Sei sulla pagina 1di 19

“LA DISABILITA’: CLASSIFICAZIONI

INTERNAZIONALI E NORMATIVA”

PROF.SSA GENEROSA MANZO


Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

Indice
I.1. DALLA MENOMAZIONE ALLA DISABILITÀ________________________________________________3
I.2. LE CLASSIFICAZIONI INTERNAZIONALI DELLA DISABILITÀ: ICD E ICIDH __________________6
I.3. L’ ICF COME MODELLO BIOPSICOSOCIALE_______________________________________________7
I.4. RIFLESSIONE DIALETTICA SULLA DISABILITÀ E L’ICF____________________________________10
I.5. LA LEGGE-QUADRO (104/1992) PER L’ASSISTENZA, L’INTEGRAZIONE SOCIALE E I DIRITTI
DELLE PERSONE HANDICAPPATE IN ITALIA_________________________________________________12
BIBLIOGRAFIA -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 13

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

2 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

1 Dalla menomazione alla disabilità

La menomazione tradotta dall’inglese con il termine di impairment, è definita come “… la


perdita di parte dell’efficienza fisica di una persona per mutilazione, o come … lesione,
imperfezione che diminuisce l’efficienza di un organo, di un arto o di una funzione, essa è quindi
l’esteriorizzazione di uno stato patologico …”1.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce menomazione “…qualsiasi perdita o
anormalità a carico di funzione psicologica, fisiologica o anatomica. La menomazione è
caratterizzata da perdite materiali che possono essere transitorie o permanenti e comprendono l’
esistenza di anomalie o difetti a carico di arti, tessuti o altre strutture del corpo, incluso il sistema
delle funzioni mentali …. rappresenta l’esteriorizzazione di uno stato patologico e generalmente
riflette i disturbi manifestati a livello d’organo …”2.
‘’… L’handicap è una situazione di svantaggio risultante da un danno o una disabilità che
non consente di rispondere in modo adeguato alle richieste ambientali …”3. L’handicap riguarda il
significato assunto da una situazione o esperienza individuale quando essa si scosta dalla normalità.
Esso è caratterizzato dalla discrepanza tra l’efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di
efficienza sia dal soggetto che dal gruppo lui appartenente e rappresenta la socializzazione di una
menomazione o di una disabilità e come tale riflette le conseguenze culturali, sociali, economiche e
ambientali che derivano dalla presenza della menomazione e della disabilità.
Lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformarsi alle
aspettative del contesto in cui l’individuo vive; l’handicap si manifesta pertanto dall’incapacità di
sostenere quelle azioni di sopravvivenza.
Il termine handicap non corrisponde ad una definizione universale,“… poiché non designa
qualcosa di oggettivamente circoscritto, come una malattia specifica, ma indica un insieme di danni
(disabilità) fisici o psichici, o di situazioni (alterazioni) culturali o sociali …”4.

1
Vocabolario della lingua italiana., (1989). Istituto dell’ Enciclopedia Italiana. Roma: Treccani, p.152.
2
OMS, (2008). ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. Trento:
Erickson.
3
Bertini, L., op cit. 31
4
Trisciuzzi, L. (2002). Manuale di didattica per l’handicap. Bari: Laterza.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

3 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

“… L’handicap identifica, la distanza intercorrente tra le attese della società in termini di


