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Le ricreazioni ermetiche

Le scienze subiscono come tutte le altre cose le vicissitudini del tempo, e degenerano piuttosto che
acquisire accrescimento. Gli uomini sistematici, accolti da tutte le parti, hanno seminato il disordine
nel vasto campo dell'immaginazione, e i fiori più bizzarri ne sono stati prodotti: questi fiori hanno
ricevuto infine un tale favore da eguagliare i migliori libri, i più bei discorsi sono reputati senza
valore, se non ne sono ornati.

La scienza da cui tutte le altre derivano, quella della Natura,è caduta in un tale discredito, che oggi
si ricopre di ridicolo tutti coloro che le si sanno dediti.

Attraverso la legge dell'affinità si pretende di risolvere tutti i problemi; gli Elementi sono o
moltiplicati o annientati; e coloro che li ammettono senza restrizione sono piazzati, insieme a quelli
che ne hanno trattato, nel rango degli ignoranti, o degli uomini fuori di senno.

Senza respingere le affinità, basi della nuova Filosofia chimica, io le ritengo quantomeno inutili al
fine che un vero amico della verità si propone di attingere. Intendo parlare qui della conoscenza
delle cause prime sulle quali tutta la scienza si deve fondare, e che si finge di disprezzare come una
certa Volpe della Favola faceva con dell'uva che non poteva prendere: per giunta queste leggi di
affinità che i sapienti moderni fanno tanto valere, sebbene non conducano affatto alla sorgente della
nostra mirabile fontana di vita, sono lontane da essere oggetto di nuove scoperte: ne faccio appello a
tutti quelli tra di loro che hanno buonafede; e che esse siano almeno riconosciute attraverso i fatti,
quando non lo fossero ancora attraverso le parole.

Gli elementi hanno un Centrum Centri che tutti gli occhi non possono percepire; ed essi hanno
inoltre un Centrum Commune a cui i pretesi sapienti non osano avvicinarsi, per timore di svelare la
loro turpitudine (la luce).

Questo calore caustico, accompagnato da luce, che viene comunemente chiamato fuoco, non è
l'Elemento di questo nome, di cui i saggi hanno voluto parlare. In questa circostanza si prendono gli
effetti per la causa e si va più lontano dei retori, che prendono almeno la parte per il tutto.

Il fuoco è un fluido eminentemente sottile, che procede direttamente dalla luce e che lo si nomini
tanto Elettrico, quanto Galvanico o Magnetico etc., a seconda delle sue diverse modificazioni, o
piuttosto, è la luce stessa derivata dalla sua sorgente e da cui dimora distaccata. Non è né freddo né
caldo, e il calore o il freddo non sono affatto dei corpi, checché ne dica M. Azais, ma dei semplici
effetti del movimento o del riposo.

Solo il movimento produce il calore con tutte le sue conseguenze buone o cattive, cosa di cui
ciascuno è in grado di farne l'applicazione; e il fuoco in ragione della sua più grande sottigliezza, è
anche adatto a ricevere l'impulsione e a commutarla agli altri corpi.

L'Aria, l'Acqua e la Terra non sono che le conseguenze immediate e successive della formazione del
fuoco. La luce distaccata dal suo centro, accumulata per perdita di movimento, e respinta da una
nuova e continua emissione della sua sostanza, si è data differenti forme di cui abbiamo fatto la
distinzione. Nel linguaggio, le più semplici di queste forme sono state chiamate Elementari.

La luce, principio di vita e di movimento, può essere considerata come l'atto unico della creazione;
tutto il resto non ne è che la conseguenza. E' quello che ha voluto dimostrare Hermes, quando dice
nella sua Tavola di Smeraldo: “Ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto, e ciò che è in alto è
simile a ciò che è in basso, per fare per mezzo di queste due cose il miracolo di una sola cosa.”
Il Tutto in tutte le cose di Basilio Valentino non è che una citazione abbreviata di questa
proposizione e della verità che essa racchiude, che tutti i saggi dell'antichità hanno riconosciuto, in
quanto l'Universo, significando l'unità rigirata o reinversata (rivoltata), ha preso da ciò la sua
denominazione. Posso citare ancora a suffragio della mia asserzione, il Vangelo di san Giovanni,
dove è detto: “la luce era nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno compresa”; poiché la sua
applicazione morale non fa che giustificare il fatto che le è servito da base.

Le sostanze gassose ed aeriformi sono di natura caotica piuttosto che elementare, e si convertono
facilmente nell'elemento a cui si avvicinano di più. Le Meteore di tutte le specie, senza escludere gli
aereoliti o pietre d'Aria, prendono da esse la loro origine, pertanto la loro forma è tutta aerea e fa
vedere che esse sono sotto la dipendenza di questo Elemento; ma come non è tutto ORO quel che
luccica, non tutto ciò che ha la leggerezza e l'apparenza dell'aria è aria: è il Medium da cui queste
sostanze ottengono la loro forma ciò a cui appartiene questa denominazione.

L'Acqua, anche quella delle piogge e della Rugiada, non è che un composto di sostanze gassose alle
quali il fuoco e l'azione della luce hanno dato la forma d'acqua; ma è la forma e non la sostanza che
bisogna considerare qui come Elemento, ora io intendo per forma ciò che ne fa il legame, e che fa
anche quello di tutti i corpi, anche del vetro.

La Terra che coltiviamo non è tanto meno l'Elemento che le facciamo rappresentare. Essa non è di
fatto che un grande ammasso di frantumi di corpi dei tre Regni nel cammino della distruzione; è
veritiero dire che essa contiene qualche porzione della terra prima ed elementare, perché
indipendentemente da quella che l'acqua le fornisce senza cessa, essa ne riprende da sé la forma
attraverso la sua distruzione giornaliera. Così la fine di tutte le cose assomiglia al suo
cominciamento e la morte diviene il principio di una nuova vita: è ciò che gli antichi hanno
riconosciuto e sperimentato, e che ci hanno rappresentato sotto la forma del serpente che si morde la
coda, per perpetuarne il ricordo.

Dunque quando leggete qualche trattato degli antichi sullo studio della Natura, non intendete per
elementi le sostanze crude, indigeste e mortifere che vi ho appena segnalato, ma ricercatene il
Centrum Centri attraverso qualche procedimento ingegnoso e di vostra propria invenzione; poiché i
saggi vogliono così, per impedire sia gli abusi che la profanazione di questa scienza, per mezzo
della quale la società potrebbe essere sconvolta e annientata. Non abbiate dunque timore di
dedicarvi allo studio della nostra scienza, e impiegate per approfondirla e conoscerne i misteri tutti
gli sforzi del ragionamento, poiché non c'è che questo mezzo per uscire dal labirinto nel quale vi
siete forse leggermente addentrati. Non aspettatevi soprattutto alcuna prova delle nostre
affermazioni, perché nessuno sarà tentato di amministrarvene: intendo parlare di quella prova
irrevocabile che l'esperienza procura, ma poiché altri l'hanno acquisita con i soli mezzi che vi sto
dando, non disperate del successo; oso addirittura garantirvelo, se voi vi decidete a seguire i miei
consigli e a non allontanarvene: poiché vi insegno la via diritta e voglio trarvi fuori dai passi perduti
di cui la strada è disseminata dappertutto.

“Rigirate gli elementi, dice Aristotele, e voi troverete ciò che cercate”
Questa proposizione, una delle più importanti, avendo messo gli spiriti in movimento, ciascuno si è
messo alla ricerca di una materia prima per arrivare a questo scopo, pensando bene che gli Elementi
isolati non avrebbero potuto condurvici, mentre un corpo che ne fosse stato tutto composto, pur
essendo nel suo stato di semplicità, sarebbe stato il solo che si potesse ragionevolmente mettere in
opera per cercare il punto di perfezione. A forza di cercare, alcuni l'hanno infine incontrato; ma, non
trovando nella Natura niente in grado di dissolverlo, malgrado la sua semplicità, e non potendo
estrarne gli elementi per nessun altro mezzo, decisero di risalire verso la loro sorgente comune, e
avendovi attinto, essi giunsero infine felicemente a termine del loro disegno.
Siate dunque assicurati che senza l'acqua ignea composta della pura luce del Sole e della Luna, vi
sarà impossibile vincere i numerosi ostacoli che si moltiplicheranno ancora a vostro riguardo,
allorché voi tenterete il passaggio di questo famoso Stretto che conduce al mare dei saggi, questa
acqua che qualcuno chiama con ragione spirito universale e che l'inglese Dikinson ha
sufficientemente fatto conoscere, è di una così grande virtù e penetrazione, che tutti i corpi che ne
sono toccati ritornano facilmente al loro primo essere.

