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L’ATMOSFERA: COMPOSIZIONE, STRUTTURA E DINAMICA

La composizione dell’atmosfera L’involucro gassoso che avvolge il pianeta è una miscela di gas di
composizione variabile, in cui sono presenti anche particelle liquide e solide.

Si distingue tra:

• BASSA ATMOSFERA (omosfera): composizione chimica costante (moti convettivi che rimescolano
continuamente i gas). Il vapore acqueo ha concentrazione molto variabile: è presente in quantità maggiore
a bassa quota (la temperatura diminuisce con l’altezza e a basse temperature il vapore condensa), in
prossimità degli oceani e nella fascia equatoriale (dove è più intensa l’evaporazione). La presenza del
vapore acqueo è fondamentale per l’equilibrio termico e idrico del pianeta. È abbondante anche il
pulviscolo atmosferico (complesso di polveri fini provenienti dall’erosione del suolo, dalle eruzioni
vulcaniche, dalla disintegrazione delle meteoriti, dai processi di combustione e dall’evaporazione dell’acqua
marina), di cui fanno parte anche particelle di origine biologica.

• ALTA ATMOSFERA (eterosfera): non è chimicamente omogenea. I gas sono stratificati in base alla loro
densità: - 90-200 km: azoto e ossigeno molecolari; - 200-1100 km: gas leggeri (idrogeno e elio) e ossigeno
atomico; - 1100-3500 km: elio; - Sopra 3500 km: idrogeno atomico.

La struttura a strati dell’atmosfera

L’atmosfera è costituita da strati sovrapposti di densità crescente (sfere), delimitati da zone di transizione
(pause), situate a quote variabili.

1.TROPOSFERA (0-12 km): LA TURBOLENZA : strato più basso e denso. Ospita la quasi totalità del vapore
acqueo ed è sede delle perturbazioni meteorologiche. La temperatura diminuisce all’aumentare della quota
(0,6°C ogni 100 m), GRADIENTE TERMICO VERTICALE. L’aria secca è composta da azoto (78%), ossigeno
(20%), gas nobili (0,94%), diossido di carbonio (0,033%).

2.TROPOPAUSA (12-20 km): sottile strato di transizione in cui la temperatura tocca il valore minimo.
3.STRATOSFERA (20-50 km):LA STABILITA’: la temperatura non varia rispetto a quella della tropopausa (-
70°C) fino alla quota di 20 km, per poi aumentare con un gradiente variabile tra 1°C e 3°C ogni 1000 m.
Questo aumento è provocato dal processo di formazione dell’ozono (O3), che assorbe le radiazioni solari
ultraviolette (biologicamente dannose). Tali radiazioni riescono a scindere le molecole biatomiche di
ossigeno: una parte degli atomi ricostituisce molecole di ossigeno, una parte forma molecole triatomiche di
ozono ( ). L’ozono si forma e si dissocia in continuazione, impedendo alla maggior parte della radiazione
ultravioletta di raggiungere la superficie terrestre. Sono presenti gli stessi gas della troposfera più l’ozono
(tranne vapore acqueo e diossido di carbonio che diminuiscono con la quota).

Tra stratosfera e stratopausa si trova l’OZONOSFERA (30-60 km): strato in cui è maggiormente concentrato
l’ozono. Inversione termica: aria calda e leggera si trova al di sopra dell’aria fredda e densa, impedisce che
si formino moti convettivi (la stratosfera è costituita da strati di differente densità e temperatura). La
situazione in cui aria calda e leggera si trova posizionata al di sopra di aria fredda e densa è detta
INVERSIONE TERMICA, e impedisce che si formino moti convettivi.

Il “buco” nell’ozonosfera

È stata rilevata una drastica riduzione dello strato d’ozono al di sopra dell’Antartide: responsabile di questa
situazione è l’utilizzo di un gruppo di composti chimici di sintesi, chiamati CFC (clorofluorocarburi), utilizzati
come propellenti nelle bombolette spray, come refrigeranti negli impianti frigoriferi e nei condizionatori.
Per effetto della radiazione ultravioletta, liberano atomi di cloro, che convertono l’ozono in ossigeno
molecolare. L’azione distruttiva nei confronti dell’ozono si ripete a ciclo continuo, perché al termine del
processo si riforma cloro atomico. L’ozono si forma anche a livello del suolo, dove risulta tossico e può
causare danni alla salute.

