste in qualunque violazione della legge penale militare; ciò comporta che nessun reato
previsto dalla legge penale comune può appartenere alla giurisdizione dei tribunali militari.
- Il limite soggettivo: riguarda le persone soggette alla giurisdizione dei tribunali militari, identificabili negli
appartenenti alle Forze Armate, sottoposte a tale giurisdizione soltanto quando commettano reati militari;

NB: L’art. 263 c.p.m.p. (Giurisdizione militare in relazione alle persone e ai reati militari) stabiliva che: “Appartiene ai
tribunali militari la cognizione dei reati militari commessi dalle persone alle quali è applicabile la legge penale
militare.” Questa disposizione, tuttavia, si poneva in contrasto con l’art. 103, comma 3°, della Costituzione, quindi:

- La sentenza n.78 del 1989 ha esteso la portata del limite soggettivo, dichiarando l’illegittimità costituzionale
degli artt. 263 c.p.m.p. nella parte in cui sottrae al tribunale per i minorenni la cognizione dei reati militari
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commessi dai minorenni appartenenti alle forze armate. Questo al fine di tutelare il minore
indipendentemente dal suo status (motivo per cui è stato istituito l’apposito tribunale);
- La sentenza n. 429 del 1992 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 263 c.p.m.p., nella parte in cui
assoggetta alla giurisdizione militare le persone alle quali è applicabile la legge penale militare. Infatti la
sentenza n. 556 del medesimo anno, restringe il campo degli appartenenti alle FF.AA., vale a dire i militari in
servizio attivo.

La nuova lettura dell’art. 263 c.p.m.p. stabilisce che “Appartiene ai tribunali militari la cognizione dei reati militari
commessi dai militari in servizio alle armi o considerati tali dalla legge al momento del commesso reato”.

La connessione di procedimenti è un istituto di carattere processuale secondo cui più reati per i quali sarebbero
competenti giudici diversi, vengono invece giudicati da un solo giudice. Nel caso in cui ricorra la connessione tra reati
comuni e reati militari, invece, essa può divenire criterio per l’attribuzione della giurisdizione. L’art. 13, comma 2°,
c.p.p. prevede, infatti, che la connessione operi soltanto quando il reato comune sia più grave di quello militare e che,
in tal caso, la giurisdizione sia attribuita al giudice ordinario anche per il reato militare. Nel caso, invece, in cui il reato
comune non sia più grave di quello militare, non operando la connessione, si procederà con separati procedimenti,
davanti all’autorità giudiziaria ordinaria e a quella giudiziaria militare.

ORDINAMENTO GIUDIZIARIO MILITARE DI PACE

PRIMA DELLA LEGGE N. 180/81:


- Esistevano 3 tipi di Tribunali: Tribunale militare territoriale, Tribunale militare di Bordo, Tribunale Supremo
Militare. Erano costituiti presso ogni Comando di Corpo d’Armata.
- Nella scelta dei Giudici (affidata ad una nomina del potere esecutivo) vi era la preferenza degli Ufficiali militari
piuttosto che dei magistrati militari (togati): 1 presidente (con grado di Gen. Brig. o grado corrispondente,
appartenente alla forza alla quale apparteneva il comando presso cui era istituito il Tribunale), 24 giudici (16
ufficiali superiori + 8 capitani), e uno o più giudici relatori (appartenenti alla magistratura militare);

LEGGE N. 180/81: tale legge prevede delle Modifiche all’Ordinamento Giudiziario Militare di Pace. Infatti:

- Il Tribunale Militare. Vengono soppressi i tribunali militari territoriali e di bordo e viene istituito il tribunale
militare, unico giudice di primo grado per la giurisdizione penale militare. Il tribunale militare giudica con
l’intervento di tre giudici:
 2 magistrati militari, di cui uno con funzioni di presidente;
 1 militare (dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri o della
guardia di finanza) di grado pari a quello dell’imputato e comunque non inferiore al grado di
ufficiale (senza limitazioni di grado), estratto a sorte tra gli ufficiali che prestano servizio
nella circoscrizione del tribunale militare, che dura in funzione per due mesi.
I Tribunali militari (con la legge 244/2007) sono 3, hanno sede nelle città di Roma, Verona, e Napoli; Prima erano 9.

- La Corte Militare d’Appello. La legge n° 180/81 ha introdotto il secondo grado di giudizio nell’ambito della
giurisdizione penale militare, istituendo la corte militare d’appello, che giudica sull’appello proposto avverso i
provvedimenti emessi dai tribunali militari. La Corte Militare d’Appello ha sede in Roma. La corte militare di
appello giudica con l’intervento di 5 giudici:
 3 magistrati militari, di cui uno con funzioni di presidente;
 2 militari (dell’Esercito, della Marina, della Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri o della
guardia di finanza) di grado pari a quello dell’imputato e, comunque, non inferiore a
tenente colonnello; questi ultimi estratti a sorte secondo le regole stabilite per i tribunali
militari.
Il giudizio d’appello, non disciplinato dal codice penale militare perché introdotto soltanto con la l. 180/81, è regolato
integralmente dalle norme del codice di procedura penale.

