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MAURICE RAVEL (1875-1937)

Chants populaires (Canti popolari)


Testo: autori ignoti

1. Chanson espagnole (in dialetto galiziano): Adios men homino - Andantino (si bemolle
maggiore)
2. Chanson française (in dialetto limosino): Janeta ount anirem gardar - Allegretto (do
maggiore)
3. Chanson italienne (in lingua italiana): M'affaccio alla finestra - Largamente, quasi a piacere,
portando le note (mi bemolle maggiore)
4. Chanson hébraique (in lingua yiddish): Mejerke, main Suhn - Allegro moderato (mi minore)

Organico: voce, pianoforte


Composizione: Parigi, inizio 1910
Prima esecuzione: Parigi, Salle des Agricolteurs, 19 dicembre, 1910
https://www.youtube.com/watch?v=5P2y7GVMTEY

Vocalise-étude en forme de habanera (Studio di vocalizzi in forma di Habanera)

Presque lent et avec indolence (sol minore)

Organico: voce bassa, pianoforte


Compisizione: marzo 1907
https://www.youtube.com/watch?v=f9gw7p3fpJ0

Rhapsodie espagnole (Rapsodia spagnola)

1. Prélude à la nuit - Très modéré (la minore)


2. Malaguena - Assez vif (la minore)
3. Habanera - Assez lent et d'un rythme las (fa diesis minore)
(ripreso dal n. 9; vedi 1895)
4. Feria - Assez animé (do maggiore)

Organico: 2 pianoforti
Composizione: ottobre 1907
https://www.youtube.com/watch?v=MQNWfvXrzb4

Versione per orchestra

1. Prélude à la nuit - Très modéré (la minore)


2. Malaguena - Assez vif (la minore)
3. Habanera - Assez lent et d'un rythme las (fa diesis minore)
(arrangiamento per orchestra dell’Habanera scritta nel 1895)
4. Feria - Assez animé (do maggiore)
Organico: 4 flauti (3 e 4 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 3
fagotti, sassurrofono o controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, bassotuba, timpani, grancassa,
piatti, triangolo, tamburello, castagnette, tamburo militare, tam-tam, xilofono, celesta, 2 arpe, archi
Composizione: Parigi, 1 febbraio 1908
Prima esecuzione: Parigi, Théâtre Municipal du Châtelet, 5 marzo 1908

https://www.youtube.com/watch?v=2rEc_vksrnc

Il pianoforte fu sempre al centro del metodo compositivo di Ravel, lo strumento su cui prendevano
corpo le idee. Tutte le composizioni per grande orchestra ebbero su tastiera la prima forma e
versione. Tutte tranne il Boléro, che subì un procedimento opposto e venne trascritta dalla stesura
per orchestra.

Nel Prelude à la nuit, con ancor maggiore evidenza rispetto all'orchestra, emerge nella ripetizione
del disegno quasi minimalista di quattro note - fa, mi, re, do diesis - una delle strutture mentali di
Ravel. L'iterazione non era per lui solo colore o passione, ma eco di riti tribali che, sospendendo il
tempo, erano destinati a entrare nella musica del nostro secolo così pesantemente condizionata dal
ritmo, come prolungamento e come antidoto.

Fa-mi-re-do diesis... in quel disegno persistente e misterioso, degno di un thriller, c'è una verità
musicale antica. L'orchestra vi sovrapporrà onde debussiane che un po' confondono l'idea originale.

La Malaguena stacca la seconda parte di netto, con un intreccio di ritmi sfalsati, scale e passaggi
ribattuti. Ma l'idea che sembra aver generato tutta la Rhapsodie è troppo bella e forte per essere
abbandonata. Verso la fine della Malaguena riappare la magnifica ossessione: fa-mi-re-do diesis,
fa-mi-re-do diesis.

Come andante di questa corposa anti-sonata, Ravel introdusse di peso l'Habanera composta dodici
anni prima, anch'essa piena di stranezza e di mistero nelle insistite pause e sospensioni.

La Feria finale è forse la parte della Rhapsodie che meno riesce a far intuire il divampare di fiamme
che l'orchestrazione le accenderà sotto, più avanti. Ma anche in questo gioco splendido di finti finali
preparati da progressioni di staccati e arpeggi, s'impone la struttura di un pezzo che non è
scoloritura di un quadro, ma plasticità pianistica allo stato puro.

