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Gli elementi della “Rivoluzione copernicana” di Kant con particolare riferimento alla

sua critica alla metafisica. Punti di sintesi rispetto ai filosofi precedenti e punti deboli

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Sommario
Introduzione
1. Cenni biografici
2. La “rivoluzione copernicana” di Kant e la critica alla metafisica
3. Legame tra Kant e alcuni filosofi precedenti
4. Punti deboli della filosofia kantiana
Conclusione
Bibliografia

Introduzione
Molte tematiche proprie della filosofia moderna sono state oggetto di discussione per
secoli e hanno avuto un notevole influsso sulla vita della società fino ai nostri giorni. In
questo lavoro, si cercherà di illustrare gli elementi della cosiddetta “rivoluzione copernicana”
operata dal filosofo Immanuel Kant facendo riferimento alla sua critica della metafisica e
mostrandone i punti di sintesi rispetto ai filosofi precedenti e i punti deboli. Prima di
procedere alla trattazione del tema, è utile tracciare un profilo biografico, sia pur succinto, di
Immanuel Kant, per contestualizzare il periodo in cui è vissuto e in tal modo comprendere
meglio la sua posizione.

1. Cenni biografici
Nato nel 1724 a Koenigsberg in Prussia occidentale, l’attuale Polonia, Immanuel Kant
fu il quarto di undici figli e ricevette una formazione religiosa nel pietismo, una delle varie
diramazioni della religione protestante che «predicava la rigenerazione interiore, da ottenere
mediante una rigorosa disciplina morale e la meditazione personale della Scrittura» 1.
L’educazione familiare particolarmente moralista sarà il germe seminato dai genitori che
sboccerà in un’etica profondamente segnata dal senso del dovere, inteso come “dovere per il
dovere”. Le origini familiari, scozzesi da parte di padre e tedesche da parte di madre,
influirono sulla formazione del suo pensiero: il legame dell’uso dell’intelletto all’esperienza
risente dell’empirismo inglese, mentre al razionalismo tedesco si deve l’esaltazione delle
forme a priori del sapere2. Nel 1740 si si iscrisse alla Facoltà di Teologia Dogmatica a
Koenigsberg ma nutrì una preferenza per gli studi di filosofia e soprattutto per la matematica e
1
Cf. C. OTTAVIANO, Manuale di Storia della Filosofia, Voll II, La Nuova Cultura Editrice, Napoli 1972, p.
887. (NB VEDERE SE è GIUSTA LA CITAZIONE, OSSIA SE SI TROVA NEL VOL II)
2
Cf. ivi, p. 888.

2
la fisica di Newton. Furono particolarmente significativi per lo sviluppo del suo pensiero la
lettura delle opere di Newton, in particolare quelle sulle leggi gravitazionali, e delle opere di
Hume: queste ultime, in particolare, furono determinanti nel suo passaggio dalla fase
dogmatica a quella critica. Divenuto professore universitario, insegnò svariate discipline:
fisica, matematica, antropologia, diritto naturale, pedagogia; solo all’età di 46 anni divenne
professore ordinario di Logica e Metafisica e per tutta la sua vita adempì i suoi doveri
accademici. Kant fu colpito dall’arteriosclerosi senile che prematuramente gli impedì di
insegnare e lo condusse alla morte nel 1804. La sua cospicua produzione filosofica può essere
suddivisa in due periodi: il periodo precritico (1747-1770) e il periodo critico (1771-1800).
Kant è in toto un filosofo illuminista, fortissimo sostenitore di Newton e della meccanica
newtoniana. Mentre nel primo periodo il suo interesse è focalizzato su questioni scientifiche,
tra cui il problema dell’origine dell’universo, nel secondo periodo continua a riflettere sulla
sua adesione a Newton maturando però una nuova riflessione filosofica con la lettura di
Hume, il quale, a suo dire, lo avrebbe risvegliato dal sonno dogmatico. Tra le sue opere più
importanti ricordiamo: la Critica della Ragion pura (1793), la Critica della Ragion pratica
(1787), la Critica del giudizio (1790), La religione nei limiti della pura ragione (1793), La
metafisica dei costumi (1797)3.

