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Tracciare la rotta di Bruno

Latour
Sociologia
Università degli Studi di Napoli Federico II
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TRACCIARE LA ROTTA
Bruno Latour

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Agli inizia degli anni Novanta, in seguito alla vittoria sul comunismo, simboleggiata dalla caduta del
muro di Berlino, assistiamo ad una nuova ondata di deregulation (deregolamentazione), ovvero il
ritorno ad una condizione in cui gli Stati (nello specifico il potere politico) si ritirano dal tentativo di
controllare il grosso dei movimenti economici.
Contemporaneamente si assiste all’esplosione delle disuguaglianze (aumenta il divario tra ricchi e
poveri: i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi), esplosione che sarà
anche la causa della ripresa del fenomeno migratorio.
A questo si aggiunge la questione della negazione del mutamento climatico. Possiamo parlare ad
esempio di Trump che va alla conferenza sul clima e decide di fare un passo indietro e non
rispettare gli impegni presi dai precedenti presidenti americani, oppure di coloro che ritengono
che ciò che Greta dice non sia vero, che quello che sta succedendo al nostro paese non dipende
dall’attività dell’uomo, ma dalla attività terrestre. Come è possibile dimostrare se la questione
climatica esista o meno? Anche se ci sono evidenze empiriche, come lo scioglimento dei ghiacciai,
il modo in cui interpretiamo queste evidenze è una questione politica.

Secondo Latour questi tre fenomeni sono estremamente correlati tra di loro e sono dovuti ad
un’unica condizione storica: l’élite, ovvero proprio coloro che non hanno problemi economici,
hanno abbandonato l’idea di poter salvare il paese e si sono rinchiusi in una fase protettiva: stanno
accumulando risorse, facendo in modo che le persone comuni quando sarà il momento si
troveranno senza via d’uscita. Loro negano (o meglio denegano), ma allo stesso tempo di nascosto
stanno attenti alla questione, lasciando le persone comuni al proprio destino.
L’ipotesi da cui parte Latour nello scrivere questo libro è: “non si possono comprendere le
posizioni politiche assunte negli ultimi cinquant’anni se non si assegna un posto centrale alla
questione del clima e alla sua negazione”.
Egli ci parla di quattro eventi di portata storica:
1. La Brexit: è considerato come un evento non tanto perché per la prima volta un paese ha
abbandonato l’Unione Europea, ma per il fatto che a farlo sia stata proprio l’Inghilterra. Il
paese colonizzatore per eccellenza ha deciso ad un certo punto di rinchiudersi all’interno
dei propri confini.
2. Elezione di Trump: Il paese che aveva imposto al mondo il suo modello di globalizzazione,
che aveva fondato la propria identità sull’emigrazione eliminando i cosiddetti “primi
abitanti” è lo stesso che affida il proprio destino a colui che promette di isolarlo in una
fortezza. Fondamentale a tal proposito è la questione del muro che Trump voleva far
costruire per tenere fuori il Messico. Utilizzando questa narrazione del chiudersi all’interno
dei propri confini e negando l’esistenza di una questione climatica, Trump è riuscito a farsi
eleggere. Più che di negazione Latour parla di denegazione, ovvero mentire sapendo di
mentire, dimenticandosi poi di aver mentito. La differenza tra negazione e denegazione è
che nel secondo caso, si mente in maniera consapevole.
3. Ripresa del fenomeno migratorio: nel secondo dopoguerra, definito dagli storici “il periodo
dei gloriosi trenta”, dato che le condizioni di vita erano notevolmente migliorate, il
fenomeno migratorio era diminuito molto. La ripresa delle migrazioni è stata una
conseguenza della deregulation e dell’aumento delle disuguaglianze.
Il titolo originale del libro era proprio “Dove atterrare”: le persone sono costrette a migrare
nel momento in cui manca loro la terra sotto ai piedi. Con questa metafora Latour intende
che alle persone mancano le risorse necessarie alla sopravvivenza e nel momento in cui
queste risorse vengono meno poiché non sono più sufficienti per tutti, ci si sposta.
4. L’accordo sul clima: Quel giorno, tutti i paesi firmatari hanno realizzato con terrore che, se
avessero continuato ad attenersi alle previsioni dei loro rispettivi piani di modernizzazione,

