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Italiano
di Luca Serianni
con la collaborazione di Alberto Castelvecchi
Glossario di Giuseppe Patota

GARZANTI
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Italiano

Garzanti
Edizione a cura delle Redazioni Garzanti
Prima edizione: settembre 1997
Ristampa: maggio 2003

ISBN 88-11-50488-0

© 1988, Unione Tipografico - Editrice Torinese


corso Raffaello, 28 - 10125 Torino

@ 1997, Garzanti Editore S.p.a.


@ 2000, Garzanti Libri S.p.a., Milano
su licenza dell’Unione Tipografico - Editrice Torinese

www.garzantilibrijt
Presentazione

L’idea che aveva ispirato la compilazione di questa Grammatica italiana


(uscita per la prima volta presso la UTET) era stata quella di conciliare il
necessario rigore scientifico con un’esposizione il più possibile chiara e
piana, accessibile al lettore italiano che avesse compiuto o stesse com-
piendo, studi medi superiori e al lettore straniero che volesse perfezio-
narsi nello studio della nostra lingua. L’ambizione era stata quella di ap-
prontare per l’italiano uno strumento analogo, anche se di scala più ri-
dotta, al repertorio grammaticale allestito per il francese da Maurice
Grevisse, apparso nel lontano 1936 e più volte riedito.
Non spetta agli autori dire se e fino a che punto i propositi di partenza si
siano tradotti in realtà. Sta di fatto che le precedenti edizioni di questa
Grammatica hanno ottenuto un lusinghiero consenso di pubblico, al pun-
to da suggerire ora una nuova versione, nella fortunata serie delle “Gar-
zantine”. Questa edizione ripropone il testo originale, arricchendolo con
un Glossario (di Giuseppe Patota), nel quale sono inseriti circa 130 Dub-
bi linguistici (scelti da Luca Serianni tra quelli in cui tutti ci imbattiamo
più spesso). Il Glossario si può consultare non solo per risalire al testo,
ma anche come un prontuario grammaticale ordinato alfabeticamente a
cui ricorrere ogni volta che si vuole ottenere un’informazione o risolvere
un dubbio sull’italiano in tempi rapidi e in forma facilitata.
Parlare di «italiano» senza altra specificazione può risultare astratto do-
po che tanti studi hanno insistito sulla coesistenza di più lingue paralle-
le (italiano parlato e scritto; italiano della comunicazione formale e del-
la conversazione quotidiana; italiani regionali; italiani settoriali e così
via). Ma non va dimenticato che ciò che unifica le varie modalità d’ita-
liano è molto più forte, consistente e significativo di ciò che le distingue.
Le strutture fondamentali rimangono le stesse, quale che sia il livello o
l’ambito di lingua: forme come *i cane, *nasce', *vorrei che tu sei più
educato per «sia» o «fossi» sono tutte a-grammaticali, cioè non-italiane:
anche se la prima esiste solo virtualmente o in esecuzioni deficitarie
(bambini o stranieri in fasi elementari di apprendimento), la seconda ha
avuto corso nell’italiano antico e la terza potrebbe ritrovarsi nella lingua
dei semicolti.
Inoltre, i due poli fondamentali della comunicazione linguistica: scritto
(formale) / orale (informale) si influenzano continuamente: ora è la lin-
gua scritta che arieggia i modi del parlato, con la sua caratteristica man-
canza di programmazione, le sue ridondanze, le sue esitazioni (si pensi a
tanta narrativa contemporanea, ma anche al dialogo dei Promessi Sposi
o del teatro di Pirandello); ora — e più spesso di quanto si creda — è il par-
Presentazione V1
lato quotidiano che si modella più o meno consapevolmente sulla lingua
scritta, attratto dal maggior prestigio di cui quella è portatrice.
Sia a livello scritto sia a livello parlato operano diversi fattori di variabi-
lità. Due, in particolare, interessano il grammatico. In primo luogo la
compresenza — in italiano come in qualsiasi altra lingua viva — di più va-
rietà diafasiche, ossia condizionate dalla diversa situazione comunicati-
va: loro in luogo di gli sarà appropriato in uno scritto ufficiale o argo-
mentativo («L’Ufficio prenderà contatto con i singoli richiedenti e co-
municherà loro l’ammontare del versamento»), ma risulterebbe affetta-
to nel parlare quotidiano («Sono uscita con i bambini per comprare loro
i jeans»). L’altro elemento di variazione è il portato di una lunga tradi-
zione grammaticale rigorosamente normativa che ha contrastato a lungo
forme e costrutti, talvolta soccombendo di fronte alla forza travolgente
dell’uso, talaltra relegando i veri o presunti «barbarismi» in una specie di
limbo e riuscendo a eliminarli dai livelli più sorvegliati. Così, nessuno og—
gi si sforzerebbe di evitare suicidarsi per ‘uccidersi’, fino a qualche tem-
po fa considerato errore per il doppio riflessivo (non ci si può uccidere
due volte!): l’uso ha imposto questa forma non per un capriccio impre-
vedibile, ma perché il latino sui ‘di sé’, inglobato nel francese suicidé (da
cui l’italiano suicida e il verbo suicidarsi) è risultato opaco alla coscienza
linguistica dei parlanti, che hanno nuovamente “riflessivizzato” il verbo
con il consueto pronome personale. Ciò non vuol dire che, soprattutto in
settori circoscritti, un uso giudicato preferibile ad altri non possa essere
imposto dall’alto, vale a dire dalle fonti di lingua più prestigiose 0 auto-
revoli (gli insegnanti, nella loro capillare opera di educazione linguistica;
il modello ufficiale, imposto dall’amministrazione o dalla grande indu-
stria; gli scrittori; e soprattutto l’uso dei giornali e di altri mezzi di comu-
nicazione di massa): la forma colluttorio, con una t di troppo, molto fre-
quente qualche anno fa, sta oggi soccombendo di fronte al corretto col-
lutorio, che è stato accolto dalle ditte farmaceutiche e dalla pubblicità. In
altri casi, l’alternativa è tra due forme entrambe legittime e accettabili:
può essere utile, allora, verificare le tendenze linguistiche in atto per se-
condarle ed eliminare un inutile doppione. Oggi una verifica del genere
è resa possibile dalla diffusione dell’informatica, che ci consente di do-
minare con facilità una mole impressionante di dati: da un compact disc
che archivia tutti i numeri del «Corriere della Sera» del 1995 possiamo ri-
cavare, ad esempio, che il latineggiante familiare sta soppiantando quasi
completamente il popolare famigliare (1004 esempi contro 39). Si può
ipotizzare che, tra qualche anno, famigliare sia avvertita addirittura co-
me una forma scorretta, subisca cioè la stessa sorte patita da forme come
quistione o ofiîciale, che un secolo fa coesistevano accanto a questione e
ufiiciale, ma che oggi qualsiasi insegnante correggerebbe nel compito di
un suo scolaro.
Il confine giusto-sbagliato può essere segnato con sicurezza solo per le
forme a—grammaticali (come il *nascé che abbiamo già citato). Negli altri
casi, compito del grammatico è quello di suggerire una scelta, offrendo
VII Presentazione

all’attenzione del lettore gli elementi di giudizio utili. Prima di tutto, l’u-
so oggi prevalente («L’uso fa legge qualunque siasi, quando sia universa-
le e comune agli scrittori e al popolo» scriveva nel Settecento il linguista
Melchiorre Cesarotti); poi l’accordo con la tradizione letteraria e con
quella grammaticale e lessicografica, che hanno contato molto per una
lingua come la nostra, che per tanti secoli è stata prevalentemente scritta;
infine, le varie ragioni che, di volta in volta, possono rafforzare la norma
(dal rispetto dell’etimologia, all’esigenza di chiarezza comunicativa).
Il modello d’italiano che è alla base della nostra trattazione è l’italiano
comune: quello che chiunque scrive (0 dovrebbe, o vorrebbe scrivere) e
che è non solo scritto ma anche parlato dalle persone colte in circostanze
non troppo informali. Per illustrarne le caratteristiche siamo ricorsi in mi—
sura minima a esempi inventati (e solo per frasi elementari: «I bambini
dormono»), attingendo ampiamente all’italiano scritto nella sua accezio-
ne più larga. Quindi non solo all’italiano letterario otto—novecentesco che
pure — anche per la grande varietà di modi e di toni — costituisce la base
documentaria fondamentale; ma a tutte le altre componenti in cui si arti-
cola la cultura scritta moderna e contemporanea: dalla prosa argomenta—
tiva e scientifica al linguaggio giornalistico, a quello della codificazione
legislativa o della devozione, senza trascurare settori marginali che han-
no o hanno avuto larga circolazione nella comunità dei parlanti, come i
libretti d’opera e la musica leggera. Molti esempi appartengono alla no-
stra epoca, ma non ci siamo preclusi riferimenti al passato: non solo per
illustrare istituti linguistici arcaici, ma anche per mostrare la continuità di
molti fenomeni grammaticali dell’italiano di Dante 0 di Machiavelli con
l’italiano contemporaneo.
L’ottica da noi adottata ha1nsomma il suo fuoco nell’italiano dei nostri
giorni, ma è attenta a rintracciarvi il portato dei tanti secoli di storia che
ne hanno segnato la fisionomia. In questo quadro non ha trovato spazio
- ed è un’assenza dolorosa ma pur necessaria nell’economia del lavoro —
un capitolo sulla prosodia; non abbiamo però voluto sacrificare, in àmbi-
to fonetico, un altro tema strettamente inerente al parlato: le pronunce
regionali.
L’impatto descrittivo e il sistema terminologico sono sostanzialmente
quelli tradizionali. Non ci siamo nascosti i limiti che nascono dall’utilizza-
zione di categorie come «complemento» o come verbo «transitivo-intran-
sitivo»; tuttavia il nostro intento non era quello di teorizzare una nuova
classificazione grammaticale, ma quello empirico (vorremmo dire: sana—
mente empirico), di descrivere più compiutamente di quel che si fosse
fatto finora il funzionamento della lingua nazionale. Inoltre, l’abbandono
della tenninologia consolidata avrebbe comportato il parallelo abbando-
no di quel lettore colto non specialista al quale soprattutto abbiamo inte-
so rivolgerci: è un lettore che immaginiamo sufficientemente a suo agio
con nozioni come «soggetto» o «verbo servile», ma non altrettanto dispo-
sto a incamminarsi per la selva — intricata, se non sempre oscura — delle
«espansioni», degli «operatori», della «coreferenzialità».
Presentazione VIII

Un paio di precisazioni di carattere pratico. Nelle citazioni di autori se-


gnalate solo dal nome dello scrittore, s’intende che il passo è stato attin-
to dal Grande dizionario della lingua italiana fondato da Salvatore Bat-
taglia (GDLI; Torino, UTET, 1961 ss.); il lettore che voglia rintracciarlo
potrà consultare quel dizionario sotto una delle forme presenti nel passo
citato (normalmente quella che la citazione si propone di illustrare): ad
esempio, il verso «ciò che i prischi Suevi e i Reti avieno» (Tasso), addot-
to per documentare una variante arcaica del verbo avere, si troverà ap-
punto alla voce avere (GDLI, I 874). Le citazioni rispettano grafia e pun-
teggiatura degli originali, ma adeguano al contesto o uniformano l’uso
della maiuscola iniziale e gli eventuali corsivi e virgolette interne al pas-
eo. Nelle parole latine la quantità è indicata, salvo contrario awiso, sulla
vocale accentata (quindi SALÙBER si legge «salùber» e CÒLUBER «còlu-
: er») e per indicare la base di una parola italiana si dà la forma dell’ac-
cusativo, che è il caso da cui discende la grande maggioranza delle forme
italiane e romanze.

La compilazione delle varie sezioni del lavoro va distinta come segue: a Luca Serianni
si devono i capitoli I («Fonologia e grafematica»), IV («Articoli»), VI («Numerali»),
VII («Pronomi»), X («Interiezioni»), Xl («Verbi»), XIII («Sintassi della proposizio-
ne»), XIV («Sintassi del periodo»), XV («Formazione delle parole») e la revisione ge-
nerale; ad Alberto Castelvecchi i capitoli II («Analisi logica e grammaticale»), III («No-
mi»), V («Aggettivi»), VIII («Preposizioni»), IX («Congiunzioni»), XII («Avverbi»).
A Giuseppe Patota si deve il Glossario finale. All’interno di quest’ultimo, i lemmi dedi-
cati ai Dubbi linguistici (riconoscibili perché racchiusi entro riquadri) sono di Luca Se-
nanm.
IX Presentazione
Trascrizioni fonematiche volta trascrizioni fonetiche semplificate,
entro parentesi quadre (cfr. 1.2.6). L’ac-
La tabella che segue indica i simboli fone- cento è contrassegnato da un apice che
tici (secondo il sistema dell’Associazione precede la sillaba tonica: portò lport’to/.
Fonetica Internazionale) utilizzati nel te- Il segno : (presente di norma solo in paro-
sto. Accanto a trascrizioni fonematiche, le straniere) indica che la vocale prece-
poste entro sbarrette, si adoperano tal- dente è lunga.

Fonemi dell ’italiano /g/ gara /’gara/


ghiotto /’gj otto/
VOCALI /ts/ zappa /’tsappa/
/dz/ zaino /’dzaino/
/a/ pane l’pane/ /tj/ cena /'tj'ena/
/e/ verde /'verde/ ciao /’tIaol
/5/ letto /'lctto/ /d3l gente l'd3ente/
lil vino /'vinol gioco /'dsoko/
lol monte /'mont e/ /f/ fine /’fine/
lol corpo /'korpol /v/ vero /'vero/
/u/ luna /'luna/ /s/ stella /'stella/
/z/ sdraio . /'zdrajo/
SEMICONSONANTI /j‘/ scimmia /'Iimmja/
/j/ ieri l’jcri/ sciocco /’Iokkol
/w/ fuori l’fwori/ /r/ re /re/
/l/ lana /'lana/
CONSONANTI /A/ gli /’Ai/
figlio /’fiMo/
/p/ porta l'port al
/b/ barca /'barkal
/m/ mamma /'mamma/ Fonemi di lingue straniere
/t/ torre /'torre/ /A/ ingl.’ but /bAtl
/d/ dare l'dare/ /9/ fr. fenétre /f9'netRl
/n/ notte /’notte/ /y/ fr. lune /lan
/_n/ gnocchi /'_nokkil /5/ fr. jour /3uRl
/k/ cane /’kane/ /9/ ingl. thief /6i:f/
chiesa /'kjcza/ /13/ ingl. sing /sin/
questo /'kwesto/ /R/ fr. rire /RiRl

Altri simboli

> Indica il passaggio da una base latina radi ma (poeta—poeti; leggere—leg-


(0 germanica, araba, ecc.) al corri- gerò .
spondente esito dell’italiano o di * Anteposto a una parola stampata in
un’altra lingua romanza; per es.: lat. MAIUSCOLETO indica che si tratta di
NÒVUM> it. nuovo. Il processo inverso una base etimologica non attestata,
si rappresenta col segno <; per es.: it. ma solo ricostruita dagli studiosi (per
nuovo <lat. NÒVUM. es.: lat. volgare *PASSARE> it. passare).
_» Indica un processo di derivazione Davanti a una o più parole stampate
all’interno della stessa lingua (bello in corsivo ne contrasse na il carattere
_» bellezza) 0 il rapporto fra due di non grammaticalità per es. *io an-
forme appartenenti a uno stesso pa— da, *con egli).
GRAMMATICA ITALIANA
I. FONOLOGIA E GRAFEMATICA

]. Il linguaggio umano si fonda essenzial- tiche entro parentesi quadre; così la pa—
mente sulla produzione e sulla ricezione rola tengo si trascriverà rispettivamente
di suoni articolati (o foni), individuati e l'tcngo/ e ['tengo], cfr. 1.6.
studiati dalla fonetica. Dalla fonetica de- Se consideriamo la parola pino, ci accor-
scrittiva, basata sull’esame di una o più giamo che sostituendo il fonema iniziale
lingue vive, còlte in un determinato sta- /p/ con altri fonemi individuiamo altret-
dio del loro sviluppo. si distingue una fo- tanti significati distinti: fino, tino, vino, i
netica storica, che studia le trasformazio- nomi Cino, Dino, Gino, Nina, Rino, ecc.
ni dei foni nel corso del tempo. Più orien- Ne deduciamo che /f/, /t/, /v/, /tI/, /d/. /d3/,
tate verso il dominio delle scienze fisico- /n/, /r/ sono altrettanti fonemi posseduti
biologiche sono la fonetica sperimentale, dall’italiano.
che si propone una rigorosa classificazio— Ciascuna coppia di parole i cui membri si
ne dei foni attraverso strumenti più o me- distinguono solo per la presenza di un de-
no,elaborati (dal palato artificiale, al ci- terminato fonema prende il nome di cop-
mografo, al fonospettrografo) e la foneti- pia minima (0 unidivergente; per esempio
ca medica (o foniatria), volta alla terapia pino—vino, aim—cava; si badi che le cop-
dei difetti di articolazione. pie unidivergenti sussistono anche quan-
Altre forme di comunicazione sono i lin— do la grafia non segnali le eventuali diffe—
guaggi non verbali, raramente sostitutivi renze fonematiche, come avviene per esse
del linguaggio articolato (tranne casi spe- l'esse /—esse /'csse /, razza/ 'rattsa/ ‘com—
ciali, come quello dei sordomuti), col plesso di individui‘—razza /'raddza/ ‘pe-
quale però interagiscono nell’atto comu- sce’). Quando i tratti oppositivi sono due
nicativo. Normalmente parliamo non so- si parla di coppia subminima (o semimini-
lo dicendo alcune cose, ma anche assu- ma 0 bidivergente). come in velo /'ve-
mendo una certa espressione (tratti mi— lo/«zelo /'dzslol, in cui si oppongono sia
mici), ponendoci a una data distanza dal- la consonante iniziale sia la vocale tonica.
l’interlocutore (tratti prossemici), even— Attraverso una specie di ‘tavola pitagori-
tualmente accompagnando le parole con ca’ che riproduce per ciascuna coppia
gesti (tratti cinesici), ecc. unidivergente un esempio utile si può
avere un quadro del sistema fonematico
2. Dalla fonetica si distingue la fonologia italiano.
(o fonematica), consistente nella classifi-
cazione e nello studio dei foni che hanno 3. Per individuare un fonema non ha im—
capacità distintiva (detti fonemi), vale a portanza quale sia il numero di coppie
dire che, alternandosi liberamente in un unidivergenti realizzato (secondo il princi-
medesimo contesto fonico, possono indi- pio: «una volta fonema, sempre fone—
viduare diversi significati. Convenzional- ma»). E utile. tuttavia. distinguere tra cop-
mente, le trascrizioni fonematiche sono pie ad alto o a basso rendimento, a secon—
poste entro barre oblique, quelle fone- da della quantità delle parole ottenibili.
I. Fonologia e grafematica

TABELLA 1. — Vocali.
i e e a o o 11
i _
e venti —
8 pezzo esse —
a pazzo fatta pazzo —
:) fold spola trono botte —
o pozzo groppo pozzo pozzo botte —
u puzzo pura puzzo puzzo [una puzzo —
Fonte: LEPSCHY 1978.

Il rendimento dell’opposizione /ts/-/dz/ nemi in cui si articola la catena parlata:


è, ad esempio, molto basso. Oltre al caso ciò è possibile perché il fonema rappre-
di razza, già citato, sono ben poche le senta una specie di realizzazione «me-
coppie di parole distinguibili grazie a que- dia», astratta, rispetto all’infinita varietà
sto tratto (come lazzo /lottsol‘aspro’ — dei suoni reali.
lazzo /'laddzo/ ‘atto buffonesco’: cfr.
MUUAÒIC 1972: 58). 5. Naturalmente i margini d’oscillazione
Invece per /t/—/d/ o per /k/—/gl sarebbe fa- entro cui mantenersi per realizzare un fo-
cile trovare molte coppie oppositive: tura- nema sono modesti. Esistono molte [a]:
re—durare, rata—rada. tonta—tondo, ma in qualunque modo si pronunci que-
cala-gala, manco—mango, crani-grani, sta vocale, l’articolazione non deve essere
ecc. tanto arretrata da confluire con quella di
Discutibile l’opinione di T. Franceschi /o/ né tanto avanzata da coincidere con
(1973: 166), per il quale l’esistenza di cop- quella di /£/.
pie unidivergenti non sarebbe «condizio- Oltre a queste varianti accidentali esisto-
ne indispensabile per dichiarare suoni di- no varianti libere, ossia realizzazioni fo-
stinti due suoni foneticamente similari», netiche tendenzialmente stabili, proprie
giacché basterebbe «che i due suoni ven— di singoli parlanti (o di gruppi regional-
gano usati costantemente in parole diver- mente definiti di parlanti) che tuttavia,
se e in contesti fonetici identici o equiva- giacché non introducono nuovi fonemi
lenti». nell’inventario di una determinata lin-
gua, non realizzano neppure nuovi signi-
ficati.
Varianti libere e combinatorie Una tipica variante libera individuale è in
italiano la r uvulare o «alla francese» (sim-
4. Parlando di «foni» e «fonemi» faccia— bolo fonetico [R], cfr. 1.37) o la s palatale
mo delle astrazioni rispetto ai suoni reali. preconsonantica che si awerte in occasio-
Ciascuno di noi pronuncia un fono in nali pronunce enfatiche (['Itupido]1nvece
modo diverso dagli altri parlanti (in di- del normale [' stupido]: cfr. CAMILLIFIO-
pendenza di differenti caratteristiche fisi— RELLI 1965: 88). Una variante libera col-
che: stato dei denti, forma del palato, lettiva è la stessa [I] propria dell’italiano
ecc.) e anche in modo diverso a seconda regionale campano, cfr. I.103.
delle proprie condizioni fisico-psichiche S’intende che, pur essendo prive di fun—
(chi è emozionato «si mangia le parole»), zione distintiva, queste varianti possono
tanto che dal modo di articolare — oltre avere una certa connotazione. Ad esem-
che dall’intonazione, dal ritmo, dalle pio, la r uvulare è tradizionalmente consi-
pause, ecc. — possiamo arguire se il no- derata tipica dell’alta borghesia e dell’ari-
stro interlocutore sia assonnato, irritato, stocrazia e può essere avvertita come il
depresso, eccitato, allegro, triste e via di- segno di un’affettazione snobistica; e le
cendo. varie pronunce regionali portano con sé,
Eppure, nonostante tutte queste variabili, a seconda dei casi, una c0nnotazione po-
riusciamo quasi sempre a identificare i fo- sitiva o, più spesso, negativa.
5 [. Fonologia e grafematica
6. A differenza delle varianti accidentali e l’etrusco, deriva l’alfabeto latino, attualmente
libere, le varianti combinatorie sono con- quello pIù diffuso nel mondo, sra come numero
dizionate dal contesto fonetico e si sot- d’utenti, sia come forza d’espansione.
traggono alla scelta del parlante.
Le parole tengo e tendo costituiscono una 8. Le scritture alfabetiche naturali non
coppia unidivergente, in quanto si diffe- rappresentano mai fedelmente i foni o i
renziano per un solo fonema, rispettiva- fonemi della lingua corrispondente; e
mente /g/ e /d/. In realtà, dal punto di vista questa sfasatura è accentuata dall’evolu-
strettamente fonetico, anche /n/ prece- zione della lingua parlata, in genere mol—
dente si realizza in modo ben distinto a to più veloce del corrispettivo adegua-
seconda che segua una consonante velare mento della scrittura.
(n velare; simbolo fonetico [g]) o dentale In alcune lingue (come lo spagnolo, il po-
(n dentale; simbolo fonetico [n]). lacco, l’ungherese, il finnico, il turco e lo
Però, questo diverso modo di articolare stesso italiano: cfr. 1.106 sgg.) la corri-
la nasale non è in grado, da solo, di indivi- spondenza tra grafia e pronuncia è abba-
duare due significati distinti ma è mecca- stanza soddisfacente. In altre (come il
nicamente determinato dal suono succes— francese e l’inglese) c’è una divaricazione
sivo la cui scelta, questa si, è frutto della molto forte. Così, in inglese uno stesso
nostra libera volontà comunicativa. fonema può essere rappresentato da gra-
Diremo quindi che l’italiano possiede una fie diverse come, per la [ lunga (utilizzia-
nasale velare [r]] (e lo straniero che voles- mo gli esempi di CANEPARI 1979: 171):
se conseguire una pronuncia «da nativo» green ‘verde’, eve ‘vigilia’, mean ‘basso’,
dovrebbe tenerne conto), ma che si tratta field ‘campo’, (to) seize ‘afferrare’, key
di un allofono, non di un fonema. In altre ‘chiave’, police ‘polizia’, people ‘gente’,
lingue queste due nasali hanno statuto fo- aeon ‘eternità’, quay ‘molo’. D’altra par-
nematico; per esempio in inglese (to) sing te, la medesima grafia può avere più va-
‘cantare’ /sin/ è in coppia unidivergente lori fonetici come gh in enough ‘abba-
con sin ‘peccato’ Isin/. * stanza’ (/f/), ghost ‘spirito’ (lg/), though
‘comunque’ (non si pronuncia affatto),
ecc.
Dal suono alla scrittura
9. Nell’uso scientifico ci si serve di alfabe-
7. Nelle società evolute l’uomo ha elabo- ti fonetici, in cui, utilizzando in gran parte
rato vari sistemi grafici per fissare e per segni dell’alfabeto latino, si può ottenere
tramandare i messaggi orali. Rispetto al piena corrispondenza tra grafia e pronun—
codice primario, il linguaggio orale, la cia. L’alfabeto fonetico adottato da que-
scrittura rappresenta un codice di secon- sta Grammatica è quello dell’A.F.l. («As-
do grado. sociazione Fonetica Internazionale», nota
Rientrano nella scrittura anche i pitto- anche secondo le sigle francese: A.P.I. e
grammi o mitogrammi (disegni che raffi- inglese: I.P.A.), con alcune semplificazio—
gurano un messaggio complesso) e gli ni. specie nelle trascrizioni fonetiche (en-
ideogrammi (segni più o meno stilizzati tro parentesi quadre).
che rappresentano una singola nozione; è Quel che importa è distinguere sempre
il sistema alla base della scrittura cinese). tra suoni e lettere (o grafemi). La grafe-
matica ha appunto il compito di classifica—
Una puntuale corrispondenza tra parlato e scrit- re i grafemi di una lingua studiandone le
to si ha con le scritture sillabiche (tale era per funzioni in relazione ai foni rappresentati.
esempio la scrittura mesopotamica) e le scritture
alfabetiche in cui, teoricamente, ogni segno cor- 10. Passando dal dominio della descrizio-
risponde a un fono (limitato all’indicazione dei ne scientifica a quello della norma, en—
foni consonantici è l’arabo). Su scritture alfabe- triamo nel settore dell’ortografia: che è
tiche è basata la cultura scritta occidentale, che
ha il suo primo nucleo nella scrittura fenicia a l’insieme delle regole che vigono, in una
base consonantica, adattata e trasformata dai data epoca e per una determinata lingua,
Greci, i quali aggiunsero dei segni specifici per le per l’uso corretto dei grafemi e dei segni
vocali; dai Greci, attraverso la mediazione del— paragrafematici.
]. Fonologia e grafematica 6
Il termine di «segni paragrafematici» — in- rispondenti forme univerbate, oggi di re-
trodotto dal Castellani — definisce l’insie- gola (cfr. SERIANNI 1986a: 57).
me dei segni che servono a completare
quel che viene indicato per mezzo dei
grafemi: punteggiatura, accenti, apostrofi, Ifonemi italiani. I «tratti distintivi»
uso della maiuscola, divisione delle paro-
le. Sono tutti elementi che trovano 12. Come per la massima parte delle lin-
espressione scritta senza rappresentare gue naturali, foni e fonemi italiani si rea-
un fono, pur potendo avere — nel caso lizzano utilizzando l’aria di provenienza
della punteggiatura — un corrispettivo nel polmonare nella fase espiratoria.
sistema di pause e nell’intonazione pro- Alcuni suoni ottenuti mediante inspira-
pri della catena parlata. zione dell’aria esterna (detti avulsivi o
clicks), che in certe lingue dell’Africa me-
11. L’ortografia è, tra i settori della lingua, ridionale hanno statuto di fonemi, sono
uno di quelli più soggetti a censura sociale usati in italiano con valore fonosimbolico
ed è quindi un aspetto particolarmente (CANEPARI 1979: 89-91); per esempio, il
curato dall’insegnamento scolastico. bacio scoccato in aria (click bilabiale sor—
Nel caso dell’italiano l’ortografia contem— do) 0 il verso che esprime disappunto o,
poranea è piuttosto diversa da quella ot- se iterato, disapprovazione, e che si ottie-
tocentesca e non ci si può owiamente ri- ne premendo il dorso della lingua sul pa-
chiamare a quella per contestare even- lato e poi staccandolo bruscamente.
tuali forme adoperate oggi. Così, mentre
per la sintassi è ancora possibile (e spesso 13. Immessa dai polmoni nel canale espi-
auspicabile) attingere alla lezione dei ratorio, l’aria incontra a livello della larin-
classici, nessuno si sognerebbe di giustifi- ge le corde vocali. Si tratta di due pliche
care scrizioni come diriggere o stassera muscolari dai margini liberi che delimita-
perché le impiegava il Foscolo (MIGLIORI- no uno spazio detto glottide. Le tre posi-
NI 1963a: 623); né l’uso carducciano var- zioni fondamentali della glottide sono le
rebbe a rendere meno eccentriche più to- seguenti:
sto, pur tutta via, in vece di fronte alle cor- (1) posizione espiratoria o neutra: oltre
TABELLA 2. — Consonanii.
,." ,, | b… t d.,i .k. ! g f ' v .…-î ' z ]“
p -— rupi lipo capo lupa ripa tipo capo ripa tipica apc
b Imre — ruba ' rubi , ruba ruba rubo abe/e ribalta mlm nba |
t lare tare — : l'ala i stiva tana stilo rata rara maio lam
(] dure dare dare — ; Ollll lardo tondo oda tonda rodata udire
k care care rare care — dica solco vico vico nutra Inca
g gare gare gara gara \ gare 4 — agro ago riga raga lago
f‘ fare fara fare fare . fare ' fare — afa afa tifica afa
v valle valle vale ! vanno ’ valle ' valli valle - ava cavo lava
5 sala saio sacco ; sire sala sala sanno sanno — fuso asa
2 | | , fasi
_[ scia/lo sciano ! scia/lo ' sciame ‘ scialle sciatto sciano scialle sciala ’ —
ts zio zuffa ' zappa zio , zappa zalla zana zia zia zanca
dz zara zara zara zaino : zara zara zama zara lizza zama
[_|" ciarla ciurla ciarla darla Ì ci | Cigno ciarla cita ciacco ci
d3 gialla gialla giura giare ' giura : giura giare giura giacca ] gialle.
in mare mare nna"? . marz mare ; mter mare mari mmm . mana
n! nari , nari ' narra | navi nn.rsa ! narra nido naso nudo nana
_n: gnam . gnam : gnam ! gnare ’ gnam | gnare gnam gnari guado gnocco
[' lari) I lare [arc | lare lare ‘ lare lare lira lire li
A gli gli \ gli gli gli gli gli gli gli ' gli
r rare rare : rare rare | rare I rare rare rara ranno rii) “
j ione | iam iuta iato ‘ ionica iare iato iati iti/inn iara ‘
w no' | nadi l uomo nadi [ nadi na‘ ] no‘ no‘ no' ‘ no' J
7 ]. Fonologia e grafematiu
che quella abituale nella respirazione, è tersi nelle fosse nasali, oppure si sollevi
la posizione richiesta per le articolazioni addossandosi alla parete faringea e co-
sorde; stringendo l’aria ad uscire attraverso la
b) posizione chiusa, quando le corde vo- bocca. Il movimento del palato distingue
cali sono aocollate e impediscono il pas- due gruppi di foni: orali (velo palatino sol-
saggio dell’aria; è propria di particolari levato) e nasali (velo palatino abbassato).
condizioni fisiologiche (prima di un colpo In italiano i fonemi nasali sono tre: /n/,
di tosse) ed è sfruttata da quelle lingue /m/, /J1/.
(ad esempio l’arabo) che conoscono Sordità o sonorità, oralità o nasalità pos-
un’occlusione glottidale come fonema; sono costituire i tratti distintivi di un fo-
c) posizione di sonorità, quando le corde nema, indispensabili per individuarlo ri-
vocali vibrano, toccandosi e staccandosi spetto a fonemi simili dal punto di vista
molte volte al secondo; è la posizione che articolatorio.
permette le articolazioni sonore (in italia- Tra /b/ e /m/ o tra /d/ e /n/, ad esempio, l’u-
no, tutte le vocali e le consonanti dette nico elemento distintivo è il tratto di nasa-
appunto sonore). lità. Col «naso chiuso» (per raffreddore o
L’ampiezza delle oscillazioni è percepita anche perché ne comprimiamo le ali con
soggettivamente come intensità (e distin— due dita) non è più possibile articolare fo-
guiamo così tra suoni forti e deboli); la ni nasali: mamma e nonna saranno quindi
frequenza, come altezza 0 tono (da cui di- percepiti come ['babba] e ['dodda].
pendono i suoni bassi e acuti).

14. Dalla laringe l’aria passa nella faringe; Vocali


di qui può uscire o simultaneamente at-
traverso le fosse nasali e la bocca, o — co— 15. Quando l’aria percorre il canale espi-
me avviene nella respirazione a bocca ratorio senza incontrare ostacoli — tranne
chiusa — soltanto dal naso, o infine soltan- quello rappresentato dalle corde vocali
to dalla bocca. Ciò a seconda che il velo che perlopiù vibrano, come in italiano — si
palatino (o palato molle) sia in posizione determina una vocale; diversamente si
rilassata, consentendo all’aria di immet— produce una consonante.

ts dz lj' d3 rn n n 1 A r ] w
p rapa rapa capo api api api rape api api api capo spola
b [abe roba abeti abile [abe ruba lube abu ruba aha abu ebm
! rata rata fari rata rate rata rata lati rata rata ram stola
' d rada motlo balla modo modo rada rada moda rada mda ralla ladro
k vico [aco baco manca fico vico [aco fico fico vico baco xcoia
g Iago Iago baga ago riga ago Iago aghi ago laghi aga sagra
f afa afolico afide afato afa tifo afa afa tifo afa afa afra
v ava lavo bava ava avo avo ava ava avo avo ava avrà
.v risa rasa basi rasa rixa fiso casa fim fim casa rasa casio
: osi rosa casa cara fusa cari rosa casi cari casi caso casna
_I' lascio lascio fasce lascia fascia luci/o lascia orcia cosce fasce arcia esce mia
rx — lazzo pazze razza azza pazze azza azza mozzi azza azza tazze
: zara — maura mozzo [alza lazza tazza mozzo mezzo mozzi mozza Iazze
f_[ ciunca ciana — mancia face tace foce orcia taci taci foce ma ciò
(13 gino giara gira — agi agi agio agi agi agi agio mangià
in mio mara mancia mare — amo amo ama amo amo amo amletico
" nana nana nano nanna nano — ano fina filo nani ano cansa
11 gnocco gaara gnocco gnam gnare gnari — sogno stagno ragno agno buon gnoma
] tappa Iama il lira lare lari lari —- tali rali aia alto
A gli gl'anni gli gli gli gli gl’occhi gli — aglio aglio ma gl’osa
r rio rara rito rara rare rari rara rare rene - ara carla
] iam ieri ieri iure iare iato iaro iato ieri iuta — chiatta
w no' ueba uo’ uo ’ uo’ uo ’ l uomo nadi no’ nadi uom —
Fir/nc: LF.PSCHY 1978.
I. Fonologia e grafematim 8
In altri termini: mentre la consonante corrono piuttosto a un «trapezio» (CANE-
rientra nel fenomeno acustico del rumo— PARI 1979: 27-35). Inoltre nei singoli dia-
re (consistente in una vibrazione irrego- letti — come in lingue diverse dall’italiano
lare aperiodica), la vocale si awicina — possono esistere vocali non contempla-
piuttosto al suono (vibrazione regolare te dal nostro «triangolo». Ricordiamo la
periodica), per il quale la cavità orale u francese e lombarda di lune, [una /lynl,
funge da cassa di risonanza, rinforzando- l'lyna/ (nella tradizione grafica dialettale,
lo e arricchendolo di frequenze più ele- spesso liimz), che è una vocale anteriore
vate (sopratoni): cfr. BELARDI 1959: 189- pronunciata con protrusione delle lab-
204. bra.
La distinzione tradizionale tra la vocale,
che costituirebbe un suono per sé stan-
te, e la consonante, che invece «con-
suona» con una vocale, non essendo
pronunciabile da sola, può andar bene
per l’italiano (come per il greco e il lati-
no a cui tale distinzione risale). Ma in
molte lingue esistono sonanti che posso—
no costituire apice di sillaba, pur essen- o centrale
do «consonanti» (per esempio il nome
sloveno di Trieste, Tm): cfr. TAGLIAVINI
1969: II 45 e 65. Le sette vocali del «triangolo» (tre aperte:
Le vocali vengono articolate nella cavità lal, /e/, /o/ e quattro chiuse: /e/, /i/, /o/, /u/,
orale grazie ai movimenti della lingua, rappresentate da cinque grafemi) costi-
l’organo fonatorio per eccellenza (si pen— tuiscono il vocalismo tonico dell’italiano,
si a frasi idiomatiche come «avere la lin- cioè il sistema di vocali che è possibile
gua lunga», «hai perso la lingua?»). trovare sotto accento.

16. La lingua può appiattirsi sul pavimen- 18. Benché non rappresentata dalla gra-
to della bocca, dando luogo ad lal, la vo- fia, l’opposizione tra /e/ e /e/ e tra lol e
cale di massima apertura; sollevarsi e spo- lol non è meno netta di quella che cia-
starsi in avanti, in corrispondenza del pa- scun italiano è disposto a riconoscere
lato duro, realizzando le vocali palatali o tra /'mare/ e /'more/ o tra /'puttso/ e
anteriori, secondo gradi di apertura de- /'pottso/. Ecco una serie di coppie unidi-
crescenti, /e/, /e/, li]; oppure sollevarsi e vergenti che individuano le due e e le due
arretrare, in corrispondenza del velo pa- o, chiuse e aperte (una lista più ampia in
latino: si ottengono così le vocali velan' o FIORELLI 1964: 73 e 95-96):
posteriori /o/, /o/ e /u/.
Le vocali velati richiedono in italiano /e/ /e/
anche la protrusione delle labbra (ossia «un colpo d’accetta»—«accetta le mie scuse»
il loro arrotondamento e avanzamen- «afietti il prosciutto?»—«gli afietti di una madre»
to), ciò che giustifica per /o/, lol e /u/ una «se non corresse tanto...»—«corresse i suoi errori»
«esse andarono vim—«pronunci male l’esse»
terz)a denominazione: labiali (o labiove- «la legge del più forte»—«legge un romanzo»
lari . «unapesca abbondante>>—«Ia pesca e l’albicocca»
«il re del Belgio»—«un concerto in re maggiore»
17. È d’uso rappresentare le vocali italia- «sto parlando con te»—«pmndiamo il tè!»
ne mediante il cosiddetto triangolo voca- «tra venti minuti»—«i venti del deserto»
lico, uno schema in cui le singole unità so- «una vera signora—«la signora Vera»
no disposte, grosso modo, nel punto in
cui si collocherebbe la lingua per artico— lol lol
«accorse trafelato»—«5e ne accorse troppo tardi»
larle. «la botte col vino nuovo»—«botte da orbi»
Il «triangolo vocalico» è adeguato solo «un medico colto»—«ti ho colto in fallo!»
per l’italiano di base toscana; per una de— «giomali conservatori»—«ha studiato nei con-
scrizione più generale, non condizionata servaton'»
da una lingua particolare, i fonetisti ri— «in corso Umberto»—«il folklore corso»
9 l. Fonologia e grafematica
«un faro nella parete»—«un avvocato del faro Vocali italiane e latine
di Bologna»
«se fosse vero!»—«le Fosse Ardeatine» 22. In latino le vocali si distinguevano in
«dobbiamoparci un quesito»—«iporci e le vacche» base alla quantità, ossia alla durata della
«vi pose molta cura»—«sono tutte pose!»
«il volto della Gioconda»—«valto qui a destra» loro articolazione, che poteva essere bre-
ve (VÈNIT ‘viene’) o lunga (VÈNlT ‘venne’).
19. Fuori d’accento le vocali si riducono a Il sistema quantitativo entrò in crisi in età
cinque, perché viene meno l’opposizione imperiale, quando le vocali brevi tende-
/e/—/e/ e /o/—/o/. vano a essere pronunciate come aper-
La [e] e la [o] atone hanno un grado di te (quindi VÉNlT approssimativamente
apertura variabile a seconda dei suoni /'wcnit/) e le lunghe come chiuse (VENIT
contigui (una [e] protonica è per esempio /'we:nit/).
un po’ più chiusa se seguita da [5], un po’ Il nuovo sistema oppositivo basato sulla
più aperta se seguita da [r]), ma si avvici- qualità (o timbro) ebbe presto ragione
nano piuttosto a /e/, /o/ che non a /c/ e lol: del vecchio, indebolitosi anche quando il
cfr. CASTELLANI 1980: I 55-58 e anche CA- latino, estendendosi in Europa e Africa,
MlLLI-FIORELLI 1965: 65. Quel che più im- «si sovrappose a lingue che nel loro siste-
porta è che non esistono né possono esi- ma vocalico non conoscevano l’opposi-
stere parole che si oppongano sulla base zione fonematica fra vocali lunghe e vo-
del timbro di queste due vocali atone: il cali brevi» (TAGLIAVINI 1969: 237).
loro timbro, abitualmente chiuso foneti-
camente, è dunque irrilevante dal punto 23. Dalle dieci vocali latine in sillaba toni-
di vista fonematrco. ca si ebbero quindi in italiano, e nella
maggior parte dell’area romanza, i se-
20. La mancata indicazione di e e o toni- guenti risultati:
che aperte 0 chiuse da parte dell’ortogra—
fia italiana ha ostacolato la diffusione del i i E E A À () ò Ù U
modello di pronuncia fiorentina nelle al- | | \/ | V |
tre regioni, in cui persistono pronunce lo- /i/ /e/ /c/ /a/ /o/ lol /u/
cali, come negli altri casi di fenomeni non
rappresentati graficamente: l’opposizione
tra /s/ e /z/ e tra lts/ e /dz/ (cfr. 1.124, 1.126),
In sillaba libera 0 aperta (cioè terminante
e il raddoppiamento fonosintattico (cfr. in vocale, come po in cam-po) da E si ha il
1.66, 1.88, 1.100). dittongo /jc/ e da C), /wo/; in sillaba implica-
ta o chiusa (terminante in consonante, co-
21. Per owiare a questa imperfezione dell’al- me cam in cam-po), si mantengono /c/ e /o/.
fabeto italiano furono avanzate in passato di- Esempi: VÌNUM>VÌnO, M1Nus>meno, STEL-
verse proposte. Ricordiamo le due più note: LAM>stella, rfacrus>petto (ma PÈDEM>pi€-
quella del vicentino G. G. Trissino (1478-1550), de), ALAM>aIa, MÀRE>HWT€, CÒRPUS>COr-
che ricorse alle lettere greche se (oper indicare po (ma NòVUM>nuovo), SOLEM>SOIC,
lal e lal (ma successivamente usò &) per la chiu-
CRÙCEM>CrOCE, LUNAM>Ium1.
sa); e l’altra del fiorentino A. M. Salvini (1653-
1729), che si servì di è e di 6 per le aperte: cfr. Dei dittonghi latini, AU si trasforma in /o/
MIGLIORI… 1963a: 367—369 e 537. (AURUM>OI’O), AE segue le sorti di E ELAE»
Da queste ortografie riformate è possibile rica- TUM>lieto) e 05 si fonde con E POE-
vare notizie sulla pronuncia in uso nei secoli NAM>pena).
scorsi. Dal Salvini apprendiamo per esempio
che all’epoca sua si pronunciavano ancora aper- 24. Nel vocalismo atono mancano — come
te le congiunzioni e (è), 0 (6), ne' (né), poi chiu- abbiamo già visto — le vocali aperte (e i
sesi per effetto della posizione protonica che ve-
nivano ad assumere all’interno di frase (abbiam dittonghi):
detto che una vocale nettamente aperta può
aversi in italiano solo sotto accento e d’altronde Ì Î É É À À C) C') Ù Ù
non c’è differenza — quanto alla pronuncia — tra [ V \/ \l/ |
la e di evince e la e di e vince: in entrambi i casi /1/ /e/ la] /o/ /u/
l’accento cade sulla i): cfr. FIORELLI 1953.
Per altre indicazioni sulla pronuncia di e e o cfr.
1.117-118. Esempi (vocale postonica finale): Vl-
[. Fonologia e grafematiea 10
GINTÌ>venti, DlCÎT>diC€, PURÉ>pure, plice struttura sillabica, non ha rilevanza
SEPTÉM>sette, 1LLÀC>Ià, AMÀT>ama, DE- dal punto di vista foncmatico.
RETRÒ>dietro, DICÒ>diCO, F1L1ùM>figlio;
per Ù si deve ricorrere a una vocale pro-
tonica: FRÙMENTUM>fmment0. La «pronuncia modello»
Si noti che in sede finale tra le toniche
non compare mai /o/ e tra le atene /u/ 27. Fin qui abbiamo proceduto dando per
(tranne in pochi esotismi come guru, ban- scontata l’esistenza di un solo italiano.
tu, tabu e zulu; ma anche bantù e, molto Non ci sono dubbi per la lingua scritta:
più spesso, tabù e zulù). leggendo un brano vergato da uno scri-
vente anche di modesta cultura, non sia-
25. Gli esiti indicati sono propri delle va- mo in grado di risalire alla sua regione di
ci popolari, ossia di quelle che sono state provenienza. Viceversa, quasi nessun
ininterrottamente in uso dalla latinità al- parlante si sottrae all’impronta della zona
la nascita del volgare (esaurendosi nell’i- d’origine, oltre che per il modo d’articola-
taliano antico come ghieva<GLÈBAM ‘zol- re i singoli foni, per l’intonazione (o cala—
la’, o arrivando sino ad oggi, come tutti ta o, genericamente, accento) che ne scan-
gli altri esempi citati). Nelle parole dotte disce le frasi.
(o cultismi), attinte dai libri in età me— Ciò non vuol dire, però, che non ci sia un
dievale, rinascimentale o moderna, il vo- «italiano modello», da identificare, come
cabolo latino è stato adattato solo in altre lingue, in quello realizzato dal
morfologicamente, mediante desinenza parlante che «lascia capire il più tardi
italiana, e si è mantenuta la vocale lati- possibile la propria provenienza regiona-
na, quale che fosse la quantità (da nota- le e sociale» (secondo una definizione del
re che la e e la o — secondando la pro- rande linguista danese J.O.H. Jespersen
nuncia del latino abituale ancora oggi — 1860-1943], riportata in CANEPARI 1979:
sono adattate come aperte, tranne che XIV).
non risentano dell’analogia di altre for- Un italiano di questo tipo c’è ed è in
me): quindi DlSCUM—disco (invece popo- espansione, benché venga ancora rara-
larmente desco, nell’accezione concreta mente appreso come idioma materno: è
di ‘tavola per il desinare’) MÉRUM-mero la lingua delle scuole di recitazione, degli
invece di *miera), CRUDÉLEM--crudele annunciatori televisivi, dei doppiatori ci-
pronunciato /kru’dele/, non /kru' dele/, nematografici, avente alla base il modello
come ci aspetteremo in caso di esito fiorentino colto deputato di alcuni tratti
popolare). idiomatici (essenzialmente due: «gorgia»
Naturalmente, queste corrispondenze vo- e spirantizzazione delle affricate alveopa-
caliche tra latino e italiano non esaurisco- latali, cfr. 1.92-93).
no il quadro dei complessi fenomeni evo-
lutivi attraverso i quali le vocali latine si 28. Che una pronuncia normativa esista,
trasformano in vocali italiane. Per un ap- possa e debba essere insegnata (agli stes-
profondimento è indispensabile ricorrere si scolari italiani e agli stranieri che stu-
a una grammatica storica come ROHLFS diano l’italiano) ci sembra quindi indub-
1966-1969 0 all’ampio profilo — esteso an- bio. Tuttavia, si deve tener conto di due
che al consonantismo e alla morfologia — precisazioni:
di BRUNI 1984: 199-239. a) la sanzione sociale di fronte alle pro-
nunce regionali è in genere modesta (an-
26. Si osservi che anche in italiano esiste che se la caricatura di un uomo politico,
una diversa quantità nella pronuncia del— per esempio, faccia leva in primo luogo
le vocali. Sono brevi le vocali atone e proprio sugli eventuali tratti regionali del
quelle tonichein sillaba implicata o in fi- suo modo di parlare) ed è comunque
ne di parola (fa]: e saltò rispetto a sfile: molto meno marcata della censura orto-
cfr. CAMILLl-FIORELLI 1965. 66-67). Ma — grafica: chi scriva subbito è considerato
almeno secondo la maggioranza degli un ignorante, chi dice ['subbito] passa
studiosi (cfr. MUUACIC 1972: 70-72) — que- inosservato o quasi,
sta opposizione, determinata dalla sem- b) alcune pronunce che deflettono dalla
11 I. Fonologia e grafematica
norma sono più accettate di altre (per- ste vocali si chiudono o per metafonesi
ché sono diffuse in aree molto vaste, rodotta da [i] nella sillaba finale ([’beni],
perché sono presenti in varietà di presti— Frossi]), o per armonizzazione, quando
gio, come quelle proprie delle grandi nella stessa sillaba o in quella seguente vi
aree metropolitane del Nord, e così via); siano i] e [u]: debito [’debito], equo
è il caso, ad esempio, del mancato rad- ['ekwo .
doppiamento sintattico (cfr. 1.66) e degli
scambi tra /e/ ed /e/ (in molte parti d’Ita- 32. Nel milanese (e in genere in Val
lia /’peska/ è il frutto e l'pcska/ l’attività, Padana) la [e] tonica tende ad essere
a differenza della pronuncia normativa: pronunciata chiusa in sillaba libera e
cfr. 1.18). aperta in sillaba implicata, tranne che
Va ricordato, infine, che molti linguisti non sia seguita da nasale (cfr. POGGI SA-
contestano l’esistenza di una pronuncia LAN] 1976): telefono [te'lefono], freddo
normativa. Si veda per esem io LEPSCHY 'freddo], venti, numerale e sostantivo,
1978: 95-109 («A me sembra ...] che una 'venti].
pronuncia ‘standard’, diversa dalle pro-
nunce regionali locali in Italia non esista, 33. A Roma ein gran parte dell’Italia non
e che siano accettabili come regolari, toscana alcune parole hanno [e], [e], [o],
normali, le varie pronunce locali»: 95). [o], con diversa distribuzione rispetto al
Ad una norma crede invece GALLI DE‘ PA- fiorentino (un elenco completo dei casi in
RATESI 1985. identificandola anch’essa CAMILLl-FIORELLI 1965: 156-162). Tra le
col «fiorentino emendato» parlato dagli più comuni (diamo la pronuncia fiorenti-
attori. La novità sta nel fatto che attra- na): atroce [a trotje], Bologna [bo'loppa],
verso un’indagine sociolinguistica sulle colonna [ko'lonna], dopo ['dopo , Gior-
varietà romana, fiorentina e milanese, si io ['dsord3o], lettera ['lettera , posto
addita in Milano «il luogo dove la pro- f’posto], quattordici [kwat’torditj'i], Ste-
nuncia, ad alto livello socioeducativo e di fano ['stefano], trenta ['trenta]. Per altri
formalità, è più vicina alla norma stan- esempi cfr. 1.121.
dar;l, senza però raggiungerla del tutto»
(10 . 34. Nel Mezzogiorno, per influsso della
grafia (almeno in origine) è spesso pro-
nunciata la i con valore diacritico (specia-
Varietà regionali nel vocalismo le) 0 di pura ragione etimologica (cielo,
scienza). Invece di [spe’tjale], ['tjelo ,
29. Riuniamo qui i casi più notevoli di 'Icntsa] si sente quindi [spetj‘i'ale ,
pronunce diffuse regionahnente (per il tji'clo], [Ii'entsa] e simili.
consonantismo cfr. 1.88 sgg.; come riferi-
menti bibliografici generali cfr. CANEPARI
1979: 203-230, CANEPARI 1980, DE MAURO Consonam‘i
1976: II 376 sgg. e anche il divulgativo RO-
MAGNOLI 1986: 63-74). 35. Come si è già osservato, le consonanti
presuppongono un ostacolo a un certo li-
30. Nell’estrema Italia meridionale (Si- vello del canale espiratorio. Tale ostacolo
cilia, gran parte della Calabria, basso Sa— può comportare la chiusura del canale
lento) il sistema vocalico tonico è ridotto (dando luogo alle occlusive, dette anche
a cinque unità, giacché mancano /e/ e /o/. momentanee o esplosive) o il suo restringi-
Anche in lingua un parlante di que- mento (che consente di articolare le co-
ste zone può introdurre [e] e [e] là do- strittive, dette anche fricative o continue).
ve la norma richiederebbe le vocali chiu- Una classe consonantica intermedia è
se: quindi amore [a’more], neve ['nsve], quella delle afiricate, che risultano dalla
ecc. fusione di un’occlusiva e di una costrittiva.
Oltre al modo di articolazione, definisco-
31. In Sardegna si hanno normalmente no una consonante il luogo d’articolazio-
vocali toniche aperte: ['bene] come in to- ne (che è il settore del canale espiratorio
scano, ma anche ['rosso]. Tuttavia, que- in cui si forma il diaframma, di occlusione
]. Fonologia e grafemafica 12
o di costrizione) e i tratti distintivi (sordo 36. Schema delle consonanti italiane:
/ sonoro; orale / nasale).

LUOGO DI ARTICOLAZIONE

BILARIALI LABIODENTALI DENTALI ALVEOLARI ALVEOPALATALI PALATALI VELARI

TRA‘ITI
DISTINTIVI SORDE SONORE SORDE SONORE SORDE SONORE SORDE SONORE SORDE SONORE SONORE SORDE SONORE

l
l ORALI p b : d k g
LL] OCCLL'SIVE
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9 NASALI , m 11 J!
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Q ORALI
O
D cosmrnve r
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2
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Notiamo: le», /v/ una «costrittiva labiodentale sono-


ra orale», ecc. In pratica si usano però de-
37./1/ e /r/ sono spesso designate congiun- nominazioni più rapide che tralasciano gli
tamente con la vecchia denominazione di elementi i quali — almeno nel sistema fo-
liquide, di origine classica. Individual- nematico italiano — appaiono ridondanti.
mente, e con riferimento al meccanismo Così /p/ può essere adeguatamente indi-
articolatorio con cui si realizzano, si chia- cata dall’etichetta «bilabiale sorda» (in-
mano laterale /l/ e vibrante /r/: entrambe si fatti tutte le bilabiali italiane sono occlusi-
pronunciano con la punta della lingua ap- ve, il che rende superflua questa precisa-
poggiata nella regione alveolare, sopra gli zione; quanto al tratto di oralità/nasalità,
incisivi superiori; nel caso di lll la lingua basterà precisare che è bilabiale nasale la
resta qualche istante immobile e l’aria /m/, considerando implicito il carattere
fuoriesce ai suoi lati (o più spesso da un orale proprio della grande maggioranza
lato solo), mentre per /r/ la lingua vibra dei foni italiani). Allo stesso modo per M
un certo numero di volte. basterà parlare di «labiodentale sonora»,
Nella vibrante uvulare [R], che in italiano e così via. '
è una variante libera (cfr. 1.5), si realizza
una vibrazione a livello dell’ugola (in lat. 39.1n alcuni casi sono in uso denomina-
ÙVULA). zioni ancora più abbreviate, e precisa-
mente: — per /s/ e /z/, sibilante sorda e so-
38. La denominazione delle singole con— nora (con allusione al caratteristico sibi-
sonanti è, in teoria, la risultante di vari lo 0 fruscio prodotto dall’aria che passa
elementi che le definiscono (modo e luo- nel solco centrale della lingua, appiattita
go di articolazione, tratti distintivi). Quin- sul pavimento della bocca, er poi uscire
di /p/ è una «occlusiva bilabiale sorda ora- attraverso i denti anteriori ; — per /_|'/, in
13 [. Fonologia e grafematìca
cui la costrizione non avviene più a livel- gua, togliendo l’occlusione, non passa al-
lo degli alveoli, come per ls/ e /z/, ma più l’articolazione vocalica successiva, ma
indietro, nella parte anteriore del palato «resta nella posizione del fricativo omor-
duro: sibilante palatale; — per /_n/ e //(/, ganico (cioè della stessa articolazione
anch’esse corrispondenti a /n/ e /l/, ma corrispondente) all’elemento occlusive»
più arretrate: nasale palatale e laterale (CANEPARI 1979: 41). La differenza tra le
palatale. consonanti iniziali di zia e di cena non è
Qualche ulteriore osservazione sulle ca- nel primo elemento, che è /t/ in entrambi
ratteristiche articolatorie delle altre con- i casi, ma nel secondo (rispettivamente:
sonanti: sibilante /s/ e sibilante palatale /I/).

40. Le bilabiali si articolano mediante 44. Una riprova empirica del carattere
chiusura delle labbra; se si produce solo composito delle affricate può essere data
una costrizione, e l’aria passa attraverso dalla pronuncia corrente di esotismi che
la fessura che risulta dall‘accostamento recano il digramma ts (per esempio il no-
dei denti superiori e del labbro inferiore. me della mosca tse-tse, pronunciato come
si hanno le labiodentali. se fosse scritto ze-ze) e dai gruppi grafici
Le bilabiali, che sono tra le consonanti cui ricorre l’ortografia di lingue prive di
più diffuse in tutte le lingue del mondo, affricate per riprodurle, ove se ne pre-
compaiono in numerose voci del linguag- senti la necessità. In francese, ad esem-
gio infantile: mamma e papà (da confron- pio, il nome dello scrittore russo Cechov
tare col francese maman, papa, inglese o è reso come Tche’khov: l’affricata alveo-
angloamericano mama, pop, tedesco Ma- palatale sorda è «scom osta» nei simboli
ma, Papa, spagnolo mamtî, papà, neogre- dell’occlusiva dentale t) e della sibilante
co mama, bampés, russo mama, papa; si palatale (nell’ortografia francese resa
veda, in particolare, JAKOBSON 1971); e con ch).
ancora: pappa, pipì, papà e pupù, bun, Le affricate sono molto meno diffuse nei
ecc. sistemi fonematici delle varie lingue di
quanto non awenga per occlusive e co-
41. Nelle dentali la punta della lingua si strittive. Oltre al francese, che non le pos-
appoggia sugli incisivi superiori, otturan- siede, possiamo ricordare l’assenza di af-
done gli interstizi; ma è frequente un’arti- fricate alveolari nell’inglese e nello spa-
colazione più arretrata, in cui la lingua gnolo e la presenza, tra le affricate alveo-
tocca gli alveoli degli stessi incisivi. lari, soltanto della sorda [ts] in tedesco
Anche le dentali sono consonanti larga- (come in zelm ‘dieci’) e in russo (cel' ‘ber-
mente utilìzzate nel vocabolario infantile saglio’).
(si osserverà che, prima della dentizione,
l’occlusione può avvenire solo a livello 45. Qualche problema di pronuncia può
degli alveoli): tata regionale o antiquato nascere dall’incontro del prefisso /s/ con
per ‘papà’, ancora vivo per ‘bambinaia’, /t_[/: scervellata. sciabattare e simili. E con—
totò o lottò (fare t. picchiare”), tetta ‘mam— sigliabile adottare sempre la pronuncia /I/
mella’; nonna, nonno, nanna, nini ‘bambi— — che è l’unica registrata dai dizionari —-
no’ (toscano), ecc. anche se la possibilità di un nesso /stf/,
Labiali e dentali compaiono spesso nelle estraneo alle combinazioni consonanti-
onomatopee: bum, pum, paf, tlc—tac, tata- che italiane, trova qualche difensore (LE—
tan, din-don... PSCHY—LEPSCHY 1979: 89 n. 7).

42. Nelle velari (dette anche gattarali), le 46. Nella rara combinazione di /s/ e di
più arretrate delle occlusive italiane. il /d3/ l‘unica pronuncia esistente in sede
dorso della lingua si solleva contro il velo iniziale è /zd3/: sgelare lzd3e"larel. In se-
palatino. de interna la pronuncia più diffusa è
/zd3/z Vosgi /’vozd3il, ma è attestata, an-
43. Le affricate, come si è accennato, so— che se minoritaria, la pronuncia assimila-
no articolazioni doppie costituite da ta /33/: cfr. Fiorelli, in CAMILLl-FIORELLI
un’occlusiva dentale, /t/ o /d/, in cui la lin- 1965: 73 n. 110.
]. Fonologia e grafematica 14
Gradi di intensità (anche qui con pronuncia più duratura nel
Mezzogiorno) nei grecismi: azoto, sinizesi, ecc.
47. Le consonanti fin qui esaminate si Per i dati essenziali cfr. (‘AMlLLl-FIORELLI 1965:
77-80.
possono pronunciare con diversa energia Si terrà conto, comunque, che nelle parole di
articolatoria. Prescindendo da altre posi- origine dotta o di uso non comune la grafia con
zioni, non rilevanti fonematicamente (cfr. una sola z influenza spesso la pronuncia indu-
CASTELLANI 1980: I 58-59), osserviamo che cendo a realizzare [dz]invece di ddz]; quindi
in posizione intervocalica: Gaza ['gadza] accanto a ['gaddza, ecc.
a) 15 consonanti si presentano tenui (e c) Una consonante può essere solotenue. la si-
graficamente sono indicate da una sola bilante sonora di rosa ['roza], esile ['czile].
consonante. fato) o intense (due Conso- Sulle diverse interpretazioni che1 fonetisti han-
no dato delle consonanti intense cfr. MUUACIC
nanti nella scrittura: fatto). Si tratta di ot- 1972: 62-70.
to occlusive (/p/, lb/, /n1/ /t/, /d/, /n/, /k/,
/g/), di cinque costrittive (/f/, /v/, /s/, /r/, /l/)
e di due affricate (/tf/ e /d3/). Semiconsonanti
Qualche esempio di coppie unidivergenti
basate sul tratto di intensità (oltre a fa- 48. Le due semiconsonanti italiane, pala-
to—fin‘to): capi—coppi, natamatta, na- tale /j/ e velare /w/, sono foni che si im-
na monna, casa «casa, cara «carro. postano rispettivamente come le vocali
b) Per 5 consonanti la pronuncia è solo /i/ e /u/ ma che hanno una durata molto
intensa in posizione intervocalica: sono le più breve, giacché l’articolazione passa
palatali [M], J1]]], [H]) e le affricate al- quasi immediatamente alla vocale se-
veolari ( tts]e ddz guente; ciò giustifica l’impressione di un
Esempi: fglio 'fiflfio], bagno [}'b,a_npo] suono intermedio tra la vocale e la con-
lascia d'[ lafj‘a], pezza ['pcttsa mezzo sonante.
[medd.zo] A differenza di /i/ e /u/ le semiconsonanti
Si noti che queste cinque consonanti si non sono mai articolabili da sole ma pre-
pronunciano intense anche all’interno di suppongono una vocale tonica o atona
frase, quando siano iniziali di parola pre-_ seguente, diversa da quella omorganica, e
ceduta da un’altra arola terminante per con)la quale formano un dittongo (cfr.
vocale: lo sciame [po [’fame], la gnomo 1.54 .
[10 Il ',nomo] ecc. Si è discusso sulla autonomia fonologica
In particolare, le affricate alveolari sono di /j/ e /w/, dato che sono poche le coppie
sempre intense, anche se la grafia resen- unidivergenti in cui le due semiconsonan-
ta una sola z: nazione [nat tsjone] azoto ti si oppongano alle vocali omorganiche,
[ad'dzato]. individuando diversi significati (cfr.
MULJAÒIC 1972. 59-60-). Ricordiamo, per
Le ragioni della pronuncia intensa di queste /j/— —/i/: alleviamo da allevare /allev1ai
consonanti risalgono all’etimo latino. Infatti le mol—alleviano da alleviare /allevi'amo/,
tre palatali provengono nella quasi totalità dei spianti da spiantare /'sp_1ant1l —sp1ant1 par-
casi da una base latina 0 latino-volgare con
consonante intensa: per esempiofiglio<*rîtuum ticipio di spiare /spi'anti/; — per /w/N/u/:
(invece del classico FÎL1UM), bagno<*nÀNmum quì lkwi/—c1u /kui/ e la quale
(invece di BÀLNEUM), Iaseia<tAxm (x rappre- lla’kwale/Jacuale /laku'ale/.
senta un nesso di consonanti, cfr. I.]55). Per le
affricate sorde la consonante è stata sempre in— 49. Dittonghi formati con /j/:
tensa nelle parole popolari (pezza<*mîrrmm,
voce di origine celtica); in quelle dotte si distin- ia: iato, aia. piazza
gueva fino al XVI secolo (e fino ad anni recen- ie (/jc/ 0 /j el): jettatore. aie, fieno
ti nell’Italia meridionale) tra nazione Inots_|oi io (ljo/ o /jol): Ionio, corridoio, pioggia
ne/ con consonante tenue perché dal latino NA- iu: iugoslava, aiuto, schiuma
IIUNEM e azione lat tsJone/ con consonante in-
tensa derivata dallassimilazione del nesso lati-
no -Cr- in ACTIÒNEM. Nelle affricate sonore la In molti casi la pronuncia può oscillare
consonante è stata sempre intensa nelle parole tra [i] e [j]. viale e viaggio, ad esempio, si
di tradizione indigena (mezzo<*14finmuwt, in realizzano normalmente con [i], per in—
luogo del classico MEDIUM), era un tempo tenue flusso di via, a cui sono trasparentemente
15 l. Fonologia e grafematiea
connessi; però, in pronunce rapide, si pas- rnivocale che abbiamo incontrato nei pa-
sa facilmente a ['v_]318] e ['vjadd30]. ragrafi 48—53, prendono il nome di ditton-
ghi. Si distingue tra dittonghi ascendenti,
50. Dittonghi formati con /w/: quando la sonorità aumenta passando dal
primo al secondo elemento (semiconso-
ua: quasi, lingua nante+vocale: piede, fiori) o discendenti,
ue: (/wel, /wel): querulo, questo, sangue uando l’intensità del suono diminuisce
ui: quindici, anguilla ?vocale+semivocalez andrei, noi).
uo: (Iwo/, /wol): cuore, liquore, languore

I dittonghi che hanno /w/ come primo ele- 55. In alcuni casi si ha l’incontro di una
mento possono trovarsi in posizione ini- semiconsonante, una vocale e una semi-
ziale assoluta (uomo, uadi ‘fiume africa- vocale (in genere /i/), oppure di due semi-
no’) oppure no. Quando sono preceduti consonanti e di una vocale: parliamo allo-
da un’occlusiva velare, sorda (quasi, cuo- ra di trittonghi.
re /'kwazif, /’kwore/) o sonora (lingua Distinguiamo:
/lingwal), costituiscono un nesso che
prende il nome di labiovelare (perché ri- a) lj/+vocale+semivocale: miei, trebbiai
sultante da una consonante velare e dalla b) /w/+vocale+semivocalez suoi, guai
c) /j/+/w/+vocale (lo/): aiuola, fimtaiuolo
semiconsonante omorganica, qui deno-
minata labiale— per evitare un >"velareve-
La sequenza /jwol, normale nell’italiano
lare — in quanto, come sappiamo [cfr.
della tradizione letteraria, è oggi general-
I. 16], le vocali posteriori comportano an-
mente evitata, come avviene in altri casi
che la protrusione delle labbra). in cui il dittongo /wo/ sia preceduto da un
suono palatale ([AA]… figliuolo-figliolo,
Semivocali [1111]in Spagnuolo-spagnolo) La tenden-
za a eliminare il dittongo, propria del fio-
51.C01 termine di «semivocale» (spesso rentino parlato fin da epoca antica, è sta-
usato come semplice sinonimo di «semi- ta accolta dal Manzoni nella revisione del
consonante») ci si riferisce a li/ e /u/ quan- romanzo (tranne che per figliuolo), ciò
do seguano un elemento vocalico tonico o che ha indubbiamente contribuito alle
atomo. Si tratta di semplici varianti di posi— fortune novecentesche del semplice [o]:
zione delle due vocali, da cui si distinguo— cfr. CASTELLANI 1986: 124 e SERIANNI
no per una durata più breve: non a caso 1986b: 20 n. 43.
nell’alfabeto dell’A.F.l. lai di voi e la a di
rauco sono indicate con gli stessi simboli, d) lw/+ljl+vocale: quieto, seguiamo
/i/ e /u/, adoperati per le toniche di vino e
di lupo, ossia per foni pienamente vocalici. Non fanno parte dei trittonghi altri grup—
pi che compaiono in voci onomatopeiche,
52. Dittonghi formati con la sentivocale /i/: in sigle o in forestierismi, come la se uen-
za /j/+vocale+vocale di miao o %Lin)
ai: farai, caimano Pino, nome di un uomo politico cinese; o
ei: (lei/, lei/): lei, deiscente la sequenza /w/+vocale+vocale di UEO
oi: (loi/, loi/): poi, coibente (sigla di «Unione dell’Europa Occidenta-
ui: altrui, suicidio le»). In casi del genere, infatti, si ha un
normale dittongo in cui l’elemento voca-
53. Dittonghi formati con la semivocale /u/: lico)è in iato con una vocale seguente (cfr.
au: camo, laureato
1.60 .
eu: (lcul, /eu/): reuma, neurologia

Dittonghi mobili
Dittongo e iato
56. I dittonghi /wo/ e /je/ si dicono ditton-
54. I gruppi costituiti da una vocale prece- ghi mobili perché tendono a ridursi, fuori
duta da semiconsonante o seguita da se- accento, alla sola vocale (rispettivamen-
I. Fonologia e grafematica 16
te: /o/, /e/). Questa riduzione riguarda: scrittori del Novecento sono molto più
a) le voci di un paradigma verbale: alle frequenti i casi di uo: cuoceva (Bacchelli,
forme rizotoniche dittongate si contrap- Il mulino del Po), muoveva (Calvino,
pongono forme rizoatone, con vocale Racconti; Pratolini, Lo scialo; Pavese,
semplice: siedo — sediamo, viene - veniva, Poesie edite e inedite), suonava (Levi, Cri-
muore - morire, può - potete; sto si è fermato a Eboli, 36), scuotendo
b) gli alterati di una base dittongata: ruo- (Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini,
ta - rotella, suola - soletta, uomo - omino; 221; nella stessa pagina: commovendomi,
c) forme derivate da una base dittongata, ma più in là: risuonare 230, muovendo
come a ettivi denominali: ovale (uovo), 243); anche in poesia: ci muoviamo, suo-
sonorogîsuono); aggettivi deaggettivali: neranno (Montale, [Non rifi4giarti], 9;
bonario (buono), novello (nuovo); nomi [Ora sia], 10). Vari altri esempi in SATTA
denominali: pedata (piede), rotaia (ruota); 1981: 55-57 e GABRIELLI 1985: 64-65.
nomi deaggettivali: levità (lieve), novità
(nuovo); 58. In particolare, il dittongo fuori accen-
d) altre forme corradicali di verbi che to è d’uso corrente:
hanno il dittongo in sede tonica: movi- a) Nelle parole composte: buongiorno,
mento (ma muove), sedile (ma siede), vo- buongustaio, buonuscita, fitoribordo, fuo-
lontà (ma vuole), ecc. riserie, fitoruscito, luogotenente (molte del-
La stessa alternanza si presenta quando la le quali possono anche scriversi staccate:
sillaba dittongata, pur restando tonica, di- buon giorno, fitori serie, indizio dell’auto-
venta implicata: cotto (difronte a cuoce), nomia accentuativa del primo elemento).
mossi (ma muove), tengo (ma tiene), ven- Specie nei composti con buona l’uso let-
go (ma viene), voglio (ma vuole) e così via. terario può tuttavia presentare a: «vostro
padre bon’anima» (Pea, La figlioccia e al-
57. La regola del dittongo mobile — che tre donne); «la signora Paquita bonani-
riflette bene l’evoluzione del vocalismo ma» (Montale, La bufera e altro).
latino, in cui E e o si dittongano solo sotto b) Nei verbi abbuonare, nuotare, vuotare,
accento e in sillaba libera (cfr. 1.23) — va per evitare confusione con abbonare, no-
soggetta a molte oscillazioni. La forza tare, votare: «nuotava in piscina»l«notava
dell’analogia ha infatti favorito l’estensio- ogni particolare».
ne del dittongo dove la fonetica storica
non lo prevede, specie nei verbi e negli 59. Finora abbiamo visto casi in cui il dit-
alterati, ossia quando il senso dell’appar- tongo si è esteso in sede atona; ma qual-
tenenza allo stesso dominio semantico è che volta l’altemanza dittongo/vocale
particolarmente forte. semplice è stata risolta a vantaggio del se-
In alcuni casi — in particolare per ie/e — il condo membro. Nell’italiano antico si di-
processo è ormai compiuto: oggi non po- ceva lieva e niega (accanto a levare e nega-
tremmo usare *presedendo, *metevo, *al- re): «Lieva su, andiamo a desinare» (Bel-
leterai invece di presiedendo, mietevo, al- cari, Prose edite e inedite); «venite a noi
lieterai. In altri — quasi tutti'relativi a uo/o parlar, s’altri nol niega!» (Dante, Inferno,
— le forme con vocale semplice, sostenute V 81); oggi, soltanto leva e nego. Ma l’an-
dalla tradizione letteraria, sono ancora tico dittongo si conserva, cristallizzato, nei
possibili, ma poco comuni: così bonino, deverbali allievo, sollievo e diniego.
novissimo; cocendo, movendo (e commo—
vendo), riscotendo, sonando, ecc.
Nella prosa dell’Ottocento la regola del Iata
dittongo mobile è spesso trascurata (cfr.
MIGLIORINI 1963a: 626 e 702), ma il drap- 60. Quando l’incontro di due vocali non
pello di forme con o fuori d’accento è an- dà luogo al dittongo, si produce uno iato
cora numeroso. Ricordiamo soltanto: so- (dal latino hifitus ‘apertura, separazione’).
nare e tomi (Manzoni, I Promessi Sposi, Ciò awiene essenzialmente:
XXVIII 74, XXXIII 4; XXI 17), riscoterà a) se nessuna delle due vocali è i o u: mae-
(Leopardi, Operette morali, 259), moveva stro, molino, reato, leone, boato, Poetto
(D’Annunzio, Prose di romanzi). Negli (toponimo sardo);
17 ]. Fonologia e grafematiu
b) se una delle due v0cali è i tonica o u to- zione dell’accento (porto —portò): cfr. BER-
nica e l’altra è a, e, 0: Maria, faina, cigolio, T1NE’I'I‘O 1981: 41—42.
paura, due, suo; Rientrano ad ogni modo nel novero dei
e) nelle composizioni, purché si avverta il fonemi:
rapporto tra prefisso e base: riavere a) le sette vocali toniche: lil, /e/, /c/, lal, /o/,
(=avere dinuovo; e così riunione, riecco- /o/, /u/;
lo); diarchia (=comando di due; e così b) le cinque consonanti che, in posizione
diammide, diedro), suesposto (=esposto intervocalica, ammettono solo il grado in-
sopra; e così suaccennato, suindicato), tenso: /À/, /Jl/, /_f/, /ts/, /dzl;
triangolo (=poligono con tre angoli; e così c) la consonante sempre di grado tenue:
triatomico, triennio), ecc. /z];
d) le quindici consonanti suscettibili, in
posizione intervocalica, di essere tenui o
Sineresi e dieresi intense: /p/, fb/, /rn/, /t/, /d/, /n/, /k/, lg], /f/,
/v/, /s/, /r/, lll, /tJ'/, /d3/;
61. Quando si incontrano due vocali non e) le due semiconsonanti: /j/ e /w/ (ma il
è raro, nella pronuncia normale, che si loro carattere di fonemi — e non di sem-
oscillì tra dittongo e iato (si veda quel che plici varianti combinatorie di /i/ e /u/ — è
s’è osservato a proposito della doppia discusso, cfr. 1.48).
realizzazione di viale, 1.49). Il totale assommerebbe così a 30 fonemi
Lo scambio tra dittongo e iato è (o è sta- (che diventerebbero 45 se si volesse far
to) frequente nella versificazione. Si parla entrare in gioco l’opposizione tenue / in-
di sineresi quando due vocali in iato ven- tensa per le 15 consonanti interessate). Il
gono realizzate in una sola unità sillabica, numero di 30 fonemi è la cifra su cui si
come se formassero un dittongo; classico accorda la maggior parte degli studiosi
l’endecasillabo carducciano: «e fuggiano (cfr. LEPSCHY 1978: 63-93; il Lepschy, dal
e pareano un corteo nero» (Davanti San canto suo, non prende posizione per ra-
Guido, 75). gioni di principio, ritenendo che non si
La dieresi è invece il fenomeno inverso: possa parlare di un italiano normativo
un dittongo viene scisso nelle sue compo- unitario, ma solo di varietà locali: cfr.
nenti e conta come due sillabe (normal- 1.28).
mente si indica mediante due puntini so-
vrapposti alla prima vocale): «E il sen che
nutre i liberi / invidiando mira?» (Manzo- Fonetica sintattica
ni, La Pentecoste, 67-68). Ma non tutti i
dittonghi ammettono la dieresi, giacché 63. Per fonetica sintattica (o fonosintassi)
«la lettura dietetica non è altro che il ri- intendiamo l’insieme dei fenomeni che si
pristino della scansione sillabica origina- producono nella catena parlata, tra una
ria latina, e non tollererebbe la scissione parola e l’altra. Infatti la separazione del-
di dittonghi (come ie, uo) che in latino le parole a cui siamo abituati dall’ortogra-
non esistevano» (MARRI 1987: 278 n. 44). fra non corrisponde alla realizzazione fo-
netica della frase, in cui alcune parole
(specie se brevi e con funzione grammati-
Il numero deifonemi italiani cale: articoli, preposizioni, congiunzioni)
si fondono con le unità lessicali successi-
62. A differenza del numero dei grafemi, ve, perdendo o attenuando l’accento che
che è facilmente individuabile (cfr. 1.106), avevano e adattando il fono terminale a
l’inventario dei fonemi non è così pacifico quello iniziale della parola seguente.
(cfr. MUUACIC 1972: 43—45). A rendere i Una frase come «ha bevuto un po’ di vi-
conti oscillanti interviene tra l’altro la no» nella pronuncia normale suona più o
possibilità di considerare fonematiche le meno così: [abbe'vut(o)-um'po di'vino].
coppie di consonanti intervocaliche tenue Al grafema b corrisponde una labiale in-
e intensa (cane—canne); mentre sarebbe tensa [bb], la n dell’articolo indetermina-
arbitrario parlare di coppie unidivergenti tivo si adatta alla consonante labiale suc—
nel caso di parole discriminate dalla posi— cessiva realizzandosi come [tu], la o finale
]. Fonologia e grafematiea 18
di bevuto si sente appena, gli elementi se- Ma dopo Gesù può non rafforzarsi la c
manticamente «deboli» (l’ausiliare ha, di Cristo: [d3czu'kristo] (cfr. CAMILLI-
l’articolo un, la preposizione di) fanno FIORELLI 1965: 141, invece Gesù mio
blocco con le parole seguenti (come pro- [d3ezum'mio], ecc.).
clitici: 1.170).
Soffermiamoci sui quattro principali fe- In queste due posizioni, che rappresentano il
nomeni fonosintattici dell’italiano: il rad- nerbo del fenomeno, non è naturalmente sem-
doppiamento fonosintattico, la prostesi, pre possibile risalire a un nesso consonantico
l’elisione, l’apocope. latino o latino tardo come origine del raddop-
piamento. Molti casi sono dovuti ad analogia
(per esempio da consigli [da kkon'si/Mi], in cui
do<lat. Dò deve la sua capacità raffo1zativa alla
Raddoppiamentofonosintattico 3” persona dà <lat. DÀT). Quanto a Gesù Cristo
siamo probabilmente in presenza di un riflesso
64. Leggendo a casa un italiano centro- della forma italiana antica Gesu, Geso (per
meridionale, d’accordo con la pronuncia esempio: «Geso Cristo l‘altissimo del tutto m’è
airato» Contrasto di Cielo d’Alcamo, 57) che,
normativa, dirà [a k'kasa], con un’occlu- essendo baritona, non produceva raddoppia-
siva velare di grado intenso; e lo stesso mento.
avviene in tanti altri casi, tutti non segna-
lati dalla grafia: andò via [an' da V'via], 6) Dopo i baritoni come, dove, qualche,
qualche minuto ['kwalke mininuto], ecc. sopra.
Il fenomeno non è che un’assimilazione regres—
siva all’interno di frase e si spiega nella maggior In questo caso il raddoppiamento si spiega sto-
parte dei casi facendo ricorso a condizioni ca- ricamente con la presenza di una consonante
ratteristiche del latino tardo. Nell’incontro di finale nel secondo elemento monosillabico del-
due consonanti all’interno di parola, non tolle-
le quattro forme; presenza effettiva (in qua!-
rato o non più tollerato, una delle due, general-
che, da quale+che e came<ouòmono ÉT), o solo
mente la seconda, si è assimilata (cioè «ha reso immaginata dai parlanti (in dave<oÈ 0131, in-
simile a se'») l’altra, dando luogo a una conso- fluenzato dalla preposizione e, e in
nante intensa (Annino>ammetto); la stessa as- sopra<sùmm, attratto dalla preposizione a).
similazione si è prodotta all’interno di frase (ÀD
MÈ>a me [a m'.me]) d) Dopo qualsiasi monosillabo usato co-
L’assimilazione che si ha nel raddoppiamento me sostantivo: «il di non raddoppia» di
fonosintattico è più estesa di quanto non av- 11'non], «lo si usa nei seguenti casi...» lo
venga all’interno di parola (R0HLFs 1966- 1969: 5'si].
173), dal momento che si produceln sequenze
come TRÉS cANES>t1€ cani [tre k'kani] (invece Inoltre, dopo una parola terminante per
cnÉsco>cresca) o IÀM PÒSITUM>gÌà pasto [d3a vocale si pronuncia intensa la consonante
p'posto] (invece CÀMPUM>CMPO). iniziale di Dio; lo stesso avviene per Ma-
ria in Ave Maria e per Santa in Spirito
65. Il raddoppiamento da parola a parola Santo: [amor di d'dio], [’ave m'maria],
awiene nei seguenti casi (cfr. CAMILLl-FIO— [' spirito s 'santo].
RELLI 1965: 133-151):
a) Dopo un monosillabo cosiddetto forte; Per Dio l‘apparente anomalia si spiega pensan-
si tratta di tutte le forme con accento gra— do alla forma più antica Iddio, la stessa che dà
ragione, al plurale, dell’articolo gli'1nvece di i:
fico (è, già, da, ne', può, ecc.) e delle se- cfr. IV. 13. In [’spirito s 'santo], come in Ognis-
guenti fonne disaccentate: a, che, chi, da, santi, «è da veder la ragione della doppia 1 nella
da, e, fa, fa, fra (preposizione e nome), fil, stretta unione di Spiritus Sanctus. Omnes Sanc-
gru, ha, ho, ma, me, ma’ (nella locuzione ti nel latino della Chiesa» (MALAGOLI 1912: 154).
a mo’ di), no, 0 (congiunzione), Po, qua,
qui, re, sa, se (congiunzione), so, sta, sto, 66. Il raddoppiamento fonosintattico è fe-
su, te (forma tonica), tra, tre, tu, va, vo. So- nomeno proprio del toscano e dell’italia-
no monosillabi forti anche i nomi delle no centromeridionale — con divergenze di
lettere dell’alfabeto (bi, ci, di...) e delle poco conto da zona a zona —; nei dialetti
note musicali (mi, la...). del Nord le consonanti hanno tutte grado
b) Dopo un qualunque polisillabo ossito- tenue e mentre all’interno di parola il par-
no: sanità, caffè, perché, finì, portò, virtù. lante settentrionale apprende dall’italiano
19 ]. Fonologia e grafematica
scritto a pronunciare [’mamma e ['tutto] 68. Va registrata, più in generale, la ten-
in luogo dei nativi ['mama] e 'tuto], al- denza — specie dove manchi un modello
l’interno di frase, senza il soccorso della preesistente — «a giustapporre grafica-
grafia, egli tende a mantenere la pronun- mente i due componenti nella grafia che
cia spontanea con la consonante tenue (e hanno come parole isolate» (Fiorelli, in
lo stesso avviene nell’articolare le conso- CAMILLI-FIORELLI 1965: 143). Si scrive e si
manti palatali, cfr. 1.88). pronuncia sopralluogo (con una grafia
stabilizzatasi solo alla fine degli anni Ses-
67. C’è un caso in cui il raddoppiamento santa: cfr. CASTELLANI 1979: 31), perché ci
fonosintattico trova espressione grafica: si rifà a soprattutto, sopraffare, ecc.; ma si
uando le due parole si scrivono unite scrive, e spesso si pronuncia, pallavolo
?univerbazione). Quindi: così detto ma (=palla a volo; non pallavvolo), blucer-
cosiddetto, e come! ma eccome!, se no ma chiata ‘giocatore della Sampdoria’ (non
sennò, Ave Maria ma Avemmaria («tra bluccerchiato), Tralerighe (non Tralleri-
un’Avemmaria e l’altra» De Marchi, De- ghe: nome di un concorso giornalistico: «il
metrio Pianelli, 486). gioco che Tralerighe cinema va propo—
Esempi di univerbazione con raddoppia- nendo ai lettori», «Il Messaggero»,
mento grafico: 2.3.1987, l) o anche chisivede (non chissi-
a) Dopo un monosillabo forte: appena, vede: «Lei si voltò con la faccia già pronta
chissà, davvero, evviva, fabbisogno, frat- al chisivede» Fruttero e Lucentini, La
tanto, giammai, lassù, macché, neppure, donna della domenica, 473) e chissachì
quaggiù, sennonché, suvvia, tressette. (non chissacchì: «non un governo qualsia-
Tra richiede il raddoppiamento solo in si, in mano a chissachì», «La Repubbli—
trattenere (invece trafirgare, trapassare, ca», 11.4.1987, 2): tutte forme prive di un
travedere, ecc.). modello con raddoppiamento.
b) Dopo le forme prefissali contra e so-
pra: contraddire, contrattempo, sopracci- 69. Anche in unità del lessico tradizionale
glio, sopralluogo. l’espressione grafica del rafforzamento fo-
Non si ha raddoppiamento dopo intra- nosintattico viene talvolta trascurata, per-
(intramuscolare, intraprendere); intratte- sino da scrittori: pressapoco (Bassani, Il
nere e intravvedere (al quale è preferibile giardino dei Finzi-Contini, 196, 284), vatte-
intravedere) hanno risentito dell’analogia lapesca (Cassola, La ragazza di Babe,
con trattenere e avvedere (cfr. Fiorelli, in 172), chissadove (Calvino, I racconti, 387).
CAMILLI—FIORELLI 1965: 143). Si pensi poi ai toponimi, anche d’area
c) Nella consonante iniziale di un’encliti- centromeridionale: accanto a Castellam-
ca che segua una voce verbale con capa- mare (province di Napoli e Palermo),
cità rafforzativa (23 persona di un impera- Pontasserchio (Pisa), Pontassieve (Firen-
tivo monosillabico nell’italiano moderno; ze), Tressanti Salerno e Foggia), Villam-
anche altre forme nell’italiano antico, cfr. mare (Salerno , tutti con raddoppiamen-
VII.81): dammi, fallo, vacci; dirollo, hav- to espresso, abbiamo iù sovente: Citta-
vi, andonne. ducale e Cittareale Rieti), Cittanova
d) Con i nomi delle lettere dell’alfabeto, (Reggio Calabria), Piediluco (Terni),
qualora se ne riproduca graficamente la Piedimonte (Frosinone, Caserta, Cata-
pronuncia: dicci, piccì (nell’uso giomali- nia), Trebisacce (Cosenza), Trecastagni e
stico, spesso con intenti ironici, invece di Tremestieri (Catania), Tremonti (L’A-
DC, PCI). quila), Tresanti (Montespertoli, Firenze),
Ma sono molte le oscillazioni: accanto a ecc.
tivvù è molto più frequente tivù («le tivù
estere», «La Repubblica», 23.9.1986, 19); 70. Il raddoppiamento è invece espresso,
inoltre, in sostantivi e aggettivi derivati da per mimèsi dell’oralità, in forme come
sigle sono normali grafie come cigiellino oddio, massi, mannò, proprie del «parla-
‘militante della CGIL’ (non ciggiellino), to» di giornali e fumetti (cfr. SERIANNI
piduista ‘aderente alla loggia massonica 198621: 57). Di carattere regionale il dillà
P2’ (non pidduista), ecc.: cfr. CORTELAZZO adoperato dallo scrittore romano Giorgio
1983: 82-83. Montefoschi (Lo sguardo del cacciatore,
]. Fonologia e grafematica 20
273: «Dopo un po’ i ragazzi erano usciti e Parlando, pratichiamo correntemente
Sofia e Carla si erano trasferite dillà»). molte riduzioni di vocali atone finali che
Dopo di non ci si aspetterebbe il raddop- sarebbero bizzarre — o addirittura impos-
piamento fonosintattico: ma a Roma la e sibili — nella pagina scritta (cfr. Fiorelli, in
qualche altra parola (lì, più, qua, sedia, CAMILLl-FIORELLI 1965: 127 n. 191 e 129 n.
ecc.) presentano popolarmente la conso- 194). Ad esempio, degli amici può scriver-
nante iniziale sempre rafforzata: cfr. CA- si soltanto così ma nò esser pronunciato
MILLI-FIORELLI 1965: 148-149. ['deMi a'mitj‘i] o deM-a'mitfi]; potran-
no entrare può diventare [po'trann-
en'trare], ecc. In altri casi non si ha la sop-
Prostesi pressione della vocale ma piuttosto la sua
fusione con la vocale iniziale della parola
71. La prostesi è il fenomeno per il quale successiva; è il fenomeno della sinalefe,
una parola assume in posizione iniziale ben noto in poesia e per il quale un verso
un elemento non etimologico. Interessa come «I cipressi che a Bolgheri alti e
l‘italiano contemporaneo — anche se or- schietti» che conta 14 sillabe si riduce alla
nai limitatamente — la prostesi di i davan- misura di endecasillabo.
ti a s complicata (detta anche, non bene,
«s impura») in parole precedute da un’al- 73. L’elisione grafica è normale con gli ar-
tra parola con terminazione consonantica ticoli singolari e con le relative preposi-
(ciò per evitare una sequenza consonanti- zioni articolate (l’oro, nell’età, un’amica;
ca non abituale nell’italiano del fondo poco comune al plurale e per il maschile
ereditario): scrivo —> non [scrivo, studio solo davanti a i: gl’ltaliani, l’erbe [cfr.
—> per istudio. scuola —> in iscuola. IV.4, IV.S]); con gli aggettivi dimostrativi
Il fenomeno, che è stato sempre molto singolari questo, questa, quello, quella
oscillante (ROHLFS 1966-1969: 187), è oggi (quest'asino, quell’epoca); con bella, bella
in forte regresso, tranne che nelle locu- [nell’uomo, bell’idea); con santo, santa
zioni in iscritto, per iscritto (cfr. SABATINI (sant’Antonio, sant’Anna); con come e ci
1985: 157). In passato la possibilità di una davanti al verbo essere (com’è andata?,
i prostetica (anticamente anche e) era c’è, c’erano); in una serie di espressioni
spesso sfruttata dai poeti per ragioni me- idiomatiche: a quattr’occhi, l’altr’anno,
triche: «per escusarmi e vedermi dir ve— tutt’altro, senz’altro e nient’altro, mezz’o-
ro», accanto a «Ciò che vedesti fu perché ra, ecc.
non scuse» (Dante, Paradiso, XIV 136 e In altri casi l’elisione è sempre facoltativa
Purgatorio, XV 130). e appare in declino rispetto all’uso di un
In epoca più vicina a noi questa norma è secolo fa (cfr. SERIANN] 1986a: 56).
stata attentamente osservata dal Manzoni
nei Promessi Sposi; per esempio: «a non 74. Tra le forme che più facilmente pos-
iscriver nulla» IX 75, «è cosa che non istà sono perdere la vocale finale ricordiamo
bene» VI 36, «per istrascinarlo» XXXII i monosillabi, in particolare di (elisione
10. Esempi occasionali anche in scrittori obbligatoria in d’accordo, d’epoca [«un
contemporanei, come Bassani, Il giardi- quadro d’epoca»], d’oro [«un braccialet-
no dei Finzi-Contini: in ispagnolo 41, per to d’oro»] e in qualche altro caso; facol-
istrada 183. tativa davanti a un verbo: d’essere o di
essere, d’udire o di udire). Con altri mo-
nosillabi l’elisione è più probabile quan-
Elisione do la vocale iniziale della parola seguen-
te è la stessa ed è atona (ti importa _—
72. L’elisione è la perdita — fonetica e t’importa, si impunta _» s’impunta; inve-
grafica — della vocale finale atona di una ce, più spesso: ti ascolta, si isola, mi irriti)
parola davanti alla vocale iniziale della o quando segua un altro monosillabo
parola seguente. Nella scrittura va obbli- uscente con la stessa vocale («ce l’ha
gatoriamente indicata con l’apostrofo: messa tutta»=ce la ha …; «il libro l ’ho già
una ora —+ un ’ora, di essere -> d’essere, letto»=lo ho ...; ma «le è piaciuto il
senza altro —> senz’altro. film?», non *l’è piaciuto).
21 I. Fonologia e grafematica
75. Da non si elide mai: da amare, da eroi, ligiosi («don Abbondio», «don Minzoni»: si no—
da Ancona (d’amare, d 'eroi, d’Ancona=di ti che l’uso di apporre il don davanti al cogno-
amare...), tranne che nelle formule cri- me non è antico ed era censurato dai puristi ot-
tocenteschi, cfr. per esempio LISSONI 1831: 257)
stallizzato d'ora in poi, d’ora in avanti,
e, nell‘Italia meridionale e insulare, anche di
d’altronde, d’altra parte. laici (facili i riscontri letterari: si pensi a «don
Franco lo speziale» dei Malavoglia di G. Ver-
ga, a «don Luigi Magalone» podestà di Gaglia-
Apocope no in Cristo si è fermato a Eboli di C. Levi, a
«don Ignazio Ziviello», signore decaduto
76. L’apocope (o troncamento) consiste nell‘0ro di Napoli di G. Marotta; e si veda que-
nella caduta di un elemento fonico (voca- sto passo di Ledda, Padre padrone, 38: «a Siligo
allora dominava un certo don Peppe Mannu.
le, consonante o sillaba) in fine di parola. Un prepotente e un dissoluto come tutti i
In italiano distinguiamo apocopi sillabi— dom.»). Don risale all’italiano antico danno:
che (grande —> gran) e apocopi vocaliche «fu a Barletta un prete, chiamato dormo Gian-
(filo di ferro —> fil di ferro). In entrambi i ni di Barolo» (Boccaccio, Decamerone).
casi l’apocope non avviene di norma da- Altre volte le forme con apocope sillabica con—
vanti a pausa. vivono accanto alle forme piene, o come va-
rianti facoltative (grande / gran; «oggi è un
77. Fa eccezione, nella poesia tradizionale, l’a— grande/ gran giorno», «un poco / un po ’»; con
pocope vocalica in fin di verso: «né il sol più ti la 6a persona dei verbi in —nno: «fanno / fan
rallegra / né ti risveglia amor» (Carducci, Pian- troppo chiasso»); o, talora, con distribuzione
to antico, 15-16); «mi tormenta l’ai-nima I uno obbligata (vedi oltre).
strano mal» (Creola, canzone di Ripp); «per- In ogni caso si deve evitare l’apocope sillabica
ché ho dei dubbi / che non mi fan dormir» (La davanti a vocale: *gran uomo, *han osato (no-
partita di pallone. canzone di Rossi-Vianello; nostante il «gran aroma» di un caffè reclamizza-
ambedue in BORGNA 1985: 235 e 255). to da giornali e televisione degli anni Ottanta).
L‘apocope in fin di verso, sconosciuta alla poe- Ormai rara l’apocope nel plurale grandi: «di
sia delle origini, si diffuse nel Quattrocento in gran parole» (Manzoni, I Promessi Sposi, XIX
séguito alla fortuna delle canzonette musicate 33), «di gran granchi» (Nievo, Le confessioni
del veneto Leonardo Giustinian, in cui il feno- d’un italiano, 36); si veda in proposito l‘ampia
meno abbondava: cfr. MIGLIORI… 1963a: 273. documentazione di BRUNET 1983: 148 sgg.