NB:
o Da notare la prevalenza dei magistrati togati, la presidenza affidata ad un togato, e la scelta dei
giudici militari estratti a sorte;
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o Lo stato giuridico, le garanzie d’indipendenza e l’avanzamento dei magistrati militari sono regolati
dalle disposizioni in vigore per i magistrati ordinari;
o Gli ufficiali estratti a sorte tra quelli che prestano servizio nel territorio sottoposto alla giurisdizione
dell'organo giudiziario, hanno un incarico che dura due mesi e svolgono un compito essenziale, vale a
dire “dare un qualificato contributo inerente alle peculiarità della vita militare” in modo che il
giudizio del tribunale militare possa tenere conto “di quei valori tipici dell'ordinamento militare.

- La Corte di Cassazione. La legge n° 180/81 istituendo la Corte militare d’appello, sopprime il Tribunale
supremo militare e stabilisce che contro i provvedimenti dei giudici militari è ammesso ricorso per cassazione,
secondo le norme del codice di procedura penale. Presso la Corte di Cassazione INFATTI è stato istituito un
ufficio autonomo del pubblico ministero, (Procura generale militare della Repubblica presso la Suprema Corte
di Cassazione), composto da magistrati militari, che realizza un utile raccordo tra la giurisdizione ordinaria (cui
appartengono i magistrati della Corte di Cassazione) e quella militare.

- Il Tribunale Militare di Sorveglianza. Sempre istituito con la l. 180/81, ha sede in Roma e giurisdizione su
tutto il territorio nazionale; il collegio è composto da 4 membri: due magistrati militari, tra cui il presidente, e
due esperti in psicologia, servizio sociale o pedagogia ecc. Il Tribunale militare di sorveglianza ha competenze
che riguardano, essenzialmente, le modalità esecutive della pena inflitta al condannato militare.

- Gli uffici del Pubblico Ministero. Oltre all’ufficio autonomo del Pubblico Ministero istituito presso la Corte
Suprema di Cassazione, la l.180/81 prevede che presso la Corte Militare d’Appello operi la rispettiva Procura
Generale Militare della Repubblica e che, presso i Tribunali militari, siano istituite le Procure Militari della
Repubblica. Nell’ambito di tali uffici, del tutto distinti ed autonomi rispetto agli organi giudicanti presso i quali
sono istituiti, operano il Procuratore Generale militare e i sostituti Procuratori Generali militari e, nelle
Procure Militari, il Procuratore militare e i sostituti procuratori militari.

- Il Consiglio della Magistratura Militare. La legge n. 561 del 1988 ha istituito l’organo di autogoverno della
magistratura militare. Il Consiglio della magistratura militare ha, rispetto ai magistrati militari, le medesime
prerogative che il Consiglio superiore della magistratura ha nei confronti dei magistrati ordinari (assunzioni,
assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari).
Il Consiglio della magistratura militare (C.M.M.) è composto da 7 membri:
o Il Presidente: corrisponde al primo presidente della Corte di Cassazione;
o il Procuratore Generale militare presso la Corte di Cassazione
o 4 magistrati militari eletti dai loro colleghi;
o un componente estraneo alla magistratura militare, scelto d’intesa tra i Presidenti delle due Camere
tra professori universitari e avvocati, che assume la funzione di vicepresidente.

PROCESSO PENALE MILITARE

Nei codici penali militari del 1941, il processo penale militare presentava caratteri derogatori. Basti pensare al Libro III°
del c.p.m.p. ispirato ai principi di speditezza (minori garanzie per l’imputato), esemplarità (rigorose norme in tema di
libertà personale) e specializzazione (riscontrabile nella prevalenza di giudici militare). Con il decorso del tempo si
perde questa autonomia; infatti basti pensare:

- Alle Modifiche dell’ordinamento giudiziario Militare di Pace (legge n.180/81);


- Alle dichiarazioni di incostituzionalità di diverse norme del c.p.m.p., tra cui l’art. 270 c.1 c.p.m.p. (il divieto di
costituzione di parte civile nel processo militare);
- All’entrata in vigore del Nuovo Codice di Procedura Penale (1989) di tipo accusatorio che abroga il Codice
Rocco del 1930 di tipo inquisitorio;

In relazione a questo il legislatore non ha dettato il raccordo tra il nuovo c.p.p. e le norme processuali militari
(che erano in armonia con il Codice Rocco); viene meno infatti il principio della complementarietà tra l’art.
261 c.p.m.p., (Salvo che la legge disponga diversamente, le disposizioni del codice di procedura penale si
osservano anche per i procedimenti davanti ai tribunali militari) e gli artt. 1 (La giurisdizione penale è
esercitata dai giudici previsti dalle leggi di ordinamento giudiziario secondo le norme di questo codice) e 207
del c.p.p. (Le disposizioni del codice si osservano nei procedimenti relativi a tutti i reati anche se previsti da
leggi speciali).
LUCA BONACCI

- La Corte Costituzionale, dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 308, c. 1, c.p.m.p., che rendeva
obbligatorio l’arresto in flagranza per qualsiasi reato militare. Prima di tale pronuncia l’art. 308 c.p.m.p. era
una norma in deroga alla disciplina processuale comune, ora invece si applicano gli artt. 380 e 381 c.p.p. nel
processo penale militare.