abilità, saperi e risorse personali del soggetto,conformandosi ad un determinato contesto socio-
culturale ed economico nel quale tali competenze sono richieste …”5.
Per l’O.N.U (Organizzazione delle Nazioni unite) il termine handicappato designa
concretamente: “…..ogni persona incapace di garantirsi per proprio conto, in tutto o in parte, le
necessità di una vita individuale e/o sociale normale, a causa di una menomazione, congenita o no,
delle sue capacità fisiche o mentali…..”6.
L’handicap non va confuso con lo svantaggio socio-culturale o il disadattamento, e può
richiedere, quindi, in situazioni diverse, diversi tipi di intervento; da quello medico, a quello
psicologico, educativo, sociale, riabilitativo ecc… tutti interventi finalizzati, comunque, al
miglioramento della qualità della vita del soggetto diversamente abile, in una prospettiva
olistico/evolutiva, che guarda a tutto l’arco della sua esistenza, e che lo considera soggetto attivo,
interprete principale del proprio processo di sviluppo, o meglio, di vita, costruttore di una propria
identità e non solo soggetto, “subiectum”.7
La disabilità, invece, “… può essere descritta come lo scostamento dalla norma per quanto
concerne le prestazioni di una persona, dunque come la deviazione per eccesso o per difetto di
comportamenti o di attività normalmente attesi …”8.
La disabilità corrisponde a qualsiasi limitazione o perdita (conseguente ad una
menomazione) della capacità di compiere un’attività nel modo o nei tempi considerati normale per
un essere umano.
E’ caratterizzata da scostamenti, per eccesso o per difetto, nella realizzazione dei compiti e
nell’ espressione dei comportamenti rispetto a ciò che sarebbe normalmente atteso, può avere
carattere transitorio o permanente ed essere reversibile o irreversibile, progressiva o regressiva.
Le disabilità possono insorgere come conseguenza diretta di una menomazione o come
reazione del soggetto, specialmente da un punto di vista psicologico, ad una menomazione fisica,
sensoriale o di altra natura.
La disabilità rappresenta l’oggettivazione della menomazione e come tale riflette sui disturbi
a livello della persona. Si riferisce a capacità funzionali attraverso atti e comportamenti che
costituiscono aspetti essenziali della vita di ogni giorno.

5
Sibilio, M., op. cit. p. 48
6
Boccia, P. (2001). Sociologia. Teoria, storia, metodi e campi di esperienza sociale . Napoli: Liquori, p.278.
7
Subiectus, a, um, part. agg. di subicio: posto sotto, sottoposto, sottomesso, subordinato.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

4 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

L’ICD (International Classification of Impairement, Disabilities and Handicaps) classifica in


questo modo le menomazioni9:

 Menomazioni della capacità intellettiva


 Altre menomazioni psicologiche
 Menomazioni del linguaggio
 Menomazioni dell’udito
 Menomazioni visive
 Menomazioni viscerali
 Menomazioni scheletriche
 Menomazioni deturpanti
 Menomazioni generalizzate, sensoriali o di altro tipo

Per quanto concerne l’handicap10 la classificazione è la seguente:

 Handicap nell’orientamento
 Handicap nell’indipendenza fisica
 Handicap nella mobilità
 Handicaps occupazionali
 Handicap nell’integrazione sociale
 Handicap nell’autosufficienza economica11.

In questa maniera, invece, viene riportata una classificazione delle varie forme di disabilità12:

 Disabilità del comportamento


 Disabilità nella comunicazione
 Disabilità nella cura della propria persona
 Disabilità motorie
 Disabilità inerenti la propria sussistenza
 Disabilità circostanziali
 Disabilità in particolari attitudini
 Disabilità nella destrezza
 Disabilità dovute all’assetto corporeo
 Altre limitazioni dell’attività.
8
Bertini, op,cit., p.31.
9
Cottini, L. (2004). Didattica Speciale e integrazione scolastica. Roma: Carocci editore, p. 47.
10
Eurispes, 1994
11
L’autosufficienza economica è la capacità di mantenere una normale attività e indipendenza socio-economica; questa
categoria include soggetti che hanno una limitata capacità a svolgere normali attività lavorative e ciò impedisce loro di
essere autosufficienti e quindi in grado di intraprendere un’ attività economica.
12
Ciaglia, A. (2006). Disabilità e qualità della vita: interventi didattico/riabilitativi. Salerno: Edisud Salerno, p. 16.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