Ho già fatto conoscere che non era né l'acqua di pioggia né di Rugiada che conveniva a questa
operazione, aggiungerò qui che non è neanche l'acqua di una specie di fungo chiamata
comunemente Flos Coeli o Fiore del Cielo e che si prende molto impropriamente per il Nostoch
degli antichi, ma un'acqua ammirevole tratta per artificio dai raggi del sole e della luna. Dirò ancora
che i sali e gli altri magneti che si impiegano per attirare l'umidità dall'aria, non sono buoni a niente
in questa circostanza, e che non c'è che il solo fuoco di Natura di cui di ci si possa qui servire
utilmente. Questo fuoco rinchiuso al centro di tutti i corpi ha bisogno di un certo movimento per
acquisire questa proprietà attrattiva e universale che vi è tanto necessaria, e non c'è nel mondo che
un solo corpo dove esso si trova con questa condizione, ma esso è cosi comune che lo si incontra
ovunque l'uomo può andare; è per questo che credo che non vi sarà difficile incontrarlo

Bruno de Lansac, autore del commentario sull'opera che ha per titolo La luce uscente dalle tenebre
(Lux obnubilata N.dT.), dice sapientemente che il fuoco vive d'aria e che è nei luoghi dove l'aria
abbonda di più che bisogna cercare lo Zolfo dei saggi; poiché egli chiama quest'acqua
indifferentemente zolfo o mercurio, in quanto essa contiene l'uno e l'altro e gioisce delle loro
proprietà. Ciònonostante non è proprio alla lettera che bisogna intendere queste parole. Io
raccomando soltanto di seguire attentamente questo autore allorché passando in rivista i Regni della
Natura fa una dimostrazione precisa dell'impiego e dell'utilità di questo elemento per il
sostentamento di ciascuno di essi. Quel capitolo ben meditato sarà di gran soccorso agli amanti
della scienza, e non potrei mai incoraggiarli abbastanza a farne l'oggetto di uno studio particolare.

Ho detto che la luce era la sorgente comune non solo degli elementi, ma anche di tutto ciò che
esiste, e che è ad essa, come al suo principio, che tutto si deve rapportare. Il Sole e le Stelle fisse
che ce la inviano con tanta profusione ne sono come i generatori; ma la Luna piazzata
intermediamente, temperandola con la sua umidità, le comunica una virtù generativa, per mezzo
della quale tutto quaggiù si rigenera.

Oggi tutti sanno che la luce che la Luna ci invia, non è che un'impronta di quella del Sole, alla quale
viene a mescolarsi quella degli altri astri. La Luna è conseguentemente il ricettacolo o focolaio
comune di cui tutti i filosofi hanno inteso parlare: essa è la sorgente della loro acqua viva. Se
dunque volete ridurre in acqua i raggi del Sole, scegliete il momento in cui la luna ce li trasmette
con abbondanza, ovvero quando è piena o si avvicina al suo pieno: avrete per questo mezzo l'acqua
ignea dei raggi del Sole e della Luna nella sua più grande forza.

Ma ci sono ancora certe disposizioni indispensabili da assolvere, senza le quali non farete che
un'acqua chiara e inutile.

C'è solo un tempo adatto a fare questa raccolta di spiriti astrali. E' quello in cui la Natura si rigenera;
poiché in quell'epoca l'atmosfera è tutta piena di spirito universale. Gli alberi e le piante che
rinverdiscono, e gli animali che si abbandonano al pressante bisogno della generazione, ci fanno
particolarmente conoscere la sua influenza benigna. La primavera e l'autunno sono
conseguentemente le stagioni che dovete scegliere per questo lavoro; ma la primavera soprattutto è
preferibile. L'estate, a causa dei calori eccessivi che dilatano e cacciano questo spirito, e l'inverno a
causa del freddo che lo trattiene e gli impedisce di esalare, sono fuori dall'opera. Nel mezzogiorno
della Francia il lavoro può essere cominciato il mese di marzo e ripreso a settembre, ma a Parigi e
nel resto del reame, è piuttosto soltanto in aprile che lo si può cominciare e il secondo raccolto è
così scarso che sarebbe una perdita di tempo occuparsene in autunno.

Ora bisogna sapere che l'influenza astrale si fa sentire preferibilmente verso nord; che è verso nord
che si rivolge costantemente l'ago magnetizzato, e che è sempre verso nord che i fluidi Elettrico,
Galvanico e Magnetico conducono tutti i loro sforzi, è dunque ugualmente verso questa regione che
rivolgerete il vostro apparecchio, in quanto l'esperienza ha provato che da qualunque altro lato non
troverete affatto questo spirito.

Bisogna anche che il cielo sia puro e che non ci sia alcun vento, oltre alla freschezza agitata della
notte, poiché in caso contrario non si otterrà che uno spirito molto debole e incapace d'azione.

Si può cominciare il lavoro non appena il sole è tramontato, e continuarlo tutta la notte; ma bisogna
terminarlo quando il sole si leva, perché la sua luce disperde lo spirito, e non si raccoglie più che un
flegma inutile e nocivo.

I filosofi hanno tenuto finora queste cose molto segrete; non ne hanno parlato che molto
oscuramente, e sempre sotto il velo dell'allegoria. D'Espagnet, il Cosmopolita e qualche altro hanno
fatto delle descrizioni ingegnose della stagione di primavera.

Nicolas Flamel, per indicare la regione del Nord, ha finto un viaggio a San Giacomo di Compostela,
da dove è tornato con un medico ebreo convertito che, dopo avergli insegnato le più grandi
particolarità dell'opera, morì a Orléans dove lo fece seppellire a Santa Croce.

Si vede in cielo la Via Lattea che scorre da mezzogiorno verso il Nord dove forma due branche la
cui direzione è variabile in ragione del movimento della terra, e di cui la bussola segue la
variazione. Questa via lattea è chiamata volgarmente il Cammino di San Giacomo, perché i
pellegrini la indicano così, ed essa serve loro da guida durante la Notte per il loro grande viaggio;
essa è anche la guida del filosofo Ermetico che la riconosce nel mezzogiorno dove essa prende la
sua sorgente, e la segue verso il Nord dove è la sua Foce. Il medico ebreo convertito è il Mercurio
che egli trova sulla sua strada e che, come si sa, rivela tutti i segreti dell'Arte, quando se ne è
possessori. Flamel lo rappresenta come medico, perché esso purga i metalli dalla loro lebbra ed è
veramente una medicina. Ne fa un ebreo convertito, perché la Luce prende la sua origine in Oriente
e perché ne fa un giusto impiego. Infine lo fa morire ad Orléans e seppellire a Santa Croce per
annunciare la sua fissazione: ciò che la Croce che segna i quattro punti Cardinali dell'atmosfera
mostra più positivamente.
E' dunque una menzogna dell'autore del libro dal titolo Hermippus Redivivus, tendente ad
accreditare il suo sistema imbecille, la citazione che ha fatto del preteso viaggio di N. Flamel, e che
osa sostenere con la relazione che gliene fu fatta da due sedicenti Adepti suoi amici, e che ne
affermano la sua lunga esistenza.

Basilio Valentino fa dire ad Adolfo mentre esce da un sotterraneo di Roma, tenendo in mano il
piccolo scrigno di piombo che racchiude la figura parabolica del vecchio Adamo:
“Nel mio estremo rapimento, guardai al mezzogiorno dove sono i caldi leoni, e poi mi rivolsi al
Nord dove sono gli orsi.”

Saint Didier, autore del Trionfo Ermetico, nella sua Lettera ai discepoli d'Hermes, dice che
“lo studio di questa scienza è come un cammino nelle sabbie dove bisogna orientarsi con la Stella
del Nord.”

Questa stella è sempre stata considerata come la guida certa della nostra filosofia, ed è lei che
conduce i pastori alla Mangiatoia dove riposava il Salvatore del mondo. Ci sono delle opere
intitolate La stella o filosofo del Nord, ma l'abuso che ha fatto di questo emblema un numero troppo
grande di autori pseudonimi, per darsi rilievo e farsi ricercare, l'ha coperto di tanti sfavori che ha
perso molto del suo prezzo.

Sappiate tuttavia che essendo lo spirito astrale il padre adottivo (fr. nourricier significa tanto
adottivo quanto nutritivo, che nutre N.dT.) della pietra, bisogna raccoglierne una grande quantità.
Questa raccolta non può essere fatta in una sola volta, perciò vi si impiegherà tutto il tempo che
durerà il lavoro, che è almeno di tre anni; infatti non bisogna attenersi a ciò che dicono gli autori sui
tempi, essendo i loro discorsi intessuti di enigmi od allegorie di cui darò altrove la spiegazione.
Torniamo al soggetto principale della Filosofia.

Tutti i saggi si accordano a dire, ed è una verità incontestabile, che l'opera si fa da una sola cosa alla
quale non si aggiunge niente di estraneo, e di cui non c'è niente da togliere se non immondizie e
superfluità. Così di esprime Bernardo Trevisano; e la sua affermazione che ha improntato ai filosofi
che lo hanno preceduto, è stata sostenuta e ripetuta da tutti quelli che lo hanno seguito.