Organi di polizia giudiziaria militare


La norma processuale che attribuisce le funzioni di polizia giudiziaria militare (art. 301 c.p.m.p.) viene lasciato in vigore
dall’art. 57 del c.p.p. (le funzioni di polizia giudiziaria sono esercitate dai comandanti di corpo, di distaccamento o di
posto delle varie forze armate; dagli ufficiali e sottufficiali dei carabinieri
e dagli altri ufficiali di polizia giudiziaria indicati nell’articolo 57 del codice di procedura penale)
Le funzioni della polizia giudiziaria militare non differiscono da quelle dettate dall’art. 55 c.p.p. (La polizia giudiziaria
deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori,
ricercarne gli autori,, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire
per l’applicazione della legge penale. Svolge ogni indagine diretta o delegata dall’autorità giudiziaria). Ai comandanti
di corpo con grado non inferiore a ufficiale superiore, sono state attribuite anche funzioni di polizia giudiziaria per i
reati in tema di stupefacenti commessi in luoghi militari. Il Tribunale militare rappresenta l’unico organo di primo
grado competente nel processo penale militare; L’art. 210 delle disposizioni di attuazione del c.p.p. fa salve le
disposizioni di leggi o decreti speciali in tema di competenza per territorio o materia:
- Reati di assenza dal servizio: è competente il tribunale militare del luogo in cui ha sede il corpo o reparto al
quale l’imputato apparteneva o avrebbe dovuto presentarsi. In caso di arresto, consegna o volontaria
costituzione, la competenza appartiene al tribunale militare del luogo dell’arresto, della consegna o della
volontaria costituzione”.
- Reati commessi in corso di navigazione: la cognizione è ora attribuita al tribunale militare del luogo di stanza
della unità militare alla quale appartiene l’imputato.
- Reati commessi all’estero: è competente il Tribunale militare di Roma, inclusa la pirateria. In caso di arresto
in flagranza o fermo, il verbale va trasmesso all’A.G. entro le 48 h. Eventuali sequestri a mezzi entro 10 giorni
(da convalidare entro 20 giorni). Se interviene il perito, deve operare entro 15 giorni (prorogabili a 30) dal
sequestro. (vedi REATI MILITARI COMMESSI ALL’ESTERO)

Art. 20 C.P.M.P.: Tale articolo disciplina i casi in cui la Legge Penale Militare di Guerra si applica nello stato di Pace (nei
casi disciplinati dall’art. 5 all’art. 10 C.P.M.G.):

 Art. 9 del C.P.M.G.: Tale articolo disciplina le operazioni di pace delle FF.AA. all’estero (I
CORPI DI SPEDIZIONE ALL’ESTERO). Il Decreto Legge n. 421/2001 prevede l’esclusione del
Libro VI del C.P.M.G. riguardante La Procedura Militare Di Guerra, perché contrario ai
principi della Costituzione.

Art. 23 C.P.M.G.: Ultrattività: I reati commessi durante lo stato di guerra, e previsti dalla legge penale militare di
guerra, sono puniti dalla stessa anche se il procedimento inizia alla cessazione dello stato di guerra.

1. C.P. MILITARE DI PACE:


Libro I: Dei Reati Militari in Generale;
Libro II: Dei Reati Militari in Particolare;
Libro III: Della Procedura Penale Militare;
2. C.P. MILITARE DI GUERRA:
Libro I: Legge Penale Militare Di Guerra In Generale;
Libro II: Reati E Pene Militari In Generale;
Libro III: Reati Militari In Particolare;
Libro IV: Procedura Penale Militare Di Guerra;
LUCA BONACCI

I DESTINATARI DELLA LEGGE PENALE MILITARE:

L’art. 1 del C.P.M.P. indica le persone soggette alla Legge Penale Militare, ossia tutti i militari in servizio alle armi e
quelli considerati tali. Il secondo comma del predetto disciplina diversamente gli altri soggetti che non rientrano in
tale stato (Congedo, Congedo assoluto, appartenenti a corpi civili ed estranei alle FF.AA.) in quanto hanno una
soggezione parziale alla legge su indicata. Per militari si intendono tutti coloro appartenenti alle FF.AA.. In tempo di
guerra tuttavia la soggezione alla legge penale militare è estesa grandemente.

REATO MILITARE

REATO: è quel comportamento umano giudicato dal legislatore contrario ai fini dello Stato, per cui meritevole di pena.

