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COSE IMPORTANTI

MICROECONOMIA → Studia il comportamento dei singoli agenti economici (famiglie, lavoratori, imprese) e
le loro interazioni. Si considera ad esempio, a tal proposito, il problema della massimizzazione dell’utilità, la
scelta tra lavoro e tempo libero, la scelta delle imprese, ecc.

MACROECONOMIA → Studia il funzionamento dell’economia a livello di Paese analizzando grandezze


economiche aggregate (PIL, disoccupazione, inflazione). A tal proposito, si considera la spiegazione di
fenomeni quali la disoccupazione, come ideare delle politiche fiscali, perché si genera inflazione, ecc.

N.B: L’intercetta è il punto da cui inizia la retta ed è quel particolare valore che si ottiene quando la x = 0.

Il SAGGIO DI VARIAZIONE misura di quanto varia y al variare della x, anche quando la relazione fra due variabili
non è lineare (non rappresentabile con una retta).

Per individuare la pendenza di una curva in un punto, calcoliamo la pendenza della retta che tocca appena la
curva nel punto in questione; tale retta è la TANGENTE ALLA CURVA IN QUEL PUNTO.

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La parola MARGINALE sarà sempre usata per indicare QUANTO CAMBIA una GRANDEZZA TOTALE che ci
interessa studiare (es. ricavo totale) quando avviene una piccolissima variazione della variabile indipendente
che stiamo considerando.

PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL): una misura del valore totale del reddito di un’economia in un periodo
dato. Generalmente espresso in termini pro capite (come reddito medio).

PIL NOMINALE (o PIL a prezzi correnti): ∑𝑖𝑝𝑖𝑞𝑖 (beni, servizi e prodotti moltiplicati per i prezzi).

PIL REALE (o PIL a prezzi costanti): PIL nominale calcolato moltiplicando le quantità di ciascun anno per i prezzi
di un dato anno di riferimento.

PARITÁ DI POTERE DI ACQUISTO (PURCHASING POWER PARITY) – insieme di prezzi comuni che tiene conto
delle differenze fra paesi che incidono sui beni che non sono scambiati sui mercati.

Nello specifico, il reddito disponibile è la somma degli stipendi o salari, dei profitti, delle rendite finanziarie e
dei trasferimenti dal governo (per esempio la pensione o il sussidio di disoccupazione o di invalidità) o da altri
(ad esempio, una donazione) ricevuti in un certo lasso di tempo, tipicamente un anno, al netto dei
trasferimenti effettuati dall’individuo, incluse le imposte pagate al governo.

Inoltre, il reddito disponibile tralascia di considerare:

- la qualità del nostro ambiente sociale e fisico

- il tempo libero

- i beni e servizi che non acquistiamo (cure sanitarie e istruzione quando queste sono fornite dallo Stato)

- i beni e servizi prodotti all’interno della famiglia, come i pasti o la cura dei bambini (fornita in misura
predominante dalle donne).

La RIVOLUZIONE INDUSTRIALE non è altro che un’ondata di progressi tecnologici che ha avuto origine in Gran
Bretagna nel XVIII secolo, e che ha trasformato un’economia agricola ed artigiana in un’economia
commerciale e industriale.

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Il capitalismo è un sistema che combina decentramento e centralizzazione. Esso concentra il potere nelle
mani dei proprietari e dei manager delle imprese, che possono così coordinare e far cooperare nel processo
produttivo un numero elevato di dipendenti. Ma allo stesso tempo limita il potere del governo e dei vari
attori nella misura in cui essi, per vendere o comprare, devono affrontare la concorrenza.

Un tipo importante di proprietà privata è quella dei BENI CAPITALI = gli input non umani utilizzati nella
produzione.

IMPRESA: organizzazione produttiva che usa input per produrre output, e fissa prezzi sufficienti almeno a
coprire i costi.