Habanera

En demi-teinte et d'un rythme las (fa diesis minore)

Organico: 2 pianoforti
Composizione: novembre 1895
Prima esecuzione: Parigi, Salle Pleyel, 5 marzo 1898
Utilizzata nella terza parte della Rhapsodie espagnole

La carriera musicale di Ravel fu fortemente segnata dall'interesse per il colore locale, per l'esotico.
Curiosità raffinata, che aveva spinto RaveI ad assumere nel suo linguaggio le movenze del jazz
negro-americano, o addirittura giavanesi (si ricordi il «Pantoum» del «Trio») o le inflessioni dei
canti popolari greci od ebraici; o magari solo ad arricchirlo di suggestioni remote e favolose —le
«Chansons madécasses» e «Asie», da «Shéhérazade» — lungi da qualunque atteggiamento
documentario, con il gusto della contraffazione del reale, che per l'intellettuale novecentesco è più
autentica della verità oggettiva. Straordinaria era stata la suggestione esercitata dalla Spagna sulla
fantasia degli uomini di cultura francese: fin dai primi decenni del Romanticismo, essa era stata la
terra ideale dei sogni e delle fughe, popolata di figure emblematiche, animata da un tragico senso
della vita, delle passioni — accostata magari, con qualche eccesso, alla nostra Italia.

Ravel scrisse l'«Habanera» per due pianoforti nel 1895: siamo di fronte a una pagina di magistrale
fattura, pur nella sua concisione, di stupefacente novità di scrittura armonica, di una miracolosa
originalità di accenti.

Il ritmo della danza spagnola viene enunciato più volte senza che emerga su di esso il disegno
melodico; quasi una riduzione dello 'spagnolismo' a pura ossatura ritmica, ipostasi del movimento.
E quando compare il canto, è appena un cenno: non ha ancora quella tipica lunghezza delle melodie
di certi adagi del Ravel maturo, ed ha insieme perduto quello spessore sensuale, quel calore che
erano dell'«Habanera» intonata da Carmen. Ne risulta una Spagna asciutta, vigorosa, quasi
dominata da uno strano senso di pudore; come se qualcosa dello spirito basco di Ravel fosse
intervenuto ad attenuare inflessioni e colori di uno spagnolismo turistico.

Ma mère l'oye (Mia madre l'oca)


Cinque pezzi infantili ispirati ai racconti di Perrault e di Mme. d'Aulnoy

1. Pavane de la belle au bois dormant - Lent (la minore)


ripreso dal n. 69 vedi sopra
2. Petit poucet - Très modéré (do minore)
3. Laideronnette, impératrice des pagodes - Mouvement de marche (fa diesis maggiore)
4. Les entretiens de la belle et de la bête - Mouvement de valse modéré (fa maggiore)
5. Le jardin féerique - Lent et grave (do maggiore)

Organico: pianoforte
Composizione: aprile 1910
Prima esecuzione: Parigi, Salle Gaveau, 20 aprile 1910
Dedica: Mimie et Jean Godebski

Versione per orchestra

1. Pavane de la belle au bois dormant - Lent (la minore)


ripreso dal n. 69 vedi sopra
2. Petit poucet - Très modéré (do minore)
3. Laideronnette, impératrice des pagodes - Mouvement de marche (fa diesis maggiore)
4. Les entretiens de la belle et de la bête - Mouvement de valse modéré (fa maggiore)
5. Le jardin féerique - Lent et grave (do maggiore)

Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi (2 anche corno inglese), 2 clarinetti, 2 fagotti, (2 anche
controfagotto), 2 corni, timpani, triangolo, piatti, grancassa, tamburo, xilofono, glockenspiel,
celesta, arpa, archi
Dedica: Mimie et Jean Godebski
Versione per balletto

1. Prélude - Danse du rouet et scène


2. Pavane de la belle au bois dormant - Lent (la minore)
3. Entretiens de la belle et de la bête - Mouvement de valse. Modéré (fa maggiore)
4. Petit poucet - Très modéré (mi bemolle maggiore)
5. Laideronnette, impératrice des pagodes - Mouvement de marche (fa diesis maggiore)
6. Apothéose. Le jardin féerique - Lent et grave (do maggiore)

Composizione: Parigi, 1911 - inizio 1912


Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre des Arts, 28 gennaio 1912

L'infanzia evocata da Ravel in Ma Mère l'Oye è quella serena, fantastica, fiabesca ma anche quella
stretta dalle angosce puerili, spaventata, impotente. All'interno della raccolta si va dunque da pagine
innocenti come Pavane o Laideronnette ad altre inquietanti come Les entretiens de la Belle et de la
Bète o Le Jardin féerique; Petit Poucet, in fondo, segna il momento mediano, quello della favola
che diventa racconto pauroso, in bilico tra angoscia e avventura, con le sue semplici scale
ascendenti che si fanno sempre più lunghe ed importanti a suggerire lo smarrimento del bimbo di
fronte ad una foresta troppo complicata da decifrare senza briciole di pane.

