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Lavoro filosofia

Niccolò Cusano
1) In questo passo, preso da “La dotta ignoranza”, il pensatore tedesco
esprime la concezione, grazie all’uso della brillante metafora del
poligono e del cerchio dove se un poligono inscritto in una circonferenza
non sarà mai uguale alla stessa nemmeno moltiplicando il numero dei
suoi angoli, dell’ignoranza dotta. Ovvero che per quanto si possa
studiare un determinato argomento, l’intelletto non potrà mai
raggiungere la conoscenza perfetta e assoluta del tale. Un esempio che
Cusano usa per definire al meglio questo concetto è il caso di Dio

2) Un altro tipo di modello che potrebbe essere utilizzato per esprimere il pensiero di
Niccolò Cusano può essere ad esempio come, nell’ambito della fisica sperimentale
anche se viene creata una condizione ideale per verificare un determinato
fenomeno esso non potrà mai essere riportato nella quotidianità poiché appunto è
in una condizione di perfezione.

Giusnaturalismo, pensiero politico e naturalismo del Rinascimento

1) Tommaso Moro e Tommaso Campanella, trattano all’interno delle proprie


opere l’appassionante argomento filosofico dello Stato ideale. Tra le
differenze ci furono anche molte analogie poiché, i due pensatori
condividevano in primis l’idea di volersi opporre a qualsiasi tipo di istituzione
che sia religiosa o politica, diventata marcia sotto ogni punto di vista. Sotto il
punto di vista della presentazione dello Stato stesso essi riportano la società
nella medesima maniera e per lo Stato immagginandolo come un’isola
ideale, ed in quanto tale estranea ai concetti fisici dello spazio e del tempo.
Come anche presente in Rousseau, importantissimo personaggio legato
all’illuminismo, i due filosofi esporranno come l’uso della proprietà privata
abbia portato decadenza nell’umanità, quindi nei loro Stati questo tipo di
limitazione non esiste, come non esistono i poveri. Esprimono in accordo anche
temi legati alla sfera religiosa come, il ripudio dell’ateismo ma anche la qualità del
singolo di poter professare la religione nella quale si riconosce. Per quanto riguarda
l’ambito delle differenze, le principali sono legate alla sfera lavorativa e familiare. In
quella legata al lavoro Moro distingue liberi e schiavi, mentre in Campanella non
esistono classi sociali; per quanto invece riguarda la famiglia in Moro c’è una
percezione dell’ambiente familiare in accordo con la nostra, un luogo pieno
d’amore, mentre in Campanella la famiglia viene associata a tutti i membri della
società.
2) Il fondamento del mio Stato perfetto deve essere basato sulla miglior qualità della vita che possa esserci ed
in più, qualitativamente raggiungibile per tutti alla stessa maniera elimeninando perciò tutti i tipi di
disuguaglianze sociali e giuridiche, trattando quindi tutte le persone alla stessa maniera. Le persone
dovranno godere di piena libertà senza canoni imposti da nessuno, nemmeno i familiari stessi, perciò
chiunque può professare la religione nella quale si immedesima meglio. Il governo alla base di questo stato
deve essere istituito seguendo un principio razionale/scientifico, con obiettivo principale di fare avanzare gli
studi e garantendo un futuro migliore grazie allo sviluppo di tecnologie e tecniche sempre migliori. Inoltre
bisognerebbe fare numerossime campagne di sensibilizzazione sulla salvaguardia dell’ambiente e soprattutto
favorire economicamente le persone a preferire uno stile di vita a protezione dell’ecosistema. In funzione
economica lo stato deve essere capace di non mantenere delle tasse elevate garantendo perciò la libertà
economica per ogni famiglia. Le classi sociali non dovranno più esserci e mantere perciò uno strato sociale
che non si senta inferiore con gli altri conviventi.

3) Il pensatore tedesco, Nietzsche, con i suoi pensieri espresse grandi affinità con
quelli del pensatore italiano, legato al naturalismo, Giordano Bruno. Nella sua
opera, La nascita della tragedia, Nietzsche definisce il modo con il quale l’uomo si
pone per conoscere attraverso la natura, ed il rapporto con Dio. Bruno, in maniera
simile al teutonico, esprime lo stesso pensiero riguardante la natura come scopo
della vita. Il pensatore italiano espresse questo concetto
sfuttando il mito greco di Attenone, un uomo che guardò la
dea Diana nuda e come punizione fu mutato dalla dea in cervo, passando dall’essere
colui che cacciava ad essere il cacciato. Se analizziamo il mito la figura di Attenone
raffigura non altro che l’uomo il quale caccia Diana, espressione della natura. Quella
usata da Bruno è un’efficiente metafora, analogamente condivisa da Nietzsche, che
può essere applicata con il caso di Dio, in quanto totalità e uomo che è la piccola
parte.

C) Rivoluzione scientifica e Galilei

1) Galilei nella “Lettera a Cristina di Lorena” esprime il suo pensiero su come i


testi sacri vadano interpretati. Lo scienziato nel testo afferma che le “Sacre
Scritture” non vadano accettate esclusivamente nel loro senso letterale poiché
alcuni, errando, nel pronunciarla con le sue parole originali, diedero così un
aiuto a far mal comprendere il senso stesso del Testo, facendo erroneamente
apparire eresie e bestemmie; affermando anche che gli unici che veramente
capiscono e che solo dovrebbero esporre il senso delle scritture sono i saggi
espositori. Per quanto invece riguarda le questioni scientifiche, il fisico,
affermò che tali conoscenze non dovessero essere tratte dalle Scritture,
perché non tratte da un’osservazione empirica dei fenomeni dando perciò una
spiegazione legata a Dio, anche se in molti casi tale attribuzione sfociava in
condizioni molto lontane e contrarie all’essenza di Dio stesso. Inoltre l’uso di
termini antropomorfici, legati all’uomo, non possono essere utilizzati per
esprimere concetti naturali; ciò portò alla confusione dei lettori che quindi furono interpretati male.

2) Secondo la concezione di Galilei la prospettiva scientifica è l’unica che conduce risultati


assolutamente veri. Accettando appassionatamente la scienza come principio alla base della nostra
vita ci si può trovare una grandissima varietà di vantaggi teorici tanto
quanto quelli pratici. Uno dei principali vantaggi della prospettiva
scientifica è il fatto che essa non smetta mai di essere scoperta
definitivamente, possiamo dire che ogni scoperta sia un corollario di
un universale teorema, perciò la scienza è dimostrabile e obiettabile.
Quello che mi entusiasma di vivere in un mondo dove si è quasi
riuscito ad accettare finalmente la scienza in maniera quasi unanime è
quello che chiunque avendo delle solide basi se non fosse convinto di
alcuni risultati può svolgere degli studi propri applicando il metodo
scientifico. Un altro vantaggio della scienza è la comunità di cui è
dotata, poiché ogni branca della scienza si aiuta a vicenda e tra
membri di essa si possono avere conversazioni non legate alla politica
ma solo legate a risolvere dubbi ed aiutare il mondo senza alcun secondo fine. Sono anche presenti
dei vantaggi pratici poiché più la scienza si sviluppa e più si trovano modi per sprecare meno
materie prime. Nell’accettare però una prospettiva così grande ci sono anche dei rischi poiché nel
mondo si è pieni di notizie false e chi non ha una conoscenza può credere a queste notizie cadendo
in disinformazione.

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