Molte persone, interpretando male questa unità della pietra, mettono dentro un vaso, che chiamano
uovo filosofico, una sola materia di loro scelta, che tengono su un fuoco di lampada o tal altro che
essi immaginino, e attendono così vanamente la sua dissoluzione. Degli altri fanno delle amalgame,
e non sono meglio consigliati. Non fanno alcun progresso per molte ragioni di cui ecco le principali:
1. lavorano su materia morta; e quando anche fosse il vero soggetto della filosofia, il vaso e il
fuoco non gli sono proporzionati.
2. Ignorano che dall'inizio alla fine del lavoro, la nostra materia è doppia, voglio dire che essa
ha un agente ed un paziente senza i quali non ci sarebbe alcuna azione nel vaso, che l'agente
fa ufficio di maschio, e il paziente quello di femmina, e che tutti e due insieme, benché
separati dalla loro Natura, non costituiscono che un solo corpo che è chiamato a questo
proposito Rebis o due cose in una.
3. Infine, il loro lavoro è assolutamente in senso inverso a quello della Natura: perché essi non
sanno né dissolvere, né putrefare, né distillare, né sublimare, né alcuna delle nostre
operazioni. Nonostante ciò non smettono di intraprendere, dicendosi: questa opera è quella
della Natura, a cui non abbiamo bisogno d'altro che di prestare la mano, sta a lei di
conseguirla. Camminando così ciecamente, e con tanta confidenza, non possono evitare di
andare a sbattere ad ogni passo che fanno dentro un dedalo così oscuro.
Nel vangelo leggiamo che non spuntano gigli sui rovi, né fichi sulle viti; tale è la semenza,
tale sarà il frutto; ma che un cattivo albero non può produrre dei buoni frutti, e che, per
questo motivo, deve essere tagliato e gettato al fuoco, ma queste ragioni non li toccano
affatto, ed essi non ne sono meno persuasi di riuscire. Eppure vedendo la brutta fine del loro
lavoro, dovrebbero ammendarsi e riconoscere la loro colpa; ma ben lontani da ciò, essi la
attribuiscono a qualche accidente che non hanno potuto prevedere, e si rimettono con ancora
più coraggio alla loro stolta opera.

Ma, lasciamo questi ignoranti gonfiarsi a piacere di vani fumi e occupiamoci piuttosto della scelta
di una materia dovuta e della sua preparazione.
Si tratta meno di passare in rivista tutte le sostanze dei tre regni che di esaminare la loro
composizione, per sapere di che cosa esse sono state formate. A prima vista questa difficoltà
parrebbe insormontabile. Essa è grande, in verità, ma non tanto quanto si potrebbe immaginarselo;
in quanto:
1. Noi non abbiamo bisogno per questo lavoro né di Alambicco, né di Cornute, ancor meno di
Sali, di Spiriti ardenti, Acidi o Corrosivi etc.
2. Noi sappiamo per giunta che tutte le cose di questo mondo hanno una stessa origine, e che
esse non differiscono tra di loro che per la mescolanza degli Elementi, ma tali come li ho
rappresentati più in alto.
Non ci resta più in terzo luogo che ricercare esattamente il punto della loro formazione.

Considerate che in primo luogo sono esistiti il cielo e la terra,; che il cielo servendo da agente o da
maschio, e la terra da paziente o da femmina hanno dato nascita a tutte le cose. Eppure non erano
distinti l'uno dall'altro, e non formavano dapprima che una massa tenebrosa e abominevole; ma
essendone stata separata la luce, e i due essendo stati stabiliti, la massa vacillò e diede segno di vita.
Gli Elementi furono formati, l'Universo e tutto ciò che racchiude apparve in seguito,: e questo
ordine così ammirevole delle cose sussiste sin da quell'epoca, e rimarrà cosi fino a che piacerà al
Sovrano Mediatore di cambiarlo.

La vita comunque la si voglia considerare, non è che un combattimento di due sostanze, o uno
scambio continuo di luce e di tenebre, una di queste sostanze prende alternativamente il posto
dell'altra, e fa ora funzione di maschio, ora di femmina; in maniera che quando piace al divino
autore, tutto si cambia in una pura luce o tutto ritorna nelle tenebre cimmeriane, ciò che fa vedere
che la luce e le tenebre non sono che una stessa cosa, cambiata di forma e di valore dallo svilupparsi
o il rinserrarsi (contrarsi) della sostanza, che da là proviene una mutua attrazione da cui proviene,
con il movimento, l'inversione elementare della sostanza.

Qui habet aures auriendi, audiat.

Considerate adesso che nella stessa maniera e della stessa materia da cui è stato creato il mondo,
l'opera dei saggi è messa a giorno, e che è per questa ragione che ha ricevuto il nome di piccolo
mondo o Microcosmo. Così, vi ho detto in poche parole tutto quello che dovete fare per questa
grande impresa.

Prendete dunque la terra prima che non è che una pura luce circondata di tenebre, e riducetela nei
suoi principi con la pietra strappata senza mani dalla cima della montagna, al fine di riconoscere in
essa tre sostanze distinte che sono il sale, lo zolfo e il mercurio, i quali essendo congiunti con
destrezza con i due di cui la materia è formata, ovvero il Cielo e la Terra, formano una Quintessenza
mirabile le cui virtù sono infinite e incomprensibili.

Questa pietra meravigliosa apparve in sogno a Nabuchodonosor Re di Babilonia, e giunse a


sbriciolare e ridurre in polvere una grande statua che vedeva in piedi davanti a lui, e la cui testa era
d'oro purissimo, il petto, le spalle e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di rame, le gambe di
ferro e l'argilla vi era stata amalgamata con della semenza umana, ma essa non era loro affatto
aderente, non più di quanto il ferro possa essere mischiato con l'argilla.

Nabuchodonosor giustamente spaventato da questa visione, convocò tutti i magi del suo Reame, ed
esigette da essi, sotto pena di morte, che divinassero il suo sogno e ne dessero una giusta
interpretazione; nessuno di loro poté venirne a capo. Non vi fu in tutto il Reame che un giovane
chiamato Daniele e riempito dello spirito di Dio, che poté soddisfare la sua richiesta (Daniele 2,18)

Questo sogno può essere applicato tutto intero all'opera dei saggi, e servirle da figura parabolica. Si
vedrà, per esempio, nei Magi di Babilonia, la turba di falsi sapienti che si sforzano invano di
intendere la scienza, volendo nondimeno persuadere che la posseggono, e conducendo per sentieri
perduti coloro che si affidano a loro in troppo buona fede; in Daniele un figlio della saggezza, a cui
tutti i segreti della Natura sono conosciuti e che può fornire una sana e vera spiegazione.

La statua sarà il nostro Albero Metallico dalla sua cima fino alla sua radice, nella quale sono ancora
confusi Saturno, Giove e Mercurio come metalli di prima origine. Il ferro e l'argilla mischiati con
della semenza umana rappresenteranno l'Opera di Natura raffigurata da mano d'uomo, e la Pietra
tagliata senza mani dall'alto della montagna, che viene a sbriciolare i piedi della statua e a ridurla in
polvere impalpabile , sarà presa o per il fulmine che lancia Giove, o per la falce di Saturno, che voi
dovete scambiare destramente con il tridente di Nettuno, per mezzo di una certa chiave che vi
fornirò, fino a che Plutone, mostrandosi geloso, e soffiando dal fondo delle sue caverne mostra a
sua volta la sua potenza, disseccando le acque, e riducendo l'albero in cenere o polvere che voi
seminerete e da cui verranno molte pietre preziose.

Gli Antichi, gelosi del loro segreto, hanno parlato della materia sotto i suoi diversi aspetti, al fine di
ingannare la credulità delle genti avare e degli ambiziosi che non sognano che potenza e
devastazione. Essi hanno confuso con il soggetto della filosofia la loro materia prima che non si
ottiene che dopo molto tempo e lunghi lavori. Non essendo affatto partecipe della loro invidia, ho
voluto farvi toccare col dito questo soggetto tanto ricercato e l'ho messo espresso tutto nudo davanti
ai vostri occhi, per dispensarvi dal cercarlo più a lungo. Spero che mi siate grati della mia
franchezza, e che ne traiate il partito più vantaggioso, prevenendovi tuttavia di aggiungere alle mie
parole un piccolo grano di sale, per rendervele più sensibili.

Ferrara dipinge questo soggetto come una pietra che non è pietra, che è dura e molle, e che non è di
alcun prezzo; ma se voi volete credermi vi attaccherete innanzitutto a ciò che ne ha detto il conte di
Treviso, perché si è mostrato meno invidioso di chiunque, avendo ritratto questo soggetto molto a
lungo nella sua Arca Aperta, e avendo fatto una descrizione molto estesa delle materie che non
sono adatte per la nostra opera in un altro libro. Vi darò poi il consiglio dell'illustre commentatore
della Luce che esce dalle tenebre, M. Bruno de Lansac: “Scegliete, dice, una materia che abbia il
brillante metallico” e vi aggiungerei che non sia affatto metallo né minerale, altrimenti essa non
servirà a niente. Voi saprete inoltre che questo brillante non è che il sigillo della materia e ciò che la
scopre agli occhi del saggio, e vi guarderete dal prendere il frutto in luogo della radice; perché
questi non soltanto non è maturo, ma, in una ipotesi opposta, non vi darà altro che un selvatico da
cui non trarrete alcun partito.

La dissoluzione è la prima cosa che dovete intraprendere, poiché bisogna slegare i corpi per
mettere i nemici alle prese. Ora il fuoco e l'acqua vi saranno qui grandemente necessari, tanto più
che questi elementi sono già nemici di loro Natura e non chiedono che di provare le loro forze.

Lo spirito, di cui vi ho parlato sopra, è un fuoco vinto dall'acqua di cui voi vi servirete a questo
effetto. Voi ne riempirete il Vaso di Natura e lo distillerete a fuoco molto lento per deflegmarlo.
Troverete nel fondo qualche cosa di fisso che vi guarderete dal ritirare. Verserete sopra del nuovo
spirito nella stessa proporzione, e continuerete così la distillazione, finché il vaso non possa più
contenerne, e che tutto dimori fisso al fondo. Continuando il fuoco allo stesso grado, percepirete
ben presto nel vostro vaso qualche agitazione in potenza, ma anche in atto, e uno splendore
metallico .