5 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

2 Le classificazioni Internazionali della disabilità:


ICD E ICIDH
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha adottato diversi strumenti di classificazione
inerenti all’osservazione e all’analisi delle patologie organiche, psichiche e comportamentali delle
popolazioni, al fine di migliorare la qualità e la diagnosi di tali patologie.
La prima elaborata nel 1970 è l’International Classification of Diseases (ICD) che
rispondeva all’esigenza di cogliere la causa delle patologie, dando ad ogni sindrome o disturbo una
descrizione delle principali caratteristiche cliniche ed indicazioni diagnostiche, infatti la
Classificazione Internazionale delle malattie si focalizzava sull’aspetto eziologico della patologia.
Le diagnosi delle malattie venivano poi tradotte in codici che rendevano possibile la
memorizzazione, la ricerca e l’analisi dei dati.
L’ICD rivela ben presto vari limiti di applicazione e ciò induce l’OMS ad elaborare un
nuovo manuale di classificazione, in grado di focalizzare l’attenzione non solo sulla causa delle
patologie, ma anche sulle loro conseguenze: “la Classificazione Internazionale delle menomazioni,
delle disabilità e degli handicap”13 .
L’ICIDH non coglie la causa della patologia, ma l’importanza e l’influenza che il contesto
ambientale esercita sullo stato di salute delle popolazioni.
Con l’ICIDH non si parte più dal concetto di malattia inteso come menomazione, ma dal
concetto di salute, inteso come benessere fisico, mentale, relazionale e sociale che riguarda
l’individuo, la sua globalità e l’interazione con l’ambiente.
L’ICIDH è caratterizzato da tre componenti fondamentali, attraverso le quali vengono
analizzate a valutate le conseguenze delle malattie: la menomazione, come danno organico e/o
funzionale, la disabilità, come perdita di capacità operative subentrate nella persona a causa della
menomazione e lo svantaggio (handicap), come difficoltà che l’individuo incontra nell’ambiente
circostante a causa della menomazione.
L’OMS ha dichiarato l’importanza di utilizzare ICD e L’ICIDH in maniera complementare,
favorendo l’analisi e la comprensione delle condizioni di salute dell’individuo in una prospettiva
più ampia, in quanto i dati eziologici vengono integrati dall’analisi dell’impatto che quella patologia
può avere sull'individuo e sul contesto ambientale in cui è inserito.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

6 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

3 L’ ICF come modello biopsicosociale


La presenza di limiti concettuali insiti nella classificazione ICIDH ha portato l’OMS ad
elaborare un ulteriore strumento, “la Classificazione Internazionale del funzionamento e delle
disabilità”14, che rappresenta l’embrione del modello concettuale che sarà sviluppato nell’ultima
classificazione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità: la Classificazione Internazionale del
funzionamento,disabilità e salute15.
Il 22 maggio 2001, dopo un lavoro iniziato nel 1993 da ben 65 paesi dove importante è stato
il ruolo dell’Italia per il suo sviluppo, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità perviene, quindi, alla
stesura di uno strumento di classificazione innovativo, multidisciplinare e dall’approccio universale:
la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, denominato
ICF, e accettato da 191 paesi.
Il concetto di handicap sparisce e cambia completamente l’approccio alla disabilità. Se
nell’ICIDH-80 erano forti il concetto di malattia e quello di limitazione, nell’ICF tutto ruota attorno
al principio di functioning, di funzionamento, ossia attorno alle capacità che l’individuo ha nel
proprio agire.
Per conseguenza è innanzitutto da notare come venga meno il confronto fra il disabile e il
normale in quanto entrambi vengono considerati per ciò che hanno e non per ciò che non hanno. In
secondo luogo l’ICF prende in considerazione oltre all’aspetto fisiologico dell’individuo quello
sociale, vale a dire che messo in rilievo quale sia il suo funzionamento, lo si correla al contesto che
lo circonda, cioè alla società e all’ambiente.
Questo significa che, ad esempio se una persona per problemi alle gambe è costretta in
carrozzina, è diverso che essa viva in una città metropolitana o in una giungla.
Questa prospettiva serve a farci capire che potenzialmente qualunque individuo può essere
disabile in qualunque momento della sua vita.
Un ragazzo che oggi padroneggia la tecnologia, da vecchio potrebbe divenire disabile perché
non più al passo coi tempi, vivendo in una situazione di limitata funzionalità.
Alla base di questo concetto che vede il disabile potenzialmente assumibile da tutti, non c’è
più distinzione tra disabile e non. Mancata discriminazione che si accentua se si considera che il

