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ANATOMIA I

LEZIONE: 1
18/10/21

Prof.ssa Tiziana Annese


Sbobinatore: Lina Chimento
Revisionatore: Chiara Cosco
Che cos’è l’anatomia?
È una disciplina medica che illustra l’architettura e la struttura dell’organismo umano.
Vuol dire che spiega come la materia vivente si organizza nello spazio per creare tutte le
strutture che nell’insieme formano il complesso organismo umano.
Come si organizza la materia vivente? Si organizza in più livelli di complessità: si parte
dall’atomo, che è la struttura più semplice, fino ad arrivare all’intero organismo umano.
Le diverse discipline biomediche si occupano dello studio di uno o più di questi livelli, ad
esempio l’istologia si occupa dello studio dell’organizzazione delle cellule a formare i tessuti;
l’anatomia, invece, si occupa dell’organizzazione dei tessuti a formare gli organi, questi a
formare i sistemi e gli apparati, i sistemi e gli apparati si organizzano a formare il complesso
organismo umano.
La più piccola unità fondamentale a cui
dobbiamo fare riferimento è la cellula.
Le cellule originano per divisione da cellule
preesistenti, attraverso la mitosi e la meiosi.
Le cellule sono degli organismi a tutto tondo, in
quanto sono in grado di svolgere tutte le funzioni
fisiologiche essenziali alla vita e sono in grado di
mantenere la propria omeostasi. Questo vuol
dire che se c’è una perturbazione nell’ambiente
esterno, loro attivano dei meccanismi di
autoregolazione e mantengono le loro condizioni
fisiologiche.

Le cellule, in un organismo
pluricellulare come l’organismo
umano, si organizzano tra loro a
formare i tessuti, dei quali ne
esistono diversi tipi: tessuti
epiteliali, connettivi, muscolari
e nervosi. In ogni tessuto
abbiamo cellule con la stessa
forma che svolgono la stessa
funzione. Più tessuti, durante
l’embriogenesi, si organizzano
tra loro a formare gli organi.

Gli organi sono delle unità di lavoro a


funzione specializzata, e rappresentano
delle parti ben definite del corpo, infatti
mentre gli organi posso essere isolati, i
tessuti no. Inoltre gli organi hanno
rapporti tra loro. Più organi si associano
tra loro a formare i sistemi o gli apparati,
che saranno i gruppi di lavoro più
complessi, cioè svolgono funzioni più
estese, rispetto ai singoli organi.
Qual è la differenza tra sistemi e apparati?

 I sistemi sono costituiti da più organi che presentano analogie morfologiche e


funzionali, ma che hanno anche la stessa derivazione embriologica.
 Gli apparati sono sempre costituiti da più organi che svolgono la stessa funzione, ma
non hanno la stessa derivazione embriologica.
Quindi la differenza sta nella derivazione embriologica.

SISTEMI E APPARATI DELL’ORGANISMO UMANO


Nell’organismo umano si distinguono diversi
sistemi e apparati: apparato tegumentario,
apparato scheletrico, apparato muscolare,
sistema nervoso, sistema endocrino, apparato
cardiovascolare, sistema linfatico, apparato
respiratorio, apparato digerente, apparato
urinario, apparato genitale.
TERMINOLOGIA

Prima di introdurre i termini di posizione e di


movimento, bisogna introdurre il concetto di
posizione anatomica. Ogni volta che andremo a
descrivere una struttura anatomica, faremo
sempre riferimento al corpo umano in posizione
anatomica.
A volte, però, non si ha la possibilità di analizzare
il paziente in posizione eretta, poiché ad
esempio, potrebbe trovarsi disteso.

In particolare:
- quando l’individuo considerato guarda verso l’alto, si trova in posizione supina;
- se guarda verso il basso, è in posizione prona.
TERMINI DI POSIZIONE

Per descrivere l’organismo umano dobbiamo utilizzare i punti di riferimento, quindi bisogna
introdurre i termini di posizione sulla base di tre piani, che ci serviranno per descrivere le
strutture corporee. Questi tre piani sono:

 Piano sagittale: è diretto dalla pancia all’indietro ed è un piano verticale.


Questo piano divide il nostro corpo in due metà, una di destra e una di sinistra.
Il piano sagittale che divide esattamente in due metà identiche il nostro corpo è
detto piano sagittale mediano, ed è quello a cui più spesso si fa riferimento. Le due
metà in cui il corpo viene diviso, sono chiamate metameri.