78. Tra i casi di apocope sillabica possiamo iso— 79. Tra i casi di apocope obbligata vanno
lare i fossili, in cui la forma ridotta ha sostituito ricordati bello e santo, che diventano bel
completamente (o quasi) la precedente forma 6 san la dove si userebbero il e un invece
piena. di lo e uno (per dello/ del, ecc., cfr. IV.77;
a) Caratteristica l‘apocope di -de in per quello / quel cfr. VII.119): «che bel ti-
virmde>virtù, bontade>bontà e simili. Si tratta
di aplologia prodottasi originariamente in sin-
po!» (come il tipo, un tipo), ma: «che bel-
tagmi in cui il sostantivo era seguito dalla pre— lo studio!» (come lo studio, uno studio),
posizione di (cittade di Roma>città di Roma; «san Giorgio» (come il giorno, un gior-
continuiamo però a dire cittadino). no), ma: «santo Spirito» (come lo spirito,
Le forme piene sono largamente attestate nel uno spirito).
corso della tradizione letteraria: «non hai tu Tuttavia bel e san tendono a invadere il
spirto di pietade alcuno?» (Dante, Inferno, XIII territorio delle rispettive forme piene
36); «E per la libertade / ecco spade / ecco scudi (specie davanti a s complicata per bel e
di fortezza» (Carducci, Congedo, 55—57).
L’apocope non è riuscita ad attecchire in pie‘ soprattutto davanti a z per san; cfr. BRU-
(da evitare la grafia pie’), forma che resta limi- NET 1983: 95—96 e 179-181): «un bel spet-
tata all’italiano letterario: «le prostrate mura / tacolo» (Silone), «Che bel scherzetto»
l’arduo monte al suo piè quasi calpesta» (Leo- (Buzzati; entrambi citati dalla Brunet);
pardi, La ginestra, 229-230); «Un carrettiere. «San Zeno di Verona», «via San Zanobi
giù nella strada, si chinava a piè della muraglia» a Firenze», «la chiesa di San Zaccaria a
(D’Annunzio, Trionfo della morte, 4); tranne Venezia».
che in alcune locuzioni come a piè di pagina, a
pie‘ fermo, a ogni pie‘ sospinto (le ultime due di
tono scherzoso). Piè compare inoltre, cristalliz- 80. Si apocopano inoltre:
zato, in toponimi come Piedimonte, ecc., cfr. a) Frate seguito dal nome proprio (fra
1.69. Cristoforo, ormai cristallizzato anche da-
b) Un altro fossile è don. titolo di rispetto di re— vanti a vocale: fra Eugenio; ma non *ilfra
I. Fonologia e grafematim 22
guardiano). Anticamente si aveva 0 si po- dre; meno giustificate le grafie mà e pà):
teva avere la forma piena frate anche da- «Le dicevano: — Sedetevi, Ma' —» (Pave-
vanti a nome proprio: «Me ne disse frate se, Paesi tuoi); «l’innocente Orsolina ri-
Piero converso» (Leggende di alcuni san— spose che il pa’ di maritarla non voleva
ti e beati venerati in Santa Maria degli An- neppure sentirne discorrere» (R. Sacchet-
geli in Firenze). ti, Racconti di Roberto Sacchetti pubbli-
b) Cavallo nel proverbio «a caval donato cati sparsamente su giornali e riviste dal
non si guarda in bocca». L’apocope è più 1869 al I879); «pà Vincenzo fece la scioc-
diffusa nell’italiano arcaico e in poesia: chezza di sposare un’altra donna» (De
«né pedata di caval conoscendovi» (Boc— Marchi, Demetrio Pianelli. 92).
caccio, Decamerone, V 3 15); «Avete un
po’ di posto, o voi del Caval Grigio?» 82. L’apocope vocalica può essere obbli-
(Gozzano, La Notte Santa, 7). gatoria (buon giorno, ben fatto, ecc.; inol-
c) Antonio, Giovanni con l’ipocoristico tre nell’articolo uno [cfr. IV.S], negli inde-
Gianni nei nomi doppi: Anton Giulio, finiti composti con una [cfr. VII.147], ne—
Anton Maria, Giovan Pietro, Gian Carlo, gli infiniti seguiti da enclitica, cfr. VII.73)
Gian Franco (0 con univerbazione: Gian- o facoltativa (andar[e] via, amor[e] mio,
carlo, Gianfranco), anche davanti a voca- dicon[o] tante cose, ecc.).
le: Gian Andrea 0 Gianandrea, ecc. Si no- In moltissimi casi l’apocope, pur teorica—
ti che in Antonio>Anton non si ha pro- mente possibile, non awiene (*car padre,
priamente apocope sillabica (che darebbe *che stran discorso, *il mal del porto). In
Antò, forma limitata all’Italia centromeri- particolare, non si ha mai apocope in pa-
dionale e insulare, cfr. 1.99), ma solo la ri- role d‘ambito dotto, tecnico o scientifico
duzione della sillaba finale alla prima (*un veicol veloce, *il metan che s’estrae) o
componente. in parole quotidiane ma non appartenenti
d) Valle, Torre, Colle, Monte, Casa nei to- al lessico ereditario fondamentale (*un
ponimi (Casa solo in area settentrionale): pomodor maturo, *l’asciugaman di lino).
Val a' 'Arno, Valpolicella; Tor di Quinto,
Tor Bella Monaca (quartieri di Roma); 83. L’apocope è abbastanza regolare in
Colfelice (Frosinone), Colfiorito (Perugia); sostantivi usati come titoli e seguiti dal
Monreale (Palermo), Mondragone (Caser- nome proprio: «il signor Bruschino» (e
ta), Mombello (Torino, Alessandria; da non *il signore Bruschino), «il dottor /
notare l’assimilazione parziale, riprodotta l’ingegner / il professor Borghi» (e non *il
dalla grafia, di Mon- in Mom-); Ca’ d’An- dottore Borghi, ecc.), «padron ’Ntoni» (e
drea (Cremona), Cadelbosco (Reggio non *padrone ’Ntoni), «monsignor D’Ar-
Emilia; e si ricordi anche la Ca' d’oro di rigo» (e non *monsignore D’Arrigo), «il
Venezia). Più rara l'apocope in porta, co- cardinal Ratzinger» (ma anche «il cardi—
me nella fiorentina via di Por Santa Maria. nale Ratzinger»), «capitan Fracassa» (ma
e) I verbi in -rre (condurre, porre, trarre, correntemente: «il capitano Di Marco»,
ecc.), ma quasi solo nell’uso antico e let- ecc.), «il general Monti» (ma, più spesso,
terario: «per trar l’amico suo di pena» «il generale Monti»).
(Dante, Purgatorio, XI 136), «vide il pa- Significativa spia di questa tendenza, l’a-
gan por la sua gente a morte» (Ariosto, pocope che si ha in parole occasional-
Orlando Furioso, XVII 8). L‘apocope è mente adoperate come appellativi profes-
stabile nella locuzione, oggi adoperata sionali o onorifici, per esempio nel titolo
perlopiù scherzosamente, senza por tem- scherzoso di un articolo di E. Biagi («La
po in mezzo “senza indugio’. Repubblica», 12.3.1986, 6): «Ma piccion
Giulio e rivoluzionario?», in riferimento
81. Arcaica l’apocope in me’ ‘meglio’ e a Giulio Andreotti, che all’epoca qualcu—
ver’, vèr ‘verso’: «il dì seguente scoperse no aveva chiamato ‘piccione’ con allusio-
me’ la vittoria» (B. Davanzati, Opere); ne agli awersari politici pronti ad ‘impal-
«Ver' me si fece, e io ver’ lui mi fei» linarlo’.
(Dante, Purgatorio, VIII 52).
Antiquata o regionale l’apocope in ma, 84. L’apocope è inoltre usuale, pur non
ma’ (mamma, madre) e pa, pa’ (papà, pa- potendo dirsi obbligatoria, con un agget-
23 I. Fonologia e grafematica

tivo in -le 0 -re in giustapposizione con un (Petrarca, Canzoniere, 354 10), «da’ buon
altro aggettivo: «nazional-popolare», costumi» (Boccaccio, Decamerone, IV I
«Balnear-familiare di tono disinvolto» 40); consuetudine che, in poesia, è durata
(scheda valutativa in Alberghi in Italia molto a lungo arrivando fino ai giorni no-
TCI, 263), «Non è stata però una scontata stri: «i villan vispi e sciolti» (Parini, La sa-
opposizione pastoral-burocratica» («La lubrità dell’aria, 54); «Grazie dei fior, / fra
Repubblica», 9.10.1986, 2), «il nucleo sin- tutti gli altri li ho riconosciuti» (Grazie dei
dacal-futurista di Piazza S. Sepolcro» fiori, canzone di Seracini-Testoni—Panzeri
(Montanelli, L’Italia in camicia nera, del 1951: cfr. BORGNA 1985: 241).
120). Cfr. anche V.22. b) La consonante che precede la vocale
finale deve essere una liquida (l, r) o una
85. L’apocope facoltativa, piuttosto diffu- nasale (n, in). Nel caso di m l’apocope —
sa in Toscana e nell’Italia settentrionale. sostanzialmente limitata alla 4a persona
è più rara nell’Italia mediana e meridio- dei verbi — è rara: «andiarn via»; «E qual
nale. Nel Mezzogiorno si usano senza ri- costume indosserem?» (A. Somma, Un
duzione persino i titoli professionali in -re ballo in maschera, in VERDI-BALDACCI
seguiti dal nome: «c’è il dottore Palum- 1975: 387).
bo?», «parlo con l’ingegnere Cristaudo?», Il sostantivo paio presenta una variante
«il professore De Vincentiis doveva veni- apocopata par, tratta dall’allotropo arcai-
re dall’una e mezza alle tre» (Serao, Il ro- co para: «un par di volte all’anno» (Bac-
manzo della fanciulla, 166). chelli, Saggi critici).
Nel riformare la lingua dei Promessi Spo-
si il Manzoni abbondò in apocopi, anche 87. La norma scolastica che distingue l’a-
andando oltre l’uso toscano: «dal giardin pocope vocalica (buon amico) dall’elisio-
pubblico», «un pensier poco allegro», ecc. ne (buon’amica) in base al fatto che la
(cfr. D’OVIDIO 1933: 98-99). Apocopi inso— prima si produce anche davanti a conso-
lite — ma questa volta per il gusto d’allon— nante (buon vecchio), la seconda no
tanarsi dal linguaggio comune — anche in (*buon vecchia) è discussa e reinterpreta-
D’Annunzio: per esempio, «la sua parti- ta in LEONE 1963. Il Leone ritiene che da-
colar visione dell’universo», «della condi- vanti a vocale si possa parlare, fonetica—
zion presente», «alla lor sensibilità» mente, solo di-elisione, graficamente con-
(Trionfo della morte, X, 446, 480). trassegnata da apostrofo (l’uomo) oppure
priva di segnale (un uomo): «l’apostrofo è
86. Perché si possa avere apocope vocali- il segno che si usa nell’elisione, per distin-
ca devono essere soddisfatte due condi- guere dalla seconda la prima parola,
zioni: quando questa non ha esistenza indipen-
a) La vocale colpita deve essere sempre dente (luomo>l’uomo, ma unuomo>un
una vocale atona, diversa da a (tranne uomo perché si scrive un giorno)»: LEONE
nell’avverbio ora e nei suoi composti: or- 1963: 27.
mai, orsù, allora, tuttora, ancora, ecc.; e in In base a questa norma bisogna scrivere
suora seguito da un nome proprio: suor qual è (e non qual’è, perché si può dire qual
Maria, suor Fuselli, ma non *h0 visto una vita, qual monte, ecc.) ma pover’uomo
suor giovane). La i e la e non si apocopa- (giacché nessuno direbbe oggi pover cielo,
no quando contrassegnano un plurale: «il come si legge in Dante, Purgatorio, XVI 2).
buon figlio», ma «i buoni figli», «le buone Per l’apocope postvocalica (quei>que ’,
figlie». ecc.), cfr. I.242a.
Altri casi di apocope di a sono antiquati
(sol per sola: «fischiando una sol volta»
Firenzuola, cit. in TOMMASEO-BELLINI Varietà regionali relative a consonanti,
1865-1879: V 976) o regionali (il toscano semiconsonanti, fenomenifonosintattici
0 letterario or di notte, il romanesco bel-
liano Funtan de Trevi, ecc.: cfr. ROHLFS Come per il vocalismo (cfr. 1.29 sgg.) riu-
1966-1969: 141). niamo qui le principali caratteristiche di
L’italiano antico tollerava l’apocope vo- pronuncia che tradiscono la provenienza
calica anche nei plurali: «i buon consigli» regionale del parlante.
]. Fonologia e grafematim 24
88. Nell’italiano del Nord (sopra la linea o di frase, si spirantizzano (cioè diventano
La Spezia-Rimini, ma con qualche sconfi- «spiranti», costrittive), con intensità va-
namento più a sud: parte della Toscana e riabile da zona a zona: la casa [la ',xasa]
dell’Umbria settentrionali, parte delle andato [an'daòo], capo [karpo].
Marche: cfr. ROHLFS 1966-1969: 229) le
consonanti si articolano sempre tenui, co- 93. Ti ico tratto toscano è pure la perdita
me si è già accennato (cfr. 1.66). Oltre che dell’e emento occlusive nelle affricate al-
nel mancato raddoppiamento fonosintat- veo alatali intervocaliche [tf], [d31:1a ce-
tico, non segnalato dalla grafia, questo na[pa Iena], agile ['a3ile].
tratto regionale emerge quando la scrittu- Per [tj]>[j'] il fenomeno è caratteristico
ra non indichi adeguatamente il tratto di anche di Roma e di porzioni dell’Umbria
intensità, come accade per sibilante pala- e delle Marche: tutte aree che avranno as-
tale []_l‘], laterale palatale [M] e nasale sunto la pronuncia toscana attraverso
palatale [pp] in posizione intervocalica. contatti diretti tra le po lazioni rurali (e
In tutti questi casi dominano dovunque da Roma il tipo [paje]pci è poi diffuso a
pronunce quali. [a 'me], ['fiflo], [';bappo] Napoli). Tracce del tipo ['a3ile] si ritro-
per [I]], in particolare la realizzazione vano in Marche e Umbria. Si veda su tut-
… comune è [sj]. lascio ['lasjo], scena to ciò GIACOMELLI 1954.
stena] o [sjena]. Anche [M1 e [mi]
ossono essere realizzati come l], [llj]o 94. A Roma e in altre varietà mediane
nj], [nnj]: ['filjo], ['filljo] [banjo], (gran parte di Lazio, Umbria, Marche,
'bannjo]. Abruzzi) la laterale palatale [Mi è spesso
Altri fenomeni settentrionali: realizzata come Bj]: figlio ['f1uo
Più rilevanti altri tratti che accomunano
89. I. Articolazione più avanzata delle af- Roma e la restante Italia centromeridio-
fricate alveopalatali [tf] e [dg] che posso- nale (escluse generalmente la Toscana e
no arrivare a confondersi con le affn'cate buona parte di Umbria e Marche). E pre-
alveolari ]ts] e [dz]. cena [tsena], giallo cisamente:
[dzallo] massima evidenza del fenome-
no in Emilia--Ro.magna) 95.1. Generale rafforzamento di [b] e
d3] intervocaliche: pronunce come roba
90. Il. Perdita dell’elemento occlusive 'robba] e la gente [la d’dsente] sono nor-
nelle affricate alveolari [ts e [dz]: alzare mali anche in parlanti colti. Solo popola-
[al'sare], zero ['zcro]o 'zero] (anche resca è invece la pronuncia tenue di [rr],
questa pronunc1a è tipicamente emiliano- ropr1a anche del litorale toscano: terra
romagnola). [tera].
91. III. Ancora dell’emiliano-romagnolo 96. II. La lenizione, ossia la semisonoriz-
è, infine, l’articolazione arretrata, post-al- zazione delle occlusive tenui [p], [t], [k]
veolare, di sibilante sorda e sonora (la co— (che si rappresenta convenzionalmente
siddetta «s salata» dei bolognesi). mediante il simbolo della sonora con un
Nella riproduzione caricaturale della par- cerchietto sottoscritto), non precedute da
lata emiliana è proprio questo il fenome- consonante. deputato [debu dado].
no su cui più spesso si insiste; ad esempio: Molto frequente l’accentuazione di que—
«— Shoshpettavo che Andreotti volesshe sto tratto nella caricatura delle varietà
togliersi qualche shassolino dalla scarpa centromen'dionali; si veda un passo del
con gli americani — mormora sciogliendo Demetrio Pianelli di E. De Marchi (338-
le sue ‘s” ferraresi tra l’ammirato e il diffi- 389): «c’era, tra gli altri, il cavalier Tagli,
dente un parlamentare italiano» («La dei Pesi e Misure, sempre rauco; il com-
Repubblica», 31.1.1987, 8). mendatore Ranacchi della Prefettura, per
gli uffici provinciali, un bel barbone sotto
92. Caratteristica della Toscana è la co- una bella testa; il ‘gavaliere’ o ‘gommen-
siddetta «gorgia» (o, impropriamente, datore’ Lojacomo, ‘naboledano’, manda-
«aspirazione»), per la quale le occlusive to quassù alle ‘Ibodeghe’, nero, rotondo,
tenui intervocaliche. all’interno di parola grave, oscuro, con forti sopracciin e
25 I. Fonologia e grafematica
profonde rughe, in cui pareva sepolta tut- non si ha raddoppiamento dopo ho
ta la perequazione catastale». (conformemente all’etimo, chee il latino
vol are *A0m luogo di HABBO) e dopo
97. III. L’epentesi di [t] nei gruppi costi- hap%er analogia su ho); a Roma e in altri
tuiti da una nasale o da una liquida e da luoghi non hanno capacità rafforzativa
una sibilante (anche in gran parte della come interrogativo, da, dove, e viceversa
Toscana e in tutta l’Italia meridionale): raddoppiano po’ e o interiezione (ulte-
penso ['pentso], borsa ['bortsa]. riori particolari in CAMILLl—FIORELLI 1965:
147-149).
98. IV. La tendenza a evitare i nessi con- Altri tratti specificamente meridionali:
sonantici dotti (anche questo è fenomeno
comune al toscano e all’italiano meridio- 101. l. Sonorizzazione o semisonorizza-
nale) o attraverso assimilazione (atmosfe- zione della consonante sorda preceduta
ra [ammo'sfera]: pronuncia tipica di To- da nasale: ampio ['ambjo], concetto
scana, Umbria, Marche, Lazio, Sicilia) o [kon’dzetto].
attraverso l’epentesi di una vocale indi-
stinta, simile all’e muta francese (in grafia 102.11. L’affricata alveolare tende a so-
fonetica [e]): [atamo' sfera]; pronuncia norizzarsi non solo dopo nasale (e liqui-
propria del Mezzogiorno continentale. da: alzare [al'dzare]), ma anche… posi—
zione intervocalica: nazione [na' dzjone]
99. V. Apocope sillabica negl’infiniti o[nadzi'one] (per la tenue [dz]invece di
(andà ‘andare’, mette ‘mettere’) e in usi [ddz], che continua un’antica situazione
allocutivi (Salvatél; cfr. ROHLFS 1966-1969: fonetica. cfr. 1.47a).
318 e SCHMID 1976).
L’apocope negli allocutivi — comune nel- 103. III. In Campania la sibilante precon—
l’Italia centromeridionale e insulare — è sonantica davanti a consonanti labiali o
spesso utilizzata dagli scrittori per carat- velari si palatalizza: scala [']kala].
terizzare una pronuncia locale. Qualche
esempio, per Umbria: «Anch’essi, an- 104. IV. In Sicilia la vibrante iniziale e
ch’essi — non mi chiamano mica papà! quella intervocalica intensa si realizzano
pretore mi chiamano! anzi: — Preto’!, co- come vibranti retroflesse (simbolo foneti-
me la madre. — E in casa il Preto’? — No, co [[]: la rami [la [[ana], carro [kauo].
è alla pretura, il Preto’! —» (Pirandello, Inoltre, i gruppi tr, dr. str si pronuncia-
Come prima, meglio di prima, IV 32); no come cacuminali, con una realizzazio-
Abruzzo: «Rivolgendosi verso l’oliveto, ne percepita dagli altri italiani come [ttf]
si mise a chiamare: — Albadò! Albado- e [[I]: tre [tte], [tre], finestra [finestra];
ra!» (D’Annunzio, Trionfo della morte, ma e pronuncia in forte regresso nell’ita-
199); Lazio: «Ma vedesse che tajo, liano regionale: cfr. TROPEA 1976: 23.
dettò!» (Gadda, Quer pasticciaccio...,
56); Campania: «Ditegli che mi chiami 105. Nell’italiano di Sardegna molte con—
mà e io sono contenta» (Morante, L’iso- sonanti appaiono rafforzate avvicinando-
la di Arturo, 79); Sardegna: «0 compà! — si al grado intenso della pronuncia nor—
fec;e Antonio» (Ledda, Padre padrone, mativa: luci ['lutt[i] come luca plurale di
19 . luccio La parallela mancanza del rad-
Si osserverà che, in mancanza di una co- doppiamento fonosintattico (ha detto
dificazione normativa (trattandosi di [a'detto]) dà conto della falsa1mpressio-
forme estranee all’italiano ufficiale), gli ne— propria degl’italiani di altre regioni —
scrittori oscillano nell’indicazione grafi- che i sardi «scambino» le doppie e le
ca del fenomeno, segnalandolo ora con scempie.
l’accento, ora (meno spesso) con l’apo-
strofo.
L’alfabeto
100. VI. Alcune differenze nella distribu-
zione del raddoppiamento fonosintatti- 106. I grafemi che costituiscono l’alfabeto
co: nelle Marche, in Abruzzo e altrove italiano sono 21; ad essi vanno aggiunte
I. Fonologia e grafematica 26
altre cinque lettere (J, K, W, X, Y) che essere altrettanto (se non più) radicata, è
compaiono in parole straniere e talvolta la dizione coincidente con l’uso toscano,
in grafie antiche o antiquate. come notava già ROMANELLI 1910: 16 n. 1:
Nel prospetto che segue ogni lettera è «meridionale (e anche boreale) è la pro—
rappresentata dal simbolo per la maiu- nunzia vi, o ve della spirante v, che in To-
scola, da quello per la minuscola e dal no- scana si chiama vu».
me (un asterisco contrassegna i cinque Scrivendo, si può ricorrere indifferente-
grafemi non indigeni): mente al nome della lettera oppure al suo
simbolo grafico, in corsivo o tra virgolet—
te: «Laura si scrive con l’elle maiuscola»
<cawwowozgrwd—moflmoow>

@ <=v-*tfl*.o*u ODE—WH'-'ZTUQ"HOD.OUN

— «a»
— «bi» (oppure: «con l maiuscola», «con ‘l” maiu-
— «Cl» scola»).
— «di»
— «e» 109. Fino al secolo scorso i nomi di b, c, d, g, p.
— «effe»
! e v uscivano in e, tranne che in Toscana (cfr.
CASTELLANI 1980: I 34; be, ce, de, ecc.: un riflesso
— «gi»
dei due modi di pronuncia si ha in abbecedario
—— «acea»
e in abbiccî).
— «i»
Nell’italiano di Sardegna si diceva — e si dice
— «i lungo» ormai solo a livello popolare — effa, ella, emma,
— «cappa», «kappa» erra, ecc.: cfr. MALAGOLI 192: 20.
«elle»
\

— «emme»
110. Quanto al genere, l’uso è tuttora
— «enne»
—- «O»
oscillante fuorché per zeta, facilmente in-
— «pi» seribile nella serie dei femminili in -a
— «qu» (mentre il cappa / il kappa è più comune
— «erre» di la cappa / la kappa). L’incertezza è di
— «esse» antica data: «il B e il D», ma «la F» (Bem-
— «ti» bo, Prose e rime), «con la T» (Alunno, Le
— «u» ricchezze della lingua volgare sopra il
— «Vu» 0 «vi» Boccaccio). Esempi moderni: «col ‘g’»
>FW — «vu doppio», «vi dop— (Paolieri, Natio borgo selvaggio), «col P
pio» maiuscolo» (Piovene, Madame la Fran-
*X X — «ÌCS» ce), ma «una sola p» (Gozzano, Poesie e
*Y y — «ipsilon», «i greco» prose).
Z 2 — «zeta» Queste oscillazioni dipendono, com’è in-
tuibile, dal sostantivo sottinteso: suono e
segna sono responsabili del maschile. let-
107. L’alfabeto italiano continua con po- tera del femminile.
che differenze quello latino (che aveva 23 Anche al plurale, i nomi delle lettere ri-
grafemi rispetto ai 21 italiani; in più: K, mangono invariati: «con le zeta, le esse e le
X, Y; in meno: U giacché V rappresenta- acea molto più toscane che ferraresi»
va sia la vocale sia la semiconsonante: (Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, 44).
VÎNUM l'wi:num/; la pronuncia ['vinum] è
tarda: cfr. TRAINA 1967: 45-48). In italiano 111. Oltre che in alcuni usi idiomatici
la distinzione tra il e v, proposta una pri- («dall’A alla Z», «mettere i puntini sugli
ma volta dal Trissino (accanto ad altre in- [o sulle] i»), i nomi delle lettere si usano
novazioni ortografiche, cfr. 1.21) si affer- tra l’altro:
ma stabilmente solo nel XVII secolo inol- a) In riferimento all’aspetto grafico del
trato (cfr. MIGLIORINI196332 463). simbolo stesso: «la strada [...] si divideva
Nome e genere grammaticale dei grafemi in due viottole, a foggia d’un ipsilon»
(Manzoni, I Promessi Sposi, I 10); «lungo
108. I nomi delle varie lettere sono oggi stradette di campagna a S, strette fra mu-
stabilizzati tranne per v, che come segno ri di sassi» (Bufalino, Diceria dell 'zmtore,
distinto da a ha autonomia più recente; si 155); «il nastro di asfalto nero della strada
osservi, ad ogni modo. che «vu», oltre ad descriveva un esse» (Moravia.! racconti);
27 I. Fonologia e grafematica
«il casamento. a forma di elle, conteneva quattro consonantiche (e, g, s, 2). I grafe-
abitazioni. botteghe, magazzini e cantine» mi ie a si possono considerare polivalen—
(Raimondi. Notizie dall’Emilia). ti in quanto rappresentano sia le vocali e
b) Nella compitazione, specie telefonica le semivocali li] e /u/ sia le semiconsonan-
(in genere ricorrendo a nomi di città co- ti /j/ e /w/, cfr. 116,148 e 1.51.
mincianti con la lettera voluta): «Ho pre-
notato una camera a nome Grua: gi come 114. I grafemi diacritici (da un derivato
Genova, erre come Roma, a come Udine, del gr. diakrz'nein ‘distinguere‘) sono se-
a come Ancona» (0 anche solo: «Grua: gni che non corrispondono ad un’entità
Genova, Roma Udine, Ancona»); fonetica ma servono, combinandosi con
(3) Nelle sigle. delle quali alcune vengono altre lettere, ad esprimere un suono non
compitate (DC [di t ’tji]; per la grafia rappresentabile con un solo grafema. Il
dicci cfr. I.;67d) altre, lette come una pa- gruppo di due grafemi che indicano un
rola a sé (FIA T[fiat]). Qualche volta so- fonema si dice digramma; il gruppo di tre,
no compitate anche sigle che potrebbero trigramma (cfr. 1.139 sgg.).
leggersi distesamente: PSI [pi’esse i]o
[psi], PLI [pi elle i] () [pli]. ecc. 115. Col nome di grafema sovrabbondan-
d) Per indicare una vitamina: «hai preso te ci riferiamo a q, che è un semplice dop-
la vitamina C?»; «10 choc vitaminico a ba- pione di c come primo elemento di un
se B non era ancora di moda» (Gadda, nesso labiovelare sordo (cfr. 1.50). In pa-
Novelle dal ducato in fiamme). role come cuore e quota la prima sillabae
Una curiosità: il termine vitamina fu co- identica: /’kwore/, /';kwota/ sono soltanto
niato da C. Funk nel 1911, ma l’uso di de- ragioni storiche che impongono cu nel
signare i singoli fattori con lettere alfabe- primo caso (che risente del lat. CÒR,
tiche è successivo. In genere la denomina- CORDIS) e qu nel secondo (tratto dal lat.
zione è puramente convenzionale (se— QUÒTUS ‘in qual numero’).
quenza numerica allinterno del gruppo Per indicare il grado intenso lkkw/ la gra—
B: B,, B... .; sequenza alfabetica per le vi- fia normale è cqu: acqua, giacque, nacque.
tamine C D, E); talvolta si fa riferimento Si ha qq in soqquadro e nel raro biqqua-
ai termini che qualificano l’azione biolo- dro, «due eccezioni fastidiose e assurde»
gica di quella vitamina (K=Koagulation, (Camilli, in CAMILLl—FIORELLI 1965: 38).
PP=Pellagra Preventive): cfr. CHIARIONI
1981: 18-4.
«0), «o»

Grafemt' efonemi 116. Sotto accento, e ed 0 possono corri—


spondere a /e/, /e/ 0 rispettivamente a /o/,
112. Come abbiamo osservato (cfr. 1.8). /o/, come si è già osservato (cfr. 1.17-18).
gli alfabeti storici non possono mai rap- Aggiungiamo ora alcune indicazioni per
presentare fedelmente il sistema fonema- risalire dalla grafia al diverso timbro della
tico di una lingua. In italiano la corrispon— vocale, limitandoci alle terminazioni o ad
denza 1 grafema : 1 fonema è raggiunta in altri contesti fonetici più comuni (mag—
un numero di casi abbastanza alto: delle giori particolari in MlGLIORINI-TAGLIAVINI—
21 lettere dell’alfabeto ben 11 hanno va— FIORELLI 1981: XXIX-XXXIV).
lore univoco, designano cioè un solo [o-
nema (a, b, d,f, [, m, n, p, r, t, v). 117. Si ha e aperta /e/:
Peri restanti 10 grafemi dobbiamo distin- a) nelle desinenze -endo del gerundio
guere tra grafemi polivalenti, grafemi dia— (leggendo, sentendo), -ente del participio
critici e un grafema funzionalmente so— (vedente, reggente), -ei, -ebbe, -ebbero del
vrabbondante. condizionale (canterei, canterebbe, cante-
rebbero), -ettero del passato remoto (per-
113. I grafemi polivalenti sono quei sim- dettero);
boli che, a seconda del contesto, possono b) nel dittongo ie (pieno, siede), tranne
avere valore fonematico diverso. Si tratta che esso non faccia parte di suffissi con /e/
di quattro lettere vocaliche (e, o, i, u) e di come in macchietta, specchietto, fucec-
[. Fonologia e grafematica 28
chiese (di Fucecchio, in Toscana); e) in parole proparossitone composte di
c) nel suffisso diminutivale -ello, -ella (mi- elementi dotti, almeno uno dei quali sia
serello, poverello), anche se cristallizzato di origine greca (burocrate, cardiologo, fi-
in toponimi (Civitella, Alianello, Cami- losofo, manometro, termostato);
gliatello) o in cognomi (Covello, Iannello); d) nel suffisso -olo, -uolo, (fagiolo, len-
d) nei suffissi di numerativi -enne (venten- zuolo), compreso l’-olo della chimica
ne) e -ennio (ventennio) e di numerale or- (guaiacolo, tritolo);
dinale -esimo (ventesimo); e) nel suffisso -otto (giovanotto, sempli-
e) nel suffisso sostantivale -enza (clemen- ciotto, varesotto).
za, partenza) e, in genere, nelle parole co-
sì terminanti (senza, Ardenza, Piacenza); 120. Si ha o chiusa /o/:
f) nel suffisso aggettivale -estre (silvestre, a) nel suffisso sostantivale e aggettivale -
terrestre). aio (corridoio, scarsoio);
b) nel suffisso —one di accrescitìvi (bambi-
118. Si ha e chiusa /e/: none; anche al femminile: bambinona) e
a) in diverse desinenze verbali: -ei del di femminili in -zione, -sione (stazione,
passato remoto (perdei), -esti, -emmo di ammissione);
passato remoto e condizionale (perdesti, c) nel suffisso sostantivale -ore (amore,
perdemmo; perderesti, perderemmo), -este dolore, dottore, fresatore);
di passato remoto, condizionale e con- d) nel suffisso aggettivale -oso (noioso, te-
giuntivo imperfetto (perdeste, perder-este), nebrosa).
-é, -erono del passato remoto (perdé, per- Nella grande maggioranza dei casi la vocale
derono), -ere dell’infinito di 2a coniuga— tonica di tutti questi suffissi ha il timbro deter-
zione (avere), -emo del futuro (camere- minato dalla corrispondente vocale latina (cfr.
1.23). Talvolta si ha un riflesso dotto (per
mo). -ete dell’indicativo presente e futuro esempio nel suffisso ordinale -esimo, che ri-
e dell‘imperativo (perdete, perderete), - manda al lat. -ES|MUM); talaltra, l’origine dotta
evo, -evi, -eva dell’impefietto indicativo non ha impedito che la parola fosse attratta da
(avevo, avevi, aveva), -essi, esse, -essimo, - una serie suffissale preesistente (così i sostanti-
essera del congiuntivo im erfetto (avessi, vi in -ziane, e -sione si sono livellati su forme
avesse, avessimo, avessero ; popolari in -one quali leone<uzo…zwr e ladro-
17) negli awerbi in -mente (veramente, al- n€<LATRÒNEM, oltre che sui pochi femminili di
legramente) e nei sostantivi in -mento tradizione ininterrotta come canzone<cm-
TIÒNEM).
(sentimento, movimento), così come, in
genere, nella terminazione -mento (men-
121. Per alcune delle forme citate le pro-
to, monumento);
nunce divergenti da quella fiorentina so-
c) nel suffisso etnico -ese (piemontese, un-
no molto diffuse; in particolare per -ebbe,
gherese) e, quasi sempre, nelle altre paro—
—ebbero del condizionale e -ettero del pas-
le così terminanti (mese, paese, Matarrese,
sato remoto, per -esimo suffisso ordinale
Olcese); e per senza (tutte con [e] a Roma e in
d) nel suffisso sostantivale -esirno (cristia-
molti altri luoghi); per gli avverbi in -men-
nesimo, umanesimo);
e) nel suffisso sostantivale -essa (dottores—
te e i sostantivi in -mento (con [e] —
conforme all’É delle basi latine — in gran
sa. principessa);
parte di Marche, Abruzzo, Molise e Mez-
f) nel suffisso diminutivale -etto (boschet-
zogiorno in genere).
to. clarinetto);
g) nel suffisso sostantivale -ezza (giustez-
za, lentezza).
«D) e «g»

119. Si ha o aperta /o/:


a) in tutte le parole ossitone (portò, sto, 122. I due grafemi c e g hanno valore ve-
comò); lare davanti alle vocali a, a, u; davanti a
b) nel dittongo uo (fuoco, muove; anche una consonante c si pronuncia sempre /k/
in cognomi meridionali come Luongo, (cloro, fitcsia, tecnica); g vale /g/ (segmen-
Ruocco), tranne che in liquore, in cui 0 è to, tungsteno, Sigfrido), tranne che davan-
chiusa: ti a l e n con cui forma digramma (cfr.
29 I. Fonologia e grafematica
I.139a-b). Davanti a i ed e, c e g hanno articolatoria con cui si realinano le conso-
sempre valore palatale: ltf/ e /d3/. nanti intervocaliche (cfr. 1.105), la pronun-
cia di casa oscillerà tra ['kaza] e ['kazza].
Questa dissimmetria del nostro sistema orto- d) In Toscana, infine, si ha opposizione
grafico risale al latino in cui le lettere C e G tra /s/ e /z/, ma in un numero così basso di
avevano sempre valore velare: Cicera/'kikero/. coppie unidivergenti che taluno ha dubi-
gens /ge:nsl. Ma nel volgare italiano — con la
nascita delle affricate alveopalatali — i due sim—
tato della fonematicità di /z] (non contano
boli dell’alfabeto latino non bastarono più e casi come ['zmetto] in cui la sonora e de-
dopo molte oscillazioni nella grafia dei primi terminata dal fonema seguente ed e va-
secoli, c e g si stabilizzarono per le palatali e i riante combinatoria, cfr. 1.6). Ricordia-
digrammi ch e gh per le velati, cfr. 1.135. mo: fi4so ‘arnese per filare’ /'fuso/—fitso
participio passato /'fuzol, chiese passato
remoto /'kjcse/—chiese sostantivo /'kjczel
«s» (altri esempi in MULIAÒlC 1972: 47-48, in
cui si mettono a frutto precedenti saggi di
123. In italiano s si pronuncia general- P. Fiorelli e T. Franceschi).
mente sonora davanti a una consonan-
te sonora: smetto /'zmettol. Gasdia 125. Nella gran parte dei casi l’uso toscano
lga'zdial; sempre sorda in posizione ini- presenta IZ], senza tuttavia che sia possibi-
ziale: sei l'scil, la sera /la 'sera/, e quando le, eccetto che per alcuni suffissi, dare nor-
si trovi in una parola composta: risalire me che non si riducano a meri elenchi di
/risa'lire/, asettico /a'scttikol, antisismica parole (per esempio s vale /s/ in mese, na-
/anti’sizmiko/. Sorda anche dopo conso- so, peso, Pisa; vale /2/ in paese, quasi, Ge-
nante: penso /’pcnso/. sù, viso). Il Fiorelli (1951: 85) ha enuncia-
to la seguente regola empirica per gl’ita—
124. In posizione intervocalica all’interno liani non toscani e per gli stranieri (una re—
di parola la pronuncia varia a seconda gola che «comprenderebbe il novantadn-
delle regioni. Infatti: que per cento dei casi»): 5 intervocalica si
a) Nell’Italia settentrionale si ha in gene- pronuncia sempre sonora con tre eccezio-
re la sonora, ma raramente nell’iniziale ni: — per le voci composte; — per le voci ca-
del secondo elemento di un composto: sa, cosa, così; —. per i suffissi -ese, -eso, -oso.
per esempio, nell’italiano regionale pie- Va osservato però che la distribuzione to-
montese cercasi ['tferkazi] (CANEPARI scana stenta ad essere accolta, tanto nella
1979: 206; ma nella stessa parola hanno la pronuncia di molti attori, annunciatori,
sorda le varietà ligure, lombarda, veneta ecc. (che in posizione intervocalica tendo-
ed emiliana, ivi citate). La sorda compare no a «settentrionalizzare», generalizzan-
inoltre nel toponimo Albisola (Savona) e, do la sonora: ['kaza], [no jozo], ecc.),
quasi sempre, in cosa. quanto nella stessa norma additata dai
Nella tradizione grafica dialettale per in- manuali ortoepici.
dicare [5] si e ricorsi spesso al digramma E significativo che Amerindo Camilli ri—
ss, che non rappresenta quindi una conso- tenesse poco utile insistere per un’affer-
nante intensa, come nell’italiano lettera- mazione della pronuncia fiorentina su
rio: «Per cassa no voleu che lo sapia?» questo punto (CAMILLl-FIORELU 1965: 77;
(Goldoni, I Rusteghi, atto I scena VIII); il dissenso del Fiorelli, fautore della «pre-
«pensavi: — cassa demm / incoeu?… l’è fe— minenza storica e normativa della pro-
sta... andemm...» (nel milanese Tessa: cfr. nunzia toscana» è espresso in FIORELLI
MENGALDO 1978: 464-465). 1951).
b) In gran parte dell’Italia centrale, nell’I— Anche il Lepschy, coerentemente con le
talia meridionale e in Sicilia la sibilante è sue posizioni antinormative, ritiene «più
sempre sorda (ma può partecipare, come semplice», per l’insegnamento a stranieri,
«adottare una pronuncia (a) sempre so-
le occlusive, alla lenizione [cfr.I.96]z ad
esempio preso [’t3rezo] nell’italiano del nora, che gli sembra più usata e tenden-
Lazio, citato in CANEPAR11979: 218). zialmente più nazionale; oppure, se si
c) In Sardegna [5] si sonorizza, anche al- preferisce, (b) una pronuncia sempre sor-
l’interno di frase; per la maggiore energia da» (LEPSCHY 1978: 106).
[. Fonologia e grafemati- 30
«z» derivati in -izzazione (idealizzazione).

126. Anche 2, come s, corrisponde a due 130. Da notare che già da tempo (cfr. MA-
fonemi distinti: /ts/ e /dzl; e anche in que- LAGOLI 1912: 87) è diffusa un po’ dovun-
sto caso il rendimento funzionale dell’op— ue la tendenza a pronunciare come
posizione è assai basso (cfr. 1.3). Tuttavia, dz] ogni z iniziale, non solo in neologi-
secondo osserva il Muljaèié (1972: 58-59), smi (zombi ['dzombi]), ma anche in vo-
«questa coppia di fonemi ha meno avver- ci tradizionali: zio ['dzio], zucchero
sari di quella fra /s/ e /z/»: infatti, oltre ad ['dzukkero], ecc.
essere «nota — a uanto pare — in tutte le
varietà regionali .], è nota nella maggio- 131. A proposito dell’ortografia di z, va
ranza dei dialetti italiani» ed è saldièsùna osservato che, per quanto pronunciata di
in due importanti varietà, quella fiorenti- norma intensa in posizione intervocalica,
na e nella romana. z si scrive scempia in un certo numero di
Benc é esistano ragioni di fonetica stori- casi, e precisamente:
ca che condizionano la ronuncia sorda o a) Nelle terminazioni -àzia e -azia (gra-
sonora di z, non è mo to facile indicare zia, democrazia; eccezioni: pazzia, raz-
delle norme sincroniche. zia), -èzia, -èzie ed —ezìa (inezia, spezie,
peripezia), -ìzia, —ìzie ed -izia (giustizia,
127. Storicamente, un’affricata alveolare sorda
canizie. polizia), -ozìa (idiozia), -ùzia
/ts/ continua: a) un gruppo consonantico latino
-TJ-, »CJ- sia in parole popolari (prezzo<vaùrum, (astuzia), -zione (valutazione, perfezione,
calza<lat. tardo CÀLCJAM), sia in parole dotte posizione, devozione, interruzione), -àzio,
(nazione<NArioNi-:M, giudizio<runîcum); b) 5 -èzio, -izio, -Òzio, -ùzio (topazio, screzio,
iniziale latina (zolfo<sùrmua); c) 2 germani- edilizio, negozio, prepuzio); in tutti i deri-
ca (zanna<longobardo zan); d) s araba (zuc- vati: giustiziere (come giustizia), perfezio-
chero<sukkar). nato (come perfezione), screziare (come
Un‘affricata alveolare sonora /dz/ continua: a) screzio), ecc.; nei nomi propri che presen-
il nesso latino -DJ- (mezzo<mèmum, pranzo
<l’RÀNDIUM); b) z greca (zona<zòné, zoologo, tano le stesse sequenze: Buliazio, Crema—
composto del greco zòion ‘animale’); c) z araba zio, Vezio, Alcabizio, Fozio, La Spezia,
(Zerbino<zirbîy). Scozia, Galizia, ecc.
b) Quando z è l’elemento iniziale della
Sulla scorta di MALAGOLI 1912: 82-88 e so- seconda parte di un composto: omozigo-
prattutto di MIGLIORINI-TAGLIAVINl—FIO- tico, protozoo, prozio, rizappare, ecc.
RELLI 1981: XXXV-XXXVI, notiamo: c) In alcuni vocaboli isolati, di origine la-
tina (pazienza), greca (sizigia) o esotica
128. Si ha z sorda /ts/: (dazebao, cinese; bazar, persiano: mazur-
a) in quasi tutte le sequenze in cui z sia ca, polacco). Ricordiamo: azalea, azien-
seguita da i+vocale: zio, spazio, naziona- da, azimut, azoto, azulene, bazar, bizanti-
le, razzia, anziano, finzione, inezie, inizio, no, coriza (anche corizza), dazebao, ezio-
ozio, nasturzio (eccezioni: azienda logia, gazare, gazebo, gazofilacio, lazulite,
lod'dzjcndo/ e forme derivate da basi mazurca, mezereo, nazareno (o nazzare-
con /dz/: romanziere, da romanzo, ronzio, no; così anche l’antroponimo), nazireo,
da ronzare); nuziale, oziorinco, ozono, paziente e pa-
b) dopo l: alzare. scalzo, milza; zienza, peziza, poziore, prezioso, quo-
e) nei suffissi: anza (speranza), -enza (po- ziente, raziocinio, reziario, rizina, rizo— (in
tenza), -ezza (bellezza), -ozza e -ozzo rizobio, rizotonico, ecc.), scazonte, sizigia,
(carrozza, predicozzo), -uzza, -uzzo (pa- lazio, tuziorismo.
gliuzza, peluzzo). d) In diversi nomi propri: nomi storici
(Cizico. Clazomene, Eleazaro, Ezechia
129. Si ha z sonora /dz/: ed Ezechiele, Gezabele, Mazeppa, Me—
a) quando z sia scritta scempia tra due zenzio. Mozabiti, Mozarabi, Nazario, Na—
vocali: azoto, bazar, Donizetti, Azeglio zianzo, Trapezunte); nomi geografici mo-
(eccezioni: nazismo /nat'tsizmol e deri- derni (alcuni dei quali anche cognomi:
vati e il nome storico Albizo l’albittso/); Bizzozero, Brozolo, Clauzetto, Cozie,
b) nei suffissi -izzare (idealizzare) e nei Custoza, Foza, Gazoldo, Izano, Lazise,
31 ]. Fonologia e grafematica

Mazara, Ozegna, Ozieri, Soziglia; Gaza, «h»

Gozo, Mozambico, Venezuela). cognomi


(Albizi — accanto ad Albizzi —, Azeglio, 134. In italiano h è il grafema diacritico
Bazoli, Bettiza, Cazora, Colarizi, Doni— per eccellenza, dato che non rappresenta
zetti, Luzi, Moizo, Pandozi, Rezasco, Te- mai un suono, tranne, ma solo come rea-
za, Zaza), ecc. lizzazione facoltativa, quando compare in
interiezioni (ah, eh. ehm, oh, ecc., cfr.
132. Nei sostantivi femminili in -sione. - X.5). In tal caso h può corrispondere a
zione è possibile talvolta restare incerti una fricativa glottidale (o comunemente
tra s e z: pretensione o pretenzione? aspirata) cioè a un’articolazione — presen-
Non sempre ci si può rifare al latino, che te come fonema in molte lingue del mon—
presenta -TIONEM in corrispondenza di - do, dall’inglese, al tedesco, all’ebraico, al
zione (lNTENTIÒNEM-inteHZi0ne) e -s10» giapponese — realizzata a livello della
NEM per -sione (EXPANSIÒNEM-espansio— glottide e indicata col simbolo [h]. Accan-
ne). Un’efficace norma empirica la sug— to alla ronuncia usuale di ah, eh, ehm e
gerisce il Malagoli (1912: 88-89): «in ge- simili ( a], [e] o [e], [sm], più o meno pro-
nerale, si richiede la z quando al nome lungati , è possibile quindi sentire occa-
corrisponda un participio, un aggettivo o sionalmente, specie in caso d’iterazione:
un altro nome in cui ci sia t: estinzione [ha], [he], [he], [hem], ecc. (cfr. CAMILLI-
(estinto), intenzione (intento), menzione FIORELLI 1965: 50).
(mente): ci vuol s invece se si ha per cor-
rispondente un participio, un aggettivo o Un’aspirata vocalica esisteva originariamente
un altro nome con s: confusione (confir— anche in latino, ma era già in declino in epoca
so), dissensione (dissenso) […] Escono di pre—letteraria. In età medievale si diffuse l’abi-
tudine di pronunciare l'h intervocalica di mihi,
regola astensione e i nomi derivati dal nihil come una velare: di qui le grafie mediola-
verbo torcere e composti come contorsio- tine e umanistiche michi, nic/til e i derivati ita-
ne, estorsione da contorcere, estorcere, liani annichilire e nichilismo (TRAINA 1967: 48-
quantunque si abbia t nei participi aste- 53).
nuto, contorto, estorto».
135. La funzione principale di h è quella
133. In alcune grafie esotiche può com- di indicare la pronuncia velare di c e g da-
parire il digramma ts in luogo di z: così vanti ai ed e: che, chino, saghe, ghiotto.
per la mosca tse-tse (da una lingua africa-
na attraverso il francese) oppure per il Nei primi documenti dell‘italiano la velare po-
frequente russismo, di origine latina, in- teva essere espressa anche mediante k: nel più
tellighentsia: «sugli stati generali dell’in- antico testo scritto consapevolmente in volgare,
tellighentsia liberal-democratica, convo- il Placito di Capua del 960, si legge: «Sao ko kel-
cati da Giovanni Spadolini [...], rimbalza- le terre, per kelle fini que ki eontene...», ecc. In
no un po’ attutite le notizie sulla crisi di area italiana centrale è probabile che l’innova-
zione di ch per indicare /k] davanti a vocale pa-
governo» («Corriere della Sera», latale «Sia di origine toscana e determinatasi in
7.3.1987, 2; altra grafia: intellighentzia: Toscana addirittura nei primi decenni del seco-
«sottolineiamo la presunzione di far na- lo XIII, per estendersi e trionfare nella seconda
scere e morire l’intellighentzia a Parigi», metà dello stesso secolo» (BALDELLI 1971: 138).
«La Repubblica», 13.3.1987, 15. Ma è
preferibile adottare una grafia compiuta- 136. h ha valore puramente diacritico an-
mente italianizzata: «quella intellighenzia che nelle quattro persone del presente in-
rivoluzionaria da cui venivano anche i dicativo di avere (ho, hai, ha, hanno), per
Lenin, i Trotzky, e gli altri futuri grandi distinguerle dagli omofoni o (congiunzio-
del bolscevismo» Montanelli. L’Italia in ne e interiezione), ai (preposizione arti-
camicia nera, 23). colata), a (preposizione semplice), anno
Il digramma tz per [tts] è caratteristico (sostantivo).
dell’ortografia sarda: si pensi a cognomi
quali Atzeni, Pitzalis, Putzolu o a toponi- L’uso di h in questa posizione è un relitto grafi-
mi come Aritzo, Lotzorai, Setzu, Tramat- co latino (HÀBEO, HÀBES...). Nell’italiano antico
za. l‘h etimologica poteva essere mantenuta in
]. Fonologia e grafematica 32
molti casi e trovava difensori illustri: è spesso che ['ippi], hostess ['houstis], ma anche
citata una presa di posizione dell’Ariosto per il [' estes].
quale «chi leva la H all’huomo non si conosce d) In latinismi: habeas corpus, habitat,
uomo [..]. E s’Herco/e la si vedesse levata dal
herpes, homo sapiens, humus, ecc. Uno
suo nome, ne farebbe vendetta contro chi leva-
ta gliela avesse, col pestarin la testa colla maz- pseudo-latinismo è hostaria, variante ar-
za» (cfr. MIGLlORINI 1963a: 382). La spinta deci— caica e ricercata di osteria esumata in an-
siva a limitare l’h etimologica alle voci del ver- ni recenti nelle insegne di ristoranti e trat-
bo avere, in cui serviva a distinguere parole torie, «sempre con una certa pretesa di
omofone. è venuta dallautorità del Vocabola- eleganza» (MIGLIORI… 1975a: 72-73).
rio della Crusca, che già nella terza edizione,
del 1691, riduce a questo 1uso di h iniziale “(cfr.
M1GL10R1N11963a: 463).
Digrammi e trigrammi
137. Non ha mai attecchito la proposta,
più volte avanzata (Petrocchi, citato in MI- 139. Dei digrammi italiani (per la defini-
GLIORINI 1963a: 669; II Congresso della zione cfr. I.114) abbiamo già esaminato i
Società Ortografica Italiana nel 1911; due formati con h: ch e gh (cfr. 1.135). Le
ecc.), di sostituire ho, hai, ha e hanno con altre combinazioni di due lettere aventi
à, di, a, ciano: che oggi appaiono grafie valore di un solo fonema sono le seguenti:
non certo erronee, ma di uso raro e di to-
(a) gn+a, e, i, a, u: /_|'1/: cagna l'kappal,monta-
no popolare. L’h non si scrive, tuttavia, gne, Gnifetti, bagno, gnu
nel composto riavere: riò, n'ai, riti, riarmo b) gl+i=lA/: figli/'fiMil
(«non si rià?» Pirandello, L’amica delle c) sc+i,e=/Ilz lasci/'laIIi/, scena
mogli, VI 178). d) ci+a, o, u=/tI/: ciao/'tfaol, ciocca, panciuto
(e) gi+a, o, u=/d3l: giardino/d3ar'dino/, man-
138. h compare inoltre, senza valore dia- gio, giù.
Si deve ricorrere a trigrammi in due casi:
critico: (f) sci+a,o, u=/_[/: sciame/'[ame/, lascio, sciupare
a) Come residuo classicheggiante in alcu- (g) gli+a, e, o, ii:/À]: maglia/makia], moglie,
ni cognomi (Theodoli, De Matthaeis; inol- piglio, fog/iuta
tre, nel digramma ph col valore di /f/:
Pamphili). Si ricordi che in posizione intervocalica
b) Con varie motivazioni storiche nei to- M/, lp/, /]'/ presentano sempre grado in-
ponimi Mathi (Torino), Rho (Milano), tenso, cfr. I.47b.
Roghudi e Ghorio (Reggio C.), Santhià Notiamo (si vedano soprattutto MALAGO-
(Vercelli), Thiene (Vicenza), Thiesi (Sas- Ll 1912: 65-69; CAMILLl-FIORELLI 1965: 42-
sari), Thurio (Cosenza), Vho (Cremona e 44,177):
Alessandria).
e) In derivati italiani di vocaboli 0 nomi 140. I. gn si pronuncia come nesso bicon-
propri stranieri: hegeliana (da Hegel), sonantico /gn/ in alcuni germanismi
hobbista (da hobby), hockeista (da (gneiss /'gncis/, ma anche con comple-
hockey), haroniano (dal lago Huron), ta italianizzazione /'_neisl, wagnerian_o
handicappato (ma anche, e meglio, sen- /vagnerjanol) e in àmbito dotto specie
za h: «il fondatore di un istituto [...] che filosoficoin alcuni grecismi comegnosi
oggi assiste 2800 ragazzi andicappati», /'gnozi/ e gnoseologia /gnozeolo'd3ia/z
«La Nazione», 28.2.1987, 7). In casi del ma è pronuncia aflettata.
genere, l’h iniziale non va pronunciata,
trattandosi di vocaboli ormai adattati al- 141.11.g1e nesso biconsonantico all’inizio
l’italiano: quindi [ob'bista], [oke'ista], di parola (glia/glia/, glicine, glicemia, glit-
ecc. tica), eccetto chein gli e composti (glielo
È possibile, e forse preferibile, pronun— /'Aelo/, glie ne, ecc) e nell’antico napole-
ciare «all’italiana», senza aspirazione, tanismo gliommero‘tipo di componimen-
anche l’h iniziale di quei forestierismi to letterario’ /'Aommero/. In posizione in-
che, per essere d’uso corrente, posso- terna ha valore di /gll quando è preceduto
no considerarsi acclimati nella nostra da n (anglicano), in geroglifico (e nei più
lingua: ad esempio hippy [’hipi], ma an- rari anaglifo, triglifo), in negligente, negli-
33 I. Fonologia e grafematica
genza, in tutte le voci del verbo siglare (tu un limitato numero di casi, in -(g)iero, —
sigli/'sigh/, ecc.) e in nevroglia (composto (g)iera. Esempi: cosciente e coscienza, de-
di glia /nevro'glia/). ficiente e deficienza, efficiente ed efficien-
za, prospiciente, sufficiente e sufiicienza,
142. La i diacritica dopo c, sc e g va usata, scienza (invece: beneficenza, conoscenza,
di massima, solo davanti ad a, o, a, men- licenza, ecc., conformi al modello latino,
tre non dovrebbe esserci quando la voca- senza i); — artificiere, braciere, paciere, pa-
le sia e, dato che essa basta da sola a ga- sticciere, usciere; — cartacciera, crociera,
rantire il suono palatale della consonante (ma pancera); — formaggiera, gorgiera,
precedente. Questa norma ortografica va raggiera.
però soggetta a molte oscillazioni. Molti sostantivi e aggettivi in —giero, che
hanno mantenuto la i fino agl’inizi del
143. La i infatti può trovarsi: Novecento, l’hanno eliminata in epoca
a) Nei plurali dei nomi in —cia, -gia: cami- molto recente: leggero (ma leggiero anco-
cie, valigie (cfr. 111.96). ra in Gentile, Sommario di pedagogia e
b) Nelle 4" persone dell’indicativo e del Croce, La filosofia di Giambattista Vico),
congiuntivo dei verbi in -gnare (sognia— cavalleggero (ma cavalleggiero in Baldini,
mo) e nella 5"‘ persona del congiuntivo Il libro dei buoni incontri di guerra e di
(sogniate, contro sognate indicativo). pace e Bacchelli, Novelle), messaggero (il
Piuttosto diffuse le forme senza i, più giornale «Il Messaggero» in origine reca—
conformi alla fonetica anche se sacrifica- va lat nel titolo), passeggero (ma passeg-
no — ma solo nella scrittura — la riconosci- giero in Saba, Il canzoniere).
bilità delle desinenze verbali -iamo, -iate: In leggiero e simili la i può ormai consi-
cfr. X1.71g. derarsi antiquata; ma anche nelle altre
serie suffissali si notano nell’uso lettera—
144. Va invece omessa: rio novecentesco spinte verso una sem-
a) Nelle voci verbali in -erò, -erei dei ver- plificazione. Leggiamo (riprendendo gli
bi uscenti in -ciare, -sciare, -cciare, -giare, — esempi citati sopra e attingendo anche al—
ggiare: bacerò, lascerei, caccerò, trangage- l’abbondante documentazione di SATTA
rei, gareggerà. 1981: 33): prospicente in Pratolini; brace-
b) Nei derivati in -etta, -etto, -ezza, -eta, - re in Campana, Canti orfici e altri scritti,
eria, -ese (e in genere nei suffissi aventi e Palazzeschi, I fratelli Caccoli, e Silone;
come primo elemento) formati da basi in pasticcere in Pratolini; uscere in Bonsanti;
-cia, -scia, -ccia, -cio, -scio, -ccio, -gio, - cartuccera in D’Annunzio, Frase di ricer-
ggio, purché la i sia atona. Esempi: fascia ca, di lotta, di comando, Silone, Vino e
_» fascetta, poggio -+ paggetto, sconcio _» pane, Pavese, Prima che il gallo canti;
sconcezza, saggio -> saggezza; quercia _— crocera ‘incrocio’ in Jahier, Ragazzo -
querceta; faggio _. faggeta; camicia _— ca- Con me e con gli alpini; formaggera in
miceria; orologio _» orologeria; Francia Cassola, La ragazza di Babe; raggera in
-+ francese; Norvegia _» norvegese; piog- Moretti.
gia —> pioggerella.

145. Tuttavia, per influsso della grafia la- Grafemi stranieri


tina, la i si conserva in singole parole co-
me specie, fattispecie, superficie, effigie e 147. Le cinque lettere awentizie dell’alfa-
qualche altra. beto italiano, }, k, w, x, y (cfr. 1.106), sono
Non manca però chi, almeno per alcuni d’uso limitato e spesso oscillante. Com-
vocaboli, preferisce una grafia più «fone- paiono innanzitutto in nomi propri stra-
tica»: efiige, ad esempio, si legge in Scia— nieri (Joyce, Ypres) o italianizzati (Xime-
scia (cit. in SATTA 1981: 33), in Cecchi, Et nes) e in forestierismi non adattati («un
in Arcadia ego e in Bassani, Il giardino concerto jazz», «l’epoca dei western»,
dei Finzi-Contini, 186. «tecnico addetto al mixing», «lo yeti del-
l’Himalaya»; numerose, in particolare, le
146. Inoltre la i si mantiene nei suffissi - forme con k: karate‘, kermesse, kitsch,
(c)iente, -(c)ienza, -(c)iero, -(c)iera e, in pick-up, racket, ticket, ecc.).
]. Fonologia e grafematim 34
148. Nei derivati da base straniera la gra- Gryllo, facitor di scudi» (Pascoli, La civetta,
fia è oscillante: si va dalla riproduzione 29), «Ove non più la thymele / santa occupa il
della base (Shakespeare—>shakespearia- cen;ro del cerchio» (D’Annunzio, Laudi, I
no) all’adattamento completo (scespiria- 117 .
no). Quando il derivatoe d’uso comune o
facilmente riconducibile alla forma di
partenza è preferibile la seconda soluzio- (il.»
ne: «un processo di selezione darviniana»
(da Darwin; «Corriere della Sera», 151. Il grafema j è stato tradizionalmente
1.12.1986, 3), «scuola volfiana» (da Wolff, impiegato fino agl’inizi del nostro secolo
Croce, Estetica, 303). — ma non regolarmente — per rappresen-
tare /j/ in posizione iniziale 0 intervocalica
149. Più in generale, nella resa grafica di (ieri, notajo; ma non *bjanco) e, più spes-
parole straniere, vi compaiano o no le so, per il plurale dei nomi in -io (studio-
cinque lettere in questione, possono sor- studj: uso accolto nella 5‘1 edizione del Vo-
gere dubbi qualora la voce sia piuttosto cabolario della Crusca, 1863-1923: cfr. MI-
diffusa nella nostra lingua e vada quindi GLIORINI 1963a: 669).
soggetta ad adattamento parziale, oppu- Per indicare la semiconsonante nei nomi
re quando la fonte della sua presenza in comuni j ha goduto di qualche fortuna
italiano risalga a due lingue straniere di- novecentesca: ne fa uso regolare Piran-
verse. dello (per esempio, da Enrico IV: guajo Il
Per il primo caso si pensi a nylon e nailon 11, t’ajuteremo 14, appajono 41, sajo 49,
(c’e anche la grafia ibrida naylon, né in- ecc.); esempi sporadici in altri scrittori
glese né italiana) o a kiwi / kivi (non ci si (Cecchi, Gadda, citati in SATTA 1981. 43,
spinge fino all’adattamento completo chi- ajuto in Deledda, L’incendio nell’uliveto,
vi); per il secondo, a shock (dall’inglese), 41, ecc.).
choc (dal francese; grafia ibrida: shoe; Nei nomi propri j regge discretamente,
adattamento completo nei derivati scioc- ma solo in posizione iniziale, in alcuni to-
care, scioccante) o a jiddisch (attraverso il ponimi: Jonio, Jugoslavia, Jacurso, Jelsi,
tedesco) e yiddish (attraverso l’inglese). Jenne, Jerzu, Jesi, Jesolo, Joppolo; e in
Nessun problema, invece, per i forestieri- primi nomi quali Jacopo, Jolanda, Jole,
smi rari, usati in àmbiti ristretti e in cui si Jane. Ancora più stabile j iniziale di primi
mantiene sempre la grafia originaria: nomi esotici o esotizzanti (Jader, Jago) e j
jamming, Weltanschauung, tomahawk, iniziale 0 interna di cognomi (Jacobini,
ecc. In questi casi le deflessioni grafiche Jannaco, Jorio, Jovine, Lojacono, Lojodi-
non potrebbero essere imputate a oscilla- ce, )Ojetti, Scialoja, Bajlo, Majno, Rajna,
zioni tra forme adattate e non adattate ecc. .
(per le quali citiamo ancora: jungla / giun- Peraltro tutte le forme citate ammettono
gla, shampoo / sciampo, koala / coala, varianti con [. Anzi, «si può dire in gene-
handicappato / andicappato) o a diverse rale che non esistano casi in cui j non pos-
trafile di penetrazione in italiano, ma a sa essere sostituita da un semplice i»,
semplice ignoranza. tant’è che «nell’uso dei dizionari, delle
enciclopedie e d’altri repertori alfabetici
150. I grafemi k, y, x compaiono inoltre in prevalente in Italia [...] le lettere i e j sono
parole dotte di origine greca usate da sto- mescolate insieme e trattate come lettera
rici, archeologi e linguisti: «una kore del- unica agli effetti dell’ordinamento alfabe-
l’Acropoli ateniese», «una lékythos e uno tico delle voci» (MIGLIORINl—TAGLIAVINI-
xoanon attici», «la koinè settentrionale
FIORELLI 1969: XXIV-XXV).
del Quattrocento».
152. In passato le discussioni sull‘uso della let-
tera ] sono state numerose e vivaci: nel 1884 il
Tra Otto e Novecento, per influssi pamassiani letterato Luigi Gelmetti arrivò a pubblicare un
provenienti dalla Francia, si diffuse nella poe- volumetto su questo tema (Un ostracismo in-
sia italiana— in particolare… Pascoli e D’An- giusta nell’alfabeto italiano); e in FANFANI-ARMA
nunzio— la voga di non adattare graficamente i 1881: 256-258 si riporta uno scherzoso «lamen-
grecismi (MIGLIORI… 1938: 141—142): «figlio di to» dellaj per lo «sprezzante modo di procede-
35 ]. Fonologia e grafematica
re con una sua pari» con tanto di seriosa rispo— «w»
sta del Fanfani: «Il tuo lamento è giusto. garba-
tissima J consonante; ma [..] se nelle scuole no- 154. Estraneo all’alfabeto greco e latino,
stre si può liberamente insegnare l’ateismo, il
materialismo ed altre simili cose, pensa tu, se
il grafema w compare solo in forestieri-
non ha esser libero a chicchessia l’insegnare smi moderni, oscillando tra due valori fo-
che tu non conti nulla. che non devi entrare netici, [v] e [w].
nell'alfabeto italiano. e simili vituperj». a) In generale, w vale [v] nelle parole ita-
lianizzate; quindi innanzitutto in quelle
che ammettono oscillazione grafica tra w
«k» e v (Wanda o Vauda, Wilma o Vilma,
Wolfango o Volfango), che hanno termi-
153. A differenza di j, l’uso di k — che ha nazione vocalica (watasso) o che sono de-
sempre valore di occlusiva velare /k/ — no- rivate da un nome proprio straniero (wel—
to nei primissimi secoli (cfr. 1.135), ha co— lingtonia, wesleyano); inoltre, in watt
nosciuto un lungo oblio fino all’età con— ‘unità di misura’ (e a maggior ragione nei
temporanea. composti: wattmetro, wattsecondo, ecc.),
Oltre che in parole straniere e in pochi water ‘gabinetto’, welter ‘categoria pugili-
nomi d’origine esotica (come la Kalsa di stica’ (meno usata la pronuncia inglese
Palermo 0 Kinzica, quartiere medievale 'welta], che spesso si risolve nell‘ibrido
di Pisa: entrambi toponimi d’origine ara- ’welter]).
ba), k compare: b) Sempre [v] inoltre nelle parole di origi-
a) Nelle sigle kg, km, kl, kW (ma in forma ne tedesca (weber “unità di misura’, wiir-
piena è preferibile ricorrere alla grafia stel) e nelle più rare voci nordiche (dane-
italianizzata: chilogrammo, chilometro, si, svedesi), polacche, ebraiche e persia-
chilolitro, chilowatt). ne.
b) Con valore connotativo, per il presti- c) w vale [w] nelle parole inglesi o angloa-
gio legato alla sua non usualità, in àmbito mericane non adattate (wash-arzd-wear
commerciale (Bankitalia=Banca d’Italia; ‘tipo di tessuto’,.whisky, windsurf, ecc.),
evidente l’influsso dell’inglese bank e del nelle traslitterazioni dall’arabo e dal giap-
tedesco Bank) e pubblicitario (Kristall, ponese e in pochi altri casi.
denominazione di cinema e alberghi; go
kart con indebita sostituzione di k a e ri-
spetto all’inglese go cart: si osservi che «x»
già nel 1958 il linguista americano R.A.
Hall jr. ha parlato di «kappa pubblicita- 155. La lettera x corrispondeva in latino a
rio»). un nesso di velare sorda+sibilante sorda
Una diversa connotazione, negativa, ha [ks]. Con questo valore x compare in ita-
caratterizzato l’uso del k nella pubblicisti- liano nella quasi totalità dei casi, rappre-
ca e nelle scritte murali degli anni Settan- sentati soprattutto da grecismi, nei quali x
ta: il «kappa politico» di guerra al Kapita- traslittera il greco & (parole formate con i
le (dall’estrema sinistra), maskio (dal prefissi mixa-, xanto-, xeno—, xero—xifo-,
femminismo) e simili: cfr. GRAZIUSO—GHI— xilo-; singoli vocaboli come axiologia,
NASSI 1976, PETRUCCI 1977. L’intento è toxoplasma; toponimi come Xanto,
quello di richiamare «oscure e potenti Naxos) 0 da forestierismi di diversa origi-
forze del male e della reazione» (Ghinas— ne (ma in massima parte inglesi: fixing,
si) e l'origine sarà nel film «L’Amerika- mixer, texano). Eccezionalmente il nesso
no» di Costa Gavras (1972) sulle attività [ks] è rappresentato nella grafia da cs, co-
di un agente segreto statunitense in un me in fucsia (antiquato fuxia: «seduta in
paese sudamericano; non senza altre allu- mezzo a’ suoi vasi di fuxie e di gerani»
sioni, come al k di HA. Kissinger, in que- Tarchetti, Fosca, 16) ein fixcsina ‘sostan—
gli anni segretario di Stato, «da più parti za colorante’, termini tratti da cognomi
ritenuto l’artefice unico della politica tedeschi (o modellati su di essi; cfr. COR-
estera degli Stati Uniti e il committente TELAZZO-ZOLL11980: II 463).
precipuo delle più discutibili iniziative
della CIA» (Petrucci). 156. Per i latinisrni non adattati in cui vi
l. Fonologia e grafematica 36
sia x intervocalica si può avere, oltre alla ipocoristici tratti dall’inglese (Jimmy,
pronuncia [ks], anche [gl] là dove x «ha Johnny, Mary, Teddy), ma anche in for-
dato 5 sonora nelle forme italiane, o più me indigene quali Geppy da Giuseppe,
italiane, corrispondenti (es. exequatur Cetty da Concetta, Filly da Filomena e an-
[egze'kwatur], cfr. eseguire)»: Fiorelli, in che Tony, che si sovrappone al diminuti-
CAMlLLl-FIORELLI 1975: 45. Lo stesso può vo nostrano Toni (frequente specie in
avvenire all’interno di frase, per esempio area veneta), da Antonio.
in ex abrupto [eks a'brupto], [egz La voga dei nomi affettivi in -y sembra
a’brupto] (ma sempre [ks] quando man- però segnare il passo e non è raro legger-
chi una possibile corrispondenza con [2], li in forma italianizzata: «alcune antiche
come in wcoricidio o nel prefisso pseudo- glorie canore come Johnny Dorelli, Toni
latino maxi- di nmxiprocesso, maxitrufia). Dallara e Teddi Reno» («La Repubbli-
ca», 29.9.1986, 7; si noti l’intatto Johnny —
157. In nomi propri di origine ligure x non facilmente adattabile nella grafia — ri-
(xi) può mantenere il valore [3] caratteri- spetto a Toni e a Teddi).
stico dell’antica orto rafia della zona:
Bixio [’bi30]. Oxilia Fo'3ilja] (ma sono
ormai generali le pronunce italianizzate La sillaba
['biksjo] e [o’ksilja]). Così ure in topo-
nimi e cognomi sardi: chis ’nu3is], Per- 160. La nozione di sillaba, per quanto in-
daxius [per'dasus]. In Sicilia, invece, x tuitivamente posseduta dai parlanti, è di
(xi) può valere [I] in alcuni toponimi difficile definizione: si tratta di una «entità
(Xirbi, Xirta) e cognomi (Xiume‘ [[u’me]; [...] sfuggente, eppure saldamente presente
ma anche qui è frequente la pronuncia nel linguaggio umano» (BERTINETTO 1981:
italianizzata [ksju'mc]). 164; sulla sillaba in fonologia cfr. anche
«y». VOGEL 1982). In termini generali, possia-
mo qualificare la sillaba come un fonema
158. La y esisteva nell’alfabeto greco (0) o un insieme di fonemi che costituiscono
col valore di [y] (cfr. I.17) e di lì passò ai un gruppo stabile e ricorrente nella catena
greeismi latini come L?RA, ASYLUM, parlata: ma le modalità di questa combi-
TYRÀNNUS. La traccia lasciata dal grafema nazione variano da lingua a lingua.
classico nell’alfabeto italiano — in cui la Faremo qui esclusivo riferimento all’ita-
pronuncia di y è sempre e solo [i] — è mol- liano, occupandoci della sillaba nella lin-
to modesta e si riduce a pochi termini sto- gua scritta e in particolare delle norme
rici non adattati come lekythos (cfr. ortografiche che ne governano la speua-
1.150), cui si può aggiungere qualche tec- tura in fin di riga.
nicismo del linguaggio biologico, medico Come abbiamo già osservato (cfr. I.23),
e chimico (Staphylococcus albus, hydroa una sillaba può essere libera 0 implicata.
aestivalis “tipo di eruzione eutanea’, pyri-
diam ‘cloridrato di fenilazodiarninapiridi- 161… Le sillabe libere, uscenti in vocale,
na’) e soprattutto molti nomi farmaceuti- possono essere costituite da una sola vo-
ci brevettati, in parte di circolazione in- cale (a-ra), da eonsonante+vocale (a-ra),
ternazionale (Localyn Recordati, Neo- da due consonanti+vocale (gra—no), da
cytamen Glaxo, Sympatol Boehringer, tre consonanti+vocale (stra-no); in tutte
ecc.). In posizione intervocalìea y compa- le posizioni le vocali possono essere sosti-
re, in alternanza coni, in alcuni cognomi, tuite da dittonghi ascendenti o discenden-
perlopiù di origine straniera quali Troya, ti (ie-ri, Mau-ro, pie-de, Gai-to, Pria-li,
Ayala (dallo spagnolo), Meyer (dal tede- fmi-bile, Spria-no, di-spnoi-co).
sco), ecc.
Più significativa la presenza di y in angli- 162. Le sillabe implicate, uscenti in conso-
cismi (yacht, whisky, by—pass, hockey, nante, consistono di vocale+consonante
ecc.). (al—to), consonante+vocale+consonante
(sal-to), due consonanti+vocale+conso-
159. Per ragioni di moda y compare inol- nante (stal-la), tre consonanti+vocale+
tre nell’onomastica italiana, non solo in consonante (spran-ga), una o due conso-
37 ]. Fonologia e grafematica
nanti+vocale+due consonanti (perlopiù con la vocale seguente: ma-re. Anche x,
in parole dotte d’origine non latina: feld- che foneticamente corrisponde a due
spato, e-clamp-sia); anche qui, in luogo consonanti [ks], conta come una conso-
della vocale, può comparire un dittongo nante semplice: a-xio-lo-gia.
(iel-la, fiam-ma, Scuol-to; ma sono rari c) Nei gruppi di consonanti non si divido—
i dittonghi discendenti, come in Bain- no, e quindi fanno sillaba con la vocale
sina). seguente, i gruppi solo grafici (digrammi
Negli esempi citati non c’è contrasto tra e trigrammi) come ch, gh, gl, gn, sc, cia,
grafia e fonetica. Ma altre volte le cose cio, ciu, ecc.: Ma-che-rio, a-ghi, fi-gli, spu-
vanno diversamente: ad esempio la prima gna, fa-sce, ca-mi-cia, ta-glio, la-scio.
sillaba di chiosco e voglioe implicata per— d) Non si dividono i gruppi consonantici
ché terminante in consonante. [k_| os--ko], costituiti da b, c, d, f, g, p, !, v+l o r: ca-blo-
['V:)A--Ao], anche se la sillabazione scritta gram-ma, re-cla-mo, Ca—dIo—lo, le-pre, do-
impone chio--sco e vo-glio (cfr. I. 165e). vm.
e) Non si divide il gruppo dis seguita da
163. A seconda del numero di sillabe che un’altra consonante (o da più consonan-
costituiscono una parola distinguiamo i ti): na-sco, ra-spa, ca-schi, no-stro.
monosillabi (una sola sillaba: è, Stra) e i Questa norma rappresenta in realtà un’e-
polisillabi (di due o più sillabe), ulterior— stensione arbitraria della regola c) relati-
mente suddivisibili in bisillabi (ca-ne), tri- va al digramma sc [I] e nasce dalla «diffi-
sillabi (ta-vo-lo), quadrisillabi (ca-pi-ta- coltà per il discente di alternare una divi-
no); non sono in uso termini specifici per sione sillabica nr:-sci con una nas-co»
designare parole di cinque, sei, sette o più (FRANCESCHI 1973: 214).
sillabe (quali a-rit-me-ti-ca, pa-ra-go-na- f) Si dividono i gruppi di due consonanti
te-lo, vo-len-te-ro-sis-si-mo o pre-ci-pi-te- uguali (compreso cq): fat-to, val-le, ac-
va-lis-si-me-vol-men-te, awerbio scherzo- quisto.
so coniato nel Seicento e considerato la g) Si dividono i gruppi costituiti da due
più lunga parola italiana: prescindendo, qualsiasi altre consonanti, sia in parole
beninteso, dalla nomenclatura chimica e ereditarie (pal-ma, ar-co) sia in parole
dai numerali). dotte di origine straniera (ec-ze-ma, rab-
do—man-te, Ed-vi-ge): ciò in base al crite-
rio di non far cominciare la sillaba con un
Divisione sillabica nesso non ammesso in posizione iniziale
(0 meglio: non ammesso nelle parole del
164. Un punto su cui l’ortografia tradizio- lessico corrente); quindi, negli esempi ci—
nale insiste molto è la corretta spezzatura tati: lm, rc, cz, bd, dv.
delle parole andando a capo, quando non h) Nei gruppi di tre o più consonanti la di-
sia possibile — in un manoscritto o in una visione avviene in genere tra la prima e la
pagina a stampa — fare entrare la parola seconda: sem-pre, al-tro, sol-sti—zio: nel
intera nel rigo. caso che l’incontro tra la seconda e la ter-
A parte alcune regole generali, universal- za (ed eventualmente la quarta) conso-
mente accolte, possono sussistere dubbi nante dia luogo a un nesso non tollerato.
di fronte a incontri sillabici non abituali. la spezzatura avviene tra seconda e terza
Questa Grammatica segue in proposito le consonante: lamb-da-ci-smo, tung-rte-no,
norme fissate nel 1969 dall’«Ente Nazio- feld—spa-to, hart-man-nia—no, splanc-no-
nale Italiano di Unificazione» (UNI; se- lo-gia.
de: Milano), che si sono largamente im- i) Nell’incontro di vocali o dittonghi si
poste nell’uso, specie tipografico. possono dividere solo le vocali in iato (be-
ato, mami-aco, Crt-ino), non i dittonghi e
165. Ecco le regole per la corretta sillaba- i trittonghi (cao-re, a-iuo-la, fiu-me, zai-
none: no, foi-ba).
a) Una vocale iniziale seguita da una con- Una buona norma pratica è quella di non
sonante costituisce da sola una sillaba: a- andare mai a capo con una vocale (bea=to,
mo-re. mania=co); tanto più che in molti casi, par-
b) Una consonante semplice fa sillaba lando, si oscilla tra vocale e semiconsonan-
[. Fonologia e grafematica 38

te: la pronuncia normale di viale [vi'ale] au- «Moda», 13.11.1986); «[...] sussurravano
torizzerebbe una scansione vi—a-le, ma una tra le chi/azze calde prima voleva fare an-
pronuncia rapida ['vjale] (cfr. 1.49) la ren- cora qualche dom/anda [...]» (Balestrini,
derebbe arbitraria. Non smettere, 3—5).

166. Per le parole composte è sempre


consigliabile seguire le regole che valgo- L’accento
no per le parole semplici: su-blu-na-re
(come su-bli-me: regola d), tran-so-ce-a- 170. Col termine di accento espiratorio (o
ni-co (come tran—si-to: regola g), i-perp- dinamico) si indica il rilievo assunto nella
ne-a (regola 11; ma sarebbe corretto an- catena parlata da una sillaba rispetto alle
che i-per-pne-a tenendo conto della:-dif- altre, attraverso un generale accrescimen—
fusione — e quindi dell’accettabilità — di to della forza espiratoria, peraltro non an-
parole comincianti con pn—z pneumatico, cora chiarito nei suoi precisi meccanismi
pneumatocelomcz, ecc.). Tuttavia è possi- fisiologici‘(cfr. BERTlNE'ITO 1981: 55). Di-
bile, specie quando il senso della compo- stinguiamo un accento di parola (quello
sizione sia forte, la spezzatura tra prefisso sulla prima sillaba di tavola) e un accento
e base: quindi anche sub-lu-na-re (:che è di frase: in una frase non tutte le parole
sotto la luna), ma non *sub-ur-bio (per- sono dotate di accento, giacché alcune si
ché solo in latino, non in italiano, si coglie appoggiano alla parola seguente quasi
il rapporto tra SLZZJ — qui nell’accezione di fondendosi con essa (proclitiche: ti in ti
“vicino, presso” — e Lîrb5, ùrbis ‘città’). dirò), altre si appoggiano alla parola che
precede (emolitiche, perlopiù unite ad essa
167. Negli ultimi anni sta riprendendo vo- anche graficamente: me e lo in dimmelo).
ga la consuetudine dell’apostrofo in fin di
rigo, che era comunemente accettata fino 171. In altre lingue, come il cinese o il serbo—
alla metà dell’Ottocento (Fiorelli, in CA» croato (e nell'antichità il greco e probabilmen-
MILLI-MORELLI 1965: 182). Contro quest’u- te il latino arcaico), l‘accento è musicale (o me—
lodico): le sillabe si differenziano tra loro per la
so non esistono reali controindicazioni; in
diversa alteua melodica, che ha quindi funzio-
ogni modo va assolutamente evitata l’ar- ne distintiva. Così due toni diversi contrappon-
bitraria reintegrazione della vocale elisa: gono nettamente. in cinese. [75 “otto" e bd ‘tira—
dell’/oro, del:/l’oro, dell ’o=/ro sono tre re‘. L’accento musicale può aversi anche in ita-
soluzioni ammissibili (anche se la terza è liano — o in qualunque altra lingua ad accento
in genere evitata per ragioni di estetica espiratorio — ma non ha rilevanza fonologica.
grafica e tipografica: si preferisce non an-
dare a capo con una sola sillaba): ma del- 172. In italiano l'accento si può trovare
lo / oro creerebbe una sequenza inaccet- sull’ultima sillaba (vocaboli ossitoni o
tabile in italiano. tronchi: è, partirà), sulla penultima (pa-
rossitoni 0 piani. come la maggior parte
168. La divisione in sillabe può essere uti- delle parole italiane: andare), sulla terzul-
lizzata a fini espressivi per rappresentare tima (proparossitoni 0 sdruccioli: mette-
una pronuncia scandita, enfatica: «Vivo, re), sulla quartultima (bisdruccioli: consi-
capisci? de-li-zi-o-sa-men-te, nell’assolu- derano), sulla quintultima (trisdruccioli:
to di una pura forma astratta» (Pirandel- comunicarmelo), sulla sestultima (quadri-
lo, Il piacere dell’onestà, III 167; si noti la sdruccioli: fabbricamicelo).
non completa coincidenza con la sillaba- Trisdruccioli e quadrisdruccioli sono pos-
zione normativa, dato che viene diviso il sibili solo con voci verbali che includano
dittongo io). enclitiche; i bisdruccioli. oltre che da for-
me di questo tipo (telefonagli), risultano
169. Le norme della sillabazione possono in grande maggioranza dalla 63 persona
essere consapevolmente violate dalla dell’indicativo e del congiuntivo di verbi
pubblicità scritta (per attrarre l’attenzio— aventi l’infinito di almeno quattro sillabe
ne del lettore) e dalla poesia d’avanguar— (meritano, telegrafano, precipitino).
dia: «kri/z/ia», «luciano/sop/rani», «trus/ L’accento cade su sillabe diverse, come in
sa/rdi» («La Repubblica», Supplemento italiano, anche in molte lingue del mondo
39 I. Fonologia e grafematica
(lo spagnolo — la cui ortografia, a diffe- (ad esempio: inglese, tedesco, olandese e
renza della nostra, consente di risalire altre lingue germaniche: prima sillaba;
sempre alla pronuncia —, l’albanese, l’ara- ebraico e persiano: ultima sillaba).
bo, il eco, il russo, ecc.). In altre, ha sede
fissa gempre sulla prima sillaba in ceco, 173. In molti casi è la posizione dell’ac—
slovacco, ungherese, finnico; sulla penul- cento a distinguere due omografi. Ecco
tima, in polacco; sull’ultima, in francese). una lista dei casi più comuni, con accento
In altre ancora ha una sede preferenziale, grafico espresso (più particolari in MALA-
che interessa la gran parte delle parole GOLI 1946: 23—30):
Î accento sulla terzultima accento sulla penultima
, (proparossfioni) (parossitoni)
>

«io non àltero i fatti» «di animo altèra»


«nell‘àmbito del giornalismo» «un risultato ambito»
«l’ancora della nave» «non l’ho ancéra visto»
«àuspicì le autorità cittadine» «gli auspici di una lunga pace»
«sono interventi benefici» «i benefici di un intervento»
«il circtìito automobilistico» «lo ha circuito un truffatore»
«il còmpito di latino» «un ragazzo compito»
«cùpìdo di gloria» «Cupido figlio di Venere»
«riscuotere la dècade» «decàde fra un anno» .
«che cosa desideri?» «i tuoi desidèri sono ordini»
«una lotta impari» «così impàri un mestiere»
«ha intùito, tuo zio» «tuo zio ha intuito qualcosa»
«gli spiriti nzalèfici» «i malefici delle streghe»
«il néttare delle api» «nettàre l’insalata»
«pagano bene?» «il mondo pagàno»
«essere preso dal panico» «il panico degli uccelli»
«predico a vuoto» «predico molti guai»
«i principi di Piemonte» «i principi morali»
«il distacco della rètina» «una retina per i capelli»
«che cosa vuoi che rùbino?» «un anello con rubino» "
«séguito a lavorare» «qualcuno mi ha seguito»
«la città di Spàlato» «hanno spalàto la neve»
«vengo sùbito» «ho subito un’ingiustizia»
«nessuno viola i tuoi diritti» «la viòla del pensiero»
«le aquile volano» «il gioco del volano» :

Prevedibilità dell’accento r. bellezza, recente, coperta. Romagna, in—


chiostro, angoscia.
Benché l’accento in italiano sia libero e Eccezioni: a) le forme verbali composte
sia indicato solo in pochi casi (cfr. 1.177— con enclitiche, che mantengono l’accen-
178), è possibile dare alcune nonne prati- to della forma semplice (scriverti come
che che, nella lettura, consentono di pre- scrivere); b) pochi sostantivi come àrista
vedere la sede dell’accento in base al suf— schiena del maiale’, còrizza (ma anche
fisso o alla terminazione della parola. còriza), pòlizza e i toponimi Àgordo
(Belluno), gosta (Roma) Bòvegno
174. Sono piani i bisillabi uscenti in voca- (Brescia), Férento (centro archeologico
le e senza accento grafico sull’ultima silla- nel Lazio), Lepanto, Levanto (La Spe-
ba: cane, menta. zia), Levanzo (Trapani) Ofanto, Otran-
to (Lecce), Tàranto, Varràmista (Pisa) i
175. Sono piani i vocaboli di tre o più sil- cognomi 0 nomi ston'ci Àlbizzo e Àlbiz-
labe in cui la vocale della penultima silla— zi (anche con una solaz Cuperlo Èriz-
ba è seguita da due o più grafemi conso- zo, Fàlanto, Màrando, bizze e pizza,
nantici il secondo dei quali non sia né [ né ecc.
[. Fonologia e grafematica
176. Sono sdruccioli: Accento grafico
a) i nomi in -agine, -aggine, -igine, -iggine
(indcigine, propàggine, origine, lentiggine; 177. L’ortografia italiana prevede l’ob-
inoltre il toponimo Formigine e il cogno- bligo di segnare l’accento in un nume-
me Formiggim'); in —edine, -udine (salsedi- ro limitato di casi; per alcuni (polisilla—
ne, latiuìdine); bi tronchi e monosillabi bivocalici)
b) gli aggettivi e sostantivi in -abile (ac- l’accordo è generale, per altri (mono-
cettàbile), -évole (prege'vole), -ibile (possi- sillabi monovocalici) possono persiste-
bile), -aceo (erbàceo), ico (automàtico, re alcune oscillazioni. Come per la sil-
atlètico, dispèptieo, scolcistico, consumisti- labazione (cfr. l.]64) questa Gramma-
co tàttico, scettico), —ognolo (verdognolo), tica si attiene in proposito alle norme
-oide (alcalòia'e); dell’UNI.
c)1 composti dotti con secondo elemento L’accento grafico deve essere segnato:
greco in: -cefalo (microcéfalo), -crate a) Sui polisillabi tronchi: quaggiù, sentirà;
(autòcrate), -crono (sincrono), -dromo anche quando risultino composti di mo-
(ippòdromo), -fago (sarcòfago), -filo nosillabi che, di per sé, lo rifiuterebbero:
(zoòfilo), -fobo (xenofobo), -fono (telefo- ventitré (nonostante tre senz’accento; cfr.
no , -gamo (poligamo), -geno (elettràge- però VI.18), gialloblù («le iniziative gial-
o , -gono (poligono), -grafo (dattilò- loblù» «Il Gazzettino del lunedì»,
grafo), -logo (archeologo), -mane (meld- 24.3.1986, X; ma non è raro leggere, per
mane), -metro (termometro), -nomo (ecò- esempio: «Arrivano spazzini e autoblu»
nomo), -sofo (filòsofo), —stato (aeròstato), «Il Messaggero» 3.10.1986, 6), nontiscor-
-tesi (ipotesi), -ttero (chiròttero); dardimé.
d) i composti dotti con secondo elemento b) Sui monosillabi che rischierebbero di
latino in: -fero (mammifero), -fiig0 (calli- confondersi con omografi, come si ricava
fitgo), -pede (bipede), -sono (unisono), - dal seguente specchietto:
viro (tri1imviro), -voro (carnivoro).

che': perché («Padre mio, ché non che, in tutti gli altri usi
m’aiuti?» Dante, Inferno,
XXXIII 69); raramente = af-
finché, cfr. XIV.123
dà, indicativo di dare («mi dà da, preposizione («vengo da te»)
noia»)
è. verbo («è giusto») e, con iunzione («buono e giu—
sto»%
là, avverbio «resta là») la, articolo («la casa»)
li, avverbio «vengo ll») ti, pronome («lì amo»)
ne', congiunzione («né carne né ne, pronome («di carne ne man—
pesce») gio poca») o avverbio («me ne
vado»)
sé. pronome tonico («pieno di se, pronome atono («se ne van—
Sé») ta») o congiunzione («se ti va,
ci andremo»)
si, avverbio («dico di sì») si, pronome «come si dice?»)
tè, bevanda te, pronome «se fossi in te»)

Si segna l’accento anche sul monosilla- re sempre all’apostrofo: «Alla tua chioma
bo fé nelle due accezioni, antiquate, di intrecciano / riconoscenza e fe’» (A. Som-
‘fede’ e di ‘fece’. ma, Un ballo in maschera, in VERDI-BAL-
Ma in entrambi i casi l’uso degli editori BACCI 1975: 379); «la superba mole / che
moderni — come quello dell’ortografia an- fe’ Adriano all’onda tiberina» (Ariosto,
tica — è oscillante: c’è chi riserva fé al so- Orlando Furioso).
stantivo e fe’ al verbo (secondo un sugge- Superfluo invece l’accento sull’awerbio
rimento di MALAGOLI 1946: 17) e chi ricor- su (per distinguerlo dalla preposizione; il
41 [. Fonologia e grafematica
contesto risolve ogni dubbio) e su dò ver- non si può distinguere tra diversi gradi di
bo (per distinguerlo dalla nota musicale; apertura (ti, i, ù) e acuto o grave a secon-
confusione molto improbabile). da che si vogliano indicare /e/, /0/ oppure
Senza reale utilità la regola di non accen- Isl, /o/: quindi perché, caffè, corso (si noti
tare sé quando sia seguito da stesso o me- che 6 può figurare solo all’interno di pa-
desimo, giacché in questo caso non po- rola, giacché o finale è sempre aperta),
trebbe confondersi con la congiunzione: è portò.
preferibile non introdurre inutili eccezio- Un altro sistema accentuativo oggi in uso
ni e scrivere se' stesso, sé medesimo. Va os- prevede l’accento acuto per tutte le voca-
servato, tuttavia, che la grafia se stesso è li chiuse (i, e', Li, o) e il grave per tutte le
attualmente preponderante: su 27 esempi aperte (ci, è, 6).
tratti da romanzi e giornali contempora-
nei BRUNET 1985: 209 ha rilevato ben 26 180. Di impiego limitato e facoltativo l’ac-
forme senza accento. cento circonflesso (Î), che è d’obbligo in
c) Sui seguenti monosillabi con due grafe- altre lingue (come il greco antico o il fran-
mi vocalici: chiù, ciò, già, giù, più, può, cese moderno). In italiano esso può com-
scià (che senza accento si leggerebbero parire in due casi:
['kiu], ['tfio], ecc.) e sugli arcaici o lette- a) Nel plurale di sostantivi e aggettivi in -
rari diè (=diede) e piè (=piede), anch’essi, io (vario-vari), in concorrenza con la
come fe', scritti non di rado con l’apo- mancanza di segno (vari: e la soluzione
strofo. più comune e in genere quella più consi-
gliabile), con l’uso di -ii (varii: ma è grafia
178. All’interno di parola l’accento, sem- che rischia di su gerire una pronuncia in—
pre facoltativo e da usare con discrezione, naturale [’varii]% e, solo nell’italiano dei
può servire a distinguere gli omografi (dài secoli scorsi, con j (varj, cfr. 1.151).
verbo e dai preposizione articolata, dàn— L’uso di i mantiene una certa diffusione
no verbo e danno sostantivo, principi e negli omografi: per esempio: «degli odî
principi e così via): «la stretta connessio- elementari», «malvagi come i demonî»,
ne tra movimento religioso e politica dei «di desiderî nori'espressi», «complessi e
principi» (Villari, Storia moderna, 187); contraddittori» (Levi, Cristo si è fermato a
«colui che fu, secondo la leggenda, croci— Eboli, 24, 136, 189, 206; per evitare la co]-
fisso sul Calvario [...] fu il principio dei lisione con odi da udire, démoni, desideri,
principi — prosegue Aitmatov» («La Re- contraddittori: invece vizi 24, dove non
pubblica», 4.3.1987, 13). Si impiega anche sarebbero possibili equivoci). Altri esem-
per precisare una pronuncia dubbia (per pi letterari: «una cosa contraria ai suoi
esempio per Chiàrchiaro, nome del pro- principî» (Cassola, La ragazza di Babe,
tagonista della Patente di Pirandello: l’ac- 139); «negli atri», «ai suoi principî di sin-
cento sarà dovuto alla volontà dello scrit- cerità» (Moravia, Gli indifierem‘i, 231 e
tore di differenziare il cognome dal voca— 267; ma anche: «quei grandi odi travol-
bolo dialettale siciliano chiarchia‘ru ‘pie- genti» 234).
traia, accozzaglia’) o alterata rispetto al b) Per distinguere parole che siano omo-
linguaggio comune (come spesso in poe- grafe e omofone, contrassegnando il
sia: «profondo nel venier sospira il cùcu- membro più raro della coppia: «sotto la
lo» Carducci, Canto di marzo, 24). volta dei rami» (Moravia, Gli indifferenti,
101; =‘copertura’, mentre volta ‘avvicen—
179. Quanto alla forma dell’accento grafi- damento’ verrebbe scritta senza accento).
co, acuto (i) o grave (È), lo schema più Antiquato il circonflesso nei passati re-
raccomandabile (cfr. CAMlLLl-FIORELLI moti arcaici andcîr, finir ‘andarono’, ‘fini-
1965: 119 e 183-186) e il seguente: rono’ (che si possono confondere con
gl’infiniti corrispondenti) 0 nell’infinito
à,ì, ù, e, è, o, ò sincopato tòrre per togliere (omografo an-
che se non omofono di torre ‘costruzio-
Ossia: sempre grave — secondo l’accenta- ne’).
zione tradizionale degli ossitoni nella ti- Un’altra possibilità di distinguere gli
pografia italiana antica — nei tre casi in cui omonimi, ove non si voglia confidare nel
[. Fonologia e grafematiw 42
contesto (che in genere è sufficiente), e (cfr. BERTINETTO 1981: 110).
quella di porre un accento acuto o grave — Talora, a seconda della sillaba colpita, il
a seconda del caso — sulla forma meno co- gioco degli accenti principale e seconda-
mune; così per era ‘periodo’. che collide ri’o individua due significati distinti (cfr.
con era da essere, si può leggere: «nell’èra LEPSCHY 1978: 129-130): per esempio in
volgare» (Giusti, Poesie), «l’era della pa- autòre-attòre e tìuto-reattòre.
ce e della gioia» (Bassani, Cinque storie
ferraresi), «Antognoni: La nuova era non
poteva cominciare meglio» («Corriere Accento nei grecismi e nei latinismi
dello Sport», 9.10.1986).
183. Si dice mimesi o mimèsi, zàfiiro o
zaffiro, Edipo o Edipo? Gran parte dei
Accento secondario dubbi di accentazione dell’italiano riguar-
dano parole dotte d’origine greca, ma tra-
181. In una parola polisillabica all’accen- smesse a noi att1averso il latino classico, o
to che cade su una determinata sillaba si più spesso medievale e moderno (si pensi
contrappongono sillabe tanto debolmen— alla terminologia scientifica).
te accentate da sembrarci prive di accen- Ora, l’accento greco seguiva regole diver-
to (atone), oppure sillabe dotate di una se da quello latino. saldamente governato
tal quale forza espiratoria che le fa emer- dalla «legge della penultima»: se la penul-
gere dal contesto, pur senza pareggiarle tima sillaba era lunga (ossia conteneva
all’accento principale. Parliamo in tal ca— una vocale lunga in sillaba libera, una vo-
so di accento secondario (cfr. soprattutto cale lunga o breve in sillaba implicata:
MULJAC1C’ 1972: 106-110 e BERTINE’I'TO FINÎRE, CONSCRÎPTUM, ADMÎTTO) l’accento
1981: 91 sgg.). Nelle trascrizioni fonetiche cadeva su di essa, altrimenti risaliva sulla
questo tipo di accento è indicato da un terzultima (LEGÈRE, VETERES; le forme la-
apice in basso che, come per l’accento tine citate nei paragrafi 183-189 recheran-
principale, precede la sillaba interessata. no per l’appunto la quantità della penulti-
L’accento secondario riguarda i trisillabi ma, a differenza del criterio seguito nor-
solo se ossitoni (e cade allora sulla sillaba malmente dalla presente Grammatica, di
iniziale: [, mette';ro] nei quadrisillabi si segnare la vocale tonica).
trova un accento principale e uno secon-
dario: [,pomo'doro], [gwardate, ne]); 184. Per un certo numero di grecismi l’ac-
nelle parole di cinque o più sillabe posso- cento coincide nelle due lingue classiche e
no esserci due accenti secondari: in genere non ci sono oscillazioni nemme-
[,mekkani,tfistika'mente]. no in italiano: Afrodite (lat. APHRODITE,
gr. Aphrodité), Agamennone (lat. AGA-
182. Normalmente tra accento principale MEMNÒNEM, gr. Agame'mnona: entrambi
e secondario intercorrono una o due silla- accusativi), s mtere (lat. SPHINCTÉREM, gr.
be atone. La sede dell’accento secondario sphìnktéra: accusativi), ecc.
non è però n'gidamente prefissata come Altre volte — come per le tre parole citate
nel caso di quello principale: specie in in apertura — l‘accento greco (mimesis.
composti «caratterizzati da un accentuato scippheiros, Oidipus) contrasta con quello
grado di univerbazione, come gli awerbi latino (MIMÈSIS, SAPPHÎRUS. OEDÎPUS). In li-
in —mente, gli aggettivi in -issimo, i sostan— nea di massima. è preferibile seguire l’ac-
tivi contenenti un prefissoide (tele-, ecc.)» centazione latina. proprio per riconoscere
sembra che l’accento secondario sia mo- la parte che spetta a questa lingua nella
bile nelle realizzazioni dei parlanti, oscil- formazione del lessico intellettuale e
lando tra il tipo [kon;fuza'mente] che scientifico e nella trasmissione del patri-
potremmo chiamare «etimologico», dato monio onomastico dell’antichità (è la po-
che l’accento secondario cade sulla sillaba sizione, tra gli altri, di Vianello, Martelli,
tonica dell’originario aggettivo che com- Migliorini — tutti citati in MALAGOLI 1946:
one l’avverbio (cfr. XII7), e il tipo 72 — e di MALCOVATI 1949).
Fkonfuza'mente]… cui si è ormai per- Tuttavia esistono usi consolidati che sa-
sa la coscienza delle due componenti rebbe assurdo pretendere di modificare.
43 [. Fonologia e grafematim
Come nessuno parlerebbe di complesso Con parole del genere, di uso dotto e li-
di Edipo, alla latina, così appare senza mitato, è consigliabile attenersi alla pro-
concorrenti la pronuncia alla greca di ac- nuncia classica, sulla terzultima; ma la
cadèmia (contro il lat. ACADEMÎA), Cleò- pronuncia piana, per quanto storicamen-
buio (in latino: CLEOBÙLUS). Diòscuri (in te ingiustificata, non può dawero consi-
latino: DIOSCÙRI), Teramène (in latino: derarsi erronea.
THERAMÈNES), ecc.
188. Altre oscillazioni di pronuncia non
185. La pronuncia alla greca è sostanzial- hanno che fare col greco. ma solo con il
mente stabile:" latino:
a) Nelle parole terminanti in -ia (general- a) Già nel latino volgare si è avuto il fe-
mente proparossitone in latino: PHILO- nomeno della ricomposizione, per il qua-
SOPHÎA / gr. philosophia; tranne qualche le nei verbi composti l’accento è passato
caso, come il citato ACADEMÎA): atassia, Ii- dal prefisso al radicale: IMPLÎCO>IMPLÎ-
turgia, parodia ecc. co>ital. impiego, RENÉGO>RENÈGO>rin—
Non conviene fare eccezioni né per alo- nego. Nelle parole popolari il fenomeno
pecia (che i medici pronunciano anche si è prodotto senza contrasti. ma in que]-
alopècia), né per alchimia, arabismo pro- le dotte si possono manifestare oscilla—
babilmente tratto dal greco kheimez'a, per zioni: ecco allora che, accanto alle forme
il quale la pronuncia tradizionale, docu- più comuni, con accento sulla sillaba ra-
mentata dai poeti e dai repertori ortofoni- dicale: cammino, compàro, congrègo,
ci, è stata a lungo alchimia (come in Dan- elèvo, sepàro, è possibile — anche se ra-
te, Inferno, XXIX 137: «che falsai li metal- ra — l’accentazione classicheggiante còm-
li con l’alchimia»; in rima con scimia). mino, ecc. (conformemente al latino
b) Nei nomi propri in -eo (che in latino COMMÌNOR, COMPÀRO, CONGRÉGO, ELÉVO,
erano accentati sulla penultima: ORPHEUS SEPÀRO).
/ gr. Orphe12s):Atrèo,Morfèo, Odissèo, b) Inversamente, in alcuni verbi aventi
Timeo, ma per alcuni nomi è ugualmente tre o più sillabe nella 18 persona del pre-
diffusa l’accentazione latina: Epime‘teo sente indicativo, l’accento è stato ritratto
Promèteo. 7ideo e pochi altri. rispetto alla base latina, spesso per sem-
Eccezione apparente Timoteo, che risale plice ignoranza della pronuncia origina-
al greco Timòtheos attraverso il latino Tl- ria (TREVES 1950). Il processo sembra or-
MOTHEUS: dunque a due forme baritone. mai irreversibile in collaboro, elàboro,
esriutoro, èvito, invèstigo, irrita, istiga, tut-
186. Con altre due terminazioni (-ema e - te forme che dovrebbero pronunciarsi
osi: voci del lessico medico) è preferibile, piane secondo i modelli latini COLLABÒRO
là dove l’uso non sia consolidato, unifor- ed ELABÒRO (si pensi a LABOREM>IW0m),
marsi all'accentazione latina, piana: edè- EXAUCTÒRO, EVÌTO, INVESTÌGO, IRRÌTO, IN-
ma, flogo‘si, anastomòsi, scleròsi e arterio- sfioo.
sclerosi (ma la pronuncia sdrucciola regge Tracce della pronuncia latineggiante in
bene in anchilosi ed ecchimosi). Infatti — poesia, in cui — specie in passato — si uti-
ema e -osi sono sequenze fonetiche estrat- lizzava la possibilità di scarti accentuativi
te da parole greche come oidéma, phlògò— per ragioni metriche (cfr. 1.190). Per
sis con la penultima vocale lunga, che esempio: evita in Metastasio (cit. in MAL-
quindi, in latino, deve essere accentata. COVATI 1949), irrita nell’Aida (in rima con
vita; cfr. VERDI-BALDACCI197SZ 458).
187. Alcuni casi di accentazione non giu- Minoritari, ma presenti nella pronuncia
stificabile né col greco né col latino han- più sorvegliata — e quindi ancora con
no motivazioni analogiche: così anodino, qualche possibilità di imporsi nell’uso ge-
ialìno e anche serotina (lat. ANODYNUS, nerale — sono abbacìno, infervòro, su-
HYALÎNUS, SEROTÎNUS; gr. an6dynos, hyd- bodéro, valùto (con sopravvalùto e sotto-
linos) hanno risentito linflusso della se- valùto), per legittimare i quali più che al
rie in -irzo (latino, vetrino, ecc.); diatriba latino converrà pensare ai sostantivi cor-
(lat. DIATRÎBA; gr. diatribe) dipenderà dal radicali bacino, fervore, odore, valùta, che
francese diatribe. tutti pronunciano piani.
I. Fonologia e grafematiea 44
189. Vi sono altri casi di arbitraria antici- so l’inizio della parola in voci non popola-
pazione della sillaba tonica. spiegabili (ma ri 0 non usuali. Ecco una lista di forme,
non giustificabili) con la baritonesi, cioè diffuse un po’ dovunque o specifiche di
con la tendenza a far risalire l’accento ver- aree regionali, ma comunque da evitare:

PRONUNCIA PRONUNCIA
ERRATA CORRETTA
alcalino alcalino — E un comune aggettivo di relazione in -ino tratto
da alcali, come sale—>salino, argento—mrgentino
Bènaco Benfica —' Nome latino del lago di Garda (BENÀCUS)
Bèngasi Bengasi — Città libica, il cui nome è tratto dall’antroponimo
Ibn-Ghezzi; la pronuncia Bèngasi sarà dovuta all’influsso ac-
centuativo di Tripoli, correttamente sdrucciola
càduco cadùco — E il latino CADÙCUS
codàrdia codardia — Appartiene alla serie dei sostantivi astratti in -ia
come allegria, follia, ecc.
cosmopolita cosmopolita — E il greco kosmopoll'tés, adattato alla serie dei
maschili italiani in -ita come israelita, oplita, servita, ecc.
èdile edile — E il latino AEDÎLIS; ma è stato attratto dagli aggettivi
sdruccioli in —ile come àgile, fàcile, simile, vigile
Friuli Friùli — Latino FORUM IÙLII, quindi con accento su il fin dal—
le origini
guàina guaina — Latino VAGINA, con VA- > gua- per contaminazio-
ne con gli esiti di W- germanica (WARDON > guardare) e con
sincope di -G- davanti a I come in MAGÎSTRUM > maestro,
SAGÎ'ITAM > saetta
leccòrnia leccornia — Caso analogo a codardia
Lèmano Lemàno — Nome latino del lago di Ginevra (LEMÀNUS)
mòllica mollica — Latino *MOLLÎCA, con lo stesso suffisso di formica
e ortica
persuàdere persuadére — Latino PERSUADÉRE
rùbrica rubrica — Latino RUBRÎCA; caso analogo a mollica
salubre salùbre — E il latino SALÙBER; la ritrazione dell’accento ri-
sente di lùgubre, cèlebre, muliebre

Particolare il caso di utènsile/utensile: la pronuncia sdrucciola, che può appo giarsi


al latino UTENSILIS, prevale in macchina utensile; ma nell’uso sostantivato (g i uten-
sili del falegname), ricalcato sul neutro latino UTENSILÎA, è preferibile la pronuncia
piana.