13
ICIDH, 1980.
14
ICIDH-2, 1999
15
ICF 2001.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

7 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

modello ICF guarda alla persona non in negativo, cioè per quanto l’individuo possiede e non per
quanto si differenzi dalla normalità.
L’ICF si delinea come una classificazione che vuole descrivere lo stato di salute delle
persone in relazione ai loro ambiti esistenziali (sociale, familiare, lavorativo) al fine di cogliere le
difficoltà che nel contesto socio-culturale di riferimento possono causare disabilità.
Tramite l’ICF si vuole quindi descrivere non le persone, ma le loro situazioni di vita
quotidiana in relazione al loro contesto ambientale e sottolineare l’individuo non solo come persona
avente malattie o disabilità, ma soprattutto evidenziarne l’unicità e la globalità.
L’ICF vuole fornire un’ampia analisi dello stato di salute degli individui ponendo la
correlazione fra salute e ambiente, arrivando alla definizione di disabilità, intesa come una
condizione di salute in un ambiente sfavorevole.
L’analisi delle varie dimensioni esistenziali dell’individuo porta a evidenziare non solo
come le persone convivono con la loro patologia, ma anche cosa è possibile fare per migliorare la
qualità della loro vita.
La persona, quindi, non è più vista in rapporto al suo deficit funzionale e sociale, ma in base
ad un concetto di salute dove la patologia è solo una delle variabili, poiché vanno analizzate i
diversi fattori che causano difficoltà.

Il concetto di disabilità introduce ulteriori elementi che evidenziano la valenza innovativa della
classificazione:
- universalismo;
- approccio integrato;
- modello multidimensionale del funzionamento e della disabilità.

L’applicazione universale dell’ICF emerge nella misura in cui la disabilità non viene
considerata un problema di un gruppo minoritario all’interno di una comunità, ma un’esperienza
che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare. L’OMS, attraverso l’ICF, propone un modello
di disabilità universale, applicabile a qualsiasi persona, normodotata o diversamente abile.
L’approccio integrato della classificazione si esprime tramite l’analisi dettagliata di tutte le
dimensioni esistenziali dell’individuo, poste sullo stesso piano, senza distinzioni sulle possibili
cause.
Il concetto di disabilità vuole essere un concetto inserito in un continuum
multidimensionale. Ognuno di noi può trovarsi in un contesto ambientale precario e ciò può causare
disabilità.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

8 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

E’ in tale ambito che l’ICF si pone come classificatore della salute, prendendo in
considerazione gli aspetti sociali della disabilità: se, ad esempio, una persona ha difficoltà in ambito
lavorativo, ha poca importanza se la causa del suo disagio è di natura fisica, psichica o sensoriale.
Ciò che importa è intervenire sul contesto sociale costruendo reti di servizi significativi che
riducano la disabilità.

L’ICF è organizzato in due parti. La prima parte comprende due componenti:


 Funzioni corporee e strutture corporee
 Attività e partecipazione

La seconda parte comprende invece:


 Fattori ambientali
 Fattori personali
Le funzioni corporee sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, comprese quelle
psicologiche, le strutture corporee sono invece, le parti anatomiche del corpo come organi, arti e
loro componenti.
L’attività è l’esecuzione di un compito o l’azione svolta da un individuo, la partecipazione è
il coinvolgimento dello stesso in un situazione di vita.
I fattori ambientali sono le caratteristiche del mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti che
possono avere impatto sulle prestazioni di un individuo in uno specifico contesto.
I fattori personali sono fattori contestuali correlati all’individuo quali l’età, il sesso, la classe
sociale, l’esperienza di vita e così via che non sono attualmente classificati nell’ICF, ma che gli
utilizzatori possono inserire nelle loro applicazioni della classificazione.