Agitazione causata da un piccolo vento di sud-ovest, la quale sarà seguita da una pioggia molto
gradevole alla vista. Mentre il vento e la pioggia andranno sempre crescendo, voi non vedrete più
nel vaso che come un mare che sarà sempre più agitato fino a che infine, pacificati gli elementi,
tutto rientra nell'ordine della Natura. Ma il giorno lascia il posto alla Notte, l'oscurità si ingrandisce
e il vaso è di un nero perfetto.
Questa Notte è la cinquantesima, essa è apparsa tripla ai marinai a causa della fatica che hanno
subìto (ma essuyer letteralmente vuole dire asciugare N.dT.). Il giorno comincia a spuntare,
l'orizzonte è chiaro e senza nube; la giornata sarà magnifica.

Questa maniera di esprimersi è comune a quasi tutti gli autori antichi, è non è raro trovare dei lettori
che prendono questi discorsi alla lettera. Il vento e la pioggia sono per loro delle realtà, e la loro
credulità abbraccia per loro i più piccoli dettagli dell'allegoria. Questa, che sto per rimettere nel
senso diritto, li faciliterà nell'intelligenza delle altre.
Il vaso di Natura è la terra preparata che bisogna abbeverare del suo spirito. Essa è detta un vaso, e
tale lo è in effetti, poiché contiene. Lo spirito che le si aggiunge non è affatto una cosa estranea in
quanto tutto è uscito da lui, e la nostra terra ne è formata, è per questo che è detto di far rientrare il
bambino nel ventre di sua madre: cosa che non si può fare senza lacerarle le viscere. Bisogna anche
che la nostra terra sia divisa nelle sue parti più piccole per dare alla luce le sue grandi ricchezze, e
succederà così, se voi la abbevererete sovente del suo spirito e la lascerete altrettante volte
disseccare. In questa operazione il flegma si evapora, ma lo spirito dimora e si incorpora con la
terra che esso salifica fino a che la saturazione sia completa; allora lo spirito che si aggiunge, non
potendo più essere contenuto, reagisce su quello che la terra ha fissato e lo obbliga a dissolversi,
così come farebbe il sale; ecco perché questa dissoluzione è comparata a un mare; e poiché lo
spirito che si aggiunge è unito a una umidità alterante e corrompente, risulta dalla sua mescolanza
un movimento di fermentazione che è seguito da putrefazione, e conseguentemente de
rigenerazione, in quanto la fermentazione cambia i corpi di Natura, e nella putrefazione non fanno
che cambiare i loro vestimenti con altri nuovi, e tanto più ricchi e brillanti, quanto più lo spirito
motore è di un'origine elevata.

Ciò che la materia può contenere di umidità, senza versarla al di fuori, ecco la misura da osservare
per le imbibizioni, e quel che noi chiamiamo il peso di Natura.

La materia servendo da vaso, serve ugualmente da fornello, poiché lo spirito che vi introducete è un
fuoco naturale che la cuoce e la digerisce, per servirmi fino in fondo delle espressioni filosofiche.

Servono non meno di cinquanta abluzioni; infatti ogni abluzione fino alla perfetta essiccazione, è
contata come un giorno naturale o filosofico; in maniera che i nostri giorni possono durare una
settimana a seconda della stagione, la qualità e la quantità della materia sottoposta al lavoro. Il
grande segreto dei Saggi per abbreviare i tempi, è di dividere la materia, affinché i giorni abbiano
meno lunghezza.

Benché noi non ci serviamo affatto del fuoco volgare per le nostre operazioni, è nondimeno certo
che abbiamo bisogno di una temperatura abbastanza elevata perché l'evaporazione possa avvenire e
la materia non languisca, e non si perda. E' conseguentemente utile e indispensabile, durante
l'inverno, e nel luogo di lavoro, fare un po' di fuoco, ma non tanto che la materia ne sia scaldata, ciò
che sarebbe peggio che non averne affatto; in quanto che lo spirito verrebbe cacciato e non potrebbe
essere rimpiazzato. Bisogna che la temperatura non superi i quindici gradi di Réamur (18° C).

Allorché si è così operato e che la materia si dissolve, essa si annerisce proporzionalmente. Non le
si aggiunga in questi diversi tempi che lo spirito necessario per intrattenere il suo fuoco
fermentetivo; e quando la materia comincia a fermentare, bisogna abbandonarla al suo proprio
fuoco, fino alla bianchezza perfetta ove essa giunge da sola.

La materia non è liquida come un brodo, ma spessa e nera come la pece o il lucido da scarpe; essa si
gonfia, si eleva nella ciotola, produce delle bolle che sono comparate agli occhi dei pesci, e che non
bisogna bucare, in quanto contengono lo spirito animatore.

Dopo la fermentazione, la materia si affloscia; a questo punto è lucente come la pece, e del più bel
nero; è il segno della putrefazione che è chiamato la testa del corvo. In seguito si dissecca poco a
poco e passa al color grigio cenere. Presto un cerchio capillare del più splendente biancore apparirà
sulla circonferenza del vaso. Questo cerchio si si allargherà sempre di più fino a che tutto sarà di un
biancore perfetto.

Prima che arrivi questo biancore, appariranno alcuni colori sulla materia, tra i quali domina il verde,
ma essi non sono molto pronunciati, e non sono che passeggeri e di poca durata. Li si compara
nondimeno all'Iride o arcobaleno. E' solo nelle operazioni susseguenti che essi hanno un carattere
molto pronunciato.

Avete passato in rivista, senza accorgervene, le nostre differenti specie di fuoco, la prima, fino alla
fermentazione, è chiamata bagno maria, o di mare, perché non opera, in qualche modo, che una
dissoluzione salina. La seconda è chiamata fuoco di ceneri; e la quarta infine fuoco di riverbero.
Abbiamo ancora altre specie di fuoco, ma chi conosce le prime, conosce indubitabilmente tutte le
altre. D'altronde noi le segnaleremo al passaggio.

Noterete qui che questo lavoro assomiglia a quello dei giardinieri che irrigano i loro giardini. Cosa
succede in questa circostanza? La terra vegetale che, come vi ho già fatto osservare dall'inizio, non
è formata che dei frantumi dei corpi, si altera e si decompone per secchezza e umidità recessive, e
fornisce un sale e uno spirito di cui la Pianta si nutre per messo dell'acqua che assorbe e che è il
conduttore.

Torniamo alla materia imbianchita, che è ancora lontana dal fine al cui dovete condurla.

Nondimeno, la principale serratura è aperta, e non resta che penetrare nel santuario, ma sempre con
precauzione per non sbagliare mai, ed essere obbligati ad arrestarsi in un così bel cammino.

Questa polvere bianca o materia rigenerata è il mercurio ancora bambino, a cui bisogna dare ali
d'aquila alla testa e ai talloni, sarebbe a dire dai piedi fino alla testa, perché possa volare, e elevarsi
alla più alta regione che è il Cielo. Bisogna sublimarlo tante volte che nella sua dissoluzione nello
spirito astrale, lascerà dietro di sé una terra che si precipiterà e che dovrete raccogliere con molta
cura. Philalete chiama queste sublimazioni delle aquile; in quanto che il mercurio acquisisce ogni
volta una grande sottigliezza, e compara la terra che il Mercurio getta indietro, alla coda che lascia
il mercurio volgare dietro di lui, quando non è stato abbastanza purificato. “Lavate, dice, il vostro
mercurio, e purificatelo con sale e aceto, fino a che non lasci più alcuna coda dietro di lui, colando
su una superficie piana.” Scopriremo presto ciò che egli intende per sale e aceto, e ne abbiamo già
un'idea.

Quando si dissolve il Mercurio nello spirito astrale, e se ne è separata la terra per decantazione e
lozione, per non perderne niente, si pone la dissoluzione in un luogo fresco, e si crea un deposito di
tre sali, ovvero, uno cotonoso, che galleggia sulla superficie che è il mercurio, il secondo che è
aghiforme e di natura del Nitro, e che è tra due acque; e il terzo che è un sale fisso e minerale che si
deposita sul fondo.

Nello stato in cui si vede qui il mercurio, esso estrarrà la tintura dei vegetali, e ne farà una medicina.
Esso stesso è una medicina, perché qualora se ne mettesse il valore di un grano ai piedi di un albero
quasi morto e lo si innaffiasse, riprenderebbe un nuovo vigore. Ma sarebbe mangiare il proprio
grano in erba arrestarsi là; bisogna proseguire il lavoro.

Quanto ai due altri sali, essi si riducono in mercurio simile al primo, continuando l'operazione. A
questo scopo, quando i sali sono stati separati, si dissolve la seconda specie nello spirito astrale per
irrigarne il sale fisso, dissolverlo, farlo fermentare e putrefare: e siccome non sarà in così grande
abbondanza per terminare l'operazione, si completano le imbibizioni con il Mercurio dissolto e si
procede come la prima volta, tramite i pesi di natura.

Il peso, se vi si fa attenzione, differisce qui dal primo, in quanto la terra non aveva bisogno che di
essere abbeverata; ma qui bisogna che il sale sia dissolto e fissato fino a non possa più ricevere
umidità, che fermenti, che marcisca e dia gli stessi risultati di quanto sopra, ovverosia un Mercurio
che voi laverete e da cui voi separerete la terra per aggiungerla alla prima.

Per sublimare il Mercurio, voi lo separerete in due, ne dissolverete una metà con lo spirito astrale, e
farete per suo mezzo delle abluzioni sulla Parte fissa, così come vi ho appena insegnato.
Continuerete le vostre abluzioni fino alla dissoluzione perfetta, e lascerete poi fermentare e
putrefare come precedentemente.

