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1. Quali sono le conseguenze di una visione disciplinocentrica in un percorso educativo?

La visione disciplino-centrica o ‘Visione disciplinare’, è un discorso pedagogico che ha come


oggetto l’insegnamento di una disciplina avendo come punto di partenza la determinata materia o
un programma ministeriale e non le conoscenze già possedute dagli alunni. Per millenni si è pensato
agli apprendimenti disciplinari come un infondere di determinati concetti da parte di chi possiede a
chi non li possiede. In questo tipo di visione l’insegnante è chiamato ad esporre il suo sapere
indipendentemente dalle carenze e dalle potenzialità dei propri ragazzi; sta agli alunni cercare di
raccogliere più nozioni possibili. Questa diffusione del sapere ha successo se quest’ultimo è della
quantità e qualità stabilita dalla società attraverso i programmi istituzionali. Questo tipo di didattica
esenta il docente da ogni responsabilità: se c’è qualche malfunzionamento all’interno di questa
catena è dato o dalla ricezione da parte degli alunni o dal programma.
Questa visione pedagogica però, non tenendo conto del singolo individuo, poiché incentrata sulla
materia in questione, tende a omologare tutti gli alunni, non tenendo conto delle differenze fra essi,
derivate da una crescita in contesti sociali e culturali differenti, orientando la loro visione verso un
orizzonte fatto di oggettività, ‘abolendo’ la volontà del singolo.
In questo tipo di insegnamento incentrato solo sulla disciplina e sull’apprendimento dei suoi
contenuti, non si tiene conto dei bisogni educativi dell’alunno che potrebbe avere difficoltà
nell’apprendere i determinati contenuti che quella disciplina richiede.
Questo metodo di trasmissione del sapere non tende ad esaltare le potenzialità e a colmare le carenze
di un allievo, piuttosto intensifica il divario tra gli alunni che riescono a comprendere ed apprendere
un concetto, con quelli che hanno una difficoltà derivata dal modo di proporre ed esporre un
determinato argomento.
Inoltre, la mancanza di conoscenza del trascorso degli alunni fa sì che l’insegnamento viene proposto
con codici predefiniti che non portano all’analisi e alla comprensione di quel codice, bensì ad un
apprendimento mnemonico di quell’argomento, facendolo risultare un apprendimento di breve durata
e spesso privo di senso.
2. Quali sono i fattori che un insegnante deve tenere in considerazione in un percorso educativo?

Il docente, nel suo ruolo, non è chiamato solo ad adempire ai suoi doveri istituzionali, bensì ad
infondere negli altri il proprio sapere.
L’insegnante deve tenere in conto, nello sviluppo della programmazione e di una corretta
formulazione degli obiettivi, i bisogni (comprese le caratteristiche psicologiche e psichiche), gli
interessi, le motivazioni ed il background dei propri alunni.
Tenere in conto delle esigenze dell’alunno però non significa soltanto proporre attività motivanti e
stimolanti, ma è necessario, per ciò che concerne i bisogni, dedurre l’individuazione da parte
dell’insegnante di argomenti che possono risultare agli occhi dell’allievo significativi ed essenziali e
che egli stesso sentirà il bisogno e la necessità di conoscere ed utilizzare nella propria quotidianità.
Il docente deve essere capace di inserirsi e di comprendere i messaggi musicali proposti dalla cultura
di massa (media, radio, televisione ecc…), deve ampliare il proprio bagaglio culturale in relazione ai
bisogni e alle aspettative personali e di un gruppo, e quindi anche ai bisogni e alle aspettative sociali,
tenendo conto anche di altri modelli culturali.
Il docente deve stimolare l’interesse dell’alunno e sollecitare la motivazione e la conoscenza, deve
interessare gli alunni attraverso la propria materia ma con molta cautela, perché gli studenti non
sempre sanno perché quel contenuto sia necessario o importante o perché vada realizzato. Tutto
questo lavoro sarà necessario fino a quando lo studente non sentirà da solo l’esigenza di studiare. Il
docente deve far sì che il ragazzo si possa appassionare allo studio o alla tecnica.
Occorre quindi che i contenuti siano adeguati alle capacità degli alunni; devono dunque avere
connessione con qualcosa che essi già sanno ed essere presentati in forma adeguata al loro livello
cognitivo.
Il docente valuta le potenzialità e i deficit, i bisogni e i desideri, l’integrità di mente e corpo, le
aspirazioni e le aspettative dei propri ragazzi. Egli deve dare all’allievo il bisogno di identità, l’alunno
deve potersi identificare in un campo nel quale si sente di appartenere.
L’insegnante deve ricorrere ad un’osservazione analitica nei riguardi dei propri studenti, ma allo
stesso tempo deve assicurarsi di non fare l’analisi psicologica, ma più semplicemente di comprendere
anche l’evoluzione dello sviluppo.
3. In relazione al corso di ‘’Fondamenti di Pedagogia generale’’, esponi una tua personale
opinione sui contenuti, o su un argomento in particolare trattati durante le lezioni che consideri
fondamentale per la tua formazione da docente.

Tra gli argomenti trattati durante il corso di ‘’Fondamenti di Pedagogia generale’’ che ritengo
fondamentale per la mia formazione da docente c’è sicuramente il ruolo che assume la musica.
Quest’ultima è un bene culturale, oltre che ad essere un elemento caratterizzante di una determinata
cultura, che riesce a sviluppare una coscienza sociale nel singolo ma contemporaneamente a dare un
senso di appartenenza e di unione ad un gruppo molto ampio di persone completamente diverse per
pensiero, passioni, lavoro ed elevazione sociale e culturale.
E’ anche il mezzo finalizzato all’educazione e all’insegnamento attraverso una serie di valori, come
ad esempio il rispetto delle regole: basti pensare ad Antonio Obreu, un uomo venezuelano che, tramite
l’attivazione di un programma musicale è riuscito ad abbassare il tasso di criminalità di circa il 50%
nel proprio paese, avendo ripercussioni positive anche sul lavoro e in tutti gli altri ambiti sociali. La
musica ha il potere di plasmare l’animo umano: come già appreso dagli antichi greci che furono tra i
primi a capire le relazioni esistenti tra alcuni aspetti del linguaggio musicale e determinati stati
d’animo e ad attribuire alla musica una concezione simile a quella della magia e a farla entrare nel
quotidiano della popolazione greca.
La musica, intesa come forma artistica, è in grado di sviluppare il gusto estetico e la capacità di
giudizio critico, svincolato dalla soggettività. La musica come la scuola ha il compito della
trasmissione della cultura finalizzata alla libertà dell’individuo. Inoltre la musica, così come la scuola
deve dare all’allievo il bisogno di identità, deve spingere l’alunno a capire il suo percorso. In questo
ambito rientra anche il rapporto con gli altri e la cosiddetta musico-terapia sociale, finalizzata
all’integrazione di persone di culture e di tradizioni diverse ma con un comune denominatore che è il
suonare il insieme e il sentirsi parte di un insieme all’interno del quale sviluppare la personalità
creativa. La musica d’insieme ci insegna che il confronto non deve essere competizione, ma
un’occasione per crescere tramite l’incontro di formazioni artistico-culturali diverse e l’integrazione
di esse.
Importante e fondamentale è ciò che fa la musica a livello mentale, quanto sviluppa l’essere umano
lo studio della musica. E’ scientificamente provato che lo studio della musica mette in gioco tutta una
serie di attività e di meccanismi di elaborazione che partecipano anche ad altre funzioni, essenziali o
meno per la sopravvivenza umana. Rende un cervello sicuramente molto più abile e predisposto a
tutto.

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