È possibile individuare quindi tre punti principali:


 il cambio di prospettiva da una visione prettamente eziologica ad una improntata sul concetto
positivo di attività e partecipazione;
 la grande attenzione riservata a fattori contestuali, oltre a quelli specificamente connessi ai
deficit biologici;
 il ruolo paritetico che viene riconosciuto agli interventi clinici, riabilitativi, educativi e sociali, i
quali dovranno necessariamente integrarsi ed uscire dalle arbitrarie demarcazioni che ancora li
stanno caratterizzando.16
16
Gomez Paloma, F., Sgambelluri, R., (2012). La disabilità tra didattica e sport . Napoli: Simone editore, pp.12-13

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

9 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

Applicare l’ICF nella valutazione dell’handicap consente di far fronte alla difficoltà di riconoscere
l’effettiva situazione di svantaggio, ovvero la variabilità soggettiva del giudizio.

Infine diremo che i principali scopi sono:

- fornire una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute, delle condizioni,
conseguenze e cause determinanti ad essa correlate;
- stabilire un linguaggio standard ed univoco per la descrizione della salute delle popolazioni
allo scopo di migliorare la comunicazione fra i diversi utilizzatori, tra cui operatori sanitari,
ricercatori, esponenti politici e la popolazione, incluse le persone con disabilità;
- rendere possibile il confronto fra i dati relativi allo stato di salute delle popolazioni raccolti
in Paesi diversi in momenti differenti come fornire uno schema di codifica sistematico per i sistemi
informativi sanitari.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

10 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

4 Riflessione dialettica sulla disabilità e l’ICF


“E’ vero che non esiste più discriminazione è pur vero che esistono differenze fra disabile e non. E
se il modello ICF vuole mettere in risalto come ognuno abbia proprie potenzialità, è evidente che la
categoria disabile deve essere distinta in quanto dotata di connotazione propria il cui comune
denominatore è lo stato di disagio rispetto alla comunità. Un disagio che, certo, va analizzato ma
che si riassume nel termine disabilità. Un disagio che non può essere messo da parte nel
considerare la persona con disabilità”17.

Per l’ICF la disabilità è il concetto che indica gli aspetti negativi della relazione tra
individuo e ambiente.
Il disabile vive questa relazione in maniera più complicata, più difficile, con un livello di
disagio più elevato rispetto alle persone comuni che va ad intaccare di conseguenza la sua vita
sociale, il rapporto con la realtà individuale e collettiva. Il disabile è in primo luogo una persona, ma
anche una persona che vive un rapporto di peculiare disagio nella società.
“Nonostante ciò l’accezione di persona con disabilità intesa dall’ICF stenta a passare per via
dello spostamento dell’Attenzione più sul concetto di persona che non su quello degli aspetti della
relazione fra individuo e ambiente”.18
La questione del disabile visto in relazione alla sua voglia di autonomia e alle sue necessità
di aiuto non è di facile risoluzione, se da un lato c’è chi vuole sentirsi uguale agli altri, chi si sente
di pari livello, rivendicando questo diritto; dall’altra ci sono coloro che sottolineano, rivendicano la
loro differenza, per ottenere da parte della Legge quell’assistenza che facilita l’accesso al lavoro,
consente trattamenti sanitari speciali e tutela comunque chi è in condizione di svantaggio. Per chi
pretende autonomia c’è chi fa notare che le persone autonome non dovrebbero ricevere ausili basati
sull’aiuto da parte di altri. Per chi sostiene che i diversamente abili con l’uso di tecnologie possano
addirittura avere abilità maggiori, non fa altro che portare la discussione su temi dove da un lato c’è
una voglia di autonomia e dall’altro l’esigenza di assistenza. Il termine “diversamente abile” nasce
per evidenziare la capacità del disabile ad esercitare abilità personali diverse, al pari di ogni
individuo, questo può portare ad una errata visione da parte della società, di chi avendo un handicap
viene messo alla pari degli altri.