“L’impresa in un’economia capitalista è un’economia centralmente pianificata in miniatura, posseduta


privatamente.” (Ronald Coase)

Una caratteristica essenziale delle imprese, che le distingue da famiglie e Stato, è quanto rapidamente
possono nascere, espandersi, contrarsi e morire.

MERCATO: un modo per gli individui di realizzare scambi mutuamente vantaggiosi. Diversamente da altri tipi
di scambio i mercati comportano SCAMBI RECIPROCI, VOLONTARI E NORMALMENTE C’È CONCORRENZA.

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PROFITTO = RICAVI – COSTI

La variazione del profitto è uguale alla riduzione dei costi associata all’adozione della nuova tecnologia.
Questa è la RENDITA DA INNOVAZIONE.

La FUNZIONE DI PRODUZIONE indica la quantità di prodotto che si ottiene in corrispondenza di un certo


numero di agricoltori e una certa quantità di terra. Nel nostro caso, teniamo costante la quantità di tutti gli
altri input, inclusa la terra, e consideriamo come la produzione vari al variare della quantità di lavoro.

ECONOMIA MALTHUSIANA:

La produttività media del lavoro è decrescente perché:

si utilizza più lavoro su una quantità fissa di terra;

si coltivano terre via via meno fertili.

Dal momento che la produttività media del lavoro diminuisce all’aumentare della quantità di lavoro
impiegata in agricoltura, il reddito degli agricoltori inevitabilmente diminuisce.

Pertanto, le due idee centrali nel modello di Malthus sono dunque:

la legge della produttività media del lavoro decrescente;

l’idea che la popolazione aumenti se aumenta il tenore di vita.

Una caduta del tenore di vita frenerà la crescita demografica, attraverso un aumento del tasso di mortalità e
una riduzione di quello di natalità. Alla fine, il reddito sarà nuovamente al livello di sussistenza.

In sintesi, il modello di Malthus prevede che i miglioramenti della tecnica non portino ad un aumento degli
standard di vita se:

la produttività media del lavoro diminuisce all’aumentare del lavoro impiegato su una quantità fissa di terra;

la popolazione cresce in risposta ad un aumento del reddito.

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Nel lungo periodo, un aumento della produttività determinerà un incremento demografico, ma non un
aumento del reddito pro capite.

La popolazione sarà costante quando il salario è al livello di sussistenza, aumenterà quando il salario è sopra
il livello di sussistenza e diminuirà quando il salario è al di sotto della sussistenza.

Notiamo che la produttività marginale è sempre inferiore alla produttività media.

Ogni ora di studio è meno produttiva della precedente. Ciò implica che anche la produttività media sia
decrescente: ogni ora addizionale di studio diminuisce la produttività media di tutto il suo tempo di studio,
considerato nel suo complesso.

Il valore preciso della produttività marginale è quello dal coefficiente angolare della tangente alla curva nel
punto che corrisponde a quattro ore di studio.

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N.B: Il SMT aumenta man mano che ci muoviamo sula frontiera possibile perché diminuendo le ore di studio
la produttività marginale dello studio aumenta.

N.B: La curva in questo caso è convessa e non concava.

Spostandoci lungo la curva, verso destra, l’utilità è maggiore.

Man mano che ci spostiamo verso destra lungo una curva di indifferenza la pendenza si riduce (la curva
diventa più piatta).

Il SMS non è altro che la pendenza della curva di indifferenza. Esso si riduce quando ci si sposta verso destra
lungo la curva.

La curva d’indifferenza diventa sempre più piatta quando aumenta il tempo libero e sempre più ripida se si
aumenta il voto.

Se ci si muove lungo la linea orizzontale, il SMS diventa minore ad ogni curva d’indifferenza.

Il COSTO OPPORTUNITÁ è il beneficio netto derivante dalla migliore azione alternativa.


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Il tempo libero ha un costo opportunità: per avere una maggiore quantità di tempo libero Alexei deve
rinunciare all’opportunità di ottenere un voto più alto.