 Piano frontale o coronale: anche questo è un piano verticale, diretto dall’alto verso il
basso. Questo piano divide il corpo in parte anteriore e posteriore (avanti e dietro).

 Piano trasversale o orizzontale: è perpendicolare agli altri due e parallelo alla base di
appoggio, quindi parallelo ai piedi. Questo divide il corpo in una parte superiore e
una parte inferiore.
Questi tre piani sono perpendicolari tra loro e ci permettono di identificare le strutture.
NB: La destra e la sinistra da considerare sono quelle del soggetto, non di chi lo guarda.
TERMINI DI DIREZIONE

Rispetto a questi tre determinati piani, possiamo identificare tanti piani paralleli a questi.
- Facendo riferimento al piano sagittale (quello che ci divide in metà destra e sinistra),
muovendoci da una parte o dall’altra noi diremo che ci muoveremo in direzione
mediale o laterale. Muovendoci versa destra o verso sinistra ogni piano parallelo avrà
una faccia detta mediale e una faccia detta laterale. Quindi anche quando ci si muove
per descrivere una struttura corporea diremo “muovendoci in direzione laterale o
muovendoci in direzione mediale”. La faccia che si rivolge al piano mediano è la faccia
mediale, quella che si rivolge esternamente è la faccia laterale.

- Se consideriamo, invece, il piano frontale o coronale, quello che passa parallelo alla
fronte, potremo utilizzare altri termini: anteriore o ventrale; posteriore o dorsale.
Quindi in ogni piano parallelo frontale o coronale, si distinguerà una faccia anteriore
e una faccia posteriore o anche dette ventrale e dorsale.
NB: quando descriviamo una struttura, se utilizziamo i termini anteriore e posteriore non
dobbiamo utilizzare i termini ventrale e dorsale. Ad esempio, non si possono utilizzare
insieme: anteriore e dorsale.
- Considerando il piano trasversale o orizzontale, i termini di direzione sono detti
craniale o cefalico se ci si dirige verso l’alto; oppure se si guarda verso il basso si dirà
in direzione caudale. Si utilizza il termine caudale riferendosi al coccige che
rappresenta un po’ la nostra coda, la parte terminale della colonna vertebrale.

- Con gli arti sia superiori che inferiori, si utilizzano altri due termini: prossimale e
distale. Ciò che è vicino all’articolazione dell’arto con il tronco, quindi il braccio, la
coscia, si dice in direzione prossimale. Invece distali sono le parti terminali degli arti.
Ad esempio, la mano è in posizione distale rispetto al braccio; l’avanbraccio è in
posizione prossimale rispetto alla mano.

NB: Riguardo le palme delle mani, la parte anteriore è detta superficie volare, la parte
posteriore è detta plantare.

Altri termini di direzione sono:

 Superficiali o esterne: sulla superficie del corpo


 Profonde o interne: all’interno del corpo.
 Mediane: sono le parti che si trovano sul piano di simmetria.
 Intermedio: sono le parti che si trovano comprese tra la faccia ventrale-dorsale ola
faccia laterale-mediale o la faccia craniale-caudale.
TERMINI DI MOVIMENTO

Per introdurre i termini di movimento si fa riferimento a tre assi, i quali originano dalla
intersezione di due piani. Questi tre assi sono:

 Asse laterolaterale, anche detto trasversale o orizzontale; questo asse origina


dall’intersezione tra il piano trasverso e il piano frontale (quello in verde).
 Asse sagittale, detto anche anteroposteriore, deriva dall’intersezione tra il piano
sagittale e il piano trasverso (quello in rosso).
 Asse cranio-caudale, anche detto longitudinale o verticale o frontale, deriva
dall’intersezione tra il piano sagittale e il piano frontale (quello in blu).
Questi tre assi sono tutti e tre perpendicolari fra loro e intorno a questi assi sono possibili
movimenti semplici, cioè il movimento si svolge attorno ad un asse nella direzione di un
piano.
I movimenti complessi, invece, derivano da movimenti che possono avvenire su più assi, verso
più piani.
TERMINI DI MOVIMENTO – ASSE TRASVERSALE
Intorno all’asse trasversale sono possibili movimenti di
flessione e di estensione. Nella flessione ci si allontana
dal piano frontale, mentre nell'estensione ci si avvicina.
Un'altra differenza è l’angolo che si forma tra asse e
piano frontale. Nella flessione diminuisce l’angolo tra il
piano frontale e la superficie che si sta muovendo.
Nell’estensione questo angolo aumenta.