Sistole e diastole re, 78 7), «che un grande illustre or l’oceà-


no / varca» (Parini, Il mezzogiorno, 705).
1.90. Oltre alle oscillazioni appena viste, Si noti (con ELWERT 1976: 50-51) che nel-
proprie della lingua comune, sono noti in la gran parte dei casi il fenomeno non è
poesia fenomeni di arretramento dell’ac- una mera «licenza poetica», giacché i
cento (sistole: pièta invece di pietà, frùscio poeti attingono spesso a varianti accen-
invece di fruscio) o di avanzamento (dia- tuative secondarie: così i danteschi pièta e
stole: umile, oceàno). podèsta (nonché il nome della chiesa fio-
Esempi: «né dolcezza di figlio, né la pièta rentina di santa Trinita e l’italiano tempé-
/ del vecchio padre» (Dante, Inferno, XX- sta) risalgono a forme nominativali latine
VI 94), «un frùscio immenso rade / la ter- (POTÉSTAS, ecc.), invece che accusativali
ra» (Montale, Arsenio, 43; qui l’accento è (POTESTÀTEM, da cui potestade, podestade
indicato graficamente), «però che ‘n vista e poi per apocope [cfr. I.78a] potestà, po-
ella si mostra umile» (Petrarca, Canzonie- desid).
45 I. Fonologia e grafematica
Uso delle maiuscole 194. Correntemente, la maiuscola iniziale
si trova:
191. L’ortografia italiana prevede l’obbli- a) Nei nomi di persona (Paolo, Anna,
go della maiuscola, di norma in posizione Venzi; si oscilla con de, di che propria-
iniziale, in due casi fondamentali: a) per mente richiederebbero la a' minuscola
segnalare l’awio di un periodo, sia come quando introducono un predicato nobi-
inizio assoluto g<Nel mezzo del cammin liare: duchi d’Alba, Antonio di Rudinì; la
di nostra vita...» , sia dopo un punto fer- D negli altri casi: Di Maria, De Amicis) —
mo («Un momento. Devo parlarti»); b) nei soprannomi (il Guercino, il Magnifi-
con i nomi propri. co) — negli appellativi antonomastici (il
All’interno di parola la maiuscola può Certaldese, Boccaccio; il Segretario fioren-
trovarsi con le emolitiche reverenziali tino, Machiavelli; e, in particolare, nelle
(«desidero comunicarLe», cfr. VII.84) e designazioni di Dio e della Madonna: il
in alcuni nomi esotici (come per i baRotse Padre, il Creatore, la Vergine. ecc.; un
e i maKonde, popolazioni africane del esempio del Gioberti, Del primato mora-
gruppo bantu). le e civile degli Italiani: «la perdita dell’u-
Di fatto, le norme che regolano l’uso del- nità primitiva, im ressa dall’0nnipotente
la maiuscola sono più facili ad enunciarsi nelle sue opere» — nei nomi d’animali
che ad applicarsi, anche perché non è (Bendicò. cane nel Gattopardo di Tomasi
sempre ovvio distinguere tra «nome pro- di Lampedusa; Makakita, scimmia, in
prio» e «nome comune». Si dovrà scrive- Gozzano; Ciomma, la gatta di Giovanni
re «un discorso del Papa» o «del papa»? Pascoli) — nei nomi di cosa o di concetti
«i Francesi» o «i francesi»? astratti personificati (ma, a differenza dei
In casi del genere l’uso della maiuscola è casi precedenti, si tratta di un uso facolta—
legato a fattori stilistici: ci aspettiamo di tivo: «Fratelli a un tempo stesso, Amore e
leggere Papa se chi scrive è un cattolico o Morte / ingenerò la sorte» Leopardi,
comunque un ammiratore del pontefice, Amore e Morte; «Verrà la morte e avrà i
papa se il discorso muove da indifferenza tuoi occhi» Pavese, Poesie edite e inedite).
o addirittura da ostilità. Ma contano so- L’appellativo che accompagna un antro-
prattutto le abitudini individuali; d’altra ponimo si scrive generalmente con la mi-
parte, la maiuscola facoltativa è oggi in nuscola («l’avvocato Pellegrini», «il car-
generale regresso. dinal Poletti», «santa Lucia»), tranne che
non intervengano spinte reverenziali (cfr.
192. Sintomo di questo declino è la diffu- 1.199). La maiuscola è invece frequente
sione della minuscola, connotata di «mo- quando l’appellativo facciale veci del no-
dernità», nelle insegne («calzature pao- me proprio: «Ah! ti presento, aspetta,
letti») 0 nella pubblicità («autostore phili— l’Avvocato, un amico / caro di mio mari-
ps... la marcia in più»). to...» (Gozzano, Le due strade, 17): meno
Più complesse implicazioni letterarie ha comune quando si riproduce un’allocu-
l’uso della minuscola iniziale nei nomi zione diretta: «Ma le conseguenze, signor
propri che s’incontra già nella poesia del marchese, scusi!» (Pirandello, Il piacere
primo Novecento: «né più ti ricordi i col- dell’onestà, III 154); «Ma ad ogni modo
loqui tenuti con guidogozzano» (Gozza- non se la prenda, dottore!» (Levi, Cristo si
no, Alle soglie, 34; si noti anche l’univer- è fermato a Eboli, 49).
bazione nome-cognome); «cittadine / pa- L’appellativo professionale può ricevere
dova mestre vicenza / durante la guerra / la maiuscola per evitare omonimie. Una
eravate viola e blu» (nel futurista Farfa; lettera inviata al quotidiano «La Repub-
cfr. SANGUINETI 1969—1971:11662). blica» (31.12.1986, 8) reca come titolo
«La protesta dei Lettori», in riferimento
193. Nei manoscritti medievali le maiuscole ai «lettori di lingua straniera» che opera-
erano usate in modo saltuario, anche se gene-
ralmente per contrassegnare nomi propri, come
no nelle università; qui la minuscola sa-
oggi. Invece, una particolare abbondanza di rebbe stata fuorviante, facendo inevita-
maiuscole ha caratterizzato le scritture lettera- bilmente pensare ai comuni «lettori» di
rie del Seicento e, tra Otto e Novecento, la pro- carta stampata.
sa dannunziana (MIGLIORI… 1963a: 466 e 699). b) Nei nomi di luoghi geografici, reali o
[. Fonologia e grafematica 46
immaginari (Genova, Danubio, Oceania, f) I titoli di un libro, di un’opera artistica
Atlantide, Paperopoli). Nei toponimi ac— o musicale e simili (l’obbligo si limita alla
compagnati da un nome comune, que- parola iniziale se il titolo è composto di
st’ultimo può essere scritto tanto con la più parole: «ho letto I Promessi Sposi»
maiuscola quanto con la minuscola: mon- oppure «I promessi sposi»; se l’articolo
te 0 Monte Bianco, corso 0 Corso Cavour; viene inglobato in una preposizione, la
l’odonimo vero e proprio richiede sem- maiuscola passa alla parola successiva:
pre la maiuscola: via del Gambero, via «la morale nei Promessi Sposi», oppure
Vacchereccia, via Dietro le mura. «nei Promessi sposi». Altri esempi: «Pic-
Reeano inoltre la maiuscola: colo mondo antico», «la Pietà di Miche-
c) I nomi di corpi celesti (Aldebaran, Si- langelo», «la Passione secondo san Mat-
rio, Vega). Hanno la minuscola terrafsole teo di Bach»).
e luna tranne che in contesti scientifici: g) Le lettere che costituiscono una sigla:
«La legge di Newton riconduce ad una CGIL. SLI, ONU: spesso si mantengono
causa unica, l‘attrazione, i movimenti na- le maiuscole anche quando la sigla viene
turali di tutti i corpi, dal sasso che cade sciolta: «Confederazione Generale Italia—
sulla terra ai pianeti (compresa la Terra) na del Lavoro», «Studi Linguistici Italia-
che girano intorno al Sole, e ai satelliti ni», «Organizzazione delle Nazioni Uni-
(compresa la Luna) che ruotano intorno te» (ma. come per i titoli, la maiuscola
ai rispettivi pianeti» (Cuscani Politi, Geo- può limitarsi alla parola iniziale: «Confe-
grafia generale, 33). derazione generale italiana del lavoro».
d) I nomi di feste: Natale, Pasqua. Pente- ecc.).
coste, Ferragosto, Candelora. Le sigle dei partiti politici si scrivono con
e) I nomi di secoli (il Trecento, il Nove- maiuscole (DC, PCI, MSI), con minusco-
cento), di periodi o di grandi awenimenti le (dc, pci, msi), oppure con maiuscola
storici (l’Umanesimo, la Restaurazione, le iniziale: Dc, Pci, Msi.
Guerre Mondiali). 11) I sostantivi derivati da un nome geo-
L’uso della maiuscola è qui richiesto an- grafico o comunque designanti gli abitan-
che dall’opportunità di evitare equivoci: ti di un certo territorio. Distinguiamo due
l’Umanesimo è il movimento culturale e casi: I) nei singolari maschili che indicano
letterario fiorito nel XV secolo, l’umane- “il territorio di’ la maiuscola, poco comu-
simo può essere, in generale, l’atteggia- ne nella tradizione letteraria («nel mila-
mento di chi si riconosce nei valori della nese, s’intende, anzi in Milano quasi
civiltà classica. Così sarebbe bene distin- esclusivamente» Manzoni, I Promessi
guere il Fascismo di Mussolini, in quanto Sposi, XXXI 1; «nel gran piano estivo del
specifico fatto storico, dal fascismo come ferrarese» Bacchelli, Il mulino del Po. I
designazione generica di regimi autoritari 19), è attualmente piuttosto diffusa («le
e oppressivi («il fascismo nell’America strade provinciali del Melfese», «due sa-
Latina», ecc.). Vero è che ragioni ideolo- gre si sono svolte nel Potentino» «Stampa
giche inducono a generalizzare la minu- sera», 29.12.1986, 10; «queste vicende di
scola: ad esempio in Spini, Disegno stori- straordinaria follia che attecchiscono nel
ca, si legge fascismo («una sempre più Pistoiese» «La Nazione», 28.2.1987, 5); e
stretta identificazione dello Stato col fa- lo stesso si dica peri femminili sostantiva-
scismo» III 389) accanto a Resistenza III ti (come: «l’Umbro—Casentinese», sottin-
433, Repubblica e Monarchia III 471. teso: strada); II) invece, in riferimento
Particolarmente incerto l’uso della maiu- agli abitanti, è oggi più comune la minu-
scola con i nomi di secoli. Ecco due cop- scola, che diventa usuale al singolare e
pie d’esempi di minuscola, la prima nel obbligatoria con gli aggettivi: quindi gli
Carducci (Prose, 1393 e 1394: «quei trop- Italiani 0 gli italiani, ma prevalentemente
po minori ingegni del trecento», «fino a l’italiano e soltanto i prodotti italiani. La
tutto il quattrocento»), la seconda dei maiuscola può tornare utile, nei sostanti-
giorni nostri («nella seconda metà dell‘ot- vi, per dissipare equivoci: i Romani anti-
tocento». «al di là del primo novecento», chi / i romani moderni,i Galli della Gallia
V. Castronovo, in «Storia illustrata», set— / i galli del pollaio (cfr. SATTA 1981: 102);
tembre 1986, 58 e 63). ed è in genere preferita per i nomi storici.
47 ]. Fonologia e grafematica
anche in assenza di un omonimo: «in po- e ogni scrittore fa, si può dire, storia a sé.
chi anni i Longobardi furono padroni del- Nel seguente esempio di Tomasi di Lam-
l’intemo dell’Italia settentrionale» (Spini, pedusa (Il Gattopardo, 208) le interroga-
Disegno storico, 1 64; invece, con un no- tive si articolano in una sequenza unitaria
me modemo: «gli uomini politici fautori che avrebbe pienamente giustificato la
di una politica di cautela e di amicizia con minuscola invece della maiuscola: «Cosa
gli anglo-americani», ivi 111 416). è? Un semplice appellativo onorifico?
i) 1 nomi dei punti cardinali (compresi Una specie di decorazione, o bisogna
Settentrione, Mezzogiorno e Meridione, svolgere funzioni legislative, deliberati-
Occidente, Oriente), quando indicano ve?».
un’area geografica: «i problemi del Meri- Viceversa, in un passo degli Indifferenti di
dione», «i rapporti Est-Ovest». Moravia (35), la pausa, indicata dai punti-
[) Ale-uni nomi che designano nozioni ni, avrebbe legittimato la maiuscola: «—
astratte e organismi pubblici, in contrap- Oh, oh —, fece Michele ironico, senza
posizione ad omografi relativi a dati par- muoversi; — me lo ordini? e se io non
ticolari o concreti: «la Legge non ammet- obbedissi?».
te ignoranza» / «la legge sugli ex combat-
tenti»; «un funzionario dello Stato» / «lo 196. La maiuscola si usa anche dopo i due
stato dei lavori»; «la Camera [dei Deputa- punti che introducono un discorso diret-
ti] è chiusa» / «la camera [di un apparta- to, di norma compreso tra virgolette o
mento] è chiusa»; «una Borsa [centro di preceduto da trattino lungo (cfr. 1.227,
affari] nervosa»; / «una borsa elegante»; 1.232): «le disse: — Quando verrai?».
«il Consiglio si è riunito» / «ascolta il mio
consiglio»; «la Chiesa [l’insieme di clero e 197. Non è rara la maiuscola «poetica»
fedeli] americana» / «la chiesa [edificio] che contrassegna la parola iniziale di cia-
americana». scun verso: «Ei fu. Siccome immobile /
Dato il mortal sospiro, / Stette la spoglia
195. Dopo un punto interrogativo o escla- immemore», ecc.
mativo si può avere maiuscola o minusco-
la, a seconda che chi scriva percepisca 198. Caratteristico il ricorso alla maiusco-
uno stacco netto fra i due membri della la — espressa o non espressa graficamente
frase (equiparabile a quello determinato — per segnalare che un vocabolo è usato
dal punto) oppure ne sottolinei la succes- nella sua accezione più generale e com-
sione in una sequenza unitaria. prensiva: la «Storia con l’asse maiuscola»
Si veda un esem io manzoniano (1 Pro- (=l’insieme degli eventi che interessano
messi Sposi, II 22 : «— Quindici giorni! oh l’umanità) e altra cosa rispetto a una sto-
questa si ch’è nuova! S’è fatto tutto ciò ria particolare e individuale («una storia
che ha voluto lei; s’è fissato il giorno; il d’amore», «è la solita storia!»). Esempi:
giorno arriva; e ora lei mi viene a dire che «La Forma (coll’effe maiuscolo) ha più
aspetti quindici giorni! Quindici... — ripre— genio, è più divina di tutti i divini geni del
se poi, con voce più alta e stizzosa, sten- mondo presi insieme» (Capuana, Verga e
dendo il braccio, e battendo il pugno nel- D’Annunzio); «finché non si imbatte nel
l’aria». caso, quello con la ci maiuscola» («La Re-
Dopo il primo punto esclamativo c’è la pubblica», 22.10.1986, 29); «mi sono per-
minuscola perché il commento risentito messo di spiegare che le religioni sono
di Renzo fa tutt’uno con l’esclamazione una cosa e la Storia con la ‘S’ maiuscola
di apertura. Dopo il secondo e il terzo fi— un’altra» («La Repubblica», 27.10.1986,
gura invece la maiuscola, che presuppone 10).
un certo stacco logico (nel primo caso:
«S’è fatto tutto...», argomentazione dello
sdegno iniziale) 0 una pausa (secondo ca- Maiuscola reverenziale
so: «Quindici...»; qui è lo scrittore stesso a
indicare l'interruzione del discorso con le 199. Per sottolineare il rispetto che si ma-
parole riprese poi, ecc.). nifesta a una persona è d’uso (oggi so-
Tuttavia, non si possono dare regole fisse prattutto nelle lettere formali, e in parti-
[. Fonologia e grafematica 48
colare nella corrispondenza commercia- segni interpuntivi: il punto (.), il punto
le) scrivere con la maiuscola non solo gli interrogativo (?), il punto esclamativo
eventuali appellativi («Illustre Dottore», (!), la virgola (,), il punto e virgola (;), i
«Gentile Signora»), ma anche i pronomi due punti (:), i puntini di sospensione
personali e allocutivi e gli aggettivi pos- (..), le virgolette (« », “ ”, ‘ ’), il trattino
sessivi relativi al destinatario (comprese (—, —), le parentesi tonde ( ), le parente-
le enclitiche). si quadre [ ], la sbarretta ( / ), l’asteri-
Ecco un esempio di Alessandro Manzoni sco (*).
(Lettere, III 214): «Profittando della di Restano fuori da questa lista i segni dia-
Lei indulgenza, e premendomi ch’Ella critici che modificano un singolo grafe-
conosca i sussidi straordinari mandati an- ma e che sono di uso arcaico o straniero
che nell’anno corrente, mi prendo la li- (per esempio la cediglia apposta sotto la
bertà d’accluderl.e due note relative». c, che in francese rappresenta /s/ e che si
La maiuscola reverenziale può trovarsi adoperava negli antichi manoscritti ita-
anche in riferimento a Dio, alla Madonna liani dol valore di /ts/ e /dz/: fortegga,
e ai Santi: «Ave Maria, piena di grazia, il mecca). E così pure i segni interpuntivi
Signore è con Te, Tu sei benedetta, ecc.»; propri di usi specialistici: le parentesi
«Quello da Cui abbiam la dottrina e l’e- aguzze (o uncinate) < > usate in filolo-
sempio, ad imitazione di Cui ci lasciam gia, le parentesi graffe { } della matema-
nominare e ci nominiamo pastori» (Man- tica e via dicendo.
zoni, I Promessi Sposi, XXV 49).
203. Non è facile comprendere in un’u-
200. Talvolta un pronome può ricevere nica definizione le caratteristiche e gli
la maiuscola non con intento reverenzia- usi dei segni interpuntivi nel loro insie-
le, ma solo per segnalare che si tratta me (e talvolta nemmeno di uno solo di
di un allocutivo, non di un personale: essi, come la virgola). Possiamo tuttavia
«— Come si chiama, Lei? —, le domandai individuare quattro funzioni fondamen-
restituendole la tazza vuota» (Bassani, Il tali (riprendendo, in parte, alcune cate-
giardino dei Finzi-Contini, 179; il carat- gorie descritte in SCHERMA 1983: 403-
tere allocutivo del pronome è indicato 411).
anche dalla virgola che lo precede e che Naturalmente, un dato segno interpunti-
ne qualifica la funzione di vocativo, non vo può rispondere contemporaneamen-
di soggetto). te a due o più funzioni diverse. Si do-
vrebbe poi tener conto del segno di non-
stampa o di non—scrittura, come il capo-
Punteggiatura verso (che contrassegna la più grande
delle pause o il passaggio dal discorso del
201. Col termine di punteggiatura (o in- narratore al discorso diretto di un perso-
terpunzione) intendiamo «l’insieme di se- naggio ovvero dal discorso diretto di un
gni non alfabetici, funzionali alla scansio- personaggio a quello di un altro, ecc.) o
ne di un testo scritto e all’individuazione come le sezioni bianche che campeggia-
delle unità sintattico-semantiche in esso no — complemento indispensabile del te-
contenute» (MARASCHIO 1981: 188). sto — in tante pagine di poesia contempo-
Tra le varie norme che regolano la lingua ranea.
scritta, quelle relative alla punteggiatura Fatte queste premesse, diremo che le fun-
sono le meno codificate, non solo in ita— zioni della punteggiatura sono le seguenti:
liano. Inoltre, alle incertezze pratiche si
aggiunge il disaccordo degli studiosi sul- 204. I. Funzione segmentatrice. E la fun-
l’interpretazione complessiva del feno- zione principale e consiste nel «segmen-
meno, nonché sulla definizione e sulla tare un testo distanziando rispettivamen-
classificazione delle singole unità inter- te (grup i di) componenti di esso»
puntive (si veda in particolare l’utile e (Schermaî
informato SCHERMA 1983). Ecco alcune frasi che cambiano comple-
tamente di significato a seconda dell’in-
202. In italiano distinguiamo i seguenti terpunzione usata:
49 [. Fonologia e grafematica

«I gitanti che erano arrivati in ritardo «I gitanti, che erano arrivati in ritardo,
persero il treno» (= non tutti, ma solo persero il treno» (= tutti).
alcuni).
«I banditi uscirono a precipizio; sparan- «I banditi uscirono a precipizio sparan-
do un poliziotto li rincorse». do; un poliziotto li rincorse».
«Ringraziamo degli auguri. I custodi «Ringraziamo degli auguri i custodi del-
dello stabile» (= i custodi ringraziano). lo stabile» (= i custodi sono ringraziati).

Possono rientrare in questa funzione do vieni...» (sospensione).


anche i segnali di apertura o di a ertura- I due segni (!) e E?), anche reiterati o
chiusura di un discorso diretto trattini, combinati tra loro ?!, !?), possono far le
virgolette). Nel seguente esempio di Bas- veci di un’intera frase. Si pensi ai fumetti,
sani (Il giardino dei FinziContini, 152), la in cui spesso la «nuvoletta» di un perso-
prima battuta è comunque individuata naggio è interamente occupata da un se-
dall’intervento del narratore (propose), gno del genere; o al seguente esempio di
ma la seconda sarebbe identificabile a Fruttero e Lucentini cit. in SCHERMA 1983:
stento senza la segmentazione operata 409: «... sembra la casa di Rosy (?), no?»,
dalle virgolette (da noi sostituite con trat- in cui il segno (?) vale all’incirca: «Chi
tini): «— Vuoi sentire un po’ di musica? —, sarà questa Rosy?».
propose, accennando a un radiogram-
mofono posto in un angolo dello studio, a 207. IV. Funzione di commento (o meta—
lato dell’ingresso. — E un Philips, vera— linguistica). Si ha quando si compie un
mente ottirno —». qualsiasi intervento esterno al testo. Nei
giornali, ad esempio, le parentesi tonde
205. II. Funzione sintattica. I segni inter- possono includere un commento o una
puntivi possono esplicitare il rapporto precisazione del cronista, accompagnata
sintattico, la gerarchia che sussiste tra due dalla sigla mir o NDR (=nota del redatto-
proposizioni otra due elementi della me- re): «il ‘Comitato popolare per gli uffici di
desima proposizione. Si prenda un paio collegamento all‘estero’ (la nostra Fame-
d’esempi da una stessa pagina degli Indif- sina ndr) della Jamahirya libica ha con-
ferenti di Moravia (45): vocato l’ambasciatore italiano a Tripoli»
«— Il tennis - rispose Carla; dopo di che («La Repubblica», 14.10.1986, 14).
senza abbracciami andarono ciascuna Allo stesso modo le virgolette, oltre a in-
nella propria stanza»; trodurre un discorso diretto, possono
«si guardò intorno: la stanza per molti contrassegnare un termine o un’espres-
aspetti pareva quella di una bambina di sione insoliti oppure l’accezione partico-
tre o quattro anni». lare in cui essi vengano adoperati («ab-
Nel primo esempio il punto e virgola biamo messo un po’ da parte il “reduci-
scandisce la successione temporale dell’a- smo” che caratterizzava le puntate delle
zione (indicata anche dalla locuzione av— edizioni precedenti» «L’Espresso»,
verbiale dopo di che); nel secondo, i due 26.4.1987, 25); o, anche, segnalare la pre-
punti introducono l’effetto del «guardarsi sa di distanza dello scrivente.
intomo» della protagonista, costituiscono Ad esempio, in un articolo di cronaca
una specie di proposizione oggettiva ri- che riferisce di un omicidio passionale
spetto alla reggente (=guardò e vide che («La Repubblica», 25.5.1984) si legge:
la stanza pareva, ecc.). «ha deciso di mettere in atto la classica
‘prova della verità’»; «LL., il “compare
206. III. Funzione emotivo-intonativa. traditore’, è caduto in agonia a un metro
Caratteristica, ma non esclusiva, del da lei». Le virgolette (sostituite qui da
punto interrogativo, del punto esclama- apici) indicano chiaramente che la gior-
tivo e dei puntini di sospensione, sugge- nalista (R. Salerni) non condivide né i
risce l’intonazione della frase: «Quando valori né la teminologia che vengono
vieni?» (interrogazione), «Quando vie- considerati propri dei protagonisti del
ni!» (esclamazione spazientita), «Quan- dramma.
[. Fonologia e grafematica 50
208. Passiamo ora in rassegna i principali zioni, che possono distinguersi a seconda
segni interpuntivi dell’italiano, con l’av- che avvengano:
vertenza che le nostre indicazioni valgo- «) Per contrazione, se consistono nelle
no solo in linea di massima e consentono lettere iniziali e finali. Il punto si colloca
varie escursioni a seconda delle intenzio- al centro dei due gruppi grafici: f.lli=fra-
ni espressive dello scrivente (il migliore telli, s.lle=sorelle, chiar.mo=chiarissimo,
esame analitico della punteggiatura italia- ill.mo=illustrissimo, gent.ma=gentilissi-
na e in MALAGOLI 1912: 167-208; altre trat- ma, ecc. (altre possibilità: scrizione in
tazioni: TOGNELLI 1963 e FRESCAROLI esponente del secondo gruppo grafico
1968). [chiar.""’], scrizione continua sormontata
Oltre all’uso sintattico dei vari segni, esa- da tilde [chiar'mo] oppure, entrambe di-
mineremo anche — se se ne presenterà susatc: scrizionc continua senza alcun se-
l’occasione — gli eventuali usi non sintatti- gno [chiarmo], separazione dei due grup-
ci (punto abbreviativo, asterisco linguisti- pi con i due punti [chiar:mo]). Se la con-
co. ecc.) trazione 'riduce le lettere superstiti a due
o tre unità (come dr=dottor, cfr=confer,
cioè ‘contronta’), il punto si pone alla fine
Punto (dr., cfr.) oppure si sopprime (dr, cfr).
b) Per compendio, quando riproducono
209. Il punto (o punto fermo) serve per una o più lettere iniziali della parola abbre—
indicare una pausa forte, che conclude un viata: dott.:dottore, avv.:awocato,
periodo 0 anche una singola frase. ing. =ingegnere, ufiî=ufficiale, EV. =Eccel-
Può considerarsi il segno interpuntivo lenza Vostra, S.P.M.=Sue Proprie Mani,
fondamentale, sia perché, storicamente, è ecc. =eccetera, pass. =passim, [. cit. =loco ci—
il più antico (è frequente già nelle epigra- tato, pag. e pagg. =pagina, pagine, e così via.
fi latine, anche se con modalità d’uso di- c) Per sequenza consonantica, quando ri-
verse da quelle attuali), sia — e soprattutto sultano dalla consonante iniziale seguita
— perché tende a invadere il campo di al- da una o più consonanti: sg. e sgg.=se-
tri segni, come il punto e virgola, i due guente, seguenti, ms., mss.=manoscritto,
punti, la virgola. manoscritti, ps.=poscritto (le ultime due
sigle riproducono le lettere iniziali delle
210. Questa tendenza — già percepita all’i- parole che formano il composto, i latini
nizio del secolo dal Malagoli (1912: 184) — MÀNU SCRÎPTUM e PÒST SCRÎPTUM).
è chiaramente rintracciabile nel cosiddet-
to «stile giomalistico». 212. Quando una frase si conclude con
Si vedano i seguenti esempi: «I disturbi un’abbreviazione, il punto fermo non si
non sono però legati solo alla sfera emoti- scrive perché è inglobato nel punto ab-
va. Sono anche fisici» («L’Espresso», breviativo: «le cattedrali di Altamura, Bi-
4.5.1986, 183; si tratta di una coordinazio- tonto, Trani, ecc.» (non ecc..).
ne per asindeto in cui sarebbero stati pos-
sibili anche la virgola, i due punti, il punto 213. Le lettere di una sigla possono essere
e virgola) — «L’incontro è stato spiccio. Il seguite da un punto (P.S.D.L, ma più spes-
dialogo breve. Troppo» («La Repubbli- so PSDI; sempre senza punto le sigle auto-
ca», 19.8.1986, 1; da notare che il punto mobilistiche, italiane ed estere: PD, RSM,
non isola frasi verbali autonome, ma GB). Nelle sigle complesse, in cui per otte-
componenti nominali, che vengono mes- nerne la pronunciabilità o per facilitarne la
se così in grande evidenza) — «Il resto è decrittazione si aggiungono una o più vo-
scritto in trentaquattro storie di violenza. cali alle consonanti che le costituiscono, il
Muri saltati, allarmi disinnescati, feroci punto manca: CONAD (=Consorzio Na-
alsaziani eliminati con il veleno» («Il zionale Dettaglianti), ISMETRAF (=Isti-
Giornale», 21.8.1986, 7; l’enumerazione tuto di Medicina del Traffico).
descrittiva avrebbe richiesto tradizional- Il punto manca pure in sigle molto comu-
mente, dopo violenza, i due punti). ni per le quali si sia perso il significato
delle singole componenti: FIAT (=Fab-
211. Il punto si usa anche nelle abbrevia- brica Italiana Automobili Torino), UPIM
51 [. Fonologia e grafematica
(=Unico Prezzo Italiano di Milano), ecc. esclamativo (?!, !?). Un esempio dal
Per l’indicazione grafica del plurale nelle (Gsia)rdino dei Finzi-Contini di Bassani
sigle (PP.TT. ‘Poste e Telegrafi’, ecc., cfr. 4 :
111.84). «— Sì. gli appigli ci sarebbero, per esserci
—, mormorai incerto, — ma…
— Appigli?! —, mi interruppe subito, scop-
Punto interrogativo e punto esclamativo piando a ridere. — Io, per me, le chiamo
tacche».
214. Oontrassegnano rispettivamente l’in—
terrogazione diretta («Che fai?») e l’e- 217. Più rara, nella prosa letteraria, l’ite-
sclamazione («Che bellezza!»), imponen- razione del punto interrogativo o escla-
do al lettore la caratteristica intonazione mativo (??, ???, !!, !!!), che ricorre soprat-
discendente-ascendente (interrogazione) tutto nella pubblicità (per esempio in
o )ascendente-discendente (esclamazio- quello che viene considerato il più antico
ne . slogan italiano: «Volete la salute??? / Be-
Nel caso di proposizioni interrogative vete il Ferro-China Bisleri», cit. in MEDICI
complesse (per esempio, nell’interrogati- 1986: 117) o in scritture popolari, con for-
va che, da sola, costituisce l’intera prima te mimetismo orale (come i fumetti).
strofe di A Silvia di G. Leopardi: «Silvia, Ecco comunque un esempio della Mo-
rimembri ancora / quel tempo della tua vi— rante (L’isola di Arturo, 378): «— Già!!! —
ta mortale, / quando beltà splendea / negli esclamai io, rotolandomi addirittura in
occhi tuoi ridenti e fuggitivi, / e tu, lieta e terra dalle risate».
pensosa, il limitare / di gioventù salivi?») è
indubbiamente scomodo non sapere, fin
dall’inizio della lettura, quale sarà la curva Virgola
intonativa della frase. L’ortografia spa-
gnola ha risolto questo inconveniente pre- 218. È forse il segno di uso più largo, va-
mettendo alle frasi interrogative e alle rio e articolato. Indica fondamentalmente
esclamative il relativo segno di interpun- una pausa breve e; di norma, non va usa-
zione rovesciato: «(JA cuantos estamos ta all’interno di blocchi unitari; in partico-
hoy?», «;Qué alegrîal». In Italia, adottò lare: tra soggetto e predicato («Giorgio
l’uso spagnolo, ma senza far proseliti, lo legge, Paola scrive»), tra predicato e og-
scapigliato lombardo Carlo Dossi, nella getto («leggo il giornale»), tra aggettivo e
Desinenza in A (insieme con altre innova- sostantivo («il cantante preferito», «i vec-
zioni di punteggiatura e accentazione): chi nonni»).
«Nedi quanto è làcera e unta!», «@Chi
siete voi, mièi inediti critici?» (5 e 6). 219. Tuttavia, questa norma viene meno
tutte le volte che uno dei due elementi
215. È stato osservato (Grammont, Ven- del sintagma è messo in evidenza, perlo-
denina: citati in SCHERMA 1983: 394) che il più alterando l’ordine abituale delle paro-
punto interrogativo può talvolta corri- le. Si vedano i seguenti esempi: «sorride-
spondere a una curva melodica esclama- va, lui, senza cappello e cravatta, con il
tiva. colletto della camicia a righe rovesciato
Si immagini un dialogo come questo: indietro», ecc. (Bassani, Il giardino dei
«[CLIENTE] Bello questo orologio! — [VEN- Finzi-Contini, 47; la virgola tra predicato
DITORE] Eh, sì, e per me è legato a un ca- e soggetto è richiesta dall’inversione) —
ro ricordo. — [CLIENTE] E lo vende? — [VEN- «Pensino ora i miei venticinque lettori
D1TORE] Purtroppo; ho urgente bisogno di che impressione dovesse fare nell’animo
danaro». del poveretto, quello che s’è raccontato»
(Manzoni, I Promessi Sposi, I 60; il sog-
216. Nel caso di queste interrogative ap- getto di dovesse è dislocato in fine di frase
parenti o anche quando si riprende un’e- ed è separato dal resto per mezzo della
spressione detta da altri che ci sorprenda virgola) — «Dài retta a tua madre, Mari-
per qualsiasi motivo, si può ricorrere alla na... quel Bube, lascialo perdere» (Casso-
combinazione di punto interrogativo ed la, La ragazza di Babe, 129; prolessi del-
l. Fonologia e grafematica 52
l’oggetto, seguito da virgola, che viene ri- stintivi particolari (numero di stampa, da-
pr;eso nella frase successiva col pronome ta, firma, ecc.)» (RD. del 18.5.1942, n.
lo . 1369, art. 45); «statuette votive, amuleti,
Qualche esempio di virgola tra soggetto e monili sacri, ecc.» (Guida Rapida TCI, II
predicato in SATTA 1981: 94 e 95: «Lui, 75); «la tradizionale competizione religio-
non raccontava mai nulla» (Cassola), «Il sa fra la Chiesa di Stato anglicana e le
prete, non poteva dirle nulla» (Pasolini). Chiese non conformiste dei battisti, me-
Non ci sembrano virgolature sbagliate, todisti, ecc.» (Spini, Disegno storico, III
come ritiene Satta, ma esempi di mes- 223); «L’ibernazione è propria di alcuni
sa in evidenza del soggetto, che equivale animali (pipistrelli, marmotte, biri,
— anche nell’intonazione — a un'costrut- ecc.)» (Martino, Fisiologia, 40); «[... per
to restrittivo (=quanto a lui; quahto al convertire alla vera Fede questi pagani,
prete). per portare la pace e la beatitudine eterna
—, ecc. ecc.» (Levi, Cristo si è fermato a
220. Segnaliamo alcune situazioni in cui Eboli, 180); «si scrive (soprattutto, si do-
ricorre più spesso l’uso di questo segno vrebbe scrivere) anche per chiarirsi le
interpuntivo. La virgola può trovarsi: idee, per guardarsi dentro, per farsi corn-
a) Nelle enumerazioni e nelle coordina- pagnia, eccetera» (B. Placido, nella «Re-
zioni asindetiche: «Bravi, don Rodrigo, pubblica», 25.10.1986, 27).
Renzo, viottole, rupi, fughe, inseguimen- b) Prima di un’apposizione: «Marlon
ti, ida, schioppettate»; «[Don Abbon- Brando [...] è andato a Tahiti per far visi-
dioîvide confusamente, poi vide chiaro, ta a Cheyenne, la figlia sedicenne sua e di
si spaventò, si stupì, s’infuriò, pensò, pre- Tarita» («La Stampa», 16.6.1987, 25); pri-
se una risoluzione» (Manzoni, I Promessi ma e dopo un’apposizione che si trovi al
Sposi, II 5 e VIII 21). centro della frase: «non avevo che un va-
La virgola può mancare per ricerca di go ricordo di Palermo, mia città natale,
maggiore tensione espressiva come, spes- dalla quale ero partita a tre anni» (Ginz-
so, nella prosa dannunziana («le palpebre burg, Lessico famigliare, 31).
di lei gonfie rosse arse» Trionfo della 0) Prima, ed eventualmente anche dopo,
morte, 472) e in tanta poesia del Nove- un vocativo assoluto (cioè non preceduto
cento («e grave grave grave m’incuora» da interiezione): «Senti, babbo»; «Via, ca-
Pascoli, L’ora di Barga, 23; «il mondo / ro Renzo, non andate in collera» (Man-
largo luminoso vuoto stretto oscuro col- zoni, I Promessi Sposi, II 17); invece: «0
mo elevato profondo» Giuliani, in SAN- Dio!», «Ah disgraziato» oppure «Ah, di-
GUINET11969-1971: II 1112). sgraziato», ecc.
Nelle serie sindetiche con membri sepa- d) Negli incisi di qualunque tipo (con
rati da una congiunzione coordinativa (e, questa funzione la virgola concorre in di-
né, o, ma, ecc.) la virgola in genere man- versi casi con il trattino [I.232] e con le
ca, specie se si tratta di elementi all’inter- parentesi tonde [I.235]). La tipologia è
no della stessa frase: «ubbidirà, volente o molto ricca: la virgola contrassegna il
nolente»; «io non posso né pentimene né semplice inciso monorematico, costituito
correggerrni per l’unica ragione che me per esempio da una congiunzione («Non
ne pregio» (Carducci, Prose, 839); esce mai di casa, erò, la sua figliuola!»
«Dov’è la forza antica, / dove l’armi e il Pirandello, Così e‘îse vi pare], V 27) o da
valore e la costanza?» (Leopardi, All ’Ita- un awerbio («Eh si, ecco, bisogna che io
lia). Ma la virgola si adopera quando si dica», ivi, V 28); oppure isola strutture
voglia mettere in evidenza l’elemento complesse. Ad esempio: «Una città, que-
coordinato: «il pensiero che don Rodrigo sta Roma del primo settecento, ammor-
[.] tornerebbe glorioso e trionfante, e ar- bata e stagnante» («Storia illustrata», set-
rabbiato» (Manzoni, I Promessi Sposi, tembre 1986, 108); «gli altri oggetti, a dif-
XXVI 9). ferenza dei loro compagni morti e incon-
Nelle enumerazioni prima di eccetera e sistenti sparsi nell’ombra del salotto, rive-
dell’abbreviazione ecc. la virgola può es- lavano tutti i loro colori e la loro solidità»
serci (caso più comune) oppure no. Alcu- (Moravia, Gli indifferenti, 5).
ni esempi di virgola indicata: «segni di- e) Prima e dopo (0 solo prima o solo do-
53 I. Fonologia e grafematica
po, a seconda della posizione nel perio- (cioè non costituite da singoli vocaboli né
do) alquante proposizioni subordinate da sintagmi elementari, come sarebbero:
che condividono in qualche misura le ca- «cani, gatti, conigli», «il Belgio operoso,
ratteristiche dell’inciso. Tali sono le rela- l’Olanda verde, il prospero Lussembur-
tive esplicative («Latina, che fu fondata go»): «Per noi, ad ogni buon conto, no-
nel 1932, è la seconda città del Lazio»; nostante le diffidenze degli americani,
niente virgola, invece, prima di una relati- non può essere in discussione l’apparte-
va limitativa: «i discorsi che tu fai», «colui nenza all’Alleanza atlantica, ma il modo
al quale ho scritto»); i costrutti temporali di partecipare a questa Alleanza; il margi-
impliciti col participio («don Abbondio, ne di autonomia e di rispetto reciproci; la
pronunziato quel nome, si rovesciò sulla possibilità di contribuire alle decisioni co-
spalliera della seggiola» Manzoni, I Pro- muni, senza assistere alle scelte altrui per
messi Sposi, I 73); le proposizioni-com- poi subirne magari le conseguenze» (G.
plemento in genere (cfr. XIV.34), specie Valentini, «L’Espresso», 451986, 5).
se anteposte alla reggente (temporale: c) In luogo della virgola, quando essa
«Quando nevica, all’inizio di una lunga possa ingenerare equivoco: «Un fruscio;
salita che porta ad un paesello statuniten- il braccio di Michele scivolò dietro la
se sostano gruppetti di ragazzini» «La set- schiena della donna e le circondò la vita»
timana enigmistica», 4.10.1986, 12; con- (Moravia, Gli indifierenti, 58).
cessiva: «Sebbene un’amnistia rimettesse
di lì a poco in libertà il Garibaldi, l’indi-
gnazione [...] travolse il ministero Rattaz- Due punti
zi» Spini, Disegno storico, III 213; ipoteti-
ca: «Dobbiamo tenercela la malaria: se tu 222. A differenza del punto e virgola, i
ce la vuoi togliere, ti manderanno via» due punti non assolvono che occasional-
Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 195, mente il compito di semplice scansione
ecc.). del periodo (come avviene in questo
f) Nelle ellissi: «il primo indossava un ber- esempio della Ginzburg, Lessico fami-
retto; il secondo, un cappello di feltro» gliare, 60: «Anche mia madre, del resto,
(sottinteso: indossava). non s’interessava molto alla pittura: co-
nosceva però Casorati di persona, e lo
trovava simpatico»; l’uso più comune
Punto e virgola avrebbe qui richiesto il punto e virgola).
La specifica funzione di questo segno è
221. Il punto e virgola è un segno che (co— quella di illustrare, chiarire, argomentare
me l’apostrofo, ispirato al greco) ha un quanto affermato in precedenza. Possia-
preciso inventore: il famoso tipografo AI- mo distinguere diverse funzioni dei due
do Manuzio, il quale lo introdusse in punti:
un’edizione del Petrarca stampata a Ve- a) Funzione sintattico-argomentativa.
nezia nel 1501. quando indicano la conseguenza logica di
Indica una pausa più forte della semplice un fatto, l’effetto prodotto da una causa:
virgola. Talvolta il suo uso è legato alle «Batté le mani: entrarono due servitori
abitudini dei singoli scriventi, ma, in ge- recanti ciascuno una coppia di secchi scia-
nerale, si può osservare che il punto e vir- bordanti», ecc. (Tomasi di Lampedusa, Il
gola ricorre preferenzialmente nei se- Gattopardo, 84).
guenti casi: La causa può essere espressa anche nella
a) Per separare due proposizioni coordi- frase che segue i due punti: «il Foscolo
nate complesse: «La lotta dei signori tra critico-poeta detta [.] pagine che al letto-
loro non ha nulla a che fare con una ‘ven- re modemo si offrono suggestive e fecon-
detta’ tramandata di padre in figlio; né si de più forse che non quelle dello stesso
tratta di una lotta politica reale, fra con- De Sanctis: di un gusto più nuovo, più
servatori e progressisti, anche quando, agile e vario, e con un’aderenza più stret-
per caso, prende quest’ultima forma» ta alle qualità dei testi letterari presi in
(Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 29). esame» (Sapegno, Letter. italiana, 529;
b) Nelle enumerazioni di unità complesse =giacché sono di un gusto più nuovo...).
[. Fonologia e grafematica 54
b) Funzione sintattico-descrittiva, se si un discorso cominciato in precedenza: «È
esplicitano i particolari di un insieme o certo uno spirito insonne... — .. è forte e
enumerando le singole componenti di vigile e scaltro» (Gozzano, L’amica di
quell’insieme, o rilevandone i tratti sa- nonna Speranza, 63).
lienti: «L’Islanda è anche un paese vivo, I puntini sono tradizionalmente usati per
fatto di gente: bella. ospitale, cordiale» riprodurre i cosiddetti «cambi di proget-
(«Qui Touring», 5-10.5.1986, 38); «Lo to» del parlato, che si accentuano in chi
scenario è una casetta modesta, in parte sia preda di emozione o turbamento:
ancora grezza: due piani e un terrazzo al- «Ma volendo raccomodarla, s’andava in-
la periferia di Motta S. Anastasia, un pae- trigando e imbrogliando: — volevo dire...
se della piana a tredici chilometri da Ca- non intendo dire... cioè, volevo dire...»
tania» («La Repubblica», 25.S. 1984). (Manzoni, I Promessi Sposi, V 13).
c) Funzione appositiva, se presentano
una frase con valore di apposizione della 225. Caratteristico è l’uso che potremmo
frase precedente: «Leccò rapida la ferita: chiamare «brillante» dei puntini di so-
una specie di piccolo bacio affettuoso» spensione, quando si vuol preparare il let-
(Bassani, Il giardino dei Finzi—Contini, tore a un gioco di parole, a una battuta di
58). spirito. Si pensi all’enigmistica e in parti-
d) Funzione segmentatrice, se servono a colare alle definizioni dei cruciverba: «I...
introdurre un discorso diretto, perlopiù in confini del Texa5» (risposta: TS), «Si...
combinazione con gli specifici segni de- stringe in due!» (=matrimonio; entrambi
marcativi virgolette o trattini: «gli chiese: gli esempi nella «Settimana enigmistica»,
“Che fai stasera?”», «gli chiese. — Che fai 4.10.1986, 1 e 9).
stasera?» Simili arguzie anche nella cronaca giorna—
listica, specie in quella locale; per esem-
223. Da notare l’uso dei due punti nella pio: [un rogetto di rilancio commerciale
pubblicità e nella titolazione giornalistica, è fallitof«dando la appariscente dimo-
per separare i due elementi giustapposti strazione di come una classe politica non
(come in «La ‘Montreal’: un bolide che è abbia saputo rinnovarsi soprattutto negli
un salotto» 0 «Genova: si cerca il vero ca- uomini. Ora invece si sta facendo di tutto
po della banda»: cfr. DARDANO 1986: 265- [...] per sfatare questo recente passato po-
271). Negli ultimi anni, tuttavia, molti tito- co onorevole», ecc. («La Gazzetta del
listi preferiscono ricorrere alla semplice Mezzogiorno», 27.8.1986, 15; cronaca di
virgola o sopprimere addirittura lo stacco Barletta).
interpuntivo. Un paio di esempi da uno
stesso numero della «Repubblica» 226. I puntini servono infine, nelle cita-
(16.10.1986, 1 e 2): «Terroristi al Muro del zioni, per indicare un’omissione volonta—
pianto / un morto, i feriti sono diecine»; ria (frequenti esempi in questa Gramma-
«Medici, altri due giorni di sciopero». tica, a cominciare dall’ultimo brano cita-
to). E bene, per evitare equivoci, inserire
i puntini entro parentesi quadre o tonde.
Puntini di sospensione Un’interessante tipologia dell’uso dei
puntini sospensivi in SCHERMA 1983: 414—
224. Si usano, in genere nel numero fisso 421.
di tre, per indicare sospensione, reticenza,
allusività: «Veramente... se vossignoria il-
lustrissima sapesse... che intimazioni... Virgolette
che comandi terribili ho avuto di non par-
lare...» (Manzoni, I Promessi Sposi, XXV 227. Le virgolette servono essenzialmen-
43); «E che vuoi fare? — Affrontare lo te per riportare una parola o un discorso
scandalo? Se vuoi questo, io.. .io.. >.> (Pi- altrui, o per contrassegnare l’uso partico-
randello, Il piacere dell’onestà, III 144). lare (allusivo, traslato, ironico) di una
Sono comunemente posposti, ma posso- qualsiasi espressione.
no essere anche anteposti, e in tal caso in- In tipografia si distingue tra virgolette
seriscono la frase che segue nel flusso di basse (« >>), alte (“ ”) e apici (‘ ’); nella
55 ]. Fonologia e grafematica
scrittura a mano si usano in genere le vir- suoi clienti del mattino si è appostato e lo
golette alte, spesso nella variante alto- ha colto ‘in flagranza di reato’».
basso (“ ,,: 11 “Decamerone,,). Nel primo caso la virgolettatura qualifica
l’uso gergale del verbo soflìare; nel secon-
228. Concorre in gran parte con le virgo- do, introduce con seriosa obiettività un’e-
lette l’uso del corsivo (per esempio nelle spressione tecnica del diritto penale che
citazioni brevi: «D’in su la vetta della tor- qui ha effetto ironico per l’esiguità del
re antica» 0 D’in su la vetta della torre an- «reato» in questione.
tica; o nei titoli: «I Malavoglia» o ] Mala-
voglia). Normalmente in corsivo vanno le
parole straniere o dialettali citate in un te— Trattino
sto italiano: «faceva però [.] molti solitai-
res» (Ginzburg, Lessico famigliare, 145); Il trattino (o lineetta) ha nella stampa due
«Le cavallette però fioccavano a grappoli lunghezze diverse: - e —.
(a budrones)» (Ledda, Padre padrone,
54); e così pure tutte le forme d‘interesse 232. Il trattino più lungo può essere usato
linguistico: «Si oscilla ancora fra dopo, per introdurre un discorso diretto; gene-
dopò e doppo» (MIGLIORI… 196332 462). ralmente se ne adopera solo uno, in aper—
tura: «Diceva: — Voialtri non sapete stare
229. La scelta tra le virgolette alte e que]- a tavola! Non siete gente da portare nei
le basse dipende dalle varie tradizioni ti- loghi!» (Ginzburg, Lessico famigliare, 9).
pografiche; le virgolette più adoperate so- Il trattino di chiusura compare quando al
no in genere quelle basse, ma entrambe discorso diretto segua una didascalia (in-
le coppie tornano utili per le citazioni in- dicazione di chi ha parlato ed eventuali
terne ad altre citazioni. Per esempio: commenti del narratore): «— Sì, sì, — pro-
«chiamò subito: “Perpetual Perpetual”, mise mio padre e in quello stesso istante
awiandosi pure verso il salotto». si levò e andò alla poltrona» (Svevo, La
La nostra Grammatica indica invece le ci- coscienza di Zeno, 79).
tazioni interne per mezzo del trattino Davanti al trattino di chiusura vanno col-
(«chiamò subito: — Perpetual Perpetual — locati il punto interrogativo, il punto escla-
awiandosi pure verso il salotto»), oppure mativo e i puntini; meno stabile la posizio-
mediante apici («‘Perpetua! Perpetual’»). ne degli altri segni interpuntivi (preferen-
za per l’anteposizione, anche in questo ca—
230. Più spesso che per introdurre una so, dichiara MALAGOL] 1912: 200-201).
frase, gli apici si usano tuttavia per sotto- Un‘altra funzione svolta dal trattino lun-
lineare una singola espressione («Oggi go è quella di introdurre un inciso: «Ad
non si può più parlare di ‘capitalismo’ in un atto di guerra, chi lo subisce ha il dixit-
senso classico») o per qualificare un signi- to — anzi, secondo Sant’Agostino, il dove-
ficato («In Dante, donna vale ‘signora’ e re — di rispondere con la guerra» (A.
‘femmina dell’uomo’»). Gambino, «L’Espresso», 4.5.1986, 50).

231. La scelta di adoperare le virgolette 233. Il trattino breve si trova, nella starn-
per segnalare un uso speciale può com- pa, per l’indicazione dell’a capo (nell’uso
portare sottili implicazioni stilistiche e manoscritto concorre col segno =) e, in
psicologiche. qualunque tipo di scritto, per sottolineare
Abbiamo già parlato dell’effetto di di- il legame esistente tra due membri di un
stanziamento perseguito per mezzo delle composto che non presenti una stabile
virgolette dalla scrittura giornalistica (cfr. univerbazione.
1.207). Vediamo ora un altro brano di Non c’è una regola che indichi se si deve
cronaca (titolo dell’articolo: «In tre giorni scrivere socio-linguistica o sociolinguisti-
/ ha rubato / 37 brioches: / arrestato», «La ca, mini-bus o minibus: per l’appunto nei
Repubblica», 25.5.1984; le virgolette bas- due esempi citati entrambe le grafie sono
se dell’originale sono state da noi sostitui- accettabili.
te con apici): «Il titolare del locale, stufo Di massima, la scrittura di un composto
di vedersi ‘soffiare’ la merce preferita dai come un’unica parola presuppone che le
[. Fonologia e grafematica 56
due parti siano strettamente fuse e che i seguano due parole composte che abbia-
parlanti (o almeno molti fra essi) non ne no in comune il secondo elemento, la pa-
percepiscano più il carattere analitico. Se— rola iniziale per esigenze di brevità può
condo questo criterio attualmente sono ridursi al primo elemento, seguito dal
stabili capostazione, palcoscenico, franco- trattino: «nel caso di epato- e nefropatie
bollo, altofomo, capobanda: tutte forme gravi» (=di epatopatie e nefropatie).
che nei giornali milanesi di metà Otto- Questo procedimento, che in italiano è
cento si scrivevano ancora come due pa- eccezionale (e comunque non va esteso
role distinte, con o senza trattino (cfr. MA- al di fuori del settore tecnico-scientifico),
SINI 1977: 21-22). è invece corrente in tedesco, lingua ric-
chissima di parole composte: per esem-
234. I casi principali in cui ricorre l’uso del pio: «die Wòrter der Fach— und Sonder-
trattino breve sono i seguenti: sprachen» (:le parole dei linguaggi tecni-
a) Per separare due cifre: «il numero ci Fachsprachen] e dei linguaggi settoria-
dell’H-12 ottobre»; anche quando sono li Sondersprachen]).
scritte in lettere: «un venti-venticinque
chilometri».
b) Tra due nomi, perlopiù nomi propri, Parentesi tonde e quadre
per indicare un qualsiasi rapporto di rela-
zione («il summit Reagan-Gorbaciov», 235. Le parentesi tonde — aperta: (, chiu-
«la legge Rognoni-La Torre», «le relazio— sa: ) — servono soprattutto a introdurre un
ni USA-URSS», «la linea Torino-Savo- inciso. Prendendo spunto dal Malagoli
na», «il derby Milan-Inter»); e, specie nel (1912: 189) si potrebbero distinguere pa—
linguaggio giornalistico, anche tra due rentesi subordinative, quando introduco-
nomi comuni in relazione reciproca («gli no una proposizione subordinata, sintatti-
incontri governo—sindacati», «i rapporti camente accessoria rispetto alla reggente;
docenti-discenti»). e parentesi propriamente incidentali,
c) In coppie di aggettivi giustapposti (dei quando includono una frase priva di qua-
quali il primo è sempre maschile singola— lunque rapporto grammaticale col resto
re); «le iniziative economico-finanziarie», del periodo (è il caso più frequente).
«gli aspetti linguistico-filologici», «la sua Un esempio del primo tipo: «Il merito (se
storia burocratico-giudiziaria» («La Re- qualche merito c’è) ne ritorna tutto al tuo
pubblica», 1.10.1986, 16). scritto» (Contini, Varianti e altra linguisti-
d) Con alcuni prefissi e prefissoidi, specie ca, 52); due del secondo: «Il principe (non
se usati in composti occasionali: «Nessun ci regge il cuore di dargli in questo mo-
candidato / anti-Martinazzoli / tra i depu- mento il titolo di padre) non rispose diret-
tati dc» («La Repubblica», cit., 6), «dai tamente» (Manzoni, I Promessi Sposi, X
movimenti anti—apartheid» («La Repub- 3); «nell’intemo, gotico-rinascimentale, il
blica», cit., 11); invece, in composti stabili: presbiterio (pregevole altare rinascimen-
antiaerea, anticomunismo, antifascismo. tale) è ornato di affreschi di Iacopo da
Tuttavia la norma è assai oscillante e pos- Montagnana» (Guida Rapida TCI, II 51).
siamo irnbatterci, ad esempio, in maxi-
processo («Il Giornale di Sicilia», 236. Quando la parentesi include una fra-
1.12.1986, 23), maxi-processo («Il Matti- se molto lunga, che può far perdere il «fi-
no», 29.11.1986, 5), maxi processi («L’Eu- lo del discorso», è possibile dopo la paren-
ropeo», 28.9.1985, 8). tesi chiusa riprendere una o più parole
e) In coppie di sostantivi giustapposti: precedenti: «I Piemontesi (così continua-
guerra-lampo, anni-luce; o di sostantivi- va a chiamarli il Principe per rassicurarsi,
awerbi: la Milano-bene, ecc. (ma anche allo stesso modo che altri li chiamavano
qui l’uso è assai incerto e si può dire che Garibaldini per esaltarli o Garibaldeschi
per tutte le giustapposizioni che ammet- per vituperarli), i Piemontesi si erano pre—
tono il trattino esiste la variante senza sentati a lui», ecc. (Tomasi di Lampedusa.
trattino; cfr. anche DARDANO 1978: 66-67). Il Gattopardo, 72); «almeno lì (e il loro
f) Nel linguaggio scientifico, specie in pensiero, la loro pazzia, aleggiava ancora,
quello chimico e biologico, quando si sus- dopo venticinque secoli, attorno ai tumuli
57 [. Fonologia e grafematica
conici, ricoperti d’erbe selvagge), almeno 240. L’asterisco, da solo o ripetuto tre
lì nulla sarebbe mai cambiato» (Bassani, Il volte, può indicare un’omissione volonta-
giardino dei Finzi—Contini, 16). ria. Caratteristico l’uso che ne fa il Man-
zoni nel romanzo: «il giorno avanti, il car-
237. Negli esempi finora citati (tranne il dinal Federigo Borromeo, arcivescovo di
terzo, quello della guida turistica) le pa- Milano, era arrivato a * * *» (I Promessi
rentesi potrebbero essere sostituite da Sposi, XXII 1). Più raramente, fa le veci
trattini o da virgole, anche se con qualche di un esponente numerico, come richia-
danno per la chiarezza complessiva. Le mo di una nota.
parentesi sono invece d’uso obbligato nei In linguistica, l’asterisco contrassegna
rinvii che punteggiano un testo tecnico e convenzionalmente forme non attestate,
scientifico, e in genere nei rinvii numerici. ma ricostruite dagli studiosi (passare deri-
Oltre ai frequentissimi esempi sparsi in va dal latino volgare *PASSÀRE); oppure
questa stessa Grammatica, si pensi ai co— forme ed espressioni inaccettabili gram-
dici, in cui quasi ogni articolo contiene ri- maticalrnente o semanticamente: *io an-
chiami ad altri articoli di legge: «Gli am— da, *loro mangia, *ho visto esso, *il leone
ministratori devono adempiere i doveri uccide un libro.
ad essi imposti dalla legge e dall’atto co-
stitutivo con la diligenza del mandatario 241. La sbarretta, oltre al suo uso in lingui-
(1710) e sono solidalmente (1292) re- stica (cfr. LZ), può segnalare alternanza tra
sponsabili verso la società dei danni deri- due possibilità: «I viaggiatori diretti a Tori-
vanti dall’inosservanza di tali doveri no / Milano saranno instradati via Bolo-
(2393)», ecc. (Codice Civile, art. 2392). gna» (=diretti a Torino o a Milano); «e/o»
(«i docenti di materie letterarie elo stori-
238. Le parentesi quadre — aperta: [, chiu- che»; si intenda: :: — quelli di materie lette-
sa: ] — sono di uso più occasionale delle rarie, b — quelli di materie storiche; c —
tonde; sono però richieste dalle buone quelli che insegnano le une e le altre: ma è
norme grafiche e tipografiche per intro- formula da usare con grande parsimonia).
durre una parentesi entro un’altra paren- Tradizionalmente, la sbarretta sostituisce
tesi: «(a Modena i monumenti medievali il capoverso nelle citazioni di poesia,
[come il Duomo] convivono con quelli sei- quando non si voglia andare ogni volta a
settecenteschi [come il Palazzo Ducale])». capo (è l’uso seguito dalla presente
Le parentesi tonde e quadre servono Grammatica).
inoltre, come s’è accennato (cfr. 1.207), a
introdurre un particolare tipo di inciso:
quello rappresentato dal commento dello Apostrofo
scrivente.
Abbiamo già incontrato l’a ostrofo come
239. Quanto alla collocazione degli altri segno dell’elisione (cfr. I.62 , dichiarando-
segni di punteggiatura, si noti che nell’or- ne la legittimità in fin di rigo (I.167). Ve-
tografia corrente il punto interrogativo e diamone ora l’uso per indicare l’apocope.
l’esclamativo vanno posti prima della pa-
rentesi chiusa, gli altri segni interpuntivi 242. L’apostrofo segnala anzitutto l’apo-
dopo di essa. Esempi: «in versi non rego- cope postvocalica:
lari fra le dieci e le quattordici sillabe (più a) nelle preposizioni articolate maschili
di rado, fra le sette e le nove)». («L’E- plurali, oggi anti uate, a’ (ai), de’ (dei),
spresso», 4.5.1986, 163); «Non far piange- co’ (coi), ne’ (nei) pe’ (pei), cfr. IV.80;
re piangere piangere / (ancora!), chi tanto inoltre, in be’ (bei, da bello) e que’
soffrì» (Pascoli, La voce, 33—34). (quei=quelli);
b) nelle forme imperativali da’, fa’, sta’,
va’, tratte dall’indicativo e affiancatesi a
Asterisco e sbarretta quelle tradizionali da, fa, sta, va nel fio-
rentino ottocentesco (cfr. CASTELLANI
Sono entrambi segni rari e di uso partico- 1980: I 33), fino a diffondersi largamente
lare. nell’uso attuale.
[. Fonologia e grafematica 58
Reca l’apostrofo anche di’, imperativo di 245. Talvolta l’apostrofo segnala l’apoca-
dire (dal latino nic). pe sillabica, come in po’ (da poco), nelle
interiezioni be’, to’ e ve’ (cfr. X.9, X.26,
243. L’apostrofo in di’ è giustificabile X.30), in ma’ (nella locuzione a mo’ di),
con l’opportunità di distinguerlo da di in ca’ (Ca' d’oro, cfr. I.80d) e in qualche
preposizione e dì sostantivo (l’accento — altra forma d’uso arcaico (CÙ..MALAGOLI
in ogni modo — creerebbe un’eccezione 1912: 165-166).
alla regola che prevede il raddoppia- Perché po’ ma piè? si domanda Alfonso
mento fonosintattico dopo tutti i mono- Leone (LEONE 1969), concludendo per
sillabi dotati di accento grafico, cfr. l’estensione dell’apostrofo «a tutti i mo-
1.65a). nosillabi tronchi» — anche pie‘, fe', die‘ — a
Quanto a da’, ecc., l’apostrofo — oltre a condizione che sia «tuttora viva [.] la co-
suggerire l’assenza di raddoppiamento scienza del troncamento».
(mantenutosi invece nelle forme compo- In realtà, il partito migliore sarebbe quel—
ste con enclitica: dammi, fallo) — può gio- lo di eliminare addirittura l’apostrofo co-
vare a evitare omonimie. Di queste, la me segno dell’apocope sillabica, scriven-
più grave colpirebbe da’, che, priva di se- do semplicemente po (il quale non può
gni, si confonderebbe con la preposizio- confondersi con Fa, che vuole la maiu-
ne (negli altri casi la collisione riguarda scola), to eta/1, ve o veh, be o beh, ma e fe.
solo forme dello stesso paradigma). Ma Ma questa regola (ancora) non esiste e si
la regola dell’apostrofo in da’, fa’, sta’ e deve quindi raccomandare po’, che è l’u-
va’ è lungi dall’essere universalmente ac- nica forma della serie ad essersi consoli-
colta, sia dai grammatici (SATTA 1981: 73 data nell’ortografia attuale.
consiglia ad esempio da’, ma fa, sta, va),
sia dal comune uso scritto. Cfr. anche 246. L’apostrofo può segnalare una ridu-
XI.129c. zione delle cifre indicanti un anno («il
’48»), cfr. VI.20. In tal caso un eventuale
244. Altri esempi di apocope vocalica se- apostrofo precedente che indichi l’elisio-
gnalata dall’apostrofo emergono da for- ne si sopprime: «alla rivoluzione dell‘89»
me antiche o toscano-popolari: «Ed elli a (Carducci, Prose, 2).
me: — Se tu vuo’ ch’i ’ ti porti» (Dante, In- Nell’uso manoscritto e spesso anche in
ferno, XIX 34), «Po, ben puo ’ tu portarte- quello tipografico il segno dell’apostrofo
ne la scorza / di me» (Petrarca, Canzonie- è adoperato infine anche per indicare l’a-
re, 180 1), «Dunque tu se’ proprio il mi ’ pice che contrassegna il minuto di angolo
caro Pinocchio?» (Collodi, Pinocchio, e, comunemente, il minuto di tempo: «in
145). 6’» ‘in sei (minuti) primi’.
II. ANALISI LOGICA E ANALISI GRAMMATICALE

l. L’analisi logica è il procedimento con grammaticale per l’italiano: articolo (cfr.


cui si individuano le categorie sintattiche cap. IV), nome (cfr. cap. III), aggettivo
che costituiscono una frase (il soggetto, il (cfr. ca . V), pronome (cfr. cap. VII) e
predicato, i complementi, ecc.). Essa si af- verbo (Efr. cap. XI) sono le cinque cate-
fianca all’analisi grammaticale, che ha il gorie che si definiscono variabili, in quan—
compito di individuare e descrivere le ca- to possono mutare la loro terminazione o
te orie grammaticali (o parti del discor- la loro [orma per dar luogo alla flessione
so% cui appartengono le parole presenti e all’accordo grammaticale (ad es. il gatt-
nella frase (articolo, nome, verbo, awer- o ross-o miagol-a / le gmt-e ross-e miagol-
bio, ecc.). Prendiamo, ad esempio, la fra- ano, ecc.). Avverbio (cfr. cap. XII), pre—
se seguente: posizione (cfr. cap. VIII). congiunzione
«i neonati riconoscono la madre
(cfr. cap. IX) e interiezione (cfr. cap. X)
già dai primi giorni di vita» sono le quattro‘ categorie che si definisco-
no invariabili, in quanto, pur conoscendo
Aocostandoci a questa frase con gli stru— in alcuni casi forme di alterazione gram-
menti dell’analisi grammaticale, indivi- maticale (ad es. negli awerbi: bene —+ be-
dueremo i nomi neonati, madre, giorni, vi- nissimo), esse non sono mai soggette alla
to; il verbo riconoscono; l’aggettivo prima; flessione secondo i parametri del genere.
gli articoli i, la; la preposizione articolata del numero, dei tempi e dei modi, ecc.
dai e la preposizione semplice di; l’awer- Nelle parole che appartengono a catego-
bio già. Alcune di queste categorie gram- rie grammaticali variabili la parte che ri-
maticali sono dotate di flessione: neonati e mane immutabile prende il nome di radi-
un nome maschile plurale, concordato ce, mentre la parte terminale soggetta a
con l’articolo i e con il verbo riconoscono, variazione si chiama desinenza: ad es.
che è un indicativo presente coniugato al- gart- _, gatt-o, gatt-a. gan-i, gan-e; miagol-
la 6‘\ persona; madre e vita sono due nomi -> miagol-are, miagol-ando. miagol-o,
femminili singolari, e via dicendo. Inoltre: miagol—i, miagol-a, ecc.
tutti i nomi presenti nella frase sono nomi
comuni (per questa ed altre distinzioni cfr. 3. Ricordiamo inoltre i procedimenti del-
III.3), primi è un aggettivo numerale ordi- la prefissazìone e della suffissazione, che
nale (cfr. VIA). Ciascuna arola ha poi il costituiscono una parte consistente della
suo contenuto semantico ad es. mese ‘pe- formazione delle parole (cfr. cap. XV).
riodo di tempo di trenta giorni’, ecc.; la La suffissazione, in particolare, permette
descrizione sistematica dei significati delle spesso di «trascategorizzare» una parola:
parole è compito della lessicologia, e non di determinare, cioè, il suo passaggio da
rientra nell’àmbito della grammatica). una categoria grammaticale a un’altra; ad
es. nav-e (sostantivo) _» nav-ale (aggetti—
2. Nove sono le categorie grahmmticali o vo), elettr-ico (aggettivo) —> elettr-ificare
parti del discorso identificate dall’analisi (verbo), ecc.
Il. Analisi logica e analisi grammaticale 60
4. La partizione delle categorie grammaticali ri- complemento indiretto. per la precisione un
sale, nei suoi lineamenti fondamentali, all’antico complemento di strumento, dalle desinenze di
grammatico greco Dionisio Trace (II sec. a. C.). ablativo (-i di tenui e -a di avena). Nella versio-
ed è giunta fino a noi attraverso la sintesi datane ne italiana in prosa corrente il com lemento
alcuni secoli più tardi dai grammatici latini, in oggetto segue il predicato verbale {cfr. però
particolare da Elio Donato (IV sec. (1. C.) e da 11.41), l’attributo costituisce un blocco rigido
Prisciano (V-VI sec. d. C.), in gran parte accolta col nome a cui si riferisce, il complemento indi-
dalla tradizione medievale e moderna. retto è indicato da una preposizione.

7. Anche l‘analisi logica delle categorie sintatti-


5. Rivolgiamo ora la nostra attenzione che ha origini molto antiche, e trova i suoi fon-
non alle forme grammaticali o ai loro sin- damenti nelle riflessioni dei filosofi intorno alla
goli significati, bensì alle relazionilogico- natura del linguaggio. Nella sua forma moder-
sintattiche che costituiscono la struîtura na, essa risale alla teoria della grammatica ge-
vera e propria della frase, e che sono og- nerale, sorta in seno alla scuola filosofica fran-
getto dell’analisi logica. Nella frase che cese di Port-Royal nel XVII secolo. Questa teo-
abbiamo preso come esempio avremo un ria si proponeva di rinvenire le regole generali
soggiacenti alle varie lingue storiche allora note
soggetto espresso («i neonati»), che com- (il greco e il latino, le lingue europee moderne,
pie un’azione rappresentata dal predicato l'ebraico), nella forma di una «grammatica uni-
verbale («riconoscono»); l’azione «rica— versale» che fosse premessa di tutte le «gram-
de» su un’entità rappresentata dal com- matiche particolari» (cfr. ROBINS 1981: 161-168).
plemento oggetto («la madre»). A «com- La nascita della linguistica storica e comparati-
pletamento» del significato, il comple— va (XIX sec.) e la scoperta di intere famiglie di
mento di tempo continuato («già dai pri— lingue che mostrano le più svariate caratteristi-
mi giorni») e il complemento di specifica- che grammaticali hanno in seguito fortemente
ridimensionato la portata «universale» delle
zione ad esso subordinato («di vita») ci «leggi» della grammatica di Port-Royal, e dun-
informano che l’azione ha luogo fin da un que anche la pretesa che le categorie dell’anali-
certo termine temporale. si logica tradizionale possano trovare applica-
zione immediata per qualunque tipo di lingua
6. Le categorie sintattiche che possiamo nota. Tuttavia, l‘aspirazione ad una teoria «uni-
reperire razie all’analisi logica sono il versale» delle categorie grammaticali e sintatti—
che è rimasta ben viva e operante nella tradizio-
soggetto %cfr. II.22 sgg.), il predicato (cfr. ne degli studi linguistici. fino ai nostri giorni.
II.31 sgg.), i complementi (rispettivamen—
te: oomplemento oggetto, cfr. [1.35 sgg., 8. Le caratteristiche di ciascuna categoria
complemento predicativo, cfr. 11.42 sgg., grammaticale sono trattate separatamen-
complementi indiretti, cfr. II.SO sgg.), l’at- te dai vari capitoli di questa Grammatica.
tributo cfr. II.4S), l’apposizione (cfr. Nel presente capitolo ci occuperemo in-
II.46 sgg. . Per costituire una frase strut- vece delle nozioni di sintagma, frase sem-
turata con queste categorie. le parole si plice (o proposizione semplice), periodo,
raggruppano in unità composte dette sin— e delle categorie dell’analisi logica.
tagmi (ad esempio i+neonati; già+daì+
primi+giorni, ecc.; cfr. 11.18).
Frase, periodo, sintagma
In latino l’identificazione di queste categorie
sintattiche era affidata in primo luogo alla desi—
nenza, che consentiva di cogliere immediata- 9. La frase o proposizione è l’unità mini-
mente la funzione di un singolo nome o agget— ma di comunicazione dotata di senso
tivo della frase: in italiano. invece, scomparso compiuto. Tradizionalmente, si conside-
l’antico sistema dei casi, diventa o può diventa— ra dotata di «senso compiuto» una frase
re discriminante la collocazione all’interno del- in cui si trovi almeno un predicato nella
la frase per soggetto e oggetto (cfr. [1.27 e forma di un verbo di modo finito, che può
II.40) e la resenza di opportune preposizioni essere accompagnato, quando la frase
(cfr. VIII.3 per i complementi indiretti. Così, non sia impersonale (ad es. «piove»), da
nel seguente verso di Virgilio: «silvestrem tenui
musam meditaris avena» (=intoni un canto bo— un soggetto. Appartengono a questo tipo
schereccio con un sottile flauto) il complemen- tutte le frasi in cui il soggetto è espresso
to og etto è indicato dalle desinenze di accusa- da un nome o da un pronome, ed il predi—
tivo -em di silvestre/n e -am di musam) e il cato è espresso da un verbo predicativo
61 Il. Analisi logica e analisi grammaticale
(predicato verbale) oppure dal verbo esse- riodo, cui è dedicato un capitolo a arte
re in unione con una parte nonnnale (pre- di questa Grammatica (il cap. XIV , è il
dicato nominale); ad esempio: procedimento che consente di individua-
re i rapporti che si stabiliscono tra le pro-
SOGGETTO PREDICATO posizioni di una frase complessa. Esami-
neremo qui le principali forme che la fra-
Il cane abbaia se semplice può assumere in ragione del-
Essi scoppiarono a ridere le sue componenti sintattiche.
Mia moglie è abruzzese La struttura bipartita «soggetto espresso»
Il mare era agitato / «predicato» (con l’aggiunta di vari corn-
plementi e altre categorie sintattiche)
Una frase di questo tipo può mantenere esaurisce solo una parte delle possibili
invariata la sua fisionomia di base anche forme della frase. Diversi tipi si discosta—
quando altri elementi sintattici (apposi- no più o meno nettamente da tale model-
zioni, attributi, complementi) ne determi- lo di base.
nano l’espansione: «Venti negozi al piano
terra di un centro commerciale di tredici 12. Quando il soggetto o il predicato non
piani sono stati devastati» («La Nazione», sono espressi, ma sono facilmente recu-
30.7.1986, 1; in corsivo il soggetto e il pre- perabili dal contesto. abbiamo una frase
dicato verbale). Vediamo come ad esem- ellittica. Uno dei casi di ellissi più comuni
pio si possa espandere una frase elemen- e grammaticalmente canonizzati è l’omis-
tare del tipo il cane abbaia: sione del pronome personale soggetto:
«vengo domani» (‘[io] vengo domani’),
(a) «il cane abbaia» «dovresti credermi» (‘[tu] dovresti cre-
b) «in caso di allarme, il cane abbaia» dermi’), ecc. (cfr. VII.5).
(c) «di notte, in caso di allarme, il cane abbaia» Per questo tipo di espressioni si parla soli-
d) «di notte in caso di allarme, il cane, pronta-
mente, abbaia»
tamente di soggetto sottinteso. A dire il
(e) «di notte, in caso di allarme, il mio cane. vero, la nozione di «sottinteso» è una di
prontamente, abbaia» quelle oggi più “criticate dagli studiosi, so-
(f) «di notte, in caso di allarme, il mio cane, prattutto perché si è talvolta ecceduto nel
prontamente, abbaia contro i ladri», ecc. farne uso,inserendo «un soggetto e un
predicato [...] in qualsiasi enunciato che
10. Nelle frasi (a)-(f) diversi elementi sin- ne risulta sprowisto» (STATI 1976: 83), an-
tattici si condensano intorno ad un unico che laddove l’espressione del pensiero
predicato: abbiamo dunque, in tuttii casi, appaia di per sé completa e autosufficien-
una frase semplice. Quando in un’unità te. In frasi come «vengo domani», ad
comunicativa troviamo più predicati, si esempio, potremmo rilevare che l’infor-
ha una frase complessa o periodo; ad mazione ricavabile dalla desinenza di pri-
esempio (in corsivo i predicati): ma persona del verbo (veng-o) reca già in
sé la nozione ‘io’, rendendo superflua la
fi- . l' . (1 «il mio cane abbaia» presenza del pronome: il soggetto e quin-
asr semp 101 (2 «il mio cane, prontamen- di, per così dire, «implicito» nel verbo
te, abbaia»
piuttosto che «sottinteso».
(3) «se sente dei rumori, I il
mio cane, pronta- 13. Un’altra forma molto comune di ellis-
mente, abbaia / per av- si è quella che si ha nei dialoghi, nelle for-
vertirmi / che qualcosa me di risposta. ecc., in cui una parte del-
periodi 0 non va» l’informazione, enunciata come tema al-
frasi (4) da quando lo faccio dor- l’inizio della comunicazione, viene poi
complesse mire ingiardino, / se seme data per scontata dagli interlocutori: «Chi
dei rumori / ilmio cane,
prontamente, abbaia
viene al mare domani?» - «la di sicuro»
/per avvertirmi / che (=io [verrò] di sicuro); «Quante uova ci
qualcosanon va» vogliono per uno zabaione?» — «Almeno
due» (=[ci vogliono] almeno due [uova]);
Il. L’analisi del periodo, 0 sintassi del pe- si veda, ad esempio, questo breve dialogo
II. Analisi logica e analisi grammaticale 62
teatrale (da Pirandello, Sei personaggi in mònos ‘uno solo’, e rÉma ‘parola’) le frasi
cerca d’autore, I 35-36): «[IL CAPOCOMICO]. costituite da una sola parola. Esse sono
Ma che cosa vogliono loro qua? — PL PA- molto frequenti nelle forme di dialogo
DRE]. Vogliamo vivere, signore! — IL CA- serrato, a «botta e risposta»: «— Sentiamo
POCOMICO]. Per l’eternità? — [n… PADRE]. cosa posso fare per quella donna — Una
No, signore: almeno per un momento, in cosa semplicissima — Cioè? — Venire da
loro». lei — Da lei! Quando? — Subito» (Tarchet-
Anche la nozione di «frase ellittica», ti, Fosca, 82). Rientrano in questa catego-
complementare a quella di «(elemento) ria anche le forme olofrastiche, come gli
sottinteso», non comporta necessaria- awerbi di affermazione e di negazione si
mente il riferimento a proposizioni man- e no, certo, sicuramente, ecc. (cfr. XII.52
canti di qualcosa, sul piano della forma o sgg.), e le interiezioni (in particolar modo
del senso. le interiezioni secondarie, cfr. X.1: zitto!,
Nell’esempio pirandelliano che abbiamo fitoril, esatto!, ecc.).
visto, completare le frasi «per l’eternità?»
e «almeno per un momento», formate da 16. La definizione generale di «frase» cui
due sem lici complementi di tempo con- ci siamo attenuti in questo capitolo non è
tinuato cfr. 11.56), con i relativi «sogget- che una delle molte possibili. Si tratta in-
ti» e « redicati» (ad es. «[loro vogliono fatti di uno dei problemi più dibattuti ne—
vivere per l‘eternità?») creerebbe un’i- gli studi linguistici, le cui soluzioni varia-
nutile ridondanza: tali elementi sono in- no notevolmente a seconda del quadro di
fatti facilmente recuperabili dal contesto; riferimento teorico (basterà ricordare che
non in quanto «sottintesi», ma in quanto «il numero delle formulazioni proposte
«presupposti». Su simili rapporti di pre- raggiun e l’incredibile cifra di 300» STATI
supposizione si fonda una buona parte 1976: 79 .
delle comunicazioni rapide e stringate
della conversazione quotidiana. 17. Interessanti riflessioni in merito alla
frase come ‘unità comunicativa’ ci vengo—
14. La frase nominale e una proposizione no dalla linguistica pragmatica, che studia
in cui categorie grammaticali diverse dal gli atti linguistici della comunicazione
verbo hanno “funzione verbale’, assolven- quotidiana.
do sintatticamente al compito del predi— Facciamo un esempio: se, vedendo un no—
cato (cfr. BENVENISTE 1971: 185). Vedia- stro amico che mangia dei cioccolatini,
mo alcuni esempi (in corsivo l’elemento pronunciassimo una frase come «Devono
predicativo): «Qui tutto bene», «Ultime essere buoni quei cioccolatinil», il nostro
notizie dall’estero»; «Siluro del PCI alla atto linguistico avrebbe il fine di: a) espri-
riforma delle pensioni» («La Repubbli- mere una constatazione oggettiva («quei
ca», 17.12. 1986, 9); «Pensionati: dibattito cioccolatini sono buoni»); b) informare
su previdenza e assistenza» («Messaggero l’interlocutore che stiamo esprimendo un
Veneto», 29.10.1986, 8). punto di vista («penso che quei cioccola-
La parte predicativa di una frase nomina- tini siano buoni»); c) esprimere in manie-
le non è in realtà equivalente ad un predi- ra indiretta una richiesta («vorrei che tu
cato verbale regolarmente espresso da un mi offrissi i tuoi cioccolatini»). Nei punti
verbo. Il verbo è infatti dotato di un siste- (a) e (b) si manifesterebbero i valori locu-
ma flessionale che implica i tempi, i modi, tivi dell’atto linguistico, per i quali una co-
la diatesi e l’aspetto dell’azione (cfr. XI.7- municazione può dirsi efficace per il solo
30), mentre le frasi con sintagma nomina- fatto di venire espletata, mentre nel pun—
le predicativo si situano perlopiù in una to (c) avremmo i valori perlocutivi del-
dimensione di «atemporalità assoluta», e l’atto stesso, per i quali una comunicazio—
hanno di solito funzione assertivo-descrit- ne risulta efficace quando ha un effetto
tiva. La successione di frasi nominali co- pratico sull’interlocutore; nel nostro caso
stituisce il particolare procedimento dello l’atto perlocutivo potrebbe dirsi felice-
stile nominale (cfr. XIV.260). mente portato a termine solo nel caso che
il nostro amico ci offrisse un cioccolatino,
15. Si definiscono monoremi (dal greco o almeno ci chiedesse: «Vuoi un cioccola-
63 1]. Analisi logica e analisi grammaticale
tino?», oppure «Vuoi assaggiarli?», ecc. scomponibile in due sintagmi nominali
Gran parte degli atti linguistici presenta- semplici («uno sciopero», complemento
no valori perlocutivi, espliciti o impliciti oggetto, e «di ventiquattro ore», comple-
(cfr. XIII.2; ad esempio: «espressione di mento di misura).
un ordine», «richiesta>>, «minaccia», «in-
vito»); ma tutti, per definizione, mettono 19. Se volessimo ulteriormente suddivide-
in atto dei valori locutivi più o meno pro- re i sintagmi semplici così ottenuti in
nunciati (come «constatare», «racconta- unità minori non troveremmo altri sintag-
re», «spiegare», «giudicare», ecc.). mi, bensì catene sintattiche di parole: un
Com’è facile intuire, buona parte della sintagma preposizionale semplice, ad
competenza pragmatica (cioè della capa- esempio, è costituito dalla catena prepo-
cità di servirsi della lingua per raggiunge- sizionc+nome (o preposizione+verbo al-
re determinati scopi comunicativi o prati- l’infmito, ecc.), e così un sintagma verbale
ci) dipende dall’abilità degli interlocutori semplice da un verbo, un sintagma nomi-
nell’uso e nella comprensione del signifi- nale semplice da un nome oppure da una
cato ora letterale ora non letterale delle catena articolo+nome, e via dicendo. In
frasi. Un bell’esempio di uso non lettera- altre parole: un sintagma semplice può
le e indiretto ci è dato dal seguente passo definirsi l’unità minima di combinazione
manzoniano, dove una formula di corte- sintattica all’interno della frase.
sia viene adoperata con senso esattamen-
te opposto a quello letterale: «— In che 20. In molti casi, una frase può essere co-
posso ubbidirla? — disse don Rodrigo, stituita da un solo sintagma (frase mono-
piantandosi in piedi nel mezzo della sala. sìntagmatica; ad esempio: «Quando pre-
Il suono delle parole era tale; ma il modo ferisci metterti in viaggio?» — «Di notte»).
con cui eran proferite, voleva dir chiara— Quando un sintagma semplice si attualiz-
mente: bada a chi sei davanti, pesa le pa- za in una frase di una sola parola si parla,
role, e sbrigati» ([ Promessi Sposi, VI 1). come s’è detto, di monorema (cfr. 11.15).

18. Come abbiamo già accennato (cfr. 21. L’analisi delle forme della frase, dal-
11.6), per dar forma alla struttura frasale l’elemento più complesso (la frase stessa)
le parole si raggruppano in unità sintatti- fino ai più elementari (il sintagma sempli-
che, dette sintagmi. Si parla di sintagma ce, le parole, le radici e le desinenze dei
nominale in riferimento a un nucleo sin- nomi e dei verbi, ecc.), prende il nome di
tattico incentrato su un nome, di sintag— analisi in costituenti immediati. Questo
ma verbale se l’asse portante è un verbo. procedimento, che ci permette di consi-
Naturalmente ogni sintagma può consi- derare le strutture sintattiche come for-
stere di una struttura più o meno com- me gerarchicamente organizzate su più li-
plessa. Un esempio: velli, è stato messo a punto da alcuni lin-
guisti americani (tra cui ricordiamo L.
«i conduttori della metropolitana hanno Bloomfield) nella prima metà di questo
annunciato uno scropero dl ventiquattro ore» secolo.