La scelta che massimizza l’utilità corrisponde al punto nel quale l’ammontare di un bene al quale l’individuo
è DISPOSTO A RINUNCIARE in cambio dell’altro bene (SMS) è uguale all’ammontare cui DEVE RINUNCIARE
per via del trade-off effettivo fra i due beni (SMT).

Il punto E è quello in cui si ha la scelta ottimale (se tracciassimo una tangente in tale punto vedremo che la
stessa passa per la frontiera possibile e la curva di indifferenza – i due grafici si toccano in quel punto e, di
conseguenza, le due rette tangenti hanno la stessa pendenza e SMS=SMT).

Inoltre, si considera il punto E perché la curva di indifferenza è più alta e, di conseguenza, l’utilità è maggiore.

IC4 corrisponde al livello di utilità più alto poiché tale curva è la più distante dall’origine.

La pendenza del vincolo di bilancio corrisponde al salario: per ogni ora addizionale di tempo libero, il consumo
dovrà diminuire di 15 $. L’area compresa tra il vincolo di bilancio e gli assi è l’insieme possibile. Ora la frontiera
possibile è una linea retta.

N.B: Se l’effetto reddito dominasse l’effetto sostituzione, i lavoratori preferirebbero lavorare di meno.

CONTRATTO → un documento legale o un accordo che specifica un insieme di azioni che le parti del contratto
devono compiere.

In sintesi:
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i contratti di vendita trasferiscono permanentemente la proprietà dei beni dal venditore al compratore;

i contratti di lavoro trasferiscono temporaneamente l’autorità sulle attività di una persona dal lavoratore al
manager o al proprietario dell’impresa.

I profitti dell’impresa (prima del pagamento delle imposte) dipendono da:

il costo di acquisto degli input necessari alla produzione;

la quantità di prodotto realizzato;

i ricavi della vendita di beni e servizi.

I dipendenti hanno paura di essere licenziati quando sono pagati più della loro OPZIONE DI RISERVA = in
questo caso ricevono una rendita da lavoro/ impiego.

RENDITA DA OCCUPAZIONE → costo della perdita dell’impiego, che include:

Il reddito perso mentre si cerca un impiego

I costi necessari a cambiare lavoro (es. trasferimento)

Perdita di benefici accessori (es. assicurazione medica)

Costi sociali (stigma sociale della disoccupazione)

La pendenza della retta di isocosto per l’impegno è il saggio marginale di sostituzione, cioè il tasso a cui il
datore di lavoro è disposto ad aumentare il salario in cambio di maggiore impegno.

L’impresa minimizza i costi e massimizza i profitti nel punto in cui il SMS (la pendenza della sua curva di
indifferenza o isocosto) uguaglia il SMT (la pendenza della curva di risposta ottima, che è la frontiera delle
possibilità). In questo bilancia il suo trade-off tra salario e impegno con il vincolo dato dalla risposta ottima
di Maria.

I salari fissati in questo modo sono anche chiamati salari di efficienza perché il principale riconosce che ai fini
del profitto ciò che conta non è tanto il costo di un’ora di lavoro quanto il rapporto e/w, le unità di efficienza
per unità di salario.

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Un aumento nella durata del periodo di disoccupazione ha due effetti:

riduce il salario di riserva, aumentando la rendita da occupazione oraria;

aumenta il numero di ore di lavoro perse e quindi la rendita da occupazione totale (il costo di perdere il
lavoro).

Un aumento del sussidio di disoccupazione fa aumentare il salario di riserva e trasla la curva di risposta ottima
del lavoratore verso destra.

Se aumenta il tasso di disoccupazione, aumenta anche la durata attesa del periodo in cui il lavoratore si
aspetta di restare disoccupato. Pertanto, il salario di riserva del lavoratore diminuisce e la curva di risposta
ottima si sposta a sinistra.

In economia si usa l’espressione economie di scala, o anche rendimenti di scala crescenti, per descrivere i
vantaggi tecnologici associati ad una maggiore scala produttiva.