REATO MILITARE: nasce per distinguerlo dal reato comune. L’art. 37 del C.P.M.P. lo definisce come la violazione della
legge penale militare. Ovviamente gli elementi che lo distinguono dal reato comune sono la Natura del Reato (deve
essere militare: tipo il favoreggiamento bellico), il soggetto attivo (militare), la pena (militare). Tutti i reati militari
sono delitti:

NB:

o Reato esclusivamente Militare: perché non previsto in tutto o in parte dalla Legge Penale Comune
(violata consegna);
o Reato non esclusivamente Militare: pur essendo previsto dalla legge penale comune, è presente
anche su codici penali militari o affini (truffa: le differenze tra i articoli presenti sui codici è minima).

ILLECITO MILITARE: è disciplinato dall’art.38 è riguarda tutte le violazioni della disciplina militare e dei doveri del
servizio previste da legge, e punite dalla stessa.

La differenza tra reato militare e illecito militare dipende soprattutto dalla sanzione, che dipende da specifici elementi
indicati al precetto.

REATO MILITARIZZATO:

- Prima della riforma del 1956 (che ha modificato l’art.264 del C.P.M.P) si trattava di tutti quei reati comuni
che ledevano gli interessi militari (es: reati comuni perseguibili d’ufficio e commessi da militari, reati ai danni
del servizio militare o dell’amministrazione ecc.).
- La legge 6/2002 modifica l’art.47 del C.P.M.G. reintroducendo il reato militarizzato in vista dell’operazione
ENDURING FREEDOM per il quale si applica il C.P.M.G.; La legge 219/2003 ha esteso la disciplina alle missioni
in Iraq.

ART. 39 C.P.M.P.: La legge penale militare non ammette ignoranza, per cui il Militare non può invocarla come scusa
inerente ai doveri che implicano il suo stato. Tale articolo è stato ritenuto parzialmente incostituzionale poiché non
tiene conto dell’ignoranza inevitabile, motivo per cui è stato integrato dalla sentenza 364/88 (prevista per l’art. 5 del
C.P) che garantisce un indagine sulla consapevolezza dell’agente.

REATI MILITARI COMMESSI ALL’ESTERO

I reati penali comuni commessi all’estero previsti dagli artt. 7,8,9 del C.P. – extraterritorialità - sono puniti secondo la
legge italiana (es: delitto contro la personalità dello Stato Italiano).

La legge penale militare, in materia di extraterritorialità, è disciplinata dagli artt. 17 e 18 C.P.M.P.:

- 17: Reati commessi in territorio estero di soggiorno, di occupazione o di transito; tale articolo si applica alle
persone che vi sono soggette (formazioni organiche o singoli militari) in territorio estero di soggiorno,
occupazione o di transito, purché vi sia l’autorizzazione dello stato ospitante e nei limiti delle convenzioni
internazionali;
- 18: Reati commessi in territorio estero; Al di fuori dei casi sopra citati, i soggetti possono essere puniti
secondo la legge penale militare su richiesta del Ministro competente (corsi di specializzazione, servizi isolati,
rappresentanze diplomatiche – l’Arma dei CC ne assicura la sicurezza -).

Missione militari all’estero: contingenti di appartenenti alle FF.AA. spediti in paesi stranieri al fine di garantire la pace.
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Fino al 2002 la disciplina penale militare era rimessa al C.P.M.P.

Dal 2002 al 2006, il legislatore, considerando le difficoltà difensive dei militari all’estero, è intervenuto con due leggi,
ossia la L.6/2002 e la L.15/2002 che modificano l’art.9 C.P.M.G. – Corpi di Spedizione all’estero: sono soggetti alla
legge penale militare di guerra, ancorché in tempo di pace, i corpi di spedizione all’estero per operazioni militari- e
integrano l’art. 47 C.P.M.G., prevedendo come reato militare qualsiasi violazione inerente allo stato di militare.

Dal 2006, con la L.247/2006, il legislatore ha ripristinato la situazione antecedente al 2002, prevedendo l’applicazione
del C.P.M.P.

CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE NEL DIRITTO PENALE MILITARE

Le cause di giustificazioni, o scriminanti, sono quei fatti che dovrebbero costituire reato, ma in considerazione di
determinate circostanze, sono giustificati. La legge penale comune prevede 6 cause di giustificazione (dall’art. 50 al 55
C.P.). Le uniche che trovano riscontro nella legge penale militare sono l’Uso legittimo delle Armi, La legittima Difesa
ed Eccesso Colposo (41,42,45 c.p.m.p.). Infatti il Consenso Dell’avente Diritto, L’esercizio Di Un Diritto o
Adempimento Di Un Dovere, e Lo Stato Di Necessità, nel diritto penale militare trovano applicazione incondizionata.
Infatti se non vi sono espresse deroghe da parte della legge penale militare, le scriminanti comuni si applicano in virtù
dell’art.16 CP (le disposizioni del C.P. si applicano anche su materie regolate da altre leggi penali, se non previsto
diversamente).

In ogni caso vi sono altre cause di giustificazioni previste dalla legge penale militare, vale a dire la Violenza e Casi
particolari di necessità militare (artt. 43 e 44 c.p.m.p.).

Le scriminanti militari riguardano solo reati militari, eccezion fatta per alcuni reati comuni per i quali si applicano gli
artt.41 e 44 c.p.m.p.