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non sarebbe esistito un pianeta compatibile con le loro aspettative di sviluppo. Ciascuno di
noi si trova di fronte quindi alla seguente alternativa: “Continuiamo ad alimentare sogni di
fuga o ci mettiamo alla ricerca di un territorio abitabile?” (o neghiamo l’esistenza del
problema o cerchiamo di toccare terra).
Gli Stati Uniti avevano due soluzioni: rendendosi conto della portata del mutamento climatico
e della loro responsabilità, potevano in questo modo diventare realistici portando il “mondo
libero” fuori dall’abisso oppure sprofondarvi continuando a negarlo. Coloro che si nascondono
dietro Trump hanno deciso di far sognare ancora qualche anno l’America ritardando l’impatto
con il suolo e trascinando così gli altri paesi nell’abisso.

Come ha fatto Trump a vincere le elezioni?

Sinistra/destra
Destra/sinistra
Localizzazione Premoderno Moderno Globalizzazione
1. Plurale 1. Plurale
2. Univoca 2. Univoca

Fronte di modernizzazione

Immaginiamo una linea di demarcazione della modernità: da un lato abbiamo quello che è
premoderno e dall’altro c’è tutto quello che è moderno. Con la modernità (a partire dalla scoperta
dell’America) c’è una spinta verso la globalizzazione, l’apertura e la scoperta dei territori. Per
modernizzarsi bisognava abbandonare il Locale, restavano indietro solo quelle persone che
venivano considerate arcaiche (quelli che rimanevano nel proprio orticello fregandosene di tutto).
Questi erano trattati come emarginati della mondializzazione, esclusi. Abbiamo quindi una forte
contrapposizione tra globalizzazione e localizzazione.

Secondo Latour non è possibile associare una delle due dimensioni (Globale e Locale) ad una delle
componenti politiche (destra e sinistra) perché ciò dipende dal contesto e dalle esigenze
momentanee.
Ex: se la destra è stata favorevole ad una globalizzazione economica del mondo e la sinistra si
opponeva perché voleva proteggere i lavoratori, contemporaneamente la sinistra è stata
favorevole ad una globalizzazione dei costumi, mentre la destra si opponeva vedendola come un
rischio di perdita dell’identità.
Latour distingue, sia per la localizzazione sia per la globalizzazione, una versione plurale e una
univoca. Per quanto riguarda la globalizzazione plurale consiste in un’apertura dei confini e nella
possibilità di entrare in contatto con altre parti del mondo. La localizzazione plurale è invece una
valorizzazione delle specificità che caratterizzano il locale in cui mi trovo. Globalizzazione e
Localizzazione plurale sono quasi la stessa cosa perché nel momento in cui io sono in grado di

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andare in Perù e conoscerne la cultura, e poi, una volta tornato a Napoli sono in grado di andare a
mangiare un piatto della cucina peruviana, sto globalizzando ma contemporaneamente anche
valorizzando la cultura specifica del Perù. Globale plurale e Locale plurale sono quindi
interconnessi e l’uno non può esistere senza l’altro. Per valorizzare il locale bisogna passare per il
globale.
Ma se la gente comune ha mantenuto una visione plurale della globalizzazione, le élite sono
passate ad una visione univoca della stessa, basata sullo sfruttamento economico del pianeta, sulla
multinazionale, il colonialismo ecc. Come reazione a questa visione univoca della Globalizzazione,
c’è stato un ritorno al Locale univoco, che consiste nella chiusura delle frontiere, per proteggere la
propria identità.