4.STRATOPAUSA (50-60 km): la temperatura può raggiungere valori intorno agli 0°C (massimo termico
della stratosfera).

5.MESOSFERA (60-90 km): LA TRANSIZIONE: crescente rarefazione dei gas, progressivo aumento della
percentuale di gas leggeri rispetto ad azoto e ossigeno, mancano ozono e vapore acqueo. La temperatura
riprende a diminuire con l’altezza.

6.MESOPAUSA (90-160 km) . Ai confini tra mesosfera e mesopausa, si verifica il fenomeno delle NUBI
NOTTILUCENTI, sottili nuvole costituite da polveri fini e e cristalli di ghiaccio che si vedono in estate al
crepuscolo, colpite dai raggi del sole.

7.TERMOSFERA (160-500 km):LA IONIZZAZIONE: la densità dei gas continua a decrescere, predominano
elio e idrogeno. La temperatura è di circa 2000°C a 300 km O2 + O = (temperatura cinetica = grandezza che
dipende dall’energia cinetica delle particelle di gas. Il calore è una forma di energia che si trasferisce con gli
urti efficaci tra le particelle, ma in questo strato la densità è talmente bassa che si verificano pochi urti tra le
particelle e quindi non c’è nessun trasferimento di calore).

8.IONOSFERA (parte superiore della mesosfera + termosfera): le radiazioni solari provocano la ionizzazione
dei gas atmosferici. Essa influenza la propagazione delle onde radio: si distinguono quattro strati ionizzati
(D, E, F1 e F2), che riflettono le onde radio (lunghe, medie, corte, cortissime). La ionosfera consente le
radiocomunicazioni, collegando località tra le quali la trasmissione in linea retta è impossibile a causa della
curvatura della Terra. Le aurore polari sono l’effetto della luminescenza dell’azoto (blu, violetto) e
dell’ossigeno (rosso, giallo, verde), eccitati dalle collisioni con le particelle del vento solare che, attratte dai
poli magnetici, penetrano nell’atmosfera.

9.TERMOPAUSA (500 km)

10.ESOSFERA (oltre 500 km): IL CONFINE: parte più esterna dell’atmosfera; la temperatura aumenta con la
quota e la densità raggiunge valori minimi. Avviene l’interazione tra atmosfera e spazio interplanetario: la
particelle del vento solare possono essere catturate dal campo magnetico e gravitazionale terrestre, le
particelle dell’atmosfera che acquisiscono maggiore e energia (e velocità superiore alla velocità di fuga)
riescono a sottrarsi all’attrazione gravitazionale terrestre. I gas ionizzati presenti in quota si dispongono
lungo le lineedi forza del campo magnetico, ma contemporaneamente interagiscono con il vento solare,
che li comprime e li spinge nella direzione opposta (forma a ciambella asimmetrica).

Le particelle del vento solare si concentrano in due zone ad anello (fasce di Van Allen): la prima è composta
da protoni, la seconda da elettroni. Quando si verificano tempeste solari le fasce di Van Allen diventano
instabili e le particelle del vento solare penetrano nell’atmosfera (aurore polari).

11.MAGNETOSFERA: si estendono le linee di forza del campo magnetico terrestre. I gas ionizzati presenti in
quota si dispongono lungo le lineedi forza del campo magnetico, ma contemporaneamente interagiscono
con il vento solare, che li comprime e li spinge nella direzione opposta (forma a ciambella asimmetrica).

L’inquinamento atmosferico

L’aria non è mai perfettamente pura a causa dell’inquinamento naturale, tuttavia l’uso dei combustibili
fossili e l’impiego di sostanze tossiche in agricoltura producono un’ingente quantità di inquinanti artificiali
che rendono l’aria malsana. Gli inquinanti atmosferici si diffondono con facilità nell’aria: sono trasportati
dai venti anche a distanze notevoli e dalle correnti atmosferiche sino a quote elevate. L’inquinamento
atmosferico è un fenomeno globale e non limitato alle sole zone industriali.

INQUINANTI PRIMARI (emessi da fonti identificate):

• Diossido di zolfo: si forma dalla combustione dei combustibili fossili.