Specularmente, parliamo di diseconomie di scala, o anche rendimenti di scala decrescenti, se la scala


produttiva comporta invece degli svantaggi, e di rendimenti di scala costanti se essa è neutrale.

Oltre che per la presenza di rendimenti crescenti di scala di tipo tecnologico, il costo unitario può diminuire
all’aumentare della quantità prodotta anche per la presenza di costi fissi, tra cui i costi di ricerca e
sviluppo (R&S), quelli sostenuti per il design di prodotto, le licenze e i brevetti, la pubblicità.

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All’aumentare della quantità, i costi totali salgono ma il costo medio diminuisce.

Per Q = 0 la curva del costo totale è piatta e dunque il costo marginale è basso. All’aumentare di Q, la curva
diventa più ripida e il costo marginale cresce.
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Ciò che invece possiamo ragionevolmente attenderci è che la domanda abbia un andamento decrescente: se
il prezzo sale, il numero di acquirenti tende a diminuire.

La curva del ricavo marginale è solitamente decrescente.

I profitti sono massimi in corrispondenza del punto di intersezione tra le curve di ricavo e di costo marginale.

Il RICAVO MARGINALE rappresenta la variazione del ricavo dovuto alla vendita di un’unità addizionale di
prodotto. Se è maggiore del costo marginale, allora il profitto aumenterà aumentando la quantità Q.

Il RMg è sempre positivo quando la domanda è elastica.

L’impresa ottiene una rendita finché il costo marginale (cioè il costo di produzione di una vettura aggiuntiva)
è minore del prezzo di vendita.

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L’elasticità è strettamente legata alla pendenza della curva di domanda: una domanda piatta corrisponde ad
un’elevata reattività della quantità rispetto al prezzo e, quindi, a un valore elevato dell’elasticità; viceversa,
una domanda molto ripida è associata ad una bassa elasticità. È tuttavia opportuno precisare che elasticità e
pendenza non sono la medesima cosa: l’elasticità cambia lungo la curva di domanda anche quando la
pendenza rimane costante.

N.B: Più la domanda è anelastica, più l’ammontare del profitto per l’impresa è maggiore in quanto il prezzo
del bene aumenta e la quantità dello stesso varia di poco.

Esempio della situazione descritta precedentemente: prodotti come Mac o sistemi come Windows.

Il potere di mercato consente ad un’impresa di fissare prezzi elevati e ottenere elevati profitti a danno dei
consumatori: il surplus dei consumatori diminuisce perché molti tra loro devono rinunciare all’acquisto del
bene e chi lo acquista paga un prezzo più elevato.

Un prezzo superiore al costo marginale, qualunque ne sia la causa, determina sempre un fallimento del
mercato, visto che a tale prezzo la quantità scambiata è sub-ottimale: vi sono potenziali consumatori la cui
disponibilità a pagare eccede il costo marginale ma è inferiore al prezzo; essi non acquistano il bene e ciò
determina una perdita secca di surplus.

Per capire in che modo il salario reale e il livello di occupazione sono determinati congiuntamente nel
mercato del lavoro, sono necessari due concetti di base:

la curva della fissazione del salario individua, per ciascun livello di occupazione nell’economia, il salario reale
necessario per fornire ai lavoratori l’incentivo a lavorare con l’impegno richiesto;

la curva della fissazione del prezzo individua il salario reale corrisposto dalle imprese quando queste
scelgono il prezzo che massimizza i rispettivi profitti.

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Un tasso di disoccupazione più alto riduce il salario di riserva, perché un lavoratore andrà incontro a un
periodo di disoccupazione più lungo in caso di perdita del lavoro; ciò indebolisce il potere contrattuale dei
lavoratori e fa muovere la funzione di reazione a sinistra.

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In tutti i punti al di sotto della curva della fissazione del salario il salario reale risulta insufficiente a motivare
i lavoratori. In questa situazione non ci sono né lavoro né profitti.