Ed è questo che ha portato all’elezione di Trump: egli è stato in grado per la prima volta di
effettuare una sintesi tra globalizzazione univoca e localizzazione univoca.
Le due dimensioni della Localizzazione e della Globalizzazione vengono definite da Latour come
“attrattori”, cioè dei punti che attraggono le azioni degli individui. Trump, vincendo le elezioni, ha
generato un terzo attrattore, definito d Latour “fuori suolo”, l’orizzonte di chi non appartiene più
alla realtà di una terra che reagisce alle sue azioni. Tramite questo è riuscito ad attrarre persone
che la vedevano in maniera opposta (quelli che volevano proteggersi e rinchiudersi nel locale, e
quelli che volevano continuare ad espandersi). Per quanto riguarda coloro che credevano nella
Localizzazione univoca, Trump è riuscito ad attrarli tramite la proposta di alzare i muri e fare
l’America grande. Per quanto riguarda quelli che invece sostenevano la Globalizzazione univoca, è
riuscito ad attrarli anche attraverso la denegazione climatica, egli ha infatti dato la possibilità agli
individui di continuare a credere nella globalizzazione, per cui tutto ciò su cui avevano puntato non
doveva essere abbandonato, ma poteva continuare.
Latour propone poi l’esistenza di un quarto attrattore, quello terrestre. Notiamo qui l’eco dell’ANT
poiché lui considera la terra come un vero e proprio attore (attore politico). Gli umani non sono
più gli unici attori. Secondo l’autore è necessario fare la stessa cosa che ha fatto Trump e cercare
di far convergere globalizzazione plurale e localizzazione plurale verso questo quarto attrattore,
che si oppone al “fuori suolo”.
Latour dice che bisogna iniziare a rendersi conto che le risorse non sono illimitate come dice
Trump, e che bisogna cominciare a pensare al benessere della Terra, perché noi siamo passati dal
periodo dell’Olocene (in cui le cose avvenivano e la terra era considerata semplicemente come
una cornice in cui si sviluppava l’azione dell’uomo), all’Antropocene (in cui l’azione dell’uomo è
diventata talmente incisiva da provocare delle reazioni da parte della terra come ad esempio lo
scioglimento dei ghiacciai, il buco dell’ozono ecc.). L’azione dell’uomo è diventata così incisiva
grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia.
Il punto in cui siamo arrivati è stato causato da un punto di vista specifico della scienza che
considera gli oggetti in senso galileiano (gli oggetti sono esterni all’individuo e possono essere
utilizzati secondo le sue necessità).
Parliamo in questo caso di sistemi produttivi, ovvero quei sistemi che prendono qualunque bene e
lo sfruttano al massimo, anche quando non sarebbe l’ideale, pur di essere intensivi.
Per favorire il quarto attrattore (il terrestre) sarebbe necessario cominciare a ragionare in termini
lovelockiani, per cui la natura non è vista come oggetto esterno che può essere utilizzato
dall’uomo, ma come processo generale di cui l’uomo fa parte. Non c’è una contrapposizione tra
uomo e natura per cui il primo sfrutta la seconda, ma c’è una contestualizzazione dell’uomo
all’interno della natura, per cui se la natura ha dei problemi anche l’uomo avrà problemi. In questo
caso non parliamo più di sistema produttivo, che sfrutta quello che abbiamo intorno, ma di

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sistema generativo, per cui sfrutteremo la Terra in modo tale che non si inaridisca, perché questo
è un vantaggio anche per noi che l’abitiamo.
Dobbiamo smettere di considerare la terra come qualcosa di oggettivo e visto da lontano, ma
dobbiamo pensare alla terra come qualcosa che ci circonda e prestare attenzione quindi alla
biosfera, ovvero lo spazio in cui è racchiusa la vita.
Secondo Latour bisogna atterrare da qualche parte, toccare terra. Alla fine del libro lui afferma “Io
è in Europa che voglio toccare terra”. Per lui l’Europa è la prima rappresentazione di un mondo si
semplificato, etnocentrico, ma comune. Ha peccato di etnocentrismo, ma ha rinunciato
completamente all’idea di impero e può fornire un esempio di ciò che significa ritrovare un suolo
abitabile.
Spetta proprio all’Europa “de-globalizzare” il progetto di globalizzazione per ridargli valori. Questo
continente può dare la speranza di poter passare dal moderno al contemporaneo.

 Responsabilità della scienza per quanto riguarda la questione climatica


 Ruolo della tecnoscienza nella crisi climatica
 Libro in 5 parole chiave
 Attanti nel libro: persone che interagiscono nella rete di relazione del terzo attrattore,
quarto attrattore
 Elementi ANT: quarto attrattore come attore politico, terzo attrattore come rete di
relazioni frutto di un processo di ingegneria dell’eterogeneo, terzo attrattore come attore-
rete.
 Elementi STS: questione climatica in prospettiva STS, scienza tradizionale come un qualcosa
di oggettivo e dato per scontato (oggetti galileiani).
 Recensione
 Alla fine Latour ripone speranza in qualcosa

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