17
Luongo, M., Malafarina, A.G. (2007). Intervista col Disabile. Vademecum tra cime e crepacci della disabilità.
Milano: Franco Angeli, p.24
18
Ibidem

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

11 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

Le abilità diverse possono essere viste come abilità che tutti possono avere normalmente
diverse dagli altri, “facendo credere che egli sia solo un individuo con doti un po’ diverse, come
ognuno ne ha, e che perciò venga omologato alla massa, sicché dimenticato. Dimenticato nella sua
natura di persona con esigenze di cui anche la società deve invece farsi carico”.19
Nella cultura generale quello che ancora prevale è il concetto di handicappato, ovvero del
disabile come persona prettamente svantaggiata.
“Ciononostante qualcosa sta cambiando soprattutto in virtù della maggior visibilità del disabile
nella vita di tutti i giorni. Grazie alla tecnologia, infatti, che offre maggiori ausili al disabile
affinché possa circolare liberamente per le strade e grazie alla tecnologia”.20
Questa nuova e ampia visibilità che riguarda i disabili, (dovuta anche al numero sempre
maggiore di portatori di handicap provocato dai pericoli di una società dove il progresso
tecnologico può ritorcesi contro, come nel caso di automobili sempre più veloci e quindi
pericolose),l’ha reso incontrabile, accessibile, meno alieno, meno “inquietante”, più familiare e
persona con cui è possibile confrontarsi.
“In pratica ci sono più disabili e allora è più facile vederli e perciò stabilire un confronto. Che
piaccia o no. Concludendo, che sia persona con disabilità, disabile, diversamente abile o altro,
sarà l’uso a stabilire il termine più adatto, resta valida la definizione di fondo dell’ICF :Il disabile
è innanzitutto una persona, ma che non può prescindere dagli aspetti negativi della relazione tra
individuo e ambiente. Un po’ come tutti, del resto.”21

19
Ibidem
20
Ibidem
21
Ibidem

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

12 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

5 La Legge-Quadro (104/1992) per l’assistenza,


l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate in Italia
Il decennio che va dall’ 80’ agli inizi del 90’ porta alla creazione da parte del Parlamento
della legge quadro per l’assistenza e l’integrazione sociale e i diritti della persona handicappata
(L.5-2-92,n.104). Si omologa alle definizioni offerta in materia di disabilità a quelle che sono le
definizioni e gli intenti dell’OMS. Per 10 anni le associazioni di famiglie avevano sostenuto una
battaglia contro gli enti locali, per i diritti del disabile, la Legge 104 segna il passaggio
dall’inserimento alla piena integrazione dei soggetti, sottolinea l’esigenza di rimuovere qualsiasi
situazione invalidante nei confronti dei disabili e il dovere da parte di tutte le istituzioni, non solo
scolastiche, di favorirne lo sviluppo, la cura e l’integrazione sia scolastica che lavorativa, c’è la
volontà del Legislatore di creare una forte programmazione coordinata tra servizi scolastici, servizi
sanitari, socio assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e tutte le altre attività che nascono sul
territorio e possono essere di beneficio al soggetto disabile.
 la Legge quadro inoltre porta un ‘esperto del Comune capoluogo ;
 un esperto della Provincia ;
 un esperto dell’ASL in campo amministrativo ;
 un esperto dell’ASL in campo sanitario ;
 tre esperti Associazioni designati dal Coordinamento Provinciale ;
 un esperto della Scuola presso presso il Provveditorato agli Studi.
 un ispettore tecnico con funzioni di coordinatore.22
La possibilità di frequentare la scuola dell’obbligo fino ai 18 anni e di ripetere la stessa
classe anche per tre volte, inoltre il disabile deve avere rapporti normali e normalizzati con gli altri
alunni.
Fondamentale per l’attuazione di questi programmi è il ruolo dell’esperto, già la legge
517/77 prevedeva la figura professionale dell’insegnante specializzato e il servizio socio-psico-
pedagogico (sempre nei limiti delle possibilità di bilancio).