In questa frase distinguiamo un sintagma


nominale complesso («i conduttori della Soggetto
metropolitana») scomponibile in due
unità minori («i conduttori», soggetto, e 22. Il soggetto è l’elemento della frase cui
«della metropolitana», complemento di si riferisce il predicato. Esso può indicare:
specificazione: entrambi i sintagmi sono a) nelle frasi con verbo attivo, chi o che
sintagmi nominali sem lici); e un sintag— cosa compie l’azione espressa dal predi-
ma verbale complesso «hanno annuncia- cato: «Maria ama la musica», «Gino è
to uno sciopero di ventiquattro ore»), an- scoppiato a ridere», «il telefono squillava
ch’esso analizzabile in due unità minori: da ore»;
la prima è un sintagma verbale semplice b) nelle frasi con verbo passivo o riflessi-
(«hanno annunciato», predicato), la se- vo, chi o che cosa subisce l’azione espres-
conda è un sintagma nominale complesso sa dal predicato: «la musica è amata da
11. Analisi logica e analisi grammaticale 64
Maria più d’ogni altra arte», «Maria si ve- siamo avere anche un’intera proposizione
ste con eleganza»; soggettiva (cfr. XIV.66; ad es. «è chiaro
0) nelle frasi con predicato nominale, a che ti sei sbagliato», «studiare l’inglese mi
chi o a che cosa è attribuita una qualità 0 piacerebbe molto»).
stato: «Maria è molto colta», «Gino è ar-
rabbiato», «tu sei ingegnere?». 26. Anche articolo, preposizione, con-
giunzione, avverbio, interiezione possono
23. Importante è la distinzione fra sogget- essere impiegati come soggetti di una
to grammaticale e soggetto logico. Il pri- proposizione, ma in questo caso il loro
mo è il soggetto formale della frase, cioè uso è limitato quasi esclusivamente alle
l’elemento sintattico di riferimento del frasi con funzione metalinguistica, in par-
predicato, mentre il secondo è l’agente ticolare a quelle di contenuto grammati-
reale dell’azione. Soggetto grammaticale cale (cfr. DARDANO—TRIFONE 1985: 61): «il
e soggetto logico possono, a seconda dei è un articolo determinativo»; «A nella de-
casi, coincidere o essere diversi. In frasi clinazionè de’ nomi è segno del terzo ca-
come «Gino ha visitato molti paesi stra- so» (Cinonio, Osservazioni della lingua
nieri», ad esempio, il soggetto grammati- italiana).
cale (Gino) è effettivamente l’agente del-
l’azione indicata dal predicato, e dunque 27. Il soggetto precede, di solito, il predi-
fa tutt’uno col soggetto logico. Un tipico cato. L’importanza di questa collocazio-
caso di non coincidenza tra i due soggetti ne, in particolare nelle frasi con ordine
è invece quello delle frasi con verbo pas- delle parole soggetto - verbo - comple-
sivo e complemento d’agente, del tipo mento oggetto, è in molti casi tale che
«Mario è stato ammirato da tutti», in cui il un’alterazione dell’ordine di successione
soggetto logico è di regola espresso dal puo:
complemento d’agente. In alcune frasi se— a) far perdere ad una parola la sua fun-
mi-impersonali in cui il soggetto gramma- zione di soggetto (ad es. «Maria ha visto
ticale è rappresentato da un’intera propo— Gino ieri» _. «Gino ha visto Mario ieri»);
sizione, come ad es. «mi sembra che tu b) mettere in risalto un segmento della
sbagli», il soggetto logico e facilmente frase diverso dal soggetto («io ho visto
identificabile nel pronome atomo (mi, ti, Mario, non Gino» —> «Mario ho visto io,
gli, ecc.=io ritengo che tu sbagli, ecc.). non Gino»);
c) rendere la frase semanticamente inac-
24. Ricordiamo che una frase con sogget- cettabile («Maria legge un libro» _» *un
to - verbo attivo - complemento oggetto libro legge Maria; in quest’ultimo caso un
può essere trasformata in una frase con mutamento del profilo intonativo, con
soggetto - verbo passivo - complemento enfasi su un libro, potrebbe anche farci
d’agente (il soggetto della frase attiva di- ottenere una frase del tipo (b : «un libro
viene complemento d’agente della passi- legge Maria [non un giornale! »).
va): «l’elettricista ha riparato il mio ci-
tofono» _. «il mio citofono è stato ripara- 28. Nella lingua letteraria e poetica la po-
to dall’elettricista». In questi casi il conte- sposizione del soggetto al predicato è in-
nuto semantico rimane identico, ma la vece molto comune, tanto che l’ordine
presentazione e la messa in rilievo dei delle parole predicato - soggetto non
segmenti sintattici è diversa. comporta necessariamente particolari
connotazioni stilistiche o semantiche:
25. Tutte le categorie grammaticali posso- «Era donna Prassede una vecchia gentil-
no fungere da soggetto di una proposizio- donna molto inclinata a far del bene»
ne. Quelle di impiego più comune sono il (Manzoni, I Promessi Sposi, XXV 23);
nome e le forme che possono sostituirlo, «Anche la speme, / ultima dea, fugge i se-
come il pronome (cfr. cap. VII), l’aggetti- polcri; e involve / tutte cose l’obblio nella
vo nominalizzato (cfr. VAS-55; ad es. sua notte» (Foscolo, Dei Sepolcri, 16-18).
«l’utile va unito al dilettevole»), l’infinito L’invasione del soggetto può ricorrere
sostantivato (cfr. XI.406-410; ad es. «fi- peraltro anche in testi dall’andamento
darsi è bene, non fidarsi è meglio»). Pos- sintattico colloquiale, o comunque distan-
65 II. Analisi logica e analisi grammaticale
ti dalla prosa della tradizione letteraria; è (cfr. 1122-23), il soggetto è l’«agente»
quel che avviene, ad esempio, nelle Stra- principale della frase, possiamo dire che il
de di polvere di Rosetta Loy: «Non si è predicato è l’elemento verbale che indica
sposata la Matelda e non si sposerà più» la particolare azione o il particolare stato
10, «Era stata la Luison una madre ap- attribuiti al soggetto.
prensiva, a volte accigliata e a volte alle- Questa definizione non si attaglia alle fra-
gra» 14-15, «Siede il Prevosto accanto alla si con verbo impersonale, del tipo «fa cal-
Fantina» 17, ecc. do», «domani pioverà», ecc. Per le frasi in
cui l’elemento predicativo non è espresso
29. Ricordiamo inoltre che: — il soggetto da un verbo (frasi nominali), cfr. 11.14.
è comunemente posposto nelle espres- I tipi fondamentali di predicato sono due,
sioni ottative e volitive (due esempi dalla il predicato nominale e il predicato verba—
lingua della devozione: «Ti siano gradite, le.
Signore, lenostre umili offerte e preghie-
re», «Padre nostro, che sei nei cieli, sia 32. Il predicato nominale e costituito dal-
santificato il tuo nome» Messale festivo, l’unione di una forma del verbo essere
19 e 881), e in frasi esclamative del tipo: con un sostantivo o un aggettivo: «Marta
«com’è intelligente tuo fratello!», ecc.; — è giornalista», «Gino era felicissimo», ecc.
nelle frasi interrogative dirette spesso en- Il sostantivo o aggettivo si definisce nome
trambe le successioni sono possibili; ad del predicato, mentre la forma del verbo
esempio: «Mario è arrivato?» / «e arriva- essere prende il nome di copula (latino
to Mario?»; — l’inversione è normale CÒPULA ‘legame’), in quanto funge da ele-
quando un discorso diretto e seguito da mento di giunzione logico-sintattica tra il
un verbo dichiarativo con un soggetto soggetto e la parte nominale.
che indica il ‘locutore’: «Gino e Rasetti Il nome del predicato può anche definirsi
camminano bene! — diceva mio padre — parte nominale (o, quando sia costituito
[...] Vanno bene! Peccato che quel Ra- da un aggettivo, aggettivo predicativo).
setti è così arido! [...] — Ma l’Adele no, Le frasi con predicato nominale hanno in
non è arida — diceva mia madre» (Ginz- prevalenza la funzione di attribuire, me-
burg, Lessico famigliare, 55). Su quest’ul- diante il verbo essere, una Certa qualità 0
timo uso cfr. XIV.264 e anche HERCZEG stato ad un soggetto. La copula serve, per
1955. così dire, da «ponte» tra il soggetto e il
contenuto semantico della parte nomina-
30. Talvolta il soggetto può essere intro- le (che è l’elemento portatore dell’infor-
dotto dalla preposizione di nelle sue for- mazione principale).
me articolate: «ci vorrebbe del tempo», L’uso copulativo del verbo essere non va
«in fondo al corridoio ci sono delle sedie», confuso con il suo normale uso predicati-
ecc. Si noti che quest’uso, che ha origine vo (coi significati di ‘esistere’, ‘trovarsi’,
nel valore partitivo della preposizione di ecc.), in frasi come: «Dio è» («Gloria al
(cfr. VIII.19), sostituisce nel singolare il Padre, al Figlio, allo Spirito Santo; a Dio
sintagma aggettivale un po’ di (del pane che e‘, che era e che viene » Messale festi-
‘un po’ di pane’), e nel plurale gli aggetti- vo, 437), «presto saremo a casa», ecc.
vi indefiniti certi e alcuni (delle sedie ‘al- La copula si accorda regolarmente con il
cune sedie’). soggetto nella persona. Il nome del predi-
cato si accorda col soggetto nel genere e
nel numero quando è costituito da un no-
Predicato me o aggettivo di genere variabile (ad es.
«Mario è maestra elementare», «Maria è
31. Vero e proprio «nucleo» della frase, il maestra elementare», «i miei amici sono
predicato è nella sua definizione tradizio- maestri elementari», ecc.); se invece è co—
nale ‘ciò che si afferma a proposito del stituito da un nome di genere non varia-
soggetto’ latino PRÀEDICÀTUM ‘ciò che è bile, si accorda con il soggetto nel solo nu-
affennato’ . Esso è quasi sempre espres- mero (ad es. «lo squalo è un pesce», «la
so da un verbo: «Gino ascolta la musica», sardina è un pesce», «le sardine sono pe-
«Maria dorme». Se, come abbiamo visto sci». ecc.).
11. Analisi logica e analisi grammaticale 66
33. Il predicato verbale è formato da un sembrare, parere, ecc.; cfr. XI.6a) e nume-
verbo predicativo, ossia da qualunque rosi verbi appellativi, elettivi, estimativi,
verbo dotato di un proprio senso compiu- ecc. (chiamare, eleggere, stimare, ecc.; cfr.
to che possa essere adoperato senza l’au— XI.6b-d), cioè con tutti quei verbi. detti
silio di un complemento predicativo (cfr. «copulativi», che necessitano di un com-
11.42-44). plemento predicativo per avere senso
Facciamo alcuni esempi: compiuto.
Una parte della tradizione grammaticale
SOGGETTO PREDICATO considera questo tipo di predicato come
parte del predicato nominale (cfr. ad es.
a) «Mario rideva» FORNACIARI 1881: 2, 298-299 e 308-309), in
b) «i miei bambini si sono lavati» —. quanto, in una frase come «tu diventerai
c) «[io] non so nuotare» ricco», il verbo diventare ha funzione sin-
d) «Gino sta per partire» tattica e contenuto semantico simili al
verbo essere. Ma è forse preferibile parla-
Nelle frasi (a) e (b) il predicato è formato re per questi usi di «predicato con verbo
ìa un solo verbo (attivo nella prima, ri- copulativo, elettivo», ecc.
flessivo con ausiliare essere nella secon-
da). Nelle frasi (c) e (d) il predicato è in- La distinzione tra predicato nominale e verba-
vece formato rispettivamente dal verbo le risale alla grammatica latina. in cui vigeva
servile sapere (cfr. XI.44) e dal verbo fra- l’obbligo di attribuire alla parte nominale lo
seologico stare per (cfr. XI.48a) uniti al- stesso caso del soggetto, il nominativo. Secon—
do alcuni grammatici, «In italiano, non essen-
l’infinito del verbo principale, ma in en- doci i casi, la distinzione ha perso importanza;
trambi i casi esso costituisce una sola si continua a farla per facilitare il confronto fra
unità logico-sintattica. Verbi servili e fra- italiano e latino e la traduzione dall‘una all‘al-
seologici hanno, infatti, la proprietà di tra lingua» (ALTIERI BIAGI 19872 553 n. ll).
formare con l’infinito da essi retto un sin-
tagma verbale del tutto equivalente ad un
verbo semplice. Complemento oggetto a diretta
Il predicato verbale ha, in prevalenza, la
funzione di esprimere l’azione compiuta 35. Il complemento oggetto o comple-
o subita dal soggetto, a differenza del pre- mento diretto è l’elemento della frase su
dicato nominale che di solito, come ab- cui ricade l’azione espressa dal predicato,
biamo visto, serve ad attribuire al sogget— con un legame sintattico diretto: «Mario
to una certa qualità 0 stato. Tale distin- lava il suo cane». «Maria studia I ’inglese»,
zione non va però intesa rigidamente: «mia moglie ha preparato un dolce». Esso
predicato verbale e predicato nominale indica appunto l’«oggetto» che subisce
possono talvolta esprimere, pur presen- l’azione compiuta dal soggetto ed espres-
tandolo in una struttura sintattica diversa, sa dal predicato.
lo stesso contenuto semantico. Pensiamo, La nozione tradizionale di oggetto come
ad esempio, a due frasi come «ultima- elemento sintattico che subisce l‘azione
mente, Mario e‘ molto interessato alla mu— va, ovviamente, intesa in modo abbastan-
sica classica» e «ultimamente, Mario s’in- za elastico. Se diciamo «Mario ha picchia-
teressa molto di musica classica». to Gino» abbiamo l’idea immediata e
Il predicato verbale concorda con il sog- concreta di un’azione «subita». mentre in
getto nella persona: «Mario ride», «le frasi del tipo «Maria capisce la matemati—
amiche ridevan0», ecc. ca molto bene» o «ieri sera ho visto un
Per la concordanza del predicato verbale bel film» l’idea di oggettività espressa dal
formato dagli ausiliari avere e essere+par- complemento è assai meno ovvia; né ab-
ticipio passato cfr. XI.85.364-369. biamo l’impressione che il termine indi-
cato dal complemento oggetto «subisca»
34. Un particolare tipo di predicato, che l’azione espressa dal predicato più di
potremmo dire intermedio tra predicato quanto non la subisca il soggetto della
verbale e predicato nominale, e uello frase. E evidente che quel che rende i tre
che si forma con i verbi effettivi ?come elementi Gino, la matematica, un bel film
67 Il. Analisi logica e analisi grammaticale
membri di una stessa classe sintattica è la crime”); «Sparsa le trecce morbide / sull’affan-
loro proprietà di fungere da complemen- noso petto, / lenta le palme, e l'0ì'itltl / di morte il
ti diretti del verbo, che si realizza seman- bianco aspetto. / giace la pia» (Manzoni, Adel-
chi, Atto IV Scena prima). E un uso che ricalca
ticamente in essi. il cosiddetto accusativo di relazione o alla greca
Si può distinguere fra oggetto esterno, in del latino letterario: ad es. LÀCRIMIS PERFÙSA
sé esistente, e oggetto che scaturisce da GÉNAS (Virgilio; letteralmente ‘cosparsa le
un’azione attualizzata dal predicato, in la- guance di lacrime’), FLÀVA (‘ÒMAS (Ovidio; lette-
tino OBIÉCTUM AFFÉCI‘UM / OBIÉCTUM ralmente “bionda le chiome’), ecc.
EFFÈCTUM; rispettivamente: «leggere un
libro» / «scrivere un libro»; «avere un fi— 38. Come il soggetto (cfr. 11.30), talvolta
glio» (‘avere un bambino tra i membri anche il complemento oggetto può essere
della propria famiglia’) / «avere un figlio» retto dalla preposizione di nella sua for-
(‘partorire’, ad es. «mia sorella ha avuto ma articolata: «vorrei del pane», «devo
un figlio alle quattro di stamattina»); dirti delle cose importanti» (‘un po’ di pa-
«mangiare una torta» / «preparare una ne’, ‘alcune cose importanti’), «tiranneg-
torta», ecc. giando sé e la famiglia avea raggrumolato
de’ bei denari» (Nievo, Novelliere campa-
36. Le nozioni di complemento oggetto e gnuolo e altri racconti).
verbo transitivo (cfr. XI.3) sono indisso- Si osservi che, nelle frasi con verbo rifles-
lubilmente legate (nel complemento di- sivo, soggetto e oggetto coincidono (cfr.
retto infatti, per così dire, «transita» l’a- XI.18).
zione espressa dal verbo). Vi è però qual—
che costrutto in cui anche un verbo in- 39. Caratteristico dell’Italia meridionale è
transitivo può reggere un complemento il complemento oggetto retto dalla pre-
oggetto. Ciò può awenire: posizione a (oggetto preposizionale):
a) quando il complemento diretto si for- «canzonare a te» (cfr. De Amicis, Idioma
ma dalla stessa radice del verbo: «vivere gentile, 52). «L’impiego della preposizio-
una vita spensierata» («il mio mestiere e ne è certamente determinato dal bisogno
vivere la vital che sia di tutti i giorni o sco- di una più netta distinzione tra soggetto e
nosciuta», canzone di Battisti-Mogol can- oggetto: Carlo clìiama Paolo diviene Car-
tata da L. Battisti nel 1980), «morire una lo chiama a Paolo. Il fenomeno resta cir-
morte eroica» («la morte bisogna coscritto agli esseri animati, perché di
morirla» Boine, Frantumi); norma gli oggetti inanimati possono aver
b) quando la base semantica del comple- soltanto funzione d’oggetto» (ROHLFS
mento diretto coincide con quella del 1966-1969: 632). Il costrutto ricorre facil-
predicato: «dormire il sonno del giusto» mente, anche in parlanti centrosettentrio-
(«le mie risoluzioni non sono passeggere nali, quando il «tema» è posto in evidenza
[...] come mio padre stimo che si persua- all’inizio di frase, almeno se l’oggetto è un
da, per dormire isuoi sonni in pace» Leo- pronome personale («a me nessuno mi
pardi. Lettere), ecc. Si parla in questi casi protegge») o con alcuni verbi reggenti co-
di complemento dell’oggetto interno. me convincere, disturbare, preoccupare
Limitato a poche locuzioni cristallizzate, («a te preoccupa»): cfr. BERRETTA 1.990.
il complemento dell’oggetto interno è di
uso prevalentemente colto e letterario: la 40. Considerazioni analoghe a quelle che
lingua quotidiana preferisce di solito il si sono fatte per la posizione tendenzial-
verbo fare in luogo dei vari verbi di signi- mente fissa del soggetto valgono anche
ficato più preciso come vivere, dormire, per il complemento oggetto: mentre il
ecc.: «fare una vita spensierata», «fare un soggetto, per ragioni di messa in rilievo
sonno», ecc. dell'agente principale, assume di solito la
posizione iniziale (cfr. 11.27), il comple-
mento oggetto, che dipende sintattica-
37. Antiquati sono i costrutti predicativi della
lingua letteraria in cui un complemento diretto mente dal predicato verbale, si trova nor-
dipende da un participio o da un aggettivo: «di malmente dopo il verbo transitive: «Ma-
lacrime sparso ambe le guance» (Leopardi, Al— ria ama Gino». L’ordine delle parole abi-
I’Italia, 81=‘con ambe le guance cosparse di la- tuale per una frase italiana non marcata
11. Analisi logica e analisi grammaticale 68
stilisticamente è dunque: soggetto — predi- da dei diritti civili e politici» (Costituzio-
cato - complemento diretto. ne, art. 84): «l’influenza v1ene resa inno-
cua con vaccini spec1ficr», ecc.
4L L’anteposizione (o <<inversione») del
complemento oggetto rispetto al soggetto 44. Quei verbi che nella loro forma passi-
e al predicato, talvolta con il soggetto in va possono reggere, come abbiamo visto,
posizione finale, è una delle più comuni un complemento predicativo del sogget-
caratteristiche di enfasi stilistica della lin- to, si costruiscono con il complemento
gua letteraria, in particolare nella poesia predicativo dell’oggetto se adoperati nel—
antica e moderna. Basterà un solo esem- la forma attiva. Ad esempio: «tutti consi-
pio: «O miseri o codardi / figliuoli avrai. derano Gino un ottimo medico», «i depu-
Miseri eleggi. Immenso / tra fortuna,e va- tati eleggono Presidente della Repubblica
lor dissidio pose / il corrotto costume» il candidato più autorevole», «vaccini
(Leopardi, Nelle nozze della sorella Pao- specifici rendono innocua l’influenza»,
lina, 16-19). ecc.
In particolare, si noti che una frase con
verbo attivo, complemento oggetto e
Complemento predicativo complemento predicativo dell’oggetto
può essere trasformata in una frase con
42. Il complemento predicativo consiste verbo passivo e complemento predicativo
in un nome o aggettivo che, riferito al del soggetto, semanticamente equivalen-
soggetto o al complemento oggetto, serve te (in questo caso, il soggetto della frase
a determinare e completare il significato attiva assumerà la forma di complemento
del verbo: «ieri Mario sembrava triste», d’agente nella passiva): «molti considera-
«il dottor Rossi è stato eletto presidente no noiosa la musica classica» _. «la musi-
del consiglio di amministrazione dell’a- ca classica è da molti considerata noiosa»;
zienda». La seconda delle frasi citate ci «i compagni di classe chiamano Antonio
mostra che il nome o aggettivo che espri- Nino» _. «Antonio è chiamato Nino dai
me il complemento predicativo (presiden- compagni di classe», ecc.
te) può a sua volta reggere uno 0 più corn- Il complemento predicativo può anche
plementi o attributi (del consiglio di am- essere costruito con le preposizioni di
ministrazione dell’azienda), formando co- (cfr. VIII.32), a (cfr. VIII.39), in (cfr.
sì un sintagma predicativo complesso. VIII.73), per (cfr. VIII.123), ecc. (ad es.
43. Il complemento predicativo del sog- ‘prendere x a modello’, “prendere )( in
getto compare: moglie’, ‘dare x per disperso’, ecc.).

a) con verbi copulativi o aventi funzione


copulativa (cfr. XLS-6); ad esempio sem- Attribute
brare («ti sembro adatto per questo lavo-
ro?»), rimanere («Mario è rimasto scon- 45. L’attributo è un elemento aggettivale
certato»), nascere, vivere, morire («chi na- che qualifica e determina un nome, da cui
sce afilitto muore sconsolato» proverbio), dipende sintatticamente. Esso può essere
diventare («la mia imitazione e la mia in- espresso da un qualunque aggettivo, o
sofferenza della povertà diventavano ri- anche da un participio usato come agget-
volta contro l’ingiustizia» Moravia, Il di- tivo. Vediamo alcuni esempi:
sprezzo), risultare, riuscire («Questo di-
scorso mi risulta nuovo», «Mario è riusci- (a) «gallina vecchia fa buon brodo» (prover-
to simpatico a tutti»), ecc.; bio)
b) con numerosi verbi appellativi, estima- (b) «mio padre è un uomo intelligente e sensibi—
le»
tivi, elettivi, di forma passiva (che richie-
dono nell’attivo il complemento predica- (e) «le parti esterne della mia nuova macchina
sono state verniciate con una speciale vemi-
tivo dell’oggetto): «Gino è considerato un ce ad alta protezione»
ottimo medico»; «Può essere eletto Presi- (d) «le sigarette nazionali sono migliori di quel-
dente della Repubblica ogni cittadino che le importate»
abbia compiuto cinquant’anni d’età e go- (e) «c‘è una pioggia scrosciante»
69 II. Analisi logica e analisi grammaticale
(f) «entro atto o nove giorni dovrei ricevere il dicante titolo o carica è posposta, si omet-
mio primo stipendio» te di solito l’articolo.
Al pari dell’attributo (cfr. 11.45), cui è
Oltre ad aggettivi qualificativi (vecchia, funzionalmente simile, l’apposizione può
buon, ecc.), possessivi (mio, mia), nume- dipendere sintatticamente sia dal sogget-
rali (otto, nove, prima) troviamo in queste to, sia da un qualsiasi complemento. Ad
frasi gli attributi participiali importate e esempio: «Quanto Spadolini, re del ton-
scrosciante. Da notare il fatto che l’attri- do, e maestro nell’arte di smussar.e i con-
buto può dipendere sintatticamente dal trasti e di disarmare i nemici, tanto Visen-
soggetto (gallina vecchia, mio padre, ecc.) tini, genio dello spigolo, lo è in quella
o da un qualsiasi complemento (buon d’invelenire i dissensi» (apposizioni del
brodo, della mia nuova macchina, ecc.) e soggetto; Indro Montanelli, nel «Gioma-
anche dal nome del predicato (e un uomo le», 28.11.1986, 1); «per i meriti di Gesù
intelligente e sensibile). Cristo, nostro salvatore» (apposizione del
Anche i sintagmi preposizionali possono complemento di specificazione; Messale
avere funzione attributiva. Ad esempio: festivo, 881 ); «Una porta sbattuta ad En-
«ho comprato un vestito di qualità», «mio rico Cuccia, il misterioso e potentissimo
fratello è uno studioso di valore», «sono patrono di tutti gli affari d’alta finanza»
una donna semplice, con poche pretese», _ (apposizione del complemento di termi-
ecc. ne; «Quotidiano di Lecce», 3.10.1986, 7);
Tratto distintivo dell’attributo rispetto al «I miei due compagni soffrono lievemen-
complemento predicativo (cfr. 11.42) e al te di ma] di montagna, naturale conse-
nome del predicato (cfr. 11.32) è la sua di- guenza della stanchezza e delfreddo» (ap-
pendenza sintattica da un nome. Ripren- posizione del complemento di causa;
diamo, ad esempio, la frase (b) e mettia- Tucci, Nepal, 37), ecc.
mola a confronto con due frasi in cui l’ag-
gettivo non ha funzione di attributo: 47. Come mostrano gli esempi appena ci-
tati, il nome in apposizione può reggere
(b) «mio padre è un uomo intelligente e sensi- svariati attributi e complementi, forman-
bile» do un sintagma appositivo complesso che
(b,) «mio padre è considerato da tutti intelli- può raggiungere anche una notevole
gente e sensibile»
(b,) «mio padre è intelligente e sensibile» estensione. Nella lingua della narrativa si
adoperano frequentemente sintagrni ap—
positivi molto elaborati per presentare un
Nella frase (b) i due aggettivi intelligente e
personaggio. Ad esempio: «Ma in quella
sensibile dipendono dal sostantivo uomo
entrava Ninì Rubiera, un giovanotto alto
e hanno dunque funzione attributiva,
e massiccio che quasi non passava dall’u—
mentre nelle frasi (bl)-(bz) essi dipendono
scio, bianco e rosso in viso, coi capelli ric—
rispettivamente da un verbo estimativo
(complementi predicativi del soggetto) e ciuti, e degli occhi un po’ addormentati
che facevano girare il capo alle ragazze»
da una copula espressa dal verbo essere
(Verga, Mastro don Gesualdo, 39); «Sca-
(nomi del predicato).
ricato e consegnato al segretario comuna-
le, un uomo magro e secca, duro d’orec-
chio, con dei bafli neri a punta sul viso
Apposizione giallo, e la giacca da cacciatore [..], rimasi
solo in mezzo alla strada» (Levi, Cristo si
46. L’apposizione è un nome che si collo- è fermato a Eboli, 13).
ca accanto a un altro nome, per meglio
descriverlo e determinarlo (in latino AP- 48. Il singolo nome appositivo si trova,
POSÎTIO vale ‘ciò che si appone, che si col- più frequentemente,preposto al sostanti-
loca vicino’). Essa può sia precedere sia vo cui si riferisce. E questo il caso, ad
seguire il nome cui si riferisce: «il presi- esempio, dei nomi di professione, carica,
dente della Repubblica, Francesco Cossi- onorificenza che precedono un nome
ga», «Francesco Cossiga, presidente della proprio: «l’avvocato Agnelli», «il profes-
Repubblica». Quando un’apposizione in- sor Carlo Rubbia», «il commendator Fer-
11. Analisi logica e analisi grammaticale 70
rari»: delle forme appellative di cortesia tempo (cfr. VIII.28a) e nei complementi
signor / signora: «il signor Bianchi», «la si- awerbiali («hai agito avventatamente»,
gnora Maria»: degli iperonimi monte, fiu- «sono tornato ieri», ecc.). La nozione di
me, lago, quando precedono un nome «indiretto» non andrà dunque riferita so-
geografico: «il monte Amiata», «il fiume lo all’esistenza di un legame sintattico
Po», ecc. (cfr. 111.20). preposizionale, ma anche e soprattutto al
Per costrutti appositivi con aggettivo di— fatto che l’azione espressa dal predicato
mostrativo quello e preposizione di, co- non «ricade direttamente» sul comple-
me «quel bel tipo di tuo fratello», cfr. mento (come nel complemento oggetto:
VII.]31a. Talvolta, in luogo dell’aggettivo cfr. 11.35). Mettiamo a confronto, per
dimostrativo. si può avere l’articolo de- esempio, le due frasi: «Gino ha insultato
terminativo (cfr. IV.18). Mario» e «Gino ha lavorato tutto il gior-
no»: nella prima l’azione espressa dal pre-
49. Un nome può essere seguito da più dicato si‘esplica su un complemento og-
apposizioni: «Credo in un solo Dio, Padre getto, mentre nella seconda il comple—
onnipotente. creatore del cielo e della ter— mento serve a situare l’azione entro certi
ra» (Messale festivo, 304; i sostantivi Pa- parametri temporali; in altre parole, po—
dre e creatore danno luogo a due distinti tremmo dire che «Mario è stato insultato
sintagmi appositivi). da Gino», ma non che *tutto il giorno è
Meno comunemente, un’apposizione stato lavorato da Gino.
può essere precisata e specificata da una
seconda apposizione: «Bob Dole, capo 51. Tra le partizioni tradizionali dell’ana-
del gruppo repubblicano al senato (il par- lisi logica quella dei complementi in ge-
tito dello stesso Presidente)», ecc. («Il Pic- nere. ed in particolare dei complementi
colo», 1.12.1986. ] ). indiretti, è la categoria di cui gli studiosi
avvertono oggi più nettamente l’insuffi-
cienza di fondamenti ed i limiti operativi.
Complementi indiretti In primo luogo, i criteri semantici che
consentono di distinguere i complementi
50. Abbiamo visto finora come. alla strut- l’uno dall’altro non sono sempre ben
tura di base soggetto+predicato della fra— chiari: l’attribuzione di un sintagma pre-
se semplice, possano aggiungersi varie posizionale all’uno o all’altro comple-
unità di articolazione sintattica e di deter— mento è talvolta opinabile, e d’altro can-
minazione semantica: il complemento og- to l’individuazione di differenze semanti-
getto (cfr. 11.35), il complemento predica- che sempre più sottili può portare all’ec—
tivo (cfr. 11.42), l’attributo (cfr. 11.45), cessiva proliferazione di complementi
l’apposizione (cfr. 11.46). Oltre a questi «minori» (cfr. STATI 1976: 60-61). Ancor
elementi esiste una categoria di forme più difficile, se non impossibile, risulte-
sintattiche più vasta. ma dai contorni me— rebbe stabilire dei criteri formali per di-
no facilmente definibili, quella dei corn- stinguere ciascun complemento. Così, un
plementi indiretti: ne tratteremo nei pa— sintagma preposizionale come da Gino
ragrafi che seguono. non esprime, in sé, un particolare signifi-
I complementi indiretti (o obliqui) sono cato; solo il contesto della frase (in parti-
complementi che, nella grande maggio- colare il predicato) ci dirà se abbiamo un
ranza dei casi, si costruiscono con una complemento d’agente («Mario è stato
reggenza preposizionale. Essi permetto- insultato da Gina»), di moto a luogo
no di determinare il significato della frase («vado da Gino stasera»), stato in luogo
secondo i parametri del tempo («tornerò («dormirò da Gino stasera»), ecc. Nono-
tra pochi giorni»), dello spazio («mi trovo stante tali limiti, il quadro tradizionale
a Udine»), del modo di svolgimento del- dei complementi mantiene una sua vali-
l’azione («hai recitato con grande espres- dità, in quanto si fonda perlopiù su no-
sività»), e via dicendo. zioni ampiamente conosciute e consoli-
Alcuni complementi indiretti possono date (come ad es. quelle di «moto a luo-
non essere retti da preposizione, come ad go», «tempo determinato», «agente».
esempio in certi usi del complemento di ecc.), che permettono una trattazione ac-
71 Il. Analisi logica e analisi grammaticale
cessibile di un gran numero di unità sin- le esprimere un interessamento affettivo
tagmatiche, ed hanno in molti casi un’in- nei confronti dell’interlocutore, mentre
dubbia efficacia descrittiva. con ti (0 vi) si tende a coinvolgere mag-
Nel capitolo VIII daremo una vasta giormente chi ascolta 0 legge nella situa—
esemplificazione dei complementi co- zione descritta.
struiti con le preposizioni proprie di (9—
32), a (33-50), da (51-69), in (70-88), con 55. Il complemento di specificazione for-
(89-95), su (96-106), per (107-123), tra / nisce una determinazione aggiuntiva al
fra (124-134), e con numerose preposizio- nome da cui dipende. Esprime rapporti
ni improprie (135-137). Qui ci limiteremo di vario tipo, per esempio di proprietà («i
a ricordare le condizioni d’uso dei com- terreni del comune»), di parentela («il
plementi più importanti, con un rapido fratello di Lucia»), di dichiarazione o spe-
cenno delle principali preposizioni con cificazione vera e ropria («il Presidente
cui si costruiscono. della Repubblica»), ecc.
La preposizione impiegata è sempre di
52. Nelle frasi con predicato espresso da (cfr. VIII.10). In molti casi è possibi-
un verbo passivo, il complemento d ’agen- le un’equivalenza tra il sintagma no-
re indica il soggetto logico dell’azione (cfr. me+compl. di specificazione ed un sin-
11.23): «il mio progetto è stato apprezzato tagma verbale; ad es. «la paura dei nemi-
da tutti», <<in ebrei furono perseguitati dai ci»=‘temere i nemici’, «l’arrivo dei nemi—
nazisti», ecc. Quando il soggetto logico è ci»=‘i nemici arrivano’. Con questo tipo
rappresentato da un’entità non animata, di trasformazioni ci è possibile stabilire
si parla di complemento di causa efficien- se il complemento di specificazione ab-
te: «l'albero è stato abbattuto dal vento», bia funzione soggettiva o oggettiva; tutta-
«il mio arrivo sarà preceduto da una te- via, solo il contesto comunicativo con-
lefonata», ecc. sente di analizzare correttamente il sin—
La preposizione impiegata è sempre da tagma preposizionale: in una frase come
(cfr. VIII.SS). «la scelta di Gino ci ha causato non pochi
guai», ad esempio, il sintagma di Gino
53. L’entità animata o inanimata su cui potrebbe in sé essere interpretato sia co-
«termina» l’azione viene indicata dal me ‘soggetti'vo’ («Gino ha fatto una scel-
complemento di termine: «ho affidato ta») sia come ‘oggettivo’ («qualcuno ha
mio figlio a un bravo insegnante», «devo scelto Gino»).
dirti alcune cose importanti», ecc.
La preposizione impiegata è sempre a 56. I parametri dello spazio e del tempo
(cfr. VIII.34). Con i pronomi personali sono oggetto rispettivamente dei comple-
possiamo avere le forme toniche a me, a menti di luogo e dei complementi di tem-
te, ecc., oppure le forme atene mi, ti, gli e po. Nei primi un luogo viene trattato co-
le. ci, vi, loro / gli, si ( er le particolarità di me punto di riferimento nel quale ci si
quest’uso cfr. VII.32 . trova (stato in luogo: «vivo in città»), ver-
so il quale ci si dirige (moto a luogo: «va—
54. Affine al complemento di termine è do in città»), da cui ci si allontana (moto
quello che, prendendo a prestito un ter- da luogo: «sono appena tornato dalla
mine della grammatica latina, potremmo città») o, ancora, attraverso cui ci si muo-
chiamare dativo etico. Esso esprime solo ve (moto per luo o: «passerò per la città
in senso figurato la persona su cui termi- prima di venire»%, ecc. Nei secondi, il
na l’azione ed è costituito in genere da un tempo viene trattato secondo l’aspetto
pronome atono: «che mi combini?» (‘co- della duratività (tempo continuato: «sono
sa mai combini?’), «non mi ti far bocciare rimasto in città per due ore») oppure del-
all’esame, mi raccomando» (‘non farti la puntualità (tempo determinato: «arri-
bocciare all’esame, ecc.’); «che ti fanno i verò in città alle quattro»).
bergamaschi? Spediscono a Venezia Lo- Le principali preposizioni im iegate sono:
renzo Torre, un dottore, ma di quelli!» — per lo stato in luogo a VIII.41), da
(Manzoni, I Promessi Sposi, XVII 53). (VIII.68), in (VIII.71), tra / fra (VIII.127),
Con il pronome mi (0 al plurale ci) si vuo- sopra (VIII.136Î), sotto (VIII.136f), den-
ll. Analisi logica e analisi grammaticale 72

tro (VIII.136C), fizori (VIII.136C); — per il 61. L’argomento di un atto comunicativo


moto a luogo a (VIII.3S), da (VIII.68), in può essere esplicitato dal complemento
(VIII.S4), verso (VIII.136g); — per il moto d’argomento: «ho discusso a lungo di po-
da luogo da, il cui uso è prevalente litica», «volevo sentire il tuo parere sul-
(VIII.52), e di (VIII.23a); — per il moto l’ultimo libro di Moravia», ecc.
per luogo da (VIII.23C), per (VIII.108); tra Nel complemento d’argomento trovano
/ fra (VIII.127); — per il tempo continuato impiego le preposizioni di (cfr. VIII.13) su
da (VIII.57), in (VIII.83 ,su (VIII.1OSb), (VIII.102), e numerose locuzioni preposi-
per (VIII.1OS), durante VIII.137d); ma è zionali come intorno a, a proposito di, ecc.
possibile anche un sintagma non retto da
preposizione, come in «ho dormito solo 62. Il complemento di quantità serve a
per due ore» / «ho donnito solo due ore»; — specificare una quantità 0 misura: «que-
per il tempo determinato di (VIII.27), a sta cassetta pesa venti chili», «una dami-
V
" III43), in (VIII.74), per (VIII.122). giana da venti litri», ecc.
Si impiegano le preposizioni di (cfr.
57. L’entità per mezzo della quale avvie- VIII.16) e per (cfr. VIII.122); talvolta la
ne un’azione si indica con il complemento quantità 0 misura è espressa senza prepo—
di mezzo (o complemento di strumento): sizione.
«con adeguate misure economiche potre-
mo evitare l’inflazione», «ti ho mandato il 63. A sé sta il complemento vocativo (o di
mio invito per posta», ecc. vocazione), costituito da un nome — di
Le preposizioni più comunemente impie- persona, animale o cosa — a cui il parlante
gate sono di (VIII.29), a (VIII.4S), in rivolge direttamente il discorso.
(VIII.77), con (VIII.94), per (VIII.109), Il vocativo ha grande libertà di colloca-
mediante (VIII.137a). zione: può figurare ad apertura di frase
(«Silvia, rimembri ancora», ecc. Leopar-
58. Il complemento di causa indica la cau— di, A Silvia, 1), in posizione interna (e nel-
sa per cui awiene un’azione: «soffro d’a- lo scritto è inserito di norma tra due vir-
sma», «per la nebbia, alcuni aeroporti so— gole: «Via, zietto, calmati, via!» Pirandel-
no statiechiusi al traffico», ecc. lo, Cosi e [se vi pare], V 8; raramente tra
sizioni impiegate sono di virgola e punto esclamativo: «Ma, Ren-
(VIIIP17, da (VIII.56), per (VIII. 111). zo], non siete in voi» Manzoni, I Promes-
si Sposi, XXXVI 44), oppure in posizione
59. Il complemento di modo o maniera finale: «invecchian ivi ne l’ombra i super-
esprime le modalità di svolgimento di stiti, al rombo / del tuo ritorno teso l’orec—
un’azione: «ho accolto con entusiasmo la chio, o dea» (Carducci, Mors, 23-24).
tua lettera», «sbrigherò gli ultimi affari in Spesso il vocativo si richiama al soggetto
gran fretta», ecc. del verbo o a un altro elemento gramma-
Le pre osizioni impiegate sono di ticale della frase (così nell’esempio del
VIII.26 , a VIII.44), in (VIII.79), con Carducci, in cui 0 dea si collega all’agget-
VIII.93), su VIII.103), e poche altre. tivo possessivo tuo); altre volte è indipen-
dente: «Maria, stasera non sono a cena».
60. La persona o le persone insieme alle Può essere preceduto da un contrassegno
quali si svolge un’azione si indicano col formale (le interiezioni o e oh: cfr. X.20-
complemento di compagnia: «sono anda- 21), ma perlopiù è adoperato assoluta-
to al cinema con i miei genitori», «farò mente. Limitata all’uso popolare roma-
una crociera insieme agli amici», ecc. nesco l’interiezione a: «Ahioddio, che
Quando la relazione di ‘compagnia’ ri- t’ha preso na paralisi, a Marcè?» (Pasoli—
guarda non un essere animato, ma una ni, Ragazzi di vita, _15).
cosa, si ha il complemento di unione: «mi Affine al vocativo è il complemento
piace il gelato con la panna e l’amarena», esclamativo, nel quale possiamo includere
«partirò con il minimo bagaglio indispen- «tutte le interiezioni, ed esclamazioni va-
sabile», ecc. rie, insulti, imprecazioni eccetera» (SATTA
Le principali preposizioni impiegate sono 1981: 504).
con (VIII.90) e insieme (VIII.138). Per quanto riguarda l’uso e la reggenza
73 Il. Analisi logica e analisi grammatimle
preposizionale di altri complementi mi- vando ogni complemento grazie all’Indi-
nori, il lettore potrà agevolmente consul- ce dei fenomeni e delle forme notevoli
tare il capitolo sulla Preposizione, ritro- (sotto la voce complementi).
lll. IL NOME

1. Il nome o sostantivo è una parola che pronomi personali quali la («non lo so», cfr.
ha la funzione di indicare persone, ani- V11.43), la («me la pagherai», cfr. V11.44), gli
mali, cose, concetti, fenomeni (ad es. («gli è vero», cfr. Vll.22). ecc.
bambino, gatta, martello, giustizia, tuono).
Nessun idioma antico e moderno a noi 3. Tradizionalmente, i nomi vengono sud-
noto, per quanto peculiari siano i suoi divisi in varie classi: Giovanni, Paola, Ro-
procedimenti grammaticali, è mai risulta- ma, Firenze, Tevere, ecc. si possono defi-
to privo della facoltà di nominare perso- nire nomi propri (di persona o antroponi-
ne, cose, concetti: classificare, riconosce- mi. di luogo o toponimi, di fiume o idro-
re, creare vuol dire da sempre «chiama- nimi, ecc.), perché identificano uno speci-
re» con un nome; così, fin dalla prima in— fico individuo all’interno di una categoria
fanzia, il nome che portiamo (Aldo, Ma- o di una specie. Formica, tavolo, bosco,
rio, Cecilia, Rita) fa un tutt’uno con noi e donna sono nomi comuni in quanto si ri-
ci individua nel contesto familiare e so- feriscono a tutti i membri di una stessa ca-
ciale. tegoria 0 specie. Si dicono poi collettivi
In italiano e nelle lingue romanze il nome quei nomi che designano un gruppo di in—
è formalmente contraddistinto da una dividui, come popolo, folla, mandria, scia-
propria flessione grammaticale, che com- me, reggimento, stormo, pubblico, cliente-
prende la distinzione singolare / plurale la. Uno stesso nome può venir considera-
(numero) e quella maschile / femminile to in momenti, luoghi, e presso gruppi so-
(genere). ciali diversi come proprio 0 comune.

2. Non è soprawissuto invece il genere neutro, 4. Numerosi «nomi comuni» dell’italiano


che già il latino più tardo andava progressiva- moderno derivano da nomi propri (un
mente eliminando a favore dei due generi ma- vasto e documentato repertorio in MI-
schile / femminile (TEKAVCIC 1980: 11402), e che GLIORINI1968): ad esempio algoritmo (dal
troviamo in lingue come il russo e il tedesco
(più fedeli in ciò alla fisionomia dell’antico in- nome del matematico arabo Al-Huwà-
doeuropeo comune): in tedesco, ad esempio, rizmî, IX sec.), a°ngstròm (dal nome dello
der Sohn ‘il figlio’ e maschile, die Toc/ner ‘la fi- scienziato svedese A. Àngstrò'm, 1814-
glia’ è femminile, mentre das Kind, generica- 1874), e così per tutti i casi in cui da un
mente ‘bambino / bambina”. ‘figlio I figlia’, è metodo, da un fenomeno, da una scoper-
neutro. Altre lingue indoeuropee, come l'ingle- ta e simili possiamo risalire al nome del-
se, il persiano, Par-meno hanno poi quasi com- l’inventore o dell’ideatore. Medusa deri-
pletamente annullato la distinzione grammati- va da Medusa, mitico mostro dell’anti-
cale del genere. Un caso di sopravvivenza del
neutro latino in italiano, almeno come desinen-
chità. Un machiavello è un ‘trucco, raggi-
za, si ha nel tipo le uova, le braccia, cfr. 111.109, ro particolarmente ingegnoso’ in virtù
111.117. Si potrebbe inoltre parlare di «neutro», dell’astuzia spregiudicata che l’opinione
dal punto di vista semantico, per alcuni prono- comune ha da sempre attribuito a Nic-
mi anaforici come ciò (cfr. VII.133) o anche per colò Machiavelli: «il machiavello tatti-
75 III. ]] nome
co di Osvaldo Bagnoli» (<<L’Arena», noma per formazione e flessione. fin dalla teo-
1.12.1986, 9; ci si riferisce alla strategia ria linguistica dell’antichità (che includeva nel
calcistica dell’allenatore del Verona). nome anche il pronome e l’aggettivo) è stato
contrapposto al verbo, il quale si distingueva
da esso in quanto indicava un processo, un’a-
5. Caratteristico l’uso che spesso si fa del zic;ne, situandoli nel tempo (ROBINS 1981: 47-
nome di un artista, non solo per indicare 49 .
la sua opera nel complesso («questa paro- In diverse lingue non esiste una distinzione al-
la si trova in Dante», cioè ‘nelle opere di trettanto spiccata per la categoria del nome,
Dante’), ma anche quando ci si riferisce quale noi siamo abituati a configurarla: la net—
ad un esemplare individuale (ad esempio: tezza con cui è sempre stato possibile formula-
«ammirare un Tiziano»; «nel periodo in re l’opposizione «nome» / «verbo» è stata in
massima parte dovuta all’assetto morfologico
cui la critica mi malmenava e un critico delle lingue europee di cultura come il greco, il
per stroncare un autore francese, scrive- latino, il tedesco, le lingue romanze, ecc., dove
va: ‘Questo film è brutto. Sembra un Cor- le due categorie sono nettamente contraddi-
bucci’» Sergio Corbucci, intervista a «Eu- stinte e individuabili. Non potremmo fare lo
ropeo», 13.11.1986, 76), o ancora a un stesso con le lingue sino-tibetane o con molti
semplice esemplare a stampa di un’opera idiomi amerindiani, perché nelle prime nessun
letteraria: nel Cinquecento ogni uomo di contrassegno morfologico distingue le parole le
lettere che si rispettasse viveva «co’l pe- une dalle altre, e nei secondi una parola può
assumere un «aspetto» verbale 0 sostantivale
trarchino in mano» (Caro, Lettere fami- in base alle altre parole e affissi con cui si ag-
liari), cioè con un volumetto stampato in glutina per formare segni linguistici complessi;
formato tascabile del Canzoniere petrar- e dunque ci si dovrà spesso affidare alla strut-
chesco sempre a portata di mano. Anche tura della frase (ordine delle parole, rapporti
noi diciamo «hai visto il mio Virgilio?», di dipendenza, ecc.) per ricavarne le «funzioni»
«dovresti rendermi il Manzoni», ecc. grammaticali.

6. Una seconda possibile distinzione è 8. In italiano, come nella maggior parte


quella in nomi concreti e nomi astratti: i delle lingue indeuropee, l’autonomia del
primi si riferiscono a tutte le entità diret- nome dalle altre categorie grammaticali
tamente percepibili dai sensi, come ad es. appare saldamente garantita sul piano
uomo, cane, tovaglia, coltello, i secondi a morfologico; tuttavia, qualunque parola
concetti come amore, libertà, infelicità, che non sia un nome può assumere, senza
gloria, che sono raffigurabili solo in modificare la sua forma, funzione nomi-
astratto dalla mente. nale (si parla in questi casi di uso sostanti—
Ma si tratta di una classificazione da non vato). Ecco una serie di esempi di varie
intendere in senso troppo rigido: non parti del discorso usate come sostantivi:
sempre è possibile assegnare un dato no— il) (verbo): «il rimembrar delle passate
me a questa o quella classe (una partenza, cose» (Leopardi, Alla luna, 15);
un disagio, un’arrabbiatura, una caduta si b) (awerbio): «quando si veniva a quel
collocano su gradi per dir così intermedi punto oscuro della fuga de’ nostri tre po-
di «astrazione» / «concretezza»). Inoltre, veretti, e del come, e del perché, e del do-
un nome di solito usato come astratto ve» (Manzoni, I Promessi Sposi, XI 25);
può essere in altre accezioni concreto. «il troppo stroppia» (proverbio);
Pensiamo agli astratti personalità, cele- c) (aggettivo): «con tanta pratica degli uo-
brità adoperati come concreti («le perso- mini e delle cose, con tanto meditare, con
nalità del mondo dello spettacolo»; «via, tanta passione per il buono e per il bello»
non fo per dire, / ma oggi sono una cele- (Manzoni, I Promessi Sposi, XXII 46; per
brità» Carducci, Davanti San Guido; nel- gli aggettivi sostantivati del tipo il pubbli-
lo stesso significato l’italiano ottocentesco ca, il privato, il politico cfr. V.47);
aveva notabilità, cfr. FORNACIARI 1881: d) (congiunzione): «ma, ci fu un ma»
19); o a servitù ‘l’insieme dei domestici’, (Viani, Il cipresso e la vite); « su questa
umanità ‘gli uomini, il genere umano’, ‘versione’ di Santi ci sono però dei se e dei
ecc. ma» («La Repubblica», 24.4.1987, 17);
e) (pronome): «torna a casa, perché i tuoi
7. Il nome, come categoria grammaticale auto— non abbiano a star più in pena per te»
III. Il nome 76
(Manzoni, I Promessi Sposi, VIII 71); lumìe!» Buonarroti il Giovane, La Fiera),
}) (numerale): «avendo la bocca ancora uso che s’è continuato anche nella lingua
aperta, per un gran ‘sei’ che n’era scop- letteraria più sorvegliata (ad es. D’An-
piato fuori» (Manzoni, I Promessi Sposi, nunzio, Trionfo della morte, 372) ed è og-
VII 64); gi piuttosto comune («mancano carne,
g) (preposizione): «l‘infinito retto da ‘de— pesce, uova, verdura, frutta con l’eccezio-
siderare’ non vuole il di». ne degli aranci», «La Repubblica»,
26.4.1986, 3; si veda poi questo caso di
oscillazione: «Ci venne l’idea di [...] stac-
Genere del nome care qualche arancio dagli alberi [...].
Sbucciandoli per istrada ci dicevamo:
9. Come abbiamo già detto, il nome può ‘Perbacco, queste sono le arance buone e
essere maschile 0 femminile. E necessario non quelle che ci davano alla pensione’»
però distinguere tra genere reale, cioè ef- Alvaro, cit. in BRUNET 1982: 63). Non è da
fettivamente motivato in quanto corri— escludere che sull’affermazione del ma-
,pondente al sesso (maestro-maestra, re- schile arancio per il frutto abbia influito il
regina, toro—vacca) e genere grammatica- fatto che sono maschili tutti gli altri nomi
le, dovuto ad una pura convenzione e pri- di agrumi (oltre a cedro e limone, berga-
vo di corrispondenza nel mondo extra-lin- motto, chinotto, mandarino, pompelmo).
guistico: solo l’uso e la tradizione linguisti- I nomi di frutti esotici sono prevalente-
ca, e non una loro ipotetica «mascolinità» mente maschili: l’ananas, l’avocado, il ca—
/ «femminilità», stabiliscono che siano ma- chi, il kiwi, il litchi, il manga, il maracuja,
schili pensiero, apice, vestito, orologio e ecc.
femminili sedia, favola, rete. ecc.
12. II. I nomi di città, isole, regioni, stati,
10. In assenza di ogni riferimento ad un continenti: la Roma dei papi, la sabauda
genere reale, molti gruppi di nomi tendo- Torino; la Sardegna, la Sicilia, le Eolie; la
no a ripartirsi grammaticalmente tra ma- Campania, l’Emilia-Romagna; l’Austria,
schile e femminile in base alla tassono- la Finlandia; l’Africa, l’Asia, l’Europa.
mia, cioè alla loro appartenenza a questo In antico il genere dei nomi di città era
o quel settore delle classificazioni e delle perlopiù determinato dalla desinenza:
nozioni comuni: non c’è, è vero, alcun «Palermo fu fabbricato», «bella Vene-
motivo per cui il nome dell’oro, in sé, zia», «bel mi’ Firenze» (ROHLFS 1966-
debba essere maschile (se non, storica— 1969: 380a); alcuni esempi letterari di ma—
mente, il fatto di derivare dal neutro lati- schile in -o: «in un Milano, bisogna dirla,
no AURUM); eppure notiamo che sono c’è ancor del timor di Dio» (Manzoni, I
maschili i nomi dei metalli e degli ele- Promessi Sposi, XVI 48); «quel Milano
menti chimici, così come altre serie nomi- birbone ch’era tutto pieno di lei» (De
nali sono costituite completamente o in Marchi, Demetrio Pianelli, 333); «abbia-
gran parte da nomi femminili. mo in faccia Urbino / ventose» (Pascoli,
In particolare, tendono a collocarsi nel L’aquilone, 22-23). Oggi fra i più comuni
genere femminile: nomi di città è invece maschile solo Il
Cairo (anche se s’ode ancora, nella lingua
11. I. I nomi dei frutti: la banana, la mela, parlata, «il mio Torino», «Milano è sem-
la noce, la pera, la pesca; di solito al frutto pre il più bello»; e se i toponimi in -0 pos-
femminile corrisponde un nome d’albero sono presentare alterati scherzosi al ma-
maschile (il melo, il pero, il pesco, ecc.), schile: «Palermo, Palermino sei più bello
ma in molti altri casi sia il nome del frutto di )Torino» Ginzburg, Lessico famigliare,
sia quello dell'albero sono maschili: il ce- 31 .
dro, ilfico, il lampone, il limone. Tra i nomi delle regioni italiane sono ma-
Sebbene la norma tradizionale prescriva schili l’Abruzzo (o: gli Abruzzi), il Friuli,
la coppia arancio (albero) — arancia (frut- il Lazio, il Molise, il Piemonte, il Trenti-
to), fin da epoca antica s’è avuto anche il no—Alto Adige, il Veneto, oltre a molte
maschile arancio per indicare il frutto («o sub-regioni e regioni storiche: il Bruzio
belle zane / d’aranci, di cedrati e di (l’odierna Calabria), il Canavese, il Ca—
77 Il]. Il nome
sentina, il Chianti, il Cicolano, il Monfer- zioni astratte: la grammatica, la filosofia,
rato, il Mugello, il Salento, il Sannio, ecc. la fiducia, la telematica, la pace.
Maschili anche molti nomi di nazione: il Ma è la categoria di più incerta definizio-
Belgio, il Perù, il Portogallo, ecc. ne, come si ricava dalla presenza, accanto
a molti femminili, di sinonimi maschili: ad
13. I nomi di città, regione, nazione si usa- es. la giustizia / il diritto, la discordia / il di-
no anche per indicare squadre di calcio, saccordo, l’allegria / il buonumore, ecc.
associazioni e gruppi sportivi in genere. E Tendono a collocarsi nel genere maschi-
anche in questo caso, per quanto vi siano le:
numerose eccezioni e irregolarità, è pos-
sibile osservare delle tendenze costanti ri- 16. I. I nomi degli alberi: il frassino, il me-
s etto al genere: lo, il pero, il pino, il salice, l’abete, l’ulivo,
ag con i nomi di città che comunemente ecc.; ma sono abbastanza numerosi anche
sono femminili, si ha il maschile: il Tori- i femminili: la betulla, la magnolia, la pal-
no, il Bologna, il Catanzaro; con un’unica ma, la quercia, la sequoia, la vite.
eccezione rilevante: la Roma (forse sul Per quanto riguarda vite, palma e quercia
modello della preesistente Lazio: cfr. si può osservare che il nome del frutto re-
LEONE 1974b: 52). lativo, uva, dattero e ghianda, non si for-
b) con un aggettivo sostantivato si ha il ma dalla stessa radice del nome dell‘albe—
femminile: la Triestina, la Salernitana, la ro, come invece accade per per-o / per-a,
Fiorentina; mel-o / mel-a, ecc., e dunque il loro gene-
c) con i nomi di regione si ha talvolta il re non è stato vincolato dall’opposizione
genere opposto a quello del nome nel suo ‘albero’ (maschile) / ‘frutto’ (femminile)
uso primitivo: il Campania, la Lazio: che, come abbiamo visto, vige in molti ca-
d) con i nomi di nazione si ha lo stesso ge- si. Vite, inoltre, a differenza della maggior
nere del nome corrispondente: il Brasile, parte dei nomi di albero, ha mantenuto il
la Danimarca, la Francia, l’Italia. genere femminile del latino vins perché,
Altri tipi nominali sono possibili, e tra per il suo aspetto e per il tipo di coltiva-
uesti ricordiamo: zione in filari e pergolati, è stata probabil-
$ etichetta latina 0 nome mitologico, di mente sentita come ‘pianta’ più che come
solito femminile: la Juventus. l’Atalanta, ‘albero’.
la Pro Patria;
f) nome composto, anch’esso di solito 17. II. I nomi dei metalli (l’alluminio, l’ar-
femminile: la Sampdoria (dalla fusione gento, il mercurio, l’oro, il rame. il titanio,
delle due squadre Sampierdarenese e An- lo zinco) e in generale degli elementi chi-
drea Doria, di Genova). Sul genere dei mici (l’argo, l’idrogeno, l’ossigeno, lo
nomi sportivi cfr. BASCETI'A 1962: 95-99 e zolfo).
LEONE 1974b.
18. III. I nomi dei punti cardinali: l’est o
14. III. I nomi militari che indicano man- levante o oriente, l’ovest o ponente o occi-
sioni come la guardia, la guida, la pattu- dente, il nord o settentrione, il sud o meri-
glia, la ronda, la scorta, la sentinella, la dione o mezzogiorno (e così i composti
staffetta, la vedetta. nord-est, sud-ovest, ecc.).
Nel caso di nomi come la guardia, la spia,
ecc., è stato spesso ricordato che il loro 19. IV. I nomi dei mesi (gennaio, feb-
genere è dovuto al valore «astratto - col- braio, ecc.) e dei giorni della settimana
lettivo» della funzione che essi designano (lunedì, martedì) tranne la domenica (che
(in frasi come «fare la guardia», «andare deve il suo genere al latino tardo DIES
di ronda», «essere di scorta» dove ci si ri— DOMINICA, femminile: letteralmente ‘gior-
ferisce a compiti svolti da più individui; no del Signore’).
MIGLIORI… 1957: 73—74), valore che per
l’appunto è di preferenza rappresentato 20. V. I nomi di mari, monti, fiumi, laghi:
dal femminile. lo Ionio, l’Adriatico, il Falterona, il Ter-
minillo, [Everest, il Po, il Tevere, il Gar-
15. IV. I nomi di scienze, discipline, no— da. Tutti questi nomi risentono quasi
III. Il nome 78
sempre. per il genere, del relativo ipero- 0 Pater noster (molto comune nella forma
mimo: il (monte) Falterona, il (fiume) Po, Paternostro: «dopo più sospiri lasciato
il (mare) Tirreno, tanto che spesso questo stare il dir de’ paternostri, seco della qua-
entra a far parte del nome proprio, per lità del tempo molte e varie cose comin-
cui si può dire il Tirreno o il Mar Tirreno, ciarono a ragionare» Boccaccio, Decame-
e in alcuni casi è obbligatorio servirsene: rone, Introduzione 52; e anche nella for-
possiamo dire indistintamente il Garda o ma abbreviata Pater), il Gloria (0 Gloria
il lago di Garda, ma non *il Bracciano per Patri: «poiché le sorse il dubbio di essere
il lago di Bracciano né *il Bianca per il andata troppo oltre, si segnò, mormorò
Monte Bianco, ecc. _ un Gloria Patri» Tomasi di Lampedusa,
Esempi di nomi di monti o complessi cit. in BRUNEI 1982: 62), il Requiem 0 Re-
montagnosi femminili sono la Sila (che quiem aeternam (anche nel significato di
designa una regione montuosa, e non un ‘composizione musicale scritta sul testo
singolo monte), la Maiella, la Marmola— del Requiem’: «il Requiem [o Messa di
da, la Presanella, la Grivola («da l’ardiia Requiem] più antico sembrerebbe quello
Grivola bella» Carducci, Courmayeur, 3), scritto da G. Dufay e menzionato nel suo
ecc. testamento», Dizionario della musica:
Tra i nomi di fiumi femminili ve ne sono Lessico IV 78), il Salve Regina (talvolta
alcuni di fiumi stranieri: la Drina, la Ga- anche al femminile; cfr. BRUNET 1982: 60),
ronna, la Loira, la Senna, la Vistola. Per il Te Deum («Apprestate per il Te
l’Italia possiamo ricordare la Dora, la Deum» Giacosa-Illica, Tosca, in PUCCINI—
Magra, la Secchia. In molti casi l’uso FERRANDO 1984: 187). E invece femminile
oscilla fra maschile e femminile: il Bormi- l’A ve(m)maria («ti converrà dire [.] tre-
da ola Bormida, il Cecina 0 la Cecina («la cento avemarie a reverenza della Trinità»
Cecina nasce dalle Colline Metallifere e si Boccaccio, Decamerone); «stava sospeso,
getta in mare tra Livorno e Piombino», in cercando le parole e facendo scorrere tra
un manuale cit. in BRUNET 1982: 77), e le dita le ave marie della corona che tene-
l(a) Adda, («l’Adda riccioluta di spume», va a )cintola» (Manzoni, I Promessi Sposi.
Solmi, Sera sull’Adda, 1-2). Il Piave, oggi V12 .
perlopiù maschile (anche se in dialetto si
dice ancora la Piau), fu in passato femmi- 22. VII. I nomi di vini, sia quando il nome
nile: ma dal primo conflitto mondiale in si presenta in sé come un maschile (I’A-
poi, per il diffondersi della famosa Can- glianico del Vulture, il Barbaresco, il Cor-
zone del Piave di Giovanni Gaeta (E. A. vo di Salaparuta), sia quando il nome
Mario), e probabilmente anche per in- (nella maggior parte dei casi, un toponi-
flusso di tutti gli altri nomi maschili di fiu— mo) è nel suo uso comune un femminile
me, ha preso il sopravvento la forma ma- (l’Elba bianco, il Grottaferrata, il Lacrima
schile: «Il Piave monnorava calmo e pla- Christi, il Valpolicella). Maschili anche i
cido al passaggio / dei primi fanti il venti- nomi di vini uscenti in -i (il Chianti, il To—
quattro maggio / [..] / il Piave mormorò: cai) e in consonante (il Pinot, il Riesling).
‘non passa lo straniero!» Lo stesso si di— Oscillano fra genere maschile e femmini-
ca per Brenta, femminile in Dante («lun- lei nomi dei vini Barbera e Marsala: «non
go la Brenta» Inferno, XV 7) e prevalen- mi va allora il chianti, e il barbera è trop-
temente maschile oggi («lungo la riviera po duro» (Carducci, Lettere); «serba la
del Brenta» Guida Rapida TCI, II 34). tua purpurea barbèra / per quando, un
giorno che non è lontano, / tutto rawolto
21. VI. I nomi di preghiere, che spesso nella sua bandiera / torni Galliano» (Pa-
mantengono il loro antico nome latino, o scoli); per Marsala il maschile è di gran
lo affiancano al nome italiano: I ’Angelus lunga prevalente (sempre così ad esem-
(«febbrile e vano / suono degli angelus / pio in Veronelli, Bere giusto, e in genera-
sul giorno umano» Pasolini, L’usignolo le nelle attestazioni scritte) e il femminile
della chiesa cattolica), il Credo («il prete, la Marsala sembra limitato all’uso parlato
tutto d'argento, si volse verso la custodia, popolare. Decisamente femminili invece
dicendo a bassa voce un ‘credo’» D’An- Malvasia (anticamente anche Malvagia;
nunzio, Prose di romanzi), il Padrenostro cfr. ad es. Boccaccio, Decamerone, VII 3
79 Il]. Il nome
10), c Vernaccia («un fiumicel di vernac— simi padri, cit. in TOMMASEO-BELLINI 1865-
cia, della migliore che mai si bewe» Boc- 1879: IV 917); «si chiamava prologo la
caccio, Decamerone, VIII 3 9). Nei rari parte della tragedia che precedeva l’en-
casi in cui si trovano il Malvasia e il Ver- trata del Coro, cioè la parod0» (Perrotta,
naccia (due esempi in BRUNET 1982: 69) Disegno storico, 123). Per il tipo la radio
ciò sarà dovuto all’influsso del sostantivo cfr. 111.127.
vino, che è del resto responsabile del ge—
nere maschile degli altri nomi femminili 24. 11. Sono inoltre quasi tutti maschili i
che abbiamo citato. nomi, perlopiù di origine straniera, termi-
Molti esempi di nomi di vino maschili nel nanti in consonante: il bar, il rock, lo
ditirambo Bacco in Toscana del Redi sport, il tram, ecc.
(1626-1698); per esempio: «Benedetto /
quel Claretto / che si spilla in Avignone» 25. 111. Sono invece quasi tutti femminili i
(31-33), «coronato / sia l’eroe che nelle vi— nomi con desinenza in -a: la carrozza, la
gne / di Petraia e di Castello / piantò pri- donna, l’ora, anche se esiste un consisten-
ma il Moscadello» (55-58). te gruppo di maschili in —a: il cataclisma, il
dramma, il tema, ecc.
22 bis. Alcuni tratti semantici, come ve-
dremo analizzando partitamente la for- 26. I nomi maschili in -a sono in gran par-
mazione del femminile e del plurale, sono te di origine greca e di uso colto (cfr.
spesso collegati all’opposizione di genere: 111.46, 111.80d-g). Talvolta alla forma ma-
astratto / concreto, grande / piccolo, col- schile più corretta se ne è affiancata una
lettivo / singolo (sulla motivazione del femminile, popolarmente sentita come
femminile in guardia, spia, ecc. cfr. più regolare; e il caso del maschile asma,
111.14). che è stato quasi soppiantato nell’uso cor-
Nella maggior parte dei casi il contrasse— rente da] femminile: «la sentii [...] curvar-
gno morfologico del genere è dato dalla misi sopra con un’asma matema» (Bufali-
terminazione. E precisamente: no, Diceria dell’untore, 125), «il ragazzo
era sofferente di asma allergica» («La
23. 1. Sono maschili i nomi con desinenza Repubblica», 31.12.1986, 33), mentre è
in -0 (il carro, il tempo, l’uomo), con po- ancora proprio dell’uso scientifico e della
che eccezioni, tutte dipendenti dal genere rosa più sorvegliata: «sono stato assalito
dell’etimo: la mano ela virago ‘donna di F..] da un vero e legittimo asma» (Leo-
fattezze virili’ (cfr. lat. MÀNUS e VIRÀGO, pardi, Lettere), «un particolare favore ha
entrambi femminili) e eco (femminile in incontrato la distinzione [... dell’asma in
latino e in greco, che èla base remota del estrinseco e intrinseco» Enciclopedia
termine; tuttavia eco è maschile al plura- medica italiana, Il 1374).
le: «la cascatella i piccoli echi suscita/ per
li verdi silenzii» D'Annunzio, Versi d’a— 27. IV. Sono femminili quasi tutti i nomi
more e di gloria). Arcaico il femminile terminanti in -i: [(a) artrosi, [(a) ascesi, la
naro ‘nuora’ («a cui ciascuna sposa è fi- crisi, la parafrasi, ecc. (tutti di origine gre-
glia e nuro» Dante, Paradiso, XXVI 93). ca). Ma e maschile brindisi voce di origi-
Eco e non di rado adoperato come ma— ne tedesca: dalla locuzione ich) bring dir
schile anche al singolare: cfr. MOISE 1878: ’s ‘lo porto a te [il bicchiere]’=‘bevo alla
102 per esempi antichi; aggiungiamo un tua )salute’; cfr. CORTELAZZO-ZOLLI 1979: I
esempio moderno nel Nievo: «come un 167 .
eco lontano di flebili armonie» (Le con- Non entrano in questa serie i composti
fessioni d’un italiano, 76) e uno nel lingui— con base verbale che abbiano come se-
sta Gaetano Berruto: un libro «era rima- condo elemento un plurale maschile: con-
sto per cinquant’anni senza alcun eco» tapassi, castigamatti, stuzzicadenti, ecc.
(<<10», 1986, 4, 171). Due grecismi, sinodo (sui quali cfr. XV.123).
e parodo, possono eccezionalmente esse-
re trattati come femminili sul modello del 28. V. Sono femminili i nomi terminanti
greco sjnodos e pdrodos: «celebrandosi in -tà e in -tù: la bontà, la città, l’onestà, la
la santa sinodo in Nicea» (Vite dei Santis- rapidità, ecc. e la schiavitù, la servitù, la
lll. ]] nome
virtù, ecc. Questi nomi continuano i nomi Formazione delfemminile
latini femminili con accusativo -TATEM e -
TUTEM (tipi CÎVITAS, CIVITÀTIS e VÎRTUS, 30. A rigor di termini si potrebbe parla-
VIRTÙTIS). Le poche eccezioni presenti in re di formazione del femminile solo per
questo gruppo hanno invece origine di- quei nomi di esseri animati in cui effetti-
versa: taffetà, nome maschile di tessuto vamente distinguiamo un individuo
(dal persiano, attraverso il francese), tutù femmina da uno maschio: figlio / figlia,
‘costume delle ballerine’ (voce infantile). gatto / gatta. Negli altri numerosi casi in
cui ci si presenta un’alternanza di gene—
29. VI. I nomi in -e che non rientrino in re, infatti, una modificazione del signifi-
qualche classe suffissale (-tore, -zion'e, -ite, cato interviene a segnalarci che ci tro-
ecc.) possono essere maschili o femminili viamo di fronte non al femminile di un
(il dente / la gente, il ventre / la coltre, il nome, ma a un nome femminile che ha
magnete / la quiete, ecc.). Incertezze pos- con il corrispondente maschile una rela-
sono sorgere di fronte a nomi poco usua- zione di contiguità semantica più o me-
li, anche presso parlanti e scrittori colti. no stretta. Proprio di questi casi di alter-
Così acme, femminile (come il greco nanza ci occuperemo nei paragrafi 31—
akmé da cui deriva), è trattato erronea- 42, mentre in paragrafi ancora successivi
mente come maschile in Tomasi di Lam- vedremo specificamente la formazione
pedusa («il loro acme», Il Gattopardo, del femminile nei nomi di persona e di
117). P0 laresco la diabete in luogo di il animale.
diabete &Ìer influsso di malattia). Oscilla
inoltre fra maschile e femminile, senza
particola1i differenze semantiche, il car- Alternanza di genere e alternanza
cere (oggi molto più comune) / la carcere di significato
(talvolta anche nello stesso scrittore, co-
me attestano questi due esempi di Piran— Alcune parole hanno significato diverso a
dello, Novelle per un anno: «esco adesso seconda che presentino uscita maschile 0
dal carcere»; «come se fossi in una carce- femminile (VOLPATI 1955).
re!», Il giuoco delle parti, III 29); l’oscilla-
zione si mantiene anche nel plurale (dove 31. Mettiamo subito da parte un gruppo
però è più comune il femminile: «una sto- di nomi in cui l’indipendenza tra maschile
ria [.] che dà la misura dello stato mise- e femminile è massima, trattandosi di pa-
rabile in cui sono ridotte le carceri», «La role le cui radici sono per puro caso
Repubblica», 12.3.1985, 15). omofone:

arco ‘arma da lancio’ arca ‘sarcofago’ o ‘imbarcazione’ (nella


Bibbia: l’Arca di Noè)
busto ‘parte superiore del tronco umano’ busta ‘involucro’
maglio ‘martello’ maglia ‘indumento’
tappo ‘oggetto usato per chiudere un tappa ‘punto di sosta in un percorso’
contenitore, una bottiglia’

La radicale differenza di significato che zioni significate. tanto che in questi casi si
sussiste in queste coppie di nomi è dovuta dovrebbe parlare di alternanza apparente.
alla differente etimologia di ciascuno dei
due membri: il MÀLLEUS ‘martello‘ (>ma- 32. Si ha alternanza vera e propria quan-
glio) e la MÀCULA “rete a maglie larghe’ doi due nomi si formano dalla medesima
(>maglia) erano insomma in latino due radice, e vi è dunque (almeno nella gran-
nomi del tutto indipendenti per forma e de maggioranza dei casi) un’affinità e so-
significato, che solo l’evoluzione fonetica miglianza, massima 0 minima, con inter-
ha condotto a somigliarsi esteriormente. medie gradazioni, della cosa o nozione si-
Ma immutata resta la distanza tra le no- gnificata (o designatum):
81 III. Il nome

balzo ‘salto’ balza ‘tratto scosceso o dirupato di un


monte’
berretto ‘copricapo’ berretta ‘copricapo sacerdotale’ o
‘copn'capo da notte’
cassetto ‘cassetta che scorre orizzontal- cassetta ‘piccola cassa’
mente all’interno di un mobile’
chicco ‘seme’ o ‘piccolo oggetto sferico’ chicca ‘caramella’ o ‘cosa rara e squisita’
coppa ‘grosso recipiente di terracotta’ coppa ‘vaso per bevande’
panno ‘tessuto’ panna ‘parte grassa del latte’
regolo ‘strumento per misurazioni’ regola ‘norma’

Il modo in cui si formano queste coppie 33. Molte alternanze simili non hanno co-
di nomi è quasi sempre lo stesso: si parte nosciuto una specializzazione semantica,
da una fase in cui l’uso di uno stesso ter- per cui uno dei due termini è oggi disusa-
mine al maschile o al femminile è presso- to 0 letterario: rispetto a antiporta, cande-
ché indifferente, e poi, col procedere del la, ghiaccio, pineta abbiamo antiporto
tempo, maschile e femminile cominciano (che oggi significa solo ‘il braccio di mare
ad adoperarsi per accezioni e significati antistante il porto’), candelo («e ’l camar-
distinti, finché la distanza semantica di— lingo debbia dare a questa cotale messa vj
viene tale che si può parlare di due nomi candeli» Testi pratesi, 448), ghiaccia («livi-
indipendenti. de, insin là dove appar vergogna / eran
Si veda il caso di panno / panna, in cui la l’ombre dolenti nella ghiaccia» Dante, In-
differenza semantica tra i due membri è ferno, XXXII 34-35), pineto (si ricorderà
massima: la panna, in antico, era in senso La pioggia nel pineta, celebre componi-
proprio il «panno» grasso che si forma al- mento dannunziano).
la superficie del latte («quello appanna-
mento che fa da per sé il latte in cima, o 34. In diversi casi l’altemanza di genere è
panna che vogliamo dire» Soderini,. Il motivata da un tratto semantico costan-
trattato degli animali domestici), ma del te. Il principale di questi è' quello della
nome femminile si conosceva anche il si- grandezza o estensione. Di regola la cosa
gnificato ‘panno, pezza, pezzuola’ (anco- indicata col nome di genere femminile è
ra nell’Ottocento panna era il «velluto di più grande di quella indicata col nome di
cotone» o «velluto falso», Tommaseo, Di- geg;:re maschile (ROHLFS 1966-1969: Il
zionario della lingua italiana, Fanfani, 38 :
Voci e maniere del parlar fiorentino).
banca ‘istituto di credito’ banco ‘grande tavolo da lavoro’
buca ‘affossamento’ buco ‘foro’
fiasca ‘piccola damigiana’ fiasco ‘bottiglia panciuta’
fossa ‘affossamento, di forma fosso ‘fossa lunga e stretta’
e dimensioni varie’
massa ‘quantità di materia” masso ‘macigno’
pentola ‘oontenitore per la cottura dei cibi’ pentola ‘pentola dl piccole dmensronr’

35. Osserviamo: di ‘istituto di credito’ soprawive oggi solo


a) Banca / banco. La grandezza e l’esten- in nomi propri cristallizzati: Banco di Na-
sione sono tratti semantici del tutto acces- poli, Banco di Santo Spirito, ecc.).
sori (va da sé che una banca ‘istituto di b) Buca / buco. In molti casi l’opposizione
credito’ sia nella realtà più grande di un tra le due forme si traduce in un’opposi-
banco); anticamente banca era invece una zione «puntualità» / «arealità». Ecco una
semplice variante di banco: teneva banca serie di frasi non accettabili, in cui si do-
chi effettivamente gestiva un banco di vrebbe usare buca invece di buco e vice-
prestito (banco al maschile nell’accezione versa: *l’ago della siringa produce una bu-
III. Il nome 82
ca nell’epidermide; *la chiave si è incastra- so: il velo -la veletta, il carbone - la carbo-
ta nella buca della serratura; *puoi lasciar- nella, ecc.
mi un biglietto nel buco delle lettere; *per
installare una piscina dovremo scavare un 37. Vi sono altri nomi che possono occa—
buco di venti metri per quindici. sionalmente modificare il loro genere: la
c) Fiasca / fiasco. Il fiasco è un recipiente figura _» il figuro, una cosa —’ un cosa, il
più piccolo di una fiasca solo nell’uso to— brodo _» la broda, ecc. In questi casi, ol-
scano, dove il nome femminile può desi- tre che un cambiamento del significato,
gnare una ‘piccola damigiana senza mani- l’alternanza di genere implica una conno-
ci’ («sette fiasche di lacrime ho colmate, / tazione spregiativa. Aumento delle di—
sette lunghi anni, di lacrime amare» Car- mensioni, cambiamento di genere e senso
ducci; in altre accezioni, una fiasca si di- spregiativo possono anche andare di pari
stingue da un fiasco per la forma schiac- passo: se infatti una pennellessa e una col—
ciata, e si tratta di un recipiente da porta— tella (o coltellessa) designano semplice-
re appeso alla cintola o a tracolla). mente un*pennello a spatola molto larga’
a') Fossa /fosso. La relazione tra i due ter— e un ‘coltello da macellaio di particolari
mini non riguarda tanto la grandezza ma, dimensioni’, articolessa e sonettessa signi—
ad un livello di astrazione concettuale ficano l’uno un ‘articolo di giornale lungo
maggiore, l’estensione: unfosso è general- e noioso’, l’altro un ‘sonetto doppio’ e,
mente ‘stretto’ e ‘lungo’, è un ‘canale che per estensione, un ‘sonettaccio da quat-
solca le campagne o costeggia un campo’, tro soldi’: «scaraventò in coperta l’intera
mentre una fossa è perlopiù uno ‘scavo bordata di un’articolessa di tre colonne»
profondo’, caratterizzato da un’estensio- Gadda, I viaggi, la morte; «tutto di se n’e-
ne di superficie oltre che di lunghezza. scono, e se ne veggan fuori pistolesse de-
e) Massa / massa. Qui l’opposizione se- dicatorie, e sonettesse d’incerto nome»
mantica è di tipo ancora diverso, in quan- Fioretti, cit. in TOMMASEO-BELLIN] 1865-
to il primo è un nome astratto del lin— 1879: V 989.
guaggio scientifico (o è un nome colletti- E così discorsa (o discarsessa) sta per un
vo: «una massa di gente»), il secondo è un ‘discorso lungo, enfatico, inconcludente,
nome concreto: potremmo dire che l’op- noioso”: «il che non toglie che oggi non
posizione «astratto» / «concreto» ha qua- abbia fatto una sonante discorsa intorno
si del tutto soppiantato quella di «esteso» ai diavoli di Dante» (Carducci, Lettere).
I «circoscritto».
f) Pentola / pentola. Da notare che un 38. Una particolare specializzazione se-
pentola può essere ‘una pentola di picco- mantica si ha nel maschile scherzoso pillo-
le dimensioni’, ma anche un ‘recipiente o la, coniato dai giornalisti per designare la
barattolo panciuto di terracotta’ («semina pillola anticoncezionale per uomo, dal
i pinocchi in un vasetto o pentolo pien di momento che il femminile la pillola indi-
terriccio» Soderini, Il trattato degli arbori; ca, per antonomasia, il farmaco contrac-
oggi pentola e poco usato, ma sono cor- cettivo più diffuso usato dalle donne: «c’è
renti gli alterati pentolino, pentolone. pen- qualcosa di meglio della pillola. C’è il ‘pil-
tolaccio, sui quali si veda però il paragrafo 1010’ cioè la pillola per maschi, e poi il vac-
che segue). cino...» («L’Espresso», cit. in BRUNET 1982:
106); «Nuovi anticoncezionali. Il pillolo
36. Non è raro che si abbia un cambia- d’amore» (<<L’Espresso». 19.10.1986, 226).
mento di genere anche nella formazione
dei diminutivi e degli accrescitivi per suf- 39. Altri rapporti possibili sono:
fissazione (cfr. XV.70-79): il cambiamen- a) strumento e relativa operazione (bilan-
to di genere contrassegna, cioè, un altera- cia / bilancio, lancia / lancio);
to rispetto al nome semplice. In alcuni ca- b) possessore e cosa posseduta (chierico /
si a un nome femminile corrisponde un chierica, gobbo / gobba);
alterato maschile: la camera - il camerino, e) cosa producente e cosa rodotta (ca-
la stanza - lo stanzino, l’aquila - l’aquilot— napa/ canapa, punta / puntali;
to, la crusca - il cruschello, l’isola - ! isolot- d) sineddoche (il tutto per la parte: pen-
to; in altri, meno frequenti, accade l’inver— dola / pendolo, famiglia / famiglia).
83 [[l. ]] nome
Ricordiamo anche l’alternanza di genere 40. Alcuni nomi mutano il loro significato
per i nomi di albero (maschile) / frutto col mutare del genere, ma conservano la
(femminile), per cui cfr. 111.11. medesima forma:

il capitale “somma di denaro’ la capitale ‘città principale di uno stato’


ilfinale ‘momento terminale di un even- la finale ‘fase terminale di una competi—
to. di una rappresentazione tea- zione sportiva’
trale, ecc.’
il fine ‘scopo di un’azione” la fine ‘terrnine di un evento’
il fonte ‘vasca battesimale’ la fonte ‘sorgente, origine’
il fronte ‘punto più avanzato delle ope— la fronte ‘parte anteriore del capo’
razioni militari’
il pianeta ‘corpo celeste’ la pianeta ‘pararnento sacerdotale’
il prigione ‘prigioniero’ la prigione ‘luogo dl reclusmne’

41. Osserviamo: sodio della campagna italiana durante la


a) Nell’italiano antico e nel linguaggio guerra mondiale» Melzi, cit. in BRUNET
poetico tradizionale il fine e la fine pote- 1982: 42); in seguito è prevalso, per que-
vano alternarsi nel senso di ‘momento’, sto significato, il solo maschile. Fronte e
‘punto terrnìnale’ (ancor oggi fine è ma- maschile anche: 1) nella designazione di
schile nella locuzione cristallizzata il lieto organizzazioni politiche («il Fronte di Li-
fine). Si vedano due esempi col maschile: berazione della Palestina»); 2) nell’acce-
«Il fine omai di quel piovoso inverno, / zione geografica («il fronte dei continen-
che fea l’arme cessar, lunge non era» Tas- ti»); 3) nell’accezione meteorologica («il
so, Gerusalemme liberata; «E quando [.] fronte dell’alta pressione»).
sarà giunto il fine / della sventura mia» d) Il prigione ‘prigioniero’ e disusato, ma
Leopardi, Le ricordanze, 95-97. rimane in corso per designare i celebri
b) Pure il fonte era in passato intercam- Prigioni michelangioleschi.
biabile con la fonte; si vedano, anche qui,
due esempi maschili: «esce / d’un medesi- 42. Come è avvenuto per prigione, l’antica
mo fonte Eufrate e Tigre» (Petrarca. opposizione maschile / femminile si è per-
Canzoniere, 57 8) e, in senso figurato: sa anche per il cenere (antiquato nell’acce-
«ne’ tuoi labbri ilfonte / della parola aprì» zione di ‘luogo della sepoltura” o ‘memo-
(Manzoni, La Pentecoste. 39-40). ria del defunto”: «la madre or sol, suo di
e) Il fronte poteva designare un tempo tardo traendo, / arla di me col tuo cenere
anche la ‘parte anteriore del capo’ (NAN- muto» Foscolo, In morte delfratello Gio-
NUCCI 1858: 711). Nell’accezione militare vanni], 5-6) e la cenere, tutt’oggi corrente
la fronte era anticamente la rima linea ‘per prodotto della combustione’.
di schieramento dell’esercito &rima fion-
te): «l’una battaglia è con lunga fronte e
coll’oste quadrata, secondo che ora e Nomi in -o
nasi sempre s’usa la battaglia di fare»
Giamboni, Volgarizzamento di Vegezio 43. I nomi che al maschile terminano in -o
Flavio); «Gualandi con Sismondi e con formano il femminile con la desinenza -a:
Lanfranchi / s’avea messi dinanzi da la amico _» amica, asino -+ asina, canarino
fronte» (Dante, Inferno, XXXIII 32-33). _» canarina, figlio -> figlia, imputato _»
Durante il primo conflitto mondiale fron- imputata, maestro —> maestra, zingaro _»
te, ora al maschile ora al femminile, ha co- zingara, zio —> zia.
minciato a indicare la prima linea di
schieramento nella guerra di posizione 44. Alcuni altri nomi in -o formano il fem-
(MIGLIORINI 1938: 92; un esempio col fem- minile aggiungendo al tema il suffisso -es-
minile: «da Caporetto prende nome, per sa, come accade, più spesso, con i maschi-
lo sfondamento awenuto nella nostra li in -a (cfr. 111.46): avvocato _» avvocates—
fronte il 23 ottobre 1917, il doloroso epi- sa, deputato —> deputatessa, diavolo —>
III. Il nome 84
diavolessa, idolo » idolessa, medico —«> sa: poeta —> poetessa, profeta -«> profetes-
medichessa. sa, duca _» duchessa, papa -> papessa.
Ma questi casi sono in realtà più l’ecce-
45. Osserviamo: zione che la regola: poiché infatti la stra-
a) Il femminile avvocata si adopera nella grande maggioranza dei maschili in -a so-
lingua della devozione nel senso di ‘colei no nomi di tradizione dotta e non popola-
che intercede per i fedeli’, ‘protettrice’, ed re (di norma, come abbiamo visto poco
è attribuito quasi sempre alla Madonna: sopra, il maschile è contrassegnato dalla
«voi fate grandissima festività di questa terminazione —o), essi non si sono inseriti
gloriosa Vergine, avvocata di questa nell’usuale sistema di formazione del
città» (S. Bernardino da Siena, Le predi- femminile mediante cambiamento di ter-
che volgari); «Orsù dunque, avvocata no- minazione, e rimangono dunque invariati
stra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericor- (è il tipo il collega-la collega, di cui tratte-
diosi» (Messale festivo, 882); e Avvocata remo insieme agli altri nomi di genere co-
(da s. Maria Awocata) si chiama un mune: cfr. 111.80g). Nei quattro nomi che
quartiere di Napoli. abbiamo elencato i femminili poetessa,
a) Diavolessa è la forma con cui nella lin- profetessa, duchessa designano o hanno
gua letteraria si designa un ‘demonio fem- designato delle figure esistenti nella vita
mina’ («con diversità di pazzi strumenti reale, mentre papessa indica una qualifica
quella ribaldaglia delle streghe, e degli solo virtuale e ipotetica (non s’è di fatto
stregoni trescava al solito in compagnia mai avuta una donna pontefice, se non la
dei diavoli, delle diavolesse» Redi, Opere) mitica papessa Giovanna, nel IX sec., in
in opposizione a diavola, che di preferen- realtà un personaggio immaginario delle
za si adopera in espressioni come «una cronache medievali), e si adopera perlo-
buona diavola», «una povera diavola»: più metaforicamente nel senso di ‘donna
«ha in corpo una paura d’inferno, povera ricca e potente’, ‘donna che gode di parti-
diavola» (Fogazzaro, Piccolo mondo anti- colare reverenza’: «In America [le don-
co, 10), «Ginia entrò in confidenza con ne] son vere e proprie sibille e papesse»
Aurelia quando fu convinta che, per (Cecchi, America amara).
uanto vivace, era una povera diavola» Per il tipo arcaico artista ‘artista’, poeta
Pavese, cit. in BRUNET 1982: 117). ‘poeta’ cfr. 111.81.
c) Il raro femminile idolessa designa nella
tradizione letteraria quasi sempre la ‘don-
na amata’: rari gli esempi nel significato Nomi in -e
proprio: «come un’idolessa africana»
(Morante, L’isola di Arturo, 93). 47. Un primo gruppo di nomi che al ma-
d) Medic/tessa, oggi desueto, ha qualche schile terminano in -e forma il femminile
esempio recente: «quando seppe che ero con la desinenza -a: fattucchiere _» fattuc-
medichessa, rimase zitto» (Levi, Cristo si chiera, giardiniere _» giardiniera, infer-
è fermato a Eboli, 77); ma più sovente, co- miere -—> infermiera, padrone -> padrona,
me altri nomi di professione in —essa, è signore -> signora.
stato usato con senso peggiorativo: «que-
sta donna mi pare una di quelle / donne 48. Alcuni nomi maschili in -iere hanno
saccenti, che noi troviam spesso / per que- anche un’uscita in -iero (ad es. forestiere/
ste e quelle case / far delle medichesse / e forestiero, destriere / destriero, nocchiere /
delle faccendiere» (Buonarroti il Giova- nocchiero, scudiere / scudiero, sparviere /
ne, La Fiera). sparviero: in tutti questi casi la variante in
Per deputatessa cfr. 111.54. —iero è quella più usata 0 anche l’unica
usata). Tale oscillazione nella desinenza
è dovuta alla provenienza straniera del
Nomi in -a suffisso, che nella sua lingua d’origine, il
francese, si presentava (e si presenta) sen-
46. Alcuni nomi che al maschile termina- za alcuna vocale finale (-ier).
no in -a (tipo il poeta) formano il femmi- Dal momento che nel sistema morfologi-
nile con l’aggiunta al tema del suffisso -es- co italiano la desinenza in consonante
85 III. ]] nome

viene di regola evitata, il suffisso -ier fu 51. Il problema della formazione di un


adattato ora in -iero («Questi è Monti femminile non sussiste per la mag ior
poeta e cavaliero / gran traduttor dei tra- parte dei nomi in -tore —+ -trice cfr.
duttor d’0mero», suona un famoso epi- 111.61), dove il suffisso femminile si è im-
gramma del Foscolo) ora in -iere; e anche posto fin da epoca antica: attore _» attrice.
in -ieri, oggi però del tutto disusato: «per redattore —-> redattrice, senatore —> senatri-
veder meglio ciaschedun sentieri» (Boc- ce, scultore —> scultrice (in alcuni casi il
caccio); «egli rispose: ‘gentil cavalier-i’...» suffisso è il più popolare -tora: cfr.
(Pulci); «però ti prego mi mandi uno 111.66c). Il termine elettrice si ha, nella sua
sparvieri» (Burchiello; tutti questi esem- accezione odierna, da quando in Italia il
pi, e molti altri, in NANNUCCI 1858: 175- voto è stato esteso all’elettorato femmini-
184 . le (1946); ma già prima s’adoperava per
designare le donne che ricoprivano la ca-
49. Un secondo gruppo forma il femmini- rica istituzionale di elettore imperiale in
le con il suffisso -essa, al modo di certi no- Germania (cfr. MIGLIORINI 1956: 71):
mi in —o (cfr. 111.44) e in —a (cfr. 111.46): «Anna Maria Luigia, che fu col tempo
barone -> baronessa, conte —> contessa, Elettrice Palatina» (Muratori, cit. in TOM-
dottore —> dottoressa, elefante -> elefantes- MASEO—BELLINI 1865-1879: 11 463).
sa, mercante —> mercantessa, aste _» ostes-
sa, pavone _» pavonessa, professore —> 52. Dottoressa è invece la forma oggi co-
professoressa. mune per il femminile di dottore: contro
E facile osservare che quasi tutti questi dottoressa s’era proposto dottora, «perché
nomi designano professioni, cariche, tito- dottoressa e saccente son press’ a poco si-
li nobiliari. Tra quelli di animali, raro è nonimi» (ROMANELLI 1910: 13), ma oggi
l’uso di pavonessa: «la pavonessa, quando l’effetto sarebbe quello inverso (ironico o
può, nasconde / l’uova sì che il pavone spregiativo risulterebbe proprio dottora).
non le offenda» Cecco d’Ascoli. L’Acer- A parte i casi in cui il femminile in -essa si
ba; oggi si tende a formare il femminile di è stabilmente affermato (dottoressa, pro-
pavone secondo il tipo pavone femmina / fessoressa, studentessa, ecc.), va detto che
femmina del pavone (cfr. 111.78). le forme così suffissate sono oggi tra quel-
le, se così si può dire, più incriminate di
lesa parità dei diritti, in quanto questo
Nomifemminili di professione suffisso è stato spesso adoperato con sen-
so peggiorativo (sonettessa, discorsessa:
50. Osserviamo più da vicino le modalità cfr. 111.37) ed inoltre in epoca antica esso
più notevoli messe in atto per formare il designava normalmente la «moglie dichi
femminile da nomi maschili in -0, in —a, in esercita la funzione e non già chi è idonea
-e in un settore particolarmente soggetto a esercitarla direttamente» (LEONE 19663:
a discontinuità e oscillazioni: quello dei 66). Un secolo fa, secondo la testimonian-
nomi professionali. za del Fornaciari, «la terminazione -essa»
Le incertezze della grammatica su que- era «preferita a tutte le altre nell’uso co-
sto punto dipendono da ragioni extra-lin- mune. quando si debba estendere a don-
guistiche: ossia dal processo di trasforma— ne 0 una professione o una dignità pro-
zione sociale compiutosi in questo seco- prie soltanto dei maschi» (FORNACIARI
lo, e tutt’ora in pieno sviluppo, che ha vi- 1881: 18-19; forme citate: avvocatessa, ca—
sto le donne affermarsi in campi e atti- nonichessa, esattoressa, ecc.): ma, poiché i
vità un tempo loro preclusi. Così ad anti- movimenti femminili di questo secolo
chi nomi di mestiere come ostessa, pasto- hanno rivendicato alle donne il diritto di
ra, tintora, ecc. si sono affiancati nomi co- esercitare certi ruoli professionali con
me studentessa, avvocatessa, deputata, piena parità giuridica ed economica, è
presidentessa, e non sempre il processo di giocoforza che un tipo di femminile come
adeguamento linguistico alle nuove quello in -essa abbia progressivamente
realtà professionali è stato uniforme. Ve- perso vitalità e produttività. Oggi resisto-
diamo quali sono i tipi di «femminile no incontrastati quasi solo quein antichi
professionale» più diffusi. nomi che indicano (anche indipendente-
III. Il nome 86
mente da una linea di successione ma- cui la parificazione dei ruoli è di recente 0
schile) dignità nobiliare: baronessa, con- recentissima data) e quello che potrem-
tessa, duchessa, principessa. mo chiamare il neutro di professione, os-
sia il generale ricorso al maschile (cfr. par.
53. Fino a pochi decenni fa presidentessa 57 sgg.). Abbastanza diffuso, in concor-
indicava solo la ‘moglie del presidente’ renza con poliziotta, è ad esempio donna
(MIGLIORI… 1938: 22), e gli s’è ora affian- poliziotto: «arrivano le donne-poliziotto»;
cato, ma senza sostituirlo del tutto, l’am- «per diventare poliziotta ho lasciato il
bigenere presidente: «la presidente della mio fidanzato» (entrambi gli esempi da
Camera Nilde Iotti ha trovato tempo e «Gente», 26.9.1986, 3 e 22); donna solda-
modo di fare la seguente osservazione» to (accanto a soldatessa): «entro l”81 in
(«La Stampa», cit. in BRUNET 1982: 143). Italia la donna soldato?» (<<Grazia» cit. in
Tutt’oggi, il femminile in -trìce ambascia— BRUNET 1982: 111); donna magistrato: «a
trice designa tanto una ‘donna che rico- una donna magistrato, per la prima volta,
pre incarichi diplomatici presso paesi è stato conferito un incarico direttivo»
esteri’ quanto la ‘moglie dell’ambasciato- («La Repubblica», 16.4.1987, 13); donna
re’. Un esempio giornalistico di quest’ul- giudice: «la decisione di una donna giudi—
tima accezione: «L ’ambasciatrice ameri- ce di mettere al mondo un bambino»
cana a Mosca intenta a servire il tè che ha («La Nazione», 28.2.1987, 3).
dovuto preparare da sola» («La Repub- Il tipo donna-x ha evidentemente lo svan-
blica», 24.10.1986, 9; ci si riferisce alla mo- taggio di mettere in risalto l’elemento
glie dell’ambasciatore Hartman). ‘donna’, visto come insolito e nuovo, ri-
Identico è il caso di governatrice che può spetto alla funzione professionale in sé (si
valere ‘moglie del governatore’, come in noti che, nel caso di posposizione del de-
questo passo dello scrittore Carlo Levi: terminatore, la messa in risalto è ancor
«La moglie del Governatore [...] correva più accentuata: «Contestato il primo que-
pericolo di vita [...] a qualcuno venne in store donna d’Italia [...]. Ma che cosa ha
mente di chiamare il dottore che era in fatto di tanto grave il questore donna per
prigione. Egli venne, e salvò la Governa- meritarsi una contestazione?», «Oggi»,
trice», Cristo si è fermato a Eboli, 28. 24.9.1986, 21—22).