Avete qui il mercurio della seconda aquila, se andate così fino alla settima inclusa, questo mercurio
sarà molto adatto a dissolvere l'oro, e lo dissolverà senza calore né ebollizione, alla maniera in cui il
ghiaccio si fonde nell'acqua calda; lo condurrete fino alla nona inclusa, e gli darete tutta
l'esaltazione di cui è suscettibile per poter operare le più grandi cose. Ma, vi avviso che se voleste
andare più lontano, dissolverebbe persino la silice per semplice contatto e non trovereste più un
vaso in grado di contenerlo.

Ad ogni sublimazione o aquila, separerete la terra nera feculenta come la prima volta, e la
aggiungerete alla prima per farne l'uso che vi indicherò nel secondo lavoro; poiché il primo è stato
tutto impiegato nella confezione del nostro mercurio: ma è quello che esige più tempo. E' anche il
più difficile, ed è per questo che è paragonato alle fatiche d'Ercole, di cui ne è quantomeno la giusta
applicazione: e quando è terminato, il resto non è considerato che come un'opera di femmine e un
gioco da bambino. Non si tratta più d'altro in effetti che di lavare il lattone, o di fare un impasto,
cosa che si applica molto bene o alle femmine che si occupano di liscivia, o ai bambini che fanno
polpette e pupazzi di argilla o di terra stemperata. Lavare et impastare, in hoc consistet magisterium
sapientium.

La durata di questa grande e importante operazione è di circa due anni comuni. E quando è
terminata, l'apprendistato della nostra massoneria, perché non vi è che questa di vera, questo
apprendistato finisce, lascia posto al compagnonaggio le cui prove sono molto meno lunghe e meno
rudi.

Avete finalmente tra le mani questo Mercurio universale di cui i saggi hanno tanto parlato, per suo
mezzo potrete attaccare la Natura fino al cuore, ed estrarre le medicine o tinture dei tre Regni,
donando loro una fissità e perfezione che non avrebbero potuto avere altrimenti. Questo Mercurio è
veramente la forza di tutte le forze di cui ha parlato il sapiente Ermete Trismegisto, è il dragone
igneo che distrugge tutte le cose, lo spirito di vino, o piuttosto l'acqua di vita di Raimondo Lullo, e
l'aceto del Cosmopolita. Dissolve e fissa allo stesso tempo, poiché proviene dall'unione di due
fuochi in opposizione l'uno con l'altro, benché aventi una stessa origine. Il primo è un fuoco acido e
freddo, è quello che dissolve e produce la fermentazione; il secondo è alcalino e caldo, produce la
putrefazione e fissa il composto. E' perciò che Basilio Valentino alla fine delle sue Dodici chiavi vi
avverte di distinguere bene il freddo dal caldo, nell'applicazione dei vostri fuochi.

Tuttavia non è che il calore fermentativo provenga dall'alcali piuttosto che dall'acido, poiché esso
non è che un semplice effetto del movimento, come voi avrete dovuto notare all'inizio di questo
trattato; ma perché la presenza di questo alcali lo determina e lo conserva durante la putrefazione.

Non essendo il Mercurio che una mezza generazione, bisogna procedere adesso all'esaltazione dello
Zolfo. Così come lo hanno fatto Flamel e il Trevisano, potete prendere dell'oro in foglie ed estrarne
la tintura proiettandola nel vostro Mercurio che avrete dissolto precedentemente. Questa via non è
la più nobile, ma è la più corta. Ciò che si ottiene non è che una tintura particolare, ma il mercurio la
universalizza nel lavoro e la conduce allo stesso risultato.
Senza dubbio è ben più nobile estrarre dalla materia questa tintura universale. Prenderete quindi
tutte le vostre terre provenienti dalle aquile, e procederete con esse attraverso nuove imbibizioni con
lo spirito astrale, fino a che arrossiscano e che siano di un rosso bruno. E' quello che i filosofi
chiamano la calcinazione.
Il Mercurio dissolto e proiettato sopra farà l'estrazione della tintura, per mezzo della quale potrete
procedere al Matrimonio Filosofico che farà la perfezione dell'opera, e terminerà i lavori, salvo la
moltiplicazione che non ne è che una ripetizione abbreviata.

Questa Tintura è la corona del Re che dovrete estrarre dalle ceneri, perché il saggio Pitagora e dopo
di lui molti hanno ripetuto “Non disprezzate le ceneri perché la corona del Re vi si trova rinchiusa.”
E' da là che proviene l'usanza di conservare le ceneri dei morti. Basilio Valentino dice nella sua
prefazione “che la corona del Re sia di oro molto puro”; e altrove dice: “E' una corona tratta dalle
ceneri.” L'oro è questa tintura di cui parliamo, e la cenere è la terra delle aquile che avete messo da
parte.

Bisogna anche che voi sappiate che il Mercurio, che fa l'estrazione di questa Tintura, è chiamato
acqua secca che non bagna le mani, perché, benché non sia che un sale che non bagna affatto, solo
lui ha la virtù di dissolvere tutti i corpi, così come fa l'acqua con i sali e le gomme. In apparenza,
l'acqua è detta un solvente, ma, di fatto, essa non fa che dividere. La dissoluzione non accade in
tutta la Natura se non per mezzo della fermentazione, in tanto che il Mercurio ne dispensa nelle
stesse occasioni; ma nelle cose più elevate dove la presenza dell'acqua è di nessun effetto, ne
assolve le funzioni, e non fa che, come lei, separare i corpi o sostanze per metterli alle strette, e far
loro subire la fermentazione, sola causa di dissoluzione. Inoltre la dissoluzione non è essa stessa che
una divisione più estesa dei corpi, o una disgiunzione assoluta, e la mescolanza esatta di tutte le loro
parti. Capita in questa circostanza che le parti disgiunte e di una natura opposta tra di loro, venendo
ad incontrarsi, si urtino e si abbandonino a una specie di combattimento al quale abbiamo dato il
nome di fermentazione, dopo il quale esse si uniscano di nuovo, ma dopo essersi purgate di ciò che
loro era estraneo, che causa la corruzione, e impedisce che l'unione sia perfetta; ma dopo la sua
intera separazione, l'unione è così intima che tutti gli sforzi della Natura per separarle sarebbero
nulli e insufficienti. Così saranno i corpi e le anime dei giusti dopo il giudizio e la loro
purificazione.

Dopo l'estrazione della Tintura, ne resta dietro una terra refrattaria che noi chiamiamo terra dannata,
perché, come il peccato, essa è causa di morte e sofferenze. Bisogna rigettarla con cura, poiché è lei
che impedisce l'ingresso della tintura, e che causa qui in basso l'antipatia e l'inimicizia tra gli esseri.

L'ebollizione che accompagna ordinariamente la fermentazione è raffigurata nei nostri libri come un
combattimento tra due campioni di cui l'uno deve sormontare l'altro e metterlo a morte; ma non
bisogna affatto prendere ciò alla lettera. Questa ebollizione non deve essere attribuita che al
liberarsi di gas che cercano di mettersi in equilibrio, sia per mistione, sia per estensione.

Ugualmente allorché parliamo di Sigillo Ermetico; non bisogna interpretarlo come chiusura esatta
del vaso: chiusura imbecille e che sarebbe più dannosa che utile, visto che impedirebbe la
manipolazione così come la separazione e congiunzione nei tempi e nelle proporzioni dovute. Noi
chiamiamo così l'unione di più sostanze in una sola, in maniera da non poterle più separare: perchè
presso di noi, o nel nostro linguaggio, aprire è la stessa cosa di dissolvere e chiudere la stessa cosa
che fissare. Noi abbiamo sette sigilli corrispondenti ai sette corpi planetari, e chi conosce l'uno,
conosce tutti gli altri.

Noi ci serviamo anche di molti termini familiari alla chimica volgare; bisogna che si sappia, una
volta per tutte, che distillare, coobare, sublimare, calcinare, riverberare, incerare etc. non sono per
noi dal cominciamento alla fine che una sola e identica operazione, la quale consiste nel dissolvere
e coagulare, che è la stessa cosa che inumidire e disseccare, e che il minimo apprendista sa fare.

Adesso che avete la soluzione degli Enigmi principali che oscurano il nostro linguaggio e ne
impediscono o almeno ritardano l'intelligenza, sto per spiegarvi che cosa sia il nostro matrimonio
filosofico tra Beya e Gabertin. Dovete tenere presente che la Tintura rossa, che è lo Zolfo fisso dei
filosofi, e che chimano tanto Leone, tanto spirito di vino o aceto molto aspro, e qualche volta
orpimento fa qui la funzione di maschio ed è chiamato Gabertin. Il Mercurio o Tintura bianca, che
chiamano Luna, argento, acqua di vita (acquavite), aceto, arsenico, magnesia, Terra fogliata etc. fa
qui l'ufficio di femmina ed è chiamata Beya.