L'ambiguità dello sguardo rivolto al mondo infantile si riflette nella scrittura orchestrale,
estremamente raffinata, piegata ad annotare con precisione gli effetti timbrici desiderati anche in
brevi brani apparentemente innocenti: il peso di ogni nota nell'insieme è calcolato con grande
accuratezza, non c'è un raddoppio ingiustificato, non un amalgama che non dia risultati
estremamente preziosi.

La genesi di Ma Mère l'Oye è risaputa: Ravel compose l'originale partitura per pianoforte a quattro
mani nel 1908, in omaggio a Mimie e Jean, figli degli amici Godebski. Mimie, adulta, ha rievocato
la consuetudine del musicista amico di famiglia, che era solito prenderla sulle ginocchia per narrarle
di Laideronnette, della Bella e della Bestia e di un topo regolarmente triste.

La Pavane racconta della Fata Benigna, che culla il sonno della principessa. Lo stratagemma usato
da Ravel per accrescere l'aura di mistero è l'uso del modo eolico che, privo della risoluzione della
sensibile sulla tonica, mantiene costantemente sospeso lo srotolarsi della melodia.

In Petit Poucet (dalla favola di Perrault riassunta, come le altre, in epigrafe sulla partitura), oltre
allo smarrimento del protagonista, è divertente ascoltare gli appelli degli uccellini.

Laideronnette è segnata dall'orientalismo del modo pentatonico, che diventa subito potentemente
evocativo.

La vicenda de La Belle et la Bète è ridotta all'osso, ad una sorta di dialogo amoroso nel corso del
quale la Bella finisce per cedere alle suppliche della Bestia. Il vero volto dell'affascinante principe
prenderà forma quando un glissato farà dissolvere l'incantesimo.

Nel Jardin féerique il principe azzurro ha risvegliato con un bacio la principessa addormentata, e
tutto un paese di meraviglie sonore si unisce dunque al gaudio, esultando.

Le tombeau de Couperin (Elegia per Couperin)


1. Prélude - Vif (mi minore)
Dedica: tenente Jacques Charlot
2. Fugue - Allegro moderato (mi minore)
Dedica: sottotenente Jean Cruppi
3. Forlane - Allegretto (mi minore)
Dedica: tenente Gabriel Deluc
4. Rigaudon - Assez vif (do majggiore)
Dedica: Pierre et Pascal Gaudin
5. Menuet - Allegro moderato (mi minore)
Dedica: Jean Dreyfus
6. Toccata - Vif (mi minore)
Dedica: capitano Joseph de Marliave

Organico: pianoforte
Composizione: Saint-Jean-de-Luz, luglio 1914 - Lyons-la-Foret, giugno-novembre 1917
Prima esecuzione: Parigi, Salle Gaveau, 11 aprile 1919

Trascrizione per orchestra

1. Prélude - Vif (mi minore)


2. Forlane - Allegretto (mi minore)
3. Menuet - Allegro moderato (mi minore)
4. Rigaudon - Assez vif (do maggiore)

Organico: 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, tromba, arpa, archi
Composizione: giugno 1919
Prima esecuzione: Parigi, Salle Érard, 28 febbraio 1920

Trascrizione per balletto

1. Forlane - Allegretto (mi minore)


2. Menuet - Allegro moderato (mi minore)
3. Rigaudon - Assez vif (do maggiore)

Prima rappresentazione: Parigi, Grand Théâtre des Champs-Élysées, 8 novembre 1920

Ravel è stato uno studioso appassionato e meticoloso della letteratura musicale francese del Sei-
Settecento e in più di un'occasione ebbe modo di esprimere la sua ammirazione per l'arte
clavicembalistica di Francois Couperin "le Grand" (1668-1733) così trasparente nella scrittura e
agile nell'architettura. Per questa ragione nel 1914 egli pensò di scrivere un pezzo per pianoforte
intitolato Le Tombeau de Couperin per rendere omaggio a questo compositore e alla musica
francese del XVIII secolo. Lo stesso titolo del resto è esplicativo, in quanto "tombeau" in francese
sta a significare una specie di elegia funebre in onore di un personaggio importante nel campo della
musica e della letteratura. Infatti Falla, Dukas e altri compositori scrissero "Le Tombeau de Claude
Debussy" dopo la morte di quest'ultimo e un gruppo di letterati pubblicarono "Le Tombeau de
Maurice Ravel" nel 1938 per esprimere la loro ammirazione per un musicista di straordinaria
originalità creatrice.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Ravel, che aveva 39 anni, fu arruolato nei servizi di
assistenza e divenne autista di ambulanze per il trasporto dei feriti; non pensò più a Le Tombeau de
Couperin, su cui rimise le mani più tardi, scrivendo un pezzo in sei movimenti dedicati alla
memoria di sei amici caduti al fronte: il primo, Prélude, a Jacques Charlot, la Fuga a Jean Gruppi,
la Forlane a Gabriel Deluc, il Rigaudon ai fratelli Pierre e Pascal Gaudin, il Minuetto a Jean
Dreyfus e la Toccata a Joseph de Marliave. La moglie di quest'ultimo, la pianista Marguerite Long
eseguì Le Tombeau de Couperin per la prima volta l'11 aprile 1919, ottenendo larghi consensi.