54. Scherzoso il commendatoresse ‘mogli 56. Anche in inglese troviamo l’uso di premet-
di commendatori’ che si legge in De tere il determinatore woman (donna’) ad alcu-
Marchi («tranne le poche commendato— ni nomi di professione: così woman-doctor
(lett. “donna medico), woman-writer (“scrittri-
resse, che soffiavano la prosopopea. le ce’). ecc. Talvolta, in segno di condiscendente
altre signore. quasi tutte milanesi, appar- benevolenza (o per insinuare dilettantismo) si
tenevano al ceto medio» Demetrio Pia- sostituisce il neutro woman con il più marcato
nelli, 45). Ma anche altri femminili «pro- lady (‘signora‘)z lady-analyst 'una psicanalista’,
fessionali» sono disusati (tranne il pri- lady—doctor. In francese si trovano femme-mé-
mo) o adoperati solo ironicamente: de- decin “donna medico”, femme-e'crivain ‘donna
putatessa, ministressa («non più qualche scrittore’, ecc. (cfr. YAGUELLO 1980: 122-126).
deputatessa e ministressa ma tutti i par-
lamenti e tutti i governi debbono esser 57. L’uso di lasciare invariato al maschile
formati da donne» Papini,]! libro nero), il nome di professione si ha invece quan-
filosofessa (cui si preferisce il femminile do il significato della funzione o della ca-
in -a: «Elisabeth Badinter, filosofa, do- rica, in senso astratto od onorifico, preva-
cente di sociologia presso l’Ecole Polyté- le rispetto alla designazione del sesso di
chnique di Parigi», «Corriere della Se- chi la esercita. Infatti, mentre chi dice
ra», 7.3.1987, 9). «donna soldato», «donna poliziotto», ecc.
intende evidenziare l’eccezionalità di una
SS. Accanto a questi tipi tradizionali di presenza femminile in mestieri tradizio-
formazione del femminile di professione nalmente maschili, nel dire «il senatore
ne troviamo due di più recente afferma- Susanna Agnelli», «Luciana Castellina,
zione: l’aggiunta al maschile del determi- parlamentare europeo», «la dottoressa
natore donna (soprattutto per attività in Rosa Fusco, direttore amministrativo»
87 II]. Il nome
(esempi giornalistici che riprendiamo da Donna; titolo del documento: Raccoman-
SABATINI 1987: 29), «l’awocato Virginia dazioni per un uso non sessista della Iin-
Valentini», «il presidente della Camera gua italiana) e le cui conclusioni, non
Nilde Iotti è stata momentaneamente ri- sempre equilibrate, possono leggersi in
coverata all’ospedale di San Giacomo» SABATINI 1987. Raramente però iniziative
(«La Repubblica», 27.10.1986, 33 e politiche del genere hanno poi una reale
18.11.1986, 5), avvertiamo che la qualifica influenza sul comportamento linguistico
professionale enunciata con un maschile collettivo. Le numerose oscillazioni nel-
tende a stemperare, a mettere in secondo l‘uso per i nomi di professione femminile
piano il sesso del suo portatore. sono dovute al fatto che, qui più che in al-
D’altronde può capitare che anche un ag- tri casi, la lingua riflette la situazione di
gettivo — la parte del discorso più sogget- una società in movimento. Càpita dunque
ta alle variazioni di genere — sia usato al che in uno stesso articolo di giornale chi
maschile benché riferito a una donna, co- scrive adotti soluzioni differenti a secon-
me nel seguente esempio di Ida Magli: da del nome da trattare al femminile:
«Chi perde, o chi guadagna in questa si- «‘La riforma Falcuccì è una mela awele-
tuazione? Sinceramente mi si permetta di nata’, gridano indignati i nemici del mini-
dire — da laico — che chi perde è Gesù Cri- stro [...]. Altri dispiaceri alla senatrice [...]
sto» («La Repubblica», 25.10.1986, 1). sono arrivati dalle file del pentapartito»
(«Panorama», 30.11.1986, 66; ci si riferi-
58. Il risultato è che proprio il modo più sce a Franca Falcucci, senatrice e ministro
apparentemente maschilista di indicare della Pubblica Istruzione).
un nome di professione femminile, quello
che ricorre al solo maschile grammatica- 59. Rimangono del tutto al margine del
le. finisce con l’essere, perlomeno nelle sistema grammaticale locuzioni di colo-
intenzioni di chi parla o scrive, il più neu- rito scherzoso come le seguenti (e non
tro; risultato non troppo paradossale. se sarà un caso che negli esempi registrati
teniamo presente che, in italiano e in altre 10 scrivente sia sempre maschio): «ser-
lingue romanze, il maschile è storicamen- gente in gonnella»; «mentre sono comin-
te il termine non marcato dei generi. In- ciati i corsi per agenti in gonnella, vedia-
fatti esso serve: mo come si prepara una signora vice-.
a) per indicare il genere maschile reale commissario» (<<Oggi». 29.10.1986, 54—
(prete, toro); 55); «quarantaquattro aspiranti poliziot-
b) per il semplice maschile grammaticale ti, tutte al femminile» («La Repubblica»,
(muro); 10.9.1986, 15).
e) per espressioni «astratte» in cui il latino
avrebbe impiegato il genere neutro («l’e- 60. Sono di regola maschili i nomi che de-
stetica èla scienza del bello»); signano — nella tradizione della musica
d) per indicare in genere la specie in op— europea colta — le voci in ragione della lo—
posizione agli individui, sia maschi sia ro estensione: ciò vale tanto per le voci
femmine: l'Uomo ‘la razza umana’, il Ca- maschili (0 voci virili: il basso, il baritono,
vallo ‘la specie equina’, ecc. (TEKAVCIC il tenore) quanto per quelle femminili (il
1980: II 403). contralto, il mezzosoprano, il soprano,
Sulle conseguenze linguistiche di questa che fino a tutto il Settecento erano affida-
impostazione «androcentrica» della te prevalentemente a uomini o a fanciul-
morfologia nominale italiana manca uno li). Si dirà dunque di preferenza «il sopra-
studio d’insieme paragonabile a quello, no Maria Callas» e non «la soprano Ma-
dedicato in prevalenza al francese e all’in- ria Callas», per quanto l’uso dell’articolo
glese, di YAGUELLO 1980. Per il momento femminile nella designazione delle can-
si è presa coscienza del problema da par- tanti liriche sia oggi abbastanza diffuso
te dei politici, con un documento emesso («il basso e la soprano non c’è male» Cas-
da una commissione che si è riunita sotto sola, cit. in BRUNE'I‘ 1982: 132). Occasiona-
gli auspici della Presidenza del Consiglio le e scherzoso il femminile soprana: «la
dei Ministri (Commissione Nazionale per soprana rovigotta» (Sergio Saviane,
la realizzazione della parità tra Uomo e nell’«Espresso», 18.1.1987, 9).
111. Il nome 88
Nomi in -tore za: il nome attore è solo vagamente in
rapporto di contiguità semantica con agi-
61. I nomi che al maschile terminano in - re, e manca palesemente il rapporto
tore formano di regola il femminile in -tri- morfologico (att- / ag-; vi era un rapporto
ce: aratore —> aratrice, attore -> attrice, cal- continuo nel latino ÀGERE -Àcrus _»
ciatore _» calciatrice, imperatore -> impe- ÀCTOR che si è interrotto nell’italiano agi-
ratrice, lettore —> lettrice, pittore -> pittrice, rel attore, come anche nel francese agir/
scrittore —> scrittrice. acteur).
Questi nomi si dicono anche nomi d’a-
gente, perché designano chi «compie 64. Il femminile in —trice si adopera anche,
un’azione» (per quanto con gradi di tra- sottintendendo macchina, in incubatrice,
sparenza diversa, i parlanti identificano locomotrice, mitragliatrice, scrematrice
facilmente nel lettore ‘colui che legge’, nel(alcune di queste parole hanno anche il
calciatore ‘colui che calcia la palla’ _— maschile: locomotore, mitragliatore). Così
"gioca al calcio’, ecc.). una cucitrice può essere una ‘donna che
esegue per mestiere lavori di cucito’, ma
32. Dottore (come abbiamo già visto, cfr. anche una ‘maochina per cucire’, e una
111.49) fa al femminile dottoressa: non vie- fresatrice una ‘operaia addetta alla fresa’
ne però più sentito come vero e proprio e una ‘macchina fresatrice’, ecc.
nome d’agente, mentre nell’italiano anti-
co era ben trasparente il significato di ‘co- 65. Nel suffisso -trice la desinenza -e non
lui che dà insegnamenti, che impartisce reca un esplicito contrassegno del femmi-
dottrina, che guida il prossimo’ (si pensi nile, e di conseguenza la lingua popolare
ai Dottori della Chiesa, 0 al dantesco: tende ad utilizzare il maschile -tore, mu-
«nessun maggior dolore / che ricordarsi tandone la terminazione in -a. Si ha in
del tempo felice / ne la miseria; e ciò sa ’l questi casi un’opposizione -tore / -tora,
tuo dottore», Inferno, V 121-123). più regolare e immediata: il fattore-la fat-
tora, il tessitore—la tessitora.
63. Non sempre nei nomi d’agente in -to-
re / -trice il rapporto con il verbo corri- 66. Questo tipo di alternanza è limitato ai
spondente è identificabile nello stesso nomi d’agente, dove è legato al genere
modo o con la stessa facilità. Possiamo in- reale, e non ha luogo con i nomi di mac-
fatti distinguere quattro gruppi (seguen- china: così lavatrice può indicare sia la
do sostanzialmente TEKAVCIC 1980: 11123- ‘donna che lava’ (nella lingua letteraria,
25 e 59-60), sulla base della motivazione invece del comune lavandaia: «certamen-
(cfr. XV.5a) e della trasparenza (cfr. te era una bravissima lavatrice e stiratri-
XV.5b) operanti nella coscienza linguisti- ce» Teochi, La terra abbandonata) sia la
ca dei parlanti: ‘maochina che lava’, mentre lavatora, solo
1) motivazione e trasparenza sono com- popolare, si riferisce esclusivamente a
presenti: portare —> portatore e portatrice una persona (cfr. TEKAVCIC 1980: 111 59-
60). Inoltre:
(e così lavare _— lavatore e lavatrice, ecc.);
2) forte motivazione, ma trasparenza de- a) L’uscita -tora è l’unica possibile in pa-
bole: dirigere —> direttore e direttrice (ilstore —> pastora, tintore —> tintora, impo-
rapporto tra il significato del verbo e del stare —> impostora («L’impostoral Ha
nome è evidente, ma essi si formano da previsto che la menzogna si sarebbe sco-
una radice distinta: dirig- / dirett-); perta!» Pirandello, Maschere nude).
3) motivazione e trasparenza presenti so- b) Fattora (e fattoressa) si oppongono a
lo in astratto, in quanto risalenti ad una fattrice: fattora è il raro femminile di fatto-
fase antica: spettatore si forma ad esempio re ‘amministratore dì proprietà agricole’
dalla radice spett- di spettare, ma questo (più comune fattoressa che, nell’accezio-
verbo solo in latino voleva dire ‘osserva- ne di ‘inserviente del monastero’, fu in-
re’ (SPECTÀRE ‘osservare’ _— SPECTÀTOR trodotto dal Manzoni nell’edizione defi-
‘osservatore’=‘chi guarda uno spettaco- nitiva dei Promessi Sposi rispetto al fatto-
lo’); ra che si leggeva nel 1827: cfr. VITALE
4) assenza di motivazione e di trasparen- 1986: 26); fattrice vale ‘femmina di anima-
89 III. Il nome
le di razza adibita alla riproduzione’ (e comporti alcuna implicazione semantica.
corrisponde a un maschile fattore con si- Ricordiamo: capra —> caprone (ma anche
gnificato parallelo). capro), eroe —«> eroina, gallo _» gallina,
c) In altri casi le forme in -tora suonano strega _» stregone, zar _» zarina.
popolari o antiquate: tale è per esempio
lo stiratora che si legge negli ottocenteschi 69. Osservazioni:
Dialoghi di EL. Franceschi, XXII. a) La forma non accrescitiva capro s’ado-
d) Talvolta il suffisso -trice, non avendo pera oggi quasi esclusivamente nell’e-
mai avuto una vera diffusione popolare, è spressione figurata capro espiatorio (anti-
stato erroneamente recepito come ma- camente il capro espiatorio era letteral-
schile: è il tipo «allegri cantatrici» (cfr. mente l’animale sacrificato per liberare la
CORTELAZZO 1972: 110) studiato da Ml- comunità da ogni pena): «chi più rendea
GLIORINI 1957: 129-134. il carattere nazionale era Vincenzo Mon—
ti, magnifico nelle massime, povero ne’
fatti, divenuto oggi il capro espiatorio di
Nomi in -sore tutti» (De Sanctis, Saggi critici); un esem-
pio giomalistico: «Berggreen, danese in-
67. I nomi che al maschile terminano in - felice e deluso, che proprio non riesce ad
sore (perlopiù nomi d’agente deverbali: ambientarsi e che di questa situazione sta
per es. aggredire _» aggressore ‘chi aggre- diventando capro espiatorio» («La Re—
disce’), formano quasi sempre il femmini- pubblica», 28.10.1986, 27).
le in -itrice, partendo dalla radice dell’infi- b) Il maschile stregone, rifatto su strega,
nito, terminante per (I: difensore (difend- designa oggi perlopiù il “veggente, tera-
ere) -+ difenditrice, ofiensore (offendere peuta, sciamano’ delle popolazioni cosid-
—> offenditrice, trasgressore (trasgred-ire dette primitive, mentre per gli stregoni
—> trasgreditrice. «nostrani» si adopera più di frequente fat—
Abbiamo già visto che professore fa al tucchiere, mago, ecc.
femminile professoressa (cfr. 111.49).1nci-
sore ha invece il femminile in -sora, ma si 70. Fino a qualche tempo fa si potevano
tratta di una forma rarissima. Il suffisso udire dei femminili in -ina' per nomi di
popolare -sora si affianca talvolta a -itricez origine inglese in -er, del tipo speaker ->
uccisore _» ucciditrice e uccisora (e così, speakerina (c'fr. FOGARASI 1984: 180): «vi
anticamente, ofiensora, difensora, ecc.). sono tante mediocri serate televisive in
Conviene comunque ricordare che i fem- cui il sorriso di una ‘speakerina‘ è forse la
minili aggreditrice, difenditrice, offenditri- cosa migliore» («Radiocorriere TV»,
ce, ecc., per quanto normalmente adope- 29.10.1978, cit. in CORTELAZZO-CARDINALE
rati e classificati come femminili delle 1986: 169). Questo tipo di femminile è og-
corrispondenti forme aggressore, difenso- gi assai sporadico (un esempio giornali-
re, ecc., presuppongono in realtà quasi stico recente, per leader —> leaderina: «so-
sempre varianti in —tore disusate (o meno no sempre stata una leaderina dei gruppi
usate): difenditore —> difenditrice, offendi- più scatenati», «Europeo», 13.12.1986,
tore —> ofienditrice, e via dicendo. 91), e si tende a lasciare invariati i nomi in
-er al femminile: lo speaker _» la speaker,
il leader —> la leader, ecc.
Il tipo gallo / gallina
7L Anche nei nomi propri si può avere la
68. Come s’è detto a proposito di alcuni formazione del femminile mediante un
casi di alternanza di genere (cfr. 111.34), il suffisso diminutivo. Ma, a ben guardare,
tratto semantico «grande» / «piccolo» è si tratta di un caso diverso da quello dei
spesso in connessione con il mutamento nomi comuni del tipo eroe-eroina. Quasi
maschile / femminile (0 femminile / ma- mai, infatti, il femminile in -ina, -ella, ecc.
schile). Alcuni nomi di persona e di ani- è l’unica scelta possibile, e la percentuale
male utilizzano il suffisso diminutivo per di fenuninili formati con diminutivo ri—
formare il femminile (0 l’accrescitivo per spetto a quelli normalmente derivati in -a
formare il maschile), senza che però ciò varia di nome in nome. In particolare:
III. Il nome 90

a) Il femminile suffissato è pressoché ob- (270.000) I Carlotta (14.000) il femminile


bligatorio con i nomi propri che al ma- in -a supera di venti volte la forma alte-
schile escono in -a: Andrea —-> Andreina rata; ma forse dovremmo qui tener con-
(o Andreana), Luca -> Luchina, Nicola to della variante Carolina (96.000), che è
…. Nicoletta (o Nicolina). il diminutivo di Carola, nome etimologi-
Se per questi nomi non si ricorresse alla camente affine a Carla (la forma maschi-
suffissazione, distinguere maschile e fem- le Càrolo è oggi quasi scomparsa: appe-
minile sarebbe infatti impossibile (un no- na 10 unità, che salgono a 60 aggiungen-
me invariabile Nicola —> Nicola non con- dovi 50 attestazioni di Carolina; Carlo e
sentirebbe di riconoscere il genere reale, Càrolo —> Carla e Càrola risalgono tutti
cioè il sesso del portatore, inconveniente al latino medievale CAROLUS, dal nome
notevole per un nome proprio di perso- germanico Karl). Anche in Giovanna
na). (520.000) / Giovannina (22.000) il rap-
b) Negli altri casi il ricorso al diminutivo, porto a favore del femminile in -a è di
benché frequente, è perlopiù facoltativo. circa il 2.500%.
Tra i nomi che lo presentano abitualmen-
te ricordiamo: Alfonso —> Alfonsina, An-
tonio -> Antonella (o Antonietta), Cesare Altri casi
_» Cesarina, Giuseppe —> Giuseppina.
73. Alcuni nomi formano il femminile in
72. In materia di prenomi disponiamo da modo non prevedibile. Ricordiamo:
qualche anno di un’ampia indagine (DE
FELICE 1982), condotta su tabulati elettro- a) abate —> badessa
nici ricavati dagli elenchi del telefono: an-
che se, come è noto, non sempre l’elenco Nella lingua antica si adoperavano le due for-
telefonico registra il nome anagrafico (o, me abadessa, più prossima al corrispondente
viceversa, quando lo registra esso può maschile (a parte la sonorizzazione della t di
non corrispondere all’ipocoristico della abate) e badessa, forma che poi si è imposta. in
cui la a- iniziale è stata sentita come parte del—
vita reale). l’enorme mole di dati geogra- l’articolo precedente il nome: l’abadessa _» la
ficamente ripartiti e numericamente ana- badessa. L’italiano è l‘unica di tutte le lingue
lizzabili che ricaviamo da questa ricerca romanze ad avere la forma ridotta senza a- (cfr.
risulta di grande utilità per ottenere una CORTELAZZO—ZOLLI 1979: I 102). mentre il pro-
proiezione statistica della diffusione di venzale aveva abadessa, e la stessa forma si ri-
certi nomi rispetto ad altri, o, nel nostro trova oggi in catalano, spagnolo e portoghese;
caso, di certe forme affettive rispetto a il francese ha abbesse. In -essa riconosciamo il
medesimo suffisso femminile di molti nomi in -
quelle non marcate. e (cfr. 111.49).
Vediamo ad esempio i dati numerici ar-
rotondati della popolazione telefonica re- b) cane _» cagna
lativi ai quattro nomi femminili che ab-
biamo citato (estratti dal Dizionario dei La coppia cane-cagna continua il latino volgare
nomi italiani dello stesso autore. DE FELI- CÀNEM-‘CÀNIAM.
CE 1986): Alfonso -> Alfonsa (6.000) /
Alfonsina (13.000); Antonio —> Antonia c) dio _» dea
(200.000) /Antonietta (300.000), Antonel- Dea continua il latino DEA, e non ha subito la
la (29.000), Tonina (4.000); Cesare -> Ce- stessa evoluzione fonetica di dio (< DÉUM). in
sara (500) / Cesarina (53.000); Giuseppe quanto e voce di origine dotta (è 0Wio che nel
_» Giuseppa (200.000) / Giuseppina mondo cristiano medievale la nozione di ‘Dio’
(652.000). fosse ben più diffusa e popolare di quella paga-
In tutti e quattro i casi il femminile con di- na di ‘dea’). Per il plurale di dio cfr. 111.102.
minutivo risulta nettamente prevalente
d) doge -+ dogaressa
su quello in -a, con un picco massimo del
10.000% di femminili con diminutivo in Doge è forma veneziana (<DÙCEM). che designa
Cesarina / Cesara. la massima autorità dell‘antica repubblica ve-
In altri nomi il tipo minoritario è invece neta. Alla base del femminile dogaressa si tro-
l’ipocoristico: in Carlo _» Carla va il latino medievale DUCATRIX ‘conduttrice,
91 III. Il nome
guida’ (BATTISTI-ALESSIO 1950-57: Il 1372), con I)) Babbo èla forma dell’uso toscano an-
intromissione del suffisso -essa. tico e moderno: «non e impresa da piglia-
re a gabbo / discriver fondo a tutto l’uni-
e) rc _» regina
verso, / né da lingua che chiami mamma o
La coppia re-regina ha la sua origine nel latino babbo» (Dante, Inferno, XXXII 7-9);
RFX—REGINA. «quel burattino lì è un figliuolo disubbi-
Re è uno dei pochi nomi italiani che muovono diente, che farà morire di crepacuore il
da un nominativo latino (altri esempi: uo— suo povero babbo!» (Collodi, Pinocchio,
mo<Hòmo, moglie<nùuran, sarto<sÀnron; per 52); ma ha buona diffusione anche nelle
gli arcaici pièta. Trinita e simili cfr. 1.190). Marche, in Umbria e in Romagna. Con—
L’italiano antico conosceva anche la forma re-
ge (dall’accusativo RÈGEM): «convenne rege
trasta nella lingua nazionale con papà
aver, che discernesse / de la vera cittade almen (comune al Centromeridione e al Setten-
la torre»; «quei fu l’un d’i sette regi / ch’assiser trione; AIS I S), forma probabilmente di
Tebe» (Dante, Purgatorio, XVI 95 e Inferno, origine francese.
XIV 68): accanto a regina si aveva poi reina: Accanto a mamma esiste la forma
«Pampinea, fatta reina, comandò che ogn’uom mammà, diffusa in particolare nella bor—
tacesse» (Boccaccio, Decamerone, Introduzio— ghesia centromeridionale, ma oggi in de-
ne, 98). Se il nome si fosse continuato nella for- clino: «forse è una fortuna, mammà! svi-
ma reg -regina o in quella re-rcina, esso rien-
trerebbe a pieno diritto nel tipo gallo—gallina gniamocela! siamo ancora in tempo!» (Pi-
(cfr. III.68). randello, Tutto per bene, V 118); «ho inte-
so, mammà, ho inteso: mi sto alzando»
(Serao, Il romanzo della fanciulla, 8).
Nomi indipendenti Probabile l’origine francese anche per
mammà, come sembra dimostrare il fatto
74. Si dicono «nomi indipendenti» quei che fino a tempi recenti s’è spesso mante-
nomi in cui maschile e femminile si for- nuta la grafia con la rn scempia di ma-
mano da due radici diverse. Tra questi si man: «ma mamà non s’accorge che la fi-
annoverano alcuni nomi di persona e di gliuola è stupidella?» (Panzini, La cicuta,
parentela: frate _» suora, fratello _» sorel- i gigli e le rose). "
la, genero —> nuora, marito —’ moglie, ma-
schio —> femmina, padre —> madre, papà 76. Anche alcuni nomi di animali sono in-
(babbo) _» mamma, uomo —> donna. dipendenti: cinghiale — maiale — porco —
Non è difficile notare che questi nomi de- verro —> scrofa, fuco —+ ape, montone —>
signano in prevalenza i gradi di parentela pecora, toro —> vacca.
più stretti all’interno del nucleo familiare, Osserviamo:
dove la distinzione maschio / femmina è a) Il grado d’indipendenza di questi no-
semanticamente (e culturalmente) molto mi non è per tutti lo stesso: le forme con
marcata. Uomo-donna e maschio-femmi- reale distinzione delle radici tra maschile
na, poi, sono il centro stesso, la quintes- e femminile sono fuco—ape, montone-pe-
senza semantica dell’opposizione maschi- cora, toro-vacca; cui si aggiunge, quando
le / femminile. il maschio non viene chiamato capro o
caprone (cfr. III.69a), la coppia becco—
75. In particolare: capra. In questi casi, si può notare che
a) Frate e suora sono nomi che hanno ori— l’aspetto dell’animale maschio è sensibil-
gine nel sistema simbolico di relazioni del- mente differente da quello della femmi-
la vita religiosa, in cui si è reciprocamente na; inoltre il toro, il montone, il caprone
‘fratelli’ e ‘sorelle’ in quanto tutti figli del spiccano di solito, come animali da ri-
'Padre’ e tutti appartenenti alla stessa ‘fa- produzione, in branchi o greggi compa
miglia“ della Chiesa; si può ricordare con sti per la stragrande maggioranza da
MIGLIORINI 1.963a: 165 che «conseguenza femmine.
semantica del titolo di frate e suora dato ai b) Diversa èla situazione per i vari nomi
religiosi dei nuovi ordini [nel Duecento] è di Suidi: quelli realmente «difettivi» nel
la limitazione di quelle parole all’uso ec— genere sono verro (‘maschio adulto del
clesiastico, mentre fratello e sorella suben— maiale in età perla riproduzione’) e scro-
trano loro nel significato comune». fa (‘femmina del maiale o del cinghiale’);
III. Il nome 92
un altro sinonimo di scrofa è troia, an- noti che spesso questi nomi vòlti al ma-
ch’esso indipendente. schile, con suffisso diminutivo, designano
Di cinghiale, maiale e parco esistono in il cucciolo della specie: anatroccolo, aqui-
realtà i femminili cinghiala (raro e popo- lotta, balenotto, volpacchiotto;
lare), maiala e porca («durante l’allatta- b) Con la circonlocuzione il maschio / la
mento non basta alle maiale l’alimento di femmina del / della: il maschio della bale-
puro trifoglio o d’altre erbe» Ridolfi, Le— na, la femmina dell’usignolo, ecc. (va da
zioni orali di Agraria; «se un uomo e una sé che in questo caso il genere grammati—
donna si fidone uno dell’altro. si possono cale del nome determina la scelta del so-
fare i matrimoni lì per lì senza altre ceri- stantivo maschio / femmina; ad esempio:
monie, come quelli degli asini con le asine «è morto uno dei miei tre cani, una splen-
e dei porci con le porche» M. Leopardi, dida femmina di alano», «Stampa sera»,
Dialoghetti sulle materie correnti). Ma 23.2.1987, 11).
questi ultimi due, per l’essersi «specializ- Questo tipo di formazione del femminile
zati» in ogni sorta di insulti e trivialità. so- si ha perlopiù con i nomi di animali selva-
no sentiti come spregiativi (e vengono di tici. Con molti animali d’allevamento (to-
preferenza evitati): «i catecùmeni l’ave- ro—vacca, montone-capra: cfr. 111.76) e in
vano a maestra, pur titolandola da una genere con quelli domestici (canarino—ca—
bevuta all’altra di sudicia, quando si cre— narina, gatto—gatta) il sesso è adeguata-
devano la non udisse lei, beninteso, e di mente segnalato: nel primo caso a deter-
ciabatta frusta e bbefana... e magari di minare la distinzione sono la sensibile dif—
maiala anche, la titolavano» (Gadda, ferenza di aspetto e soprattutto l’impor-
Quer pasticciaccio brutto de via Merula- tanza ai fini economici della riproduzio-
na); «sovente con mio fratello si parla di ne; nel secondo, il fatto che si tratta di
queste che conosciamo: la R. è una vac- animali che vivono all’interno del nucleo
cona, una vera porca» (Arbasino, Le pic— familiare umano, e con i quali abbiamo
cole vacanze). Non che la sorte dei ma- un rapporto assai più diretto e frequente
schili maiale. porco sia stata diversa: essi (basato inoltre esclusivamente sull’affetti—
hanno però continuato ad avere, accanto vità): sono animali che fanno parte della
all’uso traslato ingiurioso, la loro accezio- «famiglia», e dunque godono delle stesse
ne propria, e dunque il meccanismo di in- distinzioni grammaticali degli altri esseri
terdizione linguistica non è potuto scatta- animati, gli umani.
re (sui nomi di animali adoperati, perlo-
più con senso spregiativo, nelle interiezio- 79. Inoltre:
ni cfr. X.34). a) Di oca, che nella lingua letteraria è
perlopiù di genere promiscuo. esiste un
maschile aco, ‘il maschio dell’oca’
Il tipo volpe maschio / volpe femmina (ROHLFS 1966-1969: 381), in antico e
tutt’oggi in molti dialetti (Toscana, Um-
77. In molti nomi d’animale si ha un’uni- bria, Veneto); anche nell’accrescitivo
ca forma, maschile 0 femminile, per desi- ocone: «oconi in casa venti / a me man-
gnare tanto l’animale maschio quanto l’a- gian il gran nell’acqua intriso» (Salvini,
nimale femmina (nomi di genere promi- L’Odissea d’0mero tradotta dall’Origina-
scuo): l’aquila, l’anatra, l’aragosta, la bale- le greco in versi).
na, la cavalletta, la farfalla, il gambero, la b) Nella lingua antica, per indicare il gat-
giraffa, il grillo, la mantide, l’oca, l’orca, to, si adoperava prevalentemente il fem-
la pantera, la quaglia, la tortora, Fusigna- minile (BIANCHI 1939, RONCAGLIA 1939):
lo, la volpe, la zebra, lo zebù, ecc. «tra male gatte era venuto ’] sorco» (Dan-
te, Inferno, XXII 58); «in una sua logget-
78. La distinzione dell’individuo maschio ta gli aveva dipinta la battaglia de’ topi e
dalla femmina secondo il genere naturale delle gatte» (Boccaccio, Decamerone,
può essere realizzata: VIII 9 34). Quest’uso è rimasto cristalliz-
a) Con il determinatore maschio / femmi- zato in alcune locuzioni e proverbi come
na (la balena maschio-la balena femmina, gatta cieca (gioco detto anche ‘mosca cie-
la volpe maschio-la volpe femmina). Si ca’), avere una gatta da pelare ‘dover
93 11]. Il nome

sbrogliare una situazione difficile e ri- a) I participi presenti sostantivati: il can-


schiosa’, gatta ci cova ‘C’è sotto qualche tante —+ la cantante, il latitante —> la lati-
inganno o insidia’, tanto va la gatta al lar- tante, il mandante _» la mandante, il po-
do che ci lascia lo zampino (si dice per chi stulante —> la postulante.
ripete più volte un’impresa azzardata), b) I numerosi nomi in cui il suffisso -ante
ecc. è stato produttivo al di fuori del suo origi-
c) I nomi la serpe e la lepre, designanti nario àmbito participiale (senza, cioè, che
tanto il maschio quanto la femmina del- al nome in -ante corrisponda una radice
l’animale, sono oggi quelli più corretti. Il verbale: è il tipo il bracciante, su cui ha
serpe e il lepre, anch’essi di genere pro- condotto un’ampia indagine MIGLIORI…
miscuo, sono forme abbastanza diffuse 1957: 109-134): il birbante -+ la birbante, il
nella lingua antica e letteraria (ad es. in cruscante -+ la cruscante, il dettagliante _»
Fazio degli Uberti «un serpe, che ha ’] la dettagliante, il negoziante -> la nego-
cor cotanto acerbo»; cit. in TOMMASEO- ziante.
BELLINI 1865-1879: IV 822; «un lepre ma- In questi quattro casi, ad esempio, il no-
schio» C. Levi, cit. in BRUNET 1982: 155), me si è formato rispettivamente da birba
ma oggi in uso quasi solo come varianti . ‘briccone, mariuolo’; dal nome dell’Acca-
regionali (in particolare nel Centromeri- demia della Crusca (e designa, oltre agli
dione). accademici stessi di quest’istituzione, chi
d) In epoca antica s’è avuto lo stesso tipo si ispira o si ispirava ai principi linguistici
di alternanza anche in il tigre / la tigre («i filofiorentini da essa propugnati; oggi ha
tigri e i lioni non lasciano giammai lor fie- senso ironico); da [vendita al] dettaglio e,
rità» Segneri, cit. in TOMMASEO-BELLINI infine, da negozio.
1865-1879: VI 133). La forma il tigre, in e) Alcuni nomi in —e: il coniuge -—> la co-
séguito uscita d’uso, è tornata in auge al- niuge, il consorte -> la consorte, l'erede _»
cuni anni or sono nel fortunato slogan l'erede, il giudice —> la giudice, il nipote -+
pubblicitario di una marca di benzina, la nipote, il preside —> la preside, il vigile
«metti un tigre nel motore», che è però _» la vigile.
rimasto un episodio isolato. Alcuni di questi nomi in -e rientrano nel-
e) Anche il nome d’animale invariabile la la categoria dei nomi di professione, per
gru-le gru (cfr. 111.125) nella lingua antica cui talvolta sioscilla nella formazione del
poteva presentarsi come variabile nelle loro femminile (cfr. 111.50 sgg.). Per la
forme alternanti la grue (o la graa) / il giudice, oltre che al solito maschile im-
grue, cui corrispondevano nel plurale le personale il giudice, si è avuto in antico
gru / i gru: «grue sono una generazione giadicessa (che designò, oltre a una ‘don-
d’uccelli che vanno a schiera» (Giambo- na investita del compito di giudice’, la
ni, Il tesoro di B. Latini volgarizzato da ‘governatrice di un Giudicato’ nella Sar-
Bono Giamboni); «come i gru van can- degna medievale). Oltre a la vigile (urba-
tando lor lai / faccendo in aere di sé lunga na) si ode frequentemente vigilessa:
riga» (Dante, Inferno, V 46-47). «D’ora in poi attenti alle vigilesse — E chi
ha detto che le anni non si addicono alle
donne? Le cinque ragazze che vediamo
Nomi di genere comune nella foto sono tutte vigilesse romane»
(«Oggi», cit. in BRUNET 1982: 112). Accan-
80. Si dicono «nomi di genere comune» to a erede l’italiano antico conosceva un
quei nomi che hanno una sola forma nel femminile invariabile reda (ROHLFS 1966-
maschile e nel femminile. Il genere è in 1969: 393).
questo caso specificato dall’articolo 0 dal- d) I nomi in -ista (per l’origine cfr.
l’aggettivo che li accompagna: «è un bra— XV.20): l’artista —> l’artista, il pianista ->
vo cantante», «ho visto tua nipote»: «il di- la pianista, il primatista -» la primatista, lo
lettante (ola dilettante) poteva pòssedere specialista -> la specialista, il velocista _»
doti e preparazione pari o superiori a la velocista.
quelle di chi praticava la musica di pro- e) I nomi in -cida (dal lat. —CIDAM, da
fessione» (P. Isotta, in «Storia Illustrata», OCCÎDERE ‘uccidere’): il matricida —>
settembre 1986, 38). Essi sono: la matricida, il parricida _» la parricida,
III. Il nome 94
il suicida _» la suicida. Numero del nome
]) I nomi in -iatra (dal greco iatròs “medi-
co’, con accostamento ai numerosi greci- 82. Nella flessione del nome si distinguo-
smi in -a): il geriatra -> la geriatra, l’azion- no il singolare e il plurale. Il singolare in-
toiatra _» l’odontoiatra, il pediatra _— la dica un solo essere animato, una sola cosa
pediatra. o concetto o nozione, o un’entità colletti-
g) Altri nomi in -a: l’atleta _» l’atleta, il va percepita come insieme omogeneo (la
collega —> la collega, l ’i famiglia, il popolo, che si dicono «nomi
pocrita —> l’ipocrita, lo stratega _» la stra- collettivi», cfr. 1113). Il plurale indica più
tega. esseri animati 0 più cose o concetti o no-
zioni (0, ancora, più entità collettive: le fa-
81. Alcuni maschili in -a (specie se apparte- miglie, i popoli).
nenti ai gruppi d e g) presentavano nell’italiano
antico una desinenza normalizzata in —o; ad Come per il genere, il contrassegno
esempio: ipocrita, artista, eremita, idolatro, legi- morfologico del plurale è dato in italiano
sto, cfr. NANNUCCI 1858: 95-100. dalla terminazione (la desinenza di un
Oscillano tuttora stratega e stratego: stratego nome reca dunque quasi sempre una
(che corrisponde esattamente al greco doppia informazione, selezionando una
stratégòs: stratega dipende da una falsa rico- coppia dei seguenti parametri: maschi-
struzione, favorita da altri grecismi in —a ma an- le+singolare / maschile+plurale / femmi-
che da parole d’origine latina come auriga e
collega) designa di preferenza un grado del co- nile+singolare / femminile+plurale).
mando militare dell’antica Grecia; stratega, ‘chi Nel formare il plurale i nomi singolari
ha buone capacità strategiche’, anche in campo mutano dunque la loro desinenza secon-
non militare. do il seguente schema:

SINGOLARE PLURALE
nomi maschili in -a -i
nomi femminili in -a -e
nomi maschili in -0 -i
nomi femminili in -0 -i
nomi maschili in -e -i
nomi femminili in -e -i

Numerose eccezioni e casi particolari so- 84. Un procedimento inconsueto per il ti-
no possibili rispetto a questo schema ge- po linguistico italiano, che si ha nel solo
nerale. Ne tratteremo dettagliatamente uso scritto, è quello del raddoppiamento
nei paragrafi 84 sgg. totale o parziale (raddoppiamento del—
l’ultima consonante) di alcune abbrevia-
83. L’italiano, affidando alla desinenza il com- zioni per indicarne il plurale: il v.[erso] ->
pito di indicare i principali tratti morfologici i vv. («nei W. 31-87»), la pag[ina] —> le
(tra cui il plurale) continua il tipo latino e con pagg. o la p. —-> le pp. («abbiamo diviso
esso il tipo linguistico indeuropeo. In lingue di l’indice in due parti, comprendendo nella
altri gruppi il procedimento che consente di
formare il plurale differisce sensibilmente da prima [pp. 979-1026] tutti i termini con-
quello desinenziale. Si può avere ad esempio il cettuali», ecc., nell’Indice annesso a De
raddoppiamento totale della parola: giappone- Sanctis, Storia letter., Il 978), o anche sgg.
se nichi “casa’ —> nicht nic/ti ‘case’; il raddop- per «seguenti» («si veda p. 20 sgg.» oppu-
piamento parziale della parola: nahuatl (lingua re «p. 20 e sgg.») e così via.
indigena del Messico) kalli ‘casa’ —> kakalli Quest’uso è limitato ad un numero ri-
‘case’; il mutamento delle vocali all’interno stretto di abbreviazioni, come quelle che
della radice: arabo kiràb ‘libro’ —> kutub ‘libri’. si adoperano nei rinvii bibliografici (sono
In turco l’affisso -ler- indica il plurale, mentre
un ricco sistema di altri affissi reca svariate gli esempi finora citati). e ad alcune sigle:
informazioni grammaticali: ad es. ev ‘casa‘ —> le FF.SS. (le ‘Ferrovie dello Stato’), le
evler ‘case‘; evin ‘dalla casa’ (ablativo singola- PP. TT. (le ‘Poste e Telccomunicazioni’).
re) —> evlerin ‘dalle case’ (plurale+ablativo). i CC. (i Carabinieri), SS. (‘Santi’), ecc.
95 Il]. 1] nome

Parecchie le oscillazioni, specie per le si— 89. 1 due plurali ali e armi costituiscono oggi
gle composte da due o più lettere diverse: un caso isolato. mentre nella linguaantica essi
il punto fermo può essere ripetuto o esse- erano la conseguenza di un’oscillazrone anche
re collocato solo dopo l’ultima lettera nel singolare. Questi due nomi, cioè, si presen-
tavano nella doppia forma di singolare ala ed
(FF.SS. o FFSS), le singole lettere posso- ale, arma ed arme (di qui la doppia forma nel
no essere iterate — come è preferibile — plurale: le ale, le arme dal singolare in —a; le ali,
oppure può essere ripetuta la sola lettera le armi dal singolare in -e).
finale («se invece un giornale pone i pro- Lo scambio tra le desinenze singolari -a ed -e era
blemi dei telefoni, delle Usl! [sigla di inoltre molto più diffuso: accanto a singolari che
«Unità Sanitaria Locale»], dei ministeri, continuavano la prima declinazione latina, co
la reazione è soltanto di fastidio» M. Tito, me alba, arpa, ecc., si potevano avere singolari
come l’albe, I’arpe, l'asta, la coste, la grotte, la gle-
in «Epoca», 26.9.1986, 142); le lettere pos- be, la Iebbre, la persone, la porpore, la querce
sono essere tutte maiuscole o maiuscole e (tutte forme antiche citate in RUGGIERI 1959: 8-
minuscole (anche qui, con due possibilità: 14); e ancora tempra _» tempre («e che la giovi-
Usll, come nell’esempio cit. di Michele nezza / abbi sempre a star ferma in una tempre»
Tito; oppure Uu. Ss. Li., come in una let- Lorenzo de’ Medici, cit. in NANNUCCI l858: 54),
tera alla «Repubblica», 4.11.1986: «clienti talpa _. talpe (<<ricorditi, letter, se mai ne l’al e/
e portaborse, tutti i dipendenti delle Uu. ti colse nebbia, per la qual vedessi / non a tri-
Ss. Li.»). menti che per pelle talpe» Dante, Purgatorio,
XV11 l—3). Viceversa, accanto a singolari che
continuavano la terza declinazione, come ape.
veste, ecc. si potevano avere le forme di singola-
Formazione del plurale re apa, vesta («ne la sua terra ha di doppia vesta»
Dante. Paradiso, XXV 92); e ancora falcia
(«d’ogni parte menando la falcia» Pulci), lita
85. Possiamo ordinare la trattazione del («veggendo far lita fra due» Fazio degli Uberti ,
plurale dei nomi distinguendo tre gru pi: seta («quando di lui ha seta» Jacopo Alighieri ,
nomi maschili e femminili in —a cfr. rossa («vero è pur che l’uom non possa / celar
111.86—97); nomi maschili e femminili in -o per certo l’amore e la tossa» Pulci: tutti questi
(cfr. 111.98-110), nomi maschili e femmi- esempi, e molti altri, in NANNUCCI 1858: 11-13).
nili in -e (cfr.111.111-116). A questi si ag-
giungono i nomi invariabili (cfr. 111.124- 90. I nomi di genere comune in -iatra, in —
129) e altri casi particolari. ista, in -cidae gli altri nomi di genere co—
mune in -a (cfr. 111.80d-g) formano an—
ch’essi il plurale in -i nel maschile, in -e
nel femminile: l’atleta » gli atleti — le atle—
Nomi in -a
te; il giornalista -> igiornalisti, la giornali-
sta -> le giornaliste; l’omicida _» gli amici-
86. I nomi maschili in -a formano il plura—
di — le omicide; il pediatra —> i pediatri, la
le in —i: il papa -> i papi, il poeta —» i poeti,
pediatra -> le pediatre.
il problema —> i problemi, il profeta —> i
profeti. 91. Per numerosi sostantivi maschili in -a l’ita-
liano ha a lungo conosciuto delle oscillazioni.
87. I nomi femminili in -a, molto più nu- Anticamente esisteva un invariabile il papa - i
merosi, formano il plurale in -e: l’aquila papa (MIGLlOR1NI 1957:105), e oggi forme del ge-
_» le aquile, la bicicletta —> le biciclette, la nere possono udirsi «in bocca al popolo» in di-
casa —+ le case, la figura —> le figure, la verse zone (cfr. R0HLF51966-1969: 364). Per i
maschili in -a che rimangono invariati al plura-
paura _» le paure, la scena —> le scene. le cfr. 111.126. '
88. 1 femminili ala e arma escono invece
al plurale in —i: le ali, le armi. Nella lingua Nomi in -ca e -ga
letteraria troviamo però anche i due plu-
rali ale, arme: «le braccia aperse, e indi 92. 1 nomi, maschili e femminili, in -ca e -
aperse l’ale» (Dante, Purgatorio, XII 91); ga mantengono davanti alle uscite -i ed -e
«io il vidi a scudo e lanza / con altri cava- del plurale le consonanti velati [kl e /g/, e
lieri arme portare» (Boccaccio, Decame- terminano in -chi e -ghi nel maschile, in -
rone, X 7 22). che e -ghe nel femminile: l'eresiarca —-» gli
III. Il nome 96
eresiarchi, il monarca —> i monarchi, il pa- li in -cia, -gia con i solo grafica si riscon-
triarca —> i patriarchi, il collega _» i colle- trano numerose oscillazioni, dovute alla
ghi, lo stratega _» gli strateghi, l’arca _» le possibilità di mantenere o di eliminare la i
arche, la mosca _» le mosche, la folaga —> nel passaggio dal singolare al plurale. La
le folaghe. questione, conviene ricordarlo, è esclusi-
vamente ortografica: la i, che nel singola-
93. Una sola eccezione rilevante: belga ha re ha valore diacritico (cfr. 1.143), è infat-
nel plurale maschile belgi («salvo Chèvre- ti nel plurale un semplice relitto grafico:
monte la padrona di casa. i belgi non mi scrivere, ad esempio, ciliegie o ciliege è
piacciono» Ginzburg, cit. in BRUNET 1978: del tutto irrilevante ai fini della pronun-
17; «Grazie ai “diavoli” siamo di nuovo cia, che rimane identica ([tj'i’ljcd3eD. La
fieri di essere belgi» «La Gazzetta del soluzione ottimale sarebbe quella di eli-
Sud», 24.6.1968, 8), mentre il femminile è minare del tutto la i dalla grafia di queste
regolarmente belghe. La forma belgi del forme plurali, ma di fatto essa verrebbe
plurale maschile si ha probabilmente per ad urtare contro abitudini scrittorie ormai
'nfluenza del nome del popolo in francese consolidate. Ricorderemo dunque i- due
(Belges) e del nome della nazione Belgio. principali criteri ortografici a cui è possi-
Per eresiarca e patriarca si registrano nel- bile attenersi:
la lingua antica i plurali eresiarche («qui a) Un primo criterio, che possiamo defi-
son li eresiarche / con lor seguaci, d’ogni nire storico-etimologico (propugnato in
setta» Dante, Inferno, IX 127; «‘eresiar- particolare da A. Camilli in CAMILLl-FIO-
che’ si chiamano i prencipi dell’eretiche RELLI 1965: 171-174), prevede il manteni-
pravità» Boccaccio, Commento alla Divi- mento della i per tutti quei nomi che con-
na Commedia e gli altri scritti intorno a tinuano una base latina con -CI- e -Gl-:
Dante) e patriarche («a bontà de patriar- acacia (<ACÀCIAM) —«> acacie, audacia
che e de profeti e d’altri fini capitani» (<AUDÀCIAM) _» audacie, pertinacia
Giamboni, Il libro dei vizi e delle virtudi e (<PERTINÀCIAM) _» pertinacie, ecc.; l’eli-
il trattato di virtù e di vizi). minazione, al contrario, della i per tutti
uei nomi in cui il suono palatale [tf] e
d3] s’è prodotto come esito storico di al-
Nomifemminili in -ìa (tipo bugia, zia) tre basi: camicia (<CAMÎSIAM) —— camice,
bragia (<germ. *BRASIA) _» brage, ciliegia
94. I nomi femminili in -ia, con i tonica, (<*CERESEAM) -— ciliege, cupidigia (<*cu-
mantengono al plurale la i nell’uscita -ie: PIDÎTIAM) _» cupidige.
l’aritmia —> le aritmie, l’arpia -> le arpie, la Piuttosto esili a paiono oggi le ragioni
badia —> le badie, la polizia _— le polizie, la che inducevano ' Camilli al mantenimen-
pulizia —> le pulizie. to della i nei casi con base latina diretta:
1) la possibilità di un ripristino della pro-
95. Formano il plurale allo stesso modo nuncia della i etimologica per dieresi poe-
anche i nomi femminili in -cia e -gia con i tica o pronuncia latineggiante; 2) l’attri-
tonica; le desinenze sono dunque —cie e - buzione di un certo grado di realtà foneti-
gie (con mantenimento della i tonica): la ca alla i, sulla base della sua conservazio-
farmacia —> le farmacie, l’allegria —> le al- ne i)n alcune zone del Meridione (cfr.
legrie, la bugia —> le bugie. 1.34 .
Anche scia, che ha la radice in sibilante b) Un secondo criterio, che possiamo de-
palatale sc- /I/ (e non in affricata alveopa— finire empirico e che è quello consigliato
latale sorda /t_[/ o sonora ld3/ come far- in questa Grammatica, suggerisce di man-
macia /farma'tj‘ia/, bugia fbu'd3ial, ecc.), tenere la i nel plurale quando la c e la g
fa al plurale scie, mantenendo la i tonica. sono precedute da vocale (-cie, -gie); di
ometterla quando la c e la g sono prece-
dute da consonante (-ce, -ge), ottenendo
Nomifemminili in -cia, -gia (i diacritica: le due serie:
tipi camicia, ciliegia, provincia, frangia) (I) l’acacia —> le acacie, la camicia _» le
camicie; la bambagia -> le bambagie,
%. Nelle forme plurali dei nomi femmini- la ciliegia -> le ciliegie;
97 111. Il nome

(II) la provincia —> le province, la goccia mologica e serie non etimologica, al con-
—> le gocce; la spiaggia _» le spiagge, trario di quanto awerrebbe attenendosi
la frangia -> le frange. al criterio del Camilli.
Il primo membro di ogni coppia ha ap- In alcuni casi la i diacritica può servire a
poggio in una base etimologica con C1 e GI evitare omonimie grafiche: per es. tra ca-
(acacia, bambagia, provincia, spiaggia), il micie e càmice o tra audacie (da audacia)
secondo no (camicia, ciliegia, goccia, fran- e audace aggettivo.
gia): come si può vedere confrontando
tra loro i termini a due a due, non sussiste 97. 11 plurale dei nomi in -a può riassu-
qui differenza di trattamento tra serie eti- mersi nel seguente schema:

SINGOLARE PLURALE
nomi maschili in -a -i
nomi femminili in -a -e
nomi maschili in -ca, -ga -chi, -ghi
nomi femminili in -ca, -ga -che, —ghe
nomi femminili in -ia (i tonica) -ie (i tonica)
—cie, -gie se c, g, sono precedute
nomi femminili in -cia, -gia da vocale (i solo grafica)
(i solo grafica) -ce, -ge se c, g sono precedute
da consonante

98. I nomi che al singolare escono in -o sentazioni» (Pandolfi, cit. in BRUNET 1978:
formano il plurale in -i: avvocato _» avvo- 7). Per quanto sconsigliabile, quest’uso ha
cati, bambino —> bambini, liquido —> li- una sua spiegazione nel fatto che, tentan-
quidi, strepito —> strepiti, tetto -> tetti do di rimediare all’anomalia di un nome
I nomi in -o sono, nella stragrande mag- che al singolare e sia maschile;sia femmi-
gioranza, maschili. La regola del plurale nile, si assegna a tale nome un femminile
in -i vale però anche per i pochi nomi in - anche nel plurale, ricavando un invariabi-
o femminili: la mano - le mani, l’eco (ma- le la eco - le eco dal tipo la radio - le radio
schile e femminile al singolare) - gli echi (cfr. 111.127).
(tranne il tipo invariabile la radio - le ra-
dio, cfr. 111.127). 100. Tra i nomi in -o ve ne è uno che for-
ma il plurale in modo 1rregolare: uomo _»
99. Notiamo: uomini.
a) Il nome femminile mano continua il la-
Nel plurale uomini soprawive il latino HÒMINES.
tino MÀNUS, della quarta declinazione. La contrapposizione tra la forma del singolare
L’uscita in -0 fu spesso sentita come «ir- e quella del plurale si ritrova anche in altre lin-
regolare» per un femminile, cosicché nel- gue romanze: ad es. il rumeno om-oameni, il
la lingua antica e oggi in molti dialetti si catalano ham-homens. La posizione del sostan—
trova abbastanza di frequente il tipo la tivo uomo nella morfologia storica italiana &
mana (al plurale le mane): «la damigella peculiare anche per il fatto che. come abbiamo
gli prese la mana; / Rinaldo si rizzò subi- ricordato (cfr. 111.73e), il singolare è tra le po-
tamente» (Pulci, Il Morgante). Dal plura- che forme che continuano il nominativo
(HOMO) invece dell'accusativo (HÒMINEM) latino.
le latino MÀNUS s’è avuto un tempo il plu-
rale le mano, oggi presente nei dialetti
dell’Italia centrale e in alcune zone della Nami in -ì0
Toscana (ROHLFS 1966-1969: 354).
b) Accanto al plurale gli echi (cui abbia- 101. 1 nomi in -io con i tonica formano il
mo già accennato: cfr. 111.23) s’ode talvol— plurale in -ii (rimane tonica la prima i):
ta un plurale femminile invariato le eco: fruscio —> fruscii, lavorio _» lavorii, pen-
«il genere epico dei cantimpanca, di cui dio -+ pendii, rinvio —> rinvii, tramestio ->
troviamo larghe eco nelle Sacre rappre- tramestii, zio —-> zii.
III. Il nome 98
102. Irregolare il plurale di dio: dei. na si ha spesso collisione nella pronuncia
e nella grafia (omicidi da omicidio e
Dei si spiega partendo da un anteriore iddei omicidi da omicida), o anche solo nella
(ciò che dà ragione dell’inegolarità nell‘uso grafia (àrbitri da arbitro e arbitri da arbi-
dell’articolo: cfr. [V.l3). La lingua antica cono- trio) con il plurale di un altro nome, che
sceva anche un plurale regolare dii («piglia
adunque gli dii di Troia, e vatti via, con essi, ed
quasi sempre ha la stessa radice. Per
eglino ti guideranno ove tu fonderai una nuova questo motivo si ricorre talvolta ad un
città troiana» Guido da Pisa, Fatti d’Enea), che contrassegno grafico particolare per di-
si è continuato in iddio —> iddii («gl’1ddii greci stinguerli (anche se oggi prevale la ten-
sono sensibili-intelligibili. Ognuno di.essi è denza a lasciarli invariati, affidando la
un‘imagine-idea» Gioberti, Della protologia). distinzione al contesto, cfr. 1.178). Ve-
diamo un primo gruppo di nomi in cui il
plurale del nome in -io coincide sia per
Nomi in -io (i atona o diaa‘itica) forma grafica sia per pronuncia con il
plurale di un altro nome di significato di-
103. Nel plurale dei nomi in -io con i ato- verso:

AMBIGUITÀ NELLA GRAFIA AMBIGUITÀ NELLA


E NELLA PRONUNCIA SOLA PRONUNCIA

assassinio assassini assassinii (o assassini)


assassino assassini assassini

omicidio omicidi omicidii (o omicidi)


omicida omicidi omicidi

tempio tempi tempii (0 tempi; per templi


cfr. 111.104)
tempo tempi tempi

Nel caso di questi nomi il problema della vocale tonica (ad es. osservatori da osser-
distinzione è puramente grafico, in quan- vatorio e osservatori da osservatore) o per
to non vi è alcuna possibilità, sul piano la posizione dell’accento (ad es. principi
della pronuncia, di distinguerli reciproca- da principio e principi da principe), e
mente nel plurale. Altri nomi sono invece dunque ci si può chiedere se mantenere
distinti anche nella pronuncia dei rispetti- tale distinzione nella grafia segnalandola
vi plurali, 0 per il grado di apertura della diacriticamente:

AMBIGUITÀ NELLA ELIMINAZ1ONE


SOLA GRAFIA DELL’AMBIGUITA GRAFICA

arbitrio arbitri arbitri


arbitro arbitri àrbitri

conservatorio conservatori conservatori


conservatore conservatori conservatori

principio principi princìpi


principe principi prìncipi

Sull’uso dell’accento per distinguere gli 104. Tra i nomi citati, tempio - tempi ha
omografi cfr. 1.178, 1.180. anche una seconda forma di plurale che è
99 [I]. Il nome

attualmente quella più comune: templi. sagio _» presagi; formaggio —> formaggi,
Si tratta di un latinismo della lingua lette- massaggio -> massaggi; fermaglio —> fer-
raria («e se pur mira / dopo l’esequie, er- magli, taglia -> tagli.
rar vede il suo spirto / fra ’l compianto
de’ templi acherontei» Foscolo, Dei Se-
polcri, 42—44), che si è però ben conserva- Nami in -co e -go
to fino ad oggi proprio grazie al suo valo—
re distintivo come plurale di tempia ri- 106. Come tutti gli altri nomi in -o, anche
spetto al plurale di tempo - tempi: «La i nomi in -co e —go formano il plurale mu-
città [...] presto raggiunse grande flori- tando la loro terminazione in -i. Nel pas-
dezza. come è attestato dall’imponenza saggio dal singolare al plurale possono
dei superstiti templi» (Guida rapida TCI, però mutare il suono velare della c e del-
V 193); «essi conferiscono illusione di vi- la g in palatale (come ad es. amica _»
ta ad una tradizione moribonda nei su- amici) oppure mantenerlo (come ad es.
perstiti palazzi delle antiche dinastie e cuoco _. cuochi). Il gran numero di oscil-
nei templi» (Tucci. Nepal, 23); pensiamo, lazioni e le difficoltà che si incontrano a
ancora, alla celebre Valle dei Templi cercare di stabilire un comportamento
presso Agrigento. preciso in merito hanno indotto molti
grammatici a formulare un giudizio scet—
105. I nomi che terminano in -cio, -gia, - tico su qualunque tentativo di sistemazio-
glio con [ solo diacritica (da un punto di ne per questo settore della formazione
vista fonetico, essi sono dei semplici nomi del plurale. Tuttavia, se ci si accontenterà
in -0: orcia termina con una sillaba costi- di stabilire delle tendenze, si vedrà che. in
tuita da consonante+a, così come arco: linea di massima, i nomi piani (parossito-
l'ortjo/ /'orko/) formano regolarmente il ni) mantengono la consonante velare,
plurale in —i: orcia -> arci, sarcio —«> sarci; mentre quelli sdruccioli (proparossitoni)
coccio —> cocci, impaccia —> impacci; pre- la mutano in palatale:

NOMI PIANI
baco _» bachi becco -> becchi ago _» aghi
fico _» fichi casacca -> cosacchi diniego —> dinieghi
fuco —+ fuchi picca —> picchi rigo _» righi
fuoco _» fuochi stucco -> stucchi rogo —> roghi '
geco —> gechi tocco _» tacchi sugo _» sughi
alberga —> alberghi
castigo —> castighi
dittongo _» dittonghi
fungo -> funghi
tango _» tanghi

NOMI SDRUCCIOLI
equivoco _» equivoci asparaga -> asparagi
medico _» medici astrologo _» astrologi
monaco —— monaci

107. Questa norma empirica, fondata sul— trebbe pensare all’influenza del nome di
la semplice prevalenza statistica degli esi- nazione Grecia), porco _» porci.
ti, va incontro però a numerose oscillazio- b) Alla «regola» che i proparossitoni in -
ni. Notiamo: ca, -ga escono al plurale in -ci, -gi fanno
a) Alla «regola» che i parossitoni in -ca, - eccezione tra l’altro: carico _— carichi, in-
ga escono al plurale in -chi, -ghi fanno ec- carico —> incarichi, pizzico ——> pizzichi, va-
cezione tra l’altro: amico —> amici, nemica lico » valichi; naufrago -> naufraghi, ob-
-+ nemici, greca _» greci (per cui si po- bliga —> obblighi; prodiga -«> prodighi.
III. Il nome 100

c) Il nome mago -> maghi conosce anche 108. Qual è la ragione storico-linguistica di tut-
un plurale magi che viene adoperato oggi te queste oscillazioni?
nel solo nome proprio dei Re Magi della Nel plurale dei nomi in -co e -go s'incontrano
narrazione evangelica. (talvolta sovrapponendosi, talvolta sacrifican—
dosi l'una all‘altra) due tendenze opposte ma
d) Tra i nomi sdruccioli, non ben definita ugualmente forti e attive nel sistema fono-
è la situazione per i numerosi nomi in - morfologico italiano: una prima, più propria-
ologo e -ofago. In genere, presentano l’u- mente fonologica, porterebbe tutte le c e le g
scita -ghi solo quelli che significano cose: velari (/k/, /g/) a palatalizzarsi nell’incontro con
sarcofaghi, dialoghi monologhi, catalo- la -i della desinenza plurale (divenendo ltjl,
ghi, mentre i nomi di persona seguono /d3/: è quel che succede ad esempio in amico -+
perlopiù gli altri sdruccioli ed escono,in - amici), una seconda, di carattere morfologico,
tenderebbe a rendere coerenti tra loro le forme
gi: teologi psicologi, ornitologi, antropo- del singolare e del plurale (è quel che succede
fagi, esofagi (è quanto propone ad esem- ad esempio con carico -> carichi, obbligo _,
pio, razionalizzando una tendenza gene- obblighi). ‘
rale, GABRIELLI 1976. 104- 107) Talvolta si Rimane controversa la questione dell’origine di
ha però sarcofagi («l’atrio [...] contiene queste oscillazioni: secondo una prima ipotesi
statue — alcune colossali — e sarcofagi di sarebbero di origine popolare i casi in cui la ve-
arte romana imperiale» Guida rapida lare si palatalizza, seguendo la normale evolu-
TCI, V 175; un esempio di Papini è citato zione fonolo'ca dal latino allitaliano (come ad
es. in CILIUM/ kilium/>ciglio /tIiMo/), mentrei
in BRUNET 1978: 16), e sono poi abbastan- casi di velare conservata sarebbero prevalente-
za comuni le forme psicologhi, teologhi, mente da attribuirsi a parole dotte o rimodella-
antropologhi, ecc. («arrivare alla conclu- te morfologicamente (MEYER-LÙBKE 1890: 339);
sione degli antropologhi, che la vita del- una seconda ipotesi considera al contrario po-
l‘uomo moderno è basata su una serie di polari, perché spontaneamente coerenti, i casi
estrapolazioni dalla realtà» Flaiano; «è un di corrispondenza nella conservazione della ve-
temperamento costruttivo, di quelli che lare tra singolare e plurale (fica - fichi, fuoco -
fuochi, ago - aghi, ecc.), e di origine dotta i casi
gli astrologhi direbbero solari» Levi; en— con alternanza (amico - amici, greco - greci) in
trambi in BRUNET 1978: 15). quanto fin dal Medioevo nella pronuncia latina
e) Abbastanza regolare la velare nei plu— C e G davanti ad 1 si sono letti come palatali
rali dei nomi in -fugoz callifizghi, ignifughi, (GOIDANICH 1940: 155-196; LEONE 1957).
profughi. Ma forse si dovrà tener conto, piuttosto, della
f) Non si è avuta invece una stabilizzazio- prevalenza nell‘uso, come forma più frequente
ne per alcuni nomi in cui sussiste tuttora o più immediatamente affacciantesi alla co-
un doppio plurale (cfr. BRUNET 1978: 13- scienza linguistica dei parlanti, ora del singola-
re ora del plurale. Nel primo caso, era naturale
14: citiamo per primo il plurale più usa- che il plurale aocogliesse la velare del singolare;
to): i parossitoni chirurgo —> chirurghi / nel secondo, accadeva l’inverso. Significativa
chirurgi e mendico -+ mendichi / mendici l’altemanza tra maghi, modellato sul singolare
(«ogni tanto, s’incontravano mendichi la- mago, e il già citato magi, denominazione col—
ceri e macilenti, o invecchiati nel mestie- lettiva in cui la palatalizzazione di [g] davanti a
re» Manzoni, I Promessi Sposi); i propa- [i] ha avuto libero corso, non essendo condizio—
rossitoni farmaco —> farmaci / farmachi nata dalla presenza di una velare nel singolare
(rarissimo; e del resto, piuttosto che «un re ma—
(«col nome solo de’ farmaci chiamavano i
go», si dice e si è sempre detto: «uno dei re ma-
Greci e i veleni e le medicine» Muratori, l» .
Riflessioni sopra il buon gusto; «né studi io studio della lingua antica non ha portato su
oprar né farmachi» Parini, L’innesto del questo problema molta luce: forme oggi stabi-
vaiuolo, 72), fondaco —> fondachi/fonda- lizzate come cuochi, bifolchi, bruchi, fizchi, gre-
ci, intonaco —> intonachi / intonaci, mani- ci, ecc. oscillano in Petrarca, Boccaccio, Ariosto
co _» manici / manichi («un pancione smi- con cuoci, bifolci, bruci, fiici, grechi, ecc. e la si-
surato, che pareva tenuto a fatica da due tuazione appare altrettanto intricata e contrad-
dittoria nei dialetti (ROHLFS 1966-1969: Il 374).
braccia piegate: come una pentolaccia a
due manichi» Manzoni, I Promessi Sposi,
XI 65), parroco _» parroci /parrochi, sin- Il tipo uovo-uova
daco —> sindaci /sindachi, stomaco —> sto-
machi/ stomaci, traffico —> traffici/ traffi— 109. Alcuni nomi maschili in -o sono fem-
chi. minili al plurale, e hanno la desinenza -a:
101 Il]. Il nome
migliaio —> migliaia, miglio _» miglia, ha il plurale maschile ovi (cfr. ROHLFS
paio -> paia, riso («il ridere») _» risa, uo- 1966-1969: II 364) e il femminile ove: «se
vo _» uova. veleno cibare spesso [..] e di buon nutri-
L’origine di questi plurali in -a è da ricer- mento, come suono ove fresche, caponi»
carsi nei neutri plurali in -A da singolari in (Savonarola, Trattato ginecologica pedia-
-UM latini, allo stesso modo dei plurali in - trico in volgare).
a dei nomi con doppio plurale del tipo i
bracci / le braccia (cfr. III.117 sgg.). Nella 110. Il plurale dei nomi in -o può dunque
lingua antica, e oggi in alcuni dialetti, si riassumersi nel seguente schema:

SINGOLARE PLURALE
nomi maschili in -0 -i
nomi femminili in -0 -i
nomi in —io (i tonica) -ii (prima i tonica)
nomi in -io (i atona) -l
nomi in -cio, -gio, -glio (i solo grafica) -i
nomi in -co, -go parossitoni) -chi, -ghi (prevalentemente)
» » » » proparossitoni) -ci, —gi (prevalentemente)

Nomi in -e -e dei femminili in -e (per analogia con la casa -


le case): troviamo dunque le parte, le gente, [efi-
111. 1 nomi, maschili e femminili, che al ne, ecc., forme vitali nella lingua letteraria fino
a tutto il Quattro-Cinquecento (MANNI 1979:
singolare terminano in -e formano il plu— 126-127) e ancora oggi nel vernacolo fiorentino
rale con la desinenza -i: l’amore -> gli (ROHLFS 1966-1969: 366).
amori, il cane -> i cani, l’eroe -> gli eroi, il
padre —> i padri; l’arte -> le arti, l’azione
-> le azioni, la chiave -> le chiavi, la na-
zione -> le nazioni. Nomi in -cie, -gie, -glie (i soldgrafica)
114. Tra i nomi in -e, quelli in -cie, -gie, —
112. Due sono le formazioni irregolari:
bue —> buoi e mille nei multipli (due)-mi- glie con -i solo grafica formano regolar-
la, (tre)mila, ecc.
mente il plurale in -i: la superficie _» le su-
a) Accanto alla forma irregolare bue - perfici (raro le superficie), l’effigie —> le ef-
buoi se ne ha una oggi solo toscana o let- figi, la moglie —> le mogli.
teraria, bove - bovi: «dal di che Mercurio Invariabile la specie _» le specie.
ancora bambino rubò i bovi ad Apollo, la
letteratura e la mercanzia cozzarono sem- 115. Anticamente la serie dei plurali invariabi-
li era più numerosa; er esempio: «l’effigie da
pre tra loro» (Foscolo, Lezioni, articoli di esso fatte imitando» Dati, Vite de' pittori anti—
critica e di polemica); «nei bovi, bianchi e chi). Ciò si spiega col fatto che i nomi di questo
rossi, aggiogati al carroccio, egli vede, at- gruppo sono stati accostati ai femminili in -ie
traverso i secoli, rappresentate le due raz- con i fonematica (barbarie, carie, serie, ecc., cfr.
ze antiche e diverse» (Serra, Scritti). 111.128), in cui singolare e plurale coincidono.
b) Per mille —> -mila cfr. VI.23f.
116. Il plurale dei nomi variabili in -e può
113. Nella lingua antica non è raro il plurale in dunque riassumersi nel seguente schema:

nomi maschili in -e -i

nomi femminili in -e -i

nomi femminili in -cie, -gie, —glie (i solo grafica) -i (-ci, -gi, -gli)
Il]. Il nome 102
Nomi con doppio plurale (tipo i bracci / me si portavano via le nasse, le reti, le fio-
le braccia) cine. le canne, e ogni cosa» Verga, 1 Ma-
lavoglia).
117. Abbiamo già osservato che alcuni e) Il calcagno —-> icalcagni / le calcagna. Il
nomi in -o, maschili, hanno al plurale maschile calcagni indica le ‘parti posterio-
un’uscita femminile in -a (tipo l’uovo - le ri del piede’ («tal era lì dai calcagni alle
uova, cfr. 111.109). Un numero ben più punte» Dante, Inferno, XIX 30). Il fem-
consistente di nomi maschili in -o ha al minile calcagna si riserva di preferenza
plurale una doppia uscita, maschile in -i e per le locuzioni «stare alle calcagna»,
femminile in -a. Nella maggior parte dei «avere qualcuno alle calcagna». ecc.
casi alla differenza di terminazione nel d) Il cervello -+ i cervelli / le cervella. Il
plurale corrisponde una sensibile diffe- maschile cervelli si adopera, in senso pro-
renza di significato, e non è difficile ritro- prio e figurato, come semplice plurale di
vare opposizioni come «astratto» / «con- cervello («la trista parola [...] troncò le
creto», «generale» / «particolare», «col- congetture che già cominciavano a bruli-
lettivo» / «singolo» simili a quelle che ab- car ne’ loro cervelli» Manzoni, 1 Promes-
biamo già osservato a proposito del mu- si Sposi, 11 62; e così si dice «i migliori cer-
tamento di genere nel singolare (cfr. velli» per ‘le intelligenze più brillanti’,
111.34 sgg.). Tuttavia, per queste alteman— ecc.). Il femminile cervella indica di solito,
ze di genere nel plurale vale, ancor più analogamente a budella, la materia di cui
che per il singolare, il criterio dell’esame si compone il cervello, le “interiora del ca-
caso per caso: l’individuazione di certi po’, e si adopera perlopiù nell'espressio-
tratti semantici costanti è possibile solo ne «far saltare le cervella» (per un colpo
esaminando la sfera di accezioni specifi- d’arma da fuoco, ecc.).
che di ciascun termine (cfr. BRUNET 1978: e) ]! ciglio _» i ciin / le ciglia. Il maschile
30-32). cigli si riferisce a dei singoli ‘cigli’, o, an-
cor più, ai ‘limiti, bordi di un fosso, di una
118. Vediamo dunque i p1incipali casi di strada, ecc.’. Per riferirsi ai cigli degli oc-
opposizione fra plurale maschile in -i e chi nel loro insieme si adopera comune-
plurale femminile in -a: mente il femminile ciglia: «un altro, che
a) Il braccio —«> i bracci / le braccia. Il ma- forata avea la gola/ e tronco il naso infin
schile bracci si adopera per: i bracci della sotto le ciglia», Inferno, XXVIII 64-65.
bilancia, della stadera, i bracci della croce; f) Il como _» i comi/ le corna. Il maschile
[ bracci di mare, di terra, di fiume («Napo- corni si adopera per lo strumento musica-
li continua sul mare; [...] Napoli non fini- le 0 per indicare le ‘estremità. le punte’ (i
sce mai. Bracci di mare, piazze, sfondi, comi della luna, o in senso figurato. i cor-
baie» Barilli, Lo stivale). Il femminile ni di un dilemma). Il femminile corna de-
braccia si adopera nel senso proprio di signa le corna degli animali: «i rossi magri
‘braccia del corpo umano’. E femminile bovi, / dalle ampie coma e dai garretti du—
anche il plurale di braccio ‘unità di misu- ri» (Pascoli).
ra’: «quello scoglio, quelle poche braccia g) Il cuoio —> i cuoi / le cuoio. Il maschile
di mare, non bastavano a evadere da ri- cuoi indica il ‘cuoiame’, le ‘pelli conciate’.
va» (Pavese, cit. in BRUNET 1978: 34). Ha Il femminile cuoia si riferisce all’insieme
il solo plurale in —i il nome composto della ‘pelle’ umana, ma si adopera solo
avambraccio - avambracci. nelle locuzioni metaforiche tirare le cuoia.
b) ]! budello —> i budelli/ le budella. 11 ma- stendere le cuoio ‘morire’, di forte colori-
schile budelli si adopera di preferenza per tura espressiva: «— Quando tirerà le cuoia
indicare ‘passaggi stretti e contorti’ («già — urlò Ferruccio balzando in piedi con gli
camminavo da mezz’ora per quei budelli occhi strabuzzati e il fiato grosso — ci
tutti uguali e diversi» Buzzati, cit. in BRU- vorrà ben altro» Montale, Farfalla di Di-
NET 1978: 36). Il femminile le budella si ri- nard.
ferisce all’insieme degli intestini (o per h) Il dito —» i diti/ le dita. Il maschile diti si
dirla con un altro plurale in -a, alle inte- riferisce ai diri considerati distintamente
riora: «a padron ’Ntoni gli parve che gli l’uno dall’altro: «i diti pollici», «i diti indi-
strappassero le budella dallo stomaco, co- ci», ecc. 11 femminile le dita si riferisce in—
103 III. Il nome

vece alle dita nel loro insieme: «le dita q) Il membro _» i membri / le membra. Il
della mano». maschile membri designa gli appartenen-
i) Ilfilo —> i fili / le fila. Il maschile fili de- ti a un gruppo o a una comunità (i mem-
signa in concreto i fili d’erba, della luce, bri della famiglia, di un’associazione, di
del telefono, ecc. Il femminile fila si riferi- un partito). Il femminile membra si riferi-
sce alle fila come ‘trama di un ordito’, ma sce alle ‘parti del corpo umano’ nel loro
ancor più alle fila di una congiura, di un complesso: «In quel che s’appiattò miser
complotto, ossia a un ‘intreccio’ piuttosto li denti, / e quel dilaceraro a brano a bra-
che a singoli oggetti filiformi. Erroneo no; / poi sen portar quelle membra dolen-
l’uso di fila come plurale di fila ‘serie di ti» (Dante, Inferno, XIII 127-129); «Sor-
persone o cose’, invece di file: «una certa gon così tue dive / membra dall’egro tala-
inquietudine serpeggiava all‘interno delle mo / e in te beltà rivive» (Foscolo, All’a-
fila del partito» («La Repubblica», mica risanata, 7-9).
14.10.1987, 8). r) Il muro —> i muri / le mura. Il maschile
I) Il fondamento -> i fondamenti / le fon- muri si riferisce ai ‘muri di una casa’, ai
damenta. Il maschile fondamenti designai ‘muri che costeggiano un giardino, una
‘fondamenti di una scienza, disciplina 0 strada’, ecc. Il femminile mura designa le
dottrina’. Il femminile fondamenta s’usa massicce “mura di una città, di una fortez-
oggi solo per le ‘fondamenta di un edifi- za’. Due esempi dal Manzoni: «talché
cio, di una città, ecc.’ («a quelli Egli pro- non è chi, al primo vederlo, purché sia di
mette / edificata con le fondamenta / nel- fronte, come per esempio di su le mura di
la forza del mare la Città» D’Annunzio, Milano che guardano a settentrione, non
Tragedie, sogni e misteri). lo discerna tosto»; «i muri interni delle
m) Il firso —> i fitsi/ le fusa. Il maschile ju- due viottole, in vece di riunirsi ad angolo,
si designa i “tocchetti per la filatura’. Il terminavano in un tabemacolo» (1 Pro-
femminile, il ‘ronfare del gatto’ nella lo- messi Sposi, I 2 e 10). Si usa tuttavia mura
cuzione far le fusa (perché il ronfare del piuttosto che muri per designare, con una
gatto ricorderebbe il rumore che fa il fuso sineddoche, una ‘casa’, una ‘dimora’: «le
nell’operazione della filatura: cfr. CORTE- mura domestiche»; «lo lasciare questa ca-
LAZZO-ZOLLI 1980: II 467). sa con il mio mal di cuore?’[.ii] Se, dun-
n) Il grido —+ i gridi / le grida. Il maschile que, [Nanna] guarisce stando tra queste
gridi si riferisce ai ‘gridi degli animali’ mura, dove vuole ch’io la porti?» (Tozzi,
(«Da un pezzo si tacquero i gridi» Pasco- Il Teatro).
li, Il gelsomino notturno, S), il femminile s) L’osso _» gli assi / le ossa. ll maschile
grida alle urla e invocazioni degli uomini: ossi designa gli ‘ossi considerati separata-
«sordi alle grida di pace» («La Repubbli- mente’. Il femminile ossa si usa per ‘l’in-
ca» 23.8.1986, 7). sieme dell’ossatura umana’, come in que-
o) Il labbro —> i labbri / le labbra. Il ma- st’esempio di Ungaretti: «Ho tirato sul le
schile labbri designa perlopiù i labbri di mie quattr’ossa / e me ne sono andato» (]
una ferita, di un vaso (o per estensione, i fiumi, 15-17; si noti che, nonostante la
“lati, confini di un perimetro’). Il femmi— presenza del numerale quattro, ossa man—
nile labbra indica, propriamente, le lab— tiene qui il suo significato generico: quat-
bra della bocca (e le grandi e piccole lab- tro ossi avrebbe indicato ‘quattro singoli
bra della vulva). ossi’); «l’ossa mie rendete / allora al petto
p) Il lenzuolo _» [ lenzuoli / le lenzuola. Il della madre mesta» (Foscolo, [In morte
maschile lenzuoli designa due o più len- del fratello Giovanni], 13-14). Da evitare
zuoli presi uno per uno: «— Volete dormir il plurale in -e: asse (per ‘ossa’), oggi qua-
qui? — domandò l’oste a Renzo, avvici— si solo dialettale: «‘Soah’ è un film co-
nandosi alla tavola. — Sicuro — rispose struito sulle interviste ai sopravvissuti dei
Renzo — un letto alla buona; basta che i campi di sterminio nazisti in Polonia, ca-
lenzoli sian di bucato» (Manzoni, I Pro- mionisti, macchinisti di treni, seppellitori
messi Sposi, XIV 28). Il femminile len- a cottimo, perfino gli addetti alla macina-
zuola designa ‘il paio di lenzuola’ con cui zione industriale delle asse riesumate dei
si fa un letto (e così si dice «stare tra le cadaveri» (Sergio Saviane, nell’«Espres-
lenzuola», «infilarsi tra le lenzuola», ecc.). so», 28.12.1986, 117).
Il]. Il nome 104
!) Lo staio _» gli stai / le staia. Il maschile Pascoli, Anniversario, 2), le filamenta («intorno
stai designa dei ‘recipienti cilindrici per ai ricci non cavano quelle filamenta dalle punte
misurare il peso del grano’. Il femminile, delle spine ma dal globbo [sic] immediatamen-
te» Cestoni, Epistolario ad Antonio Vallisneri),
le ‘unità di misura relative a uno staio’. ecc.
a) L’urlo —> gli urli/ le urla. Stessa distin- Tra le coppie di plurali in -i / -a con netta spe-
zione. in linea di massima, che per gridi / cializzazione semantica in uso solo anticamen-
grida. Un esempio in cui i due nomi sono te possiamo ricordare i carri / le carra (‘veicoli
usati come sinonimi: «un giorno, durante da trasporto’ / ‘quantità di carico portata da un
il pranzo, fui colpito da urla acute e stra- carro’; un esempio del plurale in -a: «mi sono
zianti che provenivano dalle stanze della conservato il divertimento che mi danno, con
signora. Quelle grida echeggiarono' sì for- poca più spesa che quella d’alcune centinaia di
carra di legna e di carbone» Baretti, La frusta
temente [.] che io trasalii» (Tarchetti, letteraria. La locuzione a earra voleva dire ‘in
Fosca, 48). grande quantità’: «versano libri a carra nella
bottega del legatore» Foscolo, Epistolario).
119. Per quanto riguarda le parti del cor-
po umano designate collettivamente da
un plurale in -a come le braccia, le ciglia, 121. Nelle forme alterate mediante un
le dita, le labbra, le ossa si noti che, quan-
suffisso (cfr. XV.64 sgg.), accanto ai rego-
do ad esse si accenna in forma partitiva, si lari plurali maschili in -i (da dito: ditaccio
mantiene il plurale in —i: così le dita —> una _» ditacci, ditino —> ditini, ecc.), possono
dei diti, le labbra —> una dei labbri, ecc.
aversi:
(FORNACIARI 1881: 18). Lo stesso vale per a) plurali femminili in -a, modellati sulle
le lenzuola —> uno dei lenzuoli, le coma _» rispettive forme semplici: le ditina («quel-
una dei corni. le ditina rugose dalle unghie nere» Loy,
Le strade di polvere, 51), le braccina (ra-
Quel che s’è detto per questi doppi plura-
li ha valore generale: spesso, anche nel- ro), le cornetta (antiquato);
l’uso scritto, le distinzioni tra plurali in —i e b) oppure, più spesso, plurali femminili in
-e: «con le braccine nude» (Baldini), «la
plurali in -a sono assai meno nette. Così,
si possono trovare espressioni come «tese protuberanza delle labbruzze» (Tecchi),
«le labbrone che pendevano giù appicci-
i bracci per sgranchirsi» (Svevo), «gli oc-
chi della Mariulina, di colore arancione,
cate fra loro» (Pasolini, cit. in BRUNET
coi cigli e i sopracciin neri» (Morante), 1978: 97).
«si asciugava la fronte, i labbri e il viso»
(Pratolini), ecc. (citati in BRUNET 1978: 34, 122. Hanno un doppio plurale in -i / -a,
41, 59), che però non inficiano nel com- ma senza particolare differenza di signifi-
plesso la validità delle distinzioni di signi- cato: il ginocchio _» iginocchi - le ginoc-
ficato che si fanno di solito per questo set- chia; lo stride _» gli stridi - le strida; il ve-
tore, almeno per quanto riguarda l’uso at- stigia —> i vestigi - le vestigia.
tuale. Osserviamo:
a) Per i ginocchi/ le ginocchia si potrebbe
120. Ben diversamente stanno le cose per l’uso ipotizzare una distinzione simile a quella
antico. Il fatto è che, in primo luogo, non tutte che si ha per altre parti del corpo: le gi—
le distinzioni che si sono cristallizzate col tem- nocchia nel loro insieme, ma i ginocchi,
po erano allora altrettanto stabili e chiare. In uando siano designati singolarmente
secondo luogo, il plurale femminile in —a ab-
bracciava come classe autonoma un numero tuttavia in troppi casi i due usi si sovrap-
assai maggiore di sostantivi, maschili e femmi- pongono l’uno all’altro).
nili al singolare, di quanto non sia oggi: trovia- b) Il singolare maschile vestigia ‘traccia,
mo così i plurali le vespa ‘le vespe‘, le palpebra impronta del piede’ e ‘traccia, impronta
(in continuità con ciglia e sopracciglia; morse che fa ricordare qualcosa’ si usa di rado;
18782113), le cannella, le delitta, le merla ‘i mer- forse più comuni gli arbitrari vestigie (ri-
li dei bastioni”…rouomm1963a: 226) e inoltre fatto su effigie, ecc.: «un odore di valeria—
le qaadrella “frecce, dardi”, le intestina (cfr. le
budella e le cervella). le castella ‘le fortificazio- na vagava per la camera, ultima vestigie
ni’, le {mella ‘anelli’ e ‘capelli inanellati’ (la se- della crisi isterica» Tomasi di Lampedu—
conda accezione anche nella lingua poetica sa, Il Gattopardo, 40) e vestigia («fortu—
moderna: «la bimba dalle lunghe arie/la d’oro» natamente qualche vestigia dell’arte di
105 111. ]] nome
un tempo era rimasta» «Panorama», stata la lotta tra chi lavora e chi gode il
12.4.1987, 82). frutto del lavoro altrui» (Pascoli); l"effet-
to di un’azione’: «che il gesto della sorella
fosse frutto di disperazione ella non du-
Nomi con doppiaforma di singolare bitò neppure un istante» (Banti, La mo-
e di plurale naca di Sciangai); il ‘frutto del concepi—
mento umano’, ecc.
123. Rientrano in questa categoria quei Il femminile designa la ‘frutta’ in genera-
nomi in cui si ha (o si aveva) una doppia le come categoria alimentare (come la
forma in uso sia per il singolare sia per il carne, la pasta, ecc.); solo nell’uso toscano
plurale, senza che necessariamente si os- e letterario una frutta vale ‘un frutto’. Nel
servi una differenza di significato (come plurale il maschile frutti continua le fun-
nel caso di frutta /frutta): l’orecchio _— gli zioni del maschile singolare, anche nei si-
orecchi, l’orecchia —> le orecchie; la strofa gnificati figurati, mentre il femminile le
_, le strofe, la strofe _» le strofi; il frutto —> frutta designa un ‘insieme di frutti’ (ad es.
i frutti, la frutta -> le frutta/ le fruite. «le frutta erano state mangiate» Moravia,
Osserviamo: Gli indifferenti, 88; «i’ son quel da le frut-
a) In strofa /strofe —> strofe / strofi i plura- ta del ma] orto» Dante, Inferno, XXXIII
li differiscono semplicemente per l’attri- 119), perdendo invece la nozione catego-
buzione ai sostantivi femminili in -a o in — riale astratta del singolare la frutta. Al più
e: in entrambi i casi possono significare raro singolare la frutta corrisponde infine
sia ‘gruppo di versi’ sia ‘componimento di il plurale le fratte: «frutte, ne aveva a di-
una certa estensione’. Si tratta di un relit- sposizione, lungo la strada, anche più del
to di un tipo di alternanza ben iù esteso bisogno» (Manzoni, ] Promessi Sposi).
nell’italiano dei secoli passati &ANNUCCI
1858: 3-9 registra ad esempio sincopa /
sincope, iperbola / iperbole, oda / ode, Nomi invariabili al plurale
Pentecosta / Pentecoste, e ancora apostro-
fa / apostrofe e antislrofa /antistrofe) per Alcuni nomi mantengono invariata, nel
tutti quei nomi in -e di origine greca (syn- plurale, la stessa forma del angolare (no-
copé, hyperbole, ecc.) femminili, in cui, mi invariabili). Essi sono:
pur nell’uso colto, si è a lungo oscillato tra
l’uscita in -e della lingua d’origine e il con- 124. I. I nomi che terminano con vocale
guaglio di genere sui più comuni femmi- tonica, quale che ne sia l’origine: sia dal
nili in -a. latino, come i femminili in -tà, -ttì, sia da
b) Nessuna differenza di significato anche lingue straniere, come la grande maggio-
in orecchio / orecchio _» orecchi / orec- ranza degli ossitoni presenti in italiano: la
chie: il singolare orecchio (<AURICULAM) città —+ le città, la virtù _» le virtù, il cafiè
venne sentito anticamente come un plu- _» i cafiè, il caucciù -> i caucciù, il falpalà
rale del tipo le orecchia. Su di esso fu ri- _» i falpalà, il maragià _» i maragià, il
fatto un maschile orecchio, ottenendo co- nontiscordardimé —> i nontiscordardimé,
sì una coppia [’orecchio- le orecchio affi- il tabù —> i tabù.
ne a l’uovo- le uova (cfr. III. 109). Sorse La maggior parte dei nomi in -tà, -tù deri-
poi, con un perfetto gioco di corrispon- vano da forme italiane antiche in -tade, -
denze, un plurale maschile più regolare, tude, ridottesi per apocope di origine
come gli orecchi, e alla fine ne è risultato aplologica (cfr. 1.78a).
il sistema quadripartito odierno (ROHLFS
1966—1969: 384). 125. Anche i nomi monosillabici, termi-
c) Nel caso di frutto /fiutta -> flutti /frut— nanti in vocale necessariamente tonica,
te le differenze di significato sono invece sono invariabili: la gru _» le gru, il re -> i
molto pronunciate. Una prima opposizio- re, il tè _» i tè. Per la forma antica la grue
ne corre tra le due forme singolari: il ma— (e il grue) / i gru cfr. Ill.79e.
schile designa di solito un ‘fi'utt0’ preso
singolarmente e, in senso figurato, il ‘frut- 126. II. Alcuni nomi maschili in -a. Fra
to delle fatiche’, la ‘rendita’: «c’è sempre questi si annovera un gruppo di nomi di
III. Il nome 106
animali esotici: l’alpaca _» gli alpaca, il no la quinta declinazione latina in -IES
boa —> i boa, il cacatoa _» i cacatoa (BARBÀRIEM, CONGÉRIEM, ecc.).
(«adesso gli uccelli del paradiso, i caca-
toa, gli uccelli mosca sono tutti in silen- 129. V. I nomi in -i: l’analisi _» le analisi, il
zio» Calvino, Racconti), il cobra —> i co- brindisi _» i brindisi, l’ipotesi _» le ipotesi,
bra, il gorilla -> i gorilla, il lama _» i lama. l’oasi _— le oasi, ecc.
Il nome di animale lama (dal quechua, Peri nomi invariabili del tipo il parapiglia
lingua andina peruviana) ha un omoni- _. i parapiglia cfr. III.] 48.
mo, anch’esso invariabile: il lama ‘mona-
co buddista tibetano’ -> i lama (dal tibe-
tano blama ‘maestro’): «furono cdndan- Plurale dei nomi stranieri non adattati
nati al palo due giovani, che avevano
guardato passare una processione di la- 130. La maggior parte dei nomi stranieri
ma senza levarsi il berretto» (Bacchelli, non adattati morfologicamente giunge
Traduzioni). nell’italiano in forma scritta. Si può dire,
Altri nomi maschili invariabili sono il anzi, che spesso la prima spinta al manca-
boia —> i boia, il paria —> i paria (nella to adeguamento di un nome alla morfolo-
suddivisione in caste dell’induismo, gli gia italiana venga proprio dalla predomi-
‘intoccabili’, i ‘miserabili’: «v’è un popo- nanza della forma grafica, che, in questo
lo di possidenti che mendica; v’è una come in molti altri casi, tende di solito a
concorrenza di cento paria per ogni sti- conservare i propri connotati originari
pendio» De Amicis, cit. in BRUNET 1978: (MIGLIORI… 1938: 37).
116), il sosia —» [ sosia, il vaglia —+ i va- Il progressivo accrescersi dell’afflusso di
glia. esotismi non adattati uscenti in conso-
Il nome pigiama può al plurale rimanere nante (tra i più recenti prestiti dall’ingle-
invariato oppure assumere la desinenza - se, ad esempio, i termini dell’informatica
i: «quei pigiama di suo marito», «quei pi- bit, floppy disk, input / output, ecc.: o
giami cinesi» (entrambi gli esempi da windsurf ‘tavola a vela’: cfr. CORTELAZZO—
Moravia, cit. in BRUNET 1978: 116). CARDINALE 1986: 28, 79, 95, 205) sta inde-
bolendo la tradizionale awersità dell’ita-
127. III. I nomi, quasi tutti femminili, che liano per le parole terminanti in conso-
costituiscono l’abbreviazione di altri no- nante (cfr. le osservazioni in merito di DE
mi: l’auto -+ le auto (da automobile), la MAURO 1976: I 214-215, riprese e svilup-
bici —-> le bici (da bicicletta), il cinema —> i pate da CORTELAZZO 1983: 77).
cinema (da cinematografo), la metro —> le
metro (da ferrovia metropolitana), la ma- 131. In che modo formano il plurale i no-
to —> le moto (da motocicletta), la radio _— mi stranieri terminanti in consonante?
le radio (da radiotrasmettitrice). In generale, il nome resta invariato: ilfilm
Rientra in questo gruppo anche la dina— —> i film, il quiz —> iquiz, il tram _» i tram,
mo - le dinamo: ma si terrà presente che ecc.
la parola da cui questo nome deriva, il te- Non sussistono dubbi per i nomi da tem-
desco dynamo-elektrische-Maschine, già po acclimati nella nostra lingua, in gran
in quella lingua compare nella forma ab- parte d’origine inglese (per l‘inventario
breviata Dynamo (CORTELAZZO-ZOLLI dei più importanti cfr. ZOLLI1976: 43-69),
1980: Il 340). Accanto a la metro - le me- ma il problema è aperto per i neologismi
tro troviamo anche il francesismo il metrò o per le voci d’uso raro. Di massima, è
- [ metrò (métro abbrevia in francese il no- opportuno allineare questi casi alla nor-
me ufficiale della ferrovia metropolitana ma comune: quindi i manager. gli short, i
parigina: [Chemin de fer] métro[politain])z teenager, i croissant, ecc. Se invece si in-
«sul metrò tutti parlavano dell’automobi— tende evidenziare la provenienza esotica
le grigia con raccapriccio» (Viani. Parigi). di una parola, mantenendo il procedi-
mento di formazione del plurale della lin-
128. IV. I nomi femminili in —ie: la barba- gua straniera, sarà buona norma ricorrere
rie -> le barbarie, la congerie _» le conge- ad alcuni espedienti grafici (apici, virgo-
rie, la serie _» le serie, ecc., che continua- lette alte o basse, oppure la sottolineatura
107 III. Il nome
nell’uso manoscritto e dattilografico, cui dello spagnolo, del portoghese, viene nel-
corrisponderà il corsivo nella stampa). la coscienza comune sentita come la mo-
Prendiamo ad esempio il neologismo in- dalità tipica per ottenere un plurale stra-
glese rocker (registrato in CORTELAZZO- niero: può così capitare che la -s sia ag-
CARDINALE 1986: 148) “esecutore di musi- giunta arbitrariamente anche a nomi te-
ca rock’; volendo elogiare un certo musi- deschi (ad esempio fiihrers, lieders: il pri-
cista potremo scrivere: mo termine. Fù’hrer, rimane invariato nel
plurale; il secondo, Lied “canto lirico’, fa
(1) “Sting è senza dubbio uno dei rockers al plurale Lieder), o che venga adoperata
emergenti” per l’inglese anche quando questa lingua
(2) “Sting è senza dubbio uno dei ‘rockers’ non la richiede (ad es. in un plur. police-
emergenti” mens, mentre l’inglese man ‘uomo’ e i
(3) “Sting è senza dubbio uno dei "rockers” suoi composti hanno al plurale men). Su
emergenti” questo tipo di alterazioni cfr. MIGLlORINI
(4) “Sting è senza dubbio uno dei «rockers»
emergenti" 1938: 66-67 e KLAJN 1972: 66.
(S) “Sting è senza dubbio uno dei rockers
emergenti“ 132. Osservazioni particolari:
(uso manoscritto e dattilografico) a) L’anglicismo jeans (forma abbreviata
(6) “Sting è senza dubbio uno dei rockers del plurale blue jeans) si adopera al plura—
emergenti” le ma anche, invariato, al singolare, così
(nella stampa) come awiene per calzoni e pantaloni (cfr.
111.151a): «dei vecchi jeans», «un jeans
Quando, come in questo caso, il termine comodo».
è di introduzione recente, si possono b) Talvolta la -s desinenziale «straniera»
mantenere i vari espedienti grafici delle viene però adoperata, a sproposito, per
frasi (2)-(6) anche se esso viene trattato nomi singolari: «scatole di montaggio che
come invariabile: «svaniti i gruppi ed in teoricamente avrebbero consentito a
crisi i “tour operator’ che a questi si dedi- chiunque di farsi in casa un methane dige-
cavano, si sperava nei singoli» («Italia Se- sters o ‘digestore’come oggi con un termi-
ra», 20.6.1986, 7). ne inele'gante si dice in italiano» («La Re-
Talvolta l’uso di un temn'ne straniero non pubblica», 23,7.1986, 6; il singolare inglese
adattato può rispondere all’esigenza di richiederebbe qui digester). Così, il termi-
evocare con precisione un ambiente 0 ne (di origine spagnola) silo ha le due for-
una situazione: «nelle vaste halls dei buil- me di plurale, adattata e non adattata, sili
dings» (Argan, Arte moderna, 241; scri- e silos, di cui la seconda è oggi più comu-
vendo «nelle ampie sale d’ingresso dei ne: «centinaia di silos sparsi per tutto il
grattacieli», la frase acquisterebbe in tra- mondo» (<<Europeo», 2.5.1987, 24). Ingiu—
sparenza ma perderebbe in efficacia evo- stificata è invece l’estensione della -s al
cativa). singolare silos: «sento il direttore della bo-
Qualche altro esempio giornalistico di nifica che era dal terrazzo di grattacielo
trattamento del nome straniero come in- del silos ci spiega la nascita del villaggio»
variabile: «chalet svizzeri», «sui più eco- (Vittorini, cit. in BRUNET 1982: 125).
nomici souvenir di viaggio» (entrambi da c) Alcuni nomi stranieri meno recenti
«Qui Touring», 1-8.3.1986, 5 e 57); «le hanno conosciuto una forma di adatta-
mie tournée» (<<Gente», 8-14.3.1985, 29; si mento parziale, oscillando nell’uso con i
noti che del termine francese viene man- tipi non adattati: il camion —> i camion/ il
tenuta l’ortografia, pur eliminando il camione _» [ camioni («per farvi correre
morfema desinenziale -s del plurale); e di automobili e camioni» Panzini, Diziona-
segnalazione con virgolette di un termine rio moderno delle parole che non si trova-
straniero non adattato: «improwisa e del no nei dizionari comuni); il film —> i film /
tutto imprevista, questa ascesa sociale il filme _» i filmi («filmi così scoraggiano
rinverdisce in lui certe ‘pruderies’ nobi- chi, come me, ha avuto l’ingenuità di ac-
liari» («Epoca», 25.7.1986, 26). cettare questo lavoro» Ojetti, Taccuini).
L’aggiunta del morfema -s per formare il Tali varianti sono però molto rare, men-
plurale, propria dell’inglese, del francese, tre resiste ancora bene, accanto a la brio-
III. ]] nome 108
che —> le brioches (pronuncia [br-ib}]), la nando VII» Villari, Storia moderna, 310
brioscia —> le briosce (esempi delle forme e 424).
adattate in Cassola, La ragazza di Babe,
51); nella lingua parlata (e nelle insegne 134. Nella lingua antica non solo il nome, ma
di bar, tavole calde, ecc.) non è raro il plu- anche il cognome veniva di solito trattato come
rale tosti, da il toast —> i toast (cfr. KLAJN variabile: cognomi che per noi escono solo in -i
potevano avere un singolare in -o (il Bandinel—
1972: 77), la cui forma adattata grafica- lo, il Bemio, il Buonarroto, il Cellino, il Corsi-
mente si deve all’influenza del verbo to- no, il Ginoro, il Rinuccino. il Villano, da cogno-
stare. mi storici fiorentini in -i. citati con altri esempi
d) La tendenza a lasciare invariati nel in NANNUCCI 1858: 133); viceversa, cognomi che
plurale i forestierismi è talmente diffusa per noi escono solo in -o formavano all’occor-
che anche alcuni nomi stranieri terminan- renza il plurale in -i: «io voglio che tu legga una
ti in -e, -o ne sono interessati, nonostante Commedia fatta da uno degli Ariosti di Ferrara
[=da un membro della famiglia Ariosto]» (Ma-
il fatto che la loro vocale finale consenti- chia;velli, Dialogo intorno alla nostra lingua,
rebbe di trattarli come variabili: il chime- 248 .
no (o kimono) —> i chimono (meno co-
munemente i chimoni) e il kamikaze _» i 135. II. Per enfasi retorica un nome pro-
kamikaze, dal giapponese: il pope _» i po— prio può essere reso come plurale pur ri-
pe (ormai desueto papi: «ci sono degli ferendosi ad un singolo individuo: «chia-
esorcismi, affermano i papi, per debellare merete dunque infami i Basilii, infami i
l’inferno» Capuana, Racconti) e l’ukase Nazianzeni, infami gli Atanagi, infami i
—> gli ukase, dal russo. Grisostomi perché ci lasciarono esempi sì
e) Si comportano alla stregua di nomi memorabili di perdono?» (Segneri, cit. in
stranieri, restando sempre invariabili al FORNACIARI 1.881: 20); quest’uso si ha in
plurale, le poche sigle usate come sostan— particolare per designare una classe di
tivi: «scioperi, acqua e incuria giovavano persone, una categoria professionale, una
alle Fiat, specialmente a quelle di annata« virtù o un vizio: «un secolo di Cesari, di
(Rugarli, La troga, 186). Pompei», «i Danti non nascono tutti i
giorni»; «in-questo mondo di sore Tute e
sore Clementine armate di spazzoloni e di
Plurale dei nomi propri battipanni» (Baldini, Il doppio Melafiz—
ma); «Augusto Salvadori, pirotecnico as-
I nomi propri rimangono generalmente sessore comunale al turismo [...], presen-
invariati nel plurale, con alcune eccezioni tava di tutto, cantanti e ballerini, attori e
e casi particolari: Sorelle Bandiera, acrobati e Lorelle Cuc-
carini» («La Repubblica», 4.3.1987, 18; il
133. I. Nel designare due o più persone riferimento è a Lorella Cuccarini, una
che hanno lo stesso prenome possiamo soubrette televisiva, ma anche alla cate-
ricorrere al plurale: ad esempio «le tre go;ia professionale delle vallette-balleri—
Marie» (celebre ristorante dell’Aquila), ne .
«di quale dei Gini stai parlando, Gino
Patrizi o Gino Rossi?»; «E lo sai, a pro- 136. III. Il plurale si può adoperare, infi-
posito, che nome tiene, quel mulo? si ne, quando il nome proprio di un artista,
chiama Zi’ Peppe!! — E qua dentro, così, di un letterato, ecc. si usa per designare
facciamo tre Giuseppi: io, tu e il mulo» sue opere o anche singoli esemplari di es—
(Morante, La Storia, 265). Ma recente- se (cfr. HLS): «due splendidi Tiziani», «i
mente si è notata la tendenza a lasciare preziosi Aldi dell’Ambrosiana» (le edi-
sempre invariato il nome («i tre Giusep- zioni cinquecentesche stampate da Aldo
pe»; cfr. MIGLIOR1Nl 1968: 331—332). Ri— Manuzio): cfr. GABRIELLI 1961: 422.
mane sempre invariato il cognome (con
una sola eccezione rilevante nell‘italia-
no contemporaneo, quella del cognome Plurale dei nomi composti
nobiliare il Borbone _» i Borboni: «du-
rante il regno di Carlo di Borbone», «i 137. I nomi ottenuti per composizione di
Borboni tornarono sul trono con Ferdi- due o più parole (nomi composti: cfr.
109 III. Il nome