Bisogna sapere ancora che queste due sostanze, zolfo e Mercurio che il Contadinello chiama i due
fiori, non costituiscono insieme che un solo Mercurio, detto ermafrodita, o piuttosto androgino, che
significa maschio e femmina; che nell'operazione che sto per descrivere, essi svolgono
alternativamente le loro funzioni; che conseguentemente sono stati dati all'uno ed all'altro gli stessi
nomi, ma particolarmente quello di Mercurio, facendo pertanto una piccola differenza essenziale da
conoscere; essi (gli autori) mettono davanti al nome di mercurio la parola primo, per esprimere la
tintura bianca. Nominano questa Leone Verde, e lo Zolfo Leone Rosso. Se chiamano il Mercurio
acqua di vita, aceto, arsenico, magnesia, Luna, argento, chiamano per un giusto paragone e
proporzione la Tintura rossa Spirito di vino, aceto molto acre, orpimento, realgar, oro vivo, Sole etc.

Come ultima osservazione, vi farò notare che il mercurio non è che un sale invertito in questa
sostanza mercuriale; che lo Zolfo stesso non è mai senza Sale, non più che il Sale senza Mercurio,
cosa che vi fa vedere fino all'evidenza tre sostanze in una, le quali sostanze noi chiamiamo, per
nostra comodità, Sale, Zolfo e Mercurio.

Per procedere al Matrimonio filosofico, separate in due la vostra Tintura Rossa, e ne lasciate
disseccare una parte, mettendo l'altra da parte per il bisogno. Quante persone hanno fallito, per aver
ignorato questa precauzione! Hanno creduto che sbiancare il rosso, e arrossare il bianco, non fosse
che una sequenza ordinaria e necessaria del cammino della grande opera, e che tutto ciò avvenisse
da solo. Che essi sappiano dunque che il rosso è nutrito di bianco ed il bianco di rosso; che il bianco
è preso per il latte con cui si nutre l'infante neonato, o per il Vestito virginale. Quanto al rosso, esso
esprime o l'aumentazione del fuoco, o il cambiamento di veste, è preso da qualcuno per il Mantello
Reale.

Procederete dunque alle imbibizioni su una metà del vostro Zolfo, che avrete lasciato disseccare,
con il Mercurio bianco, seguendo i pesi e le misure di cui avete già fatto uso, e continuerete così
fino ad una completa saturazione e che la materia rimanga liquida sul fondo del vaso, ovvero
melmosa. Se avete ben operato, otterrete in quaranta giorni la dissoluzione del corpo al seguito della
quale verranno la fermentazione e la putrefazione.

Nella fermentazione, la materia si gonfia, si eleva e fa un piccolo rumore come quello di un


formicaio, e quando la putrefazione vuole arrivare la materia si affloscia ed annerisce. E' solo
quando è arrivata alla nerezza perfetta, chiamata testa di Corvo, che essa è in piena putrefazione. E'
solo là la prima materia della nostra opera, materia che non si trova da nessuna parte sulla terra dei
viventi, che perciò non nasce creata, ma che è detta aver volato al disopra delle nostre teste, a causa
del fatto che il mercurio essendo stato sublimato nove volte, lo Zolfo si è ancora elevato al di sopra.

I filosofi prendono la dissoluzione per il regno di Mercurio; è durante questo regno che si alleano
tra di loro i nostri principi metallici, ma è qui come un fuori-opera. Qui è solo col regno di Saturno
o durante l'oscurità che cominciano a contare, o che prendono il cominciamento dell'opera, perché i
tre principi sono legati in una maniera irrevocabile e il Sigillo di Ermes è completato. E' il vaso di
natura che bisogna chiudere non un uovo di cristallo o di tutt'altra materia; e la chiusura non si
intende della gola di un vaso perché l'aria non vi possa penetrare, ma della giunzione intima del
Sale dello Zolfo e del Mercurio, in maniera che non si possa più separarli per qualunque artificio.
Non c'è bisogno di alcun fuoco esterno per arrivare alla bianchezza, la materia disseccandosi vi
arriva da sola. Prima prende il colore grigio cenere che si compara allo Stagno, e che si chiama il
sigillo di Giove; in seguito arriva per gradi alla bianchezza, ma prima di arrivarci si percepiscono
circolarmente sulla materia diversi colori, rossi, gialli, blu e verdi che si comparano al'Iride o
arcobaleno, e che altri chiamano la coda di Pavone. Questi colori, che non durano tanto, sono
rimpiazzati da una pellicola di un bruno nerastro che si stria per disseccazione e lascia vedere la
materia aldisotto di un colore grigio: subito dopo, si manifesta sui bordi del vaso un cerchio
capillare di un grande biancore; allora il regno di Giove, che annunciava il color grigio, e che i
filosofi comparano al fuoco di ceneri, finisce, per lasciare il posto a quello della Luna. Il cerchio si
ingrandisce successivamente fino alla bianchezza perfetta della materia che i filosofi chiamano con
ragione Luna o Argento, poiché un peso di questa medicina bianca proiettato su 10 di argento, e in
seguito su 100 di un altro metallo imperfetto, trasmuta quest'ultimo in argento più puro di quello
delle mine.

L'argento che si impiega in questa circostanza, tiene qui il luogo di fermento, e senza di lui non ci
sarebbe trasmutazione, è in questo senso che bisogna intendere quello che dicono i Saggi: che senza
oro nessun oro è producibile, essi intendono parlare del fermento.

Questa terra imbiancata ha l'aspetto di una polvere brillante di diamante ed è divisa in piccole lame:
ciò che è il motivo per cui i saggi l'hanno chiamata la loro terra fogliata nella quale raccomandano
di seminare il loro ORO, essa non è, come si vede, che una mezza generazione, perciò bisogna
continuare il lavoro se si vuole giungere alla perfezione.

Bisogna dare a questa terra la coltura necessaria prima di seminarvi l'oro, altrimenti non
fruttificherà affatto.

Si ricominciano dunque le imbibizioni con il mercurio bianco, secondo la misura osservata


anteriormente. Con l'aiuto di un fuoco ben osservato, la materia si sottilizza sempre di più, si ricopre
di verdura, dopodiché comincia a ingiallire e prende un colore arancione che non potrebbe più
superare se il fuoco non fosse aumentato.

Questa verdura tanto cantata dai poeti, e tanto raccomandata da tutti i filosofi è il regno della bella
Venere, al quale succede quello di Marte che è il colore arancione.

Vi ricorderete di aver fatto due parti della vostra tintura rossa: avete appena sbianchito la prima,
bisogna adesso arrossarla. Prendete dunque la Tintura messa in riserva, dissolvetela proiettandola su
del mercurio filosofico e procedete con questa Tintura alle imbibizioni, fino a che la materia giunga
a un bel rosso porpora e scuro di papavero.

Tale è la medicina del primo ordine, tanto al Bianco che al Rosso, la quale guarisce tutte le malattie
se la si usa senza aggiunta di metallo, in un veicolo appropriato al male, secondo la prudenza
richiesta, e che con l'aggiunta, come fermento, dei due metalli perfetti, trasmuta in oro o in argento
tutti i metalli imperfetti, come il rame, il piombo, lo stagno, etc.

Prima di tentare una proiezione, bisogna saggiare la materia su una lama di rame arrossita al fuoco.
Se fonde senza fumo è nello stato desiderato, altrimenti bisognerà continuare il fuoco.

Moltiplicazione

La Moltiplicazione non è altro che la ripetizione di tutta l'opera, a partire dal matrimonio filosofico.
Bisogna solo avere la cura di dividere in due la propria materia nel cerchio della bianchezza e in
quello della rossezza, al fine di poter procedere alle imbibizioni sulla metà restante con dei genitori
dello stesso sangue. Il Mercurio, così come la tintura Rossa nel loro primo stato, sarebbero troppo
imperfetti per potersi alleare alla nostra medicina.

Avrete cura, a ogni dissoluzione tramite il Mercurio, di separare una terra dannata che si precipita e
che voi rigetterete con tanto meno scrupolo, in quanto è assolutamente refrattaria, e impedisce
l'ingresso della materia nei metalli

Con tutte le condizioni che ho descritto qui sopra, senza niente ometterne, arriverete sicuramente
allo scopo tanto desiderato della filosofia.

Tuttavia, non cercate di superare il numero sacro di nove, poiché la materia, per quanto fissa possa
essere, avrà acquisito una così grande fluidità e dilatazione, che nessun vaso potendo contenerla,
sarebbe interamente perduta.

Su ciò, fratello mio, ringraziate Dio della grazia che vi ha fatto, così come io lo ringrazio di esservi
stato utile nei vostri disegni, qualora essi siano retti, e voi dimoriate nei sentieri del bene.

FINE

Scolii

1. Tutto era acqua in principio: l’Universo e tutto ciò che contiene è derivato dalle
Acque.

2. L’Acqua è un composto di diversi principi; se così non fosse, essa non sarebbe
soggetta a fermentazione né a putrefazione.

3. L’Acqua fermentata, imputridita e disseccata forma un fango che si può


chiamare Acqua secca.

4. Questo Fango (Limo), questa Acqua secca, è l’argilla dalla quale è stato formato
il Colosso del mondo.

5. L’Argilla è una Terra untuosa, grigia e pesante con la quale si fa il Mattone.

6. L’alcalescenza, e non il grasso, costituisce la sua untuosità e la rende saponosa.

7. Questo è ciò che la rende mescolabile con i corpi grassi, ma non in modo intimo:
al minimo calore il grasso si separa.
8. Quindi l’Argilla non è formalmente un Alcali; ma ha una qualità prossima alla
sua natura. Occupa una posizione intermedia.

9. Essa passa sovente allo stato di creta o di calce, ma imperfettamente: essa


conserva ora più ora meno gran parte della sua prima forma.