• Ossidi di azoto: presenti nei prodotti di scarico dei motori a scoppio.

• Monossido di carbonio: si combina con l’emoglobina del sangue inibendone la funzione di trasporto
dell’ossigeno.

• Idrocarburi incombusti, piombo, amianto. INQUINANTI SECONDARI (derivanti dai primari per mezzo di
reazioni):

• Acido solforico: si forma in seguito all’ossidazione del diossido di zolfo in triossido di zolfo e alla reazione
di quest’ultimo con il vapore acqueo atmosferico: 2SO2 + O2 → 2SO3, SO3 + H2O → H2SO4.

• Ossidi di azoto (ozono): dovuti alla reazione fotochimica innescata dalla luce solare. INQUINANTI
PARTICELLARI: hanno dimensioni variabili e derivano da processi di combustione o da altre attività
industriali. Le particelle solide presenti nell’atmosfera costituiscono il particolato. È utile distinguere tra
particolato grossolano (costituito da particelle di diametro superiore ai 10 μm) e polveri sottili:

• PM10: diametro inferiore ai 10 μm, penetrano fino ai bronchi.

• PM2,5: diametro inferiore a 2,5 μm, penetrano fino ai polmoni.

• PM1: diametro inferiore a 1 μm, penetrano fino agli alveoli.

Il bilancio radiativo ed energetico della Terra

IRRADIANZA SOLARE (1366 W/m²): in un anno il Sole invia sulla terra 1,07 · 10²⁴ kJ di energia (potenza di
4,4 · 10¹⁶ W). Al limite superiore dell’atmosfera giungono in media 1366 W per ogni m² di superficie ideale
perpendicolare alla radiazione.

RADIAZIONE SOLARE (340 W/m²): in ogni momento solo metà della Terra è esposta al Sole, per cui la
radiazione complessiva si dimezza; inoltre solo le aree vicine all’equatore si trovano perpendicolari ai raggi,
perciò l’irradianza solare si riduce di un ulteriore 50%. La radiazione solare è di circa ¼ dell’irradianza.
RADIAZIONE GLOBALE (52%): della radiazione solare inoltre, solo una parte raggiunge la superficie della
Terra. - I gas dell’atmosfera ne assorbono il 16% e le nubi il 2%, per un totale del 18%. - Le nubi e il
pulviscolo riflettono nello spazio il 23% della radiazione solare, mentre il vapore acqueo dell’atmosfera ne
riflette il 7% per un totale del 30%. Solo il 52% di essa riesce ad arrivare alla superficie del pianeta. La
radiazione globale raggiunge la superficie terrestre sotto forma di raggi solari (radiazione diretta 26%) e
come luce diffusa dall’aria, dalle nubi e dal pulviscolo (radiazione indiretta 26%).

RADIAZIONE EFFETTIVA (48%): ed è l’energia che viene realmente assorbita dalla superficie del pianeta ed
ammonta al 48% della radiazione solare originaria (165W/m2).

La superficie terrestre riflette poi una parte della radiazione solare (4%). La percentuale di radiazione
incidente che viene riflessa da un corpo illuminato è detta albedo (capacità riflettente).

RADIAZIONE TERRESTRE: la superficie terrestre non trattiene tutta questa energia, ma la emette di nuovo.
La radiazione solare giunge sulla Terra in forma di onde ultraviolette, la superficie terrestre la assorbe e la
converte in radiazioni infrarosse; queste ultime non si disperdono nello spazio poiché l’atmosfera ne
intercetta il 96% o e lo rimanda alla superficie terrestre (controradiazione atmosferica). Il fenomeno è noto
come effetto serra ed è dovuto a diossido di carbonio, metano e ozono: mantiene una temperatura media
ed escursioni termiche compatibili con la presenza di forme di vita. Grazie all’effetto serra solo il 18% della
radiazione effettiva viene disperso nello spazio.

Il BILANCIO RADIATIVO GLOBALE è del 30%: (differenza tra radiazione effettiva e controradiazione). La
Terra trattiene il 30% della radiazione solare iniziale ma non aumenta la propria temperatura perché il suo
equilibrio termico è garantito da due meccanismi che trasferiscono l’energia dalla superficie all’atmosfera,
che a sua volta la disperde nello spazio:

• Evapotraspirazione (25%): evaporazione delle acque superficiali + traspirazione delle piante; l’energia
assorbita da questo processo si libera come calore latente nei processi di condensazione del vapore
acqueo.