2. La “rivoluzione copernicana” di Kant e la critica alla metafisica


Kant definì la sua riflessione come una “Rivoluzione copernicana” nel campo della
filosofia, simile alla rivoluzione operata da Copernico nel campo dell’astronomia. Come la
teoria copernicana cambiò la concezione dell’universo, la teoria kantiana elabora una teoria
della conoscenza che capovolge le teorie fino ad allora comunemente ritenute. I
capovolgimenti di Kant possono essere sintetizzati in due punti chiave:
1) Kant ha costruito la sua filosofia critica prendendo in esame i limiti della ragione
umana, a cosa possa accedere e quali enti siano ad essa inaccessibili. La ragione può
accedere solo a tutto ciò che cade sotto i sensi (corrente empiristica) e non può sapere
nulla che vada al di là dell’esperienza sensibile: possiamo conoscere solo ciò che è
oggetto di sensazione. Ma è altrettanto vero che ci sono forme a priori proprie della
mente (corrente razionalistica), che non si ricavano dai sensi e costituiscono
l’elemento universale in cui il contenuto oggettivo si inquadra 4. Non è più l’uomo a
3
Cf. S. D’IPPOLITO, Elementi di filosofia moderna alle radici della cultura contemporanea, EDUSC, Roma
2019, p. 183.
4
Cf. C. OTTAVIANO, Manuale di Storia della Filosofia, cit., p. 928.

3
doversi adattare alla natura ma al contrario è la natura a doversi adattare all’uomo:
«non è la ragione che ruota intorno alla realtà cercando di riprodurla [...], ma è la
realtà che ruota attorno alla ragione»5. Lo spazio e il tempo sono considerate realtà
universali che precedono tutte le esperienze, valide per qualsiasi fenomeno, e non
provengono dall’oggetto ma sono propri del soggetto. Infatti, mentre prima di Kant i
filosofi consideravano lo spazio e il tempo come contenitori delle cose e quindi come
oggettivi, con Kant diventano forme soggettive con le quali possiamo pensare o
immaginare qualsiasi fenomeno6. Ci sono altri elementi soggettivi a priori necessari
ed universali con le quali pensiamo le cose e sono le categorie: quantità, qualità,
relazione e modalità. Il sostrato di ogni fenomeno e la sua causa vengono riportati
all’idea di Mondo, Io e Dio, chiamati anche noumeno, la cui essenza è inaccessibile
(della loro natura profonda non si può dire nulla); sappiamo che ci sono ma non
sappiamo cosa siano. Noi possiamo conoscere il mondo non come sia in sé ma come
ci appare e pertanto possiamo conoscere il fenomeno. Dunque, possiamo dire che la
conoscenza è possibile quando c’è il concorso del contenuto particolare oggettivo (le
impressioni sensibili) e della forma universale soggettiva, e che per Kant «il
“conoscere è giudicare”, cioè inquadrare nella forma soggettiva unitaria il contenuto
oggettivo molteplice»7.
2) Tutti gli sforzi dei filosofi precedenti erano stati spesi nella dimostrazione e nella
conoscenza degli enti sovrasensibili mentre Kant indirizzò la sua speculazione verso la
dimostrazione dell’impossibilità di uscire dalla conoscenza dei sensi. Fu anche il
primo filosofo a fondare la metafisica sulla morale. La legge morale ha il compito di
regolare l’uso della ragione e si serve del concetto di buona volontà, ossia compie il
dovere per il dovere, prende le decisioni, si determina ad agire per rispetto della legge
morale. La legge morale non è più fondata su Dio ma sulla ragione pura a priori.
«La nostra mente non può conoscere se non gli enti che cadono sotto i sensi» 8, quindi,
dell’esistenza profonda di Dio, dell’Anima e del Mondo non si può dire niente. Si conosce
l’esistenza della realtà ma non si può conoscere la natura profonda di essa. La metafisica è
immanente alla ragione umana e non può avere la caratteristica di scienza; è la ragione che è
chiamata a decidere e a prendere decisioni.

5
S. D’IPPOLITO, Elementi di filosofia moderna alle radici della cultura contemporanea, cit., p. 183.
6
Cf. C. OTTAVIANO, Manuale di Storia della Filosofia, cit., pp. 929-930.
7
Ivi, p. 935.
8
Ibidem.