22
Sibilio. M., (2003). Le abilità diverse. Percorsi didattici di attività motorie per soggetti diversamente abili. Napoli:
Simone editore, p. 32

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

13 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

I professori specializzati e posti ad aggiornamento delle loro competenze iniziarono a


configurarsi come parte integrante nella creazione dei programmi scolastici.
Nella C.M. n.216 del 26-6-92 i gruppi di Lavoro sono formati da: compito di queste task
force è anche quello di individuare percorsi personali per ogni alunno, dando una specificità al
percorso educativo del singolo, riabbracciando così il discorso proprio della Montessori.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

14 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

Bibliografia
 AA.VV., Il sapere dei diritti umani nel disegno educativo, Quaderni 2002, n. 5; Cattedra

UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace”, Università degli Studi di Padova.

 Alba G. Naccari (2003). Pedagogia della corporeità. Educazione, attività motoria e sport nel

tempo. Perugia: Morlacchi Editore

 Art. n. 13, Legge 5 febbraio 1992, n. 104, Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione

sociale e i diritti delle persone handicappate

 Bosio, P., Menegoi Buzzi, I., (2005). Scuola e diversità in Europa. . Strumenti per la

formazione dei docenti sull’integrazione dei disabili in Europa.Milano: Franco Angeli

 Bozzuffi, V., (2007). Psicologia dell’integrazione sociale. La vita della persona con

disabilità in una società plurale. Milano: Franco Angeli

 Caldin, R., (2006). Identità e cittadinanza nella disabilità: l’approccio pedagogico in

A.A.V.V. Milano: Franco Angeli

 Cairo, M. T., Galli R., (2008). Pedagogie e didattica speciale per educatori e insegnanti nella

scuola. Roma: Vita e pensiero

 Canevaro, A., (1983). Handicap e scuola:Manuale per l’integrazione scolastica. Firenze: La

Nuova Italia

 Canevaro, A., (1999). Alla ricerca degli indicatori della qualità dell’integrazione. In D. Ianes

e M. Tortorello (a cura di), La qualità dell’integrazione scolastica. Trento: Erickson

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

15 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

 Canevaro, A., Mandato, M., (2004). L’integrazione e la prospettiva inclusiva.

Roma:Monolite

 Canevaro A., D. Ianes ( 2002 ) Buone prassi di integrazione scolastica. Trento: Erickson

 Canevaro, A. (1999). Pedagogia speciale. La riduzione dell’handicap. Milano: Mondadori

 Canevaro A. (2007). L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Trent’anni di

inclusione nella scuola italiana. Trento: Erickson

 Capovilla, M.T., Stamerra, O., (2001). Per una scuola diversa: un’esperienza di integrazione

con l’handicap. Roma: Città Nuova.

 Causin, P., De Pieri, S., (2006). Disabili e rete sociale. Modelli e buone pratiche di

integrazione. Milano:Franco Angeli

 Ciaglia A. (2006). Disabilità e qualità della vita: interventi didattico/riabilitativi. Edisud:

Salerno

 Cian G., Orlando D. (2004). Disabilità integrazione e pedagogia speciale. Padova: Cedam

 Cingolari, M.(2008). Handicap e disabilità. Milano:Giuffrè Editore

 Cornoldi C. (2007). L’intelligenza. Bologna: Il Mulino

 Cottini, L. (2004). Didattica Speciale e integrazione scolastica. Roma: Carocci editore

 Cottoni, G., (1995). Proposta per la qualità dell’integrazione realizzata finora nella scuola.

Parma: ANMIC

 D’Alonzo, L., (2002). Disabilità e potenzialità educativa. Brescia: La Scuola

 D.P.R. 24 febbraio 1994 - Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità

sanitarie locali in materia di alcuni portatori di handicap

 Frabboni (a cura di), Indicazioni per il curricolo: scuola dell’infanzia, primaria e secondaria

di primo grado. Trento: Erickson

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

16 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

 Franchini, R.,(2007). Disabilità, cura educativa e progetto di vita: tra pedagogia e didattica

speciale. Trento: Erickson

 Gardou, C., (2006). Diversità, vulnerabilità e handicap. Trento: Erickson

 Gomez Paloma, F., Sgambelluri, R., (2012). La disabilità tra didattica e sport . Napoli:

Simone editore

 Ianes, D., (2005). Bisogni Educativi Speciali e inclusione. Trento:Erickson

 Ianes, D., (2006). La speciale normalità. Trento: Erickson

 Ianes, D., (2005). La diagnosi funzionale secondo l’ICF. Trento:Erickson

 Ianes D. e Cramerotti S. (a cura di) (2007). Il Piano educativo individualizzato. Progetto di

vita (8a edizione 2007). Trento: Erickson.