XV.12O sgg.) formano il plurale in modo in -a: -> le ferrovie. Lo stesso vale per
diverso a seconda: banconota, calco dell’ingl. banknote. in
a) del tipo e dell’ordine dei loro costi- cui l’analizzabilità del composto nei suoi
tuenti; costituenti banco ‘banca’ (maschile oggi
b) del grado di fusione dei costituenti tra disusato: cfr. 111.353) e nota ‘foglio di cre-
loro. In linea di massima, se un gruppo di dito’ è solo virtuale; e per boccaporto, in
costituenti è percepito come un’unica pa— cui le due componenti sono ormai fuse in
rola, il plurale si forma regolamente mo- un blocco omogeneo. Quindi, rispettiva-
dificando la vocale finale; se il composto è mente: banconote e boccaporti.
ancora percepito come tale, sono possibi-
li vaxie soluzioni (BRUNET 1978: 98). Si di- 139. Vanno registrati a parte i nomi com-
stinguono, secondo una partizione gene- posti con capo- (capobanda, capolavoro).
rale (cfr. GABRIELLI 1961: 417-421), i se- Capo- può designare: a) colui che è a ca-
guenti tipi di formazione del plurale: po di qualcosa (=‘x è a capo di y’), come
capostazione (‘il capo della stazione”), ca-
138. I. NOME+NOME (arcobaleno, cartape- pobanda (‘il capo della banda’), ecc.; b)
cora). In tal caso: colui che è a capo di qualcuno (=‘x è capo
a) Se i due sostantivi hanno il medesimo tra x,, xl, x,, ecc.’), come capoimpiegato
genere, normalmente modificano nel plu- (‘il capo degli impiegati’), capomacchini-
rale solo il secondo elemento: l’arcobale- sta (‘il capo dei macchinisti’), ecc.; c) ciò
no -> gli arcobaleni («grandi arcobaleni che si segnala tra altri oggetti omogenei
che sembrarono arcate rimaste intatte come ‘preminente’, ‘eccellente’ (=‘un ca-
nella volta del cielo incenerita» Viani, po-x’): ad es. capolavoro (‘un lavoro.
Mare grosso), la cartapecora -> le cartape- un’opera d’arte di prim’ordine’), capo-
core, il pescecane -> ipescecani («il mare luogo (‘il luogo di maggior importanza
— il più grande acquario del mondo — qui tra quelli di una data area’), ecc. Distin-
è pieno di pescecani» Barilli, Il sole in guiamo dunque tre gruppi:
trappola; ma si può avere anche, meno a) Nel tipo ‘x è il capo di y’ (composto su-
comunemente, pescicani: «l’avevano pe- bordinativo, cfr…XV.125) il secondo no-
scato dopo dodici ore, quando stavano me ha la funzione di deterrhin'atore; i due
per mangiarselo i pescicani» Verga, I Ma- membri non formano un blocco unico
lavoglia), la cassapanca _» le cassapanche (TEKAVÒIC 1980: 111 11233) e il segnale
(meno comune cassepanche), la madre- del plurale si aggiunge al primo: il capo-
perla -> le madreperle, ecc. gruppo -> i capigruppo (‘i capi di un
b) Se i due sostantivi del composto sono gruppo’: «ma quando sarò diventato un
di genere diverso, si modifica di preferen- capogruppo tra i capigruppo dirò la mia»
za solo il primo elemento: il pescespada G. Malagodi, intervista alla «Repubbli-
_» i pescispada, ecc. ca», 24.10.1986, 3; capigruppo anche in
c) In composti come busta paga, uccello Calvino, Racconti, 235), il caporeparto _»
mosca, radio pirata, cafi'è-concerto, in cui i i capireparto, il caposquadra —«> i capi-
due nomi mantengono una loro autono- squadra («avevano buone posizioni in
mia (espressa graficamente dalla mancata Germania: capi squadra, capi d’arte,
univerbazione) si modifica di norma solo maestri muratori» Jahier, Ragazzo — Con
il primo elemento: busta paga _» buste pa— me e con gli alpini), il capopartito —> i ca-
ga (benché in Moravia, cit. in BRUNET pipartito («le manovre tattiche dei capi-
1978: 105, si lega: «nei caffè-concerti»). partito» Bocca, Storia dell’Italia partigia-
Diverso è il caso di nomi quali la ferrovia, na, 260), il capostazione _» i capistazione,
la banconota, il boccaporîo; in ferrovia il ecc.
primo costituente, ferro-, ha quasi funzio- b) Nel tipo ‘x è capo tra x., x:, x,..., ecc.’
ne aggettivale, e la parola ha coesistito (cioè: ‘x è a capo di altri x’; cfr. DARDANO
per un periodo abbastanza lungo con lo- 1978: 185) capo è in funzione appositiva
cuzioni come via di ferro (cfr. francese rispetto al secondo nome; il composto
chemin de fer) o strada ferrata prima di viene percepito come un’unica parola e il
raggiungere la fase attuale, in cui ferrovia segnale del plurale si aggiunge al secondo
si comporta come un qualsiasi femminile membro: il capocuoco _» i capocuochi (‘i
III. Il nome 110
cuochi che svolgono la funzione di capo’), persistente significato immaginoso» Pa-
il capocontabile —> i capocontabili, il ca- vese, Il compagno).
poredattore —> i caporedattori, ecc. c) Il pellerossa ha di regola il plurale i pel-
Rimane invece sempre invariato il costi- lirosse (ad esempio in Tarchetti, Fosca,
tuente capo- nel plurale dei nomi femmi- 45; e ancora: «i pellirosse hanno fumato il
nili, sia nel tipo la caporeparto _» le capo- calumet e hanno pregato» «La Repubbli-
reparto, la caposala -> le caposala, sia nel ca», 4.3.1987, 8), ma si trova anche i pelle—
tipo la capoimpiegata -> le capoimpiegate, rossa (cfr. BRUNET 1978: 101); tutto dipen-
la caporedattrice —> le caporedattrici (cor- de dal modo in cui viene percepito il sin-
rispondenti rispettivamente ai maschili golare: sein pellerossa si awerte un com-
dei gruppi a e b). ’ posto del tipo ‘la pelle è rossa”, allora il
c) Anche nel tipo ‘un capo-x’, affine al plurale sarà pellirosse (“le pelli sono ros-
precedente, il costituente capo- ha fun- se”); se, invece, esso appare come un com-
zione appositiva e il plurale si forma mo- posto esocentrico del tipo ‘l’uomo che ha
dificando il secondo membro del compo— la pelle ròssa’, ‘l’uomo dalla pelle rossa’
sto: il capoluogo _» i capoluoghi, il capo- (cfr. DARDANO 1978: 188-189), avremo il
lavoro —> i capolavori. La relazione se- plurale invariabile i pellerossa (“gli uomini
mantica che si instaura tra i costituenti è dalla pelle rossa").
quasi identica in questo tipo a quella che
troviamo in caporedattore, capomacchini- 142. III. AGGE'YTIVO+NOME (biancospino,
sta, ma qui capo- indica più genericamen- vanagloria): il composto viene trattato
te la posizione di spicco, di maggior im- come se fosse un nome semplice (l’agget-
portanza e non la funzione di capo in un tivo rimane invariato, mentre muta la de-
gruppo omogeneo. sinenza del nome): il biancospino _» i
biancospini, il francobollo —> i francobol-
140.11. NOME+AGGETTIVO (caposaldo, ter- li, il mezzogiorno —> i mezzogiorni, il ne-
racotta); il plurale si forma modificando rofitmo -> inerofumi, ecc.
le desinenze di entrambi i costituenti:
l'acquaforte —+ le acqueforti, il caposaldo 143. Tuttavia:
_» i capisaldi, la cassaforte _» le casseforti a) Nei composti con alto- e basso- notia—
(«le casseforti della finanza italiana» «La mo alcune oscillazioni: altoforno _» al-
Repubblica», 24.10.1986, 1), la piazzafor- toforni / altiforni (più comune il secondo:
te -> le piazzeforti («numerose piazzefor- «cosa avrei dato per avere un lavoraccio
ti sulle coste ioniche della Grecia» Spini, anche sporco, il facchino magari, agli al—
Disegno storico, Il 174), la terracotta _» le tiforni di Cogne» Pavese, Il mestiere di vi-
terrecotte («materiali provenienti da Cro- vere); altopiano -> altopiani / altipiani: in
tone: terrecotte votive, terrecotte archi- questo caso la forma con aggettivo modi—
tettoniche e bronzi» Guida rapida TCI, V ficato alti- e talmente vitale che può riflet-
236), ecc. tersi addirittura nel singolare altipiano
(«il pensiero m’insegue in questo borgo /
141. In particolare: cupo ove corre un vento d’altipiano» Lu-
a) Il plurale di palcoscenico è palcoscenici zi, Onore del vero); bassorilievo —> basso-
(«le piazze brevi [.] paion palcoscenici rilievi / bassirilievi (la prima forma è più
dove grida il bambino e gridano le don- comune: «ripidi colossali bassorilievi di
ne» Flora, cit. in BRUNET 1978: 99), e qual- colonne nel vivo sasso» Campana, Canti
che oscillazione si coglie ad es. nei com- orfici e altri scritti).
posti con l’aggettivo -forte: la roccaforte b) I composti con l’aggettivo femminile
—> le roccheforti / le roccaforti («in queste mezza- modificano di regola anche l’ag-
roccheforti» «Corriere della Sera», gettivo: la mezzabarba —> le mezzebarbe.
30.4.1986, 9, «nelle roccaforti del mode- una mezzacalzetta —> delle mezzecalzette
ratismo» «La Stampa», 6.6.1979, 3), ecc. («tutte le mezzecalzette dei Parioli» Ar-
b) Oltre a capisaldi si può avere, meno basino, Fratelli d’Italia). la mezzaluna _»
comunemente, caposaldi («si tratta di ca- le mezzelune («le mosche picchiano gran-
posaldi ricorrenti [.] che additano in uno di capate nelle mezzelune di vetro»
degli elementi materiali del racconto un Jahier, Ragazzo — Con me e con gli
111 III. Il nome

alpini), la mezzamanica —> le mezze…- portacenere («si arrabbiava se non c’era-


niche, ecc. no portacenere; perché lui fumava sem-
c) Rimane di preferenza invariabile il pu- pre una sigaretta dietro l’altra» Ginzburg,
rosangue —> i purosangue (e così il mez- cit. in BRUNET 1978: 100), il portabandiera
zosangue _» imezzosangue, ecc.). -> i portabandiera («non era bene che ri-
sultando, come risultavamo, i porta-ban-
144. IV. AGGETTIVO+AGGETTIVO (il chia- diera di due schiere contrapposte [.] noi
roscuro, il giallorosso); il nome viene sen— due ci comportassimo così?» Bassani.
tito come un solo blocco, e nel plurale Dietro la porta), ecc.
muta la desinenza del secondo aggettivo:
il chiaroscuro _» i chiaroscuri, ilpianofor- 148. VIII. VERBO+VERBO (dormiveglia,
te -> i pianoforti, il sordomuto _» isordo- parapiglia); anche qui il plurale è invaria-
muti; tipici del linguaggio sportivo sono bile: il dormiveglia -—> i dormiveglia, il pa-
poi aggettivi sostantivati come il giallo- rapiglia _» i parapiglia («non c’era nean-
rosso ‘giocatore o tifoso della Roma’ -> i che da credere [..] che potessero esservi
giallorossi, il bianconero ‘giocatore o tifo- avvenuti tutti quei formidabili e storici
so della Juventus’ —> i bianconeri («nasce arapiglia» Linati, Sulle orme di Renzo
il primo pericolo per i bianconeri», «Cor- [,ed altre prose lombarde]), il toccasana _»
riere della Sera», 23.10.1986, 23), ispirati i toccasana, ecc.
ai colori ufficiali delle squadre.
149. IX. PAROLA INVARIABILE (avverbio o
145. V. VERBO+NOME PLURALE (guardasi— preposizione)+NOME (fitoribordo, con—
gilli, portapenne); i composti con base trordine); i nomi ottenuti da una preposi-
verbale e sostantivo plurale, del tipo ca- zione o awerbio+sostantivo non sono, in
vatappi, fermacarte, guardasigilli, ecc. ri- realtà, nomi composti in senso proprio,
mangono invariati nel plurale: il battipan- ma piuttosto nomi prefissati (DARDANO-
ni —> i battipanni, il guardasigilli —> i guar— TRIFONE 1985: 121). Nel formare il plurale
dasigilli, il guastafeste _» i guastafeste, ecc. essi possono: a) modificare la desinenza
Controversa rimane l’origine di queste (come awiene perlopiù quando il com-
basi verbali invariabili: cfr. XV.123. posto risulta dello stesso genere del no-
me: il pranzo —> il dopopranzo —> i dopo-
146. VI. VERBO+NOME SINGOLARE MASCI—ir pranzi, la tassa —> la soprattassa _» le so-
LE (grattacapo, corrimano); il composto prattasse); b) rimanere invariati (in questi
forma un blocco unico e nel plurale muta casi, il nome composto è spesso di genere
la desinenza del sostantivo: il grattacapo diverso da quello del nome da cui si for-
_» i grattacapi («Ah, non voglio più grat- ma: il sottoscala _» i sottoscala). Ad esem-
tacapi, niente più lavoro!» Pirandello, pio:
Maschere nude), il passaporto -> i passa- nomi del tipo a): l’anticamera _» le antica-
porti («Il Ministro per li affari esteri, in mere, il contrabbando —-> i contrabbandi,
circostanze eccezionali ...] può sospende- il contrordine —> i contrordini, il lungarno
re temporaneamente o disporre il ritiro _» i lungarni, il sottufficiale _» i sottuff-
dei passaporti già rilasciati» Codice Pena- ciali;
le, Appendice, Passaporti art. 9), il para— nomi del tipo b): il doposcuola _» idopo-
fango -> i parafanghi, ecc. scuola, il fimribordo -> i fuoribordo, il
Si inseriscono in questo gruppo anche i sottobottiglia _» isottobottiglia, il sottogo—
nomi composti con base verbale+il fem- la —> i sottogola.
minile -mano, a causa della desinenza in -
o: l’asciugamano —+ gli asciugamani, il 150. Come si comportano, infine, i nomi
corrimano _» i corrimani, il baciamano -> che risultano dalla fusione di più di due
i baciamani, ecc. parole? Vediamo qualche caso particola-
re:
147. VII. VERBO+NOME SlNGOLARE FEMMI- a) Nei nomi ficodindia, pomodoro abbia—
MLE (cavalcavia, portabandiera); il com— mo l’esempio più tipico di composizione
posto rimane invariato nel plurale: il ca- nome+preposizione+nome. In ficodindia
valcavia —> i cavalcavia, il portacenere —>i è molto vivo il senso della composizione:
III. Il nome 112
perciò il plurale più comune è fichidindia mati da due o più parti uguali: i calzoni (e
(in cui awertiamo ancora distintamente i pantaloni), le mutande; le forbici (ma an-
“fichi - d’ - India’: anche la scrizione sepa- che la forbice con valore metaforico: «la
rata fico d’India —> fichi d’India è molto forbice tra costi e ricavi»); gli occhiali; le
comune). Ben diverso è il caso di il po- redini; le manette e il letterario le nari
modoro (<pomo d’oro), in cui i costituen- (mentre si può avere la narice destra / si—
ti sono ormai totalmente fusi nel compo- nistra —> le narici).
sto e dalla scomposizione del nome nei Per gli oggetti di vestiario, come ricorda
suoi costituenti non ricaviamo un sintag- FOGARASI 1984: 194, si può dire un panta-
ma semanticamente equivalente (un po- lone, un occhiale per indicare una delle
ma d oro non è, insomma, un pomodo- due parti di cui essi constano. Accanto a
ro). La forma di plurale oggi più difquae, quest’uso, ricorderemo quello, più recen-
di conseguenza, lpomodori, anche se non te, del singolare per designareun singo-
mancano nella lingua letteraria i pomido- lo paio’, oppure ‘un singolo tipo’ (di oc-
ro («orti sanguinanti di pomidoro [...] e chiali, pantaloni, ecc.): «quello è un im-
distese di grano dorato» Deledda, Ro— piegato del catasto, si vede subito dal-
manzi e novelle) e [ pomidori (che è ad l’occhiale» (Arbasino, Le piccole vacan-
esempio la forma raccomandata da TOM- ze); «preferisce un pantalone sportivo o
MASEO-BELLINI 1865-1879: III 1097). elegante?».
Rara e da non usare la forma singolare il b) I nomi che indicano una pluralità di
pomidoro, rifatta sul plurale i pomidori, oggetti o di eventi: idintorni (e le vicinan-
che compare qualche volta anche nella ze), le masserizie, le percosse (e la voce
lingua letteraria: «i maccheroni al dente letteraria e dell’uso toscano le basse:
col pomidoro fresco» Bacchelli, Italia per «pregandola che senza farsi conoscere
terra e per mare. quelle busse pazientemente ricevesse»
b) I nomi composti del ti 0 automotoci- Boccaccio, Decamerone, VII 8 16), le spe-
clo. autoferrotranviere acronimi: cfr. zie, le stoviglie, le vettovaglie, le viscere, i
XV.135) formano il plurale modificando viveri, ecc.
solo la vocale finale dell’ultimo termine: c) Nomi d’origine dotta, che già in latino
l’automotociclo —> gli automotocicli, l’au— erano difettivi di singolare: le calende, le
toferrotranviere —> gli autoferrotranvieri, idi, le none, e le ferie dell’antico calenda-
ecc. rio romano (solo le ferie ‘i giorni delle so-
c) Tra i nomi composti con due basi ver- lennità festive’ ha conosciuto moderna-
bali (gruppo VIII) ve ne sono alcuni che mente un uso estensivo come ‘periodo
rientrano nei conglomerati (cfr. XV.134: annuale di riposo dal lavoro’); gli annali,
un tira e molla, il vai e vieni, ecc.): an- le esequie, le nozze, i posteri (anche al sin-
ch’essi, come i composti semplici, riman- golare..talvolta con connotazione scher-
gono invariati nel plurale. zosa: «lessi una volta [...] un racconto im-
maginario in cui l’autore fingeva d’essere
un postero» Bigiaretti, I figli, «legge Vir-
Nomi difettivi di singolare o di plurale gilio e Baudelaire, che sono, se non erro,
trai suoi preferiti, e anche i contempora—
Alcuni nomi si usano quasi esclusivamen- nei, ma con distacco e con opinioni da po-
te nella forma singolare o in quella plura- stero» Piovene, Inverno d’un uomo
le. I motivi di queste restrizioni d’uso van- felice), ecc.
no ricercati volta per volta nella semanti— d) E solo plurale, o perlomeno dovrebbe
ca, nelle caratteristiche dell’oggetto cui il esserlo nel suo uso più corretto, anche le
nome si riferisce (designatum), nel conte- assise “assemblea di alte personalita’:
sto d’uso, e via dicendo (tuttora utile FOR- «Da domani le prime assise del pc dopo
NACIARI 1881: 1449, che riprendiamo in la morte del dittatore albanese» («La
molti punti). Repubblica», 23.11.1986, 14). Càpita
però di incontrare un singolare la assise
151. I. Si adoperano quasi solo al plurale (da cui si ha, meno frequentemente, il
(nomi difettivi di singolare): plurale le assisi): «Umberto Albini non è
a) I nomi che si riferiscono ad oggetti for- un docente superstar che ha trasformato
113 II]. Il nome

con astuzia un insegnamento per pochi tevole cambiamento di significato. Per


in un’assise affollatissimu» («L’Espres- esempio:
so», 10.5.1987, 115). a) l’oro, l’argento, il ferro, ecc. possono
adoperarsi al plurale col significato di ‘og-
152. II. Si adoperano quasi solo al singo- getti lavorati in oro, in argento, ecc.’ («gli
lare (nomi difettivi di plurale): ori degli aztechi»). Il plurale ferri designa
a) I nomi che si riferiscono ad oggetti o gli ‘attrezzi ed utensili’: «i ferri del mestie—
entità unici in natura: l’Equatore, l’Uni- re»; «era un gran lavorare di pietre, di fer-
verso (anche se esiste in Fisica una teoria ri (i primi che coloro avevano potuto pro-
degli Universi paralleli; e possiamo dire, cacciarsi per la strada)» (Manzoni I Pro-
con senso traslato: «lo studio di Aristote- messi Sposi, XII 28);
le mi ha aperto nuovi universi»); l’est o le- b) il miele, il riso e gli altri nomi di pro-
vante o oriente, l’ovest, ecc. dotti alimentari diventano plurali quando
b) Alcuni nomi di malattia, come la mala- ci si riferisce a ‘singoli tipi di miele, di riso,
ria, il tifo, il vaiolo, ecc. ecc.’ («i mieli di montagna hanno di solito
c) I nomi degli elementi chimici e dei me- un )sapore più amaro di quelli di pianu—
talli: l’alluminio, l’argento, il mercurio, l’o- ra» ;
ro, il rame, il titanio; l’ossigeno, lo zolfo. c) il nome gente si adopera al plurale nel
d) I nomi dei mesi: gennaio, febbraio, senso di ‘popolazioni’, in particolare nel-
marzo, ecc. l’uso poetico: «molte genti fé già viver
e) I nomi collettivi, di uso stabile (il fo- grame» (Dante, Inferno, 151);
gliame, la gente, la prole, ecc.) o occasio- d) i nomi astratti possono assumere nel
nale: il capello (col valore di ‘capelli’: plurale valore singolativo (come per il ti-
«lancia in resta e capel biondo, / per bo- po i mieli, i risi, ecc.): «gli amori degli an-
scaglie a lungo errò» Prati, Poesie varie; tichi» (‘le passioni amorose degli anti-
ma anche nell’uso corrente, per es. dal chi’), ecc.
barbiere: «Come lo facciamo, il capel- Caratteristici dell’uso letterario e poetico
lo?»), l'occhio (‘gli occhi’: «Tu anurro hai sono invece alcuni plurali come le chiome
l’occhio, Tosca ha l’occhio nero!» Illica— (‘la chioma’: «e ’l capo tronco tenea per le
Giacosa, Tosca, in PUCCINI-FERRANDO chiome» Dante, Inferno, XXVIII 121), i
1984: 174), ecc. cieli (‘il cielo’: «0 Padre nostro, che ne’
f) Buona parte dei nomi che si riferiscono cieli stai» id., Purgatorio, XI ].), ecc., in cui
a prodotti alimentari: il grano, il latte, il non si ravvisa un apprezzabile cambia-
miele, il pane, il pepe, il riso, ecc. mento di significato rispetto al singolare,
g) In generale, i nomi astratti (cfr. III.6): se non una messa in rilievo enfatica. Pro—
l’amore, il coraggio, l’onore, la pazienza, prie dell’uso anche attuale sono locuzioni
la superbia, ecc. come «perdere le forze» (‘la forza fisica’),
«prendere le parti di qualcuno» (piutto-
153. L’uso di alcuni di questi nomi difetti- sto che «prendere la parte»), e via dicen—
vi come plurali può determinare un no- do (cfr. FORNACIARI 1881: 15).
IV. L’ARTICOLO

1. L’articolo è una parte del discorso che nome in modo specifico e individuale e il
si associa al nome, con cui concorda in ge- secondo in modo generico. Chi domanda
nere e numero, per qualificarlo in vario «Un caffè!» al bar fa una richiesta precisa
modo (articolo determinativo e indetermi- che non potrebbe essere meglio «deter-
nativo). L’articolo determinativo può minata»: eppure la fa servendosi dell’arti-
combinarsi con una preposizione sempli- colo indeterminativo un. In che consiste,
ce, dando luogo a una preposizione arti- allora, la diversità tra il (la, la) e un (una,
colata (cfr. IV.77 sgg.). una)?
Un’apparente sconcordanza tra articolo e L’uso dell’una o dell’altra serie di articoli
nome può aversi in formule cristallizzate è legato a due meccanismi fondamentali
oppure in espressioni del linguaggio pub- (RENZI 1976): (I) l’opposizione «classe» /
blicitario o giornalistico nelle quali il so- «membro» e (Il) l’opposizione «noto» /
stantivo viene omesso: «un due pezzi» «nuovo».
(=un costume a due pezzi); «la due ruote I. Nel primo caso il indica la classe e un il
viaggia sulla destra, mentre la 131 deve singolo individuo che ne faccia parte.
girare a sinistra» («Corriere della Sera», Userò il nella frase «il leone e il re degli
21.3.1987, 1;=la motocicletta). animali» perché l’articolo determinativo
è richiesto dallo «status di classe (o di spe-
L’articolo è presente in molte lingue del mon- cie) che si attribuisce al leone (e che lo
do, ma non in tutte: mancava, ad esempio, in rende equivalente a un plurale: i leoni; o
latino e in antico indiano e manca, oggi, in ceco addirittura a tutti i leoni)» (RENZl 1976: 7),
e finnico. Quasi tutte le lingue europee che ne
fanno uso lo collocano davanti al nome, come mentre nella frase «ho visto un leone per
l’italiano; ma alcune, come il rumeno e il dane- le scale» l’articolo un «indica che si tratta
se, pospongono l’articolo determinativo (così, di un membro (individuo) di quella clas-
all’italiano ‘l’uomo‘ corrisponde in rumeno se».
omni e in danese manden). In alcune frasi può ricorrere il o un senza
sostanziali differenze di significato:
Oltre che con i nomi comuni, l’articolo si
impiega con i nomi propri, obbligatoria- 1. «il cane è un fedele amico dell’uomo»
mente (il Tevere, la «Scala» di Milano) o 2. «un cane è un fedele amico dell’uomo»
facoltativamente (Manzoni / il Manzoni, 3. «voglio comprarmi un cane»
Teresa / la Teresa), e con qualunque altra 4. «voglio comprarmi il cane»
parte del discorso che viene, così, sostan-
tivata (cfr. HLS). La prima proposizione di ciascuna coppia
presenta lo stesso contenuto della secon-
2. La differenza tra articolo determinati- da, ma da un diverso punto di vista. Infat-
vo e indeterminativo non consiste pro- ti, rispetto alle frasi (l) e (3), che realizza-
priamente, come farebbero pensare i due no la consueta opposizione «classe» /
termini, nel fatto che il primo designa un «membro», le frasi (2) e (4) esprimono un
115 IV. L’articolo
concetto analogo: ma in (2) il giudizio sul— Naturalmente, se segue una specificazio—
la proverbiale fedeltà del cane si concreta ne che renda già noto ciò di cui si parla,
in riferimento a un singolo cane ideale, avremo il: «il cane di tua sorella», «il cane
prelevando dalla massa un individuo che ho visto ieri». Allo stesso modo, l’av-
astratto; in (4). viceversa, il parlante non ventore di un bar chiederà «Un caffè!» co-
ha in mente un cane determinato ma, si me dato «nuovo» rispetto ad altre possibi—
potrebbe dire, il cane come istituzione, le- li consumazioni («un cappuccino!», «una
gato a una certa funzione (da compagnia, grappal», ecc.); ma potrà anche domanda—
da guardia, da caccia..) quasi come una re «Il caffè!» se si tratta di un frequentato-
delle tante suppellettili domestiche di cui re abituale, che intende solo richiamare
ci serviamo quotidianamente (e in modo ciò che il barista già sa o si aspetta per ave-
analogo diciamo: «voglio comprarmi un / re altre volte servito lo stesso cliente.
il televisore, ferro da stiro, asciugacapel- Va da sé che la distinzione non può esse-
li», ecc.). re rigida. Ricevendo un ospite a casa no—
Il. Nel secondo caso, il si riferisce a qual— stra, potremo chiedergli sia «Prende un
cosa di «noto», o che si dà per noto al no- caffè?», sia «Prende il caffè?». Alle dieci
stro interlocutore, un introduce un dato di mattina, l’ora classica del caffè, ci verrà
«nuovo», inatteso. Dirò ad esempio: «bi- forse più spontanea la seconda domanda
sogna portar fuori il cane», alludendo al (con il che marca il «noto», l’abituale; e
cane di casa e dando per scontato che il infatti una delle risposte negative più fre-
destinatario del messaggio sappia o pre- quenti è: «Grazie, l’ho già preso», con im-
supponga che io possiedo un cane. Per un plicita conferma del carattere quasi ritua-
basterà ripetere un esempio precedente le del caffè bevuto a quell’ora del giorno).
(«voglio comprarmi un cane»), in cui l’ar- Alle sette del pomeriggio, l’ora dell’aperi-
ticolo indeterminativo contrassegna, oltre tivo, l’offerta del caffè è meno prevedibi-
che il singolo membro rispetto alla classe, le e, se viene fatta, richiederebbe piutto-
anche il dato «nuovo» dell’informazione. sto l’articolo un.

Forme dell’articolo

3. DETERMINATIVO INDETERMINATIVO

MASCHILE FEMMINILE MASCHILE FEMMINILE

SINGOLARE il, lo, (l’) la, (I’) un, uno una, (un’)

PLURALE i, in
Le norme che regolano la scelta dell’arti- urgenza di fronte a 45 del tipo l’urgenza
colo (e delle preposizioni articolate, cfr. (BRUNET 1979: 42 sgg.); ancor più fre-
IV.77 sgg.) sono le seguenti: quente sembrerebbe la mancata elisione
con l’indeterrninativo una.
4.1. A1 femminile singolare la e una pos- Al plurale, le è di uso generale. Già cin-
sono alternarsi con la variante elisa da- quant’anni fa Bruno Migliorini osservava
vanti a vocale: la casa, l’erba; una donna, che «la forma apostrofata comincia a
un’amica. prendere una sfumatura di sostenutezza,
L’elisione di la davanti a vocale, benché di pretenziosità, o viceversa di pronunzia
sempre raccomandabile, talvolta non è plebea: l’armi [...], l’ali sanno di letterario,
praticata nell‘uso scritto (specie giornali— l’ernie di troppo popolare» (MIGLIORI…
stico: SERIANN] 1986a: 58-59). Da un re- 1938: 68; BRUNET 1979: 43—44).
cente sondaggio su due numeri di quoti-
diani sono emersi 19 esempi del tipo la 5. II. Gli articoli determinativi maschili il
IV. L’articolo 116
e i e l’indeterminativo un si usano davan— sia peccato il dire isguardi dovrebbe, co-
ti a parola cominciante per consonante me s’è fatto di altre, cancellarsi, perché
semplice (ilfosso, un secchio, i papi) o per mancante di ragione; e per conseguenza
consonante diversa da s seguita da l o r (il lasciar libero di dire gli sguardi e isguardi,
cloro, un trono, i Greci). come più allo scrittore talenta» (cit. in
Lo / gli e una si adoperano: VIAN11858: 105; si veda anche MOISE 1878:
a) Davanti a vocale (lo e una nella va- 175). Qualche raro esempio contempora-
riante ridotta, l’oro, un eroe; gli è ormai neo, da non imitare, è citato in BRUNET
quasi sempre invariabile anche davanti a 1979: 30 («i scivoloni» in Pavese, «dei Sci-
parola cominciante per i: gli Italiani, me- pion)i» nell’etnologo Ernesto De Martino,
no comunemente gl’Italiani, e sempre gli ecc. .
animi, gli Ebrei, ecc.) e a semiconsohante c) Davanti a n palatale /_n/ e a z sorda e
(interi davanti a i-: la Ionio, una iato; ri- sonora: lo gnu, lo zio, uno zero.
dotti davanti a u-: l’uomo, un uovo). Come per l’articolo davanti a s+conso-
A differenza di quel che s’è detto per la, nante, l’uso di lo / il e di uno / un davan-
l’elisione di lo davanti a vocale deve con- ti a 2 era molto oscillante ancora nel se-
siderarsi obbligatoria: *la ingegno è inac- colo scorso (MOISE 1878: 171). Oggi sa-
cettabile nell’uso scritto, così come lo sa- rebbero considerate erronee forme co-
rebbe nella lingua parlata. Davanti alla me «il zappatore» (Leopardi, Il sabato
semiconsonante /j/, pur sussistendo anco- del villaggio, 29), «un zanzariere»
ra le varianti minoritarie il («il Jugoslavo» (D’Annunzio, Trionfo della morte, 53),
P. Levi, cit. in SATTA 1981: 118) e [’ («Fia— «il Zanichelli» (Carducci, cit. in MIGLIO-
to» Calvino, Ti con zero), lo e il rispettivo RIN] 1963a: 704) o «un zittio» (Serao, Il
plurale gli sembrano ormai le forme pre- romanzo della fanciulla, 15). Davanti a
valenti, almeno nell’uso scritto se non gn- si possono trovare il/i e un popolar-
nella codificazione grammaticale (BRU- mente (specie in gnocco, gnocchi), e di
NET 1979: 51-52). Più oscillante l’articolo tanto in tanto anche in testi letterari: «i
indeterminativo maschile: se una è prefe— gnocchi» De Marchi, Esperienze e rac-
ribile, un è però tutt’altro che raro: «un conti (lo stesso vale col pronome dimo-
iato» (Sinisgalli, Furor mathematicus), strativo: «quel gnocco di Alessio» M.
«un iettatore» (D’Annunzio, Prose di ro- Zurletti, «La Repubblica», 21.3.1986,
manzi; Gozzano, Poesie e prose; Panzini, 24), «il gnomo» Pascoli, «un gnaulio» Li-
Dizionario moderno delle parole che non nati, Memorie a zig-zag, «il Gnei» Calvi-
si trovano nei dizionari comuni), «un iota, no, Racconti, 301.
un jota» (Fogazzaro, Leila; Papini, Giudi- d) Davanti a x (grafia che rappresenta un
zio universale). Abbastanza stabili, al gruppo di velare+sibilante, cfr. 1.155) e ad
femminile, la e una senza elisione: «la Jo- altri rari gruppi di consonante che non
le» Cassola, «la Juve» (in BRUNET 1979: abbiano [ o r come secondo elemento; x:
53). lo xenofobo; pn: una pneumococco; ps:
b) Davanti a s complicata (ossia seguita uno psicologo; pt: lo ptialismo; ci: lo eleni-
da altra consonante: lo sbirro, lo scatta, lo dio; mn: lo nmemonismo; ft: lo ftalato.
sforzo, lo slargo, una stivale, uno Svizze- Piuttosto stabili — benché non di uso ge-
ro) e a s palatale l_[/ graficamente sci-. nerale — gli articoli lo e una davanti a x
sc(e)- (lo sci, lo sciame, lo sceicco, uno sci- (ma «un xilofono» in Pratolini: BRUNET
munito). 1979: 37) e a ps («uno psicanalista» Can—
La stabilizzazione di lo / gli e uno in que- cogni, cit. in BRUNET 1979: 37, «lo psico-
sti due casi è piuttosto recente. Nel secolo dramma» «Panorama», 16.3.1986, 54; con
scorso non era raro trovare, specie presso la preposizione articolata: «il commento
scrittori settentrionali, sequenze come «i dello Pseudacrone» Paratore, Lett. latina,
stemmi» e «un spergiuro» (Foscolo, Ber- 435, ecc.). Con pn, invece, sono più fre-
chet: MIGLIORINI 1963a: 629) e ancora «un quenti nella lingua familiare il e un, spe-
scialle» nell’Amica di nonna Speranza di cie col sostantivo pneumatico (esempi da
Gozzano, 23. Il grammatico Luigi Forna- giornali e anche da testi letterari in BRU—
ciari scriveva nel 1850: «la regola delle NET 1979: 38—39). Ma non mancano esem-
grammatiche nostre, la quale pone che pi dell’uso più sorvegliato, anche nei quo-
117 IV. L’articolo

tidiani: «uno pneumatico», «gli pneumati- western (cfr. anche Fiorelli, in CAMILLI-FIO-
ci» («La Repubblica», 31.8.1986, 13 e 12- RELLI 1965: 194 n. 304).
13.10.1986, 15).

Sigle
Nomi stranieri
Con le sigle possono presentarsi vari casi:
6. Con i forestierismi si usa, in generale,
l’articolo che si troverebbe in una parola 9. Sigle in cui la prima lettera è una voca-
italiana iniziante con lo stesso suono: il le (AUC, ENI, DLP, USA). Quale che
jazzman, il chador (come il giallo, il ciam— ne sia la pronuncia (olp] oppure [a-slle-
bellano), ma lo champagne, lo smoking pi], ecc.) si usano gli articoli prevocalici [’,
(come lo sciame, lo smottamento). gli, un nel numero e genere richiesto da
quella particolare sigla: un UFO, la USL
7. Più difficile regolarsi davanti a h, che 0 l’USL, gli USA.
ora è muta (per esempio nelle voci latine
e in gran parte di quelle francesi), ora è 10. Sigle che cominciano con una conso—
aspirata (come in inglese e in tedesco; cfr. nante. Distinguiamo due possibilità:
1.134). Sarebbe opportuno usare [’ e un a) Se le sigle sono pronunciate o possono
nel primo caso (come si fa per le parole essere pronunciate come una sola parola
italiane con iniziale vocalica) elo, una nel (FIA T, DIGOS, MEC o anche PSI letto
secondo, per analogia con quel che avvie- [psi]), esse vogliono l’articolo preconso-
ne davanti a gruppi consonantici esotici nantico nel genere richiesto da quella
(cfr. IV.Sd). Quindi, da un lato: «l’habeas particolare sigla e, con le sigle maschili,
corpus» D’Annunzio, Prose di ricerca, di nella forma richiesta nella consonante o
lotta, di comando, Croce, Storia d’Europa dalle consonanti iniziali: la FIA T, il MEC,
nel secolo XIX, «dall’harem» Cassieri lo SME, il PRI (SATTA 198]: 118 osserva
(cit. in BRUNET 1979: 50); dall’altro: «sullo giustamente che nel caso di PS1 l’articolo
Hegel» Croce (cit. in BRUNET 1979: 49), è il per effetto del sostantivo soggiacente,
«lo Hitler» Spini, Disegno storico, III 410. «partito», anche se le parole comincianti
Sempre l’ e un andrebbero usati nei deri- per ps- n'ehiedono lo: cfr. IV.Sd).
vati con suffisso italiano: «un heiniano» b) Se invece le sigle sono pronunciate per
Carducci, «dall’hitlerismo» Croce, Scritti lettere distinte, avremo il e un quando il
e discorsi politici. Ma gli esempi di usi di- nome della prima lettera cominci per
versi da questi sono tutt’altro che rari e consonante: il CNR ([tji - enne - crre]),
sono imputabili, almeno in parte, all’in- un BR ([bi - erre]). Con le lettere il cui
certezza sul valore fonetico di h nel ter— nome abbia iniziale vocalica, l’uso e mol-
mine straniero. to incerto.

& Altro punto critico, l’uso dell’articolo 11. Per il maschile, noteremo (con BRU-
davanti a w, che, come sappiamo (cfr. NET 1979: 59-60) che in uno stesso testo di
I.154), può corrispondere ora a u semi— M. Pantaleone figurano due esempi con—
consonantica (come nell’ingl. windsurf), trastanti: «il FBI» e «l’FBI» (pronunciato
ora a v (come nel ted. Wagner). In que— probabilmente all’inglese: [ef - bi - ai]).
st’ultimo caso, è costante l’uso di il, un, Possiamo aggiungere «l’Sdi» («Strategic
CCC. («alle tribù dei Waliangulu» «Oggi» Defense Initiative»; «Il Gazzettino»,
cit. in BRUNET 1979: 56; «il Weber» Ciccia, 24.3.1986, 12) accanto alla variante «allo
St. musica, 175). Il è molto frequente an- Sdi» («La Repubblica», 25.3.1986, 12).
che nel primo caso, invece della forma Anche il «Movimento Sociale Italiano» è
elisa I' che ci as etteremmo: «il week- accompagnato nella grande stampa na—
end» La Capria (Bit. in BRUNET 1979: 55— zionale ora da il (il MSI, il Msi, il msi) ora
56), «i wargames» «Stampa-Tuttolibri» da l' (l’MSI, ecc.).
(cit. in CORTELAZZO-CARDINALE 1986:
205). Con l’indeterminativo si ha la nor- 12. Con l’articolo femminile, l’elisione è
male forma apocopata un: un whisky, un possibile (ma è rara) per le sigle in cui il
IV. L’articolo 118
nome della prima lettera abbia iniziale con forte accento, ha lo stesso valore di
vocalica: la FLM o l’FLM, la RS] 0 l’RSI, dieser ‘questo’.
ma solo, owiamente: la DC, la BNL, ecc. Con ogni probabilità, le due forme con-
correnti lo e i! presuppongono un’unica
base anteriore, lo, derivata dall’accusati-
«Gli dei» vo maschile ÎLLUM, per aferesi della prima
sillaba; questo lo, preceduto da parola
13. Con dei, plurale di dio, l’articolo e gli, terminante per vocale, tendeva a ridursi
non i, come sembrerebbe naturale. Ciò si al semplice ]: «l’i di il potrebbe essere do-
deve a un riflesso della forma antica 0 let- vuto, in un secondo momento, al bisogno
teraria iddio, usata non solo in riferimen— di un appoggio vocalico per ’l» (ROHLFS
to al ‘Signore’ (unica accezione oggi cor- 1966-1969: 414; si veda inoltre AMBROSlNI
rente), ma anche per indicare una divinità 1978).
pagana («O bello idio [.] Amor» Polizia-
no, Stanze cominciate per la giostra di 15. A] maschile plurale la lingua arcaica,
Giuliano de’ Medici) o con generico valo- oltre a i e a gli, presentava anche li («li
re ammirativo («Tu, tu piccolo Iddio», due fratelli» Boccaccio, Decamerone, «li
estremo saluto di Madama Butterfly al fi- stornei» Dante, Inferno). Nella lingua
glioletto nell’omonima opera di Giacosa poetica si possono cogliere residui esempi
e Illica: cfr. PUCCINI—FERRANDO 1984: 282). di [i ancora in Pascoli («li agli», certo per
L ’iddio — frutto di assimilazione da un an- evitare un cacofonico gli agli) e in D’An-
teriore il dio — ha generato un plurale re- nunzio, Versi d’amore e di gloria («li usi—
golare gl’iddei, di cui gli dei rappresenta gnoli»).
«una grafia impropria» (Fiorelli, in CA- Una citazione dantesca implicita (Parga-
MILLI-FIORELLI 1965: 195; cfr. anche BRU- torio, VII 121) si riconosce nell’espressio-
NET 1979: 23-24). ne per [i rami, di uso non comune ma
Nella tradizione letteraria è molto comu- nemmeno troppo insolito: «a riprova che
ne il plurale i dei (per esempio: «esaltato l’ingegno può discendere per li rami,
l’avea fin sopra i dèi» Ariosto, Orlando quella bimbetta [Giulia Beccaria] era de-
Furioso, XXIII 29), e ancora nell’Otto- stinata a diventare la madre di Alessan-
cento la prescrizione dell’articolo gli con dro Manzoni» (L. Firpo, in «Corriere del-
dei poteva essere giudicata una pedante- la Sera», 21.2.1987, 2; cfr. anche BRUNET
ria degna di «cerusici o flebotomi della 1979: 4).
lingua» (VIANI 1858: 106; cfr. anche MOISE Nel linguaggio burocratico sopravvive [i
1878: 173). ‘i’ nelle date («Napoli, li 6 maggio 1987»);
scrivere lì con accento, come talvolta si fa,
è errato: è meglio sopprimere senz’altro
L’etimo di «il» e «lo». Usi arcaici l’articolo o, semmai, usare il maschile sin-
golare il.
14. Storicamente, l’articolo determinativo
italiano continua il pronome latino ÎLLE, 16. Nell’italiano antico la distribuzione di
ILLA, ÎLLUD ‘quello’ (per sopravvivenze il e lo era diversa da quella attuale, anche
nell’italiano d’oggi dell’antico valore pro- se non è facile stabilire regole sicure (e per
nominale cfr. IV.17), secondo un proces- i poeti c’è sempre da tener conto di ragio-
so di trasformazione del dimostrativo che ni metriche). Comunque, possiamo osser—
trova vari riscontri nelle lingue indeuro- vare che lo era molto più frequente di il
pee e non indeuropee. Si pensi al greco all’inizio di frase o di verso e dopo parola
classico, in cui l’articolo ha, he, té mantie- terminante per consonante. Si vedano
ne l’antica funzione pronominale, che era questi esempi danteschi: «Lo giorno se
ben viva in Omero, in particolari usi: ho n’andava, e l’aere bruno» (Inferno, II 1;
mén ho dé ‘l’uno l’altro‘; oppure al posizione iniziale), «Non impedir lo suo
tedesco, in cui l’articolo der, die, das deri- fatale andare» (Inferno, V 22: dopo con-
va da un anteriore dimostrativo e può an- sonante); ma, dopo vocale: «che m’avea
cora essere usato in questa accezione: per di paura il cor compunto» (Inferno, I 15).
esempio in der Mann, «der», pronunciato Dopo per l’uso di lo e lì è durato molto a
119 IV. L’articolo
lungo (giungendo sino a noi nelle formu- bastanza frequente nei secoli scorsi, per il qua-
le cristallizzate perlopiù e perlomeno): le l’articolo si unisce a un aggettivo che regge
abituale in Leopardi, 11 passero solitario unîapposizione preceduta da di: «il [quel] catti-
ve] d’Andreuccio» (Boccaccio, Decamerone, Il
(«Odi per lo sereno un suon di squilla») e
5 58), «il [quel] fastidioso di suo cognato»
nel giovane Carducci, Lettere, compare (Bandello, cit. in MlGLIOR1NI 1963a: 392), «lo
talvolta anche nella prima edizione dei [quello] spensierato d’Attilio» (Manzoni, I
Promessi Sposi («per lo migliore», «per lo Promessi Sposi, V 27).
che», modificati nell’edizione definitiva:
VITALE 1986: 29; su per la nel secolo scor- 19. Nel Cinquecento e nel Seicento, per influs-
so cfr. anche MIGLIORINI 1963a: 630 e 705). so spagnolo, ebbe qualche diffusione l'uso del-
l‘articolo con ellissi del sostantivo: «la di Spa-
gna» (sottinteso: <<flotta»), «la vita di Gesù Cri-
sto e la di Maria Vergine» (sottinteso: <<vita»):
Sintassi dell’articolo determinativo: cfr. MIGLIORINI 1963a: 392 e BECCARIA 1968: 53.
I. Funzione dimostrativa
20. In alcuni costrutti l’articolo ha valore
17. Talvolta la funzione dell’articolo (e distributivo: «il sabato va dalla nonna»
della preposizione articolata, cfr. IV.77 (ogni sabato; invece «sabato va dalla non-
sgg.) si awicina a quella di un pronome o na», questo sabato: LEPSCl-IY-LEPSCHY
aggettivo dimostrativo, rinnovando in 1981: 148); «con provisione di mille zec-
parte alcuni usi del dimostrativo latino chini l’anno» (Della Valle, Delle condi-
ÎLLE. Ecco i casi più notevoli: zioni di Abbas, re di Persia); «se il grano
a) In proposizioni sovraordinate che reg- si fosse comunemente venduto trentatré
gano una relativa limitativa (cfr. lire il maggio» (Manzoni, I Promessi Spa-
XIV.249): «le città [=quelle città] che ho si, XII 9).
visitato»; «Tomami a mente il di [=quel
di] che la battaglia / d’amor sentii la prima
volta» (Leopardi, Il primo amore, 1-2). II. Prenomi
b) In unione con un aggettivo, quando il
sostantivo sia sottinteso: «Or fu già mai / 21. Con i prenomi, di massima, l’articolo
gente si vana come la [gente] sanese?» manca: «Marco è partito», «hà telefonato
(Dante, Inferno, XXIX 121-122); con Anna». La stessa norma vale per i nomi
preposizione articolata: «l’uomo vecchio d’animale: «Questo è certo Baiardo [un
si trovò d’accordo col [con l’uomo] nuo- cavallo], io ’] riconosco» (Ariosto, Orlan-
vo» (Manzoni, I Promessi Sposi, VI 13). do Furioso, I 73); «E Melampo [un cane]
c) In alcune frasi esclamative, con funzio- faceva roprio così?» (Collodi, Pinoc-
ne deittica: «Oh la bugiarda! la bugiardo- chio, 75 .
na!» (Manzoni, I Promessi Sposi, VIII 7); Si usa l’articolo quando il nome sia 5 eci-
«Oh! l’atroce dipartita!» (Gozzano, L’alti- ficato: «il buon Titiro» (Tasso, Rimeî «la
ma rinunzia, 45); «una volta su, è un bel buona Agnese» (Manzoni, I Promessi
sito e si gode una bella vista. Oh i bei ca— Sposi), «ieri ho rivisto la Franca dei suoi
narini!…» (De Marchi, Demetrio Pianelli, giorni migliori», «il Virgilio dell’Eneide è
352). ben diverso dal poeta delle Bacoliche».
Si tratta probabilmente, come riteneva il Da notare le formule cristallizzate no-
Fornaciari (1881: 135), di un prestito sin- me+articolo+attributoz «Guglielmo il
tattico dal francese, lingua in cui l’uso del- Buono», «Ugo II il Grande», «Attila il
l’articolo in frasi del genere è abituale: «la fello» (Tasso, Gerusalemme Liberata,
belle robe!» ‘che bel vestito!’, «le gredin!» XVII 69).
‘che furfantel’.
d) Con alcune espressioni temporali: «en- 22. I nomi maschili non presentano mai
tro la questa] settimana»; «durante l’articolo, tranne che nell’italiano regio-
l’[quella estate vi furono molte novità»; nale del Nord (e in scrittori che arieggia-
«Ma vedi già come dichina il [questo] no il parlato settentrionale: «assomiglia al
giomo» (Dante, Purgatorio, VII 43). Silvio» Ginzburg, cit. in BRUNET 1979: 67;
o anche: «S’è beccato un bel tre mesi il
18. Oggi piuttosto raro suona un costrutto ab- Gino», nella canzone «La ballata del Ce-
IV. L’articolo 120
rutti» di Simonetta-Gaber, in BORGNA tenersi, prescrive l’obbligo dell’articolo
1985: 228). (si veda per esempio FOGARASI 1983: 169).
Tuttavia recano l’articolo: Tuttavia, andrà notato che la tendenza at-
a) i soprannomi o i nomi usati come so- tuale è verso l’uso del semplice cognome
prannomi: «il Tegghiaio» (Dante, Infer- senza articolo, come per il maschile (vedi
no), «il Griso» (Manzoni, I Promessi Spo- oltre). Si pensi alle denominazioni in uso
si); inoltre gli etnici che, anticamente, de- in ambiente scolastico («Si è giustificata
signavano spesso un artista: «il Verone— Bianchi?» e non «Si è giustificata la Bian-
se» (Paolo Caliari, detto il V.), «il Perugi- chi?», che risulterebbe affettato: è un uso
no» (Pietro Vannucci, detto il P.,), «10 che, stando a D‘OVIDIO 1933: 80, sarebbe
Spagnoletto» (Jusepe de Ribera, detto lo stato proprio, in origine, del «gergo scola-
S.), «il Grechetto» (Giovanni B. Casti- stico del Mezzogiorno») o tra colleghe di
glione, detto il G.); lavoro.
b) i nomi usati per metonimia: «il Dante Già nel secolo scorso Matilde Serao, ii-
di Foligno del 1472» (ossia: l’edizione del- producendo nel suo racconto «Telegrafi
la Commedia stampata in quell’anno nel- dello Stato (sezione femminile)» la dura
la cittadina umbra), «l’Ernani della pros- vita delle piccole impiegate napoletane,
sima stagione» (l’opera verdiana con que- rappresenta con felice mimèsi del parlato
sto titolo). questa abitudine: ecco per esempio una
frase di Giulietta Scarano: «Chissà, Ga—
23. I nomi femminili possono ricevere lante, la nostra inserviente, potrebbe aiu-
l’articolo quando sono adoperati in regi- tarmij..» (Serao, Il romanzo della fanciul-
stro familiare-affettivo. L’articolo man— la, 11 .
cherà sempre, quindi, con nomi «tratti D’altra parte, anche l’uso giornalistico at-
dalla mitologia o dalla storia» (MOISE tuale favorisce la soppressione dell’arti-
1878: 646; ad esempio: «Elena fu all’origi- colo: per esigenze di rapidità (specie nei
ne della guerra di Troia», «la novella di titoli: «Aglietta / sarà giudice / popolare»,
Griselda conclude il Decamerone», in riferimento al deputato radicale Ade-
«Mimì nella ‘Bohème’ è un soprano»). laide Aglietta, «Il Messaggero», 5.3.1978,
Nel toscano l’uso dei femminili articolati 1) o di omogeneità (quando il cognome
è molto antico: «Ricorditi di me che son femminile è abbinato a un cognome ma-
la Pia» fa dire Dante a un celebre perso- schile senza articolo: «Badini e Graneris
naggio del Purgatorio (dove un commen- [...] sono giunti a Novara solamente alle
tatore moderno, proprio per la distanza undici», «Il Messaggero», 11.2.1978, 21: si
che lo separa dal personaggio, parlerebbe parla di Guido Badini e Doretta Grane-
piuttosto di «Pia», «Pia de’ Tolomei»). ris, protagonisti di un processo clamoro-
Il tipo «la Maria» è popolare solo in area so). Ma anche — si direbbe — per la mino-
toscana e settentrionale, ma è ben rap- re importanza attribuita al sesso di una
presentato anche in scrittori meridionali: persona rispetto alla sua attività profes-
per esempio, Verga («lascia star la Ne— sion)ale o politica (LEPSCHY-LEPSCHY 1981:
na», Novelle, I 370; il racconto è d’am- 152 .
biente siciliano) o Croce (con sequenza Si vedano questi due esempi, attinti da
nome—cognome: «la Faustina Maratti», uno stesso numero della «Repubblica»
Conversazioni critiche). (21.3.1986, 8 e 24): «ma Falcucci e i suoi
Particolarmente frequente l’articolo \con collaboratori ministeriali sono ben deci-
gli ipocoristici riferiti a bambine: «E la si», ecc. (N. Tranfaglia; si tratta del mini—
Titti come una passeretta» (Carducci, stro Franca Falcucci), «Accanto a Ander—
Davanti San Guido, 67); «Tu hai qua la son» (M. Zurletti: è il soprano June An-
Titti; lui s’è preso Aldo la» (Pirandello, derson).
La signora Morli una e due, VI 383). C’è infine da tener conto del fatto che,
«nel presentarsi o nel dare il proprio no-
III. Cognomi me al telefono, spesso si usa solo il cogno-
me (senza articolo, anche se parla una
24. Con i cognomi femminili la nonna donna:“parla Bassi, non la Bassi)» (LE—
tradizionale, cui è bene continuare ad at- PSCHY-LEPSCHY 1981: 153).
121 IV. L’articolo
Più complesso l’uso dell’articolo con i co- tare che negli ultimi due testi gli italiani
gnomi maschili, a proposito del quale le compaiono più spesso con l’articolo: «il
indicazioni delle grammatiche sono spes- Gioberti», «del Romagnosi», «del La-
so contrastanti (si veda la panoramica di briola», «il Croce» Lamanna, Filosofia,
BRUNET 1979: 68-69). III 111, 114, 217, 220; «il Manzoni», «del
Possiamo individuare due situazioni fon- Verga», «il Fogazzaro», «dal Carducci»
damentali: Sap)egno, Letter. italiana, 611, 704, 717,
730 .
25. I. Cognomi di persone contempora- b) Presso lo stesso autore e nello stesso
nee non illustri, ma note soltanto agli in- testo è frequentissima l’oscillazione tra
terlocutori. L’italiano parlato è restio a cognomi articolati e non articolati, senza
usare abitualmente l’articolo, tranne che nessuna sfumatura stilistica. In BRUNET
in Toscana e tranne che in usi formali 1979: 71-72 si citano, tra l’altro, «il Ca-
(come in un processo) o, viceversa, scher— vour» / «a Cavour» (Papini), «del Car-
zosi (per esempio quando una moglie si ducci e di Pascoli» (Serra) e gli esempi
rivolga al marito per cognome: «Ma sen- potrebbero essere facilmente moltiplicati.
tilo un po’, il Guidetti!»). c) Nulla vieta di usare l’articolo determi-
Diverso l’uso scritto, dove possiamo tro- nativo anche per quei cognomi di perso-
vare l’articolo anche in narratori non to- nalità che abbiamo definito «familiari».
scani («il Matti» in Buzzati, cit. in BRUNET Lo storico Giorgio Spini scrive per esem-
1979: 73; «il Grassellini», «al Simonetti» pio: «il Mazzini», «dei Verdi», «il Ca-
in Sciascia, Il consiglio d’Egitto, 94, ecc.), vour», «il Garibaldi», ecc. (Disegno stori-
oltre che nella letteratura critica e scienti— co, III 74, 118, 166, 167).
fica, indipendentemente dalla fama dei
singoli studiosi citati. 28. L’articolo compare regolarmente, in-
vece, con i cognomi femminili di perso-
26. II. Cognomi di personalità illustri. In ne illustri: «della Sand e di Flaubert»
generale, l’articolo conferisce un tono più (Tomasi di Lampedusa), «di Bilenchi,
distaccato, neutro, obiettivo (HERCZEG della Morante»' (Pullini); cfr. BRUNET
1972). Può contrassegnare una maggiore 1979: 73. ‘
distanza nel tempo: «il Siccardi morì nel
1857» / «De Gasperi è morto nel 1954»; 29. Altrettanto stabile l’articolo plurale,
oppure, una diversa carica affettiva: men- che può designare i membri di una fami-
zioniamo generalmente senza articolo glia storica («i Savoia», «le imprese dei
quei personaggi, amati, odiati o trascura- Visconti») o qualunque («si discuteva
ti, ma che ci sono comunque familiari (un sempre a lungo, se erano più brutti i C0-
po’ come il nostro vicino di casa che, fuor lombo o i Coen, nostri amici che incon-
di Toscana, ci verrebbe spontaneo desi— travamo in montagna d’estate» Ginzburg,
gnare come Rossi 0 De Maria, non il Ros- Lessico famigliare, 57); due o più fratelli o
si, il De Maria). Quindi: Garibaldi, Maz- sorelle («i Verri», i due illuministi mila-
zini, Cavour, Verdi, Puccini, Marconi, nesi Pietro e Alessandro; «i mobili [.]
Mussolini e vari altri, tutti abbastanza sta- erano stati assegnati all’ultima delle Wie-
bilmente privi di articolo. selberger», una delle quattro sorelle di cui
parla F. Cialente, Le quattro ragazze Wie-
27. Ma non si possono dare regole fisse. selberger, 157); una coppia di coniugi («i
Osserviamo: Vannini hanno celebrato le nozze d’o-
a) L’articolo manca spesso anche con no- ro»); una madre e una figlia («le Carabel-
mi stranieri, che dovremmo supporre me- li madre e figlia, quelle Carabelli di Love-
no radicati nel patrimonio culturale col— no, sa?» Fogazzaro, Piccolo mondo anti-
lettivo («di Cecov» nel settimanale «Gra- co, 13), ecc.; o, infine, una personalità ce-
zia», «di La Fontaine» in Vittorini, citati lebre, indicata esemplarmente («I Pa-
in BRUNET 1979: 72; e ancora: «da Fichte», steur, i Koch e i Fleming hanno rivoluzio-
«per Herbart» in Lamanna, Filosofia, III nato la medicina moderna», vale a dire:
29 e 59, «di Goethe e Schiller», «di Zola» scienziati del valore di L. Pasteur, R. Ko-
Sapegno, Letter. italiana, 553 e 568; da no— ch, A. Fleming).
IV. L’articolo 122
30. Manca l’articolo davanti al cognome posposizione senza articolo: «Abraam
quando esso è preceduto da casa o fami- patriarca e David re» Dante, Inferno, IV
glia: «in casa Malfenti», «la famiglia Mal- 58) e padre come appellativo di un reli-
fenti» (Svevo, La coscienza di Zeno, 90 e gioso («il padre Cristoforo», sempre arti-
91; e si pensi anche all’apertura di una te- colato nei Promessi Sposi, «il padre Cur-
lefonata: «Pronto, parlo in casa Ma ri- ci» Carducci, Per G. Monti e G. Tognetti,
ni?», oppure: «Pronto, casa Magrini?» . 31-32; ma: «padre Landolina» Pirandello,
Pensaci, Giacomino/, VII 65, «padre Ger-
31. Due particolarità: mano» «Gente» 11.4.1986. 22, ecc.). Con
a) Nell’italiano antico — e ancora oggi, ma maestro è presente quando il titolo indica
eccezionalmente, nell’uso popolare tosca- una qualifica professionale («il maestro
no — era corrente il sintagma «in casa i Abbado», direttore d’orchestra; «il mae-
Frescobaldi», con articolo espresso (PA- stro Perboni», l’insegnante elementare di
‘ìOUALI 1968: 105-112). Cuore; ma anticamente: «del maestro
b) Per le donne coniugate, il cognome del Adamo» e «mastro Adamo», Dante, In-
marito che segue quello da nubile può es- ferno, XXX 61 e 104). Manca l’articolo
sere preceduto da in ma, in Toscana, è quando maestro / mastro indica (o indica-
spesso introdotto dalla preposizione arti- va), più genericamente, l’appellativo di
colata nei: «Adele Morelli in Celani» / un artigiano («maestro Ciliegia», «ma-
«Adele Morelli nei Celani» (altre possibi- str’Antonio» Collodi, Pinocchio, 3, 8) o
lità: «Adele Celani nata Morelli», «Adele di un semplice lavoratore manuale («ma-
Morelli coniugata Celani»). stro Misciu» Verga, Novelle, I 213).

34. E assente con San, Santo e Santa


IV. Titoli («Sant’Antonio»; ma, con uso antonoma-
stico: «la basilica del Santo a Padova»),
Con i titoli onorifici o professionali ac- don e donna («don Abbondio». «don
compagnati da un nome proprio l’artico- Minzoni», «Don Tinu il merciaiuolo»
lo può essere obbligatorio, facoltativo o Verga, Tutte le novelle; «donna Caterina
assente. Magalone Cuscianna» C. Levi, Cristo s’è
fermato a Eboli), fra e suora («fra Cri-
32. E obbligatorio con signore, signora stoforo», «suor Angelica»), compare e co-
(«Il signor Bruschino», opera di G. Rossi- mare («compare Turiddu e cornare San—
ni, «La signora Lucia» Carducci, Davanti ta», nella «Cavalleria Rusticana» di Ma-
San Guido, 81), dottore, professore, avvo- scagni) e monsignore. Inoltre, con gli ar-
cato, ingegnere e altre qualifiche profes- caici ser («ser Ciappelletto», nel Decame-
sionali, al maschile e al femminile; con rone), madonna e madama («madonna
imperatore / imperatrice («l’imperatore Laura» cantata dal Petrarca e «madama
Antonino Pio», «l’imperatrice Soraya»; Pace» nei Sei personaggi in cerca d‘autore
nell’italiano antico il titolo poteva essere di L. Pirandello; ma Madonna richiede
anche posposto al nome senza articolo: l’articolo in riferimento alla Vergine:
«nepote di Costanza imperadrice» Dante, «pregare la Madonna»).
Purgatorio, III 113), principe /principes-
sa, regina e con i titoli nobiliari: marchese,
duca, baronessa, ecc. (ma anticamente, al V. «Dio» e «Cristo»
solito, la norma era meno rigida: «Conte
Analardo fu Barzalonese» Berni, Orlan- 35. Con Dio non si usa l’articolo in riferi-
do Innamorato, LII 6). mento alle divinità delle religioni mono—
teistiche, tranne che il nome non sia de-
33. È facoltativo, ma perlopiù assente, terminato: «il buon Dio», «il Dio dei Cri-
con papa («papa Giovanni», «papa stiani», «il Dio d’Abramo». Nel verso
Wojtyla»; anticamente anche posposto: manzoniano «Il Dio che atterra e susci-
«passò Damaso papa» Savonarola, Predi- ta» (Cinque Maggio, 105) l’articolo il ha
che italiane ai fiorentini), re («re Umber- valore di pronome dimostrativo (cfr.
to», «re Hussein di Giordania»; arcaica la IV.17): ‘quel Dio che...’. E un vero e pro-
123 IV. L’articolo

prio dimostrativo compare in un altro trasparente il nome comune che ne costi—


verso famoso, di struttura simile a questa: tuisce l’etimo (ROHLFS 1966-1969: 649):
«Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia / La Rotta (denominazione di tre frazioni
chiuse ecc.» (Marzo 1821 , 65). in provincia di Ferrara, Novara, Pisa), La
Con Cristo l’uso oscilla (BRUNET 1979: 77- Lama (Taranto), La Morra (Cuneo), La
78): anticamente l’articolo non era comu- Storta (Roma), La Strada (Ravenna), Le
ne («se Cristo teco alfine non s’adira» Pe- Casette (Ascoli Piceno e Padova), Le Ca-
trarca, Rime; «tutto in noi proviene e si stella (Catanzaro), Le Forna (nell’isola di
deriva da Cristo» Daniello Bartoli, Consi— Ponza), Il Matto (Arezzo), Il Secco (Ales-
derazione delle grandezze di Cristo in se sandria), L’Olmo (Perugia e Firenze),
stesso e delle nostre in lui). Oggi sembra L’Ago (La Spezia), I Dossi (Piacenza), 1
abbastanza frequente nella trattatistica, Forni (Grosseto), 1 Trebbi (Firenze), ecc.
molto meno nell’uso parlato (in cui peral— Nei secoli scorsi (oggi più raramente e oc-
tro la forma più popolare è Gesù). casionalmente) ricevevano l’articolo an-
che Cattolica, Mira, Mirandola, Porretta.
Mantengono l’articolo originale i toponi-
VI. Toponimi mi stranieri: El Paso, Le Havre, Las Pal-
mas, Los Angeles, compresi quelli in cui
36. Con i nomi di luogo la presenza di ar— l’articolo coincide formalmente con l’arti-
ticolo e di preposizione articolata e legata colo italiano come La Coruna o La Ro-
ad usi complessi e non sempre riducibili a chelle.
norme generali (si vedano in proposito: Tuttavia, l’uso dell’articolo non è stabile.
ARTHUR 1969, 1970, 1972, 1973 e ROHLFS Dagli spogli di ARTHUR 1972: 383 risulta
1966-1969: 648—651). ad esempio che Aquila tende oggi a so-
Ad ogni modo, l’articolo manca: praffare L’Aquila, e in certi casi di alter-
a) Quando il toponimo sia usato con fun- nanza tra toponimo articolato e non ar-
zione vocativale: «Addio diletta Ameri— ticolato e forse possibile cogliere una
ca» (frase del «Ballo in maschera», VER- diversa sfumatura stilistica (HERCZEG
DI-BALDACCI 1975: 392; e titolo di un libro 1976a). -’ __ _, ,
di Mario Soldati), ma: «l’America fu sco- L’articolo si sopprime sempre quando il
perta da Colombo»; oppure: «Po, ben toponimo e usato metaforicamente:
puo’ tu portartene la scorza / di me con «stanno trasformando il Pireo in una spe-
tue possenti e rapide onde» (Petrarca, cie di Mecca» (cit. in ARTHUR 1973: 128).
Canzoniere, 180 1-2), ma: «il Po bagna
Torino» (cfr. però IV.44a). 38. Viceversa, l’articolo può trovarsi con
b) In formule brachilogiche: «la ferrovia qualunque toponimo accompagnato da
Cairo-Città del Capo» (cit. in ARTHUR una determinazione: «la bella Mantova»,
1973: 126), ma: «Il Cairo è la capitale del- «la Siw'glia moderna», «la Parigi della mia
l’Egitto»; oppure: «i rapporti Grecia—Tur— giovinezza», «La Palermo degli onesti ri-
chia», ma: «la Grecia e la Turchia si affac- corda oggi Dalla Chiesa» («La Repubbli-
ciano sul Mediterraneo». ca», 3.9.1986, 15). Ma anche qui l’uso e in-
In altri casi, bisogna distinguere a secon- costante. In ARTHUR 1973: 252 sgg. sono
da del toponimo. adunati molti esempi di oscillazioni: «La
Venezia di oggi» / «Frosinone d’oggi», «la
37. Paesi e città — Nella grande maggio- Torino settecentesca» / «Torino novecen-
ranza dei casi, l’articolo è assente: «Ber- tesca», «la Bari vecchia» / «Taranto vec-
gamo è la patria di Giacomo Manzù», chia».
«andrò a Cosenza tra un mese», «hai visi-
tato Londra?», «ho una sorella a Brisba— 39. Con gli aggettivi mezzo e tutto l’arti-
ne». Richiedono l’articolo: L’Aquila, La colo manca obbligatoriamente: «demoli-
Spezia, Le Focette e, fuori d’Italia, L’Aia, re mezza Londra» (cit. in ARTHUR 1973:
L’Avana, La Mecca, La Valletta, L’A- 138), «E avanti a lui tremava tutta Ro-
smara, Il Cairo, Il Pireo. ma!» (Illica—Giacosa, Tosca, in PUCCINI»
Altri casi di toponimi articolati sono of- FERRANDO 1984: 21.3).
ferti da nomi di piccole località, in cui è Mezzo può rifiutare l’articolo determina-
IV. L’articolo 124
tivo anche con i nomi comuni: «mi hanno Nel secondo caso, l’articolo è sempre pre-
fatto perdere mezzo pomeriggio», «Guar- sente, inglobato in una preposizione arti-
do il compagno: mezza lingua fuori gli colata, quando il toponimo ha forma plu—
pende, come a macellato bue» (Saba, Il rale: «la politica degli Stati Uniti», «anda-
canzoniere). Poco comune l’inserzione re nelle Filippine». Con i singolari, è spes-
dell’articolo tra mezzo e il sostantivo: so assente quando il nome è retto da di e
«non gli basta che si è mangiata mezza la in, generalmente presente con le altre
casa» (Pavese, La luna e i falò. 74). Per preposizioni (FOGARASI 1983: 171 : «il re
tutto+nome comune cfr. VII.179. di Spagna», «vivere in Veneto» ma an-
L’articolo si colloca tra toponimo e agget- che: «a gloria della Spagna», «vivere nel
tivo in alcune frasi fatte («Bologna la dot- Veneto»); «i commerci con la Iugosla—
ta», «Genova la superba», ecc.), da'af- via», «navigare verso il Perù».
fiancare ai paralleli costrutti antroponi-
mici già citati («Guglielmo il Buono», 42. Isole —_ Si tratta di una categoria non
ecc., cfr. IV.21). sempre definibile con esattezza, perché in
molti casi potremmo rientrare nel gruppo
40. Solo apparentemente riferito a topo- precedente: quando diciamo «la Sicilia»
nimi e l’articolo che compare in alcune pensiamo all’isola o alla regione? e con
espressioni ellittiche, con sostantivo sot- «il Madagascar» abbiamo in mente l’isola
tinteso: «la [gara ciclistica] Milano-Saron- o lo stato?
no», «sulla [linea ferroviaria] Pescara— Comunque:
Foggia», ecc.; o anche con i nomi delle a) richiedono sempre l’articolo i gruppi
squadre di calcio: «il Perugia», «il Vero- insulari indicati da un plurale (le Egadi, le
na», «il Bologna», «la Roma». Tremiti, le Aleutine, le Curili, le Azzorre)
e anche i nomi composti con un aggettivo
41. Regioni, stati continenti — Come con i o con un sostantivo, almeno quando sia-
nomi di città, l’articolo è sempre presente no usati come complemento diretto (cfr.
con una determinazione («l’Inghilterra IV.41): «la Nuova Guinea» (ma: «in» o
vittoriana», «l’Umbria settentrionale») e
«nella nuova Guinea»), «la Terra di Baf—
fin», «l'isola di Pasqua», ecc.;
perlopiù anche con l’aggettivo tutto («tut-
to il Belgio», «tutta l’Asia»; con Italia può b) sono privi di articolo i nomi di molte
piccole isole italiane: Capri, Ischia, Pon-
mancare: «girò per tutta Italia e fuori»
za, Lipari, Vulcano, Montecristo (ma:
Manzoni, I Promessi Sposi, XXXII 52),
l’Elba, la Maddalena, l’Asinara, la Bisen-
ma non con mezzo («mezza Svizzera»,
«mezzo Giappone»). tina [nel lago di Bolsena], l’Argentarola
Per il resto, conviene distinguere due pos-
[presso l’Argentario], ecc.). Ecco un
sibilità (BRUNET 1979: 86-90), a seconda esempio in cui due isole dello stesso arci-
che il toponimo sia usato come soggetto o pelago differiscono nell’uso dell’articolo:
«quel mare frastagliato dagli scogli che
complemento oggetto, oppure sia prece-
duto da preposizione. abbraccia il Giglio e Giannutri» (Agnelli,
Addio, addio mio ultimo amore, 122);
Nel primo caso, l’articolo è di norma pre-
sente: «la Basilicata ha due province», c) le isole esotiche, indipendentemente
«amare la Cina». Tuttavia, manca con dalla loro superficie, rifiutano in genere
l’articolo: Giava, Celebes, Socotra, Creta,
Israele e coi nomi di alcuni stati insulari:
Zante, Taso, Maiorca, ecc.
Cuba, Haiti, Cipro, Formosa (SATTA 1981:
117); ed è spesso assente nelle enumera-
43. Laghi, monti, mari e fiumi — Laghi,
zioni: «Olanda, Belgio e Lussemburgo
costituiscono il Benelux». monti e mari richiedono abitualmente
l’articolo: il Trasimeno, il Garda, il Bala-
ton (ma per nomi meno comuni è fre-
La lingua poetica tradizionale può fare a meno
dell’articolo, come con i sostantivi astratti (cfr.
quente la denominazione con «lago»: il
IV.74a): «e lasci Ispagna dietro a le sue spalle» lago Ladoga, il lago di Vico); il Cervino,
(Petrarca. Canzoniere, 50 47), «Per te Genna- l’Amiata, le Alpi, le Madonie, gli Urali, i
nia è gloriosa e forte» (Parini, La laurea, 146). Carpazi, le Ande; il Tirreno, il Baltico, il
Altri esempi in ROHLFS 1966-1969: 648. Pacifico (tutti casi di ellissi dei nomi mare
125 IV. L’articolo

o oceano, cfr. V.48; ma in alcuni costrutti do manchi la denominazione: «i negozi


locativi è possibile l’omissione dell’artico- del corso».
lo, almeno nella lingua parlata: «pescare L’articolo manca sempre negli odonimi
in Adriatico e conveniente», cfr. MARRI che indicano la sede di un organismo po-
1987: 269 n.21). litico, industriale, finanziario, ecc., quan—
do siano adoperatì, metonimicamente,
44. L’articolo è frequente anche coni no- per designare l’organismo stesso (e mo-
mi di fiumi: il Volturno, l’Adda, il Brenta dulo tipico del linguaggio giornalistico):
(anticamente la Brenta: cfr. 111.20), la Loi— «è bastato rilevare che le richieste di Via
ra, il Volga, l’Eufrate, il Gange, il Limpo- del Corso [ossia del Psi] sono diametral-
po, il Mississippi. Tuttavia può mancare: mente op oste a nelle di Piazza dei Ca-
a) con Arno, specie se preceduto da di o prettari del Pri » («La Repubblica»,
in e, più raramente, con Po 0 con altri fiu- 17.3.1987, 3).
mi («a buttarsi in Po» Bassani, cit. in BRU-
NET 1979: 92; «anche Panaro ingrossa; e 46. Per i monumenti designati da un so-
stasera Po romperà in altri due punti» stantivo variamente specificato si usa l’ar-
Bacchelli, Il mulino del Po, I 116: nella ticolo richiesto dal sostantivo stesso: «la
Luna e i falò di Pavese si oscilla tra il, al, Mole Antonelliana», «la Torre degli Asi-
sul Belbo e oltre B., passare e traversare nelli», «il Maschio Angioino».
B., rami secchi di B., cfr. MARRI 1987: 269, L’articolo può mancare con castello:
n.22); «Fuggii pur ora da Castel Sant’Angelo»
b) in sintagmi cristallizzati formati con (Giacosa-Illica, Tosca, in PUCCINI-FERRAN-
Val(le): Val di Chiana (Toscana), Valle di DO 1984: 177); ma: «il Castelvecchio» di
Resia (Friuli), Valdi Taro (Emilia), Val di Verona (Guida rapida TCI, 11254).
Sangro (Abruzzo), ecc. (ma anche: Valle Con palazzo è presente quando il sostan—
del Chisone in Piemonte, Valle del Belice tivo regga un complemento di specifica-
in Sicilia, ecc.); zione («il palazzo della Gran Guardia» a
c) in odonimi composti con la preposizio- Verona, «nel palazzo della Pilotta» a Par-
ne lungo, sul modello di Lungarno: Lun- ma), oscillante quando segua_il nome del-
gotevere, Lungopo‘, Lungadige, Lungo la famiglia, un aggettivo o un altro sostan-
Castellano (Ascoli Piceno), Lungo Bu- tivo giustapposto: «le raccolte di palazzo
sento e Lungo Crati (Cosenza), ecc.; e in Pitti» / «nelle stanze del palazzo Zuccari»
Oltrepò («l’Oltrepò pavese», «i vini del- D’Annunzio, Il piacere, 11; «vengo da pa-
l’Oltrepò»); lazzo Vecchio» / «dal palazzo Ducale» di
d) in alcuni toponimi: Borghetto d’Arm- Venezia (Guida rapida TCI, Il 234); «una
scia e Borghetto di Vara (Liguria), Ghiara mostra a Palazzo Venezia» / «dal Pal. Ve-
o Gera d’Adda (subregione della Lom- nezia» (Roma TCI, 68).
bardia) o anche Pedaso (propriamente «a Sempre articolati sono i nomi propri di
piè dell’Aso», Marche), ecc. singoli monumenti: «il Colosseo», «il Go-
tico» di Piacenza, «10 Steripinto» di Sciac-
Nella lingua antica i nomi di fiumi e di monti ca, «la Zisa» di Palermo, «il Terrazzo» di
potevano essere usati senza articolo: «Le città Cremona, ecc.
di Lamone e di Santerno» (Dante, Inferno,
XXVII 49), «un fiumicel che nasce in Faltero-
na» (Dante, Purgatorio, XIV 17). Altri esempi 47. Per i nomi di quartieri, di rioni, di zo-
in ROHLFS 1966-1969: 650. ne urbane o suburbane. ogni caso fa sto-
ria a sé. Senza articolo potremmo citare,
45. Strade, monumenti, quartieri — Con i per Napoli: «a Mergellina», «verso Posil-
nomi di strade l’articolo generalmente lipo», «di Poggioreale» (tutti in Marotta,
manca (BRUNET 1979: 94): «risalendo via L’oro di Napoli, 11, 103, 193); per Roma,
Borgo di Sotto» (Bassani), «da Piazza «da Monteverde vecchio», «da San Lo-
della Signoria» (Pratolini), «da Cors’A- renzo» (Pasolini, Ragazzi di vita, 7, 80).
medea al Cisternone» (Caproni, in MEN- Con l’articolo: «i Camaldoli» (Napoli),
GALDO 1981: 721), ma anche «sul corso re «l’Appio—latino» (Roma), «le Cure» (Fi-
Umberto» (Ginzburg, Lessico famigliare, renze), «la Crocetta» (Torino), «il Santo»
104). L’odonirno corso è articolato quan- (Messina), «il Castelletto» ( Genova), ecc.
IV. L’articolo 126
48. Da notare la tendenza alla soppressio- giolo» (esempi di D. Maraini e Moravia,
ne della preposizione articolata nelle de- citati in BRUNET 1980: 31). L’articolo va
nominazioni stradali: «piazza Duomo» espresso, invece, con le varianti affettive
(invece di «piazza del Duomo»), «viale babbo, papà. mamma, figliolo. figliola: «E
Libertà» (invece di «male della Libertà») il tuo babbo e la tua mamma sono sempre
e simili. Sono costrutti oggi largamente vivi?» (Collodi. Pinocchio, 33); «Ringra-
diffusi. ma che ancora nel 1940 suscitava- ziava Dio e i santi che avevano messo il
no le proteste dello scrittore Ugo Ojetti suo figliuolo in mezzo a tutte quelle ga-
(cfr. PASQUALI 1968: 109). lanterie» (Verga, I Malavoglia). Nell’ita-
liano familiare, specie fuor di Toscana,
sono tuttavia ben saldi i tipi mia mamma
VI]. L’articolo e il possessivo e mio papà (ROHLFS 1966-1969: 432, BRU-
NET 1980: 61): due libri pubblicati nel
C?). A differenza del francese (ma 1985 hanno come titolo Il Vangelo di mia
maison), dell’inglese (my house), del te- mamma (P. L. Zampetti, ediz. Rusconi) e
.;esco (mein Haus), dello spagnolo (mi In viaggio con mio papà (M. F. Moro,
casa), l'italiano usa l’articolo anche con ediz. Rizzoli).
l’aggettivo possessivo: la mia casa.
L’articolo «manca là dove mancherebbe 53. Con altri singenionimi l’uso toscano
anche se non ci fosse il possessivo» (CA- predilige l’articolo, ma altrove è comune
STELLAN] POLLIDORI 1966: 81): «a casa l’omissione, ben rappresentata, del resto.
mia» (come si dice «a casa di Paolo»), «è anche in scrittori toscani. Molti esempi
vostro dovere» (come «è dovere del ma- senza articolo sono raccolti in BRUNET
gistrato»), ecc. 1980: 34-43: «a mia sorella» (Cassola),
«tua nonna» (Pratolini), «tua zia» (Lan—
50. Nell'italiano antico l’articolo col possessivo dolfi), «tuo cugino» (Buzzati), «di mio ni-
poteva essere omesso, specie nel linguaggio più pote» (Tomasi di Lampedusa), «mio ma—
spontaneo. Nel Novellino leggiamo: «a legare rito» (Sciascia), «mia cognata» (Mora-
sue pietre», «ov’è tuo senno‘)», «non sapea suo via).
nome» e così via (CASTELLANI POLLIDORI 1966: L’articolo è però necessario:
108 e 120). L’ellissi dell’articolo può trovarsi
anche nel linguaggio poetico e letterario del- a) con gli alterati: «la mia sorellina» (Cas-
l’Ottocento: «unico spirto a mia vita raminga» sola, cit. in BRUNET 1980: 56), «alla tua
(Foscolo. Dei Sepolcri, 12); «e tornami a doler nonnina» (Pirandello, Novelle per un an-
di mia sventura» (Leopardi, A Silvia, 35); «i no- no);
bili continuarono lor dimora nei castelli» (Nie- b) con patrigno, matrigna, figliastro, fi-
vo, Le confessioni d'un italiano, 35). gliastra: «il mio patrigno» (Pratolini, cit.
in BRUNET 1980: 43), «la tua matrigna»
(nel poeta giocoso secentesco A. Malate-
VII.A. Nomi di parentela sti, La Tina);
c) con i termini che indicano un rapporto
Con i singenionimi bisogna distinguere sentimentale che non rientra, o non rien—
diversi casi (BRUNET 1980: 31; per la situa- tra ancora, nei vincoli di parentela: fidan—
zione antica: CASTELLANI POLLIDORI 1967- zato, fidanzata, ragazzo, ragazza, bello,
1970). bella, moroso, morosa, amante, ecc.: «il
suo fidanzato», «la tua ragazza», «la sua
51. Con un sostantivo plurale l’articolo è bella» (BRUNET 1980: 44-45);
obbligatorio: «le nostre madri», «i suoi fi- d) quando, in costrutti con valore enfati-
gli», «i miei nonni». Ugualmente necessa— co, il possessivo sia posposto: «il nonno
rio è oggi l’articolo con l’aggettivo posses— mio», «il figlio mio, mio figlio avea bru-
sivo loro: «la loro moglie», «il loro fratel— ciato» (S. Carnmarano, Il Trovatore, in
lo». VERDI-BALDACCI 1975: 278).

52. Con padre, madre, figlio, figlia l’arti- 54. Quando il singenionimo è accompa-
colo si omette: «mio padre era un uomo gnato da un antroponimo (prenome o più
d’affari». «avevo mia figlia che era un an— raramente cognome) e pIù frequente l’o-
127 IV. L’articolo
missione dell’articolo (BRUNET 1980: 63- un’apposizione (BRUNET 1980: 96—103):
65): «mio fratello Sante» (Cassola), «suo «un operaio milanese suo coetaneo»
cognato Màlvica» (Tomasi di Lampedu— (Pratolini), «il dottor Roscio suo compa-
sa), ma anche «la mia nonna Cesira» gno abituale» (Sciascia). Sembra ricorre-
(Morante). La presenza del possessivo re con qualche frequenza quando il ter-
non elimina l’articolo dai sintagmi in cui il mine a cui l’ap osizione si riferisce è un
nome di parentela sia accompagnato da nome proprio «Maria, la mia ospite» C.
un aggettivo: «il mio caro fratello», «la Levi; ma anche «Palermo, mia città nata-
mia vecchia nonna». le» Ginzburg).

55. Senza possessivo, l’uso formale richie- 58. Nelle allocuzioni, è caratteristico il
de sempre l’articolo con i singenionimi. sintagma costituito da aggettivo+artico-
Ma per mamma, babbo e papà è più co- lo+possessivo+nome (spesso un nome
mune l’omissione: «il mio viaggio con proprio; BRUNET 1980: 140-141), di tono
babbo», «l’opera che m’imprestò mam- familiare e confidenziale o con valore iro-
ma» (esempi di G. Giusti, citati in MOISE nico: «Povero il mio Bubino — disse affet-
1878: 652), «Luisa sussurrò: — Mamma e tuosamente Mara» (Cassola), «Qui ti vo-
qui» (Fogazzaro, Piccolo mondo antico, levo, caro il mio signore di buona fami-
46), «ragazzi, ora state buoni mentre glia» (Buzzati).
papà studia» (Jahier, Ragazzo - Con te e Ormai in disuso l’allocuzione formata da
con gli alpini). Si badi che l’omissione è articolo+possessivo+nome («che rimedio
possibile solo quando i singenionimi si ri- c’è, la mia donna?» Manzoni, I Promessi
feriscano ai genitori del parlante o dell’in— Sposi, III 46; « iù vi conosco, più ve ne
terlocutore: non si potrebbe dire *mam- voglio [di beneî il mio uomo» Bacchelli,
ma di Luigi non è venuta (ma: «la mam- Il mulino del Po).
ma di Luigi», ecc.).
59. I titoli onorifici formati con suo e va-
stro (BRUNET 1980: 144-145) rifiutano
VII.B. Altri casi quasi sempre l’articolo al singolare, ma lo
richiedono al plurale: Sua Eccellenza, Vo-
56. Quando un possessivo è usato con stra Altezza, Vostro Onore, Vostra Signo-
funzione di predicato (BRUNET 1980: 80- ria (ma in allocuzioni indirette si pospone
95; di ui si attingono gli esempi citati in il possessivo e compare l’articolo: «la Si-
séguito , l’articolo è normalmente omes- gnoria Vostra [o in sigla: “la S. V.”] è in-
so: «il mondo sarà mio» (Arpino), «il vitata a presentarsi...»), Sua Maestà, ecc.
bambino non era suo» (Scerbanenco). Esempi: «di poterlo offrire a Sua Beatitu-
Anche se il possessivo è accompagnato dine» Redi, Opere; «Vostra Eccellenza,
da un nome, l’articolo è molto spesso as- che mi sta in cagnesco» Giusti, Sant’Am-
sente («Non sono tuo collega» Cassola; brogio. Invece, al plurale: «Sele loro Ec-
«era suo costume e vizio» Silone). Se è cellenze permettono. verrò con mia fi-
presente, l’articolo determinativo può glia» (Tomasi di Lampedusa, cit. in BRU-
contrassegnare il carattere individuale, NET 1980: 145).
marcato del sostantivo. Si pensi a due fra-
si come «Paolo è il mio amico» e «Paolo è
mio amico» (o anche «Paolo è un mio VIII. Espressioni di tempo
amico», con l’articolo indeterminativo:
IV.62 sgg.): la prima frase qualifica un 60. L’anno è sempre preceduto dall’arti-
rapporto privilegiato (Paolo è l'amico per colo: «il 1720», «nel 1988», «l’ottantacin-
eccellenza, forse l’unico davvero degno di que» (o «l’85»; per la soppressione delle
quest’appellativo); la seconda fa di Paolo prime due cifre cfr. VI.20).
soltanto uno dei miei amici, pochi o tanti Le indicazioni comprendenti anche mese
che siano. e giorno sono introdotte modernamente
da un articolo maschile singolare: «il 20
57. L’articolo generalmente manca an- settembre 1870». Un tempo l’articolo era
che quando il possessivo faccia parte di condizionato dal numerale seguente: il
IV. L’articolo 128
(al, nel, ecc.) se questo era ‘1’; i (ai, nei) se «poi ragazzi vennero a smontare il palco»
era ‘2’ o più. Il Manzoni, che nella prima (entrambi gli esempi in Bufalino, Diceria
edizione dei Promessi Sposi aveva scritto dell’umore, 172); «ci sono alberi scapiglia-
«ai 22 di settembre dell’anno 1612» (I 22) ti ed alberi raccolti come mani che prega-
e simili, 0 to nel 1840 per il tipo «il 22 set- no» (Sbarbaro, Trucioli).
tembre» da notare anche la soppressio- C’è infine il ricorso all’indefinito alcuni:
ne della preposizione di tra mese e anno). «alcuni dipendenti sono andati in pensio-
ne», «ha detto alcune frasi che mi hanno
6]… Per designare l’ora è d’obbli o l’uso colpito». Ma, anche qui, l’uso non ": sem—
dell’articolo femminile plurale le éhe sot— pre possibile; per esempio, in una frase in
tintende ore), tranne per l’una (sottinte- cui un plurale sia messo in relazione con
so: ora) che può alternarsi con le 'una un singolare indeterminato: non compra-
(BRUNET 1981: 123-124). te un ’anguria, *preferiamo alcune fragole
Nell’uso arcaico e poetico il sostantivo (qui sarebbe d’obbligo il partitivo — «del-
ore era in genere espresso e l’articolo le fragole» — o l’ellissi: «preferiamo frago-
mancava: «ieri circa a ore 20» (Machia— le», cfr. RENZI 1982: 64).
velli, Legazioni e commissarie), «son Uno e una possono usarsi al plurale solo
sett’ore» (F. M. Piave, La Traviata, in come pronomi cor-relativi: «gli uni (le
VERDI-BALDACCI 1975: 317), «verso ven- une) sedevano, gli altri (le altre) restava-
tun’ore» (Gozzano, La signorina Felicita, no in piedi»: cfr. VII.171b.d.
103).
64. Storicamente, l’articolo indeterminativo
continua il numerale ordinale latino ÙNUS, ÙNA,
Articolo indeterminativo ÙNUM ‘uno solo” (per l‘uso del numerale una in
accezione latineggiante cfr. VI.13). Già nel lati-
no classico, peraltro, non mancano esempi di
62. A differenza del determinativo, l’arti— uso «attenuato»: per esempio in Cicerone si
colo un, una, una è privo di un suo plura- legge «sicut unus pater familias his de rebus lo—
le (mentre in spagnolo e in portoghese, quor» (=parlo di queste cose come un padre di
ad esempio, a un gato, um gato corrispon- famiglia; non: come un solo padre di famiglia).
dono i plurali unos gatos, uns gatos). Co- L’antico valore numerale può soprawiverc an-
me plurale può funzionare, nella maggior che oggi, specie in frasi negative (BRUNET 1979:
parte dei casi, il partitivo (cfr. IV.76) dei, 116-118): «Ninetto non disse una parola» (Can-
cogni; una sola parola), «senza un grido, senza
degli, delle (RENZI 1982): «ho sentito un un lamento» (Bassani; senza un solo grido..)
rumore» / «ho sentito dei rumori». Un esempio in frase affermativa (col valore di
Quando il partitivo è preceduto da pre- “uno stesso’): «sempre d’un umore, pieno le ta-
posizione, il suo uso è impossibile (a «i li- sche di biglietti di banca, avrebbe sempre volu-
bri di uno scrittore affermato» non può to pagar lui» (De Marchi, Demetrio Pianelli, 9).
corrispondere un plurale *i libri di degli
scrittori affermati), oppure non sempre
consigliabile. Usi particolari dell’articolo
I puristi ottocenteschi criticavano spesso indeterminativo
frasi come «con (a, per) degli amici», tac—
ciandole di francesismo. In verità, il co— 65. Come l’articolo determinativo (cfr.
strutto ha numerosi esempi classici (VIANI IV.17b), un, una e una possono adoperar-
1858: 104; MOISE 1878: 656-657; FORNACIA- si con valore pronominale in unione con
R11881: 127-128, da cui attingiamo due ci- un aggettivo: «restituisce la tessera vec—
tazioni: «a degli altri» [Bembo], «con de’ chia e ne prendo una nuova».
begli olmi» [Manzoni]); e va evitato, sem—
mai, per ragioni di chiarezza o di eufonia. 66. In molte frasi, specie con sostantivi
astratti o indicanti parti del corpo, un,
63. Un’altra possibilità di rendere al plu- uno, una assumono il valore di ‘un certo’,
rale l’articolo indeterminativo è quella ‘un particolare tipo di’: «con un passo co-
della pura e semplice soppressione: «nelle sì legato, con uno sguardo così adombra-
strade già solitarie lanterne di carro, tra- to, con un viso così stravolto, che», ecc.
ballando, e uomini, s’allontanavano», (Manzoni, I Promessi Sposi, I 66); «qui si
129 IV. L’articolo
è formata un carattere e degli affetti» me stesso: «Forse voi vorreste un Bortolo
(Pratolini, cit. in BRUNET 1979: 118). più ideale» (Manzoni, I Promessi Sposi,
XXXIII 26); «un Andreotti apparente-
67. Con un numerale, un indica approssi- mente di buon umore e deciso a difende-
mazione e corrisponde agli awerbi ‘cit- re la criticata posizione italiana davanti
ca’, ‘pressappoco’: «ne avrà preso un ven- agli ospiti belgi» («La Repubblica»,
ti grammi»; «Quanto sarà lontano di qui il 19.2.1986, 11), «Un Piquet scatenato do-
mio paese? — Mah. Un trenta chilometri» mina in Brasile» («Il Mattino di Padova»,
(Cassola, La ragazza di Babe, 90); «pote- 24.3.1986, ].).
van valere un cinquecento fiorin d’oro» b) Col significato di ‘un certo’, ‘un tale’
(Boccaccio, Decamerone, VIII 10 9). Cfr. (cfr. latino quidam), davanti a un nome
anche BRUNET 1981: 87—88. che si considera sconosciuto o di poco ri-
lievo: «al tempo di Maria Teresa tre ca-
68. In alcune frasi idiomatiche un può stellani del Pedemonte un Franzi, un Tar—
comparire in un sintagma retto da un 50- centini e un Partistagno furono accusati
stantivo (o da un aggettivo)+diz «Diavolo di fomentare l’inquietudine del paese»
d’una donna!» (Manzoni, I Promessi Spa- (Nievo, Le confessioni d’un italiano, 37).
si, VIII 50), «birba d’un figliuolo» (Collo- Lo stesso vale quando il nome sia prece-
di, Pinocchio, 10). Notevoli gli intercalari duto da un titolo: «ti ha cercato un dottor
di colorito popolaresco formati con boia: Pini, 0 Pino, non ho ben capito».
«boia d’un mondo» (Bacchelli, Il mulino c) In senso antonomastico, per indicare
del Po). ‘qualcuno del livello di...’, ‘che assomigli
Il sostantivo accompagnato dall’articolo a’: «un Galileo non nasce tutti i giorni»;
può anche essere un nome proprio: «fur- «un Marcel diventa / ogne villan che par-
bacchione di un Michele...» (Moravia, Gli teggiando viene» (Dante, Purgatorio, VI
indifferenti, 19). 125). Da notare che, al plurale, i nomi
propri usati per antonomasia assumono
69. In alcune frasi sospese (graficamente l’articolo determinativo i, le con le rispet-
accompagnate spesso dai puntini) ha va- tive preposizioni articolate: «per uso pub-
lore intensivo: «ho una fame...»; «[NONò, blico fin de’ suoi stessi nemiCi;’dei Neroni,
esitante birichino] Eh. Vedo una cosa! — dei Diocleziani, dei Deci, dei Caracalli?»
[SIGNORA PERELLA, in tono di lamentoso (Segneri, Quaresimale, 89).
rimprovero] Ma che cosa, Nonò... — d) Con valore metonimico: «un Corpora»
[NONÒ, indicando con un rapido gesto, su- (un quadro di Antonio Corpora), «un Pa-
bito ritratto, il pasticcio in mezzo alla ta- rini rilegato in marocchino rosso» (un’e-
vola] Eccolo la!» (Pirandello, L’uomo, la dizione di quel poeta), «un Gronchi ro-
bestia e la virtù, III 331). sa» (un francobollo oggi di grande valore
In frasi del genere si ha propriamente l’el- filatelico, emesso in occasione di un viag—
lissi di una proposizione consecutiva (cfr. gio del presidente Gronchi in Perù, nel
XIV. 128): «ho una fame che non ne pos- 1961).
so più, che non ci vedo», ecc.; o di una re—
lativa con valore consecutivo (cfr. 71. Coni toponimi, gli articoli indetermi-
XIV.251b): «vedo una cosa che mi fa go- nativi si usano quando il nome sia specifi-
la, che non ho il coraggio di nominare», cato: «una Napoli eccezionalmente inne-
ecc. vata», «ho visitato una Spagna che mi ha
riportato indietro nel tempo».