Più tardi Ravel orchestrò il pezzo e dei sei movimenti ne scelse soltanto quattro, presentati il 20
febbraio 1920 nei concerti "Pasdeloup". Nel novembre dello stesso anno fu eseguita con successo
una versione per balletto della partitura di Ravel. Certo il motivo di maggior richiamo era dato dalla
musica raffinata ed elegante di Ravel, che aveva pensato di includere in questo tipo di
componimento molto elegiaco la Forlana, un caratteristico canto di gondolieri veneziani del
diciottesimo secolo, e il Rigaudon, una danza dal ritmo delicato e leggero, diffusa in Provenza
sempre nel diciottesimo secolo. Nel Tombeau de Couperin si può vedere in controluce tutto il gusto
clavicembalistico dell'autore cui è dedicato il brano, ma in esso è presente in modo rilevante la
indiscussa abilità di strumentatore di Ravel, che sa far sprigionare il clima di poesia da una semplice
melodia collocata nella sua giusta dimensione timbrica e ritmica.

Il primo brano. Prélude, è caratteristico per la sua mobilità armonica e la rapidità degli incisi
strumentali, rievocanti una linea clavicembalista alla Rameau o alla Scarlatti (è in tempo vif).
L'Allegretto in 6/8 della Forlane è punteggiato da salti di intervalli e da dissonanze, inserite in una
piacevole tessitura orchestrale di tipica impronta raveliana. Il Minuetto (Allegro moderato) si
richiama ai moduli arcaici e certi impasti timbrici risentono l'influenza della scuola musicale russa.
Il Rigaudon dalla struttura tripartita (Assez vif - Moins vif - Premier mouvement) alterna un motivo
di danza ritmicamente marcato ad una melodia più distesa e intrisa di malinconia, come una triste
riflessione sugli amici scomparsi, immersa in una visione sonora di estrema semplicità strumentale
nel gioco di armonie fra l'oboe, il flauto e il clarinetto.

Ravel ha trascritto per orchestra quasi tutti i suoi lavori composti per il pianoforte (subito o a
distanza di anni), creando di solito un capolavoro da un capolavoro. La versione per pianoforte di
una sua musica non nasceva mai, infatti, come un cartone preparatorio, o una sinopia, nasceva bensì
come disegno elaborato e in sé compiuto, oltre al quale o accanto al quale il musicista ripensava poi
la sua musica con un diverso carattere sonoro: ed è naturale che la versione per orchestra possa
essere più mossa, cangiante, più saporita della prima concezione pianistica, classica, nitida, asciutta.
Così avvenne ad esempio col Menuet antique del 1895, che Ravel orchestrò trentacinque anni dopo,
illuminando la grazia compassata con una sottile ironia. Non tale è il caso del Tombeau de
Couperin, le cui versioni, la pianistica e l'orchestrale, hanno la stessa chiara e agile serietà di
linguaggio. Ma non hanno la stessa architettura. Infatti, delle sei parti del Tombeau per pianoforte,
Prelude, Fugue, Forlane, Rigaudon, Menuet, Toccata, Ravel accantonò le due forme strumentali
pure (Fugue e Toccata), non adatte a un ripensamento strumentale agile, come ho detto, e mantenne
le quattro forme di danza facendone una vera suite all'antica, con il Rigaudon all'ultimo come finale
efficace.

Menuet antique (Minuetto antico)


Versione per pianoforte

Maestoso (fa diesis minore)


Organico: pianoforte
Prima esecuzione: Parigi, Salle Erard, 18 aprile 1898
Edizione: Enoch, 1898
Dedica: Ricardo Viñes

https://www.youtube.com/watch?v=15N8seXewxI

Versione per orchestra


Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti,
controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, arpa, archi
Prima esecuzione: Parigi, Salle Pleyel, 11 gennaio 1930

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