4
Lo scopo speculativo di Kant è stato quello di dimostrare l’impossibilità della
metafisica e pertanto la necessità della mente umana di restare ancorata all’esperienza
sensibile. Per questo motivo tutti i filosofi prima di Kant che si sono imbattuti nella
dimostrazione dell’esistenza di Dio hanno commesso degli errori: paralogismi, scambiare
l’idea con la cosa stessa e antinomie con cui è possibile sostenere tesi diverse con argomenti
di uguale valore, in forza dei quali possono essere entrambe dimostrate. Così, alle tre prove
della dimostrazione dell’esistenza di Dio della filosofia precedente (ontologica, cosmologica e
fisico-teologica) Kant controbatte contestando alla prima il salto dall’ordine logico a quello
reale; cerca di ridurre la seconda prova, quella cosmologica, a quella ontologica, e alla terza
oppone una vecchia critica secondo cui si arriverebbe all’Architetto e non al Creatore.
Per Kant, dunque, i modi di conoscere a priori del soggetto sono la sensibilità e
l’intelletto. Queste strutture, dunque, sono in quanto tali, a priori, perché sono proprie del
soggetto e non dell’oggetto; ma sono strutture fatte in modo che rappresentano le condizioni
senza le quali non è possibile alcuna esperienza di alcun oggetto. Il trascendentale è, dunque,
la condizione della conoscibilità degli oggetti (ovvero, la condizione dell’intuibilità e della
pensabilità degli oggetti). Per la metafisica classica “trascendentali” erano le condizioni
dell’essere in quanto tale, ossia quelle condizioni togliendo le quali si toglie l’oggetto stesso;
ma, dopo la rivoluzione kantiana, non è possibile parlare di condizioni dell’oggetto in sé,
bensì solo di condizioni dell’oggetto in relazione al soggetto; pertanto, il trascendentale si
sposta dall’oggetto al soggetto.

3. Legame tra Kant e alcuni filosofi precedenti

Gli ideali della filosofia di Kant hanno avuto uno stretto legame con l’empirismo
inglese e con il razionalismo tedesco per cui ogni conoscenza della realtà è chiusa nel
soggetto. Le affermazioni di Kant circa la presunta impossibilità di conoscere la realtà
oggettiva e la conseguente negazione della metafisica, trova le sue radici in alcuni filosofi a
lui precedenti. Nell’antichità, Eraclito, già all’opposto di ogni principio metafisico, trova nel
divenire il principio di tutto. Il pensiero moderno subisce una grande svolta poiché la
metafisica perde il suo significato e il suo valore. Filosofi moderni che ebbero un influsso su
Kant furono Guglielmo di Ockham, Cartesio e Hume. La negazione dell’universale porta

5
Ockham a negare l’Essere stesso; egli sostiene che non esisterebbero nemmeno leggi
universali né nel campo etico né in quello logico.
Con Cartesio, padre del razionalismo, si ha una grande svolta poiché egli pone come
fondamento della conoscenza il pensiero. La verità non ha più un carattere oggettivo ma si
basa su caratteristiche interne al soggetto. Pertanto, il raggiungimento della verità non è più,
come ritenuto nella filosofia Scolastica, adeguazione dell’intelletto alla realtà, conformazione
della mente alla realtà oggettiva, ma adeguazione dell’intelletto all’intelletto. Il razionalismo
di Cartesio e l’empirismo di Locke e Hume hanno in comune la perdita dell’essere oggettivo 9
e la conseguenza è la negazione del fine ultimo, Dio, perché non esiste nulla all’infuori del
pensiero. Pertanto, si nega la metafisica «come scienza della dimensione fondamentale
dell’essere»10.
Ma sarà lo scetticismo di Hume a risvegliare Kant dal suo “sonno dogmatico”. A
differenza di Hume, tuttavia, Kant si proporrà di dare un fondamento metafisico al sistema
newtoniano che tanto affascinava il filosofo tedesco. Kant, infatti, credeva di poter dare alla
dottrina newtoniana un carattere di necessità e di universalità con la sua teoria delle forme a
priori universali e necessarie della mente11. Hume definiva la sua dottrina “scetticismo
moderato”: noi possiamo constatare solo la successione costante di eventi, la loro
connessione, che è scambiata per rapporto di causa-effetto; questo fa perdere l’assoluta
certezza delle leggi universali della fisica, che acquistano il valore di eventi prevedibili o
possibili12: «nulla di universale e di necessario può ricavarsi dall’esperienza oggettiva ripetuta
sia pure indefinite volte»13. Il fatto che un evento si verifichi indefinite volte sempre allo
stesso modo indica che le cose stanno così ma non che debbano necessariamente essere così.
Queste considerazioni furono inizialmente accettate da Kant, fino a quando si rese conto che
nonostante fosse vero che dall’esperienza non sia possibile ricavare una legge universale, ciò
avviene perché, affinché una singola esperienza sia possibile, è necessario «presupporre degli
elementi che non possono assolutamente mancare»14: spazio e tempo.
Hume era un filosofo con una forte tendenza allo scetticismo; egli metteva in dubbio la
validità oggettiva della nostra conoscenza, la quale deriva solo dall’esperienza e non ha
validità necessaria ma ci restituisce solo una validità probabile. Per questo motivo tutto è

9
Cf. S. D’IPPOLITO, Elementi di filosofia moderna alle radici della cultura contemporanea, cit., p. 71.
10
Ivi, p. 72.
11
Cf. C. OTTAVIANO, Manuale di Storia della Filosofia, cit., p. 891.
12
Cf. Ivi, 728.
13
Ivi, 928.
14
Ivi, 929.