• Calore sensibile: il 5% dell’energia passa direttamente dal suolo o dal mare all’aria sovrastante, che per i
moti di convezione si riscalda e sale in quota, disperdendo poi il calore nello spazio. Q = Rc − Rt = 48% − 18%
= 30% .

Il BILANCIO ENERGETICO GLOBALE è nullo e quindi la Terra nel complesso non si riscalda né si raffredda.
Questo però non vale se si considerano brevi periodi di tempo o zone limitate: in questo caso può essere
negativo o positivo.

VANTAGGI DELL'ATMOSFERA: - Evita forti escursioni termiche; - Filtra i raggi ultravioletti; - Contiene
l’ossigeno; - Protegge dai meteoriti.

LA TEMPERATURA DELL’ARIA
• Inclinazione dei raggi solari: dalla fascia intertropicale verso i poli la temperatura decresce. L’angolo che i
raggi solari formano con la superficie terrestre diminuisce al crescere della latitudine. L’alternanza delle
stagioni ha lo stesso effetto: in inverno i raggi colpiscono il suolo con inclinazione maggiore quindi lo
riscaldano meno, inoltre è minore il tempo di insolazione.

• Altitudine: la temperatura diminuisce all’aumentare della quota. La fonte primaria di calore è la


superficie terrestre e negli strati più bassi l'aria è più densa e quindi più capace di assorbire le radiazioni
termiche. Il gradiente termico o adiabatico per l'aria secca è di 1°C ogni 100 m, per l'aria satura è di 0,6°C
ogni 100 m (è minore perché nel passaggio di stato si libera il calore latente di evaporazione).

• Presenza di bacini marini: una grande massa d'acqua ha un’elevata capacità termica, che le permette di
svolgere un'azione mitigatrice sul clima. L'acqua ha infatti un calore specifico cinque volte superiore a
quello delle rocce, ed è quindi in grado di assorbire o di cedere una quantità di calore 5 volte maggiore, a
parità di variazione di temperatura. Le correnti marine trasportano calore influenzando il clima delle regioni
costiere.

• Esposizione topografica: alle medie latitudini la quantità di luce che una località di montagna riceve nel
corso della giornata dipende dalla sua esposizione.

• Tipo di terreno e Copertura vegetale: la vegetazione assorbe energia solare per la fotosintesi e
incrementa l’umidità atmosferica. La temperatura subisce meno variazioni giornaliere e stagionali (la
vegetazione ha una funzione termoregolatrice).

• Pulviscolo e copertura nuvolosa: le nubi e il pulviscolo assorbono sia la radiazione termica in arrivo sulla
Terra sia quella in uscita.

• Urbanizzazione: l’asfalto delle strade e gli edifici assorbono più calore, per cui l’aria nelle zone
urbanizzate viene maggiormente riscaldata.
MISURE E CARTE TERMOMETRICHE:

La temperatura di un dato luogo subisce variazioni sia nel breve periodo (ciclo diurno) sia durante l’anno
(ciclo annuale). La temperatura minima del giorno, si registra all’alba, poco prima del sorgere del sole;
mentre la massima, intorno a mezzogiorno. La Temperatura media giornaliera è media aritmetica tra la
massima e la minima, da cui si può ricavare la temperatura media mensile e la media annuale.

Pe avere una visione della distribuizione delle temperature sulla superficie terrestre si usa: La carta delle
isoterme .

ISOTERME: linee che congiungono tutti i punti della superficie terrestre con uguale temperatura.
L’escursione termica è la differenza tra la temperatura massima e quella minima giornaliera, mensile o
annuale. Un altro parametro è l’ESCURSIONE TERMICA, cioè la differenza tra la temperatura massima e
quella minima giornaliera mensile: è MASSIMA, ai trpici, fino a 40°; è MINIMA nelle calotte polari.

Con i dati dell’escursione termica annuale si costituiscono le carte delle isodiafore (linee che uniscono
località con la stessa variazione di un certo fenomeno).