Cause di giustificazione previste dalla legge penale comune:

1. Consenso dell’avente diritto (art.50): non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, con il consenso della
persona che ne dispone.
2. Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere (art.51) imposto da una norma giuridica o da un ordine di
una pubblica autorità; Esclude la punibilità. In ambito militare era previsto l’art.40 c.p.m.p. (adempimento di
un dovere) poi abrogato. Per cui tale scriminante si applica in materia di penale militare ai sensi dell’art.16
C.P.. L’esercizio di un diritto invece non era contemplato nell’art.40 c.p.m.p. perché mal si adattava alla
condizione di un militare. Comunque rileva la legittimità dell’ordine, infatti l’obbedienza non è assoluta in
quanto vi è il dovere di disobbedire e avvisare il superiore qualora l’ordine sia contro lo Stato o
manifestatamente reato (l’ordine deve essere conforme alle norme in vigore). In ogni caso se l’ordine non
invade la sfera penale ma è comunque illegittimo (eccesso di potere) l’inferiore dovrà farlo presente al
superiore, ma comunque dovrà essere eseguito se confermato;
3. Stato di Necessità: l’art. 54 prevede che non è punibile chi ha commesso il fatto per esser stato costretto dalla
necessità di salvare se o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona (nella penale militare la
scriminante è suscettibile di una più limitata applicazione in situazioni come la guerra od operazioni militari).

Cause di giustificazione previste dalla legge penale militare:

1. Uso legittimo delle armi: art. 41 c.p.m.p. – non è punibile il militare che per adempiere al suo dovere di
servizio, fa uso o ordina di fare uso delle armi perché costretto dalla necessità di respingere una violenza o
vincere una resistenza. Tale norma riproduce l’art. 53 c.p., ed è una norma integrativa (anche perché l’art. 53
parla di pubblico ufficiale, e non tutti i militari sono pubblici ufficiali, motivo per cui qualora il soggetto agente
sia un militare si applica il 41 c.p.m.p., altrimenti il 53 c.p.);
2. Difesa Legittima: art. 42 c.p.m.p. – non è punibile chi commette un reato militare perché costretto dalla
necessità di respingere da o da altri una violenza attuale e ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionale
all’offesa. La differenza con l’art. 52 c.p. è che questo tutela qualsiasi diritto, mentre il 42 c.p.m.p. fa
riferimento solo ad una:
a. VIOLENZA: (art.43 c.p.m.p.): intesa come offesa con armi;
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b. ATTUALE E INGIUSTA: il termine ingiustizia non si discosta dalla disciplina comune, mentre il termine
attuale indica che la violenza debba essere imminente.
3. La Necessità Militare: ART. 44 c.p.m.p. – non è punito il militare che ha commesso reato perché costretto
dalla necessità di impedire ammutinamento, rivolta, saccheggio, devastazione e/o fatti che compromettono
la sicurezza del posto, nave o aeromobile. Non bisogna confonderla con l’art. 54 c.p. (lo stato di necessità)
che opera nei confronti del militare solo nel caso in cui difetti un diretto rapporto tra il dovere di esporsi al
pericolo e il bene sacrificato.
4. ECCESSO COLPOSO: tale articolo, in ambito penale comune (art. 55), opera nelle condizioni previste dalle
scriminanti comuni, qualora si travalicano i limiti di liceità per errore fortuito o incolpevole. In ambito penale
militare (art. 45 c.p.m.p.) ricalca la sopra citata (ovviamente sono diversi gli articoli cui fa riferimento), per cui
ha la medesima funzione sussidiaria della norma penale comune.

SISTEMA DELLE PENE NELLA LEGGE PENALE MILITARE

La pena è la conseguenza giuridica della violazione di un precetto penale. In ambito penale militare, il sistema delle
pene è misto (art. 22 c.p.m.p):

- Pene comuni: reclusione ed ergastolo (la legge penale indica i casi nei quali si applicano per i reati militari);
- Pene militari: Reclusione Militare:
 Ha natura temporanea (da 1 mese a 24 anni);
 Scopo e finalità: non allontana il militare dalla sua istituzione di appartenenza e lo rieduca;
 E’ prevista al posto della Reclusione comune solo se viene non intaccata la DEGRADAZIONE.
La sostituzione è operata dal Giudice Militare, dal PM d’ufficio, o su richiesta del
condannato.

Tuttavia la reclusione uguale o maggiore ad anni 5 comporta la degradazione, motivo per cui la
Reclusione Militare è prevista in quei casi in cui la pena sia inferiore ad anni 5.