DISOCCUPAZIONE = eccesso di offerta nel mercato del lavoro, e significa che la domanda di lavoro a un dato
salario è minore del numero di persone che per quel salario sono disposte a lavorare.

La disoccupazione da carenza di domanda è anche detta DISOCCUPAZIONE CICLICA.

Lo Stato può decidere di aumentare il livello della domanda aggregata.

Una possibilità è che la Banca Centrale, attraverso una riduzione del tasso di interesse, riduca il costo del
credito. Lo scopo di questa politica è quella di incentivare le famiglie ad anticipare alcune delle loro decisioni
di spesa, in particolare quelle che solitamente vengono fatte ricorrendo all’indebitamento, come ad esempio
l’acquisto della casa o dell’automobile.

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In alternativa, lo Stato potrebbe aumenti direttamente la sua spesa o ridurre la tassazione, attuando
delle politiche fiscali espansive.

La disoccupazione involontaria nell’equilibrio nel mercato del lavoro è un risultato inevitabile per due motivi:

i datori di lavoro e i lavoratori hanno interessi non coincidenti in merito all’impegno profuso da questi ultimi
sul lavoro;

i datori di lavoro non possono stipulare con i loro dipendenti un contratto completo, che specifichi cioè la
qualità e la quantità dell’impegno richiesto.

La disoccupazione di equilibrio è influenzata dal modo con cui lo Stato regola il mercato del lavoro e gli altri
mercati.

La disoccupazione può essere più alta della disoccupazione di equilibrio come conseguenza di una
diminuzione della domanda aggregata per beni e servizi.

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I trasferimenti pubblici quali le pensioni o i sussidi di disoccupazione non sono inclusi in G poiché le famiglie
li percepiscono come reddito.

La bilancia commerciale presenta un disavanzo commerciale se il valore delle esportazioni meno il valore
delle importazioni è negativo; presenta un avanzo commerciale se tale differenza è positiva.

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Il PIL è uguale alla domanda aggregata (totale) di beni e servizi da parte delle famiglie, delle imprese, dello
Stato, del settore estero.

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A differenza degli investimenti, la spesa pubblica (G nei conti nazionali) non reagisce all’innovazione né
fluttua in base alla fiducia delle imprese. Essa risulta essere dunque meno volatile degli investimenti. E le
esportazioni nette? La domanda per esportazioni fluttua insieme al ciclo economico di altri paesi e sarà
influenzata dalle espansioni e recessioni dei paesi che rappresentano importanti mercati di destinazione per
l’export.

Col termine moltiplicatore si indica comunemente anche al rapporto tra l’effetto complessivo, diretto e
indiretto, sul PIL e l’aumento iniziale della spesa, in questo caso per investimenti. Diremo dunque che:

il moltiplicatore è uguale a uno quando l’aumento totale del PIL è uguale all’aumento iniziale degli
investimenti;

il moltiplicatore è maggiore/minore di uno quando l’aumento totale del PIL è maggiore/minore dell’iniziale
aumento degli investimenti.

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La propensione marginale al consumo è rappresentata dalla pendenza della retta: una retta più ripida
indica una maggiore risposta dei consumi a una variazione del reddito, una retta più piatta significa che le
famiglie stanno dilazionando i propri consumi in modo da mantenerli stabili al variare del reddito.

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Da notare che:

se la ricchezza obiettivo è maggiore della ricchezza attesa la famiglia aumenterà il proprio risparmio
diminuendo i consumi;

se la ricchezza obiettivo è minore della ricchezza attesa la famiglia ridurrà il proprio risparmio aumentando i
consumi.

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Il tasso d’interesse può essere influenzato dalle politiche delle banche centrali (politica monetaria).

In sintesi, un tasso di interesse maggiore riduce gli investimenti, mentre un tasso minore li aumenta.