10. Le terre gialle, rosse, verdi, ecc., sono di questa Natura, ma con l’aggiunta di
Tintura minerale.

11. Questa Tintura è prodotta per mutazione di una parte della terra prima in un
vetriolo della natura del ferro o del rame.

12. La doppia azione dello Spirito aereo e dello spirito minerale provoca queste
diverse mutazioni.

13. Lo Spirito Astrale, aereo e universale introdotto in questo soggetto, a seconda


della sua purezza, gli dona una forma più o meno nobile.

14. La pietra, il marmo, i sali, i Cristalli e i minerali traggono la loro origine da


questa Terra.

15. L’Argilla è la matrice naturale e prima del mondo intero: lo Spirito astrale ne è la
semenza.

16. Lo Spirito astrale è, senza ambiguità, la luce del Sole e degli astri di cui l’aria e i
cieli sono pervasi.

17. Nel nostro sistema terrestre, il sole è il padre di questo spirito, la Luna ne è la
madre.

18. La Luna è chiamata madre dello Spirito astrale perché la sua luce vivifica trae
origine dal Sole.

19. Siccome tutti gli astri vi aggiungono la loro luce, il suo vero nome è quello di
Spirito universale.

20. Bisogna che questo spirito, che è un fuoco, sia dissolto da un altro fuoco e
divenga Acqua.
21. Si raccoglie questo spirito nel grande mare dei saggi che è l’aria, per mezzo di un
acciaio magico che è di una stessa natura.

22. Il fuoco centrale racchiuso in tutti i corpi è un acciaio magico.

23. Questa parola “magico” vi mostra che non si tratta affatto di un vero acciaio, ma
che lo si denomina così per comparazione.

24. Tutti i corpi che hanno vita attraggono l’aria per il loro nutrimento. Il regno
animale è quello in cui questa attrazione avviene in modo più manifesto.

25. Appena lo spirito astrale è attratto, viene ridotto in un’acqua da cui i saggi fanno
il loro fuoco segreto.

26. Sebbene tutti i periodi siano propizi per questa attrazione, la primavera è la
stagione più conveniente, poi l’autunno.

27. In questi due periodi la Natura si rigenera e l’aria è più ricca di questo spirito
vitale.

28. Essendo la Luna la madre di questo spirito, ce lo dona solo quando è luminosa.

29. Di conseguenza, più la sua luce è intensa, più questo spirito è abbondante.

30. La Terra è rotonda, e il suo moto è da occidente ad oriente.

31. Essendo lo spirito sospinto verso i Poli da questo moto, e non trovando riposo
che verso il Nord, lì vi si rifugia.

32. Poiché la sua patria è il Nord, è in questa regione dell’atmosfera che ne va fatta la
raccolta.

33. Appena il Sole appare sull’orizzonte disperde lo spirito: bisogna interrompere il


lavoro.

34. Esaù vendette a Giacobbe il suo diritto di primogenitura per un piatto di


lenticchie: così bisogna dividere la sua terra.
35. Bisogna far piovere su questa terra la rugiada del cielo, cioè lo spirito, in modo
che essa ne sia imbevuta.

36. Fa che la terra non sia troppo imbevuta, né lo sia troppo poco, ma che sia resa
molle.

37. La quantità d’umidità che la terra può contenere è il peso di natura. La terra che
contiene è il vaso.

38. Bisogna dispensare l’acqua alla terra solo dopo il suo perfetto disseccamento.

39. Inumidire e disseccare costituiscono il giorno naturale.

40. Ogni umettazione è chiamata coobazione e ogni disseccamento distillazione.

41. Ad ogni imbibizione il fuoco centrale trattiene la porzione spirituale del fuoco
Segreto, il flegma si dissipa completamente.

42. O piuttosto l’acido e l’Alcali si congiungono per non separarsi più, a causa della
conformità della loro Natura.

43. Fintanto che l’Alcali domina perdura il regno della secchezza: ma quando
l’acido, a sua volta, diventa predominante fa regnare l’umidità.

44. La predominanza dell’acido causa la dissoluzione dei corpi e conduce alla


fermentazione.

45. Questa fermentazione non è altro che un combattimento tra l’acido e l’alcali,
durante il quale si uccidono a vicenda.

46. L’acido ha pertanto sopraffatto il fisso perché lo ha condotto alla dissoluzione;


ma il fisso ha anche vinto lo spirito volatile che resta privo della capacità d’agire.

47. Dall’acido e dall’alcali riuniti si forma una natura androgina o ermafrodita.

48. Una volta completata la fermentazione, segue la Putrefazione e pone il Sigillo al


primo lavoro.
49. Ci sono state 50 Nereidi o dee dell’umidità, 50 figlie di Danae che sposarono i 50
figli d’Egitto.

50. Ci vogliono 50 abluzioni dello spirito sulla terra, o 50 sposalizi dell’acido e


dell’alcali, del cielo con la terra, per ottenere la dissoluzione.

51. L’alcali, che svolge la funzione di femmina, sormonta 49 volte il suo maschio,
che è lo spirito; ma, venendogli a mancare le forze alla 50a volta, vi resta congiunto.

52. Si cessano le abluzioni non appena compare la fermentazione. Si paragona questo


fuoco al bagno-Maria.

53. Il calore che aumenta nella putrefazione è paragonato a quello del letame.

54. È solo nella putrefazione che la congiunzione è realizzata. I principi racchiusi in


una sola sostanza non possono più essere separati, e questo è ciò che si chiama
Sigillo Ermetico.

55. Dal carbone, che è nero, si ottiene della cenere grigia, e da questa cenere si ricava
un sale grazie alla continuazione del fuoco.

56. Il corpo, annerito per la putrefazione, diventa grigio ed è paragonato alle ceneri;
in seguito diventa bianco ed è il vero sale di natura o il salnitro (salpetri) dei saggi,
cioè il Sale della loro pietra.

57. I saggi paragonano ancora la loro materia al sapone, perché, indipendentemente


dalle sue proprietà particolari, essa è come il sapone, composto da un alcali al quale è
unito il grasso dello Zolfo.

58. Nella cenere, dicono i saggi, è racchiuso il Diadema del nostro giovane re; nella
terra che rimane, dopo l’estrazione del sale, c’è lo zolfo.

59. Lo zolfo si manifesta in questa terra grazie alla sua cozione col nostro spirito o
fuoco Segreto.

60. I filosofi chiamano fuoco esterno la somministrazione dello spirito al corpo,


dell’acido all’Alcali, o l’eccitazione prodotta tra il sale e l’umido.
61. Geber definisce la sublimazione l’elevazione, grazie al fuoco, di una cosa secca,
con aderenza al vaso; e ciò lo fa per esprimere la putrefazione e l’esaltazione della
sostanza, in quanto il fuoco, la cosa secca e il vaso sono insieme una stessa cosa.

62. Il sale dei saggi ha bisogno di essere esaltato per diventare il loro mercurio. Essi
contano nove sublimazioni.

63. Le sublimazioni si fanno come il primo lavoro, con la somministrazione del


fuoco esterno.

64. Il mercurio deve essere fatto per mezzo del Mercurio; in altre parole, il fuoco
deve essere della stessa sostanza del corpo sottoposto al lavoro.

65. Perché avvenga così, bisogna dissolvere nello spirito una parte del sale per fare le
Imbibizioni.

66. Per questo scopo, si fanno, in ciascuna sublimazione, due parti del suo Sale; una
rimane secca e si dissolve l’altra per imbibire.

67. Si producono così una nuova dissoluzione, fermentazione e putrefazione, tanto


più rapide quanto più il sale è maggiormente elevato in dignità.

68. Queste sublimazioni, che Filalete chiama le sue aquile, non possono oltrepassare
il numero di nove.

69. In ciascuna sublimazione del Sale di natura o mercurio, si separa sempre, per
mezzo della dissoluzione, un po’ di terra che bisogna riunire alla prima.

70. Sono tutte queste terre riunite che vanno messe assieme al nostro spirito, per
avere lo zolfo.

71. In questa cottura, non bisogna aspettarsi nessuna dissoluzione, né fermentazione,


né putrefazione; il corpo non fa altro che arrossarsi sempre di più e giunge ad un
colore bruno che è l’ultimo.

72. Per avere questa Tintura color del sangue che è l’oro solare, l’aceto acerrimo, o lo
spirito di vino di R. Lullo, ecc., bisogna versare sopra la terra rossa il Mercurio
filosofico all’altezza di due o tre dita; allora essa si separa dolcemente e galleggia sul
mercurio come una Quinta essenza.
73. Quando si dissolve con lo spirito astrale il sale, che è il mercurio, bisogna mettere
la dissoluzione in un luogo fresco, il mercurio si riunisce allora sulla superficie dello
spirito sotto forma di crema, ma è un sale, o un’acqua secca che, benché liquida, non
bagna le mani.

74. Restano nello spirito due tipi di sali diversi dal mercurio: un sale nitroso e un sale
fisso.

75. Facendo subire a questi sali il lavoro delle aquile, e elaborandoli l’uno per mezzo
dell’altro, giungono tutti e due ad una perfetta forma mercuriale.

76. Ci sono due vie per ottenere lo zolfo; la via umida e la via secca.

77. La via umida è quella che ho appena insegnato, è la più lunga, ma anche la più
nobile, a causa delle difficoltà da superare.

78. La via secca, come quella seguita da Flamel e da B. Trevisano, conduce alla
meta, sebbene [sia una meta] particolare.