Quando ci si riferisce al piede si utilizzano altri due


termini: dorso flessione e flessione plantare. Quando
stiamo sui talloni il dorso si eleva e si parla di dorso
flessione; quando siamo sulla punta dei piedi si parla di
flessione plantare. Dorso flessione è la stessa cosa di
estensione plantare; dorso estensione è la stessa cosa di
flessione plantare.
TERMINI DI MOVIMENTO – ASSE SAGITTALE
Quali sono i possibili movimenti? I movimenti possibili sono
inclinazione laterale, abduzione e adduzione. Il termine
inclinazione laterale viene utilizzato quando si fa riferimento
ai movimenti relativi al rachide, ovvero la colonna vertebrale,
della testa e del collo.
Quando invece dobbiamo fare riferimento ai movimenti
sull’asse sagittale degli arti, sia superiori che inferiori, si
utilizzano i termini: abduzione, quando il segmento corporeo
si allontana dal piano di simmetria; adduzione, quando il
segmento corporeo si avvicina al piano di simmetria.
TERMINI DI MOVIMENTO – ASSE VERTICALE
Qui sono possibili i movimenti di torsione e rotazione. Torsione è
il termine che si utilizza in riferimento al rachide; rotazione per gli
arti. La rotazione può essere: intra- se il movimento rotatorio
dell’arto è verso il piano sagittale mediano, quindi si avvicina ad
esso; extra- se l’arto si allontana dal piano sagittale mediano.

Nel caso di avambraccio e mano si


utilizzano altri due termini: pronazione e
supinazione. Supinazione vuol dire andare
verso l’esterno; pronazione è il movimento
verso l’asse mediano.
PUNTI SCHELETROMETRICI

Esistono punti e linee di riferimento detti


punti scheletrometrici, che possiamo
individuare sulla nostra superficie corporea e
che possono essere esplorati al tatto o
visivamente. Questi punti e linee ci servono
per quantificare.

Guardando questa immagine del volto si nota che ci


sono delle distanze che si possono calcolare e ci
possono dire se il fenotipo di un individuo
appartiene ad una razza o no. Infatti queste
valutazioni vengono fatte generalmente negli studi
antropologici (quando si trova un reperto o un
cadavere carbonizzato e bisogna capire se è
maschio o femmina, alto o basso oppure la razza, si
utilizzano questi parametri di misurazione)

NB: Qui è indicata una rassegna


dove (chi vuole leggerla) sono
indicati dei metodi medici per
determinare il sesso, la statura ecc.

È un’informazione a prescindere
dall’anatomia, lo trovate su
“Pubmed”, su questo sito trovate
tutti i lavori scientifici; mettendo il
codice, il titolo o l’autore esce un elenco di lavori che possono aiutarci a capire meglio,
anche per quanto riguarda il Covid.
I punti e le linee, quindi, oltre a quantificare, servono ad indicare con precisione dov'è
collocato un organo oppure un sintomo. Come se fossero una mappa.
LINEE SUPERFICIALI DI RIFERIMENTO - orizzontali
Vi sono delle linee (orizzontali e verticali) che possono essere tracciate immaginariamente
sul nostro corpo e che servono a delimitare delle regioni e a identificare delle strutture del
nostro corpo.
Le linee orizzontali a cui si fa spesso riferimento sono le
linee parallele alle coste. Le coste proprio perché le
possiamo contare e tastare. Partendo dal manubrio
dello sterno (incisura giugulare) e muovendoci
lateralmente si identifica la seconda costa e scendendo
si identificheranno le altre. Quindi sulla base delle coste
che possono essere tastate sulla superficie corporea si
individuano dei piani e delle linee orizzontali a cui si fa
riferimento.

LINEE ORIZZONTALI

Linea clavicolare: linea che passa attraverso le due


articolazioni sternoclavicolari. Lo sterno è l’osso piatto
verticale (la cui parte superiore corrisponde all’incisura
giugulare) che si articola con le clavicole.
Linea basisternale o xifoidea: lo sterno ha un apice di forma
triangolare con base rivolta verso l’alto e apice verso il basso
che si chiama “processo xifoideo”. La linea passa attraverso la
giunzione xifosternale.