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La funzione dell’investimento aggregato è tale che:

la spesa per investimenti dipende del tasso d’interesse e del tasso di profitto netto atteso;

Ceteris paribus, un tasso d’interesse maggiore riduce la spesa per investimenti facendo spostare verso il
basso la curva della domanda aggregata;

un tasso di profitto netto atteso maggiore fa aumentare la spesa per investimenti, facendo traslare verso
l’alto la curva della domanda aggregata.

Riassumendo:

una maggiore propensione marginale all’importazione riduce il valore del moltiplicatore, rendendo la curva
della domanda aggregata più piatta;

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un aumento delle esportazioni fa traslare la curva della domanda aggregata verso l’alto nel grafico del
moltiplicatore;

un aumento dell’aliquota fiscale t riduce il valore del moltiplicatore, rendendo la curva di domanda più piatta.

L’economia, attraverso il processo del moltiplicatore, si muove verso livelli di produzione, reddito e
occupazioni più bassi. Questo fenomeno è noto come paradosso del risparmio.

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Una POLITICA DI AUSTERITÁ può rinforzare una recessione riducendo ulteriormente la domanda aggregata.

Che siano di stimolo o di austerità, l’efficacia delle politiche adottate dipende dalla dimensione del
moltiplicatore. Se il moltiplicatore è negativo — situazione che potrebbe avvenire nel caso in cui un aumento
del deficit pubblico portasse a un ulteriore calo della fiducia — un pacchetto di misure di stimolo porta a una
riduzione del PIL, mentre politiche di austerità lo fanno aumentare. Se invece il moltiplicatore è positivo ma
minore di uno, uno stimolo fiscale farebbe sì aumentare il PIL, ma in misura minore rispetto all’aumento di
spesa pubblica. Se, come nel nostro modello, il moltiplicatore è maggiore di uno, uno stimolo fiscale farebbe
aumentare il PIL in misura superiore all’aumento della spesa pubblica, mentre una politica di austerità
rafforzerebbe la recessione.

Perché quindi le politiche di stimolo all’economia sono spesso seguite da misure di austerità? La ragione è
il debito pubblico.

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Anche le crisi finanziarie fanno aumentare il debito pubblico.

Possiamo riassumere le conclusioni principali della nostra discussione su politica fiscale e debito pubblico
come segue:

gli stabilizzatori automatici hanno un ruolo importante: riducendo l’ampiezza delle fluttuazioni economiche,
essi aumentano il benessere sociale;

se si fa ricorso anche a stimoli fiscali, questi dovranno essere riassorbiti in futuro (quando l’economia si trova
in una fase espansiva); il rischio è altrimenti quello di determinare un aumento del rapporto debito/PIL;

crisi finanziarie e guerre fanno aumentare il debito pubblico;

l’inflazione riduce il peso del debito pubblico, mentre la deflazione lo aumenta;

un rapporto debito/PIL che cresce indefinitamente non è in linea teorica sostenibile, ma non esiste alcuna
regola generale che stabilisca l’esatto livello al quale esso diventa un serio problema;

se il tasso di crescita è minore del tasso di interesse è necessario un avanzo primario per stabilizzare e ridurre
il debito pubblico; tuttavia, i tentativi di ridurre rapidamente il rapporto debito/PIL sono controproducenti
se compromettono la crescita.

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Le fluttuazioni di breve periodo dell’occupazione sono causate da variazioni nella domanda aggregata.
Quando l’occupazione è al di sotto del valore di equilibrio a causa di una domanda aggregata insufficiente, la
disoccupazione addizionale prende il nome di disoccupazione ciclica. Se c’è un eccesso di domanda, ci
troviamo al di sopra del livello di equilibrio del mercato del lavoro e parliamo di occupazione ciclica.

L’analisi di lungo periodo (che esula dai temi trattati in questo volume) si occupa di spiegare in che modo
influenzino l’economia cambiamenti nelle politiche e nelle istituzioni di base, come ad esempio
l’indebolimento dei sindacati, l’aumento della competizione nei mercati di beni e servizi o nuove tecnologie
che richiedono meno forza lavoro.

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