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LA GAMMA DINAMICA

L’impiego del corno che i grandi compositori hanno fatto nei secoli scorsi lo ha portato a svolgere
un ruolo particolare all’interno dell’orchestra. La molteplice natura tonale dello strumento lo rende
infatti adatto ad amalgamare il suono dei legni, con i quali condivide le dinamiche più moderate,
oppure ad esaltare le eccitanti sonorità degli ottoni.
Nel 900 poi, con il definitivo imporsi del corno a macchina, il divario tecnico che lo separava da
flauti, oboi, clarinetti e fagotti è stato in gran parte colmato, tanto da spingere i compositori a
scrivere parti di difficoltà quasi analoga a quella dei cosiddetti “strumentini”.
Tutto ciò richiede oggi cornisti in grado di suonare senza grosse difficoltà le dinamiche estreme,
che non sono più solamente “p” e il “f”, ma che possono anche arrivare a “pppp” e “ffff”, oltre a
controllare agevolmente tutti i gradi intermedi di sfumatura.
Senza alcun dubbio è più difficile ottenere il controllo del pianissimo, dal momento che il supporto
della colonna di aria è molto inferiore ed i muscoli che formano l’imboccatura potrebbero avere la
tendenza ad irrigidirsi, ma un flusso costante e concentrato dovrebbe scongiurare questo effetto
dannoso.
Per il pianissimo vale quanto raccomandato per il registro acuto cioè lo studio quotidiano, dal
momento che in professione il segno “pp” è molto più richiesto del “ff”, che è comunque altrettanto
indispensabile.
Va evidenziato a questo punto che l’abilità di suonare un buon pianissimo è probabilmente la dote
più rara tra i cornisti, specialmente in considerazione di quanto invece essa è essenziale.
In particolare è importantissimo sviluppare la capacità di attaccare ogni nota “pp”, visto che questa
è una situazione frequentissima in professione e tutti coloro che hanno avuto a che fare con un
direttore d’orchestra esigente avranno capito certamente a cosa alludo.
Tutto sommato più semplice da ottenere è il fortissimo, dal momento che esso richiede rilassamento
dell’imboccatura e grande quantità di flusso d’aria, cioè l’opposto della situazione tecnica
precedente. Anche in questo caso è raccomandata che questa dinamica venga sviluppata mediante
un lavoro giornaliero anche di pochi minuti, ponendo cura estrema sul timbro e l’intonazione.
Grande attenzione va poi posta sull’immissione di aria nei polmoni che, visto il grande flusso
necessario a supportare il suono, debbono essere riempiti al massimo della loro capacità.
In conclusione è bene ricordare che una volta sviluppata la abilità di controllare tutta la gamma
dinamica, comprese le sonorità più estreme, si dovranno usare buon senso e gusto musicale per un
uso appropriato di questi “colori”, senza mai eccedere in esagerazioni e forzature.
D’altro canto, ci si dovrebbe guardare dal rischio di suonare sempre “mf”, dal momento che, se è
vero che così facendo si rischia molto meno di fare errori, è altrettanto vero che questo modo
“sicuro” di suonare risulta comunque sempre piuttosto anonimo e monotono all’ascolto, e sarebbe
un vero peccato rinunciare a quella che è una delle caratteristiche più emozionanti del suono del
corno.

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