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) L’OTTOCENTO E IL CORNO A MACCHINA

E’ praticamente impossibile datare con esattezza la nascita del corno a macchina visto che a questa
idea lavorano una decina di artigiani, probabilmente all’insaputa l’uno dell’altro, in più paesi
europei già dall’inizio del diciannovesimo secolo, ma in un articolo del 3 Maggio 1815 il periodico
musicale di Lipsia, Allgemeine Musikalische Zeitung, informa i lettori che: “una rivoluzionaria
invenzione darà ai suonatori di Waldhorn la possibilità di suonare nell’arco di tre ottave con
assoluta purezza ed uguaglianza di suono.
Non più la mano che si muove nella campana ma un meccanismo di leve e tasti che con il minimo
movimento di due dita assicurerà allo strumentista la possibilità di fraseggiare come una voce
umana”.
L’articolista, direttore del teatro di Breslavia G.B. Bierey, cita come creatore del rivoluzionario
sistema il musicista Heinrich Stölzel “al quale va il merito, aggiunge sempre il Bierey, di avere
applicato un semplice meccanismo di due leve e due cilindri al Waldhorn tradizionale, senza
modificare la struttura di base, lasciandone intatte le migliori caratteristiche tonali”.
Nella realtà quest’ultima affermazione verrà smentita dagli eventi successivi che rendono il
passaggio del corno a mano a quello a macchina molto lungo e travagliato.
Brevettato nel 1818 il sistema di Stölzel viene realizzato a Berlino da Griessling & Schlott ed in
seguito migliorato con l’aggiunta di un terzo cilindro, ma stenta ad affermarsi tra i cornisti e,
incredibilmente anche tra i compositori, ormai abituati al suono vellutato del corno cosiddetto
“naturale” ed ai suoi armonici.
Detto di Brahms, anche C.M. Von Weber si schiera decisamente dalla parte dei “puristi”
affezionati alla magia del corno della foresta ma, come sempre accade, il progresso avanza
inesorabile e così anche tra i compositori come tra gli esecutori ci si converte al nuovo, ed è
probabilmente L.v. Beethoven che nella sua nona sinfonia inserisce per primo nella fila dei corni
una parte cromatica che deve essere eseguita con un corno a macchina.
Il grande compositore, conscio che non tutti i cornisti sono in grado di padroneggiare agevolmente
la nuova tecnica, scrive questa parte al quarto corno, e questo fa pensare che per l’esecuzione della
stessa si ricorresse ad un cornista aggiunto.
Al giorno d’oggi spesso il primo corno si incarica di suonare il passo del quarto nell’adagio visto
che il punto è molto scoperto ma probabilmente Beethoven non ha voluto modificare l’armonia
perfetta dei primi tre corni naturali che gli garantivano il tono vellutato dello strumento antico.
La strada è comunque aperta e di lì a poco Schumann, R. Strauss e Wagner comporranno musiche
ineseguibili con il vecchio waldhorn, che poco a poco cade in disuso.
Wagner però nelle note introduttive alla partitura di “Tristano e Isotta” lancia un appello ai cornisti:
“vista la difficoltà della loro parte suonino pure il corno a macchina, ma usino la mano destra nella
campana come i loro predecessori facevano con il waldhorn così da ricrearne il suono”.
Ecco creato l’anello di congiunzione tra il passato ed il futuro, ogni cornista, da questo momento,
dovrà ricordarsene.