 Ianes, D., (1999). Relazioni inclusive: I benefici e le strategie per migliorarle. In D. Ianes e

M. Tortorello (a cura di), La qualità dell’integrazione scolastica. Trento: Erickson

 ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health, Classificazione

Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute). OMS 2001

 Legge 5 febbraio 1992, n. 104 - Legge Quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i

diritti delle persone handicappate

 Lonardi,C . (2005). Handicap in La disabilità tra costruzione dell’identità e cittadinanza

tratto dal vol. Salute e Società anno IV vol.1.

 Lopez, Melero M. (1996). Diversidad y cultura: una escuela sin exclusiones. Kikiriki

 Luongo, M., Malafarina G. (2007). Intervista col disabile. Vademecum fra cime e crepacci

della disabilità. Milano: Franco Angeli

 Macerata, B., (1986). Leggi e ordinamenti dell'educazione fisica e sportiva scolastica.

Urbino: Quattroventi

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

17 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

 Magnanini A. (2008). Educazione e movimento corporeità ed integrazione sociale dei

disabili. Roma: Edizioni Del Cerro

 Medeghini R., Valtellina E. (2005).Quale disabilità? Culture modelli e processi di

inclusione. Milano: Franco Angeli

 Meneghini, R., (2006). Disabilità e corso di vita. Milano: Franco Angeli

 Montuschi, F.(2004). Disabilità, integrazione e pedagogia speciale. Milano: Franco Angeli

 Nocera, S.,(2001). Il diritto all’integrazione nella scuola dell’autonomia. Trento: Erickson

 O.M.S., (2002). ICF, Classificazione internazionale della disabilità e della salute. Trento:

Erickson

 Pavone, M., (2004). Personalizzare l’integrazione. Brescia: La Scuola

 Pertica, M.,(1996). Didattiche speciali, in Gennari M. (a cura di), Didattica generale.

Milano: Bompiani

 Resico, D., (2005). Disabilità e integrazione: orizzonti educativi e progettualità. Milano:

Franco Angeli

 Ricci, C., (2001). Manuale per l’integrazione scolastica: i principi, le competenze, la buona

pratica. Milano: Fabbri Editore

 Scano, R. (2003). Tecnologie per la disabilità. Venezia: IWA ITALY

 Sibilio, M., (2005). Lo sport come percorso educativo- attività sportive e forme intellettive.

Napoli: Alfredo Guida Editore

 Sibilio, M., (2001). Il corpo e il movimento. Elementi di teoria tecnica e didattica delle

attività motorie per l’età evolutiva. Napoli: Cuen

 Sibilio M., (2002). Il corpo intelligente: l’interazione tra le intelligenze umane in un

percorso laboratoriale a carattere motorio. Napoli: Simone editore

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

18 di 19
Università Telematica Pegaso La disabilità: classificazioni Internazionali e normativa

 Sibilio M., Il laboratorio come percorso formativo. Itinerari laboratoriali per la formazione

degli insegnanti nella scuola primaria, Napoli: Simone editore

 Sibilio. M., (2003). Le abilità diverse. Percorsi didattici di attività motorie per soggetti

diversamente abili. Napoli: Simone editore

 Simeonsson R.J. et al. (2003), Applying the International Classification of Functioning,

Disability and health (ICF) to measure childhood disability, «Disability and rehabilitation»

n. 25.

 Trisciuzzi, L.,(2001). Manuale di didattica per l’handicap. Bari: La Terza.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

19 di 19