LA PRESSIONE ATMOSFERICA

PRESSIONE: peso esercitato sull’unità di superficie terrestre dalla colonna d’aria interposta tra questa
superficie e il limite superiore dell’atmosfera. La pressione venne dimostrata da Torricelli, nel 1643,. Si
esprime in atmosfere (1 atm è pari a 760 mm/Hg), in pascal (Pa), in millibar (1 mb è pari a 100 Pa). Per
misurarla si utilizza il barometro. Il valore della pressione normale è di 1 atm.

La pressione dipende da tre fattori:

• Altitudine: al crescere dell’altitudine la pressione diminuisce: si riduce il peso della colonna di aria che
grava sulla superficie, e quindi diminuisce la pressione atmosferica (GRADIANTE BARICO VERTICALE).

• Temperatura: un aumento di temperatura provoca una diminuzione della densità dell’aria e della
pressione.

• Umidità atmosferica: la pressione diminuisce all’aumentare dell’umidità. Il peso dell’aria umida è minore
di quello dell’aria secca.

ISOBARE, AREE CICLONICHE E ANTICICLONICHE

La distribuzione della pressione atmosferica si studia con la carta delle isobare (linee chiuse e concentriche
che uniscono i punti con uguale pressione).

Possiamo distinguere tra aree anticicloniche (valori aumentano dalla periferia verso il centro) e aree
cicloniche (valori decrescenti verso il centro); la loro distinzione esprime un concetto relativo.

Lo studio delle isobare consente di definire il gradiente barico orizzontale, cioè il rapporto tra la differenza
di pressione rilevata tra due punti e la distanza che li separa, misurata perpendicolarmente alle isobare. Più
le isobare sono vicine, maggiore è il gradiente barico.

Le isobare di solito sono CIRCOLARI, intorno alle zone cicloniche e anticicloniche; invece sono a
SACCATURA, quando una zona ciclonica si estende in una anticiclonica; e le isobare assumono una forma
ad ANSA; i CUNEI , quando una zona ciclonica in avanzamento piega le isobare frontali a cuneo; e i PENDII,
quando le isobare sono fra loro parallele.
I VENTI

I venti sono masse d'aria in movimento che si spostano, parallelamente alla superficie terrestre, da zone ad
alta pressione verso zone a bassa pressione. Questo accade perché in una zona anticiclonica l'aria è più
densa e perciò tende a scendere dalle quote superiori e a dirigersi verso le adiacenti zone cicloniche, dove
l'aria è meno densa e tende a salire in quota determinando una depressione, che viene colmata dall'aria in
arrivo dalle aree anticicloniche. I venti si muovono in direzione del gradiente barico.

Si formano:

- Venti planetari che si muovono su larga scala e secondo direzioni fisse;

- Venti regionali periodici (monsoni): modificano la loro direzione a seconda della stagione;

- Venti locali periodici (brezze): invertono la loro direzione durante la giornata;

- Venti locali variabili.

La VELOCITÀ si misura con gli anemometri ed è determinata dal gradiente barico. Di solito i venti vengono
classificati in base ad una valutazione empirica della velocità : LA SCALA DI BEAUFORT .Il gradiente barico
determina la velocità del vento che aumenta tanto più il gradiente è elevato e può superare i 100km.

La DIREZIONE del vento dipende dal gradiente barico, attrito col suolo e forza di Coriolis (devia le masse
d’aria in movimento verso destra nell’emisfero boreale e verso sinistra nell’emisfero australe).
Nell’emisfero boreale i venti escono dalle aree anticicloniche ruotando in senso orario lungo traiettorie a
spirale, per convergere poi verso le zone cicloniche ruotando in senso antiorario. L’effetto di Coriolis: - È
massimo a elevate latitudini e zero all’equatore; - Si intensifica con il crescere della velocità del vento; - È
più evidente per i venti che percorrono grandi distanze. La posizione di alta e di bassa pressione si può
stabilire con la LEGGE DI BUYS BALLOT: NEL NOSTRO EMISFERO SE UN OSSERVATORE COLGE LE SPALLE AL
VENTO, LA ZONA ANTICICLONICA SI TROVA ALLE SUE SPALLE E ALLA SUA DESTRA; MENTRE LA ZONA
CICLONICA SI TROVA DAVANTI A LUI E ALLA SUA SINISTRA.