6
sempre rivedibile. La reazione di Kant sarà diversa, poiché diede ragione a Hume nel
sostenere che tutto si basa sulla nostra esperienza, ma si rese conto che è necessario fare
riferimento ad una verità necessaria, a cui corrispondono le leggi di Newton.

4. Punti deboli della filosofia kantiana


Nonostante la solidità dell’architettura del pensiero kantiano, per molti versi davvero
rivoluzionario, a speculazioni di notevole profondità fanno da contrappeso alcuni punti
deboli.
Nelle affermazioni riportate sopra, infatti, si può notare come Kant ritenga che la nostra
mente raccolga tutte le informazioni sensibili ricevute dall’esterno nelle forme pure a priori
che sono innate nella mente di tutti gli enti ragionevoli. Allo stesso modo, questo ci rende
incapaci di conoscere a fondo le verità metafisiche, ossia l’anima, Dio e la sostanza del
mondo. Ma la ragione cerca di andare al di là dell’esperienza possibile perché è un naturale
bisogno dello spirito; così facendo, però, va incontro ad errori necessari e involontari 15.
Pertanto, negando la conoscenza dell’essenza della realtà degli enti, Kant sembra ridurre al
nulla la realtà, poiché essa sarebbe soltanto un insieme di conoscenze puramente soggettive.
La rivoluzione copernicana kantiana, in ultima analisi, non riesce a dimostrare come la
scienza sia possibile grazie alle categorie innate nella mente e non sia il reale a permettere alla
ragione di conoscere per astrazione le leggi che la ordinano.
Per quanto riguarda la morale, possiamo considerare un primo periodo della
speculazione kantiana, in cui la libertà è solo quella morale che si sottomette in nome della
sua stessa libertà ai doveri imposti da questa: l’individuo è autenticamente libero quando si
impone delle regole, e queste regole devono avere un valore coercitivo sulla libertà.
Nell’ultimo periodo della sua vita, Kant sembrerebbe aver capito che una morale deontologica
assoluta è impossibile. Egli stesso, nelle sue lezioni di antropologia, sostiene che l’uomo
segue il proprio carattere, si propone dei principi e si sottomette ad essi anche se non sono
buoni; in ultimo, determina il suo comportamento in conformità a questi principi. L’uomo non
può non avere un fine, uno scopo; non può agire soltanto perché è un dovere farlo. La morale
kantiana presenta una contraddizione interna: oltre al fatto che non è possibile una
deontologia assoluta, l’uomo agisce sempre per un fine e non può essere spinto ad agire
esclusivamente secondo il dovere e per il dovere. In Kant manca un certo equilibrio nella

15
Cf. S. D’IPPOLITO, Elementi di filosofia moderna alle radici della cultura contemporanea, cit., p. 188.

7
valutazione delle azioni umane e soprattutto la persuasione che l’essere umano è libero ma
non è solo libertà, poiché questa non consiste in quello che si può fare ma consiste nel
presupposto, ossia nella libertà interiore.

Conclusione
A conclusione di quanto abbiamo detto mi sembra che le riflessioni filosofiche di Kant,
valutate nel loro complesso e nel complesso della storia della filosofia, abbiano dato un
grande contributo alla filosofia moderna e contemporanea. Kant è un pensatore che si
inserisce appieno nell’ideologia illuminista con la negazione della metafisica e la limitazione
della conoscenza al mondo dei sensi, volendo salvaguardare la scienza newtoniana
compromessa dalle obiezioni scettiche di Hume. Kant, inoltre, rappresenta il pensiero del
romanticismo con la sua esaltazione della legge morale, innata nell’uomo, che conferisce
all’uomo una elevata.
Pertanto, Kant è figlio del suo tempo, l’Illuminismo, un movimento che rifiuta il
soprannaturale e mette al centro delle proprie riflessioni l’uomo; la ragione è considerata
come la facoltà preposta alla conoscenza, la ragione illumina l’uomo, e viene esclusa ogni
apertura ad una realtà oggettiva trascendente.

Bibliografia

Studi
D’IPPOLITO S., Elementi di filosofia moderna alle radici della cultura
contemporanea, EDUSC, Roma 2019
OTTAVIANO C., Manuale di Storia della Filosofia, Vol. II, La Nuova Cultura
Editrice, Napoli 1972

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