- Pene accessorie: Si aggiungono alla pena principale nei casi previsti dalla legge e non sono applicabili in caso
di patteggiamento.
o La Degradazione: è una pena accessoria e perpetua, che priva il soggetto delle qualità di militare,
delle decorazioni, delle pensioni. Opera in seguito ad ergastolo, reclusione uguale o maggiore ai 5
anni, e abitualità, professionalità o tendenza a delinquere;
 La degradazione è prevista per i militari in Servizio Permanente anche se dalla loro
condanna deriva l’interdizione dai pubblici Uffici, altrimenti è prevista la sostituzione della
reclusione in reclusione militare;
 La degradazione è prevista per i militari in Servizio Temporaneo anche se dalla loro
condanna deriva l’interdizione dai pubblici Uffici, altrimenti la pena verrà posticipata al
termine del servizio temporaneo.
o La rimozione dal grado: ha natura perpetua, priva il condannato dal grado facendolo discendere alla
condizione di militare semplice. Si applica qualora la durata della reclusione militare sia superiore a 3
anni.
o Sospensione dall’impego (per gli ufficiali) e Sospensione dal grado (per altri militari): pene applicati
durante l’espiazione della reclusione militare;
o Pubblicazione della sentenza di condanna: avviene mediante affissione nel comune dov’è stata
pronunciata la sentenza, o commesso il reato, o dove ha sede il corpo di appartenenza del militare, o
dove il giudice disponga.
- MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE:
o Affidamento in prova: per i condannati a periodo non superiore a 3 anni, al fine di reinserirlo nella
società; Può essere revocato.
o Detenzione domiciliare: per i condannati a periodo non superiore a 4 anni, quando trattasi di
persona in condizione di salute grave, donna incinta o mamma/padre di bimbi di anni 10,
ultra70enne,
LUCA BONACCI

o Permessi Premio: per casi di imminente pericolo di vita dei familiari del condannato, o per regolare
condotta.

POLIZIA GIUDIZIA MILITARE

Ai sensi dell’art.301 c.p.m.p. gli organi che svolgono attività di P.G. militare sono nell’ordine Comandanti di corpo, di
distaccamento o di posto delle varie FF.AA., gli Ufficiali e i Sottoufficiali CC e gli altri Ufficiali di P.G. indicati dal c.p.p.
(Polizia, GdF, Penitenziaria e Sindaco). L’ordine di preferenza è tassativo, in quanto il legislatore con il termine
“nell’ordine” vuole rispettare la gerarchia militare ed evitare che l’attività di P.G. possa confliggere con i meccanismi
militari, e sminuire quindi il prestigio dei Comandanti di corpo, distaccamento o di posto con l’intromissione di altro
tipo di investigatore. Ovviamente questo vale per i reati militare verificatisi in ambienti militari.

La P.G. militare dipende funzionalmente dall’A.G. militare (Procuratore generale militare della Rep e Procuratore
militare della Rep). Gli atti di P.G. militare sono i medesimi di quelli previsti dal c.p.p., eccezion fatta per alcuni casi:

- Arresto in flagranza: vi è l’obbligo del rispetto delle norme sull’accesso dei luoghi militari;
- Arresto fuori dai casi di flagranza: l’A.G. ordinaria lo comunica all’A.G. militare competente che deve mettere
a disposizione il soggetto interessato;
- Ispezioni e Perquisizione: l’P.G. procede in presenza del C.te del luogo militare o Ufficiale da lui delegato.

CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA’ PER I REATI MILITARI

I reati possono essere perseguibili d’ufficio (per l’esercizio dell’azione penale non occorrono particolari presupposti
giuridici) e reati non perseguibili d’ufficio, salvo la presenza di una determinata condizione di procedibilità, ossia:

- La richiesta del Ministro da cui dipende il militare (se più militari, dal Ministro da cui dipende il milite più
elevato in grado).
- La richiesta di procedimento del comandante di corpo da cui dipende il militare (se più militari, dal
Comandante da cui dipende il milite più elevato in grado), per i reati con pena di reclusione militare non
superiore nel massimo a 6 mesi. La richiesta non può più essere proposta decorso 1 mese dal giorno in cui si
apprende la notizia del reato.
Comunque spetta al comandante di corpo valutare la scelta di procedere mediante procedimento disciplinare
o risolvere la questione in ambito militare.
In ogni caso la richiesta una volta proposta è irrevocabile (non può essere rimessa) e irrinunciabile. La
richiesta va redatta in duplice copia, una per l’A.G. militare (ufficio del PM competente) e una per il C.te di
Corpo evidenziando la data in cui quest’ultimo ne sia venuto a conoscenza.

Non esistono reati militari perseguibili a querela o istanza della persona offesa.

REATI CONTRO LA FEDELTA’ E LA DIFESA MILITARE: sono divisi in due distinti capi (reati di tradimento, e i reati di
spionaggio e rivelazione dei segreti militari). Essi ricalcano i reati comuni contro la personalità dello stato (basti
pensare all’Alto Tradimento). Vi sono infine una serie di disposizioni che riguardano i due distinti capi:

- Agevolazione colposa: colui che agevola la commissione di un reato principale (il reato ha natura accessoria);
- Omesso rapporto ai superiori per l’appresa notizia di reati con pene non inferiori nel massimo a 5 anni.