L’attrito con il suolo diminuisce al crescere della quota fino ad annullarsi intorno a 1000 m. Esso si oppone
alla deviazione provocata dalla forza di Coriolis, che tende a far muovere i venti parallelamente alle isobare:
• I venti di bassa quota spirano obliquamente rispetto alle isobare poiché deviano dalla direzione
determinata dal gradiente meno di quanto dovrebbe accadere in base all’effetto Coriolis;

• I venti di alta quota subiscono a pieno l’effetto di deviazione e spirano parallelamente alle isobare (venti
geostrofici). La circolazione atmosferica generale riguarda i venti planetari, la cui origine e comportamento
sono differenti a seconda che spirino a contatto con il suolo oppure si muovano ad alta quota: - Circolazione
nella bassa troposfera (fino 3000-5000 m): condizionata dal moto di rotazione terrestre e da fattori
topografici (rilievi, terre emerse, superfici marine).

CIRCOLAZIONE ATMOSFERICA GENERALE: MODELLO TERMICO E MODELLO DINAMICO

La circolazione atmosferica generale, riguarda i VENTI PLANETARI e si distingue in CIRCOLAZIONE NELLA


BASSA TROPOSFERA, (3.000/5.000 metri), che è condizionata dal moto di rotazione della terra , dai rilievi,
dal mare… e la CIRCOLAZIONE NELL’ALTA TROPOSFERA: dove tutti i fattori elencati hanno una importanza
trascurabile.

Abbiamo due modelli il termico e il dinamico:

‣ MODELLO TERMICO (teoria classica) A livello del suolo esistono fasce di bassa e alta pressione alternate:
- Equatore: zona permanente di basse pressioni equatoriali; - 25°-30° di latitudine Nord e Sud: due fasce di
alte pressioni subtropicali; - 50°-60° di latitudine Nord e Sud: due fasce di basse pressioni subpolari; -
Latitudini molto elevate: zone di alte pressioni polari. Dalle fasce di alte pressioni subtropicali spirano due
sistemi di venti

• ALISEI: venti costanti diretti verso l’equatore che spirano da NE nell’emisfero boreale e da SE in quello
australe (a causa di Coriolis).

• VENTI OCCIDENTALI: spirano tra i 30° e i 60° di latitudine, da SO verso NE nell’emisfero boreale e da NO
verso SE nell’emisfero australe, diretti verso le due zone di basse pressioni subpolari. Nelle zone di basse
pressioni subpolari convergono anche i freddi venti orientali polari che hanno origine dalle zone di alte
pressioni polari e spirano in direzione NE-SO nel nostro emisfero e SE-NO nell’emisfero australe. I venti
caldi tropicali e quelli polari si incontrano senza mescolarsi lungo una superficie di separazione detta fronte
polare. La circolazione atmosferica è determinata dal riscaldamento disomogeneo della superficie terrestre.
L’atmosfera si comporta come un enorme sistema di trasferimento del calore; si formano tre celle
convettive con circuiti chiusi di movimento dell’aria:

1)CELLA DI HADLEY: movimento ascensionale dell'aria equatoriale calda e umida verso l'alta troposfera che
la devia verso le zone di alta pressione subtropicale, si raffredda e perde umidità (piogge) e scende verso il
suolo riscaldandosi di nuovo.

2) CELLA DI FERREL: una parte dell'aria scesa al suolo nella zona di alta pressione subtropicale si indirizza
verso latitudini più elevate formano i venti occidentali. Nella zona di bassa pressione subpolare incontra
l'aria fredda e viene spinta in quota tornando verso la zona subtropicale (sistema circolatorio meno stabile).
3) CELLA POLARE: l'aria della bassa pressione subpolare è abbastanza tiepida da salire in quota, da dove si
dirige verso il polo per poi scendere e tornare verso la zona di bassa pressione come vento polare. Il
modello termico individua gli squilibri termici come unica causa della circolazione atmosferica ma non
spiega i venti geostrofici dell'alta troposfera.