L’indetenninativo con i nomi propri


Om issione dell’articolo
70. Valgono in parte le stesse condizioni
d’uso già viste per l’articolo determinati- 72. In diversi casi non compare l’articolo
vo. Con gli antroponimi, un, una e una (e corrispondentemente si usa la preposi-
possono trovarsi (oltre che nel tipo di fra- zione semplice invece di quella articolata,
si idiomatiche citate al par. 68): cfr. IV.77):
a) In presenza di determinazioni del no- a) In molte locuzioni awerbiali: per pietà,
IV. L’articolo 130
a torta, in conclusione, di corsa, ecc.; e h) In titoli di libri, romanzi, poesie, ecc., o
nella grande maggioranza dei sintagmi di loro parti («Trattato di merceologia»,
modali formati mediante con e senza: con «Tigre reale»; «Capitolo sesto», «Canto
astuzia, con allegria, senza paura, senza primo»); di giornali e riviste («Corriere
pace. della Sera», «Mondo operaio», <<Gente»);
b) In locuzioni verbali corrispondenti al di articoli giornalistici («Vento solleva
significato di un verbo semplice: aver sa- treno / 6 morti in Giappone», «Stampa
pore (ma in latino, per esempio, sàpere; e sera», 29.12.1986, 14); di opere d’arte
anche in italiano si dice: «questo vino sa («Natura morta», «Putto dormiente».
di tappo» e simili), avere sete, prender «Deposizione») o musicali («Quartetto
freddo, fare ammenda, perder tempo, cer- d’archi», «Sonata a Kreutzer», «Danze
care casa, trovare lavoro, meritare lòde, slave»); in didascalie («Panorama da
dare occasione, serbare rancore, mettere Piazzale Michelangelo», in una cartolina
impegno, ecc. illustrata;£<<Prolasso del legamento inte-
5) In sintagmi formati con da di valore fi- rarticolare nel canale lombare», nella ta-
nale: carte da gioco (=per giocare), busta vola di un testo di medicina: o anche in
da lettera, vestito da cerimonia, cane da una scheda valutativa come quelle che si
caccia, servizio da tè; con da che introdu- leggono in Alberghi in Italia TCI: «Palaz-
ce costrutti di tipo destinativo o modale zone d’arredamento moderno in zona di
(cfr. VIII.62, VIII.6S): agire da persona traffico ruggente», 326), in insegne («Tin-
onesta, fare da segretario, parlare da av- toria», «Facoltà di Giurisprudenza»,
vocato, comportarsi da mascalzone; o con «Portiere», «Uscita», «Ritirata», «Dire—
da avente valore temporale: da (=quando zione», «Poste e Telegrafi»).
io o un altro eravamo un) soldato, da ra- Sono tutt’altro che rare, peraltro, le va-
gazza, da vecchio («da vecchio Tomma- rianti articolate (titoli di libri: «La noia»;
seo divenne cieco»=quand’era vecchio; di opere d’arte: «La Pietà»; didascalie:
«da vecchio mi dedicherò al giardinag- «L’abside del Duomo», ecc.). D’altra par-
gio»=quando sarò vecchio). te, l’articolo è d’obbligo nel corpo del di—
d) In un certo numero di complementi di scorso: «ho studiato il Trattato di merceo-
luogo, specie se introdotti da in: lavorare logia», «dov’è la direzione?» (ma: «un
in fabbrica, restare in camera, pregare in saggio su Mondo operaio», «l’autore di
chiesa, andare in ufficio, recarsi in prefet- Tigre reale»).
tura, vivere in provincia, andare a casa; i) Con i nomi dei mesi e dei giorni della
anche con sigle: «Il senatore Norberto settimana (per l’uso dell’articolo nel com-
Bobbio venerdì era a Roma in Rai» plemento di tempo cfr. VIII.28a): «Aprile
(«Stampa sera», 29.12.1986, 13; ma si po- finì. Venne maggio» (Montefoschi, Lo
trebbe dire anche «alla Rai»). sguardo del cacciatore, 91); «se volete...
e) Nelle espressioni parlare italiano, ingle- oggi e giovedì... domenica vi dico in chie-
se, ecc. (ma anche parlare l’italiano, l’in- sa» (Manzoni. I Promessi Sposi, XXX-
glese; e, obbligatoriamente: l’italiano della VIII 21). Ma l’articolo può figurare quan-
televisione, l’inglese d’America, ecc.). An- do il nome è accompagnato da una deter-
che l’articolo indeterminativo presuppo- minazione («Era il maggio odoroso»
ne una specificazione: «esprimersi in un Leopardi, A Silvia, 13; «Era il giovedì
buon tedesco», «parlava un suo francese grasso» Nievo) ed è obbligatorio quando
pulito e spavaldo» (Alvaro, Vent’anni). il costrutto ha valore distributivo (cfr.
f) Con il complemento di materia: una IV.20).
moneta d’argento, la borsa di cuoio, llam- I) In formule brachilogiche, quali sono
padari di cristallo. Nell’italiano antico usuali nella piccola pubblicità dei giorna-
l’articolo era espresso, a condizione che li («Vendo tricamere zona Sempione»
fosse articolato il sostantivo reggente: cfr. per «vendo un [appartamento] tricamere
VIII.14. nella zona [di corso] Sempione»), nei te—
g) Nelle frasi proverbiali: «carta canta e legrammi («Confermo mia presenza ce-
villan dorme», «finché c’è vita c’è speran- na sociale»=confermo la mia presenza al-
za», «gallina vecchia fa buon brodo», «pec- la cena sociale), nelle cartelle cliniche
cato confessato è mezzo perdonato», ecc. («Apparato linfonodale superficiale ap—
131 IV. L’articolo
parentemente indenne. Apparato musco- teva essere assente in contesti che oggi lo ri-
lare tonico-trofico»=l’apparato linfono- chiederebbero; e precisamente:
dale è...) e così via. a) Con i sostantivi astratti (1101-1155 1966-1969:
658), per effetto di «una leggiera personifica—
m) In usi allocutivi, con nomi comuni zione» propria di questo tipo di parole (momo-
(«Sire, un cervo mai si bello / non si vide RlNl 1957: 172): «giustizia mosse il mio alto fat-
all’età nostra» Carducci, La leggenda di tore» (Dante, Inferno, III 4). Tracce consisten—
Teodorico, 27-28) 0 con nomi propri abi— ti di quest’uso si riconoscono nella lirica otto-
tualmente costruiti con l’articolo (cfr. novecentesca. Ad esempio: «invidia tace, / non
IV.36a) o che siano preceduti da titoli che desta ancora ovver benigna» (Leopardi, Le ri-
lo richiedano («dottor Lombardo, senta cordanze, 124-125), «E lo richiamò rumore di
una cosa!»). penne» (Ungaretti, in MENGALDO 1981: 402),
«Nelle povere spalle è scesa morte» (Gatto, in
n) L’articolo viene sempre omesso quan— MENGALDO 1981: 612). L’articolo può mancare
do un termine sia adoperato in funzione anche in espressioni augurali: «Salutel», «Fra—
metalinguistica (e graficamente quest’u- telli, eletti secondo la prescienza di Dio Padre
so può essere marcato da particolari se- [. .] grazia e pace in abbondanza a tutti voi»
gnali, come le virgolette): «‘cavallo’ in te- (Messale festivo, 300).
Di segno analogo la mancanza dell’articolo con
desco si dice ‘Pferd’»; «presso il volgo di un nome che indichi una categoria generale di
Milano, e del contado ancora più, poeta individui: «non mai figline/a vegliò la madre
non significa già, come per tutti i galan- con maggior cura di quella ch’essa adoperava
tuomini, un sacro ingegno, un abitator di nell’indovinare perfin le brame della nonna»
Pindo», ecc. (Manzoni, I Promessi Sposi, (Nievo, Le confessioni d’un italiano. 53;=una
qualsiasi figliuola): «Donna non vidi mai simile
XIV 40); «Il Piemonte ha il 7.7 per cento a questa!» (Oliva-Ricordi-lllica-Praga. Manon
della popolazione d’Italia [...]. Non solo: Lescaut, in PUCCINI-FERRANDO 1984: 55).
Piemonte significa anche il 26 per cento Omissione dell’articolo in casi non molto di-
della spesa di ricerca delle imprese e ha versi da questi si ha abitualmente in inglese con
mille altri primati» («Stampa sera», i nomi usati in senso generale («time is money»
‘il tempo è denaro’, «what is truth?» ‘che cos’è
23.2.1987, 4). la verità?’) e, non di rado, in tedesco, specie
nello stile elevato («Ifit Konig und Vaterland»
73. Nella sequenza dipiù termini è buona per il re e pel la patria ‘)
norma ripetere l’articolo (o la preposizio— IJ) Nel secondo termine di una comparazione
ne articolata o il partitivo) davanti a cia- (PESTELL1 Go… 1944- 1945. 43-44): «un ’oca bian-
scuno di essi, oppure ometterlo sempre. Si ca più che burro» (Dante, Inferno, XVII 63),
«non come donna, ma com’angel sòle» (Petrar-
vedano questi due esempi: «i cranii acu- ca, Canzoniere, 352 7). Ma, anche moderna-
minati o depress_i[… .;] gli occhi bianchiccie mente: «la sabbia liscia riluceva come marmo»
opach1 [.;] inasi camusi [. .;] le gote vena- (Pavese, cit. in BRUNEI“ 1979: 129).
te di sanguigno [..], le bocche sottili come
tagli di rasoio [...]; 1 labbr1 leporini, igozzi, 75. Un caso inverso è la presenza dell’articolo
le scrofole, le risipole, le pustole: tutti gli determinativo davanti a un superlativo relativo
orrori della carne umana passavano nella («la cosa la più bella»), secondo il modello
luce del sole, davanti alla Casa della Ver- francese («la chose la plus belle»): esempi otto-
centeschi di Manzoni, Leopardi ed altri scritto-
gine» (D’Annunzio, Trionfo della morte, ri in SER1ANNI 1986b: 3 n. 5; si veda anche ROHLFS
341-342); «il loro amore è stato l’amore 1966—1969: 663. La forte opposizione dei puristi
vero e proprio, pieno, reale: senso, brama, ha certo contribuito a indebolire il costrutto,
soavi e delicate fantasie, estasi di beatitu- che oggi è pressoché scomparso dall’uso.
dine, languore, abbandono, perdizione»
(Croce, Poesia di Dante, 74).
Ma non mancano esempi in cui sia artico- Articolo partitivo
lato solo il primo termine della serie: «per
non uscire dai lirici, al Chiabrera, Testi, 76. Abbiamo già incontrato il partitivo
Filicaia, Guidi, Frugoni, successero il Pa- plurale dei, degli, delle che fa le veci del—
rini, Monti, Foscolo, Manzoni, Leopardi» l’articolo indeterrninativo (cfr. IV.62).
(Carducci, Prose, 1454). Al singolare, l’uso di del, della, della con
questo valore è molto più limitato.
74. Nell’italiano dei secoli scorsi l'articolo po- A differenza dell’indeterminativo singo—
IV. L’articolo 132
lare un(o), una, il partitivo si usa quasi dice però «avere dell’ingegno, del buon
solo con sostantivi che esprimono una senso, dello spirito»).
nozione collettiva, per indicare una par— Il partitivo è invece abbastanza comune
te, una quantità imprecisata: «pianger con gli aggettivi sostantivati: «c’è del mar-
sentì’ fra ’l sonno imiei figliuoli / ch’eran cio in Danimarca» (frase, passata in pro-
con meco, e dimandar del pane» (Dante, verbio, pronunciata da Marcello nell’Am-
Inferno, XXXIII 39); «prendeva con sé leto di W. Shakespeare, I IV; inglese: «So-
della gente che teneva sempre pronta a mething is rotten in the state of Den-
ciò» (Manzoni, I Promessi Sposi, XXX mark»); «dove c’è del buono da prende-
22). re, [...] prendiamolo» (Bacchelli, Il muli-
Il partitivo singolare non può essere'usato no del Po).
con quei sostantivi che indicano un singo-
lo oggetto o comunque un concetto indi—
visibile (non si dice *ho del libro, ma solo Preposizioni articolate
«ho dei libri», «ho qualche libro», ecc.). E
inoltre molto raro con gli astratti; abitual— 77. Dall’incontro tra una preposizione e
mente non si direbbe «ho della paura», un articolo determinativo può risultare
«ho della fame» (ma in Collodi, Pinoc- una forma sintetica, la preposizione arti-
chio, 22, si legge: «ho dell‘altra fame!»). colata, di cui nelle pagine precedenti ab-
Volendo attenuare il concetto, si ricor- biamo incontrato diversi esempi.
rerà ad espressioni awerbiali: «ho abba- Le preposizioni articolate d’uso obbliga-
stanza paura», «ho un po’ di paura», o a - torio nell’italiano d’oggi sono quelle com-
gettivali: «ho una certa paura» e simili (gsi prese nel seguente specchietto:

ARTICOLI
PREPOSI- SINGOLARI PLURALI
ZIONE IL LO (L’) LA (L’) I GLI LE

A al allo (all’) alla (all’) ai agli alle


DI del dello (dell’) della (dell’) dei degli delle
DA dal dallo (dall’) dalla (dall’) dai dagli dalle
IN nel nello (nell’) nella (nell’) nei negli nelle
SU sul sullo (sull’) sulla (sull’) sui sugli sulle

Facoltative sono le preposizioni formate Promessi Sposi per l’edizione definitiva,


mediante con: col (con il), collo, colla abbia mantenuto co! (e al plurale co’ per
con 10, con la), coi (con i), cogli, colle coi), ma abbia accolto in tutti gli altri casi
con gli, con le). le preposizioni analitiche con la, con la,
ecc. (SERIANNI 1986b: 29-30).
78. Più precisamente: col regge bene la
concorrenza di con il (BRUNET 1979: 101, 79. Ormai arcaiche le preposizioni sinteti-
SERIANNI 1981: 32), cui è, anzi, preferito in che formate con per: pel (per il), pello,
alcuni sintagmi cristallizzati («col che», pella (per lo, per la), pei (per i), pein, pel-
«su col morale», «col cavolo!», espressio— le (per gli, per le).
ne tn'viale per ‘neanche per sogno!’). Le Pel e pei, d’uso molto raro nell’italiano
altre forme, almeno nell’italiano scritto, contemporaneo (per esempio: «c’è chi gi-
sono ormai confinate all’uso letterario o ra pei cimiteri a staccar foto dalle pietre
toscano popolare. Significativo il fatto tombali», «La Nazione», 28.2.1987; cfr.
che il Manzoni, nel rivedere la lingua dei anche BRUNET 1979: 100), mantengono
133 IV. L’articolo

però una certa vitalità nella poesia del No- 84. Un piccolo problema che può creare
vecento, forse anche per ragioni metriche: qualche imbarazzo e che viene variamen-
«S’arrampicano i convolvoli pel muro» te risolto dai grammatici è il seguente: co-
(Govoni), «ninna—nanna / per il bimbo, me comportarsi quando una preposizione
parola pel compagno» (Saba), «pel mon- semplice regga un titolo (o un toponimo)
do vuoto di significato» (Sbarbaro; tutti in che comincia con l’articolo? E preferibile
MENGALDO 1981: 18, 198, 333). «di (o de) I Promessi Sposi» o «dei Pro-
messi Sposi»? «a La Spezia» 0 «alla Spe-
80. Antiquate anche le forme di plurale zia»? (BRUNET 1979: 103-105).
maschile con apocope postvocalica: a’ Una soluzione può essere quella di ac-
<ai), co’ (<coi), da’ (<dai), de’ (<dei), ne’ compagnare l’espressione articolata con
<nei), proprie della tradizione letteraria un’apposizione: «del romanzo I Promessi
fino a tutto l’Ottocento ed oltre e della Sposi», «sul quotidiano Il Tempo». Ma, a
prosa toscaneggiante. Esempi: «le tran- parte il fatto che in molti casi l’espressio-
quille / opre de’ servi», «co’ silenzi» (Leo- ne diverrebbe artificiosa e pedantesca,
pardi, Le ricordanze, 18-19, 116); «Alle questa scappatoia sarebbe inutile per La
appendici forse de’ giornali politici o a’ Spezia 0 L’Aquila (non potrei dire *alla
placiti delle riviste?» (Carducci, Prose, 1). città La Spezia; e ponendo un di tra appo-
Da notare che il Manzoni accolse nella sizione e toponimo mi ritroverei al punto
revisione linguistica del romanzo le for- di prima).
me articolate con apocope, in quanto Vi è chi è favorevole alle forme staccate,
proprie del fiorentino coevo (VITALE «perché in tal modo rimane intatto il tito-
1986: 36). Si tratta di una delle poche va- lo 0 il nome di cui l’articolo fa parte» (A.
rianti che non riuscirono ad attecchire Camilli, in CAMILLl-FIORELLI 1965: 197).
nell’italiano novecentesco (cfr. anche SE- Ciò potrebbe anche andar bene quando
RIANNI 1986b: 28-29). si rinnovino grafie antiquate (come de i, a
la, su le: cfr. IV.82), ma non certo quando
81. Esclusivamente dell’uso antico. e anche lì si scrive ne il o nei («ne Il deserto dei Tar-
piuttosto rare, le preposizioni sintetiche com- tari», «ne I Malavoglia»), fo'rme pura-
poste con fra, tra (fra!, tralla, fini o fra’, ecc.). mente artificiali; infatti, nel e nei derivano
Ad esempio «fralle sue braccia», nel poeta tre-
centesco Ristoro Canigiani, Il Ristorato.
dal latino (nN ÎLLUM e (I)N ÎLLI: la e appar-
tiene quindi all’articolo (lat. ÎLLUM, ÎLLI,
82. Nell’italiano dei secoli scorsi (e più a lungo, cfr. IV.14), non alla preposizione (ne il in-
al solito, nella tradizione poetica) le preposizio- troduce inoltre un inopportuno distacco
ni articolate (alcune delle quali composte con tra grafia e pronuncia).
li, dove oggi si userebbe i o gli) potevano esse- L’uso consigliato (e seguito) da questa
re scritte in modo analitico: a la, de la, da li, ecc. Grammatica è quello di fondere sempre
(ma la pronuncia non mutava): «a la mia vita
oscura» (Petrarca, Canzoniere, 305 4), «Da la
preposizione e articolo iniziale (almeno
battaglia» (Ariosto, Orlando Furioso, I 14), per i titoli), così come si fa parlando: «il
«Qui su l’arida schiena» (Leopardi, La ginestra, protagonista del Santo di Fogazzaro»,
1) e ancora «ne la notte fonda» (Penna, in MEN- «un articolo sulla Gazzetta di Parma», «il
GALDO 1981: 742). Moravia degli Indifferenti». Quando sia
davvero necessario (per ragioni di scru-
83. Come s’è già osservato, le preposizio- polo documentario, perché si tratta di un
ni articolate condividono gli usi dell’arti- titolo poco noto, ecc.), si può sempre ri-
colo determinativo. A il fiwco, lo zio, l’u- correre all’apposizione o a un attributo:
so, la vetta, le terre corrisponderanno dun- «la cucina del ristorante Al Fogher», «nel-
que: nelfiaoco, allo zio, dell’uso, alla vetta, l’opera verdiana I due Foscari» (o, a se-
dalle terre. Allo stesso modo ci si compor- conda dei casi, «nel verdiano I due Fosca-
ta con i nomi propri (cfr. IV.21—29) o col ri», «nel giovanile I due Foscari», «nel—
possessivo (cfr. IV. 49-59): Giorgio (senza l’ancora acerbo ] due Foscari», ecc.).
articolo) e di Giorgio (con preposizione
semplice), il Ticino (con l’articolo) e sul 85. Nei cognomi formati con un articolo
Ticino (con preposizione articolata), mia (La Rocca, Lo Schiavo, ecc.), l’articolo
figlia e di mia figlia, ecc. non è che un puro relitto etimologico e
IV. L’articolo 134

non interferisce sulla sintassi: quindi «le l’articolo presente in alcuni toponimi o ti-
opere del La Farina» (come si direbbe «le toli di opere straniere. Diremo quindi: «a
opere del Gioberti»), «le opere di La Fa- Le Havre» (come si dice «a Parigi»), «di
rina» (se si preferisce «le opere di Gio- Las Palmas» (come «di Madrid»), «in
betti»). The crucible di Arthur Miller» (come «in
Allo stesso modo, non si terrà conto del- Moby Dick»).
V. L’AGGETI'IVO

1. L’aggettivo è una parola che serve a ri animati e i nomi astratti, le qualità mo-
modificare semanticamente il nome o rali, intellettuali, ecc.): «un brutto lampa-
un’altra parte del discorso con cui ha un dario», «una mela rossa», «un foglio ret-
rapporto di dipendenza sintattica e, nella tangolare», «dei vasi grandi e panciuti»,
maggior parte dei casi, di concordanza «una donna forte e intelligente», «conclu-
grammaticale. Quasi tutti gli aggettivi so— sioni acute e convincenti», ecc.
no infatti parole variabili, dotate di fles- Per moltissimi aggettivi qualificativi, in
sione grammaticale nel genere e nel nu- particolare per quelli che esprimono no-
mero (bello - bella / belli - belle) o anche zioni comuni e generali, è facile indivi-
nel solo numero (felice /felici; per gli ag- duare un antonimo che indica l’esatto
gettivi variabili e invariabili cfr. V.9 sgg.) contrario: bello / brutto, buono / cattivo,
e concordate col nome nel contesto della nuovo / vecchio, caldo /freddo, grande /
frase: «la bella figlia», «il gatto nero», «le piccolo, alto / basso, largo / stretto, ecc.
automobili veloci», «gli imprevisti avveni- b) Gli aggettivi deterrninatiVi"(o indicati-
menti». vi) servono invece a precisare il nome
non sul piano qualitativo, ma in rapporto
Nella classificazione grammaticale dell’anti- alle nozioni di ‘appartenenza’, ‘consrsten-
chità nomi e aggettivi rientravano nella stessa za numerica’, ‘quantità indefinita’, ‘posi-
categoria: i primi come «nomi sostantivi» (indi- zione nello spazio’ rispetto agli interlocu-
canti una sostanza, un’entità animata o inani-
mata), i secondi come «nomi aggettivi», che si
tori, ecc. Possono distinguersi in: I) pos-
aggiungono cioè al nome, come si ricava dall’e- sessivi: «la mia auto», «le vostre prenota-
timologia (ADIECI‘ÎVUM ‘aggiuntivo’ da ADICERE zioni», ecc.; II) numerali, cardinali («due
‘aggiungere’), per indicare una qualità o deter- amici», «ventidue anni») e ordinali («il se—
minazione particolare. condo concorrente che ha tagliato il tra-
guardo», «il sesto giorno della settima-
Le affinità tra nome e aggettivo non si li- na»); III) dimostrativi, ad es. «queste mu-
mitano alla flessione grammaticale: spes- ra», «quella settimana che trascorremmo
so il nome può essere usato come aggetti- insieme», ecc.; IV) indefiniti: «riceverai
vo 0, caso ancor più frequente, l’aggettivo alcune critiche», «mi alleno tutti i giomi»,
può sostantivarsi (cfr. V.45 sgg.). «nessun uomo è immortale», «abbiamo
pochi minuti»; V) interrogativi («quale
2. Gli aggettivi si suddividono tradizional- colore preferisci?», «dimmi quanti anni
mente in due gruppi, quello degli aggetti- hai») ed esclamativi («quale onore!»,
vi qualificativi e quello degli aggettivi de- «che freddo!»).
terminativi. In questa Grammatica gli aggettivi deter-
a) I primi esprimono una qualità partico- minativi vengono trattati, per omogeneità
lare del nome a cui si uniscono, precisan- di classificazione e somiglianza dei rispet-
done ad esempio l’aspetto, il colore, la tivi àmbiti d’uso, insieme con i corrispon—
forma, la grandezza (o anche, per gli esse- denti pronomi: aggettivi e pronomi pos-
V. L’aggettivo 136
sessivi (VIL99 sgg.), dimostrativi (VII.118 aggettivo di relazione è un «aggettivo che
sgg.), indefiniti (VII.14S sgg.), interrogati— ‘traspone’ una preposizione e un nome»,
vi ed esclamativi (VII. 248 sgg.). Degli ag- secondo lo schema: NOME,+preposiz. - NO-
gettivi numerali si tratta nel capitolo ge- ME2 » NOME,+AGG. DI REL. (serata di musi-
nerale sui numerali, il cap. VI. ca —» serata musicale). Conviene però av-
vertire che non sempre il rapporto se-
3. C’è una fondamentale differenza tra le mantico tra un nome e un aggettivo di re-
due classi dei qualificativi e dei determi— lazione è riconducibile a quello espresso
nativi: gli aggettivi qualificativi (e gli ag- da un sintagma preposizionale elementa-
gettivi di relazione: vedi oltre) costituisco- re. Così, ad esempio, le sigarette naziona-
no una «lista aperta», mentre i determi- li non sono, semplicemente, le ‘sigarette
nativi appartengono a una «lista chiusa» della nazione” ma le ‘sigarette prodotte
(cfr. BRINKER 1974: 6). Le possibilità di in- dai monopoli di Stato (della nazione)’.
dividuare e qualificare con un nuovo ag- Va inoltre tenuto presente che:
gettivo un concetto, una caratteristica, a) Il legame tra l’aggettivo di relazione e
una forma, ecc., sono, infatti, teoricamen- il nome da cui esso deriva non è sempre
te illimitate e rientrano nelle normali pro— ugualmente riconoscibile e motivato. Ai
cedure di arricchimento del lessico (tra gli due estremi di un’ideale scala della tra-
aggettivi entrati in uso più recentemente sparenza potremmo collocare, da un lato,
possiamo ricordare ad esempio bionico, gli aggettivi in cui il rapporto di deriva-
informatico, multinazionale, postmoder— zione si mostra in maniera immediata: le-
no; cfr. CORTELAZZO-CARDINALE 1986: 27, gno —> legnoso, Pisa —> pisano; da un al-
95, 115, 136). L’indicazione di nozioni co- tro, gli aggettivi che si formano da una ra-
me «appartenenza», «consistenza nume- dice diversa (di origine dotta, greca 0 lati-
rica», ecc. è invece parte di un inventario na) rispetto a quella del nome: ad esem-
assai ristretto (e difatti gli aggettivi deter- pio caseario “del formaggio’, eburneo
minativi condividono con i relativi prono- ‘d’avorio', ittico ‘del pesce’, cardiaco ‘del
mi la caratteristica di «sistema chiuso», cuore’.
con un numero limitato di elementi: cfr. b) Molto spesso, il nome cui l’aggettivo di
VII.3). relazione si riferisce non viene utilizzato
per i suoi significati propri, ma per la sfe-
4. Gli aggettivi di relazione (o relazionali), ra di significati e di relazioni semantiche
che abbiamo menzionato poco sopra in— che esso richiama in senso lato. Un esem-
sieme con gli aggettivi‘qualificativi, posso- pio: la vita mondana può essere, in acce-
no esserne considerati una particolare sot- zione ristretta, la ‘vita che si trascorre nel
tocategoria. Essi sono aggettivi denomi- mondo’ (in opposizione alla vita ultrater-
nali (nazione -> nazionale, filosofia —> fi- rena, nel linguaggio religioso); ma possia—
losofico) che hanno la proprietà di espri- mo anche dire vita mondana con riferi-
mere una relazione stabile con il nome da mento generico a ‘feste, avvenimenti, di-
cui derivano, riproponendone i contenuti vertimenti della vita di società’ (del cosid-
semantici in una categoria diversa (in altre detto bel mondo).
parole, un aggettivo di relazione traspone c) I principali suffissi con cui si formano
un nome nella forma di determinatore ag- gli aggettivi di relazione non hanno un so-
gettivale). Tra i suffissi con cui si formano lo ed unico significato.
gli aggettivi di relazione ricordiamo: -ale
(fine _» finale), -ico (ritmo ——> ritmico), — 6. Si veda, ad esempio, il suffisso -iano
ista e -istico (molto spesso collegati con un (cfr. XV.41), con cui si formano aggettivi
sostantivo in -ismo: socialismo _» sociali- di relazione derivati da antroponimi del
sta; arte —> artistico, turismo —> turistico), - tipo Verga _» verghiano. Esso indica, ge-
ano (mondo —> mondano, paese -> paesa- nericamente, relazione di appartenenza
no, Italia —> italiano), -oso (ferro —> ferro- alle idee, allo stile, ai concetti, al modo
so, firmo -—> fitmoso, noia —> noioso), ecc., d’agire di un autore letterario, un perso-
cfr. XV.40 sgg. naggio insigne, ecc. Notiamo innanzitutto
che uno stesso aggettivo in -iano può as-
5. Nella definizione di BRINKER 1974: 7, un sumere valori diversi a seconda del conte-
137 V. L’aggettivo
sto: «lo stile manzoniano "del Manzo- da «calore solare» non si può avere *calo-
ni’]», «scrittori manzoniani ‘che si rifan- re più solare o *calore solarissimo); 2)
no alle idee e allo stile del Manzoni’]», non ammette di norma uso predicativo
«una limpidezza di stile quasi manzonia- (non potremmo dire *questo calore è sa-
na [‘quasi degna del Manzoni’]», ecc. — lare). Tali restrizioni vengono meno
Quando un personaggio non è particolar- quando l’aggettivo di relazione è adope—
mente celebre, l’uso dell’aggettivo di rela- rato con funzione qualificativa («verità
zione può assumere una sfumatura scher- solare» —> «verità solarissima», «questa
zosa 0 polemica: «ho dovuto nuovamente verità e solare»; cfr. MIGLIORI… 1963b:
infrangere il divieto cecchigoriang» (dal 145—167; per la posizione dell’aggettivo di
cognome del produttore cinematografico relazione cfr. V.31).
Cecchi Gori; Tullio Kezich, nella «Re-
pubblica», 4.11.1986, 30). — Nel linguag- 8. Nel modificare semanticamente un no-
gio politico, -iano denota ‘appartenenza me, l’aggettivo ha funzione attributiva,
ad una corrente politica’, guidata dal per- cfr. 11.45. Quando si collega ad un verbo,
sonaggio cui si fa riferimento: gli andreot— esso può avere funzione predicativa o
tianì, i fanfaniani, ecc. (dai cognomi degli funzione avverbiale.
esponenti democristiani G. Andreotti e La funzione predicativa dell’a gettivo si
A. Fanfani); «chi avrà scritto questa lette— attua nel predicato nominale in unione
ra sovversiva? un autonomo di Via dei con verbo essere: «la tua auto è veloce») 0
Volsci, un comunista cossuttiano, un orfa- nel complemento predicativo con i verbi
no di Lotta continua?» (G. Zincone, «Eu- effettivi («Mario sembra felice», «mi rie-
ropeo», 29.11.1986, 7; dal cognome del sce difficile crederti»), appellativi («Vedi
deputato comunista A. Cossutta). — Con di non chiamare intelligenti solo quelli che
nomi di autori che hanno fondato corren- la pensano come te» Ojetti, Sessanta,
ti di pensiero, letterarie, ecc., -iano può «posso dirmi felice»), estimativi («10 giu-
talvolta indicare, restrittivamente, ciò che dico utile»), ecc., cfr. 11.42.
è proprio dell’autore, in opposizione a - La funzione avverbiale si ha quando l’ag-
ista, che designa la corrente di pensiero gettivo, trattato come indeclinabile, mo-
nel suo insieme: «la dottrina marxiana (‘i difica attraverso il verbo l’intero signifi-
principi filosofico-politici enunciati da cato della frase («Mario parla difficile»,
Marx’) / «la dottrina marxista» (‘i principi «le automobili correvano forte»; per l’ag-
filosofico-politici che ispirano il movi— gettivo usato come avverbio cfr. XII.24).
mento marxista’). Per l'opposizione tra funzione distintiva
Se già con —iano, suffisso che si collega ad (o restrittiva) e funzione descrittiva cfr.
una sola classe di parole, la raggiera di re- V.32.
lazioni semantiche derivanti dal valore di
base è così ampia, con altri suffissi l’indi-
viduazione di tale valore è addirittura im- Genere e numero dell’aggettivo
possibile; bastino ad esempio le due cop- qualificativa
pie)di derivazioni seguenti (N sta per no-
me : La flessione grammaticale dell’aggettivo
qualificativo ricalca, in modo più sempli-
(a) N=ritmo _» ritmico ‘che ha N., che è pro- ce e meno articolato, quella del nome.
dotto da N’ Possiamo distinguere le classi seguenti:
(b) N=elettricittì —> elettrico ‘che funziona per
mezzo di N'
(a) N=ferro -«> ferroso ‘ricco di N’ 9. 1. Prima classe. E costituita da aggettivi
b) N=noia —- noioso ‘che suscita N’ a quattro desinenze: maschile singolare —o
- femminile singolare -a / maschile plurale
7. Sulla scorta di analoghe considerazioni -i - femminile plurale -e (ad es. bello - bel-
compiute per il francese da Ch. Bally, il lal belli - belle; corrisponde alla classe dei
Migliorini ha identificato per l’aggettivo nomi maschili in -o e femminili in -a del
di relazione italiano due importanti re- tipo gatto - gatta / gatti - gatte).
strizioni grammaticali: 1) esso non può
essere soggetto a gradazioni (ad esempio 10. Come molti nomi in -o, anche alcuni agget-
V. L’aggettivo 138
tivi con la stessa uscita hanno conosciuto nei significa ‘acuto, che è in grado di cogliere
secoli' passati oscillazioni nella terminazione: le sfumature più sottili’: «fiuto fino»,
legg(i)ero, attualmente unica forma possibile, «un’intelligenza fina» (si ricorderà il pro-
si alternava con leggiere e leggieri, e così fiero
con fiere e fieri, veritiero con veritiere e veneri,
verbio: «contadino, scarpe grosse cervello
ecc. Con aggettivi oggi solo in -ento (fraudolen- fino»). Fine invece, oltre a condividere
to, violento) si potevano avere allotropi come con fino il significato di ‘sottile’, vale
violente, frodolente, macilente, turbolente (per anche ‘raffinato’ e, in relazione a quali-
influssodei participi in -ente come pungente. ri- tà intellettuali, “ben educato, che ha un
dente, ecc.; cfr. ROHLFS 1966-1969. 396). Per altri comportamento signorile’: «Amelia se lo
più occasionali esempi di aggettivi uscenti in -e era figurato fine e gentile come la moglie
invece che'… -o cfr. NANNUCCI 1858; 158-164 e e le figlie» (Svevo, Corto viaggio senti-
MOISE 1878: 156-158.
mentale), «Era carina, così fine, così ele—
11. II. Seconda classe. Vi appartengono gante» (Soldati, cit. in BRUNET 1983: 9).
gli aggettivi che hanno due sole desinen-
14. Alcune oscillazioni della lingua antica: gli
ze: -e per il maschile e fermninile singola- aggettivi che oggi escono unicamente in -estre
rel -i per il maschile e femminile plurale (palestre, alpestre) potevano uscire anche in -
(ad es. «un problema semplice», «una co- estro: «entrai per lo cammino alto e silvestro»
sa semplice», «problemi semplici», «cose (Dante), «uno scudier pedestro» (Boccaccio;
semplici»; in corrispondenza dei nomi questi e altri esempi letterari in NANNUC‘CI 1858:
maschili e femminili in -e del tipo il prete, 117-124). Acre oscillava con acro («che pur per
l’arte / i preti, le arti). taglio m’era paruto acro» Dante, Purgatorio,
XXXI 3; acre, dal latino classico ÀCREM, è for-
Alcuni di questi aggettivi hanno nel ma-
ma di origine dotta; la desinenza in -o si ha og-
schile singolare un allotropo in -0. Nella gi solo in agro, che continua popolarmente il
maggior parte dei casi non vi è fra le due latino tardo ÀCRUMZ cfr. CORTELAZZO-ZOLL119791
forme concorrenti alcuna differenza di si— I 17 e 32). Oscillano tutt’ora nell’uso succube,
gnificato, come ad esempio negli aggettivi che risentirà del francese succube. e succttbo
con in- privativo: incolore / incoloro («un che è la forma più tradizionale e raccomanda-
oggetto tangibile, che sia incoloro e ino- bilc («il feto è succttbo dell’ambiente» G. Dor-
doro» Croce, Nuovi saggi di estetica), in- fles, in «Corriere della Sera», 11.8.1986, 3).
sapore / insaporo, ecc.
15. III. Terza classe. Vi rientrano quegli
12. Vi è invece una sensibile differenza aggettivi che al singolare escono in —a sia
fra triste e tristo (quest’ultimo di uso solo nel maschile sia nel femminile, e che al
letterario): il primo significa ‘afflitto, pri— plurale hanno la desinenza -i per il ma-
vo di gioia’ o anche ‘spiacevole’: «uno schile, -e per il femminile (entusiasta / en-
sguardo triste», «una notizia triste»; il se- tusiasti - entusiaste, fascista /fascisti - fasci-
condo, che ha anche un femminile singo- ste: analogamente ai nomi di genere co-
lare trista, designa chi è ‘sventurato’, ma mune del tipo il giornalista - la giornalista
ancor più chi è ‘malvagio’, ‘ciò che è di / i giornalisti - le giornaliste).
cattivo augurio’: «l’anima trista / di Guido Non tutte le grammatiche assegnano gli
o d’Alessandro o di lor frate» (Dante, In— aggettivi in -a ad una vera e propria terza
ferno, XXX 75-76); «in un abbattimento classe, in quanto essi differiscono dagli
che faceva un tristo contrapposto alla aggettivi della prima unicamente per il
pompa de’ loro abiti» (Manzoni, I Pro- maschile singolare in -a (nella prima clas-
messi Sposi, III 9). se li colloca ad es. BARBlERI 1972: 136; li
tratta invece a parte BRUNET 1983: 14-27;
13. Meno chiara è la distinzione semanti- altre trattazioni non ne tengono affatto
ca tra fine e fino (femminile singolare fi- conto).
na), e anche tra i grammatici, come fa no-
tare BRUNET 1983: 7—9, non vi è su questo 16. Fanno parte di questa classe gli agget-
punto accordo generale. Fino sembrereb- tivi: 1) in -ista: «un carattere pessimista»,
be riferirsi a tutto ciò che è ‘sottile’ e ‘mi- «le forze nwrxiste»; 2) in —cida: «la mano
nuto’: «seta fina», «spago fino» (ma «oro omicida», «le azioni suicide dei terroristi»;
fino» significa ‘oro puro’); in relazione a 3) in -ita, con i tonica («il popolo vietna-
qualità morali o a facoltà sensoriali, fino mita») e atona («un atteggiamento ipocri-
139 V. L’aggettivo
ta»); 4) in -asta («sono entusiasta», «un at- ternanza ipocrita / ipocrita s’è continuata
teggiamento iconoclasta»); 5) in —ota («un fino ad oggi, anche se la seconda forma è
discorso idiota», «le città epirote»). sempre più rara (un esempio giornalistico:
1 cinque gruppi qui proposti si ricavano da «certo, non si deve fare dell’ipocrito mo-
FACHE 1973. Anche in questa classe sono ralismo», «Oggi», 3.12.1986, 23; cfr. anche
presenti nella lingua antica delle oscilla- BRUNET 1983: 26-27).
zioni (analogamente a quelle che trovia-
mo peri nomi in —a: cfr. 111.81, con il rinvio 17. Il plurale degli aggettivi variabili può
a NANNUCC11858: 95-100), del tipo entusia- dunque riassumersi nel seguente spec-
sta / entusiasta. epirota / cpiroto, ecc. L’al- chietto:

SINGOLARE PLURALE
MASCHILE -0 -i
I CLASSE
FEMMINILE -a -e
MASCHILE
II CLASSE -e —i
FEMMINILE
MASCHILE -,—
III CLASSE —a
FEMMINILE -e

18. Aggettivi invariabili. Alcuni aggettivi


f) l’aggettivo arrosto (cfr. BRUNET 1983:
rimangono invariati sia nel genere sia nel
numero. Essi sono: 48): «vitella arrosto», «polli arrosto», «sal-
a) pari (con le forme derivate impari e di- sicce arrosto».
spari): «una cifra pari», «dei numeri di—
spari»; «Questa o quella per me pari sono 19. E invariabile nel genere, sempre fem-
/ a quant’altre d’intomo mi vedo» (Piave, minile, anche l’aggettivo incinta. 11 ma-
Rigoletto): schile incinto può adoperarsi solo scher-
b) alcuni aggettivi di colore: amaranto, zosamente, riferito a un uomo oppure a
blu. indaco, lilla, rosa, viola, insieme con un nome maschile che designi una donna:
le coppie ‘aggettivo+nome’ del tipo verde «Ebbe in piena strada un titillio di vomito
bottiglia, grigio ferro, ecc., cfr. XV.126d; che fece appena in tempo a reprimere. —
c) gli aggettivi formati con ‘anti-+nome’: Ci risiamo — pensava, ricordando le tortu-
«mina anticarro», «fari antinebbia»; «le re di quattr’anni prima. — Se non sono in-
tendenze anti-eroe del ’700» (Chabod, cinto anch‘io» (Borgese, Rube‘); «tu non
L’idea di nazione, 17); solo eri incinta ma ti sei sgravato di ‘Luce
d) alcune locuzioni avverbiali che assu- d’agosto’» (Pavese, Lettere); «Marcello
mono funzione attributiva (formate con Mastroianni nel film: ‘Niente paura, suo
le preposizioni da, per, a): «cose marito è incinta’» (<<L’Espresso»,
dappoeo», «due signori perbene»; «ragaz- 10.5.1987, 220); «le udienze di un tal giu-
zino ammodo, il nostro Angelo» (Baldini, dice istruttore sono sospese per tutto il
Il libro dei buoni incontri di guerra e di suo periodo di assenza per maternità [...]
pace; rimane invariato anche il diminuti- Nel frattempo i processi affidati al magi-
vo ammodino: «Era buona, era garbata, strato incinto resteranno a impolverarsi»,
era ammodino» Nieri, Cento racconti po- ecc. («La Nazione», 28.2.1987, 3). Per i
polari lucchesi); nomi di professione maschili riferiti a
e) l’infinito in funzione attributiva avveni- donne cfr. 111.50 sgg. Si pensi anche al
re: «gli anni avvenire»; «prometteva ad maschile scherzoso pillola, cfr. 111.38.
Anna magnifici giorni avvenire» (Mora-
via, cit. in BRUNET 1983: 48); 20. Gli aggettivi composti con due agget-
V. L’aggettivo 140

tivi (con o senza trattino:franco-italiano o fluvioglaciale (da fiume -> fluviale e


francoitaliano) mutano nella flessione ghiaccio —> glaciale, detto delle acque di
grammaticale la sola vocale terminale del fusione dei ghiacciai), ecc. Il tipo di modi-
secondo aggettivo. Il primo resta invaria- ficazione del primo aggettivo non è sem-
to, al maschile in —o per gli aggettivi della pre facilmente prevedibile: da anarchi—
prima classe: piccolo-borghese _» «idee co+sindacalista abbiamo anarco-sindaca-
piccolo-borghesi»; «la lunghissima e glo- lista; socialista si abbrevia in social- (so-
riosa tradizione umanistico-giuridica che cialcomunista, socialimperialista; sul mo-
il Paese presenta» («Il Giornale di Sici- dello degli aggettivi in -le come nazionale,
lia», 1121986, 25); nella forma ambige- musicale, ecc.: «un grosso evento musical-
nere in -e per gli aggettivi della seconda spettacolare», in «Radiocorriere TV», 23—
classe: verdeazzurro -> «sfumature 'ver- 29.11.1986, 122). Dai nomi dei partiti De-
deazzurre». mocrazia Cristiana e Democrazia Prole—
taria possiamo avere nel primo caso sia
21. Il primo aggettivo, nella fusione con il democratico-cristiano sia democristiano,
secondo, subisce spesso, oltre alla perdita nel secondo solo demoproletario (regi-
della variabilità flessionale. anche una de- strato in ZINGARELL119S3: 524). Per questi
curtazione sillabica. composti cfr. XV.126d.
Con gli aggettivi etnici questa decurtazio-
ne può comportare il ricorso a basi di on"- 23. Rimane talvolta invariato, come pri-
gine dotta e latineggiante, in luogo del mo elemento di aggettivi composti, anche
normale aggettivo di relazione; tra i più mezzo: «pozzanghere mezzo seccate»
comuni: Africa (africano) _» afro- («Nella (Montale, I limoni, 5-6). Possiamo però
sua versione folklorica come danza afro- anche trovare «scarpe mezze asciutte»,
cubana la rumba presenta 3 varietà», Di- «bottiglie mezze vuote», ecc. Per altri usi
zionario della Musica-Lessico, I 740); Au- di mezzo, come aggettivo numerale e nel—
stria (austrìaco) —> austro- («la monarchia le indicazioni delle ore del giorno, cfr.
austro-ungarica»); Francia (francese) _— Vl.40b.
franco- («le relazioni franco-italiane»; an- Per il plurale degli aggettivi in -co, -go,
che in composti occasionali: «un genoci- ecc., vale quanto detto sui corrispondenti
dio franco-francese» ‘una strage tra fran- nomi: cfr., per -co, -go, 111.106; per -ca, -
cesi’, «Europeo», 6.12.1986, 116); Giap- ga, 111.92; per -ia, 111.94-96; per -io,
pone (giapponese) -> nippo- (abbrevia- 111.101-104.
zione di nipponico, da Nippon, nome uffi-
ciale del Giappone: «una delegazione mi—
sta nippa—americana», «La Stampa», cit. Accordo dell’aggettivo qualificativo
in BRUNET 1983: 61); India (indiano) _» in-
do- («le lingue …da-europee»); Inghilter- 24. L’aggettivo concorda nel numero e nel
ra (inglese) _» anglo- («la cultura angloa- genere con il nome cui si riferisce: «il gatto
mericana»); Italia (italiano) -> italo- nero» - «la gatta nera» / «i gatti neri» - «le
(«Traffici di droga italo-francesi», «L’A- gatte nere»; «l’uomo felice» - «la donna fe-
rena», 1.12.1986, 2); tra gli aggettivi deri- lice» / «gli uomini felici» - «le donne felici».
vati da un nome di regione italiana ricor- Quando l’aggettivo si riferisce a più nomi,
diamo: Sicilia (siciliano) —+ siculo- (« oe- si deve distinguere:
ti siculo-toscani»); Toscana (toscano _» a) Se i nomi sono tutti dello stesso genere
tosco- («l’Appennino tosco-emiliano», l’aggettivo concorda con essi nel genere
«città tosco-umbro-marchigiane» Caglia- ed assume il numero plurale: «un uomo
ritano, cit. in BRUNET 1983: 63). d’intelligenza e cultura straordinarie»,
«ho comprato un tappeto e due divani
22. Anche negli aggettivi doppi del lin- antichi», «spregiudicatezza e furbizie pro-
guaggio medico e scientifico in genere prie del nostro personaggio» (Morante,
troviamo quasi sempre un primo elemen- cit. in BRUNET 1983: 50). Si parla però di
to di origine culta: gastrointestinale (‘rela- Lingua e letteratura francese, Lingua e let-
tivo allo stomaco e all’intestino’), cortico- teratura angloamericana, ecc., con aggetti-
surrenale (‘della corteccia del surrene’), vo singolare, per gli insegnamenti attual—
141 V. L’aggettivo
mente impartiti nell’Università italiana. labbra vermiglio», «le braccia vostra» (cfr.
b) Se i nomi sono di genere diverso, l’ag- ROHLFS 1966-1969: 399).
gettivo assume il numero plurale e, di
preferenza, il genere maschile; «tale pre-
Posizione dell’aggettivo qualificativo
ferenza» — fanno notare DARDANO-TRIFO-
NE 1985: 133 — «si spiega col valore più vi- 26. Quando si ha una sequenza di aggetti-
cino al ‘neutro’ del maschile rispetto al vo+sostantivo o di sostantivo+aggettivo,
femminile» (per il valore neutro-astratto l’aggettivo si colloca di solito immediata-
del genere maschile cfr. V.46): «un uomo mente vicino al nome cui si riferisce: («ho
e una donna straordinari», «Maria ha ca- visto ieri la bella casa di Mario», «perché
pelli e ciglia biondi»; «giunto all’età dei non metti la gonna rossa?»), mentre con
bilanci e delle riflessioni spassionati» altre combinazioni sintattiche la sua posi-
(<<L’Espresso», cit. in BRUNET 1983: 52). zione può variare; con una frase relativa
Ma si può anche avere, per ragioni d’im— possiamo dire ad esempio sia «il libro che
mediata contiguità sintattica, la concor- ha scritto x. acuto e convincente, ha però
danza dell’aggettivo con l’ultimo nome due difetti», sia «il libro, acuto e convin-
della serie, e quindi il maschile se questo cente, che ha scritto x», ecc.
è un maschile («una sedia e un tavolo ros-
si»), il femminile se esso è femminile («i 27. Nella lingua letteraria dei secoli scorsi la
minerali e le sostanze ferrose»). La con- tmesi tra aggettivo e sostantivo nel gmppo no-
cordanza dell’aggettivo con l’ultimo no- minale semplice rientrava nelle trasposizioni
me al femminile va però soggetta ad una proprie della scrittura poetica, praticate fre-
duplice restrizione: l’ultimo nome deve quentemente tra Sette e Ottocento (cfr. MIGLIO-
RlNl 196321: 545-546): «le gravi per molto adipe
essere plurale, e riferirsi ad un’entità ina- dame» (Parini, La notte, 268); «questa / bella
nimata. Potremo avere dunque «il mobile d'erbe famiglia e d’animali» (Foscolo, Dei Se-
e le sedie rosse» (ma si rischia sempre di polcri, 4-5). Anche nella poesia moderna e con-
ingenerare equivoci: anche il mobile è temporanea può comparire la tmesi, soprattut-
rosso o no?), «l’inquietante movimento to quando l’aggettivo ha funzione predicativa
di autocarri e camionette tedesche» (U. (si veda il paragrafo successivo): «ritte allo stec-
Pirro, in «Paese Sera», 28.7.1986, 5). ma cato / cianciano le 'cornari in capannello: I [...]
Nero avanti a quelli occhi indifferenti / il traino
sono inaccettabili frasi come *gli infer- con fragore di tuon passa» (Pascoli, In capan-
mieri e la caporeparto nuove saranno su- nello, 2-9); «il mare che scaglia a scaglia, livido,
bito disponibili (per «gli infermieri e la ca- muta colore» (Montale, Corno inglese, 10-11).
poreparto nuovi, ecc.»). Nel dubbio, e per
evitare ambiguità, sarà comunque prefe- 28. Quando l’aggettivo assume una forte
ribile attenersi alla concordanza dei nomi indipendenza sintattica, esso può eserci-
di genere non omogeneo con l’aggettivo tare la funzione di «predicato principale»,
al maschile plurale. talvolta anche con l’omissione del nome
e) Quando un solo sostantivo plurale reg- cui si riferisce: «Alta. il cappotto a grandi
ge più di un aggettivo, ciascun aggettivo scacchi scozzesi le modellava morbida-
va al plurale «se il concetto (o oggetto) mente il contorno dei fianchi» (Moravia,
espresso dal sostantivo è il medesimo per cit. in ALISOVA 1967: 267): «Daniel Cohn-
ogni aggettivo: le case vecchie e malfatte» Bendit ha oggi 41 anni. Franco-tedesco,
(Ronn-‘s 1966-1969: 399). Quando invece dirige un quindicinale & Francoforte»
gli aggettivi esprimono oggetti o concetti («La Gazzetta del Mezzogiorno»,
diversi che il nome condensa in un’unica 2.10.1986, 3). L’aggettivo in inizio di frase
forma plurale, essi vanno al singolare: «le svolge funzione predicativa (con ellissi
comunità italiana e tedesca del Tirolo»; del verbo essere) anche in costrutti del ti-
«emissari dei governi irakeno e libico» po: «bella l’auto di Giorgio!» (‘l’auto di
(<<Panorama», 30.11.1986, 54). Giorgio è bella’), «mossi i bacini meridio-
nali; in prevalenza poco mossi i restanti
25. L’aggettivo plurale femminile della prima mari» (nel linguaggio delle previsioni me-
classe poteva nella lingua dei primi secoli ac- teorologiche); un esempio poetico: «zep-
cordarsi con i nomi plurali in -a del tipo le lab- po, il granaio; il vin canta nel tino» (Pa-
bra, le braccia, assumendone la desinenza: «le scoli, Galline, 6; da notare il fatto che, in
V. L’aggettivo 142
una precedente redazione di questa lirica, del tutto scomparsa; ma è stata comune
il Pascoli aveva scritto: «zeppo è il granaio nei secoli passati, e ne troviamo un uso
e il vin canta nel tino»; cfr. NAVA 1978: 96) molto esteso a artire dal Boccaccio (ALI-
SOVA 1967: 258 .
29. Generalmente la posizione non mar- In francese l’aggettivo marcato soggetti-
cata dell’aggettivo qualificativo è dopo il vamente e stilisticamente si colloca di
nome cui si riferisce. Quando un aggettivo preferenza dopo il nome, a differenza
qualificativo precede il nome, esso indica dell’italiano: «un’incantevole eccezione» /
di solito una maggiore soggettività di giu- «une exception charmante» (AL]SOVA
dizio in chi parla o scrive, una particolare 1967: 268).
enfasi emotiva o ricercatezza stilistica («ri-
manendo invariabili il significato lessicale 32. A seconda che precedano o seguano il
e la funzione comunicativa, la differenza nome, molti aggettivi qualificativi posso-
tra posposizione e anteposizione per la no assumere una funzione descrittiva o
maggior parte degli aggettivi qualificativi una funzione restrittiva. Chiariamo subito
si presenta come una opposizione tra la con alcuni esem i questa fondamentale
forma neutra e la forma che include vari distinzione frasi fa] con aggettivo descrit-
significati soggettivi», ALISOVA 1967: 268). tivo, frasi [b con aggettivo restrittivo):
La differenza stilistica e semantica tra fra-
si come «gli occhi neri», «gli alberi alti», e 1 a) le vecchie tubature hanno ceduto
b) le tubature vecchie hanno ceduto
frasi come «i neri occhi», «gli alti alberi»
balza subito evidente: nel primo caso gli (a) i ben addestrati soldati partiranno subito
aggettivi neri e alti qualificano per così di— per il fronte
re oggettivamente i nomi cui si riferisco— (b) i soldati ben addestrati partiranno subito
no (nel senso che la loro informazione è per il fronte
verificabile in base al criterio di «vero» / (a) i poveri ragazzi vivevano male
«falso»; cfr. D’ADDIO 1974: 80); nel secon- b) i ragazzi poveri vivevano male
do gli stessi aggettivi, oltre a qualificare i 4 (a) ho conosciuto la giovane sorella di Mario
nomi cui si riferiscono, mettono in risalto (b) ho conosciuto la sorella giovane di Mario
una tal quale volontà di elaborazione sti-
listica (come ad es. nella lingua poetica) a il buon tempo è finito
di chi parla o scrive. b il tempo buono è finito

30. In latino, la posizione dell’aggettivo rispet- La funzione restrittiva dell’aggettivo si at-


to al nome era piuttosto libera (e comunque tua quando esso aggiunge al nome una
più libera che in italiano e nelle altre lingue ro— qualificazione distintiva e limitativa, che
manze), e anche la distanza dell’aggettivo dal lo individua, tra altri concetti od oggetti o
sostantivo, grazie al sistema di riferimento logi— esseri animati della stessa categoria, co—
co garantito dai casi, poteva essere maggiore.
me l’unico dotato di una certa qualità: «le
tubature vecchie» (e non quelle nuove),
31. Per quanto riguarda la collocazione «i soldati ben addestrati» (e non quelli pri-
dell’aggettivo di relazione (cfr. V.4-7), si vi d’addestramento adeguato), «i ragazzi
osservi che nell’italiano contemporaneo poveri» (e non i ricchi), «la sorella giova-
esso è di norma posposto al nome cui si ne» (e non nella più anziana [o quelle
riferisce: si dice «il calore solare», e non più anzianefi, «il tempo buono» (e non
«il solare calore», in quanto l’aggettivo di quello cattivo).
relazione è portatore di un’informazione Nelle coppie di frasi 3 e 5 osserviamo che
oggettiva, non marcata emotivamente o lo spostamento dell’aggettivo può com-
stilisticamente; l’anteposizione dell’agget- portare, oltre al cambiamento di funzione
tivo di relazione è possibile quando esso (come nelle coppie 1, 2 e 4), anche un ra-
assume funzione qualificativa: «una sola- dicale cambiamento di significato: i sintag-
re verità». Nella lingua letteraria odierna mi poveri ragazzi ‘ragazzi sventurati, da
l’anteposizione dell’aggettivo di relazione compiangere’, e buon tempo ‘il buon tem-
(come ad esempio: «l’africano mare» Vit- po di una volta, il buon tempo andato’
torini, cit. in AURIGEMMA 1.982: 95) è quasi esprimono una qualificazione soggettiva
143 V. L’aggettivo
ed emotivamente marcata, mentre i ri- 35. Bello si adopera anche per segnalare
spettivi tre sintagmi con aggettivo restritti- un mutamento di situazione nelle narra-
vo (frasi [b]) esprimono significati oggetti- zioni: «un bel giorno, mentre camminava
vi del tutto diversi per ciascun aggettivo. verso la scuola, incontrò un branco dei
soliti compagni» (Collodi, Pinocchio),
33. Tra1 significati dell’aggettivo povero «Dunque vogliono farti la pelle? — gli di-
in accezione descrittiva (come nella frase co un bel momento» (Pavese, Paesi
3 [a]) ricordiamo quello di ‘compianto’, tuoi). In unione col sostantivo mezza,
riferito a un defunto: «il povero, come al- bel(lo) designa il momento centrale o
tri dice, o, come dico io, il felicissimo En- culminante di un’azione: «nel bel mezzo
rico terminò il di 26 del passato la sua cor- della cena, ho ricevuto la tua telefona-
ta vita» (Leopardi, [.;ettere) «la giovane ta». Il suo uso come aggettivo intensifi-
vedova, per non rimanere troppo sola catore è già nella lingua antica: «Le
nella sua bellissima casa, aveva preso a vi- portò cin uecento be’ fiorini d’oro»
vere con sé una decaduta parente del suo (Boccaccicî), «Datemi un bel sì o un bel
povero marito» (Cantoni, Opere); «mio no» (Gelli; entrambi gli esempi in FOR-
padre, appena moriva una persona, im- NACIAR118812 31).
mediatamente aggiungeva al suo nome la Insieme con la congiunzione coordinativa
parola ‘povero’; e si arrabbiava con mia e e un participio passato, bello conferisce
madre, che non faceva così. Era, quella al participio un aspetto «perfettivo» (se-
del ‘povero’, un’abitudine molto rispetta- gnala cioè la totale compiutezza ed esau-
ta nella famiglia di mio padre: mia nonna, rimento dell’azione): «è bell’ e fatto» (‘è
parlando d’una sua sorella morta, diceva fatto del tutto’); «si spera che ci farai la
invariabilmente ‘Regina poveretta’ e non garbatezza di farti trovare bell’e morto e
la nominava mai altrimenti. Galeotti di- con la bocca spalancata» (Collodi, Pinoc-
venne dunque ‘il povero Galeotti’ un’ora chio, 48); «quando vedo un tipo come
appena dopo la sua morte» (Ginzburg, quella lì, con quegli occhi, con quella figu-
Lessico famigliare, 55-56). .l’ho bell’e giudicato… tac!.. come si
Si noti che la funzione dell’aggettivo re- prende una fotografia» (Morana, Gliin-
strittivo è simile a quella esercitata, nella differenti, 70). .
sintassi del periodo, dalla frase relativa li-
mitativa (cfr. XIV.249) e che, allo stesso 36. Quando si adoperano come intensifi-
modo, l’aggettivo descrittivo può facil- catori, molti aggettivi qualificativi diven-
mente commutarsi in una frase relativa gono quasi sinonimi, e la scelta dell’uno o
esplicativa: «le mura vecchie crollarono» dell’altro dipende, più che dal significato
—> «le mura che erano vecchie (non quelle individuale, dal loro uso in locuzioni cri-
nuove) crollarono»; «le vecchie mura stallizzate; si vedano ad esempio le tre
crollarono» _, «le mura, che erano vec- frasi seguenti:
chie, crollarono».
(a) «c’è alta pressione sull’Adriatico»
34. Alcuni aggettivi qualificativi (tra i più (b) «c’è forte pressione sull’Adriatico»
comuni bella e buono: ma anche alto, for- (e) «c’è grande pressione sull'Adriatico»
te, piccolo, grande, certo, discreto, ecc.)
possono essere adoperati non per indicare Tutte e tre le frasi sono in sé accettabili,
una precisa qualità o concetto, ma una ma solo la prima, in cui troviamo il sin-
particolare intensificazione del concetto o tagma cristallizzato alta pressione, espli-
dell’immagine espressi dal nome. Quan- me il concetto tecnico di ‘alta pressione
do sono adoperati in questa accezione, es- isobarica’; le altre due comportano una
si si collocano normalmente prima del no- connotazione soggettiva (di quantifica-
me: «adesso ti preparo una bella mine- zione intensiva del concetto di ‘alta pres—
stra»; «una buona decina di metri» (0 an- sione’). Diverso risultato avremmo po-
che «una decina di metri buoni»); «Aveva sponendo i tre aggettivi: con pressione al-
un manto reale di circa un metro di lun- ta otterremmo una frase ai limiti della ac-
ghezza: eppure ne strascicava per terra al- cettabilità (la pressione alta può essere,
meno due buoni terzi» (Collodi, Opere). propriamente, solo. quella sanguigna),
V. L’aggettivo 144
mentre negli altri due casi le frasi appari- (a) «un forte profumo» (‘un profumo inten-
rebbero semplicemente insolite e di tono 3 so )
enfatico. Vediamo altri tre esempi: (b) «ui)i profumo forte» (‘un profumo acu-
to’
(a) «l’alto cordoglio del presidente della Re-
(a) «l’alta pressione mi dà il mal di testa»
pubblica» 4 (‘la pressione atmosferica’)
(b) «il forte cordoglio del presidente della Re- (b) «la pressione alta mi dà il mal di testa»
pubblica» (‘la pressione sanguigna’)
(c) «il grande cordoglio del presidente della
Repubblica»
(a) «hai fatto un grosso errore» (‘un grande
5 errore’)
Delle tre frasi, la prima sarebbe quella (b) «hai fatto un errore gr03so» (‘un grande
più appropriata ad un uso ufficiale e so— errore”, ma anche ‘un errore grossola-
lenne (il cordoglio è alto in quanto no’)
‘profondo’, ma anche perché chi lo prova
è un’alta personalità dello Stato; per que- (a) «lavorerò tutta la santa settimana»
st’uso onorifico dell’aggettivo alto ricor- 6 (‘proprio tutta la settimana’)
(b) «lavorerò tutta la Settimana Santa» (‘la
diamo un esempio dantesco: «onorate settimana prima di Pasqua’)
l’altissimo poeta», Inferno, IV 80). Inac-
cettabile risulterebbe in tutti e tre i casi la (a) «questa è una vera notizia!» (“questa si
posposizione dell’aggettivo. Ci troviamo 7 che è una notizia’)
comunque di fronte a tre aggettivi inten- (b) «questa è una notizia vera» (‘non falsa’)
sificatori quasi-sinonimi: come contro-
prova, citeremo un sintagma cristallizza- Nella coppia 5 abbiamo un esempio di
to, ad es. «l’alto Patronato del Presidente come un aggettivo possa essere biposizio-
della Repubblica»; in esso alto non signi- nale in uno dei suoi significati (‘grande’),
fica ‘forte’, ‘profondo’, ma è attributo ma tenda ad assumere una sola posizione
onorifico di una alta carica istituzionale, e quando ha un’altra accezione. Nella cop-
quindi non può essere un quasi-sinonimo pia 6, frase (b), ci troviamo di fronte ad
di altri intensificatori: inaccettabili risul- un aggettivo che fa parte di un nome pro-
terebbero frasi come *il forte Patronato prio in una sequenza cristallizzata (del ti-
del Presidente della Repubblica, *il gran- po la Casa Bianca ‘la sede del presidente
de Patronato del Presidente della Repub- degli Stati Uniti d’America’), e dunque la
blica, ecc. sua posizione è obbligata. Proprio la posi-
zione fissa dell’attributo in queste unità
37. In molti casi la distinzione tra funzio- lessicali superiori ‘nome+aggettivo’ e ‘ag-
ne intensificatrice e funzione qualificativa gettivo+nome’ permette talvolta la crea-
(descrittiva o restrittiva) dipende dall’op- zione di giochi di parole costruiti sulla ri-
posizione anteposizione / posposizione, e presa dello stesso aggettivo oppure sul
lo spostamento dell’attributo dall’una al- suo antonimo; si vedano gli esempi se-
l’altra posizione muta l’intero significato guenti, basati sulle serie vecchia gloria,
della frase. Vediamo alcune coppie di fra- giovedi grasso, Botteghe Oscure (la ‘sede
si &frase [a]: funzione intensificatrice; fra- centrale del Pci’ a Roma, in via delle Bot-
se b]: funzione qualificativa): teghe Oscure): «il rischio delle vecchie
glorie è di essere glorie vecchie» («La Re-
(a) «prendiamo un quadrato di una certa pubblica», 4—5.1.1987, 30; ci si riferisce al
1 grandeua» (‘abbastanza grande') rendimento fisico di alcuni campioni di
(b) «prendiamo un quadrato di una gran- calcio); «era un magro giovedì grasso»
deua cena» (“una grandezza precisa’)
(De Marchi, Demetrio Pianelli, 7; ma-
gro=‘triste’); «rendiamo chiare le Botte-
(a) «la dolce acqua del lago» (di tono poeti-
co: si pensi ad esempio al celebre verso ghe oscure» (slogan politico dell’ultrasini-
2 petrarchesco «Chiare, fresche e dolci ac- stra negli anni Settanta).
que») Nella coppia 7 si osserverà come due si-
(b) «l’acqua dolce del lago» (in opposizione gnificati distinti (‘una notizia vera e pro-
all’acqua salata del mare) pria’ e “una notizia non falsa’) assumano
145 V. L’aggettivo
di preferenza una diversa collocazione; gli aggettivi etnici, di nazione, ecc. vengo-
ciò nonostante, un particolare profilo in- no di regola sempre per ultimi), abiti esti-
tonativo o un diverso contesto permette- vi femminili; NOME+AR+AQZ decisione mi-
rebbero una ma giore libertà di posizio- nisteriale definitiva, superficie lunare pol-
ne; significato (5: «questa è una notizia verosa. Non si possono invece avere:
vera!» (con un accento particolarmente N+AQ+AR (decisione definitiva ministeria-
marcato su <<questa»); significato (b): le), e N+AQ+AQ (*una voce forte decisa).
«questa è una vera notizia, non falsa co— Una sequenza N+AQ+AR come decisione
me quella di prima», «questa è la vera sto- definitiva ministeriale è in realtà sempli-
ria di come sono andati i fatti». cemente meno probabile di quella
N+AR+AQ: decisione ministeriale definiti-
38. Ricordiamo ancora due caratteristi- va, ma non del tutto inaccettabile. Diver-
che degli aggettivi anteposti (ALISOVA samente stanno le cose con la sequenza
1967: 260 e 262): 1) essi non possono sus- N+AQ+AQ, che si può avere solo quando il
sistere nella frase senza il nome cui si rife- secondo aggettivo ha funzione restrittiva:
riscono, cioè non possono in nessun caso «delle scarpe marroni grandi» (‘non pic-
essere sostantivati (cfr. V.45 sgg.): «una cole’). In caso contrario, dovremo coordi-
bella pastasciutta» —> *una bella; 2) gli ag- nare i due aggettivi con la congiunzione
gettivi intensificaton' anteposti esprimo- («una voce forte e decisa») oppure inseri-
no spesso un contenuto semantico simi- re tra di essi una pausa (graficamente,
le a quello dei suffissi accrescitivi e di— una virgola: «una voce forte, decisa»).
rninutivi: «un bello schiaffo» — «uno
schiaffone», «una gran nebbia» _ «un 41. Nella lingua antica e letteraria con
nebbione», «un piccolo discorso amiche- due aggettivi qualificativi coordinati si
vole» — «un discorsetto amichevole», ecc. poteva avere l’ordine AQ+N+c0ngiunzi0-
ne+Ao: «gravi cose e noiose», «una bellis-
39. Quando due o più aggettivi seguono sima fontana e chiara» (due esempi di
un nome. essi assumono un ordine di suc- Boccaccio, citati in ROHLFS 1966-1969:
cessione abbastanza rigido in ragione del— 984); «Dipinte in queste rive / son dell’u-
la loro funzione (aggettivo di relazione, mana gente / le'magnifiche sorti e pro-
aggettivo qualificativo semplice, aggetti- gressive» (Leopardi, La ginestra, 49-51).
vo restrittivo, ecc.) e del loro rapporto di
dipendenza logica dal nome. Ad esem— 42. Tipica della lingua poetica e della pro-
pio: «— Che cosa ha provato a riawicinar- sa d’arte è l’accumulazione di tre o più
si adesso a quegli avvenimenti? — Un im- aggettivi qualificativi per coordinazione
patto emotivo terribile» (<<Panorama», asindetica: «quanto l’ispirazione dell’A-
30.11.1986, 76). Nella sequenza impatto - riosto è distaccata e serenamente oggetti-
emotivo — terribile ragioni di dipendenza va, altrettanto soggettiva lirica appassio-
logica impongono l’ordine di successione nata e quella del Tasso» (Sapegno, Letter.
degli aggettivi: il primo sintagma con ag— italiana, 293); «pensate che il Generale
gettivo relazionale, impatto emotivo (‘im- giace immoto, cerea, disfatto, là tra i fune-
patto ricco di emozione’), viene modifica- bri lumi nella stanza di Caprera» (Car—
to semanticamente da un aggettivo quali- ducci, Prose, 928).
ficativo: il nome viene dunque doppia-
mente precisato, ma secondo un ordine
gerarchico. L’aggettivo e il nome

40. Nello studiare i rapporti sintattici fra La grande affinità di forme e impieghi
aggettivo di relazione (AR) e aggettivo esistente tra aggettivo e nome fa sì che le
qualificativo semplice (AQ), BRINKER due Categorie spesso assumano l’una le
1974: 12-13 fornisce un elenco delle pos- funzioni dell’altra. La contiguità sintattica
sibili combinazioni fra i due tipi: e il costante riferimento dell’aggettivo al
NOME+AR+AR: Comunità economica eu- nome sono di per sé responsabili, come si
ropea, Conferenza episcopale nazionale, vedrà, di tutta una serie di costrutti ellitti-
patrimonio lessicale italiano (si noterà che ci in cui il nome rimane inespresse.
V. L’aggettivo 146
43. L’uso del nome come aggettivo e me- me astratto: ciò che è bello _» il bello (‘la
no comune e comporta quasi sempre un bellezza’), ciò che e‘ giusto -—> il giusto ‘la
processo di sostituzione tra le due catego- giustizia’; così il latino e il greco conosce-
rie, non di ellissi nel contesto della frase vano aggettivi neutri sostantivati del tipo
(come per molti aggettivi nominalizzati). BÒNUM ‘il bene’, MÀLUM ‘il male’, tò kalòn
Si veda questo esempio pirandelliano: ‘il bello’, ecc.).
«[LA GIOVANE SIGNORA]. Ti sono parsa
crudele? — [L’UOMO IN FRAK]. No, Donna 47. Rientra in quest’uso (pur indicando di
[...]. Io ho detto ‘donna’ per correggere il solito una sfera di valori semantici più
tuo ‘crudele’» (Sogno [ma forse no], VI ampia di quella di un nome astratto) an-
105). Altri esempi di nomi adoperati ag- che uno dei tipi più recenti di sostantiva—
gettivalmente: «così briciola comlera» zione dell’aggettivo, proprio del linguag-
(Nievo, Le confessioni d’un italiano, gio filosofico e sociologico degli ultimi an-
42;=mingherlino); «oltre a essere per sua ni: il politico ‘la sfera di relazioni sociali e
natura invidiosa e ve.vpa» (De Marchi, di comportamenti che hanno che vedere
Demetrio Pianelli, 18;=cattiva, pungente con la politica’, il privato ‘la dimensione
come una v.); «tutto quell’esibito bollore della vita privata di un individuo, dalle re-
di menti bambine che si sentivano cresce- lazioni familiari ai divertimenti, ai proble-
re» (Bufalino, Diceria dell’untore, 88); mi psicologici’ (in opposizione al politico
«Com’è alto il dolore. / L’amore, com’è e al pubblico), ecc. Si tratta di un uso
bestia» (Caproni, Senza esclamativi, 1-2; estensivo del normale tipo di nominaliz-
per altri esempi cfr. BRUNET 1983: 4). zazione dell’aggettivo, in cui l’aggettivo
assume valore neutro e collettivo.
44. Nella lingua antica i nomi propri in funzio- Nel linguaggio filosofico e sociologico
ne attributiva (del tipo la famiglia Rossi) pote- questo nuovo uso (che ha conosciuto nel-
vano divenire aggettivi concordati col nome cui l’ultimo decennio una notevole espansio-
s’accompagnavano: la famiglia Arcimbolda, la
casa Orsina, le nozze Aldobrandine (dai cogno-
ne, specie nei giornali) si è affermato in
mi Arcimboldi, Orsini, Aldobrandini). Così il particolare per influenza del linguaggio
toponimo Rocca Costanza (Pesaro) ha origine filosofico tedesco, dove aggettivi sostanti-
nel nome del suo fondatore Costanzo Sforza; vati (di genere neutro) come das Politi-
cfr. ROHLFS 1966-1969: 399. sche (“il politico’), das Weibliche (‘il fem-
minino’) sono da tempo molto comuni.
La sostantivazione dell’aggettivo è invece Del 1939 è il saggio di Carl Schmitt Die
assai più frequente. Vediamo i casi princi- Kategorien des Politisches, tradotto in Ita-
palr: lia nel 1976 come Le categorie del politico.
Un’antologia di testi dal titolo Il politico,
45. I. Si può parlare propriamente di ag— a cura del filosofo M. Tronti, ha visto la
gettivo sostantivato (o nominalizzato) luce nel 1979 (dall’Introdazione del cura-
quando il rapporto semantico tra la nor- tore: «Il politica ha una storia borghese.
male funzione attributiva e l’uso sostanti— Non si può arrivare subito a un politico
vato dell’aggettivo è ancora ben vivo, tra- ‘altro’ senza aver attraversato e speri-
sparente e motivato; ad esempio: mentato quello che già c’è [...]. Che cos’è.
— «il caldo», «il freddo» / «un clima cal- dunque il politico borghese moderno? E
do», «un tè freddo»; tecnica più macchina, ceto politico più
— «un povero», «un ricco» / «un uomo meccanismo di dominio, la politica più lo
molto povero»; Stato» TRONTI 1979: I 1 e 3-4). Nel 1980 è
— «l’infelice», «lo sventurato» / «una ra- poi uscita una raccolta di saggi di autori
gazza sventurata»; vari intitolata Il trionfo del privato.
— «un giovane», «un vecchio» / «una Alcuni esempi giornalistici: «Il morotei-
macchina nuova o vecchia?»; smo, in senso filosofico prima ancora che
— «l’estetica è la scienza del bello» / «un politico, non era stato alla sua maniera
bel quadro» / «una bella giornata». una strategia dell’attenzione per il negati-
vo, volta a procrastinare e diluire il male
46. II. L’aggettivo sostantivato maschile per adattarlo a poco a poco alle condizio-
può sostituire (con valore neutro) un no- ni italiane?» (E. Bettiza, in «Corriere del-
147 V. L’aggettivo

la Sera», 23.11.1986, 1); «pronti a tutto nisce informazioni per ottenere tratta-
pur di sfuggire alla routine del quotidia— menti di favore e decurtazioni della pena
no» («L’Espresso», 30.11.1986, 143); «l’e- (i pentiti della mafia).
mersione politica del religioso» (G. Baget
Bozzo, nella «Repubblica», 15.3.1986, 8); 50. IV. Molto comune è l’uso sostantivato
«gli uomini del sindacato dicono: nel re— degli aggettivi al plurale, con cui ci si rife-
gionale (Arese, Pomigliano) e nel nazio- risce di solito ad un’intera categoria di es—
nale (vertici sindacali a Roma) c’è un’am— seri animati: i ricchi e i poveri. i vivi e i
pia disponibilità a concludere la trattati- morti, le bionde e le brune. Questi signifi-
va» (G. Bocca, nella «Repubblica», cati possono esprimersi anche con il sin-
11.4.1987, 4). Altri esempi in CORTELAZ- golare: il ricco (‘i ricchi’), il sapiente (‘i sa-
zo 1983: 84. pienti’); «Per Te sollevi il povero / al ciel,
ch’è suo, le ciglia» (Manzoni, La Penteco-
48. III. In molti usi sostantivati dell’agget— ste, 121—122); «La sua Parola sarà una ver-
tivo si rawisa facilmente un’ellissi del no- ga che percuoterà il violento; con il soffio
me: «le dita della (mano) sinistra», «un ti- delle sue labbra ucciderà l’empio» (Mes-
ro col (piede) destro», «una (linea) retta/ sale festivo, 17).
curva», «nel (territorio/ distretto) Milane-
se, Fiorentino», ecc. (cfr. FORNACIARI 51. Ricordiamo, nel linguaggio politico,
1881: 23-24), «la (ferrovia / tranvia / linea) l’uso dell’aggettivo di colore sostantivato
circolare», «la (squadra) mobile», ecc. i verdi, per designare gli appartenenti alle
Si sottintende il sostantivo periodo nei associazioni ecologiste: il nome è ispirato
nomi delle età preistoriche: il Neolitico, il a quello degli analoghi movimenti ecolo-
Paleolitico, il Permiano, ecc.: «vi è mai gisti tedeschi, riuniti nel partito dei Gril-
stato un momento in cui uomini del neoli- nen (letterahnente ‘verdi’): «il movimen-
tico si sono chiesti se il neolitico era già to ecologico dei ‘verdi’ [...] promette di
cominciato?» (Vittorini, Le due tensioni. diventare il quarto partito tedesco»
Appunti per una ideologia della letteratu- («Corriere della Sera», 23.5.1982, cit. in
ra). CORTELAZZO-CARDINALE 1986: 199; cfr. an-
che GUALDO 1985). Gli arancioni sono gli
49. L’ellissi del sostantivo (con l’occasio- ‘appartenenti alle comunità religiose di
nale nominalizzazione dell’aggettivo) si ispirazione indiana’, così chiamati per il
produce spesso per evitarne la ripetizio- colore delle vesti: «Ecco gli ‘arancioni’
ne: «Ecco che si accostano due ragazze, fieri del loro nome nuovo, sempre vestiti
timide timide, una bruna e l’altra bionda. con una gamma di colori fra il rosso e il
La bruna aveva un corpetto di velluto ne- giallo» (<<L’Espresso», 16.8.1983, cit. in
ro [.] La bionda non aveva nemmeno la CORTELAZZO—CARDINALE 1986: 14). Più an-
borsetta» (Moravia, cit. in ALISOVA 1967: tico l’uso politico degli aggettivi sostanti-
254); «Le confessioni religiose diverse vati rosso ‘comunista’ / nero ‘fascista’; si
dalla cattolica» (“dalla confessione cattoli- vedano questi due esempi: «cominciaro-
ca”, Costituzione, art. 8). In questi casi no il dottore, il cassiere, i tre o quattro
l’articolo ha valore di dimostrativo, cfr. giovanotti sportivi che pigliavano il ver-
IV.17b. mut al bar, a parlare scandalizzati, a chie-
Tra le creazioni recenti del linguaggio dersi quanti poveri italiani che avevano
giornalistico, per questi costrutti ellittici, fatto il loro dovere fossero stati assassina—
ricordiamo (detenuti) politici / comuni, ti barbaramente dai rossi»; «trattandosi di
ecc.: «Alla sbarra compaiono sette ‘politi- morti, sia pure neri, sia pure ben morti,
ci’ [..] un ‘comune’» («Corriere della Se- non poteva far altro» (Pavese, La luna e i
ra», 26.11.1986, 5). Pentito s’è detto, in un falò, 65 e 69).
primo tempo, solo come forma ellittica
per (terrorista) pentito (‘terrorista che, 52. Inoltre:
dissociandosi dalla causa della lotta arma- a) Si adopera l’aggettivo sostantivato al
ta, decide di collaborare con la Giusti— plurale anche per indicare i nomi di po-
zia’), ma designa ormai generalmente polo: gli italiani, i pugliesi, i baresi; i fran—
l’imputato che, durante un processo, for- cesi, i parigini; gli americani, i californiani,
V. L’aggettivo 148
ecc. (per l‘uso di maiuscola o minuscola la gassosa
cfr. l.l94h). la pedana
[>) Al maschile singolare e con articolo la tramontana
determinativo l’aggettivo etnico sostanti—
vato designa anche una lingua o un dia— Molti di questi nomi si sono formati per
letto: l’italiano, l’inglese, il russo; il mila- ellissi del sostantivo cui si riferivano (o si
nese, l’ascolano, il romanesco (l’articolo riferiscono ancora implicitamente): (ac—
manca o può mancare se l’etnico è intro- qua) fontana, (formaggio) latticino, (chie—
dotto da verbi come parlare. scrivere o se sa) cattedrale (da cattedra ‘sedia vescovi-
è retto da in: parlare francese, tradurre in le’, simbolo del potere del vescovo), (col-
francese, come si dice ‘grillo" in francese?. tello) rasoio, ecc. Qualcuno di essi conti-
Cfr. anche IV.72e). , nua ad usarsi, con altra accezione, anche
c) L’aggettivo etnico sostantivato al sin— come aggettivo: «la capitale d’Italia» /
golare può designare infine: 1) ‘gli stra— «una scoperta d’importanza capitale»,
nieri’ in accezione ostile (‘nemici, truppe «uno stretto di mare» / «un passaggio
in armi, esercito invasore’): «il tedesco stretto», eéc.
scambia la disfatta dell’esercito per la di—
sfatta della nazione» (Bocca, Storia dell’I- 54. L’aggettivo sostantivato può regolar-
talia partigiana, 13); 2) il tipo etnico inteso mente reggere un comune aggettivo qua-
come tipo paradigmatico, specie nel lin- lificativo, sia nell’ordine AGG. QUAL.+AGG.
guaggio colloquiale: «il romano e amante SOST. («il povero sventurato») sia in quello
della buona tavola», «il tedesco è un gran AGG. SOST.+AGG. QUAL. («il barbero benefi-
lavoratore», ecc. CO»).

55. Si ricorderanno, ancora, le locuzioni


53. V. Alcune forme hanno un uso così del tipo «il bello è che...», «lo strano è...»,
frequente come aggettivi sostantivati che ecc.: «Il difficile è trovare il centro della
finiscono col perdere la loro funzione pri- propria anima» (Tarchetti, Fosca, 21); «il
maria per entrare stabilmente nella cate- bello in campagna è che tutto ha il suo
goria dei sostantivi. In questo modo si so— odore», «Lo strano era che Guido se ne
no originati numerosi nomi in cui non vantava» (due esempi di Pavese, citati in
sempre sarebbe facile riconoscere un ori— BRUNET 1983: 3-4).
ginario aggettivo sostantivato: ad esem-
pro:
I gradi dell’aggettivo ela comparazione
il ballatoio
il bianco («il bianco dell'occhio»)
il boccale 56. I concetti espressi dagli aggettivi qua-
i bovini lificativi, così come quelli espressi da mol-
il breve (‘documento emesso da un’autorità ti awerbi (cfr. XII.63), possono essere
pontificia () principesca’) soggetti ad una gradazione secondo la mi-
il cantante sura o l’intensità della qualità posseduta.
il chiaro («il chiaro del giorno») Fermo restando che le possibilità di in-
il giornale tensificare una qualità, sul piano linguisti-
I ’intendente
il largo (‘piccola piazza") co-espressivo, sono virtualmente illimita-
i latticini te, per l’aggettivo qualificativo la gram-
il litorale matica ha codificato tre modalità funzio-
il Natale nali di espressione della qualità, ossia tre
l'ordinaria («Marco Rossi. ordinario di Mine- tipi di gradazione (0 gradi): grado positi-
ralogia») va, in cui la qualità è espressa senza parti-
il rasoio colare riguardo alla sua quantità 0 inten-
lo stretto («uno stretto di mare»)
la capitale
sità (e nessun segnale esterno interviene a
la cattedrale modificare l’aggettivo): «Maria è simpati—
la chiara («la chiara dell’uov0») ca», «Giorgio è un uomo ambizioso»;
la collana grado comparativo, in cui la gradazione
la fontana intensiva della qualità viene messa a con-
149 V. L’aggettivo
fronto con quella posseduta da un altro secondo temine di paragone può essere
termine di paragone («Mario e meno in- introdotto dalla preposizione di o dalla
telligente di Anna») 0 con un'altra qualità congiunzione che.
posseduta dallo stesso soggetto («Mario è La preposizione di si adopera di prefe-
più fitrbo che intelligente»); grado super- renza quando:
lativo, in cui la gradazione intensiva viene a) il secondo termine di paragone e costi-
espressa al suo massimo, in senso assolu- tuito da un nome o da un pronome non
to 0 relativo («Anna è intelligentissima»; retti da preposizione: «Mario è più esper-
«il poeta più sentimentale di tutti»). to di Luisa», «meno alto di me», ecc.;
Per l’espressione del secondo termine di b) il secondo termine è un avverbio: «più
paragone cfr. anche XIV.214 sgg. esperto di prima»; «più stupidi di così si
muore» (battuta ricorrente del celebre at-
tore comico dei primi decenni di questo
Grado comparativo secolo Ettore Petrolini).
Si adopera invece la congiunzione che
57. Il grado comparativo dell’aggettivo quando: '
serve a mettere in relazione due termini, a) il secondo termine di paragone è un
secondo l’intensità di una qualità posse— nome o pronome retto da preposizione:
duta da entrambi, nella stessa misura «Mario è più gentile con me che con te»;
(«Maria è bella come Paola») oppure in b) si mettono a raffronto non due nomi
misura diversa («Maria è più bella di Pao- caratterizzati dall’aggettivo qualificativo
la», «Maria è meno bella di Paola»). («Mario è meno religiosa di Gino») ma
I gradi di comparativo di maggioranza e due qualità riferite in misura differente
comparativo di minoranza sono i due allo stesso nome (che funge, per così dire,
gradi per mezzo dei quali esprimiamo la da termine di paragone rispetto a sé stes-
relazione di non-uguaglianza tra i due ter- so): «Mario è più fi4rbo che intelligente»;
mini. La formula con cui possiamo riassu- «un’occasione più unica che rara»;
mere la relazione di non-uguaglianza vale c) si paragonano fra loro parti del discor-
sia per l’uno sia per l’altro (‘A è più [o so che non siano aggettivi (avverbi, ver-
meno] forte di / che B’) e li distingue net- bi): «l’ha detto più per scherzare che per
tamente dalla relazione di uguaglianza offenderti», «mi piace meno dirà che pri-
(‘A è tanto forte quanto B’), espressa, per ma» (ma si può dire anche «meno ora di
l’appunto, dal grado comparativo di prima»); «Far poesia è diventato per me,
uguaglianza. Piuttosto che di tre gradi di- più che mai, modo concreto di amar Dio
versi di comparazione, dovremo dunque e i fratelli» (Rebora, Le poesie).
parlare di due procedimenti comparativi
distinti, di cui uno, quello della non-ugua— 59. Il. Comparativo di uguaglianza. Il
glianza, è simmetricamente strutturato comparativo di uguaglianza non compor-
nelle forme complementari di maggio- ta alcuna forma di alterazione dell’agget—
ranza / minoranza: dire «Mario è più bel- tivo, ma semplicemente la messa a con-
la di Gino» o «Gino è meno bello di Ma- fronto di qualità possedute in egual misu-
rio» è, sul piano dei contenuti semantici, ra da entrambi i termini della compara-
del tutto equivalente; anche se di solito, a zione.
parità di relazioni semantiche, si preferi— Il secondo termine di paragone è intro-
sce ricorrere al tipo che sembra più im— dotto di norma dagli awerbi quanto e co-
mediatamente idoneo ad esprimere l’idea me: «tuo fratello è capace quanto te», «ho
di ‘non-uguaglianza’, quello intensivo del un’auto veloce come la tua». Il primo ter-
comparativo di ma gioranza (cfr. TEKAV- mine di paragone può essere preceduto
CIC 1980: II 115-116 . Il grado comparati- dalle forme correlative tanto, altrettanto
vo dell’aggettivo può dunque ripartirsi in: (con quanto) e così (con come), che sono
però ridondanti: «una camicia (tanto) co-
58. I. Comparativo di maggioranza e stosa quanto la tua», «io sono (cosi) indi-
comparativo di minoranza. Si formano gnato come te». Le forme correlative so-
aggiungendo rispettivamente gli awerbi no invece necessarie quando si mettono a
più o meno all’aggettivo qualificativo. Il confronto due qualità dello stesso sogget-
V. L’aggettivo 150
to: «un’auto tanto veloce quanto silenzio- aggettivo dimostrativo (cfr. IV.17): «il più
sa», «un giudizio così preciso come sinte- bravo» (“quello, di tutti, più bravo’).
tico». Quando il secondo termine di riferimen-
Talvolta il grado comparativo di ugua- to è espresso, esso è introdotto dalla pre-
glianza può mettere in relazione due posizione dio, con accentuazione del va-
comparativi di maggioranza o minoranza lore partitivo, da tra /fra («il più bravo fia
in relazione a un terzo termine di raffron- tutti», cfr. VIII.19, VIII.129).
to: (Carlo è in un certo grado più forte di Il numero di persone, cose, concetti mes-
Mario) — (Giovanni è nella stesso grado si a confronto, necessario perché nel su—
più forte di Mario) _» «Carlo è tanto più perlativo relativo sia mantenuta l’idea di
forte di Mario quanto Giovanni». «totalità» deve essere almeno superiore a
due: se diciamo «Mario è il più bravo dei
due piloti» non abbiamo propriamente
Grado superlativo un superlativo relativo (‘A è più bravo di
tutti i B’), ma un comparativo di maggio-
60. Il grado superlativo esprime il massi- ranza (‘A è più bravo di B’). Per questo
mo livello possibile di intensificazione motivo, secondo TEKAVCIC 1980: II 123.
della qualità posseduta, in relazione ad al- un sintagma come Maria è il più forte ri-
tre grandezze, persone, cose (superlativo mane sospeso tra l’idea di comparativo e
relativo), oppure in senso assoluto (super- quella di superlativo finché non intervie-
lativo assoluto). ne un secondo termine per il comparativo
(dei due) o per il superlativo (di tutti).
61. Nel superlativo relativo, così come av-
viene nei gradi comparativi di maggioran— 62. Talvolta, in luogo del superlativo rela-
za e minoranza (cfr. V.58), troviamo i se- tivo organico (cfr. V. 79) del tipo il vestito
gnali più e meno per indicare la modifica- migliore / peggiore, figura, anche nella lin-
zione quantitativa dell’aggettivo; a diffe- gua letteraria, il superlativo espresso con
renza del comparativo, più e meno sono gli indeclinabili meglio e peggio che pre—
però preceduti dall’articolo determinati- cedono il nome, del tipo il meglio vestito,
vo: «Mario è il più bravo», «Maria è la le peggio compagnie; «il meglio ramicellp
meno nnziana delle sue colleghe». Men- del tuo orto» (Montale, Sarcofaghi, 18). E
tre i comparativi di maggioranza e mino- un uso prevalentemente popolare (esem-
ranza esprimono un paragone con un so- pi dialettali in ROHLFS 1966—1969: 400), o
lo altro termine, il superlativo relativo ha perlomeno oggi sentito come tale; si veda
come parametro di riferimento ‘tutti’ i questo esempio pirandelliano (chi parla e
termini omogenei con i quali è possibile un personaggio presentato dall’autore co-
attuare un raffronto. Si vedano le frasi se- me «vecchia provinciale arricchita [...] un
guenti: po’ sguaiata»): «[FRANCESCA]. Ah, quella
che è istruzione, signora mia, m’è piaciuta
(a) il più bravo assai, a me, sempre! Non l’ho potuta ave-
(b) il più bravo di tutti re io; ma le mie figliuole. per grazia di
(c) il più bravo di tutti i colleghi Dio, i meglio professori! Francese, ingle-
Ed) il più bravo dei colleghi se, la musica…» (L’innesto, VI 9).
e) tra i colleghi, il più bravo Per il superlativo con doppio articolo del
tipo la cosa la più bella cfr. IV.75 .
In questi esempi notiamo che il secondo
termine, pur espresso con un grado di de- 63. Il superlativo assoluto indica il grado
terminatezza diverso, comprende sempre massimo di intensità di una qualità o di
tutti i membri della serie ‘altri’ (più bravo un concetto, senza istituire paragoni con
di tutti) o della serie ‘colleghi’. L’idea di altre grandezze. Esso si esprime con il
‘totalità dei termini di riferimento’ è con- suffisso -issimo, aggiunto all’aggettivo di
ferita al superlativo relativo da un uso grado positivo: «scarpe nuovissime»,
particolarmente marcato dell’articolo, «un’antichissima usanza»; «questo il NO-
che svolge, in combinazione con esso, una valis, romanticissimo, rimproverava all’H-
funzione simile a quella di un pronome o luminismo» (Chabod, L'idea di Nazione.
151 V. L’aggettivo
18); «giovani, meno giovani e giovanissi- fianco, se arrivassero le brigate rosse!
mi» («Il Macomer, nel torneo giovanissi- Pensa il colpo: con una sola retata il car-
mi, aveva battuto il Silanus per 7-0», «La dinalissimo, il generalissimo e il presiden-
Nuova Sardegna», 1.12.1986, 26). tissimo» (Salvalaggio, cit. in BRUNET19S4:
Spesso il superlativo assoluto serve ad 37); «il futuro del Presidentissimo Craxi
amplificare un aggettivo di grado positi- [...] sarà tutto proiettato fra palazzo Chigi
vo. Ricordiamo la celebre cavatina del e, nel 1992, il Quirinale» (<<L’Espresso»,
Barbiere di Siviglia rossiniano: «Ah, bra- 541987, 14); «il suo sogno restava quello
vo Figaro! / Bravo, bravissimo; / fortuna- di ricomporre intorno a sé il vecchio fron-
tissimo per verità!» (Atto I, scena 2). te delle sinistre interventiste [..]; anch’es-
Esempi moderni: «ero disperato, dispera— se erano ben decise ad opporsi al grande
tissimo» (Moravia, cit. in BRUNET 1984: sciopero — il cosiddetto scioperissimo»
42); «Domenico Scarlatti [...] figlio genia- (Montanelli, L’Italia in camicia nera. 86).
lissimo di un padre geniale» (Ciocia, St. Per la lingua pubblicitaria ricordiamo oc-
musica, 92); «tante automobili, tantissime, casionissima, scontissimi (‘grandi sconti,
sono segni di benessere» («Il Gazzetti- saldi’) e numerose formazioni occasiona-
no», 1.12.1986, 6). li del tipo «femminissima Omsa», e «più
su con le melissime» (annunci comparsi
64. L’aggettivo ampio ha, oltre a] superla— all’inizio del 1987). Tra i nomi propri: la
tivo regolare ampissima («con la sottana Wandissima (la celebre soubrette Wanda
ampissima» Palazzeschi, Sorelle Materas- Osiris), Canzonissima (titolo di una tra-
si, 17), anche, più spesso, una forma dotta smissione televisiva degli anni Sessanta—
amplissimo («salivamo per l‘amplissima Settanta); un esempio giornalistico: «Al—
scala» D‘Annunzio, Prose di romanzi. tobellissimo — un gol capolavoro del cen-
«sostammo all’albergo [...] esso è davvero travanti» («Corriere dello Sport — Sta-
splendido, amplissimo» Panzini, Roman- dio», 27.11.1986, 1; gioco di parole tra il
zi d’ambo i sessi) da un grado positivo cognome Altobelli e l'aggettivo bellissi-
amplo, forma latineggiante oggi disusata. mo).
L’intensificazione dei sostantivi con -issi—
65. Nelle formule di risposta, il superlati- ma non è esclusiva della lingua contem-
vo assoluto in —issimo può fungere da ele- poranea. Ne sono stati segnalati diversi
mento olofrastico affermativo (cfr. esempi nella lingua letteraria dei secoli
XII.52), riprendendo un aggettivo di gra— passati: oratorissimo, poetissimo, servito-
do positivo presente nell’interrogativa: rissimo (MOISE 1878: 163); «Al colore si
«E bello il libro che stai leggendo? — Bel- può dire che ella sia cannella, cannellissi-
lissimo»; «Noi siamo sempre stati qui... ma» (Magalotti, cit. in POGGISALANI 1971:
non è vero, Carla? [...] — Verissimo — ri- 73); «è una vergognissima» (Baretti, cit.
spose quella dopo un’esitazione» (Mora- in MEDICI»MIGL10RINI 1959: 121). Nelle let—
via. Gli inclifierenti, 43). tere dello scrittore cinquecentesco Paolo
Giovio troviamo addirittura una «esten-
66. Il superlativo in -issimo può occasio- sione abnorme del superlativo di sostanti-
nalmente essere adoperato con nomi. Ri- vi, con valore elativo e caricaturale» (FO»
cordiamo il campionissimo (riferito al LENA 1985: 147): prefettissimo, profetissi-
leggendario ciclista degli anni Cinquanta mo, porcellanissima, ecc.
Fausto Coppi, e da allora entrato in uso), Per il superlativo di stesso (stessissimo)
la finalissima (‘gara finale assoluta di una cfr. VII.143.
competizione sportiva a fasi eliminato-
rie’), la poltronissima (‘poltrona di prima 67. Non tutti gli aggettivi possono essere
fila a teatro’): «nella sala, fornita di po- alterati per formare il superlativo; di re-
tenti apparecchi deodoranti, le poltrone gola, dovrebbero esserlo solo quelli che
saranno tutte ad acqua corrente fredda e «esprimono una qualità che può essere
calda, e le poltronissime avranno per di accresciuta o avvilita 0 diminuita» (Mol-
più lo zampillo sul sedile» Savinio, Pal- SE 1878: 163), mentre gli aggettivi che
chetti romani. Altri esempi: «Sai le risate! hanno un significato molto preciso e cir—
disse un ragazzo che cingeva Isabella al coscritto, che non può essere modificato
V. L’aggettivo 152
intensivamente, hanno il solo grado po- cit. in BRUNET 1984: 33); «continuare a
sitivo: cristiano, pagano, mortale, immor- vincere come la torinesissima Juventus?»
tale, triangolare, quadrato, sferico, cubi- («Panorama», 19.4.1987, 156), ecc. Nelle
co, chimico, psichico, marmoreo, ecc. formule onorifiche troviamo eccellentissi-
Anche gli aggettivi che indicano di per mo: «l’illustrissirno ed eccellentissìmo si-
sé valori elativi (immenso, eccelso, eccel- gnor don Carlo d’Aragon» (Manzoni, I
lente, straordinario, enorme, infinito, Promessi Sposi). Da squisito si può avere
ecc.) non ammettono di norma grado su- squisitissimo: «strappavamo steli d’erba
perlativo. [...] e ce ne offrivamo a vicenda, dicendo—
ci scherzevolmente: ‘Assaggia questo’ —
68. Tuttavia, quando sono adoperati per ‘Oh il mio è molto più saporito!’ — ‘Que-
una qualifica fortemente soggettiva esti- sto è eccellente!’ — ‘Eccone uno che è
listicamente marcata, molti dei più «pre- squisitissimo’» (Tarchetti, Fosca, 35; pos-
cisi» e «oggettivi» attributi qualificativi siamo anche dire «una persona squisitissi-
possono assumere il superlativo. Tra gli ma» per ‘molto gentile’). E ancora: cri-
aggettivi etnici di nazionalità, regione, stianissimo, paganissimo, guelfissimo,
città ricordiamo ad esempio italianissimo: mortalissimo, ecc. (se nalati «nein auto—
«l’italianissimo Durando, nel suo libro ri» da morse 1878: 163 .
‘Della nazionalita’, aveva ammonito fra-
ternamente gli austriaci a non fidarsi dei 69. Alcuni aggettivi formano il superlati-
reggimenti italiani» (Cattaneo, Scritti sto- vo non con il suffisso -issimo, ma con i
rici e geografici), «chi sta bene, non si suffissi -èrrimo ed -entissimo. Si tratta di
muove: dice un italianissimo proverbio» un uso colto, che ricalca direttamente il
(Cecchi, America amara); e ancora: «il se— modello latino degli aggettivi in -ÈR e in -
natore comunista Napoleone Colajanni, DlCUS, -FÎCUS, -VÒLUS. Eccone l’elenco,
di stirpe sicilianissima» (<<L'Espresso», con i corrispondenti aggettivi latini:

SUPERLATIVI IN -ÈRRIMO
POSITIVO SUPERLATIVO (MODELLO LATINO)
acre acerrimo (ACER .. ACÉRRIMUS)
celebre celeberrimo (CÉLEBER _. CELEBÉRRIMUS)
integro integerrimo INTEGER -. INTEGÉRRIMUS)
misero miserrimo MISER .. MISÉRRIMUS)
salubre saluberrimo SALÙBER .. SALUBÉRRIMUS)

SUPERLATIVI IN -ENTISSIMO
POSITIVO SUPERLATIVO (MODELLO LATINO)
maledico maledicentissimo MALÈDlCUS _. MALEDICENTÌSSIMUS)
benefico beneficentissimo BENEFICUS _. BENEFICENTÌSSIMUS)
manifico munificentissimo MUNÎFICUS »MUNIFICENTISSIMUS)
benevolo benevolentt'ssimo (BENÉVOLUS _. BENEVOLENTÌSSIMUS)
malevolo malevolentissimo (MALÉVOLUS .. MALEVOLENTÎSSIMUS)

70. Osserviamo: nativo latino (ACER, CÉLEBER, ecc.), men-


a) I superlativi in -èrrimo si formano tutti tre le forme di grado positivo continuano
(tranne miserrimo) da una radice alterata più regolarmente l’accusativo (ÀCREM,
rispetto a quella del grado positivo: acr-e/ CÉLEBREM, ecc.).
acerrimo, celebr-e / celeberrimo; in esse, b) Diverso è il caso dei superlativi in -en-
infatti, si riflette l’antica forma del nomi- tissimo: essi trovano riscontro nei norma-
153 V. L’aggettivo

li superlativi in -issimo di aggettivi in -en- tempo perduto» (Montale, Farfalla di Di-


te, del tipo nutriente —> nutrientissimo; in nard).
quattro casi su cinque si hanno infatti del-
le forme di grado positivo in -ente che val— 73. II. L’aggettivo può essere intensificato
gono a giustificare la suffissazione in -en- mediante tutto: «tu sei tutta matta./», «tatto
tissimo del grado superlativo: maledico felice»; «tutto assorto nella contemplazio—
(mal(e)dicente) —> maledicentissimo, be- ne del suo sigaro» (Moravia, Gli indiffe-
nefico (beneficente) _» beneficentissimo, renti, 27). Cfr. anche VII.].89.
munifico (munificente) —> munificentissi-
ma, benevolo (benevolente) _» benevolen- 74. III. L’aggettivo può essere oggetto di
tissimo. una reduplicazione intensiva: «un grido
c) Accanto alle forme miserrimo e sala- forte forte» (‘un grido fortissimo’); «nel
berrimo esistono i superlativi regolari mi- letto divenuto duro duro, sotto le coperte
serissimo e salubrissimo. Ormai disusata divenute pesanti pesanti» (Manzoni, I
è la forma, anch’essa latineggiante, facilli- Promessi Sposi, XXI 44); «il faccione di-
ma (da facile). Ha invece ancora discreta ventò amabile amabile, il vocione dolce
vitalità, ma solo nella lingua letteraria, il dolce» (Fogazzaro, Piccolo mondo anti-
superlativo asperrimo da aspro (cui si af- co, 10); «Paranzelle in alto mare / bianche
fianca asprissimo): «[Le prugnole] hanno bianche, / io vedeva palpitare / come stan-
un sapore brusco e asperrimo che non che: / [.] Volgo gli occhi; e credo in cielo
piace a nessuno» (Pavese, Racconti). / rivedere / paranzelle sotto un velo, / nere
d) Tutte queste forme di superlativo irre- nere» (Pascoli, Speranze e memorie, 1-
golare hanno, generalmente, scarso im- 10); «La sua figura alta alta e trista era di-
piego nella lingua parlata, che preferisce, ventata odiosa a tutta quanta la famiglia»
quando esistono, le forme regolari (Morante, L’isola di Arturo, 19).
(asprissimo, miserissimo), o ricorre a for-
me modificate con avverbio del tipo mol- 75. Anche con il nome possiamo avere
to munifico, molto celebre, del tutto inte- una reduplicazione intensiva, nel tipo un
gro, ecc. Esse vengono inoltre adoperate caffè cafie‘ (‘un caffè vero’, ‘un caffè come
di preferenza per esprimere significati si deve’), «ossia la ripetizione del sostanti-
astratti («una rivalità acerrima», «un uo— vo che ha lo scopo di sottolineare quel so-
mo di costumi integerrimi») in opposizio- stantivo, rivalutandolo nella pienezza del
ne a forme analitiche che designano signi- suo significato, e precisando che si tratta
ficati concreti («un sapore molto acre», di un impiego non casuale» (POGGI SALANI
«la tua vista è del tutto integra»; cfr. DAR- 1971: 67); «greco greco» (‘greco classico’,
BANG—TRIFONE 1985: 136). in opposizione al greco, spesso arbitrario,
di molte formazioni moderne; JANNI 1986:
71. Accanto al superlativo ottenuto dal- 121).
l’aggettivo e da un suffisso elativo (-issi-
mo, -ern'mo, -entissimo), c’è la possibilità 76. IV. Molti aggettivi e locuzioni, apposti
di esprimere la massima gradazione in- all’aggettivo, gli conferiscono il valore di
tensiva di un aggettivo mediante procedi- ‘superlativo’: «innamorato cotto», «ubria-
menti diversi. E precisamente: co fradicio», «freddo stecchito», ecc.;
«buono come il pane», «sordo come una
72. I. L’aggettivo di grado positivo può campana», «scaltra come una volpe», ecc.
essere preceduto da un avverbio di quan— (cfr. FOGARASI 1983: 210). Anche l’aggiun-
tità (in particolare: molto, assai) o da un ta di un participio presente può modifica-
awerbio qualificativo (notevolmente, par- re l’aggettivo in senso superlativo: «nuo-
ticolarmente, ecc.). Esempi: «sono molto vo fiammante», «chiaro lucente», «freddo
stanco, stasera» (=sono stanchissimo); «la ungente», «caldo bollente» (ROHLFS
famiglia dell’ucciso, potente assai, e per 1966-1969: 407); Splendido splendente (ti-
sé, e per le sue aderenze, s’era messa al to[o di una canzone di Donatella Retto-
punto di voler vendetta» (Manzoni, I re .
Promessi Sposi, IV 40); «le donne sono
particolarmente inadatte alla ricerca del 77. V. Alcuni avverbi attribuiscono all'ag-
V. L’aggettivo 154
gettivo qualificativo una intensificazione «Padre veramente santo, a te la lode da
asseverativa simile al grado superlativo; ogni creatura» (Messale festivo, 329).
si tratta di davvero, veramente, proprio e
delle locuzioni sul serio, per davvero. In 78. Un procedimento speculare all’affis—
questo caso però solo il contesto può dir- sione di un suffisso elativo, ma molto più
ci se essi sono adoperati come semplici raro, consiste nel ricorso a un prefisso ela-
awerbi asseverativi (con il significato di tivo, quale arci-, stra-, ecc. (cfr. XV.97).
‘realmente’, ‘effettivamente’) o se invece Occasionalmente arci- può rafforzare an-
hanno funzione di segnali del superlativo che il grado superlativo: «l’arcimaledettis-
(con il significato di ‘in massimo grado’). sima negligenza delle poste» (Leopardi,
Alcuni esempi (nelle frasi [b] il significato Lettere).
superlativo):
Comparativi e superlativi organici
(a) Maria è davvero ricca?
(b) Maria è davvero ricca! 79. Alcuni aggettivi formano, sul modello
dei corrispondenti aggettivi latini, i gradi
(a) Non credo che la tua decisione sia proprio comparativo di maggioranza e superlati-
giusta come dici
(b) La tua decisione è proprio giusta, e anch’io vo da una radice diversa rispetto a quella
farò come te del grado positivo (analogamente agli av-
verbi bene, male. molto, poco, grande-
(a) Stai veramente attento quando ti parlo‘? mente: cfr. XII.64). Accanto a questa for-
(b) Un argomento veramente interessante ma di comparazione, che si definisce or-
ganica, essi conoscono anche le forme re—
Un esempio di significato intensivo-su- golari di comparativo con più e di super-
perlativo dalla lingua della devozione: lativo in —issimo:

POSITIVO COMPARATIVO DI SUPERLATIVO SUPERLATIVO


MAGGIORANZA RELATIVO ASSOLUTO

b migliore il migliore ottimo


nono più buono il più buono buonissimo

. peggiore il peggiore pessimo


cattivo { più cattivo {il più cattivo {cattivissima

maggiore il maggiore massimo


grande { più grande {il più grande {grandissimo

. ! minore il minore minimo


picco 0 più piccolo il più piccolo { piccolissimo

molto più il più ilpiù

79bis. Gli awerbi meglio e peggio (cfr. 80. In concorrenza con maggiore (dall’accusa-
XII.63) possono fare le veci dei corri- tivo latino MAIÒREM) la lingua antica presentava
spondenti comparativi quando sono ado- il comparativo maggio (dal nominativo MAIOR):
perati come nome del predicato con i ver- «Facemmo dunque più lungo viaggio, / vòlti a
sinistra; e al trat d’un balestro / trovammo l’al-
biessere, sembrare, parere («Era meglio
tro assai più fero e maggio» (Dante, Inferno,
Giovanni 0 questo?» Dessì); con un so- XXXI 82-84). Di quest'uso rimangono tracce
stantivo il costrutto ha tono colloquiale: in alcuni odonimi, come Via Maggio (Firenze)
«Il muratore, è forse un mestiere meglio e Via Maggia (Bologna; con aggettivo concor-
degli altri?» (Cassola, cit. in BRUNET 1964: dato in -a), oronimi come Serra Maggio (ap-
15). pennino umbro) e toponimi come Pianamag-
155 V. L’aggettivo
gio (Lucca). Altre forme di comparativo orga- morte’: «una pubblicazione postuma».
nico erano i provenzalismi forsore ‘più forte’ Postremo “ultimo, estremo’ è forma lette-
(forsor), genzare ‘più gentile" (genzor) e plusv- raria e rara. Citeriore ‘di qua da’ (=‘dalla
ri, pittsori ‘molti, parecchi" (plz/sor). Per tutte
queste forme cfr. ROHLFS 1966-1969: 400 e morse
parte di chi parla’) e usato solo per indi-
1878: 167. care province romane 0 distretti ammini-
strativi dei secoli scorsi: ad es. la Spagna
citeriore (‘la Spagna di qua dall’Ebro’) o
81. Forme organiche e forme non organi-
l’Abruzzo Citeriore (di qua dal fiume Pe-
che sono, nella maggior parte dei casi, se-
scara, ossia a sud di esso; distinto dall’A-
manticamente equivalenti. Nelle prime
bruzzo ulteriore comprendente il Tera-
notiamo però un prevalere dei significati
mano e l’Aquilano). Ulteriore, prescin-
astratti: «il minore dei mali» («mentre
dendo da questa sua rara accezione geo-
D’Annunzio definiva questo trattato ‘un
grafica, serve ad indicare una ‘a iunta’:
tradimento’, Mussolini sul “Popolo d’Ita-
«alcune ulteriori considerazionigfoltre a
lia” lo salutava come ‘il minore dei mali‘»
quelle già fatte]». Infimo, piuttosto che
Montanelli, L'Italia in camicia nera, 12),
‘ciò che sta sotto in massimo grado’, qua-
«il massimo dirigente della Banca d’Ita-
lifica in senso traslato ciò che è ‘spregevo-
lia», «un pessimo suggerimento» (tutte lo-
le’, ‘vergognoso’ o ‘di pessima qualità’ (e
cuzioni in cui non adopereremmo le for-
che quindi sta «sotto» in una ideale scala
me regolari corrispondenti più piccolo,
di valori astratti). Primo e ultimo indica-
grandissimo, cattivissima, ecc.).
no generalmente ciò che e al ‘punto ini—
ziale’ e al ‘punto finale’ in senso assoluto.
82. Alcune forme latine di comparativi e Entrambi possono rafforzare il grado su-
superlatrv1 organ1cr sono sopravvrssute perlativo con -issimo: «di primissimo mat—
come «fossrli» nell’italiano: tino», «frutta di primissima scelta», «ulti-
missime notizie dall’estero». Analoga-
COMPARATIVO SUPERLATIVO mente, estremo non vale tanto ‘ciò che sta
anteriore — fuori in sommo grado’, quanto ‘ciò che
Citeriore — sta al punto terminale’, o, in senso astrat-
esteriore estremo to, ‘che si spinge fino al massimo limite
inferiore infimo possibile’; anche qui possiamo avere
interiore intimo rafforzamento superlativo, con più: «Fi-
posteriore postremo (postumo) nalmente nuovi casi più generali, più for-
— primo ti, più estremi, arrivarono anche fino a lo-
superiore supremo (sommo) ro» (Manzoni, I Promessi Sposi); «Le
ulteriore ultimo nuove istituzioni [...] e anche le più estre—
me e apparentemente rivoluzionarie fra
esse» (Levi, Cristo si è fermato a Eboli,
83. Per la mancanza di un grado positivo 222).
a cui fare riferimento, molti di questi ag-
gettivi hanno finito col perdere in tutto o 84. Tra le voci dell’uso scritto più forma-
in parte i tratti semantici del comparativo le ricordiamo infine i comparativi orga-
di maggioranza e del superlativo. nici recenziore ‘più recente’, viciniore
Così interiore non vuol dire ‘che sta più ‘più vicino, limitrofo’ («le province vici-
dentro’, ma semplicemente ‘interno’ (in niori»), e poziore ‘preferibile. migliore’
senso astratto: «un carattere sottomesso a (detto anche, nel linguaggio giuridico, di
una disciplina interiore» Calvino, Ti con ‘chi è in posizione favorevole’, ‘chi ha di-
zero); esteriore, allo stesso modo, non ritto di prelazione’: «qualunque altro
vuol dire ‘che sta più fitori’ ma ‘estemo’ creditore, quantunque poziore 0 ante—
(anche in questo caso con senso astratto: riore ed ipotecario» Casaregi, Il Cambi-
«l’aspetto esteriore delle cose»). Lo stes- sta instruito per ogni caso dei fallimenti);
so può dirsi per anteriore, posteriore e in- quest’ultimo, che manca del grado posi—
timo, che non recano alcuna idea di «in- tivo, è un latinismo rifatto su PÒTIOR (PO-
tensività» del concetto espresso. Postumo TIÒREM), dall’arcaico PÒTIS ‘signore, colui
si riferisce solo a “ciò che avviene dopo la che può’.
V. L’aggettivo 156
85. Il latino formava il comparativo di maggio- in misura prevalente, fino ad oggi; ad es. in te-
ranza e il superlativo (sia assoluto sia relativo) desco abbiamo schnell ‘veloce’ -> schnell-er
con forme in prevalenza sintetiche, vale a dire ‘più veloce’ —> der schnell-ste ‘il più veloce’; in
con l’aggiunta di un suffisso alla radice dell‘ag- inglese near ‘vicino’ _» near-er ‘più vicino’ —->
gettivo: ad es. FORTIS ‘forte’ —> FÒRT-IOR ‘più for- the near-est ‘il più vicino’, ecc.
te’ —> rou'r-îssnwus ‘fortissìmo’, ‘il più forte’. L’i-
taliano e le lingue romanze, soprattutto nel gra- 86. Ad imitazione del latino, l’italiano antico e
do comparativo e superlativo relativo, hanno la lingua aulica fino ad anni recenti ammette-
sostituito al procedimento sintetico un procedi- vano l’uso del superlativo assoluto col valore
mento analitico: al latino FÒRTIOR corrispondo- di superlativo relativo: «l’uomo è perfettissimo
no ad es. l’italiano più forte, il francese plusfan, di tutti li animali» (Dante, Convivio;=il più per-
lo spagnolo més fuerte, ecc. In altre lingue in- fetto); «la Radegonda [...] parve, a tutti, delle
deuropee l’antico procedimento sintetico che bellissime» (Imbriani, Dio ne scampi dain Or—
troviamo in latino s’è conservato, perlomeno senigo, 19).
VI. NUMERALI

1. La categoria dei numerali è grammati— 3. E buona norma non scrivere i cardinali


calmente eterogenea: può comprendere in cifre nell’uso letterario o familiare, ri-
infatti aggettivi («le sette meraviglie», «il servando i numeri arabi (e in alcuni casi,
secondo figlio»), sostantivi («è uscito il romani) alle date e all’uso tecnico o scien-
sette sulla ruota di Cagliari») 0 anche pro- tifico (SATTA 1981: 235, GABRIELLI 1985:
nomi («entrambi tacevano»). In diversi 277-278). Ad esempio: «— Ha detto sei
casi lo statuto di un numerale è discutibi- miglia colui, — pensava: — se andando fuor
le (BRUNET 1981: 48-50). di strada, dovessero anche diventar otto o
Non c’è dubbio però che, di là dal proble- dieci, le gambe [...] faranno anche queste»
ma della classificazione, la caratteristica (Manzoni, I Promessi Sposi, XVII 4); op-
comune di indicare quantità numerabili e pure: «ho deciso di scriverti perché ti ho
traducibili in cifre renda opportuna una telefonato quattro volte, ma era sempre
trattazione organica, in cui far rientrare i occupato». Invece, in cifre: «Bari, 6 di-
seguenti gruppi: 1) numerali cardinali, Il) cembre 1987» (o anche: «&.—121987»,
numerali ordinali, III) numerali fraziona- «6.XII.1987»; non comune, o proprio del-
ri, IV) numerali moltiplicativi, V) sostan- la lingua poetica, giuridica 0 burocratica,
tivi e aggettivi numerativi. Per i numerali il ricorso alle lettere: «Ti fisso nell’albo
distributivi (a due a due, ecc.) cfr. VIII.48. con tanta tristezza, ov’è di tuo pugno / la
Eccone i connotati essenziali: data: ventotto di giugno del mille ottocen-
tocinquanta» Gozzano, L’amica di nonna
2. I. Cardinali — Indicano una quantità nu— Speranza, 95-96); oppure: «ha votato
merica precisa e sono invariabili, oltre l’82.5% degli elettori».
che nel numero, com’è owio (uno è per Con numeri alti e indicanti un valore ap-
definizione singolare, tutti gli altri sono prossimativo sono comuni scrizioni miste,
plurali), anche nel genere (tranne una, di cifre e di lettere: «il partito bolscevico
che ha il femminile una). guadagnava solo 9 milioni e mezzo di vo-
Milione, bilione, miliardo, ecc. (BRUNET ti contro 21 milioni di quei socialisti rivo—
1981: 105-106) non sono dei veri e propri luzionari contro i quali, ecc.» (Spini, Dise-
cardinali, ma dei semplici sostantivi con gno storico, III 347; invece di «nove mi-
un regolare plurale che, per indicare una lioni e mezzo» 0 «9.500.000»).
quantità determinata, devono essere ne- Si preferiscono in genere le cifre, quale
cessariamente preceduti da un cardinale che sia il tipo di testo, per indicare nume-
(«un milione di dollari», «duecentoventi- ri elevati e non arrotondati: «Le comuni-
sei miliardi di disavanzo»). Anche zero co che l’impianto elettrico è costato
che, considerato isolatamente, potrebbe 3.251.000 lire». Tuttavia le cifre vanno
definirsi il «non numero», è un comune espresse in lettere (o anche in lettere) per
sostantivo (lo zero — gli zeri) che dà vita a evitare possibili contraffazioni, come in
mol)te locuzioni figurate (BRUNET 1981: un assegno bancario, in un conto corrente
104 . postale, in un rogito notarile (qui spesso
VI. Numerali 158
nella formula: «lire 7.250, dico settemila- te matematico trovi una sua puntuale
duecentocinquanta»). rappresentazione linguistica e quello dei
cardinali: non c’è numero, per quanto
4. Il. Ordinali — Indicano l’ordine occupa— grande, che non possa essere detto, oltre
to in una serie numerica: primo, secondo, che scritto. Gli ordinali (e i frazionati, che
terzo, vigesimoprimo, settantaduesimo, vengono parzialmente indicati con essi)
ecc. esistono solo virtualmente per i numeri
In cifre, gli ordinali si rappresentano con- più elevati.
venzionalmente con i numeri romani, ri- Così, una frazione come % sarà letta «ot-
masti disponibili dopo che, nel Medioe- to decimi» perché composta di cifre bas-
vo, I’Occidente accolse l’attuale sistema se; ma in una frazione come % il deno-
dagli Arabi: III ‘terzo’, XVI ‘sedice$imo’ minatore sarà piuttosto indicato col cardi—
e così via. Al numero romano non si deve nale: «ottocentosettantadue fratto (o su)
apporre la letterina in esponente (o o a) duecentoquarantanove».
che serve invece, dopo un numero arabo, Ancora più numerose le caselle vuote per
a indicare l’ordinale corrispondente: i moltiplicativi (da tre si ricava triplo, ma
quindi «36° Reggimento Fanteria», «2a da trenta non si usa formare trentuplo), o
Magistrale», ma: «XXXVI Reggimento per sostantivi e aggettivi numerativi (esi-
Fanteria», «II Magistrale». ste trentina, ma non trecentina; ottanten-
Nello scritto informale si possono incon- ne, ma non ottocentenne. ecc.).
trare grafie come «75esimo», «400esima»,
frutto della contaminazione tra sistema 9. Ecco uno specchietto dei numerali fon-
grafico e sistema numerico: «questo mar— damentali, cardinali e ordinali, che pre-
tedì, si riunisce il 100esimo Congresso, in- senta in successione: cifra araba, denomi-
teramente a maggioranza democratica» nazione del numerale cardinale, cifra ro-
(«La Repubblica», 4-5.1.1987, 9). mana classica, denominazione dell’ordi—
nale (quando tra gli ordinali vi siano più
5. III. Frazionari — Indicano la parte di un forme, s’intende che quella corrente è la
tutto: un mezzo, un terzo, tre ventesimi, prima e le altre sono varianti letterarie
otto quinti, ecc. d’uso limitato, cfr. VI.32-33).
Il numeratore della frazione è indicato da
un cardinale, il denominatore da mezzo, 1. uno, una I primo
mezzi (se la cifra è ‘2’) o da un ordinale al 2. due Il secondo
plurale. «% tre mezzi», «— quattro quinti». 3. tre III terzo
Nell’uso commerciale e burocratico si 4. quattro IV quarto
5. cinque V quinto
scrive talvolta—,— per sostituire in modo ra- 6. sei VI sesto
pido la locuzione congiuntiva a mezzo di 7. sette VII settimo
(«32 l vaglia internazionale») o addirittu- 8. otto VIII ottavo
ra in2 frasi come «maglietta—1 maniche» 9. nove IX nono
(da leggere mezze maniche. LEPSCHYLE- 10. dieci X decimo
PSCHY 1981: 122-123). Si tratta di un’abitu- l']. undici XI undicesimo. unde-
dine grafica aberrante, che non va imita- cimo, decimoprimo
12. dodici XII dodicesimo, duo-
ta.
decimo, decimose-
condo
6. IV. Moltiplicativi — Indicano un valore 13. tredici XIII tredicesimo, deci-
due o più volte superiore a un altro: dop- moterzo
pio, tripla, sestuplo, ecc. 14. quattordici XIV quattordicesimo,
, decimoquarto
7. V. Sostantivi e aggettivi numerativi — 15. quindici XV quindicesimo. deci—
Derivano da numerali cardinali 0 ordina- moquinto
16. sedici XVI sedicesimo. deci-
li, attraverso vari suffissi (-inaz decina, - mosesto
enne: trentenne, -ario: novenario, ecc.) e 17. diciassette XVII diciassettesimo,
con diversi significati. decimosettimo
18. diciotto XVIII diciottesimo. deci-
8. Di questi gruppi. l’unico in cui ogni en- mottavo
159 VI. Numerali
19. diciannove XIX diciannovesimo, «chili 20», «anni quarantanove», «il pre-
decimonono tore di X condanna l’imputato N. N. alla
20. venti XX ventesimo, vigesi- pena di mesi tre di reclusione» (nei dispo—
_ mo sitivi delle sentenze). Da notare che il so-
21. ventuno XXI ventunesimo, ven-
tesimoprimo, vige- stantivo è al plurale anche quando il nu—
srmopnmo merale è ‘1’, secondo un uso già attestato
22. ventidue XXII ventiduesimo, ven- nei secoli scorsi: «lire una», «soldi uno»
tesimosecondo, vi- (cfr. AEBISCHER 1950).
gesimosecondo
30. trenta XXX trentesimo, trigesi—
mo 1. Uno
40. quaranta XL quarantesimo.
quadragesimo
50. cinquanta L cinquantesimo. 12 Il numerale una condivide forma (ed
quinquagesimo usi) dell’articolo indeterminativo (cfr.
60. sessanta LX sessantesimo, ses- IV.5, IV.62 sgg.), senza che sia sempre
sagesimo possibile distinguere nettamente i due va—
70. settanta LXX settantesimo, set- lori. Nella frase «prendi un libro», un può
tuagesimo opporsi a il, marcando il «nuovo» e insie—
80. ottanta LXXX ottantesimo, ottua- me la non specificità del sostantivo (‘un
gesimo
90. novanta XC novantesimo, no-
libro qualsiasi’); ma può anche indicare il
nagesimo numerale (‘uno’, e non ‘due’ o ‘tre’).
100. cento C centesimo
101. centouno CI centunesimo, cen- 13. Nell‘uso letterario uno mantiene tal-
tesimoprimo volta il valore del latino ÙNUS ‘uno solo,
200. duecento CC duecentesimo unitario“: «Credo la Chiesa. una santa cat-
1000. mille M millesimo tolica e apostolica» (Messale festivo, 304);
«soltanto nel triplice continente, diverso
ed uno, si svolsero le più grandi avventu-
Numerali cardinali re dell’intellettcre della fantasia» (Tucci,
Nepal, 13). In questa accezione è stato
10. I numerali polisillabici possono elide— adoperato anche il plurale: «liberi non sa-
re la vocale finale davanti all’iniziale vo- rem se non siam uni» (Manzoni, Ilprocla—
calica della parola seguente. Oggi ciò av- ma di Rimini, 34=uniti).
viene solo in alcune locuzioni cristallizza-
te (come «a quattr’occhi») e col sostanti- 14. Uno subisce apocope là dove si tron-
vo anm': «Cent’anni di solitudine» (titolo cherebbe l’articolo indeterminativo: «un
italiano di un romanzo dello scrittore co— francese e due svizzeri», ma «uno svizze-
lombiano G. Garcia Marquez), «non v’è ro e due francesi». Usato assolutamente,
una notte ch’io non sogni Napoli / e son può apocoparsi nelle enumerazioni o in
vent’anni che ne sto lontano» (Signorine!- prescrizioni atletiche, militari o di danza:
la, canzone di L. Bovio e N. Valente, in «un due, un due, passo!», «Basta farci un
BORGNA 1985: 86); «gli parve mill’anni che po’ l’orecchio e lasciarsi andare. Un. due,
spuntasse il giorno» (Pirandello, Novelle tre, saltella come me, guarda...» (esempi
per un anno). Nei secoli scorsi il fenome— citati in BRUNET 1981: 62; il secondo da
no era un po’ più esteso: «son sett’ore» Cancogni).
(cfr. IV.61), «le sessant’onze della casa te
le mangerai tu, fino all’ultimo grano» 15. Nei composti con uno (ventuno, tren-
(Capuana, Racconti). tuno, ecc.) accompagnati da un sostanti-
IL Per quanto riguarda la posizione, il vo, il numerale è invariabile nella sequen-
cardinale con funzione di aggettivo pre- za sillabica se viene dopo il sostantivo: «di
cede di solito il sostantivo cui si riferisce: anni trentuno», «sterline ventuno» (e non
«due ragazze», «quattro gatti». Si pospo- :*di anni trentun); può concordare nel ge-
ne (e scrivendo si indica perlopiù in cifre) nere col sostantivo precedente se questo
nell’uso matematico, burocratico o com- e femminile («schede ottantuna», ma è
merciale: «un cubo del volume di in3 42», uso raro e sconsigliabile: cfr. BRUNET1981:
Vl. Numerali 160
63). Se il sostantivo segue il numerale, l’u- 18. I composti con tre vanno accentati, in-
so oscilla tra forma piena e forma apoco— dipendentemente dal fatto che tre, da so-
pata («ventuno libri», «ventun libri»; più lo, rifiuti l’accento (così come da re —
frequente l’apocope davanti a parola con senz’accento — si ricava viceré, da me,
iniziale vocalica: «trentun anni di servizio nontiscordardimé, ecc.: GABRIELLI 1985:
alla Camera dei deputati», «La Repubbli- 272).
ca», 27.2.1987, 6). Per quanto riguarda Nonostante l’accordo quasi generale del-
l'accordo nel numero, il sostantivo pospo- le grammatiche in proposito, l’uso e però
sto tende oggi a restare plurale (come ne- piuttosto oscillante. BRUNET 1981: 58-59
gli esempi citati), ma è possibile anche il cita 7 esempi del tipo ventitré e 3 esempi
singolare, concordato con -uno, specie se del tipo ventitre (in Cassola, Brancati,
maschile («ho settantun lenzuolo da' ri- Calvino; si aggiungano: Pirandello, La si-
sciacquare» Manzoni, Lettere, I 438; gnora Morli, una e due, VI 276; Levi, Cri-
«Giulia Venere [..] aveva quarantun an- sto si è fermato a Eboli, 93; Bassani, Il
no» Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 94). giardino dei Finzi-Contini, 276 e cento-
Cfr. BRUNET 1981: 65 e LEONE 1961. ventitre 210). Dai giornali: «sappiamo
Arcaico, con un nome femminile pospo- l’età che non dimostrava, sessantatre an-
sto al numerale, l’accordo nel genere in ni» («Il Messaggero», 23.3.1987, 3); «cen-
presenza di un sostantivo plurale: «delle totre aristogatti in lizza» («La Repubbli—
ventuna navi» (G. Villani, citato in MOISE ca», 13-14.4.1986, 27).
1878: 215). Oggi si direbbe: «delle ven—
tun(o) navi». 19. Nell’italiano parlato e abbastanza co-
mune, per cifre da ‘1000’ in su, esprimere
in forma abbreviata le centinaia: mille e
II. Numerali composti sei per ‘milleseicento’, ottomilaquattro
per ‘ottomilaquattrocento’ (si pensi an-
16. Nei composti, quando un numerale che al modo di indicare la cilindrata o la
interno cominci con una vocale, la finale marca di un’automobile: «si è comprato
vocalica del numerale precedente può eli- una milletré», «mia sorella [.] potrebbe
dersi. Precisamente (cfr. BRUNEI" 1981: 54- prendere la millenove» Arbasino, L ’Anc-
57): nìmo Lombardo).
a) L’elisione è obbligatoria tra decina e E un uso che talvolta può ingenerare con-
unità: ventuno (non *ventiuno), trecento- fusione. Se al mercato mi si dice che un
sessantotto (non *sessantaotto). Grafica- chilo di patate costa milledue, tradurrò au-
mente, è possibile (ma è uso molto raro) tomaticamente in ‘1200 lire’; ma in molti
separare le due componenti per mezzo altri casi si può restare in dubbio tra ‘1200’
dell’apostrofo: vent’uno, sessant’otto. e ‘1002’ (e per indicare appunto numeri
b) Con cento seguito da una decina o da come 1002, 2006 e simili, c’è qualcuno che
un’unità l’elisione è poco comune con ricorre a dizioni del tipo millezerodue,
uno, otto e undici (centouno, centootto, duemilazerosei, per evitare equivoci).
centoundici, più spesso che centuno, ecc.),
ma è frequente con ottanta (centottanta o 20. Nei numerali che indicano un anno,
centoottanta). possono essere soppresse le prime due ci-
c) Con mille la semplice giustapposizione fre: «il ’18» (parallelamente, con le lette—
dei numerali, senza elisione, è la regola: re: «il diciotto»); «— Sono dell’ottantotto,
milleuno, milleottocento (non *milluno, sa! — gemette il Puttini. — Ed io dell’ottan-
raro millottocento). tacinque! — ribatté l’altro senza fennarsi»
(Fogazzaro, Piccolo mondo antico, 43);
17. Nei numerali composti con cento e «ora, già, non son iù quella: / parlo del
mille, i due numeri possono essere separa- cinquanta... sei...» Gozzano, La bella del
ti mediante la congiunzione e: «quei cento re, 11-12). Più di rado si sopprime la sola
e cinquant’anni della sua libertà comuna- cifra delle migliaia: «sotto quale canzo-
le» (Malaparte), «al prezzo di cento e ot- netta napoletana nacqui, nel remotissimo
tantamila lire» (C. Levi: esempi citati in novecentodue?» (Marotta, L’oro di Na—
BRUNET 1981: 56); «le Mille e una notte». poli, 87).
161 VI. Numerali
Oltre che per anni più o meno vicini, e va tra «doi fiorini» e «doe volte» (SERIAN-
comunque legati all’esperienza di chi par- NI 1972: 135). Altre varianti attestate pri-
la, questa riduzione può aversi con date ma della definitiva vittoria di due erano
celebri, in modo antonomastico: «i princì- duo («e tra lor duo se cominciò gran zuf-
pi che trionfarono gloriosamente nell’ot- fa» Boiardo, Orlando innamorato) e dua.
tantanove» (nel 1789, l’anno della Rivo- caratteristico del fiorentino quattro-cin—
luzione francese; Carducci, Opere), «i quecentesco («quei dua buon vechioni»
moti del ’21» (del 1821) o anche, con allu- Cellini, Vita, 34).
sione percepibile questa volta solo da un b) Dieci, con la [ finale, è estraneo al più
pubblico ristretto, «la generazione troba— antico fiorentino, in cui si aveva diece (CA-
dorica del ’70» (del 1170). STELLANI 1952: 131-134; conforme al lat.
Da 1848, in riferimento ai noti rivolgi- DÉCEM), e si dovrà «all’influsso di undici,
menti politici che awennero in quell’an- dodici, ecc. [...] che presentano la [ finale
no, si è tratto il sostantivo quarantotto fin dai primi documenti» (CASTELLANI
‘confusione’, ‘scompiglio’: «si capisce, in 1980: I 182).
tutto quel quarantotto s’era fatto anche c) Accanto a duecento, sopravvive in To—
del male, s’era rubato e ammazzato senza scana dugento (in alternanza col popola-
motivo» (Pavese, La luna e i falò, 72-73; si resco duegento, forma di compromesso),
allude alla lotta antifascista del 1945). Cfr. che è anche il tipo della tradizione lette-
anche XV.44. raria, toscana e non toscana (CASTELLANI
1985). Ancora abbastanza diffuso l’agget-
21. Nei numerali usati per i secoli dall’XI tivo dugentesco: «le viuzze [.] della Capri
in poi può mancare la cifra delle migliaia dugentesca» (Ada Negri, Prose), «una
(«il ’300») o, in lettere, la parola mille («il raccolta di laudi dugentesche» (Montale,
Trecento»; si potrebbe pensare anche al Farfalla di Dinard).
IV secolo, prima o dopo Cristo: ma sarà il d) Piuttosto raro oggi — e solo dell’uso let-
contesto a decidere). Nella sequenza di terario o toscano — secento invece di sei-
più centinaia indicanti secoli si può omet- cento; ma è ancora ben salda e invece di ei
tere cento nel primo membro (o nei primi nei derivati secentista («il buon secenti-
membri) della serie: «un lirico italiano del sta» Manzoni, ] Promessi SpdSi, Introdu-
Cinque o dell’Ottocento» (Leopardi, cit. zione, 8) e secentesco («del gusto secente—
in PASQUALI 1968: 172). sco» Sapegno, Letter. italiana, 332).
22. A proposito di anni, andrà segnalata e) Al vernacolo toscano _e all’italiano anti-
la locuzione «(gli) anni Venti, Trenta», co appartengono forme sincopate come
ecc. per gli anni dal 1920 al 1929, dal 1930 cencinquanta («cencinquanta de’ suoi ca-
al 1939, ecc. (molto più raro il riferimento valieri» G. Villani, Cronica) o venzette,
3 secoli diversi dal XX). Si tratta di un quaranzei ‘27’, ‘46’ (MANNI 1979: 138).
calco dal russo, giunto in italiano attra- f) Mentre nell’italiano contemporaneo i
verso il francese o il tedesco (cfr. CORTE— multipli di mille presentano -mila (duemi-
LAZZO-ZOLL11979 sgg.: I 57). la, tremila, ecc.), l’italiano antico «conti-
Recentemente si è diffuso un modo più nuava la forma milia, anche se per tradi-
rapido, con ellissi di anni: «con i primi zione non diretta» (ROHLFS 1966-1969:
’50» (Santoni Rugiu, Parole di vita veloce, 976): «O frati — dissi — che per cento milia
227); «sino a tutti i Sessanta» («La Re- / periin siete giunti a l’occidente» (Dante,
pubblica», 4.9.1986, 9). Inferno, XXVI 112-113).
g) Nel Decamerone il Boccaccio coniò
con intento giocoso i numerali fantastici
III. Forme secondarie millanta, millantanove (così, nella novella
III della giornata VIII Maso del Saggio
23. Degne di nota alcune forme d’uso an- risponde a Calandrino, che gli aveva
tico, letterario o regionale. . chiesto quante miglia distasse il mitico
a) Per ‘2’ l’italiano arcaico presentava paese di Berlinzone: «Hàccene [=ce ne
tracce di un’opposizione tra maschile e sono] più di millanta, che tutta notte can-
femminile (ROHLFS 1966-1969: 971); per ta»). _Da millanta deriva millantare ‘van-
esempio, nell’antico aretino si distingue- tare meriti inesistenti’: inesistenti come il
V]. Numerali 162
numerale che è alla base del verbo. tre ore del giorno: le tre, alle nove, cfr.
Questo stesso -anta, suffisso delle decine IV.61), o al giorno del mese (al singolare:
da ‘40’ a ‘90’ col quale il Boccaccio ha «il venti [di] marzo») 0 all’anno (al singo-
foggiato il suo millanta, si ritrova nell’e- lare: «il quattrocentosettantasei dopo
spressione scherzosa gli anta ‘gli anni del- Cristo»).
la maturità e della vecchiaia’: «Quand’a- Nell’italiano antico era normale l’articolo
gli anta / l’ora canta, / pur ti vanta / di plurale davanti ai numerali superiori a ‘1’
virtù» (così dicono gli «spiriti malvagi» (quindi <<plurali»): «i vénti di marzo», «i
per tentare Giovanna d’Arco nell’omoni- quattrocentosettantasei» (cfr. IV.60). Un
ma opera di T. Solera, in VERDI—BALDACCI riflesso di questo uso arcaico è nelle inte-
1975: 108). stazioni: «li 20 marzo» e simili (cfr.
IV.15).
c) Qualcosa che, per la forma, ricordi una
IV. Usi e costrutti particolari cifra araba: «farsi un sette nei pantaloni»,
uno strappo a forma di ‘7’, «il sette della
Talvolta i numerali cardinali possono es- porta», nel gioco del calcio, «l’otto volan-
sere usati come ven e propri sostantrvr. te», ecc.
ci) In vari altri casi, come per indicare un
24. Come plurali: voto scolastico («un sette in storia», «un
a) In riferimento a un gruppo di persone libretto con molti trenta»). una squadra
di rilievo storico: «i Mille» di Garibaldi, di atleti («l’undici iuventino», la squadra
«la versione dei Settanta», «i Trecento di di calcio della Juventus; «un quattro con»,
Leonida», «Piazza dei Cinquecento» a «un quattro senza», nel canottaggio), una
Roma (in ricordo dei caduti di Dogali). carta da gioco («un quattro di bastoni»,
O anche in relazione a magistrature, cari- «cala il sei!»), una misura («di scarpe por-
che pubbliche, specialmente antiche: «i to il quaranta e di camicia il trentotto»),
Dieci di Venezia» (il Consiglio dei Dieci), una linea tranviaria («è passato il sette?»,
«gli Otto di Firenze» (gli Otto di guardia «il quindici non va alla stazione»), ecc.
e di balia, oppure gli Otto della guerra, Nell’uso toscano, i numerali usati con
due distinte magistrature), «gli Ottanta di funzione di sostantivo possono avere un
Corinto», ecc. Più recente «la banda dei plurale in -i: «i quattri», «i cinqui», «quan-
quattro», espressione usata spregiativa- ti setti sono usciti?», giocando a carte.
mente in riferimento al gruppo dirigente
cinese responsabile della «rivoluzione 26. Abbastanza comune la presenza di
culturale» e poi esteso anche alla politica numerali cardinali in locuzioni idiomati-
italiana (CORTELAZZO-CARDINALE 1986: che (BRUNET 1981: 89-90): valere per due
23). («in que’ casi fra Cristoforo valeva vera—
b) Con ellissi del sostantivo lire, in modi mente per due» Manzoni, I Promessi
idiomatici che ricorrono nelle piccole spe- Sposi, VI 13), a due passi ‘molto vicino’
se quotidiane, dando o ricevendo il resto («all’osteria che è lì a due passi» Tozzi,
di una somma: «vuole le cento?», «ha le Tre croci - Giovani), a quattr’occhi “da so-
cinquanta?». lo a solo’ («quando ebbe Cafiero a quat-
tr’occhi davanti ai conti» Bacchelli, Il dia-
25. Al singolare e al plurale: volo al Pontelungo), dirne quattro a qual-
a) Quando indicano un numero conside- cuno ‘rimproverarlo aspramente’ («la pri-
rato in quanto tale («non era sicuro [..] di ma volta che mi capita lo prendo per il
averlo già contato, il quattro» Del Buono, petto... e gliene dico quattro...» Cassola,
citato in BRUNET 1981: 76); «è uscito il La ragazza di Babe, 131—132), cinque mi-
ventisei», in una lotteria. O un numero in nuti ‘pochissimo tempo’ («non trovi né
quanto designi, convenzionalmente e oc- meno cinque minuti per mandarmi sol-
casionalmente, qualcuno: «il prossimo è tanto le tue notizie?» Carducci. Lettere),
il nove», in un ambulatorio, in un ufficio e perdonate fino a settanta volte sette (frase
simili. evangelica), essere un pezzo da novanta
b) In espressioni di tempo relative all’ora ‘molto potente’ (originariamente nel lin-
(al singolare per l’una, al plurale per le al- guaggio della mafia, ma ormai frequente
163 VI. Numerali
in accezione generica, senza implicazioni nuale di polizia giudiziaria, comprato da
negative: «tra gli ospiti ci sono due pezzi un rivendugliolo: «S’interruppe di nuovo
da novanta delle FS», «Il Messaggero», per guardare l’orologio, e vide che era già
28.9.1987, 5), ecc. quasi l’una e dieci. L’una e otto, esatta-
mente. Sorrise pensando che adesso, for-
27. Da notare ancora: se, avrebbe dovuto abituarsi a dire le tre-
Quando si trova in un complemento di dici e zero otto». '
quantità, il numerale rifiuta l’articolo: «ha
dormito cinque ore», «pesa sei chili»; ma 31. Per indicare l’ora, si usano corrente—
in passato la norma non era rigida: «il mente solo i primi dodici cardinali: «sono
vecchio portiere Caramella, che sonnec- le quattro», «alle sei e quaranta» (o «alle
chiava le dodici ore al giorno in anticame- sette meno venti»), sia che si tratti delle
ra»; «lontano le cento miglia dove sarebbe ore antimeridiane («le quattro di [o della]
andato a finire quel gran discorso» (De mattina»), sia che ci si riferisca alle ore
Marchi, Demetrio Pianelli, 135 e 218). pomeridiane («le quattro di [o del] pome-
riggio»).
28. Con tutti, il numerale è preceduto dal— I numerali da ‘13’ a ‘24’ si usano per gli
la congiunzione e: «tutti e due», «tutt’e orari di treni, aerei, spettacoli e simili: «il
quattro» (rara la giustapposizione: «tutti treno parte alle sedici e quindici» (16.15).
due gli occhi» Pavese, citato in BRUNI-ZT Come ”italiano si comportano il francese («il
1981: 74). est quatre heure5», ma: «le train part à seize
heures quinze»), il tedesco («es ist vier Uhr»,
ma: «der Zug fàhrt um sechzehn fùnfzehn
29. La preposizione in può collocarsi tra ab»), lo spagnolo («son las cuatro», ma: «el
un verbo e un numerale, in espressioni tren parte a las diez y seis quince»). L’inglese
«che sembrano limitate agli esseri umani ricorre di preferenza ai primi dodici numerali,
e indicare un’associazione non casuale distinguendoli eventualmente con le sigle cm.
degli individui in questione» (LEPSCHY-LE- e p.m. («it is four» e «the train leaves at four fif-
PSCHY 1981: 123; cfr. anche BRUNET 1981: teen pm.»).
80—81, da cui traiamo gli esempi): «qui ri-
sero in due otre» (Vittorini; possibile an-
che: «qui due o tre risero»); «qui siamo in Numerali ordinali
due, tu e io, e basta» (Del Buono; ma an-
che: «qui siamo due»). 32. Da primo a decimo esiste una sola for-
ma per ciascun numerale, da undicesimo
30. Nei numeri decimali in cui la prima ci- in poi singole varianti di tono sostenuto e
fra dopo la virgola (o il punto) sia zero, lo di uso piuttosto limitato si affiancano ai
zero deve essere pronunciato: 2,03 «due e tipi più frequenti, formati col suffisso -esi-
zero tre» (oppure: «due virgola zero tre», ma.
«due punto zero tre»). Dicendo «due e
tre» si intenderebbe, ovviamente, un’al— 33. Negli ordinali in -esimo, il numerale
tra cosa (2,3). elide la vocale finale davanti al suffisso:
Diverso il caso delle ore e dei minuti, in ventun(o) + esimo > ventunesimo; ma nei
cui non è possibile nessun equivoco e lo composti di tre, la e si mantiene (ventitree-
zero non dovrebbe essere trasposto dalla simo, einquantatreesimo) e nei composti
sequenza scritta al parlato, come awiene di sei si oscilla tra ventiseesimo, con cadu-
in frasi quali: «l’espresso per Genova-To- ta della i, e ventiseiesimo (cfr. BRUNET
rino delle sette zero quattro è in partenza 1981: 95).
al binario cinque» (più corretta, e anche Le varianti secondarie possono trovarsi o
più rapida, la dizione «sette e quattro»). in riferimento a secoli («il secolo dician-
Il differente livello stilistico dei due modi novesimo» / «il secolo decimonono») o
di indicazione dell’ora si coglie bene in un come numero d’ordine di re e papi
passo del romanzo La donna della dome- («Gregorio sedicesimo» / «decimose-
nica di Frutterò e Lucentini (360). La sto»). Molto più rara, oggi, la loro presen- .
protagonista, elegante signora dell’alta za in altri contesti (come nel seguente
borghesia torinese, sta sfogliando un ma- esempio del letterato Vittorio Rossi. cita—
VI. Numerali 164
to in BRUNET 1981: 97: «qui, alla stanza li): «il diciottesimo secolo», «il secolo de-
quadragesimasesta del secondo libro, il cimottavo» accanto a «il Settecento».
poema restò interrotto»; o nell’art. 10 del Da notare che l’ordinale in -esimo è indif-
Codice Civile: «Le leggi e i regolamenti ferentemente anteposto o posposto («il
diventano obbligatori nel decimoquinto diciottesimo secolo», «il secolo diciottesi-
giorno successivo a quello della loro pub- mo»), mentre la forma secondaria può es-
blicazione»). sere oggi solo posposta («il secolo deci-
mottavo», non* il decimottavo secolo). In
34. L’ordinale è spesso anteposto al no- cifre, si può scegliere tra quelle romane
me: «il primo amore», «la seconda vita», («il XVIII secolo») e quelle arabe. Nel se-
«il terzo incomodo», «la decima rima», «il condo caso, è obbligatorio sopprimere la
ventesimo posto». cifra delle migliaia sostituendola con l’a-
Da notare alcune espressioni idiomati- postrofo: il ’500 è il periodo che va dal
che: «il terzo mondo», quello in via di svi- 1501 al 1600, il 1500 è quel singolo anno,
luppo (propriamente «terzo» perché non compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicem-
appartenente né al mondo occidentale bre.
né a quello comunista), «la terza età», la b) Per i giorni del mese si usa l’ordinale
vecchiaia, «il terzo sesso», gli omosessua- per il giorno iniziale («il primo maggio»,
li; «il quarto potere», la stampa (ideal- «il primo di settembre»), ma il cardinale
mente aggiunto ai tre fondamentali pote- per i giorni successivi, siano o non siano
ri dello stato teorizzati da Montesquieu: accompagnati dal nome del mese: «il due
esecutivo, legislativo e giudiziario; più re- di novembre», «siamo al 27 agosto» (cfr.
centemente, si è parlato di un «quin- QRUNET 1981: 115); «Che giorno è oggi? —
to potere» per l’influenza esercitata dal- E il due» (oppure: «Quanti ne abbiamo?
la televisione), «la decima musa», il ci- — Due»).
nema. Nelle date si può scegliere, per il primo
del mese, tra il semplice numero arabo
35. L’ordinale si pospone: («Milano, 1 maggio 1864» Manzoni, Let-
«) Con nomi di re, papi e simili: «Umber- tere, III 281) e il numero con la letterina
to primo» (Umberto I), «Pio decimo» in esponente che lo trasforma in ordinale
(Pio X). Anticamente, era possibile an- («1° maggio», cfr. VIA).
che l’anteposizione: «qua dentro è ’l se- c) Si oscilla tra cardinale e ordinale per
condo Federico» (Dante, Inferno X 119) indicare capitoli 0 parti di un’opera e,
o, più raramente, l’interposizione del ti- più in generale, una serie in successione:
tolo tra antroponimo e numerale: «essen- «nel canto ventesimo» / «nel canto ven-
do Bonifazio papa ottavo in Roma» ti», «l’aula terza» / «l’aula tre», «al se-
(Boccaccio, Decamerone). condo binario» / «al binario due». Sem-
b) Quando si voglia sottolineare una se- pre l’ordinale va usato — come si può ri-
quenza numerica (per esempio in riferi- cavare dagli esempi del par. 35a — con
mento a capitoli, canti, scene, atti di un papi e re: «Luigi quindicesimo» e non
testo letterario o teatrale): «nella scena «Luigi quindici», secondo il modello
seconda dell’atto terzo» (BRUNET 1981: francese. Il tipo Giovanni ventitré può
98). Nello scritto, la posposizione è comu- godere di qualche fortuna nella parlata
ne quando l’ordinale è espresso in cifre popolare (in cui gli ordinali, tranne che
romane («il canto III»); è invece facoltati— per la prima decina, non sono correnti)
va se l’ordinale è indicato in lettere: «nel e, viceversa, in quella più sensibile al
libro quinto» (Marchesi, Letter. latina, I «colorito gallicizzante e ricercato del co-
419) / «nel terzo cerchio» (Croce, Poesia strutto» (FOLENA 1958).
di Dante, 75).
37. Un ordinale molto particolare è l’ag-
36. L’uso degli ordinali concorre con gettivo ennesimo (tratto da n come sim-
quello dei cardinali in diversi casi: bolo matematico che indica in una se—
a) Per indicare i secoli dall’XI in poi (in quenza un numero 1mprecrsato), nel sr-
tal caso, come abbiamo visto, possono gn1ficato di ‘agg1unto a una sene già nu-
trovarsi le forme secondarie degli ordina- merosa’, ‘1terato, nuovo, altro’. E molto
165 VI. Numerali
frequente nel linguaggio giornalistico: Numerali moltiplicativi
«l’ennesimo suicidio maturato in ambien-
te militare» («Il Mattino», 25.8.1986, 1) 41. I numerali di questo gruppo formano
«[Liedholm] a gambe divaricate sull’en- due serie di aggettivi o aggettivi sostanti-
nesima panca della sua ennesima awen- vati, entrambe limitate a poche unità:
tura di mister» («Il Messaggero», «) Doppio, triplo, quadruplo, quintuplo,
1.9.1986, 22); «ennesima schermaglia tra sestuplo, settuplo, ottuplo, nonuplo, decu-
Piazza del Gesù e via del Corso» («La plo, centuplo.
Repubblica», 3.9.1986, 3). Di uso frequente sono soltanto doppio e
triplo, presenti tra l’altro in numerose lo-
38. Come con i cardinali, anche con gli or- cuzioni («avere una doppia vita», «una
dinali possono trovarsi espressioni ellitti- scuola con i doppi turni», «partita dop-
che: «frequentare la rima [classe]», pia», «doppio dativo»; «punto triplo»,
«viaggiare in seconda classe ferrovia- «salto triplo») e in usi sostantivati («un
ria]», «portare la terza [misura di un capo doppio maschile», nel tennis; «il doppio
di vestiario]», «elevare alla quarta [poten— nella letteratura romantica», ecc.). Per il
za]», «ascoltare la nona sinfonia di resto, si preferisce ricorrere a circonlocu-
Beethoven, per antonomasia ». zioni («con i titoli ho guadagnato sei volte
di più che con gli interessi postali», piut-
39. Le cifre che indicano un minuto pri- tosto che: «ho guadagnato il sestuplo»),
mo (seguite da apice o apostrofo, cfr. tranne che in contesti puramente tecnici e
1.246) si leggono normalmente come nu- descrittivi.
meri cardinali: «la distanza è stata coperta Ecco un esempio di Leonardo da Vinci,
in 6’» (=in sei primi, in sei minuti, in sei in cui compaiono due moltiplicativi d’uso
minuti primi). Nelle cronache giomalisti- poco comune: «questo si conferma per la
che di un awenimento sportivo ci si serve proporzione decupla, che hanno i quattro
di questo simbolo per indicare un nume- elementi infra loro, la quale si vede esser
rale ordinale: «il rigore e stato segnato al l’aria con la terra proporzione centupla»
40’ della ripresa» (=al quarantesimo [mi- (Trattato della natura, del pesofie del moto
nuto]; ma è un uso da non estendere ad delle acque ed osservazioni sul’corso dei
altri contesti). fiumi). ,
b) Duplice, triplice, quadruplice, quintu-
plice, sestuplice, settemplice, ottuplice, cen-
Numeralifi-azionan' tuplice.
A differenza di doppio, triplo, ecc., questi
40. Da osservare: aggettivi «non determinano quante volte
a) Al denominatore si può usare solo la una cosa è più grande di un’altra, ma in-
forma in -esimo, non le varianti seconda- dicano che una cosa è costituita da due,
rie. Quindi: «tre undicesimi» (non *unde- tre o più parti, che ha due, tre o più scopi,
cimi o *decimoprimi). che serve a due, tre o più usi» (DARDANO-
b) L’aggettivo mezzo si concorda regolar- TRIFONE 1985: 150): «il problema è dupli—
mente con il sostantivo quand’è antepo— ce», presenta due aspetti distinti, «la Tri-
sto: «una mezza sconfitta», «due mezze plice Alleanza», «la Triplice Intesa».
bottiglie». Quando è posposto, l’accordo Di uso comune, anche qui, solo duplice e
è facoltativo. Così, nelle espressioni di triplice, che spesso non sono altro che si-
tempo, che sottintendono ora: «alle tre, nonimi di doppio e triplo di registro più
tre e mezza» (Buzzati, cit., in BRUNET elevato: «I cipressi che a Bolgheri alti e
1981: 102), «Erano le sei e mezzo» (Scia- schietti / van da san Guido in duplice fi-
scia, Il giorno della civetta, 33). lar» (Carducci, Davanti San Guido); ma
Si dice però solo la mezza per indicare le anche: «esibire documentazione in dupli-
12.30 (o le ore 0.30 o anche — meno co- ce copia presso il comune di residenza en-
munemente — «la ‘mezza’ di qualunque tro e non oltre il...».
ora: il treno parte alle 6.40: troviamoci alla Settemplice piacque ai poeti: «il settempli-
mezza [cioè alle 6.30]» LEPSCHY-LEPSCHY ce scudo d’Aiace» (Monti, citato in TOM—
1981: 122). MASEO-BELLINI 1865-1879: V 846); e, in
Vl. Numerali 166
particolare, al D’Annunzio, anche nei ro— tre varianti, come ambeduo, ambodue,
manzi: «L’elica s’arrestò; l‘Ardea fu sciol- ambendue. Più a lungo ha resistito ambi-
ta, cessato il battito del suo cuore settem- due come maschile: «al tavolier s’assido-
plice» (Forse che si, forse che no, 97). no ambidue» (Parini, Il giorno), «ci re-
spinse ambidue fino contro al letto» (Nie-
vo, Le confessioni di un italiano).
Sostantivi e aggettivi numerativi
43. Le forme in uso per indicare tre o più
Per indicare due o più persone o cose esi- persone o cose hanno talora assunto ac-
stono forme parallele rispetto ai numera- cezioni particolari. Così, terzetto può rife-
li cardinali. ’ rirsi genericamente a tre persone, ma, più
spesso, a una composizione musicale; e
42. Particolarmente ricca la costellazione parliamo di una terzina dantesca, di un
di numerativi per ‘2’: i sostantivi paio, terno al lotto, di una terna arbitrale.
coppia, duo e duetto; i pronomi o aggetti- Più precisamente, noteremo che, a secon-
vi ambo, ambedue, entrambi. Tutti indi- da del suffisso, il numerativo rimanda a
cano due membri di un organismo unita- un certo àmbito settoriale. Vediamo i
rio; possono essere sostituiti da numerali gruppi più caratteristici.
cardinali («un paio di scarpe»=due scar-
pe, «entrambi gli sposi»=i due sposi), 44. -ina affisso a un numerale ordinale
mentre non è sempre vero il contrario: forma termini della versificazione, che
«un costume a due pezzi» non può tra- designano strofe composte da un dato
sformarsi in un costume :"a un paio di numero di versi: terzina, quartina, sestina
pezzi 0 *a una coppia di pezzi. (si dice però ottava, non *attavina, per la
I tre pronomi-aggettivi, benché piuttosto strofe della poesia epica); con un numera-
diffusi (almeno ambedue ed entrambi) le cardinale indica invece una cifra ap—
appartengono all’uso scritto e al parlato prossimativa, con frequente riferimento
formale. E significativo il fatto che il all’età umana: «una trentina di telefona—
Manzoni, nel rivedere la lingua dei Pro- te», circa trenta, «un signore sulla trenti-
messi Sposi, eliminasse i tre numerativi a na», intorno ai trent’anni.
beneficio del più familiare tutt’è due (cfr. Le due ultime accezioni dei numerativi in
MORANDI 1879: 51 e VITALE 1986: 29; in -ina risaltano bene da un passo d’una let-
tutto il romanzo sopravvive un solo esem- tera scritta dal Manzoni settantenne alla
pio di entrambi: I 12). moglie Teresa Borri: «E per un altro di
Ambo, oggi usato soltanto come aggetti- più, ti do le mie [notizie]: ottime, né tosse.
vo, è generalmente invariabile, ma pre— né altro malanno: meno una settantina.
senta anche un maschile ambi e un fem- per fare un calembour che ti lascio indo-
minile ambe (il femminile non è raro nel vinare» (Manzoni, Lettere, III 74).
sintagma ambe le mani: attestazioni da
Svevo e Landolfi in BRUNET 1981: 107 e 45. -ario affisso a un numerale distributi-
da Jovine; si aggiunga Deledda, L’incen- vo latino (TERNI ‘a tre a tre’, ecc.) indica il
dio nell’oliveto, 31). Come esempi del verso composto da un certo numero di
pronome citeremo, per la forma invaria- sillabe (o, per la metrica classica, di pie-
bile: «ed ambo fece rei di quell’eccesso / di): ternario. quaternario, quinario. sena-
che commettere in me vols’egli stesso» rio, settenario, ottonario, novenario (con
(Tasso, Gerusalemme liberata); e per altra formazione: bi…rillabo, decasillabo,
quella variabile: «ambi erano di amor pa- endecasillabo, dodecasillabo): con i distri-
trio caldissirni» (Manini, Opere). butivi latini relativi alle decine da ‘50’ a
Ambedue ed entrambi possono valere co- ‘100’ qualifica l’età approssimativa di un
me aggettivi o come pronomi; entrambi individuo: quinquagenario e sessagenario
ammette un femminile entrambe, mentre (entrambi d’uso raro). settuagenario, ot—
ambedue è invariabile nell’italiano con- tuagenario. nonagenario, centenario (cen-
temporaneo: «in entrambi (ambedue) i tenario — e cinquantenario, foggiato sul
casi», «entrambe (ambedue) le volte». suo modello — possono indicare l’anniver-
Nell’italiano antico si trovavano anche al- sario diun avvenimento importante).
167 VI. Numerali

46. -enne, -ennìo, -ennale: affissi a nu- di relazione: «un esilio ventennale», di
merali cardinali indicano l’età di un in- vent’anni).
dividuo (quindicenne, ventenne, settan-
tenne), un periodo di tempo (quindicen— 47. -etto affisso a un ordinale forma termi-
nio, ventennio, settantennio), un anni- ni rnusicali: terzetto, quartetto, quintetto,
versario (quindicennale, ventennale, set- sestetto, ottetto (ma in duetto, come abbia-
tantennale; questi ultimi suffissati pos- mo Visto [cfr. VI.42], si ricorre al numera-
sono essere usati anche come aggettivi le cardinale).
VII. PRONOMI E AGGETTIVI PRONOMINALI

1. Secondo l’etimologia del termine (lat. ziali: — a) sostantivi e aggettivi costituisco-


pronòmen ‘[parte del discorso] che si col- no in tutte le lingue vive una «classe aper-
loca al posto di un nome’), il pronome è ta», una serie illimitata; i pronomi invece
un elemento che fa le veci di un sostanti- «formano ‘sistemi chiusi’ con un numero
vo, rappresentandolo negli stessi valori ristretto di elementi e con owie corri—
grammaticali di genere e numero. In una spondenze (noi-voi-loro, ing]. somebody-
frase come la seguente: «quando vidi tuo anybody-everybody-nobody)»: KLAJN
padre, non c’era nessuno con lui», il pro- 1975: 83-84 — b) sostantivi e aggettivi sono
nome personale Iui equivale al nome già «parole piene», possono essere indicate
enunciato (=con tuo padre). in un dizionario mediante una definizione
Tuttavia, in molti altri casi un pronome sostitutiva (cane ‘mammifero domestico
non ha nessun rapporto con un nome, dei camivori...’; fermo ‘che non si muove,
espresso 0 sottinteso. Si pensi a frasi co- Stabile’); i pronomi, come le altre «parole
me «Che cosa vuoi? — Niente» (uso asso- grammaticali» (o «vuote») devono essere
luto del pronome); «Dammi questo!» designati attraverso una definizione me-
(uso deittico, che presuppone un richia- talinguistica (io ‘pron. pers. masch. e
mo al contesto extralinguistico, per esem- femm., indica la persona che parla...’) o,
pio mediante un gesto o un ammicca- al più, attraverso un altro pronome corri-
mento). Anche io e tu hanno un rapporto spondente (che ‘il quale’).
logico, ma non grammaticale con i termi- La funzione di sostituire un nome, che re-
ni a cui si riferiscono, tanto è vero che so- sta la funzione propria della maggior par-
stituendo ai pronomi due nomi qualsiasi, te delle forme tradizionalmente compre-
non possiamo mantenere il verbo alla se nella categoria «pronomi», risulta evi-
stessa persona («tu ed io abbiamo molte dente nei casi in cur al sistema pronomi-
cose in comune» — *Amw e Paolo abbia- nale si affianca una parallela serie di ag-
mo molte cose in comune). Si tratta piut- gettivi: il pronome equivale allora ad un
tosto di sostantivi che funzionano come sintagma costituito dal corrispondente
soggetti della 1a e 2a persona dei verbi aggettivo pronorninale e da un nome. Co-
(LEONE 1978: 122). sì, per i possessivi: «il mio cane e il tuo»
(:il tuo cane); per gli interrogativi: «che
2. È pur vero che la categoria dei prono- _ prendi?» (=quale bibita, o simili); per i di-
mi, per quanto eterogenea, ha, non solo mostrativi: «non dar retta a costui» (=a
in italiano, dei tratti inconfondibili che la quest’individuo), ecc.
contrassegnano rispetto ai sostantivi e
agli aggettivi, vale a dire rispetto alle due 3. Qualche incertezza può nascere a pro-
«parti del discorso» più simili, in quanto posito della classificazione dei singoli pro-
anch’esse soggette a specificazioni di ge- nomi. Due esempi: c’è chi considera i
nere e numero. Sulla scorta di KLAJN 1975 pronomi personali di 33 persona (cfr.
possiamo indicare due differenze essen- VII.16 sgg.) dei dimostrativi (LEONE 1978,
169 VII. Pronomi e aggettivi pronominali
sulla scia di Battaglia—Pernicone e Foga- perché essi, pur avendo 3funzione agget-
rasi) e chi invece ne rivendica l’ufficio tra- tivale, non sono degli aggettivi veri e pro—
dizionale (KLAJN 1976); tra i pronomi in- pri (KLAJN 1975: 84). Infatti: a) come i
definiti figura male nessuno, che determi- pronomi, costituiscono una «classe chiu-
na un concetto senza possibilità di dub- sa» di «parole vuote»; b) non ammettono
bio: «non ha telefonato nessuno» ha la né gradi di comparazione né suffissi alte-
stessa precisione informativa di «ha te- rativi; c) la loro distribuzione non è sem-
lefonato Carlo» (a differenza dell’indefi- pre identica a quella degli aggettivi (pos-
nitezza di «ha telefonato qualcuno»). so dire, per esempio, «il mio tavolo» con
Nel presente capitolo esamineremo, ac- l’articolo, come direi «il vecchio tavolo»,
canto ai singoli pronomi, gli eventuali ag- ma non *il questo tavola, *il nessun tavo-
gettivi corrispondenti: sia per l’evidente lo, ecc.; per nessuno cfr. però VII.192).
omogeneità di forma e di significato, sia

Pronomi personali:fome toniche

4' SOGGETTO COMPLEMENTO

MASCHILE FEMMINILE MASCHILE FEMMINILE

1" PERSONA io io me me
2“ PERSONA tu tu te te
3a PERSONA egli, lui, esso ella, lei, essa lui, esso lei, essa
4a PERSONA noi noi noi noi
5” PERSONA voi voi voi voi
63 PERSONA essi, loro esse, loro essi, loro esse, loro
RIFLESSIVO sé sé"—
SING. E PLUR.

5. Non tutti i pronomi personali svolgono tieri»: la presenza del pronome ersonale
la medesima funzione. Infatti, come si è è possibile, ma non necessaria & addirit-
accennato, i pronomi di 1°, 2“, 4a e 5a perso- tura poco probabile), mentre sarebbe ob-
na rappresentano rispettivamente chi par- bligatoria in inglese («When you play the
la (uno solo: 1”; o più di uno: 4“) e chi ascol- piano, 1 listen to you always with pleasu-
ta (uno solo: 2“; più di uno: 5"‘ ; i pronomi re»), francese («quand tu jones le piano,
di 3a e 63 persona ssono «indicare colui je t’écoute toujours volentiem») o tede-
del quale si parla ‘lui chi è?’) o sostituire sco («wenn du Klavier spielst, hòre ich dir
un nome (‘Gaetano verrà presto; lui è immer gem zu»). Nell’italiano antico il
sempre puntuale')»: DARDANO—TRIFONE soggetto era indicato più spesso di quanto
1985: 160. I pronomi di 4a e 53 persona non non awenga oggi. Sulle possibili cause
rappresentano, in realtà, dei plurali di io e della diversa distribuzione attuale cfr.
tu, come farebbe pensare la denominazio- FREEDMAN 1983.
ne tradizionale di «1a e 23 persona plurale»,
ma dei pronomi «inclusivi» che inglobano 6. In alcuni casi il pronome personale de-
rispettivamente la 1a e la 23 persona ve essere espresso anche in italiano, e
(GORÀSCU 1976: 479 n. 2; «voi leggete» può precisamente:
corrispondere, a seconda dei casi, a «tu e a) In espressioni olofrastiche («Chi è sta—
lui», «tu e lei», «tu e altri leggono»). to? — lo») 0 in frasi ellittiche in cui il pro-
A differenza di molte altre lingue euro- nome sia accompagnato da un infinito, da
pee, in italiano l’uso del pronome perso- un aggettivo o da un sostantivo: «10 am—
nale è generalmente facoltativo. Si pren- mazzare tuttii signori!» (Manzoni, ] Pro-
da una frase ualsiasi: «quando [tu] suoni messi Sposi), «tu ricca, in con pace e tu
il pianoforte,q[io] ti ascolto sempre volen- con senno!» (Dante, Purgatorio, VI 136).
VII. Pronomi e aggettivi pronominali 170
b) Quando il pronome sia seguito da gatorio, XI 60); «quando parlava secolo-
un’apposizione («che ho mai fatto io, ser- ro» (Bacchelli, Il mulino del Po, I 77).
vo inutile, pastore sonnolento perché...»
Manzoni, I Promessi Sposi, XXIII 19) o I tipi arcaici con meco, con teca, ecc. (per esem-
sia l’innesto di una proposizione relativa: pio: «i miei figliuoli / ch’eran con meco» Dante,
«0 tu che dormi la su la fiorita / collina tò— Inferno, XXXIII 39) si debbono al fatto che
nelle forme fossili meco, reco, ecc. i parlanti
sca» (Carducci, Funere mersit acerbo, 1—2). non hanno più awertito la presenza della pre-
c) In enumerazioni e, in genere, quando posizione con, che è stata reintegrata creando,
si succedano frasi con diverso soggetto: così, un’espressione ridondante.
«tu esci, lai studia e io devo lavorare per
tutti»; «loro corrono i cento metri piani, 8. Tutti i pronomi personali possono esse-
noi i cento metri a ostacoli» («Stampa se— re rafforzati mediante stesso: «Il punitor
ra», 23.2.1987, 7). di sé stesso» (titolo italiano di una com-
d) In espressioni enfatiche e tutte le volte media di Terenzio), «dieci ne reca ai po-
in cui si voglia accentuare la parte che una veri tu stessa» (F. M. Piave, La Traviata,
data persona ha in un’azione: «io solo / in VERDI-BALDACCI 1975: 317). Per l’accen-
combatterò, procomberò sol io» (Leopar— to con sé / se stesso cfr. 1.177b.
di, All ’Italia, 37-38); «Giulio, ta vedi ch’io I pronomi di 4a e 5" persona possono
lavoro, ch’io mi logoro la vita per la fami- combinarsi con altri: noialtri, voialtri (an-
glia» (De Amicis, Cuore, 97). In frasi co- che, con grafia staccata: noialtri, voi altri).
stituite da una sola proposizione è nonna— Si usano per sottolineare una contrappo-
le posporre il pronome al verbo: «ci penso sizione, espressa o sottintesa: «stava sem-
io», «fate voi». Caratteristica la presenza pre nel retro e sorvegliava noialtri da un
del pronome dopo anche, neanche o buco del muro» (Pavese, Il compagno);
un’altra congiunzione copulativa («Ven- «quando c’è un giovanotto in casa, è un
go anch’io. No, tu no», canzone di Enzo pasticcio per noialtre donne» (Cassola,
Jannacci, del 1968: cfr. BORGNA 1985: 178). La ragazza di Babe, 152-153).
e) Per esigenze di chiarezza, quando una Per l’unione di un’interiezione con un
stessa forma verbale valga per più perso- pronome personale (ahimè, ecc.) cfr. X.7,
ne. Ad esempio, nel congiuntivo presente X.21.
le prime tre persone sono identiche e può Vediamo ora la sintassi dei singoli prono-
essere necessario esprimere il pronome: mi e, insieme, alcuni usi notevoli delle re-
«bisogna che (io, tu, lui o lei) sappia la ve- lative persone verbali, anche in assenza di
rità». Cfr. anche XIV.48. pronome espresso.
7. Per indicare il complemento di compa-
gnia con un pronome personale sono sta- IoeTu,MeeTe
te in uso fino ad anni recenti — e alcune
non possono dirsi scomparse del tutto 9. lo e tu si usano sempre come soggetti.
neppure oggi (SATTA 1981: 251) — le for- Tu può riferirsi a un interlocutore generi-
me meco, teca, seco e, rarissime e arcaiz- co e in tal caso il costrutto corrisponde a
zanti, nasca, vasco, secoloro: continuano i una frase col si impersonale o passivante
latini MÈCUM, TÈCUM, SÉCUM, NÒSCUM (per (cfr. VII.S7, VII.60): «Gemmea l’aria, il
NOBISCUM) e VOBÎSCUM, formati dal pro- sole così chiaro / che tu ricerchi gli albi-
nome personale e dalla preposizione CÙM cocchi in fiore» (:che si ricercano; Pasco-
‘con’. Esempi: «Così meco ragiono» (Leo- li, Novembre, 1-2); «dalle tre finestre e
pardi, Canto notturno.… 90), «oh! fossi io dalla ringhiera si guardava in un cortile
teco» (Pascoli, Romagna, 13), «gli occor- stretto e profondo come una torre, di cui
reva economizzare il centesimo: tanto più non vedevi la fine» (=di cui non si vede-
che aveva seco una ragazza americana, va; De Marchi, Demetrio Pianelli, 162).
raccapezzata chi sa dove» (Cecchi, Saggi.
384), «e voi, cave spelunche e grotte oscu- 10. Talvolta si usano le forme oblique me
re, / ululando venite a pianger nosco» e te anche in funzione di soggetto:
(Sannazaro, Opere volgari), «non so se ’l a) Nei paragoni di uguaglianza: «fa’ come
nome suo già mai fu vosco» (Dante, Pur- me», «lo so quanto te» (ma, senza ellissi:
171 VI]. Pronomi e aggettivi pronominali
«fa’ come faccio io», «lo so quanto lo sai gnificativo il titolo d’un film di A. Blaset-
tu»). ti del 1966: «Io, io, io... e gli altri».
17) In espressioni esclamative formate con
un aggettivo: «povero me!», «Te beata 13. Nel registro sostenuto, scritto e orale,
gridai» (Foscolo, Dei Sepolcri, 165), con si evita di esprimersi in prima persona, ri—
un modulo da confrontare con l’«accusa— correndo a una perifrasi con la terza per-
tivo esclamativo» latino: heu me miserum sona: «il sottoscritto chiede alla S.V. di es-
povero me’. sere incluso nella graduatoria dei coadiu-
c) Quando hanno funzione predicativa e tori di II classe...» (=io chiedo); «Molti
il soggetto è diverso: «io non sono te», storici, fra cui anche De Felice, avanzano
«uno che [..] vuole esser me in ogni cosa» il dubbio che il suo non fosse stato affatto
(Caro, Lettere familiari); se il soggetto è un salto nel buio [...]. Chi scrive crede di
lo stesso i pronomi restano io e tu: «se io poterlo escludere sulla base delle confi-
non fossi io, cioè il poeta (come mi chia- denze fattegli in tempi non sospetti»
mano) della democrazia» (Carducci, Pro- (Montanelli, L’Italia in camicia nera, 63);
se, 869-870). «anche chi vi parla, come i relatori che
d) Con un participio assoluto («rivolgen- l’hanno preceduto, tratterà solo un aspet-
dosi ogni volta a persone diverse, te com- to del tema in discussione».
preso» Calvino, cit. in BRUNET 1985: 45) e
in costrutti nominali arcaici modellati 14. Piuttosto comune te con funzione di
sull’«ablativo assoluto» latino: «Poiché, soggetto, che appare ormai la regola in
securo me di tali inganni, / fece di dolce sé frasi coordinate quando il pronome di 2“
spietato legno» (Petrarca, Rime). persona sia al secondo posto: «io e te».
(:) Nell’uso letterario, come soggetti di «U 0 e te» (cfr. LEPSCHY-LEPSCHY 1981:
una proposizione infinitiva di tio lati- 107 . In altre posizioni, si tratta di un mo-
neggiante (cfr XIV64): «Vo’ [J…] che do caratteristico della lingua parlata, me-
confessi me solo esser felice» (Ariosto, no adatto per lo scritto tranne che non si
Orlando Furioso). voglia ricercare espressamente l’uso vivo,
come in Collodi (Pinocchio, 74: «Ma giu-
11. Da notare l’uso sostantivato di io col dicandoti dalla fisonomia [sic], anche te
valore di ‘coscienza individuale’. ‘parte mi sembri un cane di garbo») o in Casso-
intima di una persona’ (oltre che nelle più la (La ragazza di Babe, 49: «Te pensa so—
recenti e specifiche accezioni della psico- lo a tener ferma la valigia sul manubrio»).
logia): «colloqui dell’io antico e dell’io Cfr. anche BRUNET 1985: 14-17,41-42.
nuovo; cioè di quello che io fui con quello Ancora più marcato in senso colloquiale
ch’io sono» (Leopardi, Lettere); «la sco- è l’uso — solo settentrionale — di me come
perta di un mondo e una cultura nuovi soggetto: «Il padrone sono me» (titolo
e del proprio vero io» («Panorama»), scherzoso di un romanzo di Panzini),
17.8.1986, 16). «Me e te siamo due bei stupidi» (Feno-
glio, La malora).
12. Quanto alla collocazione, il pronome
io, trovandosi con altri soggetti (nomi o 15. Nell’italiano antico io poteva comparire ra-
pronomi), si pone spesso all’ultimo posto ramente in funzione di obliquo («Da io in fuor
(«Anna, Mario ed io»), ma può anche nessuna non sapea» Boccaccio, cit. in MOISE
trovarsi in posizione iniziale 0. se i sog- 1878: 354). Limitata ai primi secoli (e oggi viva
getti sono più di due, in posizione interna in alcuni dialetti)e anche l’enclisi del pronome
(quindi: «io, Anna e Mario», «Anna, io e tu, specie col passato remoto: vedestù, udisaì
vedest1 (tu) ‘udisti (tu): cfr. ROHLFS 1966-1969:
Mario», ecc.). In uno spoglio di 85 esempi 452.
tratti da narratori contemporanei, BRU—
NET 1985: 6 ha contato 57 casi del tipo mio
padre ed io e 28 del tipo io e mio padre.
Spesso la posizione iniziale del pronome 3“persona
io manifesta l’importanza che chi parla o
scrive attribuisce (più o meno consape- 16. Per i pronomi soggetto di 3a persona
volmente) a sé stesso rispetto agli altri; si- le forme tra cui è possibile scegliere sono
VlI. Pronomi e aggettivi pronominali 172
ben tre per entrambi i generi: egli / ella, 17. L’uso di lui, lei è obbligatorio, e non
lui / lei, esso / essa. solo preferito, negli stessi casi in cui vanno
In riferimento a persona, la coppia egli / usati me e te invece di io e tu: con come e
ella, a lungo caldeggiata dalla tradizione quanto («una donna come lei»); in espres-
grammaticale, è in forte declino rispetto a sioni esclamative («Oh, lui felice», frase di
lui / lei, che tendono ad essere i pronomi Radamès nell’A ida: VERDI-BALDACCI 1975:
normali «in ogni tipo di parlato, anche 452); con funzione predicativa («accetta-
formale, e nelle scritture che rispecchiano telo per amico, con tutte quelle accoglien-
atti comunicativi reali» (SABATlNI 1985: ze che [...] fareste a me proprio, se io fossi
159; cfr. anche SERIANNI19863: 61). lui» Caro, Lettere familiari; anche se il sog-
E stato osservato (DURANTE 1970: ._187) getto è lo stesso: «lui è lui»); con un parti-
che egli e lui non sono semplici do pioni. cipio (o anche con un gerundio) assoluto
Infatti egli (con ella, essa, essi, esse serve («A’ Bulgari, lui preso, il giogo pone»
a «richiamare il nome di una persona già Ariosto, Orlando Furioso); come soggetto
citato in precedenza e comunque ricava— di un’infinitiva («e pregolli che [.] al Con-
bile dal contesto» (è quindi un pronome te significassero lei avergli vacua ed espe-
anaforico), mentre lui (con lei, loro) si av- dita lasciata la possessione» Boccaccio,
vicina piuttosto al valore di quello (quella, Decamerone, III 9 33; per esempi antichi
quelli, quelle), in quanto «non surroga di egli, ella in infinitive cfr. MOISE 1878:
soltanto il nome, ma richiama, allude 386-390); e anche in frasi coordinate, al se-
concretamente alla persona» (ha cioè va- condo posto («io e lui»).
lore deittico). Tuttavia, egli è piuttosto ra- Lui e lei sono inoltre di regola in espres-
ro anche in quelle scritture (come gli arti- sioni olofrastiche («Chi ha parlato? —
coli di giornale) in cui il protagonista del- Lui»), interposti tra ecco e una proposi-
l’azione narrata viene citato più volte nel zione relativa («ed ecco lei che protesta
corso del testo (DURANTE 1970: 184). Si nell’indifferenza generale»), sostantivati
preferisce semmai ricorrere a sinonimi o col valore di ‘un uomo’, ‘una donna’
a perifrasi (ad esempio, in un articolo su («dunque c’è una lei» De Marchi, Deme-
Giovanni Paolo II, per evitare troppe n'- trio Pianelli, 217) e in tutte le espressioni
petizioni, questi verrà menzionato di vol- marcate o enfatiche: «è stato lui», «l’ha
ta in volta come «il papa», «il pontefice», detto lei», «era un uomo coraggioso lui»
«Wojtyla», piuttosto che indicato attra- (Landolfi, La pietra lunare).
verso «egli»; non ci sarebbe nessuna resi-
stenza, invece, ad usare le forme oblique: 18. Benché normalmente riferiti a perso-
«gli sono stati presentati», «nella messa na, egli / elio e ancor più lui / lei possono
da lui celebrata», ecc.). anche essere usati per animali e cose, spe-
Ancora più raro di egli è il corrisponden- cie quando essi vengano umanizzati o sia-
te femminile ella o essa. La spiegazione no comunque oggetto di una particolare
sta nel fatto che, «fuor di Toscana, ella ha carica di affettività: «la coda, che egli [il
generalmente sapore di letterarietà» ed cane Barone] portava arcuata e svolaz-
essa «non è riuscito ad imporsi dovunque, zante come un pennacchio di guerriero
anche perché già adempie all’ufficio, non orientale, era grossa come quella di una
condiviso da egli, di designare la cosa ina— vol e» (Levi, Cristo si è fermato a Eboli,
nimata: ciò spiega il successo della varian- 104 ; «[il giardino] una voce poetica l’avrà
te lei» (DURANTE 1970: 198). anche lui per te, così sensibile a certe vo-
ci» (Cicognani, cit. in BOSTRÒM 1972: 137;
Una forte spinta all’accettazione di lui, lei come si veda anche BRUNET19SSC 32-35).
pronomi soggetto di 3“ persona è venuta dall’e- Tuttavia oggi forse non si direbbe, come
sempio del Manzoni, che nell’edizione definiti- scriveva G. B. Fagiuoli (1660-1742): «col
va dei Promessi Sposi abbandonò gran parte tovagliolo ch’è bucato anche lui» (cit. in
degli egli, ella usati in precedenza o con la sem—
plice soppressione — secondando così la ten- BOSTRÒM 1972: 11).
denza modema ad un parco uso dei pronomi
soggetto — o sostituendoli appunto con le for— 19. In quest’ultimo esempio la grammati-
me già esistenti per l’obliquo (SERlANNI 1986b: ca contemporanea prescriverebbe il pro-
39-41). nome esso, che è quello generalmente ri-
173 VI]. Pronomi e aggettivi pronominali
chiesto per animali e cose: «esso [il gatto] letterario fino al primo Novecento, la va—
è però costante nell’amare la casa nel suo riante aferetica gli: «se ne tenevano [di ‘bu-
complesso» (Pugnetti, Guida al gatto, 30); li’], gli era più per andazzo che per traco-
«un artista [.] non può mai dire come e tanza» (Nievo, Le confessioni d’un italia-
perché, a un certo momento, uno di que- no, 33); «quando si patisce, gli è tutt’uno»
sti germi vitali gli si inserisca nella fanta— (D’Annunzio, Tragedie, sogni e misteri);
sia per divenire anch’esso una creatura vi— «Gli andò, che il burattinaio Mangiafoco
va» (Pirandello, Sei personaggi in cerca mi dètte cinque monete d’oro» (Collodi,
d’autore, Prefazione, I 6). Pinocchio, 56). Per l’espressione gli è
Da notare comunque che esso, sia pure che+proposizione soggettiva cfr. XIV.7S.
non abitualmente, può riferirsi anche a Parallelo a gli è il pronome la (6a persona:
persona: «un artista estremamente più le), toscano e letterario, adoperato sia co-
colto e sensibile [...], ma anch’esso legato me femminile («appena entrata la mi
ad una sua formula decorativa» (Argan, buttò le braccia al collo» Tarchetti; «que-
Arte moderna, 258; e si vedano pure gli ste bazzecole succedevano in Friuli or so-
esempi giornalistici e saggistici raccolti in no cent’anni e le paiono novelle dissotter-
KLAJN 1976: 29). D’altra parte, ogni limi- rate dal Sacchetti» Nievo, Le confessioni
tazione cade per essa, adatto allo stesso d’un italiano, 39), sia con valore neutro
modo per esseri animati 0 inanimati: «es- («la mi riesce nova» Malaparte, cit. in
sa [Iduzza] poteva riferire, soltanto, di BRUNET 1985: 25).
aver sofferto un grande capogiro» (Mo-
rante, La Storia, 29), «d’altronde essa 23. Un altro pronome di 33 persona è il ri—
[l’eredità del medioevo] [..] portava nel flessivo sé, che si usa come complemento,
suo gusto alcunché di ristretto e di pc- riferito al soggetto: «parla tra sé e sé», «è
dantesco» (Sapegno, Letter. italiana, 79). una ragazza piena di sé», «molti di vita e
Come pronomi complemento esso ed es- sé di pregio priva» (Dante, Purgatorio,
sa non si possono usare per l’oggetto (cfr. XIV 63).
KLAJN 1976: 27): quindi «con esso», «da
essa», ma non *ho visto esso, *cercavo es- Anticamente potevano darsi casi di scambio
sa (si dirà «ho visto lui», «l(o) ho Visto», tra sé e lui / lei. Il Moise (1878: 359-360) segna-
la un esempio del Cavalca (XIV secolo) in cui
«cercavo lei», «la cercavo»). il riflessivo se' non si riferisce al soggetto («va e
correggilo tra te e sé in secret0»=fra te e lui) e,
20. Esso, essa non vanno confusi con l’omoni- viceversa, un passo del Caro (XVI sec.) in cui il
mo pronome dimostrativo di colorito antiquato valore riflessivo è espresso dal pronome lui:
(cfr. VII.140c). «per venire a quella segnalata fazione ch’egli
Di uso arcaico sono, tra i pronomi soggetto, el, celebra di lui stesso».
elli, elio e, più resistente degli altri nella lingua
poetica, ei («Ei fu, siccome immobile» Manzo-
ni, ]! Cinque Maggio, 1), che può ridursi a e’
per apoco (e’ si è mantenuto anche nel to- Noi e Vai
scano m emo: cfr. BOSTRÒM 1972: 140).
Noi e voi si usano indifferentemente co-
21. Tra i pronomi obliqui, lui e lei vanno me soggetto o complemento: «cr pensia-
preceduti da preposizione per esprimere i mo n01», «vengo con voi».
vari complementi. Nell’italiano antico po-
tevano essere usati da soli col comple- 24. Caratteristico dell’uso toscano, ma
mento di termine («rispuos’io lui», «ri- non certo limitato ad esso (cfr. CASTELLA-
spuosi lei» in Dante: cfr. ROHLFS 1966— N] 1986: 124-125; cfr. anche MOISE 1878:
1969: 441). 373-375), il tipo noi si fa invece di noi fac—
ciamo, in cui il pronome di 4a persona si
22. Arcaico è anche l’uso del pronome egli accompagna al costrutto impersonale
in frasi impersonali e come soggetto neu- (cfr. VII.S7) e non alla corrispondente vo-
tro: «egli è che cominciavanmi allora i toc- ce verbale. Agli esempi addotti dal Ca—
chi di una malinconia dolce, profonda» stellani, tratti dal parlato televisivo e dal
(Dossi, Opere). Con valore analogo, ma giornalismo sportivo, si possono aggiun-
ben viva oggi in Toscana oltre che nell’uso gere facilmente documentazioni lettera-
VII. Pronomi e aggettivi pronominali 174

rie, anche presso scrittori non toscani: pesare la sua presenza. Caratteristico l’u-
«noi il denaro lo si troverà in qualche mo— so di questo plurale di modestia nei Pro-
do» (Moravia, Gli indifi'erenti, 28); «e messi Sposi: «e, per dir la verità, anche
quelli di Roma, si sa, non vogliono che noi, con questo manoscritto davanti [..]
noi si viva da cristiani» (Levi, Cristo si e anche noi, dico, sentiamo una certa ripu—
fermato a Eboli, 70); «E noi si era conten— gnanza a proseguire» (XXVI 1).
ti» (Ledda, Padre padrone, 128); «noi si
rideva» (Bufalino, Diceria dell 'untore, 27. Un po’ diverso il caso del plurale usa-
99). Da notare che, se il verbo ha un og- to da un insegnante durante la lezione (0
getto plurale, espresso 0 sottinteso, si può da un sacerdote in una predica, o da un
avere accordo alla 63 persona, pur tirante- oratore in genere): «Ieri abbiamo esami-
nendosi il si: «Ora queste ragazze andava- nato alcuni aspetti del problema. Oggi ve-
no alla messa e noi si volevano accompa- dremo...». Qui chi parla associa ideal—
gnare» (Cassola, La ragazza di Babe, 39). mente alle sue riflessioni e al suo argo-
mentare il pubblico presente, quasi che —
25. Nella poesia italiana antica si possono in- invece del discorso di un singolo indivi-
contrare nui e vui, forme di origine siciliana duo rivolto a più ascoltatori — si svolgesse
(ROHLF81966-1969: 438); ma' arriva fino al Mon-
ti (In morte di Ugo Bassville, I 135, in rima) e al un vero e proprio dialogo tra diversi in-
Ma)nzoni (Il Cinque Maggio, 32, anche qui in ri- terlocutori. Frequenti esempi di questo
ma . plurale didattica nella manualistica; per
esempio: «Inoltre la saliva ha ancora un
26. Il noi e la corrispondente forma ver- ufficio più propriamente digestivo, per un
bale di 43 persona possono adoperarsi in enzima amilolitico che essa contiene, la
luogo di un pronome o di un verbo di 1a ‘ptialina’: come vedrenro, non solo il con-
ersona: tenuto in mucina o in sostanze solide, ma
a) Nelle allocuzioni solenni che emanano anche la concentrazione dell’enzima spe—
da un’altissima autorità civile o religiosa e cifico varia secondo lo scopo cui la secre-
negli atti ufficiali (e il cosiddetto plurale zione salivare è destinata» (Martino, Fi-
maiestatico): «un esemplare del testo del siologia, 46).
Codice civile, firmato da Noi [il Re] e
contrassegnato dal Nostro Ministro Se- 28. Si può parlare di plurale narrativo per
gretario di Stato», ecc. (da un Regio De— altri tre usi notevoli della 4" persona, che
creto del 1942). ricorre:
Nel discorso orale l’uso del plurale maie— a) Per indicare una sorta di solidarietà
statico è in declino. Il tradizionale impie- col lettore o l‘ascoltatore a proposito di
go del noi da parte dei Pontefici è stato un giudizio 0 della valutazione — perlo-
abbandonato da Giovanni Paolo I già più critica— di un awenimento: «Un mo-
nelle parole rivolte alla folla subito dopo vimento irrazionale c0me il fascista non
l’incoronazione (1978). può che esprimere una propaganda irra-
b) Nella poesia di intonazione classica, in zionale, la quale predica l’olocausto e la
cui il poeta evita di parlare di sé stesso in sconfitta con onore mentre nega la possi—
prima persona, come aweniva spesso bilità di una vittoria avversaria. Siamo al-
nella poesia latina (così, in Virgilio: «pa- la pura finzione ipnotica, alla persuasio—
triam fugimus»=fuggo dalla patria). ne per formule misteriche» (Bocca, Sto-
Esempi: «A noi / morte apparecchi ripo- ria dell ’Italia partigiana, 225).
sato albergo» (Foscolo, Dei Sepolcri, 145- b) Per scandire le varie fasi di una trama
146); «Noi per le balze e le profonde valli narrativa (di fiaba, romanzo, film. ecc.;
/natar giova tra’ nembi» (Leopardi, Ulti— con verbi come siamo, vediamo, assistia-
mo canto di Saffo, 14—15). mo, partecipiamo e simili): «[il principe
e) Nell’uso letterario moderno ma rara- Valiant] intraprende le sue awenture
mente in quello contemporaneo lo scrit- giovinetto, a fianco del padre, spodestato
tore può parlare di sé col noi piuttosto re di Thule, ma lo vediamo farsi giovane
che con la 13 persona, questa volta non uomo, partire per Camelot e diventare
per affermazione d’autorità, ma per affet- cavaliere» («Il Giorno», 17.3.1987, 3);
tazione d’umiltà, come se non volesse far «Eravamo già alla seconda domenica di
175 VTI. Pronomi e aggettivi pronominali
quaresima [. ]. Il sole entrava vivo e fe- nere, nel parlato quando si voglia espri-
stante per le tre finestrelle[….]. Demetrio, mere il pronome.
infilato l’ago, stava rattoppando una delle Essi, esse soggetti possono riferirsi tanto a
tasche», ecc. (De Marchi, Demetrio Pia- persone quanto ad animali e cose e hanno
nelli, 162-163). normalmente valore anaforico: «nella cir—
c) In particolare, siamo può servire a in— coscrizione Napoli-Caserta essi [i comuni-
trodurre il lettore nel mondo ideale di sti] hanno perso otto punti e tre deputati»
una rappresentazione letteraria (teatrale, («Il Giornale» 6.6.1979, 3), «[le fonti poe-
musicale, ecc.): «ecco la trama del ‘Ballo tiche di Dante] stanno anch’esse, rispetto
in maschera’: siamo a Boston, nel XVII alla nuova opera, come elementi storici»
secolo...». (Croce, Poesia di Dante, 47).
Come complemento si preferisce loro in
riferimento a persona, ma si usano larga-
6"persona mente anche essi, esse, con una libertà di
scelta che può essere illustrata attraverso
29. Anche per la 6“ persona, come per la questi due esempi dei Promessi Sposi:
3“, i pronomi oggi in uso in italiano sono «l’amore diverso che ognun d’essi orta-
più d’uno: essi, esse, loro (soggetti e com- va a Lucia» (III 1), «e uno di loro» X 16).
plemento), oltre al riflessivo sé, identico a
quello di 3a persona. 30. Forme della lingua antica: elli, ei, e‘ (indi-
Di massima è obbligatorio usare come stinguibili, quindi, dai pronomi arcaici di 3‘1 per-
soggetto loro — che si riferisce a persona — sona se non in base al contesto): «S’elli han
in tutti i casi in cui per la 3‘1 persona si use- quell’arte — disse — male appresa» Dante, In-
rebbero lui, lei: «ho lavorato quanto lo— ferno, X 77; «Sei fur cacciati, ei tornar d’ogni
ro», «le donne [. .] sono deboli, sono nate parte», X 49; «e ’l gran centauro disse: - E’ son
tiranni» XII 104. Inoltre: elle e ellino / eglina, el-
per peccare… povere loro!» (Deledda, leno, queste ultime n'maste in uso, nella lingua
Romanzi e novelle), ecc. Sempre loro, letteraria, fino al secolo scorso (cfr. SERIANNI
inoltre, con tutti e con un numerale («c’e- 1986b: 41). Eglino ed elleno si spiegano con