Reati di tradimento: con tradimento si fa riferimento alla mancanza di fedeltà, e le condotte riguardano attentati
e violenze (integrità, indipendenza e unità dello Stato). Altri esempi sono il reato di intelligenze con lo straniero e
offerta di servizi, o Soppressione, distruzione, falsificazione di atti documenti inerenti la forza, la preparazione e la
difesa militare dello Stato (quest’ultima è inserita in questo capo in quanto si vuole tutelare la documentazione in
se);

Reati di Spionaggio militare e di rivelazione di segreti militari: riguardano reati inerenti con le notizie concernenti
la forza, la preparazione o la difesa militare (esse siano segrete o riservate). Lo scopo di spionaggio consiste nel
dolo specifico di portare a conoscenza di uno stato estero e di agire nell’interesse dello stato estero (rivelazione di
segreti militare a scopo di spionaggio ecc.).
LUCA BONACCI

REATI CONTRO IL SERVIZIO MILITARE: inteso come prestazione collettiva (cui sono tenute le FF.AA.) o individuale
(distinta a sua volta in attività nel suo complesso – reati di assenza dal servizio – o “servizio nel servizio” – reati di
abbandono di posto o violazione di consegna);

REATI DI VIOLAZIONE DEI DOVERI INERENTI AL COMANDO: sono reati che richiedono la condizione di procedibilità, e
tutelano il servizio dal potere del comando. Esempi:

- Atti ostili del comandante contro uno stato estero;


- Abbandono o cessione di comando;
- Usurpazione di comando;

REATI DI ABBANDONO DI POSTO E VIOLATA CONSEGNA: per CONSEGNA si intende una prescrizione generale o
particolare, permanente o temporanea, scritta o verbale, impartita per un determinato servizio. Per POSTO possiamo
indicare posto di servizio (il luogo in cui il militare rimane per l’adempimento di un servizio regolato da consegna),
sentinella (militare in servizio isolato) e vedetta (militare che ha il compito di osservare e riferire), guardia (gruppo di
militari destinato al servizio armato di custodia). Tali servizi sono considerati di particolare importanza e il legislatore li
tutela attraverso i suddetti reati, che possono essere aggravati dall’evento. Sono previste pene più gravi se commessi
da soggetti investiti di particolari responsabilità in occasione del servizio (es: Abbandono di posto, violata consegna da
parte di militare di guardia o di servizio, omessa presentazione al servizio ecc.).

REATI DI VIOLAZIONE DI DOVERI INERENTI A SPECIALI SERVIZI: includono reati eterogenei, tra cui i reati di violazione
della corrispondenza militare (dall’art.128 al 131) volti a garantire la sicurezza e segretezza della corrispondenza. Vi è
anche l’inosservanza di istruzioni ricevute (reato proprio che richiede la qualifica dell’ufficiale, determina la pena
accessoria della rimozione, ed è previsto anche a titolo colposo).

REATI DI VIOLAZIONE DI SPECIALI DOVERI MILITARI: Manifestazione di codardia, e omesso impedimento di reati
militari.

REATI DI UBRIACHEZZA IN SERVIZIO: norma che tutela l’efficienza del servizio svolto dal militare, che se colto in stato
di ubriachezza, è punito con la reclusione militare fino a 6 mesi.

REATI CONTRO I MILITARI IN SERVIZIO: sono reati che offendono il militare di servizio, ma anche da estranei alle
FF.AA. (forzata consegna: consiste in un comportamento contrastante la consegna, ossia introdursi in luogo militare
nonostante il divieto del militare di guardia; Resistenza a sentinella, vedetta o scolta: i militari devono ottemperare alle
imposizioni fatte dai predetti nell’esecuzione di una consegna; Resistenza alla forza armata: tutelano le FF.AA. nello
svolgimento dei loro doveri; Minaccia ingiuria e violenza: tutelano il militare di servizio; ecc.).

REATI DI ASSENZA DAL SERVIZIO DELLE ARMI: L’assenza può essere propria (presuppone la presenza in servizio del
militare che si allontana senza esserne autorizzato) o impropria (l’assenza è legittima – licenza- ma si sostanzia con la
mancata ripresentazione). Il giusto motivo dell’assenza deve riguardare un impedimento umanamente apprezzabile
(sindrome influenzale, familiare morente ecc.). La durata dell’assenza è rilevante per i reati di:

o Mancanza alla chiamata alle armi: il militare che senza giusto motivo non si presenta nei 5 gg
successivi;
o Diserzione: il militare in servizio alle armi si allontana e rimane assente nei 5 gg successivi senza
giusto motivo, o legittimamente allontanano non si ripresenta nei 5 gg successivi;
o Allontanamento illecito: riproduce la diserzione ma il termine è 1 giorno.

REATI DI MUTILAZIONE E SIMULAZIONE D’INFERMITA’: Procurata infermità (è punito il militare che per sottrarsi
all’obbligo del servizio militare temporaneo, permanente, o all’adempimento di uno dei suoi doveri, si mutila o si
procura infermità), Simulazione d’infermità (è punito il militare che simula infermità per sottrarsi all’obbligo del
servizio militare o un servizio inerente al suo stato).