Linea tangente all’arco costale: unisce i due archi costali. La parte


più curva della decima costa si chiama angolo costale. La linea
orizzontale che unisce i due angoli costali, prende il nome di linea
tangente l’arco costale.

Linea ombelicale trasversa: questa decorre attraverso l’ombelico


Linea bisiliaca: unisce le due spine iliache anteriori superiori.
Nell'osso dell'anca si dividono diverse protuberanze e queste si
chiamano spine dell'osso iliaco anteriori superiori.

Linea intertubercolare: unisce i due tubercoli pubici.

Linea transpilorica: questa è proprio una linea immaginaria


perché non fa riferimento a strutture scheletriche e si trova a
metà tra la linea clavicolare e la linea che passa attraverso la sinfisi
pubica. Questa blu nell’immagine è la linea transpilorica e si fa
riferimento a questa linea perché profondamente ad essa si
proietta il piloro.
LINEE VERTICALI

Linea mediosternale: divide lo sterno in due metà simmetriche.

Se proseguiamo verso il basso lungo questa linea, si


identifica la linea xifopubica, che va dal processo xifoideo
fino al pube.

Linea marginosternale: tangente al margine laterale dello


sterno
Linea parasternale: si trova due dita all’esterno della linea
marginosternale. Quindi 2-3 cm rispetto alla linea
marginosternale si trova la linea parasternale.

Linea emiclaveare: passa nel punto di mezzo della


clavicola.
LINEE VERTICALI LATERALI

 Linea ascellare anteriore costeggia il margine


laterale del muscolo grande pettorale;
 Linea ascellare media: passa per il punto più
profondo (per l'apice) del cavo ascellare;
 Linea ascellare posteriore: costeggia il margine
anteriore del muscolo grande dorsale.

LINEE VERTICALI POSTERIORI

 Linea spondiloidea (detta anche


mediana posteriore) unisce tutti i
processi spinosi di tutte le vertebre,
corrisponde posteriormente a una
linea presente sul piano sagittale
mediano.
 Linea paravertebrale: situata a 2-
3 cm dalla linea angoloscapolare;
 Linea angoloscapolare: passa per
l’angolo inferiore della scapola
Quindi RICAPITOLANDO dall'angolo
inferiore della scapola si identifica la
linea scapolare, muovendoci
medialmente a 2-3 cm dall'angolo
inferiore della scapola si identifica la
linea paravertebrale. Muovendoci medialmente si identifica la linea mediana posteriore.
LINEE OBLIQUE
Linea emiclaveopubica: che dalla metà della clavicola si porta
al pube, più precisamente si porta al tubercolo pubico
superiore omolaterale.

Sulla base di queste linee orizzontali e


verticali, si divide il corpo
topograficamente in tre principali
regioni: testa, tronco e arti. La testa
comprende il cranio e la faccia. Il tronco
comprende il collo, il torace, l’addome,
la pelvi e il perineo (che si vede solo in
posizione ginecologica). E poi vi sono gli
arti: superiore e inferiore. Nell'arto
superiore si distingue spalla, braccio,
avambraccio, mano. Nell'arto inferiore
si distingue anca, coscia, gamba, piede.

IMMAGINE PERINEO
(Indicazione per l’esame: si è soliti studiare solo un arto, o solo quello inferiore o solo quello
superiore; quello che non viene fatto a lezione deve essere studiato in autonomia
ugualmente. Bisogna studiare tutto)

DIVISIONE REGIONALE DETTAGLIATA DEL CORPO


CAVITÀ DEL CORPO

Il nostro corpo ha delle cavità, quella principale è la Cavità Ventrale, anche detta Celoma.
Nella cavità ventrale si distinguono altre due cavità: la cavità toracica e quella
addominopelvica, che sono separate dal muscolo diaframma. Queste cavità presentano al
loro interno delle camere. In generale le cavità e anche le camere servono per proteggere
gli organi. Le camere, in particolare, serviranno a creare uno spazio dedicato a quella data
struttura, fornendogli protezione ma anche un certo spazio entro il quale quello avrà modo
di muoversi (pensiamo allo stomaco che si espande quando mangiamo, oppure al cuore che
ad ogni battito cardiaco deve contrarsi e dilatarsi).

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