‣ MODELLO DINAMICO La pressione atmosferica in quota è determinata dal diverso spessore che ha la
troposfera nelle diverse latitudini. A quote molto elevate si verifica un'inversione delle condizioni bariche
presenti al suolo, (sopra i 5 km nella zona equatoriale è maggiore che ai poli e la circolazione dell'aria risulta
invertita): CORRENTI OCCIDENTALI (da Ovest a Est lungo i paralleli, la velocità aumenta con l’altezza). Tra le
due ampie fasce di correnti occidentali è collocata una fascia intertropicale di CORRENTI ORIENTALI.
CORRENTI A GETTO: esistono due correnti a getto per ogni emisfero (corrente a getto del fronte popolare e
corrente a getto subtropicale). Queste correnti presentano variazioni stagionali della velocità, della
direzione e della latitudine: si spostano infatti verso i poli in estate e verso i tropici in inverno. Sono state
scoperte anche variazioni cicliche, durante le quali la corrente passa da un andamento quasi rettilineo
(velocità superiore a 150 km/ h), a ondeggiante (70-150 km/h), se diminuisce ancora (meno di 70 km/h) si
formano anse molto accentuate, dette ONDE DI ROSSBY.

Il modello dinamico rovescia l’interpretazione classica: sia la circolazione in bassa quota sia i fenomeni
meteorologici dipendono dal comportamento delle correnti zonali in alta quota e non dagli squilibri termici
al suolo. Gli alisei sarebbero quindi solo una corrente orientale che subisce una deviazione per l’attrito con
la superficie terrestre.

I venti periodici sono:

• MONSONI: venti regionali a carattere periodico stagionale, tipici del margine meridionale dell’Asia. In
estate spirano dal mare verso la terra (si riscalda prima del mare, l’aria diminuisce di densità e sulla terra si
crea una zona di bassa pressione mentre sul mare si crea una zona di alta pressione). In inverno si
muovono nella direzione opposta (la terra è più fredda del mare).

EFFETTO FÖHN: una montagna fa deviare il vento verso l’alto, che risalendo subisce un raffreddamento
(1°C/100 m). Il vapore acqueo si condensa in nubi (stau), liberando calore latente: l’aria si raffredda con un
gradiente termico di 0.6°C/100 m. Le nubi producono precipitazioni sul versante sopravento; si riduce
l’umidità dell’aria (diventa secca). L'aria ridiscende e subisce un riscaldamento per compressione adiabatica
(1°C/100 m): quando arriva al suolo la temperatura finale sarà maggiore di quella iniziale.

• BREZZE:

- Brezze costiere: sono venti periodici locali che spirano tra il mare e la costa invertendo la direzione con il
ritmo giornaliero, durante il dì il territorio costiero si riscalda di più delle acque vicine, per cui l’aria tende a
salire in quota e si crea bassa pressione che richiama aria dal mare (brezza di mare), di notte invece il mare
si raffredda più lentamente delle rocce ed è più caldo rispetto alla terra, si crea bassa pressione e l’aria va
verso il mare (brezza di terra). In entrambi i casi si forma la - controbrezza – che chiude il ciclo.

Lo stesso avviene in montagna : - Brezze di montagna: durante il dì si crea una bassa pressione in cima e il
vento sale (brezza di pendio) ; di notte invece si crea un'alta pressione a monte e una bassa pressione a
valle e il vento va verso la valle (brezza di monte).

I VENTI VARIABILI DEL MEDITERRANEO

Sono venti locali che spirano solo saltuariamente.

LIBECCIO: proviene dall’Africa, e interessa le regioni tirreniche dell’Italia; e LO SCIROCCO , che proviene dal
Sahara, son venti caldi e umidi che causano afa; poi abbiamo IL MISTRAL, che si chiama MAESTRALE nel
bacino tirrenico ligure, ed è caldo e ciclonico; e TRAMONTANA, vento freddo e asciutto , che proviene dal
nord, dalla Francia. MAESTRALE E TRAMONTANA PORTANO I SERENO.

LA BORA, invece proviene dalle alte pressioni delle fredde pianure danubiane, prende velocità attraverso il
carso e spira violento sul Friuli Venezia Giulia, richiamato dalla bassa pressione adriatica.

IL GHIBLI e il CHILI, sono venti africani, libico il ghibli, e tunisino il chili non raggiungono le regioni italiane,
ma rinforzano di spalle il libeccio.

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