REATI CONTRO I BENI DI USO MILITARE: tutelano i beni destinati al servizio militare e non implicano l’appartenenza
all’amministrazione militare. Tra questi vi è la tutela delle opere militari (strade, stabilimenti –beni immobili-, o navi,
aerei, convogli –beni mobili-), e soprattutto degli effetti militari (vestiario, equipaggiamento, armamento e tutto ciò
fornito dall’amministrazione per l’adempimento del servizio militare) rispettivamente dal danneggiamento e
LUCA BONACCI

deterioramento o distruzione e alienazione (rientra in tale categoria l’uccisione o deterioramento di animale destinato
al servizio delle FF.AA.).

REATI CONTRO LA DISCIPLINA MILITARE: Tali norme tutelano l’istituzione militare, e l’argomento è regolamentato
anche dal COM e TUROM. Tra i reati si ricorda la Disobbedienza (militare che rifiuta, omette, ritarda di obbedire ad un
ordine –orale, per iscritto o tramite terzi- che attiene il servizio o la disciplina), la Rivolta (4 o più militari riuniti insieme
rifiutano, omettono o ritardano di obbedire ad un ordine mentre sono in servizio armato, di deporre le armi
arbitrariamente prese in precedenza, o di disperdersi o rientrare nell’ordine dopo essersi abbandonati ad eccessi o atti
violenti), l‘Ammutinamento (riguarda tutti i casi al di fuori della rivolta), l’Omesso rapporto.

REATI DI SEDIZIONE: Cospirazione per compromettere la sicurezza del posto o l’autorità del C.te (posto in essere da
almeno 2 militari), attività sediziosa (militare che suscita il malcontento in altri militari per la prestazione del servizio e
l’adempimento dei doveri), manifestazioni e grida sediziose (funzione sussidiaria del reato precedente).

REATI DI INSUBORDINAZIONE E ABUSO DI AUTORITA’: Tali norme tutelano il rapporto gerarchico in senso
ascendente e discendente, dalla violenza (Insubordinazione con violenza, violenza contro un inferiore) e dalla minaccia
o ingiuria (Insubordinazione con minaccia o ingiuria, minaccia o ingiuria contro un inferiore: la minaccia può essere
effettuata con espressioni verbali o gesti; l’ingiuria consiste nell’offesa al prestigio, onore e dignità).
Tali norme non si applicano se i fatti sono commessi fuori dalla presenza di militari riuniti o per cause estranee al
servizio.

REATI DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE: Istigazione a commettere reati militari (se l’istigazione è accolta si realizza
anche il concorso dell’istigatore nel reato istigato).

REATI CONTRO LA P.A.: Peculato militare (è punito il militare che per ragione del suo ufficio o funzioni amministrative
garantisce a se o altri un ingiusto profitto).

REATI DI FALSO: Falso in fogli di licenza, e simili, Usurpazioni di decorazioni o distintivi militari (es: il padre di Mimmo
durante il giuramento del figlio ha indossato sulla propria giacca decorazioni militari e segni distintivi riguardanti
missioni mai fatte).

REATI CONTRO LA PERSONA: Percosse (il militare che percuote un altro militare procurandogli sensazioni dolorose
(schiaffo), Lesione Personale (evento più grave del precedente da cui deriva malattia nel corpo e nella mente, che se
inferiore a 10 giorni è prevista la reclusione militare fino a 6 mesi, altrimenti con le circostanze aggravanti entra in
gioco il codice penale comune), Ingiuria (espressioni che offendono l’onore e il decoro; essa non è punibile se deriva
dalla provocazione o è caratterizzata dalla ritorsione), Diffamazione (è punito con la reclusione militare fino a 6 mesi il
militare che comunicando con più persone offende la reputazione di un altro militare. Se attribuisce un fatto
determinato o è effettuata mediante stampa, la reclusione è fino a 3 anni. Se l’offesa è contro il corpo militare le pene
sono aumentate. Non è punibile se questo deriva da provocazione), Minaccia (con espressioni verbali e gestuali. La
pistola puntata alla testa prevede la reclusione militare fino ad 1 anno ed è perseguibile d’ufficio).

REATI CONTRO IL PATRIMONIO: ricalcano gli analoghi reati comuni e sono caratterizzati dalla qualità militare del
soggetto attivo e dell’interesse leso. Il fatto deve essere commesso in luogo militare. Furto militare (il militare, in luogo
militare, sottrae ad altro militare, a danno dell’amministrazione militare) Truffa (riguarda il militare che mediante
artifici e raggiri induce taluno in errore e procura a se o altri un ingiusto profitto con danno di altro militare – la
differenza con il peculato è che non è ha la diretta disponibilità), Appropriazione indebita (differenza con il furto è il
possesso al momento del fatto), Appropriazione di cose smarrite (trovate in luogo militare e non consegnate al
superiore entro 24 h, altrimenti è reato comune) o per errore/caso fortuito, e Ricettazione (il militare che acquisti,
riceva od occulti denaro o cose provenienti da altro reato militare al fine di procurare a se o altri un ingiusto
guadagno).

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