79. Essa consiste nel separare la Tintura dall’oro comune col mercurio della settima
aquila.

80. Si risparmia così il tempo che dovrebbe essere impiegato per due [ulteriori]
sublimazioni del mercurio e per l’intera cottura della terra delle aquile.

81. Quando si è seguito il processo per via umida bisogna gettare la terra che rimane
dopo l’estrazione della Tintura. È una terra dannata e nociva.

82. Qualunque sia la via che avete seguito, bisogna [ora] procedere al matrimonio
dello Zolfo e del Mercurio.

83. Sono dei Nuovi Cieli e una Nuova Terra che voi congiungerete assieme, e che
produrranno una nuova Gerusalemme con un re molto potente.

84. Prendete una parte del vostro Zolfo o Tintura, lasciatela seccare e si formerà una
terra molto dolce e gradevole al tatto, di un rosso bruno.

85. Fate col Mercurio le vostre imbibizioni, come nella prima operazione, seguendo i
pesi di Natura.
86. Dopo 40 Imbibizioni che sono stimate durare 40 giorni, il corpo si dissolverà,
fermenterà e imputridirà.

87. Sono queste due Tinture, una rossa e l’altra bianca, che il Contadinello chiama i
suoi due fiori, e che altri hanno chiamato Grande e piccola Lunaria

88. Bisogna condurre questa tintura rossa alla bianchezza tramite le imbibizioni col
mercurio.

89. Queste imbibizioni devono essere fatte in modo che la terra rimanga dura, benché
bagnata.

90. La Scienza risiede nei principi; ma l’arte consiste nel saper dissolvere e putrefare.

91. Chi ha raggiunto il gradino della putrefazione è reputato maestro, perché,


sebbene sia il gradino più basso dell’Opera, è ritenuto il più elevato a causa delle
difficoltà necessarie per giungervi.

92. È stato compiuto il passo principale per arrivare alla bianchezza che è una
medicina suprema contro tutti i tipi di mali.

93. Non è che non rimangano alcune difficoltà da superare, ma non sono
insormontabili.

94. Non si arriva subito alla bianchezza, bisogna prima dissolvere e annerire.

95. Bisogna che ci sia una dissoluzione radicale, e che il corpo sia ridotto nelle sue
più minute parti, ma non che sia paragonabile a dell’acqua fluviale o simile.

96. È a torto che alcuni filosofi hanno detto di annerire il bianco, perché, sebbene la
bianchezza sorga dalla nerezza, è tuttavia il rosso che l'ha sbiancato e analogamente
che di conseguenza lo annerisce.

97. Del resto questa nerezza è un velo tenebroso che copre tanto la bianchezza che il
rossore.

98. La dissoluzione è chiamata il Sigillo di Mercurio, il bagno-Maria, il bagno del


Re. Invece la putrefazione, di cui la nerezza è il simbolo, è [chiamata] il letame di
caprone o di cavallo, e il Sigillo di Saturno.
99. La dissoluzione è intesa da alcuni come la prima materia dei saggi, da altri è
intesa così la putrefazione, e ciò a causa della riunione essenziale e inseparabile delle
due sostanze.

100. In ogni caso, la dissoluzione è propriamente il caos dei saggi, nel quale il Cielo e
la Terra sono racchiusi, e la putrefazione è la loro materia principe (materia prima).

101. Non è che al termine di 40 imbibizioni che il corpo si dissolve, fermenta e


imputridisce.

102. Questa prima nerezza si chiama Testa di Corvo, Saturno o Piombo dei filosofi.

103. Come nel primo lavoro, si smette di somministrare il fuoco esterno quando la
dissoluzione è completa.

104. La materia è condotta dal suo proprio fuoco fino al cerchio della bianchezza che è
la luna dei filosofi, Diana, Latona o il Lattone sbiancato.

105. La bianchezza comincia con un cerchio capillare che si estende di giorno in


giorno fino al centro; ma prima di arrivare alla bianchezza, la materia passa dal nero
al grigio,che è il colore intermedio e che si chiama fuoco di cenere e il Sigillo di
Giove.

106. Il passaggio dal nero al bianco è contrassegnato dall’apparizione di numerosi


colori, tra i quali predomina il verde: cosa che ha fatto attribuire alla bianchezza il
nome di Leone verde.

107. I saggi chiamano questi colori Iride, o Coda di Pavone.

108. Si paragona questo lavoro fino alla bianchezza al fuoco di Riverbero.

109. La bianchezza, che abbiamo detto essere il regno della Luna, non è che una mezza
generazione. I saggi la chiamano terra foliata per due motivi principali.

110. Una è che quando la si guarda da vicino, rassomiglia a delle foglie di Talco
brillante.

111. La seconda è che la putrefazione da cui proviene è il simbolo dell’inverno durante


il quale la terra è coperta di foglie, da cui una nuova terra si forma in primavera, terra
che è chiamata terra delle foglie.

112. Poiché la materia non può andare più oltre per mezzo del suo proprio fuoco,
bisogna ricominciare il fuoco esterno.

113. Per prepararsi in anticipo alla moltiplicazione, bisogna separare in due la materia.

114. Se ne mette una porzione da parte, e si conduce l’altra al rossore, continuando il


lavoro.

115. Si riprende quindi qui il lavoro delle imbibizioni col mercurio, osservando i pesi
di Natura.

116. Bisogna, come la prima volta, che la terra rimanga intera al fondo del vaso.

117. La materia perde a poco a poco la sua bianchezza e giunge ad un colore verde che
è simile al Vetriolo, e che si chiama il Sigillo di Venere.

118. Grazie alla continuità del fuoco, essa acquista un colore giallo zafferano che è il
Sigillo di Marte.

119. Poiché la materia non può acquisire un maggiore rossore con lo stesso grado di
fuoco, bisogna aumentarlo.

120. Si aumenta il fuoco imbibendo il corpo col mercurio Rosso che è stato conservato.

121. Si continua in questo modo fino a che la materia abbia acquisito un colore Rosso
bruno.

122. Prima di giungere a questo rosso scuro, essa assume un bel color porpora.

123. La materia giunta al rosso bruno molto scuro è il vero ORO fluido dei saggi, il
loro sole, la loro medicina universale.

124. A parte le moltiplicazioni, non ci sono più difficoltà da affrontare.

125. Si possiedono due medicine; una bianca e l’altra rossa per guarire tutte le malattie.
126. Queste due medicine non sono solamente utili agli uomini, ma anche ai vegetali e
ai minerali.

127. Un albero quasi morto, innaffiato con un’acqua in cui sarà stato disciolto un solo
grano in peso di questa medicina, riprenderà vita, fiorirà, e fruttificherà.

128. Con questa medicina si operano un’infinità di meraviglie al di sopra del potere
naturale.

129. Se proiettate un grano della medicina bianca su dieci di buon argento, il tutto
diventerà una medicina di cui un grano ne trasmuterà 100 di metalli imperfetti in
argento migliore di quello delle miniere.

130. Un grano di medicina rossa proiettato su del buon oro in fusione, produrrà
dell’oro secondo la stessa proporzione.

131. Per fare delle perle più grosse e più belle di quelle naturali, è sufficiente
dissolverle col mercurio e in seguito modellarle.

132. Si aumenta nello stesso modo il peso e la bellezza del Diamante e delle pietre
preziose.

133. Si fanno dei Rubini artificiali, molto più brillanti di quelli naturali, con l’aggiunta
di tintura Rossa.

134. Ma non c’è che Dio solo che possa richiamare i corpi dalla morte alla vita.

135. La tintura Rossa è il settimo e ultimo Sigillo di Ermete, che appartiene al Sole.

136. Si procede alla moltiplicazione con dei parenti di uno stesso sangue.

137. Si chiamano parenti di uno stesso sangue le tinture bianche e rosse di una
medesima operazione.

138. Il mercurio che non è stato accoppiato con la tintura rossa non è idoneo a
moltiplicare.
139. Le medicine bianca e Rossa del primo grado sono parenti di uno stesso sangue, e
possono moltiplicare.

140. È per questa intenzione che si separano le medicine in due, nei Cerchi della
bianchezza e del rossore.

141. Si procede alla prima moltiplicazione prendendo una parte di tintura rossa che si
dissolve con quella bianca che è stata conservata.

142. Bisogna precedentemente dissolvere la bianca col mercurio per procedere alle
imbibizioni.

143. Si ricomincia allora il primo lavoro con le stesse condizioni e osservando i pesi di
Natura.

144. Il puro separato dall’impuro dimezza ogni volta il tempo dell’operazione.

145. La proiezione di questa seconda medicina si fa su 100 [grani] d’argento o d’oro,


[che valgono] come fermento, e in seguito su mille [grani] di metalli imperfetti.

146. Poiché i pesi e la virtù della medicina aumentano di dieci a ciascuna


moltiplicazione, un’oncia, della nona [moltiplicazione], trasmuterà un milione [di
once] in purissimo metallo d’oro o d’argento.

147. La virtù di questa medicina è così grande che essa può in un istante trasformare
tutta la Natura sublunare.

148. È perché i malvagi non possano avvicinarsi che i saggi la mantengono così
nascosta.

149. Oltrepassata la nona moltiplicazione la medicina non può più essere contenuta;
essa fluisce attraverso il vetro, come l’olio attraverso la carta.

150. L’intera Opera si compie in 150 giorni, eccettuate le moltiplicazioni che possono
condurre a duecento.

FINE